Perché dire NO alla Cashless Society

di , pubblicato il 20 giugno 2019, alle ore 10:18
In un paper (intitolato The Macroeconomics of De-Cashing) pubblicato nel marzo del 2017 Alexei Kireyev, un’economista da anni al Fondo Monetario Internazionale, traccia una roadmap verso una sistematica abolizione del denaro contante.

In questo paper, Kireyev si dice consapevole che l’abolizione del denaro contante potrebbe essere percepita come una violazione dei diritti fondamentali della persona e suggerisce pertanto ai governanti di perseguire questo obiettivo senza dichiararlo apertamente e poco alla volta, cioè senza fretta.
Il processo di abolizione per Kireyev deve all’inizio basarsi su passi iniziali largamente accettati, come l’eliminazione graduale di banconote di grande valore (chiedetevi giustappunto perché la BCE non stampa più dal 2019 la banconota da 500 euro), la fissazione di massimali sulle transazioni in contanti (già presenti in più paesi) e la tracciatura dei trasferimenti in contanti attraverso i confini.
Ricevere Denaro inaspettato in 24 Ore - Subliminale per ...

Di poi, Kireyev suggerisce che le persone, sia in qualità di semplici cittadini che di imprese, devono essere stimolate ad evitare operazioni in denaro contante.
Kireyev è infine consapevole che il consenso tra il pubblico e il settore privato è la precondizione chiave per giungere ad una società senza contante; senza questa precondizione  il piano non può avere successo.
Di conseguenza, raccomanda un’opera di sensibilizzazione continua per alleviare “i sospetti” relativi all’abolizione del contante; principalmente, che abolendo il contante le autorità stiano cercando di controllare tutti gli aspetti della vita delle persone, incluso il loro utilizzo di denaro, o spingere i risparmi  personali nelle mani delle banche.
Kireyev si basa sulle idee di Kenneth Rogoff un ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale;  in suo libro del 2016, The Curse of Money, Rogoff  raccomanda l’abolizione del contante perché ciò, secondo il suo parere contribuirebbe ad una vera lotta contro l’evasione fiscale e la criminalità
Diritti, evasione fiscale, criminalità  e prosperità
Kireyev e Rogoff vedono soltanto quello che immediatamente colpisce l’occhio, dimenticandosi di o non volendo vedere anche oltre.
Il problema, infatti, non è, come dice Kireyev, che l’abolizione del denaro contante potrebbe essere percepita come una violazione dei diritti fondamentali della persona, ma che l’abolizione del denaro contante è una violazione dei diritti della persona.
Qualora fosse abolito il denaro contante si potrà, infatti, possedere il proprio denaro solo indirettamente, cioè affidandone la detenzione ad altri, e ciò significherebbe imporre un regime in cui ciascun legittimo proprietario del denaro viene messo alla mercé delle decisioni degli operatori che curano la detenzione del denaro.
Oltre a questo problema di lesione del diritto di proprietà sul denaro, c’è poi un problema che concerne la privacy finanziaria.
Anche ammesso, infatti, che una parte dell’evasione fiscale e della criminalità possa realizzarsi solo attraverso l’uso del contante, questa non è una buona ragione per vietarne l’uso, perché questo divieto presenterebbe seri pericoli sul fronte del controllo sociale.
Così come, infatti, viene garantita la segretezza del voto per non esporre gli elettori a una serie di possibili rivalse o ritorsioni, allo stesso modo non si può obbligare la gente a rinunciare del tutto alla propria privacy finanziaria, perché ciò  esporrebbe i cittadini a una serie di possibili rivalse e ritorsioni.
Uno Stato diritto, per essere considerato come tale, deve necessariamente sottoporsi ad alcune sostanziali limitazioni nella prevenzione al crimine dettate dal principio del rispetto della libertà individuale, onde evitare di trasformare la politica in tirannide.
Una volta abolito il contante, non dovremo più preoccuparci di qualcuno che possa entrare in un negozio per svaligiare la cassa, ma state tranquilli che aumenteranno le nostre preoccupazioni in merito ai furti sul nostro denaro fatti attraverso attacchi hacker e frodi informatiche, oltre che ai problemi tecnici per i pagamenti digitali.
Una volta abolito il contante, non avremo posto in essere una vera lotta all’evasione fiscale e nemmeno fermeremo l’attività dei network criminali e terroristici.
Si può fare evasione fiscale senza emettere fattura o scontrino oppure emettendo scontrino o fatture di portata inferiore rispetto al reale pagamento effettuato, ma l’evasione fiscale può assumere anche altre manifestazioni, cioè attraverso manovre elusive che non si nutrono di certo di denaro contante.
L’elusione fiscale, più che violare, aggira la legge (viene, infatti, definita dal diritto come un comportamento extra legem non contra legem) e sfrutta le debolezze dell’ordinamento giuridico.
Le forme di elusione fiscale sono numerose, in continua evoluzione e spesso davvero molto sofisticate, il che significa che l’elusione richiede di frequente un importante uso di tempo e di altre risorse solo per la sua ricerca.
Attraverso operazioni di elusione fiscale si può poi trasferire denaro, senza che si muova alcuna banconota o moneta (viviamo già in un’economia altamente digitalizzata), in luoghi in grado di offrire sistemi, oltre che convenienti dal punto di vista della tassazione, pressoché inviolabili di tutela del segreto aziendale; questo tipo di segretezza attrae non solo grandi evasori, ma anche le risorse delle organizzazioni criminali e terroristiche.
Una vera lotta all’evasione fiscale e ai flussi di denaro che alimentano i network criminali e terroristici andrebbe fatta con sistemi mirati che non annichiliscono la libertà di tutti i cittadini, come è invece la guerra al contante, e tradursi anche in un serio contrasto a certe manovre elusive e a certe legislazioni di alcuni paesi che costituiscono il porto sicuro di certe manovre elusive.
Tuttavia, ciò non è facile che avvenga dato che alcune delle banche e delle big-company che si battono per un mondo senza contante, non soltanto sono delle abili “sposta profitti”, ma hanno anche ramificazioni in molti meandri delle istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali a difesa dei loro interessi.
Tutto ciò ci porta a concludere che i “cittadini comuni”, quelli cioè che non hanno particolari mezzi e conoscenze e/o propensioni a sottrarsi al rispetto del principio di legalità, sarebbero nettamente i più esposti a seri pericoli sul fronte del controllo sociale.
Detto quanto, in termini di prosperità di una nazione, contrastare l’evasione fiscale diviene un’azione più controproducente che altro, se poi l’ammontare di spesa pubblica che si vuole finanziare è insopportabile  rispetto ai parametri di un’economia di mercato; il problema di fondo, alla fine, non è, infatti, combattere l’evasione fiscale in sé, ma fare in modo che i cittadini non sentano il bisogno di evadere il fisco per non vedersi mortificare i propri sforzi produttivi o garantirsi un tenore di vita assolutamente decente.
Un minor grado di evasione fiscale o anche un’evasione fiscale uguale a zero non è affatto sinonimo di una nazione prospera.
Ammettiamo, infatti, teoricamente che un paese riesca a sradicare ogni possibilità di effettuare evasione fiscale (in pratica, non potrà mai essere così), questo però non vuol dire affatto che non possa essere stabilita una tassazione oppressiva.
C’è un’idea piuttosto diffusa secondo la quale la tassazione sarebbe certamente più bassa se tutti pagassero le tasse per quanto richiesto.
In verità, lo slogan se pagassero tutti pagheremmo certamente tutti meno, non è vero, nel senso che meno evasione uguale a meno tassazione non è affatto detto che si verifichi, perché quel che viene chiesto di pagare dipende sempre, in ultimo, dalla quantità di spesa pubblica che la politica desidera finanziare e che ha finanziato.
Di conseguenza, è decisamente fuorviante affermare che riducendo l’evasione si ridurrà sicuramente anche la tassazione; in tal senso, quel che, alla fine, conta è la volontà politica e il contesto intellettuale dominante attorno a sé.
Il vero problema della tassazione deve poi essere visto nel paradosso che più la tassazione aumenta, più essa mina il funzionamento del mercato e il sistema stesso di tassazione; ogni tributo specifico, come l’intero sistema fiscale nazionale, diventa oltre un certo limite semplicemente autodistruttore.
Una corretta rappresentazione della realtà economica ci dice quindi che tra tassazione oppressiva, una pressione inflazionistica permanente ed evasione fiscale soltanto i primi due fenomeni sono collegabili attraverso veri e propri nessi logici, cioè sono annoverabili tra le cause e non tra i possibili effetti, a mancata prosperità o declino di una nazione.
Di conseguenza, a fronte di un’abolizione del contante, non avremo soprattutto alcuna garanzia che la tassazione diminuirà o resterà al di sotto del livello di spoliazione, la spesa pubblica seguirà percorsi più virtuosi e quella clientelare diventerà solo un ricordo, dato che non c’è nessun nesso di causa ed effetto tra contante e queste altre variabili.
Infine, ricordiamo che i diversi metodi di stima elaborati per calcolare quante risorse vengono attualmente nascoste al fisco hanno tutti un carattere evidentemente virtuale, dato che l’occultato da un lato deve prima effettivamente esistere e dall’altro, qualora effettivamente esista, resta comunque inconoscibile al fisco fintanto che non viene da questo scoperto.
Denaro contante e tassi d’interesse fortemente negativi
L’abolizione del contante serve anche a perseguire un’idea se è possibile ancora peggiore; Kireyev e Rogoff e i loro commilitoni hanno, infatti, altre idee insane in testa.
Costoro raccomandano tassi di interesse fortemente negativi sui depositi bancari dei cittadini, poiché credono che questi tassi si renderanno indispensabili per reagire ad una prossima e virulenta crisi economica, poiché credono che quando le cose vanno male quello che bisogna fare è spingere il pubblico a far girare il suo denaro, costi quel che costi.
Ricordiamo che una politica di tassi di interesse fortemente negativi trova un suo limite nell’esistenza del denaro contante; più scende il tasso di sconto, cioè il tasso con cui la banca centrale concede prestiti alle banche, più scendono i tassi sui depositi bancari (non avrebbe senso per le banche pagare certi interessi a un depositante se finanziarsi presso la banca centrale costa meno), tanto meno conviene mantenere denaro in banca e tanto più conviene rifugiarsi nel contante.
Il denaro contante ha, infatti, lo stesso potere d’acquisto dei depositi bancari, ma con un interesse nominale sempre pari a zero; in altre parole, il denaro contante ha incorporato dentro di sé un cosiddetto zero lower bound .
Nel caso quindi in cui le banche applicassero sui depositi tassi di interesse negativi, esse stimolerebbero un aumento della domanda di contante, stimolo che ovviamente diventerebbe sempre più forte man mano che questi tassi fossero fatti sprofondare in territorio negativo.
Qualche tempo fa William Buiter, capo degli economisti di Citigroup, spiegò come se non ci fosse stato il denaro contante, le banche avrebbero quantomeno già portato i tassi sui depositi dei cittadini a meno 6 per cento.
Buiter fa parte di un’associazione il cui nome è tutto un programma, cioè Better than Cash Alliance (che tra i suoi membri, oltre Citigroup, annovera, tra gli altri, alcuni governi, diverse agenzie ONU, Bill and Melissa Gates Foundation, Clinton Development Iniziative, Mastercard, Visa, Unilever, Coca-Cola); in Italia, la stessa mission anti-contante di Better than Cash Alliance viene perseguita dalla community Cashless Society – The European House dell’Ambrosetti Forum.
Chi promuove una miscela di tassi di interesse fortemente negativi più abolizione del denaro contante, sta proponendo di deprimere la funzione della moneta come riserva in vista di spese future, pensando che ciò produrrà più vantaggi che svantaggi economici.
Tuttavia, qualsiasi misura che deprime la funzione della moneta come riserva in vista di spese future, avrà come effetto non solo quello di incentivare il pubblico a spendere più velocemente il proprio denaro, ma anche quello di corrodere il processo di capitalizzazione, cioè di accumulazione di ricchezza per scopi produttivi.
Ne discende uno stimolo (tanto più a segno, quanto più forte) allo spostamento del reddito sociale dall’investimento al consumo; questo spostamento produce un maggior livello di consumi per un breve periodo, ma, alla fine, una compressione, e non un aumento, del volume di beni di consumo che l’economia potrà offrire ad un tasso elevato.
Ad una maggiore depressione della funzione della moneta come riserva in vista di spese future, corrisponde una corrosione maggiore del processo di capitalizzazione; in base a quanto, attraverso una politica progressiva di depressione di questa funzione della moneta si può arrivare fino al punto di negare l’accumulazione di capitale e quindi produrre un tenore di vita primitivo.
Detto quanto, non è da escludere poi che tassi di interesse fortemente negativi più abolizione del contante possano produrre il risultato di un potenziamento da un lato del mercato nero e dall’altro di intermediari dello scambio molto più solidi, dato che più le coercizioni si fanno pressanti, più le persone tendono a sviluppare l’intenzione di ribellarsi ad esse.
Può essere, infatti, abolito il contante stampato ed imposto con la forza della legge dalle banche centrali, ma non può essere abolita l’immaginazione dei cittadini a sottrarsi al controllo sociale ed a cercare intermediari dello scambio appetibili, cioè che tendano a conservare il loro potere d’acquisto (lo spirito di sopravvivenza tende ad aguzzare l’ingegno).
In definitiva, Kireyev, Rogoff e Buiter sono degli illusi nella teoria e degli intolleranti nella pratica.
Conclusioni
La guerra al denaro contante non è efficace per ottenere un mondo più sicuro e con una migliore allocazione delle risorse, ma di certo serve ad altro e ad altri.
Esiste un’oligarchia predatoria che sa benissimo che dall’abolizione del denaro contante otterrà vantaggi, quantomeno in termini relativi, qualunque sia invece l’effetto sul benessere economico generale.
Se non c’è più la possibilità di ritirare i propri depositi bancari, allora su questi stessi depositi i governi avranno mano completamente libera di tassarli quanto e come meglio credono, l’industria della tecnologia per pagamenti digitali potrà contare su margini di crescita a spese della libertà di scelta delle persone e, infine, dato che il prelievo e il ritiro dei depositi non sono più opzioni, i cittadini saranno costretti a subire i tassi del sistema bancario.
Sollevare le banche dal rischio della corsa agli sportelli, inoltre, non indurrà queste stesse ad una minore spregiudicatezza finanziaria, semmai l’esatto contrario.
Il primo obiettivo di questa oligarchia predatoria è quello di controllare la maggior quantità relativa possibile di risorse, mentre il secondo obiettivo è quello di portare avanti esperimenti economici anche a costo della morte del paziente.
Questa oligarchia, per portare a termine il suo piano, deve far percepire quelli che, in realtà, sono i propri esclusivi interessi come se invece fossero interessi che appartengono spontaneamente a tutti; usando le tecniche del nudging, del linguaggio privo di collegamento con la realtà e spacciando il proprio punto di vista come verità scientifica, vuole farci credere non solo che questa abolizione è pensata per garantire l’interesse sociale, ma, in aggiunta, che viene incontro soprattutto alle esigenze delle persone meno abbienti.
In tal senso, come esempi, si può ricordare quando la War on Cash diffondeva sistematicamente il messaggio che il contante è superato, costoso, pericoloso, inquinante e scomodo, oppure un recente spot di PayPal  in cui si diceva:
è arrivata la nuova moneta non è di carta, è progresso. La vecchia moneta fa troppe domande, la nuova moneta ha già pagato. La vecchia moneta è solo per pochi, la nuova moneta è per tutti, è per voi. Addiovecchia moneta, c’è una nuova moneta in città. PayPal is new money.
Prosperità e povertà dipendono innanzitutto dalla qualità delle istituzioni politiche ed economiche.
Misure finalizzate a estrarre rendite a beneficio di una più o meno ampia minoranza di privilegiati, non favoriscono e non favoriranno mai la prosperità di una nazione.

Il BLOG di Contante Libero è uno spazio “aperto” in cui tutti i blog che aderiscono all’iniziativa CONTANTE LIBERO possono esprimere liberamente la propria “peculiare” visione sul tema. CONTANTE LIBERO non è un monolito, bensì tante realtà diverse che hanno deciso di unirsi per affrontare una specifica battaglia in comune.

Quello che non capisce (o che non vuole capire) Il Sole 24 Ore sul denaro contante

di , pubblicato il 25 giugno 2018, alle ore 8:57
E’ bastato che l’attuale Ministro degli Interni (2018), italiano qualche giorno fa affermasse «Fosse per me non porrei nessun limite al contante» per sentire di nuovo in giro la voce della propaganda a sostegno dell’abolizione del denaro contante.
L’abolizione del denaro contante, che tra l’altro, è esplicitamente sostenuta, almeno attualmente, da organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europa.
Obiettivo di questa campagna a favore dell’abolizione del denaro contante?
Con la scusa di voler combattere terrorismo e criminalità, facilitare il lavoro dei politici, dei burocrati e di tutti quei gruppi di pressione che aspirano ad ottenere privilegi, a tutto svantaggio dei liberi cittadini.
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Tuttavia, i sostenitori dell’abolizione del denaro contante non potendo imporre con la violenza il loro punto di vista, cercano di ottenere l’adesione alla loro posizione o perlomeno una certa passiva indifferenza, facendo circolare costantemente bugie e ragionamenti fuorvianti.

In tal senso, mi ha colpito molto (si fa per dire) un articolo apparso sul Il Sole 24 Ore il qualche giorno fa, dal titolo Limite al contante: perché l’idea di Salvini è anacronistica e allontana l’Italia dall’Europa, del giornalista Biagio Simonetta.
L’articolo in questione è un inno alla disinformazione di massa, ma non mi meraviglia che certi articoli possano uscire anche sul Il Sole 24 Ore, cioè il quotidiano di Confindustria: la principale organizzazione rappresentativa delle imprese italiane, difetta da sempre di una vera e propria coscienza liberale.
Vediamo cosa si afferma in questo articolo e smontiamo ogni affermazione punto per punto.
  1. è abbastanza chiaro che dietro al contante si nasconda spesso la black economy, la corruzione, l’evasione, il denaro sporco che non vuol essere tracciato.

Trattasi di ragionamento fuorviante.
Si cerca di condurre sostanzialmente il fenomeno dell’evasione e della black economy al denaro contante, quando il contante è solo un mezzo è non la causa primaria di questi fenomeni.
La causa primaria di questi fenomeni va rintracciata invece negli eccessi di interventismo statale, che stabilisce regimi di comproprietà forzata nei quali i partners involontari degli apparati statali usano il loro margine di manovra per sfuggire alla sovra-tassazione e/o alla sovra-regolamentazione.
Oltretutto, il denaro contante è solo un mezzo con cui produrre evasione e riciclaggio, non il solo mezzo.
Al giorno d’oggi, l’evasione e il riciclaggio non passano infatti solo attraverso l’uso del denaro contante: i veri esperti di trasferimenti contabili non hanno alcun bisogno del denaro contante per porre in essere pratiche elusive, così come per evadere possono essere usati mezzi fisici alternativi al tradizionale denaro contante come oro e argento fisico, diamanti, lettere di credito, copyright o droga.
Insomma, anche senza denaro contante, la criminalità si adatta, per il semplice fatto che il crimine non ha bisogno del denaro contante per esistere.
Di conseguenza, abolire il denaro contante non assicura l’eliminazione dei fenomeni di evasione e black economy, ma in compenso costituisce un’indebita restrizione delle possibilità di scelta del cittadino.
  1. il contante è sempre più una zavorra all’economia italiana e internazionale.

Cosa?
Zavorra dell’economie sono i troppo elevati livelli di debito rispetto al valore totale della produzione e non è il denaro contante a scatenare questo squilibrio, ma improvvide politiche creditizie del sistema bancario.
Sostenere che «il contante è sempre più una zavorra all’economia italiana e internazionale» è pertanto una bugia grande quanto l’intero universo.
  1. E non è un caso che la maggior parte dei Paesi più evoluti abbia sposato da tempo strategie che mirano alle cosiddette cashless society.

Trattasi di ragionamento fuorviante.
Si cerca di stabilire l’equazione società in cui il contante è stato abolito uguale società più civile, ma questa equazione nella realtà fattuale non esiste.
Infatti, le società più civili sono quelle che permettono la diversificazione e non si appiattiscono sull’omologazione, pertanto ben vengano come opzione tutti gli strumenti di pagamento elettronico, ma allo stesso tempo ben vengano anche i metodi di pagamento più tradizionali, cioè banconote e monete – ben venga quindi sempre la modernità, ma mai in forma patologica.
Il giornalista Biagio Simonetta indica la Svezia come paese evoluto perché in cima alle classifiche per pagamenti elettronici.
Di conseguenza, per Biagio Simonetta, la Svizzera rappresenta un paese di cavernicoli, dato che  negli ultimi dieci anni il denaro contante in circolazione in Svizzera è più che raddoppiato, passando da 35 a oltre 80 miliardi di franchi, mentre il limite ai pagamenti in contanti, cioè senza obbligo di verificare l’identità dell’acquirente, arriva fino a 100 mila franchi.
In ogni caso, affermare che in certi Paesi sono in atto da tempo strategie che mirano alle cosiddette cashless society significa implicitamente affermare che i cittadini di questi Paesi vengono sottoposti da tempo a un’elaborata distopia.
Prendiamo il caso svedese, ad esempio:
A novembre dello scorso anno, la Svezia ha comunicato di aver ridotto le compravendite in contanti a meno del 2 per cento delle transazioni complessive.
Tuttavia, quello che non viene mai detto è che ciò è stato possibile solo attraverso la spinta di anni di propaganda continua da parte del governo – a chi dice che la società con pochi o pochissimi contanti in Svezia ha trovato consenso senza alcuna imposizione dall’alto, consiglio pertanto di riflettere attentamente sulla forza della propaganda governativa, e in tal senso soprattutto il secolo scorso ha molto da insegnare.
Nonostante ciò, sembra che anche in Svezia si stiano accorgendo dei pericoli e delle disfunzioni insiti in una società senza contante: in un recente sondaggio, quasi 7 intervistati su 10 hanno infatti dichiarato di volere mantenere l’opzione di utilizzare denaro contante, mentre solo il 25 per cento desidera una società completamente senza contanti.
Forse perché gli svedesi si sono accorti che:
  • truffe e truffatori non spariscono affatto assieme al denaro contante;
  • che quando hai un sistema completamente digitale non hai armi per difenderti se qualcuno lo spegne;
  • che un sistema completamente digitale implica una restrizione indebita delle libertà individuali e fa quantomeno vacillare lo stesso concetto di democrazia.
  1. Un costo fisso poco conosciuto, e cioè quello relativo allagestione e al trasporto del contante, che secondo le stime diramate dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano, impatta sul sistema Italia per 9,5 miliardi di euro all’anno.

Trattasi di ragionamento fuorviante.
Ammesso che queste stime corrispondano a valori puntuali, questa enunciazione di dati non è in grado di provare niente.
Parlare infatti di costi senza tener conto se i benefici che scaturiscono da questi costi sono maggiori o inferiori a questi costi è un esercizio decisamente scorretto.
Non c’è modo di quantificare esattamente i benefici derivanti dall’esistenza del denaro contante, ma se per questo non c’è modo di quantificare esattamente neanche i benefici che derivano dal mantenere in essere tutte quelle istituzioni necessarie al funzionamento di una democrazia.
Tuttavia, se comprendiamo che il denaro contante rappresenta una di quelle restrizioni al potere politico che non dipende dalla buona volontà o dall’intelligenza dell’operatore politico di turno, capiamo anche che i benefici che derivano dalla sua esistenza e dalla sua possibilità di utilizzo legale sono maggiori di qualsiasi costo di gestione e trasporto del contante, il che ovviamente non esclude che questo costa debba essere sottoposto a ottimizzazione.
  1. il vero punto riguarda il mancato gettito fiscale derivante dall’utilizzo del cash, che è pari a 24 miliardi all’anno. L’Osservatorio milanese ha stimato che il 34% del transato in contante non è dichiarato, dunque sfugge al fisco, generando un fiume di denaro sporco che alimenta l’economia malata di questo Paese.

Trattasi di ragionamento fuorviante.
Anche qui ci troviamo di fronte a stime che non sappiamo se corrispondano a valori puntuali, ma in ogni caso il punto non è questo, il punto è che si vuol far passare l’idea è che una volta abolito il denaro contante il sistema diventerà automaticamente più efficiente nella gestione delle risorse.
Avviso ai naviganti: non c’è alcuna correlazione tra denaro contante e allocazione efficiente delle risorse, così come azzerare l’evasione fiscale non significa automaticamente un miglioramento nell’allocazione delle risorse, così come più gettito nelle casse dello Stato non significa automaticamente più benessere generalizzato.
Ciò significa che l’economia senza denaro contante potrebbe complessivamente migliorare oppure peggiorare, dato che non è l’esistenza o meno del denaro contante a determinare se le risorse vengono allocate in modo efficiente o non efficiente.
In conclusione, ricordiamoci sempre che se il denaro a corso legale non ha più alcuna possibilità di uscita dal circuito bancario (le banche avrebbero in cassa la totalità dei risparmi liquidi privati a corso legale senza via alternativa di scelta), di fatto la proprietà del denaro, o meglio di questo tipo di denaro,  passa da chi lo ha guadagnato a chi lo custodisce, ossia il circuito bancario e chi ha il compito di regolare tale circuito, cioè gli apparati statali.
Come sosteneva: Paul Claudel:
Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno.

Preso da: http://www.contantelibero.it/quello-che-non-capisce-o-che-non-vuole-capire-il-sole-24-ore-sul-denaro-contante/1005/

Il Manifesto per il Contante Libero

«Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere».
(George Orwell, 1984)

Il Manifesto per il Contante Libero
(versione short:
10 Punti per Il Contante Libero)

La tecnologia come mezzo di controllo sociale per imporre, attraverso una continua induzione di paure ed ansie, moduli di pensiero e comportamenti umani totalmente spersonalizzati, asserviti e ideologizzati. Obbiettivo finale: annichilire qualsiasi sentire, agire e pensare che possa essere veramente alternativo e concorrente. In sintesi, annichilire la libertà.
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Questo è il pericolo su cui ci ammonisce il celebre romanzo 1984 di George Orwell. Ciò nondimeno, in questi anni di crisi tale pericolo non è lontano da un suo pieno concretizzarsi. Buona parte della società civile e dell’opinione pubblica sembra non voler vedere questo mostro che cresce; lentamente e apaticamente essa sta lasciando la propria libertà nelle mani di un’entità manipolatrice dai tratti allo stesso tempo oligarchici e collettivistici.
Se vogliamo difendere la libertà (la nostra libertà) dobbiamo innanzitutto scrollarci di dosso l’apatia e prendere coscienza del nostro potere. Per far questo è necessario “educarci alla libertà” processo che in primo luogo implica il comprendere e il saper confutare rigorosamente la logica antirazionale propugnata dai nemici della libertà.
E’ nel suddetto contesto che va inserita “la battaglia per la difesa dell’utilizzo del denaro contante”. Una battaglia la cui finalità, pertanto, non consiste nel rivendicare la supremazia in termini assoluti di uno strumento di pagamento su un altro (banconote versus mezzi elettronici), bensì nel riaffermare il diritto delle persone di scegliere liberamente il modo che ritengono migliore di portare a termine i loro scambi economici.
Come tutti sanno nel nostro Paese la soglia al di sotto della quale è possibile utilizzare denaro contante per effettuare pagamenti tra privati o privati e società od amministrazioni non bancarie è stata recentemente abbassata fino all’attuale limite di 1000€ .
Nonostante ciò,  qualcuno non ancora sazio di prescrivere restrizioni alle libertà individuali continua a richiedere l’implementazione di ulteriori “stratagemmi” per disincentivare e ridurre ancor di più gli spazi d’uso del contante, con l’intento più o meno esplicito e consapevole di giungere in un futuro alla totale, o pressoché totale, soppressione di questa modalità di pagamento, affermando contemporaneamente il dominio artificiale della moneta elettronica.
A supporto della bontà della loro tesi, i promotori ed i sostenitori della cosiddetta lotta al contante adducono il fatto che tutto ciò sia pensato e studiato al fine di ottenere gradi maggiori di benessere generale, equità, progresso, giustizia sociale.
La verità, tuttavia, è assolutamente un’altra: la lotta contro l’utilizzo del denaro contante non annovera alcuno scopo nobile e le argomentazioni a suo sostegno sono pure mistificazioni della realtà oggettiva. L’unico vero obbiettivo di questa crociata consiste nel proteggere e consolidare il potere, le prebende e l’influenza di quella variegata casta di soggetti improduttivi che vivono e prosperano soltanto a scapito del lavoro altrui.
Con il pretesto di perseguire buoni propositi si vuole soltanto fare razzia dei diritti naturali dei più inermi.

La lotta al contante in quanto strumento fondamentale per combattere l’evasione fiscale.
Questa è l’argomentazione principale che viene usata da chi si prodiga per avere una società senza contante. Ad una prima analisi questa giustificazione sembrerebbe inattaccabile; tuttavia, mediante una disamina più attenta e approfondita si scopre che il grosso dell’evasione fiscale non ruota affatto attorno l’utilizzo del denaro contante, ma riguarda invece transazioni decisamente più sofisticate.
I fenomeni evasivi/elusivi numericamente più rilevanti, quali l’occultamento di ricavi e compensi o l’indebita deduzione dei costi, vengono, infatti, messi in atto con l’impiego di strutture e comportamenti fittizi che prescindono dall’uso del contante e dall’obbligo di avvalersi del canale bancario per rendere le operazioni tracciabili.
Diffondere l’idea che la maniera più efficace per contrastare l’evasione fiscale risieda nella lotta al contante significa, dunque, pubblicizzare volutamente un erroneo convincimento. L’evasione si combatte mettendo a punto un quadro normativo stabile e facilmente comprensibile, tagliando il numero degli adempimenti, instaurando un rapporto di fiducia tra il Fisco e il contribuente e riducendo in maniera sistematica e ragionevole la pressione fiscale tramite un preventivo calo della spesa e dell’inefficienza pubblica.
A fronte delle sopraccitate misure, l’eliminazione del contante non serve praticamente a nulla se non a privare milioni di cittadini (il popolo minuto) dell’unico formidabile strumento di “dissenso di massa” che essi possono avere a loro disposizione per non essere sopraffatti da inique regole e politiche fiscali.
La lotta al contante non incide direttamente sulla libertà e le abitudini delle persone.
Affermazione semplicemente senza senso. Restringendo le possibilità per gli agenti economici di scegliere come metodo di pagamento ciò che essi considerano più adeguato, si va ad incidere per forza di cose direttamente sulla libertà e le abitudini delle persone.
Contante strumento scomodo ed obsoleto.
L’esperienza sostiene l’esatto contrario. Nella quotidianità solamente l’impiego del contante permette ad alcune transazioni di essere portate a termine in maniera celere e quindi proficua. Di conseguenza, eliminando o riducendo ancor più drasticamente questa modalità di pagamento, si introdurranno necessariamente in più parti del sistema economico rimarchevoli inefficienze che, in ultima analisi, avranno il demerito di rendere maggiormente complicata la vita delle persone.
La lotta al contante è decisiva anche nella lotta ai furti e alle rapine.
«Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza».
Basterebbe citare questo famoso aforisma di Benjamin Franklin, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, per dimostrare l’illegittima sussistenza di questo assunto. Ma, poiché è necessario essere veritieri fino in fondo, si deve anche constatare come l’eliminazione del contante non rappresenti sicuramente la panacea contro furti e rapine. Clonazione di bancomat e di carte di credito, manipolazione di conti bancari, furto d’identità o anche le incresciose aggressioni alle abitazioni dei cittadini sono tutti esempi di fenomeni criminali sui quali la lotta al contante non può avere di certo un’incidenza decisiva.
La lotta al contante è una vera e propria battaglia di civiltà.
Alcuni si spingono a definire addirittura la lotta al contante come una  vera e propria battaglia di civiltà, dando sostanzialmente origine ad una nuova forma di polilogismo (Il polilogismo è la dottrina che nega l’uniformità della struttura logica della mente umana): da una parte c’è chi ripudiando l’utilizzo del denaro contante ha sposato la cultura della legalità, dall’altra parte c’è chi non ripudiando tale utilizzo ha deciso di porsi, almeno teoricamente, al di fuori di questa cultura.
Questa presa di posizione è soltanto un grezzo espediente per evitare qualsiasi confronto approfondito, critica o discussione sul merito. Trattasi di falso razionalismo utile a nascondere l’irragionevolezza e l’illogicità di una tesi. Non avendo a proprio sostegno argomentazioni davvero valide, l’esercito della lotta al contante sposta la sua lotta sul terreno della pura ideologia allontanandosi così in maniera intenzionale dalla realtà delle cose.
Dinanzi ad un atteggiamento del genere si può comprendere appieno la posizione di chi ostinatamente porta avanti la crociata contro il contante: trovandosi nell’impossibilità di avere l’avallo della verità scientifica, tenta scorrettamente di plagiare la mente dei propri interlocutori

«Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno»
(Paul Claudel)

“Eliminare il contante rappresenterebbe un atto di spoliazione dei nostri diritti alla libertà”.
La progressiva eliminazione del contante e la simultanea imposizione dall’alto della moneta elettronica alimenta il potere arbitrario e discrezionale delle élites politiche e finanziarie. Il costante consolidamento di questo potere è da ritenersi estremamente pericoloso poiché sottende, in conclusione, l’indotta accettazione di una società dalle caratteristiche distopiche dove l’uomo non è concepito come fine, bensì come mero mezzo.
Per impedire tutto ciò bisogna iniziare a far sentire il nostro grido di disapprovazione.

 Firma per il Contante Libero.
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Preso da: http://www.contantelibero.it/documenti/manifesto-contante-libero/

Laura Boldrini e la guerra all’uso del contante

Giovedì, 3 ottobre 2019 – 19:53:00

Il Governo prepara una durissima guerra al contante, che traccia il solco per un controllo totalitario sulla libertà finanziaria di ciascuno

di Andrea Lorusso
Laura Boldrini: “L’unica strada che abbiamo è la tracciabilità. Noi dobbiamo sapere chi spende e in cosa”
Laura Boldrini e la guerra all'uso del contante 

Un mondo in cui il contante non sia più stampato né circolante, non è un oscuro presagio, ma una concreta possibilità nel momento in cui questo andazzo legislativo fosse confermato e poi man mano rinfocolato. Si parte dai bonus per le carte di credito alle penalità per il denaro liquido, per poi, una volta invertito il paradigma, arrivare ad obblighi via via più stringenti.
Non è una cosa che si faccia dall’oggi al domani, è vero, ma non reagire ora significa porre la prima pietra per la tomba del contante libero. L’ex Presidente della Camera Laura Boldrini ha fatto una affermazione agghiacciante: “Può sembrare dura, ma di fatto la tracciabilità è l’unica cosa che abbiamo. Noi dobbiamo sapere chi spende e in che cosa, la carta di credito ce lo fa sapere.”

A che titolo lo Stato dovrebbe conoscere ogni spesa del cittadino? Perché dobbiamo partire dalla presunzione di colpevolezza per il consumatore? Dov’è finita la privacy? L’uso obbligatorio delle carte significa tenere traccia di ogni spostamento, ogni bottiglietta d’acqua o caffè consumato, in quale bar, che regali si fanno, ogni anfratto della nostra vita verrebbe tracciato perché – piaccia o no – è dal flusso di denaro che ormai si può comprendere qualsiasi cosa.
Se facciamo una vacanza in Tibet, se il marito compra l’anello alla moglie o all’amante, se un uomo va a prostitute, o ha un problema medico per cui fa una visita specialistica, in qualsiasi posto del globo voi vi troviate, sarete sotto la lente d’ingrandimento del Grande Fratello.
Per non parlare delle implicazioni commerciali, i dati finanziari saranno appetibili e succulenti per i big data, i cookie, per la pubblicità mirata, e tutto si svilupperà a tenaglia per tracciare, riproporre e “carcerare” gusti, piaceri ed abitudini. L’abitudine è la più “bella” forma che ha il mondialismo commerciale per mantenere lo status quo di consumo.
Già oggi i più avveduti si renderanno conto che il loro smartphone tenga traccia di loro, senza avvisi particolari, senza che magari siano attive le mappe, dando alert Google su ristoranti, metodi di pagamento GPAY accettati o altre diavolerie. Un mondo in cui il denaro non è più libero, l’uomo non è più libero. Anche gli aiuti solidali tra conoscenti, gli spiccioli a bordo strada ai mendicanti, saranno inibiti; Qualsiasi forma di prestito tra amici o famigliari, tutto dovrà passare su delle piattaforme.
I nuovi sistemi potranno rendere straccione chiunque di noi con un click, l’insubordinazione non sarà più ammessa dall’Autorità. Immaginate una misura restrittiva – anche sbagliata come spesso accade – che d’imperio spenga i vostri chip, o anche un bug, un errore informatico o gestionale, non saremo più padroni della nostra capacità di spesa. Solo affittuari di pezzi di codice. Una fucilata al cuore delle politiche sociali, allo Stato di diritto liberale e liberista.
La moneta non sarà più legata a nessuna emissione, a nessun valore, a nessun spostamento, sarà un algoritmo a gestire le transazioni, e le transazioni a loro volta saranno soltanto algoritmo. Abbinatelo all’interazione uomo-macchina, ed ecco servita l’estinzione dell’essere umano. Sarà per questo che presto uscirà un nuovo Matrix al cinema?

Di Andrea Lorusso
FB @andrealorusso1991

Preso da: http://www.affaritaliani.it/politica/laura-boldrini-e-la-guerra-all-uso-del-contante-629314.ht

Dove sono finiti i miliardi di dollari degli aiuti all’Africa?

18 maggio 2019, Ilaria Bifarini.
Ingenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziari internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni.
Visualizza immagine di origine
Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi. E’ stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa.

L’Africa dunque è sempre più povera, ma di una povertà nuova rispetto a quella del passato coloniale. Il continente africano annovera infatti i paesi con i più alti livelli di disuguaglianza al mondo, in cui il divario tra una ristretta élite dedita al lusso e il resto della popolazione che vive in uno stato di miseria è abissale.
Dunque, cosa non ha funzionato? Dove sono finiti i fiumi di miliardi di dollari?
La risposta in realtà è alquanto intuitiva: hanno seguito la stessa corrente che trascina la ricchezza collettiva su scala mondiale. Sono finiti in conti offshore, hanno arricchito a dismisura élite locali consenzienti e complici dei grandi speculatori internazionali e soprattutto hanno arricchito loro, i Signori del debito. Dopo essere finita nella spirale micidiale dei prestiti per il pagamento del debito e degli interessi maturati su di esso a seguito della crisi del debito del 1982 che ha coinvolto i paesi del Terzo Mondo, l’Africa post coloniale ha definitivamente perso ogni possibilità di sviluppo. Si stima che per ogni dollaro preso a prestito da banche e organizzazioni finanziarie internazionali ne abbia restituiti 13! Un Piano Marshall al contrario, che ha dirottato i soldi stanziati per il Terzo Mondo verso i finanziatori del debito del Primo Mondo. La stessa depredazione da parte della finanza attraverso l’arma del debito che sta oggi asfissiando il nostro paese (in 20 anni abbiamo pagato ben 1700 miliardi di euro di soli interessi!).
Il passaggio dal colonialismo imperialista al post-colonialismo del debito è stato brutale per il Continente Nero e ha soffocato quei timidi tentativi di sviluppo economico nazionale avviati attraverso la politica di sostituzione delle importazioni. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono intervenuti attraverso i cosiddetti “programmi di aggiustamento strutturale” (PAS): in cambio di prestiti e assistenza hanno imposto il controllo economico, monetario e politico dell’Africa. Contravvenendo a ogni logica e a ogni esempio di percorso di sviluppo economico nazionale, hanno imposto l’apertura incondizionata alle liberalizzazioni e al libero scambio a paesi che non avevano ancora avviato la creazione di un tessuto industriale e produttivo su base locale. Il modello coercitivamente introdotto ha previsto l’utilizzo dei prestiti per incentivare le esportazioni, senza nessun investimento nello sviluppo tecnologico e del capitale umano, al fine di ottemperare gli oneri del debito. Sono state soppresse tutte le forme di protezionismo necessarie a tutelare l’economia locale e sfruttare le potenzialità di sviluppo industriale nazionale. Così in Ghana nel 2002 sono state abolite le tariffe sull’importazione di prodotti alimentari, con una conseguente impennata di importazioni di prodotti alimentari dall’Unione Europea, come i famosi scarti di pollo congelati che costano un terzo di quelli prodotti localmente. Nello Zambia l’abolizione dei dazi sulle importazioni dei capi di abbigliamento ha soffocato una piccola rete di ditte locali a favore delle importazioni dei capi di abbigliamento usati dall’Occidente.
I programmi del Fondo Monetario hanno inoltre imposto tagli alla spesa sanitaria e all’istruzione, i cui livelli erano già molto carenti, e la privatizzazione di servizi pubblici essenziali – come la fornitura idrica- in gran parte dei paesi.
Sebbene le due istituzioni di Bretton Woods (FMI e BM) abbiano spesso imputato la causa dell’evidente fallimento dei propri “piani di aggiustamento strutturale” al fenomeno radicato della corruzione dei governanti africani, il loro coinvolgimento è ineludibile. Così, nonostante fosse risaputa l’indole cleptomane di Mobutu nello Zaire, che rubò oltre la metà degli aiuti economici ricevuti dal paese, essi continuarono a concedergli prestiti. Non a caso i programmi di privatizzazione del Fondo Monetario sono altresì conosciuti come “programmi di tangentizzazione”.

Il presidente dell’ex Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo) Mobutu

Gran parte di questi fondi sono finiti nelle offshore, dove una buona fetta dei trilioni di denaro sporco, che ogni anno vengono versati, provengono proprio dal Terzo Mondo. In questo immenso flusso di denaro “è stato stimato che almeno metà dei fondi presi in prestito dai principali debitori siano tornati indietro dalla porta di servizio, di solito nello stesso anno -se non nello stesso mese- in cui arrivano prestiti” (James S. Henry, “Where the money went”).
Non dobbiamo dunque stupirci se la povertà e il sottosviluppo dell’Africa sono peggiorati e se al flusso di denaro fanno seguito gli attuali flussi migratori di esseri umani. Il colonialismo mondiale del debito prevede anche questo.

Preso da: https://ilariabifarini.com/dove-sono-finiti-i-miliardi-di-dollari-degli-aiuti-allafrica/

La moneta è in poche mani. Comandano loro, non i politici

12/6/2019
MonetaL’economia politica, gli insuccessi delle rivoluzioni sociali, la condizione della società sotto la finanza, si possono spiegare in una pagina, liberandosi di complicazioni costruite ad arte per nascondere una realtà di base molto semplice e lineare: nella società, ciascuno è produttore e consumatore, domanda e offerta (anche negli investimenti produttivi, dove si richiede denaro oggi promettendo un profitto futuro). Secondo Marco Della Luna, tutta l’economia di scambio necessita di moneta accettata e spendibile, per poter funzionare. Se manca la moneta, cessano gli scambi e l’economia rallenta. E quindi, chi si impadronisce del monopolio della moneta (creazione, distribuzione, prezzatura e accettazione) domina l’economia, tanto più che oggi la valuta circolante è moneta-debito, quasi tutta in forma di credito. Se si aumenta o si diminuisce la liquidità disponibile si fa crescere l’economia o la si fa recedere, creando crisi generali di insolvenza. «Scegliendo le aree geografiche e i settori economici da spingere e da affossare», il monopolio della moneta «specula, arbitra, destabilizza, ricatta». Inoltre, facendo accettare come valore la moneta simbolica creata a costo zero e fornendola come prestito a interesse composto, «gradualmente si fa creditore di tutto il reddito presente e futuro». Non a caso, «il totale del debito diventa sempre più grande della liquidità esistente, e il totale degli interessi passivi da pagare tende a superare il reddito mondiale».

Non solo: indebitando indissolubilmente persone, imprese e Stato verso di sé, il potere monetario li sottomette. «E se qualcuno o qualcosa (governo? block chain? criptovalute?) minaccia questa sua posizione di monopolio, lo elimina o lo sabota, o lo compera: il sistema è blindato; il mondo si trova all’interno questo grande meccanismo finanziario», scrive Della Luna nel suo blog. «Sostanzialmente – aggiunge – il monopolista monetario è un punto di passaggio obbligato per ogni singola transazione, e ogni transazione deve pagar pedaggio in una moneta che deve prendere a prestito da lui, con interesse». Attualmente, continua l’analista, vediamo che una grande quantità di transazioni, vendite di beni e di servizi (e una grande quantità di produzioni) «non possono avvenire, solo perché manca la moneta», mentre la domanda e l’offerta (e la capacità produttiva) sono interamente presenti. «Il monopolista, che non produce alcun valore, blocca la produzione del valore e crea povertà, recessione». Sintetizza Della Luna: «L’economia politica, in essenza, è tutta qua. E non si uscirà da questo meccanismo finché si resterà in una società basata sugli scambi economici». Da lì derivano «crescite e recessioni, bolle e crolli, debito pubblico, pressione fiscale, rating, insolvenze generali, liquefazione degli Stati, mondialismo, impotenza della politica».
Della LunaCerto, in economia e in politica operano anche altri fattori, ma secondo Della Luna sono ampiamente subalterni. Ovviamente non tutto è pianificato, controllato e determinato centralmente. Tuttavia, «il monopolio monetario dà l’impostazione generale e agisce dove e quando e come occorre». La forza, insiste l’analista, sta nel monopolio di una risorsa – la moneta – che è indispensabile, e non ha un costo né limiti di produzione. La moneta «indebita progressivamente la società che la usa verso il monopolista che la distribuisce, e che a quest’ultimo permette di comperare tutto e tutti, anche la censura, il gatekeeping, in modo che del monopolio monetario non si parli proprio, né dei suoi effetti». In altre parole, si passa «da monopolio a monarchia occulta». Aggiunge Della Luna: «Questa forza monopolista, e il suo esercizio come strumento di dominazione e sfruttamento dei corpi sociali, sono espressione delle costanti sociopolitiche empiricamente confermate dalla storia». Per esempio la “costante oligarchica”. Ovvero: «Ogni società organizzata è comandata da un’oligarchia che detiene il grosso del potere politico, economico, militare, tecnologico, culturale». Di conseguenza, «democrazia, eguaglianza, “rule of law” e certezza del diritto sono solo storytelling».
Obama JokerC’è anche una “costante strumentale”, sostiene Della Luna: «Per l’oligarchia dominante, il corpo sociale è uno strumento, non un fine – come il gregge per il pastore, non come i figli per i genitori». E il principio costituzionale francese “gouvernment du peuple, pour le peuple, par le peuple”, finisce per essere anch’esso “storytelling”. «Per capire come si va evolvendo il sistema, queste due costanti – oligarchica e strumentale – vanno considerate assieme alla “variabile tecnologica”. Ossia: ciò che varia nel tempo e nei contesti politici sono gli strumenti – dalle armi alla religione, dalla finanza all’informatica fino alla genetica – a disposizione dell’oligarchia per controllare, dominare, usare il corpo sociale. «Coloro che credono nelle rivoluzioni, nelle riforme radicali e sistemiche, nella lotta di classe, nella giustizia sociale (compresi i miei amici che pensano di riuscirci attraverso una rivelazione-rivoluzione monetaria), rimangono sempre frustrati – scrive Della Luna – proprio perché ciò in cui credono è che quelle costanti si possano togliere, ossia che possa esistere una società organizzata non sull’oligarchismo, sul privilegio, sulla diseguaglianza, sull’oppressione».
D’altronde, continua l’analista, «anche questa diffusa fede illusoria nella possibilità della giustizia sociale è una “costante”, nel senso che sopravvive ai suoi sempre nuovi fallimenti, e come tale viene anch’essa sfruttata per il consenso». E cioè: «Promettendo di correggere la struttura oligarchico-strumentale della società, che causa malessere popolare, per instaurare la giustizia, l’eguaglianza e la solidarietà, si può sempre raccogliere consenso e sostegno politici, e usarli per prendere la poltrona a chi ci sta seduto oggi: “Yes, we can!”». Barack Obama, insuperato campione mondiale di manipolazione politica. «Per raccogliere seguito popolare – conclude Della Luna – viene usata anche un’illusione che è complementare a quella suddetta, ossia la fede nella possibilità di realizzare un ordine sociale razionale e permanente o definitivo: la repubblica di Platone, gli ordinamenti teocratici, il socialismo reale, il Reich millenario, il mercato perfetto come fine liberale della storia». Ma anche questa «è un’illusione, dato che nella storia tutti gli ordinamenti politici sono instabili, passando per continue trasformazioni politiche, costituzionali, economiche, sociali, culturali, etniche, religiose». Un’illusione, certo. «Però funziona».

Preso da: https://www.libreidee.org/2019/06/la-moneta-e-in-poche-mani-comandano-loro-non-i-politici/

LA FINE DEL CONTANTE ARRIVERA’, PRESTO

Postato il Giovedì, 18 febbraio @ 23:10:00 GMT di davide

DI TYLER DURDEN (postato da Simon Black via sovereginman.com)
zerohedge.com
La situazione si sta facendo molto preoccupante. Il momento di “far fuori il contante” ed in particolare i tagli da 500€ e 100$ si sta avvicinando.
Lunedì il Presidente della BCE ha affermato che sta seriamente pensando di mettere fuori corso la banconota da 500€.
Ieri l’ex Segretario del Tesoro Larry Summers ha pubblicato un editoriale sul Washington Post dicendo di sbarazzarsi della banconota da 100$.

Eminenti economisti e banche si sono uniti al coro negli ultimi mesi, acclamando la scomparsa del denaro contante.
Il ragionamento è sempre lo stesso: che il contante viene usato solo da criminali, terroristi ed evasori fiscali.
In questo editoriale Summers fa riferimento ad una ricerca di Harvard intitolata “Rendere il lavoro più difficile ai cattivi: caso di studio sull’eliminazione delle banconote di taglio alto”.
Il titolo riassume bene il pensiero comune. All’interno si suggerisce l’eliminazione dei tagli 500e e 100$.
Gli autori sostengono che “senza la possibilità di utilizzare quelle banconote, le persone coinvolte in attività illegali – “i cattivi” del titolo – affronterebbero costi maggiori e maggiori rischi di detenzione. L’eliminazione del contante distruggerebbe il loro “modello di business”.
Personalmente lo trovo comico.
Riesco solo ad immaginarmi un mucchio di burocrati e politicanti chiusi in una stanza che fingono di sapere qualcosa di attività illegali.
Non ha senso. Da quando esiste la civiltà è esistito il crimine. Il crimine esiste da prima del denaro contante e continuerà ad esistere comunque, anche se questo verrà eliminato.
Forse ancora più esilarante è che molti di questi governi in bancarotta sono così disperatamente alla ricerca della crescita economica da contare le attività illegali di narcotraffico e prostituzione nel calcolo del PIL. Ovviamente entrambe le attività sono gestite in contanti.
Paradossalmente, eliminando il contante contrarrebbero il proprio PIL.
Cosa c’è davvero dietro? Perchè eliminare una cosa che solo una minima parte della popolazione usa per attività illegali?
Il contante è il tallone d’Achille del sistema finanziario.
Le Banche Centrali di tutto il mondo hanno mantenuto tassi di interesse prossimi allo zero per quasi otto anni.
Nonostante abbiano creato enormi bolle e un gigantesco ammontare di debito le loro strategie non stanno funzionando.
Specialmente in Europa, il tentativo di innescare la ripresa (insieme al velenoso obiettivo dell’inflazione) è fallito.
Naturalmente, visto che ciò che hanno tentato non ha funzionato, la loro soluzione è di continuare…sempre di più.
I tassi di interesse in Europa ora sono negativi. I tassi giapponesi sono anch’essi negativi.
Persino negli USA, la FED ha ammesso di aver preso in considerazione tassi di interesse negativi.
Non hanno altra scelta: aumentare i tassi manderebbe in bancarotta i governi che supporta e manderebbe a monte ogni speranza di ripresa economica.
Basta osservare quanto bassi siano i tassi negli USA – ma comunque nell’ultimo trimestre il PIL si è fermato. Non si possono permettere di alzare i tassi.
Finchè l’economia mondiale sarà così debole, le Banche Centrali non hanno altra possibilità se non portare i tassi in un territorio ancora più negativo.
Detto ciò, i tassi negativi saranno il cancro del sistema finanziario.
Prima o poi, se le banche devono pagarsi tra loro enormi interessi negativi e alle banche centrali, dovranno necessariamente riversare quegli stessi tassi negativi sui clienti.
Molte banche già lo fanno, specialmente sui depositi più ingenti.
L’abbiamo visto accadere in Europa, dove alcune banche addebitano interessi negativi ai clienti per averne in deposito il denaro e, in circostanze straordinarie, pagano altri clienti per prendere denaro in prestito.
È follia.
Ad un certo punto, comunque, quando i tassi diventeranno così negativi nessuna persona sana di mente avrà più interesse a depositare il proprio denaro nel sistema bancario.
Magari la gente si accorgerà che è più conveniente continuare a prelevare e avere in mano denaro contante.
Sicuramente il contante non frutta interessi, ma non ha nemmeno alcun costo.
Con 200.000$ sul conto corrente ad un tasso negativo dell’1%, il costo che andrà alla banca sarà di 2.000$ all’anno.
Ha chiaramente più senso comprare una cassetta di sicurezza e tenere i contanti a casa.
Il problema è che le banche quel denaro non ce l’hanno.
Non esiste denaro sufficiente nell’intero sistema per coprire una piccola frazione di tutti i depositi bancari.
Ancora più importante: le banche (specialmente in USA ed Europa) sono particolarmente carenti in liquidità.
Investono la maggior parte dei vostri depositi in prestiti o prodotti dal dubbio valore di lungo periodo, per quanto qualsiasi investimento possa apparire idiota.
Molte banche hanno intrapreso un grosso cambio nei bilanci, ciò che era definito “in vendita” ora è “trattenuto a maturare”.
È un trucco di contabilità usato per nascondere le perdite nei portafogli obbligazionari. Ma significa anche che dqueste dispongono di meno liquidità per supportare i prelievi dei clienti.
L’effetto collaterale dei tassi di interesse negativi è che la gente è spinta a tenere il denaro fuori dal sistema bancario.
È chiaro che una crescita dei prelievi farebbe crollare il sistema.
Le banche non vogliono che ciò accada.
Ma dato che le banche centrali non hanno altra scelta se non continuare con questa politica, l’unica opzione logica è bandire il contante ed obbligare i consumatori a lasciare il proprio denaro nel sistema.
Non dubitate, questa è una forma di controllo del capitale e tra poco arriverà anche nel sistema bancario a voi più vicino.

Fonte: http://www.zerohedge.com/
Link: http://www.zerohedge.com/news/2016-02-17/ban-cash-coming-soon
17.02.2016
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Preso da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16250

L’inganno del denaro, principale strumento di controllo globale e sociale

28 giugno 2015

Il denaro nacque per facilitare gli scambi commerciali, per rendere più facile retribuire una prestazione di manodopera, doveva essere uno strumento al servizio dell’umanità, e invece ha finito per essere il principale strumento di oppressione e controllo dei popoli.

L’elite ci induce a pensare che tutto ruoti intorno al denaro, che la qualità della nostra vita dipende dalla quantità di denaro di cui disponiamo, che il successo di un individuo nel mondo di misuri in euro, in dollari o in yen.

E siccome molti sposano questa “visione”, la loro vita diventa davvero in quel modo.

Il culto del denaro è diventato una sorta di religione, che fa sempre più proseliti. E per ottenere denaro, si è sempre più disposti a tutto. E così c’è l’imprenditore disposto a inquinare smaltendo in modo illecito i rifiuti, medici che prescrivono farmaci inutili (se non operazioni inutili, come il medico della Clinica degli orrori di Milano, la “Santa Rita”) il funzionario dello stato che si lascia corrompere, etc. etc.

Una cultura ovviamente impressa grazie ai mass media, e all’intero compartimento della propaganda, compreso cinema, musica e star del calcio, capaci di lanciare nuove mode semplicemente indossando un determinato vestito o tagliandosi i capelli in un certo modo. O magari sostenere che la moneta unica è bellissima e che lavorare gratis va bene “se è per imparare”….

La popolazione, in tutti i settori, è sempre più disposta a tutto per Dio Denaro, ed è questo alla base della decadenza della società, dove milioni di singoli individui antepongono il proprio interesse economico al bene della collettività.

E questo ovviamente accade in tutti gli strati della società, compresa la politica e la pubblica amministrazione.

Ma tutto questo ha conseguenze anche sui giovani, che crescono con il mito di diventare cantanti, calciatori e simili, non gli viene certo trasmessa la passione per le cose costruttive, per informarsi, per capire… no, anzi questo viene ostacolato.

Un’altra leva fondamentale, è il sesso: un’istinto primordiale, un’esigenza imprescindibile per qualsiasi essere vivente. La società odierna è iper-sessualizzata, ovvero gli “stimoli” sono costanti, con corpi seminudi, se non nudi, e ammiccanti continuamente proposti da tutti i media, dalla TV ai giornali e persino su internet. Per non parlare delle mode sempre più provocanti.

Viene fatto vedere al popolino il ricco panzone 60enne che fa il bagno avvinghiato ad una modella poco più che ventenne, la stessa modella che ti hanno fatto sognare con il calendario o il servizio osè.

Soldi = bella vita, belle donne, tante donne… etc. etc.

E ovviamente fanno in modo che tu veda il lusso di chi sta bene, devi sognarlo e desiderarlo fino a diventarne schiavo!

Vi invito ad ascoltare le riflessioni proposte dal personaggio “Adam Kadmon” di Mistero: ascoltatelo senza pregiudizi, lasciate perdere il personaggio più o meno credibile e concentratevi sulle sue parole, in questo caso molto significative.

Se poi sapete chi controlla praticamente tutti i soldi che circolano nel mondo, indebitando le nazioni e conquistando sempre più potere, allora sapete bene quanto sia importante e incisivo per le sorti del mondo tutto questo… e il quadro dovrebbe esservi piuttosto chiaro.

Informatevi sul sistema monetario, ormai la letteratura sul tema è ampia

Veritanwo

Preso da: http://veritanwo.altervista.org/linganno-del-denaro-principale-strumento-di-controllo-globale-e-sociale/#