Sostenere il governo USA “senza saperlo”: il grave esempio di “Avaaz”

18 febbraio 2012
L’associazione non governativa “Avaaz” sta spopolando su internet e nei circoli della sinistra liberal occidentale in nome della difesa dei diritti umani. Pochi conoscono però chi si cela dietro questa organizzazione che di umanitario ha solo l’apparenza e che è stata creata per “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto americani. La tattica è molto semplice: si promuovono decina se non centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ad esempio la lotta contro la censura su internet oppure il riconoscimento della Palestina). Fra di essi vi sono anche attacchi ai governi occidentali e contro lo strapotere delle banche, così da convincere questo pubblico particolare della bontà della ONG. Fra tutti questi temi – che poi non sortiranno in gran parte comunque nessun risultato – si inseriscono invece questioni strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”, e che ha ricevuto un finanziamento di 1,46 millioni di dollari da George Soros per utilizzarla nella battaglia elettorale contro il Partito Repubblicano.

Una ONG schierata coi potenti

“Avaaz” è infatti una ONG creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller (il cui ruolo a favore dei governi americani è ben spiegato in quest’altro articolo). Non è tutto: “Avaaz” collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina all’attuale governo statunitense e ai suoi servizi segreti che viene utilizzata per organizzare disordini e golpi nei paesi che in qualche modo non ubbidiscono ai diktat di Washington oppure che non autorizzano le grandi aziende occidentali a entrare nel loro mercato nazionale. Non a caso la Cina, che dispone di un mercato ancora fortemente controllato dallo Stato, è una delle vittime preferite di Soros e della ONG di cui stiamo parlando. Naturalmente “Avaaz” non parla di “libertà economica mancante” ma attacca la Cina in altro modo, ad esempio strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo feudale del Dalai Lama in Tibet. Secondo altre fonti dietro “Avaaz” vi sarebbero mandanti di ben più alta caratura come si evince ad esempio da Indymedia Barcellona, dalla discussione interna a PeaceLink, oppure da questo blog molto dettagliato. Proponiamo ora alcuni dei tanti esempi che rendono perlomeno poco credibile “Avaaz” per chi, come la nostra redazione, si dichiara di sinistra.

Avaaz truffa gli ecologisti

A fine 2011 dichiarazioni, articoli, lettere circolano su Internet chiedendo la fine della “distruzione dell’Amazzonia”: “Avaaz” si tinge insomma di verde per ingannare gli attivisti ecologisti che mai si sognerebbero di sostenere i veri mandanti della campagna. 
 L’obiettivo che queste iniziative si pongono, infatti, non è certo quello di colpire le corporazioni transnazionali o i potenti governi filo-americani che le appoggiano, ma il governo popolare del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales. Al centro del dibattito c’è la controversa proposta di Morales di costruire un’autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 Quest’ultimo, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2’000 persone vivono in 64 comunità all’interno del TIPNIS.

 Il 15 agosto, rappresentanti di tali comunità hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell’autostrada.

 Sono subito partite petizioni internazionali da parte, naturalmente, di “Avaaz” che solidarizzando con gli indigeni, condannano il governo boliviano per avere indebolito i diritti indigeni.

 La gente del TIPNIS ha preoccupazioni legittime sull’impatto dell’autostrada. 

Disgraziatamente, però, la campagna di “Avaaz” strumentalizza queste preoccupazioni per indebolire politicamente Morales, il cui sentimento ostile al capitalismo americano non piace ai padroni di “Avaaz”. Con una lettera aperta firmata da più di 60 gruppi ecologisti, in maggioranza però fuori dalla Bolivia, “Avaaz” distorce i fatti e con una retorica progressista afferma “che le imprese straniere si spartiscano l’Amazzonia… e si scatenerà una febbre depredatrice su una delle selve più importanti del mondo”. Ma non menziona il fatto che la distruzione ha già luogo nell’area e che proprio il governo di Morales sta promuovendo una legge per aggiungere nuove norme protettive del parco nazionale. 

La legge proposta comminerebbe pene detentive tra i 10 e i 20 anni di carcere per insediamenti illegali, la coltivazione della coca o il taglio degli alberi nel parco nazionale.

 Avaaz questo non lo dice, ma trasmette l’idea alla sinistra e agli ecologisti che Morales (che è di sinistra e pure ecologista) non vada sostenuto. Al resto ci penseranno poi i “dissidenti” interni alla Bolivia.

Dalla Bolivia all’Iran: il caso Sakineh

A fine 2010 parte un appello mediatico globale che chiede di salvare dalla condanna a morte per lapidazione una donna iraniana, Sakineh Ashtiani. In quello stesso periodo l’Iran era il nemico numero uno dell’amministrazione Obama, si stava preparando una possibile guerra e occorreva che l’opinione pubblica avesse un’immagine demoniaca del paese. Ecco allora che “Avaaz” entra in gioco e inventa il caso Sakineh, subito dato in pasto ai giornalisti occidentali (sì, perché i giornalsti latinoamericani e orientali, invece, hanno evitato questa figuraccia andando a verificare le informazioni!). Sakineh sarebbe condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni. Queste confutazioni sono state documentate non solo da siti di approfondimento come quello di “Come Don Chisciotte“, ma ha suscitato qualche dubbio infine anche ai giornalisti dei quotidiani italiani come “La Stampa”. Insomma “Avaaz” ha strumentalizzato politicamente questa vicenda e pochissimi media occidentali, dopo aver demonizzato l’Ira, raccontando notizie non verificate, hanno però avuto l’etica professionale di scusarsi e di rettificare, cosa che peraltro non ha fatto nemmeno l’ONG stessa, a dimostrazione che non si è trattato di un errore in buona fede.

Pacifisti che preparano la guerra

Di recente di fronte alle rivolte di alcune tribù feudali contro il governo della Libia Popolare, “Avaaz” – sempre con la scusa dei diritti umani – ha sostenuto e diffuso la rivendicazione di una “Non-Fly-Zone” contro la Libia, la quale altro non era che il primo passo per l’invasione militare del paese nordafricano da parte delle truppe della NATO che, con bombardamenti a tappeto, hanno ucciso migliaia di civili e hanno permesso ai rivoltosi di assumere il controllo del Paese e di uccidere Muammar Gheddafi. Una scelta duramente condannata, ad esempio, dal gruppo anti-militarista di Alicante (leggi). Va ricordato che oggi in Libia il governo “democratico” sostenuto da “Avaaz” e dalle diplomazie occidentali è di carattere liberista (vedi filmato), ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato la Libia. Sul fronte dei diritti umani, inoltre, la Libia odierna si caratterizza per violenza di vario genere spesso di tipo razziale contro i neri accusati di essere tutti “mercenari al soldo di Gheddafi”, come documentato dai video pubblicati dal sito di “Fortresse Europe“. Stranamente, però, “Avaaz” ora della Libia non si occupa più, evidentemente ha raggiunto il suo vero scopo.

Esportare la democrazia e rubare il petrolio

“Normalizzata” la situazione libica al volere delle multinazionali occidentali, ora “Avaaz” si è spostata su altri fronti: anzitutto inventare notizie false su quanto accade in Siria. Secondo l’ONG il governo siriano guidato dal presidente Assad (e composto – guarda caso – da socialisti e comunisti particolarmente invisi a Washington e a Bruxelles) starebbe massacrando la popolazione civile e la starebbe opprimendo. Una falsità smentita non solo dallo stesso ex-cancelliere statunitense Henry Kissinger che anzi ha espresso stupore (e rammarico) per il fatto che il popolo siriano sia fortemente schierato a favore di Assad, ma anche da altre fonti, come il sito d’inchiesta indipendente “Informare per resistere” e come la Federazione Sindacale Mondiale, la quale parla di diritti sociali a favore dei lavoratori molto avanzati grazie al governo siriano che cerca di frenare il capitalismo europeo ed americano. “Avaaz” queste cose non le dice, così come non dice che i ribelli siriani hanno già promesso petrolio gratis alla Francia se invaderà il paese come abbiamo scritto qualche mese fa su questo stesso sito. Al contrario, “Avaaz” impropriamete si fa passare per paladina dei diritti umani, quando i suoi promotori non sono affatto dei benefattori. Il lavoro di “Avaaz” in Siria è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Unione Europea, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico. Ognuno, soprattutto chi si dichiara a favore della pace e dei diritti umani, dovrebbe operare non per riscaldare gli animi, ma per disinnescare l’odio fra i popoli. Invece in una situazione esplosiva come questa “Avaaz” ha il compito ideologico di far passare come una lotta per la democrazia e la libertà nella mente dei cittadini dei paesi occidentali e nella sinistra europea e americana, così che non si mobiliti contro la guerra.

Originale, con tutti i link : http://www.sinistra.ch/?p=1627

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Libia, l’esempio per eccellenza delle crisi senza fine

16 gennaio 2014
dopo tre anni dall’invasione NATO la Libia racchiude due esempi estremamente significativi.

Il primo riguarda la deriva reazionaria e caotica che hanno intrapreso le Primavere Arabe del Nord Africa, dove movimenti islamici più o meno moderati hanno sfruttato l’ondata rivoluzionaria per accedere al potere e immediatamente dopo trasformarsi in nuovi regimi di repressione, rulli compressori degli spazi democratici faticosamente conquistati.

In Egitto un anno di mandato presidenziale di Morsi e della Fratellanza Islamica é stato sufficiente a trasformare l’esercito nell’apparente unico salvatore della nazione dal caos e dal pericolo teocratico. Il recente annuncio del Generale Sisi riguardante la sua volontà di partecipare alle prossime elezioni Presidenziali é stato accolto con entusiasmo dalla metà della popolazione che teme lo scoppio della guerra civile, compresi i movimenti più radicali e di sinistra che si posero alla guida dell’ondata di cambiamento democratico nei primi giorni della rivoluzione.

Il secondo esempio ci illustra esaurientemente come le interferenze della Francia, costantemente attuate nel Continente, aumentano invece di risolvere l’instabilità nei paesi africani.

La Libia é l’esempio più maturo storicamente del caos prodotto dalla politica estera del Presidente Francois Hollande che supera in ambizione, arroganza e aggressività persino quella intrapresa dal suo predecessore Sarkozy. Al paese nord africano sono seguiti Mali e Repubblica Centroafricana.

Mentre in Libia la France-Afrique ha preferito adottare una strategia indiretta attraverso la NATO e supportando gruppi ribelli che inevitabilmente ora sono la principale fonte di instabilità nel paese, in Mali e RCA, “Pays des Negres” la Francia ha inviato le sue forze armate, liberando gli antichi spettri delle truppe coloniali.

Il risultato é evidente. Un Mali instabile e profondamente diviso su basi geografiche: nord e sud e su basi religiose: mussulmani e cristiani. La Repubblica Centroafricana sta vivendo le peggiori pulizie etniche della sua fragile e contraddittoria storia post indipendenza.

Le milizie cristiane, formate da brutali bande di disoccupati e analfabeti reclutati nei sobborghi più poveri di Bangui e nei villaggi all’interno del paese ma senza alcun apparente appoggio del clero cattolico, seminano terrore e morte nelle comunità mussulmane sia autoctone che straniere (Ciad, Senegal, Mali) in rivincita dei massacri precedetemene compiuti dalla coalizione ribelle dei Séléka. Massacri che sono stati superati, per ampiezza e organizzazione, dagli attuali compiuti da queste milizie cristiane sotto gli occhi indifferenti dei soldati francesi.

Prime timide voci di dissenso internazionale si arrischiano ad affermare che l’esercito francese non solo é indifferente, ma favorisce queste milizie. Secondo il parere di questi osservatori le milizie sarebbero state utilizzate come forma di pressione per costringere il Presidente ad Interim Michel Djotodia a dimettersi. Ora raggiunto l’obiettivo molti si pongono seri dubbi su un loro reale disarmo. Per la prima volta dai tempi del terrore dell’Imperatore Bokassa, in Centroafrica é ritornato il cannibalismo come forma rituale di sterminio totale del nemico.

Ritorniamo alla Libia. Quale é la situazione del paese nel 2014? Il bilancio é così deprimente che molti investitori e governi occidentali iniziano a rimpiangere i “bei tempi” del Colonnello Gaddafi.

Delle milizie tribali dal luglio 2013 controllano le istallazioni petrolifere dell’est del paese. La conseguenza diretta é il crollo della produzione petrolifera. Oggi la Libia riesce ad estrarre 250.000 barili giornalieri di greggio. Quantità ridicola se paragonata alla produzione giornaliera di 1,5 milioni di barili dell’ultimo periodo del regime di Gaddafi.

La Libia dipende esclusivamente dai profitti sui idrocarburi che rappresentano il 95% del Prodotto Lordo Interno. La scarsa produzione ha causato una perdita annuale di 9 miliardi di dollari, secondo le stime “approssimative” del Ministero del Petrolio, facendo sprofondare il paese in una povertà sperimentata dalla popolazione solo nel infausto periodo coloniale italiano. La perdita giornaliera di 1.250.000 barili di greggio sta mettendo a rischio gli approvvigionamenti energetici dell’Europa, tradizionale sbocco commerciale del petrolio libico, creando non poche difficoltà nel reperire fonti di approvvigionamento alternative.

La situazione economica diventa sempre più critica. Il Governo é costretto a ricorrere sempre più a dei prestiti per far fronte ai suoi impegni, ipotecando la futura produzione petrolifera.

L’occupazione dei giacimenti petroliferi all’est del paese é stata originata dalle accuse mosse dalla popolazione locale al governo di corruzione e malversazione economica. Accuse non del tutto infondate, che hanno costretto il Governo ad aprire un’inchiesta ufficiale di facciata.

Una decisione che ha acceso la miccia ai bellicosi sentimenti delle tribù del est che hanno reclamato l’autonomia della Cirenaica inserita in un sistema federale, dando vita ad un movimento armato in cui si é imposto Ibrahim Jodhrane, autoproclamatosi nell’agosto 2013 Presidente del Consiglio Politico della Cirenaica.

Dalla richiesta di autonomia a quella di indipendenza il passo é stato breve. Nel ottobre 2013 la Cirenaica ha annunciato la formazione del proprio Governo a causa del ostentato e miope rifiuto del Primo Ministro Ali Zeidan di negoziare con il movimento locale e concedere l’autonomia in una quadro istituzionale federalistico. La sua dichiarazione del settembre 2013 di illegalità del Consiglio Politico della Cirenaica ha distrutto ogni possibilità di mediazione del Consiglio Generale Nazionale con questo movimento armato e le tribù locali.

Ora il Primo Ministro Zeidan moltiplica le minacce al ricorso della forza contro le tribù dell’est senza però passare all’azione.

“Se il governo dovesse scegliere l’opzione militare per controllare il movimento indipendentista della Cirenaica, rischierebbe di complicare la situazione e far precipitare il paese in una fase estremamente critica”, ci spiega Khalled Al-Ballab, professore di scienze politiche presso l’Università Al-Margab.

Il Governo della Cirenaica si é imposto come entità politica separata dal resto della Libia, tentando di trattare con le multinazionali straniere, tra le quali la francese Total, per la vendita diretta del greggio, attirandosi le ire del Governo Centrale che ha definito il tentativo come un attentato alla sovranità nazionale.

Il Governo Libico é arrivato a minacciare di affondare le navi cisterna che trasporteranno il greggio venduto dai ribelli. Minaccia che evidenzia a che punto é giunto il Consiglio Generale Nazionale che ora nutre forti dubbi sulla lealtà dei suoi alleati occidentali.

Dubbi motivati dalla base di questa alleanza che spodestò il Colonnello Gaddafi: la possibilità di ottenere il greggio libico a prezzi scontati.

Se questa possibilità ora viene offerta da dei ribelli che controllano saldamente la Cirenaica e i giacimenti petroliferi perché le multinazionali europee e americane dovrebbero rinunciare? In nome di una lealtà al Governo Transitorio e dell’obbligo morale di onorare accordi che potrebbero rischiare di non essere più praticabili?

L’atteggiamento di queste multinazionali, che hanno fortemente influenzato le scelte dei governi europei e della Casa Bianca durante la guerra civile libica, dimostra che l’Occidente non era minimamente interessato alla caduta di un regime dittatoriale per instaurare la democrazia in Libia.

Una verità di pulcinella conosciuta fin dall’inizio nonostante le patetiche motivazioni di assistenza umanitaria e ripristino della pace che non fanno più leva nemmeno su mio figlio di 16 anni. Le stesse motivazioni adottate per la Repubblica Centrafricana per assicurarsi la continuità dei rifornimenti di uranio, che rappresentano il 40% dell’energia prodotta in Francia tramite le centrali nucleari.

La ribellione della Cirenaica rischia di portare altra instabilità a quella già presente nel paese.

Varie correnti all’interno del Consiglio Generale Nazionale stanno approfittando della situazione per indebolire il potere del Primo Ministro Zeidan, accusato di essere troppo debole dinnanzi ai ribelli e di non possedere la volontà necessaria per ristabilire la sicurezza nel paese, ormai sprofondato nell’anarchia delle varie milizie che parteciparono alla rivoluzione e che dovevano armoniosamente unirsi in un Governo Transitorio in attesa di elezioni democratiche secondo i rosei scenari dell’Eliseo.

Per tutto il dicembre 2013 vari deputati hanno tentato di far cadere il governo, senza riuscirci. Essi sono principalmente guidati dai Fratelli Mussulmani.

“Il Parlamento non é in misura di provocare la caduta del Governo per la semplice ragione che é incapace di rimpiazzarlo”, afferma l’analista politico libico Farj Najm.

Mentre all’interno del Consiglio Generale Nazionale si consuma il dibattito e il Primo Ministro Zeidan lotta disperatamente per mantenere il potere di quello che gli resta della Libia, la Cirenaica aumenta la sua determinazione all’indipendenza economica e politica mentre il resto del paese progressivamente si disintegra.

Nelle prime settimane del gennaio 2014 due stranieri, di nazionalità Inglese e Neozelandese, sono stati uccisi vicino ad un pozzo di gas a ovest di Tripoli cogestito da ENI e la National Oil Company compagnia statale libica. Vice Ministro dell’Industria, Hassan al-Droui, membro del Governo di Transizione fin dalla caduta di Gaddafi é stato abbattuto durante la visita ai suoi familiari a Sirte.

Violenti scontri sono scoppiati a Sebha tra le tribù arabe locali e i Toubous provocando un bilancio provvisorio di 19 morti e 20 feriti a causa dell’assassinio del Signore della guerra Awled Sleiman. Gli scontri hanno preoccupato il Governo ancora memore della guerra tribale del marzo 2012 dove perirono oltre 150 persone.

I Tobous é una tribù africana transfrontaliera dedita all’agricoltura che vive nel sud della Libia e nel nord del Ciad e Niger. Nel passato sono state vittime di tentativi di pulizie etnica attuati dalle tribù arabe.

I negoziati con le tribù Berbere sono falliti e la milizia berbera ha ripreso le ostilità contro il Governo Centrale rivendicando la partecipazione ai profitti derivanti dalla vendita dei idrocarburi.

Purtroppo l’esperienza della Libia non sembra essere stata seriamente analizzata dall’Eliseo che ora rispolvera il desiderio di regolare i conti con il Rwanda, paese satellite della France-Afrique perduto durante il genocidio del 1994; sostituirsi al Governo della Repubblica Democratica del Congo per le decisioni chiave politiche ed economiche approfittando del coma istituzionale volutamente creato dalla Famiglia Kabila per meglio depredare le risorse naturali del paese e… dulcis in fundis, appoggiare un’accozzaglia di ribelli che si combattono tra di loro contro il regime siriano, supportando a fior di centinaia di miglia di euro un fantomatico Coordinamento rivoluzionario nato e mantenuto a Parigi e Ankara di cui legalitá é confinata unicamente nelle azioni di marketing attuate dai media occidentali e da Al-Jazzera. Un Coordinamento che non ha il minino supporto non solo tra la popolazione siriana ma sopratutto tra la miriade di milizie ribelli che questo ente empirico afferma di rappresentare.

Good Job dear Hollande!

Fulvio Beltrami

Kigali, Rwanda.

adattamento da: https://africanvoicess.wordpress.com/2014/01/16/libia-lesempio-per-eccellenza-delle-crisi-senza-fine/

Libia, Iraq e Siria: esiti delle “guerre umanitarie” in corso.

25 novembre 2014
Gli USA e i suoi alleati negli anni hanno adottato la nuova dottrina della ”responsability to protect” in base alla quale hanno reso legale sovvertire qualsiasi paese che non segua il proprio modello di civiltà e democrazia. Il punto di vista di alcuni studiosi e le conseguenze disastrose nei paesi ‘beneficiati’ dall’ingerenza umanitaria.

Patrizio Ricci ( sito associato Vietato Parlare.it )

Esiste solo un punto di vista, una sola lettura delle situazioni. La scala dell’autorevolezza non è data dalla realtà oggettiva ma è quella imposta e diffusa dagli Stati Uniti, dalle Nazioni Unite; cioè da quegli organismi ‘sovranazionali’ che si prendono carico della ‘sicurezza globale’.

In sostanza, secondo tale mentalità di ‘governo globale’ i diritti e la sicurezza globale verrebbero prima del valore del singolo uomo e delle comunità nazionali. Ma attenzione: gli interessi delle potenze mondiali che incarnano i ‘diritti umanitari’ vengono prima della pace; è la pace che deve conciliarsi con gli interessi economici e la sicurezza nazionale e non viceversa.

Lo tengano bene in mente i governi di tutto il pianeta: bisogna essere in armonia con il ‘lego’. I sovrani dispotici sono giudicati non in quanto tali ma se in armonia con il ‘lego’: solo se in armonia o funzionali con tali progetti non avverrà alcuna ‘ingerenza umanitaria’ sui propri affari interni.

Una simile mentalità è indice che qualcosa evidentemente non funziona. Emblematico è il modo con cui la situazione siriana è descritta dal ”Global Center to Responsability to protect” (questa organizzazione rispecchia il punto di vista maggiormente condiviso da parte della ‘Comunità Internazionale’ essendo supportata da tutti i governi occidentali, da ‘figure di spicco della comunità dei diritti umani’, nonché da International Crisis Group, Human Rights Watch, Oxfam International, Refugees International, e WFM-Institute for Global Policy):

“La guerra civile in corso in Siria vede le popolazioni affrontare le atrocità di massa commesse dalle forze di sicurezza dello Stato e le milizie affiliate”.

Non è spesa una parola di condanna sulle milizie islamiste che imperversano nel paese e che costituiscono l’80% delle forze ‘ribelli’. Il giudizio è netto: la responsabilità grava totalmente sul governo siriano. E’ l’opinione del circolo che conta, e poco importa se la situazione reale è del tutto rovesciata (l’aggressione è subita dalla Siria ad opera delle milizie fondamentaliste eterodirette).

Simili ‘insindacabili giudizi’ rimangono immutati anche davanti a evidenze di segno opposto. La radice è profonda e deriva da una concezione dell’uomo e dei diritti in mutamento, diritti che hanno una loro casistica ben definita e che derivano da una visione dell’esistenza umana lontana dalla fede di Cristo (da cui sono pur nati tutti i ‘valori’ europei…). E’ una visione della vita e dell’uomo nichilista a e relativista sottomessa al ‘progresso economico’ infinito. E’ un argomento che accende il dibattito e divide i paesi occidentali al loro interno ma all’esterno dominano e prendono le decisioni i centri di potere che innalzano i loro principi assoluti:

“L’ideologia occidentale della humanitarian intervention, con la sua pretesa di diffondere nel mondo intero i valori occidentali – e tali sono i valori sottesi alla dottrina dei diritti umani e della democrazia -, coincide in realtà con una strategia generale di promozione di “interessi vitali” dei singoli Stati “umanitari” – o di alleanze fra Stati -, presentati come interessi della comunità internazionale…”
(Danilo Zolo, giurista).

Così inteso, l’intervento umanitario è subdolo e non è sincero:

“Può accadere che l’emergenza umanitaria sia pura invenzione di una potenza che si propone di interferire nella ‘domestic jurisdiction’ di un altro Stato per ragioni politiche e/o economiche. Oppure può accadere che una guerra civile di ridotte dimensioni venga gonfiata di proposito da parte di una grande potenza per giustificare l’aggressione contro un paese militarmente debole che essa ha deciso di occupare per ragioni strategiche.” (Danilo Zolo).

Le conseguenze di questa ‘ricetta’ sono sotto gli occhi di tutti: Iraq, in Libia ed in Siria ne sono la testimonianza vivente. In questi paesi ha portato solo morte e distruzione.
Pur di realizzare i propri piani si può impunemente usare l’inganno e la menzogna: la guerra contro Saddam si è basata su inesistenti armi di distruzione di massa. I suoi esiti non possono essere presi alla leggera ed essere considerati ‘un disguido’: è un’aggressione ad uno stato sovrano che ha causato al popolo iracheno da 700.000 ad un milione e 400 mila morti (Opinion Research Survey)

Ebbene sono passati anni e nessuno ha chiesto scusa a quelle vittime. Gli esiti e le divisioni generati da quella guerra sono ancora in atto ma l’occidente non si domanda cosa non ha funzionato, quali errori ha fatto: ha sempre pronta la stessa agenda di 6 punti (vedi nota a margine..).

Che dire? E’ evidente che le cose così non vanno… Dice C. Schmitt, giurista e filosofo politico tedesco (Cfr., Begriff des Politischen, München-Leipzig, Duncker & Humblot, 1963):

“Chi cerca di vestire il suo attacco militare con panni umanitari è un impostore: in realtà egli cerca di consacrare la propria guerra come “guerra giusta” e di degradare moralmente il proprio avversario, di isolarlo come nemico dell’umanità e di essergli ostile sino all’estrema disumanità”.

Anche il prof. Thomas Franck (docente presso la New York University in diritto internazionale) è diffidente nei confronti di una apologia indiscriminata dell’uso della forza per finalità umanitarie. Infatti, Franck in “Interpretation and change in the law of humanitarian intervention”sostiene con saggezza che bisogna discriminare fra interventi umanitari “genuini” ed interventi umanitari insinceri e opportunistici.

Ed a proposito di opportunismi ed inganni ”umanitari”, il conflitto siriano-iracheno ne è infarcito: – proprio l’Arabia Saudita (che ha finanziato e sostenuto Isis insieme a Qatar e Turchia) è nella coalizione e per non meglio precisati motivi ed è l’unico stato che ha il privilegio di volare sui cieli della Siria insieme agli USA; – i bombardamenti sono focalizzati su Kobane , nel Kurdistan siriano, con l’intenzione evidente di staccare la regione dall’autorità siriana; in Siria i target dei caccia americani sono scelti accuratamente per nuocere ad Isis ma anche al governo siriano: i raid sono compiuti su raffinerie siriane, infrastrutture, granai. L’ intento è fin troppo palese: il governo siriano non ritornerà più in possesso di risorse vitali.
Intanto i pozzi estrattivi in mano allo Stato del Levante continuano fruttare ogni giorno al Califfato un milione di euro. I jadisti provenienti dall’estero continuano ad affluire a migliaia attraverso la Turchia (dove sono curati e riforniti).

Sono alcuni esempi di ciò che viene taciuto. E l’Italia? Nel nostro paese il dibattito su queste cose è inesistente: il governo italiano si è sempre accodato alle decisioni di altri con la sola preoccupazione di non dispiacere alle alleanze da cui dipendiamo totalmente.
… continuiamo così a costruire un mondo migliore? Auguri alle future generazioni.

NOTA A MARGINE:

Il copione seguito dagli USA in questo tipo di interventi è sempre lo stesso:
1) si alimenta segretamente il malcontento (si utilizzano una pluralità di mezzi: Ong, diplomatici, si acuisce la depressione economica del paese grazie all’influenza sulla finanza internazionale e sull’FMI, e altri metodi );
2) una volta che tutto è pronto, si fa esplodere la piazza in maniera violenta confidando nella repressione;
3) si ingigantisce la partecipazione popolare alle manifestazioni di protesta e si esagerano il numero degli incidenti e le vittime;
4) si indirizzano i principali mass media in mano a poche lobbyes per costruire una opinione pubblica favorevole all’intervento;
5) si dispone una copertura giuridica internazionale per bypassare le costituzioni dei paesi democratici;
6) si forma una coalizione simbolica con il meccanismo delle alleanze e con allettanti promesse di partecipazione alla ricostruzione.

Preso da: http://www.siriapax.org/?p=2164

Gli USA hanno creato il virus Ebola come arma biologica

Il post che vi proponiamo è la traduzione di un articolo comparso sulla Pravda (giornale russo) l’11 agosto 2014. L’autore insinua un terribile dubbio nella nostra mente: il virus Ebola è stato deliberatamente creato in qualche laboratorio statunitense come arma biologica? È un’ipotesi fondata, oppure si tratta dell’ennesimo colpo mediatico nella polemica tra Russia e Stati Uniti?
11 agosto 2014

[Articolo originale comparso sulla Pravda – 11 agosto 2014] L’epidemia del mortale virus Ebola, che nasce nel profondo della giungla, ultimamente si è diffusa in tutto il mondo con una velocità senza precedenti.

Il numero delle vittime, secondo i dati ufficiali, ha già superato il migliaio di persone. Il numero di persone infette sfiora i duemila. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la malattia come minaccia di rilevanza mondiale. Ci sono modi per combattere la febbre?

Si scopre che c’è un vaccino contro Ebola. Gli scienziati del Pentagono lo stavano sviluppando da 30 anni, e tutti i diritti della cura appartengono al governo degli Stato Uniti. Due medici statunitensi infetti hanno ricevuto iniezioni di vaccino e hanno cominciato il recupero dalla malattia immediatamente.

Perchè questo è stato reso pubblico solo ora? Perchè gli Stati Uniti detengono tutti i diritti per l’uso del vaccino? Ci possono essere due risposte ovvie a queste domande.

Come si può vedere, Ebola è un’arma biologica perfetta: si diffonde rapidamente e provoca quasi il 100% di mortalità. Coloro che hanno il vaccino salvavita possono dettare le condizioni agli altri.

La seconda risposta risiede in un interesse puramente commerciale. È sufficiente disporre di panico alimentato con l’aiuto dei media, come è stato il caso di altre epidemie precedenti come l’influenza aviaria. Successivamente, sarà possibile vendere il farmaco salvavita a qualsiasi prezzo.

Tuttavia, gli scienziati russi dubitano che gli americani abbiano creato davvero la cura, anch’essi impegnati nella ricerca per studiare la natura del virus e creare un vaccino. Tra gli scienziati sovietici, per esempio, il professor Alexander Butenko, nel 1982 è stato membro di una spedizione sovietico-guinea, trascorrendo quasi un anno nelle foreste pluviali della Guinea, quando il virus sconosciuto era stato da poco scoperto.

Secondo Butenho, l’attuale distribuzione dell’infezione è la continuazione del focolaio scoppiato nel 1982. Gli scienziati russi hanno la più ampia base scientifica per la creazione del vaccino, dice Butenko, i cui materiali raccolti un quarto di secolo fa, dovrebbero aiutare l’attuale generazione di scienziati russi nello sviluppo di una cura.

Diversi ricercatori russi sono già in Guinea, tra cui il capo del Laboratorio di Ecologia del Virus Mikhail Shchelkanov. “Attualmente, il vaccino ha superato cinque prove abbastanza bene. Le prove del vaccino ora entrano nella fase finale, ma nessuno sa quando sarà completato”, ha detto Shchelkanov.

Preso da: http://www.ilnavigatorecurioso.it/2014/08/11/gli-usa-hanno-creato-il-virus-ebola-come-arma-biologica/

A chi avesse dei dubbi raccomando la lettura di questi 2 articoli (in inglese)http://jamahiriyanews.wordpress.com/2012/09/01/ebola-virus-october-2009-patent-by-the-us-government/

http://www.mathaba.net/news/?x=634091

2014: Attacchi con gas effettuati dal governo libico ( marionetta della NATO) contro insorti e civili nel sud della Libia.

Succedeva nel 2014, ma noi in occidente NON DOBBIAMO SAPERLO.

Si diffonde l’insurrezione in Libia contro il governo fantoccio della NATO.

Secondo i media occidentali: si tratterebbe di “scontri tribali”.

(Traduzione di Luciano Lago)

Fonti della resistenza libica, affermano che “si è sviluppata l’insurrezione per il recupero dell’onore, della dignità e dell’indipendenza del popolo libico e questa è stata attaccata dalle forze degli invasori e colonialisti della NATO e degli USA ”, informano circa la avvenuta restaurazione della sicurezza in generale nelle zone di Sabha ,Shati, Ubari, Murzuq e Gath.
Inoltre le stesse fonti della resistenza informano che la NATO sta pagando 12.000 dinari a mercenari e traditori, attraverso il loro governo di fatto instaurato in Libia, per combattere contro la resistenza.

Queste stesse fonti denunciano che sono stati utilizzati i gas nei bombardamenti effettuati a sud ed a est di Tripoli, secondo quanto si è saputo dall’ospedale civile di Al Zahra, che ha attestato l’infezione di civili innocenti. Inoltre vengono denunciati bombardamenti al fosforo bianco, proibito a livello internazionale, per mezzo di caccia bombardieri della NATO. La Resistenza ha chiesto alla Russia di fare una denuncia urgente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per condannare queste azioni genocide contro una popolazione indifesa.
Il sud della Libia assicurano che è stato praticamente liberato della presenza di mercenari estremisti e traditori al servizio dei cospiratori della NATO e dell’ONU, dopo dei duri bombardamenti che si stanno effettuando questi giorni con l’aiuto dei traditori di Misurata. Le città del sud festeggiano il trionfo con le immagini del leader Mohamar Gheddafi, innalzando bandiere verdi e scrivendo slogan per contrastare la miserabile propaganda degli invasori – alimentando al Jamahirya Libia, mentre un comunicato della resistenza Verde “chiama il popolo patriota della Libia a non opporsi alla resistenza che lavora per conservare l’unità di tutte le tribù e le invita ad unirsi alle forze di liberazione che garantiranno la sua sicurezza e tutti i cittadini saranno trattati in conformità alle norme internazionali”.
Gli insorti assicurano che hanno formato un esercito con più di 250.000 combattenti “attrezzati per far fronte agli invasori” ed informano della cattura avvenuta da parte delle forze di liberazione della Jamihiriya di grandi quantità di materiale bellico e di veicoli con artiglieria nella base aerea di Sabha, utilizzati per la difesa delle zone liberate . “Nella stessa città avvisano, dove vari commandos di Tuareg si stanno situando alle porte di questa per contribuire a consolidare la lotta di liberazione. Tutto questo dopo che vi è stato qui lo scenario di una dura battaglia tra bande rivali di mercenari e soldati dello Stato Maggiore Generale nella quale sono morti più di 200 soldati governativi e si stimano circa 180 feriti. La resistenza approfitta della delle contrapposizioni per stabilirsi in altre zone liberate”.
Ristabilimento dell’ordine

In altro ordine di cose, le stesse fonti annunciano che “hanno messo fine alla emarginazione alla sottomissione ed alla privazione di diritti della popolazione;ai furti ed alle rapine, agli gli assassini effettuati dalle bande armate e portati a termine dopo la perdita della sovranità e dell’ordine. Così come per le aggressioni razziste verificatesi”.
In un comunicato ufficiale gli insorti chiedono alla comunità internazionale ed all’ONU “di espellere tutte le truppe straniere ed i mercenari contrattati dalla NATO e dagli USA, così come le interferenze nei nostri fatti interni, con l’avviso che, in caso contrario, si prenderanno severe rappresaglie come risposta per conservare il nostro onore e la dignità, questo dopo aver analizzato la situazione globale del paese e le possibilità di recuperare la sovranità. Gli insorti ricordano, nello stesso comunicato, che loro non volevano né la guerra né la divisione del paese né la povertà che che si diffonde con tutte queste azioni e denunciano la doppia morale e gli interessi economici della invasione della Libia – in tutte le parti del mondo si sapeva che i mercenari contrattati dagli USA e dalla NATO non hanno mai combattuto per la democrazia e la libertà .. molti libici sono stati ingannati dai cospiratori occidentali ed hanno trasformato un governo delle masse in un governo di mafie al servizio del nemico imperialista”.

Commandos di tuareg della resistenza libica alle porte di Sabha

Assassinato a colpi di fucile il vice promo ministro dell’Industria e si è dimesso il Ministro degli esteri

“Precisamente per protesta contro i bombardamenti fatti con armi proibite dalla comunità internazionale e per lo spargimento di sangue , si è dimesso il ministro degli esteri. Come afferma un comunicato. Altri cinque ministri, aggiunge, temono di finire eliminati come traditori della patria”.
D’altra parte nella Sirte muore assassinato il vice ministro dell’industria , Hassan al –Drouin .
Secondo le autorità l’attacco è arrivato alcune ore dopo la morte di almeno 19 persone e di 20 feriti, avutisi negli scontri tribali avvenuti nel sud del paese. Secondo il giornalista internazionale Eloy Prdo, è stata la “primavera araba” che ha portato il paese nel caos e non si profila una soluzione nel prossimo futuro.

Le posizioni conquistate dalla Resistenza libica

Da ultimo a Tripoli il governo ufficiale imposto dalla NATO ha decretato lo stato di “massima allerta” per timore di essere sorpreso dalla resistenza, vista la solidarietà che la popolazione arriva a dimostrare per le forze di liberazione.

Fonte: El Espia digital

Preso da: http://www.controinformazione.info/attacchi-con-gas-effettuati-dal-governo-libico-marionetta-della-nato-contro-insorti-e-civili-nel-sud-della-libia/

Venezuela: la guerra di classe appoggiata dalla fogna IMPERIALISTA grazie al nostro SILENZIO ASSORDANTE!!


 

E dire che gli italiani presenti sull’isla de Margarita, in primis il “sig.” Davide Morbidelli di Caribbean Tour Travel, e tutta la sua famiglia, ci volevano far credere, ma l’avevamo capito delle loro intenzioni nefaste, che le forze armate erano CONTRO il governo.

Invito questa gentaglia a ritornarsene nel proprio paese o andare negli Stati Uniti visto che amano il neoliberismo distruttivo che ci sta strangolando sempre più e che non gli ha permesso una vita dignitosa nel loro paese.

E’ semplicemente inaccettabile che l’europa e gli americani facciano da guardiani del mondo. Non dimentichiamo che il male del mondo siamo noi. E prima di trarre conclusioni informarsi e soprattutto guardare prima in casa propria e poi in casa degli altri. Mi sembra che siamo nella MERDA fino al collo grazie al nostro silenzio assenso. 

Ieri è stata attaccata la tv di stato pubblica VTV. Gli assalitori però non avevano fatto i conti con i lavoratori che sono scesi in strada a difendere il palazzo.
Tuttavia, prima di fuggire, tra i mercenari è comparso un fucile da guerra. Il soggetto, bianco, è identificato e ricercato.
Questa sarebbe l’opposizione democratica?

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Questa è l’esultanza dei lavoratori della televisione pubblica di stato VTV che gioiscono dopo essere usciti dagli uffici per difendere il palazzo ed aver cacciato a mani nude le bande di oppositori (anche armati) che lo avevano attaccato.
Abbiamo video dei lavoratori che catturano i fuorilegge e li mettono in una stanza in attesa della polizia: il popolo reagisce alla violenza di questi mercenari.

https://www.facebook.com/1034770026536818/videos/1917367771610368/

Evo Morales unico presidente a non aver firmato il documento del Mercosur che invita il #Venezuela a “sospendere” le elezioni per l’Assemblea Costituente. 
Argentina e Brasile volevano un documento più estremo che prevedeva l’espulsione del Venezuela dal Mercosur in quanto “non democrazia”. L’opposizione dell’Uruguay lo ha impedito.

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Il Presidente Ortega, nel giorno della chiusura del Foro Internazionale di San Paolo appoggia le elezioni della Assemblea Costituente che si svolgeranno in Venezuela.
Sostegno anche da Evo Morales “Fratello Maduro non sei solo. Picchia duro contro l’Impero nordamericano”

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Foto della città di Valencia (leggasi pittura sul muro), dove gli oppositori di Maduro, dopo aver attaccato dei locali statali, hanno proseguito le loro violenze andando a colpire i chavisti. Altro che opposizione democratica.

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Ennesimo tafferuglio tra gli oppositori di Maduro. Un SUV non accetta il blocco stradale illegale e sfonda tutto.
Viene inseguito ma riesce a fuggire.
Come al solito tutta gente di pelle bianca, ben vestita e ben nutrita.

https://www.facebook.com/1034770026536818/videos/1915884085092070/

“Maledetto, io devo passare, mi sono operata, guarda, maledetto” 
“Sei una chavista”
“Chavista sarà quella str. di tua madre, maledetto, maledetto”
#Venezuela Gli oppositori di Maduro (sempre di pelle bianca, ben vestiti e ben nutriti) ormai litigano tra di loro tra chi vuole bloccare le strade e chi non ne può più delle violenze.
Viva Maduro! Viva la elezione Costituente del 30 luglio!


 

Terroristi (fascisti) bruciano un chiosco di una famiglia solo perché chavista nella Parroquia Caricuao. Dov’è la comunità internazionale? Dov’è Amnesty international? Dove sono gli antifascisti?

https://www.facebook.com/albapressad/videos/1997861280434177/

“Stiamo morendo di fame. Questa dittatura ci sta uccidendo.” Peccato però che a dirlo siano i venezuelani in auto decappottabili da 100.000 dollari. In strada a manifestare con la bandiera capovolta ed i loro abiti e accessori di lusso.

https://www.facebook.com/1034770026536818/videos/1911309625549516/

L’ultimo oppositore di Maduro, 23 anni, morto in piazza poiché gli è scoppiato in mano il mortaio con cui sparava alla polizia, era il capo di una banda criminale giovanile. Questa sarebbe l’opposizione democratica a Maduro?

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Si continuano a bruciare vivi chavisti. Uccisi altri due compagni (immagini forti)
“Non è nessuna protesta pacifica o legittima, è un crimine di odio. E’ fascismo. Chi non lo condanna, ma anzi lo sostiene (Mogherini e la UE, governi fantoccio legati agli Usa, tra cui il governo Gentiloni….), chi non condanna apertamente (il Parlamento italiano che addirittura ieri applaudiva il padre del golpista fascista Leopoldo Lopez) è complice di tutto questo e dovrà presto fare i conti con la storia”

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Venezuela: manifestanti pacifici? No, terroristi armati fino ai denti!

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di Fabrizio Verde

La narrazione distorta del circuito informativo mainstream in perfetto stile post-verità sul Venezuela, pretende di ribaltare la realtà dei fatti. I terroristi guarimberos che bruciano vive persone per il colore della pelle o le idee politiche, linciano chavisti e piazzano bombe per colpire le forze di polizia, diventano ragazzi che lottano a mani nude per la libertà. Il governo Maduro definito dittatoriale perché convoca elezioni per installare un’Assemblea Nazionale Costituente. El mundo al reves parafrasando Eduardo Galeano.

Un esempio da manuale di distorsione della realtà si è verificata nei giorni scorsi in occasione di una trasmissione radiofonica di Radio 3, dove la corrispondente in Italia del quotidiano venezuelano ‘El Universal’, Eliana Loza Schiano, ha affermato che in Venezuela i manifestanti oppositori sono armati solo di «pietre e qualche molotov». Una bugia.

Come abbiamo più volte documentato, le manifestazioni convocate dalla MUD vedono sempre la presenza di uomini armati. Tanto che la stessa ambasciata degli Stati Uniti a Caracas ha allertato i propri connazionali circa l’alta pericolosità di queste manifestazioni invitandoli a tenersi alla larga.

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Un ulteriore smentita di quanto affermato dalla giornalista arriva dall’ultimo sequestro effettuato dalle forze dell’ordine venezuelane ai danni di un terrorista guarimbero nella città di San Cristobal.

Javier Volcán Gandica è stato arrestato perché trovato in possesso di un vero e proprio arsenale da guerra pronto a essere utilizzato, per creare azioni destabilizzanti, in occasione del prossimo ‘trancazo’ convocato dalla MUD.

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Video (immagini forti). Il fascismo in diretta in Venezuela. Chi non denuncia è complice…

Non è nessuna protesta pacifica o legittima, è un crimine di odio. E’ fascismo
Immagini forti. Sconsigliate ad un pubblico sensibile.

Mostrano due gruppi di terroristi, fascisti in Venezuela (“manifestanti pacifici” come i “ribelli moderati” in Siria) che, nel primo, rincorrono un ragazzo dentro la metro ad Altamira (quartiere ricchissimo di Caracas e centro dell’azione sovversiva in corso), per poi bruciarlo vivo così come fatto con Orlando Figueroa e tanti altri; e che, nel secondo video, si accaniscono con il corpo bruciato di un cadavere ucciso poco primo.


Non è nessuna protesta pacifica o legittima, è un crimine di odio. E’ fascismo. Chi non lo condanna, ma anzi lo sostiene (Mogherini, UE, governi fantoccio Usa, quindi governo Gentiloni….) dovrà presto fare i conti con la storia. Chi non condanna apertamente (il Parlamento italiano che addirittura ieri appludiva il padre del golpista fascista Leopoldo Lopez) è complice di tutto questo e dovrà presto fare i conti con la storia. Chi non denuncia (i media di regime) è complice e i conti con la storia si sommano giorno dopo giorno.

Ma il nostro appello è agli amici elettori del PD, partito di riferimento di questo governo che non solo in Europa (Mogherini) e in Italia (Renzi prima e Geniloni poi) non condanna apertamente questi crimini di fascismo, ma li fomenta sostenendo quelle destre venezuelane che nell’ennesimo tentativo di sovversione violenta dell’ordine costituito (dopo i l2002 e il 2014) da tre mesi tiene sotto ostaggio un paese ed è responsabile di oltre 80 morti e più di mille feriti.

Ecco, caro elettore del PD, non pensi che il tuo partito di riferimento dovrebbe condannarli questi atti? L’antifascismo vale solo in Italia? In Ucraina e in Venezuela?

Ecco, caro elettore del PD, non pensi che i tuoi giornali di riferimento debbano denunciare quello che hai visto in quei video e non censurarli ogni giorno per mostrarti l’imagine distorta di “manifestanti pacifici”, così come erano “ribelli moderati” in Siria?

Il golpe in Venezuela si prepara anche in Italia. Mercoledì giornata importante al Senato

di Geraldina Colotti

«Basta carneficina in Venezuela». L’appello è di Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, molto presente nella crisi del paese bolivariano, dove i morti sono già oltre 100: vittime dovute «all’arroganza di un regime che rifiuta la democrazia», da cui l’invito di Casini alla «comunità internazionale» affinché si «stringa attorno al Parlamento venezuelano e ai suoi rappresentanti». Il Parlamento venezuelano è, dalle legislative del 2015, a maggioranza di opposizione. L’abbraccio di Casini a nome del governo italiano è quindi tutto per la Mesa de la Unidad Democratica (Mud), che ha deciso di sovvertire il governo eletto dal popolo venezuelano usando due grimaldelli: la violenza interna dei «guarimberos» e l’appoggio di Trump e dei suoi alleati (Europa e Italia in prima fila).

PER QUESTO, dopo l’invito con applausi scroscianti al padre di Leopoldo Lopez (militante del partito Voluntad Popular come il figlio, oggi agli arresti domiciliari), mercoledì il Parlamento italiano ospiterà anche un altro «pacifico» manifestante contro la «dittatura»: il sociologo venezuelano Tulio Hernandez, ex esponente della sinistra durante gli anni della IV Repubblica, oggi passato dall’altra parte. A fine aprile, si è fatto conoscere per i suoi twit incendiari, che invitavano «ogni venezuelano democratico» a neutralizzare un chavista, all’occorrenza buttando «vasi» dalla finestra. In questo modo è morta una donna di 47 anni, Almelina Carrillo.

SONO TANTE le vittime delle violenze oltranziste, tante le armi sequestrate, già 30 le persone linciate e bruciate vive, molte le persone saltate sui tralicci cercando di sabotare la rete elettrica. Perché non si getta acqua sul fuoco di quelle violenze efferate? L’altroieri, nello Stato Zulia, 100 persone hanno dato alle fiamme l’istituto di case popolari della Mision Vivienda, che le destre vorrebbero portare sotto il controllo delle grandi immobiliari. Un lavoratore è morto buttandosi dall’edificio in fiamme. Un ragazzo, Adrés Uzcategui, ha avuto il petto squarciato dall’esplosione di un mortaio artigianale che voleva utilizzare contro la polizia. Un poliziotto è stato quasi sgozzato da una guaina usata nelle barricate. Una persona ha perso la vita durante l’attacco alla tv di Stato, a Caracas. Anche il principale quotidiano di opposizione, El Nacional web (unica fonte usata dalle agenzie stampa italiane) ha mostrato un cecchino appostato. Solo la reazione dei lavoratori di Vtv, scesi in strada al grido di «El pueblo unido, jamas sera vencido» ha evitato un’altra tragedia.

LA TV DI STATO è uno dei principali obiettivi delle destre, anche perché si trova nel quartiere Los Ruices, uno degli epicentri delle «guarimbas».

Nei locali di Vtv, come nelle principali imprese statali, funzionano anche gli asili per i figli dei dipendenti (la legge sul lavoro è estremamente avanzata ed è uno degli obiettivi principali del programma conservatore delle destre, come già avviene in Brasile e in Argentina), ma questo non ha impedito la furia degli oltranzisti, come hanno documentato numerosi cronisti internazionali.

Per «fermare la carneficina» bisognerebbe optare per il dialogo, per il rispetto delle istituzioni democraticamente elette e per il calendario elettorale definito: l’Assemblea costituente, che verrà votata il 30 e le successive regionali di dicembre. E poi le presidenziali del 2018. Si vince, o si perde, come nel 2015, quando la vittoria è andata alla Mud. Allora, c’era lo stesso Consejo Nacional Electoral, lo stesso sistema altamente automatizzato, ritenuto a prova di frodi da tutti gli osservatori internazionali, che lo hanno verificato nel corso di 20 elezioni in 18 annni di chavismo. La Mud si è servita del Cne anche per le sue primarie. Perché invece ora lo esautora? Chi è fuori dalla democrazia, chi organizza un «plebiscito» illegale o un governo che glielo consente, tollerando anche la foto di gruppo con «guarimberos» incappucciati di ex presidenti stranieri?

FALLITO lo sciopero generale che avrebbe dovuto disarcionare Maduro, ignorato il parere degli operai, dei 500 imprenditori e dei commercianti che lo hanno bocciato, respinto il pronunciamento democratico delle Forze Armate, le destre puntano a costruire una situazione modello siriano, demolendo l’architettura istituzionale bolivariana. Un paese dalle immense risorse – ha scritto il New York Times -, non può essere governato dal socialismo, foss’anche «umanista e cristiano». Ieri, la Mud ha eletto 33 magistrati del Tribunal Supremo de Justicia (Tsj), l’istanza deputata all’equilibrio di 5 poteri di cui si compone la repubblica presidenziale.

IL TSJ ha bocciato la decisione, ritenendola un reato. Oggi ci sarà una nuova manifestazione. Dopo il «plebiscito», organizzato arbitrariamente, la Mud va verso l’elezione di un altro capo di Stato e di un governo di transizione: il governo di una parte, di Trump e dei suoi alleati. Che porterebbe a «una carneficina» nello scontro con più dell’altra metà del paese e con le Forze armate bolivariane, leali alla costituzione e all’indipendenza nazionale. Cina e Russia hanno mandato messaggi agli Stati uniti contro un’eventuale aggressione armata e appoggiato il dialogo voluto da Maduro. E vi sono manovre al largo delle coste venezuelane.

Il golpe in Venezuela si prepara anche in Italia. Mercoledì giornata importante al Senato

Giorgio Cremaschi: «L’Ue non parla a nome nostro. Solidarietà a Nicolas Maduro»

di Giorgio Cremaschi

Io sto con tutte e tutti coloro che in Venezuela lottano per difendere la rivoluzione bolivariana, le sue conquiste, il suo governo.

I governi della Unione Europea che, assieme agli USA e con i falsi di giornali e tv, sostengono i golpisti, non mi, non ci rappresentano. Non parlano a nome nostro, di noi che qui in Europa lottiamo contro la distruzione dei diritti sociali e del lavoro, contro il dilagare della disoccupazione e della povertà, contro la distruzione della democrazia a favore degli interessi del mercato e delle banche.

Noi ricordiamo il sacrificio di Salvador Allende e di tante compagne e compagni, lavoratori, gente del popolo, assassinati in Cile dalla stessa coalizione di forze reazionarie, nazionali ed internazionali che oggi vuol fare lo stesso in Venezuela. Bisogna impedire che sorgano nuovi Pinochet e per fare questo dobbiamo smascherare il vergognoso sostegno della Unione Europea a chi invece proprio a Pinochet vuol tornare.

La nostra lotta contro le politiche liberiste e di austerità della UE, delle multinazinali, della finanza è la stessa del popolo venezuelano, per questo sosteniamo l’assemblea costituente che il 30 luglio farà fare un passo avanti alla rivoluzione bolivariana.

Se il Venezuela di Hugo Chavez vince, tutti coloro che lottano per la giustizia sociale e la democrazia saranno più forti.

El pueblo unido jamas serà vencido. No pasaran.

Da questo testo ho tratto il messaggio video che l’ambasciata del Venezuela mi ha fatto l’onore di diffondere

Giorgio Cremaschi: «L’Ue non parla a nome nostro. Solidarietà a Nicolas Maduro»

E se ieri gruppi terroristi armati avessero assaltato la sede Rai di Viale Mazzini?

Proviamo a immaginare questa scena: un gruppo consistente di uomini incappucciati, alcuni portano armi da fuoco, dopo aver bloccato le strade circostanti in zona Prati assalta la sede della RAI in viale Mazzini a Roma.

“Terroristi” sarebbe il termine scelto chiaramente dai giornali. Se poi i violenti in questione hanno una connotazione politica di estrema destra si aggiungerebbe anche “fascisti”.

Bene, questo è esattamente quanto accaduto nella giornata di ieri in Venezuela, dove uomini incappucciati e armati hanno assaltato la sede dell’emittente statale VTV. Trattatasi di terroristi e, avendo inclinazioni politiche di estrema destra, di fascisti.

Avete letto o visto questi video da qualche parte? Repubblica, Corriere e Fatto Quotidiano (i principali fake media italiani in politica estera) continuano ad oscurarvi tutto. Non pensate sia un vostro diritto poter vedere queste immagini. Per non parlare della Rai, servizio pubblico in teoria.

Nell’edificio preso d’assalto dai terroristi e fascisti venezuelani è presente all’interno un asilo, dove i genitori lavoratori della TV nazionale possono lasciare i propri bambini. Una grande conquista della Rivoluzione Bolivariana ed un diritto sociale un tempo conquistato in Italia, oggi, come tanti altri, miseramente perso.

Le immagini successive sono di speranza per il mondo. Quegli stessi terroristi vengono poi respinti dai dipendenti dell’emittente statale decisi ad opporsi alla violenza fascista che l’opposizione porta avanti da ormai 4 mesi per destabilizzare il legittimo governo socialista guidato da Nicolas Maduro, che nonostante tutto continua lanciare accorati appelli al dialogo, lasciati puntualmente cadere nel vuoto dall’opposizione. Perché l’unico obiettivo è la violenza destabilizzante volta ad imporre al Venezuela un sanguinoso ritorno al passato.

Adesso, seconda parte dell’esperimento,vi chiediamo uno sforzo di memoria: ricordate le tragiche immagini del rogo della Casa dei Sindacati di Odessa in Ucraina? Bene, ieri i fascisti venezuelani hanno replicato le gesta dei loro omologhi ucraini assaltando e dando alle fiamme la sede del Ministero del Potere Popolare per la Casa dello Stato Zulia. L’attacco fascista di matrice terroristica avvenuto con ordigni incendiari e armi da fuoco ha provocato la morte di una persona.

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E’ un vostro diritto vedere queste immagini, perché in teoria l’Italia è un paese che garantisce il pluralismo d’infomazione. Un diritto che vi viene leso ogni giorno da chi ha l’obiettivo di trasformare il Venezuela in una nuova Siria, in una nuova Ucraina e prendere possesso delle riserve di petrolio e oro più grandi al mondo. Il nostro Governo, e in particolare il suo partito di riferimento, il Partito Democratico, dopo aver scelto la via del neonazismo in Ucraina, spinge con il fascismo reale in Venezuela per la trasformazione del paese in una nuova colonia del neo-liberismo

E se ieri gruppi terroristi armati avessero assaltato la sede Rai di Viale Mazzini?

Abbiamo dedicato numerosi post alla questione Venezuelana

VENEZUELA: opposizione dà alle fiamme centro smistamento di alimenti. E gli USA continuano la loro strategia golpista.

VENEZUELA: Lancio di granate da elicottero sul Tribunale Supremo e sul Ministero degli interni. Ecco la DEMOCRAZIA IMPERIALISTA!

VENEZUELA: in atto la stessa strategia golpista che ha deposto Allende nel 1973! Ecco cosa sta succedendo.

VENEZUELA: Altissimo RISCHIO di GOLPE. In tal caso MADURO chiama all’INSURREZIONE CIVICO-MILITARE!!

VENEZUELA: una parte della comunità italiana prende posizione CONTRO la VIOLENTA OPPOSIZIONE!

Hugo Chavez: “I VAMPIRI AMERICANI vogliono SUCCHIARE il petrolio del Venezuela!!!

Opposizione Venezuelana: “Perdio, se avessimo potuto li avremmo già appesi a testa in giù!”

Le attenzioni dell’IMPERIALISMO si spostano al PETROLIO VENEZUELANO!

Venezuela: la strategia golpista dell’opposizione CRIMINALE al soldo dell’imperialismo! RACCOLTA NOTIZIE!

Venezuela: ecco come causano malcontento nella popolazione!

Venezuela: il ruolo dei media internazionali nell’inganno della carestia

Hugo Chavez è stato ucciso da armi disumane americane!

VENEZUELA: si è DITTATURA! …orwellianamente parlando!

Preso da: https://disquisendo.wordpress.com/2017/07/23/venezuela-la-guerra-di-classe/