Strage degli innocenti 2.0 ad Aleppo

Una strage di civili innocenti. Senza ‘forse’. Chiara nella sua esecuzione. Certa nelle sue responsabilità.

Attacco terroristico sul convoglio che portava in salvo i civili in fuga dalle città assediate dai miliziani di al-Fu’ah vicino Aleppo. I pullman erano in una area di sosta in attesa di proseguire quando è esplosa una auto imbottita di esplosivo. Secondo la fonte Associated Press, più di 100 persone sono state uccise nell’esplosione. In precedenza l’agenzia aveva riferito  70 morti e 130 feriti.L’attentatore ha fatto esplodere un’autobomba contro la colonna di autobus di sfollati di al-Fu’ah .  L’esplosione è avvenuta nella zona di Rashin controllata dalle bande armate.

Il giorno prima l’esercito governativo aveva fatto un patto con l’opposizione armata ed era stato concordato l’evacuazione di 30 mila abitanti delle città  Zabadani e Madaya circondate dall’esercito siriano. Questa evacuazione era avvenuta regolarmente e senza incidenti . In cambio, le bande armate salafite di al-Nusra, Jaysh al-Fattah, Ahrar al-Sham e Jabhat al-Islamiyah avevano accettato di far uscire dalle cittadine a maggioranza sciita di al Fuya e Krafaya migliaia di persone che tenevano sotto assedio e sotto il costante tiro di mortai e razzi dal 2015.  Ma le bande criminali non hanno tenuto fede alla parola data ed hanno dimostrato ancora una volta la pasta di cui sono fatti.

Questa è la misura della dignità e la lealtà di chi sta distruggendo la Siria.

Quanti attentati deliberati ha fatto l’esercito governativo contro tutto il mondo che cospira? Quanti contro i civili?  Nessuno. Quanti ne hanno fatto dall’altra parte?
Basterebbe questo dato per chiarire la natura degli aggressori.

Molte le domande e soprattutto: gli Usa mostreranno queste terribili immagini alle nazioni Unite? La Francia e la Gran Bretagna chiederanno un intervento? E’ già arrivata la condanna internazionale? Sono pronte le risoluzioni Onu? Le sanzioni contro i paesi che li finanziano sono pronte? Trump davanti a queste immagini come ha fatto in occasione delle vittime dei gas? Ma le bande criminali ancora una volta non hanno tenuto fede alla parola data ed hanno dimostrato ancora una volta la pasta di cui sono fatti.

Non faranno nulla: gli autori di questa ennesima strage, questi vili assassini, sono i candidati che gli USA e l’Europa prevedono di mettere alla guida del paese.

Fonte:http://www.vietatoparlare.it/strage-innocenti-vicino-aleppo-vergognoso-silenzio-della-comunita-internazionale/

Non è stato Assad!

craterIL PROF. POSTOL
Theodore Postol è uno scienziato del MIT di Boston.
In quella che è una delle più importanti Istituzioni di Ricerca del mondo, Postolinsegna Tecnologia e Sicurezza Internazionale; ha lavorato per anni con il Pentagono, è stato consulente della Cia ed ha ricevuto innumerevoli premi scientifici per la sua attività di ricerca nel settore tecno-militare.
Già nel 2013, le sue analisi contribuirono a confutare la teoria dell’Amministrazione Obama secondo cui l’attacco chimico di Goutha alla periferia di Damasco, che produsse centinaia di morti, era stato causato dall’artiglieria siriana di Assad. Attacco che, ricordiamolo, aveva spinto Obama a dichiarare “superata la linea rossa” che apriva all’intervento militare Usa contro la Siria.
Ma proprio le contraddizioni delle informazioni e la non certezza dell’inchiesta, spinsero il Presidente americano a retrocedere e, con l’aiuto della Russia, limitarsi ad imporre al regime di Assad la distruzione del proprio arsenale chimico; distruzione completamente avvenuta, secondo il monitoraggio delle organizzazioni internazionali.
Ora il prof. Postol interviene a confutare nuovamente la Casa Bianca, sul “presunto” attacco chimico a Khan Shaykun, nel nord della Siria nella provincia di Idlib.

Facciamo un passo indietro.

Schermata 2017-04-14 alle 08.56.08IL REPORT DELLA CASA BIANCA
Tre giorni fa l’amministrazione Trump ha reso pubblico un documento di quattro pagine “declassificato” con le“valutazioni inequivocabili”dell’intelligence Usa, secondo cui sarebbe stata l’aviazione siriana ad usare le armi chimiche che hanno causato circa 80 morti e centinaia di feriti. Le immagini dei bambini morti o agonizzanti colpiti dal gas Sarin, hanno scosso l’opinione pubblica mondiale e spinto gli Usa ad attaccare Assad senza alcuna autorizzazione internazionale.

In realtà il documento americano, riportato con enfasi impressionante da tutti i media occidentali, non prova minimamente che l’attacco chimico è stato opera del regime siriano. Lo dice, ma non lo prova.

Nei giorni scorsi persino a noi che non siamo tecnici, quelle quattro pagine sono apparse quantomeno superficiali e dubbie.
Le prove raccolte dagli americani si basano su fotografie satellitari ed intercettazioni (che però non sono mostrate), più una serie di (testuale): “report di social media pro-opposizione” e video open-source”, cioè praticamente filmati presi da internet e materiale fotografico, prodotti ovviamente da chi era sul terreno e aveva agibilità nella zona colpita dal bombardamento.
Bisogna ricordare che la zona interessata non è sotto il controllo di romantici “ribelli moderati”, ma sotto le formazioni mercenarie di Al Qaeda; sono loro ad aver girato i video e fatto circolare immagini che la Cia e i media occidentali hanno preso come base di conclusione.

E noi stessi, avevamo sollevato il dubbio che forse, nessuna Commissione d’Inchiesta internazionale avrebbe preso il documento americano come prova per confermare l’accusa al regime siriano e legittimare un intervento armato.
Ed è esattamente quello che scrive Postol: il documento non fornisce la benché minima prova che il governo siriano sia stata la fonte dell’attacco chimico in Khan Shaykhun. L’unico fatto indiscutibile riportato nel dossier della Casa Bianca è l’affermazione che un attacco chimico di gas nervino si è verificato”.
Postol è categorico: il rapporto della Casa Bianca “non contiene assolutamente alcuna prova che possa indicare chi è stato l’autore di questa atrocità”.

Non solo, ma lo scienziato del MIT va ben oltre e analizza l’immagine che gli americani hanno individuato come prova del bombardamento chimico da parte di un aereo siriano:il famoso “cratere nella strada a nord di Khan Shaykun” con all’interno il presunto resto di bomba che avrebbe rilasciato il Sarin.

Questa immagine riprodotta più volte sulla rete e ripresa sul mainstream, sarebbe per l’intelligence Usa la pistola fumante che inchioda Assad e il suo regime al crimine.
Secondo il documento Usa, “i resti di munizione osservati presso il cratere e la colorazione attorno al punto di impatto sono coerenti con una munizione che si è attivata, ma le strutture più vicine al cratere non hanno subito danni che ci si aspetterebbe da un normale carico ad alto potenziale. Al contrario, hanno subito un danno più coerente con una munizione chimica”.

Schermata 2017-04-14 alle 15.02.24LA BOMBA NON È UNA BOMBA
Secondo il prof. Postol è esattamente il contrario; questa immagine dimostrerebbe che “il rapporto della Casa Bianca contiene conclusioni false e fuorvianti”.

Perché?

Innanzitutto il munizionamento è un tubo apparentemente di 122 mm simile a quelli usati in artiglieria. Nel 2013 furono questi razzi modificati ad essere utilizzati per l’attacco chimico di Goutha. Di certo questo oggetto non ha nulla a che vedere con un bomba d’aereo.
“Il tubo originariamente sigillato nelle due estremità si presenta schiacciato e con un taglio longitudinale (…) Ma la deformazione del manufatto indica che non è stato lanciato dal cielo”.

Se il cratere e la carcassa contenente il Sarin “non sono una messa in scena” ma vere “come ipotizzato nella relazione della Casa Bianca”, allora secondo Postol la munizione è stata quasi certamente messa a terra con un esplosivo detonante esterno su di essa che ha schiacciato il contenitore in modo da disperdere il carico di Sarin”.

Schermata 2017-04-14 alle 08.56.35COME UN TUBO DI DENTIFRICIO
Un’ipotesi, secondo il professore, è che“una lastra di esplosivo ad alto potenziale” sia stata posta “sopra una delle estremità del tubo riempito di sarin e fatta detonare (…) Poiché il Sarin è un gas incomprimibile” con la pressione “ha agito sulle pareti e sull’estremità del tubo causando una fessura lungo la lunghezza e  il cedimento del tappo” Per capire questo meccanismo immaginiamo “dicolpire un tubo di dentifricio con un grande maglio.

La relazione di Postol è poi suffragata da ulteriori prove fotografiche ed un’attenta analisi delle condizioni metereologiche la mattina del presunto attacco chimico. Sorprende che questo report non abbia avuto il benché minimo risalto sui media.

Postol non raggiunge conclusioni politiche. Da scienziato si limita a confutare le “presunte prove” poste da Washington; ma afferma che “nessun analista competente avrebbe omesso che il presunto contenitore di Sarin è stato con forza schiacciato dall’alto, e non è esploso dall’interno”.

NO SIRIANI, NO INCIDENTE. QUINDI?
Se la sua analisi è giusta, quello che si deduce è ancora più sconvolgente.
La versione americana dice che i siriani hanno effettuato un bombardamento chimico. I siriani dicono che loro hanno bombardato con armi convenzionali e che la strage chimica potrebbe essere determinata da gas che i ribelli nascondevano nei magazzini colpiti dalle bombe.
Qui ci troviamo di fronte ad una versione ancora più sconvolgente: non sono stati i siriani e non si è trattato di un incidente. Qualcuno da terra ha volutamente fatto esplodere un contenitore di Sarin, perché colpisse la popolazione civile. 

Questo inoltre spiegherebbe il sostanziale numero limitato di vittime che nel caso di un bombardamento chimico aereo sarebbero state di gran lunga maggiore.

Ma chi può aver fatto questo? Innanzitutto qualcuno che ha completa agibilità della zona. E chi detiene il controllo della zona?

Schermata 2017-04-14 alle 15.23.25IL FRONTE CEDEVA…
Quest’ultima immagine è una cartina operativa del fronte di Hama, risalente al 31 marzo scorso (qualche giorno prima del bombardamento) pubblicata sull’account twitter @PetoLucem.

Come si vede l’offensiva scatenata dai ribelli nelle settimane precedenti era stata neutralizzata e l’esercito siriano non solo aveva riacquistato le posizioni ma stava premendo sulla linea difensiva del nemico in procinto di collassare. La provincia di Idlib, dove è avvenuto la strage chimica, è a circa 100 km più a nord di questo fronte ed è sotto il controllo totale dei gruppi legati ad Al Qaeda.

Perché i siriani, in un momento in cui stavano chiudendo in una sacca i ribelli sfondando le loro linee di difesa, dovevano fare una strage chimica sulla propria popolazione, in un posto sperduto senza alcuna ricaduta militare sul fronte operativo?

O meglio, stante questa situazione, chi aveva interesse a bloccare con qualsiasi mezzo possibile, l’offensiva di Assad scatenando una strage che avrebbe messo sotto accusa il regime e comportato l’intervento internazionale?

E infatti, come avevamo anticipato prima dell’intervento Usa, questo strano bombardamento chimico è servito proprio a colpire Assad e salvare i ribelli di Al Qaeda.

Se le analisi del Prof. Postol sono vere, e non è stata una bomba aerea a sprigionare il gas che ha ammazzato gli innocenti, ci troveremmo di fronte ad una clamorosa false flag.
E questo spiegherebbe perché i russi fin dal primo giorno hanno chiesto l’istituzione di una Commissione indipendente che indagasse su ciò che è realmente accaduto; commissione che americani ed europei si sono rifiutati di creare, convinti, come sempre, che la sola verità possibile sia quella dell’Occidente.

Fonte:http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/04/14/non-e-stato-assad/

“Guerre umanitarie”, la pulizia etnica dei Libici Neri.

Editoriale di Black Star News.

I “ribelli” a Misurata in Libia hanno cacciato l’intera popolazione nera della città, secondo un racconto agghiacciante di «The Wall Street Journal» con il titolo “Città libica lacerata da faida tribale. I “ribelli” ora si trovano in vista della città di Tawergha, a 40 km di distanza, e giurano di ripulirla da tutte le persone di colore, una volta che si impadroniscano della città. Non è questa la perfetta definizione del termine “genocidio”? Secondo l’articolo del «Wall Street Journal», i “ribelli” si riferiscono a se stessi come «la brigata per l’eliminazione degli schiavi, pelle nera». Il giornale cita un comandante ribelle, Ibrahim al-Halbous, all’atto di dichiarare sui libici neri che «dovrebbero fare le valigie,» e che «Tawergha non esiste più, solo Misurata».

Non leggerete un articolo di questo tipo nel «New York Times», che è diventato giornalisticamente corrotto e compromesso come la vecchia «Pravda» dell’era sovietica. Questa rubrica ha insistito fin dall’inizio del conflitto di Libia sul fatto che i “ribelli” hanno abbracciato il razzismo e usato l’accusa che Muammar Gheddafi avesse impiegato mercenari provenienti da altri paesi africani come un pretesto per massacrare i libici neri.
Le prove di pubblico linciaggio di persone di colore sono disponibili online attraverso semplici ricerche di Google o YouTube, anche se il «New York Times» ha completamente ignorato questa storia cruciale. Qualcuno ritiene che se gente di origine africana controllasse gli editoriali del «New York Times» o addirittura le pagine delle notizie una storia così grande e negativa sarebbe stata ignorata?
Se il caso fosse capovolto e i libici neri stessero commettendo pulizia etnica contro i libici non di colore, qualcuno crede che le persone che ora controllano gli editoriali o le pagine di news al «New York Times» ignorerebbero una storia del genere? Evidentemente, non è motivo di fastidio per i guru del «Times» il fatto che i libici neri siano presi specificamente di mira in funzione di una loro liquidazione per via del colore della loro pelle.
Invece il «New York Times» ha altro da fare, come in un recente editoriale che vantava il suo sostegno alla campagna di bombardamenti della NATO, che solo in questa settimana a quanto si riferisce ha ucciso 20 civili. Il «Times» ha anche ignorato l’appello del parlamentare Dennis Kucinich affinché la Corte penale internazionale (CPI) indaghi i comandanti della NATO su possibili crimini di guerra in relazione ai civili libici uccisi.

Il «Times» non può scrivere sulla pulizia etnica dei libici neri e dei migranti da altri paesi africani in quanto diminuirebbe la reputazione dei “ribelli” che il giornale ha pienamente preso sotto le sue amorevoli cure, perfino dopo che la Corte penale internazionale ha pure riferito che anche loro hanno commesso crimini di guerra. Invece, il «Times» si trova a suo agio con la narrazione semplicistica: «Gheddafi cattivo», e «ribelli buoni», a prescindere addirittura dal fatto che il «Wall Street Journal» ha anche riferito che i ribelli sono stati addestrati da ex leader di al-Qa‘ida che erano stati affrancati dalla detenzione statunitense nella Baia di Guantanamo.
Il «New York Times» ha anche del tutto ignorato il piano di pace dell’Unione Africana (UA), che fa appello essenzialmente a un cessate il fuoco, per dei negoziati finalizzati a una costituzione, ed elezioni democratiche, il tutto da far monitorare alla comunità internazionale.
Quindi, cosa possiamo dire del «New York Times» per il fatto di aver ignorato la pulizia etnica dei libici neri da parte dei “ribelli” di Misurata, con l’aiuto della NATO? Questo rende per caso «The New York Times» colpevole della pulizia etnica, in quanto il giornale non solo ignora deliberatamente la storia, ma altresì dipinge falsamente i “ribelli” come salvatori della Libia?
Telefonate al «New York Times» al (212) 556-1234 e domandate del redattore degli Esteri per chiedergli perché il suo giornale non stia riferendo nulla della pulizia etnica dei libici neri.
“Dire la verità per dar forza”.

Fonte: http://www.blackstarnews.com/news/135/ARTICLE/7478/2011-06-21.html.
Traduzione per Megachip a cura di Pino CabrasMelania Turudda.

Disponibile su: http://marionessuno.blogspot.it/2012/06/guerre-umanitarie-la-pulizia-etnica-dei.html

Al Muhaysini , un saudita che comandava decine di migliaia di uomini, tutti moderati quando combattevano in Aleppo…

Come dice il “bravissimo” giornalista Amedeo Ricucci,  nel blog Diariodisiria.com della collega Susan Dabous,  Aleppo è differente da Mosul, perché ad Aleppo c’è l’esercito libero, non Isis (https://diariodisiria.com/2016/11/04/cosa-sta-accadendo-a-mosul-intervista-ad-amedeo-ricucci/)

Fateh Alab, coalizione di 22 fazioni che dovevano liberare Aleppo, foto di agosto/settembre 2016 presente il clerico Saudita Al Muhasini, come comandante di yajsh al fatah
Fateh Alab, coalizione di 22 fazioni che dovevano liberare Aleppo, foto di agosto/settembre 2016 presente il clerico Saudita Al Muhasini, come comandante di yajsh al fatah

Abdullah al-Muhaysini عبد الله المحيسني è un religioso islamico nato aBuraidah, in Arabia Saudita,   con collegamenti con il gruppo terroristico di al-Qaeda . Egli è un giudice religioso del Esercito della conquista (yajsh al fatah) che partecipa alla guerra civile siriana . Ha ricevuto lauree alla Imam Muhammad ibn Saud Islamic University e Umm al-Qura Università . La sua tesi era sul trattamento dei prigionieri di guerra in Islam.

Abdullah al-Muhaysini è arrivato in Siria, dopo che  lo zio Omar Al-Muhaysini vi morì. [1]

Al Muhasayni è un clerico, uno studioso dell ‘Islam wahabita,  che di fatto si pone come ideologo e figura spirituale all’interno dell’opposizione armata.  A.al M. si è reso molto attivo anche nel lavoro di mediazione tra i vari gruppi ribelli,  e di ricucitura di frizioni. Essendo un erudito in materia religiosa, gode del rispetto sia dei combattenti,  incorrettamente definiti ” Moderati”  che degli islamisti.

La sua affiliazione e il suo bagaglio,  anche se tenta di negarlo al pubblico occidentale,  è indubbiamente di matrice Qaedista, nonostante le sue  dichiarazioni di stupore rilasciate in un intervista via skype  al New York Times ( http://www.twitt-book.com/التايمز-المحيسني-يعتبر-نفسه-رمزاً-وط/) .È stato inserito infatti nel maggio 2016 , in una lista di conclamati terroristi.  In realtà lo stupore dovrebbe essere il nostro, visto che ci sono voluti 3 anni per riconsocere quello che era pubblico e manifesto.

A.al M. Era uno studente di Sulayman al Alwan, religioso saudita jhadista, responsabile di aver indottrinato alcune figure chiave del 11 settembre. Muhaysini ha pubblicamente difeso e parlato con affetto di Ayman al Zawahiri, il comandante attuale di Alqaeda. Durante la scissione tra Alqaeda e Isis nel 2013 (i due gruppi operavano in una sorta di conglomerato ), A.M. invitò gli uomini di Isis a disertare verso Jabat al Nusra, che era il troncone siriano di Alqaeda. Nel farlo uso’ anche gli appelli di Abu Qatada e Abu Muhammad al Maqdisi , che sono due altissime figure di Alqaeda detenute in Giordania, Qatada addirittura estradato dalla Gran Bretagna,  per la sua attività di reclutamento e propaganda terrorista, mentre Maqdisi è stato indagato per le sue connessioni con gli attentati di Madridi e vari gruppi jhadisti nel mondo.(http://www.longwarjournal.org/archives/2014/02/pro-al_qaeda_saudi_c.php)

Vero è che A.M. ha cercato almeno fino al 2015, di non farsi inserire ufficialmente nel organigramma di una singola fazione, preferendo fungere invece da padre spirituale dei combattenti,  mediatore e predicatore.  Nel 2015 però Muhaysini era di fatto dentro al circolo interno di Jabat al  nusra, e nel 2016 diverrà una figura fondamentale del nuovo conglomerato yajsh al fatah.

In questi anni la fama del clerico saudita è cresciuta enormemente,  soltanto su twitter conta circa 280mila followers,  mentre in Siria, la sua opera è importantissima all’interno del contesto di questi 3 gruppi

Jabhat al-Nuṣra e Jabhat Fateh al-Sham e Turkistan Islamic Party (Chinese: 突厥斯坦伊斯兰党; TIP) 

Il Fronte al-Nusra fu affiliato ad al-Qāʿida fino al 28 luglio del 2016, giorno in cui al-Jawlani annunciò la scissione tra i due gruppi. Una mossa politica nel tentativo di migliorare l’immagine dei rivoluzionari, che il pubblico occidentale collegava ancora facilmente con gli  autori dei sanguinosi attentati di Newyork, Madrid, Londra, Bali, Daer Salam, Nairobi, Casablanca e di molti altre città.

Al jolani (o al Jawlani ) era stato autorizzato dal comando di Alqaeda in Iraq, del quale faceva parte anche Abu Bakr al-Baghdadi,  di costituire una brigata del gruppo in Siria. I lavori per la costituzione della costola siriana,iniziarono nel ottobre del 2011 e terminarono in gennaio con la nascita di  Jabhat al-Nuṣra li-Ahl al-Shām (“Fronte del soccorso al popolo della Siria”).[8][9]

Non mi dilunghero’ qui sull’evoluzione e la storia del gruppo, basti sapere che nel 2013 Alqaeda entra in rotta con Isis per questione di potere e non di dottrina, e che nel 2015 nasce Yajsh al fatah.  Questa coalizione in breve tempo conquisterà l’intera regione di Idlib , spingendosi al’interno delle regione costiere, delle pianure del Nord Hama, e quasi assediando Aleppo, che di fatto aveva soltanto una rotta di approvvigionamento in mano governativa. Yajsh al fatah sarà la punta di diamante dell’opposizione.

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Jaysh al fatah ovvero l’esercito della conquista o vittoria, è una coalizione formata da 7 gruppi, a cui decine di altri hanno però giurato obbedienza nelle offensive su Idlib, Jisr al Shugur,  Al  Glab pianure, Aleppo.

Le 7 fazioni sono  il Partito Islamico del Turkmenistan,  Jaysh al sunnah, Ainad al Sham, Liwa al Haq, Arhar al sham,  Jabat al Nusra.

Il Partito Islamico del Turkmenistan o  TIP è invece un partito/movimento inserito gia dopo l’11 settembre tra i gruppi considerati terroristi dall’Unione europea. Inizialmente attivo soprattutto in Cina, dove secondo il governo cinese è stato  responsabile di almeno 200 attentati dal 1990 al 2001, oltre a essere il movimento islamista separista Uiguro è affiliato a una rete globale di partiti islamisti di Turkmenistan e Uzbekistan.  Durante la guerra civile siriana, questo movimento,  godendo dei prolungati rapporti con la AKP del presidente turco Erdogan, ha potuto fare emigrare migliaia di uomini, dalle regione più povere di Turkmenistan,  Uzbekistan e della regione cinese degli Uguiri. Essi hanno portato le famiglie al seguito,  all’ interno di un programma di immigrazione settaria pensata per ridisegnare gli equilibri demografici in Siria, specialmente a ridosso del confine con la Turchia. Ovviamente partecipa con migliaia di combattenti stranieri affiliati a Yajsh al fatah,  alla guerra in Siria.

  

Come spiegato il ruolo di Muhaysini è molteplice. Egli da un lato funge da mediatore, esperto di Sharia e quindi autorità religiosa,  dall’altro motiva i Mujhaddein,  gli assiste nel combattimento e li incita. Non si fa mancare nemmeno nell’opera di propaganda all’interno dei campi profughi situati al confine con la Turchia, quelli in cui per capirci, arrivano le donazioni delle varie Onlus, e che sono comandati dalle fazioni estremiste, e usati sia come retrovia sicura e rifugio per i familiari,  sia per reclutare e incitare alla guerra santa. Terribile è infine l’opera che lo sceicco intraprende sui più piccoli. Egli si è preso carico della corretta istruzione islamica nelle aree ribelli, vale a dire quella parte di Aleppo che loro controllano, e la regione di Idlib soprattutto . I bambini in quei luoghi, vanno letteralmente a scuola di guerra, dove imparano che gli infedeli sono cani e che la Jihad è cosa gradita a Dio.

La casa  editrice  islamista turca “Beyaz Minare Kitap” ( libri del Minareto bianco ) ha pubblicato un libro dal titolo lingua turca“Türkistan’dan Şehadete Hicret hikayeleri 1” che contiene le biografie dei combattenti Turkistan Islamic Party insieme alle lodi dei combattenti TIP fatte  Abdullah al-Muhaysini. [31] [32]

Qui vediamo Muhaysini e i combattimenti del partito islamico del Turkmenistan,  dopo una vittoriosa azione mentre portano via 2 soldati prigionieri,  che saranno poi torturati e accompagnati verso l’esecuzione da 2 noti White Helmets e alcuni combattenti di Al Nusra (tanto per chiarire che white helmets,  nusra, TIP, arhar al sham sono tutti settaristi e criminali https://www.liveleak.com/view?i=522_1462924812)

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“campi profughi e bambini, il terreno fertile per il reclutamento dello sceicco Al Muhasayni”

 

Nella narrativa Double standard dei Media e dei politici occidentali,  si puo sentire spesso parlare di campi profughi bombardati e bambini uccisi dalla terribile aviazione del dittatore Bashar Assad,  quello che invece non viene mai raccontato è come questi luoghi e i bambini siano utilizzati come territorio e strumenti per il reclutamento e la propaganda jhadista. Evidentemente non indigna nessuno pensare che i minori e gli adolescenti vengano indottrinati all Islam di natura wahabita,  spinti alla guerra santa e convinti che gli infedeli debbano essere spazzati via dallo Sham (oriente ). Sono gli stessi campi per cui si domandava l’istituzione di una No Fly Zone e per cui si chiedono aiuti umanitari e soldi, facendo leva sulle sofferenze dei più piccoli. Peccato che omettano come in questi campi, i reclutatori sauditi attingano carne da macello per le loro battaglie,  e come non si insegni democrazia e rispetto dei diritti umani, ma precetti religiosi, corretta Jhad e odio verso gli infedeli.

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Potete osservare  il video girato nel campo dai  media di Fatah al Sham e visionare l’articolo di un preparatissimo  Thomas Yoschelin (http://www.longwarjournal.org/archives/2016/04/al-qaeda-linked-cleric-leads-new-recruiting-campaign-for-jihadists-in-syria.php)

 

L’amore per i bambini però del dottor Muhaysini è impagabile, tanto che nel 2014 ha istituito i ” Campi per i cuccioli di Al Aqsa ” dal nome della moschea di Gerusalemme.  In questi campi si fa addestramento fisico , alle armi e indottrinamento religioso.

Anche il partito islamico del Turkmenistan ha i suoi campi, dove i piccoli figli degli emigrati Uiguri e turkmeni,  si iniziano alla guerra e al wahabismo,  così come li possiede la fazione prevalentemente cecena di Jund Al aqsa. Considerando che poi i combattenti sono soliti sposare donne del posto e possedere schiave, ovvero donne di altre confessioni religiose,  prese come schiave e utili per generare comunque futuri soldati, i soldi e le campagne pubblicitarie delle varie associazioni pro Syrian Revolution,  sono ben spesi !(http://www.longwarjournal.org/archives/2015/09/saudi-al-qaeda-cleric-showcases-training-camp-for-children-in-syria.php)

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Differenza tra scuola dello stato siriano e scuola dei ribelli
Differenza tra scuola dello stato siriano e scuola dei ribelli

 

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L’amore per i bambini dello sceicco è secondo forse a quello che il padre spirituale di migliaia di combattenti, covava per la città di Aleppo,  vero oggetto dei suoi desideri. Persino un quotidiano saudita, denunciò lo sceicco per l’afganizzazione della Siria , il reclutamento e l’utilizzo e il plagio di minorenni sauditi suoi paesani, da mandare anche come Kamikaze contro le postazioni governative alle porte di Aleppo. Tutto pur di conquistare la città (http://alnour.com.lb/ar/news/security/2016-07-31_080432/الارهابي-السعودي-عبدالله-المحيسني-يعلن-بدء-غزوة-حلب) (http://www.okaz.com.sa/article/1055282/الرأي/)

 

 

“Aleppo dove non c’è Isis ma l’esercito libero siriano”

Non  mi stancherò mai di citare gli espertissimi giornalisti nostrani, con curriculum da inviati di guerra decennale, nel cercare di informarvi sulla realtà del conflitto siriano.

Parecchi di loro infatti, ancor oggi, sostengono che in Aleppo vi era presente un movimento che lottava contro la tirannia, con l’intento di portare il popolo alle urne e vivere finalmente in libertà e democrazia.

Quale tipo di libertà potessero portare clerici sauditi e comandanti e kamikaze ceceni, supportati da criminali unilateralmente riconosciuti tali, come ad esempio il  gia citato Khaled al Hayyany, è veramente un mistero.

In questo tipo di narrativa più simile a una fiaba dei fratelli Grimm, che alla realtà,  ovviamente non possono trovare spazio le imprese del clerico Muhaysini e delle migliaia di jhadisti,  provenienti da 90 nazioni, che in Aleppo città e periferia, si sono dati appuntamento.

Probabilmente per questi giornalisti,  gli aleppini avrebbero dovuto lasciar loro il controllo della città e accettare come una liberazione,  la conquista della metropoli ad opera di salafiti,  wahabiti e criminali comuni. Personalmente pagherei un viaggio di sola andata a Riad a questi luminari occidentali.

Abdullah al-Muhaysini era gia entrato in Aleppo a cavallo tra il 2013 e il 2014, tanto che nel maggio 2014 lo vediamo impegnato a arringare i combattenti che assaltarono per un mese la prigione centrale

 

 

Questo personaggio che all’epoca tentava ancora di rimettere insieme l’alleanza tra Isis e Alqaeda, si permetteva addirittura di fare appelli ai combattenti dello stato islamico affinche li sostenessero nella battaglia per Aleppo. Non deve sfuggire a nessuno che le posizioni di Isis , dopo la rottura con i ribelli, arrivarono fino a lambire la parte orientale della città,  tant’è che nel 2016 presero la scuola di fanteria della città e tentarono un operazione contro l’esercito siriano nel distretto industriale di Shejk Najar.  Se gli uomini di Al Bagdadi avessero accettato di rinnovare l’alleanza non ci sarebbe nessuna speranza per gli abitanti di Aleppo, stretti tra 2 fuochi.

Muhasayni,  che lancerà anche accuse alle donne alawite di apostasia, legittimando la loro esecuzione sul posto, fu’ davvero vicino al suo sogno di prendere Aleppo (http://jihadology.net/2015/05/12/guest-post-abdullah-al-muheisini-weighs-in-on-killing-of-alawite-women-and-children/)

Verso la fine di luglio infatti, Yajsh al fatah,  dopo aver recuperato le posizioni perse a febbraio , nella provincia ovest (anche grazie alla tregua pretesa dagli Stati Uniti), sferro’ la piu grande offensiva verso la città.

Durante la sola prima fase della battaglia Yajsh al fatah sparò oltre 100 missili elefanth contro la città ( qui potete vedere i video direttamente dal canale del opposizione armata, Orient Tv https://m.youtube.com/watch?v=PlYMuxLaDJU)

Per caricare i combattenti,  questo predicatore,  fece un celebre discorso, paragonabile per la profondità di spirito a quello di un Gengis Khan o di un pirata Barba Rossa. Egli disse che qualunque combattente morto nella grande battaglia di Aleppo, avrebbe avuto da Dio , non solo 72 vergini dolce come il miele, ma anche un eriezione eterna !

 

La prima fase della battaglia fu incoraggiante per i jhadisti, tanto che intorno al 8 agosto,  conquistarono la base di artiglieria,  e il giorno dopo preso l’intero complesso militare di Rasmouse,  comprendente un collegio chiamato degli armamenti e uno del Airforce, dove i cadetti  dell’esercito studiavano, rompendo di fatto l’assedio imposto un mese prima, dei quartieri est. La battaglia in quel settore durò però un mese, e alla fine l’esercito siriano e gli alleati riuscirono a richiudere il varco ed espellere i miliziani dal complesso militare.

Fu tragicomico per me in quei periodi leggere nelle nostre riviste di taglio Internazionale come L’Espresso,  che l’aviazione siriana stava bombardando l’Università (http://video.espresso.repubblica.it/tutti-i-video/siria-aleppo-bombardamenti-contro-edifici-universitari/9065/9159?ref=fbpe)

Evidentemente questi luminati della cronaca, avevano usato il traduttore Google, che traduceva Accademia militare Rasmouse in Facoltà , Università e collegio, e i nomi dei generali che la comandavano in presidi, direttori art. E simili.  Triste che si debba prendere informazioni,  da gente che non sa nemmeno che le università sono chiuse in agosto a Aleppo, che erano tutte sotto controllo governativo, e che il fronte della battaglia,  come riportato da ribelli, media ribelli quali Alyazeera,  siti specializzati come Al  Monitor Middle east o Al Masdar,  fu sempre il distretto di Rasmouse e il complesso mai terminato,  denonimato 1070. , ma questa non è la storia di Al Muhasayni,  è la storia dell’ignoranza dei professionisti dell’informazione (https://www.facebook.com/Division11.Tanks/posts/1119208478159307) (https://www.facebook.com/syrian.reporters/videos/1149492768429628/?hc_ref=NEWSFEED&__tn__=R)(http://www.aljazeera.com/news/2016/08/syria-rebels-storm-military-base-break-aleppo-siege-160806050412958.html)

 

IL bombardamento (uno dei tanti)  effettuato contro il complesso militare denonimato Accademia militare di Rasmouse,  che L’Espresso ha confuso per una università (evidentemente non tutti i traduttori sono ignoranti )

 

Successive battaglie e controffensive nel complesso militare di Rasmouse , che a inizio settembre chiudera di nuovo il corridoio, riassediando la parte Est in mano ai ribelli

 

Tornando al prode condottiero Saudita,  Abdullah al-Muhaysini,  egli in agosto riuscii appunto a entrare in Aleppo, ricongiungendosi con gli altri ribelli presenti, e organizzati nel consorzio Fatah Alab, concernente 22 fazioni (finte moderate e ufficialmente islamiste )

Il clerico gia pregustava di pregare dalla moschea degli omanayidi in Aleppo e vedeva prossimo un ritorno alla Umma.

Infeliciemente per lui e per il codazzo di giornalisti molto liberal con il sedere degli altri, non fu’ così.  Come sapete la Siria e gli alleati, riusciranno poi a scacciare i jhadisti dalla città prima di Natale, salvando cristiani, alawiti, sciiti, drusi e sunniti secolaristi da un oppressione di stampo saudita e da un destino simile a quello dei popoli sottomessi al wahabismo.

Al Muhasayni è stato scacciato, ed è ora impegnato a limitare le lotte intestine che le fazioni ribelli stanno vivendo in Idlib e nel resto di Aleppo sotto il loro controllo. Alqaeda è ancora potente, anche perché sceicchi o emiri, possono morire, ma il loro credo è in espansione, e le loro finanze sono illimitate.

Mentre i nostri eminenti giornalisti, che ci raccontavano una caduta di Aleppo e dell’esercito libero, avrebbero bisogno di una pillola stile Matrix, per guardare in faccia la realtà,  non essendo però disponibile,  continuano a piangere la sconfitta di Al Muhasayni,  e della più forte formazione ribelle in Siria (yajsh al fatah) come la sconfitta della libertà per il popolo siriano.

 

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