MEMBRO DEI WHITE HELMET FILMATO MENTRE SI LIBERAVA DEI CORPI MUTILATI DI SOLDATI SIRIANI

RT, 23 giugno 2017

Un membro dei cosiddetti “Caschi Bianchi”, salutati dai media occidentali come “eroi portatori di pace”, è stato ripreso in un video mentre aiutava un gruppo di militanti non identificati a liberarsi di cadaveri di soldati dell’Esercito siriano che erano stati decapitati.

Un impressionante filmato pubblicato su Twitter il 20 giugno mostra un uomo che indossa una maglietta con il logo dei White Helmet che butta in una discarica un mucchio di cadaveri, presumibilmente di soldati dell’Esercito siriano o combattenti fedeli al governo.

Nello scioccante filmato si vede che molti dei corpi sono decapitati e un militante mostra persino alla videocamera, in primo piano, la testa mozzata di un soldato.

Gli imparziali e umanitari White Helmet prendono parte alla decapitazione e all’eliminazione di cadaveri di soldati siriani in una discarica di Daraa”, recita la didascalia sotto il video postato su Twitter.

Daraa è una provincia nel sud della Siria che confina con la Giordania e in cui operano diverse fazioni di ribelli, oltre al gruppo terrorista Al-Nusra.

Non è ancora chiaro a quale gruppo appartengano i militanti che nel video si liberano dei cadaveri.

In seguito all’incidente, i White Helmet, ufficialmente noti come Syria Civil Defense, hanno rapidamente diramato un comunicato in cui la dirigenza del gruppo condannava l’uomo ripreso nel video e affermava di averlo allontanato per violazione del codice di condotta.

Il gruppo ha ammesso che l’uomo nel video era effettivamente un membro dei White Helmet ma ha affermato che stava “agendo in modo indipendente e non nelle funzioni di membro della SCD.”

Il 20 giugno 2017, nel governatorato di Daraa, un volontario della SCD è stato visto prendere parte a un’azione che violava i valori e i principi organizzativi della SCD” affermava il comunicato, aggiungendo che il comportamento dell’uomo in questione, il cui nome non veniva rivelato, “costituisce una grave trasgressione del Codice di Condotta della SCD”.

Di conseguenza, il volontario è stato espulso” affermava il comunicato.

Questa non è la prima volta che i White Helmet vengono ripresi mentre partecipano ad atrocità di vario genere in Siria, dal momento che il primo di [tali incidenti] risale al 2015” ha detto a RT Vanessa Beeley, giornalista e ricercatrice indipendente. La Beeley ha aggiunto che “l’unico motivo per cui i White Helmet hanno emesso questo comunicato è che sono stati ripresi [in video].”

Un incidente simile si era verificato a maggio, quando è uscito un filmato che mostrava diversi membri della squadra di soccorso del gruppo che aiutavano a portare via il corpo di un uomo giustiziato dai ribelli nella città di Jasim, sempre nella provincia di Daraa.

L’uomo era stato ucciso in un’esecuzione sommaria compiuta dai ribelli al cospetto di un’ampia folla e ripresa da una videocamera. Nel filmato si vedono i volontari dei White Helmet intervenire per disporre del corpo, ha riportato all’epoca Al Masdar News.

Anche allora i White Helmet avevano subito pubblicato un comunicato in cui affermavano che i volontari del gruppo “sono stati visti comportarsi in modo inappropriato e non conforme al Codice di Condotta della Syria Civil Defence.”

In quell’occasione il problema parve essere che il capo della squadra locale non aveva chiesto il “permesso ai suoi superiori prima di accondiscendere alla richiesta” di disporre del cadavere. L’uomo è stato successivamente espulso.

È ormai parecchio tempo che i White Helmet vengono salutati dai media occidentali come eroi che salvano vite umane. A febbraio un documentario di Netflix, che elogia il gruppo definendoli “volontari civili disarmati e neutrali”, ha persino vinto un Oscar come miglior documentario breve.

L’organizzazione ha ricevuto elogi anche da parte di Amnesty International, che l’ha descritta come “gruppo di volontari neutrali e disarmati”.

Eppure il gruppo è da diverso tempo inseguito dalle accuse di avere legami con formazioni terroristiche. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in aprile ha affermato che i White Helmet sono coinvolti nell’insabbiamento dei crimini dei terroristi.

I White Helmet non solo si sentono a casa nei territori controllati da Al-Nusra e dallo Stato Islamico [IS, ex ISIS/ISIL], ma esprimono anche apertamente un atteggiamento favorevole nei loro confronti, fornendo loro informazioni e persino aiuti economici” ha aggiunto.

Le sue parole riecheggiano in parte in quelle della Beeley, la quale ha riferito a RT che i residenti di Aleppo, che hanno vissuto sotto il giogo dei terroristi per cinque anni, “possono testimoniare del fatto che i White Helmet collaboravano con il Fronte Al-Nusra, così come partecipavano alle esecuzioni e alle torture, e che lavoravano come unità di protezione civile del Fronte Al-Nusra

La Beeley ha proseguito dicendo che “i White Helmet sono un importante progetto finanziato da Gran Bretagna, Stati Uniti, Europa e stati del Golfo al fine di diffondere la propaganda contro il governo e l’esercito siriano”. Il che spiega in parte il silenzio dei media quando emergono scandali come questo.

Anche una giornalista e attivista per i diritti umani canadese, Eva Bartlett, che è stata in Siria diverse volte dall’inizio della guerra, ha messo in dubbio l’autenticità delle affermazioni dei White Helmet riguardo la loro missione di “gruppo di soccorso”.

I membri dell’organizzazione “affermano di portare soccorso ai civili di Aleppo est e Idlib [ma]… nessuno ad Aleppo est ha sentito parlare di loro” ha detto in un discorso all’ONU nel dicembre 2016.

I residenti di Aleppo hanno descritto il gruppo come “ladri e sciacalli, sempre pronti a mettersi in posa per le fotografiee interessati solo a pubblicare video d’effetto.Quando arrivavano per aiutare i feriti li derubavano” ha detto un anziano alla corrispondente di guerra di RT nel dicembre 2016. “Se trovano gioielli addosso a una persona, glieli tagliano via. Sono tutti ladri

 

Articolo originale: https://www.rt.com/news/393809-white-helmets-mutilated-bodies/

 

 

L’organizzazione dei White Helmets è il dopo-lavoro dei terroristi (attenzione immagine di esecuzione di un soldato siriano)

Le prove che i white Helmets sono parte integrante dei gruppi terroristici sono dappertutto su facebook, sui social etc. Non serve certo la Cia per scoprire una cosa così evidente. Nemmeno gli stessi membri ne fanno un mistero. Solo la comunità internazionale dice di essere ignara di tutto. Però quando vuole interviene. Però immancabilmente senza prove , fintamente commossa e sempre in soccorso ai terroristi…

Come sappiamo, un caso da manuale è il falso attacco in provincia di Idlib con i gas.

Della colpevolezza dei White Helmets con i crimini dei cosiddetti ribelli ‘moderati’ ce ne sono a palate. Sono prove sicure e incontrovertibili ma il ‘mondo che conta’ della ‘democrazia’ usa le false prove che le organizzazioni pseudo-umanitarie apportano dai luoghi di guerra per avvalorare la falsa retorica utile all’occidente, Turchia, e stati del Golfo. Tale attività di propaganda è tesa a giustificare la propria agenda di ‘regime change’.

Quella che segue è una semplice indagine su internet che svela come tale Hassan Agha, sia nello stesso tempo terrorista e membro dei White Helmets.

 

 

Il noto casco bianco e terrorista di Jund-Al-Aqsa Muawiya Hassan Agha insieme ai suoi complici terroristi erano presenti sul luogo del devastante attacco suicida sui civili che dovevano essere evacuati dai villaggi sciiti di Fuah e Kafriya il 15 aprile 2017: lo dice lui stesso sul suo profilo facebook e lo dimostrano le foto che sempre lui ha caricato sulla sua pagina del social.

sui bus.


Molti dei suoi messaggi dimostrano che i volontari dei ‘caschi bianchi’ conducono una doppia vita: nello stesso tempo usano le armi combattendo contro l’esercito governativo e nello stesso tempo conducono atrocità senza risparmiare i bambini piccoli. Poi tranquillamente fanno i finti soccorritori umanitari alle proprie stesse vittime. Molti dei loro messaggi su facebook includono reali decapitazioni. Per inciso, anche se questi crimini di guerra orribili sono una chiara violazione delle politiche pubblicazione di Facebook, sembra che Facebook permetta continuamente questo comportamento.

Muawiya Hassan Agha afferma sulla sua pagina di Facebook che era presente in prossimità di Rashideen al momento del massacro sui bus.

Foto di Muawiya Hassan Agha datata 14 aprile mostra la sua presenza nel luogo prima che avvenisse l’attentato sugli autobus

Muawiya Hassan Agha ei suoi complici jihadisti, che sono apparsi come Caschi Bianchi, Jund Al Aqsa e Al Qaeda, dovrebbero essere tra i sospetti principali del bombardamento in Rashideen. C’è anche il sospetto che questo gruppo è responsabile non solo per l’attentato, ma anche per il successivo sequestro di numerose persone, la maggior parte dei quali bambini durante il caos seguito all’ attentato.

Nelle foto seguenti vediamo Muawiya Hassan Agha mentre sta conducendo la sua normale attività terroristica. Le foto sono tratte dalla sua pagina di Facebook.

Eccolo ancora con soldati siriani catturati che sono stati torturati e poi giustiziati, come dimostrano le foto qui sotto

Immagine dell’assassinio del soldato.

Questo Screenshot di Facebook  mostra che Muawiya Hassan Agha ha partecipato all’esecuzione ed caricato il filmato dell’ esecuzione del soldato dell’esercito siriano fatto prigioniero.

Poi di nuovo nel suo lavoro umanitario come mostra la sua pagina di Facebook ……

Qui è con i suoi complici dei caschi bianchi … ..

 

A giudicare dalle foto di cui sopra, oltre al fatto che Muawiya Hassan Agha ammette sulla sua pagina Facebook che era presente per l’attacco degli autobus di Rashideen il 15 aprile 2017, è abbastanza inquietante che le fonti dei media occidentali hanno ignorato questo importante aspetto di questa incredibile tragica storia.

Sembra che a questo terrorista è stato anche dato un pass gratuito dei caschi bianchi per aggirare i controlli contro le attività terroristiche. Questo è particolarmente inquietante visto come i bambini nelle città assediate sono stati continuamente rapiti, uccisi e usati in eventi false flag svolte dai terroristi sostenuti dall’occidente. Tutto questo mentre mentre i media degli Stati Uniti, Regno Unito, occidente e degli Stati del Golfo continuano ad essere complici nella copertura di queste barbare atrocità.

Robert Fisk, scrivendo per l’Independent, ha criticato i governi occidentali per un doppio standard usato per quanto riguarda l’attacco. Il loro silenzio per l’ettentato ai bus è stato in evidente contrasto con la loro reazione per l’attacco chimico Khan Shaykhun all’inizio del mese.Robert Fisk ha detto che “dopo attentato suicida di questo fine settimana […] la Casa Bianca non ha detto niente […] perché, e qui è il punto, erano le vittime del tipo sbagliato di assassino.”

Se Trump si preoccupa tanto di bambini siriani, perché è lui, non condanna i ribelli che macellano i bambini?

Ci si dovrebbe porre la domanda “perché sono i media occidentali ignorano completamente la presenza di questo terrorista ben noto, durante l’attentato ai bus nel parcheggio di Rashideen che ha ucciso tanti innocenti?” “ la vita di questi bambini innocenti e e delle loro famiglie non significa assolutamente nulla per questi corrotti mezzi di comunicazione occidentali?”Certo, la domanda è puramente retorica, ma dovrebbe essere chiesto comunque …… ..ancora e ancora …… .. per esporre i sociopatici e psicopatici che sono complici della copertura e della falsa inquadratura di queste false flag legate agli Stati Uniti, Regno Unito, Israele, occidentale e Stati del Golfo per addivenire alla loro agenda di regime change.

Una grande quantità di informazioni acquisite per questo post è attribuita al seguente sito WordPress tedesco ed è stato tradotto per un pubblico di lingua inglese. Ulteriori informazioni sono disponibili ai seguenti link:

Bekannter JUND-AL-Aqsa-WEISSHELM-TERRORISTA GUERRA IN RASHIDEE

WhiteHelmetsEXP Terrorist Muawiya Agha Hassan vanta era in #Rashideen al momento del bombardamento previsto!

Il contesto della bomba di Aleppo e le KhanSheikhoun False Flag orchestratori

Questo video mostra ciò che realmente è avvenuto mentre i bambini venivano finalmente salvate dal governo siriano dai terroristi detenuti comuni. Questo è ciò che non si vedrà in televisione occidentale. Altamente avvertimento grafica.

 

Non ci dovrebbe essere alcun dubbio che ha fatto questo.

1. La presente era in una zona ‘ribelli’ dove essi controllano tutto il traffico dentro e fuori.
2. I ‘ribelli’ sono gli unici che fanno uso di attentati suicidi.
3. I ‘ribelli’ hanno già attaccato altri convogli cercando di evacuare i civili.
4. I ‘ribelli’ hanno già dichiarato la propria intenzione di uccidere uomini donne e bambini sciiti e alawiti  solo per motivi settari.
5. I ‘ribelli’ si lamentavano che lo scambio non era abbastanza soddisfacente.

 

Altre foto dalla pagina Facebook del terrorista Muawiya Hassan Agha. (Si noti l’uso eccessivo dei bambini nelle foto a sua pagina di Facebook mescolati con la propaganda di al-Qaeda , bandiere di al-Nusra, foto di Caschi Bianchi e immagini di Bin Laden e altri terroristi. Link alla pagina di Facebook.

Link alla pagina Facebook del terrorista- Casco Bianco Muawiya Hassan Agha

Foto in collegamento ……

 

ISIS bandiera .png

 

Associazione di medici svedesi: “Attacco chimico in Siria è una fake news”

Il presidente Trump sta ora minacciando di trascinare gli USA in una guerra contro la Siria, l’Iran e persino la Russia. Guerra che dice essere giustificata da “prove innegabili” ricevute dai Caschi Bianchi. Mostreremo senza ombra di dubbio che i Caschi Bianchi sono un gruppo istituito dallo “Stato Deviato”, una mescolanza di CIA, Al-Qaeda e servizi segreti inglesi. Abbiamo ora la prova inconfutabile che Trump e quella fucina di notizie false che è MSN sono stati sempre obbedienti ai poteri forti, ingannandoci.

Mentre stava preparando l’ignobile lavoro propagandistico che gli ha fatto vincere l’Oscar, l’attore George Clooney sapeva benissimo che l’organizzazione “Medici svedesi per i Diritti Umani” (SWEDHR) aveva indicato nei Caschi Bianchi degli infanticidi. SWEDHR è un’organizzazione attendibilissima, i suoi lavori sono autorevoli, per cui il fatto che questa organizzazione avesse indicato nei Caschi Bianchi degli assassini di bambini per la preparazione di falsi video di propaganda avrebbe dovuto essere preso in considerazione da Clooney e da Netflix. Nonostante questo, i signori hanno deciso di proseguire con il loro documentario. Perché?

Anche Google ha le sue responsabilità, poiché è colpevole di oscurare nei suoi motori di ricerca le conclusioni dello SWEDHR e di organizzazioni affini.
Riporto quindi ora fatti che gli statunitensi leggeranno per la prima volta.
Ricordate che le prove che intaccano il buon nome dei Caschi Bianchi, che riteniamo essere parte delle operazioni propagandistiche di Al Qaeda, non sono mai state prese in considerazione né dallaCasa Bianca né dai mezzi di informazione occidentali. Né si è mai parlato dei numerosissimi e comprovatissimi attacchi chimici sferrati da FSA, ISIS e Al Nusra e subito dimenticati come per magia.

I Caschi Bianchi, ufficialmente una NGO autonoma, hanno ricevuto sino a 100 milioni di dollari dai “fondi occulti” della CIA e del Dipartimento degli Affari Esteri inglese. Uccidere i bambini è il loro cavallo di battaglia, come mostreremo. Condividendo il proprio quartier generale con i servizi segreti turchi a Gaziantep, questa organizzazione è composta in realtà da squadroni della morte, non certo da gruppi di difesa civile.
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BAMBINI ASSASSINATI PER VIDEO DI PROPAGANDA

I Dottori Svedesi per i Diritti Umani (swedhr.org) hanno analizzato un video dove viene filmata un’operazione per salvare un bambino dopo il supposto attacco chimico delle forze governative siriane. I dottori hanno constatato che nel video sono chiaramente presenti delle falsificazioni, dal momento che in sottofondo si sentono delle autentiche indicazioni “di regia” in arabo, e che la cosiddetta “operazione” è in realtà un omicidio. Un’analisi superficiale del video sembrerebbe infatti suggerire che i medici stessero cercando di rianimare un bambino che era ormai clinicamente morto.

In realtà, dopo un più attento esame, il gruppo di swedhr ha accertato che il bambino aveva perso coscienza a causa di un’overdose di oppiacei. Nel video si vede il bambino che riceve un’iniezione al petto, nel settore cardiaco, iniezione che alla fine lo hanno ucciso, mentre gli veniva data una falsa dose di adrenalina.
Si è trattato di un omicidio.
I medici svedesi hanno concluso nella loro analisi:

  • il video sembrerebbe filmare delle misure di rianimazione dopo un attacco chimico al gas clorino (ora si sostiene sia stato Sarin, ma è impossibile). Le misure includevano anche un’iniezione di adrenalina tramite un lungo ago, introdotto direttamente nel petto del bambino. La procedura seguita è assolutamente scorretta per eliminare le conseguenze di agenti chimici
  • Il trattamento e le cure impartiti al bambino sono stati incauti, pericolosi e con tutta probabilità hanno arrecato alla salute del piccolo gravi danni.
  • Assolutamente rivelatrici della natura criminale del video sono le molteplici somministrazioni di dosi di adrenalina, sembrerebbe direttamente al cuore. Il personale medico (ma io credo lo si possa chiamare in tutta tranquillità un gruppo di attori) non è in grado di spingere lo stantuffo in maniera adeguata per cui, come si può vedere dal video stesso, il contenuto della siringa non è mai stato iniettato.
  • La diagnosi fatta da un gruppo di reali medici, basata su quanto è possibile vedere dal video, indica in tutta evidenza che il bambino aveva chiari sintomi di un’overdose da oppiacei e che ne stava morendo. Non c’è alcuna evidenza di intossicazione da agenti chimici.
  • Nessuno dei bambini comparsi nei video dei Caschi Bianchi mostra di essere stato vittima di attacchi chimici. Da un video precedente diffuso dai Caschi Bianchi:
  • E’ evidente che nel video in questione è stata la falsa iniezione con l’ago conficcato attraverso i punti di sutura direttamente nel cuore ad aver ucciso il bambino. Si è trattato di un infanticidio mascherato da trattamento medico.
    -Dietro una traduzione falsata si sentono, in arabo, delle autentiche indicazioni da regia su come sistemare il bambino, non si sentono certo delle indicazioni di carattere medico.

  • I video sono stati postati nel canale gestito dai Caschi Bianchi “Syrian civil Defense in Idlib Province”. I video sono stati prodotti dai Caschi Bianchi in collaborazione con l’organizzazione “Coordinating Sarmin”, il cui stemma è una bandiera nera jihadista (Al-Qaeda). Nel video si vedono anche dei caschi bianchi.

Il professore Marcello Ferrada De Noli, presidente del Swedhr, ha pubblicato all’inizio di marzo di quest’anno un primo articolo con un’analisi del caso. Il titolo dell’articolo è: “I Medici svedesi per i Diritti Umani: il video dei Caschi Bianchi, una macabra manipolazione di bambini morti ed una falsificazione di attacchi chimici per giustificare una ‘No-fly Zone’ in Siria”.
Questa analisi è stata poi, in un altro articolo, seguita da scoperte ancora più agghiaccianti fatte in video inizialmente non esaminati. L’articolo in questione è: “Il film sui Caschi Bianchi: osservazioni aggiornate dei medici svedesi confermano che ai bambini viene data una falsa assistenza medica dagli esiti letali”.

Le scoperte congiunte dei medici svedesi in relazione alla propaganda e alle falsità diffuse da Al-Qaeda in Siria confermano le conclusioni degli scienziati tedeschi e di altre nazioni riguardo ai crimini commessi da Al-Nusra in Siria.

De Noli è il fondatore e il presidente dello Swedhr, un’organizzazione non governativa composta da un gruppo di professori e medici attivi nel settore sanitario, il cui scopo è analizzare e riferire all’opinione pubblica le atrocità commesse ai danni dei civili, i casi di tortura dei prigionieri di guerra e di infrazioni dei diritti umani.

L’organizzazione svolge la sua attività principalmente nei seguenti casi: crimini di guerra ai danni della popolazione civile documentati sul territorio, infrazioni governamentali dei diritti umani, casi individuali di dottori soggetti a violazioni dei diritti umani ed analisi degli effetti della tortura sui prigionieri di guerra.

La prima commissione eletta dello SWEDHR era composta da Leif Elinder, Marcello Ferrada De Noli (presidente), Martin Gelin, Alberto Gutierrez, OveB. Johansson, Lena Oske, Armando Popa, Anders Romelsjo (vice-presidente), Marita Troye-Blomberg e Luz Varela. Nel 2015 Ferrada ha fondato, insieme ad un gruppo di accademici ed editori europei, la rivista on-line (The Indicter), dopo essere stato eletto editore-capo.

Sorgente documento della valutazione del report della casa bianca: https://www.scribd.com/document/344995943/Report-by-White-House-Alleging-Proof-of-Syria-as-the-Perpetrator-of-the-Nerve-Agent-Attack-in-Khan-Shaykhun-on-April-4-2017#from_embed 

Sorgente dell’articolo: http://www.oltrelalinea.news/2017/04/10/associazione-di-medici-svedesi-attacco-chimico-in-siria-e-una-fake-news/

Al Muhaysini , un saudita che comandava decine di migliaia di uomini, tutti moderati quando combattevano in Aleppo…

Come dice il “bravissimo” giornalista Amedeo Ricucci,  nel blog Diariodisiria.com della collega Susan Dabous,  Aleppo è differente da Mosul, perché ad Aleppo c’è l’esercito libero, non Isis (https://diariodisiria.com/2016/11/04/cosa-sta-accadendo-a-mosul-intervista-ad-amedeo-ricucci/)

Fateh Alab, coalizione di 22 fazioni che dovevano liberare Aleppo, foto di agosto/settembre 2016 presente il clerico Saudita Al Muhasini, come comandante di yajsh al fatah
Fateh Alab, coalizione di 22 fazioni che dovevano liberare Aleppo, foto di agosto/settembre 2016 presente il clerico Saudita Al Muhasini, come comandante di yajsh al fatah

Abdullah al-Muhaysini عبد الله المحيسني è un religioso islamico nato aBuraidah, in Arabia Saudita,   con collegamenti con il gruppo terroristico di al-Qaeda . Egli è un giudice religioso del Esercito della conquista (yajsh al fatah) che partecipa alla guerra civile siriana . Ha ricevuto lauree alla Imam Muhammad ibn Saud Islamic University e Umm al-Qura Università . La sua tesi era sul trattamento dei prigionieri di guerra in Islam.

Abdullah al-Muhaysini è arrivato in Siria, dopo che  lo zio Omar Al-Muhaysini vi morì. [1]

Al Muhasayni è un clerico, uno studioso dell ‘Islam wahabita,  che di fatto si pone come ideologo e figura spirituale all’interno dell’opposizione armata.  A.al M. si è reso molto attivo anche nel lavoro di mediazione tra i vari gruppi ribelli,  e di ricucitura di frizioni. Essendo un erudito in materia religiosa, gode del rispetto sia dei combattenti,  incorrettamente definiti ” Moderati”  che degli islamisti.

La sua affiliazione e il suo bagaglio,  anche se tenta di negarlo al pubblico occidentale,  è indubbiamente di matrice Qaedista, nonostante le sue  dichiarazioni di stupore rilasciate in un intervista via skype  al New York Times ( http://www.twitt-book.com/التايمز-المحيسني-يعتبر-نفسه-رمزاً-وط/) .È stato inserito infatti nel maggio 2016 , in una lista di conclamati terroristi.  In realtà lo stupore dovrebbe essere il nostro, visto che ci sono voluti 3 anni per riconsocere quello che era pubblico e manifesto.

A.al M. Era uno studente di Sulayman al Alwan, religioso saudita jhadista, responsabile di aver indottrinato alcune figure chiave del 11 settembre. Muhaysini ha pubblicamente difeso e parlato con affetto di Ayman al Zawahiri, il comandante attuale di Alqaeda. Durante la scissione tra Alqaeda e Isis nel 2013 (i due gruppi operavano in una sorta di conglomerato ), A.M. invitò gli uomini di Isis a disertare verso Jabat al Nusra, che era il troncone siriano di Alqaeda. Nel farlo uso’ anche gli appelli di Abu Qatada e Abu Muhammad al Maqdisi , che sono due altissime figure di Alqaeda detenute in Giordania, Qatada addirittura estradato dalla Gran Bretagna,  per la sua attività di reclutamento e propaganda terrorista, mentre Maqdisi è stato indagato per le sue connessioni con gli attentati di Madridi e vari gruppi jhadisti nel mondo.(http://www.longwarjournal.org/archives/2014/02/pro-al_qaeda_saudi_c.php)

Vero è che A.M. ha cercato almeno fino al 2015, di non farsi inserire ufficialmente nel organigramma di una singola fazione, preferendo fungere invece da padre spirituale dei combattenti,  mediatore e predicatore.  Nel 2015 però Muhaysini era di fatto dentro al circolo interno di Jabat al  nusra, e nel 2016 diverrà una figura fondamentale del nuovo conglomerato yajsh al fatah.

In questi anni la fama del clerico saudita è cresciuta enormemente,  soltanto su twitter conta circa 280mila followers,  mentre in Siria, la sua opera è importantissima all’interno del contesto di questi 3 gruppi

Jabhat al-Nuṣra e Jabhat Fateh al-Sham e Turkistan Islamic Party (Chinese: 突厥斯坦伊斯兰党; TIP) 

Il Fronte al-Nusra fu affiliato ad al-Qāʿida fino al 28 luglio del 2016, giorno in cui al-Jawlani annunciò la scissione tra i due gruppi. Una mossa politica nel tentativo di migliorare l’immagine dei rivoluzionari, che il pubblico occidentale collegava ancora facilmente con gli  autori dei sanguinosi attentati di Newyork, Madrid, Londra, Bali, Daer Salam, Nairobi, Casablanca e di molti altre città.

Al jolani (o al Jawlani ) era stato autorizzato dal comando di Alqaeda in Iraq, del quale faceva parte anche Abu Bakr al-Baghdadi,  di costituire una brigata del gruppo in Siria. I lavori per la costituzione della costola siriana,iniziarono nel ottobre del 2011 e terminarono in gennaio con la nascita di  Jabhat al-Nuṣra li-Ahl al-Shām (“Fronte del soccorso al popolo della Siria”).[8][9]

Non mi dilunghero’ qui sull’evoluzione e la storia del gruppo, basti sapere che nel 2013 Alqaeda entra in rotta con Isis per questione di potere e non di dottrina, e che nel 2015 nasce Yajsh al fatah.  Questa coalizione in breve tempo conquisterà l’intera regione di Idlib , spingendosi al’interno delle regione costiere, delle pianure del Nord Hama, e quasi assediando Aleppo, che di fatto aveva soltanto una rotta di approvvigionamento in mano governativa. Yajsh al fatah sarà la punta di diamante dell’opposizione.

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Jaysh al fatah ovvero l’esercito della conquista o vittoria, è una coalizione formata da 7 gruppi, a cui decine di altri hanno però giurato obbedienza nelle offensive su Idlib, Jisr al Shugur,  Al  Glab pianure, Aleppo.

Le 7 fazioni sono  il Partito Islamico del Turkmenistan,  Jaysh al sunnah, Ainad al Sham, Liwa al Haq, Arhar al sham,  Jabat al Nusra.

Il Partito Islamico del Turkmenistan o  TIP è invece un partito/movimento inserito gia dopo l’11 settembre tra i gruppi considerati terroristi dall’Unione europea. Inizialmente attivo soprattutto in Cina, dove secondo il governo cinese è stato  responsabile di almeno 200 attentati dal 1990 al 2001, oltre a essere il movimento islamista separista Uiguro è affiliato a una rete globale di partiti islamisti di Turkmenistan e Uzbekistan.  Durante la guerra civile siriana, questo movimento,  godendo dei prolungati rapporti con la AKP del presidente turco Erdogan, ha potuto fare emigrare migliaia di uomini, dalle regione più povere di Turkmenistan,  Uzbekistan e della regione cinese degli Uguiri. Essi hanno portato le famiglie al seguito,  all’ interno di un programma di immigrazione settaria pensata per ridisegnare gli equilibri demografici in Siria, specialmente a ridosso del confine con la Turchia. Ovviamente partecipa con migliaia di combattenti stranieri affiliati a Yajsh al fatah,  alla guerra in Siria.

  

Come spiegato il ruolo di Muhaysini è molteplice. Egli da un lato funge da mediatore, esperto di Sharia e quindi autorità religiosa,  dall’altro motiva i Mujhaddein,  gli assiste nel combattimento e li incita. Non si fa mancare nemmeno nell’opera di propaganda all’interno dei campi profughi situati al confine con la Turchia, quelli in cui per capirci, arrivano le donazioni delle varie Onlus, e che sono comandati dalle fazioni estremiste, e usati sia come retrovia sicura e rifugio per i familiari,  sia per reclutare e incitare alla guerra santa. Terribile è infine l’opera che lo sceicco intraprende sui più piccoli. Egli si è preso carico della corretta istruzione islamica nelle aree ribelli, vale a dire quella parte di Aleppo che loro controllano, e la regione di Idlib soprattutto . I bambini in quei luoghi, vanno letteralmente a scuola di guerra, dove imparano che gli infedeli sono cani e che la Jihad è cosa gradita a Dio.

La casa  editrice  islamista turca “Beyaz Minare Kitap” ( libri del Minareto bianco ) ha pubblicato un libro dal titolo lingua turca“Türkistan’dan Şehadete Hicret hikayeleri 1” che contiene le biografie dei combattenti Turkistan Islamic Party insieme alle lodi dei combattenti TIP fatte  Abdullah al-Muhaysini. [31] [32]

Qui vediamo Muhaysini e i combattimenti del partito islamico del Turkmenistan,  dopo una vittoriosa azione mentre portano via 2 soldati prigionieri,  che saranno poi torturati e accompagnati verso l’esecuzione da 2 noti White Helmets e alcuni combattenti di Al Nusra (tanto per chiarire che white helmets,  nusra, TIP, arhar al sham sono tutti settaristi e criminali https://www.liveleak.com/view?i=522_1462924812)

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“campi profughi e bambini, il terreno fertile per il reclutamento dello sceicco Al Muhasayni”

 

Nella narrativa Double standard dei Media e dei politici occidentali,  si puo sentire spesso parlare di campi profughi bombardati e bambini uccisi dalla terribile aviazione del dittatore Bashar Assad,  quello che invece non viene mai raccontato è come questi luoghi e i bambini siano utilizzati come territorio e strumenti per il reclutamento e la propaganda jhadista. Evidentemente non indigna nessuno pensare che i minori e gli adolescenti vengano indottrinati all Islam di natura wahabita,  spinti alla guerra santa e convinti che gli infedeli debbano essere spazzati via dallo Sham (oriente ). Sono gli stessi campi per cui si domandava l’istituzione di una No Fly Zone e per cui si chiedono aiuti umanitari e soldi, facendo leva sulle sofferenze dei più piccoli. Peccato che omettano come in questi campi, i reclutatori sauditi attingano carne da macello per le loro battaglie,  e come non si insegni democrazia e rispetto dei diritti umani, ma precetti religiosi, corretta Jhad e odio verso gli infedeli.

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Potete osservare  il video girato nel campo dai  media di Fatah al Sham e visionare l’articolo di un preparatissimo  Thomas Yoschelin (http://www.longwarjournal.org/archives/2016/04/al-qaeda-linked-cleric-leads-new-recruiting-campaign-for-jihadists-in-syria.php)

 

L’amore per i bambini però del dottor Muhaysini è impagabile, tanto che nel 2014 ha istituito i ” Campi per i cuccioli di Al Aqsa ” dal nome della moschea di Gerusalemme.  In questi campi si fa addestramento fisico , alle armi e indottrinamento religioso.

Anche il partito islamico del Turkmenistan ha i suoi campi, dove i piccoli figli degli emigrati Uiguri e turkmeni,  si iniziano alla guerra e al wahabismo,  così come li possiede la fazione prevalentemente cecena di Jund Al aqsa. Considerando che poi i combattenti sono soliti sposare donne del posto e possedere schiave, ovvero donne di altre confessioni religiose,  prese come schiave e utili per generare comunque futuri soldati, i soldi e le campagne pubblicitarie delle varie associazioni pro Syrian Revolution,  sono ben spesi !(http://www.longwarjournal.org/archives/2015/09/saudi-al-qaeda-cleric-showcases-training-camp-for-children-in-syria.php)

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Differenza tra scuola dello stato siriano e scuola dei ribelli
Differenza tra scuola dello stato siriano e scuola dei ribelli

 

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L’amore per i bambini dello sceicco è secondo forse a quello che il padre spirituale di migliaia di combattenti, covava per la città di Aleppo,  vero oggetto dei suoi desideri. Persino un quotidiano saudita, denunciò lo sceicco per l’afganizzazione della Siria , il reclutamento e l’utilizzo e il plagio di minorenni sauditi suoi paesani, da mandare anche come Kamikaze contro le postazioni governative alle porte di Aleppo. Tutto pur di conquistare la città (http://alnour.com.lb/ar/news/security/2016-07-31_080432/الارهابي-السعودي-عبدالله-المحيسني-يعلن-بدء-غزوة-حلب) (http://www.okaz.com.sa/article/1055282/الرأي/)

 

 

“Aleppo dove non c’è Isis ma l’esercito libero siriano”

Non  mi stancherò mai di citare gli espertissimi giornalisti nostrani, con curriculum da inviati di guerra decennale, nel cercare di informarvi sulla realtà del conflitto siriano.

Parecchi di loro infatti, ancor oggi, sostengono che in Aleppo vi era presente un movimento che lottava contro la tirannia, con l’intento di portare il popolo alle urne e vivere finalmente in libertà e democrazia.

Quale tipo di libertà potessero portare clerici sauditi e comandanti e kamikaze ceceni, supportati da criminali unilateralmente riconosciuti tali, come ad esempio il  gia citato Khaled al Hayyany, è veramente un mistero.

In questo tipo di narrativa più simile a una fiaba dei fratelli Grimm, che alla realtà,  ovviamente non possono trovare spazio le imprese del clerico Muhaysini e delle migliaia di jhadisti,  provenienti da 90 nazioni, che in Aleppo città e periferia, si sono dati appuntamento.

Probabilmente per questi giornalisti,  gli aleppini avrebbero dovuto lasciar loro il controllo della città e accettare come una liberazione,  la conquista della metropoli ad opera di salafiti,  wahabiti e criminali comuni. Personalmente pagherei un viaggio di sola andata a Riad a questi luminari occidentali.

Abdullah al-Muhaysini era gia entrato in Aleppo a cavallo tra il 2013 e il 2014, tanto che nel maggio 2014 lo vediamo impegnato a arringare i combattenti che assaltarono per un mese la prigione centrale

 

 

Questo personaggio che all’epoca tentava ancora di rimettere insieme l’alleanza tra Isis e Alqaeda, si permetteva addirittura di fare appelli ai combattenti dello stato islamico affinche li sostenessero nella battaglia per Aleppo. Non deve sfuggire a nessuno che le posizioni di Isis , dopo la rottura con i ribelli, arrivarono fino a lambire la parte orientale della città,  tant’è che nel 2016 presero la scuola di fanteria della città e tentarono un operazione contro l’esercito siriano nel distretto industriale di Shejk Najar.  Se gli uomini di Al Bagdadi avessero accettato di rinnovare l’alleanza non ci sarebbe nessuna speranza per gli abitanti di Aleppo, stretti tra 2 fuochi.

Muhasayni,  che lancerà anche accuse alle donne alawite di apostasia, legittimando la loro esecuzione sul posto, fu’ davvero vicino al suo sogno di prendere Aleppo (http://jihadology.net/2015/05/12/guest-post-abdullah-al-muheisini-weighs-in-on-killing-of-alawite-women-and-children/)

Verso la fine di luglio infatti, Yajsh al fatah,  dopo aver recuperato le posizioni perse a febbraio , nella provincia ovest (anche grazie alla tregua pretesa dagli Stati Uniti), sferro’ la piu grande offensiva verso la città.

Durante la sola prima fase della battaglia Yajsh al fatah sparò oltre 100 missili elefanth contro la città ( qui potete vedere i video direttamente dal canale del opposizione armata, Orient Tv https://m.youtube.com/watch?v=PlYMuxLaDJU)

Per caricare i combattenti,  questo predicatore,  fece un celebre discorso, paragonabile per la profondità di spirito a quello di un Gengis Khan o di un pirata Barba Rossa. Egli disse che qualunque combattente morto nella grande battaglia di Aleppo, avrebbe avuto da Dio , non solo 72 vergini dolce come il miele, ma anche un eriezione eterna !

 

La prima fase della battaglia fu incoraggiante per i jhadisti, tanto che intorno al 8 agosto,  conquistarono la base di artiglieria,  e il giorno dopo preso l’intero complesso militare di Rasmouse,  comprendente un collegio chiamato degli armamenti e uno del Airforce, dove i cadetti  dell’esercito studiavano, rompendo di fatto l’assedio imposto un mese prima, dei quartieri est. La battaglia in quel settore durò però un mese, e alla fine l’esercito siriano e gli alleati riuscirono a richiudere il varco ed espellere i miliziani dal complesso militare.

Fu tragicomico per me in quei periodi leggere nelle nostre riviste di taglio Internazionale come L’Espresso,  che l’aviazione siriana stava bombardando l’Università (http://video.espresso.repubblica.it/tutti-i-video/siria-aleppo-bombardamenti-contro-edifici-universitari/9065/9159?ref=fbpe)

Evidentemente questi luminati della cronaca, avevano usato il traduttore Google, che traduceva Accademia militare Rasmouse in Facoltà , Università e collegio, e i nomi dei generali che la comandavano in presidi, direttori art. E simili.  Triste che si debba prendere informazioni,  da gente che non sa nemmeno che le università sono chiuse in agosto a Aleppo, che erano tutte sotto controllo governativo, e che il fronte della battaglia,  come riportato da ribelli, media ribelli quali Alyazeera,  siti specializzati come Al  Monitor Middle east o Al Masdar,  fu sempre il distretto di Rasmouse e il complesso mai terminato,  denonimato 1070. , ma questa non è la storia di Al Muhasayni,  è la storia dell’ignoranza dei professionisti dell’informazione (https://www.facebook.com/Division11.Tanks/posts/1119208478159307) (https://www.facebook.com/syrian.reporters/videos/1149492768429628/?hc_ref=NEWSFEED&__tn__=R)(http://www.aljazeera.com/news/2016/08/syria-rebels-storm-military-base-break-aleppo-siege-160806050412958.html)

 

IL bombardamento (uno dei tanti)  effettuato contro il complesso militare denonimato Accademia militare di Rasmouse,  che L’Espresso ha confuso per una università (evidentemente non tutti i traduttori sono ignoranti )

 

Successive battaglie e controffensive nel complesso militare di Rasmouse , che a inizio settembre chiudera di nuovo il corridoio, riassediando la parte Est in mano ai ribelli

 

Tornando al prode condottiero Saudita,  Abdullah al-Muhaysini,  egli in agosto riuscii appunto a entrare in Aleppo, ricongiungendosi con gli altri ribelli presenti, e organizzati nel consorzio Fatah Alab, concernente 22 fazioni (finte moderate e ufficialmente islamiste )

Il clerico gia pregustava di pregare dalla moschea degli omanayidi in Aleppo e vedeva prossimo un ritorno alla Umma.

Infeliciemente per lui e per il codazzo di giornalisti molto liberal con il sedere degli altri, non fu’ così.  Come sapete la Siria e gli alleati, riusciranno poi a scacciare i jhadisti dalla città prima di Natale, salvando cristiani, alawiti, sciiti, drusi e sunniti secolaristi da un oppressione di stampo saudita e da un destino simile a quello dei popoli sottomessi al wahabismo.

Al Muhasayni è stato scacciato, ed è ora impegnato a limitare le lotte intestine che le fazioni ribelli stanno vivendo in Idlib e nel resto di Aleppo sotto il loro controllo. Alqaeda è ancora potente, anche perché sceicchi o emiri, possono morire, ma il loro credo è in espansione, e le loro finanze sono illimitate.

Mentre i nostri eminenti giornalisti, che ci raccontavano una caduta di Aleppo e dell’esercito libero, avrebbero bisogno di una pillola stile Matrix, per guardare in faccia la realtà,  non essendo però disponibile,  continuano a piangere la sconfitta di Al Muhasayni,  e della più forte formazione ribelle in Siria (yajsh al fatah) come la sconfitta della libertà per il popolo siriano.

 

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In Aleppo, dove è morta anche la verità.

Ad Aleppo è morta anche la credibilità della stampa occidentale,  certo moltissima gente ancora non se n’è accorta ,  e il rimedio all’ingenuità non è a buon mercato,  chi però ha guardato oltre il velo, né ha visto il cadavere.

Le informazioni che sono giunte a noi, tramite Tg, Talk show e pubblicazioni,  ci hanno  presentato un quadro unanime dove era  abbastanza chiaro chi fossero i cattivi, e chi le vittime.

Abbiamo sentito ad esempio Rula Jebrel , ripeterci la parola Genocidio,  per definire la battaglia finale di Aleppo (in corso da 4 anni ), e quando non c’era la bella palestinese da Newyork,  i nostri professionisti dell’informazione,  ci proponevano messaggi e  interviste a ripetizione, daAleppo Est, i cui autori, Bilal Abdul Kareem (un reporter per Repubblica http://video.repubblica.it/dossier/rivolta-siria/aleppo-il-reporter-sotto-le-bombe-governo-attacca-nonostante-il-cessate-il-fuoco/262506/262864), Lina Shamy,  il casco bianco oppure la piccola Bana, che twittava sotto le bombe, erano diventati  rappresentanti e portavoce  della popolazione aleppina, massacrata da Assad e Putin.

Fonti uniche praticamente,  e affidabili al punto da non essere mai messe in discussione (cosa rara in questo mondo ) .Peccato che nessuno di loro fosse realmente un neutrale o rappresentasse i sentimenti della maggioranza della popolazione di Aleppo.

Bilal ad esempio, un americano convertito al Islam,  fa per sua vocazione l’embedded per i vari gruppi rivoluzionari, Jabat al Nusra,  in testa.

Gode della loro incondizionata fiducia, tanto da poter girare in macchina per la città di  idlib da solo, entrare in casa di Abu Firas al Soury,  ex luogotenente di Obama Ben Laden, e comandante di jabat al nusra (ucciso poco tempo dopo da un drone americano) e intervistarlo

 

Uscire dalla Siria, per recarsi in Qatar come ospite ai think thanks,

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E poi entrare  ad Aleppo, non ancora sotto assedio ovviamente,  ma speranzoso invece di vedere gli uomini dello sceicco Al Muhasayni e i ribelli, vincere la madre di tutte le battaglie e conquistare la città. Speranza che poi si ritorcera’ contro lo stesso Bilal, quando la controffensiva dell’esercito siriano e degli alleati, chiudera definitivamente d’assedio i ribelli, nella parte Est della città.

(in video il clerico Saudita Al Muwasyny,  arringa i combattenti,  trasmettendo loro le ” giuste” motivazioni )

Oltre a Bilal abbiamo imparato a consocere Lina Shamy,  chiamata la pasionaria di yajsh al Islam, da chi è più pratico del conflitto siriano, considerata invece dal resto del mondo, come una coraggiosa ragazza, che con la sua testimonianza,  narrava il mondo delle atrocità che il regime di Assad e I suoi alleati, stavano commettendo e le terribili condizioni che affligevano i cittadini di Aleppo .

Lina Shamy però,  più volte è stata sbugiardata, incominciando dal vizio di gonfiare enormemente le cifre.

Non erano i 250 mila ad Aleppo Est a conti fatti, nemmeno per l ‘Onu, ma circa 140 mila, combattenti inclusi (https://www.almasdarnews.com/article/75-percent-people-east-aleppo-chose-evacuation-government-side-un/)

. Lina si è poi ripetuta in questi giorni,  quando nel  tentativo di sensibilizzare nuovamente il mondo, ai crimini di Assad, ci presentava  100 mila, e poi  150 mila, persone assediate dal cattivo Assad in Wadi al Barada (paese famoso perché sede dell’acquedotto che fornisce Damasco )

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Wadi al Barada, abitanti 3678 sotto controllo jabath fateh al sham (nusra e soci )

Ovviamente Lina , e i suoi  followers, potranno  obbiettare che si riferivano a tutta la vallata, inclusi una  decina di villaggi limitrofi (che non arrivano comunque alla metà della metà di quella cifra ), ma dimenticherebbero nel qualcaso, che all’ esercito interessa soltanto  prendere il controllo dell’aquedotto di Wadi al Barada, che fornisce la capitale siriana, ivi compreso  famiglia di Assad, i membri del governo, i familiari  dei soldati e semplici cittadini inclusi.

Impianto che  secondo la Shamy,  e i suoi ingenui followers, sarebbe stato bombardato dallo stesso regime,  a cui evidentemente l’ acqua fa schifo.

https://mobile.twitter.com/Linashamy/status/813745062450434048

 

 

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Peccato che Lina Shamy,  tanto considerata da  emittenti satellitari globali , quotidiani come il Fatto , attivisti per la pace nostrani, non si sia accorta che  gli stessi ribelli, si postavano felici e gaudenti, dopo la distruzione della struttura,  additando come  motivazione, i  soliti pretesti ritorsivi.

Purtroppo per noi, jnvece,  le televisioni satellitari i giornalisti e gli attivisti, non si accorgono che la Shamy,  direbbe qualsiasi cosa, pur di screditare  la fazione  nemica .

Oltre a Lina, il mondo ha imparato a conoscere Bana, la commovente bambina, che da Aleppo assediata, ci mandava quotidiani tweet, in perfetto inglese,  e ci riproponeva il ritornello del olocausto in corso. Bana, che tra i suoi followers annovera Samantha Power e la scrittrice inglese Rowling, autrice della saga di Harry Potter,  è la figlia di Ghassan,  avvocato,  membro dell’opposizione armata e amico di molti “moderatissimi” combattenti, con i quali ha condiviso i valori, armati, della rivoluzione.

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Nessuno di questi personaggi però,  è mai stato, salvo eccezioni, monitorato per valutare  meglio, l’attendibilità e la neutralità delle loro affermazioni.

Così come colpisce, che il ritornello del genocidio,  sia potuto essere promosso senza  obiezioni. Eppure, non è mai esistito un genocidio,  dove le vittime, scampano alla morte, salendo con le armi personali su pulman messi a disposizione dei carnefici, e prima di lasciare la città,  si prodigassero, per giustiziare  un centinaio di prigionieri (i supposti carnefici appunto) che ancora detenevano. (http://www.liveleak.com/view?i=c21_1482542083) (https://www.almasdarnews.com/article/graphic-18-rebels-massacre-100-hostages-leaving-east-aleppo/)

Ovviamente,  tra le voci strappalacrime e neutrali, non potevano mancare i famosissimi caschi bianchi, che qualcuno vorrebbe premiati con un Nobel per la pace.

Per parlare, a fondo di loro, non basterebbe forse un enciclopedia ma chi prova a contestarne neutralità,  affidabilità e azioni, finisce invece indagato e sospettato di essere un dipendente di governo o televisioni russe.

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Come è successo ad esempio all’attività canadese Eva Bartlett, che in Siria ed a Aleppo, ha trascorso diverso tempo, e che in un intervista in contesto internazionale,  ha profondamente criticato e messo in dubbio, la narrazione mediatica dell’Occidente,  l’attendibilità dei caschi bianchi e la presenza, nel 2016, di Ong internazionali a Aleppo.

Eva è stata pesantemente attaccata dal Mainstream,  con Channel four in testa, dagli orientalisti nostrani come il professor Declich, che l’ha bollata di bugiarda e praticamente da tutti i soggetti che invitano a donare per Aleppo soldi o generi e si propongono come operatori umanitari con contatti locali, da tenere riservati per la loro incolumità.

Soggetti che non rivelano mai l’inidirizzo di una struttura,  un video della loro attività in diretta Facebook e non spiegano come potrebbero  ricevere aiuti materiali e donazioni, e restare al tempo stesso anonimi, dato che  l’entrata di camion pieni di generi umanitari, è sempre soggetta ai controlli nei chekpoint,  che le fazioni armate di qualsiasi lato, attuano nei rispettivi territori.

Eva invece è attaccata per quella testimonianza,  e per l’esempio usato (quello della stessa bambina salvata 3 volte dai White helmets,  che ha catalizzato le attenzioni, aldilà del semplice concetto espresso dalla giovane, e cioè che i White Helmets non sono affidabili neutrali e credibili.

Paradossale che nel tentativo di screditare Eva, il fat checking di Channel Four e i siti di debunker,  si siano invece sconfessati uno con l’altro. Channel four,  con 3 video di  luoghi e momenti diversi, vuole dimostrare l’esistenza di 3 diverse bambine ed esserci 3 differenti salvataggi

(https://www.channel4.com/news/factcheck/factcheck-eva-bartletts-claims-about-syrian-children)

Mentre il Butac, la pagina anti bufale nostrane, con il proprio fat checking,  ci racconta di una bambina, ripresa semplicemente in 3 scatti diversi, scatti che poi i “cattivi” siti spazzatura, e populisti, hano ripreso per mettere in dubbio la narrativa generale,  i  White Helmets e sostanzialmente,   ciò che ci raccontano  (http://www.butac.it/bufala-la-bambina-di-aleppo/).

Praticamente,  la costante è sempre la stessa, se qualcuno si attiene, alla versione del duo Assad/Putin cattivo, con genocidio,  manifestazioni pacifiche e white helmets salvatori, le sue affermazioni si accettano senza troppe storie, giusto per precauzione(visti anche gli errori gia emersi nei primi anni )  l’uso del tempo condizionale nell’articolo.

Se invece qualcun’altro, che  pure si è recato in luogo,  o ci è nato, testimonia una realtà ben differente,  guadagna  stuole di detrattori, indagini ad personam, accuse di essere pagato e seguito di debunker in assetto di guerra alla bufala.

Un’atteggiamento questo dei ricercatori di bufale, che si scioglie come neve al sole, quando Media e attivisti dell’altro schieramento,  ci ripetono ad esempio di “Ultimo Ospedale bombardato”, per la ventesima volta in sei mesi.

Cosa però ancor più antipatica, visto che almeno ufficialmente,  non siamo in guerra contro il governo siriano, è quella di selezionare i testimoni a cui dare spazio e credito.

Raramente qualche voce dall’altro campo, interessa gjornalisti e inviati occidentali.

Ogni tanto qualche autorita’ religiosa in loco,  viene intervistata, probabilmente per dare un idea generale di informazione pluralista, ma è diverso il discorso se sono invece  semplici cittadini siriani,   come ad esempio il medico dei frati maristi Nabil Antaky,

Nabil Antaky , medico dei frati maristi di Aleppo
Nabil Antaky , medico dei frati maristi di Aleppo(http://www.movimentobaseitalia.it/index.php/2016/05/02/aleppo-parla-dott-nabil-antaki-media-occidentali-raccontano-menzogne-fanno-passare-vittime-ribelli-altro-non-terroristi-ci-bombardano-sostengono-pure-lultim/)

Oppure  suore missionatie  argentine, che ad Aleppo vivevano e operavano, ad esprimersi . Chi critica i ribelli e sostiene l’operato dell’esercito siriano è infatti un sostenitore di Assad e del regime, e questa dicotomia pare chiudere ogni discorso e ogni riflessione. Come se dall’altra parte ci fosse un movimento democratico e pacifista , o il semplice considerare la propria vita e il proprio paese, pre guerra,  un paese vivibile e dignitoso, fosse sinonimo di crudeltà e malafede.

 

Eva, inoltre, non è l’unica straniera che dalla propria esperienza in Aleppo e in Siria, ha maturato  tale opinione, l’attrice boliviana Carla Ortiz, anche lei  più volte entrata in Siria, e nella stessa Aleppo lo scorso dicembre,  è giunta a identiche conclusioni.

Come Eva e Carla, anche  Pierre Lecroff, un francese, che ha passato l’intero 2016 in Aleppo, ci ha sempre parlato di ribelli colpevoli di massacri e bombardamenti su zone residenziali,  di propaganda e omissioni dei Media, e faziosità diffusissime.

Pierre Lecroiff in casa di una famiglia nel quartiere governativo di Zhara
Pierre Lecroff in casa di una famiglia nel quartiere governativo di Zhara
Pierre in Aleppo in maggio 2016
Pierre in Aleppo in maggio 2016

In questi casi, le testimonianze, diventano però “Fonti pro regime, quindi non affidabili  probabilmente pagate dalla televisione russa R.T., o da Assad, oppure vengono semplicemente ignorate.

Un atteggiamento,  ovviamente fazioso, e irrispettoso anche dei cittadini, clienti dei giornali, che pagano un canone e delle tasse, volenti o nolenti,  per l’accesso al’informazione,  e che alla fine di ogni legislatura,  dovrebbero consapevolmente esprimersi.

Un modo di fare informazione che, tecnicamente,  si chiama Propaganda,  propaganda bellica e politica.

Per questo motivo in Europa, un breve video e una dichiarazione di Lina Shamy,  compaiono nei giornali e nei telegiornali,  facendo di lei una famosa testimonial, mentre un video live del   giovane italo siriano Abdullah,  che da dicembre viaggiava per Aleppo, filmando e condividendo ciò che vedeva e provava, si cataloga invece come “roba trovata in rete, di dubbia provenienza”, e forse non lo conoscera’ quasi nessuno (Abdullah , giovane italo/siriano, in Aleppo da dicembre https://www.facebook.com/abdullah.badinjki.mi/videos/10212155731636707/?hc_ref=PAGES_TIMELINE).

 

Dedicato alla città di Aleppo :