capire la guerra alla Libia 1

di Michel Collon

Traduzione di Marcello Gentile per l’Ernesto online

1° Parte

1ª Parte : Domande che bisogna porsi ad ogni guerra.
2ª Parte : Gli obiettivi reali degli USA vanno molto al di là del petrolio.
3ª Parte : Strade per agire

1ª Parte : Domande che bisogna porsi su ogni guerra27 volte. Ventisette volte gli USA hanno bombardato un altro paese dal 1945.E ogni volta ci hanno detto che questi atti di guerra erano “giusti” e “umanitari”. Oggi ci dicono che questa guerra è distinta dalle precedenti. Lo stesso che ci hanno detto della precedente. E della precedente ancora. E di tutte le volte. Non è ora che si vada a mettere nero su bianco le domande che ci si debba porre su ogni guerra per non farsi manipolare?Per la guerra ci sono sempre i soldi?Nella più grande potenza del globo, 45 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà. Negli USA, le scuole e i servizi pubblici vanno a pezzi perché lo stato “non ha soldi”. Così anche in Europa “non ci sono soldi” per le pensioni o per la promozione di nuovo impiego…Però quando l’avarizia dei banchieri provoca le crisi finanziarie, allora, in pochi giorni, appaiono migliaia di milioni per salvarli. Questo ha permesso ai banchiere degli USA di distribuire solo l’anno scorso 140 mila milioni di dollari di utili e bonus ai propri azionisti e speculatori.

Anche per la guerra appare facile trovare migliaia di milioni. Bene, allora sono le nostre tasse che pagano queste armi e queste distruzioni. E’ ragionevole trasformare in fumo centinaia di milioni di euro in ogni missile o buttare 50 mila euro all’ora per una portaerei? O è perché la guerra per qualcuno è un buon affare?

Allo stesso tempo un bimbo muore di fame ogni 5 secondi e il numero dei poveri non cessa di aumentare nonostante le molte promesse.

Che differenza c’è tra un libico, un bahreiniano e un palestinese

Presidenti, ministri, generali, tutti giurano solennemente che il loro obiettivo è unicamente salvare i libici. Però allo stesso tempo, il sultano del Bahréin schiaccia i manifestanti disarmati grazie ai 2 mila soldati sauditi inviati dagli USA! Così in Yemen, le truppe del dittatore Saleh, alleato degli USA, ammazzano 52 manifestanti con le loro mitragliatrici. Questi fatti nessuno li mette in dubbio, ma il segretario della difesa statunitense, Robert Gates, dichiara: “ non credo che sia un mio compito intervenire negli affari interni dello Yemen”1.

Perché due pesi e due misure? Perché Saleh accoglie docilmente la 5ª Flotta USA e dice di si a tutto ciò che ordina Washington? Perché il regime barbaro dell’ Arabia saudita è complice delle multinazionali petrolifere? Ci saranno “buoni dittatori” e “cattivi dittatori”? Come fanno USA e Francia a pretendersi “umanitari”? Quando Israele ha ucciso 2 mila civili durante i bombardamenti su Gaza hanno dichiarato una “no fly zone”? No. Hanno decretato delle sanzioni? Nessuna. Ancora peggio, Solana, allora responsabile esteri della UE aveva dichiarato a Gerusalemme: “Israele è un membro della UE senza essere nelle sue istituzioni. Israele è parte attiva in tutti i programmi di ricerca e di tecnologia nell’Europa dei 27”. Aggiungendo anche: “nessun paese fuori dal continente ha lo stesso tipo di relazioni che Israele ha con l’Unione europea”. Su questo punto Solana ha ragione: l’Europa e i suoi fabbricanti di armi collaborano strettamente con Israele nella produzione di Droni, missili e altri armamenti che seminano la morte a Gaza.

Ricordiamo che Israele espulse 700 mila palestinesi dai loro territori nel 1948, si nega a restituire i loro diritti e continua a commettere innumerevoli crimini di guerra. Sotto questa occupazione, il 20% della popolazione palestinese è o è passata per le carceri israeliane. Donne incinte sono state obbligate a partorire legate al letto e riportate immediatamente alle loro celle con i propri bimbi. Questi crimini si commettono con la complicità degli USA e della UE.

La vita di un palestinese o di un bahreiniano vale meno di quella di un libico? Ci sono arabi “buoni” e arabi “cattivi”?

Per chi crede ancora nella guerra umanitaria…

Durante un dibattito televisivo a cui ho partecipato con Louis Michel, vecchio ministro degli esteri belga e commissario europeo per la cooperazione e lo sviluppo, lui mi ha giurato, con la mano sul petto, che questa guerra vorrebbe “ ripulire le coscienze dell’ Europa”. Era appoggiato da Isabelle Durant, dirigente dei Verdi belgi ed europei. Ecco come gli ecologisti “pace e amore” si sono trasformati in guerrafondai!

Il problema è che ogni volta che si parla di guerra umanitaria la gente di sinistra come Durant si fa fregare. Non sarà meglio leggere quello che pensano i veri dirigenti degli USA, piuttosto di guardare ed ascoltare la televisione? Ascoltate, per esempio, a proposito dei bombardamenti contro l’Iraq, il celebre Alan Greenspan, per molto tempo governatore della Federal reserve. Scrive nelle sue memorie: “ Mi sento triste quando vedo che è politicamente scorretto riconoscere quello che tutto il mondo sa: la guerra in Iraq fu esclusivamente per il petrolio”2. E aggiunge: “Gli ufficiali della casa bianca mi risposero”: ‘si effettivamente, disgraziatamente non possiamo parlare di petrolio’”3.

Ascoltate, a proposito dei bombardamenti sulla Yugoslavia, John Norris, direttore delle comunicazioni di Strobe Talbot che allora era vice ministro degli esteri incaricato per i Balcani. Norris scrive nelle sue memorie: “ Ciò che meglio spiega la guerra della NATO fu la resistenza della Yugoslavia alle grandi riforme politiche ed economiche (vuole dire: non voleva abbandonare il socialismo) e questo non era nei nostri patti con gli albanesi del Kosovo”4.

Ascoltate, a proposito dei bombardamenti sull’Afganistan, il vecchio ministro degli esteri, Henry Kissinger: “Ci sono tendenze sostenute dalla Cina e dal Giappone, per creare una zona di libero scambio in Asia. Un blocco asiatico ostile che unisca le nazioni più popolate del mondo con grandi risorse ad alcuni dei paesi industriali più importanti, sarebbe incompatibile con l’ interesse nazionale americano. Per queste ragioni l’America deve mantenere la sua presenza in Asia…”5

Ciò conferma la strategia di Zbigniew Brzezinski, che è stato il responsabile della politica estera di Carter ed è l’ispiratore di Obama: “L’Eurasia (Europa+Asia) è lo scenario sopra il quale si sviluppa la lotta per il primato mondiale. (…) Le modalità con cui gli USA ‘maneggiano’ L’Eurasia è d’importanza cruciale. Il più grande continente della superficie del globo è anche il punto chiave geopolitico. La potenza che lo controlli, controllerà di fatto 2 delle 3 grandi regioni più sviluppate e più produttive: il 75% della popolazione mondiale, la maggior parte delle ricchezze fisiche, sotto forma di imprese o di giacimenti di materie prime, il 60% del totale mondiale”6.

Niente si è imparato nella sinistra dalle falsità mediatiche umanitarie delle guerre precedenti? Nemmeno quando Obama stesso lo dice gli si crede? Questo stesso 28 marzo Obama giustificava così la guerra in Libia: “Coscienti dei rischi e delle spese per l’ attività militare, siamo naturalmente reticenti a impiegare la forza per risolvere le numerose sfide che attendono il mondo. Però quando i nostri interessi e i nostri valori sono in gioco, abbiamo la responsabilità di agire. Visti i costi e i rischi dell’intervento, ogni volta dobbiamo valutare i nostri interessi prima della necessità di un’azione . L’ America ha un grande interesse strategico nell’impedire a Gheddafi di schiacciare l’opposizione”. Non è chiaro? E allora qualcuno dice:” Si è vero, gli USA non entrano in azione se non vedono il loro interesse. Però, visto che non si può intervenire ovunque, si sarà salvata almeno quella gente”. Falso. Possiamo dimostrare che sono solamente i propri interessi quelli che cercano di difendere. Non i valori. In primo luogo, ogni guerra degli USA miete più vittime di quelle che si potrebbero avere prima di un qualsiasi intervento (1 milione in Iraq, dirette o indirette). L’intervento in Libia si sta preparando a mieterne di più…

Chi si rifiuta di negoziare?

Nel momento in cui noi esprimiamo un dubbio sull’opportunità di questa guerra in Libia, immediatamente ci colpevolizzano: “Allora vi rifiutate di salvare i libici dal massacro?” Questione mal posta. Supponiamo che tutto ciò che ci hanno raccontato sia la verità. In primo luogo, si può fermare un massacro con un altro massacro? Già sappiamo che i nostri eserciti bombardando andranno ad uccidere molti civili innocenti. In più, come in tutte le guerre, i generali ci promettono che sarà “pulita”; già siamo abituati a questa propaganda.

In secondo luogo c’è un mezzo molto più semplice ed efficace per salvare vite umane. Tutti i paesi dell’America latina avevano proposto di inviare immediatamente una missione di mediazione presieduta da Lula. La lega araba e l’unione africana appoggiavano questa soluzione e Gheddafi l’aveva accettata (proponendo anche che si inviassero osservatori internazionali per verificare il cessate il fuoco). Però gli insorti libici e gli occidentali hanno rifiutato questa mediazione. Perchè? “Perché di Gheddafi non ci si può fidare”, dicono. E’ possibile. E degli insorti e degli occidentali ci si può sempre fidare? A proposito degli USA, conviene ricordare come si sono comportati in tutte le guerre precedenti ogni volta che un cessate il fuoco era possibile. Nel 1991, quando Bush padre attaccò l’Iraq perché aveva invaso il Kuwait, Saddam Hussein propose di ritirarsi se anche Israele si fosse ritirata dai territori illegalmente occupati in Palestina. Però gli USA e i paesi europei rifiutarono la sua proposta di negoziato.7

Nel 1999, quando Clinton bombardò la Yugoslavia, Milosevic aveva accettato le condizioni imposte a Rambouillet, però gli USA, la UE e la Nato ne aggiunsero intenzionalmente una inaccettabile: l’occupazione totale della Serbia.8

Nel 2001, quando Bush figlio attaccò l’Afganistán, i talebani avevano proposto la consegna di Bin Laden ad un tribunale internazionale se si fossero portate prove della sua implicazione, però Bush rifiutò il negoziato.

Nel 2003, quando Bush figlio attaccò l’Iraq con il pretesto delle armi di distruzione di massa, Saddam Hussein propose l’invio di ispettori, però Bush lo rifiutò perché sapeva che non avrebbero trovato nulla. Questo è confermato dalla divulgazione del memorandum di una riunione tra il governo britannico e i dirigenti dei servizi segreti britannici nel luglio del 2002: “ I dirigenti britannici si attendevano che l’ultimatum fosse redatto in termini inaccettabili in maniera tale che Saddam Hussein lo rifiutasse direttamente. Però non erano sicuri che questo avrebbe funzionato. Quindi avevano un piano B: gli aerei che pattugliavano la “no fly zone” dovevano sganciare molte più bombe in modo tale da scatenare una reazione che avrebbe dato il pretesto per lanciare una campagna ampia di bombardamenti”9 Quindi prima di affermare che “noi” diciamo sempre la verità e che “loro” mentono sempre, così come “noi” siamo sempre alla ricerca di una soluzione pacifica e “loro” non vogliono scendere a compromessi, bisognerà essere più prudenti… Prima o poi la gente scoprirà ciò che è accaduto nei negoziati e constaterà una volta di più che è stata manipolata. Però sarà molto tardi e i morti non resusciteranno.

La Libia è paragonabile alla Tunisia e all’ Egitto?

Nella sua eccellente intervista pubblicata qualche giorno fa da Investi’Action, Mohamed Hassan, ha posto la vera questione : “Libia rivolta popolare, guerra civile o aggressione militare?” Alla luce delle recenti inchieste è possibile rispondere: tutte e tre. Una rivolta spontanea rapidamente usata e trasformata in una guerra civile (che era già preparata) il tutto per avere il pretesto di un’aggressione militare, anche questa preparata. Niente in politica cade dal cielo. Mi spiego…

In Tunisia e in Egitto la rivolta popolare ha avuto una crescita progressiva di alcune settimane organizzandosi poco a poco e unificandosi in rivendicazioni chiare, ciò ha permesso di cacciare i tiranni. Però quando si analizza il concatenamento ultra rapido dei fatti occorsi a Bengasi, si rimane stupiti. Il 15 febbraio ci sono state manifestazioni dei parenti dei prigionieri politici della rivolta del 2006. Manifestazioni duramente represse, come è sempre stato in Libia e negli altri paesi arabi. Appena due giorni dopo, un’altra manifestazione, questa volta i manifestanti sono armati e passano direttamente ad una scalata contro il regime di Gheddafi. In due giorni, niente di meno, una rivolta popolare si trasforma in una guerra civile. Totalmente spontanea?

Per capirlo bisogna esaminare quello che si nasconde dietro la imprecisa parola “opposizione libica”. 4 componenti con interessi molto differenti:1º Un’ opposizione democratica. 2º Dirigenti di Gheddafi “ritornati” dall’ovest. 3º Tribù libiche scontente dalla distribuzione delle ricchezze. 4º Combattenti di tendenza islamista.

Da chi è composta questa «opposizione libica»?

In tutto questo groviglio è importante sapere di cosa si stia parlando. E soprattutto, quale fazione è quella su cui puntano le grandi potenze…

1º Opposizione democratica. E’ legittimo fare rivendicazioni di fronte al regime di Gheddafi, tanto dittatoriale e corrotto, quanto gli altri regimi arabi. Un popolo ha il diritto di voler sostituire un regime autoritario con un sistema più democratico. Ma queste rivendicazioni sono fino ad oggi poco organizzate e senza un programma concreto. Ci sono anche, all’estero, movimenti rivoluzionari libici, ugualmente dispersi, però tutti si oppongono all’ingerenza straniera. Per diverse ragioni che spiegheremo più avanti, non sono questi elementi democratici quelli che hanno molto da dire oggi né sotto la bandiera degli USA né della Francia.

2º Dignitari “ritornati”. A Bengasi si è instaurato un “governo provvisorio” diretto da Mustafá Abud Jalil. Questo uomo era, fino al 21 febbraio, il ministro della giustizia di Gheddafi. Due mesi prima Amnesty lo aveva inserito nella lista dei maggiori responsabili di violazione dei diritti umani dell’ Africa del nord. E’ quell’individuo che, secondo le autorità bulgare, aveva organizzato le torture alle infermiere bulgare e al medico palestinese detenuti per molto tempo dal regime. Un altro “uomo forte” di questa opposizione è il generale Abdul Faah Yunis, ex ministro degli interni di Gheddafi e precedentemente capo della polizia politica. Si capisce bene del perché Massimo Introvigne, rappresentante dell’ OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in europa) per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, pensi che questi personaggi “non sono i sinceri “democratici” dei discorsi di Obama, ma sono tra i peggiori esponenti del regime di Gheddafi, che ora vogliono cacciare il colonnello per prenderne il posto”.

3º Tribù scontente. Come spiegava Mohamed Hassan, la struttura sociale libica continua ad essere tribale. Durante il periodo coloniale, sotto il regime di re Idriss, le tribù dell’ est erano dominanti e si avvantaggiavano con le ricchezze petrolifere. Dopo la rivoluzione del 1969, Gheddafi si appoggiò alle tribù dell’ovest e l’est si vide sfavorito. E’ deplorevole; un potere democratico e giusto deve garantire l’eliminazione delle discriminazioni tra le diverse regioni. Ci si potrebbe chiedere se le vecchie potenze coloniali non incitassero le tribù ribelli per minare l’unità del paese. Non sarebbe la prima volta. Oggi la Francia e gli USA appoggiano le tribù dell’est per prendere il controllo del paese. “Divide et impera”, un vecchio detto classico dell’imperialismo.

4° Elementi di Al-Qaeda. Notizie pubblicate da Wikileaks ci dicono che la Libia era, in proporzione, il primo esportatore al mondo di “combattenti-martiri”. Informazioni del Pentagono descrivono uno scenario “allarmante” sui ribelli libici di Bengasi e di Derna. Derna, una città di appena 80 mila abitanti, sarebbe stata la fonte principale di jiadisti in Iraq. Lo stesso, Vincent Cannistrar, l’ex capo della CIA in Libia, avverte che, tra i ribelli, ci sono molti “estremisti islamici capaci di creare problemi” e che “nel caso Gheddafi cada, la possibilità che gli individui più pericolosi possano avere influenza è molto alta”.

Ovviamente tutto ciò si scriveva quando Gheddafi era ancora un “amico”. Questo dimostra la totale mancanza di principi del leader statunitense e dei suoi alleati. Quando Gheddafi represse la rivolta islamica a Bengasi nel 2006, lo fece con l’appoggio e le armi dell’occidente.. Una volta stiamo contro i combattenti tipo Bin Laden, un’altra volta li utilizziamo.

Tra queste diverse “opposizioni” quale sarà a prevalere? Potrebbe anche essere uno degli obiettivi dell’ intervento militare di Washington, Parigi e Londra: garantire che i “buoni” vincano? “buoni” ovviamente secondo il loro punto di vista. Poi, più avanti nel tempo, si utilizzerà la “minaccia islamica” come pretesto per installarsi in modo permanente. In ogni caso una cosa è sicura: lo scenario libico è diverso da quello tunisino ed egiziano. Là c’era “un popolo unito contro il tiranno”. Qui siamo in una guerra civile, con Gheddafi che ha l’appoggio di una parte di popolazione. E in questa guerra civile il ruolo che hanno giocato i servizi segreti americani e francesi già non è molto segreto…

Quale è stato il ruolo dei servizi segreti?

In realtà, la questione libica non inizia a Bengasi in febbraio, ma a Parigi il 21 ottobre del 2010. Secondo le rivelazioni del giornalista Franco Bechis (Libero, 24 di marzo), proprio in quel giorno i servizi segreti francesi hanno preparato la rivolta di Bengasi. Hanno fatto “ritornare” (o lo hanno fatto già prima) Nuri Mesmari, capo del protocollo di Gheddafi, praticamente il suo braccio destro. L’unico che entrava senza avvisare nella residenza del leader libico. In un viaggio a Parigi con la sua famiglia, ufficialmente per un’operazione chirurgica, Mesmari non si è incontrato con dei medici, al contrario, ha avuto incontri con vari funzionari dei servizi segreti francesi e con collaboratori molto vicini a Sarkozi, secondo il bollettino digitale Magreb Confidential.

Il 16 novembre, nell’ hotel Concorde Lafayette, si era preparata una imponente delegazione che si sarebbe diretta 2 giorni dopo a Bengasi. Ufficialmente si trattava di responsabili del ministero dell’agricoltura e di dirigenti di aziende come France Export Céréales, France Agrimer, Louis Dreyfus, Glencore, Cargill e Conagra. Però secondo i servizi italiani, la delegazione includeva vari militari francesi camuffati da uomini d’affari. A Bengasi si erano incontrati con Abdallah Gehani, un colonnello libico che Mesmari presentava come disponibile a disertare.

A metà dicembre, Gheddafi, insospettito, invia un emissario a Parigi per provare a contattare Mesmari. Però viene arrestato in Francia. Altri libici vanno a Parigi il 23 dicembre e sono loro che dirigeranno la rivolta di Bengasi con le milizie del colonnello Gehani. In più, Mesmari ha rivelato diversi segreti della difesa libica. Da tutto questo si capisce che la rivolta dell’est non fu tanto spontanea come vorrebbero farci credere. Però questo non è tutto. Non ci furono solo i francesi…

Chi dirige attualmente le operazioni militari del “Consiglio nazionale libico” anti-Gheddafi? Un uomo ovviamente arrivato dagli USA il 14 marzo, secondo Al-Jazeera. Presentato come una delle due “stelle” dell’insurrezione libica dal giornale britannico di destra Daily Mail, Khalifa Hifter è un vecchio colonello dell’esercito libico passato agli USA. E’ stato uno dei principali comandanti della Libia fino alla disastrosa campagna militare in Ciad sul finire degli anni 80; è immigrato immediatamente vivendo gli ultimi 20 anni in Virginia. Senza alcuna fonte di guadagno conosciuta, però molto vicino agli uffici… della CIA10. Quanto è piccolo il mondo!

Come può un militare libico di alto grado entrare in tutta tranquillità negli USA solo qualche anno dopo l’attentato terroristico di Lockerbie, per cui la Libia fu condannata, e vivere per 20 anni tranquillamente accanto alla CIA? Per forza ha offerto qualcosa in cambio. Pubblicato nel 2001, il libro “Manipolazioni africane” di Pierre Péan, tratta dei rapporti di Hifter con la CIA e della creazione, con l’appoggio della stessa, del Fronte Nazionale di Liberazione libico. L’unica impresa del suddetto Fronte sarà l’ organizzazione, nel 2007, negli USA, di un “congresso nazionale” finanziato dal National Endowment for Democracy11, che è tradizionalmente il mediatore della CIA per entrare nelle organizzazioni al servizio degli USA…

Nel marzo di quest’anno il presidente Obama ha firmato un ordine segreto che autorizza la CIA a intraprendere operazioni in Libia per destituire Gheddafi. Il Wall Street Journal, che informa di questo il 31 marzo, aggiunge: “I responsabili della CIA riconoscono di essere stati attivi in Libia per varie settimane, come gli altri servizi segreti occidentali”.

Tutto questo già non è molto segreto, circola per internet da un po’ di tempo; quello che è strano è che i grandi media di comunicazione non hanno detto nemmeno una parola. Ma si conoscono molti esempi di “combattenti per la libertà” armati in questa maniera e finanziati dalla CIA. Per esempio, negli anni 80, i Contras, organizzati da Reagan per destabilizzare il Nicaragua e destituire il suo governo progressista. Non si è imparato niente dalla storia? Questa sinistra europea che applaude i bombardamenti non usa internet?

C’è da stupirsi del fatto che i servizi segreti italiani denuncino le imprese dei loro compagni francesi e che questi denuncino i loro colleghi americani? Questo solo se si crede alle belle favole sull’amicizia tra “alleati occidentali”…

Note:

1 Reuters, 22/3.
2 Sunday Times, 16 septiembre 2007.
3 Washington Post, 17 septiembre 2007.
4 Collision Course, Praeger, 2005, p.xiii.
5 Does America need a foreign policy ?, Simon and Schuster, 2001, p. 111.
6 Le Grand Echiquier, París 1997, p. 59-61
7 Michel Collon, Attention, médias ! Bruxelles, 1992, p. 92.
8 Michel Collon, Monopoly, – L’Otan à la conquête du monde, Bruxelles 2000, page 38.
9 Michael Smith, La véritable information des mémos de Downing Street, Los Angeles Times, 23 juin 2005.
10 McClatchy Newspapers (USA), 27 mars.

Traducción: José Mª Fernández Criado de Corriente Roja

Fonte originale: http://www.michelcollon.info/Comprendre-la-guerre-en-Libye-1-3.html?lang=fr

In Aleppo, dove è morta anche la verità.

Ad Aleppo è morta anche la credibilità della stampa occidentale,  certo moltissima gente ancora non se n’è accorta ,  e il rimedio all’ingenuità non è a buon mercato,  chi però ha guardato oltre il velo, né ha visto il cadavere.

Le informazioni che sono giunte a noi, tramite Tg, Talk show e pubblicazioni,  ci hanno  presentato un quadro unanime dove era  abbastanza chiaro chi fossero i cattivi, e chi le vittime.

Abbiamo sentito ad esempio Rula Jebrel , ripeterci la parola Genocidio,  per definire la battaglia finale di Aleppo (in corso da 4 anni ), e quando non c’era la bella palestinese da Newyork,  i nostri professionisti dell’informazione,  ci proponevano messaggi e  interviste a ripetizione, daAleppo Est, i cui autori, Bilal Abdul Kareem (un reporter per Repubblica http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/aleppo-il-reporter-sotto-le-bombe-governo-attacca-nonostante-il-cessate-il-fuoco/262506/262864), Lina Shamy,  il casco bianco oppure la piccola Bana, che twittava sotto le bombe, erano diventati  rappresentanti e portavoce  della popolazione aleppina, massacrata da Assad e Putin.

Fonti uniche praticamente,  e affidabili al punto da non essere mai messe in discussione (cosa rara in questo mondo ) .Peccato che nessuno di loro fosse realmente un neutrale o rappresentasse i sentimenti della maggioranza della popolazione di Aleppo.

Bilal ad esempio, un americano convertito al Islam,  fa per sua vocazione l’embedded per i vari gruppi rivoluzionari, Jabat al Nusra,  in testa.

Gode della loro incondizionata fiducia, tanto da poter girare in macchina per la città di  idlib da solo, entrare in casa di Abu Firas al Soury,  ex luogotenente di Obama Ben Laden, e comandante di jabat al nusra (ucciso poco tempo dopo da un drone americano) e intervistarlo

 

Uscire dalla Siria, per recarsi in Qatar come ospite ai think thanks,

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E poi entrare  ad Aleppo, non ancora sotto assedio ovviamente,  ma speranzoso invece di vedere gli uomini dello sceicco Al Muhasayni e i ribelli, vincere la madre di tutte le battaglie e conquistare la città. Speranza che poi si ritorcera’ contro lo stesso Bilal, quando la controffensiva dell’esercito siriano e degli alleati, chiudera definitivamente d’assedio i ribelli, nella parte Est della città.

(in video il clerico Saudita Al Muwasyny,  arringa i combattenti,  trasmettendo loro le ” giuste” motivazioni )

Oltre a Bilal abbiamo imparato a consocere Lina Shamy,  chiamata la pasionaria di yajsh al Islam, da chi è più pratico del conflitto siriano, considerata invece dal resto del mondo, come una coraggiosa ragazza, che con la sua testimonianza,  narrava il mondo delle atrocità che il regime di Assad e I suoi alleati, stavano commettendo e le terribili condizioni che affligevano i cittadini di Aleppo .

Lina Shamy però,  più volte è stata sbugiardata, incominciando dal vizio di gonfiare enormemente le cifre.

Non erano i 250 mila ad Aleppo Est a conti fatti, nemmeno per l ‘Onu, ma circa 140 mila, combattenti inclusi (https://www.almasdarnews.com/article/75-percent-people-east-aleppo-chose-evacuation-government-side-un/)

. Lina si è poi ripetuta in questi giorni,  quando nel  tentativo di sensibilizzare nuovamente il mondo, ai crimini di Assad, ci presentava  100 mila, e poi  150 mila, persone assediate dal cattivo Assad in Wadi al Barada (paese famoso perché sede dell’acquedotto che fornisce Damasco )

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Wadi al Barada, abitanti 3678 sotto controllo jabath fateh al sham (nusra e soci )

Ovviamente Lina , e i suoi  followers, potranno  obbiettare che si riferivano a tutta la vallata, inclusi una  decina di villaggi limitrofi (che non arrivano comunque alla metà della metà di quella cifra ), ma dimenticherebbero nel qualcaso, che all’ esercito interessa soltanto  prendere il controllo dell’aquedotto di Wadi al Barada, che fornisce la capitale siriana, ivi compreso  famiglia di Assad, i membri del governo, i familiari  dei soldati e semplici cittadini inclusi.

Impianto che  secondo la Shamy,  e i suoi ingenui followers, sarebbe stato bombardato dallo stesso regime,  a cui evidentemente l’ acqua fa schifo.

https://mobile.twitter.com/Linashamy/status/813745062450434048

 

 

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Peccato che Lina Shamy,  tanto considerata da  emittenti satellitari globali , quotidiani come il Fatto , attivisti per la pace nostrani, non si sia accorta che  gli stessi ribelli, si postavano felici e gaudenti, dopo la distruzione della struttura,  additando come  motivazione, i  soliti pretesti ritorsivi.

Purtroppo per noi, jnvece,  le televisioni satellitari i giornalisti e gli attivisti, non si accorgono che la Shamy,  direbbe qualsiasi cosa, pur di screditare  la fazione  nemica .

Oltre a Lina, il mondo ha imparato a conoscere Bana, la commovente bambina, che da Aleppo assediata, ci mandava quotidiani tweet, in perfetto inglese,  e ci riproponeva il ritornello del olocausto in corso. Bana, che tra i suoi followers annovera Samantha Power e la scrittrice inglese Rowling, autrice della saga di Harry Potter,  è la figlia di Ghassan,  avvocato,  membro dell’opposizione armata e amico di molti “moderatissimi” combattenti, con i quali ha condiviso i valori, armati, della rivoluzione.

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Nessuno di questi personaggi però,  è mai stato, salvo eccezioni, monitorato per valutare  meglio, l’attendibilità e la neutralità delle loro affermazioni.

Così come colpisce, che il ritornello del genocidio,  sia potuto essere promosso senza  obiezioni. Eppure, non è mai esistito un genocidio,  dove le vittime, scampano alla morte, salendo con le armi personali su pulman messi a disposizione dei carnefici, e prima di lasciare la città,  si prodigassero, per giustiziare  un centinaio di prigionieri (i supposti carnefici appunto) che ancora detenevano. (http://www.liveleak.com/view?i=c21_1482542083) (https://www.almasdarnews.com/article/graphic-18-rebels-massacre-100-hostages-leaving-east-aleppo/)

Ovviamente,  tra le voci strappalacrime e neutrali, non potevano mancare i famosissimi caschi bianchi, che qualcuno vorrebbe premiati con un Nobel per la pace.

Per parlare, a fondo di loro, non basterebbe forse un enciclopedia ma chi prova a contestarne neutralità,  affidabilità e azioni, finisce invece indagato e sospettato di essere un dipendente di governo o televisioni russe.

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Come è successo ad esempio all’attività canadese Eva Bartlett, che in Siria ed a Aleppo, ha trascorso diverso tempo, e che in un intervista in contesto internazionale,  ha profondamente criticato e messo in dubbio, la narrazione mediatica dell’Occidente,  l’attendibilità dei caschi bianchi e la presenza, nel 2016, di Ong internazionali a Aleppo.

Eva è stata pesantemente attaccata dal Mainstream,  con Channel four in testa, dagli orientalisti nostrani come il professor Declich, che l’ha bollata di bugiarda e praticamente da tutti i soggetti che invitano a donare per Aleppo soldi o generi e si propongono come operatori umanitari con contatti locali, da tenere riservati per la loro incolumità.

Soggetti che non rivelano mai l’inidirizzo di una struttura,  un video della loro attività in diretta Facebook e non spiegano come potrebbero  ricevere aiuti materiali e donazioni, e restare al tempo stesso anonimi, dato che  l’entrata di camion pieni di generi umanitari, è sempre soggetta ai controlli nei chekpoint,  che le fazioni armate di qualsiasi lato, attuano nei rispettivi territori.

Eva invece è attaccata per quella testimonianza,  e per l’esempio usato (quello della stessa bambina salvata 3 volte dai White helmets,  che ha catalizzato le attenzioni, aldilà del semplice concetto espresso dalla giovane, e cioè che i White Helmets non sono affidabili neutrali e credibili.

Paradossale che nel tentativo di screditare Eva, il fat checking di Channel Four e i siti di debunker,  si siano invece sconfessati uno con l’altro. Channel four,  con 3 video di  luoghi e momenti diversi, vuole dimostrare l’esistenza di 3 diverse bambine ed esserci 3 differenti salvataggi

(https://www.channel4.com/news/factcheck/factcheck-eva-bartletts-claims-about-syrian-children)

Mentre il Butac, la pagina anti bufale nostrane, con il proprio fat checking,  ci racconta di una bambina, ripresa semplicemente in 3 scatti diversi, scatti che poi i “cattivi” siti spazzatura, e populisti, hano ripreso per mettere in dubbio la narrativa generale,  i  White Helmets e sostanzialmente,   ciò che ci raccontano  (http://www.butac.it/bufala-la-bambina-di-aleppo/).

Praticamente,  la costante è sempre la stessa, se qualcuno si attiene, alla versione del duo Assad/Putin cattivo, con genocidio,  manifestazioni pacifiche e white helmets salvatori, le sue affermazioni si accettano senza troppe storie, giusto per precauzione(visti anche gli errori gia emersi nei primi anni )  l’uso del tempo condizionale nell’articolo.

Se invece qualcun’altro, che  pure si è recato in luogo,  o ci è nato, testimonia una realtà ben differente,  guadagna  stuole di detrattori, indagini ad personam, accuse di essere pagato e seguito di debunker in assetto di guerra alla bufala.

Un’atteggiamento questo dei ricercatori di bufale, che si scioglie come neve al sole, quando Media e attivisti dell’altro schieramento,  ci ripetono ad esempio di “Ultimo Ospedale bombardato”, per la ventesima volta in sei mesi.

Cosa però ancor più antipatica, visto che almeno ufficialmente,  non siamo in guerra contro il governo siriano, è quella di selezionare i testimoni a cui dare spazio e credito.

Raramente qualche voce dall’altro campo, interessa gjornalisti e inviati occidentali.

Ogni tanto qualche autorita’ religiosa in loco,  viene intervistata, probabilmente per dare un idea generale di informazione pluralista, ma è diverso il discorso se sono invece  semplici cittadini siriani,   come ad esempio il medico dei frati maristi Nabil Antaky,

Nabil Antaky , medico dei frati maristi di Aleppo
Nabil Antaky , medico dei frati maristi di Aleppo(http://www.movimentobaseitalia.it/index.php/2016/05/02/aleppo-parla-dott-nabil-antaki-media-occidentali-raccontano-menzogne-fanno-passare-vittime-ribelli-altro-non-terroristi-ci-bombardano-sostengono-pure-lultim/)

Oppure  suore missionatie  argentine, che ad Aleppo vivevano e operavano, ad esprimersi . Chi critica i ribelli e sostiene l’operato dell’esercito siriano è infatti un sostenitore di Assad e del regime, e questa dicotomia pare chiudere ogni discorso e ogni riflessione. Come se dall’altra parte ci fosse un movimento democratico e pacifista , o il semplice considerare la propria vita e il proprio paese, pre guerra,  un paese vivibile e dignitoso, fosse sinonimo di crudeltà e malafede.

 

Eva, inoltre, non è l’unica straniera che dalla propria esperienza in Aleppo e in Siria, ha maturato  tale opinione, l’attrice boliviana Carla Ortiz, anche lei  più volte entrata in Siria, e nella stessa Aleppo lo scorso dicembre,  è giunta a identiche conclusioni.

Come Eva e Carla, anche  Pierre Lecroff, un francese, che ha passato l’intero 2016 in Aleppo, ci ha sempre parlato di ribelli colpevoli di massacri e bombardamenti su zone residenziali,  di propaganda e omissioni dei Media, e faziosità diffusissime.

Pierre Lecroiff in casa di una famiglia nel quartiere governativo di Zhara
Pierre Lecroff in casa di una famiglia nel quartiere governativo di Zhara
Pierre in Aleppo in maggio 2016
Pierre in Aleppo in maggio 2016

In questi casi, le testimonianze, diventano però “Fonti pro regime, quindi non affidabili  probabilmente pagate dalla televisione russa R.T., o da Assad, oppure vengono semplicemente ignorate.

Un atteggiamento,  ovviamente fazioso, e irrispettoso anche dei cittadini, clienti dei giornali, che pagano un canone e delle tasse, volenti o nolenti,  per l’accesso al’informazione,  e che alla fine di ogni legislatura,  dovrebbero consapevolmente esprimersi.

Un modo di fare informazione che, tecnicamente,  si chiama Propaganda,  propaganda bellica e politica.

Per questo motivo in Europa, un breve video e una dichiarazione di Lina Shamy,  compaiono nei giornali e nei telegiornali,  facendo di lei una famosa testimonial, mentre un video live del   giovane italo siriano Abdullah,  che da dicembre viaggiava per Aleppo, filmando e condividendo ciò che vedeva e provava, si cataloga invece come “roba trovata in rete, di dubbia provenienza”, e forse non lo conoscera’ quasi nessuno (Abdullah , giovane italo/siriano, in Aleppo da dicembre https://www.facebook.com/abdullah.badinjki.mi/videos/10212155731636707/?hc_ref=PAGES_TIMELINE).

 

Dedicato alla città di Aleppo :