Le Manifestazioni dei cittadini Siriani che non vedrete mai nei telegiornali

In Siria , fin dall’inizio della rivolta, abbiamo subito un bombardamento di slogan, il cui scopo principale era si sintetizzare la situazione per il pubblico mondiale, ma vendendo contemporaneamente al pubblico una visione chiara e semplificata su chi fossero i cattivi e chi i buoni.

Slogan come “manifestazioni pacifiche” e “ribelli moderati” e ” Regime alawita” e affermazioni quali ” Manifestazioni represse nel sangue dal governo ” hanno fatto si che milioni di persone nel mondo, si facessero un idea precisa della situazione.

In altri articoli abbiamo gia mostrato, soprattutto con prove video, come tali manifestazioni non fossero pacifiche (http://https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/01/17/nidal-janud-linciato-a-banyas-perche-alawita-da-quelli-che-il-mondo-definiva-pacifici-manifestanti-11042011/ )o tale regime non fosse definibile come Alawita, ma soprattutto abbiamo messo in rilievo , molte delle ridicole semplificazioni e delle bufale, che il Main Stream ha prodotto (http://https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/01/31/bufale-disinformazione-e-superficialita/

In questo pezzo, faremo invece una breve panoramica su un altro tipo di manifestazioni,  quelle che vedono cittadini protestare contro i miliziani nei terrirotri da loro controllati, che vedono i miliziani usare le armi contro la folla, e cittadini di villaggi della campagna di Idlib, totalmente sunniti, scendere in strada chiedendo agli islamisti di andarsene, cantando slogan Pro Assad.

Soltanto negli ultimi tempi i cittadini di Kafr Nbula, un paesone tra la regione di Idlib e la regione di Hama, sono scesi in piazza contro i miliziani di Arhar al sham, chiedendo il loro ritiro dalla cittadina. Questo paese è stato più volte teatro di aspri combattimenti, e lo scorso anno passò di mano 3 volte nel giro di 72 ore.

Ultimamente è saldamente in mano ai militanti islamici, che si sono anche allargati verso l’interno di Hama,  e viene sfruttato come retrovia e base di appoggio,  per scatenare le offensive verso le zone controllate dal governo (http://https://www.almasdarnews.com/article/civilians-take-arms-chase-islamist-rebels-town-northern-hama-videos/

3 settimane fa i cittadini, probabilmente temendo di vedere poi il loro paese nuovamente bombardato dall aviazione,  hanno protestato contro i militanti che si assemblavano in loco, per iniziare un’offensiva. La protesta è stata repressa nel sangue, 3 civili almeno sono morti, e altri 20 feriti, gli stessi abitanti hanno però risposto al fuoco, con armi leggere, contro i militanti di Arhar al Sham.

https://mobile.twitter.com/TheDaneChris/status/830601643246886912?ref_src=twsrc%5Etfw

Secondo alcune fonti, i cittadini vorrebbero entrare nel progetto di riconciliazione che ha  toccato decine di villaggi in tutta la Siria, ma ne’ sono impediti dagli islamisti,  chiamati dalla stampa, moderati.

Ancora più eclatante è quello che invece e successo nel villaggio di Tramla il 27/02/2017,  cioè pochi giorni fa.

I cittadini sono scesi in piazza contro i gruppi islamisti, chiedendo loro di andarsene e cantando slogan pro Assad, tra i quali il famoso Birrah Buddam nafdiki Bashar, ovvero daremo il sangue e la vita per Bashar http://https://mobile.almasdarnews.com/article/civilians-rebel-held-idlib-chant-support-assad-video/

Se si pensa che stiamo parlando di un villaggio sunnita, che oltretutto non patisce nemmeno rappresaglie in quanto non è considerato una base strategica delle milizie, la vicenda dovrebbe far riflettere molto i giornalisti del mondo libero, ma sembra che essi non tengano in conto ciò che non viene divulgato dagli uffici stampa dell’opposizione siriana o dal Pentagono,  nemmeno quando questi fatti sono filmati e  provati,  e provocano editti delle milizie con minacce pubbliche nei loro canali, di perseguire chiunque scenda in piazza cantando slogan pro governo.

 

Annuncio della corte islamica di Tarmala sulla persecuzione e punizione di chiunque inneggi a Assad o al governo
Annuncio della corte islamica di Tarmala sulla persecuzione e punizione di chiunque inneggi a Assad o al governo

Che i Media del mondo libero, omettano qualunque notizia contraddica la loro narrativa, fatta di ribelli moderati, pacifici manifestanti repressi nel sangue dal governo e cittadini di Aleppo uccisi da Assad e Putin, lo abbiamo constatato anche lo scorso inverno, in Aleppo, quando centinaia di persone scesero in piazza contro i miliziani, che non permettevano loro né la fuga attraverso i corridoi, né di usufruire gratuitamente degli aiuti umanitari, rivenduti a caro prezzo dalle fazioni, e donati soltanto a miliziani e familiari.

Quella manifestazione venne repressa nel sangue dai ribelli moderati, e ovviamente nessun Media del mondo libero, ha pensato di divulgarla, anche qui, nonostante filmati e testimonianze https://southfront.org/terrorists-shoot-dead-protesters-civilians-in-aleppo-27-killed-40-wounded-video/

Qualcosa solamente è stato pubblicato On Line da Off Guardian, che si è sforzato di riprendere alcuni filmati amatoriali girati con gli iphone , dagli stessi Aleppini, ma Bana ha taciuto, così come CNN, Repubblica,  BBC e il Ghota della libera informazione occidentale http://https://off-guardian.org/2016/11/15/east-aleppo-civilians-accuse-rebel-leaders-of-corruption-storm-aid-center-videos/

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http://https://mobile.twitter.com/TheDaneChris/status/798527849539969024/video/1

http://https://t.co/sRuH3So7iy

D’altro canto l’informazione non solo ha ignorato ciò che faceva comodo  ignorare in Siria, usando a convenienza la  scusa di notizie che non potevano essere “Verificate in maniera indipendente” (affermazione che raramente si legge verso accuse senza uno straccio di prova mosse dall’opposizione), ma ha anche ignorato quello che succedeva sotto le loro stesse finestre.

Sentire infatti siriani residenti in America cantare ” Dio benedica l’esercito” (Allah ayn Yajsh ), come ad esempio a New York, qualche riflessione,  avrebbe dovuto produrla nella stampa.

In New York,   non soltanto ci sono state parecchie manifestazioni di siriani Pro Assad, ma quando queste manifestazioni si sono affiancate a quelle dei sostenitori della rivoluzione,  i più numerosi erano sempre i pro governo, e i più violenti i pro rivoluzione,  che con bandiere e cittadini turchi o sauditi, tentavano di attuare la ormai nota ” Moderata opposizione” anche sulla quinta strada

Al Muhawamat Al Suriyah , la resistenza siriana

Nata dal fronte popolare di liberazione del Sangiaccato e Alessandretta (ovvero l’odierna città turca di Hatay e la regione di Alessandretta), una zona  della regione alawita della Turchia, annessa dopo la caduta del impero ottomano, la resistenza Siriana, è un gruppo di ispirazione marxista leninista, che opera principalmente nella regione costiera di Lattakya,  ma conta membri e brigate anche in Aleppo e Hama regione.

Fondata dall ex detenuto turco Mirhac Ural, nome di battaglia Ali kayali, la resistenza si rifà come modello a gruppi quali l Eta basco o il Pkk curdo, con il quale i rapporti ai tempi di Ocalan erano ottimi.

Qui in video Ali Kayali ai tempi della battaglia nella regione di Homs http://https://m.youtube.com/watch?v=clx0kODhbV4

 

Ali kayali è ricercato da anni dalla magistratura turca, e su di lui pende una taglia. Lo scorso anno per un breve periodo si pensò fosse stato rapito o ucciso da un commando islamista guidato dai servizi turchi. In realtà la sua temporanea sparizione,  fu un operazione volta a evitare un imminente attentato.

La resistenza siriana essenzialmente alawita, ha però nel corso del tempo accolto elementi di diverse confessioni religiose, e opera come milizia autonoma, ma congiuntamente all’ esercito siriano. Secondo le stime più credibili,  accoglie almeno 8mila tra uomini e donne, e ha avuto un discreto numero di martiri nel corso del conflitto.

Enrico Vigna ha pubblicato per Saker questo ottimo articolo http://http://sakeritalia.it/medio-oriente/siria/siria-la-resistenza-siriana-al-muqawamat-al-suriyah/, di cui consigliamo la lettura.

Quotidianamente la resistenza aggiorna le sue attività tramite la pagina Facebook omonima http://https://www.facebook.com/MoqawamaSourria/

Nella retorica del gruppo assume una parte importante la lotta al sionismo, sentito come causa del perenne stato di conflitto in cui vive l’intero Medio Oriente.

Nella resistenza sono numerose le compagne combattenti, non vivono però della pubblicità di cui sono oggetto le compagne del Ypg curdo, a causa del fatto che la stampa occidentale tende a ignorare tutto ciò che non è funzionale con la narrativa atlantista.

Qui in un video poi diffuso dalla televisione satellitare pro ribelli Orient TV notiamo le compagne della resistenza sotto il fuoco nemico e in scampoli della vita privata, raccolti dai loro profili Facebook

 

 

Nonostante la componente predominante e quella originaria siano essenzialmente composti da alawiti, la resistenza accoglie gente di tutte le confessioni,  essenzialmente però comuniste o comunque marxiste. Spessissimo compaiono ritratti di Cheguevara congiunti a poster di Assad e Ali Khayali.

In video Ali Kayali durante un incontro con il Gran Mufti di Damasco, che è ovviamente sunnita.

Qui possiamo vedere Ali Kayali assieme a Suor Agnes agneskayali-450x253

Alcuni combattenti della resistenza sono impegnati nell offensiva odierna (febbraio 2017 ) tra la pianura di Al Bab e quella di Deyr al Hafer, in Est Aleppo.

Il reggimento Al Hadi ha da poco annunciato il martirio di 3 dei suoi fb_img_1487713359798

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Il prezzo pagato dai combattenti della resistenza ovviamente è notevole, come del resto lo è per ogni forza impegnata in Siria.

Ali Kayali stesso è stato più volte ferito ed è scampato ad agguati miranti alla sua persona cvulkwcweaaeonm come quello avvenuto in ottobre 2016 qui in foto.

Tra i teatri più caldi dove la resistenza è stata impegnata, segnalamo Homs nel 2013, le battaglie nella regione montuosa tra la costa e Idlib, Jisr al Shugur e Aleppo. In Aleppo durante il tentativo di riconquista dell accademia militare di Rasmouse (quella che Repubblica pensava fosse un università), è morto Muhammad Eirud (qui il video http://http://www.topsy.fr/hashtag.php?q=%23Syrian_resistance.

Ali Kayali è accusato, senza prove, di aver attuato e predicato un massacro contro civili sunniti a Banyas.

Banyas è una città della regione costiera di Tartous, dove durante la seconda settimana di proteste pacifiche, fu linciato a morte e ripreso in video, un contadino colpevole di essere alawita, Niddal Yannoud, considerato la prima vittima civile dei pacifici manifestanti. La città cadde poi nel 2013 sotto il controllo degli islamisti e fu ripresa in un offensiva dove partecipò la resistenza.

Dato che Ali Kayali dichiarò in un video precedente di pochi giorni la battaglia,  l’intenzione di ripulire la città dai banditi, questo proclama viene usato come prova dall’opposizione,  per incolparlo della morte di alucni civili, giustiziati.

Riguardo ai civili giustiziati ,  governativi  e i islamisti si rimbalzano la colpa uno con l’altro. Secondo i governativi, sono civili giustiziati dagli islamisti in fuga in quanto considerati pro Assad, per gli islamisti sono stati giustiziati dopo la cattura della città in quanto pro rivoluzione. Le nazioni unite su pressione internazionale,  considerano Banyas come massacro governativo, inutile dire sulla base di cio che dichiara l’opposizione. Resta da capire però,  dato che erano presenti reparti dell esercito del Ndf e del muhabarrat, oltre alla resistenza,  come i sostenitori della rivoluzione siriana in Italia, possano essere certi che Ali Kayali sia responsabile di un massacro settario.

Tenendo conto che dal lato governativo combattono persone di tutte le religioni, mentre dal lato opposto c’è un unica componente con un unica retorica religiosa,  francamente usare la carta settaria contro il governo siriano e i suoi combattenti,  ci pare quanto meno ridicolo.

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Abdul Jabbar Okkaydy, l’anello di congiunzione tra Stati Uniti , Fsa e Isis

Quando mi capita di discutere con persone scettiche verso le informazioni che divulghiamo a proposito del conflitto siriano, l’accusa più frequente che mi sento  rivolgere è la mancanza di credibilità delle fonti russe, iraniane o siriane.

Mi si ribatte che bisogna essere degli ingenui per credere a notizie trovate nel web, in chissà quale sito bufalaro, o credere alla propaganda dei siti pro Assad e pro Putin.

In realtà la stragrande maggioranza delle nostre informazioni,  specialmente riguardo ai gruppi ribelli, arriva dai ribelli stessi e dai Media Internazionali.

La differenza tra il loro quadretto e la nostra esposizione,  è che noi mettiamo assieme i pezzi, in ordine storico anche quando essi portano alla luce verità scomode, loro si limitano a lasciar cadere nel dimenticatoio,  tutto ciò che è dannoso alla narrativa che hanno promulgato, probabilmente anche per evitare di screditare se stessi .

Abdul Jabbar Al Oqaidy (Okkaidy ) è un esempio eclatante,  non solo sull’atteggiamento dei Media, ma soprattutto sulla reale natura del conflitto siriano.

Okkaidy è un ex colonnello dell’esercito siriano,  quindi un ufficiale di carriera dello stesso regime, da cui nel 2012 ha disertato,  e poi scelto di combattere.

Una persona comunque di potere e  parte per tanti anni dello stesso sistema, che in un dato periodo, ha rinnegato, non  certo un individuo che aveva subito abusi e repressione .

Okkaidy è diventato uno dei comandanti più importanti della rivoluzione,  dirigeva migliaia di uomini  in Aleppo e provincia, ed era uno dei portavoce autorizzati dal consiglio siriano in esilio.

Nella veste di portavoce ha accolto in Aleppo, alcuni dei più famosi giornalisti mondiali, come Clarissa Ward e Harry Radcliffe,  è stato fonte affidabile per Network quali CNN, CBS, testate come l’israeliana  Hareetz, e  programmi di fama mondiali quali 60 MINUTES .

Qui possiamo ascoltarlo mentre descrive una situazione favorevole alla ribellione alla giornalista americana Clarissa Ward , intervista  riproposta da 60 Minutes(http://http://www.cbsnews.com/news/inside-syrias-civil-war/)

e qui , sempre nel 2012, Hareetz rilanciava una sua dichiarazione sulla imminente caduta di Aleppo. Dichiarazioni che venivano oltretutto riprese con estrema ingenuità da servizi segreti occidentali e politici, ricordiamo infatti come in quel periodo dalla Clinton a Obama, fossero in molti a sostenere che Assad avesse i giorni contati..http://http://www.haaretz.com/middle-east-news/syrian-rebel-commander-says-aleppo-to-be-liberated-within-days-1.455013

Sei mesi dopo però,  in gennaio 2013, Okkaidy e le fazioni islamiste alleate al fsa (tra le quali all’epoca Isis ) erano impegnate impegnate a contrastare una violenta controffensiva governativa nel quartiere Salah din. Okkaidy dirà che l’offensiva è stata respinta infliggendo grandi perdite nel nemico, e che l’impatto dell’aviazione e dell’artiglieria non colpisce il Free Syrian army,  ma i civili.  Viene da domandarsi come mai se loro non sono stati colpiti, la sua profezia di giugno 2012 dell’imminente conquista dei ribelli di Aleppo, non si sia avverata http://http://english.al-akhbar.com/node/10421.

Quello che però è importante  rilevare , e il fatto che circa 6 mesi dopo questa offensiva respinta, il colonnello Okkaidy,  al comando della prima divisione del Fsa, si trovi a coordinare un offensiva congiunta con lo stato Islamico, contro la base aerea di Menagh.

Soltanto un mese prima Okkaidy aveva avuto un incontro pubblico,  con tanto di foto, con l’ex ambasciatore americano in Siria, Ford, e in giugno, con l’aiuto degli  uomini dell’emiro Jandall di Isis, che operavano in Aleppo e provincia,  attaccava e nel giro di pochi giorni, conquistava una importante  base aerea

 

Non soltanto Okkaidy celebrava la vittoria e la presa della base, con il suo staff e quello del emiro Jandal e ringraziava loro subito dopo la battaglia,  ma addirittura,  qualche mese dopo in novembre,  si permetteva di spiegare a un giornalista,  durante un intervista in arabo,  che gli uomini dell Isis sono dei fratelli, che è consapevole delle accuse di essere Takfiri rivolte loro e di alcune crudeltà,  ma sono per lo più esagerazioni, lui si sente di garantire per la maggior parte di loro, e se capitano dei gesti efferati, sono comunque errori individuali.

Si produrrà in elogi e scuse analoghe anche verso i combattenti di Al Nusra ( Al qaeda ).

Scandaloso, ma comunque molto significativo,  che gli stessi che celebravano in occidente, il  Fsa quale movimento partigiano, laico e moderato, che lotta contro l’oppressione, non abbiano MAI VOLUTO TRASMETTERE QUESTE DICHIARAZIONI PUBBLICHE e QUESTI VIDEO.

Tra l’altro,  tutte prove fornite dagli stessi ribelli, e dai Media che interagivano con loro, eppure si continua a bollare di complottismo e deridere chiunque sostenga il contrario (http://https://www.liveleak.com/view?i=c52_1384950531

Nel frattempo,  l’emiro Jandall continuava nelle sue azioni contro la tirannia e l’oppressione,  nel modo che più gli era congeniale

Qui sopra infatti lo potete ammirare a fianco a svariati combattenti stranieri, provenienti da ogni parte del globo, mentre raccontano le loro imprese a un giornalista,  al grido 《 Takfir: Allah w Akbar ! 》.

Ma questa è un altra storia, in quella di Okkaidy invece,  fa molto riflettere,  come i giornali e Network di tutto il mondo, ci raccontino ogni 2 ore lo scandalo , di un consigliere del presidente Trump che si permette di parlare di embargo in una telefonata con l’ambasciatore russo,  non si fossero invece minimamente interessati di un ambasciatore del presidente Obama e del suo referente nel Free Syrian Army,  che combatteva elogiava e giustificava i miliziani dell ‘Isis.

Eppure, Come dicevo inizialmente per qualcuno la Propaganda la fanno i siti russi … gia,  quelli occidentali sono specializzati soprattutto in Omissis, ma anche in tentativi trepitosi, come questo del inglese Daily Mail, di paventare nelle esecuzioni di membri del clan sunnita Berry, noto per la fedeltà al governo ( e per la morte del suo capo Zeno,  esecutato da oltre 100 pallottole) l’intervento di qualche banda di criminali comuni o shabiba del regime che ucciderebbero i loro stessi sostenitori per indurli a non tradire terrorizzandoli (ossimoro notevole ), e come fonte usano, guarda un po’ il Mitico colonnello Abdul Jabbar Okkaidy http://http://www.dailymail.co.uk/debate/article-2182572/Rebel-atrocities-Syria-rebels-true-colours-given-Assad-boost-propaganda-war.html

Abdul Jabbar Al Oqaidy,  si dimetterà successivamente da comandante verso la fine del 2013, ufficialmente perché frustrato nonostante i suoi continui sforzi, della divisione che si  sta creando tra i gruppi ribelli.

Okkaidy infatti, uno dei più noti e stimati capi dei ribelli moderati dagli occidentali,  tenterà sino all’ultimo di tenere uniti Isis, Alqaeda e Free Syrian Army..(http://http://www.dailystar.com.lb/News/Middle-East/2013/Nov-03/236696-top-syrian-rebel-commander-announces-resignation.ashx#axzz2ivQ9OK68)

 

 

Osama Ben Laden e i suoi fans siriani

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Se vi capitasse di viaggiare nella regione di Idlib, e riusciste a non farvi sequestrare dalla polizia islamica di Nusra o da qualche gang di jhadisti a caccia di denaro, potreste notare queste strane affissioni nei bus e nelle macchine private che viaggiano per la zona.

Molti si stupiscono di vedere insieme Ben Laden e Saddam (quello in mezzo è il clerico Saudita Al Muhasini comandante di Nusra), che certo in vita non si stimavano uno con l’altro , e a parte l’amministrazione Bush, tutti sapevano essere nemici.

In effetti rappresentavano  forme di potere diametralmente opposte, uno un regime laico, l’altro un regime teocratico anti secolarista, ma una cosa in comune l’avevano, erano infatti entrambi avversari degli sciiti.

Per i democratici sostenitori della rivoluzione in Idlib, nulla è più amato che non chi stermina eretici sciiti.

Generalmente però in Europa,  si ritiene esistano formazioni laiche e più moderate, che si distinguono dai jhadisti, e non hanno certo volontà di sterminare le minoranze, e nemmeno sono inclini alla mitizazzione di uno come Osama Ben Laden. Sarebbe d’altronde difficile da digerire, per il pubblico americano, rendersi conto che i miliziani che si sostengono in Siria, e si considerano combattenti per la libertà,  hanno la stessa mentalità dei seguagi di Osama Ben Laden.

Sicuramente per questo, che le celebrazioni del 11 settembre e di Osama Ben Laden in Aleppo, non venivano mai mostrate pubblico.

Celebrazioni che oltretutto non avvenivano negli ultimi di conflitto,  quando tutto era più estremizzato, ma all’inizio.

In realtà esistevano brigate del cosidetto Free syrian army,  che sin dagli inizi della guerra, portavano il nome Osama Ben Laden.

Un omaggio a qualcuno che apparentemente con la lotta alla tirannia in Siria, non centrava nulla, e che sicuramente non poteva essere dipinto agli occhi degli europei come combattente per la libertà.

Ecco perché questi richiami , a personaggi e messaggi, sono sempre stati ignorati dai Mass Media.

Come purtroppo ignorata era l’usanza diffusa durante le loro manifestazioni,  far cantare a bambini, anche con coltello in mano, omaggi a Osama , l’eroe che ha colpito l’America e minaccie a sciiti e alawiti,  che presto saranno sgozzati.

Sappiamo benissimo qual’è l’obiezione preferita di fronte  a queste prove, di chi vuole rimanere nella sicurezza di essere informato in maniera obbiettiva e governato da persone per bene, e cioè che un video ( o 10 ) da YouTube non provano nulla.

Nemmeno se sono  video ripresi dagli stessi  ribelli, se nessuno ha mai dimostrato essere fake riprodotti in studio (a differenza di certi salvataggi prodotti ad il Cairo) e soprattutto nemmeno se i più famosi leader dell’opposizione si sono pubblicamente pronunciati in arabo a favore di Osama e della Sharia.  Tra questi ricordiamo Zharan Alloush,  il cui fratello Mohammed è capo negoziatore per l’opposizione, ovviamente lo sceicco Al Muhasayni e il meno noto al pubblico occidentale,  ma notissimo ai siriani,  sceicco Adnan Arour,  uno dei tanti clerici, che avevano trovato riparo in Arabia Saudita a causa delle persecuzioni del regime siriano (e noto che l Arabia Saudita ospita infatti esuli politici che lottano per la democrazia e i diritti di donne e minoranze!!!), che nel 2012 arringava in Siria la folla, in questo modo :

Un personaggio che come abbiamo visto, dalle maggiori emittenti satellitari saudite, predicava la guerra santa, lo stupro delle donne infedeli e la pulizia etnica, che era protetto dagli alleati degli Stati Uniti e dell’ Unione europea,  ovvero i sauditi, che rientrava in Siria per arringare i combattenti del fsa, e che aveva persino brigate del free syrian army a lui dedicate :

Vedete, in Siria esistono videocamere e iphone da prima della rivoluzione,  e non avessimo avuto dei “Mediatori della realtà”, che filtravano per noi fotografie, video e testimonianze,  avremmo forse colto da tempo la vera natura della rivoluzione. Così non è stato, e ancor oggi, ci sono milioni di individui che credono che Fsa fosse un esercito laico e moderato, che questa gente volesse la democrazia e l’uguaglianza,  e che esista una stampa libera in Occidente.

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Bufale, disinformazione e superficialità.

Bufale disinformazione e superficialità,  e sempre a senso unico, la guerra in Siria è anche questo, e ci sarebbe da stupirci del contrario,  dato che la propaganda è parte stessa di ogni scontro.

Pochi giorni  prima del natale 2012 abbiamo sentito, di donne e bambini sterminati a centinaia,  ad Halfaya, mentre erano in fila per il pane. Ovviamente, abbiamo passato dei  momenti di indignazione e maturato l’idea che un regime sanguinario, commettesse stragi senza nessun criterio, se non quello di punire un intera popolazione che aveva osato ribellarsi.

Soltanto i pochi che successivamente,  sono andati a  indagare, nei mesi successivi,  hanno scoperto che non c’era nessuna fila di donne e bambini per il pane e nessuna panetteria,  ma un edificio,  in una cittadina appena conquistata dagli islamisti, con bandiera di milizia sul tetto bombardato, e conseguente morte di almeno una ventina di uomini, in parte armati e in parte in mimetica

Poi un miliziano sveglio, appoggiando una piadina su una pozza di sangue, ha dato possibilità ad Al Arabya (nota emittente dei paladini dei diritti umani ) di diffondere questa notizia, ripetuta a pappagallo da tutti i Tg e giornali europei.

Bisogna dire che un errore puo capitare, e che vista la situazione , è comprensibile che i nostri giornali ci siano cascati. Certo, eravamo a dicembre del 2012, relativamente parlando, ancora agli inizi di questa guerra, e la ribellione godeva di un credito pressoche totale. Al’epoca quasi nessuno conosceva l’esistenza di Isis e di milizie criminali.

Peccato che gia 6 mesi prima di quel fatto,  molti paesi interrupero le relazioni con la Siria, Italia inclusa, per la strage di Houla, un altra situazione molto mal raccontata (per cui rimandiamo in un articolo a parte ).

Dopo quella strage in giugno Raitre, ci mostrò un documentario commovente, che ci invitava a prendere coscienza delle atrocità del regime, in modo da non poter dire in futuro,  che noi non sapevamo, e che noi non avevamo visto.

Ci mostrarono strazianti immagini di salme di bambini uccisi dallo spietato dittatore Assad e dalle sue milizie Shabiba (invisibili) in Houla.

Peccato che  usarono foto di salme di bambini iraqeni uccisi dalle bombe di Bush padre, per indignarci degli orrori del regime siriano .  Il documentario , di nome Doc3, ci propose anche interessanti concetti, a proposito di una ribellione coraggiosa e male armata, che doveva fronteggiare tank e aerei. Quasi un invito a sperare nel supporto di qualche paese terzo e nell’invio di armi più adatte all’autodifesa del popolo siriano. Ecco ben sintetizzate quali povere armi e quali piccole vittime, venivano vendute dai Media come tali

Due errori possono comunque capitare, specialmente considerando quanto fosse difficile per i giornalisti avventurarsi in zona di guerra (anche perché solitamente rapiti dagli stessi miliziani di cui andavano a decantare le gesta)

Ecco perché spesso si servivano di corrispondenti del posto, attivisti neutrali e affidabili come Daniel Abdul Dayem, detto Danny, che qui impariamo a conoscere tramite i suoi report da Homs per la CNN

Danny fu poi beccato durante un fuori onda chiedere ai suoi collaboratori di simulare rumori di spari e di bombe, per supportare la sua successiva testimonianza una volta in diretta, che avrebbe poi raccontato di come fossero  costantemente bombardati,  e come lui si trovasse molto vicino agli scontri, e coraggiosamente stesse testimoniando al mondo la tragedia del conflitto e la barbaria dell’esercito governativo.

Dopo che il fatto venne a galla,  Danny spiegò che si trovava a 15 km di distanza e avevano usato qualche effetto, unicamente per documentare le reali tragedie che aveva visto in altri momenti. Insomma aveva solo inscenato uno squarcio di realtà, ma per il “nostro” bene.

D’altronde dovremmo fidarci di chi sul posto rischia la vita,  per documentarci le atrocità del regime. Essi sono anime pure, senza altro interesse che la democrazia e  la libertà

E lo dimostravano fin dall’inizio (aprile e settembre 2011 )

Anche e soprattutto con il supporto di Alyazeera

Che puntualmente aggiornava via satellite i Siriani dei crimini (come quello sopra ) commessi dal governo siriano. Siriani che senza la voce della verità (dal Qatar ) avrebbero soltanto sentito la propaganda di regime, e quindi sarebbero stati ignari di cio che stava succedendo (non è lo stesso video questo sotto, solo l’immagine di copertina è identica ).

Comunque qualcuno con un po’ di coscienza esiste

E infatti gli tocca dimettersi…

Altri invece seguono ciecamente  medici  e attivisti dell’opposizione, come questa dottoressa , figlia di un comandante ribelle, che vediamo impegnata prestare soccorso alle vittime di un presunto attacco con  napalm. Un mese dopo, tentando di influenzare il dibattito riacceso sul’utilizzo delle armi chimiche,  la BBC modificherà (presumibilmente con l’aiuto dell’integerrima dottoressa) anche l’audio del video,  trasformando la parola precedentemente usata “Napalm” in “chemical weapons”. Un aggiustamento che pretendeva influenzare il dibattito politico in corso.

In tutti i filmati di scontri  da me visionati in questi 4 anni, non avevo mai assistito a scene come queste. Qui vediamo le “vittime”in posa come se fossero gli attori di un clip di Michael Jackson,  fermi , in attesa quasi di un cenno, partire al’unisono camminando  come zombie in giro per la camere.

Ciak si gira by BBC

Madaya invece, è un altro punto cruciale dell infamante propaganda che i media di alcuni paesi arabi e occidentali hanno toccato.

Mentre i contemporanei assedi dei villaggi a maggioranza sciita di Fu’ua e Kafraya venivano, e vengono sistematicamente ignorati , perché commessi dai ribelli finti  moderati,  in Madaya stime esagerate, foto prese da altri contesti e in altri tempi, comparivano quotidianamente sulle pagine social di Media e attivisti,  tutti atti a instillare l’idea che l’esercito stesse volutamente affamando le persone, ridotte a scheletri .

Peccato che fossero gli stessi miliziani a impedire alla popolazione di uscire dall’area da loro controllata (se si fosse spopolata, non avrebbero più avuto la scusante di difendere i civili dagli attacchi di Assad ) e a rivendere il cibo a caro prezzo, a coloro che non avevano parenti tra i miliziani.

Alla fine poi con il tempo in Madaya sono arrivati sia gli aiuti umanitari che i giornalisti come Murad Gazdiev, e le accuse di Donatella Rovera di Amnesty, si sono scoperte montate sul nulla.

Peccato che nel mentre alcuni comandanti ribelli, abbiano approfittato di lucrose collette per i cttadini di Madaya,  per intascare altri soldi.

Ecco cosa ha trovato Murad Gazdiev durante il suo viaggio assieme alla mezza luna rossa e agli aiuti umanitari in Madaya.

Tra i molti Fake, come si è visto nei video,  non potevano mancare quelli della BBC :

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Un altro che invece è esperto sia di tweet che di fake,  è il famoso giornalista di Repubblica,  Vittorio Zucconi, che dopo la riconquista lo scorso dicembre di Palmyra,  ad opera dello stato islamico,  ha accusato addirittura Putin di bombardare i siti archeologici.  Con quali prove ? Semplice,  con le foto dei templi precedentemente minati dall Isis :

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D’altronde dal gruppo Espresso che proponeva panetterie bombardate e centinaia di donne e bambini in fila per il pane sterminate, dove un miliziano aveva buttato una piadina su una pozza di sangue, non ci si poteva aspettare molto.

Infatti lo scorso agosto, nonostante tutti gli addetti ai lavori, e i Media che più monitorano il conflitto,  pro o contro Assad, sapessero che gli scontri erano concentrati nell’accademia militare di Rasmouse, conquistata da Fatah al sham e alleati intorno al 8 agosto e recuperata agli inizi di settembre dai lealisti,  L’Espresso,  unico nel  mondo, ci proponeva l’orribile video del bombardamento agli edifici universitari.

Qui però l’errore era di superficialità (e ignoranza ), visto che per tradurre il video dall’arabo erano ricorsi al Google translate, che usava traduttore in Collegio/Università/facoltà il complesso militare denonimato Accademia militare di Rasmouse,  composto dalla caserma di artiglieria, dal college dell’Airforce e dalla scuola degli armamenti.

Sarebbe bastato seguire quotidianamente il conflitto e sapere che in Aleppo a agosto le università sono chiuse, e per altro in territorio governativo, per capire dove si stava realmente combattendo : http://video.repubblica.it/mondo/siria-aleppo-bombardamenti-contro-edifici-universitari/249746/249892?ref=vd-auto&cnt=2

 

 

Per altri riferimenti specifici alla battaglia di Rasmouse, abbiamo approfondito meglio in questo precedente articolo :

https://suriyayahabibati.wordpress.com/2017/01/27/al-muhaysini-un-saudita-che-comandava-decine-di-migliaia-di-uomini-tutti-moderati-quando-combattevano-aleppo/

Ulteriori riferimenti su quei giorni e gli scontri, si possono reperire nei siti pro governativi di Al Masdar news e Syrian Reporter,  nei siti neutrali come Monitor Middle east pulse e nei siti pro opposizione come Alyazeera o Orient Tv , Sohr o i canali video di Fatah al Sham.

Concludo non per mancanza di materiale,  ma unicamente per sopraggiunta stanchezza, questo parziale elenco di bufale, superficialità e faziosità da parte dei mezzi di informazione, ci meritiamo di meglio, e non è cosi difficile,  essere più obbiettivi,  ci riusciamo noi come pagina, che comunque siamo ufficialmente schierati con un lato, potrebbero riuscirci  anche i Mass Media pieni di risorse e professionisti.

Al Muhaysini , un saudita che comandava decine di migliaia di uomini, tutti moderati quando combattevano in Aleppo…

Come dice il “bravissimo” giornalista Amedeo Ricucci,  nel blog Diariodisiria.com della collega Susan Dabous,  Aleppo è differente da Mosul, perché ad Aleppo c’è l’esercito libero, non Isis (https://diariodisiria.com/2016/11/04/cosa-sta-accadendo-a-mosul-intervista-ad-amedeo-ricucci/)

Fateh Alab, coalizione di 22 fazioni che dovevano liberare Aleppo, foto di agosto/settembre 2016 presente il clerico Saudita Al Muhasini, come comandante di yajsh al fatah
Fateh Alab, coalizione di 22 fazioni che dovevano liberare Aleppo, foto di agosto/settembre 2016 presente il clerico Saudita Al Muhasini, come comandante di yajsh al fatah

Abdullah al-Muhaysini عبد الله المحيسني è un religioso islamico nato aBuraidah, in Arabia Saudita,   con collegamenti con il gruppo terroristico di al-Qaeda . Egli è un giudice religioso del Esercito della conquista (yajsh al fatah) che partecipa alla guerra civile siriana . Ha ricevuto lauree alla Imam Muhammad ibn Saud Islamic University e Umm al-Qura Università . La sua tesi era sul trattamento dei prigionieri di guerra in Islam.

Abdullah al-Muhaysini è arrivato in Siria, dopo che  lo zio Omar Al-Muhaysini vi morì. [1]

Al Muhasayni è un clerico, uno studioso dell ‘Islam wahabita,  che di fatto si pone come ideologo e figura spirituale all’interno dell’opposizione armata.  A.al M. si è reso molto attivo anche nel lavoro di mediazione tra i vari gruppi ribelli,  e di ricucitura di frizioni. Essendo un erudito in materia religiosa, gode del rispetto sia dei combattenti,  incorrettamente definiti ” Moderati”  che degli islamisti.

La sua affiliazione e il suo bagaglio,  anche se tenta di negarlo al pubblico occidentale,  è indubbiamente di matrice Qaedista, nonostante le sue  dichiarazioni di stupore rilasciate in un intervista via skype  al New York Times ( http://www.twitt-book.com/التايمز-المحيسني-يعتبر-نفسه-رمزاً-وط/) .È stato inserito infatti nel maggio 2016 , in una lista di conclamati terroristi.  In realtà lo stupore dovrebbe essere il nostro, visto che ci sono voluti 3 anni per riconsocere quello che era pubblico e manifesto.

A.al M. Era uno studente di Sulayman al Alwan, religioso saudita jhadista, responsabile di aver indottrinato alcune figure chiave del 11 settembre. Muhaysini ha pubblicamente difeso e parlato con affetto di Ayman al Zawahiri, il comandante attuale di Alqaeda. Durante la scissione tra Alqaeda e Isis nel 2013 (i due gruppi operavano in una sorta di conglomerato ), A.M. invitò gli uomini di Isis a disertare verso Jabat al Nusra, che era il troncone siriano di Alqaeda. Nel farlo uso’ anche gli appelli di Abu Qatada e Abu Muhammad al Maqdisi , che sono due altissime figure di Alqaeda detenute in Giordania, Qatada addirittura estradato dalla Gran Bretagna,  per la sua attività di reclutamento e propaganda terrorista, mentre Maqdisi è stato indagato per le sue connessioni con gli attentati di Madridi e vari gruppi jhadisti nel mondo.(http://www.longwarjournal.org/archives/2014/02/pro-al_qaeda_saudi_c.php)

Vero è che A.M. ha cercato almeno fino al 2015, di non farsi inserire ufficialmente nel organigramma di una singola fazione, preferendo fungere invece da padre spirituale dei combattenti,  mediatore e predicatore.  Nel 2015 però Muhaysini era di fatto dentro al circolo interno di Jabat al  nusra, e nel 2016 diverrà una figura fondamentale del nuovo conglomerato yajsh al fatah.

In questi anni la fama del clerico saudita è cresciuta enormemente,  soltanto su twitter conta circa 280mila followers,  mentre in Siria, la sua opera è importantissima all’interno del contesto di questi 3 gruppi

Jabhat al-Nuṣra e Jabhat Fateh al-Sham e Turkistan Islamic Party (Chinese: 突厥斯坦伊斯兰党; TIP) 

Il Fronte al-Nusra fu affiliato ad al-Qāʿida fino al 28 luglio del 2016, giorno in cui al-Jawlani annunciò la scissione tra i due gruppi. Una mossa politica nel tentativo di migliorare l’immagine dei rivoluzionari, che il pubblico occidentale collegava ancora facilmente con gli  autori dei sanguinosi attentati di Newyork, Madrid, Londra, Bali, Daer Salam, Nairobi, Casablanca e di molti altre città.

Al jolani (o al Jawlani ) era stato autorizzato dal comando di Alqaeda in Iraq, del quale faceva parte anche Abu Bakr al-Baghdadi,  di costituire una brigata del gruppo in Siria. I lavori per la costituzione della costola siriana,iniziarono nel ottobre del 2011 e terminarono in gennaio con la nascita di  Jabhat al-Nuṣra li-Ahl al-Shām (“Fronte del soccorso al popolo della Siria”).[8][9]

Non mi dilunghero’ qui sull’evoluzione e la storia del gruppo, basti sapere che nel 2013 Alqaeda entra in rotta con Isis per questione di potere e non di dottrina, e che nel 2015 nasce Yajsh al fatah.  Questa coalizione in breve tempo conquisterà l’intera regione di Idlib , spingendosi al’interno delle regione costiere, delle pianure del Nord Hama, e quasi assediando Aleppo, che di fatto aveva soltanto una rotta di approvvigionamento in mano governativa. Yajsh al fatah sarà la punta di diamante dell’opposizione.

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Jaysh al fatah ovvero l’esercito della conquista o vittoria, è una coalizione formata da 7 gruppi, a cui decine di altri hanno però giurato obbedienza nelle offensive su Idlib, Jisr al Shugur,  Al  Glab pianure, Aleppo.

Le 7 fazioni sono  il Partito Islamico del Turkmenistan,  Jaysh al sunnah, Ainad al Sham, Liwa al Haq, Arhar al sham,  Jabat al Nusra.

Il Partito Islamico del Turkmenistan o  TIP è invece un partito/movimento inserito gia dopo l’11 settembre tra i gruppi considerati terroristi dall’Unione europea. Inizialmente attivo soprattutto in Cina, dove secondo il governo cinese è stato  responsabile di almeno 200 attentati dal 1990 al 2001, oltre a essere il movimento islamista separista Uiguro è affiliato a una rete globale di partiti islamisti di Turkmenistan e Uzbekistan.  Durante la guerra civile siriana, questo movimento,  godendo dei prolungati rapporti con la AKP del presidente turco Erdogan, ha potuto fare emigrare migliaia di uomini, dalle regione più povere di Turkmenistan,  Uzbekistan e della regione cinese degli Uguiri. Essi hanno portato le famiglie al seguito,  all’ interno di un programma di immigrazione settaria pensata per ridisegnare gli equilibri demografici in Siria, specialmente a ridosso del confine con la Turchia. Ovviamente partecipa con migliaia di combattenti stranieri affiliati a Yajsh al fatah,  alla guerra in Siria.

  

Come spiegato il ruolo di Muhaysini è molteplice. Egli da un lato funge da mediatore, esperto di Sharia e quindi autorità religiosa,  dall’altro motiva i Mujhaddein,  gli assiste nel combattimento e li incita. Non si fa mancare nemmeno nell’opera di propaganda all’interno dei campi profughi situati al confine con la Turchia, quelli in cui per capirci, arrivano le donazioni delle varie Onlus, e che sono comandati dalle fazioni estremiste, e usati sia come retrovia sicura e rifugio per i familiari,  sia per reclutare e incitare alla guerra santa. Terribile è infine l’opera che lo sceicco intraprende sui più piccoli. Egli si è preso carico della corretta istruzione islamica nelle aree ribelli, vale a dire quella parte di Aleppo che loro controllano, e la regione di Idlib soprattutto . I bambini in quei luoghi, vanno letteralmente a scuola di guerra, dove imparano che gli infedeli sono cani e che la Jihad è cosa gradita a Dio.

La casa  editrice  islamista turca “Beyaz Minare Kitap” ( libri del Minareto bianco ) ha pubblicato un libro dal titolo lingua turca“Türkistan’dan Şehadete Hicret hikayeleri 1” che contiene le biografie dei combattenti Turkistan Islamic Party insieme alle lodi dei combattenti TIP fatte  Abdullah al-Muhaysini. [31] [32]

Qui vediamo Muhaysini e i combattimenti del partito islamico del Turkmenistan,  dopo una vittoriosa azione mentre portano via 2 soldati prigionieri,  che saranno poi torturati e accompagnati verso l’esecuzione da 2 noti White Helmets e alcuni combattenti di Al Nusra (tanto per chiarire che white helmets,  nusra, TIP, arhar al sham sono tutti settaristi e criminali https://www.liveleak.com/view?i=522_1462924812)

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“campi profughi e bambini, il terreno fertile per il reclutamento dello sceicco Al Muhasayni”

 

Nella narrativa Double standard dei Media e dei politici occidentali,  si puo sentire spesso parlare di campi profughi bombardati e bambini uccisi dalla terribile aviazione del dittatore Bashar Assad,  quello che invece non viene mai raccontato è come questi luoghi e i bambini siano utilizzati come territorio e strumenti per il reclutamento e la propaganda jhadista. Evidentemente non indigna nessuno pensare che i minori e gli adolescenti vengano indottrinati all Islam di natura wahabita,  spinti alla guerra santa e convinti che gli infedeli debbano essere spazzati via dallo Sham (oriente ). Sono gli stessi campi per cui si domandava l’istituzione di una No Fly Zone e per cui si chiedono aiuti umanitari e soldi, facendo leva sulle sofferenze dei più piccoli. Peccato che omettano come in questi campi, i reclutatori sauditi attingano carne da macello per le loro battaglie,  e come non si insegni democrazia e rispetto dei diritti umani, ma precetti religiosi, corretta Jhad e odio verso gli infedeli.

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Potete osservare  il video girato nel campo dai  media di Fatah al Sham e visionare l’articolo di un preparatissimo  Thomas Yoschelin (http://www.longwarjournal.org/archives/2016/04/al-qaeda-linked-cleric-leads-new-recruiting-campaign-for-jihadists-in-syria.php)

 

L’amore per i bambini però del dottor Muhaysini è impagabile, tanto che nel 2014 ha istituito i ” Campi per i cuccioli di Al Aqsa ” dal nome della moschea di Gerusalemme.  In questi campi si fa addestramento fisico , alle armi e indottrinamento religioso.

Anche il partito islamico del Turkmenistan ha i suoi campi, dove i piccoli figli degli emigrati Uiguri e turkmeni,  si iniziano alla guerra e al wahabismo,  così come li possiede la fazione prevalentemente cecena di Jund Al aqsa. Considerando che poi i combattenti sono soliti sposare donne del posto e possedere schiave, ovvero donne di altre confessioni religiose,  prese come schiave e utili per generare comunque futuri soldati, i soldi e le campagne pubblicitarie delle varie associazioni pro Syrian Revolution,  sono ben spesi !(http://www.longwarjournal.org/archives/2015/09/saudi-al-qaeda-cleric-showcases-training-camp-for-children-in-syria.php)

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Differenza tra scuola dello stato siriano e scuola dei ribelli
Differenza tra scuola dello stato siriano e scuola dei ribelli

 

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L’amore per i bambini dello sceicco è secondo forse a quello che il padre spirituale di migliaia di combattenti, covava per la città di Aleppo,  vero oggetto dei suoi desideri. Persino un quotidiano saudita, denunciò lo sceicco per l’afganizzazione della Siria , il reclutamento e l’utilizzo e il plagio di minorenni sauditi suoi paesani, da mandare anche come Kamikaze contro le postazioni governative alle porte di Aleppo. Tutto pur di conquistare la città (http://alnour.com.lb/ar/news/security/2016-07-31_080432/الارهابي-السعودي-عبدالله-المحيسني-يعلن-بدء-غزوة-حلب) (http://www.okaz.com.sa/article/1055282/الرأي/)

 

 

“Aleppo dove non c’è Isis ma l’esercito libero siriano”

Non  mi stancherò mai di citare gli espertissimi giornalisti nostrani, con curriculum da inviati di guerra decennale, nel cercare di informarvi sulla realtà del conflitto siriano.

Parecchi di loro infatti, ancor oggi, sostengono che in Aleppo vi era presente un movimento che lottava contro la tirannia, con l’intento di portare il popolo alle urne e vivere finalmente in libertà e democrazia.

Quale tipo di libertà potessero portare clerici sauditi e comandanti e kamikaze ceceni, supportati da criminali unilateralmente riconosciuti tali, come ad esempio il  gia citato Khaled al Hayyany, è veramente un mistero.

In questo tipo di narrativa più simile a una fiaba dei fratelli Grimm, che alla realtà,  ovviamente non possono trovare spazio le imprese del clerico Muhaysini e delle migliaia di jhadisti,  provenienti da 90 nazioni, che in Aleppo città e periferia, si sono dati appuntamento.

Probabilmente per questi giornalisti,  gli aleppini avrebbero dovuto lasciar loro il controllo della città e accettare come una liberazione,  la conquista della metropoli ad opera di salafiti,  wahabiti e criminali comuni. Personalmente pagherei un viaggio di sola andata a Riad a questi luminari occidentali.

Abdullah al-Muhaysini era gia entrato in Aleppo a cavallo tra il 2013 e il 2014, tanto che nel maggio 2014 lo vediamo impegnato a arringare i combattenti che assaltarono per un mese la prigione centrale

 

 

Questo personaggio che all’epoca tentava ancora di rimettere insieme l’alleanza tra Isis e Alqaeda, si permetteva addirittura di fare appelli ai combattenti dello stato islamico affinche li sostenessero nella battaglia per Aleppo. Non deve sfuggire a nessuno che le posizioni di Isis , dopo la rottura con i ribelli, arrivarono fino a lambire la parte orientale della città,  tant’è che nel 2016 presero la scuola di fanteria della città e tentarono un operazione contro l’esercito siriano nel distretto industriale di Shejk Najar.  Se gli uomini di Al Bagdadi avessero accettato di rinnovare l’alleanza non ci sarebbe nessuna speranza per gli abitanti di Aleppo, stretti tra 2 fuochi.

Muhasayni,  che lancerà anche accuse alle donne alawite di apostasia, legittimando la loro esecuzione sul posto, fu’ davvero vicino al suo sogno di prendere Aleppo (http://jihadology.net/2015/05/12/guest-post-abdullah-al-muheisini-weighs-in-on-killing-of-alawite-women-and-children/)

Verso la fine di luglio infatti, Yajsh al fatah,  dopo aver recuperato le posizioni perse a febbraio , nella provincia ovest (anche grazie alla tregua pretesa dagli Stati Uniti), sferro’ la piu grande offensiva verso la città.

Durante la sola prima fase della battaglia Yajsh al fatah sparò oltre 100 missili elefanth contro la città ( qui potete vedere i video direttamente dal canale del opposizione armata, Orient Tv https://m.youtube.com/watch?v=PlYMuxLaDJU)

Per caricare i combattenti,  questo predicatore,  fece un celebre discorso, paragonabile per la profondità di spirito a quello di un Gengis Khan o di un pirata Barba Rossa. Egli disse che qualunque combattente morto nella grande battaglia di Aleppo, avrebbe avuto da Dio , non solo 72 vergini dolce come il miele, ma anche un eriezione eterna !

 

La prima fase della battaglia fu incoraggiante per i jhadisti, tanto che intorno al 8 agosto,  conquistarono la base di artiglieria,  e il giorno dopo preso l’intero complesso militare di Rasmouse,  comprendente un collegio chiamato degli armamenti e uno del Airforce, dove i cadetti  dell’esercito studiavano, rompendo di fatto l’assedio imposto un mese prima, dei quartieri est. La battaglia in quel settore durò però un mese, e alla fine l’esercito siriano e gli alleati riuscirono a richiudere il varco ed espellere i miliziani dal complesso militare.

Fu tragicomico per me in quei periodi leggere nelle nostre riviste di taglio Internazionale come L’Espresso,  che l’aviazione siriana stava bombardando l’Università (http://video.espresso.repubblica.it/tutti-i-video/siria-aleppo-bombardamenti-contro-edifici-universitari/9065/9159?ref=fbpe)

Evidentemente questi luminati della cronaca, avevano usato il traduttore Google, che traduceva Accademia militare Rasmouse in Facoltà , Università e collegio, e i nomi dei generali che la comandavano in presidi, direttori art. E simili.  Triste che si debba prendere informazioni,  da gente che non sa nemmeno che le università sono chiuse in agosto a Aleppo, che erano tutte sotto controllo governativo, e che il fronte della battaglia,  come riportato da ribelli, media ribelli quali Alyazeera,  siti specializzati come Al  Monitor Middle east o Al Masdar,  fu sempre il distretto di Rasmouse e il complesso mai terminato,  denonimato 1070. , ma questa non è la storia di Al Muhasayni,  è la storia dell’ignoranza dei professionisti dell’informazione (https://www.facebook.com/Division11.Tanks/posts/1119208478159307) (https://www.facebook.com/syrian.reporters/videos/1149492768429628/?hc_ref=NEWSFEED&__tn__=R)(http://www.aljazeera.com/news/2016/08/syria-rebels-storm-military-base-break-aleppo-siege-160806050412958.html)

 

IL bombardamento (uno dei tanti)  effettuato contro il complesso militare denonimato Accademia militare di Rasmouse,  che L’Espresso ha confuso per una università (evidentemente non tutti i traduttori sono ignoranti )

 

Successive battaglie e controffensive nel complesso militare di Rasmouse , che a inizio settembre chiudera di nuovo il corridoio, riassediando la parte Est in mano ai ribelli

 

Tornando al prode condottiero Saudita,  Abdullah al-Muhaysini,  egli in agosto riuscii appunto a entrare in Aleppo, ricongiungendosi con gli altri ribelli presenti, e organizzati nel consorzio Fatah Alab, concernente 22 fazioni (finte moderate e ufficialmente islamiste )

Il clerico gia pregustava di pregare dalla moschea degli omanayidi in Aleppo e vedeva prossimo un ritorno alla Umma.

Infeliciemente per lui e per il codazzo di giornalisti molto liberal con il sedere degli altri, non fu’ così.  Come sapete la Siria e gli alleati, riusciranno poi a scacciare i jhadisti dalla città prima di Natale, salvando cristiani, alawiti, sciiti, drusi e sunniti secolaristi da un oppressione di stampo saudita e da un destino simile a quello dei popoli sottomessi al wahabismo.

Al Muhasayni è stato scacciato, ed è ora impegnato a limitare le lotte intestine che le fazioni ribelli stanno vivendo in Idlib e nel resto di Aleppo sotto il loro controllo. Alqaeda è ancora potente, anche perché sceicchi o emiri, possono morire, ma il loro credo è in espansione, e le loro finanze sono illimitate.

Mentre i nostri eminenti giornalisti, che ci raccontavano una caduta di Aleppo e dell’esercito libero, avrebbero bisogno di una pillola stile Matrix, per guardare in faccia la realtà,  non essendo però disponibile,  continuano a piangere la sconfitta di Al Muhasayni,  e della più forte formazione ribelle in Siria (yajsh al fatah) come la sconfitta della libertà per il popolo siriano.

 

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Siria e servizi segreti occidentali, tra incompetenza e malafede.

“Il carrozzone deve andare avanti, il circo ha sempre bisogno di nuove tappe e lo spettacolo non si puo fermare. C’è chi attacca i volantini,  chi addestra le bestie, chi monta il tendone e chi fa i salti mortali,  ma soprattutto a fine spettacolo,  c’è chi conta l’incasso e lo divide”

 

Quando penso ai servizi segreti mi viene in mente un tentacolo, quando  immagino la testa della piovra, mi accorgo però di sbagliare. Non c’è nessuna piovra, e nemmeno una gerarchia piramidale, ferrea e strutturata. Non ci sono delle menti illuminate, che tirano le file di burattini, ma soltanto un immenso leviatano. Una creatura che si nutre di se stessa e di cio che la circonda, praticamente una forza in cui mente, corpo e anima, sono fuse in unico insieme, chiamato Interesse. Non  mi fraintedete, senza dubbio esistono persone più influenti di altre, e persone che devono comunque sottostare a degli ordini, ma quello che mantiene una rete di potenti uniti è sempre il comune interesse.

Fare politica ad alto livello, significa necessariamente creare una rete di contatti di alto livello, tra i quali rientra chiunque possiede un influenza importante in ogni settore che conta. Fare carriera significa molto spesso,  crearsi una rete di contatti, alleanze e favori da cui attingere. Fare soldi invece significa produrre le condizioni di guadagno e quasi sempre, avere soldi, aiuta a farne altri.

Quando tutto questo si incrocia,abbiamo una rete di interessi, magari trasversale, elastica e quindi mutabile in alcune figure, ma c’è comunque un Interesse potente,  talmente potente da godere di vita propria, e come per un circo, ognuno nel suo ruolo, se non per amore, se non per passione, se non per idee comuni, sarà comunque legato al bene dell’altro, affinche lo spettacolo vada avanti.

I servizi segreti non sono immuni a queste dinamiche. Le persone infatti ottengono benefit, o problemi,  a seconda di quanto chi è legato a loro, ottiene uno o l’altro. Per questo motivo, se alcuni politici e alcuni appaltatori,  i capi e gli immediati sottoposti, hanno interesse che le cose vadano in una direzione,  un dipendente capace,  adeguera’ i suoi sforzi, al perseguimento dell’obbiettivo.

L’obbiettivo massimo della guerra,  non è necessariamente la vittoria , non è la risoluzione dei conflitti e nemmeno la libertà del genere umano.

L’obbiettivo primo è sempre l’interesse personale e di chi è parte del circolo.

Spostare soldati dalla Germania alla Lituania, ad esempio,  genera appalti per miliardi e coinvolge dall’ultimo fornitore di pentole, al primo politico che cavalca la battaglia,  senza nemmeno l’effettivo bisogno di farla la guerra, e quindi di vincerla, l’importante è mettere in piedi un’altro spettacolo. Una volta poi che lo show è allestito,   è bene  che ci sia una prossima tappa , perché un ultimo spettacolo di addio,  non serve a nessuno.

L’interesse personale del dipendente, invece,  non è  tanto nel risolvere i problemi una volta per tutti, ma assecondare i bisogni e le dinamiche propri e del gruppo.

Ecco perché nessun servizio segreto serve davvero allo scopo di rendere sicuri i cittadini del proprio paese natale , quindi a eliminare i cosidetti cattivi, ed ecco perché nessuna guerra potrà mai essere l’ultima.

La guerra, combattuta o meno, è soltanto parte dello spettacolo e lo spettacolo sta in piedi solo quando genera business.

In Siria, e nei paesi limitrofi, assieme a tutto il carrozzone, sono partiti anche i servizi segreti, equamente divisi tra chi addomesticava le bestie (addestratori), chi contava spese e ricavi (analisti) e chi affiggeva  i volantini pubblicitari (consiglieri diplomatici).

A tutta questa turma di giostrai, il fatto che Isis o Alqaeda, esistessero e prosperassero, importava relativamente.

La cosa importante, era se Isis o Alqaeda, potessero essere variabile utile al evento oppure no. Se poi le tigri finiscono per azzanare   il domatore, è parte del rischio, e  “the Show must go on”,  lo spettacolo deve andare avanti, e si mandano allora  in scena i pagliacci ( i portavoce politici generalmente ), si tampona la ferita, e successivamente,  il presentatore (il presidente solitamente), annuncia la prossima esibizione,  e possiamo magari ammirare planare gli  acrobati.

L’unica differenza tra questo è il circo è che qui gli spettatori non sempre si  limitano a osservare, dopo aver pagato il biglietto,  ma sono talmente coinvolti nello spettacolo,  da diventarne vittime.

 non esiste una guerra al terrorismo,  al massimo si colpiscono dei terroristi ”

Quando si vuole davvero vincere una guerra, la si combatte come in Iraq o in Libia su tutti i fronti.  Ecco che l’avversario viene quindi demonizzato come parte della propaganda bellica,  viene isolato finanziariamente e colpito anche economicamente in ogni modo, così da limitarne potere, consenso interno e sostentamento,  e viene attaccato militarmente in maniera proporzionale al raggiungimento dell’obbiettivo.

Una guerra a due paesi ricchi e geograficamente situati in posizione strategica, teoricamente,   compensa in pieno i costi e genera nuovi guadagni. Una guerra al terrorismo invece costa, e il beneficiario puo essere un paese terzo con il quale il rapporto è pessimo . Nessuno quindi sano di mente e parte del sistema,  proporrà mai in questo momento, un intervento atto a eliminare  Alqaeda e Isis, dalla Siria, perché significherebbe spendere miliardi di $ per fare un favore a Bashar Assad,  al Iran e a Putin, e danneggiare  alcuni degli stessi  finanziatori dell’apparato

Ecco perché i pagliacci di turno debbono canzonare slogan quali “Assad è parte del problema” oppure “L’entrata in scena della Russia allontana una soluzione del conflitto”. Non potendo dire che limitatamente a quel territorio,  gli sforzi reali per distruggere Isis o Al qaeda,  inizieranno soltanto ci conviene, si manda il messaggio che l’ostacolo a una soluzione sono appunto i  nostri rivali (che dovrebbero accettare di perdere come atto di buona volontà ). Questo con buona pace delle vittime di un Bataclan come di un villaggio cristiano del Est Homs.

Eppure tutti i presentatori del circo (i politici di primo piano), e i dipendenti, hanno chiaro che il terrorismo fondamentalista islamico, ha la sua base dottrinale nel wahabismo e i suoi finanziamenti e appoggi più influenti proprio in Arabia Saudita e nelle petro monarchie confinanti. Che la soluzione o quanto meno la battaglia contro il fondamentalismo passerebbe per forza da uno scontro, armato o culturale o politico/economico, contro quegli stati, i dipendenti del circo, lo sanno molto bene. Lo affermano nei loro meeting, come ad esempio faceva l’ex vicesegretario al tesoro Stuart Levey nel 2007, a un meeting del Aspen Institute

 

e lo riportano nei loro documenti, come questo estratto del tenente colonnello ed ex consigliere alla pianificazione politica del governo israeliano,  Jonathan D. Alevi (    https://www.jcpa.org/jl/vp531.htm) , lo si trova scritto nelle loro email,  ( email di Clinton 30/12/2009 a proposito di Arabia Saudita alqaeda e taleban https://wikileaks.org/plusd/cables/09STATE131801_a.html) (e anche report ed email del 2014 a proposito di Isis , Alqaeda e Arabia Saudita http://www.salon.com/2016/10/11/leaked-hillary-clinton-emails-show-u-s-allies-saudi-arabia-and-qatar-supported-isis/) e talvolta persino pubblicamente in sfoghi che almeno in parte dovranno poi ritrattare (https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2014/10/06/behind-bidens-gaffe-some-legitimate-concerns-about-americas-middle-east-allies/?utm_term=.2e5f76b9dfb4).

Non possono però farci proprio niente,  per la semplice ragione, che i potenti di Arabia Saudita,  Qatar, Kuwait e Emirati,  sono parte del circo, né sono addirittura tra i “Finanziatori”.

L’Arabia Saudita possiede infatti 117 miliardi di $ del Debito pubblico americano (http://www.repubblica.it/economia/2016/05/17/news/debito_usa_arabia_saudita-139971934/)

L’ Arabia Saudita  con circa 31 milioni di abitanti,  ha  superato l’India (che ha un miliardo di abitanti però) ed è diventato il Primo paese importatore di armi nel 2015 (http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2015-03-08/l-arabia-saudita-supera-l-india-e-primo-importatore-armi-mondo-2014–174318.shtml?uuid=ABqCo45C) è il primo cliente dell’industria britannica degli armamenti , oltre alle 200 joint venture che producono un giro di affari di 18 miliardi di sterline, ed è il partner storico degli Stati Uniti d’America,  al quale nel periodo che va dal 1950 al 2006 , ha elargito la somma di 62,7 miliardi $ per armamenti e 17 miliardi per costruire installazioni militari (https://www.isn.ethz.ch/Digital-Library/pubblications/detail/?id=146431ng=en.) (da Il patto con il diavolo. Come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis di Fulvio Scaglione )

Una cifra che nonostante la consapevolezza dell’identità del interlocutore,ovvero  il regno Wahabita della Arabia Saudita,  è salita battendo ogni record nel 2016,arrivando a 1,5 miliardi di $, nella totale accondiscenza dei vertici del partito democratico,  fossero il presidente uscente, o la candidata in corsa (http://m.asianews.it/index.php?art=38297&l=it).

Capite anche voi, che pretendere una lotta al fondamentalismo a tutto campo,  è semplicemente assurdo, sarebbe come chiedere a un cantante di fare la guerra ai suoi produttori.

 

” intelligence … mica tanto !”

 

Qui di seguito riportero’ alcune Operazioni di Intelligence,  che se lette con la pretesa di scovare un Intelligenza,  nel modo in cui sono state condotte, ci lascerebbero al quanto perplessi.

 

La scrittrice e analista politica  Loretta Napoleoni, nel suo libro ” Isis lo stato del terrore “,partendo dal periodo dei dissidi tra Alqaeda e Isis, del 2013 quando ancora erano ancora alleati, che fu oggetto di dibattito tra i sostenitori dei 2 gruppi , nei social,   racconta quel che segue :

《 […] questi dibattiti non hanno suscitato l’interesse degli innumerevoli think tank sorti dopo l’11 settembre con lo scopo di studiare fenomeni come il processo di radicalizzazione e il terrorismo del fondamentalismo islamico. L’intenso uso che i membri del Isis fanno dei social media e delle tecniche di comunicazione più avanzate,  allo scopo di fare proseliti e raccogliere fondi, dovrebbe rappresentare per questi organismi,  una sorta di manna dal cielo. Invece non è cosi.

La rivista “The Atlantic”, analizzando la strategia social mediatica del Isis, ha scoperto che essi ricevono 72 retweet per ogni tweet inviato usando l’account in lingua araba @Active Hastag, che promuove gli hastag più popolari per attirare utenti. Le opportunità di studiare il gruppo di Al Bagdadi erano tante, così come le opportunità di penetrarne elettronicamente al interno, ma nessuno era interessato neanche ad approfondire la consocenza.

Paradossalmente i servizi di Intelligence e i Media tradizionali occidentali, non solo hanno ignorato per un paio di anni gli sviluppi dello Stato Islamico,  ma quando finalmente hanno mostrato qualche interesse hanno chiesto alle persone sbagliate. Le prime vittime di questa carenza di Intelligence sono stati i giornalisti.

Tra aprile e maggio del 2014 mi stavo preparando a tornare a Aleppo dalla Turchia. L’intelligence occidentale mi ha aggiornato su quello che stava accadendo nella battaglia tra le forze di Assad e i ribelli. Mi hanno detto che il regime di Assad era sul punto di crollare, quindi non c’era pericolo ad usare la strada che dal confine porta a Aleppo.

Ero la prima giornalista straniera a varcare quel confine,  abbiamo finito a viaggiare lungo 15 km di linea del fronte,  non so come abbiamo fatto ma siamo sopravvissuti. Quando sono tornata ho riferito che i ribelli si sono ritirati e che la città era nelle mani di Assad, ma loro non mi hanno creduto e neppure la stampa internazionale ha voluto pubblicare la mia storia.

I servizi di informazione e i Media continuavano a dire che le cose, da quel che vedevano su Facebook e YouTube stavano diversamente. Riceviamo notizie diverse dai ribelli tramite i Social Media che ci raccontano e ci mostrano immagini della loro vittoria. L’unico giornale che ha pubblicato il mio servizio è stato Le Monde […]

Estratto da “isis lo stato del terrore ” di Loretta Napoleoni

Inquietante poi è sia l’incompetenza (o la malafede ) dei servizi segreti americani, che la mancanza di spirito di osservazione e critica dei Media, che ne’ rilanciavano le veline, senza nemmeno fare caso alle incongruenze,  che emergono con il passare del tempo.

Nel 2014 infatti La Repubblica pubblicava questa velina :

Isis: Cia raddoppia stime,tra i 20mila e i 31.500 miliziani

Washington, 12 set. – Lo Stato Islamico conta ‘tra i 20mila e i 31.500′ miliziani tra le sue fila in Siria e in Iraq: la stima e’ della Cia, l’agenzia di intelligence americana, che ha praticamente raddoppiato la cifra data con la valutazione precedente, nel mese di maggio (quando stimava in circa 10mila il numero degli jihadisti). L’aumento dei miliziani negli ultimi mesi e’ dovuto al ‘reclutamento maggiore avviato da giugno, dopo i successi (dell’Isis) sul campo di battaglia e l’annuncio della creazione di un califfato’, ha spiegato un portavoce. La Cia ha fatto conoscere le cifre 24 ore dopo l’annuncio del presidente Usa, Barack Obama, di un’offensiva per frenare l’avanzata jihadista, un’operazione che ora si allarghera’ anche alla Siria e che prevede l’invio di altri 475 militari in Iraq. .
(12 settembre 2014 http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/isis-cia-raddoppia-stimetra-i-20mila-e-i-31-500-miliziani/news-dettaglio/4543354)

Una stima ridicola, volutamente  in ribasso, ripresa anche dalle altre testate, a cui sarebbe bastato contrapporre i dati incrociati di quel anno, tra territori conquistati, e grandi battaglie condotte al’interno dei 2 stati, non solo contro gli eserciti iraqeno e siriano, ma anche contro gli ex alleati ribelli, ai quali avevano preso l’intera regione di Raqqa e quella di Deyr al zour ( fatta eccezione di parte della città,  occupata ancora dal’esercito siriano ), soltanto in Siria.

Eppure   nel 2016 un funzionario che desiderava rimanere anonimo,  rivelerà al Afp (associazione stampa libera ), che erano oltre 50 Mila i miliziani del Isis uccisi dai soli raid della Coalizione ! (http://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2016/12/10/news/isis-stato-islamico-iraq-siria-110273/) (http://www.lastampa.it/2016/02/10/esteri/diminuiscono-i-miliziani-dellisis-in-siria-e-iraq-aumentano-in-libia-M04Dg9EcOptLZZ4MeE8qiO/pagina.html)

Praticamente dei 31 mila vivi nel 2014, 50 mila erano successivamente uccisi dalla sola Coalizione,  e ne sarebbero rimasti appena 15 o 25 mila secondo questo funzionario.

Quei 15/25MILA  che a oggi 27/01/2017 resistono ad Al Bab contro l’esercito turco, assediano Deyr al zour,  hanno riconquistato Palmyra,  tengono ancora la metà di Mosul, nonostante i 3 mesi di offensiva di decine di migliaia di iraqeni e curdi, supportati anche dalla coalizione, contrastano l’avanzata curda nei pressi della diga di Raqqa regione, controllano il quartiere di yarmouk a Damasco mantengono una presenza nel Qalamon, controllano un settore della regione di Dara, sono presenti in Est Hama e Nord Sweyda, possiedono cellule dormienti in ogni zona della Siria e di quasi tutto l’Iraq.

In sostanza  dei Rambo, visto che hanno  contro una stima di 550 mila nemici in Siria secondo una stima estratta da Wikipedia,  molto al  ribasso rispetto ai miei dati, ma che prenderò come termine di paragone (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_siriana), e 830 mila iraqeni,  decine di migliaia di Peshmerga curdi, contingenti turchi e russi, più gli aerei e le truppe speciali della coalizione a guida Usa. (http://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2016/12/10/news/isis-stato-islamico-iraq-siria-110273/) ( http://www.lastampa.it/2016/02/10/esteri/diminuiscono-i-miliziani-dellisis-in-siria-e-iraq-aumentano-in-libia-M04Dg9EcOptLZZ4MeE8qiO/pagina.html0

Un’affermazione che da sola avrebbe dovuto far riflettere sulla credibilità dei numeri che C.I.A  e Pentagono fanno circolare. Tralasciando che nei 2 anni indicati, senza ombra di dubbio, Isis ha perso piu uomini in combattimento contro le forze NON aderenti alla coalizione(Siria, Iraq, Hezbollah,  Russia ),  e le  forze terrestri confinanti quali Ypg e ribelli, che non i saltuari raid della coalizione Usa . Per comprensione potreste usare i dati dell’opposizione siriana,  come quelli del S.O.H.R. , che di certo non è interessato a fare propaganda al regime siriano, e vedreste che in dicembre 2014, cioè 4 mesi dopo l’inizio dei raid americani (e alleati ) , il numero di raid contro postazioni e territori Isis in Siria, era inferiore a quello dell’aviazione siriana compiva in 2 soli mesi (http://www.analisidifesa.it/2014/12/quasi-2-500-raid-aerei-siriani-in-50-giorni/).

Coalizione che pare essere carente anche di personale in grado di leggere le cartine e pianificare le missioni,  stando almeno allo stesso dipartimento di stato, visto che per errore (cosi affermano ), bombardavano la collina di Jabal Tardhe,  avamposto strategico in Deyr al Zour, sotto controllo risaputo  del’esercito siriano,  uccidendo circa 80 soldati lealisti, invece dei combattenti Isis (http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/17/news/siria_raid_usa_strage_soldati-147988020/)

Soltanto chi monitora  il conflitto da un punto di vista prettamente  militare,  come il sito  ” Analisi e Difesa “, si è preso la briga di ridicolizzare le stime fornite (http://www.analisidifesa.it/2016/12/o-gli-usa-mentono-o-lisis-e-immortale/).  La stampa,  i servizi e  i politici, non  amano invece  ricordare i  loro errori. Non stupisce quindi, che nonostante  sbandierate offensive debbano partire per Raqqa fin del 2015, Raqqa sia ancora controllata dai 15/25 mila immortali  miliziani che restano al Isis, secondo C.I.A. e dipartimento di stato, e anzi  contrattacchino persino, tanto da riprendersi Palmyra in dicembre. (http://www.lastampa.it/2015/11/18/esteri/cos-nasce-la-grande-offensiva-anticaliffato-cSX50uQZwwKGCB3zn9arCO/pagina.html)(http://www.huffingtonpost.it/2016/11/06/offensiva-raqqa_n_12826140.html)

D’altronde, i Servizi americani e i giornali, non sono Nemmeno in grado di capire quando un singolo miliziano è ancora vivo,  oppure è morto, vedi il caso di Abu Omar Al shishany (che è anche un nome di battaglia talmente diffuso, dal causare parecchia confusione negli impiegati dell’Intelligence.

 

“Morte, presunte morti e smentite, Abu Omar Al shishany”

 

È ufficialmente morto il 14 luglio 2016, quando l’agenzia di stampa Amaq, legata allo Stato Islamico, ha confermato la morte di al-Shīshānī, attribuendola alle ferite riportate in combattimento nella città di al-Shirqat, nel governatorato di Salah al-Din in Iraq.[23] Lo Stato Islamico stesso, ha ammesso l’uccisione di al-Shīshānī, giurando vendetta.[24]

Non è la prima volta tuttavia che al-Shīshānī viene dichiarato morto o catturato, per poi ricomparire: fu dato per deceduto la prima volta a novembre 2014 nel Caucaso,[25] poi in Iraq a giugno 2015,[26] e poi dichiarato catturato dalle United States Army Special Forces a Kirkuk nel dicembre 2015.[27] Shīshānī fu creduto morto ancora una volta il 14 marzo 2016 in seguito alle gravissime ferite riportate dieci giorni prima quando il suo convoglio fu colpito da un raid aereo americano presso al-Shaddadeh, una cittadina strategica fra Siria ed Iraq, attaccata dai peshmerga.[2] Queste ipotesi tutte rivelatesi evidentemente false.

 

” servizi si , ma di chi ? “

È la conclusione naturale di chiunque rifletta un minimo sul contesto. Abbiamo servizi di Intelligence che non sono apparentemente in grado di prevedere chi colmera’ il vuoto di potere lasciato nelle zone di conflitto,  che non sono nemmeno nelle condizioni di sapere cosa faranno i miliziani addestrati e armati, una volta entrati nel territorio della missione ( https://pjmedia.com/homeland-security/2016/09/16/shock-video-us-backed-moderate-free-syrian-army-rebels-threaten-to-kill-embedded-us-special-forces/) e che si affidano a personale interno, che una volta in loco, cambia bandiera, come nel caso del agente dei servizi francesi,  di origine magrebina, che mandato in Siria per fornire sostegno agli insorti e combattere l’esercito siriano (e presumibilmente infiltrare gli stessi jhadisti ) ha finito per passare con i qaedisti,  finendo alla testa del gruppo Khorassan. Per quell’episodio, La Francia fu poi costretta a chiedere agli Usa, di bombardare l’ex agente transfuga, divenuto nel frattempo molto pericoloso a causa della sua consocenza di figure e dinamiche e dei servizi segreti francesi (http://www.corriere.it/esteri/14_ottobre_06/anche-007-francese-traditore-bersagli-raid-usa-siria-2f3fd166-4cdb-11e4-8c5c-557ef01adf3d.shtml).

Forse bisognerebbe iniziare a comprendere che i servizi segreti non sono al servizio dei cittadini dei propri paesi, e non operano per ridurre le minaccie nel mondo, ma sono semplici dipendenti , pagati ovviamente con i soldi degli spettatori,  che rispondono agli azionisti del più grande Circo del mondo, quello della Guerra.

In video il generale in pensione ed esperto di contro insurgenza e psi.ops, Paul Vallely in Aleppo nel 2014.

 

Giornalisti e terroristi

Quello tra i Giornalisti e terroristi, è un tipo di rapporto, che deve la sua logica al dovere di cronaca. In alcuni casi, però,  più che un rapporto,  si è prodotta una simbiosi,  tanto da chiedersi se siano giornalisti o piuttosto terroristi, gli uomini e le donne,  che raccontano al mondo l’attualità.

In altri il rapporto è stato invece conflittuale, ed i giornalisti sono finiti ostaggio degli stessi terroristi. Terroristi che magari fino a poche ore prima, consideravano partigiani e difensori di un  popolo .

《ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito》

Queste sono state tra le prime parole pronunciate del giornalista della Stampa Domenico Quirico, rapito in Siria il 09/04/2013, espresse quando è atterrato  a Ciampino dopo la liberazione ( Quirico: «La rivoluzione siriana mi ha tradito» | Tempi.it ). Una prigionia la loro, particolarmente dura.

Secondo i dati del Cpj, più di 100 giornalisti sono stati rapiti in Siria dall’inizio del conflitto nel 2011: fra questi, di due americani, James Foley e Steven Sotloff, si sa che sono stati uccisi dai militanti islamici del Isis. Almeno altri 22 – inclusi molti siriani, un americano, un giapponese  – sono invece ancora dispersi.

Sovente, per timore di infangare l’immagine dei ribelli,  che l’Occidente arma, difende politicamente, e che molti giornalisti amano dipingere per partigiani in lotta contro la tirannia,  si tira in ballo lo stato islamico, anche dove non c’è.

Come ad esempio nel caso dei  tre giornalisti spagnoli – Antonio Pampliega, Jose Manuel Lopez e Angel Sastre,  rilasciati in data 08/05/2016 dopo quasi un anno di prigione.

I tre reporter erano stati rapiti dal Fonte Al Nusra, ilgruppo estremista siriano che fa capo ad Al Qaeda,  il 12 luglio 2015 ad Aleppo.

Al momento del rapimento,  i  tre giornalisti spagnoli, secondo il Guardian,  erano impegnati a raccontare le battaglie appena a Nord di Aleppo, che vedevano i ribelli  contrastare Isis, e quindi si temeva fossero stati rapiti dallo Stato Islamico, perché nonostante decine di rapimenti accertati , commessi  dai “ribelli  cosiddetti moderati” ,  abbattere il Tabù ideologico, che lega il ribelle siriano a un combattente per la libertà è ancora impresa ardua.

Il caso più celebre , e vergognoso,  è quello di Richard Engel della Nbc, che con 2 colleghi, fu rapito da miliziani del gruppo Falchi del nord Idlib, nel 2012. Un gruppo ufficialmente considerato moderato, che beneficia di armi e denaro, anche dei paesi della U.E., guidato da Azzo Qassab.

Engels affermò per due anni, che a rapirlo, in pieno territorio ribelle, furono sciiti e shabiba del regime, e questo rapimento fu infatti attribuito a Assad (come molti altri crimini ), finche un indagine del N.Y.T. approfondita e basata su testimonianze di persone coinvolte e informate dei fatti,  sbugiardo’ Engel,  costringerndolo ad emettere poi un comunicato di scuse e giustificazioni (https://www.nbcnews.com/news/world/new-details-2012-kidnapping-nbc-news-team-syria-n342356).

Anche gli italiani purtroppo, non sono immuni a un comportamento,  oggettivamente fazioso. Nel 2013 infatti, venivano rapiti in Siria, da miliziani incappuciati,  Susan Dabous, Andrea Vignali, Sergio Colavolpe e Amedeo Ricucci.

I quattro successivamente sosterranno che probabilmente,  i miliziani, dopo  aver  visto loro girare nei pressi di una chiesa dissacrata, pensando volessero scattare delle foto e incolparli (non sia mai !!!), li avevano arrestati e interrogati.

Dichiarazioni che se lette a fondo, unite agli articoli di Repubblica,  Unita, Il Fatto quotidiano,  sembrano quasi voler legittimare l’operato di Al Nusra, che si deve tutelare, in zona di guerra, da possibili spie, e   puo quindi operare come polizia, fermare, interrogare e rimpatriare.

Eppure non eravamo molto d’accordo, quando Alqaeda si comportava in questo modo in Iraq.

Sia Ricucci che la Dabous,  sono giornalisti che simpatizzavano per i rivoluzionari,  prima ancora di partire, capaci anche nel Blog della Dabous,  di dichiarare che 《Aleppo è diversa da Mosul, perché non c’è Isis, ma soltanto Fsa, e quindi non sono giustificati i bombardamenti 》 (https://diariodisiria.com/2016/11/04/cosa-sta-accadendo-a-mosul-intervista-ad-amedeo-ricucci/)..peccato che  Isis ancora a ottobre 2016 fosse presente al distretto industriale di Shejk Najar e controllasse la scuola di fanteria  (http://www.liveleak.com/view?i=2f7_1458478398&comments=1) (http://www.liveleak.com/view?i=2f7_1458478398) (https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://www.almasdarnews.com/article/in-pictures-syrian-army-victorious-over-isis-at-aleppo-infantry-school/&ved=0ahUKEwiyxeS9zNjRAhXhK5oKHQS6DQkQFgg2MAc&usg=AFQjCNHDSf5yfiV3fEf1f_KV0YEXRxMJig&sig2=nEgN_an0aq0NQjwohoxLrw)

Dimenticandosi  poi di Alqaeda, Arhar al sham, yajsh al Islam,  e il fatto che Fsa in Aleppo, non si è negata nessun tipo di crimine immaginabile,  contro la popolazione.

Soprattutto,  ciò non toglie che questo atteggiamento,  quasi comprensivo, per dei sequestratori jhadisti,  non lo avrebbero avuto, se a fermarli e rimpatriarli, fosse stata la polizia siriana (qui un articolo sul Double standard perpetrato, a firma di Gian Micalessin (http://www.analisidifesa.it/2013/04/giornalisti-rapiti-in-siria-basta-ipocrisie-quei-ribelli-sono-dei-terroristi/)

Il giornalista spagnolo del quotidiano El Periodico Marc Marginedas, fu invece preso prigioniero in Siria da un gruppo di ribelli il 4 settembre del 2013.

Il  suo giornale riferì che, secondo diverse fonti, Marginedas, 46 anni, viaggiava in macchina insieme alll’autista quando fu’ fermato ad un posto di blocco da un gruppo di ribelli nei pressi della città di Homs, nell’ovest della Siria, e pensare che stava indagando sulla strage del Gouta e l’uso delle armi chimiche,  quindi era presumibile , viste  le accuse occidentali, usufruisse del’aiuto dell’opposizione.

Marginedas fu’ liberato 6 mesi dopo, probabilmente,  dopo il pagamento di un riscatto.  Sorte analoga toccò al giornalista turco Bunyamin Aygun, detenuto per 6 mesi, da un gruppo , semplicemente denonimato radicale (l’aggettivo di comdo quando commettono  un crimine ), e al danese Jepp Nybroe (http://it.euronews.com/2014/03/07/libero-dopo-un-mese-il-giornalista-danese-rapito-in-siria).

Invece un giornalista che varrebbe la pena ascoltare, perché  durante la sua prigionia nelle mani di Jabat al Nusra, ebbe modo di conoscere e osservare i rapporti tra Alqaeda e Isis, è l’americano Theo Padmos Curtis.

Egli era imprigionato, proprio nel periodo del deterioramento dei rapporti tra Isis e Al nusra (fine 2013 ), e come riporta in alcune interviste,  il motivo unico della disputa,  era il denaro. Denaro generato dal controllo del territorio. Con buona pace di quei supporters nostrani di Al Nusra.

L’elenco è lungo, vogliamo ricordare  Marcin Suder, rapito a Idlib, da un gruppo “presumibilmente islamico”, che secondo Euro news, riuscì a fuggire da solo ( http://it.euronews.com/2013/10/31/siria-fotografo-polacco-rapito-a-luglio-e-riuscito-a-fuggire).

Altri, come la giornalista siriana di Al Ikbarhiya,  Yara Abbas, non furono invece così fortunati, si presero’ una moderata pallottola in testa, da un cecchino in Qusayr nel 2013.

In occidente però i giornalisti come Yara, non hanno una grande considerazione,  in quanto lavorano per le televisioni dette di Regime, e quindi la loro parola, non ha la stessa valenza di quella di un Fouadi Rouehia o Shady Hamady, o la gia citata, Susan Dabous.

La metafora assoluta però della rivoluzione siriana e del suo rapporto con i giornalisti,  è rappresentata dalla vicenda che interessò Anthony Loyd, e il suo fotografo Jack Hill, entrambi sequestrati poco a Nord di Aleppo (dove  i ribelli sono tutti moderati all’occorenza),  presumibilmente dai turkmeni della Liwa Sultan Murad, o un altra fazione fsa.

Loyd, Hill e il loro interprete, dopo un breve tentativo effettuato nei primi giorni del sequestro,  furono ripresi, percossi, legati e a lui,  davanti a una folla di ” Curiosi”, un miliziano sparò 2 volte a bruciapelo nella gamba, accusandolo di essere una spia della C.I.A. (la classica scusa che in Mediooriente giustifica un rapimento per riscatto e pestaggio).

La cosa “Tragicomica”, è che quasi 2 anni dopo, Loyd riconobbe il suo aguzzino in un video, che stava riprendendo un gruppo di miliziani, ufficialmente supportati e addestrati  dagli Stati Uniti. Proprio l’uomo che aveva accusato lui di essere una spia della C.I.A., stava ora lavorando per i servizi americani…  (http://www.dailymail.co.uk/wires/afp/article-3772147/Reporter-shot-Syria-claims-gunman-US-backed-rebel.html)

 

Yajsh al tahrir al falastani, brigata palestinese siriana pro governo

Jaysh al-Tahrir al-Falastini

 

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Emblema della Jaysh al-Tahrir al-Falastini. In alto: “Il martirio o la vittoria.”

Jaysh al-Tahrir al-Falastini è la ‘Esercito di Liberazione della Palestina.’ Questa milizia in Siria è guidata da  Muhammad Tariq al-Khadra ‘, che  dichiara  la guerra civile in Siria,  come : “Il  barbaro complotto internazionale contro la Siria e la nazione araba si propone per suddividere e ripartizionare questa nazione per formare micro entità deboli e  settaria e portare le entità interne in conflitto tra loro, così da giustificare giustificare la creazione di’entità razziste sul modello ebraico dello stato sionista, che domina di fatto tutta la nazione araba “.

Jaysh al-Tahrir al-Falastini ha combattuto in una varietà di impegni nel corso degli anni, come ad esempio in Adra nella zona di Damasco  e più recentemente (aprile 2015) in provincia di Suwayda settentrionale , dove il gruppo ha perso 13 combattenti.

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Altre battaglie recenti comprendono Darayya nella zona di Damasco , Tel al-Sawansulle periferie di Douma nella zona di Damasco, l’assedio di Moadhamiya al-Sham, e forse il più controverso, l’attacco in corso sui ribelli Zabadani, come da screenshot dal video qui sotto.

 

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“Dal cuore della Zabadani: la strada di al-Quds. Gli Uomini di Jaysh al-Tahrir al-Falastini “.

In questo contesto, Jaysh al-Tahrir al-Falastini ha annunciato il mese scorso un ‘martire’ nelle battaglie Zabadani: Muhammad Ali Saba’i , originario del campo profughi Handarat della provincia di Aleppo. In totale, secondo lo stesso rapporto, il movimento ha documentato 142 ‘martiri’ Jaysh al-Tahrir al-Falastini in Siria, a gennaio 2016.

Spesso però milizie politicizzate di questo tipo, annunciano anche come loro,  i caduti aderenti al movimento che però combattevano nelle file del’esercito nazionale. La milizia dovrebbe contare su 4500 uomini circa, attivi nell’area della capitale,  e provenienti soprattutto da Damasco e dal suo hinterland.

Yajsh al islam: la figura di Zharan Alloush, caratteristiche di un leader ribelle.

Jaysh al-Islam ( in arabo : جيش الإسلام , che significa Esercito dell’Islam ), precedentemente noto come Liwa al-Islam ( Brigata dell’Islam ), è una coalizione di brigate islamisti e salafiti  coinvolte nel guerra civile siriana .

La  base principale delle operazioni è  la zona Damasco  in particolare la città di Douma e la regione di Ghouta orientale .

Jaysh al-Islam è la più grande fazione ribelle della zona.  L’organizzazione ha respinto l’adesione del Free Syrian Army , che nel governatorato damasceno è composto principalmente dai miliziani di Faylaq

Il gruppo è con Ahrar ash-Sham tra i più potenti e numerosi gruppi ribelli sostenuti dal’Arabia Saudita, e  mira a creare uno stato islamico sotto la legge della Sharia .

Liwa al-Islam naque per volontà di  Zahran Alloush , il figlio di un chierico religioso residente in Arabia Saudita.

Mohammed Alloush, fu rilasciato dal carcere a metà del 2011,  dove era stato rinchiuso dal 2009 a causa della sua attività di promozione della dottrina salafita (con la scusante del possesso di armi da fuoco ). Il suo rilascio, avvenne assieme a quello di altre centinaia detenuti, nel tentativo di placare le proteste appena sbocciate in alcune città siriane. Una mossa che non sorti’ alcun effetto, anzi  tempo dopo , lo stesso Alloush,  con alcuni ex detenuti e altri salafiti in libertà,  fondò la brigata dell Islam, impegnata a combattere il governo.

Il gruppo rivendico’  la responsabilità per l’attentato  del 18/07/2012 a Damasco  , dove morirono  il ministro della Difesa siriana  Dawoud Rajiha , il vice ministro della Difesa Asef Shawkat , e l’ Assistente  delVice Presidente Hassan Turkmani . Liwa al-Islam è stato una forza trainante azioni nella regione di Damasco. Ha collaborato e condotto operazioni congiunte con l’ Al-Nusra . [3]

Fusione per formare Jaysh al-Islam

Il 29 settembre del 2013, una cinquantina di  fazioni ribelli che operavano per lo più intorno a Damasco  annunciarono la fusione in un nuovo gruppo chiamato Jaysh al-Islam. Liwa al-Islam era la fazione dominante all’interno di questo  conglomerato, e come leader fu scelto appunto Zahran .Alloush .

In novembre 2013, ben  60 gruppi si erano fusi in Jaysh al-Islam,  e più di 175 gruppi di ribelli in tutto la Siria manifestarono  il desiderio di farne parte.

La creazione del gruppo fu promossa dall’Arabia Saudita come tentativo  di limare l’influenza di  Al-Nusra (Al qaeda), che per quanto strategicamente tollerata e supportata in Siria, è comunque considerata non idonea alla gestione del potere,  dalla dinastia Saud, visto che  i chierici qaedisti, sono  poco gestibili e una   potenzialmente una  minaccia al potere del clan Al Saud

Dopo la fusione, The Guardian ha riferito che l’Arabia Saudita, si stava preparando a elargire milioni  di dollari per “armare e addestrarne i  combattenti, [1] e utilizzando   istruttori militari Pakistani nella  formazione del gruppo.

Nemmeno la scelta di cooperare in questo progetto con il Pakistan e l Isi (servizio segreto pakistano ) fu casuale, ma avvenne perché vi era una collaborazione gia sperimentata tra i rispettivi servizi, maturata al tempo della guerra civile afgana. Uno dei fautori fu il famoso Bandar bin Sultan,  ex ambasciatore saudita a Washington,  all’epoca capo dei servizi segreti sauditi

. Successivamente però la collaborazione don il Pakistan diminuirà , anche a causa del  ruolo, concorrente,  seppure con l’obbiettivo apparentemente identico,   del Qatar e della Turchia.

I grandi gruppi ribelli siriani, rispondono spesso infatti a padrini internazionali, dai quali dipendono per le loro esigenze e la loro sopravvivenza.

Jaysh al-Islam entrò Inoltre in contrasto fin da subito con  il siriano di coalizione nazionale ,che era militarmente responsabile del cosidetto fsa e dei gruppi islamisti del Nord della Siria, e praticamente controllato da Turchia e Qatar.

Fin da subito , cosa poco nota in Occidente,  i gruppi più grandi, dimostrarono una certa ostilità reciproca, messa da parte quando situazioni belliche lo imponevano, ma mai sopita. Tra i motivi ufficiali,  vi era il fatto che Zharan Alloush nutriva grandi ambizioni personali.

Ovviamente gia nel 2012 erano tanti i personaggi che nutrivano ambizioni da futuro leader della Siria post Assad, e considerata la convinzione che il regime avesse  i giorni contati (anche a causa della sicurezza dei referenti stranieri ), le critiche che comandanti e figure di spicco, si muovevano l’un  l’altro, erano funzionali al danneggiare il prestigio di un eventuale rivale.

Zharan ebbe gioco facile nell’accusare la litigiosa Coalizione nazionale siriana, di non essere idonea a rappresentare la rivoluzione.

Egli accusava chi era scappato a  Instanbul, e viveva in lussuosi Hotel o ville, di  non aver nessun diritto a parlare (e decidere) a nome di chi stava combattendo. Vero è che  la coalizione nazionale siriana, vide più litigi e avvicendamenti interne in 3 anni, di quante un governo tradizionalmente mediocre come quello italiano, vede in 2 trenta, ma l’accusa di Zharan era ovviamente funzionale alla promozione di se stesso, quale alternativa,  e leader supremo.

La coalizione propensa a giocare su più tavoli, occidente,  Qatar e Turchia (fratellanza islamica) e Israele, apparentemente sembrava avere una posizione  predominante, inoltre  a livello di immagine,  la creazione del cosidetto Free syrian army, rispondeva ai biosgni dell’opinione pubblica occidentale, e quindi poteva garantire un forte appoggio dagli Usa e dalla U.E.,  ma sia il reale ascendente sui rivoltosi,  quanto le capacità belliche, del blocco dei grandi disertori,  furono sopravvalutate.

Zharan Alloush , differenza dei rivali, magari più scafati in politica internazionali, ma con scarso seguito in patria,  poteva infatti  contare su una base di sostegno locale, specialmente nella sua città natale Douma, grazie anche al fatto che le famiglie di 3 delle sue mogli,  così come le famiglie di  fratelli  e cugini, fornivano la forza di un clan, e il rispetto dovuto al padre, dai vecchi predicatori salafiti del Gouta di Damasco, garantiva un’appoggio su cui contare.

Il resto lo fece il prestigio che ando’ via via accumulando, grazie ai soldi sauditi e all’aumento del numero dei membri di yajsh al islam, e a iniziali vittorie  militari.  Intorno al 2013,  yajsh al Islam arrivo’ a  contare circa 10.000 uomini, solo nel governatorato di Damasco, che sommati ai nuovi alleati di Arhar al Sham e di altri 5 gruppi all’interno del Fronte Islamico, raggiungevano i 50mila uomini.

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Il principe Bandar, ex capo del servizio segreto saudita, ex consigliere di George .w.Bush, e d ex ambas ambasciatore saudita a Washington

In quell’anno, grazie al intercessione di Bandar bin Sultan (passato da ambasciatore a Washington nel 2001 a capo del servizio segreto saudita nel 2012), Y.A.L. andò anche vicino a ottenere mainpaids e sistemi di contraerea,  ma qualcosa  poi andò storto. Probabilmente la consapevolezza di non poter in nessun modo controllare i miliziani fede cambiare idea all amministrazione Obama, e comunque la scarsa propensione di Alloush a considerare Salim Idriss (il capo in quei mesi del S.N.C.) non favorirono il progetto .

Il 2013 è anche l’anno, in cui conseguentemente a una fama e una bandiera ormai consociuta, arrivano le prime circostanziate accuse di crimini, che fino al quanto  momento,  potevano essere girate a comodo,  tanto sul regime, quanto su ramo ufficiale di Alqaeda in Siria, vale a dire Jabat al Nusra.

Nonostante però le stragi in Adra, la riduzione in schiavitù delle donne prese prigioniere, specialmente quelle delle minoranze religiose,  il sospetto nel coinvolgimento della strage del Gouta, con armi chimiche,  o i pubblici inviti al’eliminazione e al disprezzo di alawiti e sciiti , laici e cristiani (  http://www.joshualandis.com/blog/zahran-alloush/) la prima accusa  mossa al gruppo di Alloush,  fu il rapimento dell’avvocatessa siriana, attivista dei diritti umani, Razan Zeitouneh e di altre 3 persone a lei legate (http://syriadirect.org/news/one-year-on-activists-demand-answers-in-razan-zaitouneh-disappearance/).

Zharan però nei discorsi ai suoi miliziani,  inizia ad adoperare pubblicamente tutta la dottrina che caratterizza i discorsi delle piazze. Il disprezzo per sciiti, alawiti e zoroastrani (con cui identifica anche i cristiani,  in riferimento ai re magi ) è palese, le frasi più simpatiche parlano di durissimo castigo da infliggere loro.

Discorsi che ricalcano la propaganda settaria e di odio tipica del genocidi, e che ovviamente farebbero preoccupare  gli elettori dei loro sponsor occidentali,  se fossero adeguatamente pubblicizzati.

Oltre alla questione del ripulire la Siria dagli infedeli, Zharan non mancherà pubblicamente di elogiare Ben Laden, richiamare la figura del emiro qaedista era un azione utile anche a battezzarsi dinanzi a quei mussulmani  che guardavano con simpatia Jabat alNusra,  e fino almeno all inizio del 2015 , il suo stile salafita e settario , non viene mai messo in discussione dai governi e dai Media Mainstream

 Tra i cirimini invece attribuiti in parte o del tutto al suo gruppo, vi sono la strage e la pulizia etnica attuata nella città di Adra,  una cittadina industriale alle porte di Damasco, invasa il dai miliziani islamisti in data 11/11/2013 (http://www.tempi.it/siria-abbiamo-visto-scorrere-un-mare-di-sangue-giu-dal-marciapiede-il-massacro-di-adra-parla-un-sopravvissuto#.WISYfmXcnMI)

Yajsh al islam ad onor del vero, è anche tra i sospettabili per il massacro del Gouta , dove alcune centinaia di civili, vennero uccisi, da razzi caricati con agenti chimici (probabile gas sarin). Un massacro,  che nella fase iniziale,  vide incolpare Assad e il regime siriano, nonostante, dal punto di vista politico e da quello militare, avevano tutto da perdere nel colpire a caso un villaggio, ma di questo episodio, né parleremo molto dettagliatamente in un prossimo articolo.

Il gruppo inoltre si è reso protagonista di aver collocato in gabbie, donne e uomini di confessione religiosa ” sbagliata “,  per usarli come scudi umani

La linea adottata da Zharan però rischiava di essere negativa per l’immagine che il gruppo e il suo leader stavano trasmettendo al mondo. Così poco prima di morire, Zharan concesse un intervista al giornalista americano McClatchy , si produceva in una più retorica moderata, dove dichiarava che gli alawiti erano comunque siriani,  e se non si erano macchiati di vivere,  non sarebbero stati puniti. Non è la prima e non sarà l’ultima volta,  che un predicatore o un comandante militare,  parlerà alla stampa occidentale in un modo, e ai suoi sostenitori in un altro, specialmente quando il suddetto nutre grosse ambizioni politiche.

Zharan Alloush però,  non potrà coronare le sue ambizioni personali, in quanto,  il giorno di natale del 2015, troverà la morte, colpito durante un meeting, da un aereo dell’aviazione siriana (non russa come erroneamente riportato ), grazie a informazioni raccolte dai servizi segreti siriani.

Successivamente yajsh al islam incontrerà difficoltà militari e politiche,  arrivando anche allo scontro aperto con gli ex alleati di Faylaq e Al Nusra, mentre Mohammed Alloush,  il fratello, diventerà la guida politica del gruppo, presenziando ai negoziati di Ginevra. Mohammed che a Ginevra passerà 3 giorni a lamentarsi per la cucina,  gli alleati, e la scarsa propensione al dialogo dei governativi, il quale rifiutavano,  la sua semplice richiesta di resa e consegna del potere, non pare essere al’altezza del fratello, in nessun campo (http://www.ilgiornale.it/news/mondo/paolo-gentiloni-alias-mohammed-alloush-1235470.html)

Mentre di Zharan Alloush, soltanto i suoi sostenitori e salafiti, potranno essere dispiaciuti. All’annuncio del decesso, non mancarono tweet di gioia e messaggi di felicitazioni, provenienti da varie parti della Siria (e non solo )

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