Le menzogne occidentali sul terrorismo islamico

12 febbraio 2017

Qui un articolo ben documentato e molto chiaro in merito all’andamento delle vicende che riguardano il cosiddetto Stato islamico negli ultimi tempi. Purtroppo sono un disordinato e non mi riesce facile trovare quanto vado scrivendo (a volte non so bene nemmeno dove ho cacciato lunghi articoli di carattere teorico, figuriamoci gli altri).

Tuttavia, ricordo di avere più volte scritto, pur non facendo previsioni a breve periodo, che alla fine anche l’Isis sarebbe entrato in quella fase “di stanca” e progressivo esaurimento che ha già colto Al Qaeda, malgrado ogni tanto ancora si torni a parlare di qualche non vivida fiammata di tale organizzazione, cui – ricordiamocelo – viene ancora attribuito l’abbattimento delle due Torri gemelle l’11 settembre del 2001; e il cui presunto capo (Bin Laden), dopo anni di “residenza coatta” a pochi Km. da Islamabad (di fatto prigioniero dei pakistani, ma certamente senza avere troppi fastidi né pressioni di consegna da parte americana), sarebbe stato ucciso dai Navy Seals perché stava per opporre resistenza alla cattura e prendere in mano un mitra.
Si ricordi la ben nota sceneggiata di Hillary Clinton e altri maggiorenti politici e militari che avrebbero assistito via TV alla cattura ed effettivo assassinio del presunto capo di Al Qaeda, di cui si era scoperto infine il “covo” (in realtà era prigioniero dei pakistani e dunque anche degli americani, che lo tenevano in serbo per le varie evenienze elettorali del presidente Obama).
Hillary lanciò il ben recitato “wow”, quando gli “alti” spettatori finsero di vedere la soluzione finale. In realtà, sono convinto che, quando si ritenne opportuno chiudere la parentesi di Al Qaeda per inneggiare all’ottimo comportamento delle forze di sicurezza americane (in modo che il popolo potesse sentirsi più tranquillo e grato ai “delicati” personaggi che lo governano e prendono in giro), Bin Laden venne prelevato, accoppato e se ne fece sparire il corpo “a scanso di equivoci”. Del resto, siamo abituati allo specifico genere di criminalità in uso negli Stati Uniti, dove politica e gangsterismo hanno ormai una lunga vita “coniugale” (senza quei facili “divorzi” che coinvolgono attori e cantanti).
Perché ho rifatto questa più lontana “istoria”? Per il semplice fatto che è ora di finirla con tutte queste menzogne sul terrorismo islamico. Non vi è dubbio che – data la situazione venutasi a creare con tutto il caos provocato nel mondo islamico dopo l’attacco degli Usa all’Afghanistan, seguito da molti altri disordini voluti dagli Usa (anche, non scordiamocelo, ai confini della Russia, in Cecenia e nelle Repubbliche centroasiatiche in particolare), che hanno poi trovato speciale accelerazione nel 2011 con l’infame “primavera araba”, approvata pure dai farabutti della presunta “sinistra radicale” europea e italiana (quanto deve essere riscritta la storia degli ultimi anni!) – vi è stata senza dubbio la “fiammata” islamica, che ha conquistato perfino alcune migliaia di “spostati” in paesi europei (ma si tratta di una netta minoranza dei “combattenti”).
Resta il fatto che i capi di tale “fiammata” sanno bene quali rapporti intrattengono con i dirigenti Usa e di una serie di paesi arabi (a questi ultimi strettamente legati), da cui sono stati ampiamente alimentati e foraggiati per una serie di finalità non ancora del tutto note.
Nel gioco sono probabilmente entrate anche le rivalità tra le due subpotenze turca e iraniana. Si sono comunque verificate molte manovre, dal nord Africa e verso il Medioriente, che si sono concentrate pure sul tentativo di buttare giù Assad in Siria e sulla fortissima tensione creata in Irak, ecc. Gli esaltati dalla religione islamica si entusiasmano e vanno in giro a fare i suicidi; ma i loro capi sanno bene di che si tratta, prendono accordi con chi di dovere e si destreggiano in mezzo ai giochi in questione.
E gli intellettuali e giornalisti, ecc., difensori della “nostra civiltà”, fanno da cassa di risonanza (alcuni, pochi, in buona fede, altri perché sono dei tirapiedi degli Usa e genia “di contorno”), stonandoci la testa e raccontandoci che, al massimo a metà secolo, saremo tutti in mano all’Islam. Bene, io faccio una previsione diversa e poi i più giovani diranno chi ha avuto ragione. Nel giro di un ventennio (mi prendo largo) passeremo dal multipolarismo in tendenziale crescita (un assetto mondiale in cui ancora una potenza è superiore alle altre; un po’ come tra guerra civile americana e primo decennio del ‘900) al policentrismo conflittuale acuto del tipo di quello caratterizzato dalle due guerre mondiali del ‘900.
Come sarà in questa fase storica il conflitto per la supremazia mondiale, quali altre fasi di “assestamento” vi saranno, ecc., non lo so prevedere. Dico solo che non è il “destino islamico” quello che ci aspetta, ma qualcosa di ben diverso e che altre volte si è visto nella storia di questo nostro mondo. Tutto sarà assai diverso nelle forme, ma la sostanza del conflitto per la supremazia sarà invece abbastanza simile.
Una delle solite code. Nessuno ha ancora riflettuto abbastanza sul fatto che, nel periodo più acceso del “terrorismo islamico”, l’Italia è stata risparmiata da eventi drammatici come quelli verificatisi in Francia, Germania, ecc.; malgrado abbia accoppato uno dei loro (a Sesto San Giovanni) e malgrado i nostri “esimi” Servizi abbiano messo in allarme più volte le “istituzioni” (e la popolazione).
Chissà perché, questo mi ricorda quando ci furono (anni ’70 e dintorni) contatti di importanti politici italiani (governanti e “oppositori”) con Arafat e il “terrorismo” palestinese; fatto che ci preservò tutto sommato da pericoli estremi (si racconta di contatti tra BR e palestinesi; secondo me, altra balla propagandata dagli americani e governanti italiani per nascondere le loro manovre con alcuni membri di questo spezzone del “rivoluzionarismo” italiano, dimostratosi molto utile, ad es., nel “caso Moro”, e non solo), salvo irritare gli israeliani che ci misero sull’avviso di non esagerare con l’abbattimento dell’Argo nel novembre ’73.
Beh, per il momento terminiamo qui. Però avremo ancora modo di “divertirci” con tutti i casini che gli Stati Uniti continueranno a provocare in giro per il mondo al fine di ritardare la crescita di altre potenze “fastidiose”; fino a quando il multipolarismo non si muterà nel ben temuto policentrismo.
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La NATO ha ucciso Gheddafi per fermare la creazione della moneta basata sull’ oro

Nonostante la Francia abbia guidato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1973 per la creazione di una no-fly zone sopra la Libia con l’intento esplicito di “proteggere i civili” , una delle oltre 3.000 email nuove di Hillary Clinton rilasciate dal Dipartimento dello Stato, contiene  prove schiaccianti delle nazioni occidentali che hanno utilizzano la NATO come strumento per rovesciare il leader libico Muammar Gheddafi. Il rovesciamento della NATO non era per la protezione delle persone, ma invece serviva per contrastare il tentativo di Gheddafi di creare una moneta d’oro africana per competere con il monopolio delle banche centrali occidentali.


Le e-mail indicano l’iniziativa militare francese con la NATO in Libia è stata guidata anche dal desiderio di ottenere l’accesso a una maggiore quota di produzione di petrolio libico, e di minare un piano a lungo termine da Gheddafi a soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa.
L’aprile 2011la e-mail, inviata al Segretario di Stato Hillary dal consigliere non ufficiale Sidney Blumenthal con oggetto “cliente della Francia e l’oro di Gheddafi,” rivela le intenzioni degli occidentali predatori.

La politica estera Journal riporta :
L’e-mail individua il presidente francese Nicholas Sarkozy come leader dell’attacco alla Libia con cinque scopi specifici in mente: per ottenere petrolio libico, garantire l’influenza francese nella regione, aumentare la reputazione di Sarkozy a livello nazionale, affermare il potere militare francese, e per prevenire l’influenza di Gheddafi in quello che è considerata “Africa francofona.”
Più sorprendente è la sezione che parla dell’enorme minaccia che le riserve in oro e argento di Gheddafi, stimato in “143 tonnellate di oro, e una quantità simile in argento,” andavano a rivolgere al franco francese (CFA) che circolava come moneta africana prima.
L’e-mail chiarisce che fonti di intelligence indicano l’impulso dietro l’attacco francese alla Libia è stata una mossa calcolata per consolidare una maggiore potenza, con la NATO come strumento di conquista imperialista, non un intervento umanitario, come il pubblico è stato erroneamente indotto a credere.

Secondo l’ e-mail :
Questo oro è stato accumulato prima della ribellione in corso ed è stato destinato ad essere utilizzato per stabilire una valuta panafricana basata suldinaro d’oro Libico . Questo piano è stato progettato per fornire ai paesi africani francofoni con una alternativa al franco francese (CFA).
L’evidenza indica che quando l’intelligence francese è venuta a conoscenza di questa iniziativa libica per creare una moneta e di competere con il sistema delle banche centrali occidentali, la decisione di sovvertire il piano attraverso mezzi militari è iniziata.
La verità di Ninco Nanco

Preso da: http://www.complottisti.com/la-nato-ucciso-gheddafi-fermare-la-creazione-libica-della-gold-backed-valuta/

“Pizzagate”, la Rete Pedofilo-Satanica attorno a Hillary Clinton

30 novembre 2016

Qualcuno mi manda per mail una copertina di Uomo Vogue Italia: ritrae James Franco,un attore di qualche notorietà, insieme a Marina Abramovic.  Questa, il lettore ricorderà, è la ‘artista’ e strega  che invitò  John Podesta, il capo della campagna di Hillary,  a un “cooking spirituale”  con sangue e sperma.

Mi mandano anche un’altra foto:  Riccardo Tisci, uno stilista italiano di  successo  (ha realizzato costumi per Madonna) che  si fa’allattare al seno della Abramovic.
  • riccardo-tisci-abramovic
  • Mi tocca parlarvi dunque dello scandalo pedofilo-satanico che viene in questi giorni represso e sepolto dai media americani, perché coinvolge l’entourage intimo di Hillary Clinton. La Abramovic è solo una del vastp giro: ha ricevuto dalla Fondazione Clinton 10 mila dollari, probabilmente come compenso di una “performance privata”. Sui media alternativi e social (i soli che hanno compiuto l’indagine, collettivamente e con risultati  probanti)  lo scandalo è battezzato PIZZAGATE.  Perché tutto gira attorno alla Pizzeria Comet Ping Pong, 5037 Connecticut Ave NW, Washington, proprietà di James Alefantis.

Qui sotto una immagine diffusa dallo stesso Alefantis su Instagram, che fa’ capire che lì non si mangia  pizza.
pizza-o-qualcosaltro
I blogger sono convinti che il gruppo usi un linguaggio cifrato. Dove “pizza” sta per bambina, “hot dog” per bambino, e così via. Ora, il gruppo Podesta  – ricco e sofisticato – sembra insaziabilmente affamato di questi cibi semplici  e popolari.  Li cercano in tutto il mondo.  John Podesta, in una mail del 3 settembre 2015,  scrive  all’interlocutore: “Sogno il tuo  banchetto hotdog   in Hawaii”

  • From:SternTD@state.gov To: podesta@gmail.com Date: 2015-09-03 18:17 Subject: man, I miss you
  • I’m dreaming about your hotdog stand in Hawaii…
  • Nel 2009, il presidente Obama si fa’ arrivare in volo da Chicago, per “un evento privato alla Casa Bianca”, “pizze ed hotdog” per 65 mila dollari.

https://wikileaks.org/gifiles/docs/12/1223066_re-get-ready-for-chicago-hot-dog-friday-.html
Mancano forse pizze e panini al wurstel a Washington? Anche le pizze cui si allude fra adepti. Qui “Joshua”, che è il cuoco del Comet  Ping Pog, fa capire   quali siano le specialità della casa.
joush-lavora-al-comet-pin-pong

Introduciamo dunque il padrone della Comet Ping Pong, James Alefantis. La rivista del lusso e della moda “GQ” lo dice “una delle 50 persone più potenti di Washington”, il che – ammettiamolo  –   è strano per un pizzaiolo. E’ uno dei massimi raccoglitori di fondi per Hillary. Bisessuale,  il suo compagno è David Brock,   noto giornalista liberal, che il Time Magazine ha descritto come “uno dei membri più influenti del partito democratico”.  La coppia ha raccolto fondi e fatto intensa campagna per la Clinton.
Perché una pizzeria  si chiama “Ping Pong”. Perché si gioca a ping pong, risponde la pubblicità della Comet.   Secondo i bloggers, nel gergo pornografico, “ping-pong”   è una pratica sessuale aberrante  dove due uomini penetrano una donna.  O il contrario…  Si vedano le racchette da ping pong che appaiono sui menù del Comet:
racchette-ping-o-donne
Sono due simboli per “femmina”, uniti dal lato del sesso.
Sul suo conto Istagram, Alefantis – che qui si firma jimmycomet – posta foto come questa  (o le postava, oggi ha chiuso):
bambina-legata
O come questa:
bambina-con-banconote

Ma c’è anche questa foto: un lugubre sotterraneo senza finestre, forse una stanza frigorifera.
freezerroom
I commenti dei suoi “amici” sembrano sapere che lì succederà qualcosa di orribile: “killroom”, commenta uno. Un altro: “E’ dove i lupi mannari si chiudono nelle notti di luna piena?”.  Lui, Alefantis, scrive: “murder”, assassinio.
Nella pizzeria di Alefantis, si esibiscono gruppi  pop.  Uno si chiama “Sex Stain” (macchia di sesso). Si guardi la foto  del gruppo che si esibisce, in una performance alla Comet il 15 settembre scorso. . Il simbolo sulla sinistra della cantante, a forma di piramide o triangolo blu  sul grosso dado:
sexstainpedosymbol

E’ il simbolo che l’FBI ha identificato, fra molti altri, attraverso i  quali  i pedofili si riconoscono.
fbi-pedophile-symbols-page1
Quando nel corso di un’inchiesta ci si imbatta in questo simbolo, gli agenti federali sono istruiti a  sospettare  delitti di pedofilia.

A  questo punto  bisogna introdurre Tony Podesta, il fratello di John Podesta. Descritto  dai media come “Un superlobbista”, professionalmente “capace di tutto”, con una cerchia di amicizie potenti.  “Tony ha trasformato la sua magione di Kalorama in un santuario dell’arte contemporanea”, hanno scritto i giornalisti del Washington Post fra  l’adulatorio e il terrificato. Perché nel suo studio, Tony Podesta tiene un quadro della pittrice Biljana Djiurdjevic.  Qui sotto un altro quadro della Djurdjevic:
biljana2

Cercate di metterla come volete, è un bambino che sta per essere torturato.
Qui un altro:
4dummies
Gli occhi dilatati dal terrore e le faccine impaurite  di queste vittime, sembrano attrarre l’attenzione (erotica) della pittrice.
Secondo un blogger psichiatra,  da questi quadri si può ritenere che la stessa Djurdjevic deve  aver subito qualche violenza carnale nell’infanzia.

Qui posto anche la pubblicità dell’agenzia di PR di John Podesta.
agenzia-di-podesta-pubblicita
Molto istruttivo (e abietto) il comportamento dei mainstream media di fronte a queste scoperte. Invece di sguinzagliare torme di giornalisti ad indagare, hanno taciuto per settimane, sperando che il vecchio trucco “la CNN non ne parla” bastasse ad insabbiare la storia. Poi, siccome  il vecchio trucco non funziona più e  la storia diventa sempre più spaventosa  via via che si moltiplicano le ricerche dei blogger,   il New York Times si è deciso a pubblicare un articolo. Titolo: “i creatori di notizie false  si scatenano contro una pizzeria  che accusano di essere il nido di un traffico di bambini”.

Particolare interessante: il titolo dell’articolo è stato cambiato tre volte  nella versione online. Prima è apparso come “Controlliamo i fatti – Questa pizzeria non è un sito di traffico pedofilo”  « Fact Check – This Pizzeria Is Not A Child Trafficking Site ».  Poi, la frasetta: “Fact Check” è scomparsa. Probabilmente hanno “controllato i fatti”, e trovato la pistola fumante. Allora il titolo è quello che abbiamo detto: : « Fake News Onslaught Targets Pizzeria as Nest of Child-Trafficking ».
I media hanno   così  inserito la storia nella campagna che stanno sferrando contro i blogger, e che chiamano “Fake News”, Notizie False.  Una campagna che consiste in questo argomento:  i blogger alternativi hanno  provocato la disfatta  di Hillary diffondendo “fake news”  sul suo conto. Le sole notizie vere sono quelle che diamo noi sui nostri media.  Noi siamo i professionisti, noi prima di dare le  notizie “controlliamo i fatti” (fact check).  I  gestori dei  social sono invitati a  censurare, anzi  chiudere i siti che danno “fake news”. Esiste  anche una lista,che comprende persino  Zero Hedge, Drudgereport,  ed altri rispettatissimi siti.
http://www.fakenewswatch.com/
In realtà, l’articolo del New York Times non porta alcun argomento o  fatto che smentisca quel che i blogger hanno scoperto. Si limita a simpatizzare con Alefantis, poveretto, aggredito da cospirazionisti deliranti mentre lui gestisce solo una semplice pizzeria per famiglia.
Portateci i vostri bambini…

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Affresco alla pizzeria Comet Ping Pong
"Chickenlover" sarebbe parola in codice per pedofilo
Chickenlover” sarebbe parola in codice per pedofilo

  

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…collana gialla starebbe per “analingus”.

Ho pubblicato solo una minima parte delle scoperte dei blogger. Da ultimo è  emersa questa notizia: un possibile collegamento fra la morte di Andrew Breitbart, celebre giornalista fondatore del notiziario più pro-Trump  ed anti-Clinton, Breditbart Com.
Mi sfugge come mai il guru-progressista John Podesta non è  noto piuttosto come insabbiatore di una operazione di schiavi sessuali  bambini di livelo mondiale”,  scrisse  Breitbart  in un tweet il 4 febbraio 2011. Il primo marzo 2012, Breitbart è morto per “collasso cardiaco”. A  43 anni di età. Il suo posto  l’ha preso Steve Bannon, che oggi è  al fianco di Trump come suo consigliere speciale, nonostante le frenetiche accuse  scatenategli contro di essere un “razzista, anti-donne, anti-negri” ed “antisemita” (ha litigato   con metà dei neocon, tutti ebrei).
http://m.washingtontimes.com/news/2016/nov/28/andrew-breitbart-tweet-before-death-adds-fuel-to-o/
Penso non occorra ricordare che questo tipo di pratiche, oltre che per lussuria, sono esercitate per acquistare potenza magica.  Sono  “Peccati del Nono Cerchio”,   il più profondo dell’inferno, dove Dante pone  i “traditori contro chi si fida”.  I bambini, innocenti, per eccellenza si fidano.

La Abramovic
La Abramovic
Preso da: http://www.complottisti.com/pizzagate-la-rete-pedofilo-satanica-attorno-hillary-clinton/ 

Il maggiore propalatore di ‘notizie fasulle’ è la CIA

29 novembre 2016

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/11/2016
I media corporativi statunitensi, manovrati dall’ultima versione della vecchia operazione d’influenza dei media della CIA Mockingbird, ridicolmente accusano la Russia di generare “false notizie” per influenzare le elezioni presidenziali degli USA. In un articolo sul Washington Post collegato alla CIA, del 24 novembre 2016, il giornalista Craig Timberg affermava: “la sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di ‘troll’ e reti di siti web e account sui social-media, ripresa e amplificata dai siti di destra su Internet, ritrae Clinton come una criminale affetta da problemi di salute potenzialmente fatali che si preparava a cedere il comando della nazione a un’oscura cabala di finanzieri globali”. L’articolo del Post è degno della propaganda della CIA generata al culmine dell’operazione Mockingbird, durante la Guerra Fredda. Contrariamente a ciò che il Post riferiva sugli account di destra sui legami di Hillary Clinton con “un’oscura cabala di finanzieri globali”, la candidata democratica alla presidenza e suo marito, tramite il fondo oscuro noto come Fondazione Clinton, è strettamente legata a vari “oscuri finanzieri globali”, tra cui dirigenti di Goldman Sachs e JP Morgan Chase. La cabala dei Clinton era più a suo agio nelle riunioni segrete di gruppi come Bilderberg, Bohemian Club e Council on Foreign Relations, di quanto non lo fosse con i sindacati e gli studenti. Il Post chiaramente alimenta il suo scadente articolo sulle “notizie false” russe con i soliti noti detrattori della Russia e bocchini della CIA, tra cui The Daily Beast; l’ex-ambasciatore a Mosca Michael McFaul; Rand Corporation (per cui scriveva ponderose analisi un certo Giulietto Chiesa. NdT); Elliott School of International Affairs della George Washington University; Foreign Policy Research Institute di Philadelphia e un sito chiamato “PropOrNot.com”, o “Is It Propaganda o no?”, collegato non solo ai siti russofobi finanziati da George Soros, ma anche ad agenti della disinformazione della CIA come Snopes.com (il sito-faro del CICAP e dei “cacciatori di bufale” in Italia. NdT). L’articolo del Post non è altro che pubblicità per PropOrNot.com, che si autodefinisce “Servizio d’identificazione della Propaganda dal 2016”.
L’operazione d’influenza dei media contro la Russia sembra una creazione del team di contro-informazione dell’Ufficio dei programmi d’informazione internazionali del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La squadra, istituita dall’amministrazione di George W. Bush, è la risurrezione dell’US Information Agency (USIA) dalla Guerra Fredda; l’ufficio d’informazione creato per contrastare la disinformazione “sovietica”. La verità della questione è che molte delle notizie di TASS, Radio Mosca e Novosti, marchiate “disinformazione sovietica” dall’USIA, nei fatti erano rapporti genuini sulle operazioni segrete della CIA, tra cui omicidi politici, guerra biologica e contrabbando di armi e droga. Oggi, i megafoni multimediali della CIA e di Soros sostituiscono i media sovietici, nello scopo di discreditarli, con RT e Sputnik News. Nel 2013, Amazon firmò un contratto da 600000000 di dollari con la CIA per fornire servizi di cloud computing all’agenzia. Il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, è anche il proprietario di The Washington Post. Considerando la lunga stretta relazione tra il giornale e la CIA, il Post è l’ultimo media che dovrebbe scrivere sulle notizie false. Nel 1981, il Post pubblicò una notizia falsa sul tossicodipendente di 7 anni “Jimmy”. Non solo la storia era falsa, ma il vicecaporedattore del Post, Bob Woodward, dell’infame Watergate, presentò la storiella di Jimmy al comitato del Premio Pulitzer. La giornalista del Post che scrisse il pezzo, Janet Cooke, ricevette il Pulitzer, per poi restituirlo dopo che la storia fu scopert a falsa. Cooke fu licenziata, ma Woodward, da tempo propalatore dell’intelligence degli Stati Uniti, la mantenne al posto. E questo su Washington Post e notizie false.
Nel suo pezzo sulle “notizie false”, il Post riporta una “lista nera” di presunti “siti di notizie false” creata dalla misteriosa PropOrNot.com. L’articolo sulla rivista Fortune di Mathew Ingram, del 25 novembre 2016, giustamente critica l’acriticità del Post verso PropOrNot.com. Ingram ha scritto: “l’account Twitter di PropOrNot, che twitta e ritwitta russofobia da varie fonti, esiste solo da agosto. E un articolo che annuncia il lancio del gruppo sul suo sito web è dello scorso mese”. E’ molto probabile che PropOrNot.com sia una creazione del socio del cloud computing del padrone del Washington Post, la CIA. PropOrNot.com si autodefinisce un gruppo di “cittadini americani che si occupa di varie questioni e dalle varie competenze, tra cui esperienza professionale in informatica, statistica, ordine pubblico ed affari per la sicurezza nazionale”. Vi sono più che sufficienti dipendenti della CIA che possiedono tale “esperienza professionale”. PropOrNot.com ha pubblicato un elenco che avrebbe fatto sentire il decaduto senatore Joseph McCarthy, il fornitore delle “liste rosse” di comunisti negli anni ’50, molto orgoglioso. PropOrNot.com elenca 200 siti che definisce “notori spacciatori di propaganda russa”. Nella lista vi sono StrategicCulture.org, Globalresearch.ca, Drudgereport.com, Counterpunch.com, Wikileaks.com, Wikileaks.org, Wikispooks.com, Zerohedge.com e Truthdig.com. RT.com e Sputniknews.com appaiono pure. Ma non ci sono sulla lista i media notoriamente dediti a diffondere falsità come New York Times, USA Today, NBC News, CBS News, The New Republic, CNN e Atlanta Journal-Constitution. Scandalosamente, la lista nera include UssLibertyVeterans.org, un sito web gestito dai sopravvissuti dell’attacco aeronavale israeliano, intenzionale e non provocato nel 1967, alla nave dell’intelligence degli Stati Uniti “USS Liberty”, nel Mediterraneo orientale. L’attacco uccise 34 marinai e personale dell’intelligence statunitensi, alla cui memoria il sito web, in parte, è dedicato. L’inclusione del sito dei veterani “suggerisce fortemente il coinvolgimento dei vari agenti filo-israeliani e neo-con che prosperano nei numerosi think tank non-profit di Washington DC e che possono essere associati a PropOrNot.com”.
L’inclusione di alcuni “siti di odio” suprematisti nella lista PropOrNot.com ricorda la tattica dell’ingannevole “Southern Poverty Law Center” (SPLC) di Montgomery, Alabama. Il centro che non è né del “sud”, né dedito ai poveri, avendo 175 milioni di dollari in banca e due edifici a Montgomery, definiti dai critici “Palazzi sulla povertà”. Il Washington Post cita spesso i funzionari del SPLC quando attaccano il neopresidente Donald Trump e i suoi consiglieri. PropOrNot.com utilizza una metodologia molto soggettiva per la sua lista nera: “non importa se i siti elencati di seguito sono stati consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa in ogni aspetto: se soddisfano tali criteri, sono per lo meno degli ‘utili idioti’ in buona fede dei servizi segreti russi, e sono degni di ulteriore esame”. E per chi PropOrNot.com propone l’immissione sulla sua lista nera e loro “ulteriore esame”? Forse vuole che CIA, National Security Agency, Federal Bureau of Investigation o US Cyber Command li molestino violando il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Altri presunti siti di “propaganda” russa della lista nera sono Infowars.com, Intrepidreport.com, Intellihub.com, Informationclearinghouse.info, Corbettreport.com, Moonofalabama.org, Floridasunpost.com, Opednews.com, Oilgeopolitics.com, Gatesofvienna.net, Blackagendareport.com, Mintpressnews.com, AHTribune.com, Thefreethoughtproject.com, Consortiumnews.com, Washingtonsblog.com, Asia-pacificresearch.com, Filmsforaction.com (che sostiene i diritti dei nativi americani), Thirdworldtraveler.com ed Activistpost.com. Molti siti hanno qualcosa in comune: hanno sostenuto Trump presidente. Il Washington Post sosteneva appieno Hillary Clinton, il che rende la lista nera, in parte, niente di più che l’uva acerba del Post e dei suoi “esperti” anonimi di PropOrNot.com. PropOrNot.com ha anche inserito nella lista alcuni noti siti di disinformazione, come superstation95.com, che pretende di essere una stazione radio di New York; baltimoregazette.com e veteranstoday.com. Questo con l’effetto d’infangare i siti legittimi associandoli a cazzari e cyber-truffatori. Due membri dell’amministrazione Reagan, il direttore dell’Ufficio Gestione e Bilancio David Stockman (Davidstockmanscontracorner.com) e l’assistente per la politica economica del segretario al Tesoro Paul Craig Roberts (Paulcraigroberts.org) ritrovano i loro siti sulla lista nera, oltre all’ex-candidato presidenziale repubblicano Ron Paul (Ronpaulinstitute.org).
La lista nera evidenziata dal Washington Post sembra essere più l’elenco della censura creata dalla mancata amministrazione di Hillary Clinton. Che il Post si accanisca a censurare altri media semplicemente ignorandone il contenuto, è vergognoso oltre ogni immaginazione. Se un qualsiasi media debba chiudere per via delle azioni contrarie al pubblico interesse, è il Washington Post per aver grossolanamente distorto le notizie e ingannato il pubblico dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Se si cercano “notizie false” si vada dal complesso d’intelligence-aziendale. Dalle notizie ufficialiste sulle fasulle armi di distruzione di massa irachene all’assunzione dal Pentagono della società di pubbliche relazioni inglese Bell Pottinger, per creare notizie false sugli attacchi terroristici in Iraq, all’uso del gruppo dei “caschi bianchi” per pompare storie fasulle sul governo siriano, i grandi media rigurgitano “notizie false” alimentate dall’onnipresente infrastruttura da guerra psicologica dell’intelligence degli Stati Uniti.
Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post: Per 600 milioni di dollari, Amazon va a letto con la CIA
La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

ROTHSCHILD NON AMA VLADIMIR PUTIN!… PREFERISCE LA CLINTON!… O MEGLIO ANCORA MCCAIN!…

venerdì 12 giugno 2015

IL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE RUSSA:…
–  AD UN RECENTE CONGRESSO A SOCI PARLA APERTAMENTE IN TERMINI CRITICI DI <> !…
– A CHIUSURA DEL RECENTE INCONTRO CON MERKEL ED HOLLAND, AFFERMA: <>

2015-02-08 17.04

Putin: “La Russia non si sottometterà al nuovo ordine mondiale”

Il Presidente Russo Vladimir Putin, parlando al IX Congresso della Federazione dei sindacati indipendenti tenutosi a Soci, ha parlato della politica estera della Russia.
Ha respinto le accuse di chi dice che la Federazione Russa sia coinvolta in una guerra, ed ha rilevato che in Europa stanno cominciando a capire lo sbaglio delle sanzioni contro la Russia.

“Grazie a Dio non siamo in guerra, ma certamente c’è un tentativo di frenare il nostro sviluppo, guidato da coloro che credono di essere i leader indiscussi dell’ordine mondiale.

Un ordine che secondo loro non può essere discusso e che è volto esclusivamente alla salvaguardia dei loro interessi.

Questo ordine mondiale non è soddisfacente per la Federazione russa.

Se a qualcuno piace, se qualcuno è felice di vivere sotto occupazione, non significa che noi lo seguiremo” – ha detto Vladimir Putin.

Il Presidente della Federazione Russa ha espresso la volontà di collaborare con i partner stranieri.

Putin ha sottolineato il fatto che le sanzioni contro la Russia non stiano producendo l’effetto previsto dai loro promotori e alla fine avranno come conseguenza soprattutto il fatto che imporranno alla Russia di diversificare la sua economia.
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Putin, finito l’ennesimo incontro con i burattini massonici, ebraici, rothschildiani al timone di Francia e Germania, ha ribadito che la Russia non vuole la guerra ed ha ammonito sull’inutilità delle sanzioni economiche per risolvere la crisi Ucraina, crisi che l’UE ha provocato rovesciando un Governo regolarmente eletto (non come gli ultimi tre che abbiamo avuto in Italia) per sostituirlo con un manipolo di sionisti e di neonazisti agli ordini di Bruxelles, di Washington e Tel Aviv i quali a loro volta prendono ordini direttamente dall’ala più guerrafondaia di Casa Rothschild.

Ma la chiave di lettura più importante per comprendere perché l’UE, e i settori più guerrafondai della finanza globale rothschildiana che la controllano in toto, vogliano la guerra con la Russia si fonda su uno dei temi centrali che viene trattato costantemente nei nostri articoli: la sovranità.

In Europa chiedono costantemente all’attuale Stato Coloniale, Massonico, Ebraico, Rothschildiano che domina attualmente l’Italia di cedere anche i rimanenti residui della sua defunta sovranità per porre in essere le “riforme” strutturali che sono state in crescendo il ritornello ricorrente ed ossessivo del monopolio mediatico del regime e, salvo eccezioni, di quasi tutti i governi succedutisi in Italia, come minimo, negli ultimi 150 anni.

Palesemente, a questo coro di aspiranti “sudditi”, non manca affatto l’attuale governo Renzi, il quale anzi fa di tutto per far capire ai suoi talmudici e cabalistici signori, padrini e padroni globali che esso, nella rinuncia ai brandelli di alla sovranità rimasti attaccati allo Stato fantoccio che presidia l’Italia, è molto più diligente e zelante di tutti gli altri governi precedenti.

Le cessioni dei rimasugli di sovranità, dell’attuale Stato vigente in Italia,  sarebbero, in teoria, un  fatto illecito, “incostituzionale! ex artt. 1-11 appunto e perfino per la truffaldina, antidemocratica ed antipopolare “Costituzione Italiana”.

Di fatto, invece, essendo il Popolo Sovrano Italiano ridotto politicamente molto male ed in stato di quasi catalessi, il progetto di “sterilizzazione della sovranità dell’attuale Regime  procede in maniera molto decisa e  mira ad un’unica “riforma”: la cancellazione degli ultimi brandelli e residui di democrazia sostanziale e l’instaurazione di una dittatura ideologica, politica, militare e  finanziaria le cui basi sono codificate nei Trattati Onu, Nato, UE, etc.

Tuttavia, la “Massime Banche Mondiali, ovvero i cosiddetti “mercati”, ovvero “la Massima Finanza Monopolistica Mondiale e Globale”, ovvero i cosiddetti “Poteri Forti Mondiali”, ovvero  il Potere Massonico Ebraico Globale,… che si concentra complessivamente, sostanzialmente e soprattutto nelle mani dei membri della suprema e sovrana Casa Rothschild… mira da secoli al controllo mondiale, globale,… totale,… e non si accontenta solo di qualche paese, ma vuole tutto.

Casa Rothschild, nel complesso ed  in linea di principio, non accetta le posizioni tendenzialmente “autonome” di Russia e Cina, ma, se necessario, è pronta a fare di necessità virtù.

All’interno della Famiglia Rothschild, comunque e come sempre nella sua plurisecolare storia, vi sono costantemente ed immancabilmente più tendenze, ovvero, vi è:

– un momento di comune unità familiare sul progetto millenaristico della Grande Israele, che permetterebbe alla famiglia un notevole salto di qualità nel controllo diretto e completo del mondo intero come mai in precedenza.

Infatti, fin qui, la Famiglia Rothschild  ha avuto per secoli  il controllo del mondo intero, ma in termini solo spirituali diretti ed economici diretti,  e mai anche in termini militari… diretti.

In realtà, per la famiglia Rothschild, solo delle forze armate… ebraiche,… ovvero ideologicamente omogenee rispetto alla altrettanto… ebraica… famiglia Rothschild, potrebbero garantire il massimo  tasso di lealtà e fedeltà possibile e necessario a detta famiglia per dominare, finalmente anche in modo militare diretto, il mondo intero.

Infatti, è ovvio anche per degli sprovveduti, che delle forze armate non ebree, difficilmente si sentirebbero legate in termini ideali e materiali “usque ad sanguinem” alla ebraica famiglia Rothschild, ma riuscirebbero al massimo ad avere con essa un vincolo mercenario che le renderebbe leali al loro pagatore  solo fintantoché ben pagate.

Insomma delle Forze Amate Ebraiche sarebbero ovviamente  il supporto migliore su cui fondare il progetto di Nuovo Ordine Mondiale e di Governo Unico Mondiale della Famiglia Rothschild.

Attualmente tale aspirazione, ad un governo unico mondiale anche militare,  si concretizza politicamente nell’Onu; ma il sopraddetto progetto è un obbiettivo del popolo ebraico da ben più di cinquemila anni e  trascende quindi la stessa limitata storia della suddetta famiglia Rothschild che sembra abbia iniziato a concentrare progressivamente nel suo ambito il potere egemone sull’intera comunità ebraica mondiale  solo a cominciare da cinque secoli fa.

– dopo questo fattore di unità nella Famiglia Rothschild, vi è però in essa un inevitabile momento di divisione, o meglio di “polarizzazzione”, più che altro sui tempi e sui modi per perseguire l’obbiettivo della Grande Israele e con essa il dominio anche militare diretto del Mondo intero.

L’egemonia anche militare mondiale  dei Rothschild, se tanto dà tanto, è estremamente probabile che per ora sia solo embrionale e di fatto coincida con quella che è l’attuale egemonia militare ebraica in Palestina.

Ovvero, dai dati a disposizione potremmo arguire che in prospettiva il Mondo Intero sarebbe trattato e ridotto dai Rothschild  in termini identici:  a quelli in cui è adesso trattata La West Bank, altrimenti detta a suo tempo Cisgiordania,  ed a quelli in cui è  peggio ancora ridotta la Striscia di Gaza in Palestina.

Queste polarizzazioni o vere e proprie divisioni interne alla Dinastia dei Rothschild, ordinariamente rimangono un fatto appunto interno alla Famiglia in termini ordinariamente molto riservati, anche se, a tratti, esse emergono e vengono fuori dal ristretto perimetro familiare, perfino in forme… “esplosive”, ragion per cui potremmo distinguere in detta famiglia:

— una “destra” rothschildiana di chi nella Famiglia Rothschild punta le sue fortune ed i suoi cespiti in modo tale che:

— per quanto riguarda i “gentili”, questa fazione è incline prevalentemente e comunque ad appoggiarsi, come tradizionalmente hanno fatto la maggior parte degli ebrei negli ultimi cinquecento anni, soprattutto sulla etnia anglosassone e Wasp!… e cioè attualmente sul braccio armato della Nato, ovvero  sugli Usa ed in subordine sulla Eu!… e fa più volentieri riferimento al “Partito Repubblicano” degli Usa.

Questa “destra” rothschildiana spinge molto in effetti per una Terza Guerra Mondiale guerreggiata, a breve, nella prima metà di questo secolo, contando e sperando molto sul fatto che sarebbero gli Usa a vincere e conquistare militarmente il mondo intero permettendo alla Famiglia Rothschild, la quale controlla saldamente gli Usa, la conseguente schiavizzazione e la eventuale cannibalizzazione indiretta di tutto il resto dell’umanità;

— detta destra rothschildiana è comunque in buona parte anche pronta alla eventualità che, anche se non fossero gli Usa a vincere lo scontro globale, in compenso però tutte le potenze in gioco, ovvero soprattutto Usa, Russia e Cina, si ridurrebbero a vicenda  talmente a mal partito che, tra tutti questi contendenti, avrebbe migliori possibilità alla fine di emergere, come quarto incomodo, appunto la nuova superpotenza militare nettamente egemone su tutto e tutti a livello  mondiale, che… guarda “caso”, nei suoi disegni dovrebbe essere proprio quella  Grande Israele, che attualmente sembra essere nel corso di una più o meno concitata, ma veloce e drastica gestazione.

— per quanto riguarda infine il modello di struttura organizzativa della “nazione ebraica”, detta destra rothschildiana si basa ideologicamente soprattutto sulla visione ideologica e politica tradizionale della destra nazionalista del sionismo che storicamente si rifà soprattutto alla figura di Zev Jabotinsky;

– chi invece nella Famiglia  è per così dire “a sinistra”, si muove su tempi più lunghi e punta i suoi averi  prevalentemente sul “Brics”, ovvero soprattutto sulla Cina come futura massima potenza egemone mondiale!…

Ovviamente, per contrappasso, quest’altra ala politica di “sinistra” interna a Casa Rothschild, si appoggia più volentieri ai “democratici ” americani e fa riferimento storico ai socialdemocratici di quello che fu il “bund” ebraico e socialista ed a quello che rimane della più che collaudata Seconda Internazionale Socialista.

A differenza dell’ala nettamente guerrafondaia precedentemente  soprammenzionata, la Sinistra Rothschildiana, almeno per ora, non vuole affatto la Terza Guerra Mondiale… subito!… ma cerca di guadagnare tempo in tutti i modi in quanto valuta che la sua Grande Israele è ancora molto al di là da venire; e che quindi le conviene puntare sulla pace e sullo sviluppo della Cina in particolare e dell’Oriente più in generale!

La Cina, però, per quanto del tutto sotto controllo rothschildiano, come abbiamo già sopra accennato, non è ancora una superpotenza militare “matura”, ed ovvero in grado di esprimere appieno l’immenso potenziale connesso ad un suo grande sviluppo tecnologico militare che però non è ancora arrivato a tali livelli avanzati ed estesi che, coniugato con l’altro enorme potenziale di suoi quasi due miliardi di abitanti, ferreamente inquadrati dalla più che robusta struttura di contenimento, di controllo e di guida  dello Stato della Repubblica Popolare Cinese, possano permettere alla Cina di surclassare gli Usa nella posizione di Prima Superpotenza Mondiale non solo sul piano economico, ma anche sul piano militare .

Comunque, ritornando a Putin, oggi, finito l’incontro con Hollande e Merkel, egli ha espresso in termini chiarissimi i suoi intenti politici ed economici generali per quanto riguarda la Russia nel suo complesso: “Dobbiamo aumentare il nostro livello di sovranità, anche nella sfera economica“.

Questa frase, per la finanza rothschildiana che controlla i nostri paesi equivale ad una dichiarazione di guerra.

Il concetto stesso di Stato sovrano è per essa inaccettabile.

Ed è sempre di meno il tempo a disposizione per fermare la follia apocalittica dei disegni egemonici della Estrema Destra Rothschildiana la cui rotta catastrofica  per tutto il resto del genere umano sembra essere sintetizzata nel criminale e diabolico sterminio di massa del 99% dell’Umanità implicito nel programma maltusiano scolpito sulle lastre delle “Georgia Guidestones”.

Conviene, svegliarsi e riscuotersi prendendo atto che se rimarremo inerti di fronte a tal immani minacce allora sarà estremamente difficile per noi avere un futuro di salvezza!.

Il fatto è che neppure durante la peggiore guerra fredda, il Popolo Italiano, e tutti gli altri Popoli di tutto il Mondo hanno mai rischiato così tanto di essere spazzati via dalla faccia del pianeta da un conflitto totale, mondiale, nucleare, biologico e chimico.

In particolare è estremamente drammatico:

– prendere atto che, appunto nel momento in cui a presente si scatenasse una simile minaccia di vera e propria Terza Guerra Mondiale, per converso al Popolo Italiano mancherebbe di fatto e quasi totalmente la sovranità nazionale per potere effettivamente fare ciò che è necessario per salvare la maggior parte della popolazione!…

– e notare che, altrettanto di fatto, al Governo dello Stato degenere attualmente vigente in Italia, siedono dei pupazzi come ad esempio l’attuale Renzi ed i suoi compari! ovvero personaggi la cui consistenza politica dal punto di vista degli interessi popolari,  è quella del nulla più assoluto od anzi ed  addirittura quella dei peggiori nemici del popolo!

D’altra parte, come fare a classificare diversamente soggetti privi di pensieri propri e che eseguono ciecamente gli ordini, anche se sono di fatto suicidi, che gli vengono impartiti più meno direttamente dall’alto della corte imperiale mondiale rothschildiana?…

Comunque è ormai inderogabilmente necessario far crescere una alternativa ideologica e politica che metta di nuovo in moto le masse popolari italiane e mondiali contro chi vuole la guerra, attivandole in senso veramente democratico nel significato migliore del termine, in quanto esse sono di fatto inibite, ferme ed ormai da quasi mezzo secolo come minimo, sempre più tiranneggiate da loro peggior nemico di sempre in questi ultimi tre secoli: l’abominevole Rothschild!…

Questo punto testé sopra illustrato è assolutamente prioritario per tutti noi che cerchiamo di amare il nostro prossimo come noi stessi,… perché, purtroppo, se sarà il solito vertice della “finanza” globale di questi ultimi tre secoli e non le masse popolari di tutto il mondo a decidere il destino di questo nostro mondo, allora stavolta il bottone della Terza Guerra Mondiale sarà premuto molto presto ed in maniera tale che il sipario calerà in modo pesantemente negativo sulle sorti del resto della nostra sfortunata umanità, con conseguenze nefaste che peseranno sicuramente  in modo estremamente negativo non solo immediatamente su di noi stessi, ma anche per centinaia di anni,  ed eventualmente e perfino per migliaia di anni, sulle nostre particolarmente rarefatte quanto sventurate generazioni future.

Fonti:
https://www.facebook.com/725233754212794/photos/pb.725233754212794.-2207520000.1423410153./775367335866102/?type=3&src=https%3A%2F%2Ffbcdn-sphotos-d-a.akamaihd.net%2Fhphotos-ak-xap1%2Fv%2Ft1.0-9%2F10491086_775367335866102_8956772029650701313_n.jpg%3Foh%3D3cd62b464c9343a8c570c15d23946945%26oe%3D5555DC97%26__gda__%3D1431314507_bf412157c048b6e90b2cf33a50649a2c&size=655%2C425&fbid=775367335866102

http://lifenews.ru/news/149538

Email di Hillary, dinari d’oro e Primavera araba

2 luglio 2016

F. William Engdahl, New Eastern Outlook 17 marzo 2016
Sepolto tra decine di migliaia di pagine e-mail segrete dell’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton, ora rese pubbliche dal governo degli Stati Uniti, c’è un devastante scambio di e-mail tra Clinton e il suo confidente Sid Blumenthal su Gheddafi e l’intervento degli Stati Uniti coordinato nel 2011 per rovesciare il governante libico. Si tratta dell’oro quale futura minaccia esistenziale al dollaro come valuta di riserva mondiale. Si trattava dei piani di Gheddafi per il dinaro-oro per l’Africa e il mondo arabo.golddinar6

Due paragrafi in una e-mail di recente declassificate dal server privato illegalmente utilizzato dall’allora segretaria di Stato Hillary Clinton durante la guerra orchestrata dagli Stati Uniti per distruggere la Libia di Gheddafi nel 2011, rivelano l’ordine del giorno strettamente segreto della guerra di Obama contro Gheddafi, cinicamente chiamata “Responsabilità di proteggere”. Barack Obama, presidente indeciso e debole, delegò tutte le responsabilità presidenziali della guerra in Libia alla segretaria di Stato Hillary Clinton, prima sostenitrice del “cambio di regime” arabo utilizzando in segreto i Fratelli musulmani ed invocando il nuovo bizzarro principio della “responsabilità di proteggere” (R2P) per giustificare la guerra libica, divenuta rapidamente una guerra della NATO. Con l’R2P, concetto sciocco promosso dalle reti dell’Open Society Foundations di George Soros, Clinton affermava, senza alcuna prova, che Gheddafi bombardasse i civili libici a Bengasi. Secondo il New York Times, citando fonti di alto livello dell’amministrazione Obama, fu Hillary Clinton, sostenuta da Samantha Power, collaboratrice di primo piano al Consiglio di Sicurezza Nazionale e oggi ambasciatrice di Obama alle Nazioni Unite, e Susan Rice, allora ambasciatrice di Obama alle Nazioni Unite, e ora consigliere per la Sicurezza Nazionale, che spinse Obama all’azione militare contro la Libia di Gheddafi. Clinton, affiancata da Powers e Rice, era così potente che riuscì a prevalere sul segretario alla Difesa Robert Gates, Tom Donilon, il consigliere per la sicurezza nazionale di Obama, e John Brennan, capo antiterrorismo di Obama ed oggi capo della CIA. La segretaria di Stato Clinton guidò la cospirazione per scatenare ciò che venne soprannominata “primavera araba”, l’ondata di cambi di regime finanziati dagli USA nel Medio Oriente arabo, nell’ambito del progetto del Grande Medio Oriente presentato nel 2003 dall’amministrazione Bush dopo l’occupazione dell’Iraq. I primi tre Paesi colpiti dalla “primavera araba” degli USA nel 2011, in cui Washington usò le sue ONG per i “diritti umani” come Freedom House e National Endowment for Democracy, in combutta come al solito con le Open Society Foundations dello speculatore miliardario George Soros, insieme al dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ad agenti della CIA, furono la Tunisia di Ben Ali, l’Egitto di Mubaraq e la Libia di Gheddafi. Ora tempi e obiettivi di Washington della destabilizzazione via “primavera araba” del 2011 di certi Stati in Medio Oriente assumono nuova luce in relazione alle email declassificate sulla Libia di Clinton con il suo “consulente” e amico Sid Blumenthal. Blumenthal è l’untuoso avvocato che difese l’allora presidente Bill Clinton nello scandalo sessuale di Monika Lewinsky quando era Presidente e affrontava l’impeachment.

Il dinaro d’oro di Gheddafi
Per molti rimane un mistero perché Washington abbia deciso che Gheddafi dovesse essere ucciso, e non solo esiliato come Mubaraq. Clinton, quando fu informata del brutale assassinio di Gheddafi da parte dei terroristi di al-Qaida dell’”opposizione democratica” finanziata dagli USA, pronunciò alla CBS News una perversa parafrasi di Giulio Cesare, “Siamo venuti, l’abbiamo visto, è morto” con una fragorosa risata macabra. Poco si sa in occidente di ciò che Muammar Gheddafi fece in Libia o anche in Africa e nel mondo arabo. Ora, la divulgazione di altre e-mail di Hillary Clinton da segretaria di Stato, al momento della guerra di Obama a Gheddafi, getta nuova drammatica luce. Non fu una decisione personale di Hillary Clinton eliminare Gheddafi e distruggerne lo Stato. La decisione, è ormai chiaro, proveniva da ambienti molto potenti dell’oligarchia monetaria degli Stati Uniti. Era un altro strumento a Washington del mandato politico di tali oligarchi. L’intervento era distruggere i piani ben definiti di Gheddafi per creare una moneta africana e araba basata sull’oro per sostituire il dollaro nei traffici di petrolio. Da quando il dollaro USA ha abbandonato il cambio in oro nel 1971, il dollaro rispetto all’oro ha perso drammaticamente valore. Gli Stati petroliferi dell’OPEC hanno a lungo contestato il potere d’acquisto evanescente delle loro vendite di petrolio, che dal 1970 Washington impone esclusivamente in dollari, mentre l’inflazione del dollaro arrivava ad oltre il 2000% nel 2001. In una recentemente declassificata email di Sid Blumenthal alla segretaria di Stato Hillary Clinton, del 2 aprile 2011, Blumenthal rivela la ragione per cui Gheddafi andava eliminato. Utilizzando il pretesto citato da una non identificata “alta fonte”, Blumenthal scrive a Clinton, “Secondo le informazioni sensibili disponibili a questa fonte, il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento… l’oro fu accumulato prima della ribellione ed era destinato a creare una valuta panafricana basata sul dinaro d’oro libico. Questo piano era volto a fornire ai Paesi africani francofoni un’alternativa al franco francese (CFA)“. Tale aspetto francese era solo la punta dell’iceberg del dinaro d’oro di Gheddafi.
Dinaro d’oro e molto altro ancora
Nel primo decennio di questo secolo, i Paesi OPEC del Golfo persico, tra cui Arabia Saudita, Qatar e altri, iniziarono seriamente a deviare una parte significativa dei ricavi delle vendite di petrolio e gas sui fondi sovrani, basandosi sul successo dei fondi petroliferi norvegesi. Il crescente malcontento verso la guerra al terrorismo degli Stati Uniti, con le guerre in Iraq e Afghanistan e la loro politica in Medio Oriente dal settembre 2001, portò la maggior parte degli Stati arabi dell’OPEC a deviare una quota crescente delle entrate petrolifere su fondi controllati dallo Stato, piuttosto che fidarsi delle dita appiccicose dei banchieri di New York e Londra, come era solito dagli anni ’70, quando i prezzi del petrolio schizzarono alle stelle creando ciò che Henry Kissinger affettuosamente chiamò “petrodollaro” per sostituire il dollaro-oro che Washington mollò il 15 agosto 1971. L’attuale guerra tra sunniti e sciiti o lo scontro di civiltà sono infatti il risultato delle manipolazioni degli Stati Uniti nella regione dal 2003, il “divide et impera”. Nel 2008 la prospettiva del controllo sovrano in un numero crescente di Stati petroliferi africani ed arabi dei loro proventi su petrolio e gas causava gravi preoccupazioni a Wall Street e alla City di Londra. Un’enorme liquidità, migliaia di miliardi, che potenzialmente non potevano più controllare. La primavera araba, in retrospettiva, appare sempre più sembra legata agli sforzi di Washington e Wall Street per controllare non solo gli enormi flussi di petrolio dal Medio Oriente arabo, ma ugualmente lo scopo era controllarne il denaro, migliaia di miliardi di dollari che si accumulavano nei nuovi fondi sovrani. Tuttavia, come confermato dall’ultimo scambio di email Clinton-Blumenthal del 2 aprile 2011, dal mondo petrolifero africano e arabo emergeva una nuova minaccia per gli “dei del denaro” di Wall Street e City di Londra. La Libia di Gheddafi, la Tunisia di Ben Ali e l’Egitto di Mubaraq stavano per lanciare la moneta islamica indipendente dal dollaro USA e basata sull’oro. Mi fu detto di questo piano nei primi mesi del 2012, in una conferenza finanziaria e geopolitica svizzera, da un algerino che sapeva del progetto. La documentazione era scarsa al momento e la storia mi passò di mente. Ora un quadro molto più interessante emerge indicando la ferocia della primavera araba di Washington e l’urgenza del caso della Libia.
‘Stati Uniti d’Africa’
Nel 2009 Gheddafi, allora Presidente dell’Unione africana, propose che il continente economicamente depresso adottasse il “dinaro d’oro”. Nei mesi precedenti la decisione degli Stati Uniti, col sostegno inglese e francese, di aver una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per aver la foglia di fico del diritto alla NATO di distruggere il regime di Gheddafi, Muammar Gheddafi organizzò la creazione del dinaro-oro che sarebbe stato utilizzato dagli Stati africani petroliferi e dai Paesi arabi dell’OPEC per vendere petrolio sul mercato mondiale. Al momento Wall Street e City di Londra erano sprofondati nella crisi finanziaria del 2007-2008, e la sfida al dollaro quale valuta di riserva l’avrebbe aggravata. Sarebbe stata la campana a morto per l’egemonia finanziaria statunitense e il sistema del dollaro. L’Africa è uno dei continenti più ricchi del mondo, con vaste inesplorate ricchezze in minerali ed oro, volutamente mantenuto per secoli sottosviluppato o preda di guerre per impedirne lo sviluppo. Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale negli ultimi decenni furono gli strumenti di Washington per sopprimere un vero sviluppo africano. Gheddafi invitò i Paesi produttori di petrolio africani dell’Unione africana e musulmani ad entrare nell’alleanza che avrebbe fatto del dinaro d’oro la loro valuta. Avrebbero venduto petrolio e altre risorse a Stati Uniti e resto del mondo solo in dinari d’oro. In qualità di Presidente dell’Unione africana, nel 2009 Gheddafi presentò all’Unione Africana la proposta di usare il dinaro libico e il dirham d’argento come unico denaro con cui il resto del mondo poteva comprare il petrolio africano. Insieme ai fondi sovrani arabi dell’OPEC, le altre nazioni petrolifere africane, in particolare Angola e Nigeria, creavano i propri fondi nazionali petroliferi quando nel 2011 la NATO bombardava la Libia. Quei fondi nazionali sovrani, legati al concetto del dinaro d’oro di Gheddafi, avrebbe realizzato il vecchio dell’Africa indipendente dal controllo monetario coloniale, che fosse sterlina, franco francese, euro o dollaro statunitense. Gheddafi attuava, come capo dell’Unione africana, al momento dell’assassinio, il piano per unificare gli Stati sovrani dell’Africa con una moneta d’oro negli Stati Uniti d’Africa. Nel 2004, il Parlamento panafricano di 53 nazioni aveva piani per la Comunità economica africana, con una moneta d’oro unica entro il 2023. Le nazioni africane produttrici di petrolio progettavano l’abbandono del petrodollaro e di chiedere pagamenti in oro per petrolio e gas; erano Egitto, Sudan, Sud Sudan, Guinea Equatoriale, Congo, Repubblica democratica del Congo, Tunisia, Gabon, Sud Africa, Uganda, Ciad, Suriname, Camerun, Mauritania, Marocco, Zambia, Somalia, Ghana, Etiopia, Kenya, Tanzania, Mozambico, Costa d’Avorio, oltre allo Yemen che aveva appena scoperto nuovi significativi giacimenti di petrolio. I quattro Stati africani nell’OPEC, Algeria, Angola, Nigeria, gigantesco produttore di petrolio e primo produttore di gas naturale in Africa dagli enormi giacimenti di gas, e la Libia dalle maggiori riserve, avrebbero aderito al nuovo sistema del dinaro d’oro. Non c’è da stupirsi che il presidente francese Nicolas Sarkozy, che da Washington ricevette il proscenio della guerra contro Gheddafi, arrivò a definire la Libia una “minaccia” alla sicurezza finanziaria del mondo .
I “ribelli” di Hillary creano una banca centrale
Una delle caratteristiche più bizzarre della guerra di Hillary Clinton per distruggere Gheddafi fu che i “ribelli” filo-USA di Bengasi, nella parte petrolifera della Libia, nel pieno della guerra, ben prima che fosse del tutto chiaro che avrebbero rovesciato il regime di Gheddafi, dichiararono di aver creato una banca centrale di tipo occidentale “in esilio”. Nelle prime settimane della ribellione, i capi dichiararono di aver creato una banca centrale per sostituire l’autorità monetaria dello Stato di Gheddafi. Il consiglio dei ribelli, oltre a creare la propria compagnia petrolifera per vendere il petrolio rubato, annunciò: “la nomina della Banca Centrale di Bengasi come autorità monetaria competente nelle politiche monetarie in Libia, e la nomina del governatore della Banca centrale della Libia, con sede provvisoria a Bengasi“. Commentando la strana decisione, prima che l’esito della battaglia fosse anche deciso, di creare una banca centrale per sostituire la banca nazionale sovrana di Gheddafi che emetteva dinari d’oro, Robert Wenzel del Economic Policy Journal, osservò, “non ho mai sentito parlare di una banca centrale creata poche settimane dopo una rivolta popolare. Ciò suggerisce che c’è qualcos’altro che non una banda di straccioni ribelli e che ci sono certe piuttosto sofisticate influenze“. È chiaro ora, alla luce dei messaggi di posta elettronica Clinton-Blumenthal, che tali “influenze abbastanza sofisticate” erano legate a Wall Street e City di Londra. La persona inviata da Washington a guidare i ribelli nel marzo 2011, Qalifa Haftar, aveva trascorso i precedenti venti anni in Virginia, non lontano dal quartier generale della CIA, dopo aver lasciato la Libia quando era uno dei principali comandante militari di Gheddafi. Il rischio per il futuro del dollaro come valuta di riserva mondiale, se Gheddafi avesse potuto procedere insieme a Egitto, Tunisia e altri Stati arabi di OPEC e Unione Africana, introducendo le vendite di petrolio in oro e non dollari, sarebbe stato chiaramente l’equivalente finanziario di uno tsunami.
La Nuova Via della Seta d’oro
Il sogno di Gheddafi di un sistema basato sull’oro arabo e africano indipendente dal dollaro, purtroppo è morto con lui. La Libia, dopo la cinica “responsabilità di proteggere” di Hillary Clinton che ha distrutto il Paese, oggi è lacerata da guerre tribali, caos economico, terroristi di al-Qaida e SIIL. La sovranità monetaria detenuta dal 100% dalle agenzie monetarie nazionali statali di Gheddafi e la loro emissione di dinari d’oro, è finita sostituita da una banca centrale “indipendente” legata al dollaro. Nonostante ciò, va notato che ora un nuovo gruppo di nazioni si unisce per costruire un sistema monetario basato sull’oro. Questo è il gruppo guidato da Russia e Cina, terzo e primo Paesi produttori di oro nel mondo. Questo gruppo è legato alla costruzione del grande progetto infrastrutturale eurasiatico della Nuova Via della Seta della Cina, comprendente 16 miliardi di fondi in oro per lo sviluppo della Cina, decisa a sostituire City di Londra e New York come centri del commercio mondiale dell’oro. L’emergente sistema d’oro eurasiatico pone ora una serie completamente nuova di sfide all’egemonia finanziaria statunitense. Questa sfida eurasiatica, riuscendo o fallendo, deciderà se la nostra civiltà potrà sopravvivere e prosperare in condizioni completamente diverse, o affondare con il fallimentare sistema del dollaro. 
F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le e-mail di Hillary Clinton e la Fratellanza

L’indagine dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte su una negligenza in merito alle norme di sicurezza, ma su un complotto mirante a distrarre ogni traccia delle sue corrispondenze che avrebbero dovuto essere memorizzate sui server dello Stato federale. Potrebbe includere scambi su finanziamenti illeciti o su casi di corruzione, e altro sui collegamenti dei coniugi Clinton con i Fratelli Musulmani e i jihadisti.

| Damasco (Siria)

Il rilancio dell’inchiesta dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte tanto su questioni di sicurezza, quanto su intrighi che potrebbero andare fino all’alto tradimento.

Tecnicamente, anziché utilizzare un server sicuro del governo federale, il Segretario di Stato aveva installato nel suo domicilio un server privato, in modo da poter utilizzare Internet senza lasciare tracce su una macchina dello Stato federale. Il tecnico privato della signora Clinton aveva ripulito il suo server prima dell’arrivo del FBI, così che non era possibile sapere il motivo per cui lei avesse messo in opera questo dispositivo.

Inizialmente, l’FBI ha osservato che il server privato non aveva subito la procedura di sicurezza del server del Dipartimento di Stato. La Clinton aveva quindi commesso solo un errore di sicurezza. In un secondo tempo, l’FBI ha sequestrato il computer dell’ex parlamentare Anthony Weiner. Costui è l’ex marito di Huma Abedin, capo dello staff di Hillary. Lì sono stati trovati messaggi di posta elettronica provenienti dalla Segretaria di Stato.
Anthony Weiner è un politico ebreo, molto vicino ai Clinton, che aspirava a diventare sindaco di New York. Fu costretto a dimettersi dopo uno scandalo assai puritano: aveva inviato SMS erotici a una giovane donna diversa da sua moglie. Huma Abedin si separò ufficialmente da lui nel corso di questa bufera, ma in realtà non lo lasciò.
Huma Abedin è una statunitense allevata in Arabia Saudita. Suo padre gestisce una rivista accademica – di cui è stata per anni la segretaria editoriale – che riproduce regolarmente il parere dei Fratelli Musulmani. Sua madre presiede l’associazione saudita delle donne che fanno parte della Fratellanza e ha lavorato con la moglie dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi. Suo fratello Hassan lavora per conto dello sceicco Yusuf al-Qaradawi, predicatore dei Fratelli Musulmani e consigliere spirituale di Al-Jazeera.

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In occasione di una visita ufficiale in Arabia Saudita, la segretaria di Stato visita il collegio Dar al-Hekma accompagnata da Saleha Abedin (madre del suo capo di gabinetto), presidente dell’Associazione delle Sorelle che fanno parte della Fratellanza.

Huma Abedin è oggi una figura centrale nella campagna elettorale clintoniana, accanto al responsabile della campagna, John Podesta, ex segretario generale della Casa Bianca sotto la presidenza di Bill Clinton. Podesta è inoltre il lobbista ufficiale del Regno dell’Arabia Saudita al Congresso, per la modica cifra di 200 mila dollari mensili. Il 12 giugno 2016, Petra, l’agenzia di stampa ufficiale della Giordania, ha pubblicato un’intervista con il principe ereditario saudita, Mohamed bin Salman, nella quale affermava la modernità della sua famiglia che aveva illegalmente finanziato circa il 20% della campagna presidenziale di Hillary Clinton, anche se si tratta di una donna. Il giorno dopo questa pubblicazione, l’agenzia ha annullato questo servizio e ha assicurato che il suo sito web era stato violato.

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Secondo l’agenzia di stampa giordana Petra (12 giugno 2016), la famiglia reale saudita ha illegalmente finanziato il 20% della campagna presidenziale di Hillary Clinton.

La signora Abedin non è l’unica componente dell’amministrazione Obama ad aver legami con la Fratellanza. Il fratellastro del presidente, Abon’go Malik Obama, è il tesoriere dell’Opera missionaria dei Fratelli in Sudan e presidente della Fondazione Barack H. Obama. Lavora direttamente sotto il comando del presidente sudanese Omar al-Bashir. Un Fratello musulmano è membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale, la più elevata istanza esecutiva negli Stati Uniti. Dal 2009 al 2012, è stato il caso di Mehdi K. Alhassani. Non si sa chi gli sia succeduto, ma la Casa Bianca aveva negato che un Fratello fosse membro del Consiglio fino a quando non emerse una prova. È inoltre un Fratello l’ambasciatore degli Stati Uniti alla Conferenza islamica, Rashad Hussain. Gli altri Fratelli identificati occupano funzioni meno importanti. Occorre tuttavia ricordare Louay M. Safi, attuale membro della Coalizione Nazionale siriana ed ex consigliere del Pentagono.

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Il presidente Obama e il suo fratellastro Malik Obama Abon’go nello Studio Ovale. Abon’go Malik è il tesoriere del lavoro missionario dei Fratelli Musulmani in Sudan.

Nell’aprile 2009, due mesi prima del suo discorso al Cairo, il presidente Obama aveva segretamente ricevuto una delegazione della Confraternita allo Studio Ovale. Aveva già invitato, in occasione del suo insediamento, Ingrid Mattson, la presidente dell’Associazione dei Fratelli e delle Sorelle Musulmani negli Stati Uniti.
Da parte sua, la Fondazione Clinton ha impiegato come responsabile del suo progetto “Clima” Gehad el-Haddad, uno dei dirigenti mondiali della Fratellanza che era stato fino ad allora responsabile di una trasmissione televisiva coranica. Suo padre era stato uno dei co-fondatori della Fratellanza nel 1951 in occasione della sua rifondazione da parte della CIA e dell’MI6. Gehad ha lasciato la fondazione nel 2012, quando al Cairo divenne il portavoce del candidato Mohamed Morsi, e in seguito quello ufficiale della Fratellanza Musulmana su scala mondiale.
Sapendo che la totalità dei leader jihadisti nel mondo sono emersi sia dalla Fratellanza sia dall’Ordine sufi Naqshbandi – le due componenti della Lega islamica mondiale, l’organizzazione saudita anti-nazionalista araba – vorremmo saperne di più sulle relazioni della signora Clinton con l’Arabia Saudita e i Fratelli.
Si scopre che nella squadra del suo sfidante Donald Trump, ci trova il generale Michael T. Flynn, che ha cercato di opporsi alla creazione del Califfato da parte della Casa Bianca e si è dimesso dalla direzione della Defense Intelligence Agency (Agenzia d’intelligence militare) per rimarcare la sua disapprovazione. Gli si affianca Frank Gaffney, un “reduce della guerra fredda”, ormai qualificato come “cospirazionista” per aver denunciato la presenza dei Fratelli nello Stato federale.
Va da sé che, dal punto di vista dell’FBI, tutto il sostegno alle organizzazioni jihadiste sia un reato, indipendentemente dalla politica della CIA. Nel 1991, la polizia – nonché il senatore John Kerry – avevano causato il fallimento della banca pakistana (benché registrata nelle Isole Cayman) BCCI, che la CIA utilizzava in ogni sorta di operazioni segrete con i Fratelli Musulmani e anche con i cartelli latini della droga.

Traduzione
Matzu Yagi

Fonte
Megachip-Globalist (Italia)

Assange contro Clinton: “guerra in Libia come biglietto da visita per la presidenza”

Assange: Clinton ha voluto intervenzione in Libia
Il fondatore di Wikileaks, l’esperto informatico Julian Assange, ha rilasciato una intervista esclusiva a RT (Russia Today). L’australiano ha parlato delle presidenziali USA e della sua attuale situazione giuridica. Si autodefinisce come “prigioniero politico dell’occidente“. Assange non esce da ormai 4 anni dall’ambasciata dell’Ecuador, sita in Londra. In concomitanza con le elezioni americane e l’approssimarsi dell’election day, l’Ecuador ha deciso di ridurre la connessione di Assange, affinché “non intervenga nel processo democratico americano”.

Assange: “Clinton vincerà perché sostenuta dall’establishment”

Secondo il fondatore di Wikileaks, la Clinton avrà la meglio su Trump, in quanto è “sostenuta dall’establishment. Tutti i maggiori gruppi di potere (lobby) supportano e finanziano Hillary Clinton. I maggiori poteri economici e finanziari del Paese sono con lei. Clinton è il punto centrale delle operazioni di un sistema controllato da grandi entità bancarie (come Goldman Sachs). E ancora, dai grandi agenti di Wall Street, dall’intelligence, dal dipartimento di Stato, i Sauditi e altri ancora. Lei è il perno incaricato di collegare questi elementi.” Nel ‘leak’ di alcune settimane fa, si evidenziava la posizione di favore della Clinton verso le banche, affermando che ha sempre fatto il possibile per garantire i loro interessi.

libia isis

Assange: “distruzione della Libia fu voluta da Clinton. Sarebbe stato il suo ‘biglietto da visita’ come segretaria di Stato e per la futura corsa alla presidenza.”

Julian Assange continua a parlare delle imminenti elezioni e attaccando il banco democratico. L’australiano assicura che all’interno delle mail riservate, “si riscontra la volontà di Hillary di intervenire in Libia. Sarebbe stato il suo biglietto da visita come segretaria di Stato. La gestione della crisi le avrebbe aperto le porte della corsa alla presidenza nel 2016. Obama era contrario all’intervento militare. Clinton era favorevole. Come conseguenza della crisi libica e dell’intervento statunitense, morirono oltre 40.000 persone. Sono saltati fuori i terroristi, e lo Stato Islamico. Ovvero, ciò che ha provocato la più grave crisi europea legata a rifugiati e immigrazione.

Hillary Clinton sondaggi usa 2016 presidenziali mappa elettorale stato per stato swing states

Il legame tra Clinton e Arabia Saudita

Infine, Assange assicura – sempre attraverso il filtraggio delle mail – che Clinton ha strettissimi rapporti con i Sauditi. “È risaputo che Arabia Saudita e Qatar finanziano l’ISIS. Per comprenedre la Clinton bisogna conoscere i suoi interessi economici con l’Arabia.”
Assange ha attaccato frontalmente l’ex-first lady, nell’esclusiva intervista rilasciata per RT. Il messaggio del fondatore di Wikileaks sarà capace di spostare gli equilibri? A pochi giorni dall’election day, la Clinton deve affrontare l’ennesimo attacco, dopo la riapertura dell’indagine federale dell’FBI. Trump – dopo un periodo caratterizzato dalla fuoriuscita di scandali sessuali – sembra essere uscito dall’occhio del ciclone. Poco meno di 72 ore e sapremo se questa è stata solo l’ultima illusione del magnate di New York. Chi vincerà tra l’anarchico Donald Trump e il “perno dell’establishment”, Hillary Clinton?

Preso da:  http://www.termometropolitico.it/1234653_assange-clinton-libia-elezioni-usa.html

Assange: “La Libia è stata la guerra di Hillary Clinton”

Le mail di Hillary Clinton diffuse da Wikileaks “rivelano un piano generale messo a punto mesi già prima dell’intervento occidentale in Libia nel marzo del 2012, doveva essere il ‘suo’ conflitto durante il mandato come segretaria di Stato, il trampolino da cui realizzare i suoi sogni da presidente”. Lo dice Julian Assange in un’intervista all’emittente russa RT smentendo che Mosca sia la fonte delle mail diffuse da Wikileaks. Il fondatore di Wikileaks parla dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra dove è rifugiato dal 2012 per sfuggire a una richiesta di estradizione degli Stati Uniti.

La Libia è stata la guerra di Hillary Clinton, più che di qualunque altro. Barack Obama all’inizio si opponeva. Chi era che la sosteneva? Hillary Clinton. E’ documentato dalle mail”, sottolinea Assange denunciando che oltre 1.700 mail delle 33mila pubblicate dal suo sito sono dedicate alla Libia. A motivarla “non era il petrolio a basso prezzo. Percepiva la destituzione di Gheddafi e il rovesciamento del suo governo come un elemento da usare per le elezioni da presidente. Alla fine del 2011 è stato prodotto un documento interno per Hillary Clinton chiamato ‘Libya Tick Tock’ che è una descrizione cronologica di come Hillary Clinton sia stata la figura centrale della distruzione dello stato libico”. Assange parla di Hillary come di “una persona divorata dalle sue ambizioni, tormentata letteralmente al punto da ammalarsene”.
Poi il capitolo Fbi. E’ diventata a tutti gli effetti la polizia politica americana e facendo cadere l’ex capo della Cia John Petraeus ha dimostrato che nessuno è intoccabile, dice il fondatore di Wikileaks. Nell’intervista Assange sottolinea che la nuova inchiesta del ‘bureau’ su Hillary Clinton è la risposta alla resistenza opposta in modo manifesto dall’ex segretaria di Stato alla precedente inchiesta sull’uso del suo server privato.
Assange denuncia il ‘filo rosso’ che corre lungo tutte le mail di Hillary pubblicate dal sito che ha fondato, ovvero il ‘pay to play’, accesso in cambio di soldi per stati, individui e corporation, l’elemento che, a detta di Assange, insieme alla copertura delle mail quando era segretario di Stato, ha creato le condizioni per l’aumento delle pressioni sull’Fbi che ha “ragioni” per indagare su di lei. Lo stesso Barack Obama, dice Assange, è stato “molto vicino agli interessi delle banche” nella sua prima campagna elettorale nel 2008.
“Hillary ha provocato la reazione dell’Fbi, che sta venendo alla luce ora, quando ha ostruito i ‘federali’ che cercavano di investigare il suo server privato”, afferma Assange, sottolineando che “l’Fbi cerca sempre di dimostrare che ‘nessuno ci può resistere'”, ma con la resistenza opposta da Hillary ha provocato “rabbia all’interno del bureau, perché ha fatto apparire l’Fbi debole”.

Preso da: http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/11/05/assange-nuova-inchiesta-fbi-hillary-clinton-risposta-alla-sua-resistenza_6GHFEZVSXSfQ2Q1yONTIHL.html

Terrorismo, «Occidente complice perché è migliore amico dei migliori amici dei terroristi»

3/11/2016
ROMA – Terrorismo islamico e responsabilità occidentali. E ancora, Siria, presidenza Obama, Trump vs. Clinton. Ci siamo fatti una chiacchierata con Fulvio Scaglione, già vicedirettore e attuale editorialista di «Famiglia Cristiana», fondatore dell’edizione online del giornale, che è stato a lungo corrispondente da Mosca e ha seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l’Afghanistan, l’Iraq e i temi del Medio Oriente. Nel suo ultimo libro «Il patto con il diavolo», testo per molti aspetti drammaticamente illuminante e quantomai attuale, Scaglione mette a fuoco il controverso ruolo dell’Occidente nella proliferazione del terrorismo islamico. Ed è proprio da qui che siamo partiti nella nostra intervista.

Scaglione, nel suo libro «Il patto con il diavolo» lei descrive le responsabilità occidentali nella proliferazione del jihadismo nelle terre mediorientali. Oltre e prima che vittime, siamo insomma complici?
Io penso assolutamente di sì, e per una ragione molto semplice: siamo i migliori amici dei migliori amici dei terroristi. In altre parole, tutto ciò che noi sappiamo della gran parte del terrorismo islamico ci dice che il luogo da cui escono le strategie e i soldi per tenere in attività i terroristi è il Golfo Persico e le sue petromonarchie. Lo dicono un’infinità di studi e di prove. Per chi non fosse convinto, invito a andare a vedere il documento pubblicato da Wikileaks nel 2010 del Dipartimento di Stato allora diretto da Hillary Clinton, catalogato con il numero 131.801, in cui Hillary Clinton afferma che l’Arabia Saudita è la principale finanziatrice del terrorismo, da Al Qaeda ad Hamas. Nel documento, la Clinton accusa le autorità saudite di far finta di nulla. Gli Usa sono i primi amici delle petromonarchie del Golfo Persico. Nel 2010, Barack Obama e Hillary Clinton controfirmarono una colossale vendita di armi, la più grande singola vendita di armi nella storia degli Usa, da 62 miliardi, indirizzate all’Arabia Saudita. Ma gli Stati Uniti sono in buona compagnia: l’Inghilterra ha 200 joint ventures con l’Arabia Saudita, l’esercito saudita è il primo cliente dell’industria delle armi britannica; Hollande nel 2015 è andato due volte in Arabia Saudita, tre volte il suo primo ministro Valls; nel marzo di quest’anno Hollande ha addirittura conferito la legione d’onore al ministro dell’Interno e principe ereditario al trono dell’Arabia Saudita; il premier Renzi è andato in Arabia Saudita a vendere la tecnologia italiana, e dall’Italia partono i rifornimenti di armi che l’Arabia Saudita usa in Yemen. Se noi siamo in amicizia e in affari da decenni con i Paesi che sono i principali sponsor del terrorismo, è ovvio che finiamo per essere complici del terrorismo.
Lei ha definito gli Stati del Golfo Persico, Arabia Saudita in primis, il «pozzo di San Patrizio» dei jihadisti. L’Occidente continua a sanzionare con severità la Russia, mentre non si è vista traccia di sanzioni verso chi finanzia il terrore. Come se lo spiega?
Questa è una storia che risale a quando, dopo il crollo del muro di Berlino, gli Usa, presieduti da George Bush padre, con segretario di Stato James Baker, proclamarono la politica della «esportazione della democrazia». Questa strategia è stata applicata ovunque ci fosse un interesse strategico. Quindi contro i nemici e gli avversari, non certo contro gli amici che pure erano totalmente non democratici. Dopo gli attentati del 2001, George Bush jr. fece l’elenco dei Paesi canaglia, che erano Iran, Siria e Iraq: nessuno che avesse qualcosa a che fare con gli attentati delle Torri Gemelle. Il che significa che la teoria dell’esportazione della democrazia è una truffa dove la democrazia c’entra ben poco.
Barack Obama ha ereditato dal suo predecessore una situazione mediorientale molto complicata e compromessa. Come lascia oggi quelle terre al suo successore? Qual è il bilancio di 8 anni di presidenza?
Sulla politica estera, credo che gli 8 anni di presidenza Obama siano costellati di scarse riuscite quando non di fallimenti. Il risultato positivo è l’accordo sul nucleare con l’Iran. Per il resto, il bilancio è negativo. Si era molto impegnato, con il discorso del Cairo nel 2009, per una risoluzione del problema tra israeliani e palestinesi  e la situazione semmai è peggiorata, e Obama è stato anche pubblicamente umiliato dal premier israeliano Netanyhau. In Afghanistan, quest’anno c’è stato il record di morti civili; in Iraq e in Siria abbiamo visto cos’è successo; nel 2011 gli Usa di Barack Obama parteciparono a quella disgraziatissima guerra per buttare giù Gheddafi, guerra che tanti danni ha fatto al Medio Oriente e all’Europa. Temo che non lascerà di sè un buon ricordo.
Sulla Siria, i media occidentali sono allineati su un’unica narrazione, che è poi quella che riassume la posizione statunitense. Accanto a questa, però, ce ne sono altre, meno note, come quella dei cristiani in Siria. Quali considerazioni si sente di fare su questo, e che ruolo ha avuto, a suo avviso, la Russia nello scenario?
La narrazione sulla Siria è influenzata dal fatto che siamo ancora addentrati nella mentalità dell’esportazione della democrazia, ed è quindi molto comodo prendersela con un personaggio come Bashar al Assad, che ha responsabilità evidenti. Va ricordato però che, se certamente non erano tipi simpatici né Gheddafi né Saddam Hussein, dopo le guerre cosiddette «democratizzatrici» la vita in quei Paesi è nettamente peggiorata o addirittura non è più degna di essere chiamata tale. Per il bene dei popoli del Medio Oriente, a volte è bene scegliere il meno peggio, e non il peggio sperando che poi arrivi il meglio, come è stato fatto in Iraq, Libia e ora in Siria. I cristiani, poi, sono in una posizione tragicamente paradossale: sono gli abitanti originari di quelle terre, e conoscono il Medio Oriente meglio di chiunque altro, anche dei musulmani. Da 1400 anni, i cristiani del Medio Oriente si barcamenano, riuscendo a sopravvivere e raggiungendo anche ruoli di livello, nonostante l’Islam sia una religione esclusivista. E poi sono i mediorientali più vicini a noi, perché hanno un set di valori molto simile ai nostri. Nonostante ciò, essi sono totalmente ignorati in Occidente, e questo perché la loro narrazione delle crisi mediorientali contrasta profondamente con la vulgata che circola da noi.

In America è tempo di elezioni. Che cosa dobbiamo aspettarci in caso di vittoria di Hillary Clinton o di Donald Trump?
Con Trump le previsioni sono molto difficili. Trump viene deriso e criticato, spesso anche giustamente, ma è un’incognita. Molti lo paragonano a Berlusconi: i due personaggi non c’entrano nulla se non per un aspetto, che anche Berlusconi veniva deriso quando scese in campo. Poi, abbiamo visto com’è andata. Della Clinton sappiamo di più, perché è un personaggio navigato, sulla scena da molti anni, ha ricoperto cariche importanti tra cui quella di segretario di Stato di Barack Obama: e quello che dobbiamo aspettarci, temo, è una politica americana ancora più aggressiva e muscolare.

Originale con audio: http://esteri.diariodelweb.it/esteri/audio/?nid=20161103_394968