Bolivia: licenza di uccidere

di Pressenza – International Press Agency (sito)
lunedì 18 novembre 2019 
Sono nove i morti e centoventicinque i feriti di quello che verrà ricordato come il massacro di Cochabambaqui la lista dei morti certificati dall’IDIF (Istituto di Investigazione Forense).
di Luca Cellini

Il funerale di alcune persone morte in Bolivia durante le ultime proteste (Foto di El dicos)

“Un atto di repressione durissima da parte delle forze di polizia boliviane, quello avvenuto a Sacaba, nel centro del Paese, e non “un confronto”, come avevano definito i rappresentanti dell’autoproclamato governo boliviano dopo le dimissioni di Evo Morales.” È quanto ha denunciato Nelson Cox, rappresentante e difensore del popolo del distretto di Cochabamba, riportato ieri dal giornale “Opinion”.
Tutte le persone assassinate sono state raggiunte alla testa oppure al torace da colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia.
Con il massacro di Sacaba è salito a 25 il numero delle persone uccise in Bolivia durante le proteste della popolazione.
L’escalation repressiva, i morti e le violenze sono cresciute in modo vertiginoso dopo l’annuncio dell’autoproclamato governo di Jeanine Añez che ieri ha anche approvato il decreto 4078, che “declina” ogni tipo di responsabilità e impunità totale alle forze militari e di polizia chiamate alle “operazioni per il ripristino dell’ordine interno e della stabilità pubblica”.
Di fatto è un decreto che dà licenza di uccidere, carta bianca di sparare a vista ad ogni persona che protesta in Bolivia, senza che per queste azioni poi la polizia e i militari rispondano in alcun modo di fronte alla legge.

Il decreto 4078 Il decreto 4078

Il decreto come scritto al suo interno “stabilisce che le forze armate possono utilizzare tutti i mezzi disponibili in modo proporzionale e discrezionale al rischio delle operazioni”.
Detto in altre parole, “ogni mezzo” significa che se i militari decidono di usare i fucili mitragliatori per sparare alla popolazione, come d’altronde stanno facendo in queste ore, hanno piena libertà di farlo senza poi doverne rispondere a qualcuno.
La Commissione Interamericana per i Diritti Umani (IACHR), oggi ha denunciato come un crimine l’ordine e il decreto emesso dal governo autoproclamato di Jeanine Añez, dichiarando che “alle Forze Armate Boliviane (FAB) che scendono in piazza a reprimere ogni protesta, è stata data autorizzazione a procedere con ogni mezzo assicurandogli l’impunità totale.
“È una licenza di impunità per massacrare la gente”, ha scritto ieri Evo Morales dal suo account Twitter.
La presenza della FAB (Forze Armate Boliviane) sulle strade del paese e sulle strade delle principali città è iniziata a partire da lunedì sera scorso, dopo che la polizia nazionale boliviana (PNL) ha chiesto rinforzi militari in vista delle rivolte, in particolare avvenute nella città di El Alto.

Bolivia, El Alto Bolivia, El Alto

È da lunedì notte infatti che sulle città di La Paz e di El Alto hanno iniziato a sorvolare nei cieli aeroplani ed elicotteri militari, e i carri armati stazionano quotidianamente nei dintorni di Plaza Murillo, a La Paz, dove si trova la sede del Governo e del potere legislativo espresso dal Parlamento. La Bolivia di fatto oggi è in uno stato d’assedio da guerra civile.
L’escalation della situazione si è esacerbata dopo le dichiarazioni della Añez, quando nei giorni scorsi ha prima affermato di dover affrontare azioni di destabilizzazione da parte di “gruppi sovversivi armati”. Giustificando poi in questo modo ben tre cose: l’operazione militare, il sostegno legale alle forze di polizia, e la narrazione delle azioni che seguiranno, genocidio e massacro della popolazione indios, definendole come “ripristino dell’ordine democratico”.
I rappresentanti del MAS chiedono subito nuove elezioni, ma la destra che ha preso di fatto il potere senza essere stata mai eletta da nessuno, sostiene che adesso non è possibile perché bisogna affrontare prima l’emergenza e il ripristino dell’ordine pubblico a fronte dei disordini che ci sono in tutto il Paese. Dichiarazione surreale e comica questa, se non ci fossero di mezzo morti, feriti e tanta sofferenza, perché sono le stesse azioni violente e criminali della destra per tramite delle squadracce di Camacho e Mesa che in questi giorni hanno fomentato e creato i peggiori disordini e le condizioni per arrivare di fatto a una situazione di escalation da vera e propria guerra civile.
Da sottolineare che in questi ultimi giorni, persino tra i simpatizzanti della destra boliviana si sono manifestate molte perplessità e contrarietà dopo l’emissione del decreto 4078, che di fatto è una licenza di uccidere e massacrare la popolazione. Alcuni esponenti moderati della destra hanno proposto come mediazione di tornare subito ad elezioni perché si arresti subito il processo di violenza in corso, ma l’autoproclamata presidente Jeanine Añez pare non sentirci proprio da quell’orecchio.
Ma questo non è tutto, dall’altra parte, sul fronte informazione e narrazione dei fatti, l’autoproclamato governo di Jeanine Añez sta operando minacce e intimazioni di ritorsioni alla stampa locale per mantenere il più possibile una coltre di silenzio, nel tentativo di cercare di rendere invisibile quel che accade nel Paese.
Il piano della destra boliviana più intransigente è molto semplice, arrivare ad elezioni in uno stato di emergenza proclamato, con un controllo di tutto il Paese da parte delle forze di polizia e dei militari, e nel frattempo indebolire, fiaccare e impaurire con uccisioni, ferimenti e arresti, le forze sociali e politiche che si stanno opponendo a questo tentativo di golpe che viene ancora presentato da Jeanine Áñez come “cambio democratico”.
Dopo le dimissioni di Evo Morales, la senatrice Jeanine Áñez si è autodichiarata presidente del paese. Il giorno in cui si è autoproclamata alla guida del Paese, la Áñez è entrata nel palazzo del governo, noto come Palazzo Bruciato, portando una bibbia in mano, ed esclamando: “Grazie a Dio che ha permesso alla Bibbia di rientrare nel Palazzo!”.

Jeañine Añez con la bibbia in mano all'entrata al Palazzo Bruciato il giorno in cui si è autoproclamata presidente Jeañine Añez con la bibbia in mano all’entrata al Palazzo Bruciato il giorno in cui si è autoproclamata presidente

Le posizioni della Añez a quanto si può leggere sul suo profilo pubblico sono fortemente razziste e segregazioniste nei confronti della popolazione indigena che rappresenta quasi i 2/3 della popolazione.
Come ad esempio si può leggere in un tweet che la Añez ha già eliminato dal suo profilo, ma il cui screenshot è stato pubblicato prima che Jeanine Añez lo togliesse, dove definisce i rituali e le usanze culturali indigene come riti satanici, affermando inoltre che la città non è per gli “indios” ma che devono tornare nell’altopiano o nel Chaco.

Jeanine Añez profilo Twitter Jeanine Añez, dal suo profilo Twitter

Da segnalare inoltre che in rete e sui social proprio in queste ultime ore stanno circolando un gran numero di video che mostrano bruttissime violenze contro le comunità indigene, le quali rappresentano circa il 64% di tutta la popolazione boliviana.
*Nel video la testimonianza di un parente di una delle persone uccise dalla polizia boliviana nel distretto di Cochabamba.
Questo articolo è stato pubblicato qui
Preso da: https://www.agoravox.it/Bolivia-licenza-di-uccidere.html 

Perché dire NO alla Cashless Society

di , pubblicato il 20 giugno 2019, alle ore 10:18
In un paper (intitolato The Macroeconomics of De-Cashing) pubblicato nel marzo del 2017 Alexei Kireyev, un’economista da anni al Fondo Monetario Internazionale, traccia una roadmap verso una sistematica abolizione del denaro contante.

In questo paper, Kireyev si dice consapevole che l’abolizione del denaro contante potrebbe essere percepita come una violazione dei diritti fondamentali della persona e suggerisce pertanto ai governanti di perseguire questo obiettivo senza dichiararlo apertamente e poco alla volta, cioè senza fretta.
Il processo di abolizione per Kireyev deve all’inizio basarsi su passi iniziali largamente accettati, come l’eliminazione graduale di banconote di grande valore (chiedetevi giustappunto perché la BCE non stampa più dal 2019 la banconota da 500 euro), la fissazione di massimali sulle transazioni in contanti (già presenti in più paesi) e la tracciatura dei trasferimenti in contanti attraverso i confini.
Ricevere Denaro inaspettato in 24 Ore - Subliminale per ...

Di poi, Kireyev suggerisce che le persone, sia in qualità di semplici cittadini che di imprese, devono essere stimolate ad evitare operazioni in denaro contante.
Kireyev è infine consapevole che il consenso tra il pubblico e il settore privato è la precondizione chiave per giungere ad una società senza contante; senza questa precondizione  il piano non può avere successo.
Di conseguenza, raccomanda un’opera di sensibilizzazione continua per alleviare “i sospetti” relativi all’abolizione del contante; principalmente, che abolendo il contante le autorità stiano cercando di controllare tutti gli aspetti della vita delle persone, incluso il loro utilizzo di denaro, o spingere i risparmi  personali nelle mani delle banche.
Kireyev si basa sulle idee di Kenneth Rogoff un ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale;  in suo libro del 2016, The Curse of Money, Rogoff  raccomanda l’abolizione del contante perché ciò, secondo il suo parere contribuirebbe ad una vera lotta contro l’evasione fiscale e la criminalità
Diritti, evasione fiscale, criminalità  e prosperità
Kireyev e Rogoff vedono soltanto quello che immediatamente colpisce l’occhio, dimenticandosi di o non volendo vedere anche oltre.
Il problema, infatti, non è, come dice Kireyev, che l’abolizione del denaro contante potrebbe essere percepita come una violazione dei diritti fondamentali della persona, ma che l’abolizione del denaro contante è una violazione dei diritti della persona.
Qualora fosse abolito il denaro contante si potrà, infatti, possedere il proprio denaro solo indirettamente, cioè affidandone la detenzione ad altri, e ciò significherebbe imporre un regime in cui ciascun legittimo proprietario del denaro viene messo alla mercé delle decisioni degli operatori che curano la detenzione del denaro.
Oltre a questo problema di lesione del diritto di proprietà sul denaro, c’è poi un problema che concerne la privacy finanziaria.
Anche ammesso, infatti, che una parte dell’evasione fiscale e della criminalità possa realizzarsi solo attraverso l’uso del contante, questa non è una buona ragione per vietarne l’uso, perché questo divieto presenterebbe seri pericoli sul fronte del controllo sociale.
Così come, infatti, viene garantita la segretezza del voto per non esporre gli elettori a una serie di possibili rivalse o ritorsioni, allo stesso modo non si può obbligare la gente a rinunciare del tutto alla propria privacy finanziaria, perché ciò  esporrebbe i cittadini a una serie di possibili rivalse e ritorsioni.
Uno Stato diritto, per essere considerato come tale, deve necessariamente sottoporsi ad alcune sostanziali limitazioni nella prevenzione al crimine dettate dal principio del rispetto della libertà individuale, onde evitare di trasformare la politica in tirannide.
Una volta abolito il contante, non dovremo più preoccuparci di qualcuno che possa entrare in un negozio per svaligiare la cassa, ma state tranquilli che aumenteranno le nostre preoccupazioni in merito ai furti sul nostro denaro fatti attraverso attacchi hacker e frodi informatiche, oltre che ai problemi tecnici per i pagamenti digitali.
Una volta abolito il contante, non avremo posto in essere una vera lotta all’evasione fiscale e nemmeno fermeremo l’attività dei network criminali e terroristici.
Si può fare evasione fiscale senza emettere fattura o scontrino oppure emettendo scontrino o fatture di portata inferiore rispetto al reale pagamento effettuato, ma l’evasione fiscale può assumere anche altre manifestazioni, cioè attraverso manovre elusive che non si nutrono di certo di denaro contante.
L’elusione fiscale, più che violare, aggira la legge (viene, infatti, definita dal diritto come un comportamento extra legem non contra legem) e sfrutta le debolezze dell’ordinamento giuridico.
Le forme di elusione fiscale sono numerose, in continua evoluzione e spesso davvero molto sofisticate, il che significa che l’elusione richiede di frequente un importante uso di tempo e di altre risorse solo per la sua ricerca.
Attraverso operazioni di elusione fiscale si può poi trasferire denaro, senza che si muova alcuna banconota o moneta (viviamo già in un’economia altamente digitalizzata), in luoghi in grado di offrire sistemi, oltre che convenienti dal punto di vista della tassazione, pressoché inviolabili di tutela del segreto aziendale; questo tipo di segretezza attrae non solo grandi evasori, ma anche le risorse delle organizzazioni criminali e terroristiche.
Una vera lotta all’evasione fiscale e ai flussi di denaro che alimentano i network criminali e terroristici andrebbe fatta con sistemi mirati che non annichiliscono la libertà di tutti i cittadini, come è invece la guerra al contante, e tradursi anche in un serio contrasto a certe manovre elusive e a certe legislazioni di alcuni paesi che costituiscono il porto sicuro di certe manovre elusive.
Tuttavia, ciò non è facile che avvenga dato che alcune delle banche e delle big-company che si battono per un mondo senza contante, non soltanto sono delle abili “sposta profitti”, ma hanno anche ramificazioni in molti meandri delle istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali a difesa dei loro interessi.
Tutto ciò ci porta a concludere che i “cittadini comuni”, quelli cioè che non hanno particolari mezzi e conoscenze e/o propensioni a sottrarsi al rispetto del principio di legalità, sarebbero nettamente i più esposti a seri pericoli sul fronte del controllo sociale.
Detto quanto, in termini di prosperità di una nazione, contrastare l’evasione fiscale diviene un’azione più controproducente che altro, se poi l’ammontare di spesa pubblica che si vuole finanziare è insopportabile  rispetto ai parametri di un’economia di mercato; il problema di fondo, alla fine, non è, infatti, combattere l’evasione fiscale in sé, ma fare in modo che i cittadini non sentano il bisogno di evadere il fisco per non vedersi mortificare i propri sforzi produttivi o garantirsi un tenore di vita assolutamente decente.
Un minor grado di evasione fiscale o anche un’evasione fiscale uguale a zero non è affatto sinonimo di una nazione prospera.
Ammettiamo, infatti, teoricamente che un paese riesca a sradicare ogni possibilità di effettuare evasione fiscale (in pratica, non potrà mai essere così), questo però non vuol dire affatto che non possa essere stabilita una tassazione oppressiva.
C’è un’idea piuttosto diffusa secondo la quale la tassazione sarebbe certamente più bassa se tutti pagassero le tasse per quanto richiesto.
In verità, lo slogan se pagassero tutti pagheremmo certamente tutti meno, non è vero, nel senso che meno evasione uguale a meno tassazione non è affatto detto che si verifichi, perché quel che viene chiesto di pagare dipende sempre, in ultimo, dalla quantità di spesa pubblica che la politica desidera finanziare e che ha finanziato.
Di conseguenza, è decisamente fuorviante affermare che riducendo l’evasione si ridurrà sicuramente anche la tassazione; in tal senso, quel che, alla fine, conta è la volontà politica e il contesto intellettuale dominante attorno a sé.
Il vero problema della tassazione deve poi essere visto nel paradosso che più la tassazione aumenta, più essa mina il funzionamento del mercato e il sistema stesso di tassazione; ogni tributo specifico, come l’intero sistema fiscale nazionale, diventa oltre un certo limite semplicemente autodistruttore.
Una corretta rappresentazione della realtà economica ci dice quindi che tra tassazione oppressiva, una pressione inflazionistica permanente ed evasione fiscale soltanto i primi due fenomeni sono collegabili attraverso veri e propri nessi logici, cioè sono annoverabili tra le cause e non tra i possibili effetti, a mancata prosperità o declino di una nazione.
Di conseguenza, a fronte di un’abolizione del contante, non avremo soprattutto alcuna garanzia che la tassazione diminuirà o resterà al di sotto del livello di spoliazione, la spesa pubblica seguirà percorsi più virtuosi e quella clientelare diventerà solo un ricordo, dato che non c’è nessun nesso di causa ed effetto tra contante e queste altre variabili.
Infine, ricordiamo che i diversi metodi di stima elaborati per calcolare quante risorse vengono attualmente nascoste al fisco hanno tutti un carattere evidentemente virtuale, dato che l’occultato da un lato deve prima effettivamente esistere e dall’altro, qualora effettivamente esista, resta comunque inconoscibile al fisco fintanto che non viene da questo scoperto.
Denaro contante e tassi d’interesse fortemente negativi
L’abolizione del contante serve anche a perseguire un’idea se è possibile ancora peggiore; Kireyev e Rogoff e i loro commilitoni hanno, infatti, altre idee insane in testa.
Costoro raccomandano tassi di interesse fortemente negativi sui depositi bancari dei cittadini, poiché credono che questi tassi si renderanno indispensabili per reagire ad una prossima e virulenta crisi economica, poiché credono che quando le cose vanno male quello che bisogna fare è spingere il pubblico a far girare il suo denaro, costi quel che costi.
Ricordiamo che una politica di tassi di interesse fortemente negativi trova un suo limite nell’esistenza del denaro contante; più scende il tasso di sconto, cioè il tasso con cui la banca centrale concede prestiti alle banche, più scendono i tassi sui depositi bancari (non avrebbe senso per le banche pagare certi interessi a un depositante se finanziarsi presso la banca centrale costa meno), tanto meno conviene mantenere denaro in banca e tanto più conviene rifugiarsi nel contante.
Il denaro contante ha, infatti, lo stesso potere d’acquisto dei depositi bancari, ma con un interesse nominale sempre pari a zero; in altre parole, il denaro contante ha incorporato dentro di sé un cosiddetto zero lower bound .
Nel caso quindi in cui le banche applicassero sui depositi tassi di interesse negativi, esse stimolerebbero un aumento della domanda di contante, stimolo che ovviamente diventerebbe sempre più forte man mano che questi tassi fossero fatti sprofondare in territorio negativo.
Qualche tempo fa William Buiter, capo degli economisti di Citigroup, spiegò come se non ci fosse stato il denaro contante, le banche avrebbero quantomeno già portato i tassi sui depositi dei cittadini a meno 6 per cento.
Buiter fa parte di un’associazione il cui nome è tutto un programma, cioè Better than Cash Alliance (che tra i suoi membri, oltre Citigroup, annovera, tra gli altri, alcuni governi, diverse agenzie ONU, Bill and Melissa Gates Foundation, Clinton Development Iniziative, Mastercard, Visa, Unilever, Coca-Cola); in Italia, la stessa mission anti-contante di Better than Cash Alliance viene perseguita dalla community Cashless Society – The European House dell’Ambrosetti Forum.
Chi promuove una miscela di tassi di interesse fortemente negativi più abolizione del denaro contante, sta proponendo di deprimere la funzione della moneta come riserva in vista di spese future, pensando che ciò produrrà più vantaggi che svantaggi economici.
Tuttavia, qualsiasi misura che deprime la funzione della moneta come riserva in vista di spese future, avrà come effetto non solo quello di incentivare il pubblico a spendere più velocemente il proprio denaro, ma anche quello di corrodere il processo di capitalizzazione, cioè di accumulazione di ricchezza per scopi produttivi.
Ne discende uno stimolo (tanto più a segno, quanto più forte) allo spostamento del reddito sociale dall’investimento al consumo; questo spostamento produce un maggior livello di consumi per un breve periodo, ma, alla fine, una compressione, e non un aumento, del volume di beni di consumo che l’economia potrà offrire ad un tasso elevato.
Ad una maggiore depressione della funzione della moneta come riserva in vista di spese future, corrisponde una corrosione maggiore del processo di capitalizzazione; in base a quanto, attraverso una politica progressiva di depressione di questa funzione della moneta si può arrivare fino al punto di negare l’accumulazione di capitale e quindi produrre un tenore di vita primitivo.
Detto quanto, non è da escludere poi che tassi di interesse fortemente negativi più abolizione del contante possano produrre il risultato di un potenziamento da un lato del mercato nero e dall’altro di intermediari dello scambio molto più solidi, dato che più le coercizioni si fanno pressanti, più le persone tendono a sviluppare l’intenzione di ribellarsi ad esse.
Può essere, infatti, abolito il contante stampato ed imposto con la forza della legge dalle banche centrali, ma non può essere abolita l’immaginazione dei cittadini a sottrarsi al controllo sociale ed a cercare intermediari dello scambio appetibili, cioè che tendano a conservare il loro potere d’acquisto (lo spirito di sopravvivenza tende ad aguzzare l’ingegno).
In definitiva, Kireyev, Rogoff e Buiter sono degli illusi nella teoria e degli intolleranti nella pratica.
Conclusioni
La guerra al denaro contante non è efficace per ottenere un mondo più sicuro e con una migliore allocazione delle risorse, ma di certo serve ad altro e ad altri.
Esiste un’oligarchia predatoria che sa benissimo che dall’abolizione del denaro contante otterrà vantaggi, quantomeno in termini relativi, qualunque sia invece l’effetto sul benessere economico generale.
Se non c’è più la possibilità di ritirare i propri depositi bancari, allora su questi stessi depositi i governi avranno mano completamente libera di tassarli quanto e come meglio credono, l’industria della tecnologia per pagamenti digitali potrà contare su margini di crescita a spese della libertà di scelta delle persone e, infine, dato che il prelievo e il ritiro dei depositi non sono più opzioni, i cittadini saranno costretti a subire i tassi del sistema bancario.
Sollevare le banche dal rischio della corsa agli sportelli, inoltre, non indurrà queste stesse ad una minore spregiudicatezza finanziaria, semmai l’esatto contrario.
Il primo obiettivo di questa oligarchia predatoria è quello di controllare la maggior quantità relativa possibile di risorse, mentre il secondo obiettivo è quello di portare avanti esperimenti economici anche a costo della morte del paziente.
Questa oligarchia, per portare a termine il suo piano, deve far percepire quelli che, in realtà, sono i propri esclusivi interessi come se invece fossero interessi che appartengono spontaneamente a tutti; usando le tecniche del nudging, del linguaggio privo di collegamento con la realtà e spacciando il proprio punto di vista come verità scientifica, vuole farci credere non solo che questa abolizione è pensata per garantire l’interesse sociale, ma, in aggiunta, che viene incontro soprattutto alle esigenze delle persone meno abbienti.
In tal senso, come esempi, si può ricordare quando la War on Cash diffondeva sistematicamente il messaggio che il contante è superato, costoso, pericoloso, inquinante e scomodo, oppure un recente spot di PayPal  in cui si diceva:
è arrivata la nuova moneta non è di carta, è progresso. La vecchia moneta fa troppe domande, la nuova moneta ha già pagato. La vecchia moneta è solo per pochi, la nuova moneta è per tutti, è per voi. Addiovecchia moneta, c’è una nuova moneta in città. PayPal is new money.
Prosperità e povertà dipendono innanzitutto dalla qualità delle istituzioni politiche ed economiche.
Misure finalizzate a estrarre rendite a beneficio di una più o meno ampia minoranza di privilegiati, non favoriscono e non favoriranno mai la prosperità di una nazione.

Il BLOG di Contante Libero è uno spazio “aperto” in cui tutti i blog che aderiscono all’iniziativa CONTANTE LIBERO possono esprimere liberamente la propria “peculiare” visione sul tema. CONTANTE LIBERO non è un monolito, bensì tante realtà diverse che hanno deciso di unirsi per affrontare una specifica battaglia in comune.

Quello che non capisce (o che non vuole capire) Il Sole 24 Ore sul denaro contante

di , pubblicato il 25 giugno 2018, alle ore 8:57
E’ bastato che l’attuale Ministro degli Interni (2018), italiano qualche giorno fa affermasse «Fosse per me non porrei nessun limite al contante» per sentire di nuovo in giro la voce della propaganda a sostegno dell’abolizione del denaro contante.
L’abolizione del denaro contante, che tra l’altro, è esplicitamente sostenuta, almeno attualmente, da organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europa.
Obiettivo di questa campagna a favore dell’abolizione del denaro contante?
Con la scusa di voler combattere terrorismo e criminalità, facilitare il lavoro dei politici, dei burocrati e di tutti quei gruppi di pressione che aspirano ad ottenere privilegi, a tutto svantaggio dei liberi cittadini.
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Tuttavia, i sostenitori dell’abolizione del denaro contante non potendo imporre con la violenza il loro punto di vista, cercano di ottenere l’adesione alla loro posizione o perlomeno una certa passiva indifferenza, facendo circolare costantemente bugie e ragionamenti fuorvianti.

In tal senso, mi ha colpito molto (si fa per dire) un articolo apparso sul Il Sole 24 Ore il qualche giorno fa, dal titolo Limite al contante: perché l’idea di Salvini è anacronistica e allontana l’Italia dall’Europa, del giornalista Biagio Simonetta.
L’articolo in questione è un inno alla disinformazione di massa, ma non mi meraviglia che certi articoli possano uscire anche sul Il Sole 24 Ore, cioè il quotidiano di Confindustria: la principale organizzazione rappresentativa delle imprese italiane, difetta da sempre di una vera e propria coscienza liberale.
Vediamo cosa si afferma in questo articolo e smontiamo ogni affermazione punto per punto.
  1. è abbastanza chiaro che dietro al contante si nasconda spesso la black economy, la corruzione, l’evasione, il denaro sporco che non vuol essere tracciato.

Trattasi di ragionamento fuorviante.
Si cerca di condurre sostanzialmente il fenomeno dell’evasione e della black economy al denaro contante, quando il contante è solo un mezzo è non la causa primaria di questi fenomeni.
La causa primaria di questi fenomeni va rintracciata invece negli eccessi di interventismo statale, che stabilisce regimi di comproprietà forzata nei quali i partners involontari degli apparati statali usano il loro margine di manovra per sfuggire alla sovra-tassazione e/o alla sovra-regolamentazione.
Oltretutto, il denaro contante è solo un mezzo con cui produrre evasione e riciclaggio, non il solo mezzo.
Al giorno d’oggi, l’evasione e il riciclaggio non passano infatti solo attraverso l’uso del denaro contante: i veri esperti di trasferimenti contabili non hanno alcun bisogno del denaro contante per porre in essere pratiche elusive, così come per evadere possono essere usati mezzi fisici alternativi al tradizionale denaro contante come oro e argento fisico, diamanti, lettere di credito, copyright o droga.
Insomma, anche senza denaro contante, la criminalità si adatta, per il semplice fatto che il crimine non ha bisogno del denaro contante per esistere.
Di conseguenza, abolire il denaro contante non assicura l’eliminazione dei fenomeni di evasione e black economy, ma in compenso costituisce un’indebita restrizione delle possibilità di scelta del cittadino.
  1. il contante è sempre più una zavorra all’economia italiana e internazionale.

Cosa?
Zavorra dell’economie sono i troppo elevati livelli di debito rispetto al valore totale della produzione e non è il denaro contante a scatenare questo squilibrio, ma improvvide politiche creditizie del sistema bancario.
Sostenere che «il contante è sempre più una zavorra all’economia italiana e internazionale» è pertanto una bugia grande quanto l’intero universo.
  1. E non è un caso che la maggior parte dei Paesi più evoluti abbia sposato da tempo strategie che mirano alle cosiddette cashless society.

Trattasi di ragionamento fuorviante.
Si cerca di stabilire l’equazione società in cui il contante è stato abolito uguale società più civile, ma questa equazione nella realtà fattuale non esiste.
Infatti, le società più civili sono quelle che permettono la diversificazione e non si appiattiscono sull’omologazione, pertanto ben vengano come opzione tutti gli strumenti di pagamento elettronico, ma allo stesso tempo ben vengano anche i metodi di pagamento più tradizionali, cioè banconote e monete – ben venga quindi sempre la modernità, ma mai in forma patologica.
Il giornalista Biagio Simonetta indica la Svezia come paese evoluto perché in cima alle classifiche per pagamenti elettronici.
Di conseguenza, per Biagio Simonetta, la Svizzera rappresenta un paese di cavernicoli, dato che  negli ultimi dieci anni il denaro contante in circolazione in Svizzera è più che raddoppiato, passando da 35 a oltre 80 miliardi di franchi, mentre il limite ai pagamenti in contanti, cioè senza obbligo di verificare l’identità dell’acquirente, arriva fino a 100 mila franchi.
In ogni caso, affermare che in certi Paesi sono in atto da tempo strategie che mirano alle cosiddette cashless society significa implicitamente affermare che i cittadini di questi Paesi vengono sottoposti da tempo a un’elaborata distopia.
Prendiamo il caso svedese, ad esempio:
A novembre dello scorso anno, la Svezia ha comunicato di aver ridotto le compravendite in contanti a meno del 2 per cento delle transazioni complessive.
Tuttavia, quello che non viene mai detto è che ciò è stato possibile solo attraverso la spinta di anni di propaganda continua da parte del governo – a chi dice che la società con pochi o pochissimi contanti in Svezia ha trovato consenso senza alcuna imposizione dall’alto, consiglio pertanto di riflettere attentamente sulla forza della propaganda governativa, e in tal senso soprattutto il secolo scorso ha molto da insegnare.
Nonostante ciò, sembra che anche in Svezia si stiano accorgendo dei pericoli e delle disfunzioni insiti in una società senza contante: in un recente sondaggio, quasi 7 intervistati su 10 hanno infatti dichiarato di volere mantenere l’opzione di utilizzare denaro contante, mentre solo il 25 per cento desidera una società completamente senza contanti.
Forse perché gli svedesi si sono accorti che:
  • truffe e truffatori non spariscono affatto assieme al denaro contante;
  • che quando hai un sistema completamente digitale non hai armi per difenderti se qualcuno lo spegne;
  • che un sistema completamente digitale implica una restrizione indebita delle libertà individuali e fa quantomeno vacillare lo stesso concetto di democrazia.
  1. Un costo fisso poco conosciuto, e cioè quello relativo allagestione e al trasporto del contante, che secondo le stime diramate dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano, impatta sul sistema Italia per 9,5 miliardi di euro all’anno.

Trattasi di ragionamento fuorviante.
Ammesso che queste stime corrispondano a valori puntuali, questa enunciazione di dati non è in grado di provare niente.
Parlare infatti di costi senza tener conto se i benefici che scaturiscono da questi costi sono maggiori o inferiori a questi costi è un esercizio decisamente scorretto.
Non c’è modo di quantificare esattamente i benefici derivanti dall’esistenza del denaro contante, ma se per questo non c’è modo di quantificare esattamente neanche i benefici che derivano dal mantenere in essere tutte quelle istituzioni necessarie al funzionamento di una democrazia.
Tuttavia, se comprendiamo che il denaro contante rappresenta una di quelle restrizioni al potere politico che non dipende dalla buona volontà o dall’intelligenza dell’operatore politico di turno, capiamo anche che i benefici che derivano dalla sua esistenza e dalla sua possibilità di utilizzo legale sono maggiori di qualsiasi costo di gestione e trasporto del contante, il che ovviamente non esclude che questo costa debba essere sottoposto a ottimizzazione.
  1. il vero punto riguarda il mancato gettito fiscale derivante dall’utilizzo del cash, che è pari a 24 miliardi all’anno. L’Osservatorio milanese ha stimato che il 34% del transato in contante non è dichiarato, dunque sfugge al fisco, generando un fiume di denaro sporco che alimenta l’economia malata di questo Paese.

Trattasi di ragionamento fuorviante.
Anche qui ci troviamo di fronte a stime che non sappiamo se corrispondano a valori puntuali, ma in ogni caso il punto non è questo, il punto è che si vuol far passare l’idea è che una volta abolito il denaro contante il sistema diventerà automaticamente più efficiente nella gestione delle risorse.
Avviso ai naviganti: non c’è alcuna correlazione tra denaro contante e allocazione efficiente delle risorse, così come azzerare l’evasione fiscale non significa automaticamente un miglioramento nell’allocazione delle risorse, così come più gettito nelle casse dello Stato non significa automaticamente più benessere generalizzato.
Ciò significa che l’economia senza denaro contante potrebbe complessivamente migliorare oppure peggiorare, dato che non è l’esistenza o meno del denaro contante a determinare se le risorse vengono allocate in modo efficiente o non efficiente.
In conclusione, ricordiamoci sempre che se il denaro a corso legale non ha più alcuna possibilità di uscita dal circuito bancario (le banche avrebbero in cassa la totalità dei risparmi liquidi privati a corso legale senza via alternativa di scelta), di fatto la proprietà del denaro, o meglio di questo tipo di denaro,  passa da chi lo ha guadagnato a chi lo custodisce, ossia il circuito bancario e chi ha il compito di regolare tale circuito, cioè gli apparati statali.
Come sosteneva: Paul Claudel:
Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno.

Preso da: http://www.contantelibero.it/quello-che-non-capisce-o-che-non-vuole-capire-il-sole-24-ore-sul-denaro-contante/1005/

Il Manifesto per il Contante Libero

«Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere».
(George Orwell, 1984)

Il Manifesto per il Contante Libero
(versione short:
10 Punti per Il Contante Libero)

La tecnologia come mezzo di controllo sociale per imporre, attraverso una continua induzione di paure ed ansie, moduli di pensiero e comportamenti umani totalmente spersonalizzati, asserviti e ideologizzati. Obbiettivo finale: annichilire qualsiasi sentire, agire e pensare che possa essere veramente alternativo e concorrente. In sintesi, annichilire la libertà.
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Questo è il pericolo su cui ci ammonisce il celebre romanzo 1984 di George Orwell. Ciò nondimeno, in questi anni di crisi tale pericolo non è lontano da un suo pieno concretizzarsi. Buona parte della società civile e dell’opinione pubblica sembra non voler vedere questo mostro che cresce; lentamente e apaticamente essa sta lasciando la propria libertà nelle mani di un’entità manipolatrice dai tratti allo stesso tempo oligarchici e collettivistici.
Se vogliamo difendere la libertà (la nostra libertà) dobbiamo innanzitutto scrollarci di dosso l’apatia e prendere coscienza del nostro potere. Per far questo è necessario “educarci alla libertà” processo che in primo luogo implica il comprendere e il saper confutare rigorosamente la logica antirazionale propugnata dai nemici della libertà.
E’ nel suddetto contesto che va inserita “la battaglia per la difesa dell’utilizzo del denaro contante”. Una battaglia la cui finalità, pertanto, non consiste nel rivendicare la supremazia in termini assoluti di uno strumento di pagamento su un altro (banconote versus mezzi elettronici), bensì nel riaffermare il diritto delle persone di scegliere liberamente il modo che ritengono migliore di portare a termine i loro scambi economici.
Come tutti sanno nel nostro Paese la soglia al di sotto della quale è possibile utilizzare denaro contante per effettuare pagamenti tra privati o privati e società od amministrazioni non bancarie è stata recentemente abbassata fino all’attuale limite di 1000€ .
Nonostante ciò,  qualcuno non ancora sazio di prescrivere restrizioni alle libertà individuali continua a richiedere l’implementazione di ulteriori “stratagemmi” per disincentivare e ridurre ancor di più gli spazi d’uso del contante, con l’intento più o meno esplicito e consapevole di giungere in un futuro alla totale, o pressoché totale, soppressione di questa modalità di pagamento, affermando contemporaneamente il dominio artificiale della moneta elettronica.
A supporto della bontà della loro tesi, i promotori ed i sostenitori della cosiddetta lotta al contante adducono il fatto che tutto ciò sia pensato e studiato al fine di ottenere gradi maggiori di benessere generale, equità, progresso, giustizia sociale.
La verità, tuttavia, è assolutamente un’altra: la lotta contro l’utilizzo del denaro contante non annovera alcuno scopo nobile e le argomentazioni a suo sostegno sono pure mistificazioni della realtà oggettiva. L’unico vero obbiettivo di questa crociata consiste nel proteggere e consolidare il potere, le prebende e l’influenza di quella variegata casta di soggetti improduttivi che vivono e prosperano soltanto a scapito del lavoro altrui.
Con il pretesto di perseguire buoni propositi si vuole soltanto fare razzia dei diritti naturali dei più inermi.

La lotta al contante in quanto strumento fondamentale per combattere l’evasione fiscale.
Questa è l’argomentazione principale che viene usata da chi si prodiga per avere una società senza contante. Ad una prima analisi questa giustificazione sembrerebbe inattaccabile; tuttavia, mediante una disamina più attenta e approfondita si scopre che il grosso dell’evasione fiscale non ruota affatto attorno l’utilizzo del denaro contante, ma riguarda invece transazioni decisamente più sofisticate.
I fenomeni evasivi/elusivi numericamente più rilevanti, quali l’occultamento di ricavi e compensi o l’indebita deduzione dei costi, vengono, infatti, messi in atto con l’impiego di strutture e comportamenti fittizi che prescindono dall’uso del contante e dall’obbligo di avvalersi del canale bancario per rendere le operazioni tracciabili.
Diffondere l’idea che la maniera più efficace per contrastare l’evasione fiscale risieda nella lotta al contante significa, dunque, pubblicizzare volutamente un erroneo convincimento. L’evasione si combatte mettendo a punto un quadro normativo stabile e facilmente comprensibile, tagliando il numero degli adempimenti, instaurando un rapporto di fiducia tra il Fisco e il contribuente e riducendo in maniera sistematica e ragionevole la pressione fiscale tramite un preventivo calo della spesa e dell’inefficienza pubblica.
A fronte delle sopraccitate misure, l’eliminazione del contante non serve praticamente a nulla se non a privare milioni di cittadini (il popolo minuto) dell’unico formidabile strumento di “dissenso di massa” che essi possono avere a loro disposizione per non essere sopraffatti da inique regole e politiche fiscali.
La lotta al contante non incide direttamente sulla libertà e le abitudini delle persone.
Affermazione semplicemente senza senso. Restringendo le possibilità per gli agenti economici di scegliere come metodo di pagamento ciò che essi considerano più adeguato, si va ad incidere per forza di cose direttamente sulla libertà e le abitudini delle persone.
Contante strumento scomodo ed obsoleto.
L’esperienza sostiene l’esatto contrario. Nella quotidianità solamente l’impiego del contante permette ad alcune transazioni di essere portate a termine in maniera celere e quindi proficua. Di conseguenza, eliminando o riducendo ancor più drasticamente questa modalità di pagamento, si introdurranno necessariamente in più parti del sistema economico rimarchevoli inefficienze che, in ultima analisi, avranno il demerito di rendere maggiormente complicata la vita delle persone.
La lotta al contante è decisiva anche nella lotta ai furti e alle rapine.
«Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza».
Basterebbe citare questo famoso aforisma di Benjamin Franklin, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, per dimostrare l’illegittima sussistenza di questo assunto. Ma, poiché è necessario essere veritieri fino in fondo, si deve anche constatare come l’eliminazione del contante non rappresenti sicuramente la panacea contro furti e rapine. Clonazione di bancomat e di carte di credito, manipolazione di conti bancari, furto d’identità o anche le incresciose aggressioni alle abitazioni dei cittadini sono tutti esempi di fenomeni criminali sui quali la lotta al contante non può avere di certo un’incidenza decisiva.
La lotta al contante è una vera e propria battaglia di civiltà.
Alcuni si spingono a definire addirittura la lotta al contante come una  vera e propria battaglia di civiltà, dando sostanzialmente origine ad una nuova forma di polilogismo (Il polilogismo è la dottrina che nega l’uniformità della struttura logica della mente umana): da una parte c’è chi ripudiando l’utilizzo del denaro contante ha sposato la cultura della legalità, dall’altra parte c’è chi non ripudiando tale utilizzo ha deciso di porsi, almeno teoricamente, al di fuori di questa cultura.
Questa presa di posizione è soltanto un grezzo espediente per evitare qualsiasi confronto approfondito, critica o discussione sul merito. Trattasi di falso razionalismo utile a nascondere l’irragionevolezza e l’illogicità di una tesi. Non avendo a proprio sostegno argomentazioni davvero valide, l’esercito della lotta al contante sposta la sua lotta sul terreno della pura ideologia allontanandosi così in maniera intenzionale dalla realtà delle cose.
Dinanzi ad un atteggiamento del genere si può comprendere appieno la posizione di chi ostinatamente porta avanti la crociata contro il contante: trovandosi nell’impossibilità di avere l’avallo della verità scientifica, tenta scorrettamente di plagiare la mente dei propri interlocutori

«Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno»
(Paul Claudel)

“Eliminare il contante rappresenterebbe un atto di spoliazione dei nostri diritti alla libertà”.
La progressiva eliminazione del contante e la simultanea imposizione dall’alto della moneta elettronica alimenta il potere arbitrario e discrezionale delle élites politiche e finanziarie. Il costante consolidamento di questo potere è da ritenersi estremamente pericoloso poiché sottende, in conclusione, l’indotta accettazione di una società dalle caratteristiche distopiche dove l’uomo non è concepito come fine, bensì come mero mezzo.
Per impedire tutto ciò bisogna iniziare a far sentire il nostro grido di disapprovazione.

 Firma per il Contante Libero.
Vai ai 10 Punti per Il Contante Libero il Manifesto in versione short.


Preso da: http://www.contantelibero.it/documenti/manifesto-contante-libero/

Laura Boldrini e la guerra all’uso del contante

Giovedì, 3 ottobre 2019 – 19:53:00

Il Governo prepara una durissima guerra al contante, che traccia il solco per un controllo totalitario sulla libertà finanziaria di ciascuno

di Andrea Lorusso
Laura Boldrini: “L’unica strada che abbiamo è la tracciabilità. Noi dobbiamo sapere chi spende e in cosa”
Laura Boldrini e la guerra all'uso del contante 

Un mondo in cui il contante non sia più stampato né circolante, non è un oscuro presagio, ma una concreta possibilità nel momento in cui questo andazzo legislativo fosse confermato e poi man mano rinfocolato. Si parte dai bonus per le carte di credito alle penalità per il denaro liquido, per poi, una volta invertito il paradigma, arrivare ad obblighi via via più stringenti.
Non è una cosa che si faccia dall’oggi al domani, è vero, ma non reagire ora significa porre la prima pietra per la tomba del contante libero. L’ex Presidente della Camera Laura Boldrini ha fatto una affermazione agghiacciante: “Può sembrare dura, ma di fatto la tracciabilità è l’unica cosa che abbiamo. Noi dobbiamo sapere chi spende e in che cosa, la carta di credito ce lo fa sapere.”

A che titolo lo Stato dovrebbe conoscere ogni spesa del cittadino? Perché dobbiamo partire dalla presunzione di colpevolezza per il consumatore? Dov’è finita la privacy? L’uso obbligatorio delle carte significa tenere traccia di ogni spostamento, ogni bottiglietta d’acqua o caffè consumato, in quale bar, che regali si fanno, ogni anfratto della nostra vita verrebbe tracciato perché – piaccia o no – è dal flusso di denaro che ormai si può comprendere qualsiasi cosa.
Se facciamo una vacanza in Tibet, se il marito compra l’anello alla moglie o all’amante, se un uomo va a prostitute, o ha un problema medico per cui fa una visita specialistica, in qualsiasi posto del globo voi vi troviate, sarete sotto la lente d’ingrandimento del Grande Fratello.
Per non parlare delle implicazioni commerciali, i dati finanziari saranno appetibili e succulenti per i big data, i cookie, per la pubblicità mirata, e tutto si svilupperà a tenaglia per tracciare, riproporre e “carcerare” gusti, piaceri ed abitudini. L’abitudine è la più “bella” forma che ha il mondialismo commerciale per mantenere lo status quo di consumo.
Già oggi i più avveduti si renderanno conto che il loro smartphone tenga traccia di loro, senza avvisi particolari, senza che magari siano attive le mappe, dando alert Google su ristoranti, metodi di pagamento GPAY accettati o altre diavolerie. Un mondo in cui il denaro non è più libero, l’uomo non è più libero. Anche gli aiuti solidali tra conoscenti, gli spiccioli a bordo strada ai mendicanti, saranno inibiti; Qualsiasi forma di prestito tra amici o famigliari, tutto dovrà passare su delle piattaforme.
I nuovi sistemi potranno rendere straccione chiunque di noi con un click, l’insubordinazione non sarà più ammessa dall’Autorità. Immaginate una misura restrittiva – anche sbagliata come spesso accade – che d’imperio spenga i vostri chip, o anche un bug, un errore informatico o gestionale, non saremo più padroni della nostra capacità di spesa. Solo affittuari di pezzi di codice. Una fucilata al cuore delle politiche sociali, allo Stato di diritto liberale e liberista.
La moneta non sarà più legata a nessuna emissione, a nessun valore, a nessun spostamento, sarà un algoritmo a gestire le transazioni, e le transazioni a loro volta saranno soltanto algoritmo. Abbinatelo all’interazione uomo-macchina, ed ecco servita l’estinzione dell’essere umano. Sarà per questo che presto uscirà un nuovo Matrix al cinema?

Di Andrea Lorusso
FB @andrealorusso1991

Preso da: http://www.affaritaliani.it/politica/laura-boldrini-e-la-guerra-all-uso-del-contante-629314.ht

Secondo l’Onu la Libia è corresponsabile del traffico di migranti

Un rapporto delle Nazioni Unite delinea un meccanismo criminale messo in piedi da guardia costiera libica, trafficanti e pezzi dello stato africano. Da oggi far finta di niente sarà un po’ più difficile

Foto di Benjamin Lowy/Getty Images

Uomini e donne intercettati in mare solo per essere condotti in centri di detenzione non ufficiali, dove saranno torturati, posti in schiavitù, stuprati e infine rivenduti ai trafficanti, da funzionari del governo corrotti e senza scrupoli. A puntare il dito contro le autorità libiche questa volta non è un organizzazione umanitaria, ma un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite, redatto servendosi delle testimonianze delle agenzie inviate sul campo a Tripoli.
Quello della presunta compromissione di alcuni pezzi dell’entità statale libica è un tema centrale per giudicare il modo in cui l’Italia e l’Europa hanno gestito il dossier immigrazione negli ultimi anni, in particolar modo dopo il memorandum d’intesa per il “contrasto dell’immigrazione illegale” firmato nel 2017 dal governo Gentiloni, che ha elargito al paese africano finanziamenti ed equipaggiamenti dal valore complessivo di 800 milioni di euro.

Cosa dice il dossier dell’Onu

Nelle 17 pagine del documento consegnato dall’Onu al Tribunale internazionale dell’Aja e raccontato in Italia da Nello Scavo per Avvenire, viene descritto un meccanismo criminale, già più volte denunciato dalle organizzazioni umanitarie.
Al centro dei riflettori c’è ancora una volta l’operato dell cosiddetta guardia costiera libica, una forza di sicurezza che l’Italia riconosce come l’organismo deputato a pattugliare l’area Sar che si estende da Zuara a Tobruch, ma che di fatto è composta da milizie armate aggressive e spesso in conflitto tra loro. È questa entità dai confini indefiniti che si occupa delle “intercettazioni in mare”, come le definisce il rapporto, presentate come operazioni di salvataggio agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.
Già nel 2017 l’Onu aveva evidenziato la problematicità dell’azione dei guardacoste, in un rapporto in cui ne denunciava il coinvolgimento “in gravi violazioni dei diritti umani”. Questa volta, però, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres alza il tiro e descrive quello somiglia ad un vero e proprio cartello criminale, responsabile della scomparsa di centinaia di persone. Uomini e donne, di cui si perdono ufficialmente le tracce una volta sbarcati a terra e che finirebbero prigionieri in centri di detenzione al limite della legalità.
Sul territorio libico esistono infatti 19 centri gestiti direttamente dal governo libico – appena tre di questi accessibili da Onu, Oim e organizzazioni umanitarie – che ospitano in totale quasi 5mila rifugiati, ma il numero di prigioni ufficiose è ben più alto. È in questi ultimi luoghi di detenzione che le persone strappate al mare, stando al rapporto, subirebbero atroci violazioni dei diritti umani: l’Unsmil, la missione Onu a Tripoli, ha raccolto testimonianze credibili “di detenzione prolungata e arbitraria, torture, sparizioni forzate, cattive condizioni di detenzione, negligenza medica e rifiuto di visite da parte di famiglie e avvocati da parte di i responsabili delle carceri e di altri luoghi di privazione della libertà”.
Ancora una volta, però, sono le donne le vittime più esposte e dai resoconti di donne e ragazze migranti emerge un quadro fatto di violenze e abusi, perpetrati da “trafficanti, membri di gruppi armati e funzionari”. C’è infine l’ultimo livello, quello che coinvolge veri e propri pezzi dello stato libico, disposti a usare quelle persone ormai scomparse dai radar come merce di scambio, da vendere ai contrabbandieri di esseri umani.

Cosa sta facendo la comunità internazionale

Non è la prima volta che le Nazioni Unite assumono una posizione forte contro il sistema di gestione delle persone migranti sul territorio libico e già nel 2018 l’organizzazione intergovernativa parlò di “orrori inimmaginabili”, nel commentare la situazione carceraria del paese. Per questo, lo scorso 27 luglio l’Onu ha chiesto la chiusura di tutti i centri di detenzione in Libia, un appello rimasto fin qui inascoltato.
Proprio per monitorare la situazione nel paese, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha nei giorni scorsi esteso di 12 mesi il mandato della missione Unsmil, mentre l’Unhcr nella giornata di venerdì ha evacuato dalla Libia 98 rifugiati, messi in pericolo dal conflitto che continua a infuriare alle porte di Tripoli.
È in questo scenario che si misurerà il peso internazionale del neonato governo di coalizione tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio prossimamente impegnato al tavolo dell’assemblea Onu, dove l’Italia dovrà decidere una volta per tutte che posizione assumere nei confronti dei dirimpettai libici, fino a oggi ufficialmente considerati come un porto sicuro per l’approdo di migranti.

Preso da: https://www.wired.it/attualita/politica/2019/09/14/libia-responsabile-traffico-migranti-onu/?refresh_ce=

Così gli uomini di Soros hanno scritto il programma immigrazione e licenze AAMS del M5S

2 gennaio 2018.
Ci sono pochi capisaldi nella politica italiana e nei programmi dei vari partiti, eccezione fatta sui programmi di accoglienza e gestione dei flussi migratori e la lotta al gioco d’azzardo: riguardo il primo punto, tutti i partiti dell’area della sinistra liberal, globalista, e radicale (PD, Liberi e Uguali di Grasso, Più Europa della Bonino) sono per un’accoglienza incondizionata e illimitata, mentre i partiti che si riconoscono nella destra, dalla più moderata a quella più estrema (Forza Italia, Lega, Fratelli di Italia, Movimento Nazionale per la Sovranità, CasaPound) anche se con differenti sfumature, sono per fermare il costante e incontrollato sbarco nei porti italiani e per un veloce rimpatrio dei non aventi diritto alla protezione internazionale.
Per quanto riguarda la situazione relativa al gioco d’azzardo in Italia, c’è da dire che si tratta di uno dei pochi punti su cui le due forze che guidano l’attuale esecutivo sembrano essere in quasi totale armonia. Non che si tratti di una questione semplice, beninteso; il mercato del gioco italiano è il secondo più grande d’Europa, dietro solo al Regno Unito. Nel 2018, nelle casse del Governo italiano sono confluiti circa 10 miliardi di euro, risultato delle giocate effettuate presso siti di scommesse e casino online con licenza AAMS/ADM[0] e il numero di giocatori – anche occasionali – è in continua crescita. L’espansione del mercato del gioco legale sotto l’egida dell’Amministrazione Dogane e Monopoli è stata costante negli ultimi 8 anni e intervenire su un meccanismo di tali dimensioni è senz’altro un’operazione complessa.

D’altro canto, il giro di vite sul gioco parte certamente da motivazioni di carattere sociale. I dati parlano chiaro: il numero di italiani che presentano disturbi legati al gioco patologico è in costante aumento e già nel 2016 il Governo aveva stanziato 100 milioni di euro – su base biennale – da destinare a piani di lotta contro i fenomeni di ludopatia. E se il M5S è stato il principale promotore delle misure contro la pubblicità a siti di scommesse e casino online AAMS presenti nel Decreto dignità, la Lega si è a propria volta pronunciata in varie occasioni contro il fenomeno del gioco. Finora, i risultati sono stati contraddittori; se in alcune Regioni – vedasi il Piemonte – il gioco nei casino e nelle sale fisiche ha vissuto una fase di netta contrazione, i siti di scommesse e i casino online sono in crescita continua. Con, però, un trend piuttosto preoccupante: nelle classifiche di ricerca di Google per la stringa ‘casino online’ compaiono al momento ben tre operatori stranieri non dotati di licenza AAMS e dunque illegali in Italia. Si presenta così un’ulteriore sfaccettatura della questione gioco online, ossia la potenziale fuga dei giocatori italiani verso siti non autorizzati, con tutti i rischi del caso. Vedremo se il governo sarà in grado di tappare questa falla potenzialmente molto pericolosa.
Qualche perplessità, invece, ha sempre destato il Movimento 5 Stelle, che a seconda dell’esponente, non si è mai espresso univocamente, passando dalle dichiarazioni di Luigi Di Maio che, dopo l’avvio delle indagini delle Procure siciliane e la divulgazione dei report di Frontex, si accorse del business che ruota intorno all’immigrazione e dei lati oscuri delle ONG[1], a quelle di Roberto Fico che si definì contrario al respingimento e dichiarò che non bisognava “mettere al centro il dibattito sulle ONG che oggi sembrano essere considerate quasi le responsabili dei flussi migratori[2].
Due correnti di pensiero molto differenti e difficilmente accostabili, visto che l’una esclude l’altra. Per questo motivo, abbiamo deciso di approfondire la questione analizzando i documenti e le pubblicazioni ufficiali del Movimento 5 Stelle, e nel concreto il Programma Immigrazione intitolato emblematicamente: “Immigrazione: Obiettivo sbarchi zero – L’Italia non è il campo profughi d’Europa[3]. Vi garantiamo che il titolo, che sembrerebbe partorito da Matteo Salvini, trae seriamente in inganno.
Analizziamo i punti del programma immigrazione del Movimento di Grillo, fieramente votati proprio dal popolo pentastellato (“Hanno votato il programma immigrazione 80.085 iscritti certificati che hanno espresso 80.085 voti”): a volte, la “democrazia dal basso” può essere solo apparente se non supportata da una chiara informazione. Il secondo punto “Il ricollocamento dei richiedenti asilo” è stato redatto da Maurizio Veglio, noto avvocato tra i membri di ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione)[4].

Ma chi si cela dietro a questa associazione dalle caratteristiche fortemente immigrazioniste?

L’associazione è stata fondata ed è finanziata dalla Open Society Foundations del famoso speculatore George Soros, che ha fatto dell’immigrazione non controllata verso l’Europa e l’Italia una sua particolare battaglia, destinando, a tal proposito, una pioggia di fondi ad ONG e associazioni insediate ad ogni livello istituzionale. ASGI ha aderito a numerose campagne pro-immigrazione e pro-ius soli tra le quali “L’Italia sono anch’io, campagna per i diritti di cittadinanza[5], “Out of Limbo[6] per la promozione dei diritti dei rom apolidi o a rischio apolidia, “Ero straniero – L’umanità che fa bene[7], “Non aver paura. Apriti agli altri, apri ai diritti[8], e molte altre, in collaborazione con associazioni religiose (Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Comunità di Sant’Egidio), altre associazioni e organizzazioni sorosiane (A Buon Diritto, CIR, ARCI, Amnesty International, Antigone), Partito Radicale e diversi esponenti del Partito Democratico[9].
Quindi non ci si può aspettare di certo dall’avvocato Maurizio Veglio un orientamento intransigente, volto a fermare il flusso migratorio verso l’Italia. Infatti, nel punto del programma immigrazione da lui stilato, si parla di ricollocamento in Europa e della utopistica ridiscussione a proposito delle logiche del Trattato di Dublino. Sappiamo benissimo che gli stati confinanti con l’Italia e quelli affacciati sul Mediterraneo hanno chiuso le frontiere terrestri e marittime, mentre altri, come i paesi Visegrad, hanno rifiutato il ricollocamento, con posizioni difficilmente rinegoziabili. E anche ASGI ne è pienamente a conoscenza; i migranti continueranno a rimanere “imbottigliati” nel nostro Paese. Una piccola curiosità: ASGI è tra i promotori del ricorso vinto contro l’INPS[10] a proposito del “Bonus Mamma” che in origine non veniva assegnato alle straniere senza permesso di soggiorno di lungo periodo. Quindi, grazie all’associazione di Soros, tutte le straniere regolarmente soggiornanti in Italia ora hanno diritto all’assegno di 800 euro, che in origine era nato come sostegno alla natalità alla luce della crisi demografica.

Anche il punto 3 del programma immigrazione del M5S è stato scritto da un avvocato di ASGI, Guido Savio, e riguarda le “Commissioni Territoriali”, ovvero chi decide in merito all’esistenza dei requisiti per l’ottenimento dello status di profugo dei richiedenti asilo[11].


È paradossale che Guido Savio abbia sviluppato un documento per ASGI “con il sostegno di Open Society Foundations”[12], che sviluppa le medesime tematiche e le medesime critiche all’attuale regolamentazione delle Commissioni Territoriali, riportate poi nel punto del programma immigrazione del Movimento 5 Stelle.
Ancora più curiose sono le soluzioni sviluppate da Savio, con contenuti decisamente globalisti e di certo non “anti-establishment” che dovrebbero essere la nemesi dei pentastellati.
Guido Savio propone di formare 15.000 nuovi commissari formati da enti e organizzazioni come la Croce Rossa, UNHCR e EASO (European Asylum Support Office, agenzia della Commissione Europea supportata da varie ONG, molte delle quali finanziate da Soros[13] e tra le quali figura anche ASGI[14]). Quindi, secondo l’avvocato di ASGI delle organizzazioni internazionali, governative e non, dovrebbero istruire chi dovrà decidere a proposito dello status di profugo, sul sovrano territorio italiano: nulla di più “establishment”. Inoltre, ASGI “al fine della promozione di azioni anti-discriminatorie, si è costituita in giudizio con ricorsi civili e penali nell’ambito di alcuni procedimenti di rilevanza nazionale e in diverse cause concernenti il diritto anti-discriminatorio e sta promuovendo una rete italiana di operatori e professionisti capaci di sollevare presso gli organismi amministrativi e giudiziari le questioni antidiscriminatorie[15]
Per tale motivazione, Guido Savio ha assistito un cittadino kosovaro, già pregiudicato (4 anni di carcere) presso il Tribunale di Milano, che aveva ricevuto un decreto di espulsione dall’Italia per pericolosità sociale (due rapine “violente” e un furto aggravato): il risultato è stato l’annullamento dell’allontanamento dal nostro Paese per “motivi familiari” (figlio minore residente in Italia)[16]. Savio, inoltre, in un documento[17] del 2016 tratta la legge n. 94 del 2009 che concerne il “reato di clandestinità” contenuto nel “Pacchetto Sicurezza”, sbeffeggiando l’allora Ministro Maroni, a causa dell’inefficacia della normativa vista l’impossibilità dell’irregolare di pagare l’ammenda pecuniaria. Forse l’avvocato non ha letto l’intero testo della legge e non l’ha considerata come parte integrante del pacchetto che riguardava, per esempio, anche l’impiego di alcune migliaia di membri delle forze armate in funzione di “controllo del territorio”. Quindi perché una legge “così inutile” ha sollevato un simile polverone, con le associazioni (anche ASGI) in prima linea per la sua abolizione?

A tal proposito, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio[18] nel 2013:

Passiamo al punto 4 del Programma Immigrazione del Movimento 5 Stelle che tratta di “Cooperazione Internazionale”, redatto da Nancy Porsia, giornalista esperta di Medio Oriente e Nord Africa e collaboratrice di diverse testate italiane e straniere molto mainstream media (RAI, SkyTG24, La Repubblica, L’Espresso, The Guardian, Al Jazeera, Middle East Eye).

Nel punto da lei scritto, Nancy Porsia bacchetta l’Italia per essere ancora lontana dagli impegni presi in sede internazionale come quota di aiuto ufficiale allo sviluppo”[19]. Non neghiamo la realtà della questione, ma vogliamo ricordare alla giornalista quanto il nostro Paese abbia investito nell’accoglienza dei migranti negli ultimi 5 anni, senza un reale impegno dell’Europa. La stessa, anche se non direttamente riconducibile a Open Society Foundations, è l’esperta che spesso viene chiamata per sostenere le iniziative e i progetti sviluppati dalla fondazione di Soros. Nell’agosto scorso viene “intervistata” sulla situazione in Libia dopo l’entrata in vigore del Codice di Condotta di Minniti da Open Migration[20] (progetto ideologicamente immigrazionista sviluppato da CILD-Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili[21], che vede tra i partecipanti le associazioni sostenute di Open Society Foundations), mentre a gennaio vince un “working grant”[22] per il suo lavoro “Priorità europee, realtà libiche”, assegnato da Journalismfund[23], organizzazione nata per “stimolare il giornalismo transfrontaliero in Europa” finanziata da Open Society. Quindi i punti 2, 3 e 4 del programma immigrazione del Movimento 5 Stelle sono legati da un filo rosso: l’Open Society Foundations di George Soros.
Il punto 1 che tratta delle “Vie legali di accesso” è stato redatto da Paolo Morozzo Della Rocca[24], docente di diritto e responsabile “Corridoi Umanitari” della Comunità di Sant’Egidio[25], associazione religiosa fondata dall’ex Ministro per la Cooperazione del Governo Monti, Andrea Riccardi.
Proprio Sant’Egidio è tra i fautori dei primi corridoi umanitari dal Libano, Marocco e Etiopia concordati con il nostro governo nel 2015, e poi riproposti negli anni successivi; l’operazione è stato implementata all’interno del progetto “Mediterranean Hope”: “I corridoi umanitari sono il frutto di una collaborazione ecumenica fra cristiani cattolici e protestanti: Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche, Chiese valdesi e metodiste che hanno scelto di unire le loro forze per un progetto di alto profilo umanitario[26].

Il “punto programmatico” scritto da Paolo Morozzi Della Rocca riporta: “Il Movimento 5 Stelle s’impegnerà per affermare vie legali e sicure di accesso all’Europa. Chiediamo che la valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale nelle ambasciate e nei consolati nei Paesi di origine o di transito o nelle delegazioni dell’Unione europea presso i Paesi terzi, con il supporto delle Agenzie europee preposte”. Si stimano milioni di africani sub-sahariani pronti a partire per l’Europa: vi immaginate le code a perdita d’occhio davanti alle ambasciate italiane di aspiranti richiedenti asilo speranzosi di venire nel nostro Paese, e i connessi aggravi economici connessi al sicuro aumento del personale per la gestione delle domande di protezione internazionale?
Dopo aver analizzato i 4 punti del programma immigrazione del movimento di Grillo votati forse da ignari iscritti, chiudiamo l’articolo con un veloce controllo sull’attività dell’eurodeputata Laura Ferrara. Siamo partiti da due post pubblicati su Twitter, chiedendoci il motivo della contrarietà della Ferrara agli accordi intercorsi tra il governo italiano e Al Serraj, che miravano a bloccare la rotta libica e il business dei trafficanti di essere umani.

Analizzando il suo operato nel Parlamento Europeo, abbiamo riscontrato che l’eurodeputata ha appoggiato diverse volte iniziative sostenute da altri membri del Parlamento Europeo eletti nelle fila del Partito Democratico. Nel 2014, per esempio, la Ferrara ha sottoscritto un’interrogazione parlamentare proposta da Barbara Spinelli (presente nell’elenco di Open Society Institute “Reliable allies in the European Parliament” che elenca i membri eletti nel Parlamento Europeo ideologicamente “alleati” di Soros[27]) “per chiedere l’avvio di una procedura d’infrazione contro in merito agli abusi e alle violenze compiute dalle forze di polizia italiana nell’ambito delle recenti operazioni di identificazione e foto segnalamento[28] e sostenuta anche dalla Kyenge, e da Elly Schlein (altre “alleate” Open Society). Sempre nel 2014, l’eurodeputata 5 Stelle compare tra i 59 firmatari (compaiono ancora la Kyenge e la Schlein) dell’interrogazione sempre presentata dalla Spinelli per “chiedere conto della conformità dell’accordo UE-Turchia con il divieto di respingimento (il principio di non-refoulement)”[29] in seguito alle testimonianze riportate dalla sorosiana Amnesty International[30], utilizzate anche nell’interrogazione precedente.

La sua portavoce Eleonora Evi è stata ospitata nel novembre scorso come relatrice ad una conferenza organizzata da International Institute for Democracy & Electoral Assistance (IDEA), per esporre la piattaforma Rousseau al pubblico, commentando: “Siamo per la democrazia diretta e stiamo portando il futuro della partecipazione politica”.

Peccato che IDEA sia molto distante dalla “democrazia dal basso” essendo finanziata dal meglio dell’èlite globalista, come la solita Open Society Foundations, la Ford Foundation, USAID, etc[31]. Nel 2015, è la stessa Laura Ferrara[32] ad organizzare con Ignazio Corrao e Barbara Spinelli, la proiezione del documentario “EU 2013, The Last Frontier”, prodotto dalla stessa Open Society Foundations[33]; nel dibattito seguente è intervenuta anche uno degli allora più attivi agenti di Soros in Italia, Costanza Hermanin (attuale assistenze particolare del Sottosegratario Gennaro Migliore).

Non servono ulteriori commenti e riflessioni: sulla questione flussi, il Movimento 5 Stelle, il suo programma immigrazione e l’eurodeputata Laura Ferrara, sono assolutamente lontani da chi vuole fermare la rotta mediterranea verso l’Italia, da chi vuole un differente impiego dei contributi versati dai cittadini a favore di chi le tasse le ha pagate per decenni, da chi vuole più sovranità e meno ingerenze di Europa ed èlite globalista, e da chi proclama “prima gli italiani”. Elettori pentastellati riflettete sui personaggi che si accompagnano ai vostri leader; forse non basta la piattaforma Rousseau a garantirvi il pieno esercizio della democrazia partecipativa.
Francesca Totolo
NOTE
[0] Crescita del gioco online e concessione della licenza AAMS: https://casinopilota.it
[1] Di Maio: “Da ipocriti non vedere business su immigrazione”: http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2017/04/23/maio-ipocriti-non-vedere-business-immigrazione_pl1rNe8EURYhOSjtPQSVHN.html
[2] Una riflessione sul tema dell’immigrazione: http://www.robertofico.it/una-riflessione-sul-tema-dellimmigrazione/
[3] Immigrazione: Obiettivo sbarchi zero. L’Italia non è il campo profughi d’Europa: http://www.movimento5stelle.it/programma/immigrazione.htm
[4] ASGI: https://www.asgi.it/
[5] L’Italia sono anch’io: http://www.litaliasonoanchio.it/
[6] Out of Limbo: https://www.asgi.it/progetti/out-of-limbo/
[7] Ero Straniero-L’umanità che fa bene: http://www.radicali.it/campagne/immigrazione/
[8]Non aver paura. Apriti agli altri, apri ai diritti: http://www.caritasitaliana.it/materiali/campagne/apriti_aglialtri/comunicato.pdf
[9] Onlus e Migranti in Italia: https://www.lucadonadel.it/onlus-e-migranti-in-italia-open-society/
[10] Bonus mamma domani, giudice vs Inps: “Spetta anche alle straniere. Altrimenti la condotta è discriminatoria”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/13/bonus-bebe-il-giudice-contro-linps-va-esteso-a-tutte-le-madri-anche-straniere-altrimenti-la-condotta-e-discriminatoria/4037551/
[11] Le Commissioni Territoriali: http://www.beppegrillo.it/2017/07/programmaimmigrazione_le_commissioni_territoriali.html
[12] la legge 13 aprile 2017 n. 46 recante disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale di Guido Savio: https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/07/Scheda-pratica-legge-Minniti-DEF_2.pdf
[13] Input by civil society to the EASO Annual Report 2016: https://www.easo.europa.eu/input-civil-society-easo-annual-report-2016

[14] ECRE: Our Members: https://www.ecre.org/members/
[15] ASGI, chi siamo: https://www.asgi.it/chi-siamo/

[16] Tribunale di Milano, sez. affari immigrazione civile, decreto 7.3.2017: https://www.asgi.it/banca-dati/tribunale-milano-sez-affari-immigrazione-civile-decreto-7-3-2017/

[17] le buone ragioni per abrogare il reato di clandestinità’: un atto necessario e di onestà: http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2016/01/2016_1_11_savio_reato_imm_irregolare1.pdf
[18] Il reato di immigrazione clandestina: http://www.ilpost.it/2013/10/10/reato-di-immigrazione-clandestina/
[19] La cooperazione internazionale: http://www.beppegrillo.it/2017/07/programmaimmigrazione_la_cooperazione_internazionale.html
[20] Quattro domande cruciali sulla Libia a Nancy Porsia: http://openmigration.org/analisi/quattro-domande-cruciali-sulla-libia-a-nancy-porsia/
[21] CILD, chi siamo: https://cild.eu/chi-siamo/
[22] Working grant: http://www.journalismfund.eu/workinggrant/operation-sophia
[23] Journalismfund, about us: http://www.journalismfund.eu/about-us
[24] Le vie legali di accesso: http://www.beppegrillo.it/2017/07/programmaimmigrazione_le_vie_legali_di_accesso.html
[25] Associazioni religiose e migranti in Italia: https://www.lucadonadel.it/associazioni-religiose-e-migranti-in-italia/
[26] Mediterranean Hope, corridoi umanitari: http://www.mediterraneanhope.com/corridoi-umanitari-0
[27] Reliable allies in the European Parliament(2014 – 2019): https://legacy.gscdn.nl/archives/images/soroskooptbrussel.pdf
[28] Identificazioni e violenze, richiesto l’avvio di una procedura d’infrazione contro l’Italia: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/identificazioni-violenze-richiesto-lavvio-procedura-dinfrazione-contro-litalia/
[29] Rimandare i migranti in Turchia viola il principio di non-respingimento: http://www.cronachediordinariorazzismo.org/rimandare-i-migranti-in-turchia-viola-il-principio-di-non-respingimento/
[30] ONG E MIGRANTI: Amnesty International, Oxfam, Human Rights Watch: https://www.lucadonadel.it/ong-e-migranti-amnesty-oxfam-human/
[31] Annual Report IDEA: https://www.idea.int/sites/default/files/reference_docs/annual-results-report-2016_interactive.pdf
[32] Al Parlamento Europeo: proiezione del documentario EU 2013 The Last Frontier: http://www.unitademocraticagiudicidipace.it/2015/06/15/al-parlamento-europeo-proiezione-del-documentario-eu013-the-last-frontier/
[33] EU 2013, The Last Frontier: http://www.filmitalia.org/p.aspx?t=film&l=en&did=78151

Preso da: https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/cosi-gli-uomini-di-soros-hanno-scritto-il-programma-immigrazione-del-m5s-77760/

Menzogne dei fake media sul Venezuela mentre occultano che in Colombia sono morti 700 leader sociali nel 2018

Mentre i fake media continuano a strepitare su presunte violazioni dei diritti umani in Venezuela con l’obiettivo di tirare la volata alla prossima guerra per spoliare una nazione dei propri beni, nell’assordante silenzio degli stessi continua il massacro dei leader sociali in Colombia. Quello stesso paese che gli Stati Uniti hanno scelto come operativa per le azioni di golpismo contro il Venezuela bolivariano.
Menzogne dei fake media sul Venezuela mentre occultano che in Colombia sono morti 700 leader sociali nel 2018
Quasi 700 leader sociali sono stati uccisi in Colombia nel 2018, secondo il Centro l’Investigazione e l’Educazione Popolare (Cinep).

La cifra rivelata dall’agenzia è di 648 persone, che fanno parte delle 2.252 vittime di alcuni tipi di violazioni dei diritti umani.

Secondo il rapporto “Violenza camuffata.

 

 

La base sociale a rischio”, oltre agli omicidi, sono stati registrati, tra gli altri reati, 1.151 casi di minacce di morte, 304 feriti fisici, 48 attacchi, 22 sparizioni e 3 aggressioni sessuali.
A sua volta, la più grande violazione dei diritti umani finora avvenuta nel 2019 si è verificata nel dipartimento della Valle del Cauca (sud-ovest), con 224 vittime, seguita da Cauca (sud-ovest), con 182 e Santander (nord-est), con 180 casi.

“Il principale metodo di vittimizzazione è stata la minaccia, con 122 vittime a Valle del Cauca e 117 a Cauca”, ha aggiunto il rapporto.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-menzogne_dei_fake_media_sul_venezuela_mentre_occultano_che_in_colombia_sono_morti_700_leader_sociali_nel_2018/5694_28362/

Non esiste più la classe dei lavoratori ma solo la classe dei consumatori

In nome della “classe dei lavoratori” si sono combattute grandi battaglie, si sono spesi fiumi di parole e scritti infiniti libri. Ma cosa è rimasto di quella gloriosa “classe” che doveva dare al mondo il “sol dell’avvenire”?

Non esiste più la classe dei lavoratori ma solo la classe dei consumatori
Ancora oggi ci sono alcuni nostalgici o sedicenti pittoreschi filosofi rimasti fermi all’Ottocento, che parlano di lotta di classe senza nemmeno rendersi conto di quanto sia inverosimile un’affermazione del genere. Forse non si sono accorti che quelli della classe che doveva cambiare il mondo, in gran parte erano e sono interessati esclusivamente al loro tornaconto.  I nemici di classe di una volta, cioè i cosiddetti padroni, hanno capito che all’operaio, al lavoratore, bastava mettergli una televisione davanti agli occhi (oggi un cellulare nella tasca) e fargli vedere come era bello partecipare all’orgia del consumo; e la battaglia era presto vinta.
Così, i grandi valori, le grandi parole, i grandi sogni sono stati svenduti per misera paccottiglia con cui riempirsi le case. Purtroppo però, riempirsi le case di oggetti ha la non indifferente conseguenza di distruggere l’ambiente, che mai avrebbe potuto essere così tanto devastato se non avesse avuto i fedelissimi servitori dei padroni che, obbedendo ai loro ordini, hanno anteposto sempre il posto di lavoro, cioè i soldi, addirittura alla loro stessa salute e all’ambiente che li circonda.
Itanti obbedienti esecutori, a qualsiasi rivendicazione di chi ha a cuore salute e ambiente hanno sempre risposto con ferocia, facendo assieme ai loro sindacati  i migliori cani da guardia di quei padroni stessi che un giorno ormai lontanissimo erano appunto il nemico di classe. Basti pensare alla TAV in Val di Susa, dove il sindacato è ovviamente compatto nella distruzione del territorio in cambio dei famosi posti di lavoro. Come se per creare lavoro si dovesse sempre e comunque sacrificare salute e ambiente, mentre invece è ormai ampiamente dimostrato l‘esatto contrario.
La regia di questa scellerata involuzione l’hanno assunta gli intellettuali, gli scrittori,  i giornalisti e ovviamente i rappresentanti politici dei lavoratori che si sono attivati alacremente per utilizzare quelle masse esclusivamente per i propri interessi portandoli alla fine a difendere e servire proprio quel potere che anticamente era la controparte.
Sono innumerevoli i giornalisti, gli intellettuali, gli scrittori, i politici che hanno le loro radici e la loro formazione culturale di “sinistra” e che oggi sono diventati fra i peggiori e più convinti sostenitori di partiti e datori di lavoro che hanno il solo Dio Denaro come stella polare.  Nei curriculum di questi personaggi è quasi sempre sicura la frequentazione passata di giornali e pubblicazioni “comuniste”, le gesta di passate battaglie di gioventù, il tutto svenduto per quattrini, carriere e posti sicuri.  Gli ex contestatori sono diventati formidabili menti di venditori, utilizzando la loro cultura e creatività a favore della vendita di milioni di prodotti superflui che fanno guadagnare il padrone e sbavare il servo.
Così, grazie a questa allegra compagnia fatta di padroni e loro servitori, come sempre le vittime sono l’ambiente, la salute mentale e fisica delle persone stesse. Ed è importante ribadire che qui non si sta parlando della sopravvivenza, cioè non si sta parlando del lavoratore costretto a prostituirsi per poter sopravvivere, perché il lavoratore/consumatore non sopravvive ma spreca.
Il consumatore vive in una società in cui l’opulenza e il buttare i soldi in ogni modo è a livelli vergognosi. Così vergognosi che se c’è qualcuno che viene da chissà dove a mendicare briciole, le stesse ex classi lavoratrici e operaie, laddove ieri votavano i partiti di sinistra, oggi si schierano con il peggiore razzismo che invoca la cacciata con ogni mezzo di qualsiasi eventuale intruso nell’orgia quotidiana di spreco assoluto. Spreco vomitevole di soldi, di cibo, di energia, di acqua. E nessuno spiega, tantomeno i partiti dell’ex classe lavoratrice che si considerano di sinistra, che la strategia in atto è una guerra fra simili dove vince chi dall’alto muove i fili e fa ballare i burattini. Questa mutazione genetica dei lavoratori a forma di dollaro-euro e loro pseudo rappresentanti politici, intellettuali, giornalisti, ecc. ha avuto e ha come risultato il fatto che esiste una sola e unica classe a cui ogni lavoratore (operaio o meno che sia) tende, cioè quella dei consumatori, dove non esiste nient’altro che il guadagno, l’acquisto e l’accumulo in un mondo ridotto a discarica. E dove non possono esserci valori in chi considera il mondo una cloaca e i suoi simili persone da ingannare sempre e comunque nella lotta per arraffare, mentre dall’alto se la ridono abbondantemente vedendo i presunti poveri che non assaltano i panifici ma i negozi di elettrodomestici o quelli di abbigliamento di marca.
Solamente una coscienza senza classi che salvaguardi il nostro pianeta e i nostri simili ci può dare un vero sole dell’avvenire, un domani in cui vivere.

Preso da: http://www.ilcambiamento.it/articoli/non-esiste-piu-la-classe-dei-lavoratori-ma-solo-la-classe-dei-consumatori

La Germania ha guadagnato miliardi dalla crisi che distrutto la Grecia

22 giugno 2018. Lorenzo Vita.
** FILE ** A Euro sculpture is seen in the autumnal sun in front of the European Central Bank ECB building, rear, in Frankfurt, Germany, in this Sept. 24, 2007 file picture. The European Central Bank, along with the U.S. Federal Reserve and others, plans to offer billions in short-term credit to banks in Europe to meet their demand for dollars amid tense financial markets. (AP Photo/Bernd Kammerer)
La Germania ha guadagnato miliardi dalla crisi che ha colpito la Grecia e che ha portato il popolo greco nel baratro dell’indigenza. A rivelarlo non sono movimenti euroscettici, né leader populisti né governi antitedeschi, ma direttamente il governo di Berlino, in risposta a un’interrogazione parlamentare promossa dai Verdi.
Da quanto si è potuto comprendere, le casse della Germania hanno guadagnato circa 2.9 miliardi di euro come conseguenza indiretta della crisi greca. Guadagni scaturiti, in gran parte, come risultato del programma di acquisto di titoli di debito greci da parte della Banca centrale europea.
Il meccanismo funziona così. Dal 2010 la Germania ha acquistato obbligazioni di Atene come parte di un accordo dell’Unione europea per sostenere l’economia greca. Le obbligazioni furono acquistate dalla Bundesbank e poi trasferite al tesoro statale.

L’accordo originale tra Berlino e Atene prevedeva che qualsiasi interesse guadagnato sulle obbligazioni sarebbe stato restituito alla Grecia quando avrebbe adempiuto ai suoi obblighi sulle riforme. Solo che è successo qualcosa che ha cambiato sensibilmente le carte in tavola.
Fino al 2017, la Bundesbank aveva guadagnato utili su quegli interessi pari a 3.4 miliardi di euro. Ma ne ha trasferiti molti di meno alla Grecia. 527 milioni nel 2013 e 387 milioni nel 2014, lasciando un utile di 2 miliardi e mezzo. A questi, si devono poi aggiungere 400 milioni di interessi maturati grazie a un prestito della KfW Bankengruppe (KfW), la Banca per lo sviluppo.
Dati che hanno provocato la rabbia dei Verdi, i quali da sempre chiedono alla Germania di allentare la morsa sul debito greco come gesto per far ripartire l’economia di Atene. “La Germania ha tratto notevoli benefici dalla crisi greca, non è accettabile che il governo consolidi il bilancio tedesco con i benefici della crisi greca”, ha detto il portavoce del gruppo parlamentare verde Sven-Christian Kindler.
Secondo Kindler, i greci hanno mantenuto le loro promesse sulle riforme facendo tagli dolorosissimi, ma “ora è il momento del gruppo euro di mantenere le sue promesse”. Ed è un attacco rivolto soprattutto alla Germania che, insieme ad altri Paesi dell’Europa settentrionale, ha sempre voluto mantenere il pugno duro nei confronti della Grecia.
Ieri, i ministri dell’eurozona hanno finalmente dato il via libera all’atteso taglio del debito pubblico greco. Il governo ellenico è stato “promosso”. Atene ha fatto quello che doveva fare, con 88 riforme sanguinose che l’Europa ha ritenuto necessarie per completare il piano di aiuto ai creditori. L’Ue sborserà l’ultima tranche di prestiti di circa 15 miliardi ed è stato esteso di 10 anni il termine per la scadenza dei prestiti.
“Questo è un momento storico per la Grecia e per l’Eurozona”, ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. Sì, ma a quale prezzo? Come ricordato su questa testata, dal 2010 ad oggi “il potere d’acquisto è crollato del 24%, il 21,2% della popolazione, certifica Eurostat, vive in estrema povertà, il doppio del 2008. Lo scorso anno 130 mila persone, il 333% in più del 2013 hanno rinunciato alle eredità lasciate dai parenti perché non avevano i soldi per pagare le tasse”.
Alexis Tsipras non può certo cantare vittoria. Può solo sommessamente dire grazie ai suoi creditori, così come il popolo greco può provare a pensare di nuovo a un futuro di speranza. Ma i guadagni, cinici, della Germania sul debito greco dimostrano, ancora una volta, di cosa sia fatta questa Unione europea.

Fare cassa su un popolo affamato, per giunta alleato e partner di un’Unione come quella europea, dimostra che  l’Europa germanocentrica non è una realtà del mondo populista, ma uno scoglio per chiunque possa pensare a una Ue diversa. La Grecia, al collasso, che ha bisogno di soldi più di chiunque altro, vede il Paese economicamente più forte lucrare sul suo debito: lo stesso per cui sono morte persone, attività e imprese.

Preso da: http://www.occhidellaguerra.it/germania-crisi-grecia/