BREKING: Serraji paga 50 milioni di dinar ai mercenari per attaccare Wershafana.

NOTA: Prima di proseguire è necessaria una premessa, al contrario di quanto accade nei media italiani, ed occidentali, ( silenzio di tomba), sui siti libici ed internazionali, in questi giorni sentirete che in Libia, uomini di Zintan hanno attaccato i “”criminali”” a Wershafana. SEMPLICEMENTE QUESTO é FALSO, questi non sono parte della tribù di Zintan, ma sono mercenari pagati dal governo di occupazione di Al Serraji, ( quello voluto dall’ ONU e sostenuto dall’ italia , per capirci). A cui si è aggiunta la cosiddetta Brigata rivoluzionaria di Tripoli

Il consiglio degli anziani della tribù Zintan si è dissociata da questi criminali guidati da Osama al-Juwaily, e non riconosce questi ratti come membri della tribù.

La notizia dei 50 milioni pagati si trova qui: http://www.libya24.tv/news/116779

Ecco uno dei pochi articoli in italiano:

Libia. Wearshefana sotto attacco, il leader Abu Amid lancia un appello all’Onu

di Vanessa Tomassini –

Dopo la pausa dei giorni scorsi, gli uomini del Consiglio militare di Zintan guidati da Osama al-Juwaily avrebbero ripreso la spedizione contro la città di Wearshefana. Una prima offensiva era partita mercoledì sera, causando la morte di alcuni bambini, ma senza grandi successi dal punto di vista militare. al-Juwaili avrebbe anche sferrato un attacco con gas tossici contro la tribù dei Mahashia. Abbiamo raggiunto il capo del Consiglio supremo delle tribù di Wearshefana, al-Mabrouk Abu Amid, con cui il nostro giornale è in contatto per seguire l’evoluzione della vicenda. “Wearshefana è stata esposta per quattro anni ad uccisioni e sequestri, dal 2011 ha subito crimini ingiustificati, immorali ed illegali con la distruzione e l’incendio di 7.500 case. La vera motivazione di questa guerra è quella ​​di cambiare l’assetto demografico della popolazione che ha un’importanza strategica. In questi giorni siamo stati attaccati con il pretesto di una campagna militare contro alcuni guerriglieri sospettati di criminalità e terrorismo, ma la vera ragione è quella di controllare la Quarta Brigata in Aziziyah, che appartiene all’esercito. Inoltre, siamo sotto attacco per via della presenza dei sostenitori di Gheddafi, usando il pretesto della presenza di bande responsabili di rapimenti e barbarie”, ci ha spiegato il capo del Consiglio supremo di Wearshefana. “Il responsabile di tutto ciò è il Consiglio presidenziale, che ha commissionato Osama al-Juwaily con la regione occidentale. Siamo sorpresi che l’arresto dei criminali venga compiuto con razzi, artiglieria pesante, carri armati e bombardamenti sui civili, su donne e bambini, rifiutando la collaborazione delle forze di sicurezza di Wearshefana”, ha proseguito. Poi lancia un monito tramite il nostro giornale all’occidente, in particolare alle Nazioni Unite: “Siamo sorpresi del fatto che per arrestare i criminali sostenuti da loro stessi, la regione debba essere svuotata delle banche e degli istituti che offrono educazione, salute e servizi alla popolazione. Siamo sorpresi – prosegue- del mancato arresto delle vere figure terroristiche che affrontano nei tribunali libici e nel Tribunale Penale Internazionale casi di rapimento, sequestri e distruzione di case. Siamo sorpresi che tutto ciò avvenga nel silenzio della Comunità Internazionale, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che permette l’uccisione dei civili, di bambini innocenti, l’assedio e la fame della città di Wearshefana”. Infine al-Mabrouk Abu Amid ci dice che “Ci chiedono riconciliazione, riparazione e compensazione, ma le milizie che stanno controllando Tripoli ed altre aree sono sempre contro tutte le soluzioni e sappiamo che l’obiettivo finale, dopo Wearshefana, è proprio la capitale, per distruggerla. Abbiamo costituito un comitato giuridico per trascinare i vari casi davanti ai tribunali libici ed internazionali contro al-Serraj, il ministro della Difesa, il capo di Stato, il ministro dell’Interno e il comandante della regione occidentale, Osama al-Juwaily. Vi invieremo le immagini delle case distrutte, dei bambini, uomini e donne morti. Vi mostreremo le immagini della devastazione causata dai razzi. Invitiamo le organizzazioni dei diritti umani e i media a fare qualcosa per salvare mezzo milione di persone e fornire aiuto e medicinali e cure adeguate ai feriti”. Questo appello non deve passare inosservato, non è possibile fare finta di nulla, Notizie Geopolitiche si impegna a continuare ad informarvi su questa vicenda.

Preso da: http://www.notiziegeopolitiche.net/libia-wearshefana-sotto-attacco-il-leader-abu-amid-lancia-un-appello-allonu/

Per chi volesse sapere la verità invece, consiglio la lettura di alcuni articoli come QUESTO di Libyan war the truth 

Aggiornamenti su RCLM Libya 

Libya24

e non date ascolto alle bufale che appariranno sul Libya Herald, ed altri giornali dei RATTI.

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Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato, Guida ed Esercito di Saïf al-Islam Kadhafi

Mentre la NATO ha deliberatamente falsificato il dossier libico per arrogarsi il diritto di distruggere la Libia e assassinarne la Guida per gettarla nel caos, Sayf al-Islam Gheddafi rimane l’unica personalità capace di unire rapidamente le diverse tribù. Liberato di recente, ha scritto questo memorandum per esaminare la situazione giuridica del suo Paese.

| Tripoli (Libia)

Questo memorandum mira ad identificare ciò che il popolo libico ha subito negli ultimi sei anni. Questi crimini sono stati commessi in nome dell’interventismo umanitario, della protezione dei civili, dell’introduzione della democrazia e della prosperità. Le forze della NATO, con l’aiuto di certi Stati arabi e di certi libici, attaccarono la Libia con tutti i mezzi a disposizione. Le giustificazioni avanzate erano false quanto quelle per l’invasione dell’Iraq nel 2003. Fu la distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una nazione pacifica. Questa nota tenta di presentare tali crimini alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle ONG, al fine di sostenere la Libia e il suo popolo negli innumerevoli sforzi per ricostruire questo piccolo Paese.

Libia al crocevia: l’inizio

L’agonia della Libia iniziava il 15 febbraio 2011, quando alcuni cittadini si riunirono per protestare in modo pacifico contro l’incidente nella prigione di Abu Salim. La dimostrazione divenne rapidamente ostaggio dei gruppi jihadisti come il Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG). Questi elementi attaccarono le stazioni di polizia e le caserme di Derna, Bengasi, Misurata e Zuiya per rubare le armi e utilizzarle nella guerra pianificata contro il popolo libico e il suo governo legittimo. Tali azioni furono accompagnate dalla propaganda di al-Jazeera, al-Arabiya, BBC, France24 e altri che incoraggiarono i libici ad affrontare la polizia che cercava di proteggere edifici pubblici e proprietà private da attacchi e saccheggi.

Scene di orrore si videro per le strade, i ponti e contro le indifese forze di sicurezza su cui i manifestanti commisero crimini contro l’umanità. Membri delle forze di sicurezza, militari e di polizia furono massacrati, i loro cuori furono strappati dai corpi e fatti a pezzi; uno spettacolo di brutalità selvaggia. Ad esempio, il primo giorno dei disordini, il 16 febbraio 2011, nella città di Misurata i cosiddetti manifestanti pacifici uccisero e bruciarono un uomo, Musa al-Ahdab. Lo stesso giorno a Bengasi, un agente di polizia fu ucciso e smembrato [1]. Questa barbarie fu commessa da elementi che usavano carri armati, mitragliatrici e cannoni antiaerei a Misurata, Bengasi e Zuiyah [2]. Queste scene sono ben documentate e possono essere viste su YouTube [3] e Internet.

Così, si ebbero dozzine di vittime contrariamente a quanto riportato dai media menzogneri. Secondo al-Jazeera, al-Arabiya e gruppi di opposizione libici, alla fine del 2011 il numero di persone uccise era di 50000. Tuttavia nel 2012 il governo di Abdarahim al-Qib annunciò che il numero di vittime registrate tra il 17 febbraio 2011 e la fine della guerra nell’ottobre 2011, era di 4700, incluse le morti naturali [4]. Nonostante il numero elevato di vittime menzionate dalle statistiche, i loro nomi ed identità non vengono riportati e nessuna famiglia ha chiesto di essere compensata dal governo.

La propaganda e le bugie che accompagnarono le accuse contro i militari non si fermarono all’inflazione del numero di vittime, ma affermarono che il regime usò aerei militari per attaccare i civili, ordinò massacri all’esercito e alle forze di sicurezza [5], col Viagra trovato nei carri armati [6], e fece ricorso a mercenari africani e algerini e subendo la diserzione dei piloti a Malta [7]. Alcuna di tali accuse è stata dimostrata finora e non corrispondono a verità. Le indagini di Nazioni Unite, Amnesty International e Human Rights Watch [8] non hanno confermato alcuno degli 8000 rapimenti segnalati dall’opposizione libica. In realtà, tali accuse furono fabbricate e non hanno credibilità. Allo stesso modo, l’accusa di utilizzare i Mirage della base aerea di al-Withy, nell’estremo ovest della Libia, per attaccare i civili di Bengasi ignoravano il fatto che questi aerei non potevano rientrare considerando il consumo di carburante. È impossibile per questo tipo di aereo attaccare obiettivi a 1500 km e rientrare senza rifornimento ed esistono basi aeree presso Bengasi che potevano essere utilizzate dal governo libico, se necessario. Allo stesso modo, il presunto Viagra trovato nei carri armati esce dallo stesso cilindro: la Libia aveva un esercito giovane, professionista e morale, che non pensava a commettere tali crimini e non aveva bisogno del Viagra per badare ai propri desideri sessuali. Queste storie sono semplicemente disinformazione come i sette minuti necessari alle armi di distruzione di massa irachene per attaccare l’occidente. Oggi, la questione irachena e libica fanno ridere i popoli di Iraq, Libia, Stati Uniti ed Europa. (Relazione di Amnesty International [9]).

La Corte Internazionale di Giustizia (ICC)

L’ICC [10] emise un mandato d’arresto nel 2011 contro Muammar Gheddafi, Sayf al-Islam Gheddafi [11] e Abdallah Senussi, accusati di reati contro l’umanità. Nonostante la gravità del crimine, l’ICC non svolse alcuna indagine sul campo e tracciò le conclusioni ed individuò i responsabili a due settimane dalla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il calendario dato al procuratore non fu presentato e comunque non ebbe il tempo per specificare le accuse. A tal fine, Ahmad al-Jahani, coordinatore del CNT nel CPI-Libia dichiarò che “il caso dell’ICC contro la Libia è puramente politico perché la NATO chiese al Consiglio nazionale di transizione (NTC) di elaborare l’elenco dei funzionari da accusare di crimini contro l’umanità”. Il CNT nominò al-Jahani per la preparazione di tale elenco con circa dieci nomi, tuttavia l’ICC ne perseguì solo tre. Al-Jahani inoltre aggiunse che tutte le accuse erano fabbricate. Ribadì il suo punto di vista durante l’incontro con Sayf al-Islam e l’assicurò che la giustizia libica non poteva condannarlo. Al-Jahani aggiunse che con la sua squadra l’aveva fatto perché sapeva che era persa in anticipo e che l’aveva perseguita per implicare Sayf al-Islam in casi finanziari e di corruzione.

Al-Jahani giustificò le sue fabbricazioni e menzogne affermando che sono (legalmente) legittime in guerra (dichiarazione di al-Jahani documentata il 1° gennaio 2012 e al tribunale di Zintan).

L’ICC adottò il doppiopesismo nella guerra alla Libia e nell’intervento della NATO. Accusò figure politiche libiche di crimini inventati ignorando il massacro barbaro di Muammar Gheddafi [12] e suo figlio Muatasim da parte delle milizie sostenute dalla NATO [13]. L’unica reazione dell’ICC fu far cadere le accuse contro Muammar Gheddafi dopo la morte. Tuttavia, l’ICC persisteva, dato che i media documentarono l’omicidio, non c’era bisogno di ulteriori prove per processare i responsabili. L’ICC poteva facilmente arrestare i responsabili politici e diplomatici nelle varie capitali europee. Una posizione simile fu presa dall’ICC contro Abdallah Senussi dopo che fu rapito in Mauritania dal governo libico [14]. La Corte semplicemente smise di chiederne l’estradizione. Nemmeno ne seguì la violazione dei suoi diritti, né il trattamento inumano subito nella prigione della milizia, anche se era detenuto da noti jihadisti del Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Il direttore della prigione non era altri che il capo del LIFG Abdalhaqim Bilhadj.

Bilhadj è noto a CIA e governi occidentali. La CIA l’arrestò dopo la fuga da Kandahar, interrogato ed estradato in Libia nel 2002 con l’accusa di terrorismo [15]. Nel 2009, lui e membri del LIFG furono liberati dalla prigione in base alla legge di amnistia generale. [16] Il passato terroristico di Bilhadj parla da sé. Nel 1994-1997 ordinò la strage di 225 persone. Nel 1997 ordinò l’omicidio dei turisti tedeschi Steven Baker e Manuela Spiatzier. Tuttavia, assunse un’alta carica in Libia. Fu ministro della Difesa e Sicurezza a Tripoli, direttore generale delle prigioni libiche e come tale direttamente responsabile della detenzione di Abdallah Senussi. Informato dei crimini di Bilhadj, l’ICC espresse la certezza che al-Senussi fosse in buone mani e ne sostenne il processo in Libia.

La NATO e i paesetti del Golfo ignorarono le attività terroristiche di Bilhadj e lo riconobbero capo politico e militare e affarista. Ha il maggiore canale televisivo nel Nord Africa, la più grande compagnia aerea della Libia, un cementificio, proprietà in Spagna e Turchia e un aeroporto privato a Tripoli. Questo aeroporto però viene usato per trasportare terroristi dalla Libia alla Siria. Questi terroristi ricebvettero160 miliardi di dollari nel 2010.

Bilhadj e altri sono responsabili dell’uso improprio dei beni della Libia e della fine del piano di sviluppo della Libia da 200 miliardi di dollari, secondo la Banca mondiale. Bilhadj è un esempio della vita sontuosa dei signori della guerra quando i comuni cittadini libici sprofondano nella povertà estrema.

Violazioni dei diritti umani da parte delle milizie

I capi militari e i signori della guerra hanno commesso crimini spregevoli contro l’umanità, distruggendo città e infrastrutture vitali negli ultimi sei anni, tra cui:
- persone bruciate vive o sottoposte alle forme più terribili di tortura.
- prigionieri politici, agenti di sicurezza e soldati bruciati vivi a Misurata.
- soprattutto, le milizie organizzano il traffico di organi umani prelevati dai prigionieri.
- nel contesto della complessa scena politica libica, Daish ha aggiunto altre atrocità massacrando, crocifiggendo e schiacciando persone.

Una pulizia razziale ed etnica senza precedenti, un genocidio commesso contro cinque città libiche e la loro popolazione. Il 55% dei libici è stato costretto a fuggire dal proprio Paese negli Stati vicini. Inoltre, a Bani Walid furono bruciate centinaia di case [17] come altre nella città di Warshafana [18], la città di Sirte fu rasa al suolo [19], le aree residenziali di Bengasi [20] e Derna furono bombardate. Persino Tripoli, città cosmopolita, subì la pulizia etnica e razziale, in particolare nelle zone leali a Muammar Gheddafi.

Oltre alle violazioni sistematiche dei diritti umani, le milizie e i loro capi distrussero infrastrutture cruciali [21]. Nel luglio 2014 incendiarono l’aeroporto di Tripoli e la flotta aerea nonché i serbatoi di petrolio [22] [23] [24] [25].

Nonostante le azioni distrutte e le torture brutali delle milizie, la comunità internazionale e gli organi delle Nazioni Unite ignorarono tali crimini e non processarono tali signori della guerra [26].

Le atrocità delle milizie della NATO e libiche contro civili e figure pubbliche

Gli aerei della NATO colpirono i civili in varie città, come Zlitan, Sirte, Surman, Tripoli e Bani Walid. A sud di Zlitan e precisamente a Majir [27], 84 famiglie, in gran parte donne e bambini, furono uccise a sangue freddo dagli attacchi aerei della NATO di notte. [28] I media mostrarono corpi di bambini e di una donna, Minsyah Qalefa Hablu, tagliata a metà, estratti dalle macerie. Altri morirono in questo scenario inquietante. In un altro caso, la famiglia di Qalid Q. al-Hamadi fu colpita dagli attacchi aerei della NATO in casa, uccidendo i figli. [29] Inoltre, la famiglia al-Jafarah fu uccisa a Bani Walid [30], quando la NATO ne bombardò la casa durante il mese santo del Ramadan. Per non parlare del bombardamento ben documentato del convoglio di Muammar Gheddafi a Sirte e dell’assassinio del figlio Sayf al-Arab nella casa di Tripoli [31].

Le violazioni dei diritti umani, gli omicidi sistematici e la tortura contro i civili libici continuano dopo che le milizie presero il controllo della Libia. Le vittime erano civili che non avevano partecipato alla guerra. La maggioranza era anziana e non poteva portare armi. Il comico popolare Yusif al-Gharyani fu arrestato e torturato dalla milizia di al-Zuiyah.

La milizia di Misurata arrestò e torturò l’ex-muftì 80enne Shayq Madani al-Sharif [32] perché non approvò e sostenne l’intervento della NATO [33]. Il famoso cantante Muhamad Hasan fu brutalizzato e messo agli arresti domiciliari [34]. Altri, come l’economista Abdalhafid Mahmud al-Zulaytini, furono processati e condannati a lunghi periodi di carcere. Allo stesso modo, il presidente del Soccorso Islamico, Dr. Muhamad al-Sharif, fu condannato a un lungo periodo di carcere. Il direttore delle dogane e il responsabile dell’addestramento del Ministero degli Interni furono condannati a lunghi periodi di reclusione con altri condannato a morte o a vari periodi di carcere. Sembra assurdo che queste personalità siano accusate di traffico di stupefacenti, tratta di esseri umani, stupro, oltre a 17 altri capi di accusa [35]. La domanda è, come avrebbero potuto riunirsi per commettere tali crimini per nove mesi?

Dopo che la Nato misero tali milizie al governo, altri crimini terroristici furono commessi contro i cittadini libici e stranieri. Un copto fu ucciso dal battaglione di Misurata [36], altri a Sirte [37], molti operai cristiani etiopi furono uccisi [38], l’insegnante anglo-statunitense Roni Smith fu assassinato a Bengasi nel 2014 [39], il personale della Croce Rossa di Misurata fu ucciso [40], fu commesso un attentato contro l’ambasciata francese a Tripoli [41], e in particolare l’ambasciatore statunitense fu ucciso a Bengasi nel 2012 [42].

Tutte le suddette vittime furono segnalate da Human Rights Watch e, in alcuni casi, la NATO ne ammise la responsabilità. Tuttavia, l’ICC chiuse un occhio e non indagò su tali crimini malgrado i vari organi nazionali e internazionali chiedessero l’apertura di un’indagine trasparente. L’ICC ha fallito sulla guerra in Libia. Non produsse un unico mandato di arresto contro i capi delle milizie e delle forze della NATO. Sembra che la politica deliberata dell’ICC sia ignorare questi crimini comprovati e concentrarsi solo su accusa e processo di Sayf al-Islam.

Per quanto riguarda la famiglia di Muammar Gheddafi, l’ICC non è seria, come nel caso delle torture di Saadi Gheddafi, di cui il procuratore dell’ICC sostenne la prosecuzione dell’inchiesta. Tuttavia, un video mostrò che veniva picchiato durante l’interrogatorio. La stessa procedura si applica al caso Abdallah Senussi, dove il procuratore della ICC disse che deve ancora deliberare sulla sua condanna a morte (pronunziata in Libia). Una dichiarazione simile fu fatta dal predecessore riguardo il bombardamento e l’assassinio di Muammar Gheddafi e di centinaia di persone nel suo convoglio. L’ICC non è mai stato serio verso i crimini commessi dalle milizie contro migliaia di libici. Il suo unico interesse è silenziare la voce di Sayf al-Islam ed eliminare ogni possibile leadership.

Gli Stati membri della NATO e gli staterelli del Golfo dovrebbero essere considerati responsabili del caos creato in Libia dal 2011. Intervennero in Libia col pretesto che Muammar Gheddafi massacrasse il popolo. La scena di un leader che uccide il proprio popolo ricorda Tony Blair sull’Iraq. Disse nel 2016 che era “la cosa giusta da fare e che se Saddam fosse rimasto al potere durante la primavera araba avrebbe massacrato i ribelli” [43]. Di conseguenza, dei Paesi sono stati distrutti, migliaia di persone sfollate e proprietà nazionali derubate. Come risultato dell’intervento militare della NATO in Libia, Muammar Gheddafi, i suoi figli e migliaia di libici sono stati uccisi e milioni di persone sfollate.

Sei anni dopo, la stabilizzazione della Libia è ben lungi dall’essere raggiunta. In breve, le milizie libiche si combattono e le forze militari dei Paesi occidentali affiancano le varie milizie. La Francia rimane militarmente implicata e perse tre soldati a Bengasi nel luglio 2016 uccisi dai gruppi che sostenne nella rivolta del 2011. Parigi aveva allora chiamato la rivolta “rivoluzione” da sostenere. Se questo credo era vero, perché continua la guerra oggi? E perché 700 persone sono state uccise? Perché il personale del consolato statunitense è stato ucciso a Bengasi? Perché l’occidente ignora la barbarie del Daish, che sgozza a Sirte, Misurata e Derna?

La risposta a quest’ultima domanda è chiara, questi criminali furono sostenuti dall’occidente nel 2011 perché combattessero il governo, apostata secondo le loro dichiarazioni. Perché il Daish indossava la stessa uniforme dei soldati libici, e chi gliel’ha data? Perché i membri del Daish ricevono uno stipendio dal ministero della Difesa Libico? La risposta a queste domande va trovata preso il vero capo del Paese, Bilhadj, Sharif, il Gruppo di combattimento islamico libico e i loro sodali del Congresso Nazionale. Chi governa oggi la Libia è ben noto al popolo libico e a certe ONG internazionali. Finora la Libia è ancora controllata dai gruppi jihadisti e l’occidente li appoggia nonostante i crimini commessi contro la Libia e il suo popolo.

Non è strano che i Paesi occidentali, dalla Norvegia al Canada a Nord, da Malta all’Italia a Sud, per non parlare di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Sudan e Marocco, si siano associati all’aggressione militare contro i civili che non gli erano ostili, contro Sayf al-Arabi, Muammar Gheddafi e la famiglia Quaylidi e le 84 vittime innocenti di Majir? Mentre questi stessi Stati sono pazienti e tolleranti col Daish a Sirte, Misurata e Bengasi, sopportano gli attentati nelle città francesi e belghe. Tuttavia, gli Stati membri della NATO e i loro alleati dovrebbero attaccarli e bombardarli come fecero in Libia nel 2011.

Infine, oltre a tale serie di crimini, gli Stati occidentali scelsero come leader libico il criminale di guerra responsabile della distruzione di Bani Walid e dell’uccisione dei suoi figli, Abdarahman Suihli. Nominò primo ministro il nipote Ahmad Mitig [44], direttrice generale agli Esteri la nipote Nihad Mitig [45] e il cognato Fayaz al-Saraj nuovo primo ministro. Inoltre, Abdarahman Suihli si accordò con Abdalhaqim Bilhadj, capo del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), per partecipare con gli islamisti alle elezioni presidenziali. Tuttavia, in Libia è ben noto che se le elezioni dovessero essere tenute oggi, tali persone non avrebbero garantito il voto, neanche dalle proprie famiglie. La popolarità di Bilhadj apparve nelle elezioni generali quando ottenne solo 50 voti nel quartiere Suq al-Jumah, che ha 250000 abitanti.

Durante questo tempo e durante la stesura di queste pagine, la popolazione delle città della Libia, inclusa la capitale Tripoli dove abita un terzo della popolazione, soffre di carenza di acqua, vive nel buio a causa dei blackout, ed è priva di strutture mediche e mezzi per soddisfare le esigenze umane di base. Secondo l’ONU, il 65% degli ospedali ha smesso di funzionare [46]. Mentre il dinaro libico è crollato e la produzione di petrolio sceso da 1,9 milioni di barili al giorno a 250000 barili. [47] Acuendo le sofferenze del popolo libico, le strade principali sono interrotte dalle operazioni militari e dal banditismo, oltre ai bombardamenti da Derna ad est di Sirte, da ovest di Bengasi ad Aghedabia. Le notizie quotidiane più comuni sono sequestri di persona e traffico di armi vendute su Internet.

In conclusione, dobbiamo ringraziare i nostri fratelli di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Sudan, Tunisia, Lega araba, NATO, Unione europea e tutti coloro che hanno trasformato la Libia in uno Stato fallito. Dopo la liberazione dei prigionieri islamici e altri, la Libia è diventata un’area che ospita le più grandi prigioni private. Un Paese che attirava investitori da tutto il mondo è diventato uno Stato esportatore di migranti, inclusi propri cittadini. Il 55% della popolazione è migrata e rifugiata all’estero. Uno Stato che riuniva i migliori esperti legali e costituzionali del mondo, che poté forgiare una costituzione nuova e moderna, è ora divenuta un’area governata da 1500 milizie. E infine uno Stato in cui il furto era considerato strano e insolito è divenuto luogo in cui corpi umani mutilati e decomposti vengono scaricati quotidianamente per le strade, evento divenuto banale in tutto il Paese.

Commento al rapporto Herland:
Sayf al-Islam Gheddafi e l’ICC

Prima della rivolta, Saiy al-Islam era l’architetto della nuova Libia. Presentò la sua nuova visione della Libia libera dalle carceri politiche, legata alla Carta dei Diritti Umani, alla distribuzione di ricchezza e prosperità e alla democrazia [48]. Intraprese riforme politiche ed economiche con cui i prigionieri islamisti acquisirono la libertà, venendo riabilitati e integrati nella società libica. Dopo la violenta rivolta in alcune città, le fonti locali confermano di aver aiutato gli sfollati in tutto il Paese, liberando i prigionieri della rivolta e protetto la popolazione di Misurata dai combattimenti, o di Bengasi fuggiti dalle zone dei combattimenti.

Invocò e sostenne gli sforzi di pace per risolvere la guerra. Secondo le fonti locali, chiese all’amministrazione dell’Università di Sirte di stampare 5000 volantini e distribuirli col convoglio pacifico partito per Bengasi, osservando i diritti umani. Invitò l’esercito a rispettare le regole d’ingaggio, proibendo l’uso della forza contro i manifestanti, secondo il capo della centro operativo dell’esercito nel marzo 2011, Maresciallo Hadi Ambarish, fatto prigioniero dai miliziani di Zintan, che lo torturarono e gli negarono la cure mediche fino a morire di cancro in carcere nel 2014 [49].

Nonostante gli sforzi inesorabili per la pace di Sayf al-Islam Gheddafi, gli aerei della NATO cercarono di assassinarlo, uccidendo o ferendo 29 suoi compagni. [50] Inoltre, perse delle dita e subì diverse ferite. Tuttavia, l’ICC non indagò su tale attacco aereo e non ne supervisionò i cinque anni d’isolamento. [51] Inoltre, l’ICC persisteva nel chiederne l’arresto e il processo dopo che fu condannato a morte da un tribunale libico nella prigione di al-Hadaba, guidato da Qalid al-Sharif, uomo di Bilhaj.

Perciò l’istruzione è ingiusta, l’archiviazione del caso è l’unico passo che va approvato. Si potrebbe sostenere che il caso nella sua interezza dovrebbe essere abbandonato, soprattutto dopo l’assassinio del procuratore generale a Bengasi e la fuga della maggior parte dei pubblici ministeri, mentre subivano enormi pressioni dalla milizia. In queste circostanze, gli argomenti dell’ICC sono che la sua condanna a morte non fu applicata e che pertanto dovrebbe essere arrestato e imprigionato nella prigione di al-Hadaba.

Tuttavia, il ministero della Giustizia libica si appellò contro la condanna a morte per via del processo sleale, in un tribunale nel carcere controllato da al-Sharif, che ha il potere su giudici e magistrati. Tuttavia, l’ICC continuò a chiedere un nuovo processo e ignorò il fatto che Sayf al-Islam era detenuto presso la prigione di Zintan e che il tribunale di Tripoli lo processò per teleconferenza. L’ICC dovrebbe rispettare la legge libica ed essere consapevole che una persona non va processata due volte per il presunto stesso reato. Ma scopo dell’occidente e dell’ICC è sbarazzarsi di Sayf al-Islam Gheddafi come fecero col padre Muammar Gheddafi e i fratelli.

È giunto il momento che l’ICC abbandono il doppiopesismo e aiuti il popolo libico nello scopo di salvare il proprio Paese da tali milizie e costruire una nuova Libia dove vigano diritti umani, prosperità, lo sviluppo e stato di diritto. Chiediamo anche all’ICC di abbandonare la pretesa che Sayf al-Islam sia estradato e processato a L’Aja.

L’ICC dovrebbe riconoscere e rispettare la legge di amnistia generale del ministero della Giustizia libico. Sayf al-Islam Gheddafi dovrebbe poter assumere il proprio ruolo nella lotta per una nuova Libia democratica. A tal proposito, e dopo che gli Stati occidentali comprenderanno i propri errori, dovrebbero collaborare coi libici e le ONG sincere per processare le milizie e i loro capi per il bene della pace e della riconciliazione.

Traduzione
Alessandro Lattanzio
(Sito Aurora)

Preso da: http://www.voltairenet.org/article198566.html

2014: Attacchi con gas effettuati dal governo libico ( marionetta della NATO) contro insorti e civili nel sud della Libia.

Succedeva nel 2014, ma noi in occidente NON DOBBIAMO SAPERLO.

Si diffonde l’insurrezione in Libia contro il governo fantoccio della NATO.

Secondo i media occidentali: si tratterebbe di “scontri tribali”.

(Traduzione di Luciano Lago)

Fonti della resistenza libica, affermano che “si è sviluppata l’insurrezione per il recupero dell’onore, della dignità e dell’indipendenza del popolo libico e questa è stata attaccata dalle forze degli invasori e colonialisti della NATO e degli USA ”, informano circa la avvenuta restaurazione della sicurezza in generale nelle zone di Sabha ,Shati, Ubari, Murzuq e Gath.
Inoltre le stesse fonti della resistenza informano che la NATO sta pagando 12.000 dinari a mercenari e traditori, attraverso il loro governo di fatto instaurato in Libia, per combattere contro la resistenza.

Queste stesse fonti denunciano che sono stati utilizzati i gas nei bombardamenti effettuati a sud ed a est di Tripoli, secondo quanto si è saputo dall’ospedale civile di Al Zahra, che ha attestato l’infezione di civili innocenti. Inoltre vengono denunciati bombardamenti al fosforo bianco, proibito a livello internazionale, per mezzo di caccia bombardieri della NATO. La Resistenza ha chiesto alla Russia di fare una denuncia urgente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per condannare queste azioni genocide contro una popolazione indifesa.
Il sud della Libia assicurano che è stato praticamente liberato della presenza di mercenari estremisti e traditori al servizio dei cospiratori della NATO e dell’ONU, dopo dei duri bombardamenti che si stanno effettuando questi giorni con l’aiuto dei traditori di Misurata. Le città del sud festeggiano il trionfo con le immagini del leader Mohamar Gheddafi, innalzando bandiere verdi e scrivendo slogan per contrastare la miserabile propaganda degli invasori – alimentando al Jamahirya Libia, mentre un comunicato della resistenza Verde “chiama il popolo patriota della Libia a non opporsi alla resistenza che lavora per conservare l’unità di tutte le tribù e le invita ad unirsi alle forze di liberazione che garantiranno la sua sicurezza e tutti i cittadini saranno trattati in conformità alle norme internazionali”.
Gli insorti assicurano che hanno formato un esercito con più di 250.000 combattenti “attrezzati per far fronte agli invasori” ed informano della cattura avvenuta da parte delle forze di liberazione della Jamihiriya di grandi quantità di materiale bellico e di veicoli con artiglieria nella base aerea di Sabha, utilizzati per la difesa delle zone liberate . “Nella stessa città avvisano, dove vari commandos di Tuareg si stanno situando alle porte di questa per contribuire a consolidare la lotta di liberazione. Tutto questo dopo che vi è stato qui lo scenario di una dura battaglia tra bande rivali di mercenari e soldati dello Stato Maggiore Generale nella quale sono morti più di 200 soldati governativi e si stimano circa 180 feriti. La resistenza approfitta della delle contrapposizioni per stabilirsi in altre zone liberate”.
Ristabilimento dell’ordine

In altro ordine di cose, le stesse fonti annunciano che “hanno messo fine alla emarginazione alla sottomissione ed alla privazione di diritti della popolazione;ai furti ed alle rapine, agli gli assassini effettuati dalle bande armate e portati a termine dopo la perdita della sovranità e dell’ordine. Così come per le aggressioni razziste verificatesi”.
In un comunicato ufficiale gli insorti chiedono alla comunità internazionale ed all’ONU “di espellere tutte le truppe straniere ed i mercenari contrattati dalla NATO e dagli USA, così come le interferenze nei nostri fatti interni, con l’avviso che, in caso contrario, si prenderanno severe rappresaglie come risposta per conservare il nostro onore e la dignità, questo dopo aver analizzato la situazione globale del paese e le possibilità di recuperare la sovranità. Gli insorti ricordano, nello stesso comunicato, che loro non volevano né la guerra né la divisione del paese né la povertà che che si diffonde con tutte queste azioni e denunciano la doppia morale e gli interessi economici della invasione della Libia – in tutte le parti del mondo si sapeva che i mercenari contrattati dagli USA e dalla NATO non hanno mai combattuto per la democrazia e la libertà .. molti libici sono stati ingannati dai cospiratori occidentali ed hanno trasformato un governo delle masse in un governo di mafie al servizio del nemico imperialista”.

Commandos di tuareg della resistenza libica alle porte di Sabha

Assassinato a colpi di fucile il vice promo ministro dell’Industria e si è dimesso il Ministro degli esteri

“Precisamente per protesta contro i bombardamenti fatti con armi proibite dalla comunità internazionale e per lo spargimento di sangue , si è dimesso il ministro degli esteri. Come afferma un comunicato. Altri cinque ministri, aggiunge, temono di finire eliminati come traditori della patria”.
D’altra parte nella Sirte muore assassinato il vice ministro dell’industria , Hassan al –Drouin .
Secondo le autorità l’attacco è arrivato alcune ore dopo la morte di almeno 19 persone e di 20 feriti, avutisi negli scontri tribali avvenuti nel sud del paese. Secondo il giornalista internazionale Eloy Prdo, è stata la “primavera araba” che ha portato il paese nel caos e non si profila una soluzione nel prossimo futuro.

Le posizioni conquistate dalla Resistenza libica

Da ultimo a Tripoli il governo ufficiale imposto dalla NATO ha decretato lo stato di “massima allerta” per timore di essere sorpreso dalla resistenza, vista la solidarietà che la popolazione arriva a dimostrare per le forze di liberazione.

Fonte: El Espia digital

Preso da: http://www.controinformazione.info/attacchi-con-gas-effettuati-dal-governo-libico-marionetta-della-nato-contro-insorti-e-civili-nel-sud-della-libia/

Noam Chomsky: “Usa, leader mondiali in crimini internazionali”

28 luglio 2014
Noam Chomsky ci offre una panoramica impietosa delle aggressioni che hanno permesso agli Usa di “guadagnarsi” il titolo di leader mondiali in crimini internazionali. Hanno bevuto nello stesso calice avvelenato “offerto” ai nazisti nel Processo di Norimberga.
di Noam Chomsky

“L’aggressione è il supremo crimine internazionale che differisce dagli altri crimini di guerra in quanto contiene in sé il male accumulato dall’intera guerra”. (Dagli atti del Processo di Norimberga)

La prima pagina del New York Times del 26 giugno mostrava una foto di una donna che piangeva per un iracheno assassinato. Una delle innumerevoli vittime della campagna dell’Isis (Stato islamico di Iraq e Siria) in cui l’esercito iracheno – per tanti anni addestrato e armato dagli Usa – si è rapidamente disciolto, abbandonando gran parte dell’Iraq a pochi militanti, esperienza affatto nuova nella storia imperiale. Appena sopra la foto c’era un titolo: “tutte le notizie che è giusto pubblicare”.

C’è però una omissione cruciale. La prima pagina dovrebbe visualizzare le parole della sentenza del processo di Norimberga ai nazisti di spicco – parole che dovrebbero essere ripetute fino a penetrare la coscienza: “l’aggressione è il supremo crimine internazionale che differisce dagli altri crimini di guerra in quanto contiene in se stesso il male accumulato dall’intera guerra”.

E accanto a queste parole dovrebbe esserci il monito dell’allora procuratore capo degli Stati Uniti, giudice Robert Jackson che, rivolgendosi alla Corte di Norimberga dopo la condanna alla pena di morte degli imputati, accusati in particolare di aver commesso il “crimine internazionale supremo”, cioè l’aggressione, disse: “Il fondamento in base al quale giudichiamo questi imputati è il fondamento con cui la storia giudicherà noi, domani. Porgiamo a queste persone un calice avvelenato e se ne sorseggeremo anche noi dovremo essere sottoposti allo stesso giudizio. Altrimenti questo processo sarà una farsa”

L’invasione dell’Iraq da parte di Stati uniti e Gran Bretagna fu un esempio da manuale di ciò che è un’aggressione. Gli apologeti della guerra invocarono nobili intenzioni, cosa irrilevante anche se i motivi erano sostenibili.
Ai tribunali della Seconda guerra mondiale non importava un accidenti che gli imperialisti giapponesi volevano portare un “paradiso in terra” ai cinesi che stavano massacrando, o che Hitler nel 1939 inviò truppe in Polonia per difendere la Germania dal “terrorismo selvaggio” dei polacchi. Quando si dice sorseggiare il calice avvelenato.

Quelli dalla parte sbagliata del club hanno poche illusioni. Abdel Bari Atwan, editore di un sito web panarabo, osserva che “il principale fattore, responsabile del caos attuale [in Iraq], è l’occupazione USA /occidentale e il sostegno arabo ad essa. Qualsiasi altra affermazione è fuorviante e mira a distogliere l’attenzione [fuori] da questa verità.”

In una recente intervista al programma televisivo di Moyers & Company, lo specialista in questioni irachene Raed Jarrar ha delineato ciò che noi, in Occidente, dovremmo sapere. Come molti iracheni, Jarrar è mezzo sciita e mezzo sunnita, ma prima dell’invasione a malapena conosceva l’identità religiosa dei suoi parenti perché “la differenza etnico-religiosa non faceva parte della coscienza nazionale”.
Jarrar ci ricorda che “questa lotta settaria che sta distruggendo il paese … è chiaramente iniziata con l’invasione degli Stati Uniti e con l’occupazione.” Gli aggressori hanno distrutto “l’identità nazionale irachena rimpiazzandola con identità etniche e confessionali”, operazione iniziata immediatamente dopo che gli Stati Uniti istituirono un governo basato su identità etniche, una novità per l’Iraq.
Ormai, sciiti e sunniti sono acerrimi nemici, grazie al bastone brandito da Donald Rumsfeld e Dick Cheney (rispettivamente l’ex segretario della Difesa e vice presidente durante l’amministrazione di George W. Bush) e da altri come loro, che non capiscono altro se non violenza e terrore, e che hanno contribuito a creare conflitti che affliggono la regione, ora a brandelli.

Altri titoli riportano la rinascita dei talebani in Afghanistan. La giornalista Anand Gopal spiega le ragioni del suo straordinario libro, No Good Men Among the Living: America, the Taliban, and the War through Afghan Eyes [Nessun buono tra i vivi: Stati uniti, il talebano e la guerra vista con occhi afghani].
Nel 2001-2002, quando il bastone degli Stati uniti colpì l’Afghanistan, gli outsider di al-Qaeda si dileguarono e i talebani si dissolsero. Molti scelsero, come da tradizione, accomodarsi dalla parte dei conquistatori. Ma Washington era alla disperata ricerca di terroristi da schiacciare. Gli uomini forti, che imposero come governanti, ben presto scoprirono che potevano sfruttare la cieca ignoranza di Washington e attaccare i loro nemici, compresi quelli che collaboravano con entusiasmo con gli invasori americani. Ben presto il paese si ritrovò governato da signori della guerra senza scrupoli mentre molti ex talebani, che avevano cercato di entrare nel nuovo ordine, ricrearono l’insurrezione.

Più tardi il bastone è stato raccolto dal presidente Obama per “condurre da dietro le quinte” la distruzione della Libia.
A marzo del 2011, durante la rivolta (o primavera araba) contro il leader libico Muammar Gheddafi, il Consiglio di sicurezza dell’Onu approvò la risoluzione 1973, chiedendo “un cessate il fuoco, la fine della violenza e di tutti gli attacchi e gli abusi sui civili”

Il triumvirato imperiale – Francia, Inghilterra, Stati Uniti – decise all’istante di violare la risoluzione, trasformandosi nella forza aerea d’appoggio ai ribelli e intensificando la violenza.
Il loro intervento è culminato nell’assalto al rifugio di Gheddafi a Sirte, città
che lasciarono “completamente devastata”, secondo testimoni oculari della stampa britannica: “reminiscenza delle scene più truci di Grozny, verso la fine della sanguinosa guerra della Russia in Cecenia”. A costo di tanto sangue il triumvirato raggiunse il suo obiettivo di cambiare il regime, in violazione dei suoi pietosi pronunciamenti.

L’Unione Africana si oppose fermamente all’assalto del triumvirato in Libia. Come informò Alex De Waal, della rivista britannica International Affairs, la UA aveva proposto un cessate il fuoco e una “road map” per l’assistenza umanitaria, per proteggere i migranti africani (molti dei quali sono stati uccisi, i più fortunati espulsi) ed altri cittadini stranieri, nonché la richiesta di riforme politiche per eliminare “le cause della crisi”, stabilire un “governo ad interim per arrivare ad elezioni democratiche”.
All’inizio la proposta della UA fu accettata da Gheddafi, ma disdegnata dal triunvirato, che “non era interessato ad un vero negoziato” scrisse De Waal. Il risultato è che la Libia è ormai lacerata dalla guerra tra milizie, mentre il terrore jihadista si è scatenato in gran parte dell’Africa insieme ad una marea di armi, arrivando anche in Siria.

Esistono evidentissime prove delle conseguenze di tale politica del bastone. Prendiamo la Repubblica democratica del Congo, ex Congo Belga, un grande paese ricco di risorse – e con una delle peggiori storie dell’orrore contemporaneo. Aveva avuto una possibilità di sviluppo dopo l’indipendenza nel 1960, sotto la guida del primo ministro Patrice Lumumba.
Ma l’Occidente non voleva nulla di tutto questo. Il direttore della Cia, Allen Dulles, a proposito di Lumumba disse “la sua rimozione deve essere un obiettivo urgente e primario” dei servizi segreti, soprattutto perché gli investimenti statunitensi nel paese erano considerati in pericoloso a causa di documenti interni che parlavano della presenza di “nazionalisti radicali”.
Sotto la supervisione di ufficiali belgi Lumumba fu assassinato, realizzando il desiderio del presidente Eisenhower che gli aveva augurato “di cadere in un fiume pieno di coccodrilli.” Il Congo fu consegnato al favorito degli Stati Uniti, il dittatore sanguinario e corrotto Mobutu Sese Seko, e da lì l’attuale naufragio di ogni speranza africana.

In luoghi più vicini è più difficile chiudere gli occhi sulle conseguenze del terrorismo di Stato di Washington. Oggi regna la preoccupazione dell’esodo dal Centro America di bambini che stanno inondando gli Stati uniti. Il “Washington post” informa che questi piccoli migranti arrivano “in gran parte da Guatemala, Salvador e Honduras”, ma non dal Nicaragua. Perché? Può essere perché quando il bastone di Washington colpiva la regione, negli anni ’80, il Nicaragua era l’unico paese che poteva contare su un esercito per difendere la popolazione dai terroristi inviati dagli Stati uniti, mentre negli altri paesi i terroristi che devastavano la popolazione erano gli eserciti addestrati ed equipaggiati da Washington?
Il presidente Obama ha proposto una soluzione “umanitaria” alla tragica migrazione: una deportazione più efficiente. Vi viene in mente qualche alternativa?

Sarebbe ingiusto però omettere quanti esercitano il “potere soft” nel ruolo del settore privato.
Un buon esempio è la decisione di Chevron di abbandonare il suo tanto pubblicizzato programma di energie rinnovabili, perché i combustibili fossili sono molto più redditizi.
ExxonMobil a sua volta ha annunciato, dalle pagine del Bloomberg Businessweek , che “il suo obiettivo di usare il laser sui combustibili fossili è una buona strategia, indipendentemente dal cambio climatico, perché il mondo ha gran bisogno di energia e significative riduzioni di carbonio sono molto improbabili”.

E’ quindi un errore ricordare ai lettori, giorno dopo giorno, la sentenza di Norimberga. L’aggressione non è più considerata il “crimine internazionale supremo”, non si può mettere a confronto con il suo costo – in termini di distruzione della vita di generazioni future -, se l’obiettivo è quello di ottenere guadagni sempre maggiori oggi.

Fonte: Alternet.org (traduzione di Marina Zenobio)

Preso da: http://popoffquotidiano.it/2014/07/28/noam-chomsky-usa-leader-mondiali-in-crimini-internazionali/

Libia 2012: Le bande criminali di Misurata bombardano i civili di Bani Walid ~ 7 Video [+18]

Misrata gangsters bombing civilians in Bani Walid ~ Le bande criminali di Misurata bombardano i civili di Bani Walid ~ 7 Video [+18]

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~ VERY GRAFIC  VIDEOS
~ VIDEO  CON IMMAGINI MOLTO FORTI

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Author: AldardanelTV

LibyanFreePress.net Network  at

https://libyanfreepress.wordpress.com/2012/10/20/8119/

2011: Diplomatico libico “torturato a morte” (ITA-ENG)

Irish Times

[03.02.2012] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

Reuters – Un diplomatico libico che aveva svolto l’incarico di ambasciatore in Francia sotto Muammar Gheddafi è morto per le torture il giorno dopo essere stato arrestato da una milizia della città di Zintan, lo ha riferito oggi, in un comunicato, Human Rights Watch.

Zintan è la città dove è tenuto Saif al-Islam, il figlio più in vista della defunta guida libica e la morte dell’ex diplomatico ha rafforzato le preoccupazioni per la sua sicurezza.

Il referto dell’autopsia preliminare ha reso noto che Omar Brebesh, che era stato arrestato il 19 gennaio a Tripoli e il cui corpo era comparso in ospedale il giorno dopo, 100 chilometri a sud-ovest presso Zintan, aveva ferite multiple e costole fratturate.

La relazione [di Human Rights Watch] è l’ultima di una serie di denunce di torture per mano delle miriadi di milizie armate libiche che hanno combattuto per rovesciare Gheddafi e ora gestiscono prigioni in tutto il paese.

Un dirigente libico del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) ha detto che Saif al-Islam dovrebbe essere processato in patria e che sarebbe stato celebrato un processo equo. La Corte Penale Internazionale si è riservata il diritto di esigere che gli sia inviato all’Aia.

Human Rights Watch ha letto una relazione della polizia giudiziaria a Tripoli, che diceva che Brebesh era morto in seguito a torture e che un sospetto (di cui non è stato reso noto il nome) aveva confessato di averlo ucciso“, dice la nota, aggiungendo che le foto del corpo del signor Brebesh mostravano lividi, tagli, e la presunta rimozione delle unghie dei piedi.

La milizia accusata di aver torturato il signor Brebesh, al-Shohada Ashura, non era, nell’immediato, disponibile per un commento venerdì.
Il signor Brebesh (di 62 anni) aveva prestato servizio presso l’ambasciata libica in Francia dal 2004 al 2008, prima come addetto culturale, e poi in qualità di ambasciatore negli ultimi nove mesi del suo periodo di servizio.

Il diplomatico era tornato in Libia per lavorare come avvocato presso il Ministero degli Affari Esteri con Gheddafi ma poi aveva continuato a lavorare per il governo post-Gheddafi del CNT dopo la guerra civile.

Ziad, il figlio del signor Brebesh, ha detto a Human Right Watch che suo padre si era volontariamente sottoposto ad un indagine da parte della milizia Al-Shohada Ashura di Zintan presso la loro sede nel quartiere di Crimea a Tripoli.

Il giorno successivo la famiglia ha appreso che il corpo del signor Brebesh era comparso in un ospedale di Zintan.

Queste milizie abusive continueranno a torturare la gente fino a quando non saranno tenuti a renderne conto. I leaders libici devono mostrare la volontà politica di perseguire le persone che commettono reati gravi, indipendentemente dal loro ruolo nella rivolta“, ha dichiarato Sarah Leah Whitson, direttrice di Human Rights Watch per Medio Oriente e Nord Africa.
Il comunicato [di Human Rights Watch] accoglieva con favore i rapporti secondo cui un procuratore di Zintan avrebbe aperto un’inchiesta sulla morte di Brebesh. Giovedì, il Ministero della Giustizia ha tenuto una cerimonia per sancire, nella capitale, la consegna al governo di una prigione da parte di una milizia con base a Tripoli.

E’ stata la settima prigione ad essere ripresa dal governo, che promette che le prigioni del paese, piene di uomini che hanno combattuto per Gheddafi, saranno progressivamente trasferite dal controllo delle milizie nel corso dei prossimi mesi.

Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, la Libia ha attualmente circa 8.500 detenuti in circa 60 strutture, la maggior parte delle quali gestite da milizie con relazioni informali con lo stato.

Il mese scorso un gruppo umanitario, Medici Senza Frontiere, ha detto che aveva interrotto il suo lavoro nei centri di detenzione della città di Misurata, perché al suo personale medico veniva chiesto di rimettere in sesto detenuti nel mezzo di sessioni di tortura in modo che potessero tornare a subire ulteriori abusi.

http://www.irishtimes.com/newspaper/breaking/2012/0203/breaking52.html

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  • Libyan diplomat ‘tortured to death’

Irish Times

Friday, February 3, 2012

Reuters – A Libyan diplomat who served as ambassador to France for Muammar Gadafy died from torture within a day of being detained by a militia from the city of Zintan, Human Rights Watch said in a statement today.

Zintan is the town where the late Libyan ruler’s most prominent son, Saif al-Islam, is being held, and the former diplomat’s death has reinforced concerns for the son’s safety.

A preliminary autopsy report said Omar Brebesh, who was detained on Jan 19th in Tripoli and whose body appeared in hospital the next day 100km southwest in Zintan, had multiple injuries and fractured ribs.

The report is the latest in a series of allegations of torture at the hands of Libya’s myriad armed militias who fought to topple Gadafy and now run prisons around the country.

Libya’s ruling National Transitional Council (NTC) says Saif al-Islam should be tried at home and would be given a fair hearing. The International Criminal Court has reserved the right to insist that he be sent to The Hague.

“Human Rights Watch read a report by the judicial police in Tripoli, which said that  Brebesh had died from torture and that an unnamed suspect had confessed to killing him,” the statement said, adding that photos of Mr Brebesh’s body show welts, cuts, and the apparent removal of toenails.

The militia accused of torturing Mr Brebesh, al-Shohada Ashura, was not immediately available for comment on Friday. Mr Brebesh (62) served in the Libyan embassy to France from 2004 to 2008, first as cultural attache, and then as acting ambassador for the last nine months of his tour.

The diplomat returned to Libya to work as a lawyer at the ministry of Foreign Affairs under Gadafy but then continued working for the post-Gadafy NTC government after the civil war.

Mr Brebesh’s son Ziad, told Human Right Watch that his father voluntarily submitted to an investigation by the Zintan Al-Shohada Ashura militia at their base in the Tripoli neighborhood of Crimea.

The next day the family heard that Mr Brebesh’s body had appeared at a hospital in Zintan.

“These abusive militias will keep torturing people until they are held to account. Libya’s leaders should show the political will to prosecute people who commit serious crimes, regardless of their role in the uprising,” said Sarah Leah Whitson, Middle East and North Africa director at Human Rights Watch.

The statement welcomed reports that a Zintan prosecutor has opened an investigation into Brebesh’s death.On Thursday, the Ministry of Justice held a ceremony to mark the handover of a prison in the capital from a Tripoli-based militia to the government.

It was the seventh prison to be taken back by the government, which promises that the country’s prisons, full of men who fought for Gadafy, will gradually be transferred from militia control over the next few months.

According to the International Committee of the Red Cross, Libya currently has about 8,500 detainees in roughly 60 facilities, most of them run by militias with informal relationships to the state.

Last month, humanitarian group Medecins Sans Frontieres said it had stopped its work in detention centres in the city of Misrata because its medical staff were being asked to patch up detainees mid-way through torture sessions so they could go back for more abuse.

http://www.irishtimes.com/newspaper/breaking/2012/0203/breaking52.html

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2012/02/04/diplomatico-libico-torturato-a-morte/

La Libia e la Fiera dell’Ipocrisia

31 gennaio 2012

mcc43

Un prigioniero: prima e dopo l’interrogatorio

La Tortura
Medici senza frontiere abbandona  il campo denunciando le torture cui vengono sottoposti i prigionieri.
Meraviglia una scoperta tanto tardiva!
Mesi fa vi fu un appello internazionale per salvare la vita dell’ex ministro  Abouzaid Dorda ridotto in stato di coma dalle percosse e da una “caduta” dalla finestra.
Altri meno noti, invece,  non sono più vivi.
Il Governo ha respinto le accuse di MSF e , per bocca del Ministro degli Esteri  Ashour Ben Kayyal , ha fatto sapere,  in sintesi, che come Governo rifiutano la tortura, i lealisti riceveranno il trattamento che meritano.  (**)

La Giustizia
Corte penale internazionale:  aspettiamo  assicurazioni che Saif al Islam avrà un processo equo in Libia.
Stupisce la fiducia in questa possibilità.
E’ sufficiente scorrere i blog, Twitter o FB per scoprire che, lungi dalla “riconciliazione” nazionale  proposta dal CNT, vi è una gran voglia di vendetta. Irritano sia le foto di Saif in”buoni rapporti” con i  carcerieri Zentan, sia la notizia della scarcerazioni di alcuni  pro-gheddafiani.

Ma  a rendere impossibile un giusto processo è la constatazione che il sistema giudiziario non ha ripreso a funzionare e in migliaia sono detenuti senza  essere formalmente imputati di un reato. L’arresto si basa su un generico “sostenitori di Gheddafi” e apre la porta alle vendetta personali. 

Il ritorno del Viagra
La tribù Zentan fa della prigionia di Saif il suo punto di forza nel mercato delle poltrone (Ministero della Difesa) e nel controllo del territorio ( autonominata responsabile della sicurezza all’aeroporto di Tripoli) tuttavia occasionalmente strizza l’occhio ai gheddafiani.
Nei giorni scorsi ha sequestrato un carico di Viagra e di droghe arrivate dall’India su richiesta del CNT e questa sarebbe una conferma dell’accusa che a suo tempo era stata lanciata da Gheddafi contro i ribelli.

quote rosa?

I Diritti delle donne
Si era parlato di “quote” rosa da inserire nella legge elettorale ma nella stesura finale non ve n’è traccia  – secondo i media  internazionali , come France Presse .
Il TripoliPost non riporta ancora la notizia, ma da una intervista al capo della Commissione elettorale Ameen Belhadj risulta che le quote rosa sono –obiettivamente-  l’ultimo dei problemi.

“Argomento delicato per varie ragioni. Primo:non abbiamo dati reali sul censimento della Libia. Secondo: non ci sono stati consigli comunali precedenti la rivoluzione de 17 febbraio. Terzo:  siamo ancora nel periodo di transizione e francamente abbiamo dei conflitti in alcune aree . Tutte queste cose non sono  facili da gestire. Così quali potrebbero  essere i parametri da utilizzare  per definirei collegi elettorali del Paese?”
Non essendo convinta della bontà delle “quote” in nessun paese e per nessuna categoria, sono più negativamente colpita dalla esclusione dalle candidature dei sostenitori del precedente governo. Norma illiberale, è altresì il segno di un duplice timore: irritare le milizie e rischiare che dalle urne esca un ampio sostegno popolare a Gheddafi e alla Jamairija.

sarà ancora vivo?

Bani Walid e i “verdi”
I combattimenti dei giorni scorsi hanno fatto sperare a molti “la liberazione della Libia”, ma ad un esame attento la storia si presenta meno entusiasmante.

Quello che è accaduto lo spiega bene il Guardian
Bani Walid, base della potente tribù Warfallah è stata una delle ultime ad arrendersi ai ribelli. Nei nove mesi della guerra, gli anti-Gheddafi cercarono di entrare, ma non arrivarono molto oltre la periferia. Si è saputo in seguito che Saif al Islam ne aveva fatto il suo quartier generale. Poco prima della fine del conflitto, quando era ormai inevitabile la sconfitta del regime, il Consiglio degli anziani negoziò un accordo grazie al quale i ribelli furono in grado di entrare in città senza combattere. Da quel momento i rapporti in città non furono facili e occasionalmente vi sono stati degli scontri.
Secondo un testimone che non vuole essere identificato le violenze di lunedì (23 gennaio) scoppiarono quando dei membri della milizia 28maggio fedele al CNT arrestarono alcuni lealisti; altri pro-Gheddafi attaccarono la guarnigione facendo varie vittime.

Nei giorni precedenti la cattura di Gheddafi, infatti, una serie di notizie dava la città caduta in mano ai lealisti prima che ciò effettivamente accadesse; rende credibile fossero in corso trattative fra il consiglio tribale e il CNT.  Psyops: guerra psicologica su Bani Walid . Quello che ancora non si sa è se la tribù abbia trattato per lasciare la scappatoia a Saif e se era al corrente che Muhammar Gheddafi stava per essere dato in mano alle  bande belluine. 

Reuters ,invece, informa sulle rimostranze dei sostenitori al CNT
“Quando arriva gente da Tripoli, ti entra in casa, molesta le donne, cosa dobbiamo fare? “Dice Fati Hassan, 28anni, di Bani Walid che descrive gli uomini della 28maggio come un mix di gente locali e forestieri, ribelli antiGheddafi che si sono trasformati in oppressori appena ottenuto il controllo della città. “Arrestarono gente fin dal giorno dopo della liberazione e di molti non sappiano ancora nulla.
“Io sono un rivoluzionario e ho amici nella 28maggio” e aggiunge di averli invitati a calmarsi “La Guerra è finite adesso”

In effetti ciò che Bani Walid ha voluto ottenere con gli scontri che hanno messo in minoranza i pro CNT è stata l’ indipendenza dal governo centrale. Ed è al momento missione compiuta avendo ottenuto il riconoscimento del governo locale.

Il Verde non è scomparso dalla Libia, elementi armati pro-gheddafi ci sono e non potrebbe essere diversamente, visti i molti mesi di bombardamento che furono necessari per  fiaccare i lealisti. Non si tratta, da quanto si comprende finora, di una “resistenza” organizzata a livello nazionale o tale da conquistare una regione. L’opposizione armata si realizza con azioni di disturbo che concorrono all’instabilità complessiva. 

rimpianti…

Un sedicente governo
Né il Governo né il CNT hanno un ufficio stampa e l’elenco dei componenti del CNT resta tuttora segreto.
E’ naturale che fra i libici aumenti la diffidenza perché le uniche informazioni ufficiali sono gli annunci in risposta alle manifestazioni di piazza, a Bengasi particolarmente violente.
Mancanza di trasparenza e inettitudine sono le accuse sulle quali l’intera Libia concorda  e molti considerano un errore aver lasciato uscire dai ranghi l’ex primo ministro Mahmoud Jibril e il precedente ministro delle Finanze e del Petrolio Ali Tarhuni,  Questi, a onor del vero, soffiano sul fuoco con interviste fortemente critiche verso Mustafa Abdul Jalil, il quale ha dunque tutte le ragioni di temere giorni politicamente contati. Meglio piazzato il Primo ministro AlQeeb, grazie al suo passato americano e alla sua palese inconsistenza politica con la quale si sottrae alle accuse della piazza.

US in arrivo?

Un esercito sulla carta
L’esercito libico  è scarso e debole. Esiste più sulla carta che nella realtà e pochi si fidano essendo composto di militari già in servizio sotto il regime.
Le milizie al contrario assumono potere sconfiggendosi l’un l’altra fino a lasciare in campo due attori principali. Gli Zentan, di cui si è già detto, e la brigata di Misurata che ha ottenuto il ministero degli Interni oltre al comandante in capo dell’esercito. Nella spartizione del territorio quest’ultima domina dall’est di Tripoli fino a Sirte. Al “gate”  sventolano le bandiere di tutto il mondo dando l’impressione di entrare in un nuovo stato.

“C’è ancora simpatia per l’idea di una Libia unita, specie fra i rivoluzionari delle relativamente sofisticate città della costa” rileva il sito web americano dedicato alla politica estera  Foreign Policy . In pratica afferma la voglia di unità, ma automaticamente suggerisce la possibilità che nel futuro le cose potrebbero cambiare.
Intanto nei media non proprio del “main” stream corre la notizia di un invio di truppe americane: 12000 unità già pronte a Malta.
E’ il rilancio di un articolo dell’attivista americana  Cynthia MKenny , ma tace del comunicato  successivo con il quale la McKenny informa della smentita ufficiale ricevuta sia dalle autorità di Malta sia da quelle americane .
Vero è, invece, che gli Usa hanno promesso aiuto al CNT per ricostituire e addestrare l’esercito. Ovviamente ciò comporterà l’invio di militari … alla spicciolata.

sono loro il nostro problema?

Guardiani d’Europa
Fu scandalo quando Gheddafi chiese milioni di euro per fermare gli imbarchi dei clandestini o riprenderli indietro.
Fu scandalo quando durante la guerra minacciò di mandarne migliaia ad invadere l’Europa.

Ora il nuovo Governo ha ufficializzato la politica che intende seguire e ci fa sapere  per bocca del ministro degli interni Fawzi Abdelali “Non siamo le guardie di confine dell’Europa”.  Governi europei serviti, ma rimasti silenziosi.
Personalmente, sarei pronta a congratularmi con questo ministro, qualora decidesse di prendersi cura dei migranti nel periodo di attesa dell’imbarco e se  ordinasse dei severi controlli sulla sicurezza delle barche.

 

(***) vari casi di torture e uccisioni nelle prigioni documentate in Viva Libya

Libia 2011: detenuti torturati e negate cure mediche

  • Libia: detenuti torturati e negate cure mediche

[26.01.2012] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks


I detenuti nella città libica di Misurata vengono torturati e sono loro negate cure mediche urgenti, inducendo Médecins Sans Frontières (MSF – Medici Senza Frontiere) a sospendere i suoi interventi nei centri di detenzione a Misurata.

Equipe di Medici Senza Frontiere hanno iniziato a lavorare nei centri di detenzione di Misurata nel mese di agosto 2011 per curare i feriti di guerra detenuti. A partire da quel momento, sempre più frequentemente i medici di MSF si trovano di fronte a pazienti che hanno subito lesioni causate da torture nel corso di interrogatori, svolti al di fuori dei centri di detenzione. Gli interrogatori erano condotti al di fuori dei centri di detenzione. In totale, MSF ha curato 115 persone con ferite riconducibili a tortura e hanno segnalato tutti i casi alle autorità competenti a Misurata.

Pazienti risottoposti a tortura

Da gennaio, parecchi dei pazienti ricondotti ai centri di interrogatorio sono stati nuovamente torturati.

Alcuni funzionari hanno cercato di sfruttare e ostacolare il lavoro medico di MSF“, spiega il direttore generale di MSF, Christopher Stokes.
Ci son stati portati pazienti per le cure mediche tra le sessioni di interrogatorio, in maniera tale che fossero in grado di sostenere un ulteriore interrogatorio. Questo è inaccettabile. Il nostro ruolo è quello di fornire assistenza medica alle vittime di guerra e ai detenuti malati, non di curare più volte gli stessi pazienti tra le sessioni di tortura“.

Alle equipe mediche di MSF è stato anche chiesto di curare i pazienti nei centri di interrogatorio, cosa alla quale è stato opposto un netto rifiuto da parte dell’organizzazione.

Casi allarmanti

Il caso più allarmante si è verificato il 3 gennaio 2012, quando i medici MSF hanno curato un gruppo di 14 detenuti di ritorno da un centro di interrogatorio, situato al di fuori delle strutture di detenzione.
Nonostante le precedenti richieste di MSF per l’immediata cessazione della tortura, nove dei 14 detenuti avevano subito numerose ferite e presentavano evidenti segni di essere stati torturati.
Il team di MSF ha informato il National Army Security Service – l’agenzia responsabile degli interrogatori – che un certo numero di pazienti necessitava di essere trasferito in ospedali per cure urgenti e specialistiche.
Tutti, tranne uno dei detenuti, sono stati ancora una volta privati ​​di cure mediche essenziali e sono stati sottoposti a interrogatori e a nuove torture al di fuori dei centri di detenzione.

MSF esige la fine immediata della tortura

Dopo l’incontro con diverse autorità, MSF ha inviato una lettera ufficiale, il 9 gennaio 2012, al Consiglio militare di Misurata, al Comitato per la sicurezza Misurata, al Servizio di Sicurezza dell’Esercito Nazionale e Consiglio Civile Locale di Misurata, esigendo ancora una volta la cessazione immediata di qualsiasi forma di maltrattamento dei detenuti.

Non è stata presa alcuna misura concreta“, ha riferito Stokes. “Invece, il nostro team ha ricevuto quattro nuovi casi di tortura. Siamo quindi giunti alla decisione di sospendere le nostre attività mediche nei centri di detenzione“.

MSF lavora a Misurata dal mese di aprile 2011, nel bel mezzo del conflitto libico.
Dal mese di agosto 2011, MSF lavora nei centri di detenzione di Misurata, trattando i feriti di guerra, eseguendo interventi chirurgici, ortopedici e effettuando visite di controllo a persone che hanno subito fratture ossee.

Le equipe mediche di MSF hanno effettuato 2.600 consulti, tra cui 311 per trauma violento.
MSF continuerà le sue attività di sostegno alla salute mentale nelle scuole e nelle strutture sanitarie a Misurata, oltre ad assistere 3.000 migranti africani, rifugiati e sfollati all’interno di Tripoli e nei dintorni.
MSF è un’organizzazione internazionale umanitaria medica che lavora in Libia dal 25 febbraio 2011.
Per garantire l’indipendenza della sua attività medica, MSF conta esclusivamente su donazioni private per finanziare le sue prestazioni in Libia e non accetta alcun finanziamento da parte di governi, enti donatori, o gruppi militari o politici.

http://www.msf.org.uk/libyaprison360112_20120126.news

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  • Libya: Detainees tortured and denied medical care

Date Published: 26/01/2012 08:56

Detainees in the Libyan city of Misrata are being tortured and denied urgent medical care, leading Médecins Sans Frontières MSF (Doctors Without Borders) to suspend its operations in detention centres in Misrata.

A physiotherapy session in a Libya prison, September 2011.

MSF physiotherapy session in a Libyan detention centre. September 2011. © Benoit Finck

MSF teams began working in Misrata’s detention centres in August 2011 to treat war-wounded detainees.

Since then, MSF doctors have been increasingly confronted with patients who have suffered injuries caused by torture during interrogation sessions.

The interrogations were held outside the detention centres.

In total, MSF has treated 115 people with torture-related wounds and reported all the cases to the relevant authorities in Misrata.

Patients returned to torture

Since January, several of the patients who were returned to interrogation centres have been tortured again.

“Some officials have sought to exploit and obstruct MSF’s medical work,” says MSF General Director Christopher Stokes.

“Patients were brought to us for medical care between interrogation sessions, so that they would be fit for further interrogation.

“This is unacceptable. Our role is to provide medical care to war casualties and sick detainees, not to repeatedly treat the same patients between torture sessions.”

MSF medical teams were also asked to treat patients inside the interrogation centres, which was categorically refused by the organisation.

Alarming cases

The most alarming case occurred on 3 January 2012 when MSF doctors treated a group of 14 detainees returning from an interrogation centre located outside the detention facilities.

Despite previous MSF demands for an immediate end to torture, nine of the 14 detainees suffered numerous injuries and displayed obvious signs of having been tortured.

The MSF team informed the National Army Security Service – the agency responsible for interrogations – that a number of patients needed to be transferred to hospitals for urgent and specialised care.

All but one of the detainees were again deprived of essential medical care and were subjected to renewed interrogations and torture outside the detention centres.

MSF demands immediate end to torture

After meeting with various authorities, MSF sent an official letter on 9 January 2012 to the Misrata Military Council, the Misrata Security Committee, the National Army Security Service and the Misrata Local Civil Council, again demanding an immediate stop to any form of ill treatment of detainees.

“No concrete action has been taken,” says Stokes. “Instead, our team received four new torture cases. We have therefore come to the decision to suspend our medical activities in the detention centres.”

MSF has been working in Misrata since April 2011, in the midst of the Libyan conflict. Since August 2011, MSF has worked in Misrata’s detention centres, treating war-wounded, performing surgeries, and providing orthopaedic follow-up care to people who had suffered bone fractures.

MSF medical teams have carried out 2,600 consultations, including 311 for violent trauma.

MSF will continue its mental health support activities in schools and health facilities in Misrata, in addition to its assistance to 3,000 African migrants, refugees and internally displaced people in and around Tripoli.


MSF is an international humanitarian medical organisation which has worked in Libya since 25 February 2011.

To ensure the independence of its medical work, MSF relies solely on private donations to finance its activities in Libya and does not accept any funding from governments, donor agencies, or military or political groups.

http://www.msf.org.uk/libyaprison360112_20120126.news

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  • Le torture delle belve di Bengasi e Misrata (Le SS della NATO)

La mole straordinaria di prove fotografiche e filmate, di testimonianze dirette sulle atrocità commesse durante la guerra civile libica da parte delle forze golpiste ribelli, avrebbe dovuto portare il tribunale dell’Aia ad istruire un processo contro i macellai di Bengasi e Misurata. Il fatto che non lo abbia fatto e che non lo farà mai, conferma che si tratta di un tribunale politico che si impegna solo contro coloro che vengono indicati dalle potenze occidentali. I criminali di guerra, quando svolgono dei servigi agli statunitensi, e in generale ai sistemi capitalistici occidentali, hanno l’impunità completa, qualsiasi crimine abbiano perpetrato ai danni di prigionieri, donne, bambini o anziani. Basti ricordare i casi dei nazisti: Klaus Barbie (il boia di Lione), Josef Menghele (l’angelo della morte), Reinhard Gehlen (generale tedesco), Martin Bormann (segretario personale di Adolf Hitler) premiati dagli statunitensi alla fine della guerra con incarichi in funzione anticomunista.

Nei giorni dedicati alla memoria non dimenticheremo le belve naziste del presente.

Ecco perché le belve della finta rivoluzione libica devono essere giudicate per crimini contro l’umanità assieme ai loro padrini della Nato…

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2012/01/26/libia-detenuti-torturati-e-negate-cure-mediche/

La Libia dei RATTI: spari, mine, schiave, miseria

LIBIA “NOSTRA”: spari, mine, schiave, miseria

10 gennaio 2012

Anche coloro che furono favorevoli alla No Fly Zone dovrebbero cominciare a ricredersi ora che i media dipingono, sottovoce, la Libia che “noi” abbiamo sostituito a quella del “dittatore” Gheddafi.  In realtà LA Libia non esiste più. E’ una zona franca che potrebbe finire a brandelli anche formalmente. Quattro o cinque grandi partizioni a dominanza tribale secondo  questa  che è l’ultima mappa di cui sono a conoscenza

ARMI & BANDE

Ultimatum e lusinghe del Governo non vanno a segno. Le bande non disarmano per non perdere il vantaggio di combattersi e prendere il sopravvento per ottenere più lauti dividendi concreti e politici.  Recentemente   Mustafa Abdel Jalil ha ammesso l’evidenza, che era prevedibile fin da marzo

TRIPOLI (Reuters) – La Libia rischia di scivolare in una vera e propria guerra civile se non riporta sotto controllo le milizie rivali che hanno riempito il vuoto lasciato dalla caduta di Muammar Gheddafi.
Lo ha detto Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio nazionale di transizione, dopo l’esplosione di violenza ieri nella Capitale, che ha provocato la morte di 4 combattenti di milizie in uno scontro nel centro città.
“Ora ci troviamo tra due opzioni amare”, ha detto ieri sera Jalil a una folla a Bengasi. “Affrontiamo con severità queste violazioni (gli scontri tra le milizie) e mettiamo i libici di fronte a uno scontro militare che non accettiamo, oppure ci dividiamo, e allora sarà guerra civile”.
“Se non c’è sicurezza, non ci sarà legge, né sviluppo né elezioni“, ha detto Jalil.
Il Cnt ha iniziato a muoversi per creare una forza di polizia e un esercito che funzionino pienamente e sostituiscano le milizie, ma Jalil ha ammesso che i progressi sono ancora troppo lenti
.

Inquietante il “niente elezioni”. Realistica ammissione di sconfitta del governo o un modo per preparare un’occupazione straniera, che sarebbe  chiamata peace keeping, e attuare o scongiurare (questo lo sanno solo Sarkozy, Cameron e Obama) la frantumazione del paese? 
Intanto, poichè la  recente nomina  a capo di stato maggiore del generale in pensione Youssef al-Mankouch non piace: chi la rifiuta, chi pone condizioni, chi si prepara ad attaccare Tripoli per far fuori la brigata predominante, Jalil fa leva sull’avidità. Propone – a gente che non ha avuto la paga promessa – un bonus di 500 $ a persona per chi consegna le armi. 

BAMBINI & BOMBE

A novembre scrivevo L’emergenza sono gli ordigni inesplosi. A Sirte e a Bani Walid soprattutto, i civili continuano a morire. Croce Rossa e Mezzaluna Rossa cercano di informare, ma come si fa ad informare i bambini? Una piccola di otto anni è rimasta uccisa in Sirte.”   L’aggiornamento è questo

Louise Skilling, direttrice di una comunità locale, ha detto: “c’è un’enorme  contaminazione nelle case e zone residenziali. “Gli incidenti  principalmente  coinvolgono i bambini – ragazzi adolescenti in particolare – che non capiscono il pericolo “Stiamo cercando di cambiare il comportamento tra ragazzi giovani e il modo migliore per farlo è attraverso loro madri. “Stiamo lavorando attraverso le scuole, gruppi di donne e
a domicilio nelle aeree contaminate”. Ha aggiunto: “il numero di incidenti è aumentato dalla fine della guerra  perché le persone  sfollate stanno tornando alle loro case  cercando di riavere indietro  la loro vita normale.

DONNE: le MANIFESTANTI & le SCOMPARSE

Franklin Lamb, attivista dei diritti umani da sempre impegnato per la pace in M.O.,  con  il suo report del 4 gennaio da Tripoli ci offre  degli  spiragli significativi, a volte anche ironici. In estate, dice, incappando in una banda armata bastava dire “Allah, Muhammar, Libia al bas (è tutto ciò di cui abbiamo bisogno)” e si era ben accolti, ora bisogna memorizzare i nomi delle bande e la dislocazione per non pronunciare un saluto che faccia finire nei guai.

Riferisce di dimostrazioni guidate da donne. Una di queste manifestazioni era apertamente pro-gheddafiana.  Parlando con una delle attiviste,  avvocatessa,  della stupefacente scarsità di donne in giro per Tripoli  è emersa una tragica possibilità.
Ogni residenza  lussuosa della città e dei dintorni è stata razziata e sequestrata dai ribelli. Il bottino  si trova in vendita nel suk, nelle case  si sono installati i ribelli chiamando a sè la famiglia. Perché tornare al paese se si può vivere nel lusso? Si teme che molte donne, personale di servizio dei funzionari del regime , vivano sequestrate come schiave. Aggiunge l’avvocatessa “temiamo anche che rapiscano le donne per strada e le portino nei loro quartieri.”  
La donna libica “liberata”  .. deve stare tappata in casa!

Ma tutto questo non viene fuori nei media, spiega Lamb:

Quel che è notevole nella “nuova libera Libia,  nuovi liberi media” è che il 100% dei media è pro “nuovo governo”. Mi si dice che solo in parte ciò si deve alla paura di sforare il supporto al CNT.  Un’altra ragione, secondo un ambasciatore occidentale che ha ripreso il suo posto,  è che i nuovi media sono nati dalla milizia e hanno un problema psicologico nel criticare  uno qualsiasi degli evidenti problemi che sembrano espandersi di giorno in giorno. Ahmad concorda. “Erano così coinvolti con la NATO e i suoi ribelli che non vogliono ammettere di esseri sbagliati in molti modi, così ignorano ciò che sta realmente accadendo davanti ai loro occhi”.

Non è lo stesso anche per i media e l’opinione pubblica italiana?
Continua Lamb 

Altri conflitti  vengono dai  problemi  derivanti dall’aumento dei prezzi , su tutto tranne che l’energia elettrica che nessuno ha pagato in tutto il paese, secondo le mie fonti, fin dal febbraio scorso. Ma i tagli di elettricità sono simili a quelli che avvenivano durante i bombardamenti della NATO.
La mancanza di soldi è un problema anche perché i cittadini non sono autorizzati a  prelevare più di 750 dinari ogni mese. La liquidità è scarsa, considerando che 7 miliardi sono stati prelevati dalle banche libiche da ex funzionari libici e uomini d’affari all’inizio della primavera scorsa e più di 8 miliardi ritirati dai cittadini in preda al panico la scorsa estate prima che il limite di 500 dinari al mese fosse imposto dal governo Gheddafi.

In un settore almeno ci sono dei lavoratori che dimostrano una consapevolezza che non restringe le richieste alla pura sopravivenza. Da Globalist Syndication 

Domenica scorsa, circa 300 dei 1800 lavoratori  [del porto ] si sono riuniti presso il cancello principale per inscenare una manifestazione: “Non stiamo chiedendo più soldi”, ha dichiarato Adel al-Tomi, 43 anni, un impiegato amministrativo che lavora al porto da 15 anni. “Vogliamo che l’azienda [statale] si prenda cura del porto. Vogliamo i nostri diritti di lavoratori, vogliamo un posto dove ripararci dal freddo e dal caldo “.

VITA da BUSINESS MAN

 A fine novembre scrivevo che agli uomini d’affari stranieri  era consigliato girare accompagnati da un libico, stante la situazione turbolenta e pericolosa.
Morte misteriosa, titola il Figaro, di un ex colonnello francese, nonchè ex-legionario.  Hugues de Samie era a Tripoli per  dare consiglio e protezione alle imprese francesi che operano in Libia. Secondo le autorità locali, il contractor sarebbe stato ucciso da un teppista drogato.
Quando il “consulente d’affari” austriaco autore del  WD in Tripolis  scriveva il post di cui traduco un brano, non sapeva ancora della brutta fine del suo collega francese. Iniziava l’articolo lamentando la mancanza di energia elettrica, i collegamenti Internet  lenti e spesso del tutto assenti, i cellulari senza copertura, poi:

  […]  non il giorno migliore per la Libia oggi: durante un meeting all’hotel Radisson, uno scontro a fuoco ha eruttato, abbiamo scherzato bevendo il caffè su tutti gli “spari celebrativi” in questi giorni. Tornavo al mio ufficio, mi sono imbattuto in dimostranti davanti all’ambasciata di Tunisia che chiedevano l’estradizione dell’ex primo ministro Baghdadi in Libia (attualmente è detenuto  a Tunisi). Non vorrei commentare questioni politiche e militari, ma oggi mi hanno incasinato davvero : incontri che avrei avuto nel pomeriggio sono stati cancellati. Guidavo verso casa e la pioggia scendeva a scrosci, la strada allagata come il solito, ma la cosa buona quando piove è che non si sentono colpi di fucile.

… quando piove,
non si sentono colpi di fucile.
Questo il bello della nuova Tripoli.

Preso da: https://mcc43.wordpress.com/2012/01/10/libia-nostra-spari-mine-schiave-miseria/

Criminali di guerra e contro l’umanità: le torture

9 novembre 2011

  • Criminali di guerra e contro l’umanità: le torture

Les rebelles soutenus par les grands démocrates européens et américains.
Ils torturet le colonel de l’armée libyenne Ali Bechti.

I ribelli sostenuti dai grandi democratici europei e americani, torturano il colonnello dell’esercito libico Ali Bechti.

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  • I ribelli della Nato torturano un abitante di Tawergha

I ribelli di Misurata, campioni dei diritti umani, torturano un abitante di Tawergha.
Tawergha
, una cittadina 25 miglia a sud abitata per lo più da libici neri, un lascito delle sue origini dal 19° sec. come città di transito nella tratta degli schiavi. Prima dell’assedio, quasi quattro quinti degli abitanti del quartiere Ghoushi di Misrata erano nativi Tawergha. Ora se ne sono andati o sono nascosti, temendo attacchi di rappresaglia da parte degli abitanti di Misrata, dopo la notizia dei premi per la loro cattura. Il Wall Street Journal riportava la notizia che ad agosto Ibrahim al-Halbous, un leader dei comandanti ribelli in lotta vicino a Tawergha, diceva a tutti i residenti rimanenti che dovevano lasciare la città una volta che i suoi combattenti l’avessero catturata. Dovrebbero fare le valigie”, aveva detto Halbous. “Tawergha non esiste più, solo Misrata. Mentre altri capi dei ribelli chiedevano misure drastiche come la messa al bando dei nativi Tawergha che da sempre lavorano, vivono e mandano i figli alle scuole di Misrata. Sulla strada fra Misurata e Tawergha, uno slogan ribelle recitava “la brigata per lo spurgo degli schiavi, abbiamo soppiantato gli sgorbi dalla pelle nera pro-Gheddafi.”

Ora la comunità nera di Tawergha è stata cacciata dalle proprie case, nel quadro di quella pulizia etnica prima annunciata e poi messa in atto; queste migliaia di famiglie di libici di colore hanno perso tutto quello che possedevano: le loro abitazioni sono sate dapprima saccheggiate e poi date fuoco. Ora vivono accampati in diversi campi in condizioni di estrema indigenza e continuamente sottoposti alle violenze dei ribelli democratici che sequestrano gli uomini per torturali e ucciderli, con falsi pretesti, metre diverse donne negono rapite dagli stessi campi per essre stuprate, seviziate ed uccise brutalmente.

Queste criminali milizie ribelli, sostenute dalla Nato, hanno già torturato brutalmente e ucciso miglia di civili inermi e di soldati prigionieri. Le organizzazioni per i diritti umani non segnalano, nè rilevano questi crimini, dimostrando di essere un altro strumento di propaganda delle potenze imperialiste; infatti in numerosissime occasioni, quando a commetere i crimini contro l’umanità erano stati i ribelli ci è stato, invece, raccontato con menzogne, ampiamente smascherate e che la massa ignora, che a commetterli erano stati i militari di Gheddafi.
(Segnalo, per chi non lo conoscesse già, il pregevole lavoro di investigazione e ricerca sui crimini contro i diritti umani e contro la verità in Libia, svolto dal bloggher americano indipendente, Adam J. Larson alias Caustic Logic, di Spokane nello stato di Washington, USA, che ha raccolto una mole straordinaria di documenti fotografici e filmati incrociando migliaia di fonti documentarie, e smascherando in maniera esemplare e quotidiana quello che  è successo e sta succedendo in Libia. [ http://libyancivilwar.blogspot.com/ ] )

  • La CNN si chiede solo ora cosa sia successo a Tawergha

…per avere una risposta basterebbe che il giovane giornalista della CNN, sbarbato e profumato, si sporcasse le scarpe andando nei campi per poter raccogliere le testimonianze degli sfollati sopravvissuti di Tawergha…

  • Libye – Un jeune homme Libyen de Taouerga a été torturé par ce qu’il est noir (9 novembre 2011)

Publié le 09/11/2011 à 13:26
Libye – Un jeune homme Libyen de Taouerga a été torturé par ce qu'il est noir (9 novembre 2011)

ALGERIA ISP / Selon Chabab Libya EL Ahrar, un jeune homme de 24 ans, monsieur Ibrahim Khaled, qui est un chauffeur de taxi de la ville de Taouerga a été enlevé par le bataillon de Misrata.

Ils l’ont humilié et torturé parce que il est libyen NOIR de Taouerga !!

Cette haine contre les libyens de peau noir en Libye a été crée par Eljazeera et ses commanditaires en lançant des rumeurs que le guide Kadhafi a recruté des mercenaires africains.

http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201111-A6965/libye-jeune-homme-libyen-taouerga-ete-torture-par-est-noir-novembre-2011.html

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  • Grazie NATO! I ribelli portano avanti la pulizia etnica

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  • La caccia al “negro” del CNT, iniziata a febbraio, continua fino ad oggi

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/11/09/criminali-di-guerra-le-torture/