Discorso del Leader Muammar Al-Gheddafi all’Incontro Ministeriale di Unione Africana e Unione Europea su Migrazioni e Sviluppo

Discorso del Leader Muammar Al-Gheddafi all’Incontro Ministeriale di Unione Africana e Unione Europea su Migrazioni e Sviluppo 22.11.2006 Nel Nome di Dio. Benvenuti in Libia. Porgo i miei saluti a questa riunine dell’Unione Europea (UE) e dell’Unione Africana (UA). Visto che l’argomento della nostra riunione è migrazione e sviluppo, questo ritrovarsi di continenti testimonia il senso di responsabilità dei governi e degli altri attori verso i cittadini delle nostre due unioni.

In aggiunta ad esprimere il senso di responsabilità delle due Unioni verso i cittadini, ciò riflette anche la consapevolezza di una crescita del fenomeno che si è imposta di recente in maniera da far riflettere tutti gli interessati sulla maniera migliore di affrontarlo.

Non voglio parlare a lungo e nemmeno ripetere ciò che avete detto oggi o quanto è stato detto in altra sede sul fenomeno in questione. Su di esso è stata fatta luce ed è stato esaminato fino in fondo. Voglio invece soffermarmi su alcuni principi costanti umani e naturali e affrontare la natura della vita della gente.

Agire contro natura è nuotare contro corrente. Nuotare contro corrente è la maniera migliore di fallire. Molti dei problemi importanti del mondo d’oggi sono un nuotare contro corrente Perciò c’è un vizio in molti dei problemi politici, economici, sociali e riguardanti la sicurezza nel mondo. Il fallimento deriva dall’ignorare le regole della natura.

È nella natura delle cose che la Terra appartenga agli esseri umani. Dio creò la Terra per tutti. Egli ci istruì su come muovercisi. Noi abbiamo un libro Rivelato dal Cielo chiamato Corano (che vi si creda o no è un’altra storia); in esso, Dio ci ordina di migrare in varie parti della Terra. Ci dice di andare dovunque vogliamo in essa. È un riconoscimento che la Terra appartiene a tutti i popoli e che hanno il diritto di muoversi in essa per guadagnarsi da vivere. Per tutte queste ragioni, ognuno ha il diritto di migrare in diverse parti della Terra: perché Dio la creò per tutti.

Qui è necessaria una pausa. Dobbiamo credere che la Terra appartenga a tutti noi. I popoli hanno il diritto di migrare e di vivere in qualsiasi parte della Terra. I confini politici, i trattati ufficiali e via di seguito sono invenzioni trovate da poco. La natura non li riconosce comunque.

Avete visto come alcune di queste nuove invenzioni hanno causato problemi, dispute di confine e guerre tra stati. A volte, centinaia o anche migliaia di persone vengono uccise una guerra per pochi centimetri di terra. Il problema che considerate ora e che sta dando tanta apprensione è come affrontare col movimento di popoli e con le migrazioni sulla Terra. Il problema è il risultato dei confini da noi creati, dell’identità costruita per ogni gruppo umano e dei documenti ufficiali che debbono portarsi appresso. Abbiamo creato tutte queste cose innaturali e artificiali.

È naturale per i popoli muoversi, vivere e trovare da vivere dappertutto sulla Terra. Chi sono gli abitanti attuali dell’Europa? Sono immigrati dall’Asia. L’Europa era disabitata. Se l’immigrazione fosse stata proibita, l’Europa sarebbe disabitata ancora oggi. Chi sono gli abitanti del Nord e del Sud America? Sono immigrati dagli altri continenti: in Nord America vengono dall’Europa; in Sud America vennero dalla Penisola Iberica, dall’Africa e da altre part del mondo. Ecco un altro fatto.

Anche noi in Nord Africa siamo immigrati. Venimmo dalla Penisola Araba 1000 anni fa. Alcuni di noi vennero 5000 anni fa. I cosiddetti berberi sono arabi enigrati dalla Penisola Araba 5000 anni fa. Gli arabi, che vennero con l’Islam, sono stati qui per più di 1000 anni. Questi flussi migratori crearono i popoli che attualmente abitano il Nord Africa.

Ora si parla parecchio a livello mondiale delle popolazioni indigene, dei loro diritti, della loro tragica storia e dei loro stermini.

Cosa significa ciò? Significa che gli immigrati giunsero in un luogo preciso e diventarono così dominanti in esso che oggi c’è un appello internazionale alla protezione dei loro diritti. Quando si parla di “popoli indigeni” si intende che gli emigranti vennero e si stabilirono in un certo luogo—sia esso l’Australia, le Americhe, l’Africa o parti dell’Asia. Gli abitanti attuali dell’Australia sono indigeni?

Niente affatto. Sono immigranti. Dove sono i popoli indigeni dell’Austraia? Ce ne sono rimasti pochi. Il resto venne oppresso e sterminato. Chi sono le popolazioni indigene dell’America? Sono i cosiddetti Indiani Pellirossa. Dove sono ora? Sono stati uccisi e sterminati.

Se vogliamo bandire la migrazione, bisogna che bandiamo anche la presenza umana in tutti i continenti. Si permetta a tutti di ritornare da dove sono venuti. Si lasci che gli abitanti dell’America ritornino in Europa.

Si lasci che gli europei ritornino in Asia. Gli arabi del Nord Africa dovrebbero ritornare alla Penisola Araba. Gli abitanti dell’Australia dovrebbero tornare in Gran Bretagna, in Olanda o da qualsiasi altre paese di provenienza. I boeri in Sudafrica, ormai parte integrante della popolazione, debbono ritornare in Olanda.

Sono i fatti; anche se nelle loro riunioni ministri ed esperti non li affrontano. Questi fatti irrefutabili e perturbanti vengono ignorati. Ci concentriamo sui rami e sulle foglie dell’albero senza prestare attenzione alle radici. È un tentativo destinato a fallire.

Milioni di neri vennero trasferiti dall’Africa all’Europa e all’America. Perché ora li si ferma? Ecco: due pesi e due misure. Quando c’era bisogno dei neri per usarli come bestie da soma, nessuno diceva che dovessero essere rispettati e lasciati vivere nel loro continente.

Al contrario, si pretendeva che la loro trasferta fosse legittima. Erano spediti come merci attraverso l’oceano. Chi non era fisicamente adatto veniva buttato in mare a nutrire i pesci. Nord America ed Europa debbono il loro sviluppo al lavoro dei neri.

Era una migrazione forzata. Quando il movimento di popolazione da un posto a un altro andava a beneficio di una certa parte, la migrazione era imposta. Si cacciava la gente come fossero animali nelle giungle dell’Africa. Ora proprio a questa gente, i neri d’Africa, si dice che il loro uscire ed emigrare dall’Africa mette in allarme e bisogna farlo cessare.

Quelle povere anime chiedono: “Quando ne avevate bisogno, avete spiantato i nostri avi e detto che la migrazione era necessaria. Perché è diverso adesso?” È proprio vero che quello che ho appena detto è in qualche modo presente nella mente di tanti, analfabeti inclusi.

Tali pensieri spingono all’emigrazione. Nel loro dialogo interno si domandano: “Se hanno spiantato i miei avi, perché si mettono a sbarrarmi la strada? “ La migrazione era il motore di sviluppo del mondo. Certe razze sono emigrate in altri posti.

Gli indigeni vennero assimilati. Gli emigranti lavorarono per lo sviluppo dell’Australia, delle isole del Pacifico e dell’Atlantico. Si stabilirono ed effettuarono lo sviluppo di tutti i continenti del mondo. Questo dice tra sé e sé il povero africano analfabeta. Perché mi fermano adesso? La risposta alla domanda è ciò che lo costringe a salire a bordo dei ‘barconi della morte’ di cui avete parlato.

“L’ultima epoca di schiavitù fu quella in cui i neri vennero fatti schiavi dai bianchi. La memoria di quell’epoca rimane viva in mente ai neri fino a quando si sentano riabilitati e restituiti alla loro dignità. Questo evento tragico, la consapevolezza dolorosa di esso e la ricerca psicologica di risarcimento che risulta dalla riabilitazione di una razza intera sono le ragioni del movimento di rivendicazione del potere della razza nera. Queste ragioni non possono venire ignorate”. Questo è parte di ciò che il “Libro Verde” dice a proposito della Razza Nera. Per farvi risparmiare tempo, rimando chi avesse ulteriore interesse al capitolo terzo del Libro Verde.

La terra appartiene a tutti gli esseri umani. Le migrazioni ebbero luogo in passato. Vi seguì la schiavitù. Non ci fu obiezione allo spiantare popoli dai loro paesi per impiegarli come schiavi. Dopo di ciò iniziò l’era del colonialismo. Tutti questi elementi si intrecciano nel cuore e nella mente del popolo africano migrante di oggi. E tutti si armano contro tale migrazione.

Il colonialismo diede agli africani e agli altri popoli colonizzati l’impressone che la terra appartenesse a tutti e che nessuna parte di essa fosse proprietà esclusiva di un gruppo e proibita ad altri. I popoli del cuore dell’Africa videro i belgi entrare e stabilirsi nelle loro terre e prendere possesso di parte di esse; videro il Congo intero diventare proprietà personale di Leopoldo.

Videro gli stranieri stabilirsi nello Zimbabwe e nel Malawi e chiamarli Rhodesia del Nord e del Sud. La Libia era considerata Quarta Costa di Roma e ciò diede ai libici l’impressione che Italia e Libia fossero uno stato solo. Se la Libia è la Quarta Costa di Roma, perché allora si proibisce a un libico di andare in Italia? Quando era necessario rendere la Libia la “quarta costa” vi si mosse guerra. Ora si dice: “No, tu sei un immigrato illegale, non sei ben accetto qui, sei libico e straniero”. Non avevate detto che la Libia era la vostra “quarta costa”? Era accettabile perché serviva ai vostri interessi e ora che serve ai miei non lo è più?

Solo di recente la Francia ha ammesso che l’Algeria era parte integrante del suolo francese. La Francia ha governato l’Algeria per 130 anni; l’ha annessa nel 1930 e l’ha dichiarata parte invisibile del suo territorio. Il fatto convinse gli algerini che loro e la Francia erano parti di uno stesso intero.

Quando vanno in Francia, vanno quindi nel loro paese. Come si può dire oggi agli algerini che sono immigranti? Come può essere? Ci avete detto che l’Algeria era parte della Francia. Quando abbiamo messo in discussione tale assunto, ci avete combattuto. Un milione e mezzo di algerini pagarono con la loro vita per mettere in discussione quell’assunto. Allo stesso tempo la Francia e l’Europa continuarono a insistere che l’Algeria era parte integrante della Francia. Convinsero gli algerini che erano francesi ed europei. E allora perché non potevano andare in Francia?

Il Marocco è uno stato indipendente. È membro della Lega Araba, dell’ONU e de’l’Organizzazione della Conferenza Islamica. Geograficamente, Ceuta e Melilla sono in Marocco; però sono parte della Spagna. Come si potrebbe mai convincere un marocchino che Spagna e Marocco sono la stessa cosa? Come si potrebbe dire ai marocchini che sono stranieri e immigranti in Spagna? Dovrebbero poter andare a Madrid come vanno a Rabat.

Durante l’era coloniale, ai popoli dell’Africa si faceva credere che Europa e Africa fossero un tutt’uno integrato. Il Re del Belgio era proprietario di tutto il Congo. In tale caso i congolesi, come proprietà del Re del Belgio, avrebbero potuto andare liberamente nella terra del loro Re e Proprietario. Potevano trasferirsi in Belgio e viverci e lavorarci come se fossero in Congo. Lo stesso valeva per gli algerini in Francia. Essendo il loro paese considerato la Quarta Costa di Roma, i libici avevano il diritto di andare a Roma. Ai cittadini di Zambia, Zimbabwe, Malawi e Rhodesia si disse che i loro paesi appartenevano all’Inghilterra; quindi potevano andare in Inghilterra come se si muovessero all’interno del loro paese.

A un certo punto, il Canale di Suez era britannico. Come si poteva impedire a un cittadino egiziano di andare in Inghilterra se questa era proprietaria di una parte di Egitto? Come non gli si può permettere di lavorare o anche di risiedere in Gran Bretagna? Se il Canale di Suez, parte integrante dell’Egitto, fosse proprietà della Gran Bretagna, come si potrebbe negare agli egiziani il diritto di vivere in Gran Bretagna? Cos’è più grave? Il riconoscimento della proprietà da parte di una potenza straniera dell’intero canale che si trova in territorio egiziano o la presenza di alcuni egiziani che cercano lavoro in Gran Bretagna?

Ancora oggi gli Alti Commissari della Corona Britannica sono in vari continenti. L’India era il Gioiello della Corona. All’epoca, i cittadini indiani potevano andare in Gran Bretagna a milioni, visto che erano soggetti alla Corona. Come si può dir loro che siano immigranti stranieri?

Alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale diedero inizio i paesi europei. Decine di milioni di uomini vennero uccisi in esser. L’Europa aveva bisogno di manodopera e quindi si caldeggiò l’immigrazione dall’Africa e dall’Asia per rimediare alla carenza. È un fatto molto importante perché diede agli africani e agli asiatici il senso che, in tempi di bisogno, potevano andare in Europa.

Quando l’Europa ebbe bisogno di loro, vennero trasferiti. Quando c’era bisogno di loro come schiavi, soldati o manodopera a basso prezzo, vennero trasferiti. Quando l’Europa ebbe bisogno di colonie, entrò nei loro paesi.

Sarebbe ignorante e superficiale da parte nostra ignorare questi accumuli storici e psicologici. Oltre a ciò, l’era coloniale si risolse nel saccheggio delle ricchezze africane. Le miniere d’oro vennero esaurite e lasciate come crateri aperti nella terra. Diamanti, rame, minerali ferrosi, cobalto, manganese e fosfati vennero trasferiti nelle vecchie potenze coloniali.

Dopo aver conseguito la cosiddetta indipendenza, i popoli delle ex-colonie vollero ricostruire i loro paesi. Scoprirono che delle ricchezze era stata fatta razzia e sentirono di dover inseguire le ricchezze perdute. Uno scrittore francese di cui ora non ricordo il nome disse: “O la ricchezza va al popolo o il popolo andrà dove la ricchezza si trova”.

L’assunto è vero. Le ricchezze vennero trasferite dall’Africa all’Europa. Gli africani inseguono le ricchezze della loro terra; non possono rinnovarle. Quindi emigrano come manodopera nelle fabbriche costruite con le ricchezze del loro continetne. Avvertono che la rete viaria, il sistema irriguo e le ferrovie che attraversano l’Europa e l’America sono il frutto del lavoro dei loro avi. Si sentono quindi in diritto a una parte di quella ricchezza.

Si possono restituire le materie prime all’Africa? Se ciò fosse il caso, bene. Questa è la prima decisione da prendere. Gli africani andarono in Europa a cercare una parte della loro ricchezza saccheggiata. Se fosse restituita loro, la migrazione si fermerebbe e loro tornerebbero al loro continente per trovare l’oro, i diamanti, il carbone e gli altri materiali loro restituiti. Ciò concorrerebbe alla fine delle migrazioni.

I prodotti agricoli dell’Africa come il mango, l’ananas, il cacao, il caffè e la papaya diventano shampoo e lozioni per il corpo in Europa quando ne hanno invece bisogno gli africani. Invece di lavarsi con l’ananas, che gli europei lo restituiscano agli africani, che ne hanno bisogno per mangiare. Oppure andiamo tutti in Europa a lavarci con l’ananas.

Chi ha trasformato un cibo nutriente in un cosmetico? Il settore privato, che non cerca altro che il profitto a spese della miseria di milioni di persone. Si sente parecchio in merito al bisogno di incentivare il settore privato. Però era proprio quel settore a rubare il cibo ai bambini affamati e a trasformarlo in prodotti cosmetici per profitto mentre i bimbi morivano di fame. Di uova, cacao, latte e tutte le varietà di frutta si fece shampoo!

E ora passiamo ad alcune misure in vigore che nei fatti favoriscono la migrazione. Lo scopo della nostra riunione è di affrontare la migrazione e di invertirne il corso. Però ci sono alcune misure politiche e amministrative in atto che vanno contro tale proposito e favoriscono la migrazione.

Prendiamo il processo di Barcellona, di cui fanno parte il Nord Africa, il Medio Oriente, l’Europa e il Mediterraneo. Quindi, come cittadino sotto l’ombrello di Barcellona, ho diritto a muovermi per l’Europa.

Il Processo di Barcellona non ha forse invocato la cooperazione, l’eliminazione della povertà, la libertà di movimento e di lavoro?

Non ha forse difeso l’aiuto reciproco e il vivere in pace gli uni con gli altri? Non punta alla creazione di un solo parlamento e all’armonizzazione legislativa e al raggiungimento di condizioni simili tra le sue parti componenti? Come possiamo essere simili quando tu sei ricco e io povero? Io debbo diventare ricco quanto te. Poi, tu cittadino europeo devi permettere a me cittadino africano di condividere la tua ricchezza.

Il Processo di Barcellona ha caldeggiato questa linea di pensiero. Come si può dare inizio al processo e poi decidere di mettersi contro i suoi logici risultati? Questo incontro è contrario allo spirito di Barcellona.

Lo spirito di Barcellona sostiene l’integrazione, per permetterci di trasferirci in Europa a milioni. Finite il Processo di Barcellona: quando ciò succederà si potrà dire che Europa e Africa sono due entità distinte separate dal mare. Sì, quando quel processo sarà annullato mi convincerò che siamo due identità separate e non una. Però, quando parlate di cooperazione Euro-Mediterranea, mi avete incluso nell’Europa; avete fatto di me in Libia una parte dell’Europa.

Sotto l’egida di Barcellona ho il diritto di andare fino in Scandinavia. Se ciò è inaccettabile, allora bisogna porre fine a questo processo contraddittorio.

C’è un’altra nozione: quella della Nuova Vicinanza presentata dalla UE, interessante quanto il Processo di Barcellona. Se vogliamo Barcellona, allora dobbiamo accettare i suoi risultati. Ma che non sia come la schiavitù o il colonialismo, un bene se è di vantaggio a te e un male se lo è a me.

Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto e Giordania sono diventati i “vicini” dell’Europa per la nuova iniziativa. I vicini hanno diritti e doveri reciproci. Quando hanno bisogno, si rivolgono ai vicini. Qualcuno potrebbe dire: “Sono del Quartiere: vado dai miei vicini”. Chi sono quei vicini? Sono gli europei che mi hanno accettato come loro vicino. Avete detto che l’Algeria, il Marocco, la Tunisia, l’Egitto e persino la Giordania nel Medio Oriente sono vostri vicini? Allora quei popoli hanno il diritto di andare dai loro vicini in Europa.

Uno dei risultati di questi accordi (Barcellona, il Nuovo Vicinato e la Cooperazione Euro-Mediterranea) è che gli africani che non fanno parte del nuovo circolo ora entrano nei paesi confinanti per entrare in Europa attraverso i suoi ‘vicini’. Uno viene da un paese africano che non fa parte del Processo di Barcellona; entra in un paese che invece ne fa parte e quindi va in Europa in virtù di quegli accordi.

“Da dove viene?” “Dall’Algeria”, rispose. “Perché viene in Europa?” La risposta sarebbe: “Perché l’Algeria è parte del Processo di Barcellona. Non comprende forse l’Europa e il Mediterraneo? Io vengo dal Mediterraneo. Perché mi impedite di migrare Io sono qui a vivere e a godere dei benefici di Barcellona e del Nuovo Vicinato”.

C’è un’altra cosa chiamata Società Mediterranea o qualcosa di simile. Una società implica che come soci si divida tutto. Quando si parla di società e tu sei ricco e io povero, vuol dire che io debbo poter accedere alla tua ricchezza. Questa è la società. È questo il significato di società proposto ai paesi nordafricani? Se sì, bene: diventiamo soci e condividiamo tutto.

Questi sono slogan attraenti. Nessuno potrebbe avere obiezioni. Però, il fatto che siano pensati per secondi fini e basati su doppi standard potrebe distruggere la cooperazione internazionale. Le loro contraddizioni sono una minaccia grave alla politica internazionale. Prima parlate di società e poi dite che non potete dividere. Tornate da dove siete venuti. Non mi avete detto che ero il vostro socio? Se siete seri sulle risoluzioni che volete adottare, allora tutte quelle cose, la Società, il Vicinato e Barcellona, vanno annullate. Bisogna ritornare ai visti.

Tra le cose che facilitano la migrazione c’è il Visto Schengen. Ora la gente cerca di avvicinarsi al paese europeo più vicino; appena arrivati, tirano un respiro di sollievo perché si apre a loro l’intera Europa.

Sotto l’accordo di Schengen non vengono richiesti visti tra paesi europei. Li avete annullati e poi vi chiedete perché le migrazioni aumentano? Avete lasciato la porta spalancata. Reistituite i visti. In passato qualcuno che volesse andare in Germania si sarebbe chiesto: “Come ci arrivo?” Ora non deve fare altro che arrivare per nave in Francia e andare in Germania da lì.

Schengen gli permette di farlo; quando saprà che non è più un accordo valido, ci penserà due volte. Se ci sono confini e visti richiesti, come riuscirà a passare dalla Francia alla Germania? Tali ostacoli lo scoraggeranno dal lasciare il Ghana, il Mozambico o lo Zimbabwe. Ora credono che andare in Europa sia facile.

Basta solo arrivare al paese europeo più vicino, anche se solo a nuoto. Una volta lì, uno ha il resto dell’Europa aperto di fronte a sé. Per fermare l’immigrazione bisogna abolire il visto Schengen. Altrimeni non ha senso chiedere perché i flussi migratori aumentano. Anche la Libia deve reistituire il requisito del visto per i paesi arabi e non-arabi. Qualsiasi arabo può entrare in Libia senza un visto. La Libia è un paese arabo con una piccola popolazione e senza povertà. È logico che tanti Arabi vogliano andarci.

Però la Libia non è la loro destinazione. Dalla Libia vanno in Europa. Le statistiche dicono che l’80% degli emigranti dalla Libia sono arabi. Il restante 20% viene dall’Africa. Si avvantaggia del mancato requisito del visto per entrare in Libia. Lì trovano le squadre e i contrabbandieri, le barche e gli agenti per andare in Italia. Le indagini in sono in corso in Libia.

S’è scoperto che alcuni funzionari qui prendono bustarelle e sono coinvolti in operazioni di contrabbando. Hanno creato le loro mafie e le loro bande assieme ai cittadini di Egitto, Algeria, Marocco e altri paesi africani ed europei. Alcune turiste europee trovano un marito libico o egiziano. Ecco un modo per i loro mariti per entrare legalmente in Europa.

Ci sono tanti modi di aggirare la legge. Sono sicuro che ne siete al corrente. Alcuni distruggono il loro passaporto all’arrivo e riversano su di voi il problema e il peso di occuparsi di loro.

Ci sono anche altri appelli ai diritti umani, al diritto d’asilo, ai diritti dei popoli migranti, a combattere la discriminazione e il razzismo. Sono slogan meravigliosamente umani. Sono addirittura rivoluzionari. Sono tra gli elementi che incoraggiano la migrazione.

Se volete limitare la migrazione dovete fare i conti con quegli elementi. Se dal momento in cui chiunque metta piede in Europa gli si pùo garantire lo stato di rifugiato e uno stipendio mensile, verranno a migliaia.

Siete stati voi a inquinare il concetto di diritto d’asilo. Ci sono limiti precisi alla definizione di chi è o non è rifugiato politico. Ora, un criminale può scrivere che è stato il presidente di un partito democratico. Può andare in Svizzera o in qualsiasi altro paese e dire che è stato perseguitato nel suo.

E viene accettato come rifugiato politico e riceve sostegno finanziario. Quando la gente vede che un criminale vive felice e contento in Svizzera, pensa di dover seguirne l’esempio.

Ogni criminale, ogni ladro e ogni ‘cane sciolto’ è tentato di fare lo stesso: falsificare qualche documento e far finta di essere all’opposizione nel paese d’origine. Appena sentono parlare di diritti umani e di libertà, questi imbroglioni saltano sul carrozzone e si dicono difensiori dei diritti umani e della libertà di asilo. Tale atteggiamento ha incoraggiato tutti, cani e porci, a fare lo stesso.

Cos’è un rifugiato politico? È qualcuno coinvolto in politica – ministro, presidente, re, membro del parlamento, possessore di passaporto diplomatico o membro di un partito politico legittimo – che fa fronte a persecuzioni nel suo paese per ragioni puramente politiche.

Se tale persona chiede asilo in un altro paese, lo si può accettare. Alcuni sono colpevoli di omicidio nei loro paesi. Una volta scoperti, fuggono in Europa e sono trattati come rifugiati politici. Questa è una farsa. Alcuni non hanno posizioni politiche nei loro paesi, quindi scappano e diconodi essere all’opposizione e chiedono asilo politico. Ma non sono politici; sono solo cani sciolti. Come si possono ricevere in quanto rifugiati politici? Tale atteggiamento ha spinto tanti a comportarsi così per potersi poi trasferire in Europa.

L’Europa deve riconsiderare e ridefinire i rifugiati politici. Può forse essere rifugiato politico chiunque vi inganni? Guardate quelli a cui è stato concesso asilo politico e poi sono diventati terroristi. In Europa la scelta è semplice. Potete essere fedeli ai vostri slogan, che vuol dire che non potete ridiscutere la migrazione: dovete accettare tutti gli immigranti che vi vengono alla porta anche se fossero cento milioni.

Oppure dovete riconsiderare i vostri slogan e le vostre politiche per tappare tutte le scappatoie che incoraggiano l’immigrazione. L’approccio di sicurezza all’immigrazione è destinato a fallire. I confini della Libia si estendono per seimila chilometri. Non possiamo prevenire il contrabbando di cibarie sovvenzionate a basso prezzo a Ciad, Niger, Sudan o altri paesi confinanti. Qualsiasi cosa facciamo, anche se coinvolgiamo la NATO, non saremo mai capaci di controllare quei confini.

Potreste anche accettare la realtà. Potreste anche riconoscere che le migrazioni sono un fenomeno naturale con cause storiche, psicologiche ed economiche. Potreste accettare il fenomeno come si accetano le Tsunami e altri fenomeni naturali.

Così non ci sarebbe bisogno di sforzarsi in incontri come questo. Potreste farlo oppure affrontare le cause che incoraggiano la migrazione. Le cause di oggi sono ben note. Bisogna porvi fine: al problema del visto, a Barcellona, all’Euro-Mediterraneo, ai diritti umani, alla maniera di concedere asilo politico, ai diritti degli immigranti e degli altri rifugiati. Tutto questo va rivisto in maniera tale da non incoraggiare l’immigrazione. Tutto quanto fate ora o è già in atto la incoraggia. E poi chiedete perché c’è? Se un animale affamato vede il cibo vicino, sicuramente cerca di prenderlo. Come potrebbe altrimenti? È naturale che si avventi sul cibo quando questo è disponibile.

La gente va in Europa perché ogni cosa che attuate li incoraggia a farlo. Barcellona, l’Euro-Mediterraneo, il saccheggio, il visto unico, i diritti umani, i diritti dei rifugiati, i diritti di non so che, l’organizzazione della società civile e tutti gli altri elementi di questa confusione, tutto ciò spinge alla migrazione.

Tutti questo fattori osteggiano questo nostro incontro. Anche la lingua ha il suo ruolo in ciò. Se la Nigeria è un paese di lingua inglese, come potrebbe un nigeriano non andare in Inghilterra? Se è stato fatto parte di una lingua e di una cultura, come e perché gli si impedisce di andare nel paese d’origine?

Anche il Ghana è di lingua inglese. Perché non si consente a un suo cittadino – colonizzato, oppresso, ridotto schiavo, a cui si è imposta una lingua – di andare in Inghilterra? Nessuno ha mai pensato che un giorno egli potesse usare tale condizione e creare problemi rivendicando il diritto di entrare nel vostro paese perché parla la stessa lingua.

Lo stesso vale per i francofoni. Farebbero fatica a capire perché un incontro come questo, contro l’immigrazione, abbia addirittura luogo. Direbbero che sono francofoni e che quindi hanno il diritto di andare in Francia. “Parliamo la stessa lingua e facciamo parte della stessa cultura e quindi siamo lo stesso popolo. A cosa serve l’incontro? Annullatelo perché noi andiamo dritti in Francia”.

Conoscete bene questi fatti, ma preferite negarli. Sarebbe una catastrofe se non li conosceste. C’è un’altra dimensione pericolosa riguardo alle migrazioni. Guardate la carta del mondo e vedrete i paesi da cui gli immigranti partono e quelli a cui arrivano. Una grande esplosione demografica è cominciata in Asia.

Avrà conseguenze nel mondo intero. Onde di immigranti andranno ovunque ci sia un vuoto demografico. Ora affrontate l’immigrazione dall’Africa all’Europa. Presto tutti noi in Africa e in Europa dovremo far fronte alla nuova sfida di vaste onde migratorie dall’Asia. Verranno come sciami di locuste in seguito all’esplosione demografica in Cina, nell’Oceano Indiano e nell’Estremo Oriente. Uno sguardo alla carta del mondo rende molto chiara tale minaccia. Come vi proponete di far fronte alla sfida?

Siete qui riuniti per discutere le migrazioni dall’Africa all’Europa. Ora, sta per verificarsi un diluvio di proporzioni astronomiche. Verranno, ome Gog e Magog nella Bibbia. Sto suonando il campanello d’allarme per il mondo intero. L’esplosione demografica in Asia è un altro grave problema e inghiottirà l’Africa e l’Europa. Per favore prendete nota e siate miei testimoni.

Un altro sguardo alla carta rivelerebbe altre cause per l’aumento delle migrazioni. Gli attuali interventi militari in Iraq, nel Golfo, nel Medio Oriente, nelle regioni curde in Turchia e in Iran e le condizioni del Corno d’Africa, tutto ciò aumenta l’immigrazione; e così anche le numerose guerre civili nelle Filippine del Sud, nel sud della Thailandia, in Cecenia, nella Regione dei Grandi Laghi dell’Africa Centrale, nella Costa d’Avorio, nel Corno d’Africa, in Ciad e nel Sudan. Tutte queste guerre civili aumentano l’immigrazione. Chi c’è dietro? Le stesse mani che crearono il colonialismo e causarono disastri nel mondo: il settore privato, i fabbricanti e i commercianti d’armi che ne traggono profitto.

I servizi segreti europei scelgono qualcuno, lo addestrano, gli assegnano fondi adeguati e la responsabilità di far scoppiare una guerra tra tribù, una disputa di confine, un conflitto entico o religioso in qualche parte del mondo. Quando questa guerra inizia va tutto a vantaggio dei mercanti e dei fabbricanti d’armi.

Diventa anche un pretesto opportuno per l’intervento internazionale. Chi finanzia i Caschi Blu ne trae profitto, anche le Nazioni Unite. È un tale giro d’affari! Quando una guerra scoppia l’ONU manda settantamila agenti di page, che hanno bisogno di fondi. Il denaro si dà all’ONU. Se il costo stimato dell’operazione è di dieci milioni di dollari, l’ONU ne spende sei e se ne tiene quattro per sé. Anche l’ONU è diventata un mercante di guerra o un agente che lavora su commissione.

Concludendo, non voglio che ci siano confuzioni o malintesi su quanto ho detto. Non voglio scoraggiarvi né obiettare alle misure per combattere le migrazioni. Al contrario, sono del tutto con voi. Spero di vedere la fine delle migrazioni. La Libia è tra i paesi seriamente toccati dalle migrazioni.

Hanno esaurito le nostre risorse. La popolazione in Libia è il doppio o il triplo rispetto ai locali; e consumano la loro parte dei prodotti a basso costo sovvenzionati dallo Stato libico. Speriamo veramente che troviate una soluzione al problema.

Sono stato del tutto onesto con voi. Ho svelato la verità e l’ho lasciata nuta di fronte a voi perché troviate una soluzione; ciò è prova della mia sincerità. Se un paziente ha bisogno di un intervento chirurgico non gli si somministrano gli antidolorifici. Sarebbe un ingatnno, un atto che solo una persona ignorante potrebbe compiere. L’onesta detta che un medico di professione si esprima onestamente col paziente e gli dica la verità sul suo caso; e lo informi se ha bisogno di un intervento chirurgico importante e non solo di antidolorifici.

Ciò che ho tentato di fare è stato di mettervi la verità di fronte. La terra appartiene a tutti gli esseri umani. Gli abitanti di tutti i continenti sono in origine migranti. Ciò va tenuto in conto, assieme ai fatti riguardanti le epoche di schiavitù e colonialismo e il saccheggio delle risorse naturali. Non possiamo trascurare che il Primo e il Secondo Mondo hanno tolto la vita a milioni di persone e quindi ora incoraggiano la migrazione verso l’Europa e verso altre parti del mondo. Dobbiamo ricordare le ragioni e le cause di quelle guerre.

Erano le potenze coloniali a imporre il loro linguaggio ai popoli colonizzati. Erano loro a dare l’impressione che gli africani e gli europei fossero dello stesso continente e che fossero lo stesso popolo. Come mai si potrebbe parlare di due continenti distinti quando allo stesso tempo si parla di Congo Belga, Libia Italiana, Sudan Francese, Sudan Britannico e Algeria Francese? Ciò dà alla gente l’impressione di avere il diritto di recarsi nella loro “Madre Patria”.

Inoltre, devo dire che gli argomenti summenzionati, come il visto singolo, Barcellona, la cooperazione Euro-Mediterranea e gli appelli ai diritti umani e ai diritti dei rifugiati hanno, tutti assieme, facilitato le migrazioni. Lo dico schietto di fronte a voi per potervi aiutare nel vostro compito. Se volete risolvere il problema potete farlo solo facendo fronte a questi fatti.

Vi auguro ogni riuscita. La pace e la benedizione di Dio siano con voi.

Preso da: http://algaddafi.org/muammaralgheddafiparlaitaliano/muammar-al-gheddafi-parla-italiano—discorso-del-leader-muammar-al-gheddafi-allincontro-ministeriale-di-unione-africana-e-unione-europea-su-migrazioni-e-sviluppo–2-5-

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Un pensiero riguardo “Discorso del Leader Muammar Al-Gheddafi all’Incontro Ministeriale di Unione Africana e Unione Europea su Migrazioni e Sviluppo

  1. Un discorso ben composto . Non concordo con la sua tesi riguardo alla migrazione come diritto senza un obbligo di adattarsi alle regole del paese dove si vuole andare (i patti vano sempre bine se sono concordate) .. Non importa le origini di un popolo ma quanto la loro formazione sociale nel momento della migrazione.

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