Risposta dei sostenitori di Assad a Daniele Ranieri e alla sua costruzione narrativa

Risposta dei sostenitori di Assad a Daniele Ranieri e alla sua costruzione narrativa

Daniele Ranieri nel tentativo di sostenere il verdetto di colpevolezza contro il regime siriano, ha prodotto una ridicola teoria  alternativa, inventando un “cui prodest” degno di un autore della Marvel.

Non è da oggi, che assistiamo al decadimento del giornalismo, bombardati da opinionisti, che vedevano nella fine di Geddafi l’avvento della libertà in Libia,  piuttosto che  pacifiche  manifestazioni in Siria.

Pacifiche manifestazioni e richieste progresssiste ad esempio, come quelle avvenute in Banyas il 10 e 11 aprile 2011, dove si chiedeva obbligo del burqa, classi separate nelle scuole,  e si linciavano contadini alawiti.

Ranieri, pretende  nel suo articolo, di conoscere i problemi di mano d’opera e controllo del territorio che affliggono il Regime siriano. Strana pretesa da parte di chi non si è mai accorto, dell’alleanza tra il Free Syrian army e isis, terminata nel 2014.

Un’alleanza  esposta in video e rivendicata persino dal comandante del fsa in Aleppo, il colonnello Okkaidi, che con isis conquistò la base area di menagh nel 2013, che Ranieri, definito molto esperto dal Post, mai notò.

 

Il fatto che il gruppo ufficialmente sostenuto e armato dall’occidente fosse alleato dello Stato islamico sino al 2014, pare essere un particolare insignificante per questi “esperti”.

Con queste premesse, molto sintetizzate per questoni di spazio, andiamo a vedere quanto fila la teoria di daniele Ranieri, e presentiamo, nuovamente, le nostre contro prove,  che lui,  scrive di non aver visto.

Partiamo dal pilastro portante della sua struttura narrativa, ovvero sia la carenza di mano d’opera, che costringe il rais di damasco a supplire con tattiche terrorizzanti.

https://thecandelabraofitaly.blogspot.it/2018/04/risposte-ai-sostenitori-di-assad.html

 

La carenza di mano d’opera sussiste se l’obiettivo è la riconquista di tutta la  Siria.  Gli Usa tendono a bombardare i siriani ogni volta che si avvicinano al confine iraqeno, e Israele  bombarda ogni volta che Nethanayu ha un mal di pancia.

Spiega però bene Tom Cooper, un esperto giornalista di analisi militare, che l’esercito siriano è piu’ forte oggi rispetto al 2012,  perchè più esperto, meglio armato e organizzato, e Cooper non è un assadista.

https://warisboring.com/whats-left-of-the-syrian-arab-army/

Ranieri sostiene che Assad debba ricorerre alla leva forzata, depredando università e arruolando a forza i giovani, peccato che nel frattempo le curve degli stadi siriane vengano riempite, e pochi giorni prima del fatto di Douma, il ministero della difesa siriano stesse considerando l’idea di congedare migliaia di militari.

Ranieri fa inoltre un paragone alla Vanna Marchi, per vendere il prodotto, quando usa a paragone la battaglia per riconquistare Daraya, dove ci sono voluti 3 anni per riprendere un paese  più piccolo e mal difeso di Douma.

Un paragone idiota in quanto intorno a Douma l’esercito siriano aveva mobilitato 90 mila uomini, inclusa la divisione di elite Tiger,  e non doveva più dividere uomini e mezzi su 130 fronti, come dal 2013 al 2016.

Per dare però  valore alla sua teoria, scomoda una batttaglia avvenuta in libia, che se conosce allo stesso modo della Siria, e con la stessa misura dei suoi colleghi Ricucci e lerner , non sarebbe nemmeno dovuta avvenire:

http://m.dagospia.com/posta-gad-lerner-non-aveva-capito-niente-sulla-libia-ecco-cosa-scriveva-nel-2011-119928

 

Vale la pena ricordare che la tattica preferita dell’esercito siriano inoltre, è sempre quella di lasciare che i favolosi ribelli moderati si ammazzino tra di loro. Questo succede ogni qual volta i vari gruppi, devono coabitare.

Dal 2016 si è registrato infatti un aumento enorme dei combattimenti intestini, dovuti alle divergenze di natura economica, prima ancora che politica.

In goutha Failaq al ramhan (fsa ) e Hts (alqaeda) combatterono insieme lo strapotere di yajsh al islam, mentre in Idlib e Nord Aleppo, alleanze si formano e disfano di continuo, costringendo leader religiosi agli appelli di pace in nome della causa in comune (la Jhad )

 

 

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Inter-rebel_conflict_during_the_Syrian_Civil_War

Il punto però più ridicolo di tutto l’articolo di Ranieri e quando dice che tra I ribelli soltanto Isis ha usato in passato il gas, è solo un pochino, ma yajsh al islam non dispone di queste armi e non le ha mai usate.

Yajsh al Islam, fù invece accusata dai curdi di Aleppo di aver usato agenti chimici in un bombardamento  contro civili, mentre Carla DelPonte, alto commisario U.N., il N.Y.T., hanno in passato puntato il dito contro i gruppi ribelli.

Ovviamente tante accuse in tal senso le ha fatte lo stesso esercito siriano, che per Ranieri non è considerabile giustamente, una fonte imparziale, non certamente affidabile quanto i gruppi islamisti e i loro white helmets.

 

http://www.voanews.com/a/kurdish-officials-rebels-may-have-used-chemicals-aleppo/3276743.html

http://www.bbc.com/news/world-middle-east-22424188

http://www.nytimes.com/2015/11/07/world/middleeast/syria-rebels-used-mustard-gas.html.

 

Quindi una volta evidenziato con dovizia di particolari che Ranieri è tutto meno che un esperto di Siria e gruppi ribelli, andiamo a vedere e sottolineare omissioni e falsità.

Ranieri  parlando del Goutha, cita i prigionieri in mano a yajsh al islam, ma evita di raccontare che di questi 5000  prigionieri, in parte donne e bambini, soprattutto di minoranze religiose, sono tornati vivi soltanto 200.

Questo non è un particolare irrilevante, infatti nessuno al  mondo conosce l’identità dei civili morti che si vedono nel video, un fatto strano, visto che ogni comandante morto viene celebrato in rete.

https://www.cbsnews.com/news/syria-rebel-leader-ahrar-al-sham-hassan-aboud-killed-isis-fight/

Non è però così atipico se rapportato ad altri fatti simili, come il supposto attacco chimico in Khan Shejkun.  Anche in quell’occasione, nessun combattente ha celebrato vittima, nessun nome e nessun funerale ripreso.

Considerato che yajsh al islam,  aveva in mano migliaia di prigionieri, presi per differente appartenenza religiosa o sospetto sostegno al governo, sarebbe importante poter dare un nome alle vittime.

Invece dobbiamo acconterarci di due video, uno preso dentro a un ospedale, in cui i pazienti che hanno scelto di rimanere nelle zone del governo, dichiarano una cosa, quelli usciti con yajsh al Islam un altra.

https://www.independent.co.uk/voices/syria-chemical-attack-gas-douma-robert-fisk-ghouta-damascus-a8307726.html

 

Sono  disponibili, e sostanzialmente ignorati, anche le interviste ad alcuni dei dottori e dei bambini, presenti nel video girato all’interno dell’opsedale,  sappiamo  che una testimonianza è accettata da una certa stampa, soltanto se proviene da residenti nelle zone sotto controllo jhadista, quindi non spreco tempo nel riprenderle.

 

Concludiamo con l’ultima accusa che Ranieri rivolge agli assadisti, e sarebbe quella di non portare prove di una eventuale false flag, ma soltanto teorie.

In realtà l’unica teoria è quella di Ranieri, che forse ha visto le prove di Macron, ci chiediamo come possa sostenere che le vittime sono state colpite da  bombardamento aereo o di elicottero.

Intanto il filmato girato dentro all’abitazione dove sono stati rinvenuti i corpi, non presenta nessun segno dovuto a esplosione, caduta di un missile dall’alto o di un barile bomba, ma soltanto dei poveri civili morti.

https://twitter.com/Nidalgazaui/status/982916316419051520?s=19

 

Inoltre nei giorni immediatamente precedenti,  l’esercito siriano,  il comando russo e i mass media non interessati a perorare la causa di Usa e israele, avevano diffuso parecchi prove sul possesso di agenti chimici da parte di yajsh al islam.

Ranieri trova più comodo scrivere però che non è stato presentato uno straccio di prova, ben sapendo che la maggior parte del pubblico occidentale,  fatica più a credere a un giornalista siriano o russo, che a un Foglio diffuso nel cosidetto Mondo libero.

Costruire però un’ora dopo la cattura di un villaggio, uno stabilimento artigianale per la lavorazione di sostanze chimiche , e importare del clhorine dalla Germania, nonostante embargo, per usarlo come prova di difesa, dopo aver gasato 20 bambini innoqui, potrebbe essere un altro diabolico piano del poco astuto Dottor Assad, il tiranno più autolesionista della storia.

Gas clhorine importato dalla Germania trovato nel Goutha pochi giorni dal fatto, dai soldati siriani (ricordo che la Germania applica l’embargo alla Siria ma non all’opposizione).

 

In video uno stabilimento e laboratorio artigianale di agenti chimici trovato nel Goutha prima dell’incidente e filmato poche ore dopo la presa del villaggo

foto diffusa da account di sostenitori della rivoluzione,mostrerebbe l’ordigno chimico lanciato dal regime, che pare più uno scaldabagno appoggiato su un letto intatto.

In conclusione , vorrei porgere questa domanda a Ranieri e a tutti coloro che credono che Assad o i suoi generali, siano così deficenti da fornire pretesti a Usa, Francia, UK, e Arabia Saudita (lo stato democratico che ha pagato le spese del bombardamento ) :

 

Assad , e il comando militare siriano, hanno assistito alla presa delle loro basi aeree in mezzo a campagne e deserti ( Taqba e Menagh), per mano di isis e Alqaeda.

Hanno perso così non solo tanti soldati (alla faccia della scarsità di mano d’opera) ma anche aerei, posizioni strategiche e pozzi di petrolio in mezzo al deserto, ed hanno inoltre dovuto mobilitare uomini per liberare altre basi completamente circondate dopo anni,  dai peggiori terroristi che il mondo abbia mai conosciuto ( Deyr al Zour e Kureilles )

Hanno perso e liberato più volte, località semi deserte, vedendo distrutta la loro linea di difesa esterna (Palmyra, Qaryatyn, Suknha etc..) e non hanno mai adoperato  armi chimiche che avrebbero  permesso loro un reale guadagno militare e uno scarso danno politico, perchè invece si ostinerebbero invece a usarle esclusivamente contro donne e bambini, per ricavare null’altro che danni sotto tutti i punti di vista ?

Agli “esperti” l’ardua risposta.

Francesco Votta

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Clima: l’esistenza umana dell’Africa è a grave rischio

Baher Kamal
23 aprile 2016

“L’esistenza umana e lo sviluppo dell’Africa sono minacciate da impatti avversi di cambiamento del clima – la sua popolazione, i suoi ecosistemi e la sua biodiversità
unica saranno tutte vittime rilevanti del cambiamento globale del clima.”
Così chiaramente si esprime l’ufficio africano dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) di base a Nairobi, quando si tratta di valutare l’impatto negativo del cambiamento del clima su questo continente di 54 nazioni con una popolazione totale di 1 miliardo e 200 milioni di abitanti. “Nessun continente sarà colpito così gravemente dagli impatti del cambiamento del clima, quanto l’Africa.”
Altre organizzazioni nazionali sono ugualmente esplicite. Per esempio, la Banca Mondiale, basandosi sui rapporti del Comitato sul Cambiamento del Clima (IPCC), conferma che l’Africa sta diventando la regione più esposta del mondo agli impatti del cambiamento del clima.

Nell’ Africa sub-sahariana il tempo estremo farà sì che le zone aride diventino più aride e quelle piovose più piovose;  la resa in agricoltura  soffrirà di perdita di raccolti, e le malattie si diffonderanno a nuovi alti livelli, dicono gli esperti della Banca Mondiale, avvertendo, contemporaneamente, che nel 2030 si ipotizza che altri 90 milioni di persone in Africa saranno esposte alla malaria, che è “già la più grossa causa di morte nell’ Africa sub-sahariana.”
Queste e altre drammatiche conclusioni non sono una novità per gli specialisti della Banca Mondiale. Infatti 5 anni fa hanno avvertito che il continente africano si era riscaldato di circa mezzo grado nel secolo scorso e che la temperatura media annuale è probabile che aumenti in media di 1.5-4° C nel 2099, in base alle stime più recenti avute dall’IPCC.
Nel frattempo, gli esperti dell’UNEP spiegano che, data la sua posizione geografica, il continente sarà particolarmente vulnerabile a causa della sua “capacità di adattamento notevolmente limitata ed esacerbata dalla diffusa povertà e dagli esistenti bassi livelli di sviluppo.”
Che cosa c’è in gioco?
I fatti sono impressionanti, come si dice  nel sommario dell’UNEP sui previsti impatti
del cambiamento del clima in Africa. Guardate la scheda informativa “Il cambiamento climatico in Africa –Che cosa c’è in gioco?”, che si basa su brani presi dai rapporti dell’IPCC:
Si prevede che nel 2020, in Africa,  un numero di persone compreso tra i 75 e i 250 milioni di persone, saranno esposte a un accresciuto water stress* dovuto al cambiamento di clima.
Nel 2020, in alcune nazioni, i raccolti dell’agricoltura  si potrebbero ridurre fino al 50%.
La produzione agricola, compreso l’accesso al cibo, si prevede che sarà gravemente compromessa in molte nazioni africane e questo influenzerà ancora più sfavorevolmente la sicurezza del cibo e aggraverà la malnutrizione.
Verso la fine del 21° secolo, il previsto innalzamento del livello del mare colpirà le zone costiere basse con grande popolazione.
Nel 2080, si prevede che un aumento del 5-8% di terra arida e semi-arida in Africa sarà parte di una varietà di scenari climatici.
Il costo dell’adattamento potrebbe ammontare come minimo del 5-10% del PIL.
Inoltre, il capitolo sull’Africa del rapporto dell’IPCC sulle Proiezioni regionali del clima, fornisce alcuni fattori chiave:
Temperature:
Nel 2050, le temperature medie in Africa si ipotizza che aumenteranno di 1,5- 3°, e continueranno ad alzarsi ulteriormente oltre questo periodo. E’ molto probabile che il riscaldamento sarà maggiore del riscaldamento annuale medio globale in tutto il continente e in tutte le stagioni; le regioni subtropicali più aride si scalderanno  più dei  tropici che sono più umidi.
Ecosistemi: Si stima che, nel 2080 la proporzione delle terre aride e semi-aride in
Africa, è probabile aumenti del 5-8%. Gli ecosistemi sono fondamentali in Africa, dato che contribuiscono in maniera significativa alla biodiversità e al benessere umano.
Tra il 25 e il 40%  delle specie di mammiferi nei parchi nazionali nell’Africa sub-sahariana, saranno in via di estinzione. Ci sono le prove che il clima sta modificando gli ecosistemi di montagna tramite interazioni e feedback complesse.
Precipitazioni: Ci saranno anche importanti cambiamenti nelle precipitazioni in termini di tendenze annuali e stagionali, ed eventi estremi di allagamenti e siccità.
E’ probabile che le precipitazioni annuali diminuiranno in gran parte dell’ Africa
Mediterranea e del Sahara settentrionale, con una maggiore  probabilità di precipitazioni che diminuiscono quando ci si avvicina alla costa mediterranea.
Siccità: Nel 2080 un aumento compreso tra il 5% e l’8% di terra arida e semi-arida in Africa è prevista in una varietà di scenari climatici. Le siccità sono diventate più comuni, specialmente nei tropici e nei sub-tropici, fin dagli anni ’70.
La salute umana, già compromessa da una varietà di fattori, potrebbe essere ulteriormente influenzata negativamente dal cambiamento di clima e dalla sua variabilità, per esempio la malaria nell’ Africa meridionale e sugli altopiani dell’Africa nord orientale.
Acqua: Nel 2020, una popolazione tra i 75 e i 250 milioni e tra i 350 e i 600 milioni nel 2050, si prevede che verrà esposta al water stress causato dal cambiamento di clima. E’ probabile che il cambiamento di clima e la sua variabilità imporranno ulteriori pressioni alla disponibilità dell’acqua, all’accessibilità all’acqua e alla richiesta di acqua in Africa.
Agricoltura: Nel 2020, in alcuni paesi, i raccolti dell’agricoltura alimentati dalla pioggia, potrebbero ridursi del 50%.
La produzione agricola, compreso l’accesso al cibo,  in molti paesi africani, si prevede che sarà gravemente compromessa. Previste riduzioni di raccolto in alcuni paesi potrebbero arrivare al 50% nel 2020 e le entrate nette del raccolto potrebbero diminuire del 90% nel 2100, e gli agricoltori su piccola scala sarebbero i più colpiti.
Innalzamento del livello del mare:
L’Africa ha circa 320 città costiere con più di 10.000 abitanti e una popolazione stimata in 56 milioni di persone (stima del 2005) che vivono in zone costiere di bassa elevazione (10 m). Verso la fine del 21° secolo il previsto innalzamento del livello del mare colpirà le basse zone costiere con popolazioni numerose.
Energia: L’accesso all’energia è gravemente limitato nell’Africa sub-sahariana, con uno stimato 51% delle popolazioni urbane e soltanto l’8% di quelle rurali che hanno accesso all’elettricità.
L’estrema povertà e la mancanza di accesso ad altri combustili, significa che l’80% della popolazione africana totale si poggia primariamente sulle biomasse per soddisfare le sue necessità domestiche, con questa fonte di combustibile che fornisce più dell’80% dell’energia consumata nell’Africa sub-sahariana.
Ulteriori sfide che arrivano dall’urbanizzazione, le crescenti richieste di energia e i prezzi instabili del petrolio,  peggiorano  ulteriormente i problemi dell’energia in Africa.
L’agricoltura paga il prezzo
Un altro organismo   delle Nazioni Unite con sede a Roma – L’Organizzazione per il cibo e l’agricoltura (FAO) si focalizza sulla minaccia che i cambiamenti di clima pone all’agricoltura. “Il cambiamento di clima sta emergendo come un’importante sfida allo sviluppo dell’agricoltura in Africa,” riferisce la FAO.
Spiega inoltre che la natura sempre più imprevedibile e incostante  dei sistemi metereologici sul continente hanno posto un peso extra sulla sicurezza del cibo e sulla vita rurale.
“Si ipotizza che l’agricoltura pagherà un costo notevole per i danni causati dal cambiamento del clima.”
E’ probabile che il  settore dell’agricoltura sperimenterà dei periodi di siccità prolungate e/o di allagamenti durante gli eventi di El Nino. Inoltre, l’industria ittica sarà particolarmente colpita a causa dei cambiamenti delle temperature del mare che potrebbero far decrescere le tendenze alla produttività del 50-60%.
*Il water stress è la situazione che si verifica quando la richiesta di acqua è superiore alla quantità disponibile in un certo periodo o quando la scarsa qualità ne restringe l’uso (da:
*http://www.eea.europa.eu/themes/water/wise-help-centre/glossary-definitions/water-stress
Nella foto: In Etiopia degli uomini scavano nel letto asciutto di un fiume per cercare un po’d’acqua,
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/climate-africas-human-existence-is-at-severe-risk/
Originale: IPS
Traduzione di Maria Chiara Starace
Preso da: http://znetitaly.altervista.org/art/19848
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Lcenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0