Libia: sette anni senza Gheddafi

24/10/2018
Il 23 ottobre è la data che è ufficialmente si considera come il giorno della fine della guerra civile in Libia nel 2011. Si trattava di un conflitto militare interno in cui è intervenuta la NATO, —- è meglio dire un atto coloniale preparato dalla NATO e spacciato per conflitto interno—- portando al collasso il regime di Muammar Gheddafi e al crollo di fatto dello Stato libico, ha detto Boris Dolgov in un’intervista con Sputnik.
“Come risultato la Libia è crollata come Stato, ora assistiamo alla lotta di varie forze politiche, inclusi gli islamisti, per il potere e il controllo su determinati territori in Libia”, ha affermato l’esperto.


Al momento ci sono due forze politiche principali che lottano per il potere (la Camera dei rappresentanti della Libia e il governo di unità nazionale), ma ci sono altre parti alla ricerca del potere. In Libia ci sono vari clan che nelle loro zone di influenza dispongono di gruppi armati. Alcuni gruppi professano l’Islam radicale.
La Russia, come altri membri della comunità internazionale, è coinvolta nei tentativi di risolvere la crisi libica, ma finora nessuno è riuscito ad ottenere alcun risultato tangibile nel processo.

In particolare Mosca lavora con le forze che hanno maggior influenza in Libia oggi, come le forze armate del feldmaresciallo Khalifa Haftar, quelle che combattono gli islamisti radicali e fissano l’obiettivo di ricostruire lo Stato libico.

La Russia compie i massimi sforzi per risolvere la crisi
La Russia sta lavorando insieme a varie forze in Libia per raggiungere un consenso politico tra di loro e rendere il processo politico prioritario e dominante. I rappresentanti e le delegazioni di varie forze politiche si sono recate in Russia per avere colloqui.
In futuro la Russia continuerà ad impegnarsi per risolvere la crisi.

“La Russia non ha ufficialmente dichiarato di inviare consiglieri militari o altre unità di militari russi in Libia, ma a mio avviso sarebbe possibile se pervenisse la richiesta dalla parte libica, ad esempio dalle forze come quelle guidate dal maresciallo Haftar”, ha spiegato Dolgov.

La Russia può contribuire a risolvere la crisi libica. Ad esempio, potrebbe contribuire a porre fine al conflitto locale. Ad esempio l’intervento potrebbe manifestarsi nella forma di consiglieri o istruttori militari russi che possono trasmettere la loro esperienza ai libici.
Khalifa Haftar è la forza militare più potente in Libia. Il maresciallo ha dichiarato di combattere contro i gruppi islamici radicali. Per la Russia è molto importante, perché questi gruppi rappresentano una minaccia non solo per la stessa Libia, ma anche per la regione nel suo complesso, e persino per la stessa Russia.
E’ noto che gli islamisti di Siria e Iraq sono giunti in Libia. Hanno perfino creato in una delle regioni del paese un’unità para-statale che giurava fedeltà allo Stato Islamico. Questo rappresenta una minaccia per la Russia perché i guerriglieri dell’ISIS ed altri gruppi affiliati hanno dichiarato che il loro obiettivo è promuovere la jihad nel territorio russo, vale a dire nel Caucaso e nel sud della Russia nel suo complesso.

“Pertanto le forze di Haftar contribuiscono ad eliminare questa minaccia, anche per la Russia. Così la volontà di Mosca di cooperare con queste forze diventa chiara”, ha spiegato l’esperto.

Quello che sta accadendo in Libia oggi è un processo molto complesso. Un conflitto armato può avere ricadute. Trovare un compromesso tra un numero di gruppi armati con idee diverse richiederà tempo. Ma forse le elezioni in Libia in qualche modo cementeranno la società.

La normalizzazione non avverrà domani o dopodomani, nemmeno tra un anno, ma almeno la strada è stata trovata e speriamo che la società libica segui questa via, ha concluso Dolgov.

“La Libia trasformata in un inferno”

“Si può affermare che da uno Stato sovrano, la Libia è stata disgregata tra varie forze, molte delle quali controllate da servizi segreti stranieri”, ha detto l’esperto di Spuntik sulla Libia Usef Shakir.

“La Libia era uno Stato stabile e sicuro, l’apparato statale funzionava bene, il Paese si sviluppava e cresceva costantemente, mentre da 8 anni regnano il caos e la paura”, ha aggiunto.

“L’economia della Libia è nulla: centinaia di miliardi di dollari sono arrivati per la vendita di petrolio, ma per 8 anni non è stato implementato un solo progetto strategico per lo sviluppo del Paese, vediamo il costante spreco di ricchezza nazionale e scontri sanguinosi. Sentiamo continuamente parlare di vittime e feriti, la Libia è diventata l’inferno”.

“Di chi è la colpa?” L’élite, che ha tradito tutti ed ha lasciato entrare la Nato nel Paese; il governo è stato rovesciato, ma alla fine non ne è uscito nulla di buono, assolutamente nulla. E’ legato al petrolio e alle altre risorse naturali: il Paese è frammentato, non c’è dialogo tra sud, nord, ovest ed est e nessuno contribuisce ad uscire dalla crisi.”

Preso da:https://it.sputniknews.com/politica/201810246676475-NATO-Occidente-caos-guerra-Gheddafi-risorse-petrolio-terrorismo-geopolitica-Russia-Mediterraneo/