AFRICOM: un gigantesco spreco di denaro

Wayne Madsen SCF 26.02.2018

Il Comando Africa degli USA (AFRICOM), creato nel 2007 per rivaleggiare con le controparti della struttura militare geopolitica, Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) e Comando Meridionale (SOUTHCOM), come versione moderna della Compagnia delle Indie Orientali inglese assegnata a un continente, si è rivelato un gigantesco fallimento e spreco totale di denaro dei contribuenti. L’AFRICOM, a differenza degli equivalenti a Tampa, Miami, Honolulu e Stoccarda, non è mai riuscito ad avere un proprio quartier generale ma è stato costretto a condividerlo a Stoccarda con l’US European Command (EUCOM). AFRICOM si trova nelle Kelley Barracks, l’ex-quartier generale del 5° comando trasmissioni della Luftwaffe nazista. L’AFRICOM non ha responsabilità sull’Egitto, che ricade sotto l’egida del CENTCOM. Sebbene alcuni Paesi africani offrissero il quartier generale all’AFRICOM, la maggioranza dei membri dell’Unione Africana si oppose alla presenza militare statunitense permanente nel continente africano. Un luogo pianificato era vicino la città portuale di Tan Tan, nel sud del Marocco, al confine con l’ex-colonia spagnola del Sahara Occidentale, occupata dai marocchini. In realtà, Tan Tan è posta strategicamente tra due ex-colonie spagnole, Sahara occidentale e l’ex-enclave spagnola di Ifni. I piani abortiti per la base di Tan Tan furono spinti tra il servizio d’intelligence militare e la Direzione Generale per la Sicurezza Estera (DGED) del Marocco e l’Ufficio della Difesa dell’ambasciata USA a Rabat.

L’opzione della base in Marocco, che sarebbe costata 50 miliardi di dollari per costruirla e avviarla, fu sostituita da un sistema d’invio truppe e personale di supporto statunitense in vari Paesi africani coi compiti temporanei di istruttori, costruzione di impianti ed intelligence. Tra le responsabilità dell’AFRICOM vi sono le “operazioni di stabilità” in Africa, che il Pentagono cita come “missione militare centrale statunitense”. Tale missione è sostenuta dalla presenza di ciò che il Pentagono chiama Cooperative Security Locations o “ninfee”, magazzini nascosti di armi, veicoli e altro materiale spesso integrati da nuovi aeroporti che possono ospitare velivoli militari e droni. Le ninfee (Lily pads) sono state costruite in Algeria, Botswana, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Gabon, Ghana, Kenya, Liberia, Mali, Mauritania, Namibia, Niger, Nigeria, Sao Tome e Principe, Senegal, Seychelles , Sierra Leone, Somalia, Tunisia, Uganda e Zambia. Ci fu la proposta che AFRICOM istituisse un comando nel Golfo di Guinea degli Stati Uniti a Sao Tome. Il comando sarebbe stato responsabile della protezione delle compagnie petrolifere statunitensi che operano nella regione. Sebbene il comando del Golfo di Guinea non sia mai stato istituito, AFRICOM conduce l’Obangame Express annuale, che comprende l’addestramento alla sicurezza marittima delle forze di Angola, Benin, Camerun, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Congo, Gabo, Gabon, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Guinea equatoriale, Liberia, Marocco, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Sao Tome e Principe e Togo.

1 marzo 2018
Sebbene l’AFRICOM abbia l’incarico di condurre “operazioni di stabilità”, ci sono prove che si sia impegnato a fomentare colpi di Stato militari in Africa. Nel 2009, un gruppo di ufficiali della Guinea che tentò di assassinare il presidente della Guinea, capitano Moussa Dadis Camara, stava operando su ordine delle Forze Speciali assegnate al Comando Africa degli USA (AFRICOM) e al personale dell’intelligence militare francese. Lo stesso Camara prese il potere con un colpo di Stato nel dicembre 2008 dopo la morte del presidente Lansana Conte. Apparentemente Camara aveva firmato un accordo con la Cina affinché quella nazione ricevesse i contratti minerari sulla bauxite delle aziende statunitensi e francesi con la promessa che la Cina avrebbe raffinato la bauxite costruendo una fabbrica di alluminio in Guinea. Statunitensi e francesi esportavano la bauxite grezza per fonderla all’estero. L’offerta dei cinesi di fondere la bauxite in Guinea, con la promessa di lavori ben pagati per la nazione povera, era troppo per Francia e Stati Uniti e un “golpe” fu ordinato contro Camara, usando gli elementi delle forze armate guineane addestrati dall’AFRICOM in Guinea, Germania e Stati Uniti. L’Agenzia per la sicurezza nazionale, l’agenzia di spionaggio delle informazioni (SIGINT) di punta degli USA aveva investito centinaia di milioni di dollari per addestrare all’intercettazione in numerose lingue, anche africane. AFRICOM gestiva un programma di formazione ridondante e bilingue che rispecchiava il programma del NSA. AFRICOM spese milioni inutilmente duplicando la NSA nell’addestramento nelle lingue Bemba, Bete, Ebira, Fon, Gogo, Kalenjin, Kamba, Luba-Katanga, Mbundu/Umbundu, Nyanja, Sango, Sukuma, Tsonga/Tonga, Amarico, Dinka, Somalo, Tigrinya e Swahili. Questo è solo uno dei tanti esempi di come l’AFRICOM sia un completo spreco di denaro con sforzi duplicanti quelli di altre agenzie ed enti governativi. La morte per strangolamento il 4 giugno 2017 a Bamako, in Mali, del sergente dei berretti verdi dell’esercito statunitense Logan Melgar per mano di due Navy SEALs, tutti schierati sotto il comando di AFRICOM, era legato alla scoperta di Melgar che i due della Marina intascavano i fondi ufficiali utilizzati da AFRICOM per pagare gli informatori nel Paese dell’Africa occidentale. La frode è un altro esempio della cultura del malaffare presente tra le fila dell’AFRICOM. Tale disaffezione è nota dal 2012 quando il primo capo di AFRICOM, generale William “Kip” Ward, fu degradato da generale a tenente-generale. Si scoprì che Ward usò la sua posizione al vertice di AFRICOM per “spese non autorizzate” e “viaggi lussuosi”, tra cui un soggiorno al Ritz-Carlton Hotel di McLean, in Virginia, al Fairmont Hamilton Princess Hotel nelle Bermuda e al Waldorf-Astoria Hotel di New York. Ward viaggiò con la moglie e tredici assistenti diverse volte, in Burkina Faso, Senegal, Ruanda, Madagascar, Namibia (dove Ward soggiornò al Windhoek Country Club), Gibuti, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Francia con solo alcuni giorni dell’itinerario riservati agli affari ufficiali. In alcuni viaggi, Ward accettò cene da uomini d’affari che cercavano contratti con AFRICOM.
Le manovre annuali dell’AFRICOM portano titoli come African Lion, Flintlock, Cutlass Express, Unified Accord, Phoenix Express, Unified Focus, Justified Accord e Shard Accord. Tali esercitazioni implicano milioni di dollari in spese di viaggio e alloggio, offrendo ogni opportunità di frode, spreco e abuso commessi dal primo comandante dell’AFRICOM. Nell’ottobre 2017, quattro membri dell’esercito statunitense furono uccisi dalle forze ribelli presso il villaggio Tongo-Tongo in Niger. Il Pentagono non ha mai spiegato che tipo di “addestramento” stessero svolgendo coi militari nigerini. Nel febbraio 2016, il personale delle forze speciali dell’AFRICOM si ritrovò sotto attacco terroristico islamista all’Hotel Radisson Blu di Bamako. Il mese precedente, altro personale delle forze speciali dell’AFRICOM fu visto mentre una cellula terrorista islamista attaccò l’Hotel Splendid e il vicino ristorante Cappuccino di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, di proprietà ucraina. Gli attacchi a Bamako e Ouagadougou erano simili alla destabilizzazione effettuati dalle forze di destra e fasciste nell’Europa occidentale durante la Guerra Fredda. Gli attacchi “false flag” furono attribuiti a gruppi di sinistra, ma erano orchestrati da Central Intelligence Agency e NATO nell’ambito dell’operazione Gladio e relativi programmi segreti. L’AFRICOM è una copertura del Pentagono per proteggere gli interessi economici degli Stati Uniti in Africa e garantire che i governi africani aderiscano alla linea filo-USA. Tuttavia, AFRICOM viene eclissata dalla crescente influenza della Cina in Africa, accolta con favore da molte nazioni africane. L’ingresso del “soft power” cinese in Africa fa dell’AFRICOM un ulteriore spreco di denaro.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2018/03/01/africom-un-gigantesco-spreco-di-denaro/

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Aggressione camuffata da guerre civili

 

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Se ci si darà la pena di guardare con distacco i fatti, si constaterà che i vari conflitti che da sedici anni insanguinano l’intero Medio Oriente Allargato, dall’Afghanistan alla Libia, non sono una successione di guerre civili, bensì l’attuazione di strategie regionali. Ripercorrendo gli obiettivi e le tattiche di queste guerre, a cominciare dalla “Primavera araba”, Thierry Meyssan ne osserva la preparazione del prosieguo.

| Damasco (Siria)
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A fine 2010 cominciò una serie di guerre, presentate inizialmente come sollevamenti popolari. Tunisia, Egitto, Libia, Siria e Yemen furono poi travolti dalla “Primavera araba”, riedizione della “Grande rivolta araba del 1915” iniziata da Lawrence d’Arabia, con un’unica differenza: questa volta non si trattava di appoggiarsi ai Wahhabiti, ma bensì ai Fratelli Mussulmani.

Questi accadimenti erano stati minuziosamente pianificati sin dal 2004 dal Regno Unito, come dimostrano i documenti interni del Foreign Office, rivelati dallo whistleblower [lanciatore d’allarmi] britannico Derek Pasquill [1]. Con l’eccezione del bombardamento di Tripoli (Libia) ad agosto 2011, tali eventi erano frutto non soltanto delle tecniche di destabilizzazione non violente di Gene Sharp [2], ma anche della guerra di quarta generazione di William S. Lind [3].
Messo in atto dalle forze armate USA, il progetto britannico di “Primavera araba” si sovrappose a quello dello stato-maggiore americano: la distruzione delle società e degli Stati su scala regionale, formulata dall’ammiraglio Arthur Cebrowski, resa popolare da Thomas Barnett [4] e illustrata da Ralph Peters [5].
Nel secondo trimestre 2012 la situazione sembrò calmarsi, tanto che Stati Uniti e Russia si accordarono il 30 giugno a Ginevra su una nuova ripartizione del Medio Oriente.
Ciononostante, gli Stati Uniti non onorarono la propria firma. Una seconda guerra iniziò a luglio 2012, dapprima in Siria poi in Iraq. Ai piccoli gruppi e ai commando subentrarono vasti eserciti di terra, composti da jihadisti. Non era più una guerra di quarta generazione, bensì una classica guerra di posizione, adattata alle tecniche di Abou Bakr Naji [6].
Allorché la Cina svelò le proprie ambizioni, la volontà di prevenire la riapertura della “via della seta” si sovrappose ai due antecedenti obiettivi, conformemente agli studi di Robin Wright [7].
Nell’ultimo trimestre 2017, con la caduta di Daesh, gli avvenimenti sembrarono nuovamente placarsi, ma gli investimenti nei conflitti del Medio Oriente Allargato erano stati così ingenti che era impossibile per i partigiani della guerra rinunciarvi senza aver ottenuto risultati.
Si assistette così a un tentativo di rilancio delle ostilità con la questione kurda. Dopo un primo scacco in Iraq ce ne fu un secondo in Siria. In entrambi i casi, la violenza dell’aggressione indusse Turchia, Iran, Iraq e Siria a compattarsi contro il nemico esterno.
Alla fine il Regno Unito ha deciso di perseguire l’obiettivo iniziale di egemonia attraverso i Fratelli Mussulmani e per farlo ha costituito il “Gruppo Ristretto”, rivelato da Richard Labévière [8], struttura segreta che include Arabia Saudita, Stati Uniti, Francia e Giordania.
Da parte loro, gli Stati Uniti, applicando il “Pivot verso l’Asia” di Kurt Campbell [9], hanno deciso di concentrare le proprie forze contro la Cina e hanno di nuovo formato, con Australia, India e Giappone, il Quadriennal Security Dialogue.
Frattanto, l’opinione pubblica occidentale continua a credere che il conflitto unico che ha già devastato il Medio Oriente allargato, dall’Afghanistan alla Libia, sia una successione di guerre civili per la democrazia.

[1] When Progressives Treat with Reactionaries. The British State’s flirtation with radical Islamism, Martin Bright, Policy Exchange, September 2004. “I had no choice but to leak”, Derek Pasquill, New Statesman, January 17, 2008.
[2] Making Europe Unconquerable: The Potential of Civilian-based Deterrence and Defense, Gene Sharp, Taylor & Francis, 1985.
[3] “The Changing Face of War: Into the Fourth Generation”, William S. Lind, Colonel Keith Nightengale, Captain John F. Schmitt, Colonel Joseph W. Sutton, Lieutenant Colonel Gary I. Wilson, Marine Corps Gazette, October 1989.
[4] The Pentagon’s New Map, Thomas P.M. Barnett, Putnam Publishing Group, 2004.
[5] “Blood borders – How a better Middle East would look”, Colonel Ralph Peters, Armed Forces Journal, June 2006.
[6] The Management of Savagery : The Most Critical Stage Through Which the Umma Will Pass, Abu Bakr Naji, 2005. English version translated by William McCants, Harvard University, 2006.
[7] “Imagining a Remapped Middle East”, Robin Wright, The New York Times Sunday Review, 28 septembre 2013.
[8] « Syrieleaks : un câble diplomatique britannique dévoile la “stratégie occidentale” », Richard Labévière, Observatoire géostratégique, Proche&Moyen-Orient.ch, 17 février 2018.
[9] The Pivot: The Future of American Statecraft in Asia, Kurt M. Campbell, Twelve, 2016.

Preso da: http://www.voltairenet.org/article199869.html

L’Italia nel piano nucleare del Pentagono

| Roma (Italia)
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Il Nuclear Posture Review 2018, il rapporto del Pentagono sulla strategia nucleare degli Stati uniti, è attualmente in fase di revisione alla Casa Bianca. In attesa che sia pubblicata la versione definitiva approvata dal presidente Trump, è filtrata (più propriamente è stata fatta filtrare dal Pentagono) la bozza del documento di 64 pagine [Documento scaricabile qui.].

Esso descrive un mondo in cui gli Stati uniti hanno di fronte «una gamma senza precedenti di minacce», provenienti da stati e soggetti non-statali. Mentre gli Usa hanno continuato a ridurre le loro forze nucleari — sostiene il Pentagono — Russia e Cina basano le loro strategie su forze nucleari dotate di nuove capacità e assumono «un comportamento sempre più aggressivo anche nello spazio esterno e nel cyberspazio». La Corea del Nord continua illecitamente a dotarsi di armi nucleari. L’Iran, nonostante abbia accettato il piano che gli impedisce di sviluppare un programma nucleare militare, mantiene «la capacità tecnologica di costruire un’arma nucleare nel giro di un anno».

Falsificando una serie di dati, il Pentagono cerca di dimostrare che le forze nucleari degli Stati uniti sono in gran parte obsolete e necessitano di una radicale ristrutturazione. Non dice che gli Usa hanno già avviato, nel 2014 con l’amministrazione Obama, il maggiore programma di riarmo nucleare dalla fine della guerra fredda dal costo di oltre 1000 miliardi di dollari. «Il programma di modernizzazione delle forze nucleari Usa — documenta Hans Kristensen della Federazione degli scienziati americani — ha già permesso di realizzare nuove tecnologie rivoluzionarie che triplicano la capacità distruttiva dei missili balistici Usa».
Scopo della progettata ristrutturazione è, in realtà, quello di acquisire «capacità nucleari flessibili», sviluppando «armi nucleari di bassa potenza» utilizzabili anche in conflitti regionali o per rispondere a un attacco (vero o presunto) di hacker ai sistemi informatici.
La principale arma di questo tipo è la bomba nucleare B61-12 che, conferma il rapporto, «sarà disponibile nel 2020». Le B61-12, che sostituiranno le attuali B-61 schierate dagli Usa in Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia, rappresentano — nelle parole del Pentagono — «un chiaro segnale di deterrenza a qualsiasi potenziale avversario, che gli Stati uniti posseggono la capacità di rispondere da basi avanzate alla escalation».
Come documenta la Federazione degli scienziati americani, quella che il Pentagono schiererà nelle «basi avanzate» in Italia ed Europa non è solo una versione ammodernata della B61, ma una nuova arma con una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo, la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando.
Dal 2021 — specifica il Pentagono — le B61-12 saranno disponibili anche per i caccia degli alleati, tra cui i Tornado italiani PA-200 del 6° Stormo di Ghedi. Ma, per guidarle sull’obiettivo e sfruttarne le capacità anti-bunker, occorrono i caccia F-35A. «I caccia di nuova generazione F-35A — sottolinea il rapporto del Pentagono — manterranno la forza di deterrenza della Nato e la nostra capacità di schierare armi nucleari in posizioni avanzate, se necessario per la sicurezza».
Il Pentagono annuncia quindi il piano di schierare F-35A, armati di B61-12, a ridosso della Russia. Ovviamente per la «sicurezza» dell’Europa. Nel rapporto del Pentagono, che il senatore democratico Edward Markey definisce «roadmap per la guerra nucleare», c’è dunque in prima fila l’Italia. Interessa questo a qualche candidato alle nostre elezioni politiche?

Fonte
Il Manifesto (Italia)

Preso da: http://www.voltairenet.org/article199473.html

Benvenuti al poligono Afghanistan

Per non farsi mancar nulla gli americani hanno gettato sull’Afghanistan, terra di sperimenti militari, come fosse un poligono di tiro o il deserto del Nevada, la GBU 43-B detta anche Moab, “la madre di tutte le bombe”, la Megabomba, la Bombissima, l’arma più potente dopo l’Atomica con le sue undici tonnellate di esplosivo. Se l’obbiettivo dichiarato, come dicono gli Usa, era colpire alcuni uomini dell’Isis nascosti sulle montagne di Nangarhar, la Moab pare vagamente sproporzionata e un tantino criminale. E’ chiaro che una bomba che devasta intorno a sé centinaia di metri non può che avere ‘effetti collaterali’ altrettanto devastanti. Naturalmente la Casa Bianca, attraverso uno dei suoi portavoce Sean Spicer, si è premurata di avvertire che “sono state prese tutte le precauzioni per evitare vittime e danni civili collaterali”. Insomma anche la Moab è una bomba “intelligente”. Le bombe americane sono sempre ‘intelligenti’. Lo abbiamo già visto nei bombardamenti su Bagdad e Bassora del 1990 (157.971 vittime civili), nei bombardamenti su Belgrado del 1999 (5.500 morti), nei bombardamenti indiscriminati sull’Iraq nel 2003.

Naturalmente nessuno si fermerà a contare e a piangere i morti afgani della ‘madre di tutte le bombe’, perché gli afgani hanno il grave torto di non essere arabi, o cristiani propriamente detti oppure copti, o ebrei e nemmeno yazidi. E quindi dei loro uomini, delle loro donne, dei loro bambini si può fare carne di porco come sta avvenendo da 16 anni nella più lunga, insensata e disgustosa guerra dei tempi moderni.

Ma la Moab, ci dicono gli esperti, era solo un avvertimento come le atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki lo furono nei confronti dell’Unione Sovietica. Chi è adesso il pericolosissimo avversario da ‘avvertire’? E’ la Corea del Nord che ha sottratto la primazia nell’’Asse del Male’ all’Iran che ora è stato anzi accolto nel salotto buono perché dei pasdara, come dei peshmerga curdi (per inciso: ieri o l’altro ieri i bombardieri americani ne hanno uccisi una ventina in Siria, ‘fuoco amico’) abbiamo estremo bisogno -perché vigliacchi come siamo diventati non osiamo più scendere sul terreno- per piegare la resistenza di 2.000 guerriglieri dell’Isis che a Mosul, benché accerchiati, bombardati dall’alto, spiati dai droni, e impegnati, oltre che a combattere, a mantenere l’ordine, il loro ordine, nella città e a stuprar yazide in gran quantità, si ostinano a non arretrare di un passo.
Gli americani dopo aver incendiato il Medio Oriente con quattro guerre disastrose si apprestano adesso a far la stessa cosa con l’Estremo Oriente che finora era stato relativamente tranquillo. Questa volta il pretesto per colpire la Corea del Nord (la portaerei Carl Vinson, sommergibili nucleari, droni, commandos dei Navy Seals sono già in zona) è che il dittatore Kim Jong-un sta effettuando dei suoi esperimenti nucleari. E per questo deve essere punito come lo fu l’Iran con 35 anni di durissimo embargo economico. Fra l’Iran degli Ayatollah e la Corea di Kim Jong-un c’è certamente una differenza in favore del primo. L’Iran ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare e ha sempre accettato le ispezioni dell’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) che non hanno mai rilevato che nelle centrali nucleari iraniane l’arricchimento dell’uranio superasse quel 20% che serve agli usi civili e medici (per l’Atomica l’arricchimento deve arrivare al 90%). Che volesse farsi la Bomba era una pura ipotesi, un classico processo alle intenzioni derivante da una mera avversione ideologica.
Invece la Corea del Nord, paese poverissimo, due bombette atomiche ce l’ha e sta cercando di allungare la portata dei suoi missili. Nonostante ciò non costituisce un pericolo per nessuno, sia perché i suoi missili non hanno la gittata necessaria per colpire obbiettivi ‘sensibili’, tantomeno negli Stati Uniti, sia, e soprattutto, perché nessuno, nemmeno Kim Jong-un, sarebbe così pazzo da gettare un’Atomica. Verrebbe infatti investito nel giro di pochi minuti da decine di atomiche. L’Atomica serve solo, è arcinoto, come deterrente e giustamente Kim Jong-un ha detto che il bombardamento americano in Siria, del tutto illegittimo dal punto di vista del diritto internazionale, giustificava i suoi esperimenti nucleari. E ancor più li giustificherà la criminale Moab gettata, come esperimento, sull’innocente Afghanistan. Se Saddam Hussein e Gheddafi avessero avuto l’Atomica sarebbero ancora al loro posto.
In questa gara di Potenze per soddisfare i propri appetiti, con guerre condotte per interposta persona, la più rassicurante sembra essere la Cina. A differenza dell’America di Trump e dei suoi predecessori, della Russia di Putin e dei suoi predecessori, della Turchia e persino dell’Arabia Saudita, la Cina, con il suo miliardo e 400 milioni di abitanti, non ha assunto alcun atteggiamento muscolare, non fa il muso duro militare a nessuno. Si limita a conquistare, silenziosamente e astutamente, il mondo intero attraverso l’economia, mentre gli altri perdono il tempo con le loro stupide e criminali guerre. Ammettiamolo una volta per tutte: la vera ‘cultura superiore’ è quella ‘made in Cina’. E non solo perché la cinesina sottocasa ci fa con maestria tutti quei lavoretti, modesti quanto indispensabili, che noi superbiosi occidentali ci rifiutiamo o non siamo più capaci di fare.
Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2017

«Africani, liberatevi!»

11 ottobre 2018 Ruggero Tantulli
Parla Mohamed Konare, attivista «per l’indipendenza reale» del continente nero. «Sogno gli Stati Uniti d’Africa»
l’intervista

«L’Africa deve tornare agli africani». Ha le idee chiare Mohamed Konare, leader panafricanista che sogna di liberare il continente nero dalle influenze straniere. Originario della Costa d’Avorio, 53 anni, Konare vive a Firenze da 20 anni («Amo l’Italia, ma la mia cittadinanza è solo africana, perché un giorno voglio tornare a casa»). Nella sua vita tanti lavori, dalla ditta di un amico al settore turistico nel capoluogo toscano, compresa una parentesi all’Eni (nella raffineria di Stagno, nel Livornese). Da un po’ di tempo il suo primo obiettivo è sensibilizzare gli africani (ma non solo) sul sistema che consente all’Occidente di «depredare l’Africa, occupata militarmente, culturalmente e soprattutto economicamente».
Non ha dubbi su quale Stato abbia maggiori responsabilità: la Francia, «che di fatto non ha mai interrotto la propria dominazione coloniale, riconoscendo l’indipendenza di facciata di molti Stati solo per placare le rivolte, e scrivendo di proprio pugno le Costituzioni attualmente in vigore in vari paesi». Il principale problema, per Konare, è il Franco Cfa, la moneta inventata nel 1945 da De Gaulle «sulle orme di quella adottata da Hitler in Francia durante l’occupazione nazista»: il Cfa, ex Franco delle colonie francesi, nome che oggi identifica la “zona franco” nell’Africa subsahariana, lega indissolubilmente 14 paesi, tra cui Camerun, Senegal e Costa d’Avorio, alla Francia, «che fino a poco tempo fa deteneva il 100% delle divise, ora il 50%». «Solo per la moneta, la Francia ricava 440 miliardi di euro all’anno. Con quella cifra in Africa si potrebbero fare tantissime cose, ma non possiamo beneficiare delle nostre risorse sul mercato internazionale».
Konare, come può avvenire questa liberazione?
«Gli africani devono prendere consapevolezza della situazione e sollevarsi contro gli Stati imperialisti. L’Africa deve tornare ciò che era prima della Conferenza di Berlino del 1884-1885, quando l’Occidente ha cominciato a spartirsela».
Sembra molto difficile come obiettivo.
«Lo è, ma se i popoli africani si uniscono possono riacquistare la propria autodeterminazione. Il dominio si realizza in primo luogo con la moneta, ma anche con la cultura: oggi gli africani non hanno più identità, i nomi stessi dei paesi sono occidentali. Anche con la lingua si controllano i popoli».
A chi si rivolge il movimento panafricanista?
«Innanzitutto all’Africa nera, poi se i paesi nordafricani vorranno unirsi saranno i benvenuti. Sogno gli Stati Uniti d’Africa. Oggi, grazie al Cfa, paesi confinanti non possono commerciare con l’estero e nemmeno tra di loro. Il valore stesso della valuta è zero, fuori dall’area in cui circola. Ecco perché, insieme a tanti fratelli, cerco di unire tutti i movimenti panafricanisti che realmente vogliono liberarsi. Ma la nostra lotta riguarda l’umanità intera».
Come agisce concretamente questo movimento?
«Abbiamo creato un gruppo di lavoro, siamo in contatto tutti i giorni con la gioventù africana. Tra poco terremo una conferenza via Skype con i giornalisti africani. Dobbiamo agire, non si può restare soggiogati e non posso accettare di vedere i miei fratelli morire per un’aspirina. In certe zone manca l’acqua potabile, una sigaretta è un lusso. C’è tanto lavoro da fare, ma la priorità è garantire cibo, acqua, istruzione e sanità per gli africani».
Lei accusa in particolare la Francia. Ma i problemi dell’Africa non dipendono solo dai francesi…
«La storia parla chiaro. Basta pensare che il capo dei servizi militari della Costa d’Avorio è francese o che nelle tre banche centrali africane la Francia ha diritto di voto, impedendo qualunque scelta autonoma degli africani, per capire come stanno le cose».
La Cina si sta espandendo sempre di più in Africa.
«I cinesi stanno cercando di penetrare con mezzi diversi, ne siamo consapevoli e ci stiamo preparando per affrontare anche questo. L’Italia, invece, è uno dei paesi che fanno meno male all’Africa, ha un ruolo marginale. Ma il problema è che al governo spesso ci sono fantocci piazzati dall’Occidente. Chiunque abbia cercato di liberare l’Africa è stato ammazzato dai francesi. Ventidue capi di Stati africani, da Thomas Sankara a Patrice Lumumba, senza contare gli attivisti morti in galera. Gheddafi è stata l’ultima vittima».
Perché?
«Stava per mettere 42 miliardi di dollari per creare un fondo monetario africano e uscire dal Fmi, è stato ucciso dalla Francia per questo. Stava creando una banca centrale e una banca di investimenti africane. In Libia c’è stata una manipolazione, non c’era nemmeno una rivolta. È tutto documentato, ma di queste cose non si parla».
Lei ha paura per la sua vita?
«No. Cerco di stare attento, ma quando ho scelto di attivarmi per la causa sapevo a cosa andavo incontro, infatti la mia vita è cambiata. Ricevo minacce, palesi e subliminali, e sono costretto a spostarmi in modo discreto, perché so che qualcuno non sopporta ciò che faccio. Se prendessi un aereo per l’Africa oggi, non oso immaginare che fine potrei fare».
Tanti giovani africani cercano di raggiungere l’Europa.
«È chiaro, ma non è questa la soluzione, se si vuole bene all’Africa. Anzi, l’emigrazione è proprio il progetto delle élite per evitare che gli africani si ribellino. Chi parte rischia la vita, il viaggio è un inferno. Per fare cosa poi? Lavori disumani».
Pensa che ci sia razzismo in Europa?
«Il razzismo c’è dappertutto, anche tra africani o tra italiani stessi. Ma è frutto di ignoranza, la realtà è che siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo lottare per la libertà dei popoli».

Preso da: https://incronaca.unibo.it/archivio/2018/10/11/africani-liberatevi

Il “regime change” per John Mearsheimer

2 febbraio 2017

Nel mondo accademico americano, e più in generale quello occidentale, è raro trovare voci dissidenti con quella che è stata la pratica dell’esportazione della democrazia a stelle e strisce all’esterno del “mondo libero”. Una di queste voci è quella di John Mearsheimer, professore dell’Università di Chicago e padre della teoria delle relazioni internazionali del realismo offensivo, che ha avuto il coraggio di ammettere, senza alcuna vergogna o remora, che la politica statunitense del “regime change” (cambio di regime) si è rivelata un fallimento su tutti i fronti, dalla destabilizzazione di governi prima solidi, all’impossibilità di democratizzare i paesi vittima della loro politica, fino all’aver aggravato la minaccia terroristica dando vita allo Stato Islamico.
L’argomento è stato trattato, in particolare, in una serie di conferenze che il professore ha tenuto a MGIMO, l’Istituto Statale di Mosca di Relazioni Internazionali nell’ottobre del 2016. Dal 2011, ha spiegato, la politica estera statunitense nel Medio Oriente è stata caratterizzata da “un disastro dopo l’altro”, fallendo praticamente ogni volta che la pratica del regime change è stata applicata.

Mearsheimer individua tre aree strategiche per la sicurezza e l’azione estera degli Stati Uniti sempre tenendo ben presente che la più importante è ovviamente l’Emisfero occidentale, ovvero le Americhe, all’interno del quale non devono nascere altre grandi potenze o non deve esserci alcuna interferenza esterna, in base a quanto dichiarato unilateralmente con la Dottrina Monroe (alla quale il giurista Carl Schmitt si ispirò per spiegare il concetto di Grande Spazio): in ordine d’importanza abbiamo l’Europa occidentale, l’Asia nord orientale e il Golfo Persico.
Le ragioni sono presto dette: l’Europa occidentale è il luogo in cui le grandi potenze, almeno a partire dall’età moderna, si sono sempre concentrate; l’Asia nord orientale è dove grandi potenze in grado di competere con gli Stati Uniti ci sono state, ci sono ancora e continueranno ad esserci in futuro (URSS/Russia; Giappone; Cina); il Golfo Persico per una ragione semplicissima: il petrolio, di cui gli USA sono secondo produttore e primo consumatore mondiale, e il cui controllo risulta strategico per influenzare la sicurezza energetica del mondo intero e, in particolare, delle grandi potenze emergenti come Cina ed India che si riforniscono principalmente proprio da quell’area.
Il punto cruciale però qui è un altro: riconosciute queste aree strategiche, possiamo anche definire anche quali aree non sono strategiche per la sicurezza degli Stati Uniti. A conti fatti, secondo Mearsheimer, Siria, Egitto e Israele non sono aree d’interesse strategico per gli Stati Uniti. Inoltre, l’Europa occidentale è destinata a scendere al terzo posto quale area d’interesse strategico visto il declino endemico a cui le potenze europee sono sottoposte da circa un secolo a questa parte, mentre l’Asia, che a causa della Cina sarà coinvolta nella sua intera parte orientale, e non solo a nord, è destinata a salire al primo (la teoria del “pivot to Pacific” lo dimostra) e il Golfo Persico al secondo.
Le aree su cui, a nostro avviso, la stessa amministrazione Trump si concentrerà di più. Come già accennato, inoltre, l’area del Golfo Persico sarà d’importanza cruciale per gli Stati Uniti proprio per il rifornimento energetico della Cina stessa la quale, ad oggi, attinge il 25% delle proprie risorse petrolifere proprio da lì. E lo share è destinato ad aumentare. Allo stesso mondo l’India, mentre l’Europa sarà lasciata in disparte poiché non costituisce una minaccia competitiva agli USA in termini di sicurezza.
Le radici della politica del regime change sono individuabili sin dall’intervento americano in Afghanistan nel 2001. Da questo punto di vista non c’è differenza fra Bush figlio e Obama: Afghanistan, Iraq, Libia, Siria ed Egitto si sono rivelati cinque fallimenti su cinque tentativi attivi compiuti. Quella in Afghanistan si è rivelata la guerra più lunga in cui gli Stati Uniti siano stati mai coinvolti: le finanze americane dissipate per questa guerra sono state persino superiori a quelle spese per attuare il Piano Marshall. Inoltre, i Talebani controllano ancora un settimo del territorio afghano, e lo Stato Islamico in Afghanistan sta diventando un attore non statale non trascurabile in questo scenario.
Per quanto riguarda l’Iraq sembra quasi inutile dirlo: prima che Saddam Hussein venisse estromesso dal potere non v’era alcuna forma di terrorismo nell’area, mentre il paese è oggi diviso in tre parti, ovvero l’area araba del Golfo a maggioranza sciita, il Kurdistan iracheno nel nord del paese e l’area a maggioranza sunnita governata dallo Stato Islamico, in cui buona parte degli ufficiali e dei funzionari di Saddam Hussein operano tutt’oggi al suo fianco.
In Siria gli Stati Uniti sono profondamente coinvolti nel tentativo di rovesciare Assad sin dal 2005 e le primavere arabe del 2011 sono state solo il momento in cui quest’ingerenza si è tradotta in una guerra aperta contro il governo damasceno attraverso l’addestramento e il finanziamento delle milizie ribelli alleate a gruppi islamisti locali o stranieri. Il risultato è stata la morte di moltissimi siriani, la crisi dei rifugiati con flussi consistenti sia verso l’Europa sia, soprattutto verso i paesi limitrofi (Giordania e Libano su tutti) e 7 milioni di rifugiati interni, per un paese che di popolazione conta 23 milioni di persone. A questi si aggiungono la persecuzione dei cristiani e delle altre minoranze etniche e religiose, prima tutelate dal regime, ad opera dei gruppi islamisti e dello Stato Islamico stesso, che dall’Iraq è penetrato in Siria grazie al vuoto di potere lasciato dal governo nell’area orientale del Paese.
Situazione simile, se non addirittura peggiore, in Libia, in cui il rovesciamento di Gheddafi ha determinato anarchia e caos in tutto il paese. Per quanto il piano per la Libia fosse principalmente opera degli anglo-francesi, interessati a spartirsi le risorse petrolifere del paese africano con l’indice di sviluppo umano più alto del continente nero (almeno fino ad allora) a scapito del tradizionale partner italiano, la ragione per cui gli Stati uniti supportarono l’intervento fu essenzialmente politica, per poter imporre la democrazia in un paese governato da un dittatore tanto odiato dall’allora Segretario di Stato Hillary Clinton almeno quanto Madeleine Albright aveva odiato, ai tempi della guerra del Kosovo, Slobodan Milosevic. Ironicamente, laddove gli Stati Uniti vollero imporre il rispetto delle norme e dei diritti sia internazionali sia umani, finirono per violarli entrambi, effettuando, come in Serbia, un intervento militare aereo mai autorizzato.
Vi è infine l’Egitto, dove dopo la cacciata di Mubarak, dittatore per altro filo-occidentale, venne democraticamente eletto il “faraone” Mohammed Morsi, vicino alla Fratellanza Musulmana, partito politico di chiara impostazione islamista e vicino a diverse milizie jihadiste e gruppi terroristici, a sua volta estromesso dal potere attraverso il colpo di Stato militare guidato dal generale Al-Sisi. In pratica la democrazia, in Egitto, non è mai pervenuta.
Il risultato è stato il fallimento di cinque obbiettivi su cinque, l’incremento della minaccia terroristica di matrice islamista, l’acuirsi del conflitto fra sciiti e sunniti nello scontro fra Arabia Saudita ed Iran per l’influenza della regione, la crisi dei rifugiati ed un altissimo numero di vittime. Tuttavia il puzzle non è ancora completo, poiché ci sono ancora tre attori da considerare: Israele, l’Iran e lo Stato Islamico.
Per quanto riguarda la prima, visto lo sviluppo delle politiche regionali, la debolezza dei suoi nemici e la lenta e inesorabile convergenza con le monarchie del Golfo su obbiettivi di politica estera, la soluzione che prevedeva la creazione di due Stati, con l’indipendenza di quello palestinese, è ormai da dimenticare: una “Grande Israele” è ormai una certezza, col completo controllo della Cisgiordania e, se necessario, della Striscia di Gaza da parte delle autorità israeliane. Israele si trasformerà in uno Stato in cui vigerà un regime di apartheid, e la minaccia terroristica non farà altro che incrementare a causa della ribellione interna palestinese.
L’Iran, il quale può essere considerato l’unico “successo” dell’amministrazione Obama visto il raggiungimento dell’accordo sul nucleare (che comunque il presidente Trump è intenzionato a smantellare), se oggi non è una minaccia per l’influenza degli Stati Uniti nel Golfo Persico, non è escluso che lo sia in futuro: se l’Iran non si sentirà sicuro dopo la scadenza dell’accordo, la Repubblica Islamica riprenderà lo sviluppo della propria deterrenza nucleare. E, visti i recenti sviluppi sul fronte americano e israeliano, questo futuro sembra quello più plausibile.
Infine, qual è il destino dello Stato Islamico? La strategia degli Stati Uniti rispetto al Daesh è stata, almeno fino all’elezione di Donald Trump, strettamente interconnessa con il rovesciamento di Assad, quasi che l’ISIS fosse un ingovernabile strumento per impedire al regime di acquistare forza. L’obbiettivo degli Stati Uniti è in realtà l’eliminazione di entrambi, ma vista il sostegno di Russia, Iran e Hezbollah (e di recente anche dell’Egitto) al presidente siriano, gli Stati Uniti dovranno rassegnarsi ad eliminare solo l’ISIS a meno che non vogliano giungere ad una guerra per procura con Mosca.
In ogni caso, anche con la sconfitta dello Stato Islamico, la minaccia terroristica rimarrà sempre presente, poiché questo si atomizzerà e si riorganizzerà in cellule o agirà attraverso lupi solitari, così come hanno fatto e fanno sia al-Qaida e che lo Stato Islamico stesso.

Ecco perchè i padroni del mondo hanno bisogno di una guerra per”resettarci”e dominarci

30 novembre 2016

L’elite finanziaria globalista ha bisogno di creare e finanziare guerre per affermare il proprio dominio globale, infatti l’ISIS (il califfato islamico) è stato creato e finanziato dai servizi segreti USA e isreaeliani, per poi poter adottare misure repressive e militari, per invadere paesi liberi e sovrani. Queste tecniche sono conosciute come problema-reazione-soluzione o tesi-antitesi-sintesi, usate da sempre dal potere elitario per sottomettere i popoli, sono sempre la stessa cricca ebrea, che tramite la finanza usuraia mondialista gestisce e crea guerre, finte rivoluzioni e ogni tipo di sovversioni contro gli stati presi di mira, perchè non allineati ai loro piani. Sempre gli stessi hanno creato la 1 e la 2 guerra mondiale, e ora gli serve la 3 guerra mondiale contro sicuramente contro la Cina e la Russia, affinche le nazioni si distruggano a vicenda, e poi stremate si sottomettano al nuovo ordine mondiale ebraico, come descritto nei protocolli dei savi di sion,una tirannia globale che portera l’umanità alla totale schiavitù.
(Fonte: canale you tube “white wolf revolution”).

….e c’è da capire la sudditanza dei nostri politici ad avvallare qualsiasi processo politico ed economico del nuovo ordine mondiale, sperando in un posto sull’arca. Dinamiche i cui sviluppi evolgono e deviano giorno per giorno, resta il fatto che esiste un programma di riduzione della popolazione mondiale, del quale le voci si fanno sempre più insistenti.

Fonte : http://www.lonesto.it/?p=9061

Originale con 2 video: http://www.complottisti.com/perche-padroni-del-mondo-bisogno-guerra-perresettarcie-dominar/

La liturgia della bugia

4 settembre 2016

di Luigi Bellazzi
“non possiamo ritornare quello che fummo, non possiamo restare quello che siamo”
Oggigiorno abbiamo la “fortuna” di vivere in un momento di crisi epocale.
Non solo dal punto di vista dell’economia: “oggi peggio di ieri e meno peggio di domani”, ma soprattutto dal punto di vista morale. Viviamo un momento storico in cui la regola è diventata: “fare apparire il bene, per fare passare il male“.
Adesso è possibile grazie alla gravità del momento, avere l’occasione di poter “trasformare la difficoltà in opportunità“.
Questo infatti non è solo il momento della crisi dell’economia, questa crisi è il sintomo del fallimento della democrazia.

Quando tutti rubano (ed è ladro anche chi tiene il sacco…) non è che tutti siano ladri, è il sistema democratico che costringe tutti ad essere “ladri “.
Ogni critica per essere credibile deve essere preceduta da una sincera autocritica. Sgombriamo quindi il campo da equivoci, dichiarare la morte della democrazia, non significa far risorgere il fascismo. Gli stati etici: fascismo, nazionalsocialismo, comunismo, sono tutti al momento irrimediabilmente defunti. La inevitabile guerra fratricida, tra comunismo e fascismi. L’Unione Sovietica già negli anni ’40 aveva un miliardo di cinesi alle spalle, sui 4 mila chilometri di confine con la Siberia che costringevano l’allora URSS ad espandersi in Europa. La guerra civile tra gli stati etici, almeno per qualche altra generazione, ne impedirà il risorgere. La domanda ora da porsi è: falliti i fascismi, fallito il comunismo, fallita la democrazia, che fare? La risposta potrebbe essere: una democrazia integrata da valori etici. Uno Stato che al proprio interno rispetti il principio di legalità, mentre per l’esterno affermi il principio dell’interesse nazionale.
L’Italia in politica estera non potrà che avere un ruolo ancillare (pagheremo per secoli la vigliaccheria dell’otto Settembre ‘43) rispetto ad una Grande Potenza (la grandezza di un popolo la si misura con la sua capacità di resistenza). Seguendone le sorti nel bene e soprattutto nel male. La Grande Potenza “mediterranea” che prenderà a breve il ruolo guida che era stato degli USA, piaccia o no, sarà lo stato ariano dell’Iran. Nelle scuole a partire dalle elementari, sarebbe bene abbandonare da subito l’insegnamento dell’inglese a favore della lingua farsi.
Ottanta milioni di iraniani, inseriti in un’area di mezzo miliardo di abitanti, sono il futuro dell’Italia, dobbiamo però scrollarci di dosso l’oceano di bugie imposti dai vincitori ai vinti.
É una strada nuova (la “democrazia corretta”) facile a dirsi, difficile a praticarsi.
Si dovrebbe tanto per iniziare, riconoscere storicamente l’Onore militare ai vinti, smetterla con la “menzogna di Ulisse” e con il “male assoluto”. Prevedere che non esista alcun diritto se prima non si sia adempiuto a tutti i propri doveri verso la Comunità di destino, la Patria. Farla finita con l’equivoco di essere socialisti per i diritti (diritto alla casa, diritto alla salute, diritto al lavoro, diritto di qua e diritto di là) e liberisti per i doveri (lavoro per quel che mi paghi…).
Termometro veronese per misurare la crisi dell’economia è la quotazione delle azioni del Banco Popolare (dal 1867 il salvadanaio dei risparmi per le famiglie veronesi). Otto anni fa le azioni del Banco valevano 38,7 Euri. Oggi poco meno, poco più di 20 centesimi (nel 2013 dieci azioni erano state accorpate in una, quindi gli odierni valori formali di borsa vanno divisi per dieci). Duecentomila risparmiatori italiani, di cui 50 mila veronesi, hanno visto polverizzati i risparmi di una vita. Un’ ottima occasione per fare una riflessione sul passato e inventarsi un nuovo modo di fare banca: “Banca che sia solo banca“.
Scrive Galli della Loggia su “il Corriere della Sera” 07/08/16: “…La crisi del nostro sistema bancario non è solo un fatto economico, è anche un capitolo di storia sociale… É una storia di gruppi di comando locali installatisi alla testa degli istituti… Sono in genere formati da qualche imprenditore non sempre brillantissimo… campioni del notabilato… (hanno n.d.r.) depredato decine di migliaia di loro più o meno incolpevoli concittadini… lo hanno fatto per arricchirsi sempre di più… Questa voglia mai sazia di potere.., l’ovvia convinzione dell’impunità… di farla franca in ogni caso…”.
Ci manca solo il codice fiscale e il numero di scarpe di Paolo Biasi e di Carlo Fratta Pasini poi il ritratto dei “campioni del notabilato” veronese è completo. Fratta e Biasi i “poteri forti”? Non esistono “poteri forti”, esistono solo uomini deboli che non hanno il coraggio di combatterli.
“Fare apparire il bene, per fare passare il male” è la parola d’ordine della dittatura democratica. Basti ricordare l’esempio dello scandalo del Mo.s.e. (Modulo sperimentale elettromeccanico). Ricordiamo tutti le grida di dolore di quel tempo: “Venezia che affonda”, “Venezia che muore” a causa delle maree. C’era forse qualche belva umana che allora volesse far scomparire Venezia sotto le maree? Venezia è il vero ed unico patrimonio mondiale dell’umanità. Ma certo che no, il mondo non poteva perdere Venezia sommersa dai capricci del mare. Subito fu pronta la soluzione per salvare Venezia: il M.o.s.e., (non c’era tempo nè per le gare, né per la trasparenza), ecco così far nascere dalla sera alla mattina la fabbrica per produrre tangenti col pretesto nobilissimo di salvare Venezia dalla catastrofe immaginaria, tappando la bocca a chiunque manifestasse dei dubbi sul “Mo.s.e.”
Nel frattempo tangenti a iosa per tutti, per tutti i partiti. Poi (sempre dopo) scoppiato lo scandalo, Cacciari, il Sacerdote della sinistra onesta, illuminata ed intelligente (si fa per dire), ci veniva a pontificare che le maree devastanti a Venezia erano quelle superiori al metro e sessanta. Aggiungeva poi (ancora poi, mai prima) il Divo Massimo che il M.o.s.e. avrebbe messo al riparo per le maree alte fino ad un metro e sessanta. Succo postumo di Massimo Cacciari: il M.o.s.e. per salvare Venezia, non serviva ad un cazzo (poteva gridarlo subito. O no?).
Altro “cavallo di troia”, l’immigrazione. Col pretesto del povero bambino che muore di fame, o annegato, del dovere di dare accoglienza e/o asilo politico a chi fugge da guerre (ma non si chiamavano disertori?), carestie (ma non dovrei rimanere a casa mia col mio badile e con la mia spada?) e persecuzioni (chi è perseguitato e chi è persecutore?), vengono oggi deportati (grazie alle sirene delle TV satellitari) interi popoli sradicandoli dalle loro terre, dalle loro tradizioni, dagli equilibri millenari con l’ambiente circostante, per portare quei popoli in Europa e trasformarli in torme di randagi consumatori. Ma quale asilo politico, l’unica persona in Europa effettivamente meritevole di asilo politico per essere stato perseguitato per le sole idee manifestate, è l’avvocato Horst Mahler. Mahler per avere sostenuto che storicamente l’olocausto (inteso come sterminio programmato di 6 milioni di ebrei) non è mai esistito, è stato messo in prigione.
Libertà di pensiero? Dieci anni di galera al vecchio Horst (Fondatore delle “Brigate rosse” tedesche)! A settanta e passa anni ad Horst Mahler è stata amputata una gamba in carcere.
Intanto abbiamo i nuovi “martiri”, gli affaristi che siedono nei Consigli di Amministrazione di Banche e Assicurazioni. Abbiamo gli attori che si esibiscono nella quotidiana ed ostentata recita di povertà e dolcezza francescane, per poi trasformarsi in docili e spietati strumenti della finanza internazionale ebraica, burattini del Burattinaio Larry Fink, Amministratore Delegato e “proprietario” di Black Rock, il fondo che gestisce un patrimonio di 4700 miliardi di dollari in partecipazioni (più del doppio del p.i.l. italiano!).
Fink è quel “Signore del denaro” che nel tempo di uno schiocco delle dita, fece scappare il Presidente del Consiglio Berlusconi da Palazzo Chigi dove si era barricato da mesi. Era bastato infatti che Black Rock iniziasse a svendere le sue partecipazioni in Fininvest e Berlusconi si sarebbe potuto trovare dopo poco ridotto sul lastrico.
Gli esempi del “bene peloso” che nasconde turpi interessi lo abbiamo visto in tutto il panorama politico con “Mafia Capitale”.
Con il pretesto di salvare dal naufragio i poveri migranti, la Marina Militare ha chiesto un finanziamento straordinario per varare una costosissima portaerei (non bastavano quattro gommoni da altura?) strumentalmente destinata a salvare i migranti ma di fatto destinata a varare tangenti per Ammiragli felloni.
Tanto varrebbe pagare a tutti i migranti il biglietto aereo classe affari per venire in Italia.
Certamente si risparmierebbero denaro e perdite di vite umane. Ma così facendo, i paladini dei poveri a braccetto con la Finanza dei ricchi perderebbero la spettacolarizzazione della tragedia: le migliaia di affogati, i bambini venduti dalle famiglie per contribuire allo spettacolo sempre più straziante dei naufragi andando così a tappare la bocca di chi si opponga all’immigrazione.
Gli imperi Coloniali un tempo privilegiavano le fonti di produzione (Colonie); poi gli Stati democratici hanno privilegiato le fonti di consumo (mercati); Adesso la finanza internazionale e mondialista per sostenere l’economia liberista basata sulla spesa e sui consumi, se vuole far crescere i consumi deve aumentare il numero dei consumatori. Con una Italia in pieno calo demografico. Nel n. 7 del 2016 di Limes, pag.12: “L’Italia sta cambiando pelle. Per la prima volta in 90 anni la popolazione residente è diminuita (- 130.061unità)… Seguendo le tendenze attuali, compresa un’immigrazione netta intorno alle 100 mila unità annue, nel 2050 ci ridurremo a circa 57 milioni (rispetto agli attuali 60.665.551 residenti n.d.r.)…”
Allora eccoti la ricetta per sostenere i consumi: gli immigrati. Due piccioni con una fava: la fava dell’immigrazione da un lato fa aumentare il numero dei consumatori, dall’altro lato contribuisce ad indebolire l’Europa attraverso la perdita della propria identità.
Nel frattempo gli Stati Uniti a casa loro tengono ben separato con muri e reticolati il confine con il Messico per impedire l’ingresso di clandestini.
C’era chi ammansiva gli schiavi di ieri per sostenere i Colonizzatori. Oggi i portatori del bene assoluto, continuano ad ammansire i nuovi schiavi di oggi (gli immigrati consumatori).
La felicità non la si misura in base al reddito pro capite, ma in base all’equilibrio dell’uomo con l’ambiente che lo circonda.
Non è un caso che la percentuale più alta di suicidi la si riscontra nelle società con i redditi più alti. Viceversa nelle comunità tribali, economicamente poverissime, il suicidio non esiste.
Quel carrozzone schifoso della F.A.O. spende più in stipendi che in erogazioni! Mica per niente la Boldrini faceva la strapagata portavoce della F.A.O.: alberghi a cinque stelle, telecamere al seguito, sguardo addolorato al momento delle riprese ed ecco confezionata la missione umanitaria del momento.
Noi viviamo quotidianamente la liturgia della bugia.
Strapagare chi fa politica, il costo della democrazia…. Tutte balle, pagare ai politici stipendi 8/9/10 volte superiori al reddito percepito prima di essere eletti significa renderli schiavi dell’incarico parlamentare. Quando il politico prima di essere eletto guadagnava 8/9/10 volte di meno era costretto a riciclare le scarpe dal figlio più vecchio a quello più giovane, vacanze nella pensione “Maria onta”, caffè contati, vestiti consunti. Poi, dopo l’elezione per quattro anni la famiglia può vivere senza problemi economici. Chi è quel marito, quel genitore, quel parlamentare o consigliere regionale che dopo 4 anni rinunci spontaneamente ad essere rieletto ed ha la forza d’animo per dire alla propria famiglia: ritorniamo poveri, torniamo a riciclare scarpe e vestiti?
Il pianto greco
Questa lagnanza insistente e molesta, questo chiedere ogni giorno più fondi, più mezzi. Non ci si vuole rendere conto che la situazione dell’economia è sempre: “oggi peggio di ieri e meno peggio di domani
Il perché è molto semplice, anche se fa ribrezzo a dirlo.
La prima economia in Italia era il “nero”, ovvero i denari sottratti allo stato con l’evasione fiscale. Con la ruberia in servizio permanente effettivo è una cialtronata affermare:” Se paghiamo tutti (le tasse), tutti pagheremo meno”.
Più democrazia, più eletti, regioni, circoscrizioni etc. etc. hanno comportato sempre più ruberie. Politici di destra, di centro come di sinistra. Basti vedere cosa sta accadendo a Roma tra i 5 Stelle e l’appena eletta Sindaca Virginia Raggi.
La democrazia è la sifilide dello spirito.
Fino ad una decina di anni fa, la regola nel privato era che le ore straordinarie venissero pagate in nero. Con quei compensi “esentasse”, marito e moglie pagavano le rate del mutuo per la casa, pagavano le vacanze, l’auto, la benzina etc. Non scordiamo che con quella economia “banditesca”, nei primi anni ’60 l’Italia realizzava 1.200 chilometri di Autostrada del sole. Adesso non abbiamo nemmeno i mezzi per ripararne le buche.
Non c’è dubbio che un’opera pubblica (es. un ponte, una strada) abbia un effetto moltiplicatore della ricchezza cento volte superiore rispetto ad un opera privata (es. una casa in proprietà), ma se quella strada dopo poco deve essere chiusa per le buche che si manifestano, o se il traffico sul ponte deve essere interrotto per minaccia di crollo del viadotto, beh allora l’effetto moltiplicatore si converte in demoltiplicatore (invece di ridurre i tempi di percorrenza, buche e crolli quei tempi li allungano!). Quindi l’opera pubblica invece di creare ricchezza produce “povertà”. E questo accade perché il politico (tutti i politici, nessuno escluso) per essere rieletto deve privilegiare la preferenza rispetto all’investimento nell’opera pubblica. Il consenso costa e allora via con le tangenti. Elementare, fin troppo elementare.
All’epoca del “nero diffuso”, i più onesti tra i “finanzieri” raddoppiavano lo stipendio con il secondo lavoro pomeridiano (ovviamente in nero), i poliziotti facevano i buttafuori nelle discoteche o i gorilla per le famiglie facoltose a rischio rapimento.
Questa però era l’Italia dell’Autostrada del Sole.

04/09/2016

Preso da: http://www.italiasociale.net/alzozero16/az16-09-04.html

Degenerazione e fondamentalismo nel controllo dei media occidentali

Non c’è nulla di più triste e patetico di un famigerato bugiardo che urla, sputa saliva, insulta le persone normali a destra e sinistra, mentre terrorizza coloro che stanno dicendo la verità.
Ultimamente, l’Occidente è diventato chiaramente furioso. Più ha paura di perdere il controllo sul cervello di miliardi di persone in tutti gli angoli del mondo, più aggressivamente urla, prende a calci e si prende gioco di se stesso.
Il Nuovo Ordine Mondiale non nasconde nemmeno più le sue intenzioni. Le intenzioni sono chiare: distruggere tutti i suoi avversari, siano essi in Russia, Cina, Iran o in qualsiasi altro stato patriottico e indipendente. Silenziare tutti i media che stanno dicendo la verità; non è la verità così come è definita a Londra, Washington, Parigi o Berlino, ma la verità è percepita a Mosca, Pechino, Caracas o Teheran; la verità che serve semplicemente la gente, non la falsa, pseudo-verità inventata per sostenere la supremazia dell’Impero occidentale.

Sono stati ora stanziati enormi fondi per l’assalto mortale della propaganda, originatosi prevalentemente a Londra e Washington. Milioni di sterline e dollari sono stati assegnati e spesi, ufficialmente e apertamente, per “contrastare” le voci di russi, cinesi, arabi, iraniani e latinoamericani; voci che stanno finalmente raggiungendo gli “Altri” – gli abitanti desolati del “sud globale”, gli abitanti delle colonie e delle neo-colonie; gli schiavi moderni che vivono negli stati “client”.
La maschera sta cadendo e la faccia cancrena della propaganda occidentale viene esposta nella sua realtà. È terribile, spaventosa, ma almeno è quello che è, perché tutti possano vederla. Niente più suspense, niente sorprese. All’improvviso è tutto allo scoperto. È spaventoso ma onesto. Questo è il nostro mondo Questo è quanto è diminuita la nostra umanità. Questo è il cosiddetto ordine mondiale, o più precisamente neocolonialismo.
L’Occidente degli imperialisti anglo-USA sa come massacrare milioni e sa come manipolare le masse. La sua propaganda è sempre stata dura (e ripetuta mille volte, non diversamente dalle pubblicità aziendali o dalle campagne di indottrinamento fascista della Seconda Guerra Mondiale) quando è originaria degli Stati Uniti, o brillantemente machiavellica e letalmente efficace quando viene dal Regno Unito. Non dimentichiamolo mai: il Regno Unito ha assassinato e ridotto in schiavitù centinaia di milioni di esseri umani innocenti e molto più avanzati, per molti lunghi secoli e in tutto il mondo. A causa del suo talento nel lavaggio del cervello e nella manipolazione delle masse, la Gran Bretagna ha fatto innumerevoli genocidi,
Il regime occidentale sa mentire, spudoratamente ma professionalmente, e soprattutto, perpetuamente. Ci sono migliaia di menzogne ​​accatastate l’una sull’altra, con perfetti accenti “educati” di classe superiore: bugie su Salisbury, sul comunismo, la Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, Cuba, la Corea del Nord, la Siria, la Jugoslavia, il Ruanda, Sud Africa, Libia, rifugiati. Ci sono bugie sul passato, sul presente e persino sul futuro.
Nessuno ride, vedendo questi teppisti imperialisti come il Regno Unito e la Francia che predicano, in tutto il mondo e con la faccia seria, sia sulla libertà che sui diritti umani. Non ridere, ancora. Ma molti si stanno lentamente indignando.
Le persone in Medio Oriente, Africa, Asia e America Latina cominciano a rendersi conto di essere state ingannate, ingannate, mentite; che la cosiddetta ‘educazione’ e ‘informazione’ proveniente dall’Occidente non erano altro che spudorate campagne di indottrinamento. Per anni ho lavorato in tutti i continenti, compilando storie e testimonianze sui crimini dell’imperialismo e sul risveglio del mondo, “riassunti” nel mio libro di 840 pagine: ” Exposing Lies Of The Empire “.
Milioni di persone che ora possono vedere, per la prima volta, che i media, come BBC, DW, CNN, Voice of America, Radio Free Europe / Radio Liberty, li hanno codificati senza pietà e per anni e anni. Reuters, AP, AFP e diverse altre agenzie di stampa occidentali (Repubblica, La Stampa, RAI, Sky News, ecc..) sono riuscite a creare una narrativa in uniforme per l’intero pianeta, con giornali locali in tutto il mondo che pubblicano ora manipolazioni identiche che provengono da Washington, Londra, Parigi e altre capitali occidentali. Immagini totalmente false su argomenti così importanti come l’Unione Sovietica, il Comunismo, la Cina, ma anche la libertà e la democrazia sono state incise in miliardi di cervelli umani.
La ragione principale dell’apertura degli occhi di persone del mondo che è ancora oppressa dall’imperialismo occidentale, è il lavoro inarrestabile dei media come il New Eastern Outlook (NEO), RT e Sputnik, con sede in Russia, come Cina- ha sede la CGTN, China Radio International e China Daily, TeleSur con sede in Venezuela, Libanese Al-Mayadeen e Iranian Press TV. Certo, ci sono molti altri mezzi di comunicazione anti-imperialisti orgogliosi e determinati in varie parti del mondo, ma quelli sopra citati sono i veicoli più importanti della contro-propaganda proveniente dai paesi che hanno combattuto per la loro libertà e semplicemente hanno rifiutato essere conquistato, colonizzato,
Una potente coalizione anti-imperialista di stati veramente indipendenti si è formata e si è solidificata. Ora sta ispirando miliardi di esseri umani oppressi ovunque sulla Terra, dando loro speranza, promettendo un futuro migliore, ottimista e giusto. Essere all’avanguardia di molti cambiamenti positivi e aspettative è il “nuovo media”.
E l’Occidente sta guardando, inorridito, disperato e sempre più al vetriolo. È disposto a distruggere, uccidere e schiacciare, solo per fermare questa ondata di “ottimismo pericoloso” e lottare per una vera indipendenza e libertà.

Asse della resistenza

Ora ci sono attacchi costanti contro i nuovi media del mondo libero. In Occidente, la RT è minacciata di espulsione, di nuovi e sempre più popolari New Eastern Outlook (NEO), giunta di recente sotto un malvagio attacco informatico da, probabilmente, hacker occidentali professionisti. TeleSur viene periodicamente paralizzato da sanzioni vergognosamente scatenate contro il Venezuela, e lo stesso banditismo si rivolge alla TV della stampa iraniana.
Vedete, l’Occidente può essere responsabile di miliardi di vite in rovina in tutto il mondo, ma non è ancora in grado di affrontare sanzioni, azioni punitive. Mentre paesi come Russia, Iran, Cina, Cuba, Corea del Nord o Venezuela devono “affrontare le conseguenze” principalmente sotto forma di embargo, sanzioni, propaganda, intimidazione diretta, persino bullismo militare, semplicemente per aver rifiutato di accettare la folle dittatura globale occidentale, e per aver scelto la propria forma del governo e del sistema politico oltre che economico.
L’Occidente semplicemente non sembra in grado di tollerare il dissenso. Richiede obbedienza piena e incondizionata al “Pensiero Unico”, ai suoi dogmi, una sottomissione assoluta. Agisce sia come fondamentalista religioso che come teppista globale. E per peggiorare le cose, i suoi cittadini sembrano essere così programmati o così indifferenti o entrambi, che non sono in grado di comprendere ciò che i loro paesi e la loro “cultura” stanno facendo al resto del mondo.
Quando sono intervistato, mi viene spesso chiesto: “il mondo sta affrontando il vero maggiore pericolo dalla Seconda Guerra Mondiale?”
Rispondo sempre “sì”. È perché sembra che sia il Nord America che l’Europa non siano in grado di smettere di costringere il mondo all’obbedienza e alla schiavitù virtuale. Sembrano non voler accettare alcun accordo razionale e democratico sul nostro Pianeta. Sacrificerebbero uno, decine o centinaia di milioni di esseri umani, solo per mantenere il controllo dell’universo? Sicuramente lo farebbero! Hanno già, in diverse occasioni, senza pensarci due volte, senza rimpianti e senza pietà.
La scommessa dei fondamentalisti occidentali, dell’ideologia neoliberista dominante è quella per cui il resto del mondo è molto più decente e molto meno brutale, che non potrebbe sopportare un’altra guerra, un’altra carneficina, un altro bagno di sangue; che piuttosto si arrende, piuttosto rinuncia a tutti i suoi sogni per un futuro migliore, invece di combattere e difendersi da ciò che appare sempre più come un inevitabile attacco militare occidentale.
Tali calcoli e “speranze” dei fanatici occidentali sono falsi. I paesi che ora vengono affrontati e intimiditi sono ben consapevoli di cosa aspettarsi se si arrendono e si arrendono alla pazzia occidentale e ai modelli imperialisti.
La gente sa, si ricorda cosa vuol dire essere schiavi.
La Russia sotto Yeltsin, crollata, saccheggiata dalle multinazionali occidentali, sputata in faccia dai governi europeo e nordamericano; la sua aspettativa di vita era scesa ai livelli dell’Africa sub-sahariana.
La Cina a sua volta sopravvisse a un’agonia inimmaginabile di “periodo di umiliazione”, saccheggiata, saccheggiata e divisa da invasori francesi, britannici e statunitensi.
L’Iran derubato del suo governo legittimo e socialista, dovendo vivere per anni sotto un maniaco sadico, il burattino occidentale, lo scià.
L’intera America “latina“, con le sue venature aperte, con la cultura in rovina, con la religione occidentale costretta a chiudergli la gola; con letteralmente tutti i governi e leader socialisti e comunisti democraticamente eletti o rovesciati, o direttamente assassinati, o quantomeno manipolati dal potere da Washington e dai suoi lacchè.
La Corea del Nord, sopravvissuta a un genocidio bestiale contro i suoi civili, commessa dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nella cosiddetta guerra coreana.
Vietnam e Laos, violentati e umiliati dai francesi, e poi bombardati nelle epoche della pietra dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
Sud Africa … Timor Est … Cambogia …
Ci sono carceri viventi, relitti di decomposizione, abbandonati dopo gli attacchi mortali occidentali “liberatori”: Libia e Iraq, Afghanistan e Honduras, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo, solo per citarne alcuni. Questi servono come avvertimenti per coloro che hanno ancora delle illusioni sulla “buona volontà” occidentale e sullo spirito di giustizia!
Siria … Oh, Siria! Guarda cosa ha fatto l’Occidente in un paese orgoglioso e bello che si è rifiutato di cadere in ginocchio e leccare i piedi di Washington e di Londra. Ma anche, guarda quanto è forte, quanto determinati possono essere coloro che amano veramente il loro paese. Contro ogni previsione, la Siria si è levata in piedi, ha combattuto i terroristi assoldati dall’estero, assieme con gli stranieri e ha vinto, circondato e sostenuto dalla grande coalizione internazionalista! L’Occidente aveva pensato di poter scatenare un altro scenario libico, ma invece ha incontrato un pugno di ferro, i nervi d’acciaio, un’altra Stalingrado. l’imperialissmo occidentale è stato identificato, affrontato e fermato. Ad un costo enorme, ma fermato!
L’intero Medio Oriente sta guardando.
Il mondo intero sta guardando.
Le persone ora vedono e ricordano. Stanno cominciando a ricordare chiaramente cosa è successo a loro. Stanno iniziando a capire. Sono incoraggiati. Comprendono chiaramente che la schiavitù non è l’unico modo di vivere le loro vite.
La coalizione anti-occidentale o più precisamente l’Asse della Resistenza anti-imperialista ed antisionista è ora solido come l’acciaio. Perché è una grande coalizione di vittime, di persone che sanno cos’è lo stupro e cos’è il saccheggio, e quale distruzione completa è. Sanno esattamente cosa viene amministrato dai sostenitori autoproclamati della libertà e della democrazia – dal fondamentalismo culturale ed economico occidentale.
Questa coalizione di nazioni indipendenti e orgogliose è qui per proteggersi, proteggersi a vicenda, così come il resto del mondo.

Manifestazione contro l’imperialismo e per la sovranità dei popoli

Non arrendersi mai, mai tornare indietro. Perché le persone hanno parlato e stanno inviando messaggi chiari ai loro leader: “Mai più! Non capitolare. Non cedere alle intimidazioni occidentali. Combatteremo se attaccati. E noi resteremo, orgogliosamente, con le nostre gambe, qualunque cosa, non importa quale forza brutale dobbiamo affrontare. Mai in ginocchio, fratelli! Non cadremo mai più in ginocchio di fronte a coloro che diffondono il terrore! ”
E i media in questi meravigliosi paesi che resistono all’imperialismo e al terrore occidentali diffondono innumerevoli messaggi ottimistici e coraggiosi.
E l’establishment occidentale imperialista sta osservando, agitandosi e sporcandosi i pantaloni.
Loro, gli imperialisti, sanno che la fine del loro brutale dominio sul mondo si sta avvicinando. Sanno che quei giorni di impunità stanno finendo. Sanno che il mondo giudicherà presto gli anglo-USA ed i loro lacchè , per i secoli di crimini che ha commesso contro l’umanità.
Sanno che la guerra dei media sarà vinta da “noi”, non da “loro”.
Il campo di battaglia è in via di definizione. Con alcune brillanti eccezioni, gli occidentali e i loro media stanno chiudendo le fila, attenendosi ai loro padroni. Come molti altri scrittori, ero stato senza tante cerimonie cacciato da Counterpunch, una delle pubblicazioni sempre più anticomuniste, anti-russi, anti-siriane e anti-cinesi degli Stati Uniti. Dal loro punto di vista, stavo scrivendo per diverse pubblicazioni “sbagliate”. Sono davvero orgoglioso che abbiano smesso di pubblicarmi. Sto bene dove sono: di fronte a loro, mentre sto affrontando altri mezzi di comunicazione di massa in Occidente.
L’estensione del controllo ideologico occidentale del mondo è degenerata, veramente perversa. I suoi media e gli sbocchi “educativi” sono pienamente al servizio del regime.
Ma il mondo si sta svegliando e si confronta con questo fondamentalismo culturale e politico mortale.
È in corso una grande battaglia ideologica. Questi sono tempi eccitanti e luminosi. Niente potrebbe essere peggio della schiavitù. Le catene si stanno rompendo. D’ora in poi, non ci sarà impunità per coloro che hanno torturato il mondo per secoli.
Le loro bugie, così come le loro armature, saranno affrontate e fermate!
*Andre Vltchek è filosofo, romanziere, regista e giornalista investigativo. È un creatore di Vltchek’s World in Word and Images , uno scrittore del romanzo rivoluzionario Aurora e diversi altri libri . Scrive in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook”.
Traduzione: Luciano Lago
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via Controinformazione

“SOVRAPPOPOLAZIONE” E IL FINANZIAMENTO DELLA 3° GUERRA MONDIALE – L’OPERAZIONE ‘BARBAROSSA 2’

Postato il Mercoledì, 16 marzo @ 23:10:00 GMT di davide

DI PETER KOENIG
Information Clearing House
“Le guerre sono orribili. L’unica cosa buona delle guerre è che contribuiscono a ridurre la popolazione mondiale”.
Ho sentito poco fa questa frase pronunciata da una persona che consideravo migliore. Ne sono rimasto scioccato e gli ho chiesto cosa intendesse.
“Beh, non pensi anche tu che il mondo sia sovrappopolato?”

Stentavo a credere che quelli fossero i pensieri di una persona che rispettavo. Potrebbero anche essere i pensieri di altre persone intorno a me. Aprendo gli occhi su una dimensione che finora avevo ignorato, i pensieri e i sogni segreti della gente iniziavano a rivelarsi; pensieri che normalmente si confidano in un ambiente familiare o quando si è indotti a rivelarli, quando cioè vengono alla luce le verità più nascoste.

La sovrappopolazione è una fantasia egocentrica tipicamente occidentale. I “Comodoni Occidentali” temono di dover condividere alcuni dei loro eccessi con i poveri sotto-umani dei paesi cosiddetti in via di sviluppo dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina – quei continenti lentamente emergenti che per centinaia di anni sono stati violati proprio dagli stessi colonialisti occidentali che oggi paventano sovrappopolazione e guerra mondiale, come fosse una nuova forma di colonialismo.
Secondo la FAO – l’ Organizzazione Mondiale per l’ Alimentazione delle Nazioni Unite – l’attuale potenziale agricolo mondiale potrebbe alimentare almeno 12 miliardi di persone, se solo il cibo non fosse soggetto a speculazioni e fosse distribuito in modo corretto. Cosa che non é. Gli speculatori agroalimentari Statunitensi ed Europei controllano i prezzi – controllano cioè letteralmente chi può vivere e chi deve morire (di fame).
Secondo la Banca Mondiale, l’80% dell’impennata dei prezzi alimentari ha indotto nel 2008/2009 fame e carestia che ha causato la morte di due milioni di persone in Asia e in Africa, il risultato di speculazioni alimentari. Tre settimane fa, il governo Svizzero ha raccomandato al suo elettorato di respingere un’iniziativa popolare del partito socialista contro la speculazione alimentare. L’argomento principale del governo era la negazione del fatto che fame e carestia fossero il prodotto di speculazioni alimentari: “Se proibiamo la speculazione alimentare, gli speculatori lasceranno la Svizzera e andranno a fare i loro utili altrove”. Con il pensiero neoliberista dominante e dilagante – Profit über Alles – non c’è spazio per l’etica. Infatti, la popolazione Svizzera ha respinto l’iniziativa con un margine di quasi 2:3. I centri finanziari della Svizzera a Zurigo e Ginevra controllano alcuni dei più grandi speculatori alimentari in tutto il mondo. Le pratiche nefaste di natura speculativa di Place Finance Suisse sono vive e vegete.
Pensieri e desideri clandestini di riduzione della popolazione e di guerre lontane, sono probabilmente il risultato inconscio di decenni di un’orrenda propaganda occidentale che cerca, in un modo o nell’altro, di guadagnare il consenso popolare sul fatto che le guerre sono necessarie, sono normali, sono quello che l’uomo ha sempre fatto fin dall’inizio dei tempi. L’inizio? Quale inizio? Di certo parliamo di seimila anni fa, con l’avvento dell’ era Giudaico/Cristiana, violenta, sanguinaria e mossa dall’avidità.
Le guerre sono la quintessenza della nostra esistenza occidentale, la ricerca estrema del potere su tutto l’universo. Le guerre sono essenziali per la sopravvivenza del nostro sistema economico occidentale fondato sulla crescita. Le guerre creano l’esigenza di nuove guerre. Da sempre le guerre alimentano un circolo vizioso di dipendenza da se stesse. Nelle nostre economie occidentali abbiamo raggiunto un tale grado di dipendenza dalla guerra che, ad esempio, l’economia Statunitense (una a caso) non potrebbe più sussistere senza di essa. Le guerre uccidono e distruggono, e la ricostruzione crea crescita. Le uccisioni di massa aiutano a controllare la popolazione mondiale, uno degli obiettivi chiave delle élite mondiali, come i Rockfeller, fondatori di organizzazioni semi-segrete come…la Bilderberg Society.
La giustificazione per conflitti e uccisioni continue, è esattamente quello che i media occidentale diffondono ogni giorno – il terrorismo deve essere combattuto con la guerra. Se non c’è abbastanza terrorismo intorno da poter giustificare una guerra, se ne produce di nuovo, sotto una falsa bandiera. E l’Occidente ha messo a punto una scienza esatta – e molto credibile – nella costruzione di false bandiere; tanto che le masse protestano e chiedono più polizia e più protezione militare; tanto che la gente chiede più guerre all’estero per la loro protezione, per la tutela delle sue comodità; tanto che la gente è disposta a rinunciare ai propri diritti e libertà civili pur di avere intorno più polizia e più soldati. A titolo di esempio, sopo gli attacchi ‘terroristici’ a Parigi di gennaio e novembre 2015, il presidente Hollande ha tentato di tutto per introdurre tra le norme della Costituzione Francese lo stato di emergenza nazionale permanente. Finora il Parlamento lo ha bloccato.
La propaganda, come ha sempre fatto e come ancora fa, diffonde la paura. Quando un uomo ha paura, è più vulnerabile e più facilmente manipolabile.
Traendo spunto dall’eccellente analisi di Christopher Black su come l’Occidente si stia preparando ad attaccare la Russia – ovvero a dare inizio ad una Terza Guerra Mondiale – quella che lui chiama “Operazione Barbarossa 2: la Mossa Baltica” (pubblicato da NEO e Global Research), ecco alcune riflessioni aggiuntive sulle forti analogie tra questa operazione e l’originale Operazione Barbarossa – il nome in codice per l’attacco di Hitler alla Russia nella Seconda Guerra Mondiale.
Oggi abbondano le somiglianze tra quello che Chris Black chiama Operazione Barbarossa 2 e l’originale Operazione Barbarossa: a cominciare dal modo in cui Corporate Big Business (CBB) e Wall Street (WS) sostengono l’azione fascista di dominio mondiale, continuando con la propaganda bugiarda da parte di sei megagruppi d’informazione sinoisti/anglosassoni, fino ad arrivare al finanziamento diretto di operazioni di guerra.
La Seconda Guerra Mondiale ha ucciso più di 50 milioni di persone, di cui circa la metà Russi ed é stata finanziata dalla FED tramite Wall Street e la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea – Svizzera. Il libro su cui si basa questo articolo di giornale Tedesco – “Bankgeschäfte mit dem Feind – Die Bank für Internationalen Zahlungsausgleich im Zweiten Weltkrieg” (1997), di Gian Trepp, descrive in dettaglio tutte le transazioni finanziarie avvenute all’epoca, ma purtroppo non è più disponibile e pare non sia stato mai tradotto in inglese. (Tuttavia, “La Torre di Basilea”  è un ottimo complemento del racconto di Gian Trepp.)
Sia la Prima sia la Seconda Guerra Mondiale – e Dio non voglia, anche la Terza – sono state (e potrebbe ancora essere) contro l’est. Il primo obiettivo è la Russia. La Cina è già da un pezzo nel mirino di attacco e di conquista delle élite mondiali. L’élite CBB sta già manovrando il Pentagono e – per estensione – i vassalli NATO di Washington. Questi gruppi élitari intenzionati a dominare il mondo, si nascondono dietro quelle nefaste organizzazioni come la Bilderberg Society, la Commissione Trilaterale, il Council on Foreign Relations (CFR), la Chatham House, il World Economic Forum – e altre ancora.
I Clinton, i Kerry, gli Obama, gli Hollande e i Cameron del mondo, i leader del Consenso Washington, la FED, la Banca Mondiale, il FMI, la Banca Centrale Europea, i CEO di Wall Street, il complesso industriale militare, i grandi gruppo d’informazione e i gruppi farmaceutici – per nominarne solo alcuni – sono membri della maggior parte di queste organizzazioni semi-occulte strettamente interconnesse.
Molti tra questi leader sono Sionisti o comunque sostenitori del sionismo mondiale. E confluiscono tutti al vertice attraverso uno dei patti più oscuri e sinistri mai esistiti: i Massoni, simboleggiati da triangolo e occhio che guarda, come raffigurati sulla banconota del dollaro. E’ ai Massoni che dobbiamo la creazione della FED e del nostro sistema monetario occidentale fraudolento e fuorilegge. Già governano il mondo. La loro morsa si fa sempre più stretta ogni giorno che passa fino a un punto di non ritorno, se Noi, la Gente, glielo consentiamo.
Ed ecco le analogie tra la Seconda Guerra Mondiale e gli attuali preparativi alla Terza. Negli anni ’30 e durante la Seconda Guerra Mondiale, l’IBM, allora una delle maggiori società Americane, collaborò strettamente con Hitler nell’organizzazione dell’Olocausto: contando, registrando e infine trasportando gli Ebrei ai campi di concentramento di Auschwitz ed altri, grazie ai primi computer a schede perforate.
(http://www.amazon.com/IBM-Holocaust-Strategic-Alliance-Corporation-Expanded/dp/0914153277/).
Hitler insignì il fondatore dell’IBM, Thomas Watson, con la Croce al Merito (la seconda più importante onorificenza Tedesca).
Altri collaboratori furono la Ford e la General Motors, la DuPont (il gigante chimico) e l’impero mediatico Randolph Hearst, per elencarne solo alcuni, che ammiravano il rigore della leadership del Fuhrer. Con la prospettiva di un ricco e sicuro profitto, tutti chiusero un occhio di fronte alle atrocità naziste. Le grandi imprese Americane, quindi, contribuirono a creare l’arsenale del Nazismo di Hitler.
Oggi, come ieri, le grandi aziende Americane ed Europe e i grandi gruppi mediatici, mano nella mano, promuovono e sostengono un approccio fascista per denigrare e schiacciare la Russia, indipendente e non allineata, e la Cina – e tutto questo con l’obiettivo del PNAC (Plan for a New American Century) di dominare a tutto campo le risorse naturali e le popolazioni del pianeta.
Uno dei più recenti attacchi sanguinari ha avuto inizio con il colpo di stato nazista (che poi si è dimostrato essere stato provocato dall’Occidente) contro il leader Ucraino democraticamente eletto, Viktor Yanukovich, sostituendolo con un governo fascista, durante il sanguinoso colpo di stato di Maidan a Kiev nel febbraio del 2014 – e accusando poi la Russia della conseguente guerra civile; in realtà il massacro del Donbass, in Ucraina orientale, è stata una strage ordita dalla NATO nella quale sono rimaste uccise almeno 40.000 persone, per lo più civili, causando circa 2 milioni di profughi. L’iniziativa occidentale aveva un duplice obiettivo: far guadagnare terreno alla NATO verso Mosca e privatizzare i ricchi terreni agricoli e minerari dell’Ucraina con capitali occidentali.
CHI FINANZIA “BARBAROSSA 2” – UN’IMPRESA USA/NATO IN PREPARAZIONE DI UNA TERZA GUERRA MONDIALE?
I costi sono difficili da valutare, ma è molto probabile che possano raggiungere il trilione di dollari USA, o anche più. E’ qui che entrano in gioco la FED e la BCE – ecco l’analogia con l’Operazione Barbarossa, quando la FED, tramite Wall Street e la BRI, finanziò l’Olocausto e la guerra di Hitler contro la Russia. E’ forse questa la ragione della tolleranza mostrata dalla BCE nei confronti di alcuni paesi dell’eurozona – Francia, Italia, Polonia e altri – che negli ultimi due anni hanno stampato più Euro di quanto fosse consentito dalla regole BCE? Questo denaro ‘nuovo’, prodotto a un ritmo di quasi 500 miliardi di euro BCE (in eccesso rispetto alle quote stabilite per l’Eurozona), è stato utilizzato per acquistare titoli di Stato, per finanziare cioè il debito governativo.
Conoscendo quindi il modo in cui è stata finanziata la Seconda Guerra Mondiale, non sarebbe una sorpresa scoprire che la BCE – pilotata da FED e Wall Street (ricordiamoci che Mario Draghi è un ex funzionario di Goldman Sachs) ha seguito le istruzioni di Washington chiudendo un occhio sulle limitazioni monetarie dell’eurozona, allo scopo di produrre, cosi’ come la FED a suo tempo con i dollari, euro senza valore per finanziare un nuovo conflitto mondiale. Sarebbe una replica di quanto avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale, con FED/Wall Street e BRI. Come al solito, l’Impero del Caos tiene banco su due tavoli: da una parte briga per finanziare una nuova guerra contro la Russia, attraverso il debito imposto da Washington ai suoi alleati/vassalli Europei, sanzionando la Russia sempre attraverso il suoi alleati/vassalli Europei che accettano di buon grado di subirne le nefaste conseguenze economiche; mentre dall’altra parte l’eccezionale macchina da guerra Statunitense raccoglie i frutti della sua industria bellica nazionale; e nel frattempo Obama consente tranquillamente ai rappresentanti delle imprese Americane di partecipare all’International Business Forum dello scorso giugno a San Pietroburgo.
Ma quando arriverà il giorno in cui “Noi, la Gente” apriremo finalmente gli occhi sulle indicibili atrocità ed inganni perpetrati dalle élite manipolatrici?
Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. Ha lavorato per molto tempo all’estero per la Banca Mondiale, occupandosi di ambiente e risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, RT, Sputnik, PressTV, CounterPunch, TeleSur, per il Blog The Vineyard of The Saker e altri siti internet. E’ autore di : Implosione – un Thriller Economico su Guerra, Distruzione Ambientale e Avidità Imprenditoriale – un racconto basato su fatti reali e sulla sua esperienza trentennale per la Banca Mondiale in giro per il mondo. E’ anche co-autore di Ordine Mondiale e Rivoluzione! – Saggi dalla Resistenza.

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article44423.htm
14.03.2016
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16350