Siria e servizi segreti occidentali, tra incompetenza e malafede.

“Il carrozzone deve andare avanti, il circo ha sempre bisogno di nuove tappe e lo spettacolo non si puo fermare. C’è chi attacca i volantini,  chi addestra le bestie, chi monta il tendone e chi fa i salti mortali,  ma soprattutto a fine spettacolo,  c’è chi conta l’incasso e lo divide”

 

Quando penso ai servizi segreti mi viene in mente un tentacolo, quando  immagino la testa della piovra, mi accorgo però di sbagliare. Non c’è nessuna piovra, e nemmeno una gerarchia piramidale, ferrea e strutturata. Non ci sono delle menti illuminate, che tirano le file di burattini, ma soltanto un immenso leviatano. Una creatura che si nutre di se stessa e di cio che la circonda, praticamente una forza in cui mente, corpo e anima, sono fuse in unico insieme, chiamato Interesse. Non  mi fraintedete, senza dubbio esistono persone più influenti di altre, e persone che devono comunque sottostare a degli ordini, ma quello che mantiene una rete di potenti uniti è sempre il comune interesse.

Fare politica ad alto livello, significa necessariamente creare una rete di contatti di alto livello, tra i quali rientra chiunque possiede un influenza importante in ogni settore che conta. Fare carriera significa molto spesso,  crearsi una rete di contatti, alleanze e favori da cui attingere. Fare soldi invece significa produrre le condizioni di guadagno e quasi sempre, avere soldi, aiuta a farne altri.

Quando tutto questo si incrocia,abbiamo una rete di interessi, magari trasversale, elastica e quindi mutabile in alcune figure, ma c’è comunque un Interesse potente,  talmente potente da godere di vita propria, e come per un circo, ognuno nel suo ruolo, se non per amore, se non per passione, se non per idee comuni, sarà comunque legato al bene dell’altro, affinche lo spettacolo vada avanti.

I servizi segreti non sono immuni a queste dinamiche. Le persone infatti ottengono benefit, o problemi,  a seconda di quanto chi è legato a loro, ottiene uno o l’altro. Per questo motivo, se alcuni politici e alcuni appaltatori,  i capi e gli immediati sottoposti, hanno interesse che le cose vadano in una direzione,  un dipendente capace,  adeguera’ i suoi sforzi, al perseguimento dell’obbiettivo.

L’obbiettivo massimo della guerra,  non è necessariamente la vittoria , non è la risoluzione dei conflitti e nemmeno la libertà del genere umano.

L’obbiettivo primo è sempre l’interesse personale e di chi è parte del circolo.

Spostare soldati dalla Germania alla Lituania, ad esempio,  genera appalti per miliardi e coinvolge dall’ultimo fornitore di pentole, al primo politico che cavalca la battaglia,  senza nemmeno l’effettivo bisogno di farla la guerra, e quindi di vincerla, l’importante è mettere in piedi un’altro spettacolo. Una volta poi che lo show è allestito,   è bene  che ci sia una prossima tappa , perché un ultimo spettacolo di addio,  non serve a nessuno.

L’interesse personale del dipendente, invece,  non è  tanto nel risolvere i problemi una volta per tutti, ma assecondare i bisogni e le dinamiche propri e del gruppo.

Ecco perché nessun servizio segreto serve davvero allo scopo di rendere sicuri i cittadini del proprio paese natale , quindi a eliminare i cosidetti cattivi, ed ecco perché nessuna guerra potrà mai essere l’ultima.

La guerra, combattuta o meno, è soltanto parte dello spettacolo e lo spettacolo sta in piedi solo quando genera business.

In Siria, e nei paesi limitrofi, assieme a tutto il carrozzone, sono partiti anche i servizi segreti, equamente divisi tra chi addomesticava le bestie (addestratori), chi contava spese e ricavi (analisti) e chi affiggeva  i volantini pubblicitari (consiglieri diplomatici).

A tutta questa turma di giostrai, il fatto che Isis o Alqaeda, esistessero e prosperassero, importava relativamente.

La cosa importante, era se Isis o Alqaeda, potessero essere variabile utile al evento oppure no. Se poi le tigri finiscono per azzanare   il domatore, è parte del rischio, e  “the Show must go on”,  lo spettacolo deve andare avanti, e si mandano allora  in scena i pagliacci ( i portavoce politici generalmente ), si tampona la ferita, e successivamente,  il presentatore (il presidente solitamente), annuncia la prossima esibizione,  e possiamo magari ammirare planare gli  acrobati.

L’unica differenza tra questo è il circo è che qui gli spettatori non sempre si  limitano a osservare, dopo aver pagato il biglietto,  ma sono talmente coinvolti nello spettacolo,  da diventarne vittime.

 non esiste una guerra al terrorismo,  al massimo si colpiscono dei terroristi ”

Quando si vuole davvero vincere una guerra, la si combatte come in Iraq o in Libia su tutti i fronti.  Ecco che l’avversario viene quindi demonizzato come parte della propaganda bellica,  viene isolato finanziariamente e colpito anche economicamente in ogni modo, così da limitarne potere, consenso interno e sostentamento,  e viene attaccato militarmente in maniera proporzionale al raggiungimento dell’obbiettivo.

Una guerra a due paesi ricchi e geograficamente situati in posizione strategica, teoricamente,   compensa in pieno i costi e genera nuovi guadagni. Una guerra al terrorismo invece costa, e il beneficiario puo essere un paese terzo con il quale il rapporto è pessimo . Nessuno quindi sano di mente e parte del sistema,  proporrà mai in questo momento, un intervento atto a eliminare  Alqaeda e Isis, dalla Siria, perché significherebbe spendere miliardi di $ per fare un favore a Bashar Assad,  al Iran e a Putin, e danneggiare  alcuni degli stessi  finanziatori dell’apparato

Ecco perché i pagliacci di turno debbono canzonare slogan quali “Assad è parte del problema” oppure “L’entrata in scena della Russia allontana una soluzione del conflitto”. Non potendo dire che limitatamente a quel territorio,  gli sforzi reali per distruggere Isis o Al qaeda,  inizieranno soltanto ci conviene, si manda il messaggio che l’ostacolo a una soluzione sono appunto i  nostri rivali (che dovrebbero accettare di perdere come atto di buona volontà ). Questo con buona pace delle vittime di un Bataclan come di un villaggio cristiano del Est Homs.

Eppure tutti i presentatori del circo (i politici di primo piano), e i dipendenti, hanno chiaro che il terrorismo fondamentalista islamico, ha la sua base dottrinale nel wahabismo e i suoi finanziamenti e appoggi più influenti proprio in Arabia Saudita e nelle petro monarchie confinanti. Che la soluzione o quanto meno la battaglia contro il fondamentalismo passerebbe per forza da uno scontro, armato o culturale o politico/economico, contro quegli stati, i dipendenti del circo, lo sanno molto bene. Lo affermano nei loro meeting, come ad esempio faceva l’ex vicesegretario al tesoro Stuart Levey nel 2007, a un meeting del Aspen Institute

 

e lo riportano nei loro documenti, come questo estratto del tenente colonnello ed ex consigliere alla pianificazione politica del governo israeliano,  Jonathan D. Alevi (    https://www.jcpa.org/jl/vp531.htm) , lo si trova scritto nelle loro email,  ( email di Clinton 30/12/2009 a proposito di Arabia Saudita alqaeda e taleban https://wikileaks.org/plusd/cables/09STATE131801_a.html) (e anche report ed email del 2014 a proposito di Isis , Alqaeda e Arabia Saudita http://www.salon.com/2016/10/11/leaked-hillary-clinton-emails-show-u-s-allies-saudi-arabia-and-qatar-supported-isis/) e talvolta persino pubblicamente in sfoghi che almeno in parte dovranno poi ritrattare (https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2014/10/06/behind-bidens-gaffe-some-legitimate-concerns-about-americas-middle-east-allies/?utm_term=.2e5f76b9dfb4).

Non possono però farci proprio niente,  per la semplice ragione, che i potenti di Arabia Saudita,  Qatar, Kuwait e Emirati,  sono parte del circo, né sono addirittura tra i “Finanziatori”.

L’Arabia Saudita possiede infatti 117 miliardi di $ del Debito pubblico americano (http://www.repubblica.it/economia/2016/05/17/news/debito_usa_arabia_saudita-139971934/)

L’ Arabia Saudita  con circa 31 milioni di abitanti,  ha  superato l’India (che ha un miliardo di abitanti però) ed è diventato il Primo paese importatore di armi nel 2015 (http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2015-03-08/l-arabia-saudita-supera-l-india-e-primo-importatore-armi-mondo-2014–174318.shtml?uuid=ABqCo45C) è il primo cliente dell’industria britannica degli armamenti , oltre alle 200 joint venture che producono un giro di affari di 18 miliardi di sterline, ed è il partner storico degli Stati Uniti d’America,  al quale nel periodo che va dal 1950 al 2006 , ha elargito la somma di 62,7 miliardi $ per armamenti e 17 miliardi per costruire installazioni militari (https://www.isn.ethz.ch/Digital-Library/pubblications/detail/?id=146431ng=en.) (da Il patto con il diavolo. Come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis di Fulvio Scaglione )

Una cifra che nonostante la consapevolezza dell’identità del interlocutore,ovvero  il regno Wahabita della Arabia Saudita,  è salita battendo ogni record nel 2016,arrivando a 1,5 miliardi di $, nella totale accondiscenza dei vertici del partito democratico,  fossero il presidente uscente, o la candidata in corsa (http://m.asianews.it/index.php?art=38297&l=it).

Capite anche voi, che pretendere una lotta al fondamentalismo a tutto campo,  è semplicemente assurdo, sarebbe come chiedere a un cantante di fare la guerra ai suoi produttori.

 

” intelligence … mica tanto !”

 

Qui di seguito riportero’ alcune Operazioni di Intelligence,  che se lette con la pretesa di scovare un Intelligenza,  nel modo in cui sono state condotte, ci lascerebbero al quanto perplessi.

 

La scrittrice e analista politica  Loretta Napoleoni, nel suo libro ” Isis lo stato del terrore “,partendo dal periodo dei dissidi tra Alqaeda e Isis, del 2013 quando ancora erano ancora alleati, che fu oggetto di dibattito tra i sostenitori dei 2 gruppi , nei social,   racconta quel che segue :

《 […] questi dibattiti non hanno suscitato l’interesse degli innumerevoli think tank sorti dopo l’11 settembre con lo scopo di studiare fenomeni come il processo di radicalizzazione e il terrorismo del fondamentalismo islamico. L’intenso uso che i membri del Isis fanno dei social media e delle tecniche di comunicazione più avanzate,  allo scopo di fare proseliti e raccogliere fondi, dovrebbe rappresentare per questi organismi,  una sorta di manna dal cielo. Invece non è cosi.

La rivista “The Atlantic”, analizzando la strategia social mediatica del Isis, ha scoperto che essi ricevono 72 retweet per ogni tweet inviato usando l’account in lingua araba @Active Hastag, che promuove gli hastag più popolari per attirare utenti. Le opportunità di studiare il gruppo di Al Bagdadi erano tante, così come le opportunità di penetrarne elettronicamente al interno, ma nessuno era interessato neanche ad approfondire la consocenza.

Paradossalmente i servizi di Intelligence e i Media tradizionali occidentali, non solo hanno ignorato per un paio di anni gli sviluppi dello Stato Islamico,  ma quando finalmente hanno mostrato qualche interesse hanno chiesto alle persone sbagliate. Le prime vittime di questa carenza di Intelligence sono stati i giornalisti.

Tra aprile e maggio del 2014 mi stavo preparando a tornare a Aleppo dalla Turchia. L’intelligence occidentale mi ha aggiornato su quello che stava accadendo nella battaglia tra le forze di Assad e i ribelli. Mi hanno detto che il regime di Assad era sul punto di crollare, quindi non c’era pericolo ad usare la strada che dal confine porta a Aleppo.

Ero la prima giornalista straniera a varcare quel confine,  abbiamo finito a viaggiare lungo 15 km di linea del fronte,  non so come abbiamo fatto ma siamo sopravvissuti. Quando sono tornata ho riferito che i ribelli si sono ritirati e che la città era nelle mani di Assad, ma loro non mi hanno creduto e neppure la stampa internazionale ha voluto pubblicare la mia storia.

I servizi di informazione e i Media continuavano a dire che le cose, da quel che vedevano su Facebook e YouTube stavano diversamente. Riceviamo notizie diverse dai ribelli tramite i Social Media che ci raccontano e ci mostrano immagini della loro vittoria. L’unico giornale che ha pubblicato il mio servizio è stato Le Monde […]

Estratto da “isis lo stato del terrore ” di Loretta Napoleoni

Inquietante poi è sia l’incompetenza (o la malafede ) dei servizi segreti americani, che la mancanza di spirito di osservazione e critica dei Media, che ne’ rilanciavano le veline, senza nemmeno fare caso alle incongruenze,  che emergono con il passare del tempo.

Nel 2014 infatti La Repubblica pubblicava questa velina :

Isis: Cia raddoppia stime,tra i 20mila e i 31.500 miliziani

Washington, 12 set. – Lo Stato Islamico conta ‘tra i 20mila e i 31.500′ miliziani tra le sue fila in Siria e in Iraq: la stima e’ della Cia, l’agenzia di intelligence americana, che ha praticamente raddoppiato la cifra data con la valutazione precedente, nel mese di maggio (quando stimava in circa 10mila il numero degli jihadisti). L’aumento dei miliziani negli ultimi mesi e’ dovuto al ‘reclutamento maggiore avviato da giugno, dopo i successi (dell’Isis) sul campo di battaglia e l’annuncio della creazione di un califfato’, ha spiegato un portavoce. La Cia ha fatto conoscere le cifre 24 ore dopo l’annuncio del presidente Usa, Barack Obama, di un’offensiva per frenare l’avanzata jihadista, un’operazione che ora si allarghera’ anche alla Siria e che prevede l’invio di altri 475 militari in Iraq. .
(12 settembre 2014 http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/isis-cia-raddoppia-stimetra-i-20mila-e-i-31-500-miliziani/news-dettaglio/4543354)

Una stima ridicola, volutamente  in ribasso, ripresa anche dalle altre testate, a cui sarebbe bastato contrapporre i dati incrociati di quel anno, tra territori conquistati, e grandi battaglie condotte al’interno dei 2 stati, non solo contro gli eserciti iraqeno e siriano, ma anche contro gli ex alleati ribelli, ai quali avevano preso l’intera regione di Raqqa e quella di Deyr al zour ( fatta eccezione di parte della città,  occupata ancora dal’esercito siriano ), soltanto in Siria.

Eppure   nel 2016 un funzionario che desiderava rimanere anonimo,  rivelerà al Afp (associazione stampa libera ), che erano oltre 50 Mila i miliziani del Isis uccisi dai soli raid della Coalizione ! (http://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2016/12/10/news/isis-stato-islamico-iraq-siria-110273/) (http://www.lastampa.it/2016/02/10/esteri/diminuiscono-i-miliziani-dellisis-in-siria-e-iraq-aumentano-in-libia-M04Dg9EcOptLZZ4MeE8qiO/pagina.html)

Praticamente dei 31 mila vivi nel 2014, 50 mila erano successivamente uccisi dalla sola Coalizione,  e ne sarebbero rimasti appena 15 o 25 mila secondo questo funzionario.

Quei 15/25MILA  che a oggi 27/01/2017 resistono ad Al Bab contro l’esercito turco, assediano Deyr al zour,  hanno riconquistato Palmyra,  tengono ancora la metà di Mosul, nonostante i 3 mesi di offensiva di decine di migliaia di iraqeni e curdi, supportati anche dalla coalizione, contrastano l’avanzata curda nei pressi della diga di Raqqa regione, controllano il quartiere di yarmouk a Damasco mantengono una presenza nel Qalamon, controllano un settore della regione di Dara, sono presenti in Est Hama e Nord Sweyda, possiedono cellule dormienti in ogni zona della Siria e di quasi tutto l’Iraq.

In sostanza  dei Rambo, visto che hanno  contro una stima di 550 mila nemici in Siria secondo una stima estratta da Wikipedia,  molto al  ribasso rispetto ai miei dati, ma che prenderò come termine di paragone (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_siriana), e 830 mila iraqeni,  decine di migliaia di Peshmerga curdi, contingenti turchi e russi, più gli aerei e le truppe speciali della coalizione a guida Usa. (http://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2016/12/10/news/isis-stato-islamico-iraq-siria-110273/) ( http://www.lastampa.it/2016/02/10/esteri/diminuiscono-i-miliziani-dellisis-in-siria-e-iraq-aumentano-in-libia-M04Dg9EcOptLZZ4MeE8qiO/pagina.html0

Un’affermazione che da sola avrebbe dovuto far riflettere sulla credibilità dei numeri che C.I.A  e Pentagono fanno circolare. Tralasciando che nei 2 anni indicati, senza ombra di dubbio, Isis ha perso piu uomini in combattimento contro le forze NON aderenti alla coalizione(Siria, Iraq, Hezbollah,  Russia ),  e le  forze terrestri confinanti quali Ypg e ribelli, che non i saltuari raid della coalizione Usa . Per comprensione potreste usare i dati dell’opposizione siriana,  come quelli del S.O.H.R. , che di certo non è interessato a fare propaganda al regime siriano, e vedreste che in dicembre 2014, cioè 4 mesi dopo l’inizio dei raid americani (e alleati ) , il numero di raid contro postazioni e territori Isis in Siria, era inferiore a quello dell’aviazione siriana compiva in 2 soli mesi (http://www.analisidifesa.it/2014/12/quasi-2-500-raid-aerei-siriani-in-50-giorni/).

Coalizione che pare essere carente anche di personale in grado di leggere le cartine e pianificare le missioni,  stando almeno allo stesso dipartimento di stato, visto che per errore (cosi affermano ), bombardavano la collina di Jabal Tardhe,  avamposto strategico in Deyr al Zour, sotto controllo risaputo  del’esercito siriano,  uccidendo circa 80 soldati lealisti, invece dei combattenti Isis (http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/17/news/siria_raid_usa_strage_soldati-147988020/)

Soltanto chi monitora  il conflitto da un punto di vista prettamente  militare,  come il sito  ” Analisi e Difesa “, si è preso la briga di ridicolizzare le stime fornite (http://www.analisidifesa.it/2016/12/o-gli-usa-mentono-o-lisis-e-immortale/).  La stampa,  i servizi e  i politici, non  amano invece  ricordare i  loro errori. Non stupisce quindi, che nonostante  sbandierate offensive debbano partire per Raqqa fin del 2015, Raqqa sia ancora controllata dai 15/25 mila immortali  miliziani che restano al Isis, secondo C.I.A. e dipartimento di stato, e anzi  contrattacchino persino, tanto da riprendersi Palmyra in dicembre. (http://www.lastampa.it/2015/11/18/esteri/cos-nasce-la-grande-offensiva-anticaliffato-cSX50uQZwwKGCB3zn9arCO/pagina.html)(http://www.huffingtonpost.it/2016/11/06/offensiva-raqqa_n_12826140.html)

D’altronde, i Servizi americani e i giornali, non sono Nemmeno in grado di capire quando un singolo miliziano è ancora vivo,  oppure è morto, vedi il caso di Abu Omar Al shishany (che è anche un nome di battaglia talmente diffuso, dal causare parecchia confusione negli impiegati dell’Intelligence.

 

“Morte, presunte morti e smentite, Abu Omar Al shishany”

 

È ufficialmente morto il 14 luglio 2016, quando l’agenzia di stampa Amaq, legata allo Stato Islamico, ha confermato la morte di al-Shīshānī, attribuendola alle ferite riportate in combattimento nella città di al-Shirqat, nel governatorato di Salah al-Din in Iraq.[23] Lo Stato Islamico stesso, ha ammesso l’uccisione di al-Shīshānī, giurando vendetta.[24]

Non è la prima volta tuttavia che al-Shīshānī viene dichiarato morto o catturato, per poi ricomparire: fu dato per deceduto la prima volta a novembre 2014 nel Caucaso,[25] poi in Iraq a giugno 2015,[26] e poi dichiarato catturato dalle United States Army Special Forces a Kirkuk nel dicembre 2015.[27] Shīshānī fu creduto morto ancora una volta il 14 marzo 2016 in seguito alle gravissime ferite riportate dieci giorni prima quando il suo convoglio fu colpito da un raid aereo americano presso al-Shaddadeh, una cittadina strategica fra Siria ed Iraq, attaccata dai peshmerga.[2] Queste ipotesi tutte rivelatesi evidentemente false.

 

” servizi si , ma di chi ? “

È la conclusione naturale di chiunque rifletta un minimo sul contesto. Abbiamo servizi di Intelligence che non sono apparentemente in grado di prevedere chi colmera’ il vuoto di potere lasciato nelle zone di conflitto,  che non sono nemmeno nelle condizioni di sapere cosa faranno i miliziani addestrati e armati, una volta entrati nel territorio della missione ( https://pjmedia.com/homeland-security/2016/09/16/shock-video-us-backed-moderate-free-syrian-army-rebels-threaten-to-kill-embedded-us-special-forces/) e che si affidano a personale interno, che una volta in loco, cambia bandiera, come nel caso del agente dei servizi francesi,  di origine magrebina, che mandato in Siria per fornire sostegno agli insorti e combattere l’esercito siriano (e presumibilmente infiltrare gli stessi jhadisti ) ha finito per passare con i qaedisti,  finendo alla testa del gruppo Khorassan. Per quell’episodio, La Francia fu poi costretta a chiedere agli Usa, di bombardare l’ex agente transfuga, divenuto nel frattempo molto pericoloso a causa della sua consocenza di figure e dinamiche e dei servizi segreti francesi (http://www.corriere.it/esteri/14_ottobre_06/anche-007-francese-traditore-bersagli-raid-usa-siria-2f3fd166-4cdb-11e4-8c5c-557ef01adf3d.shtml).

Forse bisognerebbe iniziare a comprendere che i servizi segreti non sono al servizio dei cittadini dei propri paesi, e non operano per ridurre le minaccie nel mondo, ma sono semplici dipendenti , pagati ovviamente con i soldi degli spettatori,  che rispondono agli azionisti del più grande Circo del mondo, quello della Guerra.

In video il generale in pensione ed esperto di contro insurgenza e psi.ops, Paul Vallely in Aleppo nel 2014.

 

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