I leader religiosi del Medio Oriente alle Nazioni Unite- Siria

Traduzione del testo integrale dell’Appello presentato alle Nazioni Unite a Ginevra Noi, Patriarchi e Vescovi delle Chiese del Medio Oriente, compreso l’Iraq e la Siria, invitati dalla Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, siamo venuti a testimoniare la drammatica situazione di questi paesi, che colpisce le nostre comunità e l’intera popolazione. Per quasi 2.000 anni, le comunità cristiane hanno vissuto nella zona con continuità. Ma ora, soprattutto in Iraq e in Siria, siamo il bersaglio dei criminali dello Stato islamico che ci perseguita “in nome di Dio” per il nostro credo religioso: una flagrante violazione del diritto fondamentale alla libertà religiosa. L’ideologia sulla quale lo Stato islamico giustifica la sua aggressività è fondamentalmente contraria ai diritti umani, perché conduce al genocidio, alla morte di persone innocenti, e ad altri abusi gravi. Così, lo Stato islamico è una minaccia non solo per i cristiani e per gli altri gruppi etnici e religiosi, ma per l’intera società, in Medio Oriente, e verso tutta la comunità internazionale. Se non viene fermamente condannato ed efficacemente spazzato via, questa ideologia porterà alla rovina dell’intero sistema dei diritti umani, creando un pericoloso precedente di indifferenza per la protezione delle persone vulnerabili. I massacri e le atrocità commesse dallo Stato Islamico in Iraq e Siria, che attualmente restano impuniti, costituiscono anche crimini contro l’umanità. Di conseguenza, sulla base del diritto umanitario internazionale, la comunità internazionale ha il dovere di intervenire e la responsabilità di proteggere le comunità e gli individui colpiti, come indicato nelle definizioni stabilite dall’Assemblea Generale nel corso degli ultimi anni. La responsabilità di proteggere si applica quando lo Stato – come è il caso dell’Iraq – non è in grado di proteggere i propri cittadini. I cristiani in Iraq non dovrebbero essere privati dei loro diritti in quanto comunità religiosa, come definito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. I cristiani devono essere riconosciuti e trattati come cittadini uguali. Loro hanno il diritto di rimanere in sicurezza nel loro paese d’origine ed essere protetti dal loro governo secondo un sistema giuridico conforme ai Diritti dell’Uomo. Chiediamo fortemente che sia fornito alle nostre comunità un sostegno umanitario, finanziario e sociale e sia garantita la loro sicurezza. È urgente, soprattutto con l’arrivo dell’inverno, che si garantisca un riparo per gli sfollati, insieme a delle adeguate condizioni di vita, ad appropriate cure mediche, e alla scolarizzazione per i bambini. Se tali disposizioni sono necessarie e molto urgenti, il giusto ritorno di queste persone nelle loro case e nelle loro proprietà dovrebbe essere agevolato dalla comunità internazionale e garantito dall’azione delle Nazioni Unite, fino a quando le autorità nazionali potranno esercitare la loro responsabilità su tutto il territorio del paese. La priorità è ora la necessità di sconfiggere lo Stato islamico e di ripristinare la possibilità di coesistenza pacifica, in cui la dignità e i diritti e i doveri di ogni cittadino siano applicati e rispettati. Ginevra, 16 settembre 2014 S.B. Louis Raphael I Sako, Patriarca della Chiesa cattolica caldea S.B. Ignace III Yousif Yunan, Patriarca della Chiesa siro-cattolica d’Antiochia S.E. mons. Nicodemo Daoud Sharaf, Arcivescovo di Mosul (Chiesa siro-ortodossa d’Antiochia e di tutto l’Oriente) S.E. Ignazio Alhoshi, Metropolita di Francia e dell’Europa meridionale e occidentale (Arcidiocesi di Francia ortodossa d’Antiochia, Chiesa greco-ortodossa) Mons. Cyrille Salim Bustros, Arcivescovo di Beirut (Chiesa melkita greco-cattolica) S.E. Anba Louka E-Baramoussi, Arcivescovo della Svizzera occidentale e della Francia meridionale (Chiesa copto-ortodossa) S.E. Giuseppe Nazzaro, Custode di Terra Santa emerito, vicario apostolico emerito di Aleppo (Chiesa cattolica romana) Mons. Ghossan Aljanian, Luogotenente della diocesi della Svizzera (Chiesa armena ortodossa)

Traduzione italiana del Patriarcato latino di Gerusalemme

Fonte: Radio Vaticana

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La vera ragione della guerra alla Siria : intervento del Vescovo Nazzaro

Il 16 settembre 2014, i capi delle Chiese del Medio Oriente, riunitisi a Ginevra, hanno fatto appello alle Nazioni Unite affinché vengano tutelate le minoranze in Iraq e in Siria, denunciando i «massacri e le atrocità, insieme ai crimini contro l’umanità» commessi dallo Stato islamico che «sta rovinando l’intero sistema dei diritti umani».
Qui il testo dell’intervento di Monsignor Giuseppe Nazzaro , Vicario Apostolico emerito di Aleppo , relativo alla situazione siriana.

Sulla guerra in Siria è stato detto e scritto molto, anzi moltissimo. Mai nessuno, a mio avviso, ha detto o scritto circa il perché di questa guerra fratricida. Sono stati gettati fiumi di inchiostro dicendo che si doveva ‘eliminare un dittatore’, il che, sempre a mio avviso, è tutto da provare, perché, guardandomi attorno onestamente, faccio molta fatica a trovare nello scacchiere medio orientale un paese dove non esista dittatura. Chiamateli con tutti i nomi che volete e, alla fine, siete costretti ad ammettere che, in quello scacchiere, tutti a modo loro sono dei dittatori.

La ragione di questa guerra è da ricercarsi nell’interpretazione della legge predominante in quei paesi. Il Signor Bashar El Assad aveva instaurato nel suo paese un governo a carattere laico, che è in netto contrasto con il sistema di quelle regioni.

Una guerra la si fa almeno per due motivi: difensiva od offensiva. In Siria non è stato così perché il paese viveva in pace, il progresso economico era in continuo aumento, il rispetto dei valori umani esisteva. Certo, vi saranno anche state cose che forse sfuggono ad un comune schema sociale-politico, ma in quale paese di questo mondo tutto fila liscio come l’olio? Ogni paese ha i propri scheletri nascosti. È inutile proclamarsi fautori di ‘libertà’ e di tante belle cose che si attribuiscono a questo termine e che, nella maggior parte dei casi, stridono col profondo senso della libertà stessa.

La guerra in Siria è stata iniziata, sostenuta e finanziata, non in nome di una libertà che, proprio con la guerra, è stata tolta al paese ed ai suoi cittadini; non in nome di un benessere che già esisteva e si espandeva continuamente. Guardiamo per esempio: quante sono state le fabbriche saccheggiate dei loro macchinari dalla regione di Aleppo e trasportate in Turchia, e non dai padroni siriani perché magari volevano evadere le tasse locali, come avviene altrove. (Le stime parlano di circa 2.000 fabbriche saccheggiate e svuotate dei propri macchinari). Il turismo era in continuo aumento, sia quello religioso che veniva per scoprire, conoscere e venerare le vestigia del primo cristianesimo, sia il semplice turismo a carattere culturale o, se vogliamo, di curiosità, per conoscere altri popoli, usi e costume locali ecc…. La guerra in Siria ha avuto ed ha un solo scopo: il commercio di armi per l’Occidente e l’ ideologia religiosa per i fautori locali. E così siamo finiti nelle mani di un terrorismo di carattere internazionale, ma sempre pagato e sostenuto da chi ha soffiato sul fuoco della cosiddetta ‘dittatura’ (gli stessi terroristi hanno fatto il nome dei paesi medio orientali che li finanziavano), dei cosiddetti ‘diritti umani’ e tutti hanno seguito questo coro.

Nessuno s’è posto il problema: ma questi che puntano il dito contro la Siria con la scusa che è governata da una dittatura, che non rispetta i diritti umani, chi sono?: come governano i loro paesi, presso di loro i diritti umani sono rispettati? Un attimo di riflessione signore e signori, è d’obbligo! Questi che puntano il dito contro la Siria ed il suo governo: cosa intendono per diritti umani? Veramente loro intendono i diritti umani di cui ci parla la “Carta delle Nazioni Unite?” Oppure, loro parlano di “diritti umani” che corrispondono soltanto al loro credo religioso?

La conseguenza di tutto ciò è che siamo caduti in mano a varie categorie di terroristi che si potrebbero semplicemente definire mercenari seminatori di morte. Perché la presenza di giovani occidentali in mezzo alle bande armate dell’ISIS non si può spiegare soltanto per le loro convinzioni religiose. Ormai è risaputo che nell’ISIS vi sono anche individui annoiati della vita in Occidente e che sotto l’effetto della droga vanno per il mondo a sperimentare altri stimoli alla loro bestialità. L’ISIS tagliando la testa ai malcapitati che non la pensano come loro, fornisce a questi sbandati un senso di ebbrezza.

L’Occidente s’è svegliato soltanto ora dal proprio letargo perché quei banditi hanno eseguito in diretta due decapitazioni di due occidentali. E le migliaia di morti degli ultimi due anni, appartenenti a qualsiasi credo religioso, compresi sunniti? perché “non erano abbastanza feroci da uccidere un loro fratello, non sono dei duri, quindi non meritano di vivere e noi li eliminiamo” ?

L’Occidente ha mai saputo che da due anni ISIS recluta ragazzini ed impartisce loro lezioni pratiche come si deve tagliare la testa ad un infedele? L’Occidente ha mai saputo che le mamme profughe in Giordania hanno venduto e vendono le proprie bambine agli sceicchi del golfo? Sono cose che accadono alla luce del giorno da qualche anno. Noi dinanzi a queste terribili situazioni rispondiamo con noncuranza: non ci interessa. E perché? perché non sono toccati i nostri interessi. I due decapitati che il mondo intero ha visto tramite la TV erano dei nostri; perciò, dobbiamo intervenire! Altrimenti che fine faremo? .. . E, tutti gli altri decapitati? Iniziando dai 120 poliziotti siriani che furono decapitati a Gisser Choughour il 2 giugno 2012? Chi sono? Cosa sono? Sono esseri umani come noi o noi li consideriamo semplicemente come animali che non hanno valore e non ci interessano? Non erano pure quelli uomini come noi? Perché abbiamo permesso tutto questo? Quale è stato il motivo? Il motivo è stato ed è sempre lo stesso: vendere armi, sfruttare i più deboli, portando via ciò che possiedono. Per fortuna non si riesce a portare via la loro dignità di uomini, di esseri umani, di creature figli di Dio.

L’assedio alla città di Aleppo, ha privato milioni di persone di acqua potabile per mesi, e questa situazione continua ancora oggi; lo sa l’Occidente che la maggior parte degli aleppini si disseta con acque inquinate o dai pozzi che esistono nelle moschee e nelle chiese. L’aver interrotto l’erogazione dell’elettricità, del gas da cucina, ha costretto gli aleppini a spogliare i loro bei giardini pubblici. Aleppo aveva degli splendidi giardini, oggi sono quasi tutti spogli di alberi, la gente li taglia per cuocere il cibo, per riscaldarsi d’inverno, il gasolio da riscaldamento non esiste più e se si trova costa enormemente e non tutti possono acquistarne.

Aleppo, una volta città opulenta per le sue fabbriche e per il suo commercio, oggi è prostrata, ridotta ad un cumulo di macerie. La gente è affamata. Gli unici che dispongono di qualche soldo sono coloro che ancora lavorano impiegati dal Governo, tutto il settore privato è morto.

Tutto ciò perché l’asino dal minareto tiene tutti sotto tiro. Chi si muove è passibile di morte.

“Chi ha portato l’asino sul minareto conosce il modo per farlo scendere”.

È un proverbio della sapienza popolare orientale. Esso ci insegna che: l’uomo è capace di fare tante cose: le buone e le meno buone, e qualche volta, le seconde si trasformano in pessime.

Chi ha creato ISIS? Un personaggio che fino ad un paio d’anni addietro era l’incontrastato dominatore in Medio Oriente oggi ha il coraggio di scrivere che: purtroppo la creatura che abbiamo messo al mondo ci è sfuggita di mano e la dobbiamo combattere… E chi aspettano a far scendere l’asino dal minareto? Questa persona col suo governo assieme agli sceicchi l’hanno fatto salire, che lo facciano scendere immediatamente, se vogliono realmente fare del bene all’umanità.

“Sì, l’asino deve scendere dal minareto, ma non saremo noi a farlo. Noi creeremo un’ altra creatura che farà scendere l’asino”. Poveri illusi! Non si vuole comprendere che non siamo all’altezza di nulla. Siamo capaci soltanto di creare altri guai. Si vuol far credere al mondo che armando la cosiddetta opposizione moderata siriana, questa farà scendere l’asino dal minareto? Niente di più stupido. Anche un ragazzino comprende che ISIS fa tutto questo non solo per crearsi il proprio califfato, ma anche per spodestare il presidente Assad, e questo è l’obiettivo della cosiddetta opposizione al Regime (che la chiamiate opposizione moderata o fondamentalista, tutti vogliono la stessa cosa), e in conseguenza di tutto ciò avremo che le file di Isis si ingrosseranno anche degli ultimi arrivati, preparati ed armati da 40 Stati della cosiddetta Coalizione.
(Eppure la storia del Medio Oriente degli ultimi 20 anni ci dovrebbe illuminare, perché già vi è stato qualche altro che ha creato un asino simile per combattere una sigla nella zona, ed ora questo asino combatte chi l’ha creato). Siamo troppo intelligenti per impegolarci in una guerriglia in Medio Oriente. Perciò, in barba a tutti gli appelli di persone di buona volontà e raziocinio, continuiamo ad armarli pur di star bene noi e sfruttare, poi, i poveri malcapitati che furbescamente abbiamo armati…

+ Giuseppe Nazzaro

5 anni di sofferenza e di menzogne: LETTERA APERTA di Padre Daniel ai Governanti Occidentali Nell’anniversario infausto dei 5 anni della ‘rivoluzione siriana’ , padre Daniel scrive dal Monastero di Mar Yacub in Qara una ‘Lettera aperta’ al Signor D. Reynders, Ministro belga degli Affari Esteri La riproponiamo ai governanti di ITALIA e di tutti paesi occidentali

Deir Mar Yakub, Qâra, Siria – 11 marzo 2016
Eccellenza,
Sono un belga residente in Siria, mi riferisco a Lei, onorato ministro del nostro amato paese, per fornirVi informazioni sulla mia situazione e inoltre per chiederVi di continuare a collaborare alla nostra protezione e anche alla protezione del popolo siriano.
Nel 2010, io, padre Daniel Maes, sacerdote norbertino dell’ abbazia Fiamminga Postel- Mol sono venuto in Siria, al servizio della comunità religiosa di Mar Yakub in Qâra, Qalamoun. Ero arrivato con molti pregiudizi e sospetti. Il contatto con la popolazione e il paese, tuttavia, mi ha fatto subire uno shock culturale.
È vero, le libertà individuali e politiche in Siria non sembravano molto grandi e neanche così importanti (nel frattempo ci sono stati grandi cambiamenti come la creazione di un sistema pluripartitico). Ma dall’altra parte c’era una società armoniosa composta di molti gruppi religiosi ed etnici diversi , che già da secoli convivevano in pace. Inoltre c’era l’ospitalità orientale generosa e una sicurezza molto grande, che non abbiamo mai conosciuto nel nostro paese. Furti e violenze erano praticamente inesistenti. Il paese non aveva nessun debito e non c’era nessun senzatetto. Al contrario, centinaia di migliaia di rifugiati dai paesi circostanti erano stati accolti e anche mantenuti come se fossero veri cittadini. Per di più, la vita quotidiana era anche molto economica, come anche gli alimenti. Le scuole, le università e gli ospedali erano tutti gratis, anche per noi stranieri che appartenevamo ad una comunità monastica siriana, come noi stessi abbiamo sperimentato.
Nel frattempo era scoppiata una guerra terribile. Con i nostri occhi abbiamo visto come stranieri (non Siriani) hanno organizzato manifestazioni di protesta contro il governo. Questi hanno fotografato e filmato le loro stesse manifestazioni, che in seguito sono stati riprese e distribuite dalla stazione TV AlJazeera in Qatar e cosi in tutto il mondocon il falso messaggio che il popolo siriano si stava ribellando contro una dittatura. Questi stranieri hanno poi invitato i giovani del nostro villaggio ad unirsi a loro. Ci sono stati attentati e omicidi nelle cerchie sunnite e cristiane per dare l’impressione che si trattasse di una vendetta simile ad una guerra civile interna.
Nonostante questi tentativi di provocare odio e caos, il popolo siriano è rimasto unito. Come una famiglia unita, i siriani hanno protestato contro i gruppi terroristici stranieri e contro i paesi che li supportano. Centinaia di migliaia di persone innocenti sono stati uccise, tra cui molti soldati del governo e uomini della sicurezza. Scuole, ospedali e infrastrutture sono state rase al suolo. Diversi milioni di cittadini sono fuggiti all’estero. La maggior parte tuttavia sono fuggiti nel paese stesso verso le zone che sono protette dall’esercito.
Infatti, il governo aveva deciso di non proteggere i suoi pozzi di petrolio nel deserto, ma aveva messo come priorità assoluta la protezione dei cittadini.
Nel novembre 2013 anche noi siamo stati il bersaglio di attacchi armati. Gli attacchi e bombardamenti , intorno a noi, di decine di migliaia di uomini armati pesantemente erano così gravi che, umanamente parlando, non c’era nessuna possibilità di scampare alla morte e alla devastazione. Grazie a Dio, la nostra intera comunità è stata salvata in modo miracoloso e fino ad oggi è rimasta illesa, insieme al popolo di Qâra, grazie all’esercito.
L’intervento russo tempestivo – su richiesta del governo siriano – ha portato una profonda modifica e ha combattuto finalmente in modo esperto tutti i tipi di gruppi terroristici, per il quale il popolo siriano è, e rimane ancora molto grato. Questo dà speranza. Tuttavia, migliaia di jihadisti stranieri, armati, addestrati e pagati continuano ad arrivare in Siria per provare a rompere ancora la strenua resistenza del popolo.
Ora sperimentiamo la più grande crisi umanitaria dopo la seconda guerra mondiale. Noi stiamo cercando di contribuire a queste sfide e aiutare tutti i bisognosi. La nostra comunità ha organizzato tre centri : in Damasco, Tartous e qui nel monastero, da dove partono gli aiuti.
Due settimane fa, abbiamo anche potuto offrire aiuto nella città di Aleppo – la città più colpita della Siria – con più di 8.500 pacchi di alimenti, con un’ambulanza e con un quarto “hopitainer”, che consiste in un ospedale mobile estremamente costoso. Proprio per quello, Madre Agnes-Mariam, fondatrice e superiora di questo monastero, ha recentemente ricevuto a Mosca, a nome della Comunità, l’importante premio “Femida” per la pace e per la giustizia.
Possiamo continuare a fornire l’assistenza solo grazie al generoso sostegno dei nostri numerosi benefattori, di alcune organizzazioni internazionali e di paesi come l’Olanda, che sono disposti a sostenerci per aiutare le persone più bisognose, indifferenti alla loro appartenenza religiosa o etnica.
Con grande fiducia, ci rivolgiamo a Lei per chiederVi di non farVi ingannare dalle bugie e manipolazioni dei mass media, ma Vi chiediamo di riconoscere coraggiosamente ciò che realmente accade in Siria. Non dimentichiamo i recenti esempi tragici. Sulla base di gravi menzogne sono già stati massacrati popoli e distrutti interi paesi. Alcune grandi potenze hanno voluto impadronirsi del petrolio, dell’oro, delle banche e dei depositi di armi. Anche il nostro paese belga ha contribuito a destabilizzare alcuni paesi, dove oggi c’è un caos totale. Si tratta di azioni illegali e disumane. E perchè ?
La Siria è un paese sovrano, la culla delle civiltà più antiche e culla della preziosa fede cristiana . La Siria ha un governo legittimo e un presidente legittimamente eletto dalla stragrande maggioranza del popolo con le sue varie comunità religiose e gruppi etnici. Nessuna legge internazionale può giustificare alcuna interferenza straniera in Siria. La decisione sul futuro o sul governo della Siria riguarda solo i Siriani stessi.
Sulla base di bugie grossolane, Lei collaborerà ad uccidere e distruggere ulteriormente questo popolo, contro ogni diritto internazionale e contro la dignità umana?
I campi dei rifugiati devono diventare ancora più grandi?
Volete buttare un intero popolo in una miseria senza speranza solo perché le superpotenze vogliono costruire un “pipeline” e vogliono anche impadronirsi del petrolio, del gas e altre ricchezze naturali e vogliono conquistare il territorio della Siria per la sua posizione molto strategica?
Pace e sicurezza per questo popolo richiedono il riconoscimento dell’inviolabilità del suo territorio, della sua indipendenza, della sua unità nazionale e dell’identità culturale. Inoltre, una tregua fragile momentanea deve essere rotta da nuovi interventi illegali militari?
Eccellenza, uno statista degno e capace si prepara per il futuro; uno statista degno e capace rispetta il diritto internazionale e la sovranità di altri paesi; uno statista degno e capace vuole che anche il proprio paese sia rispettato e uno statista degno e capace serve il suo popolo (la parola latina “minister” significa “servitore).
Eccellenza, siate coraggioso, prendete contatto con il governo siriano, ripristinate le relazioni diplomatiche e rimuovete immediatamente tutte le sanzioni contro il popolo siriano, perché sono niente altro che terrorismo economico, offrite generosamente il vostro aiuto e il sostegno a nome del popolo belga.
Chi serve invece gli interessi delle potenze straniere per trascinare altri popoli nella miseria più profonda, è un leader terrorista, è anche indegno di essere chiamato uno statista.
Possiamo chiederVi di non schierarVi dalla parte degli assassini, ma dalla parte delle vittime innocenti?
E’ questo che noi, il popolo siriano e tantissimi uomini di buona volontà in Belgio e altrove, si aspettano da Lei. Per questo, noi Vi saremo molto grati e il futuro Vi ricorderà e Vi onorerà come uno statista degno.
Vorrete accettare non solo il nostro grido d’allarme ma anche i nostri rispettosi saluti,
Padre Daniel Maes (da Postel-Mol)
( trad A. Wilking)
Ora Pro Siria

Un ex-oppositore svela il lato occulto della opposizione siriana

gennaio 19, 2017
al-Manar 18 gennaio 2017

Tornato in patria, l’oppositore Nawaf Bashir moltiplica le sensazionali rivelazioni sul lato nascosto della opposizione siriana appoggiata da Stati del Golfo e le potenze occidentali. Sapendo che Bashir non è un oppositore qualsiasi: è uno dei fondatori della Dichiarazione di Damasco, una delle prime istanze dell’opposizione siriana apparse nel 2005. È anche il capo di una grande tribù, i Baqarat, il cui numero di membri è pari a circa un milione, secondo alcune stime. Nel 2011 raggiunse l’opposizione durante lo scoppio della crisi siriana, lasciando la Siria per la Turchia nel 2012. Ma è tornato in Siria all’inizio del gennaio 2017. In un’intervista al canale televisivo arabo al-Mayadin, spiega che ha deciso di tornare in patria dopo aver scoperto l’entità del complotto contro la Siria. Secondo lui, molti oppositori hanno visitato Israele “credendosi di essere diventati degli eroi”. “Alcuni di loro furono liquidati in Turchia. Perciò gli altri temono di parlare e molti vogliono tornare in Siria“, ha detto.

I legami pericolosi con al-Qaida
Bashir ha anche rivelato i legami tra il ramo di al-Qaida in Siria e l’”opposizione moderata”, ed ha accusato l’ex-premier Riad Hijab di aver avuto dal Qatar 47 milioni di dollari che ha poi dato al ramo di al-Qaida in Siria, Jabhat al-Nusra, ora rinominatosi Fatah al-Sham, ed istruendolo su come attaccare la città di Aleppo. Riferendosi alla corruzione dilagante nell’opposizione siriana, soprattutto tra le personalità più importanti che risiedono in Turchia, accusava chi presiedeva la coalizione dell’opposizione siriana, senza nominarlo, di aver rubato 116 milioni di dollari prima di fuggire in un Paese arabo e fondare un suo partito. Ha ricordato anche il caso di un altro funzionario che ha rubato 18 milioni di dollari ed è fuggito in Gran Bretagna dove ha preso la cittadinanza inglese, e il destino ancora ignoto di 51 milioni di dollari scomparsi dalle casse della coalizione, per non parlare delle armi fornite ai ribelli e poi rivendute. L’opposizione siriana ha anche riportato il caso di Nazir al-Haqim, un membro della coalizione accusato di aver consegnato passaporti falsi a chi voleva andare in Siria, come terroristi di SIIL e al-Nusra. Secondo Bashir, l’Arabia Saudita ha ridotto il sostegno all’opposizione siriana, mentre il Qatar continua a rafforzarlo.

Il sequestro dei Fratelli Musulmani
Gli aiuti “che vengono spediti in nome del popolo siriano vanno direttamente nelle casse dei Fratelli Musulmani (MB), utilizzati da al-Qaida e al-Nusra, mentre posano da moderati, gli consegnano armi e ne preparano le forze per le battaglie, pensando solo a prendere il potere“, rivelava inoltre. In una precedente intervista, indicava che la FM controlla tutte le strutture dell’opposizione siriana, assicurandosi che chi gli si oppone o non ne fa parte, non occupi posizioni importanti nella coalizione e nell’alto commissariato per i negoziati.

Operazione estera fin dall’inizio
In un’altra intervista con il canale iraniano al-Alam, rivelava che l’opposizione siriana persegue scopi dettati dall’estero, perciò non ci fu il dialogo nazionale che il Presidente siriano Bashar al-Assad propose all’inizio delle proteste nel 2011. “Dall’inizio gli obiettivi erano esteri, perseguiti da individui che si compravano i manifestanti per spingerli alle armi… questo è il motivo per cui le cose mutarono corso: manifestazioni pacifiche che rivendicavano la riforma del regime e delle leggi e la creazione dello Stato dei cittadini e della democrazia, divennero dimostrazioni armate e quindi la catastrofe che il popolo siriano sta ancora pagando“. Ricordava che ogni volta che il governo siriano proponeva una soluzione politica in linea con le richieste popolari, le proteste esplodevano per rifiutare il dialogo. Bashir ha anche rivelato l’esistenza di 800 fazioni in Siria. “Questo significa che ci sono 800 principati, ognuno controlla 20-30 villaggi e regioni, e sono finanziati da Arabia Saudita e Qatar e altri“, lamentava.

Il saccheggio dell’ELS
Ha anche svelato il saccheggio delle istituzioni dello Stato nelle regioni controllate dall’esercito libero siriano, la prima milizia che prese le armi ed attualmente sulla scia dell’offensiva turca nel nord della Siria, “Scudo dell’Eufrate”. “L’ELS era presente in molte regioni siriane, ma non fu in grado di dare alcunché ai cittadini. Fabbriche, ferrovie e istituzioni statali furono saccheggiate e derubate come bottino di guerra, in quanto proprietà del popolo siriano vanno restituite e non cedute a individui o gruppi armati“, si dispiaceva.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

http://mondolibero.org/2017/01/un-ex-oppositore-svela-lato-occulto-della-opposizione-siriana/
http://www.almayadeen.net/news/politics/50413/البشير–رئيس-الائتلاف-السوري-سرق-116-مليون-دولار-وحجاب-قدم-ا
https://youtu.be/lLptZJFmyvg

Liwa Suqur al Quneitra, il manifesto della rivoluzione

Liwa suqur al Quneitra che si traduce in brigata falchi di Quneitra, è una milizia nata nell’omonima regione, composta prevalentemente da abitanti della città di Al Ba’ath .

Fondata da Fadi Al Haj , caduto in combattimento,  questa brigata naque inizialmente con l’intento esclusivo di porteggere la propria comunità.

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Nel 2012 la brigata combatteva con la bandiera della rivoluzione,  e rifiutava la presenza militare dello stato nella città.

Conseguentemente alle voci che giungevano dalla provincia di Dara e dal resto e della Siria, e dalle emittenti televisive satellitari del golfo, infatti, la percezione degli abitanti era di trovare nello stato un nemico.

Non ci volle però molto tempo, alle persone del luogo,  in prevalenza druse, di comprendere la natura della ribellione e la sua natura settaria. La milizia chiese quindi al governo , di essere ammessa tra le forze di difesa nazionale,  che sono quelle forze composte su base locale, da cittadini che decivano di armarsi e difendere la sicurezza della propria comunità.

Nel 2015, il giornalista americano Martin Smith, si recò in Siria per un documentario riguardo alla vita dei siriani nelle zone controllate dal governo di Bashar Assad.

Il giornalista intervisto’ anche il comandante della brigata dei falchi, che racconto’ la loro esperienza e il cambiamento di posizione . Martin Smith fece un valido documentario sul terreno, basato anche su queste prospettive poco note in occidente,  e intervisto’ in luogo l’opposizione storica moderata, quella composta di individui,  che pur pagando negli anni passati un prezzo per la loro attività politica,  non si erano mai sentiti coinvolti nei moti rivoluzionari e nelle brigate rivoluzionarie, falsamente moderate ( http://www.pbs.org/wgbh/frontline/film/inside-assads-syria/).

Questa brigata ha partecipato a tutte le battaglie e sono stati alla testa della lancia fino alla recinzione del Golan occupato. e ha invitato i giovani della zona ad arruolarsi e addestrarsi al combattimento, e Centinaia si sono  uniti al gruppo . La leadership dell’Esercito arabo siriano ha  loro armato con diversi tipi di  Armi, leggere e  pesanti, -compresi i missili anticarro e sistemi di lancio del razzo ( .

 

I Quneitra Falcons hanno partecipato alla guerra contro il terrorismo in Quneitra governatorato, sfruttando la consocenza della zona , sono riusciti a effettuare penetrazioni militari tra le fila dei terroristi, infiltrandosi  al cuore dei loro aree ed effettuando  operazioni di precisione.

Hanno formato una linea di difesa ben fortificata intorno alla città di al-Ba’ath, Khan Arbaneh e le zone sicure Quneitra, e tra le  loro imprese militari annoverano :

– difesa offenisva  dei terroristi su Tel al-Qab’a dal lato della località di Ufania.
– Partecipazione alla liberazione della località di Deir Al-Ads nella campagna Quneitra.
– Blowing e smontaggio di un certo numero di siti terroristici e basi attraverso le fasi intermittenti nel tempo, in base alla loro esperienza nella natura del terreno della battaglia in tutto ciò che è intorno del villaggio di Umm Batina, Mashara e Tel Karum- Jaba .
– eliminazione del  pericoloso terrorista al-Abdo Qarfa’i che ha guidato una cellula terroristica a Kafr Nasij.
– Targeting i gruppi terroristici su una base quotidiana nel villaggio di Mashara, il villaggio di al-Hurriya, il villaggio di Shabta, e al-Hamidiya.
– Assalto villaggio di al-Ajraf, smontaggio e far saltare in aria tane dei terroristi.
– difesa all’offensiva dei gruppi terroristici  ad al-Hamidiya.
– Cogliere cache e munizioni di armi ‘tra cui missili anti-carro di fabbricazione americana.
– Cogliere il villaggio di Rasm al-Baghal nella campagna Quneitra.
– Molte volte hanno resistito un grande attacco terroristico della città di al-Ba’ath, indirizzato e catturati gli attaccanti in un contrattacco sulle loro tane in località al-Samdaniya al-Gharbiya, aiutati da tutti artiglieria, missili e carri armati “.

Una parte di loro si è unita volontariamente all’offensiva su Palmyra.

Come spesso accade però,  i contrasti in  Siria possono insidiarsi ovunque,  anche con alleati o tra comandanti di rispettive fazioni. Nell’ambito di una faida, di nature a noi ignote infatti, Muhammad Aimmud, uno dei comandanti fu assassinato in un agguato alla sua auto.

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Muhammad Aimmud

La storia della sua morte secondo Liwa Suqur al-Quneitra in un post datato 2 agosto, 2015 racconta che  “Muhammad è stato ucciso per mano di un gruppo armato dalle Brigate Ba’ath [un’altra milizia filo-Assad] in  un agguato, mentre  si muoveva da Khan Arnabeh alla città di al-Ba’ath, è stato  colpito nella sua auto con due razzi  RPG e dopodiche sono sopraggiunti spari  di armi automatiche sulla sua auto di fronte agli occhi dei passanti. Sebbene un certo numero di persone abbia immediatamente cercato di fornire un soccorso alla vittima, dopo breve tempo, delle raffiche si  sono scatenate  su queste persone, costringendoli ad allontanarsi.  Il leader del gruppo autore del agguato si chiamava Jaber al-Khalid che agi’ con i  suoi fratelli.  “.

Attualmente comunque i falchi rimangono attivi nella loro regione, lottando quotidianamente contro Jabat al Nusra e alleati, e sono spesso vittime ei raid aerei israeliani, (https://syria.liveuamap.com/en/2016/6-july-syria-airstrikes-by-israel-on-financial-directorate)   che nell’ignoranza e nell’indifferenza dei dipendenti di televisione e giornali, bombardano le postazioni dell’esercito siriano (  https://www.almasdarnews.com/article/israeli-warplanes-strike-syrian-army-al-quneitra/) e non quelle loro confinanti di Al Nusra e Isis che mantiene una  presenza  in sud Daraa.

 

Liwa al Quds, i palestinesi di Aleppo

Liwa al-Quds ( in arabo : لواء القدس ) o la Gerusalemme Brigata è una milizia sunnita di esuli e discendenti palestinesi pro-governo operante in Aleppo , formata nel 2013 dall’ingegnere Muhammad al-Sa’id, si ritiene sia la più nutrita formazione volontaria nella città di Aleppo.

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La Brigata Gerusalemme è formata essenzialmente da abitanti del ex sobborgo di  CampHandarat, e del quartiere gemello di Al Nayrab, anch’esso abitato principalmente da esuli e discendenti palestinesi.

Questa milizia fu creata ad inizio 2013, dopo che i miliziani di varie fazioni islamiste, reclamarono il controllo del distretto di Handarat, e la pretesa di fare di esso zona di guerra.

Questo significava, per i cittadini, fino a quel momento sostanzialmente indifferenti ai moti rivoluzionari, venire amministrati dalle fazioni ribelli, note alla maggioranza degli aleppini più per i furti e le prepotenze che non per il desiderio di giustizia e libertà (aldilà della propaganda confenzionata per le emittenti del golfo e riproposta dai  nostri Media ).

Gli anziani di Camp Handarat, ovvero sia quelle autorità non elettte, ma riconosciute per carisma all’interno della comunità,  chiesero ai ribelli nel 2013, di non stabilirsi nel loro distretto,  ma in tutta risposta,  molti di essi vennero scacciati dalle case, derubati, accusati di non essere ” Bravi sunniti ” e  divennero profughi per la seconda volta, e si rifugiarono soprattutto presso il distretto gemello di Al Nayrab.

L’ingegner Mohammed Al Said divenne il leader del gruppo, che ben presto crebbe,  fino a superare i 4000 membri. Intorno al 2015 anche armeni aleppini, curdi sostenitori del governo e sunniti locali, entrarono nella milizia, preferendola alle milizie Bath, Ndf, eSSNP e del partito comunista .

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La Liwa al quds prese parte a piu di 200 battaglie (http://www.joshualandis.com/blog/overview-of-some-pro-assad-militias/) , incluse le maggiori offensive di Aleppo e provincia. La sua fama iniziò a trapelare a partire dal 2015, a causa della riservatezza imposta inizialmente, per evitare vendette e arresti di quei parenti dei membri,  che vivevano nei settori occupati dall’opposizione.

La Liwa oltre che nei dintorni di Handarat fu posizionata in shejk Lufti e Aziza (2 villaggi della periferia ), intorno al noto edificio del Airforce Intelligence,  teatro della guerra dei tunnel bomb e prima linea per anni nel centro di Aleppo e partecipò alle riuscite offensive per liberare i villaggi di Zhara e  Nubbul e chiudere la rotta di alimentazione attraverso la Castello. I caduti totali della brigata, nell’arco del conflitto superano le 200 unità.

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Essi però non furono attivi soltanto in campo bellico, organizzarono in questi anni in  raccolte fondi, tornei di pallone, diedero assistenza alle vedove e si attivarono per le esigenze di insieme degli abitanti di Al Nayrab

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Il 29/09/2016 finalmente la Brigata Gerusalemme riprese il pieno controllo del quartiere di Handarat, nel frattempo ridotto purtroppo in rovina dal conflitto.  Successivamente, sotto il comando di Mohammed Rafi, il comandante in seconda del gruppo, la brigata conquisto’ il celebre ospedale Al Kindy,  teatro di un assedio e successivo massacro nel 2013 ai danni dei militari siriani che lo difendevano.

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Dopo la liberazione di Camp Handarat e a seguito anche del contributo dato per difendere la città,  il generale russo Konoplienko ha premiato con una medaglia al valore sia l’ingegner Al Said, che il comandante Mohammad Rafi, famoso soprattutto per accompagnare la battaglia sempre in prima linea (http://www.longwarjournal.org/archives/2016/10/russian-influence-evident-in-palestinian-militia-in-syria.php)

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Il 27/11/2016 il comandante Mohammad Rafi,  moriva durante la battaglia per liberare Aleppo est (https://www.almasdarnews.com/article/senior-palestinian-paramilitary-commander-killed-rebel-forces-aleppo/)

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Il comandante Rafi è stato sostituito dal fratello Samer pochi giorni dopo. In questo struggente documentario, sottotitolato in inglese, possiamo ripercorrere le ultime vicende della brigata e del comandante,  e vedere le sue esequie,  pubbliche e seguite da migliaia di uomini e donne, e oggetto del lancio di 3 missili grad contro la processione, da parte dei ribelli in Aleppo Est, che come tutta la città,  era o a consocenza di ora e luogo della processione.

 

 

Qui un documentario di Anna News sulla brigata Gerusalemme,  sotto titolato in italiano da Saker (https://www.youtube.com/watch?v=jcQKM31r0_U)