Aleppo lì dove la fiction si è frantumata contro la realtà. Intervista a Rudolf El-Kareh (prima parte).

Proponiamo l’intervista, tradotta dal francese, al sociologo e politologo libanese Rudolf el Kareh sul ruolo dei media nel conflitto siriano, in particolare sul ruolo rivestito durante la liberazione di Aleppo.

Intervista integrale rintracciabile a questo indirizzo: http://www.afrique-asie.fr/component/content/article/75-a-la-une/10736-alep-ou-le-recit-fictionnel-s-est-fracasse-contre-la-realite

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La Conferenza di Astana é il frutto del ritorno di tutta la città di Aleppo nel seno dello Stato Siriano.

E’ lì, nella seconda città della Siria, che si sono viste al loro massimo splendore le “manipolazioni” del racconto mediatico dominante sulla guerra in Siria.

Così come lo descrive il sociologo e politologo Rudolf El-Kareh, specialista del medio-oriente,consultato frequentemente dalle istituzioni europee.

Secondo lui, la maggior parte dei grandi media occidentali sono stati letteralmente “arruolati” nella guerra riportando “il racconto dominante” conforme agli interessi e alle strategie di alcuni Stati ed infarcito di “disinformazione”.

D. Il recupero della totalità di Aleppo da parte dello Stato siriano, a fine dicembre, è una svolta nella guerra in Siria. Non solo sul piano militare, ma a anche livello del racconto mediatico.

R.  Sarebbe ora di guardare in faccia la realtà. Vi è stato, da parte  di un gruppo di Stati con sistemi di valori opposti, una manipolazione dell’informazione ed una presentazione dei fatti dentro un racconto finalizzato a servire i loro interessi e le loro strategie.

Come tutte le azioni che si sviluppano in questi casi sono stati mobilitati tutti gli strumenti classici della propaganda. Principalmente la disinformazione, la demonizzazione, i luoghi comuni.

I gruppi terroristi affiliati a DAECH ed Al Nosra (oggi Fateh Al Cham, per non dire Al Qaida, Ndr) quanto i loro cloni sono stati presentati come dei simpatici “insorgenti” o come dei “ribelli”.

Senza dimenticare l’occultamento dell’identità dei loro padrini e dei loro finanziatori. Una formidabile macchina, al ritmo di un rullo compressore, è stata messa al servizio di questa strategia.

L’apogeo di questi artifizi ha accompagnato la battaglia per la liberazione dei quartieri della città di Aleppo tenuti, dal 2012, da Al Nosra ed i suoi cloni sotto la direzione di un QG dove operavano ufficiali appartenenti ai servizi di diversi paesi, vicini e non, secondo il meccanismo del “leading from behind”, il “comando indietro”.

Il caso dei “caschi bianchi” con la loro faccia di Giano, allo stesso tempo immagini virtuali dell’umanitarismo mediatizzato e combattenti di Al Nosra organizzati da un vecchio membro dei servizi britannici, sono stati un esempio grottesco.

Oggi la fiction si è letteralmente fracassata contro la realtà.

D. Secondo Lei i media sono stati arruolati in questa guerra?

R. E’ evidente. E non é una novità. Ricordatevi della guerra di invasione all’Iraq. Il Pentagono inventò una nuova forma di giornalismo: il giornalismo “embedded”, il giornalismo “incorporato”. Incorporato in cosa? Nello stesso veicolo del soldato e nella narrazione autorizzata dell’evento. Come potrebbe, un giornalista messo in una tale “condizione”, adottare una postura diversa che non sia quella di empatia verso il militare che rischia la sua vita e, quindi, inscrivere il suo racconto in una dimensione altra, diversa, da quella voluta dalla strategia politico-militare?

Questo non è più giornalismo.

E quando le norme così definite vengono trasgredite, perché un altro racconto si manifesta, intervengono gli errori programmati.

Ricordatevi del bombardamento dell’Hotel Palestine a Bagdad nel 2003, dove risiedevano giornalisti che trasmettevano un altro sguardo dell’invasione.
In fondo, la gestione dell’informazione in questa forma è stata teorizzata da manuali del Pentagono dopo la guerra del Vietnam. il Comando americano considerò aver perso la guerra perché aveva perso il comando del racconto e dell’informazione, cosa che rovesció l’opinione americana contro la guerra.
Dicevano, i manuali, che bisognava impedire a qualsiasi prezzo qualunque nuovo scenario stile vietnamita.
Questi imperativi si sono sommati ai metodi della “soft war” che potremmo tradurre come la “guerra delle menti”, le cui metodiche perniciose mirano dapprima a delegittimare l’avversario.
Da allora questo andazzo ha conosciuto uno sviluppo intenso ed inedito, con una manifattura quasi industriale di menzogne e di operazioni sotto false bandiere, d’altronde totalmente illegali in termini di diritto internazionale. La guerra in Siria è stata un terreno propizio.

D. Pensate ci siano buone e cattive agenzie di stampa?

R. Tutta l’informazione è iscritta dentro una linea editoriale. nessuno può pretendere di possedere il monopolio della verità assoluta. Il legame tra i fatti ei loro significato é una operazione particolarmente complessa. Ma le storie dominanti nelle principali agenzie europee ed americane, le fonti della stampa e dei medi europei, in specifico Francia e Gran Bretagna, e nei giornali chiamati “di riferimento” nord-americani, ricamavano instancabilmente  sui temi dei racconti ufficiali, senza smentite né verifiche. Senza contare le imposture degli ideologi.
Che piaccia o no, il racconto di agenzie come Russia Today o Rossia Segodnya su Aleppo e la crisi siriana si è rivelato essere il più prossimo alla realtà.
E’ questo che sembra disturbare.
Aleppo da questo punto di vista ha costituito uno snodo, mediatico e strategico.

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D. Quale è per voi la frontiera tra finzione e realtà?

R. Cinque anni fa il luogo comune propagandato era quello di un popolo che come nel famoso dipinto  di Delacroix, “la libertà che guida il popolo” si sarebbe lanciato all’assalto di un regime definito dittatoriale. Ora, è emerso, che al di là di aspirazioni reali e legittime per una profonda riforma del sistema politico, che l’obbiettivo era distruggere lo Stato siriano, le sue istituzioni e la società siriana stessa, come si è voluto distruggere lo Stato iracheno  e la società irachena dopo l’invasione del 2003 e come ci si é accaniti fra un tempo e l’altro sullo Stato libico.

D. Per Lei quale é la versione della Liberazione di Aleppo più prossima alla realtà?
R. Quello che é successo ad Aleppo è stata la liberazione della parte della città occupata dalle bande terroriste strutturate attorno ad Al Nosra, venuti dalla Turchia nel 2012 e che avevano occupato alcuni quartieri, senza riuscire a prendere la Cittadella. Una grande parte della popolazione si è rifugiata nei quartieri situati ad ovest sotto controllo dello Stato siriano e delle sue istituzioni. La progressione era stata fermata e dopo un periodo di stabilizzazione dei “fronti”, le operazioni di ripresa del territorio erano state rilanciate dall’esercito siriano, e progressivamente una parte dei quartieri coinvolti, già dal 2014, erano stati ripresi.
La nozione inetta di “quartieri ribelli” era dominante nel racconto della situazione, banalizzando l’idea che le zone occupate si fossero sollevate da sole contro il potere.
In questo immaginario così costruito, la città di Aleppo è stata ridotta a questi quartieri.
Le perdite civili subite nei bombardamenti quasi quotidiani di quello che è stato chiamato Aleppo Ovest da certi ambienti per far credere alla divisione politica della città, sono stati sia passati sotto silenzio, sia imputati… all’esercito siriano.
Il massimo della falsificazione è stato raggiunto con l’invenzione di un personaggio appartenente ad Al Nosra incaricato del titolo di sindaco di Aleppo quando non era neppure di Aleppo e neppure la funzione di sindaco esiste (cosa evidentemente non nota alle istituzioni europee Il ” sindaco” di Aleppo ricevuto dalle istituzioni europee )
Tutto questo allestimento da operetta è crollato quando, dopo un tentativo condotto da Al Nosra e dai suoi epigoni di recuperare il terreno perduto, la resa dei gruppi armati è stata organizzata e la città ha ritrovato la sua unità.
D. Ci sono state, però, pesanti campagne di bombardamenti condotte ad Aleppo dall’esercito russo e siriano, con numerosi morti tra i civili…

Le operazioni di ripresa della città sono state condotte dall’esercito siriano con il sostegno russo. Quello che è stato bombardato sono state le linee di difesa dei gruppi armati. I bersagli erano i depositi di armi, i posti di comando, le colonne di rinforzo venute dal nord vicino alla Turchia. Erano azioni militari condotte secondo le regole dell’azione militare in una condizione di guerra.
Come in ogni caso simile.
Aggiungete a questo che si trattava, se serve, della ripresa del controllo del territorio nazionale nel quadro delle missioni costituzionalmente assegnate ad ogni esercito di uno Stato moderno.
Il diritto bellico, detto “ diritto umanitario internazionale ” implica di proteggere i civili. Questo significa che tutte le guerre, sopratutto nelle aree urbane, possono colpire i civili e per evitarlo devono essere prese tutte le misure necessarie.
Come principalmente la costruzione di corridori di evacuazione che Al Nosra ha tentato di distruggere sia con i bombardamenti sia con le minacce.
La conoscenza pratica del terreno e del terreno umano da parte dell’esercito siriano spiegano allo stesso modo le manovre operative complesse che hanno permesso il crollo rapido dei gruppi armati e la loro resa, evitando combattimenti usuranti di cui i civili sono le prime vittime.

Fine prima parte.

24/01/2017

Rudolf El-Kareh

piccola biografia

Sociologo e politologo libanese. Già professore universitario in Libano, Francia e Canada. Co-autore, fra l’altro, di “International Justice and Impunity, the case of the United States”. Membro della “Conferenza di Raboué” che associa l’insieme delle chiese orientali ed i responsabili politici laici.

Seconda Parte

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