ORRORI ERITREI O ORRORI COLONIALISTI? (Parte prima)

4/9/2018
C’erano tutti nell’abbordaggio politico-umanitario alla motovedetta della Guardia Costiera “Diciotti”, comandata dal signor Massimo Kothmeir (nomen omen) che alle sue virtù marinare e umanitarie aggiunge la rara perizia dell’arte marziale praticata dalle forze speciali di Israele e colà appresa. Ognuno ne tragga le conclusioni che vuole, alla luce del curiosissimo fatto che ha visto una quasi totalità di giovani maschi eritrei (otto donne) tra i 170 migranti raccolti da un barcone in perfetta efficienza in acque di spettanza maltese, trasportati verso Lampedusa e infine dirottati dal governo a Catania.

Tutti, vuol dire il fior fiore dei portatori dei migliori sentimenti umani, in Italia, Europa e sul pianeta, autentici o meno (ma questi ultimi i più accaniti e vociferanti): Ong umanitarie del giro Nato-Soros, giornale e televisione unici nazionali e internazionali, destri-sinistri (vale a dire: tutti destri), il papa, preti e suore, cooperative di Comunione e Liberazione (non importa se logorate da inchieste giudiziarie), renziani, franceschiniani, martiniani, bersaniani, fratoianniani, arancioni demagistriniani, spiaggiati rifondaroli, centri sociali affumicati, poterealpopulisti… Consacrati, tutti quanti, da una magistratura che, con un guizzo da centometrista, incrimina il ministro fellone per non aver scaricato subito quella fetta di dolente umanità. Una magistratura in cui, come suol dirsi, abbiamo tutti la massima fiducia, che si tratti di quelli che hanno inchiodato i Woodcock, i De Magistris, i Robledo, i De Matteo, le Raggi e hanno sorvolato sui Renzi del Consip, o di Banca Etruria.

Dall’altra parte, reietti, solo i populisti, la maggioranza di chi vota in Italia. Convitato di pietra, ma una pietra su cui erigere l’enorme cattedrale della solidarietà, l’UE e il suo rifiuto di filarsi le richieste di ricollocazione del governo italiano, enorme assist a quelli sotto la nave col cartello “welcome”.

Reduci dall’inferno, ma tonici e in gran forma

Tutto un gigantesco can can buonista, con passerella di Boldrini e boldriniani sotto gli occhi compiaciuti di capitan Kothmeir, alla faccia degli odiatori di professione, dei rancorosi, invidiosi e, naturalmente xenofobi e razzisti, senza dimenticare il vizio capitale del sovranismo. Perché non far scendere quei disperati eritrei, dare subito l’asilo politico, consolare e premiare per essere sfuggiti a un’orrenda dittatura e a quei campi libici davanti alle cui atrocità lo stesso pontefice, poverino, ha dovuto inorridire, costituiva certamente un crimine contro l’umanità (per inciso, a qualcuno è parso di aver già visto quelle immagini di africani neri legati e appesi. Era subito dopo l’occupazione della Libia da parte delle milizie dei Fratelli Musulmani, quando i prodi liberatori di Misurata, quelli pro-Nato e curati dai MSF, si impegnarono a far fare quella fine ai cittadini di Tawergha, abitata da africani neri. 100mila tra assassinii mirati, case bruciate, quartieri rasi al suolo, sequestrati in campi della tortura (questa, sì, vera).

Di Misurata, nel mio documentario ”MALEDETTA PRIMAVERA, Arabi tra rivoluzioni, controrivoluzioni e guerre Nato”, ho potuto intervistare un miliziano pentito. Se ne ascoltate il racconto agghiacciante di uccisioni e stupri di neri e soldati e civili gheddafiani, avrete un idea di cosa i nostri media umanitari hanno favorito e poi cancellato. Poi mettetelo al confronto con i latrati sulle infamie libiche e africane di oggi e traetene una valutazione su pesi e misure dei nostri media.
visionando@virgilio.it

Ma come, tutti eritrei? E dove li hanno trovati, tutta una brigata di giovanotti e giovinetti, tutti torturati, ma senza segni, tutti sfuggiti alla micidiale polizia segreta di Isaias Afewerki? Tutti integri, solo con un po’ di scabbia, dopo traversate di deserti e mari? Che mo’ in Libia si mettono a raggruppare sui barconi per nazionalità? O c’è stato una richiesta, una commissione, un appalto, un ordine di servizio? Forse quel don Mussa Zerai, quel prete che si dice eritreo, ma che gli eritrei dicono etiope e che, col suo telefono satellitare e relativo numero diffuso in tutto il Corno, governa “la fuga” degli scampati alla dittatura, da lui insistentemente definita la più orribile del mondo e che l’immancabile “manifesto” onora ogni tanto di interi paginoni?

Non ci sono stati ma conoscono crimini e criminali

Perché per questa sfida strategica agli ostacoli agli sbarchi decretata dal governo, visto che il resto dell’Europa se ne fotte e non ha neanche suddiviso per paesi, come promesso, quelli precedentemente sbarcati a Pozzallo? Per un semplice e inconfutabile motivo: degli eritrei nessuno può sfrucugliare l’accoglienza e a tutti va garantito l’asilo politico semplicemente in virtù del paese d’origine. Impedirne lo sbarco, l’accoglienza e l’occidentalizzazione (detta “integrazione”) sarebbe un crimine ancora più grave perché mai potrebbero essere definiti clandestini o illegali. Come mai questo privilegio garantito solo anche ai siriani perché fuggono dal loro paese massacrato anziché difenderlo e ricostruirlo? Per chiarire, dopo un assist fornito dal missionario comboniano Zanotelli relativo a un paese “orripilante”, ma di cui non ha mai visto neanche un’antilope, l’Avvenire, giornale dei vescovi esprime, in sostanza, questo giudizio:

L’Eritrea è governata da una delle dittature più spietate del mondo, che nega tutti i diritti pratica esecuzioni sommarie senza processo. Nel paese è in corso una tremenda carestia e vige il divieto assoluto di ottenere visti per lasciare il paese legalmente. I cittadini sono tenuti all’oscuro di quanto accade all’estero. Internet è pressochè inesistente e solo l’1% della popolazione ha accesso alla rete, i cui contenuti sono filtrati dal governo”. Analoga analisi, tanto diffamatoria quanto arbitraria e strumentale, è fatta da “Nigrizia”, organo dei missionari comboniani, quelli di padre Zanotelli.

Vaticano, foglio “comunista”, Cia: una sola voce

Questo lo dicono i vescovi e i missionari, da sempre rompighiaccio caritatevoli della penetrazione coloniale. E, se lo dicono i vescovi e i frati, in una monarchia assoluta come lo è la Chiesa cattolica, lo dice il papa. Ebbene, il papa mente. E non solo sui chierici omo e pedo. In positivo lo affermano i quasi diecimila eritrei della diaspora in Italia, i 40mila giunti da tutta Europa che hanno manifestato all’ONU di Ginevra contro le falsità diffuse dalle sue commissioni mai state in Eritrea, le migliaia in altre parti del mondo che tutti sono schierati con il loro governo e nel loro paese tornano regolarmente. In negativo lo dimostrano quei poveri eritrei della Diciotti che, ai “mediatori culturali” e agli interessatissimi dell’UNHCR, raccontano, bene istruiti, tutti esattamente la stessa storia, ridicolmente identica fin nei dettagli, dei soprusi e abusi subiti. Traversie e maltrattamenti per i quali qui avrebbero dovuto sbarcare relitti umani, non giovani dichiarati dai medici in carne e salute. Ho una bella intervista di uno di questi “mediatori culturali” che bene illustra le manipolazioni e i ricatti ai richiedenti asilo eritrei.

Eritrei a Ginevra

Naturalmente non poteva mancare “il manifesto”, sulla stessa linea dei preti, che poi è quella del governo Usa, ma anche più virulenta; che si fa per guadagnarsi una nicchia nel salotto buono! Del resto perché stupirsi con un giornale che imbratta la sua testatina schierandosi con la Cia in Nicaragua, con i latifondisti bianchi espropriati in Zimbabwe, con tutti i russofobi del regime-ombra Usa, con il PD, Juncker, McCain “destra perbene”, Fratelli Musulmani, Soros, Hillary, Amnesty. Sapete cosa è stato capace di scrivere nei titoli, a proposito dello scontro tra Roma e Parigi, su un presidente ex-bancario, uomo di tutte le lobby, combattuto da uno schieramento sociale come non lo si vedeva dai tempi del ’68, al 32% dei consensi, sepolto dagli scandali, tra cui quello di stretti collaboratori che pestano manifestanti, dal forfait dei suoi migliori ministri, che a Calais e Ventimiglia tratta i migranti come appestati? Ecco: “Macron sfida i sovranisti e prova a formare il fronte progressista”. Progressista! Macron!

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-orrori_eritrei_o_orrori_colonialisti_parte_prima/82_25272/

Lo strano intreccio tra l’ex della Boldrini, le ong scafiste e le trame contro l’Eritrea

16/2/2018
Fino al 2015, l’allora Presidente della Camera, terza carica istituzionale, Laura Boldrini era accompagnata dall’allora fidanzato Vittorio Longhi, giornalista di origine eritrea collaboratore di La Repubblica, di The Guardian e del New York Times.

Longhi alterna all’attività di giornalista mainstream media quella di attivista a favore dei diritti umani in Eritrea, che si può tradurre in una vera e propria operazione organizzata di regime change contro il Presidente Isaias Afewerki giustificata dal solito pretesto occidentale dell’esportazione di democrazia e dei diritti con annessa demonizzazione del dittatore ostile ai piani dei poteri forti mondialisti.
Come documentato da Daniel Wedi Korbaria, autore e sceneggiatore nonché libero rappresentante della voce inascoltata della numerosa comunità eritrea presente da anni in Italia, il Presidente Afewerki ha cacciato dal proprio Paese tutte le organizzazioni non governative colpevoli di chiare e provate ingerenze sul regolare processo di ricostruzione dell’Eritrea, preferendo un orgoglioso percorso di resilienza motivato dall’opinione che “gli aiuti umanitari paralizzano le persone”[1].

Certamente Isaias Afewerki non può essere paragonato ad un presidente occidentale, ma ricordiamo che, dopo una decennale lotta con la vicina Etiopia che ha portato la nazione allo stremo con una percentuale di povertà assoluta tra le maggiori al mondo e un numero incredibile di giovani eritrei morti sul campo, il Presidente ha riportato stabilità in Eritrea iniziando un’accurata ricostruzione che ha messo al primo posto il suo popolo. Wedi Korbaria afferma al riguardo: “Nonostante il perdurare nel Corno d’Africa della siccità causata da El Nino, a differenza della Somalia, dell’Etiopia e del Sudan, in Eritrea non ci sono più quei bambini denutriti e con la pancia gonfia che muoiono a decine anzi, senza temere di essere smentito, posso orgogliosamente dire che da noi nessun bambino muore più di fame o di malnutrizione”.
Premesso ciò, la rete degli eritrei in Europa che opera una chiara propaganda contro il Presidente Isaias Afewerki è estremamente attiva e trova spazio sia a livello istituzionale sia a livello mediatico, a differenza di quella, numericamente maggioritaria, che sostiene l’operato del governo eritreo. Come al solito, i media mainstream sostengono solo una certa parte politicamente più vicina, evitando con cura ogni genere di contraddittorio.
Le figure più conosciute e rilevanti che operano in Italia e Europa sono Padre Mussie Zerai, Meron Estefanos[2] e Alganesh Fessaha[3].
Padre Mussie Zerai, fondatore della onlus Habeshia per “aiutare i migranti eritrei a raggiungere l’Italia”, e ideatore della piattaforma Watch The Med che con Alarm Phone riceve segnalazioni su presunti naufragi nel Mediterraneo, spesso prima che avvengano, è stato acclamato dai media e dalle istituzioni italiane per il suo impegno a favore dei profughi. Nonostante l’ampio sostegno e la positiva visibilità dati alla sua attività, nell’agosto del 2017, Mussie Zerai, autoproclamatosi “Padre Mosè”, è stato raggiunto da un avviso di garanzia con l’accusa di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” in seguito alle indagini condotte dalla Procura di Trapani. La stessa inchiesta ha coinvolto anche Jugend Rettet, ONG della sinistra tedesca radicale, e ha portato al sequestro della nave Iuventa e all’invio di tre avvisi di garanzia indirizzati ai membri della stessa.
Quindi le indagini della Procura di Trapani parlano di Padre Zerai come facilitatore dell’immigrazione clandestina che da anni il Governo italiano subisce senza nessuna strategia adatta ad arginare quello che è diventato il business più remunerativo della malavita africana e del sistema di accoglienza delle cooperative nostrane[4].
Mussie Zerai, con la sua discepola Meron Estefanos, è stato ricevuto negli uffici della Presidenza della Camera di Montecitorio da Laura Boldrini nel novembre del 2013, con tutti gli onori del caso nonché significativi abbracci[5]. Nulla di male, certo, perché all’epoca Zerai era un semisconosciuto attivista eritreo. Sarà stato l’allora compagno di vita Vittorio Longhi della Boldrini a suggerirle l’incontro istituzionale?

Per anni, Longhi ha collaborato con Padre Mussie Zerai nella comune battaglia di detronizzazione del Presidente Isaias Afewerki, grazie alle organizzazioni di cui sono fondatori; la proficua lotta comune ha portato i due a sottoscrivere una petizione[6], pubblicata su Change.org, allo scopo di bloccare 312 milioni di euro di aiuti stanziati dall’Unione Europea destinati all’Eritrea “perché finirebbero nelle mani del dittatore Afewerki”.

Il terzo responsabile della petizione è Anton Giulio Lana, presidente dell’Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani[7] vicina alla Open Society Foundations (l’associazione di Lana fa parte della sorosiana FIDH[8] e ha contribuito a creare il sorosiano Consiglio Italiano per i Rifugiati[9]). Questa non è l’unica petizione congiunta lanciata da Vittorio Longhi e Padre Mussie Zerai; alcune sono state sostenute anche da Huffington Post, giusto per inquadrare la rilevanza data agli oppositori del Presidente eritreo dai mainstream media italiani.

Fa riflettere anche quanto scritto sul sito ufficiale di Progressi[10], l’organizzazione fondata da Vittorio Longhi: “Progressi non è solo un sito di petizioni online, ma coordina e sostiene gruppi locali di attivisti che vogliono fare pressione sulle istituzioni affinché la loro voce sia ascoltata e siano date risposte chiare”; per questo ci chiediamo: Longhi avrà fatto pressioni anche sulla fidanzata Boldrini (terza carica istituzionale italiana) per quanto concerne l’incontro a Montecitorio con Zerai?
Emblematica è anche l’audizione di Vittorio Longhi e Padre Mussie Zerai del 2015 in “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione[11] presieduta dall’odierno Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia Gennaro Migliore[12] (di cui parleremo sul Primato Nazionale in edicola a marzo). Su quali basi di neutralità e esperienza sono stati scelti Longhi e Zerai, essendo già nota allora la loro ideologia puramente immigrazionista e anti-Afewerki con cui giustificano l’arrivo di migliaia eritrei in Italia?
Sui richiedenti asilo eritrei si è espresso anche Daniel Wedi Korbaria, commentando i fatti di piazza Indipendenza a Roma dello scorso anno: “A differenza dei mainstream media che ne danno la loro falsa lettura, ecco che cosa sono invece quei ‘rifugiati’ romani. Sono quelli scappati da quella genuina filosofia che è impegnata a ricostruire e difendere il proprio paese devastato da due guerre con gli etiopici. A costoro qualcuno ha promesso una vita facile ed un pascolo più verde. Sono stati fatti arrivare qui attratti, come specchio per le allodole, da tanti soldi subito grazie al welfare del Nord Europa. Non è nella cultura eritrea comportarsi come uno straccione: il vero eritreo ha un altissimo senso della dignità”.
Progressi[13], inoltre, fa parte della piattaforma internazionale Open (Online Progressive Engagement Network)[14] finanziata dalla Open Society Foundations, di cui è membro anche la più famosa Moveon.org (quella di Avaaz per intenderci), creatura voluta da George Soros per influenzare il democratico esito di campagne elettorali e dei referendum.
Chiariti i legami tra l’allora fidanzato di Laura Boldrini, Vittorio Longhi, Padre Mussie Zerai su cui aspettiamo la chiusura delle indagini presso la procura di Trapani, e Open Society Foundations, vorremmo porre una domanda all’ex Presidente della Camera: visto che l’organizzazione Progressi di Longhi ha come mission il fatto di “fare pressione sulle istituzioni” ed è inserita in un circuito chiaramente facente capo a George Soros, di cui conosciamo le ingerenze sui governi nazionali, può negare, senza paura di essere smentita, ogni suo conflitto di interessi nella vicenda, e di aver gestito l’affaire rispettando la sua posizione di terza alta carica dello Stato?
Francesca Totolo
NOTE
[1] L’Eritrea e le ONG: resilienza vs assistenzialismo e i rifugiati di piazza Indipendenza: https://www.lucadonadel.it/eritrea-vs-ong/
[2] Padre Mussie Zerai, le accuse di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e Meron Estefanos: https://www.lucadonadel.it/padre-mussie-zerai-le-accuse-di-favoreggiamento-immigrazione-clandestina-e-meron-estefanos/
[3] Alganesh Fessaha: i premi, l’attivismo politico e l’importazione di profughi eritrei: https://www.lucadonadel.it/alganesh-fessaha/
[4] Bechis: nomi e numeri delle coop che si arricchiscono con gli immigrati: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13226417/bechis-nomi-numeri-coop-fanno-soldi-immigrati-business-accoglienza-.html
[5] Montecitorio. Boldrini incontra una delegazione di rifugiati eritrei: https://www.youtube.com/watch?v=FYGup5_fBYg
[6] Migranti: l’UE non dia soldi alla dittatura eritrea: https://www.change.org/p/migranti-l-ue-non-dia-soldi-alla-dittatura-eritrea-federicamog
[7] UFTDU, networking: https://www.unionedirittiumani.it/networking/
[8] FIDH , supporters: https://www.fidh.org/en/about-us/our-funding/
[9] CIR, Report 2017: http://www.cir-onlus.org/wp-content/uploads/2018/02/Rapporto-attivit%C3%A0-CIR_17.pdf
[10] Progressi, chi siamo: http://www.progressi.org/chisiamo
[11] Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione: http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/69/audiz2/audizione/2015/12/09/indice_stenografico.0033.html#stenograficoCommissione.tit00010.int00010
[12] Commissione migranti, audizione Don Mussie Zerai e Vittorio Longhi: http://www.camera.it/leg17/1132?shadow_primapagina=5150
[13] Progressi, Lavora con noi: http://www.progressi.org/lavoraconnoi
[14] Open Society Foundations, Expenditures: https://www.opensocietyfoundations.org/sites/default/files/Expenditures%202014.FINAL_.7.2.15_0.pdf

Preso da: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/lo-strano-intreccio-tra-lex-della-boldrini-le-ong-scafiste-e-le-trame-contro-leritrea-79926/

I campi concentramento per i civili nell’Africa italiana

Campi di concentramento (16 in Libia 1 in Eritrea 1 in Somalia)

Campi di rieducazione (4)

Campi di punizione (3)

Nei campi vennero inviati sia le tribù allontanate dal Gebel el- Achdar sia gli indigeni appartenenti a tribù seminomadi vaganti attorno alle oasi o all’interno.

I principali campi di concentramento furono Soluch (a sud di Bengasi); Sidi el Magrum (a ovest di Bengasi) ;Agedabia (a 200 km a ovest di Bengasi) nelle vicinanze della primitiva sede della Senussia per dare un segnale alla resistenza senussita della forza dei coloniali italiani;.Marsa el Brega; el Abiar; el Agheila.

Nei campi di rieducazione inviati giovani appartenenti a tribù più evolute per trasformarli in impiegati utili all’amministrazione coloniale.

Nei campi di punizione tutti coloro che avevano commesso reati o ostacolato l’occupazione italiana.


Testimonianza di un sopravvissuto Reth Belgassen recluso ad Agheila (cfr Ottolenghi op. cit.): “Dovevamo sopravvivere con un pugno di riso o di farina e spesso si era troppo stanchi per lavorare… ricordo la miseria e le botte… Le nostre donne tenevano un recipiente nella tenda per fare i bisogni… avevano paura di uscire rischiavano di essere prese dgli etiopi o dagli italiani…le esecuzioni avvenivano… al centro del campo egli italiani portavano tutta la gente a guardare. ci costringevano a guardare mentre morivano i nostri fratelli. Ogni giorno uscivano 50 cadaveri.”

Testimonianza della propaganda fascista “L’Oltremare”: “… Nel campo di Soluch c’è ordine e una disciplina perfetta e regna ordine e pulizia“.
Dopo il crollo della dittatura Canevari, che era stato comandante in Cirenaica, scrive: “Noi non abbiamo mai creato campi di concentramento in Cirenaica ma solo delle riserve in campi splendidamente sistemati e forniti di tutto il necessario dalle tende ai servizi idrici … In tal modo il governo italiano li sottraeva dal dilemma o rifornire i ribelli o cadere sotto le loro vendette. Dopo la permanenza nei campi, le popolazioni della Cirenaica tornarono alle loro terre rinnovate dalla scienza e dalla scuola

La mancanza di volontà nell’ammettere l’esistenza di campi di concentramento in Libia, fa scrivere nel 1965, nel resoconto di G. Bucco e A. Natoli sulla “Organizzazione sanitaria in Africa” dal Ministero degli Affari Esteri, che “La maggior parte degli Auaghir viveva, prima di raccogliersi nella zona di Soluch, nelle zone… del Gebel“, quando invece queste tribù vi erano state deportate.

Motivi di chiusura dei campi

1) riduzione delle rivolte specialmente dopo l’esecuzione di Omar.el-Muktar.

2) coloni italiani già insediati nelle zone assegnate loro del Gebel cirenaico.

3) le popolazioni nomadi e seminomadi non avevano assimilato il tipo di vita sedentario imposto nei campi.

4) pericolo di epidemie per l’alto numero di individui inviati nei campi.

5) costi eccessivi sia dal punto di vista economico che militare.

CAMPI DI CONCENTRAMENTO LIBIA 1930/1933 PROVENIENZA E/OCARATTERISTICHE DEI RECLUSI LAVORI DEI RECLUSI NUMERO RECLUSI ALL’APERTURA NUMERO RECLUSI ALLA CHIUSURA
SOLUCH GEBEL EL-ACHDAR E ZONA ATTORNO BENGASI (TRIBÙ SEMINOMADI) LAVORI STRADALI E EDILIZIA COLTIVAZIONE TERRA ALLEVAMENTO 20000 14500
EL-MAGRUM GEBEL EL-ACHDAR LAVORI STRADALI E EDILIZIA COLTIVAZIONE TERRA ALLEVAMENTO 13000 8500
AGEDABIA NOMADI MOGARBA LAVORI EDILIZI FERROVIARI COLTIVAZIONE ALLEVAMENTO 9000 75OO
MARSA EL BREGA MARABTIN PROVENIENTI DA OLTRE 500 KM MARCIA DI 2 MESI ALTRI VIA MARE NE PARTIRONO13200 NE ARRIVARONO10000 LAVORI STRADALI ALLEVAMENTO 20072
EL-ABIAR TRIBÙ NOMADI ENTROTERRA DI BENGASI COSTRUZIONE DI STRADE PASTORIZIA 8000
APOLLONIA 628
BARCE 438
AIN GAZALA 426
DRIANA 275
EL NUFILIA 225
DERNA 145
COEFIA-GUARSCIA 145
SIDI CHALIFA 130
SUANI EL TERRIA 100
CAMPI DI PUNIZIONE DETENUTI COMPLESSIVI TIPOLOGIA DETENUTI
NOCRA 1895 1930 ERITREA 3000 UOMINI SINO AL1910 DELINQUENTI COMUNI POI DETENUTI POLITICI
EL AGHEILA 1930 LIBIA 30000 UOMINI 4500 DONNE TRIBÙ RIBELLI, NOTABILI SENUSSITI, DEPORTATI

FUGGIASCHI DAI CC

DANANE 1935 SOMALIA 6500UOMINI 500 DONNE VOLUTO DA GRAZIANI PER ACCOGLIERE I COMBATTENTI DELLE ARMATE DI RAS DESTA'(FRONTE SUD) MA POPOLATO DAL 1936 DI NOTABILI DI MEDIO E BASSO RANGO, DI EX UFFICIALI DI MONACI COPTI DI PARTIGIANI ETC. 3175 MUOIONO PER SCARSA ALIMENTAZIONE, MALARIA ENTEROCOLITE,MANCANZA DI IGIENE
CAMPI DI RIEDUCAZIONE ANNESSI AI CC NUMERO DI INTERNATI SCOPO DEL CAMPO
SOLUCH 500 MASCHI 60 FEMMINE INSEGNAMENTO PROFESSIONALE /ECONOMIA DOMESTICA
SIDI EL MAGRUM 200 MASCHI 30 FEMMINE ARTIGIANATO/ECONOMIA DOMESTICA
AGEDABIA 120 MASCHI 10 FEMMINE SCUOLA DI AGRICOLTURA E ORTICULTURA
MARSA EL BREGA 600 RAGAZZI SCUOLA MILITARE COMANDO TRUPPE INDIGENE

La copertura mediatica della crisi dei migranti in Europa ignora la causa del fenomeno: la NATO

La portata della crisi migratoria che Europa sta affrontando oggi non può essere sottovalutata. E’ veramente senza precedenti. Deve essere chiaro però che il numero di migranti che i paesi europei hanno accolto o si sono impegnati a ad accogliere è irrisorio rispetto ai numeri che sono ospitati in altri paesi del Medio Oriente. Il Libano, per esempio, ospita 1,1 milioni di rifugiati siriani. La Giordania ospita più di 600.000 rifugiati. L’Iraq ospita quasi 250mila. La Turchia ospita 1,6 milioni.

Ciò che è abitualmente sottovalutato, però – e di fatto quasi completamente ignorato dai media tradizionali – sono le vere radici della crisi, si legge su Russia Insider.

Il dibattito intorno alla migrazione nell’UE si sta sviluppando quasi interamente senza riferimento alle cause del recente afflusso di migranti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. L’elefante nella stanza è la NATO e nessuno vuole davvero parlarne.

Il modus operandi della NATO è chiaro. Il modello, ripetuto più e più volte, comporta la completa destabilizzazione di una regione, che sarà rapidamente seguita con un’altra ‘soluzione’ NATO al problema.

Discutere della crisi dei migranti in Europa senza riconoscere il contesto in cui è nata è inutile. Sarebbe come chiedere agli americani di discutere la brutalità della polizia senza parlare di razza. Le due cose sono inevitabilmente interconnesse e qualsiasi “soluzione” proveniente da un dibattito incompleto alla fine fallirà.

Una soluzione più semplice, ovviamente, sarebbe che la NATO ponesse fine alla sua campagna di destabilizzazione in Medio Oriente e Nord Africa, ma questo richiederebbe l’accettazione e il riconoscimento di alcune verità molto dure.

In un articolo di Telesur – tradotto da Vocidallestero – che vi avevamo proposto lo scorso aprile si ricordava quello che spesso viene taciuto riguardo alle tragedie dei migranti nel Mediterraneo, ossia che i migranti che si imbarcano verso l’Europa “fuggendo da guerre e miseria” fuggono da guerre e da miseria che sono state causate in primo luogo dall’Occidente stesso, Europa inclusa.

“In Libia, Siria, Somalia ed Eritrea, l’Europa e in generale il mondo occidentale si è trovato davanti per decenni a una semplice scelta: sostenere la pace oppure incoraggiare il conflitto. In tutti e quattro i casi, il mondo occidentale è stato inequivocabilmente dalla parte della guerra, della sofferenza e della violazione dei più basilari diritti umani. Ora che questi paesi sono stati saccheggiati a sufficienza, l’UE lascia che i rifugiati prodotti dai tanti conflitti sostenuti dall’Occidente muoiano annegati in mare.

I politici possono dare la colpa agli scafisti, e possono parlare finché vogliono della “fortezza Europa”. Ma alla fine il solo modo che l’Occidente ha per fermare le navi dei migranti è di smetterla di sostenere la guerra e l’oppressione. Potrebbero iniziare col trattare con umanità i rifugiati che attraversano il Mediterraneo, invece che con quel disprezzo che l’Europa ha dimostrato verso l’Africa e il Medio Oriente per tutto il secolo passato”.

Per la traduzione completa dell’articolo di Telesur si ringrazia e si rimanda a Vocidallestero.it

Preso da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=12082

Libia, i soldi europei

giugno 2013

L’appello accorato di don Moses Zerai direttore di Habeshia Agency Cooperation for Development, un’agenzia di informazione eritrea, al mondo politico dell’Unione Europea, affinché si ponga fine al martirio dei profughi africani, in fuga dai paesi subsahariani e dalle regioni occidentali del continente, assiepati nei gulag libici, costruiti con i fondi della commissione europea ROMA – Il 20 Giugno prossimo verrà celebrata  la “Giornata mondiale dei rifugiati”. “Ma cosa c’è da celebrare?” – si domanda in una nota diffusa da Habeshia Agency Cooperation for Development, diretta da don Moses Zerai –  nei ultimi anni, complice anche la crisi morale e sociale del continente europeo, dove si nota una forte regressione dei diritti umani, dove avanzano sempre più le politiche meno propense all’accoglienza, abbiamo ascoltato discorsi apertamente xenofobi. La verità – prosegue il documento – è che c’è in giro una forte insicurezza, volutamente disseminata nei ultimi anni, amplificando a dismisura notizie di cronaca che vede coinvolti gli ‘extracomunitari’, addirittura inventando un reato inesistente, come quello della ‘clandestinità’, facendo cosi allarmare maggiormente l’opinione pubblica, per un tornaconto elettorale”.

Nella galera con la targa della Commissione Europea. Si tratta, in verità di una tendenza in atto un po’ in tutta l’europa, “compresa la ‘civilissima’ Svizzera – sottolinea Zerai – si appresta a celebrare un referendum per tentare di modificare la legge sul diritto di asilo, praticamente per tentare di chiudere le porte in faccia, a migliaia di richiedenti asilo. Cosi l’Europa preferisce finanziare paesi come la Libia, affinhcè trattenga nei suoi lager centinaia di profughi in fuga dai loro paesi come la Somalia, l’Eritrea, il Sudan. Ecco – dice il direttore

di Habeshia – ho ricevuto due segnalazioni dalla libia da gruppi di profughi eritrei che sono trattenuti nei lager, dove è affissa la targa della Commissione Europea e quello del IOM” (l’Organizzazione mondiale delle migrazioni).

Bersagli da tiro a segno per militari ubriachi. “I profughi – dice ancora Zerai – mi chiedevano il perché si trovassero in una struttura costruita con fondi europei, dove 54 eritrei di fede cristiana sono costretti a vivere ammassati, e dove ogni giorno vivono l’incubo a causa dei militari ubriachi o drogati che sparano all’impazzata, o si divertono a tirare i sassi per colpire nel mucchio”. Tutto questo accade ogni sera, secondo molte testimonianze, nel centro di Burshada, targato IOM e Commissione Europea, strutture nate con fondi europei usati per costruire galere dove i profughi subiscono torture e umiliazioni inimmaginabili. “E’ questo l’uso che si voleva fare di quelle strutture? – si chiede il direttore di Habeshia – in cosa consiste la ‘via libera alla cooperazione tra UE e Libia per combattere l’immigrazione clandestina?”

Tra i detenuti anche 15 bambini. In un altro centro, a Suman (Libia), sono trattenute donne africane, di cui 95 eritrei, 10 etiope, altre 10 di diversa provenienza dalle regioni occidentali del continente. Ci sono 10 donne in avanzato stato di gravidanza, alcune stanno quasi per partorire, all’ottavo e nono mese, che non hanno mai visto un medico, nessuna assistenza o controlli preventivi per evitare rischi legati al parto, in luoghi non idonei per le pessime condizioni igenico sanitarie delle strutture e per il sovraffollamento. Con loro ci sono anche 15 bambini, di età variabile, dai 7 mesi ai 5 anni, tutti costretti a vivere in detenzione senza nessuna colpa. Devono subire sofferenze inspiegabili, e tutto – a quanto pare – in nome della protezione della “fortezza Europa”. “Le donne – afferma ancora Zerai – mi hanno riferito che tra loro ci sono anche delle malate bisognose di cure, che soffrono al cuore, che hanno gravi problemi all’utero, altre ancora asmatiche. Tutte faticano a sopravvivere in quelle condizioni di violenza e sporcizia”.

“Che uso si sta facendo dei fondi in Libia?”. “Quello che ci chiediamo – scrive ancora nel suo documento Moses Zerai – è chi deve proteggere i profughi e rifugiati, se le persone bisognose di protezione internazionale sono stipate in questo modo nei lager, sulla facciata dei quali ci sono le targhe dell’UE o dell’IOM, istituzioni che dovrebbero rappresentare per molti profughi e rifugiati la ‘salvezza’, la protezione, l’accoglienza, invece di vivere in un incubo che sembra non finire mai. Faccio appello all’Unione Europea – conclude la nota – di cooperare con la Libia per combattere le violazioni dei diritti umani, contro le discriminazioni di cui sono vittime le comunità Cristiane e quelli di origine Sub-Sahariana. L’Unione Europea dovrebbe combattere i motivi che spingono i popoli dell’Africa Orientale a lasciare la loro terra, per cercare un posto più sicuro dove vivere. Serve una seria lotta contro la fame, contro le guerre e le dittature. l’UE non deve diventare complice degli abusi, dei lager dove le persone vengono massacrate di botte fino alla morte. L’UE rischia di spingere questa gente nelle mani dei trafficanti, spesso in divisa militare e per questo chiedo ai politici europei di chiarire che uso si sta facendo dei fondi europei in Libia”.

Fonte:http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/06/07/news/habeshia-60605522/

Chi sarà la prossima vittima dell’imperialismo?

L’Eritrea fa parte dei cosiddetti “paesi canaglia”, epiteto datogli dagli imperialisti per il semplice fatto di essere indipendentista in una zona particolare,  nei pressi del corno d’africa, dirimpetto allo yemen, per cui geo-strategicamente tra le più importanti del pianeta. Qui sotto ho inserito il video trailer di un reportage fatto da Fulvio Grimaldi dove lo stesso evidenzia le sue preoccupazioni,  di una possibile vittima futura del mostro imperialista,  per via della falsa propaganda che il mainstream occidentale sta rimettendo in piedi in questi giorni.

Il mio consiglio è di ascoltare Fulvio Grimaldi e non distogliere lo sguardo da questa area  per non rivivere gli incubi di un’ennesima  guerra sponsorizzata dai diritti umani, come in Libia, in Siria, in Iraq  e in tutti quei paesi vittime di guerre imperialistiche e sostenute dalla propaganda del mainstream occidentale.

In questo altro video in inglese viene appunto messo in risalto il contrasto tra la storia “fake” propagandata dal mainstream e la realtà.