CounterPunch: Come Il Capitalismo Americano È Stato Costruito sulla Schiavitù

Counter Punch pubblica un pesante articolo storico sulle origini del capitalismo americano. Gli Stati Uniti sono emersi così rapidamente a superpotenza economica sulla scena mondiale non grazie ai loro ideali e al “sogno” di libertà – ma più prosaicamente grazie allo sfruttamento intensivo della schiavitù. È così che si costruiscono gli imperi. Grandi imprese e banche americane, celebri ancora oggi, hanno costruito le loro fortune sulla schiavitù. Nella seconda parte l’articolo argomenta che la discriminazione razziale presente ancora oggi in America, la profonda frattura sociale, la violenza contro gli afroamericani di cui ci parla quotidianamente la televisione, sarebbero la conseguenza di un passato che non si è ancora concluso, di una mai avvenuta riconciliazione.

di Garikai Chengu, 18 dicembre 2015
Oggi [18 dicembre, NdT] è l’anniversario dei 150 anni di abolizione della schiavitù in America e, contrariamente alla credenza popolare, la schiavitù non è un prodotto del capitalismo occidentale. È il capitalismo occidentale ad essere un prodotto della schiavitù.

L’espansione della schiavitù nei primi otto decenni dopo l’Indipendenza Americana ha guidato l’evoluzione e la modernizzazione degli Stati Uniti.
Lo storico Edward Baptist illustra come, nell’arco di tempo di una vita umana, il Sud crebbe da una stretta fascia costiera di piccole piantagioni di tabacco ad un impero continentale del cotone, e gli Stati Uniti divennero un’economia moderna, industriale e capitalista.
Attraverso la tortura e i maltrattamenti i proprietari degli schiavi ottennero la massima efficienza, che permise agli Stati Uniti di prendere il controllo del mercato mondiale del cotone, la materia prima fondamentale della Rivoluzione Industriale, e diventare così una nazione ricca e potente.
Il cotone era nel diciannovesimo secolo ciò che il petrolio è stato nel ventesimo secolo: il bene che determinava la ricchezza delle nazioni. Il cotone contava per un sorprendente 50 percento delle esportazioni statunitensi, e scatenò il boom economico che l’America conobbe allora. L’America deve alla schiavitù la sua stessa esistenza di paese appartenente al primo mondo.
In termini astratti, il capitalismo e la schiavitù sarebbero due sistemi fondamentalmente contrapposti. Uno è fondato sul lavoro libero, l’altro sul lavoro forzato. Però in pratica il capitalismo stesso non sarebbe stato possibile senza la schiavitù.
Negli Stati Uniti gli accademici hanno dimostrato che il profitto ottenuto dalla schiavitù non riguardava soltanto il Sud, che vendeva il cotone o la canna da zucchero raccolta dagli schiavi. La schiavitù è stato un elemento centrale anche per la creazione delle industrie che oggi dominano l’economia statunitense: il settore immobiliare, il settore delle assicurazioni e la finanza.
Wall Street è stata fondata sulla schiavitù. Furono schiavi africani a costruire perfino il muro fisico da cui Wall Street prende il nome, che costituiva il confine settentrionale della colonia olandese, costruito per respingere i nativi che rivolevano indietro le loro terre. Per formalizzare il colossale commercio di esseri umani, nel 1711 i funzionari di New York stabilirono a Wall Street il mercato degli schiavi.
Molte importanti banche americane, tra cui JP Morgan e Wachovia Corp costruirono delle fortune sulla schiavitù, e accettavano gli schiavi come “garanzia”. JP Morgan ha recentemente ammesso di avere “accettato circa 13.000 persone in schiavitù come collaterale sui prestiti, e di essersi impossessata di circa 1.250 schiavi“.
La storia che i libri di testo scolastici americani raccontano che la schiavitù era regionale, anziché nazionale, e dipingono la schiavitù come una brutale aberrazione rispetto alle regole di democrazia e libertà che l’America si è data. La schiavitù viene raccontata come una sfortunata deviazione dalla marcia del paese verso la modernità, non certo come il motore che ha guidato la prosperità economica dell’America. Nulla potrebbe essere più lontano dal vero.
Per apprezzare davvero l’importanza che la schiavitù ha avuto per il capitalismo americano, basta guardare la scabrosa storia di un’azienda che prima della Guerra Civile Americana confezionava abiti, chiamata Lehman Brothers. Warren Buffet è l’amministratore delegato di Berkshire Hathaway, nonché il miliardario più ricco d’America. L’azienda da cui Berkshire Hathaway è nata era una produttrice tessile dello Stato di Rhode Island, e approfittava della schiavitù.
Nel Nord, New England è stata la patria dell’industria tessile americana e la culla dell’abolizionismo, ma si è arricchita sulla schiena degli schiavi costretti a raccogliere il cotone nel Sud. Gli architetti della rivoluzione industriale di New England controllavano costantemente il prezzo del cotone, e i loro stabilimenti tessili si sarebbero fermati senza il lavoro degli schiavi nelle piantagioni.
Il libro “Complicità: Come il Nord ha promosso, prolungato e tratto profitto dalla schiavitù“, di Anne Farrow, illustra come la borghesia del Nord era collegata al sistema della schiavitù da milioni di fili: compravano la melassa, che era prodotta dal lavoro degli schiavi, e vendevano il rum nel Triangolo del Commercio; prestavano denaro alle piantagioni del Sud, e molto del cotone che veniva venduto alla Gran Bretagna era imbarcato nei porti di New England.
Nonostante sia stato poi dipinto come un eroe dei diritti civili, Abraham Lincoln non pensava affatto che i neri fossero uguali ai bianchi. Il piano di Lincoln era quello di rispedire i neri in Africa e, se non fosse stato assassinato, il rinvio dei neri in Africa sarebbe stato con ogni probabilità la sua politica dopo la Guerra Civile. Lincoln ammise persino che i proclami sull’emancipazione, secondo le sue stesse parole, erano solo “una misura pragmatica per la guerra” finalizzata a convincere la Gran Bretagna che il Nord era mosso “da qualcosa di più che dalla propria ambizione“.
Per i neri la fine della schiavitù, centocinquanta anni fa, è stato solo l’inizio di una ricerca ancora non conclusa di equità democratica ed economica.
Fino a prima della Seconda Guerra Mondiale, l’élite americana vedeva la civilizzazione capitalista come un progetto razziale e coloniale. Ad oggi, il capitalismo americano può essere visto solo come “capitalismo razziale”: l’eredità della schiavitù segnata dal concomitante emergere della supremazia e del capitalismo bianco nell’America moderna.
I neri in America vivono in un sistema di capitalismo razziale. Il capitalismo razziale esercita la sua autorità sulla minoranza nera attraverso l’oppressiva serie dei linciaggi da parte della polizia, incarcerazioni di massa e istituzionalizzazioni guidate dalla disuguaglianza economica e razziale. Il capitalismo razziale è senza dubbio uno dei moderni crimini contro l’umanità.
Vedere un afroamericano al vertice del potere in quella che è stata la terra della schiavitù sarebbe esaltante, se solo gli indicatori sulla disuguaglianza dei neri non si stessero impennando. Di fatto, durante l’amministrazione di Obama il divario tra la mediana della ricchezza delle famiglie nere e quella delle famiglie bianche è aumentato del 7 per cento. Il divario tra la disoccupazione dei neri e dei bianchi si è anch’esso ampliato durante l’amministrazione Obama, del 4 per cento.
La polizia nazionale storicamente ha agito per mettere in atto il capitalismo razziale. Le prime forze di polizia moderne in America furono le pattuglie per il controllo degli schiavi e le ronde notturne, che erano finalizzate a controllare gli afroamericani.
La letteratura storica esprime chiaramente che prima della Guerra Civile esisteva una forza di polizia legittimata che aveva il solo scopo di opprimere la popolazione schiavizzata e proteggere la proprietà e gli interessi dei padroni. Le lampanti somiglianze tra le ottocentesche pattuglie per il controllo degli schiavi e l’attuale brutalità della polizia americana contro la comunità nera sono troppo evidenti per essere ignorate.
Da quando le prime forze di polizia sono state stabilite in America, i linciaggi sono diventati il fulcro della legge e dell’ordine imposto dal capitalismo razziale. Nei giorni seguenti all’abolizione della schiavitù, si costituì la peggiore organizzazione terroristica della storia americana, con la benedizione del governo statunitense: il Klu Klux Klan.
La maggioranza degli americani crede che i linciaggi siano una forma antiquata di terrorismo razziale, che ha macchiato la società americana fino alla fine dell’era delle leggi di Jim Crow. Tuttavia la propensione dell’America verso il massacro sfrenato degli afroamericani è solo peggiorata nel tempo. Il Guardian ha recentemente riportato come gli storici ritengano che tra la fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo, in media venissero linciati due afroamericani ogni settimana.
Confrontate questo dato con la serie incompleta stilata dall’FBI, che mostra che l’omicidio di un nero da parte di un poliziotto americano avviene più di due volte a settimana, ed è chiaro che la brutalità della polizia verso le comunità afroamericane sta aumentando, non diminuendo.
I linciaggi non significano solo l’uccisione. Spesso includono l’umiliazione, la tortura, le ustioni, le mutilazioni e la castrazione. Il linciaggio era un classico rituale pubblico in America, che spesso avveniva davanti a una grande folla, che a volte contava migliaia di persone, tra cui bambini che giocavano.
Poco dopo l’abolizione della schiavitù, nel 1899, il settimanale Springfield Weekly ha descritto così un linciaggio condotto dal KKK: “al Negro sono state tolte le orecchie, le dita e i genitali. Supplicava pietosamente per la propria vita durante la mutilazione … Prima che il corpo fosse freddo, è stato tagliato in pezzi e le ossa frantumate in piccoli pezzettini … il cuore del Negro è stato tagliato a pezzi, e così il suo fegato … si vendevano i pezzetti di ossa a 25 cent …“.
Il terrorismo razziale è fondamentale per la perpetuazione del capitalismo razziale, ed è per questo che ancora oggi il governo americano rifiuta di riconoscere il KKK come un’organizzazione terroristica.
Terrorizzare le comunità afroamericane va a braccetto con l’imprigionamento e il confinamento sistematico dei neri. In gran parte con la scusa della guerra alla droga, gli Stati Uniti incarcerano più afroamericani oggi, in percentuale, che il Sud Africa al culmine dell’Apartheid.
Le prigioni private sono state progettate dai ricchi a vantaggio dei ricchi. Il sistema delle prigioni a scopo di lucro dipende dall’imprigionamento dei neri per sopravvivere. Un po’ come gli stessi Stati Uniti. Dopotutto, ci sono più neri in prigione, in libertà vigilata o condizionale, di quanti fossero in schiavitù nel 1850 o prima che iniziasse la Guerra Civile.
Il decollo economico dell’America nel diciannovesimo secolo non è avvenuto “nonostante” la schiavitù. È avvenuto in larga parte proprio grazie ad essa. Il capitalismo è stato creato con la schiavitù, e la schiavitù a sua volta ha creato una persistente eredità di capitalismo razziale che è ancora presente nell’America di oggi.
Storicamente c’è sempre stato un netto contrasto tra i nobili ideali americani da una parte e lo status di eterna inferiorità degli afroamericani dall’altra. Alla fine del diciannovesimo secolo, per ironia, è stata eretta una statua detta “della libertà” a osservare l’arrivo nel porto di New York di milioni di stranieri, mentre i contadini neri del Sud – non degli alieni, ma profondamente alienati – erano mantenuti in condizioni di schiavitù ai margini della società. È l’ipocrisia di un’ideologia razzista che ha messo apertamente in discussione la dignità della vita dei “negri”, e che è sopravvissuta alla sconfitta del nazismo. Ad oggi l’America non può dirsi una nazione “post-razziale”, e gli indicatori sull’uguaglianza razziale in America sono di nuovo ai minimi.
Il problema razziale in America è ancora un grande dilemma nazionale che continua minacciare l’esperimento democratico americano. Il malcontento nelle comunità afroamericane continuerà a crescere verso un pericoloso punto di ebollizione, a meno che la più grande eredità della schiavitù, cioè il capitalismo razziale, non sarà apertamente svelato e smantellato completamente.

Preso da: http://vocidallestero.it/2015/12/28/counterpunch-come-il-capitalismo-americano-e-stato-costruito-sulla-schiavitu/

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Microchip neurale: Italia, Germania e Israele in prima linea per il Nuovo Ordine Mondiale

Inarrestabile! Il progetto di impiantare un microchip nella nostra testa continua ad appassionare l’élite illuminata e l’impressione che se ne ricava è che costoro abbiano anche una certa fretta. Non c’è verso: prima o poi troveranno la scusa giusta per impiantarci questo benedetto – o maledetto – chip

Non è una caso che per giustificare l’impianto del piccolo marchingegno vengano carezzate le corde più sensibili dell’animo umano: una volta è per tenere sotto controllo la salute, un’altra volta è per garantire la sicurezza e l’impegno scolastico degli studenti, un’altra volta ancora per consentirci di comunicare con una sorta di telefono cellulare impiantato nel nostro corpo.

Questa volta tocca di nuovo alla medicina. Come riportano i maggiori siti di informazione italiana (La Stampa, Ansa, Libero, ecc..), un consorzio tra scienziati italiani, israeliani e tedeschi coordinato da Stefano Vassanelli, neurofisiologo al Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova, ha sviluppato un microchip di silicio impiantabile nel cervello e capace di stabilire una comunicazione bi-direzionale e ad alta risoluzione con neuroni cerebrali – alquanto inquietante.

Nelle intenzioni dichiarate dai ricercatori, la nuova tecnologia sviluppata in CyberRat rappresenta la base di partenza per lo sviluppo di nuovi sofisticati strumenti sperimentali utili a capire come le reti complesse che i neuroni creano nel cervello interconnettendosi sono in grado di elaborare le informazioni e, meraviglie delle meraviglie, in futuro l’applicazione di questa tecnologia sarà utilizzata per la creazione di neuroprotesi “intelligenti”, capaci di registrare l’attività cerebrale ad alta risoluzione, elaborare delle risposte mediante microelaboratori su chip e stimolare il cervello in un circuito ibrido neuro-elettronico (stronzate tecnicomediche, n.d.r.). Questo approccio sarà di grande aiuto per la terapia di malattie neurologiche, tra cui il Parkinson e l’epilessia. Non è chiaro se l’impianto del microchip è definitivo o temporaneo. Non sono chiare le controindicazioni per una tecnologia così invasiva, che, come dichiarato dai ricercatori, è in grado di “stabilire una comunicazione bi-direzionale”, cioè il chip è in grado sia di trasmettere dati che di riceverli. Ricevare dati per fare cosa? Manipolare le aree del cervello colpite dal Parkinson? E se fosse possibile manipolare le aree del cevello sane? Ai posteri l’ardua sentenza.

fonte: segretiemisteri.com

Preso da: http://ilquieora.blogspot.it/2014/03/microchip-neurale-italia-germania-e-israele-in-prima-linea-per-il-nuovo-ordine-mondiale.html

Libia, l’accordo (economico) con cui l’Occidente protegge se stesso

di | 3 gennaio 2016
Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Così le potenze occidentali che hanno prodotto nel 2011 la caduta di Gheddafi e la destabilizzazione della Libia, a dicembre si sono date da fare per promuovere un accordo tra le due fazioni principali in lotta in Libia. I motivi sono strettamente economici, la Libia è infatti un Paese chiave per l’approvvigionamento energetico dell’Occidente.
Incontro internazionale sulla Libia alla Farnesina
Dal 2014 in Libia ci sono de facto due governi, uno ubicato ad oriente e l’altro ad occidente del Paese, governi sostenuti da una rosa di Stati stranieri, milizie nazionali e tribù locali. E già anche qui ci troviamo di fronte ad una guerra per procura.

A Tobruk nella Libia orientale, vicino al confine con l’Egitto, è stata stabilita la sede del Parlamento libico riconosciuto a livello internazionale. Si tratta di quello eletto nel 2014. Il governo del primo ministro Abdullah al- Thinni ha sede nella città di Bayda ed è sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Egitto. In Libia conta su ciò che rimane dell’esercito libico, al momento guidato dal generale Khalifa Belqasim Haftar, che ha dichiarato guerra ad oltranza a tutte le fazioni islamiste.
Il governo di al-Thinni ha anche istituito una banca centrale parallela a quella di Tripoli e nominato il proprio capo della National Oil Company, l’azienda energetica di Stato. Ma la ricchezza del Paese, e cioè gran parte delle risorse energetiche, come pure le principali istituzioni finanziarie rimangono nelle mani delle autorità di Tripoli dove si trova il Khalifa al-Ghwell, il primo ministro nominato dal Congresso Nazionale Generale, e cioè il vecchio parlamento. Quest’ultimo nel 2014 ha esteso il proprio mandato non riconoscendo i risultati delle elezioni. I principali sostenitori internazionali di questo governo sono il Qatar e la Turchia mentre a livello nazionale al-Ghwell è sostenuto da diversi  gruppi islamici, che però negli ultimi mesi hanno perso coesione.
Alba Libica, ad esempio, una coalizione di milizie sotto il comando delle autorità di Tripoli, si è frazionata, alcune fazioni sostengono il processo di pace lanciato dalle Nazioni Unite alla fine del 2015 che ha portato agli accordi del 17 dicembre tra i due governi, ma altre non ne vogliono sentire parlare.
Mentre il governo di Tripoli controlla un territorio ben più grande di quello di Tobruk, Tripoli deve fare i conti con le milizie locali. Quelle presenti nella capitale non sono solo islamiche ma sono costituite anche da bande di criminali. Senza parlare poi delle migliaia di uomini armati che si trovano a Misurata, anche loro sono una forza militare e politica del dopo Gheddafi.
La situazione è ancora più complessa quando prendiamo in considerazione i jihadisti stranieri e quelli libici che rientrano dai campi di battaglia della Siria e dell’Iraq. Costoro si sono riversati a Sirte, la città libica costiera, che è diventata una sorta di colonia dell’Isis, e che si trova in una posizione strategica, non lontano da grossi impianti petroliferi.
Secondo le Nazioni Unite, l’Isis controlla circa 300 km di costa della Libia e conta i tra i 2.000 e 3.000 jihadisti, di cui circa 1.500 a Sirte. E’ probabile che queste statistiche siano però troppo elevate e che la presenza dell’Isis in Libia sia minore di quanto si creda. Tuttavia esiste e qualsiasi accordo di pace tra i due governi e le varie fazioni deve tenerla presente.
Tante dunque le difficoltà che si prospettano in un futuro prossimo venturo per Fayez al-Sarraj, l’imprenditore scelto per guidare il governo transitorio libico di unità nazionale. Tuttavia, la corsa alle risorse libiche da parte degli occidentali è già iniziata. Il primo ministro italiano, Matteo Renzi, ad esempio, ha subito annunciato che il suo Paese lo sostiene e che è pronto a ristabilire i rapporti speciali tra le due nazioni.
Il Regno Unito, anch’esso molto interessato ai pozzi libici, ha dichiarato di attendere di essere invitato dal nuovo governo ad inviare truppe nel paese. Gli americani hanno persino mandato un contingente che è stato subito rimandato a casa.
Memore del fiasco del 2011, quando la Nato corse in aiuto dei ribelli e da allora la Libia non è stata in grado di formare un governo, il ministro degli Esteri libico ha affermato che la Libia non ha bisogno di alcun intervento straniero per far fronte alle minacce alla sua sicurezza, compreso il terrorismo. Ha però bisogno di armi migliori, ha aggiunto, e di aiuti nella formazione e pianificazione. Insomma il solito ritornello, dateci le armi al resto pensiamo noi! Fino ad ora questa formula, come pure quella dell’intervento armato diretto, ha solo creato anarchia e terrorismo, non si capisce perché le cose dovrebbero cambiare proprio ora.

Adattamento dall’ originale: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/03/libia-laccordo-economico-con-cui-loccidente-protegge-se-stesso/2346256/

La confessione di un ex-marine USA: “Ho contribuito a creare lo Stato Islamico”

Il veterano USA ha confessato in un articolo le torture ed i maltrattamenti nei confronti di persone innocenti durante l’ultima guerra in Iraq.

“Ho visto i miei commilitoni Marines uccidere persone innocenti, torturare civili innocenti, distruggere proprietà, mutilare cadaveri, ridere e scattare foto di persone mentre facevano tutto questo”, ha confessato a RT Vincent Emanuele, ex-marine USA che ha partecipato alla guerra in Iraq.
Due settimane fa, dopo 10 anni di riflessione e di attivismo, l’ex-marine ha pubblicato l’articolo “Ho contribuito a creare l’ISIS: la testimonianza di un veterano della guerra in Iraq.”
“I miei incubi e le mie riflessioni quotidiane mi ricordano come sia nato l’Isis e perché ci odiano particolarmente”, ha confessato Emanuel nel suo articolo, nel quale ha descritto la tortura, la violenza e gli abusi da parte dei soldati degli Stati Uniti sugli iracheni, fra i quali bambini, spesso per divertimento.
Nell’articolo, l’ex marine ricorda come i soldati USA gettavano rifiuti dai loro veicoli blindati in Iraq, oltre a bottiglie piene di urina sui bambini. Inoltre, ha confessato che non ha lavorato in nessun campo di detenzione, ma ricorda le storie di torture, anche sessuali, contro di loro questi, fra i quali adolescenti. “Sappiamo che fra gli ex  detenuti che sono sopravvissuti [in uno di questi campi] c’era Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’Isis”.
“Sapevo che quello che ho visto era sbagliato, sapevo che era immorale, sapevo che era illegale”, ha spiegato Emanuel. “Sapevo che potevamo andare incontro a subire gravi conseguenze come quello che stiamo vedendo adesso lo stato islamico”, ha aggiunto.
Dopo anni di auto-educazione e il contatto con altri attivisti, l’ex-marine ha concluso che il problema è andato al di là della guerra in Iraq. A suo avviso, il vero problema è la lunga storia di aggressioni statunitensi, non solo in Medio Oriente, Nord Africa, Afghanistan, Vietnam, Corea, ma anche “le centinaia di anni di pratiche di genocidio” l’uccisione dei nativi, schiavizzare i neri, i tentativi di dominare l’America Latina, rubare la metà territorio messicano, e così via.
“Abbiamo bisogno di attenzione per riesaminare il ruolo che gli Stati Uniti hanno avuto nel mondo”, ha evidenziato, sostenendo che è qualcosa che i politici ed i media tradizionali in Occidente non hanno mai voluto fare.

Fonte: RT

Esecuzioni di massa e riferimenti a Hitler, ecco gli “amici” dell’Occidente

Scritto da: G.B. il 2 gennaio 2016

Il cosiddetto “mondo libero” di cui faremmo parte ha l’arroganza di indicare al mondo i buoni e i cattivi, partendo dal presupposto di far parte dei primi. Eppure tra gli alleati degli Stati Uniti e della Nato abbiamo paesi come l’Arabia Saudita, dove sono state giustiziate 47 persone in un giorno con l’accusa di terrorismo, e paesi come la Turchia il cui presidente Erdogan ha citato Adolf Hitler tra gli esempi di un sistema presidenziale forte a cui ispirarsi. Per non parlare dei neonazisti d’Ucraina..
Obama si mostra spesso con un volto tirato e un tono drammatico di fronte ai microfoni della stampa ricordando al mondo come gli Usa rappresentino i “buoni” del mondo, quelli insomma che pur tra mille difetti combattono per i nostri diritti e per la nostra libertà.
Ricordiamo tutti il suo volto severo nell’accusare Gheddafi e Assad di abusi dei diritti umani, e ricordiamo ancor meglio come la retorica del governo americano sia molto abile nel costruire mediaticamente i propri nemici in modo da proporre lo schema “buoni” contro “cattivi”, esattamente lo stesso adottato ai tempi della Guerra Fredda, quando l’Urss era diventato l’ “Impero del Male”. La realtà però incalza ed esige un tributo, e nell’era di internet diventa difficile oscurare e occultare i fatti, per quanto i media ovviamente ci provino. Tra i nostri alleati dell’Occidente possiamo contare su paesi come l’Arabia Saudita, e sarebbe inutile continuare ancora una volta e elencare tutte le violazioni dei diritti umani che avvengono nel regno saudita, l’ultima è la notizia dell’esecuzione di massa di 47 persone in un sol giorno con l’accusa di terrorismo, tra cui anche il clerico sciita Nimr al-Nimr, scatenando così rabbia e proteste da parte di Teheran. L’accusa era quella di aver orchestrato proteste antigovernative trai il 2011 e il 2013.
Eppure non si alza una voce che sia una in Occidente per prendere le distanze da un paese dove esistono esecuzioni di massa e dove si rischia la pena di morte per un nonnulla. Gli alleati si sa, sono alleati, e con gli alleati l’Occidente è sempre stato generoso, basti pensare all’Ucraina, dove in nome della “libertà” è stato favorito un golpe che ha portato al potere personaggi apertamente neonazisti e ultranazionalisti senza che nessuno a Washington provasse il minimo imbarazzo. Tutto questo per non parlare della Turchia, paese ormai fuori controllo, dove il presidente Erdogan fa parlare di sè per il modo autoritario con il quale si sta comportando. Da un lato la repressione feroce contro i curdi, dall’altro pesantissime accuse da parte di Mosca di essere formalmente alleato dello Stato Islamico in Siria e in Iraq e di utilizzarlo per saccheggiare questi due paesi delle loro risorse. In politica interna basta insultare su internet il presidente turco per finire dietro le sbarre, e dulcis in fundo, proprio Erdogan nelle scorse ore ha citato nientemeno che Adolf Hitler tra gli esempi di presidenzialismo a cui ispirarsi. Il tutto ancora una volta senza che nessuna “anima bella” della Nato e del governo Usa si indignasse.
Da tempo Erdogan vorrebbe imporre in Turchia un presidenzialismo forte, ma il fatto che si ispiri a Hilter non sembra turbare nessuno.  A riportare le parole del presidente turco ci ha pensato l’agenzia Dogan, ripresa anche da La RepubblicaInsomma chiunque voi siate potreste andare comunque bene agli Stati Uniti qualora doveste loro servire per motivi geopolitici. La cosa beffarda e quasi carnevalesca è che Europa e Usa lanciano sanzioni contro la Russia di Putin, accusata di aggressività, e intrattengono ottimi rapporti con paesi che praticano la sharia e le esecuzioni di massa, o con paesi che guardano con ispirazione a Hitler.  E dire che negli Usa c’è anche chi ha il coraggio di ritenere l’Ucraina un paese amico e che continua a ritenere giusto mantenere l’embargo contro Cuba…
Photo Credit
@Gb
Fonti: RT.com, Repubblica

Preso da: http://www.tribunodelpopolo.it/esecuzioni-di-massa-e-riferimenti-a-hitler-ecco-gli-amici-delloccidente/

Vengono a galla le frodi fiscali ed i veri interessi tutelati dai massimi responsabili dell’Unione Europea

di Luciano Lago 22 dicembre 2015

I sostenitori della UE dichiarano una illimitata fiducia nelle istituzioni comunitarie proprio nel momento in cui in tutto il continente cresce la ribellione e la contestazione alle politiche economiche ed al sistema di regole imposto dall’Unione Europea.
Viene detto che, per curare le carenze delle varie situazioni di crisi e di sfiducia generate dalla politica neoliberista attuata dalle istituzioni comunitarie e fatta propria dai governi, “occorre più Europa”, ovvero maggiore sottomissione all’oligarchia tecnocratica europea e cessione di sempre maggiori quote di sovranità.
Sono i discorsi che in Italia facevano ad ogni piè sospinto i Giorgio Napolitano, i Mario Monti, i Letta ed ogni giorno ce lo ripete la Laura Boldrini e tanti altri, accompagnati dal coro dei grandi media e dei loro opinionisti (a libro paga delle centrali finanziarie) salvo qualcuno che adesso inizia a vergognarsi di questo servilismo verso le istituzioni europee.


Non è permesso dissentire dal “pensiero unico” eurosostenitore del neoliberismo e della preminenza dei mercati, prova ne sia che, quando in un paese emerge un partito o un movimento con una forte connotazione sovrana di anti eurocrazia ed anti immigrazione, immediatamente tutte le altre forze si coalizzano fra di loro per sbarrare il passo a quelli che vengono definiti “populisti”, nazionalisti “retrogradi” ed antiglobalisti. E’ successo in Francia con il Front National della Le Pen ed è analogo a quanto accaduto in precedenza in Portogallo come a quanto sta per avvenire in Spagna, con le dovute differenze. Di fronte al pericolo rappresentato dalle forze anti eurocrazia ed al risorgere del nazionalismo, cadono tutte le maschere che facevano la differenza fra conservatori e socialisti, fra socialdemocratici e liberisti e le forze del sistema di coalizzano fra loro in una unica coalizione. Questo rende l’idea di come i vecchi schemi destra e sinistra siano del tutto obsoleti e funzionali al sistema di potere eurocratico.
L’interrogativo che molti si pongono è quello di chiedere perchè mai i cittadini vengono trattati alla stregua del popolo bue da una classe politica e tecnocratica di persone che, una volta ottenuti i posti di comando nelle Istituzioni europee, lavora in modo opaco in commissioni ristrette e prende tutte le decisioni alle spalle delle esigenze reali delle popolazioni e sulla base di interessi esterni ed estranei alle nazioni ed alla stragrande maggioranza dei cittadini comuni. Si tratta di interessi che sono appannaggio di grandi organismi finanziari, di grandi multinazionali (corporations) che, grazie alle direttive ed alle normative emanate dalla UE, riescono a capitalizzare enormi profitti ed a trarre benefici dal mercato dell’Unione Europea, mentre questo avviene quasi sempre a scapito dei paesi più deboli e delle imprese locali di piccola e media dimensione che non sono in grado di competere con i grandi colossi multinazionali.
Si potrebbe andare a verificare quali sono i personaggi che occupano le poltrone più importanti nella Commissione Europea ed allora forse qualche cosa si capirebbe dai trascorsi e dai conflitti di interesse che hanno questi personaggi e dal seguito delle loro carriere che, in buona parte dei casi, passano per le porte girevoli che, dalla Commissione Europea, portano ad occupare incarichi direttivi, ben remunerati, in grandi multinazionali o entità bancarie e finanziarie.
Si può esaminare il caso ad esempio dell’attuale presidente della Commissione Europea, il lussemburghese Jean Claude Junker, come anche quello del presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem. Personaggi che siedono ai vertici delle massime istituzioni della UE.
Entrambi questi illustri personaggi, quando ricoprivano alte cariche di governo nei loro paesi (rispettivamente ministro delle finanze del Lussemburgo uno e dell’Olanda, l’altro) risulta che si sono adoperati personalmente per proteggere le grandi corporations (multinazionali) ed aiutarle ad evadere le imposte, con pregiudizio degli altri paesi della UE ed a beneficio del Lussemburgo e dell’Olanda (dove avevano una imposizione di comodo allo 0,1% degli utili dichiarati) e successivamente avevano bloccato tutti i tentativi fatti dalle precedenti autorità europee per correggere il sistema impositivo che aveva fatto sottrarre migliaia di milioni di euro dalle casse pubbliche degli altri Stati Europei.
Juncker y Dijsselbloem, questi autorevoli dirigenti della UE non soltanto hanno mentito ma hanno anche fornito aiuto alle grandi multinazionali per frodare massicciamente i contribuenti di tutta Europa, realizzando il più grande reticolo di frode fiscale che abbia conosciuto l’Europa che ha permesso ad un numero di circa 300 grandi corporations transnazionali di evadere le imposte a larga scala con pregiudizio dei bilanci fiscali degli altri stati europei.
La loro ricompensa è stata quella di essere stati nominati alle più alte cariche della UE e sono loro che fanno parte della Troika ed impongono le misure draconiane alla Grecia, alla Spagna, all’Italia ed agli altri paesi, per obbligarli a pagare interessi
Si è scoperto il loro coinvolgimento in questa gigantesca trama, soltanto dopo la filtrazione di centinaia di documenti che mantenevano nascosti sotto varie chiavi; così come l’esistenza di queste operazioni è stata portata alla luce grazie alla confessione di un ex impiegato della PWC che ha fotocopiato e diffuso un centinaio di questi accordi (tax rulings) inconfessabili, suscitando lo scandalo denominato “Luxleaks”.
Attualmente, dopo oltre un anno dalla scoperta dello scandalo, l’unica persona che ha pagato è stato l’auditor Antoine Deltour, colui che aveva denunciato lo scandalo.
Quello che adesso è filtrato tramite informazioni diffuse da alcuni grandi media (Der Spiegel e Le Monde) sono gli atti delle riunioni a porta chiusa che hanno svolto nel corso degli anni il Gruppo di Codice di Condotta (Business Taxation) ed i l Gruppo di Lavoro sulle questioni Impositive, entrambi appartenenti alla Commissione Europea. Il contenuto di questi atti non solo è stato negato agli europarlamentari che lo hanno richiesto, ma si continua ad occultarlo anche alla stessa Commissione Speciale TAXE, creata precisamente per indagare sulle ramificazioni del LuxLeaks.
Ernest Urtasun, europarlamentare del Grupo Verde e membro di questa comissioneTAXE, sottolinea che “la pubblicazione di queste informazioni, fino ad ora confidenziali e quelle a cui i deputati europei non hanno tenuto accesso, costituisce una importante caduta in questo capitolo dei negoziati segreti sulla fiscalità”. Queste nuove rivelazioni implicano direttamente a Juncker y Dijsselbloem, come titolari delle Finanze dei propri rispettivi paesi, per cui adesso dovranno risponderne davanti al Parlamento Europeo.
Quello che viene rivelato dal contenuto di questi atti è che i due massimi responsabili della UE si erano dedicati per anni ad ostacolare tutti i tentativi per portare alla luce la trama della massiccia frode fiscale, grazie alla quale centinaia di multinazionali pagavano imposte bassissime al Lussemburgo ed all’Olanda per gli utili che avevano realizzato in altri paesi dalla fiscalità molto elevata. Entrambi avevano negato di essere implicati personalmente in questa macchinazione, tuttavia risulta che detti documenti dimostrano il contrario, visto che il gruppo del Codice di Condotta -creato nel 1998-, ma la cui esistenza non era stata scoperta dagli eurodeputati fino al 2014- lavorava in totale segretezza e stava sotto il diretto controllo dei ministri delle Finanze dei paesi membri.
Sia Junker che Dijsselbloem erano titolari del Ministero delle Finanze (Junker era anche primo ministro) quando bloccarono ripetutamente il lavoro di questo gruppo e tutti i tentativi di modificare la massiccia frode fiscale in corso. Di più, Belgio, Olanda e Lussemburgo ostacolarono le iniziative degli altri paesi per porre fine a questa trama. Inoltre, mentre Dijsselbloem era stato già nominato a capo dell’Eurogruppo (l’organismo che coordina le politiche fiscali e finanziarie dei paesi UE), l’Olanda oppose una “riserva di natura politica “, nel corso di una riunione segreta per bloccare un piano di riforma britannico e tedesco, approvato da esperti fiscali della OCDE, che avrebbe posto fine alla trama. Il che significa che l’olandese operava in segreto contro gli interessi dei paesi membri che lui stesso presiedeva.
Nessuno dei plenipotenziari europei fece nulla per fermare questo comportamento, nonostante le riunioni continue che si svolsero nel corso degli anni, mentre alcuni paesi traevano vantaggi enormi a scapito degli altri membri dell’Unione Europea.
Nonostante fosse emerso già in buona parte questo comportamento , Junker è stato eletto come presidente della Commissione Europea (l’incarico più importante della UE) con i voti della Grande Coalizione (popolari, socialisti e liberali ). Junker a suo tempo aveva sostenuto che si assumeva la responsabilità dei fatti come capo del Governo ma che non era stato lui a tesere la trama e non la conosceva.
I documenti tuttavia adesso svelano che egli era al corrente di tutta la trama, per cui emerge chiaramente il perchè lo stesso Junker aveva ordinato di occultare tutta la documentazione agli stessi eurodeputati.
Sven Giegold, un anziano europarlamentare tedesco dei Verdi, aveva cercato di consultare questi documenti delle riunioni dell’Eurogruppo ma aveva trovato ostacolato qualsiasi tentativo di accedere ad una sala blindata dove non era permesso di entrare nè tanto meno di consultare i documenti. Successivamente lo stesso Junker è stato segnalato come direttamente implicato nei negoziati svolti con le multinazionali dall’ex capo delle questioni fiscali del gigante multinazionale Amazon, Bon Confort, che ha rivelato di aver avuto due riunioni personali con Junker per risolvere le questioni fiscali della sua azienda ed ha dichiarato che, l’attuale presidente della Commissione, si era comportato allora come un “socio di affari”, aiutando la società a risolvere i sui problemi fiscali.
Tanto era vantaggoso per le multinazionali stabilire la sede in Lussemburgo che la società di consulting statunitense “Ernst&Young” raccomandava ai suoi investitori tanto americani che russi e di altri paesi, di fare busioness in Lussemburgo perchè “i funzionari del governo di quel paese sono accessibili ed implicano una relazione molto stretta con le società”. Impossibile essere più chiari.
Questo spiega perchè le più grandi multinazionali avevano scelto di porre la loro sede in Lussemburgo.
Tralasciando i molti altri particolari, queste rivelazioni, che sono pubblicate con molti dettagli, lasciano in chiaro quello che si sospettava da lungo tempo: che le politiche finanziarie e fiscali delle autorità europee erano dirette ad avvantaggiare le grandi corporations ed i grandi gruppi finanziari transnazionali, che alcuni paesi si sono beneficiati di queste politiche e del dumping fiscale ed hanno sempre bloccato ogni possibile forma di armonizzazione fiscale in ambito europeo da cui avrebbero perso le loro posizioni di vantaggio a danno delgi altri paesi.
Si comprende da queste rivelazioni anche il fatto incontrovertibile che l’oligarchia europea ha sempre lavorato per favorire gli interessi dei grandi gruppi monopolistici e transnazionali, creando gravi pregiudizi concorrenziali ai settori industriali locali dei paesi europei più esposti, come l’Italia, la Spagna ed il Portogallo, non soltanto in ambito industriale ma anche nell’ambito agricolo, delle produzioni alimentari, dell’artigianato, della pesca, ecc…
Questo dimostra che l’opposizione dei molti movimenti sorti in questi anni contro lo strapotere dell’Eurocrazia di Bruxelles e di Francoforte ha ben ragione di esistere e di mettere a nudo il sistema di potere e di groviglio di interessi che tiene in piedi l’Unione Europea, una congregazione  predisposta e pianificata per sottomettere i popoli europei,  espropriare  la sovranità degli Stati, trattare i cittadini come un parco buoi,  incapace di risolvere i problemi reali  delle nazioni  europee, da quelli dello sviluppo, della giustizia sociale , impotente di fronte a fenomeni  come le questioni sull’immigrazione,  oltre alla dimostrata e  totale  subordinazione  agli interessi nord americani.

Preso da:http://www.controinformazione.info/vengono-a-galla-le-frodi-fiscali-ed-i-veri-interessi-tutelati-dai-massimi-responsabili-dellunione-europea/

Il “lavoro sporco” del Fondo Monetario Internazionale

30 dicembre 2015

– di James Petras –
Il FMI è l’organismo monetario internazionale leader la cui finalità pubblica è quella di mantenere la stabilità del sistema finanziario mondiale attraverso i prestiti vincolati a proposte dirette a migliorare il recupero economico e la crescita.
Di fatto, il FMI è sempre stato sotto il controllo degli Stati Uniti e dei maggiori paesi dell’Europa Occidentale e le sue politiche sono state progettate per promuovere l’espansione, il dominio finanziario ed i profitti delle principali “corporations” multinazionali ed istituzioni finanziarie.
Gli Stati del Nord America ed europei praticano una divisione dei poteri: i direttori esecutivi del FMI sono europei; le loro controparti nellla Banca Mondiale (BM) sono degli USA.

I direttori esecutivi del FMI e della  BM operano in stretta consultazione con i loro governi di riferimento e specialmente con il Dipartimento del Tesoro nella priorità per decidere, ed in particolare  per definire quali paesi riceveranno i finanziamenti, sotto quali condizioni e per quale importo.
I finanziamenti ed i termini stabiliti dal FMI  devono essere  coordinati  strettamente con la Banca privata. Una volta che il FMI arriva a  firmare un accordo con un paese debitore, questo è un segnale per le grandi banche d’affari per prestare, investire e continuare con una molteplicità di transazioni finanziarie favorevoli.
Da quanto detto in precedenza si può dedurre che il FMI svolge il ruolo di comando generale per il sistema finanziario mondiale.
Il FMI stabilisce le basi per la conquista dei sistemi finanziari degli stati vulnerabili del mondo da parte delle grandi banche.
Il FMI assume l’incarico di fare tutto il “lavoro sporco” attraverso il suo intervento. Questo include l’esproprazione della sovranità, la richiesta di privatizzazione e la riduzione delle spese sociali, stipendi, salari e pensioni, così come assicurare la priorità del pagamento del debito su qualsiasi altra spesa. Il FMI opera come” il cieco” delle grandi banche nel deviare le critiche politiche ed il malessere sociale.
Ci si potrebbe chiedere: quali tipi di persone appoggiano le banche e quali sono stati i direttori esecutivi del FMI? A chi affidano il compito di violare i diritti sovrani di un paese, impoverendo la sua gente e erodendo le istituzioni democratiche?
Tra i direttori esecutivi del FMI hanno incluso un truffatore finanziario condannato; l’attuale direttrice deve affrontare una accusa per denunce di malversazione di fondi pubblici come ministro delle Finanze; un’altro era uno stupratore; un’altro era un difensore della diplomazia delle cannoniere ed il promotore del maggior collasso finanziario della storia di un paese.

Christine Lagarde
Christine Lagarde

L’attuale direttrice esecutiva del FMI (dal Luglio el 20111 al 201), Christine Lagarde, viene portata a giudizio in Francia per appropriazione indebita di un pagamento di 400 milioni di dollari con il magnate Bernard Tapie, mentre lei era ministro delle Finanze nel governo del presidente Sarozy.
l direttore esecutivo precedente (novembre del 2007-maggio del 2011), Dominique Strauss-Kahn, si è visto obbligato a dimettersi dopo di essere stato accusato di aver violentato una cameriera in un hotel di Nueva York e più tardi arrestato e giudicato per sfruttamento della prostituzione nella città di Lille, in Francia. Il suo predecessore., Rodrigo Rato (giugno 2004-ottobre 2007), era un banchiere spagnolo che fu arrestato ed accusato di evasione di imposte, per aver nascosto 27 milioni di euro in settanta banche straniere e la truffa di migliaia di piccoli risparmiatori che aveva convinto a deporre il loro denaro in una banca spagnola, Bankia, che fu dichiarata fallita.
Il suo predecessore, il tedesco Horst Kohler, si dimise dopo aver dichiarato una verità poco probabile- cioè a dire, che “l’intervento militare sull’estero era necessario per difendere gli interessi economici tedeschi”. Una cosa è come opera il FMI, uno strumento per gli interessi imperiali; ed altra cosa è che un dirigente del FMI ne parli pubblicamente.
Michel Camdessus (gennaio 1987 al febbraio 2000) fu l’autore del “Washington Consensus”, la dottrina che finanziò la controrivoluzione neoliberista globale. Nel corso del suo mandato fu testimone dell’ abbraccio e finanziamento del FMI con alcuni dei peggiori dittatori dell’epoca, tra quelli l’uomo forte dell’Indonesia ed autore di assassinii di massa, il generale Suharto.
Sotto Camdessus, il FMI collaborò con il presidente argentino Carlo Menen nella liberalizzzazione dell’economia, nella deregolamentazione dei mercati finanziari e nella privatizzazione di più di un migliaio di imprese argentine. Le crisi che seguirono, portrono alla peggiore depresione nella storia argentina, con più di 20.000 fallimenti, il 25% di disoccupazione ed il tasso di povertà superiore al 50% nei quartieri operai….Camdessus, più tardi, si lamentò dei suoi errori politici in relazione al collasso dell’Argentina. Egli non fu mai arrestato o accusato di crimini contro l’umanità.
Conclusione
La condotta criminale dei direttori del FMI non è una anomalia o un ostacolo per la loro selezione. Al contrario. essi furono selezionati perchè riflettevano i valori, gli interessi ed il comportamento della elite finanziaria mondiale: truffe, evasioni delle imposte, corruzione e trasfrimento massiccio di ricchezza pubblica su conti privati sono la norma per l’establishment finanziario. Queste qualità si adattano perfettamente alle necessità dei banchieri che hanno fiducia nell’accordo con i loro omologhi nel FMI.
L’elite finanziaria internazionale ha necessità che i dirigenti del FMI non abbiano scrupoli nell’utilizzare un doppio standard e nell’infrangere le procedure standard. Ad esempio, l’attuale direttrice esecutiva, Christine Lagarde, ha prestato 30 miliardi al regime fantoccio in Ucraina, nonostante che la stampa finanziaria specializzata avesse descrittto con grandi dettagli come gli oligarchi corrotti abbiano rubato migliaia di milioni con la complicità della classe politica (Financial Times, 12/21/14, pag.7). La stessa Lagarde cambia le regole sul pagamento dei debiti che permette all’Ucraina di realizzare il suo pagamento dei suoi debiti sovrani alla Russia.
La stessa Lagarde insiste che il governo greco di centro destra possa ridurre ancora di più le pensioni in Grecia al di sotto del livello di povertà (Financial Times, 12/21/15, pag. 1).
Sembra evidente che il taglio selvaggio del livello di vita, che decretano i dirigenti del FMI da tutte le parti, non è estraneo alla loro storia personale criminale. Stupratori, truffatori, militaristi, sono soltanto le persone adeguate per dirigere una istituzione, visto che questa fa impoverire il 99% delle popolazioni ed fa arricchire l’1% dei super-ricchi.
Fonte: Global Research
Traduzione: Manuel de Silva
Tratto da: Controinformazione

Preso da: http://www.informarexresistere.fr/2015/12/30/il-lavoro-sporco-del-fondo-monetario-internazionale/

Rockefeller si fa l’Arca di Noè. Cosa ci nasconde?

30 dicembre 2015

Maurizio Blondet –
Nella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, un migliaio di chilometri dal Polo) è in via di febbrile completamento la superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo.
Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento, speciali bocche di aerazione, muraglie di cemento armato spesse un metro.
La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen, dove ogni estraneo che arrivi è subito notato; del resto, l’isola è quasi deserta.
Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell’arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola».
Per la pubblicità, è «l’arca dell’Apocalisse» prossima ventura.
Deposito Sotterraneo Globale dei Semi in Norvegia 04

Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la Fondazione Rockefeller , insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s’è recentemente unito Bill Gates, l’uomo più ricco della storia universale, attraverso la sua fondazione caritativa Bill & Melinda Gates Foundation.
Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno.
Ce ne informa l’ottimo William Engdahl (1) che ragiona: quella gente non butta soldi in pure utopie umanitarie.
Deposito Sotterraneo Globale dei Semi in Norvegia 12
Che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere?
Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo: che futuro avranno?
La Rockefeller Foundation , ci ricorda Engdahl, è la stessa che negli anni ’70 finanziò con 100 milioni di dollari di allora la prima idea di «rivoluzione agricola genetica».
Fu un grande lavoro che cominciò con la creazione dell’Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell’International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford ).
Nel 1991 questo centro di studi sul riso si coniugò con il messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l’agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, dollari Rockefeller).
Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.
In varie riunioni internazionali di esperti e politici tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio, il CGIAR fece in modo di attrarre nel suo gioco la FAO (l’ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e lo UN Development Program.
La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, specie del Terzo Mondo, sulle meraviglie del moderno agribusiness e sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati.
Questi portarono il verbo nei loro Paesi, costituendo una rete di influenza straordinaria per la penetrazione dell’agribusiness Monsanto.
Deposito Sotterraneo Globale dei Semi in Norvegia 10
«Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti», scrive Engdahl, «negli anni ’70 la Rockefeller Foundation si mise nella posizione di plasmare la politica agricola mondiale. E l’ha plasmata».
Tutto nel nome della scientificità umanitaria («la fame nel mondo») e di una nuova agricoltura adatta al mercato libero globale.

I lavori per lo scavo nel granito della Doomsday Seed Vault
La genetica è una vecchia fissa dei Rockefeller: fino dagli anni ’30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.
La Rockefeller Foundation finanziò generosamente quegli scienziati, molti dei quali dopo la caduta di Hitler furono portati in USA dove continuarono a studiare e sperimentare.
La mappatura del gene, la sequenza del genoma umano, l’ingegneria genetica da cui Pannella e i suoi coristi si aspettano mirabolanti cure per i mali dell’uomo – insieme agli OGM brevettati da Monsanto, Syngenta ed altri giganti – sono i risultati di quelle ricerche ed esperimenti.
Nel 1946, del resto, Nelson Rockefeller lanciò la parola d’ordine propagandistica «Rivoluzione Verde» dal Messico, un viaggio nel quale lo accompagnava Henry Wallace, che era stato ministro dell’Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company.
Norman Borlaug, l’agro-scienziato acclamato padre della Rivoluzione Verde con un Nobel per la pace, lavorava per i Rockefeller.
Lo scopo proclamato: vincere la fame del mondo, in India, in Messico.
Ma davvero Rockefeller spende soldi per l’umanità sofferente?
La chiave è nella frase che Henry Kissinger pronunciò negli anni ’70, mentre nasceva la CGIAR : «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione».
Il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con la Standard Oil , guida del cartello petrolifero mondiale.
Oggi sappiamo che Rivoluzione Verde era il sinonimo pubblicitario per OGM, e il suo vero esito è stato quello di sottrarre la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell’agribusiness euro-americano.
In pratica, ciò avvenne attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi «ibridi-miracolo» che davano raccolti «favolosi», preparati nei laboratori dei giganti multinazionali.
I semi ibridi hanno un carattere commercialmente interessante per il business: non si riproducono o si riproducono poco, obbligando i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come fatto da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina.
Quei semi erano stati brevettati, e costavano parecchio.
Sono praticamente un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont), le stesse aziende all’avanguardia negli OGM.
Deposito Sotterraneo Globale dei Semi in Norvegia 03
La relativa autosufficienza e sostenibilità auto-alimentantesi dell’agricoltura tradizionale era finita.
Ai semi ibridi seguirono le «necessarie» tecnologie agricole americane ad alto impiego di capitale, gli indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont e con l’arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme OGM.
Tutto brevettato, tutto costoso.
I contadini che per secoli avevano coltivato per l’autoconsumo e il mercato locale, poco importando e poco esportando, non avevano tanto denaro.
Ecco pronta la soluzione: lanciarsi nell’agricoltura «orientata ai mercati globali», produrre derrate non da consumo ma da vendita, cash-crop, raccolti per fare cassa.
Addio autosufficienza ed autoconsumo, addio chiusura alle importazioni superflue.
I contadini potevano vendere all’estero sì: sotto controllo di sei intermediari globali, colossi e titani come la Cargill , la Bunge Y Born, la Louis Dreyfus …
La Banca Mondiale di McNamara, soccorrevole, forniva ai regimi sottosviluppati prestiti per creare canali d’irrigazione moderni e dighe; la Chase Manhattan Bank dei Rockefeller si offriva – visto che i contadini non producevano mai abbastanza da ripagare i debiti contratti per comprare pesticidi, OGM e sementi ibride brevettati – di indebitare i contadini in regime privatistico.
Ma questo ai grandi imprenditori agricoli con latifondi.
I piccoli contadini, per le sementi-miracolo e i diserbanti e i fertilizzanti scientifici, si dovettero indebitare «sul mercato», ossia con gli usurai.
I tassi d’interesse sequestrarono il raccolto-miracolo; a molti, divorarono anche la terra.
I contadini, accade in India specialmente, dovettero lavorare una terra non più loro, per pagare i debiti.
La stessa rivoluzione sta prendendo piede in Africa.
Chilometri di monoculture di cotone geneticamente modificato, sementi sterili da comprare ogni anno.
E il meglio deve ancora arrivare.
Dal 2007 la Monsanto , insieme al governo USA, ha brevettato su scala mondiale di sementi «Terminator», ossia che commettono suicidio dopo il raccolto: una scoperta che chiamano, senza scrupoli, «Genetic Use Restriction Technology», ossia volta a ridurre l’uso di sementi non brevettate.
La estensione di sementi geneticamente modificate – ossia di cloni con identico corredo genetico – è ovviamente un pericolo incombente per le bocche umane: una malattia distrugge tutti i cloni, ed è la carestia.
Occorre la biodeversità, di cui si sciacquano le labbra ecologisti e verdi radicali.
E qui si comincia ad intuire perché si sta costruendo l’Arca di Noè delle sementi alle Svalbard: quando arriva la catastrofe, le sementi naturali dovranno essere controllate dal gruppo dell’agribusiness, e da nessun altro.
Le banche di sementi, secondo la FAO , sono 1.400, già per la maggior parte negli Stati Uniti.
Le più grandi sono usate e possedute da Monsanto, Syngenta, Dow Chemical, DuPont, che ne ricavano i corredi genetici da modificare.
Perché hanno bisogno di un’altra arca di Noè agricola alle Svalbard, con tanto di porte corazzate e allarmi anti-intrusione, scavata nella roccia.
Le altre banche sono in Cina, Giappone, Corea del sud, Germania, Canada, evidentemente non tutte sotto il controllo diretto dei grandi gruppi.
La tecnologia «Terminator» può suggerire uno scenario complottista fantastico: una malattia prima sconosciuta che infetta le sementi naturali conservate nelle banche fuori-controllo USA, obbligando a ricorrere al caveau delle Svalbard, l’unico indenne.
E’ un pensiero che ci affrettiamo a scacciare: chi può osar diffamare benefattori dell’umanità affamata come Rockefeller, Monsanto, Bil Gates, Syngenta?
Ma Engdahl ricorda le parole del professor Francis Boyle, lo scienziato che stilò la prima bozza delle legge americana contro il terrorismo biologico (Biological Weapons anti-Terrorism Act), approvata dal Congresso nel 1989.
Francis Boyle sostiene che «il Pentagono sta attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica», e che Bush ha a questo scopo emanato due direttive nel 2002, adottate «senza conoscenza del pubblico».
Per Boyle, nel biennio 2002-2004, il governo USA ha già speso 14,5 miliardi di dollari per le ricerche sulla guerra biologica.
Il National Institute of Health (ente governativo) ha connesso 497 borse di studio per ricerche su germi infettivi con possibilità militari.
La bio-ingegneria è ovviamente lo strumento principale in queste ricerche.
Jonathan King, professore al MIT, ha accusato: «I programmi bio-terroristici crescenti rappresentano un pericolo per la nostra stessa popolazione; questi programmi sono invariabilmente definiti ‘difensivi’, ma nel campo dell’armamento biologico, difensivo e offensivo si identificano».
Altre possibilità sono nell’aria, e Engdahl ne ricorda alcune.
Nel 2001, una piccola ditta di ingegneria genetica californiana, la Epicyte , ha annunciato di aver approntato un mais geneticamente modificato contenente uno spermicida: i maschi che se ne nutrivano diventavano sterili.
Epicyte aveva creato questa semente miracolo con fondi del Dipartimento dell’Agricoltura USA (USDA), il ministero che condivide con Monsanto i brevetti del Terminator; ed a quel tempo, la ditta aveva in corso una joint-venture con DuPont e Syngenta.
Ancor prima, anni ‘ 90, l ’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, ossia l’ONU) lanciò una vasta campagna per vaccinare contro il tetano le donne delle Filippine, Messico e Nicaragua, fra i 15 e i 45 anni.
Perché solo le donne?
Forse che gli uomini, nei Paesi poveri, sono esenti da tetano, e non si feriscono mai con ferri sporchi e arrugginiti?
Se lo domandò il Comite pro Vida, l’organizzazione cattolica messicana ben conscia delle campagne anti-natalità condotte in Sudamerica dai Rockefeller.
Fece esaminare il vaccino fornito dall’OMS gratuitamente e generosamente alle donne di età fertile: e scoprì che esso conteneva gonadotropina corionica umana, un ormone naturale che, attivato dal germe attenuato del tetano contenuto nel vaccino, stimolava speciali anticorpi che rendevano incapaci le donne di portare a termine la gravidanza.
Di fatto, un abortivo.
Risultò che questo vaccino-miracolo era il risultato di 20 anni di ricerche finanziate dalla Rockefeller Foundation, dal Population Council (dei Rockefeller), dalla CGIAR (Rockefeller), dal National Institute of Health (governo USA)… e anche la Norvegia aveva contribuito con 41 milioni di dollari al vaccino antitetanico-abortivo.
Guarda caso, lo stesso Stato che oggi partecipa all’Arca di Noè e che la sorveglierà nelle sue Svalbard.
Ciò fa tornare in mente ad Engdahl (non a noi) quella vecchia fissa dei Rockefeller per l’eugenetica del Reich: la linea di ricerca preferita era ciò che si chiamava «eugenetica negativa», e perseguiva l’estinzione sistematica delle razze indesiderate e dei loro corredi genetici.
Margaret Sanger, la femminista che fondò (coi soldi dei Rockefeller) il Planned Parenthood International, la ONG più impegnata nel diffondere gli anticoncezionali nel Terzo Mondo, aveva le idee chiare in proposito, quando lanciò un programma sociale nel 1939, chiamato «The Negro Project» (2).
Come scrisse in una lettera ad un amico fidato, il succo del progetto era questo: «Vogliamo eliminare la popolazione negra».
Ah pardon, scusate: non si dice «negro», si dice «nero», «afro-americano».
E’ questo che conta davvero, per i progressisti.
Fonte: Disinformazione.it
Tratto da: terrarealtime2

Preso da:http://sapereeundovere.com/rockefeller-si-fa-larca-di-noe-cosa-ci-nasconde/

Un esponente USA getta la maschera e rivela il piano di spartizione degli USA per il Medio Oriente

Bolton John speaks 
L’ex ambasciatore di Washington alle Nazioni Unite, John Bolton, ha dichiarato ieri, Domenica 24. 05 che il suo paese dovrebbe approfittare del caos creato dalla banda terrorista dell’ISIS (Stato Islamico) per creare un “nuovo Stato sunnita”.
Credo che il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di costituire un nuovo stato sunnita a partire dalla regione occidentale dell’Iraq e che comprenda la parte orientale della Siria che dovrebbe essere diretto da moderati, o per lo meno, autoritario che non siano islamisti radicali”, ha dichiarato Bolton nel corso di una intervista con la rete TV Fox News.
L’esponente politico USA, neoconservatore in materia di politica estera, ha criticato inoltre il Presidente Barack Obama, per il fallimento della sua politica di fronte al terrorismo takfiri. “Stiamo perdendo questa guerra di questo non c’è alcun dubbio”, ha aggiunto.


Secondo Bolton, l’amministrazione Obama si rifiuta di riconoscere la sua sconfitta e, di fatto, “viene dagli ultimi 6 anni e più negando la guerra contro il terrorismo”, quello che l’ideologo repubblicano ha spiegato nella sua intervista è che ” Obama ed il suo entourage sono accecati dalla loro stessa ideologia”
Stiamo perdendo e non ci sono dubbi.
“Credono che questo (la guerra contro il terrorismo) ci porterà inesorabilmente a coinvolgere ancora di più gli USA nell’estero”, ha argomentato.
Il presidente dell’Istituto Gatestone ha reclamato inoltre che Washington aiuti la Turchia ed i suoi alleati arabi nel Golfo Persico a distruggere la banda terrorista, visto che questi paesi, ha detto Bolton, necessitano della “leadership americana”.
D’altra parte la caduta di Ramadi (la capitale della provincia di Al-Anbar, nell’Ovest dell’Iraq) nelle mani dell’ISIS dalla la scorsa settimana ha ispirato anche le accuse del segretario alla Difesa statunitense Ashton Carter, contro l’ Esercito iracheno.
“Quello che sembra sia accaduto è che le forze irachene non hanno mostrato una reale volontà di combattere”, ha dichiarato Carter ieri Domenica, alla catena CNN:
Come reazione alla accuse degli statunitensi, l’ex assessore della sicurezza nazionale irachena Mowafak al-Rubaie, ha segnalato proprio ieri, nel corso di una intervista con la catena TV in inglese Press TV, la mancanza di combattività della coalizione formata da Washington per combattere presumibilmente contro lo Stato Islamico. Inoltre ha ricordato che gli USA si fanno pagare per le armi che poi non consegnano.
Dall’anno scorso, Washington comanda una coalizione di alleati regionali che dice di dedicarsi alla lotta contro l’ISIS in Iraq ed in Siria, ma che in realtà secondo i respnsabili iracheni, risulta del tutto inefficace i direttamente favorisce i terroristi.
D’altra parte è noto che la creazione della banda terrorista fu promossa ed appoggiata dagli USA e dai loro alleati con l’obiettivo di rovesciare il Governo siriano.
Da almeno gli inizi della decade del 2000, i circoli conservatori e sionisti cercano di spingere in piano di riconfigurazione delle frontiere in Medio Oriente attraverso la guerra, diretta o indiretta per mezzo di gruppi di affini, o meglio seminando discordia tra i vari gruppi etnici e confessionali.
Questa strategia è stata denominata come “caos costruttivo” o “caos creativo” e si sostiene con slogans come “promozione della democrazia” o “lotta al terrorismo”.
Nota:  In realtà tutti gli analisti indipendenti hanno compreso da tempo che gli USA , in accordo con Israele, agiscono con secondi fini nella regione e l’avanzata dei gruppi terroristi come l’ISIS ed al Nusra, risulta utile per il loro disegno strategico di arrivare ad una nuova suddivisione degli Stati del Medio Oriente, nonostante che questo abbia portato ad alcune guerre prolungate con eccidio di centinaia di migliaia di persone, immani distruzioni e sofferenze per le popolazioni civili  della Siria e dell’Iraq.  Vedi: Il piano di balcanizzazione del Medio Oriente
Nei calcoli di Washington, l’espansione del terrorismo di matrice islamica e la dura contrapposizione tra le etnie e le confessioni  religiose della regione favorisce la strategia di balcanizzazione del Medio Oriente che porta un forte vantaggio agli USA ed a Israele.  Questo rappresenta nella sua essenzialità un già visto nella Storia: il vecchio “Divide et impera”.
Fonte: Hispan TV 
Traduzione e nota : Luciano Lago

Preso da: http://www.controinformazione.info/un-esponente-usa-getta-la-maschera-e-rivela-il-piano-di-spartizione-degli-usa-per-il-medio-oriente/

Genocidi Washington Style – tocca al Venezuela?

9 febbraio 2018 

DI PETER KOENIG
Ci sarà un motivo per cui nessuno osa parlare di “genocidio” quando si pensa alle atrocità commesse da Washington in tutto il mondo? – Se c’è una nazione che è colpevole di omicidio di massa, questa nazione è gli Stati Uniti d’America insieme ai suoi manipolatori sionisti. Ma sembra che nessuno ci faccia caso, o meglio che nessuno osi dirlo. È diventata una cosa normale che è ormai entrata nel cervello della gente. La nazione eccezionale può fare quello che vuole, quando vuole e dove vuole – può seminare guerre e conflitti, uccidere milioni e milioni di persone e poi dare la colpa a Russia e Cina e, naturalmente, Iran, Venezuela, Siria, Cuba, Corea del Nord … ma potremo andare avanti.
Quando un certo Mr. Tillerson parla apertamente di colpo di stato militare in Venezuela, sta incitando ad un genocidio in questo pacifico vicino del sud. Questo significa, per chi sta ascoltando, come Capriles e Co., che può contare sull’appoggio degli Stati Uniti, cosa che, ovviamente,  sapeva da sempre. Ma ora la cosa è ufficiale, quando il Segretario di Stato USA chiede apertamente un intervento militare – chiede sangue – sta provocando un bagno di sangue. Questo è genocidio. Per definizione, è un assassino.

Eppure, quest’uomo  e ne va in giro liberamente.
Proviamo a immaginare, chiunque altro si permetta di fare una affermazione del genere nel resto del mondo – un qualsiasi altro politico  a livello di Tillerson – uno che non si piega ai desideri di Washington sarebbe subito messo in cima alla lista di Washington, e potrebbe aspettarsi da un momento all’altro che lo colpisca un drone, o una pozione di veleno – o una qualsiasi altra cosa che la CIA sa fare ottimamente per  “neutralizzare” le persone inopportune. Eppure, nessuno nemmeno osa pensare di mandare Tillerson davanti a un tribunale internazionale o semplicemente di provare a neutralizzarlo.
Nelle basi statunitensi – del tutto illegali – che si trovano nel triangolo nord-orientale della Siria, al confine tra Iraq e Turchia, vicino a Raqqa, a Tabqa, dove le forze americane hanno preso il controllo di una base aerea siriana a al-Tanf,  Rex Tillerson chiede di aumentare l’attuale contingente di circa 2.000 soldati, fino a 30.000 – reclutandoli per lo più tra i curdi. Questa dichiarazione suona, e probabilmente è, come una espansione dell’esercito ‘ribelle’ YPG dei curdi o, piuttosto,  dell’esercito di terroristi sponsorizzati dagli USA, completamente finanziato, armato e addestrato dagli Stati Uniti. Un esercito che, in realtà,  appoggia la nuova ISIS, appena addestrata dagli USA con l’obiettivo di riuscire finalmente a mettere a segno il “Regime Change”, spodestando il presidente legittimo e democraticamente eletto Bashar al-Assad.
Ci si potrebbe anche chiedere, come mai il presidente Assad abbia tollerato queste basi illegali nel proprio paese. Avrebbe potuto chiedere di convocare un Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per farle espellere. Ovviamente non sarebbe successo niente, dato che gli Stati Uniti hanno il diritto di veto, ma questo avrebbe fatto molta pubblicità e avrebbe permesso al mondo intero di sapere che gli Stati Uniti stanno occupando il suolo di qualsiasi paese vogliano occupare – illegalmente ovviamente.

“Cambiare il regime” con qualsiasi mezzo – questo è il nome del gioco – questo è l’obiettivo finale dei Maestri del Genocidio – che fa piombare un paese nel caos, in una guerra eterna, in una occupazione eterna per  una usurpazione eterna.
Perché tutti quegli occidentali  che amano tanto la pace non vedono niente?  Perché non gridano contro questi crimini? Solo perché i media occidentali raccontano qualcosa di diverso? – Forse è così. Ma è umanamente impossibile che gli umani abbiano dei  cervelli così mieri da non poter più distinguere quello che è moralmente, eticamente corretto – da quello che è assoluta falsità.
È la “comfort zone” occidentale – stupidi! – Starcene seduti sulle nostre belle poltrone a guardare lo sport e quelle stupide e avvilenti sit-com o qualche spettacolo comico di Hollywood, mentre sorseggiamo una birra, è molto più facile che chiederci: Che cosa stiamo permettendo che accada a gente del tutto innocente? – E’ mai capitato a nessuno di pensare che chi non salta in piedi per protestare contro questi assassini di massa , compresa quest’ ultima minaccia fatta da Tillerson di “cambiamento di regime” in Venezuela con un colpo di stato militare, istigato dall’estero, è correo per complicità, per non aver fatto niente, per aver lasciato che avvenga questo nuovo genocidio ordito dagli USA? Quanto ci vorrà ancora per infrangere questa “comfort zone” ? – Forse,  alzeremo il culo solo quando aremo colpiti direttamente, noi, in Europa o negli Stati Uniti, mentre stiamo  allungati sulla nostra comoda poltrona  ad ubriacarci in un mondo  occidentale consumatore di notizie fresche?  Beh, a quel punto potrebbe essere troppo tardi.
È nostro obbligo nei confronti dell’umanità fermare questi violenti attacchi, questi genocidi che avvengono in tutto il mondo,  condotti sempre dallo stesso autore e dai suoi burattinai e mercenari: gli Stati Uniti, l’Europa, suo vassallo e la NATO.

Possiamo stare sicuri solo di una cosa, gli Stati Uniti non molleranno mai. Hanno un obiettivo e lo perseguiranno fino alla fine – e la fine può essere solo il Dominio Assoluto dello Spectrum o, si rischia la fine dell’impero. Le oscure forze che si muovono dietro gli Stati Uniti e l’esercito alleato non hanno nessuno scrupolo nel commettere un enorme genocidio pur di raggiungere il loro obiettivo. Lo hanno dimostrato negli ultimi 20 anni con una “guerra al terrore” senza fine, che ha devastato il Medio Oriente, l’Iraq, l’Afghanistan, la Siria e milioni di persone sono state uccise, mutilate o si sono trovate senza casa, senza nome, malati, profughi, gente che muore di fame e di stenti – senza un tetto sulla testa da anni –  gente che viene espulsa dal proprio paese, dagli stessi che hanno distrutto le loro case e tutto quello che serviva loro per potersi sostentare in primo luogo …… e il mondo è così timido che non vuole ammettere che questo genocidio ha assunto proporzioni bibliche?
Ora Tillerson, l’arrogante multi-miliardario, ex capo di Exxon, diventato un diplomatico per the Donald – o per il lungo braccio dell’Oscuro-Stato-Anglo-Sionista, chiede solo un genocidio in Venezuela. Solo pochi giorni fa questo mostro disumano ha espresso piacere e soddisfazione parlando dei nordcoreani che soffrono e muoiono di fame, perché le “sanzioni” stanno funzionando.
Come possiamo immaginare  il livello a cui è sprofondata l’umanità? – Nessuno nemmeno batte più ciglio nel sentire certe atrocità pronunciate dal front-man dell’ imperatore malvagio, per non parlare di chi si fa ammazzare sulle barricate. Ammazzare e il piacere di ammazzare e di far  soffrire e,  contemporaneamente, non dimenticare la massimizzazione dei profitti aziendali è diventata la nuova normalità. Abbiamo digerito il genocidio – e la maggior parte di chi vive in occidente ci convive abbastanza comodamente.
Mondo svegliati! – E’ passato Mezzogiorno! – Anche se non è Tillerson in persona a premere il grilletto, è sempre uno che fa ammazzare la gente, è quello che ordina agli altri chi devono ammazzare. Gente come Tillerson e come tutti i suoi predecessori, i capi del Pentagono e della CIA e naturalmente i capi esecutori, lo stesso Trump e i suoi predecessori, devono essere mandati davanti a un tribunale come quello di Norimberga, dove sarà applicato quello stesso tipo di giustizia  delle forze alleate che presiedettero i processi nazisti dopo la seconda guerra mondiale.
In effetti, molti dei crimini compiuti dai nazisti impallidiscono rispetto a quello che le forze degli Stati Uniti, della NATO e dei loro vassalli europei stanno compiendo – e che hanno compiuto nel corso del secolo scorso – in tutto il mondo, in Africa, in Asia, in Sud America – genocidi a pieno regime. Trump trema per “fire and fury”, Tillerson incita al colpo di stato militare in Venezuela e vuole rovesciare il governo legittimo e democraticamente eletto in Siria e, naturalmente, l’Iran è sempre nel mirino, non importa che si sia firmato e controfirmato un accordo nucleare  dai  5 + 1 , il 14 luglio 2015 a Vienna. Nessun accordo, nessun contratto, nessuna promessa viene onorata da Washington. Chi sarà il prossimo? Forse la Bolivia e, naturalmente, Cuba, dove le relazioni diplomatiche appena ristabilite con la nuova  ambasciata americana a L’Avana non sono altro che un cavallo di Troia appena velato?
Andiamo a guardare gli insulti e le provocazioni infinite di Washington contro la Russia, con le forze USA e della NATO schierate lungo i confini del Baltico, dell’Europa orientale e del Mar Nero con la Russia. Se non fosse per il Presidente Putin e per il suo avveduto ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ci sarebbe già stato qualche scontro  hot and bloody  tra Stati Uniti e Russia.
Quando Nikki Haley dichiarò apertamente che il Presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, doveva essere rovesciato,  un alto funzionario palestinese presso le Nazioni Unite le disse  “shut up- Statti-zitta!”. Ben detto. È tempo che il mondo cominci a parlare con la pancia e dica ai criminali guerrafondai, come Tillerson,  di stare zitto, quando chiede golpe militari nei paesi che vogliono soggiogare, come il Venezuela e Cuba, le uniche vere democrazie nell’emisfero occidentale. Le uniche vere democrazie, queste non sono parole mie – anche se le sottoscrivo pienamente – ma sono parole di una eccellenza intellettuale, sono del professor Noam Chomsky.
Se qualcuno si preoccupasse di comprendere quale sia il sofisticato processo  della democrazia di rappresentanza delle persone in Venezuela, sicuramente i renderebbe meglio conto di cosa è la nostra democrazia in stile occidentale, una democrazia in cui le persone che vanno a votare, sono totalmente manipolabili e vengono manipolate in modo categorico, è tutto un trucco che ci fa credere di vivere ancora al tempo delle favole. Processi articolati e puliti come quello del Venezuela regolano anche le elezioni a Cuba.

La CIA in tandem con il Mossad e altre forze segrete, oltre alla NATO, recluta, addestra, finanzia e arma mercenari-terroristi  per fare il lavoro sporco di Washington. Il Pentagono, la CIA, il Dipartimento di Stato e la NATO non si fermeranno prima che venga raggiunto il “cambio di regime” in Siria, e prima che il Venezuela soccomba alla calunnia costante, al ricatto, alle manipolazioni valutarie e ad una miriade di altre pressioni dall’estero; e prima che Russia e Cina siano sottomesse – a meno che questo impero sempre più indebolito non si afflosci strada facendo. E alla fine questo imperò si affloscerà. Ma quanta altra gente dovrà morire prima che il mostro morda la polvere e che lasci che la vita e la natura si evolvano e si sviluppino per portare uguaglianza e pace nel mondo?
Ripetiamolo di nuovo: l’unico paese al mondo che commette un  genocidio costante e la fa  sempre franca, è la nazione eccezionale, gli Stati Uniti d’America. Noi, il Popolo, dobbiamo e possiamo ancora fermarlo.

Peter Koenig 
economista e analista geopolitico. Ha lavorato per la  World Bank  e  – ha girato il mondo lavorando molto nel campo dell’ambiente e delle risorse idriche.  Tiene conferenze nelle  università di  USA, Europa e Sud America. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, RT, Sputnik, PressTV, The 21st Century (China), TeleSUR, The Vineyard of The Saker Blog, ar altri siti internet. E’  autore di f Implosion – An Economic Thriller about War, Environmental Destruction and Corporate Greed – fiction basata su fatti e su esperienze di  30 anni di  World Bank  intorno al globo. E’ anche co-autore di The World Order and Revolution! – Essays from the Resistance.
7.02.2018
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario