In Libia, minacciata la sostenibilità dell’olivicoltura

11/1/2019

Proibizione delle esportazioni e mancanza di mezzi: a Tarhouna, gli agricoltori e i lavoratori delle presse lottano con pazienza
In Libia, minacciata la sostenibilità dell'olivicoltura
I campi di ulivi si estendono a perdita d’occhio e l’odore dei frutti è inebriante: nella regione di Tarhouna (nord – ovest della Libia), l’olio d’oliva è un tesoro secolare. Ma l’olivicoltura è oggi minacciata, bandita dall’esportazione, vittima della selvaggia urbanizzazione e della mancanza di mezzi per svilupparsi.
“Abbiamo ancora problemi con i pezzi di ricambio, diventati costosi a causa del crollo del dinaro libico contro il dollaro, ma anche a causa del costo del processo di estrazione dell’olio” dice Zahri Bahri, proprietario di una delle tante presse di Tarhouna. Nella fattoria del signor Bahri, i frutti sono raccolti a mano, in modo da non danneggiare l’albero. Le olive, disposte su grandi drappi, sono trasportate in sacchi fino al mulino per l’estrazione del prezioso succo, dorato e profumato.

Albero mediterraneo per eccellenza, l’olivo ha prosperato sulla costa libica per secoli. In una Libia finita nel caos dopo la caduta del Leader Muammar Gheddafi nel 2011, le cui entrate dipendevano esclusivamente dalle esportazioni di petrolio, le autorità avevano per un certo tempo espresso il desiderio di sviluppare l’olivicoltura e migliorare la qualità dell’olio d’oliva per conquistare i mercati europei e competere con la produzione dei vicini del Maghreb. Anche lo sviluppo del turismo e della pesca erano parte delle ambizioni.
Il paese, però, non è riuscito a diversificare la sua economia. E nel 2017, le autorità libiche hanno deciso di sospendere l’esportazione di tre dei prodotti più emblematici per l’agricoltura: l’olio d’oliva, i datteri e il miele, con grande dispiacere degli agricoltori. Obiettivo: “proteggere” le produzioni locali e soddisfare le esigenze del mercato interno. Una misura “temporanea”, assicuravano le autorità, senza annunciarne la fine. Si stima che l’olio d’oliva locale sia “esportato alla rinfusa a prezzi bassi e senza alcun valore aggiunto per l’economia libica” mentre, allo stesso tempo, è necessario importare l’olio d’oliva (più costoso) per soddisfare la domanda locale, afferma un funzionario del Ministero dell’Agricoltura per giustificare il divieto.
Un settore da modernizzare
“C’è abbastanza produzione in Libia, ma non possiamo più esportarla” dice Bahri. La Libia ha otto milioni di ulivi su solo il 2% della terra arabile, in un paese di 1,76 milioni di chilometri quadrati, secondo il Ministero dell’Agricoltura libico. Raccoglie in media 150.000 tonnellate di olive all’anno, quasi tutte destinate alla pressa per produrre 30.000 tonnellate di olio, che la rendono l’undicesima azienda olivicola più grande al mondo, dietro ai suoi vicini della riva sud del Mediterraneo come il Marocco, la Tunisia o l’Algeria, secondo la classificazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao).
Tuttavia, l’olivicoltura in Libia è lontana dall’essere moderna ed efficiente, in particolare in assenza di stabilimenti specializzati nel confezionamento o nell’imbottigliamento. E per molti anni, le esportazioni di olio d’oliva si sono limitate alle iniziative personali degli agricoltori. Gli aiuti di Stato sarebbero benvenuti, dice Ali al-Nouri, proprietario di un’azienda agricola a Tarhouna, per il controllo della qualità o l’installazione di impianti di imbottigliamento. E per prosperare, la coltivazione degli ulivi ha bisogno di più attenzione e mezzi, compresa l’irrigazione in questo paese deserto, dice il contadino.
Sradicati nell’impunità generale.
Mokhtar Ali, proprietario di una fattoria di ulivi, alcuni dei quali hanno più di 600 anni, è indignato: prima del 1969, era severamente vietato tagliare o strappare un ulivo e “ogni trasgressore era severamente punito”. L’urbanizzazione è peggiorata a partire dalla primavera araba del 2011 e ora mette a repentaglio la sostenibilità dell’olivicoltura, secondo gli esperti del settore. Ora “gli ulivi sono strappati impunemente per farne carbone o sostituirli con cemento” denuncia il signor Ali.
Nella regione di Msillata (nord – ovest), vicino a Tarhouna, è ancora possibile ammirare ulivi millenari e godere di un olio famoso in tutto il paese per la sua dolcezza e il suo gusto fruttato. Oggi, gli oli importati e meno costosi dell’olio d’oliva, in particolare del mais, sono entrati nella cucina libica, ma l’olio d’oliva locale rimane il più consumato.
Tra le sue centinaia di ulivi, Mr. Nouri presta particolare attenzione a un albero molto singolare che dà una rara oliva di colore bianco. Originario della Toscana, in Italia, questa olea leucocarpa dà frutti che non diventano scuri quando sono maturi e il cui olio è a bassa acidità, dolce e fragrante. Tarhouna ha solo cinque o sei esemplari, piantati dagli italiani e la cui produzione finirà mescolata con quella di altre olive. Il signor Nouri ricorda che gli ulivi hanno “salvato” i libici durante i periodi di magra, prima della scoperta del petrolio in Libia alla fine degli anni ’50. Quest’albero è stato a lungo “come una madre nutrice”. Di fronte allo sradicamento di questa preziosa vegetazione, Mohkar Ali rimane ottimista: molti agricoltori “iniziano a ripiantarli”, dice “che si tratti di specie autoctone… o di piante importate dalla Spagna”.
Edizione italiana a cura di Francesca Quarta
Fonte

Con le dovute correzioni dall’ originale: http://www.sudnews.it/risorsa/In_Libia__minacciata_la_sostenibilit__dell_olivicoltura/47279.html

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2018: Libia. Carichi di armi ed esplosivi, la Turchia sta per rivelare la sua vera faccia in Libia

di Vanessa Tomassini –
Dopo la sua uscita anticipata dalla Conferenza di Palermo, la Turchia sembra stia preparando qualcosa di molto grosso in Libia. Due giorni fa le autorità del porto di al-Khamis, ad est della capitale Tripoli, hanno fermato una nave battente bandiera di Antigua e Barbuda che dichiarava di trasportare materiale da costruzione in 40 container, ma che in realtà nascondevano diverse tonnellate di armi. La nave sarebbe salpata il 25 novembre scorso dal porto di Mersin, nel sud della Turchia, e avrebbe fatto scalo in diversi porti turchi fino a quando non ha raggiunto il porto di Ambarli, nella regione occidentale di Istanbul. Gli ufficiali libici, secondo il quotidiano “L’Osservatorio”, avrebbero rinvenuto più di due milioni di shot gun 9 mm, circa tremila pistole 9 mm e 120 Beretta, quattrocento fucili da caccia e quasi 5 milioni tra proiettili e munizioni.
Lo stesso giornale ha reso noto che “il carico è di origine turca e prodotto dalla società turca Zoraki e dai sistemi di difesa Retay”. Giovedì le autorità aeroportuali di Alessandria d’Egitto hanno fermato un passeggero proveniente da Istanbul su un volo della Turkish Airlines per Burj al-Arab, che nascondeva, nel suo bagaglio a mano tra i vestiti 4 orologi con macchina fotografica, diverse schede di memoria, 5 accendini su cui era stata montata una videocamera e memoria USB utilizzati ai fini di spionaggio.
I due eventi arrivano dopo che le autorità tunisine hanno sequestrato un container sempre proveniente dalla Turchia che trasportava tra l’abbigliamento femminile diverse borse esplosive e materiale necessario alla costruzione di esplosivi, come riportato nel servizio della televisione di Stato tunisina, che spiega come gli agenti siano riusciti ad individuare la minaccia perché insospettiti dal peso del carico.
La Turchia continua ad essere base logistica per la realizzazione di azioni giudicate terroristiche nella regione e per supportare materialmente gruppi islamisti in Libia, fin dal 2011. Di recente, esattamente lo scorso gennaio, la Guardia costiera ellenica ha fermato la nave Andromeda che navigava al largo di Agios Nikolaos, vicino all’isola di Creta sotto bandiera della Tanzania diretta a Misurata con oltre 29 container di esplosivo ed 11 serbatoi vuoti di GPL, in contrasto con l’embargo sulle armi a cui la Libia è soggetta dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. È opportuno ricordare che gli inviati di Ankara hanno abbandonato anticipatamente la conferenza per la Libia organizzata dal governo italiano a Palermo il 12 e 13 novembre 2018 perché esclusi da un meeting informale con il maresciallo Khalifa Haftar, che si rifiuta di interloquire con la Fratellanza Musulmana per il suo noto legame con i gruppi estremisti. In molti credono che la Turchia stia preparando la sua “vendetta” con il supporto di altri attori stranieri come la Gran Bretagna, che sta adottando un atteggiamento defilato rispetto alla comunità internazionale che si troverebbe unita nel nuovo action plan riformulato in seguito alla Conferenza di Palermo.

Preso da: https://www.notiziegeopolitiche.net/libia-carichi-di-armi-ed-esplosivi-la-turchia-sta-per-rivelare-la-sua-vera-faccia-in-libia/

i “successi” dei RATTI: Come risultato del deterioramento della situazione dopo la caduta del regime .. La diffusione di accattonaggio e tentativi di combatterlo a Tripoli

14 dicembre 2018

A causa delle cattive condizioni di vita vissute dai cittadini dopo la caduta del sistema delle  masse, ( Jamahiriya) nel 2011 si è diffuso il fenomeno dell’accattonaggio nella capitale Tripoli, dove giovedì il Comune di Tripoli ha lanciato una campagna per combattere il fenomeno dell’accattonaggio, che ha preso di mira le strade principali all’interno del comune.
L’Ufficio comunale di informazione ha annunciato giovedì che 48 “mendicanti, inclusi uomini, donne e bambini di diverse età e nazionalità straniere, compresi i libici, sono stati arrestati”. L’ufficio stampa ha sottolineato che la campagna è nata in seguito alle riunioni tenute sotto il pretesto della sicurezza  del comune con la Direzione della sicurezza di Tripoli, il Ministero degli affari sociali, la Guardia municipale, l’Ufficio di coordinamento della sicurezza, l’agenzia per l’immigrazione illegale e l’Ufficio del Fondo Zakat.
Traduzione con google dall’ originale in arabo: https://libya24.tv/news/197078

نتيجة لتدهور الأوضاع بعد سقوط النظام.. انتشار ظاهرة التسول ومساعي لمحاربتها بطرابلس

نتيجة لسوء الأحوال المعيشية التي يعيشها المواطن منذ سقوط النظام الجماهيري عام 2011 انتشرت ظاهرة التسول بالعاصمة طرابلس حيث أطلقت بلدية طرابلس المركز أمس الخميس حملة لمكافحة ظاهرة التسول والتي استهدفت الشوارع الرئيسية داخل البلدية.
وأعلن المكتب الإعلامي للبلدية، أمس الخميس عن «ضبط (48) متسولًا بينهم (رجال، نساء، أطفال) من مختلف الأعمار والجنسيات الأجنبية ومن بينهم ليبيون».
وأشار المكتب الإعلامي إلى أن الحملة جاءت نتيجة الاجتماعات التي جرت بدعوى من البلدية مع مديرية أمن طرابلس ووزارة الشؤون الاجتماعية والحرس البلدي ومكتب التنسيق الأمني وجهاز الهجرة غير الشرعية ومكتب صندوق الزكاة.

Perché la Libia non sta né con Serraj né con Haftar

dicembre 2018

di Barbara Ciolli

Libia guerra dopo Gheddafi Derna Haftar Bengasi
Libia guerra dopo Gheddafi Derna

 Il premier della Fayyez al Serraj e il generale Haftar si contendono il Paese alla vigilia del voto.
  Il premier della Fayyez al Serraj e il generale Haftar si contendono il Paese 
 
È diventata una consuetudine che quando il premier Fayyez al Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale come primo interlocutore politico della Libia, va all’estero si tentano assalti ai palazzi delle istituzioni di Tripoli. Ogni occasione è buona per rovesciare l’assetto di comando, vista la fragilità dell’esecutivo che di fatto governa – e detta legge attraverso le sue milizie di un cartello ormai criminale – solo la capitale: le brigate escluse dalla torta non aspettano altro ed è forte ormai, per le ristrettezze vissute ormai da anni da una parte crescente della popolazione, anche il malcontento popolare. L’ultima sommossa è stata più civile, perché a rompere il cordone di sicurezza e a entrare nel palazzo del Consiglio presidenziale di al Serraj non sono stati gruppi armati con mitragliatori e bombe, ma centinaia di manifestanti, cittadini arrabbiati che hanno vandalizzato il palazzo del governo.

IL CONFLITTO TRA ISLAMISTI

A calmare le famiglie dei veterani e dei feriti di guerra che protestano per il ritardo nel pagamento dei sussidi e per la mancanza di assistenza medica, mentre al Serraj era in visita di Stato in Giordania, è stato il vice premier Ahmed Maitig, noto per parlare bene l’italiano e dialogare molto con Roma e, in Libia, anche per essere stato bersagliato anni fa con dei lanciarazzi in casa. Nei mesi scorsi sono state attaccate anche le residenze di altri vice di al Serraj e dello stesso premier, mentre a Tripoli esplodevano a più riprese scontri tra milizie per divisioni ormai non solo tra il blocco sommariamente definito laico del generale Khalifa Haftar, che comanda di fatto il Sud e l’Est della Libia, e il blocco sommariamente definito islamista che formò il governo di al Serraj. Il conflitto ora è soprattutto interno agli islamisti: Misurata e altri Comuni che nel 2014 erano nel movimento Alba libica sono sempre più insofferenti verso le ruberie e lo strapotere dei tripolini.
Libia guerra dopo Gheddafi Derna Serraj © GETTY Libia guerra dopo Gheddafi Derna Serraj

I SOLDI DEL PETROLIO ALLE LOBBY

Tra i manifestanti che hanno assaltato la sede del governo c’erano anche diversi ex combattenti di Alba libica. La disaffezione verso la politica è forte, perché, spiega a Lettera43.it lo scrittore e giornalista libico Farid Adly, «una parte ingente dei grandi introiti del petrolio, attraverso la Banca centrale libica che non a caso dal 2011 non ha mai messo di funzionare, va a finire ogni mese in sussidi e lauti stipendi pubblici a cittadini libici legati al governo o alle milizie rispondenti ai ministeri». Un fiume di soldi, oltre ai gruppi armati, raggiunge «tanti libici che vivono all’estero senza lavorare». Mentre in Libia sempre più famiglie comuni sono costrette, ormai da anni perché dal 2016 il governo di al Serraj non ha risolto nulla, a fare la fila ai bancomat per prelevare il corrispondente di poche centinaia di euro a settimana. Non c’è liquidità, i prezzi del pane e di altri beni di prima necessità sono alle stelle e la corrente elettrica salta per ore.

LA PIAGA DEL CONTRABBANDO

Diverse attività legali si sono dovute fermare, a causa della penuria e della mancanza di sicurezza, anche a Tripoli. Mentre in Cirenaica «a Derna i problemi sono tutt’altro che risolti e anche Bengasi resta colpita dal terrorismo. In Libia», precisa Adly, «ci sono ancora dei rapiti dell’Isis». Nell’Est e nel Sud della Libia Haftar ha insediato giunte militari, ma lo Stato rimane assente. Nella regione del Sahara c’è da sempre la piaga dei traffici illeciti, la sola forma di economia reale della zona, intensificati dalla caduta del regime. Tra questi, con il proliferare di vari capimilizie foraggiati dalle potenze straniere, di pari passo con il traffico di esseri umani e altri business del mercati nero, è gonfiato anche sulla costa il contrabbando del petrolio. Attraverso Malta arriva “lavato” anche in Italia: una fuga di greggio che costa alla Compagnia nazionale del petrolio (Noc) libica – attaccata a settembre 2018 dall’Isis – milioni di dollari al giorno di mancati incassi.
© GETTY Libia guerra dopo Gheddafi Derna Haftar Bengasi

L’EMBARGO FITTIZIO SULLE ARMI

Non di meno l’ex colonia italiana non collassa, lo status quo fa comodo a chi drena liquidità dalle risorse, «la loro redistribuzione non è equa» commenta Adly. La situazione è grave – sempre più grave – ma non è seria. Un altro carburante delle divisioni e della criminalità sono le armi che continuano ad arrivare dall’estero alla Libia, in violazione dell’embargo dell’Onu (rinnovato con la Risoluzione 2420 del 2018 ma lettera morta) e i finanziamenti stranieri alle milizie che taglieggiano i politici e impongono il racket nei quartieri di Tripoli. Per bloccare i migranti in Libia e tutelare lo stabilimento dell’Eni a Mellitah, con Marco Minniti ministro dell’Interno e il generale Paolo Serra consigliere militare per la Libia, fino al dicembre 2017, l’Onu, l‘Italia e di riflesso le istituzioni Ue hanno stretto un patto soprattutto con il governo di Tripoli, che intanto si isolava nel cartello di milizie della capitale.

I PASSI AVANTI VERSO IL VOTO

Misurata, capofila delle rivolte del 2011 e unico centro, in Libia, dove è a garantita una certa sicurezza, è in rotta con al Serraj e si sta avvicinando ai francesi che, rovesciato Gheddafi, tentano, con qualsiasi alleato, di allargare la loro influenza. Dopo il flop del vertice di Palermo sulla Libia, qualche timido progresso per il voto nazionale, rimandato al 2019, potrebbe venire dai contatti in Giordania tra il premier di Tripoli in visita dal re Abdullah II e gli emissari di Haftar che fa spesso base ad Amman. La Camera dei rappresentati di Tobruk, nell’Est, che fa capo ad Haftar e non riconosce il governo di al Serraj, alla fine di novembre in accordo con la controparte del Consiglio di Stato di Tripoli ha approvato il referendum per la costituzione e la riforma della composizione del Consiglio presidenziale di al Serraj, in favore di Haftar. Resta il nodo dell’incarico a capo dell’esercito, bramato dal generale di Tobruk.
© GETTY Libia guerra dopo Gheddafi Derna

LA SOCIETÀ CIVILE ALL’ESTERO

Come se agli elettori importasse delle poltrone delle milizie e dei movimenti più finanziati dall’estero che, dalle rivolte del 2011, hanno approfittato del vuoto di potere. Gli interlocutori di Tripoli e Tobruk hanno tentato o compiuto golpe e non possono essere considerati affidabili. L’affluenza alle ultime Legislative del 2014 fu del 30% e la Fratellanza musulmana alla quale fa riferimento, attraverso gli sponsor della Turchia e del Qatar, il blocco islamista di al Serraj firmatario dei negoziati di pace in Marocco dell’Onu, le perse. Il suo consenso è all’11%, una decina di altri partiti e sigle democratiche non partecipa alla politica interna, i suoi leader e intellettuali sono riparati all’estero e non vengono invitati agli incontri internazionali. La società civile è uscita dalla Libia e i leader del mondo preferiscono trattare con le milizie che stanno depredando il Paese.

Preso da: https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/perch%c3%a9-la-libia-non-sta-n%c3%a9-con-serraj-n%c3%a9-con-haftar/ar-BBQsEvU?fullscreen=true#image=1

Libia: da Gheddafi a “15.000 milizie”

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Foto: Newsweek (da Google)

Nel memorandum 1) sulla Libia in merito alle politiche di disinformazione dell’Occidente sullo stato e sull’esercito libico, prima e durante la guerra d’aggressione scatenata dalla Nato e soci a partire dal marzo del 2011, Saif al Islam Khaddafi calcola che siano operanti allo stato attuale circa 15.000 milizie, gran parte delle quali ben armate e ben addestrate.
Il figlio di Gheddafi 2) non cita, perché presumibilmente lo da per scontato. la penetrazione di truppe d’invasione statunitensi, inglesi, francesi, italiane (trecento, di cui cento paracadusti della Folgore). E non cita la “rinascita” del terrorismo jihadista in particolare a Sirte e a Bengasi in seguito al ritorno dalla Siria degli oppositori più o meno democratici al governo di Assad (terrorismo che suo padre e il regime della Giamahiria aveva saputo contenere).

Lo stato considerato “fallito” da uomini di grande spessore morale come Giorgio Napolitano, oltre che dalle sinistre umanitarie e pacifiste, desiderose di bombardare e di uccidere, ora è realmente “fallito”, o , detto meglio, si trova nella condizione ideale perché gli avvoltoi dell’Occidente imperiale e i tagliagole locali possano disporne a loro piacimento.

Il caos allarma coloro che l’hanno creato perché è andato ben oltre quello preventivato. In tali condizioni è difficile infatti avviare in sicurezza la produzione di petrolio e gas e difendere gli oleodotti e i gasdotti. Ricorrere alle milizie costituite da bande di mercenari per la protezione degli impianti e delle infrastrutture diventa irrinunciabile.
Da qui i grandi sforzi che i carnefici della Libia stanno compiendo per approdare alla unificazione politica e giuridica del grande Paese africano. Dopo gli incontri a Madrid e Ginevra sotto gli auspici dell’ONU, si è registrato a Shkirat, cittadina del Marocco, tra Casablanca e Rabat, un accordo 3) che è stato ritenuto dalle parti importante e positivo. Ma gli entusiasmi son durati ben poco.
L’accordo prevedeva che il parlamento di Tobruk conservasse la maggioranza dei suoi membri e accogliesse al suo interno quaranta rappresentanti del parlamento di Tripoli, diventando in tal modo il parlamento ufficiale della Libia. Il premierato del governo di unità nazionale sarebbe spettato a Fayez Al Serray, pedina farsesca dell’Occidente, arrivato dal mare a Tripoli con la protezione armata delle navi dell’Impero e talmente amato dai suoi connazionali che solo dopo alcuni mesi è riuscito ad insediarsi a Tripoli.
L’accordo non è stato gradito né a Tripoli né a Tobruk.
L’Occidente imperiale sembra sostenere il debole governo di Tripoli, più facilmente manipolabile (l’Italia è particolarmente interessata, con l’ineffabile Minniti, alla regolazione dei flussi immigratori anche con strumenti di detenzione criminale), 4) sebbene il fronte presenti vistose smagliature con la Francia che “tratta” con Haftar, mentre gli stessi Stati Uniti sembrano avvicinarsi all’uomo forte di Tobruk, il feldmaresciallo Haftar che a sua volta gode dell’appoggio della Russia, dell’Egitto,degli  Emirati Arabi.
In un articolo 5) avevo affermato che Haftar sembrava avviato verso il controllo pieno della LIbia. Certamente ha saputo conquistare, ponendola sotto il controllo del governo di Tobruk la ricchissima “Mezzaluna del petrolio”6), situata tra Bengasi e Sirte ma è anche vero che la sua marcia si è rallentata in Tripolitania. Infatti, in appoggio all’intervento militare del generale Usama Juwahili, comandante della zona militare occidentale contro bande di fuorilegge7), le Brigate di Zintan e la Brigata rivoluzionaria di Tripoli alleate un tempo a Khalifa Haftar, seppure indipendenti, hanno attaccato l’esercito nazionale libico (LNA), costretto ad abbandonare la sua posizione.
La Tripolitania sembra perduta per il momento per il feldmaresciallo Haftar, mentre si profilano nell’area nuove alleanze. Al servizio di Al-Serray ? Al momento è difficile fare previsioni.
In tale contesto non va trascurata la presenza e l’azione politica dei Gheddafiani e in particolare della figura di Sail-Al-Khaddafi, personalità di alto prestigio, già a suo tempo considerato l’architeto di una nuova Libia, capace di “parlare” con le tante tribù della sua terra e proporre una politica di unificazione. A suo vantaggio va ricordato il rapporto politico favorevole, lui e la sua gente, con Khalifa Haftar
NOTE
1) Saif al-Islam Khaddafi ” Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato Guida ed Esercito” in “Voltaire” 30/10/17
2) Saif al-Islam Khaddafi è attualmente perseguito dalla Corte Penale internazionale, indecemente gestito dall’Occidente imperiale, per “presunti” crimini contro l’umanità. Richiesto l’arresto del figlio di Muammar Gheddafi alle autorità giudiziarie locali
3) Il Post “Cosa rimane della Libia” 1/12/17
4) Amnesty international ” Libia: i governi europei complici di torture e violenze” 12/12/17
5) A. B. ” Haftar si avvia…” in Cagliaripad e in l’Interferenza 5/8/17
6) Il post, art. cit. 1/12/17
7) Andrey Akulov ” Eventi recenti in Libia: una sfida…” In “The Saker Italia”

Preso da: http://www.linterferenza.info/esteri/libia-gheddafi-15-000-milizie/

Dalla parte dei popoli africani contro l’imperialismo francese

Libya: MI6, Turkish Intelligence and the UN-backed Government of Accord Bringing 6,000 Terrorists from Syria’s Idlib to Tripoli and Misrata

The spokesman for the former General People’s Committee, Moussa Ibrahim, said that there are knowledgeable sources confirming the existence of tripartite coordination between the British intelligence (MI6), Turkish intelligence (MİT), and the government of the internationally-backed government of accord, to transfer about 6,000 multinational terrorists from the Syrian city of Idlib to Misrata and Tripoli through the international airports of Misrata and Mitiga.

In his blog post on the social networking site “Facebook”, Ibrahim added that this coordination comes in anticipation of the sweeping attack expected by the Syrian army to liberate Idlib, in addition to bringing Libya into the spiral of new Islamist terrorism, and to confront the inevitable result of the victory of the forces Dignity, the defeat of the Akwanji-Turkish-British project in the region.

On April 4, Khalifa Haftar announced the launch of an operation to “liberate” the capital Tripoli from the grip of “militias and armed groups”, in conjunction with the announcement by the UN envoy in Libya of the convening of the national gathering of the whole, between 14-16 last April in the city of Ghadames.

The Secretary-General of the League of Arab States called on all Libyan parties to exercise restraint and to reduce the situation of escalation in the field resulting from the recent military moves in the western regions of the country, and to abide by the political process as the only way to end the crisis in Libya and return to dialogue Aimed at achieving a purely national settlement to take the country out of the crisis it is experiencing.

Libya has been undergoing a continuing military political crisis since 2011, when two parties, the internationally-backed government of Concord, led by the winner of Al-Saraj, and the second party, the interim government of eastern Libya, supported by the Council of Representatives in the city of Tobruk, are currently fighting power.

Source: https://libya360.wordpress.com/2019/05/06/libya-mi6-turkish-intelligence-and-the-un-backed-government-of-accord-bringing-terrorists-from-syrias-idlib-to-tripoli-and-misrata/

in Russian and Arabic: http://za-kaddafi.org/node/46848

Dr. Moussa Ibrahim: It is Time to Organize and Coordinate Efforts

Libya: It is Time to Organize and Coordinate Efforts

Dr. Moussa Ibrahim

As the field victories of the Libyan Arab Armed Forces continue and the Brotherhood’s militia crusade in Tripoli collapses, it is crucial and important for the Green forces to publicly unite and present our national project to the Libyan people and begin launching it on the ground.

I assure you of the sincerity and loyalty of the majority of the leaders of the mass system who fulfilled their era in 2011, and I categorically affirm that the differences that have occurred and are the result of specific historical accumulations, and a particular social and political structure, and interactions based on restrictive foundations can be overcome.

We have all made an extraordinary effort to resolve this organizational crisis and to achieve positive results in management, leadership and practice. We have succeeded to an extent, and we have the prospect of further success, but certain conditions have hampered our confident steps in the latter stages.

This will not weaken our resolve to move forward in organizing our ranks and to produce wise and effective leadership for the work and completion of our national project. This is becoming more necessary at this time when the Brotherhood project is being defeated and the horizon opens for any real alternative project.

I am confident that it is the supporters of Fateh, with their historical record and intellectual integrity, who are able to save Libya from the void of falsehood and lead it towards sovereignty, security and development. But this requires painstaking work and great sacrifice of time and effort. We also need to engage seriously in the practice of popular policy at the municipal and local councils in each village and city, and official policy at the level of sovereign and national institutions.

This can not be achieved individually or in small, dispersed organizations. Rather, we need to transcend ourselves and move forward with one spirit, one mind and a heart of determination and will. It also requires courage to reach all the spectrums of the national trend. We emphasize what we share with them rather than what separates them from us, and we dispel the opportunity of those who want to isolate us from our people or to exclude us from the leadership of the national trend that includes the majority of the Libyan people in the east, west and south.

Libya and the Libyan people deserve from us these sacrifices and this original national position.

Source

Translation by Internationalist 360°

Original: https://libya360.wordpress.com/2019/05/03/libya-it-is-time-to-organize-and-coordinate-efforts/

Libia: sette anni senza Gheddafi

24/10/2018
Il 23 ottobre è la data che è ufficialmente si considera come il giorno della fine della guerra civile in Libia nel 2011. Si trattava di un conflitto militare interno in cui è intervenuta la NATO, —- è meglio dire un atto coloniale preparato dalla NATO e spacciato per conflitto interno—- portando al collasso il regime di Muammar Gheddafi e al crollo di fatto dello Stato libico, ha detto Boris Dolgov in un’intervista con Sputnik.
“Come risultato la Libia è crollata come Stato, ora assistiamo alla lotta di varie forze politiche, inclusi gli islamisti, per il potere e il controllo su determinati territori in Libia”, ha affermato l’esperto.


Al momento ci sono due forze politiche principali che lottano per il potere (la Camera dei rappresentanti della Libia e il governo di unità nazionale), ma ci sono altre parti alla ricerca del potere. In Libia ci sono vari clan che nelle loro zone di influenza dispongono di gruppi armati. Alcuni gruppi professano l’Islam radicale.
La Russia, come altri membri della comunità internazionale, è coinvolta nei tentativi di risolvere la crisi libica, ma finora nessuno è riuscito ad ottenere alcun risultato tangibile nel processo.

In particolare Mosca lavora con le forze che hanno maggior influenza in Libia oggi, come le forze armate del feldmaresciallo Khalifa Haftar, quelle che combattono gli islamisti radicali e fissano l’obiettivo di ricostruire lo Stato libico.

La Russia compie i massimi sforzi per risolvere la crisi
La Russia sta lavorando insieme a varie forze in Libia per raggiungere un consenso politico tra di loro e rendere il processo politico prioritario e dominante. I rappresentanti e le delegazioni di varie forze politiche si sono recate in Russia per avere colloqui.
In futuro la Russia continuerà ad impegnarsi per risolvere la crisi.

“La Russia non ha ufficialmente dichiarato di inviare consiglieri militari o altre unità di militari russi in Libia, ma a mio avviso sarebbe possibile se pervenisse la richiesta dalla parte libica, ad esempio dalle forze come quelle guidate dal maresciallo Haftar”, ha spiegato Dolgov.

La Russia può contribuire a risolvere la crisi libica. Ad esempio, potrebbe contribuire a porre fine al conflitto locale. Ad esempio l’intervento potrebbe manifestarsi nella forma di consiglieri o istruttori militari russi che possono trasmettere la loro esperienza ai libici.
Khalifa Haftar è la forza militare più potente in Libia. Il maresciallo ha dichiarato di combattere contro i gruppi islamici radicali. Per la Russia è molto importante, perché questi gruppi rappresentano una minaccia non solo per la stessa Libia, ma anche per la regione nel suo complesso, e persino per la stessa Russia.
E’ noto che gli islamisti di Siria e Iraq sono giunti in Libia. Hanno perfino creato in una delle regioni del paese un’unità para-statale che giurava fedeltà allo Stato Islamico. Questo rappresenta una minaccia per la Russia perché i guerriglieri dell’ISIS ed altri gruppi affiliati hanno dichiarato che il loro obiettivo è promuovere la jihad nel territorio russo, vale a dire nel Caucaso e nel sud della Russia nel suo complesso.

“Pertanto le forze di Haftar contribuiscono ad eliminare questa minaccia, anche per la Russia. Così la volontà di Mosca di cooperare con queste forze diventa chiara”, ha spiegato l’esperto.

Quello che sta accadendo in Libia oggi è un processo molto complesso. Un conflitto armato può avere ricadute. Trovare un compromesso tra un numero di gruppi armati con idee diverse richiederà tempo. Ma forse le elezioni in Libia in qualche modo cementeranno la società.

La normalizzazione non avverrà domani o dopodomani, nemmeno tra un anno, ma almeno la strada è stata trovata e speriamo che la società libica segui questa via, ha concluso Dolgov.

“La Libia trasformata in un inferno”

“Si può affermare che da uno Stato sovrano, la Libia è stata disgregata tra varie forze, molte delle quali controllate da servizi segreti stranieri”, ha detto l’esperto di Spuntik sulla Libia Usef Shakir.

“La Libia era uno Stato stabile e sicuro, l’apparato statale funzionava bene, il Paese si sviluppava e cresceva costantemente, mentre da 8 anni regnano il caos e la paura”, ha aggiunto.

“L’economia della Libia è nulla: centinaia di miliardi di dollari sono arrivati per la vendita di petrolio, ma per 8 anni non è stato implementato un solo progetto strategico per lo sviluppo del Paese, vediamo il costante spreco di ricchezza nazionale e scontri sanguinosi. Sentiamo continuamente parlare di vittime e feriti, la Libia è diventata l’inferno”.

“Di chi è la colpa?” L’élite, che ha tradito tutti ed ha lasciato entrare la Nato nel Paese; il governo è stato rovesciato, ma alla fine non ne è uscito nulla di buono, assolutamente nulla. E’ legato al petrolio e alle altre risorse naturali: il Paese è frammentato, non c’è dialogo tra sud, nord, ovest ed est e nessuno contribuisce ad uscire dalla crisi.”

Preso da:https://it.sputniknews.com/politica/201810246676475-NATO-Occidente-caos-guerra-Gheddafi-risorse-petrolio-terrorismo-geopolitica-Russia-Mediterraneo/

una cosa che non dobbiamo sapere: celebrazioni in tutto il mondo nel settimo anniversario dell’ assassinio del Leader Muammar Gheddafi

Sono passati 7 anni dal giorno in cui i RATTI della NATO, dopo una guerra colonialista durata 7 mesi, assassinavano il Leader della Jamahiriya Libica, Muammar Gheddafi.
Quest’ anno forse più degli altri anni il popolo Libico ricorda questo avvenimento, con celebrazioni in Libia ed all’ estero. Sui social circolano vari posts e foto delle celebrazioni in varie città.

La foto raffigura uno dei manifesti affissi nella città di Ajdabia
http://za-kaddafi.org/node/45852

Bani Walid ricorda l’anniversario del “trono di gloria” di Gheddafi 2018/10/20
Ghat

http://za-kaddafi.org/node/45846 
Celebrazioni a Ghat

http://za-kaddafi.org/node/45849


Gli espatriati libici nella Repubblica araba d’Egitto hanno celebrato una cerimonia commemorativa sabato sera celebrando il settimo anniversario della partenza del leader libico Muammar Gheddafi e dei suoi compagni.

La celebrazione, che si è tenuta nella capitale egiziana Il Cairo, ha visto la presenza di un certo numero di sfollati e membri della comunità libica in Egitto, e la partecipazione di alcuni nazionalisti arabi che hanno dedicato pregieredel  Santo Corano per le vite di “martiri” della Libia nel 2011.

Durante la cerimonia sono stati pronunciati numerosi discorsi che si sono occupati degli eventi della Libia durante gli eventi di febbraio e hanno discusso della marcia del defunto leader Muammar Gheddafi.
https://www.afrigatenews.net/…/%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%87%D8%…% D9% 84% D9% 84% D9% 8A% D8% A8% D9% 8% D9% 88% D9% 86% D8% A8% D9% 85% D8% B5% D8% D8% D9% 88% D9% D8% D8% D8% D8% D8% B8% D9% 89% D8% B1% D8% AD% D9% 8% D9% 84% % D8% A9% D9% 84% D9% 82% D8% B0% D8% A7% D9% 81% D9% 8A /  


https://www.facebook.com/groups/alGaddafi/permalink/1869136143124058/

celebrazioni anche a Parigi, Mosca, Benin, Camerun, Niger.

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celebrations around the world 7 years after the assassination of the Leader Muammar Gadhafi.
Ajdabiya city this morning 21/10
http://za-kaddafi.org/node/45852
Gat commemorates the martyrs on Saturday, 10/20/2018 in front of the Yixing Memorial in the village of Yixing.
http://za-kaddafi.org/node/45849
Bani Walid recalls the anniversary of the “throne of glory” Gaddafi 2018/10/20
http://za-kaddafi.org/node/45846
Libyan expats in Egypt mark the anniversary of Gaddafi’s departure
Cairo – Africa News Portal 21 October, 2018
Libyan expatriates in the Arab Republic of Egypt held a memorial ceremony on Saturday evening marking the seventh anniversary of the departure of Libyan leader Muammar Gaddafi and his comrades.
The celebration, which was held in the Egyptian capital Cairo, witnessed the presence of a number of displaced people and members of the Libyan community in Egypt, and the participation of some Arab nationalists who dedicated the Khutma to the Holy Qur’an for the lives of “martyrs” of Libya in 2011.
A number of speeches were delivered at the ceremony, which dealt with Libya’s events during the February events and discussed the march of the late leader Muammar Gaddafi.
https://www.afrigatenews.net/…/%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%87%D8%…% D9% 84% D9% 84% D9% 8A% D8% A8% D9% 8% D9% 88% D9% 86% D8% A8% D9% 85% D8% B5% D8% D8% D9% 88% D9% D8% D8% D8% D8% D8% B8% D9% 89% D8% B1% D8% AD% D9% 8% D9% 84% % D8% A9% D9% 84% D9% 82% D8% B0% D8% A7% D9% 81% D9% 8A /
celebrations also in Paris, Moscow, Benin, Cameroon, Niger.