Libia, una guerra che vale 130 miliardi: altro che esportatori di democrazia!

8 settembre 2016

Guerra in Libia, tutti a farneticare su uomini e mezzi da inviare. Ma il punto è: perché bisogna intervenire? Ecco quali sono le vere ragioni dietro l’intervento italiano, come rivela su Facebook Marcello Foa, giornalista di scuola montanelliana, ora Ceo di Corriere del Ticino/mediaTI.
Ecco la vera ragione della guerra in Libia.
L’Italia si prepara a mandare 5.000 uomini in Libia su richiesta di Washington per “combattere l’Isis”. Ma siamo proprio sicuri che sia questo il reale obiettivo?

No, infatti, caro lettore, il motivo di questa guerra è un altro e, avrete immaginato, è… ilpetrolio.
Come spiega l’ottimo Alberto Negri sul Sole 24 Ore:
“Siamo davanti a un regolamento di conti, una spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l’export di petrolio”.
La Libia, continua Negri:
“È un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso di un ipotetico Stato libico. Qui si possono liberare alcune delle più importanti risorse dell’Africa: il 38% del petrolio del continente, l’11% dei consumi europei. È un greggio di qualità, a basso costo, che fa gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a estrarre barili e gas dalla Tripolitania è soltanto l’Eni. Una posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari, che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il nostro contributo militare”.

GUERRA IN LIBIA, GLI SCENARI FUTURI
Probabilmente, una volta stabilizzato, il paese sarà diviso tra Francia, Gran Bretagna e, auspicabilmente Italia, mentre gli Stati Uniti vigileranno dall’alto.
L’Italia, che era ben posizionata con Gheddafi, e che è riuscita a cavarsela anche negli ultimi anni, ha molto da perdere e poco da guadagnare ad assumere un ruolo militare di primo piano nella sempre più probabile guerra.
Di certo, ancora una volta non ci dicono tutta la verità. Ancora una volta la lotta al terrorismo è, al più, una concausa e viene usato come pretesto per realizzare altri obiettivi, economici come sempre. E come sempre, solo pochi giornalisti avranno la lucidità e l’onestà intellettuale di raccontare la verità. Alberto Negri è uno di questi.
Nella giornata di ieri gli americani hanno bombardato obiettivi dell’Isis a Sirte, in Libia. Gli aerei statunitensi sono partiti dalla base italiana di Sigonella.

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E ricordati di santificare il potere

6 settembre 2016

Madre Teresa è santa? Urge riflettere su cosa e chi si santifica nei momenti più solenni. Schizofrenia dell’Occidente, tra iperlaicismo e iperoscurantismo

Nei giorni di Madre Teresa resa santa, urge una riflessione su cosa e chi si santifica nei momenti più solenni.
Io credo – mi disse, e questo lo disse proprio a me – che, se la gente pensa che Hitler abbia ucciso 6 milioni di ebrei, certamente esagera. Hitler non era così malvagio. Potrebbe aver ucciso al massimo tre o quattro milioni di ebrei“.


[Intervista a padre Vladimir Felzmann, ex dirigente dell’Opus Dei, su Josemaría Escrivá de Balaguer, 11 maggio 1984 (da Peter Hertel: “Opus Dei. Documenti e retroscena“. Claudiana 1997 – Peter Hertel è un giornalista cattolico; meglio specificarlo, non si sa mai).]
Queste dunque le parole – “sante” pour cause – del fondatore dell’Opus Dei. Questo personaggio fu canonizzato nel corso di una cerimonia tenutasi il 6 ottobre 2002 alla presenza di politici, 400 vescovi e circa 300mila pellegrini provenienti da tutto il mondo. Tra gli illustri ospiti, indimenticabile fu l’ex premier ex comunistaMassimo D’Alema. Ricordate le sue parole?
Questa canonizzazione è un grandissimo evento che non può passare inosservato. Ho accettato l’invito per questo e non solo. Sono qui, infatti, anche per il rispetto che si deve alla Chiesa cattolica, alle sue istituzioni, alla sua storia, ai suoi testimoni, ai suoi simboli: ed il nuovo santo Escrivá de Balaguer è certamente uno di questi“.
Si beccò le critiche di Gianni Vattimo, Paolo Flores D’Arcais e Antonio Tabucchi. Ma in fin dei conti, cosa non si fa per il potere!
E ora papa Francesco (notasi: “Francesco”, il santo dei poveri – sic!), completando il processo iniziato dal suo predecessore, canonizzamadre Teresa di Calcutta.
Ecco, Calcutta. Vado in quella città con regolarità da non so quanti anni e non ci ho messo molto a scoprire che i kolkatiani svicolavano come anguille quando gli chiedevo un parere su madre Teresa. Alla fine ho messo le carte in tavola e ho ammesso che a me non piaceva. Si è aperta allora una fiumana di critiche circostanziate e spesso durissime alla oggi neo santa e al suo operato.
Ho sentito testimonianze dirette, letteralmente raccapriccianti, di persone che avevano visitato le sue “cliniche”, ovvero le sue topaie(censurate senza mezzi termini dalle prestigiose riviste The Lancet eBritish Medical Journal), dove l’unica cura che i malati, lasciati praticamente a se stessi, ricevevano era il “tocco” della miracolante “madre”.
Chissà perché mi ricorda un po’ il Tibet sotto il regno di Sua Santità ilDalai Lama, dove l’unica cura ammessa era il santo piscio dei lama stessi (con buona pace degli “umanitaristi” e degli “antimperialisti antiautoritari” à la “Free Tibet”).
E non si venga a tirare in ballo la povertà dell’India. A Calcutta ci sono ospedali pubblici dignitosissimi, dove il paziente è curato da personale specializzato che si avvale di tecnologie mediche moderne. L’unica stravaganza che potreste vedere sono le capre e gli altri animali che a volte i parenti in visita si portano con sé e lasciano nel cortile dell’ospedale.
Obnubilata dall’orrida ideologia della sofferenza (che per le menti bacate “avvicinerebbe a Dio”) la neo-santa negava antidolorifici ai malati terminali. In compenso riservava le migliore cure a se stessa, in cliniche svizzere esclusive. Singolare quindi che, nel suo caso, il rifiuto della sofferenza l’abbia invece talmente avvicinata a Dio da diventare santa. Misteri della fede.
Ci sono fondatissime inchieste che, con logica stringente, basata anche sul confronto tra le entrate e lo stato indegno in cui erano lasciati i suoi “assistiti”, deducono che la santa si riservava oltre che le migliori cure anche la gran parte del cucuzzaro delle donazioni miliardarie che riceveva.
Amica e sostenitrice dei peggiori arnesi politici della sua epoca, dai criminali dittatori haitiani Papa Doc e Baby Doc (i famigerati Duvalier) al dittatore nicaraguense Somoza, c’è il sospetto fondato che una parte del cucuzzaro andasse a loro.
Noi aspettiamo con curiosità di vedere quali nuovi vip si succederanno a D’Alema nel tessere le lodi dei fondamentalisti e oscurantisti periodicamente esaltati dal Vaticano (non dimentichiamoci che a seguito di un’inchiesta ordinata dalle alte sfere cattoliche, Padre Pio era stato definito da padre Agostino Gemelli, un medico e non propriamente un progressista, un “imbroglione psicopatico”; ma tant’è).
Nel frattempo faccio notare un’analogia mediatica. Il TG2 (e siamo nel 2016!) dava per scontata la verità oggettiva della famosa “guarigione” su cui si basa la canonizzazione di madre Teresa. Ne parlava come si può parlare del fatto che 2+2=4. Un dato certo, ovvio.
Allo stesso modo lo stesso organo informativo pubblico, prendendo l’occasione della manifestazione “umanitarista” sulla Siria (alla quale hanno partecipato un numero risibile di stipendiati delle organizzazioni promotrici – veramente quattro gatti), dava per scontato l’altro giorno che i buoni sono i “ribelli” e il cattivo è “Assad”.
Insomma, la guerra contro Assad come atto di fede. A seguito di questo assioma cosucce come la decapitazione di bambini venivano descritte come semplici marachelle da parte dei “ribelli”, su cui non valeva nemmeno la pena di soffermarsi più di tanto.
Ovviamente questi disinformatori pubblici nemmeno si ponevano il dubbio che magari queste cosucce, assieme a molte altre, riescono a spiegare come mai il 75% dei Siriani stia col loro Presidente, il 10% sia neutrale e solo uno stimato 15% stia coi “ribelli” (secondo l’ultima stima occidentale nota).
Mi ricorda un reporter più onesto del New York Times che un anno e mezzo fa scriveva all’incirca così: “Qui a Latakia le ragazze siriane fanno il bagno in bikini. A Raqqa se non portano il burqa rischiano la fustigazione. Non sorprende che a Latakia siano tutti dalla parte di Assad”.
L’Occidente in fase terminale, alla ricerca di antidolorifici e di inesistenti cure miracolose, che fa un santo dietro l’altro perché non sa più a che santo votarsi, rivela così tutta la sua schizofrenia: da un polo, iperlaicismo progressista come religione ufficiale e arma ideologica mirata (ad esempio da non utilizzare con l’Arabia Saudita) e, dall’altro polo, iperoscurantismo come religione occulta ma profonda, come sentimento e arma da scatenare contro i nemici dell’Impero.
Una religione profonda perché insita negli strati psichici di chi fa della propria vita una ricerca del potere e del dominio sugli altri.
E tra poco si arriverà a un’altra boa di questo viaggio verso l’oscurità. Perché se Donald Trump non è il verso giusto, la possibile elezione alla Casa Bianca della sanguinaria psicopatica Hillary Clinton è di sicuro il verso sbagliato dei prossimi eventi.
di Piotr
Fonte: Megachip

Preso da: http://www.cogitoergo.it/ricordati-santificare-potere/

La liturgia della bugia

4 settembre 2016

di Luigi Bellazzi
“non possiamo ritornare quello che fummo, non possiamo restare quello che siamo”
Oggigiorno abbiamo la “fortuna” di vivere in un momento di crisi epocale.
Non solo dal punto di vista dell’economia: “oggi peggio di ieri e meno peggio di domani”, ma soprattutto dal punto di vista morale. Viviamo un momento storico in cui la regola è diventata: “fare apparire il bene, per fare passare il male“.
Adesso è possibile grazie alla gravità del momento, avere l’occasione di poter “trasformare la difficoltà in opportunità“.
Questo infatti non è solo il momento della crisi dell’economia, questa crisi è il sintomo del fallimento della democrazia.

Quando tutti rubano (ed è ladro anche chi tiene il sacco…) non è che tutti siano ladri, è il sistema democratico che costringe tutti ad essere “ladri “.
Ogni critica per essere credibile deve essere preceduta da una sincera autocritica. Sgombriamo quindi il campo da equivoci, dichiarare la morte della democrazia, non significa far risorgere il fascismo. Gli stati etici: fascismo, nazionalsocialismo, comunismo, sono tutti al momento irrimediabilmente defunti. La inevitabile guerra fratricida, tra comunismo e fascismi. L’Unione Sovietica già negli anni ’40 aveva un miliardo di cinesi alle spalle, sui 4 mila chilometri di confine con la Siberia che costringevano l’allora URSS ad espandersi in Europa. La guerra civile tra gli stati etici, almeno per qualche altra generazione, ne impedirà il risorgere. La domanda ora da porsi è: falliti i fascismi, fallito il comunismo, fallita la democrazia, che fare? La risposta potrebbe essere: una democrazia integrata da valori etici. Uno Stato che al proprio interno rispetti il principio di legalità, mentre per l’esterno affermi il principio dell’interesse nazionale.
L’Italia in politica estera non potrà che avere un ruolo ancillare (pagheremo per secoli la vigliaccheria dell’otto Settembre ‘43) rispetto ad una Grande Potenza (la grandezza di un popolo la si misura con la sua capacità di resistenza). Seguendone le sorti nel bene e soprattutto nel male. La Grande Potenza “mediterranea” che prenderà a breve il ruolo guida che era stato degli USA, piaccia o no, sarà lo stato ariano dell’Iran. Nelle scuole a partire dalle elementari, sarebbe bene abbandonare da subito l’insegnamento dell’inglese a favore della lingua farsi.
Ottanta milioni di iraniani, inseriti in un’area di mezzo miliardo di abitanti, sono il futuro dell’Italia, dobbiamo però scrollarci di dosso l’oceano di bugie imposti dai vincitori ai vinti.
É una strada nuova (la “democrazia corretta”) facile a dirsi, difficile a praticarsi.
Si dovrebbe tanto per iniziare, riconoscere storicamente l’Onore militare ai vinti, smetterla con la “menzogna di Ulisse” e con il “male assoluto”. Prevedere che non esista alcun diritto se prima non si sia adempiuto a tutti i propri doveri verso la Comunità di destino, la Patria. Farla finita con l’equivoco di essere socialisti per i diritti (diritto alla casa, diritto alla salute, diritto al lavoro, diritto di qua e diritto di là) e liberisti per i doveri (lavoro per quel che mi paghi…).
Termometro veronese per misurare la crisi dell’economia è la quotazione delle azioni del Banco Popolare (dal 1867 il salvadanaio dei risparmi per le famiglie veronesi). Otto anni fa le azioni del Banco valevano 38,7 Euri. Oggi poco meno, poco più di 20 centesimi (nel 2013 dieci azioni erano state accorpate in una, quindi gli odierni valori formali di borsa vanno divisi per dieci). Duecentomila risparmiatori italiani, di cui 50 mila veronesi, hanno visto polverizzati i risparmi di una vita. Un’ ottima occasione per fare una riflessione sul passato e inventarsi un nuovo modo di fare banca: “Banca che sia solo banca“.
Scrive Galli della Loggia su “il Corriere della Sera” 07/08/16: “…La crisi del nostro sistema bancario non è solo un fatto economico, è anche un capitolo di storia sociale… É una storia di gruppi di comando locali installatisi alla testa degli istituti… Sono in genere formati da qualche imprenditore non sempre brillantissimo… campioni del notabilato… (hanno n.d.r.) depredato decine di migliaia di loro più o meno incolpevoli concittadini… lo hanno fatto per arricchirsi sempre di più… Questa voglia mai sazia di potere.., l’ovvia convinzione dell’impunità… di farla franca in ogni caso…”.
Ci manca solo il codice fiscale e il numero di scarpe di Paolo Biasi e di Carlo Fratta Pasini poi il ritratto dei “campioni del notabilato” veronese è completo. Fratta e Biasi i “poteri forti”? Non esistono “poteri forti”, esistono solo uomini deboli che non hanno il coraggio di combatterli.
“Fare apparire il bene, per fare passare il male” è la parola d’ordine della dittatura democratica. Basti ricordare l’esempio dello scandalo del Mo.s.e. (Modulo sperimentale elettromeccanico). Ricordiamo tutti le grida di dolore di quel tempo: “Venezia che affonda”, “Venezia che muore” a causa delle maree. C’era forse qualche belva umana che allora volesse far scomparire Venezia sotto le maree? Venezia è il vero ed unico patrimonio mondiale dell’umanità. Ma certo che no, il mondo non poteva perdere Venezia sommersa dai capricci del mare. Subito fu pronta la soluzione per salvare Venezia: il M.o.s.e., (non c’era tempo nè per le gare, né per la trasparenza), ecco così far nascere dalla sera alla mattina la fabbrica per produrre tangenti col pretesto nobilissimo di salvare Venezia dalla catastrofe immaginaria, tappando la bocca a chiunque manifestasse dei dubbi sul “Mo.s.e.”
Nel frattempo tangenti a iosa per tutti, per tutti i partiti. Poi (sempre dopo) scoppiato lo scandalo, Cacciari, il Sacerdote della sinistra onesta, illuminata ed intelligente (si fa per dire), ci veniva a pontificare che le maree devastanti a Venezia erano quelle superiori al metro e sessanta. Aggiungeva poi (ancora poi, mai prima) il Divo Massimo che il M.o.s.e. avrebbe messo al riparo per le maree alte fino ad un metro e sessanta. Succo postumo di Massimo Cacciari: il M.o.s.e. per salvare Venezia, non serviva ad un cazzo (poteva gridarlo subito. O no?).
Altro “cavallo di troia”, l’immigrazione. Col pretesto del povero bambino che muore di fame, o annegato, del dovere di dare accoglienza e/o asilo politico a chi fugge da guerre (ma non si chiamavano disertori?), carestie (ma non dovrei rimanere a casa mia col mio badile e con la mia spada?) e persecuzioni (chi è perseguitato e chi è persecutore?), vengono oggi deportati (grazie alle sirene delle TV satellitari) interi popoli sradicandoli dalle loro terre, dalle loro tradizioni, dagli equilibri millenari con l’ambiente circostante, per portare quei popoli in Europa e trasformarli in torme di randagi consumatori. Ma quale asilo politico, l’unica persona in Europa effettivamente meritevole di asilo politico per essere stato perseguitato per le sole idee manifestate, è l’avvocato Horst Mahler. Mahler per avere sostenuto che storicamente l’olocausto (inteso come sterminio programmato di 6 milioni di ebrei) non è mai esistito, è stato messo in prigione.
Libertà di pensiero? Dieci anni di galera al vecchio Horst (Fondatore delle “Brigate rosse” tedesche)! A settanta e passa anni ad Horst Mahler è stata amputata una gamba in carcere.
Intanto abbiamo i nuovi “martiri”, gli affaristi che siedono nei Consigli di Amministrazione di Banche e Assicurazioni. Abbiamo gli attori che si esibiscono nella quotidiana ed ostentata recita di povertà e dolcezza francescane, per poi trasformarsi in docili e spietati strumenti della finanza internazionale ebraica, burattini del Burattinaio Larry Fink, Amministratore Delegato e “proprietario” di Black Rock, il fondo che gestisce un patrimonio di 4700 miliardi di dollari in partecipazioni (più del doppio del p.i.l. italiano!).
Fink è quel “Signore del denaro” che nel tempo di uno schiocco delle dita, fece scappare il Presidente del Consiglio Berlusconi da Palazzo Chigi dove si era barricato da mesi. Era bastato infatti che Black Rock iniziasse a svendere le sue partecipazioni in Fininvest e Berlusconi si sarebbe potuto trovare dopo poco ridotto sul lastrico.
Gli esempi del “bene peloso” che nasconde turpi interessi lo abbiamo visto in tutto il panorama politico con “Mafia Capitale”.
Con il pretesto di salvare dal naufragio i poveri migranti, la Marina Militare ha chiesto un finanziamento straordinario per varare una costosissima portaerei (non bastavano quattro gommoni da altura?) strumentalmente destinata a salvare i migranti ma di fatto destinata a varare tangenti per Ammiragli felloni.
Tanto varrebbe pagare a tutti i migranti il biglietto aereo classe affari per venire in Italia.
Certamente si risparmierebbero denaro e perdite di vite umane. Ma così facendo, i paladini dei poveri a braccetto con la Finanza dei ricchi perderebbero la spettacolarizzazione della tragedia: le migliaia di affogati, i bambini venduti dalle famiglie per contribuire allo spettacolo sempre più straziante dei naufragi andando così a tappare la bocca di chi si opponga all’immigrazione.
Gli imperi Coloniali un tempo privilegiavano le fonti di produzione (Colonie); poi gli Stati democratici hanno privilegiato le fonti di consumo (mercati); Adesso la finanza internazionale e mondialista per sostenere l’economia liberista basata sulla spesa e sui consumi, se vuole far crescere i consumi deve aumentare il numero dei consumatori. Con una Italia in pieno calo demografico. Nel n. 7 del 2016 di Limes, pag.12: “L’Italia sta cambiando pelle. Per la prima volta in 90 anni la popolazione residente è diminuita (- 130.061unità)… Seguendo le tendenze attuali, compresa un’immigrazione netta intorno alle 100 mila unità annue, nel 2050 ci ridurremo a circa 57 milioni (rispetto agli attuali 60.665.551 residenti n.d.r.)…”
Allora eccoti la ricetta per sostenere i consumi: gli immigrati. Due piccioni con una fava: la fava dell’immigrazione da un lato fa aumentare il numero dei consumatori, dall’altro lato contribuisce ad indebolire l’Europa attraverso la perdita della propria identità.
Nel frattempo gli Stati Uniti a casa loro tengono ben separato con muri e reticolati il confine con il Messico per impedire l’ingresso di clandestini.
C’era chi ammansiva gli schiavi di ieri per sostenere i Colonizzatori. Oggi i portatori del bene assoluto, continuano ad ammansire i nuovi schiavi di oggi (gli immigrati consumatori).
La felicità non la si misura in base al reddito pro capite, ma in base all’equilibrio dell’uomo con l’ambiente che lo circonda.
Non è un caso che la percentuale più alta di suicidi la si riscontra nelle società con i redditi più alti. Viceversa nelle comunità tribali, economicamente poverissime, il suicidio non esiste.
Quel carrozzone schifoso della F.A.O. spende più in stipendi che in erogazioni! Mica per niente la Boldrini faceva la strapagata portavoce della F.A.O.: alberghi a cinque stelle, telecamere al seguito, sguardo addolorato al momento delle riprese ed ecco confezionata la missione umanitaria del momento.
Noi viviamo quotidianamente la liturgia della bugia.
Strapagare chi fa politica, il costo della democrazia…. Tutte balle, pagare ai politici stipendi 8/9/10 volte superiori al reddito percepito prima di essere eletti significa renderli schiavi dell’incarico parlamentare. Quando il politico prima di essere eletto guadagnava 8/9/10 volte di meno era costretto a riciclare le scarpe dal figlio più vecchio a quello più giovane, vacanze nella pensione “Maria onta”, caffè contati, vestiti consunti. Poi, dopo l’elezione per quattro anni la famiglia può vivere senza problemi economici. Chi è quel marito, quel genitore, quel parlamentare o consigliere regionale che dopo 4 anni rinunci spontaneamente ad essere rieletto ed ha la forza d’animo per dire alla propria famiglia: ritorniamo poveri, torniamo a riciclare scarpe e vestiti?
Il pianto greco
Questa lagnanza insistente e molesta, questo chiedere ogni giorno più fondi, più mezzi. Non ci si vuole rendere conto che la situazione dell’economia è sempre: “oggi peggio di ieri e meno peggio di domani
Il perché è molto semplice, anche se fa ribrezzo a dirlo.
La prima economia in Italia era il “nero”, ovvero i denari sottratti allo stato con l’evasione fiscale. Con la ruberia in servizio permanente effettivo è una cialtronata affermare:” Se paghiamo tutti (le tasse), tutti pagheremo meno”.
Più democrazia, più eletti, regioni, circoscrizioni etc. etc. hanno comportato sempre più ruberie. Politici di destra, di centro come di sinistra. Basti vedere cosa sta accadendo a Roma tra i 5 Stelle e l’appena eletta Sindaca Virginia Raggi.
La democrazia è la sifilide dello spirito.
Fino ad una decina di anni fa, la regola nel privato era che le ore straordinarie venissero pagate in nero. Con quei compensi “esentasse”, marito e moglie pagavano le rate del mutuo per la casa, pagavano le vacanze, l’auto, la benzina etc. Non scordiamo che con quella economia “banditesca”, nei primi anni ’60 l’Italia realizzava 1.200 chilometri di Autostrada del sole. Adesso non abbiamo nemmeno i mezzi per ripararne le buche.
Non c’è dubbio che un’opera pubblica (es. un ponte, una strada) abbia un effetto moltiplicatore della ricchezza cento volte superiore rispetto ad un opera privata (es. una casa in proprietà), ma se quella strada dopo poco deve essere chiusa per le buche che si manifestano, o se il traffico sul ponte deve essere interrotto per minaccia di crollo del viadotto, beh allora l’effetto moltiplicatore si converte in demoltiplicatore (invece di ridurre i tempi di percorrenza, buche e crolli quei tempi li allungano!). Quindi l’opera pubblica invece di creare ricchezza produce “povertà”. E questo accade perché il politico (tutti i politici, nessuno escluso) per essere rieletto deve privilegiare la preferenza rispetto all’investimento nell’opera pubblica. Il consenso costa e allora via con le tangenti. Elementare, fin troppo elementare.
All’epoca del “nero diffuso”, i più onesti tra i “finanzieri” raddoppiavano lo stipendio con il secondo lavoro pomeridiano (ovviamente in nero), i poliziotti facevano i buttafuori nelle discoteche o i gorilla per le famiglie facoltose a rischio rapimento.
Questa però era l’Italia dell’Autostrada del Sole.

04/09/2016

Preso da: http://www.italiasociale.net/alzozero16/az16-09-04.html

Libia, ecco le prove del traffico d’organi

Paolo Lambruschi

21 agosto 2016

Traffico d’organi sui migranti che passano dalla Libia. Diversi magistrati italiani, in particolare la Procura palermitana stanno conducendo indagini grazie alle rivelazioni di un trafficante pentito. Ora, per la prima volta, da Milano un testimone qualificato, un medico, conferma di aver visto una vittima di questo immondo mercato e ha scritto al nostro giornale perché si prendesse coscienza di questa realtà mostruosa.

Era giovedì 11 agosto quando il dottor Paolo Calgaro ha visitato nel Pronto soccorso di un grande ospedale milanese un uomo con passaporto sudanese inviato da un’associazione che gestisce un centro comunale per transitanti dove questi dormiva. «Sospettavano avesse una polmonite – spiega Calgaro – e l’hanno mandato in ospedale. Era un 42enne proveniente dal Sudan. Al momento della visita medica scopro una cicatrice in fianco sinistro di cui gli chiedo conto. Ascolto, con sbigottimento e sdegno, la storia che mi racconta. Questo povero uomo, tenuto segregato in Libia dai trafficanti mi ha raccontato che circa 16 mesi fa è stato condotto in un isolato ambulatorio per eseguire prelievi ematici. Ma si è svegliato due giorni dopo con quella dolorosa ferita chirurgica sul fianco e la spiegazione che gli era stato prelevato, senza alcun consenso, il rene sinistro per darlo a un amico del padrone. Incredulo, ho chiesto un esame radiologico, che ha confermato tutto».

Paolo Calgaro indignato da quello che ha appena visto prende carta e penna e scrive ad ‘Avvenire’. «Perché vorrei che queste storie, vere, fossero ben presenti nelle menti e nei cuori di tutti coloro che possono fare qualcosa per bloccare o ridurre questo mercato abominevole». Si calcola che il 10% dei 118.000 trapianti che ogni anno si praticano globalmente sia illegale e che fruttino alle organizzazioni criminali internazionali fino a 1,4 miliardi di dollari. Un rene varrebbe tra 2.000 e 11.000 dollari e verrebbe rivenduto anche a prezzo triplicato in Egitto, hub del mercato nero verso i Paesi islamici che per, motivi religiosi hanno legislazioni restrittive sui trapianti. Dopo una breve ricerca abbiamo trovato riscontro dell’effettivo passaggio del migrante dal centro per transitanti. Ma l’uomo è attualmente irreperibile. Appurato da un chirurgo che gli è stato asportato un rene, resta da capire se l’operazione sia avvenuta contro la sua volontà o se invece sia stato costretto a venderlo per proseguire il viaggio, come si dice – ma finora non risulta ci siano state prove altrettanto forti – sia capitato ad altri africani nell’inferno libico. Cosa cambia? Molto se si conosce il nome del ‘padrone’ e quello dello smuggler, il trafficante. Preziosi tasselli da aggiungere per individuare e fermare la spietata cupola che opera sull’ex ‘quarta sponda’.

Ai primi di luglio il pentito Nouredin Atta, trafficante d’uomini eritreo in Libia, ha raccontato ai magistrati palermitani che i migranti rimasti senza soldi per pagare il viaggio effettuato via terra né sanno come pagare il passaggio in mare vengono consegnati a sanitari egiziani, tristemente noti come ‘medici del Sahara’, per circa 15.000 dollari. Provvedono loro all’espianto degli organi e al trasporto in borse termiche. In Libia agiva il trafficante eritreo noto come Mered Medhanie Yedhego, arrestato in Sudan il 25 maggio ed estradato in Italia ai primi di giugno. Dal carcere di Palermo l’uomo sostiene di essere vittima di uno scambio di persona, ma nella memoria del suo smartphone i pm hanno trovato foto di cadaveri smembrati che testimonierebbero il traffico di organi praticato sulla rotta. Yedhego, secondo i testimoni, avrebbe collaborato ai sequestri di africani compiuti nel Sinai, dove il prelievo di organi umani a chi non poteva pagare il riscatto era frequente.

Preso da: http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Traffico-dorgani-sugli-africani-un-medico-milanese-denuncia-.aspx 

Cosa c’è dietro al cibo industriale

23 Agosto 2016

Corpi estranei in ritagli di ostie croccanti, salmonella nella soia e nella carne di pollo, livelli eccessivi di Escherichia coli nei mitili, mercurio nel tonno, frammenti di vetro in ravioli ai funghi, aflatossine nel grana padano, couscous con muffe e la lista è ancora lunga. Sono le anomalie e le irregolarità nei prodotti italiani che hanno preso la via dell’estero o del mercato interno e che sono state rilevate e segnalate, nelle ultime settimane, dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi.

Il cibo sano pare, dunque, una chimera o almeno una equivalenza impossibile con il cibo industriale, sia prodotto in Italia che all’estero. Qualche altro esempio?

Tra i lotti respinti alle frontiere o oggetto di informazione ci sono: migrazione di cromo e manganese da lame per elettrodomestici da cucina provenienti dagli Stati Uniti; mercurio in lombi di pesce spada (Xiphias gladius) sottovuoto e scongelati dalla Spagna; residui di sostanza proibite (tau-fluvalinato e cloramfenicolo) in propoli crudo dalla ex Iugoslava, Repubblica di Macedonia; ocratossina A in miscela di caffè tostato da Italia.

E ancora: colorante non autorizzato (Reactive Red 195) in concentrato di frutta dal Messico; infestazione da parassiti Anisakis in rana pescatrice refrigerata (Lophius piscatorius) dalla Francia; presenza di DNA di ruminanti in materiali alimentari provenienti da Danimarca e destinati a mangime.

Poi ci sono i ritiri di prodotti per questioni di potenziali allergie o presenza di sostanze estranee.

 

Per esempio, a fine luglio Ikea ha esteso il richiamo delle due tavolette di cioccolato avviato un mese prima  per la mancanza delle indicazioni in etichetta di due ad altri sei prodotti al cioccolato. Il motivo è sempre lo stesso: la mancanza dell’indicazione sull’etichetta della frase “può contenere mandorle e nocciole”. Si tratta di una dimenticanza che  potrebbe procurare problemi alle  persone allergiche o intolleranti. Il richiamo interessa tutti i mercati mondiali e tutti i lotti venduti. Ikea precisa che la presenza di mandorle e nocciole non è occasionale ma che è stata rilevata frequentemente.

E ancora, di recente la catena di supermercati Coop ha annunciato il ritiro dagli scaffali dei supermercati delle confezioni di dessert Granarolo 100% vegetale di soia al gusto vaniglia, per possibile presenza di tracce di latte non dichiarate in etichetta.

Il 15 luglio 2016 Barilla ha richiamato e ritirato dai punti vendita dieci tipi di pane in cassetta e due torte della Mulino Bianco oltre a un lotto di Maxi burger Pavesi per sospetta presenza di corpi estranei nel sale utilizzato nelle preparazioni. Secondo il fornitore di sale olandese si tratta di pezzetti di metallo che possono arrivare sino a cinque centimetri. In rete sono apparse centinaia di notizie su questo ritiro e molti giornali cartacei hanno ripreso la notizia. La maggior parte dei supermercati che in teoria dovrebbero essere interessati ad avvisare la clientela, visto che probabilmente hanno venduto i lotti ritirati, ha dimenticato di rilanciare l’allerta e di informare i propri consumatori.

Poi la querelle tra la Ferrero e l’associazione dei consumatori tedesca Foodwatch che ha analizzato venti marche di patatine fritte e snack, per verificare la presenza di oli minerali. In tre snack è stata rilevata la presenza di idrocarburi di oli minerali (MOH). Si tratta delle barrette di cioccolato Kinder Ferrero, dei cioccolatini alle nocciole Fioretto di Lindt e dei biscotti al cioccolato Sun Rice di Rübezahl. La maggior concentrazione di MOH è stata riscontrata nelle barrette Kinder, e per questo Foodwatch ha chiesto a Ferrero di ritirare il prodotto.

 

In una mail inviata a Il Fatto Alimentare Ferrero «garantisce che tutti i suoi prodotti sono sicuri per i consumatori. Essi sono infatti pienamente conformi ai requisiti di sicurezza alimentare previsti in tutti i paesi in cui sono commercializzati, spesso superandoli. Ferrero difende i suoi prodotti e ne garantisce la sicurezza Benché il tema recentemente sollevato relativo a tracce di oli minerali nei prodotti alimentari sia noto alle autorità competenti e all’industria alimentare già da diversi anni, non vi è ad oggi alcuna regolamentazione specifica in materia. Il problema concerne virtualmente tutti gli imballi alimentari: infatti, tracce minime di oli minerali si ritrovano ovunque nell’ambiente. Tutti gli imballi Ferrero rispettano pienamente la normativa applicabile relativa ai materiali di contatto alimentare. Tuttavia, in linea con la sua tradizione di continuo miglioramento, dal 2013 Ferrero è impegnata in un processo di revisione di tutti i suoi materiali da imballaggio, al fine di garantire la più alta qualità ai propri consumatori». L’associazione dei consumatori tedesca ha però ricordato il parere emesso nel giugno 2012 e poi aggiornato nell’agosto 2013 dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Il testo individua due tipi di MOH per quanto riguarda la sicurezza alimentare: gli idrocarburi saturi (MOSH), che possono accumularsi nei tessuti umani e provocare effetti avversi sul fegato, e quelli aromatici (MOAH), che possono agire da cancerogeni genotossici, ovvero   possono danneggiare il DNA e provocare il cancro.

E quando si parla di cibo industriale, occhio agli ingredienti citati nella pubblicità. Vogliamo parlare dei gelati confezionati? Il Fatto Alimentare ha analizzato 104 prodotti scoprendo che la panna è solo uno specchietto per le allodole

L’alternativa c’è. Smetterla con i prodotti industriali acquistati a pacchi e carrelli, che durano un tempo infinito, infarciti di additivi di ogni genere. E riduzione drastica delle proteine animali, dal momento che gli animali sono allevati con abbondanza di antibiotici, ormoni e mangimi addizionati. Sì agli alimenti biologici, in larga parte vegetali, a un’alimentazione basata su cibi freschi cucinati al momento. La salute si guadagna e si mantiene a tavola.

Preso da: http://www.ilcambiamento.it/dietro_etichetta/cibo_industriale.html

Come Soros voleva rovesciare Putin e destabilizzare la Russia

Alex Christoforou, The Duran 25/8/2016
Le recenti DCLeaks di oltre 2500 documenti delle ONG di George Soros, illuminano su come il miliardario usa la sua grande ricchezza per creare il caos globale nella continua imposizione euforica del neoliberismo alle classi lavoratrici. Mentre Soros è riuscito a destabilizzare l’Unione europea promuovendo l’immigrazione di massa e l’apertura delle frontiere, a dividere gli Stati Uniti, finanziando attivamente l’ente Black Live Matter e corrompendo la molto corruttibile classe politica degli Stati Uniti, e a distruggere l’Ucraina sostenendo un colpo di Stato contro un governo democraticamente tramite energumeni neonazisti… un Paese che Soros non può decifrare è la Federazione Russa. Il pragmatismo politico e il sistema di valori umanisti radicati nella tradizione culturale dello Stato-Nazione della Russia, probabilmente fanno infuriare Soros. La Russia è sua la balena bianca… una creatura che ha cercato di uccidere per quasi un decennio. Sfortunatamente per Soros (e fortunatamente per l’intero pianeta), il governo russo ha capito la natura cancerosa delle sue ONG prendendo misure preventive adeguate… che col senno di poi, e dopo aver esaminato le note di DCLeaks, sì è dimostrata essere una mossa molto saggia.

Il 30 novembre 2015, Zerohedge riferiva, “l’Ufficio del procuratore generale della Russia ha emesso un comunicato in cui riconosceva l’Open Society Institute di George Soros e un’altra organizzazione affiliata come “gruppi indesiderabili”, vietando a cittadini ed organizzazioni russe du partecipare a qualsiasi loro progetto. Il procuratore afferma che le attività della Open Society Institute e della Fondazione di assistenza Open Society Institute erano una minaccia per le fondamenta dell’ordine costituzionale e della sicurezza nazionale della Russia, aggiungendo che il Ministero della Giustizia sarebbe stato debitamente informato di queste conclusioni e avrebbe aggiunto i due gruppi alla lista delle organizzazioni straniere indesiderate in Russia. Secondo RT, i pubblici ministeri hanno lanciato un’indagine sulle attività delle due organizzazioni promosse dal noto finanziere statunitense George Soros, nel luglio di quest’anno, dopo che i senatori russi avevano approvato la cosiddetta “stop-list patriottica” di 12 gruppi che richiede immediatamente l’attenzione sulle loro presunte attività anti-russe. La legge sulle organizzazioni straniere indesiderate è entrata in vigore all’inizio di giugno di quest’anno. Impone a Ufficio del Procuratore generale e Ministero degli Esteri la redazione di un elenco ufficiale di organizzazioni straniere indesiderate e delle attività illegali. Una volta che un gruppo è riconosciuto indesiderabile, le sue attività in Russia devono essere congelate, i suoi uffici chiusi e la diffusione dei materiali vietata. Detto questo, non è certo che Soros abbia ancora alcuna attività in Russia. La sua fondazione, apparsa in Russia alla metà degli anni ’90, era attiva fino al 2003, quando Putin s’è consolidato al potere”. L’enorme tranche dei documenti rilasciati da DCLeaks dimostra quanto sia pericolosa l’Open Society di George Soros per il benessere e la conservazione della Federazione russa e della cultura russa.
In un documento del novembre 2012 dal titolo “Note della riunione di pianificazione strategica dell’OSF (Open Society Foundation) Russia“, i cui partecipanti erano: Leonard Benardo, Iva Dobichina, Elizabeth Eagen, Jeff Goldstein, Minna Jarvenpaa, Ralf Jürgens, Elena Kovalevskaja, Vicki Litvinov, Tanja Margolin, Amy McDonough, Sara Rhodin, Ervand Shirinjan, Becky Tolson, si discuteva di come… “Identificare le priorità comuni delle attività di OSF Russia nel prossimo anno. Come possiamo collaborare in modo più efficace, considerando il deterioramento dell’ambiente politico per i nostri partner?” La rivelazione principale del verbale era la speranza che gli anni di Medvedev come presidente avrebbero dato alle ONG “l’apertura” di cui avevano bisogno per spezzare finalmente l’orso russo. Il tutto evaporò nel 2012, quando Vladimir Putin tornò nell’ufficio presidenziale. L’OSF, chiaramente sconvolta e delusa, poneva le basi per sfidare l’amministrazione Putin alla luce del diverso approccio verso ONG come l’Open Society Foundation. “Il contesto dei diritti umani è molto cambiato nel 2006-2012: il periodo Medvedev ha permesso una serie di miglioramenti e aperture significative per le ONG, modificando la legge sulle ONG nel 2006, che comportava una campagna a favore delle organizzazioni non governative; molti dei nostri ne beneficiarono in quel periodo. Surkov ha legami con molti gruppi disposti a collaborare con lo Stato ed nostri partner erano gli esperti nei processi chiave quali la riforma della polizia. Uno spazio fu creato per la modernizzazione e l’inclusione della società civile durante il mandato di Medvedev. Tuttavia, la pressione ricominciava rapidamente appena Putin è tornato al potere”. Un’importante svolta per le ONG in Russia avvenne con le fallite proteste russe in “stile Mjidan”, prontamente smantellate prima che venissero inflitti danni. “Le proteste russe hanno profondamente influenzato la vita delle ONG. Lo Stato finanziava l’auto-organizzazione pensando che ciò avrebbe disinnescato un’opposizione su vasta scala. Ma, incoraggiando l’auto-organizzazione, aveva aperto il vaso di Pandora. La gente è diventata attiva e cominciava a sentire che era possibile cambiare qualcosa, la porta era stata aperta all’auto-mobilitazione. Lo Stato ha risposto con la repressione e i prigionieri politici, al fine d’instillare la paura nella popolazione. Lo Stato ha anche minato il sostegno sociale alle proteste. Il suo sostegno socialmente orientato verso le ONG (“buone”) è un modo per dividere la comunità, mentre la legge contro gli agenti stranieri definisce le proteste come finanziate dall’estero per minare la Russia”.
Perché tale fascinazione per la Russia? Perché è importante per l’OSF concentrarsi sulla Russia? Con la Russia sono in gioco immense ricchezze e potere geo-politico enorme.
I principali temi della società aperta e questioni molto importanti in Russia
– Trasparenza e responsabilità (anticorruzione)
– Diritti e giustizia (vale a dire, giustizia penale, polizia, stato di diritto, LGBT, diritti delle donne)
– Migrazione
– Integrazione scolastica (disabilità, rom)
– Libertà dei media, accesso alle informazioni
– Salute (accesso ai farmaci, HIV, riduzione del danno)
Problemi da superare: le tattiche russe sono riprese in Asia centrale (vale a dire, la legge anti-estremismo in Kazakhstan)
L’influenza della Russia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che sostiene la risoluzione che dice che i diritti umani devono prendere in considerazione i valori tradizionali del Paese in questione, pochissime ONG che seguono il consiglio vedono le prossime grandi implicazioni dalla Russia
La partecipazione a regimi internazionali globali (G20, ICC, WTO), una Russia più aperta cambierebbe gli organi di governo internazionali
Il contenzioso della Corte europea
I dettagli del documento sono un ampio elenco di bersagli, di “ciò che va fatto” per destabilizzare la Russia, concentrandosi su molti ricorrenti temi neoliberisti che Soros utilizza per infettare le nazioni ospitanti e rovesciare i governi…
“- prigionieri politici (Bolotnaja, ecc.)
– censura e controllo dei media (pressione sui media indipendenti, lavoro su NMP)
– sorveglianza
– LGBT (spinta contro le leggi sulla propaganda, voluta dai funzionari locali non dal governo federale)
– diritti delle donne
– diritti dei disabili ed integrazione scolastica
– prigioni
– molti finanziamenti per il monitoraggio; dove il denaro viene meglio speso?
– le ONG non hanno sufficienti dollari per viaggiare e per una rappresentanza legale
– polizia e violenza della polizia (Verdetto pubblico, uomo e legge, ecc.)
– migranti
Trasparenza e responsabilità
– spesa dello Stato, monitoraggio e analisi
– operazioni di monitoraggio transfrontaliere ed acquisizioni affari
– connessioni tra responsabilità, diritti umani ed interessi dei cittadini ordinari
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.03891028-6045
Dopo il documento del 2012 e la chiara delusione espressa dai membri dell’OSF per la resistenza della Russia al neoliberismo, DCLeaks fornisce un promemoria successivo dal titolo “Progetto di strategia per la Russia, 2014-2017”. La sintesi del documento… “La Russia di oggi deve affrontare una ricaduta deplorevole nell’autoritarismo. Di fronte a sfide interne gravi, il regime è diventato più insulare e isolazionista cercando di consolidare la propria base. Le leggi progressivamente draconiane promulgate dal ritorno di Putin alla presidenza hanno messo tutte le organizzazioni finanziate dall’estero sotto la minaccia dell’isolamento e del discredito. Nonostante queste decisamente impegnative condizioni, è essenziale continuare a coinvolgere la Russia, sia per preservare gli esistenti spazi democratici che per garantire che le voci russe non siano oscurate sulla scena globale”.
La destabilizzazione della Russia, ora giustamente intitolata “Progetto Russia”, prosegue identificando tre concetti cardine… “Nel paesaggio cupo, rimangono comunque aperture per l’intervento del Progetto Russia. Sfruttare tutte le opportunità disponibili, seguendo i seguenti tre concetti che riteniamo di vitale importanza nel contesto attuale:
1) Mitigare l’impatto negativo delle nuove leggi attraverso la difesa nazionale e internazionale. Alleati chiave in questo senso sono il crescente numero di cittadini russi che si oppongono alla regressione del Paese, insieme alla consistente comunità di esperti legali russi dalla conoscenza approfondita della legge sulle ONG e dalla forte motivazione nell’aiutare il settore a continuare le sue attività.
2) Integrare le voci russe nello scambio globale di idee. Dato che intellettuali, operatori e attivisti russi sono sempre più isolati a livello nazionale, e gli accademici sono spesso isolati dalla comunità internazionale, sosterremo la diffusione di pensieri diversi e critici russi nel discorso globale. Tali opportunità permettono agli attori russi di collaborare reciprocamente e vantaggiosamente su argomenti che vanno dalla migrazione all’attivismo digitale, mantenendone così la rilevanza e riducendone la provincializzazione.
3) Il nostro obiettivo è integrare i diritti e la dignità di una delle popolazioni più emarginate della Russia: gli individui LGBT. La diversificata rete dei partner di RP offre l’opportunità di costruire un’ampia base di alleati nella società civile in un momento in cui la comunità LGBT è sotto grave minaccia. Speriamo di vedere un discorso più equilibrato sui diritti LGBT nel pubblico russo, così come una forte coorte di organizzazioni indipendenti tradizionali che adottano attivamente gli interessi LGBT nel loro operato”.
Mobilitazione sociale e finanziamento delle reti dei media alternativi per promuovere il discorso sociale e l’insoddisfazione, sono tattiche comuni che le ONG di Soros utilizzano per fabbricare la sovversione. “Insieme a tali iniziative, siamo impegnati a sostenere tre campi principali: a) accesso alla giustizia e rafforzamento legale dei gruppi emarginati; b) accesso a informazioni indipendenti e media alternativi; e c) piattaforme di dibattito critico, discussione e mobilitazione sociale. RP prevede di fornire supporto di base ai nostri partner di fiducia in ciascuno di questi campi, investire nella loro crescita e sviluppo, rimanendo flessibili sulle modalità di finanziamento necessarie per consentirgli di continuare il lavoro essenziale. Cerchiamo anche di rafforzarne la legittimità e la sostenibilità finanziaria, per costruire un mondo organizzativo del terzo settore più trasparente, efficace ed efficiente. La Russia è attualmente sotto un processo di graduale, arbitraria e intenzionale chiusura. In tale contesto, il ruolo cardinale di RP è creare un campo grave ed ad ampio raggio di attori indipendenti della società civile, che nel migliore dei casi aiuti ad impostare l’agenda per un futuro più aperto e democratico in Russia, e nel peggiore dei casi sopravvivere agli effetti della nuova legislazione draconiana”.
Ingaggiare la diaspora russa che si oppone al governo attuale, e mobilitare la comunità LGBT attraverso la propaganda massmediatica sono temi ricorrenti nei documenti di Soros. L’attenzione dei media sui diritti LGBT durante le Olimpiadi invernali di Sochi fu l’occasione da non perdere per Soros. “Nel breve e medio termine, RP si propone di generare un più ampio supporto nella società civile a questo gruppo altamente emarginato. Anche se la legge sulla “propaganda dell’omosessualità” ha un’inedita attenzione internazionale per le Olimpiadi invernali di Sochi, le voci degli attivisti russi sono a malapena ascoltate dalle maggiori organizzazioni internazionali LGBT. Vogliamo fare in modo che i nostri partner russi abbiano un ruolo di primo piano nel plasmare la strategia del movimento internazionale, pianificando campagne dall’orientamento interno piuttosto che internazionale, e che la spinta raccolta per Sochi non si dissipi subito dopo la fine delle Olimpiadi. Il nostro vantaggio comparato risiede nelle reti ampie e profonde che abbiamo favorito in questi ultimi anni. Un uso strategico di tali reti consentirà di massimizzare l’impatto a lungo termine del lavoro che le organizzazioni per i diritti LGBT fanno. I gruppi per i diritti LGBT in Russia sono professionali ed efficaci, ma non possono andare oltre le loro comunità immediate e galvanizzare altri attori della società civile, necessario al loro successo a lungo termine”. La destabilizzazione di un Paese delle dimensioni della Russia non avviene senza un prezzo significativo, che George Soros sembra più che pronto a pagare… “Dato il gran numero di borse di RP, vediamo la necessità di altro personale per attuare le nostre priorità strategiche e monitorare efficacemente la nostra attività. Tuttavia, mentre un certo numero di programmi nella regione Eurasia sono in fase di ristrutturazione, attendiamo dei risultati da questa transizione prima di dare qualsiasi raccomandazione sostanziale”.
Non c’è alcun dubbio sul fatto che il piano 2014-2017 delineato dalle ONG di Soros, che addirittura immagina l’aumento del personale e la ristrutturazione regionale eurasiatica, ha subito un grande danno dalla legge del 2015, ha visto tali forze disgreganti operanti in Russia, essere finalmente cacciate dalla nazione.
Il documento completo in PDF può essere trovato qui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2016/08/26/come-soros-voleva-rovesciare-putin-e-destabilizzare-la-russia/

LA GLOBALIZZAZIONE SERVE PER ARRIVARE AL GOVERNO MONDIALE DEI ROTHSCHILD

22 agosto 2016

La dittatura europea: intervista alla d.ssa Isa Magli

ual è l’origine di quella che Lei ha definito “la dittatura europea”? Le origini vengono da molto lontano. Un progetto di “pace perpetua” fondato sull’omogeneizzazione di tutti i popoli e di tutti gli Stati, in primis di quelli europei, risale al primo Umanesimo ed è passato poi ai Filosofi del Settecento fino a Kant che ha scritto appunto un “Progetto di pace perpetua”. Si trattava con tutta evidenza di un discorso filosofico, un’ipotesi teorica priva di qualsiasi aggancio con la realtà, ma i politici e i finanzieri anglo-americani se ne sono serviti, alla fine della prima guerra mondiale, per lanciare, sotto l’ideale della pace, l’idea di un’unione degli Stati europei.
Un’unione federale a guida americana che in realtà doveva dare inizio ad una economia e ad un mercato mondiale.

Qual è il rapporto dare/avere fra l’Unione Europea e l’Italia? Non credo che si possa parlare di un rapporto dare-avere. Qualcuno presenta ogni tanto un bilancio di quanto l’Italia dà all’Unione in denaro come la quota obbligatoria dell’Iva annuale, gli stipendi e le spese dell’europarlamento e quanto riceve di contributi all’agricoltura e altre cose del genere, ma si tratta ovviamente di bilanci senza senso. In che modo, infatti, si può calcolare il danno della perdita della sovranità sulla moneta, con tutto quello che ha comportato e che comporta di pagamento degli interessi (signoraggio) ai banchieri della Banca centrale europea? In che modo calcolare la perdita del proprio territorio con l’eliminazione dei confini stabilita con il trattato di Schengen? La perdita dell’indipendenza del proprio Stato con la connessa perdita del prestigio del nome di una nazione e di una civiltà che ha impresso, dal tempo di Roma in poi, il proprio volto all’Europa? Per non parlare della perdita della libertà di produzione dei propri prodotti, con l’imposizione pianificata delle colture agricole, dallo sterminio di magnifiche mucche allo scambio di frutta che viaggia da un capo all’altro del mondo per unificare pomodori cinesi e zucchine brasiliane di perfetta misura bruxelliana. Non esistono bilanci al mondo che possano fare simili calcoli.

Quali sono i lati oscuri che il progetto Europa nasconde? Quello che non è mai stato detto chiaramente da nessuno dei nostri politici: lo scopo finale della globalizzazione, il Governo unico mondiale. La riduzione all’uguaglianza di comportamento per tutti i popoli: una sola lingua, una sola religione, una sola moneta, una sola identità, una sola cultura, un solo Stato. La “guida” sottostante a quella dei governanti sembrerebbe massonica, in quanto questi sono fin dall’inizio gli ideali massonici, ma non ne esistono prove. Personalmente però io sono convinta che la globalizzazione non sia, non possa essere la meta finale, ma piuttosto lo strumento per uno scopo ulteriore di cui non so nulla. Il motivo per il quale ritengo che la globalizzazione non possa essere la meta finale, è presto detto: non è possibile mantenere miliardi di uomini immobili nella posizione raggiunta. La lingua, per esempio, si trasforma da sé senza che nessuno ne sia consapevole e lo voglia (pensiamo, per esempio, a quanto sia diverso l’italiano di oggi dall’italiano di Dante); i legami, gli affetti fra i gruppi territorialmente più vicini diventano necessariamente più forti ( nell’affetto o nell’ostilità) che con i gruppi lontani, e così via. Insomma l’uguaglianza non perdura neanche per brevissimi periodi se non con la violenza di un potere dittatoriale (come è successo nel mondo sovietico) e, dopo il periodo della dittatura, sicuramente il governo mondiale non potrebbe sussistere.

Quali danni ha prodotto l’euro all’economia nazionale? Talmente grandi che non è possibile calcolarli. Il passaggio alla moneta unica è stato chiamato “la rapina del secolo” ma in realtà soltanto cinque o sei banchieri, quelli che l’hanno progettata e che ne hanno incassato il frutto, sono in grado di fare un calcolo.
E’ proprio su questo fatto, ossia che i popoli non avrebbero mai potuto avere un’idea esatta, matematica, di quello che stava succedendo, che i banchieri hanno contato nel compiere la rapina. Se ci atteniamo, del resto, anche soltanto a quello che abbiamo sotto gli occhi, non possiamo sbagliarci: con uno stipendio mensile di due milioni di lire un qualsiasi cittadino italiano viveva bene, con i corrispondenti mille euro non riesce a vivere. Ma è impossibile anche calcolare il danno prodotto dall’ansia di dover utilizzare una moneta sconosciuta, il timore di sbagliare perdendo quel poco che si possiede; inoltre il raddoppio generalizzato dei prezzi che è stato dovuto, non, come si è detto, alla disonestà dei commercianti ma alla inflazione volutamente inserita, per assorbirla all’insaputa dei cittadini, nel falso valore assegnato all’euro. Un’inflazione che continuiamo a scontare senza speranza di recupero, mentre la Bce ne dichiara a stento il 2%, e che ha portato sull’orlo del fallimento i Paesi in cui era più alta, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia. Dobbiamo assolutamente uscire dall’euro se vogliamo salvarci.

Quali danni sta producendo il trattato di Schengen su sicurezza e certezza del diritto? Ogni Stato è stato sempre fornito di confini: non è uno Stato se non possiede un determinato territorio. Quindi, per prima cosa, l’Italia non è più uno Stato. Cosa che, del resto, è lo scopo primario dell’unificazione europea: l’eliminazione degli Stati. In concreto poi succede che non esistono né controlli per le persone né dogane per le merci, che, secondo il Trattato di Maastricht, devono circolare liberamente in tutta l’Unione. L’immigrazione è esplosa ovviamente a causa della mancanza dei confini: se uno non ha la porta non può accusare nessuno di essere entrato in casa sua, o meglio non può affermare di avere una casa propria. Chiunque sia cittadino dell’Unione può stabilirsi in Italia e ha diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative. Ma c’è chi propugna il diritto di cittadinanza e di voto anche per gli extracomunitari giunti da ogni parte del mondo quasi da invitati perché la caratteristica che accomuna da sempre tutti i nostri governanti è un assoluto disprezzo e odio per l’Italia e la volontà di calpestare, di distruggere gli Italiani chiamando gli stranieri. L’hanno fatto per duemila anni e continuano a farlo. Vengono tutti in massa, perciò, in Italia, terra sognata da secoli …

Secondo Lei il Progetto Europa è fallito prima ancora di cominciare? Che sia fallito credo che sia cosa ormai ben visibile a tutti. In un certo senso è fallito anche prima di cominciare perché ovviamente lo scopo era quello dell’unificazione politica e l’unificazione politica di Nazioni come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna, l’Italia (solo per citare le più importanti), con una propria lunghissima storia di civiltà, con una propria lingua, una propria letteratura, un proprio itinerario di indipendenza non era neanche “pensabile”. I vari Kohl, Mitterand che hanno voluto a tutti i costi l’unione, hanno cominciato dalla moneta proprio perché sapevano di non poter realizzare l’unione politica. Si è trattato perciò di operazioni “a tavolino”, prive di realtà, pura finzione.
“l’Europa è un bluff” come dice il prof. Lucio Caracciolo, profondo esperto di geopolitica ma anche uomo di sinistra amico di Enrico Letta. Sì, è un bluff, ma giocato, sotto le vesti della democrazia, con la vita dei popoli, con la loro identità, con la loro libertà, con i loro affetti, con le loro ricchezze. Un crimine che ancora nessun imperatore, nessun dittatore, nessun tiranno aveva mai compiuto.

A chi attribuisce i “meriti” della nostra entrata nel sistema euro? Non ci sono dubbi: a Ciampi e a Prodi. Con l’appoggio di tutti gli altri, ma soprattutto della sinistra che infatti ha chiamato, con una mossa a sorpresa, Romano Prodi a proprio leader, sebbene si trattasse di un vecchio democristiano, esclusivamente a questo scopo: portare l’Italia nell’euro ingannando l’elettorato, gli operai, che mai avrebbero potuto supporre che la sinistra fosse schierata dalla parte dei banchieri, dei capitalisti. A Ciampi, invece, governatore della Banca d’Italia e di conseguenza supposto grande esperto di operazioni valutarie agli occhi degli Italiani, è stato affidato il compito di svalutare la lira fino al limite del crollo e svendere quasi tutti i beni dello Stato per portare l’Italia nelle condizioni economiche accettabili da parte dell’Europa. Non so immaginare quale apposito girone dell’Inferno Dante avrebbe creato per questi due uomini se avesse avuto l’orribile disgrazia di conoscerli.

Cosa si può fare per ricostruire il sistema sociale ed economico nazionale? Sospendere immediatamente il trattato di Schengen così da potersi difendere con tutti i mezzi possibili dall’immigrazione e dallo stanziamento nel nostro territorio di stranieri di ogni tipo. E’ inutile appellarsi all’UE come fanno i nostri ministri dell’estero e dell’interno. L’Unione europea è stata creata appositamente per distruggere le Nazioni, gli Stati, l’identità dei popoli, per cui l’immigrazione è provocata e incoraggiata come lo strumento più adatto per raggiungere questi scopi. L’Italia deve guardare in faccia questa realtà e, anche ammesso che i politici non possano dirlo apertamente, contare soltanto sulle proprie forze e approntare mezzi di difesa molto stringenti e coercitivi. Il nostro piccolissimo territorio non può ospitare neanche una persona in più (al momento dell’unità d’Italia la popolazione non arrivava ai 25 milioni, oggi supera i 60.) Esistono continenti e paesi vastissimi e quasi disabitati come il Canada, gli Stati Uniti d’America, l’Australia, l’Africa, la Russia: non ha senso che quelli che vogliono cambiare paese vengano in Italia.
Contemporaneamente alla sospensione di Schengen, l’Italia deve uscire dall’euro, riprendendosi la sovranità monetaria. Si tratta di un’operazione consigliata da molti economisti sia italiani che stranieri a tutti i paesi che hanno economie troppo diverse per poter essere omologate in un’unica linea direttiva. Avrebbe un costo, sicuramente, ma nulla in confronto ai vantaggi di breve e di lunga durata. Inoltre, dato che l’euro e la Banca centrale europea sono le uniche istituzioni concrete dell’UE, abbandonarle avrebbe il significato concreto di un giudizio negativo reale nei confronti dell’unificazione europea.

Secondo Lei l’Italia ha bisogno di ritrovare gli italiani oppure si è rassegnata? Il problema sono i leader, i governanti, i politici di tutti i partiti, il Papa, il clero. Sono loro che – lo ripeto con forza – vogliono la distruzione dell’Italia e tendono al multiculturalismo e al mondialismo massonico. I popoli non sono in grado di prendere l’iniziativa senza una guida, senza un capo. Spero, tuttavia, che qualcuno, non so bene chi, senta l’amore per l’Italia e per la sua libertà e dia inizio alla liberazione. Nella Lega sono presenti molti fermenti contro il predominio della Banca centrale europea e contro la massoneria installata ai piani alti dell’Europa. So anche per averlo constatato di persona che esistono piccoli movimenti sparsi contro l’euro, a cominciare dall’ormai classico partito “No euro”. La mia associazione “Gli Italiani liberi” è piena di persone che vogliono la libertà d’Italia da qualsiasi dominazione straniera, compresa quella statunitense. Non abbiamo le forze economiche indispensabili per l’organizzazione di un partito, ma io spero che ci si possa mettere tutti insieme, al di là di ogni ideologia, per liberare l’Italia.

 

Ida Magli

Fonte :

http://www.disinformazione.it/dittatura_europea.htm

 

 

Preso  da: http://nomassoneriamacerata.blogspot.it/2016/08/la-globalizzazione-serve-per-arrivare.html

Grazie agli ASSASSINI, ONU NATO/RATTI in Libia oltre 2,4 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria”

LIBIA, 20 AGOSTO2016  – Sembra non finire più il caos della Libia, che, a sei anni dalla caduta del governo legittimo di  Muhammar Gheddafi, è ancora nel disordine più totale.

Nell’allarme lanciato recentemente dall’inviato libico dell’Onu Martin Kobler, egli denuncia: “oltre 2,4 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria”, lamentando il fatto che “manchino medicine, vaccini ed i servizi ospedalieri siano pessimi. Oltre 300.000 bambini non vanno a scuola e quasi 350.000 libici sono sfollati nel Paese”.

Già lo scorso aprile il generale militare Paolo Serra, nonché consigliere militare di Kobler, al Comitato Schengen aveva dichiarato: “In Libia ci sono un milione di potenziali migranti. Aiutando il Paese a ricostruire il tessuto economico, agricolo, industriale, queste persone non avranno più ragione di muoversi”, evidenziando sia l’aumento delle partenze nell’ultimo anno, sia i numeri dell’estrazione petrolifera in Libia, che sono scesi da 1,8 milioni a trecentomila barili al giorno, con un conseguente danno per i lavoratori del settore.Il generale Serra aveva sottolineato come la presenza di flussi migratori potesse significare “una minaccia alla sicurezza: all’interno potrebbero esserci infatti cellule dormienti. […
] Solo a Tripoli ci sono 41 milizie: 4.000 uomini sono passati dalla parte del futuro governo di al Sarraj, mentre 2.000 sono fedeli al precedenti organismo. La sfida del futuro è quella di creare un esercito ed una polizia veramente statuali. Ci saranno aree di addestramento e si cercherà di riassorbire le milizie in forze armate normali, nonché di facilitare l’ingresso di nuovi ragazzi e ragazze che vogliono partecipare alla nuova Libia. […] Ci sono due entità: il Lybian national army del generale Haftar a Tobruk ed il governo di Tripoli. È un problema politico che devono risolvere i libici: da una parte Haftar si dice disponibile ad avere cariche nel futuro Governo, dall’altra i sostenitori del nuovo Governo dicono che lui non dovrà avere cariche”.
Il pericolo era ancora maggiore se si considerava che: “Fonti aperte statunitensi riportano un incremento della popolazione Isis da 3000 a 6000 persone anche se non ci sono evidenze che lo confermano” aveva annunciato Serra, e poi: “non ci sono prove che l’Isis partecipi allo sfruttamento del traffico dei migranti”.
Il generale aveva riportato poi i numeri dei migranti approdati sulle coste Italiane, dando anche un pronostico: “Nel 2015 i migranti dalla Libia all’Italia furono 120mila. Nel mese di gennaio 2016 i migranti sono aumentati dai 3mila dell’anno precedente a 5200. Se le cose continueranno così, possiamo immaginare che nel 2016 avremo circa 250mila arrivi dalla Libia”.
E proprio in questi giorni Kobler ha lanciato un’emergenza che riguarda indirettamente l’Italia, perché oltre 270 000 migranti vivono in condizioni di miseria e sono potenziali vittime del traffico di esseri umani, i cui aguzzini li spingono con ogni mezzo verso le coste italiane.
Elenora Ranelli

L’AMERICA E’ UNA BOMBA AD OROLOGERIA. Non ci sarà una seconda rivoluzione americana: l’inutilità della rivolta armata

Postato il Lunedì, 15 agosto 2016 @ 23:10:00 BST di davide

DI JOHN WHITEHEAD
zerohedge.com
“Un esercito sicuro, insieme ad un esecutivo obeso non possono essere a lungo dei compagni sicuri verso la libertà” James Madison
L’America è una bomba ad orologeria
Resta solo da vedere chi o cosa accenderà la miccia. Siamo pronti per quello che sembrerebbe la vetta di un disastro pianificato, con la polizia che spara a cittadini disarmati, cecchini che fanno fuoco sulla polizia, crescente violenza interna ed estera, ed un’arena politica tra due candidati alla presidenza che si equivalgono quanto ad impopolarità.

I preparativi per le convention repubblicane e democratiche che avranno luogo a Cleveland e Philadelphia, sostenute da 50 milioni di dollari di fondi federali per ciascuna città, ci mostrano un’anteprima di come il governo abbia in mente di affrontare coloro che dovessero infrangere le regole -siano essi gruppi o singoli individui : verranno censurati, silenziati, spiati, incarcerati, indagati, registrati, registrati, schedati, tenuti sotto tiro, trattenuti, controllati, arrestati, processati e dichiarati colpevoli.

I funzionari di Cleveland, per esempio, in previsione di disordini e manifestazioni di massa legate alla convention dei Repubblicani, hanno allestito delle carceri di emergenza, aule di giustizia extra per gestire i contestatori, ed hanno chiuso temporaneamente un’università locale per ospitare nei locali 1700 poliziotti con i loro equipaggiamenti. I tribunali della città si preparano a processare 1000 persone al giorno. Inoltre, l’FBI sta portando avanti dei “colloqui” con gli attivisti prima della convention per scoraggiarli dal mettere in atto le contestazioni. Senza dubbio, il governo è pronto a una guerra civile. E senz’altro, il governo si stava preparando a questo momento da anni.
Un report del 2008 dell’ Army War College ci mostrava come “una violenza diffusa tra i civili avrebbe spinto la classe dirigente della difesa a ridefinire in extremis le priorità per difendere l’ordine interno e la sicurezza personale”. Le 44 pagine del report avvertono che le cause potenziali di disordini tra i civili possono includere un ulteriore attacco terroristico, “un collasso economico non previsto, perdita delle funzioni politiche e del rispetto della legge, un’importante resistenza interna o insurrezione, emergenze pervasive di sanità pubblica, o disastri umani o naturali a carattere catastrofico”.
I successivi report del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ci hanno mostrato dei programmi di pre-sorveglianza già del tutto sviluppati, al fine di identificare, monitorare e schedare attivisti di destra e di sinistra e veterani militari. Quasi un decennio più tardi, dopo aver segregato la nazione ed aver speso miliardi per combattere il terrorismo, il Dipartimento ha concluso che la minaccia maggiore per gli Usa non è il terrorismo ma l’estremismo di destra interno.
Nel frattempo il governo stava ammassando armi per costituire un arsenale da utilizzare sul suolo nazionale, e stava equipaggiando ed addestrando le proprie “truppe” per la guerra. Anche le agenzie governative con funzioni meramente amministrative come la Food and Drug Aministration, il Dipartimento per gli affari dei Veterani e gli Smithsoniani hanno acquistato dei giubbotti antiproiettili, scudi ed elmetti antisommossa, cannoni ad acqua ed armi e munizioni da polizia. Infatti al giorno d’oggi vi sono almeno 120.000 agenti federali, armati in questo modo, che hanno potere di trattenimento.
Per completare questa campagna mirata al profitto che punta a trasformare i cittadini americani in combattenti nemici ( e l’America in un campo di battaglia), vi è un settore colluso col governo al fine di creare un Grande Fratello che sa tutto, vede tutto ed al quale non si può sfuggire. Non dovete preoccuparvi solo dei droni, delle centrali informative, dei software di riconoscimento targa, della sorveglianza telefonica e dell’ NSA. Verrete pure registrati dalle black box delle vostre auto, dai vostri cellulari, elettrodomestici, carte di credito, account sui social, servizi in streaming come Netflix, Amazon e gli account per gli ebook. Tutto questo ha preso piede sotto il nostro naso, finanziato dal denaro dei contribuenti e portato avanti alla luce del sole senza nessun tipo di protesta da parte dei cittadini. E’ sorprendente quanto sia stato facile per il governo mettere sotto controllo tutta la nazione.
Abbiamo anche consentito a noi stessi di abituarci alla chiusura occasionale di edifici governativi, alle esercitazioni militari Jade Helm in piccole città, per far si che le forze per le operazioni speciali avessero un “addestramento realistico” in territorio “ostile”, alle esercitazioni Live active shooter drill condotte nelle scuole, nei negozi, sui mezzi pubblici, che lasciano basite le forze dell’ordine, studenti, insegnanti e semplici passanti nel pensare che sia in corso una vera emergenza.
Gli eventi degli ultimi anni- la sorveglianza invasiva, i report sull’estremismo, i disordini civili, le proteste, le sparatorie, gli attentati esplosivi, le esercitazioni militari, gli stati di allerta di vari colori (in base al grado) e la valutazione delle minacce, i centri di informazione, la trasformazione della polizia locale in un’estensione dell’esercito, la distribuzione di equipaggiamenti militari e di armi alle forze di polizia locali, i database del governo contenenti i nomi dei dissidenti e dei potenziali agitatori – tutto ciò ha concorso a creare un ambiente nel quale “noi la gente” siamo più sospettosi e timorosi l’un l’altro e più dipendenti dal governo perché ci mantenga al sicuro.
Questo è certamente il punto.
Le autorità superiori vogliono farci sentire vulnerabili.
Essi vogliono farci avere paura l’uno dell’altro e farci avere fiducia negli uomini armati messi dal governo per tenerci al sicuro da terroristi, estremisti, Jihadisti, psicopatici etc.
Sopratutto, le autorità superiori vogliono farci sentire non in grado di proteggerci, dipendenti e grati verso la dubbia protezione fornita dallo stato americano di polizia.
La loro strategia sta funzionando.
L’albero della libertà sta morendo.
Non ci sarà una seconda rivoluzione americana.
Non c’è posto nella nostra nazione per quel tipo di rivoluzione armata che i nostri antenati hanno organizzato contro la tirannia della Gran Bretagna. Un atto simile sarebbe tragico ed inutile. Non abbiamo più a che fare con una potenza imperiale lontana, ma bensì con un tiranno creato da noi stessi: una macchina burocratica militarizzata, tecnologica, e fortemente finanziata che opera al di là della legge.
Il messaggio ai cittadini è chiaro: non ci sarà alcuna rivoluzione, armata o di altro tipo.
Chiunque creda di poter ingaggiare e vincere una rivolta armata contro lo stato americano di polizia non sta prestando attenzione. Coloro che usano violenza contro il governo ed i loro concittadini stanno cadendo dritto nelle mani del governo stesso. La violenza non può essere e non sarà la risposta a ciò che affligge l’America.
Sia essa istigata dal governo o dai cittadini, la violenza chiamerà solo altra violenza. Non importa quanta potenza di fuoco uno possieda. Il governo ne ha di più.
Non importa quanto uno possa contare sulle proprie abilità di sopravvivenza, tecniche di guerriglia o sul proprio coraggio. Il governo ha le risorse per aspettarvi, stanarvi, battervi in astuzia, superarvi con le armi e più in generale… battervi.
Questo governo di lupi non verrà rovesciato con la forza.
Sfortunatamente, abbiamo aspettato troppo a lungo per scoprire i piani del governo.
Noi non abbiamo anticipato che “la gente” sarebbe diventata il nemico. Per anni il governo ha messo in guardia dai pericoli del terrorismo interno, ha messo su sistemi di sorveglianza per monitorare i propri cittadini, creando dei sistemi di classificazione per etichettare come estremista ogni punto di vista che metta in dubbio lo status quo, ed addestrare delle agenzie per l’applicazione della legge, equiparando ad un terrorista chiunque possegga una visione antigovernativa.
Cio che il governo non è riuscito a spiegare è come il terrorismo interno sia un proprio prodotto, sia esso intenzionale o meno.
Il governo ha creato un ambiente nel quale la violenza interna è diventata inevitabile: lo ha fatto intraprendendo guerre senza fine nel mondo, trasformando la polizia in un’appendice dell’esercito, trasformando una società libera in una del sospetto, trattando i cittadini americani come combattenti nemici, fomentando il conflitto e la divisione fra i cittadini, facendo abituare i cittadini alle immagini ed ai suoni della guerra, e rendendo in genere impossibili le rivoluzioni pacifiche.
Ciò che stiamo sperimentando è una guerra civile, ideata e e concepita in parte dallo stesso governo Usa.
L’esito di questo tipo di conflitto è scontato: vince lo stato di polizia.
Lo scopo: conformità e controllo
La strategia: destabilizzare l’economia per mezzo di guerre senza fine, inasprire le tensioni razziali, polarizzare la popolazione, accrescere le tensioni mostrando la forza, intensificare l’uso della violenza, e successivamente, quando la situazione degenererà, dare un giro di vite alla nazione per il bene della gente e la sicurezza della nazione.
A dispetto del fatto che le comunità del paese sono, per tutte le intenzioni e gli scopi, tenute in ostaggio da un governo armato fino ai denti e più che deciso ad utilizzare la forza per mantenere l’ordine, molti americani sono relativamente indifferenti. Peggio ancora, siamo diventati così frammentati come nazione, così ostili verso coloro coi quali potremmo essere in disaccordo, così sospettosi verso chi è diverso da noi, che veniamo divisi e soggiogati con facilità.
Siamo stati desensibilizzati alla violenza, abituati alla presenza militare nelle nostre comunità e persuasi che non ci sia nulla che possiamo fare per cambiare la traiettoria apparentemente senza speranza della nazione. In questo modo, l’economia che arranca, la crescente reazione per le occupazioni dei militari, le sparatorie della polizia, il deterioramento delle infrastrutture della nazione e tutte le altre crescenti preoccupazioni che sono diventate dei non-problemi per una popolazione che viene facilmente distratta, intrattenuta, manipolata e controllata.
La vista della polizia coi giubbotti antiproiettile e le maschere antigas addosso, mentre imbracciano fucili semiautomatici a scorta di veicoli corazzati in una strada affollata: una scena paragonabile a “un pattugliamento militare di una città nemica”, non causa più allarme tra la popolazione. Stiamo diventando velocemente una anemica, debole, pietosamente annacquata progenie dei nostri rivoluzionari antenati, incapace di organizzare una rivolta del paese contro un regime tirannico.
Se c’è una qualche speranza di risanare il nostro governo e di ripristinare le nostre libertà, ciò richiederà un altro tipo di golpe: nonviolento, strategico e dal basso, che inizi localmente ed arrivi sempre più in alto. Rivoluzioni simili sono lente e richiedono diligenza. Esse sono in parte politiche, ma non attraverso un partito costituito o dei politici.
Soprattutto, come ho chiarito nel mio libro “Campo di battaglia America: la guerra al popolo americano”, per avere possibilità di successo, una rivoluzione simile richiederà più di un ricambio politico: richiederà un cambiamento nel cuore degli americani, un risveglio dello spirito americano, e una cittadinanza che si preoccupi più della propria libertà che dei giochi di fantasia.

JOHN WHITEHEAD
Fonte: http://www.zerohedge.com
Link: http://www.zerohedge.com/news/2016-07-18/there-will-be-no-second-american-revolution-futility-armed-revolt
18.07.2016

Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di VALENTINO FANCELLO

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16777

Condizioni per il ritorno della popolazione di Tawerga nella loro città

Chi segue le vicende Libiche, in questi giorni avrà notato alcuni articoli della stampa di regime, sul “ritorno” dei cittadini di Tawerga alle loro case. Ebbene questo è ancora una volta FALSO, o meglio, è possibile, ma a certe condizioni che sono una presa in giro e non un accordo.

Credo sia bene ricordare che il popolo di Tawerga è stato cacciato, deportato dalla loro città sin dal 2011 quando i NATO/RATTI invasero la città di Tawerga durante l’ invasione della LIbia, ( quella che ci hanno presentato come la liberazione dal tiranno Gheddafi).

Migliaia di persone sono state uccise, le donne violentate, uomini malamente mutilati, solo perchè neri. è anche utile ricordare che questi crimini sono stati commessi dalle bande di mercenari pagati dall’ occidente e non dal popolo di Misurata. Un anno fa i cittadini di Misurata manifestarono per il ritorno dei Tawerga alle loro case.

con l’ inizio di maggio 2018, i Tawerga avrebbero dovuto ritornare alle loro case, che intanto sono state distrutte, saccheggiate, le poche agibili sono occupate dai terroristi di Misurata.

Nei pressi di Bani Walid sono stati aperti dei campi profughi, almeno 2 persone sono morte li.

La colpa dei Tawerga è la “colpa” di tutto il popolo Libico, cioè di essere fedeli alla loro patria e quindi fedeli al Leader, Muammar Gheddafi.

Finalmente adesso si parla di accordo firmato tra le milizie di Misurata ed una fantomatica “municipalità di Tawerga” La tribù di Tawerga non riconosce questo documento. Ma cosa dice questo “accordo”?

Condizioni per il ritorno della popolazione di Tawerga nella loro città:

1. Le forze “di sicurezza” di Misurata controllano l’ingresso di rifugiati a Tawerga.

2. Le forze di sicurezza di Misurata parlano a nome della città di Tawarga

3. I rifugiati sono autorizzati a vivere in luoghi identificati da Misurata, il resto, di quelle aree che non sono identificati per l’insediamento, i cittadini sono impegnati nella ricerca di alloggi per se stessi o vivono in un campo profughi.

4. Le forze di sicurezza di Misurata possono chiudere l’ingresso nella città dei Tawerga o decidere di deportarli in un luogo controllato dal Consiglio di Misurata.

5. E ‘vietato per qualsiasi persona di Tawerga entrare in città in modo indipendente, eccetto per coloro che hanno il permesso delle forze di sicurezza di Misurata.

6. I residenti di Tawerga non sono autorizzati a partecipare a nessuna trattativa o a stipulare accordi, ad eccezione di quelli conclusi con il permesso di Misurata.

7 È vietato a qualsiasi persona in Tawerga di tenere dimostrazioni o rilasciare dichiarazioni, ad eccezione di quelle consentite da Misurata.

8. Eventuali visite e visite ai residenti di Tawerga sono fatte solo dopo l’approvazione da parte delle forze di sicurezza di Misurata.

9. L’istituzione della polizia di Tawerga o dell’ufficio di sicurezza non è consentita.

Soltanto un sito Russo di cui riporto il link ci consente di sapere di questo vergognoso falso accordo.


http://za-kaddafi.org/node/45109