VI SIETE MAI CHIESTI PERCHE’ IL MONDO E’ UN SIMILE CAOS ?

Postato il Giovedì, 24 luglio @ 07:25:00 BST di davide
DI ROBERTO SAVIO

informationclearinghouse.info

Dedicato alle generazioni dei più giovani

Mentre la terza guerra mondiale non è stata formalmente dichiarata, i conflitti di tutto il mondo stanno raggiungendo livelli mai visti dal 1944.

Naturalmente, per la grande maggioranza di persone in tutto il mondo, le notizie su questi conflitti sono solo parte della cronaca quotidiana, ma un’altra quota di essa verte sul caos esistente nei nostri paesi.

Esso è così complesso e confuso che molte persone hanno rinunciato al tentativo di tentare qualsiasi forma di comprensione profonda, così ho pensato che sarebbe stato utile offrire dieci spiegazioni di come siamo riusciti a creare questo caos.

1) Il mondo, così come esiste oggi, è stato in gran parte plasmato dalle potenze coloniali, che lo hanno diviso tra di loro, ritagliandosi Stati senza alcuna considerazione per le realtà etniche, religiose o culturali esistenti. Questo era particolarmente vero per l’Africa e il mondo arabo, dove è stato imposto il concetto di stato sui sistemi di tribù e clan.
Solo per fare alcuni esempi, nessuno dei paesi arabi di oggi esisteva prima del colonialismo. Siria, Libano, Iraq, i Paesi del Golfo (tra cui l’Arabia Saudita) erano tutte parti dell’impero ottomano. Quando questo scomparve con la Prima Guerra Mondiale (come gli imperi russo, tedesco e austro-ungarico), i vincitori – Gran Bretagna e Francia – si sedettero a un tavolo e redassero i confini dei paesi che avrebbero dovuto gestire, come avevano fatto prima con l’Africa. Quindi, mai guardare a quei paesi come equivalenti a paesi con una storia di identità nazionale.

2) Dopo la fine dell’era coloniale, era inevitabile che per mantenere questi paesi artificiali in vita ed evitare la loro disintegrazione, sarebbero stati necessari uomini forti per coprire il vuoto lasciato dalle potenze coloniali. Le regole della democrazia sono state utilizzate solo per raggiungere il potere, con pochissime eccezioni. La primavera araba ha effettivamente spazzato via dittatori e autocrati, solo per sostituirli con caos e fazioni in guerra (come in Libia) o con un nuovo autocrate, come in Egitto.
Il caso della Jugoslavia è istruttivo. Dopo la seconda guerra mondiale, il maresciallo Tito smantellò il Regno di Jugoslavia e creò la Repubblica socialista Federale di Jugoslavia. Ma noi tutti sappiamo che la Jugoslavia non sopravvisse alla morte del suo uomo forte.
La lezione è che senza creare un processo molto partecipativo e unificante dei cittadini, con una forte società civile, le identità locali giocheranno sempre il ruolo più decisivo. Quindi ci vorrà tempo prima che molti dei nuovi paesi saranno considerati paesi reali privi di conflitti interni.

3) Dalla Seconda Guerra Mondiale, l’ingerenza delle potenze coloniali e delle super-potenze nel processo di consolidamento dei nuovi paesi è stato un ottimo esempio di disastro causato dall’uomo.
Prendete il caso dell’Iraq. Quando gli Stati Uniti hanno assunto l’amministrazione del paese nel 2003, dopo l’invasione, il generale Jay Garner fu nominato Direttore dell’Ufficio per la Ricostruzione e l’Assistenza Umanitaria ed ha resistito solo un mese, perché era considerato troppo aperto nei confronti dei punti di vista locali.
Garner fu sostituito da un diplomatico, Jan Bremmer, che ne ha preso il posto dopo un briefing di due ore con il Segretario di Stato, Condoleeza Rice. Egli ha proceduto immediatamente a sciogliere l’esercito (creando così 250.000 disoccupati) e a licenziare chiunque nell’amministrazione fosse un membro del partito Ba’ath, il partito di Saddam Hussein. Ciò destabilizzò il paese, e il caos odierno un risultato diretto di questa decisione.
L’attuale primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, che Washington sta cercando di rimuovere in quanto lo ritiene causa della polarizzazione tra sciiti e sunniti, era il candidato americano preferito. Così è stato per il Presidente dell’Afghanistan, Hamid Karzai, che ora è violentemente anti-americano. Questa è una tradizione [consolidata] che risale al primo intervento degli Stati Uniti in Vietnam, dove Washington portò al potere Ngo Dihn Dien, che si ribellò ai dettami statunitensi finché non venne assassinato.
Non c’è spazio qui per fornire esempi di errori simili (anche se meno importanti) compiuti da altre potenze occidentali. Il punto è che tutti i leader installati da potenze esterne non durano a lungo e portano instabilità.

4) Siamo tutti testimoni del fatto che la lotta religiosa e l’Islam estremista siano una minaccia crescente e inquietante. Pochi fanno qualche sforzo per capire perché migliaia di giovani siano disposti a farsi saltare in aria. Esiste una correlazione evidente tra la mancanza di prospettive di sviluppo/occupazione e l’inquietudine religiosa. Nei paesi musulmani dell’Asia (gli Arabi Musulmani rappresentano meno del 20 per cento delle popolazioni Musulmane di tutto il mondo), l’estremismo a malapena esiste.
E pochi si rendono conto del fatto che la lotta tra sciiti e sunniti sia finanziata da paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar e l’Iran. Quei rami dell’Islam hanno convissuto fianco a fianco per secoli e ora stanno combattendo una guerra per procura, come accade per esempio in Siria. L’Arabia Saudita ha finanziato i Salafiti (la forma puritana dell’Islam) in tutto il mondo e ha fornito quasi due miliardi di dollari per il nuovo autocrate egiziano, Abdel Fattah el-Sisi, perché sta combattendo la Fratellanza Musulmana, che predica la fine dei re e sceicchi e il potere per il popolo. Anche quella in Iraq sta diventando una guerra per procura tra l’Arabia Saudita, il difensore dei Sunniti, e l’Iran, difensore degli Sciiti.
Così, quando si considerano queste guerre di religione, occorre sempre guardare chi c’è dietro di esse. Le religioni di solito diventano bellicose solo se vengono usate. Basti guardare la storia europea, in cui le guerre di religione sono state inventate dai re e combattute dalla gente. Naturalmente, una volta che il genio è uscito dalla bottiglia, ci vorrà molto tempo per rimettercelo. Quindi questo problema ci accompagnerà per un bel po’ di tempo.

5) La fine della Guerra Fredda ha scongelato [nel senso di sbloccato NdT] il mondo, che era stato tenuto stabile dall’equilibrio tra le due superpotenze. I tentativi di creare alleanze regionali o internazionali per portare stabilità sono sempre stati ostacolati dagli interessi nazionali. Il miglior esempio è l’Europa. Mentre tutti parlavano di Crimea, di Ucraina e di Vladimir Putin (reso paranoico dall’accerchiamento occidentale, strategia seguita dall’amministrazione di George Bush Jr. in poi) e di come costringerlo ad ascoltare Stati Uniti ed Europa, le imprese europee hanno continuato il commercio, a dispetto dello sbandierato embargo. E ora, l’Austria ha silenziosamente [anche nel senso di tranquillamente NdT] firmato un accordo con la Russia per aderire al South Stream, un gasdotto che porterà il gas russo verso l’Europa – alla faccia della sedicente unità di un’Europa cui è stato chiesto a gran voce di ridurre la propria dipendenza energetica dalla Russia.
Un mondo multipolare è in divenire, ma resta da capire quanto stabile. In Asia, Cina e Giappone stanno aumentando i loro investimenti militari, alla pari dei paesi circostanti. E mentre i conflitti locali, come quelli in Siria, in Iraq e in Sudan, non stanno degenerando in un conflitto più allargato, ciò si verificherebbe senza dubbio in Asia.

6) In un mondo sempre più diviso da una recrudescenza degli interessi nazionali, l’idea stessa di una governance condivisa sta perdendo forza, e non solo in Europa. Le Nazioni Unite sono diventate marginali come arena in cui raggiungere consenso e legittimità. I due motori della globalizzazione – il commercio e la finanza – non fanno parte delle Nazioni Unite, che rimangono bloccate su temi come sviluppo, pace, diritti umani, ambiente, istruzione e così via. Sebbene questi temi siano cruciali per un mondo vivibile, non sono visti come tali da chi è al potere. Conclusione: le Nazioni Unite stanno diventando irrilevanti.

7) Allo stesso tempo, anche valori e idee considerati universali, come la cooperazione, l’aiuto reciproco, la giustizia sociale e la pace internazionale vista come un paradigma totalizzante stanno diventando irrilevanti. Il presidente francese Francois Hollande incontra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, non per discutere di come fermare il genocidio in Sudan o il sequestro di bambini in Nigeria, ma per chiedergli di intervenire con il suo Ministro della Giustizia per ridurre un’ammenda gigante comminata a una banca francese, la BNP-Paribas, per attività fraudolente. L’incombente problema del controllo del clima era in gran parte assente nell’ultima riunione del G7, per non parlare del disarmo nucleare… eppure questi sono le due principali minacce per il pianeta!

8) Dopo il colonialismo e i regimi totalitari, la frase chiave dopo la seconda guerra mondiale fu “l’attuazione della democrazia” [spesso diventata “esportazione della democrazia” NdT]. Ma dopo la fine della Guerra Fredda, la democrazia fu data per scontata. In effetti, negli ultimi venti anni, la formula della democrazia rappresentativa sta perdendo il suo fascino. Il pragmatismo ha portato alla perdita della visione a lungo termine, e la politica è diventata sempre più semplice amministrazione.
I cittadini si sentono sempre meno legati ai partiti, che sono sostanzialmente diventati egocentrici e autonomi. Gli affari internazionali non sono considerati strumenti del potere da parte di partiti, e le decisioni vengono prese senza la partecipazione [del popolo, a differenza di quanto imporrebbe l’uso della democrazia NdT]. Ciò porta a scelte che spesso non rappresentano i sentimenti e le priorità dei cittadini.
Il modo in cui il piano di salvataggio di Cipro dalla crisi finanziaria di qualche anno fa è stato trattato in seno alla Commissione Europea è stata ampiamente riconosciuto come un esempio lampante di mancanza di trasparenza. Poche persone certamente fanno più errori rispetto a molte…

9) Un elemento assai importante del caos è stata la crescita di ciò che i suoi sostenitori, soprattutto nel mondo finanziario, chiamano la “nuova economia” – un’economia che contempla la disoccupazione permanente, la mancanza di investimenti sociali, una riduzione delle imposte per i grandi capitali, la marginalizzazione dei sindacati e una riduzione del ruolo dello Stato come regolatore e garante della giustizia sociale. Le disuguaglianze stanno raggiungendo livelli senza precedenti. Le 85 persone più ricche del mondo possiedono la stessa ricchezza di 2,5 miliardi di persone.

10) Tutto ciò ha un suo corollario. Non è un caso che tutti i media mainstream in tutti i paesi abbiano la stessa lettura, visione del mondo. L’informazione oggi ha sostanzialmente eliminato analisi e processo, per concentrarsi sugli eventi. La loro capacità di seguire il caos mondiale è minima, e essi si limitano a ripetere ciò che afferma chi si trova al potere. È assai istruttivo vedere come i mezzi di comunicazione siano molto analitici per quel che riguarda gli affari nazionali e molto superficiali per ciò che concerne le questioni internazionali. I media dipendono in gran parte da tre agenzie di stampa internazionali, che rappresentano il mondo occidentale e dei suoi interessi. Avete letto qualcosa, su qualsiasi giornale, in merito all’accordo del gas tra l’Austria e la Russia?

In ultima analisi, vi lascio con un ultimo punto: non siate mai soddisfatti di ciò che si legge sui giornali, cercate costantemente di ottenere ulteriori e opposti punti di vista attraverso la Rete. Ciò vi aiuterà a guardare il mondo con i vostri occhi, e non con gli occhi di qualcun altro che probabilmente è parte del sistema che ha creato questo caos. Non siate gregge [nel testo “non andate con la marea NdT]… cercate l’altra faccia della luna. E se vi dicono che conoscono le cose, bene, basta che guardiate i risultati. Quindi, siate voi stessi e, se commetterete un errore, almeno sarà un vostro errore.

Roberto Savio, fondatore e presidente emerito della Inter Press Service (IPS), agenzia di stampa, ed editore di Other News

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/article39073.htm

12.07.2014

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di PG
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13689

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La CIA trafficante d’armi tra Qatar, Libia e Siria

9 agosto 2013

Phil Greaves Global Research, 9 agosto 2013

Qatar-FSAUn articolo di Jake Tapper della CNN ha riportato il “Bengasi-Gate” sotto i riflettori dei media degli Stati Uniti. L’articolo afferma che “decine” di agenti della CIA erano a Bengasi la notte dell’attacco, e che la CIA fa di tutto per sopprimerne i dettagli o che siano resi pubblici. Il rapporto sostiene che la CIA è impegnata in tentativi “senza precedenti” di soffocare fughe di notizie e d’”intimidire” i dipendenti pur di tenere nascosti i segreti di Bengasi, presumibilmente arrivando a cambiare i nomi degli agenti della CIA e “disperdendoli” nel Paese. Si sospetta che ciò abbia un unico e definito scopo, nascondere la colpevolezza della CIA nel fornire armi a noti estremisti in Libia e Siria. Inoltre, l’articolo della CNN allude alla fornitura di “missili terra-aria” della CIA da Bengasi ai ribelli in Siria, ma questo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. L’articolo prosegue affermando: “Fonti della CNN ora dicono che decine di persone che lavorano per la CIA fossero presenti quella notte, e che l’agenzia fa di tutto per assicurarsi che qualsiasi cosa stesse facendo, rimanga un segreto. La CNN ha appreso che la CIA era coinvolta in quello che una fonte definisce un tentativo senza precedenti di far sì che i segreti di Bengasi dell’agenzia di spionaggio non siano mai resi pubblici. Da gennaio, alcuni agenti della CIA, coinvolti in missioni dell’agenzia in Libia, sono sottoposti a frequenti esami al poligrafo, anche mensili, secondo una fonte con profonda conoscenza del funzionamento dell’agenzia. L’obiettivo dell’esame, secondo le fonti, è scoprire se qualcuno ne parla ai media o al Congresso. Ciò viene descritto come pura intimidazione, con la minaccia che ogni fuga di notizie non autorizzata di un dipendente della CIA ne comporterebbe la fine della carriera. Speculazioni a Capitol Hill comprendono anche la possibilità che le agenzie statunitensi che operavano a Bengasi, stessero segretamente inviando missili terra-aria dalla Libia, attraverso la Turchia, ai ribelli siriani.
Anche se l’Arabia Saudita ha recentemente e gentilmente preso “la carta siriana” dagli Stati Uniti, tramite il principe Bandar, ancora una volta divenuto “principe della Jihad”, è risaputo che dall’inizio della crisi siriana, fosse il Qatar in prima linea nella fornitura di armi e fondi agli elementi politici e militanti della cosiddetta “opposizione”. Questo senza dubbio comprendeva il tacito appoggio degli elementi radicali dominanti nella pletora di brigate in Siria; con Jabhat al-Nusra sempre più evidente beneficiario della generosità del Qatar. All’inizio di quest’anno è stato riferito che la CIA avesse dirette “consultazioni” con la rete dei contrabbandieri di armi della monarchia qatariota, gestita principalmente dal palazzo dell’emiro di Doha. Di conseguenza, sembra certo che sia la CIA che l’intelligence del Qatar fossero coinvolte nella operazione per inviare scorte di armi dai “ribelli” in Libia ai “ribelli” in Siria: entrambi indissolubilmente legati ad al-Qaida e affiliati ai radicali salafiti jihadisti. Un articolo del New York Times del 30 marzo 2011 rivela che la CIA era attiva in Libia “da settimane” nel “raccogliere informazioni per gli attacchi aerei [della NATO] e nel contattare e ‘badare’ i ribelli che combattono “le forze di Gheddafi”. Il New York Times affermava anche che Obama aveva firmato un decreto presidenziale, nelle settimane precedenti, che dava l’autorità alla CIA di armare e finanziare i ribelli. Inoltre, The Independent rivelava nel marzo 2011 che Obama aveva chiesto all’Arabia Saudita di approvvigionare di armi i militanti libici. Obama aveva anche dato la sua benedizione a Qatar ed Emirati Arabi Uniti nell’inviare armi a Bengasi, chiedendogli di fornire armi non fabbricate negli USA per allontanare i sospetti; ciò in violazione della No-Fly Zone e dell’embargo sulle armi che contribuiva a far rispettare, e in totale violazione della Costituzione statunitense e delle leggi internazionali vigenti.
Le attuali autorità libiche hanno fatto pochi sforzi per smentire l’indicazione di suoi legami con grandi spedizioni di armi per la Siria, in partenza dal porto di Bengasi. Come affermato in un rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ampiezza, il costo e la logistica per organizzare tali invii quasi certamente richiederebbero almeno consapevolezza e assistenza locali, e un deputato libico l’ha ammesso apertamente. Inoltre, in un articolo del Telegraph del novembre 2011, si rivela che il comandante militare libico post-Gheddafi, Abdel Hakim Belhadj, riconosciuto ex leader di un ramo di al-Qaida: il Gruppo combattente islamico libico (LIFG) e figura guida nell’insurrezione islamista contro Gheddafi, aveva visitato in Turchia i membri del “Free Syrian Army” (FSA) dell’opposizione siriana, per discutere l’invio “di denaro e armi” e anche dell’”addestramento delle truppe da parte dei combattenti libici”. In un articolo di Fox News del dicembre 2012, un “International Cargo-Shipper” rivelava candidamente che l’invio di armi dalla Libia alla Siria iniziò “quasi subito dopo la caduta di Muammar Gheddafi” (ottobre 2011) e continuò su base settimanale da più porti, tra cui Misurata e Bengasi. Secondo alcune “fonti”, gli invii avrebbero superato le 600 tonnellate. L’articolo prosegue citando “fonti” anonime di Bengasi sostenere che: “Armi e combattenti erano assolutamente diretti in Siria, e che gli Stati Uniti sapevano assolutamente tutto, anche se la maggior parte delle spedizioni è stata sospesa dopo l’attacco al consolato statunitense.” Inoltre, un ampio rapporto del gruppo di esperti delle Nazioni Unite del Consiglio di sicurezza, dell’aprile 2013, evidenzia anche la diffusa proliferazione indiscriminata di armi in tutta la Libia, che filtrano oltre i confini. La relazione afferma che le armi alimentano i conflitti dalla Siria al Mali e che si diffondono dalla Libia a un “ritmo allarmante”. Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono stati individuati, nella relazione delle Nazioni Unite, per le loro palesi violazioni dell’embargo sulle armi durante la “rivolta” contro Gheddafi del 2011; il rapporto ha rivelato che diversi invii di armi del Qatar hanno potuto fluire in Libia con la consapevolezza e la piena acquiescenza della NATO, più o meno nello stesso modo con cui furono autorizzate a fluire in Turchia dal Qatar, con la Siria quale destinazione finale.
Elementi della leadership “militare” libica hanno indubbiamente forti legami con gli ex affiliati di al-Qaida, e sono stati portati al potere grazie alla generosità e alle forze speciali del Qatar, al coordinamento della CIA e alla forza aerea della NATO. Considerando ciò, non è difficile immaginare che gli stessi attori sarebbero disposti almeno a “chiudere un occhio” in ciò che è diventato l’evidente e continuo contrabbando libico di armi in Siria, come dimostrato ancora una volta da un articolo del 18 giugno 2013 della Reuters, dal titolo: “Le avventure di un commerciante di armi libico in Siria”: “Abdul Basit Haroun (ex comandante della “Brigata 17 febbraio”) dice di essere dietro alcune delle più grandi spedizioni di armi dalla Libia alla Siria, che trasporta su voli charter verso i Paesi vicini e che poi contrabbanda oltre il confine… Un reporter della Reuters si è recato in una località segreta di Bengasi per vedere un container di armi in preparazione per l’invio in Siria. Vi si accatastarono scatole di munizioni, lanciarazzi e vari tipi di armamento leggero e medio. Haroun dice che può raccogliere armi da tutto il Paese e organizzarne la consegna ai ribelli siriani per via dei suoi contatti in Libia e all’estero. “Sanno che inviamo armi alla Siria”, ha detto Haroun. “Lo sanno tutti.” Le sue attività con le armi sembrano essere ben note, almeno nella Libia orientale. Alti funzionari dell’esercito e del governo della Libia hanno detto alla Reuters che  appoggiano le forniture di armi all’opposizione siriana, mentre un membro del congresso della Libia ha detto che Haroun svolge un grande lavoro aiutando i ribelli siriani.”
Inoltre, secondo un recente articolo del New York Times del 29 giugno 2013, il Qatar ha inviato  armi ai “ribelli” in Siria dalla Libia, nel momento stesso in cui “intensificava gli sforzi” per spodestare il Colonnello Gheddafi. Di conseguenza, ciò può essere interpretato solo che il Qatar ha iniziato l’invio di armi alla Siria, da Bengasi, prima che Gheddafi venisse ucciso, il che significa prima dell’ottobre 2011. È altamente plausibile che Bengasi sia davvero la ‘base’ del  programma di traffico d’armi della CIA, con l’ulteriore intento di “rendere possibile” inoltrare queste armi in Siria. Mentre il dipartimento di Stato ha confermato di aver stanziato 40 milioni di dollari per l’acquisto e la “collezione” di armi utilizzate durante il conflitto in Libia, compresa una riserva di 20.000 MANPADS “mancanti”, di cui almeno 15.000 ancora dispersi. Una relazione scritta da ex-operatori delle forze speciali statunitensi che hanno prestato servizio in Libia, dal titolo “Bengasi: il rapporto definitivo“, sostiene che il “consolato” e il programma sulle scorte di armi sono stati interamente gestiti da John Brennan, all’apoca Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Obama, e oggi direttore della CIA, al di fuori della solita catena di comando della CIA, con il solo scopo di “inviare le armi accumulate in un altro conflitto, forse la Siria“. Inoltre, si segnala che diverse figure di spicco del governo USA (Clinton, Brennan, Patreaus, e altri) incitavano apertamente tale precisa politica, ciò aggiunge la possibilità che certi elementi del governo o le tante fazioni del complesso militar-industriale possano aver agito al di fuori dello specifico consenso dell’amministrazione Obama, costruendo la logistica per soddisfare tale politica, in futuro. Così, una possibile spiegazione dell’attacco al “consolato”, che ora possiamo supporre essere un deposito di armi gestito dalla CIA, fosse la riluttanza pubblica dell’amministrazione Obama nel fornire MANPADS o altre specifiche armi pesanti ai ribelli che combattono in Siria. Inoltre, gli autori di “Bengasi: il rapporto definitivo“, sostengono che John Brennnan colpisse gli estremisti delle milizie islamiste in Libia attraverso attacchi dei droni ed operazioni speciali, potendo fornire un altro pretesto per l’attacco. Certe fazioni ribelli, i loro sostenitori regionali o i loro affiliati libici possono essersi offesi e deciso di agire contro la CIA, tentando di sequestrare le armi in suo controllo.
L’invio di armi libiche in Siria è molto probabilmente attuato dalle forze speciali del Qatar (e occidentali) e dai loro ascari libici affiliati ad al-Qaida, che controllano Bengasi. A loro volta le spedizioni in Siria sono progressivamente aumentate man mano che gli arsenali di Gheddafi si rendevano disponibili e l’assenza di leggi in Libia s’ampliava. Questi sviluppi potrebbero anche spiegare i combattenti libici che rappresentano una grande percentuale di combattenti stranieri nei ranghi dell’opposizione, con un recente studio che indica che i combattenti libici costituiscono oltre il venti per cento delle vittime straniere. Se il Qatar ha infatti coordinato l’invio di armi dalla Libia alla Siria durante la prime fasi della crisi siriana, nel 2011, e la CIA fungeva anche da “consulente” nelle spedizioni del Qatar e nel loro transito attraverso la Turchia, la semplicistica narrazione ufficiale e la cronologia del conflitto in Siria, che sarebbe dovuto a un’eruzione per la repressione di pacifici manifestanti, trascinando in una vera guerra civile, è ancora una volta messa in dubbio. Scoprendo la catena di eventi che ha portato all’attacco al “consolato” degli Stati Uniti, e la varietà di milizie che gli Stati Uniti e i loro alleati armano in Libia, si potrebbe svelare la vera dimensione del sostegno dell’amministrazione Obama alle forze estremiste fantoccio in Siria. Il che può spiegare i zelanti tentativi dell’amministrazione nel soffocare ogni dibattito o seria discussione sugli eventi riguardanti Bengasi.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2013/08/09/la-cia-trafficante-darmi-tra-qatar-libia-e-siria/

Il cervello della ‘Primavera araba’: come venne sovvertita la Libia

La primavera araba: i cyber-collaborazionisti senza cervello dei vecchi cacicchi venduti
Ali al-Haj Tahar, Le Soir d’Algerie, 14 maggio 2013 – Tunisie-Secret.com

“Nella primavera araba, freddamente eseguita, anche giovani senza cervello che hanno scambiato per Che Guevara o Gandhi degli agenti al soldo degli USA, hanno svolto un ruolo importante”, ha scritto l’intellettuale algerino Ali al-Haj Tahar su Le Soir d’Algerie. Secondo lui, si tratta di colpi di Stato “fabbricati nell’ombra, molto discretamente in Egitto, ma in modo assai chiaro in Tunisia. Non per niente ministri e funzionari tunisini sono passati dal regime di Ben Ali al regime post-Ben Ali!” Ali al-Haj Tahar è scrittore, poeta e giornalista.

arab-spring-mapNella primavera araba, questa operazione sofisticata a lungo premeditata, pianificata con pazienza, freddamente e spietatamente eseguita, ha coinvolto giovani senza cervello che hanno scambiato per Che Guevara o Gandhi degli agenti al soldo degli USA, che vi hanno svolto un ruolo prezioso. Tra loro vi erano elementi interni al sistema vigente, vecchi militari, ministri e funzionari, così come esponenti dell’opposizione di tutti i colori e, infine, giovani traditori o collaborazionisti definiti  cyber-dissidenti, per riassumere. Tra tutti questi agenti molti erano elementi che vivevano all’estero, in possesso della doppia nazionalità, tra cui quelle statunitense e francese oltre alla nazionalità di origine. Ricordiamo che in Afghanistan, gli Stati Uniti hanno messo al potere Hamid Karzai e in Iraq Ibrahim al-Jaafari, Ahmed Chalabi e Ayad Allawi. Incaricati di far scendere i manifestanti in piazza, costoro apparvero sui social network come Facebook usandoli per creare una crisi e, soprattutto, per gettare polvere sugli occhi: i colpi di Stato furono eseguiti nell’ombra, con molta discrezione in Egitto, ma in modo assai chiaro in Tunisia. Non per niente ministri e funzionari tunisini sono passati dal regime di Ben Ali al regime post-Ben Ali!
I casi del vecchio cacicco Beji Caid al-Sebsi e del generale Ammar sono istruttivi, come vedremo nel prossimo studio. Molte personalità che hanno vissuto negli Stati Uniti o avevano dei legami comprovati con i loro servizi di intelligence, sono tra gli attuali leader della primavera araba. In Libia c’è Mohammad al-Magharyef, l’attuale presidente dell’Assemblea nazionale libica, un cittadino degli Stati Uniti e dipendente della CIA sin dal 1980. Khalifa Hifter, attuale capo dell’esercito ed ex colonnello dell’esercito libico di Gheddafi, ha vissuto per 15 anni negli Stati Uniti, vicino alla sede della CIA, dopo aver disertato e diretto un esercito di “contras” oppositori di Gheddafi basato in Ciad fino al 2000, composto da mercenari che hanno commesso assassini e sabotaggi in Libia. Il 19 marzo 2011 tornò segretamente a Bengasi, dove fu responsabile di “una certa coerenza tattica delle truppe ribelli sul campo.” Una delle menti del colpo di Stato contro Gheddafi, Nuri Mesmari, ex capo del protocollo del leader libico, disertò e fuggì a Parigi il 20 ottobre 2010 consegnando alla Francia i dati sulla sicurezza e militari per consentire la preparazione delle operazioni contro Gheddafi. Rendendosi conto della cospirazione, Gheddafi aveva arrestato il suo complice, il colonnello dell’aviazione Gehani, referente segreto dei francesi dal 18 novembre 2010. Il 23 dicembre, altri personaggi libici disertarono a Parigi: tra cui Fajr Sharrant, Fathi Buqris e Alunis Mansuri. Dopo il 17 febbraio, saranno proprio loro, assieme ad al-Haji, che guideranno la rivolta di Bengasi contro l’esercito libico unendosi al CNT.
In un video, Special Investigation di Canal+, l’uomo d’affari Ziad Takieddine, lo stesso che ha accusato Sarkozy di essere stato finanziato da Gheddafi durante la sua campagna elettorale, ha fatto rivelazioni importanti. Takieddine è soprattutto il boss della North Global Oil and Gas Company, una società associata alla Total presso un giacimento di petrolio in Libia (NC7), prima di consegnare alla compagnia petrolifera francese il 100% dei suoi diritti di sfruttamento per un importo di 140 milioni di dollari. Già azionista della Total (2%) e suo associato in Iran, il Qatar voleva la sua parte in Libia: riuscendo a riscattare una parte dei diritti di sfruttamento della Total del giacimento libico NC7, senza che Gheddafi ne fosse informato. Infuriato da ciò, il leader libico  minacciò di rompere ogni accordo con la Total. Ciò gli valse l’ira congiunta dell’emiro Hamad e di Sarkozy. Nel novembre 2010, la Francia e la Gran Bretagna si accordarono per condurre  le esercitazioni militari congiunte dal nome in codice “Southern Mistral 11“: il sito dell’aviazione francese annunciò che l’operazione sarebbe stata avviata tra il 21 e il 25 marzo 2011 e che il suo scopo era abbattere un dittatore che voleva mettere al potere suo figlio come proprio sostituto! Lo scenario di “Southern Mistral 11” si svolge a Southland (terra del sud ), “contro una dittatura responsabile degli attacchi contro gli interessi francesi“. Questa esercitazione militare pianificata in tre mesi, invece dei soliti sei, stranamente ricordava l’operazione Desert Storm contro l’Iraq (gennaio 1991), ci informa lo scrittore Gilles Munier.

Islamisti ed oppositori che vivono all’estero
Mahmoud Jibril si dimise dalla carica di ministro della Pianificazione e direttore della Development Authority (il numero due del presidenza del governo di Gheddafi) alla fine del 2010, prima di entrare nel CNT il 23 marzo 2011. Casualmente, Mahmoud Jibril aveva precedentemente vissuto per molti anni negli Stati Uniti e lavorato per al-Jazeera in Qatar… Il libico Mahmoud Shamman, futuro ministro dell’Informazione del CNT, è stato membro del Consiglio di al-Jazeera in Qatar. Abdel-Jalil, l’ex ministro della Giustizia, che sembrava fare di tutto per mettere nei guai Gheddafi, in particolare nel caso delle infermiere bulgare, si dimise nel gennaio 2011 non senza aver ottenuto il rilascio di più di 400 terroristi del LIFG che guidarono l’insurrezione armata che abbatterà  Gheddafi, ma non senza l’aiuto della NATO e di 5.000 soldati inviati dal Qatar di rinforzo. Ali al-Sawi, che fu ministro del Commercio e dell’Economia, poi ambasciatore in India, si dimise e si unì all’opposizione. Abdel Hafiz Ghoga, che sarà vicepresidente del CNT, avrà un ruolo importante contro Gheddafi.
In Tunisia, l’attuale presidente Marzuqi e il leader del primo partito tunisino, l’”islamista” Ghannuchi, hanno vissuto a lungo all’estero. L’attuale ministro degli Esteri Rafiq Abdessalem (genero di Rashid Ghannuchi), è stato direttore del dipartimento di studi di al-Jazeera, in Qatar. Non vi è dubbio che al-Jazeera sia collegata direttamente con la primavera araba che ha sostenuto. L’enorme manipolazione di massa è partita da al-Jazeera, cioè una copertura di Hamad e quindi della CIA che ha fatto della televisione un nido di “rivoluzionari” infiltrati da agenti statunitensi e israeliani. Peggio ancora, in Tunisia i principali leader dell’opposizione (Boshra Belhadj Yahia, Mustapha ben Jaafar, Ahmed Najib Shebbi) furono accuratamente ignorati dalla “rivoluzione” che installava al potere oppositori che hanno vissuto gran parte della loro vita all’estero: Rashid Ghannuchi e Moncef Marzuqi, l’attuale presidente della Tunisia. Marzuqi, capo della Lega tunisina per i diritti umani, era promossa dalla Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH), organizzazione finanziata dal NED e dalla Open Society del sionista George Soros.
Ghassan Hitto, presidente dell’opposizione siriana che ha vissuto 25 anni negli Stati Uniti, più di metà della propria vita, come Osama al-Qadi, dirigeva a Washington il Centro siriano per gli studi politici e strategici, una copertura legata al Pentagono e alla CIA. Inoltre, il Consiglio nazionale siriano (CNS) è composto essenzialmente da oppositori all’estero che, del resto, sono per lo più “islamisti”. Il primo presidente del CNS è stato Burhan Ghalyun, consigliere politico di Abassi Madani, ha vissuto per la maggior parte della propria vita in Francia come insegnante di sociologia, ma non è mai stato considerato un oppositore del regime siriano fin quando dovette essere lanciata la “primavera” in Siria: una rete in sonno serve un giorno o l’altro! Infatti oggi, tutti sanno che i componenti del CNS, anche chiamato “opposizione d’Istanbul” e “opposizione di Doha”, furono nominati da Hillary Clinton in queste due città. Inoltre, tutti i leader dell’opposizione della primavera araba fecero promesse a Israele. Infatti, Bassma Kodmani, membro del CNS, che aveva partecipato alla conferenza Bilderberg del 2012, dove il cambio di regime in Siria era all’ordine del giorno, aveva invocato relazioni amichevoli tra la Siria e Israele durante un talk-show francese, anche arrivando a dichiarare: “Abbiamo bisogno d’Israele nella regione.” Un altro membro del CNS, Ammar Abdulhamid, dichiarò il suo sostegno a relazioni amichevoli tra Israele e Siria, in un’intervista con il quotidiano israeliano Ynetnews, mentre trapelò una conversazione telefonica tra Radwan Ziyad del CNS e Mohammad Abdallah in cui volevano chiedere maggiore supporto dal ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Al di fuori del CNS, Ribal al-Assad e l’ex vicepresidente in esilio Rifaat al-Assad, dissero che la Siria voleva fare pace con Israele. Nofal al-Dawalibi, a sua volta disse in un’intervista a Radio Israele che il popolo siriano voleva la pace con Israele.

Revolution 2.0” per vecchi cacicchi
Per quanto riguarda la Libia, secondo il quotidiano israeliano Yediot Aharonot, venne firmato un accordo nel 2011 tra il Consiglio nazionale di transizione (CNT) e Tel Aviv per l’installazione di una base militare nelle montagne verdi della Libia, se i ribelli arrivavano al potere. Il documento recante l’intestazione “Israel Defense Forces”, rileva inoltre che in cambio Israele si impegna a fare incrementare gli attacchi aerei della NATO contro le forze del governo libico e di ottenere l’adesione dei Paesi arabi la causa del CNT. Ciò non suggerisce che elementi delle forze speciali israeliane abbiano dato una mano alla “rivoluzione” libica? Perché la “primavera” siriana arriva per ultima? Solo perché i pianificatori sapevano che per sconfiggerla era necessario che tutti i Paesi “rivoluzionari”, le loro armi, i loro mercenari e terroristi e persino di battaglioni di giovani jihadisti tunisini, di cui una dozzina avrebbe offerto i propri servigi, svolgessero il ruolo di coniglietti dei GI che combatterono in Vietnam.
Collaborazionisti arabi di tutte le età hanno beneficiato dell’addestramento, degli aiuti e delle sovvenzioni delle organizzazioni statunitensi che operano per conto della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato e della CIA, essendo negli Stati Uniti sottili le frontiere tra organizzazioni civili e organizzazioni militari, dato che il patriottismo statunitense non ha limiti nel suo impegno.  Innumerevoli organizzazioni lavorano per la promozione dell’ideologia statunitense, anzi per  l’egemonia del Paese sul mondo. Freedom House ha anche svolto un ruolo importante nella primavera araba, questa fiera dei manipolati. Nel 2009 Freedom House pubblicò la “Mappa della Libertà” di ogni continente, differenziando i Paesi secondo il grado di democrazia assegnatogli da essa. La mappa diceva che l’unico Paese completamente libero nel Maghreb-Medio Oriente… era Israele. Cinque Paesi erano “parzialmente liberi”: Marocco, Giordania, Libano, Yemen, Bahrain. Tutti gli altri Paesi della regione erano considerati “non liberi”. E’ per questo motivo che le ONG come l’International Crisis Group di George Soros, cercano di portarli alla libertà sostenendone i traditori. Ciò non esclude che la Freedom House finanzi un gruppo di protesta in Marocco, il Movimento del 20 Febbraio!
Le ONG statunitensi hanno anche addestrato i giovani del Bahrein che iniziarono la loro Primavera araba. Non si sa se qualcuno di loro sia sciita, ma la Casa Bianca ha ordinato all’Arabia Saudita di aiutare il governo in carica a sedare la ribellione, che attualmente sembra essere composta da sciiti che chiedono diritti legittimi: scarsamente rappresentati nelle istituzioni del Paese, gli sciiti del Bahrein si scontrano negli ultimi due anni contro l’esercito e le forze dell’ordine sauditi inviati di rinforzo. Bahrain, che vuole finirla con gli sciiti, ha anche distrutto diverse moschee della comunità musulmana ora considerata il nemico numero uno dal wahhabismo internazionale. Accusati di adorare Ali al posto di Allah e di non riconoscere Muhammad (QSSL) come profeta, gli sciiti sono oggetto di molte altre perverse deviazioni diffuse dalla propaganda saudita.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2013/05/28/il-cervello-della-primavera-araba-come-venne-sovvertita-la-libia/

Il film su Maometto del 2012 ? Un’operazione dei servizi segreti”

di Aldo Giannuli28 Settembre 2012

Tre copti di origine egiziana dietro il film su Maometto? Non diciamo sciocchezze. Per com’è stata concepita e per la raffinatissima sensibilità psicologica dimostrata, si tratta quasi certamente di un’operazione da Servizi Segreti

 

Aldo Giannuli Riporto anche qui l’intervista che ho rilasciato a Micromega, a cura di Michele Marelli.

Nella misteriosa vicenda che riguarda il film blasfemo sul Profeta Maometto, le cose che non tornano sono parecchie. La sensazione che si sia cercato di provocare una reazione a tutti i costi è forte…
Camilleri definirebbe l’autore di questo film ‘mastro d’opra fina’. Come prodotto artistico è una schifezza irripetibile, ma come operazione di guerra psicologica è assolutamente impeccabile, da manuale direi.

Stando alla versione ufficiale, dietro a questo film ci sarebbero unicamente tre copti di origine egiziana – Nakoula Basseley Nakoula, Nasrallah Abdelmasih e Morris Sadek. Le sembra un’ipotesi credibile?
Non diciamo cazzate. Per com’è stata concepita e per la raffinatissima sensibilità psicologica dimostrata, si tratta quasi certamente di un’operazione da Servizi Segreti. Quei tre cretini dovrebbero innanzitutto spiegare dove hanno trovato i soldi per fare questo film; ma, in ogni caso, se io – insieme a dieci amici – trovassi dei soldi per girare un cortometraggio con l’obiettivo di prendere a pesci in faccia l’Islam, potrei pure metterlo su YouTube ma non è che automaticamente tutti se ne accorgerebbero. Se aspettassi il passaparola, forse in cinque anni… Se una cosa del genere scoppia in modo così repentino, significa che qualcuno, oltre ad averci messo dei soldi, ha organizzato alla perfezione il lancio del film via web proprio allo scopo di ottenere un’eco mediatica come quella che abbiamo visto.

Pare che il film fosse in rete già dallo scorso giugno e che solo con la comparsa – circa due settimane fa – di una versione sottotitolata in arabo si sia giunti allo scoppio, decisamente repentino, di questa crisi. Strano, se si pensa che in Paesi come la Libia e lo Yemen l’alfabetizzazione si attesta intorno al 50%…
Cerchiamo di capire, innanzitutto, chi ci guadagna. Non può non colpire la coincidenza fra questa crisi e l’avvicinarsi della possibile azione militare israeliana contro l’Iran. Diciamo che la ‘minestra’ era preparata da un po’. Se è vero che il film era stato caricato su YouTube già lo scorso giugno, probabilmente questa cosa era ‘in viaggio’ già dalla scorsa primavera, se non addirittura da prima. Qualche tempo tecnico per preparare questa porcheria ci sarà pure voluto…

Tra l’altro pare che questo misterioso produttore, Nakoula, si sia recato in Egitto alla ricerca di fondi. Sarà un caso, ma la presenza dei Servizi Segreti israeliani in Egitto è un fatto assodato…
Si può dire che lì stiano di casa… L’interesse è chiaramente di chi auspica una frattura fra il Mondo islamico e l’Occidente. È per questo che mi viene da pensare più agli israeliani che agli americani. Questi ultimi puntano, semmai, più a una rottura fra l’Iran e il Mondo arabo, giocando – con l’appoggio dell’Arabia Saudita – sul crinale sunniti-sciiti. Qui invece l’operazione ha mirato a spostare la spaccatura sulla contrapposizione Occidente-Islam: l’intento è inequivocabilmente quello di impedire un ponte col mondo islamico. Per quanto possa sembrare paradossale, gli israeliani sono più interessati a un Medio Oriente fondamentalista che non a un Medio Oriente che evolva verso forme di democrazia più o meno simili a quelle occidentali. In un Medio Oriente tendenzialmente filo-occidentale, democratizzato e secolarizzato, infatti, Israele perderebbe gran parte della sua ragione d’essere.

Quando parla di un coinvolgimento israeliano in questa vicenda, a chi si riferisce?
Parlare di Israele in toto sarebbe un errore. Ho in mente alcuni circoli di destra che, per esempio, non vogliono saperne di alcun processo di distensione coi palestinesi e che premono per un’operazione in Iran. Consideriamo poi un altro fatto: la destra israeliana non ama Obama. Non le sembra strano che questa crisi in Nordafrica e in Medio Oriente sia scoppiata a poco più di un mese dalle Presidenziali americane? Di colpo Obama si è trovato tra le mani, oltre a un Ambasciatore ucciso in un modo a dir poco atroce, una situazione delicatissima: se non reagisce trasmette un’immagine di debolezza, ma può forse reagire bombardando a cuor leggero le città di un Paese che lui stesso ha contribuito a liberare da una dittatura?

Eppure, stando ai primi sondaggi, sembra che Romney non abbia guadagnato terreno su Obama in questa fase. Anzi, sembra che ci stia addirittura rimettendo…
Romney ci sta rimettendo perché è un inetto. Però, obiettivamente, lo ‘scherzo’ a Obama non è stato carino…

In questa operazione, secondo lei, quali altri attori potrebbero essere in gioco?
Io non escluderei l’ipotesi di una ‘manina’ americana riconducibile a quei settori legati ai petrolieri. L’idea che abbiano dato una mano o che siano essi stessi i ‘committenti’ non è campata per aria. Non vedo, viceversa, la possibilità di coinvolgimenti di altri Servizi Segreti. Nessun Servizio europeo, in un momento di crisi come questo, si prenderebbe la briga di far scoppiare un simile caos. I cinesi? Che interesse vuole che abbiano… I russi? Quelli hanno già tanti problemi coi ceceni e la creazione del nemico americano è roba da URSS, non da Russia di Putin… Gli iraniani…?

Trova così improbabile l’ipotesi di un coinvolgimento dei Servizi Segreti iraniani? In effetti, questa crisi sembra aver ricompattato l’opinione pubblica musulmana contro il comune nemico americano, indipendentemente dalle divisioni fra sunniti e sciiti…
Sì, è vero. Ma un’operazione simile, a tre settimane da un possibile attacco israeliano in Iran, non avrebbe alcun senso. Il tempismo fa pensare agli israeliani, non agli iraniani.

Ha in mente altre possibili ‘regie’?
Si potrebbe anche pensare a un’operazione dei Fratelli Musulmani egiziani organizzata per mettere in crisi l’Esercito e per mobilitare le masse verso un fondamentalismo religioso lontano da uno sbocco di tipo democratico-occidentale. Ma è un’ipotesi poco probabile…

La ‘pista egiziana’ non la convince?
Non è una pista campata per aria, intendiamoci. Tuttavia, i Servizi Segreti egiziani – i cosiddetti Mukhabarat – sono roba seria e, a quanto ne so io, sono controllati dall’Esercito. Se i Fratelli Musulmani si fossero mossi in questo senso (e dubito che siano così ‘raffinati’), i Mukhabarat l’avrebbero scoperto e, a quel punto, l’obiettivo dell’operazione sarebbe stato chiarissimo. Il piano, le garantisco, non sarebbe andato in porto.

Un gioco di sponda fra alcune frange dei Servizi Segreti americani e l’Intelligence israeliana legata alla destra, dunque?
È sicuramente un’ipotesi molto più convincente.

Quando parla di Servizi Segreti israeliani a chi allude?
È sbagliato pensare necessariamente al Mossad. Esistono altri Servizi, come quello dell’Esercito, decisamente più ‘cattivelli’. A confronto, quelli del Mossad sono i ‘buoni’ (quant’è difficile usare quest’espressione…). È l’Esercito che in questa storia ha un interesse maggiore a mantenere una tensione permanente, in modo da restare un’istituzione intoccabile. Fino a quando permarrà una situazione d’emergenza, infatti, l’Esercito potrà fare ciò che vuole.

Torniamo ai tre copti che avrebbero prodotto il film blasfemo su Maometto. È probabile che siano stati usati e che non abbiano la minima idea di chi siano in realtà le persone per cui stanno lavorando?
Quando dico che il regista di questa operazione è ‘mastro d’opra fina’ penso anche alla scelta della ‘faccia’. Tra tutti i possibili ‘candidati’ chi si è deciso di usare per un’operazione di questo tipo? Tre copti. Così magari ci scappa pure un bel massacro dei cristiani in Egitto. Ulteriore motivo per poter dire: «Guardate i musulmani che carogne che sono»… Probabilmente si tratta di tre imbecilli reclutati per l’occasione. Qualcuno avrà detto loro: «Facciamo una cosa contro Maometto» e quelli ci sono cascati in pieno. Se si fosse voluto creare un caos simile in Turchia, a metterci la faccia sarebbero stati sicuramente tre armeni… Sotto questo punto di vista, ripeto, è stata un’operazione perfetta.

Colpisce anche un altro fatto, tralasciato dai più. Si parla di rivolte in tutto il mondo islamico, eppure nella Penisola Arabica – ad eccezione dello Yemen – sembra che non stia succedendo niente. In Arabia Saudita, in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Oman nessuno si muove in difesa del Profeta…?
Questo ha colpito anche me. Tuttavia, l’Arabia Saudita è un Paese poco popoloso, molto più controllato anche per ciò che riguarda Internet e colpito solo in misura ridottissima dalla Primavera Araba, mentre Qatar ed Emirati sono Paesi ad alto reddito. In più, non dimentichiamo che in quella zona ci sono le basi americane… Diciamo che le condizioni e gli interessi per tenere sotto controllo la cosa ci sono. È la dimostrazione di un fatto: se non si crea un ‘ponte’, la notizia non passa. A colpirmi è anche un altro fatto: a muoversi maggiormente sono stati, guarda caso, i Paesi colpiti dalla Primavera. L’impressione è che si tratti proprio di un’operazione mirata…

Fonte:http://www.cadoinpiedi.it/2012/09/28/il_film_su_maometto_unoperazione_dei_servizi_segreti.html