COME LA SOLA MANO DI GEORGE SOROS HA CREATO LA CRISI EUROPA PER I RIFUGIATI – E PERCHE’

Postato il Lunedì, 11 luglio @ 08:41:59 BST di davide

DI DAVID GALLAND E  STEPHEN MC BRIDE
zerohedge.com
George Soros scommette in borsa, ancora.
L’ottantacinquenne attivista, politico e filantropo e` andato in prima pagina nel post-Brexit dicendo che l’evento aveva “scatenato” una crisi dei mercati finanziari.
Ebbene, questa crisi non ha ancora colpito Soros.

Soros è stato sul lato giusto delle transazioni di borsa vendendo allo scoperto le azione della Deutsche Bank e scommettendo contro lo S & P tramite un 2,1 milioni di dollari di azioni sulla ETF SPDR S & P 500.
Un’altra cosa interessante, Soros ha recentemente venduto azioni per $ 264 milioni del Barrick Gold, il cui prezzo delle azioni è salito oltre il 14% dal Brexit. Insieme a questa transazione, Soros ha venduto le sue azioni in molte compagnie su cui aveva investito in precedenza.

Soros ha recentemente annunciato che stava uscendo dal pensionamento, di nuovo! Prima di andare in pensione nel 2000, l’unica altra volta che Soros e’ pubblicamente rientrato a giocare in borsa è stato nel 2007, quando ha effettuato una serie di scommesse al ribasso per l’edilizia abitativa degli Stati Uniti e, infine, realizzato un profitto di oltre $ 1 miliardo di dollari dalle compravendite.
Dal 1980, Soros ha attivamente perseguito un programma globalista; portato avanti tramite i suoi Open Society Foundations (OSF).
Che cosa è quest’ agenda globalista, e da dove viene?
Il seme globalista è stato seminato per il giovane George da suo padre, Tivadar, un avvocato ebreo che è stato un forte sostenitore dell’ Esperanto. L’ Esperanto è una lingua creata nel 1887 da L.L. Zamenhof, un oculista polacco, con lo scopo di “trascendere i confini nazionali” e “superare l’indifferenza naturale dell’umanità.” Tivadar ha insegnato al giovane George l’Esperanto e lo’ha costretto a parlare a casa. Nel 1936, quando Hitler stava ospitando le Olimpiadi di Berlino, Tivadar ha cambiato il nome della famiglia da Schwartz a Soros, una parola che in Esperanto significa “salirà”.
George Soros, è nato e cresciuto a Budapest, in Ungheria, e ha beneficiato notevolmente dalle decisioni prese dal padre. Presumibilmente, nel 1944, a 14 anni, George Soros è andato a lavorare per i nazisti invasori. Si dice che fino alla fine della guerra, nel 1945, ha lavorato con un funzionario del governo, aiutandolo a confiscare i beni dalla popolazione ebraica locale. In un’intervista del 1998 al 60 ° minuto, Soros ha descritto l’anno dell’occupazione tedesca come “il periodo più felice della mia vita.”
Le avventure di Soros in Finanza
Quando la guerra finì, Soros si trasferisce a Londra e nel 1947 s’iscrive alla London School of Economics, dove ha studiato con Karl Popper, filosofo austriaco-britannico che è stato uno dei primi sostenitori di una “Open Society”. Soros poi ha lavorato presso diverse banche d’affari a Londra, prima di trasferirsi a New York nel 1963. Nel 1970, ha fondato Soros Fund Management e nel 1973 ha creato il Quantum Fund, in collaborazione con l’uomo d’affari Jim Rogers.
Il fondo ha avuto rendimenti annui superiori al 30%, consolidando la reputazione di Soros e mettendolo in una posizione di potere, che ha utilizzato e continua ad utilizzare odiernamente per far avanzare l’agenda dei suoi mentori.
Le speculazioni monetarie che hanno gettato la Gran Bretagna e l’Asia in crisi.
Nel 1990, Soros ha iniziato una serie di grandi scommesse contro valute nazionali. La prima fu nel 1992, quando ha venduto in “short” la sterlina e ha fatto un profitto di 1 miliardo di dollari in un solo giorno.
L`altra grande speculazione monetaria è venuta nel 1997. Questa volta Soros individuato il baht tailandese e, con un volume di vendite allo scoperto molto pesante, ha distrutto il bath tailandese a favore del dollaro statunitense, dando inizio alla crisi finanziaria asiatica.
Gli sforzi “umanitari”.
Oggi, il patrimonio netto di Soros è pari a 23 miliardi dollari. Da quando ha assunto un ruolo di secondo piano nella sua compagnia, Soros Fund Management, nel 2000, Soros si è focalizzato sui suoi sforzi filantropici, che si svolgono attraverso le Open Society Foundations da lui fondata nel 1993.
Allora, a chi dona e quali cause sostiene?
Nel corso degli anni 1980 e 1990, Soros ha usato la sua straordinaria ricchezza per finanziare le rivoluzioni in decine di nazioni europee, tra cui la Cecoslovacchia, la Croazia e la Jugoslavia fornendo denaro a partiti politici di opposizione, case editrici e dei media indipendenti in queste nazioni.
Se vi chiedete perché Soros si sia immischiato negli affari di questi paesi, una parte della risposta potrebbe risiedere nel fatto che durante e dopo il caos, ha investito grossi capitali in molte delle attività di ciascuno dei rispettivi paesi. Egli ha poi utilizzato la Columbia University e l’economista Jeffrey Sachs per consigliare i governi nascenti di privatizzare immediatamente tutte le attività pubbliche, permettendo così a Soros di vendere i beni che aveva acquisiti durante le turbolenze nei mercati aperti di recente formazione. Essendo riuscito a portare avanti la sua agenda in Europa attraverso il regime del “Cambiamento” ha subito rivolto la sua attenzione al grande palco, gli Stati Uniti.
The Big Time.
Nel 2004, Soros ha dichiarato: “Credo profondamente nei valori di una società aperta”. Negli ultimi 15 anni ho concentrato i miei sforzi all’estero; ora lo sto facendo negli Stati Uniti.
Da allora, Soros ha finanziato gruppi come:

  • L’istituto americano per la giustizia sociale , il cui scopo è quello di “trasformare le comunità povere attraverso attività di ”lobbying” aumentando la spesa pubblica per programmi sociali”
  •  L’Istituto per le politiche sull’immigrazione, il cui obiettivo è di “realizzare una politica per il re-insediamento immigrati illegali e aumentare i benefici di assistenza sociale per i clandestini”

Soros utilizza i suoi Open Society Foundations per incanalare denaro per i Media progressisti ovvero I Media Matters.
Soros incanala i soldi attraverso una serie di gruppi di sinistra, tra cui la Fondazione Tides, Center for American Progress, e la Democratic Alliance al fine di aggirare le leggi di finanziamento della campagna elettorale. Perché Soros ha donato così tanto capitale e cosi tanto impegno a queste organizzazioni? Per un semplice motivo: per acquistare il potere politico.
i politici democratici che vanno contro la l’agenda progressista vedranno tagliati i loro finanziamenti e verranno attaccati dai media, come i Media Matters, che contribuiscono direttamente ai media tradizionali come NBC, Al Jazeera, e il New York Times.
Oltre alla donazione di 5 miliardi di dollari che Soros ha donato a diversi gruppi come quelli sopra citati, ha anche fatto enormi donazioni al Partito Democratico Americano e ai suoi membri più importanti, come Joe Biden, Barack Obama, e, naturalmente, Bill e Hillary Clinton.
La grande amicizia con i Clinton
Il rapporto di Soros con i Clinton risale al 1993, nel periodo in cui è stata fondata OSF. Sono diventati amici stretti, e il loro rapporto duraturo va ben oltre le donazioni.
Secondo il libro, “The Shadow party”, scritto da Horowitz e Poe, in una conferenza del 2004 ” Riprendiamoci l’America” ​​ in cui Soros era uno dei relatori, l’ex first lady ha presentato Soros dicendo: “Noi abbiamo bisogno di persone come George Soros, che è senza paura ed e’ disposto a farsi avanti quando serve
Soros ha iniziato a sostenere la corsa presidenziale di Hillary Clinton nel 2013, assumendo un ruolo di alto livello nel gruppo “Pronti per Hillary”. Da allora, Soros ha donato oltre 15 milioni di dollari per i gruppi-pro Clinton e Super PAC.
Recentemente, Soros ha dato più di 33 milioni di dollari per il gruppo “ Black Llife Matter”, che è stato coinvolto nei disordini sociali di Ferguson, Missouri, Baltimora e Maryland, nel 2015. Entrambi questi incidenti hanno contribuito a un peggioramento delle relazioni razziali in tutta l’America.
Lo stesso gruppo ha fortemente criticato il contendente democratico Bernie Sanders per il suo presunto supporto alla disuguaglianza razziale, contribuendo a minare la sua figura, vista come una minaccia in una delle circoscrizioni più ostili alla Hillary Clinton.
Questo, naturalmente, migliora notevolmente il peso che Soros esercita attraverso i gruppi sopra menzionati. E ‘lecito ritenere che ora in grado di guidare la politica democratica, soprattutto in un’amministrazione guidata da Hillary Clinton.
Semplicemente, ciò che Soros vuole, ottiene. Ed è chiaro dalla sua storia che vuole spazzare via i confini nazionali e creare una sorta d’incubo globalista rappresentato dall’Unione Europea.
Negli ultimi anni, Soros ha rivolto la sua attenzione in Europa. E ‘una coincidenza che il continente è attualmente in disordine economico e sociale?.
Un altro “Home Run”: il conflitto ucraino
Non c’è alcun dubbio sulla grande influenza di Soros sulla politica estera degli Stati Uniti. Nell’ ottobre del 1995 il giornalista della PBS intervista Soros che ha detto, “Io ora ho accesso [al vice segretario di Stato Strobe Talbott]. Non c’è dubbio. Noi in realtà lavoriamo insieme [sulla politica europea orientale]. ”
L’ingerenza di Soros si impennò di nuovo nel conflitto Russia-Ucraina, che ha avuto inizio nei primi mesi del 2014.
In un’intervista del maggio 2014 con la CNN, Soros ha dichiarato che è stato responsabile per la creazione di una fondazione in Ucraina che alla fine ha portato al rovesciamento del leader eletto del paese e l’installazione di un governo scelto dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, all’epoca guidato da niente di meno che Hillary Clinton:
La CNN : In primo luogo l’Ucraia: una delle cose che molte persone le riconoscono è che durante le rivoluzioni del 1989 Lei ha finanziato molte attività dei dissidenti, gruppi della società civile in Europa orientale, in Polonia e in Repubblica Ceca. State facendo cose simili in Ucraina?
Soros: Beh, ho creato una fondazione in Ucraina prima che l’ Ucraina diventasse indipendente dalla Russia. Tale fondazione è in funzione da allora e ha giocato un ruolo importante negli eventi odieni.
La guerra che ha strappato la regione ucraina del Donbass ha provocato la morte di oltre 10.000 persone e lo sfollamento di oltre 1,4 milioni di persone. Come danno collaterale, un aereo passeggeri Malaysia Airlines è stato abbattuto, uccidendo tutti i 298 a bordo.
Aancora una volta Soros era lì per trarre profitto dal caos che ha contribuito a creare. Il suo premio in Ucraina è stato il monopolio energetico della compagnia statale Naftogaz.
Soros ha utilizzato ancora una volta la sua cricca degli Stati Uniti, il Segretario del Tesoro Jack Lew e la società americana di consulenza McKinsey al fine di consigliare il governo fantoccio dell’ Ucraina sulla privatizzazione Naftogaz.
Sebbene la quota esatta di partecipazione di Soros nella Naftogaz non è stato divulgata, in una nota 2014 si è impegnato a investire fino a 1 miliardo di dollari nelle imprese ucraine.
Il suo ultimo successo: la crisi europea per i rifugiati
L’agenda di Soros è fondamentalmente sulla distruzione dei confini nazionali. Questo è stato recentemente dimostrato molto chiaramente con il suo finanziamento della crisi dei rifugiati europea.
La colpa della crisi dei rifugiati è stata data alla guerra civile che attualmente infuria in Siria. Ma vi siete mai chiesti come tutte queste persone sapevano improvvisamente che l’Europa avrebbe aperto le sue porte e li entrare?
La crisi dei rifugiati non è un fenomeno naturale. Questo ha coinciso con la OSF che donava soldi per il “Migration Policy Institute” statunitense e la piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti, entrambe le organizzazioni sponsorizzate da Soros ed Entrambi i gruppi sostengono il reinsediamento dei musulmani del terzo mondo verso l’Europa.
Nel 2015, un reporter di Sky News ha trovato dei “manuali” per i migranti sull’isola greca di Lesbo. E ‘stato poi rivelato che i manuali, che sono scritti in arabo, erano stati dati ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Benvenuti nella UE”.
“Benvenuti nell’UE” è finanziato (si avete indovinato!) della Open Society Foundations (OSF). Soros non solo ha sostenuto i gruppi che supportano il reinsediamento dei migranti del terzo mondo verso l’Europa, ma è l’architetto del “Piano Merkel.”
Il Piano Merkel è stato creato dall’iniziativa di stabilità europea, il cui presidente Gerald Knaus è membro di vecchia data presso la Open Society Foundations.
Il piano propone che la Germania dovrebbe garantire asilo a 500.000 profughi siriani. Tale piano afferma inoltre che in Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, un Paese che è musulmano al 98%, ad ottenere l’esenzione dal visto all’interno dell’UE a partire dal 2016.
Il discorso politico
La crisi dei rifugiati ha suscitato grande preoccupazione nei paesi europei come l’Ungheria.
In risposta a 7.000 migranti che ogni giorno entravano nel territorio ungherese nel 2015, il governo ungherese ha ristabilito il controllo delle frontiere al fine di contenere le orde di rifugiati che tentavano di varcare i confini ungheresi.
Naturalmente questo non è andato giù a Soros e ai suoi stretti alleati, i Clinton.
Bill Clinton ha accusato Polonia e Ungheria di pensare che “la democrazia è troppo impegnativa e non ne vale la pena” e che vogliono avere una “dittatura autoritaria in stile Putin”
Leggendo i commenti di Clinton, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha risposto dicendo:
Le osservazioni fatte su Ungheria e Polonia … hanno una dimensione politica.. Queste osservazioni si sono moltiplicate da quando stiamo vivendo nell’era della crisi dei migranti. Sappiamo tutti che dietro i leader del Partito democratico americano, c’e’ George Soros. ”
Orban ha continuato dicendo “anche se la bocca appartiene alla Clinton, la voce appartiene a Soros.”
Soros commenta politica di Orbán verso i migranti: “Il suo piano tratta la protezione dei confini nazionali, come l’obiettivo e rifugiati come un ostacolo. Il nostro piano tratta la protezione dei rifugiati ai confini come l’obbiettivo e i confini nazionali come l’ostacolo “.
E ‘difficile immaginare che poteva essere più chiaro nelle sue intenzioni globalista.
Il movente del profitto
Perché, dunque, Soros vuole inondare l’Europa con orde di musulmani del terzo mondo?
Non possiamo essere sicuri, ma è recentemente venuto alla luce che Soros ha preso una serie di “posizioni al ribasso” contro la azioni di borsa degli Stati Uniti. A quanto pare, pensa che provocando il caos in Europa si diffonda il contagio verso gli Stati Uniti, avviando cosi i mercati in una spirale verso il basso. La distruzione dell’Europa attraverso l’inondazione con milioni di migranti è un piano diretto a provocare il caos economico e sociale del continente. Quest’ altro esempio della creazione di disordini al fine di trarne un profitto, dove George Soros sembra avere i suoi tentacoli nella maggior parte degli eventi geopolitici.
Noi tutti comprendiamo che questa correlazione non è una causalità. Tuttavia, data la straordinaria ricchezza di Soros, le connessioni politichee la sua lunga esperienza di vedere e di trarre profitto dal caos, è quasi certamente un catalizzatore per gran parte delle turbolenze geopolitiche che si verificando.
Egli è intento a distruggere i confini nazionali e la creazione di una struttura di governo globale con poteri illimitati. Dai suoi commenti diretti verso Viktor Orbán, possiamo notare che Soros vede chiaramente leader nazionali come i suoi futuri vassalli e burattini che vendono il suo racconto alle masse ignoranti.
Soros vede se stesso come un missionario che porta avanti l’agenda globalista, insegnata dai suoi primi maestri. Egli usa i suoi vasti collegamenti politici per influenzare la politica del governo e creare le crisi, sia economiche e sociali, per promuovere quest’agenda.
Con ogni evidenza, Soros sta cospirando contro l’umanità ed è decisa a distruzione delle democrazie occidentali.
Per qualsiasi pensatore razionale, alcuni eventi globali semplicemente non hanno alcun senso. Perché, per esempio le democrazie occidentali accoglierebbero milioni di persone i cui valori sono del tutto incompatibile con quelli della propria nazione?
Quando guardiamo da vicino l’ordine del giorno, attivamente promosso dal maestro globalista, George Soros, le cose diventano un po’ ‘più chiare.
Ecco che arriva il pagliaccio
Niente è più vicino della carta “esci dalla galera” che gli investigatori della FBI hanno dato a Hillary Clinton per la questione dei suoi server di posta elettronica privati. Questo è avvenuto senza che nessuno protestasse sul fatto che la Hillary abbia infranto un numero di leggi federali tali da sbattere in galera qualsiasi persona.
Per citare il direttore dell’FBI James Comey, “Anche se vi è prova di potenziali violazioni degli statuti per quanto riguarda il trattamento di informazioni classificate, il nostro giudizio è che nessun procuratore ragionevole avrebbe portato alla nostra attenzione un caso del genere.”
C’è una discrepanza in questa affermazione. Per cominciare, ci sono evidenti violazioni della legge. Ma anche una forte componente politica nel fatto che un “procuratore ragionevole” dovrebbe far rispettare le leggi, prendendo in considerazione che il colpevole è il seguente: l’alfiere dei democratici candidato alla presidenza dello stato .
Inoltre, andando contro la Clinton significa andare contro Soros e nessun “procuratore ragionevole” vorrebbero farlo.
Sto solo dicendo …

David Galland and Stephen McBride
Fonte: http://www.zerohedge.com
Link: http://www.zerohedge.com/news/2016-07-08/how-george-soros-singlehandedly-created-european-refugee-crisis-and-why
8.07.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANLUCA GRANDE

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16652

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Ritratto di George Soros, il magnate pro-immigrazione

11 luglio 2016

George Soros se ne sta approfittando, ancora una volta. L’attivista 85enne politico e filantropo è assurto agli onori della cronaca post-Brexit affermando che questo evento ha scatenato “una crisi finanziaria ed economica”. La crisi però, ancora una volta, non lo ha colpito in prima persona. Soros stava fiutando l’affare giusto, togliendo capitale dall’inquieta Deutsche Bank e dalla S&P, per un valore di 2.1 milioni in azioni.
Ancora più interessante, è il fatto che Soros avesse recentemente rimosso 264 milioni di partecipazioni da Barrick Gold, il cui valore in azioni era aumentato del 14% dopo la Brexit. Oltre a questi affari, Soros aveva venduto le sue azioni in molte delle sue storiche società. Dopo il suo ritiro nel 2000, ed essere tornato attivo nel 2007, piazzò un numero di aste tendenti al ribasso nel settore immobiliare degli Stati Uniti, creando così un profitto di oltre il miliardo di dollari da questo giro di affari. Sin dagli anni 80, Soros si è dedicato attivamente all’Agenda Globale, sostenendola attraverso la sua “Open Society Foundations (OSF)”. Ma che cos’è l’Agenda Globale, e da dove trae le sue origini?

Gli inizi.
Il “seme globalista” è stato ereditato dal padre Tiwadar, un avvocato ebreo che era un gran sostenitore dell’Esperanto. L’esperanto è una lingua inventata nel 1887 da L.L. Zamenhof, un oculista polacco, con il proposito di “trascendere i confini nazionali” e “oltrepassare l’indifferenza del genere umano”. Tiwadar insegnò al giovane figlio George l’esperanto e lo obbligò a parlarlo in casa.
La famiglia si trasferì dalla Germania a Budapest dove cambiò il cognome da Schwartz a Soros, un lemma esperanto che appunto significava colui che s’innalzerà: il giovane George trasse grandi benefici dalla scelta del padre della modifica del cognome. Secondo alcuni documenti, Soros lavorò fino alla fine della guerra per un ufficiale del governo, aiutandolo a confiscare le proprietà degli ebrei installati nel luogo. In un documentario del 1998 Soros descrisse gli anni dell’occupazione della Germania come “il periodo più felice della sua vita”.
Il rischio di Soros nella finanza
Al termine della guerra, Soros si trasferì a Londra, e nel 1947 si iscrisse alla London School of Economics, dove studiò sotto Karl Popper, il filosofo austro-inglese che fu uno dei primi sostenitori di una “società aperta.” Soros lavorò successivamente presso diverse banche d’affari a Londra prima di trasferirsi a New York nel 1963. Nel 1970 fondò la “Soros Fund Management” e nel 1973 la “Quantum Fund” con l’appoggio dell’investitore Jim Rogers. Il fondo rendeva annualmente più del 30% consolidando la reputazione di Soros e mettendolo così in una posizione di potere.
Le speculazioni sulla valuta che portarono la Gran Bretagna e l’Asia in crisi
Negli anni 90, Soros iniziò una serie di speculazioni contro le valute delle varie nazioni. La prima fu nel 1992, quando vendette allo scoperto la sterlina facendo 1 miliardo di profitto in un solo giorno. La sua seconda grande speculazione sulla valuta fu quella del 1997, dove la sua mano generò, di fatto,  il deprezzamento delle monete malesi e thailandesi e la crisi asiatica finanziaria che coinvolse anche Indonesia e Corea del Sud.
Sforzi “Umanitari”
Oggigiorno, la rete di Soros ha un patrimonio che si aggira sui 23 miliardi di dollari. Dopo essersi ritagliato un ruolo di minore importanza nella sua compagnia, la Soros Fund Menagement, egli cominciò ad impegnarsi dal 2000 nelle sue attività “filantropiche”, che supporta tutt’ora attraverso la Open Society Foundations, da lui stesso fondata nel 1993. Quindi, chi beneficia delle donazioni del magnate? Che cosa implica il suo supporto? Durante gli anni ’80 e ’90, Soros impiegò la sua straordinaria ricchezza per finanziare rivoluzioni in dozzine di nazioni europee, tra cui la Cecoslovacchia, la Iugoslavia e la Croazia.
Riuscì in tutto ciò facendo transitare soldi a partiti politici d’opposizione e pubblicizzando i media indipendenti di quelle nazioni. Se vi domandate perché Soros avesse a cuore gli affari delle sopracitate nazioni, parte della risposta sta nel fatto che durante e dopo il caos, egli investì parecchio nelle risorse e nei patrimoni di ognuno di quei paesi. Egli poi trovò appoggio e aiuto dell’economista Jeffrey Sachs della Columbia University, a cui chiese di suggerire a quei governi di privatizzare tutte le risorse di pubblico dominio, permettendo così a Soros di vendere tutti i beni che aveva acquisito durante le fasi di disordini in nuovi mercati appena aperti. Avendo avuto successo e tratto profitto sul fronte Europeo, decise presto di volgere il suo sguardo a un traguardo ancora più ambizioso: gli Stati Uniti.
Il “grande” periodo
Nel 2004 il magnate annunciò: “Credo profondamente nei valori di una società aperta: negli ultimi 15 anni ho focalizzato i miei sforzi all’estero, da ora opererò negli Stati Uniti”. George Soros fondò gruppi come: “L’istituto americano per la giustizia sociale”, il cui scopo è “trasformare le comunità povere attraverso il lobbismo per migliorare il governo dal punto di vista del sociale”; o La “New America Foundation”,  il cui scopo è “influenzare l’opinione pubblica in argomenti come l’ambientalismo e l’autorità globale”; o ancora “L’istituto delle politiche migrazionali” il cui scopo è “apportare una nuova politica per l’insediamento illegale d’immigrati e migliorare i benefici dei sussidi pubblici sociali”. Soros inoltre usa la sua società per far pervenire soldi all’organo di stampa “Media Matters”. Ma perché Soros donò così tanta liquidità a queste organizzazioni?
Per una semplice ragione: comprare potere politico. I democratici che andranno contro i suoi diktat vedranno i propri fondi tagliati e saranno successivamente snobbati da organi stampa come Media Matters, che lavora in partnership con siti come NBC, Al Jazeera e The New York Times. Oltre ai 5 miliardi donati ai gruppi sopraccitati, Soros diede grandi contributi al Partito Democratico degli Stati Uniti e ai suoi più illustri esponenti, come Barack Obama, Joe Biden e, ovviamente, Bill e Hillary Clinton.
L’amicizia coi Clinton 
L’amicizia con la famiglia Clinton risale al 1993, quando venne fondata la OSF. Soros tuttavia cominciò a supportare Hillary Clinton attivamente solo dal 2013, quando iniziò la campagna per l’attuale corsa alle presidenziali acquisendo visibilità nel gruppo “Ready for Hillary” e donando oltre 15 milioni di dollari ai gruppi di sostenitori filo-Clintoniani. Non contento, il magnate donò oltre 33 milioni di dollari a “The Black Lives Matter”, che fu coinvolto in scontri violenti nel Missouri e nel Maryland nel 2015. Entrambi gli incidenti hanno portato a un peggioramento delle relazioni tra le varie etnie negli Stati Uniti.
Banalmente: ciò che Soros vuole, lo ottiene. Ed è chiaro dalla sua storia che ciò che egli vuole è abbattere ogni confine e ogni barriera per creare quella specie di incubo mondialista che alla fine può essere ricondotto all’attuale Unione Europea: l’obiettivo è l’omologazione e la cancellazione di ogni tradizione nazionale. Recentemente Soros ha focalizzato la sua attenzione nuovamente sull’Europa. E’ solo una coincidenza il fatto che questo continente sia attualmente in una profonda crisi economia?
Un altro fuori campo: il conflitto ucraino
L’intromissione di Soros negli affari Europei ha portato ad un ennesimo conflitto: quello russo-ucraino, che vede le sue origini all’inizio del 2014. In un’intervista di maggio 2014 rilasciata da CNN, Soros ammette di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che fondamentalmente portò alla deposizione dell’allora legittimo leader del governo e alla successiva instaurazione di una giunta selezionata personalmente dal Dipartimento di Stato statunitense, al tempo guidato da niente meno che da Hillary Clinton. Giornalista Cnn: “Ciò che molte persone hanno notato in lei (rivolgendosi a Soros) è che durante le rivoluzioni dell’89 finanziò molte attività dissidenti, gruppi sociali civili nell’est Europa in Polonia e in Repubblica Ceca. Sta facendo qualcosa di simile ora in Ucraina?”
George Soros: “Bé, ho dato vita ad una fondazione in Ucraina prima che essa diventasse indipendente dalla Russia. Tale fondazione funziona d’allora e impiega un importante ruolo in parte degli eventi di oggi”. La guerra che travolse la regione ucraina del Donbass portò alla morte di 10.000 persone e il dislocamento di oltre 1.4 milioni di persone. Inoltre, come danno collaterale, venne colpito il jet della Malesia Airlines che provocò la morte di 289 persone. Ancora una volta, Soros era là, ad approfittare del caos che aveva aiutato a generare qualche anno prima. Il premio che ottenne da questa battaglia in Ucraina fu il business del monopolio dell’energia “Naftogaz”.
Il suo ultimo successo: la crisi dei rifugiati in Europa
L’attuale obiettivo di Soros è fondamentalmente la distruzione di tutti i confini nazionali. Ciò è stato recentemente confermato molto chiaramente dai suoi investimenti per la crisi dei rifugiati in Europa. Causa dell’immigrazione dal Medio Oriente, secondo i media internazionali più autorevoli, è la guerra civile in Siria scoppiata nel 2011. Ma vi siete mai chiesti come mai tutte queste persone hanno improvvisamente intuito che l’Europa avrebbe aperto i suoi confini per accoglierli in massa? La crisi dei rifugiati non ha origini del tutto “naturali”. Anzi.
Una crisi che, guarda caso, coincide con la donazione di liquidità da parte della OSF all’ “Istituto Di Base Statunitense Per La Politica Della Migrazione” e alla “Piattaforma per la a Cooperazione Internazionale Sui Migranti Senza Documenti”: nient’altro che due organizzazioni sponsorizzate dallo stesso miliardario di origini ungheresi. Entrambi i gruppi patteggiano per l’insediamento dei migranti in Europa.
Nel 2015 un reporter di Sky trovò un “Manuale per migranti” sull’isola greca di Lesbo. Venne rivelato che tale manuale era scritto in arabo e distribuito ai rifugiati prima di attraversare il Mediterraneo da un gruppo chiamato “Welcome to the EU”. “Welcome to the EU” è finanziato – indovina da chi – dalla Open Society Foundations. Soros quindi, non solo appoggia il nuovo insediamento dei migranti in Europa, ma è anche l’artefice del piano Merkel. Il piano Merkel fu creato dall’ “European Stability Initiative”, il cui presidente del consiglio di amministrazione, il signor Gerald Knaus, è un socio in affari di Soros. Il piano sostanzialmente dice che la Germania garantirà asilo a 500.000 rifugiati siriani; dice inoltre che la Germania, insieme ad altre nazioni europee, dovrebbe aiutare la Turchia, uno stato per il 98% mussulmano, ad ottenere libertà di movimento per i suoi cittadini all’interno dell’UE.
Trattazione politica
La crisi dei rifugiati ha ottenuto grande attenzione in stati europei come l’Ungheria. In risposta al transito di 7000 migranti al giorno nel territorio ungherese, il governo ha rinforzato i controlli alle frontiere per impedire alle orde di rifugiati di entrare nel paese.
Ovviamente questa politica non era condivisa da Soros e dalla sua alleata Hillary Clinton. Bill Clinton ha affermato che Polonia e Ungheria “non gradiscono la democrazia” e vogliono una “dittatura autoritaria Putiniana”. Soros si espresse così in risposta alla politica del primo ministro ungherese Viktor Orbán: “I suoi piani trattano la protezione dei confini nazionali come l’oggetto della loro attenzione, mentre noi mettiamo in primo piano i rifugiati, e solo secondariamente i confini nazionali.” E’ difficile credere che  Soros possa essere più chiaro di così, riguardo le sue idee mondialiste.
Il movente
In conclusione, resta un’ultima domanda da porsi: perché Soros sta impiegando tutte queste forze per inondare l’Europa con orde di rifugiati? Momentaneamente, pare che stia generando grande caos in Europa e soffiando sul fuoco dei disordini sociali negli Stati Uniti, facendo così crollare il mercato mondiale.
La distruzione dell’Europa, attraverso una migrazione di massa, è traducibile in un infernale piano per creare caos sociale ed economico nel vecchio continente. Il suo intento è di distruggere i confini nazionali e creare un’unica struttura globalista, dotata di un’autorità con potere illimitato su tutto il pianeta. Soros si presenta al mondo come un missionario che vuole portare a termine l’Agenda Globale insegnatagli dai suoni mentori. Egli usa le sue vaste conoscenze politiche per creare crisi e influenzare la politica dei governi.
(di David Galland e Stephen McBride per Garret/Galland Research. Traduzione a cura di Caterina Ioppi)

La Politica dell’Assassinio che Viene Condotta nel Nostro Nome

6 luglio 2016

Jemery Scahill, Simon e Schuster- Estratto dal libro “The Assassination Complex” di Jeremy Scahill
Come fa il Governo degli Stati Uniti a dare a se’ stesso il diritto di condannare gente a morte senza un dovuto processo, nel nome della sicurezza nazionale? Nel “The Assassination Complex”, Jeremy Scahilll e lo staff di The Intercept aprono una finestra su come  le catture e gli assassinii sanguinosi mirati dei militari USA vengono preparatiS dalla stanza dei bottoni, in Afganistan, Yemen e Somalia. Ordina questo libro rivelatore donando a Truthout oggi!
L’estratto che segue e’ da The Assassination Complex: Inside the Government’s Secret Drone Warfare Program:
Per Barak Obama, fin dal primo giorno come comandante in capo, il drone e’ stata l’arma di prima scelta, usata dai militari e dalla CIA per catturare e uccidere gente che la sua amministrazione ha dichiarato- attraverso un processo segreto, senza accusa o processo- come gente che  merita di essere uccisa. C’e’ stato un focus intenso sulla tecnologia delle uccisioni remote, ma quello appunto serve spesso come un surrogato per cio’ che dovrebbe essere un esame complessivo sul potere dello stato per quanto riguarda la vita e la morte.
I droni sono i mezzi, non la politica. La politica e’ l’assassinio. Mentre tutti i presidenti (degli USA, Ndt) dai tempi di Gerald Ford, hanno mantenuto un ordine esecutivo che vieta gli assassinii da parte del personale USA, il Congresso ha evitato di fare leggi sulla questione o persino di definire la parola “assassinio”. Questo ha dato la possibilita’ ai proponenti delle guerre con i droni di ridefinire gli assassinii con caratterizzazioni piu’ accettabili, come il “term du jour”, “uccisioni mirate”.

Quando l’amministrazione di Obama ha discusso i droni pubblicamente, ha assicurato che queste operazioni costituiscono un’alternativa piu’ precisa rispetto alle truppe inviate sul luogo e che vengono autorizzati solo quando ci sia una minaccia “imminente” e quando esista una “quasi certezza” che il target voluto venga eliminato. Questi termini tuttavia sembrano essere stati ridefiniti in maniera marcata cosi’ da portare quasi nessuna rassomiglianza ai significati comunemente accettati.
Il primo attacco con droni, condotto al di fuori di una zona di guerra dichiarata, fu condotto nel 2002, ma la Casa Bianca aspetto’ fino al Maggio 2013 per rilasciare una serie di standards e procedure per condurre questi attacchi. Queste direttive contengono pochissima specificita’, asserendo che gli Stati Uniti potrebbero portare a termine attacchi letali al di fuori di un’”area di ostilita’ attiva” solo se il target rappresenta una “minaccia continua e imminente a cittadini USA”, senza descrivere alcun senso del processo interno usato per determinare se un sospetto potrebbe essere ucciso senza essere accusato o guidicato. Il messaggio implicito per quanto riguarda gli attacchi con droni da parte dell’amministrazione Obama e’ stata “Fidati” ma non verificare.
Il 15 Ottobre 2015, The Intercept ha pubblicato una quantita’ di documenti segreti che aprono una finestra sul funzionamento intimo delle operazioni di cattura e uccisione dei militari USA durante un periodo chiave nell’evoluzione delle guerre con droni: tra il 2011 e il 2013. I documenti, che descrivono anche i punti di vista interni delle forze di operazioni speciali per quanto riguarda le mancanze e i difetti del programma dei droni, furono resi pubblici da una fonte che e’ dentro la comunita’ dello spionaggio e che lavoro’ sui tipi di operazioni e programmi descritti nelle diapositive. Noi abbiamo dovuto garantire l’anonimita’ perche’ il materiale e’ considerato segreto e anche perche’ il governo USA si e’ impegnato nel perseguimento aggressivo di coloro che rivelano segreti o suonano l’allarme. In tutto il libro, noi ci riferiremo a questa persona semplicemente come “la fonte”.
La fonte ci ha detto che lui decise di rendere pubblici questi documenti perche’ egli crede che il pubblico ha il diritto di capire il processo attraverso il quale alcune persone vengono messe nelle liste da uccidere e alla fine assassinate con ordini che arrivano dagli ufficiali piu’ in alto nel governo USA: “Questa esplosione oltraggiosa di fare liste di persone da guardare, di gente che dev’essere monitorata e il raccogliere i loro nomi e metterli nelle liste, assegnando loro un numero, assegnando loro una “figurina da calcio”, condannandoli a morte senza preavviso, in un campo di battaglia mondiale, era, fin dal primo momento, sbagliato.
“Noi stiamo facendo si’ che tutto questo avvenga. E con “noi” io intendo ogni cittadino Americano che ha accesso a questa informazione adesso, ma continua a far niente per esso”.
Il Pentagono, la Casa Bianca, e il Comando per le Operazioni Speciali, hanno declinato di commentare sui documenti. Un portavoce del Dipartimento della Difesa ha detto :” Noi non commentiamo sui dettagli di rapporti segreti”.
La CIA e il Comando militare USA delle Operazioni Speciali Congiunte (JSOC)
(JSOC) opera dei programmi di assassinio paralleli, con droni, e i documenti segreti dovrebbero essere analizzati nel contesto in un’intensa guerra interna su quale entita’ dovrebbe avere la supremazia in queste operazioni. Due gruppi di diapositive sono centrate sulle campagne militari ad alto valore in Somalia e Yemen come vennero attuate tra il 2011 e il 2013, specificamente le operazioni di una unita’ segreta, la Task Force 48-4. Documenti aggiuntivi di operazioni di alto valore di cattura e uccidi in Afghanistan supportano descrizioni precedenti di come l’amministrazione di Obama maschera il vero numero di civili uccisi negli attacchi con droni categorizzando le persone che non sono identificabili, uccise in un attacco, come nemici, anche se questi non erano i target voluti. Le diapositive dipingono anche un quadro di una campagna in Afghanistan diretta a eliminare non solo Al Qaeda e i Talebani operativi ma anche membri di altri gruppi armati locali.
Jeremy Scahill e’ uno dei tre editori fondatori di The Intercept. E’ un giornalista investigativo, corrispondente di guerra e autore dei libri bestselling internazionali Dirty Wars: The Worls is a Battlefield e Blackwater: The Rise of the World’s Most Powerful Mercenary Army. Scahill e’ stato il corrispondente per la sicurezza nazionale per The Nation e Democracy Now! e ha ricevuto due prestigiosi premi George Polk. Scahill e’ produttore e scrittore del film, vincitori di diversi premi, Dirty Wars.
Da Z Net- Lo Spirito Della Resistenza e’ Vivo
http://www.znetitaly.org
URL: truth-out.org/opinion/item/36280-a-policy-of-assassination-is-being-conducted-in-our-name
Traduzione di Francesco D’Alessandro
©2016 ZNet Italy-Licenza Creative Commons CC By NC-SA 3.0

Preso da: http://znetitaly.altervista.org/art/20375

NYT: Dopo ogni attacco terroristico bisogna guardare all’Arabia Saudita

5 luglio 2016

L’Arabia Saudita è il terreno di coltura del terrorismo in paesi pacifici del mondo, si legge in un articolo pubblicato, ieri, dal quotidiano nordamericano New York Times.
Qual è paese islamico così filo-americano che ha una statua di Bill Clinton (nella capitale)? Che paese islamico ha avuto più cittadini all’estero a combattere per l’ISIS rispetto a qualsiasi altro in Europa?, Sono i quesiti che ha posto Il New York Times nel suo articolo.
La risposta a ogni domanda è il Kosovo, in Europa sud-orientale, un paese colpito da l’ideologia wahhabita finanziata dall’Arabia Saudita, ha riferito il giornale. A questo proposito, si sottolinea che quando si verifica un attacco terroristico, tutti gli occhi sono focalizzati su nemici come ISIS o al-Qaeda, “ma forse dobbiamo anche guardare ai nostri amici, come l’Arabia Saudita.”


Nell’articolo si aggiunge che, per decenni, l’Arabia Saudita ha finanziato e promosso una versione wahhabita dura e intollerante, in nome dell’Islam, in tutto il mondo, producendo un numero elevato di terroristi.
Inoltre, si evidenzia che l’Arabia Saudita e altri paesi del Golfo hanno investito soldi in questa nuova nazione negli ultimi 17 anni e ampliato l’estremismo wahabita fra i giovani di questo paese. Il risultato è che, secondo il governo del Kosovo, 300 kosovari hanno viaggiato a Siria e Iraq per unirsi all’ISIS e combattere.
Si precisa, però, che questo non è un problema solo in Kosovo, ma un problema globale, come molti paesi pacifici sono colpiti dall’estremismo promosso dall’Arabia Saudita.
A questo proposito la pubblicazione pone cime esempio altri paesi pacifici come la Bosnia, l’Albania, Mali, Burkina Faso e Niger, dove ci sono scuole dove si insegna l’ideologia wahhabita promossa da Riyadh.
Nell’articolo si avverte che è giunto il momento per il mondo di chiedere all’Arabia Saudita sul suo ruolo nella diffusione del terrorismo.
Secondo le statistiche non ufficiali, dal 1960 l’Arabia Saudita ha speso circa un miliardo di dollari in scuole e moschee di tutto il mondo al fine di promuovere il wahhabismo.

Fonte: Hispantv
FONTE: L’Antidiplomatico

Comprendere il pericolo americano

L’antiamericanismo è spesso bocciato come una derivante del pensiero di estrema sinistra o di destra radicale; per i benpensanti non ha senso accanirsi contro la patria che è da sempre il simbolo di democrazia, pace e prosperità. Ma in molti non si sono mai chiesti perché chi si rifà ad un pensiero politico non conforme assume, inevitabilmente, una posizione antiamericana: gli Stati Uniti spesso si rivelano essere un nemico sia dal punto di vista prettamente politico che da quello filosofico e, nella maggior parte dei casi, ideologico.
Le radici di questa avversione non possono che trovarsi nell’origine stessa dell’America moderna, che vede nella sua fondazione l’affermarsi di quei principi che ne caratterizzeranno la storia negli anni a venire: materialismo, imperialismo e mercantilismo. La nascita degli Stati Uniti è un trionfo borghese, si afferma con lo sterminio graduale della popolazione autoctona e si rafforza adottando un modello statuale che si discosta completamente dai migliori esempi europei. Il liberalismo americano va’ in antitesi con i modelli socialisti o gerarchici tipici della tradizione europea e mai come nella storia moderna esso si rivela essere il principale ostacolo per l’indipendenza e la riscossa degli stati nazionali.
L’Occidente, che prima temeva la minaccia dell’URSS e ora teme quella del terrorismo islamico, ha subito silenziosamente l’invasione del modello civile e culturale USA, mentre si rende complice del suo dominio imperialista. Al di là del discorso più identitario e tradizionale, ci accorgiamo come ogni tentativo di politica autonoma sia stato ostacolato in maniera diretta o indiretta dagli USA e come questo atteggiamento continui tutt’oggi. Se nel passato venivano instaurati regimi vicini agli interessi economici o politici americani, oggi basta poco per far cadere un governo indipendente e portare al potere uomini vicini a Washington e alle sue lobby, che indisturbatamente operano in Europa. E’ nell’interesse della Casa Bianca, infatti, ostacolare ogni tentativo di politica multipolare, dettando chi siano i buoni e chi i cattivi. La patria della pace e della democrazia è quella che in maniera antidemocratica sfrutta gli Stati come vassalli e pedine per portare la guerra attraverso l’effimera NATO (prolungamento armato della sua aggressiva mentalità guerrafondaia) e che ne mina i possibili sbocchi economici attraverso il ricatto finanziario.
Perché ciò deve interessare maggiormente chi vuole comprendere la nostra politica? Perché solo una volta che si è compreso chi ostacola la nostra sovranità, chi trae vantaggi dalle lobby che puntualmente denunciamo, chi strumentalizza l’informazione e avvantaggia un sistema politico corrotto sin dalle fondamenta, solo allora si capirà chi è il nemico e a quale fine bisogna giungere: l’indipendenza, nel nome della lotta all’imperialismo e al capitalismo.

Il popolo è Sovrano quando”vota come deve”

26 giugno 2016

«Il 24 giugno è San Giovanni, patrono di Torino. Quindi per la città è giorno di festa, e succede che si passi una serata con amici e conoscenti, a chiacchierare del più e del meno e a guardare i fuochi d’artificio.
Quest’anno però era diverso, a tenere banco erano solo due argomenti: la caduta di Fassino per mano di una neo-sindaca grillina (Chiara Appendino), e il capitombolo dell’Europa sotto i colpi del Brexit. E i discorsi?
Un po’ di tutto, ma quello che più mi ha colpito, un po’ girando per i siti un po’ parlando con le persone che conosco (quasi tutte favorevoli a Fassino e al «Remain»), è il tratto che li accomunava: l’animosità contro il suffragio universale. Il discorso più moderato che ho sentito suggeriva che i referendum dovrebbero essere indetti solo su materie semplici e comprensibili (tipo: sei pro o contro i matrimoni gay?) e che il referendum sul Brexit proprio non si doveva fare.

I più estremisti suggerivano drastiche limitazioni del suffragio: per votare si dovrebbe almeno avere la licenza media (ma c’è anche chi dice: la laurea); oppure: per votare si devono avere meno di 70 anni. In breve: a vecchi e ignoranti bisognerebbe togliere il diritto di voto.

Trovo tutto ciò estremamente interessante. Non per il contenuto di simili pensieri, ma per i soggetti da cui provengono. Gli stessi che parlano con sufficienza, talora con disprezzo, del popolo che vota Cinque Stelle o sceglie Brexit, sono prontissimi a lodarne la saggezza, la maturità democratica, la lungimiranza, quando il popolo vota nel modo giusto. Gli stessi che invocano ad ogni occasione la necessità di passare dalla fredda Europa dei tecnocrati, autoritaria e burocratica, alla calda Europa dei popoli, luminosa e

democratica, immancabilmente si spaventano non appena, con un referendum, ai popoli vien concesso di dire la loro su qualcosa di importante. Insomma, qui c’è qualcosa che non torna, innanzitutto sul piano logico. E questo qualcosa, ho l’impressione, ha a che fare proprio con il concetto di popolo.

La condizione del popolo, oggi in Europa, è strana e deplorevole. Non tanto perché il popolo è il popolo, e quindi per definizione è il “basso” del sistema sociale, ma perché il suo rapporto con la politica è innaturale e disturbato. In molti paesi europei, verosimilmente in tutti quelli di matrice occidentale, accade un fenomeno inedito: i partiti progressisti affermano di voler rappresentare le istanze del popolo, ma il popolo non li vota, preferendo ad essi i movimenti e partiti cosiddetti populisti, siano essi di destra, di sinistra o incollocabili (come il Movimento Cinque Stelle). E viceversa i ceti medi impiegatizi, gli insegnanti, gli intellettuali, gli artisti, i professionisti, persino molti imprenditori e manager preferiscono votare i partiti progressisti, o quel che resta dei partiti conservatori tradizionali. Insomma un vero quadrilatero amoroso disturbato: la sinistra dice di amare il popolo, ma il popolo non ama più la sinistra. I ceti alti e medi prediligono la sinistra, che però dice (o finge?) di rappresentare i ceti bassi.
La questione interessante a me pare questa: sbagliano i benestanti a guardare a sinistra? E sbaglia il popolo a guardare altrove?
La mia risposta è che, tutto sommato, i benestanti fanno benissimo a prediligere questa sinistra, che è molto attenta alle loro esigenze e molto distratta su quelle di chi sta in basso, quelli che io amo definire “i veri deboli”: incapienti, artigiani, lavoratori autonomi, lavoratori in nero, disoccupati, esclusi dal mercato del lavoro, abitanti delle periferie. Sarei meno sicuro che sia anche vero il reciproco, ossia che facciano bene i ceti bassi a fidarsi dei partiti populisti.

Per certi versi, mi pare che facciano male. I due fronti che si osteggiano in Europa, a me paiono afflitti entrambi da mancanza di visione, e da una formidabile inadeguatezza delle rispettive classi dirigenti. Se il Brexit ha vinto è innanzitutto perché gli uomini (e le donne!) che contano in Europa, non sono stati all’altezza del sogno di Altiero Spinelli. Ma una volta messi da parte Juncker, Hollande, Merkel, Renzi, Cameron, possiamo pensare che a farci sognare siano Marine Le Pen, Farage, Grillo o Salvini? Di per sé, l’idea di un’Europa delle Nazioni, senza la Gran Bretagna ma estesa “dall’Atlantico agli Urali” non è affatto insensata o peregrina, e risale addirittura alla fine degli anni ’50, quando de Gaulle ebbe a formularla per la prima volta. Il guaio è che alla guida della destra in Europa non c’è un de Gaulle, ma solo (per ora) una modesta squadra di agitatori politici, che una volta al potere potrebbero anche farci rimpiangere la sbiadita classe dirigente europea di oggi: insomma l’establishment europeo deve accontentarsi della signora Merkel («l’unico uomo di Stato europeo», copyright Massimo Fini) ma dall’altra parte non è ancora nato un nuovo de Gaulle che sappia prenderne il posto.
Se però guardiamo le cose da un altro punto di vista, quello dell’economia e della politica sociale, non sono così sicuro che la fiducia del popolo nei partiti populisti, e soprattutto la sua sfiducia nei partiti progressisti che vorrebbero rappresentarlo, non siano tutto sommato ben riposte. Non sono così sicuro, in altre parole, che sia fondata l’accusa che, sotto sotto, benpensanti e governanti illuminati rivolgono al popolo, ossia di essere cieco e abbindolabile, fino al punto di votare contro i propri interessi. È vero, le campagne populiste hanno puntato il grosso delle loro carte sulla paura per gli immigrati, visti come temibili concorrenti in materia di posti di lavoro e accesso al welfare, ma anche come fonte di disordine e di insicurezza per la loro specializzazione in alcune materie criminali, come il furto, il traffico di droga, lo sfruttamento della prostituzione.

A tutto ciò l’Europa civile e illuminata ha saputo opporre soltanto l’imperativo morale dell’accoglienza, il valore superiore dell’inclusione sociale, e talora anche il disprezzo per chi ha paura, accusato di basarsi su mere percezioni, distorte dalla propaganda e dalla credulità, anziché sulla cruda realtà delle cifre statistiche (vedi le ricorrenti polemiche su criminalità reale e percepita). Non hanno pensato, i dispregiatori del popolo e delle sue paure, che la maggior parte di coloro che di paura non ne hanno (o ne hanno poca, o sanno dominarla con la ragione) vivono in zone protette, o comunque non degradate, delle nostre affluenti società moderne. Soprattutto, non hanno pensato, i rieducatori del popolo rozzo e credulone, di consultarle davvero, le statistiche sulla criminalità e l’immigrazione in Europa (si veda il grafico in pagina). È un lavoro difficile, perché i dati sono lacunosi e le fonti vanno integrate e raccordate, ma non è impossibile farlo. E se lo si fa, il quadro che

emerge non dà così torto al popolo ingenuo ed ignorante. Secondo la ricostruzione della Fondazione David Hume, su 28 paesi europei per cui si hanno dati, il tasso di criminalità relativo degli stranieri è sempre (tranne in Irlanda e in Lettonia) superiore rispetto a quello dei nativi. In media gli stranieri delinquono 4 volte di più, con punte di 12 in Grecia, 7 in Polonia, 6 in Italia, 5 nelle civilissime Svezia, Austria, Olanda.

Che dire?
Forse il popolo non fa bene a fidarsi delle forze populiste, che talora alimentano i peggiori sentimenti dell’animo umano. Ma forse il popolo, più che fidarsi dei populisti, non sa a chi altri affidarsi, e votandoli fa una scommessa tanto scettica quanto disperata. Più che credere negli agitatori anti-sistema, il popolo pare diffidare dell’élite illuminata che lo rispetta quando “fa la cosa giusta”, e ne prende commiato quando fa quella sbagliata».
Il Sole 24 Ore del 26 giugno

IL COLLASSO DELLA “DEMOCRAZIA OCCIDENTALE”

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La democrazia non esiste più in Occidente. Nei potenti gruppi di interesse privati degli USA, come il complesso militare e della sicurezza, Wall Street, la lobby israeliana, l’agro-alimentare e le industrie che si occupano di estrazione di energia, l’industria del legno e quella mineraria, hanno a lungo esercitato un controllo sul governo maggiore rispetto ai cittadini. Ma ora anche questa parvenza di democrazia è stata abbandonata. Negli Stati Uniti Donald Trump ha vinto la nomination presidenziale repubblicana.
Tuttavia, i delegati della convention repubblicana stanno complottando per negare a Trump la nomina ottenuta con il voto popolare. L’establishment politico repubblicano sta mostrando riluttanza ad accettare i risultati democratici. Le persone hanno scelto, ma la loro scelta è inaccettabile per l’istituzione che intende sostituire la sua scelta alla scelta del popolo. Vi ricordate di Dominic Strauss-Kahn? Strauss-Kahn è il francese una volta a capo del Fondo monetario internazionale e, secondo i sondaggi dell’epoca, il probabile futuro presidente della Francia. Disse  qualcosa che suonava troppo favorevole nei confronti del popolo greco.


I  potenti gruppi di interesse bancari, preoccupati, si allarmarono al pensiero che avrebbe potuto mettersi in mezzo al loro saccheggio della Grecia, del Portogallo, della Spagna e dell’Italia. Apparve una cameriera d’hotel che lo accusò di stupro. Venne arrestato e trattenuto senza cauzione. Dopo che la polizia e i pubblici ministeri realizzarono che si erano presi in giro da soli, venne liberato e tutte le accuse decaddero. Ma l’obiettivo era stato raggiunto. Strauss-Kahn dovette dimettersi da direttore del FMI e disse addio alla sua occasione di diventare presidente francese. Curioso, non è vero, che ora appaia una donna che sostiene che Trump l’abbia violentata quando aveva 13 anni. Considerate la risposta dell’establishment politico al voto sulla Brexit.
I membri del Parlamento stanno dicendo che il voto è inaccettabile e che il Parlamento ha il diritto e la responsabilità di ignorare la voce del popolo. Il punto di vista che si è ora stabilito in Occidente è che le persone non sono qualificate per prendere decisioni politiche. La posizione degli avversari della Brexit è chiara: semplicemente non è una questione che riguarda il popolo britannico se la sua sovranità viene regalata a un’inspiegabile commissione a Bruxelles. Martin Schultz, presidente del Parlamento Ue, dice chiaramente: «Non è concepibile all’interno della filosofia dell’unione europea, che la folla possa decidere del suo destino”.
Anche i media occidentali hanno messo in chiaro che non accettano la decisione del popolo. Si è detto che la votazione è “razzista” e quindi può essere ignorata in quanto illegittima. Washington non ha alcuna intenzione di permettere agli inglesi di uscire dall’unione europea. Washington non ha lavorato per 60 anni con lo scopo di mettere tutta l’Europa nel sacco dell’UE (che Washington può controllare) solo per lasciare che la democrazia annulli questa conquista. La Federal Reserve, i suoi alleati di Wall Street, la (sua) Banca del Giappone e i vassalli della banca centrale europea venderanno allo scoperto sterline e azioni del Regno Unito, e le prostitute della stampa (presstitute) spiegheranno il declino del loro valore come la dichiarazione “del mercato” che il voto britannico è stato un errore.
Se alla Gran Bretagna verrà permesso di lasciare, le trattative che dureranno due anni verranno utilizzate per legare gli inglesi all’UE così fermamente che l’uscita della Gran Bretagna avrà valore solo nominale. Nessuno con un minimo di cervello crede che gli europei siano contenti che Washington e la NATO li stiano guidando verso un conflitto con la Russia. Eppure le loro proteste non hanno alcun effetto sui loro governi. Considerate le proteste francesi nei confronti di ciò che il governo neoliberista francese, mascherato da socialista, chiama “riforme del diritto del lavoro.”
Quello che fa la “riforma” è eliminare le riforme che il popolo francese ha ottenuto in decenni di lotta. I francesi hanno reso i posti di lavoro  più stabili e meno incerti, riducendo così lo stress e contribuendo alla felicità della vita. Ma le multinazionali vogliono più profitti e considerano i regolamenti e le leggi, che avvantaggiano le persone, delle barriere che impediscono un maggior guadagno. Economisti neoliberisti hanno sostenuto il ritiro dei diritti dei lavoratori francesi con la falsa tesi che una società umana provoca disoccupazione. Gli economisti neoliberisti lo chiamano “liberare il mercato del lavoro” dalle riforme ottenute dal popolo francese. Il governo francese, ovviamente, rappresenta le imprese, non il popolo francese.
Gli economisti neoliberisti ed i politici non esitano a sacrificare la qualità della vita dei francesi, al fine di spianare la strada ai profitti delle aziende globali. Qual è il valore nel “mercato globale” quando il risultato è quello di peggiorare il destino delle persone?
Considerate i tedeschi. Vengono invasi dai rifugiati delle guerre di Washington, guerre che lo stupido governo tedesco ha avvallato. Il popolo tedesco sta sperimentando l’aumento della criminalità e le aggressioni a sfondo sessuale. Protestano, ma il loro governo non li sente. Il governo tedesco è più preoccupato per i rifugiati che per il suo popolo.
Considerate i greci e i portoghesi costretti dai loro governi ad accettare la rovina finanziaria personale al fine di potenziare i profitti delle banche estere. Questi governi rappresentano i banchieri stranieri, e non il popolo greco e portoghese. Uno si domanda quanto tempo ci vorrà prima che tutti i popoli occidentali realizzino che solo una rivoluzione francese completa di ghigliottina può liberarli.
Potenti gruppi di interesse hanno vinto sullo stato di diritto.
Questo da un lettore:
“E’ stato riferito questa mattina che, recentemente, il jet che ospitava il procuratore generale Loretta Lynch si trovava sulla stessa rampa di quello che trasportava Bill Clinton.
“E in qualche modo sembra che ciascuno sapesse della presenza dell’altro.
“Ed erano talmente vicini che Bill e Loretta si sono incontrati privatamente in uno dei jet”.
“L’FBI (un dipartimento sotto il comando del procuratore generale) sta indagando sulle email di Hillary, viste come una violazione penale dell’espionage act e sul finanziamento della Fondazione Clinton da parte di lobby straniere.
“Mi sembra che questa sia più di una coincidenza ed è altamente irregolare, per un funzionario che ha il compito di perseguire un potenziale imputato, incontrarlo privatamente, o incontrare suo marito.
“Mi chiedo, di chi è il jet su cui si sono incontrati? Il procuratore generale è salito su quello di Bill? Non sarebbe particolarmente insolito? E’ stato Bill a salire su quello del procuratore generale, e se sì, perché il procuratore avrebbe partecipato a un tale conflitto di interessi?”
Ecco la conferma che si è verificato questo incontro:
C’è stato un incontro di mezz’ora sull’aereo del procuratore generale. Guarda il video della notizia da ABC 15:
http://www.thegatewaypundit.com/2016/06/ag-loretta-lynch-half-hour-meeting-bill-clinton-airplane-says-talked-grandchildren-video/
http://www.abc15.com/news/region-phoenix-metro/central-phoenix/loretta-lynch-bill-clinton-meet-privately-in-phoenix
Dr. Paul Craig Roberts è stato Assistente Segretario del Tesoro per la politica economica e editore associato del Wall Street Journal. E’ stato editorialista di Business Week, Scripps Howard News Service, e Creators Syndicate. Ha ricoperto molti incarichi universitari. Le sue colonne su internet hanno attirato  follower da tutto il mondo. Gli ultimi libri di Roberts sono: The Failure of Laissez Faire Capitalism and Economic Dissolution of the West, How America Was Lost, and The Neoconservative Threat to World
Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
DI PAUL CRAIG ROBERTS
LINK
Fonte versione italiana: www.comedonchisciotte.org traduzione a cura di DESASTRADO

I Fabbricanti di Stupidi – E-Book

1 luglio 2016

È comune convinzione che il primario compito di autorità, politici, apparati dello Stato e organi da esso costituiti, sia di venire incontro alle reali necessità della cittadinanza e pertanto, che il Sistema si affanni per armonizzare le esigenze della comunità, al fine di farla stare idealmente bene. La funzione di tale complesso invece, è esattamente opposta. L’attività dell’intero meccanismo che dirige la società è in pugno a una casta di potere, che ha come fondamentale scopo quello di SOFFOCARE, quindi rendere INVIVIBILE l’esistenza alla grande maggioranza degli esseri umani, e di conseguenza è impegnata ad architettare astuzie, per rendere inavvertibile il malevolo e pianificato disegno.
È però probabile che molti lettori, siano propensi a giudicare una simile osservazione come
conseguenza di concezioni alterate e pessimistiche, sorte sull’onda di ideologie complottiste di recente diffusione. Ma davvero una concetto di questo genere è frutto di visuali distorte, o siamo indotti a crederlo? E se il “GIOCHINO” fosse invece condotto con tale magistrale abilità, così che da pochi possa essere avvertibile?


Disse Sir William Pitt (alto politico inglese del 1700): “C’è qualcosa dietro il trono, più grande del Re stesso”. Ma anche Nicolò Machiavelli volle sensibilizzarci verso il funzionamento delle cose ad alto livello: “Governare è far credere”.
Forse, se fossimo più attenti alle parole dettate dalla saggezza, potremmo accorgerci che certe “assurdità” sono tutt’altro che assurde. Giordano Bruno: “Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente, e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza: a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo … l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo”. Una esposizione tutt’altro che enigmatica direi, soprattutto se letta con mente libera da preconcetti ma che l’uomo medio sembra non voler cogliere; tergiversa sul significato profondo di quelle parole, perdendosi infine in considerazioni irreali. Eppure, ci parlò di OBLIO, di una MENTE che CI TIENE SCHIAVI … A cosa ci mise di fronte, insomma, se non a un grande inganno ai danni del genere umano e quindi, a una COSPIRAZIONE?
Lo scopo di questo libro, è in parte dimostrare che quanto da molti potrebbe essere considerato inverosimile, ha invece profondi fondamenti di verità; che una cospirazione si estende a tutta la superficie del globo, e ogni male e ingiustizia della Terra, l’impoverimento delle masse, le abissali differenze sociali, l’esistenza di mafie e guerre, l’imperversare di una violenza senza fine, come dell’odio e delle malattie, sono il frutto di UNA REGIA e dunque, del PROGRAMMA di un POTERE OCCULTO che si confonde dietro ai poteri visibili. Vuole altresì provare, che il genere umano è inconsapevolmente educato a osservare il mondo come conviene a chi lo manovra, e giace, per tale ragione, in un profondo stato di stordimento. Infine, dimostrare che l’uomo se lo vuole, da questo stato di cose può uscirne; dimostrare che l’uomo, ha tutti i mezzi per fare quel passo che potrà renderlo LIBERO.
Ma ancora, qualcuno forse penserà che stia facendo discorsi insensati. Ebbene, quel pensiero è il primo riflesso di uno stato confusionale indotto, così profondamente radicato, che troppi uomini non capiscono la reale situazione, nemmeno quando personaggi autorevoli gliela strofinano sul naso.
Preferiscono la totale cecità; preferiscono sguazzare in un delirio collettivo indotto e in quell’assurda NORMALITÀ che ne deriva. Reagiscono di conseguenza, come ci raccontò Winston Churchill: “Per puro caso l’uomo inciamperà nella verità ma il più delle volte s’alzerà e continuerà per la sua strada”. La frase ci informa che l’uomo medio rifiuta d’essere risvegliato, e ha pure inibito l’attitudine a tirare i fili di causa ed effetto. Conclusione spicciola? Ma pure Bertrand Russell ci avvisò di ciò che caratterizza le masse: “Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa, non è per nulla una prova che non sia completamente assurda. Anzi, considerata la stupidità della maggioranza degli uomini, è più probabile che un’opinione diffusa sia cretina anziché sensata”. Russell citò la stupidità come causa di opinioni errate; si presti attenzione a quell’osservazione, perché quella “specialità”, che a ognuno sembra “dote” di altri, ci rappresenta praticamente tutti e in modo vistoso, tant’è che su questa nostra inclinazione spese parole degne di nota anche Albert Einstein: “Conosco due cose infinite: l’universo e la stupidità umana, ma della prima non sono certo”.
Eh già, è grazie a quel difettuccio così vivacemente espresso, che la maggioranza delle persone ha accettato le più becere assurdità credendole “verità e ragione”. L’uomo medio difatti, vive percependo la REALTÀ CAPOVOLTA, al punto da credere amica quella struttura di Potere che esiste grazie ai suoi mali, e infliggendoglieli; al punto da incedere come raccontato da Morpheus nel film The Matrix: “[…] tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal Sistema, che combatteranno per difenderlo”. Proprio così: l’uomo medio, incastrato nella Matrice della Mente Fallace e Menzognera, crede con tanto fervore alle favole che a metterlo in guardia, ben che vada ti ride in faccia, o persino s’inferocisce.
Rifiuta il risveglio dal letargo e se inciampa nella verità, anziché iniziare a ragionare, s’aggiusta la benda sugli occhi che il Sistema gli ha fatto credere necessaria, per essere CITTADINO INTEGRATO E DEGNO DI STIMA. Riferendosi a tanta “ordinaria irragionevolezza” i matti, quelli che una volta stavano rinchiusi, dicevano che la scritta “manicomio” fosse posta all’esterno, per sottolineare dove realmente è manifestata la vera grande infermità mentale. Osservatori acuti i pazzi; avevano perfettamente ragione: quel Meccanismo occulto che silenziosamente ci incatena e tutto governa, ha pure tappezzato la nostra vita con miriadi di messaggi di schiavitù che nemmeno cogliamo come tali e nemmeno vediamo.
Purtroppo, solo chi ha gettato lo sguardo oltre alle apparenze, può rendersi conto della portata dell’inganno; comprendere che se le masse non avranno un moto di risveglio, saranno destinate ad assaporarsi tutte le più sottili sensazioni offerte da un MATTATOIO CHE ESSE STESSE, CONFORMANDOSI AL SISTEMA, CONTRIBUISCONO A COSTRUIRE E ATTREZZARE. Che infine, il risultato di tanta stoltezza, cecità, sprezzanti azioni e soprattutto inazioni, sarà la ricaduta di un salatissimo conto sulle teste dei propri figli.
Ho inizialmente osservato con sconforto questo scenario, del quale è primaria protagonista la moltitudine di gente addormentata, per incosciente scelta o perché morta nell’anima. Se però è vero che il mondo è solcato in maggioranza da queste persone, lo è altrettanto che esistano esseri umani sensibili, ai quali risulta intollerabile il velo della Maya. Se dunque quanto segue vorrei fosse per tutti, indistintamente, inevitabilmente si rivolge a quelle anime ancora VIVE DENTRO, che ancora hanno cuore, orecchie per ascoltare e mente per capire.
Il viaggio nel quale condurrò chi vorrà concedermi il tempo di seguirmi, se da un lato rivelerà un mondo più simile a un inferno dantesco, per contro costituisce quella porta che ritengo necessario oltrepassare, per compiere un CONCRETO RISVEGLIO INTERIORE. Necessario, perché nessun male è guaribile finché rimane sconosciuto; e conoscerlo, oltre a mettere nelle condizioni di praticare le cure adatte, serve anche per evitare di aggravarlo con rimedi improvvisati e ancor più dannosi del male stesso. Come disse Gesù Cristo (Giovanni 8, 32): “… LA VERITÀ VI RENDERÀ LIBERI”.
Mi auguro con questo mio umile sforzo, di poter contribuire a riavvicinare i lettori volenterosi, a quella natura SENZA LIMITI annunciata da Giordano Bruno. Quella natura che in una proiezione tutt’altro che illusoria e lontana, potrà mettere ogni essere umano sensibile, nella condizione di trasformare la propria esistenza in una LUMINOSA E GIOIOSA ESPERIENZA.
I Fabbricanti di Stupidi (download gratuito)
FONTE: ANTICORPI

Preso da: http://www.cogitoergo.it/fabbricanti-stupidi-book/

Italia piattaforma di lancio NATO

venerdì 1 luglio 2016

Nella Nato del terzo millennio, le basi militari ospitate in Italia hanno un ruolo fondamentale e insostituibile nelle strategie di guerra. Siamo tutti sempre più nucleari e con logiche di attacco.

 

 

 

Forze armate dotate di mezzi, sistemi d’arma, capacità operative e livelli d’addestramento adeguati, prontamente impiegabili in ambito NATO nei termini richiesti, per lunghi periodi e al di fuori delle normali aree stanziali. Un dispositivo bellico superefficiente in grado di respingere eventuali aggressioni militari che si dovessero manifestare contro l’Italia e i suoi “interessi vitali”, sempre pronto a “rimuovere le minacce” e contribuire alla “difesa integrata” dei territori dell’Alleanza Atlantica e alla “lotta al terrorismo internazionale”. Sono alcuni degli obiettivi strategici prefigurati dal Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa 2015 per quelle che dovranno essere le strutture militari nazionali del prossimo ventennio. Il sogno di un’Italia media potenza internazionale ma sempre più ancorata all’Alleanza Atlantica e al paese leader, gli Stati Uniti d’America. “L’unica strategia in grado di mitigare i rischi relativi è quella di un’attiva partecipazione alla NATO”, spiega il ministero della Difesa. “Perché solo l’alleanza tra europei e nordamericani è in grado di esercitare la dissuasione, la deterrenza e la difesa militare…”.

 

A ridisegnare status, ruoli e modalità d’intervento della NATO del terzo millennio è il Readiness Action Plan approvato il 5 settembre 2014 al Summit dell’Alleanza tenutosi in Galles. “Le forze NATO saranno in grado di rispondere velocemente e con fermezza alle nuove sfide alla sicurezza, grazie all’utilizzo di un coerente pacchetto di strumenti militari ai confini dell’Alleanza e anche più lontano”, riporta il nuovo piano operativo alleato. Nello specifico, si prevede un rafforzamento nell’Europa centrale ed orientale e un profondo cambiamento della postura delle forze armate per “accrescere le capacità dell’Alleanza nel rispondere ancora più velocemente alle emergenze, ovunque esse si presentino”.

 

La prova generale della nuova Alleanza si è svolta l’autunno scorso in Italia, Spagna, Portogallo e nel Mediterraneo centrale. Denominata Trident Juncture 2015, è stata la più grande esercitazione NATO dalla fine della Guerra fredda ad oggi, con la partecipazione di oltre 36.000 militari, 400 tra cacciabombardieri, aerei-spia con e senza pilota, elicotteri e una settantina di unità navali di superficie e sottomarini. Grazie a Trident Juncture, la NATO ha simulato gli interventi richiesti nelle guerre moderne, come l’abbordaggio di unità navali, la ricerca, il riconoscimento e l’individuazione degli obiettivi, le operazioni d’infiltrazione ed esfiltrazione, ecc.. L’esercitazione ha inoltre consentito di certificare la piena operatività delle nuove forze di pronto intervento NATO, destinate ad intervenire in qualsiasi scacchiere mondiale. Nello specifico, Trident Juncture ha permesso di sperimentare in scala continentale i corpi d’élite della NATO Responce Force – NRF, dotati delle tecnologie più avanzate in campo bellico e posti gerarchicamente sotto il controllo del Joint Force Command di Brunssum e del Comando congiunto per il Sud Europa di Lago Patria, Giugliano (Napoli). Proprio il JCF di Lago Patria ha ospitato il 2 febbraio 2016 una conferenza dei comandanti delle forze alleate per pianificare la certificazione finale della NATO Response Force attraverso un intenso programma di esercitazioni che avranno luogo in tutta Europa nel biennio 2016-17. Quando sarà completato il programma addestrativo, il Comando alleato campano assumerà la guida della NRF.

 

Che le basi militari ospitate in Italia abbiano assunto un ruolo fondamentale e insostituibile nelle strategie di guerra NATO è confermato pure dalla scelta dell’Alleanza di svolgere la prima fase “simulata” di Trident Juncture presso la sede del Comando Operazione Aeree dell’Aeronautica militare di Poggio Renatico, Ferrara, oggi a disposizione dell’Alleanza Atlantica per gli interventi della NRF. Nel giugno 2015, a Poggio Renatico è stato attivato il primo sito ACCS che fornisce alla NATO un sistema di comando e controllo unificato per la pianificazione e l’esecuzione di tutte le operazioni di sorveglianza aerea. Altri siti ACCS diverranno operativi in altri paesi dell’Alleanza entro la fine del 2016.

 

Allo smisurato potere di pronto intervento offensivo della NATO Response Force contribuirà pure il sofisticato sistema di telerilevamento ed intelligence AGS (Alliance Ground Surveillance) che sarà attivato nella base siciliana di Sigonella. L’AGS dovrà fornire informazioni in tempo reale per compiti di vigilanza aria-terra a supporto dell’intero spettro delle operazioni alleate nel Mediterraneo, nei Balcani, in Africa e in Medio oriente. Il nuovo sistema si articolerà in stazioni di terra fisse, mobili e trasportabili per la pianificazione e il supporto operativo alle missioni e da una componente aerea basata su cinque velivoli a controllo remoto RQ-4 “Global Hawk” prodotti dall’azienda statunitense Northrop Grumman. La stazione aeronavale di Sigonella ospiterà sia il Centro di comando e controllo dell’AGS che l’intero apparato logistico e i velivoli senza pilota. Il nuovo sistema s’interfaccerà con l’articolata rete operativa militare e con tutti i centri di comando, controllo, intelligence, sorveglianza e riconoscimento della NATO a livello planetario.

 

“L’AGS supporterà un ampio ventaglio di missioni NATO come la protezione delle forze terrestri e delle popolazioni civili, il controllo delle frontiere, la sicurezza navale e l’assistenza umanitaria”, ha dichiarato Rob Sheehan, manager di Northrop Grumman. L’azienda statunitense prevede di trasferire i primi droni a Sigonella entro la fine del 2016, mentre per l’avvio delle operazioni si dovrà attendere il 2017. Pure le forze armate statunitensi contribuiranno alla trasformazione di Sigonella in uno dei centri nevralgici a livello mondiale per l’uso dei velivoli senza pilota nei teatri di guerra. La base siciliana è stata prescelta infatti come base operativa avanzata del sistema aereo MQ-4C “Triton”, anch’esso basato sulla piattaforma del “Global Hawk”. Secondo il Comando generale della Marina militare USA, i primi “Triton” inizieranno ad operare dalla Sicilia a partire del giugno 2019. Come se non bastasse, Washington prevede di realizzare a Sigonella uno dei principali centri al mondo per il comando, il controllo e la manutenzione di tutti i droni statunitensi (UAS SATCOM Relay Pads and Facility) assicurando la “massima efficienza operativa durante le missioni di attacco armato e di riconoscimento pianificate dai comandi strategici di Eucom, Africom e Centcom a supporto dei war-fighters”.

 

La NATO del terzo millennio sarà ancora più nucleare e l’Italia, di conseguenza, vedrà rafforzare il proprio ruolo di piattaforma di lancio per eventuali attacchi con testate atomiche. Attualmente sono due le installazioni utilizzate per lo stoccaggio di armi di distruzione di massa, la base aerea di Aviano (Pordenone) e quella di Ghedi (Brescia). Aviano è sede del 31st Fighter Wing di US Air Force con due squadroni dotati di cacciabombardieri F-16 abilitati al trasporto e al lancio di testate nucleari e in grado di operare regionalmente ed extra-area su richiesta della NATO e del Comando supremo alleato in Europa. Gli F-16 di Aviano sono stati tra i protagonisti di tutti i raid aerei scatenati negli ultimi anni nei Balcani e in Libia. Dall’agosto 2015 sei di questi cacciabombardieri sono stati dislocati in Turchia per contribuire ai bombardamenti contro le postazioni dello Stato Islamico in Siria.

 

Nei mesi scorsi, le forze armate statunitensi hanno dato vita al potenziamento dei sistemi di protezione dei bunker destinati alla custodia delle testate. I lavori di ristrutturazione rientrano nell’ambizioso programma di ammodernamento nucleare varato dall’amministrazione Obama che prevede nel caso specifico di Aviano e di altre basi USA in Europa la sostituzione delle vecchie testate B61 con le nuove bombe all’idrogeno B61-12. Queste saranno disponibili in quattro versioni (da 0.3, 1.5, 10 e 50 kilotoni), tutte a guida di precisione, e potranno essere sganciate a grande distanza dall’obiettivo, con una capacità di penetrazione nel suolo e una potenza distruttiva nettamente superiori alle vecchie testate. Per il programma di aggiornamento, Washington ha previsto una spesa compresa tra gli 8 e i 12 miliardi di dollari e le testate potranno essere utilizzate con i bombardieri strategici B-2, i cacciabombardieri F-16 e Tornado PA-200 e, a partire del 2020, anche con i caccia F-35 acquistati da alcuni paesi NATO e Israele.

 

L’Italia contribuisce alle spese necessarie a potenziare i depositi-bunker per le atomiche aviotrasportabili. Il 12 novembre 2014 il Segretariato generale del ministero della Difesa ha firmato un contratto classificato come riservatissimo, del valore di oltre 200.000 euro, per la “progettazione delle opere di ammodernamento del sistema WS3 (Weapon Storage and Security System)”, cioè del sistema sotterraneo di stoccaggio e protezione delle armi nucleari nella base aerea di Ghedi. Nello scalo lombardo sarebbero operativi undici sistemi WS3 sotto la custodia del 704th Munitions Maintenance Squadron dell’US Air Force. L’unità speciale è operativa a Ghedi sin dal 1963 e – come riportato dal Penatgono – ha la “responsabilità di ricevere, custodire ed assicurare la manutenzione e il controllo delle armi nucleari USA in supporto della North Atlantic Treaty Organization (NATO) e delle sue missioni strike”. Secondo quanto previsto dal nuclear burden-sharing, in caso di conflitto le bombe USA possono essere messe a disposizione dei cacciabombardieri “Tornado IDS” del 6° Stormo dell’Aeronautica italiana, anch’essi di stanza a Ghedi e appositamente configurati per l’attacco nucleare. Per addestrarsi allo sganciamento del loro carico di morte, questi reparti di volo dell’Aeronautica utilizzano i poligoni sardi di Perdasdefogu e Capo San Lorenzo e lo scalo di Decimomannu, infrastrutture-chiave per la sperimentazione delle nuove dottrine e tecnologie della guerra globale in ambito NATO ed extra-NATO.

Articolo pubblicato nel dossier “Il ruolo della Nato nel terzo millennio”, Mosaico di pace, giugno 2016.

 

Preso da: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2016/07/italia-piattaforma-di-lancio-nato.html

Il progetto delle elite: azzerare la realtà per fare un mondo nuovo

Guerre in medioriente, crisi economica, profughi e migranti come esodi biblici: questi eventi accadono in una certa maniera deteriore e violenta  non perché è in corso una catastrofe naturale ma perché si inducono catastrofi artificiali , volute.
di Patrizio Ricci
Di fronte a questi ‘shock collettivi’ in cui siamo portati da queste continue ‘emergenze’,  è necessario almeno prendere una posizione che impegni la propria libertà. Le guerre, le donne curde bruciate nelle gabbie, le immagini delle teste mozzate dai terroristi islamici portate dai media fin dentro le nostre abitazioni, sono eventi che congelano la nostra capacità di comprensione e ci rendono incapaci di reagire; siamo tentati allora a cercare sicurezza nel quotidiano, in un ambito in cui amare vuol dire qualcosa, in cui la propria volontà vuol dire qualcosa, un ambito in cui più immediatamente ci possiamo giocare.  Per questo, bisognerebbe rendersi conto che proiettare le cause dei problemi sull’impersonale, sulla corruzione dei politici, sull’incapacità dell’Europa, sulla  tirannide non è cosa vera. Tutto questo conduce solo alla propria assenza, quindi alla propria disaffezione ed al proprio disinteresse, inevitabilmente al senso di impotenza per ‘saturazione’.

E’ giusto che si faccia così? Non si tratta di ‘giustezza’ e non è questo il punto: purtroppo anche se la sensazione di rifugiarsi  sempre più
nel ‘privato’ è gradevole  e rassicurante, le quattro mura di casa forse presto non basteranno a difenderci dall’ ‘aggressione ’ che presto o tardi , inesorabilmente arriverà. Bisognerebbe allora chiedersi se è credibile che mentre tutto decade  e si corrompe, rimanga invece indenne la fede smisurata che le istituzioni hanno sullo ‘status quo’, sulle decisioni prese, sulle scelte fatte. Bisognerebbe chiedersi come mai non vengono sollevati dubbi verso un certo sistema, come mai certi ambiti non vengono mai scalfiti. Ci dicono che il problema sono gli errori, le formule economiche, i sistemi non virtuosi, la mancanza di democrazia dei paesi vicini… Gli esperti sostengono che eliminando ‘gli errori’ tutto funzionerà bene: si esclude  che il disastro provenga proprio da tutto quell’armamentario ideologico che ci viene imposto continuamente.
Se parliamo di potere,  molti di noi pensano subito ad Hitler,  al Bildeberg, alle ideologie totalitarie del secolo scorso o a complotti vari. Vuol dire che non lo si prende sul serio: non è niente di tutto questo, il vero potere è democratico, le sue dottrine si studiano nelle università, propone i suoi argomenti in modo accettabile, presenta le sue proposte come conquiste dell’umanità: sono le dottrine ‘liberiste’ che si vanno sempre più imponendo , si giudicano queste dottrine più efficienti , portatrici di progresso e di libertà, più della stessa fede cattolica.

 Nell’ambito della realtà compresa da queste dottrine c’è la necessità di ‘azzerare tutto’, tutto ciò che è di ostacolo per ‘ricominciare meglio’(comprese gran parte delle conquiste sociali faticosamente raggiunte dal dopoguerra ad oggi) . Un sacrificio necessario dicono: il mondo va cancellato ed al suo posto ne va fatto uno nuovo e perfetto , verso questo punto finale l’ evoluzione ideologica dell’umanità compie la sua opera. E’ l’ideologia del ‘foglio bianco’: si basa sulla convinzione che le crisi siano uno strumento formidabile di cambiamento perché ‘grazie ad esse la popolazione accetta una cessione di sovranità, di propria libertà che porterà ad un “New Deal”. In definitiva, la politica non avrebbe più il compito di organizzare le nazioni per meglio soddisfare i bisogni della collettività ma di cambiare la realtà (anche in modo violento) perchè diventi più efficiente e più rispondente al profitto ed ai nuovi diritti.

Questa nuova ideologia totalitaria ha circoli di pensiero che ormai sono istituzionalizzati a livello Europeo. E’ cronaca: i leader politici e gli esperti legiferano perchè il progetto europeo vada avanti e richiedono sacrifici e restrizioni di libertà sempre più grandi. Chi non abbraccia questo ‘nuovo vento di libertà’ si chiama ‘reazionario’, si forgiano nuovi vocaboli (‘populista’, ‘anti-Assad’…etc).
Non è solo un progetto economico ma anche antropologico: è evidente che questo azzeramento dell’umanità, questo estromettere da ogni ambito sociale le domande stringenti della vita, questo accomunare il senso religioso a pura crisi depressiva, è una chiara inimicizia verso  l’unica ‘intelligenza della vita’, verso l’unica vera scelta che un uomo fa nel suo rapporto storico con il Mistero.

Preso da: http://www.vietatoparlare.it/il-progetto-delle-elite-azzerare-la-realta-per-fare-un-mondo-nuovo/