cronache dalla Libia 2011, parte 2

Libyan Cronicles 3.0

  • Cuba Information TV “Manipolazione e apologia dell’intervento in Libya”
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  • Un presunto video del lancio di un missile scud da parte delle forze lealiste di Gheddafi a Bregha (missile poi schiantatosi nel deserto) dà la possibilità a Fox News di esercitarsi nell’arte della grottesca manipolazione dei filmati che hanno per soggetto una torre (minareto) e un missile… dopo l’11 settembre non si erano più esibiti in quest’arte per la quale evidentemente hanno un “debole”… 

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  • [17.08.2011 p.m.] Bandiere verdi sventolano ancora ben visibili sugli edifici del centro di Zawiyah nella quale la battaglia tra le forze lealiste di Gheddafi e i golpisti di Benghasi è tuttaltro che conclusa. Gli scontri sono particolarmente intensi e l’avanzata drammatica dei ribelli è costata un enorme numero di perdite. Durante la notte più volte è stata lanciata la richiesta urgente dell’allestimento di un ospedale da campo per i ribelli alle porte di Zawija. I ribelli sostengono di avere il controllo solo di parte della raffineria nel nord della città sulla costa mediterranea mentre truppe lealiste e lavoratori civili sarebbero rimasti all’interno del complesso. Come ha potuto sperimentare un fotografo e giornalista della AP (Associated Press) il fuoco dei cecchini è molto pesante e ha causato buona parte delle perdite ribelli delle ultime ore. L’intera città è infestata di piccole unità combattenti dell’esercito regolare che impediscono il controllo del centro di Zawija. Un medico dei ribelli a Brega, Mohammed Idris, ha detto che l’ospedale da campo è stracolmo per l’alto numero di vittime e molti feriti sono trasferiti a Benghazi per essere curati. Solo nella notte di martedì ha riferito che sono stati uccisi 18 ribelli mentre 74 sono stati feriti. I combattimenti si sono concentrati sul versante meridionale di Brega e la maggior parte delle perdite tra i ribelli è stata provocata da cecchini e dal lancio di granate da mortaio.

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  • Leonor en Libia ha scritto [17.08.2011 p.m.]: “Stasera i mercenari della Nato hanno annunciato che faranno grandi progressi. Anche se i media occidentali hanno sostenuto dalla stazione televisiva Aljazira che il leader libico fuggirà, NON È VERO. Qualsiasi libico sa che non è vero”. Il leader libico andrà fuori dalla Libia solo da morto. Lui ha detto “Io non ho paura di questi aerei che sganciano bombe” “Non mi sono mai spostato dalla Libia dove ho il mio popolo e il mio Dio”.
    Ibrahim Mussa riporta che l’esercito libico ancora non si è mosso con il massimo della forza, tranne che ad Al Brega e la Nato lo sa: “Finora non ne abbiamo avuto  bisogno”. Sabrata è completamente controllata dal governo libico e non ci sono mercenari in giro . All’interno di Surman si trovano molti ribelli e il governo ha parlato con la gente della città e ha detto di avere un po ‘di pazienza e sta per essere liberata. Attualmente la città è completamente circondata dall’esercito libico. I ribelli hanno chiesto all’esercito di negoziare ma l’esercito ha detto che ormai non c’è trattativa possibile, perché se gli desse il permesso di andarsene, tornerebbero indietro un’altra volta. Zawia è completamente controllata dal governo libico e la sua gente, tuttavia ci sono alcuni ribelli in giro. La Libia dice che vi sono centinaia di morti a Bengasi conservati in automobili frigorifero perché hanno paura di darli alle famiglie. Due giorni fa i ribelli hanno consegnato più di 30 corpi di Ijdabiya, ma le persone non sanno che ce ne sono più del triplo. Farag Mursef Ashage è morto al confine egiziano con altre due persone. Sono tutti di Al Qaeda e sono stati trovati con 1 milione di LYD. La Libia ha detto che era stati mandati a comprare automobili. Alcuni mercenari sono andati in Egitto e ha dimostrato per la terza volta in davanti all’ambasciata libica accompagnati da un giornalista televisivo di Aljazira. L’esercito egiziano li ha fermati e una donna libera è saltata sul giornalista di Aljazira e gli ha rotto la macchina fotografica.
    Alkatab Fathi, dirigente dell’esercito di Al Qaeda è stato ucciso due giorni fa in Ijdabiya.
    Ieri sera l’armata della NATO ha bombardato il centro di Jufrah.
    Bengasi attualmente non ha gas per permettere alle persone di cucinare dopo il digiuno nel mese del Ramadan.
    I mercenari NATO sono ancora senza una guida e ora quelli NATO che stanno combattendo a terra sono di Al Qaeda. Per esempio, sulle montagne di Nafusa sono tutti di Al Qaeda, del Qatar e della Francia (n.d.t. registrata da diversi giorni la presenza di mercenari della legione straniera francese). Al Qaeda sta utilizzando l’Occidente senza rendersi conto del potere che stanno dando a queste persone così pericolose.
    La TV Aljazira mostra alcuni mercenari al confine della Tunisia ha detto lo controllano ma non è certo.
    I ribelli dicono che si muoveranno fino a Sabha, ma non oseranno entrare. Ieri, per esempio più di mezzo milione di libici a Sabha sono scesi in strada con le loro pistole sparando in aria e con le bandiere verdi per mostrare la loro forza e determinazione.
    Ghari è completamente controllata dal governo libico e hanno messo alle strette i ribelli in una piazza.”
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  • [17.08.2011] Le forze leali a Gheddafi controllano il terminal petrolifero di Brega e il suo porto strategico; la città è ubicata a 750 km ad est della capitale Tripoli. teleSUR

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    • 17.08.2011 – Sono i primi filmati  a venir fuori da Misurata dopo che le forze libiche di difesa hanno liberato la città [16 agosto] dai ribelli terroristi. Questi video sono stato presi dall’esercito regolare libico mentre liberava Misurata dai ribelli. Nel frattempo i mezzi di informazione della NATO e dei ribelli tacciono su questo, mentre in realtà stanno ancora sostenendo che sono”sul punto di liberare Tripoli”, una rivendicazione che hanno fatto per 4 mesi in quello che anche i loro sostenitori più accaniti stanno arrivando a capire sia finzione e illusione propagandistica.
    • i 3 video sono dtati fatti sparire da you tube.
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        • Qualcuno ricorderà nel mese di marzo la notizia data dal quotidiano israeliano Maariv secondo cui Israele e i suoi servizi appoggiavano il colonnello Gheddafi contro i ribelli golpisti? Secondo un documento scritto in ebraico, un accordo sarebbe stato firmato ma tra Israele e il Consiglio nazionale di transizione (CNT) a Bengasi, in Libia, per la creazione di una base militare sionista nella regione di Jebel Akhdar, per un periodo di 30 anni nel caso arrivassero al potere.
        •       Il documento delle “Forze di Difesa di Israele”, venuto in possesso di un ufficiale ucraino dei servizi segreti, ha rivelato il contenuto dell’accordo siglato tra Israele e il Consiglio di Transizione Nazionale della Libia a Bengasi che consisterebbe nella realizzazione di una base militare al confine libico sulle Green Mountains; in cambio Israele avrebbe (come poi di fatto ha fatto) fortemente sostenuto l’opposizione libica, fornendo armi, facendo pressione sui paesi europei a riconoscere il CNT e la formazione dei membri dell’opposizione al fine di preparare un esercito forte. Israele, come parte della strategia, si sarebbe impegnata a spingere diplomaticamente verso un’intensificazione dei bombardamenti aerei della NATO contro le forze pro-Gheddafi  per costringerle a ritirarsi. Nessuna reazione è mai giunta da parte dell’opposizione libica di Bengasi a confermare o a smentire tali rapporti. L’Algeria sarebbe tra gli stati più colpiti dalla presenza dei sionisti ai confini con la Libia e questo permetterebbe un rafforzamento ulteriore dell’organizzazione del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, ora chiamato al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) per avere più armi per svolgere le sue operazioni criminali nella regione, dopo la sua attività si è estesa a traffico di droga e armi. L’Algeria, con oltre mille chilometri di confine con la Libya, sarebbe il prossimo paese ad essere colpito nel quadro di un ulteriore rimodellamento degli equilibri nel nord Africa.
        • Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/17/libyan-cronicles-3-0/
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2011: le stragi in Libia ed i Crimini di guerra mediatico-giudiziaria

Crimini di guerra mediatico-giudiziaria

A distanza di un mese e passa dal primo attacco di elicotteri Apache finalizzato alla distruzione di centri comunicazione e radar in prossimità di Marsa el Brega, in Libia la situazione sul terreno è rimasta pressoché immutata.
Le forze di Gheddafi in Cirenaica continuano a mantenere sia il controllo di questo terminal energetico, di importanza strategica, posizionato a 800 km da Tripoli, che di ampie zone del territorio circostante fin sotto Ajdabiya.
L’ultima strage dall’aria, quindici morti tra i residenti, è arrivata a ridosso del porto della Cirenaica, nel centro città, nelle stesse ore in cui è uscita allo scoperto un’altra clamorosa balla sulle travolgenti avanzate dei ribelli del CNT lanciate alla conquista del compound di Bab al Azizia per consegnare Gheddafi, come hanno solennemente promesso, alla CPI dell’Aja.
L’ha raccontata il 27 Giugno alla Reuters, tramite telefono cellulare (!), il solito testimone creato dal nulla che questa volta ha assunto il nome di Juma Ibraim.
Il “suo“ racconto è arrivato dalla periferia sud di… Bir el Ghanam.
La “notizia“ è rimbalzata nel Bel Paese con l’Ansa. La diffusione della flagrante patacca su giornali e tv è stata tanto capillare da trovare spazio anche su quotidiani come Il Sole 24 ore e Milano Finanza.
Ci siamo presi la briga di andare a vedere su Google Earth dove si trovasse questo nuovo caposaldo dato nelle mani dei “sostenitori“ di Re Idris.
E’ un villaggio abbandonato di qualche decina di abitazioni, posizionato ad ovest di un tracciato in ambiente desertico a 87 km da Tripoli, difficilissimo da raggiungere, a ridosso com’è di una invalicabile catena collinare di sabbia.
Il 29 Giugno, Le Figarò darà notizia di altre armi paracadutate dalla Francia di Sarkozy a “formazioni di irregolari“ a Misurata, Nalut, Tiji, al Javash, Shakshuk e Yafran, precisando la natura dei “vettovagliamenti“ dall’aria: denaro, logistica, lanciarazzi, fucili d’assalto, mitragliatrici e missili anticarro Milan.
In realtà, al momento, di ribelli lanciati alla conquista di Tripoli non se ne vedono da un pezzo. Rimangono sulla difensiva in Cirenaica solo esigue formazioni “fluide“ di tagliagole, attestate ai margini della Litoranea, oltre i 30‘ nord e i 20‘ sud, pronte a innestare le marce avanti dei pick-up per qualche centinaio di metri nelle ore immediatamente successive ai bombardamenti della NATO e a ingranare le retromarce nei momenti di pausa tra uno strike e l’altro.
Una sorta di claque, vestita di un pagliaccesco criminale, usata fin dalla prima settimana di Marzo per dare credibilità a una rivolta popolare “repressa nel sangue dalle forze di Gheddafi“, capace di giustificare un “intervento umanitario“ dall’esterno e di portare a maturazione il progetto di Stati Uniti ed Europa di destabilizzare, con l’esplicito appoggio di Ban Ki Moon, uno Stato sovrano.
Metodo già ampiamente adoperato dall’Alleanza Atlantica in Kosovo con il sostegno economico, politico, militare e politico offerto all’UCK, compreso l’addebito di stragi di migliaia di “albanesi“ a Belgrado, per poi giustificare a livello di “comunità internazionale“ la devastante aggressione alla Serbia di Milosevic.
Nonostante il portavoce di Unified Protector Mike Bruken computi a oltre 7.000 le missioni aeree di attacco al suolo, di protezione e sorveglianza aerea effettuate sulla Jamahiryia ed elenchi, con dovizia di particolari, le perdite inflitte dai cacciabombardieri della NATO all’esercito del Rais, al momento, non ci sono notizie di ritiro, confermate da inviati e osservatori indipendenti, dei “lealisti“ di Tripoli dalle posizioni tenute sul campo.
La morte del figlio minore Saif Al Arab e dei suoi tre nipotini, Cartago di 3 anni, Saif di 2 e Mistura di 2 mesi, seppelliti sotto le macerie dalle bombe della NATO, è riuscita a cementare intorno a Gheddafi un’autentica solidarietà popolare.
Gli elicotteri d’attacco Linx, Gazzelle, Apache e Tiger di Francia e Gran Bretagna per ora non hanno prodotto sul campo i risultati che si aspettavano sia il segretario Rasmussen che il generale canadese Charles Bouchard, capo, dalla sede di Napoli, di Unified Protector.
La risposta va cercata nella disponibilità da parte delle forze libiche di ben 2.600 missili SA-14, 16 e 24 e da un numero elevatissimo di piattaforme mobili, con elevata capacità di sopravvivenza, di sistemi antiaerei e antimissile che fanno, o hanno fatto, della Jamahiryia un osso particolarmente duro, ben al di là delle aspettative della NATO, da vincere sul terreno.
Esaminando in dettaglio, in numero e qualità, i mezzi della difesa aerea della Libia siamo rimasti semplicemente di stucco.
La Russia di Putin ha fatto in tempo a fornire al Rais sia i temutissimi sistemi SA-300 V (SA-12 B Giant) a lungo raggio che batterie a breve di altrettanto modernissimi Tor-M1 (SA-15) Gauntlet, oltre a decine di SA-9 Gaskin e SA-13 Ghoper. Senza la pioggia di Tomahawk (tra i 500 e i 600 sui 110 ammessi ufficialmente) lanciati da sommergibili e incrociatori di Gran Bretagna e USA, le perdite aeree di Odissey Dawn sarebbero state particolarmente elevate.
Basterà un dato su tutti a smentire clamorosamente la notizia diffusa dopo il 17 Marzo dal ministro della Difesa La Russa sull’impossibilità da parte libica, assicuratagli dai suoi consulenti militari, di poter colpire il “nostro“ territorio metropolitano. Una storiella ripetuta, con enorme irresponsabilità, anche dal Presidente del Consiglio a Lampedusa per tacitare le preoccupazioni dei residenti su possibili azioni di ritorsione di Gheddafi.
Tripoli possiede ancora, presumibilmente in parte, o possedeva ben 417 missili terra-terra R-17 (Scud C SS1), con una gittata compresa tra i 500 e i 600 km e 80 giganteschi lanciatori mobili 9 P-117 Uragan.
Le immagini degli R-17 mostrati in pubblico nella sfilata di Tripoli del 2010 sono ancora fruibili su Youtube.
Una “missione“, quella contro la Jamahiryia, che fin dalle prime battute definimmo sfiatata, affetta da tubercolosi, esaminandone in via breve gli assets aerei dopo il disimpegno del dispositivo d’attacco USA. La Repubblica delle Banane contribuisce con F-16, EFA-2000, Tornado IDS ed ECR e AV-8 B Harrier II, una portaerei, 4 tra pattugliatori e fregate e 3 navi appoggio. Le uscite finanziarie del Bel Paese per alimentare la guerra alla Libia si aggirano sui 235-240 milioni di euro mensili, cifra ben maggiore rispetto a quelle, poco credibili, dichiarate dal governo, in sede di approvazione del decreto semestrale per le missioni militari all’estero.
Il 10 Giugno, alla vigilia del suo abbandono, Robert Gates in una relazione al Comando Generale di Bruxelles, presenti tutti i ministri degli Esteri e della Difesa della NATO è stato durissimo con i partners degli USA. “… è dolorosamente chiaro – ha dichiarato – che l’Alleanza Atlantica ha enormi lacune nella capacità e nella volontà di perseguire un necessario obiettivo comune. Mancano inoltre i mezzi per condurre una campagna aerea e marittima integrata, efficace e prolungata. Unified Protector può contare solo su 42 aerei d’attacco al suolo e da bombardamento oltre a manifestare gravi, inammissibili carenze di approvvigionamento nel munizionamento di precisione. Ogni Paese aderente ha votato per la missione in Libia. Partecipano alle operazioni meno della metà degli Stati aderenti. E meno di un terzo si è dimostrato disposto a partecipare ai bombardamenti…“. Norvegia e Olanda dal 30 Giugno ritireranno i loro F-16, la Svezia farà altrettanto con i Gripen. Insomma, di fatto, l’Alleanza Atlantica è in vistoso debito di ossigeno e barcolla come un pugile suonato contro un Paese, certo non irresistibile come, la Jamahiryia del colonnello Gheddafi.
Misurata rimane sotto stretto assedio e a Bengasi il CNT subisce durissime perdite di dirigenti politici e di addetti alla sicurezza della Coalizione.
Derna pullula ormai da tempo di sospettissimi “combattenti afghani“ già detenuti a Guantamano.
Lo stesso titolare della Farnesina ha mancato un appuntamento a Bengasi con due cariche di esplosivo al plastico per un anticipo di 24 ore. In più, si contano ormai a decine le figure rappresentative del CNT “eliminate“ dalla contro guerriglia organizzata da Al Senussi. “Rats Council attacked in Bengazi, British, American, French Invaders killed “
L’oscuramento satellitare, della Jana e i bombardamenti sulla sedi radio e tv della Jamahiryia non sono sufficienti a impedire che dispacci di agenzie come Mathaba News raggiungano decine di migliaia di internauti in tutto il mondo, alimentando un’efficace controinformazione.
La nuova “emergenza“ ha costretto Frattini ad annullare un summit a Roma con “qualificate rappresentanze“ della Cirenaica che si volevano spacciare per personaggi politici di spessore e dignitari religiosi appartenenti all’intera Libia.
Un altro tentativo miseramente fallito dopo la messinscena di riunire in un albergo alla periferia della Capitale i capi militari della “rivolta“, che non è andato più in là dal mettere intorno ad un tavolo sette-otto vecchi arnesi doppiogiochisti passati per danaro o per evitare incriminazioni della CPI dalla parte degli “insorti“. Un’ultima notarella sul Tribunale Internazionale dell’Aja.
Da Malabo (Africa Equatoriale) il presidente, con gli occhi a mandorla (!), della Commissione dell’Unione Africana Jean Ping ha affermato che la CPI ha emesso altri mandati di cattura che finiranno per gettare benzina sul fuoco. Il riferimento esplicito è a Gheddafi, il figlio Saif al Islam e al generale al Senussi.
“Tutti constatano – ha affermato – che la CPI si pronuncia sempre nei momenti sbagliati. A giudizio della Commissione che presiedo in rappresentanza di tutti gli Stati dell’Africa si tratta di una circostanza sospetta che merita un attento approfondimento e decisioni conseguenti“.
Dopo la visita di Stato di Omar al Bashir in Cina la Corte Penale Internazionale dell’Aja, già ampiamente screditata, finirà per contare sempre meno sulla scena internazionale.
Qualche confezione di Viagra reperita, da mani sospette, nelle torrette distrutte di due T-72 della Jamahiryia, in Cirenaica, è stata sufficiente a formulare per Gheddafi un’accusa di crimini di guerra per stupro (!).
Il procuratore Moreno Ocampo si è ucciso col ridicolo. Gli Stati Uniti, dal canto loro, si sono suicidati con Hillary Clinton che ne ha pubblicamente confortato le accuse.
Più mandati di cattura “internazionali” arrivano dall’Aja, più declina il potere di coercizione economico militare e politico della ex potenza planetaria.
Giancarlo Chetoni

[Atto di sindacato ispettivo n° 4-05585, del 7 Luglio 2011, dei senatori Lannutti e Pedica ai ministri della Difesa e degli Affari Esteri, considerato che il 10 Giugno u.s. Rinascita ha pubblicato un articolo di Giancarlo Chetoni dal titolo Armamenti: i nostri aiuti umanitari ai ribelli]