Libia: non solo petrolio e gas da depredare. La presunta tratta di schiavi copre altro?

(di Andrea Cucco)

 

23/11/17
Sulle macerie delle istituzioni libiche si stanno abbattendo diverse campagne mediatiche. Da vecchi e rodati lettori di Difesa Online, concorderete che nemmeno quattro manifestanti con una bandiera o un cartello si attivano “spontaneamente”…
L’ultimo caso che sta interessando da giorni la Libia riguarda una presunta “tratta di schiavi”: un commercio inaccettabile per qualsiasi essere umano.
Sull’attendibilità e fondatezza del caso alcuni lettori d’oltremare hanno già sollevato dubbi e perplessità (leggi la lettera a Difesa Online).
Ma a cosa mai potrebbe portare un attacco sul piano umanitario in un Paese già devastato, un failed state?

Proviamo a riflettere.
La prossima primavera in Libia, dopo anni di retorica, si terranno elezioni. Dopo oltre un lustro di sostanziale anarchia, potrebbe vedere la luce un governo nazionale effettivo. Diciamo “potrebbe” perché dopo il clamoroso broglio delle elezioni afghane (v.articolo), tutto è possibile anche – ma andrebbe detto “soprattutto” – in presenza di peacekeepers stranieri. Ed in fondo noi italiani figli e nipoti del referendum del ’46 cosa vogliamo insegnare agli altri?
I futuri protagonisti (lo sosteniamo controcorrente da tempo) saranno il generale Haftar e Saif al-Islam Mu’ammar Gheddafi, il secondogenito del deposto (e assassinato) raìs. Il primo per la forza militare e la credibilità acquisita in anni, anzi decenni, di contatti internazionali (oltre al recente cambio di partito al governo negli States…), il secondo per il semplice motivo che se nel nostro dopoguerra ci avessero ridotti come l’odierna Libia (al posto di far decollare la nostra economia, v. Piano Marshall) dopo pochi anni avremmo reindossato tutti il Fez. E solo chi fa qualche centinaio di metri dalla nostra ambasciata di Tripoli sa quanto la nostalgia del passato sia oramai forte ed inesorabile.
Dunque, fra sei mesi la Libia rischia seriamente di tornare ai libici. E con lei il controllo delle risorse. Gli accordi ufficiali ed ufficiosi con autorità fantoccio o con capi locali varranno ancora?
Siamo al punto. Da qualche tempo la Francia sta estraendo oro da ricchi giacimenti 70 chilometri a sud di Sebha, nel Fezzan. Senza troppa pubblicità. Un’area ricca anche di uranio…
“Famiglie” di Sebha sarebbero state da tempo corteggiate dai “cugini” con doni e concessione di cittadinanze europee in cambio della mano libera all’estrazione. Simili dinamiche sarebbero avvenute anche oltreconfine in Chad e Niger. Guarda caso proprio il presidente nigerino starebbe assecondando l’attacco mediatico contro la Libia… (v.articolo)
La presenza di riserve auree nel sud del Paese è poco nota ma reale (leggi). Un tema che nel recente passato non è passato inosservato secondo alcuni analisti… (v.articolo)
Quel che nessuno sembra essersi finora chiesto è se la campagna in corso contro l’intollerabile “tratta di schiavi” non abbia un secondo fine?
Dalla Libia ci giungono testimonianze di elicotteri da carico che fanno la spola tra una base militare francese non lontana dai giacimenti (inaccessibile agli stessi libici) ed i confini meridionali del Paese…
Secondo voi, in caso di intervento e relativo mandato dell’ONU – perché è questo evidentemente che si vuol provocare – a quale Paese apparterranno i caschi blu inviati nel Fezzan?
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