In Aleppo, dove è morta anche la verità.

Ad Aleppo è morta anche la credibilità della stampa occidentale,  certo moltissima gente ancora non se n’è accorta ,  e il rimedio all’ingenuità non è a buon mercato,  chi però ha guardato oltre il velo, né ha visto il cadavere.

Le informazioni che sono giunte a noi, tramite Tg, Talk show e pubblicazioni,  ci hanno  presentato un quadro unanime dove era  abbastanza chiaro chi fossero i cattivi, e chi le vittime.

Abbiamo sentito ad esempio Rula Jebrel , ripeterci la parola Genocidio,  per definire la battaglia finale di Aleppo (in corso da 4 anni ), e quando non c’era la bella palestinese da Newyork,  i nostri professionisti dell’informazione,  ci proponevano messaggi e  interviste a ripetizione, daAleppo Est, i cui autori, Bilal Abdul Kareem (un reporter per Repubblica http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/aleppo-il-reporter-sotto-le-bombe-governo-attacca-nonostante-il-cessate-il-fuoco/262506/262864), Lina Shamy,  il casco bianco oppure la piccola Bana, che twittava sotto le bombe, erano diventati  rappresentanti e portavoce  della popolazione aleppina, massacrata da Assad e Putin.

Fonti uniche praticamente,  e affidabili al punto da non essere mai messe in discussione (cosa rara in questo mondo ) .Peccato che nessuno di loro fosse realmente un neutrale o rappresentasse i sentimenti della maggioranza della popolazione di Aleppo.

Bilal ad esempio, un americano convertito al Islam,  fa per sua vocazione l’embedded per i vari gruppi rivoluzionari, Jabat al Nusra,  in testa.

Gode della loro incondizionata fiducia, tanto da poter girare in macchina per la città di  idlib da solo, entrare in casa di Abu Firas al Soury,  ex luogotenente di Obama Ben Laden, e comandante di jabat al nusra (ucciso poco tempo dopo da un drone americano) e intervistarlo

 

Uscire dalla Siria, per recarsi in Qatar come ospite ai think thanks,

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E poi entrare  ad Aleppo, non ancora sotto assedio ovviamente,  ma speranzoso invece di vedere gli uomini dello sceicco Al Muhasayni e i ribelli, vincere la madre di tutte le battaglie e conquistare la città. Speranza che poi si ritorcera’ contro lo stesso Bilal, quando la controffensiva dell’esercito siriano e degli alleati, chiudera definitivamente d’assedio i ribelli, nella parte Est della città.

(in video il clerico Saudita Al Muwasyny,  arringa i combattenti,  trasmettendo loro le ” giuste” motivazioni )

Oltre a Bilal abbiamo imparato a consocere Lina Shamy,  chiamata la pasionaria di yajsh al Islam, da chi è più pratico del conflitto siriano, considerata invece dal resto del mondo, come una coraggiosa ragazza, che con la sua testimonianza,  narrava il mondo delle atrocità che il regime di Assad e I suoi alleati, stavano commettendo e le terribili condizioni che affligevano i cittadini di Aleppo .

Lina Shamy però,  più volte è stata sbugiardata, incominciando dal vizio di gonfiare enormemente le cifre.

Non erano i 250 mila ad Aleppo Est a conti fatti, nemmeno per l ‘Onu, ma circa 140 mila, combattenti inclusi (https://www.almasdarnews.com/article/75-percent-people-east-aleppo-chose-evacuation-government-side-un/)

. Lina si è poi ripetuta in questi giorni,  quando nel  tentativo di sensibilizzare nuovamente il mondo, ai crimini di Assad, ci presentava  100 mila, e poi  150 mila, persone assediate dal cattivo Assad in Wadi al Barada (paese famoso perché sede dell’acquedotto che fornisce Damasco )

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Wadi al Barada, abitanti 3678 sotto controllo jabath fateh al sham (nusra e soci )

Ovviamente Lina , e i suoi  followers, potranno  obbiettare che si riferivano a tutta la vallata, inclusi una  decina di villaggi limitrofi (che non arrivano comunque alla metà della metà di quella cifra ), ma dimenticherebbero nel qualcaso, che all’ esercito interessa soltanto  prendere il controllo dell’aquedotto di Wadi al Barada, che fornisce la capitale siriana, ivi compreso  famiglia di Assad, i membri del governo, i familiari  dei soldati e semplici cittadini inclusi.

Impianto che  secondo la Shamy,  e i suoi ingenui followers, sarebbe stato bombardato dallo stesso regime,  a cui evidentemente l’ acqua fa schifo.

https://mobile.twitter.com/Linashamy/status/813745062450434048

 

 

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Peccato che Lina Shamy,  tanto considerata da  emittenti satellitari globali , quotidiani come il Fatto , attivisti per la pace nostrani, non si sia accorta che  gli stessi ribelli, si postavano felici e gaudenti, dopo la distruzione della struttura,  additando come  motivazione, i  soliti pretesti ritorsivi.

Purtroppo per noi, jnvece,  le televisioni satellitari i giornalisti e gli attivisti, non si accorgono che la Shamy,  direbbe qualsiasi cosa, pur di screditare  la fazione  nemica .

Oltre a Lina, il mondo ha imparato a conoscere Bana, la commovente bambina, che da Aleppo assediata, ci mandava quotidiani tweet, in perfetto inglese,  e ci riproponeva il ritornello del olocausto in corso. Bana, che tra i suoi followers annovera Samantha Power e la scrittrice inglese Rowling, autrice della saga di Harry Potter,  è la figlia di Ghassan,  avvocato,  membro dell’opposizione armata e amico di molti “moderatissimi” combattenti, con i quali ha condiviso i valori, armati, della rivoluzione.

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Nessuno di questi personaggi però,  è mai stato, salvo eccezioni, monitorato per valutare  meglio, l’attendibilità e la neutralità delle loro affermazioni.

Così come colpisce, che il ritornello del genocidio,  sia potuto essere promosso senza  obiezioni. Eppure, non è mai esistito un genocidio,  dove le vittime, scampano alla morte, salendo con le armi personali su pulman messi a disposizione dei carnefici, e prima di lasciare la città,  si prodigassero, per giustiziare  un centinaio di prigionieri (i supposti carnefici appunto) che ancora detenevano. (http://www.liveleak.com/view?i=c21_1482542083) (https://www.almasdarnews.com/article/graphic-18-rebels-massacre-100-hostages-leaving-east-aleppo/)

Ovviamente,  tra le voci strappalacrime e neutrali, non potevano mancare i famosissimi caschi bianchi, che qualcuno vorrebbe premiati con un Nobel per la pace.

Per parlare, a fondo di loro, non basterebbe forse un enciclopedia ma chi prova a contestarne neutralità,  affidabilità e azioni, finisce invece indagato e sospettato di essere un dipendente di governo o televisioni russe.

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Come è successo ad esempio all’attività canadese Eva Bartlett, che in Siria ed a Aleppo, ha trascorso diverso tempo, e che in un intervista in contesto internazionale,  ha profondamente criticato e messo in dubbio, la narrazione mediatica dell’Occidente,  l’attendibilità dei caschi bianchi e la presenza, nel 2016, di Ong internazionali a Aleppo.

Eva è stata pesantemente attaccata dal Mainstream,  con Channel four in testa, dagli orientalisti nostrani come il professor Declich, che l’ha bollata di bugiarda e praticamente da tutti i soggetti che invitano a donare per Aleppo soldi o generi e si propongono come operatori umanitari con contatti locali, da tenere riservati per la loro incolumità.

Soggetti che non rivelano mai l’inidirizzo di una struttura,  un video della loro attività in diretta Facebook e non spiegano come potrebbero  ricevere aiuti materiali e donazioni, e restare al tempo stesso anonimi, dato che  l’entrata di camion pieni di generi umanitari, è sempre soggetta ai controlli nei chekpoint,  che le fazioni armate di qualsiasi lato, attuano nei rispettivi territori.

Eva invece è attaccata per quella testimonianza,  e per l’esempio usato (quello della stessa bambina salvata 3 volte dai White helmets,  che ha catalizzato le attenzioni, aldilà del semplice concetto espresso dalla giovane, e cioè che i White Helmets non sono affidabili neutrali e credibili.

Paradossale che nel tentativo di screditare Eva, il fat checking di Channel Four e i siti di debunker,  si siano invece sconfessati uno con l’altro. Channel four,  con 3 video di  luoghi e momenti diversi, vuole dimostrare l’esistenza di 3 diverse bambine ed esserci 3 differenti salvataggi

(https://www.channel4.com/news/factcheck/factcheck-eva-bartletts-claims-about-syrian-children)

Mentre il Butac, la pagina anti bufale nostrane, con il proprio fat checking,  ci racconta di una bambina, ripresa semplicemente in 3 scatti diversi, scatti che poi i “cattivi” siti spazzatura, e populisti, hano ripreso per mettere in dubbio la narrativa generale,  i  White Helmets e sostanzialmente,   ciò che ci raccontano  (http://www.butac.it/bufala-la-bambina-di-aleppo/).

Praticamente,  la costante è sempre la stessa, se qualcuno si attiene, alla versione del duo Assad/Putin cattivo, con genocidio,  manifestazioni pacifiche e white helmets salvatori, le sue affermazioni si accettano senza troppe storie, giusto per precauzione(visti anche gli errori gia emersi nei primi anni )  l’uso del tempo condizionale nell’articolo.

Se invece qualcun’altro, che  pure si è recato in luogo,  o ci è nato, testimonia una realtà ben differente,  guadagna  stuole di detrattori, indagini ad personam, accuse di essere pagato e seguito di debunker in assetto di guerra alla bufala.

Un’atteggiamento questo dei ricercatori di bufale, che si scioglie come neve al sole, quando Media e attivisti dell’altro schieramento,  ci ripetono ad esempio di “Ultimo Ospedale bombardato”, per la ventesima volta in sei mesi.

Cosa però ancor più antipatica, visto che almeno ufficialmente,  non siamo in guerra contro il governo siriano, è quella di selezionare i testimoni a cui dare spazio e credito.

Raramente qualche voce dall’altro campo, interessa gjornalisti e inviati occidentali.

Ogni tanto qualche autorita’ religiosa in loco,  viene intervistata, probabilmente per dare un idea generale di informazione pluralista, ma è diverso il discorso se sono invece  semplici cittadini siriani,   come ad esempio il medico dei frati maristi Nabil Antaky,

Nabil Antaky , medico dei frati maristi di Aleppo
Nabil Antaky , medico dei frati maristi di Aleppo(http://www.movimentobaseitalia.it/index.php/2016/05/02/aleppo-parla-dott-nabil-antaki-media-occidentali-raccontano-menzogne-fanno-passare-vittime-ribelli-altro-non-terroristi-ci-bombardano-sostengono-pure-lultim/)

Oppure  suore missionatie  argentine, che ad Aleppo vivevano e operavano, ad esprimersi . Chi critica i ribelli e sostiene l’operato dell’esercito siriano è infatti un sostenitore di Assad e del regime, e questa dicotomia pare chiudere ogni discorso e ogni riflessione. Come se dall’altra parte ci fosse un movimento democratico e pacifista , o il semplice considerare la propria vita e il proprio paese, pre guerra,  un paese vivibile e dignitoso, fosse sinonimo di crudeltà e malafede.

 

Eva, inoltre, non è l’unica straniera che dalla propria esperienza in Aleppo e in Siria, ha maturato  tale opinione, l’attrice boliviana Carla Ortiz, anche lei  più volte entrata in Siria, e nella stessa Aleppo lo scorso dicembre,  è giunta a identiche conclusioni.

Come Eva e Carla, anche  Pierre Lecroff, un francese, che ha passato l’intero 2016 in Aleppo, ci ha sempre parlato di ribelli colpevoli di massacri e bombardamenti su zone residenziali,  di propaganda e omissioni dei Media, e faziosità diffusissime.

Pierre Lecroiff in casa di una famiglia nel quartiere governativo di Zhara
Pierre Lecroff in casa di una famiglia nel quartiere governativo di Zhara
Pierre in Aleppo in maggio 2016
Pierre in Aleppo in maggio 2016

In questi casi, le testimonianze, diventano però “Fonti pro regime, quindi non affidabili  probabilmente pagate dalla televisione russa R.T., o da Assad, oppure vengono semplicemente ignorate.

Un atteggiamento,  ovviamente fazioso, e irrispettoso anche dei cittadini, clienti dei giornali, che pagano un canone e delle tasse, volenti o nolenti,  per l’accesso al’informazione,  e che alla fine di ogni legislatura,  dovrebbero consapevolmente esprimersi.

Un modo di fare informazione che, tecnicamente,  si chiama Propaganda,  propaganda bellica e politica.

Per questo motivo in Europa, un breve video e una dichiarazione di Lina Shamy,  compaiono nei giornali e nei telegiornali,  facendo di lei una famosa testimonial, mentre un video live del   giovane italo siriano Abdullah,  che da dicembre viaggiava per Aleppo, filmando e condividendo ciò che vedeva e provava, si cataloga invece come “roba trovata in rete, di dubbia provenienza”, e forse non lo conoscera’ quasi nessuno (Abdullah , giovane italo/siriano, in Aleppo da dicembre https://www.facebook.com/abdullah.badinjki.mi/videos/10212155731636707/?hc_ref=PAGES_TIMELINE).

 

Dedicato alla città di Aleppo :

Isis : nomi e volti del terrore , dall ‘Europa alla Siria andata, e forse ritorno.

Internet è uno strumento dalle potenzialità incredibili.

Isis lo usa in maniera capillare e efficiente per i suoi scopi. I giornalisti hanno imparato a scrivere reportage senza nemmeno più il biosgno di viaggiare e i servizi segreti della Bosnia Herzegovina,  monitorando i video diffusi dallo stato islamico hanno comparato i volti alle persone che risultavano all’estero, per delimitare l’indagine preliminare sui propri,  tanti, cittadini, andati in Siria e Iraq a combattere per lo stato islamico.

Una serie di inchieste , rivelate dal giornale bosniaco Dvevni List, e in parte dall Indipendent e da Wikileaks,  hanno mostrato al grande pubblico volti e nomi  di membri dell Isis europei e portato alla luce legami, e situazioni allarmanti in  Europa, specialmente nei balcani.

Pubblichiamo a seguito un elenco di combattenti,  alcuni dei quali risultano deceduti , altri invece potrebbero tentare ri rientrare in Europa. Sono principalmente cittadini bosniaci, chi  con doppio passaporto austriaco o tedesco, altri  invece  kosovari,  albanesi e serbi mussulmani.

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Nihad berkovic bosniaco di Tusla, partito con la moglie per la Siria nel 2013
Ines mizdic bosniaco, entrato in Turchia con amico nel 2013, comoare come in un filmato agghiacciante
Ines mizdic bosniaco, entrato in Turchia con amico nel 2013, comoare come in un filmato agghiacciante
Jasmin keserovic bosnia
Jasmin keserovic bosnia
Seid kolic bosniaco, morto, trasferitosi in Siria con moglie e coppia di amici, via turchia
Seid kolic bosniaco, morto, trasferitosi in Siria con moglie e coppia di amici, via turchia
Nermin sabic bih
Edin Aliyev  bih
Enes iriskic , Bih, ha portato moglie e 2 bambine, via turchia
Nermin sabic , Bih, ha portato moglie e 3 bambini, via turchia
Enes iriskic moglie e 2 bambine al seguito
Enes iriskic moglie e 2 bambine al seguito
Milar bekic, Bih
Milar bekic, Bih
Mevludin cicvara noto come sostenitore di preicatore wahabita bosniaco Nusret Imanovic, partito don 4 altre persone, risulta morto in Siria
Mevludin cicvara noto come sostenitore di preicatore wahabita bosniaco Nusret Imanovic, partito don 4 altre persone, risulta morto in Siria
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Jasmin hasicic bih
Nermin jahic , sloveno
Nermin jahic , sloveno
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Yusuf selimovic
Abil podbicanin , noto come comandante Abu al Safiyah, bih
Abil podbicanin , noto come comandante Abu al Safiyah, bih
Aeim shaqiri, serbo ei origine albamese, in Siria don moglie e figlie, la figlia ha sposato altro combattente kosovaro
Aeim shaqiri, serbo ei origine albamese, in Siria don moglie e figlie, la figlia ha sposato altro combattente kosovaro
Ridvan hacifi alias Abu Al Muqatil al kosovo, attualmente comandante del battaglione albanese, kosovaro.
Ridvan hacifi alias Abu Al Muqatil al kosovo, attualmente comandante del battaglione albanese, kosovaro.
Almir dachi albanese, es imam, ricercato oer terrorismo dallo stato albanese.
Almir dachi albanese, es imam, ricercato oer terrorismo dallo stato albanese.
Mirza hakiaj montenegrino
Mirza hakiaj montenegrino
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Abu Mohammed Al Bosni, identità sconosciuta, probabilmente nato in Bosnia
Armin Delic, passaporto Bih e Austria
Armin Delic, passaporto Bih e Austria
Alis Dzemailji kosovo
Alis Dzemailji kosovo
Emedin Velic di Sarajevo, Bjh
Emedin Velic di Sarajevo, Bjh
Senad Kobas, Bih, prima di andare in Siria ha passato un periodo in Germania, dove era attivo nella predicazione. Si ritiene fosse anche addestratore militare e intelligence dello Isis
Senad Kobas, Bih, prima di andare in Siria ha passato un periodo in Germania, dove era attivo nella predicazione. Si ritiene fosse anche addestratore militare e intelligence dello Isis
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Sabic, Bih
Emrha foinicija, sospettato di coinvolgimento nell attentato contro l'ambasciata americana a Sarajevo del 2011, morto in attentato suicida in Iraq
Emrha foinicija, sospettato di coinvolgimento nell attentato contro l’ambasciata americana a Sarajevo del 2011, morto in attentato suicida in Iraq

La lista ovviamente è parziale, e l’abbiamo pubblicata per dare un idea del traffico di uomini, e persino famiglie,  dall’Europa alla Siria, e soprattutto per rimarcare quanto abbia fatto presa la dottrina wahabita nei Balcani. Una mentalità,  quella wahabita,  completamente assente nella Yugoslavia pre guerra civile.

Oggi invece, piccoli villaggi della Bosnia rurale, sono talmente impregnati dal wahabismo, da arrivare persino ad affiggere cartelli e slogan pro Isis nei muri.

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Villaggio bosniaco
Villaggio bosniaco.

In Kosovo inoltre la situazione è persino peggiore, è questo è dovuto sia al peso differente che il governo/autorità locale da al fenomeno,  sia le grandi problematiche interne. Sono infatti almeno 5 i campi di addestramento militare dell Isis segnalati, e uno di questi è proprio accanto a una base Nato (http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/07/26/news/isis-il-campo-di-addestramento-in-kosovo-e-a-due-passi-dalla-base-americana-della-nato-1.278544).

I balcani sono inoltre terreno favorevole, oltre che a reclutamento e addestramento, anche per la facilita’ di reperire armi.

Enkeledja Zace, la donna albanese accusata dalla procura antiterrorismo francese di aver fornito l’arma all’attentatore di Nizza, già nota ai carabinieri che – lo scorso anno a Ventimiglia – l’avevano arrestata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, riporta alla mente il sodalizio tra Balcani e terrorismo . Prima di lei, grazie alla maxi operazione “Damasco”, era finito in manette anche l’imam Hussein Bosnic, conosciuto nella comunità wahabita della Bosnia-Erzegovina con il nome di Cheb Bilal, con l’accusa di finanziamento di attività terroristiche, pubblica istigazione, reclutamento e organizzazione di gruppi terroristici.

Liwa Suqur al Quneitra, il manifesto della rivoluzione

Liwa suqur al Quneitra che si traduce in brigata falchi di Quneitra, è una milizia nata nell’omonima regione, composta prevalentemente da abitanti della città di Al Ba’ath .

Fondata da Fadi Al Haj , caduto in combattimento,  questa brigata naque inizialmente con l’intento esclusivo di porteggere la propria comunità.

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Nel 2012 la brigata combatteva con la bandiera della rivoluzione,  e rifiutava la presenza militare dello stato nella città.

Conseguentemente alle voci che giungevano dalla provincia di Dara e dal resto e della Siria, e dalle emittenti televisive satellitari del golfo, infatti, la percezione degli abitanti era di trovare nello stato un nemico.

Non ci volle però molto tempo, alle persone del luogo,  in prevalenza druse, di comprendere la natura della ribellione e la sua natura settaria. La milizia chiese quindi al governo , di essere ammessa tra le forze di difesa nazionale,  che sono quelle forze composte su base locale, da cittadini che decivano di armarsi e difendere la sicurezza della propria comunità.

Nel 2015, il giornalista americano Martin Smith, si recò in Siria per un documentario riguardo alla vita dei siriani nelle zone controllate dal governo di Bashar Assad.

Il giornalista intervisto’ anche il comandante della brigata dei falchi, che racconto’ la loro esperienza e il cambiamento di posizione . Martin Smith fece un valido documentario sul terreno, basato anche su queste prospettive poco note in occidente,  e intervisto’ in luogo l’opposizione storica moderata, quella composta di individui,  che pur pagando negli anni passati un prezzo per la loro attività politica,  non si erano mai sentiti coinvolti nei moti rivoluzionari e nelle brigate rivoluzionarie, falsamente moderate ( http://www.pbs.org/wgbh/frontline/film/inside-assads-syria/).

Questa brigata ha partecipato a tutte le battaglie e sono stati alla testa della lancia fino alla recinzione del Golan occupato. e ha invitato i giovani della zona ad arruolarsi e addestrarsi al combattimento, e Centinaia si sono  uniti al gruppo . La leadership dell’Esercito arabo siriano ha  loro armato con diversi tipi di  Armi, leggere e  pesanti, -compresi i missili anticarro e sistemi di lancio del razzo ( .

 

I Quneitra Falcons hanno partecipato alla guerra contro il terrorismo in Quneitra governatorato, sfruttando la consocenza della zona , sono riusciti a effettuare penetrazioni militari tra le fila dei terroristi, infiltrandosi  al cuore dei loro aree ed effettuando  operazioni di precisione.

Hanno formato una linea di difesa ben fortificata intorno alla città di al-Ba’ath, Khan Arbaneh e le zone sicure Quneitra, e tra le  loro imprese militari annoverano :

– difesa offenisva  dei terroristi su Tel al-Qab’a dal lato della località di Ufania.
– Partecipazione alla liberazione della località di Deir Al-Ads nella campagna Quneitra.
– Blowing e smontaggio di un certo numero di siti terroristici e basi attraverso le fasi intermittenti nel tempo, in base alla loro esperienza nella natura del terreno della battaglia in tutto ciò che è intorno del villaggio di Umm Batina, Mashara e Tel Karum- Jaba .
– eliminazione del  pericoloso terrorista al-Abdo Qarfa’i che ha guidato una cellula terroristica a Kafr Nasij.
– Targeting i gruppi terroristici su una base quotidiana nel villaggio di Mashara, il villaggio di al-Hurriya, il villaggio di Shabta, e al-Hamidiya.
– Assalto villaggio di al-Ajraf, smontaggio e far saltare in aria tane dei terroristi.
– difesa all’offensiva dei gruppi terroristici  ad al-Hamidiya.
– Cogliere cache e munizioni di armi ‘tra cui missili anti-carro di fabbricazione americana.
– Cogliere il villaggio di Rasm al-Baghal nella campagna Quneitra.
– Molte volte hanno resistito un grande attacco terroristico della città di al-Ba’ath, indirizzato e catturati gli attaccanti in un contrattacco sulle loro tane in località al-Samdaniya al-Gharbiya, aiutati da tutti artiglieria, missili e carri armati “.

Una parte di loro si è unita volontariamente all’offensiva su Palmyra.

Come spesso accade però,  i contrasti in  Siria possono insidiarsi ovunque,  anche con alleati o tra comandanti di rispettive fazioni. Nell’ambito di una faida, di nature a noi ignote infatti, Muhammad Aimmud, uno dei comandanti fu assassinato in un agguato alla sua auto.

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Muhammad Aimmud

La storia della sua morte secondo Liwa Suqur al-Quneitra in un post datato 2 agosto, 2015 racconta che  “Muhammad è stato ucciso per mano di un gruppo armato dalle Brigate Ba’ath [un’altra milizia filo-Assad] in  un agguato, mentre  si muoveva da Khan Arnabeh alla città di al-Ba’ath, è stato  colpito nella sua auto con due razzi  RPG e dopodiche sono sopraggiunti spari  di armi automatiche sulla sua auto di fronte agli occhi dei passanti. Sebbene un certo numero di persone abbia immediatamente cercato di fornire un soccorso alla vittima, dopo breve tempo, delle raffiche si  sono scatenate  su queste persone, costringendoli ad allontanarsi.  Il leader del gruppo autore del agguato si chiamava Jaber al-Khalid che agi’ con i  suoi fratelli.  “.

Attualmente comunque i falchi rimangono attivi nella loro regione, lottando quotidianamente contro Jabat al Nusra e alleati, e sono spesso vittime ei raid aerei israeliani, (https://syria.liveuamap.com/en/2016/6-july-syria-airstrikes-by-israel-on-financial-directorate)   che nell’ignoranza e nell’indifferenza dei dipendenti di televisione e giornali, bombardano le postazioni dell’esercito siriano (  https://www.almasdarnews.com/article/israeli-warplanes-strike-syrian-army-al-quneitra/) e non quelle loro confinanti di Al Nusra e Isis che mantiene una  presenza  in sud Daraa.

 

Liwa al Quds, i palestinesi di Aleppo

Liwa al-Quds ( in arabo : لواء القدس ) o la Gerusalemme Brigata è una milizia sunnita di esuli e discendenti palestinesi pro-governo operante in Aleppo , formata nel 2013 dall’ingegnere Muhammad al-Sa’id, si ritiene sia la più nutrita formazione volontaria nella città di Aleppo.

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La Brigata Gerusalemme è formata essenzialmente da abitanti del ex sobborgo di  CampHandarat, e del quartiere gemello di Al Nayrab, anch’esso abitato principalmente da esuli e discendenti palestinesi.

Questa milizia fu creata ad inizio 2013, dopo che i miliziani di varie fazioni islamiste, reclamarono il controllo del distretto di Handarat, e la pretesa di fare di esso zona di guerra.

Questo significava, per i cittadini, fino a quel momento sostanzialmente indifferenti ai moti rivoluzionari, venire amministrati dalle fazioni ribelli, note alla maggioranza degli aleppini più per i furti e le prepotenze che non per il desiderio di giustizia e libertà (aldilà della propaganda confenzionata per le emittenti del golfo e riproposta dai  nostri Media ).

Gli anziani di Camp Handarat, ovvero sia quelle autorità non elettte, ma riconosciute per carisma all’interno della comunità,  chiesero ai ribelli nel 2013, di non stabilirsi nel loro distretto,  ma in tutta risposta,  molti di essi vennero scacciati dalle case, derubati, accusati di non essere ” Bravi sunniti ” e  divennero profughi per la seconda volta, e si rifugiarono soprattutto presso il distretto gemello di Al Nayrab.

L’ingegner Mohammed Al Said divenne il leader del gruppo, che ben presto crebbe,  fino a superare i 4000 membri. Intorno al 2015 anche armeni aleppini, curdi sostenitori del governo e sunniti locali, entrarono nella milizia, preferendola alle milizie Bath, Ndf, eSSNP e del partito comunista .

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La Liwa al quds prese parte a piu di 200 battaglie (http://www.joshualandis.com/blog/overview-of-some-pro-assad-militias/) , incluse le maggiori offensive di Aleppo e provincia. La sua fama iniziò a trapelare a partire dal 2015, a causa della riservatezza imposta inizialmente, per evitare vendette e arresti di quei parenti dei membri,  che vivevano nei settori occupati dall’opposizione.

La Liwa oltre che nei dintorni di Handarat fu posizionata in shejk Lufti e Aziza (2 villaggi della periferia ), intorno al noto edificio del Airforce Intelligence,  teatro della guerra dei tunnel bomb e prima linea per anni nel centro di Aleppo e partecipò alle riuscite offensive per liberare i villaggi di Zhara e  Nubbul e chiudere la rotta di alimentazione attraverso la Castello. I caduti totali della brigata, nell’arco del conflitto superano le 200 unità.

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Essi però non furono attivi soltanto in campo bellico, organizzarono in questi anni in  raccolte fondi, tornei di pallone, diedero assistenza alle vedove e si attivarono per le esigenze di insieme degli abitanti di Al Nayrab

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Il 29/09/2016 finalmente la Brigata Gerusalemme riprese il pieno controllo del quartiere di Handarat, nel frattempo ridotto purtroppo in rovina dal conflitto.  Successivamente, sotto il comando di Mohammed Rafi, il comandante in seconda del gruppo, la brigata conquisto’ il celebre ospedale Al Kindy,  teatro di un assedio e successivo massacro nel 2013 ai danni dei militari siriani che lo difendevano.

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Dopo la liberazione di Camp Handarat e a seguito anche del contributo dato per difendere la città,  il generale russo Konoplienko ha premiato con una medaglia al valore sia l’ingegner Al Said, che il comandante Mohammad Rafi, famoso soprattutto per accompagnare la battaglia sempre in prima linea (http://www.longwarjournal.org/archives/2016/10/russian-influence-evident-in-palestinian-militia-in-syria.php)

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Il 27/11/2016 il comandante Mohammad Rafi,  moriva durante la battaglia per liberare Aleppo est (https://www.almasdarnews.com/article/senior-palestinian-paramilitary-commander-killed-rebel-forces-aleppo/)

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Il comandante Rafi è stato sostituito dal fratello Samer pochi giorni dopo. In questo struggente documentario, sottotitolato in inglese, possiamo ripercorrere le ultime vicende della brigata e del comandante,  e vedere le sue esequie,  pubbliche e seguite da migliaia di uomini e donne, e oggetto del lancio di 3 missili grad contro la processione, da parte dei ribelli in Aleppo Est, che come tutta la città,  era o a consocenza di ora e luogo della processione.

 

 

Qui un documentario di Anna News sulla brigata Gerusalemme,  sotto titolato in italiano da Saker (https://www.youtube.com/watch?v=jcQKM31r0_U)

 

I sopravvissuti di Kuweyris

La storia dei ragazzi assediati alla base di Kurelleis é qualcosa di enorme e commovente.  Quasi ognuno dei 314 soldati liberati, presentava ferite e malattie, al momento della liberazione.
Avevano  passato 35 mesi, con scarsita di luce e acqua, arrivando in certi periodi, a mangiare una volta ogni 2 giorni.
Durante questo supplizio, venivano costantemente attaccati dall Isis.
Rifiutarono , un offerta a consegnarsi e pentirsi,  in cambio salva la vita.
Se fossero stati americani, vedreste sicuramente loro storia in un kolossal di Hollywood, interpretato da alcuni dei migliori attori in circolazione,   Con colonne sonore, e scene struggenti, per  ricordarci quanto questi ragazzi amavano la propria patria, e i propri compagni.
Ma non sono americani, sono siriani, e per giunta leali al loro governo.
Quindi verrano sostanzialmente ignorati dal mondo.

Non da noi comunque,  e dal giornalista italiano Gian Micalessin, che preparò un servizio per il pubblico italiano.

Quelle che seguono sono alcune tra le foto e i video più suggestivi.

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Il tenente Lyhad in posa durante l’assedio, dove ha passato 4 anni della sua vita.

Il servizio curato da Gian Micalessin, in italiano,  che ripercorre la loro drammatica storia

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Il figlio partecipa all’offensiva per liberare il padre assediato nella base

 

Liberazione della base aerea di Kuweyris

 

La liberazione di Kuwayris

Dal maggio 2012 l’aeroporto militare di Kuwayris, fu posto sotto assedio dai gruppi armati ribelli dell’Esercito siriano libero ai quali seguirono poi gli jihadisti dello Stato Islamico[11]. All’interno dell’aeroporto si trovava anche una scuola di aviazione militare con oltre trecento[10][12] allievi ufficiale comandati dal generale Munzer Zammam[11].

Gli assediati bloccati all’interno della base, in oltre due anni, per sopravvivere hanno dovuto contare esclusivamente sulle proprie riserve di farina, sui prodotti in scatola ricorrendo anche alla coltivazione di verdure all’interno del perimetro difensivo[11].

Secondo il generale Zammam dall’inizio dell’assedio la guarnigione aveva subito circa quattrocento attacchi, ma la situazione era nettamente peggiorata quando al posto dei ribelli moderati comparvero gli jihadisti dell’ISIS e gli attacchi si erano protratti anche per quattro giorni consecutivi

L’offensiva e la liberazione :

l 14 settembre 2015, l’Esercito arabo siriano (SAA) – in cooperazione con la Forza Nazionale di Difesa (NDF) e i battaglioni del partito Al-Ba’ath – lanciarono l’offensiva nelle aree sudorientali del governatorato di Aleppo con l’obiettivo di liberare l’Aeroporto militare di Kuwayris dall’assedio dello Stato islamico (ISIS). A questa offensiva seguirono poi altri sforzi nella metà di ottobre per rafforzare il controllo governativo sulla principale strada che giunge ad Aleppo dalla Siria centrale[16]. Oltre a rendere più sicure le linee di comunicazione con i territori a sud nonché per rendere sicure le vie di comunicazione dell’esercito siriano e di interrompere la continuità territoriale dell’ISIS in Siria[17].

A partire dal 15 settembre le forze governative lanciarono l’offensiva lungo il bordo nord-occidentale del lago al-Jaboul ottenendo subito il controllo delle due colline di Tal Tal Na’am e Sab’in, a nord del Lago al-Jaboul[1]. Ciononostante, l’ISIS riuscì a riorganizzarsi e a lanciare un contrattacco riconquistando alcuni dei loro territori perduti. Il 22 settembre, l’intervento dell’aviazione siriana permise di riprendere l’iniziativa e continuare l’avanzata fino a catturare Salihiyah e Tal-Rayman[18].

Il 4 ottobre, le forze aeree russe attaccarono l’ISIS lungo l’autostrada cheporta a Dayr Hafir consentendo alle Cheetah Forcese alla Forza Nazionale di Difesa dell’esercito siriano di entrare nel villaggio di Ayn Sabil[19]. Secondo fonti dell’esercito siriano l’ISIS avrebbe perso oltre 75 combattenti negli attacchi aerei russi[19].

Il 16 ottobre, le forze governative appoggiate anche da milizie volontarie irachene, si scontrarono nuovamente con i miliziani dell’ISIS provocando venticinque caduti. Fu occupata subito la cittadina di Al-Nasiriyah permettendo quindi l’avanzata verso la città di Barayjeh, a soli sette chilometri da Kuweires[20].Il 17 ottobre fu occupata Huwaija[21]. Il giorno successivo proseguì l’avanzata delle forze governative che catturarono, dall’inizio delle operazioni, un totale di cinque villaggi[22].Il 19 ottobre, cadde Bkayze, a circa sette chilometri dalla base aerea e altri due villaggi nei pressi[23].

Il 21 ottobre, le forze governative assunsero il controllo dell’area di Tal Sbi’ein, incluse le aree collinari[24] e due giorni più tardi anche Dakwanah[25], arrivando a quattro chilometri dall’aeroporto[26].

Il 9 novembre cadde la città di Sheikh Ahmad, a soli due chilometri dall’obiettivo ponendo le condizioni per l’assalto finale[27].

Il 10 novembre, l’esercito ruppe l’assedio all’aeroporto di Kuweires dopo tre anni di isolamento[28]. Successivamente, l’esercito prese anche i villaggi di Rasm’ Abboud e Umm Arkileh nei pressi dell’aeroporto[5]. Il giorno seguente i militari, insieme agli alleati, presero anche i villaggi di Jdaydet Arbin e Arbid sempre nelle vicinanze dell’aeroporto[29][30]. Nelle ultime 24 ore di combattimenti intorno all’aeroporto furono uccisi sessanta militanti dell’ISIS, più di venti soldati siriani, tredici iraniani e otto combattenti di Hezbollah[31]. Dopo il ristabilimento dei contatti il presidente siriano Bashar al-Assad telefonò al comandante della base assediata Munzer Zammam per complimentarsi personalmente con il personale della base per l’ostinata resistenza[32].

Il 13 novembre, le forze governative avanzarono di oltre quattro chilometri lungo l’autostrada Aleppo-Raqqa, raggiungendo l’impianto di produzione di sostanze chimiche e prendendo posizione presso la fabbrica Sisako.[33] e il 16 novembre, l’aeroporto fu ufficialmente dichiarato sicuro con la presa del villaggio di Kaskays[3][34].

 

Khalim Gulmurod , addestramento Usa, ex contractor e poi diventato comandante Isis

A former police commander from Tajikistan was featured in an ISIS video recently where he admitted he was trained by the U.S. State Department and former military contractor Blackwater all the way up until last year.


At a Blackwater facility in North Carolina, Col. Gulmurod Khalimov received “counter-terrorism training.”

“From 2003-2014 Colonel Khalimov participated in five counterterrorism training courses in the United States and in Tajikistan, through the Department of State’s Diplomatic Security/Anti-Terrorism Assistance program,” said US State Department spokeswoman Pooja Jhunjhunwala.

According to CNN’s fearmongering report, “The program is intended to train candidates from participating countries in the latest counterterrorism tactics, so they can fight the very kind of militants that Khalimov has now joined.”

In the video he spoke in Russian, giving a speech perfect for a mainstream media report: “Listen, you American pigs, I’ve been to America three times. I saw how you train soldiers to kill Muslims…we will come to your homes and we will kill you.”

What kind of extensive training spans 11 years and what did this person actually learn? Why and how did this person receive Russian training while simultaneously being deeply connected to the U.S.?

If you need more proof that the U.S. government doesn’t have a strategy to deal with ISIS, here it is. It doesn’t get much more blatant than this. The group has captured billions of dollars in American-supplied military equipment, is expanding its territory despite the western world bombing it, and recently leaked documents prove the U.S. predicted — even encouraged — the creation of ISIS. All the while, U.S. trained fighters continue to join the ranks of the ‘Islamic State,’ using weapons that American taxpayers paid for, against other forces equipped with U.S. financed military equipment. Seems legit.
sorgente: https://realitieswatch.com/isis-colonel-was-trained-by-blackwater-and-u-s-state-department-for-11-years/

I ribelli moderati sono come gli elfi, un parto della narrativa anglosassone

Il ribelle moderato in Syria è un Elfo !. Splendida creatura della narrativa anglosassone.
Dopo circa 3 anni di ricerche sui cosidetti  ribelli moderati, e nonostante  la mole di materiale visionato fosse  imponente, trovare un ribelle moderato è stato difficile quanto per un  paleontologo  trovare resti di uno stegosauro .
Non è possibile condensare in unico articolo  tutto il materiale interessante a riguardo , perciò mi limitero’ a illustrare il rapporto del “Ribelle Moderato”, chiamato anche Free syrian army, con il suo parente più prossimo, il membro del Isis (alqaeda non la consideriamo certo un specie separata) .
Il Free syrian army nasce da diserzioni del regime siriano, (militari e politiche ) e da un miscuglio di vecchi opppsitori in esilio, tra i quali chierici wahabity la, cui unica forma di tolleranza è probabilmente riservata al glutine. Questi “vecchie oppositori e i loro referenti turchi e giordani, avvicinarono quanti più ufficiali e soldati possibili, e posero a essi un semplice quesito, ” Vuoi un futuro con noi nel nuovo governo , soldi e rifugio sicuro in Turchia o Giordania per la famiglia, oppure vuoi perdere la testa quando Bashar cadrà ?, Perché come Geddafi, Mubarak e Ben Ali , anche Bashar presto cadrà .”
Il colore della loro bandiera (quella di epoca coloniale), divenne l’ indicatore della loro scelta .
Uno dei più rappresentativi esemplari di codeste creature della narrativa anglosassone e Il colonnello Abdul Jabbar Okkaydy.
Okkaydy è comandante di alto vertice del esercito libero siriano (1) intratteneva ( e intrattiene ) importanti relazioni internazionali, sia con i turchi, che con gli americani. In passato Lo ammirammo in compagnia del ex ambasciatore americano Ford (2), come del emiro Abu Jandal di Isis..Fu con gli uomini del emiro Jandal che ” i Moderati ” conquistarono l aeroporto di Menagh in nord Aleppo, ripreso poi dai curdi nel recente febbraio. Jandal(3) è un simpatico personaggio, oltre a tagliare teste a destra manca infatti, non manco’ di promettere ad Assad che gli avrebbe preso e stuprato e la moglie. (4,5). Okkaydy gentilmente lascio’ ai posteri, in tempi antecedenti i contrasti con gli ex camerati, una dichiarazione di elogio dei fratelli dello stato islamico, che al epoca si addestravano tutti insieme in quel grande parco giochi per “Moderati esportatori di Democrazia”, che è la Turchia, (6,7 ).

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Abdul Okkaydy con l’ambasciatore Usa Ford e a destra con l’emiro Jandal di Isis

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Emiro Abu Jandal di Isis, tratto da un video diffuso su YouTube da Isis

 

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Foto scattata dopo la conquista della base aerea di Menagh a Nord di Aleppo
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Un ribelle intervistato nel 2013

Intorno però alla fine del 2013 Isis iniziò a cullare il desiderio di prendere il potere nelle proprie mani, e litigo cosi con gli ex “fratelli” del fsa, e di Alqaeda. Questa parte della storia è raccontata  dai nostri media come  “Ribelli moderati che combattono isis e Assad”.
Nella realtà, a seconda dei territori, i “cosiddetti moderati”, passarono armi e bagagli con isis, si trasferirono in altri lidi, o combatterono per il territorio. Soprattutto però la logica seguita era la convenienza, ovvero parametri quali   il più forte nel proprio territorio, dove combatte mio fratello maggiore , Chi paga meglio, e chi ha deciso di seguire  il comandante della brigata.
Questi infatti sono tutt’ora i capisaldi di ogni “Moderato”.

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La vera specialità dei ” Moderati ” e invece il saper cambiare di abito per ogni occasione, per il regime finche le cose andavano bene, con l’ occidente quando parlavano alle telecamere della BBC, per Allah quando ascoltavano un sermone del predicatore di turno, in Alqaeda quando vengono scoperti dei massacri, e anche in Isis quando questo torna comodo.
Indiscusso Maestro del ” Moderato trasformismo ” fu Haytam HafIsi

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  Haytam Aflishy con il fratello e la sua brigata fsa

Haytam (o Haytem ) alto comandante del fsa, che come ogni Combattente che si rispetti, non si è fatto mancare la foto con il senatore Pazzo John Maccain,   fb_img_1484765851635   fu’ a capo della cosiddetta 7 divisione fsa, rifiutò in marzo la proposta americana di combattere insieme Isis, adducendo politiche ragioni, quali la necessità di abbattere prima Assad. Lo vediamo in una foto di gruppo con i suoi fedelissimi, tra cui il fratello  sotto le bandiere fsa, un paio di anni prima.
Il fratello , che nella foga dimenticò d coprirsi il volto fb_img_1484765869367 , è tra coloro che catturarono il povero pilota Giordano, poi bruciato vivo. fb_img_1484765837070

Un operazione che tutto il mondo ha visto, che tutti sanno essere di Isis, e avvenne vicino a Raqqa. Avete capito perché si coprono il volto i combattenti Isis…perché sia che siano stranieri, o che siano siriani, hanno spesso qualcosa da nascondere al mondo, e a quelli come Noi che ricercano Elfi.

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