Cronache dalla Libia 10

25 agosto 2011

  • Hugo Chávez è tra i pochi veri amici del rais (come Nelson Mandela, Ben Bella, Jacob Zuma, Louis Farrakhan) e sottolinea la sua lealtà denunciando i crimini efferati che i mercenari e ribelli NATO stanno compiendo sulla popolazione libica e sull’intero paese. [24.08.2011]

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  • Ultime dal combattente lealista Libyan Liberal sul fronte a Tripoli:
    [25.08.2011]

“Ad Abu Salem combattenti eroici. Siamo pronti ad accettare la morte ora. Bombe della Nato con bombe a grappolo da F-16. Molti morti. Ieri sera siamo andati dietro le linee nemiche a Landanous alto per salvare un gruppo di ostaggi. molte case saccheggiate nelle aree controllate dai ribelli. panico ovunque. I ribelli uccidono chiunque si trovi sulla lista di persone pro-Gheddafi. Ne hanno ucciso plotoni. Abbiamo ucciso due stupratori e salvato una ragazza la notte scorsa dietrole  linee nemiche. Un sacco di non libici nelle file dei ribelli. Bianchi come Norvegesi. Ho visto un ribelle che stava stuprando una bambina di 10 anni. Un altro stava tenendo la ragazza. Entrambi i ribelli sono stati uccisi, essi non meritavano la vita. Alcuni mi chiedono i video ma non abbiamo macchine fotografiche che non siamo attori, siamo combattenti. Massacro fatto dai ribelli a Tripoli. Il 90 per cento delle persone sono chiuse dietro le porte soprattutto quelli di pelle nera. I ribelli chiamano tutti Kaffour [nero] e gli spararano a vista. Questo non è Islam questo è razzismo del KKK degli Stati Uniti, i ribelli non si sollevano per Allah ma solo per gli americani. Molti portano la bandiera dei ribelli e anche quella americana. Chiamo i giornalisti per fare degli stages a Landanous alto e a vedere i corpi prima che i ribelli li rimuovano. Perché non si dice nulla sui crimini dei ribelli? I nervi sono in ​​tensione. La resistenza alla NATO e ai collaboratori è difficile. Bombardano ogni posizione. Molte bombe, non razzi, bombe enormi. Dove sono quelle Nazioni Unite per fermare i bombardamenti NATO sui civili di Abu Saleem? Perché nessuno se ne cura? Dove sono gli arabi?
Non so come  terremo Abu Saleem con un orda di ribelli con armi pesanti e bombe e lo stesso fa la NATO. Che si fermino i bombardamenti della NATO e riusciremo a vincere altrimenti saremo massacrati dai piloti della NATO. Se è il volere di Allah sarà il martirio. Possa Allah permettermi di sopravvivere un giorno in più per salvare più vite, vi prego di diffondere il messsagio, la NATO sta bombardando Abu Saleem, uccidendo civili. I serbi catturati sono in aeroporto, cerchiamo di penetrare lì. Ma la Nato sta sopra il perimetro.
Triste, ma non credo che i serbi sopravviveranno, i ribelli sono pazzi da legare. Violentano uccidono e saccheggiano tutto con la copertura della NATO.
Ultimo Tweet per oggi, in attesa del martirio o della vittoria, diffondete il messaggio dei bombardamenti della NATO sui civili di Abu Saleem, perché stringono bandiere verdi.
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  • Conferme alle parole di Libyan Liberal
    [25.08.2011]

11:30 – I rivoltosi libici avrebbero arrestato cinque serbi – Erano attivi militarmente a sostegno delle forze di Muammar Gheddafi. Nel darne notizia, i media di Belgrado hanno citato Ahmed Mehdi, esponente degli insorti, secondo il quale l’arresto dei cinque sarebbe avvenuto lungo la strada che da Tripoli porta all’aeroporto. ‘Abbiamo arrestato cinque serbi che affermano di essere lavoratori edili, mentre noi riteniamo invece che siano cecchini sostenitori di Gheddafi’, ha detto Mehdi citato dalla Tanjug.

19:35 – Per i ribelli raìs fuggito da Abu Salim  – Secondo i ribelli che questo pomeriggio hanno preso d’assalto il quartiere di Abu Salim, roccaforte di Gheddafi, il raìs non si troverebbe più in questa parte della città e sarebbe fuggito verso sud, lungo la Airport Highway che conduce fuori della capitale e dove Gheddafi possiede alcune fattorie. E’ quanto emerge da testimonianze raccolte dall’inviato Ansa sul posto. Durante gli scontri i ribelli sono avanzati di almeno un chilometro e mezzo dentro il quartiere. Nelle strade si vedono diversi cadaveri di soldati lealisti, alcuni completamente bruciati.

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Zintan: le forze libiche fedeli alla guida Moammar Gheddafi assediano i ribelli nella città di Zuwarah a ovest di Tripoli, i comandanti dei ribelli hanno detto mercoledì, aggiungendo che i combattenti non riuscivano a togliere l’assedio.
Il colonnello Abdu Salem ha detto le forze ribelli a Zuwarah avevano lanciato un appello per aiutare Zintan in altri luoghi a sud nelle mani degli insorti.
[…] Ma il portavoce dei ribelli Zintan, il colonnello Juma Brahim, ha detto, “Zintan non può rinunciare a nessuno. Tutti i nostri combattenti sono a Tripoli”, che è stata invasa dai ribelli all’inizio di questa settimana.
Abdu Salem, il coordinatore dei movimenti militari per la regione Zintan, ha detto che i ribelli avevano preso il centro di Zuwarah, che è passata di mano più di una volta da quando la rivolta era iniziata a metà febbraio, tre giorni fa.
Da allora le forze pro-Gheddafi posizionati tutti intorno alla città lo hanno bombardato, ha detto. Zuwarah sorveglia la strada da Tripoli a Ras Jdir al confine con la Tunisia, che è ancora nelle mani dei lealisti.
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Ieri notte il colonnello ribelle golpista Abdulrahman (Abdo) Alzawawi Salem, è stato ferito a Tawaraga, con i fratelli Khaled & Bashir.

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Flash dal fronte libico [25.08.2011]

  • British forces units SAS 22 stanno ora combattendo a Tripoli
  • Due stupratori uccisi e una donna salvata dietro le linee
  • Scontri duri nei pressi del Corinthia Hotel
  • Ribelle combattente canadese. L’uomo è stato identificato come Edmonton-nato Nader Raween Ben, 24 anni, operaio della tecnologia dell’informazione.
  • Forze lealiste impegnano i mercenari con precise tattiche di guerriglia urbana
  • Gheddafi, dato per intrappolato, elude le ricerca e beffardo, invia nuovo messaggio audio: “La Libia sia dei libici, non della Francia, non dell’Italia, non dei colonialisti. Il nemico sarà sconfitto, la NATO sarà sconfitta. Le Tribù devono proteggere le loro aree. Giovani di Tripoli, combatteteli ovunque, via per via, Zanga Zanga (strada per strada). Deratizzate Tripoli. Distruggiamoli”.
  • Il figlio di Gheddafi Khamis risorto dai morti per la 4 ° volta – comanda ancora – guidando la resistenza delle truppe governative.

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Il Leader libico ha acquistato influenza politica in tutto il continente, finanziando per missioni di pace, infrastrutture e aiuti umanitari.

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Il governo sudafricano ha difeso il suo rifiuto di sbloccare 1,5 miliardi di dollari di assets libici e riconoscere l’autorità ribelle della Libia, nonostante le crescenti critiche in patria e in tutto il mondo.
Gli Stati Uniti hanno proposto una bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu mercoledì per rilasciare beni libici congelati dalle Nazioni Unite  (per affamare di risorse Muammar Gheddafi) a favore del Consiglio nazionale di transizione.
ll Sud Africa dice che approverà 500 milioni di dollari del pacchetto di assistenza umanitaria urgente, ma si oppone al rilascio dei restanti fondi perché il Consiglio nazionale di transizione non è stato riconosciuto dalla stessa ONU.
Un portavoce del governo, Jimmy Manyi, ha dichiarato: “Il governo del Sud Africa affronterà questa questione sempre di concerto con l’Unione africana e nello spirito del multilateralismo del governo del Sud Africa che condanna ogni forma di violenza e la dottrina del cambio di regime imposto”.

Il Sud Africa ha votato a favore del Consiglio di sicurezza dell’Onu la risoluzione 1973 per proteggere i civili in Libia, ma la mossa ha dimostrato le divisioni dentro il paese in maniera violenta. Ministri del governo dicono che si sono rammaricati del provvedimento quando hanno visto l’intervento militare della Nato andare oltre una no-fly zone. I commentatori hanno descritto questo fatto come ingenuità.

South African president Jacob Zuma

Il presidente sudafricano, Jacob Zuma, ha sostenuto che la crisi libica è l’ultimo esempio che viene mostrato della mancanza di rispetto per l’Africa da parte del resto del mondo.
Coloro che hanno il potere di bombardare altri paesi hanno minato sforzi e iniziative  dell’UA [dell’Unione africana] per gestire la situazione in Libia“, ha detto il presidente questa settimana.
La situazione in Libia è stata di preoccupazione, in quanto è stato accompagnato da un indebolimento del ruolo del continente africano a trovare una soluzione. Avremmo potuto evitare un sacco di perdite di vite umane in Libia“.
Zuma ha detto che nazioni potenti hanno abusato della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu “per promuovere interessi diversi da quelli per proteggere i civili e assistere il popolo libico“.
Una riunione del Consiglio su  pace e la sicurezza dell’UnioneAfricana ad Addis Abeba giovedì e venerdì delibererà sul “dispiegarsi della situazione ” in Libia, Zuma ha aggiunto. “La posizione dell’Unione africana è stata la più logica. C’è ancora spazio nella situazione in questo momento.”
L’ostilità interna verso Zuma per sostenere la risoluzione delle Nazioni Unite è stata guidata nel governo dall’influente ala giovanile dell’ African National Congress (ANC). Il presidente della Lega della Gioventù, Julius Malema, ha affrontato una serie di accuse disciplinari, fatto ampiamente interpretato come parte di una lotta di potere che potrebbe decidere il futuro di Zuma.
Alcuni membri dell’ANC che sentono una fedeltà residua verso Gheddafi per il suo sostegno durante la lotta contro l’apartheid, citavano l’ex presidente Nelson Mandela una volta mentre diceva: “Coloro che si sentono irritati dalla nostra amicizia con il Presidente Gheddafi possono andare a fare un tuffo in piscina.
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha programmato una votazione sul proposta degli Stati Uniti giovedi a New York. Sia gli Stati Uniti e che Gran Bretagna hanno criticato la posizione del Sud Africa. Il segretario della difesa, Liam Fox, ha dichiarato che il Sud Africa dovrà affrontare una “enorme pressione morale” affinché cambi la sua posizione “deludente”.
“Il Sud Africa, a detta del suo governo, è preoccupato dal prendere posizione,” ha detto Fox  alla BBC Radio 4  oggi. “E ‘molto chiaro da che parte è  il popolo libico ed è quello che i sudafricani dovrebbero rispondere. Volevano che  il mondo ad un certo punto stesse con loro contro l’apartheid, ora hanno bisogno di stare con il popolo libico”.
Vi è anche un crescente dissenso interno. Stevens Mokgalapa, portavoce delle relazioni internazionali per l’Alleanza di opposizione democratica, ha dichiarato:
E’ una mossa politica, il governo sudafricano è stato ovviamente dalla parte di Gheddafi da una prospettiva ideologica e storica. Questo stava diventando un incubo per la politica estera del Sud Africa. Il governo non ha previsto un futuro senza Gheddafi. Essi lo hanno sottovalutato e gestito male. E ‘ora anche sulla gestione della crisi politica estera. Siamo delusi e sgomenti dalla posizione del governo sudafricano.

Allister Sparks, un analista politico veterano e giornalista, ha dichiarato:
Il Sudafrica ha stabilito una posizione, che credo sia stupida, per cercare di mostrare che non è il servo dell’occidente e che l’Africa dovrebbe ritagliarsi un proprio modo indipendente negli affari internazionali. Questo ci ha portato quasi ad un’ideologia che resiste a qualsiasi cosa si percepisce come interferenza esterna. Non penso che Zuma abbia molte idee proprie al riguardo. E’ iniziato con il presidente Thabo Mbeki e continua.”
Sparks ha aggiunto: “E ‘un approccio didascalico. Mi sembra assolutamente assurdo che, mentre le persone ballano per le strade celebrando la libertà, il Sud Africa stia resistendo. Il Sudafrica deve molto della sua libertà all’intervento straniero, incluso l’occidente. Noi finiamo… dalla parte sbagliata, dalla parte dei tiranni “.
Negli ultimi anni Gheddafi ha cercato di acquistare influenza nel Unione Africana e ha sostenuto il concetto di un’Africa unita – con se stesso come “re dei re”. Non per la prima volta, il Sud Africa si trova a camminare su una corda tesa tra i suoi vicini africani e alleati occidentali.

Fonte originale inglese:http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/25/south-africa-libyan-assets

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  • Questa mattina più di venti civili giustiziati dai ribelli a guida NATO
    Tony Cartalucci [tweeter nickname LandDestroyerW ]: Cnn ammette che la Libia e Tripoli si stanno trasformando in un bagno di sangue. [25.08.2011]

Per questo motivo altre forze fresche sono in arrivo (tutto era già previsto precedentemente dal Pentagono e dagli altri alleati GB e Francia*) SAS inglesi, Legione Straniera e Marines americani:
2000 marines  diretti verso la Libia

Si veda https://gilguysparks.wordpress.com/page/2/

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Secondo gli ultimi rapporti della scorsa notte, ieri un altro gruppo stimato attorno ai 1.365 invasori stranieri e ribelli terroristi sono stati uccisi dal popolo libico e dalla difesa.

La maggior parte delle aree di Tripoli, tra cui Abu Slim e il verde altipiano, e Aziziyah, erano al sicuro e sotto il controllo dell’esercito libico e la Guardia Rivoluzionaria. Violenti scontri occorsi a Tajoura e alcune aree del mercato venerdì (Souk El Jouma).

Il dottor Franklin Lamb, che risiede in un albergo di lusso che è rimasto il primo e unico  ad ottenere una connessione Internet, e per il quale ci sono molte domande, non può essere ritenuto affidabile, secondo le nostre fonti. [n.d.t. aveva dichiarato:  “i 65.000 soldati ben addestrati e ben armati ipotizzati la domenica dal governo di Gheddafi non esistono […] mi porta a fare queste conclusioni […] l’assenza delle truppe governative“]

Altri dicono che dopo essere stato colpito alla gamba, la sua canzone sarebbe cambiata. Dal punto di vista della sua stanza d’albergo vede tutto, ma non vede nulla.

Lamb ha però giustamente rilevato la superficiale  natura umana che è un marchio distintivo del mondo di oggi.  Anzi è un fatto ed è una cosa  nota  da decenni come i più deboli siano quelli che gridano più forte.

Questo è un riferimento ai rivoluzionari libici da poltrona. Tuttavia, una nuova generazione di giovani libici potenti che hanno compreso il leader, e che hanno raccolto la sua chiamata, sono stati battezzati con il fuoco.

Una battaglia nel centro di Al-jamhoria a Tripoli era finita senza perdite per i verdi.

Molti ribelli terroristi sono stati uccisi così come mercenari stranieri.

Brega è saldamente sotto il controllo della Jamahiriya libica. I ribelli non possono muovere un passo verso Brega.

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  • Alex Jones Tv– Forze speciali estere dietro il rovesciamento di Gheddafi
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La Lega araba ha riconosciuto la Libia dei ribelli guidata dal Consiglio nazionale di transizione (NTC) come legittimo organismo di governo del paese.

Abbiamo convenuto che è ora che la Libia si riprenda il suo seggio e posto legittimo presso la Lega araba. Il NTC sarà il legittimo rappresentante dello Stato libico,”  Segretario Generale della Lega Nabil Elaraby lo ha detto ai giornalisti al Cairo il Giovedi, come citato dalla BBC.

Bulgaria: Arab League Recognizes Libya's Rebel Council[Il Segretario della Lega araba, egiziana Nabil Elaraby (a destra) si incontra con l’ex ministro degli Esteri libico e l’alto diplomatico Ali Abdussalam Treki (al centro) e l’ambasciatore libico in Egitto Abdelmoneim el-Houni (a sinistra) presso la sede della Lega Araba al Cairo, in Egitto, 25 agosto]

La Lega araba ha anche insistito che era tempo di riammettere un seggio permanente per la Libia al Consiglio della Lega.

Abdelmoneim el-Houni, un rappresentante delle forze ribelli, ha detto che la Libia avrebbe rinnovato la sua appartenenza alla Lega Araba in una riunione dei ministri arabi in programma per Domenica.
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Un certo numero di altri stati africani, tra cui il Sudan, Egitto, Ciad ed Etiopia, hanno già riconosciuto il Consiglio dei ribelli della Libia come unico governo legittimo dello stato nord africano.

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Tutto quello che vedete da qui è una grande bugia. La gente deve tenerlo a mente. E’ tutto falso. C’è un falso, la città libica che è stata costruita in Qatar, e possono mettere in scena un massacro in stile hollywoodiano in un luogo, e dire: ‘Ora basta, Gheddafi è andato troppo lontano. “

Il Dr. Tarpley dice: “Questo è un esercizio di lavaggio del cervello di massa Si tratta di un tentativo di lavaggio del cervello all’opinione pubblica mondiale sulle basi di falsi dispacci della BBC, Al-Jazeerah, e la CNN … La prima cosa e più importante è non cadere nella trappola di credere alla loro storia. La loro storia è in gran parte fabbricati.

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  • Una rivoluzione artificiale senza appoggio popolare costruita dai servizi occidentali; nè abbracci di ragazze nè mazzi di fiori per i ribelli golpisti nel loro ingresso trionfante nella città di Tripoli che si aggirano per saccheggiare, uccidere e violentare in una città fantasma che non li ama anzi…

(Tripoli: popolazione 1.600.000 abitanti, circa 4205 ab./km²)
Dov’è la popolazione civile di Tripoli?

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Il Consiglio nazionale di transizione (NTC) ribelle di Libia è pronto a riconoscere l’entità sionista di Israele, secondo l’ebrao sionista francese Bernard-Henri Lévy, che vede se stesso come un filosofo.
“BHL”, come egli è conosciuto in Francia, dice di aver passato il messaggio il primo ministro sionista Benjamin Netanyahu.

L’NTC di Libia: “noi riconosciamo il diritto di Israele ad esistere”.

L’NTC “sarà interessato alla giustizia per i palestinesi e alla sicurezza per Israele”, se prende il potere, disse Lévy dopo l’incontro con Netanyahu il Giovedi 2 Giugno 2011.
“Il futuro regime manterrà normali relazioni con gli altri democratici [sic] paesi, compreso Israele.”

L’Ufficio di Netanyahu ha confermato l’incontro con Lévy, ma non ha commentato la questione. “Il primo ministro ama incontrare intellettuali”, ha detto un portavoce.
Lévy, che ha contribuito a convincere il regime di Sarkozy in Francia ad essere il primo paese a riconoscere le NTC, ha visitato il capo ribelle della città libica di Misurata ha poi continuato a Gerusalemme.

Muammar Gheddafi e la Jamahiriya libica hanno rifiutato di riconoscere Israele, definendolo semplicemente l’”entità sionista” o “stato terrorista” anche dopo il trattato del presidente Anwar Sadat dell’Egitto con l’entità nel 1979.
Ciò rappresenterebbe il passaggio più significativo e drammatico della politica estera libica, perché il paese ha rifiutato di riconoscere il diritto di Israele ad esistere come stato legale e legittimo, per quattro decenni.

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traduzione per gilguysparks: levred

La storia non è finita – non ancora certo – ma la saga della resistenza libica alla superpotenza degli Stati Uniti e dei suoi degenerati alleati neocolonialisti europei andrà sicuramente ad occupare un posto molto speciale nella storia. Per cinque mesi, a partire dal 19 marzo, le forze armate di un piccolo paese di sei milioni di persone hanno avuto il coraggio di sfidare i più avanzati sistemi di armi del pianeta, su un terreno praticamente senza copertura, contro un nemico in grado di uccidere qualunque cosa possa essere visto dal cielo o elettronicamente percepito. Notte e giorno, gli occhi della macchina da guerra del partenariato euro-americano hanno osservato dallo spazio sulle posizioni dei soldati libici, con l’obiettivo di incenerili. E tuttavia, le forze armate libiche hanno mantenuto la loro integrità e la loro unità di onore personale, con un eroismo che ricorda quello dei soldati lealisti della repubblica spagnola sotto assedio dai fascisti tedeschi, italiani e cresciuti in casa, alla fine del 1930.

I tedeschi e gli italiani e il Generalissimo Franco hanno vinto quella guerra, così come gli americani, britannici, francesi e italiani in ultima analisi, possono superare l’esercito libico. Ma non possono trasmettere onore o legittimità nazionale ai loro tirapiedi di Bengasi, che hanno vinto solo un distintivo di servitù di sorveglianti stranieri. I cosiddetti ribelli non hanno vinto una sola battaglia, se non come comparse di una produzione militare euro-americana. Sono poco più che comparse per il teatro imperiale, una folla che ha viaggiato per combattere sotto l’ombrello protettivo americano di dominio a tutto campo dell’aria. Sono avanzati lungo strade già disseminate del carbone annerito di cadaveri di uomini di gran lunga migliori, morti contrastando l’Impero.

Una cosa è certa: gli americani e gli europei non hanno mai rispettato i loro servi. Per i cosiddetti ribelli della Libia non sarà diverso. Washington, Parigi e Londra sanno benissimo che sono state le loro 18.000 sortite  aeree, i loro missili da crociera, i loro elicotteri d’attacco, i loro satelliti di sorveglianza e droni, i loro sistemi di comando e controllo, le loro armi, e il loro denaro, che sono riusciti a uccidere o ferire forse metà dell’esercito libico. Non la plebe da Bengasi.

I ribelli non devono prendere troppo sul serio di essere adulati dalle ridicole orde di turisti media aziendali che sono giunti a Tripoli per la registrazione finale dei cinque mesi di guerra. Sono ben pagate cheerleaders. E, anche se può sembrare che essi fanno il tifo per i ribelli, non lasciatevi ingannare – alla fine della giornata, i media occidentali aziendali fanno solo il tifo per loro stessa specie.
[I ribelli] Stanno festeggiando quello che credono sia una vittoria sul demonio libico che hanno contribuito a costruire nella mente dei loro connazionali. L’anno prossimo, ribelle, il demone potresti essere tu.

O l’anno prossimo, potrebbero esserlo libici, tra cui quelli che non erano amici del colonnello Muammar Gheddafi. Gli americani trattano i loro tirapiedi nativi come i bambini che hanno bisogno di supervisione – e c’è una certa logica in questo, dal momento che chi vuole affidare la sovranità della sua nazione e le risorse, per gli americani è sicuramente, o  estremamente stupido, o irrimediabilmente corrotto. Ma l’onore della Libia e il suo posto nella storia è già stata assicurato da un piccolo esercito africano che ha tenuto testa quasi un anno e mezzo contro i barbari della NATO.

Glen Ford può essere contattato al Glen.Ford@BlackAgendaReport.com.

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/25/libyan-chronicles-10-0/

Discorso del Leader Muammar Al-Gheddafi all’Incontro Ministeriale di Unione Africana e Unione Europea su Migrazioni e Sviluppo

Discorso del Leader Muammar Al-Gheddafi all’Incontro Ministeriale di Unione Africana e Unione Europea su Migrazioni e Sviluppo 22.11.2006 Nel Nome di Dio. Benvenuti in Libia. Porgo i miei saluti a questa riunine dell’Unione Europea (UE) e dell’Unione Africana (UA). Visto che l’argomento della nostra riunione è migrazione e sviluppo, questo ritrovarsi di continenti testimonia il senso di responsabilità dei governi e degli altri attori verso i cittadini delle nostre due unioni.

In aggiunta ad esprimere il senso di responsabilità delle due Unioni verso i cittadini, ciò riflette anche la consapevolezza di una crescita del fenomeno che si è imposta di recente in maniera da far riflettere tutti gli interessati sulla maniera migliore di affrontarlo.

Non voglio parlare a lungo e nemmeno ripetere ciò che avete detto oggi o quanto è stato detto in altra sede sul fenomeno in questione. Su di esso è stata fatta luce ed è stato esaminato fino in fondo. Voglio invece soffermarmi su alcuni principi costanti umani e naturali e affrontare la natura della vita della gente.

Agire contro natura è nuotare contro corrente. Nuotare contro corrente è la maniera migliore di fallire. Molti dei problemi importanti del mondo d’oggi sono un nuotare contro corrente Perciò c’è un vizio in molti dei problemi politici, economici, sociali e riguardanti la sicurezza nel mondo. Il fallimento deriva dall’ignorare le regole della natura.

È nella natura delle cose che la Terra appartenga agli esseri umani. Dio creò la Terra per tutti. Egli ci istruì su come muovercisi. Noi abbiamo un libro Rivelato dal Cielo chiamato Corano (che vi si creda o no è un’altra storia); in esso, Dio ci ordina di migrare in varie parti della Terra. Ci dice di andare dovunque vogliamo in essa. È un riconoscimento che la Terra appartiene a tutti i popoli e che hanno il diritto di muoversi in essa per guadagnarsi da vivere. Per tutte queste ragioni, ognuno ha il diritto di migrare in diverse parti della Terra: perché Dio la creò per tutti.

Qui è necessaria una pausa. Dobbiamo credere che la Terra appartenga a tutti noi. I popoli hanno il diritto di migrare e di vivere in qualsiasi parte della Terra. I confini politici, i trattati ufficiali e via di seguito sono invenzioni trovate da poco. La natura non li riconosce comunque.

Avete visto come alcune di queste nuove invenzioni hanno causato problemi, dispute di confine e guerre tra stati. A volte, centinaia o anche migliaia di persone vengono uccise una guerra per pochi centimetri di terra. Il problema che considerate ora e che sta dando tanta apprensione è come affrontare col movimento di popoli e con le migrazioni sulla Terra. Il problema è il risultato dei confini da noi creati, dell’identità costruita per ogni gruppo umano e dei documenti ufficiali che debbono portarsi appresso. Abbiamo creato tutte queste cose innaturali e artificiali.

È naturale per i popoli muoversi, vivere e trovare da vivere dappertutto sulla Terra. Chi sono gli abitanti attuali dell’Europa? Sono immigrati dall’Asia. L’Europa era disabitata. Se l’immigrazione fosse stata proibita, l’Europa sarebbe disabitata ancora oggi. Chi sono gli abitanti del Nord e del Sud America? Sono immigrati dagli altri continenti: in Nord America vengono dall’Europa; in Sud America vennero dalla Penisola Iberica, dall’Africa e da altre part del mondo. Ecco un altro fatto.

Anche noi in Nord Africa siamo immigrati. Venimmo dalla Penisola Araba 1000 anni fa. Alcuni di noi vennero 5000 anni fa. I cosiddetti berberi sono arabi enigrati dalla Penisola Araba 5000 anni fa. Gli arabi, che vennero con l’Islam, sono stati qui per più di 1000 anni. Questi flussi migratori crearono i popoli che attualmente abitano il Nord Africa.

Ora si parla parecchio a livello mondiale delle popolazioni indigene, dei loro diritti, della loro tragica storia e dei loro stermini.

Cosa significa ciò? Significa che gli immigrati giunsero in un luogo preciso e diventarono così dominanti in esso che oggi c’è un appello internazionale alla protezione dei loro diritti. Quando si parla di “popoli indigeni” si intende che gli emigranti vennero e si stabilirono in un certo luogo—sia esso l’Australia, le Americhe, l’Africa o parti dell’Asia. Gli abitanti attuali dell’Australia sono indigeni?

Niente affatto. Sono immigranti. Dove sono i popoli indigeni dell’Austraia? Ce ne sono rimasti pochi. Il resto venne oppresso e sterminato. Chi sono le popolazioni indigene dell’America? Sono i cosiddetti Indiani Pellirossa. Dove sono ora? Sono stati uccisi e sterminati.

Se vogliamo bandire la migrazione, bisogna che bandiamo anche la presenza umana in tutti i continenti. Si permetta a tutti di ritornare da dove sono venuti. Si lasci che gli abitanti dell’America ritornino in Europa.

Si lasci che gli europei ritornino in Asia. Gli arabi del Nord Africa dovrebbero ritornare alla Penisola Araba. Gli abitanti dell’Australia dovrebbero tornare in Gran Bretagna, in Olanda o da qualsiasi altre paese di provenienza. I boeri in Sudafrica, ormai parte integrante della popolazione, debbono ritornare in Olanda.

Sono i fatti; anche se nelle loro riunioni ministri ed esperti non li affrontano. Questi fatti irrefutabili e perturbanti vengono ignorati. Ci concentriamo sui rami e sulle foglie dell’albero senza prestare attenzione alle radici. È un tentativo destinato a fallire.

Milioni di neri vennero trasferiti dall’Africa all’Europa e all’America. Perché ora li si ferma? Ecco: due pesi e due misure. Quando c’era bisogno dei neri per usarli come bestie da soma, nessuno diceva che dovessero essere rispettati e lasciati vivere nel loro continente.

Al contrario, si pretendeva che la loro trasferta fosse legittima. Erano spediti come merci attraverso l’oceano. Chi non era fisicamente adatto veniva buttato in mare a nutrire i pesci. Nord America ed Europa debbono il loro sviluppo al lavoro dei neri.

Era una migrazione forzata. Quando il movimento di popolazione da un posto a un altro andava a beneficio di una certa parte, la migrazione era imposta. Si cacciava la gente come fossero animali nelle giungle dell’Africa. Ora proprio a questa gente, i neri d’Africa, si dice che il loro uscire ed emigrare dall’Africa mette in allarme e bisogna farlo cessare.

Quelle povere anime chiedono: “Quando ne avevate bisogno, avete spiantato i nostri avi e detto che la migrazione era necessaria. Perché è diverso adesso?” È proprio vero che quello che ho appena detto è in qualche modo presente nella mente di tanti, analfabeti inclusi.

Tali pensieri spingono all’emigrazione. Nel loro dialogo interno si domandano: “Se hanno spiantato i miei avi, perché si mettono a sbarrarmi la strada? “ La migrazione era il motore di sviluppo del mondo. Certe razze sono emigrate in altri posti.

Gli indigeni vennero assimilati. Gli emigranti lavorarono per lo sviluppo dell’Australia, delle isole del Pacifico e dell’Atlantico. Si stabilirono ed effettuarono lo sviluppo di tutti i continenti del mondo. Questo dice tra sé e sé il povero africano analfabeta. Perché mi fermano adesso? La risposta alla domanda è ciò che lo costringe a salire a bordo dei ‘barconi della morte’ di cui avete parlato.

“L’ultima epoca di schiavitù fu quella in cui i neri vennero fatti schiavi dai bianchi. La memoria di quell’epoca rimane viva in mente ai neri fino a quando si sentano riabilitati e restituiti alla loro dignità. Questo evento tragico, la consapevolezza dolorosa di esso e la ricerca psicologica di risarcimento che risulta dalla riabilitazione di una razza intera sono le ragioni del movimento di rivendicazione del potere della razza nera. Queste ragioni non possono venire ignorate”. Questo è parte di ciò che il “Libro Verde” dice a proposito della Razza Nera. Per farvi risparmiare tempo, rimando chi avesse ulteriore interesse al capitolo terzo del Libro Verde.

La terra appartiene a tutti gli esseri umani. Le migrazioni ebbero luogo in passato. Vi seguì la schiavitù. Non ci fu obiezione allo spiantare popoli dai loro paesi per impiegarli come schiavi. Dopo di ciò iniziò l’era del colonialismo. Tutti questi elementi si intrecciano nel cuore e nella mente del popolo africano migrante di oggi. E tutti si armano contro tale migrazione.

Il colonialismo diede agli africani e agli altri popoli colonizzati l’impressone che la terra appartenesse a tutti e che nessuna parte di essa fosse proprietà esclusiva di un gruppo e proibita ad altri. I popoli del cuore dell’Africa videro i belgi entrare e stabilirsi nelle loro terre e prendere possesso di parte di esse; videro il Congo intero diventare proprietà personale di Leopoldo.

Videro gli stranieri stabilirsi nello Zimbabwe e nel Malawi e chiamarli Rhodesia del Nord e del Sud. La Libia era considerata Quarta Costa di Roma e ciò diede ai libici l’impressione che Italia e Libia fossero uno stato solo. Se la Libia è la Quarta Costa di Roma, perché allora si proibisce a un libico di andare in Italia? Quando era necessario rendere la Libia la “quarta costa” vi si mosse guerra. Ora si dice: “No, tu sei un immigrato illegale, non sei ben accetto qui, sei libico e straniero”. Non avevate detto che la Libia era la vostra “quarta costa”? Era accettabile perché serviva ai vostri interessi e ora che serve ai miei non lo è più?

Solo di recente la Francia ha ammesso che l’Algeria era parte integrante del suolo francese. La Francia ha governato l’Algeria per 130 anni; l’ha annessa nel 1930 e l’ha dichiarata parte invisibile del suo territorio. Il fatto convinse gli algerini che loro e la Francia erano parti di uno stesso intero.

Quando vanno in Francia, vanno quindi nel loro paese. Come si può dire oggi agli algerini che sono immigranti? Come può essere? Ci avete detto che l’Algeria era parte della Francia. Quando abbiamo messo in discussione tale assunto, ci avete combattuto. Un milione e mezzo di algerini pagarono con la loro vita per mettere in discussione quell’assunto. Allo stesso tempo la Francia e l’Europa continuarono a insistere che l’Algeria era parte integrante della Francia. Convinsero gli algerini che erano francesi ed europei. E allora perché non potevano andare in Francia?

Il Marocco è uno stato indipendente. È membro della Lega Araba, dell’ONU e de’l’Organizzazione della Conferenza Islamica. Geograficamente, Ceuta e Melilla sono in Marocco; però sono parte della Spagna. Come si potrebbe mai convincere un marocchino che Spagna e Marocco sono la stessa cosa? Come si potrebbe dire ai marocchini che sono stranieri e immigranti in Spagna? Dovrebbero poter andare a Madrid come vanno a Rabat.

Durante l’era coloniale, ai popoli dell’Africa si faceva credere che Europa e Africa fossero un tutt’uno integrato. Il Re del Belgio era proprietario di tutto il Congo. In tale caso i congolesi, come proprietà del Re del Belgio, avrebbero potuto andare liberamente nella terra del loro Re e Proprietario. Potevano trasferirsi in Belgio e viverci e lavorarci come se fossero in Congo. Lo stesso valeva per gli algerini in Francia. Essendo il loro paese considerato la Quarta Costa di Roma, i libici avevano il diritto di andare a Roma. Ai cittadini di Zambia, Zimbabwe, Malawi e Rhodesia si disse che i loro paesi appartenevano all’Inghilterra; quindi potevano andare in Inghilterra come se si muovessero all’interno del loro paese.

A un certo punto, il Canale di Suez era britannico. Come si poteva impedire a un cittadino egiziano di andare in Inghilterra se questa era proprietaria di una parte di Egitto? Come non gli si può permettere di lavorare o anche di risiedere in Gran Bretagna? Se il Canale di Suez, parte integrante dell’Egitto, fosse proprietà della Gran Bretagna, come si potrebbe negare agli egiziani il diritto di vivere in Gran Bretagna? Cos’è più grave? Il riconoscimento della proprietà da parte di una potenza straniera dell’intero canale che si trova in territorio egiziano o la presenza di alcuni egiziani che cercano lavoro in Gran Bretagna?

Ancora oggi gli Alti Commissari della Corona Britannica sono in vari continenti. L’India era il Gioiello della Corona. All’epoca, i cittadini indiani potevano andare in Gran Bretagna a milioni, visto che erano soggetti alla Corona. Come si può dir loro che siano immigranti stranieri?

Alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale diedero inizio i paesi europei. Decine di milioni di uomini vennero uccisi in esser. L’Europa aveva bisogno di manodopera e quindi si caldeggiò l’immigrazione dall’Africa e dall’Asia per rimediare alla carenza. È un fatto molto importante perché diede agli africani e agli asiatici il senso che, in tempi di bisogno, potevano andare in Europa.

Quando l’Europa ebbe bisogno di loro, vennero trasferiti. Quando c’era bisogno di loro come schiavi, soldati o manodopera a basso prezzo, vennero trasferiti. Quando l’Europa ebbe bisogno di colonie, entrò nei loro paesi.

Sarebbe ignorante e superficiale da parte nostra ignorare questi accumuli storici e psicologici. Oltre a ciò, l’era coloniale si risolse nel saccheggio delle ricchezze africane. Le miniere d’oro vennero esaurite e lasciate come crateri aperti nella terra. Diamanti, rame, minerali ferrosi, cobalto, manganese e fosfati vennero trasferiti nelle vecchie potenze coloniali.

Dopo aver conseguito la cosiddetta indipendenza, i popoli delle ex-colonie vollero ricostruire i loro paesi. Scoprirono che delle ricchezze era stata fatta razzia e sentirono di dover inseguire le ricchezze perdute. Uno scrittore francese di cui ora non ricordo il nome disse: “O la ricchezza va al popolo o il popolo andrà dove la ricchezza si trova”.

L’assunto è vero. Le ricchezze vennero trasferite dall’Africa all’Europa. Gli africani inseguono le ricchezze della loro terra; non possono rinnovarle. Quindi emigrano come manodopera nelle fabbriche costruite con le ricchezze del loro continetne. Avvertono che la rete viaria, il sistema irriguo e le ferrovie che attraversano l’Europa e l’America sono il frutto del lavoro dei loro avi. Si sentono quindi in diritto a una parte di quella ricchezza.

Si possono restituire le materie prime all’Africa? Se ciò fosse il caso, bene. Questa è la prima decisione da prendere. Gli africani andarono in Europa a cercare una parte della loro ricchezza saccheggiata. Se fosse restituita loro, la migrazione si fermerebbe e loro tornerebbero al loro continente per trovare l’oro, i diamanti, il carbone e gli altri materiali loro restituiti. Ciò concorrerebbe alla fine delle migrazioni.

I prodotti agricoli dell’Africa come il mango, l’ananas, il cacao, il caffè e la papaya diventano shampoo e lozioni per il corpo in Europa quando ne hanno invece bisogno gli africani. Invece di lavarsi con l’ananas, che gli europei lo restituiscano agli africani, che ne hanno bisogno per mangiare. Oppure andiamo tutti in Europa a lavarci con l’ananas.

Chi ha trasformato un cibo nutriente in un cosmetico? Il settore privato, che non cerca altro che il profitto a spese della miseria di milioni di persone. Si sente parecchio in merito al bisogno di incentivare il settore privato. Però era proprio quel settore a rubare il cibo ai bambini affamati e a trasformarlo in prodotti cosmetici per profitto mentre i bimbi morivano di fame. Di uova, cacao, latte e tutte le varietà di frutta si fece shampoo!

E ora passiamo ad alcune misure in vigore che nei fatti favoriscono la migrazione. Lo scopo della nostra riunione è di affrontare la migrazione e di invertirne il corso. Però ci sono alcune misure politiche e amministrative in atto che vanno contro tale proposito e favoriscono la migrazione.

Prendiamo il processo di Barcellona, di cui fanno parte il Nord Africa, il Medio Oriente, l’Europa e il Mediterraneo. Quindi, come cittadino sotto l’ombrello di Barcellona, ho diritto a muovermi per l’Europa.

Il Processo di Barcellona non ha forse invocato la cooperazione, l’eliminazione della povertà, la libertà di movimento e di lavoro?

Non ha forse difeso l’aiuto reciproco e il vivere in pace gli uni con gli altri? Non punta alla creazione di un solo parlamento e all’armonizzazione legislativa e al raggiungimento di condizioni simili tra le sue parti componenti? Come possiamo essere simili quando tu sei ricco e io povero? Io debbo diventare ricco quanto te. Poi, tu cittadino europeo devi permettere a me cittadino africano di condividere la tua ricchezza.

Il Processo di Barcellona ha caldeggiato questa linea di pensiero. Come si può dare inizio al processo e poi decidere di mettersi contro i suoi logici risultati? Questo incontro è contrario allo spirito di Barcellona.

Lo spirito di Barcellona sostiene l’integrazione, per permetterci di trasferirci in Europa a milioni. Finite il Processo di Barcellona: quando ciò succederà si potrà dire che Europa e Africa sono due entità distinte separate dal mare. Sì, quando quel processo sarà annullato mi convincerò che siamo due identità separate e non una. Però, quando parlate di cooperazione Euro-Mediterranea, mi avete incluso nell’Europa; avete fatto di me in Libia una parte dell’Europa.

Sotto l’egida di Barcellona ho il diritto di andare fino in Scandinavia. Se ciò è inaccettabile, allora bisogna porre fine a questo processo contraddittorio.

C’è un’altra nozione: quella della Nuova Vicinanza presentata dalla UE, interessante quanto il Processo di Barcellona. Se vogliamo Barcellona, allora dobbiamo accettare i suoi risultati. Ma che non sia come la schiavitù o il colonialismo, un bene se è di vantaggio a te e un male se lo è a me.

Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto e Giordania sono diventati i “vicini” dell’Europa per la nuova iniziativa. I vicini hanno diritti e doveri reciproci. Quando hanno bisogno, si rivolgono ai vicini. Qualcuno potrebbe dire: “Sono del Quartiere: vado dai miei vicini”. Chi sono quei vicini? Sono gli europei che mi hanno accettato come loro vicino. Avete detto che l’Algeria, il Marocco, la Tunisia, l’Egitto e persino la Giordania nel Medio Oriente sono vostri vicini? Allora quei popoli hanno il diritto di andare dai loro vicini in Europa.

Uno dei risultati di questi accordi (Barcellona, il Nuovo Vicinato e la Cooperazione Euro-Mediterranea) è che gli africani che non fanno parte del nuovo circolo ora entrano nei paesi confinanti per entrare in Europa attraverso i suoi ‘vicini’. Uno viene da un paese africano che non fa parte del Processo di Barcellona; entra in un paese che invece ne fa parte e quindi va in Europa in virtù di quegli accordi.

“Da dove viene?” “Dall’Algeria”, rispose. “Perché viene in Europa?” La risposta sarebbe: “Perché l’Algeria è parte del Processo di Barcellona. Non comprende forse l’Europa e il Mediterraneo? Io vengo dal Mediterraneo. Perché mi impedite di migrare Io sono qui a vivere e a godere dei benefici di Barcellona e del Nuovo Vicinato”.

C’è un’altra cosa chiamata Società Mediterranea o qualcosa di simile. Una società implica che come soci si divida tutto. Quando si parla di società e tu sei ricco e io povero, vuol dire che io debbo poter accedere alla tua ricchezza. Questa è la società. È questo il significato di società proposto ai paesi nordafricani? Se sì, bene: diventiamo soci e condividiamo tutto.

Questi sono slogan attraenti. Nessuno potrebbe avere obiezioni. Però, il fatto che siano pensati per secondi fini e basati su doppi standard potrebe distruggere la cooperazione internazionale. Le loro contraddizioni sono una minaccia grave alla politica internazionale. Prima parlate di società e poi dite che non potete dividere. Tornate da dove siete venuti. Non mi avete detto che ero il vostro socio? Se siete seri sulle risoluzioni che volete adottare, allora tutte quelle cose, la Società, il Vicinato e Barcellona, vanno annullate. Bisogna ritornare ai visti.

Tra le cose che facilitano la migrazione c’è il Visto Schengen. Ora la gente cerca di avvicinarsi al paese europeo più vicino; appena arrivati, tirano un respiro di sollievo perché si apre a loro l’intera Europa.

Sotto l’accordo di Schengen non vengono richiesti visti tra paesi europei. Li avete annullati e poi vi chiedete perché le migrazioni aumentano? Avete lasciato la porta spalancata. Reistituite i visti. In passato qualcuno che volesse andare in Germania si sarebbe chiesto: “Come ci arrivo?” Ora non deve fare altro che arrivare per nave in Francia e andare in Germania da lì.

Schengen gli permette di farlo; quando saprà che non è più un accordo valido, ci penserà due volte. Se ci sono confini e visti richiesti, come riuscirà a passare dalla Francia alla Germania? Tali ostacoli lo scoraggeranno dal lasciare il Ghana, il Mozambico o lo Zimbabwe. Ora credono che andare in Europa sia facile.

Basta solo arrivare al paese europeo più vicino, anche se solo a nuoto. Una volta lì, uno ha il resto dell’Europa aperto di fronte a sé. Per fermare l’immigrazione bisogna abolire il visto Schengen. Altrimeni non ha senso chiedere perché i flussi migratori aumentano. Anche la Libia deve reistituire il requisito del visto per i paesi arabi e non-arabi. Qualsiasi arabo può entrare in Libia senza un visto. La Libia è un paese arabo con una piccola popolazione e senza povertà. È logico che tanti Arabi vogliano andarci.

Però la Libia non è la loro destinazione. Dalla Libia vanno in Europa. Le statistiche dicono che l’80% degli emigranti dalla Libia sono arabi. Il restante 20% viene dall’Africa. Si avvantaggia del mancato requisito del visto per entrare in Libia. Lì trovano le squadre e i contrabbandieri, le barche e gli agenti per andare in Italia. Le indagini in sono in corso in Libia.

S’è scoperto che alcuni funzionari qui prendono bustarelle e sono coinvolti in operazioni di contrabbando. Hanno creato le loro mafie e le loro bande assieme ai cittadini di Egitto, Algeria, Marocco e altri paesi africani ed europei. Alcune turiste europee trovano un marito libico o egiziano. Ecco un modo per i loro mariti per entrare legalmente in Europa.

Ci sono tanti modi di aggirare la legge. Sono sicuro che ne siete al corrente. Alcuni distruggono il loro passaporto all’arrivo e riversano su di voi il problema e il peso di occuparsi di loro.

Ci sono anche altri appelli ai diritti umani, al diritto d’asilo, ai diritti dei popoli migranti, a combattere la discriminazione e il razzismo. Sono slogan meravigliosamente umani. Sono addirittura rivoluzionari. Sono tra gli elementi che incoraggiano la migrazione.

Se volete limitare la migrazione dovete fare i conti con quegli elementi. Se dal momento in cui chiunque metta piede in Europa gli si pùo garantire lo stato di rifugiato e uno stipendio mensile, verranno a migliaia.

Siete stati voi a inquinare il concetto di diritto d’asilo. Ci sono limiti precisi alla definizione di chi è o non è rifugiato politico. Ora, un criminale può scrivere che è stato il presidente di un partito democratico. Può andare in Svizzera o in qualsiasi altro paese e dire che è stato perseguitato nel suo.

E viene accettato come rifugiato politico e riceve sostegno finanziario. Quando la gente vede che un criminale vive felice e contento in Svizzera, pensa di dover seguirne l’esempio.

Ogni criminale, ogni ladro e ogni ‘cane sciolto’ è tentato di fare lo stesso: falsificare qualche documento e far finta di essere all’opposizione nel paese d’origine. Appena sentono parlare di diritti umani e di libertà, questi imbroglioni saltano sul carrozzone e si dicono difensiori dei diritti umani e della libertà di asilo. Tale atteggiamento ha incoraggiato tutti, cani e porci, a fare lo stesso.

Cos’è un rifugiato politico? È qualcuno coinvolto in politica – ministro, presidente, re, membro del parlamento, possessore di passaporto diplomatico o membro di un partito politico legittimo – che fa fronte a persecuzioni nel suo paese per ragioni puramente politiche.

Se tale persona chiede asilo in un altro paese, lo si può accettare. Alcuni sono colpevoli di omicidio nei loro paesi. Una volta scoperti, fuggono in Europa e sono trattati come rifugiati politici. Questa è una farsa. Alcuni non hanno posizioni politiche nei loro paesi, quindi scappano e diconodi essere all’opposizione e chiedono asilo politico. Ma non sono politici; sono solo cani sciolti. Come si possono ricevere in quanto rifugiati politici? Tale atteggiamento ha spinto tanti a comportarsi così per potersi poi trasferire in Europa.

L’Europa deve riconsiderare e ridefinire i rifugiati politici. Può forse essere rifugiato politico chiunque vi inganni? Guardate quelli a cui è stato concesso asilo politico e poi sono diventati terroristi. In Europa la scelta è semplice. Potete essere fedeli ai vostri slogan, che vuol dire che non potete ridiscutere la migrazione: dovete accettare tutti gli immigranti che vi vengono alla porta anche se fossero cento milioni.

Oppure dovete riconsiderare i vostri slogan e le vostre politiche per tappare tutte le scappatoie che incoraggiano l’immigrazione. L’approccio di sicurezza all’immigrazione è destinato a fallire. I confini della Libia si estendono per seimila chilometri. Non possiamo prevenire il contrabbando di cibarie sovvenzionate a basso prezzo a Ciad, Niger, Sudan o altri paesi confinanti. Qualsiasi cosa facciamo, anche se coinvolgiamo la NATO, non saremo mai capaci di controllare quei confini.

Potreste anche accettare la realtà. Potreste anche riconoscere che le migrazioni sono un fenomeno naturale con cause storiche, psicologiche ed economiche. Potreste accettare il fenomeno come si accetano le Tsunami e altri fenomeni naturali.

Così non ci sarebbe bisogno di sforzarsi in incontri come questo. Potreste farlo oppure affrontare le cause che incoraggiano la migrazione. Le cause di oggi sono ben note. Bisogna porvi fine: al problema del visto, a Barcellona, all’Euro-Mediterraneo, ai diritti umani, alla maniera di concedere asilo politico, ai diritti degli immigranti e degli altri rifugiati. Tutto questo va rivisto in maniera tale da non incoraggiare l’immigrazione. Tutto quanto fate ora o è già in atto la incoraggia. E poi chiedete perché c’è? Se un animale affamato vede il cibo vicino, sicuramente cerca di prenderlo. Come potrebbe altrimenti? È naturale che si avventi sul cibo quando questo è disponibile.

La gente va in Europa perché ogni cosa che attuate li incoraggia a farlo. Barcellona, l’Euro-Mediterraneo, il saccheggio, il visto unico, i diritti umani, i diritti dei rifugiati, i diritti di non so che, l’organizzazione della società civile e tutti gli altri elementi di questa confusione, tutto ciò spinge alla migrazione.

Tutti questo fattori osteggiano questo nostro incontro. Anche la lingua ha il suo ruolo in ciò. Se la Nigeria è un paese di lingua inglese, come potrebbe un nigeriano non andare in Inghilterra? Se è stato fatto parte di una lingua e di una cultura, come e perché gli si impedisce di andare nel paese d’origine?

Anche il Ghana è di lingua inglese. Perché non si consente a un suo cittadino – colonizzato, oppresso, ridotto schiavo, a cui si è imposta una lingua – di andare in Inghilterra? Nessuno ha mai pensato che un giorno egli potesse usare tale condizione e creare problemi rivendicando il diritto di entrare nel vostro paese perché parla la stessa lingua.

Lo stesso vale per i francofoni. Farebbero fatica a capire perché un incontro come questo, contro l’immigrazione, abbia addirittura luogo. Direbbero che sono francofoni e che quindi hanno il diritto di andare in Francia. “Parliamo la stessa lingua e facciamo parte della stessa cultura e quindi siamo lo stesso popolo. A cosa serve l’incontro? Annullatelo perché noi andiamo dritti in Francia”.

Conoscete bene questi fatti, ma preferite negarli. Sarebbe una catastrofe se non li conosceste. C’è un’altra dimensione pericolosa riguardo alle migrazioni. Guardate la carta del mondo e vedrete i paesi da cui gli immigranti partono e quelli a cui arrivano. Una grande esplosione demografica è cominciata in Asia.

Avrà conseguenze nel mondo intero. Onde di immigranti andranno ovunque ci sia un vuoto demografico. Ora affrontate l’immigrazione dall’Africa all’Europa. Presto tutti noi in Africa e in Europa dovremo far fronte alla nuova sfida di vaste onde migratorie dall’Asia. Verranno come sciami di locuste in seguito all’esplosione demografica in Cina, nell’Oceano Indiano e nell’Estremo Oriente. Uno sguardo alla carta del mondo rende molto chiara tale minaccia. Come vi proponete di far fronte alla sfida?

Siete qui riuniti per discutere le migrazioni dall’Africa all’Europa. Ora, sta per verificarsi un diluvio di proporzioni astronomiche. Verranno, ome Gog e Magog nella Bibbia. Sto suonando il campanello d’allarme per il mondo intero. L’esplosione demografica in Asia è un altro grave problema e inghiottirà l’Africa e l’Europa. Per favore prendete nota e siate miei testimoni.

Un altro sguardo alla carta rivelerebbe altre cause per l’aumento delle migrazioni. Gli attuali interventi militari in Iraq, nel Golfo, nel Medio Oriente, nelle regioni curde in Turchia e in Iran e le condizioni del Corno d’Africa, tutto ciò aumenta l’immigrazione; e così anche le numerose guerre civili nelle Filippine del Sud, nel sud della Thailandia, in Cecenia, nella Regione dei Grandi Laghi dell’Africa Centrale, nella Costa d’Avorio, nel Corno d’Africa, in Ciad e nel Sudan. Tutte queste guerre civili aumentano l’immigrazione. Chi c’è dietro? Le stesse mani che crearono il colonialismo e causarono disastri nel mondo: il settore privato, i fabbricanti e i commercianti d’armi che ne traggono profitto.

I servizi segreti europei scelgono qualcuno, lo addestrano, gli assegnano fondi adeguati e la responsabilità di far scoppiare una guerra tra tribù, una disputa di confine, un conflitto entico o religioso in qualche parte del mondo. Quando questa guerra inizia va tutto a vantaggio dei mercanti e dei fabbricanti d’armi.

Diventa anche un pretesto opportuno per l’intervento internazionale. Chi finanzia i Caschi Blu ne trae profitto, anche le Nazioni Unite. È un tale giro d’affari! Quando una guerra scoppia l’ONU manda settantamila agenti di page, che hanno bisogno di fondi. Il denaro si dà all’ONU. Se il costo stimato dell’operazione è di dieci milioni di dollari, l’ONU ne spende sei e se ne tiene quattro per sé. Anche l’ONU è diventata un mercante di guerra o un agente che lavora su commissione.

Concludendo, non voglio che ci siano confuzioni o malintesi su quanto ho detto. Non voglio scoraggiarvi né obiettare alle misure per combattere le migrazioni. Al contrario, sono del tutto con voi. Spero di vedere la fine delle migrazioni. La Libia è tra i paesi seriamente toccati dalle migrazioni.

Hanno esaurito le nostre risorse. La popolazione in Libia è il doppio o il triplo rispetto ai locali; e consumano la loro parte dei prodotti a basso costo sovvenzionati dallo Stato libico. Speriamo veramente che troviate una soluzione al problema.

Sono stato del tutto onesto con voi. Ho svelato la verità e l’ho lasciata nuta di fronte a voi perché troviate una soluzione; ciò è prova della mia sincerità. Se un paziente ha bisogno di un intervento chirurgico non gli si somministrano gli antidolorifici. Sarebbe un ingatnno, un atto che solo una persona ignorante potrebbe compiere. L’onesta detta che un medico di professione si esprima onestamente col paziente e gli dica la verità sul suo caso; e lo informi se ha bisogno di un intervento chirurgico importante e non solo di antidolorifici.

Ciò che ho tentato di fare è stato di mettervi la verità di fronte. La terra appartiene a tutti gli esseri umani. Gli abitanti di tutti i continenti sono in origine migranti. Ciò va tenuto in conto, assieme ai fatti riguardanti le epoche di schiavitù e colonialismo e il saccheggio delle risorse naturali. Non possiamo trascurare che il Primo e il Secondo Mondo hanno tolto la vita a milioni di persone e quindi ora incoraggiano la migrazione verso l’Europa e verso altre parti del mondo. Dobbiamo ricordare le ragioni e le cause di quelle guerre.

Erano le potenze coloniali a imporre il loro linguaggio ai popoli colonizzati. Erano loro a dare l’impressione che gli africani e gli europei fossero dello stesso continente e che fossero lo stesso popolo. Come mai si potrebbe parlare di due continenti distinti quando allo stesso tempo si parla di Congo Belga, Libia Italiana, Sudan Francese, Sudan Britannico e Algeria Francese? Ciò dà alla gente l’impressione di avere il diritto di recarsi nella loro “Madre Patria”.

Inoltre, devo dire che gli argomenti summenzionati, come il visto singolo, Barcellona, la cooperazione Euro-Mediterranea e gli appelli ai diritti umani e ai diritti dei rifugiati hanno, tutti assieme, facilitato le migrazioni. Lo dico schietto di fronte a voi per potervi aiutare nel vostro compito. Se volete risolvere il problema potete farlo solo facendo fronte a questi fatti.

Vi auguro ogni riuscita. La pace e la benedizione di Dio siano con voi.

Preso da: http://algaddafi.org/muammaralgheddafiparlaitaliano/muammar-al-gheddafi-parla-italiano—discorso-del-leader-muammar-al-gheddafi-allincontro-ministeriale-di-unione-africana-e-unione-europea-su-migrazioni-e-sviluppo–2-5-

La guerra contro la Libia è un disastro economico per l’Africa e l’Europa

Uno dei motivi della guerra contro la Libia è quello di fermare lo sviluppo del continente, consentire l’installazione della base militare dell’US Africom in Cirenaica e l’avvio dello sfruttamento coloniale dell’Africa a beneficio degli Stati Uniti. Per capire questi problemi nascosti, la Rete Voltaire ha intervistato Mohammed Siala, ministro della cooperazione e direttore del fondo sovrano libico.

| Tripoli (Libia) | 4 luglio 2011
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Mohammed Siala riceve gli investigatori di Rete Voltaire
© Mahdi Darius Nazemroaya/Rete Voltaire

Rete Voltaire: Il suo paese è ricco di petrolio e gas. Avete capitalizzato 70 miliardi dollari nella Autorità per gli Investimenti Libica. Come usate questa manna?

Mohammed Siala: Abbiamo risorse significative, ma non sono rinnovabili. Così abbiamo creato la Autorità per gli Investimenti Libica per proteggere il patrimonio delle generazioni future, come hanno fatto i norvegesi, per esempio. Tuttavia, dedichiamo una parte di questi fondi allo sviluppo dell’Africa. Questo vuol dire che abbiamo investito oltre 6 miliardi dollari in azioni di sviluppo del continente, in agricoltura, turismo, commercio, miniere, ecc.

Abbiamo messo i fondi rimanenti in settori diversi, paesi diversi, diverse valute. Ovunque, compresi gli Stati Uniti e Germania, che purtroppo hanno permesso di congelare alcuni dei nostri beni.

Rete Voltaire: Tecnicamente, come viene messo in atto questo congelamento?

Mohammed Siala: il blocco dei beni è regolato dalle leggi bancarie del paese in cui vengono collocati. La regola è che bloccano i nostri conti, ma a volte possiamo ottenere il rilascio se portiamo la controversia al Consiglio dei Reclami e se proviamo che sono destinati a determinati usi. Per esempio, io ho appena ottenuto il disgelo dei fondi destinati alle borse di studio di 1.200 studenti che abbiamo mandato in Malesia. Cerchiamo di fare lo stesso per tutto ciò che riguarda i benefici sociali o le spese per il ricovero dei nostri cittadini all’estero.

Occasionalmente, alcuni paesi ci permettono di utilizzare i fondi per comprare cibo o medicine. In linea di principio, è nostro diritto, ma molti si rifiutano di scongelare i fondi necessari o lo rimandano. Per esempio, in Italia, lo stato nega qualsiasi uso dei nostri beni. In Germania, lo stato lo consente per scopi umanitari, ma alcune banche si rifiutano di sbloccare i fondi. Le interpretazioni della risoluzione sono completamente differenti da stato a stato. Chiediamo una regola chiara: ciò che è permesso è consentito e ciò che non lo è, è proibito. Per ora, l’interpretazione è politica e la forza prevale sul diritto.

Rete Voltaire: è l’unico problema che incontrate nei i vostri rifornimenti?

Mohammed Siala: Dobbiamo anche affrontare il blocco marittimo che la NATO ha istituito senza base legale. Impediscono il nostro approvvigionamento , o lo ritardano, anche i carichi di derrate alimentari. Si applicano in particolare a evitare le nostre consegne di benzina, anche se ciò non è coperto da pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite. Abbiamo una petroliera che pazienta da un mese a Malta. Per ogni nave, discutono dell’uso duale di quello che trasporta. La benzina è destinata ai veicoli civili. Ma loro dicono che può anche essere usata per i veicoli dell’esercito. Noi rispondiamo che non possono vietarci di usarlo per le ambulanze, ecc. Tuttavia, dall’inizio del conflitto, impediscono qualsiasi consegna di gas. Tuttavia, siamo dipendenti da raffinerie estere per circa un terzo del nostro fabbisogno. Da qui la carenza attuale. In teoria, hanno solo il diritto di ispezionare le navi per assicurarsi che non trasportano armi. Ma in pratica hanno installato illegalmente un blocco navale. Hanno ordinato alle navi russe e cinesi di tornare indietro. I loro stati devono quindi presentare una denuncia presso il comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite, per discutere dell’interpretazione delle risoluzioni. Si tratta di un processo senza fine e dissuasiva. Nessuna base giuridica gli consente di farlo, ma sono forti, sicuri della loro impunità.

Tuttavia noi siamo in grado di rifornirci via terra, ma questo è irrisorio: abbiamo bisogno di un mese per trasportare sui camion quello che possiamo scaricare, in un solo giorno, nei nostri porti.

Rete Voltaire: Il suo paese ha intensificato la costruzione delle infrastrutture, tra cui le gigantesche opere d’irrigazione del Man Made River. Quali sono i vostri progetti attuali?

Mohammed Siala: C’è una ferrovia che attraversa il Nord Africa, ad eccezione della Libia. Vogliamo portare a termine l’integrazione nell’economia regionale e sospingerla. I cinesi costruiscono il tratto Tunisia-Sirte. I russi hanno il compito della Sirte-Bengasi. Una trattativa era in corso con l’Italia per la sezione Bengasi-Egitto, così come per le locomotive. Abbiamo anche iniziato la costruzione di una linea transcontinentale nord-sud, con il tratto Libia-N’Djamena. Si tratta di investimenti di interesse internazionale e abbiamo pensato che il G8 ci aiuterebbe. L’aveva promesso, ma non abbiamo visto arrivare nulla.

Siamo impegnati negli accordi, e abbiamo usato le offerte per costringere i nostri fornitori ad abbassare i prezzi. Durante la sua visita, Putin ha accettato di allineare i prezzi delle compagnie russe con quelli dei loro concorrenti cinesi. Siamo stati in grado di diversificare i nostri partner.

Rete Voltaire: Con la guerra, cosa accadrà a questi progetti?

Mohammed Siala: Tutti questi siti sono interrotti per il congelamento dei beni. Ma noi continuiamo la gara d’appalto sui tronconi da realizzare, perché siamo convinti che la guerra è temporanea e che i lavori riprenderanno. Ci stiamo preparando a continuare i contratti temporaneamente sospesi per motivi di “forza maggiore”.

La guerra ha esasperato i nostri partner. I cinesi hanno qui 20 miliardi di dollari in contratti, i turchi 12 miliardi. Poi ci sono gli italiani, russi e francesi. Non era loro interesse avviare questa aggressione, e tanto meno parteciparvi. Probabilmente alcune persone hanno ricevuto delle compensazioni sottobanco, ma non abbiamo informazioni precise su ciò. Altri sperando di poter più conquistare questo paese, sostengono da sé i contratti di ricostruzione.

Rete Voltaire: Quali sono le conseguenze del congelamento del vostro patrimonio per l’Africa?

Mohammed Siala: Bloccando le nostre risorse, hanno anche bloccato i nostri sforzi per sviluppare l’Africa. Il continente non è in grado di esportare materie prime. Noi investiamo in modo che siano trasformati e commercializzati in Africa, dagli africani. Si tratta di creare posti di lavoro e mantenere il plusvalore in Africa. Da un lato gli europei ci incoraggiano, perché si prosciuga il flusso migratorio, dall’altro, si oppongono perché dvrebbero abbandonare lo sfruttamento coloniale.

Gli occidentali vogliono mantenere l’Africa in una situazione in cui esporta solo materie prime, dei beni primari.

Per esempio, quando il caffè prodotto in Uganda è esportato in Germania, dove viene venduto, il profitto resta in Germania. Abbiamo finanziato impianti per la torrefazione, macinatura, confezionamento e così via, ecc. La percentuale di remunerazione per gli ugandesi è passata dal 20% all’80%. Ovviamente, la nostra politica è in conflitto con gli europei. Si tratta di un eufemismo.

Finanziamo risaie in Mozambico e in Liberia, per la somma di 32 milioni di dollari a progetto e creare 100000 posti di lavoro ciascuno. Cerchiamo prima l’autosufficienza di ogni stato africano, e solo dopo i mercati di esportazione. Senza dubbio, entriamo in conflitto con coloro che producono ed esportano riso, soprattutto se vi speculano.

Costruiamo anche strade. Per esempio dalla Libia al Niger. Abbiamo già collegato Sudan e Eritrea, sconvolgendo l’economia regionale e aprendo prospettive di sviluppo. Ora è possibile spostare merci su strada e mare

Rete Voltaire: Si può dire che la Libia ha poche alleanze diplomatiche, ma ha sviluppato alleanze economiche che vi proteggeranno. Possiamo parlare di diplomazia degli investimenti?

Mohammed Siala: sì. Per esempio, abbiamo 50 milioni dollari di fondi per la costruzione, da parte delle imprese cinesi, di un canale di 32 km in Mali, per l’irrigazione delle aree agricole. Il congelamento dei nostri beni interrompe gli importanti progetti per l’agricoltura in questo paese. Se continua ciò, sorgerà presto un problema alimentare e i popoli riprenderanno ed accelereranno la migrazione verso l’Europa. In definitiva, gli europei non possono permettersi di fermare i nostri sforzi per lo sviluppo del continente. Non hanno alcuna alternativa alla nostra politica.

Rete Voltaire: Avete un dispositivo che permette di pagare i vostri ordinativi sul mercato internazionale, nonostante il congelamento dei vostri beni. Il vostro paese viene attaccato, penso, naturalmente, all’acquisto di armi e munizioni.

Mohammed Siala: Resistiamo da quattro mesi e mezzo. Abbiamo imparato dall’embargo ed eravamo pronti fin dal primo giorno. Molti stati stanno guardando e vogliono adottare misure simili per proteggere se stessi dall’imperialismo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

PARLA MUAMMAR GHEDDAFI

intervista tratta da: Panorama, 12 ottobre 2000

di STELLA PENDE fotografie di PIGI CIPELLI

Amsa’d (deserto del Sahara), 2/3 ottobre 2000

L’automobile corre nel buio da un’ora. Nessuno sa dove andiamo. Il silenzio nero del deserto è rotto solo da qualche lampeggio del mare che appare e scompare come una cartolina strappata. Lasciamo a cento chilometri Tobruk, piccolo porto libico che nell’ultima guerra è stato la sconfìtta del generale Erwin Rommel. Posto di blocco. Qualche minuto d’attesa e l’apparizione: d’improvviso davanti a noi: il Sahara è attraversato da un serpente luminoso di macchine che muove la coda dentro la strada ondulata. «È la fila delle auto per la frontiera con l’Egitto» mente uno degli accompagnatori, tenuto, come tutti, al pegno del silenzio. Una voce, un nome, cade come un sasso fra noi: «E’ Gheddafi». «E’ lui che si muove con i suoi Caravan e più di cento Toyota al seguito». «Gli ultimi in coda sono due pullman: il primo, immenso, è una casa viaggiante. L’altro porta i generatori». Per fare cosa? «Per illuminare la sua tenda. La pianta dovunque. A Tripoli in mezzo alle macerie della sua casa bombardata, in mezzo al deserto, davanti al mare. Sta andando in Egitto, al Cairo la farà montare dentro il parco dell’ambasciata. Lui non occupa mai piani interi di alberghi. Dorme solo sotto la tenda. Anche l’intervista la farete lì sotto». La voce aveva ragione. Oggi, davanti alla guerra del Medio Oriente e a quella del petrolio, davanti alla liberazione degli ostaggi francesi e al nuovo accordo firmato con l’Italia, un incontro con lui diventa sempre più importante e difficile. Forse impossibile. Invece, dopo un’attesa di un’ora nel comando di Amsa’ad, alla frontiera con l’Egitto, arriva il via. «È pronto». Tutti corrono. I libici hanno per il loro leader rispetto e paura. Entriamo da un cancello presidiato da guardie. Decine. Donne e uomini armati. Dopo il controllo, una tenda dai colori arlecchino. Muammar Gheddafi aspetta in piedi. Ha una camicia a onde verdi e marroni. Sulle spalle una casacca araba nera come gli occhi. Piccoli e brillanti.

Lei ha detto: «Mi hanno accusato di essere contro la pace perché finanziavo i movimenti rivoluzionali di liberazione nel mondo. Oggi è tutto cambiato. Oggi è chiaro che avevo ragione io». Mi perdoni, colonnello, ma la Palestina che lei ha aiutato è praticamente in guerra con Israele. Niente sembra cambiato in Medio Oriente, niente finito.

Andiamo con ordine. Per anni la comunità internazionale mi ha accusato di essere un terrorista. Oggi si rende conto che le cause che aiutavo erano legittime e che i capi dei movimenti che sostenevo sono diventati capi di stato, come in Sud Africa Nelson Mandela, in Zimbabwe Robert Mugabe, Idriss Deby nel Ciad e, perché no, Yasser Arafat. Se parliamo invece di quello che succede oggi tra palestinesi e israeliani, il discorso è tutto diverso: quel conflitto rischia di rimanere uguale a se stesso all’infinito.

È la fine del processo di pace?

Se aspettiamo la pace fra i due stati dovremmo aspettare la fine del mondo.

Non le pare di esagerare?

Neanche un po’. E poi mi rimproverano oggi di non aver accettato la partecipazione di Israele alla Conferenza mediterranea di Barcellona. Nè israeliani nè palestinesi, con quello che accade fra loro, possono stare seduti accanto a noi. Con quale diritto potrebbero farlo, con il comportamento che tengono? Non si tratta di capire o di giudicare chi fra i due ha torto o ragione. Questa gente lotta ancora oggi per cercare e stabilire terre e identità. Ma non sa ancora chi è. Israeliani e palestinesi non hanno ancora capito che non si possono costruire stati a base di principi etnici e religiosi. È assurdo, anacronistico e pericoloso. E’ come pretendere che una piccola palla di sabbia rimanga insieme se tu la affondi nell’acqua del mare. Israele in particolare è, e sarà sempre, uno stato surreale. Il suo cittadino non sarà mai cittadino del mondo, ma solo del luogo dove avverrano i suoi investimenti. Anche la lingua ebraica si perderà dentro la globalizzazione.

Questo è il suo odio atavico per Israele.

No, è la realtà. E le dirò di più: anche l’alleanza sionista-americana si sbriciolerà. Perché la fame colonialista di quei due paesi è reazionaria e li metterà uno contro l’altro. Gli ebrei strumentalizzano l’America, ma prima o poi, come Mosca ha dovuto rinunciare alla Germania dell’Est così Washington dovrà rinunciare a Gerusalemme. E, quando avverrà, il conflitto tra i due paesi sarà terribile.

Chi fa meglio all’America, George Bush o Al Gore?

Non vedo alcuna sensibile differenza tra l’uno e l’altro candidato. La battuta fa il miracolo: un sorrìso. Ma Gheddafi ci mette un attimo a tornare Gheddafi. Si toglie e si mette le scarpe. Lui, beduino figlio dell’Africa, sta sempre a piedi nudi. Si racconta che una volta un piccolo scorpione passeggiava per la sua tenda. Lui lo prese in una morsa tra le dita dei piedi e lo stritolò.

Colonnello, parliamo della liberazione degli ostaggi francesi. Alcuni dicono che è stato un gesto contro il fondamentalismo islamico, altri per dar lustro alla sua immagine. Qual è la verità?

La nostra immagine non ci pareva così cattiva da sobbarcarci queste iniziative. La nostra battaglia contro il fondamentalismo islamico è già molto nota. Non ha bisogno di palcoscenico. Inoltre ricordo che l’intervento è stato fatto dalla fondazione Gheddafi e non dallo stato della Libia.

Ma se è stato suo figlio ad accogliere gli ostaggi liberati e a raccontare di aver pagato 1 milione di dollari a ostaggio. Che ruolo ha oggi Seif Al Islam e quale avrà domani nella Libia moderna?

La domanda gli incendia gli occhi. Chi fa queste domande viene qui e non sa che la Jamahyria vuol dire stato delle masse. Nessuno in Libia ha ruoli singoli. Nè Gheddafi nè altri. Il potere e le decisioni spettano solo al popolo. I presidenti della repubblica europei decidono quasi tutto. Niente è approvato in Libia senza il consenso dei comitati popolari. Mio figlio è, come me, un semplice cittadino. Posso aggiungere che la fondazione di cui è presidente si occupa di lotta alla droga e di handicappati.

Bene, torneremo in Italia con uno scoop: spiegheremo agli italiani che abbiamo scoperto che Gheddafi non ha in Libia alcun potere.

Muto. Proviamo con l’Africa.

L’Africa muore: minata dalla crisi economica, martirizzata da guerre fratricide e da morbi tenibili come l’aids.

Comincia a parlare come se la domanda fosse trasparente. La verità è che il mondo corre alla velocità del suono. Cambiano i paesi e i loro destini. Lo stato nazionalistico è entrato nella seconda fase: quella degli spazi regionali, nuova forma della globalizzazione. Le grandi nazioni sono sparite. Ingoiate. Una volta il Portogallo era una potenza che aveva invaso il mondo. Oggi è solo un piccolo paese dell’Unione Europea. La Gran Bretagna, nazione immensa, oggi non riesce a tener testa a un piccolo gruppo di guerriglieri come quelli dell’Ira. Chi l’avrebbe mai detto, scusi, che una signora come la Thatcher sarebbe scappata dalla finestra di una cucina per la paura di un agguato? Anche l’Africa è cambiata. Ha lottato per l’indipendenza, ha vinto, ma paga cara la sua vittoria. La libertà non basta più, ha bisogno dell’unità.

Per questo sogna gli Stati Uniti d’Africa?

Sì, e riuscirò a vedere il risveglio africano. Intanto ho fondato la Comunità degli stati sahael-sahariani: Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad, Centrafrica, Sudan ed Eritrea. E abbiamo vinto la sfida. Il deserto del Sahara da sempre barriera di immensità per linguaggi e culture diverse, oggi è diventato un ponte naturale fra il Nord Africa e i paesi al di là. E adesso stiamo pensando e investendo in infrastrutture: strade e mezzi di comunicazione ed elettricità. La malattia dell’Africa è soprattutto la solitudine e l’isolamento. Nel 1991 il trattato di Abuja lanciò la comunità economica africana, ma da allora niente è accaduto. Io spero che l’Europa ci aiuterà in quest’impresa.

È vero che Gheddafi vuole la Banca centrale africana e che prepara la moneta dell’Africa unita?

È per questo che l’Europa non ci aiuterà… Certo oggi il Fondo monetario tratta con una cinquantina di paesi e di monete in Africa. La nostra moneta potrebbe essere come quella nuova europea e la banca come quella Mondiale. Prima però bisogna rimettere in piedi la Banca di sviluppo africana. Vogliamo un Fondo monetario per l’Africa. Ci sarebbe una giusta parità fra lo yen, l’euro e le monete africane.

Parliamo di Italia, colonnello. Per questo paese lei ha sempre dimostrato odio e amore. Oggi dov’è l’odio e dove l’amore?

L’Italia è stata per lungo tempo nemica della Libia. Prima dell’accordo di cooperazione firmato nel ’98 con il governo dell’Ulivo e di D’Alema avevamo deciso di farla restare nella lista dei nemici. Abbiamo aspettato inutilmente vent’anni. Oggi tutto può cambiare se l’accordo verrà rispettato. Attenzione, per ora poco è stato fatto.

Si dice che per Massimo D’Alema e per Romano Prodi, cioè per l’Italia e per l’Europa, il suo discorso sul colonialismo dell’Europa al vertice del Cairo sia arrivato come una bomba.

La verità è che Prodi si è fermato solo al mio dissenso sulla partecipazione alla Conferenza mediterranea di Barcellona. Barcellona potrebbe essere un fatto positivo per la Libia. La legherebbe a un continente progredito e aperto come l’Europa, ma ci sono cose in quel trattato che non accetteremo mai. Prima di tutto la divisione del territorio geografico dell’Africa che la Conferenza propone. L’Africa rimane unica e unita. Poi la partecipazione di Israele alla Conferenza, come ho già detto. Non potrò mai sedere accanto a quel paese. Dalla Turchia alla Palestina, bisogna tirare una linea rossa.

Come è andata davvero la storia dell’invito a Bruxelles che è poi saltato?

È stato un errore di Prodi. Prodi è un po’ amico e un po’ nemico. Lui mi ha telefonato per invitarmi. Ha fissato perfino la data. Poi ho saputo che il viaggio doveva essere considerato sospeso finché non avessi firmato un comunicato dove approvavo Barcellona. In questo caso bastava che lui mi avvisasse prima: o firmi o non vieni. Oppure vediamoci per discutere della cosa. Io credo che Prodi sia stato pressato e messo in imbarazzo da sionisti e americani. «Sei pazzo a invitare Gheddafi?». Si è trovato davanti a un muro e ha ceduto.

L’ex presidente Francesco Cossiga ha lavorato molto per la fine dell’embargo. Durante gli incontri con lui furono decisi progetti finanziari, cooperazione politica ed economica. Cosa resta di quegli accordi? È vero che si ricomincia a parlare di nuovi affari con la Fiat? Che ne è del grande gasdotto progettato dall’Agip petroli e dalla Oil corporation libica? La Libia ha una grande presenza anche nella seconda banca italiana, la Banca di Roma. Con quali obiettivi strategici?

Noi siamo aperti alla collaborazione finanziaria ed economica con l’Italia. Il gasdotto è un progetto immenso e sacro che va avanti. Dalla Libia all’Italia e dall’Italia al resto d’Europa. Inoltre, la nostra partecipazione alla Banca di Roma verrà aumentata di molto. In quest’operazione i libici stanno facendo grandissimi passi avanti. Per finire, finché la porta di Tripoli resterà aperta all’Italia, la Fiat o qualunque altra azienda italiana sarà la benvenuta.

Se sarà la benvenuta, perché ha fatto aspettare inutilmente Giovanni Agnelli a Tripoli prima dell’estate?

Agnelli ha detto? Perché il presidente della Fiat dovrebbe incontrare Gheddafi? Sarebbe solo un incontro simbolico. Agnelli deve incontrare gli enti competenti per discutere certe cose.

Colonnello Gheddafi, una domanda che interessa molto agli italiani: quanto dureranno i prezzi folli del petrolio? E quanto potrebbero crescere ancora?

Faccio appello agli europei e agli italiani: riducete le tasse sui prodotti petroliferi! I governi europei incassano quattro volte di più dei paesi produttori del petrolio. Se noi guadagniamo 20 dollari netti al barile, loro ne prendono 80.

Verrà prima o poi in Italia?

Sì, se il popolo libico darà il suo consenso al viaggio.

Nonostante la posizione di certi cattolici nei confronti dei musulmani? Il cardinale Giacomo Biffi ha ribadito la sua crociata contro l’Islam. A Giacarta due settimane fa la World islamic call society, che raggruppa 180 paesi islamici, ha invece predicato comprensione per le culture diverse. Lei come risponde?

Che chi parla mi rende perplesso. Chi critica e attacca un musulmano perché prega e rispetta la sua religione non ha un vero Dio. Pregare Dio sotto una tenda, dentro una moschea o una chiesa non fa e non deve fare differenza. La diversità è tra qualcuno che prega Dio e qualcun altro che adora il diavolo.

L’«Herald tribune» dice che nel processo in corso in Olanda sul caso Lockerbie non sono emerse prove certe sulla colpevolezza dei cittadini libici accusati. Se dovessero essere assolti, lei cosa farebbe?

Pretenderò risarcimenti esattamente uguali ai danni che abbiamo ricevuto.
Muammar Gheddafi è stanco. Si alza. E in un attimo la sua tenda è vuota.

Preso da: http://www.francocenerelli.com/antologia/parla_gheddafi.htm

Il mondo applaude mentre la CIA affonda la Libia nel caos

Un articolo veramente interessante di David Rothscum tradotto dal sito Aurora. Un pezzo eccellente che illustra in modo completo cosa realmente sta succedendo in Libia.

David Rothscum Global Research, 2 Marzo 2011:
Come era la Libia sotto il governo di Gheddafi? Quanto male ha fatto al popolo? Erano così oppressi così come noi, oggi, accettiamo comunemente come un dato di fatto? Guardiamo ai fatti per un momento.
Prima che il caos scoppiasse, la Libia aveva un tasso di carcerazione inferiore alla Repubblica ceca. Era classificata 61.ma. La Libia ha il più basso tasso di mortalità infantile di tutta l’Africa. La Libia aveva la speranza di vita più alta di tutta l’Africa. meno del 5% della popolazione era denutrita. In risposta ai prezzi dei prodotti alimentari in tutto il mondo, il governo della Libia ha abolito TUTTE le tasse sul cibo.
Il popolo in Libia era ricco. La Libia aveva il più alto prodotto interno lordo (PIL) a parità di potere d’acquisto (PPA) pro capite, di tutta l’Africa. Il governo ha avuto cura di garantire che tutti, nel paese, condividessero la ricchezza. La Libia aveva il più alto indice di sviluppo umano di qualsiasi paese del continente. La ricchezza è stata distribuita equamente. In Libia ha una percentuale di persone che vivevano al di sotto della soglia di povertà, inferiore ai Paesi Bassi.

Come fa la Libia ha essere così ricca? La risposta è il petrolio. Il paese ha parecchio petrolio, e non consente alle multinazionali straniere di rubarle le risorse, mentre la popolazione muore di fame, a differenza di paesi come la Nigeria, un paese che è sostanzialmente gestito dalla Shell. Come ogni altro paese, la Libia soffre di un governo con burocrati corrotti che cercano di ottenere una porzione più grande della torta, a danno di tutti gli altri. In risposta a ciò, Gheddafi ha chiesto che le entrate del petrolio fossero distribuite direttamente al popolo, perché a suo avviso, il governo non considerava il popolo. Tuttavia, a differenza delle dichiarazioni degli articoli, Gheddafi non è il presidente della Libia. In realtà, non occupa alcuna posizione ufficiale del governo. Questo è il grande errore che le persone fanno. Parlano del dominio di Gheddafi sulla Libia, quando in realtà non c’è, la sua posizione è più o meno cerimoniale. Deve essere paragonato ad uno dei padri fondatori.


Il vero leader della Libia è un indirettamente eletto primo ministro. L’attuale primo ministro è Baghdadi Mahmudi. Definire Gheddafi il leader della Libia, è come dire che Akihito (l’imperatore, NdT) è il leader del Giappone. Contrariamente a quanto i media indicano, le opinioni in Libia variano. Alcune persone supportano Gheddafi, ma non vogliono Mahmudi. Altri non vogliono entrambi. Molti vogliono solo vivere la loro vita in pace. Tuttavia, ci si sforza nel delineare una rivolta popolare contro il presunto leader della Libia, Gheddafi, quando in realtà egli è solo l’architetto del sistema politica corrente della Libia, una miscela di pan-arabismo, socialismo e governo islamico.
I video delle proteste pro-Gheddafi stanno scomparendo da Youtube, mentre si parla. “Pro Gaddafi Anti Baghdadi Mahmudi demonstrations“ è andato. “Pro Gaddafi protests in front of Libyan embassy London“ c’è ancora. YouTube normalmente cancella tutti i video contenenti sangue, tranne nel caso della Libia. Apparentemente più traumatizzante nel vedere corpi fatti, per i telespettatori, sono i libici che non saltano sul carro e vanno nelle strade per abbattere Gheddafi.
I manifestanti in Libia sono paragonabili ai manifestanti in Egitto e in Tunisia? Niente affatto. La reazione dei governi è più violenta, e ovviamente la violenza eccessiva viene utilizzata. Tuttavia guardiamo per un momento le azioni dei manifestanti. L’edificio del Congresso generale del popolo, il parlamento della Libia, è stato incendiato da manifestanti arrabbiati. Questo è paragonabile a dei manifestanti che incendiano Capitol Hill negli USA. Pensate anche solo per un momento che il governo degli Stati Uniti starebbe seduto a guardare i manifestanti incendiare il Campidoglio?
I disordini di oggi non sono opera di giovani secolari che desiderano il cambiamento, o qualcosa di simile a ciò che si è visto in Egitto e Tunisia. Un gruppo che si fa chiamare “Emirato islamico di Barka“, l’antico nome della parte nord-occidentale della Libia, detiene numerosi ostaggi, e ha ucciso due poliziotti. Questo non è uno sviluppo recente. Venerdì scorso, il 18 febbraio, il gruppo ha rubato 70 veicoli militari dopo aver attaccato un porto e ucciso quattro soldati. Purtroppo, un colonnello si è unito al gruppo e ha fornito loro altre armi. La rivolta è scoppiata nella città orientale di Bengasi. Il ministro degli esteri italiano ha sollevato le sue paure su un emirato islamico di Bengasi che si dichiari indipendente.
La risposta è che gli stessi gruppi che gli Stati Uniti hanno finanziato per decenni, ora cercano la loro occasione per ottenere il controllo della nazione. Un gruppo recentemente arrestato in Libia, composto da decine di cittadini stranieri coinvolti in numerosi atti di saccheggio e di sabotaggio. Il governo libico non ha potuto escludere collegamenti con Israele.
La Gran Bretagna ha finanziato una cellula di Al-Qaida in Libia, nel tentativo di assassinare Gheddafi. Il principale gruppo di opposizione in Libia è oggi il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia. Questo gruppo di opposizione è finanziato dall’Arabia Saudita, dalla CIA, e dall’intelligence francese. Questo gruppo si è unito con altri gruppi di opposizione, per diventare la Conferenza Nazionale dell’opposizione libica.
E’ stata questa organizzazione che ha fatto appello alla “Giornata della rabbia” che ha fatto precipitare nel caos la Libia, il 17 febbraio di quest’anno. Lo ha fatto a Bengasi, una città conservatrice che si è sempre opposta al governo di Gheddafi. Va notato che il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia è ben armato. Nel 1996 il gruppo ha cercato di scatenare una rivoluzione nella parte orientale della Libia. Ha usato il Libyan National Army, la divisione armata del NFSL, per iniziare questa rivolta fallimentare.
Perché gli Stati Uniti si oppongono a Gheddafi? E’ la principale minaccia all’egemonia statunitense in Africa, perché tenta di unire il continente contro gli Stati Uniti. Questo concetto si chiama Stati Uniti d’Africa. In effetti, Gheddafi detiene tutte le idee contrarie agli interessi degli Stati Uniti. L’uomo accusa il governo degli Stati Uniti della creazione dell’HIV. Sostiene che Israele è dietro l’assassinio di Martin Luther King e del presidente John. F. Kennedy. Dice che i dirottatori del 9/11 furono addestrati negli Stati Uniti. Ha anche invitato i libici a donare sangue per gli statunitensi dopo l’11/9. Gheddafi è anche l’ultimo di una generazione di rivoluzionari socialisti moderati pan-arabi ancora al potere, dopo che Nasser e Hussein sono stati eliminati, e la Siria si è allineata con l’Iran.
Gli Stati Uniti e Israele, però, non hanno alcun interesse in un mondo arabo forte. In realtà sembra elementare che il piano sia mettere in ginocchio la Libia attraverso il caos e l’anarchia. Alla fine del 2010, il Regno Unito ancora puntellava il governo libico attraverso una lucrosa vendita di armi. Nulla è una garanzia migliore per distruggere la Libia, di una sanguinosa guerra civile. Il sistema tribale che è ancora forte in Libia, è utile da sfruttare per poter generare una guerra, da quando la Libia è stata storicamente divisa in vari gruppi tribali.
Anche per questo motivo il governo libico risponde importando mercenari. Le appartenenze tribali vengono prima della fedeltà al governo, soprattutto a Bengasi, e quindi il governo centrale non ha più alcun controllo sulla parte orientale del paese. L’alternativa ai mercenari è un conflitto tra i vari gruppi etnici. Gheddafi ha cercato per 41 anni di rendere il Paese più omogeneo, ma i gruppi di opposizione finanziati dall’estero spingeranno il paese, in poco più di un paio di giorni, a ritornare al 19 ° secolo, prima che la regione fosse conquistata e unificata dagli europei. La violenza è davvero eccessiva, ma tutti sembrano dimenticare che la situazione non è la stessa in Tunisia ed Egitto. I legami tribali svolgono un ruolo molto importante, e quindi il conflitto sarà purtroppo più sanguinoso.
Si ricordi in ogni momento che la violenta guerra civile libica che si dispiega, non è paragonabile alle rivoluzioni viste in Tunisia e in Egitto. Entrambe queste rivoluzioni coinvolsero manifestanti pacifici che soffrivano per la povertà, in opposizione ai loro governi corrotti. Il caos in Libia è costituito da una miscela di conflitti tribali, conflitti per le entrate petrolifere (dal momento che la maggior parte del petrolio si torva a est del paese), degli islamisti radicali contro il sistema di governo di Gheddafi, e di destabilizzazione da parte di fuori da gruppi di esiliati finanziati dall’occidente.
Gheddafi ha preso il potere con un colpo di stato senza spargimento di sangue da un monarca malato e lontano per il trattamento medico, 41 anni fa. La sua ideologia si basa sulla unificazione e ha tentato di unire pacificamente il suo paese con l’Egitto e la Siria. Ci vorrebbe un miracolo affinché la violenza in atto porti a un unico governo democratico stabile in Libia, con il pieno controllo su tutto il paese. Il paese è grande più del doppio del Pakistan, ma ha 6 milioni di abitanti. Deserti senza fine separano molte delle città della nazione. Semmai dovremmo chiederci quante nazioni saranno frantumate nei prossimi mesi, mentre il mondo applaude.

Articolo preso da:http://www.blog.art17.it/2011/03/06/il-mondo-applaude-mentre-la-cia-affonda-la-libia-nel-caos/

 

Notare come certi articoli, dopo un po di tempo vengono fatti sparire, meno male che è stato ripubblicato qui: http://marionessuno.blogspot.it/2012/06/il-mondo-applaude-mentre-la-cia-affonda.html