Da Mare Nostrum all’Unhcr Tutti i soldi buttati in Libia

L’Onu spende 19 milioni per i rifugiati ma non ferma i barconi

Molte parole, tanti fallimenti, troppi morti ma anche un sacco milioni di euro impiegati. L’emergenza immigrazione è dramma umano, tensione politica e sociale, inutili vertici europei, fantomatici piani B e invocazione continua della «comunità internazionale». Come se questa non fosse già presente, come se non avesse in mano i mezzi economici necessari per fare la sua parte sulle coste del Nord Africa utilizzando budget di tutto rispetto. E come se negli ultimi due anni non avesse già utilizzato centinaia di milioni di euro per operazioni che non hanno mai raggiunto il loro obiettivo. Sulla carta esistono almeno 12 missioni Onu che operano nel settore umanitario. Una di queste è coordinata sulle coste della Libia dall’Unhcr, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della gestione dei rifugiati. Inutilmente. Eppure il budget dell’organizzazione per il 2015 rimane a livelli molto alti. I dati ufficiali riferiti al Nord Africa parlano di 180 milioni di dollari, 85 dei quali destinati al fronte “caldo” egiziano, dove si trova l’ufficio regionale dell’agenzia. Ci sono poi 33 milioni per l’Algeria, quasi 24 per la Mauritiana e “solo” 19.663.147 di dollari per la Libia. Di questi, poco più di 18 sono destinati al programma di aiuto ai rifugiati. Per far cosa rimane un mistero. Ma di soldi a disposizione ce ne sono stati e ce ne sono molti anche per l’operazione italiana Mare Nostrum e quella Triton targata Frontex (Agenzia europea per la protezione delle frontiere). Quelli finora utilizzati, infatti, sono 145 milioni di euro. A cui andrebbero aggiunti anche i soldi impiegati per tenere in piedi proprio Frontex: 5 milioni di euro all’anno solo per la sede, 114 milioni il budget per il 2015 e poco meno di 300 quello dei tre anni precedenti. Mare Nostrum, ad esempio, è partita nell’ottobre del 2013 subito dopo la strage di Lampedusa che costò la vita a 366 migranti. Obiettivo: soccorso in mare e arresto degli scafisti. La spesa complessiva è stata di circa 320mila euro al giorno, che significa 9,5 milioni al mese e dunque 115 milioni di euro in un anno. Mare Nostrum è stata abbandonata al suo destino nell’ottobre del 2014, sostituita da Triton, non più con il compito principale di salvare vite umane ma di pattugliare le frontiere. Inizialmente i costi sono stati inferiori: tre milioni di euro all’anno dal novembre 2014 all’aprile del 2015. Mese in cui, dopo l’ennesima strage con 900 morti, sono triplicati: non più 3 milioni al mese ma nove. Dunque circa 30 milioni di euro dal novembre scorso. A fine maggio Frontex ha però annunciato un ulteriore ampliamento della missione Triton e di conseguenza la Commissione europea, dunque i singoli Stati fra cui l’Italia, fornirà all’Agenzia europea 26,25 milioni di euro aggiuntivi per rafforzare Triton in Italia e Poseidon in Grecia. Ma quanto ci costa il “carrozzone” Frontex? I numeri parlano chiaro. Nel 2012 il budget è stato di 89.578.000, nel 2013 di 93.950.000, nel 2014 di 97.945.000 e infine 114 milioni nel 2015. Totale: circa 400 milioni di euro negli ultimi quattro anni. Ma da quando è nata, nel 2005, Frontex ha ricevuto dall’Unione più di 750 milioni di euro, molti dei quali utilizzati per tenere a galla un apparato elefantiaco formato da 317 persone. Mantenere la sede di Frontex, che si trova in Polonia, costa 5 milioni di euro all’anno, ma dieci anni fa, quando emise i primi vagiti, erano sufficienti 120mila euro.

Preso da: http://www.iltempo.it/cronache/2015/06/16/gallery/da-mare-nostrum-allunhcr-tutti-i-soldi-buttati-in-libia-979670/

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