La Libia è stata liberata? Da che cosa? Per condurla dove e come?

Malta
Cosa accadrà se le forze di invasione non lasciano la nostra terra? Se l’esercito degli Usa e degli altri rimarrà sulla nostra amata patria? Se le loro aziende e le loro ambasciate rimarranno aperte, la bandiera Americana ben esposta? Rimarremo in silenzio? Potete immaginarlo?
Finalmente “Siamo liberi”.    (Se l’ISIS o l’UE non arriveranno prima!)
Mentre l’instabilità politica e la sicurezza in deterioramento hanno complicato i loro sforzi, gli Usa si impegnano ad addestrare le forze di sicurezza del Paese, forze che, ovviamente, avevano precedentemente distrutto insieme con la Nato.
“Gli Usa, e I loro alleati della Nato costruiscono l’esercito spalleggiatore libico, a spese della Libia. Gli Usa si impegnano ad addestrare le Forze di sicurezza libiche”, dichiara il Dipartimento statunitense della Difesa, aggiungendo che “la Libia sta pagando per l’addestramento, che dovrebbe richiedere otto anni”. Vedete, gli Usa hanno già detto che si prenderanno la loro fetta di torta!

E adesso, a che punto siamo!
Presto potrebbero essere strette altre due catene, l’UE e l’ISIS!
Nel Marzo 2008 Muammar al – Gheddafi prese la parola al summit della Lega araba a Damasco per pronunciare uno dei suoi discorsi.
Tra le altre cose, indirizzò ai capi di Stato un ammonimento profetico, accusandoli di avere avvallato il rovesciamento e la seguente esecuzione di Saddam Hussein. “Una Potenza straniera occupa un Paese arabo e impicca il suo leader mentre noi restiamo a guardare ridendo…”. Gheddafi tuonò: “Il vostro turno arriverà presto!” Il pubblico scoppiò a ridere. Le telecamere inquadrarono in sala il padrone di casa, il Presidente siriano Bashar Al-Assad, mentre sorrideva. Gheddafi proseguì imperterrito: “Perfino voi, gli amici dell’America. Anzi, noi – noi, gli amici dell’America. L’America potrebbe essere d’accordo con la nostra risata, un giorno.” Ci furono ulteriori risate. Chi ride ora?
Quale profezia! Quelli che adesso ridono sono i distruttori di quel Paese, anche se sembra che non saranno loro a ridere per ultimi.
Con l’uccisione sommaria del Col. Gheddafi, almeno due cose sono state rubate al popolo libico . Uno era la giustizia, di dare all’uomo la possibilità di difendersi contro tutte le accuse.                             E in secondo luogo, se trovato colpevole, assicurare che ottenesse una pena adeguata per le sue azioni dopo, naturalmente, avere assicurato una corretta valutazione, con un bilancio veritiero e completo delle sue (non quello che gli altri hanno fatto in suo nome) normative amministrative e dei risultati per il suo paese. Sono sicuro che ogni libico onesto, sincero e amante del suo paese, avrebbe senza dubbio voluto questo. Ma è stata negata al popolo libico!
Dopo tutto, non è questo che la presuntuosa e ipocrita ECHR predica costantemente, mentre guarda comodamente dall’altra parte quando i suoi indesiderabili vengono assassinati.
Molto probabilmente, voi pensate di sapere il motivo per cui gli Stati Uniti e i paesi occidentali invasero e la Libia e Gheddafi. O credete alla menzogna che la popolazione libica si sia rivoltata contro il regime di Gheddafi. O pensate che la ragione fosse il petrolio! In ogni caso, è con queste spiegazioni che ci hanno foraggiati. E non sono la verità! La copertura delle notizie da parte dei media occidentali è stato semplificata e fuorviante.
Gli USA e la NATO avevano già distrutto la maggior parte delle infrastrutture di Iraq e Afghanistan prima di mettere gli occhi sulla Libia. Così, che cosa sta realmente succedendo e chi vogliono prendere in giro?
Le potenze occidentali hanno fomentato la ribellione contro Gheddafi e la hanno sostenuta attraverso la NATO e le Nazioni Unite. Volevano sbarazzarsi di Gheddafi e lo hanno rimosso dal potere.
Forse Gheddafi era lontano dalla perfezione (chi non lo è?) Ma, certamente, ebbe una visione di grandezza per la Libia e l’Africa. Anche se la sua logica di base era semplice, il suo piano avrebbe palesemente mostrato la vulnerabilità delle potenze occidentali. Gheddafi ha fronteggiato il loro potere. Ha affrontato lo status quo degli “Imperi”. Ha chiesto una maggiore potenza per i paesi africani, nonché una maggiore potenza per i paesi più piccoli della Nazioni Unite. Ha proposto e ha insistito su un nuovo modo di procedere che avrebbe ridotto la capacità di uno o pochi paesi a dominare il mondo.
Questo è il punto. Il popolo libico ha avuto il più alto tenore di vita di una nazione africana (lo so, ero lì), ma Gheddafi ha smesso di accettare banconote della Federal Reserve ed euro per il suo petrolio e ha chiesto di essere pagato in oro. Ha quindi cercato di ritirare il suo oro dalle casseforti a Londra e New York. Non era una cosa che Rothschild, oppure qualsiasi altro paese capitalistico occidentale, avrebbero  permesso che accadesse.                                                                                          Aveva così intenzione di sostenere il dinaro d’oro e aveva accordi con altre nazioni in Africa di basare i loro interscambi sul dinaro, piuttosto che l’euro o il dollaro. Il suo unico errore fu parlarne con altri leader troppo presto. Avrebbe dovuto farlo e basta! Tuttavia, credo che l’errore più grande che ha fatto sia stato quello di avvicinarsi amichevole ad alcuni politici occidentali, confidando in personaggi perfidi come Sarkozy (chiedetegli del sostegno di Gheddafi verso la sua campagna elettorale e sul ruolo determinante del suo paese nella sua cacciata e uccisione), per citare un esempio.
Quanto sono male informati, come ad esempio Anthony Manduca, che ha definito l’era Gheddafi come “una brutale dittatura di 42 anni”. La Libia è stata devastata. Tutti i progressi economici ottenuti durante 42 anni di potere di Gheddafi sono stati buttati via e sono seguite  la morte, la violenza, la miseria, il caos … ciò che ora è la Libia. Robert Gates, l’allora segretario alla Difesa, ha dichiarato che solo un pazzo avrebbe rovesciato Gheddafi. Ma, amico mio, bisogna sapere che l’avidità non ha limiti!
Spodestare Gheddafi non è stata opera solo degli statunitensi. Non avevano cercato invano di ucciderlo all’inizio bombardando la sua capitale, Tripoli? Era ben voluto dal suo popolo. Sapevate come era la Libia prima di Gheddafi? Ma questa è un’altra cosa. I suoi problemi li aveva con i cartelli bancari internazionali, che hanno usato i loro tirapiedi per sistemarlo. Ucciderlo ha aiutato la gente comune di qualche Paese? La guerra in Libia è stata una battaglia per l’Africa!
Per non commettere errori bisogna capire che una volta sconfitti Gheddafi e la rivoluzione libica da parte di questo conglomerato opportunistico di reazionari e razzisti, le forze progressiste di tutto il mondo e il progetto panafricano hanno subito una grande sconfitta e una battuta d’arresto. Quando i bombardamenti alleati della Libia iniziarono nel 2011, l’amministrazione Obama respinse un’offerta di Muammar Gheddafi per avviare negoziati, per abdicare e persino per accettare l’esilio dalla Libia, (egli ritirò perfino le sue forze da diverse città libiche, come segno di buona fede), come testimonia un ex ufficiale di Marina degli Stati Uniti, il quale affermò di essere stato predisposto a gestire la vicenda.
Al contrario gli Usa decisero di fornire armi ai “ribelli”, cioè alle milizie locali libiche affiliate ad Al Qaida e alla Fratellanza musulmana. Così si è consumato l’apice dell’ipocrisia occidentale.
Mustafa Abdul Jalil-, un ex alto funzionario del regime di Gheddafi, aveva dichiarato che i poteri che appoggiavano i ribelli avrebbero ricevuto un accesso preferenziale alla risorse petrolifere della Libia. “I nostri amici che sostengono questa rivoluzione avranno le migliori occasioni nei contratti futuri in Libia“, ha detto. Un altro motivo per l’Occidente di raccogliere i suoi guadagni illeciti (ottenuti con la morte). Molto probabilmente, la loro debolezza li terrà in un continuo stato di servitù, se non la schiavitù, agli imperi dominanti! Nessuno dei paesi che hanno partecipato agli attacchi illegali Libia ha mai avuto a cuore il popolo libico. La loro unica preoccupazione era il ‘commercio’ e il ‘commercio’, in altre parole significa: ‘Quanto grande sarà la mia fetta di torta dopo la rimozione di Gheddafi e la disintegrazione della Libia?’ Gli Stati Uniti possono continuare a guidare l’operazione dalle retrovie in modo efficace, sollecitando gli europei a sostenere un onere commisurato ai loro interessi.
Mentre gli occhi del mondo sono sulla lotta contro l’ISIS in Iraq e in Siria, un altro problema molto reale è ora la Libia, un paese nel caos, per dirla con leggerezza.                                                                           Siamo tutti ancora in attesa che si realizzi la previsione di Manduca, che “il mondo sarà sicuramente un posto migliore senza di Gheddafi” e che vi saranno “buone notizie per Malta!”
Tutto quello che so è che la questione Libia è un cattivo presagio e che l’eliminazione di Gheddafi è stata la più grande tragedia per l’Occidente.
Lo spirito di Gheddafi non deve mai morire!
“Il nome di ‘riforma’ copre semplicemente ciò che cela un processo di furto del patrimonio nazionale”.
Aleksandr Solzhenitsyn
Traduzione di Andrea B. per civg.it

La Libia è stata liberata? Da che cosa? Per condurla dove e come?

Malta

Cosa accadrà se le forze di invasione non lasciano la nostra terra? Se l’esercito degli Usa e degli altri rimarrà sulla nostra amata patria? Se le loro aziende e le loro ambasciate rimarranno aperte, la bandiera Americana ben esposta? Rimarremo in silenzio? Potete immaginarlo?

Muqtada al Sadr

 

 

Finalmente “Siamo liberi”.    (Se l’ISIS o l’UE non arriveranno prima!)

Mentre l’instabilità politica e la sicurezza in deterioramento hanno complicato i loro sforzi, gli Usa si impegnano ad addestrare le forze di sicurezza del Paese, forze che, ovviamente, avevano precedentemente distrutto insieme con la Nato.

“Gli Usa, e I loro alleati della Nato costruiscono l’esercito spalleggiatore libico, a spese della Libia. Gli Usa si impegnano ad addestrare le Forze di sicurezza libiche”, dichiara il Dipartimento statunitense della Difesa, aggiungendo che “la Libia sta pagando per l’addestramento, che dovrebbe richiedere otto anni”. Vedete, gli Usa hanno già detto che si prenderanno la loro fetta di torta!

 

E adesso, a che punto siamo!

Presto potrebbero essere strette altre due catene, l’UE e l’ISIS!

Nel Marzo 2008 Muammar al – Gheddafi prese la parola al summit della Lega araba a Damasco per pronunciare uno dei suoi discorsi.

Tra le altre cose, indirizzò ai capi di Stato un ammonimento profetico, accusandoli di avere avvallato il rovesciamento e la seguente esecuzione di Saddam Hussein. “Una Potenza straniera occupa un Paese arabo e impicca il suo leader mentre noi restiamo a guardare ridendo…”. Gheddafi tuonò: “Il vostro turno arriverà presto!” Il pubblico scoppiò a ridere. Le telecamere inquadrarono in sala il padrone di casa, il Presidente siriano Bashar Al-Assad, mentre sorrideva. Gheddafi proseguì imperterrito: “Perfino voi, gli amici dell’America. Anzi, noi – noi, gli amici dell’America. L’America potrebbe essere d’accordo con la nostra risata, un giorno.” Ci furono ulteriori risate. Chi ride ora?

Quale profezia! Quelli che adesso ridono sono i distruttori di quel Paese, anche se sembra che non saranno loro a ridere per ultimi.

Con l’uccisione sommaria del Col. Gheddafi, almeno due cose sono state rubate al popolo libico . Uno era la giustizia, di dare all’uomo la possibilità di difendersi contro tutte le accuse.                             E in secondo luogo, se trovato colpevole, assicurare che ottenesse una pena adeguata per le sue azioni dopo, naturalmente, avere assicurato una corretta valutazione, con un bilancio veritiero e completo delle sue (non quello che gli altri hanno fatto in suo nome) normative amministrative e dei risultati per il suo paese. Sono sicuro che ogni libico onesto, sincero e amante del suo paese, avrebbe senza dubbio voluto questo. Ma è stata negata al popolo libico!

Dopo tutto, non è questo che la presuntuosa e ipocrita ECHR predica costantemente, mentre guarda comodamente dall’altra parte quando i suoi indesiderabili vengono assassinati.

Molto probabilmente, voi pensate di sapere il motivo per cui gli Stati Uniti e i paesi occidentali invasero e la Libia e Gheddafi. O credete alla menzogna che la popolazione libica si sia rivoltata contro il regime di Gheddafi. O pensate che la ragione fosse il petrolio! In ogni caso, è con queste spiegazioni che ci hanno foraggiati. E non sono la verità! La copertura delle notizie da parte dei media occidentali è stato semplificata e fuorviante.

Gli USA e la NATO avevano già distrutto la maggior parte delle infrastrutture di Iraq e Afghanistan prima di mettere gli occhi sulla Libia. Così, che cosa sta realmente succedendo e chi vogliono prendere in giro?

Le potenze occidentali hanno fomentato la ribellione contro Gheddafi e la hanno sostenuta attraverso la NATO e le Nazioni Unite. Volevano sbarazzarsi di Gheddafi e lo hanno rimosso dal potere.

Forse Gheddafi era lontano dalla perfezione (chi non lo è?) Ma, certamente, ebbe una visione di grandezza per la Libia e l’Africa. Anche se la sua logica di base era semplice, il suo piano avrebbe palesemente mostrato la vulnerabilità delle potenze occidentali. Gheddafi ha fronteggiato il loro potere. Ha affrontato lo status quo degli “Imperi”. Ha chiesto una maggiore potenza per i paesi africani, nonché una maggiore potenza per i paesi più piccoli della Nazioni Unite. Ha proposto e ha insistito su un nuovo modo di procedere che avrebbe ridotto la capacità di uno o pochi paesi a dominare il mondo.

Questo è il punto. Il popolo libico ha avuto il più alto tenore di vita di una nazione africana (lo so, ero lì), ma Gheddafi ha smesso di accettare banconote della Federal Reserve ed euro per il suo petrolio e ha chiesto di essere pagato in oro. Ha quindi cercato di ritirare il suo oro dalle casseforti a Londra e New York. Non era una cosa che Rothschild, oppure qualsiasi altro paese capitalistico occidentale, avrebbero  permesso che accadesse.                                                                                          Aveva così intenzione di sostenere il dinaro d’oro e aveva accordi con altre nazioni in Africa di basare i loro interscambi sul dinaro, piuttosto che l’euro o il dollaro. Il suo unico errore fu parlarne con altri leader troppo presto. Avrebbe dovuto farlo e basta! Tuttavia, credo che l’errore più grande che ha fatto sia stato quello di avvicinarsi amichevole ad alcuni politici occidentali, confidando in personaggi perfidi come Sarkozy (chiedetegli del sostegno di Gheddafi verso la sua campagna elettorale e sul ruolo determinante del suo paese nella sua cacciata e uccisione), per citare un esempio.

Quanto sono male informati, come ad esempio Anthony Manduca, che ha definito l’era Gheddafi come “una brutale dittatura di 42 anni”. La Libia è stata devastata. Tutti i progressi economici ottenuti durante 42 anni di potere di Gheddafi sono stati buttati via e sono seguite  la morte, la violenza, la miseria, il caos … ciò che ora è la Libia. Robert Gates, l’allora segretario alla Difesa, ha dichiarato che solo un pazzo avrebbe rovesciato Gheddafi. Ma, amico mio, bisogna sapere che l’avidità non ha limiti!

Spodestare Gheddafi non è stata opera solo degli statunitensi. Non avevano cercato invano di ucciderlo all’inizio bombardando la sua capitale, Tripoli? Era ben voluto dal suo popolo. Sapevate come era la Libia prima di Gheddafi? Ma questa è un’altra cosa. I suoi problemi li aveva con i cartelli bancari internazionali, che hanno usato i loro tirapiedi per sistemarlo. Ucciderlo ha aiutato la gente comune di qualche Paese? La guerra in Libia è stata una battaglia per l’Africa!

Per non commettere errori bisogna capire che una volta sconfitti Gheddafi e la rivoluzione libica da parte di questo conglomerato opportunistico di reazionari e razzisti, le forze progressiste di tutto il mondo e il progetto panafricano hanno subito una grande sconfitta e una battuta d’arresto. Quando i bombardamenti alleati della Libia iniziarono nel 2011, l’amministrazione Obama respinse un’offerta di Muammar Gheddafi per avviare negoziati, per abdicare e persino per accettare l’esilio dalla Libia, (egli ritirò perfino le sue forze da diverse città libiche, come segno di buona fede), come testimonia un ex ufficiale di Marina degli Stati Uniti, il quale affermò di essere stato predisposto a gestire la vicenda.

Al contrario gli Usa decisero di fornire armi ai “ribelli”, cioè alle milizie locali libiche affiliate ad Al Qaida e alla Fratellanza musulmana. Così si è consumato l’apice dell’ipocrisia occidentale.

Mustafa Abdul Jalil-, un ex alto funzionario del regime di Gheddafi, aveva dichiarato che i poteri che appoggiavano i ribelli avrebbero ricevuto un accesso preferenziale alla risorse petrolifere della Libia. “I nostri amici che sostengono questa rivoluzione avranno le migliori occasioni nei contratti futuri in Libia“, ha detto. Un altro motivo per l’Occidente di raccogliere i suoi guadagni illeciti (ottenuti con la morte). Molto probabilmente, la loro debolezza li terrà in un continuo stato di servitù, se non la schiavitù, agli imperi dominanti! Nessuno dei paesi che hanno partecipato agli attacchi illegali Libia ha mai avuto a cuore il popolo libico. La loro unica preoccupazione era il ‘commercio’ e il ‘commercio’, in altre parole significa: ‘Quanto grande sarà la mia fetta di torta dopo la rimozione di Gheddafi e la disintegrazione della Libia?’ Gli Stati Uniti possono continuare a guidare l’operazione dalle retrovie in modo efficace, sollecitando gli europei a sostenere un onere commisurato ai loro interessi.

Mentre gli occhi del mondo sono sulla lotta contro l’ISIS in Iraq e in Siria, un altro problema molto reale è ora la Libia, un paese nel caos, per dirla con leggerezza.                                                                           Siamo tutti ancora in attesa che si realizzi la previsione di Manduca, che “il mondo sarà sicuramente un posto migliore senza di Gheddafi” e che vi saranno “buone notizie per Malta!”

Tutto quello che so è che la questione Libia è un cattivo presagio e che l’eliminazione di Gheddafi è stata la più grande tragedia per l’Occidente.

Lo spirito di Gheddafi non deve mai morire!

 

“Il nome di ‘riforma’ copre semplicemente ciò che cela un processo di furto del patrimonio nazionale”.

Aleksandr Solzhenitsyn

Traduzione di Andrea B. per civg.it

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_multicategories&view=article&id=612:la-libia-e-stata-liberata-da-che-cosa-per-condurla-dove-e-come&catid=25&Itemid=139

Accordi Italia-Libia, a un incontro del 2017 con gli 007 italiani c’era anche il boss libico Bija

Un’inchiesta esclusiva di ‘Avvenire’ mostra come nella trattativa Italia-Libia aperta nel 2017 per fermate i flussi migratori verso il nostro Paese i funzionari del governo italiano abbiano trattato anche con un pericoloso criminale, che già l’Onu aveva indicato come un boss mafioso libico, e trafficante di esseri umani.

4 ottobre 2019 12:26  di Annalisa Cangem
Uno scoop di ‘Avvenire’ mostra come, nel 2017, ci sia stato un incontro tra le autorità italiane e i libici per trovare un accordo sulle partenze dei migranti, al quale ha preso parte anche un noto trafficante di esseri umani, Abd al-Rahman al-Milad, conosciuto come Bija, entrato indisturbato nel Cara di Mineo, in Sicilia. L’incontro è avvenuto l’11 maggio 2017, in un momento in cui l’Italia – Minniti era il ministro degli Interni – stava discutendo con la Libia per arrivare a un accordo con il quale bloccare il flusso dei migranti verso il nostro Paese. ‘Avvenire’ ha pubblicato le foto della trattativa segreta, e nelle immagini, ottenute da una fonte ufficiale, si vede chiaramente Bija, seduto al tavolo.

Alla riunione, come spiega il quotidiano, c’erano “Anche delegati nordafricani di alcune agenzie umanitarie internazionali, probabilmente ignare di trovarsi seduti a fianco di un signore della guerra dedito alle violazioni dei diritti umani”. Anche all’epoca della trattativa il nome di Bija era famoso, e i dei suoi crimini si era occupata anche la stampa internazionale. Ma in quell’occasione venne presentato come ‘uno dei comandanti della Guardia costiera della Libia: “Sembra impossibile che le autorità italiane non sapessero chi era l’uomo seduto al tavolo dello strano convegno. Diversi mesi prima del suo arrivo in Italia, era finito nel mirino di una raffica di inchieste giornalistiche”, scrive Nello Scavo.

Il 14 febbraio 2017 The Times aveva pubblicato un video in cui si vede un uomo in divisa mimetica picchiare selvaggiamente un gruppo di migranti su un gommone. Ripreso di spalle, il miliziano appare con una menomazione alla mano destra, che fa pensare a quella di Bija, che durante i combattimenti contro Gheddafi del 2011 aveva perso alcune dita. Il 20 febbraio la giornalista italiana Nancy Porsia ha pubblicato un reportage in inglese per Trt World, proseguendo un’inchiesta apparsa già il 6 gennaio in italiano su ‘TPI’, in cui racconta che “Bija lavora sotto la protezione di Al Qasseb, nom de guerre di Mohamed Khushlaf, che è a capo del dipartimento di sicurezza della raffineria di Zawiyah. Supportato da suo cugino e avvocato Walid Khushlaf, Al Qasseb esercita il controllo totale sulla raffineria e sul porto di Zawiyah. I cugini Khushlaf fanno parte della potente tribù Abu Hamyra, così come Al Bija”. E altri articoli che parlavano del pericoloso trafficante furono pubblicati su ‘Il Messaggero’, ‘Il Mattino’, ‘la Repubblica’ e ‘l’Espresso’. E ancora nel 2016, ‘Panorama’ e ‘Il Giornale’ indicarono Abdou Rahman come uomo chiave del traffico di esseri umani. Di lui scrissero anche Francesca Mannocchi per l’Espresso, Sergio Scandura per Radio Radicale e altre testate estere.

Ma sono le stesse Nazioni Unite a scrivere in un rapporto che Bija è un boss a capo di una vera e propria cupola criminale, attiva nell’area di Zawyah, in Libia. Lo riconosce persino un migrante ospite della struttura, che commenta allarmato: “Mafia Libia, mafia Libia”.

Come ha spiegato la fonte, durante l’incontro Bija ascolta e prende appunti, e poi rivolge ai funzionari italiani alcune domande: “Quanto vi paga il governo italiano per ospitare ogni migrante qui? Quanto costa annualmente il Cara di Mineo?”. I libici presenti spiegano che ‘modello Mineo’, dal cui centro sono passati in questi anni oltre 30mila migranti, può essere trasferito anche in Libia, e che l’Italia potrebbe finanziare la costruzione di strutture simili per migranti in tutto il Paese. Di lì a poco sarebbe iniziata la campagna contro le ong e l’Italia e l’Europa iniziano a collaborare per la realizzazione di campi di raccolta in Libia.

Dopo l’inchiesta del quotidiano Riccardo Magi, deputato di +Europa su Facebook annuncia “un’interpellanza urgente per conoscere la composizione della delegazione italiana, gli obiettivi dell’incontro e quali contatti intrattengano le autorità italiane con con questo noto boss della mafia libica condannato dall’Onu. A fronte di queste clamorose rivelazioni – sottolinea Magi – è ancora più urgente istituire una commissione di inchiesta sugli accordi Italia-Libia, come ho chiesto attraverso una proposta di legge depositata lo scorso febbraio”.

Dopo lo scoop di ‘Avvenire’ interviene anche Matteo Orfini (Pd): “Ricordate quando tutti accusavano le ong di trattare coi trafficanti libici? Non solo non era vero, ma un’inchiesta di Nello Scavo oggi dimostra che a farlo davvero erano i servizi italiani. Una vergogna che rende ancora più urgente l’istituzione di una commissione d’inchiesta”.

“La straordinaria inchiesta di Nello Scavo pubblicata oggi sul quotidiano Avvenire rivela uno scenario tanto clamoroso quanto grave. La collaborazione che emerge tra il nostro governo e uno dei peggiori esponenti di quella criminalità libica che in questi anni è alla testa di una organizzazione dedita tanto al traffico di esseri umani che alla loro cattura, responsabile di torture e violenze indicibili, è assolutamente scandalosa”, dice Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu . “Ciò che abbiamo sempre denunciato rispetto alla cosiddetta ‘guardia costiera libica’ si conferma ancora una volta. E si conferma la necessità di chiudere la pagina vergognosa degli accordi con la Libia, in particolare in tema di politiche migratorie e di sostegno alla cosiddetta “guardia costiera libica. Per questo oltre a presentare nelle prossime ore ogni strumento di indagine parlamentare per chiedere al governo di fare luce sui fatti riportati nell’inchiesta di Avvenire, torniamo a porre la necessità, a questo punto non rinviabile, di istituire una Commissione di Inchiesta Parlamentare su tutte le vicende che circondano questa vergognosa pagina della nostra storia recente”.

Preso da: https://www.fanpage.it/politica/accordi-italia-libia-a-un-incontro-del-2017-con-gli-007-italiani-cera-anche-il-boss-libico-bija/

I gruppi armati di Misurata stanno militarizzando Sirte

2 ottiobre 2019.
Di Vanessa Tomassini.

Dopo essere rimasta fuori dal conflitto per circa sei mesi e nonostante il sindaco abbia più volte preso le distanze dalla lotta politica, la città di Sirte viene coinvolta pesantemente nella guerra a Tripoli. Il comandante della regione centro-occidentale, il misuratino Mohammed el-Haddad, ha incaricato Abdullah al-Naas, di proteggere la città che ha dato i natali al colonnello Muammar Gheddafi. All’inizio delle operazioni militari nella capitale da parte del Libyan National Army (LNA), sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar, al-Naas ha chiesto agli anziani di Misurata di emettere un comunicato di condanna contro l’esercito orientale. Tuttavia il Consiglio, composto da 28 tribù, si è rifiutato in quanto gli anziani non potevano schierarsi contro i loro figli che hanno scelto di arruolarsi con l’esercito di Haftar. Molti giovani di Sirte, compresi i sostenitori del precedente regime, hanno scelto di schierarsi con l’LNA vedendo in esso la possibilità di recuperare quanto andato perduto nel 2011.

L’area del Golfo della Sirte, che si estende da Sirte a ovest a Sidi Abdelati, a circa sessanta chilometri a nord di Ajdabiya, è nelle mani dell’LNA. La sala operativa di Ras Lanuf è composta per l’80% da giovani di Sirte, mentre la sicurezza della città è affidata alla Sirte Security and Protection Force che comprende al suo interno gruppi di Misurata che hanno partecipato all’operazione al-Bunian al-Marsus; la milizia Burkey di Hussein al-Furjani, rifugiatasi a Sirte dopo la sconfitta a Tripoli da parte delle milizie Gnewa e i Rivoluzioni del 17 febbraio; e la Benghazi Defense Brigades (BDB), nota anche come Saraya Defense Benghazi, che nel 2016 iniziò la sua marcia su Bengasi chiamata “Operazione Vulcano di Rabbia”, stesso appellativo usato da Serraj per la controffensiva a Tripoli attuale. Il gruppo fu costretto a fermarsi ad Agedabia. Misurata continua ad usare Sirte ed in particolare al-Bunian al-Marsus, che ha portato alla cacciata di Daesh da Sirte nel 2016, come un modo per pulire la propria immagine e prendere le distanze dai movimenti terroristici, tuttavia sia le BDB che la milizia Burkey sono note per i loro collegamenti con al-Qaeda.
Ci sono diversi segnali che Misurata stia militarizzando Sirte per usarla come piattaforma per condurre e preparare attacchi contro l’LNA. Ibrahim Jidhran, l’ex capo delle Petroleum Facility Guards, insieme con le BDB, ha lanciato un attacco su tre assi a giugno dell’anno scorso alla Mezzaluna Petrolifera e fonti locali confermano che il gruppo punta ad attaccare nuovamente Ras Lanuf per ritornare in possesso delle strutture petrolifere; mentre l’ex capo di stato maggiore, Yousef Al-Mangoush, potrebbe utilizzare Sirte per colpire la base area di al-Jufra. L’LNA è riuscito a respingere un attacco alla base militare già il 13 settembre scorso. Questa rappresenta un appoggio logistico importante per l’esercito per condurre rifornimenti alle sue truppe impegnate in e intorno Tripoli.
Ore dopo l’attacco, l’LNA e l’aviazione degli Emirati Arabi Uniti hanno condotto raid aerei contro posizioni GNA nella periferia sud di Sirte, nella fattispecie l’aeroporto di Gardabya, il quartier generale della Sirte Protection Force ad al-Fatar Factory ed altre posizioni appartenenti alle milizie di Misurata. Almeno altri quattro raid aerei sono stati condotti nelle settimane successive in e ad est Sirte. Martedì sera un aeromobile a pilotaggio remoto (UAV) riconducibile all’LNA ha bombardato l’area nei pressi dell’amministrazione del fiume artificiale.  I raid aerei sono iniziati solamente sei mesi dopo l’inizio delle operazioni dell’LNA nella capitale, in risposta all’evidente militarizzazione della città, dove i gruppi di Misurata si sono riversati più per condurre attacchi che per respingerne, considerato che non ci sono stati segnali di un’imminente offensiva da parte dell’LNA, né questo ha espresso alcuna volontà di attaccare Sirte. Alcuni media hanno collegato i raid aerei alla presenza di terroristi in fuga dal sud della Libia, questa ipotesi tuttavia è da escludere in quanto le truppe della Sirte Protection Force pattugliano da sempre e con maggior costanza da aprile il centro fino alla periferia sud, e i check point non permetterebbero l’ingresso o l’uscita di nessun elemento sospetto, come ci ha confermato lo stesso portavoce della coalizione impegnata nella protezione della città.
La militarizzazione di Sirte appare ancora più evidente considerando, non solo i rinforzi inviati la scorsa settimana dal Governo di Fayez al-Serraj, ma soprattutto per il clima di intolleranza innescato dai gruppi armati di Misurata. Diversi civili hanno riferito di atti intimidatori e perquisizioni da parte delle BDB. “Un Toyota armoured B6 4×4 con firing rings sui finestrini si è appostato per ore sotto la mia abitazione”. Riferisce un funzionario di una ONG operativa in Libia. Dagli inizi di settembre, almeno 14 persone risultano scomparse. Sirte è da sempre nel mezzo della disputa tra Est ed Ovest, esattamente a metà strada tra l’amministrazione del Governo di Tripoli, verso il quale ha mostrato spesso la sua insofferenza, e l’esercito orientale da cui ugualmente ha preso le distanze, preferendo un atteggiamento neutrale. Sembra chiaro, oggi, il ruolo di Misurata nel trascinare la città nel mezzo del conflitto, come base strategica per condurre attacchi contro le forze armate e i vicini giacimenti petroliferi.

Preso da: https://specialelibia.it/2019/10/02/i-gruppi-armati-di-misurata-stanno-militarizzando-sirte/

Libia 2011: quando la Nato supportò al Qaeda contro Gheddafi

Piccole Note 16/8/2019.

In Libia la Nato intervenne in supporto di al Qaeda. Lo rivela il documentato studio di Alan J. Kuperman, che ha analizzato l’immane documentazione pubblicata al tempo dai rivoltosi sul web. Fonti dirette, dunque, inequivocabili.

Nell’articolo pubblicato sul National Interest il professore della lbj School of Public Affairs di Austin (Texas) dettaglia quanto avvenne in quel fatidico 2011, quando la Libia fu teatro di un’insurrezione contro Muammar Gheddafi, travolto poi dall’intervento Nato.

Libia 2011: quando la Nato supportò al Qaeda contro Gheddafi
Libia: falsità di una narrazione

Kuperman rammenta quanto ormai acclarato da indagini precedenti, che cioè l’intervento dell’Occidente ebbe “false giustificazioni”.

Non era vero che Gheddafii stesse “massacrando civili”, in realtà il regime stava contrastando “con attenzione delle forze ribelli che avevano attaccato per prime”.

In secondo luogo, l’apparente “missione umanitaria” era in realtà un’operazione di regime-change che accrebbe “il bilancio delle vittime di almeno dieci volte, promuovendo l’anarchia che ancora persiste”.

La narrazione ufficiale vuole che i disordini libici abbiano avuto inizio con proteste pacifiche, contro le quali. Il regime avrebbe usato la forza letale, costringendo i manifestanti a prendere le armi.

“Questi ribelli dilettanti – secondo tale narrazione – presero poi il controllo della Libia orientale in pochi giorni, spingendo Gheddafi a schierare forze per commettere un genocidio, che fu interrotto solo dall’intervento” Nato.

In verità, “studiosi e gruppi per i diritti umani hanno da tempo smentito parti fondamentali di questa narrazione: la rivolta è stata violenta sin dal primo giorno, il regime ha preso di mira i militanti e non i manifestanti pacifici e Gheddafi non ha minacciato nemmeno verbalmente i civili disarmati”.

La Nato in soccorso di Al Qaeda

Resta però il mistero su chi “ha effettivamente realizzato la ribellione nella Libia orientale”, ovvero su quei “militanti che hanno salvato i manifestanti dalla sconfitta e hanno aiutato a rovesciare Gheddafi”.

La narrazione convenzionale suggerisce “improbabilmente” che i pacifici manifestanti, “reagendo spontaneamente alla violenza del regime, si siano in qualche modo impossessati di armi e abbiano conquistato metà del Paese in una settimana”.

“La verità ha molto più senso: la ribellione è stata guidata da veterani islamici delle guerre in Afghanistan, Iraq e Libia. Pertanto, gli Stati Uniti e i suoi alleati, non rendendosene conto in quel momento, intervennero per sostenere Al Qaeda”.

Questo, in sintesi, quanto scoperto da Kuperman, che dettaglia giorno per giorno, scontro per scontro, i primi giorni di insorgenza.

E spiega come in realtà Gheddafi fu più che moderato rispetto ai manifestanti pacifici, “facilitando in tal modo la rivoluzione di al Qaeda”.

Egli, infatti, “ha perseguito la riconciliazione politica con gli islamisti, liberando centinaia di prigionieri, che lo hanno ricambiato rovesciandolo e uccidendolo”.

“In secondo luogo, all’inizio del 2011, Gheddafi si è astenuto da compiere forti ritorsioni contro l’insurrezione armata per evitare di recare danno ai civili, ma ciò ha dato slancio agli insorti e ha incoraggiato altri libici a unirsi a loro, aiutandoli a conquistare rapidamente l’Oriente”.

Il leader libico, sostiene Kuperman, avrebbe invece avuto facilmente la meglio sugli insorti se non si fosse aperto a una riconciliazione con i suoi avversari e avesse lasciato in galera gli islamisti.

Al Qaeda, dalla Libia alla Siria

Per Kuperman gli errori di valutazione dell’Occidente furono causati da una mancanza di approfondimento da parte di media, intelligence e politici.

Lettura minimalista, che nulla toglie al coraggio dell’autore dello studio.
Resta però arduo credere che l’intelligence Usa, che dopo l’attentato alle Torri Gemelle monitorava costantemente al Qaeda, non fosse a conoscenza che i bastioni della rivoluzione anti-Gheddafi nella Libia orientale coincidevano con i presidi di al Qaeda.

Insomma, una grande menzogna, la narrazione della rivolta libica propagandata allora, che nonostante tutto perdura.

Pur non potendo negare la tragedia prodotta dall’intervento, evidente dal caos in cui è sprofondata la Libia, resta comunque consegnata alla storia l’idea di un regime che ha massacrato civili inermi, che andava comunque rovesciato.

Solo, è l’autocritica di oggi, occorreva una pianificazione’ più accurata, che prevedesse un nuovo ordine post-Gheddafi.

Ma al di là, la scoperta che l’intervento della Nato in Libia è stato in supporto di al Qaeda non ha solo implicazioni storiche. Riguarda anche il presente. Basti pensare alle Siria, dove l’ambigua convergenza tra Occidente e al Qaeda si è
replicata, in maniera altrettanto tragica, contro Assad.

Ma sul punto torneremo, limitandoci per ora a registrare che l’ultima enclave siriana di al Qaeda vacilla: l’esercito di Assad, infatti, sembra sul punto di riprendere il controllo di Khan Sheikhoun, città chiave dell’enclave di Idlib, ultimo baluardo del Terrore nella Siria tornata sotto il controllo di Damasco (resta agli Usa il Nord Est). Potrebbe rappresentare un punto di svolta decisivo dopo otto anni di tragedie inenarrabili.

preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-libia_2011_quando_la_nato_support_al_qaeda_contro_gheddafi/16658_30090/?fbclid=IwAR2X10cUMn2rUtUupSVId9BvpShyF7PYA4OkHFS3bM9gASoPv—CuiUbHk

La terra di nessuno tra Libia e Tunisia

Secondo l’Onu la Libia è corresponsabile del traffico di migranti

Un rapporto delle Nazioni Unite delinea un meccanismo criminale messo in piedi da guardia costiera libica, trafficanti e pezzi dello stato africano. Da oggi far finta di niente sarà un po’ più difficile

Foto di Benjamin Lowy/Getty Images

Uomini e donne intercettati in mare solo per essere condotti in centri di detenzione non ufficiali, dove saranno torturati, posti in schiavitù, stuprati e infine rivenduti ai trafficanti, da funzionari del governo corrotti e senza scrupoli. A puntare il dito contro le autorità libiche questa volta non è un organizzazione umanitaria, ma un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite, redatto servendosi delle testimonianze delle agenzie inviate sul campo a Tripoli.
Quello della presunta compromissione di alcuni pezzi dell’entità statale libica è un tema centrale per giudicare il modo in cui l’Italia e l’Europa hanno gestito il dossier immigrazione negli ultimi anni, in particolar modo dopo il memorandum d’intesa per il “contrasto dell’immigrazione illegale” firmato nel 2017 dal governo Gentiloni, che ha elargito al paese africano finanziamenti ed equipaggiamenti dal valore complessivo di 800 milioni di euro.

Cosa dice il dossier dell’Onu

Nelle 17 pagine del documento consegnato dall’Onu al Tribunale internazionale dell’Aja e raccontato in Italia da Nello Scavo per Avvenire, viene descritto un meccanismo criminale, già più volte denunciato dalle organizzazioni umanitarie.
Al centro dei riflettori c’è ancora una volta l’operato dell cosiddetta guardia costiera libica, una forza di sicurezza che l’Italia riconosce come l’organismo deputato a pattugliare l’area Sar che si estende da Zuara a Tobruch, ma che di fatto è composta da milizie armate aggressive e spesso in conflitto tra loro. È questa entità dai confini indefiniti che si occupa delle “intercettazioni in mare”, come le definisce il rapporto, presentate come operazioni di salvataggio agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.
Già nel 2017 l’Onu aveva evidenziato la problematicità dell’azione dei guardacoste, in un rapporto in cui ne denunciava il coinvolgimento “in gravi violazioni dei diritti umani”. Questa volta, però, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres alza il tiro e descrive quello somiglia ad un vero e proprio cartello criminale, responsabile della scomparsa di centinaia di persone. Uomini e donne, di cui si perdono ufficialmente le tracce una volta sbarcati a terra e che finirebbero prigionieri in centri di detenzione al limite della legalità.
Sul territorio libico esistono infatti 19 centri gestiti direttamente dal governo libico – appena tre di questi accessibili da Onu, Oim e organizzazioni umanitarie – che ospitano in totale quasi 5mila rifugiati, ma il numero di prigioni ufficiose è ben più alto. È in questi ultimi luoghi di detenzione che le persone strappate al mare, stando al rapporto, subirebbero atroci violazioni dei diritti umani: l’Unsmil, la missione Onu a Tripoli, ha raccolto testimonianze credibili “di detenzione prolungata e arbitraria, torture, sparizioni forzate, cattive condizioni di detenzione, negligenza medica e rifiuto di visite da parte di famiglie e avvocati da parte di i responsabili delle carceri e di altri luoghi di privazione della libertà”.
Ancora una volta, però, sono le donne le vittime più esposte e dai resoconti di donne e ragazze migranti emerge un quadro fatto di violenze e abusi, perpetrati da “trafficanti, membri di gruppi armati e funzionari”. C’è infine l’ultimo livello, quello che coinvolge veri e propri pezzi dello stato libico, disposti a usare quelle persone ormai scomparse dai radar come merce di scambio, da vendere ai contrabbandieri di esseri umani.

Cosa sta facendo la comunità internazionale

Non è la prima volta che le Nazioni Unite assumono una posizione forte contro il sistema di gestione delle persone migranti sul territorio libico e già nel 2018 l’organizzazione intergovernativa parlò di “orrori inimmaginabili”, nel commentare la situazione carceraria del paese. Per questo, lo scorso 27 luglio l’Onu ha chiesto la chiusura di tutti i centri di detenzione in Libia, un appello rimasto fin qui inascoltato.
Proprio per monitorare la situazione nel paese, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha nei giorni scorsi esteso di 12 mesi il mandato della missione Unsmil, mentre l’Unhcr nella giornata di venerdì ha evacuato dalla Libia 98 rifugiati, messi in pericolo dal conflitto che continua a infuriare alle porte di Tripoli.
È in questo scenario che si misurerà il peso internazionale del neonato governo di coalizione tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio prossimamente impegnato al tavolo dell’assemblea Onu, dove l’Italia dovrà decidere una volta per tutte che posizione assumere nei confronti dei dirimpettai libici, fino a oggi ufficialmente considerati come un porto sicuro per l’approdo di migranti.

Preso da: https://www.wired.it/attualita/politica/2019/09/14/libia-responsabile-traffico-migranti-onu/?refresh_ce=

Libia: la presenza dell’esercito italiano a Misurata, sostiene i terroristi locali contro il Consiglio di sicurezza dell’ONU

Scritto da Joanne Mon Mon

Il Consiglio delle grandi tribù della Libia mi ha informato di quanto segue:
L’esercito italiano rimane nella città libica di Misurata, al fianco dei capi del terrorismo islamista, della mafia turca, dei gruppi combattenti di Ansar al Sharia, ISIS, Fratelli Musulmani e altri.

Questo è contro le deliberazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che chiedono che tutti i paesi stranieri stiano fuori dalla lotta interna della Libia.
Il mondo deve capirlo, è una questione di soldi per l’Italia. Non sono altro che affaristi, che aiutano e favoriscono i predoni della Libia. L’Italia sta rubando gas naturale dalla Libia attraverso gli oleodotti sotto il Mediterraneo che stava pagando prima del 2011. Il ricco gas naturale della Libia dovrebbe essere un patrimonio finanziario per il popolo libico, invece alimenta terroristi e ladri. VERGOGNA ITALIA, VERGOGNA ONU.

L’Esercito Nazionale Libico sta rallentando la conquista di Tripoli. Si muove cautamente ma con determinazione. La ragione per cui lo fanno cautamente è perché vuole proteggere le vite e le case dei civili. Le milizie terroriste del GNA (governo fantoccio delle Nazioni Unite) invece stanno distruggendo Tripoli, nascondendosi dietro i civili, facendo saltare in aria case e altre infrastrutture, derubando banche e persone per cercare di mantenere il loro controllo criminale. Hanno scritto menzogne nei media da loro controllati, vale a dire il “Libyan Express” e il “Report libico”, nel tentativo di istigare l’odio nel mondo per la vera fonte di liberazione  Non vedrete mai l’ENL commettere i crimini contro l’umanità commessi dalle milizie terroriste del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli.
Il popolo della Libia, che sono tutti membri di tribù e tutte le grandi tribù della Libia, sostiene l’Esercito Nazionale Libico. Il popolo libico comprende appieno chi sono le milizie terroriste, chi li ha messi nel loro paese e chi sostiene il loro continuo furto e distruzione della Libia. Comprendono che non ci sarà alcuna sovranità, nessuna pace e nessuna sicurezza nel loro paese a meno che, e fino a quando questi terroristi non saranno cacciati dal loro paese. Loro sanno che, non importa cosa dicono i media stranieri, non possono esserci negoziati con i terroristi. E il governo fantoccio delle Nazioni Unite a Tripoli non ha AUTORITÀ a negoziare a nome del popolo libico.
Le tribù mi hanno informato che capiscono perfettamente che la testa del serpente (Misurata) deve essere eliminata o rimossa dalla Libia. Capiscono anche che, fino a quando l’esercito italiano rimarrà a Misurata, qualsiasi attacco a quella città da parte dell’Esercito Nazionale Libico darà all’Italia una scusa per attaccarli ed eventualmente chiedere alla NATO di tornare ad attaccare la Libia. Conoscono il gioco sporco che è stato giocato contro di loro nel 2011 e negli ultimi 8 anni. Non saranno più trascinati in quella trappola.
È giunto il momento, per il mondo, ma anche e soprattutto per l’Unione Africana di fare un passo avanti e chiedere all’Italia e a tutte le forze che sono illegalmente in Libia di lasciare immediatamente il paese. L’Italia ha una delle storie più vergognose del mondo con la Libia. Stanno dimostrando di non aver imparato nulla dal loro passato di crimini contro il popolo libico, tranne che vogliono rifare quei crimini. Le promesse fatte in Libia in passato per restituire quanto rapinato dal colonialismo italiano e i rammarichi erano tutte bugie, alla fine non sono altro che furfanti imperialisti.
Offriamo le nostre preghiere, grande rispetto e sostegno per tutti i libici che combattono per il loro paese. Tutte le tribù libiche che hanno aderito alla battaglia sono grandi patrioti e devono essere onorate in quanto tali.

10/6/2019    da  libyanwarthetruth.  – Traduzione di Bruno C. per civg.it

Preso da:  http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1567%3Alibia-la-presenza-dell-esercito-italiano-a-misurata-sostiene-i-terroristi-locali-contro-il-consiglio-di-sicurezza-dell-onu&catid=2%3Anon-categorizzato&Itemid=101&fbclid=IwAR2oKZ8Hl5D15yDqwOEgO1QDsvZlcKxSwKAGOeC95WHcdx_5nE_qW3pHN3o

I migranti che preferiscono la Libia

16/7/2019

Da un rapporto dell’OIM risulta che la maggior parte dei migranti in Libia non vuole venire in Italia.
Non tutti i migranti che stanno in Libia vivono in centri di detenzione, non tutti i migranti che stanno in Libia sperano di venire in Italia o in Europa. Sono una piccola parte quelli che giornalmente lasciano la Libia per attraversare il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna. La maggior parte dei migranti vive in case in affitto e lavora in Libia. A dirlo è un rapporto dell’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, un’agenzia collegata alle Nazioni Unite, con sede in Svizzera, di cui fa parte anche l’Italia.

Nel rapporto è spiegato che ancor oggi, come ai tempi di Gheddafi e nonostante la guerra civile, al Libia è un paese che accoglie le migrazioni non solo dal continente africano ma anche dal Medio Oriente e da alcuni paesi dell’Asia, come il Bangladesh.

Sono 641.398 i migranti presenti in Libia. Di questi quasi la metà, ovvero 367.350 vive in una casa in affitto, 64.741 vivono in una abitazione pagata dal datore di lavoro mentre 50.000 vivono nel luogo di lavoro. Un quadro che dimostra come la maggior parte dei migranti veda nella Libia una destinazione finale, non una rotta di passaggio.

Il 65% dei flussi arriva dai paesi nordafricani, come principalmente dall’Egitto (59%), ma anche Tunisia, Algeria e Marocco. Il 29% arriva dai paesi dell’Africa subsahariana, mentre il resto (6%) arriva dall’Asia, e di questi il 69% dal Bangladesh, il 24% dalla Siria e il resto da Palestina e Pakistan. I migranti sono per la maggior parte adulti (91%) e di questi l’87% sono uomini. I minori sono il 9% e di questi solo il 34% non è accompagnato.
Le partenze giornaliere, suddivise tra le varie città sono molto variabili, ma sempre uguali agli arrivi. Non tutte le partenze hanno come destino l’Europa, ma molto spesso si tratta di migrazioni interne. Nel rapporto si accenna ai migranti reclusi nei centri di detenzione, che sono meno di una decina su tutto il territorio libico. La loro condizione, come quella dei migranti urbani, è stata peggiorata dal conflitto interno. Tuttavia non esiste una crisi umanitaria, dato che secondo il rapporto, le maggiori richieste da parte della popolazione straniera residente in Libia non sono viveri, ma generi di seconda necessità. Da questo quadro emerge che le persone che scappano dalle guerre sono una minima parte della popolazione migrante.

Nel rapporto si accenna anche agli effetti delle politiche migratorie del governo italiano. Tra gennaio e maggio sono solo 1561 i migranti arrivati in Italia, un numero in drastica riduzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in cui si attestava a 13430 arrivi. Si riduce anche il numero dei rimpatri: 2417 nei primi sei mesi del 2019 contro i 6830 rimpatri in Libia registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Preso da: https://it.sputniknews.com/mondo/201907167882473-i-migranti-che-preferiscono-la-libia/

Il popolo Libico festeggia i 50 anni della grande rivoluzione di Al Fateh.

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il primo Settembre è l’anniversario della rivoluzione di Al Fateh in Libia, con cui il colonnello Muammar Gheddafi prendeva il potere, senza sparare un solo colpo, e sostenuto dal popolo Libico nel 1969.

Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti, anni di successi, progressi in tutti i campi nonostante gli embarghi internazionali ed i vari tentativi occidentali di fermare la rivoluzione. Fino al 2011 quando la NATO ed i sui servi/alleati decideva di bombardare la Libia, e di occuparla, oggi dopo 8 anni il popolo Libico è ancora li, nella sua  terra, e festeggia i 50 anni della sola, vera unica, rivoluzione.

in questo articolo le foto ed i video delle celebrazioni a Bani Walid, Ghat, Sabha: http://libyanwarthetruth.com/libya-celebrates-50th-anniversary-great-al-fateh-revolution

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Qui invece i saluti della famiglia del Leader Muammar Gheddafi rivolti a chi ha avuto il coraggio di manifestare nonostante i divieti: http://za-kaddafi.org/node/47375

Non dimentichiamo che il “grande liberatore” Haftar ha arrestato 3 giovani verdi a Bengasi, che si preparavano a celebrare, ed ha dispiegato un intero battaglione per evitare manifestazioni.

Qui invece, possiamo leggere il messaggio che Saif Al Islam ha inviato al popolo Libico in occasione dei 50 anni della rivoluzione: http://za-kaddafi.org/node/47376

In Cameroon  i membri del CRI ( comitati rivoluzionari internazionali), Hanno celebrato la ricorrenza: https://www.facebook.com/cri.europe/posts/2199337993509597?__xts__%5B0%5D=68.ARCGxy5DiKXzaGYqzN1Zg7eykziPK-Cz_UeS2SaEQpzPydWL_WBzt5CnX7WO9xlcLc5ne18DFaJ4JytIqBbTtPNDkvXLPReQKekVdejjD19iyw3K62EEhrlOt5JCUoyz6nU4EFItI0P4tCgmwa13wDALjj0ySH1ziC3-QCv8WzMWzKZ2ec4fEbPO_Odqr3KDoAyMnDM7GoarhcrldyyGvRfLEhTxhk223fW4zbdzY3qpON8m68VZ20QvQFCnh89TgZ3MEIT4CCBmTWvThSW1IzZMMPOlYUXUCVt77rqdXxrpq9TsuwB0xSFcMsL2d2iNZhkTMJ-yktxXSVQLpZGPRvugfg&__tn__=-R

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Le foto sono solo alcune di quelle che si possono trovare sui social, vengono da Bani Walid e sono prese dalla pagina facebook del CRI.