Consiglio supremo delle tribù: “nessun processo politico senza la sconfitta di milizie e terroristi”

Di Vanessa Tomassini.

Il Consiglio Supremo delle Tribù e Città libiche ha emesso domenica 9 febbraio una dichiarazione con cui accusa il capo della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), Ghassan Salamé, di sostenere il Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Dopo aver seguito il suo operato, il Consiglio “è arrivato alla convinzione che Ghassan Salamé lavora come capo della Comunità internazionale per sostenere il governo di Al-Sarraj e non per sostenere il popolo libico”. Afferma la dichiarazione aggiungendo che “l’inviato del Segretario Generale delle Nazioni Unite ha sempre pubblicato rapporti pieni di errori a favore del Governo di al-Wefaq, il che dimostra che non è neutrale”.

Il Consiglio Supremo delle Tribù e Città libiche rivela che la Fratellanza Musulmana “pur essendo una minoranza in Libia, vede assegnata la metà dei seggi all’incontro di Ginevra, mentre la stragrande maggioranza del popolo libico non è rappresentata affatto. Il che comporterà il riciclaggio dei Fratelli e delle organizzazioni terroristiche sulla scena dopo che i libici si sono pronunciati e li abbiano fatti uscire sconfitti alle elezioni tre volte di fila”.

La dichiarazione ricorda inoltre che i libici hanno affrontato i fratelli musulmani con la forza militare quando questi hanno rifiutato i risultati delle elezioni nel 2014, indicando che un “mistero” circonda il metodo del processo di pace nella scelta dei 14 mebri delle delegazioni a Ginevra, che escludono “le componenti attive e influenti che costituiscono la stragrande maggioranza della scena libica”.

La dichiarazione ha criticato la partecipazione degli ebrei in una seduta della riunione di Ginevra, “ignorando il fatto che gli ebrei se ne andarono volontariamente nel 1948 e l’ultimo se ne andò volontariamente più di mezzo secolo fa, in risposta alla chiamata della loro terra presunta, abbracciarono il pensiero sionista, rinunciando alla cittadinanza libica e occupando beni immobili dei palestinesi”.

“Ghassan Salamé ha risposto al desiderio di una persona che ha annunciato che avrebbe fatto lo sciopero della fame in un hotel e ha trascurato il desiderio di milioni di libici che avevano espresso i loro sentimenti nelle arene, nelle conferenze e negli incontri. Non ha prestato attenzione ai milioni di libici che erano stati tagliati fuori da cibo, acqua e medicine dalle milizie di Al-Sarraj che sostiene”. Aggiunge il documento riferendosi allo sciopero della fame annunciato nei giorni scorsi da Raphael Luzon, presidente dell’Unione ebrei di Libia, recentemente intervistato da Speciale Libia, prima di incontrare Ghassan Salamè e la sua vice Stephanie Williams.

Fatta questa ampia premessa, il Consiglio supremo delle tribù e delle città libiche annuncia quanto segue:

  • rifiuta categoricamente di partecipare o incontarare Louzon o qualsiasi altro sionista in qualsiasi riunione relativa alla questione libica.
  • non aderirà ai risultati di nessun incontro a cui partecipano persone come Raphael Louzon o qualsiasi altro sionista che afferma di rappresentare una componente che non esiste in Libia
  • le forze armate arabe libiche (LNA) sono lo strumento per attuare la volontà del popolo libico,
  • non si può parlare di un percorso politico o di una visione politica prima di disarmare le milizie, sconfiggere il terrorismo ed espellere i mercenari,
  • la soluzione deve essere libica e avvenire sul suolo libico, con l’amministrazione libica, attraverso un incontro globale a cui partecipino tutti i libici senza esclusione, emarginazione, favoritismo, intimidazione o ignoranza,
  • Annuncia una fase introduttiva che conduce a una fase permanente una volta che le forze armate arabe libiche hanno stabilito il controllo dell’intero territorio libico.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/02/09/consiglio-supremo-delle-tribu-nessun-processo-politico-senza-la-sconfitta-di-milizie-e-terroristi/