Al Muhawamat Al Suriyah , la resistenza siriana

Nata dal fronte popolare di liberazione del Sangiaccato e Alessandretta (ovvero l’odierna città turca di Hatay e la regione di Alessandretta), una zona  della regione alawita della Turchia, annessa dopo la caduta del impero ottomano, la resistenza Siriana, è un gruppo di ispirazione marxista leninista, che opera principalmente nella regione costiera di Lattakya,  ma conta membri e brigate anche in Aleppo e Hama regione.

Fondata dall ex detenuto turco Mirhac Ural, nome di battaglia Ali kayali, la resistenza si rifà come modello a gruppi quali l Eta basco o il Pkk curdo, con il quale i rapporti ai tempi di Ocalan erano ottimi.

Qui in video Ali Kayali ai tempi della battaglia nella regione di Homs http://https://m.youtube.com/watch?v=clx0kODhbV4

 

Ali kayali è ricercato da anni dalla magistratura turca, e su di lui pende una taglia. Lo scorso anno per un breve periodo si pensò fosse stato rapito o ucciso da un commando islamista guidato dai servizi turchi. In realtà la sua temporanea sparizione,  fu un operazione volta a evitare un imminente attentato.

La resistenza siriana essenzialmente alawita, ha però nel corso del tempo accolto elementi di diverse confessioni religiose, e opera come milizia autonoma, ma congiuntamente all’ esercito siriano. Secondo le stime più credibili,  accoglie almeno 8mila tra uomini e donne, e ha avuto un discreto numero di martiri nel corso del conflitto.

Enrico Vigna ha pubblicato per Saker questo ottimo articolo http://http://sakeritalia.it/medio-oriente/siria/siria-la-resistenza-siriana-al-muqawamat-al-suriyah/, di cui consigliamo la lettura.

Quotidianamente la resistenza aggiorna le sue attività tramite la pagina Facebook omonima http://https://www.facebook.com/MoqawamaSourria/

Nella retorica del gruppo assume una parte importante la lotta al sionismo, sentito come causa del perenne stato di conflitto in cui vive l’intero Medio Oriente.

Nella resistenza sono numerose le compagne combattenti, non vivono però della pubblicità di cui sono oggetto le compagne del Ypg curdo, a causa del fatto che la stampa occidentale tende a ignorare tutto ciò che non è funzionale con la narrativa atlantista.

Qui in un video poi diffuso dalla televisione satellitare pro ribelli Orient TV notiamo le compagne della resistenza sotto il fuoco nemico e in scampoli della vita privata, raccolti dai loro profili Facebook

 

 

Nonostante la componente predominante e quella originaria siano essenzialmente composti da alawiti, la resistenza accoglie gente di tutte le confessioni,  essenzialmente però comuniste o comunque marxiste. Spessissimo compaiono ritratti di Cheguevara congiunti a poster di Assad e Ali Khayali.

In video Ali Kayali durante un incontro con il Gran Mufti di Damasco, che è ovviamente sunnita.

Qui possiamo vedere Ali Kayali assieme a Suor Agnes agneskayali-450x253

Alcuni combattenti della resistenza sono impegnati nell offensiva odierna (febbraio 2017 ) tra la pianura di Al Bab e quella di Deyr al Hafer, in Est Aleppo.

Il reggimento Al Hadi ha da poco annunciato il martirio di 3 dei suoi fb_img_1487713359798

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Il prezzo pagato dai combattenti della resistenza ovviamente è notevole, come del resto lo è per ogni forza impegnata in Siria.

Ali Kayali stesso è stato più volte ferito ed è scampato ad agguati miranti alla sua persona cvulkwcweaaeonm come quello avvenuto in ottobre 2016 qui in foto.

Tra i teatri più caldi dove la resistenza è stata impegnata, segnalamo Homs nel 2013, le battaglie nella regione montuosa tra la costa e Idlib, Jisr al Shugur e Aleppo. In Aleppo durante il tentativo di riconquista dell accademia militare di Rasmouse (quella che Repubblica pensava fosse un università), è morto Muhammad Eirud (qui il video http://http://www.topsy.fr/hashtag.php?q=%23Syrian_resistance.

Ali Kayali è accusato, senza prove, di aver attuato e predicato un massacro contro civili sunniti a Banyas.

Banyas è una città della regione costiera di Tartous, dove durante la seconda settimana di proteste pacifiche, fu linciato a morte e ripreso in video, un contadino colpevole di essere alawita, Niddal Yannoud, considerato la prima vittima civile dei pacifici manifestanti. La città cadde poi nel 2013 sotto il controllo degli islamisti e fu ripresa in un offensiva dove partecipò la resistenza.

Dato che Ali Kayali dichiarò in un video precedente di pochi giorni la battaglia,  l’intenzione di ripulire la città dai banditi, questo proclama viene usato come prova dall’opposizione,  per incolparlo della morte di alucni civili, giustiziati.

Riguardo ai civili giustiziati ,  governativi  e i islamisti si rimbalzano la colpa uno con l’altro. Secondo i governativi, sono civili giustiziati dagli islamisti in fuga in quanto considerati pro Assad, per gli islamisti sono stati giustiziati dopo la cattura della città in quanto pro rivoluzione. Le nazioni unite su pressione internazionale,  considerano Banyas come massacro governativo, inutile dire sulla base di cio che dichiara l’opposizione. Resta da capire però,  dato che erano presenti reparti dell esercito del Ndf e del muhabarrat, oltre alla resistenza,  come i sostenitori della rivoluzione siriana in Italia, possano essere certi che Ali Kayali sia responsabile di un massacro settario.

Tenendo conto che dal lato governativo combattono persone di tutte le religioni, mentre dal lato opposto c’è un unica componente con un unica retorica religiosa,  francamente usare la carta settaria contro il governo siriano e i suoi combattenti,  ci pare quanto meno ridicolo.

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Al Muhaysini , un saudita che comandava decine di migliaia di uomini, tutti moderati quando combattevano in Aleppo…

Come dice il “bravissimo” giornalista Amedeo Ricucci,  nel blog Diariodisiria.com della collega Susan Dabous,  Aleppo è differente da Mosul, perché ad Aleppo c’è l’esercito libero, non Isis (https://diariodisiria.com/2016/11/04/cosa-sta-accadendo-a-mosul-intervista-ad-amedeo-ricucci/)

Fateh Alab, coalizione di 22 fazioni che dovevano liberare Aleppo, foto di agosto/settembre 2016 presente il clerico Saudita Al Muhasini, come comandante di yajsh al fatah
Fateh Alab, coalizione di 22 fazioni che dovevano liberare Aleppo, foto di agosto/settembre 2016 presente il clerico Saudita Al Muhasini, come comandante di yajsh al fatah

Abdullah al-Muhaysini عبد الله المحيسني è un religioso islamico nato aBuraidah, in Arabia Saudita,   con collegamenti con il gruppo terroristico di al-Qaeda . Egli è un giudice religioso del Esercito della conquista (yajsh al fatah) che partecipa alla guerra civile siriana . Ha ricevuto lauree alla Imam Muhammad ibn Saud Islamic University e Umm al-Qura Università . La sua tesi era sul trattamento dei prigionieri di guerra in Islam.

Abdullah al-Muhaysini è arrivato in Siria, dopo che  lo zio Omar Al-Muhaysini vi morì. [1]

Al Muhasayni è un clerico, uno studioso dell ‘Islam wahabita,  che di fatto si pone come ideologo e figura spirituale all’interno dell’opposizione armata.  A.al M. si è reso molto attivo anche nel lavoro di mediazione tra i vari gruppi ribelli,  e di ricucitura di frizioni. Essendo un erudito in materia religiosa, gode del rispetto sia dei combattenti,  incorrettamente definiti ” Moderati”  che degli islamisti.

La sua affiliazione e il suo bagaglio,  anche se tenta di negarlo al pubblico occidentale,  è indubbiamente di matrice Qaedista, nonostante le sue  dichiarazioni di stupore rilasciate in un intervista via skype  al New York Times ( http://www.twitt-book.com/التايمز-المحيسني-يعتبر-نفسه-رمزاً-وط/) .È stato inserito infatti nel maggio 2016 , in una lista di conclamati terroristi.  In realtà lo stupore dovrebbe essere il nostro, visto che ci sono voluti 3 anni per riconsocere quello che era pubblico e manifesto.

A.al M. Era uno studente di Sulayman al Alwan, religioso saudita jhadista, responsabile di aver indottrinato alcune figure chiave del 11 settembre. Muhaysini ha pubblicamente difeso e parlato con affetto di Ayman al Zawahiri, il comandante attuale di Alqaeda. Durante la scissione tra Alqaeda e Isis nel 2013 (i due gruppi operavano in una sorta di conglomerato ), A.M. invitò gli uomini di Isis a disertare verso Jabat al Nusra, che era il troncone siriano di Alqaeda. Nel farlo uso’ anche gli appelli di Abu Qatada e Abu Muhammad al Maqdisi , che sono due altissime figure di Alqaeda detenute in Giordania, Qatada addirittura estradato dalla Gran Bretagna,  per la sua attività di reclutamento e propaganda terrorista, mentre Maqdisi è stato indagato per le sue connessioni con gli attentati di Madridi e vari gruppi jhadisti nel mondo.(http://www.longwarjournal.org/archives/2014/02/pro-al_qaeda_saudi_c.php)

Vero è che A.M. ha cercato almeno fino al 2015, di non farsi inserire ufficialmente nel organigramma di una singola fazione, preferendo fungere invece da padre spirituale dei combattenti,  mediatore e predicatore.  Nel 2015 però Muhaysini era di fatto dentro al circolo interno di Jabat al  nusra, e nel 2016 diverrà una figura fondamentale del nuovo conglomerato yajsh al fatah.

In questi anni la fama del clerico saudita è cresciuta enormemente,  soltanto su twitter conta circa 280mila followers,  mentre in Siria, la sua opera è importantissima all’interno del contesto di questi 3 gruppi

Jabhat al-Nuṣra e Jabhat Fateh al-Sham e Turkistan Islamic Party (Chinese: 突厥斯坦伊斯兰党; TIP) 

Il Fronte al-Nusra fu affiliato ad al-Qāʿida fino al 28 luglio del 2016, giorno in cui al-Jawlani annunciò la scissione tra i due gruppi. Una mossa politica nel tentativo di migliorare l’immagine dei rivoluzionari, che il pubblico occidentale collegava ancora facilmente con gli  autori dei sanguinosi attentati di Newyork, Madrid, Londra, Bali, Daer Salam, Nairobi, Casablanca e di molti altre città.

Al jolani (o al Jawlani ) era stato autorizzato dal comando di Alqaeda in Iraq, del quale faceva parte anche Abu Bakr al-Baghdadi,  di costituire una brigata del gruppo in Siria. I lavori per la costituzione della costola siriana,iniziarono nel ottobre del 2011 e terminarono in gennaio con la nascita di  Jabhat al-Nuṣra li-Ahl al-Shām (“Fronte del soccorso al popolo della Siria”).[8][9]

Non mi dilunghero’ qui sull’evoluzione e la storia del gruppo, basti sapere che nel 2013 Alqaeda entra in rotta con Isis per questione di potere e non di dottrina, e che nel 2015 nasce Yajsh al fatah.  Questa coalizione in breve tempo conquisterà l’intera regione di Idlib , spingendosi al’interno delle regione costiere, delle pianure del Nord Hama, e quasi assediando Aleppo, che di fatto aveva soltanto una rotta di approvvigionamento in mano governativa. Yajsh al fatah sarà la punta di diamante dell’opposizione.

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Jaysh al fatah ovvero l’esercito della conquista o vittoria, è una coalizione formata da 7 gruppi, a cui decine di altri hanno però giurato obbedienza nelle offensive su Idlib, Jisr al Shugur,  Al  Glab pianure, Aleppo.

Le 7 fazioni sono  il Partito Islamico del Turkmenistan,  Jaysh al sunnah, Ainad al Sham, Liwa al Haq, Arhar al sham,  Jabat al Nusra.

Il Partito Islamico del Turkmenistan o  TIP è invece un partito/movimento inserito gia dopo l’11 settembre tra i gruppi considerati terroristi dall’Unione europea. Inizialmente attivo soprattutto in Cina, dove secondo il governo cinese è stato  responsabile di almeno 200 attentati dal 1990 al 2001, oltre a essere il movimento islamista separista Uiguro è affiliato a una rete globale di partiti islamisti di Turkmenistan e Uzbekistan.  Durante la guerra civile siriana, questo movimento,  godendo dei prolungati rapporti con la AKP del presidente turco Erdogan, ha potuto fare emigrare migliaia di uomini, dalle regione più povere di Turkmenistan,  Uzbekistan e della regione cinese degli Uguiri. Essi hanno portato le famiglie al seguito,  all’ interno di un programma di immigrazione settaria pensata per ridisegnare gli equilibri demografici in Siria, specialmente a ridosso del confine con la Turchia. Ovviamente partecipa con migliaia di combattenti stranieri affiliati a Yajsh al fatah,  alla guerra in Siria.

  

Come spiegato il ruolo di Muhaysini è molteplice. Egli da un lato funge da mediatore, esperto di Sharia e quindi autorità religiosa,  dall’altro motiva i Mujhaddein,  gli assiste nel combattimento e li incita. Non si fa mancare nemmeno nell’opera di propaganda all’interno dei campi profughi situati al confine con la Turchia, quelli in cui per capirci, arrivano le donazioni delle varie Onlus, e che sono comandati dalle fazioni estremiste, e usati sia come retrovia sicura e rifugio per i familiari,  sia per reclutare e incitare alla guerra santa. Terribile è infine l’opera che lo sceicco intraprende sui più piccoli. Egli si è preso carico della corretta istruzione islamica nelle aree ribelli, vale a dire quella parte di Aleppo che loro controllano, e la regione di Idlib soprattutto . I bambini in quei luoghi, vanno letteralmente a scuola di guerra, dove imparano che gli infedeli sono cani e che la Jihad è cosa gradita a Dio.

La casa  editrice  islamista turca “Beyaz Minare Kitap” ( libri del Minareto bianco ) ha pubblicato un libro dal titolo lingua turca“Türkistan’dan Şehadete Hicret hikayeleri 1” che contiene le biografie dei combattenti Turkistan Islamic Party insieme alle lodi dei combattenti TIP fatte  Abdullah al-Muhaysini. [31] [32]

Qui vediamo Muhaysini e i combattimenti del partito islamico del Turkmenistan,  dopo una vittoriosa azione mentre portano via 2 soldati prigionieri,  che saranno poi torturati e accompagnati verso l’esecuzione da 2 noti White Helmets e alcuni combattenti di Al Nusra (tanto per chiarire che white helmets,  nusra, TIP, arhar al sham sono tutti settaristi e criminali https://www.liveleak.com/view?i=522_1462924812)

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“campi profughi e bambini, il terreno fertile per il reclutamento dello sceicco Al Muhasayni”

 

Nella narrativa Double standard dei Media e dei politici occidentali,  si puo sentire spesso parlare di campi profughi bombardati e bambini uccisi dalla terribile aviazione del dittatore Bashar Assad,  quello che invece non viene mai raccontato è come questi luoghi e i bambini siano utilizzati come territorio e strumenti per il reclutamento e la propaganda jhadista. Evidentemente non indigna nessuno pensare che i minori e gli adolescenti vengano indottrinati all Islam di natura wahabita,  spinti alla guerra santa e convinti che gli infedeli debbano essere spazzati via dallo Sham (oriente ). Sono gli stessi campi per cui si domandava l’istituzione di una No Fly Zone e per cui si chiedono aiuti umanitari e soldi, facendo leva sulle sofferenze dei più piccoli. Peccato che omettano come in questi campi, i reclutatori sauditi attingano carne da macello per le loro battaglie,  e come non si insegni democrazia e rispetto dei diritti umani, ma precetti religiosi, corretta Jhad e odio verso gli infedeli.

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Potete osservare  il video girato nel campo dai  media di Fatah al Sham e visionare l’articolo di un preparatissimo  Thomas Yoschelin (http://www.longwarjournal.org/archives/2016/04/al-qaeda-linked-cleric-leads-new-recruiting-campaign-for-jihadists-in-syria.php)

 

L’amore per i bambini però del dottor Muhaysini è impagabile, tanto che nel 2014 ha istituito i ” Campi per i cuccioli di Al Aqsa ” dal nome della moschea di Gerusalemme.  In questi campi si fa addestramento fisico , alle armi e indottrinamento religioso.

Anche il partito islamico del Turkmenistan ha i suoi campi, dove i piccoli figli degli emigrati Uiguri e turkmeni,  si iniziano alla guerra e al wahabismo,  così come li possiede la fazione prevalentemente cecena di Jund Al aqsa. Considerando che poi i combattenti sono soliti sposare donne del posto e possedere schiave, ovvero donne di altre confessioni religiose,  prese come schiave e utili per generare comunque futuri soldati, i soldi e le campagne pubblicitarie delle varie associazioni pro Syrian Revolution,  sono ben spesi !(http://www.longwarjournal.org/archives/2015/09/saudi-al-qaeda-cleric-showcases-training-camp-for-children-in-syria.php)

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Differenza tra scuola dello stato siriano e scuola dei ribelli
Differenza tra scuola dello stato siriano e scuola dei ribelli

 

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L’amore per i bambini dello sceicco è secondo forse a quello che il padre spirituale di migliaia di combattenti, covava per la città di Aleppo,  vero oggetto dei suoi desideri. Persino un quotidiano saudita, denunciò lo sceicco per l’afganizzazione della Siria , il reclutamento e l’utilizzo e il plagio di minorenni sauditi suoi paesani, da mandare anche come Kamikaze contro le postazioni governative alle porte di Aleppo. Tutto pur di conquistare la città (http://alnour.com.lb/ar/news/security/2016-07-31_080432/الارهابي-السعودي-عبدالله-المحيسني-يعلن-بدء-غزوة-حلب) (http://www.okaz.com.sa/article/1055282/الرأي/)

 

 

“Aleppo dove non c’è Isis ma l’esercito libero siriano”

Non  mi stancherò mai di citare gli espertissimi giornalisti nostrani, con curriculum da inviati di guerra decennale, nel cercare di informarvi sulla realtà del conflitto siriano.

Parecchi di loro infatti, ancor oggi, sostengono che in Aleppo vi era presente un movimento che lottava contro la tirannia, con l’intento di portare il popolo alle urne e vivere finalmente in libertà e democrazia.

Quale tipo di libertà potessero portare clerici sauditi e comandanti e kamikaze ceceni, supportati da criminali unilateralmente riconosciuti tali, come ad esempio il  gia citato Khaled al Hayyany, è veramente un mistero.

In questo tipo di narrativa più simile a una fiaba dei fratelli Grimm, che alla realtà,  ovviamente non possono trovare spazio le imprese del clerico Muhaysini e delle migliaia di jhadisti,  provenienti da 90 nazioni, che in Aleppo città e periferia, si sono dati appuntamento.

Probabilmente per questi giornalisti,  gli aleppini avrebbero dovuto lasciar loro il controllo della città e accettare come una liberazione,  la conquista della metropoli ad opera di salafiti,  wahabiti e criminali comuni. Personalmente pagherei un viaggio di sola andata a Riad a questi luminari occidentali.

Abdullah al-Muhaysini era gia entrato in Aleppo a cavallo tra il 2013 e il 2014, tanto che nel maggio 2014 lo vediamo impegnato a arringare i combattenti che assaltarono per un mese la prigione centrale

 

 

Questo personaggio che all’epoca tentava ancora di rimettere insieme l’alleanza tra Isis e Alqaeda, si permetteva addirittura di fare appelli ai combattenti dello stato islamico affinche li sostenessero nella battaglia per Aleppo. Non deve sfuggire a nessuno che le posizioni di Isis , dopo la rottura con i ribelli, arrivarono fino a lambire la parte orientale della città,  tant’è che nel 2016 presero la scuola di fanteria della città e tentarono un operazione contro l’esercito siriano nel distretto industriale di Shejk Najar.  Se gli uomini di Al Bagdadi avessero accettato di rinnovare l’alleanza non ci sarebbe nessuna speranza per gli abitanti di Aleppo, stretti tra 2 fuochi.

Muhasayni,  che lancerà anche accuse alle donne alawite di apostasia, legittimando la loro esecuzione sul posto, fu’ davvero vicino al suo sogno di prendere Aleppo (http://jihadology.net/2015/05/12/guest-post-abdullah-al-muheisini-weighs-in-on-killing-of-alawite-women-and-children/)

Verso la fine di luglio infatti, Yajsh al fatah,  dopo aver recuperato le posizioni perse a febbraio , nella provincia ovest (anche grazie alla tregua pretesa dagli Stati Uniti), sferro’ la piu grande offensiva verso la città.

Durante la sola prima fase della battaglia Yajsh al fatah sparò oltre 100 missili elefanth contro la città ( qui potete vedere i video direttamente dal canale del opposizione armata, Orient Tv https://m.youtube.com/watch?v=PlYMuxLaDJU)

Per caricare i combattenti,  questo predicatore,  fece un celebre discorso, paragonabile per la profondità di spirito a quello di un Gengis Khan o di un pirata Barba Rossa. Egli disse che qualunque combattente morto nella grande battaglia di Aleppo, avrebbe avuto da Dio , non solo 72 vergini dolce come il miele, ma anche un eriezione eterna !

 

La prima fase della battaglia fu incoraggiante per i jhadisti, tanto che intorno al 8 agosto,  conquistarono la base di artiglieria,  e il giorno dopo preso l’intero complesso militare di Rasmouse,  comprendente un collegio chiamato degli armamenti e uno del Airforce, dove i cadetti  dell’esercito studiavano, rompendo di fatto l’assedio imposto un mese prima, dei quartieri est. La battaglia in quel settore durò però un mese, e alla fine l’esercito siriano e gli alleati riuscirono a richiudere il varco ed espellere i miliziani dal complesso militare.

Fu tragicomico per me in quei periodi leggere nelle nostre riviste di taglio Internazionale come L’Espresso,  che l’aviazione siriana stava bombardando l’Università (http://video.espresso.repubblica.it/tutti-i-video/siria-aleppo-bombardamenti-contro-edifici-universitari/9065/9159?ref=fbpe)

Evidentemente questi luminati della cronaca, avevano usato il traduttore Google, che traduceva Accademia militare Rasmouse in Facoltà , Università e collegio, e i nomi dei generali che la comandavano in presidi, direttori art. E simili.  Triste che si debba prendere informazioni,  da gente che non sa nemmeno che le università sono chiuse in agosto a Aleppo, che erano tutte sotto controllo governativo, e che il fronte della battaglia,  come riportato da ribelli, media ribelli quali Alyazeera,  siti specializzati come Al  Monitor Middle east o Al Masdar,  fu sempre il distretto di Rasmouse e il complesso mai terminato,  denonimato 1070. , ma questa non è la storia di Al Muhasayni,  è la storia dell’ignoranza dei professionisti dell’informazione (https://www.facebook.com/Division11.Tanks/posts/1119208478159307) (https://www.facebook.com/syrian.reporters/videos/1149492768429628/?hc_ref=NEWSFEED&__tn__=R)(http://www.aljazeera.com/news/2016/08/syria-rebels-storm-military-base-break-aleppo-siege-160806050412958.html)

 

IL bombardamento (uno dei tanti)  effettuato contro il complesso militare denonimato Accademia militare di Rasmouse,  che L’Espresso ha confuso per una università (evidentemente non tutti i traduttori sono ignoranti )

 

Successive battaglie e controffensive nel complesso militare di Rasmouse , che a inizio settembre chiudera di nuovo il corridoio, riassediando la parte Est in mano ai ribelli

 

Tornando al prode condottiero Saudita,  Abdullah al-Muhaysini,  egli in agosto riuscii appunto a entrare in Aleppo, ricongiungendosi con gli altri ribelli presenti, e organizzati nel consorzio Fatah Alab, concernente 22 fazioni (finte moderate e ufficialmente islamiste )

Il clerico gia pregustava di pregare dalla moschea degli omanayidi in Aleppo e vedeva prossimo un ritorno alla Umma.

Infeliciemente per lui e per il codazzo di giornalisti molto liberal con il sedere degli altri, non fu’ così.  Come sapete la Siria e gli alleati, riusciranno poi a scacciare i jhadisti dalla città prima di Natale, salvando cristiani, alawiti, sciiti, drusi e sunniti secolaristi da un oppressione di stampo saudita e da un destino simile a quello dei popoli sottomessi al wahabismo.

Al Muhasayni è stato scacciato, ed è ora impegnato a limitare le lotte intestine che le fazioni ribelli stanno vivendo in Idlib e nel resto di Aleppo sotto il loro controllo. Alqaeda è ancora potente, anche perché sceicchi o emiri, possono morire, ma il loro credo è in espansione, e le loro finanze sono illimitate.

Mentre i nostri eminenti giornalisti, che ci raccontavano una caduta di Aleppo e dell’esercito libero, avrebbero bisogno di una pillola stile Matrix, per guardare in faccia la realtà,  non essendo però disponibile,  continuano a piangere la sconfitta di Al Muhasayni,  e della più forte formazione ribelle in Siria (yajsh al fatah) come la sconfitta della libertà per il popolo siriano.

 

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Yajsh al tahrir al falastani, brigata palestinese siriana pro governo

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Emblema della Jaysh al-Tahrir al-Falastini. In alto: “Il martirio o la vittoria.”

Jaysh al-Tahrir al-Falastini è la ‘Esercito di Liberazione della Palestina.’ Questa milizia in Siria è guidata da  Muhammad Tariq al-Khadra ‘, che  dichiara  la guerra civile in Siria,  come : “Il  barbaro complotto internazionale contro la Siria e la nazione araba si propone per suddividere e ripartizionare questa nazione per formare micro entità deboli e  settaria e portare le entità interne in conflitto tra loro, così da giustificare giustificare la creazione di’entità razziste sul modello ebraico dello stato sionista, che domina di fatto tutta la nazione araba “.

Jaysh al-Tahrir al-Falastini ha combattuto in una varietà di impegni nel corso degli anni, come ad esempio in Adra nella zona di Damasco  e più recentemente (aprile 2015) in provincia di Suwayda settentrionale , dove il gruppo ha perso 13 combattenti.

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Altre battaglie recenti comprendono Darayya nella zona di Damasco , Tel al-Sawansulle periferie di Douma nella zona di Damasco, l’assedio di Moadhamiya al-Sham, e forse il più controverso, l’attacco in corso sui ribelli Zabadani, come da screenshot dal video qui sotto.

 

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“Dal cuore della Zabadani: la strada di al-Quds. Gli Uomini di Jaysh al-Tahrir al-Falastini “.

In questo contesto, Jaysh al-Tahrir al-Falastini ha annunciato il mese scorso un ‘martire’ nelle battaglie Zabadani: Muhammad Ali Saba’i , originario del campo profughi Handarat della provincia di Aleppo. In totale, secondo lo stesso rapporto, il movimento ha documentato 142 ‘martiri’ Jaysh al-Tahrir al-Falastini in Siria, a gennaio 2016.

Spesso però milizie politicizzate di questo tipo, annunciano anche come loro,  i caduti aderenti al movimento che però combattevano nelle file del’esercito nazionale. La milizia dovrebbe contare su 4500 uomini circa, attivi nell’area della capitale,  e provenienti soprattutto da Damasco e dal suo hinterland.

Liwa Suqur al Quneitra, il manifesto della rivoluzione

Liwa suqur al Quneitra che si traduce in brigata falchi di Quneitra, è una milizia nata nell’omonima regione, composta prevalentemente da abitanti della città di Al Ba’ath .

Fondata da Fadi Al Haj , caduto in combattimento,  questa brigata naque inizialmente con l’intento esclusivo di porteggere la propria comunità.

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Nel 2012 la brigata combatteva con la bandiera della rivoluzione,  e rifiutava la presenza militare dello stato nella città.

Conseguentemente alle voci che giungevano dalla provincia di Dara e dal resto e della Siria, e dalle emittenti televisive satellitari del golfo, infatti, la percezione degli abitanti era di trovare nello stato un nemico.

Non ci volle però molto tempo, alle persone del luogo,  in prevalenza druse, di comprendere la natura della ribellione e la sua natura settaria. La milizia chiese quindi al governo , di essere ammessa tra le forze di difesa nazionale,  che sono quelle forze composte su base locale, da cittadini che decivano di armarsi e difendere la sicurezza della propria comunità.

Nel 2015, il giornalista americano Martin Smith, si recò in Siria per un documentario riguardo alla vita dei siriani nelle zone controllate dal governo di Bashar Assad.

Il giornalista intervisto’ anche il comandante della brigata dei falchi, che racconto’ la loro esperienza e il cambiamento di posizione . Martin Smith fece un valido documentario sul terreno, basato anche su queste prospettive poco note in occidente,  e intervisto’ in luogo l’opposizione storica moderata, quella composta di individui,  che pur pagando negli anni passati un prezzo per la loro attività politica,  non si erano mai sentiti coinvolti nei moti rivoluzionari e nelle brigate rivoluzionarie, falsamente moderate ( http://www.pbs.org/wgbh/frontline/film/inside-assads-syria/).

Questa brigata ha partecipato a tutte le battaglie e sono stati alla testa della lancia fino alla recinzione del Golan occupato. e ha invitato i giovani della zona ad arruolarsi e addestrarsi al combattimento, e Centinaia si sono  uniti al gruppo . La leadership dell’Esercito arabo siriano ha  loro armato con diversi tipi di  Armi, leggere e  pesanti, -compresi i missili anticarro e sistemi di lancio del razzo ( .

 

I Quneitra Falcons hanno partecipato alla guerra contro il terrorismo in Quneitra governatorato, sfruttando la consocenza della zona , sono riusciti a effettuare penetrazioni militari tra le fila dei terroristi, infiltrandosi  al cuore dei loro aree ed effettuando  operazioni di precisione.

Hanno formato una linea di difesa ben fortificata intorno alla città di al-Ba’ath, Khan Arbaneh e le zone sicure Quneitra, e tra le  loro imprese militari annoverano :

– difesa offenisva  dei terroristi su Tel al-Qab’a dal lato della località di Ufania.
– Partecipazione alla liberazione della località di Deir Al-Ads nella campagna Quneitra.
– Blowing e smontaggio di un certo numero di siti terroristici e basi attraverso le fasi intermittenti nel tempo, in base alla loro esperienza nella natura del terreno della battaglia in tutto ciò che è intorno del villaggio di Umm Batina, Mashara e Tel Karum- Jaba .
– eliminazione del  pericoloso terrorista al-Abdo Qarfa’i che ha guidato una cellula terroristica a Kafr Nasij.
– Targeting i gruppi terroristici su una base quotidiana nel villaggio di Mashara, il villaggio di al-Hurriya, il villaggio di Shabta, e al-Hamidiya.
– Assalto villaggio di al-Ajraf, smontaggio e far saltare in aria tane dei terroristi.
– difesa all’offensiva dei gruppi terroristici  ad al-Hamidiya.
– Cogliere cache e munizioni di armi ‘tra cui missili anti-carro di fabbricazione americana.
– Cogliere il villaggio di Rasm al-Baghal nella campagna Quneitra.
– Molte volte hanno resistito un grande attacco terroristico della città di al-Ba’ath, indirizzato e catturati gli attaccanti in un contrattacco sulle loro tane in località al-Samdaniya al-Gharbiya, aiutati da tutti artiglieria, missili e carri armati “.

Una parte di loro si è unita volontariamente all’offensiva su Palmyra.

Come spesso accade però,  i contrasti in  Siria possono insidiarsi ovunque,  anche con alleati o tra comandanti di rispettive fazioni. Nell’ambito di una faida, di nature a noi ignote infatti, Muhammad Aimmud, uno dei comandanti fu assassinato in un agguato alla sua auto.

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Muhammad Aimmud

La storia della sua morte secondo Liwa Suqur al-Quneitra in un post datato 2 agosto, 2015 racconta che  “Muhammad è stato ucciso per mano di un gruppo armato dalle Brigate Ba’ath [un’altra milizia filo-Assad] in  un agguato, mentre  si muoveva da Khan Arnabeh alla città di al-Ba’ath, è stato  colpito nella sua auto con due razzi  RPG e dopodiche sono sopraggiunti spari  di armi automatiche sulla sua auto di fronte agli occhi dei passanti. Sebbene un certo numero di persone abbia immediatamente cercato di fornire un soccorso alla vittima, dopo breve tempo, delle raffiche si  sono scatenate  su queste persone, costringendoli ad allontanarsi.  Il leader del gruppo autore del agguato si chiamava Jaber al-Khalid che agi’ con i  suoi fratelli.  “.

Attualmente comunque i falchi rimangono attivi nella loro regione, lottando quotidianamente contro Jabat al Nusra e alleati, e sono spesso vittime ei raid aerei israeliani, (https://syria.liveuamap.com/en/2016/6-july-syria-airstrikes-by-israel-on-financial-directorate)   che nell’ignoranza e nell’indifferenza dei dipendenti di televisione e giornali, bombardano le postazioni dell’esercito siriano (  https://www.almasdarnews.com/article/israeli-warplanes-strike-syrian-army-al-quneitra/) e non quelle loro confinanti di Al Nusra e Isis che mantiene una  presenza  in sud Daraa.

 

Liwa al Quds, i palestinesi di Aleppo

Liwa al-Quds ( in arabo : لواء القدس ) o la Gerusalemme Brigata è una milizia sunnita di esuli e discendenti palestinesi pro-governo operante in Aleppo , formata nel 2013 dall’ingegnere Muhammad al-Sa’id, si ritiene sia la più nutrita formazione volontaria nella città di Aleppo.

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La Brigata Gerusalemme è formata essenzialmente da abitanti del ex sobborgo di  CampHandarat, e del quartiere gemello di Al Nayrab, anch’esso abitato principalmente da esuli e discendenti palestinesi.

Questa milizia fu creata ad inizio 2013, dopo che i miliziani di varie fazioni islamiste, reclamarono il controllo del distretto di Handarat, e la pretesa di fare di esso zona di guerra.

Questo significava, per i cittadini, fino a quel momento sostanzialmente indifferenti ai moti rivoluzionari, venire amministrati dalle fazioni ribelli, note alla maggioranza degli aleppini più per i furti e le prepotenze che non per il desiderio di giustizia e libertà (aldilà della propaganda confenzionata per le emittenti del golfo e riproposta dai  nostri Media ).

Gli anziani di Camp Handarat, ovvero sia quelle autorità non elettte, ma riconosciute per carisma all’interno della comunità,  chiesero ai ribelli nel 2013, di non stabilirsi nel loro distretto,  ma in tutta risposta,  molti di essi vennero scacciati dalle case, derubati, accusati di non essere ” Bravi sunniti ” e  divennero profughi per la seconda volta, e si rifugiarono soprattutto presso il distretto gemello di Al Nayrab.

L’ingegner Mohammed Al Said divenne il leader del gruppo, che ben presto crebbe,  fino a superare i 4000 membri. Intorno al 2015 anche armeni aleppini, curdi sostenitori del governo e sunniti locali, entrarono nella milizia, preferendola alle milizie Bath, Ndf, eSSNP e del partito comunista .

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La Liwa al quds prese parte a piu di 200 battaglie (http://www.joshualandis.com/blog/overview-of-some-pro-assad-militias/) , incluse le maggiori offensive di Aleppo e provincia. La sua fama iniziò a trapelare a partire dal 2015, a causa della riservatezza imposta inizialmente, per evitare vendette e arresti di quei parenti dei membri,  che vivevano nei settori occupati dall’opposizione.

La Liwa oltre che nei dintorni di Handarat fu posizionata in shejk Lufti e Aziza (2 villaggi della periferia ), intorno al noto edificio del Airforce Intelligence,  teatro della guerra dei tunnel bomb e prima linea per anni nel centro di Aleppo e partecipò alle riuscite offensive per liberare i villaggi di Zhara e  Nubbul e chiudere la rotta di alimentazione attraverso la Castello. I caduti totali della brigata, nell’arco del conflitto superano le 200 unità.

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Essi però non furono attivi soltanto in campo bellico, organizzarono in questi anni in  raccolte fondi, tornei di pallone, diedero assistenza alle vedove e si attivarono per le esigenze di insieme degli abitanti di Al Nayrab

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Il 29/09/2016 finalmente la Brigata Gerusalemme riprese il pieno controllo del quartiere di Handarat, nel frattempo ridotto purtroppo in rovina dal conflitto.  Successivamente, sotto il comando di Mohammed Rafi, il comandante in seconda del gruppo, la brigata conquisto’ il celebre ospedale Al Kindy,  teatro di un assedio e successivo massacro nel 2013 ai danni dei militari siriani che lo difendevano.

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Dopo la liberazione di Camp Handarat e a seguito anche del contributo dato per difendere la città,  il generale russo Konoplienko ha premiato con una medaglia al valore sia l’ingegner Al Said, che il comandante Mohammad Rafi, famoso soprattutto per accompagnare la battaglia sempre in prima linea (http://www.longwarjournal.org/archives/2016/10/russian-influence-evident-in-palestinian-militia-in-syria.php)

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Il 27/11/2016 il comandante Mohammad Rafi,  moriva durante la battaglia per liberare Aleppo est (https://www.almasdarnews.com/article/senior-palestinian-paramilitary-commander-killed-rebel-forces-aleppo/)

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Il comandante Rafi è stato sostituito dal fratello Samer pochi giorni dopo. In questo struggente documentario, sottotitolato in inglese, possiamo ripercorrere le ultime vicende della brigata e del comandante,  e vedere le sue esequie,  pubbliche e seguite da migliaia di uomini e donne, e oggetto del lancio di 3 missili grad contro la processione, da parte dei ribelli in Aleppo Est, che come tutta la città,  era o a consocenza di ora e luogo della processione.

 

 

Qui un documentario di Anna News sulla brigata Gerusalemme,  sotto titolato in italiano da Saker (https://www.youtube.com/watch?v=jcQKM31r0_U)

 

I sopravvissuti di Kuweyris

La storia dei ragazzi assediati alla base di Kurelleis é qualcosa di enorme e commovente.  Quasi ognuno dei 314 soldati liberati, presentava ferite e malattie, al momento della liberazione.
Avevano  passato 35 mesi, con scarsita di luce e acqua, arrivando in certi periodi, a mangiare una volta ogni 2 giorni.
Durante questo supplizio, venivano costantemente attaccati dall Isis.
Rifiutarono , un offerta a consegnarsi e pentirsi,  in cambio salva la vita.
Se fossero stati americani, vedreste sicuramente loro storia in un kolossal di Hollywood, interpretato da alcuni dei migliori attori in circolazione,   Con colonne sonore, e scene struggenti, per  ricordarci quanto questi ragazzi amavano la propria patria, e i propri compagni.
Ma non sono americani, sono siriani, e per giunta leali al loro governo.
Quindi verrano sostanzialmente ignorati dal mondo.

Non da noi comunque,  e dal giornalista italiano Gian Micalessin, che preparò un servizio per il pubblico italiano.

Quelle che seguono sono alcune tra le foto e i video più suggestivi.

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Il tenente Lyhad in posa durante l’assedio, dove ha passato 4 anni della sua vita.

Il servizio curato da Gian Micalessin, in italiano,  che ripercorre la loro drammatica storia

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Il figlio partecipa all’offensiva per liberare il padre assediato nella base

 

Liberazione della base aerea di Kuweyris

 

La liberazione di Kuwayris

Dal maggio 2012 l’aeroporto militare di Kuwayris, fu posto sotto assedio dai gruppi armati ribelli dell’Esercito siriano libero ai quali seguirono poi gli jihadisti dello Stato Islamico[11]. All’interno dell’aeroporto si trovava anche una scuola di aviazione militare con oltre trecento[10][12] allievi ufficiale comandati dal generale Munzer Zammam[11].

Gli assediati bloccati all’interno della base, in oltre due anni, per sopravvivere hanno dovuto contare esclusivamente sulle proprie riserve di farina, sui prodotti in scatola ricorrendo anche alla coltivazione di verdure all’interno del perimetro difensivo[11].

Secondo il generale Zammam dall’inizio dell’assedio la guarnigione aveva subito circa quattrocento attacchi, ma la situazione era nettamente peggiorata quando al posto dei ribelli moderati comparvero gli jihadisti dell’ISIS e gli attacchi si erano protratti anche per quattro giorni consecutivi

L’offensiva e la liberazione :

l 14 settembre 2015, l’Esercito arabo siriano (SAA) – in cooperazione con la Forza Nazionale di Difesa (NDF) e i battaglioni del partito Al-Ba’ath – lanciarono l’offensiva nelle aree sudorientali del governatorato di Aleppo con l’obiettivo di liberare l’Aeroporto militare di Kuwayris dall’assedio dello Stato islamico (ISIS). A questa offensiva seguirono poi altri sforzi nella metà di ottobre per rafforzare il controllo governativo sulla principale strada che giunge ad Aleppo dalla Siria centrale[16]. Oltre a rendere più sicure le linee di comunicazione con i territori a sud nonché per rendere sicure le vie di comunicazione dell’esercito siriano e di interrompere la continuità territoriale dell’ISIS in Siria[17].

A partire dal 15 settembre le forze governative lanciarono l’offensiva lungo il bordo nord-occidentale del lago al-Jaboul ottenendo subito il controllo delle due colline di Tal Tal Na’am e Sab’in, a nord del Lago al-Jaboul[1]. Ciononostante, l’ISIS riuscì a riorganizzarsi e a lanciare un contrattacco riconquistando alcuni dei loro territori perduti. Il 22 settembre, l’intervento dell’aviazione siriana permise di riprendere l’iniziativa e continuare l’avanzata fino a catturare Salihiyah e Tal-Rayman[18].

Il 4 ottobre, le forze aeree russe attaccarono l’ISIS lungo l’autostrada cheporta a Dayr Hafir consentendo alle Cheetah Forcese alla Forza Nazionale di Difesa dell’esercito siriano di entrare nel villaggio di Ayn Sabil[19]. Secondo fonti dell’esercito siriano l’ISIS avrebbe perso oltre 75 combattenti negli attacchi aerei russi[19].

Il 16 ottobre, le forze governative appoggiate anche da milizie volontarie irachene, si scontrarono nuovamente con i miliziani dell’ISIS provocando venticinque caduti. Fu occupata subito la cittadina di Al-Nasiriyah permettendo quindi l’avanzata verso la città di Barayjeh, a soli sette chilometri da Kuweires[20].Il 17 ottobre fu occupata Huwaija[21]. Il giorno successivo proseguì l’avanzata delle forze governative che catturarono, dall’inizio delle operazioni, un totale di cinque villaggi[22].Il 19 ottobre, cadde Bkayze, a circa sette chilometri dalla base aerea e altri due villaggi nei pressi[23].

Il 21 ottobre, le forze governative assunsero il controllo dell’area di Tal Sbi’ein, incluse le aree collinari[24] e due giorni più tardi anche Dakwanah[25], arrivando a quattro chilometri dall’aeroporto[26].

Il 9 novembre cadde la città di Sheikh Ahmad, a soli due chilometri dall’obiettivo ponendo le condizioni per l’assalto finale[27].

Il 10 novembre, l’esercito ruppe l’assedio all’aeroporto di Kuweires dopo tre anni di isolamento[28]. Successivamente, l’esercito prese anche i villaggi di Rasm’ Abboud e Umm Arkileh nei pressi dell’aeroporto[5]. Il giorno seguente i militari, insieme agli alleati, presero anche i villaggi di Jdaydet Arbin e Arbid sempre nelle vicinanze dell’aeroporto[29][30]. Nelle ultime 24 ore di combattimenti intorno all’aeroporto furono uccisi sessanta militanti dell’ISIS, più di venti soldati siriani, tredici iraniani e otto combattenti di Hezbollah[31]. Dopo il ristabilimento dei contatti il presidente siriano Bashar al-Assad telefonò al comandante della base assediata Munzer Zammam per complimentarsi personalmente con il personale della base per l’ostinata resistenza[32].

Il 13 novembre, le forze governative avanzarono di oltre quattro chilometri lungo l’autostrada Aleppo-Raqqa, raggiungendo l’impianto di produzione di sostanze chimiche e prendendo posizione presso la fabbrica Sisako.[33] e il 16 novembre, l’aeroporto fu ufficialmente dichiarato sicuro con la presa del villaggio di Kaskays[3][34].

 

Il mito dei sunniti contro gli sciiti in Siria

Il mito  dei sunniti contro gli sciiti in Syria.

Il termine mito ha perso la sua connotazione letterale, via via che il conflitto è divampato,  grazie al potentissimo apparato mediatico, dei paesi del golfo. Ovviamente, era negli interessi delle petro monarchie e della Turchia, portare la rivoluzione siriana, sul tema dello scontro confessionale. Tema a cui gia facevano ricorso gli elementi fondamentalisti sunniti in Siria, ma vediamo nello specifico,  quanto questa etichetta corrisponda alla realtà siriana.

L’attuale ministro della Difesa, Fahd al-Freij, è uno degli ufficiali più decorato nella storia militare siriana e proviene dal cuore sunnita di Hama. I due più potenti capi dell’intelligence, Ali Mamlouk e Mohammad Dib Zaitoun, sono rimasti fedeli ai siriani del governo-e sono entrambi sunniti di famiglie influenti. Il deceduto , è temuto capo dell’intelligence siriana, Rustom Ghazaleh, che governò il Libano con il pugno di ferro, era un sunnita, e il capo del ramo investigativo della direzione politica, Mahmoud al-Khattib, proviene da una vecchia famiglia Damasceno sunnita .Il Maggiore Generale Ramadan Mahmoud Ramadan, comandante del trentacinquesimo reggimento delle forze speciali, che ha il compito di tutela di Damasco occidentale, è un altro sunnita di alto rango , come il generale di brigata Jihad Mohamed Sultan, il comandante del sessantacinquesimo Brigata che controlla Latakia.
I nostri media, per sensazionalismo , non mancano di sottolineare l’origine sunnita della signora Asma al-Assad, moglie del presidente, con lo scopo di demonizzarla. Ma evitano deliberatamente di citare la vice-presidente della Repubblica araba di Siria, la signora Najah Al Attar (la prima ed unica donna araba al mondo ad occupare una carica così elevata). La signora Al Attar non è soltanto di origine sunnita, ma è anche la sorella di uno dei dirigenti in esilio dei Fratelli musulmani, esempio emblematico del paradosso siriano.
In realtà, l’apparato statale baathista è il riflesso quasi perfetto della diversità etnico-religiosa che prevale in Siria. Il mito a proposito della «dittatura alawita» è talmente grottesco, che perfino il Gran Mufti sunnita, lo sceicco Bedreddin Hassun, ed ancora il comandante della polizia politica Ali Mamluk, anch’egli di confessione sunnita, sono a volte classificati come alawiti dalla stampa internazionale.
Aleppo è forse unica in questo senso, deviando dal modello siriano standard verso una stratificazione della società lungo linee di classe e di clan , piuttosto che una spaccatura settaria , come quella che delinea il conflitto altrove. Un gran numero di sunniti provenienti da ogni settore, compresi manovali e classi rurali, combatte al fianco del regime, in milizie o coscritti come preferiscono . In altre province, tuttavia, la divisione tra opposizione e sostenitori del governo, ha seguito soprattutto linee confessionali.
Certo In Deyr al Zour ,assediata dal Isis, il clan Shaytat sunnita è interamente con il governo, e serve il generale Issam Zahreddjne, un druso, mentre molti elementi del clan Abu maryam, e altri sunniti, sia della borghesia, sia della manovalanza cittadina, compongono ol grosso del ndf e della 17 divisione di riserva.
La 10 divisione e 11 divisione , dispiegate in Hama, Idlib e talvolta Homs, sono quasi interamente composte da sunniti, sia ufficiali che soldati, ma la peidta di Raqqa, come la forza numerica dei ribelli in Idlib, si spiegano realmente con l assioma sunnita/rurale =opposizione.

In Aleppo, le divisioni sono più sfumate. Inutile dire che l’insieme delle forze ribelli – fatta eccezione per i stranieri che combattono con gli affiliati di al-Qaeda – sono composti in maggioranza dai sunniti dalle campagne.

Il tessuto urbano della città era invece molto cosmopolita e sede di una grande minoranza di cristiani, armeni e curdi, che, insieme con la prospera borghesia sunnita , hanno inizialmente reso il sistema della città immune al fervore rivoluzionario che aveva colpito vaste aree del paese. La maggior parte di Aleppo rurale, però, si e identificato con la rivolta più ampia, attraverso i sentimenti (alimentati ad arte dai media di Arabia e Qatar ) di persecuzione religiosa o economica per l’ordine dominante. Tali conclusioni sono molto convenienti, ma non rispondono in modo soddisfacente a molte domande importanti , né descrivono con precisione la natura del conflitto sul terreno.

Questa spaccatura tra sunniti in Aleppo sfida la narrazione mediatica E’ facile intuire come i sunniti borghesi della capitale commerciale della Siria possono vedere i loro interessi meglio rappresentati dal regime, ma come possiamo spiegare il fatto reale che le potenti milizie pro-regime che hanno fatto guadagni significativi, siano composte da sunniti di classi meno privilegiate? Chi potrebbe spiegare perché alcune città e villaggi sunnite nella campagna di Aleppo – Jibreen , ad esempio – è fermamente pro-regime, mentre la maggior parte dei villaggi rurali di Aleppo sunnita sono alleati con l’opposizione. E ‘abbastanza facile capire perché i villaggi di Nubol e Zahra siano lealisti ed i loro uomini volontari per combattenti , in quanto sono in prevalenza sciita, ma il campo profughi palestinese Nayrab (che poi è una piccola cittadina sunnita), assieme al campo gemello di Handarat ha formato la propria milizia, pro regime, la Brigate al-Quds .
Combattono insieme ad altre milizie pro-regime locali, come la Forza di Difesa Nazionale, che è anche in gran parte sunnita e alimentata da villaggi lealisti così come i clan come il Berri – il cui capo Zeno è stato tristemente esecutato in una pioggia di proiettili quando i ribelli presero d’assalto, per la prima volta Aleppo, nel estate del 2012. Questi del clan Berry sono stati in prima linea spingendo ribelli indietro dall’aeroporto di Aleppo in Marjeh. E ‘anche interessante notare che, proprio come Nubol e Zahra, il campo profughi di Nayrab era stato sotto assedio da parte dei ribelli, fino a poco tempo fa. La spiegazione più probabile, per tutto questo, è una miscela complessa di lealta’, tribali e di clan, così come un senso profondamente radicato di nazionalismo.

Un altro fattore decisivo che può andare in profondità per spiegare la predominanza di combattenti sunniti, nelle forze del regime di Aleppo è stato senza precedenti all’inizio del 2013, grazie al decreto che permise i coscritti di Aleppo, a prestare il loro servizio militare obbligatorio all’interno della città stessa, ed eventualmente con una milizia lealista di loro scelta. Il governo aveva sempre ordinato, che coscritti servissero in reggimenti ben lontano dalle loro città di origine, una regola che non aveva mai avuto alcuna eccezione, fino alla crisi attuale. Sembra abbia pagato bene. Invece di disertare, molti giovani hanno scelto di servire il loro turno di servizio in Aleppo, potendo anche andare a casa di notte e dormire nei loro letti, qualcosa di inaudito in precedenza, in campo militare siriano.
Questo aumentò notevolmente le fila delle milizie lealiste, come per le Brigate Baath. Le Brigate Bath, inizialmente erano un piccolo gruppo militante composto da lealisti di lunga data, del partito Baath , ben presto questa forza è cresciuta, diventando la seconda più potente unità del governo ad Aleppo dopo l’elite della Guardia Repubblicana. Fu anche Affidata a compiti militari di alto profilo, e lo hanno dimostrato, di recente guidando l’ assalto alla città vecchia , dove hanno catturato aree strategiche pur soffrendo pesanti perdite.
Questo notevolmente ingrossato le fila delle milizie lealiste, come le Brigate Baath. Serve non è stato visto come più facile e pagato uno stipendio più alto, il disegno molti coscritti. Baath Brigate, inizialmente un piccolo gruppo militante composto da lunga data lealisti del partito Baath e membri, ben presto trovato i suoi numeri e la forza crescente, diventando la seconda più potente unità del regime ad Aleppo dopo l’elite della Guardia Repubblicana. Affidata ad alto profilo per compiti militari sensibili, hanno dimostrato più che in grado, di recente guidando l’ assalto alla città vecchia , dove hanno catturato aree strategiche pur soffrendo pesanti perdite.Questo notevolmente ingrossato le fila delle milizie lealiste, come le Brigate Baath. Serve non è stato visto come più facile e pagato uno stipendio più alto, il disegno molti coscritti. Baath Brigate, inizialmente un piccolo gruppo militante composto da lunga data lealisti del partito Baath e membri, ben presto trovato i suoi numeri e la forza crescente, diventando la seconda più potente unità del regime ad Aleppo dopo l’elite della Guardia Repubblicana. Affidata ad alto profilo per compiti militari sensibili, hanno dimostrato più che in grado, di recente guidando l’ assalto alla città vecchia , dove hanno catturato aree strategiche pur soffrendo pesanti perdite.

Baath Brigate è stato sicuramente un modello di successo di questa nuova strategia di leva, ma anche fortemente illuminato l’ incongruenza della narrazione settaria nel conflitto siriano, in materia di Aleppo. Baath Brigate erano quasi interamente sunnita, e Nulla di tutto questo lo mette in evidenza, come la storia di un giovane soldato di leva di nome Mahmoud Hamandosh . Hamandosh, 19, era ben noto nelle brigate per il suo coraggio eccezionale sul campo di battaglia. Più di una volta ha salvato i suoi compagni e superiori dopo che furono stati circondati.

Hamandosh morto in gennaio 2015 per un proiettile alla testa, dopo che spinse le Brigate Baath, nella città vecchia, preso l’area Farafra. Al suo funerale hanno partecipato alti funzionari a molto clamore. L’aspetto che colpisce di Hamandosh è che egli proveniva da Anadan, una cittadina a nord di Aleppo e fortemente pro-opposizione . In effetti, uno dei più infami signori della guerra ribelli i, Ahmad Afash di Ahrar Souria, proviene da Anadan .

In foto Mohammed Razi, comandante in seconda della Liwa al Quds, morto nel novembre 2016 in Aleppo