La Bolivia con le nazionalizzazioni consegna un bonus agli studenti da 12 anni

Da queso lunedì ha avuto inizio in Bolivia il pagamento del bonus Juancito Pinto che da ben 12 anni viene consegnato agli studenti boliviani come incentivo affinché questi frequentino regolarmente le scuole e ai loro genitori in modo che possano avere un piccolo reddito aggiuntivo per acquistare elementi necessari all’istruzione.
La Bolivia con le nazionalizzazioni consegna un bonus agli studenti da 12 anni
Il bonus del valore di 200 pesos boliviani è destinato a 2,2 milioni di studenti afferenti la scuola primaria e secondaria in Bolivia. Secondo i dati forniti dal ministero della Pubblica Istruzione il bonus Juancito Pinto, istituito da dodici anni, è riuscito a ridurre il tasso di abbandono scolastico nella scuola primaria dal 6,5% all’1,8%; mentre nella scuola secondaria dal’8,5% al 4%.«Questo bonus è possibile grazie alla nazionalizzazione» degli idrocarburi, ha spiegato attraverso il proprio account Twitter il presidente Evo Morales.

Morales ha promosso dal 2006, quando è diventato presidente, un processo di nazionalizzazione delle risorse naturali e di società statali privatizzate in modo che i profitti avvantaggino la popolazione attraverso bonus sociali.
Il presidente ha spiegato che per l’erogazione di questo bonus non ci saranno contributi dal Tesoro Generale della Nazione (TGN), dal momento che i 440 milioni di pesos boliviani che fanno parte del pagamento del bonus provengono da società statali e nazionalizzate.

«Il risultato del bonus è che abbiamo abbassato l’abbandono scolastico, soprattutto a livello primario, il che significa che non ci saranno nuovi analfabeti. Sappiamo tutti leggere e scrivere, in questi tempi per costituzione è un obbligo di laurearsi», ha dichiarato il presidente.

La gestione economica di Evo Morales basata sulle nazionalizzazioni, da qualcuno definita ‘evonomics’, ha permesso alla Bolivia, il paese più povero e arretrato del continente latinoamericano, di essere la nazione che da due anni fa registrare la maggiore crescita del PIL in America Latina.

Oltre ad aver abbattuto significativamente il tasso di povertà nel paese.

A reti unificate ci raccontano che il socialismo porta solo miseria e instabilità sociale. Il successo boliviano mostra il contrario. Sono invece le politiche neoliberiste a rovinare irrimediabilmente quei paesi che hanno la sventura di adottarle. Gli esempi di Brasile e Argentina sono paradigmatici in tal senso.

Nei due giganti latinoamericani le disuguaglianze sono esplose. La povertà schizzata alle stelle. Il tessuto sociale ormai disgregato. Con Buenos Aires che si trova nuovamente, come all’inizio del millennio, alle soglie di un default le cui conseguenze saranno interamente scaricate sul popolo.

Ma qualcuno ha ancora il coraggio di credere e propagandare una simile ottusa teoria economica.

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Onu, la grande ipocrisia: l’Arabia Saudita nel Consiglio dei Diritti Umani( nel 2016), la Russia esclusa

Se Mosca ha perso il suo seggio al Consiglio dei Diritti Umani Onu, chi non si scolla dalla poltrona è l’Arabia Saudita. Che nel 2015 ha battuto il record di esecuzioni, e continua a bombardare lo Yemen
Perché l'Arabia Saudita è nel Consiglio dei Diritti Umani Onu? (© )
Perché l’Arabia Saudita è nel Consiglio dei Diritti Umani Onu? (© )
NEW YORK – Che la storia delle Nazioni Unite sia costellata di ambiguità e decisioni controverse non è affatto una novità. Ma il culmine del paradosso lo si raggiunge dando uno sguardo alla composizione del Consiglio Onu per i Diritti Umani. Che il 28 ottobre scorso ha «rinnovato» il suo aspetto, assegnando i 147 seggi disponibili eletti a scrutinio segreto. Ebbene, oggi nel Consiglio vediamo seduti due Paesi come l’Arabia Saudita e l’Egitto. Grande esclusa, invece, la Russia, bersagliata da mesi per il suo controverso intervento in Siria a fianco di Bashar al Assad.

Arabia Saudita nel 2016 ai vertici del Consiglio
Quanto all’Egitto, la sua elezione nel Consiglio ha fatto parecchio scalpore, soprattutto nel Belpaese. Perché il caso Regeni, caso sul quale ancora non si è fatta luce a causa dell’omertà del Cairo, è vivido nella memoria degli italiani tutti. Se possibile ancora più stupefacente la presenza dell’Arabia Saudita, il cui ambasciatore, Faisal bin Hassan Trad, è stato addirittura nominato a capo dello stesso Consiglio per l’anno 2016. Una decisione, presa nel settembre 2015, molto criticata dagli attivisti, visto che era appena stato condannato a morte il 20enne Ali Mohammed Al Nimr, arrestato a soli 17 anni per aver partecipato a una manifestazione contro il regno saudita. Senza contare che Riad era ed è attualmente impegnata, nel silenzio della comunità internazionale, a bombardare lo Yemen, causando migliaia di vittime.
Il record delle esecuzioni nel mondo
Il curriculum dell’Arabia Saudita parla da solo. I sauditi detengono il triste record delle esecuzioni nel mondo: sono centinaia i condannati uccisi dalla spada dei boia di Riad negli ultimi dieci anni. Dal 2011 le esecuzioni sono tornate a registrare numeri intorno al centinaio ogni anno, trend che non accenna a invertirsi: e il 2015 è stato l’anno che ha fatto segnare il maggior numero di esecuzioni dal 1995. Tra agosto 2014 e giugno 2015 sono state messe a morte almeno 175 persone, una media di un’esecuzione ogni due giorni.
Alla faccia dei diritti umani
Lapidazione, impiccagione e, soprattutto, decapitazione in pubblico sono le tecniche di esecuzione previste dalle leggi saudite. E tra i reati punibili con la pena di morte ci sono, oltre all’omicidio, anche adulterio, sodomia e omosessualità. Un’altra categoria a rischio è quella dei lavoratori provenienti dai Paesi più poveri dell’Asia Centrale e del sud-est asiatico, ridotti in schiavitù, costretti a lavorare in condizioni inumane, senza diritti, garanzie, privati di cibo e acqua e vittime di violenze. Anche per le donne, il cui processo di emancipazione procede decisamente a rilento, le discriminazioni di genere rimangono molto forti: possono studiare e laurearsi, ma spesso l’ostacolo più grande si ha al momento dell’accesso al lavoro. Ci sono donne che ricoprono anche incarichi di alto livello all’interno delle aziende del Paese, ma generalmente appartengono a un élite sociale ed economica.
Amici dei terroristi
Senza contare il supporto operativo ed economico che le petromonarchie del Golfo Persico forniscono al terrorismo che distrugge il Medio Oriente e minaccia l’Occidente (ASCOLTA ANCHE «Terrorismo, ‘Occidente complice perché è migliore amico dei migliori amici dei terroristi’»). Nonostante tutto questo, Riad rimane uno dei «migliori amici» dell’Occidente nella regione, e continua a essere foraggiata di armi dalle civili democrazie dell’Ovest (tra cui anche dall’Italia: LEGGI ANCHE: «Quelle bombe italiane all’Arabia Saudita, su cui indaga la procura di Brescia»). E soprattutto, conserva il suo seggio dorato nel Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, uno Stato che viola sistematicamente i diritti umani in patria e all’estero.
L’appello di Amnesty e di Human Rights Watch
Proprio per questo motivo, lo scorso giugno Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di sospendere l’Arabia Saudita dal Consiglio dei Diritti Umani «fino a quando non cesserà gli attacchi illegali condotti nello Yemen dalla coalizione di cui è alla guida e tali attacchi non saranno oggetto di indagini credibili e imparziali». Secondo le due organizzazioni, Riad, nello scenario yemenita, si è macchiata di orribili crimini di guerra. «Le ampie prove disponibili sui crimini di guerra commessi dalla coalizione a guida saudita nello Yemen avrebbero dovuto essere indagate dal Consiglio dei diritti umani. Invece, l’Arabia Saudita ha sfruttato cinicamente la sua posizione all’interno dell’organismo per impedire una risoluzione che avrebbe avviato un’indagine internazionale e per far approvare un’inutile risoluzione per l’istituzione di una commissione d’inchiesta yemenita: commissione che, nove mesi dopo, non ha fatto nulla per indagare sulle denunce di crimini di guerra e altre gravi volazioni dei diritti umani», ha sottolineato Richard Bennet, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso le Nazioni Unite.
Le pressioni di Riad
Ma come ha potuto l’Arabia Saudita mantenere il proprio ruolo nel Consiglio nonostante le evidenti e macroscopiche violazioni degli standard sui diritti umani? Semplice: facendo pressioni. Perchè Riad ha più volte evitato di essere chiamata a rispondere del suo operato, premendo sulle Nazioni Unite affinché la coalizione a guida saudita impegnata nel conflitto dello Yemen venisse tolta dall’elenco degli Stati e dei gruppi armati che nel 2015 hanno violato i diritti dei bambini nei conflitti armati. Per ottenere questo risultato, l’Arabia Saudita ha minacciato di ritirarsi dalle Nazioni Unite, di cessare di finanziare i progetti umanitari e di portare su queste posizioni i Paesi amici. E nonostante le numerose prove a disposizione sui crimini di guerra, i principali alleati dell’Arabia Saudita, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Italia, non hanno smesso di inviare armi da usare nello Yemen.
Il metodo di assegnazione dei seggi: Riad non aveva competitor, la Russia sì
Chi invece al Consiglio dei Diritti Umani non conserva più il suo seggio è la Russia. Che l’Occidente – impassibile davanti alla condotta dell’Arabia Saudita – ha spesso accusato platealmente di crimini di guerra in Siria, accuse sempre respinte da Mosca. I media russi hanno molto criticato tale decisione, inquadrandola nella «mania antirussa» degli ultimi tempi. C’è da dire che la stessa modalità in cui vengono assegnati i seggi è piuttosto controversa, ed è una delle ragioni per cui Riad è riuscita ad ottenerne uno mentre Mosca no. Perché l’assegnazione viene gestita sulla base di cinque gruppi regionali. Quest’anno, per quello asiatico c’erano 4 candidati per i 4 posti disponibili, conquistati quindi a mani basse da Arabia Saudita, Cina, Giappone e Iraq. Quanto al gruppo dell’Est Europa, Croazia, Russia e Ungheria si sono contesi i due posti disponibili. La Russia è rimasta esclusa.
La grande ipocrisia
Ora, se a seguito dell’intervento siriano per qualcuno sarà anche comprensibile l’esclusione della Russia (ma tanto ci sarebbe da dire sulle stesse civili democrazie occidentali), la presenza dell’Arabia Saudita rimane ad ogni modo inconcepibile. E rende evidente come tale meccanismo di assegnazione concorra a creare storture e a minare l’integrità di un organismo come il Consiglio dei Diritti Umani, dove i seggi dovrebbero essere assegnati innanzitutto sulla base del comportamento dei singoli candidati. Invece, gli Stati che conquistano il proprio seggio senza competizione – come accaduto per Riad – finiscono per non essere scrutinati in base al proprio curriculum. Secondo Human Rights Watch, ogni candidato dovrebbe guadagnarsi il proprio posto, indipendentemente da accordi dietro le quinte e equilibri prettamente numerici. Perché il fatto che il grande amico dell’Occidente Riad sieda in un organismo preposto alla tutela dei diritti umani (e ne sia stata anche ai vertici) è una insostenibile e inaccettabile ipocrisia.

Preso da: http://esteri.diariodelweb.it/esteri/articolo/?nid=20161104_395177

Hillary, la saudita

29 agosto 2016

ANDATE ALL’INFERNO!
State attenti a criticare Hillary Clinton: potreste finire all’inferno. Sul serio, lo ha detto James Carville, uno dei più influenti consiglieri politici della signora e già responsabile della sua campagna presidenziale nel 2008 (quando fu sconfitta alle primarie democratiche da Barack Obama).
Di fronte alle perplessità sul sistema di finanziamento della Fondazione di Hillary e Bill, è stato categorico: “qualcuno potrebbe finire all’inferno per questo”, perché l’attività che essa svolge è “un grande atto di carità”.

Se avessimo saputo del rischio che correvamo, non avremmo scritto, tre mesi fa un articolo in cui raccontavamo la quantità impressionante di denaro drenato nelle tasche personali dei coniugi Clinton per la loro attività di speechmaking: 30 milioni di dollari solamente tra il 20014 e il 2015; denaro che proviene da aziende private e sopratutto da Banche d’Affari (la famosa Goldman Sachs in testa) disposte a pagare prezzi esorbitanti per ascoltare a porte chiuse il Verbo di Hillary e Bill.

Ma siccome “perseverare è diabolico”, noi ritorniamo sul tema perché rappresenta una chiave di lettura importante della deriva della democrazia americana e del sistema di potere che ambisce ad occupare la Casa Bianca.
La notizia riguarda i copiosi finanziamenti alla Clinton Foundation (la Fondazione di famiglia), tutti leciti per carità, ma che mostrano come, sulla politica di Washington, forse aveva ragione il grande giornalista Michael Kinsley: “lo scandalo non è ciò che è illegale ma ciò che è legale”.
In America sospettano che Hillary Clinton abbia utilizzato il proprio ruolo politico (prima come Segretario di Stato, poi come candidato alla Presidenza) come merce di scambio per finanziamenti da parte di gruppi privati e governi.
Judicial Watch, un’organizzazione no-profit di area conservatrice, ha reso pubbliche centinaia di  pagine di mail tra l’entourage della Clinton e alcuni donatori della Fondazione che sembrano avallare lo scandalo. D’altro canto già in precedenza sospetti erano emersi come come nel caso della Boeing che, nel 2009, donò 1 milione di dollari alla Fondazione Clinton subito dopo aver chiuso un accordo commerciale di quasi 4 miliardi con la Russia il cui principale sponsor politico era stata il Segretario di Stato Hillary Clinton.
I MILIONI SAUDITI
La Clinton Foundation è un ente filantropico, che svolge attività caritatevoli in tutto il mondo. Si occupa di povertà, immigrazione, ricerca, ambiente e sopratutto di diritti civili; per questo sorprende vedere tra i principali finanziatori della Fondazione, le monarchie del Golfo Persico che sono espressione delle peggiori tirannie esistenti.
L’Arabia Saudita ha donato tra i 10 e i 25 milioni di dollari (così il range indicato dalla stessa Fondazione).
Il Kuwait tra i 5 e i 10 milioni (più o meno quanto la Fondazione di Elton John).
Qatar, Emirati Arabi ed Oman, tra 1 e 5 milioni di dollari (lo stesso range di Steven Spielberg, della Coca Cola Foundation e di Goldman Sachs).
A queste si aggiungono molte donazioni di privati come la Dubai Foundation, organizzazioni un po’ ambigue come Friends Of Saudi Arabia, membri della Casa reale come Turki bin Faisal Al Saud, miliardari sauditi come Al-Walid bin Talal, holding e multinazionali di Dubai come Al Dabbagh Group Holding.
Insomma il variegato mondo wahabita, che nega diritti umani e democrazia, finanzia una Fondazione che vuole diffondere diritti umani e democrazia. La contraddizione la vedo solo io? Ovviamente no. Glenn Greenwald, importante giornalista d’inchiesta di area liberal è stato molto chiaro in proposito: Tutti coloro che desiderano sostenere che i sauditi abbiano donato milioni di dollari alla Fondazione Clinton per il desiderio magnanimo di aiutare le sue cause benefiche, alzino la mano”.
Per carità molti governi stranieri finanziano la Fondazione Clinton; anche il nostro, attraverso il Ministero dell’Ambiente dal 2013. Ma noi siamo ancora un democrazia (forse) liberale (forse); di certo non siamo una teocrazia oscurantista che reprime i diritti umani, sponsorizza il terrorismo islamico e diffonde l’integralismo salafita per il mondo.
In effetti è difficile pensare che i monarchi sauditi siano interessati ai diritti gay visto che a casa loro li perseguitano e li mettono a morte. Difficile credere che le teocrazie più oscurantiste del pianeta Terra e sponsor dei movimenti islamisti più integralisti, abbiano a cuore i diritti delle donne. Difficile credere che dalle parti del Golfo Persico si preoccupino delle condizioni degli immigrati visto che in Qatar li sfruttano in condizioni simili ai lavori forzati come ha denunciato Amnesty International.
E non è paradossale che la Fondazione di un ex Segretario di Stato Usa si faccia finanziare da un paese che lo stesso Dipartimento di Stato Usa (che dal Segretario di Stato dipende) mette nella black list per “traffico di esseri umani”?
DUE PESI, DUE MISURE
Due anni fa in Europa fece scalpore la notizia che una banca privata russo-ceca (First Czech Russian Bank) avesse concesso un prestito al Front National di Marine Le Pen; 9 milioni di euro per la precisione, destinati a finanziare il partito in vista delle future campagne politiche. I media europei fecero a gara nel denunciare la prova lampante che Putin metteva le mani sui partiti politici europei anti-Ue.
In Italia capofila di questa scemenza fu il solito Corriere della Sera (e come poteva non essere) con un articolo delirante in cui definì che la banca privata, la “banca di Putin”.
Badate bene: in questo caso si trattava di un prestito (e non di una donazione a fondo perduto come per la Clinton) di una banca privata (e non di un governo come per la Clinton) ad un partito politico (e non direttamente alla Fondazione di famiglia, come per la Clinton). Eppure gli stessi media che gridarono allo scandalo per il caso Le Pen, sono rimasti sorprendentemente silenziosi per il caso della signora Hillary.
Per la cronaca, la First Czech Russian Bank era talmente “di Putin” che la Banca Centrale russa le ha recentemente revocato la licenza ad operare (in pratica quello che Bankitalia non fece con MPS).
CUORE E PORTAFOGLIO
Dei tanti scandali che attraversano la campagna presidenziale di Hillary Clinton, quello dei finanziamenti sauditi alla sua Fondazione e a lei stessa, sembra essere il più imbarazzante; ancora più dei disastri della politica estera o del MailGate.
Rimane una verità non consolante: per il Partito Democratico americano vale la stessa regola del Partito Democratico italiano: più il cuore è a sinistra e più il portafoglio sta rigorosamente a destra. In questo la sinistra di tutto il mondo è perfettamente coerente con se stessa.

Su Twitter: @GiampaoloRossi

Preso da: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2016/08/29/hillary-la-saudita/

I “pirati” di Soros denunciano l’Italia

di Francesca Totolo (Esclusiva Byoblu)

Fare dell’Algeria un’altra Libia. Lo comanda il philosophe

venerdì, maggio 20, 2016

Nel febbraio 1982,  la rivista del sionismo mondiale, Kivunim (Direttive, in ebraico) pubblicava un  approfondito  studio dal titolo “Una strategia per Israele negli anni ‘80”.  Firmato dall’agente israeliano Oded Yinon, l’articolo notava come tutti i paesi islamici potenziali nemici di Israele fossero, al loro interno, minati da divisioni religiose ed etiche; e proponeva di istigare le discordie e le fratture, onde destabilizzare i paesi e spezzarli in piccoli stati settari, in lotta perpetua tra loro. Anzitutto, il piano Yinon citava l’Irak di Saddam: “l’Iraq, ricco di petrolio e lacerato internamente, è sicuramente un candidato degli obiettivi  d’Israele. La sua dissoluzione è ancora più importante per noi di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. (…)  l’obiettivo più importante, spezzare l’Iraq in domini come Siria e Libano. In Iraq, la divisione in province lungo linee etno-religiose, come in Siria durante il periodo ottomano, è possibile. Così esisteranno almeno tre Stati attorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e le aree sciite del sud si separeranno dal nord sunnita e curdo”.  Ma anche Siria, Libano, Egitto, ed altri stati erano passati in rassegna come candidati alla destabilizzazione e frammentazione.

(Qui sotto il testo integrale del Piano:
Bisognò attendere l’occasione propizia, che si presentò con l’attentato  di Al Qaeda del 11 settembre 2001  il Piano Kivunim, con le armi americane, l’espansione della democrazia o l’intervento umanitario,  la formazione di gruppi jhadisti,  Al Qaeda, ISIS, primavere arabe complicità europee, nonché l’aiuto di volonterosi sayanim,   è in via di puntuale realizzazione.  Irak, Afghanistan, Siria, Egitto, Tunisia  sono stati sovvertiti, ridotti in macerie e guerra intestina, messi in mano a terroristi di un estremismo islamico folle.  Pochi paesi  sono rimasti (per ora) indenni dall’azione destabilizzatrice.  Fra questi, il più importante economicamente  l’Algeria, resiste  – perché il regime ha combattuto negli anni ’90 una guerra di eradicazione dell’islamismo, e  veglia con estrema attenzione alle infiltrazioni di jihadisti  da oltre confine.
Adesso è scoccata l’ora per lo smembramento anche dell’Algeria. Il segnale viene da Bernard Henry Lévy  (d’ora poi  BHL) , l’ex “Nouveau philosophe” ora incartapecorito neocon. Il 17 aprile scorso, sulla   sua rivista di lusso La Régle du Jeu,  ha espresso il suo sostegno al MAK (Movimento di  Autonomia della Kabila), un gruppo berbero indipendentista che da tempo conduce attentati  ed attacchi ai militari algerini.  “Kabili, un popolo senza riconoscimento in Algeria”, esordisce BHL; “come i curdi”, e  dà il suo appoggio al preteso “governo provvisorio della Kabila”  formato dal MAK (un movimento che è ben lungi dall’avere il sostegno della popolazione kabila), che secondo il philosophe lotta “per una società libera, aperta, democratica e laica”.  BHL ha appoggiato una manifestazione del MAK che si è tenuta a  Parigi il 17 aprile,  dove si sono celebrate le vittime  della  “repressione” contro i kabili, e si sono invitate  le organizzazioni per i diritti  umani a interessarsi alle rivendicazioni dei  kabili.
express
Ciò che rende pericoloso questo appello è il fatto che BHL,  come personaggio televisivo   di una certa “cultura” francese, e agente di una lobby,  ha avuto una parte fondamentale nell’incitare  Sarkozy a intervenire in Libia per rovesciare Gheddafi  nel 2011. Oggi,  ad anni di  distanza, in occasione del suo ultimo libro (ne sforna uno all’anno: questo si chiama L’esprit du judaïsme)  ha ribadito  la sua  ideologia di bellicista  per i diritti umani:  “Il ruolo degli intellettuali è dire che ci sono situazioni in cui la pace è peggio della guerra”.  E quanto al fatto che la Libia è piombata nel caos più sanguinoso, ha detto di non avere “alcun” ripensamento: “Una democrazia  non si costruisce in un giorno.  Ci vuole tempo e pazienza. Ciò comporta sangue, lacrime, a  volte dei ritorni indietro….”, ha detto filosoficamente il philosophe .
Benché sia un  personaggio macchiettistico, BHL  è anche un insuperabile promotore di sé stesso, e sa essere onnipresente sui media. Al festival di Cannes ha presentato perfino un su film, Peshmerga: girato  fra Mossul ed Erbil, perché  sì, BHL l’anno scorso è stato sul posto per dare appoggio con la sua luminosa presenza ai combattenti curdi che si battono per la democrazia e l’indipendenza.  Ed  ha inondato  i media francesi di foto sue: mentre  parla col comandante Barzani nascosto dietro una trincea di sacchetti di sabbia   sempre esibendo la costosa camicia bianca aperta sul petto avvizzito; lui alla testa delle ragazze combattenti….
Senza paura
Senza paura
Con Barzani in trincea
 
Perché sono  decenni che accorre dovunque nel mondo sia necessario il suo sostegno  per la democrazia e la civiltà contro la barbarie; naturalmente con un intero ufficio-stampa e propaganda al seguito, che diffonde le sue immagini ed esalta il suo mito, promuovendo i suoi libri.
E’ stato a Kiev, a sostenere i nazi contro  Mosca….Non senza qualche cedimento alla “narrativa”, una specialità ebraica: come nel 1982 quando raccontò di essere arrivato, con marce forzate in Afghanistan, fino al covo del generale Massoud per consegnargli delle radio-trasmittenti: una balla. O quando nel ’93  si fece intervistare e fotografare mentre stava accovacciato dietro un muro,  come fosse sotto il tiro dei cecchini; poi il Canard Enchainé mostrò la foto non tagliata, e fece vedere che dall’altra parte del muro passavano delle persone tranquille, perché nessuno stava sparando.
canard
Sarajevo, sotto il fuoco….
Apparentemente da quarant’anni BHL si  reca nei luoghi delle guerre civili più sanguinose (in parte provocate da lui, o dal Piano Kivunim) allo scopo di farsi del  selfie.  In Francia è diventato lo zimbello dei vignettisti.
...alle Termopili
BHL  alle Termopili
Ma sarebbe un errore sottovalutarne la pericolosità.  L’accerchiamento dell’Algeria si stringe: la Tunisia, che aveva negato agli Usa una base militare sul suo territorio,  dopo i sanguinosi attentati di “Al Qaeda” sulle spiagge che hanno rovinato per sempre il turismo, unica  risorsa, ha capito la lezione ed adesso gli americani hanno la loro base. Nel Sud,  guerriglieri berberi o “Al Qaeda” sono armati ed addestrati da chissà chi nell’amplissimo, incontrollabile spazio nord-sahariano.
E soprattutto, il fondatore del MAK, il movimento indipendentista kabilo appoggiato da  BHL – si chiama Ferhat Mehenni, è esiliato in Canada  –    nel 2015  ha chiesto ufficialmentel’aiuto di Israele per “i diritti del popolo kabilo, una  regione berbera occupata dagli Arabi”.  Il sito ultra-sionista  e neocon “EuropeIsrael” ha accolto e promosso con entusiasmo la richiesta.
Del resto sono anni che Israele coltiva le relazioni col MAK,  opportuno  strumento di sovversione. Nel maggio 2012 una delegazione di Movimento è  stata ricevuta in visita ufficiale, su invito del capo delle relazioni estere del Likud, Jacques Kopfer. Ovviamente ciò ha suscitato i più vivi sospetti ad Algeri.   Il portavoce del ministero degli esteri di Algeri disse allora: sappiamo che esiste “un tracciato di rotta”   di “ progetti scellerati per attentare all’unità nazionale”. Un’allusione al Piano Kivunim. Adesso, BHL ha dato il segnale: dopo la Siria, la Libia, l’Irak, tocca all’Algeria?
libia
Nella Libia da lui liberata

 

 

controstoria di Muammar Gheddafi.

LA LIBIA DI GHEDDAFI: LA LIBIA CHE NON SI LEGGE SUI GIORNALI 

gheddafi

Testimonianza di un tecnico ENI (anno 2011) 

Sono stato in Libia, da lavoratore, fino al 21 febbraio scorso quando, costretto dagli eventi, ho dovuto abbandonarla con l’ultimo volo di linea Alitalia.

Ho avuto modo di conoscere gran parte del Paese, da Tripoli a Bengasi, a Ras Lanuf a Marsa El Brega a Gadames, non frequentando gli ambienti dorati, ovattati e distaccati dei grandi alberghi, ma vivendo da lavoratore tra lavoratori e a quotidiano contatto con ambienti popolari, sempre riscontrando cordialità e sentimenti di amicizia per certi versi inaspettati e sorprendenti. Non era raro per strada sentirsi chiedere di poter fare assieme una fotografia da chi si accorgeva di stare incrociando degli italiani, peraltro numerosissimi anche per le tantissime imprese che vi operavano, dalle più grandi (ENI, Finmeccanica, Impregilo ecc.) alle più piccole (infissi, sanitari, rubinetterie, arredamenti ecc.), in un ambiente favorevolissimo, direi familiare…

Da quello che ho potuto constatare il tenore di vita libico era abbastanza soddisfacente: il pane veniva praticamente regalato, 10 uova costavano l’equivalente di 1 euro, 1 kg di pesce spada circa 5 euro, un litro di benzina circa 10 centesimi di euro; la corrente elettrica era di fatto gratuita; decine e decine di migliaia di alloggi già costruiti e ancora in costruzione per garantire una casa a tutti (150-200 m2 ad alloggio….); l’acqua potabile portata dal deserto già in quasi tutte le città con un’opera ciclopica, in via di completamento, chiamata “grande fiume”; era stata avviata la costruzione della ferrovia ad alta velocità e appaltato il primo lotto tra Bengasi e il confine egiziano della modernissima autostrada inserita nell’accordo con l’Italia; tutti erano dotati di cellulari, il costo delle chiamate era irrisorio, la televisione satellitare era presente sostanzialmente in ogni famiglia e nessun programma era soggetto a oscuramento, così come internet alla portata di tutti, con ogni sito accessibile, compreso i social network (Facebook e Twitter), Skype e la comunicazione a mezzo e-mail.

Dalla fine dell’embargo la situazione, anche “democratica”, era migliorata tantissimo e il trend era decisamente positivo: i libici erano liberi di andare all’estero e rientrare a proprio piacimento e un reddito era sostanzialmente garantito a tutti.

Quando sono scoppiati i primi disordini, la sensazione che tutti lì abbiamo avuto è stata quella che qualcuno stava fomentando rivalità mai sopite tra la regione di Bengasi e la Tripolitania, così come le notizie che rilanciavano le varie emittenti satellitari apparivano palesemente gonfiate quando non addirittura destituite da ogni fondamento: fosse comuni, bombardamenti di aerei sui dimostranti ecc.

Certamente dal punto di vista democratico i margini di miglioramento non saranno stati trascurabili, del resto come in tanti altri paesi come l’Arabia Saudita, la Cina, il Pakistan, la Siria, gli Emirati Arabi, il Sudan, lo Yemen, la Nigeria ecc. ecc… e forse anche un po’ da noi! Pertanto prima o poi qualcuno dovrà spiegare perché in questi Paesi non si interviene…
Sono triste e amareggiato al pensiero di come sarò considerato dagli amici libici che ho lasciato laggiù dopo questa scellerata decisione di stupidissimo interventismo!

Guido Nardo -Ingegnere Gruppo ENI
www.thefrontpage.it/2011/03/24/la-l…e-sui-giornali/

LA DISTRUZIONE DEL TENORE DI VITA DI UN PAESE: QUELLO CHE LA LIBIA AVEVA RAGGIUNTO, QUELLO CHE È STATO DISTRUTTO

22 settembre 2011

By coriintempesta
di: Prof. Michel Chossudovsky

“Non c’è domani” sotto una rivolta di Al Qaeda promossa dalla NATO .

Mentre veniva insediato un governo di ribelli “pro-democrazia”, il paese è stato distrutto.
Sullo sfondo della propaganda di guerra, le conquiste economiche e sociali della Libia nel corso degli ultimi venti anni sono state brutalmente rovesciate:
La Giamahiria Araba Libica ha avuto un alto tenore di vita e un robusto apporto calorico pro capite giornaliero di 3144 calorie. Il paese ha fatto passi da gigante nel campo della sanità pubblica e, dal 1980, il tasso di mortalità infantile è sceso dal 70 ogni mille nati vivi al 19 nel 2009. L’aspettativa di vita è salita dai 61 ai 74 anni durante lo stesso arco di anni. (FAO, Roma,Libya, Country Profile)

Secondo settori della ”sinistra progressista” che hanno avallato il mandato R2P (responsabilità di proteggere) della NATO, per non parlare dei terroristi che vengono accolti, senza riserve, come “liberatori“:
“ La gente è entusiasta di ricominciare da capo. C’è un vero senso di rinascita, una sensazione che le loro vite stanno ricominciando nuovamente“.(DemocracyNow.org, 14 settembre 2011- enfasi aggiunta)
“Ripartire“ sulla scia della distruzione? Paura e disperazione sociale, innumerevoli morti e atrocità, ampiamente documentate dai media indipendenti. Nessuna euforia ….Si è verificata una storica inversione nello sviluppo economico e sociale del paese. I risultati ottenuti sono stati cancellati.

L’invasione e l’occupazione della NATO contrassegnano la rovinosa “rinascita“ del livello di vita della Libia. Questa è la verità proibita e taciuta: un intera nazione è stata destabilizzata e distrutta, la sua gente spinta verso un abissale povertà.

L’obiettivo dei bombardamenti della NATO è stato sin dall’inizio quello di distruggere lo standard di vita del paese, le sue infrastrutture sanitarie, le sue scuole e gli ospedali, il suo sistema di distribuzione dell’acqua. E poi “ricostruire” con l’aiuto di finanziatori e creditori sotto la guida del FMI e della Banca mondiale.
I diktat del ”libero mercato” sono una condizione indispensabile per l’ installazione di una “dittatura democratica” in stile occidentale.

Circa 9.000 sortite d’attacco, decine di migliaia di obiettivi civili: aree residenziali, edifici governativi, impianti di approvvigionamento idrico e di energia elettrica. (Vedi comunicato della Nato, 5 settembre 2011. – 8.140 sortite d’attacco dal 31 marzo al 5 settembre 2011)
Una nazione intera è stata bombardata con gli ordigni più avanzati, tra cui munizioni all’uranio impoverito.

Già nel mese di agosto, l’UNICEF ha avvertito che i bombardamenti della NATO sulle infrastrutture idriche della Libia “potrebbero trasformarsi in un’epidemia sanitaria senza precedenti“. (Christian Balslev-Olesen , responsabile dell’ Ufficio Unicef in Libia, agosto 2011).

Nel frattempo gli investitori e i finanziatori si sono posizionati. ”La guerra fa bene agli affari“. La NATO, il Pentagono e le istituzioni finanziarie internazionali basate a Washington (IFIs) operano in stretto coordinamento. Quello che è stato distrutto dalla NATO verrà ricostruito, finanziato da creditori esteri della Libia sotto la guida del ” Washington Consensus ”:

“In particolare, la Banca Mondiale è stata incaricata di esaminare la necessità di riparazione e ripristino dei servizi nei settori dell’acqua, dell’energia e dei trasporti [bombardati dalla Nato] e, in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, sostenere la preparazione del bilancio [le misure di austerità] e aiutare il settore bancario a rimettersi in piedi [la banca centrale libica è stato uno dei primi edifici governativi adessere bombardato]. ” (World Bank to Help Libya Rebuild and Deliver Essential Services to Citizens enfasi aggiunta).

I risultati dello sviluppo della Libia

Qualunque siano le proprie opinioni riguardo Gheddafi, il governo libico post-coloniale ha giocato un ruolo chiave nell’eliminazione della povertà e nello sviluppo delle infrastrutture sanitarie ed educative del paese. Secondo la giornalista italiana Yvonne de Vito: “A differenza di altri paesi che hanno attraversato una rivoluzione – la Libia è considerata la Svizzera del continente africano ed è molto ricca, le sue scuole ed i suoi ospedali sono gratuiti per il popolo. Le condizioni per le donne sono molto migliori rispetto ad altri paesi arabi ”. (Russia Today, 25 agosto 2011)

Questi sviluppi sono in netto contrasto con quello che molti paesi del Terzo Mondo sono stati in grado di “conquistare” sotto la ”democrazia” e la “governance” in stile occidentale nell’ambito del programma di aggiustamento strutturale (SAP) del FMI-Banca Mondiale .

Assistenza Sanitaria pubblica

L’ assistenza sanitaria pubblica in Libia prima dell’ ”intervento umanitario” della NATO era la migliore in Africa. ”L’assistenza sanitaria è [era] a disposizione di tutti i cittadini gratuitamente dal settore pubblico. Il paese vanta il più alto tasso di alfabetizzazione e di iscrizioni alle strutture educative in Nord Africa. Il governo sta [stava] in modo sostanziale aumentando il budget di sviluppo per i servizi sanitari … . (OMS- Libya Country Brief )
Confermato dalla Food and Agriculture Organization (FAO), la denutrizione era inferiore al 5%, con un apporto calorico giornaliero pro capite di 3144 calorie. (I dati FAO dell’apporto calorico indicano la disponibilita anzichè il consumo).

La Gran Giamahiria Araba Libica forniva ai suoi cittadini quello che è negato a molti americani:assistenza sanitaria e istruzione gratuita, come confermato dai dati OMS e dall’UNESCO.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): l’ aspettativa di vita alla nascita era di 72,3 anni (2009), tra le più alte nel mondo sviluppato.
Il tasso di mortalità sotto i 5 anni ogni 1000 nati vivi è diminuito da 71 nel 1991 a 14 nel 2009
(www.who.int/countryfocus/cooperatio…rief_lby_en.pdf)

LIBIA INFORMAZIONI GENERALI – 2009 – FONTE: UNESCO – LIBYA COUNTRY PROFILE –

Crescita demografica annua (%) ^ 2,0

Popolazione 0-14 anni (%)^   28

Popolazione rurale (%) ^ 22

Tasso di fertilità (nati per donna) ^   2,6

Tasso di mortalità infantile (0 / 00) ^ 17

Speranza di vita alla nascita (anni) ^   75

PIL pro capite (PPP) US $ ^   16 502

Tasso di crescita del PIL (%) ^   2,1

Servizio del debito totale come% del RNL ^

I bambini in età scolare primaria che non frequentano la scuola (%)   (1978)   2

LIBIA (2009) – Fonte OMS

www.emro.who.int/emrinfo/index.aspx?Ctry=liy

Aspettativa di vita totale alla nascita (anni) 72,3

Aspettativa di vita uomini alla nascita (anni) 70,2

Aspettativa di vita donne alla nascita (anni): 74,9

Neonati sottopeso (%): 4.0

Bambini sottopeso (%): 4,8

Tasso di mortalità perinatale per 1000 nati vivi: 19

Tasso di mortalità neonatale: 11,0

Tasso di mortalità infantile (per 1000 nati vivi): 14.0

Tasso di mortalità sotto i cinque anni (per 1000 nati vivi): 20.1

Rapporto di mortalità materna (per 10.000 nati vivi): 23

Educazione

Il tasso di alfabetizzazione degli adulti era dell’ordine del 89%,(2006), (94% per i maschi e 83% per le femmine). Il 99,9% dei giovani sa leggere e scrivere (dati UNESCO del 2006, vedi Libya Country Report)
La percentuale lorda delle iscrizioni alle scuole primarie era del 97% per i maschi e 97% per le ragazze.
(vedi tabelle UNESCO presso http://stats.uis.unesco.org/unesco/TableVi…BR_Region=40525 )

Il rapporto insegnante-allievo nella scuola primaria della Libia era dell’ordine di 17 ( dati UNESCO- 1983), il 74% dei bambini che hanno terminato la scuola elementare sono stati iscritti alla scuola secondaria (dati UNESCO- 1983).

Sulla base di dati più recenti, che confermano un marcato aumento delle iscrizioni scolastiche, il Gross Enrolment Ratio (GER) nelle scuole secondarie era dell’ordine del 108% nel 2002. Il GER è il numero di alunni iscritti a un determinato livello di istruzione indipendentemente dall’età, espressa in percentuale della popolazione nella fascia di età teorica per quel livello di istruzione.

Per le iscrizioni all’educazione terziaria (post-secondaria, college e università), il Gross Enrolment Ratio (GER) era dell’ordine del 54% nel 2002 (52 per i maschi, 57 per le femmine).

(Per ulteriori dettagli vedere http://stats.uis.unesco.org/unesco/TableVi…BR_Region=40525 )

I diritti della donna

Per quanto riguarda i diritti della donna, i dati della Banca Mondiale indicano il raggiungimento di risultati significativi .

“In un periodo di tempo relativamente breve, la Libia ha raggiunto l’accesso universale all’istruzione primaria, con il 98% lordo di iscrizioni per la secondaria, e il 46% per l’istruzione terziaria. Negli ultimi dieci anni, le iscrizioni delle ragazze sono aumentate del 12% a tutti i livelli dell’istruzione. Nell’istruzione secondaria e terziaria, le ragazze hanno superato in numero i ragazzi del 10%. ”(Banca mondiale- Libya Country Brief, enfasi aggiunta)

Il controllo dei prezzi sui generi alimentari di prima necessità

Nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, i prezzi dei prodotti alimentari di prima necessità sono saliti alle stelle, a causa della deregolamentazione del mercato, la soppressione dei controlli dei prezzi e la eliminazione dei sussidi, sotto i consigli di “libero mercato” della Banca Mondiale e del FMI.

Negli ultimi anni, gli alimenti essenziali e i prezzi del carburante sono aumentati a spirale a causa del commercio speculativo sulle principali borse delle materie prime.
La Libia è stato uno dei pochi paesi in via di sviluppo che ha mantenuto un sistema di controllo dei prezzi degli alimenti essenziali.
Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, ha riconosciuto in una dichiarazione dell’ aprile 2011 che il prezzo degli alimenti di prima necessità era aumentato del 36 per cento nel corso dell’ultimo anno. (Vedi Robert Zoellick, World Bank )
La Grande Giamahiria Araba Libica aveva stabilito un sistema di controllo dei prezzi sugli alimenti di prima necessità mantenuto fino all’inizio della guerra guidata dalla NATO .
Mentre l’aumento dei prezzi alimentari nella vicina Tunisia ed in Egitto era alla base del disagio sociale e del dissenso politico, il sistema di aiuti alimentari in Libia era mantenuto.
Questi sono i fatti confermati da numerose agenzie specializzate delle Nazioni Unite.

“La diplomazia dei missili” e “Il Libero Mercato”

La guerra e la globalizzazione sono strettamente correlate. Il FMI e la NATO lavorano in tandem, in collegamento con i think tanks di Washington.

I paesi che si mostrano riluttanti ad accettare i proiettili rivestiti di zucchero della “medicina economica” del FMI saranno eventualmente oggetto di una operazione umanitaria della NATO.

Déjà Vu? Sotto l’Impero britannico, la “ gun boat diplomacy“ era un mezzo per imporre il “libero commercio“. Il 5 ottobre 1850, il rappresentante in Inghilterra del Regno di Siam, Sir James Brooke consigliò al governo di Sua Maestà che:
Se queste giuste richieste [di imporre il libero scambio] dovessero essere rifiutate, dovrà essere inviata una forza, per appoggiarle immediatamente con la rapida distruzione delle difese del fiume [Chaopaya]. Il Siam deve imparare la lezione che già da lungo tempo doveva essergli impartita- il suo Governo può essere rinnovato, un Re disposto con più favore può essere posto sul trono, e così verrà acquisita grande influenza nella regione che per l’Inghilterra assumerà un’importanza commerciale immensa. ”(The Mission di Sir James Brooke, citato in M.L. Manich Jumsai, King Mongkut and Sir John Bowring, Chalermit, Bangkok, 1970, p. 23)

Oggi lo chiamiamo “cambio di regime” e ”diplomazia dei missili“, che prende inevitabilmente la forma di una “No Fly Zone“ sponsorizzata dalle Nazioni Unite . Il suo obiettivo è quello di imporre la mortale “medicina economica” del FMI di misure di austerità e privatizzazioni.

I programmi di “ricostruzione“ dei paesi dilaniati dalla guerra finanziati dalla Banca Mondiale sono coordinati con i piani militari di USA-NATO. Essi sono sempre formulati prima dell’offensiva della campagna militare …

La confisca delle attività finanziarie libiche

Le attività finanziarie libiche all’estero congelate sono stimate nell’ordine di 150 miliardi dollari, con i paesi della NATO che sono in possesso di più di 100 miliardi.

Prima della guerra, la Libia non aveva debiti. In realtà tutto il contrario. Era una nazione creditrice che investiva nei vicini paesi africani.

L’intervento militare R2P ha lo scopo di guidare la Gran Giamahiria Araba Libica nella morsa di un paese indebitato in via di sviluppo, sotto la sorveglianza delle istituzioni di Bretton Woods basate a Washington.

Con amara ironia, dopo aver rubato la ricchezza petrolifera della Libia e aver confiscato le sue attività finanziarie all’estero, la “comunità dei donatori“ ha promesso di prestare il denaro (rubato) per finanziare la ” ricostruzione” della Libia.

Il FMI ha promesso ulteriori $ 35 miliardi in finanziamenti [prestiti] ai paesi colpiti dalle rivolte della Primavera araba e ha formalmente riconosciuto il Consiglio Nazionale di Transizione come potere legittimo, aprendo l’accesso a una miriade di istituti di credito internazionali mentre il paese [Libia] cerca di ricostruirsi dopo sei mesi di guerra….

L’aver ottenuto il riconoscimento da parte del FMI è importante per i leader provvisori della Libia in quanto significa che le banche internazionali per lo sviluppo e i donatori, come la Banca Mondiale, possono ora offrire i loro finanziamenti.

I colloqui di Marsiglia sono venuti pochi giorni dopo che i leader mondiali, a Parigi, hanno concordato per liberare miliardi di dollari in beni congelati [denaro rubato] per aiutare [attraverso prestiti] i provvisori governanti della Libia a ripristinare i servizi essenziali e la ricostruzione dopo un conflitto che ha posto fine a 42 anni di dittatura.

L’accordo di finanziamento da parte del Gruppo delle Sette principali economie più la Russia è mirato al sostegno delle iniziative di riforma [ aggiustamento strutturale promosso dal FMI] sulla scia delle rivolte in Nord Africa e del Medio Oriente.

Il finanziamento è per lo più sotto forma di prestiti, piuttosto che contributi a fondo perduto, ed è fornito per metà da paesi del G8 e da paesi arabi e per metà dagli istituti di credito e da varie banche per lo sviluppo.

(Financial Post 10 settembre 2011)

http://coriintempesta.altervista.org/blog/…tato-distrutto/

LA LYBIA DI GHEDDAFY:

– Elettricità domestica gratuita per tutti

– Acqua domestica gratuita per tutti

– Il prezzo della benzina è di 0,08 euro al litro

– Il costo della vita in Libia è molto meno caro di quello dei paesi occidentali. Per esempio il costo di una mezza baguette di pane in Francia costa più o meno 0,40 euro, quando in Libia costa solo 0,11 euro. Se volessimo comprare 40 mezze baguette si avrebbe un risparmio di 11,60 euro.

– Le banche libiche accordano prestiti senza interessi

– I cittadini non hanno tasse da pagare e l’IVA non esiste.

– Lo stato ha investito molto per creare nuovi posti di lavoro

– La Libia non ha debito pubblico, quando la Francia aveva 223 miliardi di debito nel Gennaio 2011, che sarebbe il 6,7% del PIL. Questo debito per i paesi occidentali continua a crescere

– Il prezzo delle vetture (Chevrolet, Toyota, Nissan, Mitsubishi, Peugeot, Renault…) è al prezzo di costo

– Per ogni studente che vuole andare a studiare all’estero, il governo attribuisce una borsa di 1 627,11 Euro al mese.

– Tutti gli studenti diplomati ricevono lo stipendio medio della professione scelta se non riescono a trovare lavoro

– Quando una coppia si sposa, lo Stato paga il primo appartamento o casa (150 metri quadrati)

– Ogni famiglia libica, previa presentazione del libretto di famiglia, riceve un aiuto di 300 euro al mese

– Esistono dei posti chiamati « Jamaiya », dove si vendono a metà prezzo i prodotti alimentari per tutte le famiglie numerose, previa presentazione del libretto di famiglia

– Tutti i pensionati ricevono un aiuto di 200 euro al mese, oltre la pensione.

– Per tutti gli impiegati pubblici in caso di mobilità necessaria attraverso la Libia, lo Stato fornisce una vettura e una casa a titolo gratuito. Dopo qualche tempo questi beni diventano di proprietà dell’impiegato.

– Nel servizio pubblico, anche se la persona si assenta uno o due giorni, non vi è alcuna riduzione di stipendio e non è richiesto alcun certificato medico

– Tutti i cittadini della libia che non hanno una casa, possono iscriversi a una particolare organizzazione statale che gli attribirà una casa senza alcuna spesa e senza credito. Il diritto alla casa è fondamentale in Libia. E una casa deve essere di chi la occupa.

– Tutti i cittadini libici che vogliono fare dei lavori nella propria casa possono iscriversi a una particolare organizzazione, e questi lavori saranno effettutati gratuitamente da aziende scelte dallo Stato.

– L’eguaglianza tra uomo e donna è un punto cardine per la Libia, le donne hanno accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.

– Ogni cittadino o cittadina della Libia si puo’ investire nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, in un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA (iniziando dal Congresso popolare di base, permanente, fino ad arrivare al Congresso generale del popolo, il grande Congresso nazionale che si riunisce una volta all’anno) .

Se questo era lo stato di un dittatore non democratico allora preferisco la dittatura alla democrazia dei colonizzatori e alle GUERRE di pace! Onore al Colonello Gheddaffi.

COSA SAI DELLA LIBIA?

Dallo scoppio della guerra in Libia, opinionisti, giornalisti, perbenisti e filistei vari hanno iniziato un attacco feroce contro quello che viene chiamato “regime dittatoriale”, asserendo che per il rispetto dei diritti umani il sanguinoso governo di Muammar Gheddafi, in vigore dal 1969 dovesse essere abbattuto in favore dei rivoltosi dissidenti.

Di contro progressisti, terzomondisti, euroasiatici e anti-imperialisti si sono schierati a favore e in difesa della “dittatura rivoluzionaria” libica, sostenendo l’autodeterminazione dei popoli e battendosi contro questa impresa neo-colonialista, sostenendo che l’unico governo possibile non può che essere quello di Gheddafi e che i ribelli libici non sono altro che un esigua parte della popolazione.

Nel mezzo delle due posizioni, c’è chi non sa se sostenere Gheddafi come eroe dell’emancipazione degli stati in via di sviluppo o controbatterlo come beduino arroccato al posto di comando che ormai ha fatto il suo tempo.

Analizziamo così luci ed ombre del governo libico, facciamo le nostre considerazioni e traiamone le dovute conclusioni.

1.Cosa c’era prima di Gheddafi

Alla fine del 2° conflitto mondiale, la Libia, ex-colonia italiana, era caratterizzata da un assenza di uno stato nazional-territoriale ben delineato politicamente e dalla parcellizzazione delle autorità secondo linee tribali, nonch’è dalla totale mancanza di coscienza nazionale da parte del suo popolo. Il paese era, ed è, costituito da 3 regioni assai differenti tra loro, sia riguardo l’aspetto demografico, che politico, che economico: La Tripolitania, regione più ricca e pervasa da uno spirito anti-italiano e anti-colonialista, con un tessuto demografico-economico solido, ma minato dai clan e dalle separazioni e dai privilegi gentilizi; la Cirenaica, dominata politicamente dalle autorità tribali senussite e il Fezzan, regione povera, a ridosso del deserto e caratterizzato da una popolazione principalmente nomadica e quindi privo di un carattere nazionale e politico competente.

Riguardo al paese per intero e alla sua condizione, Giorgio Assan scrisse “Il paese appariva privo di quadri, il 94% del popolo era analfabeta, la condizione igienica era allarmante, la mortalità si elevava al 40%, non vi era alcuna base economica e la struttura sociale era arretrata di almeno trecento anni”.La proposta iniziale era quella di dividere lo stato e di “spartirlo” tra l’Italia, a cui sarebbe andata la Tripolitania, l’Inghilterra che avrebbe preso la Cirenaica e la Francia a cui sarebbe toccato il Fezzan, tutto ciò secondo principi autogovernativi della varie regioni sotto l’influenza dei paesi a cui sarebbero state “assegnate”. Questo non avvenne, infatti nel 21 Novembre del 1949 l’ONU bocciò la richiesta e nel 1° Gennaio del 1952 venne proclamata l’indipendenza della Libia come stato unitario monarchico.

Secondo la nuova costituzione federale, veniva riconosciuto il regno di Libia, composto da tre regioni, sottoposta ciascuna ad un governatore di nomina regia, con il governo federale sempre di nomina regia e responsabile di fronte al parlamento. Il sistema era bicamerale e prevedeva una camera dei deputati elettiva. I membri del Senato erano 24, otto per regione, dei quali una metà era elettiva, l’altra di nomina regia. Il voto alle donne era negato, sulla questione costituzionale l’ultima parola spettava alla corte suprema. La lingua ufficiale era l’arabo e la religione l’Islam.

La Libia era un stato, in realtà, già diviso tra le due capitali, Tripoli e Bengasi, e questo dualismo storico-antropologico adesso veniva rafforzato dalla costituzione federale. Il re Idris, appartenente alla tribù dei senussi, era stato messo al comando dalle nazioni straniere e ne era politicamente dipendente, così come il paese intero che veniva mantenuto dagli ingenti finanziamenti esteri e dall’affitto di basi militari alle potenze straniere inglesi e americane (1). Le tribù senussite, storicamente sono sempre state accondiscendenti alle pretese straniere e vi entravano in accordo, così fecero anche con il regime fascista e così fecero con i britannici, appoggiandoli.

La situazione Libica cominciò a farsi incandescente quando nel vicino Egitto vi fu la rivoluzione panaraba dei “Liberi Ufficiali” nel 1952, questo aveva stimolato l’opposizione anti-monarchica e anti-senussa, che rivendicavano la sovranità e l’indipendenza della nazione libica contro il colonialismo straniero.

Fin qui lo stato Libico appare come un fantoccio nelle mani straniere, privo di una personalità nazionale, di un sentimento comune del popolo, diviso anche storicamente, visto che le due grandi regioni, Tripolitania e Cirenaica, erano sempre state orientate una verso il Maghreb e l’altra verso l’Egitto. Inoltre la divisione e la lotta tra tribù rendevano difficili la costruzione di un sentimento che giovasse all’intera nazione, piuttosto che alle singole tribù e permaneva un contrasto forte tra sedentari e nomadi, tra gente costiera e dell’entroterra e tra modernizzazione e tradizione. Inoltre l’infeudamento della monarchia al capitale permetteva la formazione di settori borghesi commerciali e finanziari che si legavano all’apparato burocratico corrotto e al nobilitato di corte(2). La mancata coesione nazionale era anche da imputare alla monarchia centralista Senussa, particolarmente arrendevole verso le politiche e le influenze straniere.

Come già detto prima i Senussi sono sempre entrati in contatto e a patti con gli invasori stranieri, così fecero con i colonizzatori italiani nel 1911, con cui repressero una rivolta anti-coloniale, e contribuirono alla trasformazione della Libia in uno stato di “servitù militare” ai tempi del fascismo(3).Questa condotta si fece particolarmente sentire quando negli anni 50 fu scoperto il petrolio e le nazioni straniere, con le multinazionali, cominciarono a depredare il paese, ciò fomentò l’ostilità neocoloniale diffusa nella popolazione, tale scontento era capeggiato dai gruppi sindacali e popolari.

Perciò nel 1961 Idris represse svariati gruppi nesseriani e filo-baathisti, bandisce i partiti e comincia ad eseguire condanne, tant’è che le rivolte studentesche del 1964 vengono represse col sangue dalla polizia, Tripoli divenne l’epicentro di tali manifestazioni. Tra il m1952 e il 1964 si contarono ben sette crisi ministeriali e vi erano impossibilità di praticare riforme. Così nel 1963 si redasse e si istituzionalizzò una nuova carta costituzionale, che sanciva la nascita di uno stato libico unico e non più federale.

Lo scontento aumentava sempre di più, tra la borghesia, gli studenti e gli operai e anche diverse file dell’esercito, nel 1967 il regime ha un piede nella fossa e, nella speranza di salvare la monarchia e la dinastia, Idris abdica a favore di Hassan Rida.

“La tribù, il clan, la grande famiglia hanno cominciato a disgregarsi a causa delle migrazioni esterne. Sono all’ordine del giorno le parole: lavoro; coscienza nazionale; impegno; responsabilità, individualismo; mescolanza.”(4)

2.0 La rivoluzione

La monarchia è in caduta libera, il paese al tracollo e soffia il vento della rivoluzione. In questo contesto il militare ventisettenne Muammar Gheddafi, nato in un piccolo villaggio berbero della Sirte, tra nomadi, letture del corano (5) e vita spartana. Nel 1956 si trasferisce nel Fezzan, a Sebha, dove parteciperà a svariate manifestazioni anti-coloniali (1956-1961). Il nazionalismo di Gheddafi va a formarsi, assumendo connotazioni panarabe idealizzate, costituisce una cellula studentesca di protesta e si muove in modo politicamente attivo, ciò non sfugge alla polizxia, che costringe lui e i familiari a trasferirsi dal Fezzan a Misurata. Un suo amico e commilitone in quegli anni (1961-1963) così lo affermò

“Gheddafi mi disse di aver riflettuto e che voleva incontrare gli esponenti del partito Baas e di Georges Habbache (ancora non avevano connotazioni marxiste tali partiti), in seguito vi rinunciò perché si perdevano in discussioni sterili e si perdeva solo tempo. Organizzammo la prima seduta del movimento nel 63’ e si decise che tre dei nostri (tra i quali Gheddafi) dovessero entrare nell’accademia militare per creare una cellula di ufficiali liberi, incaricati di portare al movimento il sostegno di parte dell’esercito, indispensabile.(6)

Il punto di riferimento ideologico è il panarabismo di Nasser, all’età di 22 anni Gheddafi entra nell’accademia di Bengasi. Perciò Gheddafi punta sulla costruzione di cellule, soprattutto militari, e piuttosto che organizzare una rivoluzione civile e di preparazione popolare, si concentra su quella sovversiva militare, ispirato dalla rivoluzione egiziana. Ciò perché la borghesia era molto debole e il proletariato troppo giovane e senza una coscienza di classe formata. Il tutto venne chiamato “Operazione Gerusalemme” e si tenne il 24 marzo del 1969. Alla radio viene annunciata la rivoluzione in nome di Allah dallo stesso Gheddafi, ciò sarebbe servito per rafforzare l’aspetto anti-coloniale e arabo della rivoluzione e per cementare un arabizzazione islamizzata che avrebbe dovuto portare la Libia al panarabismo.(7)

La rivoluzione si compì senza spargimento di sangue e con il re fuori dal paese. A nome del CCR(consiglio della rivoluzione) viene ufficializzata la nascita della Repubblica araba libica. Il programma prevede la piena sovranità nazionale della Libia e il rispetto dei diritti della comunità internazionale. Il principe in carica si dimette a favore dei rivoluzionari, mentre il re Idris chiede l’intervento di Londra, impossibile dato il trattato del 1953 che prevedeva un attacco solo se la Libia fosse stata soggetta ad attacchi esterni.

Le reazioni estere sono diverse; i sovrani degli stati circostanti temevano l’influenza della rivoluzione, che avrebbe potuto portare destabilizzazione anche nei loro stati; Mosca applaudiva a tale evento che avrebbe ridimensionato l’assetto britannico-statunitense nella zona; gli USA ritenevano la spinta islamica e religiosa dei nuovi rivoluzionari ottima per rafforzare l’anti-comunismo e impedire l’avanzata dei sovietici nelle zone circostanti il mediterraneo.

Viene posta l’economia al primo posto e vengono emanate una serie di riforme volte a diminuire l’inflazione tagliando le spese sui ministeri, imponendo il controllo statale sui prezzi, si aumentano i salari minimi e si dimezzano gli affitti. Le rendite subiscono un taglio del 30% e nel 1972 viene introdotta una legge di imposta progressiva sul reddito.

2.5 Gheddafi ed il socialismo islamico

Gheddafi dichiara “Tutti sanno che io sono sempre stato impegnato contro il sionismo, l’America e l’alleanza atlantica” ciò certamente lo rende un terzo mondista e progressista, ma certo non un socialista. Difatti Gheddafi non è socialista, o almeno il suo concetto di socialismo non ha nulla a che fare con quello occidentale e può sembrare più una sorta di terzo posizioniamo e fusione di elementi socialisti e capitalisti, prova di questo è la crisi mondiale che investì anche la Libia negli anni Ottanta e che causò una larga privatizzazione delle imprese e degli enti libici, cosa che in uno stato socialista non sarebbe mai accaduto. Ma Gheddafi dichiara anche

“La nostra concezione del socialismo implica che tutti possano prendere parte alla produzione, al lavoro e alla distribuzione dei prodotti. Il nostro è un socialismo islamico, patrocinato dall’Islam. Mentre la parola socialismo è stata designata in Occidente per rappresentare il possesso della produzione e dei suoi mezzi da parte della società, in arabo vuol significare associazione e lavoro svolto in comune. Vuol significare l’associazione dei prodotti e dei beni di un gruppo di un popolo tanto nella ricchezza quanto nei doveri e nella responsabilità”(8)

Discorso assai ambiguo e confuso, che lascia trasparire una società inter-classista e al di fuori delle teorie marxiste e sovietiche. Infatti verrà dichiarato ancora dallo stesso Gheddafi:

“Si assiste oggi ai tentativi dei paesi comunisti di esercitare una dominazione economica. Sono amico dei paesi comunisti ma mi limito a questo. Si pretende che il mio paese sia dominato nel campo di una grande potenza. Una sorta di manomissione del Terzo mondo, con l’intenzione di seminare il dubbio. Il comunismo è completamente diverso dal comunismo”(9)

Questo discorso si tenne alla conferenza dei paesi non allineati di Algeri del 1973, in opposizione a Fidel Castro che sosteneva l’impegno dell’URSS nell’emancipazione e nello sviluppo dei paesi africani. Ciò lascia trasparire la totale ignoranza di Gheddafi sul campo teorico marxista-leninista e la totale confusione su questa filosofia anche in campo teorico e dimostra come egli guardava all’URSS non come vero alleato ma come utile peso della bilancia per farsi largo nella comunità internazionale e aumentare la competitività tra le due nazioni per accaparrarsi il suo sostegno, fondamentale per l’assetto geopolitico africano.

Ma Gheddafi affermò anche che:

“L’islam è certamente il messaggio eterno, la rivoluzione continua, la madre del progresso. La nazione araba è la madre del socialismo perché esso è presente e trova la sua origine nel corano. Né Marx, né Lenin, né i teorici e filosofi, nessuno è riuscito a stabilire un regime migliore di quello dell’Islam sul piano economico e morale”(10)

Si è passati alla totale denigrazione dei grandi socialisti e del suo stesso fondatore, e Gheddafi si è eretto come unico vero sostenitore del socialismo.

E ancora

“Se è vero che il capitalismo, dando briglia sciolta all’individuo, ha trasformato la società in una vera e propria baraonda; il comunismo pretendendo di trovare la soluzione ai problemi economici con la soppressione della proprietà privata ha finito per trasformare la popolazione in un branco di pecore”

“La vera legge della società è costituita dalla tradizione e dalla religione. Ogni tentativo di elaborarla al di fuori di queste due fonti è inutile e illogico. Le leggi non religiose e non tradizionali sono creazioni dell’uomo, pertanto sono ingiuste […] la legge della società non può quindi essere oggetto di redazione o codificazione. L’importanza della legge sta nel criterio di distinzione del vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, come pure i diritti e i doveri degli individui.”

Queste citazioni sono tratte direttamente dal libro verde, e costituiscono la conferma incontestabile del fatto che Gheddafi non solo non è socialista (o come lui afferma comunista, ma si sa che essere l’uno comporta l’essere anche l’altro) ma neanche materialista, e annulla l’importanza delle leggi scritte. Più che socialismo islamico quello di Gheddafi è terzo-posizionismo arabo, ma nonostante egli nei suoi discorsi teorici sia estremamente contraddittorio e con oscillazioni che vanno dal capitalismo al socialismo, dalla privatizzazione alla pubblica proprietà, certamente è innegabile il fatto che abbia rappresentato una vera svolta per il popolo libico, sicuramente positiva e che ha portato ad una evoluzione, con luci ed ombre che ogni evoluzione comporta.

3.0 La svolta della Libia con Gheddafi

Il nuovo stato libico era stato messo in piedi con principi ispiratori ben precisi, quali la decolonizzazione, l’emancipazione dagli stati esteri e la lotta al razzismo e al sottosviluppo, tutto questo affermando che lo stato è di ispirazione socialista e fondato sui principi del corano{1*}
Ciò comporto la liquidazione della presenza straniera del territorio (smantellamento delle basi straniere e delle organizzazioni) e l’inserimento dello stato del movimento terzomondista neutrale.

Riguardo all’aspetto economico Gheddafi ribadiva la sua posizione anti imperialista e socialista, prevedendo la possibilità del contatto tra proprietà privata e politica di piano. L’organo supremo della repubblica era il consiglio rivoluzionario CCR, che deteneva il potere legislativo, vengono istituiti tribunali speciali sempre con a capo il CCR.Il consiglio dei ministri aveva compito consultivo, per poi far passare il decreto nelle mani del CCR che aveva sempre l’ultima parola e decideva di ufficializzarli e metterli in pratica.

Nel 1970 Gheddafi riesce ad accumulare una serie di cariche che gli consentono di diventare la guida del paese, capo di stato; capo di governo; capo del CCR; ministro della difesa e del comitato supremo di piano.

In seguito prende piede la costruzione di un nuovo sistema statale, detto Jamahiriya istituito nel 1976, e lo stato libico prende un nuovo nome “Repubblica popolare araba di Libia”. Essa prevede una articolazione incentrata sui congressi popolari, associazioni professionali e federazioni della società civile. I ministri assumono il nome di segretari e si riuniscono in un comitato generale del popolo. Nel 1979 Gheddafi rinuncerà alla carica di direttore del congresso generale del popolo.

Nel 1991 vengono introdotti provvedimenti giuridici per la libertà degli individui. L’art.8 prevedeva libera espressione a patto che questa fosse esercitata nelle pubbliche assemblee e sotto gli organi di stampa governativi; l’art. 16 riconosceva il rispetto della vita provata e gli articoli 11 e 12 la proprietà privata.

La prima cosa che il governo fece fu la nazionalizzazione delle banche (Banco di Napoli, Banco di Roma, Barclays Bank) poi vi fu la presa di controllo della produzione delle basi petrolifere, a scopo della reciproca intesa e ricchezza (Così disse Gheddafi in un intervista con la giornalista Mirella Bianco), per favorire la Libia nelle azioni commerciali e far si che traesse vantaggio dalla competizione tra imprese, potendo anche scegliere il prezzo dei barili.

Ciò andava in netto contrasto con la volontà americana di favorire le imprese a scapito dei paesi possessori di petrolio, contro il quale Gheddafi tuonerà “Gli americani sono convinti di dominare il mondo con le loro flotte e basi militari. L’imperialismo americano appare come un sostegno illimitato alle compagnie monopolistiche a scapito dei paesi possessori di petrolio che così non possono amministrare il loro bene”(11)

La Libia così potè amministrare il suo bene più prezioso e finanziare le sue opere pubbliche, ma tutto cambiò negli anni Ottanta, con la periodica crisi di produzione e al crollo dei prezzi del petrolio (1982). {2} La situazione libica peggiora con i bombardamenti del governo Regan e il successivo isolamento economico.

3.0 L’impegno per l’emancipazione degli stati Africani e nord Africani

Checchè se ne dica Gheddafy si è sempre mosso concretamente per l’emancipazione e la costruzione degli stati arabi e Africani. Tale condizione è dovuta all’identità religiosa e culturale dei paesi arabi, che secondo il rais avrebbero potuto abbattere le barriere etniche tra berberi e arabi e sarebbe riuscita a fare da collante per la creazione di una unità araba. Ovviamente ciò non poteva che andare a vantaggio degli stati nord Africani che, uniti dall’Atlantico al Golfo persico avrebbero formato un blocco abbastanza forte da poter respingere il neo-colonialismo occidentale che fino ad allora contribuiva alla divisione di questi stati. Oltre a queste spiegazioni, Gheddafy, ricorse anche al corano, investendo in questo compito di ricomposizione degli stati arabi in una comunità, per poi passare all’unione intera del mondo musulmano un dovere divino(12)

In merito è importante citare il vertice di Rabat del 1969, dove Gheddafi criticò aspramente le posizioni conservatrici, filo-imperialiste e egofamiliari dei sultani sauditi e ribadì le sue posizioni antisioniste e filo-palestinesi. Con la carta di Tripoli del 1971 si generò una federazione anti imperialista e antisionista rivoluzionaria che però non si concretizzerà operativamente dei quali facevano parte Egitto, Libia e Sudan. Gheddafi intraprese anche rapporti con il Siriano Hafez Al-Assad, cercando di formare un progetto unitario, ma perse l’appoggio di Nimeiry il sudanese (da notare che in Gheddafy consegnò a Nimeiry alcuni comunisti che vennero poi impiccati tra i quali vi era Abdel Chalet Majhoub) a causa di un incidente riguardo un gruppo destabilizzatore che ha trovato la sua base di addestramento in Libia. Nonostante questo nel 1971 viene annunciata la federazione delle repubbliche arabe componenti Libia, Egitto e Siria, per scopi difensivi. In seguito (1972). Gheddafy propose a Sadat di passare dalle federazione alla fusione tra Libia ed Egitto. Ciò però non avvenne a causa dell’allontanamento di Sadat dall’URSS e all’avvicinamento di questo agli USA che sfociò in incidenti diplomatici con la Libia e resero la possibilità di fusione impossibile.

Gheddafy così lancia un offerta alla Tunisia cui prospetta una fusione in forma di Repubblica araba islamica (1974) ma anche questo tentativo fallì, insieme all’aggancio con la Siria di Al-assad più propenso verso l’URSS. Falliti i tentativi di aggancio ad est e in generale la creazione di un grande Magrebh Gheddafy si orientò a sud. Da qui Gheddafy cominciò una politica di sostegno agli stati africani sottosviluppati e riversò su questi una vasta quantità di petrodollari. L’emancipazione degli stati africani implicava la formazione di classi dirigenti e sovrastrutture politiche capaci di spezzare le antiche dipendenze coloniali, cosa che non andava molto giù alla Francia che vide minacciati i suoi interessi ufficialmente spenti ma ufficiosamente presenti in Africa. Questa tentava perciò di destabilizzare da tempo la Libia, per la difesa dei propri interessi e contro l’esportazione della rivoluzione libica. Dall’altra parte cominciavano anche le interferenze di Washington che cercava di sorvegliare controllare le situazioni in Africa temendo sbilanciamenti verso i sovietici del continente.

La propaganda di Gheddafy per l’esportazione della rivoluzione aveva caratteri anche religiosi, con i quali Gheddafy rilanciava la cultura africana e musulmana in opposizione al colonialismo e alla religione cristiana che diceva rappresentasse proprio un vecchio ostacolo per l’emancipazione dei popoli africani. In occasione del vertice dei capi di stato saheliani Gheddafi lancia la prospettiva in un unione degli stati africani, detti Stati uniti del Sahara nel 1997 dichiarando “I porti libici saranno aperti ai nostri fratelli africani, voglio creare una nuova potenza economica (13) dei quali avrebbero fatto parte Libia, Niger, Burkina Faso, Mali, Nigeria e Ciad. Questa proposta era dettata anche dallo scioglimento dell’URSS e dal monopolio che adesso aveva Washington.

Nel vertice di Lomè, Tripoli si farà carico delle maggiori spese per la realizzazione di un progetto che avrebbe riparato al degrado materiale ed economico causato dalle politiche neoliberiste del fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale. Gheddafy proporrà anche la creazione di una banca africana per lo sviluppo ed il commercio. Nel 2003 viene eletto dagli altri stati africani come Alto commissario alla presidenza delle nazioni unite per i diritti dell’uomo.

4.0 Alleato di convenienza, nemico per eccellenza

Contrariamente a quanto si possa pensare Gheddafi non è sempre stato nemico degli USA, e lo stesso vale al contrario. Inizialmente gli USA appoggiarono e consentirono l’ascesa del governo del rais libico e certo se non si vuole ammettere che si è provato ad instaurare un rapporto tra i due paesi, certo gli USA gli hanno lasciato gioco facile e hanno chiuso gli occhi su alcuni suoi atteggiamenti. Infatti una cosa che non si potrà mai negare riguardo Gheddafi è che ha sempre sostenuto il popolo palestinese ed è sempre stato impegnato contro il sionismo, ma ciò non scoraggiava gli USA che non premevano per una sua caduta. Infatti ai tempi in cui l’URSS era ancora integra gli USA vedevano Gheddafi come un ottimo alleato in funzione anti-sovietica, date le persecuzioni ai partiti e ai movimenti della fratellanza mussulmana, degli afro-marxisti, del movimento baathista e dei sostenitori sovietici in generale. Il tutto accadeva sotto la presidenza Nixon, che guardava positivamente tali azioni e considerava Gheddafi un ottimo muro contro il movimento sovietico, prova di questo fu il sostegno che Gheddafi diede al dittatore “socialista” sudanese Nimeiry nello sventare un colpo di stato comunista (1971).

Cosa accadde? Per ripicca e avversione verso le trattative di pace tra Israele ed Egitto (dopo Nasser, sotto Sadat), Gheddafi firma con Mosca un accordo strategico, 18 Gennaio 1974, ciò per denunciare l’Egitto come complice delle ingerenze dei paesi occidentali in Africa. In seguito Gheddafi rivendicherà l’estensione del territorio libico sul golfo della Sirte (1973). Il rapporto andò sempre a peggiorare, prima a causa degli accordi di Camp David e in fine con l’incendio a Tripoli dell’ambasciata statunitense(1979). La situazione peggiorò con l’insediamento alla casa bianca di Regan (1981), che Gheddafi accusava di ingerenze nelle questione degli stati africani, di contro cercherà di raffreddare i rapporti opponendosi all’insediamento di basi militari sovietiche, ma ciò senza successo poiché Washington già preparava movimenti per il rovesciamento del regime libico e aveva espulso vari esponenti libici dall’America accusandoli di terrorismo. Tutto ciò però non interruppe gli scambi commerciali tra Libia e America, e lo scambiò di greggio fluì senza troppe ripercussioni.

Cominciò così il movimento contro Gheddafi e la Libia, forte anche dell’intenzioni della CIA che premeva per una capitolazione del rais (14), cominciò a praticare addestramenti nelle acquee vicino Tripoli, si mosse per l’armamento di diverse cellule sovversive, praticò una informazione sul regime volta a spingere le masse a vedere di buon occhio la possibile caduta di Gheddafi, diffondendo anche diverse voci sul suo conto. Da qui a poco tempo l’accerchiamento della Libia e le sanzioni economiche fatte contro questa portò alla rappresaglia e al bombardamento americano sui civili nel 1986, ciò però non trovò molti consensi e anche il ministro della difesa italiana del tempo, Spadolini, si dissociò da tali atti. L’attenzione poi si concentrò altrove, senza però tenere in disparte la Libia, ormai etichettato come stato canaglia.

Gli USA non allentarono la loro morsa, nonostante le proposte economiche di Gheddafi riguardo al petrolio, la sua marcia indietro sui finanziamenti alle rivoluzioni di liberazione in Africa e al sostegno che le imprese petrolifere davano alla Libia per poter commerciare liberamente. L’embargo continuava imperterrito, ciò danneggiava la Libia e Gheddafi e fomentava le opposizioni e i tumulti nel paese. Gheddafi certo non lasciò nulla al caso, perciò coglieva sempre la palla al balzo quando vi erano suoi sostenitori in campo internazionale, e a quel tempo le manovre USA furono molto criticate dalle cancellerie europee e dal Vaticano, che condannavano le sanzioni imposte al paese, senza contare che molti accusavano Clinton di favorire, così, di rafforzare il clima anti-occidentale e di favorire movimenti terroristici, Gheddafi disse “Se crollo io il mediterraneo diverrà un mare insicuro e l’Europa conterà i morti, il nord Africa diverrà un covo di terroristi islamici” alimentando le paure delle popolazioni e dei governi europei.
Il disgelo con la Libia cominciò solo dopo l’11 settembre, poiché rappresentava un ottimo alleato contro il radicalismo islamico ed il terrorismo internazionale jihaddista.

5.0 Analisi e riflessioni finali

Avendo analizzato buona parte della politica estera e interna della Libia, del suo passato e delle azioni che il suo rais ha compiuto che l’hanno portata a questo punto, non rimane che tirare le somme e concludere analizzando il presente stato in cui riversa il paese libico. Abbiamo ribadito come in Libia non esista una forte coscienza ed unità nazionale, a causa di ciò non esiste neanche un forte movimento che raggruppi grandi fasce di popolazione, ne è stato presente una forte coscienza di classe e movimenti legati a queste. In Libia tutt’ora esistono tribù alleate e nemiche, che hanno come solo scopo il controllo e l’affermazione propria e di quelle alleate, così non può considerarsi altrimenti per Gheddafi e per il movimento ribelle, capeggiato dalla storica tribù dei senussi, ostili da sempre a quelle tripolitane.

E perciò cosa mai potrà offrire un possibile governo alternativo dopo quello di Gheddafi? Certo non cambierebbe molto tra un passaggio di tribù ad un altra per la popolazione, se non per la politica estera libica che sarebbe innegabilmente più aperta alle ingerenze straniere e alle infiltrazioni di basi militari e lobby, cosa che potrebbe danneggiare le condizioni della Libia molto di più rispetto al governo di Gheddafi, che si è sempre impegnato per la sua indipendenza, portandola ad essere uno stato africano emergente rispetto a tutti gli altri e superando o raggiungendo stati del continente africano quali Sud africa ed Egitto.

Senza contare che l’intervento dei bombardamenti stranieri ha decisamente fatto più vittime del regime, dei ribelli e delle guerre intestine che si sono svolte nel corso degli anni il Libia. Come bisognerebbe considerare quindi Gheddafi? Un salvatore del suo popolo o un dittatore spietato che nuoce ad ogni causa meno che alla sua?
Dopo aver analizzato la storia e le politiche libiche degli anni addietro e recenti non possiamo che affermare che Gheddafi, nonostante abbia avuto posizioni oscillanti tra Washington e Mosca, nonostante sia stato sempre soggetto al populismo e all’irretimento delle masse con la sua ottima conoscenza del corano e anche se ha ridotto a silenzio gran parte degli oppositori e con colpi di mano eccellenti ha sventato minacce per la sua politica anche in modo decisamente violento ed aggressivo, si è sempre dimostrato un convinto sostenitore dell’indipendenza e dell’affermazione degli stati arabi ed africani, calpestati dagli occidentali e ridotti o al colonialismo o a barbari con cui non si può intraprendere un dialogo.

Ha sempre cercato di assicurare al suo paese una condizione di spicco rispetto agli altri, e conseguentemente anche a lui, visto che la storia della Libia dagli anni 70 a oggi è legata a se, cercando di farlo emergere da condizioni di sudditanza e arretratezza, modernizzandolo e portandolo avanti, nel bene e nel male, cercando di legare il popolo diviso in tribù attraverso il corano e la sua politica nazionalista e così anche il mondo arabo e africano in generale diviso, per farsi che fosse forte contro l’egemonia straniera. Non ha quindi deragliato da questo obbiettivo di riscatto e le sue politiche non sono state che correlate a questa sua ambizione, portare la Libia e l’Africa ai livelli dei vecchi colonizzatori, rilanciando le tradizioni e cercando di contrastare le contraddizioni che si vengono a creare tra usanze e metodi passate e azioni future.

Troppo facilmente è stata presa una posizione da tutti i critici della domenica, che si sono schierati superficialmente con o contro Gheddafi a priori senza mai considerare o le sue luci o le sue ombre nel complesso, ma solo una parte di questo. Per riuscire a capire davvero questa guerra e la situazione libica non si può formulare giudizi dell’ultimo momento, con qualche azione recente, ma solo con uno studio complessivo della vita libica e della politica di Gheddafi, e dopo, tirando le somme delle sue luci e delle sue ombre, esprimere un giudizio consapevole. Tale giudizio non potrà non tenere conto dell’oggettività delle azioni fatte nel corso del tempo dal rais.

E perciò doveroso dire che il futuro che si prospetta per la Libia con i ribelli, pronti a svenderla alle nazioni straniere, è più oscuro di quello che potrebbe avvenire sotto Gheddafi. E bisogna sempre considerare come l’ingerenza nei paesi stranieri, senza una reale presa di coscienza della popolazione, e quindi l’importazione della democrazia è un fallimento che già è stato sperimentato e che rischia di ripetersi anche il Libia. Contando anche sul fatto che una dittatura ufficiale è più facile da combattere di una silenziosa, e che per questo molti che erano schierati contro Gheddafi ora sono passati dalla sua parte, poiché temono l’avanzata di un controllo più feroce da parte degli stati stranieri, depredatori di terre, ed una più difficile condizione per la lotta contro l’oppressione dell’uomo sull’uomo in generale. Il danno fatto dalla guerra di “liberazione” è molto più alto di quello che Gheddafi ha compiuto nel corso dei suoi anni di governo e si rischia di distruggere anche le conquiste che questo è riuscito a portare al suo paese.

Ragionando, quindi, per il favore della popolazione libica e per il suo futuro, non si può che rifiutare ferocemente la guerra, senza timore di difendere anche Gheddafi, poiché in questo momento egli rappresenta la lotta di Tripoli e della popolazione libica contro il neo-colonialismo straniero. Ciò senza sprofondare in un sostegno cieco e ideologico, poiché gli errori di Gheddafi ci sono stati, sono stati molti e vanno criticati, ma essi non possono pregiudicare la sua funzione attuale di difensore della libertà di decisione libica. Non si può pretendere di schierarsi contro la guerra e con l’indipendenza della Libia senza schierarsi anche dalla parte di Gheddafi, poiché sarebbe come sperare nella sconfitta di una squadra senza voler ammettere che si fa il tifo per la seconda, il sostegno all’altra è implicito ma momentaneo date le circostanze.

Bibliografia
(1)[Del Boca: op.cit;p 427.]
(2)[Alessandro Aruffo, in Gheddafi, storia di una dittatura rivoluzionaria;p.16]
(3)[ Mehdi Mustafa, in Libia: storia di una servitù militare, n.12 del Dicembre 1970]
(4)[Ch.Sourian, in “Annuaire del’Afrique du Nord]
(5)[Il padre lo affida ad un maestro che gli insegna a memoria i passi del corano; Alessandro Aruffo, in Gheddafi, storia di una dittatura rivoluzionaria;p.23]
(6)[Ivi.pp.47-8]
(7)[testo della dichiarazione preso dal Midle est journal vol.24]
(8)[Cit. in Bianco p.147]
(9)[Cit. in Quaderni internazionali; p147]
(10)[Cit. in A.Savioli in Sono un rivoluzionario non un politico]
(11)[Le Monde; 13 Giugno 1973]
(12)[Sura III, 104]
(13)[Jaune Afrique n1992 ediz. 1997]
(14)[B.Woodward; “le guerre segrete della CIA”, pp180; Milano 1978]
*{1}[v.d paragrafo 2.5]
*{2}[il misto tra capitalismo e socialismo di Gheddafi fa rientrare la Libia nella routine delle crisi di sovrapproduzione, ulteriore prova del fatto che lo stato non avesse basi socialiste]

Altro materiale sul tenore di vita:

http://latorredibabele.blog.rai.it/2008/06…vere-da-libici/

www.intopic.it/forum/tecnologia/crittografia/78250/

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Scritti di Moammar El Gheddafi:

Il Libro verde

Ricordi della mia vita

Fonte: terzorisorgimento.forumfree,it

Fonte_ visto su NOCENSURA del 12 agosto 2014
Link: http://www.nocensura.com/2014/08/controstoria-di-saddam-hussein-e.html

Preso da: http://www.veja.it/2014/08/17/controstoria-saddam-hussein-muammar-gheddafi/

Esecuzioni di massa e riferimenti a Hitler, ecco gli “amici” dell’Occidente

Scritto da: G.B. il 2 gennaio 2016

Il cosiddetto “mondo libero” di cui faremmo parte ha l’arroganza di indicare al mondo i buoni e i cattivi, partendo dal presupposto di far parte dei primi. Eppure tra gli alleati degli Stati Uniti e della Nato abbiamo paesi come l’Arabia Saudita, dove sono state giustiziate 47 persone in un giorno con l’accusa di terrorismo, e paesi come la Turchia il cui presidente Erdogan ha citato Adolf Hitler tra gli esempi di un sistema presidenziale forte a cui ispirarsi. Per non parlare dei neonazisti d’Ucraina..
Obama si mostra spesso con un volto tirato e un tono drammatico di fronte ai microfoni della stampa ricordando al mondo come gli Usa rappresentino i “buoni” del mondo, quelli insomma che pur tra mille difetti combattono per i nostri diritti e per la nostra libertà.
Ricordiamo tutti il suo volto severo nell’accusare Gheddafi e Assad di abusi dei diritti umani, e ricordiamo ancor meglio come la retorica del governo americano sia molto abile nel costruire mediaticamente i propri nemici in modo da proporre lo schema “buoni” contro “cattivi”, esattamente lo stesso adottato ai tempi della Guerra Fredda, quando l’Urss era diventato l’ “Impero del Male”. La realtà però incalza ed esige un tributo, e nell’era di internet diventa difficile oscurare e occultare i fatti, per quanto i media ovviamente ci provino. Tra i nostri alleati dell’Occidente possiamo contare su paesi come l’Arabia Saudita, e sarebbe inutile continuare ancora una volta e elencare tutte le violazioni dei diritti umani che avvengono nel regno saudita, l’ultima è la notizia dell’esecuzione di massa di 47 persone in un sol giorno con l’accusa di terrorismo, tra cui anche il clerico sciita Nimr al-Nimr, scatenando così rabbia e proteste da parte di Teheran. L’accusa era quella di aver orchestrato proteste antigovernative trai il 2011 e il 2013.
Eppure non si alza una voce che sia una in Occidente per prendere le distanze da un paese dove esistono esecuzioni di massa e dove si rischia la pena di morte per un nonnulla. Gli alleati si sa, sono alleati, e con gli alleati l’Occidente è sempre stato generoso, basti pensare all’Ucraina, dove in nome della “libertà” è stato favorito un golpe che ha portato al potere personaggi apertamente neonazisti e ultranazionalisti senza che nessuno a Washington provasse il minimo imbarazzo. Tutto questo per non parlare della Turchia, paese ormai fuori controllo, dove il presidente Erdogan fa parlare di sè per il modo autoritario con il quale si sta comportando. Da un lato la repressione feroce contro i curdi, dall’altro pesantissime accuse da parte di Mosca di essere formalmente alleato dello Stato Islamico in Siria e in Iraq e di utilizzarlo per saccheggiare questi due paesi delle loro risorse. In politica interna basta insultare su internet il presidente turco per finire dietro le sbarre, e dulcis in fundo, proprio Erdogan nelle scorse ore ha citato nientemeno che Adolf Hitler tra gli esempi di presidenzialismo a cui ispirarsi. Il tutto ancora una volta senza che nessuna “anima bella” della Nato e del governo Usa si indignasse.
Da tempo Erdogan vorrebbe imporre in Turchia un presidenzialismo forte, ma il fatto che si ispiri a Hilter non sembra turbare nessuno.  A riportare le parole del presidente turco ci ha pensato l’agenzia Dogan, ripresa anche da La RepubblicaInsomma chiunque voi siate potreste andare comunque bene agli Stati Uniti qualora doveste loro servire per motivi geopolitici. La cosa beffarda e quasi carnevalesca è che Europa e Usa lanciano sanzioni contro la Russia di Putin, accusata di aggressività, e intrattengono ottimi rapporti con paesi che praticano la sharia e le esecuzioni di massa, o con paesi che guardano con ispirazione a Hitler.  E dire che negli Usa c’è anche chi ha il coraggio di ritenere l’Ucraina un paese amico e che continua a ritenere giusto mantenere l’embargo contro Cuba…
Photo Credit
@Gb
Fonti: RT.com, Repubblica

Preso da: http://www.tribunodelpopolo.it/esecuzioni-di-massa-e-riferimenti-a-hitler-ecco-gli-amici-delloccidente/

Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato, Guida ed Esercito di Saïf al-Islam Kadhafi

Mentre la NATO ha deliberatamente falsificato il dossier libico per arrogarsi il diritto di distruggere la Libia e assassinarne la Guida per gettarla nel caos, Sayf al-Islam Gheddafi rimane l’unica personalità capace di unire rapidamente le diverse tribù. Liberato di recente, ha scritto questo memorandum per esaminare la situazione giuridica del suo Paese.

| Tripoli (Libia)

Questo memorandum mira ad identificare ciò che il popolo libico ha subito negli ultimi sei anni. Questi crimini sono stati commessi in nome dell’interventismo umanitario, della protezione dei civili, dell’introduzione della democrazia e della prosperità. Le forze della NATO, con l’aiuto di certi Stati arabi e di certi libici, attaccarono la Libia con tutti i mezzi a disposizione. Le giustificazioni avanzate erano false quanto quelle per l’invasione dell’Iraq nel 2003. Fu la distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una nazione pacifica. Questa nota tenta di presentare tali crimini alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle ONG, al fine di sostenere la Libia e il suo popolo negli innumerevoli sforzi per ricostruire questo piccolo Paese.

Libia al crocevia: l’inizio

L’agonia della Libia iniziava il 15 febbraio 2011, quando alcuni cittadini si riunirono per protestare in modo pacifico contro l’incidente nella prigione di Abu Salim. La dimostrazione divenne rapidamente ostaggio dei gruppi jihadisti come il Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG). Questi elementi attaccarono le stazioni di polizia e le caserme di Derna, Bengasi, Misurata e Zuiya per rubare le armi e utilizzarle nella guerra pianificata contro il popolo libico e il suo governo legittimo. Tali azioni furono accompagnate dalla propaganda di al-Jazeera, al-Arabiya, BBC, France24 e altri che incoraggiarono i libici ad affrontare la polizia che cercava di proteggere edifici pubblici e proprietà private da attacchi e saccheggi.

Scene di orrore si videro per le strade, i ponti e contro le indifese forze di sicurezza su cui i manifestanti commisero crimini contro l’umanità. Membri delle forze di sicurezza, militari e di polizia furono massacrati, i loro cuori furono strappati dai corpi e fatti a pezzi; uno spettacolo di brutalità selvaggia. Ad esempio, il primo giorno dei disordini, il 16 febbraio 2011, nella città di Misurata i cosiddetti manifestanti pacifici uccisero e bruciarono un uomo, Musa al-Ahdab. Lo stesso giorno a Bengasi, un agente di polizia fu ucciso e smembrato [1]. Questa barbarie fu commessa da elementi che usavano carri armati, mitragliatrici e cannoni antiaerei a Misurata, Bengasi e Zuiyah [2]. Queste scene sono ben documentate e possono essere viste su YouTube [3] e Internet.

Così, si ebbero dozzine di vittime contrariamente a quanto riportato dai media menzogneri. Secondo al-Jazeera, al-Arabiya e gruppi di opposizione libici, alla fine del 2011 il numero di persone uccise era di 50000. Tuttavia nel 2012 il governo di Abdarahim al-Qib annunciò che il numero di vittime registrate tra il 17 febbraio 2011 e la fine della guerra nell’ottobre 2011, era di 4700, incluse le morti naturali [4]. Nonostante il numero elevato di vittime menzionate dalle statistiche, i loro nomi ed identità non vengono riportati e nessuna famiglia ha chiesto di essere compensata dal governo.

La propaganda e le bugie che accompagnarono le accuse contro i militari non si fermarono all’inflazione del numero di vittime, ma affermarono che il regime usò aerei militari per attaccare i civili, ordinò massacri all’esercito e alle forze di sicurezza [5], col Viagra trovato nei carri armati [6], e fece ricorso a mercenari africani e algerini e subendo la diserzione dei piloti a Malta [7]. Alcuna di tali accuse è stata dimostrata finora e non corrispondono a verità. Le indagini di Nazioni Unite, Amnesty International e Human Rights Watch [8] non hanno confermato alcuno degli 8000 rapimenti segnalati dall’opposizione libica. In realtà, tali accuse furono fabbricate e non hanno credibilità. Allo stesso modo, l’accusa di utilizzare i Mirage della base aerea di al-Withy, nell’estremo ovest della Libia, per attaccare i civili di Bengasi ignoravano il fatto che questi aerei non potevano rientrare considerando il consumo di carburante. È impossibile per questo tipo di aereo attaccare obiettivi a 1500 km e rientrare senza rifornimento ed esistono basi aeree presso Bengasi che potevano essere utilizzate dal governo libico, se necessario. Allo stesso modo, il presunto Viagra trovato nei carri armati esce dallo stesso cilindro: la Libia aveva un esercito giovane, professionista e morale, che non pensava a commettere tali crimini e non aveva bisogno del Viagra per badare ai propri desideri sessuali. Queste storie sono semplicemente disinformazione come i sette minuti necessari alle armi di distruzione di massa irachene per attaccare l’occidente. Oggi, la questione irachena e libica fanno ridere i popoli di Iraq, Libia, Stati Uniti ed Europa. (Relazione di Amnesty International [9]).

La Corte Internazionale di Giustizia (ICC)

L’ICC [10] emise un mandato d’arresto nel 2011 contro Muammar Gheddafi, Sayf al-Islam Gheddafi [11] e Abdallah Senussi, accusati di reati contro l’umanità. Nonostante la gravità del crimine, l’ICC non svolse alcuna indagine sul campo e tracciò le conclusioni ed individuò i responsabili a due settimane dalla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il calendario dato al procuratore non fu presentato e comunque non ebbe il tempo per specificare le accuse. A tal fine, Ahmad al-Jahani, coordinatore del CNT nel CPI-Libia dichiarò che “il caso dell’ICC contro la Libia è puramente politico perché la NATO chiese al Consiglio nazionale di transizione (NTC) di elaborare l’elenco dei funzionari da accusare di crimini contro l’umanità”. Il CNT nominò al-Jahani per la preparazione di tale elenco con circa dieci nomi, tuttavia l’ICC ne perseguì solo tre. Al-Jahani inoltre aggiunse che tutte le accuse erano fabbricate. Ribadì il suo punto di vista durante l’incontro con Sayf al-Islam e l’assicurò che la giustizia libica non poteva condannarlo. Al-Jahani aggiunse che con la sua squadra l’aveva fatto perché sapeva che era persa in anticipo e che l’aveva perseguita per implicare Sayf al-Islam in casi finanziari e di corruzione.

Al-Jahani giustificò le sue fabbricazioni e menzogne affermando che sono (legalmente) legittime in guerra (dichiarazione di al-Jahani documentata il 1° gennaio 2012 e al tribunale di Zintan).

L’ICC adottò il doppiopesismo nella guerra alla Libia e nell’intervento della NATO. Accusò figure politiche libiche di crimini inventati ignorando il massacro barbaro di Muammar Gheddafi [12] e suo figlio Muatasim da parte delle milizie sostenute dalla NATO [13]. L’unica reazione dell’ICC fu far cadere le accuse contro Muammar Gheddafi dopo la morte. Tuttavia, l’ICC persisteva, dato che i media documentarono l’omicidio, non c’era bisogno di ulteriori prove per processare i responsabili. L’ICC poteva facilmente arrestare i responsabili politici e diplomatici nelle varie capitali europee. Una posizione simile fu presa dall’ICC contro Abdallah Senussi dopo che fu rapito in Mauritania dal governo libico [14]. La Corte semplicemente smise di chiederne l’estradizione. Nemmeno ne seguì la violazione dei suoi diritti, né il trattamento inumano subito nella prigione della milizia, anche se era detenuto da noti jihadisti del Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Il direttore della prigione non era altri che il capo del LIFG Abdalhaqim Bilhadj.

Bilhadj è noto a CIA e governi occidentali. La CIA l’arrestò dopo la fuga da Kandahar, interrogato ed estradato in Libia nel 2002 con l’accusa di terrorismo [15]. Nel 2009, lui e membri del LIFG furono liberati dalla prigione in base alla legge di amnistia generale. [16] Il passato terroristico di Bilhadj parla da sé. Nel 1994-1997 ordinò la strage di 225 persone. Nel 1997 ordinò l’omicidio dei turisti tedeschi Steven Baker e Manuela Spiatzier. Tuttavia, assunse un’alta carica in Libia. Fu ministro della Difesa e Sicurezza a Tripoli, direttore generale delle prigioni libiche e come tale direttamente responsabile della detenzione di Abdallah Senussi. Informato dei crimini di Bilhadj, l’ICC espresse la certezza che al-Senussi fosse in buone mani e ne sostenne il processo in Libia.

La NATO e i paesetti del Golfo ignorarono le attività terroristiche di Bilhadj e lo riconobbero capo politico e militare e affarista. Ha il maggiore canale televisivo nel Nord Africa, la più grande compagnia aerea della Libia, un cementificio, proprietà in Spagna e Turchia e un aeroporto privato a Tripoli. Questo aeroporto però viene usato per trasportare terroristi dalla Libia alla Siria. Questi terroristi ricebvettero160 miliardi di dollari nel 2010.

Bilhadj e altri sono responsabili dell’uso improprio dei beni della Libia e della fine del piano di sviluppo della Libia da 200 miliardi di dollari, secondo la Banca mondiale. Bilhadj è un esempio della vita sontuosa dei signori della guerra quando i comuni cittadini libici sprofondano nella povertà estrema.

Violazioni dei diritti umani da parte delle milizie

I capi militari e i signori della guerra hanno commesso crimini spregevoli contro l’umanità, distruggendo città e infrastrutture vitali negli ultimi sei anni, tra cui:
- persone bruciate vive o sottoposte alle forme più terribili di tortura.
- prigionieri politici, agenti di sicurezza e soldati bruciati vivi a Misurata.
- soprattutto, le milizie organizzano il traffico di organi umani prelevati dai prigionieri.
- nel contesto della complessa scena politica libica, Daish ha aggiunto altre atrocità massacrando, crocifiggendo e schiacciando persone.

Una pulizia razziale ed etnica senza precedenti, un genocidio commesso contro cinque città libiche e la loro popolazione. Il 55% dei libici è stato costretto a fuggire dal proprio Paese negli Stati vicini. Inoltre, a Bani Walid furono bruciate centinaia di case [17] come altre nella città di Warshafana [18], la città di Sirte fu rasa al suolo [19], le aree residenziali di Bengasi [20] e Derna furono bombardate. Persino Tripoli, città cosmopolita, subì la pulizia etnica e razziale, in particolare nelle zone leali a Muammar Gheddafi.

Oltre alle violazioni sistematiche dei diritti umani, le milizie e i loro capi distrussero infrastrutture cruciali [21]. Nel luglio 2014 incendiarono l’aeroporto di Tripoli e la flotta aerea nonché i serbatoi di petrolio [22] [23] [24] [25].

Nonostante le azioni distrutte e le torture brutali delle milizie, la comunità internazionale e gli organi delle Nazioni Unite ignorarono tali crimini e non processarono tali signori della guerra [26].

Le atrocità delle milizie della NATO e libiche contro civili e figure pubbliche

Gli aerei della NATO colpirono i civili in varie città, come Zlitan, Sirte, Surman, Tripoli e Bani Walid. A sud di Zlitan e precisamente a Majir [27], 84 famiglie, in gran parte donne e bambini, furono uccise a sangue freddo dagli attacchi aerei della NATO di notte. [28] I media mostrarono corpi di bambini e di una donna, Minsyah Qalefa Hablu, tagliata a metà, estratti dalle macerie. Altri morirono in questo scenario inquietante. In un altro caso, la famiglia di Qalid Q. al-Hamadi fu colpita dagli attacchi aerei della NATO in casa, uccidendo i figli. [29] Inoltre, la famiglia al-Jafarah fu uccisa a Bani Walid [30], quando la NATO ne bombardò la casa durante il mese santo del Ramadan. Per non parlare del bombardamento ben documentato del convoglio di Muammar Gheddafi a Sirte e dell’assassinio del figlio Sayf al-Arab nella casa di Tripoli [31].

Le violazioni dei diritti umani, gli omicidi sistematici e la tortura contro i civili libici continuano dopo che le milizie presero il controllo della Libia. Le vittime erano civili che non avevano partecipato alla guerra. La maggioranza era anziana e non poteva portare armi. Il comico popolare Yusif al-Gharyani fu arrestato e torturato dalla milizia di al-Zuiyah.

La milizia di Misurata arrestò e torturò l’ex-muftì 80enne Shayq Madani al-Sharif [32] perché non approvò e sostenne l’intervento della NATO [33]. Il famoso cantante Muhamad Hasan fu brutalizzato e messo agli arresti domiciliari [34]. Altri, come l’economista Abdalhafid Mahmud al-Zulaytini, furono processati e condannati a lunghi periodi di carcere. Allo stesso modo, il presidente del Soccorso Islamico, Dr. Muhamad al-Sharif, fu condannato a un lungo periodo di carcere. Il direttore delle dogane e il responsabile dell’addestramento del Ministero degli Interni furono condannati a lunghi periodi di reclusione con altri condannato a morte o a vari periodi di carcere. Sembra assurdo che queste personalità siano accusate di traffico di stupefacenti, tratta di esseri umani, stupro, oltre a 17 altri capi di accusa [35]. La domanda è, come avrebbero potuto riunirsi per commettere tali crimini per nove mesi?

Dopo che la Nato misero tali milizie al governo, altri crimini terroristici furono commessi contro i cittadini libici e stranieri. Un copto fu ucciso dal battaglione di Misurata [36], altri a Sirte [37], molti operai cristiani etiopi furono uccisi [38], l’insegnante anglo-statunitense Roni Smith fu assassinato a Bengasi nel 2014 [39], il personale della Croce Rossa di Misurata fu ucciso [40], fu commesso un attentato contro l’ambasciata francese a Tripoli [41], e in particolare l’ambasciatore statunitense fu ucciso a Bengasi nel 2012 [42].

Tutte le suddette vittime furono segnalate da Human Rights Watch e, in alcuni casi, la NATO ne ammise la responsabilità. Tuttavia, l’ICC chiuse un occhio e non indagò su tali crimini malgrado i vari organi nazionali e internazionali chiedessero l’apertura di un’indagine trasparente. L’ICC ha fallito sulla guerra in Libia. Non produsse un unico mandato di arresto contro i capi delle milizie e delle forze della NATO. Sembra che la politica deliberata dell’ICC sia ignorare questi crimini comprovati e concentrarsi solo su accusa e processo di Sayf al-Islam.

Per quanto riguarda la famiglia di Muammar Gheddafi, l’ICC non è seria, come nel caso delle torture di Saadi Gheddafi, di cui il procuratore dell’ICC sostenne la prosecuzione dell’inchiesta. Tuttavia, un video mostrò che veniva picchiato durante l’interrogatorio. La stessa procedura si applica al caso Abdallah Senussi, dove il procuratore della ICC disse che deve ancora deliberare sulla sua condanna a morte (pronunziata in Libia). Una dichiarazione simile fu fatta dal predecessore riguardo il bombardamento e l’assassinio di Muammar Gheddafi e di centinaia di persone nel suo convoglio. L’ICC non è mai stato serio verso i crimini commessi dalle milizie contro migliaia di libici. Il suo unico interesse è silenziare la voce di Sayf al-Islam ed eliminare ogni possibile leadership.

Gli Stati membri della NATO e gli staterelli del Golfo dovrebbero essere considerati responsabili del caos creato in Libia dal 2011. Intervennero in Libia col pretesto che Muammar Gheddafi massacrasse il popolo. La scena di un leader che uccide il proprio popolo ricorda Tony Blair sull’Iraq. Disse nel 2016 che era “la cosa giusta da fare e che se Saddam fosse rimasto al potere durante la primavera araba avrebbe massacrato i ribelli” [43]. Di conseguenza, dei Paesi sono stati distrutti, migliaia di persone sfollate e proprietà nazionali derubate. Come risultato dell’intervento militare della NATO in Libia, Muammar Gheddafi, i suoi figli e migliaia di libici sono stati uccisi e milioni di persone sfollate.

Sei anni dopo, la stabilizzazione della Libia è ben lungi dall’essere raggiunta. In breve, le milizie libiche si combattono e le forze militari dei Paesi occidentali affiancano le varie milizie. La Francia rimane militarmente implicata e perse tre soldati a Bengasi nel luglio 2016 uccisi dai gruppi che sostenne nella rivolta del 2011. Parigi aveva allora chiamato la rivolta “rivoluzione” da sostenere. Se questo credo era vero, perché continua la guerra oggi? E perché 700 persone sono state uccise? Perché il personale del consolato statunitense è stato ucciso a Bengasi? Perché l’occidente ignora la barbarie del Daish, che sgozza a Sirte, Misurata e Derna?

La risposta a quest’ultima domanda è chiara, questi criminali furono sostenuti dall’occidente nel 2011 perché combattessero il governo, apostata secondo le loro dichiarazioni. Perché il Daish indossava la stessa uniforme dei soldati libici, e chi gliel’ha data? Perché i membri del Daish ricevono uno stipendio dal ministero della Difesa Libico? La risposta a queste domande va trovata preso il vero capo del Paese, Bilhadj, Sharif, il Gruppo di combattimento islamico libico e i loro sodali del Congresso Nazionale. Chi governa oggi la Libia è ben noto al popolo libico e a certe ONG internazionali. Finora la Libia è ancora controllata dai gruppi jihadisti e l’occidente li appoggia nonostante i crimini commessi contro la Libia e il suo popolo.

Non è strano che i Paesi occidentali, dalla Norvegia al Canada a Nord, da Malta all’Italia a Sud, per non parlare di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Sudan e Marocco, si siano associati all’aggressione militare contro i civili che non gli erano ostili, contro Sayf al-Arabi, Muammar Gheddafi e la famiglia Quaylidi e le 84 vittime innocenti di Majir? Mentre questi stessi Stati sono pazienti e tolleranti col Daish a Sirte, Misurata e Bengasi, sopportano gli attentati nelle città francesi e belghe. Tuttavia, gli Stati membri della NATO e i loro alleati dovrebbero attaccarli e bombardarli come fecero in Libia nel 2011.

Infine, oltre a tale serie di crimini, gli Stati occidentali scelsero come leader libico il criminale di guerra responsabile della distruzione di Bani Walid e dell’uccisione dei suoi figli, Abdarahman Suihli. Nominò primo ministro il nipote Ahmad Mitig [44], direttrice generale agli Esteri la nipote Nihad Mitig [45] e il cognato Fayaz al-Saraj nuovo primo ministro. Inoltre, Abdarahman Suihli si accordò con Abdalhaqim Bilhadj, capo del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), per partecipare con gli islamisti alle elezioni presidenziali. Tuttavia, in Libia è ben noto che se le elezioni dovessero essere tenute oggi, tali persone non avrebbero garantito il voto, neanche dalle proprie famiglie. La popolarità di Bilhadj apparve nelle elezioni generali quando ottenne solo 50 voti nel quartiere Suq al-Jumah, che ha 250000 abitanti.

Durante questo tempo e durante la stesura di queste pagine, la popolazione delle città della Libia, inclusa la capitale Tripoli dove abita un terzo della popolazione, soffre di carenza di acqua, vive nel buio a causa dei blackout, ed è priva di strutture mediche e mezzi per soddisfare le esigenze umane di base. Secondo l’ONU, il 65% degli ospedali ha smesso di funzionare [46]. Mentre il dinaro libico è crollato e la produzione di petrolio sceso da 1,9 milioni di barili al giorno a 250000 barili. [47] Acuendo le sofferenze del popolo libico, le strade principali sono interrotte dalle operazioni militari e dal banditismo, oltre ai bombardamenti da Derna ad est di Sirte, da ovest di Bengasi ad Aghedabia. Le notizie quotidiane più comuni sono sequestri di persona e traffico di armi vendute su Internet.

In conclusione, dobbiamo ringraziare i nostri fratelli di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Sudan, Tunisia, Lega araba, NATO, Unione europea e tutti coloro che hanno trasformato la Libia in uno Stato fallito. Dopo la liberazione dei prigionieri islamici e altri, la Libia è diventata un’area che ospita le più grandi prigioni private. Un Paese che attirava investitori da tutto il mondo è diventato uno Stato esportatore di migranti, inclusi propri cittadini. Il 55% della popolazione è migrata e rifugiata all’estero. Uno Stato che riuniva i migliori esperti legali e costituzionali del mondo, che poté forgiare una costituzione nuova e moderna, è ora divenuta un’area governata da 1500 milizie. E infine uno Stato in cui il furto era considerato strano e insolito è divenuto luogo in cui corpi umani mutilati e decomposti vengono scaricati quotidianamente per le strade, evento divenuto banale in tutto il Paese.

Commento al rapporto Herland:
Sayf al-Islam Gheddafi e l’ICC

Prima della rivolta, Saiy al-Islam era l’architetto della nuova Libia. Presentò la sua nuova visione della Libia libera dalle carceri politiche, legata alla Carta dei Diritti Umani, alla distribuzione di ricchezza e prosperità e alla democrazia [48]. Intraprese riforme politiche ed economiche con cui i prigionieri islamisti acquisirono la libertà, venendo riabilitati e integrati nella società libica. Dopo la violenta rivolta in alcune città, le fonti locali confermano di aver aiutato gli sfollati in tutto il Paese, liberando i prigionieri della rivolta e protetto la popolazione di Misurata dai combattimenti, o di Bengasi fuggiti dalle zone dei combattimenti.

Invocò e sostenne gli sforzi di pace per risolvere la guerra. Secondo le fonti locali, chiese all’amministrazione dell’Università di Sirte di stampare 5000 volantini e distribuirli col convoglio pacifico partito per Bengasi, osservando i diritti umani. Invitò l’esercito a rispettare le regole d’ingaggio, proibendo l’uso della forza contro i manifestanti, secondo il capo della centro operativo dell’esercito nel marzo 2011, Maresciallo Hadi Ambarish, fatto prigioniero dai miliziani di Zintan, che lo torturarono e gli negarono la cure mediche fino a morire di cancro in carcere nel 2014 [49].

Nonostante gli sforzi inesorabili per la pace di Sayf al-Islam Gheddafi, gli aerei della NATO cercarono di assassinarlo, uccidendo o ferendo 29 suoi compagni. [50] Inoltre, perse delle dita e subì diverse ferite. Tuttavia, l’ICC non indagò su tale attacco aereo e non ne supervisionò i cinque anni d’isolamento. [51] Inoltre, l’ICC persisteva nel chiederne l’arresto e il processo dopo che fu condannato a morte da un tribunale libico nella prigione di al-Hadaba, guidato da Qalid al-Sharif, uomo di Bilhaj.

Perciò l’istruzione è ingiusta, l’archiviazione del caso è l’unico passo che va approvato. Si potrebbe sostenere che il caso nella sua interezza dovrebbe essere abbandonato, soprattutto dopo l’assassinio del procuratore generale a Bengasi e la fuga della maggior parte dei pubblici ministeri, mentre subivano enormi pressioni dalla milizia. In queste circostanze, gli argomenti dell’ICC sono che la sua condanna a morte non fu applicata e che pertanto dovrebbe essere arrestato e imprigionato nella prigione di al-Hadaba.

Tuttavia, il ministero della Giustizia libica si appellò contro la condanna a morte per via del processo sleale, in un tribunale nel carcere controllato da al-Sharif, che ha il potere su giudici e magistrati. Tuttavia, l’ICC continuò a chiedere un nuovo processo e ignorò il fatto che Sayf al-Islam era detenuto presso la prigione di Zintan e che il tribunale di Tripoli lo processò per teleconferenza. L’ICC dovrebbe rispettare la legge libica ed essere consapevole che una persona non va processata due volte per il presunto stesso reato. Ma scopo dell’occidente e dell’ICC è sbarazzarsi di Sayf al-Islam Gheddafi come fecero col padre Muammar Gheddafi e i fratelli.

È giunto il momento che l’ICC abbandono il doppiopesismo e aiuti il popolo libico nello scopo di salvare il proprio Paese da tali milizie e costruire una nuova Libia dove vigano diritti umani, prosperità, lo sviluppo e stato di diritto. Chiediamo anche all’ICC di abbandonare la pretesa che Sayf al-Islam sia estradato e processato a L’Aja.

L’ICC dovrebbe riconoscere e rispettare la legge di amnistia generale del ministero della Giustizia libico. Sayf al-Islam Gheddafi dovrebbe poter assumere il proprio ruolo nella lotta per una nuova Libia democratica. A tal proposito, e dopo che gli Stati occidentali comprenderanno i propri errori, dovrebbero collaborare coi libici e le ONG sincere per processare le milizie e i loro capi per il bene della pace e della riconciliazione.

Traduzione
Alessandro Lattanzio
(Sito Aurora)

Preso da: http://www.voltairenet.org/article198566.html

Sostenere il governo USA “senza saperlo”: il grave esempio di “Avaaz”

18 febbraio 2012
L’associazione non governativa “Avaaz” sta spopolando su internet e nei circoli della sinistra liberal occidentale in nome della difesa dei diritti umani. Pochi conoscono però chi si cela dietro questa organizzazione che di umanitario ha solo l’apparenza e che è stata creata per “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto americani. La tattica è molto semplice: si promuovono decina se non centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ad esempio la lotta contro la censura su internet oppure il riconoscimento della Palestina). Fra di essi vi sono anche attacchi ai governi occidentali e contro lo strapotere delle banche, così da convincere questo pubblico particolare della bontà della ONG. Fra tutti questi temi – che poi non sortiranno in gran parte comunque nessun risultato – si inseriscono invece questioni strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”, e che ha ricevuto un finanziamento di 1,46 millioni di dollari da George Soros per utilizzarla nella battaglia elettorale contro il Partito Repubblicano.

Una ONG schierata coi potenti

“Avaaz” è infatti una ONG creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller (il cui ruolo a favore dei governi americani è ben spiegato in quest’altro articolo). Non è tutto: “Avaaz” collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina all’attuale governo statunitense e ai suoi servizi segreti che viene utilizzata per organizzare disordini e golpi nei paesi che in qualche modo non ubbidiscono ai diktat di Washington oppure che non autorizzano le grandi aziende occidentali a entrare nel loro mercato nazionale. Non a caso la Cina, che dispone di un mercato ancora fortemente controllato dallo Stato, è una delle vittime preferite di Soros e della ONG di cui stiamo parlando. Naturalmente “Avaaz” non parla di “libertà economica mancante” ma attacca la Cina in altro modo, ad esempio strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo feudale del Dalai Lama in Tibet. Secondo altre fonti dietro “Avaaz” vi sarebbero mandanti di ben più alta caratura come si evince ad esempio da Indymedia Barcellona, dalla discussione interna a PeaceLink, oppure da questo blog molto dettagliato. Proponiamo ora alcuni dei tanti esempi che rendono perlomeno poco credibile “Avaaz” per chi, come la nostra redazione, si dichiara di sinistra.

Avaaz truffa gli ecologisti

A fine 2011 dichiarazioni, articoli, lettere circolano su Internet chiedendo la fine della “distruzione dell’Amazzonia”: “Avaaz” si tinge insomma di verde per ingannare gli attivisti ecologisti che mai si sognerebbero di sostenere i veri mandanti della campagna. 
 L’obiettivo che queste iniziative si pongono, infatti, non è certo quello di colpire le corporazioni transnazionali o i potenti governi filo-americani che le appoggiano, ma il governo popolare del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales. Al centro del dibattito c’è la controversa proposta di Morales di costruire un’autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

 Quest’ultimo, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2’000 persone vivono in 64 comunità all’interno del TIPNIS.

 Il 15 agosto, rappresentanti di tali comunità hanno iniziato una marcia verso la capitale, La Paz, per protestare contro il piano dell’autostrada.

 Sono subito partite petizioni internazionali da parte, naturalmente, di “Avaaz” che solidarizzando con gli indigeni, condannano il governo boliviano per avere indebolito i diritti indigeni.

 La gente del TIPNIS ha preoccupazioni legittime sull’impatto dell’autostrada. 

Disgraziatamente, però, la campagna di “Avaaz” strumentalizza queste preoccupazioni per indebolire politicamente Morales, il cui sentimento ostile al capitalismo americano non piace ai padroni di “Avaaz”. Con una lettera aperta firmata da più di 60 gruppi ecologisti, in maggioranza però fuori dalla Bolivia, “Avaaz” distorce i fatti e con una retorica progressista afferma “che le imprese straniere si spartiscano l’Amazzonia… e si scatenerà una febbre depredatrice su una delle selve più importanti del mondo”. Ma non menziona il fatto che la distruzione ha già luogo nell’area e che proprio il governo di Morales sta promuovendo una legge per aggiungere nuove norme protettive del parco nazionale. 

La legge proposta comminerebbe pene detentive tra i 10 e i 20 anni di carcere per insediamenti illegali, la coltivazione della coca o il taglio degli alberi nel parco nazionale.

 Avaaz questo non lo dice, ma trasmette l’idea alla sinistra e agli ecologisti che Morales (che è di sinistra e pure ecologista) non vada sostenuto. Al resto ci penseranno poi i “dissidenti” interni alla Bolivia.

Dalla Bolivia all’Iran: il caso Sakineh

A fine 2010 parte un appello mediatico globale che chiede di salvare dalla condanna a morte per lapidazione una donna iraniana, Sakineh Ashtiani. In quello stesso periodo l’Iran era il nemico numero uno dell’amministrazione Obama, si stava preparando una possibile guerra e occorreva che l’opinione pubblica avesse un’immagine demoniaca del paese. Ecco allora che “Avaaz” entra in gioco e inventa il caso Sakineh, subito dato in pasto ai giornalisti occidentali (sì, perché i giornalsti latinoamericani e orientali, invece, hanno evitato questa figuraccia andando a verificare le informazioni!). Sakineh sarebbe condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni. Queste confutazioni sono state documentate non solo da siti di approfondimento come quello di “Come Don Chisciotte“, ma ha suscitato qualche dubbio infine anche ai giornalisti dei quotidiani italiani come “La Stampa”. Insomma “Avaaz” ha strumentalizzato politicamente questa vicenda e pochissimi media occidentali, dopo aver demonizzato l’Ira, raccontando notizie non verificate, hanno però avuto l’etica professionale di scusarsi e di rettificare, cosa che peraltro non ha fatto nemmeno l’ONG stessa, a dimostrazione che non si è trattato di un errore in buona fede.

Pacifisti che preparano la guerra

Di recente di fronte alle rivolte di alcune tribù feudali contro il governo della Libia Popolare, “Avaaz” – sempre con la scusa dei diritti umani – ha sostenuto e diffuso la rivendicazione di una “Non-Fly-Zone” contro la Libia, la quale altro non era che il primo passo per l’invasione militare del paese nordafricano da parte delle truppe della NATO che, con bombardamenti a tappeto, hanno ucciso migliaia di civili e hanno permesso ai rivoltosi di assumere il controllo del Paese e di uccidere Muammar Gheddafi. Una scelta duramente condannata, ad esempio, dal gruppo anti-militarista di Alicante (leggi). Va ricordato che oggi in Libia il governo “democratico” sostenuto da “Avaaz” e dalle diplomazie occidentali è di carattere liberista (vedi filmato), ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato la Libia. Sul fronte dei diritti umani, inoltre, la Libia odierna si caratterizza per violenza di vario genere spesso di tipo razziale contro i neri accusati di essere tutti “mercenari al soldo di Gheddafi”, come documentato dai video pubblicati dal sito di “Fortresse Europe“. Stranamente, però, “Avaaz” ora della Libia non si occupa più, evidentemente ha raggiunto il suo vero scopo.

Esportare la democrazia e rubare il petrolio

“Normalizzata” la situazione libica al volere delle multinazionali occidentali, ora “Avaaz” si è spostata su altri fronti: anzitutto inventare notizie false su quanto accade in Siria. Secondo l’ONG il governo siriano guidato dal presidente Assad (e composto – guarda caso – da socialisti e comunisti particolarmente invisi a Washington e a Bruxelles) starebbe massacrando la popolazione civile e la starebbe opprimendo. Una falsità smentita non solo dallo stesso ex-cancelliere statunitense Henry Kissinger che anzi ha espresso stupore (e rammarico) per il fatto che il popolo siriano sia fortemente schierato a favore di Assad, ma anche da altre fonti, come il sito d’inchiesta indipendente “Informare per resistere” e come la Federazione Sindacale Mondiale, la quale parla di diritti sociali a favore dei lavoratori molto avanzati grazie al governo siriano che cerca di frenare il capitalismo europeo ed americano. “Avaaz” queste cose non le dice, così come non dice che i ribelli siriani hanno già promesso petrolio gratis alla Francia se invaderà il paese come abbiamo scritto qualche mese fa su questo stesso sito. Al contrario, “Avaaz” impropriamete si fa passare per paladina dei diritti umani, quando i suoi promotori non sono affatto dei benefattori. Il lavoro di “Avaaz” in Siria è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Unione Europea, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico. Ognuno, soprattutto chi si dichiara a favore della pace e dei diritti umani, dovrebbe operare non per riscaldare gli animi, ma per disinnescare l’odio fra i popoli. Invece in una situazione esplosiva come questa “Avaaz” ha il compito ideologico di far passare come una lotta per la democrazia e la libertà nella mente dei cittadini dei paesi occidentali e nella sinistra europea e americana, così che non si mobiliti contro la guerra.

Originale, con tutti i link : http://www.sinistra.ch/?p=1627

Il Fratello Leader prega con i presidenti e I musulmani di tutto il mondo per celebrare l’anniversario della nascita dell’ultimo Profeta Maometto (pace e preghiere su di Lui),nella citta’ di Kampala

16.03.2009
In nome di Dio “Allah”. Signori e presidenti presenti in questo grande giorno:la massa islamica presented a tutti i continenti del mondo,in questo posto Kampala,oggi,ci incontriamo per celebrare la nascita dell’ultimo profeta “Maometto” (Pace e preghiera su di Lui) che dovrebbe essere celebrato da tutta l’umanita’,perche’ Maometto e’ il profeta di tutti,l’ultimo profeta,perche’ l’Islam e’ la religione di Dio e tutti I profeti prima di Maometto han creduto nell’Islam…

Tutti quelli che credono in Dio e I Suoi profeti sono musulmani e Maometto e’ stato l’ultimo messaggero islamico.

Dio ha voluto che l’umanita’ alla fine credesse in una sola religione che e’ l’Islam.Dio ha mandato ogni profeta per la sua tribu’,pero’ ha mandato Maometto per tutta l’umanita’(3-19).Dio dice “la religione per Dio e’ l’Islam” e dice anche “chi abbraccia un’altra religione a parte l’Islam non sara’ accettato da Lui e sara’ uno dei perdenti nell’altra vita”.(3-85).

Il Corano ,che e’ tra le nostre mani adesso,e’ l’unico Libro mandato da Dio. Noi crediamo nella Bibbia e nel Nuovo e Vecchio Testamento,pero’ la Bibbia oggi non e’ quella mandata da Dio a Mose’ e Gesu’ Cristo.La prova e’ Maometto,l’ultimo profeta,e’ scritto nella Bibbia originale.La Bibbia di oggi non contiene il nome di Maometto,il che significa che la Bibbia e’ stata cambiata.Mose’(pace sia su di lui) ha dichiarato che sarebbe stato seguito da un profeta di nome Maometto e Gesu’ disse agli israeliani che sarebbe stato seguitoda un profeta di nome Ahmed.

Ogni testamento che non contenga il nome di Maometto e’ una contraffazione. Gesu’ e’ menzionato,nel Corano,25 volte.Non possiamo cancellare nessuna di queste.

Mose’ e’ menzionato ,nel Corano,138 volte.Non possiamo cancellare nessuna di esse.Maria e’ menzionata 39 volte nel Corano.Sono menzionati con rispetto profondo e onore.Non possiamo essere veri musulmani se non crediamo in Gesu’ e Mose’ che sono menzionati nel Corano.Il Corano e’ l’unico Libro in cui nessuna parola e’ stata cancellata.Dobbiamo cercare il Torah che e’ stato rivelato da Dio a Mose’ e il Vangelo a Gesu’.Dove sono adesso?Con tristezza dico che la Bibbia originale e’ stata cancellata.Quella che abbiamo oggi e’ fatta con le mani,certi punti sono stati cancellati.

Maometto e’ nato con il calendario solare (Gregoriano),il 13 aprile 571 dopo Cristo.

Ha vissuto 63 anni ,cosi’ mori’ nel 634 dopo Cristo. Adesso i nostri calendari cominciano con la nascita di Cristo.Perche’ la nascita di Cristo (P.P.S.D.L.) e’ stato un miracolo divino.Il Corano racconta quel miracolo dettagliatamente.Gesu’ era la Parola di Dio.Era nato senza padre.Questo e’ il miracolo divino.Ha parlato alla gente quando ancora era un bambino nella sua culla.Ha risuscitato I morti,ha curato gli invalidi,ha creato gli uccelli con un respire dandogli vita dalla Grazia di Dio.Quando ha chiesto a Dio di dargli cibo dal Paradiso cosi’ e’ stato.Abbiamo il diritto di cominciare il nostro calendario con questo miracolo che ci fu 2007 anni fa.C’e’ un altro evento che dobbiamo prendere in considerazione per iniziare il calendario,l’evento della morte di Maometto(P.P.S.D.L.)perche’ Maometto e’ l’ultimo profeta.La morte di Maometto e’ stato un evento di grande importanza.Con la morte di Maometto il contatto tra il Paradiso e la terra e’ finito.Sono finite le rivelazioni dopo Maometto.Non ci sara’ nessun profeta dopo di lui fino alla morte.Il Paradiso cadde nel silenzio dopo la sua morte e nessuna altra rivelazione e’ stata fatta.Maometto e’ l’ultimo profeta e il Corano e’ l’ultimo Libro Paradisiaco.Ovviamente il mondo dovrebbe considerare questo giorno come una pietra miliare nel suo calendario.Con il calendario lunare,Maometto e’ nato il 12 Rabie al Awwal ede’ morto lo stesso giorno 63 anni dopo.E’ una data straordinaria nella storia dell’umanita’.E’ nato,come ho detto prima ,nell’anno 570 o 571 D.C.

Con un semplice calcolo sapremo che e’ morto nel 634 D.C.

Quelli che non usano la nascita di Gesu’ e la morte di Maometto,l’ultimo dei profeti,come una pietra miliare nel loro calendario,sono dei nemici e fanatici del profeta mandato da Dio.

Perche’ il mondo non usa la morte dell’ultimo profeta come l’inizio del suo calendario?Questo ,secondo la nostra opinione,significa che il mondo e’ fanatico,guidato da odio e razzismo.

Perche’ usiamo la nascita di Gesu’ nel nostro calendario?La ragione e’ che e’ stato un giorno straordinario ,quello della nascita di un profeta di Dio senza padre.Mose’ ha avuto I suoi miracoli.Aveva dei seguaci miracolosi.Quando mise la sua mano dentro il mantello,usci’ Bianca senza macchie.A proposito,vorrei comunicarvi un’importante questione.Questi sono libri I cui autori attribuiscono I cosiddetti miracoli a Maometto(P.P.S.D.L.).essi vedono che Gesu’ ha avuto dei miracoli insieme a Mose’ e perche’ Maometto no?Questo e’ il testamento di Dio.Noi crediamo in Maometto senza miracoli,quelli che inventano miracoli e li attribuiscono a lui non credono in Maometto. Hanno una fede debole.Tutti gli sceicchi e Imam che dichiarano che Maometto aveva avuto dei miracoli non sono credenti.A Maometto basta che il Corano sia stato rivelato a lui.Non ha bisogno di nessun altro miracolo.Quelli che vogliono altri miracoli per credere nel Corano,non hanno fede nel Libro Sacro.E’ sufficiente che Maometto sia l’ultimo profeta ,una ditinzione che nessun altro profeta possiede.Nel Corano ,Maometto e’ l’unico profeta che Dio e I Suoi Angeli benedisce e salute.”Alla’ e I Suoi angeli mandano benedizioni sul profeta:O tu che credi!Manda benedizioni a lui e salutaLo con tutto il rispetto.”(33-56).Tu rispondi:”Dio, benedici Maometto come hai benedetto Abramo”.questo e’ sbagliato.dio non mando’ la sua benedizione ad Abramo.Puoi solo dire “Abramo la pace sia su di Lui”.Maometto e’ l’unico profeta che ha avuto benedizione e preghiere da Dio e dai Suoi angeli.

Spero che finiscano queste invenzioni attribuite a Maometto (P.P.S.D.L.) come il caso in cui una gazzella ha parlato con lui e pure le rocce le hanno parlato ,e che l’acqua usci’ dale sue mani e che fece mangiare mille persone in un solo piatto e che la luna si spacco’ in due per lui.Dov’e’ stato detto nella storia documentata del sesto e settimo secolo A.C. che Dio divise la luna in due parti? Quelli che dichiarano queste cose non sono seguaci di Maometto.Questi hanno una debole fede.Questi miracoli inventati sono la prova di una fede inesistente.Attribuendoli a Maometto minacciano la fede di altri credenti.Hanno fatto una falsa affermazione dicendo che l’acqua sia fuoriuscita dale mani di Maometto perche’ Mose’ aveva battuto la roccia facendone fuoriuscire l’acqua.Se Maometto ci ha raccontato che Mose’ e Gesu’Cristoavevano fatto dei miracoli,perche’ lui non era geloso di loro per non avere questo privilegio?Lui sapeva che i miracoli erano dominate da Dio e dalla Sua Volonta’.Maometto non ha nascosto che Mose’ con i suoi seguaci trasformo’il serpente che divoro’ tutti I serpenti del deserto.Maometto non ha nascosto Il fatto che Mose’ separo’ il mare e fece sgorgare acqua da una roccia.Perche’ non ha nascosto questi miracoli?Semplicemente perche’ L’Arcangelo Gabriele li ha rivelati e sono scritti nel Corano.Il Corano parla di Gesu’ 25 volte.Maometto ci ha detto che Gesu’ resuscito’ i morti e guari’ gli invalidi con la Grazia di Dio.Dio gliel’ha comunicata e lui non puo’ cambiarla.Perche’ Maometto non ha provato alcuna gelosia?perche’ non ha chiesto come sono conferiti questi miracoli a Gesu’ e non a me?Perche’ sapeva che questi miracoli erano dominate da Dio.Maometto credeva completamente nei miracoli di Mose’ e Gesu’ .Li ha comunicati a noi cosi’ come erano stati rivelati a lui da Gabriele.E lui dopo li ha incorporate nel Corano.Spero che finiscano queste invenzioni.Maometto e’ l’ultimo profeta.Questa e’ una distinzione fuori a qualsiasi distinzione.E’ l’unico profeta che ha avuto la benedizione e la pace di Dio e dei Suoi angeli su di lui.Dio ha condotto Maometto in un viaggio notturno dalla Divina moschea della Mecca alla moschea “El Aqsa”.Questo e’ stato un vero miracolo.(Lui ha visto i grandi segni del Signore[53-18]).Questi sono i miracoli avvenuti e confermati da Maometto.Sono piu’ che abbastanza.Attribuire cose che Maometto non ha fatto e’ un atto di incredulita’.Questi non credenti stanno navigando in internet con queste false invenzioni che non fanno altro che confondere la gente.

Maometto ,di cui oggi celebriamo il suo compleanno,e’ l’ultimo dei profeti.E’ il profeta mandato per tutta l’umanita’.Quelli che in Scandinavia stanno attaccando Maometto,stanno attaccando un profeta mandato per loro.Sono infatti malati e ignoranti.Sono razzisti e fanatici.Sono I nemici dell’umanita’,di Dio ,di Gesu’Cristo e di Mose’.Mose’ e Gesu’ credono in Maometto.Anche Maometto crede n loro.Ma la Scandinavia crede in Gesu’?Certamente no. Se attaccano Maometto vuol dire che non sono credenti e non rispettano I profeti di Dio.Dio li ripaghera’ per questa attitudine.Loro credono che Maometto sia il profeta degli arabi.Maometto e’ il profeta di tutta l’umanita’,arabi e non arabi allo stesso modo.Lui e’ un profeta mandato anche per la Scandinavia,volendo o non volendo.Dio ha parlato chiaramente dicendo che la fede di Maometto superera’ tutti anche se i Mushrikun(politeisti,pagani,idolatri e non credenti in un solo Dio) odieranno questa fede(9-33).

Dio riferisce ad un profeta,per tutta l’umanita’,quail nomi sono stati scritti nel Vecchio e Nuovo Testamento.Non e’ menzionato nella Bibbia di oggi.Allora e’ una contraffazione.Non e’ l’autentico.(E ricorda quando Iesa[Gesu’],figlio di Maryam[Maria],disse:”O figli di Israele,son oil messaggero di Dio finche’ voi confermerete il Taurat(Torah)che venne prima di me e diede felici notizie dicendo che sarebbe arrivato un messaggero dopo di me,il cui nome sara’ Ahmed(61-6).

Nella nostra ultima riunione a Timbuktu per celebrare l’anniversario della nascita del profeta,abbiamo parlato del pellegrinaggio.Il pellegrinaggio esisteva prima di Maometto.Esisteva ai tempi di Abramo e Ismaele.La Kaa’ba ha le prove di questo.Esiste cosi’ la gente puo’ andare a fare il pellegrinaggio.Non solo coloro che credono in Maometto dovrebbero andarci,ma tutta la gente.Il pellegrinaggio era un dovere della gente anche prima di Maometto.Nel Corano Dio dice “Il pellegrinaggio e’ un dovere verso Alla’ per quelli che possono permettersi il viaggio”(3-97).Lui si rivolge a tutti non solo ad arabi e musulmani.E’ un dovere per tutta la gente dell’America,dell’Europa,dell’Asia e dell’Africa,perche’la Kaa’ba e’ la prima casa costruita per il culto creato da Dios u questa terra.”La prima casa (di culto) costruita per la gente e’ quella della Kaa’ba”(3-96).Dio ha detto che e’ stata fatta per la gente e non per arabi e musulmani.Questa e’ la casa di Dio sulla terra.Appartiene a tutta la gente .E’ dovere di tutta la gente visitare la Kaa’ba,camminare tra le colline di Safa e Marwa e andare sulla montagna di Arafat per pregare.Chi ha detto che questa appartenga solo ad un gruppo di persone?Chi ha detto che il pellegrinaggio sia un dovere solo per chi crede in Maometto?Questa cosa e’ stata costruita per tutta la gente…questa e’ la casa di Dio e nessun altro,e chi ha il diritto di impedire alla gente di circolare attorno alla Divina Reliquia?dio dice;”In verita’!Quelli che non credono e che ostacolano la gente a seguire la via di Alla’,e da El-Masjid-Al-Haram(alla Mecca) che abbiamo fatto per tutta la gente.Dio dice con le Sue stesse parole che questa casa e’ per tutti gli uomini e tutti gli uomini hanno l’egual diritto di andarvi in pellegrinaggio.Che cosa da’ agli arabiil diritto di monopolizzare la Casa di Dio?Tutta la gente ha il diritto di girare attorno alla teca.Qual’e’ l’origine del fatto che solo I seguaci di Maometto dovrebbero circolare attorno alla Kaa’ba?c’e’ solo un verso del Corano che parla di questa cosa.E’ un verso molto chiaro che dice:”O tu che credi!i pagani non sono puliti ,non lasciarli ,dopo questo loro anno,avvicinare alla Sacra Moschea”(9-28).Chi e’ il pagano sporco?Solo il pagano sporco non dovrebbe avvicinarsi alla Kaa’ba.Se venisse il Papa del Vaticano e volesse girare attorno alla Kaa’ba,che succederebbe?Secondo il regolamento attuale sarebbe rifiutato,no e’ vieteto,e se chiedesse il perche’?Datemi una ragione convincente per questa proibizione.Come risponderemmo?Cercheremmo in tutto il Corano e non troveremmo altro che il verso in cui si dice che i pagani sono sporchi.Cosi’ il Papa ti rispondera’dicendo di non esser pagano e sporco e di avere il diritto di circolare attorno alla Kaa’ba in quanto essa e’ la casa di tutti e non solo degli arabi.Direbbe:”Non sono pagano,credo in Dio e non sono sporco”.Potete voi dire al Papa”tu sei sporco”? …Se venisse il presidente degli Stati Uniti e volesse circolare intorno alla Kaa’ba che cosa gli direste?”No,e’ vietato!”E lui ci direbbe:”Perche’ me lo vietate?”Anche se cercassimo nul Corano una risposta non troveremmo un verso che vieta questa visita se non il verso che ho citato prima(“I pagani non sono puliti,non devono avvicinarsi alla Masjad ei Haram).Che succederebbe dopo/Puoi tu dire al capo degli Stati Uniti di essere pagano o sporco?Chi ha il coraggio e la fede in Dio puo’ dire questo in faccia al capo degli Stati Uniti:”tu sei sporco e pagano e abbiamo tutto il diritto di allontanarti dal Masjad El Haram”.Vi assicuro che non esiste nessuno.Lui puo’ circolare attorno alla Kaa’ba,perche’direbbe di non esser sporco e pagano .Puoi tu che sei responsabile del pellegrinaggio dire al capo degli Stati Uniti “tu sei sporco”Non potresti mai dirglielo e lui circolerebbe attorno alla Kaa’ba volendo o non volendo.Chi puo’ dirgli che e’ pagano,e lui rispondera di certo che non lo e’.Quello che sta succedendo adesso e’ contrario al Corano.Solo un pagano sporco non deve avvicinarsi al Masjad el Haram,gli altri possono ugualmente e quelli che li ostacolano non credono in Alla’,loro sono pagani,perche’ il Masjad-el-Haram e’ per tutta la gente(“per la gente dovrebbe fare il pellegrinaggio colui che e’ capace”).Dio ha detto la gente e non solo gli arabi.Chi puo’ andare,ci vada,e’ un raduno per tutta la gente(“Ricordate che abbiamo costruito questa casa come posto d’assemblea e di sicurezza per tutta la gente “)(2-125),un rifugio e luogo d’incontro per tutta la gente.Dio dice anche:E prendete voi(gente) il Maqan (posto) di Abramo,come posto di preghiera (2-125).Dio ha parlato a tutta la gente e non solo ad un gruppo di gente.dio dice anche:”Abbiamo ordinate ad Abramo e Ismaele di purificare la mia Casa per quelli che stanno pregando e girando intorno ad Essa.(2-125)Queste parole sono chiare.Dio ha dato quest’ordine per lasciare la gente visitare e fare il pellegrinaggio prima della venuta di Maometto.Questa casa e’ stata costruita prima di Abramo e di Maometto,e Dio disse:”Ho proclamato il pellegrinaggio per tutta la gente .Verra’ da te a piedi,a cammello,da tutte le montagne e distanze per fare El Haj (pellegrinaggio)(22-27).Ha anche detto ad Abramo che “La prima cosa messa a disposizione della gente e’ la Mecca,piena di benedizione e guida per tutta la gente”(3-96).

Ritorniamo al nostro primo argomento in questo grande giorno.Io so che in questo posto ci sono musulmani che soffrono la discriminazione e la persecuzione e che alcuni sono considerati apostati.Abbiamo diversi sette e sottosette:Sunna e Scia’.Chi puo’ negare che la Scia’ sia perseguitata?Gli sciiti sono discriminati e considerati non credenti.Cosi’ anche gli appartenenti a molte altre sette islamiche.La spiegazione teologica non e’ per me.Quello che mi riguarda e’ lo status politico di queste sette.

Gli Sciiti sono considerati come cittadini di seconda o terza classe nei paesi arabi.L’esclusione dalla vita politica e’ il risultato della loro fede religiosa.Hanno perso il diritto di essere cittadini di prima classe.Qual’e’ il loro crimine eccetto il fatto di professare la Scia che guarda con venerazione i membri della famiglia del profeta e che ha fatto credere che Ali’ dovesse essere il successore di Maometto?Questo e’ il motivo per cui molti sciiti sono perseguitati e sparsi in tutto il mondo e accusati di eresia.E’ questo il caso dei Bahari,, Nizari, Drusi, Nusseri, Zeidi,Qadyanisi ed altre sette sciite.

Le differenze teologiche e religiose non mi riguardano.Quel che mi riguarda e’ la persecuzione e la discriminazione che son o il risultato di queste differenze.perche’ la loro fede di setta ,Scia,Baha’I,Drusa,Zeidia o Bahari non possono essere a capo dl loro stato.Lo stesso vale per gli Sharif,I discendenti della famiglia del profeta,che sono perseguitati per il loro legame con la Scia.

A me non interessa la questione religiosa,mi interessa quella politica.

E’ una violazione dei diritti umani.siamo tutti esseri umani prima di abbracciare una certa fede o essere membri di una certa setta.Noi siamo cittadini dei nostril paesi noncuranti di sette o credi.Dovremmo essere tutti politicamente uguali.Nessuno ha il diritto di escludere un cittadino o pronunciare una sentenza per un certo gruppo.La nazione appartiene a tutti i cittadini.Questo Paese,l’Uganda,ha un gran numero di rifugiati Bahari e Ismailiti.Perche’ hanno lasciato l’India per venire in Uganda?Questa e’ una persecuzione politica. Infine,la fede religiosa dovrebbe essere una questione tra una persona e Dio.Politicamente siamo tutti uguali.Come risultato della persecuzione sopportata da quelle comunita’ oppresse ,era necessario chiamare a ristabilire lo Stato Fatimido.Io posso proteggere questi gruppi oppressi.Il nuovo Stato Fatimido potrebbe essere costituito nel Nord Africa e nel Medio oriente .Potrebbe anche diventare uno stato potente.Coloro che hanno perseguitato quelle comunita’ certamente rimpiangeranno queste azioni sbagliate.Questi ugruppi perseguitati:Bahaiti,Ismiliti,Zeiditi,Bahariti,Sciiti e Drusi potranno un giorno avere il loro proprio stato.Questo non e’ un fatto storico o filosofico,questa e’ una vera situazione politica,che ha un peso sulla nostra vita quotidiana.

Spero che ogni anno celebreremo questo grande evento finche’ la vera fede di Dio vincera’credendo in Maometto come vero profeta di ogni individuo e che la religione con Allah e’ l’Islam (3-19) .

Auguri a tutti e che la pace e la misericordia siano con voi.