La CIA trafficante d’armi tra Qatar, Libia e Siria

9 agosto 2013

Phil Greaves Global Research, 9 agosto 2013

Qatar-FSAUn articolo di Jake Tapper della CNN ha riportato il “Bengasi-Gate” sotto i riflettori dei media degli Stati Uniti. L’articolo afferma che “decine” di agenti della CIA erano a Bengasi la notte dell’attacco, e che la CIA fa di tutto per sopprimerne i dettagli o che siano resi pubblici. Il rapporto sostiene che la CIA è impegnata in tentativi “senza precedenti” di soffocare fughe di notizie e d’”intimidire” i dipendenti pur di tenere nascosti i segreti di Bengasi, presumibilmente arrivando a cambiare i nomi degli agenti della CIA e “disperdendoli” nel Paese. Si sospetta che ciò abbia un unico e definito scopo, nascondere la colpevolezza della CIA nel fornire armi a noti estremisti in Libia e Siria. Inoltre, l’articolo della CNN allude alla fornitura di “missili terra-aria” della CIA da Bengasi ai ribelli in Siria, ma questo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. L’articolo prosegue affermando: “Fonti della CNN ora dicono che decine di persone che lavorano per la CIA fossero presenti quella notte, e che l’agenzia fa di tutto per assicurarsi che qualsiasi cosa stesse facendo, rimanga un segreto. La CNN ha appreso che la CIA era coinvolta in quello che una fonte definisce un tentativo senza precedenti di far sì che i segreti di Bengasi dell’agenzia di spionaggio non siano mai resi pubblici. Da gennaio, alcuni agenti della CIA, coinvolti in missioni dell’agenzia in Libia, sono sottoposti a frequenti esami al poligrafo, anche mensili, secondo una fonte con profonda conoscenza del funzionamento dell’agenzia. L’obiettivo dell’esame, secondo le fonti, è scoprire se qualcuno ne parla ai media o al Congresso. Ciò viene descritto come pura intimidazione, con la minaccia che ogni fuga di notizie non autorizzata di un dipendente della CIA ne comporterebbe la fine della carriera. Speculazioni a Capitol Hill comprendono anche la possibilità che le agenzie statunitensi che operavano a Bengasi, stessero segretamente inviando missili terra-aria dalla Libia, attraverso la Turchia, ai ribelli siriani.
Anche se l’Arabia Saudita ha recentemente e gentilmente preso “la carta siriana” dagli Stati Uniti, tramite il principe Bandar, ancora una volta divenuto “principe della Jihad”, è risaputo che dall’inizio della crisi siriana, fosse il Qatar in prima linea nella fornitura di armi e fondi agli elementi politici e militanti della cosiddetta “opposizione”. Questo senza dubbio comprendeva il tacito appoggio degli elementi radicali dominanti nella pletora di brigate in Siria; con Jabhat al-Nusra sempre più evidente beneficiario della generosità del Qatar. All’inizio di quest’anno è stato riferito che la CIA avesse dirette “consultazioni” con la rete dei contrabbandieri di armi della monarchia qatariota, gestita principalmente dal palazzo dell’emiro di Doha. Di conseguenza, sembra certo che sia la CIA che l’intelligence del Qatar fossero coinvolte nella operazione per inviare scorte di armi dai “ribelli” in Libia ai “ribelli” in Siria: entrambi indissolubilmente legati ad al-Qaida e affiliati ai radicali salafiti jihadisti. Un articolo del New York Times del 30 marzo 2011 rivela che la CIA era attiva in Libia “da settimane” nel “raccogliere informazioni per gli attacchi aerei [della NATO] e nel contattare e ‘badare’ i ribelli che combattono “le forze di Gheddafi”. Il New York Times affermava anche che Obama aveva firmato un decreto presidenziale, nelle settimane precedenti, che dava l’autorità alla CIA di armare e finanziare i ribelli. Inoltre, The Independent rivelava nel marzo 2011 che Obama aveva chiesto all’Arabia Saudita di approvvigionare di armi i militanti libici. Obama aveva anche dato la sua benedizione a Qatar ed Emirati Arabi Uniti nell’inviare armi a Bengasi, chiedendogli di fornire armi non fabbricate negli USA per allontanare i sospetti; ciò in violazione della No-Fly Zone e dell’embargo sulle armi che contribuiva a far rispettare, e in totale violazione della Costituzione statunitense e delle leggi internazionali vigenti.
Le attuali autorità libiche hanno fatto pochi sforzi per smentire l’indicazione di suoi legami con grandi spedizioni di armi per la Siria, in partenza dal porto di Bengasi. Come affermato in un rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ampiezza, il costo e la logistica per organizzare tali invii quasi certamente richiederebbero almeno consapevolezza e assistenza locali, e un deputato libico l’ha ammesso apertamente. Inoltre, in un articolo del Telegraph del novembre 2011, si rivela che il comandante militare libico post-Gheddafi, Abdel Hakim Belhadj, riconosciuto ex leader di un ramo di al-Qaida: il Gruppo combattente islamico libico (LIFG) e figura guida nell’insurrezione islamista contro Gheddafi, aveva visitato in Turchia i membri del “Free Syrian Army” (FSA) dell’opposizione siriana, per discutere l’invio “di denaro e armi” e anche dell’”addestramento delle truppe da parte dei combattenti libici”. In un articolo di Fox News del dicembre 2012, un “International Cargo-Shipper” rivelava candidamente che l’invio di armi dalla Libia alla Siria iniziò “quasi subito dopo la caduta di Muammar Gheddafi” (ottobre 2011) e continuò su base settimanale da più porti, tra cui Misurata e Bengasi. Secondo alcune “fonti”, gli invii avrebbero superato le 600 tonnellate. L’articolo prosegue citando “fonti” anonime di Bengasi sostenere che: “Armi e combattenti erano assolutamente diretti in Siria, e che gli Stati Uniti sapevano assolutamente tutto, anche se la maggior parte delle spedizioni è stata sospesa dopo l’attacco al consolato statunitense.” Inoltre, un ampio rapporto del gruppo di esperti delle Nazioni Unite del Consiglio di sicurezza, dell’aprile 2013, evidenzia anche la diffusa proliferazione indiscriminata di armi in tutta la Libia, che filtrano oltre i confini. La relazione afferma che le armi alimentano i conflitti dalla Siria al Mali e che si diffondono dalla Libia a un “ritmo allarmante”. Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono stati individuati, nella relazione delle Nazioni Unite, per le loro palesi violazioni dell’embargo sulle armi durante la “rivolta” contro Gheddafi del 2011; il rapporto ha rivelato che diversi invii di armi del Qatar hanno potuto fluire in Libia con la consapevolezza e la piena acquiescenza della NATO, più o meno nello stesso modo con cui furono autorizzate a fluire in Turchia dal Qatar, con la Siria quale destinazione finale.
Elementi della leadership “militare” libica hanno indubbiamente forti legami con gli ex affiliati di al-Qaida, e sono stati portati al potere grazie alla generosità e alle forze speciali del Qatar, al coordinamento della CIA e alla forza aerea della NATO. Considerando ciò, non è difficile immaginare che gli stessi attori sarebbero disposti almeno a “chiudere un occhio” in ciò che è diventato l’evidente e continuo contrabbando libico di armi in Siria, come dimostrato ancora una volta da un articolo del 18 giugno 2013 della Reuters, dal titolo: “Le avventure di un commerciante di armi libico in Siria”: “Abdul Basit Haroun (ex comandante della “Brigata 17 febbraio”) dice di essere dietro alcune delle più grandi spedizioni di armi dalla Libia alla Siria, che trasporta su voli charter verso i Paesi vicini e che poi contrabbanda oltre il confine… Un reporter della Reuters si è recato in una località segreta di Bengasi per vedere un container di armi in preparazione per l’invio in Siria. Vi si accatastarono scatole di munizioni, lanciarazzi e vari tipi di armamento leggero e medio. Haroun dice che può raccogliere armi da tutto il Paese e organizzarne la consegna ai ribelli siriani per via dei suoi contatti in Libia e all’estero. “Sanno che inviamo armi alla Siria”, ha detto Haroun. “Lo sanno tutti.” Le sue attività con le armi sembrano essere ben note, almeno nella Libia orientale. Alti funzionari dell’esercito e del governo della Libia hanno detto alla Reuters che  appoggiano le forniture di armi all’opposizione siriana, mentre un membro del congresso della Libia ha detto che Haroun svolge un grande lavoro aiutando i ribelli siriani.”
Inoltre, secondo un recente articolo del New York Times del 29 giugno 2013, il Qatar ha inviato  armi ai “ribelli” in Siria dalla Libia, nel momento stesso in cui “intensificava gli sforzi” per spodestare il Colonnello Gheddafi. Di conseguenza, ciò può essere interpretato solo che il Qatar ha iniziato l’invio di armi alla Siria, da Bengasi, prima che Gheddafi venisse ucciso, il che significa prima dell’ottobre 2011. È altamente plausibile che Bengasi sia davvero la ‘base’ del  programma di traffico d’armi della CIA, con l’ulteriore intento di “rendere possibile” inoltrare queste armi in Siria. Mentre il dipartimento di Stato ha confermato di aver stanziato 40 milioni di dollari per l’acquisto e la “collezione” di armi utilizzate durante il conflitto in Libia, compresa una riserva di 20.000 MANPADS “mancanti”, di cui almeno 15.000 ancora dispersi. Una relazione scritta da ex-operatori delle forze speciali statunitensi che hanno prestato servizio in Libia, dal titolo “Bengasi: il rapporto definitivo“, sostiene che il “consolato” e il programma sulle scorte di armi sono stati interamente gestiti da John Brennan, all’apoca Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Obama, e oggi direttore della CIA, al di fuori della solita catena di comando della CIA, con il solo scopo di “inviare le armi accumulate in un altro conflitto, forse la Siria“. Inoltre, si segnala che diverse figure di spicco del governo USA (Clinton, Brennan, Patreaus, e altri) incitavano apertamente tale precisa politica, ciò aggiunge la possibilità che certi elementi del governo o le tante fazioni del complesso militar-industriale possano aver agito al di fuori dello specifico consenso dell’amministrazione Obama, costruendo la logistica per soddisfare tale politica, in futuro. Così, una possibile spiegazione dell’attacco al “consolato”, che ora possiamo supporre essere un deposito di armi gestito dalla CIA, fosse la riluttanza pubblica dell’amministrazione Obama nel fornire MANPADS o altre specifiche armi pesanti ai ribelli che combattono in Siria. Inoltre, gli autori di “Bengasi: il rapporto definitivo“, sostengono che John Brennnan colpisse gli estremisti delle milizie islamiste in Libia attraverso attacchi dei droni ed operazioni speciali, potendo fornire un altro pretesto per l’attacco. Certe fazioni ribelli, i loro sostenitori regionali o i loro affiliati libici possono essersi offesi e deciso di agire contro la CIA, tentando di sequestrare le armi in suo controllo.
L’invio di armi libiche in Siria è molto probabilmente attuato dalle forze speciali del Qatar (e occidentali) e dai loro ascari libici affiliati ad al-Qaida, che controllano Bengasi. A loro volta le spedizioni in Siria sono progressivamente aumentate man mano che gli arsenali di Gheddafi si rendevano disponibili e l’assenza di leggi in Libia s’ampliava. Questi sviluppi potrebbero anche spiegare i combattenti libici che rappresentano una grande percentuale di combattenti stranieri nei ranghi dell’opposizione, con un recente studio che indica che i combattenti libici costituiscono oltre il venti per cento delle vittime straniere. Se il Qatar ha infatti coordinato l’invio di armi dalla Libia alla Siria durante la prime fasi della crisi siriana, nel 2011, e la CIA fungeva anche da “consulente” nelle spedizioni del Qatar e nel loro transito attraverso la Turchia, la semplicistica narrazione ufficiale e la cronologia del conflitto in Siria, che sarebbe dovuto a un’eruzione per la repressione di pacifici manifestanti, trascinando in una vera guerra civile, è ancora una volta messa in dubbio. Scoprendo la catena di eventi che ha portato all’attacco al “consolato” degli Stati Uniti, e la varietà di milizie che gli Stati Uniti e i loro alleati armano in Libia, si potrebbe svelare la vera dimensione del sostegno dell’amministrazione Obama alle forze estremiste fantoccio in Siria. Il che può spiegare i zelanti tentativi dell’amministrazione nel soffocare ogni dibattito o seria discussione sugli eventi riguardanti Bengasi.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2013/08/09/la-cia-trafficante-darmi-tra-qatar-libia-e-siria/

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“L’attacco all’ambasciata Usa a Bengasi non è mai avvenuto”

Le dichiarazioni shock del giornalista freelance Jim Stone

La notizia è stata diffusa dal quotidiano online IbTimes. Il giornalista freelance Jim Stone, sostiene con convinzione che l’attacco all’ambasciata di Benghazi non sia mai avvenuto. Lo scrive sul suo blog. Il giornalista, si legge su IbTimes, “afferma la non esistenza di un’ambasciata Usa a Benghazi in quanto, secondo il sito ufficiale del Dipartimento di Stato Usa, l’unica ambasciata in Libia risulta essere quella di Tripoli“.

L’ambasciata di Benghazi, quindi, non esisterebbe. La prova è anche su Google Maps, dove non è possibile individuare ambasciate americane a Benghazi. Anche su Wikipedia, la lista delle ambasciate Usa confermata la presenza dell’unica ambasciata a Tripoli.

A Benghazi, secondo il giornalista, non esisterebbe neanche un consolato e nessun edificio diplomatico americano.

THERE IS NO U.S. EMBASSY, CONSULATE, OR ANY U.S. REPRESENTATION OF ANY SORT IN BENGHAZI LIBYA. EMBASSY KILLINGS NEVER HAPPENED.

Le foto che circolano in rete, e che ritrarrebbero l’edificio di Benghazi distrutto, sarebbero, secondo il giornalista, false. Nessuno ne può confermare la veridicità.

Sarete preoccupati di ciò che potrà succedere in futuro. Questa menzogna è talmente ovvia che potremmo distruggere la credibilità di Cnn, Fox, Abc e quant’altro. Non perdiamo questa occasione.” Queste le pesanti parole che il giornalista ha pubblicato sul suo blog.

Il freelance ha poi pubblicato gli articoli di alcuni autorevoli quotidiani che parlano dell’attacco a Benghazi: entrambi danno due location differenti per l’ambasciata. Si tratta del Guardian e del Daily Mail. Questo va ad avvolarare la tesi della non veridicità della notizia.
Fontehttp://www.cadoinpiedi.it/2012/09/17/lattaco_allambasciata_usa_a_bengasi_non_e_mai_avvenuto.html

Dietro le quinte del colpo di stato libico: l’aiuto russo alla Jamahiriya (II parte)


Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/07/dietro-le-quinte-del-colpo-di-stato-libico-l%e2%80%99aiuto-russo-alla-jamahiriya-ii-parte/

Balle a grappolo sulla Libia

27 settembre 2011

Il Consiglio di transizione di Libia crede sia una fossa comune
26 Set, 2011  trad. levred
 
• La tomba sospetta è stata trovata il 20 agosto dicono i funzionari del governo
• Il governo di transizione della Libia dice che contiene 1.270 corpi

Tripoli, Libia (CNN) – I funzionari del governo di transizione  della Libia hanno annunciato domenica di aver individuato un sito che è sospettettato essere una fossa comune, anche se nessuno scavo ha avuto luogo e nè resti umani sono stati trovati.
Il sito di Tripoli è stato trovato dai rivoluzionari il 20 agosto, ha detto Kamal el Sherif, membro del Consiglio Nazionale di transizione. Il CNT sostiene che la tomba potrebbe contenere 1270 corpi, vittime di un massacro del 1996 nel carcere Abu Salim di Tripoli.
Un team della CNN è stato portato al sito, un campo fangoso, con gli altri media, ma hanno trovato solamente quelle che appaiono come ossa di animali, di dimensioni troppo grandi per essere resti di corpi umani.

Fonte:http://edition.cnn.com/2011/09/25/world/africa/libya-mass-grave/


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  • New York Times e Human Rights Watch hanno contraffatto le immagini
    Public Jetpak by LisaN   (trad. di levred)

Human Rights Watch (HRW), un gruppo di pressione con sede a New York City, in combinazione con il New York Times ha pubblicato le foto contraffatte delle bombe a grappolo [di Misurata 16.04.2011]. Mostriamo diverse analisi di immagini digitali che espongono la falsificazione.

Introduzione

Secondo il New York Times e Human Rigths Watch (Hrw, un nuovo gruppo di pressione York) il governo libico usato bombe a grappolo a Misurata (n.d.t. nei giorni attorno al 16 aprile tali bombe furono usate dalla NATO e dai suoi mercenari).

HRW ha mostrato diverse foto di quelle bombe.

Non so come abbiano ottenuto le immagini, ma le immagini sono false.

Immagino che sono state fatte per legittimare l’attacco illegale contro un paese libero. Questo jetpack mostra uno di questi falsi.

Basato sulle opere di Maritxu (lavorato su dati EXIF) e Lolamento (scratch e il livello di analisi delle immagini) [Lisa Nelson]

p.s. fate la vostra analisi, le foto originali qui: http://www.hrwnews.org/press/libya_cluster.zip

I dati EXIF

Maritxu ha confrontato i dati EXIF (i dati incorporati nelle immagini JPEG, mostrano data, ora, velocità, ecc zomm apertura) con i fatti. Lei conclude che le immagini sono state “girate” prima che il governo libico abbia cercato di riprendere la città.

Immagini EXIF ​​data e ora rispetto alle dichiarazioni HWR:

Dati EXIF: 14.04.2011 14:11:32

Battaglia iniziata 14.04.2011 notte.

La foto è stata scattata 7 ore prima dell’inizio battaglia

A man holds the remnant tail section of the MAT-120 cluster munition in Misrata, Libya on April 15, 2011. © 2011 Human Rights Watch

EXIF DATI: 15.04.2011 14:01:38

HRW ha dichiarato: 15.04.2011

Battaglia iniziata il 14.04.2011 notte.

Remnant from the projectile body of a MAT-120 cluster munition found in Misrata, Libya, on April 15, 2011. © 2011 Medical Committee Misurata Hospital

HRW: Resti di proiettile dal corpo di una munizione MAT-120 grappolo trovato a Misurata, in Libia, il 15 aprile 2011.

DATI EXIF: 10.04.2011 23:24:19

La battaglia è iniziata il 14.04.2011 notte.

Come si spiega che questa foto sia stata scattata quattro giorni prima della battaglia?

Graffi
nota: graffi sulla vernice verde, solo le lettere non sono graffiate.


Error Image Analysis per scoprire le parti contraffatte della foto

original picture
original picture

I punti contraffatti sono messi in evidenza  dall’ Error Image Analysis. Vedi qui

Che cosa succede qui?

[n.d.t. Il livello di analisi degli errori di un immagine è un metodo forense rapido e facile, che consente di determinare se un’immagine è stata modificata da programmi come Adobe Photoshop; il procedimento è in grado di rilevare la sovrapposizione di immagini differenti che risultano di qualità differente, in base al numero di volte che le foto sono state salvate; ad ogni salvataggio corrisponde una perdità di qualità].
Livello di analisi degli errori può aiutare a capire se una foto è stata modificata digitalmente. Foto in un formato di file jpeg in realtà perde di qualità ogni volta che vengono salvati nuovamente loro. Possiamo approfittare di questo per cercare di capire se un’immagine è stata manipolata digitalmente.

Per esempio, se hai una foto jpeg al 90% di qualità, e la si salva di nuovo al 90% di qualità, vi ritroverete con una immagine al 90% del 90% (quindi, con qualità all’81%). Se ora si dovesse copiare e incollare un elemento da una foto diversa nella tua foto attuale, si terminerebbe con sezioni dell’immagine a differenti livelli di qualità. Ciò accade perché alcune parti sono state risalvate tre volte, mentre alcune parti possono essere state salvate solo una volta. Se l’immagine non ha avuto modifiche, tutte le parti della foto saranno della stessa qualità.
Come funziona?

Livello di analisi degli errori consente di vedere di vedere la differenza di livello di qualità, rappresentato dalla luminosità. Cose che sono molto luminose sono state modificate più di recente, mentre parti più opache sono state risalvate più volte. Questo ti permette di vedere non solo quali parti dell’immagine sono state modificate, ma anche in quale ordine i cambiamenti sono avvenuti.
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Un altro test per la manipolazione digitale: JPEGsnooper

Utilizzando JPEGsnooper otteniamo


EXIF.Make/Software  EXIF. Model  Quality       Subsamp Match?
——————  ———-  ——-       ————– 

      SW:[Adobe Photoshop]   [        ]  [Save As 12]  [             ]

NOTE: Photoshop IRB detected
NOTE: EXIF Software field recognized as from editor
Based on the analysis of compression characteristics and EXIF metadata:

ASSESSMENT: Class 1 –Image is processed/edited

Fonte: http://www.jeteye.com/jetpak/097aa2fe-60cc-44ca-9b4c-e20c75edb925/

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HUMAN RIGHT INVESTIGATIONS
Global Research

L’indagine in corso dall’HRI sui bombardamenti dell’11 aprile su Misurata con le bombe a grappolo ha trovato prove convincenti del fatto che il bombardamento è stato compiuto dalle forze navali USA

Fonte: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25004
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[Destinata alla lettura solo degli amanti della fantascienza, la ricostruzione di armi israeliane a grappolo date da Israele a Gheddafi attraverso l’ANP…
…ai confini della realtà il 17 aprile 2011
http://www.libreidee.org/2011/04/%C2%ABmisurata-da-israele-le-armi-proibite-per-gheddafi%C2%BB/]

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/27/balle-a-grappolo-sulla-libia/

Cronache dalla Libia 12

  • Hollywoood is now in Libya  Proprio ciò che è stato detto dai tg italiani…Thierry Meyssan del Réseau Voltaire presente a Tripoli, tra l’altro minacciato di morte poichè giornalista indipendente, denuncia che la Nato fa strage bombardando di tutto e uccidendo 1.300 persone in poche ore ma Repubblica on line scrive che Gheddafi bombarda la folla. Tripoli e la Libia non si sono mai sollevati, semmai sono stati stremati dai bombardamenti degli aggressori.

 

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  • Giornalisti della CNN di grande coraggio
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  • La BBC mostra le manifestazioni di Tripoli per la rivoluzione…ops ma portano la bandiera dell’India, sono tutti indiani!

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  • Perla della CNN che colloca la libica Tripoli in Libano…
… irridente la scritta sottostante – Breaking News: I ribelli a Tripoli ignorano dove si trovi Gheddafi
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  • Herman Morris sulla situazione di Tripoli [27.08.2011]
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  • Senza un inchiesta internazionale indipendente come si fa ad affermare che anche queste morti sono a carico dell’esercito libico, dove sono le prove?
    I media italiani, salvo qualche condizionale e  salvo rettifiche, sono sicuri, quella strage è opera dell’essenza del male, Gheddafi… ma le prove non ci sono, e non ci saranno; indagini serie dimostrerebbero con tutta probabilità il contrario, cioè che a perpetrare quest’altro crimine sono stati ancora una volta i puri ribelli di Benghasi.
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  • La storica chiesa di San Giorgio che si trova in Libia, a Tripoli, risalente al 1647 è stata saccheggiata. La chiesa è la più antica chiesa ortodossa in Nord Africa. Il presidente della comunità greca, Dimitris Anastassiou ha trasmesso la notizia al Metropolita di Tripoli Mr. Teofilatto, che è stato in Grecia dalla fine del mese di giugno.
    “Mi sento il cuore spezzato per ciò che sta accadendo in Libia, questo bellissimo paese che è stato distrutto e le cui persone sono note per la loro ospitalità”, ha dichiarato il metropolita di Tripoli, che si insediò in Libia nel 1991. “Ero triste al sentire le notizie dal sig Anastassiou.
    I ladri hanno saccheggiato il santuario del nostro santo patrono che avevo portato dal Monte Athos. Antichi Vangeli, calici, cherubini, turiboli, uno dei quali ci era stato dato dal Patriarca ecumenico Bartolomeo. Chi ha rubato gli oggetti sacri ha contattato il presidente della comunità e hachiesto soldi per restituirli. Mr. Anastassiou segnalato l’incidente alla polizia, ma per come stanno le cose al momento, nessuno si occuperà di questo tema “, ha detto.
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  • Leonor informa che LIZZIE  Phelam, la giornalista indipendente di cui si erano perse le tracce la scorsa settimana, ha lasciato Tripoli e arriverà in barca nella mattina di domani a Malta. Lizzie dice: “Sono molto triste di lasciare Tripoli”.
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  • Il Repubblicano Ron Paul spiega come creda che la politica estera statunitense di intervento e di sostegno di fazioni crei un pantano. Il deputato Paul indica il rapporto degli Stati Uniti con il colonnello Gheddafi come prova di questo.
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    • Tripoli è ora come Bengasi. I neri libici vengono perseguitati per il colore della loro pelle e giustiziati dai ribelli della NATO.
      Dei 5.000 uomini di forze mercenarie inglesi, francesi e del Qatar circa mille sono decedute negli scontri e almeno 800 sono state gravemente ferite. Oltre 2000 i civili morti in questi giorni.

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FONTE:http://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/28/libyan-chronicles-12-0-2/

PS: da notare come alcuni video, che erano nell’ articolo originale sono stati fatti sparire.

Verità, propaganda e Manipolazione dei Media : Come gli Stati Uniti mantengono l’Illusione

[27.08.2011]                    (trad. di Levred per GilGuySparks)

Non è mai stato così importante avere fonti e voci di informazione indipendenti e oneste. Siamo, come società, innondati e sopraffatti da una marea di informazioni e da una vasta gamma di fonti, ma queste fonti d’informazione, in generale, sono al servizio di interessi  potenti e degli individui che li posseggono. Le principali fonti di informazione, sia per il consumo pubblico che ufficiale, sono i principali media, media alternativi, università e think tanks.
Il media mainstream è il più evidente nelle sue tipiche parzialità e manipolazioni.
Il  media mainstream è posseduto direttamente da grandi corporation multinazionali, e attraverso i loro consigli di amministrazione sono collegati con una pletora di altre grandi aziende mondiali e con gli interessi dell’elite.  Un esempio di queste connessioni può essere visto attraverso il consiglio di Time Warner.
Time Warner possiede Time Magazine, HBO, Warner Bros., e CNN, tra molti altri. Il consiglio di amministrazione comprende individui passati o attualmente affiliati  con: il Council on Foreign Relations (il Consiglio per le Relazioni Estere), il Fondo monetario internazionale (FMI), il Rockefeller Brothers Fund, Warburg Pincus, Phillip Morris, e AMR Corporation, e molti altri.
Due delle più stimate fonti di notizie negli Stati Uniti sono il New York Times (chiamato “paper of record” cioè “giornale di riferimento”) e  il Washington Post. Il New York Times ha nel suo consiglio gente che era in passato o lo è attualmente affiliata con Schering-Plough International (farmaceutici), il John D. e Catherine T. MacArthur Foundation, la Chevron Corporation, Wesco Financial Corporation, Kohlberg & Company, The Charles Schwab Corporation, eBay Inc., Xerox, IBM, Ford Motor Company, Eli Lilly & Company, e gli altri. Difficilmente [può dirsi] un bastione di imparzialità.

E lo stesso si potrebbe dire per il Washington Post, che ha nel suo consiglio: Lee Bollinger, il presidente della Columbia University e presidente della Federal Reserve Bank di New York, Warren Buffett, investitore finanziario miliardario, presidente e amministratore delegato della Berkshire Hathaway; e gli individui associati con (in passato o attualmente): la Coca-Cola Company, New York University, Conservation International, il Council on Foreign Relations, Xerox, Catalyst, Johnson & Johnson, Target Corporation, RAND Corporation, General Motors, e il Business Council, tra gli altri.
[CNN-CIA] È importante anche occuparsi di come i media mainstream si intreccino, spesso di nascosto in segreto, con il governo. Carl Bernstein, uno dei due reporter del Washington Post che ha trattato lo scandalo Watergate, ha rivelato che c’erano più di 400 giornalisti americani che avevano “in segreto svolto incarichi per la Central Intelligence Agency.” Interessante il fatto “che l’uso di giornalisti è stato tra i mezzi più produttivi di raccolta di intelligence alle dipendenze della C.I.A.” Tra le organizzazioni che hanno collaborato con la C.I.A. ci sono stati “l’American Broadcasting Company, la National Broadcasting Company, l’Associated Press, la United Press International, la Reuters, Hearst Quotidiani, Scripps-Howard, la rivista Newsweek , il Sistema Mutual Broadcasting, il Miami Herald e il vecchio Evening Post e il New York Herald-Tribune”.

Di gran lunga le più importanti di queste relazioni, secondo i funzionari della C.I.A., sono state quelle con il New York Times, la CBS e Time inc. La C.I.A. ha anche eseguito un programma di formazione “per insegnare ai suoi agenti a essere giornalisti”, che hanno “poi messo all’interno dei principali organi di informazione” con l’aiuto di chi li gestiva.
Questi tipi di relazioni sono proseguite nei decenni successivi, anche se forse più di nascosto e silenziosamente di prima. Per esempio, è stato rivelato che nel 2000 durante i bombardamenti Nato del Kosovo, “diversi ufficiali provenienti dal Quarto Gruppo per le Operazioni Psicologiche a Fort Bragg hanno lavorato nella divisione notizie nel quartier generale di Atlanta della CNN.“ Questa stessa struttura dell’esercito dedicate alle PSYOP S. ha “piazzato storie nei media statunitensi a supporto delle politiche sul Centro America dell’amministrazione Reagan”, cosa che è stata descritta dal Miami Herald come una “vasta operazione di guerra psicologica del tipo che l’esercito conduce per influenzare una popolazione in territorio nemico.” Questi ufficiali dell’esercito, settore operazioni psicologiche, hanno anche lavorato al contempo presso la National Public Radio (NPR). L’esercito americano ha, infatti, e aveva, un forte rapporto con la CNN.

Nel 2008, è stato riportato che il Pentagono ha condotto una grande campagna di propaganda, usando generali in pensione ed ex ufficiali del Pentagono per presentare una buona immagine delle politiche dell’amministrazione in tempo di guerra.
Il programma è partito all’inizio della guerra in Iraq nel 2003 ed è continuato nel 2009.
Questi ufficiali, presentati come “analisti militari” mentre parlano rigurgitano posizioni governative e spesso siedono nei consigli degli appaltatori militari, avendo quindi un interesse acquisito riguardo agli argomenti che essi sono portati ad “analizzare”.
Le più grandi associazioni filantropiche negli Stati Uniti hanno spesso usato le loro enormi ricchezze per cooptare le voci del dissenso e dei movimenti di resistenza in canali che sono sicuri per i poteri costituiti.
Come McGeorge Bundy, ex presidente della Ford Foundation, una volta disse: “Tutto ciò che la Fondazione fa è rendere il mondo sicuro per il capitalismo”.
Esempi di questo sono filantropi come la fondazione Rockfeller, Ford Foundation e il John D. e Catherine T. MacArthur Foundation che forniscono un immenso sostegno finanziario e organizzativo alle organizzazioni non governative. Inoltre, i media alternativi sono spesso finanziati dalle stesse fondazioni, che ha l’effetto di influenzare l’orientamento delle cose trattate così come il soffocamento dell’analisi critica.

Tutto questo ci porta al Centre for Research on Globalization (CRG) e a Global Research.

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Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/27/verita-propaganda-e-manipolazione-dei-media-come-gli-stati-uniti-mantengono-lillusione/

Il giornalismo come arma di guerra in Libia.

DI MADHI DARIUS NAZEMROAYA
Information Clearing House

La verità in Libia gira su sé stessa. La NATO e il governo libico stanno dando versioni contraddittorie. La NATO dice che il regime libico cadrà nel giro di pochi giorni, mentre il governo libico dice che i combattimenti a Misurata finiranno in due settimane.
Durante la notte, il suono dei jet della NATO che sorvolano Tripoli può essere udito fin sulla costa del Mediterraneo. Tripoli non viene bombardata da alcuni giorni, ma i rumori dei sorvoli sono stati numerosi. L’Alleanza Atlantica sceglie deliberatamente la notte per disturbare il sonno dei residenti nel tentativo di seminare il panico. I bambini piccoli in Libia hanno oramai perso il sonno nel corso di questa guerra. Questa è solo una parte della guerra psicologica che è stata ingaggiata. Si vuole distruggere lo spirito dei libici. È una cosa in più rispetto alle dure ferite imposte dall’inganno e dalla sedizione.

Nello stesso contesto, la guerra dei media contro la Libia prosegue senza sosta. L’Hotel Rixos della capitale, dove è alloggiata la maggioranza della stampa internazionale, è un covo di bugie e narrative distorte dove i giornalisti stranieri stanno contorcendo la realtà, capovolgendo gli eventi e disinformando per giustificare la guerra della NATO contro la Libia. Ogni resoconto e ogni comunicato notizia inviati dalla Libia dai reporter internazionali deve essere vagliato e analizzato. I giornalisti stranieri mettono in bocca le parole ai libici e sono ciechi di propria iniziativa. Hanno ignorato le morti dei civili, gli evidenti crimini di guerra perpetrati contro il popolo libico e i danni alle infrastrutture, dagli alberghi ai porti e agli ospedali.
Un gruppo di ragazzi libici ha spiegato in una conversazione privata che quando parlano con i reporter dovrebbero fare la parte di due persone. Mentre uno sta rispondendo a una domanda, gliene viene fatta subito un’altra. Nel processo la risposta alla prima domanda viene usata come risposta alla seconda. Negli ospedali libici ireport stranieri cercano di non parlare dei ferimenti e dei decessi. Vanno solo negli ospedali per parlare con una sorta di imparzialità, ma descrivono il nulla e ignorano quasi tutto quello che conta. Si rifiutano di narrare la storia da tutti i punti di vista. Senza ritegno anche di fronte ai ferimenti dei civili, il genere delle domande poste da molti giornalisti ai dottori, agli infermieri e al personale degli ospedali è dello stesso tenore di quelle che avrebbero rivolto al personale militare o alle forze di sicurezza.
La CNN ha addirittura mostrato un report da Misurata di Sara Sidner dove viene mostrata la sodomizzazione di una donna con un manico di scopa da parte dei soldati libici (individuati nei soldati di Gheddafi, per demonizzarli). In realtà il video parla di un fatto privato ed era una cosa accaduta prima del conflitto. È avvenuta a Tripoli e l’uomo ha l’accento di Tripoli. Questo è il tipo di fabbricazione che i media mainstream stanno diffondendo per favorire la guerra e l’intervento militare.
Ci sono ora indagini in corso per dimostrare che sia stato usato uranio impoverito contro i libici. L’uso di uranio impoverito è un crimine di guerra. Non è solo un attacco diretto, ma lascia anche tracce radioattive che minacciano l’esistenza dei bambini di domani. Anche le future generazioni subiranno l’effetto di queste armi. Queste generazioni del futuro sono innocenti. Usare l’uranio impoverito è come se gli Stati Uniti avessero disseminato armi nucleari in Germania o in Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale, ritardando la detonazione per il 2011. Questo sarebbe un argomento importante da trattare nei notiziari sulla Libia e tutti i giornalisti stranieri ne sono venuti a conoscenza, ma quanti ne hanno parlato?
La Ionis, una nave che da Benghazi ha attraccato a Tripoli il 23 giugno, stava trasportando più di cento persone che volevano lasciare Benghazi per riunirsi alle famiglie a Tripoli. I giornalisti stranieri venivano da tutto il mondo. La CNN, la RT e la Reuters erano schierati contro di loro. Tra i resoconti stranieri ce n’erano parecchi che non avevano idea di quello che stesse succedendo in Libia e stavano lavorando sulla base di disinformazioni diffuse dalle rispettive emittenti e nazioni. In una discussione informale, quando questi giornalisti sono stati interrogati sulle basi delle loro asserzioni, non sono riusciti a rispondere e hanno fatto una figura grama. Una giornalista dell’Europa occidentale ha detto che le defezioni nel governo di Tripoli erano oramai incontrastabili, ma quando è stata contraddetta da un collega è riuscita solamente a citare la “defezione” di un atleta.
L’arrivo della nave dei passeggeri era una cosa insignificante, perché era il sintomo che la secessione politica della Libia era già avviata. Quando le famiglie e le persone fanno la spola da una parte all’altra della Libia, questo è un segno della presenza di una qualche linea divisoria tracciata in modo temporaneo o permanente.
La Chiesa Cattolica Romana in Libia è stata anche lei sconvolta e ferita. La posizione di Padre Giovanni Martinelli, il Vescovo di Tripoli, è in contrasto con quella degli Stati Uniti e quella della NATO. Sono stati interrotti i contatti con le chiese cattoliche e le comunità di Benghazi e dei suoi dintorni. Il Vescovo Martinelli ha perso alcuni cari amici nel conflitto che non avevano niente a che vedere con le guerre o con ostilità di qualsiasi tipo. Cosa hanno detto i giornalisti stranieri e le agenzie di stampa di tutto questo?
I giornalisti hanno la responsabilità di dire il vero e di riportare gli argomenti importanti. Alcuni lo fanno, ma le loro storie vengono modificare oppure mai pubblicate o trasmesse. Altri non dicono niente e invece si inventano le storie. È adesso responsabilità dell’opinione pubblica valutare le notizie che arrivano dalla Libia con un po’ di buon senso. La molteplicità delle fonti è solo l’inizio.
Fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?aid=25441&context=va
30.06.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Disponibile su: http://marionessuno.blogspot.it/2012/07/il-giornalismo-come-arma-di-guerra-in.html