Clima: l’esistenza umana dell’Africa è a grave rischio

Baher Kamal
23 aprile 2016

“L’esistenza umana e lo sviluppo dell’Africa sono minacciate da impatti avversi di cambiamento del clima – la sua popolazione, i suoi ecosistemi e la sua biodiversità
unica saranno tutte vittime rilevanti del cambiamento globale del clima.”
Così chiaramente si esprime l’ufficio africano dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) di base a Nairobi, quando si tratta di valutare l’impatto negativo del cambiamento del clima su questo continente di 54 nazioni con una popolazione totale di 1 miliardo e 200 milioni di abitanti. “Nessun continente sarà colpito così gravemente dagli impatti del cambiamento del clima, quanto l’Africa.”
Altre organizzazioni nazionali sono ugualmente esplicite. Per esempio, la Banca Mondiale, basandosi sui rapporti del Comitato sul Cambiamento del Clima (IPCC), conferma che l’Africa sta diventando la regione più esposta del mondo agli impatti del cambiamento del clima.

Nell’ Africa sub-sahariana il tempo estremo farà sì che le zone aride diventino più aride e quelle piovose più piovose;  la resa in agricoltura  soffrirà di perdita di raccolti, e le malattie si diffonderanno a nuovi alti livelli, dicono gli esperti della Banca Mondiale, avvertendo, contemporaneamente, che nel 2030 si ipotizza che altri 90 milioni di persone in Africa saranno esposte alla malaria, che è “già la più grossa causa di morte nell’ Africa sub-sahariana.”
Queste e altre drammatiche conclusioni non sono una novità per gli specialisti della Banca Mondiale. Infatti 5 anni fa hanno avvertito che il continente africano si era riscaldato di circa mezzo grado nel secolo scorso e che la temperatura media annuale è probabile che aumenti in media di 1.5-4° C nel 2099, in base alle stime più recenti avute dall’IPCC.
Nel frattempo, gli esperti dell’UNEP spiegano che, data la sua posizione geografica, il continente sarà particolarmente vulnerabile a causa della sua “capacità di adattamento notevolmente limitata ed esacerbata dalla diffusa povertà e dagli esistenti bassi livelli di sviluppo.”
Che cosa c’è in gioco?
I fatti sono impressionanti, come si dice  nel sommario dell’UNEP sui previsti impatti
del cambiamento del clima in Africa. Guardate la scheda informativa “Il cambiamento climatico in Africa –Che cosa c’è in gioco?”, che si basa su brani presi dai rapporti dell’IPCC:
Si prevede che nel 2020, in Africa,  un numero di persone compreso tra i 75 e i 250 milioni di persone, saranno esposte a un accresciuto water stress* dovuto al cambiamento di clima.
Nel 2020, in alcune nazioni, i raccolti dell’agricoltura  si potrebbero ridurre fino al 50%.
La produzione agricola, compreso l’accesso al cibo, si prevede che sarà gravemente compromessa in molte nazioni africane e questo influenzerà ancora più sfavorevolmente la sicurezza del cibo e aggraverà la malnutrizione.
Verso la fine del 21° secolo, il previsto innalzamento del livello del mare colpirà le zone costiere basse con grande popolazione.
Nel 2080, si prevede che un aumento del 5-8% di terra arida e semi-arida in Africa sarà parte di una varietà di scenari climatici.
Il costo dell’adattamento potrebbe ammontare come minimo del 5-10% del PIL.
Inoltre, il capitolo sull’Africa del rapporto dell’IPCC sulle Proiezioni regionali del clima, fornisce alcuni fattori chiave:
Temperature:
Nel 2050, le temperature medie in Africa si ipotizza che aumenteranno di 1,5- 3°, e continueranno ad alzarsi ulteriormente oltre questo periodo. E’ molto probabile che il riscaldamento sarà maggiore del riscaldamento annuale medio globale in tutto il continente e in tutte le stagioni; le regioni subtropicali più aride si scalderanno  più dei  tropici che sono più umidi.
Ecosistemi: Si stima che, nel 2080 la proporzione delle terre aride e semi-aride in
Africa, è probabile aumenti del 5-8%. Gli ecosistemi sono fondamentali in Africa, dato che contribuiscono in maniera significativa alla biodiversità e al benessere umano.
Tra il 25 e il 40%  delle specie di mammiferi nei parchi nazionali nell’Africa sub-sahariana, saranno in via di estinzione. Ci sono le prove che il clima sta modificando gli ecosistemi di montagna tramite interazioni e feedback complesse.
Precipitazioni: Ci saranno anche importanti cambiamenti nelle precipitazioni in termini di tendenze annuali e stagionali, ed eventi estremi di allagamenti e siccità.
E’ probabile che le precipitazioni annuali diminuiranno in gran parte dell’ Africa
Mediterranea e del Sahara settentrionale, con una maggiore  probabilità di precipitazioni che diminuiscono quando ci si avvicina alla costa mediterranea.
Siccità: Nel 2080 un aumento compreso tra il 5% e l’8% di terra arida e semi-arida in Africa è prevista in una varietà di scenari climatici. Le siccità sono diventate più comuni, specialmente nei tropici e nei sub-tropici, fin dagli anni ’70.
La salute umana, già compromessa da una varietà di fattori, potrebbe essere ulteriormente influenzata negativamente dal cambiamento di clima e dalla sua variabilità, per esempio la malaria nell’ Africa meridionale e sugli altopiani dell’Africa nord orientale.
Acqua: Nel 2020, una popolazione tra i 75 e i 250 milioni e tra i 350 e i 600 milioni nel 2050, si prevede che verrà esposta al water stress causato dal cambiamento di clima. E’ probabile che il cambiamento di clima e la sua variabilità imporranno ulteriori pressioni alla disponibilità dell’acqua, all’accessibilità all’acqua e alla richiesta di acqua in Africa.
Agricoltura: Nel 2020, in alcuni paesi, i raccolti dell’agricoltura alimentati dalla pioggia, potrebbero ridursi del 50%.
La produzione agricola, compreso l’accesso al cibo,  in molti paesi africani, si prevede che sarà gravemente compromessa. Previste riduzioni di raccolto in alcuni paesi potrebbero arrivare al 50% nel 2020 e le entrate nette del raccolto potrebbero diminuire del 90% nel 2100, e gli agricoltori su piccola scala sarebbero i più colpiti.
Innalzamento del livello del mare:
L’Africa ha circa 320 città costiere con più di 10.000 abitanti e una popolazione stimata in 56 milioni di persone (stima del 2005) che vivono in zone costiere di bassa elevazione (10 m). Verso la fine del 21° secolo il previsto innalzamento del livello del mare colpirà le basse zone costiere con popolazioni numerose.
Energia: L’accesso all’energia è gravemente limitato nell’Africa sub-sahariana, con uno stimato 51% delle popolazioni urbane e soltanto l’8% di quelle rurali che hanno accesso all’elettricità.
L’estrema povertà e la mancanza di accesso ad altri combustili, significa che l’80% della popolazione africana totale si poggia primariamente sulle biomasse per soddisfare le sue necessità domestiche, con questa fonte di combustibile che fornisce più dell’80% dell’energia consumata nell’Africa sub-sahariana.
Ulteriori sfide che arrivano dall’urbanizzazione, le crescenti richieste di energia e i prezzi instabili del petrolio,  peggiorano  ulteriormente i problemi dell’energia in Africa.
L’agricoltura paga il prezzo
Un altro organismo   delle Nazioni Unite con sede a Roma – L’Organizzazione per il cibo e l’agricoltura (FAO) si focalizza sulla minaccia che i cambiamenti di clima pone all’agricoltura. “Il cambiamento di clima sta emergendo come un’importante sfida allo sviluppo dell’agricoltura in Africa,” riferisce la FAO.
Spiega inoltre che la natura sempre più imprevedibile e incostante  dei sistemi metereologici sul continente hanno posto un peso extra sulla sicurezza del cibo e sulla vita rurale.
“Si ipotizza che l’agricoltura pagherà un costo notevole per i danni causati dal cambiamento del clima.”
E’ probabile che il  settore dell’agricoltura sperimenterà dei periodi di siccità prolungate e/o di allagamenti durante gli eventi di El Nino. Inoltre, l’industria ittica sarà particolarmente colpita a causa dei cambiamenti delle temperature del mare che potrebbero far decrescere le tendenze alla produttività del 50-60%.
*Il water stress è la situazione che si verifica quando la richiesta di acqua è superiore alla quantità disponibile in un certo periodo o quando la scarsa qualità ne restringe l’uso (da:
*http://www.eea.europa.eu/themes/water/wise-help-centre/glossary-definitions/water-stress
Nella foto: In Etiopia degli uomini scavano nel letto asciutto di un fiume per cercare un po’d’acqua,
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/climate-africas-human-existence-is-at-severe-risk/
Originale: IPS
Traduzione di Maria Chiara Starace
Preso da: http://znetitaly.altervista.org/art/19848
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Lcenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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Anno 2011: Hillary Clinton, l’oro di Gheddafi, la crisi del “petroldollaro” e le “primavere arabe”

All’indomani dell’inserimento del governo di unità nazionale guidato dal Premier designato Fayez al-Serraj, frutto delle lunghe mediazioni dell’Onu ad opera di Bernardino Leon e di Martin Kobler, la Libia si conferma essere l’epicentro, unitamente ad alcune aree del Medio Oriente e del Nord Africa, dei futuri equilibri geopolitici. Il Paese, successivamente alla deposizione di Gheddafi, è stato caratterizzato da un caos che ha favorito l’avanzata del Jihad, come aveva annunciato anche l’ex Presidente venezuelano Hugo Chavez in una sua memorabile intervista dell’Ottobre 2012, in cui parlava proprio di “crisi programmate” sia in Libia, che in Siria.
Eppure, a distanza di anni dal 2011, anno della sua deposizione, la figura di Gheddafi torna ad essere centrale per poter comprendere il progressivo avanzare del caos in Libia. Un valido supporto in tutto ciò ci arriva dalla declassificazione delle email scambiata tra Hillary Clinton, allora Segretaria di Stato degli USA, ed il suo consigliere di fiducia, Sid Blumenthal: da questa fitta corrispondenza si riesce a comprendere meglio le reali ragioni per cui USA, Francia e Regno Unito diedero il via, nel 2011, a quella missione di guerra finalizzata alla deposizione, o meglio all’uccisione di Gheddafi.
Un’interessante ricostruzione di quanto documentato in questa corrispondenza intercettata e successivamente declassificata [interamente visionabile al link https://wikileaks.org/clinton-emails/?q=Sid+Blumenthal&mfrom=&mto=&title=&notitle=&date_from=&date_to=&nofrom=&noto=&count=50&sort=0#searchresult] ci arriva da una pubblicazione di F. William Engdahl, noto esperto di geopolitica, datata 17 Marzo 2016 [visionabile al link http://journal-neo.org/2016/03/17/hillary-emails-gold-dinars-and-arab-springs/ e tradotta in italiano dalla redazione dell’Osservatorio Internazionale per i Diritti al link http://www.ossin.org/rubriche/206-le-schede-di-ossin/1952-il-caso-gheddafi], da cui emerge come alla base di quella guerra ci sarebbe stato “ l’oro e una minaccia potenzialmente esistenziale per il futuro del dollaro USA come moneta di riserva mondiale. Riguarda i piani di Gheddafi di quel tempo, per un dinaro convertibile in oro per l’Africa e il mondo arabo produttore di petrolio.”
Ritengo pertanto opportuno riportare quasi integralmente la pubblicazione di Engdahl su questa “guerra menata dall’amministrazione Obama contro Gheddafi, cinicamente battezzata ‘La responsabilità di proteggere’”:
“Barack Obama, un presidente indeciso e debole, aveva delegato tutte le responsabilità per la guerra in Libia al suo segretario di Stato, Hillary Clinton, che era una sostenitrice della prima ora di un ‘cambio dei regimi arabi’, da realizzare con la collaborazione dell’organizzazione segreta dei Fratelli Mussulmani e invocando il recente curioso principio della “responsabilità di proteggere” (R2P) per giustificare la guerra in Libia, che si è rapidamente trasformata in una guerra della NATO. Invocando la R2P, una nozione idiota promossa dalle reti della Fondazione Open Society di George Soros, Clinton ha sostenuto, senza prove affidabili, che Gheddafi bombardava i civili innocenti nella regione di Bengasi. Stando ad un resoconto dell’epoca del New York Times, che citava importanti fonti dell’amministrazione Obama, Hillary Clinton componeva (con Samatha Power, allora assistente senior nel Consiglio Nazionale per la Sicurezza, oggi ambasciatrice di Obama, e con Susan Rice, all’epoca ambasciatrice alle Nazioni Unite, attualmente consigliera per la sicurezza nazionale) la triade che spinse Obama all’intervento militare in Libia.
Clinton, spalleggiata da Power e Rice, riuscì a prendere il sopravvento sul segretario alla Difesa Robert Gates, su Tom Donilon, il consigliere per la sicurezza nazionale di Obama, e su John Brennan, capo della lotta contro il terrorismo, oggi alla testa della CIA. La Segretaria di Stato Hillary Clinton è anche invischiata fino al collo nel complotto diretto a scatenare quella che è stata chiamata ‘primavera araba’, l’ondata di rovesciamenti di governi nel Medio Oriente arabo, finanziata dagli Stati Uniti, e parte del progetto del ‘Grande Medio Oriente’ inaugurato nel 2003 dall’amministrazione Bush con l’occupazione dell’Iraq. I primi tre paesi presi di mira da questa azione USA – la “primavera araba nel 2011, nella quale Washington si è servita delle sue ONG per i ‘diritti dell’uomo’ come Freedom House e National Endowment for Democracy, come sempre in complicità con le Open Society Foundations dello speculatore miliardario George Soros, oltre che coi servizi operativi del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e della CIA – erano la Tunisia di Ben Ali, l’Egitto di Mubarak e la Libia di Gheddafi. Adesso la ragione di questa scelta e l’individuazione da parte di Washington nel 2011, quali obiettivi della destabilizzazione da prodursi con la ‘Primavera araba’, di taluni paesi del Medio Oriente, comincia ad apparire più chiara, in virtù delle recenti declassificazioni delle email scambiate da Clinton con il suo ‘consigliere’ privato per la Libia nonché amico, Sid Blumenthal. Quest’ultimo è stato l’avvocato che ha difeso Bill Clinton nell’affaire Monika Lewinsky e negli altri scandali a base di sesso, quando Bill era presidente ed era sotto minaccia di impeachment.
Il dinaro-oro di Gheddafi
Per molti resta ancora un vero e proprio mistero la ragione per la quale Washington decise che Gheddafi dovesse essere personalmente eliminato, assassinato, e non solo mandato in esilio come Mubarak. Clinton, quando venne informata del brutale assassinio di Gheddafi da parte dei terroristi della ‘opposizione democratica’ di Al Qaeda, finanziati dagli Stati Uniti, dichiarò a CBS news, ricorrendo ad una scherzosa parafrasi di dubbio gusto di Giulio Cesare: ‘Venni, Vidi, lui è morto’, con accompagnamento di macabre e copiose risatine. Poco si sa in Occidente di quanto Muammar Gheddafi ha fatto in Libia o, per quel che conta, in Africa e nel mondo arabo. Adesso la declassificazione di un nuovo lotto di email di Hillary Clinton come Segretaria di Stato nel momento in cui guidava la guerra dell’amministrazione Obama contro Gheddafi, getta una nuova drammatica luce sui retroscena. Non si trattò di una decisione personale di Hillary Clinton, quella di eliminare Gheddafi e di distruggere tutta l’infrastruttura del suo Stato. La decisione, la cosa è oramai chiara, fu presa dai più alti circoli dell’oligarchia monetaria statunitense. Si è trattato di un ennesimo strumento della politica di Washington per attuare il mandato ricevuto da quegli oligarchi. L’intervento aveva per obiettivo di seppellire i piani a stadio avanzato di Gheddafi per creare una moneta africana ed araba che rimpiazzasse il dollaro nel commercio del petrolio. Da quando la moneta USA ha abbandonato il sistema di convertibilità con l’oro nel 1971, essa ha perso molto del suo valore in rapporto all’oro. Gli Stati produttori di petrolio arabi e africani dell’OPEP da tempo lamentavano la riduzione di valore delle loro entrate petrolifere, fissate per volontà di Washington, dal 1970, in dollari statunitensi, mentre l’inflazione del dollaro è cresciuta più del 2000% dal 2011. In una email recentemente declassificata inviata a Clinton da Sid Blumenthal in data 2 aprile 2011, quest’ultimo rivela la ragione per la quale Gheddafi doveva essere eliminato. Col pretesto di citare una fonte di non meglio identificate ‘alte sfere’, Blumethal scrive a Clinton: ‘Secondo le informazioni sensibili in possesso di questa fonte, il governo di Gheddafi dispone di 143 tonnellate di oro e una pari quantità d’argento…’ L’oro è stato accumulato prima dell’attuale ribellione ed era destinato ad essere utilizzato per istituire una moneta panafricana basata sul dinaro-oro libico. Si tratta di un piano destinato a fornire ai paesi africani francofoni una alternativa al franco francese (CFA). ‘Il riferimento al franco francese costituiva solo la punta dell’iceberg del dinaro-oro di Gheddafi’.

Dinaro d’oro e più
Nel corso del primo decennio di questo secolo, i paesi dell’OPEP del Golfo Arabo, come l’Arabia Saudita, il Qatar ed altri, hanno seriamente cominciato a investire una parte importante delle loro rilevanti entrate petrolifere in Fondi sovrani, influenzati in ciò dal grande successo che avevano avuto i Fondi petroliferi della Norvegia. Il crescente malcontento per la guerra statunitense contro il terrorismo, per le guerre in Iraq e in Afghanistan, e in generale per le politiche degli Stati Uniti in Medio Oriente dopo l’11 settembre 2001, ha indotto la maggior parte dei paesi arabi a investire una parte crescente delle entrate petrolifere nei ricchi fondi controllati dagli Stati, piuttosto che affidarli alle viscide mani dei banchieri di New York e Londra, come era diventato d’abitudine dopo gli anni 1970, quando il prezzo del petrolio salì alle stelle, dando vita a quel che Henry Kissinger chiamava affettuosamente i ‘petrodollari’, per rimpiazzare il dollaro convertibile in oro abbandonato da Washington il 15 agosto 1971. L’attuale guerra sunnita-sciita o lo scontro di civiltà costituiscono infatti il risultato delle manovre statunitensi dopo il 2003 nel quadro della politica del “dividere per il controllo” regionale. Nel 2008, la prospettiva di un controllo sovrano da parte di un numero crescente di Stati petroliferi arabi e africani delle loro entrate petrolifere suscitò gravi preoccupazioni a Wall Street e nella City di Londra. Si trattava di enormi liquidità, di miliardi e miliardi, che potenzialmente avrebbero potuto sfuggire al loro controllo. Il cronoprogramma della primavera araba appare retrospettivamente sempre più collegato al tentativo di Washington e di Wall Street di mantenere il controllo, non solo degli immensi flussi di petrolio provenienti dal Medio Oriente arabo. E’ oramai chiaro che in ballo c’era anche il controllo del loro denaro, i loro miliardi e miliardi di dollari che si andavano accumulando nei ricchi fondi sovrani. Tuttavia, come risulta adesso confermato negli ultimi mail scambiati tra Clinton e Blumenthal il 2 aprile 2011, vi era un’altra minaccia qualitativamente nuova, che si profilava all’orizzonte per il ‘Dio denaro’ di Wall Street e della City di Londra. La Libia di Gheddafi, la Tunisia di Ben Ali e l’Egitto di Mubarak stavano per varare una moneta d’oro islamica, indipendente dal dollaro USA. Io ho sentito per la prima volta parlare di questo piano agli inizi del 2012, durante una conferenza finanziaria e geopolitica svizzera, da un Algerino che aveva una conoscenza approfondita del progetto. All’epoca la documentazione era modesta e la storia è rimasta confinata in un angolo della mia memoria. Attualmente viene fuori un’immagine estremamente più interessante, che fornisce nuovi elementi per valutare la ferocia della ‘primavera araba’ di Washington e la sua fretta nel caso libico.
Gli ‘Stati Uniti d’Africa’
Nel 2009, Gheddafi, all’epoca presidente dell’Unione africana, propose che il continente economicamente depresso adottasse il ‘dinaro-oro‘. Nei mesi che precedettero la decisione degli Stati Uniti, con il sostegno britannico e francese, di ottenere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che costituisse la foglia di fico giuridica per la distruzione da parte della NATO del regime di Gheddafi, Muammar Gheddafi stava appunto lavorando alla realizzazione di una moneta, il dinaro-oro, che servisse agli Stati petroliferi africani e dai paesi dell’OPEP nelle transazioni petrolifere sul mercato mondiale. Se questo progetto si fosse realizzato, in un momento in cui Wall Street e la City di Londra erano sprofondati nella crisi finanziaria del 2007-2008, sarebbe stato assai arduo mantenere il dollaro come moneta di riserva mondiale, e questo sarebbe stata la fine dell’egemonia finanziaria statunitense e del sistema del Dollaro. L’Africa è uno dei continenti più ricchi del mondo, con vasti giacimenti di oro e risorse minerarie inesplorate, che è stato mantenuto per secoli deliberatamente in condizioni di sottosviluppo o soffocato da guerre che dovevano impedirne lo sviluppo. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale negli ultimi decenni sono stati gli strumenti di Washington per reprimere lo sviluppo reale dell’Africa. Gheddafi aveva rivolto un appello ai produttori africani di petrolio dell’Unione africana e mussulmani ad aderire ad un accordo che facesse del dinaro-oro la principale moneta da utilizzare negli scambi con l’estero. Avrebbero dovuto vendere il petrolio e le altre risorse agli Stati Uniti e al resto del mondo soltanto in dinari-oro. In qualità di presidente dell’Unione africana, nel 2009, Gheddafi propose di usare il dinaro libico e il dirham d’argento quali uniche monete che il resto del mondo avrebbe potuto utilizzare per comprare il petrolio africano. Oltre ai ricchi fondi sovrani dei paesi arabi dell’OPEP, anche altri paesi produttori di petrolio dell’Africa, in particolare l’Angola e la Nigeria, lavoravano alla creazione di propri fondi di ricchezza petrolifera nazionale nel momento in cui cominciarono i bombardamenti della NATO in Libia nel 2011. Questi fondi, collegati all’idea di Gheddafi di realizzare il dinaro-oro, avrebbero dovuto realizzare l’antico sogno africano di emanciparsi dal controllo monetario coloniale, della lira sterlina, del franco francese, dell’euro o del dollaro USA. Al momento del suo assassinio, Gheddafi stava lavorando, in qualità di presidente dell’Unione africana, ad un piano di unificazione dei paesi africani con una moneta d’oro, negli Stati Uniti dell’Africa. Nel 2004, un Parlamento panafricano composto da 53 nazioni aveva posto le premesse per una Comunità economica africana, con un’unica moneta d’oro entro il 2023. Le nazioni africane produttrici di petrolio avevano intenzione di abbandonare il petrodollaro e cominciare ad esigere il pagamento in oro. La lista comprendeva l’Egitto, il Sudan, il Sud-Sudan, la Guinea Equatoriale, il Congo, la Repubblica Democratica del Congo, la Tunisia, il Gabon, l’Africa del Sud, l’Uganda, il Ciad, il Suriname, il Camerun, la Mauritania, il Marocco, lo Zambia, la Somalia, il Ghana, l’Etiopia, il Kenya, la Tanzania, il Mozambico, la Costa d’Avorio, più lo Yemen che aveva appena fatto nuove importanti scoperte petrolifere. I quattro membri africani dell’OPEP – l’Algeria, l’Angola, la Nigeria, un enorme produttore, il maggiore produttore di gas naturale in Africa con immense risorse, e la Libia, depositaria delle maggiori riserve – sarebbero entrate a far parte del nuovo sistema del dinaro-oro. Non meraviglia che il presidente francese Nicolas Sarkozy, cui Washington aveva affidato un ruolo di primo piano nella guerra contro Gheddafi, fosse giunto al punto di trattare la Libia come una “minaccia” per la sicurezza finanziaria del mondo.

I ‘ribelli’ di Hillary creano una banca centrale
Una delle cose più curiose che ha caratterizzato la guerra di Hillary Clinton per uccidere Gheddafi fu il fatto che i ‘ribelli’ sostenuti dagli Stati Uniti a Bengasi, nel ricco di petrolio est della Libia, abbiano annunciato, nel pieno della guerra, ben prima che fosse completamente chiaro che l’esito fonale sarebbe stato il rovesciamento del regime di Gheddafi, di avere fondato una banca centrale di stile occidentale ‘in esilio’. Nelle prime settimane della ribellione, i capi ribelli hanno dichiarato di avere fondato una banca centrale per sostituirsi all’autorità monetaria dello Stato di Gheddafi. Il consiglio dei ribelli, oltre a fondare la sua propria compagnia petrolifera per vendere il petrolio del quale si erano impadroniti, hanno annunciato la ‘Designazione della Banca centrale di Bengasi come autorità monetaria competente nelle politiche monetarie in Libia e la nomina di un governatore della Banca centrale libica, con sede provvisoria a Bengasi‘. Commentando questa strana decisione di fondare una banca centrale di stile occidentale, per rimpiazzare la banca nazionale sovrana di Gheddafi che aveva emesso il dinaro oro, prima ancora che l’esito della guerra fosse ancora deciso, Robert Wenzel in The Economic Policy Journal, scrisse: ‘Non ho mai assistito prima allo spettacolo di una banca centrale fondata dopo solo poche settimane da una sollevazione popolare. Ciò induce a pensare che in campo vi sia ben più di un gruppetto di ribelli e che essi subiscano influenze abbastanza sofisticate’. Risulta adesso chiaro, alla luce delle email Clinton-Blumenthal, che queste ‘influenze abbastanza sofisticate’ erano quelle di Wall Street e della City di Londra. La persona mandata da Washington a guidare i ribelli nel marzo 2011, Khalifa Hifter, aveva passato gli ultimi venti anni della sua vita nel sobborgo di Virginia, poco lontano dalla sede della CIA, dopo avere rotto con la Libia, quando era primo comandante militare di Gheddafi. Il rischio per il futuro del dollaro USA come moneta di riserva mondiale, se a Gheddafi fosse stato permesso di portare avanti, con l’Egitto, la Tunisia e altri paesi arabi dell’OPEP e membri dell’Unione africana – il processo di conversione delle vendite di petrolio contro oro dalle precedenti negoziazioni in dollari, sarebbe stato l’equivalente finanziario di uno tsunami. Il sogno di Gheddafi di un sistema di oro arabo e africano indipendente dal dollaro, malauguratamente è morto con lui. La Libia, dopo la cinica ‘responsabilità di proteggere’ di Hillary Clinton è stata distrutta, e oggi è in totale disordine, dilaniata dalla guerra tribale, dal caos economico, e dai terroristi di Al Qaeda e Daesh o ISIS. La sovranità monetaria dell’agenzia monetaria nazionale appartenente per il 100% allo Stato di Gheddafi e le loro emissioni in dinari d’oro sono venute meno, rimpiazzate da una banca centrale ‘indipendente’ legata al dollaro.
La nuova via della seta in oro
Nonostante questo rovescio, è più che significativo che attualmente un del tutto diverso gruppo di nazioni si proponga oggi di costruire un simile sistema monetario basato sull’oro. Un gruppo guidato dalla Russia e dalla Cina, i paesi produttori di oro, rispettivamente numero tre e numero uno mondiali. Questo progetto è legato all’idea di realizzare colossali infrastrutture, la Nuova Via della Seta, un progetto. Comporta la nascita di un Fondo di sviluppo per 16 miliardi in moneta cinese e misure assai ferme della Cina per rimpiazzare la City di Londra e New York come centro del commercio mondiale dell’oro. Il sistema d’oro euroasiatico oggi emergente pone delle sfide di nuova qualità all’egemonia finanziaria USA. Il suo successo o il suo fallimento potranno ben decidere se potremmo sopravvivere e prosperare in condizioni ben diverse, o se dovremo colare a picco insieme al sistema del dollaro in fallimento.”
Dati innegabili e certi, che dimostrano per l’ennesima volta come, indipendentemente dall’opinione positiva o negativa su un dittatore come Gheddafi, le teorie sulle “crisi programmate” della Libia e di altri Paesi facciano parte di un preciso disegno geopolitico ispirato da politiche macro-economiche e da interessi sovrastrutturali. Si assiste troppo spesso poi a quella triste massificazione dettata da una minuziosa e diabolica opera di propaganda occidentale e filo-lobbysta, che prevede anche il bollare con l’infame marchio della “cospirazione” o del “complottismo” chiunque voglia analizzare la realtà da più punti di vista, compresi quelli contrari o che mettono in discussione quanto diffuso da un elefantiaco numero di media. E’ innegabile che a volte certe teorie enunciate sono talmente assurde da suscitare gravi risate; ma è altrettanto vero che chi spesso è stato etichettato come cospirativo o addirittura sovversivo aveva in realtà semplicemente previsto cosa sarebbe accaduto, diventando una tragica attualità. Verità troppo scomode per gli “evoluti” alleati degli “esportatori di democrazia”.

Originale, con video: https://lpiersantelli.wordpress.com/2016/04/05/anno-2011-hillary-clinton-loro-di-gheddafi-la-crisi-del-petroldollaro-e-le-primavere-arabe/

Cose che NON è dato sapere sulla Libia: 2016, La resistenza antimperialista libica alza le bandiere della Jamahirija

La resistenza antimperialista libica alza le bandiere della Jamahirija

I mass media europei, per ciò che riguarda la Libia, si sono sempre premurati di occultare la presenza di un vasto movimento anti-NATO ispirato all’esperienza della Jamahirija del colonello Gheddafi.
L’eclettico leader libico dopo il 1969 avviò una profonda modernizzazione che trasformò un agglomerato di tribù in uno Stato indipendente e sovrano. Il suo governo – utilizzando categorie più comuni per noi occidentali – poteva essere definito come progressista, e per molto tempo fu giustamente ostile all’imperialismo nord-americano.
Gheddafi, forte del sostegno dei popoli africani, voleva fare della Libia un modello efficace per tutti i paesi del martoriato continente nero. L’imperialismo statunitense – seguito a ruota da quello britannico e francese – non poteva tollerare tale ambizioso e progressista progetto. L’Africa – seppur in una prospettiva a metà strada fra il democratico-borghese e il (sia pun bon certo compiutamente) socialista – seguendo il percorso tracciato dal Colonnello, si sarebbe finalmente emancipata dalla morsa colonialista.

Il fatto che la figlia del colonnello, Aisha Gheddafi, sia a capo del movimento anti-NATO è eloquente: il popolo libico conserva un buon ricordo del suo leader storico ed è pronto a battersi con le armi in pugno per riconquistare l’unità e l’indipendenza perdute. Le parole di Aisha non lasciano spazio al dubbio ‘Il mio nome mi da il dovere ed il diritto di essere all’avanguardia di questa guerra’ 1. Eancora ‘Siamo pronti per combattere fino alla morte e in questa battaglia i terroristi dovranno affrontare tutta la nazione’. Questa donna coraggiosa è disposta ad andare fino in fondo raccogliendo la bandiera della Jamahirija; per quanto ci riguarda non possiamo fare altro che appoggiarla con gli esigui mezzi di cui disponiamo.
Ovviamente, in una situazione come questa, la sinistra ‘’made in Usa’’ è solita nascondersi dietro i media di regime: in Italia, da SeL fino ai falsi trotskisti del PCL, forze politiche ambigue ed opportuniste, hanno appoggiato i ‘’ribelli’’ armati dalla CIA e dalle petromonarchie spacciando per ‘’rivoluzione sociale’’ una aggressione imperialista subappaltata ai collaborazionisti e ai vassalli locali.
Dall’altra parte, i gruppetti vetero stalinisti così come i velenosi rossobruni, esaltano il regime mercenario di Tobruk, vera garanzia per gli Usa ed i governi europei. I campisti fuori tempo massimo e i rossobruni sono troppo inclini al collaborazionismo per compromettersi e stare dalla parte di un autentico movimento di liberazione nazionale, quindi optano per la scelta del ‘’meno peggio’’ all’interno del campo borghese. Questa volta però gli è andata male: il duo Khalifa Haftar-El Sisi ( il dittatore egiziano che gli fa da garante ), paiono dei perfetti cani da guardia al seervizio dell’imperialismo e non certo dei ‘’nazionalisti indipendenti’’.
Nessun giornalista ‘’di regime’’ italiano ha descritto l’opposizione dei libici alla divisione, su basi etniche, della propria nazione. Il giornalista di sinistra Enrico Vigna scrive: ‘’Da Bani Walid, al Golfo della Sirte, a Sabha, la Resistenza Verde guida e organizza il popolo libico perché si ribelli di fronte alle sentenze di morte della cricca islamista tripolina’’ 2. Fra le richieste dei dimostranti c’è il rilascio di Saif al-Islam condannato a morte da un Tribunale fantoccio instaurato a Tripoli.
Continua Vigna: ‘’I video diffusi in rete da un sito di informazione della Resistenza verde libica, mostrano Saadi Gheddafi, figlio del defunto Colonnello Muammar, mentre viene torturato in un carcere delle milizie islamiste di Tripoli. Le immagini mostrano Saadi, ex calciatore, vestito con una tuta verde mentre bendato in una stanza del carcere di Al Hadba ascolta spaventato le urla di alcuni detenuti provenire da un’altra stanza. Poi viene schiaffeggiato e torturato con colpi sulle piante dei piedi’’ 3. E’ questa la democrazia che la sinistra europea vuole ? 4
Il progetto degli Usa e dei suoi alleati è chiaro: dividere la Libia in tanti mini-Stati su basi etniche e religiose. Nel fare ciò, gli imperialismi statunitense ed israeliano ( come sempre Israele entra in gioco ), hanno accolto un inaspettato alleato: le popolazioni berbere.
Israele appoggia il separatismo etnico dei berberi
I popoli berberi, storicamente, si sono sempre schierati con l’imperialismo israeliano e la destra sionista contro gli Stati arabi indipendenti. In Algeria, i Makisti affermano che la politica algerina sia ‘’imperialistica’’ a partire dal periodo successivo alla Rivoluzione guidata dal grande leader anticolonialista, Ben Bella. Questa pagina di storia è alquanto scomoda per la ‘falsa sinistra’ occidentale che ha sostituito la lotta di classe coi particolarismi (a) etnici, (b) religiosi e (c) di genere, cedendo alle mode culturali atlantiche.
Nella regione della Cabilia nel 2012 le iniziative congiunte ‘’berbero-sioniste’’ furono di grande interesse. Leggiamo un Comunicato di Makhlouf Idri, portavoce di Anavad – Martedì 22 maggio 2012, riportato dall’Osservatorio internazionale per i diritti.
‘’Il presidente del Governo provvisorio della Cabilia (regione dell’Algeria, abitata soprattutto da berberi, ndt), Mehenni Ferhat, accompagnato dal Ministro delle relazioni internazionali, Lyazid Abid, sono in visita ufficiale dal 20.5.2012 in Israele.
E’ in corso una agenda fittissima di incontri politici e diplomatici. Fin dal suo arrivo a Gerusalemme, la maratona della delegazione della Cabilia è cominciata con l’accoglienza da parte dell’ambasciatore israeliano in Mauritania, Ygal Carmon, nella sede del MEMRI (Middle East Media Research Institute).
Stamattina la delegazione è stata ricevuta dalla Knesset dal suo vice presidente Danny Danon, col quale vi è stata uno scambio di idee sulla situazione in Cabilia e la condizione in cui è costretto il popolo della Cabilia da parte del regime razzista di Algeri.
La reazione del portavoce del Ministero degli Esteri algerino mal nasconde la negazione da parte del regime algerino della nazione Cabila che aspira ad essere padrona del proprio destino ed alla libertà.
La missione in Israele proseguirà fino al 25 maggio 2012’’
Come da copione i berberi hanno appoggiato attivamente la distruzione della Libia popolare del Colonnello Gheddafi: ‘’I Makisti, dopo avere sostenuto l’aggressione USA-arabo-sionista della Libia, aiutati da un “CNT” composto da rinnegati la maggior parte dei quali viene dalla NED/CIA – e adesso il medesimo complotto è contro la Siria – ecco i nostri apprendisti traditori, futuri CNA, adottare gli stessi atteggiamenti e tattiche, ricorrendo per ingannare ai falsi alibi “identitari” come strumento di sovversione, eseguendo le direttive dei loro padroni, per seminare il caos e la divisione, spingere alla sollevazione e al disordine la categoria più patriottica della popolazione’’ 5
Il MAK ha invitato i berberi libici a lottare contro il governo ‘’gheddafiano’’ definendolo ‘’infame dittatura’’, eppure l’OSSIN ci aveva messi in guardia ( Osservatorio internazionale dei diritti ): ‘’Il MAK vive e dipende dal sionismo. I Makisti appoggiano i traditori del CNT libico perché assomigliano loro. Il MAK è filo-sionista per interesse, ma anche per convinzione nel caso di alcuni leader, e per ignoranza nel caso dei seguaci’’. Questi mercenari chiamano ‘’infame dittatura’’ un governo che ha accolto oltre due milioni di migranti africani, dandogli casa e lavoro. Quale dittatura si premura di edificare uno Stato sociale ed antirazzista?
Arrivati a questo punto dobbiamo chiederci qual è il ruolo delle organizzazioni berbere che operano culturalmente in Europa, essendo, quest’ultime, da molti anni, distanti anni luce dalle legittime istanze del martoriato popolo palestinese. Dietro la valorizzazione della ‘’cultura autoctona’’, dei particolarismi filosofici e della ‘’lingua degli antenati’’ si cela lo spettro del separatismo etnico?
La poetessa berbera Malika Mazan che ha pubblicamente esaltato il sionismo, con spirito islamofobo ed arabofobo – “Sono i sionisti che sono ostili agli arabi, o sono gli arabi che sono ostili a tutti i popoli liberi?” – ha voluto esprimere una opinione comune ai vertici delle organizzazioni berbere, ben finanziate ed inserite nelle lobby ‘’culturali’’ ed accademiche? Purtroppo pare proprio che il filosionismo sia una tendenza diffusa fra questi cultori della libera espressione artistica e filosofica, i cantori dei particolarismi ( etnici ) pronti a fare da megafono ad un violento Stato imperialista.
La formazione del movimento antimperialista guidato da Aisha Gheddafi, è una garanzia contro tutti i piani imperialisti e razzisti che minano alle fondamenta il progetto unitario già a suo tempèo intrapreso da statisti come Ben Bella, Nasser e, che piaccia o no, anche dal fondatore della Jamahirija un’ esperienza, tutto sommato, positiva e da rivendicare.
http://www.controinformazione.info/aisha-gheddafi-si-schiera-a-capo-della-resistenza-in-libia-contro-la-nato-e-contro-i-terroristi/
http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=833:libia-i-libici-manifestano-nelle-strade-in-solidarieta-con-gli-eroi-della-jamahirija-e-della-rivoluzione-verde-condannati-a-morte-dal-tribunale-delle-milizie-terroriste-a-tripoli&catid=2:non-categorizzato
http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=834:appello-di-safia-farkash-vedova-di-muammar-gheddafi-sulle-torture-di-suo-figlio-saadi-gheddafi&catid=2:non-categorizzato
http://www.ossin.org/algeria/1176-la-cabilia-e-la-strategia-sionista

Preso da: http://www.linterferenza.info/esteri/3419/

I bombardamenti con i gas nell’Africa Orientale Italiana

DATA LUOGO FONTI CARATTERISTICHE
22/12/1935 Dembenguinà (fronte nord)

Tacazzè

Diario storico del comando aereonautica.8°, 9° stormo.

George Steer inviato Times in Etiopia testimonianza di ras Immirù Hailè Sellasse.Relazione Dott. Schuppler, capo ambulanza. Al ministro degli esteri etiopico.

Dott.Melly capo ambulanza inglese.(1)

6 bombe C 500.T a iprite (prima azione di sbarramento C)
Dal 23 al 27 dicembre Telegramma di Hailè Selassiè alla Società delle nazioni (2) 60 bombe a iprite
28/12/35 Autorizzazione di Mussolini a Badoglio sull’uso dei gas telegramma 15081
29/12/35 Risposta di Badoglio “già adoperato iprite”
Dal 2 al 4 gennaio Sokotà; Lago Ascianghi Diario aereonautico 8° 9° stormo 58 bombe a iprite
5 gennaio 1936 Richiesta di Mussolini a Badogliodi arrestare i bombardamenti (sino alle riunioni ginevrine) telegramma 180
Dal 6 al 7 gennaio Abbi Addi e guadi torrente Segalò Diario storico del comando areonautico 45 bombe C 500.T
Dal 12 al 19 gennaio Diario storico del comando areonautico 76 bombe ” “
19 gennaio Nuova autorizzazione di Mussolini telegramma 790
Dal 23 /12 al 23/3 Guadi del Ghevà, Guadi del Tacazzè zone di Quoram, varie carovaniere. Diario storico comando areonautico 991 bombeC.500.T
11/2/36 Amba Aradan Diario storico comando artiglieria Uso di proietti ad arsine1367(3)
aprile Lago Ascianghi Testimonianza Hailè Selassiè ( 4)
1) Steer “Per la prima volta un popolo che si ritiene civilizzato usa i gas tossici contro un popolo che si ritiene barbaro. A Badoglio… la gloria di questa ardua vittoria“.


Immirù Hailè Sellasse (generale di Hailè Selassiè): “Fu uno spettacolo terrificante… Era la mattina del 23 dicembre avevo da poco attraversato il Tacazzè quando comparvero nel cielo alcuni aeroplani… quel mattino non lanciarono bombe ma strani fusti che si rompevano non appena toccavano il suolo o l’acqua del fiume e proiettavano intorno un liquido incolore… alcune centinaia dei miei uomini erano rimasti colpiti… e urlavano per il dolore, mentre i loro piedi nudi, le loro mani, i loro volti si coprivano di vesciche.”

Dott. Schuppler: “Ho l’onore di portare a vostra conoscenza che il 14 gennaio 1936 delle bombe a gas sono state usate dagli aviatori italiani. Ho curato 15 casi di persone… tra cui 2 bambini“.

Dott Melly: “Tra il 7 e il 22 marzo ….nella regoine di Ascianghi curammo dai due ai trecento casi di ustione da iprite…” in (Del Boca I gas di Mussolini, Editori riuniti, pag. 118 e seg.)

2) “Il 23 dicembre, gli italiani hanno fatto uso contro le nostre truppe, nella regione del Tacazzè, di gas asfissianti e tossici, ciò costituisce una nuova aggiunta alla lista già lunga delle violenze fatte dall’Italia ai suoi impegni internazionali.”

3) L’arsina agiva sulle mucose e sull’apparato respiratorio con effetti che,a seconda della concentrazione, potevano essere irritanti o mortali.

4) Molti moriranno per aver bevuto l’acqua contaminata. Il negus davanti l’atroce visione dei cadaveri dirà: “Sarebbe stato necessario fissare questa immagine per poterla presentare al mondo…

DATA LUOGO FONTI CARATTERISTICHE
15/12/35 Somalia (fronte sud) Autorizzazione di Mussolini a Graziani sull’uso dei gas telegramma 14551
24/12/35 Areri Diario storico del comando dell’aviazione in Somalia 17 bombe a iprite da 21kg 1 a gas fosgene da 41kg
30 /31/35 Dagahbur Sassabanech Bullaleh Diario storico AO

Relazione Graziani all egato 295

71 bombe come rappresaglia per la uccisione di due aviatori italiani
Tra il 15 e il 30 dicembre 35 Malca Dida (Croce rossa svedese) Bullaleh (croce rossa egiziana) Neghelli (croce rossa etiopica)* Relazione Graziani Grande sdegno in Europa.

Telegramma Mussolini a Graziani n 029: “Approvo ma … evitare le istituzioni internazionali della Croce Rossa.”

6 Gennaio 36 Nuova autorizzazione di Mussolini a Graziani tel.334
12 /1/36 Offensiva del Ganale Doria Relazione Graziani

Diario storico del comando brigata aerea

Diario srorico 31° gruppo AO

6 bombeC.500.T a iprite 18 da 41 kg a fosgene
25/1/36 10 bombe a iprite da 21 kg
16-25/2/36 Uebi Gestro Bale Diario storico del comando brigata aerea 10 bombe C500.T a iprite e 92 da 41 kg a fosgene
marzo Sulle difese abissinie nella zona di Harar Diario storico del comando brigata aerea Relazione Graziani 49 bombeC500.T34 da 21 kg a iprite 88 da 41 kg a fosgene
8 aprile Sassabanech Dagahbur 13 bombe C500.T
10 aprile Telegramma di Mussolini 4081con l’ordine di non fare uso di mezzi chimici a Graziani
20 aprile Hamanlei, Bircut, Gunu, Bullaleh Relazione Graziani 12 bombe C500,T
27/4 Nuova autorizzazione Mussolini tel.n7440
27/4 Sassabaneh Diario storico del comando brigata aerea Relazione Graziani 36 bombe a fosgene
Bullaleh Diario storico del comando brigata aerea Relazione Graziani 54 bombe a fosgene
Dal 24dic al 27 aprile 30500kg bombe iprite 13300 kg bombe a fosgene
* Nell’attacco a Malca Dida restò ucciso il medico svedese Lundstrom, 42 ricoverati, alcuni dei quali colpiti da iprite, e altri 50 restarono feriti .Gli attacchi si intensificarono nei mesi successivi e distrussero ambulanze etiopiche a Dagabhur, Ualdià, Macallè, ospedaletti egiziani, inglesi, svedesi e finlandesi e gli unici due apparecchi della croce rossa etiopica a Dessì e Quoram.

Gli attacchi aerei non finirono con la proclamazione dell’impero, ma si intensificarono in molte zone.

PERIODO LUOGO FONTI CARATTERISTICHE
Dal Maggio a Agosto1936 Sud/ovest Sidamo

Zona Tacazzè

Diario storico AOI Bombe C500T
Tra il 7 e il 12 settembre Lasta (roccaforte dei fratelli Cassa) zona Tacazzè.Villaggi tra Lalibelà e Bilbolà. Telegramma Lessona a Graziani n°10724″Autorizzo a impiegare i gas se li ritenga utile”

Telegrammi Graziani a Pirzo Biroli e al comandante dell’aviazione Pinna n°15633 e 15756(1)

Bombe C500T
21/22 Ottobre Zone del Monte Zuqualà e Debocogio villaggi rasi al suolo Diario storico AOI

Relazione Gariboldi a Gallina tel n° 077701 24 ottobre “Zona del monte Debogogio è stata ipritata.Prudente informare le truppe operanti..”

Bombe C500T
Fine 1936/1937 Ovest, Uollega, soprattutto vengono ipritati guadi, torrenti carovaniere. Diario storico AOI Bombe C500T
Graziani “La rappresaglia deve essere effettuata senza misericordia su tutti i paesi del Lasta… Bisogna distruggere i paesi stessi perché le genti si convincano della ineluttabile necessità di abbandonare questi capi… lo scopo si può raggiungere con l’impiego di tutti i mezzi di distruzione dell’aviazione per giornate e giornate di seguito essenzialmente adoperando gas asfissianti.” in Del Boca op cit pag. 60.

La repressione in AOI dopo la proclamazione dell’Impero

Giugno 1936. L’Etiopia resta per quasi due terzi da occupare soprattutto nell’ovest e nel sud dell’impero.
I focolai di guerriglia sono presenti nello Scioa e lungo la ferrovia Addis Abeba-Gibuti. Difficoltà anche a causa della stagione delle piogge che blocca i movimenti nelle strade e rende difficili i rifornimenti.
Graziani è praticamente assediato ad Addis Abeba, mentre Badoglio è in Italia a riscuotere premi e onori.
In complesso il periodo da maggio a ottobre ha un carattere prevalentemente difensivo. Si intensifica la repressione del ribellismo.

Nei primi giorni di giugno Mussolini telegrafa a Graziani i seguenti ordini:

Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati per le armi” (tel n. 6496)

Per finirla con i ribelli…impieghi i gas” (tel.6595)

Autorizzo ancora una volta V.E a iniziare e condurre sistematicamente la politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e le popolazioni complici. (tel n. 8103)

Poggiali, nel suo Diario AOI, scrive a proposito di Addis Abeba: “Intorno alla città vi sono bande armate e minacciose. Da una settimana si vive sotto l’incubo di un assalto in grande stile“.
L’attacco viene sferrato il 28 luglio.
Nel timore che la popolazione insorga i carabinieri operano arresti di massa di etiopi adulti e Poggiali afferma: “Probabilmente la maggior parte è innocente persino di quanto accaduto. Trattamento superlativamente brutale da parte dei carabinieri, che distribuiscono scudisciate e colpi di calci di pistola”.

A questo attacco partecipa il degiac Aberra Cassa secondogenito del ras Hailù che gode di grande prestigio sia perché di sangue imperiale, sia perché si è distinto come grande combattente nella battaglia del Tembien e nella difficile ritirata di Mau Ceu. Inoltre gode dell’appoggio della chiesa copta e in particolare del vescovo di Dessiè, l’abuna Petros.
Coadiuvato dal fratello, dopo i primi rovesci, adotterà una politica temporeggiatrice che lo isolerà rendendolo preda di Graziani.

L’attacco ad Addis Abeba fallirà, l’abuna Petros portato in piazza verrà giudicato colpevole da un tribunale militare e giustiziato dai fucili di 8 carabinieri.
Graziani informa Lessona, ministro delle colonie: “La fucilazione dell’abuna Petros ha terrorizzato capi e popolazione… Continua l’opera di repressione degli armati dispersi nei boschi. Sono stati passati per le armi tutti i prigionieri. Sono state effettuate repressioni inesorabili su tutte le popolazioni colpevoli se non di connivenza di mancata reazione” (telegramma n.1667/8906).

Un altro problema per Graziani è l’occupazione dell’ovest ( in particolare i centri di Gore, Lechemiti, Gimma, Gambela) che Mussolini vuole al più presto sotto controllo per allontanare il pericolo di una eventuale pretesa del governo inglese su quei territori in quanto confinanti con il Sudan.
Il problema più urgente è Gore dove da maggio si è insediato un governo provvisorio e dove si sono rifugiati gli uomini del passato regime, gran parte dei Giovani Etiopi, la metà dei cadetti di Olettae, i soldati del ras Immirù (il miglior generale di Hailè Selassiè).
In questo contesto avverrà il rogo di tre aerei italiani da bombardamento, che provocherà grande ondata di indignazione in Italia, ma nessuna rappresaglia perché il 4 luglio la Società delle nazioni revoca le sanzioni all’Italia e il problema dell’Ovest non ha più quella urgenza prima sottolineata.

Dal mese di ottobre Graziani riprende la conquista dell’Ovest, mentre il ras Immirù tenta di sfuggire all’accerchiamento e nello stesso tempo incita le popolazioni contro gli italiani: “Gli italiani che contro il loro diritto hanno ucciso i nostri soldati col veleno e con le bombe, sono forse venuti ora per guardarvi col cuore commosso, per farvi vivere tranquilli? … Se gli italiani avessero un cuore buono e sapessero governare, non avrebbero dovuto combattere per 25 anni a Tripoli … Gli italiani ci vogliono togliere il paese che i nostri avi resero prospero…“(ACS Fondo Graziani).
Il ras Immirù si arrenderà il 16 dicembre e verrà confinato in Italia sino al 1943.

Nello stesso periodo vengono uccisi i tre fratelli Cassa.
Il primogenito Uonduossen si arrese alle truppe del generale Pirzo Biroli e subito passato per le armi. Gli altri due si consegnarono spontaneamente al generale Tracchia contando sulla garanzia fatta dagli italiani di aver salva la vita; furono arrestati dai carabinieri, mentre bevevano il caffè nella tenda del generale Tracchia che così comunica la notizia a Graziani: “Alle 18,35 in Ficcè, sede della loro famiglia e noto covo di rivolta da cui partirono gli ordini per l’attacco alla capitale, Aberra e il fratello Asfauossen cadevano sotto il piombo giustiziatore.

L’unico capo etiope ancora in armi era ras Destà che, a fine novembre, dopo aver abbandonato Sidamo, si ritira al centro in una regione montuosa. Nel dicembre accetta di avviare trattative con gli italiani ma, la notizia della uccisione dei fratelli Cassa e la richiesta della sottomissione senza condizioni fatta dagli italiani, fanno fallire le trattative.
Graziani ordina di bombardare la regione in cui il ras ha trovato rifugio. Si combatte per una settimana. Il ras, inseguito dall’aviazione e dagli autoblindo, viene nuovamente attaccato mentre sosta a Goggetti, ma riesce a scappare.
Secondo gli ordini di Mussolini, tutti i capi catturati verranno passati alle armi e lo stesso villaggio dato alle fiamme.
È inteso che la popolazione maschile di Goggetti di età superiore ai 18 anni deve essere passata per le armi e il paese distrutto” (tel 54000).
Il ras Destà verrà fatto prigioniero nel suo villaggio natale il 24 febbraio da uomini di un degiac collaborazionista.
Consegnato agli italiani fu impiccato dagli uomini del capitano Tucci.

Sulla “Gazzetta del popolo” del 24 febbraio 1938 Guido Pallotta vice-segretario dei Guf, commentando la morte del genero dell’imperatore, scrive: “E nello scroscio del plotone di esecuzione echeggiò la più strafottente risata fascista in faccia al mondo, la sfida più cocente alle truppe sanzioniste. Schiaffone magistrale che il capitano Tucci menò alla maniera squadrista sulle guance imbellettate della baldracca ginevrina”.

Ma dopo il fallito attentato a Graziani si scatena la reazione ancora più violenta degli italiani.
17 febbraio 1937. Graziani invita nel suo palazzo di Adis Abeba la nobiltà etiope per festeggiare la nascita del principe di Napoli e per l’occasione decide di distribuire una elemosina ad invalidi del luogo (ciechi, storpi, zoppi ).
La testimonianza di un medico ungherese presente, sottolinea la dura rappresaglia seguita al fallito attentato. Anche le immagini del filmato Fascist legacy della BBC mostrano come nessun etiope uscì vivo dal cortile dove si teneva la cerimonia.
Una nota dell’ambasciatore USA in Etiopia sottolinea che fatti del genere non si vedevano dal tempo del massacro degli armeni.

Graziani comunica immediatamente ai governatori delle altre regioni di agire con il massimo rigore.
Ad Addis Abeba è il federale Guido Cortese che scatena la rappresaglia.
Testimonianza di Poggiali: “Tutti i civili che si trovano ad Addis Abeba hanno assunto il compito della vendetta, condotta fulmineamente coi sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada… Vedo un autista che, dopo aver abbattuto un vecchio negro con un colpo di mazza, gli trapassa la testa da parte a parte con una baionetta. Inutile dire che lo scempio si abbatte contro gente ignara e innocente”.
Vengono incendiati tucul, chiese copte, terreni coltivati, quintali di orzo Anche la chiesa di San Giorgio viene data alle fiamme “per ordine e alla presenza del federale Cortese“.
Ad Addis Abeba 700 indigeni vengono fucilati dopo essere usciti a gruppi dalla ambasciata britannica dove si erano rifugiati (fatto denunciato dal ministro inglese al Parlamento il 26/3/37)

Vengono inquinati i terreni con aggressivi chimici, abbattuto il bestiame.
Molti uomini bruciati vivi, altri lapidati o squartati.
Mussolini con un fonogramma impone che ogni civile sospettato sia fucilato senza processo.

Il numero esatto delle vittime della repressione è di 30.000 per gli etiopi, tra i 1.400 e i 6.000 per inglesi, francesi e americani.
Graziani il 22 febbraio scrive a Mussolini: “In questi tre giorni ho fatto compiere nella città perquisizioni con l’ordine di far passare per le armi chiunque fosse trovato in possesso di strumenti bellici, che le case relative fossero incendiate. Sono state di conseguenza passate per le armi un migliaio di persone e bruciati quasi altrettanti tucul” (tel n. 9170).

26 febbraio. Graziani fa fucilare 45 “tra notabili e gregari risultati colpevoli manifesti” (tel. N.9894 ).
Nei giorni successivi fa fucilare altri 26 esponenti della intellighenzia etiopica, elementi aperti alla cultura europea. Altri 400 notabili vengono trasferiti in Italia, mentre altri “elementi di scarsa importanza ma nocivi” con a seguito donne e bambini (tel. Graziani a Santini n.20650), vengono confinati a Danane dopo un viaggio durato più di 15 giorni che provocherà morti per stenti, vaiolo e dissenteria. …

19 marzo. Graziani scrive a Lessona: “Convinto della necessità di stroncare radicalmente questa mala pianta, ho ordinato che tutti i cantastorie, gli indovini e stregoni della città e dintorni fossero passati per le armi. A tutt’oggi ne sono stati rastrellati e eliminati settanta.”(tel. 14440).

21 marzo. Graziani scrive a Mussolini: “Dal 19 febbraio ad oggi sono state eseguite 324 esecuzioni sommarie… senza comprendere le repressioni dei giorni 19 e 20 febbraio

30 aprile. Le esecuzioni sono passate a 710 (tel. n.22583), il 5 luglio a 1686 (tel n.33911), il 25 luglio a 1878 (tel. n. 36920) e il 3 agosto a 1918 (tel. n.37784).
Dalla relazione del colonnello Hazon si evince che i soli carabinieri hanno passato per le armi 2.509 indigeni.

Alcuni episodi raccontati dallo stesso Graziani testimoniano che le esecuzioni avvenivano spesso senza la minima prova.

14 marzo. Un nucleo di carabinieri, recatosi in una abitazione per arrestare un ricercato, arresta sia il proprietario che gli 11 indigeni che si trovavano sul posto per non aver favorito la cattura del ricercato.
Graziani scriverà a Lessona “Data la gravità del fatto li ho fatti passare per le armi” (tel. n.14150).

23 aprile. 32 capi amhara e 100 indigeni fucilati per condotta dubbia e Argio bruciata (tel. Graziani a Lessona n.23313)

25 aprile. 200 amhara arrestati, cacciati dentro una fossa e fucilati.

Poggiali scrive: “Nell’Uollamo un capitano italiano ha fatto razzia di bestiame a danno di una famiglia indigena. Il capofamiglia denuncia la prepotenza e il capitano uccide tutta la famiglia compresi i bambini”

A maggio Graziani si vendica del clero copto accusato di connivenza con gli autori dell’attentato.

Secondo la relazione del generale Maletti, che ha sostituito Tracchia nella repressione dello Scioa, in due settimane le sue truppe incendiano 115.422 tucul, tre chiese, un convento, e uccidono 2.523 ribelli, servendosi del battaglione musulmano al posto di quello eritreo composto in gran parte da copti.
Maletti il 18 maggio accerchia il villaggio conventuale di Debra Libanòs, il più celebre di Etiopia.”Questo avvocato militare mi comunica che ha raggiunto le prove della correità dei monaci del convento … Passi pertanto per le armi tutti i monaci compreso il vicepriore” (tel. di Graziani a Maletti n. 25876).
Dopo aver ricevuto da Graziani la conferma della responsabilità del convento nell’attentato, il 20 maggio, trasferisce in un vallone a Ficcè 297 monaci e 23 laici e li passa per le armi”.
Sono stati risparmiati i giovani diaconi, i maestri e altro personale d’ordine… Il convento chiuso definitamente.
” (tel. Di Graziani Lessona n.23260).
Tre giorni dopo invia un nuovo telegramma a Maletti: “Confermo pienamente la responsabilità del convento di Debra Libanòs. Ordino pertanto di passare per le armi tutti i diaconi” (tel. 26609).
In realtà recenti studi hanno fatto salire a 1600 il numero delle vittime del massacro di Debra Libanos.
Intanto continua l’azione antiguerriglia delle truppe italiane nelle regioni dell’impero come si deduce dai bollettini inviati al ministero dell’Africa italiana.
I fatti si riferiscono a esecuzioni, rastrellamenti di armi, distruzioni di paesi ostili.

4 aprile. Bruciato il paese di Atzei e il bestiame sequestrato dopo aver accertata la ostilità degli abitanti contro gli italiani.

12 aprile. Nella regione dei Galla-Sidamo erano stati sequestrati 2.000 fucili, 14 mitragliatrici, 50 pistole; nel territorio di Ambo 6.823 fucili, 16 mitragliatrici, 19 pistole.

18 aprile. Occupato e incendiato il villaggio di Eso dopo che erano stati catturati e eliminati 21 ribelli.

1 maggio. Graziani comunica a Roma che i bombardamenti nel governatorato dell’Harrar proseguivano.

In agosto scoppia simultaneamente una rivolta in varie parti dell’impero. Per Graziani il principale capo è Hailù Chebbedè

Nel settembre del 1937 viene catturato e fucilato; la sua testa infilzata su un palo è esposta nella piazza del mercato di Socotà e Quoram.

Graziani, alla fine dell’anno, verrà sostituito con il Duca d’Aosta che attuerà una politica meno repressiva .

Preso da: http://www.criminidiguerra.it/repressioneimpero.shtml

“SOVRAPPOPOLAZIONE” E IL FINANZIAMENTO DELLA 3° GUERRA MONDIALE – L’OPERAZIONE ‘BARBAROSSA 2’

Postato il Mercoledì, 16 marzo @ 23:10:00 GMT di davide

DI PETER KOENIG
Information Clearing House
“Le guerre sono orribili. L’unica cosa buona delle guerre è che contribuiscono a ridurre la popolazione mondiale”.
Ho sentito poco fa questa frase pronunciata da una persona che consideravo migliore. Ne sono rimasto scioccato e gli ho chiesto cosa intendesse.
“Beh, non pensi anche tu che il mondo sia sovrappopolato?”

Stentavo a credere che quelli fossero i pensieri di una persona che rispettavo. Potrebbero anche essere i pensieri di altre persone intorno a me. Aprendo gli occhi su una dimensione che finora avevo ignorato, i pensieri e i sogni segreti della gente iniziavano a rivelarsi; pensieri che normalmente si confidano in un ambiente familiare o quando si è indotti a rivelarli, quando cioè vengono alla luce le verità più nascoste.

La sovrappopolazione è una fantasia egocentrica tipicamente occidentale. I “Comodoni Occidentali” temono di dover condividere alcuni dei loro eccessi con i poveri sotto-umani dei paesi cosiddetti in via di sviluppo dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina – quei continenti lentamente emergenti che per centinaia di anni sono stati violati proprio dagli stessi colonialisti occidentali che oggi paventano sovrappopolazione e guerra mondiale, come fosse una nuova forma di colonialismo.
Secondo la FAO – l’ Organizzazione Mondiale per l’ Alimentazione delle Nazioni Unite – l’attuale potenziale agricolo mondiale potrebbe alimentare almeno 12 miliardi di persone, se solo il cibo non fosse soggetto a speculazioni e fosse distribuito in modo corretto. Cosa che non é. Gli speculatori agroalimentari Statunitensi ed Europei controllano i prezzi – controllano cioè letteralmente chi può vivere e chi deve morire (di fame).
Secondo la Banca Mondiale, l’80% dell’impennata dei prezzi alimentari ha indotto nel 2008/2009 fame e carestia che ha causato la morte di due milioni di persone in Asia e in Africa, il risultato di speculazioni alimentari. Tre settimane fa, il governo Svizzero ha raccomandato al suo elettorato di respingere un’iniziativa popolare del partito socialista contro la speculazione alimentare. L’argomento principale del governo era la negazione del fatto che fame e carestia fossero il prodotto di speculazioni alimentari: “Se proibiamo la speculazione alimentare, gli speculatori lasceranno la Svizzera e andranno a fare i loro utili altrove”. Con il pensiero neoliberista dominante e dilagante – Profit über Alles – non c’è spazio per l’etica. Infatti, la popolazione Svizzera ha respinto l’iniziativa con un margine di quasi 2:3. I centri finanziari della Svizzera a Zurigo e Ginevra controllano alcuni dei più grandi speculatori alimentari in tutto il mondo. Le pratiche nefaste di natura speculativa di Place Finance Suisse sono vive e vegete.
Pensieri e desideri clandestini di riduzione della popolazione e di guerre lontane, sono probabilmente il risultato inconscio di decenni di un’orrenda propaganda occidentale che cerca, in un modo o nell’altro, di guadagnare il consenso popolare sul fatto che le guerre sono necessarie, sono normali, sono quello che l’uomo ha sempre fatto fin dall’inizio dei tempi. L’inizio? Quale inizio? Di certo parliamo di seimila anni fa, con l’avvento dell’ era Giudaico/Cristiana, violenta, sanguinaria e mossa dall’avidità.
Le guerre sono la quintessenza della nostra esistenza occidentale, la ricerca estrema del potere su tutto l’universo. Le guerre sono essenziali per la sopravvivenza del nostro sistema economico occidentale fondato sulla crescita. Le guerre creano l’esigenza di nuove guerre. Da sempre le guerre alimentano un circolo vizioso di dipendenza da se stesse. Nelle nostre economie occidentali abbiamo raggiunto un tale grado di dipendenza dalla guerra che, ad esempio, l’economia Statunitense (una a caso) non potrebbe più sussistere senza di essa. Le guerre uccidono e distruggono, e la ricostruzione crea crescita. Le uccisioni di massa aiutano a controllare la popolazione mondiale, uno degli obiettivi chiave delle élite mondiali, come i Rockfeller, fondatori di organizzazioni semi-segrete come…la Bilderberg Society.
La giustificazione per conflitti e uccisioni continue, è esattamente quello che i media occidentale diffondono ogni giorno – il terrorismo deve essere combattuto con la guerra. Se non c’è abbastanza terrorismo intorno da poter giustificare una guerra, se ne produce di nuovo, sotto una falsa bandiera. E l’Occidente ha messo a punto una scienza esatta – e molto credibile – nella costruzione di false bandiere; tanto che le masse protestano e chiedono più polizia e più protezione militare; tanto che la gente chiede più guerre all’estero per la loro protezione, per la tutela delle sue comodità; tanto che la gente è disposta a rinunciare ai propri diritti e libertà civili pur di avere intorno più polizia e più soldati. A titolo di esempio, sopo gli attacchi ‘terroristici’ a Parigi di gennaio e novembre 2015, il presidente Hollande ha tentato di tutto per introdurre tra le norme della Costituzione Francese lo stato di emergenza nazionale permanente. Finora il Parlamento lo ha bloccato.
La propaganda, come ha sempre fatto e come ancora fa, diffonde la paura. Quando un uomo ha paura, è più vulnerabile e più facilmente manipolabile.
Traendo spunto dall’eccellente analisi di Christopher Black su come l’Occidente si stia preparando ad attaccare la Russia – ovvero a dare inizio ad una Terza Guerra Mondiale – quella che lui chiama “Operazione Barbarossa 2: la Mossa Baltica” (pubblicato da NEO e Global Research), ecco alcune riflessioni aggiuntive sulle forti analogie tra questa operazione e l’originale Operazione Barbarossa – il nome in codice per l’attacco di Hitler alla Russia nella Seconda Guerra Mondiale.
Oggi abbondano le somiglianze tra quello che Chris Black chiama Operazione Barbarossa 2 e l’originale Operazione Barbarossa: a cominciare dal modo in cui Corporate Big Business (CBB) e Wall Street (WS) sostengono l’azione fascista di dominio mondiale, continuando con la propaganda bugiarda da parte di sei megagruppi d’informazione sinoisti/anglosassoni, fino ad arrivare al finanziamento diretto di operazioni di guerra.
La Seconda Guerra Mondiale ha ucciso più di 50 milioni di persone, di cui circa la metà Russi ed é stata finanziata dalla FED tramite Wall Street e la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea – Svizzera. Il libro su cui si basa questo articolo di giornale Tedesco – “Bankgeschäfte mit dem Feind – Die Bank für Internationalen Zahlungsausgleich im Zweiten Weltkrieg” (1997), di Gian Trepp, descrive in dettaglio tutte le transazioni finanziarie avvenute all’epoca, ma purtroppo non è più disponibile e pare non sia stato mai tradotto in inglese. (Tuttavia, “La Torre di Basilea”  è un ottimo complemento del racconto di Gian Trepp.)
Sia la Prima sia la Seconda Guerra Mondiale – e Dio non voglia, anche la Terza – sono state (e potrebbe ancora essere) contro l’est. Il primo obiettivo è la Russia. La Cina è già da un pezzo nel mirino di attacco e di conquista delle élite mondiali. L’élite CBB sta già manovrando il Pentagono e – per estensione – i vassalli NATO di Washington. Questi gruppi élitari intenzionati a dominare il mondo, si nascondono dietro quelle nefaste organizzazioni come la Bilderberg Society, la Commissione Trilaterale, il Council on Foreign Relations (CFR), la Chatham House, il World Economic Forum – e altre ancora.
I Clinton, i Kerry, gli Obama, gli Hollande e i Cameron del mondo, i leader del Consenso Washington, la FED, la Banca Mondiale, il FMI, la Banca Centrale Europea, i CEO di Wall Street, il complesso industriale militare, i grandi gruppo d’informazione e i gruppi farmaceutici – per nominarne solo alcuni – sono membri della maggior parte di queste organizzazioni semi-occulte strettamente interconnesse.
Molti tra questi leader sono Sionisti o comunque sostenitori del sionismo mondiale. E confluiscono tutti al vertice attraverso uno dei patti più oscuri e sinistri mai esistiti: i Massoni, simboleggiati da triangolo e occhio che guarda, come raffigurati sulla banconota del dollaro. E’ ai Massoni che dobbiamo la creazione della FED e del nostro sistema monetario occidentale fraudolento e fuorilegge. Già governano il mondo. La loro morsa si fa sempre più stretta ogni giorno che passa fino a un punto di non ritorno, se Noi, la Gente, glielo consentiamo.
Ed ecco le analogie tra la Seconda Guerra Mondiale e gli attuali preparativi alla Terza. Negli anni ’30 e durante la Seconda Guerra Mondiale, l’IBM, allora una delle maggiori società Americane, collaborò strettamente con Hitler nell’organizzazione dell’Olocausto: contando, registrando e infine trasportando gli Ebrei ai campi di concentramento di Auschwitz ed altri, grazie ai primi computer a schede perforate.
(http://www.amazon.com/IBM-Holocaust-Strategic-Alliance-Corporation-Expanded/dp/0914153277/).
Hitler insignì il fondatore dell’IBM, Thomas Watson, con la Croce al Merito (la seconda più importante onorificenza Tedesca).
Altri collaboratori furono la Ford e la General Motors, la DuPont (il gigante chimico) e l’impero mediatico Randolph Hearst, per elencarne solo alcuni, che ammiravano il rigore della leadership del Fuhrer. Con la prospettiva di un ricco e sicuro profitto, tutti chiusero un occhio di fronte alle atrocità naziste. Le grandi imprese Americane, quindi, contribuirono a creare l’arsenale del Nazismo di Hitler.
Oggi, come ieri, le grandi aziende Americane ed Europe e i grandi gruppi mediatici, mano nella mano, promuovono e sostengono un approccio fascista per denigrare e schiacciare la Russia, indipendente e non allineata, e la Cina – e tutto questo con l’obiettivo del PNAC (Plan for a New American Century) di dominare a tutto campo le risorse naturali e le popolazioni del pianeta.
Uno dei più recenti attacchi sanguinari ha avuto inizio con il colpo di stato nazista (che poi si è dimostrato essere stato provocato dall’Occidente) contro il leader Ucraino democraticamente eletto, Viktor Yanukovich, sostituendolo con un governo fascista, durante il sanguinoso colpo di stato di Maidan a Kiev nel febbraio del 2014 – e accusando poi la Russia della conseguente guerra civile; in realtà il massacro del Donbass, in Ucraina orientale, è stata una strage ordita dalla NATO nella quale sono rimaste uccise almeno 40.000 persone, per lo più civili, causando circa 2 milioni di profughi. L’iniziativa occidentale aveva un duplice obiettivo: far guadagnare terreno alla NATO verso Mosca e privatizzare i ricchi terreni agricoli e minerari dell’Ucraina con capitali occidentali.
CHI FINANZIA “BARBAROSSA 2” – UN’IMPRESA USA/NATO IN PREPARAZIONE DI UNA TERZA GUERRA MONDIALE?
I costi sono difficili da valutare, ma è molto probabile che possano raggiungere il trilione di dollari USA, o anche più. E’ qui che entrano in gioco la FED e la BCE – ecco l’analogia con l’Operazione Barbarossa, quando la FED, tramite Wall Street e la BRI, finanziò l’Olocausto e la guerra di Hitler contro la Russia. E’ forse questa la ragione della tolleranza mostrata dalla BCE nei confronti di alcuni paesi dell’eurozona – Francia, Italia, Polonia e altri – che negli ultimi due anni hanno stampato più Euro di quanto fosse consentito dalla regole BCE? Questo denaro ‘nuovo’, prodotto a un ritmo di quasi 500 miliardi di euro BCE (in eccesso rispetto alle quote stabilite per l’Eurozona), è stato utilizzato per acquistare titoli di Stato, per finanziare cioè il debito governativo.
Conoscendo quindi il modo in cui è stata finanziata la Seconda Guerra Mondiale, non sarebbe una sorpresa scoprire che la BCE – pilotata da FED e Wall Street (ricordiamoci che Mario Draghi è un ex funzionario di Goldman Sachs) ha seguito le istruzioni di Washington chiudendo un occhio sulle limitazioni monetarie dell’eurozona, allo scopo di produrre, cosi’ come la FED a suo tempo con i dollari, euro senza valore per finanziare un nuovo conflitto mondiale. Sarebbe una replica di quanto avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale, con FED/Wall Street e BRI. Come al solito, l’Impero del Caos tiene banco su due tavoli: da una parte briga per finanziare una nuova guerra contro la Russia, attraverso il debito imposto da Washington ai suoi alleati/vassalli Europei, sanzionando la Russia sempre attraverso il suoi alleati/vassalli Europei che accettano di buon grado di subirne le nefaste conseguenze economiche; mentre dall’altra parte l’eccezionale macchina da guerra Statunitense raccoglie i frutti della sua industria bellica nazionale; e nel frattempo Obama consente tranquillamente ai rappresentanti delle imprese Americane di partecipare all’International Business Forum dello scorso giugno a San Pietroburgo.
Ma quando arriverà il giorno in cui “Noi, la Gente” apriremo finalmente gli occhi sulle indicibili atrocità ed inganni perpetrati dalle élite manipolatrici?
Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. Ha lavorato per molto tempo all’estero per la Banca Mondiale, occupandosi di ambiente e risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, RT, Sputnik, PressTV, CounterPunch, TeleSur, per il Blog The Vineyard of The Saker e altri siti internet. E’ autore di : Implosione – un Thriller Economico su Guerra, Distruzione Ambientale e Avidità Imprenditoriale – un racconto basato su fatti reali e sulla sua esperienza trentennale per la Banca Mondiale in giro per il mondo. E’ anche co-autore di Ordine Mondiale e Rivoluzione! – Saggi dalla Resistenza.

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article44423.htm
14.03.2016
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16350

Hillarygate, la complicità occidentale nel genocidio dei neri in Libia

12 febbraio 2016

A capodanno furono svelati 3000 messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton quando era segretaria di Stato. Sono stati ripresi da diversi media statunitensi, tra cui la CNN. Gli storici saranno sorpresi da alcune rivelazioni esplosive contenute nei messaggi di posta elettronica sulla Libia: la legittimazione dei crimini dei ribelli, le operazioni speciali inglesi e francesi in Libia all’avvio delle proteste contro Gheddafi, l’integrazione dei terroristi dial-Qaida nell’opposizione sostenuta dai Paesi occidentali, ecc.
Gli squadroni della morte della NATO
Le informazioni raccolte da Sidney Blumenthal su Hillary Clinton forniscono prove decisive sui crimini di guerra commessi dai “ribelli” libici sostenuti dalla NATO. Citando un capo ribelle “con cui ha parlato in piena fiducia”, Blumenthal ha detto di Clinton: “Prendendo le parole con la massima riservatezza, un capo dei ribelli ha detto che le sue truppe continuano l’esecuzione sommaria di tutti i “mercenari stranieri”  (che hanno combattuto per Muammar Gheddafi) durante i combattimenti“. Mentre le esecuzioni illegali sono facili da riconoscere (i gruppi coinvolti in questi crimini vengono chiamati convenzionalmente “squadroni della morte”), ancor più sinistro è che erano considerati “mercenari stranieri” i combattenti di origine sub-sahariana e, difatti, i civili neri. Vi è un’ampia documentazione presso giornalisti, ricercatori e gruppi di difesa dei diritti umani che dimostrano che i libici neri e i lavoratori sub-sahariani assunti da società libiche, attività favorita da Gheddafi per la sua politica a favore dell’unità africana, furono oggetto di una brutale pulizia etnica.
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Il massacro di Tawarga
I neri libici furono spesso stigmatizzati come “mercenari stranieri” dai ribelli, principalmente gruppi estremisti legati ad al-Qaida, per la loro fedeltà in generale a Gheddafi, in quanto comunità furono stati sottoposti a torture ed esecuzioni e le loro città furono “liberate” con la pulizia etnica e le stragi. L’esempio più documentato è Taweaga, una città di 30000 libici neri. La popolazione scomparve del tutto dopo l’occupazione da parte dei gruppi ribelli sostenuti dalla NATO, le Brigate di Misurata. Tali attacchi erano ben noti e continuarono fino al 2012, come confermato dall’articolo del Daily Telegraph: “Dopo che Muammar Gheddafi fu ucciso, centinaia di lavoratori migranti provenienti dagli Stati confinanti furono arrestati dai combattenti alleati delle nuove autorità provvisorie. Accusarono gli africani di essere mercenari al servizio dell’ex-leader”. Sembra che Hillary Clinton fosse stata personalmente informata dai crimini degli alleati, i ribelli anti-Gheddafi, molto prima di
commettere i peggiori crimini del genocidio.
al-Qaida e le forze speciali di Francia e Regno Unito in Libia
Nella stessa email Sydney Blumenthal ha anche confermato ciò che divenne un problema ben noto, le insurrezioni sostenute dall’occidente in Medio Oriente e la cooperazione tra le forze militari occidentali e le milizie legate ad al-Qaida. Blumenthal riferisce che “una fonte estremamente sensibile” confermò che le unità speciali inglesi, francesi ed egiziane crearono le milizie ribelli libiche al confine tra Libia ed Egitto, nonché alla periferia di Bengasi. Mentre gli analisti a lungo specularono sulla presenza di truppe occidentali sul terreno, nella guerra libica, il messaggio è la prova definitiva del ruolo svolto da esse e della loro presenza sul terreno nelle prime manifestazioni contro il regime di Gheddafi, scoppiate nel febbraio 2011 a Bengasi. Il 27 marzo, in ciò che doveva essere una “rivolta popolare”, gli agenti dei servizi speciali inglesi e francesi “supervisionarono il trasferimento di armi ai ribelli“, tra cui armi d’assalto e munizioni
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Il timore francese per la moneta pan-africana
La risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite proposta dalla Francia istituiva una no-fly zone sulla Libia “al fine di proteggere i civili”. Tuttavia, una e-mail inviata a Clinton nell’aprile 2011 esprime intenzioni meno nobili. L’e-mail indica l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy come a capo dell’attacco alla Libia e individua cinque obiettivi da raggiungere: avere il petrolio libico, garantire l’influenza francese nella regione, aumentare la reputazione nazionale di Sarkozy, affermare il potere militare francese ed evitare l’influenza di Gheddafi su ciò che chiamava “francofona”. Ancor più sorprendente è il riferimento alla minaccia che le riserve di oro e denaro libiche, stimate in 143 tonnellate d’oro e una quantità simile di denaro, “comportassero la sostituzione del franco CFA quale moneta ufficiale dell’Africa francofona“. Una delle principali cause della guerra, poi, fu la volontà francese d’impedire la creazione della moneta panafricana basata sul dinaro-oro libico, un programma che faceva parte dei tentativi di Gheddafi di promuovere l’unità africana. Questo avrebbe dato ai Paesi africani un’alternativa al franco CFA, uno dei fattori del dominio neocoloniale sull’economia dell’Africa Centrale da parte della Francia.

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2 luglio 2013, Laura Boldrini premia con soldi pubblici la giornalista Annick Cojean, l’ideatrice della menzogna dell’uso del Viagra da parte dei soldati della Jamahirya Libica, propaganda di guerra volta a giustificare la distruzione della Libia, ancora diffusa e utilizzata dall’oscena sicaria atlantista Boldrini a due anni dall’assassinio della Libia.

Fonte: Contrainjerencia
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: http://www.informarexresistere.fr/2016/02/12/hillarygate-la-complicita-occidentale-nel-genocidio-dei-neri-in-libia/

La guerra di Sarkozy a Gheddafi e all’Italia

15 gennaio 2016

[di Elido Fazi] In un’email declassificata della Clinton, le vere ragioni dell’attacco alla Libia del 2011: sabotare i piani di Gheddafi per una nuova moneta alternativa al franco francese e indebolire i rapporti tra Libia e Italia. Una rivelazione scioccante, che segna definitivamente il tramonto dell’Europa così come l’avevamo immaginata.

di Elido Fazi 
In una recente intervista sul Fatto Quotidiano, Valentino Zeichen, uno dei più grandi poeti italiani viventi, fa questa considerazione: «Berlusconi sarebbe stato un grande statista, ma quando quegli stronzi degli inglesi e dei francesi decisero di aggredire la Libia, defenestrare Gheddafi e lasciarci fuori da tutto, sarebbe dovuto andare in Parlamento e avrebbe dovuto dimettersi. Non lo fece e perse l’occasione di passare alla storia».

Oggi veniamo a sapere, dopo la pubblicazione di 3.000 email riservate di Hillary Clinton su ordine di un tribunale americano, che la storia dell’eliminazione di Gheddafi e di molti suoi famigliari, figli e nipoti compresi, è molto più inquietante di quello che un poeta come Zeichen avrebbe potuto immaginare quando ha rilasciato l’intervista.
Come rivelato dal sito Scenari Economici, in un’email dal titolo eloquente “France’s Client and Qaddafi’s Gold”, inviata alla Clinton il 2 aprile 2011 da un suo stretto collaboratore, Sidney Blumenthal, si scoprono retroscena impensabili e mai immaginabili che hanno come protagonista l’ex presidente francese Nicola Sarkozy. Alla luce di queste rivelazioni, le famose risatine tra Sarkozy e Angela Merkel del 2011 prendono un’aria sinistra. I due sembrano il gatto e la volpe.
Per chi ha sempre pensato, come noi, che l’Europa non dovrebbe mai smettere di perseguire l’obiettivo che stava a cuore ai grandi politici italiani già dagli anni Cinquanta, cioè una politica estera e di difesa comune, compreso una politica europea di intelligence, le rivelazioni sono scioccanti e segnano definitivamente il tramonto dell’Europa così come noi l’avevamo immaginata.
In sintesi, le vere ragioni dell’ennesimo disastro geopolitico della NATO (questa volta, bisogna ammettere, senza che gli americani abbiano troppe colpe!), in una terra che abbonda di petrolio come poche, si rivela essere stata una guerra imperialistica promossa dalla Francia, con l’aiuto del Regno Unito, per sabotare i piani di Gheddafi per una nuova moneta che, facendo leva sulla disponibilità di oro e di argento della Libia (143 tonnellate di oro e altrettante di argento), aveva come obiettivo quello di sostituire il franco CFA, una valuta creata nel 1945 e utilizzata da 14 ex colonie francesi con obblighi nei confronti del Tesoro francese.
Il secondo obiettivo dell’aggressione è stato quello di indebolire i rapporti tra Libia e Italia e danneggiare così i nostri interessi (nel 2011 due terzi delle concessioni petrolifere in Libia, paese allora stabile, erano dell’Eni, che aveva fatto notevoli investimenti nel maggior produttore di petrolio in Africa).
Sembra fantapolitica, essendo la Francia parte dell’Unione europea, ma crediamo che sia bene a questo punto sapere come stanno veramente le cose, al di là della brutta retorica di cui ancora oggi alcuni politici ci sommergono, facendo un riassunto dei contenuti della email.
In essa, si specifica subito che è la Francia ad avere chiari interessi economici nell’aggredire Libia e che il governo francese ha organizzato le fazioni anti-Gheddafi, alimentando inizialmente i capi golpisti con armi, addestratori delle milizie (comprese quelle con sospetti legami con l’ISIS e al-Qaeda), intelligence e forze speciali al suolo.
Riassumiamo le motivazioni che, secondo il funzionario americano, stavano nella testa di Sarkozy, che leggendo queste email sembra essere un pericoloso imperialista e un acerrimo nemico dell’Italia. L’email elenca dapprima i cinque punti dietro il pensiero di Sarkozy:

  1. Ottenere una quota maggiore della produzione di petrolio dalla Libia a danno dell’Italia.
  2. Aumentare l’influenza della Francia in Nord Africa.
  3. Migliorare la posizione politica interna di Sarkozy.
  4. Dare ai militari un’opportunità per riasserire la posizione di potenza mondiale della Francia.
  5. Rispondere alla preoccupazione dei suoi consiglieri circa i piani di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa francofona.

E subito dopo la stessa email illustra l’altro pezzo dello scenario dietro all’attacco, quello più stupefacente.
In sintesi Blumenthal dice che:

  • Le grosse riserve d’oro e argento di Gheddafi, stimate in «143 tonnellate d’oro e una quantità simile di argento», pongono una seria minaccia al franco francese CFA, la principale valuta africana.
  • L’oro accumulato dalla Libia doveva essere usato per stabilire una valuta pan-africana basata sul dinaro d’oro libico.
  • Questo piano doveva dare ai paesi dell’Africa francofona un’alternativa al franco francese CFA.
  • La preoccupazione principale da parte francese è che la Libia porti il Nord Africa all’indipendenza economica con la nuova valuta pan-africana.
  • L’intelligence francese scoprì un piano libico per competere col franco CFA subito dopo l’inizio della ribellione, spingendo Sarkozy a entrare in guerra direttamente e bloccare Gheddafi con l’azione militare.

Sarebbe interessante sapere dove sono oggi le riserve d’oro e d’argento della Libia.
In conclusione, poiché amiamo l’umorismo e la letteratura umoristica, possiamo consolarci ripensando al famoso discorso di Sarkozy a Benghazi che siamo sicuri resterà negli archivi storici alla pari di alcuni discorsi esilaranti di Mussolini alle folle italiane. Questo discorso ci ricorda che la vita continuerà sempre a nutrirci con qualcosa di totalmente intangibile e inaspettato, qualcosa che soltanto la risata può conservare nell’assurda idiozia delle nostre azioni.

Originale con video: http://www.eunews.it/2016/01/15/la-guerra-di-sarkozy-gheddafi-e-allitalia/48232#

Ecco perchè Gheddafi doveva essere eliminato e la Libia distrutta

Ecco perché hanno ammazzato Gheddafi. Le email Usa che non vi dicono.

Le email della Clinton svelano i motivi della guerra contro la Libia

SCOPERTE NUOVE EMAIL DI HILLARY CLINTON CHE SVELANO I VERI MOTIVI DELLA GUERRA CONDOTTA DALLA FRANCIA CONTRO LA LIBIA DI GHEDDAFI

SCOPERTE NUOVE EMAIL DI HILLARY CLINTON CHE SVELANO I VERI MOTIVI  DELLA GUERRA CONDOTTA DALLA FRANCIA CONTRO LA LIBIA DI GHEDDAFI 
 
gennaio 09, 2016
Secondo un articolo apparso sul sito pacifista ANTIWAR.COM sono state scoperte delle nuove email di tipo confidenziale inviate da Hillary Clinton a Sarkozy che rivelano le vere ragioni della guerra sferrata da Sarkozy contro la Libia di Gheddafi.
La email UNCLASSIFIED U.S. Department of State Case No. F-2014-20439 Doc No. C05779612 Date: 12/31/2015  inviata il 2 aprile 2011 dal funzionario Sidney Blumenthal (stretto collaboratore prima di Bill Clinton e poi di Hillary) a Hillary Clinton, dall’eloquente titolo “France’s client & Qaddafi’s gold”, racconta i retroscena dell’intervento franco-inglese.
La posta in gioco, l’obiettivo reale era eliminare, annullare l’influenza di Gheddafi nell’Africa francofona dal momento che lo stesso Gheddafi aveva lo scopo di sostituire il FRANC CFA, una valuta utilizzata da 14 ex colonie francesi(creata nel 1945) che comportava una serie di obblighi nei confronti del tesoro francese.

(wikipedia: Senza la necessità di modificare la sigla, il nome cambiò in “franco della Comunità Francese dell’Africa” nel 1958, ed oggi indica il franco della Comunità Finanziaria dell’Africa nel caso dell’UEMOA, e franco della cooperazione finanziaria dell’Africa Centrale per il CEMAC. L’esistenza di due nomi distinti evidenzia la divisione della zona in due: la prima ha come istituto di emissione il BCEAO (Banco Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale), la seconda il BEAC (Banco degli Stati dell’Africa Centrale); le rispettive valute non sono intercambiabili.
Gli accordi che vincolano i due istituti centrali con le autorità francesi sono identici e prevedono le seguenti clausole:

  • un tipo di cambio fissato alla divisa europea;
  • piena convertibilità delle valute con l’euro garantita dal Tesoro francese;
  • fondo comune di riserva di moneta estera a cui partecipano tutti i paesi del CFA (almeno il 65% delle posizioni in riserva depositate presso il Tesoro francese, che in tal modo si fa garante del cambio monetario);
  • in contropartita alla convertibilità era prevista la partecipazione delle autorità francesi nella definizione della politica monetaria della zona CFA.

Il franco CFA mantenne la parità rispetto al franco francese salvo in casi particolari. Gli economisti hanno ritenuto che il valore di cambio sia stato, nonostante alcune svalutazioni, troppo alto e sfavorevole per i paesi partecipanti agli accordi monetari.
Successivamente all’introduzione dell’euro, il valore del franco CFA è stato fissato alla nuova valuta; è comunque il Tesoro francese e non la Banca centrale europea che continua a garantire la convertibilità del franco CFA.)
Gheddafi voleva quindi sostituire questa valuta e i relativi obblighi nel confronto del tesoro francese , con un’altra coniata in Libia ai fini della creazione di un piano panafricano, cioè dell’unione delle nazioni africane.
Le MINACCE CHE COSTITUIVANO IL PETROLIO E L’ORO LIBICO PER GLI INTERESSI FRANCESI IN AFRICA
Nonostante la risoluzione 1973 del 17 mazo 2011, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, (proposta dalla Francia) riguardasse la creazione di una zona di interdizione di volo sulla Libia che aveva come scopo quello di proteggere i civili, un’email inviata a Clinton nel 2011, avente come oggetto “i clienti della Francia e l’oro di Gheddafi” rivela in realtà da parte della Francia stessa delle ambizioni molto meno nobili.
Dall’email si evince che è il presidente Sarkozy stesso alla guida dell’attacco contro la Libia con lo scopo di realizzare cinque obiettivi:

  • Le grosse riserve d’oro e argento di Gheddafi, stimate in 143 tonnellate d’oro e una quantità simile di argento, pongono una seria minaccia al Franco francese CFA, la principale valuta africana.
  • L’oro accumulato dalla Libia doveva essere usato per stabilire una valuta pan-africana basata sul dinaro d’oro libico.
  • Questo piano doveva dare ai paesi dell’Africa Francofona un’alternativa al franco francese CFA.
  • La preoccupazione principale da parte francese è che la Libia porti il Nord Africa all’indipendenza economica con la nuova valuta pan-africana.
  • L’intelligence francese scoprì un piano libico per competere col franco CFA subito dopo l’inizio della ribellione, spingendo Sarkozy a entrare in guerra direttamente ebloccare Gheddafi con l’azione militare.

La parte più sbalorditiva è il lungo resoconto sull’enorme minaccia che l’oro e l’argento, contenuti nelle riserve di Gheddafi (stimate in 143 tonnellate di oro e altrettanti di argento) potrebbero portare alla valuta Franc CFA in circolazione come moneta africana nell’africa francofona.
Quindi al posto del nobile scopo dichiarato di “proteggere” (vedi la risoluzione n.1973) è da queste email confidenziali che si evince il vero motivo della guerra.
Questa riserva di oro è stata accumulata da Gheddafi prima della guerra civile in Libia del 2011, ed era destinata ad essere utilizzata per instaurare una valuta panafricana basata sul dinaro libico d’oro.
Questo piano era stato concepito per fornire ai paesi francofoni un’alternartiva al CFA e quindi una sostanziale indipendenza dal tesoro francese.

N.D.R.: secondo persone ben informate l’oro e l’argento ammontavano a più di 7 miliardi di dollari. Alcuni ufficiali dei servizi segreti francesi hanno scoperto questo piano poco dopo che la querra civile del 2011 era iniziata.
E’ stato questo uno dei fattori decisivi che hanno convinto Sarkozy a sostenere la stessa ribellione contro Gheddafi.

Fonte: news360x.fr
Traduzione per Informare Per Resistere di Stefania Conticini

Originale da: http://www.informarexresistere.fr/2016/01/09/scoperte-nuove-email-di-hillary-clinton-che-svelano-i-veri-motivi-della-guerra-condotta-dalla-francia-contro-la-libia-di-gheddafi/