“SOVRAPPOPOLAZIONE” E IL FINANZIAMENTO DELLA 3° GUERRA MONDIALE – L’OPERAZIONE ‘BARBAROSSA 2’

Postato il Mercoledì, 16 marzo @ 23:10:00 GMT di davide

DI PETER KOENIG
Information Clearing House
“Le guerre sono orribili. L’unica cosa buona delle guerre è che contribuiscono a ridurre la popolazione mondiale”.
Ho sentito poco fa questa frase pronunciata da una persona che consideravo migliore. Ne sono rimasto scioccato e gli ho chiesto cosa intendesse.
“Beh, non pensi anche tu che il mondo sia sovrappopolato?”

Stentavo a credere che quelli fossero i pensieri di una persona che rispettavo. Potrebbero anche essere i pensieri di altre persone intorno a me. Aprendo gli occhi su una dimensione che finora avevo ignorato, i pensieri e i sogni segreti della gente iniziavano a rivelarsi; pensieri che normalmente si confidano in un ambiente familiare o quando si è indotti a rivelarli, quando cioè vengono alla luce le verità più nascoste.

La sovrappopolazione è una fantasia egocentrica tipicamente occidentale. I “Comodoni Occidentali” temono di dover condividere alcuni dei loro eccessi con i poveri sotto-umani dei paesi cosiddetti in via di sviluppo dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina – quei continenti lentamente emergenti che per centinaia di anni sono stati violati proprio dagli stessi colonialisti occidentali che oggi paventano sovrappopolazione e guerra mondiale, come fosse una nuova forma di colonialismo.
Secondo la FAO – l’ Organizzazione Mondiale per l’ Alimentazione delle Nazioni Unite – l’attuale potenziale agricolo mondiale potrebbe alimentare almeno 12 miliardi di persone, se solo il cibo non fosse soggetto a speculazioni e fosse distribuito in modo corretto. Cosa che non é. Gli speculatori agroalimentari Statunitensi ed Europei controllano i prezzi – controllano cioè letteralmente chi può vivere e chi deve morire (di fame).
Secondo la Banca Mondiale, l’80% dell’impennata dei prezzi alimentari ha indotto nel 2008/2009 fame e carestia che ha causato la morte di due milioni di persone in Asia e in Africa, il risultato di speculazioni alimentari. Tre settimane fa, il governo Svizzero ha raccomandato al suo elettorato di respingere un’iniziativa popolare del partito socialista contro la speculazione alimentare. L’argomento principale del governo era la negazione del fatto che fame e carestia fossero il prodotto di speculazioni alimentari: “Se proibiamo la speculazione alimentare, gli speculatori lasceranno la Svizzera e andranno a fare i loro utili altrove”. Con il pensiero neoliberista dominante e dilagante – Profit über Alles – non c’è spazio per l’etica. Infatti, la popolazione Svizzera ha respinto l’iniziativa con un margine di quasi 2:3. I centri finanziari della Svizzera a Zurigo e Ginevra controllano alcuni dei più grandi speculatori alimentari in tutto il mondo. Le pratiche nefaste di natura speculativa di Place Finance Suisse sono vive e vegete.
Pensieri e desideri clandestini di riduzione della popolazione e di guerre lontane, sono probabilmente il risultato inconscio di decenni di un’orrenda propaganda occidentale che cerca, in un modo o nell’altro, di guadagnare il consenso popolare sul fatto che le guerre sono necessarie, sono normali, sono quello che l’uomo ha sempre fatto fin dall’inizio dei tempi. L’inizio? Quale inizio? Di certo parliamo di seimila anni fa, con l’avvento dell’ era Giudaico/Cristiana, violenta, sanguinaria e mossa dall’avidità.
Le guerre sono la quintessenza della nostra esistenza occidentale, la ricerca estrema del potere su tutto l’universo. Le guerre sono essenziali per la sopravvivenza del nostro sistema economico occidentale fondato sulla crescita. Le guerre creano l’esigenza di nuove guerre. Da sempre le guerre alimentano un circolo vizioso di dipendenza da se stesse. Nelle nostre economie occidentali abbiamo raggiunto un tale grado di dipendenza dalla guerra che, ad esempio, l’economia Statunitense (una a caso) non potrebbe più sussistere senza di essa. Le guerre uccidono e distruggono, e la ricostruzione crea crescita. Le uccisioni di massa aiutano a controllare la popolazione mondiale, uno degli obiettivi chiave delle élite mondiali, come i Rockfeller, fondatori di organizzazioni semi-segrete come…la Bilderberg Society.
La giustificazione per conflitti e uccisioni continue, è esattamente quello che i media occidentale diffondono ogni giorno – il terrorismo deve essere combattuto con la guerra. Se non c’è abbastanza terrorismo intorno da poter giustificare una guerra, se ne produce di nuovo, sotto una falsa bandiera. E l’Occidente ha messo a punto una scienza esatta – e molto credibile – nella costruzione di false bandiere; tanto che le masse protestano e chiedono più polizia e più protezione militare; tanto che la gente chiede più guerre all’estero per la loro protezione, per la tutela delle sue comodità; tanto che la gente è disposta a rinunciare ai propri diritti e libertà civili pur di avere intorno più polizia e più soldati. A titolo di esempio, sopo gli attacchi ‘terroristici’ a Parigi di gennaio e novembre 2015, il presidente Hollande ha tentato di tutto per introdurre tra le norme della Costituzione Francese lo stato di emergenza nazionale permanente. Finora il Parlamento lo ha bloccato.
La propaganda, come ha sempre fatto e come ancora fa, diffonde la paura. Quando un uomo ha paura, è più vulnerabile e più facilmente manipolabile.
Traendo spunto dall’eccellente analisi di Christopher Black su come l’Occidente si stia preparando ad attaccare la Russia – ovvero a dare inizio ad una Terza Guerra Mondiale – quella che lui chiama “Operazione Barbarossa 2: la Mossa Baltica” (pubblicato da NEO e Global Research), ecco alcune riflessioni aggiuntive sulle forti analogie tra questa operazione e l’originale Operazione Barbarossa – il nome in codice per l’attacco di Hitler alla Russia nella Seconda Guerra Mondiale.
Oggi abbondano le somiglianze tra quello che Chris Black chiama Operazione Barbarossa 2 e l’originale Operazione Barbarossa: a cominciare dal modo in cui Corporate Big Business (CBB) e Wall Street (WS) sostengono l’azione fascista di dominio mondiale, continuando con la propaganda bugiarda da parte di sei megagruppi d’informazione sinoisti/anglosassoni, fino ad arrivare al finanziamento diretto di operazioni di guerra.
La Seconda Guerra Mondiale ha ucciso più di 50 milioni di persone, di cui circa la metà Russi ed é stata finanziata dalla FED tramite Wall Street e la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea – Svizzera. Il libro su cui si basa questo articolo di giornale Tedesco – “Bankgeschäfte mit dem Feind – Die Bank für Internationalen Zahlungsausgleich im Zweiten Weltkrieg” (1997), di Gian Trepp, descrive in dettaglio tutte le transazioni finanziarie avvenute all’epoca, ma purtroppo non è più disponibile e pare non sia stato mai tradotto in inglese. (Tuttavia, “La Torre di Basilea”  è un ottimo complemento del racconto di Gian Trepp.)
Sia la Prima sia la Seconda Guerra Mondiale – e Dio non voglia, anche la Terza – sono state (e potrebbe ancora essere) contro l’est. Il primo obiettivo è la Russia. La Cina è già da un pezzo nel mirino di attacco e di conquista delle élite mondiali. L’élite CBB sta già manovrando il Pentagono e – per estensione – i vassalli NATO di Washington. Questi gruppi élitari intenzionati a dominare il mondo, si nascondono dietro quelle nefaste organizzazioni come la Bilderberg Society, la Commissione Trilaterale, il Council on Foreign Relations (CFR), la Chatham House, il World Economic Forum – e altre ancora.
I Clinton, i Kerry, gli Obama, gli Hollande e i Cameron del mondo, i leader del Consenso Washington, la FED, la Banca Mondiale, il FMI, la Banca Centrale Europea, i CEO di Wall Street, il complesso industriale militare, i grandi gruppo d’informazione e i gruppi farmaceutici – per nominarne solo alcuni – sono membri della maggior parte di queste organizzazioni semi-occulte strettamente interconnesse.
Molti tra questi leader sono Sionisti o comunque sostenitori del sionismo mondiale. E confluiscono tutti al vertice attraverso uno dei patti più oscuri e sinistri mai esistiti: i Massoni, simboleggiati da triangolo e occhio che guarda, come raffigurati sulla banconota del dollaro. E’ ai Massoni che dobbiamo la creazione della FED e del nostro sistema monetario occidentale fraudolento e fuorilegge. Già governano il mondo. La loro morsa si fa sempre più stretta ogni giorno che passa fino a un punto di non ritorno, se Noi, la Gente, glielo consentiamo.
Ed ecco le analogie tra la Seconda Guerra Mondiale e gli attuali preparativi alla Terza. Negli anni ’30 e durante la Seconda Guerra Mondiale, l’IBM, allora una delle maggiori società Americane, collaborò strettamente con Hitler nell’organizzazione dell’Olocausto: contando, registrando e infine trasportando gli Ebrei ai campi di concentramento di Auschwitz ed altri, grazie ai primi computer a schede perforate.
(http://www.amazon.com/IBM-Holocaust-Strategic-Alliance-Corporation-Expanded/dp/0914153277/).
Hitler insignì il fondatore dell’IBM, Thomas Watson, con la Croce al Merito (la seconda più importante onorificenza Tedesca).
Altri collaboratori furono la Ford e la General Motors, la DuPont (il gigante chimico) e l’impero mediatico Randolph Hearst, per elencarne solo alcuni, che ammiravano il rigore della leadership del Fuhrer. Con la prospettiva di un ricco e sicuro profitto, tutti chiusero un occhio di fronte alle atrocità naziste. Le grandi imprese Americane, quindi, contribuirono a creare l’arsenale del Nazismo di Hitler.
Oggi, come ieri, le grandi aziende Americane ed Europe e i grandi gruppi mediatici, mano nella mano, promuovono e sostengono un approccio fascista per denigrare e schiacciare la Russia, indipendente e non allineata, e la Cina – e tutto questo con l’obiettivo del PNAC (Plan for a New American Century) di dominare a tutto campo le risorse naturali e le popolazioni del pianeta.
Uno dei più recenti attacchi sanguinari ha avuto inizio con il colpo di stato nazista (che poi si è dimostrato essere stato provocato dall’Occidente) contro il leader Ucraino democraticamente eletto, Viktor Yanukovich, sostituendolo con un governo fascista, durante il sanguinoso colpo di stato di Maidan a Kiev nel febbraio del 2014 – e accusando poi la Russia della conseguente guerra civile; in realtà il massacro del Donbass, in Ucraina orientale, è stata una strage ordita dalla NATO nella quale sono rimaste uccise almeno 40.000 persone, per lo più civili, causando circa 2 milioni di profughi. L’iniziativa occidentale aveva un duplice obiettivo: far guadagnare terreno alla NATO verso Mosca e privatizzare i ricchi terreni agricoli e minerari dell’Ucraina con capitali occidentali.
CHI FINANZIA “BARBAROSSA 2” – UN’IMPRESA USA/NATO IN PREPARAZIONE DI UNA TERZA GUERRA MONDIALE?
I costi sono difficili da valutare, ma è molto probabile che possano raggiungere il trilione di dollari USA, o anche più. E’ qui che entrano in gioco la FED e la BCE – ecco l’analogia con l’Operazione Barbarossa, quando la FED, tramite Wall Street e la BRI, finanziò l’Olocausto e la guerra di Hitler contro la Russia. E’ forse questa la ragione della tolleranza mostrata dalla BCE nei confronti di alcuni paesi dell’eurozona – Francia, Italia, Polonia e altri – che negli ultimi due anni hanno stampato più Euro di quanto fosse consentito dalla regole BCE? Questo denaro ‘nuovo’, prodotto a un ritmo di quasi 500 miliardi di euro BCE (in eccesso rispetto alle quote stabilite per l’Eurozona), è stato utilizzato per acquistare titoli di Stato, per finanziare cioè il debito governativo.
Conoscendo quindi il modo in cui è stata finanziata la Seconda Guerra Mondiale, non sarebbe una sorpresa scoprire che la BCE – pilotata da FED e Wall Street (ricordiamoci che Mario Draghi è un ex funzionario di Goldman Sachs) ha seguito le istruzioni di Washington chiudendo un occhio sulle limitazioni monetarie dell’eurozona, allo scopo di produrre, cosi’ come la FED a suo tempo con i dollari, euro senza valore per finanziare un nuovo conflitto mondiale. Sarebbe una replica di quanto avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale, con FED/Wall Street e BRI. Come al solito, l’Impero del Caos tiene banco su due tavoli: da una parte briga per finanziare una nuova guerra contro la Russia, attraverso il debito imposto da Washington ai suoi alleati/vassalli Europei, sanzionando la Russia sempre attraverso il suoi alleati/vassalli Europei che accettano di buon grado di subirne le nefaste conseguenze economiche; mentre dall’altra parte l’eccezionale macchina da guerra Statunitense raccoglie i frutti della sua industria bellica nazionale; e nel frattempo Obama consente tranquillamente ai rappresentanti delle imprese Americane di partecipare all’International Business Forum dello scorso giugno a San Pietroburgo.
Ma quando arriverà il giorno in cui “Noi, la Gente” apriremo finalmente gli occhi sulle indicibili atrocità ed inganni perpetrati dalle élite manipolatrici?
Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. Ha lavorato per molto tempo all’estero per la Banca Mondiale, occupandosi di ambiente e risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, RT, Sputnik, PressTV, CounterPunch, TeleSur, per il Blog The Vineyard of The Saker e altri siti internet. E’ autore di : Implosione – un Thriller Economico su Guerra, Distruzione Ambientale e Avidità Imprenditoriale – un racconto basato su fatti reali e sulla sua esperienza trentennale per la Banca Mondiale in giro per il mondo. E’ anche co-autore di Ordine Mondiale e Rivoluzione! – Saggi dalla Resistenza.

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article44423.htm
14.03.2016
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16350

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PER IL CAPITALISMO CI VUOLE UNA GUERRA MONDIALE

Postato il Martedì, 08 marzo @ 06:30:00 GMT di ernesto

DI CATHAL HAUGHIANl via The Saker
 Zerohedge.com
E’ dal 2010 che cerchiamo di raccontare e di comprendere il capitalismo e lo abbiamo fatto con il nostro libro La Filosofia del Capitalismo.  Eravamo incuriositi dalla natura di fondo del sistema, che ci fa, a noi – i detentori del capitale – così tanti regali, così il Saker mi ha chiesto di spiegare questa dichiarazione, un po ‘cruda’ : Per il capitalismo ci vuole la Guerra Mondiale.
L’attuale scontro tra l’Occidente contro Russia e Cina è l’apice di una lunga saga che va avanti fall’inizio della Prima Guerra mondiale. Prima di allora il Capitalismo era governato dal sistema Gold Standard che era un sistema internazionale, molto solido ed aveva regole chiare che avevano portato grande prosperità: Il Capitale a disposizione del settore bancario era scarso e per questo motivo doveva distribuirlo con oculatezza.

La Prima Guerra Mondiale richiese al Capitalismo un indebitametno del tipo FIAT e una Gran Bretagna in bancarotta cominciò a passare il suo testimone Imperiale agli Stati Uniti, che ne approfittarono per finanziare la guerra e per vendere munizioni.
La Repubblica di Weimar, soggetta a continue ostilità con tutti i mezzi economici possibili, cercò di far sgonfiare i propri debiti nel periodo 1919-1923 producendo il disastroso risultato della iperinflazione. Poi, con la reintroduzione del Gold Standard in un mondo ormai avvelenato dalla guerra, sia la restituzione che il debito furono destinati al fallimento e tutto si concluse con una fiammata di deflazione nei primi anni ’30 e poi con la seconda guerra mondiale.
Il governo degli Stati Uniti guadagnò moltissima credibilità dopo la seconda guerra mondiale con la messa al bando delle guerre offensive e con il finanziamento di molti progetti di ricostruzione che contribuirono al trasferimento di debito privato sul debito pubblico.
Il debito del governo USA esplose durante la guerra, ma servì anche a cambiare le carte in gioco, dando il potere ai creditori di disporre di un grande debitore capace di disporre di una gran quantità di capitale politico. Gli Stati Uniti usarono il loro potere per stabilire le nuove regole del sistema monetario a Bretton Woods nel 1944 e per custodire (negli USA) l’ oro fisico di proprietà di altre nazioni.
Tra la fine degli anno ’40 e l’inizio dei ’50 gli Stati Uniti aumentarono le aliquote fiscali sui ricchi ed ebbero un periodo di inflazione elevata – con cui spazzarono via i creditori, ma  aprirono anche un’epoca unica per la classe media di tutto l’Occidente. Gli USA riformarono anche le istituzioni centralizzate sia negli Stati Uniti che in Europa e in Giappone per assicurarsi che una classe di creditori-sanguisuga non ostacolasse la crescita, cosa che, allora, era facile fare perché la guerra li aveva spazzati via (come in Corea).
La distruzione del capitale durante la seconda guerra mondiale, contraddisse la regola marxista per cui “il tasso di profitto scende sempre”.
Prendiamo un mercato a caso, quello dei jeans. All’inizio tutte le fabbriche li producono usando una gran quantità di lavoro umano e tutti i jeans hanno un prezzo che si aggira intorno al totale del costo del lavoro sociale necessario per la produzione (qualcuno fa pagare di più, qualcuno meno).
Ad un certo punto una fabbrica introduce un macchinario (con un costo di X $) che produce i jeans usando molto meno tempo lavoro. Ognuno dei lavoratori, assistiti da un robot, è pagato con lo stesso salario orario ( di prima) ma il processo di produzione adesso è molto più redditizio. Questo attrarrà nuovi capitali, perché il capitale è alla continua ricerca di un profitto più alto. Il risultato sarà la generalizzazione di questo nuovo modo di produrre.
Il robot o il macchinario verrà adottato da tutte le altre fabbriche, perché rende più efficiente il modo di produrre i jeans. Come conseguenza il prezzo dei jean scende, perché il margine di profitto è aumentato e con questo margine tutti gli attori del mercato possono sotto tagliare i prezzi dei loro concorrenti per (tentare di) incrementare il proprio market-share ed attaccare i suoi concorrenti.
Investendo un’altra quota di X$ il margine di profitto unitario viene va sotto pressione, in modo che il tasso di rendimento dei beni produttivi tenda a scendere, con il tempo per riallinearsi in un mercato competitivo.
I tassi di interesse sono in calo da decenni in Occidente, perché i tassi di interesse devono essere sempre al di sotto del tasso di rendimento degli investimenti produttivi. Se i tassi di interesse fossero più alti rispetto al tasso di rischio-del-rendimento, il capitalista potrebbe anche scegliere di tenere il suo denaro in un conto di risparmio. Quando c’è deflazione reale, il suo potere di acquisto aumenta GRATIS e quando c’è inflazione, invece, parcheggia il suo denaro (più il debito) in un investimento improduttivo che però ne può far gonfiare il prezzo, per esempio nell’immobiliare.
Già sentito?
Certo, c’è stato un gran profitto che si è generato dal 2008 in poi, ma non è stato reinvestito con investimenti produttivi in ​​un libero mercato competitivo. Tutto quel profitto è venuto dalle bolle degli investimenti e da schemi finanziari favoriti con la stampa di denaro e con tassi di interesse pari a zero.
Così, sappiamo che in Occidente il tasso implicito di rendimento è vicino allo zero ed il tasso di rendimento si riduce naturalmente, a causa dell’accumulo di capitale e della concorrenza di mercato. Il sistema si chiama capitalismo perché il capitale si accumula: le economie ad alto reddito sono quelle con il più grande accumulo di capitale per lavoratore. Il lavoratore,  robotizzato, gode di un reddito più alto mentre è altamente produttivo, ma in parte anche perché le macchine svolgono una parte del lavoro che avrebbero dovuto fare i lavoratori “ridondanti” che vengono licenziati, quindi ci sono meno lavoratori che partecipano a condividere il profitto. Tutte le economie ad alto reddito hanno avuto tassi di interesse vicino allo  zero per sette anni di seguito. I tassi di interesse in Europa sono addirittura negativi. E allora … come è riuscito il sistema a restare  stabile per così tanto tempo?
Qualsiasi  crescita economica dipende dal guadagno energetico. Ci vuole energia (per perforare pozzi petroliferi) per ottenere energia. A differenza dalla nostra esperienza quotidiana in cui l’energia che compriamo e quella che consumiamo si bilanciano, il capitalismo richiede un guadagno netto sull’energia assoluta. Questo guadagno, per mezzo di scambi di energia, assume la forma di strumenti e macchinari che permettono un aumento della produttività oraria del lavoro. Quindi aumenta il PIL, gli standard di vita migliorano e i debiti possono essere rimborsati. Quindi, il petrolio è una risorsa strategica per il capitalistico.
Il guadagno netto sulla produzione di energia USA ebbe il suo picco nel 1974, quando furono sostituiti dall’Arabia Saudita che, per la prima volta nella sua storia, trasformò gli USA in paese importatore netto di petrolio. La dipendenza USA dal petrolio straniero passò dal 26% al 47% tra il 1985 e il 1989 per raggiungere il suo picco del 60% nel 2006. E, significativamente, i salari reali raggiunsero il loro picco nel 1974, con un certo livellamento per poi cominciare a diminuire per la maggior parte dei lavoratori USA. I salari non hanno mai recuperato le loro perdite. (Il declino dei salari sarebbe più grave se consideriamo che i dati sull’inflazione ufficiale USA, che non includono gli aumenti del costo delle abitazioni).
Qual è stato il risultato economico e politico di questo declino? Durante i 20 anni  dal 1965 al ‘85, ci furono 4 recessioni, 2 crisi energetiche e il controllo su  salari e prezzi.
Questi fatti non erano mai accaduti in tempi di pace e gli eventi del Golfo del Tonchino spinsero alla guerra in Vietnam, che alla fine, nel ‘71,  spinse Nixon ad abbandonare il sistema Gold-Exchange Standard, per aprire il successivo dissoluto capitolo della Finanza FIAT, fino al 2008. Tagliare il rapporto mometario con l’oro significava tagliare l’ultima ancora che impediva la guerra e il disavanzo di spesa.
La promessa di oro in cambio di dollari fu cancellata.
Dopo il 1974 il PIL USA continuò a crescere ma una parte del potere di acquisto finale fu trasferito alla Arabia Saudita    che divenne il paese che forniva il guadagno energetico netto che costituiva il potere per far aumentare il PIL USA. La classe lavoratrice USA cominciò a vivere un lento declino reale del proprio standard di vita, dato che “la loro fetta” della torta economica si era ridotta con il continuo aumento di trasferimento di potere di acquisto verso l’Arabia Saudita.
Le elite del governo e delle banche risposero creando e cancellando norme di comportamenti illegali per il sistema basato su una moneta FIAT. I cinesi apprezzarono questa opportunità di lungo termine che questa situazione presentava e accettarono di cominciare a giocare, anche loro, con il pallone. Gli USA con la loro sovrapproduzione di credito monetario e la Cina con le sue super produzioni di merci lavorate, ammortizzarono il reale declino del potere di acquisto della classe lavoratrice americana. I rapporti di potere tra Cina e USA cominciarono a cambiare: il partito comunista trasferiva valore ai consumatori americani, mentre Wall Street trasferiva la maggior parte delle piante industriali Usa in Cina. Non mandarono il complesso industriale militare.
Questo bilanciamento su grande scala significava che i consumatori e le imprese USA potevano avere i mezzi per acquistare sempre più a debito e la guerra di classe fu rinviata. Così è come funziona la sovrapproduzione: Più si produce e più si spende, ma non si paga con il denaro che rappresenta il vero e proprio tempo per produrre il bene, ma si paga con la ricchezza del futuro, quella che si produrrà con il tempo del lavoro futuro. La forza lavorale cinese produceva più di quanto poteva consumare.
Il sistema non ha mai travalicato i limiti stabiliti dalle leggi della termodinamica. Il sistema di una economia reale non può mai sovrapprodurre “di per sé”. Il limite di produzione è il guadagno netto di energia assoluta. Tutto quello che viene prodotto e quanto può essere consumato. Come hanno fatto i cinesi a produrre una tale eccedenza, tanto massiccia e per così tanto tempo? La schiavitù economica può ottenere dei miglioramenti radicali per gli standard di vita per coloro che godono i benefici della proprietà. Gli schiavi non si deprezzano perché vengono presi in affitto e non si deve nemmeno ripararli perché, se conviene, si possono replicare gratuitamente. Centinaia di milioni di contadini cinesi tengono basso il loro livello di vita e controllano i loro consumi per farne godere i frutti ai loro figli.
Con le loro vite sfruttate permettono che cresca il tasso di profitto!
Cominciarono la loro lunga marcia verso una moderna prosperità facendo giocattoli, scarpe e i tessuti a minor prezzo di quanto potessero fare delle povere donne che lavoravano in South Carolina o in Honduras. Quelle fabbriche si costruvano con pochi soldi e il personale – formato da contadini obbedienti, deferenti e laboriosi – era proprio quello che ci voleva per un lavoro che non era differente dal “raccogliere pomodori”. La loro eredità è la formazione iniziale del capitale della moderna Cina ed è uno dei più grandi successi della storia umana. I cinesi non hanno usato il loro guadagno netto di energia, prodotto dal petrolio per alimentare l’iperbolico incremento che stavano sostenendo per la produzione. Loro usavano la schiavitù economica alimentata da energia calorica che sostituiva quella solare. La forza lavoro cinese ha raccolto tutti i frutti che si potevano raccogliere facilmente in tutto il mondo, cioè quelli che per essere colti non avevano bisogno né di strumenti né dei macchinari. Gli schiavi non hanno bisogno di nessun attrezzo perché loro stessi sono gli attrezzi.
Senza il gold standard e senza i coefficienti patrimoniali il modello-sovrapproduzione è cresciuto a dismisura.  La bolla delle dot.com è stata  rigonfiata con la bolla immobiliare, che è stata pompata nuovamente da debito sovrano, da stampa di moneta (QE) e insolvenza della banca centrale. La classe lavoratrice e la classe media degli Stati Uniti hanno consumato di più in proporzione alla loro partecipazione alla torta dell’economia globale per decenni. La correzione dei prezzi (la distruzione della moneta, del credito e del capitale accumulato) deve ancora arrivare. Questo è quanto è accaduto dal 1971 per effetto della crescita della finanziarizzazione o della monetizzazione.
L’applicazione di questi metodi economici è giustificata dalla ideologia politica del neo-liberalismo. Il neo-liberalismo prevede nessuno o pochi controlli sui capitali, la distruzione dei sindacati, il saccheggio dei beni pubblici e dello Stato, l’importazione di contadini come l’aiuto domestico, e la consegna della produzione di valore aggiunto della società, al Partito Comunista della Repubblica Popolare Cinese.
I cinesi hanno molti motivi ma la loro prima motivazione è il potere. Il potere è più importante del denaro. Se sei ricco ma debole, ti rubano tutto. La Russia può fornirci qualche esempio: Gorbaciov aveva ricevuto una promessa da George HW Bush che gli Stati Uniti avrebbero pagato alla Russia circa $ 400 miliardi in 10 anni come “dividendo di pace” da usare nella trasformazione del loro stato verso un sistema economico basato sul mercato. I russi ritengono che il capo della CIA, all’epoca, George Tenet, in sostanza, abbia fatto abortire l’affare per la sua idea che “lasciare il paese cadere a pezzi distruggerà la Russia come futura minaccia militare”. Infatti il paese crollò nel 1992 e le sue risorse naturali furono saccheggiate e il tasso di profitto aumentò (vertiginosamente) negli anni ’90, fino a quando il presidente Putin mise un freno a quella rapina.
In ultima analisi, l’attuale quadro del Capitalismo mostra ridondanza di lavoro, caduta del saggio di profitto e squilibri commerciali profondi prodotti da un eccesso di capacità. Sotto questo monopolio del Capitalismo di Stato si sono sviluppate tutta una serie di misure preventive e temporanee, tra cui la crescita di una nuova generazione, riserva di lavoro da cui possono attingere università, esercito  e sistemi carcerari.
Il nostro problema è come mantenere il “tasso di rendimento previsto” per noi, per la classe dominante. Infine, ci sono solo due soluzioni su larga scala, che si intrecciano tra loro.

Una è l’espansione del debito pubblico per mantenere “i mercati” in movimento e per trasferire ricchezza dalle future generazioni di lavoro all’attuale classe dominante.
L’altra è la guerra, l’ultima istanza dei consumatori. Le guerre possono bruciare l’eccesso di capacità, possono spostare mercati globali, generare rendite monopolistiche, e restituire il lavoro futuro ad uno stato impotente e quasi senza più nessuna aspettativa. Nel 1918 l’influenza spagnola uccise 50-100 milioni di persone. Come se questo  non fosse bastato, nel corso del  20° secolo ci sono state due guerre mondiali con 96 milioni di morti che sono servite a ridurre la disoccupazione e a restabilizzare il “problema del lavoro.”

Il capitalismo vuole la guerra mondiale perché il capitalismo vuole  il profitto e il profitto non può permettersi i disoccupati. Il punto è che il capitalismo riuscì a permettersi la socialdemocrazia dopo che il saggio di profitto fu ristabilito grazie alla depressione del 1930 e alla distruzione fisica di capitale durante la seconda guerra mondiale. Il capitalismo produce solo per il profitto e la democrazia sociale fu finanziata con la tassazione degli utili dopo la seconda guerra mondiale.
La crescita della produttività del lavoro avvenuta dopo la seconda guerra mondiale, per effetto della automazione in se stessa oltre che per il petrolio e il gas che sostituirono il carbone, portò dei miglioramenti per i lavoratori. Mentre la torta dell’economia stava crescendo, i lavoratori continuavano a ricevere la stessa percentuale di una torta che però aveva delle fette più grandi. I salari, come percentuale del PIL degli Stati Uniti, effettivamente aumentarono nel periodo 1945-1970. Ci fu un aumento della spesa pubblica che veniva reindirizzata sotto forma di redditi redistribuiti. (Ora) le disuguaglianze potranno solo aumentare, perché per fare profitti dobbiamo tagliare continuamente il costo dei fattori della produzione, vale a dire i salari e i benefit (per i lavoratori).
Non abbiamo ancora raggiunto il punto in cui buona parte della classe lavoratrice non riesce a mangiare o a pagarsi un tetto?  Il 13% della popolazione in età da lavoro del Regno Unito è senza lavoro e non riceve sussidi di disoccupazione, mentre una enorme quantità di persone ha ancora il bene di poter lavorare solo perché certi profili lavorativi vengono pagati veramente poco.
La natura di fondo del capitalismo è ciclica. Ecco come si conclude l’aspetto politico del ciclo:

  • 1920s/2000s – alta disuguaglianza, alte paghe per i banchieri, poche regole, tasse basse per i ricchi, baroni ladri (CEO), banchieri spericolati, globalizzazione.
  • 1929/2008 – Wall Street crash
  • 1930s/2010s – Recessione globale, guerre valutarie, guerre commerciali, aumento della disoccupazione, nazionalismo ed estremismo
  • Che succede dopo? – La Guerra Mondiale.

Se il capitalismo potesse parlare, chiederebbe a  suo fratello maggiore, l’ Imperialismo: “Come risolveresti questo problema”  Non siamo tornati agli anni ‘30, l’economia è ormai un insieme integrato che abbraccia tutto il mondo. Il Capitale continua ad essere accumulato dal 1945, così che la sotto-occupazione e la disoccupazione sono una piaga in tutto il mondo. Quanto è grande questo problema?
I dati ufficiali non ci dicono niente, ma il dato che 47 milioni di americani hanno bisogno di aiuti alimentari è un dato toccante. Parliamo di un americano su sette e la popolazione mondiale è arrivata a  7 miliardi.
Le possibili soluzioni sono pericolose. Il metro che mostra le debolezze – nel Mar Cinese Meridionale, in Ucraina e in Siria – ha risvegliato il senso di pericolo. Le leadership di Cina e Russia hanno reagito integrando i loro sistemi di pagamento e delle loro economie reali, del commercio energetico per la produzione di merci e per sistemi di armamento avanzati.
Dato che sono loro i protagonisti del Gruppo di Shanghai si può immaginare che il loro obiettivo sia il sistema monetario, che è alla base del nostro potere imperiale. Quel che è peggio, è che “loro” possono evitare atti ostili palesi, scegliendo  semplicemente di minare la “fiducia” nel sistema monetario Fiat.
Tenendo conto del calibro del loro arsenale nucleare, come possono essere combattuti e tanto meno come possono essere sconfitti ?
L’appetito non conosce ragioni ed è difficile ragionare con chi ha sete. Ma attenzione fratelli. È per la vostra sete di potere che è cominciata questa saga, forse è arrivato il momento di ragionare.

Fonte: Zerohedge.com
Link : http://www.zerohedge.com/news/2016-03-02/capitalism-requires-world-war
2.03.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario 

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16319

Montagne verdi, il progetto di Sidi Al Hamri, una new-town immaginata da Saif Al islam Gheddafi

MI RICORDO MONTAGNE VERDI, LE IMPRESE ABBANDONATE DALLO STATO IN LIBIA

Pubblicato il: 25/02/2016

Montagne Verdi, così si chiamava il progetto di Sidi Al Hamri, una new-town che doveva sorgere in Cirenaica ad opera di una joint-venture italo libica, guidata dalla Friulana Bitumi. Dopo la rivoluzione del 2011 sono rimasti in piedi solo il campo base e le strade di accesso. Oltre a 250 milioni di crediti, nell’indifferenza dello Stato Italiano.
Perché l’Italia, che appoggiò i raid contro Gheddafi, ha abbandonato i suoi imprenditori impegnati in Libia nel tentativo di ottenere i crediti che gli spettano? A Sputnik Italia racconta la sua testimonianza Giuseppe de Cecco, direttore della Friulana Bitumi e contitolare dell’impresa InArCo, incaricata della realizzazione della città di Sidi Al Hamri.

Quale progetto avevate realizzato in Libia?
La città di Sidi Al Hamri, nell’area delle Montagne Verdi, a 30 km a sud di Cirene. Si tratta di un progetto totalmente innovativo per la Libia. Fu proprio il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, a scrivere la Dichiarazione di Cirene secondo cui tutti gli insediamenti che dovevano sorgere nell’area delle Montagne Verdi dovevano rispettare i criteri della sostenibilità. L’area si colloca a 800 metri d’altezza sul livello del mare ed era destinata a pascolo. Le strade sono state progettate seguendo le curve di livello del terreno,  le aree abitative prevedevano un misto di case unifamiliari, tipiche del mondo arabo, e condomini, per tutelare la privacy delle persone senza creare disparità sociale. Nel progetto c’erano piste ciclabili e percorsi pedonali, edifici alimentati da fonti rinnovabili.
Per realizzare tutto questo i libici si affidarono ad un’impresa italiana?
Esatto. Nella primavera 2008 realizzammo e ricevemmo l’approvazione del progetto per una parte della nuova città di Sidi Al Hamri. Il progetto piacque al ministero delle Infrastrutture libico e ci chiesero di curare il masterplan di tutta la città.  In generale in tutto il progetto delle Montagne Verdi i libici coinvolsero gli stranieri: la supervisione era affidata alla società americana AECOM, i lavori generali erano diretti da un’impresa di Abu Dhabi, la realizzazione delle abitazioni progettate da noi era stata affidata ad un’impresa cinese, la Sinohydro che in patria aveva un milione di dipendenti. I lavori iniziarono a fine 2010. Oltre alle Montagne Verdi  venimmo inoltre incaricati di progettare ed eseguire 180 ettari di infrastrutture della città di Cirene e successivamente di progettare 930 ettari di infrastrutture della città di Tobruk.

Pronti, via partono i lavori e poi, esattamente cinque anni fa, scoppia la rivoluzione libica. Capì subito che per voi era l’inizio della fine?
Il 15 febbraio 2011 iniziò la rivoluzione a Benghazi, mentre era il 16 febbraio del 2011 quando scoppiò la rivoluzione ad Al Bayda. Venerdì 18 febbraio 2011, dopo tre giorni di scontri decidemmo di rientrare in Italia. L’aeroporto di Al Bayda era inagibile così a bordo di un furgone arrivammo a Benghazi che era il fulcro da cui iniziò la rivolta libica. Grazie a una informazione di un amico di Tripoli riuscimmo a imbarcarci su un volo serale per la capitale e da lì, la domenica successiva, tornammo in Italia. Pensavamo di stare poche settimane, invece quando iniziarono i raid della NATO capii che il rientro in Libia non sarebbe avvenuto a breve.
Che sorte hanno subito i vostri progetti?
Qualche mese dopo la rivoluzione abbiamo avuto un incontro con i responsabili del Ministero delle Infrastrutture libico per discutere tutti i contratti che ci erano stati affidati. Decisero di sospendere la realizzazione della città di Sidi Al Hamri, mentre su Cirene e Tobruk ci chiesero di completare i progetti.
Nonostante l’instabilità nel paese, decideste di andare avanti lo stesso?
Si, per un motivo molto semplice. Se non concludi il progetto, non può essere approvato. E se non lo fai tu lo fanno altri. Vede, negli anni che sono stato in Libia, ho sempre notato da parte dei libici un apprezzamento nei nostri confronti. Nonostante lavorassimo in un contesto internazionale, le abilità progettuali che avevano le imprese italiane, non erano assicurate da altri. Anche per questo andai avanti, indebitandomi con le banche,  ma sperando che i libici ci pagassero e lo Stato italiano tutelasse i nostri interessi.
Quali strumenti aveva lo Stato Italiano per intervenire in vostro aiuto?
Il Trattato di Amicizia tra Italia e Libia firmato nel 2008 da Berlusconi e Gheddafi, che prevedeva un risarcimento di 5 miliardi di euro, con accantonamenti annuali di 225 milioni di euro. Nel 2011 su richiesta del governo Monti venne chiesto alla Camera di Commercio un consuntivo dei crediti maturati dalle imprese italiane in Libia: il totale era di 228 500 000 di euro, poco più dell’importo annuale del Trattato di Amicizia. Inoltre c’erano i beni di proprietà libica in Italia, congelati dopo il cambio di potere, che ammontavano a oltre 9 miliardi di euro. Il parlamento europeo, nel novembre 2011, autorizzò l’utilizzo di tali fondi per liquidare i crediti delle imprese italiane impegnate in Libia. Purtroppo ciò non venne mai attuato. Lo Stato invece ci disse che dovevano essere usati per opere umanitarie.
I soldi del Trattato di Amicizia invece che fine hanno fatto?
Non so se sono stati spesi tutti. Il governo Letta li ha spesi per ristrutturazioni edilizie e in parte, anche giustamente, per la cassa integrazione. L’attuale governo Renzi ha utilizzato parte di questi fondi nella legge di Stabilità del 2015, per realizzare le piste ciclabili.
Da un lato l’Italia si è cucita il ruolo di risolutore della crisi libica, dall’altro però ha chiuso gli occhi di fronte agli interessi delle sue imprese che vi lavor(ava)no e la conoscevano bene?
Si, il tutto mentre altri paesi, tra cui anche quelli più attivi nell’intervento militare dopo la rivoluzione, operano diversamente. Le aziende di Turchia, Francia, Cina, USA, hanno una “protezione” forte da parte dei rispettivi governi. Noi, piccole e medie imprese italiane che come unica colpa avevamo quella di lavorare in Libia, siamo stati dimenticati. Con noi è andato perso un patrimonio di competenze e fiducia che si era creato sul territorio libico ed era comunque solido, anche dopo la rivoluzione.
È ancora tornato in Libia?
Certo, sono andato in Libia quattro volte a mio rischio e pericolo nel solo 2015. Sono stato a Tripoli, sede del ministero delle Infrastrutture libico per chiedere spiegazioni, per avere informazioni sui pagamenti e per completare le approvazioni dei progetti. Ora in Libia manca la sicurezza. Non c’è la facilità di movimento che avevi un tempo. Nel 2014 con l’avvento dei due Governi è problematico capire chi comanda. È pericoloso muoversi da soli e prendere un taxi, perché non sai che idee ha l’autista nei riguardi degli italiani. Tuttavia, a differenza da quello che scrivono e dicono, a Tripoli c’è una certa normalità: sono rimasto stupito la prima volta che andavo l’anno scorso quando ho visto la spiaggia piena di bambini e famiglie e così anche i giardini pubblici. I problemi erano in periferia. Manca l’acqua, manca la corrente. Ci sono sospensioni di 7-8 ore al giorno, chi può si compra un generatore, gli altri si arrangiano.
Sulle Montagne Verdi, dove avevate i cantieri è mai tornato?
In ottobre del 2013 sono stato lì l’ultima volta. In piedi è rimasto tutto quello che avevamo fatto perché non poteva cadere.  Erano state eseguite le piste che si vedono anche da Google. Avevamo predisposto le fondazioni per costruire il nostro campo base ed i cinesi avevano iniziato a costruire le fondazioni di alcuni condomini che sono ancora lì ed anche il loro campo base. Sono opere che difficilmente si demoliscono anche perché non c’è stata battaglia su quell’area. Invece, con mio rammarico, ero andato a fotografare la tomba di Mohamed Sidi Al Hamri, dal quale ha preso il nome la città, e l’ho trovata demolita. Mi hanno riferito che sono stati gli integralisti di Derna, che era la base degli islamici radicali, anche quando c’era Gheddafi. L’ISIS era a Derna, poi si sono spostati a Sirte.


La zona dove iniziarono i cantieri di Sidi al Hamri fotografata da Google Maps oggi

Putin aveva ragione quando all’ONU ha detto “vi rendete conto di quello che avete fatto” riferito alla politica dei paesi occidentali nel mondo arabo?
Col senno di poi, si. Aveva ragione, e purtroppo ha ragione. In Libia è scoppiato un putiferio, ma perché? Con le risorse che ha la Libia e pochi quanti sono potevano stare apposto per decenni. Invece dopo la rivoluzione c’è stata la guerra civile ed i due governi, di Tripoli e Tobruk.  Quello di Tobruk, appoggiato dagli egiziani, ad esempio ha mandato via tutti i turchi, che invece possono venire in Tripolitania. Ci sono i voli Istanbul-Tripoli, ma non su Tobruk. Forse qualcuno ha capito?
Come potranno cambiare le cose con il nuovo governo di conciliazione formato in questi giorni?
Speriamo che il nuovo governo riesca a insediarsi a Tripoli e diventi il governo della Libia. Spero che con il suo insediamento vengano liquidati i crediti alle imprese italiane che lavoravano in Libia prima della rivoluzione. Purtroppo alcune imprese sono fallite senza colpa, nell’indifferenza delle Istituzioni italiane. Siamo rimasti in pochi a chiedere quello che ci spetta, quindi penso che ci liquiderebbero anche in fretta. Invece la nostra storia è passata nel silenzio dei mass media. Se ripenso a quello che ho passato in cinque anni, capisco lo stato d’animo di molti di quelli che decidono di farla finita.

* * *

Fonte: Sputnik Italia
Autore:  Riccardo Pessarossi  

Originale, con video: http://www.nexusedizioni.it/it/CT/mi-ricordo-montagne-verdi-le-imprese-abbandonate-dallo-stato-in-libia-5012

Venezuela sotto attacco, non possiamo restare a guardare.

15 febbraio 2018
venezuela abranlapuerta

di Geraldina Colotti* – Editoriale Radio Revolucion

da lantidiplomatico.it

In quasi vent’anni di esistenza, il processo bolivariano ha subito ogni genere di attacchi: una guerra di debole intensità che ha avuto un picco nel golpe contro Chavez del 2002 e un’escalation dagli esiti incerti nel corso degli ultimi 5 anni: gli anni seguiti alla morte di Chavez e all’elezione di Maduro, risultata insopportabile per quei poteri forti intenzionati ad approfittare della congiuntura a loro favorevole e dell’arrivo di Trump al governo.

Per far cadere Maduro, l’imperialismo ha messo in campo strategie di vario tipo, tese ad acuire le contraddizioni, gli errori e le debolezze di un laboratorio di ideali e speranze che ha controbilanciato fortemente le mire espansionistiche del complesso militare-industriale, motore del sistema capitalistico mondiale.

Una sfida insopportabile per il gendarme nordamericano in crisi di egemonia, bisognoso di rilanciare il proprio ruolo in un continente ricco di risorse su cui conta di nuovo di rimettere le mani. Il Venezuela sovrano e indipendente, il Venezuela che guarda a sud e commercia con Cina e Russia, è un ostacolo da abbattere.

Dopo averlo minato dall’interno, dopo averne demolito la credibilità politica con ogni mezzo, adesso è venuto il momento della resa dei conti. I cani latrano da ogni parte, la Quinta colonna agisce dall’interno cercando di riportare il capitalismo, il Condor plana aspettando il suo momento.

Tutt’intorno, spettatori complici, dall’Europa a quell’America latina che si vede come “cagnolino simpatico” nel cortile di Trump. In questi anni, i grandi media hanno fatto a gara per negare l’entità del pericolo, facendosi beffe delle denunce pronunciate dal governo bolivariano, e a suo tempo illustrate proprio da quelli che, come l’ex ministro degli Interni Miguel Rodriguez Torres o la ex Fiscal General in fuga, Luisa Ortega, poi hanno deciso di pugnalare alle spalle il socialismo bolivariano.

Nessuno di questi tronfi “analisti” dice che il socialismo bolivariano si misura con i problemi storici che qualunque cambiamento strutturale ha dovuto e deve affrontare. Che nei periodi di più acuta lotta di classe, il popolo deve assumersi il costo da pagare per difendere la propria indipendenza, la propria dignità. Negare la realtà seppellendola sotto le comode verità di regime è l’arma principale della guerra mediatica, che si rafforza cancellando la storia delle classi subalterne e il prezzo pagato da chi ha voluto innalzare la bandiera del riscatto e della dignità. Negare aggressione e guerre mascherandole dietro un qualche intento “umanitario”, è il principale specchietto per le allodole. Che ancora funziona. Funziona anche dopo la distruzione dell’Iraq, della Libia, dopo l’attacco alla Siria. In Italia, le forze del cambiamento hanno interiorizzato la sconfitta. Per questo, una certa sinistra cerca di demolire il Venezuela, dove il popolo vuole vincere fidando ancora nel socialismo. Eppure, eppure, si può vincere ancora. Si può mettere in fuga la peste nera. “Divisi siamo gocce, uniti siamo tempesta”, ha gridato in questi giorni la “nostra piazza” sfilando contro il fascismo e contro chi gli ha spianato la strada.

Ma la lotta dev’essere globale.

Il partito della guerra adesso rivolge le sue grinfie “umanitarie” contro il Venezuela: nel silenzio complice di tante anime belle, pronte sparare a zero sulle scelte del governo bolivariano, ma non a garantire le condizioni affinché il popolo possa decidere del proprio destino in piena autonomia. Un silenzio ancora più colpevole in quanto, questa volta, l’imperialismo nasconde a malapena i suoi veri obiettivi.

Per la prima volta, gli Usa, che di solito organizzano i colpi di stato ma poi nascondono la mano, hanno ammesso pubblicamente che appoggeranno un golpe contro Maduro. Trump ha ricevuto l’aperto sostegno dei paesi vassalli, in America latina e in Europa. Nessuno di questi dispensatori di etica e di umanitarismo pare interrogarsi sull’ ”umanitarismo” di un’opposizione che chiede piombo e bombe nordamericane per la propria popolazione. Chi vorrebbe farsi governare da pagliacci simili? Di sicuro piacciono ai Rajoy, alle Mogherini e ai Tajani, esponenti di quelle destre europee altrettanto impresentabili di quelle venezuelane, di sicuro piacciono a quella sinistra che ne ha ormai abbracciato i programmi, che è pronta a reprimere i movimenti, mentre spalanca la porta ai fascisti.

Quanto vale la testa di Maduro? I finanzieri di Washington promettono finanziamenti miliardari se qualcuno lo spazza via. Anche se vincerà le elezioni, anzi proprio se vincerà le elezioni, continueranno a fargli la guerra. Ma intanto, se possono, cercano di fargli la festa subito.

Per questo, è partita una poderosa campagna denigratoria da parte della Commissione Interamericana dei Diritti umani (Cidh). Gli abusi veri commessi in Honduras, in Messico o in Guatemala vengono silenziati.

I presunti abusi che avrebbe commesso il governo bolivariano mirano invece a inabilitare Maduro per chiudergli gli spazi di negoziato a livello internazionale. Deve entrare in ballo la Corte Penale Internazionale.

La diplomazia di pace del Venezuela dev’essere ridotta a zero. Nei vertici internazionali, Maduro non deve più convincere che esiste un’alternativa per i paesi del sud, quella della pace con giustizia sociale, quella dell’integrazione regionale.

Un’analoga campagna sui “crimini” del socialismo cubano è ripartita contro Raul Castro e contro Cuba.

Il viaggio di Tillerson è servito a preparare la morsa, avvitata insieme a paesi come la Colombia, il Perù, l’Argentina, il Brasile che di “umanitario” nei confronti dei propri popoli hanno ben poco. Un’altra pedina di questa morsa risulta la Guyana, nelle cui acque contese con il Venezuela la Exxon Mobil di Tillerson la sta già facendo da padrona.

Il premio Nobel per la pace (la pace delle cannoniere), Manuel Santos, ha ricevuto nuovi finanziamenti milionari: in piena continuità con il mortifero Plan Colombia mascherato da “guerra al narcotraffico”, mentre guerriglieri e leader sociali continuano a morire . Sono i trenta denari elargiti a ricompensa del tradimento, compiuto dal gruppetto di vassalli che ha effettuato esercitazioni congiunte aperte agli Usa in Amazzonia. Esercitazioni per prevenire “ i disastri”, secondo gli Stati Uniti: per arrivare per primi in caso di “catastrofi umanitarie”. Come quella che si vuole costruire alla frontiera, azionando a questo fine il flusso di venezuelani che lasciano il paese.

Il governo bolivariano ha denunciato un tentativo di invasione degli Stati uniti dal confine con la Colombia. I movimenti di truppe e la presenza del capo del Comando Sur da quelle parti servono a prepararlo. Intanto, sono i ripartiti i tentativi di riattizzare dall’interno il modello Gene Sharp e delle “rivoluzioni colorate”. Gruppi (sparuti) di “studenti” sono ricomparsi in varie città del Venezuela. Una delle strade perseguite dagli Usa, è quella della “balcanizzazione” del Venezuela nelle zone fertili della mezzaluna per arrivare a una sorta di “secessione” negli stati del Zulia, del Tachira, del Merida, di Barinas e di Apure.

Nel bilancio del 2019, depositato questo lunedi, gli Stati uniti intendono destinare 9 milioni di dollari per “promuovere la democrazia, i diritti umani e la libertà” in Venezuela, attraverso il loro Dipartimento di Stato e l’Agenzia per lo sviluppo internazionale (Usaid). Un’altra parte dei fondi, pari a 10 milioni di dollari, sarà destinato alla “promozione della democrazia, dei diritti umani e della libertà” a Cuba.

Vogliono chiudere la porta al socialismo. Non possiamo restare a guardare. Dobbiamo scendere in piazza contro i governi europei.

*Riproposto su gentile concessione dell’Autrice

TheGuardian: la metà della ricchezza mondiale nelle mani dell’1% della popolazione

Sul The Guardian scopriamo che finalmente il sorpasso è certificato: il 50% della ricchezza globale è detenuta dall’1% della popolazione. La seconda buona notizia, per gli ultra-ricchi, è che il sorpasso è avvenuto con un anno di anticipo rispetto a quanto prevedeva Oxfam GB. Lo studio del Credit Suisse che ce lo rivela attesta anche l’aumento della disuguaglianza e il declino della classe media in tutto il globo. Insomma, tutto come da programma.

di Jill Treanor, 13 ottobre 2015 La disuguaglianza globale è in crescita, con la metà della ricchezza mondiale adesso nelle mani dell’1% della popolazione, secondo un nuovo rapporto.
Le classi medie sono state schiacciate a spese dei più ricchi, secondo le ricerche di Credit Suisse, che rivela anche che per la prima volta, ci sono più persone della classe media in Cina – 109 milioni – rispetto ai 92 milioni negli Stati Uniti.
Tidjane Thiam, l’amministratore delegato di Credit Suisse, ha dichiarato: “la ricchezza della classe media è cresciuta a un ritmo più lento rispetto alla ricchezza nella fascia più alta. Questo ha invertito la tendenza pre-crisi che vedeva la quota di ricchezza della classe media rimanere relativamente stabile nel tempo “.
Il rapporto mostra che una persona ha bisogno di solo $ 3,210 (£ 2,100) per trovarsi nel 50% più ricco dei cittadini del mondo. Circa $ 68.800 assicurano un posto nella top 10%, mentre l’1% ha più di $ 759.900. Il rapporto definisce la ricchezza come il valore dei beni, tra cui immobili e investimenti sul mercato azionario, ma esclude il debito.
Circa 3,4 miliardi di persone – poco più del 70% della popolazione adulta mondiale – hanno meno di $ 10.000. Un ulteriore miliardo – un quinto della popolazione mondiale – si situa nel ventaglio tra $ 10,000 e $ 100.000.
Ognuno delle rimanenti 383 milioni di adulti – l’8% della popolazione – possiede una ricchezza maggiore di $ 100.000. Questo numero comprende circa 34 milioni di milionari in dollari americani. Tra questi, circa 123.800 individui hanno più di 50 milioni di dollari, e quasi 45.000 hanno più di 100 milioni. Il Regno Unito ha il terzo più alto numero di questi individui “ad altissimo valore netto”.
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Il rapporto riporta che: “La disuguaglianza nella ricchezza ha continuato ad aumentare dal 2008, con il percentile in cima alla piramide della ricchezza che ora possiede il 50,4% di tutta la ricchezza delle famiglie.”
All’inizio del 2015, Oxfam aveva avvertito che l’1% della popolazione mondiale sarebbe stato più ricco rispetto all’altro 99% entro l’anno prossimo. Mark Goldring, direttore esecutivo di Oxfam GB, ha dichiarato: “Il fatto che sia accaduto con un anno di anticipo – soltanto poche settimane dopo che i leader mondiali avevano concordato un obiettivo globale per ridurre le disuguaglianze – dimostra quanto sia urgente per i leader mondiali affrontare questo problema.”
“Questa è l’ultima prova che questa estrema disuguaglianza è fuori controllo. Siamo davvero felici di vivere in un mondo dove l’1% possiede metà della ricchezza e la metà più povera possiede solo l’1%? ”
Il report del Credit Suisse conclude che la ricchezza mondiale è diminuita nel 2015 di 12.4 trilioni di dollari fino ad adesso – arrivando a quota 250 trilioni di dollari – il primo calo dalla crisi bancaria del 2008. Ciò è in gran parte il risultato della forza del dollaro, la valuta utilizzata per i calcoli del Credit Suisse.
Le stime sono per la fine di giugno 2015, quando i prezzi delle azioni cinesi erano scesi del 20% dal picco dopo l’impennata di oltre il 150% tra giugno 2014 e la metà di giugno 2015. La relazione è stata pubblicata alla fine del mese di settembre, nel frattempo il mercato azionario cinese era sceso di un ulteriore 25%.
Un anno fa, il Regno Unito era stato individuato come l’unico paese del G7 in cui la disuguaglianza è cresciuta in questo secolo. Nel rapporto di quest’anno, gli autori dicono:
“[Nel Regno Unito] la disuguaglianza nella ricchezza è aumentata fin dal 2000, poiché il divario in termini di ricchezza per adulto tra il segmento inferiore ed il resto della popolazione è aumentato.”
Il Regno Unito è il quarto paese al mondo per ricchezza mediana – cosa che mette a nudo l’impatto tra quelli in testa e in fondo al campionato della ricchezza – a $ 126,500 (£ 83.000) per persona, in calo del 13% su un anno prima.
Il sondaggio del Credit Suisse calcola che ci sono ora 2,4 milioni di milionari in dollari nel Regno Unito, cresciuti di 68.000 rispetto all’anno prima. Negli Stati Uniti il ​​numero dei milionari è ormai superiore ai 15 milioni – con una crescita di 903.000.
Il Regno Unito è stato uno dei soli tre paesi, insieme con gli Stati Uniti e la Cina, a registrare un aumento della ricchezza delle famiglie nel 2014. Ha scavalcato anche la Germania nel numero di persone con più di 50 milioni di dollari, 400 in più nel 2014 per un totale di 5.400. Questo ha messo il Regno Unito al terzo posto, dietro agli Stati Uniti con 61.300 ricchissimi e alla Cina con 9.600 ricchissimi.
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La relazione di quest’anno si concentra sulle classi medie, come definite dalla ricchezza personale piuttosto che dalla professione. Rivela che il 14% degli adulti in tutto il mondo sono di classe media, con un valore dei beni tra $ 50,000 e $ 500.000.
Ma Markus Stierli, del Credit Suisse Research Institute, ha detto: “Dal 2008 in poi, la crescita della ricchezza non ha permesso alla classe media di tenere il passo con la crescita della popolazione nei paesi in via di sviluppo. Inoltre, la distribuzione degli incrementi di ricchezza si è spostata a favore di quelli a più alti livelli di ricchezza. Questi due fattori si sono combinati per produrre un calo della quota di ricchezza della classe media. ”

Preso da: http://vocidallestero.it/2015/10/18/theguardian-la-meta-della-ricchezza-mondiale-nelle-mani-dell1-della-popolazione/

Ecco perchè la Libia è stata distrutta e la Siria viene bombardata

6 ottobre 2015
Ecco perchè la Siria viene bombardata!!!!

Elenco delle Banche Centrali proprietà dei Rothschild in tutto il mondo Banca Centrale!
Scritto il 1 giugno 2012 alle 12:03 da carloscalzotto@finanza

Premessa: Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava.

La famiglia Rothschild sta lentamente ma inesorabilmente fondando Banche Centrali che hanno la loro sede in ogni paese del mondo, dando loro quantità incredibile di ricchezza e potere. Nell’anno 2000 ci sono stati sette paesi senza una proprietà Rothschild Banca Centrale: Afghanistan, Iraq, Sudan, Libia, Cuba, Nord Corea, Iran. E’ non è una coincidenza che questi paesi sopra elencati, sono stati e sono tuttora sotto attacco da parte dei media occidentali, dal momento che una delle ragioni principali per cui questi paesi sono stati sotto attacco, in primo luogo perché non hanno ancora un Rothschild di proprietà della Banca Centrale. Il primo passo per stabilire se un paese può avere una Banca Centrale è quello di farli accettare un prestito scandaloso, che pone il paese in debito della Banca Centrale e sotto il controllo dei Rothschild. Se il paese non accetta il prestito, il leader di questo paese sarà assassinato e un leader Rothschild allineato sarà messo in posizione, e se l’omicidio non funziona, il paese sarà invaso per avere un’Istituto bancario Centrale, ottenedo così con la forza, sotto il nome di terrorismo. Le banche centrali sono create illegalmente e sono private, dove la famiglia di banchieri Rothschild hanno lo zampino. Il fondatore della famiglia è nato più di 230 anni fa (Mayer Amschel Rothschild 1743-1812) e scivolò piano piano sulla strada in ogni paese di questo pianeta, minacciato ogni leader e governi d’ogni parte del mondo, con la morte fisica, economica e distruzione, per poi piazzare su ogni popolo, queste banche centrali, per controllare e gestire il portafoglio di ciascun paese. Peggio ancora, i Rothschild controllano anche le macchinazioni di ogni governo, a livello macro, fregandosene delle vicende quotidiane delle vite individuali di ogni popolo. Tranne quando saremo troppo fuori linea, nel 2003 i paesi senza una banca centrale di proprietà della famiglia Rothschild erano: Sudan, Libia, Cuba, Corea del Nord ed l’Iran. Gli attacchi dell’11 settembre sono stati un lavoro interno per poter invadere l’Afghanistan e Iraq per stabilire poi una Banca Centrale in questi paesi. I paesi lasciati soli nel 2011 senza una banca centrale di proprietà della famiglia Rothschild sono: Cuba, Corea del Nord ed Iran. Dopo le proteste ed istigazioni con le rivolte nei paesi arabi, i Rothschild hanno la strada spianata per stabilire anche là delle banche centrali, e sbarazzarsi di quei leaders, con forte carisma verso i loro popoli.

Ecco lo spaventoso potere della famiglia ROTHSCHILD in the World:

L’elenco delle loro proprietà

Albania: Bank of Albania

Algeria: Bank of Algeria

Argentina: Central Bank of Argentina

Armenia: Central Bank of Armenia

Aruba: Central Bank of Aruba

Australia: Reserve Bank of Australia

Austria: Austrian National Bank

Azerbaijan: National Bank of Azerbaijan

Bahamas: Central Bank of The Bahamas

Bahrain: Bahrain Monetary Agency

Bangladesh: Bangladesh Bank

Barbados: Central Bank of Barbados

Belarus: National Bank of the Republic of Belarus

Belgium: National Bank of Belgium

Belize: Central Bank of Belize

Bermuda: Bermuda Monetary Authority

Bhutan: Royal Monetary Authority of Bhutan

Benin: Central Bank of West African States (BCEAO)

Bolivia: Central Bank of Bolivia

Bosnia: Central Bank of Bosnia and Herzegovina

Botswana: Bank of Botswana

Brazil: Central Bank of Brazil

Bulgaria: Bulgarian National Bank

Burkina Faso: Central Bank of West African States (BCEAO)

Cameroon: Bank of Central African States

Canada: Bank of Canada – Banque du Canada

Cayman Islands: Cayman Islands Monetary Authority

Central African Republic: Bank of Central African States

Chad: Bank of Central African States

Chile: Central Bank of Chile

China: The People’s Bank of China

Colombia: Bank of the Republic

Congo: Bank of Central African States

Costa Rica: Central Bank of Costa Rica

C?te d’Ivoire: Central Bank of West African States (BCEAO)

Croatia: Croatian National Bank

Cuba: Central Bank of Cuba

Cyprus: Central Bank of Cyprus

Czech Republic: Czech National Bank

Denmark: National Bank of Denmark

Dominican Republic: Central Bank of the Dominican Republic

East Caribbean area: Eastern Caribbean Central Bank

Ecuador: Central Bank of Ecuador

Egypt: Central Bank of Egypt

El Salvador: Central Reserve Bank of El Salvador

Equatorial Guinea: Bank of Central African States

Estonia: Bank of Estonia

Ethiopia: National Bank of Ethiopia

European Union: European Central Bank

Fiji: Reserve Bank of Fiji

Finland: Bank of Finland

France: Bank of France

Gabon: Bank of Central African States

The Gambia: Central Bank of The Gambia

Georgia: National Bank of Georgia

Germany: Deutsche Bundesbank

Ghana: Bank of Ghana

Greece: Bank of Greece

Guatemala: Bank of Guatemala

Guinea Bissau: Central Bank of West African States (BCEAO)

Guyana: Bank of Guyana

Haiti: Central Bank of Haiti

Honduras: Central Bank of Honduras

Hong Kong: Hong Kong Monetary Authority

Hungary: Magyar Nemzeti Bank

Iceland: Central Bank of Iceland

India: Reserve Bank of India

Indonesia: Bank Indonesia

Iran: The Central Bank of the Islamic Republic of Iran

Iraq: Central Bank of Iraq

Ireland: Central Bank and Financial Services Authority of Ireland

Israel: Bank of Israel

Italy: Bank of Italy

Jamaica: Bank of Jamaica

Japan: Bank of Japan

Jordan: Central Bank of Jordan

Kazakhstan: National Bank of Kazakhstan

Kenya: Central Bank of Kenya

Korea: Bank of Korea

Kuwait: Central Bank of Kuwait

Kyrgyzstan: National Bank of the Kyrgyz Republic

Latvia: Bank of Latvia

Lebanon: Central Bank of Lebanon

Lesotho: Central Bank of Lesotho

Libya: Central Bank of Libya

Lithuania: Bank of Lithuania

Luxembourg: Central Bank of Luxembourg

Macao: Monetary Authority of Macao

Macedonia: National Bank of the Republic of Macedonia

Madagascar: Central Bank of Madagascar

Malaysia: Central Bank of Malaysia

Malawi: Reserve Bank of Malawi

Mali: Central Bank of West African States (BCEAO)

Malta: Central Bank of Malta

Mauritius: Bank of Mauritius

Mexico: Bank of Mexico

Moldova: National Bank of Moldova

Mongolia: Bank of Mongolia

Morocco: Bank of Morocco

Mozambique: Bank of Mozambique

Namibia: Bank of Namibia

Nepal: Central Bank of Nepal

Netherlands: Netherlands Bank

Netherlands Antilles: Bank of the Netherlands Antilles

New Zealand: Reserve Bank of New Zealand

Nicaragua: Central Bank of Nicaragua

Niger: Central Bank of West African States (BCEAO)

Nigeria: Central Bank of Nigeria

Norway: Central Bank of Norway

Oman: Central Bank of Oman

Pakistan: State Bank of Pakistan

Papua New Guinea: Bank of Papua New Guinea

Paraguay: Central Bank of Paraguay

Peru: Central Reserve Bank of Peru

Philippines: Bangko Sentral ng Pilipinas

Poland: National Bank of Poland

Portugal: Bank of Portugal

Qatar: Qatar Central Bank

Romania: National Bank of Romania

Russia: Central Bank of Russia

Rwanda: National Bank of Rwanda

San Marino: Central Bank of the Republic of San Marino

Samoa: Central Bank of Samoa

Saudi Arabia: Saudi Arabian Monetary Agency

Senegal: Central Bank of West African States (BCEAO)

Serbia: National Bank of Serbia

Seychelles: Central Bank of Seychelles

Sierra Leone: Bank of Sierra Leone

Singapore: Monetary Authority of Singapore

Slovakia: National Bank of Slovakia

Slovenia: Bank of Slovenia

Solomon Islands: Central Bank of Solomon Islands

South Africa: South African Reserve Bank

Spain: Bank of Spain

Sri Lanka: Central Bank of Sri Lanka

Sudan: Bank of Sudan

Surinam: Central Bank of Suriname

Swaziland: The Central Bank of Swaziland

Sweden: Sveriges Riksbank

Switzerland: Swiss National Bank

Tajikistan: National Bank of the Republic of Tajikistan

Tanzania: Bank of Tanzania

Thailand: Bank of Thailand

Togo: Central Bank of West African States (BCEAO)

Tonga: National Reserve Bank of Tonga

Trinidad and Tobago: Central Bank of Trinidad and Tobago

Tunisia: Central Bank of Tunisia

Turkey: Central Bank of the Republic of Turkey

Uganda: Bank of Uganda

Ukraine: National Bank of Ukraine

United Arab Emirates: Central Bank of United Arab Emirates

United Kingdom: Bank of England

United States: Board of Governors of the Federal Reserve System (Washington)

Federal Reserve Bank of New York

Uruguay: Central Bank of Uruguay

Vanuatu: Reserve Bank of Vanuatu

Venezuela: Central Bank of Venezuela

Yemen: Central Bank of Yemen

Zambia: Bank of Zambia

Zimbabwe: Reserve Bank of Zimbabwe fonte 1 , fonte 2

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L’ATTO RIVOLUZIONARIO DI DIRE LA VERITA’

Postato il Venerdì, 02 ottobre @ 12:10:00 BST di davide

DI JOHN PILGER
johnpilger.com
L’intervento a Londra di John Pilger, in occasione del lancio dei file WikiLeaks, con una introduzione di Julian Assange. George Orwell disse: “In tempi di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”.
Questi sono tempi bui, in cui la propaganda dell’inganno tocca tutte le nostre vite. È come se la realtà politica fosse stata privatizzata e l’illusione legittimata. L’era dell’informazione appartiene ai mass media. Si fa politica attraverso i media; si censura attraverso i media; si va in guerra tramite i media; si punisce con i media; ci si distrae con i media – una linea di assemblaggio surreale composta da luoghi comuni e falsi presupposti.

L’incredibile tecnologia [di cui disponiamo] è diventata sia nostra amica che nostra nemica. Ogni volta che accendiamo un computer o che prendiamo in mano un dispositivo digitale – i nostri rosari laici – siamo sottoposti a controlli: alla sorveglianza delle nostre abitudini e routine, e a bugie e manipolazioni.
Edward Bernays, l’ideatore del termine “pubbliche relazioni”, un eufemismo per “propaganda”, lo predisse più di 80 anni fa. Lo chiamò, “il governo invisibile”. Scrisse: “Quelli che manipolano l’elemento invisibile chiamato democrazia moderna costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante del nostro paese… Noi siamo governati, le nostre menti sono modellate, i nostri gusti formati, le nostre idee suggerite, in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare…”
L’obiettivo di questo governo invisibile è di impadronirsi di noi: della nostra coscienza politica, del nostro senso del mondo, della nostra capacità di pensare in modo indipendente, di separare la verità dalle menzogne.
Si tratta di una forma di fascismo, una parola che giustamente siamo cauti nell’usare, preferendo lasciarla nell’incerto passato. Ma un moderno, insidioso fascismo è ormai un pericolo costante. Come nel 1930, grandi bugie ci vengono recapitate con la regolarità di un metronomo. I musulmani sono cattivi. I fanatici sauditi sono buoni. I fanatici dell’ISIS sono cattivi. La Russia è sempre un male. La Cina sta diventando un male. Bombardare la Siria è giusto. Le banche corrotte sono buone. Il debito corrotto è buono. La povertà è buona cosa. La guerra è normale.
Di coloro che mettono in dubbio queste verità ufficiali, questi estremismi, si pensa abbiano bisogno di una lobotomia – finché sono diagnosticati “on-message”, cioè gente che si parla addosso. La BBC offre questo servizio gratuitamente. Chi non si sottomette è etichettato “radicale” – checché significhi questa parola.
Il vero dissenso è diventato una bizzarria; eppure coloro che dissentono non sono mai stati più importanti. Il libro che sto lanciando stasera, ‘The WikiLeaks Files’, è un antidoto a un fascismo che non usa mai il proprio nome. È un libro rivoluzionario, così come WikiLeaks stessa è rivoluzionaria – esattamente come Orwell intendeva nella citazione che ho usato all’inizio. Perché dice che non dobbiamo accettare queste menzogne quotidiane. Non abbiamo bisogno di rimanere in silenzio. O, come Bob Marley una volta cantò: “emancipatevi dalla schiavitù mentale.”
Nell’introduzione, Julian Assange spiega che non basta pubblicare i messaggi segreti del grande potere, ma che dare loro un senso è fondamentale, così come inserirli nel contesto di oggi e nella memoria storica.
Questo è il notevole risultato di questa antologia, questo reclama la nostra memoria. Collega le ragioni e i crimini che hanno causato tanta sofferenza umana, dal Vietnam e Centro America, al Medio Oriente e all’Europa orientale, con la matrice del potere rapace, gli Stati Uniti.
È attualmente in atto un tentativo americano ed europeo di distruggere il governo della Siria. Il primo ministro David Cameron ne è particolarmente entusiasta. Questo è lo stesso David Cameron che io ricordo come un untuoso PR impiegato da una ditta di speculazioni della televisione commerciale indipendente britannica.
Cameron, Obama e il sempre ossequioso Francois Hollande vogliono distruggere quel che resta dell’autorità multi-culturale in Siria, un’azione che sicuramente aprirà la strada ai fanatici dell’ISIS.
Questa è una pazzia, naturalmente, e la colossale bugia che giustifica questa follia è che sarebbe per sostenere quei siriani che si sono ribellati a Bashar al-Assad nella primavera araba. Come rivela però Wikileaks, la distruzione della Siria è stata a lungo un cinico progetto imperiale che precede la rivolta della primavera araba contro Assad.
Per i padroni del mondo a Washington e in Europa, il vero crimine della Siria non è la natura oppressiva del suo governo, ma la sua indipendenza dal potere americano e israeliano – come è altrettanto vero che il crimine dell’Iran è la sua indipendenza, e la vera criminalità della Russia è la sua indipendenza, e che il vero crimine della Cina è la sua indipendenza. In un mondo di proprietà americana, l’indipendenza è intollerabile.
Questo libro svela queste verità, una dopo l’altra. La verità di una guerra al terrorismo che è sempre stata una guerra di terrore; la verità su Guantanamo, la verità su Iraq, Afghanistan, America Latina.
Mai come adesso c’è un così urgente bisogno di dire la verità. Con alcune lodevoli eccezioni, i giornalisti mediatici pagati  apparentemente per mettere le cose in chiaro sono ora assorbiti in un sistema di propaganda che non è più giornalismo, ma anti-giornalismo. Questo è vero dei liberali e rispettabili quanto lo è di Murdoch. A meno che non siate disposti a monitorare e controllare ogni asserzione speciosa, le cosiddette notizie sono diventate inguardabili e illeggibili.
Mentre leggevo The WikiLeaks Files, mi sono venute in mente le parole del compianto Howard Zinn, che spesso faceva riferimento ad “un potere che i governi non possono sopprimere”. Questo descrive Wikileaks, e descrive i veri informatori che condividono il loro coraggio.
A titolo personale, conosco la gente di Wikileaks da un po’ di tempo ormai. Che abbiano ottenuto ciò che hanno ottenuto in circostanze non di loro scelta è una fonte di costante ammirazione. Il loro salvataggio di Edward Snowden viene in mente. Come lui, sono eroici: niente di meno.
Il capitolo di Sarah Harrison, ‘indicizzazione dell’Impero’, descrive come lei e i suoi compagni abbiano istituito un’intera biblioteca pubblica della diplomazia statunitense. A disposizione di tutti adesso ci sono più di due milioni di documenti. “Il nostro lavoro”, scrive, “è dedicato ad assicurarci che la storia appartienga a tutti.” Com’è emozionante leggere quelle parole, che sono anche un tributo al suo stesso coraggio.
Dal confino di una stanza presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, il coraggio di Julian Assange è una risposta eloquente ai vigliacchi che lo hanno infamato e al potere canaglia che cerca vendetta su di lui e allo stesso tempo conduce una guerra alla democrazia.
Niente di tutto ciò ha dissuaso Julian e i suoi compagni di WikiLeaks: neanche un po’. Non è forse straordinario?
The WikiLeaks Files: il mondo secondo l’impero USA è pubblicato da Verso.

John Pilger
Fonte: http://johnpilger.com

Link: http://johnpilger.com/articles/the-revolutionary-act-of-telling-the-truth
30.09.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIANNI ELLENA

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Mancano solo 5 paesi ai Rothschild dove fondare una banca centrale

lunedì 4 febbraio 2013

Mancano solo 5 paesi ai Rothschild dove fondare una banca centrale

Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava.
La famiglia Rothschild sta lentamente ma inesorabilmente fondando Banche Centrali che hanno la loro sede in ogni paese del mondo, dando loro quantità incredibile di ricchezza e potere. Nell’anno 2000 ci sono stati sette paesi senza una proprietà Rothschild Banca Centrale: Afghanistan, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Cuba, Nord Corea, Iran.

E’ non è una coincidenza che questi paesi sopra elencati, sono stati e sono tuttora sotto attacco da parte dei media occidentali, dal momento che una delle ragioni principali per cui questi paesi sono stati sotto attacco, in primo luogo perché non hanno ancora un Rothschild di proprietà della Banca Centrale.

Il primo passo per stabilire se un paese può avere una Banca Centrale è quello di farli accettare un prestito scandaloso, che pone il paese in debito della Banca Centrale e sotto il controllo dei Rothschild. Se il paese non accetta il prestito, il leader di questo paese sarà assassinato e un leader Rothschild allineato sarà messo in posizione, e se l’omicidio non funziona, il paese sarà invaso per avere un’Istituto bancario Centrale, ottenendo così con la forza, sotto il nome di terrorismo. Le banche centrali sono create illegalmente e sono private, dove la famiglia di banchieri Rothschild hanno lo zampino. Il fondatore della famiglia è nato più di 230 anni fa (Mayer Amschel Rothschild 1743-1812) e scivolò piano piano sulla strada in ogni paese di questo pianeta, minacciato ogni leader e governi d’ogni parte del mondo, con la morte fisica, economica e distruzione, per poi piazzare su ogni popolo, queste banche centrali, per controllare e gestire il portafoglio di ciascun paese. Peggio ancora, i Rothschild controllano anche le macchinazioni di ogni governo, a livello macro, fregandosene delle vicende quotidiane delle vite individuali di ogni popolo.
Gli attacchi dell’11 settembre sono stati un lavoro interno per poter invadere l’Afghanistan e Iraq per stabilire poi una Banca Centrale in questi paesi, insieme al petrolio e all’oppio. A partire dal 2003, tuttavia, Afghanistan e Iraq sono stati inghiottiti dalla piovra Rothschild; dal 2011 la stessa sorte è toccata a Sudan e Libia. In Libia una banca dei Rothschild è stata istituita a Bengasi mentre ancora imperversava la guerra.
Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan è diventato la 193.ma nazione del mondo. Ciò che è stata la più lunga guerra civile dell’Africa, alla fine terminò quando il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, sotto pressione, cedette la parte meridionale del suo paese ai vampiri bancari del FMI/Banca Mondiale, dopo un conflitto che ha lasciato più di 2 milioni di morti. Pochi giorni dopo essersi dichiarata nazione sovrana, la società petrolifera statale del Sud Sudan, la Nilepet, costituiva una joint venture con la Glencore International Plc., per commercializzare il suo petrolio. Glencore è controllata dai Rothschild. La joint venture sarà la PetroNile, con il 51 per cento controllato da Nilepet e il 49 per cento dalla Glencore.
Il nuovo presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha firmato una legge che istituisce formalmente la Banca Centrale del Sud Sudan. Il Sudan è uno dei cinque paesi – insieme a Cuba, Corea del Nord, Siria e Iran – la cui banca centrale non è sotto il controllo del cartello delle otto famiglie di banchieri guidate dai Rothschild. Non è dunque un caso che la moneta di questo nuovo feudo petrolifero dei Rothschild, si chiami sterlina del Sud Sudan.
I paesi lasciati soli nel 2011 senza una banca centrale di proprietà della famiglia Rothschild sono: Sudan del Nord, Siria, Cuba, Corea del Nord ed Iran. Dopo le proteste ed istigazioni con le rivolte nei paesi arabi, i Rothschild hanno la strada spianata per stabilire anche là delle banche centrali, e sbarazzarsi di quei leaders, con forte carisma verso i loro popoli. Proprio questi paesi, se ci fate caso, vengono fatti passare dai media come gli ultimi stati “cattivi” che i “buoni” americani devono distruggere per fondare la democrazia e la libertà. Basta fare qualche ricerca per capire facilmente che gli Stati Uniti sono lo stato più autoritario presente al momento, vedete gli articoli nelle categorie “Controllo Globale” e “Finta Democrazia”.
AGGIORNAMENTO: A seguito di ulteriori approfondimenti ho trovato opinioni discordanti sull’effettiva appartenza della Banca Centrale d’Islanda (vedi: Iceland Says Goodbye To Rothschild e Iceland’s Viking Victory over the Banksters) e del Brasile (vedi: Only 3 countries left w/o ROTHSCHILD Central Bank!) alla famiglia Rothschild
Ecco lo spaventoso potere della famiglia ROTHSCHILD in the World:
L’elenco delle loro proprietà
Albania: Bank of Albania
Algeria: Bank of Algeria
Argentina: Central Bank of Argentina
Armenia: Central Bank of Armenia
Aruba: Central Bank of Aruba
Australia: Reserve Bank of Australia
Austria: Austrian National Bank
Azerbaijan: National Bank of Azerbaijan
Bahamas: Central Bank of The Bahamas
Bahrain: Bahrain Monetary Agency
Bangladesh: Bangladesh Bank
Barbados: Central Bank of Barbados
Belarus: National Bank of the Republic of Belarus
Belgium: National Bank of Belgium
Belize: Central Bank of Belize
Bermuda: Bermuda Monetary Authority
Bhutan: Royal Monetary Authority of Bhutan
Benin: Central Bank of West African States (BCEAO)
Bolivia: Central Bank of Bolivia
Bosnia: Central Bank of Bosnia and Herzegovina
Botswana: Bank of Botswana
Brazil: Central Bank of Brazil
Bulgaria: Bulgarian National Bank
Burkina Faso: Central Bank of West African States (BCEAO)
Cameroon: Bank of Central African States
Canada: Bank of Canada – Banque du Canada
Cayman Islands: Cayman Islands Monetary Authority
Central African Republic: Bank of Central African States
Chad: Bank of Central African States
Chile: Central Bank of Chile
China: The People’s Bank of China
Colombia: Bank of the Republic
Congo: Bank of Central African States
Costa Rica: Central Bank of Costa Rica
C?te d’Ivoire: Central Bank of West African States (BCEAO)
Croatia: Croatian National Bank
Cyprus: Central Bank of Cyprus
Czech Republic: Czech National Bank
Denmark: National Bank of Denmark
Dominican Republic: Central Bank of the Dominican Republic
East Caribbean area: Eastern Caribbean Central Bank
Ecuador: Central Bank of Ecuador
Egypt: Central Bank of Egypt
El Salvador: Central Reserve Bank of El Salvador
Equatorial Guinea: Bank of Central African States
Estonia: Bank of Estonia
Ethiopia: National Bank of Ethiopia
European Union: European Central Bank
Fiji: Reserve Bank of Fiji
Finland: Bank of Finland
France: Bank of France
Gabon: Bank of Central African States
The Gambia: Central Bank of The Gambia
Georgia: National Bank of Georgia
Germany: Deutsche Bundesbank
Ghana: Bank of Ghana
Greece: Bank of Greece
Guatemala: Bank of Guatemala
Guinea Bissau: Central Bank of West African States (BCEAO)
Guyana: Bank of Guyana
Haiti: Central Bank of Haiti
Honduras: Central Bank of Honduras
Hong Kong: Hong Kong Monetary Authority
Hungary: Magyar Nemzeti Bank
Iceland: Central Bank of Iceland
India: Reserve Bank of India
Indonesia: Bank Indonesia
Iraq: Central Bank of Iraq
Ireland: Central Bank and Financial Services Authority of Ireland
Israel: Bank of Israel
Italy: Bank of Italy
Jamaica: Bank of Jamaica
Japan: Bank of Japan
Jordan: Central Bank of Jordan
Kazakhstan: National Bank of Kazakhstan
Kenya: Central Bank of Kenya
Korea: Bank of Korea
Kuwait: Central Bank of Kuwait
Kyrgyzstan: National Bank of the Kyrgyz Republic
Latvia: Bank of Latvia
Lebanon: Central Bank of Lebanon
Lesotho: Central Bank of Lesotho
Libya: Central Bank of Libya
Lithuania: Bank of Lithuania
Luxembourg: Central Bank of Luxembourg
Macao: Monetary Authority of Macao
Macedonia: National Bank of the Republic of Macedonia
Madagascar: Central Bank of Madagascar
Malaysia: Central Bank of Malaysia
Malawi: Reserve Bank of Malawi
Mali: Central Bank of West African States (BCEAO)
Malta: Central Bank of Malta
Mauritius: Bank of Mauritius
Mexico: Bank of Mexico
Moldova: National Bank of Moldova
Mongolia: Bank of Mongolia
Morocco: Bank of Morocco
Mozambique: Bank of Mozambique
Namibia: Bank of Namibia
Nepal: Central Bank of Nepal
Netherlands: Netherlands Bank
Netherlands Antilles: Bank of the Netherlands Antilles
New Zealand: Reserve Bank of New Zealand
Nicaragua: Central Bank of Nicaragua
Niger: Central Bank of West African States (BCEAO)
Nigeria: Central Bank of Nigeria
Norway: Central Bank of Norway
Oman: Central Bank of Oman
Pakistan: State Bank of Pakistan
Papua New Guinea: Bank of Papua New Guinea
Paraguay: Central Bank of Paraguay
Peru: Central Reserve Bank of Peru
Philippines: Bangko Sentral ng Pilipinas
Poland: National Bank of Poland
Portugal: Bank of Portugal
Qatar: Qatar Central Bank
Romania: National Bank of Romania
Russia: Central Bank of Russia
Rwanda: National Bank of Rwanda
San Marino: Central Bank of the Republic of San Marino
Samoa: Central Bank of Samoa
Saudi Arabia: Saudi Arabian Monetary Agency
Senegal: Central Bank of West African States (BCEAO)
Serbia: National Bank of Serbia
Seychelles: Central Bank of Seychelles
Sierra Leone: Bank of Sierra Leone
Singapore: Monetary Authority of Singapore
Slovakia: National Bank of Slovakia
Slovenia: Bank of Slovenia
Solomon Islands: Central Bank of Solomon Islands
South Africa: South African Reserve Bank
Spain: Bank of Spain
Sri Lanka: Central Bank of Sri Lanka
South Sudan: Bank of South Sudan
Surinam: Central Bank of Suriname
Swaziland: The Central Bank of Swaziland
Sweden: Sveriges Riksbank
Switzerland: Swiss National Bank
Tajikistan: National Bank of the Republic of Tajikistan
Tanzania: Bank of Tanzania
Thailand: Bank of Thailand
Togo: Central Bank of West African States (BCEAO)
Tonga: National Reserve Bank of Tonga
Trinidad and Tobago: Central Bank of Trinidad and Tobago
Tunisia: Central Bank of Tunisia
Turkey: Central Bank of the Republic of Turkey
Uganda: Bank of Uganda
Ukraine: National Bank of Ukraine
United Arab Emirates: Central Bank of United Arab Emirates
United Kingdom: Bank of England
United States: Board of Governors of the Federal Reserve System (Washington)
Federal Reserve Bank of New York
Uruguay: Central Bank of Uruguay
Vanuatu: Reserve Bank of Vanuatu
Venezuela: Central Bank of Venezuela
Yemen: Central Bank of Yemen
Zambia: Bank of Zambia
Zimbabwe: Reserve Bank of Zimbabwe
Fonti

Discorso del Fratello Leader davanti agli studenti ed i docenti dell’Università di Meiji, Giappone

15.12.2009

Buongiorno ai miei figli e figlie, studenti dell’Università di Meiji e agli stimati docenti di questa nota università. Vorrei ringraziare il professor Fukuda per aver preparato questo incontro e per le sue parole introduttive. Vorrei anche ringraziare l’Università per il suo interesse nelle questioni dell’Africa.

In poche parole, purtroppo l’Africa è un continente che è stato devastato dall’era della schiavitù, dall’era del colonialismo e dall’attuale era dello sfruttamento straniero e delle interferenze nei suoi affari interni. L’Africa è un continente che è stato violato, tormentato e che è stato arretrato a causa degli atti malvagi degli altri in particolare i bianchi, i razzisti ed i colonialisti. Ora viene saccheggiata dalle corporazioni sfruttatrici occidentali e sioniste. Purtroppo, l’Africa vive nella miseria. L’Africa è una vittima della malattia, dell’arretratezza, della desertificazione e della siccità che risultano dalle emissioni di gas serra nei paesi industrializzati. Il riscaldamento globale che è il risultato diretto dell’inquinamento ha inciso negativamente sull’Africa. Tutte le potenze considerano l’Africa una preda facile. Stanno combattendo per essa.

L’America sta utilizzando il “potere duro” in Africa. E’ alla ricerca di basi militari. Sta parlando delle scoperte di petrolio e della loro protezione con la forza, come se questa terra non avesse dei popoli, dei proprietari e un futuro. A differenza dell’America, la Cina ricorre al potere morbido. Sembra che lo scopo della Cina sia quello di spopolare l’Africa al fine di trasferire la sua popolazione. L’Africa ha una superficie di 32 milioni di chilometri quadrati e la sua popolazione conta meno di un miliardo di persone. Questo porta a pensare che ci sia spazio in Africa per la popolazione in eccesso della Cina o dell’India. Purtroppo, questa è l’invasione fredda a cui l’Africa è sottoposta.

Il Giappone non ha una popolazione in eccesso da trasferire in Africa e nemmeno ricorre al potere duro come l’America. L’America interferisce negli affari interni, utilizza le minacce della forza militare, interferisce nelle elezioni e nella natura di governo. In Africa, l’America predica ciò che essa non pratica nei propri affari interni degli Stati Uniti. Questa è la situazione in cui l’Africa si trova.

Il Giappone è diverso. A differenza della Cina, non vuole esportare le persone. A differenza dell’America, non è un potere militare arrogante. Il Giappone potrebbe avere un approccio morbido e benefico nella sua cooperazione con l’Africa. Purtroppo, qui c’è un elemento molto importante. Ho sempre evitato di affrontare questo elemento con i miei amici giapponesi, per non offenderli. Io parlo sempre con franchezza, e metto i fatti di fronte ai popoli del mondo e non ricorro a sottigliezze in questioni di importanza vitale. Quando parlo del Giappone, mi rendo conto che potrei dire cose imbarazzanti riguardo ad una questione delicata. Questo è anche il motivo per cui ho evitato le interviste con i media giapponesi per non mettermi o mettere i miei amici giapponesi in una situazione imbarazzante. Tuttavia, mi avete chiesto di parlare con voi ed io sono grato per questo. Devo dire che il Giappone potrebbe svolgere un ruolo utile. Potrebbe beneficiare dall’Africa e da tutto il mondo. Spero che mi perdonerete se dico senza mezzi termini che, con grande rammarico, il Giappone non è un paese libero. Il Giappone è finito sotto l’occupazione americana dopo la seconda guerra mondiale. Purtroppo è stato vittima di due bombe atomiche. Era terrorizzato da quell’arma letale. E’ stato messo in ginocchio. Ha ceduto completamente davanti alla potenza militare travolgente ed arrogante dell’America. Da quel momento decine di migliaia di soldati americani hanno occupato il Giappone. Il numero dichiarato è di 50.000 truppe americane sostenute nella loro occupazione del Giappone da basi militari e dalla flotta americana nel Mar del Giappone. Dalla seconda guerra mondiale fino a poco tempo fa, il Giappone era completamente sotto il dominio americano. Era quasi una colonia degli Stati Uniti. La Germania è stata, in larga misura, nella stessa posizione. È profondamente umiliante che a grandi nazioni come il Giappone e la Germania, non sia consentito avere il loro proprio esercito come gli altri paesi del mondo. Ora che è stato consentito al Giappone di avere le sue proprie forze, è proibito chiamarle, l’Esercito Giapponese o le Forze Armate Giapponesi. Esse possono essere chiamate solo le Forze di Autodifesa. Questo è un tentativo deliberato di umiliare il Giappone; di negargli il diritto di chiamare le sue forze armate, la sua forza aerea e la sua flotta con il loro nome corretto, e di chiamarle solamente le forze di autodifesa. Questo è un insulto insopportabile. I giapponesi sono un popolo creativo. Essi sono in grado di competere con l’America nel campo della tecnologia. Essi possono competere con l’Europa e la Cina. Si tratta di un grande popolo che dovrebbe vivere nel rispetto a testa alta.

È strano che i giapponesi sembrino essere cari amici degli americani. L’America ha usato le bombe atomiche contro il Giappone. Gli effetti di quelle bombe continuano a fare del male ai giapponesi fino ad oggi. Come avete potuto essere amici con quelli che hanno utilizzato le bombe atomiche contro di voi, vi hanno insultato apertamente di fronte a tutto il mondo e vi hanno imposto la più umiliante delle restrizioni ? Come potete essere amici di coloro che hanno ucciso i vostri padri e nonni? Non sto chiedendo di fare prevalere l’inimicizia tra l’America ed il Giappone. Questa non è mai stata la mia intenzione. Tuttavia trovo strano sentire che il Giappone è un amico ed alleato dell’America. Questa amicizia, se esiste davvero, può solo essere stata imposta con la forza. Non credo che ci sia alcun amore per l’America nel cuore dei giapponesi. Non posso credere che il Giappone è un alleato dell’America. Il Canada o il Messico potrebbero essere gli alleati dell’America. Ma il Giappone è un paese in Estremo Oriente. Potrebbe essere un alleato della Cina, della Russia e delle Filippine. Non è possibile che sia un alleato dell’America, a meno che tale alleanza gli sia stata forzatamente imposta. Recentemente, dopo la sconfitta elettorale del Partito Liberale, sono stati scritti libri e si sono udite voci che chiedono quando il Giappone verrà liberato dell’egemonia americana e quando il Giappone dirà di no? Questa evoluzione è una prova che vi è stato un risveglio in Giappone ed un tentativo di ripristinare la sua dignità ferita. È una questione di profondo rammarico per me che l’avanzamento tecnologico e la superiorità del Giappone e la capacità creativa del suo popolo non siano riusciti a liberare il Giappone o a ripristinare la sua dignità. Resta una colonia americana ed un lacchè americano. Le basi militari americane avrebbero dovuto essere evacuate. Il Giappone avrebbe dovuto essere al pari dell’America. Il Giappone avrebbe dovuto essere libero di produrre armi per la sua autodifesa. Naturalmente io sono contrario alle armi e sostengo pienamente il disarmo. Appoggio pienamente la campagna di una delle vostre scuole per il disarmo e la pace. Tuttavia, se l’America si è arrogata il diritto di acquisire armi nucleari, allora il Giappone, più di ogni altro paese, deve avere il diritto di possedere tali armi. Deve avere un deterrente nucleare in modo tale da non essere attaccato da tali armi mai più. Il Giappone ha bisogno di liberarsi dalla dominazione americana e di diventare un paese veramente indipendente con le proprie forze per la autodifesa e per la difesa della pace mondiale. A meno che non lo faccia, sarà difficile per il mondo beneficiare pienamente della superiorità tecnologica del Giappone e della sua capacità creative. Il Giappone manca di fonti di energia e di ricchezza internamente ma gode di una capacità creativa stupefacente. Il Giappone ha bisogno di energia e di materie prime dall’estero. Se non è il padrone della sua propria attività, la sua libertà di movimento è fortemente ridotta. Seguo da vicino la politica del Giappone. Posso dire che il Giappone non aderisce alla posizione delle Nazioni Unite, a meno che la posizione sia di gradimento degli Stati Uniti. Ciò è umiliante. Per esempio, il Giappone potrebbe avere interessi con la Cina, l’India, la Corea del Nord, la Russia o la Libia, ma gli Stati Uniti vogliono che le Nazioni Unite prendano una posizione contro uno di quei paesi. Il Giappone agisce contro i suoi propri interessi e rapporti con quel paese. E’ costretto a prendere posizione nei confronti di tale paese solo per sostenere la posizione americana. Così, serve la politica americana a spese delle sue proprie relazioni con altri paesi. Supponiamo che il Giappone importi il petrolio dalla Libia. Ha bisogno di quel petrolio. Supponiamo ora che gli Stati Uniti prendano posizione contro la Libia alle Nazioni Unite. Chiederanno naturalmente al Giappone di adottare la stessa posizione. Non è nell’interesse del Giappone essere contro la Libia, perché importa il petrolio da lì. Ma l’America di fatto dice “non mi interessa degli interessi del Giappone. La mia unica preoccupazione sono gli interessi dell’America. Il Giappone deve votare con me a spese dei suoi propri interessi con la Libia “. Questo è solo un esempio. E’ veramente spiacevole. Pertanto, gli interessi vitali del Giappone sono minacciati perché è un satellite americano.

Vedo che la mappa del mondo viene ridisegnata. Date un’occhiata a questa mappa. C’è l’Unione europea che sta diventando uno stato unico con una moneta unica. E potrebbe avere un esercito unificato, una sola banca centrale e una politica estera unitaria. Stiamo lavorando per sviluppare l’Unione africana in un singolo stato. Lo stesso vale per l’America del Sud. Ci potrebbe essere un’unione o un nuovo spazio che comprenda qualcosa di simile ad un singolo stato. A nord di essa c’è lo spazio NAFTA che si svilupperà in qualcosa di simile ad uno stato che comprende gli Stati Uniti ed il Canada. Dall’altra parte dell’Asia, c’è la Federazione Russa che è uno stato gigante da solo. Altrettanto vale per l’altro gigante, la Cina. C’è il raggruppamento che comprende l’India, il Pakistan, il Bangladesh, il Bhutan, il Nepal, la Sri Lanka e le Maldive. In futuro, quando l’inimicizia tra l’India ed il Pakistan è dissipata, anche loro diventeranno un singolo stato. Poi c’è l’ASEAN con i suoi dieci membri, che si sta anche muovendo per diventare uno stato. Il che lascia il Giappone e le due Coree isolati. Che cosa ne sarà di loro? Il mondo si sta formando in questo modo e dove sarà il Giappone? Non forma uno spazio gigante per se ed ha bisogno di far parte di un tale spazio. Se non ci fosse stato nessun problema tra le due Coree da un lato, e tra la Corea del Nord ed il Giappone dall’altro, questi tre paesi avrebbero potuto formare la loro propria entità. In generale, vi è un punto interrogativo sul posto del Giappone nella mappa futuro del mondo. Dove sarà il Giappone? Non è una parte di nessuna entità gigante di quelle che compongono la mappa come l’ASEAN, l’UE, l’UA, il NAFTA, il Sud America o qualsiasi altra entità del genere. Avete bisogno di riflettere su questa questione: dove sarà il Giappone? Naturalmente il desiderio più grande dell’America è quello che il Giappone non pensi al proprio futuro e rimanga un satellite americano in modo tale che possa continuare ad essere utilizzato come appoggio per l’America alle Nazioni Unite e ad altri organismi internazionali. Le forze americane sono lì per terrorizzare ed intimidire il Giappone. Sono lì per ricordare al Giappone che deve rispettare le regole e che qualsiasi deviazione risulterà in un atto simile a quello che ha avuto luogo durante la seconda guerra mondiale. Il Giappone deve ricordare che queste forze esistono. Questa è la triste realtà.

Grazie per aver sollevato la questione. Io credo di aver cercato di rispondere alle vostre domande anche se brevemente. Ringrazio i miei figli e le mie figlie, gli studenti ed il professor Fukuda. Sono pronto a rispondere a qualsiasi domanda potreste avere.

– Professore Fukuda: “La ringrazio molto, eminente Leader”.

– Uno studente: “Ho una domanda per l’eminente Leader Al Gheddafi. I paesi africani hanno risorse naturali abbondanti. Tuttavia i tassi di crescita nel continente sono molto bassi. Qual è la causa di questa performance economica inferiore? ”

– Il Leader: “Ho già risposto a questa domanda, figlio mio. Ho detto che l’Africa è in uno stato molto arretrato a causa dell’era di schiavitù, l’era del colonialismo nel passato e l’era attuale dello sfruttamento estero e delle interference nei suoi affari interni. È colpita dai cambiamenti climatici. I paesi industrializzati distruggono il clima e gli effetti nocivi, come la desertificazione e la siccità, accadono in Africa. Ho anche detto che il Giappone potrebbe aiutare l’Africa, se fosse padrone dei suoi affari. Tuttavia il Giappone non è libero di gestire le sue relazioni con gli altri paesi a causa della dominazione americana. Questo è ciò che ho detto. Questa è la causa”.

– Uno studente: “ Recentemente l’amministrazione Obama ha deciso di aumentare le truppe da combattimento americane in Afghanistan. Credo che l’aumento non sarà utile. Credo che la situazione in Afghanistan continuerà a deteriorarsi e diventerà un grande pasticcio. Io personalmente sono contrario a quest’aumento. Qual è la Sua posizione Distinto Leader?

– Il Leader: “Grazie. La situazione è molto chiara. Il presidente Obama ha già annunciato che si ritirerà dall’Afghanistan nel 2011. La decisione sembra essere stata presa. L’aumento o la diminuzione delle forze non significa nulla. Il ritiro si svolgerà nel 2011. Ha usato il ritiro del 2011 come una giustificazione dell’aumento e della spedizione di 30.000 soldati di più in Afghanistan. E’ certo che i generali sono stati quelli che hanno consigliato ad Obama di farlo. Nella scienza militare c’è una cosa chiamata “coprire il ritiro”. Quando si vuole recedere da un certo punto, è necessario intensificare il fuoco e le azioni offensive su questo fronte in modo tale da distrarre il nemico e non premettergli di far fallire il ritiro. I 30.000 soldati inviati da Obama hanno come scopo di coprire il ritiro militare e strategico dall’Afghanistan.

Io credo che Obama sia diverso dagli altri presidenti americani bianchi. Egli ha condannato la guerra in Vietnam. Egli ha anche condannato la guerra in Iraq e l’ha ritenuta una guerra sbagliata. Ha annunciato che si ritirerà dall’Iraq. Questo non è mai stato detto prima da un presidente americano. Vorrei che egli dicesse lo stesso del Giappone e ritirasse le sue truppe dal Giappone. Deve di dire che il Giappone è un paese libero e che l’America non avrebbe dovuto occuparlo dopo averlo attaccato con le bombe atomiche. Gli americani hanno giustificato la loro presenza in Afghanistan con l’attacco del 11 Settembre a New York. Tuttavia egli ha detto che non sarà il custode dell’Afghanistan e nemmeno difenderà la sua sicurezza. Egli ha condannato il governo dell’Afghanistan ed ha dichiarato che è un governo corrotto. Ha detto che l’Afghanistan deve essere responsabile della propria sicurezza e che loro lo aiuteranno solamente a fare questo. Tutto questo sembra logico. Tutta la sua analisi ed il suo approccio alla politica internazionale sono stati molto logici finora. Mi sento a mio agio con le politiche di Obama. Ho avuto con i suoi predecessori le mie controversie che hanno raggiunto il livello di guerra aperta durante la presidenza Reagan. La ringrazio per la domanda.

– Uno studente: Ho letto il Libro Verde. Nel libro c’è qualcosa circa la diversità delle fonti di istruzione. Cosa vuole dire con questo? E qual è l’obiettivo principale del processo educativo? Attualmente vi è un dibattito in Giappone, circa il processo di educazione. Ci può dare qualche esempio circa l’obiettivo principale di tale processo?

– Il Leader: So che il Libro verde menziona l’istruzione, ma la tua domanda non è molto specifica. Non ho capito appieno ciò che volevi dire.

[Il Leader procede alla lettura del capitolo 3 del suo Libro Verde riguardo l’istruzione]. L’istruzione non è quel curriculum rigido ed i materiali classificati che i giovani, seduti in fila come te ora, sono costretti ad apprendere dai libri stampati e durante un’orario specificato. Questo tipo di educazione che è prevalente nella mondo di oggi è il contrario della libertà. L’istruzione obbligatoria che i paesi sono orgogliosi di imporre alla loro gioventù è un mezzo per sopprimere la libertà. Si tratta di un atto deliberato di soffocare i talenti delle persone. Esso impone determinate scelte sulle persone con la forza. È un atto dittatoriale che soffoca la libertà, perché impedisce alle persone di fare una libera scelta. Soffoca la loro creatività e la loro capacità di brillare. È un atto dittatoriale per imporre un certo curriculum sulle persone. E’ un anche un atto dittatoriale per alimentare con la forza le persone con determinati materiali. L’istruzione obbligatoria ed i programmi stabiliti sono un atto deliberato per rendere la massa ignorante. I paesi che impongono piani di studio formali ai loro popoli, sono paesi che opprimono i loro cittadini. I metodi di educazione che prevalgono nel mondo hanno bisogno di essere distrutti da una rivoluzione culturale che liberi le menti delle persone e ponga fine al condizionamento intenzionale dell’intelletto delle persone, della loro sensibilità e del loro gusto. Una lettura superficiale della mia dichiarazione potrebbe essere interpretata come un invito a chiudere le porte delle istituzioni educative. Ciò che significa è esattamente il contrario. Le mie dichiarazioni significano che la società deve mettere a disposizione tutte le forme di istruzione e che le persone devono essere lasciate libere di scegliere la conoscenza che vogliono. Se questo è lo scopo della tua domanda ti posso dire che il Libro verde si oppone alla imposizione da parte di ogni Stato di un curriculum formale ai suoi giovani. Il Libro verde propone di rendere le conoscenze disponibili e che i giovani debbano essere lasciati liberi di imparare quello che vogliono imparare. Se le donne ad esempio, desiderano imparare una certa disciplina che è più appropriata alla loro natura, questa disciplina dovrebbe essere disponibile. Anche le scuole che la insegnano dovrebbero essere disponibili. Le donne dovrebbero essere in grado di ottenere la formazione che è adatta alla loro natura femminile. Chiunque voglia imparare qualcosa deve essere messo in condizione di farlo. Ciò che succede ora è che ci sono programmi di studio pre-determinati; geografia, storia e scienze applicate, per esempio. Gli studenti sono costretti ad imparare questi argomenti. Tuttavia, mi piacerebbe vedere una perfetta libertà nel campo dell’istruzione. Supponiamo che uno studente voglia studiare scienze marine, non sarà possibile trovarle nel set di curricula. Questo è sbagliato. Le scienze marine dovrebbero essere disponibili nelle istituzioni educative. Ci deve essere una scuola secondaria e delle università che si specializzano in quella disciplina e gli studenti devono essere in grado di studiare la scienza marina dall’inizio. Un altro studente potrebbe desiderare di studiare la scienza spaziale. Perché dovrebbe imparare cose che sono estranee a tale disciplina? Perché non è possibile che egli si diriga direttamente a tale disciplina? Purtroppo, il mondo intero ha ora lo stesso curriculum per gli uomini e le donne. Questo è sbagliato. Ci deve essere un unico curriculum per gli uomini ed un’altro per le donne. Una donna deve essere libera di scegliere. Se lei intende seguire il curriculum degli uomini deve esserle consentito di poterlo fare. Se lei sceglie di non farlo, allora può prendere il curriculum delle donne che la conduca a una professione adatta alla sua natura femminile. Grazie per la sua domanda.

– Sig.ra Yaori Ki Kwiki, Presidente dell’Associazione Amicizia tra Libia e Giappone. Il nostro paese, Il Giappone, è un bel paese. Avete in programma di visitarlo?

– Il Leader: La ringrazio, Signora. Il Suo arabo è chiaro. La saluto per il Suo ruolo di Presidente dell’Associazione Amicizia tra Libia e Giappone e per rafforzare i legami di amicizia tra il popolo libico e quello giapponese. Sarà mio piacere visitare il Giappone nel futuro.

– Docente Fukuda: Eccellenza, se Lei decide di visitare il Giappone, Le estendiamo un invito per venire all’Università diMeiji e parlarci direttamente.

– Il Leader: Assolutamente. Se vengo in visita al Giappone, sicuramente visiterò la vostra università, se Dio vuole.

– Uno studente: L’ho ascoltata attentamente mentre parlava del ruolo americano nel mondo. La mia domanda è questa: gli Stati Arabi non sono stati in grado di risolvere i problemi tra i palestinesi e gli israeliani. Nonostante le loro risorse naturali, il loro petrolio, e l’effetto leva, questi Stati non sono stati in grado di risolvere la questione Palestinese. Perché no?

– Il Leader: Lei sa che Israele è sotto la protezione americana. La Sesta flotta Americana è nel Mediterraneo e sta lì per proteggere lo Stato Ebraico. Che ci crediate o no! C’è uno stato la cui esistenza dipende dalla protezione della flotta di un altro paese straniero! Non è nemmeno uno stato. Dal punto di vista del diritto internazionale, l’esistenza del cosiddetto Israele è illegale. Gli Israeliani ed i Palestinesi vivono sullo stesso pezzo di terra e cioè, la Palestina, che si trova tra il fiume Giordano e il Mediterraneo. Si tratta di una terra contesa. Nel 1948 la maggioranza della popolazione, i tre quarti della popolazione era palestinese. Meno di un quarto della popolazione erano israeliani. Sono riusciti a cacciare i palestinesi dalle loro case e hanno dichiarato unilateralmente uno stato chiamato Israele. Ciò è inammissibile in base al diritto internazionale. Nessuno può legalmente dichiarare lo stato su un territorio conteso. Tale dichiarazione e quello stato non avrebbero dovuto essere riconosciuti. È stato dichiarato unilateralmente su un territorio conteso. Una parte ha espulso quattro milioni di palestinesi ed ha portato immigrati da tutto il mondo per sostituire i palestinesi. Da un punto di vista giuridico internazionale, questa entità non avrebbe dovuto essere riconosciuta. Il suo riconoscimento è nullo e vuoto. Tuttavia, in ultima analisi, ciò che si chiama Israele, è un protettorato degli Stati Uniti. Si tratta di un’altro Stato degli Stati Uniti. Quando gli arabi hanno combattuto contro l’ente chiamato Israele, stavano in realtà combattendo l’America. Questo è accaduto in tutte le guerre arabo-israeliane in passato. L’America è sempre intervenuta dalla parte di Israele ed ha sempre messo tutte le sue capacità a disposizione di Israele. Perché? Forse a causa del controllo ebraico o israeliano delle banche, del settore finanziario o dei media in America. Le capacità dell’America sono a disposizione degli ebrei. Hanno messo pressione sulle amministrazioni americane in modo tale che serva i loro interessi. L’America è ormai quasi sotto il controllo ebraico. Questa è una cosa. Per quanto riguarda la soluzione pacifica, gli israeliani non la vogliono. Essi contano sul sostegno degli Stati Uniti. Se c’è una votazione in un forum internazionale, come andrà a finire? A favore degli Israeliani o dei Palestinesi? Se l’America chiede al Giappone di votare a favore di Israele, egli lo farà anche se le simpatie del popolo giapponese stanno con i palestinesi. Gli israeliani vogliono prima di tutto impedire il ritorno dei palestinesi che sono stati espulsi dalle loro case nel 1948 e nel 1967. In secondo luogo vogliono sterminare quelli che sono rimasti. Questa è una politica israeliana molto chiara.

La soluzione sta nel Libro Bianco che ho presentato al mondo. Le basi di questa soluzione sono la creazione di un unico stato democratico, il ritorno di tutti i profughi palestinesi alle case dalle quali sono stati espulsi e lo smantellamento dell’arsenale di armi di distruzione di massa di Dimona. Gli israeliani possiedono centinaia di testate nucleari. Nessuno al mondo ha detto una parola su queste armi. Nessuno ha chiesto il loro smantellamento. Nessuno è autorizzato a chiedere un controllo. Quando il presidente Kennedy ha voluto ispezionare il reattore di Dimona, lo hanno assassinato. E’ un dovere quello di smantellare l’arsenale nucleare di Dimona. La nostra speranza è che il Giappone usi i suoi buoni uffici con gli USA. Come vittima della bomba atomica e paese amante della pace, il Giappone dovrebbe sottolineare ai suoi alleati americani la necessità di smantellare le armi di distruzione di massa disponibili per gli israeliani a Dimona.

Il Libro Bianco che ho presentato al mondo chiede l’istituzione di un stato unico democratico, a condizione del ritorno dei refugiati e dello smantellamento delle ADM. Questo stato potrebbe diventare come il Libano, uno stato multi-razziale e multi-religioso. In questo modo possono vivere in pace. Quello stato potrebbe essere allora accolto tra gli stati arabi e potrebbe diventare un membro della Lega araba. Con elezioni libere ed eque, il presidente potrebbe essere palestinese o israeliano. Questo non sarà importante. La cosa importante è che ai palestinesi che furono espulsi deve essere consentito di tornare. La soluzione che ho presentato nel libro è lo stato di Isratine. Si tratta di un nome composto; la prima metà “Isra” deriva da Israele e la seconda metà “tine” deriva dal nome di Palestina. Questa, figlio mio, è la soluzione. È nel mio libro bianco. Se lo leggi lo troverai molto convincente.

– Il Professore Fukuda: Vorremmo tradurre il libro “Isratine” in Meiji University e diffonderlo il più possibile in Giappone.
– Il Leader: Sarebbe fantastico. Grazie.
– Il Professore Fukuda: Vorrei salutare il Grande Leader Al Gheddafi. La nostra speranza è che il Centro di Studi sulla Pace e il Disarmo presso l’Università Meiji contribuirà al rafforzamento delle relazioni tra il Giappone e la Libia. Chiediamo gentilmente al Grande Leader di sostenere i nostri sforzi per stabilire la ” cattedra di Al Gheddafi degli Studi per la Pace” dedicata all’insegnamento della Teoria del Grande Leader nel nostro centro.

– Il Leader: Io porgo i miei ringraziamenti più sinceri a voi, ai vostri colleghi ed ai miei figli, gli studenti. Vi ringrazio anche per il suggerimento di istituire la cattedra nella vostra università. Io sosterrò questo sforzo. Sono un amico della vostra università e spero che mi consideriate un membro della sua facoltà.

Sono a vostra disposizione in qualsiasi momento. Spero che ci incontreremo di nuovo tramite il collegamento via satellite. Se dovessi venire in Giappone, in futuro, il primo posto che visiterei sarebbe l’Università di Meiji.

Geopolitica del caos

Pubblicato il: 13 dicembre, 2011
Esteri / Opinioni | Di Fabio Falchi

Geopolitica del caos

Quel che si temeva, allorché alcuni mesi fa s’iniziò la vergognosa aggressione alla Libia da parte della Nato e dei suoi tagliagole bengasini, purtroppo si sta verificando, grazie anche all’opera di mistificazione dei media mainstream occidentali, veri e propri portavoce di una macchina criminogena, che pretende di esportare i diritti umani in ogni angolo della terra, sebbene in Occidente generi miseria, disperazione e devianza(1). Ci riferiamo naturalmente a quanto sta accadendo in Siria. L’incendio che ha appena distrutto la Giamahiria, alimentato anche da vari gruppi e associazioni per i diritti umani e dai servizi di diversi paesi, si è rapidamente spostato dall’Africa Settentrionale verso il Vicino e Medio Oriente. Un “arco di fuoco” che si estende dalla Libia al Pakistan e che minaccia di mutare la mappa geopolitica di una regione che è tra le più importanti del pianeta. Di conseguenza, in Siria, si è venuta a creare una situazione così fluida che ogni analisi rischia di essere superata dal corso degli eventi, anche se è da immaginare che dietro le quinte siano in molti a tirare le fila di quelli che i pennivendoli italiani – che non hanno nemmeno più il senso del ridicolo – si ostinano a definire “attivisti” o “manifestanti”. In realtà, una delle poche certezze è che il Presidente Assad deve fronteggiare una insurrezione armata, il cui scopo consiste nel rovesciare, con l’aiuto di forze straniere, il legittimo governo siriano, che pure gode di un forte e vasto consenso popolare.

Tuttavia, la vera posta in gioco pare essere la distruzione dell’asse Iran-Hezbollah, come ha esplicitamente dichiarato il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Se così fosse si sarebbe in presenza non solo di una rivolta degli “islamisti” contro il regime di Assad, ma di una iniziativa strategica sionista e atlantista per “pilotare” la rivolta, offrendo alla Turchia la possibilità di svolgere un ruolo di potenza regionale. La cosiddetta “primavera araba” da potenziale pericolo per lo Stato sionista diventerebbe un inconsapevole strumento della politica israeliana, in quanto quella geopolitica del caos che permette agli Stati Uniti di evitare che si formi un’alternativa multipolare, verrebbe ad essere parte integrante della stessa strategia di Tel Aviv. D’altra parte è logico supporre che Israele non sia stato in questi ultimi mesi, solo ad osservare quel che accadeva nel mondo arabo (quasi che la Palestina fosse in Oceania…) e non si sia preoccupato, dopo il grave incidente della Navi Marmara, di ridefinire, tramite gli Stati Uniti, le proprie relazioni con la Turchia. Di fatto, tutto lascia pensare che tra israeliani ed americani si sia raggiunto un accordo (nonostante non sia un mistero che tra Washington e Tel Aviv vi sono divergenze non affatto marginali) per impedire la formazione di un “polo regionale”, costituito da Ankara, Tehran e Damasco, tanto più pericoloso dopo la caduta di Mubarak – una caduta che sembra anche favorire la nascita di un particolare “asse politico” tra Il Cairo ed Ankara. D’altronde, di deve riconoscere che, se gli Stati Uniti sono di vitale importanza per Israele, anche Washington difficilmente pare poter fare a meno dell’intelligence e dell’apparato bellico di Tel Aviv, se vuole continuare a perseguire il suo disegno di egemonia planetaria.
Comunque sia, è innegabile che si debba pure tener conto dell’incognita rappresentata dalla galassia “islamista”. Una galassia che potrebbe riservare brutte sorprese tanto ad Israele che agli Stati Uniti. Anche questo però sembra essere un “fattore” che i circoli atlantisti e sionisti possono controllare, in virtù di un’immensa superiorità in un settore decisivo, che viene invece trascurato da paesi del Terzo Mondo o in via di sviluppo (ma stranamente anche da molti europei). Vale a dire quel soft power che consente di condizionare lo stile di vita dei ceti medi e, in particolare, delle nuove generazioni, al punto tale che Zbigniew Brzezinski sostiene che l’american way of live sia ormai accettato non solo dalla quasi totalità degli “attori politici”, ma soprattutto da coloro che fanno professione di antiamericanismo. Peraltro – oltre al fatto che Hezbollah ed Hamas possono contare proprio sul sostegno dell’Iran e della Siria – non è una novità né il fatto che molti esponenti di movimenti “islamisti” (malgrado la retorica antisionista ed antiamericana) abbiano rapporti di ogni specie con i servizi israeliani ed anglo-americani, né il fatto che i musulmani sono talmente divisi tra di loro da lasciarsi accecare dall’odio, come dimostra l’ostilità dell’Iran nei confronti di Gheddafi, che non è venuta meno neanche quando i “cirenaici” si sono ribellati contro il governo di Tripoli, sebbene fossero evidenti tanto il loro ruolo di traditori disposti a vendere il proprio paese allo straniero, quanto il fatto che senza la potenza di fuoco occidentale sarebbero stati sconfitti rapidamente dalle forze governative del leader libico. Inoltre, è da rilevare il ruolo sempre maggiore delle monarchie petrolifere nella destabilizzazione del mondo arabo – come prova anche il loro ruolo nell’aggressione alla Libia ed ora contro la Siria – in modo del tutto funzionale agli interessi dell’oligarchia atlantista. In quest’ottica, acquisiscono un’importanza decisiva il comportamento della Russia e quello della Cina. Un altro “passo falso”, dopo l’annientamento della sovranità della Libia – che indirettamente ha “ridimensionato” il significato politico della presenza cinese nel continente africano e mostrato i gravi limiti del raggio di azione della potenza russa – comporterebbe un “arretramento” geopolitico di queste due potenze, tale da rendere meno credibile l’opposizione della Russia allo scudo antimissile americano nell’Europa orientale e, in ogni caso, tale da porre le premesse per un accerchiamento della massa eurasiatica da parte degli Stati Uniti che, avvalendosi dell’appoggio di nuovi partner geostrategici, potrebbero con più facilità superare gli ostacoli che incontrano nello svolgere il ruolo di gendarme del mondo. In sostanza, sembra che si stia passando dall’unipolarismo statunitense, che ha caratterizzato l’ultimo scorcio del Novecento e i primi dieci anni del Duemila, ad un modello internazionale contraddistinto da una geopolitica del caos che avvantaggia la potenza capitalistica occidentale dominante, ma solo in quanto si permette a determinati paesi o gruppi subdominanti di partecipare in misura maggiore alla “spartizione della torta”, anche ai danni di altri “alleati” più deboli.
Sotto questo profilo, si tratta di comprendere allora se vi sia un relazione tra la destabilizzazione dell’intera area mediterranea e medio-orientale e il terremoto finanziario che ha messo in ginocchio i paesi dell’Europa meridionale. Non perché si debba sospettare che vi sia “dietro” un unico disegno strategico, ma perché ci si deve domandare se vi sia una griglia strutturale in grado di spiegare diversi fenomeni come effetti di un unico processo di “occidentalizzazione” a guida statunitense. In tal caso, l’attenzione, per così dire, dovrebbe spostarsi dalla superficie al sottosuolo, onde rilevare il “soggetto impersonale” di tale processo, ovvero la funzione strategica che articola le diverse espressioni (politiche, militari, economiche, sociali e culturali) dell’Occidente, nell’attuale fase storica, che si suole definire come “postmoderna”.
Nondimeno, non v’è dubbio che, se le interpretazioni economicistiche sono del tutto obsolete e fuorvianti, anche un’analisi geopolitica (pur se necessaria, come del resto un’analisi di carattere socio-economico) sia insufficiente, se non si prendono parimenti in esame quei fattori geoculturali (soft-power incluso), indispensabili per capire i fenomeni politici. Perciò sembrerebbe che la cosiddetta “geopolitica del caos” sia da intendere anche nel significato di un “caos” che, in qualche modo, si organizza – che prova ad essere “soggetto” – posto che sia lecito ritenere che il termine “caos”, in un contesto geopolitico, denoti e connoti l’agire strategico e comunicativo che si può giustificare soltanto nella prospettiva ideologica del “politicamente corretto”. Al riguardo, Alain de Benoist osserva giustamente che «non può non essere motivo di preoccupazione il vedere che le società occidentali, pur facendo vistoso riferimento ai diritti dell’uomo, non cessano di mettere in opera procedure di controllo generalizzato e di sorveglianza totale che evidentemente ledono le libertà, grazie a tecniche sempre più sofisticate che i regimi totalitari del secolo scorso avrebbero potuto solo sognare»[2]. E non pare neanche un caso che l’affermazione di de Benoist (che indubbiamente presuppone la riflessione di Heidegger sulla tecnica nell’epoca del nichilismo) possa, in un certo senso, riferirsi alla politica sociale ed economica dell’Occidente, ma anche e soprattutto al modo in cui le forze occidentali agiscono sul piano internazionale, tanto che si è addirittura giunti a considerare l’alienazione dei propri diritti sociali e culturali come sinonimo di “libertà” ed una guerra d’aggressione come un intervento umanitario – a patto, ovviamente, che il fine sia quello di difendere la “libertà” di essere (come gli) occidentali. Peraltro, ci si può meravigliare del fatto che non solo ogni specie di contraffazione spirituale ma anche e soprattutto la stessa economia libidinale delle macchine desideranti e delle moltitudini deterritorializzate postmoderne sia necessariamente connessa con l’organizzazione totale della società e del mondo? E non si dovrebbe quindi vedere in tutti quei fenomeni che si contrappongono al “caos globale”, indipendentemente da ogni altra considerazione, l’azione di una diversa “ragione (meta)politica”, veramente capace di contrastare la barbarie occidentale?

Note:

1. Negli Stati Uniti, alla fine del 2005, circa sette milioni di persone si trovavano in carcere o erano libere sulla parola; nel 2010, i detenuti erano circa due milioni e mezzo; mentre i poveri o “quasi poveri” durante la presidenza di Obama hanno raggiunto la cifra di cento milioni. Vedi http://saluteinternazionale.info/2011/10/la-salute-in-carcere-problema-globale-e-italiano/;http://www.ilpost.it/2010/07/24/prigione-stati-uniti-economist/;http://www.liberoquotidiano.it/news/872944/In-America-100-milioni-di-poveri-Il-merito-Di-Obama.html.
2. Intervista ad Alain de Benoist e Danilo Zolo sui temi del libro di A. de Benoist “Oltre i diritti dell’uomo. Per difendere la libertà”. A cura di Maurizio Messina (http://www.movimentozero.org/index.phpoption=com_content&task=view&id=183&Itemid=53).
Fonte:http://www.statopotenza.eu/1039/geopolitica-del-caos

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