America Latina, Unione Europea e ingerenza

15 febbraio 2018

di João Pimenta Lopes, deputato europeo del PCP (GUE/NGL)

parlamentoeuda avante.pt
Traduzione di Marx21.it
La natura capitalista dell’Unione Europea, le sue ambizioni imperialiste, determinano le sue pretese di ingerenza in paesi terzi su scala globale. L’UE insiste per imporre la propria retorica moralista, per esercitare pressione, ricattare, sanzionare, aggredire paesi sovrani che affrontano i suoi interessi e sottometterli. L’America Latina è un tema ricorrente, nel contesto delle discussioni nel Parlamento Europeo (PE), in quanto cinghia di trasmissione delle potenze europee, non solo attraverso la discussione, ma anche attraverso l’omissione.

Nell’ultima sessione plenaria del PE si è tenuta una discussione sulla situazione in Colombia, dove la destra ha cercato di sferrare un attacco serrato alle forze progressiste, in particolare alle FARC, l’unica parte firmante l’Accordo di Pace impegnata nella sua scrupolosa osservanza. Già nella prossima sessione, la destra ha preteso di discutere di Cuba, nella sua strategia di indebolimento dell’Accordo di Cooperazione e Dialogo, firmato l’anno scorso, anticipando la riunione tra UE e Cuba, allo scopo di dare continuità alla politica di embargo e isolamento del popolo cubano.

Si pretende anche di promuovere l’ennesima discussione, nel momento in cui si amplificano le dichiarazioni dell’Alta Rappresentante, Federica Mogherini, di interferenza e minaccia al Venezuela, con il varo di sanzioni contro alte personalità di quel paese, che alimentano la destra reazionaria e violenta, insieme alla destabilizzazione economica e sociale, con grave danno per il popolo, e anche per la consistente comunità portoghese.

Cinicamente, si diffondono dichiarazioni blande e di legittimazione della frode elettorale in Honduras e si tace di fronte allo scandaloso processo politico contro Lula da Silva, che si inserisce nella brutale offensiva contro i diritti sociali e lavorativi del popolo brasiliano e nel depauperamento e saccheggio delle ricchezze del Brasile. Silenzi che si estendono a paesi come l’Argentina e il Messico, tra gli altri, dove sono calpestati i diritti dei popoli e si infliggono persecuzioni e assassini di leader politici e sociali.

I deputati del PCP nel Parlamento Europeo sono impegnati nella solidarietà con le forze progressiste, con i lavoratori e i popoli di quel continente (come del resto di qualsiasi parte del mondo).

Mentre esce questo articolo, nel Parlamento Europeo, con il nostro appoggio e collaborazione, si svolge l’iniziativa “Diritti delle vittime e Accordo di Pace in Colombia”, che si propone di segnalare non solo i notevoli ritardi nella sua attuazione, ma anche alcune preoccupanti battute d’arresto. Occorre ricordare che dalla firma dell’accordo, 42 militanti delle FARC e 170 leader e attivisti per la pace sono stati assassinati per mano del paramilitarismo che è aumentato e ha occupato territori precedentemente controllati dalla guerriglia.

Allo stesso modo, nelle scorse settimane, e anche per iniziativa dei deputati del PCP, è stato possibile diffondere comunicati del GUE/NGL di solidarietà sia con la lotta del popolo brasiliano contro la decisione di condannare Lula da Silva, che con il popolo venezuelano e la Rivoluzione Bolivariana, di fronte all’imposizione di sanzioni decise dall’Unione Europea.

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Muoiono nel deserto i neri libici di Tawergha perseguitati dai “ribelli” della NATO

20 febbraio 2018

Fra i suoi innumerevoli crimini impuniti, l’operazione della Nato in appoggio a gruppi armati antigovernativi in Libia nel 2011 può annoverare una pulizia etnica in piena regola.
Durante quei mesi di bombardamenti, le milizie islamiste della città di Misurata uccisero diversi abitanti della vicina Tawergha, la città dei libici di pelle nera, diedero fuoco alle case e spinsero alla fuga bambini, donne, uomini, anziani. Circa 40mila persone. L’accusa? “Erano dalla parte del governo di Gheddafi”.
I più fortunati riuscirono a riparare in Tunisia o in Egitto. Gli altri da anni sopravvivono in alloggi di fortuna: capannoni, tende nei parchi pubblici, ma anche baracche in aree desertiche. Sette anni passati invano, come ha appena denunciato l’incaricata dell’Onu per gli sfollati, la filippina Cecilia Jimenez-Damary, dopo una visita in Libia.
Le condizioni dei cittadini di Tawergha sono terribili da tutti i punti di vista e gli aiuti internazionali agli sfollati possono appena alleviarle.

Due uomini sono morti nelle tende per via delle temperature notturne vicine allo zero.
Il ritorno a casa dei deportati continua a essere bloccato dalle milizie di Misurata e dalle complici autorità locali dell’area, malgrado un accordo approvato dasl governo di unità nazionale. Il quale si dimostra del tutto inerte.
Niente sembra scalfire l’impunità legale della NATO e dei terroristi ai quali fece da forza aerea.
Per non parlare dell’impunità politico-morale di chi riuscì a chiamare “rivoluzionari”, “bravi padri di famiglia”, “partigiani” quei gruppi armati razzisti ed estremisti. Adesso c’è il silenzio.

Marinella Correggia

Preso da: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=3498