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Costa d’Avorio: neocolonialismo francese e guerra

Cominceremo la pubblicazione di una serie di video documentari sull’imperialismo.

Oggi è la volta della Costa d’avorio e il colonialismo Francese. Da notare e comparare il format utilizzato, dai paesi occidentali… il format è sempre lo stesso. Armare un gruppo di ribelli per far salire un burattino prono al potere imperialista occidentale. Sembra di rivivere un film già visto, ogni volta. Osserviamo, studiamo e deduciamo. Buona Visione.

BREKING: Serraji paga 50 milioni di dinar ai mercenari per attaccare Wershafana.

NOTA: Prima di proseguire è necessaria una premessa, al contrario di quanto accade nei media italiani, ed occidentali, ( silenzio di tomba), sui siti libici ed internazionali, in questi giorni sentirete che in Libia, uomini di Zintan hanno attaccato i “”criminali”” a Wershafana. SEMPLICEMENTE QUESTO é FALSO, questi non sono parte della tribù di Zintan, ma sono mercenari pagati dal governo di occupazione di Al Serraji, ( quello voluto dall’ ONU e sostenuto dall’ italia , per capirci). A cui si è aggiunta la cosiddetta Brigata rivoluzionaria di Tripoli

Il consiglio degli anziani della tribù Zintan si è dissociata da questi criminali guidati da Osama al-Juwaily, e non riconosce questi ratti come membri della tribù.

La notizia dei 50 milioni pagati si trova qui: http://www.libya24.tv/news/116779

Ecco uno dei pochi articoli in italiano:

Libia. Wearshefana sotto attacco, il leader Abu Amid lancia un appello all’Onu

di Vanessa Tomassini –

Dopo la pausa dei giorni scorsi, gli uomini del Consiglio militare di Zintan guidati da Osama al-Juwaily avrebbero ripreso la spedizione contro la città di Wearshefana. Una prima offensiva era partita mercoledì sera, causando la morte di alcuni bambini, ma senza grandi successi dal punto di vista militare. al-Juwaili avrebbe anche sferrato un attacco con gas tossici contro la tribù dei Mahashia. Abbiamo raggiunto il capo del Consiglio supremo delle tribù di Wearshefana, al-Mabrouk Abu Amid, con cui il nostro giornale è in contatto per seguire l’evoluzione della vicenda. “Wearshefana è stata esposta per quattro anni ad uccisioni e sequestri, dal 2011 ha subito crimini ingiustificati, immorali ed illegali con la distruzione e l’incendio di 7.500 case. La vera motivazione di questa guerra è quella ​​di cambiare l’assetto demografico della popolazione che ha un’importanza strategica. In questi giorni siamo stati attaccati con il pretesto di una campagna militare contro alcuni guerriglieri sospettati di criminalità e terrorismo, ma la vera ragione è quella di controllare la Quarta Brigata in Aziziyah, che appartiene all’esercito. Inoltre, siamo sotto attacco per via della presenza dei sostenitori di Gheddafi, usando il pretesto della presenza di bande responsabili di rapimenti e barbarie”, ci ha spiegato il capo del Consiglio supremo di Wearshefana. “Il responsabile di tutto ciò è il Consiglio presidenziale, che ha commissionato Osama al-Juwaily con la regione occidentale. Siamo sorpresi che l’arresto dei criminali venga compiuto con razzi, artiglieria pesante, carri armati e bombardamenti sui civili, su donne e bambini, rifiutando la collaborazione delle forze di sicurezza di Wearshefana”, ha proseguito. Poi lancia un monito tramite il nostro giornale all’occidente, in particolare alle Nazioni Unite: “Siamo sorpresi del fatto che per arrestare i criminali sostenuti da loro stessi, la regione debba essere svuotata delle banche e degli istituti che offrono educazione, salute e servizi alla popolazione. Siamo sorpresi – prosegue- del mancato arresto delle vere figure terroristiche che affrontano nei tribunali libici e nel Tribunale Penale Internazionale casi di rapimento, sequestri e distruzione di case. Siamo sorpresi che tutto ciò avvenga nel silenzio della Comunità Internazionale, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che permette l’uccisione dei civili, di bambini innocenti, l’assedio e la fame della città di Wearshefana”. Infine al-Mabrouk Abu Amid ci dice che “Ci chiedono riconciliazione, riparazione e compensazione, ma le milizie che stanno controllando Tripoli ed altre aree sono sempre contro tutte le soluzioni e sappiamo che l’obiettivo finale, dopo Wearshefana, è proprio la capitale, per distruggerla. Abbiamo costituito un comitato giuridico per trascinare i vari casi davanti ai tribunali libici ed internazionali contro al-Serraj, il ministro della Difesa, il capo di Stato, il ministro dell’Interno e il comandante della regione occidentale, Osama al-Juwaily. Vi invieremo le immagini delle case distrutte, dei bambini, uomini e donne morti. Vi mostreremo le immagini della devastazione causata dai razzi. Invitiamo le organizzazioni dei diritti umani e i media a fare qualcosa per salvare mezzo milione di persone e fornire aiuto e medicinali e cure adeguate ai feriti”. Questo appello non deve passare inosservato, non è possibile fare finta di nulla, Notizie Geopolitiche si impegna a continuare ad informarvi su questa vicenda.

Preso da: http://www.notiziegeopolitiche.net/libia-wearshefana-sotto-attacco-il-leader-abu-amid-lancia-un-appello-allonu/

Per chi volesse sapere la verità invece, consiglio la lettura di alcuni articoli come QUESTO di Libyan war the truth 

Aggiornamenti su RCLM Libya 

Libya24

e non date ascolto alle bufale che appariranno sul Libya Herald, ed altri giornali dei RATTI.

L’unico vero obiettivo è il caos

20 Agosto 2015

I dirigenti dell’Unione Europea si trovano improvvisamente a confrontarsi con situazioni impreviste. Da una parte, attentati o tentativi di attentati commessi o preparati da individui che non appartengono a gruppi politici identificati; dall’altra, attraverso il Mediterraneo, un afflusso di migranti, molte migliaia dei quali muoiono alle loro porte.

In assenza di analisi strategica, questi due ordini di avvenimenti sono considerati a priori senza relazione tra loro e sono trattati da amministrazioni differenti. I primi afferiscono ai servizi segreti e alla polizia, i secondi alle dogane e al Ministero della difesa. Essi hanno tuttavia un’origine comune: l’instabilità politica nel Levante e in Africa.

Contrariamente a quel che ha detto il presidente François Hollande, la migrazione dei libici non è la conseguenza di una “mancanza di seguito” dell’operazione “Protettore unificato”, bensì il risultato ricercato attraverso questa operazione nella quale il suo Paese giocava un ruolo guida. Il caos non si è creato perché i “rivoluzionari libici” non hanno saputo accordarsi tra loro dopo la “caduta” di Muammar Gheddafi: esso era l’obiettivo strategico degli Stati Uniti. Ed è stato raggiunto. Non c’è mai stata una “rivoluzione democratica” in Libia, ma una secessione della Cirenaica. Non c’è mai stata applicazione del mandato dell’ONU che mirava a ’proteggere la popolazione’, ma c’è stato il massacro di 160.000 Libici, tre quarti dei quali civili, sotto i bombardamenti dell’Alleanza (cifre della Croce Rossa internazionale).

Le guerre in Afghanistan e in Iraq sono già costate la vita a 4 milioni di persone. Sono state presentate al Consiglio di sicurezza come risposte necessarie “per legittima difesa”, ma oggi si ammette che erano state pianificate ben prima dell’11 settembre in un contesto molto più ampio di “rimodellamento del Medio Oriente allargato”, e che le ragioni invocate per scatenarle non erano che invenzioni di propaganda.

Si usa riconoscere i genocidi commessi dal colonialismo europeo, ma sono rari coloro che oggi ammettono questi 4 milioni di morti malgrado gli studi scientifici che li attestano. Il fatto è che i nostri genitori erano “cattivi”, ma noi siamo “buoni” e non possiamo essere complici di questi orrori.

È cosa comune prendersi gioco di questo povero popolo tedesco che conservò fino alla fine la fiducia nei suoi dirigenti nazisti e soltanto dopo la sconfitta prese coscienza dei crimini commessi a suo nome. Ma noi agiamo esattamente allo stesso modo. Conserviamo la nostra fiducia nel nostro “grande fratello” e non vogliamo vedere i crimini nei quali ci coinvolge. Sicuramente, i nostri figli si faranno beffe di noi…

Nessun dirigente europeo occidentale, assolutamente nessuno, ha osato considerare pubblicamente che i rifugiati provenienti da Iraq, Siria, Libia, corno d’Africa, Nigeria, Mali, non fuggono da dittature, ma dal caos in cui noi abbiamo volontariamente, ma incoscientemente, affondato i loro paesi.

Nessun dirigente europeo occidentale, assolutamente nessuno, ha osato considerare pubblicamente che gli attentati ’islamisti’ che toccano l’Europa non sono l’estensione delle guerre del Medio Oriente allargato, ma sono commissionati dagli stessi che hanno commissionato il caos in quella regione. Noi preferiamo continuare a pensare che gli ’islamisti’ ce l’abbiano con gli ebrei e con i cristiani, mentre l’immensa maggioranza delle loro vittime non sono né ebree né cristiane, ma musulmane. Imperturbabili, noi li accusiamo di promuovere la “guerra di civiltà”, quando questo concetto è stato forgiato in seno al Consiglio di sicurezza nazionale degli USA e resta estraneo alla loro cultura.

Nessun dirigente europeo occidentale, assolutamente nessuno, ha osato considerare pubblicamente che la prossima tappa sarà l’«islamizzazione» delle reti di diffusione delle droghe sul modello dei Contras del Nicaragua che vendevano droga nella comunità nera della California con l’aiuto e sotto gli ordini della CIA. Noi abbiamo deciso di ignorare che la famiglia Karzai ha ritirato la distribuzione dell’eroina afghana alla mafia kosovara e l’ha trasmessa a Daesh.

Gli Stati Uniti non hanno mai voluto che l’Ucraina si unisse alla UE.

Le accademie militari dell’Unione Europea non hanno studiato la “teoria del caos” perché è stato loro vietato. Quei pochi insegnanti e ricercatori che si sono avventurati su quel terreno sono stati pesantemente sanzionati, mentre la stampa ha etichettato come ’cospirazionisti’ gli autori civili che se ne interessavano.

I politici dell’Unione Europea pensavano che gli avvenimenti di piazza Maidan fossero spontanei e che i manifestanti si augurassero di abbandonare l’orbita autoritaria russa e di entrare nel paradiso della UE. Sono rimasti stupiti dalla pubblicazione della conversazione della sottosegretaria di stato, Victoria Nuland, che alludeva al proprio segreto controllo degli avvenimenti e affermava che il suo obiettivo era di “fottere la UE”. Da quel momento, non hanno più capito niente di quel che stava succedendo.

Se avessero lasciato libera la ricerca nei loro paesi, avrebbero capito che intervenendo in Ucraina e organizzandovi il “cambio di regime”, gli Stati Uniti si assicuravano che l’Unione Europea restasse al loro servizio. La grande angoscia di Washington, dal discorso di Vladimir Putin alla conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2007, è che la Germania si renda conto di dove stia il proprio interesse: non con Washington, ma con Mosca. Distruggendo progressivamente lo Stato ucraino, gli USA tagliano la principale via di comunicazione tra l’Unione Europea e la Russia. Potreste girare e rigirare in tutti i modi la successione degli avvenimenti, ma non potreste trovare un altro senso. Washington non si augura che l’Ucraina si unisca alla UE, come attestano i propositi della signora Nuland. Il suo unico scopo è di trasformare questo territorio in una zona pericolosa da attraversare.

Eccoci dunque di fronte a due problemi che si sviluppano molto rapidamente: gli attentati ’islamisti’ non sono che all’inizio. Le migrazioni sono triplicate nel Mediterraneo nell’arco di un solo anno.

Se la mia analisi è esatta, nel corso del prossimo decennio vedremo raddoppiare gli attentati ’islamisti’ legati al Medio Oriente allargato e all’Africa e gli attentati ’nazisti’ legati all’Ucraina. Si scoprirà allora che al-Qa’ida e i nazisti ucraini sono collegati fin dal loro congresso comune a Termopol (Ucraina) nel 2007. In realtà, i nonni degli uni e degli altri si conoscono dalla Seconda Guerra mondiale. I nazisti avevano allora reclutato dei musulmani sovietici per lottare contro Mosca (era il programma di Gerhard von Mende all’Ostministerium). Alla fine della guerra, gli uni e gli altri erano stati recuperati dalla CIA (il programma di Frank Wisner con l’AmComLib) per condurre delle operazioni di sabotaggio in URSS.

La cecità dell’UnioneEuropea di fronte alla strategia militare degli Stati Uniti

Le migrazioni nel Mediterraneo, che per il momento sono soltanto un problema umanitario (200.000 persone nel 2014), continueranno a crescere fino a divenire un “grave problema economico”. Le recenti ipotesi della UE di andare ad affondare i barconi dei trafficanti in Libia non serviranno a bloccare le migrazioni, ma a giustificare nuove operazioni militari per mantenere il caos in Libia (e non per risolverlo).

Tutto ciò provocherà disordini importanti nell’Unione Europea che pare oggi un’oasi di pace. Per la classe dirigente di Washington non si tratta di distruggere questo mercato che continua a restarle indispensabile, ma di assicurarsi che non si ponga mai in competizione con essa, e di limitare il suo sviluppo.

Nel 1991, il presidente Bush padre incaricò un discepolo di Leo Strauss, Paul Wolfowitz (allora sconosciuto al grande pubblico), di elaborare una strategia per l’era post-sovietica. La “Dottrina Wolfowitz” spiegava che la supremazia degli U.S.A. sul resto del mondo esige, per essere garantita, di imbrigliare l’Unione Europea. Nel 2008, all’epoca della crisi finanziaria negli Stati Uniti, la presidente del Consiglio economico della Casa Bianca, la storica Christina Rohmer, spiegò che l’unico mezzo per riportare a galla le banche era di fermare i paradisi fiscali dei paesi terzi, e poi provocare dei disordini in Europa in modo che i capitali rifluissero verso gli Stati Uniti. In definitiva, Washington si propone oggi di far alleare il NAFTA e l’Unione Europea, il dollaro e l’euro, e di abbassare gli Stati membri dell’Unione al livello del Messico.

Sfortunatamente per loro, né i popoli dell’Unione Europea, né i loro dirigenti hanno coscienza di quel che il presidente Barack Obama prepara loro.

Preso da: http://voxinsana.blogspot.ru/2015/08/lunico-vero-obiettivo-e-il-caos.html

“Grande Israele”: Il piano sionista per il Medio Oriente Il famigerato “Piano di Oded Yinon”.

Torna ad essere di interesse generale conoscere la storia del medio oriente, per tutte le guerre che ivi sono combattute sia per interessi economici (petrolio e gas) ma in particolare per le diatribe tra le regioni ed etnie e religioni.
Proponiamo una lettura de “Il piano sionista per il Medio Oriente” curato dallo studioso Israel Shahak e tradotto con l’ausilio di google

Sa Defenza

Storia Ebraica e Giudaismo: il peso di tre millenni
“Shahak è il più recente, se non l’ultimo, dei grandi profeti”

Alla fine degli Anni Cinquanta, quel grande pettegolo e storico dilettante che era John F. Kennedy mi disse che nel 1948 Harry Truman, proprio quando si presentò candidato alle elezioni presidenziali, era stato praticamente abbandonato da tutti. Fu allora che un sionista americano andò a trovarlo sul treno elettorale e gli consegnò una valigetta con due milioni di dollari in contanti. Ecco perché gli Stati Uniti riconobbero immediatamente lo Stato d’Israele.

A differenza di suo padre, il vecchio Joe, e di mio nonno, il senatore Gore, né io né Jack eravamo antisemiti e così commentammo quell’episodio come una delle tante storielle divertenti che circolavano sul conto di Truman e sulla corruzione tranquilla e alla luce del sole della politica americana.

Purtroppo, quell’affrettato riconoscimento dello Stato d’Israele ha prodotto quarantacinque anni di confusione e di massacri oltre alla distruzione di quello che i compagni di strada sionisti credevano sarebbe diventato uno stato pluralistico, patria dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei nati in Palestina e degli immigrati europei e americani, compreso chi era convinto che il grande agente immobiliare celeste avesse dato loro, per l’eternità, il possesso delle terre della Giudea e della Samaria. Poiché molti di quegli immigrati, quando erano in Europa, erano stati sinceri socialisti, noi confidavamo che non avrebbero mai permesso che il nuovo stato diventasse una teocrazia e che avrebbero saputo vivere, fianco a fianco, da eguali, con i nativi palestinesi

Disgraziatamente, le cose non andarono così. Non intendo passare ancora una volta in rassegna le guerre e le tensioni che hanno funestato e funestano quella infelice regione. Mi basterà ricordare che quella frettolosa invenzione dello Stato d’Israele ha avvelenato la vita politica e intellettuale degli Stati Uniti, questo improbabile patrono d’Israele. Dico improbabile perché, nella storia degli Stati Uniti, nessun’altra minoranza ha mai estorto tanto denaro ai contribuenti americani per Investirlo nella “propria patria”. E’ stato come se noi contribuenti fossimo stati costretti a finanziare il Papa per la riconquista degli Stati della Chiesa semplicemente perché un terzo degli abitanti degli Stati Uniti sono di religione cattolica.

Se si fosse tentata una cosa simile, ci sarebbe stata una reazione violentissima e il Congresso si sarebbe subito opposto decisamente. Nel caso degli ebrei, invece, una minoranza che rappresenta meno del due per cento della popolazione ha comprato o intimidito settanta senatori, i due terzi necessari per anullare un comunque improbabile veto presidenziale, e si è valsa del massiccio appoggio dei media.

In un certo senso, ammiro il modo in cui la lobby ebraica è riuscita a far sì che, da allora, miliardi e miliardi di dollari andassero ad Israele “baluardo contro il comunismo”. In realtà, la presenza dell’URSS e il peso del comunismo sono stati, in quelle regioni, men che rilevanti e l’unica cosa che noi americani siamo riusciti a fare è stato di attirarci l’ostilità del mondo arabo che prima ci era amico
.Ancora più clamorosa è la disinformazione su tutto quanto avviene nel Medio Oriente e se la prima vittima di quelle sfacciate menzogne è il contribuente americano, all’opposto lo sono anche gli ebrei degli Stati Uniti che sono continuamente ricattati da terroristi di professione come Begin o Shamir. Peggio ancora, salvo poche onorevoli eccezioni, gli intellettuali ebrei americani hanno abbandonato il liberalismo per stipulare demenziali alleanze con la destra politico religiosa cristiana, antisemita, e con il complesso militare-industriale del Pentagono. Nel 1985, uno di quegli intellettuali dichiarò apertamente che quando gli ebrei erano arrivati negli Stati Uniti avevano trovato «più congeniali l’opinione pubblica e i politici liberali ma che, ora, è interesse dell’ebraismo allearsi ai fondamentalisti protestanti perché, dopo tutto, ‘Vè forse qualche ragione per cui noi ebrei dobbiamo restar fedeli, dogmaticamente e con l’ipocrisia, alle idee che condividevamo ieri?».

A questo punto, la sinistra americana si è divisa e quelli di noi che criticano i nostri ex-alleati ebrei per questo loro insensato opportunismo vengono subito bollati con i rituali epiteti di “antisemita” o di “odiatori di se stessi”.

Per fortuna, la voce della ragione è ancora viva e forte e viene proprio dalla stessa Israele. Da Gerusalemme, Israel Shahak, con le sue continue e sistematiche analisi, smaschera la sciagurata politica israeliana e lo stesso Talmùd, in altre parole l’effetto che ha tutta la tradizione rabbinica sul piccolo Stato d’Israele che i rabbini di estrema destra di oggi vogliono trasformare in una teocrazia riservata ai soli ebrei.

Shahak guarda con l’occhio della satira tutte le religioni che pretendono di razionalizzare l’irrazionale e, da studioso, fa risaltare le contraddizioni contenute nei testi. E’ un vero piacere leggere, con la sua guida, quel grande odiatore dei gentili che fu il dottor Maimonide!

Inutile dire che le autorità israeliane deplorano l’opera di Shahak ma non possono far nulla contro un docente universitario di chimica in pensione, nato a Varsavia nel 1933 che ha passato alcuni anni della sua infanzia nel campo di concentramento nazista di Belsen. Nel 1945 Shahak andò in Israele; ha prestato servizio nell’esercito israeliano e non è diventato marxista negli anni in cui essere marxisti era di gran moda. Shahak era, ed è, un umanista che detesta l’imperialismo sia che si manifesti come il Dio di Abramo che come la politica di George Bush e, con lo stesso vigore, la stessa ironia e competenza, si oppone al nocciolo totalitario del giudaismo.

Israel Shahak è un Thomas Paine più colto che continua a ragionare e, di anno in anno, ci rivela le propsepttive che abbiamo e ci dà gli strumenti per chiarirci la lunga storia che sta alle nostre spalle.

Coloro che si preoccupano per lui saranno forse più saggi o, – devo proprio dirlo? – migliori, ma Shahak è il più recente, se non l’ultimo, dei grandi profeti.

globalresearch.ca
Introduzione di Michel Chossudovsky

Il seguente documento di pertinenza della formazione della “Grande Israele” costituisce la pietra angolare di potenti fazioni sioniste all’interno dell’attuale governo Netanyahu, il Likud, e all’interno i militari israeliani e istituzione di intelligence.
Secondo il padre fondatore del sionismo Theodor Herzl, “l’area dello Stato ebraico si estende:”. Dal torrente d’Egitto al fiume Eufrate “Secondo Rabbi Fischmann,” la terra promessa si estende dal fiume d’Egitto fino all’Eufrate, Comprende parti di Siria e Libano. ”

Se visti nel contesto attuale, la guerra in Iraq, la guerra del 2006 in Libano, la guerra 2011 sulla Libia, la guerra in corso in Siria, per non parlare del processo di cambiamento di regime in Egitto, deve essere inteso in relazione al Piano Sionista per il Medio Oriente. Quest’ultimo consiste in indebolimento e infine fratturazione stati arabi confinanti, come parte di un progetto espansionista israeliana.
“Grande Israele” consiste in un’area che si estende dalla Valle del Nilo all’Eufrate.
Il progetto sionista appoggia il movimento insediamento ebraico. Più in generale si tratta di una politica di escludere i palestinesi dalla Palestina portando alla eventuale annessione sia della Cisgiordania e di Gaza allo Stato di Israele.
Grande Israele avrebbe creato un certo numero di membri del proxy. Esso dovrebbe includere parti del Libano, la Giordania, la Siria, il Sinai, così come le parti di Iraq e Arabia Saudita. (Vedi mappa).
Secondo Mahdi Darius Nazemroaya in un articolo di Global Research 2011, Il Piano Yinon era una continuazione di design coloniale della Gran Bretagna in Medio Oriente:
“[Il piano Yinon] è un piano strategico di Israele per garantire la superiorità regionale israeliana.Insiste e stabilisce che Israele deve riconfigurare il suo ambiente geo-politico attraverso la balcanizzazione degli stati arabi circostanti in stati più piccoli e più deboli.
Strateghi israeliani hanno l’Iraq come la loro più grande sfida strategica da uno stato arabo. È per questo che l’Iraq è stato delineato come il fulcro per la balcanizzazione del Medio Oriente e del mondo arabo. In Iraq, sulla base dei concetti del Piano Yinon, gli strateghi israeliani hanno chiesto la divisione dell’Iraq in uno stato curdo e due stati arabi, uno per i musulmani sciiti e l’altro per i musulmani sunniti. Il primo passo verso la creazione di questa era una guerra tra Iraq e Iran, che il Piano Yinon discute.
The Atlantic, nel 2008, e Armed Forces Journal delle forze armate degli Stati Uniti, nel 2006, entrambi pubblicati mappe ampiamente diffuse che seguivano da vicino lo schema del Piano Yinon. A parte un Iraq diviso, che il Piano Biden chiede anche, il Piano Yinon chiede un Libano diviso, l’Egitto e la Siria. Il partizionamento di Iran, Turchia, Somalia e Pakistan anche tutti rientrano in linea con questi punti di vista. Il Piano Yinon chiede anche la dissoluzione del Nord Africa e prevede come partenza dall’Egitto per poi riversarsi in Sudan, Libia, e il resto della regione.
Grande Israele “richiede la rottura degli Stati arabi esistenti in piccoli stati.
“Il piano opera su due premesse fondamentali. Per sopravvivere, Israele deve 1) diventare una potenza regionale imperiale , e 2) deve effettuare la divisione di tutta l’area in piccoli stati con la dissoluzione di tutti gli stati arabi esistenti. Piccola qui dipenderà dalla composizione etnica o settaria di ogni stato. Di conseguenza, la speranza sionista è che gli stati settario basata diventano satelliti di Israele e, ironia della sorte, la sua fonte di legittimazione morale … Questa non è un’idea nuova, né di superficie per la prima volta in sionista pensiero strategico. Infatti, frammentando tutti gli stati arabi in unità più piccole è stato un tema ricorrente. “(Piano Yinon, vedi sotto)
Visto in questo contesto, la guerra alla Siria è parte del processo di espansione territoriale israeliana.Intelligence israeliana a doppio filo a lavorare con gli Stati Uniti, la Turchia e la NATO è direttamente solidale di Al Qaeda mercenari terroristi all’interno della Siria.
Il progetto sionista richiede anche la destabilizzazione dell’Egitto, la creazione di divisioni tra fazioni all’interno Egitto come strumentato dalla “primavera araba”, che porta alla formazione di uno Stato basato settaria dominato dai Fratelli Musulmani.

Preso da: http://sadefenza.blogspot.it/2013/08/grande-israele-il-piano-sionista-per-il.html