Libia, i soldi europei

giugno 2013

L’appello accorato di don Moses Zerai direttore di Habeshia Agency Cooperation for Development, un’agenzia di informazione eritrea, al mondo politico dell’Unione Europea, affinché si ponga fine al martirio dei profughi africani, in fuga dai paesi subsahariani e dalle regioni occidentali del continente, assiepati nei gulag libici, costruiti con i fondi della commissione europea ROMA – Il 20 Giugno prossimo verrà celebrata  la “Giornata mondiale dei rifugiati”. “Ma cosa c’è da celebrare?” – si domanda in una nota diffusa da Habeshia Agency Cooperation for Development, diretta da don Moses Zerai –  nei ultimi anni, complice anche la crisi morale e sociale del continente europeo, dove si nota una forte regressione dei diritti umani, dove avanzano sempre più le politiche meno propense all’accoglienza, abbiamo ascoltato discorsi apertamente xenofobi. La verità – prosegue il documento – è che c’è in giro una forte insicurezza, volutamente disseminata nei ultimi anni, amplificando a dismisura notizie di cronaca che vede coinvolti gli ‘extracomunitari’, addirittura inventando un reato inesistente, come quello della ‘clandestinità’, facendo cosi allarmare maggiormente l’opinione pubblica, per un tornaconto elettorale”.

Nella galera con la targa della Commissione Europea. Si tratta, in verità di una tendenza in atto un po’ in tutta l’europa, “compresa la ‘civilissima’ Svizzera – sottolinea Zerai – si appresta a celebrare un referendum per tentare di modificare la legge sul diritto di asilo, praticamente per tentare di chiudere le porte in faccia, a migliaia di richiedenti asilo. Cosi l’Europa preferisce finanziare paesi come la Libia, affinhcè trattenga nei suoi lager centinaia di profughi in fuga dai loro paesi come la Somalia, l’Eritrea, il Sudan. Ecco – dice il direttore

di Habeshia – ho ricevuto due segnalazioni dalla libia da gruppi di profughi eritrei che sono trattenuti nei lager, dove è affissa la targa della Commissione Europea e quello del IOM” (l’Organizzazione mondiale delle migrazioni).

Bersagli da tiro a segno per militari ubriachi. “I profughi – dice ancora Zerai – mi chiedevano il perché si trovassero in una struttura costruita con fondi europei, dove 54 eritrei di fede cristiana sono costretti a vivere ammassati, e dove ogni giorno vivono l’incubo a causa dei militari ubriachi o drogati che sparano all’impazzata, o si divertono a tirare i sassi per colpire nel mucchio”. Tutto questo accade ogni sera, secondo molte testimonianze, nel centro di Burshada, targato IOM e Commissione Europea, strutture nate con fondi europei usati per costruire galere dove i profughi subiscono torture e umiliazioni inimmaginabili. “E’ questo l’uso che si voleva fare di quelle strutture? – si chiede il direttore di Habeshia – in cosa consiste la ‘via libera alla cooperazione tra UE e Libia per combattere l’immigrazione clandestina?”

Tra i detenuti anche 15 bambini. In un altro centro, a Suman (Libia), sono trattenute donne africane, di cui 95 eritrei, 10 etiope, altre 10 di diversa provenienza dalle regioni occidentali del continente. Ci sono 10 donne in avanzato stato di gravidanza, alcune stanno quasi per partorire, all’ottavo e nono mese, che non hanno mai visto un medico, nessuna assistenza o controlli preventivi per evitare rischi legati al parto, in luoghi non idonei per le pessime condizioni igenico sanitarie delle strutture e per il sovraffollamento. Con loro ci sono anche 15 bambini, di età variabile, dai 7 mesi ai 5 anni, tutti costretti a vivere in detenzione senza nessuna colpa. Devono subire sofferenze inspiegabili, e tutto – a quanto pare – in nome della protezione della “fortezza Europa”. “Le donne – afferma ancora Zerai – mi hanno riferito che tra loro ci sono anche delle malate bisognose di cure, che soffrono al cuore, che hanno gravi problemi all’utero, altre ancora asmatiche. Tutte faticano a sopravvivere in quelle condizioni di violenza e sporcizia”.

“Che uso si sta facendo dei fondi in Libia?”. “Quello che ci chiediamo – scrive ancora nel suo documento Moses Zerai – è chi deve proteggere i profughi e rifugiati, se le persone bisognose di protezione internazionale sono stipate in questo modo nei lager, sulla facciata dei quali ci sono le targhe dell’UE o dell’IOM, istituzioni che dovrebbero rappresentare per molti profughi e rifugiati la ‘salvezza’, la protezione, l’accoglienza, invece di vivere in un incubo che sembra non finire mai. Faccio appello all’Unione Europea – conclude la nota – di cooperare con la Libia per combattere le violazioni dei diritti umani, contro le discriminazioni di cui sono vittime le comunità Cristiane e quelli di origine Sub-Sahariana. L’Unione Europea dovrebbe combattere i motivi che spingono i popoli dell’Africa Orientale a lasciare la loro terra, per cercare un posto più sicuro dove vivere. Serve una seria lotta contro la fame, contro le guerre e le dittature. l’UE non deve diventare complice degli abusi, dei lager dove le persone vengono massacrate di botte fino alla morte. L’UE rischia di spingere questa gente nelle mani dei trafficanti, spesso in divisa militare e per questo chiedo ai politici europei di chiarire che uso si sta facendo dei fondi europei in Libia”.

Fonte:http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/06/07/news/habeshia-60605522/

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