ODESSA 2 maggio 2014 un massacro impunito

Di Luciano Bonazzi


Oggi è il 2 Maggio, per molti di voi significa poco, alcuni diranno che significhi che domani sarà il tre, e poi il 4 di maggio, ma non importa, non vi biasimo, nessun telegiornale ne parla o ricorda questa data. Eppure per me significa molto.

Il 2 maggio di 4 anni fa si consumava uno dei più efferati e sanguinosi delitti della storia recente. Parlo del massacro avvenuto nella Casa dei Sindacati ad Odessa, nella fu Ucraina, scrivo fu in quanto dopo il colpo di stato e i massacri ad esso seguiti non può più esistere o essere considerato legale uno stato criminale. Il colpo di stato cui mi riferisco è chiaramente quello preparato e finanziato da potenze straniere e consumatosi in piazza Maidan a Kiev.

Il malcontento della popolazione di molte regioni ucraine aumentò nei mesi seguenti sfociando in grandi dimostrazioni di piazza, simili ma del tutto opposte a quella di Maidan, innanzitutto perchè spontanee ed in difesa dello stato di diritto. Un presidio permanente si svolgeva da giorni ad Odessa ed in questa importante città, strategica per le potenze organizzatrici della rivolta colorata, doveva essere spenta nel sangue ogni scintilla di ribellione. Fu così che gli ucraini inviarono le milizie naziste mascherate da tifosi di calcio, approfittando di una partita che si sarebbe svolta in quel nefasto giorno. Naturalmente nessuno andò allo stadio, arrivarono armati, organizzati, preparati allo scontro e decisi al massacro di ogni resistente e così fecero.

Attaccarono dapprima i manifestanti pacifici, li fecero a pezzi con le spranghe di ferro, innumerevoli furono i ricoveri per ferite anche gravi. Gruppi organizzati portavano le bottiglie molotov per allontanare i gruppi più riottosi a ritirarsi, e li fecero arretrare fino alla piazza antistante la Casa dei sindacati. Qui si svolse la tragedia. Alcune tv locali filmarono i capi dei nazisti ucraini che sparavano contro i resistenti al golpe asserragliati dentro la casa dei sindacati, pensavano di aver trovato scampo al suo interno ma finirono invece in trappola.

Squadre di assassini penetrarono all’interno dell’edificio, uccidendo tutti coloro che si trovavano all’interno a mano a mano che li incrociavano, sono stati trovati corpi di donne denudati, corpi semicarbonizzati, corpi abusati in maniera oscena ed indicibile, una barbarie infinita e terribile.
Cose che davvero fanno pensare a quanto possa scendere in basso l’umanità, il tutto coperto con il lancio continuo di bombe molotov all’ingresso per creare fumo che coprisse ciò che accadeva, chi tentava di abbandonare l’edificio, ci sono le immagini, veniva pestato a morte appena uscito. Altri colpiti dal fuoco dei cecchini appena si affacciavano alle finestre.
La versione ufficiale parlò di 48 morti ma il conteggio ufficiale non rese mai conto delle denunce di scomparsa che si accumularono, fino ad ipotizzare un numero di molto superiore alle 100 vittime.

Nessun processo è mai arrivato a stabilire una responsabilità per quanto accaduto, come per i cecchini di piazza Maidan i golpisti non cercarono mai i colpevoli di quelle stragi, per evitare di autoaccusarsi sicuramente. Se cercate su Wikipedia non trovate informazioni complete a riguardo, se non due righe mal scritte e che ricalcano la versione delle autorità bollando il tutto come scontro tra tifoserie ed incidente dovuto al fumo: Ma noi sappiamo bene cosa accadde.

Ricordo bene quel giorno, e la notizia data in tv, in RAI, la giornalista disse che era avvenuto un “incidente” ad Odessa e che si contavano decine di morti, mi chiesi che razza di incidente potesse causare tante vittime, un frontale tra un treno ed un autobus pensai. Che strano modo di dare una notizia, questo mentre le tv presenti trasmettevano in diretta le immagini dalla piazza, le fiamme, le urla, gli spari, e la furia assassina dei nazionalisti ucraini. Altro che incidente, vidi subito che si trattava di un vero “pogrom”, un massacro, programmato, preordinato, e portato a compimento con spietata determinazione. Il silenzio dei media di quel giorno mi allarmò, sospettavo ed avevo chiaro sentore che molte cose spiegate o raccontate nei tg, scritte sui giornali, o anche commentate da “esperti”, fossero false, che la realtà venisse piegata ad un racconto, ad una versione che doveva essere passata per tacere l’indicibile, l’Ucraina aveva visto in prima fila nel sostegno ad un golpe l’Unione Europea e gli USA, pertanto andava difesa l’immagine che tenesse lontana la realtà delle bande di assassini nazisti, di criminali al governo, di stragi commesse, di giornalisti e esponenti politici massacrati di botte od eliminati fisicamente, come di li a poco sarebbe accaduto anche al nostro connazionale, il coraggioso e bravo Andrea Rocchelli, fotografo e giornalista, ucciso dagli stessi nazisti ucraini il 24 dello stesso mese di maggio, assieme al suo interprete Andrei Mironov, e per il quale oggi è in corso un processo che sta chiarendo le responsabilità ucraine anche nel nascondere i fatti e insabbiare la verità. Non potevano i giornalisti italiani sia televisivi che delle maggiori testate, non vedere ciò che io da casa vedevo in diretta streaming, eppure tacquero, e riferirono sempre la versione delle autorità, quelli dovevano essere i fatti e quello il numero delle vittime.

Da quel giorno, turbato e credo anche shoccato dalle immagini, decisi che non avrei più accettato le notizie dal mondo per come mi venivano proposte, decisi che avrei dovuto capire quali fossero realmente gli eventi che sarebbero poi accaduti di li in avanti, senza più accontentarmi delle versioni della tv o della stampa, capire divenne una priorità, e mi accorsi che nello storytelling forzato e a tratti fantasioso del mainstream le incongruenze, le inesattezze, le illogicità e le falsità belle e buone abbondavano più di quanto si potesse mai ritenere accettabile.

Una democrazia si basa sull’opinione dei cittadini espressa poi attraverso il voto, ma questa opinione si deve formare dalla conoscenza corretta dei fatti, perché se le informazioni vengono sistematicamente e unanimemente o quasi travisate o addirittura falsate, ecco che per i cittadini formarsi una opinione corretta sui fatti, diviene impossibile.

Certamente non ho e non abbiamo mezzi in grado di contrastare una simile macchina, ma con il passare degli anni il numero di coloro che come me, si è accorto di tutto ciò, è andato crescendo, come anche la nostra capacità di filtrare la realtà separandola dalla finzione della propaganda occidentale. È nato quel giorno, da quella strage, una fame di verità e di comprensione che non si è mai placata, ma che è cresciuta man mano e che si spera serva anche ad altri a comprendere il mondo in cui viviamo e a impegnarsi a sua volta a combattere la cattiva informazione che è finalizzata prima di tutto al controllo di noi cittadini.

Spero che un giorno anche per i martiri della Strage di Odessa si possa fare giustizia, non solo degli esecutori, ma soprattutto dei mandanti, i quali, spiace dirlo, temo siano seduti al comando di quello sciagurato Paese.

Stefano Orsi


Preso da: https://lucianobonazzi.altervista.org/odessa-2-maggio-2014-un-massacro-impunito/

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Non uno di meno! Ecco come le ONG aprono la strada alle case farmaceutiche nei mercati “emergenti”

di Sonia Savioli*
Non uno di meno! Ecco come le ONG aprono la strada alle case farmaceutiche nei mercati emergenti

La scienza medica in Occidente e nei cosiddetti “mercati emergenti” (li chiamano così le multinazionali e le loro varie agenzie di servizi) è totalmente nelle mani delle grandi industrie farmaceutiche, a loro volta ormai emanazioni dei consorzi finanziari globali e sotto il loro completo e costante controllo. Come potremmo dire? Tutti insieme costituiscono una delle filiali o ramificazioni dell’Impero Globale.

“Cosa facciamo stasera, prof?”

“Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo, tentiamo di conquistare il mondo!”

Per conquistare il mondo con i farmaci, oltre ad avere in mano l’istruzione e la carriera dei medici presenti e futuri, bisogna che aumentino gli ammalati. Ogni persona sana è un consumatore mancato, un cliente perso. Ora, bisogna dire che lo sviluppo industrial-capitalistico ha già fatto tutto il possibile per ammalarci, dai pesticidi agli additivi e conservanti sintetici, dai rifiuti tossici al cloro nell’acqua potabile, dagli allevamenti intensivi ai telefoni cellulari, dal trasporto privato di persone e merci e conseguente intasamento di strade con milioni di auto e camion che intasano l’aria di melma tossica, tutto il suo progresso nuoce alla salute umana e non. Adesso però tocca alle multinazionali del capitalismo global-farmaceutico fare l’impossibile: ottenere che ogni umano o animale domestico sulla faccia deturpata del pianeta diventi loro cliente. Non uno di meno!

La malattia cronica e inguaribile (ma curabile, naturalmente) è quella che prediligono e, se non c’è, non si scoraggiano. Con l’aiuto della “scienza”, dei media e dell’OMS si può benissimo inventarla. Colesterolo, pressione sanguigna, diabete, per esempio, si prestano particolarmente a trattamenti a vita di pazienti (anche troppo) occidentali. Basta far sì che gli “scienziati” al vertice delle scientifiche istituzioni (corporazioni) e al vertice delle varie agenzie sanitarie sovranazionali decidano di abbassare il tasso dei suddetti colesterolo ecc. e tutti diventiamo ammalati cronici. Dimostrando così senza più ombra di dubbio alcuno che la scienza è un’opinione.  https://www.ilgiornaledelcibo.it/nuovi-parametri-colesterolo/   https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/giu-il-colesterolo-ancora-di-piu
Chi crea l’opinione, per esempio, nel caso del colesterolo che deve abbassarsi sempre di più (chissà se possiamo vivere anche senza di esso, se continua così lo sapremo presto) è la European Society of Cardiology (Società Europea di Cardiologia), che definisce sé stessa una no-profit. Ma guarda. Si vede che sono tutti volontari che, finito il lavoro, si dedicano alla cura dei cardiopatici indigenti. No. Forse la parola “Società” è più appropriata. Sapete, quelle aziende dove ci si associa per fare profitti tutti insieme. Infatti, se andate a vedere il programma del loro congresso, troverete una parte “fieristica” dedicata all’industria. L’industria del farmaco e suoi annessi e connessi. https://www.escardio.org/Congresses-&-Events/ESC-Congress/Exhibition-and-industry
https://www.escardio.org/static_file/Escardio/Congresses/ESC%20Congress/Documents/2018/ESC2018-IndustryProgramme-HD.pdf

Lì ci sono tutte, anche quelle che non avete mai sentito nominare. A questo punto, credere o non credere a ciò che dice la scienza è solo questione di fede, come credere alle fate, al malocchio o, se vogliamo fare un salto di qualità, come credere in un Dio o nell’altro. Non ho niente contro gli dei, né contro le fate. L’importante è che non facciano male a nessuno, né loro né i loro credenti. Per quel che riguarda la scienza medica, avrei molti dubbi sulla sua innocuità. Tutte quelle pilloline per abbassare colesterolo, pressione e glicemia, per esempio, non sono affatto prive di effetti collaterali anche gravi. Che a volte neanche il nostro medico conosce, anche perché non ha il tempo di informarsi su tutte le nuove medicine che quotidianamente i piazzisti del farmaco gli propongono. http://www.dottorperuginibilli.it/patologie/85-i-pericoli-delle-statine-quello-che-non-vi-e-stato-detto-sui-farmaci-che-abbassano-il-colesterolo
https://www.farmacovigilanza.eu/content/disturbi-neuropsichiatrici-da-statine
http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18499
https://www.alzheimer-riese.it/contributi-dal-mondo/ricerche/2824-perdita-di-memoria-tra-gli-effetti-collaterali-delle-statine-farmaco-anti-colesterolo.html

Magari voi, se avete più tempo dei medici, andate a leggervi gli articoli di cui vi do i link, potrebbero essere salvifici.

Ma passiamo ora ai “mercati emergenti”. Anche lì si può contare sul no-profit, ovvero sulle ONG, per salvare milioni di persone dalla malattia.
“In cosa investiamo, stasera, prof?”
“Investiamo nella malaria, Mignolo”

Quella della malaria e dei suoi rimedi è una storia particolarmente interessante da molti punti di vista.

Esiste una pianta, l’Artemisia Annua, che cresce in Asia e che è usata da secoli nella fitoterapia cinese, in grado di curare la malaria. E’ una pianta medicinale priva di effetti collaterali e che funziona egregiamente. L’uso fitoterapico della pianta naturale, cioè delle sue foglie,
risulta anzi molto più efficace dei medicinali sintetici a base del suo principio attivo. https://quellidellartemisiaannua.org/proprieta-ed-usi-dellartemisia-annua-intervista-al-dr-andrea-passini/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3527585/

Già negli anni ottanta-novanta i cinesi, quando cominciarono la loro personale conquista economica dell’Africa (in forma di collaborazione, a differenza dell’Occidente, benché sul modello sviluppista che l’Occidente ha imposto al mondo), si portarono dietro l’Artemisia Annua e i suoi semi come prevenzione e rimedio contro la malaria e, dato che il suo uso si diffondeva nel continente, la progredita scienza industrial-mercantile si diede da fare a cercare un rimedio per questa epidemia di medicina naturale, del tutto in contrasto con il suo progresso. Così, utilizzando l’Artemisia Annua (non sono riusciti a farne a meno, anche se ci hanno sicuramente provato), hanno creato dei medicinali sintetici a base di Artemisina, principio attivo della pianta. L’Artemisina è tossica, a differenza della pianta. http://hallmarknews.com/anti-malarial-drug-amodiaquine-raises-serious-health-concerns/  Succede. La vita non è semplificabile, come sembrano credere gli scienziati dello “sviluppo” e degli affari. L’Artemisia Annua è un organismo vivente, le sue componenti innumerevoli e le loro relazioni imperscrutabili. Però, mentre la pianta uno se la poteva coltivare dietro casa o in un barattolo sul balcone, i medicinali a base di Artemisina li deve comperare. Oppure il suo governo li deve comperare per lui. A basso prezzo però, perché con grande spirito filantropico la Sanofi  Aventis rinuncia al brevetto. Difficile brevettare il principio attivo di una pianta naturale, e comunque non si può brevettare la pianta che lo produce e che uno può coltivarsi sul balcone. Ma si può, con l’aiuto di Medici Senza Frontiere e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, far esultare i media per la bontà e la buona volontà delle multinazionali farmaceutiche. “Nasce l’antimalarico senza brevetto, così l’Africa potrà curarsi da sola” era il trionfante titolo de La Repubblica nel 2007. http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/farmaco-malaria-africa/farmaco-malaria-secondo/farmaco-malaria-secondo.html

Non è che magari l’Africa si è sempre curata da sola, prima che arrivassimo noi ad ammalarla? Comunque il basso prezzo era garantito anche dal fatto che il nuovo e strepitante medicinale veniva prodotto in Marocco, sempre per aiutare l’Africa.
Peccato che non funzioni e, nonostante la cura venga protratta per sempre più tempo e a dosi sempre più alte, il Plasmodium Falciparum, il parassita della malaria, se la ride dell’Artemisina, mentre probabilmente il fisico dei pazienti trattati non ci trova niente da ridere. http://www.healthdesk.it/ricerca/malaria-resistenza-farmaci-minaccia-anche-lafrica-1429801200   In più, c’è sempre il rischio che la gente torni alle tisana di foglie di Artemisia Annua e che guarisca. Alla fine però un rimedio lo hanno trovato, e che rimedio: il vaccino.

Così, malati o sani, tutti diventano clienti, pardon, pazienti.  E che il vaccino non funzioni è un vantaggio: invece di sostituirsi ai farmaci a base di Artemisina, vi si assomma. Vaccino più trattamento con farmaci, che bel mercato procura la malaria. Che il vaccino non funziona lo dicono tutti, compresa l’Organizzazione Mondiale della Sanità. http://www.who.int/malaria/media/rtss-phase-3-trial-qa/en/

Perché non funziona? Perché la malaria non è un virus né un batterio, è un parassita. Hanno provato ad iniettarlo morto nei “pazienti” e, naturalmente, non li ha immunizzati, ora provano con quello vivo e il risultato (il risultato della sperimentazione che loro riferiscono) è di un’immunizzazione che non arriva al 40% pur schiaffando in corpo ai bambini (africani) ben quattro dosi di vaccino. In compenso aumentano gli effetti collaterali: meningite e… malaria. E se lo dicono loro…
E allora? Niente paura, la moderna scienza fa volare gli asini. Dopo questi bei risultati, dati dalla sperimentazione sui bambini africani del vaccino RTS,S detto anche Mosquirix, della Glaxo, si passa a una più larga sperimentazione e “Ghana, Kenya e Malawi guidano la sperimentazione del vaccino contro la malaria”, esultano la Nazioni Unite, e “Il primo vaccino della malaria arriva in Ghana, Kenya e Malawi” esultano gli uomini d’affari. https://www.un.org/sustainabledevelopment/blog/2017/04/ghana-kenya-and-malawi-to-pilot-malaria-vaccine-trial-un/

Esultano per gli stessi motivi, non avranno anche gli stessi obiettivi?

Manca ancora qualcuno, ma se vuotiamo il sacco viene fuori. La filantropia mondiale. Prima di tutto, lo avrete indovinato, la Bill & Melinda Gates Foundation. Dicono di aver speso (investito) due miliardi di dollari per combattere la malaria, e dicono di star facendo pressione sui governi di qua e di là dal mare perché ne spendano anche loro.  https://www.gatesfoundation.org/What-We-Do/Global-Health/Malaria

Poi abbiamo PATH, una ONG internazionale che si occupa di “medicina” a tutto campo, dai farmaci e dai vaccini agli strumenti diagnostici a quelli digitali. PATH e la Bill & Melinda Gates Foundation sono sempre assieme, come lo squalo e la remora. Questa no-profit si occupa di profitti, investimenti, affari, rischi politici ed economici, naturalmente nel campo sanitario  https://www.path.org/leadership/jo-addy-mba-mpa/ e per la salute delle aziende sanitario-farmaceutiche globali. https://www.path.org/leadership/dean-allen/ Nelle biografie dei suoi capi si parla di milioni di dollari guadagnati, di sviluppo finanziario-industriale. Ci si rivolge ai clienti.  https://www.path.org/partner-invest/corporations/

Da questo punto di vista PATH è un compendio estremamente istruttivo dell’intreccio tra istituzioni sovranazionali, finanza internazionale e suoi “derivati” come Big Pharma, organizzazioni così dette no-profit e governi (l’ultima ruota del carro).
Comunque, per essere una no-profit, PATH di profitti ne fa parecchi anche di suo, dato che ha bilanci e risorse ammontanti a parecchi milioni di dollari.   https://path.azureedge.net/media/documents/PDS2016-IRS990.PDF
Poi, se proprio non vogliamo farci mancare nulla, diamo un’occhiata anche alle risorse della benemerita MSF o DWB, ONG internazionale che noi chiamiamo Medici Senza Frontiere. E che distribuisce e somministra artesunato-amodiachina soprattutto ai bambini sotto i cinque anni e alle donne incinta, che nel 2015 si vantava di aver “trattato” 735.000 bambini in Niger, Ciad e Mali, 17.000 nella Repubblica Centrafricana, e ben 1.800.000 persone in Sierra Leone https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/malaria-msf-prima-linea-prevenire-che-i-bambini-si-ammalino/. Inoltre, distribuisce zanzariere trattate con gli insetticidi, sempre per proteggere gli africani dalla malaria. E chi li protegge dagli insetticidi? Siamo seri ed esaminiamo seriamente i vari “trattamenti” che MSF elargisce agli africani. Ci sono vari studi condotti da ricercatori cinesi, cambogiani, britannici, americani, che lavorano in prestigiosi e insospettabili centri di ricerca, i quali dimostrano che l’Artesunato-amodiachina, alle dosi consigliate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è neurotossico ed epatotossico.  https://malariaworld.org/blog/chronic-toxicity-artesunate-and-artemether Ciononostante, l’OMS continua a consigliarlo e MSF a somministrarlo. Quanto alle zanzariere impestate, immagino che gli africani vadano in giro indossandole dalla testa ai piedi, altrimenti a cosa servono?

Le zanzare non si aggirano solo all’interno delle abitazioni, non ti pungono solo quando sei a letto a dormire. Ma forse servono alle ditte che li producono. Pensate, l’UNICEF fa un congresso annuale con i fornitori di zanzariere impestate contro la malaria; un congresso di affari,
dove l’UNICEF è il compratore.  https://www.unicef.org/supply/index_39977.html Coi nostri soldi, che passano dalle tasse agli “aiuti allo sviluppo”, e coi soldi degli africani, che passano dai loro governi alle nostre multinazionali e/o alla Banca Mondiale in forma di debito. Naturalmente le aziende delle zanzariere impestate sono grosse compagnie occidentali https://www.vestergaard.com/, gli africani si devono accontentare di qualche briciola e delle zanzariere avvelenate https://www.ft.com/content/212189c2-f83c-11e5-96db-fc683b5e52db e, poiché non sanno cosa farsene e, fortunatamente, non pensano di indossarle, le usano per pescare, creando senza colpa alcuna altro danno a sé stessi e al mare di cui vivono e di cui viviamo tutti, anche se non ce ne ricordiamo.  https://www.theguardian.com/environment/2018/jan/31/global-use-of-mosquito-nets-for-fishing-endangering-humans-and-wildlife

Una piccola curiosità, per voi che siete curiosi. Le zanzariere avvelenate sono trattate con insetticidi detti piretroidi. Come per l’Artemisina, si tratta di sostanze chimico-sintetiche tossiche e persistenti, che imitano una sostanza naturale, il piretro. Il piretro è un fiore, tossico per gli animali a sangue freddo e solo per loro. Il piretro naturale si usa nell’agricoltura biologica, avendo la precauzione di non farlo finire in corsi d’acqua (i cui abitanti sono tutti a sangue freddo), e di non irrorare a destra e a manca e a qualsiasi ora, per non uccidere gli insetti indiscriminatamente. Dopo alcune ore, comunque, perde anche le sue proprietà tossiche per insetti, rettili e pesci, e non lascia traccia. Il maggior coltivatore mondiale di questa pianta è il Kenia ma l’Africa non se ne giova. Noi prendiamo i suoi fiori di piretro per farci il nostro insetticida biologico e a loro mandiamo le zanzariere impregnate di insetticidi chimico-sintetici tossici. Medici Senza Frontiere non distribuisce il piretro keniota, insegnando agli africani delle zone malariche come usarlo, ma distribuisce, istigata da UNICEF e OMS, le zanzariere delle multinazionali danesi e americane ecc. e gli insetticidi di altra bella gente, che tra l’altro fa anche farmaci. Non domandiamoci perché, non lo sapremo mai con certezza. Imperscrutabile è l’animo e il cervello umano.

Qualcos’altro possiamo però sapere. Che il bilancio di MSF Stati Uniti era nel 2017 di 349 milioni di dollari e rotti. https://www.doctorswithoutborders.org/sites/default/files/2018-06/2017%20Doctors%20Without%20Borders%20Financial%20Statements.pdf
Che le spese di Medici Senza Frontiere a livello globale, nel 2017, erano di un miliardo e seicentoquattordici milioni di euro. file:///C:/Users/Campus%2010/Downloads/MSF_Financial_Report_2017_FINAL_WEB.pdf  Quindi, una potenza economica. Non ci meraviglieremo dunque di venire a sapere che la paga base dei suoi direttori USA è di 102.000 dollari l’anno https://www.glassdoor.com/Salary/M%C3%A9decins-Sans-Fronti%C3%A8res-Director-Salaries-E574190_D_KO25,33.htm, mentre quella del suo direttore esecutivo britannico è di “solo” 79.716 sterline. Nell’aprile 2017, adesso magari sarà qualcosina di più. https://www.msf.org.uk/senior-executive-salaries
Poi si chiamano “volontari”! E’ chiaro che sono volontari, non c’è mica bisogno di costringerli.

*Giornalista, saggista. Il suo ultimo libro è “Ong. Il cavallo di troia del capitalismo globale” (Zambon, 2018)

La Bolivia con le nazionalizzazioni consegna un bonus agli studenti da 12 anni

Da queso lunedì ha avuto inizio in Bolivia il pagamento del bonus Juancito Pinto che da ben 12 anni viene consegnato agli studenti boliviani come incentivo affinché questi frequentino regolarmente le scuole e ai loro genitori in modo che possano avere un piccolo reddito aggiuntivo per acquistare elementi necessari all’istruzione.
La Bolivia con le nazionalizzazioni consegna un bonus agli studenti da 12 anni
Il bonus del valore di 200 pesos boliviani è destinato a 2,2 milioni di studenti afferenti la scuola primaria e secondaria in Bolivia. Secondo i dati forniti dal ministero della Pubblica Istruzione il bonus Juancito Pinto, istituito da dodici anni, è riuscito a ridurre il tasso di abbandono scolastico nella scuola primaria dal 6,5% all’1,8%; mentre nella scuola secondaria dal’8,5% al 4%.

«Questo bonus è possibile grazie alla nazionalizzazione» degli idrocarburi, ha spiegato attraverso il proprio account Twitter il presidente Evo Morales.

Morales ha promosso dal 2006, quando è diventato presidente, un processo di nazionalizzazione delle risorse naturali e di società statali privatizzate in modo che i profitti avvantaggino la popolazione attraverso bonus sociali.
Il presidente ha spiegato che per l’erogazione di questo bonus non ci saranno contributi dal Tesoro Generale della Nazione (TGN), dal momento che i 440 milioni di pesos boliviani che fanno parte del pagamento del bonus provengono da società statali e nazionalizzate.

«Il risultato del bonus è che abbiamo abbassato l’abbandono scolastico, soprattutto a livello primario, il che significa che non ci saranno nuovi analfabeti. Sappiamo tutti leggere e scrivere, in questi tempi per costituzione è un obbligo di laurearsi», ha dichiarato il presidente.

La gestione economica di Evo Morales basata sulle nazionalizzazioni, da qualcuno definita ‘evonomics’, ha permesso alla Bolivia, il paese più povero e arretrato del continente latinoamericano, di essere la nazione che da due anni fa registrare la maggiore crescita del PIL in America Latina.

Oltre ad aver abbattuto significativamente il tasso di povertà nel paese.

A reti unificate ci raccontano che il socialismo porta solo miseria e instabilità sociale. Il successo boliviano mostra il contrario. Sono invece le politiche neoliberiste a rovinare irrimediabilmente quei paesi che hanno la sventura di adottarle. Gli esempi di Brasile e Argentina sono paradigmatici in tal senso.

Nei due giganti latinoamericani le disuguaglianze sono esplose. La povertà schizzata alle stelle. Il tessuto sociale ormai disgregato. Con Buenos Aires che si trova nuovamente, come all’inizio del millennio, alle soglie di un default le cui conseguenze saranno interamente scaricate sul popolo.

Ma qualcuno ha ancora il coraggio di credere e propagandare una simile ottusa teoria economica.

Immigrazione, la grande farsa umanitaria

16 ottobre 2018

FARSA
Il libro ”Immigrazione la grande farsa umanitaria” rappresenta il seguito del fortunato Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere”, scritto per Aracne da Gian Carlo Blangiardo, Gianandrea Gaiani e Giuseppe Valditara.
Leggi la recensione
Gli stessi autori integrano e aggiornano il volume del dicembre 2016 con nuovi dati, riflessioni e analisi che non risparmiano la finta “svolta” dell’Italia che ha determinato un calo nei flussi migratori illegali dalla Libia (e marginalmente da Algeria e Tunisia) rispetto all’anno dei record, il 2016, con oltre 181mila sbarcati, ma non certo la fine dei traffici illegali nè dell’accoglienza indiscriminata a chiunque paghi criminali per attraversare il Mediterraneo.
L’immigrazione è una delle questioni cruciali nel mondo sviluppato. Quali sono i rischi e quali sono i vantaggi, quali i problemi che suscita e quali i falsi miti ad essa collegati? Esiste un’immigrazione positiva e una negativa e sul modello dell’antica Roma viene proposta una distinzione fra un’immigrazione utile, che va incoraggiata, e una che rischia di disintegrare le nostre società, che pertanto va contrastata. Il volume, che affronta il problema con uno sguardo alla storia, un’attenzione alla demografia e una prospettiva strategica, non si occupa solo di dati spesso allarmanti, ma anche di fornire soluzioni per governare un fenomeno che sarà sempre più decisivo per il destino delle generazioni presenti e future.
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Brano dal libro
La lotteria dei migranti
All’inizio di novembre 2017 la situazione è tuttavia nuovamente peggiorata proprio sul fronte libico: si è assistito infatti alla ripresa degli sbarchi di immigrati clandestini salpati dalla Libia con flussi provenienti in gran parte non più dalle coste vicine al confine tunisino, ma da quelle situate tra Tripoli e Misurata. Si sono così riaperti gli interrogativi circa l’efficacia delle misure adottate da Roma in accordo con il governo del premier libico riconosciuto, Fayez al-Sarraj, per contenere o “governare” i flussi dalla nostra ex colonia. Rispetto al 2016 i migranti illegali sbarcati nei primi 10 mesi del 2017 sono stati 111.397 contro 159.427, cioè il 30,1% in meno.
Le partenze dalle coste della Tripolitania Occidentale puntano a eludere le motovedette della Guardia Costiera libica addestrata, equipaggiata e finanziata dalla UE, ma soprattutto dall’Italia che però non rinuncia all’ambiguità nella lotta all’immigrazione illegale. Il sostegno alle attività della Guardia costiera libica, che riporta a Tripoli i migranti illegali intercettati in mare, ha dimostrato che la “rotta libica” può essere chiusa in tempi rapidissimi se venisse mantenuta un’iniziativa coerente mentre invece gli immigrati illegali diretti in Italia si sottopongono a una vera e propria lotteria. Se vengono intercettati dalle motovedette libiche, che tra l’estate e l’ottobre 2017 hanno bloccato e riportato a terra oltre 15mila persone, sono poi condotti in centri di detenzione o in campi gestiti dall’Unhcr in attesa che l’Organizzazione internazionale delle migrazioni li rimpatri nei Paesi di origine, come sta avvenendo con il decollo regolare di voli dall’aeroporto di Mitiga a Tripoli.
Se invece i clandestini riescono a superare il tratto di mare pattugliato dai libici, vengono soccorsi dalle navi militari italiane o europee, oppure da quelle delle ONG, che li portano in Italia, dove potranno chiedere asilo o far perdere le proprie tracce nella certezza quasi totale di non venire effettivamente espulsi. Logica e coerenza vorrebbero che lo stop dell’Italia ai flussi clandestini fosse totale e quindi che anche i migranti soccorsi in mare dalle navi italiane e UE venissero riconsegnati alle autorità libiche bloccando l’accesso ai porti italiani a navi straniere, militari e delle ONG, che intendano sbarcarvi clandestini.
Non si comprende infatti perché Roma addestri e finanzi governo e Guardia costiera di Tripoli, affinché blocchino i flussi, quando sono le stesse navi italiane e UE a incentivare i traffici (e le morti in mare) continuando a trasferire i clandestini in Italia. Un’incongruenza che ridicolizza l’annunciata “svolta” di Roma sull’immigrazione illegale evidenziando un’ambiguità che sembra trovare una spiegazione solo negli interessi politici ed elettorali. l’accoglienza indiscriminata di chiunque abbia pagato criminali per giungere in Italia ha creato un profondo solco tra le forze del centro-sinistra e il loro elettorato. Un solco, confermato dall’esito delle elezioni amministrative parziali di giugno e da quelle regionali siciliane del novembre 2017.
Anche il governo Gentiloni non sembra aver voluto bloccare definitivamente (come sarebbe agevole fare con i respingimenti in mare in cooperazione con i libici) quei flussi che consentono da anni stanziamenti pubblici miliardari a favore delle lobby del soccorso e dell’accoglienza di ONG, cooperative ed enti cattolici. Organismi strettamente legati alla politica che costituiscono un bacino di voti di grande rilevanza soprattutto per il PD.
Il governo Gentiloni sembra avere quindi la doppia e antitetica esigenza di rallentare i flussi ma senza interromperli per non scontentare le diverse anime del suo elettorato. Del resto come la ragioni elettorali influiscano sulla gestione del fenomeno dell’immigrazione illegale è apparso chiaro anche nei primi giorni di novembre in cui gli sbarchi di oltre 2mila migranti illegali da navi militari italiane, tedesche, spagnole e delle ONG sono stati dirottati dai soliti porti siciliani a quelli più distanti di Salerno, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Crotone e Taranto. Una decisone legata al concomitante voto regionale siciliano.

G.Blangiardo G.Gaiani G Valdiara
Immigrazione, la grande farsa umanitaria
pagine:    152
formato:   14 x 21
ISBN:       978-88-255-0966-3
data pubblicazione: Dicembre 2017
editore:    Aracne
Euro 13
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Preso da: https://www.analisidifesa.it/2018/10/immigrazione-la-grande-farsa-umanitaria/

“Minimizziamo i reati degli immigrati”. La ricetta “geniale” dell’Unhcr

Roma, 15 set – Dopo le dichiarazioni dell’Alto Commissario Onu Michelle Bachelet in merito alle critiche rivolte all’Italia sull’incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, Melissa Fleming, portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), a seguito delle recenti vicende verificatesi a Chemnitz, dove un ragazzo tedesco è stato ucciso per mano di due afghani, è intervenuta sulla questione migranti al fine di esortare i Paesi europei a non alimentare quel clima di sospetto che, la portavoce dell’agenzia, ritiene sia ingiustificato.


Secondo Melissa Fleming, alcuni reati commessi dagli immigrati non devono favorire atteggiamenti o comportamenti che possano addurre a discriminazioni nei confronti delle minoranze linguistiche, visto,  continua la portavoce dell’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, “gli immigrati in Europa subiscono pressioni di ogni tipo affinché facciano ritorno nei Paesi di provenienza” e i reati commessi dagli immigrati assumono rilevanza nei confronti dell’opinione pubblica, poiché i mass media contribuiscono ad alimentare il clima di odio che si è generato ponendo “eccessiva attenzione” a quei reati commessi dai migranti, poiché tali reati persuadono lo Stato e il cittadino a “criminalizzare intere comunità” che cercano di avere il riconoscimento del diritto di asilo.
Questo clima di intolleranza nei confronti dei migranti, dovrebbe spingere gli Stati ad una maggiore tutela nei  confronti di chi, spiega la Fleming, non commette reato. Inoltre, sostiene la Fleming, i governi possono porre fine, o almeno ostacolare il crescente odio verso i migranti, attraverso processi che devono giudicare il migrante reo di aver commesso il reato senza imputare al caso questioni di natura migratoria o politica, che avrebbero eco sulla condizione sociale e giuridica di coloro che hanno ottenuto l’asilo politico.
Insomma, le dichiarazioni della Fleming sembrerebbero minimizzare i reati commessi dai migranti, sulla base di una considerazione “progressista” che ritiene basso il tasso di criminalità da parte degli immigrati.
Una considerazione che non trova conferma, come riportato dal sito de Il Giornale, sui dati elaborati da una ricerca effettuata dal centro di studi La Fondazione Hume, vicina a correnti progressiste, secondo la quale al contrario rileva un tasso di criminalità più alto per i migranti rispetto al resto della popolazione. Un dato allarmante se si guarda all’Italia che avrebbe il tasso più alto di crimini commessi rispetto agli altri partner europei, pertanto, le dichiarazioni fatte prima da Michelle Bachelet e poi da Melissa Fleming non riflettono quella che è la realtà. Forse dietro a queste dichiarazioni ci sono ragioni che a noi comuni mortali non è dato sapere.

Preso da: https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/minimizziamo-i-reati-degli-immigrati-la-ricetta-geniale-dellunhcr-92905/

ORRORI ERITREI O ORRORI COLONIALISTI? (Parte prima)

4/9/2018
C’erano tutti nell’abbordaggio politico-umanitario alla motovedetta della Guardia Costiera “Diciotti”, comandata dal signor Massimo Kothmeir (nomen omen) che alle sue virtù marinare e umanitarie aggiunge la rara perizia dell’arte marziale praticata dalle forze speciali di Israele e colà appresa. Ognuno ne tragga le conclusioni che vuole, alla luce del curiosissimo fatto che ha visto una quasi totalità di giovani maschi eritrei (otto donne) tra i 170 migranti raccolti da un barcone in perfetta efficienza in acque di spettanza maltese, trasportati verso Lampedusa e infine dirottati dal governo a Catania.

Tutti, vuol dire il fior fiore dei portatori dei migliori sentimenti umani, in Italia, Europa e sul pianeta, autentici o meno (ma questi ultimi i più accaniti e vociferanti): Ong umanitarie del giro Nato-Soros, giornale e televisione unici nazionali e internazionali, destri-sinistri (vale a dire: tutti destri), il papa, preti e suore, cooperative di Comunione e Liberazione (non importa se logorate da inchieste giudiziarie), renziani, franceschiniani, martiniani, bersaniani, fratoianniani, arancioni demagistriniani, spiaggiati rifondaroli, centri sociali affumicati, poterealpopulisti… Consacrati, tutti quanti, da una magistratura che, con un guizzo da centometrista, incrimina il ministro fellone per non aver scaricato subito quella fetta di dolente umanità. Una magistratura in cui, come suol dirsi, abbiamo tutti la massima fiducia, che si tratti di quelli che hanno inchiodato i Woodcock, i De Magistris, i Robledo, i De Matteo, le Raggi e hanno sorvolato sui Renzi del Consip, o di Banca Etruria.

Dall’altra parte, reietti, solo i populisti, la maggioranza di chi vota in Italia. Convitato di pietra, ma una pietra su cui erigere l’enorme cattedrale della solidarietà, l’UE e il suo rifiuto di filarsi le richieste di ricollocazione del governo italiano, enorme assist a quelli sotto la nave col cartello “welcome”.

Reduci dall’inferno, ma tonici e in gran forma

Tutto un gigantesco can can buonista, con passerella di Boldrini e boldriniani sotto gli occhi compiaciuti di capitan Kothmeir, alla faccia degli odiatori di professione, dei rancorosi, invidiosi e, naturalmente xenofobi e razzisti, senza dimenticare il vizio capitale del sovranismo. Perché non far scendere quei disperati eritrei, dare subito l’asilo politico, consolare e premiare per essere sfuggiti a un’orrenda dittatura e a quei campi libici davanti alle cui atrocità lo stesso pontefice, poverino, ha dovuto inorridire, costituiva certamente un crimine contro l’umanità (per inciso, a qualcuno è parso di aver già visto quelle immagini di africani neri legati e appesi. Era subito dopo l’occupazione della Libia da parte delle milizie dei Fratelli Musulmani, quando i prodi liberatori di Misurata, quelli pro-Nato e curati dai MSF, si impegnarono a far fare quella fine ai cittadini di Tawergha, abitata da africani neri. 100mila tra assassinii mirati, case bruciate, quartieri rasi al suolo, sequestrati in campi della tortura (questa, sì, vera).

Di Misurata, nel mio documentario ”MALEDETTA PRIMAVERA, Arabi tra rivoluzioni, controrivoluzioni e guerre Nato”, ho potuto intervistare un miliziano pentito. Se ne ascoltate il racconto agghiacciante di uccisioni e stupri di neri e soldati e civili gheddafiani, avrete un idea di cosa i nostri media umanitari hanno favorito e poi cancellato. Poi mettetelo al confronto con i latrati sulle infamie libiche e africane di oggi e traetene una valutazione su pesi e misure dei nostri media.
visionando@virgilio.it

Ma come, tutti eritrei? E dove li hanno trovati, tutta una brigata di giovanotti e giovinetti, tutti torturati, ma senza segni, tutti sfuggiti alla micidiale polizia segreta di Isaias Afewerki? Tutti integri, solo con un po’ di scabbia, dopo traversate di deserti e mari? Che mo’ in Libia si mettono a raggruppare sui barconi per nazionalità? O c’è stato una richiesta, una commissione, un appalto, un ordine di servizio? Forse quel don Mussa Zerai, quel prete che si dice eritreo, ma che gli eritrei dicono etiope e che, col suo telefono satellitare e relativo numero diffuso in tutto il Corno, governa “la fuga” degli scampati alla dittatura, da lui insistentemente definita la più orribile del mondo e che l’immancabile “manifesto” onora ogni tanto di interi paginoni?

Non ci sono stati ma conoscono crimini e criminali

Perché per questa sfida strategica agli ostacoli agli sbarchi decretata dal governo, visto che il resto dell’Europa se ne fotte e non ha neanche suddiviso per paesi, come promesso, quelli precedentemente sbarcati a Pozzallo? Per un semplice e inconfutabile motivo: degli eritrei nessuno può sfrucugliare l’accoglienza e a tutti va garantito l’asilo politico semplicemente in virtù del paese d’origine. Impedirne lo sbarco, l’accoglienza e l’occidentalizzazione (detta “integrazione”) sarebbe un crimine ancora più grave perché mai potrebbero essere definiti clandestini o illegali. Come mai questo privilegio garantito solo anche ai siriani perché fuggono dal loro paese massacrato anziché difenderlo e ricostruirlo? Per chiarire, dopo un assist fornito dal missionario comboniano Zanotelli relativo a un paese “orripilante”, ma di cui non ha mai visto neanche un’antilope, l’Avvenire, giornale dei vescovi esprime, in sostanza, questo giudizio:

L’Eritrea è governata da una delle dittature più spietate del mondo, che nega tutti i diritti pratica esecuzioni sommarie senza processo. Nel paese è in corso una tremenda carestia e vige il divieto assoluto di ottenere visti per lasciare il paese legalmente. I cittadini sono tenuti all’oscuro di quanto accade all’estero. Internet è pressochè inesistente e solo l’1% della popolazione ha accesso alla rete, i cui contenuti sono filtrati dal governo”. Analoga analisi, tanto diffamatoria quanto arbitraria e strumentale, è fatta da “Nigrizia”, organo dei missionari comboniani, quelli di padre Zanotelli.

Vaticano, foglio “comunista”, Cia: una sola voce

Questo lo dicono i vescovi e i missionari, da sempre rompighiaccio caritatevoli della penetrazione coloniale. E, se lo dicono i vescovi e i frati, in una monarchia assoluta come lo è la Chiesa cattolica, lo dice il papa. Ebbene, il papa mente. E non solo sui chierici omo e pedo. In positivo lo affermano i quasi diecimila eritrei della diaspora in Italia, i 40mila giunti da tutta Europa che hanno manifestato all’ONU di Ginevra contro le falsità diffuse dalle sue commissioni mai state in Eritrea, le migliaia in altre parti del mondo che tutti sono schierati con il loro governo e nel loro paese tornano regolarmente. In negativo lo dimostrano quei poveri eritrei della Diciotti che, ai “mediatori culturali” e agli interessatissimi dell’UNHCR, raccontano, bene istruiti, tutti esattamente la stessa storia, ridicolmente identica fin nei dettagli, dei soprusi e abusi subiti. Traversie e maltrattamenti per i quali qui avrebbero dovuto sbarcare relitti umani, non giovani dichiarati dai medici in carne e salute. Ho una bella intervista di uno di questi “mediatori culturali” che bene illustra le manipolazioni e i ricatti ai richiedenti asilo eritrei.

Eritrei a Ginevra

Naturalmente non poteva mancare “il manifesto”, sulla stessa linea dei preti, che poi è quella del governo Usa, ma anche più virulenta; che si fa per guadagnarsi una nicchia nel salotto buono! Del resto perché stupirsi con un giornale che imbratta la sua testatina schierandosi con la Cia in Nicaragua, con i latifondisti bianchi espropriati in Zimbabwe, con tutti i russofobi del regime-ombra Usa, con il PD, Juncker, McCain “destra perbene”, Fratelli Musulmani, Soros, Hillary, Amnesty. Sapete cosa è stato capace di scrivere nei titoli, a proposito dello scontro tra Roma e Parigi, su un presidente ex-bancario, uomo di tutte le lobby, combattuto da uno schieramento sociale come non lo si vedeva dai tempi del ’68, al 32% dei consensi, sepolto dagli scandali, tra cui quello di stretti collaboratori che pestano manifestanti, dal forfait dei suoi migliori ministri, che a Calais e Ventimiglia tratta i migranti come appestati? Ecco: “Macron sfida i sovranisti e prova a formare il fronte progressista”. Progressista! Macron!

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-orrori_eritrei_o_orrori_colonialisti_parte_prima/82_25272/

Libia. Ma quali foto hanno mostrato al Pontefice?

29/8/2018

“Prima di mostrarli al Pontefice, i video sono stati (da noi) verificati”. Peccato che i redattori  de L’Avvenire,  prima di presentare come “autentici” i video (e/o i fotogrammi di questi)  a Papa Bergoglio non si siano degnati neanche di dare una occhiata a qualche sito italiano (ad esempio il blasonato Butac, che riprende una inchiesta del sito Snopes, corredata da un interessante video) che attesta come, ad esempio, la raccapricciante foto mostrata da L’Avvenire come (“Fermo immagine dal video dei lager libici”) e  sbandierata anche da Repubblica (foto n. 3), non rappresenti affatto “migranti torturati nei lager della Libiabensì tre presunti criminali catturati in Nigeria nel 2017 dalla folla prima di essere consegnati alla polizia. Del resto, non è questa l’unica immagine fake che dovrebbe documentare le torture a richiedenti asilo imprigionati in Libia. Ad esempio, quella, famosissima, dei segni delle frustate sulla schiena è stata creata da un intraprendente nigeriano, esperto in Makeup – tale Hakeem Onilogbo – che crediamo abbia fatto una fortuna vendendo foto raccapriccianti ai media occidentali. Media che si direbbero prendano per buona qualsiasi “documentazione dalla Libia”; come, ad esempio una fustigazione ripresa chissà dove e che viene presentata dalla RAI come “video girato con smartphone di profughi frustati e picchiati in lager libici” o addirittura il farlocchissimo video diffuso dalla CNN nel quale due tizi sorridenti (presunti “richiedenti asilo in Libia”) vengono venduti come “schiavi” da un tizio provvidenzialmente celato da un muro.

Ma tutto questo significa forse che i richiedenti asilo che si trovano in Libia non sono sottoposti a vessazioni, detenzioni arbitrarie, violenze? Assolutamente no. La loro condizione è drammatica, sopratutto quando chi viene incaricato di “provvedere ad essi” sono bande di criminali. Ad esempio, le sanguinarie “milizie di Misurata” alle quali, nel 2017 – verosimilmente per non turbare l’esito delle elezioni politiche dell’anno successivo – il ministro Minniti tentò di affidare (pare, in cambio di cinque milioni di dollari) il compito di non far sbarcare più richiedenti asilo in Italia. Oggi, le cose sono cambiate. In meglio, nonostante impazzi una campagna mediatica senza precedenti che accusa la Guardia costiera libica di riportare i migranti in “campi di tortura”. E chiunque si permette di mettere in dubbio questa vulgata finisce, ovviamente, per essere etichettato come “razzista” o, addirittura, “al soldo di Salvini”.

Intanto, una precisazione. Con la distruzione dello stato libico (nel quale, fino al 2011 lavoravano ben 1.800.000 migranti) moltissimi dipendenti pubblici, per sopravvivere, sono stati costretti a vendersi a qualche fazione o banda sponsorizzata dai padroni di turno. È stato questo anche il destino della Guardia costiera libica che, fino al 2017, si identificava con la cosiddetta Al-Bija, (dal nome del suo comandante). Nell’estate 2017 – con l’accordo tra Gentiloni e il “nostro” presidente libico Fayez al-Serraj – le cose cambiano. Viene estromessa la banda di Al-Bija e istituita una zona SAR (ricerca e salvataggio) di competenza della rinata Guardia costiera libica la quale, addestrata da personale della nostra Guardia costiera, riceve dall’Italia e dall’Unione Europea natanti e strumenti per potere operare. A questa situazione si accompagna un netto miglioramento dei centri dove venivano e vengono trattenuti i richiedenti asilo riportati in Libia dalla Guardia costiera. Centri che attualmente sono gestiti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e , nonostante un patetico appello, con l’ausilio di ONG italiane vincitrici di una gara di appalto bandita dal Ministero dell’Interno. Nonostante l’indubbio miglioramento della situazione garantito da questi accordi, alla fine del 2017 parte una colossale campagna di demonizzazione della Guardia costiera libica basata su un dossier della sorosiana Open Migration che – sia detto en passant – mai aveva speso una parola contro la Milizia di Zawiya (forse perchè, come attestato da numerose inchieste, era quella che “riforniva” di richiedenti asilo le navi delle ONG dirette in Italia). Campagna che ora tocca l’apice (speriamo) con la presentazione delle fotografie al Papa.

Si rallegra, a tal riguardo L’Avvenire: “Prima di rimandarli indietro ci si deve pensare bene” ha affermato il Papa, proprio mentre in Italia la polemica sull’accoglienza ai migranti si fa sempre di più nodo dolente della politica. E se i racconti di chi sopravvive a tanta brutalità non bastano più, a parlare per loro ora ci sono le immagini. Bisogna avere stomaco per guardarle fino in fondo: il Papa, sempre vicino ai sofferenti, non ha esistato. Ha visto le prove: e sa di cosa parla.”

Ma, al di là delle macchinazioni de L’Avvenire – lo ripetiamo ancora una volta – la situazione dei richiedenti asilo in Libia (sia quelli riportati a terra dalla Guardia costiera sia quelli lì arrivati sperando di poter raggiungere l’Europa) resta drammatica; anche perché la Libia è costellata da “prigioni private” dove i trafficanti rinchiudono migranti per poi, tramite video-smartphone  chiedere soldi ai loro parenti. Una situazione determinata, principalmente dalla dissoluzione di uno Stato e, quindi, dalla guerra del 2011 (salutata come “umanitaria” da tanti allocchi della “sinistra antagonista” italiana).

Che fare per lenire questa situazione? “Aprire i porti italiani”, come viene incessantemente chiesto (certamente in buona fede) da tanti della “sinistra antagonista”? Di certo, garantire a chiunque mette piede in Libia di essere accolto in Italia e, quindi, in Europa farebbe crescere esponenzialmente l’afflusso di disperati in Libia con le conseguenze che è facile immaginare. E allora cosa concretamente fare? Ci auguriamo che la questione diventi, finalmente, argomento di dibattito e discussione per i tanti che oggi si limitano a salmodiare accuse di “razzismo”.

P.S. Dopo che il giornale Avvenire, aveva annunciato sul suo sito la disponibilità a far visionare – da giornalisti o blogger – i video di torture, ho contattato la redazione del giornale che mi ha dato il recapito telefonico di Nello Scavo, autore dell’articolo di cui sopra, il quale mi ha specificato che i video di torture NON SONO STATI RIPRESI all’interno di centri di detenzione gestiti dalla Guardia costiera o da altre strutture governative libiche.

Francesco Santoianni

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-libia_ma_quali_foto_hanno_mostrato_al_pontefice/6119_25219/

I LEGAMI FRA BOERI, DE BENEDETTI E SOROS… ECCOVELI QUI

23 luglio 2017
https://i1.wp.com/scenarieconomici.it/wp-content/uploads/2017/07/boeri-soros.jpg?ssl=1
Grazie ad un nostro attento lettore  dalla memoria lunga (Grazie Fabrice) siamo in grado di darvi qualche chicca storica sui legami fra Deb Benedetti, Soros e Boeri
Un pezzo di Verdirami dal Corriere dell Sera di qualche anno fa
«Quando Francesco Rutelli è entrato ieri al numero 888 della Settima Avenue per conoscere George Soros, le presentazioni erano di fatto già avvenute. Perché il leader della Margherita era stato preceduto da una lettera inviata giorni fa da Carlo De Benedetti. Poche righe in cui l’Ingegnere aveva tracciato al potente finanziere il profilo dell’ex sindaco di Roma, definito «un giovane brillante politico italiano”. I rivali di Rutelli diranno che si è fatto raccomandare, che per essere ricevuto si è valso di una lettera per accreditarsi. Ma la tesi stride con la genesi dell’incontro, se è vero che l’idea risale a due settimane fa, e che l’approccio è avvenuto via email. Con la posta elettronica Lapo Pistelli provò infatti a contattare il magnate americano. Il responsabile Esteri dei Dl si trovava insieme a Rutelli a Cipro per un incontro del Partito democratico europeo: studiando l’agenda del viaggio negli Stati Uniti, si accorsero che mancava qualcosa, “ci sono gli appuntamenti politici, però ne servirebbe uno con il mondo della finanza”. è una storia tipicamente americana quella capitata al capo della Margherita, visto che quando partì il messaggio nessuno pensava di ottenere risposta, “nessuno in Italia – commenta Pistelli – si sognerebbe di entrare in contatto così con un industriale o un banchiere”: “La storia del nostro incontro con Soros dimostra che in America, dall’altro capo del telefono o del computer, c’ è sempre qualcuno pronto a darti attenzione”.»

Quindi De Benedetti è in grado di metter in contatto diretto con Soros, con ui ha famigliarità. Del resto l’anello di congiunzione è il banchiere svizzero Edgar de Picciotto che è nel CdA di Quantum Fund , fondato da Soros, ma il cui figlio è stato nel CdA della Olivetti di De Benedetti negli anni 80. Per conoscere in quali affari sia De Picciotto e le sue banche TBA e CBI, cercate sul web….
Del resto, parliamo chiaro, è stato De Bendetti a volere all’INPS Boeri, come ricorda bene anche Dagospia…

Potete leggere l’articolo originale QUI.
Non possiamo poi dimenticare che SOROS fu invitato al Festival dell’Economia di trento nel 2012, proprio quando era presidente del comitato scientifico  TITO BOERI, che non mancò di invitare, guarda caso, anche DE BENEDETTI.
Trovate in questa pagina l’invito a Debenedetti, e in quest’altra l’intervento di Soros.
Insomma TITO BOERI lavora a braccetto con chi sostiene la “Open Society”, cioè una società “Aperta” si, allo sfruttamento economico ed alla distruzione culturale. Perchè se una nazione vuole svilupparsi in modo autonomo, usando le proprie risorse, allora è “CLOSED”…
Con questo chiudiamo il quadro complessivo che spiega l’intervento di Tito Boeri tramite i suoi collegamenti con Soros e con De Benedetti…

Preso da: https://scenarieconomici.it/i-legami-fra-boeri-debenedetti-e-soros-eccoveli-qui/

‘Più Guerra, Più Soldi’: Le Guerre Africane Non Vedono Fine

27 giugno 2018

L’Occidente non vuole la pace in Africa, dice il leader mercenario
di Paul Antonopoulos
Le potenze occidentali sono interessate a prolungare i conflitti in Africa perché vogliono sfruttare le risorse del continente, ha detto un fondatore della compagnia militare privata. La maggior parte delle forze africane sono “pronte a essere sfaldate” da parte di consulenti stranieri , ha aggiunto.
Le nazioni occidentali vedono guerre e caos africani protratti come solo un mezzo per entrare in possesso delle ricche risorse africane , lo ha riferito a Shevardnadze della RT,  Eeben Barlow, fondatore di  “Executive Outcomes“,   una società sudafricana che ha dato il via a costituire un esercito privato di mercenari. Vedi: Soldiers of Fortune

“Finché c’è un conflitto in corso, alcuni accordi possono essere chiusi con i governi,” permettendo alle potenze straniere “di ottenere quelle risorse a loro uso”, ha aggiunto.

Barlow ha continuato dicendo che le potenze straniere, e in particolare le potenze occidentali, scelgono spesso di sostenere gruppi armati o varie forze che destabilizzano realmente la situazione nella regione, dal momento che “i ribelli non devono tassare chi ha risorse all’interno delle aree”.
I gruppi governativi sono anche usati avidamente come mezzo per “sostituire un certo governo che non è sufficientemente in linea con i desideri di coloro che si occupano dall’esterno di dirigere tali azioni”.
Per quanto riguarda i consulenti stranieri alle forze governative, la qualità dell’addestramento e della consulenza fornita ai funzionari africani è generalmente “scarsa”, si è lamentato dell’ex tenente colonnello della Forza di difesa sudafricana.
“La maggior parte delle forze armate africane sono preparate a fallire […] da forze armate straniere o da consulenti stranieri che utilizzano”, ha detto al programma SophieCo.
Le compagnie militari private straniere (PMC) di solito sono solo “lì per vedere per quanto tempo possono effettivamente prolungare un conflitto o una guerra, perché più a lungo  durano i conflitti, più soldi guadagnano per se stessi” , ha detto Barlow, aggiungendo che “crede” che molte “forze straniere in Africa non sono qui per risolvere i problemi, ma per assicurare che i problemi continuino”.

Mercenari per l’Africa

Quando i governi africani cercano di usare le forze locali, compresi i PMC africani, per aiutarli a fronteggiare conflitti, gruppi terroristici o insurrezionali, “sono costantemente minacciati che … questo sarà a loro svantaggio”.
“Queste sono minacce provenienti dall’esterno dell’Africa, ed è davvero solo una prova per noi che un’Africa stabile e sicura sembra essere di scarso interesse per le persone”, ha concluso Barlow.
Fonte: Fort Russ
Nota: La confessione del capo mercenario ci fa capire a chi fa comodo la destabilizzazione dell’Africa e come da questa opera costante di conflitti interni e di destabilizzazione derivino poi le migrazioni di grandi masse di persone che cercano la salvezza o un futuro migliore in Europa. Segui il flusso delle armi da nord verso sud e capirai quali sono le potenze che hanno interesse alla destabilizzazione del continente africano. Non è difficile individuare da dove proviene il flusso, sempre dagli stessi paesi: USA, Francia, Gran Bretagna. Sarà un caso?
Traduzione e nota: Luciano Lago

Preso da: https://www.controinformazione.info/piu-guerra-piu-soldi-le-guerre-africane-non-vedono-fine/