La Libia inquinata da mine, trappole esplosive e armi abbandonate

Un gigantesco supermercato di armi incustodite e l’ipocrisia dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu
[14 Febbraio 2020]
Il ministro degli esteri  Di Maio ieri era a Bengasi, per incontrare il capo della Libyan National Army (LNA), il generale Khalifa Haftar, che assedia Tripoli e che controlla gran parte della Libia grazie all’appoggio di Russia, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Francia. Di Maio ha ribadito ad Haftar (al fianco del quale combattono mercenari russi, ciadiani e sudanesi) che «L’Italia non accetta alcuna interferenza esterna e che bisogna lavorare con impegno per un cessate-il-fuoco permanente».
Il giorno prima il nostro ministro degli esteri era stato in missione a Tripoli, dove a aveva incontrato  il primo ministro Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj, premier del Governo di accordo nazionale (GNA), riconosciuto dalla comunità internazionale (e dall’Italia) e sostenuto dalla Turchia e dal Qatar, anche con armi e mercenari jihadisti siriani.

Lo stesso giorno in cui Di Maio a Tripoli rinnovava – con qualche buona intenzione umanitaria che non prevede però date e impegni certi – il patto anti-migranti con al-Sarrāj e per armare ancora di più le milizie che lo sostengono, il Consiglio di sicurezza dell’Onu adottava (con 14 voti a favore e l’astensione della Russia) l’ennesima risoluzione di condanna della recrudescenza delle violenze in Libia e reclamava l’attuazione del cessate il fuoco «secondo i termini convenuti dalla Commissione militare congiunta riunita la settimana scorsa a Ginevra sotto l’egida di Ghassan Salamé, il rappresentante speciale dell’Onu in Libia».
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Peccato che tra i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza ci siano 3 dei Paesi – ma c’era anche l’Italia per la gioia dell’allora ministro della guerra Ignazio La Russa – che Di Maio a Tripoli ha accusato (giustamente) di aver compiuto un grosso errore bombardando la Libia per far fuori il regime di Gheddafi (Francia, Gran Bretagna e Usa), mentre gli altri due, Russia e Cina, sostenevano l’ex Leader.
Il Consiglio di sicurezza ha anche condannato il recente blocco degli impianti petroliferi da parte di Haftar e ha sottolineato che «Le operazioni devono continuare senza ostacoli, a vantaggio di tutti i libici», quando è invece evidente che gran parte dei profitti del petrolio finiscono nelle mani delle milizie e dei trafficanti di armi e che sarà molto difficile far rispettare l’embargo delle importazioni di armi in Libia e che, anche se ci si riuscisse, il Paese pullula di armi disponibili ovunque e a costi bassissimi.
In una situazione del genere, suona ipocrita chiedere il ritiro di tutti i mercenari stranieri e che gli Stati membri dell’Onu non intervengano in un conflitto in cui molti paesi sono coinvolti fino al collo. E questa ipocrisia è resa ancora più evidente dall’appello lanciato dal 23esimo International Meeting of Mine Action National Directors and UN Advisers (NDM-UN23) che si conclude oggi all’ufficio Onu di Ginevra, secondo il quale «Le città libiche sono state “ricontaminate” da mesi di combattimenti». Gli esperti di sminamento delle mine antiuomo e l’UN Mine Action Service (Unmas) denunciano che «Le ostilità in corso in Libia hanno lasciato numerose città gravemente “ri-contaminate” con ordigni inesplosi, minacciando scuole, università e ospedali»
Un allarme sulla presenza di ordigni inesplosi e materiale militare abbandonato (Unexploded Ordnance – UXO) che è il risultato di mesi di guerra civile e per procura alla periferia di Tripoli tra le milizie dello GNA e quelle dell’LNA.
Qualche giorno fa, il negoziatore dell’Onu per un cessate il fuoco duraturo in Libia, Ghassan Salamé ha detto che in Libia ci sono almeno 20 milioni di UXO e Bob Seddon, threat mitigation officer dell’Unmas in Libia ha aggiunto che «La spesa per gli ordigni e la minaccia rappresentata dai resti della guerra esplosivi è aumentata e, purtroppo, molte delle aree che erano state precedentemente bonificate dagli UXO sono state nuovamente contaminate a seguito dei combattimenti. La Libia ha la più grande scorta di munizioni incontrollate al mondo. Si stima che in tutta la Libia ci siano tra le 150.000 e le 200.000 tonnellate di munizioni incustodite».
Si tratta di un gigantesco supermercato diffuso di armi – e in alcuni casi abbandonato – che ha creato un’enorme insicurezza all’interno della Libia e al di fuori dei suoi confini. A margine dell’ NDM-UN23 di Ginevra, Seddon ha spiegato che l’assedio di Tripoli ha distolto le forze di sicurezza libiche dalla guerra contro Al Qaeda e lo stato Islamico/Daesh e che questo «Ora sta causando un problema in tutta l’Africa. Non ho mai visto livelli così alti di contaminazione da armi in 40 anni di carriera».
Intanto, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu crede ancora alla favola del petrolio che va a bneficio di tutti i libici, nel 2019 il numero di sfollati interni in Libia ha raggiunto la cifra record di circa 343.000 persone, con un aumento dell’80% sul 2018, e Seddon cinferma he «E’ il popolo libico che sta affrontando in pieno l’impatto dell’insicurezza protratta che ha fatto seguito al rovesciamento dell’ex Il presidente Muammar Gheddafi, nel 2011».
Secondo l’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs dell’Onu (OCHA).Alla fine del 2019 in Libia risultavano uccisi o feriti almeno 647 civili, la maggioranza a Tripoli, ma nessuno sa cosa sia successo e stia succedendo davvero nelle altre aree del Paese e cosa succeda nelle aree controllate dalle milizie tribali e da Al Qaeda e dal Daesh.
A causa della guerra in corso, in Libia sono rimasti pochissimi uomini dell’Unmas il cui compito comporta anche un approccio molto più ampio rispetto al disinnesco di una mina o della rimozione di un altro dispositivo esplosivo artigianale (Improvised explosive device – IED).
Seddon spiega ancora: «Per essere davvero efficaci nella gestione degli IED … non si tratta solo di rimuovere gli IED che sono stati posati. Richiede forze di polizia efficaci, risposte efficaci agli incidenti IED, buone analisi forensi … Non è solo un problema militare, è anche un problema di polizia. Non vedo come, in una qualsiasi fase, possa diminuire la minaccia IED, semmai aumenterà perché è una forma di attacco davvero efficace. Se guardi agli Stati che sono stati efficaci nella gestione degli IED, hanno adottato questo approccio più ampio».
Come se non bastasse, l’United Nations mission in Libya (Unsmil) ha annunciato che il suo personale non era più in grado arrivare in Libia: «Le Nazioni Unite in Libia si rammaricano del fatto che i loro voli regolari, che trasportano il loro personale da e verso la Libia, non ottengano il permesso dall’LNA di sbarcare in Libia», aggiungendo che «Questo nelle ultime settimane si è ripetuto su diverse occasioni. Impedire ai voli dell’Onu di viaggiare dentro e fuori dalla Libia ostacolerà gravemente i suoi sforzi umanitari e di buona amministrazione in un momento in cui tutto il personale sta lavorando incessantemente per portare avanti il three-track intra-Libyan dialogue in corso e per fornire il necessario aiuto e l’assistenza umanitaria ai civili più vulnerabili ai conflitti».

Preso da: http://www.greenreport.it/news/geopolitica/la-libia-inquinata-da-mine-trappole-esplosive-e-armi-abbandonate/

Consiglio supremo delle tribù: “nessun processo politico senza la sconfitta di milizie e terroristi”

Di Vanessa Tomassini.

Il Consiglio Supremo delle Tribù e Città libiche ha emesso domenica 9 febbraio una dichiarazione con cui accusa il capo della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), Ghassan Salamé, di sostenere il Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Dopo aver seguito il suo operato, il Consiglio “è arrivato alla convinzione che Ghassan Salamé lavora come capo della Comunità internazionale per sostenere il governo di Al-Sarraj e non per sostenere il popolo libico”. Afferma la dichiarazione aggiungendo che “l’inviato del Segretario Generale delle Nazioni Unite ha sempre pubblicato rapporti pieni di errori a favore del Governo di al-Wefaq, il che dimostra che non è neutrale”.

Il Consiglio Supremo delle Tribù e Città libiche rivela che la Fratellanza Musulmana “pur essendo una minoranza in Libia, vede assegnata la metà dei seggi all’incontro di Ginevra, mentre la stragrande maggioranza del popolo libico non è rappresentata affatto. Il che comporterà il riciclaggio dei Fratelli e delle organizzazioni terroristiche sulla scena dopo che i libici si sono pronunciati e li abbiano fatti uscire sconfitti alle elezioni tre volte di fila”.

La dichiarazione ricorda inoltre che i libici hanno affrontato i fratelli musulmani con la forza militare quando questi hanno rifiutato i risultati delle elezioni nel 2014, indicando che un “mistero” circonda il metodo del processo di pace nella scelta dei 14 mebri delle delegazioni a Ginevra, che escludono “le componenti attive e influenti che costituiscono la stragrande maggioranza della scena libica”.

La dichiarazione ha criticato la partecipazione degli ebrei in una seduta della riunione di Ginevra, “ignorando il fatto che gli ebrei se ne andarono volontariamente nel 1948 e l’ultimo se ne andò volontariamente più di mezzo secolo fa, in risposta alla chiamata della loro terra presunta, abbracciarono il pensiero sionista, rinunciando alla cittadinanza libica e occupando beni immobili dei palestinesi”.

“Ghassan Salamé ha risposto al desiderio di una persona che ha annunciato che avrebbe fatto lo sciopero della fame in un hotel e ha trascurato il desiderio di milioni di libici che avevano espresso i loro sentimenti nelle arene, nelle conferenze e negli incontri. Non ha prestato attenzione ai milioni di libici che erano stati tagliati fuori da cibo, acqua e medicine dalle milizie di Al-Sarraj che sostiene”. Aggiunge il documento riferendosi allo sciopero della fame annunciato nei giorni scorsi da Raphael Luzon, presidente dell’Unione ebrei di Libia, recentemente intervistato da Speciale Libia, prima di incontrare Ghassan Salamè e la sua vice Stephanie Williams.

Fatta questa ampia premessa, il Consiglio supremo delle tribù e delle città libiche annuncia quanto segue:

  • rifiuta categoricamente di partecipare o incontarare Louzon o qualsiasi altro sionista in qualsiasi riunione relativa alla questione libica.
  • non aderirà ai risultati di nessun incontro a cui partecipano persone come Raphael Louzon o qualsiasi altro sionista che afferma di rappresentare una componente che non esiste in Libia
  • le forze armate arabe libiche (LNA) sono lo strumento per attuare la volontà del popolo libico,
  • non si può parlare di un percorso politico o di una visione politica prima di disarmare le milizie, sconfiggere il terrorismo ed espellere i mercenari,
  • la soluzione deve essere libica e avvenire sul suolo libico, con l’amministrazione libica, attraverso un incontro globale a cui partecipino tutti i libici senza esclusione, emarginazione, favoritismo, intimidazione o ignoranza,
  • Annuncia una fase introduttiva che conduce a una fase permanente una volta che le forze armate arabe libiche hanno stabilito il controllo dell’intero territorio libico.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/02/09/consiglio-supremo-delle-tribu-nessun-processo-politico-senza-la-sconfitta-di-milizie-e-terroristi/

Tribes of Libya Denounce UN Rep Gassan Salame’ for Breach of Trust, Theft and Collusion (Eng+Arab).

Submitted by JoanneM on

The Great tribes of Libya have demanded that the UN representative for Libya, Mr. Gassan Salame” of Lebanon, be removed from his representation of Libya. Mr. Salame” is not a Libyan and was appointed to purely help with the political solution for peace in Libya. He has overstepped his authority and has invited a man who lived in Libya some 50 + years ago and is a Khazarian Zionist. Mr Salame” introduced Mr. Raphael Luzon to speak for the people of Libya at the UN. Mr. Luzon claims he is a Libyan Jew and demands that he be recognized as a Libyan citizen.

According to his website, Mr. Luzon says about himself:

“Raphael N. Luzon I was born in Bengasi, Libya. Thrown out of Libya after a bloody progrom during the “Six Day War”, he moved in 1967 to Rome, Italy, where he lived for 27 years. He then moved to live in Israel for 6 years (1995-2001).”

Anybody who looks up or remembers the “6 day war” will remember that Israel did a sneak attack on Egypt destroying their air force – “The Egyptians were caught by surprise, and nearly the entire Egyptian air force was destroyed with few Israeli losses, giving the Israelis air supremacy. Simultaneously, the Israelis launched a ground offensive into the Gaza Strip and the Sinai, which again caught the Egyptians by surprise. After some initial resistance, Nasser ordered the evacuation of the Sinai. Israeli forces rushed westward in pursuit of the Egyptians, inflicted heavy losses, and conquered the Sinai.”

The reason Mr. Luzon chose to leave was because he supported Israel and their attack on Arab countries. He left voluntarily.

This man Mr. Luzon was invited back to Libya to view his families graves and home and was met by Ghadafi who treated him with respect. Today he is demanding that 3rd generations Jews born and living in Israel be allowed to come back visit Libya and he wants to be paid for any money that was lost by any Jew when they left Libya. He calls himself the Palestinians of Libya all the while defending Israel in their genocide and theft of Palestine and her people. Quote Mr. Luzon: “To this day, I do not know where my uncle and my grandmother were killed. They are buried somewhere, and we were never given a chance to say a prayer over their graves. What are you talking about? A passport? I don’t care about a passport. Give me my right! Afterwards, we will give the Palestinians their rights.”

Shame on you Mr. Luzon, it is no wonder the Libyan tribes have issued the following statement about you to Mr. Gassam Salame:
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To Mr. Ghassan Salama / Head of the International Support Committee for Libya

The Libyan people have been most offended by your suspicious actions by meeting Mr. Rafael Luzon stating he is the representative of the Libyan Jewish community.

Perhaps you are unaware that this sect left VOLUNTARILY from Libya, in stages, after the establishment of the Zionist entity (Israel) in 1948, and the last of them left after the Six-Day War, June 1967, at the instigation of the International Jewish Agency. And it is not as they falsely claim that their exit was the time of the late leader Muammar Gaddafi, – may God have mercy on him

And this sect denounced its Libyan nationality and acquired the nationality of the countries in which it resided, such as the Zionist entity (Israel), Italy and America. If this door opens to all entities that have origins in Libya, then be ready to meet representatives from many countries. Fayoum. And the lake. And Burj Al Arab is derived from the Arab Republic of Egypt. In addition to the south of Tunisia, southwestern Algeria, northern Niger and Chad..these number is estimated in millions.

What you have done is considered outside of your assigned tasks which are limited to providing support to solve the political problem in Libya.

And that solving the Jewish issue is the sole responsibility of the Libyans, it is possible to open its file and set controls for it after the stability of the state and building its constitutional institutions in the presence of a government and parliament elected by the people.

Finally, I warn you against the consequences of your provocative actions against the Libyan people. Their patience has reached its end. Specifically since you did not help the Libyan people, your actions worsened the situation throughout your appointment, which is close to three years . It is proven that you wasted the Libyan people’s money, estimated at 250 (two hundred and fifty million dollars) annually, and fortunately for you, you are the only one who lives in peace.

And peace be upon those who follow guidance

Ali musbah Abo Sobheah
Chairman of the Supreme Council of the tribes, cities and villages of Fezzan

Released to Mr. Gassan Salame’ UN representative
8/2/2020
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In Arabic:
على مصباح أبوصبيحة إجتهد و وصل إلى قرار قاطع مع المجلس الأعلى للقبائل الشريفة، و قرروا الأتي:-
—-رسالة مفتوحة—.
الى السيد غسان سلامة /رئيس لجنة الدعم الاممي لليبيا
بعد التحية.
ان اكثر ما أساء الشعب الليبي من اعمالك المشبوهة لقاؤك برفائيل لوزون بصفته كممثل لطائفة اليهود الليبين.
ولعلك تجهل ان هذه الطائفة خرجت من ليبيا طواعيةو على مراحل بعد انشاء الكيان الصهيوني سنة 1948 وآخرهم خرج بعد حرب الايام الستة يونيو 1967 بتحريض من الوكالة اليهودية العالمية. وليس كما يدعون زورا وبهتانا‘ ان خروجهم كان زمن الزعيم الراحل معمر القذافي رحمه الله
و هذه الطائفة تنازلت عن جنسيتها الليبية واكتسبت جنسية البلدان التي اقيمت بها مثل الكيان الصهيوني وإيطاليا وأمريكا.. واذا فتح هذا الباب لكل الكيانات التي لها اصول بليبيا فكن على استعداد لمقابلة ممثلين عن محافظات. الفيوم. والبحيرة. وبرج العرب ومطروح من جمهورية مصر العربية. بالاضافة الي الجنوب التونسي وجنوب غرب الجزائر وشمال النيجر وتشاد..وهؤلاء يقدر عددهم بالملايين..
*ان ماقمت به يعد خارجا عن اختصاصاتك المكلف بها والتي تنحصر في تقديم الدعم لحل المشكلة السياسية في ليبيا.- الا اذا كانت لك اختصاصات سرية غير معلنة-.. كما يعد ذلك تعد على السيادة الوطنية.. وزيادة في تأزيم المسالة الليبية وإطالة امد حلها..
وان حل ألمسألة اليهودية من اختصاص الليبيون وحدهم يمكن فتح ملفها ووضع ضوابط لها بعد استقرار الدولة وبناء مؤسساتها الدستورية في وجود حكومة وبرلمان منتخبين من الشعب..
* ختاما احذرك من مغبة تصرفاتك المستفزة للشعب الليبي. والتى بلغت منتهاها. خاصة وانك لم تزيد المسألة الليبية الا سوءا وطوال فترة وجودك التى قاربت على الثلاثة سنوات.. فيكفيك مااهدرته من اموال الشعب الليبي والمقدرة ب. 250 مائتي وخمسين مليون سنويا .. وغادر بسلام غير مأسوفا عليك.

والسلام على من اتبع الهدى

على مصباح ابوسبيحة
رئيس المجلس الاعلى لقبائل ومدن وقرى فزان

صدر بالشاطئ
8/2/2020

Bani Walid. La riunione delle tribù libiche riassunta in 6 punti

Di Vanessa Tomassini.
Martedì 28 gennaio 2019 si sono riuniti a Bani Walid, su invito del Consiglio Sociale della tribù Warfalla, gli sceicchi e i dignitari di diverse tribù libiche. La riunione, per cui si è adoperato lo sceicco Mohammed al-Barghouti, figura chiave nel raggiungimento del cessate il fuoco a sud di Tripoli nel 2018, ha rilasciato una dichiarazione d’intenti che verranno condivisi e discussi nei prossimi giorni con le tribù dell’est, Maslata e Zliten.
I notabili, i rappresentanti e i leader delle tribù, delle città e delle componenti sociali libiche hanno concordato:

  1. L’intervento esterno prolunga il conflitto ed aumenta la distruzione della pratria, nonchè la perdita di vite dei loro figli;
  2. E’ necessario unire i loro figli nell’estabilishment militare a cui spetta il monopolio delle armi;
  3. Il loro ruolo e la loro posizione nell’unificare le istituzioni civili sotto un’unico Governo, la cui scelta non spetta ad un solo partito;
  4. La necessità di rifiutare il regionalismo, la lotta per il potere e le imposizioni ideologiche, consolidando il principio di coesistenza pacifica;
  5. Il loro dovere e il loro ruolo nell’alleviare e seguire le sofferenze delle persone sfollate nelle aree di conflitto;
  6. La necessità di mettere fine alle sofferenze dei detenuti per ragioni politiche, alle sparizioni forzate, spesso nella totale assenza di giustizia e stato di Diritto.


Preso da: https://specialelibia.it/2020/01/29/bani-walid-la-riunione-delle-tribu-libiche-riassunta-in-6-punti/

Civili di Abu Qurain denunciano crimini e violazioni delle milizie

Di Vanessa Tomassini.

“Le milizie di Misurata sono entrate nel villaggio di Abu Qurain, costringendo i civili ad uscire. Hanno rotto una mano ad una ragazza quando ha provato ad impedire loro di arrestare suo fratello, Souad Mohamed al-Senussi”. Ci raccontano alcuni civili in fuga dagli scontri armati tra i gruppi armati di Misurata, affiliati al Governo di Accordo Nazionale (GNA) e il Libyan National Army (LNA) sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar.

Ad Abu Qurain diverse case sono state danneggiate dai combattimenti, alcune sono state bruciate per via dell’orientamento politico dei proprietari. Secondo il racconto dei residenti, con l’esplosione della violenza che ha raggiunto i quartieri residenziali, si sono verificati diversi crimini, compresi furti ed episodi di sciacallaggio, mentre i civili continuano a non avere accesso ai beni esistenziali di base.

“La famiglia di Suleiman Jibril ha perso 3 figli durante gli eventi di Febbraio 2011, oggi altri due fratelli sono stati arrestati e portati forzatamente nella città di Misurata. Uno di loro è Ali Suleiman Jibril, ufficiale dell’LNA, il cui destino resta sconosciuto fino ad ora”. Raccontano le stesse fonti, aggiungendo che un uomo sarebbe stato punito a morte per la sua affiliazione all’LNA e i gruppi armati di Misurata ne avrebbero imposto la sepoltura senza un referto medico. Tra le persone catturate ad Abu Qurain ci sarebbe anche Mohamed al-Sharif, il cui amico Murad Jibril Rajab sarebbe già stato ucciso.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/02/02/civili-di-abu-qurain-denunciano-crimini-e-violazioni-delle-milizie/

L’intervento della Turchia in Libia

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 31.01.2020
Mentre molti rapporti su principali media occidentali affermavano che il “vero motivo” dell’intervento diretto della della Turchia in Libia (riflesso dell’ossessione di Erdogan) era creare un impero neo-ottomano nella regione, ciò potrebbe non essere vero. Creare un “impero”, anche se la parola non è letteralmente tradotta ed è generalmente intesa come catena di Paesi sotto l’influenza turca tramite i Fratelli Musulmani, la creazione di tale catena è lontana dalla realtà e non sarebbe possibile anche se Erdogan ha il supporto di Tripoli. Gli accordi della Turchia col governo di accordo nazionale (GNA) non intendono permettere un “impero”, ma mirano solo a creare una “legittimità” per un maggiore ruolo turco nella regione altrimenti dominata dai Paesi rival Emirati Arabi Uniti, Egitto, Grecia, Cipro ecc. In altre parole, è più una lotta di potere tra Paesi rivali nella regione che un tentativo di ristabilire un “impero”. Le ambizioni della Turchia sono ulteriormente ridotte dal fatto che l’unico alleato nella regione, il GNA, controlla meno del 30% del territorio libico e circa la metà della popolazione, ed affronta l’assalto di Qalifa Haftar, che ha il sostegno dei rivali dei turchi. Sulla questione della legittimità dell’intervento della Turchia, il GNA essendo un governo riconosciuto internazionalmente, può teoricamente “chiedere” alla Turchia di intervenire. Tuttavia, se questo porterà a un massiccio cambiamento dell’equilibrio di potere nella Libia è un’altra domanda, evidente dall’uscita di Qalifa Haftar fuori dal vertice, che sarebbe stato altrimenti uni successo turco imponendo all’opposizione le trattative col GNA.


Numerose forze a sostegno dell’Esercito nazionale libico di Qalifa Haftar serravano i ranghi contrastando l’intervento militare della Turchia in Libia. E, mentre i media turchi richiesero il sostegno da Paesi come Tunisia ed Algeria, entrambi si rifiutavano di partecipare al conflitto fornendo alla Turchia supporto logistico per le sue operazioni in Libia. L’Algeria, invece di accordarsi per dare una base alla Turchia, ricorreva alla diplomazia per risolvere il conflitto, evitando lo scontro militare. Sabri Bukadum, Ministro degli Eteri dell’Algeria, conferiva col Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e successivamente con le controparti di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Mali, Niger, Ciad e Francia, tutti con un ruolo, diretto o indiretto, nel conflitto libico. La Tunisia, il Paese chiariva la sua posizione a Erdogan quando vi compì una visita non programmata iil 25 dicembre. Lungi dal convincere la Tunisia ad allearsi ai turchi, la visita rafforzò la neutralità tunisina. Il presidente tunisino Qays Said negò che il suo Paese si fosse allineato a Turchia e governo di Tripoli contro l’Esercito nazionale libico guidato da Qalifa Haftar, confermando che non sarebbe entrata nel “nesso”. Il portavoce del parlamento Rashid Ghanuchi, capo di al-Nahda e amico intimo di Erdogan nella rete dei Fratelli Musulmani, affermò che la Tunisia non partecipa al conflitto libico e potrebbe agire solo come mediatrice.
Ci sono ragioni cruciali per cui gli amici dei turchi si rifiutavano di partecipare al conflitto. La Turchia non solo invia truppe in Libia; ma anche vi trasferisce le sue milizie dalla Siria, un fatto che forse va a suo svantaggio allontanando i suoi amici dal conflitto, che evitano di essere coinvolti in un’altra ”avventura jihadista” turca e la crescente minaccia della diffusione dell’islamismo.

Mentre s’inserisce nel conflitto in Libia, la Turchia aumenterà la dipendenza di Tripoli da Ankara, e la Turchia diverrà inevitabilmente mediatrice nella regione, come in Siria, facendo parte dei processi di pace di Astana e Sochi e continuando a proteggere militarmente i suoi interessi attraverso la presenza militare aperta ad Idlib, dove bandiere turche e ritratti di Erdogan decorano le strade. Tuttavia, anche dopo aver combattuto per anni, il suo intervento in Siria non diede frutti facendo avanzare il sogno dell’impero turco “neo-ottomano”. Di conseguenza, a causa della posizione ancora più debole in Libia e dell’opposizione che affronta da amici e rivali, limiterà ulteriormente la misura che può adottare. Inoltre, anche l’UE non sostiene l’intervento turco. Mentre la Turchia, negli ultimi anni, ha sempre più adottato un approccio in politica estera piuttosto indipendente dalla NATO abbracciando un mondo sempre più polare, non si può dire che parte dei motivi della Turchia non sia contro la Grecia, derubando le zone marittime di un membro dell’UE; perciò la posizione dell’UE contro la Turchia.
Con la Grecia che offre i suoi militari come forza di mantenimento della pace in Libia e la minaccia della Turchia d’intervenire dalla parte del governo dei Fratelli Musulmani, si arriverebbe a una pericolosa escalation, invitando ulteriormente interventi diplomatici esterni e limitando la capacità di manovra della Turchia. Pertanto, l’unico vero vantaggio che la Turchia potrebbe trarre dall’intervento è che avrà molto più voce in capitolo syl risultato del conflitto di quanto non sarebbe altrimenti. Inviando truppe e milizie si creava uno spazio significativo di manipolazione tattica. La sua capacità di cambiare in modo massiccio l’equilibrio del potere a favore di Tripoli, sconfiggendo Haftar, è una possibilità estremamente remota, per non parlare della creazione di un “impero neo-ottomano”.
Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio