Il mito dei sunniti contro gli sciiti in Siria

Il mito  dei sunniti contro gli sciiti in Syria.

Il termine mito ha perso la sua connotazione letterale, via via che il conflitto è divampato,  grazie al potentissimo apparato mediatico, dei paesi del golfo. Ovviamente, era negli interessi delle petro monarchie e della Turchia, portare la rivoluzione siriana, sul tema dello scontro confessionale. Tema a cui gia facevano ricorso gli elementi fondamentalisti sunniti in Siria, ma vediamo nello specifico,  quanto questa etichetta corrisponda alla realtà siriana.

L’attuale ministro della Difesa, Fahd al-Freij, è uno degli ufficiali più decorato nella storia militare siriana e proviene dal cuore sunnita di Hama. I due più potenti capi dell’intelligence, Ali Mamlouk e Mohammad Dib Zaitoun, sono rimasti fedeli ai siriani del governo-e sono entrambi sunniti di famiglie influenti. Il deceduto , è temuto capo dell’intelligence siriana, Rustom Ghazaleh, che governò il Libano con il pugno di ferro, era un sunnita, e il capo del ramo investigativo della direzione politica, Mahmoud al-Khattib, proviene da una vecchia famiglia Damasceno sunnita .Il Maggiore Generale Ramadan Mahmoud Ramadan, comandante del trentacinquesimo reggimento delle forze speciali, che ha il compito di tutela di Damasco occidentale, è un altro sunnita di alto rango , come il generale di brigata Jihad Mohamed Sultan, il comandante del sessantacinquesimo Brigata che controlla Latakia.
I nostri media, per sensazionalismo , non mancano di sottolineare l’origine sunnita della signora Asma al-Assad, moglie del presidente, con lo scopo di demonizzarla. Ma evitano deliberatamente di citare la vice-presidente della Repubblica araba di Siria, la signora Najah Al Attar (la prima ed unica donna araba al mondo ad occupare una carica così elevata). La signora Al Attar non è soltanto di origine sunnita, ma è anche la sorella di uno dei dirigenti in esilio dei Fratelli musulmani, esempio emblematico del paradosso siriano.
In realtà, l’apparato statale baathista è il riflesso quasi perfetto della diversità etnico-religiosa che prevale in Siria. Il mito a proposito della «dittatura alawita» è talmente grottesco, che perfino il Gran Mufti sunnita, lo sceicco Bedreddin Hassun, ed ancora il comandante della polizia politica Ali Mamluk, anch’egli di confessione sunnita, sono a volte classificati come alawiti dalla stampa internazionale.
Aleppo è forse unica in questo senso, deviando dal modello siriano standard verso una stratificazione della società lungo linee di classe e di clan , piuttosto che una spaccatura settaria , come quella che delinea il conflitto altrove. Un gran numero di sunniti provenienti da ogni settore, compresi manovali e classi rurali, combatte al fianco del regime, in milizie o coscritti come preferiscono . In altre province, tuttavia, la divisione tra opposizione e sostenitori del governo, ha seguito soprattutto linee confessionali.
Certo In Deyr al Zour ,assediata dal Isis, il clan Shaytat sunnita è interamente con il governo, e serve il generale Issam Zahreddjne, un druso, mentre molti elementi del clan Abu maryam, e altri sunniti, sia della borghesia, sia della manovalanza cittadina, compongono ol grosso del ndf e della 17 divisione di riserva.
La 10 divisione e 11 divisione , dispiegate in Hama, Idlib e talvolta Homs, sono quasi interamente composte da sunniti, sia ufficiali che soldati, ma la peidta di Raqqa, come la forza numerica dei ribelli in Idlib, si spiegano realmente con l assioma sunnita/rurale =opposizione.

In Aleppo, le divisioni sono più sfumate. Inutile dire che l’insieme delle forze ribelli – fatta eccezione per i stranieri che combattono con gli affiliati di al-Qaeda – sono composti in maggioranza dai sunniti dalle campagne.

Il tessuto urbano della città era invece molto cosmopolita e sede di una grande minoranza di cristiani, armeni e curdi, che, insieme con la prospera borghesia sunnita , hanno inizialmente reso il sistema della città immune al fervore rivoluzionario che aveva colpito vaste aree del paese. La maggior parte di Aleppo rurale, però, si e identificato con la rivolta più ampia, attraverso i sentimenti (alimentati ad arte dai media di Arabia e Qatar ) di persecuzione religiosa o economica per l’ordine dominante. Tali conclusioni sono molto convenienti, ma non rispondono in modo soddisfacente a molte domande importanti , né descrivono con precisione la natura del conflitto sul terreno.

Questa spaccatura tra sunniti in Aleppo sfida la narrazione mediatica E’ facile intuire come i sunniti borghesi della capitale commerciale della Siria possono vedere i loro interessi meglio rappresentati dal regime, ma come possiamo spiegare il fatto reale che le potenti milizie pro-regime che hanno fatto guadagni significativi, siano composte da sunniti di classi meno privilegiate? Chi potrebbe spiegare perché alcune città e villaggi sunnite nella campagna di Aleppo – Jibreen , ad esempio – è fermamente pro-regime, mentre la maggior parte dei villaggi rurali di Aleppo sunnita sono alleati con l’opposizione. E ‘abbastanza facile capire perché i villaggi di Nubol e Zahra siano lealisti ed i loro uomini volontari per combattenti , in quanto sono in prevalenza sciita, ma il campo profughi palestinese Nayrab (che poi è una piccola cittadina sunnita), assieme al campo gemello di Handarat ha formato la propria milizia, pro regime, la Brigate al-Quds .
Combattono insieme ad altre milizie pro-regime locali, come la Forza di Difesa Nazionale, che è anche in gran parte sunnita e alimentata da villaggi lealisti così come i clan come il Berri – il cui capo Zeno è stato tristemente esecutato in una pioggia di proiettili quando i ribelli presero d’assalto, per la prima volta Aleppo, nel estate del 2012. Questi del clan Berry sono stati in prima linea spingendo ribelli indietro dall’aeroporto di Aleppo in Marjeh. E ‘anche interessante notare che, proprio come Nubol e Zahra, il campo profughi di Nayrab era stato sotto assedio da parte dei ribelli, fino a poco tempo fa. La spiegazione più probabile, per tutto questo, è una miscela complessa di lealta’, tribali e di clan, così come un senso profondamente radicato di nazionalismo.

Un altro fattore decisivo che può andare in profondità per spiegare la predominanza di combattenti sunniti, nelle forze del regime di Aleppo è stato senza precedenti all’inizio del 2013, grazie al decreto che permise i coscritti di Aleppo, a prestare il loro servizio militare obbligatorio all’interno della città stessa, ed eventualmente con una milizia lealista di loro scelta. Il governo aveva sempre ordinato, che coscritti servissero in reggimenti ben lontano dalle loro città di origine, una regola che non aveva mai avuto alcuna eccezione, fino alla crisi attuale. Sembra abbia pagato bene. Invece di disertare, molti giovani hanno scelto di servire il loro turno di servizio in Aleppo, potendo anche andare a casa di notte e dormire nei loro letti, qualcosa di inaudito in precedenza, in campo militare siriano.
Questo aumentò notevolmente le fila delle milizie lealiste, come per le Brigate Baath. Le Brigate Bath, inizialmente erano un piccolo gruppo militante composto da lealisti di lunga data, del partito Baath , ben presto questa forza è cresciuta, diventando la seconda più potente unità del governo ad Aleppo dopo l’elite della Guardia Repubblicana. Fu anche Affidata a compiti militari di alto profilo, e lo hanno dimostrato, di recente guidando l’ assalto alla città vecchia , dove hanno catturato aree strategiche pur soffrendo pesanti perdite.
Questo notevolmente ingrossato le fila delle milizie lealiste, come le Brigate Baath. Serve non è stato visto come più facile e pagato uno stipendio più alto, il disegno molti coscritti. Baath Brigate, inizialmente un piccolo gruppo militante composto da lunga data lealisti del partito Baath e membri, ben presto trovato i suoi numeri e la forza crescente, diventando la seconda più potente unità del regime ad Aleppo dopo l’elite della Guardia Repubblicana. Affidata ad alto profilo per compiti militari sensibili, hanno dimostrato più che in grado, di recente guidando l’ assalto alla città vecchia , dove hanno catturato aree strategiche pur soffrendo pesanti perdite.Questo notevolmente ingrossato le fila delle milizie lealiste, come le Brigate Baath. Serve non è stato visto come più facile e pagato uno stipendio più alto, il disegno molti coscritti. Baath Brigate, inizialmente un piccolo gruppo militante composto da lunga data lealisti del partito Baath e membri, ben presto trovato i suoi numeri e la forza crescente, diventando la seconda più potente unità del regime ad Aleppo dopo l’elite della Guardia Repubblicana. Affidata ad alto profilo per compiti militari sensibili, hanno dimostrato più che in grado, di recente guidando l’ assalto alla città vecchia , dove hanno catturato aree strategiche pur soffrendo pesanti perdite.

Baath Brigate è stato sicuramente un modello di successo di questa nuova strategia di leva, ma anche fortemente illuminato l’ incongruenza della narrazione settaria nel conflitto siriano, in materia di Aleppo. Baath Brigate erano quasi interamente sunnita, e Nulla di tutto questo lo mette in evidenza, come la storia di un giovane soldato di leva di nome Mahmoud Hamandosh . Hamandosh, 19, era ben noto nelle brigate per il suo coraggio eccezionale sul campo di battaglia. Più di una volta ha salvato i suoi compagni e superiori dopo che furono stati circondati.

Hamandosh morto in gennaio 2015 per un proiettile alla testa, dopo che spinse le Brigate Baath, nella città vecchia, preso l’area Farafra. Al suo funerale hanno partecipato alti funzionari a molto clamore. L’aspetto che colpisce di Hamandosh è che egli proveniva da Anadan, una cittadina a nord di Aleppo e fortemente pro-opposizione . In effetti, uno dei più infami signori della guerra ribelli i, Ahmad Afash di Ahrar Souria, proviene da Anadan .

In foto Mohammed Razi, comandante in seconda della Liwa al Quds, morto nel novembre 2016 in Aleppo

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Un pensiero riguardo “Il mito dei sunniti contro gli sciiti in Siria

  1. L’analisi è perfetta visitando Aleppo
    6 anni fa questi miscugli di etnie e religioni le incontravi per strada ed era bella ed affascinante per il suo equilibrio

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