Il sostegno occidentale ai ribelli in Libia è stato un appoggio diretto e deliberato ad al Qaeda

10 marzo 2016

Si parla molto della Libia in questi giorni ma ancora oggi non vengono chiarite le motivazioni che nel 2011 hanno condotto all’intervento Nato in Libia. Cosa è accaduto, perché ci troviamo oggi in questa situazione di caos nel paese nord-africano?… Balbettando i leader occidentali dicono che bisogna completare la democrazia in Libia , che l’intervento armato dell’occidente fu ‘un errore’, ma non un errore in sè: fu un errore ‘non aver accompagnato i libici nel ‘periodo di transizione’, di averli lasciati soli’.
Vedremo di seguito che questo non sarebbe stato comunque possibile, giacchè il consiglio Nazionale di Transizione libico era formato da membri di al Qaeda ed affiliati e l’occidente ne era perfettamente a conoscenza perchè li aveva scelti.
Già da all’ora lo dicevamo a seguito di numerose eclatanti evidenze che venivano colpevolmente sottaciute dai media mainstream di intattenimento.
Già da allora lo diceva uno studio condotto di J.FELTER e B. Fishman,  due analisti dell’Accademia Militare di West Point. Lo studio si chiama Al Aa’ida Foreign Fighter in Iraq. A first Look at the Sinjar Record (Harmony Project, Combating Terrorism Center, Department of Social Science, US Academy, West Point, NY, December 2007)
Ve ne proponiamo alcuni contenuti da una sintesi scritta sempre nel 2011 dal giornalista investigativo G.Tarpley che riprendende lo studio di West Point.
Vietato Parlare – Patrizio Ricci

 

The CIA’s Libya Rebels: The Same Terrorists who Killed US, NATO Troops in Iraq

Webster G. Tarpley, Ph.D. TARPLEY.net 24 Marzo 2011
Washington DC, 24 marzo 2011 –
L’attacco militare in corso in Libia è stato motivato dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1973 con l’esigenza di proteggere i civili. Le dichiarazioni del presidente Obama, del primo ministro britannico Cameron, del presidente francese Sarkozy, e di altri leader hanno sottolineato la natura umanitaria dell’intervento, che si dice mirare a prevenire un massacro delle forze pro-democrazia e difensori dei diritti umani da parte del regime di Gheddafi.
Ma allo stesso tempo, molti commentatori hanno espresso l’ansia a causa del mistero che circonda il governo di transizione anti-Gheddafi che è emerso a inizio marzo, nella città di Bengasi, che si trova nel quartiere Cirenaica del nord-est della Libia.
Questo governo è già stato riconosciuto dalla Francia e Portogallo come unico rappresentante legittimo del popolo libico. Il consiglio dei ribelli sembra essere composto da poco più di 30 delegati, molti dei quali sono avvolti nell’oscurità. Inoltre, i nomi di più di una dozzina di membri del consiglio dei ribelli sono stati tenuti segreti, presumibilmente per proteggerli dalla vendetta di Gheddafi. Ma ci possono essere altre ragioni per l’anonimato di queste figure.
Nonostante molta incertezza, le Nazioni Unite e suoi numerosi paesi – chiave nella NATO, tra cui gli Stati Uniti, si sono precipitati in avanti per assistere le forze armate di questo regime ribelle con attacchi aerei, che ha portato alla perdita di uno o due aerei della coalizione e la prospettiva di pesanti perdite a venire, soprattutto se ci sarà una invasione. E ‘giunto il momento che il pubblico americano ed europeo impari qualcosa in più su questi ribelli che dovrebbero rappresentare un’alternativa democratica e umanitaria a Gheddafi.

I ribelli sono chiaramente non i civili, ma una forza armata. Che tipo di forza armata?

Dal momento che molti dei capi dei ribelli sono così difficili da identificare da lontano, e da un profilo sociologico dei ribelli non può essere fatto nel bel mezzo di una guerra, forse i metodi tipici della storia sociale ci possono essere d’ aiuto. C’è un modo per noi di ottenere utili informazioni più in precise nel clima di opinione prevalente in queste città libiche nord-orientali come Bengasi, Tobruk e Derna, i principali centri abitati dala ribellione?
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Scarica West Point Studio (pdf)
Si scopre che queste informazioni ci sono, sono presentate nella forma di uno studio di West Point del dicembre 2007 che esamina a fondo i combattenti guerriglieri stranieri jihadisti – o mujahedin, tra cui gli attentatori suicidi – che attraversavano il confine siriano in Iraq durante il lasso di tempo tra 2006 ed il 2007, con l’appoggio dell’organizzazione terroristica internazionale al Qaeda.
Questo studio si basa su sull’esame di circa 600 fascicoli di personale appartenente ad  Al Qaeda, catturato dalle forze statunitensi nell’autunno del 2007, e analizzati a West Point utilizzando una metodologia di cui parleremo dopo aver presentato i principali risultati.
Lo studio risultante (1) ci permette di fare importanti scoperte circa la mentalità , le credenze e la struttura sociale della popolazione libica nord-orientale che è la base per l’organizzazione della ribellione, permettendo importanti conclusioni circa la natura politica della rivolta anti-Gheddafi in queste aree.

Derna, est Libia: Capitale Mondiale dei jihadisti

Il risultato più sorprendente che emerge dallo studio West Point è che il corridoio che va da Bengasi a Tobruk, passando per la città di Derna (traslitterato anche come Derna) rappresenta una delle più grandi concentrazioni di terroristi jihadisti che si possano trovare al mondo, e in gran misura può essere considerata come la principale fonte di kamikaze per qualsiasi punto del pianeta. Un combattente terrorista ogni 1.000 a 1.500 persone della popolazione di Derna, è stato mandato in Iraq per uccidere gli americani con attacchi suicidi, questa misura supera di molto il concorrente più vicino, che è Riyad, Arabia Saudita.
libyaSecondo gli analisti Joseph Felter e Brian Fishman di West Point, l’Arabia Saudita è al primo per  quanto riguarda il numero assoluto di jihadisti inviati per combattere gli Stati Uniti e gli altri membri della coalizione in Iraq (durante il periodo di tempo in questione).
La Libia, un paese meno di un quarto come popoloso, è al secondo posto. L’Arabia Saudita ha inviato 41% dei combattenti. Secondo Felter e Fishman, “la Libia è stato il successivo paese di origine più comune tra i terroristi, con il 18,8% (112) dei combattenti catturati per quando riguarda la propria nazionalità ha affermato di essere libici.” Altri paesi molto più grandi erano molto meno rappresentati ed indietro nella classifica: “Siria, Yemen, e Algeria sono stati i paesi di origine più comuni dei jadisti con 8,2% (49), 8,1% (48), e del 7,2% (43), rispettivamente. Marocchini hanno rappresentato il 6,1% (36) del totale seguiti dai giordani 1,9% (11). ” (2)
Ciò significa che quasi un quinto dei combattenti stranieri che sono entrati in Iraq attraverso il confine siriano è venuto dalla Libia, un paese di poco più di 6 milioni di persone.
La maggiore percentuale era costituita da libici interessati a combattere in Iraq rispetto a qualsiasi altro paese che che fornisce mujahedin. Felter e Fishman sottolineano: “Quasi il 19 per cento dei combattenti nei registri Sinjar è venuto dalla sola Libia.
Inoltre, la Libia ha contribuito molto più di combattenti pro capite di qualsiasi altra nazionalità (fascicoli Sjniar), tra cui l’Arabia Saudita. “(Vedi il grafico dal rapporto di West Point, pagina 9) (3)
Ma dal momento che i fascicoli del personale di Al Qaeda contengono la residenza o il paese natale dei combattenti stranieri in questione, possiamo determinare WestPointStudy-p9che il desiderio di recarsi in Iraq per uccidere gli americani non è distribuita uniformemente in tutta la Libia, ma è stato molto concentrato proprio in quelle zone intorno Bengasi, che sono oggi gli epicentri della rivolta contro il colonnello Gheddafi, che gli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, e altri stanno così avidamente sostenendo.
Così Daya Gamage dell’ Asia Tribune ha commentato in un recente articolo sullo studio di West Point, “… in modo allarmante per i politici occidentali, la maggior parte dei combattenti è venuto dalla Libia orientale, il centro della rivolta in corso contro Muammar el-Gheddafi.
La città libica orientale di Derna ha inviato più combattenti in Iraq rispetto a qualsiasi altra città o paese unico, secondo il rapporto di West Point. Ha rilevato che 52 militanti sono venuti in Iraq da Derna, una città di appena 80.000 persone (la seconda più grande fonte di combattenti era Riyadh, in Arabia Saudita, che ha una popolazione di oltre 4 milioni).
Bengasi, la capitale del governo provvisorio della Libia dichiarata dai ribelli anti-Gheddafi, ha inviato in 21 combattenti, di nuovo un numero del tutto sproporzionato. ” (4) La sconosciuta Darnah ha battuto la metropolitana  Riyadh di 52 combattenti a 51. La roccaforte di Gheddafi di Tripoli, al contrario, si mostra a malapena nelle statistiche. (Vedi la tabella dalla relazione di West Point, pagina 12)
Come si spiega questa straordinaria concentrazione di combattenti anti-americani a Bengasi e Derna? La risposta sembra legato alle scuole di estremismo politico-religioso fiorite in queste aree. Come la relazione di West Point fa notare: “Sia Derna e Bengasi sono state a lungo associate con la militanza islamica in Libia.”
Queste aree sono in conflitto teologico e tribale con il governo centrale del colonnello Gheddafi, oltre ad essere politicamente opposte a lui. Che un conflitto teologico del genere merita la morte di soldati americani ed europei è una questione che ha urgente bisogno di essere risolta.
Felter e Fishman osservazione che “La stragrande maggioranza dei combattenti libici che comprendeva la loro città natale nel fascicolo Sinjar risiedeva nel nord-est del paese, in particolare le città costiere di Derna 60,2% (52) e Bengasi 23,9% (21). Sia Derna e Bengasi sono stati a lungo associati con la militanza islamica in Libia, in particolare per una rivolta da parte di organizzazioni islamiste a metà degli anni 1990. Il governo libico ha accusato che la rivolta è stata causata da ‘infiltrati provenienti dal Sudan e l’Egitto’ e da un gruppo di combattenti  libici del Gruppo (Jama-ah al-libiyah al-muqatilah) –che ha veterani afghani nei suoi ranghi. Le rivolte libiche sono diventate straordinariamente violenta. ” (5)

Northeastern Libia: Massima densità dei kamikaze

Un’altra caratteristica notevole del contributo libico per la guerra contro le forze Usa in Iraq è la spiccata propensione dei libici nord-est di scegliere il ruolo di attentatore suicida come metodo preferito di lotta.
Come afferma lo studio West Point, “dei 112 libici nelle registrazioni, il 54,4% (61) lo ha elencato come il proprio ‘lavoro’. Completamente 85,2% (51) di questi combattenti libici erano elencati come “kamikaze”: era il loro compito in Iraq “. (6)
Ciò significa che i libici nordorientali erano molto più inclini a scegliere il ruolo del kamikaze di quelli provenienti da qualsiasi altro paese:”i  combattenti libici erano molto più probabili come attentatori suicidi che quelli altre nazionalità per essere incluso (85% per i libici, 56% per tutti gli altri). “ 7
Il gruppo anti-Gheddafi  ‘ Libyan Islamic Fighting’ (LIFG) si fonde con al Qaeda nel 2007
La base istituzionale specifica per il reclutamento di guerriglieri nel nord-est della Libia è associata ad una organizzazione che in precedenza si chiamava il Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Nel corso del 2007, il LIFG si è dichiarato un’affiliato ufficiale di al Qaeda, in seguito ha ssunto  il nome di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM).
Come risultato di questa fusione del 2007, un aumento del numero di guerriglieri è arrivato in Iraq dalla Libia. Secondo Felter e Fishman, “L’aumento vistoso di reclute libiche in viaggio verso l’Iraq può essere collegato al  rapporto sempre più cooperativo dell’ LIFG con al-Qaeda, che culminò nell’ufficiale adesione del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) con al-Qaeda il 3 novembre 2007.. ” (8)Questa fusione è confermata da altre fonti: un comunicato del 2008 attribuito a Ayman al-Zawahiri ha affermato che il Gruppo combattente islamico libico è unito al Qaeda ( al Jazeera ).

 Il ruolo chiave di Bengasi, Derna a al Qaeda nell’Emirato terrorista.

Lo studio West Point rende chiaro che i principali baluardi del LIFG e del tardo AQIM sono state le città gemelle di Bengasi e Derna. Questo è documentato in una dichiarazione da Abu Layth al-Libi, il sedicente “emiro” del LIFG, che in seguito divenne un alto funzionario di al Qaeda. Al momento della fusione del 2007, “Abu Layth al-Libi, Emiro del LIFG, ha rinforzato l’importanza di Bengasi e Derna agli occhi dei  jihadisti libici con il suo annuncio che LIFG si è unito con al-Qaeda, dicendo:

‘E’ con la grazia di Dio che abbiamo sollevato la bandiera della jihad contro questo regime apostata sotto la guida del Gruppo combattente islamico libico, che ha sacrificato l’elite dei suoi figli e dei comandanti nella lotta contro questo regime il cui sangue è stato versato sulle montagne di Derna, per le strade di Bengasi, la periferia di Tripoli, il deserto di Sabha, e la sabbia del mare ‘ ” (9).

Questa fusione avvenuta nel 2007 ha fatto sì che le reclute libiche di Al Qaeda sono diventate una parte sempre più importante dell’attività di questa organizzazione nel suo complesso, spostando in una certa misura  il centro di gravità lontano dai sauditi e gli egiziani che è stato in precedenza più cospicuo. Come Felter e Fishman hanno commentato, le “fazioni libiche (in primo luogo il Gruppo combattente islamico libico) sono sempre più importanti  dentro al-Qaeda. I ‘Sinjar Records’ offrono qualche evidenza che la presenza libica è cominciata ad aumentare in Iraq più sensibilmente  a partire da maggio 2007. La maggior parte delle reclute libiche provenivano da città a nord-est della Libia, una zona nota da tempo per la militanza ‘jihadista-linked’. ” 11
Lo studio West Point dicembre del 2007 conclude formulando alcune opzioni politiche per il governo degli Stati Uniti. Un approccio, gli autori suggeriscono, sarebbe per gli Stati membri di cooperare con i governi arabi esistenti contro i terroristi.
Come scrivono Felter e Fishman,

“I governi di Siria e Libia condividono le preoccupazioni degli Stati Uniti ‘circa la violenta ideologia salafita-jihadista e la violenza perpetrata dai suoi aderenti. Questi governi, come altri in Medio Oriente, hanno paura della violenza all’interno dei propri confini e preferiscono che gli elementi più radicali vadano in Iraq, piuttosto che causino disordini in Libia. Gli sforzi degli Stati Uniti e della Coalizione per arginare il flusso di combattenti in Iraq  sarà rafforzata se si rivolgono contro l’intera catena logistica in grado di supportare il movimento di questi individui-inizio nei loro paesi d’origine – e non solo contro i punti di ingresso siriani. Per arginare il flusso dei combattenti in Iraq, gli Stati Uniti dovrebbero aumentare la cooperazione con i governi dei paesi di partenza affrontando le loro preoccupazioni per la violenza jihadista domestica. ” 12

Dato il corso degli eventi successivi, possiamo concludere con certezza che questa opzione non era quella selezionata, né negli anni di chiusura  dell’amministrazione Bush né durante la prima metà dell’ amministrazione Obama.
Lo studio West Point offre anche un altra, prospettiva più sinistra. Felter e Fishman suggeriscono che potrebbe essere possibile utilizzare gli ex componenti LIFG di Al Qaeda contro il governo del colonnello Gheddafi in Libia, in sostanza la creazione di un’alleanza de facto tra gli Stati Uniti e un segmento dell’organizzazione terroristica.
Il rapporto fa notare: “l’unificazione Islamica del Gruppo combattente libico con al-Qaeda e la sua apparente decisione di dare priorità nel fornire supporto logistico per lo Stato Islamico dell’Iraq è probabile anche se  controverso all’interno dell’organizzazione.
E ‘probabile che alcune fazioni LIFG ancora vogliano dare priorità alla lotta contro il regime libico, piuttosto che alla lotta in Iraq. Potrebbe essere possibile aggravare scismi all’interno LIFG, e tra i leader del LIFG e la tradizionale alimentazione dalla base egiziana e saudita di al-Qaeda “. 13 Ciò suggerisce la politica degli Stati Uniti che vediamo oggi, quella di allearsi con le forze fanatiche oscurantiste e reazionarie di al Qaeda in Libia contro il nasseriano modernizzatore Gheddafi.

Armare i ribelli: l’esperienza dell’Afghanistan

Guardando indietro alla tragica esperienza degli sforzi degli Stati Uniti per incitare la popolazione dell’Afghanistan contro l’occupazione sovietica negli anni dopo il 1979, dovrebbe essere chiaro che la politica della Casa Bianca di Reagan di armare i mujaheddin afghani con missili Stinger e altre armi moderne, torni per essere altamente distruttiva per gli Stati Uniti. Come il segretario alla Difesa Robert Gates corrente si è avvicinato ad ammettere nelle sue memorie, Al Qaeda è stato creato in quegli anni dagli Stati Uniti come una forma di Legione Araba contro la presenza sovietica, con risultati a lungo termine che sono stati fortemente lamentati.
Oggi, è chiaro che gli Stati Uniti stanno fornendo armi moderne per i ribelli libici attraverso l’Arabia Saudita e attraverso il confine egiziano con l’assistenza attiva dell’esercito egizianano e della Giunta militare pro-USA egiziana appena installata. 14Questa è una diretta violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 1973, che prevede un embargo completo sulle armi alla Libia. Il presupposto è che queste armi saranno usate contro Gheddafi nelle prossime settimane. Ma, data la natura violentemente anti-americana della popolazione del nord-est della Libia, che ora viene armata, non vi è alcuna certezza che queste armi non saranno presto attivate ​​nei confronti di coloro che le hanno fornite.
Un problema più ampio è rappresentato dal comportamento del futuro governo libico dominato dal consiglio dei ribelli corrente con la sua attuale grande maggioranza di islamisti del nord-est, o di un governo simile di un futuro stato Cirenaico. Nella misura in cui tali regimi avranno accesso ai proventi del petrolio, porranno  evidenti problemi di sicurezza internazionale. Gamage si chiede: “Se la ribellione riesce a rovesciare il regime di Gheddafi si avrà accesso diretto alle decine di miliardi di dollari che Gheddafi si crede abbia depositato in conti all’estero durante il suo governo di 4 decenni”. 15 Data la mentalità libica dell’est , possiamo immaginare come tali soldi potrebbero essere utilizzati.

Chi è al Qaeda e perché la CIA l’ha usata

Al Qaeda non è un’organizzazione centralizzata, ma piuttosto un insieme di fanatici, psicopatici, disadattati, doppi agenti, provocatori, mercenari, e altri elementi. Come notato, Al Qaeda è stata fondata dagli Stati Uniti e dagli inglesi durante la lotta contro i sovietici in Afghanistan. Molti dei suoi leader, come il secondo in comando di fama mondiale Ayman Zawahiri e l’astro nascente corrente Anwar Awlaki, sono evidentemente doppi agenti del MI-6 e / o della CIA.
La struttura di Al Qaeda si basa sulla convinzione che tutti i governi arabi e musulmani esistenti sono illegittimi e devono essere distrutti, perché non rappresentano il califfato, che Al Qaeda afferma, è descritto dal Corano. Ciò significa che l’ideologia di Al Qaeda offre un modo pronto e facile per le agenzie di intelligence segrete anglo-americane per attaccare e destabilizzare i governi arabo e musulmani esistenti come parte della necessità incessante di imperialismo e di colonialismo teso a saccheggiare e attaccare le nazioni in via di sviluppo. Questo è esattamente ciò che sta facendo in Libia oggi.
Al Qaeda è emerso dal contesto culturale e politico della Fratellanza musulmana o Ikhwan , essa stessa una creazione dei servizi segreti britannici in Egitto alla fine del 1920. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna ha usato Fratelli Musulmani egiziani per opporsi alle politiche anti-imperialiste del presidente egiziano Nasser, che ha conseguito immensi vantaggi per il suo paese con la nazionalizzazione del Canale di Suez e la costruzione della diga di Assuan, senza le quali il moderno Egitto sarebbe semplicemente impensabile . La Fratellanza Musulmana ha fornito una quinta colonna attiva e capace di mobilitare agenti stranieri contro Nasser, nello stesso modo che il sito ufficiale di Al Qaeda nel Maghreb islamico è strombazza il suo sostegno alla ribellione contro il colonnello Gheddafi.
Ho discusso la natura di Al Qaeda ad una certa lunghezza nel mio recente libro dal titolo ‘9/11 sintetic terrorism: Made in USA’ , ma  l’analisi non può essere ripetuta qui. E ‘sufficiente dire che non abbiamo bisogno di credere in tutto il fantastico della mitologia, che il governo degli Stati Uniti ha tessuto intorno al nome di Al Qaeda al fine di riconoscere il fatto fondamentale che i militanti o capri espiatori che spontaneamente si uniscono al Qaeda sono spesso sinceramente motivati da un profondo odio per gli Stati Uniti e un ardente desiderio di uccidere gli americani, così come gli europei.
La politica dell’amministrazione Bush ha usato la presunta presenza di Al Qaeda come pretesto per attacchi militari diretti in Afghanistan e in Iraq. L’amministrazione Obama ora sta facendo qualcosa di diverso, intervenendo sul lato di una ribellione in cui Al Qaeda e dei suoi co-pensatori sono molto rappresentati mentre attacca il governo autoritario secolare del colonnello Gheddafi. Entrambe queste politiche sono in bancarotta e devono essere abbandonate.

I leader ribelli Jalil e Younis, più la maggior parte dei ribelli sono membri di al Qaeda o legati alla tribù Harabi.

Il risultato della presente indagine è che la filiale libica di Al Qaeda rappresenta un continuum con il Gruppo combattente islamico libico centrato in Derna e Bengasi. La base etnica del gruppo combattente islamico libico è apparentemente da trovare nel campo anti-Gheddafi della tribù Harabi, la tribù che costituisce la stragrande maggioranza del Consiglio dei ribelli tra cui i due leader ribelli dominanti, Abdul Fatah Younis e Mustafa Abdul Jalil.
L’evidenza suggerisce in tal modo che il Gruppo combattente islamico libico, l’elite della tribù Harabi, e il consiglio dei ribelli supportato da Obama tutto si sovrappongono a tutti gli effetti. Come alla fine del Ministro degli Esteri della Guyana Fred Wills, un vero combattente contro l’imperialismo e il neocolonialismo, mi ha insegnato molti anni fa, le formazioni politiche nei paesi in via di sviluppo (e non solo lì) sono spesso una maschera per le rivalità etniche e religiose; così è in Libia. La ribellione contro Gheddafi è una miscela tossica composta da odio fanatico contro Gheddafi, l’islamismo, il tribalismo, e il localismo. Da questo punto di vista, Obama ha stupidamente scelto di schierarsi in una guerra tribale.
Quando Hillary Clinton è andata a Parigi per essere introdotta ai ribelli libici dal presidente francese Sarkozy, ha incontrato il leader dell’opposizione libica appoggiato dagli USA, Mahmoud Jibril, già noto ai lettori di Wikileaks. 16
Mentre Jibril potrebbe essere considerato presentabile a Parigi, i veri capi dell’insurrezione libica sembrano essere Jalil e Younis, entrambi ex ministri sotto Gheddafi. Jalil sembra essere il primus inter pares , almeno per il momento: “Mustafa Abdul Jalil o Abdul-Jalil (arabo: مصطفى عبد الجليل, anche trascritto Abdul-Jelil, Abd-al-Jalil, Abdel-Jalil o Abdeljalil, e spesso ma erroneamente come Abud al Jeleil) (nato nel 1952) è un politico libico. E ‘stato il ministro della Giustizia (non ufficialmente, il Segretario del Comitato generale del popolo) sotto il colonnello Muammar al-Gheddafi …. Abdul Jalil è stato identificato come il presidente del Consiglio nazionale di transizione con sede a Bengasi … anche se questa posizione è contestata da altri in rivolta a causa delle sue connessioni passate con il regime di Gheddafi. ” 17
Per quanto riguarda Younis, è stato strettamente associato con Gheddafi da quando la 1968-9 ha preso del potere: “Abdul Fatah Younis (in arabo: عبد الفتاح يونس) è un alto ufficiale militare in Libia. Ha tenuto il grado di generale e la carica di ministro degli Interni, ma si dimise data 22 febbraio 2011 …. ” 18
Quello che dovrebbe interessare di più a noi è che sia Jalil e Younis provengono dalla tribù Haribi, quella dominante nel nord-est della Libia, e quella tribù che si sovrappone con al Qaeda. Secondo Stratfor, la “… Harabi tribù è una potente tribù storicamente ‘ombrello’ (di al Qaeda ndr) situata nella parte orientale della Libia che ha visto il suo declino sotto l’influenza del colonnello Gheddafi.
Il leader libico ha confiscato distese di terreni dei soci tribali e ridistribuito a tribù più deboli e più fedeli …. Molti dei leader che stanno emergendo nella parte orientale della Libia dalla tribù Harabi, tra cui il capo del governo provvisorio istituito a Bengasi, Abdel Mustafa Jalil, e Abdel Fatah Younis, che hanno assunto un ruolo fondamentale di leadership sui militari , hanno disertato i ranghi nelle prime fasi del rivolta. ” 19 Questo è come un biglietto presidenziale in cui entrambi i candidati sono dello stesso stato, tranne che le feroci rivalità tribali della Libia rendono il problema infinitamente peggiore di come si rappresenta.

Il Consiglio dei Ribelli: La metà dei nomi sono tenuti segreti; Perché?

Questa immagine di una base tribale , settaria e strettamente regionale, non migliora quando si guarda al consiglio dei ribelli nel suo complesso. Secondo una versione recente, il consiglio dei ribelli è “presieduto dall’ex ministro della giustizia libico, Mustafa Abdul Jalil, [e] si compone di 31 membri, apparentemente rappresentanti provenienti da tutta la Libia, molti dei quali non possono essere nominati per” motivi di sicurezza”…. “Gli attori chiave del Consiglio, almeno quelli che conosciamo apartengono tutti alla confederazione nord-orientale delle tribù Harabi. Queste tribù hanno forti affiliazioni con Bengasi che risalgono a prima della rivoluzione del 1969 che hanno portato Gheddafi al potere “. 20
Altre considerazioni sul resto dei rappresentanti:” Il Consiglio ha 31 membri; l’ identità dei diversi membri, non è stata resa pubblica per proteggere la propria sicurezza. ” 21 Dato ciò che sappiamo circa la straordinaria densità di LIFG e tutti i fanatici di Qaeda nel nord-est della Libia, siamo autorizzati ad interrogarci  se così tanti membri del consiglio vengono tenuti segreti al fine di proteggerli da Gheddafi, o se l’obiettivo è quello di impedire loro di essere riconosciuto in Occidente come terroristi di al Qaeda o simpatizzanti. Quest’ultima ipotesi sembra essere la sintesi più precisa del reale stato delle cose.
I nomi rilasciati finora includono: Mustafa Abduljaleel; Ashour Hamed Bourashed della città di Darna; Othman Suleiman El-Megyrahi dell’area Batnan; Al Butnan del confine Egitto e Tobruk; Ahmed Al-Abduraba Abaar della città di Bengasi; Fathi Mohamed Baja della città di Bengasi; Abdelhafed Abdelkader Ghoga della città di Bengasi; Mr. Omar al-Hariri per gli affari militari; e il dottor Mahmoud Jibril, Ibrahim El-Werfali e il dottor Ali Aziz Al-Eisawi per gli affari esteri.22
Il Dipartimento di Stato ha bisogno di domandarsi su questi dati, a partire magari da Ashour Hamed Bourashed, il delegato terrorista della roccaforte di Derna.

Riferimenti:
1 Joseph Felter e Brian Fishman, “Fighter Esteri di Al Qaeda in Iraq: un primo sguardo i record Sinjar,” (West Point, NY: Progetto Armonia, Combating Terrorism Center, Dipartimento di Scienze Sociali, US Military Academy, Dicembre 2007 ). Citato come West Point Studio.
2 Joseph Felter e Brian Fishman, “Fighter Esteri di Al Qaeda in Iraq: un primo sguardo i record Sinjar,” (West Point, NY: Progetto Armonia, Combating Terrorism Center, Dipartimento di Scienze Sociali, US Military Academy, Dicembre 2007 ). Citato come West Point Studio.
3 West Point Studio, pp. 8-9.
4 Daya Gamage, “ribellione libica ha radicale fervore islamista: Bengasi link alla militanza islamica, Documento militare ci rivela,” Asian Tribune , il 17 marzo 2011, at http://www.asiantribune.com/news/2011/03/17/libyan-rebellion-has-radical-islamist-fervor-benghazi-link-islamic-militancyus-milit
5 West Point Studio, p. 12.
6 West Point Studio, p. 19.
7 West Point Studio, p. 27.
8 West Point Studio, p. 9.
9 http://english.aljazeera.net/news/africa/2008/04/200861502740131239.html ; http://www.adnkronos.com/AKI/English/Security/?id=1.0.2055009989 ;
10 West Point Studio, p. 12.
11 West Point Studio, p. 27.
12 West Point Studio, p. 29.
13 West Point Studio, p. 28.
14 Vedere “Egitto disse braccio Ribelli Libia, Wall Street Journal , il 17 marzo 2011, a http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704360404576206992835270906.html ; si veda anche Robert Fisk, “piano segreto americano per armare i ribelli libici,” Independent , Mach 7, 2011,
15 Cramer.
16 http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-12741414
17 http://en.wikipedia.org/wiki/Mustafa_Abdul_Jalil
18 http://en.wikipedia.org/wiki/Mustafa_Abdul_Jalil
19 Stratfor, “della Libia Tribal Dyanmics, 25 febbraio 2011, disponibile all’indirizzo http://redstomp.org/forums/showthread.php?1109-Libya-s-Tribal-Dyanmics
20 Venetia Rainey: “Chi sono i ribelli che si battono per la protezione,” The First Post , http://www.thefirstpost.co.uk/76660,news-comment,news-politics,who-are-the-rebels-we-are-fighting-to-protect#ixzz1HMRIrUP9
21 http://en.wikipedia.org/wiki/National_Transitional_Council
22 Dichiarazione del “Transizione Consiglio Nazionale,” Bengasi, il 5 marzo 2011 alle http://www.libyanmission-un.org/tnc.pdf ; http://en.wikipedia.org/wiki/National_Transitional_Council

Preso da: http://www.vietatoparlare.it/il-sostegno-occidentale-ai-ribelli-in-libia-e-stato-un-appoggio-diretto-e-deliberato-ad-al-qaeda/

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La Guerra in Libia è una Operazione CIA Studiata già 30 Anni Fa

sabato 3 settembre 2011

La Guerra in Libia è una Operazione CIA Studiata già 30 Anni Fa? Chi Sono i Ribelli?

La campagna di disinformazione è iniziata in febbraio, come risaputo sono state dette molte falsità al pubblico, sia per quanto riguarda la natura della rivolta sia per quanto riguarda la reazione del governo libico ad essa. Mentre i carri solcavano le strade libiche, e i jet volavano nei cieli la battaglia si faceva più dura e i mercenari di Al Qaeda mossero guerra contro l’esercito libico, i media corporativi in tandem con gli stati membri della NATO si preparavano ad intervenire, ritraendo una rivolta costituita da attivisti pacifici che venivano crivellati dai colpi delle mitragliatrici e bombardati dagli aerei. Ci sono ora le prove che confermano che tali atrocità non sono mai avvenute, ma l’Onu citando questa disinformazione ha autorizzato l’intervento della NATO.


La natura stessa dei ribelli Bengasi è stata presentata in maniera ingannevole al pubblico. In realtà, erano una miscellanea di estremisti e mercenari, molti dei quali avevano combattuto di recente in Iraq e in Afghanistan contro le forze Usa. Questi mercenari, pagati dalla CIA e dall’MI6 negli ultimi 30 anni (vedi linea del tempo), vengono raffigurati come “una forza politica indigena” di opposizione al governo libico. Recentemente è stato rivelato che il comandante dei ribelli che hanno tentato la conquista di Tripoli altro non è che Abdelhakim Belhadj, una pedina di Al Qaeda che venne precedentemente catturato in Malesia, torturato dalla Cia a Bangkok, in Thailandia nel 2003, prima di saltar fuori di nuovo in Libia dove sta ora combattendo per conto della NATO.

Un’altra via in cui è stata propagata disinformazione è stato il tentativo di rappresentare Gheddafi come un pazzo vagabondo che, nonostante la denigrazione, si rivelò essere uno dei pochi capi di stato “sinceri” sul conflitto che assediava la sua nazione. Dalle sue prime dichiarazioni sul fatto che la rivolta fosse fomentata dall’esterno e che fosse coinvolta Al Qaeda, alle affermazioni ormai certe del fatto che la ribellione servisse per inaugurare una nuova occupazione straniera assieme alla depredazione delle risorse della Libia, aveva colto nel segno.

Quello a cui stiamo assistendo in Libia è una di aggressione orchestrata da finanziatori/capi corporativi per i loro interessi. Hanno cospirato apertamente sul fatto di effettuare una campagna di conquista militare ed economica in tutto il Medio Oriente (e oltre), includendo il Nord Africa e specificamente anche la Libia. Dal discorso di Wesley Clark nel 2007, all’articolo del Newsweek del 1981, ci sono state consegnate delle confessioni firmate sul fatto che sono i “nostri” governi i veri nemici da cui l’umanità si deve liberare, mascherano la loro agenda con la sottile patina della giustificazione morale. Ancora una volta, dobbiamo impegnarci ad individuare i veri interessi che hanno messo in moto questo conflitto, guardando dietro i leader militari e politici meri esecutori della “politica internazionale”. (Fonte)



Chi sono i ribelli libici?


Intervista (di Ami Goodman per Democracy Now) a Gilbert Achcar, professore alla Scuola di Studi orientali e africani a Londra, autore di molti libri, il più recente si intitola:  “Gli Arabi e l’Olocausto”. 



Amy Goodman –   Benvenuto a Democracy Now, Professor Achcar.Può dirci che cosa succede oggi in Libia?

Gilbert Achcar – Salve, Amy . E’ un piacere parlare con lei. Quello che avviene in Libia è  quello che lei ha descritto. Non ne so molto di più. Fondamentalmente la battaglia continuerà fino a quando non cattureranno  Gheddafi e sottometteranno le rimanenti città che sono a favore di Gheddafi o dominate dalle forze pro-Gheddafi. Per quanto sappiamo dai notiziari, si stanno svolgendo intensi negoziati con la gente di queste città perché si faccia tutto pacificamente; un portavoce ha anche parlato dei ribelli che stanno prendendo il controllo di Sirte, questo si vedrà in seguito.

Amy Goodman – Il pezzo che lei ha scritto si intitola: La cospirazione della NATO contro la rivoluzione libica. Ci spieghi.

Gilbert Achcar – Naturalmente cospirazione è tra virgolette perché cito delle persone che la chiamano cospirazione, ma il punto è che non è una cospirazione. E’ uno schema molto chiaro che si è sviluppato fin dall’intervento della NATO e da quando si è capito che sarebbe stato un intervento  con una prospettiva più lunga, che gli schemi erano in effetti costruiti perché la guerra continuasse, in un certo senso, per non far precipitare la conclusione, e allo stesso tempo tentando di arrivare a una specie di accordo tra il regime di Gheddafi e i ribelli. La situazione fino all’ultimo periodo è stata questa.

 Fino a poche settimane fa la squadra della NATO guidata dal Regno Unito che aveva  preparato un progetto per la Libia, stava  insistendo – sapete che hanno una specie di ossessione per l’esempio dell’Iraq quando l’amministrazione Bush ha smantellato lo stato Baathista di  Saddam Hussein quando gli Stati Uniti  invase il paese. Di solito le fonti occidentali attribuiscono il disastro in cui l’invasione dell’Iraq si è trasformata a questo atto iniziale e quindi l’ossessione della NATO è stata proprio di evitare che si ripetesse questo stesso tipo di situazione in Libia e di fare un patto tra i baroni tra del regime di Gheddafi e la ribellione.

Fino a pochi giorni fa il Financial Times in un suo editoriale diceva che i ribelli non dovevano attaccare Tripoli e il pretesto era che ci sarebbe stato un bagno di sangue. Fortunatamente non è accaduto e l’idea di non attaccare Tripoli e di cercare di fare un patto con Tripoli  c’è sempre stata e lo scoglio  che lo  ha impedito  è stata proprio  la testardaggine stessa di Gheddafi, perché non c’era modo che i ribelli accettassero un patto per mantenere Gheddafi in una posizione ufficiale di potere, e non c’era modo che egli accettasse di dimettersi..

Amy Goodman – Chi sono i ribelli, Gilbert Achcar?

Gilbert Achcar – Chi sono i ribelli? Questa è una domanda da un miliardo di dollari. Perfino nei circoli della NATO  si fanno la stessa domanda. Il fatto è che sappiamo che esiste il Consiglio Nazionale transitorio, ma anche riguardo a questo abbiamo informazioni limitate. Non ci sono notti tutti i suoi membri e si annunciano nuovi membri  in rappresentanza delle  restanti le aree, compresa Tripoli. Ci sono un misto di liberali, dei membri del regime precedente e figure tradizionali che rappresentano le componenti tribali e regionali del paese.

Quello che possiamo giudicare è il programma emesso dal CNT in termini di programma politico;  e quello che sappiamo sembra un piano democratico per una transizione democratica. Promettono di organizzare due turni di elezioni, uno per l’assemblea  costituente, che elaborerà  una bozza di costituzione, e un secondo uno basato sulla costituzione che eleggerà il governo. Promettono (sono molto scettico al riguardo), che tutti i membri del CNT non entreranno in questa arena elettorale per i due turni elettorali.  Si vedrà.

 Per quanto riguarda il programma economico che è rappresentato nel gabinetto attuale del CNT, si trovano persone che avevano già questo ruolo sotto Gheddafi per la supervisione di  riforme neo-liberali nel paese, quindi nulla di molto originale ci si deve aspettare al riguardo. Non è una rivoluzione socialista, nessuno  ha mai avuto alcuna illusione riguardo a questo.

Detto ciò, però, quando pensiamo ai ribelli come persone che  combattono, quando pensiamo come le masse che abbiamo visto domenica sera a Tripoli arrivare in gran numero a Piazza dei Martiri che  una volta si chiamava Piazza Verde, ebbene, allora si trova un panorama del tutto eterogeneo, direi che la grandissima maggioranza di queste persone  non hanno avuto un background politico in passato, comprese le persone armate, la maggior parte di loro, di chi sta dalla parte dei ribelli, prima erano dei civili. Non erano militari.  La maggior parte di queste persone dopo 42 anni di dittatura, senza una vera vita politica genuina nel paese, sono difficili da descrivere politicamente. Bisogna aspettare e vedere che cosa verrà fuori quando nel paese ci sarà una vera lotta politica, come quelle di cui siamo testimoni e che si svolgono in Egitto e in Tunisia, due paesi dove i dittatori sono stati spodestati.

Amy Goodman –  Come mai la NATO ha scelto di lavorare con questi gruppi di  ribelli, invece che con altri?

Gilbert Achcar – Non c’era molta scelta, quando molte nazioni del mondo riconoscono un CNT e sentite la gente che dice che: “Il Consiglio non è stato eletto”. Come poteva essere eletto? E’ una situazione di insurrezione e ci si arrangia con quello che si ha. Non pretendevano di restare per sempre nel paese. Dall’inizio si sono chiamati a interim o di transizione;  hanno detto che avrebbero organizzato le elezioni e avrebbero poi abbandonato la scena; hanno perfino detto che non tutti i membri del CNT si candideranno nei due turni elettorali, quindi non c’è nessuna alternativa in Libia alla al governo di Gheddafi tranne questo CNT.

Rimane da vedere che cosa accadrà dal punto di vista politico. In Egitto  Mubarak è stato destituito, ma chi ha preso il potere? I militari,e in effetti in quel senso ciò che accade ora in Libia è una trasformazione più radicale del regime in confronto a ciò che c’è in Egitto. In quel paese, infatti, a parte la punta dell’iceberg che è stata messa da parte, cioè Mubarak e i suoi compagni, l’esercito,  fondamentalmente, ha ancora il controllo ed è stato la spina dorsale  del regime fin dall’inizio, dagli anni ’50. Ora invece in Libia, sebbene ci siano membri del regime tra i ribelli, le strutture del regime,  cominciando dall’esercito, che con Gheddafi era piuttosto un gruppo  di milizie private e di guardia pretoriana, e che comprendeva anche i mercenari, tutto questo si sta sbriciolando, sta crollando; abbiamo visto come è crollato a Tripoli sebbene non sia ancora tutto finito.

Amy Goodman – Ieri Democracy Now ha parlato con Phiyllis Bennis, dell’Istituto per gli studi politici,   che ci ha detto che il controllo del petrolio libico  da parte delle potenze occidentali è stata una parte cruciale di questo conflitto.

Phyllis Bennis – “Non si tratta dell’accesso al petrolio; questo sarà sul mercato mondiale e ne sarà parte.  Si tratta del controllo, il controllo dei termini di quei  contratti. Riguarda il controllo di quantità che sono stati “gonfiate” in tempi diversi.      Riguarda il controllo dei prezzi. Riguarda il controllo di quella risorsa fondamentale”

Amy Goodman –  Parliamo di molte compagnie petrolifere diverse:  la francese Total, le compagnie statunitensi  Marathon Hess, ConocoPhillips., e molte altre. E’interessante che il governo dei ribelli libici abbia detto alla Reuters  in un’intervista che avrebbero onorato tutti i contratti concessi durante il periodo di Gheddafi, compresa quello con  compagnie cinesi. Gilbert Achcar, la sua risposta?

Gilbert Achcar – E’ assolutamente ovvio che il petrolio è stato un fattore chiave nell’intervento della NATO; se  la Libia non fosse stato un paese produttore di petrolio, non sarebbero intervenuti, è assolutamente ovvio. Il problema, ora, come lei ha appena detto, non è quello di avere accesso a un territorio che era al di là dell’accesso occidentale. Fondamentalmente tutti gli interessi occidentali sono stati rappresentati in Libia, tutte le più importanti compagnie petrolifere occidentali hanno fatto contratti con il regime libico e il CNT ora dice che onorerà questi contratti con tutte le nazioni. Questo fondamentalmente significa che  i guadagni, a questo livello,non possono essere enormi. Naturalmente, se ci saranno nuove concessioni e nuovi contratti, saranno privilegiati a fare affari, le nazioni che hanno appoggiato i ribelli dall’inizio,  come ha detto il CNT.

 Penso però che ci sia una cosa ancora più importante: il futuro mercato. C’è stata infatti grande distruzione, molte infrastrutture devono essere ricostruite, e naturalmente le compagnie occidentali, cominciando da quelle statunitensi,  britanniche e francesi, avranno grande interesse ad accedere a questo mercato. Naturalmente la NATO ha un incentivo, c’è una questione di interesse dietro questo intervento e niente altro.

Però tra questo e credere che la NATO ha ora il controllo della Libia c’è una grande differenza. Anche se consideriamo paesi come l’Iraq e l’Afghanistan dove ci sono truppe di terra della NATO – in Iraq la loro presenza è stata massiccia ed è durata molto tempo – non erano comunque in grado di controllare il paese. Come volete che faccia la NATO a controllare la Libia da lontano, senza truppe sul terreno? Ecco perché persone come Richard Haass, del Consiglio per le relazioni estere, chiedono a Washington di mandare truppe di terra; questa è una cosa che è stata risolutamente rifiutata dai ribelli di loro volontà;  essi chiedono copertura aerea, protezione aerea; sono stati categorici nel rifiutare qualsiasi forma di intervento operato da truppe di terra e sono ancora largamente su queste posizioni; proprio di recente hanno perfino  dichiarato ufficialmente che non permetteranno alla NATO di stabilire nessuna base nel paese e possiamo vedere molti segnali, come per esempio dire che non consegnerebbero  Gheddafi o i suoi figli alla Corte Penale Internazionale, ma che vorrebbero che fossero  processati in Libia; questo quindi  mostra le limitazione – qualsiasi cosa sostengano a Washington, a Londra o a Parigi della loro reale influenza sulla situazione libica; hanno avuto un’influenza e ne avranno ancora, anche se limitata,  finché le forze di Gheddafi saranno là e fino a quando continuerà la guerra, ma appena tutto questo svanirà, allora l’influenza che hanno diminuirà tantissimo.

Amy Goodman –  Molte grazie per essere stato con noi.

Bernard-Henri Levy e la distruzione della Libia

Le Grand Soir, 26 novembre 2013 (trad. ossin)

Ramzy Baroud

Levy, che sembrava un tempo come il più in vista tra i difensori della guerra contro la Libia, è completamente scomparso dalle luci della ribalta libica. Forse sta istigando disordini altrove, in nome della sua dubbia filosofia. La sua missione in Libia è compiuta e il paese si trova oramai nella situazione peggiore mai raggiunta

Se il primo ministro Benjamin Netanyahou è “l’ebreo più influente nel mondo intero”, B-H Levy è al numero 45, secondo un articolo pubblicato dal Jerusalem Post il 21 maggio 2010. Secondo il Post, Levy si colloca solo due posti dietro Irving Moskowitz, “un magnate della stampa residente in Florida e considerato come il più importante sostenitore dell’espansione edilizia ebraica a Gerusalemme est”.

Proclamare che, nella migliore delle ipotesi, Levy è un impostore intellettuale, rischia di far perdere di vista la logica evidente che sembra sottendere tutte le attività di quest’uomo, lavoro e scritti. Egli sembra ossessionato dall’idea di “liberare” i mussulmani, di Bosnia e Pakistan, di Libia e altrove. E tuttavia non può parlarsi di una ossessione sana che nasca da un amore aperto e dal fascino sentito per la loro religione, la loro cultura e i loro infiniti modi di vita.

“Un messia che non teme di promuovere la violenza per il maggior bene dell’umanità”
Nel corso di tutta la sua carriera difficile da inquadrare, Levy ha fatto molto male, talvolta servendo da lacchè agli uomini di potere, altre volte portando avanti crociate sue proprie. Egli è un grande partigiano dell’intervento militare, e il suo profilo è disseminato di riferimenti ad alcuni paesi mussulmani e ad interventi militari, dall’Afghanistan al Sudan e, da ultimo, alla Libia.

Nel New York Magazine del 26 dicembre 2011, Benjamin Wallace-Wells parlava del filosofo francese come di un “Messia che non teme di promuovere la violenza per il maggior bene dell’umanità”.

Nell’articolo “European Superhero Quashes Libyan Dictator”, Wallace-Wells scriveva del “filosofo (che) è riuscito a spingere il mondo a schiacciare uno spregevole cattivo”. IL cattivo in questione è ovviamente Muammar Gheddafi, il leader libico che venne rovesciato e massacrato dopo essere stato, sembrerebbe, sodomizzato da alcuni ribelli in occasione della sua cattura nell’ottobre 2011.( o almeno così ci hanno ORDINATO di credere).

Un’analisi dettagliata del Global Post sull’aggressione sessuale subita dal leader di uno dei più importanti paesi africani è stata pubblicata dal CBS Nwews e da altri media.

Levy, che sembrava un tempo come il più in vista tra i difensori della guerra contro la Libia, è completamente scomparso dalle luci della ribalta libica. Forse sta istigando disordini altrove, in nome della sua dubbia filosofia. La sua missione in Libia è compiuta e il paese si trova oramai nella situazione peggiore mai raggiunta sotto il regime di Gheddafi . Il “cattivo dittatore” è stato battuto, è cosa fatta.

Poco importa se il paese, al momento, è diviso tra tribù e milizie, e se il Primo Ministro “post democratico”, Ali Zeidan, è stato recentemente rapito da una milizia ingestibile, e poi liberato da un’altra.

Nel marzo 2011, Levy si assunse la responsabilità di volare a Bengasi per “reclutare” insorti libici. Quello fu un momento decisivo, perché fu questo tipo di mediazione che consentì ad alcuni gruppi armati di trasformare una sollevazione regionale in una guerra totale che ha coinvolto la NATO.

Armata di quella che non era altro che una interpretazione manipolatrice della risoluzione 1973 dell’ONU, il 17 marzo 2011 la NATO avviò una forte offensiva militare contro un paese dotato di una difesa aerea primitiva e di un esercito male equipaggiato. I paesi occidentali inviarono massicci carichi di armi ai gruppi libici, col pretesto di prevenire massacri che sarebbero stati sul punto di essere perpetrati da truppe leali a Gheddafi.

Massacri ve ne sono stati in effetti, ma non del tipo paventati dagli “interventisti umanitari” occidentali. L’ultimo in ordine di tempo vi è stato pochi giorni fa, venerdì scorso a Tripoli – 43 persone sarebbero state uccise e 235 ferite, quando alcuni miliziani hanno attaccato dei manifestanti pacifici che chiedevano solo che le milizie di Misurata se ne andassero.

Ecco ciò per cui Levy e compagnia bella hanno passato tanto tempo a fare lobbying
Uno dei maggiori successi di Levy in Libia fu di ottenere il riconoscimento internazionale del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT). La Francia e altri paesi fecero delle campagne di propaganda per il CNT come una alternativa alle istituzioni dello Stato di Gheddafi, che la NATO aveva sistematicamente distrutte.

Nella sua intervista al New York Magazine, Levy dice “qualche volta uno ha delle intuizioni che non sono chiare nemmeno a sé stesso”. Citazione riferita alla folgorante rivelazione vissuta dal “filosofo” il 23 febbraio 2011, guardano delle immagini televisive in cui le forze di Gheddafi minacciavano di affogare Bengasi “in un mare di sangue”.

Altro che intuizioni confuse, il programma di Levy è quello di un politico calcolatore. Come una versione francese dei neo-conservatori statunitensi che giustificavano la loro guerra devastatrice contro l’Iraq con ogni sorta di ragionamenti morali o filosofici e altre imposture. Per loro si trattava, prima di tutto, di una guerra per la “sicurezza” di Israele, con qualche gratificazione pratica chiavi in mano, raramente realizzatesi. In effetti, l’eredità di Levy è carica di riferimenti inequivoci al programma dei neocons.

La destra israeliana è affascinata da B-H Levy. Nel Jerusalem Post, la celebrazione della sua influenza globale culmina con la seguente citazione: “Un filosofo francese e uno dei leader del movimento dei Nouveaux Philosphes che dicevano che gli ebrei hanno la vocazione di fornire una voce morale unica nel mondo”.

Ma di morale qui non c’è niente. Le prodezze filosofiche del nostro sembrano avere di mira esclusivamente i mussulmani e le loro culture. “Il velo è un invito allo stupro” ha dichiarato alla Jewish Chronicle nell’ottobre 2006.

A lui la filosofia sembra tagliata apposta per vestire un programma politico di propaganda in favore degli interventi militari. Le sue arringhe hanno contribuito a distruggere la Libia ma senza impedirgli di scrivere un libro sulla “primavera” libica. Ha parlato del velo come di un invito allo stupro, tacendo del tutto sui numerosi casi di stupro registrati in Libia dopo la guerra della NATO. Nel maggio 2011, fu tra i pochi a difendere il presidente dello FMI, quando Dominique Strauss-Kahn venne accusato di avere violentato una cameriera a New York. Era una “cospirazione”, diceva, e la cameriera ne era complice.

Si potrebbe tentare di avere comprensione per l’odio di Levy nei confronti dei dittatori e dei criminali di guerra; dopo tutto Gheddafi non era certo un campione dei diritti umani. Ma Levy però non è un filosofo. Una qualità fondamentale del vero filosofo è la coerenza morale. Levy non ne ha nemmeno un briciolo. Una settimana dopo che il Jerusalem Post aveva celebrato l’influenza morale di Levy nel mondo, il quotidiano Haaretz descriveva il suo sostegno all’esercito israeliano titolando il 30 maggio 2010:

“Bernard-Henri Levy: Non ho mai visto un esercito democratico come le FDI”

Era un articolo a proposito del colloquio “La democrazia e le sue sfide”, tenuto a Tel Aviv. “Io non ho mai visto un esercito democratico come le FDI (Forze di difesa israeliane), che si pone simili problemi morali. C’è qualcosa di raramente vitale nella democrazia israeliana”.

Quando si pensi alle guerre e ai massacri perpetrati dall’esercito israeliano contro Gaza nel 2008-9 e nel 2012, non si riescono a trovare le parole appropriate per descrivere l’accecamento morale di Levy e gli errori della sua dottrina. Meglio è affermare che né la morale né la filosofia hanno molto a che vedere con Bernard-Henri Levy e la sua incessante voglia di guerra.

Preso da:

http://www.ossin.org/inchieste/bernard-henri-levy-e-la-distruzione-della-libia.html

UCCISO PER IMPEDIRE LA LIBERAZIONE DELL’AFRICA DAL 2014

Pubblicato su 17 Aprile 2013 da frontediliberazionedaibanchieri

Ogni tanto torniamo sull’argomento per cercare di contrastare l’ “operazione oblio” messa in atto dal sistema nel suo complesso.

L’omicidio di Gheddafi è stata una azione criminale.

Si è voluto dare un ” esempio ” di cosa sono capaci di fare contro i popoli della Terra che combattono l’imperialismo, a fianco della negazione di qualsiasi tipo di civiltà da parte dei selvaggi d’America e d’Asia.

L’Africa non si deve emancipare, non deve essere indipendente, ma deve continuare ad essere terreno di conquista da parte delle multinazionali che depredano questi popoli delle loro risorse naturali, facendoli morire di fame, ed alimentando l’immigrazione, che è il primo passo verso la globalizzazione.

Gli intellettuali della resa e gli arresi senza intelletto si trovano fianco a fianco, nel continuare la svendita di loro stessi ( e questa è la cosa meno importante), per perseguire lo scopo ultimo degli usurai mondialisti: non più popoli ma solo schiavi.

Claudio Marconi

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Quando Gheddafi e suoi figli furono linciati e assassinati, in occidente nessuna voce d’indignazione si alzò. Anzi, gente che si è spacciata come icona progressista e pacifista, come Danilo Zolo o Angelo Del Boca, ululò al fianco del lupo della NATO Amm. Giampaolo di Paola contro la ‘feroce e cocciuta’ resistenza di Gheddafi e della Jamahiriya Libica a Sirte, posta sotto assedio dalla NATO, dai suoi satelliti petro-monarchici e dalle bande di ascari sanguinari integralisti, che intenerivano e inteneriscono i cuoricini del ‘barboncini rossi’ del Pentagono e del social-colonialismo anglo-francese: Da Jean Ziegler, Illan Pappé, Tariq Alì, Rashid Kalili, Samir Amin, giù, fino alle loro locali riproduzioni in sedicesimo, come i già citati Del Boca, Zolo, Rossana Rossanda e ancora giù giù, fino allagauche-caviar italofona, come la compassionevole e orgogliosa bombardatrice della Libia Laura Boldrini, il vile barbocino rivoluzionario di casa Berlusconi Valerio Evangelisti, la feccia della sinistra radicale italiana rappresentata dalla teppaglia social-colonialista di PCL, PdAC, PRC, Sinistra Radicale, IlManifesto, Utopia, rossa o arancione, Campo antimperialista, tutti indefettibilmente schierati con gli stupratori islamo-atlantisti in Libia e in Siria, e tutti sulla stessa linea del fronte assieme ai reporter-mercenari sostenuti dai soldi del Qatar, che da una parte finanzia i terroristi in Libia e Siria, e dell’altra se ne assicura una favorevole copertura mediatica, accordando finanziamenti alle agenzie di disinformazione strategica, come in Italia l’ANSA (fondata dall’agente dell’intelligence inglese Renato Mieli, legato alla struttura ‘intellettuale’ di Gladio: Interdoc), la RAI, soprattutto RAI-3, TG-3 eRaiNews, gestiti da sgradevoli pupazzi e squallidi buffoncelli, coadiuvati da cosiddetti ‘freelance’ da 6/8000 euro mensili, collegati alle fazioni più screditate dell’intelligence italidiota (come quella che esprime la rivista clandestinaThéorema).
Dietro alla verbosità pseudo-rivoluzionaria di questa teppaglia massimalista e dietro i ‘sobri servizi’ di questi ‘reporter-spie’, ufficiali e ufficiosi, dell’apparato di disinformazione pubblico italiano, si nascondono i veri e concreti interessi degli apparati imperialistici e atlantisti, che perseguono i loro spregevoli obiettivi utilizzando financo questa insulsa massa di utili idioti e di laidi ruffiani. Dietro all’antirazzismo manierato e perbenista di una Boldrini, si cela la forma più ripugnante di disprezzo dell’umanità. Il pezzo seguente, semplice e chiaro, mostra quale fosse l’obiettivo reale dell’efferata campagna di disinformazione e bellica condotta contro la Repubblica Popolare Socialista della Jamahiriya Libica.
Il resto è solo mancia per prostitute e galoppini della NATO e dei petromonarchi wahhabiti.

Alessandro Lattanzio, 15 aprile 2013

Ucciso per impedire la liberazione dell’Africa dal 2014
285615Eliminarlo subito o perdere il controllo totale dell’Africa a partire dal 2014, ecco la ragione che ha spinto la Francia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e i loro alleati nella campagna contro Gheddafi. Valuta, Fondo Monetario Africano, Banca Centrale Africana, telecomunicazioni, trasporti, Stati Uniti d’Africa… Muammar Gheddafi aveva abilmente pianificato tutto, ponendosi entro l’anno 2014 la creazione della banca centrale, una base monetaria e molto altro ancora per liberare il continente dopo mezzo secolo d’indipendenza, una parola seguita da nessun atto o “governata senza controllare”. Dopo aver proposto, nel 2000 al vertice dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) a Lomé, di realizzare il sogno di Kwame Nkrumah e di sheikh Anta Diop, e aver ottenuto la creazione dell’Unione africana (UA) pochi anni dopo, il leader libico si spingeva oltre.

Satelliti africani e Afriqiya: Due idee concrete per l’unità
Gheddafi spinse i suoi colleghi a comprare un satellite per l’Africa, l’Africa ha la sua indipendenza nelle comunicazioni, pre-finanziando questo acquisto con centinaia di milioni di dollari. “Seppe spendere generosamente (…) e per acquistare il satellite africano, ci sono voluti trecento milioni di dollari pronti“, dice Moustapha Cissé, ex-ambasciatore senegalese in Libia ed ex-consigliere speciale dell’ex presidente del Senegal Abdiou Diouf, responsabile del mondo arabo-islamico.
La Guida della Jamahiriya libica offrì così RASCOM-QAF1, il primo satellite per telecomunicazioni dedicato al continente africano e alle sue isole. Fu messo in orbita il 20 dicembre 2007! Fu il primo lancio di un satellite nella storia di tutti i Paesi africani.
Gheddafi lanciò anche la compagnia aerea Afriqiyah Airwyas, che assicurava i collegamenti tra le capitali africane e le regioni del continente. La società offriva quattro voli regolari tra Tripoli e Dakar, Abidjan e Cairo… ecc. “Molte persone usarono la linea Afriqiyah per andare a Parigi. Perché potemmo fare Dakar, Tripoli, Parigi, andata e ritorno per 400.000 FCFA (615 euro)“, aggiunge il diplomatico senegalese. “Così Tripoli era diventata la piattaforma di comunicazione tra l’Africa, il mondo arabo e l’Europa.”

Valuta e la Banca centrale africana nel 2014
Gheddafi propose l’istituzione di un’unità monetaria africana (AMU). Aveva versato 30 miliardi (di dollari) per la creazione dell’AMU, che avrebbe avuto sede a Yaoundé (Camerun). Aveva inoltre in programma la creazione di una Banca Centrale Africana (ACB), che avrebbe dovuto installare il suo quartier generale ad Abuja, la capitale federale della Nigeria. La banca africana doveva iniziare ad emettere una moneta africana nel 2014. “Cosa che non piacque all’occidente, perché ci avrebbe permesso di abbandonare il CFA ed altre valute che servono solo a corrompere le nostre economie” dice indignato Cissé

Investitore africano in Africa
Gheddafi aveva una dinamica politica africana. Dal Senegal al Ciad, passando per Guinea, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia, Benin, Togo, Nigeria, Niger, Mali, ecc. La guida libica aveva investito miliardi di dollari nel settore agricolo, nel petrolio, turismo e infrastrutture. In Mali, il più piccolo investimento libico era pari a 50 miliardi (di CFA) nel settore alberghiero. “Gli investimenti libici nel settore alberghiero erano stimati in oltre 50 miliardi di franchi CFA“, ha detto Balla Umar Touré, direttore generale dell’Ufficio del Turismo del Mali. Diverse altre centinaia di miliardi di dollari furono investiti nel settore agricolo. Per i maliani Gheddafi era “un uomo che si era impegnato per la causa d’Africa“.
Il Consiglio nazionale di transizione (CNT) venne considerato in Mali un organo dei ribelli sostenuti dalla comunità internazionale. Fin dall’inizio della rivolta a Bengasi, e dall’arrivo delle  aeronautiche straniere, associazioni musulmane e partiti politici organizzarono manifestazioni a Bamako, a sostegno di Gheddafi, denunciando “l’invasione occidentale“.
Il leader libico aveva, secondo i suoi nemici, versato diversi miliardi di dollari per la creazione delle banche Sahelo-Sahariane in Senegal, Mali, Niger, Mauritania, Ciad, ecc., e per l’acquisizione di diverse società occidentali in Africa, per ridurne l’influenza sulle economie del continente. Questo fu, per esempio, il caso dell’azienda petrolifera Mobile,del gruppo statunitense Exxon-Mobil, che divenne la Oil Libia in gran parte della sub-regione dell’Africa occidentale.
La Guinea-Conakry deve il suo primo canale televisivo a Muammar Gheddafi, che glielo offrì in nome del popolo libico quale regalo al “popolo fratello” della Guinea, nel 1979. Inoltre rifornì l’esercito della Guinea, dalle armi pesanti alle uniformi dei soldati, per diversi decenni. Oltre a un enorme sostegno finanziario. “E ora certi finanzieri dicono che gli investimenti libici nella sub-regione superavano tutti gli altri investimenti“, ha sottolineato l’ambasciatore Mustapha Cissé.

La vita dei libici, con Gheddafi
1 – La Libia era l’ultimo nell’elenco dei Paesi indebitati! Il debito era il 3,3% del PIL! In Francia è l’84,5%! L’88,9% negli Stati Uniti! Il 225,8% in Giappone!
2 – La luce era gratuita!
3 – L’acqua calda era gratuita!
4 – Il prezzo di un litro di benzina era di 0,08 euro!
5 – Le banche libiche prestavano senza interesse!
6 – I cittadini non pagavano tasse e l’IVA non esisteva!
7 – Ogni famiglia libica, su presentazione del libretto di famiglia, riceveva 300 euro di aiuti al mese!
8 – A ogni studente che voleva studiare all’estero, il “governo” dava una borsa di studio di 1627,11 euro al mese!

Wadr.org

Tratto da: aurorasito.wordpress.com

 

La storia di Halla El-Mesrati, paradigma della barbarie Nato in Libia

Questo articolo usciva nel febbraio 2012. Da allora qualcosa è cambiato, per fortuna la LEONESSA VERDE, HALLA EL MESRATI è libera. Purtroppo l’ articolo è ancora attuale. Le violenze, gli stupri sono considerati normali, le donne sono tenute prigioniere nelle loro stesse case, dai ratti, e qui sistematicamente torturate e violentate. MA NOI NON DOBBIAMO SAPERLO !!

Pubblicato il: 25 febbraio, 2012
Analisi / Esteri | Di Filippo Bovo

La storia di Halla El-Mesrati, paradigma della barbarie Nato in Libia

Sicuramente molti lettori si ricorderanno di Halla el Mesrati: era la giornalista della televisione di Stato libica Al Libya che, nelle drammatiche ore della presa di Tripoli da parte dei mercenari NATO, esibiva in diretta una pistola affermando che nulla avrebbe potuto eliminare la Jamahiriya e che gli svendipatria del CNT e i loro scherani atlantici avrebbero trovato pane per i loro denti. Caduta Tripoli, di lei non s’era saputo più nulla: alcune fonti autorevoli, a distanza di settimane, avevano ventilato l’ipotesi che Halla el Mesrati avesse trovato ospitalità in Algeria o, molto più probabilmente, in Tunisia. Purtroppo, considerata la sorte a cui è andata incontro, veniamo ora a sapere che non era così.
Al pari di molte altre donne libiche (come quelle della guardia femminile di Gheddafi, alcune delle quali imprigionate, umiliate e vessate dai ribelli, per non parlare di quelle che addirittura sono state trucidate; oppure le tante ragazze che sono state violentate, mutilate ed uccise fin dai primi giorni della “rivoluzione colorata” di Bengasi) Halla el Mesrati ha tenuto fede alla fierezza e all’amor di patria della stragrande maggioranza dei suoi connazionali e non s’è data alla fuga, attendendo veramente al varco i nemici per combatterli a viso scoperto. Catturata dai ribelli, dalla fine di agosto è loro prigioniera; dalle poche notizie che trapelano, si sa che è incinta ed è stata finora violentata non meno di diciassette volte. E’ possibile che anche la sua gravidanza sia frutto delle ripetute violenze a cui è stata sottoposta da parte dei “portatori di democrazia”.
La drammatica vicenda personale di Halla el Mesrati può essere assurta a paradigma delle barbarie che la NATO e i suoi proconsoli del CNT da mesi perpetrano a danno della Libia e della sua popolazione. Halla el Mesrati era una donna emancipata, una femminista, giornalista e scrittrice di successo: aveva pubblicato libri dallo spirito tutt’altro che castigato e per queste ragioni agli occhi dei ribelli, legati al fondamentalismo del Libyan Islamic Fighting Group, doveva essere distrutta nel corpo e nello spirito. Sotto il governo dei ribelli la Libia ha visto ripristinare la Sharia come legge fondante dello Stato e ristabilire la diseguaglianza fra uomo e donna: pertanto l’emancipazione femminile incarnata da donne come Halla el Mesrati, frutto della rivoluzione socialista gheddafiana, è considerata un sacrilegio da rimuoversi dalla società libica secondo le modalità più brutali, ricorrendo ai coltelli, allo stupro, alle percosse ed alla segregazione.
Ogni giorno uomini e donne vengono massacrati dai ribelli, dai soldati di ventura al soldo del Qatar e dai consiglieri militari americani (seimila già presenti sul posto più altri seimila in dirittura d’arrivo, per un totale di dodicimila) nel tentativo di domare una nazione che non si rassegna al furto della propria identità laica e socialista, della propria sovranità e del proprio benessere da parte dell’imperialismo americano, europeo e arabo-qatarino. Sono noti i massacri di cui sono stati vittime gli immigrati e le minoranze di colore della Libia: Tawergha, dove risiedeva buona parte dei neri di Libia, è città martire esattamente come Sirte e Bani Walid. Recentemente sono uscite immagini di cadaveri di uomini torturati ed uccisi dai ribelli del CNT: in bocca avevano i genitali che erano stati loro recisi mentre erano ancora in vita. Anche questi sono esempi della “civiltà” e della “democrazia”, certamente sconosciute sotto Gheddafi, di cui adesso i libici potranno fruire ed avvantaggiarsi grazie agli squadroni della morte della NATO e del CNT.
Viene spontaneo chiedersi, di fronte a tutte queste atrocità, dove si trovino adesso i “dirittoumanisti” occidentali, sempre pronti a levare gli scudi per le balle mediatiche usate contro i gheddafiani e gli assadiani; e a gridare contro stupri, uccisioni, torture e repressioni che alla prova dei fatti risultano essere soltanto speculazioni partorite dalla fantasia dei nostri politici e giornalisti. Di fronte alla pulizia etnica attuata dai ribelli contro i neri di Libia, dove sono adesso quei benpensanti che s’indignavano per “fora de ball” di bossiana memoria o per i campi di detenzione degli immigrati in Libia di cui è stata poi sfatata l’esistenza? E di fronte alla tragedia di Halla el Mesrati, dove si trovano ora quelle “femministe” che all’unisono con la loro beniamina Hillary Clinton sbraitavano alla notizia, poi risultata completamente infondata, dei mercenari gheddafiani che s’imbottivano di Viagra per violentare le donne libiche?
Sulla coscienza di tutte queste persone grava il peso della loro ipocrisia.

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Pubblicato il: 28 gennaio, 2012

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Un evento importante e atteso si è verificato in Libia. I leader della Resistenza hanno parlato della creazione di un governo provvisorio in Libia. Le persone di tutto il mondo, che compongono la comunità mondiale, hanno atteso questo momento. Ora il nostro compito è quello di chiedere ai governi dei nostri paesi di revocare il riconoscimento del regime di occupazione del CNT perché essi non sono i rappresentanti legali della nazione libica, e iniziare relazioni diplomatiche con il vero governo libico. Questo governo è stato varato in via temporanea fino alla completa liberazione della Libia dagli invasori della NATO.

Dopodiché i Comitati Popolari di diversi livelli verranno ripristinati e continueranno a governare la Libia come era prima dell’invasione del febbraio
2011. Ovviamente tutti gli errori riscontrati verranno presi in seria considerazione per evitare ulteriori alibi per un nuovo intervento. I media mondiali (in particolare la Reuters), attraverso i loro agenti (ratti), cercano di diffondere menzogne attraverso fonti web, affermando che i presidenti degli Stati Uniti, della Francia e della Russia stanno organizzando un vertice per discutere della situazione in Libia e, in particolar modo, di concedere a Saif Al-Islam di divenire Primo Ministro della Libia con una essenziale continua
presenza di aziende occidentali in Libia. E’ chiaro che il loro obiettivo è quello di creare caos informativo e nascondere le notizie riguardanti il rilancio del governo della Jamahirya libica; colpire Saif,la Resistenza e tutto
il popolo libico che vuole scegliere i propri leader. Barack Obama e Nicolas Sarkozy sono dei criminali.
Le forze militari dei loro paesi stanno prendendo parte al saccheggio della Libia e all’eliminazione dei civili, un crimine in corso da quasi 11 mesi. La propaganda mondiale continua a cercare di creare un’immagine di operatori di pace come se stessero ignorando i propri interessi personali nel distruggere paesi ricchi di risorse minerali. Uno scopo ulteriore di questa disinformazione è quello di sminuire la lotta libica contro gli occupanti. I media mondiali cercano di nascondere questa lotta che si è diffusa già in tutta la Libia. Nella parte orientale della Libia, la tribù Obeydi, che in un primo momento ha partecipato alla guerra al fianco degli occupanti, ha liberato dai ratti e tenuto la città di Tobruck. La tribù supporta la rivolta contro il CNT e contro gli occupanti.
La tribù Al-Zintan, dal novembre 2011, vale a dire dall’arrivo di Saif al Gheddafi nella città di Zintan,combatte nelle fila della Resistenza libica. Ciò significa che le tribù sono unite nella lotta contro gli invasori. I media mondiali nascondono le informazioni riguardanti le operazioni di successo della Resistenza libica. Vengono dipinti come attacchi terroristici. Per esempio, hanno citato il caso dell’addetto francese al CNT, il cui assassinio è stato commesso dai patrioti della Resistenza libica e l’attacco ai mercenari francesi in cui è rimasto ucciso un ex soldato francese. L’intera operazione è stata definita attacco terroristico ed è stato sottolineato che il CNT ha arrestato un sospettato.
I media mondiali ricalcano esattamente la propaganda nazista, che chiamava i partigiani russi banditi. Le squadre delle SS catturavano civili in modo casuale e chiedevano ai locali di consegnare i partigiani altrimenti minacciavano di giustiziare gli ostaggi. Esattamente lo stesso accade in Libia. Gli squadroni della NATO e del CPM hanno creato una serie di campi di sterminio per la tortura dei membri della Resistenza e terrorizzando la popolazione libica, in stretta collaborazione con in traditori interni. Video di torture si diffondono attraverso YouTube come nel febbraio-marzo i video del linciaggio dei libici dalla pelle nera. Gli amministratori del sito web hanno eliminato solo i video dei crimini commessi dalla NATO e da Al-Qaeda. Quando i media mondiali iniziano a diffondere disinformazione per far sembrare la Resistenza compromessa,dovrebbe significare che ogni libico dovrebbe continuare a lottare, perché quando i leader dei paesi sostenitori del terrorismo affermano attraverso i media che vogliono la pace, è chiaro che essi vogliono avere un pò di riposo e raggruppare le loro forze.
E’ essenziale continuare la guerriglia contro gli invasori con lo stesso passo e accordando con la strategia generale. Ora, mentre viene creato il governo provvisorio libico, è essenziale che tutte le persone e organizzazioni intelligenti garantiscano il supporto ad esso e chiedano ai governi dei propri
paesi di riconoscere questo governo come unico e legittimo rappresentante del
popolo della Jamahirya libica.
Traduzione di Enrico Siddera

Fonte: http://english.pravda.ru//hotspots/terror/18-01-2012/120272-Libyan_Resistance_and_western_hypocrisy-0/

http://www.statopotenza.eu/2016/resistenza-libica-e-ipocrisia-occidentale

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/resistenza-libica-e-ipocrisia.html

Libia: petrolio rosso sangue

È uscito il secondo episodio di «Humanitarian War», famosa fiction washingtoniana sulla Libia.

25 settembre 2012

Ecco il trailer: aiutati i libici a liberarsi dal feroce dittatore, i buoni, guidati dall’eroico Chris, continuano ad aiutarli con uguale disinteresse; ma i cattivi – i terroristi ancora annidati nel paese – uccidono Chris che «rischiava la vita per aiutare il popolo libico a costruire le fondamenta di una nuova e libera nazione» (Hillary Clinton) e, «fatto particolarmente tragico, lo uccidono a Bengasi, città che aveva aiutato a salvare» (Barack Obama); il Presidente invia una «forza di sicurezza» in Libia, ma sono gli abitanti di Bengasi, scesi spontaneamente in piazza con cartelli inneggianti a Chris, a cacciare i cattivi dalle loro tane.

In attesa del terzo episodio, uno sguardo alla realtà.

Chris Stevens, ambasciatore in Libia dallo scorso maggio, era stato rappresentante speciale Usa presso il Cnt di Bengasi durante la guerra: ossia il regista dell’operazione segreta con cui erano state reclutate, finanziate e armate contro il governo di Tripoli anche milizie islamiche fino a poco prima bollate come terroriste. Novello apprendista stregone, Chris Stevens è stato travolto dalle forze da lui stesso create quando, abbattuto il governo di Tripoli, in veste di ambasciatore Usa ha diretto l’operazione per neutralizzare le milizie ritenute da Washington non affidabili e integrare nelle forze governative quelle affidabili.

Operazione estremamente complessa: ci sono in Libia almeno 100mila combattenti armati, appartenenti a svariate formazioni, comprese alcune gheddafiane. Tripoli controlla oggi solo una parte minore del territorio. È iniziata la digregazione dello stato unitario, fomentata da interessi di parte. La Cirenaica – dove si trovano i due terzi del petrolio libico – si è autoproclamata di fatto indipendente, e lo vuol essere anche il Fezzan, dove sono altri grossi giacimenti, mentre alla Tripolitania resterebbero solo quelli davanti alle coste della capitale.

La balcanizzazione della Libia rientra nei piani di Washington, se non riesce a controllare lo stato unitario. Ciò che preme agli Usa e alle potenze europee è controllare il petrolio libico: oltre 47 miliardi di barili di riserve accertate, le maggiori dell’Africa. Importante per loro è disporre anche del territorio libico per lo spiegamento avanzato di forze militari. La forza di rapido spiegamento dei marines, inviata da Obama in Libia con il supporto dei droni di Sigonella, ufficialmente come risposta all’uccisione dell’ambasciatore, non è né la prima né l’ultima. Il Pentagono aveva già inviato forze speciali e contractor a presidiare le maggiori piattaforme petrolifere, e ora si prepara a un’azione «antiterrorista».

Sono da tempo sbarcate le compagnie petrolifere che, con accordi ufficiali e sottobanco (grazie alla diffusa corruzione), ottengono contratti molto più vantaggiosi dei precedenti. Si prepara allo stesso tempo la privatizzazione dell’industria energetica libica.

Partecipa alla spartizione del bottino anche il Qatar che, dopo aver contribuito alla guerra di Libia con forze speciali infiltrate e forniture militari, spendendo oltre 2 miliardi di dollari, ha ottenuto il 49% (ma di fatto il controllo) della Banca libica per il commercio e lo sviluppo.

Un buon investimento, quello della guerra.

Manlio Dinucci
Il Manifesto, 25 settembre 2012.

Tutte le versioni di questo articolo:
Libye : pétrole rouge sang

Mahmoud Jibril e il progetto di ridistribuzione della ricchezza di Gheddafi

Il Colonnello Muammar Gheddafi simboleggia molte cose per molte differenti persone nel mondo. Che si ami o si odi il leader libico, sotto di lui la Libia si è trasformata da uno dei paesi più poveri sulla faccia della terra al paese con i migliori standard di vita in Africa.

5 novembre 2011

Per usare le parole del professor Henri Habibi:

“Quando la Libia ottenne la sua indipendenza dalle Nazioni Unite il 24 dicembre 1951, fu descritta come una delle nazioni più povere e maggiormente arretrate del mondo. La popolazione all’epoca non superava 1,5 milioni di abitanti, era analfabeta per oltre il 90% e non aveva esperienza politica o di know-how. Non c’erano università e solo un numero limitato di scuole secondarie che erano state istituite sette anni prima dell’indipendenza” [1].

Gheddafi aveva molti grandi progetti. Molti di questi erano di natura pan-africana, inclusa la formazione degli Stati Uniti d’Africa.

Il Progetto pan-africano di Gheddafi

Il Colonnello Gheddafi iniziò la costruzione del Grande Fiume Fatto dall’Uomo. Si tratta di un imponente progetto per trasformare il deserto del Sahara e invertire il processo di desertificazione in Africa. Il Grande Fiume, con i suoi piani di irrigazione, fu pensato anche per aiutare il settore agricolo in altre parti dell’Africa. Questo progetto è stato uno degli obbiettivi vittime degli attacchi NATO in Libia.

Gheddafi aveva anche previsto istituzioni finanziarie pan-africane indipendenti. La Libyan Investment Authority e la Libyan Foreign Bank sono stati attori importanti nella creazione di queste istituzioni. Attraverso di esse, Gheddafi è stato determinante nel creare la prima rete satellitare dell’Africa, la RASCOM (Regional African Satellite Communication Organization) per ridurre la dipendenza africana da poteri esterni [2].

Si pensa che il suo coronamento sarebbe stata la creazione degli Stati Uniti di Africa. Questa entità sopranazionale sarebbe stata creata attraverso l’African Investment Bank, l’African Monetary Fund e, infine, l’African Central Bank. Tutte queste istituzioni erano viste con ostilità dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal FMI e dalla Banca Mondiale.

Il progetto di redistribuzione della ricchezza di Gheddafi

Gheddafi aveva un progetto di redistribuzione della ricchezza all’interno della Libia. Fonti del Congresso americano in un rapporto al Congresso lo confermano. Il 18 febbraio 2011, nel rapporto si legge:

“Nel marzo del 2008 (il Colonnello Gheddafi) aveva annunciato l’intenzione di sciogliere la maggior parte degli organi amministrativi e di istituire il Programma di Distribuzione della Ricchezza per cui i proventi del petrolio sarebbero stati erogati ai cittadini con cadenza mensile per permettergli di amministrarli personalmente, in collaborazione e tramite i comitati locali. Citando le critiche del popolo riguardo gli assolvimenti del governo in un lungo discorso a tutto il paese, (egli) ha affermato ripetutamente che lo Stato tradizionale sarebbe presto “morto” in Libia e che il controllo diretto dei cittadini sarebbe stato realizzato attraverso la distribuzione dei proventi derivati dal petrolio. (Esercito), affari esteri, sicurezza e modalità di produzione del petrolio, ha riferito, sarebbero rimasti sotto la responsabilità del governo nazionale, mentre altri settori sarebbero stati eliminati. Nei primi mesi del 2009 i Congressi Popolari di Base Libici hanno analizzato gli emendamenti variazioni alle proposte e il Congresso Generale del Popolo ha votato per prorogare gli adempimenti” [3].

Il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza, insieme alla creazione di un sistema politico anarchico, fu visto come una vera e propria minaccia dagli USA e dall’UE e da un gruppo di funzionari libici corrotti. In caso di successo avrebbe creato disordini politici nelle popolazioni di tutto il mondo. All’interno, molti funzionali libici erano al lavoro per ritardare il progetto.

Perché Mahmoud Jibril ha aderito al Consiglio di Transizione

Tra i funzionari libici che si sono opposti a questo progetto e lo hanno guardato con orrore c’è Mahmoud Jibril. Jibril era stato posto in carica da Saif Al-Islam Gheddafi. A causa della forte influenza e dei suggerimenti di Stati Uniti e Unione Europea, Saif Al-Islam ha scelto Jibril per trasformare l’economia libica e imporre riforme economiche neoliberiste.

Jibril sarebbe diventato il capo di due istituzioni della Jamahiriya Araba Libica, il Consiglio Nazionale di Pianificazione della Libia e il Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico. Mentre quest’ultimo era un ministero normale, il primo avrebbe effettivamente messo Jibril in una posizione superiore a quella del Primo Ministro – l’Ufficio del Segretario Generale del Comitato Popolare della Libia. Jibril, a tutti gli effetti, è stato una delle forze che hanno spalancato le porte alla privatizzazione e alla povertà in Libia.

Circa sei mesi prima dell’inizio dei conflitti in Libia, Mahmoud Jibril incontrò Bernard-Henry Lévy in Australia per discutere la formazione del Consiglio di Transizione con lo scopo di rimuovere Gheddafi [4]. Descrisse il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi come “folle” nei rapporti e nei documenti del Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico della Jamahiriya Araba Libica [5]. Jibril era convinto che le masse non erano adatte a governare sé stesse e che un’élite avrebbe dovuto avere il controllo del destino e della ricchezza di ogni nazione. Ciò che Jibril aveva in mente era ridimensionare il governo e licenziare una larga parte del settore pubblico, in cambio di un aumento dei regolamenti governativi in Libia. Citava sempre Singapore come perfetto esempio di stato neo-liberista. È probabile che incontrerà Bernard-Henry Lévy anche a Singapore, dove aveva l’abitudine di recarsi regolarmente.

Quando i problemi sono scoppiati a Bengasi, Mahmoud Jibril è andato al Cairo, in Egitto. Ha detto ai suoi colleghi che sarebbe ritornato presto a Tripoli, ma non aveva intenzione di ritornare. In realtà è andato al Cairo per incontrare i dirigenti del Consiglio Nazionale siriano e Lévy. Lo stavano tutti aspettando per coordinare gli eventi in Libia e in Siria. Questa è una delle ragioni per cui il Consiglio di Transizione ha riconosciuto il Consiglio Nazionale siriano come legittimo governo della Siria.

Mahmoud Jibril è oggi Primo Ministro del Consiglio di Transizione libico. L’opposizione di Jibril al Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi e il suo atteggiamento elitario sono tra le ragioni della sua cospirazione nei confronti di Gheddafi e del suo contributo alla formazione del Consiglio di Transizione. Questo funzionario dell’ex regime, che è stato sempre un aperto sostenitore dei dittatori arabi nel Golfo Persico, è davvero un rappresentante del popolo?

Mahdi Darius Nazemroaya
28 ottobre 2011.


Mahdi Darius Nazemroaya è un Sociologo e Ricercatore Associato del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG) di Montréal. Si è specializzato sul Medio Oriente e sull’Asia Centrale. E’ stato in Libia per oltre due mesi ed è stato Corrispondente Speciale per Flashpoints. Ha rilasciato articoli sulla Libia in collaborazione con discussioni radio di Cynthia McKinney di Freedom Now, uno show trasmesso alle 17.00 PST, il sabato, su KPKF, Los Angeles, California.

 


[1Henri Pierre Habib, Politics and Government of Revolutionary Libya (Montmagny, Québec: Le Cercle de Livre de France Ltée, 1975), p. 1.

[2Regional African Satellite Communication Organization, “Launch of the Pan African Satellite,” 26 luglio 2010.

[3Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya: Background and U.S. Relations,” Congressional Research Service, 28 febbraio 2011,” Congressional Research Service, 18 febbraio 2011, p. 22.

[4Discussioni private avute con i collaboratori di Mahmoud Jiribil in Libia e all’estero..

[5Documenti interni privati del National Economic Development Board.


Libia: dal caos alla dissoluzione pianificata

[20.03.2012] di John Cherian   (trad. di Levred per GilGuySparks)

Un anno dopo l’intervento della NATO, la Libia si trova di fronte alla disintegrazione mentre la regione orientale ricca di petrolio va verso la semi-autonomia.
La Libia sembra essere sul punto di disintegrarsi un anno dopo l’intervento militare da parte dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO).
Nella prima settimana di marzo, i leader della regione orientale ricca di petrolio, che comprende Bengasi, punto focale della ribellione sostenuta dall’Occidente che spodestò Muammar Gheddafi, hanno annunciato l’intenzione di andare verso la “semi-autonomia” dal governo centrale.

L’incontro a Bengasi, dove è stata presa la decisione, è stato seguito dai principali leader politici, comandanti militari e leader tribali della regione. La nuova regione “semi-autonoma“, la Cirenaica, si estenderà dal centro della città costiera di Sirte, città natale di Gheddafi, al confine del paese con l’Egitto. Secondo gli esperti di energia, l’area detiene circa i due terzi delle riserve petrolifere del paese.

Gli osservatori della scena libica prevedono che la mossa sia mirata a dividere la nazione. Alla riunione di Bengasi, c’è stato un aperto invito alla ri-adozione della Costituzione del 1951, che ha riconosciuto come capitale amministrativa Tripoli e Bengasi come capitale finanziaria del paese. Sotto il re Idris, sovrano fantoccio filo-occidentale dell’epoca, la Libia era divisa in tre province, la Cirenaica a est, la Tripolitania a occidente e il Fezzan nel sud. Bengasi, dove il re risiedeva, era il centro del processo decisionale. Gli Stati Uniti avevano basi militari nelle vicinanze, mentre le grandi società petrolifere occidentali monopolizzavano le risorse petrolifere del paese. Dopo che Gheddafi salì al potere, nazionalizzò l’industria petrolifera e costrinse gli Stati Uniti a lasciare le sue basi.

Zubeir Sheikh Ahmad al-Sanussi, che è emerso come leader del gruppo di Bengasi, è un pronipote di re Idris. Il meeting di Bengasi ha respinto la decisione del Consiglio Nazionale di Transizione Libico (CNT) di assegnare 60 posti alla regione orientale nell’Assemblea [composta] da 200 membri. I leader chiedono circa 100 posti a sedere per la regione [orientale]. E’ previsto che le elezioni per un nuovo governo si terranno nel mese di giugno. Ma con un forte blocco di potere, emergente nel est,  sostenuto dall’Occidente e il prevalere di una generale illegalità in buona parte del paese, sarebbe un compito in salita per il governo ad interim a Tripoli sorvegliare il trasferimento pacifico del potere ad un’Assemblea eletta.

Più di 100 milizie, cariche di armi letali, sono barricate nelle principali città del paese. Esse non sono disposte a integrarsi nell’esercito nazionale o a consegnare le armi. Nella capitale, Tripoli, l’aeroporto principale e gli edifici governativi più importanti sono ancora sotto il controllo di opposte milizie. Frequenti scontri sono scoppiati nella capitale e in altre parti del paese poichè ogni milizia cerca di espandere il suo territorio. I sette mesi di guerra, inflitti dalle forze della NATO, non hanno solo mietuto migliaia di vite, ma anche distrutto le infrastrutture del paese.

Mustafa Abdul Jalil, il presidente del CNT, ha descritto la dichiarazione di Bengasi come “l’inizio di una congiura contro i libici“, che potrebbe portare alla disintegrazione finale del paese. Ha accusato “alcuni paesi arabi” di incoraggiare i movimenti secessionisti. Il Qatar, che è stato tra i primi sostenitori e sponsor della contro-rivoluzione contro Gheddafi, si dice che abbia un posto di rilievo nella lista dei paesi arabi dietro il complotto. Alti funzionari a Tripoli hanno criticato l’ingerenza del piccolo ma ricco emirato del Golfo negli affari interni del paese dopo la cacciata di Gheddafi. Abdel Rahman Shalgham, ambasciatore della Libia presso le Nazioni Unite, aveva ottimamente domandato, alla fine dell’anno scorso, “Chi è il Qatar?” Era arrabbiato per la continua interferenza del Qatar negli affari interni della Libia e il suo sostegno alle milizie islamiche e ai politici.

In dichiarazioni rilasciate nella prima parte dell’anno, Mustafa Jalil aveva detto che la Libia era caduta in uno stato di “guerra civile“.
Sirte, che è stata ridotta in macerie dai bombardamenti NATO, è occupata da combattenti di Misurata. Decine di migliaia di sostenitori di Gheddafi continuano a languire in prigione. Le agenzie internazionali hanno fornito crudi resoconti delle torture che essi hanno subito nelle mani dei loro carcerieri. Molti cittadini, tra cui un ex ambasciatore libico in Francia, Omar Brebesh, sono morti a seguito di brutali torture in carcere. La città di Tawergha nei pressi di Misurata è stata spopolata con la forza perché i suoi abitanti sostenevano Gheddafi. Amnesty International, in un rapporto sulla Libia, pubblicato nel mese di febbraio, ha documentato dettagli sul diffuso abuso dei diritti umani nel paese. Un portavoce dell’organizzazione ha detto che le milizie nel paese “sono in gran parte fuori dal controllo del governo“.


Navi Pillay, capo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ha chiesto alle autorità libiche di prendere il controllo delle prigioni.
Ci sono torture, esecuzioni extragiudiziali, stupri di uomini e donne“, ha detto a fine gennaio.

Il governo di Tripoli, sostenuto dalla Nato, ha fatto sapere che garantirà il primato della legge della Sharia nel paese. Sotto Gheddafi, le donne godevano di una notevole libertà. La poligamia era vietata. Un uomo doveva avere il consenso legale della moglie per divorziare. Gheddafi aveva incoraggiato le donne a far parte della forza lavoro. Il governo ad interim ha annunciato che allenterà le severe norme contro la poligamia.

La maggior parte dei leader delle milizie anti-Gheddafi, pur essendo sostenuti dall’Occidente, sono islamisti dichiarati. I leader delle milizie libiche si coordinano ora con l’Esercito Libero Siriano che combatte contro il governo di Damasco. L’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkov, ha accusato il governo libico di addestrare ribelli siriani nei campi libici e poi di inviarli di nuovo in Siria.
Human Rights Watch (HRW) ha citato esempi di lavoratori migranti dall’Africa sub-sahariana fatti oggetto di detenzioni e di esecuzioni sommarie da parte delle milizie.

Baso Sanggu, Presidente del Consiglio di sicurezza dell’ONU e ambasciatore del Sudafrica presso le Nazioni Unite, ha detto che la NATO doveva essere indagata per violazioni dei diritti umani. I raid aerei della NATO hanno portato alla morte di migliaia di civili innocenti. La distruzione di Sirte è soprattutto opera delle forze della NATO. Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite ha concluso che la NATO non ha esaminato a sufficienza i raid aerei condotti sulla Libia. Le Nazioni Unite avevano dato mandato ad una “no-fly zone” sopra la Libia con il chiaro obiettivo di proteggere i civili. Droni della NATO e forze speciali hanno giocato un ruolo chiave nel facilitare la cattura di Gheddafi. Egli fu in seguito torturato e ucciso dai suoi rapitori. Il rapporto ha anche detto che le milizie stavano continuando con i loro “crimini di guerra“.

Un altro rapporto, divulgato nel mese di gennaio, da parte di gruppi per i diritti umani dell’Asia occidentale, che comprendono l’Organizzazione Araba dei Diritti Umani, il Centro Palestinese per i diritti umani e il Consorzio di Assistenza Legale Internazionale, ha concluso che vi erano pesanti prove che coinvolgevano la NATO in crimini di guerra in Libia.
La NATO ha partecipato a quelle che potrebbero essere classificate come azioni offensive intraprese dalle forze di opposizione, ivi compresi, ad esempio, gli attacchi contro le città mantenute dalle forze di Gheddafi. Allo stesso modo, la scelta di taluni obiettivi, come i magazzini alimentari regionali, solleva, a prima vista, domande riguardanti il ruolo di tali attacchi in relazione alla protezione dei civili “, afferma il rapporto.  La missione ha trovato la prova più schiacciante di crimini di guerra della NATO nella città di Sirte. Gli Stati Uniti avevano speso circa 2 miliardi di dollari per le loro “operazioni speciali” che alla fine hanno portato alla macabra uccisione di Gheddafi. Francia e Gran Bretagna erano gli altri paesi della NATO di rilievo che hanno giocato un ruolo chiave nel garantire un cambio di regime in Libia.
Qatar e Arabia Saudita hanno aperto i cordoni della borsa e hanno lanciato un blitz di propaganda sotto gli auspici di Al Jazeera e Al Arabiya, rispettivamente, demonizzando Gheddafi e mascherando le colpe delle milizie libiche e dei loro protettori.

Ci sono rapporti nei media arabi secondo cui i lealisti di Gheddafi hanno iniziato raggrupparsi sotto la bandiera del movimento “Green Resistance“.
Il giornale egiziano Al Ahram ha riferito che combattenti della Resistenza Verde avevano da poco preso d’assalto il carcere di Misurata ed ucciso 145 guardie. C’è chi sostiene che centinaia di combattenti siano stati uccisi dalla resistenza dall’inizio dell’anno per la loro fedeltà al nuovo governo.

Il gruppo etnico dei Tuareg, che è stato con Gheddafi fino alla fine, mentre parteggia con la resistenza, si è anche collegato con ai suoi confratelli nel vicino Mali e Niger. I Tuareg, conosciuti per il loro particolare stile nel vestire e il loro stile di vita nomade, hanno chiesto uno stato separato. Gruppi ben armati di tuareg hanno attaccato, negli ultimi mesi, città in Niger e in Mali. Armi sofisticate dei depositi di armi libici sono fluite non solo verso gruppi di islamisti militanti, ma anche verso gruppi che combattono per rovesciare i governi nella regione del Sahel al confine con la Libia. L’intervento militare della NATO in Libia ora minaccia di destabilizzare l’intera regione e oltre.

http://www.frontlineonnet.com/stories/20120406290605700.htm

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  • Slipping into chaos

[20.03.2012]  by JOHN CHERIAN

One year after the NATO intervention, Libya faces disintegration as the oil-rich eastern region seeks semi-autonomy.

LIBYA seems to be on the verge of disintegration one year after the military intervention by the North Atlantic Treaty Organisation (NATO). In the first week of March, leaders from its oil-rich eastern region, which includes Benghazi, the focal point of the Western-backed rebellion that ousted Muammar Qaddafi, announced their intention to seek “semi-autonomy” from the central government. The meeting in Benghazi, where the decision was taken, was attended by major political leaders, military commanders and tribal leaders from the region. The new “semi-autonomous” region, Cyrenaica, will extend from the central coastal city of Sirte, Qaddafi’s hometown, to the country’s border with Egypt. According to energy experts, the area holds around two-thirds of the country’s oil reserves.

Observers of the Libyan scene predict that the move is aimed at partitioning the country. At the Benghazi meeting, there was an open call for the re-adoption of the 1951 Constitution, which recognised Tripoli as the administrative capital and Benghazi as the financial capital of the country. Under King Idris, the pro-Western puppet ruler at the time, Libya was divided into three provinces, Cyrenaica in the east, Tripolitana in the west and Fezzan in the south. Benghazi, where the King resided, was the centre of decision making. The United States had military bases nearby while big Western oil companies monopolised the country’s oil resources. After Qaddafi came to power, he nationalised the oil industry and forced the U.S. to vacate its bases.

Sheikh Ahmad Zubeir al-Sanussi, who has emerged as the leader of the Benghazi group, is a grand-nephew of King Idris. The Benghazi meeting rejected the decision of the Libyan Transitional National Council (NTC) to allocate 60 seats to the eastern region in the 200-member Assembly. The leaders are demanding around 100 seats for the region. Elections for a new government are scheduled to be held in June. But with a powerful Western-backed power bloc emerging in the east and general lawlessness prevailing in most parts of the country, it would be an uphill task for the interim government in Tripoli to supervise a peaceful transfer of power to an elected Assembly.

Over 100 militias, flush with lethal arms, are bunkered down in the major towns of the country. They are unwilling to integrate into the national army or give up their arms. In the capital, Tripoli, the main airport and major government buildings are still under the control of opposing militias. Frequent clashes have erupted in the capital and other parts of the country as each militia has been trying to expand its turf. The seven-month-long war inflicted by the NATO forces not only claimed thousands of lives but also destroyed the country’s infrastructure.

Mustafa Abdul Jalil, the NTC Chairman, has described the Benghazi declaration as “the beginning of a conspiracy against Libyans” which could lead to the eventual disintegration of the country. He blamed “some Arab nations” for encouraging the secessionist moves. Qatar, which was among the early backers and sponsors of the counter-revolution against Qaddafi, is said to figure prominently on the list of the Arab countries behind the conspiracy. Senior officials in Tripoli have been critical of the interference of the tiny but rich Gulf emirate in the internal affairs of the country following the ouster of Qaddafi. Abdel Rahman Shalgham, Libya’s Ambassador to the United Nations, had famously asked, late last year, “Who is Qatar?” He was angered by Qatar’s continued interference in the internal affairs of Libya and its backing of Islamist militias and politicians.

In statements issued earlier in the year, Mustafa Jalil had said that Libya had descended into a state of “civil war”. Sirte, which was reduced to rubble by NATO bombing, is occupied by fighters from Misrata. Tens of thousands of Qaddafi supporters continue to languish in jail. International agencies have provided graphic accounts of the torture they endured at the hands of their captors. Many citizens, including a former Libyan Ambassador to France, Omar Brebesh, died following brutal torture in prison. The town of Tawergha near Misrata has been depopulated forcibly because its residents supported Qaddafi. Amnesty International, in a report on Libya released in February, has documented details about the widespread abuse of human rights in the country. A spokesman for the organisation said that militias in the country “are largely out of control of the government”.

Navi Pillay, the chief of the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR), asked the Libyan authorities to take control of the prisons. “There is torture, extrajudicial killings, rape of both men and women,” she said in late January.

The NATO-backed government in Tripoli has said that it will guarantee the primacy of Sharia law in the country. Under Qaddafi, women enjoyed considerable freedom. Polygamy was banned. A man needed his wife’s legal consent to get a divorce. Qaddafi had encouraged women to join the workforce. The interim government has announced that it will relax the strict rules against polygamy.

The majority of the anti-Qaddafi militia leaders, despite being backed by the West, are avowed Islamists. Libyan militia leaders are now coordinating with the Free Syrian Army fighting against the government in Damascus. The Russian Ambassador to the U.N., Vitaly Churkov, has accused the Libyan government of training Syrian rebels in Libyan camps and then sending them back to Syria.

Human Rights Watch (HRW) has given instances of migrant workers from sub-Saharan Africa being targeted for detention and summary executions by the militias. Baso Sanggu, the President of the U.N. Security Council and South Africa’s Ambassador to the U.N., said that NATO had to be investigated for human rights abuses. NATO air raids resulted in the death of thousands of innocent civilians. The destruction of Sirte is mainly the handiwork of NATO forces. A new U.N. report has concluded that NATO has not sufficiently investigated the air raids it conducted over Libya. The U.N. had mandated a “no-fly zone” over Libya with the overt aim of protecting civilians. NATO drones and Special Forces had played a key role in facilitating the capture of Qaddafi. He was later tortured and shot by his captors. The report also said that the militias were continuing with their “war crimes”.

Another report, by the West Asian Human Rights Groups, which included the Arab Organisation of Human Rights, the Palestinian Centre for Human Rights and the International Legal Assistance Consortium, released in January, concluded that there was strong evidence to implicate NATO in war crimes in Libya. “NATO participated in what could be classified as offensive actions undertaken by the opposition forces, including, for example, attacks on towns and cities held by Qaddafi forces. Equally, the choice of certain targets, such as regional food warehouses, raises prima facie questions regarding the role of such attacks with respect to the protection of civilians,” the report stated. The mission found the strongest evidence of NATO war crimes in the city of Sirte. The U.S. had spent around $2 billion for its “special operations” which finally led to the grisly assassination of Qaddafi. France and Britain were the other notable NATO countries that played a key role in guaranteeing regime change in Libya. Qatar and Saudi Arabia opened up their purse strings and launched a propaganda blitz through the auspices of Al Jazeera and Al Arabiya respectively, demonising Qaddafi and whitewashing the sins of the Libyan militias and their patrons.

There are reports in the Arab media that Qaddafi loyalists have started regrouping under the banner of the “Green Resistance” movement. Al Ahram, the Egyptian newspaper, reported that Green Resistance fighters had recently stormed the prison in Misrata and killed 145 guards. There are claims that hundreds of fighters owing allegiance to the new government have been killed by the resistance since the beginning of the year.
The Tuareg ethnic group, which stood by Qaddafi until the very end, while siding with the resistance, has also linked up with its kinsmen in neighbouring Mali and Niger. The Tuaregs, known for their distinct style of dressing and nomadic lifestyle, have been demanding a separate state. Well-armed Tuareg groups have, in recent months, attacked towns in Niger and Mali. Sophisticated arms in the Libyan armoury have trickled down not only to militant Islamist groups but also to groups fighting to overthrow governments in the Sahel region bordering Libya. NATO’s military intervention in Libya now threatens to destabilise the whole region and beyond.

http://www.frontlineonnet.com/stories/20120406290605700.htm

Preso da:https://gilguysparks.wordpress.com/2012/03/21/libia-dal-caos-alla-dissoluzione-pianificata/

Washington inviò veterani della Blackwater a combattere con i ribelli in Libia e in Siria

[20.01.2012] di Michael Kelley  (trad. di Levred per GilGuySparks)
L’ex direttore dell’agenzia di sicurezza Blackwater ha aiutato l’opposizione libica e successivamente è stato inviato a contattare i ribelli siriani in Turchia, su richiesta di una commissione del Governo degli Stati Uniti, secondo le mail di Stratfor trapelate su cui ha riferito Al-Akhbar English.
Jamie F. Smith, ex direttore della Blackwater, è attualmente il direttore generale della società di sicurezza SCG International.
In una email inviata a Stratfor l’11 febbraio 2011, Smith ha elogiato la raccolta di informazioni della società e ha detto che il suo “background è la CIA e la nostra società è composta da ex DOD [vale a dire agenti del Dipartimento della Difesa], CIA ed ex personale delle forze dell’ordine. Forniamo servizi agli stessi gruppi sotto forma di addestramento, sicurezza e raccolta di informazioni “.


Smith è divenuto un’importante fonte per Stratfor da settembre, quando lui e il vice presidente di Stratfor, Fred Burton, hanno stretto buoni rapporti. Smith ha fornito intelligence (sotto il nome in codice LY700) per Burton sugli sviluppi in Libia, dove SCG International aveva l’incarico di proteggere i membri del Consiglio Nazionale di Transizione (NTC) e di addestrare i combattenti ribelli libici dopo l’attuazione della no-fly zone nel marzo 2011.
Smith ha fornito informazioni sui missili terra-aria (SAM) scomparsi e presumibilmente “ha preso parte” all’uccisione dell’ex dittatore libico Muammar Gheddafi nella città di Sirte.
Burton è stato colpito dall’intelligence di Smith e contraccambiava gli elogi scrivendo, “Buoni dettagli. Questo è ciò che viene definita come una fonte credibile. Non qualche accademico Pakistano pallone gonfiato che rutta e scoreggia.”
Le ultime mail su Smith sono giunte il 13 dicembre, alcuni giorni prima che i server di posta di Stratfor, secondo quanto riferito, fossero violati. In una Burton dice:
“** La Fonte e il dottor Walid Phares stanno ottenendo copertura dall’esponente del congresso [Sue] Myrick per ingaggiare l’opposizione siriana in Turchia (non-MB e non del Qatar) in una missione per il Congresso.
** La vera missione è il modo in cui essi possono aiutare ad un cambio di regime.
** La fonte intende offrire i suoi servigi per aiutare a proteggere i membri dell’opposizione, come fece di fatto in Libia.
Walid Phares è un cittadino americano-libanese che è attualmente co-presidente del gruppo consultivo sul Medio Oriente di Mitt Romney.
In un’altra e-mail del 13 dicembre – nella quale Stratfor sta allestendo informazioni di intelligence sull’opposizione siriana che Smith aveva richiesto – Burton riferisce che Smith “sta incontrando specifiche persone descritte come leader chiave“.
Burton è un ex vice capo della Divisione dell’Anti-terrorismo del Dipartimento di Stato per il Servizio di Sicurezza Diplomatico (DSS). Il DSS assiste il Dipartimento della Difesa nel seguire indizi e produrre analisi forensi dei dischi rigidi sequestrati dal governo degli Stati Uniti nel corso di indagini penali.
Stratfor fornisce servizi di intelligence riservati alle grandi aziende e agenzie governative, tra cui il Dipartimento della Sicurezza Nazionale statunitense, i marines degli Stati Uniti e l’Agenzia di Intelligence della Difesa statunitense.
Wikileaks ha pubblicato 913 di quelle che dicono essere una cache di 5 milioni di email interne di Stratfor (datate tra il luglio 2004 e il dicembre 2011) ottenute dal collettivo di hacker Anonymous intorno a Natale.
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  • LEAKED STRATFOR EMAILS: The US Government Sent Blackwater Veteran To Fight With Rebels In Libya And Syria

Mar. 20, 2012 by Michael Kelley

The former director of the security firm Blackwater aided the Libyan opposition and was subsequently sent to contact Syrian rebels in Turkey at the request of a U.S. Government committee, according to leaked Stratfor emails reported on by Al-Akhbar English.

Jamie F. Smith, former director of Blackwater, is currently the chief executive of the security firm SCG International.
In an email sent to Stratfor on February 11, 2011, Smith praised the company’s intelligence gathering and said his “background is CIA and our company is comprised of former DOD [i.e. Department of Defense], CIA and former law enforcement personnel. We provide services for those same groups in the form of training, security and information collection.”
Smith became a major source for Stratfor by September as he and Stratfor vice president Fred Burton built a rapport. Smith provided intelligence (under the codename LY700) to Burton on developments in Libya— where  SCG International was contracted to protect Libyan National Transitional Council (NTC) members and train Libyan rebel fighters after the implementation of the no-fly zone in March 2011.
Smith provided information on missing surface-to-air missiles (SAMs) and allegedly “took part” in the killing of former Libyan dictator Muammar Gaddafi in the town of Sirte.
Burton was impressed by Smith’s intel and reciprocated praise by writing, “Good skinny. This is what is defined as a credible source. Not some windbag Paki academic belching and passing gas.”
The last emails about Smith came on December 13, days before the Stratfor mail servers were reportedly hacked. In one Burton says:
“**Source and Dr. Walid Phares are getting air cover from Congresswoman [Sue] Myrick to engage Syrian opposition in Turkey (non-MB and non-Qatari) on a fact finding mission for Congress.
** The true mission is how they can help in regime change.
** Source intends to offer his services to help protect the opposition members, like he had underway in Libya.”
Walid Phares is a Lebanese-American citizen who is currently co-chair of Mitt Romney’s Middle East advisory group.
In another email from December 13— in which Stratfor is organizing intelligence on the Syrian opposition that Smith had requested— Burton reports that Smith “is meeting w/specific people described as key leaders.”
Burton is a former Deputy Chief of the Department of State’s counterterrorism division for the Diplomatic Security Service (DSS). The DSS assists the Department of Defense in following leads and doing forensic analysis of hard drives seized by the U.S. government in ongoing criminal investigations.
Stratfor provides confidential intelligence services to large corporations and government agencies, including the U.S. Department of Homeland Security, the U.S. Marines and the U.S. Defense Intelligence Agency.
WikiLeaks has published 913 out of what they say is a cache of 5 million internal Stratfor emails (dated between July 2004 and December 2011) obtained by the hacker collective Anonymous around Christmas.