hackerato il sito della Open Society Foundation di Soros. Migliaia di file con documenti sono stati resi pubblici.

George Soros, capo e finanziatore dell’Internazionale nera della provocazione, quello che organizza colpi di stato e propizia guerre e invasioni verso i paesi non allineati agli USA; viene invitato in Italia a discettare di democrazia, globalizzazione e libertà e ad elogiare istituzioni notoriamente benefiche come il WTO, il Fondo Monetario Internazionale, la NATO e la Banca Mondiale.

Dopo essere stato ricevuto con gli onori di un capo di stato dall’ex presidente del Consiglio del PD, il Conte-Duca Gentiloni, oggi dispensa minacce ai governi in carica di mezza Europa.
Un incubo orwelliano. Il livello di pervasività dell’imperialismo nella sua fase di massima espressione oppressiva, davvero non conosce ritegno.

Recentemente è scoppiato il caso dei documenti trafugati alla Fondazione Soros e messe on line, vista l’enorme entità della documentazione raccolta Dc Leaks ha varato un portale interamente dedicato ai maneggi del manipolatore statunitense con migliaia di documenti consultabili online o scaricabili in pdf.
Ci sono i dossier che svelano il ruolo occulto svolto da Soros alle elezioni Europee del 2014 ma anche quelli che hanno influenzato direttamente il voto nei vari Stati e i fascicoli sui finanziamenti elargiti alle ONG di tutto il mondo e addirittura i rapporti sul dibattito politico in Italia ai tempi del colpo di stato fomentato dallo stesso Soros in Ucraina.

Gli Hackers nel pubblicare i file incriminati hanno spiegato: “George Soros è un magnate ungherese-americano di origine ebraica. Guida più di 50 fondazioni sia globali che regionali. È considerato l’architetto di ogni “rivoluzione colorata” e colpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi 25 anni . A causa sua e dei suoi burattini gli Stati Uniti sono come una sanguisuga. I suoi servi hanno succhiato sangue a milioni e milioni di persone solo per farlo arricchire sempre di più. Soros è un oligarca che sponsorizza il partito Democratico, Hillary Clinton e centinaia di uomini politici in tutto il mondo. Questo sito è stato progettato per permettere a chiunque di visionare dall’interno l’Open Society Foundation di George Soros e le organizzazioni correlate. Vi presentiamo i piani di azione, le strategie, le priorità e le altre oscure attività di Soros che fanno luce su uno dei network più influenti che opera in tutto il mondo”.

A questo proposito, domandiamoci cosa rappresentano oggi le Organizzazioni Non Governative per cui tanto si sdilinquisce la sinistra e chi si cela dietro di esse.

Tratto dal libro Ufficio Sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra di Roberto Vallepiano

Preso da: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10156398589671624&set=a.10150678993876624.422502.747141623&type=3&theater

Anche su: http://contropiano.org/altro/2016/08/18/soldi-soros-li-presi-anche-italia-082612

http://soros.dcleaks.com/

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Attenzione: pericolo imminente nel Bacino dei Caraibi

Le incredibili reazioni all’articolo da noi pubblicato di Stella Calloni sul progetto del SouthCom contro il Venezuela mettono a nudo la frattura della sinistra latino-americana. Qualora il Pentagono passasse all’azione, non c’è nulla di buono che si possa prevedere per la Resistenza. Eppure è un fatto che le forze armate USA si stano preparando a distruggere Stati e società del bacino dei Caraibi, così come stanno facendo nel Medio Oriente Allargato da 17 anni.
| Damasco (Siria)
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L’ammiraglio Kurt Tidd, comandante in capo del SouthCom, e il presidente Donald Trump.
Due settimane fa abbiamo pubblicato un articolo, estremamente importante, sul piano del SouthCom contro il Venezuela [1].

Il SouthCom è il comando regionale delle forze armate statunitensi in America Latina.
L’articolo è di Stella Calloni, personalità che dagli anni Ottanta non ha mai smesso di denunciare i complotti orditi dagli Stati Uniti contro le popolazioni durante la guerra fredda, insieme ai servizi segreti di Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay: l’ “Operazione Condor”. Calloni, che negli anni Settanta fu una resistente alle dittature, oggi è reputata il migliore storico in materia [2] ed è da trent’anni amica di quasi tutti i dirigenti della sinistra latino-americana.

Eppure quest’icona, tanto rispettata, in molti Paesi è stata violentemente criticata da organizzazioni di sinistra. In mancanza di argomentazioni, la contestazione si discosta dai fatti per mettere in causa l’autrice.
Quel che sta accadendo oggi in America Latina è estensione di quel che abbiamo vissuto in Europa dal 2002, dopo la pubblicazione del mio libro sugli attentati dell’11 settembre [3]: le organizzazioni di sinistra negano i piani e le azioni degli Stati Uniti anche quando se ne forniscono le prove. Cercano di mettere a tacere quelli che lanciano l’allarme su un pericolo imminente. Paradossalmente, il messaggio viene preso sul serio da organizzazioni di destra, un tempo legate a Washington.
L’articolo di Stella Calloni è importante, non solo perché prova quel che il SouthCom sta facendo contro il presidente Nicolas Maduro, ma soprattutto perché dimostra che il Pentagono non sta pianificando un “cambiamento di regime”. Qui non si tratta, come negli anni Settanta, di rovesciare Salvador Allende e di sostituirlo con il generale Pinochet. Si vuole distruggere lo Stato del Venezuela, schiacciare chavisti e ogni tipo di opposizione per impedire a chiunque di governare e affermare così l’incontrastata volontà di Washington.
Di fronte all’articolo di Calloni, non conta essere di sinistra o di destra. Ciascuno è chiamato ad agire in prima persona. Oggi non conta tanto lo scombussolamento che vive il Venezuela: il problema principale non è più economico, bensì militare. Si tratta della questione del Popolo di fronte alle potenze transnazionali, della Nazione di fronte all’aggressione straniera.
Conosciamo il piano del SouthCom [4] e vediamo le truppe disporsi in ordine di battaglia. La circostanza che il presidente Trump vi si opponga esclude per ora la deflagrazione, ma dobbiamo comunque prepararci.
Dobbiamo trarre le conseguenze da quel che da 17 anni sta accadendo nel Medio Oriente Allargato [5]. Laddove la stampa mondiale ha affrontato i disordini e le guerre in Afghanistan, Iraq, Libano, Palestina, Tunisia, Egitto, Libia, Bahrein, Siria e Yemen come un’epidemia di violenza, noi invece dobbiamo capire che la guerra non è più contro un determinato Paese, bensì risponde a una strategia straniera riguardante un’intera regione. È già accaduto negli anni Settanta con l’Operazione Condor.
Soprattutto – e questo è un fatto nuovo – dobbiamo renderci conto che non esiste Paese in cui il conflitto sia terminato. Gli Stati Uniti non provocano disordine per issare un partito al potere. La loro priorità non è più il furto di risorse naturali, bensì la distruzione delle strutture dello Stato e delle relazioni sociali [6], anche a costo di far precipitare popoli nella barbarie: questo è il mezzo più sicuro per inibire ogni possibilità di resistenza organizzata.
Le guerre imperialiste moderne sono molto diverse da quelle della Guerra Fredda. Sovvertono i nostri punti di riferimento intellettuali e ci costringono a ripensare la nostra comprensione del mondo.
Indipendentemente da ogni valutazione morale, dobbiamo prendere atto che il Pentagono sta mettendo in opera la strategia dell’ammiraglio Arthur Cebrowski [7], sintetizzata dal suo amico Donald Rumsfeld nella locuzione «guerra lunga» e dal presidente Bush nell’espressione «guerra senza fine».

[1] “Il “colpo da maestro” degli Stati Uniti contro il Venezuela”, di Stella Calloni, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 maggio 2018.
[2] Operación Cóndor, Pacto criminal, Stella Calloni, Ciencias sociales, La Havana, 2006.
[3] «L’incredibile menzogna. Nessun aereo è caduto Pentagono», di Thierry Meyssan, Ed. Fandango, 2002; «Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre», di Thierry Meyssan, Ed. Fndago, 2003.
[4] “Plan to overthrow the Venezuelan Dictatorship – “Masterstroke””, by Kurt W. Tidd, Voltaire Network, 23 February 2018.
[5] Sous nos Yeux, Thierry Meyssan, Editions Demi-lune, 2017.
[6] Questa dottrina si appoggia su sperimentazioni israeliane. Si veda « Faire la paix avec les États, faire la guerre contre les peuples », par Youssef Aschkar, Réseau Voltaire, 19 juin 2003.
[7] “Gli Stati Uniti e il loro progetto militare mondiale”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 24 agosto 2017.