Perché l’Occidente voleva la caduta di Muammar Gheddafi?

Gli Africani dovrebbero pensare alle vere ragioni per cui i paesi occidentali stanno conducendo la guerra in Libia, Jean-Paul Pougala, scrive un un’analisi che ripercorre il ruolo del paese.

Per l‘Unione Africana lo sviluppo del continente era la Libia di Gheddafi che ha offerto a tutta l’Africa la sua prima rivoluzione in tempi moderni – collegando l’intero continente attraverso il telefono, la televisione, le trasmissioni radiofoniche e diverse altre applicazioni tecnologiche come la telemedicina e l’insegnamento a distanza grazie al ponte radio WMAX, una connessione a basso costo che è stata resa disponibile in tutto il continente, anche nelle zone rurali.

Tutto è iniziato nel 1992, quando 45 nazioni africane stabilirono RASCOM (Satellite African Regional Communication Organization), in modo che l’Africa avrebbe avuto un proprio satellite e tagliare i costi di comunicazione nel continente.

Questo è stato un momento in cui le telefonate, da e verso l’Africa, erano le più costose del mondo a causa dei 500 milioni di dollari di tassa annuale intascati dall‘Europa per l’utilizzo dei suoi satelliti come Intelsat per le conversazioni telefoniche, comprese quelle all’interno dello stesso paese.
Un satellite africano è costato una sola volta il pagamento di 400 milioni di dollari e il continente non ha più dovuto pagare un leasing annuale di 500 milioni di dollari. Quale banchiere non avrebbe finanziato un progetto del genere? Ma il problema è rimasto; come possono gli schiavi, cercare di liberarsi dallo sfruttamento del loro padrone chiedendo aiuto al capo di conseguire alla loro libertà? Non sorprende visto che la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, Stati Uniti, Europa hanno fatto solo vaghe promesse per 14 anni. Gheddafi ha messo fine a questi futili motivi dei ‘benefattori’ occidentali con i loro tassi di interesse esorbitanti. Lui stesso ha messo 300 milioni di dollari sul tavolo; la Banca Africana per lo Sviluppo ha aggiunto 50 milioni di US $ in più e la Banca per lo Sviluppo dell’Africa Occidentale un ulteriore 27 milioni di dollari. Ed è così che l’Africa ha avuto il suo primo satellite per le comunicazioni, il 26 dicembre 2007.

La Cina e la Russia hanno seguito l’esempio e condiviso la loro tecnologia e ci hanno aiutato a lanciare satelliti in Sud Africa, Nigeria, Angola, Algeria e un secondo satellite africano è stato lanciato nel luglio 2010. Il primo satellite completamente indigeno costruito e realizzato sul suolo africano, in Algeria, sarà pronto per il 2020. Questo satellite è destinato a competere con i migliori al mondo , ma a dieci volte meno del costo, una vera e propria sfida. Questo spiega come un semplice gesto simbolico di US $ 300 milioni abbia cambiato la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costato l’Occidente, non solo privandolo di US $ 500 milioni all’anno, ma per i miliardi di dollari di debito e degli interessi che il prestito iniziale avrebbe generato per gli anni a venire e in maniera esponenziale, contribuendo in tal modo a mantenere un sistema occulto al fine di saccheggiare il continente.

30 miliardi di dollari congelati da Obama appartengono alla Banca Centrale Libica ed erano stati stanziati come contributo libico a tre progetti chiave che avrebbero aggiunto il tocco finale alla Federazione Africana – l’African Investment Bank a Sirte, in Libia, l’istituzione del Fondo Monetario Africano che nel 2011 è stata basata in Yaounde con un fondo di capitale di 42 miliardi di dollari e la Banca Centrale Africana con sede ad Abuja, in Nigeria, che quando inizieranno a stampare denaro africano suonerà la campana a morto per il franco CFA attraverso il quale Parigi è stata in grado di mantenere la sua presa su alcuni paesi africani per gli ultimi 50 anni. E’ facile capire l’ira francese contro Gheddafi.

Il Fondo monetario africano è previsto per soppiantare totalmente le attività africane del Fondo Monetario Internazionale, che con soli 25 miliardi di dollari, è in grado di portare un intero continente in ginocchio e fargli ingoiare privatizzazioni discutibili come costringere i paesi africani a passare dal settore pubblico a monopoli privati​​. Non sorprende quindi che il 16-17 Dicembre 2010, gli africani abbiano respinto all’unanimità i tentativi dei paesi occidentali di aderire al Fondo Monetario Africano, dicendo che era aperto solo alle nazioni africane. E ‘sempre più evidente che, dopo la Libia, la coalizione occidentale andrà verso l’Algeria, perché a parte le sue enormi risorse energetiche, il Paese ha riserve di liquidità di circa 150 miliardi. Questo è ciò che attira i paesi che stanno bombardando la Libia e tutti hanno una cosa in comune – sono praticamente in bancarotta.

I soli Stati Uniti, hnno un debito impressionante di 14, 000 miliardi $ US, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno ciascuno 2,000 miliardi US $ di deficit pubblico rispetto ai meno di 400 miliardi di dollari di debito pubblico per i 46 paesi africani messi insieme. Istigano guerre sporche in Africa, nella speranza che questo possa rivitalizzare le loro economie che stanno sprofondando sempre più nella stasi della fine e accelerare il declino occidentale che in realtà è iniziata nel 1884 durante la famigerata conferenza di Berlino. Come l’economista americano Adam Smith predisse nel 1865 quando ha pubblicamente sostenuto Abraham Lincoln per l’abolizione della schiavitù, ‘l’economia di qualsiasi paese che si basa sulla schiavitù dei neri è destinata a scendere negli inferi il giorno in cuiquei paesi si risvegliano‘.

UNITÀ REGIONALE COME UN OSTACOLO PER LA CREAZIONE DI UN STATI UNITI D’AFRICA
Per destabilizzare e distruggere l’Unione africana che stava virando pericolosamente (per l’Occidente) verso gli Stati Uniti d’Africa sotto la guida di Gheddafi, l’Unione europea prima ha provato, senza successo, a creare l‘Unione per il Mediterraneo (UPM). Il Nord Africa in qualche modo doveva essere tagliato fuori dal resto dell’Africa, utilizzando il vecchio cliché razzista dei secoli 18 e 19, che sosteneva che gli africani di origine araba erano più evoluti e civilizzati rispetto al resto del continente. Questo non è riuscita perché Gheddafi ha rifiutato di farsi comprare. Ben presto ha capito a che gioco veniva invitato a giocare quando solo una manciata di paesi africani sono stati invitati ad aderire al gruppo del Mediterraneo senza informare l’Unione Africana, ma invitando tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea.

Senza la forza trainante della Federazione africana, l’UPM fallito ancora prima di iniziare, nato morto con Sarkozy come presidente e Mubarak come vice presidente. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé ora sta tentando di rilanciare l’idea, speculando senza dubbio sulla caduta di Gheddafi. Ciò che i leader africani non riescono a capire è che, fintanto che l’Unione Europea continua a finanziare l’Unione Africana, lo status quo rimarrà, perché non ci sarà nessuna vera indipendenza. Questo è il motivo per cui l’Unione Europea ha promosso e finanziato raggruppamenti regionali in Africa. E ‘ovvio che la Comunità Economica dell’Africa Occidentale (ECOWAS), che ha un’ambasciata a Bruxelles e dipende per la maggior parte dei suoi finanziamenti sull’Unione Europea, è un avversario fastidioso alla Federazione Africana.

Ecco perché Lincoln ha combattuto nella guerra di secessione degli Stati Uniti, perché il momento in cui un gruppo di paesi si riuniscono in una organizzazione politica regionale, indebolisce il gruppo principale. Questo è ciò che l’Europa ha voluto e gli africani non hanno mai capito il piano di gioco, creando una pletora di gruppi regionali, COMESA, UDEAC, SADC, e il Grande Maghreb che non ha mai visto la luce del giorno grazie a Gheddafi che aveva capito cosa stava succedendo.

GHEDDAFI, L‘AFRICANO CHE HA PURIFICATO IL CONTINENTE DALL’UMILIAZIONE DELL’APARTHEID
Per la maggior parte degli africani, Gheddafi è un uomo generoso, un umanista, conosciuto per il suo sostegno disinteressato per la lotta contro il regime razzista in Sud Africa. Se fosse stato un egoista, non avrebbe rischiato l’ira dell’Occidente per aiutare l’ANC sia militarmente che finanziariamente nella lotta contro l’apartheid. Questo era il motivo per cui Mandela, subito dopo la sua liberazione da 27 anni di carcere, ha deciso di rompere l’embargo delle Nazioni Unite viaggiando in Libia il 23 ottobre 1997. Per cinque lunghi anni, nessun aereo ha potuto atterrare in Libia a causa dell’embargo. Nel bisogno era necessario prendere un aereo per la città tunisina di Jerba e proseguire su strada per cinque ore per raggiungere Ben Gardane, attraversare il confine e proseguire su una strada nel deserto per tre ore prima di raggiungere Tripoli.
L’altra soluzione era quella di passare per Malta e traghettare nella notte su imbarcazioni rischiose fino alla costa libica. Un viaggio infernale per un intero popolo, semplicemente per punire un uomo. Mandela non usa mezzi termini quando l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton disse che la visita è stata ‘sgradita’ dagli USA – ‘Nessun paese può pretendere di essere il poliziotto del mondo e nessuno Stato può dettare all’altro ciò che deve fare‘. E ha aggiunto – ‘. Quelli che ieri erano amici dei nostri nemici hanno la faccia tosta oggi per dirmi di non visitare il mio fratello Gheddafi, ci consigliano di essere ingrati e dimenticare i nostri amici del passato‘, infatti, l’Occidente ancora consideravano il Sud africani razzisti per essere loro fratelli che avevano bisogno di essere protetti. Ecco perché i membri dell’ANC, tra cui Nelson Mandela, erano stati considerati pericolosi terroristi.

E ‘stato solo il 2 luglio 2008, che il Congresso degli Stati Uniti, infine, ha votato una legge per rimuovere il nome di Nelson Mandela e dei suoi compagni dell’ANC dalla loro lista nera, non perché si sono resi conto di quanto stupido era la lista, ma perché volevano celebrare il 90 ° compleanno di Mandela . Se l’Occidente era veramente dispiaciuto per il suo sostegno passato ai nemici di Mandela e veramente sincero quando chiamano le strade e i luoghi a suo nome, come possono continuare a fare la guerra contro qualcuno che ha aiutato Mandela e il suo popolo ad essere vittoriosi su Gheddafi? Sono GLI STESSI DEMOCRATICI, coloro che vogliono esportare la democrazia ? E se la Libia di Gheddafi fosse più democratica degli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e altri paesi che muovono macchine da guerra per esportare la democrazia in Libia?

Il 19 marzo 2003, il presidente George Bush ha cominciato a bombardare l’Iraq con il pretesto di portare la democrazia. Il 19 marzo 2011, esattamente otto anni dopoo, è stato il turno del presidente francese a far piovere bombe sulla Libia, ancora una volta, sostenendo che era per portare la democrazia. Il vincitore del premio Nobel per la pace il presidente Usa Obama disse che il suo scopo era quello di spodestare il dittatore e introdurre la democrazia. scatenando missili da crociera dai sottomarini. La domanda che chiunque con intelligenza, anche minima, non può fare a meno di chiedere è la seguente: sono paesi come la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, Italia, Norvegia, Danimarca, Polonia, che difendono il loro diritto a bombardare la Libia sulla forza del loro auto proclamato stato democratico veramente democratica ? Se sì, essi sono più democratici della Libia di Gheddafi?

La risposta in realtà è un clamoroso NO, per la ragione pura e semplice che la democrazia non esiste. Questo non è un parere personale, ma una citazione di qualcuno nato della città di Ginevra, che ospita la maggior parte delle istituzioni delle Nazioni Unite. La citazione è di Jean Jacques Rousseau, nato a Ginevra nel 1712 e che scrive nel quarto capitolo del terzo libro del famoso ‘contratto sociale‘ che ‘non c’è mai stata una vera democrazia e non ci sarà mai.‘
Rousseau enuncia quattro condizioni per un paese ad etichettare una democrazia e in base a questi la Libia di Gheddafi è molto più democratico degli Stati Uniti, la Francia e gli altri che sostengono di esportare la democrazia:.

1 lo Stato: più grande è un paese, meno democratico può essere. Secondo Rousseau, lo Stato deve essere estremamente piccolo in modo che le persone possono incontrarsi e conoscersi. Prima di chiedere alla gente di votare, si deve garantire che tutti conoscano tutti, altrimenti il voto sarà un atto senza alcuna base democratica, un simulacro di democrazia per eleggere un dittatore. Lo stato libico si basa su un sistema di alleanze tribali, per definizione gruppo di persone insieme in piccole entità. Lo spirito democratico è molto più presente in una tribù, in un villaggio che in un grande paese, semplicemente perché le persone si conoscono, condividono un ritmo di vita comune, che comporta una sorta di auto-regolamentazione o addirittura auto-censura. Da questo punto di vista, sembrerebbe che la Libia si adatta alle condizioni di Rousseau meglio di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, tutte società altamente urbanizzate dove la maggior parte dei vicini non si dicono nemmeno ciao a vicenda e quindi non si conoscono, anche se hanno vissuto fianco a fianco per 20 anni. Questi paesi hanno scavalcato questa fase saltando alla fase successiva – ‘voto‘ – che è stato abilmente santificato per offuscare il fatto che votare sul futuro del paese è inutile se l’elettore non conosce gli altri cittadini. Questo è stato spinto ai limiti ridicoli con diritto di voto che viene data alle persone che vivono all’estero. Comunicare è una precondizione per qualsiasi dibattito democratico prima delle elezioni.

2. Semplicità nelle abitudini e modelli di comportamento sono inoltre essenziali se si vuole evitare di spendere la maggior parte del tempo a discutere su procedure legali e giudiziarie al fine di far fronte alla moltitudine di conflitti di interesse inevitabili in una società grande e complessa. I Paesi occidentali definiscono loro stessi nazioni civili con una struttura sociale più complessa mentre la Libia è descritta come un paese primitivo con un semplice insieme di costumi. Questo aspetto indica che la Libia corrisponde meglio ai criteri democratici di Rousseau di tutti coloro che cercano di dare lezioni di democrazia. I conflitti nelle società complesse sono più spesso vinte da chi ha più potere, motivo per cui i ricchi riescono a evitare la prigione, perché possono permettersi di assumere migliori avvocati e invece organizzarsi per la repressione dello Stato che invece sarà diretto contro qualcuno che ha rubato una banana in un supermercato piuttosto che ad un criminale finanziario che ha rovinato una banca. Nella città di New York, per esempio, dove il 75 per cento della popolazione è bianca, l’80 per cento dei posti di direzione sono occupati da bianchi che costituiscono solo per il 20 per cento delle persone incarcerate.

3. Parità di status e di ricchezza:. Uno sguardo alla classifica di Forbes 2010 mostra che le persone più ricche sono in ciascuno dei paesi che attualmente bombardano la Libia; un esercizio simile sulla Libia rivelerà che in termini di distribuzione della ricchezza, la Libia ha molto più da insegnare a coloro che combattono ora, e non il contrario. Quindi anche qui, utilizzando i criteri di Rousseau, la Libia è più democratica delle nazioni stanno pomposamente fingendo di portare la democrazia. Negli Stati Uniti, il 5 per cento della popolazione possiede il 60 per cento della ricchezza nazionale, il che rende la società più ineguale e squilibrata nel mondo.

4 No lussi:. Secondo Rousseau non ci può essere alcun lusso se ci deve essere la democrazia. Il lusso, dice, fa della ricchezza una necessità che diventa poi una virtù in sé, e non il benessere del popolo diventando l’obiettivo da raggiungere a tutti i costi, ‘il lusso corrompe sia il ricco che il povero, l’uno attraverso il possesso e l’altro per invidia; rende la nazione morbida e preda della vanità; allontana la gente dallo Stato e li rende schiavi ‘.
C’è più lusso in Francia che in Libia? Le relazioni sui dipendenti che commettono suicidio a causa delle condizioni di lavoro stressanti anche in aziende pubbliche o semi-pubbliche, tutto in nome della massimizzazione del profitto per una minoranza e il loro mantenimento nel lusso, accade in Occidente, non in Libia. Il sociologo americano C. Wright Mills scrisse nel 1956 che la democrazia americana è stata una ‘dittatura della elite‘. Secondo Mills, gli Stati Uniti non è una democrazia perché è il denaro che parla durante le elezioni e non il popolo. I risultati di ogni elezione sono l’espressione della voce dei soldi e non la voce del popolo.

Dopo Bush senior e Bush junior, stanno già parlando di un più giovane Bush per le primarie repubblicane del 2012. Inoltre, come Max Weber ha sottolineato, dal momento che il potere politico dipende dalla burocrazia, gli Stati Uniti hanno 43 milioni di burocrati e militari che governano efficacemente il paese, ma senza essere eletto e non sono responsabili per le persone per le loro azioni. Una persona (un ricco) viene eletto, ma il potere reale sta con la casta dei ricchi, che poi vengono nominato per essere ambasciatori, generali, ecc.

Questo è solo una breve accenno del lungo articolo di Jean-Paul Pougala diviso in 5 parti che
puoi leggere QUI in inglese

Originale, con tutti i link: https://africanvoicess.wordpress.com/tag/debito-pubblico/

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Il progetto del dinaro d’oro: il vero motivo per cui è stata fatta la guerra contro la Libia

21 novembre 2014
Al giorno d’oggi la Libia è sempre più nel caos, sottoposta a una pressante guerra civile tra miliziani armati di diverse fazioni, islamiste ( tra le quali recentemente si è aggiunta anche l’ISIS ) e non.

Questa precaria e tesa situazione risulta essere il risultato della guerra scoppiata a marzo 2011, guerra che ha letteralmente destabilizzato il paese, trasformandolo in una gigantesca polveriera.

Ora, parlando delle cause di questa guerra in Libia sono state dette e scritte tante cose, come il fatto che essa è iniziata per i soliti interessi petroliferi e così via.

Ma, oltre al controllo delle risorse e agli interessi geopolitici, ciò che è risultato primario in questa, come in altre guerre, è stato ovviamente l’interesse economico e finanziario.

Innanzitutto Gheddafi aveva progettato la fondazione di una moneta e banca centrale, nonché di un nuovo Fondo Monetario (FMA) interamente africani per il 2014, in tal modo rendendo libero il continente dal giogo neocolonialista.

Ma sopratutto l’ex presidente libico aveva varato un progetto per introdurre il dinaro d’oro, un’unica valuta da usare a livello continentale, che avrebbe garantito prosperità, indipendenza e sovranità per tutta l’Africa.

Se tali progetti fossero andati in porto, la situazione per l’Africa oggi sarebbe stata sicuramente migliore, e forse anche i problemi relativi alla povertà e alla costante miseria sarebbero stati più facilmente risolvibili, invece di venire ingigantiti grazie alle politiche predatorie di diverse multinazionali, che affossano l’economia locale a vantaggio del loro profitto.

Sicuramente anche i problemi di stretta attualità relativi all’immigrazione di massa in Italia così come in Europa, non ci sarebbero stati, e invece ci si ritrova con questa situazione caotica, fortemente voluta dagli stessi poteri che hanno cominciato la guerra contro la Libia, che sta portando a destabilizzazioni e “guerre tra poveri” ( Tor Sapienza docet ), a vantaggio e a solo beneficio degli stessi gruppi di potere finanziari, industriali e politici che hanno “sapientemente” pianificato tale caos.

Per quanto sia stata discutibile la sua storia politica, bisogna riconoscere che Gheddafi perlomeno ha tentato di sfidare il sistema di potere dominante internazionale ( bancario in primis ), pagando ciò con la vita.

Fonte: Informazione Consapevole

Originale più video: http://www.informarexresistere.fr/2014/11/21/il-progetto-del-dinaro-doro-il-vero-motivo-per-cui-e-stata-fatta-la-guerra-contro-la-libia/

VI SIETE MAI CHIESTI PERCHE’ IL MONDO E’ UN SIMILE CAOS ?

Postato il Giovedì, 24 luglio @ 07:25:00 BST di davide
DI ROBERTO SAVIO

informationclearinghouse.info

Dedicato alle generazioni dei più giovani

Mentre la terza guerra mondiale non è stata formalmente dichiarata, i conflitti di tutto il mondo stanno raggiungendo livelli mai visti dal 1944.

Naturalmente, per la grande maggioranza di persone in tutto il mondo, le notizie su questi conflitti sono solo parte della cronaca quotidiana, ma un’altra quota di essa verte sul caos esistente nei nostri paesi.

Esso è così complesso e confuso che molte persone hanno rinunciato al tentativo di tentare qualsiasi forma di comprensione profonda, così ho pensato che sarebbe stato utile offrire dieci spiegazioni di come siamo riusciti a creare questo caos.

1) Il mondo, così come esiste oggi, è stato in gran parte plasmato dalle potenze coloniali, che lo hanno diviso tra di loro, ritagliandosi Stati senza alcuna considerazione per le realtà etniche, religiose o culturali esistenti. Questo era particolarmente vero per l’Africa e il mondo arabo, dove è stato imposto il concetto di stato sui sistemi di tribù e clan.
Solo per fare alcuni esempi, nessuno dei paesi arabi di oggi esisteva prima del colonialismo. Siria, Libano, Iraq, i Paesi del Golfo (tra cui l’Arabia Saudita) erano tutte parti dell’impero ottomano. Quando questo scomparve con la Prima Guerra Mondiale (come gli imperi russo, tedesco e austro-ungarico), i vincitori – Gran Bretagna e Francia – si sedettero a un tavolo e redassero i confini dei paesi che avrebbero dovuto gestire, come avevano fatto prima con l’Africa. Quindi, mai guardare a quei paesi come equivalenti a paesi con una storia di identità nazionale.

2) Dopo la fine dell’era coloniale, era inevitabile che per mantenere questi paesi artificiali in vita ed evitare la loro disintegrazione, sarebbero stati necessari uomini forti per coprire il vuoto lasciato dalle potenze coloniali. Le regole della democrazia sono state utilizzate solo per raggiungere il potere, con pochissime eccezioni. La primavera araba ha effettivamente spazzato via dittatori e autocrati, solo per sostituirli con caos e fazioni in guerra (come in Libia) o con un nuovo autocrate, come in Egitto.
Il caso della Jugoslavia è istruttivo. Dopo la seconda guerra mondiale, il maresciallo Tito smantellò il Regno di Jugoslavia e creò la Repubblica socialista Federale di Jugoslavia. Ma noi tutti sappiamo che la Jugoslavia non sopravvisse alla morte del suo uomo forte.
La lezione è che senza creare un processo molto partecipativo e unificante dei cittadini, con una forte società civile, le identità locali giocheranno sempre il ruolo più decisivo. Quindi ci vorrà tempo prima che molti dei nuovi paesi saranno considerati paesi reali privi di conflitti interni.

3) Dalla Seconda Guerra Mondiale, l’ingerenza delle potenze coloniali e delle super-potenze nel processo di consolidamento dei nuovi paesi è stato un ottimo esempio di disastro causato dall’uomo.
Prendete il caso dell’Iraq. Quando gli Stati Uniti hanno assunto l’amministrazione del paese nel 2003, dopo l’invasione, il generale Jay Garner fu nominato Direttore dell’Ufficio per la Ricostruzione e l’Assistenza Umanitaria ed ha resistito solo un mese, perché era considerato troppo aperto nei confronti dei punti di vista locali.
Garner fu sostituito da un diplomatico, Jan Bremmer, che ne ha preso il posto dopo un briefing di due ore con il Segretario di Stato, Condoleeza Rice. Egli ha proceduto immediatamente a sciogliere l’esercito (creando così 250.000 disoccupati) e a licenziare chiunque nell’amministrazione fosse un membro del partito Ba’ath, il partito di Saddam Hussein. Ciò destabilizzò il paese, e il caos odierno un risultato diretto di questa decisione.
L’attuale primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, che Washington sta cercando di rimuovere in quanto lo ritiene causa della polarizzazione tra sciiti e sunniti, era il candidato americano preferito. Così è stato per il Presidente dell’Afghanistan, Hamid Karzai, che ora è violentemente anti-americano. Questa è una tradizione [consolidata] che risale al primo intervento degli Stati Uniti in Vietnam, dove Washington portò al potere Ngo Dihn Dien, che si ribellò ai dettami statunitensi finché non venne assassinato.
Non c’è spazio qui per fornire esempi di errori simili (anche se meno importanti) compiuti da altre potenze occidentali. Il punto è che tutti i leader installati da potenze esterne non durano a lungo e portano instabilità.

4) Siamo tutti testimoni del fatto che la lotta religiosa e l’Islam estremista siano una minaccia crescente e inquietante. Pochi fanno qualche sforzo per capire perché migliaia di giovani siano disposti a farsi saltare in aria. Esiste una correlazione evidente tra la mancanza di prospettive di sviluppo/occupazione e l’inquietudine religiosa. Nei paesi musulmani dell’Asia (gli Arabi Musulmani rappresentano meno del 20 per cento delle popolazioni Musulmane di tutto il mondo), l’estremismo a malapena esiste.
E pochi si rendono conto del fatto che la lotta tra sciiti e sunniti sia finanziata da paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar e l’Iran. Quei rami dell’Islam hanno convissuto fianco a fianco per secoli e ora stanno combattendo una guerra per procura, come accade per esempio in Siria. L’Arabia Saudita ha finanziato i Salafiti (la forma puritana dell’Islam) in tutto il mondo e ha fornito quasi due miliardi di dollari per il nuovo autocrate egiziano, Abdel Fattah el-Sisi, perché sta combattendo la Fratellanza Musulmana, che predica la fine dei re e sceicchi e il potere per il popolo. Anche quella in Iraq sta diventando una guerra per procura tra l’Arabia Saudita, il difensore dei Sunniti, e l’Iran, difensore degli Sciiti.
Così, quando si considerano queste guerre di religione, occorre sempre guardare chi c’è dietro di esse. Le religioni di solito diventano bellicose solo se vengono usate. Basti guardare la storia europea, in cui le guerre di religione sono state inventate dai re e combattute dalla gente. Naturalmente, una volta che il genio è uscito dalla bottiglia, ci vorrà molto tempo per rimettercelo. Quindi questo problema ci accompagnerà per un bel po’ di tempo.

5) La fine della Guerra Fredda ha scongelato [nel senso di sbloccato NdT] il mondo, che era stato tenuto stabile dall’equilibrio tra le due superpotenze. I tentativi di creare alleanze regionali o internazionali per portare stabilità sono sempre stati ostacolati dagli interessi nazionali. Il miglior esempio è l’Europa. Mentre tutti parlavano di Crimea, di Ucraina e di Vladimir Putin (reso paranoico dall’accerchiamento occidentale, strategia seguita dall’amministrazione di George Bush Jr. in poi) e di come costringerlo ad ascoltare Stati Uniti ed Europa, le imprese europee hanno continuato il commercio, a dispetto dello sbandierato embargo. E ora, l’Austria ha silenziosamente [anche nel senso di tranquillamente NdT] firmato un accordo con la Russia per aderire al South Stream, un gasdotto che porterà il gas russo verso l’Europa – alla faccia della sedicente unità di un’Europa cui è stato chiesto a gran voce di ridurre la propria dipendenza energetica dalla Russia.
Un mondo multipolare è in divenire, ma resta da capire quanto stabile. In Asia, Cina e Giappone stanno aumentando i loro investimenti militari, alla pari dei paesi circostanti. E mentre i conflitti locali, come quelli in Siria, in Iraq e in Sudan, non stanno degenerando in un conflitto più allargato, ciò si verificherebbe senza dubbio in Asia.

6) In un mondo sempre più diviso da una recrudescenza degli interessi nazionali, l’idea stessa di una governance condivisa sta perdendo forza, e non solo in Europa. Le Nazioni Unite sono diventate marginali come arena in cui raggiungere consenso e legittimità. I due motori della globalizzazione – il commercio e la finanza – non fanno parte delle Nazioni Unite, che rimangono bloccate su temi come sviluppo, pace, diritti umani, ambiente, istruzione e così via. Sebbene questi temi siano cruciali per un mondo vivibile, non sono visti come tali da chi è al potere. Conclusione: le Nazioni Unite stanno diventando irrilevanti.

7) Allo stesso tempo, anche valori e idee considerati universali, come la cooperazione, l’aiuto reciproco, la giustizia sociale e la pace internazionale vista come un paradigma totalizzante stanno diventando irrilevanti. Il presidente francese Francois Hollande incontra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, non per discutere di come fermare il genocidio in Sudan o il sequestro di bambini in Nigeria, ma per chiedergli di intervenire con il suo Ministro della Giustizia per ridurre un’ammenda gigante comminata a una banca francese, la BNP-Paribas, per attività fraudolente. L’incombente problema del controllo del clima era in gran parte assente nell’ultima riunione del G7, per non parlare del disarmo nucleare… eppure questi sono le due principali minacce per il pianeta!

8) Dopo il colonialismo e i regimi totalitari, la frase chiave dopo la seconda guerra mondiale fu “l’attuazione della democrazia” [spesso diventata “esportazione della democrazia” NdT]. Ma dopo la fine della Guerra Fredda, la democrazia fu data per scontata. In effetti, negli ultimi venti anni, la formula della democrazia rappresentativa sta perdendo il suo fascino. Il pragmatismo ha portato alla perdita della visione a lungo termine, e la politica è diventata sempre più semplice amministrazione.
I cittadini si sentono sempre meno legati ai partiti, che sono sostanzialmente diventati egocentrici e autonomi. Gli affari internazionali non sono considerati strumenti del potere da parte di partiti, e le decisioni vengono prese senza la partecipazione [del popolo, a differenza di quanto imporrebbe l’uso della democrazia NdT]. Ciò porta a scelte che spesso non rappresentano i sentimenti e le priorità dei cittadini.
Il modo in cui il piano di salvataggio di Cipro dalla crisi finanziaria di qualche anno fa è stato trattato in seno alla Commissione Europea è stata ampiamente riconosciuto come un esempio lampante di mancanza di trasparenza. Poche persone certamente fanno più errori rispetto a molte…

9) Un elemento assai importante del caos è stata la crescita di ciò che i suoi sostenitori, soprattutto nel mondo finanziario, chiamano la “nuova economia” – un’economia che contempla la disoccupazione permanente, la mancanza di investimenti sociali, una riduzione delle imposte per i grandi capitali, la marginalizzazione dei sindacati e una riduzione del ruolo dello Stato come regolatore e garante della giustizia sociale. Le disuguaglianze stanno raggiungendo livelli senza precedenti. Le 85 persone più ricche del mondo possiedono la stessa ricchezza di 2,5 miliardi di persone.

10) Tutto ciò ha un suo corollario. Non è un caso che tutti i media mainstream in tutti i paesi abbiano la stessa lettura, visione del mondo. L’informazione oggi ha sostanzialmente eliminato analisi e processo, per concentrarsi sugli eventi. La loro capacità di seguire il caos mondiale è minima, e essi si limitano a ripetere ciò che afferma chi si trova al potere. È assai istruttivo vedere come i mezzi di comunicazione siano molto analitici per quel che riguarda gli affari nazionali e molto superficiali per ciò che concerne le questioni internazionali. I media dipendono in gran parte da tre agenzie di stampa internazionali, che rappresentano il mondo occidentale e dei suoi interessi. Avete letto qualcosa, su qualsiasi giornale, in merito all’accordo del gas tra l’Austria e la Russia?

In ultima analisi, vi lascio con un ultimo punto: non siate mai soddisfatti di ciò che si legge sui giornali, cercate costantemente di ottenere ulteriori e opposti punti di vista attraverso la Rete. Ciò vi aiuterà a guardare il mondo con i vostri occhi, e non con gli occhi di qualcun altro che probabilmente è parte del sistema che ha creato questo caos. Non siate gregge [nel testo “non andate con la marea NdT]… cercate l’altra faccia della luna. E se vi dicono che conoscono le cose, bene, basta che guardiate i risultati. Quindi, siate voi stessi e, se commetterete un errore, almeno sarà un vostro errore.

Roberto Savio, fondatore e presidente emerito della Inter Press Service (IPS), agenzia di stampa, ed editore di Other News

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/article39073.htm

12.07.2014

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di PG
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13689

La Libia non era da liberare da un regime sanguinario ma è un prodotto da conquistare

La Libia non è da liberare da un regime sanguinario ma è un prodotto da conquistare

http://www.ecplanet.com/node/2655

By Edoardo Capuano – Posted on 26 agosto 2011

La verità è che la Libia non è una nazione da liberare dal regime sanguinario di Mouammar Gheddafi, ma un prodotto da conquistare! Avete ascoltato i telegiornali? È pronta l’invasione di terra e i grandi politici di tutta Europa si stanno spartendo la succulenta torta, come hanno sempre fatto.

Il pianeta è ormai in agonia, le sue risorse stanno scarseggiando. Per il regime globale non c’è più scelta: bisogna depredare il più possibile; bisogna demonizzare abbastanza una nazione per giustificare al gregge (la maggior parte della popolazione mondiale che non si pone mai domande di come mai certi eventi prendono forma) un dato intervento militare. Ricordatevi: dopo la Libia toccherà alla Siria e poi all’Iran, ma non per liberare le nazioni da fantomatici tiranni bensì per depredarli delle loro risorse ed avviare così anche un processo di ‘democratizzazione’ che vada bene non ai cittadini bensì ai grandi banchieri globali. Un po’ quello che sta succedendo con la frottola della grande crisi.

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Come è possibile che la maggior parte del popolo Libico continua a sostenere Mouammar Gheddafi con tanto fervore, e che quest’ultimo non si sia affievolito e continua a resistere, 4 mesi dopo l’inizio di una presunta “rivolta”, e dopo 3 mesi dall’inizio dei bombardamenti della Nato?

C’è da sapere che vi sono state 6 manifestazioni milionarie che hanno raccolto in totale 6 milioni di libici dall’inizio del mese di Luglio 2011.

Il 22 Luglio i libici hanno avuto l’idea di creare la più grande foto al mondo, quella di Mouammar Gheddafi che misura 180 metri di lunghezza e 60 metri di larghezza. Un popolo che non ama il suo leader farebbe tutto questo per lui? Perchè il numero d’immigrati libici in Francia, ma anche in altri paesi, come i paesi dell’Europa dell’est è infinitamente più basso di quello degli immigrati algerini, tunisini e marocchini?

La verità è semplicemente che la vita in Libia è molto lontana dall’inferno descritto dalla propaganda mediatica occidentale, e che la Libia di Gheddafi beneficia non solamente di un livello di vita molto superiore di quello dei paesi magrebini vicini, ma anche di un sistema sociale molto avanzato, su cui i paesi occidentali farebbero meglio a ispirarsi…

Negli esempi che seguono utilizzeremo le parole “stato” e “governo” solo per comodità, dal momento che, nel sistema politico libico, molto originale, non corrispondono esattamente al loro significato. Questo sistema organizzativo è chiamato “Jamahiriya”, un termine senza equivalenze in altre lingue, e che di solito è tradotto come “stato delle masse”, o “Repubblica delle masse”. Ecco dunque una lista non esaustiva che vi aiuterà a capire meglio perché la stra grande maggioranza del popolo libico resta attaccato a Gheddafi, e perché non lo considerano affatto un ignobile tiranno.

LA JAMAHIRIYA LIBICA:

Elettricità domestica gratuita per tutti
Acqua domestica gratuita per tutti
Il prezzo della benzina è di 0,08 euro al litro
Il costo della vita in Libia è molto meno caro di quello dei paesi occidentali. Per esempio il costo di una mezza baguette di pane in Francia costa più o meno 0,40 euro, quando in Libia costa solo 0,11 euro. Se volessimo comprare 40 mezze baguette si avrebbe un risparmio di 11,60 euro.
Le banche libiche accordano prestiti senza interessi
I cittadini non hanno tasse da pagaren e l’IVA non esiste.
Lo stato ha investito molto per creare nuovi posti di lavoro
La Libia non ha debito pubblico, quando la Francia aveva 223 miliardi di debito nel Gennaio 2011, che sarebbe il 6,7% del PIL. Questo debito per i paesi occidentali continua a crescere
Il prezzo delle vetture (Chevrolet, Toyota, Nissan, Mitsubishi, Peugeot, Renault…) è al prezzo di costo
Per ogni studente che vuole andare a studiare all’estero, il governo attribuisce una borsa di 1 627,11 Euro al mese.
Tutti gli studenti diplomati ricevono lo stipendio medio della professione scelta se non riescono a trovare lavoro
Quando una coppia si sposa, lo Stato paga il primo appartamento o casa (150 metri quadrati)
Ogni famiglia libica, previa presentazione del libretto di famiglia, riceve un aiuto di 300 euro al mese
Esistono dei posti chiamati « Jamaiya », dove si vendono a metà prezzo i prodotti alimentari per tutte le famiglie numerose, previa presentazione del libretto di famiglia
Tutti i pensionati ricevono un aiuto di 200 euro al mese, oltre la pensione.
Per tutti gli impiegati pubblici in caso di mobilità necessaria attraverso la Libia, lo Stato fornisce una vettura e una casa a titolo gratuito. Dopo qualche tempo questi beni diventano di proprietà dell’impiegato.
Nel servizio pubblico, anche se la persona si assenta uno o due giorni, non vi è alcuna riduzione di stipendio e non è richiesto alcun certificato medico
Tutti i cittadini della libia che non hanno una casa, possono iscriversi a una particolare organizzazione statale che gli attribirà una casa senza alcuna spesa e senza credito. Il diritto alla casa è fondamentale in Libia. E una casa deve essere di chi la occupa.
Tutti i cittadini libici che vogliono fare dei lavori nella propria casa possono iscriversi a una particolare organizzazione, e questi lavori saranno effettutati gratuitamente da aziende scelte dallo Stato.
L’eguaglianza tra uomo e donna è un punto cardine per la Libia, le donne hanno accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.
Ogni cittadino o cittadina della Libia si può investire nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, in un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA (iniziando dal Congresso popolare di base, permanente, fino ad arrivare al Congresso generale del popolo, il grande Congresso nazionale che si riunisce una volta all’anno)
Citando Wikipedia:

La popolazione è in aumento, al ritmo del 1,9% annuo (1995-2008). Le condizioni socio-sanitarie sono migliorate: con una speranza di vita di 77 anni, una mortalità infantile dell’1,9% e un analfabetismo al 17,4% la Libia si colloca tra i paesi a sviluppo umanitario intermedio e, grazie al reddito relativamente elevato, davanti agli altri paesi nordafricani

In Francese:

La Libia è dotata di una struttura governamentale dualista. Il settore rivoluzionario comprende la guida della rivoluzione, Mouammar Gheddafi, i comitati rivoluzionari oltre que una dozina di membri del Consiglio della rivoluzione fondato nel 1969. Il leader della rivoluzione non è eletto e non può essere destituito legalmente. Il settore rivoluzionario definisce il potere di decisione del secondo settore, il settore della Jamahiriya. Il settore della Jamahiriya costituisce il settore legislativo del governo. È diviso in tre livelli, comunale, regionale e nazionale. A ogni corpo legislativo corrisponde un comitato esecutivo.

Il sistema politico della Libia è teoricamente basato sul Libro Verde di Gheddafi, che unisce delle teorie socialiste e islamiche e ripudia la democrazia parlamentare oltre che i partiti politici. La Libia applica ufficialmente la

democrazia diretta.

L’articolo 2 della costituzione del 1977 (detta Dichiarazione sull’avvento del Potere del Popolo) stipula che “Il Santo Corano è la Costituzione della Jamahiriya araba libica popolare socialista” e l’articolo 3, “La democrazia popolare diretta è la base del sistema politico della Jamahiriya araba libica popolare socialista, nella quale il potere è nelle mani del popolo”.

Inoltre citando i dati ONU:

la Libia aveva il più alto indice di sviluppo umano di qualsiasi paese del continente africano; la Libia ha una percentuale di persone che vivevano al di sotto della soglia di povertà inferiore ai Paesi Bassi; La Libia aveva un tasso di carcerazione inferiore alla Repubblica Ceca. (fonte: Global Research)

Ricapitolando, secondo gli indicatori ufficiali dell’ONU (più affidabili del PIL pro capite), in base all’Indice di Sviluppo Umano la Libia è al 55° posto, la Tunisia al 98°, l’Egitto al 123°.

In campo internazionale la Libia ha svolto (svolge) un importante ruolo: in Africa, essendo cofondatrice assieme al Sudafrica dell’Unione africana; in Europa e nel Mediterraneo quale filtro dell’immigrazione; nel mondo arabo arginando il “fondamentalismo”, quale fenomeno sociale e religioso reazionario.

Sta a voi di capire se i media occidentali dicono al verità a proposito del “regime di Gheddafi”, o se al contrario vi manipolano per giustificare l’attacco indiscriminato contro il popolo libico.

Dopo aver letto questo articolo vi potrebbe interessare anche questo, per capire di cosa ci stiamo rendendo complici.

fonte originale: http://www.facebook.com/pages/Jeunes-libye…189667824408959

Preso da: “http://indigesti.forumcommunity.net/?t=47564630″ target=”_blank”>http://indigesti.forumcommunity.net/?t=47564630

Noam Chomsky: pennivendolo imperiale. La Libia e la fabbrica del consenso

20 giugno 2013

Dan Glazebrook Ahram Novembre 2011

Ripulendo i ribelli libici e demonizzando il regime di Gheddafi, il leader intellettuale statunitense Noam Chomsky contribuisce all’invasione imperialista? In una lunga intervista con Chomsky, Dan Glazebrook se lo chiede.

noamÈ stato un colloquio difficile per me. Fu Noam Chomsky che per primo mi aprì gli occhi sulla struttura neo-coloniale del mondo e sul ruolo dei media aziendali nel mascherare e legittimare questa struttura. Chomsky ha costantemente dimostrato come, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, i regimi militari furono imposti al Terzo Mondo dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei, con lo scopo riconosciuto di tenere bassi i salari (e quindi alte le opportunità di investimento) con l’annientamento di comunisti, sindacalisti e chiunque altro fosse considerato una potenziale minaccia all’impero. Fu in prima linea nel svelare le menzogne e le motivazioni reali dietro l’aggressione contro l’Iraq, l’Afghanistan e la Serbia negli ultimi anni, e contro l’America Centrale e il Sud-Est asiatico prima. Ma sulla Libia, a mio parere, è stato terribile. Non fraintendetemi: ora la campagna è quasi finita, Chomsky può essere molto schietto nella sua denuncia, come spiega nell’intervista. “In questo momento, la NATO bombarda la più grande tribù della Libia“, mi dice. “Non viene sempre detto, ma se si leggono i rapporti della Croce Rossa descrivono una crisi umanitaria terribile nella città sotto attacco, con gli ospedali al collasso, senza farmaci e persone che muoiono, fuggono a piedi nel deserto per cercare di allontanarsi, e così via. Ciò accade sotto il mandato alla NATO di proteggere i civili“. Ciò che mi preoccupa è che questo era esattamente il mandato che Chomsky ha sostenuto.
Il generale statunitense Wesley Clark, comandante della NATO durante i bombardamenti della Serbia, aveva rivelato alla televisione statunitense sette anni fa che il Pentagono, nel 2001, elaborò una “lista” di sette Stati da eliminare entro cinque anni: Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran. Grazie alla resistenza irachena e afgana, il piano è in ritardo, ma chiaramente non è stato abbandonato. Dovevamo, quindi, aspettarci pienamente l’invasione della Libia. Dato il fallimento dell’ex presidente degli Stati Uniti George Bush, nell’ottenere con la prepotenza il supporto globale nella guerra all’Iraq, con l’impegno dichiarato di Obama al multilateralismo e al “soft power”, avremmo dovuto aspettarci che questa invasione venisse meticolosamente pianificata per darle una patina di legittimità. Data la crescente predilezione della CIA nell’istigare “rivoluzioni colorate” per colpire i governi che non gli piacciono, avremmo dovuto aspettarci qualcosa di simile nell’ambito dell’invasione della Libia. E data la stretta collaborazione di Obama con i Clinton, ci si sarebbe dovuti aspettare che questa invasione seguisse il modello di grande successo istituito dall’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton in Kosovo: supportare i movimenti ribelli a terra per condurre provocazioni violente contro uno Stato, per poi urlare al genocidio per la risposta dello Stato, al fine di terrorizzare l’opinione pubblica mondiale per farle supportare l’intervento. In altre parole, avremmo dovuto vedere intellettuali di spicco e ampiamente rispettati, come Chomsky, adoperarsi per pubblicizzare le rivelazioni di Clark, avvertire dell’imminente aggressione e attirare l’attenzione sulla natura razzista e settaria dei “movimenti ribelli” che i governi di Stati Uniti e Gran Bretagna hanno tradizionalmente impiegato per rovesciare governi non conformi. Chomsky non ha certo bisogno di ricordare le atrocità sgangherate dell’Esercito di liberazione del Kosovo, dei Contras del Nicaragua, o dell’Alleanza del Nord afghana. Anzi, fu lui che allertò il mondo su molti di essi. Ma Chomsky non si è adoperato per chiarire questi punti.
Invece, in un’intervista con la BBC, a un mese dall’inizio della ribellione e, soprattutto, appena quattro giorni prima del voto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione 1973 e l’inizio della guerra lampo della NATO, ha preferito definire la ribellione “meravigliosa”. Altrove, l’occupazione della città orientale di Bengasi da parte di bande razziste, come “liberazione”, e la ribellione come “inizialmente non violenta”. In un’intervista con la BBC, aveva anche affermato che “la Libia è l’unico posto [in Nord Africa], dove c’è stata una reazione molto violenta dello Stato nel reprimere le rivolte popolari“, una rivendicazione così lontana dalla verità che è difficile sapere da dove iniziare. L’ex presidente egiziano Hosni Mubaraq, attualmente è sotto processo per l’uccisione di 850 manifestanti, mentre secondo Amnesty International, solo 110 morti possono essere confermati a Bengasi prima dell’avvio delle operazioni della NATO, compresi i filo-governativi uccisi dalle milizie ribelli. Ciò che rende davvero eccezionale la Libia nella Primavera araba del Nord Africa, è che sia l’unico Paese in cui la ribellione era armata, violenta e apertamente volta a facilitare l’invasione straniera. Ora che Amnesty ha confermato che i ribelli libici hanno compiuto violenze fin dall’inizio, torturando e giustiziando in massa libici neri e migranti africani fin da allora, ho iniziato l’intervista chiedendo a Chomsky se oggi si rammarica per il suo sostegno verso di loro. Lui alza le spalle. “No. Sono sicuro che Amnesty International ha ragione. Vi erano elementi armati tra di loro, ma noto che non ha detto che la ribellione fosse armata, infatti, la grande maggioranza è formata probabilmente da persone come noi [sic], oppositori borghesi di Gheddafi. Era quasi una rivolta senza armi. Si è trasformata in una rivolta violenta, e gli omicidi che vengono descritti in effetti avvengono, ma non è cominciata così. Appena è diventata una guerra civile, è successo.” Tuttavia, in realtà è iniziata proprio così.
Il vero volto dei ribelli è apparso il secondo giorno della ribellione, il 18 febbraio, quando furono arrestati e giustiziati 50 lavoratori migranti africani nella città di Bayda. Una settimana dopo, un testimone oculare terrorizzato disse alla BBC di altri 70 o 80 lavoratori migranti fatti a pezzi davanti ai suoi occhi, dalle forze ribelli. Questi incidenti, e molti altri simili, chiarirono il carattere razzista delle milizie ribelli ben prima dell’intervista della BBC a Chomsky, il 15 marzo. Ma Chomsky lo rifiuta. “Queste cose non erano assolutamente chiare, e non sono state segnalate. E anche dopo, quando sono state segnalate, non si parlava della rivolta. Si parlava di  elementi interni ad essa.” Questo può essere il modo con cui Chomsky la vede, ma entrambi gli incidenti sono stati seguiti dai principali media come BBC, National Public Radio e il quotidiano britannico The Guardian, finora. Certo, erano nascosti dopo pagine e pagine di bile anti-Gheddafi e giustificate con il solito pretesto che i migranti sono “mercenari sospetti”, ma la competenza di Chomsky nell’analisi dei media avrebbe dovuto scorgerne il senso. Inoltre, l’espulsione il mese scorso di tutta la popolazione della città libica a maggioranza nera di Tawarga, da parte delle milizie di Misurata dai nomi come “brigata per l’eliminazione dei neri“, ebbe recentemente la benedizione ufficiale del presidente Mahmoud Jibril del Consiglio Nazionale di Transizione libico (CNT). Presentando questi crimini razziali come una sorta di elemento insignificante, sembra farlo volutamente in malafede. Ma Chomsky continua ad attenersi alle sue sparate. “Parli di ciò che è accaduto dopo la guerra civile e l’intervento della NATO cui sono contrario. Due punti, lo ripeto. Prima di tutto, non si sapeva, e in secondo luogo fu un aspetto secondario della rivolta. La rivolta è opera della stragrande maggioranza della classe media, dell’opposizione non violenta. Ora sappiamo che c’erano elementi armati diventati rapidamente prominenti dopo l’inizio della guerra civile. Ma non sarebbe accaduto se questo secondo intervento non avesse avuto luogo, e forse le cose non sarebbero andate in questo modo.”
Chomsky divide l’intervento della NATO in due parti. L’intervento iniziale, autorizzato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per impedire un massacro a Bengasi, che sostiene che fosse legittimo. Ma il “secondo” intervento, in cui il triumvirato Stati Uniti, Gran Bretagna e  Francia ha agito come forza aerea delle milizie di Misurata e Bengasi nell’occupazione del resto del Paese, era sbagliato e illegale. “Dobbiamo ricordare che vi sono stati due interventi, non uno, della NATO. Uno è durato circa cinque minuti. Si basava sulla risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che prevedeva una no-fly zone su Bengasi quando v’era la minaccia di un grave massacro, insieme a un mandato a lungo termine per proteggere i civili. Durò pochissimo [come] quasi subito, non la NATO, ma le tre tradizionali potenze imperiali Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti eseguirono il secondo intervento che non aveva niente a che fare con la protezione dei civili e di certo non era una no-fly zone, ma piuttosto il sostegno alla rivolta dei ribelli cui assistiamo”. “Fu quasi isolata internazionalmente. I Paesi africani sono fortemente contrari. Hanno chiesto negoziati e diplomazia fin dall’inizio. I principali Paesi indipendenti, i BRICS, si sono anch’essi opposti al secondo intervento chiedendo negoziati e diplomazia. Anche nell’ambio della partecipazione limitata della NATO, al di fuori del triumvirato, nel mondo arabo, non c’era quasi niente: il Qatar ha inviato un paio di aerei e l’Egitto, vicino e pesantemente armato, non ha fatto nulla”. “La Turchia ha atteso per un bel po’ e, infine, ha partecipato debolmente nell’operazione del triumvirato. Quindi è un’operazione molto isolata. Si è sostenuto che è stata effettuata su richiesta della Lega Araba, ma è una menzogna. Prima di tutto, la richiesta della Lega araba era estremamente limitata e solo una minoranza vi ha partecipato, solo l’Arabia Saudita e gli Stati del Golfo hanno in realtà anche richiesto due no-fly zone. Una sulla Libia e l’altra a Gaza. Non possiamo parlare di quello che è successo al secondo.”
Nella sostanza siamo d’accordo. La mia tesi, però, è che fu dolorosamente chiaro da subito che la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza era una foglia di fico del triumvirato proprio per quel “secondo intervento” che Chomsky denigra. “Non era chiaro, neanche per cinque minuti, che le potenze imperiale avrebbero accettato la risoluzione. Divenne chiaro un paio di giorni dopo, quando iniziarono i bombardamenti a sostegno dei ribelli. E non doveva accadere. E avrebbe potuto essere che l’opinione mondiale, la maggior parte di esso, BRICS, Africa, Turchia e così via, avrebbe prevalso“. Sembra bizzarro e ingenuo per un uomo dalla visione di Chomsky fingere sorpresa riguardo alle potenze imperiali che utilizzano la risoluzione 1973 dell’ONU per i propri scopi, al fine di far cadere uno dei governi sulla loro lista nera. Che altro avrebbero utilizzato? E’ anche esasperante: se fosse stato qualcun altro a parlare, gli avrei detto loro di leggere Chomsky. Chomsky avrebbe detto che le potenze imperiali non agiscono umanitariamente, ma per impulsi totalitari e per difendere ed estendere il loro dominio sul mondo e le sue risorse. Gli avrebbe anche detto, avrei pensato, di non aspettarsi che quelle potenze attuassero misure volte a salvare i civili, perché ne avrebbero solo approfittato facendo il contrario. Tuttavia, in questa occasione Chomsky sembrava seguire una logica diversa. Chomsky non accetta che la sua ripulitura dei ribelli e la demonizzazione di Gheddafi, nei giorni e nelle settimane prima dell’invasione, possa aver contribuito a facilitarla? “Certo che non ho ripulito i ribelli. Non ho detto quasi nulla di loro.”
L’intervista originale ebbe luogo prima di tutto ciò, quando doveva essere presa la decisione di presentare alle Nazioni Unite la risoluzione per chiedere la no-fly zone, e tra l’altro dissi che dopo che fosse passata, pensavo che sarebbe stata usata per questo scopo, e ancora oggi lo dico.
Eppure, anche dopo che l’aggressione inglese, francese e statunitense alla Libia era evidente, Chomsky scrisse un altro articolo sulla Libia, il 5 aprile. In quel periodo migliaia, se non decine di migliaia di libici erano stati uccisi dalle bombe della NATO. Questa volta il pezzo di Chomsky  criticava apertamente i governi britannico e statunitense, ma non per la loro guerra, ma per il loro presunto sostegno a Gheddafi “e ai suoi crimini“. Questo non alimentava la demonizzazione che giustificava e perpetuava l’aggressione della NATO? “Prima di tutto, non accetto la tua descrizione non la chiamerei aggressione della NATO, è stata più complessa. Il passo iniziale, il primo intervento di cinque minuti, credo fosse giustificabile. C’era una possibilità, significativa, di un gravissimo massacro a Bengasi di cui Gheddafi ha un orribile record, e che dovrebbe essere noto, ma a quel punto credo che la reazione corretta avrebbe dovuto essere raccontare la verità su quello che accadeva.” Non posso che chiedermi perché la responsabilità di “dire la verità su quello che succede” valga solo per la Libia. Non dovremmo anche dire la verità su quello che accade in occidente? Della sua inestinguibile sete di decrescenti riserve di gas e petrolio, per esempio, o della sua paura di un’Africa indipendente, o della sua lunga esperienza nel sostenere e armare gangster brutali contro i governi che vuole abbattere? Chomsky ha abbastanza familiarità di tali esempi. Non dovremmo dire la verità sulla crisi che attualmente avvolge il sistema economico occidentale e che porta le sue élite sempre più a fare affidamento sui guerrafondai per mantenere il proprio fatiscente predominio? Non è tutto ciò, in realtà molto più pertinente sulla guerra alla Libia che raccontare i presunti crimini di Gheddafi di 20 anni fa?
Chomsky ha affrontato l’accademico e attivista statunitense James Petras, nel 2003, per la sua condanna dell’arresto a Cuba di diverse decine di agenti statunitensi e l’esecuzione di tre dirottatori. Petras avevano sostenuto poi che “gli intellettuali hanno la responsabilità di distinguere tra le misure difensive adottate da Paesi e popoli sotto attacco imperiale e le modalità offensive delle potenze imperialiste impiegate nella conquista. È il culmine dell’arroganza e dell’ipocrisia adottare un’equivalenza morale tra la la violenza e la repressione dei Paesi imperialisti nella conquista e quelle dei Paesi del Terzo Mondo sotto attacco militare e terroristico“. In questa occasione, Chomsky ha fatto di peggio. Lungi dall’adottare equivalenze morali, ha semplicemente cancellato i crimini degli alleati libici della NATO, mentre amplificava e distorceva le misure difensive adottate dal governo della Libia nell’affrontare una ribellione armata e appoggiata dagli USA. Ricordai a Chomsky il suo commento di qualche anno prima, secondo cui la Libia veniva pestata dai politici statunitensi per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi interni. “Sì, è vero, ma questo non vuol dire che non sia stato bello.” Ora lo è molto meno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2013/06/20/noam-chomsky-pennivendolo-imperiale-la-libia-e-la-fabbrica-del-consenso/

Gheddafi attraverso i suoi scritti.

Comprendere Muhammar Gheddafi non era certo compito facile, sia per la complessità del personaggio, sia perché nel corso della sua vita egli ha attraversato diverse fasi personali e politiche. A un anno dalla sua morte nel mondo si registrano varie opinioni sul suo conto e non mancano quelle positive, soprattutto in Africa1. Tuttavia, in Europa e negli Stati Uniti il Colonnello non ha mai goduto di buona fama e la sua 2. Riflettendo su tale tendenza, negli anni ’80 Giulio Andreotti osservava: ” io non penso davvero che gheddafi sia un cherubino, ma non mi piace il sistema di creare una specie di diavolo di turno, su cui riversare anche le colpe che non ha

immagine è stata abitualmente riassunta nei prototipi del terrorista o del buffone
“.
L’invito di Andreotti ad evitare “la drastica e semplicistica classificazione degli uomini in buoni e cattivi”4 non ha raccolto molti consensi. E lo stesso Gheddafi non ha fatto granché per cambiare la sua reputazione, anzi, il suo egocentrismo è stato gratificato dal ricevere un’attenzione mediatica che, sebbene non fosse lusinghiera, era senza pari per un capo di Stato africano.
OLTRE LA LEGGENDA NERA.
Uno strumento utile, ma poco noto, per cogliere alcuni aspetti della complessa personalità di Gheddafi è la sua produzione letteraria (Muhammar Gheddafi, Fuga all’inferno e altre storie, introduzione di Valentino Parlato, Manifestolibri, Roma 2005, pp.128, 14,00 €). In essa il Colonnello mantiene un atteggiamento molto distante dall’iperbole provocatoria delle sue apparizioni pubbliche.
Nei primi racconti (La città, Il villaggio…il villaggio, La terra…la terra, Il suicidio dell’astronauta), l’autore contrappone le dinamiche alienanti della vita in città ai ritmi lenti del deserto e della campagna. Per il beduino Gheddafi la vita in città mette in discussione i valori tradizionali, senza però proporre valori alternativi. “Se ti atterrai a idee, valori e comportamenti non cittadini ti ritroverai isolato, incompreso. Quando cambierai comportamento, trasformandoti in cittadino, diverrai squallido”. Decisamente interessanti sono i racconti sull’integralismo islamico (Rompete il digiuno alla sua vista, La preghiera dell’ultimo venerdì, È passato il venerdì senza preghiera). Il Colonnello biasima i gruppi islamisti come i Fratelli Musulmani per il loro settarismo e per il rifiuto dello sviluppo e del progresso. Sarcasticamente Gheddafi ammette: “Abbiamo sbagliato a creare l’industria del ferro e dell’acciaio e a fondare fabbriche chimiche e petrolchimiche, sborsando per queste imprese miliardi”, mentre si poteva utilizzare quelle somme “per la ristampa di volumi ingialliti”. Gheddafi imputa inoltre agli integralisti un uso strumentale della religione, i cui precetti vengono da essi usati e distorti “per raggiungere il potere e giustificare l’abuso, l’inganno, la senseria e perfino l’ubbidienza supina e l’apertura [a Israele]”. Il Colonnello conclude dunque che gli islamisti agiscono “contro la nazione araba, in nome della religione, per annientare il nazionalismo arabo, (…) e per avversare l’orientamento progressista sociale e radicale [del panarabismo] con un orientamento islamico fittizio in base all’accordo segreto con la Cia e il Mossad”.
IL COLONNELLO E LA MORTE
Al centro del volume si trovano i racconti più personali: Fuga all’inferno, L’erba della debolezza e l’albero maledetto, La morte. In Fuga all’inferno e ne L’erba della debolezza e l’albero maledetto traspare la delusione per le difficoltà di realizzare nella realtà quotidiana i principi del Libro Verde. Il Colonnello affronta inoltre con occhio disincantato la relazione tra un governante e le masse, entusiaste nel momento del trionfo ma irrimediabilmente volubili nei loro sentimenti:

Nel momento della gioia di quanta devozione esse sono capaci! Hanno sostenuto Annibale, Pericle, Savonarola, Danton, Robespierre, Mussolini, Nixon, e quanta crudeltà poi hanno dimostrato nel momento dell’ira! Hanno cospirato contro Annibale e lo hanno avvelenato, hanno bruciato Savonarola sul rogo, hanno mandato il loro eroe Danton alla ghigliottina, hanno fracassato le mascelle di Robespierre, il loro amato oratore, e hanno trascinato nelle strade il cadavere di Mussolini, hanno sputato in faccia a Nixon mentre lasciava la Casa Bianca dopo che erano state loro a farcelo entrare!Ne La morte il Colonnello rievoca la figura del padre e descrive con orgoglio la sua lotta contro l’esercito italiano e i suoi alleati locali, capeggiati dal futuro re Idris el Senussi:

Nonostante la situazione fosse pessima, le possibilità di scampo disperate, la lotta ineguale, mio padre decise senza alcuna riserva di combattere […] proclamò il suo disprezzo per la morte, il suo esercito e ciò che sarebbe avvenuto.Chiude la raccolta L’annunciatore del sahur di mezzogiorno. Nel personaggio di questo racconto sembra riflettersi la figura del riformatore sociale, investito come l’annunciatore di una responsabilità “di carattere morale”, che “ha a che fare con l’animo la coscienza e un profondo senso della propria funzione”. Per svegliare i fedeli durante il mese del ramadan, l’annunciatore prosegue la sua marcia, nonostante gli ostacoli che incontra sul suo cammino, “finché tutti non abbiano udito la sua voce”. Come L’annunciatore del sahur di mezzogiorno, il Colonnello ha sempre creduto di adempiere una missione. Poco dopo il colpo di stato incruento con cui depose re Idris, Gheddafi si dichiarava pronto ad assumere i difficili compiti che lo attendevano, “perché questo è il mio dovere e anche il mio destino”5 E nonostante i ripensamenti, le delusioni e gli errori che hanno marcato la sua esistenza, egli ha voluto rimanere fedele a quella che a torto o ragione riteneva la sua missione. Così, come aveva promesso, il Colonnello è rimasto fino alla fine nel suo paese, preferendo alla fuga verso l’esilio la possibilità di proporsi come un “emblema del dovere e dell’onore”6.
NOTE:Giordano Merlicco è un analista delle relazioni internazionali.

1. Il più esplicito elogio di Gheddafi è probabilmente quello formulato dall’organizzazione giovanile dell’Anc, movimento che da due decenni governa il Sud Africa: The ANC Youth League salutes the Anti-Imperialist Martyr, Colonel Muammar Gadaffi, 21 October 2011; http://www.ancyl.org.za/show.php?id=8103 .
2. Di questo atteggiamento è emblematico il commento del Financial Times all’uccisione di Gheddafi: David Gardner, Nation awakes from nightmare of terror and buffoonery, “Financial Times”, 24/10/11. Secondo Gardner, in 42 anni di potere Gheddafi non ha ottenuto nulla, se non rendere il suo paese “sinonimo di uno sconcertate misto di terrore e buffoneria”.
3. Giulio Andreotti, L’Urss vista da vicino. Dalla guerra fredda a Gorbaciov, Rizzoli, Milano, 1988, p. 286.
4. Giulio Andreotti, Visti da vicino. Terza serie, Rizzoli, Milano, 1985, p. 14.
5. Cit. in: Angelo Del Boca, Gheddafi. Una sfida dal deserto. Laterza, Roma-Bari 2010, p. 33.
6. Gaddafi: The last will and testament, “Asharq Al-Awsat”, 23/10/2011,
http://www.asharq-e.com/news.asp?section=3&id=27056. Fonte:http://www.geopolitica-rivista.org/19261/gheddafi-attraverso-i-suoi-scritti/

L’altra verità su Muammar Gheddafi

23 ottobre 2011

«Faceva gli interessi del suo popolo, e per questo dava fastidio ai Paesi occidentali, che hanno colto il momento per toglierselo di mezzo». E l’opinione “fuori dal coro” di Michele Bella, laureando in Scienze Politiche di Fiumefreddo di Sicilia

     La recente e cruenta eliminazione fisica del rais libico Muammar Gheddafi non è ancora storia, bensì cronaca, “fumante” e grondante di sangue. Ci vorranno, dunque, parecchi anni per appurare (anche sulla base dell’operato di coloro che lo sostituiranno alla guida del Paese africano) se si era di fronte ad un despota o ad un illuminato governante.

E sì: perché potrebbe pure essere che il cosiddetto “dittatore” sia un individuo che ama svisceratamente lo Stato che si trova ad amministrare, e pur di realizzare i suoi “sogni” per quella terra dà anche vita ad atti qualificati “antidemocratici” (in pratica la cosiddetta “ragion di Stato” di cui scrisse Giovanni Botero e poi ripresa dal Machiavelli). Questo è quanto sostanzialmente sostiene Michele Bella, un brillante giovane laureando in Scienze Politiche di Fiumefreddo di Sicilia, già presente su questo sito Internet per via dei suoi trascorsi nei mondi del cinema e della tv.

     Bella è uno che non ci sta ad omologarsi alla massa di politici, intellettuali e giornalisti che in questi giorni (ma anche da diversi anni…) demonizzano il regime di Gheddafi ed “esultano” di fronte alla sua barbara uccisione; e lo fa sulla base delle conoscenze da lui acquisite attraverso i suoi studi universitari e le ricerche che ha autonomamente condotto, spinto dall’interesse verso i meccanismi politici e socioeconomici che determinano le sorti dell’umanità.

Poiché anche noi non abbiamo interessi da difendere né pregiudizi da alimentare ed, in più, ci piace dare voce a chi si colloca “fuori dal coro” delle opinioni dominanti e scontate (che non è detto siano sinonimo di “assoluta verità”…), abbiamo ritenuto doveroso intervistarlo.

– Ed allora: perché è crollato il regime di Gheddafi?
«Perché la cosiddetta “Primavera Araba” ha “scioccamente” contagiato anche la Libia».

– Perché usa l’avverbio “scioccamente”?
«Perché in Libia non si stava bene, ma… benissimo! Non si è capito, dunque, perché il Governo Gheddafi bisognava rimuoverlo. E per di più macchiandosi di un efferato omicidio (le cui raccapriccianti immagini hanno fatto il giro del mondo) perpetrato nei confronti di un essere umano che amava a tal punto la propria terra da non volersi mai distaccare da essa, nemmeno per salvarsi la pelle».

– Nella Libia di Gheddafi, dunque, si viveva benissimo?
«Altro che! Basti pensare che lo Stato assicurava ad ogni cittadino il diritto ad avere una casa, non si pagava alcuna tassa, la benzina costava appena otto centesimi al litro, agli studenti diplomati veniva assicurato uno stipendio medio fino a quando non trovavano lavoro, chi metteva su famiglia riceveva significative agevolazioni (300 euro al mese e l’acquisto della prima casa a carico dello Stato), a tutti i pensionati venivano corrisposti duecento euro al mese oltre ai rispettivi emolumenti, ai giovani che volevano studiare all’estero venivano concesse borse di studio mensili di oltre 1.600 euro, i pubblici impiegati che si assentavano dal lavoro per un paio di giorni non venivano “tartassati” con richieste di presentazione di certificati medici e diminuzioni di stipendio, le banche erogavano finanziamenti senza chiedere interessi, ecc. Infine un ultimo, ma non insignificante, particolare: in Libia, forse anche grazie al benessere di cui godevano tutti i suoi abitanti, non esisteva criminalità. La Libia di Gheddafi, insomma, era uno Stato ideale che tutti gli Stati del mondo, perennemente “impantanati” in ipocriti discorsi teorici e demagogici di democrazia e libertà, dovrebbero prendere a modello. Magari in Italia si stesse come si stava in Libia sotto la presunta “tirannia” di Gheddafi!… ».

– E come mai il fautore di questo sistema socioeconomico “perfetto” ha fatto una fine così atroce?
«Come lui stesso ha spiegato in uno dei suoi ultimi interventi in video, la cosiddetta “Primavera Araba” si è estesa, quasi fosse una “moda”, anche alla Libia, con la particolare “benevolenza” delle potenze mondiali che hanno fatto leva sull’esuberanza di giovani scapestrati, animati solo dalla voglia di contestazione tipica della loro età».

– Vuole dire, in pratica, che gli Stati Uniti e diversi Paesi europei hanno sfruttato la “Primavera Araba” per rimuovere Gheddafi: ma per quale motivo?
«Il discorso è sempre quello: ci sono Stati governati da efferati dittatori che osano calpestare i più elementari diritti umani, ma in cui la Nato non si “sogna” mai di ficcare il naso; ci si appunta, invece, su quelli dove si possono ricavare interessi. E la Libia, a parte il petrolio, ultimamente era diventata “interessante” (o “inquietante”…) anche per un altro fattore, di cui l`opinione pubblica non è a conoscenza: i tentativi di Gheddafi di dotare il continente africano di una moneta unica, che avrebbe sconvolto gli equilibri economici mondiali. Si trattava del “dinaro d’oro”, in grado di mettere in ginocchio il dollaro e l’euro. Questa sua “idea” (scaturita anche dal fatto che la Libia possiede ben 144 tonnellate del preziosissimo metallo) aveva già fatto parecchi proseliti tra i governanti dell’Africa, e ciò cominciava a far “paura” alle banche del resto del mondo. E, guarda caso, i Paesi più favorevoli a tale progetto erano l’Egitto, la Tunisia e la Siria, ossia quelli dove sono scoppiate le recenti rivolte della “Primavera Araba”… Perché, soprattutto nelle contrattazioni petrolifere, la ricchezza di una Nazione sarebbe dipesa da quanto oro essa avrebbe avuto e non da quanti dollari o euro avrebbe scambiato. Gheddafi, dunque, non faceva altro che gli interessi del suo Paese, così come dovrebbe fare qualsiasi altro governante al mondo. Tutto ciò gli ha attirato delle “antipatie” che gli sono costate care: le “bestie” che lo hanno ucciso e fatto scempio del suo corpo non sarebbero giunte a così tanta barbarie se non avessero goduto del sostegno di coloro che si fanno definire “paladini della democrazia e della libertà”, ma che, in realtà, sono solo degli squallidi affaristi protesi ad impinguare i loro portafogli ed i loro consensi elettorali».

– Mi sembra di capire che, risultando piuttosto “impopolare” sul piano internazionale, Gheddafi si è anche visto costretto a cautelarsi imponendo censure e limiti alla libertà di espressione del popolo libico, che è forse il maggior motivo di malcontento dei suoi oppositori…
«Certamente! Oltre che dalle notorie turbolenze delle “irrequiete” tribù interne, Gheddafi si doveva guardare le spalle anche dall’ostilità di tanti Paesi occidentali, con in testa gli Stati Uniti. Ma mettiamoci nei suoi panni con un banalissimo esempio: se un padre si accorge che il figlio utilizza il personal computer di casa in maniera impropria (ossia aprendo i file personali degli altri membri della famiglia, inviando e-mail volgari o connettendosi a siti diseducativi), cosa è naturale e giusto che faccia? Semplice: impedirgli l’accesso a quel computer o dotare quest’ultimo di programmi e dispositivi atti a limitare l’operatività su di esso da parte del ragazzo. Questo per dire che oggi la comunicazione è un fattore fondamentale di civiltà e progresso (anch’io non posso rinunciare alla mia “brava” pagina su Facebook), ma bisogna capire che ci rende anche più vulnerabili; ed in un contesto delicato come quello libico, piuttosto inviso alla comunità internazionale, chi si trova a governare è comprensibile che in qualche modo si cauteli onde evitare fenomeni di spionaggio oltre che manifestazioni “indisciplinate” della libertà di pensiero».

– Gheddafi, comunque, non si poteva di certo considerare un “amico” del popolo italiano: pensiamo all’ingente risarcimento che si fece liquidare dal nostro Stato, ai missili verso Lampedusa ed all’emergenza immigrati…
«Non era un amico del popolo italiano semplicemente perché, nella stupida corsa al colonialismo, l’Italia si era ingiustamente impadronita del territorio libico con la forza. Ma per il suo popolo, il colonnello Gheddafi non è stato il dittatore “cattivo” dipintoci dai mass media: è stato, invece, colui che, nel 1969, ha liberato la Libia da una monarchia particolarmente corrotta e si è subito prodigato, con risultati concreti e positivi, a modernizzarne le infrastrutture e ad elevarne il Prodotto Interno Lordo ed il tenore di vita degli abitanti».

– Per concludere: se fosse chiamato a difendere il colonnello Gheddafi di fronte al cosiddetto “Tribunale della Storia”, cosa direbbe nella sua “arringa”?
«Che ci troviamo al cospetto di un autentico rivoluzionario che è morto combattendo. Con il benessere, i servizi e le opportunità che ha garantito al popolo libico si è rivelato una guida illuminata, al punto da far “impallidire” le socialdemocrazie nordeuropee e far “vergognare” gli ipocriti capi di Stato occidentali, buoni solo a riempirsi la bocca di “democrazia e libertà” senza far nulla per assicurare dignitose condizioni di vita alla gente che amministrano. Gheddafi, invece, non prendeva in giro la gente con slogan populistici, ma anzi diceva pubblicamente che “l’Africa non necessita di democrazia, bensì di pompe d’acqua, cibo e medicine”. Certo: la democrazia e la libertà sono concetti sublimi, ma rischiano di rimanere mera utopia e di lasciare il tempo che trovano se alle persone, nessuna esclusa, non si dà innanzi tutto la possibilità di vivere dignitosamente ed in piena sicurezza. Se qualche volta Gheddafi ha fatto ricorso alla violenza, bisogna tener conto dell’accesa conflittualità tra le varie tribù libiche e della conseguente necessità di garantire l’ordine pubblico. Ma da qui a dire che era un tiranno o un despota sanguinario ce ne corre. Sicuramente era un dittatore; ma molto meglio una “buona dittatura” che delle democrazie irrimediabilmente “malate” come quelle italiana ed americana. Ed, in ogni caso, il modo in cui Gheddafi è stato fatto uscire di scena è stato a dir poco abominevole, perché nemmeno il più infimo degli animali avrebbe meritato una morte così atroce».

Ringraziamo questo “coraggioso” giovane intellettuale di Fiumefreddo di Sicilia per averci fornito un’interessante visione alternativa ed anticonformista del “Caso Gheddafi”. Per il resto non ci resta che attendere l’azione di governo delle democratiche personalità che s’insedieranno quanto prima alla guida del nuovo Stato libico: solo allora potremo verificare se sia possibile conciliare il benessere socioeconomico dei tempi del “rais” con le istanze di libertà e democrazia.

RODOLFO AMODEO

Preso da: http://www.rodolfoamodeo.it/docsDetail-notizie-3/2-personaggi/237-laltra-verita-su-muammar-gheddafi

Toh, chi si vede. La “Nuova” Libia.

Libia. Certamente non è stato un argomento – come dire? – “sviscerato” dalle ‘autorevoli’ corrispondenze da Lough Erne, l’amena località del Nord Irlanda (occupato da Sua Maestà britannica) teatro del G8.
Ma qualche riga, una mezza frase, è stata ripresa su quanto sussurrato in merito da Obama al suo nuovo palafreniere d’Italia, Enrico Letta. In sintesi è stato richiesto a Roma di prodursi in buoni uffici mediatori con il nuovo regime tricefalo Tripoli-Bengasi-Fezzan.Toh, chi si vede. La Nuova Libia
Qualcuno degli acuti commentatori si è sprofondato anche in dotte reminiscenze storiche sul “ruolo mediterraneo dell’Italia” e sui suoi “incancellabili legami storici con la quarta sponda”.
In realtà, dopo aver aperto il vaso di Pandora a suon di bombe Nato per esportare “democrazia” e assassinare Gheddafi e parte del suo popolo, gli angloamericani hanno palesemente lì, nel loro dopoguerra, trovato “qualche difficoltà”. Compresa qualche morte eccellente. E’ vero che i pozzi petroliferi sono stati comunque spartiti tra i Lords Protettori (Francia inclusa) ma la situazione, su quella sponda del Mediterraneo è oggi tutt’altro che “normalizzata”.
Di qui la “delega politica” al fedele governo coloniale Letta.

Che tenterà pure di obbedire ai comandi imperiali con qualche mossa “diplomatica”, ma che non potrà che innalzare, e molto presto, bandiera bianca.
E’ un fatto che dopo più di due anni dalla vera e propria guerra del Pentagono e della Nato contro lo Stato nordafricano della Libia, il regime da loro imposto come “Congresso Nazionale Generale” oggi stia chiedendo aiuto ai suoi padroni neo-coloniali.
Lo stesso segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, aveva di recente dichiarato che il governo filo-occidentale di Tripoli ha richiesto assistenza sulla sicurezza. E un gruppo di sedicenti “esperti” si è subito recato in Libia e riferirà al Comando Nato a fine mese “il modo e la via da seguire”. Così Rasmussen ha spiegato la sua “delega militare” chiamata a ipotizzare formule di “addestramento di forze di sicurezza libiche” sotto l’egida occidentale.
Il contesto è quello di un continuo aggravarsi della stabilità “atlantica” in Libia e, da lì, in tutto il Nord ed Ovest Africa. Un lascito della guerra scatenata da Usa, Francia e Nato nel febbraio 2011 e partecipata dall’Italia e da altre nazioni ascare occidentali. La Libia di Gheddafi, strade e città modello, ora trasformate in rovine, ha ceduto il passo ad uno Stato tribale governato da vari gruppi armati molto virtualmente legati all’ectoplasma Cng. Di fatto milizie che cercano di frantumare l’unità libica in tre “entità” territoriali diverse a Est, a Sud e a Ovest. I massacri (l’ultimo a Bengasi, l’8 giugno, tra civili e miliziani fondamentalisti dello “Scudo della Libia”) e le guerre per procura (mercenari in Siria, integralisti in Mali) sono all’ordine del giorno.
Ed è lì che il governo Letta è stato chiamato a intervenire.
In un altro Afghanistan.
Preso da:http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=21624&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Rinascita-Tutti+%28Rinascita+-+Tutti%29

Discorso del Fratello Leader davanti agli studenti ed i docenti dell’Università di Meiji, Giappone

15.12.2009

Buongiorno ai miei figli e figlie, studenti dell’Università di Meiji e agli stimati docenti di questa nota università. Vorrei ringraziare il professor Fukuda per aver preparato questo incontro e per le sue parole introduttive. Vorrei anche ringraziare l’Università per il suo interesse nelle questioni dell’Africa.

In poche parole, purtroppo l’Africa è un continente che è stato devastato dall’era della schiavitù, dall’era del colonialismo e dall’attuale era dello sfruttamento straniero e delle interferenze nei suoi affari interni. L’Africa è un continente che è stato violato, tormentato e che è stato arretrato a causa degli atti malvagi degli altri in particolare i bianchi, i razzisti ed i colonialisti. Ora viene saccheggiata dalle corporazioni sfruttatrici occidentali e sioniste. Purtroppo, l’Africa vive nella miseria. L’Africa è una vittima della malattia, dell’arretratezza, della desertificazione e della siccità che risultano dalle emissioni di gas serra nei paesi industrializzati. Il riscaldamento globale che è il risultato diretto dell’inquinamento ha inciso negativamente sull’Africa. Tutte le potenze considerano l’Africa una preda facile. Stanno combattendo per essa.

L’America sta utilizzando il “potere duro” in Africa. E’ alla ricerca di basi militari. Sta parlando delle scoperte di petrolio e della loro protezione con la forza, come se questa terra non avesse dei popoli, dei proprietari e un futuro. A differenza dell’America, la Cina ricorre al potere morbido. Sembra che lo scopo della Cina sia quello di spopolare l’Africa al fine di trasferire la sua popolazione. L’Africa ha una superficie di 32 milioni di chilometri quadrati e la sua popolazione conta meno di un miliardo di persone. Questo porta a pensare che ci sia spazio in Africa per la popolazione in eccesso della Cina o dell’India. Purtroppo, questa è l’invasione fredda a cui l’Africa è sottoposta.

Il Giappone non ha una popolazione in eccesso da trasferire in Africa e nemmeno ricorre al potere duro come l’America. L’America interferisce negli affari interni, utilizza le minacce della forza militare, interferisce nelle elezioni e nella natura di governo. In Africa, l’America predica ciò che essa non pratica nei propri affari interni degli Stati Uniti. Questa è la situazione in cui l’Africa si trova.

Il Giappone è diverso. A differenza della Cina, non vuole esportare le persone. A differenza dell’America, non è un potere militare arrogante. Il Giappone potrebbe avere un approccio morbido e benefico nella sua cooperazione con l’Africa. Purtroppo, qui c’è un elemento molto importante. Ho sempre evitato di affrontare questo elemento con i miei amici giapponesi, per non offenderli. Io parlo sempre con franchezza, e metto i fatti di fronte ai popoli del mondo e non ricorro a sottigliezze in questioni di importanza vitale. Quando parlo del Giappone, mi rendo conto che potrei dire cose imbarazzanti riguardo ad una questione delicata. Questo è anche il motivo per cui ho evitato le interviste con i media giapponesi per non mettermi o mettere i miei amici giapponesi in una situazione imbarazzante. Tuttavia, mi avete chiesto di parlare con voi ed io sono grato per questo. Devo dire che il Giappone potrebbe svolgere un ruolo utile. Potrebbe beneficiare dall’Africa e da tutto il mondo. Spero che mi perdonerete se dico senza mezzi termini che, con grande rammarico, il Giappone non è un paese libero. Il Giappone è finito sotto l’occupazione americana dopo la seconda guerra mondiale. Purtroppo è stato vittima di due bombe atomiche. Era terrorizzato da quell’arma letale. E’ stato messo in ginocchio. Ha ceduto completamente davanti alla potenza militare travolgente ed arrogante dell’America. Da quel momento decine di migliaia di soldati americani hanno occupato il Giappone. Il numero dichiarato è di 50.000 truppe americane sostenute nella loro occupazione del Giappone da basi militari e dalla flotta americana nel Mar del Giappone. Dalla seconda guerra mondiale fino a poco tempo fa, il Giappone era completamente sotto il dominio americano. Era quasi una colonia degli Stati Uniti. La Germania è stata, in larga misura, nella stessa posizione. È profondamente umiliante che a grandi nazioni come il Giappone e la Germania, non sia consentito avere il loro proprio esercito come gli altri paesi del mondo. Ora che è stato consentito al Giappone di avere le sue proprie forze, è proibito chiamarle, l’Esercito Giapponese o le Forze Armate Giapponesi. Esse possono essere chiamate solo le Forze di Autodifesa. Questo è un tentativo deliberato di umiliare il Giappone; di negargli il diritto di chiamare le sue forze armate, la sua forza aerea e la sua flotta con il loro nome corretto, e di chiamarle solamente le forze di autodifesa. Questo è un insulto insopportabile. I giapponesi sono un popolo creativo. Essi sono in grado di competere con l’America nel campo della tecnologia. Essi possono competere con l’Europa e la Cina. Si tratta di un grande popolo che dovrebbe vivere nel rispetto a testa alta.

È strano che i giapponesi sembrino essere cari amici degli americani. L’America ha usato le bombe atomiche contro il Giappone. Gli effetti di quelle bombe continuano a fare del male ai giapponesi fino ad oggi. Come avete potuto essere amici con quelli che hanno utilizzato le bombe atomiche contro di voi, vi hanno insultato apertamente di fronte a tutto il mondo e vi hanno imposto la più umiliante delle restrizioni ? Come potete essere amici di coloro che hanno ucciso i vostri padri e nonni? Non sto chiedendo di fare prevalere l’inimicizia tra l’America ed il Giappone. Questa non è mai stata la mia intenzione. Tuttavia trovo strano sentire che il Giappone è un amico ed alleato dell’America. Questa amicizia, se esiste davvero, può solo essere stata imposta con la forza. Non credo che ci sia alcun amore per l’America nel cuore dei giapponesi. Non posso credere che il Giappone è un alleato dell’America. Il Canada o il Messico potrebbero essere gli alleati dell’America. Ma il Giappone è un paese in Estremo Oriente. Potrebbe essere un alleato della Cina, della Russia e delle Filippine. Non è possibile che sia un alleato dell’America, a meno che tale alleanza gli sia stata forzatamente imposta. Recentemente, dopo la sconfitta elettorale del Partito Liberale, sono stati scritti libri e si sono udite voci che chiedono quando il Giappone verrà liberato dell’egemonia americana e quando il Giappone dirà di no? Questa evoluzione è una prova che vi è stato un risveglio in Giappone ed un tentativo di ripristinare la sua dignità ferita. È una questione di profondo rammarico per me che l’avanzamento tecnologico e la superiorità del Giappone e la capacità creativa del suo popolo non siano riusciti a liberare il Giappone o a ripristinare la sua dignità. Resta una colonia americana ed un lacchè americano. Le basi militari americane avrebbero dovuto essere evacuate. Il Giappone avrebbe dovuto essere al pari dell’America. Il Giappone avrebbe dovuto essere libero di produrre armi per la sua autodifesa. Naturalmente io sono contrario alle armi e sostengo pienamente il disarmo. Appoggio pienamente la campagna di una delle vostre scuole per il disarmo e la pace. Tuttavia, se l’America si è arrogata il diritto di acquisire armi nucleari, allora il Giappone, più di ogni altro paese, deve avere il diritto di possedere tali armi. Deve avere un deterrente nucleare in modo tale da non essere attaccato da tali armi mai più. Il Giappone ha bisogno di liberarsi dalla dominazione americana e di diventare un paese veramente indipendente con le proprie forze per la autodifesa e per la difesa della pace mondiale. A meno che non lo faccia, sarà difficile per il mondo beneficiare pienamente della superiorità tecnologica del Giappone e della sua capacità creative. Il Giappone manca di fonti di energia e di ricchezza internamente ma gode di una capacità creativa stupefacente. Il Giappone ha bisogno di energia e di materie prime dall’estero. Se non è il padrone della sua propria attività, la sua libertà di movimento è fortemente ridotta. Seguo da vicino la politica del Giappone. Posso dire che il Giappone non aderisce alla posizione delle Nazioni Unite, a meno che la posizione sia di gradimento degli Stati Uniti. Ciò è umiliante. Per esempio, il Giappone potrebbe avere interessi con la Cina, l’India, la Corea del Nord, la Russia o la Libia, ma gli Stati Uniti vogliono che le Nazioni Unite prendano una posizione contro uno di quei paesi. Il Giappone agisce contro i suoi propri interessi e rapporti con quel paese. E’ costretto a prendere posizione nei confronti di tale paese solo per sostenere la posizione americana. Così, serve la politica americana a spese delle sue proprie relazioni con altri paesi. Supponiamo che il Giappone importi il petrolio dalla Libia. Ha bisogno di quel petrolio. Supponiamo ora che gli Stati Uniti prendano posizione contro la Libia alle Nazioni Unite. Chiederanno naturalmente al Giappone di adottare la stessa posizione. Non è nell’interesse del Giappone essere contro la Libia, perché importa il petrolio da lì. Ma l’America di fatto dice “non mi interessa degli interessi del Giappone. La mia unica preoccupazione sono gli interessi dell’America. Il Giappone deve votare con me a spese dei suoi propri interessi con la Libia “. Questo è solo un esempio. E’ veramente spiacevole. Pertanto, gli interessi vitali del Giappone sono minacciati perché è un satellite americano.

Vedo che la mappa del mondo viene ridisegnata. Date un’occhiata a questa mappa. C’è l’Unione europea che sta diventando uno stato unico con una moneta unica. E potrebbe avere un esercito unificato, una sola banca centrale e una politica estera unitaria. Stiamo lavorando per sviluppare l’Unione africana in un singolo stato. Lo stesso vale per l’America del Sud. Ci potrebbe essere un’unione o un nuovo spazio che comprenda qualcosa di simile ad un singolo stato. A nord di essa c’è lo spazio NAFTA che si svilupperà in qualcosa di simile ad uno stato che comprende gli Stati Uniti ed il Canada. Dall’altra parte dell’Asia, c’è la Federazione Russa che è uno stato gigante da solo. Altrettanto vale per l’altro gigante, la Cina. C’è il raggruppamento che comprende l’India, il Pakistan, il Bangladesh, il Bhutan, il Nepal, la Sri Lanka e le Maldive. In futuro, quando l’inimicizia tra l’India ed il Pakistan è dissipata, anche loro diventeranno un singolo stato. Poi c’è l’ASEAN con i suoi dieci membri, che si sta anche muovendo per diventare uno stato. Il che lascia il Giappone e le due Coree isolati. Che cosa ne sarà di loro? Il mondo si sta formando in questo modo e dove sarà il Giappone? Non forma uno spazio gigante per se ed ha bisogno di far parte di un tale spazio. Se non ci fosse stato nessun problema tra le due Coree da un lato, e tra la Corea del Nord ed il Giappone dall’altro, questi tre paesi avrebbero potuto formare la loro propria entità. In generale, vi è un punto interrogativo sul posto del Giappone nella mappa futuro del mondo. Dove sarà il Giappone? Non è una parte di nessuna entità gigante di quelle che compongono la mappa come l’ASEAN, l’UE, l’UA, il NAFTA, il Sud America o qualsiasi altra entità del genere. Avete bisogno di riflettere su questa questione: dove sarà il Giappone? Naturalmente il desiderio più grande dell’America è quello che il Giappone non pensi al proprio futuro e rimanga un satellite americano in modo tale che possa continuare ad essere utilizzato come appoggio per l’America alle Nazioni Unite e ad altri organismi internazionali. Le forze americane sono lì per terrorizzare ed intimidire il Giappone. Sono lì per ricordare al Giappone che deve rispettare le regole e che qualsiasi deviazione risulterà in un atto simile a quello che ha avuto luogo durante la seconda guerra mondiale. Il Giappone deve ricordare che queste forze esistono. Questa è la triste realtà.

Grazie per aver sollevato la questione. Io credo di aver cercato di rispondere alle vostre domande anche se brevemente. Ringrazio i miei figli e le mie figlie, gli studenti ed il professor Fukuda. Sono pronto a rispondere a qualsiasi domanda potreste avere.

– Professore Fukuda: “La ringrazio molto, eminente Leader”.

– Uno studente: “Ho una domanda per l’eminente Leader Al Gheddafi. I paesi africani hanno risorse naturali abbondanti. Tuttavia i tassi di crescita nel continente sono molto bassi. Qual è la causa di questa performance economica inferiore? ”

– Il Leader: “Ho già risposto a questa domanda, figlio mio. Ho detto che l’Africa è in uno stato molto arretrato a causa dell’era di schiavitù, l’era del colonialismo nel passato e l’era attuale dello sfruttamento estero e delle interference nei suoi affari interni. È colpita dai cambiamenti climatici. I paesi industrializzati distruggono il clima e gli effetti nocivi, come la desertificazione e la siccità, accadono in Africa. Ho anche detto che il Giappone potrebbe aiutare l’Africa, se fosse padrone dei suoi affari. Tuttavia il Giappone non è libero di gestire le sue relazioni con gli altri paesi a causa della dominazione americana. Questo è ciò che ho detto. Questa è la causa”.

– Uno studente: “ Recentemente l’amministrazione Obama ha deciso di aumentare le truppe da combattimento americane in Afghanistan. Credo che l’aumento non sarà utile. Credo che la situazione in Afghanistan continuerà a deteriorarsi e diventerà un grande pasticcio. Io personalmente sono contrario a quest’aumento. Qual è la Sua posizione Distinto Leader?

– Il Leader: “Grazie. La situazione è molto chiara. Il presidente Obama ha già annunciato che si ritirerà dall’Afghanistan nel 2011. La decisione sembra essere stata presa. L’aumento o la diminuzione delle forze non significa nulla. Il ritiro si svolgerà nel 2011. Ha usato il ritiro del 2011 come una giustificazione dell’aumento e della spedizione di 30.000 soldati di più in Afghanistan. E’ certo che i generali sono stati quelli che hanno consigliato ad Obama di farlo. Nella scienza militare c’è una cosa chiamata “coprire il ritiro”. Quando si vuole recedere da un certo punto, è necessario intensificare il fuoco e le azioni offensive su questo fronte in modo tale da distrarre il nemico e non premettergli di far fallire il ritiro. I 30.000 soldati inviati da Obama hanno come scopo di coprire il ritiro militare e strategico dall’Afghanistan.

Io credo che Obama sia diverso dagli altri presidenti americani bianchi. Egli ha condannato la guerra in Vietnam. Egli ha anche condannato la guerra in Iraq e l’ha ritenuta una guerra sbagliata. Ha annunciato che si ritirerà dall’Iraq. Questo non è mai stato detto prima da un presidente americano. Vorrei che egli dicesse lo stesso del Giappone e ritirasse le sue truppe dal Giappone. Deve di dire che il Giappone è un paese libero e che l’America non avrebbe dovuto occuparlo dopo averlo attaccato con le bombe atomiche. Gli americani hanno giustificato la loro presenza in Afghanistan con l’attacco del 11 Settembre a New York. Tuttavia egli ha detto che non sarà il custode dell’Afghanistan e nemmeno difenderà la sua sicurezza. Egli ha condannato il governo dell’Afghanistan ed ha dichiarato che è un governo corrotto. Ha detto che l’Afghanistan deve essere responsabile della propria sicurezza e che loro lo aiuteranno solamente a fare questo. Tutto questo sembra logico. Tutta la sua analisi ed il suo approccio alla politica internazionale sono stati molto logici finora. Mi sento a mio agio con le politiche di Obama. Ho avuto con i suoi predecessori le mie controversie che hanno raggiunto il livello di guerra aperta durante la presidenza Reagan. La ringrazio per la domanda.

– Uno studente: Ho letto il Libro Verde. Nel libro c’è qualcosa circa la diversità delle fonti di istruzione. Cosa vuole dire con questo? E qual è l’obiettivo principale del processo educativo? Attualmente vi è un dibattito in Giappone, circa il processo di educazione. Ci può dare qualche esempio circa l’obiettivo principale di tale processo?

– Il Leader: So che il Libro verde menziona l’istruzione, ma la tua domanda non è molto specifica. Non ho capito appieno ciò che volevi dire.

[Il Leader procede alla lettura del capitolo 3 del suo Libro Verde riguardo l’istruzione]. L’istruzione non è quel curriculum rigido ed i materiali classificati che i giovani, seduti in fila come te ora, sono costretti ad apprendere dai libri stampati e durante un’orario specificato. Questo tipo di educazione che è prevalente nella mondo di oggi è il contrario della libertà. L’istruzione obbligatoria che i paesi sono orgogliosi di imporre alla loro gioventù è un mezzo per sopprimere la libertà. Si tratta di un atto deliberato di soffocare i talenti delle persone. Esso impone determinate scelte sulle persone con la forza. È un atto dittatoriale che soffoca la libertà, perché impedisce alle persone di fare una libera scelta. Soffoca la loro creatività e la loro capacità di brillare. È un atto dittatoriale per imporre un certo curriculum sulle persone. E’ un anche un atto dittatoriale per alimentare con la forza le persone con determinati materiali. L’istruzione obbligatoria ed i programmi stabiliti sono un atto deliberato per rendere la massa ignorante. I paesi che impongono piani di studio formali ai loro popoli, sono paesi che opprimono i loro cittadini. I metodi di educazione che prevalgono nel mondo hanno bisogno di essere distrutti da una rivoluzione culturale che liberi le menti delle persone e ponga fine al condizionamento intenzionale dell’intelletto delle persone, della loro sensibilità e del loro gusto. Una lettura superficiale della mia dichiarazione potrebbe essere interpretata come un invito a chiudere le porte delle istituzioni educative. Ciò che significa è esattamente il contrario. Le mie dichiarazioni significano che la società deve mettere a disposizione tutte le forme di istruzione e che le persone devono essere lasciate libere di scegliere la conoscenza che vogliono. Se questo è lo scopo della tua domanda ti posso dire che il Libro verde si oppone alla imposizione da parte di ogni Stato di un curriculum formale ai suoi giovani. Il Libro verde propone di rendere le conoscenze disponibili e che i giovani debbano essere lasciati liberi di imparare quello che vogliono imparare. Se le donne ad esempio, desiderano imparare una certa disciplina che è più appropriata alla loro natura, questa disciplina dovrebbe essere disponibile. Anche le scuole che la insegnano dovrebbero essere disponibili. Le donne dovrebbero essere in grado di ottenere la formazione che è adatta alla loro natura femminile. Chiunque voglia imparare qualcosa deve essere messo in condizione di farlo. Ciò che succede ora è che ci sono programmi di studio pre-determinati; geografia, storia e scienze applicate, per esempio. Gli studenti sono costretti ad imparare questi argomenti. Tuttavia, mi piacerebbe vedere una perfetta libertà nel campo dell’istruzione. Supponiamo che uno studente voglia studiare scienze marine, non sarà possibile trovarle nel set di curricula. Questo è sbagliato. Le scienze marine dovrebbero essere disponibili nelle istituzioni educative. Ci deve essere una scuola secondaria e delle università che si specializzano in quella disciplina e gli studenti devono essere in grado di studiare la scienza marina dall’inizio. Un altro studente potrebbe desiderare di studiare la scienza spaziale. Perché dovrebbe imparare cose che sono estranee a tale disciplina? Perché non è possibile che egli si diriga direttamente a tale disciplina? Purtroppo, il mondo intero ha ora lo stesso curriculum per gli uomini e le donne. Questo è sbagliato. Ci deve essere un unico curriculum per gli uomini ed un’altro per le donne. Una donna deve essere libera di scegliere. Se lei intende seguire il curriculum degli uomini deve esserle consentito di poterlo fare. Se lei sceglie di non farlo, allora può prendere il curriculum delle donne che la conduca a una professione adatta alla sua natura femminile. Grazie per la sua domanda.

– Sig.ra Yaori Ki Kwiki, Presidente dell’Associazione Amicizia tra Libia e Giappone. Il nostro paese, Il Giappone, è un bel paese. Avete in programma di visitarlo?

– Il Leader: La ringrazio, Signora. Il Suo arabo è chiaro. La saluto per il Suo ruolo di Presidente dell’Associazione Amicizia tra Libia e Giappone e per rafforzare i legami di amicizia tra il popolo libico e quello giapponese. Sarà mio piacere visitare il Giappone nel futuro.

– Docente Fukuda: Eccellenza, se Lei decide di visitare il Giappone, Le estendiamo un invito per venire all’Università diMeiji e parlarci direttamente.

– Il Leader: Assolutamente. Se vengo in visita al Giappone, sicuramente visiterò la vostra università, se Dio vuole.

– Uno studente: L’ho ascoltata attentamente mentre parlava del ruolo americano nel mondo. La mia domanda è questa: gli Stati Arabi non sono stati in grado di risolvere i problemi tra i palestinesi e gli israeliani. Nonostante le loro risorse naturali, il loro petrolio, e l’effetto leva, questi Stati non sono stati in grado di risolvere la questione Palestinese. Perché no?

– Il Leader: Lei sa che Israele è sotto la protezione americana. La Sesta flotta Americana è nel Mediterraneo e sta lì per proteggere lo Stato Ebraico. Che ci crediate o no! C’è uno stato la cui esistenza dipende dalla protezione della flotta di un altro paese straniero! Non è nemmeno uno stato. Dal punto di vista del diritto internazionale, l’esistenza del cosiddetto Israele è illegale. Gli Israeliani ed i Palestinesi vivono sullo stesso pezzo di terra e cioè, la Palestina, che si trova tra il fiume Giordano e il Mediterraneo. Si tratta di una terra contesa. Nel 1948 la maggioranza della popolazione, i tre quarti della popolazione era palestinese. Meno di un quarto della popolazione erano israeliani. Sono riusciti a cacciare i palestinesi dalle loro case e hanno dichiarato unilateralmente uno stato chiamato Israele. Ciò è inammissibile in base al diritto internazionale. Nessuno può legalmente dichiarare lo stato su un territorio conteso. Tale dichiarazione e quello stato non avrebbero dovuto essere riconosciuti. È stato dichiarato unilateralmente su un territorio conteso. Una parte ha espulso quattro milioni di palestinesi ed ha portato immigrati da tutto il mondo per sostituire i palestinesi. Da un punto di vista giuridico internazionale, questa entità non avrebbe dovuto essere riconosciuta. Il suo riconoscimento è nullo e vuoto. Tuttavia, in ultima analisi, ciò che si chiama Israele, è un protettorato degli Stati Uniti. Si tratta di un’altro Stato degli Stati Uniti. Quando gli arabi hanno combattuto contro l’ente chiamato Israele, stavano in realtà combattendo l’America. Questo è accaduto in tutte le guerre arabo-israeliane in passato. L’America è sempre intervenuta dalla parte di Israele ed ha sempre messo tutte le sue capacità a disposizione di Israele. Perché? Forse a causa del controllo ebraico o israeliano delle banche, del settore finanziario o dei media in America. Le capacità dell’America sono a disposizione degli ebrei. Hanno messo pressione sulle amministrazioni americane in modo tale che serva i loro interessi. L’America è ormai quasi sotto il controllo ebraico. Questa è una cosa. Per quanto riguarda la soluzione pacifica, gli israeliani non la vogliono. Essi contano sul sostegno degli Stati Uniti. Se c’è una votazione in un forum internazionale, come andrà a finire? A favore degli Israeliani o dei Palestinesi? Se l’America chiede al Giappone di votare a favore di Israele, egli lo farà anche se le simpatie del popolo giapponese stanno con i palestinesi. Gli israeliani vogliono prima di tutto impedire il ritorno dei palestinesi che sono stati espulsi dalle loro case nel 1948 e nel 1967. In secondo luogo vogliono sterminare quelli che sono rimasti. Questa è una politica israeliana molto chiara.

La soluzione sta nel Libro Bianco che ho presentato al mondo. Le basi di questa soluzione sono la creazione di un unico stato democratico, il ritorno di tutti i profughi palestinesi alle case dalle quali sono stati espulsi e lo smantellamento dell’arsenale di armi di distruzione di massa di Dimona. Gli israeliani possiedono centinaia di testate nucleari. Nessuno al mondo ha detto una parola su queste armi. Nessuno ha chiesto il loro smantellamento. Nessuno è autorizzato a chiedere un controllo. Quando il presidente Kennedy ha voluto ispezionare il reattore di Dimona, lo hanno assassinato. E’ un dovere quello di smantellare l’arsenale nucleare di Dimona. La nostra speranza è che il Giappone usi i suoi buoni uffici con gli USA. Come vittima della bomba atomica e paese amante della pace, il Giappone dovrebbe sottolineare ai suoi alleati americani la necessità di smantellare le armi di distruzione di massa disponibili per gli israeliani a Dimona.

Il Libro Bianco che ho presentato al mondo chiede l’istituzione di un stato unico democratico, a condizione del ritorno dei refugiati e dello smantellamento delle ADM. Questo stato potrebbe diventare come il Libano, uno stato multi-razziale e multi-religioso. In questo modo possono vivere in pace. Quello stato potrebbe essere allora accolto tra gli stati arabi e potrebbe diventare un membro della Lega araba. Con elezioni libere ed eque, il presidente potrebbe essere palestinese o israeliano. Questo non sarà importante. La cosa importante è che ai palestinesi che furono espulsi deve essere consentito di tornare. La soluzione che ho presentato nel libro è lo stato di Isratine. Si tratta di un nome composto; la prima metà “Isra” deriva da Israele e la seconda metà “tine” deriva dal nome di Palestina. Questa, figlio mio, è la soluzione. È nel mio libro bianco. Se lo leggi lo troverai molto convincente.

– Il Professore Fukuda: Vorremmo tradurre il libro “Isratine” in Meiji University e diffonderlo il più possibile in Giappone.
– Il Leader: Sarebbe fantastico. Grazie.
– Il Professore Fukuda: Vorrei salutare il Grande Leader Al Gheddafi. La nostra speranza è che il Centro di Studi sulla Pace e il Disarmo presso l’Università Meiji contribuirà al rafforzamento delle relazioni tra il Giappone e la Libia. Chiediamo gentilmente al Grande Leader di sostenere i nostri sforzi per stabilire la ” cattedra di Al Gheddafi degli Studi per la Pace” dedicata all’insegnamento della Teoria del Grande Leader nel nostro centro.

– Il Leader: Io porgo i miei ringraziamenti più sinceri a voi, ai vostri colleghi ed ai miei figli, gli studenti. Vi ringrazio anche per il suggerimento di istituire la cattedra nella vostra università. Io sosterrò questo sforzo. Sono un amico della vostra università e spero che mi consideriate un membro della sua facoltà.

Sono a vostra disposizione in qualsiasi momento. Spero che ci incontreremo di nuovo tramite il collegamento via satellite. Se dovessi venire in Giappone, in futuro, il primo posto che visiterei sarebbe l’Università di Meiji.

UCCISO PER IMPEDIRE LA LIBERAZIONE DELL’AFRICA DAL 2014

Pubblicato su 17 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri

Ogni tanto torniamo sull’argomento per cercare di contrastare l’ “operazione oblio” messa in atto dal sistema nel suo complesso.

L’omicidio di Gheddafi è stata una azione criminale.

Si è voluto dare un ” esempio ” di cosa sono capaci di fare contro i popoli della Terra che combattono l’imperialismo, a fianco della negazione di qualsiasi tipo di civiltà da parte dei selvaggi d’America e d’Asia.

L’Africa non si deve emancipare, non deve essere indipendente, ma deve continuare ad essere terreno di conquista da parte delle multinazionali che depredano questi popoli delle loro risorse naturali, facendoli morire di fame, ed alimentando l’immigrazione, che è il primo passo verso la globalizzazione.

Gli intellettuali della resa e gli arresi senza intelletto si trovano fianco a fianco, nel continuare la svendita di loro stessi ( e questa è la cosa meno importante), per perseguire lo scopo ultimo degli usurai mondialisti: non più popoli ma solo schiavi.

Claudio Marconi

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Quando Gheddafi e suoi figli furono linciati e assassinati, in occidente nessuna voce d’indignazione si alzò. Anzi, gente che si è spacciata come icona progressista e pacifista, come Danilo Zolo o Angelo Del Boca, ululò al fianco del lupo della NATO Amm. Giampaolo di Paola contro la ‘feroce e cocciuta’ resistenza di Gheddafi e della Jamahiriya Libica a Sirte, posta sotto assedio dalla NATO, dai suoi satelliti petro-monarchici e dalle bande di ascari sanguinari integralisti, che intenerivano e inteneriscono i cuoricini del ‘barboncini rossi’ del Pentagono e del social-colonialismo anglo-francese: Da Jean Ziegler, Illan Pappé, Tariq Alì, Rashid Kalili, Samir Amin, giù, fino alle loro locali riproduzioni in sedicesimo, come i già citati Del Boca, Zolo, Rossana Rossanda e ancora giù giù, fino allagauche-caviar italofona, come la compassionevole e orgogliosa bombardatrice della Libia Laura Boldrini, il vile barbocino rivoluzionario di casa Berlusconi Valerio Evangelisti, la feccia della sinistra radicale italiana rappresentata dalla teppaglia social-colonialista di PCL, PdAC, PRC, Sinistra Radicale, IlManifesto, Utopia, rossa o arancione, Campo antimperialista, tutti indefettibilmente schierati con gli stupratori islamo-atlantisti in Libia e in Siria, e tutti sulla stessa linea del fronte assieme ai reporter-mercenari sostenuti dai soldi del Qatar, che da una parte finanzia i terroristi in Libia e Siria, e dell’altra se ne assicura una favorevole copertura mediatica, accordando finanziamenti alle agenzie di disinformazione strategica, come in Italia l’ANSA (fondata dall’agente dell’intelligence inglese Renato Mieli, legato alla struttura ‘intellettuale’ di Gladio: Interdoc), la RAI, soprattutto RAI-3, TG-3 eRaiNews, gestiti da sgradevoli pupazzi e squallidi buffoncelli, coadiuvati da cosiddetti ‘freelance’ da 6/8000 euro mensili, collegati alle fazioni più screditate dell’intelligence italidiota (come quella che esprime la rivista clandestinaThéorema).
Dietro alla verbosità pseudo-rivoluzionaria di questa teppaglia massimalista e dietro i ‘sobri servizi’ di questi ‘reporter-spie’, ufficiali e ufficiosi, dell’apparato di disinformazione pubblico italiano, si nascondono i veri e concreti interessi degli apparati imperialistici e atlantisti, che perseguono i loro spregevoli obiettivi utilizzando financo questa insulsa massa di utili idioti e di laidi ruffiani. Dietro all’antirazzismo manierato e perbenista di una Boldrini, si cela la forma più ripugnante di disprezzo dell’umanità. Il pezzo seguente, semplice e chiaro, mostra quale fosse l’obiettivo reale dell’efferata campagna di disinformazione e bellica condotta contro la Repubblica Popolare Socialista della Jamahiriya Libica.
Il resto è solo mancia per prostitute e galoppini della NATO e dei petromonarchi wahhabiti.

Alessandro Lattanzio, 15 aprile 2013

Ucciso per impedire la liberazione dell’Africa dal 2014
285615Eliminarlo subito o perdere il controllo totale dell’Africa a partire dal 2014, ecco la ragione che ha spinto la Francia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e i loro alleati nella campagna contro Gheddafi. Valuta, Fondo Monetario Africano, Banca Centrale Africana, telecomunicazioni, trasporti, Stati Uniti d’Africa… Muammar Gheddafi aveva abilmente pianificato tutto, ponendosi entro l’anno 2014 la creazione della banca centrale, una base monetaria e molto altro ancora per liberare il continente dopo mezzo secolo d’indipendenza, una parola seguita da nessun atto o “governata senza controllare”. Dopo aver proposto, nel 2000 al vertice dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) a Lomé, di realizzare il sogno di Kwame Nkrumah e di sheikh Anta Diop, e aver ottenuto la creazione dell’Unione africana (UA) pochi anni dopo, il leader libico si spingeva oltre.

Satelliti africani e Afriqiya: Due idee concrete per l’unità
Gheddafi spinse i suoi colleghi a comprare un satellite per l’Africa, l’Africa ha la sua indipendenza nelle comunicazioni, pre-finanziando questo acquisto con centinaia di milioni di dollari. “Seppe spendere generosamente (…) e per acquistare il satellite africano, ci sono voluti trecento milioni di dollari pronti“, dice Moustapha Cissé, ex-ambasciatore senegalese in Libia ed ex-consigliere speciale dell’ex presidente del Senegal Abdiou Diouf, responsabile del mondo arabo-islamico.
La Guida della Jamahiriya libica offrì così RASCOM-QAF1, il primo satellite per telecomunicazioni dedicato al continente africano e alle sue isole. Fu messo in orbita il 20 dicembre 2007! Fu il primo lancio di un satellite nella storia di tutti i Paesi africani.
Gheddafi lanciò anche la compagnia aerea Afriqiyah Airwyas, che assicurava i collegamenti tra le capitali africane e le regioni del continente. La società offriva quattro voli regolari tra Tripoli e Dakar, Abidjan e Cairo… ecc. “Molte persone usarono la linea Afriqiyah per andare a Parigi. Perché potemmo fare Dakar, Tripoli, Parigi, andata e ritorno per 400.000 FCFA (615 euro)“, aggiunge il diplomatico senegalese. “Così Tripoli era diventata la piattaforma di comunicazione tra l’Africa, il mondo arabo e l’Europa.”

Valuta e la Banca centrale africana nel 2014
Gheddafi propose l’istituzione di un’unità monetaria africana (AMU). Aveva versato 30 miliardi (di dollari) per la creazione dell’AMU, che avrebbe avuto sede a Yaoundé (Camerun). Aveva inoltre in programma la creazione di una Banca Centrale Africana (ACB), che avrebbe dovuto installare il suo quartier generale ad Abuja, la capitale federale della Nigeria. La banca africana doveva iniziare ad emettere una moneta africana nel 2014. “Cosa che non piacque all’occidente, perché ci avrebbe permesso di abbandonare il CFA ed altre valute che servono solo a corrompere le nostre economie” dice indignato Cissé

Investitore africano in Africa
Gheddafi aveva una dinamica politica africana. Dal Senegal al Ciad, passando per Guinea, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia, Benin, Togo, Nigeria, Niger, Mali, ecc. La guida libica aveva investito miliardi di dollari nel settore agricolo, nel petrolio, turismo e infrastrutture. In Mali, il più piccolo investimento libico era pari a 50 miliardi (di CFA) nel settore alberghiero. “Gli investimenti libici nel settore alberghiero erano stimati in oltre 50 miliardi di franchi CFA“, ha detto Balla Umar Touré, direttore generale dell’Ufficio del Turismo del Mali. Diverse altre centinaia di miliardi di dollari furono investiti nel settore agricolo. Per i maliani Gheddafi era “un uomo che si era impegnato per la causa d’Africa“.
Il Consiglio nazionale di transizione (CNT) venne considerato in Mali un organo dei ribelli sostenuti dalla comunità internazionale. Fin dall’inizio della rivolta a Bengasi, e dall’arrivo delle  aeronautiche straniere, associazioni musulmane e partiti politici organizzarono manifestazioni a Bamako, a sostegno di Gheddafi, denunciando “l’invasione occidentale“.
Il leader libico aveva, secondo i suoi nemici, versato diversi miliardi di dollari per la creazione delle banche Sahelo-Sahariane in Senegal, Mali, Niger, Mauritania, Ciad, ecc., e per l’acquisizione di diverse società occidentali in Africa, per ridurne l’influenza sulle economie del continente. Questo fu, per esempio, il caso dell’azienda petrolifera Mobile,del gruppo statunitense Exxon-Mobil, che divenne la Oil Libia in gran parte della sub-regione dell’Africa occidentale.
La Guinea-Conakry deve il suo primo canale televisivo a Muammar Gheddafi, che glielo offrì in nome del popolo libico quale regalo al “popolo fratello” della Guinea, nel 1979. Inoltre rifornì l’esercito della Guinea, dalle armi pesanti alle uniformi dei soldati, per diversi decenni. Oltre a un enorme sostegno finanziario. “E ora certi finanzieri dicono che gli investimenti libici nella sub-regione superavano tutti gli altri investimenti“, ha sottolineato l’ambasciatore Mustapha Cissé.

La vita dei libici, con Gheddafi
1 – La Libia era l’ultimo nell’elenco dei Paesi indebitati! Il debito era il 3,3% del PIL! In Francia è l’84,5%! L’88,9% negli Stati Uniti! Il 225,8% in Giappone!
2 – La luce era gratuita!
3 – L’acqua calda era gratuita!
4 – Il prezzo di un litro di benzina era di 0,08 euro!
5 – Le banche libiche prestavano senza interesse!
6 – I cittadini non pagavano tasse e l’IVA non esisteva!
7 – Ogni famiglia libica, su presentazione del libretto di famiglia, riceveva 300 euro di aiuti al mese!
8 – A ogni studente che voleva studiare all’estero, il “governo” dava una borsa di studio di 1627,11 euro al mese!

Wadr.org

Tratto da: aurorasito.wordpress.com