Il “giornalista” Paul Conroy, agente operativo del MI6

Pubblicato il: 7 marzo, 2012

Il “giornalista” Paul Conroy, agente operativo del MI6

Réseau Voltaire  6 marzo 2012

Presentato come reporter del Sunday Times, Paul Conroy, che è appena fuggito dall’Emirato Islamico di Bab Amr, è un agente dell’MI6 britannico.
 
– Mahdi al-Harati ha sposato una donna irlandese e ha vissuto a Dublino. Paul Conroy è nordirlandese, ed è cresciuto a Liverpool.
Secondo l’ex premier Jose Maria Aznar, Mahdi al-Harati è ancora ricercato in Spagna per il suo coinvolgimento negli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004.
Nel 2010, con la barba e l’accurata copertura più di una ONG, Mahdi al-Harati era stato infiltrato dall’MI6 nella “Freedom Flotilla“, che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza.
Mahdi al-Harati ha guidato la brigata di al-Qaida che aveva assediato l’hotel Rixos a Tripoli, nell’agosto del 2011. Secondo Khamis Gheddafi, era inquadrata da istruttori francesi. Una fonte militare straniera di alto livello, al-Harati ebbe dalla NATO la missione di catturare i leader libici rifugiatisi in una struttura segreta dell’hotel, e di assassinarvi il deputato ed ex-assistente di Martin Luther King, Walter Fauntroy. Doveva eliminare anche due dipendenti della Rete Voltaire, Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya, che risiedevano presso l’hotel Radisson, dove al-Harati aveva posto il suo centro di tortura. Questa decisione era stata presa in una riunione ristretta del comando NATO di Napoli, pochi giorni prima. La relazione menziona la presenza alla riunione di Alain Juppé. Interrogato su ciò, la sua segreteria ha negato qualsiasi coinvolgimento del ministro degli esteri francese e disse che era in vacanza, in quella data.
Nell’ottobre 2011, Mahdi al-Harati mise in scena, in Siria, un finto villaggio occupato, situato tra le montagne al confine turco. Per due mesi ricevette i giornalisti occidentali per vantare la “rivoluzione” siriana. Il villaggio è abitato da una tribù che era stata pagata per produrre delle manifestazioni e per posare per la stampa. Al-Harati vi ricevette anche Paul Moreira di Canal Plus e Edith Bouvier di Le Figaro.
– Abdelhakim Belhaj è il braccio destro di Ayman al-Zawahiri, e attuale numero due di al-Qaida. Anche se ufficialmente è ancora uno dei criminali più ricercati del mondo, è stato promosso dalla NATO a governatore militare di Tripoli. Abdelhakim Belhaj ha anche la  residenza in Qatar.
Abdelhakim Belhaj ha recentemente fatto diversi viaggi in Turchia, dove dispone di un ufficio nella base NATO di Incirlik, e in Siria dove ha infiltrato dei gruppi per un totale di 1.500 combattenti. Secondo Ayman al-Zawahiri, i suoi uomini hanno commesso gli attentati di Damasco e Aleppo.
La sua organizzazione, il Gruppo combattente islamico in Libia, si è fusa con al-Qaida, ma è ancora sulla lista dei terroristi del Dipartimento di Stato statunitense e del Dipartimento degli Interni inglese.
Associandosi con dei noti  terroristi, Conroy cade sotto la legge degli Stati Uniti e del Regno Unito per sostegno o associazione a un gruppo terroristico. Affronterebbe 15 anni di carcere, salvo affermare la sua immunità, facendo valere la sua qualifica di agente di Sua Maestà.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Preso da:http://www.statopotenza.eu/2800/il-giornalista-paul-conroy-agente-operativo-del-mi6

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/il-giornalista-paul-conroy-agente.html

La Libia, gli Stati Uniti e l’Islamismo

Washington provera’ a indurre i futuri governi islamisti nordafricani a confermare l’allineamento dei precedenti. E gli islamisti potrebbero garantire un consenso sociale che né Ben Ali né Mubarak potevano assicurare.

6 dicembre 2011

Durante gli anni in cui è stato al potere, contro Muhammar el Gheddafi e la sua Giamahiria è stata formulata ogni sorta di accusa; come osservò Andreotti “la demonizzazione di Gheddafi è (…) quasi universale. Non c’è avvenimento al mondo e specialmente in Africa -salvo forse i terremoti- che non si attribuisca all’azione diretta o indiretta del Colonnello [1]. L’unica accusa che, forse, non è stata formulata contro Gheddafi è quella di essere un integralista islamico. Di sicuro il Colonnello ha combattuto gli integralisti, che da parte loro hanno fieramente ricambiato l’inimicizia. Più volte durante la guerra il Colonnello ha individuato in gruppi islamisti sostenuti dall’esterno il vero motore della rivolta di Bengasi e già nel 1997 egli aveva affermato che “se la rivoluzione libica cadesse nelle mani degli islamisti, i fondamentalisti potrebbero dominare tutto il Nord Africa”, aggiungendo che a suo giudizio non era interesse degli europei favorire un tale esito [2].

I media europei hanno derubricato come semplice propaganda l’idea di una prevalenza islamista tra i ribelli libici, eppure diversi indizi supportano questa tesi. Innanzitutto la rivolta è scoppiata a Derna e a Bengasi, i centri dove storicamente è più radicato l’islamismo libico [3] e che hanno fornito un gran numero di combattenti all’insurrezione islamica in Irak. Secondo stime statunitensi, la Libia è, dopo l’Arabia Saudita, il paese da cui proveniva il maggior numero di islamisti stranieri impegnati in Irak. Ma se in numeri assoluti la Libia è seconda, essa è il primo paese per numero di combattenti in rapporto alla popolazione totale e questo primato lo deve proprio alla Cirenaica [4].

Quale ruolo i ribelli intendono attribuire alla religione è indicato dagli atti normativi e dalle dichiarazioni del Cnt. Il progetto costituzionale elaborato dal Cnt prevede, all’articolo 1, che l’islam sia la religione di stato e che la sharia sia la principale fonte del diritto. L’importanza della sharia è stata ribadita dal presidente del Cnt Jalil, noto per il suo conservatorismo religioso anche quando era ministro della giustizia della Giamahiria. Jalil ha più volte dichiarato che la religione islamica sarà la base del nuovo governo e che ogni legge in contrasto con la legge coranica verrà abrogata, citando esplicitamente le norme che impongono restrizioni alla poligamia e quelle che disciplinano il divorzio.

Ma l’influenza dell’islamismo non è limitata a Jalil. Se non fosse stato per i miliziani di Abdel Hakim Belhaj (e per le forze speciali straniere) Tripoli non sarebbe stata conquistata. Attualmente comandante militare della capitale libica, Belhaj ha un curriculum non indifferente: ha combattuto la jihad in Afganistan e Irak, ha fondato il Gruppo islamico combattente libico, organizzazione affiliata alla rete al Qaeda, e con l’accusa di terrorismo internazionale è stato quindi catturato e torturato dagli Usa [5].

Gli integralisti secondo Gheddafi

A guardia delle installazioni
petrolifere

Sembra dunque che in Libia la Nato abbia favorito il rovesciamento di un governo laico e l’ascesa degli islamisti, un’eventualità che non deve aver colto di sorpresa Gheddafi. Il Colonnello infatti aveva combattuto gli islamisti non solo nella misura in cui essi rappresentavano una minaccia alla sicurezza del suo paese, ma anche sul piano politico e culturale. Per Gheddafi l’integralismo aiutava i nemici degli arabi, provocando infinite divisioni settarie e ostacolando quel progresso sociale, scientifico e tecnologico che solo avrebbe permesso agli arabi di “assumersi la responsabilità della liberazione di una nazione esposta al pericolo e all’umiliazione [6]. Anzi, per il Colonnello i gruppi integralisti non erano altro che “organizzazioni eretiche, sostenute finanziariamente e moralmente dall’Occidente e, in particolare, dai servizi segreti sionisti e americani [7]. Essi rappresentavano ai suoi occhi “la destra reazionaria, i nemici del progresso, del socialismo, dell’unità araba”, e Gheddafi aggiungeva che “tutto ciò ha fatto di loro i servi dell’America” [8].

L’alleanza realizzatasi in Libia tra gli Usa e i paesi europei da una parte e islamisti dall’altra, può sorprendere chi consideri la cosa alla luce dell’era di George W. Bush, durante la quale gli Usa e l’islamismo sembravano nemici irriducibili. Eppure non è stato sempre così, non è stato dovunque così, come mostra l’alleanza strategica di Washington con l’Arabia Saudita e le monarchie del Golfo Persico. La dinastia dei Saud è il più duraturo alleato degli Usa nel mondo arabo, disponibile ad assecondare le politiche degli Usa e, quando serve, ad aumentare la produzione del greggio per evitare l’aumento del prezzo del petrolio. Ma la monarchia saudita è anche il principale sostenitore dell’interpretazione integralista dell’islam, di quel wahabismo che in fin dei conti è l’ideologia di riferimento dei gruppi integralisti e della rete creata dal saudita Bin Laden. All’interno del regno dei Saud vige la sharia, sulla cui applicazione vigila il Comitato per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, dotato di una polizia religiosa pronta a infliggere pene corporali ai trasgressori. Con le rendite del petrolio i Saud sostengono la diffusione del wahabismo in tutto il mondo islamico, finanziando moschee e scuole coraniche dall’Asia meridionale ai Balcani, dall’Africa alla Penisola Arabica. E non a caso l’Arabia Saudita era uno dei tre stati, insieme a Emirati Arabi Uniti e Pakistan, che riconoscevano il governo talebano dell’Afganistan.

Negli anni cinquanta l’alleanza tra Washington e i Saud è stata cementata, oltre che dal petrolio, dalla comune avversione all’Egitto di Nasser e al panarabismo. Anzi, il conservatorismo islamico è stato in quel periodo uno strumento utile per contrastare ideologicamente il nazionalismo arabo, di impronta laica e socialista; non a caso furono proprio gli integralisti i principali avversari di Nasser. Da allora l’intesa tra Washington e Riyad è stata consolidata in numerosi fronti e oggi trova la sua espressione più visibile nella comune avversione all’Iran, che sarà pure una repubblica islamica, ma per i sunniti Saud rimane pur sempre sciita, oltre che un concorrente all’egemonia regionale. Inoltre i Saud e le monarchie del Golfo offrono un essenziale contributo all’influenza di Washington nella regione, offrendo il loro territorio per la creazione di basi militari statunitensi. Parallelamente il potere mediatico delle televisioni Al Jazeera e Al Arabiya è stato essenziale per gonfiare la rivolta della Cirenaica e ridimensionare agli occhi dell’opinione pubblica araba e internazionale l’ampiezza delle rivolte nei paesi ‘amici’, come il Bahrein e lo Yemen.

Federico II e gli integralisti

L’alleanza di ferro con l’Arabia Saudita mostra chiaramente che tra gli Usa e l’integralismo islamico non c’è un’incompatibilità strutturale. E tuttavia nella politica internazionale raramente l’amicizia è un valore assoluto: come diceva Federico II di Prussia, “un’alleanza è come un matrimonio: uno ha sempre il diritto di divorziare”. Così le milizie jihadiste che negli anni ottanta combattevano contro il governo laico dell’Afganistan e i suoi sostenitori sovietici si sono in seguito rivolte contro gli ex alleati. Ma il ribaltamento di fronte può avvenire anche nel senso opposto e i nemici di ieri possono diventare gli amici di oggi. Così il jihadista Belhaj, veterano dell’Afganistan e dell’Irak, per sua stessa ammissione torturato dagli Usa, è divenuto un importante alleato degli Usa e della Nato nella guerra di Libia.

Per gli Usa, semmai, la vera questione è rendere duratura la convergenza con gli islamisti e impedire che gli amici di oggi possano ridiventare i nemici di domani. Per quanto riguarda la Libia, questo pericolo non sembra imminente poiché come diceva Machiavelli, chi giunge al potere con le armi altrui non può prescindere dalla “voluntà e fortuna” di chi le ha fornite, almeno fino al momento in cui non sia in grado di reggersi sulle proprie forze [9]. I ribelli libici avranno anche fornito la fanteria, ma la guerra è stata vinta dalla Nato [10] e secondo l’ex premier del Cnt Jibril, perfino l’ordine di uccidere Gheddafi è provenuto da una “entità straniera” [11].

Ma il tentativo di Washington di ricercare il consenso degli islamisti interessa anche la Tunisia e l’Egitto, dove gli Usa vorrebbero indurre i nuovi governi a confermare l’allineamento politico dei precedenti. Da questo punto di vista, gli islamisti potrebbero anzi garantire ai loro governi una base di consenso sociale che né Ben Ali né Mubarak potevano assicurare. In Tunisia questa prospettiva sembra più semplice e, in fin dei conti, il paese non è ricco di risorse energetiche, né ha un ruolo geopolitico essenziale. Le eventuali conseguenze negative di un esecutivo islamista sarebbero dunque limitate all’Algeria e, forse, ai paesi dell’Europa meridionale.

In Egitto le aperture degli Usa ai Fratelli Musulmani hanno garantito un atteggiamento bonario nei loro confronti da parte dell’esercito egiziano, che è il cardine del potere in Egitto e che da trent’anni riceve generosi finanziamenti da Washington. Ma probabilmente ciò non basterà a farli sentire debitori in caso di successo e, a differenza della Tunisia, l’Egitto ha un ruolo di primo piano nel mondo arabo. Inoltre sembra francamente troppo chiedere ai Fratelli Musulmani egiziani di continuare la politica di Mubarak, cooperare con Israele e boicottare Hamas, anche perché Hamas non è altri che l’emanazione del ramo palestinese dei Fratelli Musulmani.

Giordano Merlicco
Nena News, 6 dicembre 2011.

 


[1Giulio Andreotti, Visti da vicino. Terza serie, Rizzoli, Milano 1985, p. 14.

[2Citato in: Angelo Del Boca, Gheddafi. Una sfida dal deserto. Laterza, Roma-Bari 2010, p. 318.

[3Del Boca, pp. 272-6.

[4Joseph Felter and Brian Fishman, Al Qa’ida’s Foreign Fighters in Iraq: A First Look at the Sinjar Records. West Point, NY: Harmony Project, Combating Terrorism Center, Department of Social Sciences, US Military Academy, December 2007.
http://www.ctc.usma.edu/posts/al-qaidas-foreign-fighters-in-iraq-a-first-look-at-the-sinjar-records

[5The Guardian, MI6 knew I was tortured, says Libyan rebel leader, 5 September 2011.
http://www.guardian.co.uk/world/2011/sep/05/abdul-hakim-belhaj-libya-mi6-torture?intcmp=239

[6Muhammar Gheddafi, La preghiera dell’ultimo venerdì, p. 97. In: Muhammar Gheddafi, Fuga all’inferno e altre storie. Manifestolibri, Roma 2005.

[7Cit. in: Del Boca, p. 275.

[8Cit. in: Del Boca, pp. 269-70.

[9Niccolò Machiavelli, Il principe. Cap. VII, De’ principati nuovi che s’acquistano con le armi e fortuna di altri.

[10Interessante in proposito la testimonianza dell’inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi: “I gheddafiani sono stati grandi combattenti. Avevano contro la Nato, una coalizione fortissima col controllo aereo totale. (…) Hanno sempre combattuto molto bene. Non c’è confronto tra le forze lealiste e quelle ribelli che non avrebbero fatto nulla se non ci fosse stata la Nato.”

Secondo la stessa testimonianza i ribelli spiccavano per altre caratteristiche, non certo per le loro doti militari: “la battaglia è stata condotta dai ribelli in modo banditesco. Sirte, Bani Walid e tutti i villaggi circostanti sono stati saccheggiati. I ribelli entrano nelle case e portano via mobili e macchine. Le rapine sono all’ordine del giorno. (..) C’è Atawarga, una cittadina vicino a Misurata, dove c’è stata la pulizia etnica e i ribelli hanno fatto sparire 40 mila persone con il colore della pelle diverso”. Cremonesi smentisce inoltre due luoghi comuni: la preponderanza di mercenari tra le forze di Gheddafi e il loro disinteresse per le vittime civili, che egli imputa piuttosto ai ribelli: “C’erano 50 colpi sparati dai ribelli a casaccio che causavano distruzioni gigantesche e poi una risposta precisissima di un cecchino che colpiva, feriva, e faceva paura.” “Le ultime ore del Raiss”. Il racconto di Lorenzo Cremonesi, http://www.grandemedioriente.it/le-ultime-ore-del-raiss-il-racconto-di-lorenzo-cremonesi-5640. versione audio reperibile sul sito di Radio Radicale; http://www.radioradicale.it/scheda/338631/le-ultime-ore-di-gheddafi-il-racconto-di-lorenzo-cremonesi.

Preso da: http://www.silviacattori.net/article2512.html

Libia 2011: Giornalisti britannici sono accusati da un gruppo di miliziani di spionaggio in Libia (ITA-ENG)

The Guardian
[04.03.2012] di Chris Stephen        (trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks)
Due giornalisti britannici, arrestati il mese scorso da un gruppo di una milizia libica, in diretta sfida all’autorità del nuovo governo del paese, sono stati accusati di spionaggio.
La milizia ha inscenato a tarda notte una conferenza stampa in un hotel di Tripoli per svelare ciò che essi hanno definito essere prove di attività improprie.
Gareth Montgomery-Johnson, di 36 anni, e il giornalista Nicholas Davies, di 37, che lavorano per la Press TV iraniana di proprietà statale, sono stati arrestati il 23 febbraio da una milizia di Misurata con sede a Tripoli.
Il dr. Fortia Suleiman, membro di Misrata del Consiglio Nazionale di Transizione che governa la Libia, ha detto che la milizia aveva l’autorizzazione del governo per detenere gli uomini perché [i miliziani] rappresentavano la “Rivoluzione del 17 febbraio“, data in cui è iniziata la rivoluzione libica lo scorso anno.
Faraj al-Swehli

Siamo tutti parte del governo, le milizie e il governo sono insieme“, ha detto Fortia.
I servizi di intelligence di tutto il mondo hanno la facoltà di trattenere i sospetti mentre indagano su di loro“.
Ha citato l’esempio del comandante della milizia di Tripoli, Abdul Hakim Belhaji, che è stato arrestato dagli Stati Uniti nel 2004, accusato di terrorismo, in un’operazione nella quale, ha detto Belhaji, la Gran Bretagna era complice.
La detenzione dei due uomini ha già suscitato le proteste di Amnesty International, che ha chiesto che il governo libico prenda in custodia gli uomini e chiami la milizia a renderne conto.
In una conferenza stampa a volte incoerente, Fortia, affiancato da miliziani in mimetica, ha mostrato ciò che ha riferito essere materiale sospetto, trovato sui due uomini. Ciò includeva un bendaggio da campo in un involucro nero che ha affermato essere sospetto in quanto “made in Israele” ed elenchi dei membri della milizia di Tripoli uccisi negli scontri dello scorso anno.
Inoltre ha mostrato, che erano state trovate, ancora addosso agli uomini, fotografie di miliziani libici in pose da combattimento, una fotocopia di un permesso di soggiorno iraniano in uno dei passaporti degli uomini e quello che sembra essere una scaletta di un montaggio televisivo. Alla domanda su cosa vi era di sospetto negli oggetti, Fortia ha detto che sarebbero state necessarie “ulteriori indagini“.
La milizia ha poi proiettato un filmato trovato nei computer dei due uomini, consistente in ciò sembrava essere un filmato che mostrava i due uomini ballare in piazza dei Martiri di Tripoli sopra una colonna sonora musicale.
Avevano anche materiale pornografico“, ha detto Fortia.
Ha detto di aver informato i ministeri degli interni e della difesa della Libia e di non aver ricevuto alcuna lamentela circa la loro decisione di continuare a detenere gli uomini. “Tutti [i ministeri] sanno ciò che fanno“.
Nessun ministero dispone di un ufficio stampa e nessun funzionario era disponibile per un commento domenica notte.
Abbiamo la totale responsabilità della sicurezza a Tripoli“, ha detto Faraj al-Swehli, il comandante della milizia.
Fortia ha detto che gli uomini sarebbero rimasti in detenzione presso l’ex accademia militare femminile sul lungomare di Tripoli e che sarebbero state necessarie ulteriori indagini per determinare se fossero spie.
E ‘troppo presto per decidere. Questo è un qualcosa che sarà stabilito dopo ulteriori investigazioni“.
Swehli ha detto: “Dobbiamo proteggere la Rivoluzione del 17 febbraio e non tutti coloro che portano una macchina fotografica sono in realtà dei giornalisti.”
Il loro annuncio provocherà preoccupazione tra i diplomatici, già preoccupati per l’incapacità delle autorità libiche di frenare le milizie, dopo la pubblicazione di un filmato che mostra una milizia compiere atti vandalici in un cimitero di guerra britannico.
La milizia di Swehli la scorsa settimana ha visto il suo principale posto di controlllo a Misurata attaccato da altre milizie del Consiglio militare della città, che la accusavano di tenere prigionieri sotto detenzione illegale.
Per lunedì sono previste a Tripoli proteste da parte dei cittadini contro la presenza continua nella città di milizie di Misurata e di altre unità provenienti dall’esterno della capitale libica, che dicono essere una minaccia per la sicurezza.
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  • British journalists accused by militia group of spying in Libya
Two British journalists arrested last month by a Libyan militia group in a direct challenge to the authority of the country’s new government have been accused of spying.
The militia staged a late-night press conference in a Tripoli hotel to unveil what they said was evidence of improper activities.
Gareth Montgomery-Johnson, 36, and reporter Nicholas Davies, 37, who work for Iran’s state-owned Press TV, were arrested 23 February by a Misrata militia based in Tripoli.
Dr Suleiman Fortia, a Misratan member of Libya‘s ruling National Transitional Council, said the militia had government authority to hold the men because they represented the “February 17 Revolution”, the date on which Libya’s revolution began last year.
“We are all part of the government, the militias and government are together,” said Fortia. “Intelligence services around the world have the authority to hold onto suspects while they are investigating them.” He cited the example of Tripoli’s militia commander, Abdul Hakim Bilhaj, who was detained by the United States in 2004 accused of terrorism in an operation Bilhaj has said Britain was complicit.
The detention of the two men has already prompted protests from Amnesty International, which has demanded that the Libyan government take custody of the men and call the militia to account.
In a sometimes rambling press conference, Fortia, flanked by camouflaged militiamen, showed what he said was suspicious material found on the two men.
This included a field dressing in a black wrapper which he said was suspicious because it was “made in Israel” and lists of Tripoli militia members killed in clashes last year.
Also presented were still photographs found on the men of Libyan militiamen in combat poses, a photocopy of an Iranian residence permit in one of the men’s passports and what appeared to be a television editing script. Asked what was suspicious about the items, Fortia said “further investigation” would be necessary.
The militia then screened footage found in the two men’s computers, consisting of what appeared to be home movies showing the two men dancing in Tripoli’s Martyr’s Square over a music soundtrack.
“They also had pornography,” said Fortia.
He said he had informed Libya’s interior and defence ministries, and had received no complaints about their decision to continue detaining the men. “They [the ministries] all know what they are doing.”
Neither ministry has a press office and no officials were available for comment on Sunday night.
“We have the total responsibility for security in Tripoli,” said Faraj al-Swehli, the militia commander.
Fortia said the men would remain in detention in the former women’s military academy on Tripoli’s beachfront and that more inquiries would be needed to determine if they were spies. “It is too early to decide. This is something that will be proved after further investigations.”
Swehli said: “We have to protect the 17 February Revolution and not everyone who carries a camera is really a journalist.”
Their announcement will cause concern among diplomats already worried about the inability of Libya’s authorities to rein-in militias, following the release of video footage showing a militia near Benghazi vandalising a British war graves site.
Swehli’s militia last week saw its main checkpoint in Misrata attacked by other militias of the city’s military council, who accused it of holding captives in illegal detention.
Protests are planned for Monday by Tripoli citizens against the continued presence in the city of militias from Misrata and other units from outside the Libyan capital, who they say are a threat to security.

http://www.guardian.co.uk/world/2012/mar/04/british-journalists-accused-spying-libya

Muʿammar Abū Minyar ʿAbd al-Salām al-Qadhdhāfī

  • Muʿammar Abū Minyar ʿAbd al-Salām al-Qadhdhāfī
    (Orazione funebre di Chavez a Mu’ammar dal Giulio Cesare)
    [24.10.2011] di GilguySparks

Amici, libici, compagni, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Muʿammar, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa; e così sia per Muʿammar. Il nobile Jalil v’ha detto che Muʿammar era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Muʿammar ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Jalil e degli altri – perché Jalil è uomo d’onore; così sono tutti, tutti uomini d’onore – io vengo a parlare al funerale di Muʿammar. Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Jalil dice che fu ambizioso; e Jalil è uomo d’onore. Molti prigionieri islamisti egli ha riportato a Tripoli, il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto ambizioso in Muʿammar?
Quando i poveri hanno pianto, Muʿammar ha versato lacrime: l’ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa; eppure Jalil dice ch’egli fu ambizioso; e Jalil è uomo d’onore. Tutti vedeste come tre volte gli presentai una corona di re ch’egli tre volte rifiutò: fu questo atto di ambizione?
Eppure Jalil dice ch’egli fu ambizioso; e, invero, Jalil è uomo d’onore. Non parlo, no, per smentire ciò che Jalil ha detto, ma qui io sono per dire ciò che io so.
Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo? Oh senno, tu sei fuggito tra gli animali bruti e gli uomini hanno perduto la ragione. Scusatemi; il mio cuore giace là nella bara con Muʿammar e debbo tacere sinché non ritorni a me.
Perché se io fossi Jalil e Jalil Chavez, qui ora ci sarebbe un Chavez che squasserebbe i vostri spiriti e che ad ognuna delle ferita di Muʿammar donerebbe una lingua così eloquente da spingere fin le pietre di Tripoli a sollevarsi, a rivoltarsi.
Soltanto ieri la parola di Muʿammar poteva opporsi al mondo intero: ora egli giace là, e non v’è alcuno, per quanto basso, che gli renda onore.
O signori, se io fossi disposto ad eccitarvi il cuore e la mente alla ribellione ed al furore, farei un torto a Jalil e un torto a Jibril, i quali, lo sapete tutti, sono uomini d’onore: e non voglio far loro torto: preferisco piuttosto far torto al defunto, far torto a me stesso e a voi, che far torto a sì onorata gente.
Ma qui ho una pergamena col sigillo di Muʿammar – l’ho trovata nel suo studio, è il suo testamento: che voi, popolo, udiate soltanto questo testamento, che, perdonatemi, io non intendo leggere, e andreste a baciar le ferite del morto Muʿammar, ed immergereste i vostri panni nel suo sacro sangue; anzi, chiedereste un capello per ricordo e, morendo, ne fareste menzione nel vostro testamento, lasciandolo, come un ricco lascito, alla prole.
Pazienza, gentili amici, non debbo leggerlo; non è bene che voi sappiate quanto Muʿammar vi ha amato. Non siete di legno, non siete di pietra, ma uomini, e essendo uomini, e udendo il testamento di Muʿammar, esso v’infiammerebbe, vi farebbe impazzire: è bene che non sappiate che siete i suoi eredi; ché, se lo sapeste oh, che ne seguirebbe!
Se avete lacrime, preparatevi a spargerle adesso.
Tutti conoscete questo mantello: io ricordo la prima volta che Muʿammar lo indossò: era una serata estiva, nella sua tenda, il giorno in cui sconfisse re Idris: guardate, qui il pugnale di Jibril l’ha trapassato: mirate lo strappo che Belhaji nel suo odio vi ha fatto: attraverso questo il ben amato Jalil l’ha trafitto; e quando tirò fuori il maledetto acciaio, guardate come il sangue di Muʿammar lo seguì, quasi si precipitasse fuori di casa per assicurarsi se fosse o no Jalil che così rudemente bussava; perché Jalil, come sapete, era l’angelo di Muʿammar: giudica, o Allah, quanto caramente Muʿammar lo amava! Questo fu il più crudele colpo di tutti, perché quando il nobile Muʿammar lo vide che feriva, l’ingratitudine, più forte delle braccia dei traditori, completamente lo sopraffece: allora si spezzò il suo gran cuore; e, nascondendo il volto nel mantello che tutto il tempo s’irrorava di sangue, il gran Muʿammar cadde. Oh, qual caduta fu quella, miei compagni!

Allora io e voi e tutti noi cademmo, mentre il sanguinoso tradimento trionfava sopra di noi. Oh, ora voi piangete; e, m’accorgo, voi sentite il morso della pietà: queste son generose gocce. Anime gentili, come?
Piangete quando non vedete ferita che la veste di Muʿammar? Guardate qui, eccolo lui stesso, straziato come vedete, dai traditori.
Buoni amici, dolci amici, che io non vi sproni a così subitanea ondata di ribellione. Coloro che han commesso questa azione sono uomini d’onore; quali private cause di rancore essi avessero, ahimè, io ignoro, che li abbiano indotti a commetterla; essi sono saggi ed uomini d’onore, e, senza dubbio, con ragioni vi risponderanno. Non vengo, amici, a rapirvi il cuore. Non sono un oratore com’è Jalil; bensì, quale tutti mi conoscete, un uomo semplice e franco, che ama il suo amico; e ciò ben sanno coloro che mi han dato il permesso di parlare in pubblico di lui: perché io non ho né l’ingegno, né la facondia, né l’abilità, né il gesto, né l’accento, né la potenza di parola per scaldare il sangue degli uomini: io non parlo che alla buona, vi dico ciò che voi stessi sapete, vi mostro le ferite del dolce Muʿammar, povere, povere bocche mute, e chiedo loro di parlare per me: ma se io fossi Jalil, e Jalil Chavez, allora vi sarebbe un Chavez che sommoverebbe gli animi vostri e porrebbe una lingua in ogni ferita di Muʿammar, così da spingere anche le pietre di Tripoli a insorgere e a ribellarsi.

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/24/mu%ca%bfammar-abu-minyar-%ca%bfabd-al-salam-al-qadhdhafi/

Gheddafi e L’Asse del Male

[21.10.2011] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

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<p id="view-photo-caption" style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Targeting SAS agents Saraya Alhaq adopt the attack On a Tripoli hotel</strong></span></p> <p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>سرايا الحق تتبنى الهجوم الذي وقع قبل ساعة من الآن على أحد فنادق طرابلس</strong></span></p> <p>_______________________________________________________________________________________________</p> </div>

” data-medium-file=”” data-large-file=”” />Oggi i media in tutto il mondo sono inondati, o con conferme o confutazioni sulla morte presunta di Muammar Gheddafi. Intenzionalmente o no, i media stanno giocando direttamente nelle mani di quegli interessi che vorrebbero che la narrazione pubblica sull’Africa, la Libia, l’Alleanza del Mediterraneo, e l’avventura neo-coloniale dell’impero anglo-americano si concentri su una sola persona o famiglia, che è stata investita dai media pubblici di termini come canaglia, oppressore dittatoriale che si frappone al progresso dei diritti umani e di una società pluralistica, piuttosto che su questioni più pressanti a portata di mano. La guerra contro la Libia non è stata diretta contro un uomo, ma contro tutto il popolo della Libia, dell’Africa, della Russia e della Cina.
dal Dr. Christof Lehmann

L’ordine Esecutivo 12.333 ha a che fare con l’auto proclamato diritto degli Stati Uniti di usare l’assassinio di capi di stato di paesi stranieri come strumento di politica estera statunitense.
SarkozyE’ stato ampiamente discusso nell’ambito del diritto internazionale, ma per mancanza di copertura mediatica, rimane ampiamente indiscusso nei paesi occidentali ed è ampiamente percepito come qualcosa che è “la norma” per degli imperi globali. Con la mancanza di copertura mediatica, la normale risposta pubblica nei paesi occidentali è che la storia è piena di precedenti, quindi perché preoccuparsi di qualcosa che è “la norma”. Da un punto di vista etnocentrico è comprensibile, ma la percezione etnocentrica non è certo un argomento vitale, tanto meno una giustificazione per un omicidio premeditato. Quando è stata l’ultima volta che avete letto delle notizie sulla Cina o la Russia che avrebbero ucciso il capo di stato di un paese straniero?

Fidel Castro Ruz

Da una prospettiva meno etnocentrica è inquietante che le popolazioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea siano state così ben indottrinate che discutono i numerosi tentativi di assassinare l’ex capo dello Stato cubano Fidel Castro Ruz

con un sorriso, e nel migliore dei casi con pensieri come “sì, sappiamo che la CIA è principalmente gestita da criminali”. Cosa che è quanto di più rivoluzionario, come posizione, che un pubblico ben indottrinato possa tenere su questioni che hanno il potenziale per mandare il mondo in fiamme. Per ragioni di esercizio intellettuale, spendiamo un momento a considerare che una famiglia russa o cinese discuta l’assassinio di Sarkozy da parte dei propri servizi di intelligence come un evento così normale che non valga la pena menzionare. Il fatto che sia straordinariamente improbabile che ciò accada dovrebbe generare un fatto ulteriore, che gli Stati Uniti d’America e l’Unione europea sono loro stessi l’”Asse del male” che affermano di deplorare.

I media occidentali stanno giocando un ruolo cruciale nella preparazione di popolazioni occidentali perchè accettino tali omicidi premeditati, come un atto di umanità. Le organizzazioni dei diritti umani, cooptati dalle élite del impero anglo americano hanno la funzione fondamentale di nutrire i media con narrazioni che inquadrano governi mirati o capi di stato come malvagi. Per i pianificatori di questi omicidi è del tutto irrilevante se la Libia sia la forma più diretta e partecipativa della democrazia, e che Muammar Gheddafi abbia solo cariche onorifiche, a condizione che il pubblico sia condizionato a fare sua l’idea, nelle narrazioni dei media, di uno stato dittatoriale, con un governante dispotico come capo di stato. Per i pianificatori di questi omicidi e queste guerre illegali è irrilevante che il presidente Barak Hussein Obama dovesse essere a conoscenza, prima di mandare personale della CIA a Bengasi e Derna a “investigare” chi  fossero quei “ribelli”, del fatto che i cosiddetti “ribelli” di Bengasi e Derna erano composti dallo stesso Gruppo combattente islamico libico, guidato da un terrorista professionista, Abdelhakim Belhadj, che ha fornito il maggior contributo pro capite di combattenti stranieri in Iraq che hanno ucciso soldati degli Stati Uniti. Fino a quando il pubblico è ipnotizzato nella narrazione del sostegno nobile a “rivoluzionari” che liberano la Libia dal dittatore, i pianificatori di un omicidio premeditato non si curerebbero del fatto che un osservatore esperto riconosca che il rovesciamento della Libia si è sviluppato secondo un copione che è spiegato in dettaglio nei manuali di formazione delle Forze Speciali degli Stati Uniti.

Il fatto è che i media occidentali hanno ucciso Muammar Gheddafi molto tempo prima che iniziassero a sostenere la sua cattura e successiva morte il 20 ottobre 2011. Pacifico, lettori e spettatori ben indottrinati sono tenuti ad accettare i nuovi standard di precisione giornalistica di Al Jazeera, BBC, CNN, ABC, e colleghi.
Un video traballante da un telefono cellulare è la prova per la morte di Muammar Gheddafi. Se la NATO e quelli che dietro danno gli ordini per un omicidio premeditato possono vantare una vittoria sostanziale, rispetto alla guerra in Libia, è che non c’è una domanda pubblica di una prova che mai potrà posta sui titoli di testa dei media corporati e controllati dagli stati dei paesi occidentali.
Dove è un rapporto di autopsia verificabile in modo indipendente?

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<p id="view-photo-caption" style="text-align:center;"> <span style="color:#ff0000;"><strong>Targeting SAS agents Saraya Alhaq adopt the attack On a Tripoli hotel</strong></span></p> <p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>سرايا الحق تتبنى الهجوم الذي وقع قبل ساعة من الآن على أحد فنادق طرابلس</strong></span></p> <p>_______________________________________________________________________________________________</p></div>

” data-medium-file=”” data-large-file=”” />A  prescindere dal fatto che Muammar Gheddafi sia stato assassinato o no, coloro che hanno premeditato il suo omicidio hanno guadagnato una vittoria significativa. La vittoria è che il mondo sta discutendo la presunta morte di Muammar Gheddafi, mentre le questioni più significative sfuggono all’attenzione pubblica.
Muammar Gheddafi dovrebbe essere stato ucciso, il modo migliore per onorare la sua eredità potrebbe essere quella di concentrarsi su quelle materie che sono o sono state più importanti per lui.

Il fatto è che la Francia è la forza trainante dietro la creazione dell’Alleanza Mediterranea alla quale la Libia si è opposta, perché avrebbe diviso piuttosto che unire l’Africa. Il fatto è che l’Unione Africana è finanziariamente dipendente dall’Unione Europea ed è una nuova amministrazione coloniale. Il fatto è che la Francia sta controllando finanza ed economia di otto Nazioni Africane CFA. Il fatto che la Libia ha minacciato il CFA di lobbying per l’istituzione di una valuta Pan-Africana. Il fatto è che gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea stanno prendendo di mira i leaders di nazioni sovrane con l’assassinio, e lo fanno così, impunemente. Il fatto è che gli Stati Uniti Nazioni sono degenerati in una ONG internazionale che conferisce l’aspetto di legittimità alle guerre di aggressione che sono l’antitesi della sua costituzione. Il fatto è che bombardamenti assassini, con il pretesto di proteggere i civili, continuano su base giornaliera, e che decine di migliaia sono stati uccisi. Il fatto è che decine di migliaia di neri africani sono stati e vengono assassinati, sotto le direttive del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti.

Lo stato preoccupante delle cose è che la fiducia nei governi occidentali è degradata ad un tale livello che è necessario esigere prove forensi prima di accettare la morte di Muammar Gheddafi, pubblicizzata al mondo intero. Un punto importante che non va dimenticato, è che vivo o morto, le idee politiche di Muammar Gheddafi, il suo idealismo, e la sua evoluzione di una diretta partecipazione del governo da parte del popolo e per il popolo è stata studiata, e serve come ispirazione a centinaia di migliaia di attivisti politici. Questo numero sta crescendo di giorno in giorno. La guerra illegale in Libia, i massacri di decine di migliaia, la presa di mira di Muammar Gheddafi per assassinio, e la sua morte annunciata non possono che rafforzare il progresso di un nuovo risveglio a livello mondiale contro il lavoro dell ‘”Asse del Male”.

Se per onorare Muammar Gheddafi, a prescindere che il suo omicidio possa essere confermato o meno, sarebbe opportuno ascoltare voci come quella dell’ex primo ministro malese, Mahatir Dr. Muhammad che sta prendendo l’iniziativa di bandire la guerra. In ogni società umana a memoria storica, l’omicidio premeditato è percepito come l’ultimo e il più grave dei crimini. Il fatto che l’ordine esecutivo 12.333 esista, non dà, sulla sua base, legittimità a commettere omicidi. Evoca semplicemente la criminalità del governo. La guerra di aggressione è stata messa fuori legge come l’omicidio su larga scala. Il fatto che una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dia una legittimazione apparente alla guerra non cambia il fatto che una guerra di aggressione sia illegale. Essa dimostra semplicemente il fatto che il sistema delle Nazioni Unite non è “la comunità internazionale”, ma uno strumento di aggressione per pochi. Ogni singola persona assassinata, è assassinata illegittimamente. Il fatto che l’omicidio sia commesso su larga scala o contro un capo di Stato legittimo al comando di istituzioni governative non legittima l’omicidio, ma evoca il carattere omicida del governo.

Christof Lehmann

http://nsnbc.wordpress.com/2011/10/21/ghadafi-and-the-axis-of-evil/

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/21/gheddafi-e-lasse-del-male/

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Il colonnello Gheddafi è morto? O si tratta di un’altra falsa notizia?

Pubblicato da  Libyan Free Press

Non siamo sicuri di questo video, potrebbe trattarsi di una voce falsa
ma sembra, sfortunatamente, AUTENTICO
E se fosse
AUTENTICO i nostri cuori sono spezzati. Resta COMUNQUE,
SEMPRE, un vero eroe contro la MAFIA del Nuovo Ordine Mondiale.


Gheddafi ‘Morto’: Prima foto del colonnello coperto di sangue

Commento dell’amico Ryuzakero: “La finta cattura di Gheddafi potrebbe servire ai terroristi NATO per oscurare quello che hanno fatto a Sirte che è indescrivibile. Un genocidio totale. Presto Gheddafi ritornerà in vita, ma a quel punto, i criminali avranno già finito di nascondere le vere stragi che hanno fatto in questi giorni.

ozyism.blogspot.com

Sinceramente non capisco a cosa serva questa loro patetica strategia, i loro mass media corrotti non parlerebbero comunque di quello che hanno combinato a Sirte, ma evidentemente vogliono distogliere l’attenzione anche dei giornalisti indipendenti, che invece di concentrarsi su ciò che la NATO ha combinato a Sirte, -secondo le menti bacate dei propagandisti NATO- aspetteranno di tornare ad ascoltare la voce di Gheddafi.

Naturalmente i giornalisti indipendenti non sono così idioti come gli imbecilli della NATO pensano. Evidentemente sono totalmente impazziti dalla frustrazione di rimediare una batosta dietro l’altra, visto che l’unica cosa che gli riesce è quella di sterminare dei civili innocenti…

Comunque la “morte” di Gheddafi sarebbe “provata” da questa foto (a seguire):
Vediamo se è il solito fotomontaggio o se è stato veramente ferito
(anche se fosse reale questa foto non proverebbe nè la sua cattura nè la sua morte)…

ALTRE NOVITA’ SONO IN ARRIVO

Il capo militare NTC  Bel Haj ha confermato che il colonnello Gheddafi è stato ucciso. Il leader è morto per le ferite subite durante la sua cattura vicino a Sirte. In precedenza NTC aveva riferito che Gheddafi era stato catturato e ferito ad entrambe le gambe.
Il portavoce NTC ha detto ai media occidentali che il cadavere di Gheddafi presto sarà trasferito a Misurata. Il leader NTC Mustafa Abdel Jalil affronterà a breve la nazione libica. Secondo la Reuters, Gheddafi è stato ferito e catturato vicino a Sirte mentre cercava di fuggire su un convoglio che è stato attaccato dalla NATO. Un funzionario della Nato, dice che l’alleanza deve verificare i rapporti sulla cattura di Gheddafi. I funzionari della Casa Bianca dicono che stanno monitorando i rapporti, ma non possono confermare lo stato di Gheddafi. Un funzionario NTC, dice che il capo delle forze armate di Gheddafi, Abu Bakr Younus Jabr, è stato ucciso durante la cattura del leader libico.

RT News
Fonte: Libyan Free Press 20  Ottobre 2011
Traduzione delle News RT: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com

Fonte:http://ilupidieinstein.blogspot.it/2011/10/il-colonnello-gheddafi-e-morto-o-si.html