Washington inviò veterani della Blackwater a combattere con i ribelli in Libia e in Siria

[20.01.2012] di Michael Kelley  (trad. di Levred per GilGuySparks)
L’ex direttore dell’agenzia di sicurezza Blackwater ha aiutato l’opposizione libica e successivamente è stato inviato a contattare i ribelli siriani in Turchia, su richiesta di una commissione del Governo degli Stati Uniti, secondo le mail di Stratfor trapelate su cui ha riferito Al-Akhbar English.
Jamie F. Smith, ex direttore della Blackwater, è attualmente il direttore generale della società di sicurezza SCG International.
In una email inviata a Stratfor l’11 febbraio 2011, Smith ha elogiato la raccolta di informazioni della società e ha detto che il suo “background è la CIA e la nostra società è composta da ex DOD [vale a dire agenti del Dipartimento della Difesa], CIA ed ex personale delle forze dell’ordine. Forniamo servizi agli stessi gruppi sotto forma di addestramento, sicurezza e raccolta di informazioni “.


Smith è divenuto un’importante fonte per Stratfor da settembre, quando lui e il vice presidente di Stratfor, Fred Burton, hanno stretto buoni rapporti. Smith ha fornito intelligence (sotto il nome in codice LY700) per Burton sugli sviluppi in Libia, dove SCG International aveva l’incarico di proteggere i membri del Consiglio Nazionale di Transizione (NTC) e di addestrare i combattenti ribelli libici dopo l’attuazione della no-fly zone nel marzo 2011.
Smith ha fornito informazioni sui missili terra-aria (SAM) scomparsi e presumibilmente “ha preso parte” all’uccisione dell’ex dittatore libico Muammar Gheddafi nella città di Sirte.
Burton è stato colpito dall’intelligence di Smith e contraccambiava gli elogi scrivendo, “Buoni dettagli. Questo è ciò che viene definita come una fonte credibile. Non qualche accademico Pakistano pallone gonfiato che rutta e scoreggia.”
Le ultime mail su Smith sono giunte il 13 dicembre, alcuni giorni prima che i server di posta di Stratfor, secondo quanto riferito, fossero violati. In una Burton dice:
“** La Fonte e il dottor Walid Phares stanno ottenendo copertura dall’esponente del congresso [Sue] Myrick per ingaggiare l’opposizione siriana in Turchia (non-MB e non del Qatar) in una missione per il Congresso.
** La vera missione è il modo in cui essi possono aiutare ad un cambio di regime.
** La fonte intende offrire i suoi servigi per aiutare a proteggere i membri dell’opposizione, come fece di fatto in Libia.
Walid Phares è un cittadino americano-libanese che è attualmente co-presidente del gruppo consultivo sul Medio Oriente di Mitt Romney.
In un’altra e-mail del 13 dicembre – nella quale Stratfor sta allestendo informazioni di intelligence sull’opposizione siriana che Smith aveva richiesto – Burton riferisce che Smith “sta incontrando specifiche persone descritte come leader chiave“.
Burton è un ex vice capo della Divisione dell’Anti-terrorismo del Dipartimento di Stato per il Servizio di Sicurezza Diplomatico (DSS). Il DSS assiste il Dipartimento della Difesa nel seguire indizi e produrre analisi forensi dei dischi rigidi sequestrati dal governo degli Stati Uniti nel corso di indagini penali.
Stratfor fornisce servizi di intelligence riservati alle grandi aziende e agenzie governative, tra cui il Dipartimento della Sicurezza Nazionale statunitense, i marines degli Stati Uniti e l’Agenzia di Intelligence della Difesa statunitense.
Wikileaks ha pubblicato 913 di quelle che dicono essere una cache di 5 milioni di email interne di Stratfor (datate tra il luglio 2004 e il dicembre 2011) ottenute dal collettivo di hacker Anonymous intorno a Natale.
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  • LEAKED STRATFOR EMAILS: The US Government Sent Blackwater Veteran To Fight With Rebels In Libya And Syria

Mar. 20, 2012 by Michael Kelley

The former director of the security firm Blackwater aided the Libyan opposition and was subsequently sent to contact Syrian rebels in Turkey at the request of a U.S. Government committee, according to leaked Stratfor emails reported on by Al-Akhbar English.

Jamie F. Smith, former director of Blackwater, is currently the chief executive of the security firm SCG International.
In an email sent to Stratfor on February 11, 2011, Smith praised the company’s intelligence gathering and said his “background is CIA and our company is comprised of former DOD [i.e. Department of Defense], CIA and former law enforcement personnel. We provide services for those same groups in the form of training, security and information collection.”
Smith became a major source for Stratfor by September as he and Stratfor vice president Fred Burton built a rapport. Smith provided intelligence (under the codename LY700) to Burton on developments in Libya— where  SCG International was contracted to protect Libyan National Transitional Council (NTC) members and train Libyan rebel fighters after the implementation of the no-fly zone in March 2011.
Smith provided information on missing surface-to-air missiles (SAMs) and allegedly “took part” in the killing of former Libyan dictator Muammar Gaddafi in the town of Sirte.
Burton was impressed by Smith’s intel and reciprocated praise by writing, “Good skinny. This is what is defined as a credible source. Not some windbag Paki academic belching and passing gas.”
The last emails about Smith came on December 13, days before the Stratfor mail servers were reportedly hacked. In one Burton says:
“**Source and Dr. Walid Phares are getting air cover from Congresswoman [Sue] Myrick to engage Syrian opposition in Turkey (non-MB and non-Qatari) on a fact finding mission for Congress.
** The true mission is how they can help in regime change.
** Source intends to offer his services to help protect the opposition members, like he had underway in Libya.”
Walid Phares is a Lebanese-American citizen who is currently co-chair of Mitt Romney’s Middle East advisory group.
In another email from December 13— in which Stratfor is organizing intelligence on the Syrian opposition that Smith had requested— Burton reports that Smith “is meeting w/specific people described as key leaders.”
Burton is a former Deputy Chief of the Department of State’s counterterrorism division for the Diplomatic Security Service (DSS). The DSS assists the Department of Defense in following leads and doing forensic analysis of hard drives seized by the U.S. government in ongoing criminal investigations.
Stratfor provides confidential intelligence services to large corporations and government agencies, including the U.S. Department of Homeland Security, the U.S. Marines and the U.S. Defense Intelligence Agency.
WikiLeaks has published 913 out of what they say is a cache of 5 million internal Stratfor emails (dated between July 2004 and December 2011) obtained by the hacker collective Anonymous around Christmas.

Le “sporche mani” dello Stato profondo sul Venezuela

Covert Geopolitics 21 maggio 2017Lo Stato profondo occidentale vuole introdurre la “democrazia” in Venezuela con sanzioni politiche, pirateria finanziaria e guerra religiosa per via del rifiuto del Paese a cedere il controllo delle risorse energetiche ai banchieri di Wall Street. Tali attacchi multipli dello Stato profondo al Venezuela sono molto persistenti nell’ultimo decennio. Come sempre, i media occidentali continuano ad essere strumento cruciale per demonizzare i leader latinoamericani che continuano ad esercitare i principi bolivariani. “Le accuse contro il Vicepresidente del Venezuela non avrebbero potuto essere più gravi. Annunciando sanzioni contro Tariq al-Aysami, il dipartimento del Tesoro degli USA lo descriveva da “noto narcotrafficante” che aveva vigilato e diretto l’invio di narcotici dal Venezuela agli Stati Uniti. Da governatore dello Stato di Aragua e Ministro degli Interni, presumibilmente controllava o inviava droga per più di una tonnellata dal Venezuela, e aveva incontrato gli Zetas del Messico e il colombiano Daniel El Loco Barrera. A gennaio fu promosso vicepresidente. Ma per quanto cattivo appaia, al-Aysami è solo l’ultimo, anche se di alto livello, della lunga lista di funzionari venezuelani o persone vicine al potere legate al traffico di droga”. (The Guardian)
La conseguenza di ciò che i media dicono è che il popolo del Venezuela è così immaturo da mettere al potere questi trafficanti e ciarlatani, e l’occidente è moralmente nel giusto introducendo nella regione la democrazia come in Libia.

Cosa c’è dietro gli attacchi al Venezuela?
ThePrisma 10 aprile 2017
Il piano destabilizzante non è nuovo. Perché tale insistenza ad impedire la rivoluzione bolivariana? Il Ministro degli Esteri venezuelano affermava che “mai prima nella storia delle organizzazioni internazionali si è visto un tale comportamento illegale, deviante, arbitrario e parziale”.
Caracas (PL) Il Venezuela ha vinto ancora una volta nell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) dopo che è riuscito a frenare l’interventismo e l’intromissione guidati dal segretario generale Luis Almagro. La diplomazia bolivariana ha battuto con dignità e integrità i piani di una potente alleanza guidata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e sostenuta dai governi di destra nella regione. Perciò, Almagro ha agito come agente dell’alleanza allineandosi ai gruppi reazionari nel Paese. Il piano di destabilizzante del Venezuela non è nuovo. Nel giugno dello scorso anno, il capo del cosiddetto “ministero delle colonie”, come l’eminente Ministro degli Esteri di Cuba Raúl Roa García ha descritto l’OAS, cercava senza successo di attuare la Carta democratica interamericana come strumento di coercizione e ricatto sul governo bolivariano.

Il sogno di Almagro
Il 14 marzo Almagro presentava una relazione sul Venezuela finanziata dalla cosiddetta ONG Gruppo internazionale di crisi, sostenuta dalla società petrolifera statunitense Exxon Mobil e sponsorizzata dall’Istituto del Petrolio statunitense che ha interessi sulle risorse energetiche venezuelane. Tale passo venne preso un anno prima, nel giugno del 2016, e i risultati furono identici: non funzionò malgrado il sostegno politico di Washington. Ma alcuni si chiedono perché ci sia tale insistenza nel prevaricare la rivoluzione bolivariana in Venezuela. Secondo i resoconti dei poteri a Caracas, il segretario generale dell’OAS ha stretti legami con le fazioni dell’estrema destra in Venezuela e, tra il 2016 e il 2017 s’incontrò 26 volte con i rappresentanti di tali gruppi. È sorprendente che oltre il 70% dei suoi messaggi twitter attacchino il Venezuela, il suo governo e i suoi funzionari. Indubbiamente Almagro parteggia per la destra che combatte per il potere contro il governo di Nicolás Maduro, nonostante la vittoria di quest’ultimo nelle urne e il fatto che tali gruppi non siano inclini al dialogo come strumento per raggiungere accordi. Quindi le continue “relazioni” di Almagro, sono descritte dalla Ministra degli Esteri venezuelana Delcy Rodríguez “complessa strategia d’intervento a medio e breve termine”.

Perché insiste sulla Carta Democratica?
La Carta democratica interamericana, adottata l’11 settembre 2001 da una speciale sessione dell’Assemblea dell’OAS a Lima, Perù, è un meccanismo da applicare in caso di rottura del processo politico istituzionale democratico o del legittimo esercizio del potere di un governo eletto, in uno qualsiasi degli Stati membri dell’organizzazione. In tal modo, è possibile approvare la sospensione temporanea di uno Stato membro dell’OAS, anche se è necessaria una maggioranza di due terzi. L’esclusione dal processo regionale interamericano limita la capacità del governo sanzionato di agire che verrebbe anche isolato e sanzionato internazionalmente. L’applicazione della Carta Democratica Interamericana sul Venezuela, secondo il pensiero esposto e nell’ambito del piano orchestrato da Almagro, avrebbe conseguenze sulle altre organizzazioni regionali, come l’Alleanza Bolivariana per i Popoli dell’America, la Comunità dell’America Latina e degli Stati dei Caraibi, l’Unione delle nazioni sudamericane, Petrocaribe, che promuovono l’integrazione sociale nella regione. Ovviamente, tale compito fu affidato ad Almagro dal dipartimento di Stato degli USA che, se attuato, avrebbe portato alla pericolosa destabilizzazione dell’America Latina, paragonabile a quanto visto in Medio Oriente ed Europa orientale.

Il Venezuela continua a lottare
In una conferenza stampa, il Ministro degli Esteri venezuelano dichiarava che “mai prima nella storia delle organizzazioni internazionali si è visto un tale comportamento illegale, deviante, arbitrario e fazioso. Il comportamento verso il Venezuela è veramente senza precedenti ed inusuale, segnato da attacchi che articolano un piano d’intervento”. Per Rodríguez con tale atteggiamento interventista, “l’OAS torna alle pagine più cupe della storia“, come testimonia il vergognoso silenzio di fronte a colpi di Stato, violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali; sempre al servizio delle oligarchie e dei gruppi di potere più reazionari. Il funzionario spiegava che i piani volti contro la patria di Bolívar “tramite vile ricatto, pressione e estorsione” di Washington, sono noti. Aggiunse che due congressisti statunitensi minacciarono “in modo greve, volgare e brutale gli Stati membri dell’organizzazione, Stati fratelli che si oppongono a testa alta e con ampia moralità, difendendo dignità, sovranità e indipendenza della Patria Grande”. (PL)Alla fine dell’anno scorso, il sistema bancario del Venezuela fu sabotato quando il sistema di pagamento elettronico collassò. Il Presidente Maduro definì l’attacco un’aggressione internazionale al Venezuela, orchestrato per danneggiarne i cittadini. Il Presidente Nicolas Maduro annunciò l’arresto dei responsabili del sabotaggio del sistema bancario che causò il collasso del sistema di pagamenti elettronici nazionale. Cinque impiegati di Credicar, società responsabile delle operazioni di credito e debito nel Paese, furono arrestati. “È stata un’azione deliberata al Credicar, è confermato e i responsabili sono agli arresti“, aveva detto Maduro. (Tele Sur)
Mentre la formula dell’interventismo geopolitico ibrido è familiare ai lettori di questo sito, la maggior parte degli statunitensi deve ancora capire l’agenda occulta dei capi dietro le azioni delle masse, integrando la propaganda occidentale che alimenta le rivoluzioni colorate nel mondo e negli Stati Uniti. Tipicamente da Paesi religiosi, gli agenti del Vaticano hanno cercato di fare la loro parte nell’istigare la manifestazioni nella società venezuelana. I sacerdoti cattolici scatenavano la propaganda anti-Maduro sollecitando la risposta aggressiva dai sostenitori più duri. “I collettivi sono gruppi filo-governativi che organizzano eventi comunitari e progetti sociali, ma vengono accusati di intimidazione e violenze contro gli oppositori. “Hanno cominciato a gridare insulti, poi si calmavano e poi gridavano“, diceva Maria Cisneros che frequenta la chiesa da 20 anni. Ha chiesto che il suo nome venga cambiato per paura di rappresaglie. “Erano persone aggressive, con un vocabolario aggressivo, profanatori e volgari, ci sentivamo aggrediti”, aveva detto. (Cruxnow)
Lo Stato profondo inoltre evita una possibile ritorsione coordinata alle sanzioni contro il Paese preso di mira, perché solo il popolo degli Stati Uniti ne soffrirebbe, e non lo Stato profondo.Togli le tue zampacce dal Venezuela“, Maduro a Trump
20 maggio 2017
Gli Stati Uniti dovrebbero “andarsene dal Venezuela“, ha detto il leader del Paese Nicolas Maduro, dopo che Washington sanzionava i giudici venezuelani, per “sostenere” il popolo venezuelano. Le nuove sanzioni, contro il primo giudice e i sette membri della Corte suprema del Venezuela, sono imposte dal Tesoro statunitense per “far avanzare il governo democratico” del Paese. “Basta immischiarsi… vattene Donald Trump. Vai via dal Venezuela“, aveva detto Maduro in un discorso alla TV, secondo Reuters. “Togli le tue zampacce da qui”. La tirata del presidente venezuelano segue la dichiarazione del governo che accusa gli Stati Uniti d’interferire negli affari interni del Paese cercando di destabilizzarlo. “Le aggressioni del presidente Trump al popolo venezuelano, al suo governo e alle sue istituzioni hanno superato i limiti“, affermava la dichiarazione, esortando gli Stati Uniti a concentrarsi sulla risoluzione dei propri problemi interni, invece di immischiarsi negli affari del Venezuela. “Le posizioni estreme di un governo appena nato confermano la natura discriminatoria, razzista, xenofobica e genocida delle élite statunitense contro l’umanità e il loro popolo, ora accentuate dalla nuova amministrazione che asserisce la supremazia bianca anglosassone“, secondo la dichiarazione citata da Reuters. Le sanzioni imposte dal Tesoro statunitense includono il congelamento del patrimonio che gli otto giudici potrebbero avere negli Stati Uniti, divieto d’ingresso nel Paese e divieto ai cittadini statunitensi di farvi affari. La situazione in Venezuela “è una vergogna per l’umanità” e il Paese “è stato incredibilmente mal gestito“, aveva detto Donald Trump. “Non vediamo un tale problema, direi, da decenni“, aggiunse. Migliaia di manifestanti antigovernativi scesero per strada a Caracas e Christobal, nello Stato occidentale di Tachira, divenuto uno dei centri principali degli scontri. (RussiaToday)
Alla luce del peggioramento della carenza di cibo in Venezuela, Putin decideva d’inviare ogni mese 60mila tonnellate di grano nel Paese latinoamericano. Uno per uno, i Paesi dell’America latina come Brasile e Argentina, cedono alla volontà dello Stato profondo in parte per l’ignoranza della classe media, e in parte per i metodi utilizzati nella regione. Al momento, solo l’intervento combinato di Russia e Cina potrebbe ostacolare l’occupazione completa dell’America Latina, a meno che un miracolo non risvegli i “patrioti” statunitensi, sollevandoli in armi contro quest’ultima.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2017/05/23/le-mani-sporche-dello-stato-profondo-sul-venezuela/

Libia 2011: detenuti torturati e negate cure mediche

  • Libia: detenuti torturati e negate cure mediche

[26.01.2012] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks


I detenuti nella città libica di Misurata vengono torturati e sono loro negate cure mediche urgenti, inducendo Médecins Sans Frontières (MSF – Medici Senza Frontiere) a sospendere i suoi interventi nei centri di detenzione a Misurata.

Equipe di Medici Senza Frontiere hanno iniziato a lavorare nei centri di detenzione di Misurata nel mese di agosto 2011 per curare i feriti di guerra detenuti. A partire da quel momento, sempre più frequentemente i medici di MSF si trovano di fronte a pazienti che hanno subito lesioni causate da torture nel corso di interrogatori, svolti al di fuori dei centri di detenzione. Gli interrogatori erano condotti al di fuori dei centri di detenzione. In totale, MSF ha curato 115 persone con ferite riconducibili a tortura e hanno segnalato tutti i casi alle autorità competenti a Misurata.

Pazienti risottoposti a tortura

Da gennaio, parecchi dei pazienti ricondotti ai centri di interrogatorio sono stati nuovamente torturati.

Alcuni funzionari hanno cercato di sfruttare e ostacolare il lavoro medico di MSF“, spiega il direttore generale di MSF, Christopher Stokes.
Ci son stati portati pazienti per le cure mediche tra le sessioni di interrogatorio, in maniera tale che fossero in grado di sostenere un ulteriore interrogatorio. Questo è inaccettabile. Il nostro ruolo è quello di fornire assistenza medica alle vittime di guerra e ai detenuti malati, non di curare più volte gli stessi pazienti tra le sessioni di tortura“.

Alle equipe mediche di MSF è stato anche chiesto di curare i pazienti nei centri di interrogatorio, cosa alla quale è stato opposto un netto rifiuto da parte dell’organizzazione.

Casi allarmanti

Il caso più allarmante si è verificato il 3 gennaio 2012, quando i medici MSF hanno curato un gruppo di 14 detenuti di ritorno da un centro di interrogatorio, situato al di fuori delle strutture di detenzione.
Nonostante le precedenti richieste di MSF per l’immediata cessazione della tortura, nove dei 14 detenuti avevano subito numerose ferite e presentavano evidenti segni di essere stati torturati.
Il team di MSF ha informato il National Army Security Service – l’agenzia responsabile degli interrogatori – che un certo numero di pazienti necessitava di essere trasferito in ospedali per cure urgenti e specialistiche.
Tutti, tranne uno dei detenuti, sono stati ancora una volta privati ​​di cure mediche essenziali e sono stati sottoposti a interrogatori e a nuove torture al di fuori dei centri di detenzione.

MSF esige la fine immediata della tortura

Dopo l’incontro con diverse autorità, MSF ha inviato una lettera ufficiale, il 9 gennaio 2012, al Consiglio militare di Misurata, al Comitato per la sicurezza Misurata, al Servizio di Sicurezza dell’Esercito Nazionale e Consiglio Civile Locale di Misurata, esigendo ancora una volta la cessazione immediata di qualsiasi forma di maltrattamento dei detenuti.

Non è stata presa alcuna misura concreta“, ha riferito Stokes. “Invece, il nostro team ha ricevuto quattro nuovi casi di tortura. Siamo quindi giunti alla decisione di sospendere le nostre attività mediche nei centri di detenzione“.

MSF lavora a Misurata dal mese di aprile 2011, nel bel mezzo del conflitto libico.
Dal mese di agosto 2011, MSF lavora nei centri di detenzione di Misurata, trattando i feriti di guerra, eseguendo interventi chirurgici, ortopedici e effettuando visite di controllo a persone che hanno subito fratture ossee.

Le equipe mediche di MSF hanno effettuato 2.600 consulti, tra cui 311 per trauma violento.
MSF continuerà le sue attività di sostegno alla salute mentale nelle scuole e nelle strutture sanitarie a Misurata, oltre ad assistere 3.000 migranti africani, rifugiati e sfollati all’interno di Tripoli e nei dintorni.
MSF è un’organizzazione internazionale umanitaria medica che lavora in Libia dal 25 febbraio 2011.
Per garantire l’indipendenza della sua attività medica, MSF conta esclusivamente su donazioni private per finanziare le sue prestazioni in Libia e non accetta alcun finanziamento da parte di governi, enti donatori, o gruppi militari o politici.

http://www.msf.org.uk/libyaprison360112_20120126.news

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  • Libya: Detainees tortured and denied medical care

Date Published: 26/01/2012 08:56

Detainees in the Libyan city of Misrata are being tortured and denied urgent medical care, leading Médecins Sans Frontières MSF (Doctors Without Borders) to suspend its operations in detention centres in Misrata.

A physiotherapy session in a Libya prison, September 2011.

MSF physiotherapy session in a Libyan detention centre. September 2011. © Benoit Finck

MSF teams began working in Misrata’s detention centres in August 2011 to treat war-wounded detainees.

Since then, MSF doctors have been increasingly confronted with patients who have suffered injuries caused by torture during interrogation sessions.

The interrogations were held outside the detention centres.

In total, MSF has treated 115 people with torture-related wounds and reported all the cases to the relevant authorities in Misrata.

Patients returned to torture

Since January, several of the patients who were returned to interrogation centres have been tortured again.

“Some officials have sought to exploit and obstruct MSF’s medical work,” says MSF General Director Christopher Stokes.

“Patients were brought to us for medical care between interrogation sessions, so that they would be fit for further interrogation.

“This is unacceptable. Our role is to provide medical care to war casualties and sick detainees, not to repeatedly treat the same patients between torture sessions.”

MSF medical teams were also asked to treat patients inside the interrogation centres, which was categorically refused by the organisation.

Alarming cases

The most alarming case occurred on 3 January 2012 when MSF doctors treated a group of 14 detainees returning from an interrogation centre located outside the detention facilities.

Despite previous MSF demands for an immediate end to torture, nine of the 14 detainees suffered numerous injuries and displayed obvious signs of having been tortured.

The MSF team informed the National Army Security Service – the agency responsible for interrogations – that a number of patients needed to be transferred to hospitals for urgent and specialised care.

All but one of the detainees were again deprived of essential medical care and were subjected to renewed interrogations and torture outside the detention centres.

MSF demands immediate end to torture

After meeting with various authorities, MSF sent an official letter on 9 January 2012 to the Misrata Military Council, the Misrata Security Committee, the National Army Security Service and the Misrata Local Civil Council, again demanding an immediate stop to any form of ill treatment of detainees.

“No concrete action has been taken,” says Stokes. “Instead, our team received four new torture cases. We have therefore come to the decision to suspend our medical activities in the detention centres.”

MSF has been working in Misrata since April 2011, in the midst of the Libyan conflict. Since August 2011, MSF has worked in Misrata’s detention centres, treating war-wounded, performing surgeries, and providing orthopaedic follow-up care to people who had suffered bone fractures.

MSF medical teams have carried out 2,600 consultations, including 311 for violent trauma.

MSF will continue its mental health support activities in schools and health facilities in Misrata, in addition to its assistance to 3,000 African migrants, refugees and internally displaced people in and around Tripoli.


MSF is an international humanitarian medical organisation which has worked in Libya since 25 February 2011.

To ensure the independence of its medical work, MSF relies solely on private donations to finance its activities in Libya and does not accept any funding from governments, donor agencies, or military or political groups.

http://www.msf.org.uk/libyaprison360112_20120126.news

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  • Le torture delle belve di Bengasi e Misrata (Le SS della NATO)

La mole straordinaria di prove fotografiche e filmate, di testimonianze dirette sulle atrocità commesse durante la guerra civile libica da parte delle forze golpiste ribelli, avrebbe dovuto portare il tribunale dell’Aia ad istruire un processo contro i macellai di Bengasi e Misurata. Il fatto che non lo abbia fatto e che non lo farà mai, conferma che si tratta di un tribunale politico che si impegna solo contro coloro che vengono indicati dalle potenze occidentali. I criminali di guerra, quando svolgono dei servigi agli statunitensi, e in generale ai sistemi capitalistici occidentali, hanno l’impunità completa, qualsiasi crimine abbiano perpetrato ai danni di prigionieri, donne, bambini o anziani. Basti ricordare i casi dei nazisti: Klaus Barbie (il boia di Lione), Josef Menghele (l’angelo della morte), Reinhard Gehlen (generale tedesco), Martin Bormann (segretario personale di Adolf Hitler) premiati dagli statunitensi alla fine della guerra con incarichi in funzione anticomunista.

Nei giorni dedicati alla memoria non dimenticheremo le belve naziste del presente.

Ecco perché le belve della finta rivoluzione libica devono essere giudicate per crimini contro l’umanità assieme ai loro padrini della Nato…

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2012/01/26/libia-detenuti-torturati-e-negate-cure-mediche/

Venezuela, quei giovanissimi pagati per uccidere

La strategia del caos e della tensione, gli omicidi attribuiti al governo anche quando le prove sono opposte. Nella piazza di Caracas il solito copione.
di Geraldina Colotti.

Cronaca di sangue, anche ieri, in Venezuela. Sangue e non solo, perché è in pieno svolgimento anche la campagna “puputov” (molotov di escrementi), lanciata dalle destre contro il governo, e ripresa con enfasi dalle agenzie internazionali. 

Per conoscerne i dettagli, digitare in google immagini “puputov Venezuela”. 
Avvenenti vedette nazionali, spiegano come preparare la bomba di escrementi, raccolti nelle case e nelle scuole private, e come lanciarle sulla Guardia Nacional Bolivariana (Gnb), su chi non partecipa alle proteste e su quanti manifestano in sostegno al governo. 
 

 
Il momento è drammatico, ma la satira ci è andata a nozze: se la Dichiarazione di indipendenza degli Stati uniti mette al centro “la libertà e la ricerca della felicità”, il Venezuela caraibico di Simon Bolivar persegue “il massimo di felicità possibile”, e ai funerali piange ma balla e canta… “Se la fate così grossa, vuol dire che mangiate bene”, ha sintetizzato un vignettista evidentemente convinto che i principali problemi del paese siano determinati dalla “guerra economica” dei poteri forti, dallo stratosferico aumento dei prezzi e dall’accaparramento dei prodotti basici sussidiati dal governo.
Ha però perso la voglia di sorridere l’equipe della nota Tv privata Globovision, aggredita ieri dalle bombe di cui sopra rafforzate con pietre e pittura. La macchina ha sbandato, è finita contro un palo e gli occupanti hanno rischiato la vita. E’ successo nel quartiere di Altamira, nella parte agiata di Caracas, dove più forti sono le proteste delle destre. 
Attaccata anche una troupe del programma satirico Zurda Konducta (Vtv), mentre un cronista di Afp ha rischiato di essere bruciato vivo da un gruppo di incappucciati. Gli agenti lo hanno soccorso e salvato, ma le fotografie diffuse mostravano un giovane civile portato via da due divise per essere arrestato. Un altro episodio da mettere sul conto della “repressione”. L’agenzia ha poi presentato pubbliche scuse, ma nessuno le ha riprese. 
Un altro giornalista è morto, invece, a La Mercedes, sempre nell’est della capitale. Si chiamava Miguel Castillo e aveva 27 anni. Una biglia di ferro gli ha trapassato il cuore. Anche le istruzioni su come sparare proiettili casarecci con armi artigianali si trovano nei siti radicali di opposizione, e un fotografo di Reuters le ha mostrate già dal 1° maggio.
E’ morto così il giovane violinista Armando Canizales, 17 anni. Si è trovato sulla linea di tiro di un proiettile simile, diretto alla Gnb. La sua morte ha provocato la reazione del noto direttore d’orchestra Dudamel. Pressato da mesi dalla stampa internazionale (anche italiana) perché considerato vicino al chavismo, Dudamel ha finito per inviare da Los Angeles un comunicato “contro la repressione”.
Il deputato di opposizione Freddy Guevara ha dichiarato: “hanno ammazzato un ragazzo di 17 anni mentre Maduro ballava”, alludendo al programma televisivo del presidente. Le indagini e anche un’inchiesta del giornale spagnolo La Vanguardia (non certo favorevole al chavismo) hanno però messo in luce la diversa realtà.
In base alle testimonianze di manifestanti, è emersa la strategia delle destre radicali di provocare quanti più morti possibili da addebitare alla “dittatura”.

“C’è un gruppo legittimo di manifestanti ma purtroppo ci sono anche gruppi estremisti nelle proteste e mi risulta che l’opposizione li paghi, ne conosco alcuni. Il musicista lo hanno ucciso e poi l’opposizione ha detto che era stato il governo. C’è una manipolazione senza limiti, per i leader di opposizione, più giovani muoiono e meglio è”. Così ha detto alla Vanguardia Aarón Troconiz, 27 anni, studente dell’Università bolivariana di Caracas.
Denunciata anche la presenza di giovanissimi, “contrattati” per creare il caos.
Qualche artista ha fatto notare a Dudamel che, nonostante la crisi, i soldi per l’Orchestra e per i viaggi dei suoi musicisti non sono mai mancati, nonostante i rilievi di chi avrebbe voluto porre quelle risorse altrove. Le destre tornate in campo in America latina – come Temer in Brasile – hanno per prima cosa abolito il ministero della Cultura.
Nel Tachira sono stati arrestati anche dei poliziotti della Pnb, accusati di aver sparato a bruciapelo contro un giovane, però fuori dalla piazza a cui non sono preposti. L’opposizione ha protestato perché chi viene arrestato per le violenze può essere giudicato dai tribunali militari, rischiando una pena fino a vent’anni. Il governo ha risposto ricordando la legge che prevede il ricorso al tribunale militare in caso di attacco armato a funzionari di polizia. La Gbn non può portare armi, solo lacrimogeni e idranti.
In piazza, però, si verificano omicidi mirati da parte di chi ha evidentemente interesse a provocare il caos. E fa riflettere che anche un altro giovane, Juan Pernalete, sia rimasto ucciso come il violinista e sempre nella zona che dipende dal comune di Chacao, il cui sindaco, Ramon Muchacho, è un pasdaran della cacciata violenta di Maduro dal governo.
Ieri è stato ammazzato un moto-taxista (un militante chavista) ed è stato ferito il suo passeggero. Una sessantenne è rimasta gravemente ustionata dalle molotov. Dall’inizio degli scontri, sono stati uccisi cinque Gbn.
Maduro ha lanciato la proposta di un’Assemblea costituente, una richiesta avanzata anche dalle destre, che però ora la rifiutano e il parlamento a maggioranza di opposizione l’ha bocciata. Respinto da parte dei vescovi anche l’appello del papa alla pace.
Nonostante il chavismo abbia liberato 7 politici detenuti, come stabilito durante i colloqui di pace, le destre hanno rovesciato comunque il tavolo, forti dell’appoggio del presidente USA Donald Trump e del Segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), Luis Almagro. Ieri, l’organizzazione internazionale, da cui Caracas ha deciso di uscire, ha nuovamente tentato di far fissare una riunione urgente sul Venezuela, ma i paesi progressisti latinoamericani l’hanno respinta. Per ora.

Questa immagine non proviene dalle barricate di Euromajdan a Kiev nel 2014, ma somiglia come se la rappresentazione muovesse dalla stessa regia.

Questo ragazzo è stato ucciso dopo aver tenuto un incontro filo-Maduro. L’hanno fatto passare per vittima del governo. Anche su Repubblica.it. Nessuna correzione successiva, naturalmente.

I collaborazionisti sono un elemento centrale della nuova politica statunitense

Intervista a CX36 Radio Centenario del sociologo americano, il Prof. James Petras da New York, USA.  Lunedi 31 ottobre 2011. www.radio36.com.uy

Chury: Petras Come stai?

Petras: Bene, siamo sfuggiti ad una bufera di neve che ha colpito le altre regioni qui intorno con più di 20 centimetri di neve. Una cosa rara in questa epoca, ma siamo sfuggiti e siamo felici. Nel frattempo voglio discutere oggi una visione strategica di ciò che sta accadendo di fronte al conflitto in Medio Oriente e oltre.

Chury: Molto bene, Petras, se vuoi iniziamo con questo argomento.

Petras: Ora alcuni commentatori annunciano quella che chiamano “la nuova dottrina Obama”. Vogliono fare una distinzione con il periodo iniziale di Obama, nel quale egli ha continuato i progetti coloniali dell’ex presidente Bush con un grande esercito in una guerra di terra sia in Afghanistan che in Iraq con molteplici impegni economici e militari. Questa politica dei primi due anni di Obama ha reso più profonde diverse questioni. In primo luogo, la crisi interna, il problema del disavanzo finanziario. In secondo luogo, una maggiore opposizione all’interno degli Stati Uniti, che, in terzo luogo, non hanno potuto consolidare il loro potere. La presenza nord-americana è stata un importante punto di conflitto e di attrito.

A fronte di questa situazione, dopo due anni e mezzo di fallimenti abbiamo visto di recente una serie di misure tra cui in primo luogo, l’idea del ritiro delle truppe dall’Iraq. Tra pochi mesi le truppe statunitensi lasceranno l’Iraq, perché sono già 8 anni che stanno là, non sono riusciti ad ottenere un sostegno popolare e hanno prodotto enormi perdite economiche nord-americane.
Il secondo problema è il fatto che non è possibile fare progressi in Afghanistan. Un altro problema è che sono costretti a ritirare le truppe nell’anno 2014. In terzo luogo, gli Stati Uniti hanno perso una grande influenza su altre regioni come l’Asia, America Latina e altrove.

Per tutte queste ragioni stanno ora annunciando una nuova politica. In primo luogo si cercherà di raggruppare le forze militari in paesi del Golfo come Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, ecc.
Cioè, userà queste piccole città e le isole come trampolini di lancio che accoglieranno circa 20.000 o più soldati, non in combattimento attivo, ma semplicemente come supporto per la cooperazione dei governi della regione. Hanno imparato che l’era dei grandi guadagni territoriali con grandi eserciti non funziona. Questa è la conclusione che essi hanno maturato dalla loro politica in Iraq e Afghanistan.

In secondo luogo, si praticano più guerre marittime e in particolar modo aeree utilizzando velivoli senza pilota. Il vantaggio è che non richiedono eserciti di terra, nè richiedono costi enormi e nè si traducono in un gran numero di perdite.

Essi si basano più su guerre con missili aerei per indebolire qualsiasi posizione.

E in terzo luogo, si cercano di piazzare collaborazionisti locali, traditori, opportunisti e soprattutto le canaglie del mondo, trafficanti di droga, come in Afghanistan, fondamentalisti come in Libia, delinquenti, assassini e qualsiasi persona che si presti alle politiche degli Stati Uniti. Come possiamo vedere in Libia, nel saccheggio e nel terrore che sta accadendo dentro il paese, cosa che riflette che le uniche forze sulle quali gli Stati Uniti possono contare sono quelle che potremmo chiamare la spazzatura della società, teppa sottoproletaria che si presta al saccheggo del paese.

Hanno annunciato oggi che nel Museo della Banca centrale, che è in possesso di una collezione di antichità della Grecia, monete romane e greche sono state rubate durante la presenza dei collaborazionisti degli Stati Uniti a Bengasi. Bengasi era l’epicentro della contro-rivoluzione contro Gheddafi e già a maggio presero semplicemente il controllo della banca e rubarono tutte le monete e gli oggetti d’antiquariato e li vendettero in Egitto. Questo è il tipo di persona. Ora a Misurata stanno uccidendo chiunque fosse associato con il governo di Gheddafi. E può essere un qualsiasi cittadino che semplicemente non è stato coinvolto con la teppa che era contro Gheddafi. Si sta in un regime di terrore.


Ma voglio illustrare questo per dimostrare che i collaborazionisti, che sono un elemento centrale della nuova politica degli Stati Uniti, insieme con i monarchi più dispotici del Golfo, sono il genere di persone con le quali gli Stati Uniti cercano di rafforzare la propria presenza dalla periferia. Perché hanno già perso l’influenza diretta che avevano in Iraq. Non possono distruggere o attaccare l’Iran. E ora in Siria hanno montato un’opposizione con la collaborazione di molti fondamentalisti e il sostegno di gruppi regionali contro la Siria. Questa politica di incoraggiare la ribellione con un misto di forze reazionarie, è l’altro elemento di questa politica.

E il quarto punto è l’uso di numerose forze speciali, che sono un tipo di squadroni della morte che vengono inviati ad uccidere i leaders di un movimento che si opponga ai regimi filo-americani, come ora in Uganda dove hanno una brigata di 500 soldati americani.

Ora, cosa significa tutto questo in un quadro più grande?
Ciò significa, in primo luogo, che Obama ritiene di non avere la minima possibilità di continuare le grandi guerre dell’era Bush. L’economia non può sostenerle, il pubblico non è disposto a sopportare guerre prolungate e le forze che sostengono gli Stati Uniti non possono consolidare un impero, possono unicamente distruggere un governo esistente come abbiamo visto in Libia; è quello che stanno cercando di fare in Siria e ciò che stanno facendo in Somalia, e così via. Gli Stati Uniti si definiscono da questo momento a partire dalle loro alleanze con le forze più reazionarie del mondo. Dico questo in relazione a quanto è stato detto 20 anni fa, quando avevano qualche monarca costituzionale, e qualche dittatore più o meno presentabile.

Adesso stanno lavorando con il peggio del peggio e cercano a partire da questo di mantenere per lo meno una presenza. Una presenza temporanea, congiunturale, perché sapete che in Libia questa miscela di forze fondamentaliste, delinquenti, mafiose, non ha alcuna possibilità al di là del saccheggio delle risorse naturali, del petrolio, cosa che è già in atto da due mesi quando hanno firmato i contratti di sfruttamento. In ogni caso il panorama nord-americano che cerca di definire una presenza, rappresenta una ritirata dai piani degli anni 90 quando crollò l’Unione Sovietica. L’idea che gli Stati Uniti potessero dominare le principali fonti di ricchezza,  il Medio Oriente e l’Asia. Tutto ciò è stato ora ridotto nel mantenere solo le basi militari vicino ai luoghi dove hanno fallito. Hanno fallito in Iraq, è ora stanno con i piccoli paesi assolutisti del Golfo. Hanno fallito in Afghanistan e in qualche modo cercano di mantenere una presenza con la forza marittima al largo delle coste dell’Asia. Hanno fallito in Nord Africa, dove hanno rovesciato il governo stabile di Gheddafi e hanno imposto un regime che non ha alcun futuro.
E ora stanno cercando di costruire un ricambio con la giunta militare in Egitto e un governo di cambiamento in Tunisia.

Questo è il quadro, poi, della dottrina Obama, che è l’adattamento alle proprie debolezze. Dire che è una dottrina non è corretto. E’ realmente un’improvvisazione a fronte dell’incapacità interna a sostenere queste guerre esterne. Ecco alcuni commenti sul quadro strategico degli Stati Uniti.

Il secondo punto che vorrei discutere brevemente, perché è un grande problema, è il nuovo autoritarismo in tutto il mondo. Ricordo che in passato, quando i movimenti popolari si sentivano sfruttati, esclusi, mettevano su dimostrazioni, scioperi generali, in alcuni casi, costringendo i leaders ad andare al tavolo delle trattative dove i governanti in una forma o nell’altra, senza ritirare i grandi progetti reazionari, decidevano che dovevano modificarli, facendo alcune concessioni. Al posto di bloccare i salari, un aumento inferiore al tasso di inflazione, piuttosto che licenziare 5.000 dipendenti, riducevano il numero a 2000 con il pensionamento anticipato. E’ stato un braccio di ferro tra movimenti popolari e governi reazionari, conservatori o quello che erano.

Ora vediamo qualcosa di molto diverso, perché i movimenti continuano con le loro forme di lotta: marce, scioperi generali, dimostrazioni estese e ripetute, ma in cambio i governanti non sentono il bisogno di sedersi e trattare o negoziare, nè vogliono sentire nulla. Semplicemente raddoppiano il numero dei poliziotti, utilizzano più gas lacrimogeni e fanno pressioni affinchè si sottomettano o vadano in prigione. Questo cambiamento, che può essere visto in tutte le parti del mondo, è parte di ciò che io chiamo il nuovo autoritarismo. E non stiamo parlando di dittature, perché le dittature non negoziavano, semplicemente reprimevano e costringevano alla clandestinità i sindacati e imponevano con la forza la loro politica. Con il passaggio ai regimi elettorali vedemmo un cambiamento in questo senso.
Non un grande cambiamento in politica economica, ma la volontà di negoziare e vedere fino a che punto si poteva arrivare ad un accordo.

Ora i governanti “elettorali”, sia socialdemocratici, liberali, conservatori, laburisti, chiunque siano, non vogliono negoziare nulla, non accettano alcuna modifica, non abbassano le esigenze dei sacrifici. E mi sembra che, di fronte a questo cambiamento, di fronte al nuovo autoritarismo, i movimenti popolari debbano riflettere e pensare a come trattare questo ritorno alla politica delle dittature sotto una facciata di sistema democratico elettorale. Vale a dire, i regimi attuali eletti nelle elezioni, agiscono come le dittature del passato in relazione alle esigenze delle rivendicazioni popolari.

Come si spiega questo? Penso che la crisi economica sia così profonda che il margine per la trattativa che esisteva in passato non abbia più la stessa struttura politica. La crisi è così grande ormai, non c’è modo di negoziare concessioni. E in secondo luogo, vi è un atteggiamento più belligerante dentro la classe dirigente. Non vogliono sacrificare i profitti per raggiungere accordi. Quindi il problema non è solo politico, ma che ora le classi dirigenti non sono realmente disposte a fare concessioni. In terzo luogo, vi è un indebolimento della leadership sindacale e dei rappresentanti popolari che non sono disposti ad andare più lontano dalla politica di resistenza del passato. Di fronte a questo quadro dobbiamo pensare a cosa c’è come alternativa.

Questo fine settimana siamo andati a New York ad occupare Wall Street. In realtà è molto esagerata la forza e ciò che la rappresenta. Tutti gli studiosi / commentatori passano lì nelle tende, vedono gente occupare la piazza, fare discorsi, osservazioni, ma poi tornano a casa. Devo dedurre che tutti gli intellettuali, i commentatori, gli studiosi stiano esagerando su quello che è un movimento molto modesto, con poche prospettive politiche. E le più grandi debolezze le trasformano in virtù. Non ha prospettive e dicono che è molto plurale. Non ha una leadership politica efficace, dicono che è un nuovo modo di fare politica.

Dobbiamo mettere in prospettiva ciò che esiste ora. In un certo senso rappresenta un passo positivo in un deserto come quello che abbiamo qui negli Stati Uniti, qualsiasi espressione di opposizione al capitalismo è molto positiva. Ma ora, dopo un mese, si è in stallo. Semplicemente non cresce ed essi stanno soffrendo il freddo e la neve, ieri, con un certo coraggio, ma non hanno alcuna forza sociale significativa oltre quelli che si sono accampati.
Nessun bancario va a fare uno sciopero di solidarietà e paralizza Wall Street.

Non sono come i manifestanti in Argentina che hanno paralizzato il trasporto per costringere il governo a modificare politica. C’è poco se confrontiamo quello che sta succedendo con i sindacati e l’occupazione di Wall Street in relazione ai movimenti contro il risanamento in Argentina del 2001-2003. Essi non hanno alcun potere di paralizzare le attività economiche, meno ancora di rovesciare governi.
Messa in questa prospettiva non dovremmo essere troppo trionfalistici per ciò che sta accadendo.

En el este, sur y oeste de Libia aplastantes derrotas al invasor extranjero OTAN – Alqaeda

<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Al Manchiya</strong></span> [07.10.2011] – Arriva la notizia di manifestazioni in diversi luoghi anche ad Al Manchiya e a Tripoli con le bandiere verdi.<br /> Ad Al Manchiya i ratti golpisti hanno aperto il fuoco e ucciso Ibrahim Arhoma mentre sfilava in prima fila nella manifestazione sventolando con orgoglio la propria bandiera nazionale rivoluzionaria.</p> <p><a href="http://allainjules.com/2011/10/07/libye-dernieres-nouvelles-du-front-07-10-2011/"><em>http://allainjules.com/2011/10/07/libye-dernieres-nouvelles-du-front-07-10-2011/</em></a></p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><a href="http://resistencialibia.info/?p=1121"><em>http://resistencialibia.info/?p=1121</em></a></span></span></p> <p style="text-align:justify;"><strong>Tripoli</strong> [07.10.2011] – Secondo nuove notizie, almeno due mercenari della Nato sono morti nella Piazza Verde per opera della resistenza Libia. Ciò si è verificato nel bel mezzo di pesanti combattimenti che si sono svolti a Tripoli tra le diverse fazioni della NATO, e secondo rapporti non confermati il comandante dei mercenari, Abdel Akhim Belhaji, a Tripoli è stato circondato da un’opposta fazione ribelle.</p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><a href="http://ozyism.blogspot.com/2011/10/at-least-2-nato-mercenaries-killed-by.html"><em>http://ozyism.blogspot.com/2011/10/at-least-2-nato-mercenaries-killed-by.html</em></a></span></span></p> <p style="text-align:justify;"><a href="http://resistencialibia.info/wp-content/uploads/2011/10/francotirador-mira.jpg"><img class="size-full wp-image-1114 aligncenter" src="http://resistencialibia.info/wp-content/uploads/2011/10/francotirador-mira.jpg" alt="" width="448" height="339" /></a><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><br /> </span></span></p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"> _____________________________________________________________________________________</span></span></p> <ul> <li><strong>Herman Morris – Libya News Update</strong> [07.11.2011]</li> </ul> <p><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0"><br /> </a><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0">

</a></p> <p><strong>___________________________________________________________________________________________</strong></p> <ul> <li><strong>Protest In Brussels against NATO attack on Libya, NATO Crimes In Libya</strong><strong><br /> </strong>[07.10.2011]</li> </ul> <p><strong><br />
</strong></p> <p>_______________________________________________________________________________________</p> <ul> <li><strong>Continuano i saccheggi dei liberatori golpisti in Libia [06.11.2011]</strong></li> </ul> <p><a href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0"><br /> </a><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0">
</a></p> <p><strong>_____________________________________________________________________________________________________</strong></p> <p><strong><br /> </strong></p> <p><a href="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg"><img class="size-full wp-image-2297 aligncenter" title="Libia-no-se-rinde" src="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg" alt="" width="500" height="670" /></a><a href="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg"><br /> </a>_____________________________________________________________________________</p> ” data-medium-file=”” data-large-file=”” />

Chury: Guarda Petras, ho ricevuto in questo momento un’informazione che puoi valutare per l’importanza che può avere. L’organizzazione dell’Unesco ha ammesso la Palestina come membro a pieno titolo al termine di una votazione. Naturalmente, con i voti contrari degli Stati Uniti e di Israele, ma è interessante notare con 52 astensioni, tra le quali vi è il Messico. Ha molta rilevanza questo fatto nell’aspirazione della Palestina a essere nelle Nazioni Unite?

Petras: Ciò che gli Stati Uniti cercano di usare è la minaccia di tagliare i fondi e la sua quota di finanziamento. Israele è uno stato razzista che ha semplicemente la sua forza nel movimento sionista mondiale con tutti i suoi multimilionari che la sostengono e con l’influenza sul Congresso nord-americano. Ma è un’altra espressione del declino degli Stati Uniti che devono utilizzare il veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, minacciare e fare pressioni su altri paesi che per lo meno rifiutano le aggressioni degli Stati Uniti. Le Nazioni Unite continuano ad essere un’istituzione molto corrotta con il coreano in carica ora, che è un tipo educato sotto l’occupazione statunitense.

Non ho da pensare cose troppo positive in relazione alle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite non riflettono il reale equilibrio delle forze nel mondo. Per esempio la Cina è una minoranza, ma è la seconda economia del mondo. Ci sono molti paesi, come in America Latina, che non tengono un riflesso nelle Nazioni Unite. Ieri Correa, presidente dell’Ecuador, ha fatto una protesta contro il discorso di una rappresentante della Banca Mondiale accusandola di istituire un ricatto. Le istituzioni internazionali riflettono maggiormente la potenza del passato degli Stati Uniti e non sono regolate alle nuove realtà, alle nuove correlazioni di forze emergenti nel mondo.

 

http://www.lahaine.org/index.php?blog=3&p=57168

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/11/02/i-collaborazionisti-sono-un-elemento-centrale-della-nuova-politica-statunitense/