Verso la Grande Albania

Violando la risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla fine della guerra della NATO contro la Serbia del 1999, il Kosovo ora possiede un esercito.

Secondo il primo ministro kosovaro, Ramush Haradinaj, un accordo concluso con l’omologo albanese, Edi Rama, prevede di abolire il 1° marzo 2019 la frontiera fra i due Stati.
Durante un consiglio di ministri congiunto di Albania e Kosovo, è stato costituito un fondo comune per promuovere l’adesione dei due Stati all’Unione Europea.
Il primo ministro albanese Rama è stato ospite del parlamento kosovaro, cui ha esposto un progetto di politica estera e di sicurezza comuni, ambasciate unificate e un’unica presidenza.
Il 15 febbraio 2019 Rama ha parlato alla rete televisiva Vizion Plus della fusione dei due Stati, affermando che sarebbe la soluzione dei problemi del Kosovo.
La fusione è in contrasto con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
La Grande Albania sarebbe il primo Stato mussulmano ad aderire all’Unione Europea.

Le popolazioni albanesi di Montenegro, Macedonia e Grecia si preparano a chiedere di entrare nella Grande Albania.
La minoranza greca del sud dell’Albania ha invece immediatamente chiesto, qualora il progetto venisse realizzato, di non entrare nella Grande Albania, bensì di essere annessa alla Grecia.
Il Kosovo è praticamente una base del Pentagono, mentre l’Albania è il centro europeo della CIA.
L’11° anniversario dell’indipendenza del Kosovo, il 17 febbraio 2019, è stato celebrato con la sfilata del nuovo esercito kosovaro. Il parlamento ha tenuto una sessione straordinaria alla presenza dei primi ministri kosovaro e albanese. Alla sessione hanno partecipato anche l’ex primo ministro italiano Massimo D’Alema [1] e l’ex capo della Missione di Verifica in Kosovo, William Walker, che attribuì il massacro di Račak alla Serbia per giustificare l’intervento della NATO.
Per un curioso ribaltamento delle posizioni, Stati Uniti e Turchia oggi sostengono il progetto di Grande Albania, mentre a suo tempo accusarono Belgrado di voler creare la Grande Serbia (in seguito, l’accusa di un presunto “piano ferro di cavallo” si è rivelata una menzogna fabbricata dalla NATO) e l’hanno bombardata.
Negli anni Novanta il Pentagono considerava la Jugoslavia come un «laboratorio» per testare i «combattimenti fra cani», ossia la possibilità d’isolare un Paese, di fomentarvi la guerra civile e separare le comunità che lo compongono. Prima della guerra di Jugoslavia, i Balcani erano abitati da popolazioni molto diverse. Si parlava allora di “balcanizzazione” per designare questa mescolanza. Oggi ogni comunità è più o meno territorializzata e il termine “balcanizzazione” designa un processo di frazionamento.

[1] Massimo D’Alema è sempre stato un fattivo collaboratore della guerra neocoloniale dichiarata dagli Stati Uniti, per interposta NATO, alla ex Jugoslavia. Il 21 ottobre 1998, quando assume la guida del governo, sostiene politicamente i terroristi che gli USA addestrano nella base NATO di Incirlik, in Turchia, accreditandoli come «combattenti per la libertà» e resistenti al «terrorismo di Belgrado». Eppure all’epoca non mancano le cronache ‒ negli anni successivi convalidate dalla Storia ‒ che descrivono altro scenario: sono i terroristi kosovari dell’UCK che, inquadrati e foraggiati dalla NATO, massacrano e seviziano e sequestrano i serbi; fa niente: le televisioni amiche, come la RAI diretta dal governo D’Alema e Mediaset, del suo alleato Silvio Berlusconi, perseverano nel diffondere le menzogne made in USA. Anche quando si scopre che l’UCK utilizza i prigionieri serbi (oltre ai kosovari dissidenti) per prelevargli gli organi e impiantare un florido commercio in Albania (dove collaborano anche medici italiani a beneficio di malati connazionali), D’Alema continua a lodare la «sacrosanta guerra di liberazione combattuta dall’UCK contro Belgrado». Due mesi dopo la salita al soglio governativo, D’Alema si segnala per ulteriore gesto di servilismo verso gli Stati Uniti e Israele: induce il segretario del PPK (partito comunista turco), Abdullah Ocialan, a lasciare Roma, dove aveva chiesto asilo politico, per volare a Nairobi, in Kenia. È una trappola: giunto colà, in barba alle garanzie d’incolumità personale che gli erano state date dal governo D’Alema, Ocialan è prelevato da mercenari, in combutta con Roma, e consegnato al governo turco, dove la pena di morte gli viene commutata in ergastolo grazie alla mobilitazione internazionale.
Quando gli Stati Uniti, a dicembre 1999, dichiarano guerra alla Jugoslavia senza l’autorizzazione dell’ONU, D’Alema esegue senza fiatare e il 22 manda i soldati italiani a bombardare i serbi con proiettili all’uranio impoverito. Un crimine che ‒ danno collaterale ‒ continua, a febbraio 2019, a piagare e uccidere i soldati italiani che li spararono. Logico che gli uomini issati al potere in Kosovo e in Albania siano grati al loro complice italiano e lo invitino in tribuna d’onore ad applaudire gli esiti di un macello che si connotò di genocidio. Ndt.
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Chi, come e perché ha distrutto la Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia

comitato unitario contro la guerra alla Jugoslavia

Indice

 

  1. Tappe dello squartamento della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia
  2. IL RUOLO DELLA TURCHIA NELLA CRISI JUGOSLAVA

III.      IL RUOLO DELLA GERMANIA NELLA DISTRUZIONE DELLA JUGOSLAVIA

  1. LE RESPONSABILITA’ VATICANE NEL CONFLITTO BALCANICO: ALCUNI ELEMENTI.
  2. SI STANNO REALIZZANDO GLI AUSPICI DEL “VECCHIO LEONE” CHURCHILL?
  3. La NATO in Jugoslavia. Perché?

 

… se restiamo uniti
– aveva detto nel suo ultimo discorso a Capodanno –
non dobbiamo aver paura di niente….

(intestazione del fondo de L’Unità del 5 maggio 1980,
riportante la notizia della morte di Jozip Broz Tito

  Tko nece brata za brata,
on ce tudjinca za gospodara

(proverbio slavo)

 

TAPPE DELLO SQUARTAMENTO DELLA RFS DI JUGOSLAVIA

Nel corso degli anni Ottanta il sistema sociale e politico della Repubblica Federativa e Socialista di Jugoslavia (RFSJ) entra progressivamente in crisi a causa delle fortissime pressioni cui e’ soggetto ad opera del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. A cavallo del 1990 il premier Markovic tenta la via liberista, con effetti ulteriormente disastrosi (9). Di fronte allo scontento popolare ed alla crisi si rafforzano da una parte le tendenze centrifughe dei micronazionalismi, finanziati e sponsorizzati in Occidente, a loro volta eredi del nazifascismo; dall’altra le politiche centralistiche e socialdemocratiche dei socialisti serbi. Nell’occasione del 600esimo anniversario della battaglia di Campo dei Merli il leader socialista Slobodan Milosevic, facendosi portavoce delle preoccupazioni dei serbi del Kosovo, dichiara che saranno prese tutte le misure atte ad impedire la secessione del Kosovo dalla Serbia. In effetti, con il consenso della maggioranza dei membri della Presidenza collegiale della RFSJ, nel giro di alcuni mesi vengono abrogate alcune prerogative dell’autonomia politica della provincia(5) mentre viene conservata l’autonomia culturale (bilinguismo). Nel 1990 tuttavia, dinanzi all’atteggiamento di sloveni e croati all’ultimo Congresso della Lega dei Comunisti, di stampo analogo a quello dei leghisti italiani, anche i socialisti serbi mostrano di rinunciare al patrimonio ideale della RFSJ sancendo la disgregazione della Lega e del paese intero.

 

 

4 ottobre 1990: la Croazia ottiene un prestito ad interesse zero attraverso il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), per l’esattezza due miliardi di dollari USA restituibili entro 10 anni ed un giorno (1).

Il 5 novembre 1990 Il Congresso degli USA, “grazie” all’impegno del senatore Bob Dole, approva la legge 101/513, che sancisce la dissoluzione della Jugoslavia attraverso il finanziamento diretto di tutte le nuove formazioni “democratiche” (nazionaliste e secessioniste) (2). A fine mese un rapporto della CIA “profetizza” che la Jugoslavia ha solamente pochi mesi di vita; la notizia viene diffusa dalle agenzie di stampa occidentali e viene pubblicata il 29 novembre, giorno della Festa Nazionale della RFSJ (si celebra la fondazione della Repubblica avvenuta a Jajce, in Bosnia, nel 1943).

Il 22 dicembre 1990 il Sabor (parlamento) della Repubblica di Croazia, controllato dall’HDZ di Franjo Tudjman che aveva vinto le prime elezioni multipartitiche il 30 maggio precedente, emana la “nuova Costituzione” in base alla quale la Croazia e’ “patria dei croati” (non piu’ quindi dei croati e dei serbi, entrambi fino allora “popoli costituenti”) ed e’ sovrana sul suo territorio. Il 25 maggio 1991 il Papa riceve Tudjman in Vaticano; tre giorni dopo nello stadio di Zagabria Tudjman tiene un inquietante raduno circondato da esponenti del clero, nel quale sfila la nuova Guardia Nazionale Croata.

Il 25 giugno 1991 i parlamenti sloveno e croato proclamano l’indipendenza. Incomincia la campagna di stampa contro l’esercito federale, impropriamente definito “serbo”. Notizie incontrollate, come quella del bombardamento di Ljubljana, campeggiano sulle prime pagine dei giornali e nessuno si preoccupera’ di smentirle, benche’ false. Solo dopo anni l’allora Ministro degli Esteri italiano De Michelis rivelera’, sulla rivista “LIMES” ed in vari dibattiti pubblici, che la campagna disinformativa era stata pianificata da ambienti filosloveni dell’Universita’ di Gorizia e dell’Austria, ma continuera’ ad essere reticente sui nomi.

Gli scontri in Slovenia causano decine di vittime (alcune slovene) nelle fila dell’Esercito federale, ed una decina di vittime tra gli indipendentisti. Alla conferenza di Brioni del 7 luglio si decide di sospendere gli effetti delle dichiarazioni di indipendenza per tre mesi, in attesa di ridiscutere le struttura federale della RFSJ.

La campagna di stampa contro l’esercito federale, contro la Jugoslavia in quanto tale e contro i serbi prosegue forsennata. Otto d’Asburgo dichiara il 15 agosto su “Le Figaro”: “I croati, che sono nella parte civilizzata dell’Europa, non hanno niente a che spartire con il primitivismo serbo nei Balcani. Il futuro della Croazia risiede in una Confederazione Europea cui l’Austria-Ungheria puo’ servire come modello”. Nell’ottobre, piu’ di 25mila serbi sono scacciati dalla Slavonia Occidentale; ancora in novembre infuriano gli scontri nella Vukovar occupata dalle milizie irregolari di Mercep, legate al partito di governo di Tudjman. Dopo settimane di stallo l’esercito federale interviene bombardando massicciamente e ri-occupando la citta’. I reportage sull’avvenimento sono unilaterali se non bugiardi: per aver raccontato aspetti meno noti di quella battaglia, la giornalista della RAI Milena Gabanelli e’ vittima di un linciaggio cui partecipano anche settori del Vaticano. Dopo di allora non l’abbiamo piu’ vista in TV… La sua vicenda e’ stata da lei stessa narrata nell’appendice al libro di M. Guidi “La sconfitta dei media” (Baskerville, Bologna 1993).

Solo nel settembre 1997 Miro Bajramovic, un miliziano di Mercep, raccontera’ in dichiarazioni a “Feral Tribune” (10) che cosa fecero le milizie paramilitari croate in quel periodo.

Il 17 dicembre 1991 a Maastricht si pongono le fondamenta della Unione Europea, che iniziera’ a concretizzarsi nel 1999 con la introduzione dell’Euro, ma contemporaneamente si decide di sancire lo squartamento della Jugoslavia: il documento UE numero 1342, seconda parte, del 6/11/1992 indichera’ che in quella sede l’unita’ europea era stata raggiunta proprio a scapito della Jugoslavia, con una cinica manovra da parte essenzialmente della Germania. Il 23 dicembre la Germania dichiara unilateralmente e pubblicamente il suo riconoscimento delle repubbliche di Croazia e Slovenia, con effetto a partire dal 15 gennaio successivo. Per questo “regalo di Natale” tedesco si organizzano festeggiamenti nelle piazze croate. Il giorno dopo (24 dicembre) i serbi della Croazia proclamano a loro volta la “autodeterminazione” costituendo formalmente la Repubblica Serba della Krajina nelle zone, da secoli a maggioranza serba, situate lungo il confine con la Bosnia-Erzegovina. La “Comunita’ Internazionale” si rifiuta di considerare il problema e prosegue nella guerra mediatica e militare contro i serbi.

Il 13 gennaio 1992 lo Stato della Citta’ del Vaticano riconosce la Croazia come Stato indipendente, seguita due giorni dopo da tutti i paesi della UE che riconoscono anche la Repubblica di Slovenia.

Gennaio 1992: Alija Izetbegovic, musulmano presidente di turno della Bosnia-Erzegovina, manca di passare la consegna al serbo Radovan Karadzic: si tratta di un vero “golpe bianco” che infrange la regola della “presidenza a rotazione”.

La storia politica di Izetbegovic e’ tuttora ignota al pubblico occidentale. Basti dire che era uscito dal carcere solo nel 1988, dopo aver scontato 6 anni su 14 di pena che gli erano stati inflitti per “istigazione all’odio tra le nazionalita’”.

Febbraio 1992: staccate la Bosnia! La “Comunita’ Internazionale” promette agli islamisti sarajevesi aiuto ed accoglienza nelle istituzioni euro-atlantiche in cambio della proclamazione della indipendenza della Bosnia-Erzegovina. Viene percio’ indetto un referendum (anticostituzionale) per il giorno 29 dello stesso mese, che sara’ boicottato dal 35 per cento degli aventi diritto. Solo il 65% dei votanti, essenzialmente croati e musulmani di Bosnia, voteranno a favore della secessione.

La creazione di uno Stato indipendente nei confini della ex-repubblica federata di Bosnia ed Erzegovina e’ il colpo piu’ grave inferto ai valori della “Fratellanza ed Unita’” ed alla struttura multi-nazionale della Jugoslavia dall’inizio della crisi. Ogni discorso su “Sarajevo multietnica” diventa a quel punto demagogico: era la Jugoslavia stessa ad essere multietnica. I serbi e chi si proclama jugoslavo si rifiutano di diventare minoranza discriminata in uno Stato retto da settori islamisti legati ad alcuni paesi arabi, all’Iran ed alla Turchia (vedi Parte II). Pesa come un macigno la memoria dei crimini commessi durante la II Guerra mondiale dalle divisioni inquadrate nelle SS, collaborazioniste degli ustascia croati, contro antifascisti ed ortodossi.

I serbi scelgono dunque a loro volta l'”autodeterminazione” nei confini della “Republika Srpska” [RS], corrispondente al territorio abitato prevalentemente da contadini di religione ortodossa. Le piu’ importanti citta’, i collegamenti ed i centri produttivi della Bosnia-Erzegovina, a parte Banja Luka, restano invece nelle mani dei musulmani e dei cattolici (Sarajevo, Zenica, Mostar, Neum).

Anche i quartieri di Sarajevo a maggioranza serba si aggregano alla RS: la citta’ risulta divisa, il cuore della Bosnia e della Jugoslavia multinazionale e’ lacerato. Mentre la leadership musulmana fa base nel centro storico di Sarajevo, capitale della RS e’ Pale, ex sobborgo residenziale a poca distanza. Con lo scoppio del conflitto, tra i serbi di Bosnia prevale la posizione nazionalista del Partito Democratico di Radovan Karadzic e Biljana Plavsic, che rivendicano una continuita’ con la monarchia serba di prima della II Guerra mondiale e con le milizie serbiste dei cetnici; le posizioni scioviniste della leadership di Pale contribuiscono ad aumentare la frattura tra le varie nazionalita’ ed a cancellare la memoria della Jugoslavia unitaria e socialista e della guerra partigiana. I serbi di Bosnia giocheranno il ruolo di “macellai pazzi” nella truffa massmediatica scatenata in tutto il mondo occidentale e nei paesi islamici, mentre la leadership islamista parlera’ di “assedio” da parte dei serbi, indicati come “invasori” ed “aggressori” di una Bosnia-Erzegovina mai esistita storicamente come Stato a se’. Intellettuali e politici di mezzo mondo si impegneranno per mesi ed anni a creare e vezzeggiare una “identita’ nazionale bosniaca” inesistente, contribuendo di fatto alla propaganda bellica contro una delle parti in causa.

A marzo del 1992, quando la guerra non e’ ancora scoppiata, la prima Conferenza per la pace in Bosnia, a Lisbona, si conclude con un accordo (il “piano Cutileiro”) per la cantonalizzazione della ex-repubblica federata. Immediatamente rappresentanti delle delegazioni croata e musulmana sono convocati negli Stati Uniti, dove l’ex-ambasciatore a Belgrado Zimmermann li persuade a ritirare la loro firma dall’accordo. Lo stesso Cutileiro imputera’ alle parti musulmana e croata la rottura del patto, ad esempio nella lettera pubblicata sull'”Economist” del 9/12/1995, e Zimmermann in persona raccontera’ quei fatti, come riportato da David Binder sul “New York Times” del 29/8/1993.

Il 6 aprile 1992, anniversario della invasione della Jugoslavia da parte dei tedeschi nel 1941, Europa ed USA riconoscono la Bosnia-Erzegovina come Stato indipendente. L’iniziativa contraddice persino le raccomandazioni di politici e mediatori occidentali come Lord Carrington. Per tutta risposta i serbi proclamano la costituzione della Repubblica Serba di Bosnia nei territori a maggioranza serba (7-8 aprile), vale a dire circa il 65 per cento del territorio. La bandiera adottata e’ quella tradizionale della Serbia, con la croce e le quattro “C” nel centro, diversa dalla bandiera jugoslava.

Quattro giorni dopo la neonata Armija (esercito) bosniaca attacca le caserme federali. Due settimane dopo il governo jugoslavo decide il ritiro delle forze armate dalla Bosnia, ritiro che viene incominciato il 19 maggio e sara’ completato il 6 giugno.

Il 27 aprile 1992 Serbia e Montenegro proclamano la nuova Federazione Jugoslava.

Il 22 maggio Croazia e Slovenia sono ammesse all’ONU. Lo stesso giorno la indipendenza della Repubblica ex-Jugoslava di Macedonia (FYROM), proclamata il 17/9/1991 ma ancora non riconosciuta dalla UE, viene sancita a livello internazionale.

Il 27 maggio 1992 avviene la prima grande strage a Sarajevo: persone in fila per il pane a Vasa Miskin sono bersaglio di un colpo di mortaio. Le telecamere erano state piazzate in precedenza, pronte a filmare. Anche grazie all’emozione suscitata da questo episodio il 30 maggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU viene fatta passare una risoluzione che condanna la Jugoslavia come paese aggressore ed occupatore della Bosnia, ed un’altra (la 757) che impone sanzioni economiche contro la nuova Federazione.

Il 2 luglio i croati dell’Erzegovina proclamano la Repubblica Croata di Erzeg-Bosnia, con la stessa bandiera, la stessa valuta, le stesse targhe automobilistiche adottate in Croazia, lo Stato con il quale esiste una unita’ territoriale de facto; ciononostante nessun provvedimento viene preso dall’ONU nei confronti della Croazia.

Solo successivamente emerge un rapporto confidenziale dell’ONU che afferma che la strage di Vasa Miskin e’ stata commessa da estremisti musulmani; lo stesso viene scritto sul rapporto della Task Force antiterrorismo del governo USA intitolato “Iran’s European Spring board?”, datato 1/9/1992.

Il 9 ottobre un’altra risoluzione ONU (la 816) decreta il divieto di sorvolo della Bosnia-Erzegovina – divieto che negli anni successivi verra’ largamente disatteso da croati e musulmani, viceversa armati ed addestrati con il contributo statunitense e tedesco.

Per la Bosnia, a partire dal 1992, pacifisti e sinistra in trappola: si scatena la campagna “Sarajevo assediata”. Dalla citta’ partiranno a ripetizione falsi “scoop” giornalistici su atrocita’ gratuite delle truppe serbe. Vengono organizzate spedizioni a Sarajevo, generalmente presentate come iniziative di protesta nonviolenta contro la guerra (“interposizione non armata”), in effetti pero’ si parla unilateralmente di “assedio” e si rifiuta una presenza di pace nella parte serba della citta’. In una di queste iniziative, organizzata dall’associazione cattolica “Beati i Costruttori di Pace”, viene assassinato il pacifista Moreno Lucatelli: solo dopo anni un film di Giancarlo Bocchi sull’omicidio svela le responsabilita’ delle milizie islamiste, impegnate a montare le strumentalizzazioni in chiave antiserba e ad attizzare l’odio tra le nazionalita’ (11).

Nel luglio 1992 gli USA effettuano il primo tentativo di rovesciamento del governo della nuova Repubblica Federale di Jugoslavia. Giunge a Belgrado Milan Panic, miliardario cittadino americano di origine serba, accompagnato da un codazzo di consiglieri statunitensi; la leadership jugoslava si lascia convincere che quello sia l’uomo giusto per la normalizzazione delle relazioni con la Comunita’ Internazionale, ed il 14 luglio Panic viene designato Primo Ministro – benche’ non ancora cittadino jugoslavo! L’11 agosto, insieme al Presidente federale recentemente eletto, il nazionalista-liberista Dobrica Cosic, Panic incontra i mediatori Vance ed Owen a Ginevra. Il primo settembre in TV Panic afferma che “per il mondo Milosevic [Presidente della Repubblica di Serbia] e’ una persona che non mantiene la parola”. Il 10 settembre il Ministro degli Esteri della RFJ si dimette, mentre sono in corso i colloqui a Ginevra, accusando Panic di lavorare contro gli interessi dei serbi. Due mozioni di sfiducia sono presentate contro Panic in quel periodo, ma non passano in Parlamento per un soffio. Alle elezioni per la Presidenza della Repubblica di Serbia, il 20/12/1992, Panic si candida ed ottiene solo il 34 per cento contro il 56 per cento di Milosevic (il resto va ai candidati di destra) nonostante la enorme pressione americana a favore della sua elezione. Il governo Panic viene comunque sfiduciato.

Fine 1992: Bill Clinton sostituisce George Bush alla Presidenza degli Stati Uniti. Inizia la fase dell’interventismo militare diretto degli USA contro la Jugoslavia.

Su “Defence and Foreign Affairs Strategic Policy” del Dicembre 1992 vengono elencati con dovizia di particolari i rifornimenti di armi leggere e pesanti (60 panzer) alla Croazia da parte soprattutto tedesca.

All’inizio del 1993, su iniziativa della Danimarca, la Repubblica Federale di Jugoslavia viene estromessa persino dalla Organizzazione Mondiale della Sanita’. Questo in un momento in cui il paese registrava un afflusso di circa 600mila profughi da varie parti della RFSJ. Alla fine dell’anno nel paese si registrera’ una inflazione pari a circa il 300.000.000 per cento.

Il 1993 e’ anche l’anno delle “rivelazioni” di Roy Gutman, giornalista destinato a vincere il Premio Pulitzer, sui “campi di sterminio”, e del Ministro degli Esteri bosniaco-musulmano Haris Silajdzic sulle “decine di migliaia di donne musulmane fatte oggetto di violenza sessuale a scopo di pulizia etnica” (3). In effetti la disinformazione sulle questioni bosniache, come in tutto il corso della crisi jugoslava a partire dal 1990, non e’ episodica o casuale ma strategica e persistente. Sempre nel 1993 esce in Francia un libro dal titolo “Le verita’ jugoslave non sono tutte buone a dirsi”, nel quale J. Merlino dimostra il ruolo avuto da agenzie specializzate come la “Ruder&Finn Global Public Affairs”, il cui direttore afferma di aver lavorato per i governo sloveno, croato, bosniaco-musulmano e per il governo del “Kosova”, cioe’ per i secessionisti albanesi di Rugova (8). Su “Foreign Policy” Peter Brock pubblica un lungo articolo in cui elenca tutta una serie di falsificazioni, scatenando un putiferio ed una levata di scudi da parte dei suoi colleghi giornalisti in mezzo mondo (12).

Il 1993 e’ anche l’anno in cui Slovenia, Croazia e Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro) consolidano o rinnovano le loro legislazioni e strutture istituzionali. In particolare, la Croazia introduce la nuova moneta, denominata “kuna” – nel segno della continuita’ con la moneta in corso legale sotto Pavelic – le cui banconote vengono stampate in Germania.

Nell’aprile 1993 Clinton invia a Belgrado Mr. Ralph Reginald Bartholomew, accompagnato da pezzi grossi del Dipartimento di Stato e delle Forze Armate. Al loro arrivo, i delegati creano momenti di tensione cercando di imporre incontri separati con i rappresentanti delle istituzioni e dell’esercito, e chiedendo che si prema sui serbi di Bosnia per l’accettazione incondizionata del piano Vance-Owen. In quella occasione i toni della discussione sono particolarmente aspri con gli ufficiali dell’Esercito Jugoslavo (JNA), che alludono al Vietnam. Ad un ricevimento presso l’ambasciata USA vengono invitati solamente i rappresentanti della opposizione.

8 aprile 1993: la FYROM diventa membro dell’ONU nonostante le gravi questioni rimaste in sospeso con la Grecia.

Il 20 settembre 1993 i musulmani della regione del Bihac, fedeli a Fikret Abdic, proclamano l’indipendenza dal governo di Sarajevo. Abdic, uomo d’affari della Agrokomerc buttatosi in politica nel 1991 quando aveva ottenuto piu’ voti dello stesso Izetbegovic nelle elezioni presidenziali, aveva dovuto rinunciare all’incarico a causa di pressioni dal carattere mai chiarito. Con la proclamazione dell’indipendenza Abdic e decine di migliaia di musulmani scelgono la strada della collaborazione con i croati e con i serbi.

5 febbraio 1994: prima strage di Markale, la principale piazza del mercato di Sarajevo. Il 6 giugno successivo Jasushi Akashi, delegato speciale ONU per la Bosnia, dichiara alla Deutsche Presse Agentur che un rapporto segreto ONU aveva attribuito da subito ai musulmani la paternita’ della strage, ma che il Segretario Generale Boutros Ghali non ne aveva parlato per ragioni di opportunita’ politica. Poco tempo dopo Akashi viene rimosso dall’incarico. Alla Conferenza di Ginevra il clima e’ decisamente sfavorevole ai serbi. Gli americani dichiarano apertamente di voler accrescere il sostegno alla parte musulmana.

In marzo gli USA impongono la costituzione di una Federazione tra croati e musulmani. Questo passo consente la cessazione dei violenti scontri in atto da un anno tra queste due parti in conflitto. Ricordiamo ad esempio le distruzioni avvenute a Mostar, dove persino tre giornalisti italiani sono stati uccisi dai croati per avere filmato “altre verita’”, distruzioni culminate con l’abbattimento del ponte simbolo della citta’ e della Bosnia. L’ultranazionalismo croato in Erzegovina, regione di cui Mostar e’ il capoluogo, continuera’ comunque a rendere impossibile la convivenza con i musulmani, impedendo persino all’incaricato europeo Koschnik di ristabilire condizioni minime di vivibilita’: Koschnik si dimettera’ dopo pochi mesi.

Ma con la costituzione formale di una Federazione tra croati e musulmani gli USA intendono concentrare gli sforzi contro la parte serba. Nei mesi successivi, sotto l’egida USA, viene creato un comando congiunto delle forze armate croato-musulmane, mentre aumentano le indicazioni della presenza di volontari mujaheddin arruolati tra gli islamisti. La brigata dei mujaheddin fa capo a Zenica, dove pure e’ accampato il battaglione turco della missione ONU e sono concentrate 14 organizzazioni umanitarie islamiche. A comandare i mujaheddin ci sono il saudita Abdul Aziz, reduce dell’Afghanistan, un libico, ed altri strani personaggi, come raccontato ad es. da Rampoldi su “Repubblica” del 27/11/1994.

Il 12 giugno 1994 il presidente Clinton, in visita a Berlino, tiene un discorso altamente simbolico dinanzi alla Porta di Brandeburgo: la Germania e’ ormai il partner privilegiato degli USA in Europa, e la leadership tedesca nella UE e’ nell’interesse degli Stati Uniti, che vi si appoggiano per realizzare la penetrazione militare, politica ed economica verso Est. Le dichiarazioni di Clinton creano un incidente diplomatico con la stessa Gran Bretagna.

Il 19 agosto 1994 il V corpo d’armata bosniaco-musulmano attacca la sacca di Bihac generando molti morti e la fuga di decine di migliaia di persone. La sorte di questa gente a tutt’oggi non e’ ancora chiara. In ogni caso, di questi musulmani di Bosnia non legati all’SDA di Izetbegovic i media occidentali si sono occupati in misura irrilevante, magari solo per denigrarli come “traditori”, probabilmente in quanto rappresentavano un grande punto interrogativo sulla natura “democratica e pluralista” dello Stato bosniaco governato dagli ultranazionalisti dell’SDA.

Nei primi mesi del 1995 aumentano fortemente i rifornimenti di armi ai croato-musulmani: all’aereoporto di Tuzla e’ segnalato un traffico intenso di Hercules C130. Sulla “Frankfurter Rundschau” del 11/3/1995, ad esempio, si rivela il misterioso carattere dei traffici verso l’aeroporto di Tuzla e le dichiarazioni in proposito di vari esponenti UNPROFOR. Tuttavia sulla stampa occidentale e in particolare negli ambienti pacifisti si sottolinea solo il carattere di Tuzla città “modello di convivenza multietnica” minacciata dal terrore serbo, omettendo completamente la questione dell’aeroporto. Si noti che dagli accordi di Dayton in poi l’aeroporto di Tuzla diverrà cuore dell’impegno militare statunitense in Bosnia.

Primo maggio 1995. Il regime croato sceglie una data assai particolare per attaccare la Slavonia occidentale: la Festa dei Lavoratori. Nel giro di due giorni tutta questa parte del territorio della Repubblica Serba di Krajina viene occupata, compresa l’area del lager-memoriale di Jasenovac, dove durante la Seconda Guerra Mondiale centinaia di migliaia di persone erano state trucidate dagli ustascia. La forza di protezione ONU sembra inesistente.

L'”Operazione Lampo” (come in tedesco “Blitzkrieg”) si avvale della preparazione acquisita con il supporto degli Stati Uniti e della Germania. In particolare, agenzie di mercenari e generali-addestratori dell’esercito USA hanno lavorato e lavoreranno negli anni successivi per le truppe croate. L’operazione Train and Equip proseguira’ anche dopo gli accordi di Dayton, a sostegno di croati e musulmani ed in vista dell’annientamento della Repubblica serbobosniaca.

Il 3 maggio anche i musulmani attaccano su piu’ fronti, specialmente sulle alture dello strategico Monte Igman a Sarajevo, con la copertura di aerei NATO impegnati a colpire obbiettivi militari serbi. Gli attacchi aerei cessano solo quando i serbo-bosniaci prendono in ostaggio militari ONU. Contemporaneamente i croati attaccano a Livno e Drvar. Oltre Sarajevo, verso Srebrenica, i serbi lasciano avanzare i musulmani chiudendoli infine in trappola in una valle, dove scatenano una carneficina. In seguito a questa, i musulmani attaccano da tutte le “enclave” (Gorazde, Srebrenica, Tuzla, Bihac, Zepa) verso i dintorni, abitati da serbi. A giugno i serbo-bosniaci occupano Srebrenica. Negli anni precedenti le milizie musulmane, guidate da Naser Oric, avevano raso al suolo circa trenta villaggi serbi situati attorno l’enclave protetta dall’ONU. L’attacco dei serbi causa 1430 vittime: altri circa seimila musulmano-bosniaci vengono segretamente allontanati dalla cittadina poco prima dell’ingresso dei serbi. L’operazione, curata dall’Armata musulmana, sara’ descritta nel documento della Croce Rossa Internazionale ICRC n.37 del 13/9/1995. Negli anni successivi i media racconteranno incessantemente la storia dello “sterminio di ottomila civili di Srebrenica” e delle relative “fosse comuni”.

Nell’agosto 1995 l’esercito croato attacca le zone della Croazia ancora sotto controllo serbo, teoricamente “protette” da una forza di interposizione ONU, costringendo alla fuga la popolazione nella sua totalita’, circa 170mila persone (cfr. il libro di Giacomo Scotti “Operazione Tempesta”, Ed. Gamberetti, 1996). In quella occasione diviene palese il sostegno strutturale dato dall’Occidente al regime di Tudjman. In particolare vengono fuori la fornitura di armi da parte tedesca e l’addestramento dato da agenzie USA specializzate, pseudo-private, come la Military Professional Resources Inc., che impiegano militari USA in “prepensionamento”. La suddetta agenzia ha lavorato anche per il governo di Izetbegovic, per il quale ha offerto una prestazione del valore di 400 milioni di dollari, in gran parte sborsati da Stati islamici come la Malaysia e l’Arabia Saudita (6).

28 agosto 1995: la seconda strage a Markale suscita fortissima emozione nell’opinione pubblica. All’inizio di settembre la NATO attacca i serbi della Bosnia, distruggendone gran parte delle potenzialita’ militari. In seguito emergera’ l’uso di proiettili all’uranio impoverito, per i quali in Jugoslavia si pensa di denunciare la NATO al Tribunale dell’Aia per i crimini di guerra.

Solo successivamente (7) emergera’ che pure la strage del 28/8 ha ben altri responsabili: si parla di strutture segrete, appoggiate dai servizi occidentali, impegnate nella strategia della tensione contro la popolazione della Bosnia. A dicembre gli accordi di Dayton consentono comunque la cessazione delle ostilita’. Il prezzo da pagare per i serbi e’ la rinuncia a parte del territorio ed ai quartieri a maggioranza serba di Sarajevo (in piu’ di centomila li abbandoneranno all’inizio del 1996). Il prezzo da pagare per i musulmani e’ la rinunzia ad una Bosnia unitaria, da loro dominata. Il prezzo da pagare per i croati e’ la rinunzia formale alla costituzione di una loro entita’ separata, da annettere alla Croazia. Il prezzo da pagare per tutti i cittadini della Bosnia sono le conseguenze di tre anni di conflitto e la occupazione militare da parte delle truppe straniere, a controllare un territorio ormai privato di qualsiasi sovranita’ reale.

 

LA STRATEGIA DELLA TENSIONE CONTINUA IN KOSOVO

 

Dal 1997 il movimento separatista kosovaro-albanese acquista un fortissimo impulso dal punto di vista strettamente militare a causa degli appoggi in Albania, Turchia ed Occidente, dopo che per anni il governo “parallelo” di Rugova, con la sua politica del separatismo su base etnica e del boicottaggio totale, e’ stato non solo finanziato ed appoggiato a livello propagandistico, ma anche incensato dai “pacifisti” che hanno visto con favore la spartizione della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia.

In seguito alla rivolta delle “piramidi” un fiume di armi ed equipaggiamento passa le frontiere in sostegno di una organizzazione militare detta UCK (“Esercito di Liberazione del Kosovo”).

Dietro all’exploit di questa organizzazione c’e’ anche l’interessamento di George Tenet, attuale capo della CIA, di origine albanese: sua madre “ha lasciato l’Albania meridionale alla fine della Seconda guerra mondiale, a bordo di un sottomarino britannico, per sfuggire al comunismo… Lei e’ un vero eroe. E’ con queste esperienze di vita e di valori in mente che io spero di guidare la nostra comunita’ di intelligence…” (“il manifesto” 24/2/1999). L’irredentismo panalbanese e’ appoggiato dalla lobby schipetara degli USA, che fa capo alla Albanian-American Civil League vicina a Bob Dole ed al suo protetto Joseph Dioguardi. Come per le precendenti secessioni jugoslave, anche nel caso del “Kosova” la disinformazione mirata a suscitare un clima di mobilitazione bellica nelle popolazioni dei paesi aggressori, e’ mossa da agenzie di pressione specializzate come la “Ruder&Finn” (8), e da tutto l’immenso apparato legato alla “Fondazione Soros”, legata alla CIA.

Per L’UCK si raccolgono fondi, e su giornali come il “Washington Post” appaiono interviste a questi “freedom fighters”. Il 9 marzo 1998 Madeleine Albright enuncia la nuova dottrina statunitense, in base alla quale la crisi del Kosovo “non e’ un affare interno della RF di Jugoslavia”. Anche gli estremisti albanesi della FYROM godono dell’appoggio dato da pseudo organizzazioni umanitarie (Fondazione Soros, Partito Radicale, ecc.) nonostante le preoccupazioni per la tenuta pure di quel paese, dove un terzo della popolazione e’ di lingua albanese. Una destabilizzazione della Macedonia porterebbe alla sua spartizione tra Albania e Bulgaria, proprio come durante il nazifascismo. Progressivamente anche la Macedonia si va riempiendo di truppe occidentali, mentre diventano esplicite le mire della Bulgaria, ad esempio con il documento “Dottrina Nazionale Bulgara” e con le dichiarazioni del presidente Petar Stojanov (13).

Nell’agosto 1998 Erich Rathfelder, giornalista tedesco gia’ noto per reportage faziosi sulla guerra in Croazia e Bosnia, sulla “Tageszeitung” denuncia la strage di 567 albanesi del Kosovo, dei quali 430 bambini, nei pressi di Orahovac. La notizia non ha alcuna conferma, ne’ puo’ averla essendo falsa, ma sortisce ugualmente un forte effetto.

Tra l’ottobre 1998, quando ha inizio la missione OSCE in Kosovo in seguito ai ricatti della NATO contro la Jugoslavia, e l’inizio di marzo secondo la Tanjug nell’area ci sono 975 attacchi terroristici che causano 141 morti, 305 feriti ed 86 scomparsi. Armi dirette ai secessionisti panalbanesi vengono sequestrate nei porti italiani, conti in banca vengono aperti in Europa per il finanziamento dell’UCK (vedasi tra l’altro l’interrogazione parlamentare di G. Russo Spena a riguardo), le polizie di molti paesi europei individuano i legami tra l’UCK ed i traffici di droga e prostituzione.

Alla fine del 1998 una campagna stampa del Partito Radicale Transnazionale per la incriminazione del Presidente della Jugoslavia dinanzi al Tribunale dell’Aia raccoglie il consenso e la firma anche di esponenti dell’UCK come Adem Demaci, nonche’ di ultranazionalisti albanesi della Macedonia, di Sali Berisha e leader albanesi di ogni orientamento. Ancora all’inizio del 1999 il premier Majko chiede che Milosevic sia processato per crimini contro l’umanita’ (“il manifesto” 20/1/1999), appellandosi alla NATO, agli USA ed alla UE.

Il 15 gennaio 1999 in seguito agli scontri attorno a Racak tra le forze jugoslave ed i miliziani dell’UCK, il capo degli osservatori OSCE William Walker, noto “falco” USA in Vietnam e America Latina (caso Iran-contras, squadroni della morte in Salvador, e cosine simili), inscena in collaborazione con i terroristi uno spettacolo macabro indicando come “civili inermi” le vittime. I cadaveri sono stati ammucchiati in un fossato e cambiati di abiti, ma sono guerriglieri dell’UCK. Le immagini e le parole di Walker fanno il giro del mondo ad attestare la “gratuita ferocia dei serbi contro i civili” (4).

La vicenda di Racak e’ il culmine di una serie di operazioni di disinformazione strategica. L’anno precedente erano state segnalate fosse comuni inesistenti, come ad Orahovac, ed anche sui profughi le speculazioni della stampa sono ripugnanti. Le azioni dell’UCK, tese a far crescere la tensione, scatenare la reazione jugoslava ed indurre l’Occidente all’intervento militare diretto, non destano preoccupazione nei nostri media: quasi inosservate passano le stragi di Klecka – quando per la prima volta dalla fine della II Guerra mondiale ritornano in funzione i forni crematori – e Pec – in dicembre un gruppo di ragazzini serbi della cittadina viene massacrato.

La violenta pressione psicologica esercitata dai mass-media, mirata dall’inizio a montare un clima di mobilitazione bellica nelle opinioni pubbliche in Occidente, impedisce strutturalmente lo sviluppo di movimenti di opposizione alla NATO e contro le scelte strategiche euro-atlantiche. L’irredentismo kosovaro diventa “lotta per la liberta’”, l’idea di diritti di cittadinanza per tutti indipendentemente da dove passino i confini statuali e’ considerata antiquata: secondo i redattori della rivista “Guerre&Pace”, capofila del pacifismo italiano, la autonomia politica della provincia sarebbe ormai “una concessione dall’alto”, percio’ si punta direttamente al protettorato e/o alla Grande Albania mascherandola come “auto-determinazione”. Informazioni “fuori dal coro” vengono censurate da tutti i media, anche dai settori della sinistra “antagonista”. Gli “autodeterminatori” del “Kosova” abitano in Occidente.

In Albania in piu’ occasioni si manifesta solidarieta’ con il movimento irredentista kosovaro e con l’UCK, soprattutto da parte della destra di Berisha. Il 5 febbraio 1999 la dimostrazione per le strade di Tirana e’ unitaria, e si scandisce continuamente la sigla UCK (“il manifesto” 6/2)

A Rambouillet vicino Parigi, in seguito alla impressione suscitata dalla macabra sceneggiata di Racak, l’Occidente organizza un falso negoziato: le due parti vengono fatte incontrare un’unica volta in circa venti giorni di sedute (in due riprese tra febbraio e marzo), ed alla fine la delegazione albanese-kosovara, che e’ guidata dall’UCK, firma un “accordo” che prevede il referendum per l’indipendenza e l’occupazione militare da parte della NATO. Consiglieri del Dipartimento di Stato e della NATO stessa accompagnano l’UCK a Rambouillet. Anche il Ministro degli Esteri albanese Milo li assiste (B92, 17 marzo 1999). Pure Filippo di Robilant, ex-portavoce della leader radicale italiana Bonino, fa parte del codazzo dell’UCK (Corriere della Sera). Alla fine, la Jugoslavia viene accusata all’unisono per non avere firmato un “accordo” che tale non e’ – poiche’ un accordo presuppone due parti consenzienti.

Il 22 marzo 1999 rappresentanti dell’UCK si accordano a Tirana con le istituzioni albanesi per una piu’ stretta collaborazione, secondo quanto riportato dalla stessa televisione di Stato albanese. Un altro tassello della ridefinizione degli assetti europei secondo il modello definito dal nazismo si sta realizzando. La guerra puo’ ricominciare.

Il 24 marzo la NATO scatena i bombardamenti su tutto il territorio della Repubblica Federale di Jugoslavia.

NOTE:

(1) Rajko Dolecek: “J’accuse L’Unione Europea, la NATO e l’America” (Ed. Futura, Praga 1998 – in lingua ceca), e T.W. “Bill” Carr: “German and US Involvement in the Balkans” (intervento al Simposio “Jugoslavia: passato e presente”, Chicago 31/8-1/9/1995). Nel 1994 l’ambasciata croata a Washington nega che questo prestito sia mai avvenuto; T.W. Carr, editore associato della “Defense & Foreign Affairs Publications” di Londra, elenca allora le persone direttamente coinvolte nella faccenda, mentre lo SMOM le invita ad esibire tutta la documentazione a riguardo. Firmatari per parte croata risultano essere il vicepresidente della Repubblica Mate Babic e la signora Maksa Zelen Mirijana, autorizzata ad agire in nome e per conto del Ministero delle Finanze di Zagabria.

Il ruolo dello SMOM nella crisi jugoslava e’ tanto importante quanto sconosciuto… A Zagabria la villa sede nel 1990-’91 dell’HDZ di Tudjman diventera’ Ambasciata dello SMOM in Croazia dopo l’indipendenza. Lo SMOM e’ una potente organizzazione direttamente legata al Vaticano che dopo l’89 ha enormemente accresciuto la sua influenza nell’Europa centroorientale: praticamente in tutte le capitali dell’Est europeo esiste ormai una rappresentanza diplomatica dell’Ordine. Tra gli aderenti allo SMOM spicca, per il ruolo specifico avuto come “sponsor” di Slovenia e Croazia, Francesco Cossiga. Lo SMOM fu, insieme al Vaticano ed alla Croce Rossa, una delle ancore di salvezza per i nazisti ustascia in fuga alla fine della II G.M. (cfr. “Ratlines” di M. Aaron e J. Loftus, Ed. Newton Compton 1993)

(2) Cfr. “Nato in the Balkans”, AAVV., edito dall’IAC (New York 1998)

(3) Dichiarazione rilasciata alla Conferenza di Pace di Ginevra. Nell’ottobre 1993 la Commissione ONU per i crimini di guerra sara’ in grado di contare in tutto 330 casi di stupro, relativamente cioe’ a tutte e tre le parti in conflitto.

(4) Vedansi gli articoli apparsi su “Le Monde” e “Le Figaro” nei giorni successivi.

(5) La “autonomia speciale”, in vigore in Kosovo sia dal 1974, prevedeva il diritto di veto della minoranza sulle decisioni della Repubblica di Serbia (e non il viceversa), nonche’ la non-giudicabilita’ degli albanesi da parte di corti che non fossero quelle kosovare. Norme del genere rappresentavano chiaramente una non-reciprocita’ normativa tra istituzioni serbe e gruppo nazionale serbo da una parte, istituzioni kosovare e gruppo nazionale albanese dall’altra. Oltre a questo, la “autonomia speciale” istituiva uno status di “Settima Repubblica” de facto per il Kosovo nella RFSJ, e ciononostante per tutti gli anni Ottanta si erano intensificati gli episodi e si era rafforzato l’indirizzo centrifugo-secessionista negli ambienti politici albanesi-kosovari.

(6) Cfr. ad es. Ken Silverstein su “The Nation”, 28/7/1997.

(7) Cfr. il dispaccio ITAR-TASS 6/9/1995 che fa riferimento alle operazioni segrete “Ciclone Uno” e “Ciclone Due”, coordinate dal capo dell’esercito musulmano Rasim Delic. Vedansi anche Michele Gambino su “Avvenimenti” del 20/9/1995 e Tommaso Di Francesco sul “Manifesto” del 3/10/1995.

 (8) Sulla disinformazione strategica nel caso jugoslavo si vedano ad es. i libri POKER MENTEUR (“Il poker dei bugiardi”, in francese), di Michel Collon (Ed. EPO e M. Collon, 20A Rue Hozeau de Lehaie, 1080 Bruxelles, Belgio – tel. +32-2-414 2988, fax +32-2-414 9224, e-mail: editions@epo. be), e “Le verites yougoslaves ne sont pas toutes bonne a dire”, di Jacques Merlino (Ed. Albin Michel, 1993).

(9) Sulle politiche economiche degli anni Ottanta si veda di M. Chossudovsky “La globalizzazione della poverta’”, Ed. Gruppo Abele 1998, ed il capitolo 4 di “NATO in the Balkans”, Ed. International Action Center, New York 1998.

(10) “Feral Tribune”, 1/9/1997; cfr. la trad. italiana su “Internazionale” n.202, 10/10/1997 pg.39.

(11) Vedansi gli articoli di G. Bocchi apparsi sul “Manifesto” tra settembre ’98 e gennaio 1999, nonche’ l’apposito capitolo dedicato al caso Lucatelli sul libro di Luca Rastello “La guerra in casa”, Einaudi 1998.

(12) Si veda la traduzione italiana (non integrale) apparsa su “Internazionale” del 26/2/1994.

(13) Alla fine del 1997 i giornali di Sofia pubblicano alcuni estratti di un documento intitolato “Dottrina Nazionale Bulgara”, redatto da vari accademici, nel quale si lascia intendere che la Macedonia e’ territorio storicamente bulgaro. Il 12 maggio 1998 Stojanov dice testualmente: “La Bulgaria e’ pronta a intervenire militarmente in Macedonia, qualora il conflitto in Kosovo si allarghi a questo paese che, nei fatti, e’ una provincia bulgara” (cfr. “Notizie Est #46” – http://www.ecn.org/est/balcani).
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Preso da: http://www.fisicamente.net/GUERRA/index-791.htm

Menzogne dei fake media sul Venezuela mentre occultano che in Colombia sono morti 700 leader sociali nel 2018

Mentre i fake media continuano a strepitare su presunte violazioni dei diritti umani in Venezuela con l’obiettivo di tirare la volata alla prossima guerra per spoliare una nazione dei propri beni, nell’assordante silenzio degli stessi continua il massacro dei leader sociali in Colombia. Quello stesso paese che gli Stati Uniti hanno scelto come operativa per le azioni di golpismo contro il Venezuela bolivariano.
Menzogne dei fake media sul Venezuela mentre occultano che in Colombia sono morti 700 leader sociali nel 2018
Quasi 700 leader sociali sono stati uccisi in Colombia nel 2018, secondo il Centro l’Investigazione e l’Educazione Popolare (Cinep).

La cifra rivelata dall’agenzia è di 648 persone, che fanno parte delle 2.252 vittime di alcuni tipi di violazioni dei diritti umani.

Secondo il rapporto “Violenza camuffata.

 

 

La base sociale a rischio”, oltre agli omicidi, sono stati registrati, tra gli altri reati, 1.151 casi di minacce di morte, 304 feriti fisici, 48 attacchi, 22 sparizioni e 3 aggressioni sessuali.
A sua volta, la più grande violazione dei diritti umani finora avvenuta nel 2019 si è verificata nel dipartimento della Valle del Cauca (sud-ovest), con 224 vittime, seguita da Cauca (sud-ovest), con 182 e Santander (nord-est), con 180 casi.

“Il principale metodo di vittimizzazione è stata la minaccia, con 122 vittime a Valle del Cauca e 117 a Cauca”, ha aggiunto il rapporto.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-menzogne_dei_fake_media_sul_venezuela_mentre_occultano_che_in_colombia_sono_morti_700_leader_sociali_nel_2018/5694_28362/

Call of Duty, sapevate che una delle “missioni” del gioco è sabotare con un virus il sistema elettrico del Venezuela?

Call of Duty è un videogioco di grande successo in tutto il mondo. Al 2018 la serie può contare su ben 15 capitoli ufficiali e 8 spin-off. Molto apprezzato dai videogiocatori è l’estrema realisticità della saga. Uno sparatutto in prima persona con missioni da compiere in ogni angolo del mondo.

Una blogger venezuelana ha notato come una di queste operazioni sia da svolgere a Caracas. Precisamente nel compimento della missione il giocatore dovrà installare un virus nel sistema elettrico del Venezuela per causare un grande blackout. Di seguito il video.
Call of Duty, sapevate che una delle missioni del gioco è sabotare con un virus il sistema elettrico del Venezuela?

Proprio quello che è accaduto per ben due volte. Mentre il complesso della stampa mainstream si affrettava nel bollare con l’infamante marchio di colplottista chiunque provasse a denunciare gli attacchi al sistema elettrico venezuelano

Casualità o conferma di come l’attacco al sistema elettrico di un paese sia una delle armi utilizzate nelle nuove guerre ibride?

”IL CARA DI MINEO ERA UNA BASE OPERATIVA DELLA MAFIA NIGERIANA”. MA SUI GIORNALONI NON C’È TRACCIA DELLA NOTIZIA

”IL CARA DI MINEO ERA UNA BASE OPERATIVA DELLA MAFIA NIGERIANA”. MA SUI GIORNALONI NON C’È TRACCIA DELLA NOTIZIA – 10 ARRESTI DI LATITANTI IN FRANCIA E GERMANIA, CON L’AGGRAVANTE DELL’ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSA. LA LORO BASE ERA IL CENTRO SICILIANO PER I MIGRANTI – SE NE PARLA SU ‘GIORNALE’, ‘LIBERO’, VERITA” E ‘QN’. ZERO SU ‘REPUBBLICA’, ‘CORRIERE’, ‘STAMPA’, ‘MESSAGGERO’ ECC. FORSE PERCHÉ L’ULTIMA CIRCOLARE BUONISTA IMPONE DI DERUBRICARE LA MAFIA NIGERIANA A ”FAKE NEWS INVENTATA DAGLI XENOFOBI”?


31.03.2019

1. DIECI LATITANTI NIGERIANI ARRESTATI IN FRANCIA E GERMANIA

MAFIA NIGERIANA MAFIA NIGERIANA

 (ANSA) – Una decina di cittadini nigeriani, tutti latitanti in Italia e considerati appartenenti ad un’organizzazione criminale che per diverso tempo ha operato in Sicilia, sono stati arrestati in Francia e Germania dalla Polizia in collaborazione con le forze di polizia francesi e tedesche. Il soggetto ritenuto a capo dell’organizzazione, Happy Uwaya, e un’altra persona, sono stati arrestati a Parigi, mentre gli altri sono stati bloccati a Nancy, Marsiglia, Nizza e, in Germania, a Ratisbona.

I nigeriani sono tutti destinatari di un mandato di arresto europeo in seguito all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania il 26 gennaio scorso perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di droga, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo.

intorno al cara di mineo intorno al cara di mineo

Secondo le indagini della squadra mobile di Catania e dello Sco apparterrebbero ad un’organizzazione criminale nigeriana diffusa in vari paesi europei ed extraeuropei, di matrice cultista chiamata ‘Vkings’ o ‘Supreme Vikings Confraternity’. I dieci avrebbero tutti fatto parte della cellula siciliana che operava a Catania e nella provincia e aveva la base nel Cara di Mineo. Nel centro, stando alle indagini, più volte ci sarebbero stati degli scontri con altri gruppi per mantenere il predominio tra le comunità straniere.
2. I TENTACOLI DELLA MAFIA NIGERIANA SULL’ ITALIA
C’è un capo pentito dei Maphite – gang tra le più organizzate e pericolose in Italia, chiamata anche famiglia vaticana – che quando decide di pentirsi vive a Bologna, ha un regolare permesso e fa il commerciante. Ma un giorno si confida con il suo pastore – così racconta agli investigatori dell’ inchiesta Athenaeum di Torino – e rinnega il passato. Rinnega l’ appartenenza alla mafia nigeriana, rischiando la vita.
Era nel Cop, Council of professors, uno degli organismi di vertice del secret cult. Svela riti, gerarchie e affari della cupola nera. Padrona del traffico di droga – dalla cocaina alla marijuana, scambiata con gli albanesi -, della prostituzione e della tratta di esseri umani, della clonazione di carte di credito e della falsificazione di documenti. Uomini di strada e colletti bianchi. Machete e iPhone. I vertici di solito sono immigrati in regola.

immigrati nel cara di mineo immigrati nel cara di mineo

Scopri don, forum e famiglie, un linguaggio che pare copiato da noi. E un legame storico delle confraternite – nate nelle università nigeriane, c’ è chi si spinge indietro fino agli anni Cinquanta – con la politica, in Africa. La crudeltà come metodo per avere rispetto. Riti violenti e simboli, i nuovi affiliati dei Maphite – gli Omi brother, che per entrare pagano e in cambio devono incassare pestaggi e torture – si vestono di verde. Si combattono o si alleano con gli altri: Supreme Eiye, Vikings, Black Axe, tra i piccoli Blue Queen, al femminile.
Tutti sono tenuti al vincolo del segreto. La casa madre è in Nigeria.
È una rete mondiale. Muove un fiume di denaro, che torna in patria fuori dai circuiti bancari, ad esempio con l’ hawala, noi traduciamo avallo, la parola in arabo significa trasferimento. È un antichissimo sistema musulmano codificato nel Corano e parente delle nostre lettere di cambio, privati che si accordano con altri privati in ogni parte del mondo, così si possono trasferire capitali in un giorno.

mafia nigeriana mafia nigeriana

Sotto i riflettori Castel Volturno (Caserta) – ‘capitale’ di valenza europea – e il centro richiedenti asilo di Mineo (Catania), base operativa dei Vikings. Quel che ti aspetti di meno, invece, è l’ insediamento nel centro-nord, dalle Marche al Piemonte, dall’ Emilia Romagna alla Lombardia al Veneto. Fenomeno invece descritto perfettamente nelle indagini dell’ operazione Athenaeum, centinaia di pagine d’ inchiesta che scandagliano la presenza della piovra nera in Italia. Gianni Tonelli, oggi parlamentare della Lega, torna agli inizi della sua carriera di poliziotto. Quando da giovane agente a Ferrara si trovò a indagare su una certa ‘madame’ che gestiva un traffico di ragazze. Allora il fenomeno era ignorato, «m’ immaginavo che quel nome indicasse reverenza e rispetto.
Invece è un ruolo ben definito nell’ organizzazione. Erano i primi segnali, era l’ 88. Compresi che c’ era una rotazione, venivano sequestrati i passaporti. La madame viveva a Firenze, faceva la spola con la Nigeria. I colleghi della Toscana arrivarono in fondo, ma l’ indagine era sempre per sfruttamento della prostituzione. Quindi la conclusione è questa: la mafia nigeriana opera da trent’ anni in Italia. Non abbiamo voluto vederla.

mafia nigeriana mafia nigeriana

E questa miopia si è ripetuta anche a Castel Volturno. Abbiamo considerato i nigeriani coinvolti vittime della camorra, invece era una guerra tra i nostri e la nuova organizzazione che voleva conquistare fette di territorio».
In effetti. La piovra ha messo radici, da nord a sud, spesso derubricata a problema di ordine pubblico, la polemica politica ha annebbiato i fatti. Perché, come chiariva fin dal 2016 la relazione della Dia, «i gruppi criminali nigeriani operano su buona parte del territorio nazionale, comprese le regioni ove risulta forte il controllo della criminalità endogena, come nel caso della Campania e della Sicilia».
Già allora si annotava che a Palermo «sono state registrate cointeressenze tra gruppi criminali ed esponenti di Cosa Nostra finalizzati alla gestione del narcotraffico». Questo è quello che gli investigatori hanno accertato fino ad oggi. Ma un’ organizzazione così imponente, dove sarà arrivata, nel frattempo? Qual è la parte di questa storia che ancora ignoriamo?

AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA

3. «DROGA E PROSTITUZIONE, IL BUSINESS NERO»
Rita Bartolomei per ”il Giorno – la Nazione – il Resto del Carlino”
Lotito, commissario, dirige la squadra anti tratta della polizia locale in Procura a Torino, realtà unica in Italia. Appena nominato consulente nella Commissione Bicamerale antimafia come esperto della cupola nera.
«Abbiamo iniziato a indagare su questo fenomeno nel 2012, quando è partita l’ operazione Athenaeum. Siamo all’ appello, la sentenza di primo grado ha comprovato il 416 bis».
L’ associazione mafiosa.
«Il punto vero. Perché prima di usare questa parola, mafia nigeriana, bisogna arrivare al giudizio, altrimenti sono solo ipotesi investigative, a volte può essere uno scontro tra gruppi. Vedo due rischi, quello di banalizzare ma anche di generalizzare».
Che cosa ha accertato l’ inchiesta?

AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA

«Una guerra tra due gruppi mafiosi, si chiamano secret cults, Eiye e Maphite. Abbiamo intercettato 500mila telefonate. Si scontrano per il dominio del territorio.
Ognuna ha capi, vice, in un’ organizzazione piramidale».
Cambiano gli affari?
«No, tutte si occupano più o meno delle stesse cose: tratta di esseri umani, prostituzione, traffico internazionale di droga, truffe su carte di credito clonate. Ma sono in conflitto tra loro, per la supremazia».
La prima volta che è stata riconosciuta la mafia nigeriana in Italia.
«Nel 2006, l’ indagine era sempre della procura di Torino, riguardava i Black Axe e gli Eiye, sentenza passata in giudicato. Nel 2008 l’ aggiunta di ‘mafia straniera’ nel codice».
La mappa della piovra nera in Italia.

AFFILIATO ALLA MAFIA NIGERIANA AFFILIATO ALLA MAFIA NIGERIANA

«Non è concentrata solo al sud come si pensa, ma molto radicata anche dal centro al nord. Bologna, Ravenna, Milano, Padova, Verona, Torino… Diciamo che dall’ Emilia in su, tutte le regioni.
A Bologna i Maphite facevano le riunioni più importanti, in alberghi a 4-5 stelle».
I riti di affiliazione.
«Cruenti. Bastonate, calci, pugni…Chi resiste, deve bere pozioni, gin, sangue, erbe. Sono miscugli, intrugli. È una loro usanza tribale».
Gli omicidi.
«Stanno bene attenti a non commetterne. Le ritorsioni più importanti, le fanno nel loro Paese d’ origine. Si ricordano di essere in Europa. Poi certo, ci può essere qualche scheggia impazzita».
C’ è una parte che ancora dobbiamo capire?
«Più passa il tempo e sono radicati, più possono avere contatti con le nostre mafie autoctone. O allargarsi ad esempio al traffico delle armi. Ma queste sono solo ipotesi».
Chi arriva sui barconi è mosso anche dalla mafia nigeriana?
«Sicuramente in parte sì. Poi c’ è il poveretto che decide di scappare.

BLITZ CONTRO LA MAFIA NIGERIANA BLITZ CONTRO LA MAFIA NIGERIANA

Non è così scontato che tutto sia collegato. Sicuramente gran parte delle persone arrivano qui perché la mafia nigeriana le fa arrivare.
Le madame fanno venire le giovani. Poi ci sono i ragazzi, magari occupati nello spaccio della droga al minuto».
Un esercito: quanti sono?
«Dalle nostre indagini, solo gli affiliati ai Maphite sono tra le 4 e le 5mila persone».
Fenomeno sottovalutato?
«Penso di sì. Bisogna colpire i capi. Forse solo così si riesce a debellare un’ organizzazione che non è italiana, è mondiale».

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AFRICANI CASTEL VOLTURNO  
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la nuova epidemia di Ebola in Africa

http://www.lescienze.it/news/2019/03/12/news/epidemia_ebola_congo-4331308/

dall’inizio di agosto una nuova epidemia di Ebola si sta sviluppando in Africa, questa volta nella Repubblica del Congo, dopo quella da poco debellata nella sua zona occidentale; è la decima da quando il virus è stato scoperto nel 1976, ed ha colpito sinora circa 900 persone, uccidendone quasi 600, con una mortalità superiore del 60% a quella dell’epidemia precedente del 2014-16, anche se ci sono stati miglioramenti nelle possibilità di cura e nell’efficacia dei farmaci.
nonostante questo nessun allarme è stato lanciato sui media occidentali: ma nel caso precedente fecero un’enorme notizia invece alcuni casi verificatisi in America e in Europa (4 casi con un morto negli USA, 3 casi in Europa, di cui uno in Italia, senza vittime).
nella epidemia precedente ci furono quasi 30.000 casi, con più di 11.000 morti; questa volta l’epidemia è circoscritta, per ora, e anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità non intende proclamare l’emergenza sanitaria globale: affermano che è improbabile che Ebola si diffonda a livello globale, che i gruppi di aiuto stanno fornendo un aiuto sufficiente a limitare l’epidemia e che un’emergenza potrebbe indurre i paesi confinanti a chiudere le frontiere e questo potrebbe deprimere l’economia della regione.
intanto però diverse persone si stanno spostando da queste regioni del Congo al Sudan meridionale in Uganda e nel Ruanda.
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ne parlo senza più nessun sussulto di indignazione (anche per non tirarmi da solo la zappa sui piedi, visto quello che ho scritto di recente sul tema): l’indignazione si addice poco all’umanità della crisi climatica globale che può darsi come unico scopo quello di finire con dignità ed evitando le sofferenze inutili, ma come un caso da manuale della vera situazione del mondo attuale, aldilà della palude dell’informazione ufficiale.
ma non che io pretenda di fare contro-informazione, intendiamoci: sarebbe soltanto ridicolo.
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comunque, la zona dove si sta sviluppando l’epidemia è stravolta da diversi anni, dal 1997 ad oggi, circa un quarto di secolo, da una guerra civile tra bande armate, incendi dolosi e una lunga e dolorosa carestia che riduce alla fame una parte importante della popolazione.
così, incidentalmente, apprendiamo che questi conflitti interni hanno provocato finora sei milioni di morti.
sei milioni di morti: qualcuno ne sapeva qualcosa?

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ma ancora più interessante è esaminare le reazioni psicologiche all’epidemia:
Alla fine di dicembre – dopo che il governo della Repubblica del Congo aveva impedito a più di un milione di persone nelle zone colpite dall’Ebola di votare per le elezioni presidenziali del paese – gruppi di manifestanti hanno assaltato e bruciato un centro per la cura dell’Ebola a Beni. E il mese scorso, assalitori armati hanno incendiato i centri di cura a Butembo e Katwa. Le persone impegnate in prima linea per combattere l’Ebola in quelle città – che diffondono appelli sanitari, identificano i casi potenziali e seppelliscono i morti – affrontano minacce e aggressioni quasi quotidianamente.
si è diffusa infatti la diceria che le iniziative per contrastare l’epidemia sono organizzate dal governo per combattere i suoi nemici politici.
così gli operatori hanno abbandonato alcune città, considerandole oramai troppo pericolose per loro, e gli Stati Uniti hanno vietato al loro personale di entrare nella zona dell’epidemia.
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ho parlato di recente dei tre flagelli storici della storia umana che la crisi climatica globale sta riattivando: carestia e cioè fame, epidemie e guerre: ma occorre aggiungerne un altro che non è stato preso sufficientemente in considerazione: paranoia, cioè terrore incontrollato, negazione della realtà, superstizione.
è il quarto cavaliere dell’Apocalisse, quello non identificato…
sapere che da quasi 25 anni un pezzo importante del continente africano è già in balia di questi mostri potrebbe forse incrinare l’ottimismo col quale dovremmo andare incontro alla catastrofe planetaria secondo coloro che la guidano e la organizzano.
per fortuna anche il razzismo ci difende da questa presa di coscienza: dopotutto quella è Africa, noi che cosa c’entriamo?

Greta e il complotto massonico sul clima: la dittatura invisibile

di Gianmarco Landi 27 marzo 2019.


Accingendomi a scrivere questo pezzo ho deciso, sin da subito, che nel titolo avrei usato parole ingombranti molto care ai pappagallini dell’establishment, parole atte a porgere il fianco alla banalizzazione altrui con le solite etichette sarcastiche radical chic, tipo ‘Gomblotto’, ‘Rettiliani’,  ‘Terra piatta’ etc…
Qui parlerò di argomenti molto  concreti e verificabili, che solo il blaterare spocchioso dei portatori delle ‘scienze’ infuse dall’alto dei media potrebbe disconoscere. Inizierò constatando la vergogna di una minore, peraltro contraddistinta da sindrome di Asperger, che è stata strumentalizzata per fini economici e politici. Poi spiegherò la totale corruzione sedimentatasi nell’ONU e nel suo luogo di pertinenza alla questione clima, l’IPCC,  un organismo che ha curvato la verità per il fine di spacciare una teoria totalmente falsa. Ma soprattutto volgerò lo sguardo alla luce dei vari consessi di ‘illuminati’, cioè a quelle muscolose braccia  organizzative della massoneria, e più in particolare su quella che ha originato la truffa dell’allarme climatico, l’oggetto centrale della mia riflessione.

Lo so, alcuni di voi penseranno che posso mettermi nei guai e scivolare  su terreni  sdrucciolevoli parlando di complotti e massoneria, peraltro su Imola Oggi, uno dei massimi portali odiati dall’industria dei media tradizionali e dai partiti politici di loro riferimento. Pensereste molto male però,  perché mi accingo a lanciare questa sfida portando un pensiero molto preciso e puntuale in senso di riferimenti fattuali,  arricchendolo con quella dovizia di particolari che renderà rigoroso un discorso comunque scorrevole e fruibile da tutti.

Noi dobbiamo essere consapevoli che i complotti non sono superstizioni, bensì un paradigma della lotta politica tanto che basterebbe richiamare i grandi autori classici, come ad esempio Tucidide, per comprendere come la politica e la storia si scandiscano attraverso il susseguirsi di complotti. Chiedo a tutti voi: sarebbe possibile capire la Roma antica negando il complotto dei primi triumviri contro il Senato, o il successivo complotto di Giulio Cesare contro la Repubblica, o le Idi di marzo? Potremmo capire l’avvento del Rinascimento e il fiorire dei commerci, del proto capitalismo e delle attività bancarie, senza vederli in conseguenza del complotto ordito dalla famiglia Pazzi, appoggiata dal Papa, contro Lorenzo e Giuliano dei Medici, il cui fallimento determinò gli equilibri in Italia stagliando il Mondo di quel tempo, e così delineando alcuni tratti dell’attuale Occidente?
E infatti,  evidenzio, come sia proprio il grande Nicolò Machiavelli a conferire il riconoscimento scientifico al concetto di complotto, un elemento assolutamente necessario all’analisi della politica e della storia. Il più importante scienziato politico dell’Umanità nei suoi ‘i Discorsi’ dedica un lungo capitolo intitolato ‘Sulle Congiure’, in cui classifica i complotti  individuando le diverse varianti, mettendo in luce le dimensioni tecnico-operative, soffermandosi sulle fasi e sulle modalità di svolgimento, sulle giustificazioni di natura venale, sociologica o in ragione ai particolari slanci ideali dei congiuranti.
Perciò tutti quelli che in Tv e sui Social ci raccontano quanto sia stupido provare a capire l’attualità che ci porta un danno scorgendo un complotto alla base, ci stanno  bellamente mentendo! Così come pure ci racconta bugie, e vi invito perciò a disprezzarlo in malo modo, chi disconosce i  possenti input inferti alle Istituzioni democratiche da parte delle  varie strutture massoniche internazionali, di cui dirò nel seguito.
Forte di questi ancoraggi, io affermo che così come il complottismo ossessivo è un disturbo che pregiudica un approccio critico equilibrato, allo stesso modo il negazionismo dei complotti è un atteggiamento altrettanto disturbato nel senso di sortire una capacità critica inetta, ingenua e senza alcuna logica razionale.  Perciò, sebbene qui  parlerò apertamente di complotto massonico dietro a Greta e all’allarme Clima, non avrò da temere nessuna critica, nessuna risatina,  nessun giudizio apriori da parte di chi, senza chiavi di lettura di impronta machiavellica,  può solo assorbire la narrazione di fanfaluche mediatiche per  beoti, non certo un  punto di vista ragionato.

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Ma veniamo al complotto sull’allarme climatico che ci è stato ammannito ben incorniciato dalle dolci treccine svedesi atte a suscitare in noi tenerezze e sensi di colpa, e così condurci nella direzione del We Don’t Have Time, cioè del Non c’è più tempo, lo slogan terroristico psicologico adottato. L’imbroglio consiste nel mischiare le fave con le foglie, cioè l’inquinamento che sicuramente dovremo  meglio gestire in ragione del nostro preciso interesse ad avere un habitat più pulito e sano, con il riscaldamento del Pianeta a causa degli idrocarburi, che invece è una colossale baggianata.

L’esposizione mediatica di Greta Thunberg  è stata davvero un ‘cinema’ impressionante, narrando della  “piccola ragazza solitaria”  in lotta per salvare il Pianeta moribondo a causa dalla nostra strafottente ignoranza. La maniacale regia di questo show ‘cinematografico’ è tuttora curata da un potente PR svedese, tale  Ingmar Rentzhog, realizzatore di questo Kolossal fantastico finalizzato al regresso emozionale adolescenziale di tutti i cervelli più piccoli e fragili del popolo occidentale, un ‘film’ già visto in passato e in diretta prosecuzione, come vedremo nel seguito,  del Climate Project Reality  di Al Gore, quindi ‘prodotto’ politicamente dai  Democratici Usa.

 Come sono arrivato a questa conclusione?

Greta e Al Gore

Ci sono arrivato  grazie agli articoli di inchiesta dello Svenska Dagbladet e dello  Spiegel, ed in particolare grazie al lavoro del giornalista svedese Andreas Henriksson e della canadese Cory Morningstar, una specie di Milena Gabbanelli dell’America Settentrionale. I giornalisti investigativi sono partiti dalla constatazione degli account twitter utilizzati e dall’uso dei caratteri e delle strategie comunicative, tutto esattamente equivalente al  People’s Climate Strike di Gore, l’ex vicepresidente di Bill Clinton.  Perciò la macchina dietro a Greta Thunberg già  appariva sin dalle prime inchieste giornalistiche un plagio del lavoro dei Democratici Statunitensi a partire dai primi anni del 2000 all’insegna di Al Gore, ma in realtà non è stato un plagio, come si è oggi capito,  bensì il proseguimento.
Il regista di Greta, questo Ingmar Rentzhog PR di Greta, è proprietario di Laika (www.laika.se)  un’importante società di  servizi all’industria bancaria. Costui è pure presidente del think tank Global Utmaning, in cui Greta risulta essere attivista, e i cui fondatori danarosissimi sono i membri della famiglia di multimiliardari svedesi Persson, impegnati in vari business di dimensione globale (per esempio, un ramo Persson ha la catena di negozi H&M). La fondatrice del Think Tank in cui Greta risulta essere attivista e il suo PR ne è il Presidente,  è la settantenne Kristina Persson, la quale oltre ad essere plurimiliardaria, è esponente politico di primissimo piano dei Social Democratici svedesi,  ed è stata ministro equivalente del nostro ministro allo sviluppo economico fino al 2016.  Ma la signora Kristina Persson non è solo miliardaria e uno dei leader nazionale del primo partito di Svezia, quindi pure colei che in realtà conta nel  Think Tank di cui Greta è attivista, ma è anche molto più forte di quello che sembra. Kristina Persson, figlia dell’uomo più ricco di Svezia nel secolo scorso,  è membro di un importantissimo cenacolo massonico internazionale, il Gruppo di Roma, fondato da giganti del potere su input dei vertici della massoneria mondiale, il Comitato dei 300, di cui  suo padre Sven Persson  negli anni 50 fu tra i fondatori.
Tutto questo i Media italiani non ce lo dicono, e le fanfaluche raccontate da Tv e giornali ci vogliono propinare un’altra  storia, quella della piccola Greta Thunberg che, una mattina del 20 di agosto di ritorno dalle vacanze scolastiche,  decideva uno sciopero in totale autonomia, buttandosi a terra ai piedi del Parlamento svedese con un cartello.
Il PR svedese che fotografa e posta sui Social la tenera scenetta, è il professore Rentzhog, il PR con i Media, il presidente del Think Tank ambientalista e l’imprenditore del settore finanziario legato a Kristina Persson. Costui avrebbe incontrato  per puro caso Greta al suo primo giorno di sciopero proprio quella mattina, pubblicando  il post della soprastante scenetta strappalacrime che sulla sua pagina Facebook  avrebbe scatenato il fenomeno spontaneo, così come narratoci dai nostri Media. Quattro giorni più tardi però (il 24/8), sempre per puro caso, uscì  un libro in un massivo numero di copie a firma dei genitori di Greta, Scenes from the Heart’, che ci racconta i dettagli della vita privata della coppia e della loro figlia prodigiosa che tanto ha a cuore le sorti del Pianeta.
Le presenze in Tv, le notizie e gli articoli su Greta non si contano più, perché da quel momento in poi la ragazzina è diventata una diva più famosa di Greta Garbo. La storiellina, come una palla di neve che rotola si è ingrossata,  e tutti i Media e think tank del Mondo, tutti  i giornalisti e tutti i politici di sinistra,  hanno alimentato il Kolossal dal titolo Greta salva il Mondo da tutti noi.
Oggi sappiamo che, a pochi mesi dal primo ciak a Stoccolma il 20 di agosto 2018, la ragazzetta si è pure presentata a Davos facendo tremare i potenti della Terra, come i giornalisti benpensanti ci hanno raccontato,  a cui avrebbe dettato la linea politica mondiale e tutti i potenti sarebbero stati mazziati, persuasi, felici e contenti! Proprio così:  io non riesco praticamente mai a convincere un ufficiale bancario di 12° livello di una Top Bank ad appoggiarmi in alcune perfette operazioni da pochi milioni,  e questa ragazzina di 15 anni avrebbe in sé il potere di  impartire  a tutti i banchieri e tutti i CEO delle multinazionali della Terra, una svolta da 90 Trillioni  di dollari con implicazioni geopolitiche enormi. Chi è che può credere a questa panzana?  Chi si può imboccare questa gigantesca balla?
AI racconto dei media potrebbe crederci solo un imbecille, o far finta di crederci chi è in assoluta malafede, come la massa di giornalisti e politici di sedicente sinistra ansiosi di recuperare consensi e stabilità lavorative, minate dalla Brexit, da Trump e dal dilagare delle richieste democratiche dei popoli denominati, in forza di un arbitrio offensivo di TV e giornali,  fenomeni di moderno Nazi-fascismo.

Ma qual è il fine di questo ‘cinema’ allestito con evidente allaccio alle lobby degli yankee Democratici?   Il fine è ovviamente duplice: economico e politico.
Il fine economico del global warming climatico  attiene il perpetrarsi di una bugia che alimenta grossi settori industriali inefficienti, nonché quelle banche già malmesse i cui bilanci sono poggiati su contratti derivati applicati al vasto settore delle tecnologie alternative (migliaia sono i brevetti, a cui sono stati regalati miliardi,  che non servirebbero a nulla senza una cogenza politica al loro impiego).
Il fine politico, invece,  attiene sia il produrre una qualche nuova narrazione emotiva radical chic per consentire  alla Sinistra cameriera dell’Alta Finanza di prendere voti e continuare ad esistere, sia soprattutto creare un meccanismo capestro globale per impedire che alcuni paesi poveri si possano sviluppare e uscire dai cascami delle logiche coloniali Nord europee e Statunitensi, cosa che potrebbe avvenire solo con gli idrocarburi, come la storia di Mattei e dell’Italia post bellica ci insegna.
La cosa importante da far comprendere a tutti, è che l’allarme sul clima è strumentale alla demonizzazione degli idrocarburi, che in realtà è una pantomima a cui gli stessi petrolieri e  banchieri non credono, in quanto sono loro stessi che l’alimentano. Costoro sono interessati a propugnare il ritorno ad energie arcaiche, come il sole e il vento, così come Totò interpretando la parte del valoroso comandante in guerra incitava le truppe con il suo:
armiamoci e partite !
Il machiavellico scopo è quello di controllare la quantità di offerta mondiale del petrolio, quindi il prezzo e perciò anche lo sviluppo di molte nazioni sottosviluppate che potrebbero sottrarsi  a certi gioghi predatori in essere tra Nord e Sud del Mondo, un’eredità di antica concezione colonialista mitteleuropea tipica di tutti i popoli a tradizione protestante.
La Comunità scientifica, infatti, ha stabilito da oltre un decennio che non c’è nessuno riscaldamento globale antropico e che la correlazione tra emissioni di CO2 e rialzo di temperature è inesistente. Ciononostante il braccio delle Nazioni Unite sul Global Warming, l’IPCC,  non risponde alle evidenze della Scienza  in quanto è un carrozzone burocratico di elargizioni per una buona metà, dei suoi 2500 membri tutti cooptati, composto da giornalisti, mentre per l’altra metà da politicanti vestiti  da scienziati.
La truffa sull’allarme del clima, quindi, è un interesse dell’ONU alla diffusione di una menzogna.  Chi volesse capire nel dettaglio di cosa sto parlando può documentarsi facilmente o può vedere il documentario in lingua inglese dell’emittente britannica Channel 4 “The Great Global Warming Swindle”,  realizzato da importanti scienziati britannici e statunitensi (sottotitolato in lingua italiana; dura 1 ora e 15 minuti).  Di seguito il link del documentario, anche se molto brevemente esporrò il succo evidenziato dagli scienziati.
https://www.youtube.com/watch?v=1YxmOpRAT4g
Gli scienziati affermano che il riscaldamento globale per cause umane è una teoria mai dimostrata, perciò è assolutamente falsa, e  chi ci crede fa un semplice atto di fede rispetto a quello che i Media affermano. Diciotto anni fa circa, si diceva che non c’era più tempo per salvare il pianeta (Greta riprende le stesse parole), che restavano solo 5-6 anni e addirittura nel 2007 Al Gore diceva  che il Polo Nord già nel 2015 sarebbe stato completamente disciolto. Ovviamente l’ex vice di Clinton ha fatto la  figura del grandissimo cazzaro di marca Democratica, poiché il Polo Nord è tutto ancora lì al Polo Nord, e continua a presentare delle zone in cui il mare si ghiaccia e delle altre in cui il ghiaccio si scioglie, così come avviene da centinaia di milioni di anni.
Il punto ben argomentato con almeno 30 buoni motivi dagli scienziati di primissimo livello del summenzionato documentario, è che non è in atto un riscaldamento del pianeta per i livelli di C02.  L’anidride carbonica è un elemento naturale ininfluente sulle temperature, infatti questo riscaldamento in atto è cominciato molto lentamente  intorno al 1650, quando si era al minimo della piccola era glaciale, quindi le temperature sono salite quando le attività umane connesse al carbone e al petrolio erano totalmente assenti.
Il punto cruciale è che il clima cambia da sempre e l’uomo non può farci nulla, ammesso che debba fare per forza qualcosa, perché il clima dipende dalle attività del Sole. L’abbigliamento invernale degli antichi romani è assimilabile a quello primaverile attuale, segno che 2000 anni fa faceva molto più caldo di oggi.  Se consideriamo le  chiese britanniche  medievali poco dopo l’anno 1000, alcune di esse ci raffigurano vigne in pitture e sculture, così abbiamo conferma che in Gran Bretagna si faceva il vino bianco, cosa peraltro che i cronisti medievali ci raccontano.

Londra, Inverno 1680 – Pattinatori sul Tamigi ghiacciato

Sempre ad esempio, ma di valenza opposta, molti   dipinti ritraggono nel 1600  il Tamigi e la Senna  ghiacciati con tanto di pattinatori, e ciò  testimonia gli sbalzi climatici naturali che hanno visto il nostro Paese solo negli ultimi 2000 anni. Circa 700 anni fa ci fu l’apice del cosiddetto periodo caldo medievale, quando le temperature erano di un paio di gradi superiori a quelle di oggi, perciò  per circa 500-600 anni le temperature sono passate dal caldo medievale al minimo della piccola era glaciale, con una variazione media di circa 5 gradi.
Ora, negli ultimi 150 anni all’insegna dello sfruttamento degli idrocarburi, la temperatura è aumentata mediamente solo di 0,8 gradi !   In un sistema come il nostro pianeta che ha variazioni di 100 gradi, una variazione di 0,8 gradi significa un clima straordinariamente stabile, cioè il contrario di quanto dicono le previsioni delle fanfare dell’IPCC.  Peraltro la C02 (anidride carbonica) non è un veleno, ma è un elemento gassoso della vita e il fatto che la combustione degli idrocarburi la immetta nell’ambiente  non è assolutamente dannoso né significativo. La quantità di C02 del totale dei gas serra costituisce appena lo 0,004%, e le immissioni  umane  di C02 ammontano a massimo al 5% del totale di tutta la C02 immessa nell’ambiente dalla Natura, cioè dagli oceani e dalle sconfinate distese di piante e foreste.

Perché si racconta questa palese bugia allora?

Per tanti pessimi motivi. Innanzi tutto perché l’industria nata dalla coscienza ambientalista sessantottina che basa l’identità culturale di tutte le sinistre occidentali, deve vendere nel Mondo, in Africa e in alcune zone dell’America latina, ma anche in Asia mediorientale, impianti  di energia da fonti alternative, in pratica devono rifilare delle truffe ai più poveri in modo che rimangano sempre poveri e sfruttati. Il fine, quindi,  è quello di impoverire i poveri e deindustrializzare quei Paesi di difficoltoso controllo massonico, primo tra tutti l’Italia, ma se potessero lo farebbero anche con la Russia, la Cina, l’Iran e alcuni altri in varia misura refrattari al governo unico globale, per ragioni di forte carattere identitario nazionale.  Ci sono molti paesi poveri ma ricchi di giacimenti di idrocarburi, e in  questo modo coartando al non utilizzo del petrolio o del carbone (i paesi ricchi continuerebbero a usarli in realtà),  i cartelli petroliferi e finanziari possono esercitare un controllo sulle quantità e quindi sul prezzo dei prodotti basici fondamentali al capitalismo.
 
Questi impianti fotovoltaici o eolici, ad esempio,  sono un fallimento risaputo perché non sono adatti alla produzione di energia elettrica in quantità e per l’uso che occorre ad un paese industrializzato e per giunta, alla fine dei conti sono anche molto più inquinanti degli idrocarburi. I pannelli fotovoltaici, ad ulteriore esempio, contengono elementi altamente cancerogeni come il cadmio, quindi il loro deterioramento in forza dell’azione degli agenti atmosferici in 25 anni di utilizzo sotto grandinate, incendi o bufere, eventi distruttivi ordinari in ¼ di secolo di vita dei pannelli, disperdono nell’ambiente polveri e materiali inquinanti molto  dannosi, specie in campagna per le produzioni agricole. Questi inutili feticci di mera masturbazione intellettuale ambientalista,  si sono diffusi fortemente in Italia, il Paese più fesso tra tutti quelli molto ricchi che compongono l’Occidente.

A chi dobbiamo attribuire l’invasione di queste idiozie in Italia?

Nominalmente  all’ex ministro Pecoraro Scanio che nel 2007 ha portato l’Italia da zero watt di fotovoltaico a 20 giga watt. L’Italia si è castrata impegnandosi con 200 miliardi sul fotovoltaico e questa cifra è un peso enorme scaricato sulle nostre bollette elettriche familiari e industriali, che non a caso sono le più elevate al Mondo. In realtà Pecoraro Scanio è un poveretto che non sa, né sapeva quello che faceva, essendo vittima di un complotto più grande di lui, ovviamente di ordine massonico internazionale, finalizzato a deindustrializzare l’Italia anche   attraverso il peso di queste involuzione indotteci nel comparto energetico, al fine palese di mangiarsi il succulento comparto industriale italiano scaturito dal boom economico post bellico. Ma questo è però un altro discorso.
Tuttavia giova sapere che l’unico Paese al Mondo che supera l’Italia sul settore del fotovoltaico è la Germania, ma essa ne sopporta lo spreco  perché produce il 50% della sua energia elettrica dal carbone (ma no era obsoleto???), il 25%  dal nucleare, un altro 20% dal gas, un 5% da idroelettrico e, a conti fatti, la percentuale dedicata ad eolico e fotovoltaico è uno ZERO virgola qualcosa, cioè lo spazio per il gioco di hippy adolescenti molto over 18. La Germania ha fortemente promosso il  settore dei pannelli fotovoltaici e delle pale eoliche per un banale motivo: essa è leader mondiale di queste tecnologie che si producono ben sapendo che sono antieconomiche e dannose. Lo spirito con cui i tedeschi spingono su questo settore è proteso a rinforzare la loro produzione di manufatti assimilabili al modellismo o al collezionismo, cioè il benessere che ne deriva al consumatore dal possesso, è di tipo emozionale e psicologico, non certamente razionale, pratico ed oggettivo. Quello che invece è grave è il modo con cui l’Italia ha approcciato a questi giocattoli assecondando masturbazioni ambientaliste di sinistra,  in realtà subendo  le pressioni insane  del Club di Roma, cioè quello stesso cenacolo massonico che manipola i fili della piccola Greta Thunberg.
Le  informazioni che seguiranno sono strettamente necessarie a capire in che modo si inserisce il personaggio mediatico Greta e la truffa su clima, e sono state da me reperite dalle interviste e da due  saggi del dott. Coleman, un agente segreto britannico M16, poi stabilitosi in Usa, che da pensionato in procinto di morire rese pubblici i suoi scritti. Coleman ha relazionato al Mondo una serie di dettagli sulle organizzazioni massoniche internazionali, ambiti che aveva spiato per conto del Governo Britannico durante la Guerra Fredda. Molto utile ad approfondire  l’argomento sono stati  anche il libro  ‘Le società segrete e il loro potere nel Ventesimo secolo’ di Jan van Helsing, e ‘Rothschild e gli altri’ di  Pietro Ratto.
Parlare di massoneria è assolutamente necessario perché corrisponde ad un suo alto disegno negli anni 90 scorsi l’alleanza tra l’alta  borghesia e la Sinistra  rivoluzionaria più nota come la Sinistra dei figli di papà o dei figli di ndrocchia. La base su cui essa si è poggiata è stato un sistema di pensiero e di interessi in comune: il materialismo assoluto contro i valori del  cattolicesimo, e  le elite intellettuali razionaliste contro il ceto medio popolare piccolo borghese, molto forte ed esteso in Italia,  allergico ai dogmatismi illuminati e alla Sinistra in generale. Chi comprende quanto segue, comprenderà quasi tutto lo scibile politico del Mondo in cui oggi viviamo. Ma chi non comprende questo, non capirà mai nulla. Lo Scriveva sin dagli anni sessanta un docente universitario americano, Kenneth Boulding, un delirante economista ambientalista di sinistra: “Si può perfettamente concepire un mondo dominato da una dittatura invisibile nel quale tuttavia siano state mantenute le forme esteriori del governo democratico’.
E veniamo ora a scoprire le colonne su cui poggia la dittatura invisibile.
Sappiamo chiaramente che i vertici dell’Umanità si ritrovano nel Comitato dei Trecento, e soprattutto nella sua cerchia più ristretta ed elevata, i 33, essenzialmente egemonizzati dai membri di tre grandi famiglie ebraiche:  Warburg (egemoni nelle industrie chimiche e farmaceutiche), Rockfeller (egemoni nel Petrolio) e soprattutto Rothschild (egemoni nella finanza) che nel Consiglio dei 33, l’apice del Comitato dei 300,  pesano più di tutti con il consiglio dei 13, tavolo unicamente dominato dalle loro espressioni. Il Comitato dei 300 fu fondato in origine senza famiglie ebraiche dalla nobiltà denominata Nera, cioè quelle famiglie resesi ricche correlandosi alle attività commerciali soprattutto di Venezia e Genova in epoca medievale, e fu creato  dai nobili europei nel 1729, per occuparsi dei problemi legati al commercio e perciò della finanza, illo tempore controllati dalla Corona britannica. E’ questo uno dei motivi per cui la principale lingua oggi è l’inglese, e tutti i testi attraverso cui le banche oggi si trasferiscono i patrimoni  sono in inglese ma con tutte le più importanti parole di origine italiana ( come transfert, debit, credit etc…), in lingua fiorentina rinascimentale per l’esattezza.
Il Comitato dei 300 nei 3 secoli si è evoluto ed ha visto dal secolo  800 in poi  l’entrata e  la crescita in una posizione oggi assolutamente dominante delle summenzionate famiglie ebraiche. La più vasta e potente fra tutte  è quella dei Rothschild, con le loro banche e compagnie assicurative. Essi  sussistono anche con altri cognomi ‘mascherati’ dato che tra i 10 figli del capostipite di Francoforte,  Mayer Amschel, 5 erano femmine che hanno avuto 5 ottimi matrimoni, dando luogo a 5 diverse dinastie solo apparentemente non riconducibili ai Rothschild.  Se pensiamo alla prima multinazionale al Mondo nel settore assicurativo, la tedesca Alliance, sappiamo che essa ha come fondatore la famiglia  ebraica Montefiore ma il capostipite dell’impero partito dal nulla sposò la prima delle 5 figlie femmine di Mayer Amschel Rothschild, che era sorella di Nathan, capostipite dell’impero finanziario del ramo di famiglia in Regno Unito, e sorella di James, capostipite del ramo di famiglia in Francia, quello più potente, che essenzialmente domina la Francia  da Napoleone in poi. Tutte le banche del Mondo sono collegate ai Rothschild attraverso il Comitato dei Trecento, e tutte le Banche Centrali, ancorché formalmente di diritto pubblico nazionale, dipendono dal viluppo dei regolamenti finanziari e dalle complesse dinamiche delle Banche centrali.
Dal Comitato dei 300, fermo restano la cupola dei 33 di cui ho già detto, discendono tutte le braccia organizzative della grande massoneria internazionale. Lasciando stare l’ONU e L’UE di ordine governativo pubblico, ancorché entrambe generate dalla Massoneria per il fine di un Governo Unico Globale, quattro sono le più importanti organizzazioni private che orientano tutto, cioè sia le istituzioni democratiche, sia le Banche e le Multinazionali:

  • Council on Foreign Relations (cfr.org);
  • Bilderberg (bilderbergmeetings.org);
  • Trilateral (http://trilateral.org/ );
  • Club of Rome (clubofrome.org).

Ognuna di queste organizzazioni massoniche fa Capo al Comitato dei 300  e riverbera input di sua pertinenza concettuale,  in armonia con quelli delle altre, agendo  prima di tutto nelle varie organizzazioni dell’ONU, poi nella UE, e poi sui vari governi nazionali più o meno eterodiretti o come minimo fortemente condizionati.
Non si capisce il complotto sul Clima e il senso dell’operazione Greta se non si conosce un minimo l’architettura pratica e visibile della Massoneria mondiale, quindi brevemente consideriamo le 4 organizzazioni una per una, e alla fine più in particolare il Club di Roma, che più ci interessa essendo l’ambito massonico artefice dell’operazione allarme clima e Greta, ancora prima di Al Gore, ovviamente anche egli una marionetta del Club di Roma equivalente alla piccola svedese.

  • Il Council on Foreign Relations (CFR) è l’organizzazione più importante in senso di governo della geopolitica, e fu costituito nel 1921 dal gruppo “l’establishment”, conosciuto anche con “il governo invisibile” o “il ministero degli esteri dei 33”. Da sempre questa organizzazione semisegreta è una delle associazioni più influenti negli USA e la più influente fuori, con tutti i suoi membri che sono cittadini statunitensi senza eccezioni, molti dei quali non sono diretta espressione delle famiglie più ricche al Mondo, ma sono professoroni di politologia o raffinati diplomatici assolutamente trasversali ai Repubblicani e ai Democratici. Il CFR esercita la propria autorità/autorevolezza sulle nazioni del mondo occidentale letteralmente imperversando dal 1945 in poi.  Dalla fondazione del CFR tutti i presidenti americani eccetto Ronald Reagan e Donald Trump,  sono stati membri illustri del CFR prima della loro elezione.  Il vice presidente di Reagan, George Bush (ex direttore CFR), così come quello di Trump, Mike Pence,  ne sono però stati membri influenti. Il CFR è prevalentemente controllato dal clan dei  Rockefeller, maggiormente internazionalizzato in aree non occidentali per ragioni di business petrolifero. In seno al CFR si distingue un gruppo denominato ‘Teschio e Tibie’  che fu creato prima del CFR all’università di Yale nel 1833 da William Huntington e Alfonso Taft, e infatti  l’élite politica e politologica degli Usa è in una grossa parte sortita da questa confraternita giovanile della Yale University, che ha espresso i Rockefeller (Petrolio), gli Harriman (Ferrovie), gli Weyerhaeuser (Legname), i Davison (J.P.Morgan bank) e ultimamente anche i Bush (Petrolio).
  • La seconda organizzazione, ma oggi non certo per importanza, è il Bilderberger, costituita nel maggio 1954 all’Hotel de Bilderberger a Oosterbeek in Olanda dal Comitato dei Trecento. Il Bilderberg è un gruppo di circa 120 persone interdipendenti agli interessi dell’alta finanza dell’Europa occidentale, degli USA e del Canada. I loro principali obiettivi sono il governo mondiale dall’anno 2000, la costituzione dell’esercito mondiale sotto l’egemonia dell’ONU, e la standardizzazione delle differenze per favorire processi di verticismo economico e politico. Un gruppo di consiglieri composto da un comitato di direzione (24 europei e 15 americani) decide chi deve essere invitato alle riunioni, ma non tutti i partecipanti sono degli “iniziati” come nel CFR o nel Comitato dei 300, dato che il gruppo può rappresentare dei gruppi d’interesse o altre personalità strumentali agli scopi dell’Organizzazione massonica, ma che non sono massoni. Membri molto importanti sono stati, oltre che tutti i maschi alfa di casa Rothschild ( in questo ambito dominante), Warburg e Rockfeller, George Bush, Bill Clinton, Felipe Gonzales, Zbigniew Brezinski, Robert Mc Namara, Wilfried Martens, Olof Palm, gli italiani Gianni Agnelli e Carlo De Benedetti, e ovviamente molte figure apicali della Unione Europea.
  • La Trilateral è un’altra organizzazione ancora più potente delle altre due, fondata nel giugno 1973 da David Rockefeller e Zbigniew Brezinski per il Comitato dei Trecento, mettendosi al lavoro perché le organizzazioni esistenti come l’ONU e il CFR non portavano avanti la costituzione di un governo mondiale unico in modo soddisfacente. Questa organizzazione elitaria mira a riunire i massimi dirigenti dei giganti industriali e commerciali, cioè delle nazioni trilaterali – gli USA, il Giappone e l’Europa occidentale – per imporre il “Nuovo Ordine Mondiale”. L’organizzazione ha circa 200 membri che, al contrario dei Bilderberger, lo sono a vita. In realtà la Trilateral è meno conosciuta del Bilderberg, ma è la più importante tra le quattro più importanti organizzazioni massoniche internazionali, essendo una sorta di braccio destro ben visibile del Comitato dei 300. La Commissione Trilaterale controlla tramite i membri del CFR l’intera economia degli USA con le lobby per la politica, i militari, il petrolio, l’energia e i media. I membri sono espressioni dirette del comitato dei  300, e sono direttori d’azienda, banchieri, economisti, esperti di scienze politiche, avvocati, editori, politici, dirigenti sindacali, presidenti di fondazioni e giornalisti, che ovviamente attaccano l’asino dove vuole il padrone. Il Membro della Trilateral più conosciuto e potente del passato è stato Henry Kissinger, il cardinale Richelieu della Guerra fredda, così come George Soros è una figura emblematica della Trilateral dagli anni 90 in poi. Con l’esito della Brexit e soprattutto con la vittoria di Donald Trump, la Trilater ha perso temporaneamente saldezza nella detenzione del manico del potere.
  • Ed infine veniamo al Club di Roma, un gruppo di membri internazionali dell’establishment il cui principale obiettivo è il governo mondiale riferito alla cultura e di riflesso alla morale occidentale.  Il Club di Roma è meno importante rispetto agli altri tre in senso immediatamente tangibile, ma sostanzialmente ha un’importanza forse anche maggiore, proiettando l’esercizio del potere massonico sul Mondo in un orizzonte di lungo periodo. Peraltro la cultura e la morale sono ‘asset’ cruciali della dimensione massonica, ed è per questo che il carisma naturale che le genti della penisola italiana esercitano in tutto il Mondo da 2000 anni, in forme e misure non ben controllate dalle elite, sono per il Comitato dei 300 un ‘pain in the ass’ (patimento all’ano). Fenomeni come Mattei e l’ENI, Gardini e la grande Chimica italiana, o il cavallo matto Berlusconi che irrompe proprio negli anni di Bill Clinton, cioè uomini che diventano dominus, colossi e  modelli mondiali (Trump si è ispirato a Berlusconi) senza chiedere alcun permesso ai cenacoli illuminati, anzi finanche arrivando a disprezzarli, ribadiscono una stranezza e un’imprevedibilità tipicamente italiana che suscita molto fastidio, grande attenzione e forse anche volontà di sottile persecuzione, specie da parte di famiglie che hanno origini storiche e morali  divaricate rispetto a quelle radici culturali della Chiesa Cattolica. Il Club di Roma è composto dalle elite provenienti da circa 25 paesi, particolarmente relazionati ai business e alle attività di impatto culturale, come ad esempio il conferimento di premi nobel, premi letterari, musicali, cinematografici con risvolti materiali e venali annessi. Il Club di Roma è composto da circa 50 persone e fu fondato con l’impulso del clan Rockefeller dal loro podere a Bellago, qui in Italia,  su decisione ovviamente del Comitato dei 300. Il Club di Roma nacque per elaborare una specie di religione mondiale laica, a cui noi  gente comune del popolo oggi ci riferiamo con il termine ‘politicamente corretto’, cioè una sorta di nuova ridefinizione della cultura, della tradizione, e della morale  in chiara discontinuità dalla tradizione cristiano cattolica. Il Club perse un po’ di slancio nei primi anni 80, sia perché con Reagan fu stroncata la marionetta Carter il grande intellettuale ( uno dei motivi per cui i Dem americani detestano l’Iran solo poco meno dell’Italia, è la crisi dei prigionieri che diede il colpo di grazia al povero Carter), sia perché il Club di Roma negli anni 70 supportò l’opinione rivelatasi sbagliatissima di una crisi energetica petrolifera.

Il Gruppo di Roma è infatti notissimo per un suo testo che suggestionò molto negli anni 70, il rapporto sui limiti dello sviluppo, in cui venne introdotto il concetto dell’economia sostenibile, tanto caro ai verdi, ai pauperisti e ai sinistroidi. Qui si devono scorgere le basi dell’operazione di Greta.  Il rapporto fu redatto  su input del Club di Roma nel 1972 dal Massachussets Institute  per studiare il problema della scarsità e del limite dello sviluppo. Lo studio dimostrò molto arbitrariamente e con modelli matematici strampalati, esattamente come quelli che provano il riscaldamento climatico, che un eccessivo tasso di crescita demografica porta a scontrarsi con il limite delle risorse naturali, disponibili in quantità finite in natura e non incrementabili. Tesi, ipotesi e dimostrazioni erano ovviamente tutte false e finanche ridicole. Con questo studio,  a cui tentarono di attribuire un carattere scientifico, furono accreditati scenari catastrofici annunciando la fine delle riserve petrolifere già negli anni 90, una previsione falsa, perché oggi sappiamo che di posti in cui c’è tanto petrolio è pieno il Mondo, soprattutto potendo scavare ancora più sotto terra o in mare, grazie alle nuove tecnologie più avanzate, che inducono alcuni ad ipotizzare una quantità di petrolio inestimabile e teoricamente infinita in rapporto alla dimensione del consumo umano anche per i prossimi secoli.
Con la stessa identica  logica del 1972, assolutamente imbecille nonché  in totale malafede, i massoni del Club di Roma stanno ribadendo l’urlo catastrofista che sappiamo non aver alcun fondamento, sfruttando Greta. Nel 72 il Club di Roma con una colossale balla riuscì a   porre le basi per introdurre il concetto di porre un limite allo sviluppo economico (altrui ovviamente), e così aprire la strada  all’uso delle fonti energetiche rinnovabili o alternative a scapito delle risorse fossili, ma solo da parte di quei paesi che nei disegni massonici globali devono rimanere poveri o comunque almeno un po’ sottomessi, così come è per la nostro Italia.
Teniamo tutto quanto qui ho raccontato in qualche considerazione, quando prossimamente figli e nipoti  vorranno fare un altro sciopero per salvare il Mondo.  Sarebbe molto meglio se i nostri ragazzi, onorando la discendenza da un grande popolo di santi, poeti, navigatori e geni,  imparassero a uscire dal gregge così salvando sé stessi e la propria Libertà, dalle grinfie di un’orda elitaria dal pesante afflato totalitario.
Ricordiamo anche a tutti gli italiani, pure a quelli che hanno votato il PD,  che nel segreto dell’urna Dio ci vede,  ma Greta, il Club di Roma,  il Bilderberg o Soros, invece no!

Preso da: https://www.imolaoggi.it/2019/03/27/greta-e-il-complotto-massonico-sul-clima-la-dittatura-invisibile/

I Tabligh, islamici: il terrorismo Isis viene da massoni Usa

Hamid25/2/19.
Date retta: il terrorismo islamico è roba americana, fabbricata da massoni. Chi lo dice? Un musulmano integralista, Jaouad, intervistato da Giuseppe De Lorenzo sul “Giornale”, nell’ambito di un report esclusivo sui Tabligh Eddawa, frati missionari itineranti. E’ la prima volta, a quanto pare, che sulla stampa italiana compare una denuncia simile. Le comunità islamiche hanno regolarmente condannato il terrorismo condotto in nome di Allah, sia che si trattasse di Al-Qaeda che poi dell’Isis. Ma non si erano mai spinte – sui giornali, almeno – a denunciare direttamente settori della massoneria atlantica. I grandi media, certo, evitano di ricordare che lo stesso Osama Bin Laden fu reclutato da Zbigniew Brzezinski, stratega della Casa Bianca, per guidare i muhajeddin in Afghanistan contro l’Urss. C’è voluto Gioele Magaldi per spiegare – nel saggio “Massoni” – che Brzezinski, pezzo da novanta della massoneria mondiale nonché della Commissione Trilaterale, non si limitò a ingaggiare Bin Laden come pedina strategica: il leader della futura Al-Qaeda venne “iniziato” alla superloggia “Three Eyes” (che poi abbadonò, dice sempre Magaldi, per passare coi Bush nella “Hathor Pentalpha”, una Ur-Lodge sospettata di aver ispirato il maxi-attentato dell’11 Settembre).

Le prove? Magaldi dichiara di disporre di 6.000 pagine di documenti da poter esibire. Ma nessuno, dal 2014, si è mai fatto avanti per contestare le sue rivelazioni, secondo cui alla “Three Eyes” apparterrebbero personaggi di primissimo piano, daHenry Kissinger a Giorgio Napolitano. Quanto all’Isis, è illuminante il saggio “Dalla massoneria al terrorismo” firmato da Gianfranco Carpeoro nel 2016: un libro che analizza il retroterra simbolico – non islamico, ma interamente massonico e “templarista” – dei sanguinosi attentati condotti in Europa negli ultimi anni. Stragi affidate a manovalanza islamista e finite tutte nello stesso modo, con l’uccisione dei killer da parte della polizia, prima che un interrogatorio potesse consentire agli inquirenti di risalire agli eventuali mandanti. Ora, a confermare che sarebbe stato il braccio oscuro dell’Occidente a passare “dalla massoneria al terrorismo” sono i Tabligh Eddawa, asceti islamici che battono anche le nostre strade, di moschea in moschea. «Gli studiosi – scrive De Lorenzo, sul “Giornale” – li chiamano i “testimoni di Geova dell’Islam”. E forse i Tabligh Eddawa lo sono. O se volete sono i “frati di Maometto” che islamizzano l’Italia».
Tabligh Eddawa in preghieraMissionari, itineranti e radicali. «Predicano il vero Islam, vivono imitando lo stile di vita del Profeta e su questa strada cercano di riportare tutti i musulmani dalla fede affievolita». Il movimento nacque cent’anni fa in Pakistan dall’idea di Muhammad Ilyas Kandhalawi. «Da allora si sono diffusi in tutto il mondo, Italia compresa».  Ogni membro, spiega De Lorenzo, deve seguire sei principi fondamentali: la preghiera, il ricordo continuo di Dio, lo studio, la generosità, la predicazione e la missione. «Ognuno deve sforzarsi in un percorso di auto-riforma verso il “vero”, unico Islam». “Eddawa” significa “parlare di Dio”, “Tabligh” invece “andare a portare il messaggio”: per questo, il loro obiettivo ultimo è la predicazione. Nel mondo, ricorda il “Giornale”, ci sono tra i 70 e gli 80 milioni di musulmani itineranti. Ma di loro si sa poco: non ci sono elenchi ufficiali dei membri e non esistono bilanci scritti. Non esiste una sede centrale italiana, ma solo cellule – in ogni moschea – che scelgono i responsabili «in base alla saggezza e al percorso di crescita personale». Durante le missioni i partecipanti si auto-tassano per sostenere le attività e gli spostamenti. «Il più delle volte dormono a terra, nelle moschee delle città dove si recano a predicare».
Di loro, l’antiterrorismo italiano sa molto: anche se rifiutano categoricamente la violenza, sono strettamente monitorati dall’apparato di sicurezza che finora ha impedito che in Italia si verificassero gravi fatti di sangue, come invece è accaduto nel resto d’Europa. Nel suo pregevolissimo reportage, Giuseppe De Lorenzo restituisce perfettamente il clima dei colloqui intrapresi durante i tre giorni trascorsi insieme ai Tabligh Eddawa. «Uccidere è il più grande dei peccati», spiega Maufakir: un fedele può impugnare le armi solo per «combattere chi ci impedisce di professare la nostra fede». E poiché in Italia non è vietato praticare il Ramadan, non è lecito sposare la causa terrorista. L’atteggiamento del gruppo islamico radicale è duplice, osserva De Lorenzo: da una parte condannano senza mezzi termini gli attentati, dall’altra non nascondono una vena di complottismo sull’origine del jihadismo. «Un comportamento – annota il reporter – che tende a spostare le responsabilità dal mondo islamico a quello occidentale. Negano, infatti, che le bombe siano diretta espressione di una ideologia che trova nel Corano il suo testo di riferimento». Lo confermano le parole di alcuni di loro, come Jaouad: «Gli attacchi non sono opera dei musulmani. È tutto costruito: c’è qualcuno dietro».
Un giovane TablighDi fronte ai microfoni, scrive De Lorenzo, nessuno si sbilancia sugli autori di questo presunto complotto. E l’attenzione si sposta sui media, accusati dai Tabligh di falsificare i video degli attentati. Un altro esponente della comunità, Hamid, ripete che le eventuali colpe dei singoli non possono ricadere sulle spalle di tutta la religione. L’Isis? Secondo i Tabligh Eddawa non è opera di Allah, ma del demonio. Abu-Bakr Al-Bahdadi? Per Magadi è un supermassone, esponente – come già Bin Laden – della “Hathor Pentalpha”. «Un criminale da sconfiggere», lo giudicano i “frati di Maometto”. Osserva De Lorenzo: «Daesh non è visto come metastasi di un tumore nato all’interno dell’Islam, ma come qualcosa di eterodiretto». Letteralmente: una pedina politica delle potenze straniere. «Per me – sentenzia Jaouad – l’Isis è una organizzazione criminale organizzata da qualche furbetto che cerca di sporcare la faccia dei musulmani». Furbetto manovrato da chi? «Dovreste indagare», risponde con sicurezza Jaouad: «Daesh è una cellula americana». Tombola: così si spiegano meglio anche le foto che, qualche anno fa in Siria, ritraevano Al-Baghdadi con l’inviato di Obama, John McCain.
E’ comunque la prima volta – grazie al quotidiano milanese diretto da Alessandro Sallusti – che i media italiani registrano la denuncia del complotto, per bocca di esponenti musulmani radicali: si scrive Isis, ma si legge massoneria Usa. O meglio: spezzoni occulti della massoneria di potere di stampo reazionario, quella che alimenta il Deep State e la strategia della tensione internazionale, con il terrorismo “false flag”, sotto falsa bandiera, regolarmente proposto al pubblico occidentale sotto mentite spoglie, a colpi di “fake news”. Al “Giornale” ha collaborato a lungo Marcello Foa, la cui elezione alla presidenza della Rai – sostiene Gianfranco Carperoro – è stata a lungo ostacolata dal supermassone francese Jacques Attali, “padrino” di Macron. Ad Attali, addirittura Napolitano avrebbe consigliato di premere su Berlusconi, attraverso Tajani, per far mancare a Foa i numeri necessari. Nel saggio “Gli stregoni della notizia”, lo stesso Foa spiega come la verità venga sistematicamente deformata. Non è un caso, probabilmente, che sia proprio il “Giornale” a firmare lo scoop che accusa di terrorismo la massoneria atlantica, attraverso la voce dei “missionari del Profeta”.

Preso da: http://www.libreidee.org/2019/02/i-tabligh-islamici-il-terrorismo-isis-viene-da-massoni-usa/

ODESSA 2 maggio 2014 un massacro impunito

Di Luciano Bonazzi


Oggi è il 2 Maggio, per molti di voi significa poco, alcuni diranno che significhi che domani sarà il tre, e poi il 4 di maggio, ma non importa, non vi biasimo, nessun telegiornale ne parla o ricorda questa data. Eppure per me significa molto.

Il 2 maggio di 4 anni fa si consumava uno dei più efferati e sanguinosi delitti della storia recente. Parlo del massacro avvenuto nella Casa dei Sindacati ad Odessa, nella fu Ucraina, scrivo fu in quanto dopo il colpo di stato e i massacri ad esso seguiti non può più esistere o essere considerato legale uno stato criminale. Il colpo di stato cui mi riferisco è chiaramente quello preparato e finanziato da potenze straniere e consumatosi in piazza Maidan a Kiev.

Il malcontento della popolazione di molte regioni ucraine aumentò nei mesi seguenti sfociando in grandi dimostrazioni di piazza, simili ma del tutto opposte a quella di Maidan, innanzitutto perchè spontanee ed in difesa dello stato di diritto. Un presidio permanente si svolgeva da giorni ad Odessa ed in questa importante città, strategica per le potenze organizzatrici della rivolta colorata, doveva essere spenta nel sangue ogni scintilla di ribellione. Fu così che gli ucraini inviarono le milizie naziste mascherate da tifosi di calcio, approfittando di una partita che si sarebbe svolta in quel nefasto giorno. Naturalmente nessuno andò allo stadio, arrivarono armati, organizzati, preparati allo scontro e decisi al massacro di ogni resistente e così fecero.

Attaccarono dapprima i manifestanti pacifici, li fecero a pezzi con le spranghe di ferro, innumerevoli furono i ricoveri per ferite anche gravi. Gruppi organizzati portavano le bottiglie molotov per allontanare i gruppi più riottosi a ritirarsi, e li fecero arretrare fino alla piazza antistante la Casa dei sindacati. Qui si svolse la tragedia. Alcune tv locali filmarono i capi dei nazisti ucraini che sparavano contro i resistenti al golpe asserragliati dentro la casa dei sindacati, pensavano di aver trovato scampo al suo interno ma finirono invece in trappola.

Squadre di assassini penetrarono all’interno dell’edificio, uccidendo tutti coloro che si trovavano all’interno a mano a mano che li incrociavano, sono stati trovati corpi di donne denudati, corpi semicarbonizzati, corpi abusati in maniera oscena ed indicibile, una barbarie infinita e terribile.
Cose che davvero fanno pensare a quanto possa scendere in basso l’umanità, il tutto coperto con il lancio continuo di bombe molotov all’ingresso per creare fumo che coprisse ciò che accadeva, chi tentava di abbandonare l’edificio, ci sono le immagini, veniva pestato a morte appena uscito. Altri colpiti dal fuoco dei cecchini appena si affacciavano alle finestre.
La versione ufficiale parlò di 48 morti ma il conteggio ufficiale non rese mai conto delle denunce di scomparsa che si accumularono, fino ad ipotizzare un numero di molto superiore alle 100 vittime.

Nessun processo è mai arrivato a stabilire una responsabilità per quanto accaduto, come per i cecchini di piazza Maidan i golpisti non cercarono mai i colpevoli di quelle stragi, per evitare di autoaccusarsi sicuramente. Se cercate su Wikipedia non trovate informazioni complete a riguardo, se non due righe mal scritte e che ricalcano la versione delle autorità bollando il tutto come scontro tra tifoserie ed incidente dovuto al fumo: Ma noi sappiamo bene cosa accadde.

Ricordo bene quel giorno, e la notizia data in tv, in RAI, la giornalista disse che era avvenuto un “incidente” ad Odessa e che si contavano decine di morti, mi chiesi che razza di incidente potesse causare tante vittime, un frontale tra un treno ed un autobus pensai. Che strano modo di dare una notizia, questo mentre le tv presenti trasmettevano in diretta le immagini dalla piazza, le fiamme, le urla, gli spari, e la furia assassina dei nazionalisti ucraini. Altro che incidente, vidi subito che si trattava di un vero “pogrom”, un massacro, programmato, preordinato, e portato a compimento con spietata determinazione. Il silenzio dei media di quel giorno mi allarmò, sospettavo ed avevo chiaro sentore che molte cose spiegate o raccontate nei tg, scritte sui giornali, o anche commentate da “esperti”, fossero false, che la realtà venisse piegata ad un racconto, ad una versione che doveva essere passata per tacere l’indicibile, l’Ucraina aveva visto in prima fila nel sostegno ad un golpe l’Unione Europea e gli USA, pertanto andava difesa l’immagine che tenesse lontana la realtà delle bande di assassini nazisti, di criminali al governo, di stragi commesse, di giornalisti e esponenti politici massacrati di botte od eliminati fisicamente, come di li a poco sarebbe accaduto anche al nostro connazionale, il coraggioso e bravo Andrea Rocchelli, fotografo e giornalista, ucciso dagli stessi nazisti ucraini il 24 dello stesso mese di maggio, assieme al suo interprete Andrei Mironov, e per il quale oggi è in corso un processo che sta chiarendo le responsabilità ucraine anche nel nascondere i fatti e insabbiare la verità. Non potevano i giornalisti italiani sia televisivi che delle maggiori testate, non vedere ciò che io da casa vedevo in diretta streaming, eppure tacquero, e riferirono sempre la versione delle autorità, quelli dovevano essere i fatti e quello il numero delle vittime.

Da quel giorno, turbato e credo anche shoccato dalle immagini, decisi che non avrei più accettato le notizie dal mondo per come mi venivano proposte, decisi che avrei dovuto capire quali fossero realmente gli eventi che sarebbero poi accaduti di li in avanti, senza più accontentarmi delle versioni della tv o della stampa, capire divenne una priorità, e mi accorsi che nello storytelling forzato e a tratti fantasioso del mainstream le incongruenze, le inesattezze, le illogicità e le falsità belle e buone abbondavano più di quanto si potesse mai ritenere accettabile.

Una democrazia si basa sull’opinione dei cittadini espressa poi attraverso il voto, ma questa opinione si deve formare dalla conoscenza corretta dei fatti, perché se le informazioni vengono sistematicamente e unanimemente o quasi travisate o addirittura falsate, ecco che per i cittadini formarsi una opinione corretta sui fatti, diviene impossibile.

Certamente non ho e non abbiamo mezzi in grado di contrastare una simile macchina, ma con il passare degli anni il numero di coloro che come me, si è accorto di tutto ciò, è andato crescendo, come anche la nostra capacità di filtrare la realtà separandola dalla finzione della propaganda occidentale. È nato quel giorno, da quella strage, una fame di verità e di comprensione che non si è mai placata, ma che è cresciuta man mano e che si spera serva anche ad altri a comprendere il mondo in cui viviamo e a impegnarsi a sua volta a combattere la cattiva informazione che è finalizzata prima di tutto al controllo di noi cittadini.

Spero che un giorno anche per i martiri della Strage di Odessa si possa fare giustizia, non solo degli esecutori, ma soprattutto dei mandanti, i quali, spiace dirlo, temo siano seduti al comando di quello sciagurato Paese.

Stefano Orsi


Preso da: https://lucianobonazzi.altervista.org/odessa-2-maggio-2014-un-massacro-impunito/

Non uno di meno! Ecco come le ONG aprono la strada alle case farmaceutiche nei mercati “emergenti”

di Sonia Savioli*
Non uno di meno! Ecco come le ONG aprono la strada alle case farmaceutiche nei mercati emergenti

La scienza medica in Occidente e nei cosiddetti “mercati emergenti” (li chiamano così le multinazionali e le loro varie agenzie di servizi) è totalmente nelle mani delle grandi industrie farmaceutiche, a loro volta ormai emanazioni dei consorzi finanziari globali e sotto il loro completo e costante controllo. Come potremmo dire? Tutti insieme costituiscono una delle filiali o ramificazioni dell’Impero Globale.

“Cosa facciamo stasera, prof?”

“Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo, tentiamo di conquistare il mondo!”

Per conquistare il mondo con i farmaci, oltre ad avere in mano l’istruzione e la carriera dei medici presenti e futuri, bisogna che aumentino gli ammalati. Ogni persona sana è un consumatore mancato, un cliente perso. Ora, bisogna dire che lo sviluppo industrial-capitalistico ha già fatto tutto il possibile per ammalarci, dai pesticidi agli additivi e conservanti sintetici, dai rifiuti tossici al cloro nell’acqua potabile, dagli allevamenti intensivi ai telefoni cellulari, dal trasporto privato di persone e merci e conseguente intasamento di strade con milioni di auto e camion che intasano l’aria di melma tossica, tutto il suo progresso nuoce alla salute umana e non. Adesso però tocca alle multinazionali del capitalismo global-farmaceutico fare l’impossibile: ottenere che ogni umano o animale domestico sulla faccia deturpata del pianeta diventi loro cliente. Non uno di meno!

La malattia cronica e inguaribile (ma curabile, naturalmente) è quella che prediligono e, se non c’è, non si scoraggiano. Con l’aiuto della “scienza”, dei media e dell’OMS si può benissimo inventarla. Colesterolo, pressione sanguigna, diabete, per esempio, si prestano particolarmente a trattamenti a vita di pazienti (anche troppo) occidentali. Basta far sì che gli “scienziati” al vertice delle scientifiche istituzioni (corporazioni) e al vertice delle varie agenzie sanitarie sovranazionali decidano di abbassare il tasso dei suddetti colesterolo ecc. e tutti diventiamo ammalati cronici. Dimostrando così senza più ombra di dubbio alcuno che la scienza è un’opinione.  https://www.ilgiornaledelcibo.it/nuovi-parametri-colesterolo/   https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/giu-il-colesterolo-ancora-di-piu
Chi crea l’opinione, per esempio, nel caso del colesterolo che deve abbassarsi sempre di più (chissà se possiamo vivere anche senza di esso, se continua così lo sapremo presto) è la European Society of Cardiology (Società Europea di Cardiologia), che definisce sé stessa una no-profit. Ma guarda. Si vede che sono tutti volontari che, finito il lavoro, si dedicano alla cura dei cardiopatici indigenti. No. Forse la parola “Società” è più appropriata. Sapete, quelle aziende dove ci si associa per fare profitti tutti insieme. Infatti, se andate a vedere il programma del loro congresso, troverete una parte “fieristica” dedicata all’industria. L’industria del farmaco e suoi annessi e connessi. https://www.escardio.org/Congresses-&-Events/ESC-Congress/Exhibition-and-industry
https://www.escardio.org/static_file/Escardio/Congresses/ESC%20Congress/Documents/2018/ESC2018-IndustryProgramme-HD.pdf

Lì ci sono tutte, anche quelle che non avete mai sentito nominare. A questo punto, credere o non credere a ciò che dice la scienza è solo questione di fede, come credere alle fate, al malocchio o, se vogliamo fare un salto di qualità, come credere in un Dio o nell’altro. Non ho niente contro gli dei, né contro le fate. L’importante è che non facciano male a nessuno, né loro né i loro credenti. Per quel che riguarda la scienza medica, avrei molti dubbi sulla sua innocuità. Tutte quelle pilloline per abbassare colesterolo, pressione e glicemia, per esempio, non sono affatto prive di effetti collaterali anche gravi. Che a volte neanche il nostro medico conosce, anche perché non ha il tempo di informarsi su tutte le nuove medicine che quotidianamente i piazzisti del farmaco gli propongono. http://www.dottorperuginibilli.it/patologie/85-i-pericoli-delle-statine-quello-che-non-vi-e-stato-detto-sui-farmaci-che-abbassano-il-colesterolo
https://www.farmacovigilanza.eu/content/disturbi-neuropsichiatrici-da-statine
http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18499
https://www.alzheimer-riese.it/contributi-dal-mondo/ricerche/2824-perdita-di-memoria-tra-gli-effetti-collaterali-delle-statine-farmaco-anti-colesterolo.html

Magari voi, se avete più tempo dei medici, andate a leggervi gli articoli di cui vi do i link, potrebbero essere salvifici.

Ma passiamo ora ai “mercati emergenti”. Anche lì si può contare sul no-profit, ovvero sulle ONG, per salvare milioni di persone dalla malattia.
“In cosa investiamo, stasera, prof?”
“Investiamo nella malaria, Mignolo”

Quella della malaria e dei suoi rimedi è una storia particolarmente interessante da molti punti di vista.

Esiste una pianta, l’Artemisia Annua, che cresce in Asia e che è usata da secoli nella fitoterapia cinese, in grado di curare la malaria. E’ una pianta medicinale priva di effetti collaterali e che funziona egregiamente. L’uso fitoterapico della pianta naturale, cioè delle sue foglie,
risulta anzi molto più efficace dei medicinali sintetici a base del suo principio attivo. https://quellidellartemisiaannua.org/proprieta-ed-usi-dellartemisia-annua-intervista-al-dr-andrea-passini/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3527585/

Già negli anni ottanta-novanta i cinesi, quando cominciarono la loro personale conquista economica dell’Africa (in forma di collaborazione, a differenza dell’Occidente, benché sul modello sviluppista che l’Occidente ha imposto al mondo), si portarono dietro l’Artemisia Annua e i suoi semi come prevenzione e rimedio contro la malaria e, dato che il suo uso si diffondeva nel continente, la progredita scienza industrial-mercantile si diede da fare a cercare un rimedio per questa epidemia di medicina naturale, del tutto in contrasto con il suo progresso. Così, utilizzando l’Artemisia Annua (non sono riusciti a farne a meno, anche se ci hanno sicuramente provato), hanno creato dei medicinali sintetici a base di Artemisina, principio attivo della pianta. L’Artemisina è tossica, a differenza della pianta. http://hallmarknews.com/anti-malarial-drug-amodiaquine-raises-serious-health-concerns/  Succede. La vita non è semplificabile, come sembrano credere gli scienziati dello “sviluppo” e degli affari. L’Artemisia Annua è un organismo vivente, le sue componenti innumerevoli e le loro relazioni imperscrutabili. Però, mentre la pianta uno se la poteva coltivare dietro casa o in un barattolo sul balcone, i medicinali a base di Artemisina li deve comperare. Oppure il suo governo li deve comperare per lui. A basso prezzo però, perché con grande spirito filantropico la Sanofi  Aventis rinuncia al brevetto. Difficile brevettare il principio attivo di una pianta naturale, e comunque non si può brevettare la pianta che lo produce e che uno può coltivarsi sul balcone. Ma si può, con l’aiuto di Medici Senza Frontiere e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, far esultare i media per la bontà e la buona volontà delle multinazionali farmaceutiche. “Nasce l’antimalarico senza brevetto, così l’Africa potrà curarsi da sola” era il trionfante titolo de La Repubblica nel 2007. http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/farmaco-malaria-africa/farmaco-malaria-secondo/farmaco-malaria-secondo.html

Non è che magari l’Africa si è sempre curata da sola, prima che arrivassimo noi ad ammalarla? Comunque il basso prezzo era garantito anche dal fatto che il nuovo e strepitante medicinale veniva prodotto in Marocco, sempre per aiutare l’Africa.
Peccato che non funzioni e, nonostante la cura venga protratta per sempre più tempo e a dosi sempre più alte, il Plasmodium Falciparum, il parassita della malaria, se la ride dell’Artemisina, mentre probabilmente il fisico dei pazienti trattati non ci trova niente da ridere. http://www.healthdesk.it/ricerca/malaria-resistenza-farmaci-minaccia-anche-lafrica-1429801200   In più, c’è sempre il rischio che la gente torni alle tisana di foglie di Artemisia Annua e che guarisca. Alla fine però un rimedio lo hanno trovato, e che rimedio: il vaccino.

Così, malati o sani, tutti diventano clienti, pardon, pazienti.  E che il vaccino non funzioni è un vantaggio: invece di sostituirsi ai farmaci a base di Artemisina, vi si assomma. Vaccino più trattamento con farmaci, che bel mercato procura la malaria. Che il vaccino non funziona lo dicono tutti, compresa l’Organizzazione Mondiale della Sanità. http://www.who.int/malaria/media/rtss-phase-3-trial-qa/en/

Perché non funziona? Perché la malaria non è un virus né un batterio, è un parassita. Hanno provato ad iniettarlo morto nei “pazienti” e, naturalmente, non li ha immunizzati, ora provano con quello vivo e il risultato (il risultato della sperimentazione che loro riferiscono) è di un’immunizzazione che non arriva al 40% pur schiaffando in corpo ai bambini (africani) ben quattro dosi di vaccino. In compenso aumentano gli effetti collaterali: meningite e… malaria. E se lo dicono loro…
E allora? Niente paura, la moderna scienza fa volare gli asini. Dopo questi bei risultati, dati dalla sperimentazione sui bambini africani del vaccino RTS,S detto anche Mosquirix, della Glaxo, si passa a una più larga sperimentazione e “Ghana, Kenya e Malawi guidano la sperimentazione del vaccino contro la malaria”, esultano la Nazioni Unite, e “Il primo vaccino della malaria arriva in Ghana, Kenya e Malawi” esultano gli uomini d’affari. https://www.un.org/sustainabledevelopment/blog/2017/04/ghana-kenya-and-malawi-to-pilot-malaria-vaccine-trial-un/

Esultano per gli stessi motivi, non avranno anche gli stessi obiettivi?

Manca ancora qualcuno, ma se vuotiamo il sacco viene fuori. La filantropia mondiale. Prima di tutto, lo avrete indovinato, la Bill & Melinda Gates Foundation. Dicono di aver speso (investito) due miliardi di dollari per combattere la malaria, e dicono di star facendo pressione sui governi di qua e di là dal mare perché ne spendano anche loro.  https://www.gatesfoundation.org/What-We-Do/Global-Health/Malaria

Poi abbiamo PATH, una ONG internazionale che si occupa di “medicina” a tutto campo, dai farmaci e dai vaccini agli strumenti diagnostici a quelli digitali. PATH e la Bill & Melinda Gates Foundation sono sempre assieme, come lo squalo e la remora. Questa no-profit si occupa di profitti, investimenti, affari, rischi politici ed economici, naturalmente nel campo sanitario  https://www.path.org/leadership/jo-addy-mba-mpa/ e per la salute delle aziende sanitario-farmaceutiche globali. https://www.path.org/leadership/dean-allen/ Nelle biografie dei suoi capi si parla di milioni di dollari guadagnati, di sviluppo finanziario-industriale. Ci si rivolge ai clienti.  https://www.path.org/partner-invest/corporations/

Da questo punto di vista PATH è un compendio estremamente istruttivo dell’intreccio tra istituzioni sovranazionali, finanza internazionale e suoi “derivati” come Big Pharma, organizzazioni così dette no-profit e governi (l’ultima ruota del carro).
Comunque, per essere una no-profit, PATH di profitti ne fa parecchi anche di suo, dato che ha bilanci e risorse ammontanti a parecchi milioni di dollari.   https://path.azureedge.net/media/documents/PDS2016-IRS990.PDF
Poi, se proprio non vogliamo farci mancare nulla, diamo un’occhiata anche alle risorse della benemerita MSF o DWB, ONG internazionale che noi chiamiamo Medici Senza Frontiere. E che distribuisce e somministra artesunato-amodiachina soprattutto ai bambini sotto i cinque anni e alle donne incinta, che nel 2015 si vantava di aver “trattato” 735.000 bambini in Niger, Ciad e Mali, 17.000 nella Repubblica Centrafricana, e ben 1.800.000 persone in Sierra Leone https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/malaria-msf-prima-linea-prevenire-che-i-bambini-si-ammalino/. Inoltre, distribuisce zanzariere trattate con gli insetticidi, sempre per proteggere gli africani dalla malaria. E chi li protegge dagli insetticidi? Siamo seri ed esaminiamo seriamente i vari “trattamenti” che MSF elargisce agli africani. Ci sono vari studi condotti da ricercatori cinesi, cambogiani, britannici, americani, che lavorano in prestigiosi e insospettabili centri di ricerca, i quali dimostrano che l’Artesunato-amodiachina, alle dosi consigliate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è neurotossico ed epatotossico.  https://malariaworld.org/blog/chronic-toxicity-artesunate-and-artemether Ciononostante, l’OMS continua a consigliarlo e MSF a somministrarlo. Quanto alle zanzariere impestate, immagino che gli africani vadano in giro indossandole dalla testa ai piedi, altrimenti a cosa servono?

Le zanzare non si aggirano solo all’interno delle abitazioni, non ti pungono solo quando sei a letto a dormire. Ma forse servono alle ditte che li producono. Pensate, l’UNICEF fa un congresso annuale con i fornitori di zanzariere impestate contro la malaria; un congresso di affari,
dove l’UNICEF è il compratore.  https://www.unicef.org/supply/index_39977.html Coi nostri soldi, che passano dalle tasse agli “aiuti allo sviluppo”, e coi soldi degli africani, che passano dai loro governi alle nostre multinazionali e/o alla Banca Mondiale in forma di debito. Naturalmente le aziende delle zanzariere impestate sono grosse compagnie occidentali https://www.vestergaard.com/, gli africani si devono accontentare di qualche briciola e delle zanzariere avvelenate https://www.ft.com/content/212189c2-f83c-11e5-96db-fc683b5e52db e, poiché non sanno cosa farsene e, fortunatamente, non pensano di indossarle, le usano per pescare, creando senza colpa alcuna altro danno a sé stessi e al mare di cui vivono e di cui viviamo tutti, anche se non ce ne ricordiamo.  https://www.theguardian.com/environment/2018/jan/31/global-use-of-mosquito-nets-for-fishing-endangering-humans-and-wildlife

Una piccola curiosità, per voi che siete curiosi. Le zanzariere avvelenate sono trattate con insetticidi detti piretroidi. Come per l’Artemisina, si tratta di sostanze chimico-sintetiche tossiche e persistenti, che imitano una sostanza naturale, il piretro. Il piretro è un fiore, tossico per gli animali a sangue freddo e solo per loro. Il piretro naturale si usa nell’agricoltura biologica, avendo la precauzione di non farlo finire in corsi d’acqua (i cui abitanti sono tutti a sangue freddo), e di non irrorare a destra e a manca e a qualsiasi ora, per non uccidere gli insetti indiscriminatamente. Dopo alcune ore, comunque, perde anche le sue proprietà tossiche per insetti, rettili e pesci, e non lascia traccia. Il maggior coltivatore mondiale di questa pianta è il Kenia ma l’Africa non se ne giova. Noi prendiamo i suoi fiori di piretro per farci il nostro insetticida biologico e a loro mandiamo le zanzariere impregnate di insetticidi chimico-sintetici tossici. Medici Senza Frontiere non distribuisce il piretro keniota, insegnando agli africani delle zone malariche come usarlo, ma distribuisce, istigata da UNICEF e OMS, le zanzariere delle multinazionali danesi e americane ecc. e gli insetticidi di altra bella gente, che tra l’altro fa anche farmaci. Non domandiamoci perché, non lo sapremo mai con certezza. Imperscrutabile è l’animo e il cervello umano.

Qualcos’altro possiamo però sapere. Che il bilancio di MSF Stati Uniti era nel 2017 di 349 milioni di dollari e rotti. https://www.doctorswithoutborders.org/sites/default/files/2018-06/2017%20Doctors%20Without%20Borders%20Financial%20Statements.pdf
Che le spese di Medici Senza Frontiere a livello globale, nel 2017, erano di un miliardo e seicentoquattordici milioni di euro. file:///C:/Users/Campus%2010/Downloads/MSF_Financial_Report_2017_FINAL_WEB.pdf  Quindi, una potenza economica. Non ci meraviglieremo dunque di venire a sapere che la paga base dei suoi direttori USA è di 102.000 dollari l’anno https://www.glassdoor.com/Salary/M%C3%A9decins-Sans-Fronti%C3%A8res-Director-Salaries-E574190_D_KO25,33.htm, mentre quella del suo direttore esecutivo britannico è di “solo” 79.716 sterline. Nell’aprile 2017, adesso magari sarà qualcosina di più. https://www.msf.org.uk/senior-executive-salaries
Poi si chiamano “volontari”! E’ chiaro che sono volontari, non c’è mica bisogno di costringerli.

*Giornalista, saggista. Il suo ultimo libro è “Ong. Il cavallo di troia del capitalismo globale” (Zambon, 2018)