Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato, Guida ed Esercito di Saïf al-Islam Kadhafi

Mentre la NATO ha deliberatamente falsificato il dossier libico per arrogarsi il diritto di distruggere la Libia e assassinarne la Guida per gettarla nel caos, Sayf al-Islam Gheddafi rimane l’unica personalità capace di unire rapidamente le diverse tribù. Liberato di recente, ha scritto questo memorandum per esaminare la situazione giuridica del suo Paese.

| Tripoli (Libia)

Questo memorandum mira ad identificare ciò che il popolo libico ha subito negli ultimi sei anni. Questi crimini sono stati commessi in nome dell’interventismo umanitario, della protezione dei civili, dell’introduzione della democrazia e della prosperità. Le forze della NATO, con l’aiuto di certi Stati arabi e di certi libici, attaccarono la Libia con tutti i mezzi a disposizione. Le giustificazioni avanzate erano false quanto quelle per l’invasione dell’Iraq nel 2003. Fu la distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una nazione pacifica. Questa nota tenta di presentare tali crimini alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle ONG, al fine di sostenere la Libia e il suo popolo negli innumerevoli sforzi per ricostruire questo piccolo Paese.

Libia al crocevia: l’inizio

L’agonia della Libia iniziava il 15 febbraio 2011, quando alcuni cittadini si riunirono per protestare in modo pacifico contro l’incidente nella prigione di Abu Salim. La dimostrazione divenne rapidamente ostaggio dei gruppi jihadisti come il Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG). Questi elementi attaccarono le stazioni di polizia e le caserme di Derna, Bengasi, Misurata e Zuiya per rubare le armi e utilizzarle nella guerra pianificata contro il popolo libico e il suo governo legittimo. Tali azioni furono accompagnate dalla propaganda di al-Jazeera, al-Arabiya, BBC, France24 e altri che incoraggiarono i libici ad affrontare la polizia che cercava di proteggere edifici pubblici e proprietà private da attacchi e saccheggi.

Scene di orrore si videro per le strade, i ponti e contro le indifese forze di sicurezza su cui i manifestanti commisero crimini contro l’umanità. Membri delle forze di sicurezza, militari e di polizia furono massacrati, i loro cuori furono strappati dai corpi e fatti a pezzi; uno spettacolo di brutalità selvaggia. Ad esempio, il primo giorno dei disordini, il 16 febbraio 2011, nella città di Misurata i cosiddetti manifestanti pacifici uccisero e bruciarono un uomo, Musa al-Ahdab. Lo stesso giorno a Bengasi, un agente di polizia fu ucciso e smembrato [1]. Questa barbarie fu commessa da elementi che usavano carri armati, mitragliatrici e cannoni antiaerei a Misurata, Bengasi e Zuiyah [2]. Queste scene sono ben documentate e possono essere viste su YouTube [3] e Internet.

Così, si ebbero dozzine di vittime contrariamente a quanto riportato dai media menzogneri. Secondo al-Jazeera, al-Arabiya e gruppi di opposizione libici, alla fine del 2011 il numero di persone uccise era di 50000. Tuttavia nel 2012 il governo di Abdarahim al-Qib annunciò che il numero di vittime registrate tra il 17 febbraio 2011 e la fine della guerra nell’ottobre 2011, era di 4700, incluse le morti naturali [4]. Nonostante il numero elevato di vittime menzionate dalle statistiche, i loro nomi ed identità non vengono riportati e nessuna famiglia ha chiesto di essere compensata dal governo.

La propaganda e le bugie che accompagnarono le accuse contro i militari non si fermarono all’inflazione del numero di vittime, ma affermarono che il regime usò aerei militari per attaccare i civili, ordinò massacri all’esercito e alle forze di sicurezza [5], col Viagra trovato nei carri armati [6], e fece ricorso a mercenari africani e algerini e subendo la diserzione dei piloti a Malta [7]. Alcuna di tali accuse è stata dimostrata finora e non corrispondono a verità. Le indagini di Nazioni Unite, Amnesty International e Human Rights Watch [8] non hanno confermato alcuno degli 8000 rapimenti segnalati dall’opposizione libica. In realtà, tali accuse furono fabbricate e non hanno credibilità. Allo stesso modo, l’accusa di utilizzare i Mirage della base aerea di al-Withy, nell’estremo ovest della Libia, per attaccare i civili di Bengasi ignoravano il fatto che questi aerei non potevano rientrare considerando il consumo di carburante. È impossibile per questo tipo di aereo attaccare obiettivi a 1500 km e rientrare senza rifornimento ed esistono basi aeree presso Bengasi che potevano essere utilizzate dal governo libico, se necessario. Allo stesso modo, il presunto Viagra trovato nei carri armati esce dallo stesso cilindro: la Libia aveva un esercito giovane, professionista e morale, che non pensava a commettere tali crimini e non aveva bisogno del Viagra per badare ai propri desideri sessuali. Queste storie sono semplicemente disinformazione come i sette minuti necessari alle armi di distruzione di massa irachene per attaccare l’occidente. Oggi, la questione irachena e libica fanno ridere i popoli di Iraq, Libia, Stati Uniti ed Europa. (Relazione di Amnesty International [9]).

La Corte Internazionale di Giustizia (ICC)

L’ICC [10] emise un mandato d’arresto nel 2011 contro Muammar Gheddafi, Sayf al-Islam Gheddafi [11] e Abdallah Senussi, accusati di reati contro l’umanità. Nonostante la gravità del crimine, l’ICC non svolse alcuna indagine sul campo e tracciò le conclusioni ed individuò i responsabili a due settimane dalla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il calendario dato al procuratore non fu presentato e comunque non ebbe il tempo per specificare le accuse. A tal fine, Ahmad al-Jahani, coordinatore del CNT nel CPI-Libia dichiarò che “il caso dell’ICC contro la Libia è puramente politico perché la NATO chiese al Consiglio nazionale di transizione (NTC) di elaborare l’elenco dei funzionari da accusare di crimini contro l’umanità”. Il CNT nominò al-Jahani per la preparazione di tale elenco con circa dieci nomi, tuttavia l’ICC ne perseguì solo tre. Al-Jahani inoltre aggiunse che tutte le accuse erano fabbricate. Ribadì il suo punto di vista durante l’incontro con Sayf al-Islam e l’assicurò che la giustizia libica non poteva condannarlo. Al-Jahani aggiunse che con la sua squadra l’aveva fatto perché sapeva che era persa in anticipo e che l’aveva perseguita per implicare Sayf al-Islam in casi finanziari e di corruzione.

Al-Jahani giustificò le sue fabbricazioni e menzogne affermando che sono (legalmente) legittime in guerra (dichiarazione di al-Jahani documentata il 1° gennaio 2012 e al tribunale di Zintan).

L’ICC adottò il doppiopesismo nella guerra alla Libia e nell’intervento della NATO. Accusò figure politiche libiche di crimini inventati ignorando il massacro barbaro di Muammar Gheddafi [12] e suo figlio Muatasim da parte delle milizie sostenute dalla NATO [13]. L’unica reazione dell’ICC fu far cadere le accuse contro Muammar Gheddafi dopo la morte. Tuttavia, l’ICC persisteva, dato che i media documentarono l’omicidio, non c’era bisogno di ulteriori prove per processare i responsabili. L’ICC poteva facilmente arrestare i responsabili politici e diplomatici nelle varie capitali europee. Una posizione simile fu presa dall’ICC contro Abdallah Senussi dopo che fu rapito in Mauritania dal governo libico [14]. La Corte semplicemente smise di chiederne l’estradizione. Nemmeno ne seguì la violazione dei suoi diritti, né il trattamento inumano subito nella prigione della milizia, anche se era detenuto da noti jihadisti del Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Il direttore della prigione non era altri che il capo del LIFG Abdalhaqim Bilhadj.

Bilhadj è noto a CIA e governi occidentali. La CIA l’arrestò dopo la fuga da Kandahar, interrogato ed estradato in Libia nel 2002 con l’accusa di terrorismo [15]. Nel 2009, lui e membri del LIFG furono liberati dalla prigione in base alla legge di amnistia generale. [16] Il passato terroristico di Bilhadj parla da sé. Nel 1994-1997 ordinò la strage di 225 persone. Nel 1997 ordinò l’omicidio dei turisti tedeschi Steven Baker e Manuela Spiatzier. Tuttavia, assunse un’alta carica in Libia. Fu ministro della Difesa e Sicurezza a Tripoli, direttore generale delle prigioni libiche e come tale direttamente responsabile della detenzione di Abdallah Senussi. Informato dei crimini di Bilhadj, l’ICC espresse la certezza che al-Senussi fosse in buone mani e ne sostenne il processo in Libia.

La NATO e i paesetti del Golfo ignorarono le attività terroristiche di Bilhadj e lo riconobbero capo politico e militare e affarista. Ha il maggiore canale televisivo nel Nord Africa, la più grande compagnia aerea della Libia, un cementificio, proprietà in Spagna e Turchia e un aeroporto privato a Tripoli. Questo aeroporto però viene usato per trasportare terroristi dalla Libia alla Siria. Questi terroristi ricebvettero160 miliardi di dollari nel 2010.

Bilhadj e altri sono responsabili dell’uso improprio dei beni della Libia e della fine del piano di sviluppo della Libia da 200 miliardi di dollari, secondo la Banca mondiale. Bilhadj è un esempio della vita sontuosa dei signori della guerra quando i comuni cittadini libici sprofondano nella povertà estrema.

Violazioni dei diritti umani da parte delle milizie

I capi militari e i signori della guerra hanno commesso crimini spregevoli contro l’umanità, distruggendo città e infrastrutture vitali negli ultimi sei anni, tra cui:
- persone bruciate vive o sottoposte alle forme più terribili di tortura.
- prigionieri politici, agenti di sicurezza e soldati bruciati vivi a Misurata.
- soprattutto, le milizie organizzano il traffico di organi umani prelevati dai prigionieri.
- nel contesto della complessa scena politica libica, Daish ha aggiunto altre atrocità massacrando, crocifiggendo e schiacciando persone.

Una pulizia razziale ed etnica senza precedenti, un genocidio commesso contro cinque città libiche e la loro popolazione. Il 55% dei libici è stato costretto a fuggire dal proprio Paese negli Stati vicini. Inoltre, a Bani Walid furono bruciate centinaia di case [17] come altre nella città di Warshafana [18], la città di Sirte fu rasa al suolo [19], le aree residenziali di Bengasi [20] e Derna furono bombardate. Persino Tripoli, città cosmopolita, subì la pulizia etnica e razziale, in particolare nelle zone leali a Muammar Gheddafi.

Oltre alle violazioni sistematiche dei diritti umani, le milizie e i loro capi distrussero infrastrutture cruciali [21]. Nel luglio 2014 incendiarono l’aeroporto di Tripoli e la flotta aerea nonché i serbatoi di petrolio [22] [23] [24] [25].

Nonostante le azioni distrutte e le torture brutali delle milizie, la comunità internazionale e gli organi delle Nazioni Unite ignorarono tali crimini e non processarono tali signori della guerra [26].

Le atrocità delle milizie della NATO e libiche contro civili e figure pubbliche

Gli aerei della NATO colpirono i civili in varie città, come Zlitan, Sirte, Surman, Tripoli e Bani Walid. A sud di Zlitan e precisamente a Majir [27], 84 famiglie, in gran parte donne e bambini, furono uccise a sangue freddo dagli attacchi aerei della NATO di notte. [28] I media mostrarono corpi di bambini e di una donna, Minsyah Qalefa Hablu, tagliata a metà, estratti dalle macerie. Altri morirono in questo scenario inquietante. In un altro caso, la famiglia di Qalid Q. al-Hamadi fu colpita dagli attacchi aerei della NATO in casa, uccidendo i figli. [29] Inoltre, la famiglia al-Jafarah fu uccisa a Bani Walid [30], quando la NATO ne bombardò la casa durante il mese santo del Ramadan. Per non parlare del bombardamento ben documentato del convoglio di Muammar Gheddafi a Sirte e dell’assassinio del figlio Sayf al-Arab nella casa di Tripoli [31].

Le violazioni dei diritti umani, gli omicidi sistematici e la tortura contro i civili libici continuano dopo che le milizie presero il controllo della Libia. Le vittime erano civili che non avevano partecipato alla guerra. La maggioranza era anziana e non poteva portare armi. Il comico popolare Yusif al-Gharyani fu arrestato e torturato dalla milizia di al-Zuiyah.

La milizia di Misurata arrestò e torturò l’ex-muftì 80enne Shayq Madani al-Sharif [32] perché non approvò e sostenne l’intervento della NATO [33]. Il famoso cantante Muhamad Hasan fu brutalizzato e messo agli arresti domiciliari [34]. Altri, come l’economista Abdalhafid Mahmud al-Zulaytini, furono processati e condannati a lunghi periodi di carcere. Allo stesso modo, il presidente del Soccorso Islamico, Dr. Muhamad al-Sharif, fu condannato a un lungo periodo di carcere. Il direttore delle dogane e il responsabile dell’addestramento del Ministero degli Interni furono condannati a lunghi periodi di reclusione con altri condannato a morte o a vari periodi di carcere. Sembra assurdo che queste personalità siano accusate di traffico di stupefacenti, tratta di esseri umani, stupro, oltre a 17 altri capi di accusa [35]. La domanda è, come avrebbero potuto riunirsi per commettere tali crimini per nove mesi?

Dopo che la Nato misero tali milizie al governo, altri crimini terroristici furono commessi contro i cittadini libici e stranieri. Un copto fu ucciso dal battaglione di Misurata [36], altri a Sirte [37], molti operai cristiani etiopi furono uccisi [38], l’insegnante anglo-statunitense Roni Smith fu assassinato a Bengasi nel 2014 [39], il personale della Croce Rossa di Misurata fu ucciso [40], fu commesso un attentato contro l’ambasciata francese a Tripoli [41], e in particolare l’ambasciatore statunitense fu ucciso a Bengasi nel 2012 [42].

Tutte le suddette vittime furono segnalate da Human Rights Watch e, in alcuni casi, la NATO ne ammise la responsabilità. Tuttavia, l’ICC chiuse un occhio e non indagò su tali crimini malgrado i vari organi nazionali e internazionali chiedessero l’apertura di un’indagine trasparente. L’ICC ha fallito sulla guerra in Libia. Non produsse un unico mandato di arresto contro i capi delle milizie e delle forze della NATO. Sembra che la politica deliberata dell’ICC sia ignorare questi crimini comprovati e concentrarsi solo su accusa e processo di Sayf al-Islam.

Per quanto riguarda la famiglia di Muammar Gheddafi, l’ICC non è seria, come nel caso delle torture di Saadi Gheddafi, di cui il procuratore dell’ICC sostenne la prosecuzione dell’inchiesta. Tuttavia, un video mostrò che veniva picchiato durante l’interrogatorio. La stessa procedura si applica al caso Abdallah Senussi, dove il procuratore della ICC disse che deve ancora deliberare sulla sua condanna a morte (pronunziata in Libia). Una dichiarazione simile fu fatta dal predecessore riguardo il bombardamento e l’assassinio di Muammar Gheddafi e di centinaia di persone nel suo convoglio. L’ICC non è mai stato serio verso i crimini commessi dalle milizie contro migliaia di libici. Il suo unico interesse è silenziare la voce di Sayf al-Islam ed eliminare ogni possibile leadership.

Gli Stati membri della NATO e gli staterelli del Golfo dovrebbero essere considerati responsabili del caos creato in Libia dal 2011. Intervennero in Libia col pretesto che Muammar Gheddafi massacrasse il popolo. La scena di un leader che uccide il proprio popolo ricorda Tony Blair sull’Iraq. Disse nel 2016 che era “la cosa giusta da fare e che se Saddam fosse rimasto al potere durante la primavera araba avrebbe massacrato i ribelli” [43]. Di conseguenza, dei Paesi sono stati distrutti, migliaia di persone sfollate e proprietà nazionali derubate. Come risultato dell’intervento militare della NATO in Libia, Muammar Gheddafi, i suoi figli e migliaia di libici sono stati uccisi e milioni di persone sfollate.

Sei anni dopo, la stabilizzazione della Libia è ben lungi dall’essere raggiunta. In breve, le milizie libiche si combattono e le forze militari dei Paesi occidentali affiancano le varie milizie. La Francia rimane militarmente implicata e perse tre soldati a Bengasi nel luglio 2016 uccisi dai gruppi che sostenne nella rivolta del 2011. Parigi aveva allora chiamato la rivolta “rivoluzione” da sostenere. Se questo credo era vero, perché continua la guerra oggi? E perché 700 persone sono state uccise? Perché il personale del consolato statunitense è stato ucciso a Bengasi? Perché l’occidente ignora la barbarie del Daish, che sgozza a Sirte, Misurata e Derna?

La risposta a quest’ultima domanda è chiara, questi criminali furono sostenuti dall’occidente nel 2011 perché combattessero il governo, apostata secondo le loro dichiarazioni. Perché il Daish indossava la stessa uniforme dei soldati libici, e chi gliel’ha data? Perché i membri del Daish ricevono uno stipendio dal ministero della Difesa Libico? La risposta a queste domande va trovata preso il vero capo del Paese, Bilhadj, Sharif, il Gruppo di combattimento islamico libico e i loro sodali del Congresso Nazionale. Chi governa oggi la Libia è ben noto al popolo libico e a certe ONG internazionali. Finora la Libia è ancora controllata dai gruppi jihadisti e l’occidente li appoggia nonostante i crimini commessi contro la Libia e il suo popolo.

Non è strano che i Paesi occidentali, dalla Norvegia al Canada a Nord, da Malta all’Italia a Sud, per non parlare di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Sudan e Marocco, si siano associati all’aggressione militare contro i civili che non gli erano ostili, contro Sayf al-Arabi, Muammar Gheddafi e la famiglia Quaylidi e le 84 vittime innocenti di Majir? Mentre questi stessi Stati sono pazienti e tolleranti col Daish a Sirte, Misurata e Bengasi, sopportano gli attentati nelle città francesi e belghe. Tuttavia, gli Stati membri della NATO e i loro alleati dovrebbero attaccarli e bombardarli come fecero in Libia nel 2011.

Infine, oltre a tale serie di crimini, gli Stati occidentali scelsero come leader libico il criminale di guerra responsabile della distruzione di Bani Walid e dell’uccisione dei suoi figli, Abdarahman Suihli. Nominò primo ministro il nipote Ahmad Mitig [44], direttrice generale agli Esteri la nipote Nihad Mitig [45] e il cognato Fayaz al-Saraj nuovo primo ministro. Inoltre, Abdarahman Suihli si accordò con Abdalhaqim Bilhadj, capo del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), per partecipare con gli islamisti alle elezioni presidenziali. Tuttavia, in Libia è ben noto che se le elezioni dovessero essere tenute oggi, tali persone non avrebbero garantito il voto, neanche dalle proprie famiglie. La popolarità di Bilhadj apparve nelle elezioni generali quando ottenne solo 50 voti nel quartiere Suq al-Jumah, che ha 250000 abitanti.

Durante questo tempo e durante la stesura di queste pagine, la popolazione delle città della Libia, inclusa la capitale Tripoli dove abita un terzo della popolazione, soffre di carenza di acqua, vive nel buio a causa dei blackout, ed è priva di strutture mediche e mezzi per soddisfare le esigenze umane di base. Secondo l’ONU, il 65% degli ospedali ha smesso di funzionare [46]. Mentre il dinaro libico è crollato e la produzione di petrolio sceso da 1,9 milioni di barili al giorno a 250000 barili. [47] Acuendo le sofferenze del popolo libico, le strade principali sono interrotte dalle operazioni militari e dal banditismo, oltre ai bombardamenti da Derna ad est di Sirte, da ovest di Bengasi ad Aghedabia. Le notizie quotidiane più comuni sono sequestri di persona e traffico di armi vendute su Internet.

In conclusione, dobbiamo ringraziare i nostri fratelli di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Sudan, Tunisia, Lega araba, NATO, Unione europea e tutti coloro che hanno trasformato la Libia in uno Stato fallito. Dopo la liberazione dei prigionieri islamici e altri, la Libia è diventata un’area che ospita le più grandi prigioni private. Un Paese che attirava investitori da tutto il mondo è diventato uno Stato esportatore di migranti, inclusi propri cittadini. Il 55% della popolazione è migrata e rifugiata all’estero. Uno Stato che riuniva i migliori esperti legali e costituzionali del mondo, che poté forgiare una costituzione nuova e moderna, è ora divenuta un’area governata da 1500 milizie. E infine uno Stato in cui il furto era considerato strano e insolito è divenuto luogo in cui corpi umani mutilati e decomposti vengono scaricati quotidianamente per le strade, evento divenuto banale in tutto il Paese.

Commento al rapporto Herland:
Sayf al-Islam Gheddafi e l’ICC

Prima della rivolta, Saiy al-Islam era l’architetto della nuova Libia. Presentò la sua nuova visione della Libia libera dalle carceri politiche, legata alla Carta dei Diritti Umani, alla distribuzione di ricchezza e prosperità e alla democrazia [48]. Intraprese riforme politiche ed economiche con cui i prigionieri islamisti acquisirono la libertà, venendo riabilitati e integrati nella società libica. Dopo la violenta rivolta in alcune città, le fonti locali confermano di aver aiutato gli sfollati in tutto il Paese, liberando i prigionieri della rivolta e protetto la popolazione di Misurata dai combattimenti, o di Bengasi fuggiti dalle zone dei combattimenti.

Invocò e sostenne gli sforzi di pace per risolvere la guerra. Secondo le fonti locali, chiese all’amministrazione dell’Università di Sirte di stampare 5000 volantini e distribuirli col convoglio pacifico partito per Bengasi, osservando i diritti umani. Invitò l’esercito a rispettare le regole d’ingaggio, proibendo l’uso della forza contro i manifestanti, secondo il capo della centro operativo dell’esercito nel marzo 2011, Maresciallo Hadi Ambarish, fatto prigioniero dai miliziani di Zintan, che lo torturarono e gli negarono la cure mediche fino a morire di cancro in carcere nel 2014 [49].

Nonostante gli sforzi inesorabili per la pace di Sayf al-Islam Gheddafi, gli aerei della NATO cercarono di assassinarlo, uccidendo o ferendo 29 suoi compagni. [50] Inoltre, perse delle dita e subì diverse ferite. Tuttavia, l’ICC non indagò su tale attacco aereo e non ne supervisionò i cinque anni d’isolamento. [51] Inoltre, l’ICC persisteva nel chiederne l’arresto e il processo dopo che fu condannato a morte da un tribunale libico nella prigione di al-Hadaba, guidato da Qalid al-Sharif, uomo di Bilhaj.

Perciò l’istruzione è ingiusta, l’archiviazione del caso è l’unico passo che va approvato. Si potrebbe sostenere che il caso nella sua interezza dovrebbe essere abbandonato, soprattutto dopo l’assassinio del procuratore generale a Bengasi e la fuga della maggior parte dei pubblici ministeri, mentre subivano enormi pressioni dalla milizia. In queste circostanze, gli argomenti dell’ICC sono che la sua condanna a morte non fu applicata e che pertanto dovrebbe essere arrestato e imprigionato nella prigione di al-Hadaba.

Tuttavia, il ministero della Giustizia libica si appellò contro la condanna a morte per via del processo sleale, in un tribunale nel carcere controllato da al-Sharif, che ha il potere su giudici e magistrati. Tuttavia, l’ICC continuò a chiedere un nuovo processo e ignorò il fatto che Sayf al-Islam era detenuto presso la prigione di Zintan e che il tribunale di Tripoli lo processò per teleconferenza. L’ICC dovrebbe rispettare la legge libica ed essere consapevole che una persona non va processata due volte per il presunto stesso reato. Ma scopo dell’occidente e dell’ICC è sbarazzarsi di Sayf al-Islam Gheddafi come fecero col padre Muammar Gheddafi e i fratelli.

È giunto il momento che l’ICC abbandono il doppiopesismo e aiuti il popolo libico nello scopo di salvare il proprio Paese da tali milizie e costruire una nuova Libia dove vigano diritti umani, prosperità, lo sviluppo e stato di diritto. Chiediamo anche all’ICC di abbandonare la pretesa che Sayf al-Islam sia estradato e processato a L’Aja.

L’ICC dovrebbe riconoscere e rispettare la legge di amnistia generale del ministero della Giustizia libico. Sayf al-Islam Gheddafi dovrebbe poter assumere il proprio ruolo nella lotta per una nuova Libia democratica. A tal proposito, e dopo che gli Stati occidentali comprenderanno i propri errori, dovrebbero collaborare coi libici e le ONG sincere per processare le milizie e i loro capi per il bene della pace e della riconciliazione.

Traduzione
Alessandro Lattanzio
(Sito Aurora)

Preso da: http://www.voltairenet.org/article198566.html

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Venezuela: la guerra di classe appoggiata dalla fogna IMPERIALISTA grazie al nostro SILENZIO ASSORDANTE!!


 

E dire che gli italiani presenti sull’isla de Margarita, in primis il “sig.” Davide Morbidelli di Caribbean Tour Travel, e tutta la sua famiglia, ci volevano far credere, ma l’avevamo capito delle loro intenzioni nefaste, che le forze armate erano CONTRO il governo.

Invito questa gentaglia a ritornarsene nel proprio paese o andare negli Stati Uniti visto che amano il neoliberismo distruttivo che ci sta strangolando sempre più e che non gli ha permesso una vita dignitosa nel loro paese.

E’ semplicemente inaccettabile che l’europa e gli americani facciano da guardiani del mondo. Non dimentichiamo che il male del mondo siamo noi. E prima di trarre conclusioni informarsi e soprattutto guardare prima in casa propria e poi in casa degli altri. Mi sembra che siamo nella MERDA fino al collo grazie al nostro silenzio assenso. 

Ieri è stata attaccata la tv di stato pubblica VTV. Gli assalitori però non avevano fatto i conti con i lavoratori che sono scesi in strada a difendere il palazzo.
Tuttavia, prima di fuggire, tra i mercenari è comparso un fucile da guerra. Il soggetto, bianco, è identificato e ricercato.
Questa sarebbe l’opposizione democratica?

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Questa è l’esultanza dei lavoratori della televisione pubblica di stato VTV che gioiscono dopo essere usciti dagli uffici per difendere il palazzo ed aver cacciato a mani nude le bande di oppositori (anche armati) che lo avevano attaccato.
Abbiamo video dei lavoratori che catturano i fuorilegge e li mettono in una stanza in attesa della polizia: il popolo reagisce alla violenza di questi mercenari.

https://www.facebook.com/1034770026536818/videos/1917367771610368/

Evo Morales unico presidente a non aver firmato il documento del Mercosur che invita il #Venezuela a “sospendere” le elezioni per l’Assemblea Costituente. 
Argentina e Brasile volevano un documento più estremo che prevedeva l’espulsione del Venezuela dal Mercosur in quanto “non democrazia”. L’opposizione dell’Uruguay lo ha impedito.

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Il Presidente Ortega, nel giorno della chiusura del Foro Internazionale di San Paolo appoggia le elezioni della Assemblea Costituente che si svolgeranno in Venezuela.
Sostegno anche da Evo Morales “Fratello Maduro non sei solo. Picchia duro contro l’Impero nordamericano”

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Foto della città di Valencia (leggasi pittura sul muro), dove gli oppositori di Maduro, dopo aver attaccato dei locali statali, hanno proseguito le loro violenze andando a colpire i chavisti. Altro che opposizione democratica.

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Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Ennesimo tafferuglio tra gli oppositori di Maduro. Un SUV non accetta il blocco stradale illegale e sfonda tutto.
Viene inseguito ma riesce a fuggire.
Come al solito tutta gente di pelle bianca, ben vestita e ben nutrita.

https://www.facebook.com/1034770026536818/videos/1915884085092070/

“Maledetto, io devo passare, mi sono operata, guarda, maledetto” 
“Sei una chavista”
“Chavista sarà quella str. di tua madre, maledetto, maledetto”
#Venezuela Gli oppositori di Maduro (sempre di pelle bianca, ben vestiti e ben nutriti) ormai litigano tra di loro tra chi vuole bloccare le strade e chi non ne può più delle violenze.
Viva Maduro! Viva la elezione Costituente del 30 luglio!


 

Terroristi (fascisti) bruciano un chiosco di una famiglia solo perché chavista nella Parroquia Caricuao. Dov’è la comunità internazionale? Dov’è Amnesty international? Dove sono gli antifascisti?

https://www.facebook.com/albapressad/videos/1997861280434177/

“Stiamo morendo di fame. Questa dittatura ci sta uccidendo.” Peccato però che a dirlo siano i venezuelani in auto decappottabili da 100.000 dollari. In strada a manifestare con la bandiera capovolta ed i loro abiti e accessori di lusso.

https://www.facebook.com/1034770026536818/videos/1911309625549516/

L’ultimo oppositore di Maduro, 23 anni, morto in piazza poiché gli è scoppiato in mano il mortaio con cui sparava alla polizia, era il capo di una banda criminale giovanile. Questa sarebbe l’opposizione democratica a Maduro?

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Si continuano a bruciare vivi chavisti. Uccisi altri due compagni (immagini forti)
“Non è nessuna protesta pacifica o legittima, è un crimine di odio. E’ fascismo. Chi non lo condanna, ma anzi lo sostiene (Mogherini e la UE, governi fantoccio legati agli Usa, tra cui il governo Gentiloni….), chi non condanna apertamente (il Parlamento italiano che addirittura ieri applaudiva il padre del golpista fascista Leopoldo Lopez) è complice di tutto questo e dovrà presto fare i conti con la storia”

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Venezuela: manifestanti pacifici? No, terroristi armati fino ai denti!

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di Fabrizio Verde

La narrazione distorta del circuito informativo mainstream in perfetto stile post-verità sul Venezuela, pretende di ribaltare la realtà dei fatti. I terroristi guarimberos che bruciano vive persone per il colore della pelle o le idee politiche, linciano chavisti e piazzano bombe per colpire le forze di polizia, diventano ragazzi che lottano a mani nude per la libertà. Il governo Maduro definito dittatoriale perché convoca elezioni per installare un’Assemblea Nazionale Costituente. El mundo al reves parafrasando Eduardo Galeano.

Un esempio da manuale di distorsione della realtà si è verificata nei giorni scorsi in occasione di una trasmissione radiofonica di Radio 3, dove la corrispondente in Italia del quotidiano venezuelano ‘El Universal’, Eliana Loza Schiano, ha affermato che in Venezuela i manifestanti oppositori sono armati solo di «pietre e qualche molotov». Una bugia.

Come abbiamo più volte documentato, le manifestazioni convocate dalla MUD vedono sempre la presenza di uomini armati. Tanto che la stessa ambasciata degli Stati Uniti a Caracas ha allertato i propri connazionali circa l’alta pericolosità di queste manifestazioni invitandoli a tenersi alla larga.

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Un ulteriore smentita di quanto affermato dalla giornalista arriva dall’ultimo sequestro effettuato dalle forze dell’ordine venezuelane ai danni di un terrorista guarimbero nella città di San Cristobal.

Javier Volcán Gandica è stato arrestato perché trovato in possesso di un vero e proprio arsenale da guerra pronto a essere utilizzato, per creare azioni destabilizzanti, in occasione del prossimo ‘trancazo’ convocato dalla MUD.

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Video (immagini forti). Il fascismo in diretta in Venezuela. Chi non denuncia è complice…

Non è nessuna protesta pacifica o legittima, è un crimine di odio. E’ fascismo
Immagini forti. Sconsigliate ad un pubblico sensibile.

Mostrano due gruppi di terroristi, fascisti in Venezuela (“manifestanti pacifici” come i “ribelli moderati” in Siria) che, nel primo, rincorrono un ragazzo dentro la metro ad Altamira (quartiere ricchissimo di Caracas e centro dell’azione sovversiva in corso), per poi bruciarlo vivo così come fatto con Orlando Figueroa e tanti altri; e che, nel secondo video, si accaniscono con il corpo bruciato di un cadavere ucciso poco primo.


Non è nessuna protesta pacifica o legittima, è un crimine di odio. E’ fascismo. Chi non lo condanna, ma anzi lo sostiene (Mogherini, UE, governi fantoccio Usa, quindi governo Gentiloni….) dovrà presto fare i conti con la storia. Chi non condanna apertamente (il Parlamento italiano che addirittura ieri appludiva il padre del golpista fascista Leopoldo Lopez) è complice di tutto questo e dovrà presto fare i conti con la storia. Chi non denuncia (i media di regime) è complice e i conti con la storia si sommano giorno dopo giorno.

Ma il nostro appello è agli amici elettori del PD, partito di riferimento di questo governo che non solo in Europa (Mogherini) e in Italia (Renzi prima e Geniloni poi) non condanna apertamente questi crimini di fascismo, ma li fomenta sostenendo quelle destre venezuelane che nell’ennesimo tentativo di sovversione violenta dell’ordine costituito (dopo i l2002 e il 2014) da tre mesi tiene sotto ostaggio un paese ed è responsabile di oltre 80 morti e più di mille feriti.

Ecco, caro elettore del PD, non pensi che il tuo partito di riferimento dovrebbe condannarli questi atti? L’antifascismo vale solo in Italia? In Ucraina e in Venezuela?

Ecco, caro elettore del PD, non pensi che i tuoi giornali di riferimento debbano denunciare quello che hai visto in quei video e non censurarli ogni giorno per mostrarti l’imagine distorta di “manifestanti pacifici”, così come erano “ribelli moderati” in Siria?

Il golpe in Venezuela si prepara anche in Italia. Mercoledì giornata importante al Senato

di Geraldina Colotti

«Basta carneficina in Venezuela». L’appello è di Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri del Senato, molto presente nella crisi del paese bolivariano, dove i morti sono già oltre 100: vittime dovute «all’arroganza di un regime che rifiuta la democrazia», da cui l’invito di Casini alla «comunità internazionale» affinché si «stringa attorno al Parlamento venezuelano e ai suoi rappresentanti». Il Parlamento venezuelano è, dalle legislative del 2015, a maggioranza di opposizione. L’abbraccio di Casini a nome del governo italiano è quindi tutto per la Mesa de la Unidad Democratica (Mud), che ha deciso di sovvertire il governo eletto dal popolo venezuelano usando due grimaldelli: la violenza interna dei «guarimberos» e l’appoggio di Trump e dei suoi alleati (Europa e Italia in prima fila).

PER QUESTO, dopo l’invito con applausi scroscianti al padre di Leopoldo Lopez (militante del partito Voluntad Popular come il figlio, oggi agli arresti domiciliari), mercoledì il Parlamento italiano ospiterà anche un altro «pacifico» manifestante contro la «dittatura»: il sociologo venezuelano Tulio Hernandez, ex esponente della sinistra durante gli anni della IV Repubblica, oggi passato dall’altra parte. A fine aprile, si è fatto conoscere per i suoi twit incendiari, che invitavano «ogni venezuelano democratico» a neutralizzare un chavista, all’occorrenza buttando «vasi» dalla finestra. In questo modo è morta una donna di 47 anni, Almelina Carrillo.

SONO TANTE le vittime delle violenze oltranziste, tante le armi sequestrate, già 30 le persone linciate e bruciate vive, molte le persone saltate sui tralicci cercando di sabotare la rete elettrica. Perché non si getta acqua sul fuoco di quelle violenze efferate? L’altroieri, nello Stato Zulia, 100 persone hanno dato alle fiamme l’istituto di case popolari della Mision Vivienda, che le destre vorrebbero portare sotto il controllo delle grandi immobiliari. Un lavoratore è morto buttandosi dall’edificio in fiamme. Un ragazzo, Adrés Uzcategui, ha avuto il petto squarciato dall’esplosione di un mortaio artigianale che voleva utilizzare contro la polizia. Un poliziotto è stato quasi sgozzato da una guaina usata nelle barricate. Una persona ha perso la vita durante l’attacco alla tv di Stato, a Caracas. Anche il principale quotidiano di opposizione, El Nacional web (unica fonte usata dalle agenzie stampa italiane) ha mostrato un cecchino appostato. Solo la reazione dei lavoratori di Vtv, scesi in strada al grido di «El pueblo unido, jamas sera vencido» ha evitato un’altra tragedia.

LA TV DI STATO è uno dei principali obiettivi delle destre, anche perché si trova nel quartiere Los Ruices, uno degli epicentri delle «guarimbas».

Nei locali di Vtv, come nelle principali imprese statali, funzionano anche gli asili per i figli dei dipendenti (la legge sul lavoro è estremamente avanzata ed è uno degli obiettivi principali del programma conservatore delle destre, come già avviene in Brasile e in Argentina), ma questo non ha impedito la furia degli oltranzisti, come hanno documentato numerosi cronisti internazionali.

Per «fermare la carneficina» bisognerebbe optare per il dialogo, per il rispetto delle istituzioni democraticamente elette e per il calendario elettorale definito: l’Assemblea costituente, che verrà votata il 30 e le successive regionali di dicembre. E poi le presidenziali del 2018. Si vince, o si perde, come nel 2015, quando la vittoria è andata alla Mud. Allora, c’era lo stesso Consejo Nacional Electoral, lo stesso sistema altamente automatizzato, ritenuto a prova di frodi da tutti gli osservatori internazionali, che lo hanno verificato nel corso di 20 elezioni in 18 annni di chavismo. La Mud si è servita del Cne anche per le sue primarie. Perché invece ora lo esautora? Chi è fuori dalla democrazia, chi organizza un «plebiscito» illegale o un governo che glielo consente, tollerando anche la foto di gruppo con «guarimberos» incappucciati di ex presidenti stranieri?

FALLITO lo sciopero generale che avrebbe dovuto disarcionare Maduro, ignorato il parere degli operai, dei 500 imprenditori e dei commercianti che lo hanno bocciato, respinto il pronunciamento democratico delle Forze Armate, le destre puntano a costruire una situazione modello siriano, demolendo l’architettura istituzionale bolivariana. Un paese dalle immense risorse – ha scritto il New York Times -, non può essere governato dal socialismo, foss’anche «umanista e cristiano». Ieri, la Mud ha eletto 33 magistrati del Tribunal Supremo de Justicia (Tsj), l’istanza deputata all’equilibrio di 5 poteri di cui si compone la repubblica presidenziale.

IL TSJ ha bocciato la decisione, ritenendola un reato. Oggi ci sarà una nuova manifestazione. Dopo il «plebiscito», organizzato arbitrariamente, la Mud va verso l’elezione di un altro capo di Stato e di un governo di transizione: il governo di una parte, di Trump e dei suoi alleati. Che porterebbe a «una carneficina» nello scontro con più dell’altra metà del paese e con le Forze armate bolivariane, leali alla costituzione e all’indipendenza nazionale. Cina e Russia hanno mandato messaggi agli Stati uniti contro un’eventuale aggressione armata e appoggiato il dialogo voluto da Maduro. E vi sono manovre al largo delle coste venezuelane.

Il golpe in Venezuela si prepara anche in Italia. Mercoledì giornata importante al Senato

Giorgio Cremaschi: «L’Ue non parla a nome nostro. Solidarietà a Nicolas Maduro»

di Giorgio Cremaschi

Io sto con tutte e tutti coloro che in Venezuela lottano per difendere la rivoluzione bolivariana, le sue conquiste, il suo governo.

I governi della Unione Europea che, assieme agli USA e con i falsi di giornali e tv, sostengono i golpisti, non mi, non ci rappresentano. Non parlano a nome nostro, di noi che qui in Europa lottiamo contro la distruzione dei diritti sociali e del lavoro, contro il dilagare della disoccupazione e della povertà, contro la distruzione della democrazia a favore degli interessi del mercato e delle banche.

Noi ricordiamo il sacrificio di Salvador Allende e di tante compagne e compagni, lavoratori, gente del popolo, assassinati in Cile dalla stessa coalizione di forze reazionarie, nazionali ed internazionali che oggi vuol fare lo stesso in Venezuela. Bisogna impedire che sorgano nuovi Pinochet e per fare questo dobbiamo smascherare il vergognoso sostegno della Unione Europea a chi invece proprio a Pinochet vuol tornare.

La nostra lotta contro le politiche liberiste e di austerità della UE, delle multinazinali, della finanza è la stessa del popolo venezuelano, per questo sosteniamo l’assemblea costituente che il 30 luglio farà fare un passo avanti alla rivoluzione bolivariana.

Se il Venezuela di Hugo Chavez vince, tutti coloro che lottano per la giustizia sociale e la democrazia saranno più forti.

El pueblo unido jamas serà vencido. No pasaran.

Da questo testo ho tratto il messaggio video che l’ambasciata del Venezuela mi ha fatto l’onore di diffondere

Giorgio Cremaschi: «L’Ue non parla a nome nostro. Solidarietà a Nicolas Maduro»

E se ieri gruppi terroristi armati avessero assaltato la sede Rai di Viale Mazzini?

Proviamo a immaginare questa scena: un gruppo consistente di uomini incappucciati, alcuni portano armi da fuoco, dopo aver bloccato le strade circostanti in zona Prati assalta la sede della RAI in viale Mazzini a Roma.

“Terroristi” sarebbe il termine scelto chiaramente dai giornali. Se poi i violenti in questione hanno una connotazione politica di estrema destra si aggiungerebbe anche “fascisti”.

Bene, questo è esattamente quanto accaduto nella giornata di ieri in Venezuela, dove uomini incappucciati e armati hanno assaltato la sede dell’emittente statale VTV. Trattatasi di terroristi e, avendo inclinazioni politiche di estrema destra, di fascisti.

Avete letto o visto questi video da qualche parte? Repubblica, Corriere e Fatto Quotidiano (i principali fake media italiani in politica estera) continuano ad oscurarvi tutto. Non pensate sia un vostro diritto poter vedere queste immagini. Per non parlare della Rai, servizio pubblico in teoria.

Nell’edificio preso d’assalto dai terroristi e fascisti venezuelani è presente all’interno un asilo, dove i genitori lavoratori della TV nazionale possono lasciare i propri bambini. Una grande conquista della Rivoluzione Bolivariana ed un diritto sociale un tempo conquistato in Italia, oggi, come tanti altri, miseramente perso.

Le immagini successive sono di speranza per il mondo. Quegli stessi terroristi vengono poi respinti dai dipendenti dell’emittente statale decisi ad opporsi alla violenza fascista che l’opposizione porta avanti da ormai 4 mesi per destabilizzare il legittimo governo socialista guidato da Nicolas Maduro, che nonostante tutto continua lanciare accorati appelli al dialogo, lasciati puntualmente cadere nel vuoto dall’opposizione. Perché l’unico obiettivo è la violenza destabilizzante volta ad imporre al Venezuela un sanguinoso ritorno al passato.

Adesso, seconda parte dell’esperimento,vi chiediamo uno sforzo di memoria: ricordate le tragiche immagini del rogo della Casa dei Sindacati di Odessa in Ucraina? Bene, ieri i fascisti venezuelani hanno replicato le gesta dei loro omologhi ucraini assaltando e dando alle fiamme la sede del Ministero del Potere Popolare per la Casa dello Stato Zulia. L’attacco fascista di matrice terroristica avvenuto con ordigni incendiari e armi da fuoco ha provocato la morte di una persona.

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E’ un vostro diritto vedere queste immagini, perché in teoria l’Italia è un paese che garantisce il pluralismo d’infomazione. Un diritto che vi viene leso ogni giorno da chi ha l’obiettivo di trasformare il Venezuela in una nuova Siria, in una nuova Ucraina e prendere possesso delle riserve di petrolio e oro più grandi al mondo. Il nostro Governo, e in particolare il suo partito di riferimento, il Partito Democratico, dopo aver scelto la via del neonazismo in Ucraina, spinge con il fascismo reale in Venezuela per la trasformazione del paese in una nuova colonia del neo-liberismo

E se ieri gruppi terroristi armati avessero assaltato la sede Rai di Viale Mazzini?

Abbiamo dedicato numerosi post alla questione Venezuelana

VENEZUELA: opposizione dà alle fiamme centro smistamento di alimenti. E gli USA continuano la loro strategia golpista.

VENEZUELA: Lancio di granate da elicottero sul Tribunale Supremo e sul Ministero degli interni. Ecco la DEMOCRAZIA IMPERIALISTA!

VENEZUELA: in atto la stessa strategia golpista che ha deposto Allende nel 1973! Ecco cosa sta succedendo.

VENEZUELA: Altissimo RISCHIO di GOLPE. In tal caso MADURO chiama all’INSURREZIONE CIVICO-MILITARE!!

VENEZUELA: una parte della comunità italiana prende posizione CONTRO la VIOLENTA OPPOSIZIONE!

Hugo Chavez: “I VAMPIRI AMERICANI vogliono SUCCHIARE il petrolio del Venezuela!!!

Opposizione Venezuelana: “Perdio, se avessimo potuto li avremmo già appesi a testa in giù!”

Le attenzioni dell’IMPERIALISMO si spostano al PETROLIO VENEZUELANO!

Venezuela: la strategia golpista dell’opposizione CRIMINALE al soldo dell’imperialismo! RACCOLTA NOTIZIE!

Venezuela: ecco come causano malcontento nella popolazione!

Venezuela: il ruolo dei media internazionali nell’inganno della carestia

Hugo Chavez è stato ucciso da armi disumane americane!

VENEZUELA: si è DITTATURA! …orwellianamente parlando!

Preso da: https://disquisendo.wordpress.com/2017/07/23/venezuela-la-guerra-di-classe/