URGENTE: la famiglia di Saadi Gheddafi chiede un intervento immediato

Quello che segue è una traduzione di un articolo in inglese ed arabo.

La famiglia del martire Muammar Gheddafi chiede alle autorità legali e a tutte le parti interessate di assumersi le proprie responsabilità nel caso dell’arresto e della detenzione arbitrari del maggiore generale Saadi Gheddafi. È stato isolato da qualche tempo, incapace di contattare la sua famiglia o il suo avvocato. È detenuto nelle carceri e nei centri di detenzione gestiti da milizie terroristiche.

Nonostante la testimonianza di testimoni e il consenso che dovrebbe essere assolto dai “crimini”  a lui attribuiti, rimane imprigionato, senza alcuna giustificazione, il suo processo rinviato a tempo indeterminato, senza alcun legale.

La famiglia del martire invita i giuristi, i leader sociali e tutte le persone oneste e libere ad agire immediatamente e ad adottare misure per proteggerlo. Le milizie del 17 febbraio, i loro leader e le autorità giudiziarie competenti sono responsabili della sicurezza del maggiore generale Saadi Gheddafi.

Originale: https://rcmlibya.wordpress.com/2017/12/19/urgent-family-of-saadi-qaddafi-demand-immediate-intervention/

Urgent: Family of Saadi Qaddafi Demand Immediate Intervention

https://scontent-ort2-2.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/25498352_389634071480387_5115181353163834131_n.jpg?oh=c791865d6d3d653cf00c8dc251b0924c&oe=5AC8B660
UNOFFICIAL TRANSLATION
LIBYAN REVOLUTIONARY COMMITTEES MOVEMENT
The family of martyr Muammar Qaddafi call upon legal authorities and all concerned to shoulder their responsibilities in the case of the arbitrary arrest and detention of Major General Saadi Qaddafi. He has been isolated some time now, unable to contact his family or his lawyer. He is being held in prisons and detention centers run by terrorist militias.
Despite the testimony of witnesses and the consensus that he should be acquitted of crimes attributed to him, he remains imprisoned, without any justification, his trial postponed indefinitely, without legal counsel.
The martyr’s family calls on the jurists, social leaders and all honorable and free people to act immediately and take measures to protect him. The February 17th militias and their leaders as well as the relevant judicial authorities, are responsible for the safety of Major General Saadi Qaddafi.
ORIGINAL
تهيب أسرة الشهيد الصائم القائد معمر القذافي الى جميع الجهات الحقوقية والقانونية وكل ذي صلة بتحمل مسؤولياتهم تجاه اختفاء الأسير الرهينة اللواء الساعدي القذافي، حيث فقد الاتصال به منذ مدة ليست بالقصيرة ولَم تتمكن لا أسرته ولا محاميه من الاتصال بِه ولا يعلم له لا مكان احتجاز ولا ظروف احتجاز الا انه يقبع في سجون ومعتقلات تديرها الميليشيات.
وبالرغم من شهادة الشهود والإجماع على تبرئته مما نسب اليه ومع حصحصة الحق الا انه وبدون اَي مبرر يتم تأجل محاكمته وعزله عن محاميه.
وإذ تهيب أسرة الشهيد الصائم الإخوة الحقوقيين والقيادات الاجتماعية وكل الشرفاء والاحرار الى ضرورة التحرك الفوري واتخاذ الإجراءات الكفيلة بحمايته فإنها تحمل هذه الميليشيات وحكومات فبراير والجهات القضائية المعنية مسؤولية سلامة اللواء الساعدي والله غالب على أمره.

Annunci

Il Peronismo dei popoli: Papa Bergoglio e il piano Kalergi.

Quando Papa Francesco lanciò l’appello a salvare i migranti da Lampedusa lessi la cosa come uno slancio umanitario e da cattolico come uno slancio di Carità Cristiana. Valutai  comunque che avrebbe dato luogo ad un disastro mettendo in moto una migrazione di massa. Pensai anche che il Pontefice non avesse valutato le conseguenze sociali, culturali, politiche e di ordine pubblico che le sue parole avrebbero avuto.

peron bergoglio

 

In fondo veniva dall’esperienza argentina e in Argentina l’immigrazione aveva portato molti più benefici di qualsiasi problema. L’altra sera sono saltato sulla poltrona sentendo le sue ultime dichiarazioni.
Vediamo, seguo il ragionamento fatto recentemente dal Pontefice: visto che l’Europa fa pochi figli ed è diventata nonna, per tornare mamma deve importarli. Importandoli in massa, per ragioni di concorrenza il reddito degli europei diminuirà e l’Europa di figli suoi ne farà ancora di meno: insomma si parla apertamente di una sostituzione di popolazione.
La prima osservazione è che l’idea di sostituire intere popolazioni tradizioni e culture con altre come fossero oggetti di una armadio mi faceva rabbrividire in bocca al capo della Chiesa Cattolica. Papa Francesco però è andato oltre. Nell’intervista aRadio Renascenca, Bergoglio insiste infatti nella sua visione decadente dell’Europa , dicendo che “giustamente quando c’è uno spazio vuoto, la gente cerca di riempirlo: se un paese non ha figli, i migranti vengono ad occuparne il posto”. Come se tutto intercambiabile.

Ancora più interessante è il suo invito a non proteggersi dal terrorismo: Bergoglio ammette il pericolo alludendo all’ISIS in Libia:“E’ vero che a 400 chilometri dalle coste della Sicilia opera una crudele formazione terrorista ed è vero che c’è il rischio di infiltrazioni”. Tuttavia nelle parole di Bergoglio, l’accoglienza dei clandestini viene comunque prima della sicurezza: “Ma bisogna ricevere il rifugiato, perché è un comandamento della Bibbia. Mosè lo dice al suo popolo: ricevi il forestiero perché anche voi foste forestieri in Egitto”.

Premesso che tale indicazione non è un comandamento, il senso fu comunque interpretato dagli ebrei in modo molto diverso. Se l’antico Israele avesse davvero fatto la politica di accettare di sostituire le propria popolazione, la propria cultura e la propria religione con quelle di chi voleva venire nel suo territorio, il popolo eletto sarebbe rapidamente sparito dalla storia, non mi sembra che fosse questo il disegno divino e il senso di un invito ad essere ospitali con gli stranieri e i viaggiatori.
Altrettanto preoccupanti sono le parole sull’Islam nell’intervista alla radio protestante FM Milenium 106.7( Intervistatore Marcelo Figueroa). “Nessuna religione è immune dai suoi propri fondamentalismi, ogni confessione ha un gruppetto di fondamentalisti, il cui lavoro consiste nel distruggere in nome di una idea, “I fondamentalisti – ha aggiunto – alienano Dio dalla compagnia del suo popolo, lo disincarnano, lo trasformano in una ideologia, in nome di questo Dio ideologo, uccidono, distruggono, calunniano”.

 

Il che è tutto verissimo: peccato che in questo fare di tutt’erba un fascio per quanto ci sforziamo, nessuno vede in giro oggi torme di fondamentalisti cristiani, buddisti, taosti, scintoisti, ebrei bruciare vivi gli appartenenti ad altre religioni, decapitare in massa i nemici (anche appartenenti alla propria religione ) stuprarne e schiavizzarne le donne, distruggere monumenti millenari, crocifiggere i bambini. A volte dire una verità a metà è come dire una bugia.

20140629_73064_Siria-crocifissi-ad-Aleppo
Quello che Papa Bergoglio sta sostenendo in sede politica va oltre il peronismo nel quale fece la sua formazione, siamo alla giustificazione del piano Kalergi: la sostituzione di popolazioni europee con quelle africane e asiatiche al fine di avere masse più gestibili per le élite finanziarie. Ma Kalergi non era sostenuto ed aveva amicizie tra le élite illuministiche, finanziarie e massoniche del suo tempo o aveva appoggio  tra le gerarchie della Chiesa Cattolica?

.juan-peronimagesKalergi

Una volta la Chiesa (fino a poco tempo fa) sosteneva politiche che incoraggiassero in Europa le famiglie europee  ad avere figli, adesso il Pontefice gesuita sta auspicando la sostituzione degli europei. Per favore non facciamo finta che non c’è stato un cambio di politica nella Chiesa Cattolica

Stone sulla crisi dei rifugiati: “Ricordarsi chi ha destabilizzato il Medio Oriente”

NEW YORK – “Chi ha destabilizzato la Libia? Chi ha creato questo caos, forzando molti a partire verso Paesi come l’Italia? L’Italia era coinvolta nei bombardamenti? Era a favore dell’intervento militare? Sì? Allora ne sta raccogliendo i frutti, ma chi era al comando di questa linea?”: per Oliver Stone, tre volte premio Oscar per la regia di Platoon e Nato il quattro luglio e per la sceneggiatura non originale di Fuga di mezzanotte, non bisogna dimenticare le radici della crisi del rifugiati al centro del dibattito internazionale.
“Non vedo una fine a questo problema: abbiamo destabilizzato così tanti Paesi nel Medio Oriente che saremo inondati: toccherà prima all’Europa e se gli Stati Uniti fossero più generosi ospiterebbero un milione di rifugiati, ma non credo succederà”.

Il regista Oliver Stone e il presidente dell'associazione dei corrispondenti Onu, Giampaolo Pioli

Il regista Oliver Stone e il presidente dell’associazione dei corrispondenti Onu, Giampaolo Pioli

Nella conferenza stampa organizzata dall’associazione dei corrispondenti all’Onu e ospitata nel palazzo di Vetro, Stone, che nella sua carriera ha portato sul grande schermo temi caldi della politica americana – dalla guerra in Vietnam (a cui ha partecipato preso parte da ragazzo, “sono tornato disorientato”) ad alcuni presidenti USA, ma anche Wall street – è affiancato da Peter Kuznick. Col professore di storia presso l’American University e direttore dell’Istituto di studi nucleari, il regista ha realizzato a quattro mani il libro The Untold History of the United States e il documentario da 12 episodi che lo ha ispirato.
Per Kuznick, la crisi in Siria è fortemente legata oltre che al bombardamento, alla siccità che colpì il paese nel 2006, distruggendo l’agricoltura siriana, facendo perdere al 67% degli agricoltori i propri raccolti e portando le persone a trasferirsi nei centri urbani. “La città in cui è cominciata la rivolta era, infatti, quella maggiormente colpita da tutto questo flusso di migranti”, ha sottolineato il professore, secondo cui il cambiamento climatico potrebbe aprire ad altri fenomeni migratori: “bisogna fare qualcosa di serio per contrastare il cambiamento climatico: siamo di fronte a un problema reale che ci riguarda come specie, e questo è un altro motivo per occorre agire insieme a livello di Nazioni Unite o di altre organizzazioni”.

Professor

Professor Kuznick and UN correspondent Joe Lauria

Parlando con Onuitalia, aggiunge: “C’è bisogno che gli Stati Uniti e la Russia si incontrino e parlino, soprattutto della Siria. —– La brutalità di Assad in risposta alla rivolta è imperdonabile”, —- devi per forza parlare male di Assad, altrimenti non ti fanno parlare………….  ma la sostituzione con un governo di coalizione, che il professore auspica, in linea con altri analisti internazionali, “è un processo graduale” che dovrebbe avvenire “attraverso le negoziazioni, non con bombardamenti da parte americana, saudita o turca, o supportando gli estremisti. Passa attraverso gli Stati Uniti e la Russia che si siedono a tavolino, insieme alla Cina”. Il 28 settembre Barack Obama aprirà, con il Brasile, il dibattito annuale dell’Assemblea Generale. A seguire, prenderanno la parola dopo di lui – oltre all’iraniano Hassan Rouhani, al francese François Hollande e al cubano Raul Castro, il leader cinese Xi Jinping e il presidente russo Vladmir Putin che torna all’Onu dopo dieci anni. “Auspicherei un incontro prima dell’Assemblea Generale, ma non mi aspetto che succederà”, ha dichiarato Kuznick. (AS, 16 Settembre 2015)

Preso da:http://www.onuitalia.com/2015/09/17/stone-sulla-crisi-dei-rifugiati-ricordarsi-chi-ha-destabilizzato-il-medio-oriente/

Siria, Libia, Afghanistan: 20 capolavori che non esistono più

DAMASCO – Una volta questi monumenti esistevano ed erano fra i monumenti più belli del mondo. I conflitti in Siria, Afghanistan e Libia li hanno rasi al suolo. I nostri figli  non potranno poterli vedere a causa delle guerre e della furia distruttiva degli integralisti dell’isis e dei talebani. La Cnn ha voluto elencare tutti i siti spazzati via; La Stampa ha pubblicato l’elenco che vi riproponiamo con una breve descrizione e delle foto:

Palmira, Siria. L’Unesco l’ha definita un’oasi nel deserto siriano. Ora l’Isis controlla la città vecchia e, come hanno mostrato immagini recenti che hanno fatto il giro del mondo, ha già distrutto due santuari Iraq.

Grande moschea di Samarra. Costruita nel nono secolo sul fiume Tigri, la moschea fu bombardata nel 2005 in un attacco alle posizioni Nato. Furono distrutte la punta del minareto e le mura circostanti Yemen.

I Buddha di Bamiyan.  Afghanistan. I Buddha più alti del mondo sono sopravvissuti per oltre 1500 anni prima di essere distrutti dai talebani con la dinamite

Sanaa.  La capitale yemenita ha subito numerosi attacchi suicidi, rivendicati dall’Isis, e bombardamenti aerei che hanno distrutto la cittadella fortificata (patrimonio Unesco) Siria.

Bosra. Questa splendida città, capitale della Provincia arabica sotto i romani, continua ad essere messa a ferro e fuoco dal conflitto siriano

Aleppo, Siria. Nel 2013, durante la guerra civile, la moschea fu ridotta in macerie. Un danno tanto ingente da essere definito il peggiore di tutto il patrimonio siriano Siria.

Norias of Hama. Nel quinto secolo questi mulini ad acqua rappresentavano un ingegnoso sistema di irrigazione. Purtroppo molti di essi furono bruciati nel 2014 da combattenti siriani Siria.

Cittadella di Aleppo. Siria. La fortezza risale all’epoca di Alessandro Magno. Recententemente è stata usata come base per l’esercito siriano e molti dei suoi edifici storici sono stati distrutti

Siria. Le stradine che compongono il souk di Aleppo sono state teatro di scontri armati, con danni irreparabili. L’Unesco l’ha descritta come una vera e propria tragedia Siria.

Ponte Deir El-Zor. Questo ponte sul fiume Eufrate è diventato una della postazioni chiave durante la battaglia per la presa della città e cadde del tutto sotto i bombardamenti Siria.

Nimrud. Iraq. Dopo l’invasione del 2003 questo tesoro millenario è stato saccheggiato. Molti dei suoi pezzi hanno trovato una nuova casa nei musei esteri.

Krak dei Cavalieri. Siria. E’ stato il castello medievale per eccellenza all’epoca delle Crociate. Nel 2013, in seguito ad attacchi aerei, fu seriamente danneggiato. Ora, alcuni ribelli vivono dentro le sue mura

Tomba di Jonah, Iraq. Il sepolcro del profeta Jonah fu raso al suolo dall’Isis nel 2014

Moschea Khaled Ben Walid. Homs, Siria. Nel 2013 le forze regolari fedeli al presidente Assad hanno bombardato questa storica moschea. Situato nel martoriato quariere di Khalidiya, il santuario risalente all’epoca Ottomana è stato distrutto dall’esercito nel tentativo di riconquistare parte della città in mano ai ribelli

Museo del genocidio degli armeni. Siria. Questo luogo venne distrutto dall’Isis nel 2014

Cirene. Libia. All’inizio della Rivoluzione libica su questo sito passarono i bulldozer e cancellarono anche l’antica necropoli

Museo dell’arte islamica. Il Cairo, Egitto. Il complesso venne gravemente danneggiato dall’esplosione di un’autobomba indirizzata alla vicina sede centrale delle forze di polizia il 24 gennaio 2014, alla vigilia del terzo anniversario dalla rivoluzione egiziana che spodestò il presidente Mubarak.

Quaid e Azam Residency. Pakistan. La residenza del primo governatore generale Muhammed Ali Jinnah fu attaccata coi razzi da un gruppo di separatisti nel 2013 e completamente demolita

Moschea al-Omari. Gaza. Le mura, la cupola e il tetto vennero distrutti nel corso di un attacco aereo israeliano.

Beirut vecchia. Libano. Dopo 15 anni di guerra civile e i successivi conflitti con Israele, dei 1200 palazzi storici protetti di Beirut, ne rimangono solo 400″.

Guerra e bugie: rapinare la Jugoslavia, tutto cominciò lì

21/3/2015

Guai se la denuncia del nazifascismo, risuonata nel 70° anniversario della liberazione di Auschwitz, serve a depistare l’opinione pubblica dall’altro fascismo, il “nostro”, fondato sulla menzogna che giustifica le peggiori, sistematiche aggressioni. Per esempio la Libia di Gheddafi, travolta dopo la decisione di costituire una banca africana e una moneta alternativa al dollaro. E la Jugoslavia, rasa al suolo dopo la decisione della Germania di riconoscere i separatisti: inaccettabile, per la nascente Eurozona, la sopravvivenza di un grande Stato multientico con l’economia interamente in mani pubbliche. E avanti così, dalla Siria all’Ucraina, fino alle contorsioni terrificanti del cosiddetto Isis, fondato sulle unità di guerriglia addestrate dall’Occidente in Libia contro Gheddafi, poi smistate in Siria contro Assad e quindi dirottate in Iraq. Possiamo chiamarlo come vogliamo, dice John Pilger, ma è sempre fascismo. E’ il “nostro” fascismo quotidiano. «Iniziare una guerra di aggressione», dissero nel 1946 i giudici del tribunale di Norimberga, «non è soltanto un crimine internazionale, ma è il crimine internazionale supremo». Se i nazisti non avessero invaso l’Europa, Auschwitz e l’Olocausto non sarebbero accaduti.

«Se gli Stati Uniti e i loro vassalli non avessero iniziato la loro guerra di aggressione in Iraq nel 2003, quasi un milione di persone oggi sarebbero vive, e lo Stato islamico, o Isis, non ci avrebbe in balìa delle sue atrocità», scrive Pilger in una riflessione ripresa da “Come Don Chisciotte”. I nuovi “mostri” sono «la progenie del fascismo moderno, svezzato dalle bombe, dai bagni di sangue e dalle menzogne, che sono il teatro surreale conosciuto col nome di “informazione”». Infatti, «come durante il fascismo degli anni ‘30 e ‘40, le grandi menzogne vengono trasmesse con la precisione di un metronomo grazie agli onnipresenti, ripetitivi media e la loro velenosa censura per omissione». In Libia, nel 2011 la Nato ha effettuato 9.700 attacchi, più di un terzo dei quali mirato ad obiettivi civili, con strage di bambini. Bombe all’uranio impoverito, Misurata e Sirte bombardate a tappeto. L’omicidio di Gheddafi «è stato giustificato con la solita grande menzogna: stava progettando il “genocidio” del suo popolo». Se gli Usa avessero esitato, disse Obama, la città di Bengasi «avrebbe potuto subire un massacro che avrebbe macchiato la coscienza del mondo». Peccato che Bengasi non sia mai stata minacciata da nessuno: «Era un’invenzione delle milizie islamiche che stavano per essere sconfitte dalle forze governative libiche».

Le milizie, scrive Pilger, dissero alla “Reuters” che ci sarebbe stato «un vero e proprio bagno di sangue, un massacro come quello accaduto in Ruanda». La menzogna, segnalata il 14 marzo 2011, ha fornito la prima scintilla all’inferno della Nato, definito da David Cameron come «intervento umanitario». Molti dei “ribelli”, segretamente armati e addestrati dalle Sas britanniche, sarebbero poi diventati Isis, decapitatori di “infedeli”. «Per Obama, Cameron e Hollande – scrive Pilger – il vero crimine di Gheddafi era l’indipendenza economica della Libia e la sua dichiarata intenzione di smettere di vendere in dollari Usa le più grandi riserve di petrolio dell’Africa», minacciando così il petrodollaro, che è «un pilastro del potere imperiale americano». Gheddafi aveva tentato con audacia di introdurre una moneta comune in Africa, basata sull’oro, e voleva creare una banca tutta africana per promuovere l’unione economica tra i paesi poveri ma dotati di risorse pregiate. «Era l’idea stessa ad essere intollerabile per gli Stati Uniti, che si preparavano ad “entrare” in Africa corrompendo i governi africani con offerte di Clinton e Blaircollaborazione militare». Così, “liberata” la Libia, Obama «ha confiscato 30 miliardi di dollari dalla banca centrale libica, che Gheddafi aveva stanziato per la creazione di una banca centrale africana e per il dinaro africano, valuta basata sull’oro».

La “guerra umanitaria” contro la Libia aveva un modello vicino ai cuori liberali occidentali, soprattutto nei media, continua Pilger, ricordando che, nel 1999, Bill Clinton e Tony Blair inviarono la Nato a bombardare la Serbia, «perché, mentirono, i serbi stavano commettendo un “genocidio” contro l’etnia albanese della provincia secessionista del Kosovo». L’ambasciatore americano David Scheffer affermò che «circa 225.000 uomini di etnia albanese di età compresa tra i 14 e i 59 anni potrebbero già essere stati uccisi». Sia Clinton che Blair evocarono l’Olocausto e «lo spirito della Seconda Guerra Mondiale». L’eroico alleato dell’Occidente era l’Uck, Esercito di Liberazione del Kosovo, «dei cui crimini non si parlava». Finiti i bombardamenti della Nato, con gran parte delle infrastrutture della Serbia in rovina – insieme a scuole, ospedali, monasteri e la televisione nazionale – le squadre internazionali di polizia scientifica scesero sul Kosovo per riesumare le prove del cosiddetto “olocausto”. L’Fbi non riuscì a trovare una singola fossa comune e tornò a casa. Il team spagnolo fece lo stesso, e chi li guidava dichiarò con rabbia che ci fu «una piroetta semantica delle macchine di propaganda di guerra». Un anno dopo, un tribunale delle Nazioni Unite sulla Jugoslavia svelò il conteggio finale dei morti: 2.788, cioè i combattenti su entrambi i lati, nonché i serbi e i rom uccisi dallUck. «Non c’era stato alcun genocidio. L’“olocausto” era una menzogna».

L’attacco Nato era stato fraudolento, insiste Pilger, spiegando che «dietro la menzogna, c’era una seria motivazione: la Jugoslavia era un’indipendente federazione multietnica, unica nel suo genere, che fungeva da ponte politico ed economico durante la guerra fredda». Attenzione: «La maggior parte dei suoi servizi e della sua grande produzione era di proprietà pubblica. Questo non era accettabile in una Comunità Europea in piena espansione, in particolare per la nuova Germania unita, che aveva iniziato a spingersi ad est per accaparrarsi il suo “mercato naturale” nelle province jugoslave di Croazia e Slovenia». Sicché, «prima che gli europei si riunissero a Maastricht nel 1991 a presentare i loro piani per la disastrosa Eurozona, un accordo segreto era stato approvato: la Germania avrebbe riconosciuto la Croazia». Quindi, «il destino della Jugoslavia era segnato». La solita macchina stritolatrice: «A Washington, gli Stati Uniti si assicurarono che alla sofferente Pilgereconomia jugoslava fossero negati prestiti dalla Banca Mondiale, mentre la Nato, allora una quasi defunta reliquia della guerra fredda, fu reinventata come tutore dell’ordine imperiale».

Nel 1999, durante una conferenza sulla “pace” in Kosovo a Rambouillet, in Francia, i serbi furono sottoposti alle tattiche ipocrite dei sopracitati tutori. «L’accordo di Rambouillet comprendeva un allegato B segreto, che la delegazione statunitense inserì all’ultimo momento». La clausola esigeva che tutta la Jugoslavia – un paese con ricordi amari dell’occupazione nazista – fosse messa sotto occupazione militare, e che fosse attuata una “economia di libero mercato” con la privatizzazione di tutti i beni appartenenti al governo. «Nessuno Stato sovrano avrebbe potuto firmare una cosa del genere», osserva Pilger. «La punizione fu rapida; le bombe della Nato caddero su di un paese indifeso. La pietra miliare delle catastrofi era stata posata. Seguirono le catastrofi dell’Afghanistan, poi dell’Iraq, della Libia, della Siria, e adesso dell’Ucraina. Dal 1945, più di un terzo dei membri delle Nazioni Unite – 69 paesi – hanno subito alcune o tutte le seguenti situazioni per mano del moderno fascismo americano. Sono stati invasi, i loro governi rovesciati, i loro movimenti popolari soppressi, i risultati delle elezioni sovvertiti, la loro gente bombardata e le loro economie spogliate di ogni protezione, le loro società sottoposte a un assedio paralizzante noto come “sanzioni”. Lo storico britannico Mark Curtis stima il numero di morti in milioni. «Come giustificazione, in ogni singolo caso una grande menzogna è stata raccontata».

La modella Vanessa Hessler, le menzogne sulla Libia, i ricatti occupazionali, i piloti, i lavoratori aeroportuali e le scie chimiche

novembre 2011

Come ci conferma il Corriere della sera del 1 novembre 2011, la la compagnia telefonica tedesca «Alice» ha rescisso il contratto con la modella Vanessa Hessler, in seguito ad una intervsita della ragazza al settimanele “Diva e Donna”.
La Hessler, che era stata fidanzata per 4 anni con uno dei figli di Gheddafi, ha dichiarato:
«I suoi fratelli e la sua famiglia non sono così come vengono descritti, sono persone normali (…) Non si deve credere a tutto quello che viene detto. Noi – Francia e Gran Bretagna – abbiamo finanziato i ribelli. […]

Queste persone non sanno quello che fanno (…) In questo momento mi disgusta tutto, tranne la Libia»
Di fronte alla richiesta dell’azienda di “ritrattare” quelle parole la ragazza ha opposto il suo rifiuto.


Questa storia è decisamente istruttiva, in quanto mostra che:
1) viviamo in un mondo in cui esprimere la propria opinione costa caro, e le pressioni possono arrivare fino al licenziamento
2) la modella Hessler molto probabilmente conosceva la Libia meglio di tanti giornalisti che si sono scagliati contro il “despotico regime di Gheddafi” favorendo così l’intervento bellico della NATO in Libia; se non ha cambiato idea nemmeno di fronte a quelle pressioni molto probabilmente costei sa che i mass media ed i politici hanno mentito clamorosamente sulla Libia (con questo non sosteniamo l’idea che il regime di Gheddafi fosse altamente democratico, ma se è per questo, non lo è nemmeno quello di Monti come non lo era quello di Berlusconi)

3) tutto sommato la bella modella può probabilmente permettersi per il momento di sopportare la rescissione di un contratto e prendere qualche altro ingaggio da favola (a meno che il sistema dello show-business non voglia punirla ulteriormente per lo “sgarro” fatto ai danni dei soliti poteri forti), ma altri lavoratori nelle sue stesse condizioni non potrebbero avere la stessa libertà di scelta.
In particolare ci riferiamo ai lavoratori aeroportuali, ai piloti, alle hostess, agli stewart, ai controllori di volo, ai lavoratori dell’ENAV, i quali si trincerano dietro un rigoroso “no-comment” quando si chiede loro un parere sulla questione delle “scie chimiche”.
Sappiamo per certo che in quell’ambito qualcuno è stato minacciato appena ha detto due parole di troppo, che qualcuno schifato da quanto è costretto a fare (o ad avallare) non vede l’ora di andare in pensione, che qualcun altro ha paura di sentire nominare le due fatidiche parole “scie chimiche”, al sentire le quali si dilegua all’istante.
Leggendo l’opuscolo Low cost che tratta dell’inquinamento da aerei nelle prossimità degli aeroporti scopriamo come alcune compagnie Low cost affittino molti dei propri dipendenti dalle agenzie di lavoro interinali e che i contratti di queste persone danno ben poche garanzie; pensate che una persona che svolge un lavoro così precario possa ribellarsi, denunciare le scie chimiche, con sulla testa un simile ricatto occupazionale?
E pensate che un pilota che si ribelli allo scempio delle scie chimiche, che si decida a dire qualche parola di troppo, avrebbe ancora possibilità di trovare un lavoro come pilota? Se è vero come è vero che le scie degli aerei sono ormai arrivate a coprire il cielo di intere regioni è evidente che tutte le persone che hanno a che fare con gli aerei sono a conoscenza della questione, che tutti gli aeroporti e tutte le torri di controllo sono in qualche misura coinvolti, che la manovra è coordinata a livello nazionale ed internazionale, e che una persona che abbia il coraggio di denunciare la faccenda non solo rischia il licenziamento da parte dell’azienda con cui lavora, ma rischia pure di non essere più assunto in nessun’altra azienda del settore.
Se è vero come è vero che ci sono aerei low cost (dal costo di pochi euro più le tasse) che partono quasi vuoti mentre le aziende che li gestiscono non sono ancora fallite, sembra evidente che ci siano sovvenzioni nascoste per chi monta dei diffusori di scie chimiche sugli aerei di linea. Con aziende che vivono di fondi neri elargiti da chi gestisce l’operazione scie chimiche, il livello del ricatto occupazionale sale alle stelle.

Nota bene: la pubblicità di Alice mostra un inequivocabile ostentazione (altro che messaggi subliminali di un tempo) del famoso “occhio che tutto vede” tipico simbolo che rimanda sia ai cosiddetti “illuminati”, che al progetto orwelliano (ormai in fase di piena attuazione) di una società che spia ogni movimento dei cittadini-sudditi.
La moneta elettronica tanto caldeggiata da Monti e persino dalla Gabanelli (conduttrice di Report, ben nota per il suo sostegno al CICAP e la sua presa di posizione negazionista nei confronti delle scie chimiche) serve ad un progetto di monitoraggio di qualsiasi transazione fatta dal cittadino che vede spiato ogni suo acquisto dopo che sono già state spiate tutte le sue conversazioni telefoniche e telematiche (via echelon), spiati i suoi gesti dalle telecamere disposte ad ogni angolo della strada, tracciati i suoi movimenti tramite il telefonino che si porta addosso. In ultima istanza si accelera un processo che va in direzione del microchip come “bancomat/carta di credito/carta di identità” da impiantare in ogni essere umano.
Che poi tale provvedimento serva a ridurre l’evasione fiscale è a dir poco discutibile, per i motivi giustamente indicati nel suo blog da Salvatore Tamburro (che ci auspichiamo prima o poi riesca a collegare il signoraggio e la moneta elettronica alle scie chimiche ed al microchip).
PS: su un recente articolo del Corriere si cita un congresso di psichiatria nel quale si discute delle “innovative” pillole con nanochip incorporato per verificare che il “paziente” (ovvero la persona torturata e drogata dalla psichiatria) assuma la sua razione quotidiana di veleni. In alternativa un nuovo farmaco a lento rilascio creato con l’aiuto della nanotecnologia (del quale ovviamente non sappiamo quali possano essere gli effetti avversi). L’articolo informa che anche per i malati di cuore sono in arrivo le pillole col nanochip.
Se volete crete pure che le coincidenze siano casuali, ma se ci riflettete bene sopra …
Pubblicato da corrado
http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/11/la-modella-vanessa-hessler-le-menzogne.html

Preso da: http://apocalisselaica.net/la-modella-vanessa-hessler-le-menzogne-sulla-libia-i-ricatti-occupazionali-i-piloti-i-lavoratori-aeroportuali-e-le-scie-chimiche/

Il punto (di M.De Angelis). L’ipocrisia dell’Occidente e le nuove ondate migratorie

Pubblicato il 8 settembre 2015 da Marcello De Angelis

immigrazione_sbarchi1R439_thumb400x275E ci siamo ricascati – tutti – di nuovo. E purtroppo, molti, consapevolmente e quindi diventando complici. Un altro evento eclatante è stato programmato e realizzato e con un attento – anche se per nulla innovativo – uso della comunicazione, la nostra attenzione è stata spostata dalla causa all’effetto e ora l’agenda politica e giornalistica ci “obbliga” a scegliere tra due posizioni, entrambi ininfluenti sulle cause originarie, che ci spingono a sprecare tutte le nostre energie, la voce, l’inchiostro e il tempo, a scagliarci contro un lato o l’altro di un muro di gomma.

Ops! Scusate. Sono venuto meno alla regola principale del giornalismo e cioè quella di enunciare nelle prime cinque righe il “cosa, come e quando” di cui dovevo parlare. Ma non l’ho fatto per errore. L’omissione è voluta, perché la considerazione iniziale potrei usarla ogni settimana per una “crisi”, un’emergenza o uno “choc” differente. Funziona sempre allo stesso modo. Questa volta mi riferisco all’emergenza profughi, alla foto del bambino kurdo-siriano affogato, a Renzi che dice che quelli di destra sono “bestie” e Salvini che gli dà del verme, ecc.

Per inchinarmi alla logica del mestiere recupero la mancanza iniziale con una serie di precisazioni che legittimeranno gli insulti da parte di tutti i coinvolti.

La crisi dei profughi non era solo “prevedibile”, come hanno dichiarato in tanti – non ultimi Schulz e Putin – ma in qualche modo “favorita”. Innanzitutto l’amministrazione politica ha un senso solo se è in grado di anticipare i processi e accompagnarli, limitarne i danni, invertirne gli effetti. Se nessuno in Europa è stato in grado di farlo ci dovrebbero essere dimissioni di massa. Purtroppo è peggio di così: tutti sapevano come andava a finire e nessuno ha fatto alcunché. A molti semplicemente conveniva che finisse così per fini economici o elettorali, altri lo volevano e alcuni, infine, pur sapendo, non potevano farci nulla.

L’origine dell’ultima ondata è la destabilizzazione decisa a tavolino del Medio Oriente e del Mondo arabo. Se nessuno impedisce agli americani di seminare scientemente il Caos per poi gestirlo o “risolverlo” su richiesta e presentando un conto salatissimo, le crisi si susseguono di anno in anno: terrorismo, guerre, fame, inondazioni migratorie, destabilizzazione politica. Tutta colpa degli americani? Ebbene sì, lapidatemi se volete, ma io credo fermamente di sì. E stranamente chi ne fa le spese è sempre e assolutamente l’Europa, che gli Usa – sin dalla guerra di secessione – indicano come il nemico principale da abbattere. Altro che imperi del Male veri o di cartone.

E questo risponde in anticipo anche a chi dice: “sì, ma allora quelli che vengono dal Pakistan o dall’Africa nera cosa c’entrano con la crisi siriana?”. Poco con quella siriana, tutto con la crisi mondiale esplosa, guarda caso, all’inizio del 2000 quando, inavvedutamente, molti avevano profetizzato la fine del “secolo americano”.

C’entrano i profughi con la crisi del gas e del petrolio? Assolutamente sì. Come la guerra in Ucraina, la destabilizzazione della Libia, la creazione dell’Isis e praticamente tutto il resto. Compreso l’abbattimento dell’ultimo governo legittimo in Italia (quello, con buona pace di molti, con presidente Berlusconi).

Ma ritorniamo ai profughi. Anzi, alla comunicazione sui profughi. Molti sono morti quando non c’era un bravo fotografo (fotografa) a scattare il clic. Ora c’è stata. Lei dice – e chi può metterlo in dubbio – che quella foto l’ha voluta fare e diffondere per tutto il mondo per “scuotere” le coscienze e non perché scattare foto sensazionali è quello che fanno quelli della sua professione. Questa storia mi ricorda quando ero a L’Aquila con la Croce Rossa il giorno dopo il terremoto. Quando i pompieri tiravano fuori i corpi dalla Casa dello Studente non si riusciva a portar via le barelle per la ressa di fotografi e cameramen che si spintonavano per poter cogliere lo scatto più sensazionale. E gli amici e i parenti delle vittime li aggredivano e li insultavano chiamandoli “sciacalli”.

Agli occidentali piacciono enormemente di più i “simboli” delle cose reali. Diventano arte, sono comodi e versatili e soprattutto mettono a posto la coscienza a poco prezzo. Si fanno manifesti, si ritwitta, si mette il logo accanto al proprio profilo, si fa magari anche qualche passeggiata con uno striscione e voilà! Ci si complimenta l’un l’altro per aver salvato il mondo e si va a letto con la coscienza a posto. Mi ricorda quando ero alla Camera e ogni mese tiravano fuori leggi e mozioni per liberare le donne, eliminare discriminazioni, salvare i bambini, abolire la pena di morte, la fame e tutto il resto. Passava tutto quasi all’unanimità e poi ci si abbracciava, ci si stringeva le mani, a volte partivano anche i baci… Un’impostura collettiva. Ora l’Anci della Lombardia ha deciso di sconfiggere le infiltrazioni della ‘ndrangheta con dei terrificanti cartelli stradali che intimano: “questo comune è contro la ‘ndrangheta!”. E via! Tutti i mafiosi fanno i bagagli e emigrano nel comune più vicino, dove il cartello non è ancora stato apposto.

E quando i simboli sono veramente “forti” ti devi allineare, perché contro i simboli non puoi argomentare: o sei dentro o sei fuori. E che il gioco sia questo lo si evince dall’ennesima artificialissima polemica sulle dichiarazioni di Renzi su “bestie e uomini”. Il concetto, legatissimo all’ostentazione di varie foto di bambini sullo sfondo del suo comizio, è semplice: è umano intenerirsi dinanzi alla sofferenza dei bambini, chi non lo fa è una bestia.

Va precisato, per dovere di cronaca, che Renzi non ha affatto detto (riguardatevi i tg) che “quelli di destra sono bestie”. Non è certo così sprovveduto. Ma siccome a ping-pong si gioca in due, c’è chi ha fatto finta di fraintendere e giù tutti a dire e scrivere “allora io sono una bestia, ma comunque sempre meglio di te…” e pappappero… Tanto per alzare il livello del dibattito politico e partecipare al teatrino della politica in cui, se non hai una parte da recitare, non vieni calcolato.

D’accordo, dire cose troppo complesse non fa comunicazione, meglio banalizzare e buttarla in caciara. E infatti nessuno vuole perdere tempo a interrogarsi sulle cause ma tutti vogliono sapere cosa fare ora, per contrastare gli effetti che sono diventati un problema evidente e presente. Pia illusione, perché una soluzione a portata dei governi nazionali – o locali – non c’è. Il problema non si può risolvere facendo sit-in contro l’arrivo dei profughi in un hotel e nemmeno, dall’altra parte, esiste la reale possibilità di dargli accoglienza o integrarli tutti e nemmeno, se si volesse, rimandarli a casa. Stiamo ormai parlando di centinaia di migliaia di persone. Insomma, una soluzione a portata di mano, vera e seria non c’è. E quindi incentrare il dibattito politico su questo è da idioti. O da ipocriti.

Quando Obama dice che per risolvere questa crisi ci vorranno 20 anni, non è una previsione, è un auspicio. Con l’Europa bloccata per vent’anni a cercare di risolvere questo immenso problema non ci sarà il tempo né la voglia di programmare iniziative dettate dall’interesse nazionale, non si potrà seriamente seguire la politica estera, non si potranno mettere a posto i conti né far funzionare il welfare. E nel frattempo i musulmani continueranno a massacrarsi tra di loro, i Paesi dell’Africa con risorse naturali resteranno ingestibili, la modifica del cambio Dollaro-Yuan ha avvelenato l’economia cinese, sulla frontiera tra Pakistan e India soffiano venti di guerra, Il Brasile è entrato in crisi, il progetto neo-ottomano di Erdogan rischia di affogare in una nuova, eterodiretta, guerra civile e la Russia è impegnata su dieci fronti, dopo che l’Europa, che era suo naturale partner, ha cercato di togliergli l’accesso al mare scippandogli Odessa e Sebastoboli e si è chiusa da sola i rubinetti del gas che veniva dall’Asia centrale.

Solo negli Usa tutto è normale. Con una strage al giorno in qualche scuola, scontri con la polizia su qualche ragazzo afro ucciso, mafie di ogni continente che proliferano e il casting per il prossimo attore che dovrà recitare la parte dell’Uomo più potente del Pianeta… (alla Casa Bianca…).

Chiedo scusa al direttore. Mi aveva chiesto di parlare del povero bambino e della foto che, troppo tardi, lo ha reso famoso. Mi sono perso a parlare invece dei suoi assassini e dei mandanti del suo omicidio. Si vede che di comunicazione non ci capisco un granchè. E nemmeno forse di politica, se la politica è questa recita che sto vedendo in televisione.

@barbadilloit

Di Marcello De Angelis

La deportazione selettiva dei popoli

Inviato da Redazione il 7/9/2015 19:00:00 (12808 letture)

Una interessante analisi di Alberto Bagnai sull’improvviso “voltafaccia” della Merkel rispetto ai migranti, e sull’uso storico delle grandi crisi (in questo caso, quella migratoria) come strumento per influenzare l’opinione pubblica e per condizionare le scelte di intere nazioni. Bagnai affronta inoltre il caso dell’Ungheria, dove Bruxelles non può esercitare il suo potere ricattatorio, in quanto nazione con moneta propria, e la contraddizione del supernazionalismo (europeista) che vorrebbe superare ogni nazionalismo.

Il documento dell’ONU che teorizza la MIGRAZIONE SOSTITUTIVA dei popoli. In Italia anche 150 milioni entro il 2050.

di Claudio Messora

Mentre Angela Merkel apre le frontiere a decine di migliaia di rifugiati e i giornali celebrano la Germania e l’Unione Europea come un esempio di accoglienza (riequilibrando in parte la caduta di immagine avvenuta in conseguenza della crisi greca e delle logiche di austerity), spunta il rapporto delle Nazioni Unite che teorizza la necessità di avvalersi della migrazione sostitutiva della popolazione. […]

Risale all’inizio degli anni 2000 e sostiene che nei successivi 50 anni le popolazioni di ogni stato europeo, così come il Giappone, subiranno un drastico declino e il conseguente invecchiamento. La sfida, come viene definita, è dunque quella di ridefinire le politiche di immigrazione internazionale. Il rapporto, per quanto riguarda l’Europa, si concentra su Francia, Germania, Italia e Regno Unito.

Come fronteggiare la necessità di garantire le pensioni e i servizi sanitari per una popolazione sempre più vecchia? Semplice, come si sostiene nelle conclusioni, è necessario intervenire sull’età pensionabile (remember Fornero?) e adottare politiche di immigrazione internazionale per provvedere a una progressiva sostituzione dei popoli europei, che garantisca l’integrazione di un largo numero di migranti e dei loro discendenti.

Tra gli scenari previsti per l’Italia, l’ingresso di 2,2 milioni di migranti all’anno, per raggiungere una popolazione di 194 milioni di persone entro il 2050, di cui il 79% sarebbe costituito da migranti arrivati dopo il 1995 e dai loro discendenti. Oltre 150 milioni di nuovi italiani.

Alla luce di queste strategie, acquisisce nuove interpretazioni la diffusione enorme che ha avuto la foto del bimbo morto sulla spiaggia, che ha commosso il mondo ma che, dal punto di vista della comunicazione, è emersa in maniera esponenziale rispetto alle migliaia di foto analoghe che quotidianamente mostrano piccoli esseri umani la cui vita è stata strappata in conseguenza di guerre, calamità naturali, terrorismo e violenze di ogni genere, spesso con la complicità dell’occidente e nel silenzio dei media. La dinamica del frame nel mondo dell’informazione può aiutarvi a comprendere.

Fonte Byoblu

[Grazie all’utente Marzo per la segnalazione].

Europol: un esercito di 30mila trafficanti dietro l’immigrazione in Europa

Aggiunto da Francesco Meneguzzo il 6 settembre 2015.

Palermo, 6 set – Come tutte le mafie, che nascono e prosperano nelle fasi di crescita di un’economia, quando le autorità statali sono assenti, distratte o conniventi, anche quella legata al traffico immigratorio illegale ha conosciuto una straordinaria espansione in questi ultimi pochi anni.
Secondo Robert Crepinko, direttore di Europol, l’agenzia Ue finalizzata alla lotta al crimine, si tratta di un vero e proprio esercito di almeno 30mila affiliati, delle più varie nazionalità sia europee sia soprattutto nord-africane e medio-orientali, in grado di comprendere e parlare praticamente tutte le lingue dei presunti profughi, che gestiscono e organizzano gli spostamenti di massa dai luoghi di origine fino alla destinazione comunque europea.


Europol, insieme alla nuova missione navale Ue “EUNavfor Med” – sulla cui efficacia dati i precedenti di Mare Nostrum e di Triton ci sarà lecito dubitare, collabora da una base in Sicilia per identificare e smantellare queste reti di trafficanti, in attesa dell’apertura di una nuova base nel Pireo, in Grecia, finalizzata sul flusso dalla Turchia.
In quanto alla ripartizione dei trafficanti di esseri umani che potrebbero non essere così isolati nella loro criminale attività, 3mila dei 30mila sospetti si occupano della gestione della via marittima del Mediterraneo centrale, mentre il resto opera sulla rotta dei Balcani occidentali che, attraverso l’Ungheria, ha come destinazione finale la Germania, l’Austria e i paesi del nord Europa, o in quelle che attraversano l’Asia e l’Africa.
A rincarare la dose ci pensa Frontex, l’agenzia Ue di controllo delle frontiere, secondo la quale – per bocca della portavoce Izabella Cooper, il traffico di immigrati irregolari, incluso quelli destinati a finire sul mercato del sesso in Europa, “è probabilmente il più redditizio che ci sia”, cioè superiore a quello del contrabbando di armi e droga.
I mercanti di uomini e di morte, che a quanto pare contribuiscono così tanto all’accelerazione di un fenomeno tra i più distruttivi per la stessa identità europea, si servirebbero di tutti gli strumenti più moderno per pubblicizzare i propri servizi, dalla logistica alle tariffe e fino alla fornitura di documenti falsi, probabilmente alla base dell’impennata del numero di presunti siriani.
Una rete, quella dei trafficanti, che, una volta consegnati gli immigrati a destinazione, trova terreno fertile, almeno in Italia, nella corrispondente rete dell’accoglienza, amplificando a dismisura il business attraverso le diarie concesse a tutti i livelli, da quello europeo a quelli nazionali e regionali, in ragione del numero dei richiedenti asilo ospitati nelle migliaia di strutture create o riconvertite per questo scopo. Un secondo livello mafioso-affaristico cui l’autorevolissima fonte impersonata da Salvatore Buzzi ebbe ad attribuire – non a caso – una redditività superiore a quella del traffico di droga.
Francesco Meneguzzo

Preso da: http://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/europol-un-esercito-di-30mila-trafficanti-dietro-limmigrazione-europa-30089/

La Libia è ormai più contaminata del Giappone,grazie al premio Nobel per la pace Obama. Non c’è più futuro.

La Libia è ormai più contaminata del Giappone,grazie al premio Nobel per la pace Obama. Non c’è più futuro. Il giallo del falsi lavoratori immigrati e le ipocrisie degli italiani pronti a distruggere il Paese pur di sconfiggere Berlusconi  FERMIAMO LE CARRETTE DEL MARE

marzo 28, 2011 Inserito da agostino gaeta
Il Presidente della Repubblica a proposito degli immigrati lancia la linea politica: nessuna risoluzione sbrigativa,dice. Noi,comuni mortali ci siamo chiesti cosa volesse dire Napolitano e tutto in Italia sembra muoversi nella direzione di creare ancora problemi alla maggioranza ed al Governo. Come dire:la situazione si fa sempre più esplosiva e quasi dobbiamo attendere il fattaccio di cronaca per minare la credibilità di Berlusconi. Questi italiani non vogliono bene all’Italia,perché mentre tutti gli altri governi europei e non si muovono a tutela dell’interesse nazionale sopra ogni cosa,qui in Italia ci si muove in funzione di danneggiare sempre di più l’immagine del Premier, costi quel che costi. Ed allora,la Lega che avrebbe dovuto far valere le ragioni più popolari,perché più vicina storicamente alle istanze dei suoi elettori, è costretta a romanizzarsi,snaturando quel binomio Bossi-Berlusconi di fatto anti-politici per idee,poco statalisti e decisamente pragmatici.

L’allineamento al politichese dalemiano ed all’opportunismo finiano è il vero deterrente sociale di questo momento,perché Lega e Pdl hanno troppo timore di governare fuori dagli schemi che stanno ponendo PD e Presidenza della Repubblica.

Se dobbiamo passare per razzisti e rispedire al mittente profughi e clandestini,inutile stare a ciurlare nel manico ed alimentare quella politica che invade la quotidianità di una popolazione. La Francia ha messo il blocco alle frontiere, Malta spara addosso alle imbarcazioni. Certo,è un’esagerazione, ma davvero il nostri Paese non è nelle condizioni sociali,economiche e politiche tali da poter accogliere tutti quelli che decidono di venire in Italia. A fare che? Dove li mettiamo? Cosa faranno se non attivare forme di parassitismo che ci costeranno caro,come se già non abbiamo un grosso problema di lavoro in Italia. Eppoi smettiamola con questa contraddizione. Da una parte ce la menano sul fenomeno dilagante della disoccupazione che avrebbe raggiunto livelli di guardia,dall’altra gli stessi dichiarano che grazie agli extracomunitari siamo in grado di mandare avanti il lavoro di manovalanza. Scusate,ma c’è qualcosa che non è chiaro. Vale a dire che in Italia il lavoro non manca ed i disoccupati rifiutano di fare quello che fanno, nord africani,albanesi, indiani e cose simili. Follia. Se fosse davvero così ci sarebbe di che incazzarsi ed anche di brutto, perché sarebbe assurdo che si rinunci a lavorare, perché meglio non mangiare che lavorare la terra o fare le badanti. La storia forse è diversa. Forse si è troppo impegnati a voler dare addosso all’untore per accorgersi che dietro il lavoro offerto agli stranieri ci sono organizzazioni e lobby che hanno messo in campo un traffico di clandestini organizzati, con la complicità di proprietari terrieri.

Pagano cinque o sei mila euro gli indiani per una falsa assunzione. Soldi che si dividono i capi delle organizzazioni ed i proprietari. Basterebbe andare a guardare all’INPS,imprese del settore che come per incanto risultano strapiene di manodopera. Tutti assunti,ma nessuno di questi è mai passato dall’azienda. Sei mesi, un anno a libro paga,poi licenziati e sotto i freschi. Centinaia di milioni di euro guadagnati e buste paga false con una sottrazione incredibile di tasse che finiscono nel pagamenti di falsi stipendi. Intanto quei presunti lavoratori chissà dove sono andati a finire. Nessuna indagine seria su un fenomeno devastante che altera perfino i dati dell’occupazione reale.

Ed allora meno ciance. Mostriamo la serietà e la compattezza di uno Stato serio che non si fa prendere per i fondelli,né dagli extracomunitari, né dai contadini furbi alla Misseri, né da false teologie della solidarietà.

Mandiamo a casa i clandestini e blocchiamo in mare ogni tentativo di approccio alle nostre coste, anziché giocare a fare la guerra a Gheddafi. Tanto ci pensa la Francia. Ormai non è più neppure conveniente difendere delle posizioni strategiche di interessi petroliferi. La Libia è contaminata. Nei prossimi anni sarà un inferno,perché i falsi apostoli dell’umanità come Obama e Sarkò,hanno scaricato addosso ai libici, una tale quantità di Uranio impoverito la cui radioattività ha superato quella del Giappone. Tra qualche anno quella popolazione dovrà lottare contro malattie tumorali di massa,grazie alle bombe intelligenti che il premio Nobel per la pace Obama,sta sperimentando in Libia. Che provvedano America e Francia ad assumersi le responsabilità morali di un prossimo non lontano genocidio.

Gli Italiani vanno difesi da questa invasione che è una barbarie quando migliaia e migliaia di uomini senza patria e con evidenti disagi,devono trovare rifugio senza nessuna possibilità reale di poterli organizzare. Dove li mettiamo se l’Europa ha fatto intendere che non ha nessuna intenzione di affrontare il problema. Che sarà di certo un problema da dimensioni bibliche se l’intero Nord Africa ha le stesse identiche problematiche dei tunisini,degli eritrei e di tutti gli altri.

Non c’è una possibilità reale di poter affrontare l’onda lunga della falsa conquista democratica di Popoli oppressi. Quei Popoli prima di poter passare ad una civiltà occidentale,dovranno liberarsi di milioni di degenerati cronici che non hanno nessuna necessità di civiltà.

Preso da:

http://controcorrente.name/?p=902