Dove sono finiti i miliardi di dollari degli aiuti all’Africa?

18 maggio 2019, Ilaria Bifarini.
Ingenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziari internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni.
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Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi. E’ stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa.

L’Africa dunque è sempre più povera, ma di una povertà nuova rispetto a quella del passato coloniale. Il continente africano annovera infatti i paesi con i più alti livelli di disuguaglianza al mondo, in cui il divario tra una ristretta élite dedita al lusso e il resto della popolazione che vive in uno stato di miseria è abissale.
Dunque, cosa non ha funzionato? Dove sono finiti i fiumi di miliardi di dollari?
La risposta in realtà è alquanto intuitiva: hanno seguito la stessa corrente che trascina la ricchezza collettiva su scala mondiale. Sono finiti in conti offshore, hanno arricchito a dismisura élite locali consenzienti e complici dei grandi speculatori internazionali e soprattutto hanno arricchito loro, i Signori del debito. Dopo essere finita nella spirale micidiale dei prestiti per il pagamento del debito e degli interessi maturati su di esso a seguito della crisi del debito del 1982 che ha coinvolto i paesi del Terzo Mondo, l’Africa post coloniale ha definitivamente perso ogni possibilità di sviluppo. Si stima che per ogni dollaro preso a prestito da banche e organizzazioni finanziarie internazionali ne abbia restituiti 13! Un Piano Marshall al contrario, che ha dirottato i soldi stanziati per il Terzo Mondo verso i finanziatori del debito del Primo Mondo. La stessa depredazione da parte della finanza attraverso l’arma del debito che sta oggi asfissiando il nostro paese (in 20 anni abbiamo pagato ben 1700 miliardi di euro di soli interessi!).
Il passaggio dal colonialismo imperialista al post-colonialismo del debito è stato brutale per il Continente Nero e ha soffocato quei timidi tentativi di sviluppo economico nazionale avviati attraverso la politica di sostituzione delle importazioni. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono intervenuti attraverso i cosiddetti “programmi di aggiustamento strutturale” (PAS): in cambio di prestiti e assistenza hanno imposto il controllo economico, monetario e politico dell’Africa. Contravvenendo a ogni logica e a ogni esempio di percorso di sviluppo economico nazionale, hanno imposto l’apertura incondizionata alle liberalizzazioni e al libero scambio a paesi che non avevano ancora avviato la creazione di un tessuto industriale e produttivo su base locale. Il modello coercitivamente introdotto ha previsto l’utilizzo dei prestiti per incentivare le esportazioni, senza nessun investimento nello sviluppo tecnologico e del capitale umano, al fine di ottemperare gli oneri del debito. Sono state soppresse tutte le forme di protezionismo necessarie a tutelare l’economia locale e sfruttare le potenzialità di sviluppo industriale nazionale. Così in Ghana nel 2002 sono state abolite le tariffe sull’importazione di prodotti alimentari, con una conseguente impennata di importazioni di prodotti alimentari dall’Unione Europea, come i famosi scarti di pollo congelati che costano un terzo di quelli prodotti localmente. Nello Zambia l’abolizione dei dazi sulle importazioni dei capi di abbigliamento ha soffocato una piccola rete di ditte locali a favore delle importazioni dei capi di abbigliamento usati dall’Occidente.
I programmi del Fondo Monetario hanno inoltre imposto tagli alla spesa sanitaria e all’istruzione, i cui livelli erano già molto carenti, e la privatizzazione di servizi pubblici essenziali – come la fornitura idrica- in gran parte dei paesi.
Sebbene le due istituzioni di Bretton Woods (FMI e BM) abbiano spesso imputato la causa dell’evidente fallimento dei propri “piani di aggiustamento strutturale” al fenomeno radicato della corruzione dei governanti africani, il loro coinvolgimento è ineludibile. Così, nonostante fosse risaputa l’indole cleptomane di Mobutu nello Zaire, che rubò oltre la metà degli aiuti economici ricevuti dal paese, essi continuarono a concedergli prestiti. Non a caso i programmi di privatizzazione del Fondo Monetario sono altresì conosciuti come “programmi di tangentizzazione”.

Il presidente dell’ex Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo) Mobutu

Gran parte di questi fondi sono finiti nelle offshore, dove una buona fetta dei trilioni di denaro sporco, che ogni anno vengono versati, provengono proprio dal Terzo Mondo. In questo immenso flusso di denaro “è stato stimato che almeno metà dei fondi presi in prestito dai principali debitori siano tornati indietro dalla porta di servizio, di solito nello stesso anno -se non nello stesso mese- in cui arrivano prestiti” (James S. Henry, “Where the money went”).
Non dobbiamo dunque stupirci se la povertà e il sottosviluppo dell’Africa sono peggiorati e se al flusso di denaro fanno seguito gli attuali flussi migratori di esseri umani. Il colonialismo mondiale del debito prevede anche questo.

Preso da: https://ilariabifarini.com/dove-sono-finiti-i-miliardi-di-dollari-degli-aiuti-allafrica/

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LE RAGAZZE RAPITE IN NIGERIA, L’ASSASSINIO DI GHEDDAFI, BIN LADEN E I BARCONI DEI MIGRANTI

Aggiornato
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Qualcuno forse si chiederà cosa lega tra loro gli argomenti apparentemente disparati citati nel titolo. Da parte nostra ci ripromettiamo di mostrare come la distruzione dello stato libico guidato per 42 anni da Gheddafi, programmata da tempo dall’Occidente e dalle monarchie arabe reazionarie, abbia creato un’area di instabilità che coinvolge tutta l’Africa occidentale e sub-sahariana: una situazione che fornisce agli stati imperialisti ed ex-coloniali (come USA e Francia) continue occasioni di intervento e ingerenza in Africa.

La rivoluzione del 1969, condotta da un gruppo di giovani ufficiali nazionalisti e laici guidato da Gheddafi sul modello del nazionalismo arabo di Nasser, aveva permesso alla Libia un lungo periodo di crescita economica e stabilità. Tutti gli accordi con le multinazionali del petrolio erano stati ricontrattati permettendo allo stato libico di incassare ingenti somme ed effettuare preziosi investimenti. Erano state valorizzate le grandi risorse d’acqua sotterranee presenti sotto il deserto del Sahara, permettendo alla Libia di raggiungere l’autonomia alimentare. Il reddito pro-capite della popolazione era diventato il più alto dell’Africa. Era stata anzi varata una Banca Africana che avrebbe permesso a molti stati africani di sfuggire ai ricatti del FMI e delle grandi banche occidentali. Nella sua visione di liberazione panafricana  Gheddafi aveva finanziato molti movimenti di liberazione, ed in particolare l’ANC di Nelson Mandela, protagonista della lotta contro l’Apartheid in Sud-Africa.

L’ostilità occidentale contro le politiche di Gheddafi si era esplicata già in precedenti bombardamenti aerei statunitensi (in uno di questi fu uccisa una figlia di Gheddafi) e sanzioni imposte al paese accusato (senza prove evidenti) di aver causato la caduta di un aereo di linea a Lockerbie. Molti ignorano che anche Bin Laden (già agente statunitense e dell’Arabia Saudita nella lotta contro i Comunisti e i Sovietici in Afghanistan) era stato inviato anche in Libia per organizzare un complotto contro il governo laico-nazionalista di Gheddafi. La congiura, appoggiata dall’esterno dai servizi segreti britannici, era basata su clan tribali e gruppi confessionali di fanatici islamici, forti soprattutto in Cirenaica, dove la setta dei Senussi aveva sostenuto il vecchio re Idriss, fantoccio dei colonialisti inglesi defenestrato dalla rivoluzione.
Costretto alla fuga Bin Laden dopo che il suo progetto era stato smascherato, il piano di destabilizzazione è andato comunque avanti e si è finalmente attuato nel 2011 grazie anche all’intervento militare diretto della NATO e del Qatar, protettore e finanziatore di gruppi estremisti islamici in Libia, così come in Siria e in altri paesi.
Oggi notoriamente la Libia è nel caos più completo. Non esiste un governo degno di questo nome. Le bande armate di fanatici controllano singole città o quartieri, o singole installazioni petrolifere, tentando persino di vendere petrolio per proprio conto. Ben nota è la vicenda della petroliera battente una falsa bandiera nordcoreana, che, dopo aver acquistato petrolio in Cirenaica, è stata poi abbordata in alto mare dalla marina statunitense. Bande di assassini razzisti, come i famigerati miliziani di Misurata, già noti per la pulizia etnica effettuata ai danni dei cittadini di pelle troppo scura di Tawerga, fanno continuamente irruzione a Tripoli, e nello stesso Parlamento libico, completamente esautorato.
Le conseguenza sui paesi limitrofi sono state devastanti perché la Libia, che era una volta un paese organizzato e laico che bloccava il passaggio delle milizie islamiche ed il traffico delle armi, oggi, al contrario, si è trasformata in un crocevia da cui transitano le bande armate ed i rifornimenti per i vari movimenti terroristi.
La prima vittima è stata il Mali, paese sahariano e sub-sahariano posto a sud dell’Algeria, dove l’attacco delle bande armate di fanatici, sovrappostesi alle antiche rivendicazioni autonomiste dei nomadi Tuareg, hanno portato il caos e permesso alla Francia di intervenire militarmente rimettendo piede nella ex-colonia ricca di minerali. Ma situazioni simili si stanno verificando in altri paesi come la Repubblica Centro-africana. Anche qui i conflitti tribali e confessionali tra islamici e cristiani hanno dato modo alla Francia di intervenire (per non parlare della Costa d’Avorio dove un colpo di stato sostenuto dalla truppe francesi ha posto al potere un fantoccio della Francia).
Il clamoroso caso delle ragazze rapite nella Nigeria settentrionale, essenzialmente colpevoli di essere troppo istruite, oltre che cristiane, si iscrive in questo quadro. L’azione dei terroristi islamici di Boko Haram ha permesso a squadre militari di “esperti” statunitensi ed inglesi di ingerirsi negli affari interni nigeriani, mentre l’agitazione si estende in tutta l’Africa sub-sahariana.
Un altro elemento destabilizzante è stato indubbiamente anche il progressivo collasso, in gran parte operato dall’esterno, di un altro grande paese considerato “stato-canaglia”come il Sudan. La parte meridionale di questo stato, resasi indipendente con l’aiuto occidentale, è preda di conflitti tribali sanguinosi, mentre altre agitazioni coinvolgono il Darfur, vasta zona occidentale ai confini con il Ciad, paese anch’esso coinvolto, così come il Niger. Anche la fuga dalla Libia di oltre un milione di lavoratori egiziani ha contribuito ai disordini ed alla crisi economica che perdura in Egitto.
Le conseguenze di queste destabilizzazioni programmate si avvertono anche attraverso un fenomeno che ci riguarda molto da vicino, quello di masse di esuli che tentano di raggiungere le nostre coste partendo da paesi devastati e dilaniati da crisi e conflitti. I barconi che affondano nel Mediterraneo coinvolgendo nel disastro profughi africani, o anche provenienti dalla Siria (altro paese destabilizzato da ingerenze esterne statunitensi, europee, turche, e dell’Arabia Saudita e del Qatar), sono fatti che testimoniano anche del nostro diretto coinvolgimento in queste tragedie.
E’ evidente che solo un (per ora improbabile) cambio di politica da parte dell’Europa (non più ingerenze militari finto-“umanitarie”, ma una reale politica di rispetto e buon vicinato) può cominciare ad invertire queste tendenze disastrose per l’Africa, per i paesi del Vicino Oriente, ma domani anche per l’Europa stessa.

Vincenzo Brandi
Preso da: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=2454

Guaidó o come si costruisce un impostore

Nessuna descrizione della foto disponibile. di Dan Cohen y Max Blumenthal – The Grayzone
Prima del fatidico 22 gennaio, meno di un venezuelano su cinque aveva sentito parlare di Juan Guaidó. Solo pochi mesi fa, il 35enne era un personaggio oscuro di un gruppo politicamente marginale di estrema destra, strettamente associato a terribili atti di violenza di strada. Anche nel suo stesso partito, Guaidó era stato una figura di medio livello nell’Assemblea Nazionale dominata dall’opposizione, ora “in stato di insubordinazione” secondo la Costituzione Venezuelana.
Sufficiente una telefonata dal Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence e Guaidó si è autoproclamato Presidente del Venezuela. Consacrato come leader del suo paese da Washington, uno che vive ai piani inferiori della politica, praticamente sconosciuto, si è imposto sulla ribalta internazionale come il leader scelto dagli Stati Uniti per la nazione con le più grandi riserve petrolifere del mondo.
Facendo eco al consenso di Washington, il comitato editoriale del New York Times ha definito Guaidó un “rivale credibile” per Maduro; con uno “stile nuovo e una visione per far avanzare il Paese”. Il comitato editoriale di Bloomberg News lo ha applaudito per essersi impegnato per il “ripristino della democrazia” e il Wall Street Journal lo ha definito “un nuovo leader democratico”.
Nel frattempo, il Canada, numerose nazioni europee, Israele e il blocco di destra dei governi latinoamericani conosciuti come “Gruppo Lima” hanno riconosciuto Guaidó come il ‘legittimo presidente del Venezuela’.

Per quanto Guaidó sembri essersi materializzato dal nulla, è stato, in realtà, il prodotto di più di un decennio di preparazione assidua da parte delle fabbriche di cambio di regime delle élite del governo degli Stati Uniti. Insieme ad un gruppo di studenti attivisti di destra, Guaidó è stato allevato per indebolire il governo di orientamento socialista del Venezuela, destabilizzare il paese e un giorno prendere il potere. Anche se è stata una figura minore nella politica venezuelana, aveva passato anni a dimostrare con discrezione il suo valore nei corridoi del potere a Washington.
“Juan Guaidó è una figura creata per questa particolare circostanza”, ha detto a The Grayzone Marco Teruggi, sociologo argentino e cronista della politica venezuelana. “È la logica da laboratorio: Guaidó è come una miscela di vari elementi che creano un personaggio che, in tutta onestà, oscilla tra l’ilarità e l’afflizione”.
Diego Sequera, giornalista e scrittore venezuelano per l’agenzia investigativa Missione Verità, è concorde con Teruggi: “Guaidó è più popolare fuori dal Venezuela che dentro, specialmente nell’elite Ivy League e nei circoli di Washington”, ha dichiarato Sequera a The Grayzone: “È un personaggio ben noto lì. È ovviamente di destra ed è considerato fedele al programma.
Mentre Guaidó si vende oggi come volto della restaurazione democratica, ha trascorso la sua carriera nella fazione più violenta del partito di opposizione più estremista del Venezuela, posizionandosi in prima linea in una campagna di destabilizzazione dopo l’altra. Il suo partito è stato ampiamente screditato in Venezuela ed è in parte responsabile della frammentazione di un’opposizione molto indebolita.
“Questi leader radicali non hanno più del 20% di consenso nei sondaggi d’opinione”, ha scritto Luis Vicente León, il miglior sondaggio del Venezuela. Secondo León, il partito di Guaidó rimane isolato perché la maggioranza della popolazione non vuole la guerra. “Quello che vuole è una soluzione”.
Ma è proprio per questo che Guaidó è stato scelto da Washington: non per guidare il Venezuela verso la democrazia, piuttosto per distruggere un paese che negli ultimi due decenni è stato un baluardo di resistenza all’egemonia statunitense. La sua improbabile ascesa segna il culmine di un progetto ventennale per demolire un solido esperimento socialista.
Puntando alla “troika della tirannia”.
Dall’elezione di Hugo Chávez nel 1998, gli Stati Uniti hanno lottato per ristabilire il controllo sul Venezuela e sulle sue vaste riserve di petrolio. I programmi socialisti di Chávez possono aver ridistribuito la ricchezza del paese e contribuito a far uscire milioni di persone dalla povertà, ma lo hanno anche fatto diventare un bersaglio.
Nel 2002, l’opposizione di destra del Venezuela è riuscita per poco tempo a rovesciare Chávez con il sostegno e il riconoscimento degli Stati Uniti, prima che l’esercito ripristinasse la sua presidenza dopo una massiccia mobilitazione popolare. Durante le amministrazioni dei presidenti statunitensi George W. Bush e Barack Obama, Chávez è sopravvissuto a numerosi complotti orditi per assassinarlo prima di soccombere al cancro nel 2013. Il suo successore, Nicolás Maduro, è sopravvissuto a tre attentati contro la sua vita. Il governo di Trump ha immediatamente posto il Venezuela in cima alla lista di Washington degli obiettivi di cambiamento di regime, definendolo capofila di una “troika della tirannia”.
L’anno scorso, la squadra di sicurezza nazionale di Trump ha cercato di reclutare membri dell’esercito per formare una giunta militare, ma questo progetto fallì. Secondo il governo venezuelano, gli Stati Uniti hanno anche partecipato a un complotto, denominato in codice “Operazione Costituzione”, per catturare Maduro nel palazzo presidenziale di Miraflores; e un altro, chiamato “Operazione Armageddon”, per assassinarlo durante una parata militare nel luglio 2017. Poco più di un anno dopo, durante un’altra parata militare a Caracas, i leader dell’opposizione in esilio tentarono di uccidere Maduro con bombe inserite in alcuni droni.
Più di un decennio prima di questi intrighi, un gruppo di studenti di destra sono stati scelti con cura e addestrati da una scuola di formazione per il cambiamento di regime finanziata dagli Stati Uniti per rovesciare il governo venezuelano e ripristinare l’ordine neo-liberale.
Formazione del gruppo “export-a-revolution” che ha gettato i semi della ” Rivoluzione colorata”.
Il 5 ottobre 2005, con Chávez all’apice della popolarità e il suo governo che pianificava programmi socialisti, cinque “leaders studenteschi” venezuelani sbarcarono a Belgrado, in Serbia, per iniziare a formarsi per un’insurrezione.
Gli studenti provenivano dal Venezuela per gentile concessione del Center for Applied Non-Violent Action and Strategies, o CANVAS. Questo gruppo è finanziato in gran parte attraverso il National Endowment for Democracy, una creazione della CIA, che funge da braccio principale del governo degli Stati Uniti per promuovere il cambiamento di regime; e consociate quali l’International Republican Institute e il National Democratic Institute for International Affairs. Secondo le mail interne trapelate da Stratfor, una società di intelligence conosciuta come “la CIA nell’Ombra”, CANVAS “potrebbe anche aver ricevuto finanziamenti e formazione dalla CIA durante la lotta contro i Milosevic nel 1999/2000”.
CANVAS è uno spin-off di Otpor, un gruppo serbo fondato da Srdja Popovic nel 1998 all’Università di Belgrado. Otpor, che significa “resistenza” in serbo, è stato il gruppo di studenti che ha guadagnato fama internazionale, e la promozione di Hollywood, mobilitando le proteste che alla fine hanno rovesciato Slobodan Milosevic.
Questa piccola cellula di specialisti di cambio di regime operava secondo le teorie del defunto Gene Sharp, il cosiddetto “Clausewitz della lotta non violenta”. Sharp aveva collaborato con un ex analista della Defense Intelligence Agency (DIA), il colonnello Robert Helvey, per concepire un piano strategico che organizzò la contestazione come una forma di guerra ibrida, mirando agli stati che resistevano al dominio di Washington.
Otpor ha ricevuto il sostegno del National Endowment for Democracy, USAID e dell’Albert Einstein Institute di Sharp. Sinisa Sikman, uno dei principali istruttori di Otpor, una volta ha detto che il gruppo ha persino ricevuto finanziamenti diretti dalla CIA.
Secondo una mail divulgata da un membro dello staff di Stratfor, dopo aver rimosso Milosevic dal potere, “i ragazzini che gestiscono OTPOR sono cresciuti, si sono formati e hanno progettato CANVAS… o, in altre parole, un gruppo per “esportare una rivoluzione” che ha piantato semi per un numero indeterminato di “rivoluzioni colorate”, che sono ancora legate ai finanziamenti americani. E fondamentalmente viaggiano per il mondo cercando di rovesciare “dittatori e governi autocratici” (quelli che agli Stati Uniti non piacciono).
Stratfor ha rivelato che CANVAS “ha rivolto la sua attenzione al Venezuela” nel 2005, dopo aver addestrato movimenti di opposizione che hanno condotto operazioni di cambio di regime pro-NATO nell’Europa dell’Est.
Monitorando il programma di formazione CANVAS, Stratfor ha descritto il suo programma insurrezionale con un linguaggio sorprendentemente schietto: “Il successo non è garantito, e i movimenti studenteschi sono solo l’inizio di quello che potrebbe essere uno sforzo di un anno per scatenare una rivoluzione in Venezuela, ma i formatori stessi sono le persone che si fanno beffe del “Macellaio dei Balcani”. Hanno abilità pazzesche. Quando vedi gli studenti di cinque università venezuelane che fanno dimostrazioni simultanee, saprai che la formazione è finita e che il vero lavoro è iniziato.
Nascita del contesto per il cambio di regime della cosiddetta “Generazione 2007”.
Il “vero lavoro” è iniziato due anni dopo, nel 2007, quando Guaidó si è laureato all’Università Cattolica Andrés Bello di Caracas. Si è trasferito a Washington D.C. per iscriversi al Programma di Governance e Gestione Politica della George Washington University, sotto la guida dell’economista venezuelano Luis Enrique Berrizbeitia, uno dei principali economisti neoliberali dell’America Latina.
Berrizbeitia è un ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e ha trascorso più di un decennio lavorando nel settore energetico venezuelano sotto l’ex regime oligarchico eliminato da Chávez.
Quell’anno, Guaidó partecipò a manifestazioni antigovernative dopo che il governo venezuelano rifiutò di rinnovare la licenza di Radio Caracas Television (RCTV). Questa stazione privata ha svolto un ruolo importante nel colpo di stato del 2002 contro Hugo Chávez. RCTV ha contribuito a mobilitare i manifestanti antigovernativi, ha falsificato le informazioni che accusavano i simpatizzanti del governo di atti di violenza commessi da membri dell’opposizione e ha vietato i servizi di informazione pro-governativi nel bel mezzo del colpo di stato. Il ruolo di RCTV e di altre stazioni di proprietà di oligarchi nella conduzione del fallito tentativo di colpo di stato è stato descritto nell’acclamato documentario “The Revolution Will Not Televised”.
Nello stesso anno, gli studenti hanno rivendicato il merito di aver ostacolato il referendum costituzionale di Chávez a favore del “socialismo del XXI secolo” che prometteva di “stabilire il quadro giuridico per la riorganizzazione politica e sociale del paese, dando potere diretto alle comunità organizzate come prerequisito per lo sviluppo” di un nuovo sistema economico.
Dalle proteste intorno a RCTV e al referendum, è nato un programma specializzato per reclutare leader tra gli attivisti del cambio di regime sostenuti dagli Stati Uniti. Si chiamano “Generazione 2007”.
Gli istruttori di Stratfor e CANVAS hanno identificato l’alleato di Guaidó, un organizzatore di protesta di strada di nome Yon Goicoechea, come “fattore chiave” per sconfiggere il referendum costituzionale. L’anno successivo, Goicochea è stato premiato per i suoi sforzi con il Milton Friedman Award for Advancing Freedom del Cato Institute, che includeva un assegno di 500.000 dollari, che ha rapidamente investito nella costruzione della sua rete politica: Primero Justicia.
Friedman, naturalmente, era il padrino dei famigerati neoliberali Chicago Boys che furono introdotti in Cile dal leader della giunta dittatoriale, Augusto Pinochet, per attuare radicali politiche di austerità fiscale di tipo “shock doctrine”. E il Cato Institute è il gruppo di esperti libertari con sede a Washington DC, fondato dai Fratelli Koch, due dei principali finanziatori del Partito Repubblicano che sono diventati aggressivi sostenitori di destra in tutta l’America Latina. Wikileaks ha pubblicato una e-mail del 2007 dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela William Brownfield, inviata al Dipartimento di Stato, al Consiglio di Sicurezza Nazionale e al Dipartimento della Difesa del Comando Sud, lodando la “Generazione 2007” per aver “costretto il presidente venezuelano, abituato a fissare l’agenda politica, a reagire sulla difensiva”. Tra i “leader emergenti” identificati da Brownfield vi erano Freddy Guevara e Yon Goicoechea. Brownfield ha elogiato quest’ultimo come “uno dei più autorevoli difensori delle libertà civili tra gli studenti. Con una grande quantità di denaro degli oligarchi libertari e delle squadre di soft power del governo degli Stati Uniti, questi dirigenti del radicalismo venezuelano hanno portato in piazza le loro tattiche Otpor, insieme ad una versione del logo del gruppo.
Nel 2009, gli attivisti giovanili della cosiddetta Generation 2007 hanno organizzato la manifestazione più provocatoria fino ad oggi: si sono tolti i pantaloni per le strade e hanno usato la scandalosa tattica del “guerrilla theatre” descritta da Gene Sharp nei manuali per il cambio di regime. I manifestanti si erano mobilitati contro l’arresto di un affiliato di un altro gruppo giovanile di nome JAVU. Questo gruppo di estrema destra “ha raccolto fondi da varie fonti del governo americano, permettendogli di guadagnare rapidamente notorietà come ala della linea dura dei movimenti di strada dell’opposizione”, secondo il libro dell’accademico George Ciccariello-Maher, Building the Commune.
Anche se il video di protesta non è disponibile, molti venezuelani hanno identificato Guaidó come uno dei principali partecipanti. Sebbene l’accusa non sia confermata, è certamente plausibile; i manifestanti nudi erano membri del nucleo interno della Generazione 2007 a cui apparteneva Guaidó, e che erano vestiti con il loro marchio di fabbrica, le camicie della Resistenza Venezuela, come si vede di seguito:
Quell’anno, Guaidó si è mostrato al pubblico in modo diverso, fondando un partito politico per conquistare correnti anti-Chavez che la sua generazione del 2007 aveva coltivato. Chiamato Voluntad Popular, è stato guidato da Leopoldo Lopez, un attivista di destra di Princeton che ha partecipato attivamente ai programmi del Fondo Nazionale per la Democrazia ed è stato eletto sindaco di un distretto di Caracas, uno dei più ricchi del paese. López era un ritratto dell’aristocrazia venezuelana, diretto discendente dal primo presidente del Venezuela. È anche cugino di primo grado di Thor Halvorssen, fondatore della Human Rights Foundation con sede negli Stati Uniti, che funziona come agenzia pubblicitaria de facto per attivisti antigovernativi sostenuti dagli Stati Uniti in paesi selezionati da Washington per il cambio di regime. Mentre gli interessi di Lopez si allineavano perfettamente con quelli di Washington, i messaggi diplomatici americani pubblicati da Wikileaks hanno evidenziato inclinazioni fanatiche che alla fine avrebbero portato all’emarginazione di Voluntad Popular. Un messaggio identificava Lopez come “una figura di divisione all’interno dell’opposizione… spesso descritta come arrogante, vendicativa e assetata di potere. Altri hanno sottolineato la sua ossessione per gli scontri di strada e il suo “approccio inflessibile” come fonte di tensione con altri leader dell’opposizione che hanno dato priorità all’unità e alla partecipazione alle istituzioni democratiche del paese.
Nel 2010, Voluntad Popular e i suoi sostenitori stranieri si sono attivati per sfruttare la peggiore siccità che abbia mai colpito il Venezuela negli ultimi decenni. La grande scarsità di energia elettrica aveva colpito il paese a causa della carenza di acqua, necessaria per alimentare le centrali idroelettriche. La recessione economica globale e il calo dei prezzi del petrolio hanno acuito la crisi, il che ha portato al malcontento della popolazione.
Stratfor e CANVAS, consulenti chiave di Guaidó e della sua squadra antigovernativa, idearono un piano incredibilmente cinico per colpire a morte la rivoluzione bolivariana. Il piano si basava su un crollo del 70% del sistema elettrico del paese nell’aprile 2010.
“Questo potrebbe essere il fatto decisivo poiché Chávez non potrebbe fare molto per proteggere le classi meno abbienti dal cedimento del sistema elettrico”, si leggeva in un memorandum ad uso interno di Stratfor. “Questo avrebbe probabilmente l’impatto di suscitare l’instabilità pubblica in un modo che nessun gruppo di opposizione potrebbe ingenerare. Nel frangente, un gruppo dell’opposizione si troverebbe nella miglior condizione per approfittare degli eventi e rivolgerli contro Chávez”.
A questo punto, l’opposizione venezuelana riceve 40-50 milioni di euro all’anno da organizzazioni governative come l’USAID e il National Endowment for Democracy, secondo un rapporto del think tank spagnolo, il FRIDE Institute. L’opposizione aveva anche una fortuna quasi illimitata a disposizione sui suoi conti, la maggior parte dei quali al di fuori del paese.
Anche se lo scenario previsto da Statfor non si è realizzò, gli attivisti del Partito della Voluntad Popular e dei suoi alleati hanno escluso ogni ipotesi di non violenza e si sono uniti ad un piano radicale per destabilizzare il paese.
Verso una destabilizzazione violenta
Nel novembre 2010, secondo le e-mail ottenute dai servizi di sicurezza venezuelani e presentate dall’ex ministro della giustizia Miguel Rodriguez Torres, Guaidó, Goicoechea e diversi altri studenti attivisti hanno partecipato a una formazione segreta di cinque giorni presso l’hotel Fiesta Mexicana di Città del Messico. Le sessioni sono state guidate da Otpor, gli istruttori per il cambio di regime con sede a Belgrado, sostenuti dal governo degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato, l’incontro ha ricevuto la benedizione di Otto Reich, un fanatico anti-castrista che ha lavorato presso il Dipartimento di Stato di George W. Bush e per l’ex presidente colombiano di destra Alvaro Uribe.
All’hotel Fiesta Mexicana, secondo le e-mail, Guaidó e i suoi colleghi attivisti hanno elaborato un piano per rovesciare il presidente Hugo Chávez generando il caos grazie a durature azioni di violenza di strada.
Tre responsabili dell’industria petrolifera, Gustavo Tovar, Eligio Cedeño e Pedro Burelli, avrebbero coperto con 52.000 dollari i costi dell’incontro. Tovar è un “attivista per i diritti umani” e si è autoproclamato “intellettuale”; il fratello minore, Reynaldo Tovar Arroyo, è il rappresentante venezuelano della compagnia messicana privata di petrolio e gas Petroquímica del Golfo, che ha un contratto con lo stato venezuelano.
Cedeño, da parte sua, è un uomo d’affari venezuelano, un latitante, che ha chiesto asilo negli Stati Uniti, e Pedro Burelli, un ex dirigente della JP Morgan ed ex direttore della compagnia petrolifera nazionale venezuelana, Petróleo de Venezuela (PDVSA). Ha lasciato la PDVSA nel 1998 quando Hugo Chávez è diventato presidente ed è membro del comitato consultivo del programma di leadership latinoamericano della Georgetown University.
Burelli ha insistito che le e-mail che dettagliavano la sua partecipazione all’incontro sono state falsificate e ha persino assunto un investigatore privato per provarlo. L’investigatore ha affermato che i registri di Google dimostrano che le e-mail presumibilmente di Burelli non fossero mai state inviate.
Oggi, però, Burelli non nasconde il suo desiderio di vedere Nicolás Maduro, l’attuale presidente del Venezuela, deposto e addirittura trascinato per le strade e sodomizzato con una baionetta, come il leader libico Muammar Gheddafi dalla milizia sostenuta dalla NATO.
Il presunto intrigo di Fiesta Mexicana è confluito in un altro piano di destabilizzazione rivelato in una serie di documenti prodotti dal governo venezuelano. Nel maggio 2014, Caracas ha pubblicato documenti che descrivono in dettaglio un complotto per assassinare il presidente Nicolás Maduro. Le fughe di notizie hanno permesso di identificare María Corina Machado, con residenza a Miami, come coordinatrice del piano. Con una linea dura e un debole per la retorica estrema, Machado ha funzionato come collegamento internazionale per l’opposizione, visitando il presidente George W. Bush nel 2005.
“Penso che sia giunto il momento di unire le forze, fare le chiamate necessarie e ottenere i finanziamenti per annientare Maduro e il tutto il resto crollerà”, ha scritto Machado in una e-mail all’ex diplomatico venezuelano Diego Arria nel 2014.
In un’altra e-mail, Machado ha detto che il piano violento è stato approvato dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia Kevin Whitaker. “Ho deciso che questa battaglia durerà finché questo regime non sarà abbattuto… Se sono andato a San Cristóbal e mi sono esposta davanti all’OEA, non ho paura di nulla. Kevin Whitaker ha già riconfermato il suo sostegno e ha illustrato i nuovi passi da fare. Abbiamo un libretto degli assegni più grande di quello del regime per spezzare la rete di sicurezza internazionale.
Guaidó si dirige verso le barricate
Nel febbraio 2014, gli studenti manifestanti che hanno agito come truppe di assalto per l’oligarchia esiliata hanno eretto barricate in tutto il paese, trasformando le caserme controllate dall’opposizione in violente fortezze note come guarimbas. Mentre i media internazionali descrivevano i disordini come una protesta spontanea contro il governo di Maduro, c’erano ampie prove che Voluntad Popular stava orchestrando il programma.
“Nessuno dei dimostranti delle università indossava le magliette universitarie, tutti indossavano magliette di Voluntad Popular o di Primero Justicia”, ha dichiarato un partecipante di guarimba a quel tempo. “Avrebbero potuto essere gruppi studenteschi, ma i consigli studenteschi sono affiliati ai partiti politici dell’opposizione e sono responsabili nei loro confronti”. Quando è stato chiesto chi fossero i leader, il partecipante della guarimba ha detto: “Beh, per la verità, quei ragazzi ora sono deputati”.
Circa 43 persone sono morte durante le guarimbas del 2014. Tre anni dopo, sono esplose di nuovo, causando la distruzione massiccia delle infrastrutture pubbliche, l’assassinio di sostenitori del governo e la morte di 126 persone, molte delle quali erano Chavisti. In molti casi, i sostenitori del governo sono stati arsi vivi da bande armate.
Guaidó è stato direttamente coinvolto nelle guarimbas 2014. Infatti, ha twittato un video in cui si è mostrato con casco e maschera antigas, circondato da elementi mascherati e armati che avevano chiuso una strada oggetto di un violento confronto con la polizia. Alludendo alla sua partecipazione alla Generazione 2007, ha proclamato: “Ricordo che nel 2007 abbiamo proclamato “Studenti! Adesso, gridiamo: “Resistenza! Resistenza! Resistenza!”. Guaidó ha eliminato il tweet, dimostrando un’apparente preoccupazione per la sua immagine di difensore della democrazia.
Il 12 febbraio 2014, al culmine delle guarimbas di quell’anno, Guaidó si unì a López in un incontro di Voluntad Popular y Primero Justicia. Durante una lunga polemica contro il governo, Lopez ha esortato la folla a marciare verso l’ufficio del procuratore generale Luisa Ortega Diaz. Poco dopo, l’ufficio di Diaz è stato attaccato da bande armate che hanno cercato di incendiare. La Ortega Lopez ha denunciato quella che lei ha definito “violenza pianificata e premeditata”.
In un’apparizione televisiva nel 2016, Guaidó ha liquidato le morti causate dalle guayas, una tattica di guarimba che consiste nello stendere un filo d’acciaio attraverso un’autostrada per ferire o uccidere i motociclisti. Li ha definiti un “mito”. I suoi commenti hanno cancellato una tattica mortale che aveva ucciso civili disarmati come Santiago Pedroza e decapitato un uomo di nome Elvis Durán, tra molti altri.
Questo insensibile disprezzo per la vita umana definirebbe il suo partito Voluntad Popular agli occhi di gran parte del pubblico, compresi molti degli oppositori di Maduro.
Fine di Voluntad Popular
Con l’intensificarsi della violenza e della polarizzazione politica in tutto il paese, il governo ha iniziato ad agire contro i leaders di Voluntad Popular che hanno contribuito ad alimentarela.
Freddy Guevara, vicepresidente dell’Assemblea Nazionale e secondo al comando di Voluntad Popular, è stato il principale leader nelle rivolte di strada del 2017. Di fronte a un processo per il suo ruolo nelle violenze, Guevara si è rifugiato nell’ambasciata cilena, dove continua ad essere ospitato.
Lester Toledo, un deputato di Voluntad Popular dello stato di Zulia, è ricercato dal governo venezuelano da settembre 2016 con l’accusa di finanziare il terrorismo e pianificare assassinii. Si è detto che i piani sarebbero stati articolati con l’ex presidente colombiano Álavaro Uribe. Toledo è fuggito dal Venezuela e ha fatto diversi tour finanziati da Human Rights Watch, Freedom House, il Congresso spagnolo e il Parlamento europeo, e sostenuto dal governo degli Stati Uniti.
Carlos Graffe, un altro membro della Generazione Otpor formatosi nel 2007 che guidava Voluntad Popular, è stato arrestato nel luglio 2017. Secondo la polizia, era in possesso di una borsa piena di chiodi, esplosivi C4 e di un detonatore. È stato rilasciato il 27 dicembre 2017.
Leopoldo López, leader popolare di Voluntad Popular, è attualmente agli arresti domiciliari, accusato di un ruolo chiave nella morte di 13 persone durante le guarimbas del 2014. Amnesty International ha definito López “prigioniero politico” e ha giudicato il suo trasferimento dalla prigione a casa una misura “non ancora sufficiente”. Nel frattempo, i parenti delle vittime di guarimba hanno presentato una petizione per ulteriori accuse contro López.
Yon Goicoechea, “el Pajajero” dei fratelli Koch e fondatore di Primero Justicia, sostenuta dagli Stati Uniti, è stato arrestato nel 2016 dalle forze di sicurezza che sosteneva di aver trovato un chilo di esplosivi nella sua auto. In un articolo del New York Times, Goicoechea ha contestato le accuse definendole “falsificate” e ha affermato di essere stato imprigionato semplicemente per il suo “sogno di una società democratica, libera dal comunismo”. È stato rilasciato nel novembre 2017.
David Smolansky, anch’egli membro del gruppo originario di Generation 2007 addestrato da Otpor, è diventato il più giovane sindaco del Venezuela quando è stato eletto nel 2013 a El Hatillo. Smolansky è stato spogliato della sua carica e condannato a 15 mesi di prigione dalla Corte Suprema che lo ha ritenuto colpevole di aver fomentato le violente guarimbas.
Di fronte alla minaccia di arresto, Smolansky si rasò la barba, si mise gli occhiali da sole e fuggì in Brasile travestito da sacerdote con una bibbia in mano e un rosario al collo. Attualmente vive a Washington, DC, dove è stato scelto dal Segretario dell’Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro, per guidare il gruppo di lavoro sulla crisi dei migranti e rifugiati venezuelani.
Il 26 luglio Smolansky ha tenuto quello che ha definito un “cordiale incontro” con Elliot Abrams, condannato per l’operazione Iran-Contra e insediato da Trump in qualità di inviato speciale degli Stati Uniti in Venezuela. Abrams è noto per aver gestito la strategia segreta degli Stati Uniti di armare le squadre della morte durante gli anni ’80 in Nicaragua, El Salvador e Guatemala. Il suo ruolo da protagonista nel colpo di stato del Venezuela ha suscitato il timore che un’altra guerra di potere intrisa di sangue potrebbe essere in arrivo.
Quattro giorni prima, María Corina Machado ha fatto eco a un’altra minaccia violenta contro Maduro, dichiarando che se “vuoi salvare la tua vita, devi capire che il tuo tempo è scaduto”.
Una pedina nel suo gioco
Il crollo di Voluntad Popular sotto il peso della violenta campagna di destabilizzazione le ha alienato ampi settori dell’opinione pubblica e ha posto fine a gran parte della sua leadership in esilio o in arresto. Guaidó rimane una figura relativamente minore, avendo trascorso la maggior parte dei suoi nove anni di carriera nell’Assemblea Nazionale come vice supplente. Proveniente da uno degli stati meno popolati del Venezuela, Guaidó si è classificato secondo alle elezioni parlamentari del 2015, con solo il 26% dei voti espressi per assicurarsi il posto all’Assemblea Nazionale. In effetti, il suo culo era più conosciuto della sua faccia.
Guaidó viene presentato come presidente dell’Assemblea Nazionale dominata dall’opposizione, ma non è mai stato eletto per questa carica. I quattro partiti di opposizione che componevano il tavolo di Unità Democratica all’Assemblea Nazionale avevano deciso di istituire una presidenza a rotazione. Il turno di Voluntad Popular era in corso, ma il suo fondatore, López, era agli arresti domiciliari. Nel frattempo, il suo secondo in comando, Guevara, si era rifugiato nell’ambasciata cilena. Un personaggio di nome Juan Andrés Mejía sarebbe stato il seguente in linea di successione, ma per ragioni che sono solo ora chiare, è stato selezionato Juan Guaidó.
“C’è un ragionamento di classe che spiega l’ascesa di Guaidó”, osserva Sequera, l’analista venezuelano. “Mejia è di classe superiore, ha studiato in una delle università private più costose del Venezuela e non potrebbe essere facilmente smerciato al pubblico come si può fare con Guaidó.
Da un lato, Guaidó ha caratteristiche di meticcio comuni alla maggior parte dei venezuelani, e sembra più un uomo comune. Inoltre, non era stato sovraesposto dai media, quindi può diventare quasi tutto.
Nel dicembre 2018, Guaidó ha attraversato il confine e si è recato a Washington, Colombia e Brasile per coordinare il piano di manifestazioni di massa durante la cerimonia di insediamento del presidente Maduro. La sera prima della cerimonia di giuramento di Maduro, il vicepresidente Mike Pence e il ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland hanno chiamato Guaidó per confermargli il loro sostegno.
Una settimana dopo, il senatore Marco Rubio, il senatore Rick Scott e il deputato Mario Diaz-Balart e tutti i parlamentari della lobby cubana di destra in esilio in Florida, si sono riuniti col presidente Trump e il vicepresidente Pence alla Casa Bianca. Su loro richiesta, Trump accettò che se Guaidó si fosse dichiarato presidente, lo avrebbero sostenuto.
Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha incontrato personalmente Guaidó il 10 gennaio, secondo il Wall Street Journal. Tuttavia, Pompeo non è riuscito a pronunciare il nome di Guaidó quando lo ha menzionato in una conferenza stampa del 25 gennaio, riferendosi a lui come “Juan Guido”.
Dall’11 gennaio, la pagina Wikipedia di Guaidó è stata modificata 37 volte, evidenziando la lotta per plasmare l’immagine di una figura anonima che ora era un’immagine per le ambizioni di cambiamento di regime di Washington. Alla fine, la supervisione editoriale della sua pagina è stata affidata al consiglio di amministrazione di Wikipedia di “bibliotecari”, che lo ha dichiarato presidente “controverso” del Venezuela.
Guaidó può essere stata una figura oscura, ma la sua combinazione di radicalismo e opportunismo ha soddisfatto i bisogni di Washington. “Quel pezzo all’interno mancava”, ha detto il governo di Trump su Guaidó. “Era il pezzo di cui avevamo bisogno perché la nostra strategia fosse coerente e completa”.
“Per la prima volta”, ha detto Brownfield, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela, al New York Times, “avete un leader dell’opposizione che sta chiaramente dicendo alle forze armate e alla polizia che vuole tenerli dalla parte degli angeli e con i buoni”.
Ma Voluntad Popular di Guaidó ha formato i gruppi che hanno provocato le guarimbas causando la morte di poliziotti e cittadini comuni. Si era addirittura vantato di essere coinvolto in disordini di strada. E ora, per conquistare i cuori e le menti dei militari e della polizia, Guaidó vuole cancellare questa storia intrisa di sangue.
Il 21 gennaio, un giorno prima dell’inizio del colpo di stato, la moglie di Guaidó ha diffuso un video in cui chiede ai militari di opporsi a Maduro. La sua performance è rigida e poco entusiasmante, evidenziando i contorni politici del marito.
Mentre Guaidó attende l’assistenza diretta, rimane quello che è sempre stato: il progetto preferito dalle ciniche forze estere. “Non importa se crolla e brucia dopo tutte queste disavventure”, ha detto Sequera della stella del colpo di stato. “Per gli americani, è spendibile”.
[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

Preso da: https://albainformazione.com/2019/02/09/207411/

2018: Interferenze criminali in Libia da parte di Italia, Turchia e Qatar

9 marzo 2018, Libyan War The Truth 25/2/2018

Italia, Qatar e Turchia sostengono apertamente i terroristi in Libia. Queste attività sono atti criminali contro l’umanità e sono crimini di guerra internazionali. Il popolo libico ha sofferto sotto le milizie (terroristi) e altri mercenari infiltrati nel Paese con la guerra illegale iniziata sotto falsa bandiera nel 2011. Se tali terroristi venivano lasciati a se stessi, le grandi tribù della Libia (tutti i popoli libici) li avrebbero rimossi purificando il Paese e riportando stabilità e sovranità da anni. Ma non era il piano dei criminali sionisti del Nuovo Ordine Mondiale (Clinton, Obama, Cameron, Sarkozy, Qatar, Turchia, ecc.). Il loro piano è la distruzione della Libia, il furto di tutte le risorse libiche. La Libia era completamente solvibile, senza debiti, con 500 miliardi nelle riserva europea e federale, molte tonnellate di oro, argento, metalli preziosi e enormi quantità di petrolio. Questo era il suo crimine, non averli sotto il controllo dei banchieri sionisti (Rothschilds, ecc.) Con la loro moneta legale e senza debiti verso FMI, Banca Mondiale o altre banche controllate da Rothchild. Gheddafi stava creando una valuta basata sull’oro per tutta l’Africa perché capiva le attività criminali dei banchieri e il loro piano del debito per controllare il mondo col dollaro fasullo. La creazione del Dinaro d’oro per l’Africa fu ciò che lo fece uccidere.

Negli ultimi anni l’Italia ha lentamente inviato soldati in terra libica. Non è legale, né voluto dal popolo libico. È già abbastanza grave che invadano la Libia illegalmente ma, peggio ancora, si sono schierati coi terroristi contro il popolo libico. Ancora una volta, l’Italia dimostra la propria corruzione preoccupando la Libia. L’Italia collabora col governo fantoccio illegittimo delle Nazioni Unite di Saraj a Tripoli, un governo di terroristi. L’Italia invia anche truppe a Misurata, sede delle peggiori milizie criminali in Libia. La scorsa settimana, Derna, nell’est della Libia, veniva assediata dall’Esercito nazionale libico, la ragione è la patria dell’islam radicale in Libia ed è piena di terroristi, molti dei quali ricercati dalle autorità mondiali. L’esercito egiziano ha iniziato a bombardare i noti nascondigli di questi terroristi a Derna. Questo aiuta il popolo libico nella lotta per ripulire il Paese e anche aiuta a proteggere l’Egitto dai terroristi che l’attraversano. Con un atto di estrema arroganza, il governo italiano ha contattato quello egiziano chiedendogli di smettere di attaccare Derna. Ha detto all’Egitto che non era autorizzato a bombardare in Libia. Chi diavolo pensa di essere l’Italia? Non ha il controllo della Libia, e non è certamente responsabili dell’Egitto e del suo diritto di proteggere il proprio popolo. Questa è l’arroganza degli italiani che lavorano per i sionisti passandogli la Libia per una caramella, essendo al verde e disperatamente bisognosi di derubare ancora le ricchezze della Libia. Ovviamente gli italiani devono schierarsi coi mercenari terroristi perché i libici li butterebbero fuori se potessero scegliere
Per chi non sa cosa fece l’Italia in Libia in passato…

La storia dei crimini di guerra italiani contro il popolo libico è orrenda. C’è un eccellente film realizzato anni fa, intitolato il “Leone del Deserto”, con Anthony Quinn. (scaricabile qui). Questo film fu realizzato nel 1981 ed è la storia di Omar Muqtar, un grande eroe libico che combatté l’esercito fascista di Mussolini nel deserto. Il film è vicino a fatti storici. L’Italia non poteva combattere i beduini nel deserto; perdeva, e così Mussolini inviò uno spietato capo militare (Graziani. NdT) che pose il filo spinato nel deserto, uccidendo persone e animali. Imprigionò tutti i libici nei campi di concentramento e ne uccise molti per fame e sete. Quando l’Italia finì in Libia, rimasero vivi solo 250000 cittadini libici. Dopo di che l’Italia occupò la Libia, prendendosi terra, beni, città, ecc. Si costruirono ville e case estive. Il popolo libico non era autorizzato a possedere terra ed era schiavo dei ricchi italiani. Nel 1969, la Libia era il Paese più povero dell’Africa, cogli italiani che rubavano la ricchezza della Libia e Stati Uniti, Regno Unito e Francia che ne prendevano il petrolio. Il Regno Unito piazzò un vecchio re dispotico (i libici non ne ha mai avuti) e ne fu il burattino. Il salario medio di un libico era 60 dinari all’anno. Questo portò il colpo di Stato incruento (Rivoluzione di al- Fatah del 1969) delle grandi tribù della Libia allontanando il Paese da ladri ed occupanti illegali. Dal 1969 alla rivoluzione fasulla sotto falsa bandiera della NATO e alla guerra illegale, la Libia divenne il Paese più sviluppato e ricco d’Africa. Questo sotto la guida di Muamar al-Qadafi.
Ora Qatar e Turchia sostennero la destabilizzazione della Libia dall’inizio della falsa bandiera del 2011. Il Qatar è un Paese piccolo con risorse limitate ma grande appetito. È sede della più grande base militare degli Stati Uniti nel mondo e ospita i più grandi campi di addestramento per terroristi mercenari. Il Qatar cercò avidamente di rubare le risorse della Libia per anni ed approfittò dell’aiuto offerto da Hillary Clinton nel 2011 unendosi nell’attacco alla Libia. Finora il Qatar sostiene apertamente i terroristi e le milizie islamiste che occupano la Libia e opprimono il popolo libico. Il Qatar arma e finanzia apertamente le milizie criminali in Libia e impedisce intenzionalmente al legittimo popolo libico di controllare i propri governo e terra. Questi sono atti di guerra e crimini contro l’umanità in quanto tali milizie sono spietate, prendendo libertà e denaro del popolo libico. La Turchia arma, finanzia e invia mercenari in Libia ogni giorno. La Turchia è ora casa e rifugio di tutti i principali terroristi del mondo. Bilhaj, fondatore del Libya Islamic Fighting Group, nota organizzazione terroristica, vive felicemente in Turchia godendo dei miliardi che ha rubato alla Libia e usa l’LIFG per controllare Tripoli; e sempre pianifica il terrorismo nel mondo. Tripoli è ora sede di alcuni dei peggiori estremisti islamici, che lavorano con LIFG, governo fantoccio delle Nazioni Unite di Saraj e milizie di Misurata di Hillary Clinton. Tripoli è controllata da tali milizie terroristiche. Gli abitanti di Tripoli vivono in una prigione, sono controllati e maltrattati da tali milizie armate. Non c’è governo ma solo i dittatori terroristici che derubano dalla Libia e abusano del popolo libico ogni giorno. Ancora una volta, il sostegno della Turchia a terrorismo e corruzione in Libia è un crimine contro l’umanità e contro tutte le leggi internazionali.
A proposito di crimini contro l’umanità, va fatta una dichiarazione sulla tribù dei Tawargha. Una tribù libica di colore, rimasta senza case per mano dalle milizie di Misurata (terroristi) che distrussero le loro città negli ultimi 7 anni. Il 1° febbraio 2018 è il giorno in cui tutta la Libia (incluso il governo fantoccio) decise che i Tawargha tornino a case. Naturalmente, non vi è alcun rispetto per lo Stato di diritto quando bande e milizie controllano il Paese. Di conseguenza, la tribù dei Tawargha viaggiò per rientrare casa per centinaia di miglia nel deserto, ma prima che raggiungesse le proprie case, le milizie di Misurata bloccarono le strade e non li lasciò passare. Ora, dal 1° febbraio, circa 60000 uomini, donne e bambini vivono nel deserto senza acqua, cibo o rifugio. Il mondo chiude gli occhi su tali atrocità mentre i media favoriscono le milizie di Misurata che compiono tale terrorismo. Dimostrando ancora una volta che chi ha preso la Libia con la forza, ha distrutto il Paese e continua a mantenere uno Stato fallito è la stessa Cabala del Nuovo Ordine Mondiale Sionista che controlla i media in tutto il mondo. Non si basano all’umanità, si preoccupano solo della loro agenda, Paesi, famiglie e vite distrutti sono solo danni collaterali accettabili. Le Grandi Tribù della Libia lavorano ogni giorno per ripulire il Paese da tali intrusi e terroristi. Il popolo libico non è estremista, odia l’Islam radicale, quindi è un bersaglio dei radicali. Le tribù lavoreranno per una nuova elezione quest’anno, una in cui un nuovo governo e un nuovo leader saranno eletti dal popolo libico (non piazzato con la forza delle Nazioni Unite o dai sionisti). Dei circa 5 milioni di libici legittimi, oltre 3,5 milioni sono ora registrati per votare. Questa è la stragrande maggioranza della popolazione adulta. Tribù e popolo libici non hanno perso la volontà di ottenere sovranità e libertà. Sanno che è un compito difficile quando i terroristi che occupano il Paese sono sostenuti ogni giorno da altri Paesi. Sanno che hanno bisogno di aiuto anche dall’estero perché sono stati appositamente esclusi dai loro fondi e dalla capacità di acquistare armi (embargo dell’ONU dal 2011). Le grandi tribù della Libia hanno bisogno di più voci che gridino al mondo l’ingiustizia commessa ogni giorno nel loro Paese con le interferenze illegali di altri Paesi. Hanno bisogno di aiuto per liberare il proprio Paese (e il mondo) dai terroristi in Libia. Guardano ai vicini per l’aiuto perché anch’essi sono minacciati dagli stessi mercenari terroristi e rivolgono gli occhi alla madre Russia, che vedono come forse l’unico Paese giusto per chi ha perso Paese nei continui crimini della Cabala sionista del Nuovo ordine mondiale
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Traduzione di Alessandro Lattanzio

Preso da: https://aurorasito.wordpress.com/2018/03/09/interferenze-criminali-in-libia-da-parte-di-italia-turchia-e-qatar/

Il FMI ha trovato la soluzione alla crisi economica: “Dovete morire prima”

Se la longevità delle popolazioni occidentali mette a rischio i bilanci degli stati più sviluppati

La notizia, quando non volutamente nascosta, è passata alquanto inosservata; eppure certifica una volta di più la confusione che regna sotto il cielo dell’economia e soprattutto il paradigma che sta dietro alla crisi degli ultimi anni: lo smantellamento progressivo dello stato sociale. A rilanciarla è stato il blog L’Antidiplomatico.
Nelle pieghe del Global Financial Stability Report, presentato dal Fondo Monetario Internazionale, c’è un’avvertenza: la longevità delle popolazioni occidentali – ossia il famoso “allungamento delle aspettative di vita” – mette a rischio i bilanci degli stati più sviluppati.

Il Fmi arriva a questa affermazione quando prova a spiegare che “nessun asset può essere considerato veramente sicuro”. Che rapporto c’è tra investimenti finanziari e vecchiaia delle popolazioni? Quello tra affidabilità dei titoli di stato e, appunto, spesa pubblica dedicata agli istituti del welfare (pensioni, sanità, assistenza, istruzione). Silenzio assoluto, per esempio, sulla spesa militare.
Di recente le principali agenzie di rating (tutte statunitensi) hanno deciso un downgrade di titoli fin qui considerati sicuri, “virtualmente privi di rischio”, come i Bund tedeschi o i Treasury americani. Beni rifugio per eccellenza
Si comprende facilmente che questi downgrade hanno seriamente preoccupato gli “investitori professionali” (fondi speculativi, fondi pensione, risparmio gestito, hedge fund, ecc), che stanno dirottando altrove i propri investimenti o sono in procinto di farlo. Con ovvie e serissime conseguenze sulla stabilità degli stessi mercati finanzairi e conseguentemente anche per i bilanci stessi degli stati (quando cala l’affidabilità di un titolo, il prezzo scende; e di conseguenza sale il rendimento, ossia gli interessi che uno Stato deve pagare).
Il Fmi sottolinea inoltre che “l’offerta di asset sicuri è diminuita di pari passo alla capacità del settore pubblico e privato di produrre asset di questo tipo”. E la causa principale è individuata nella longevità “eccessiva” delle relative popolazioni. “Se l’aspettativa di vita media crescesse di tre anni più di quanto atteso ora entro il 2050, i costi potrebbero aumentare di un ulteriore 50%.
Il rischio è considerato “notevole” sia per quanto riguarda la sostenibilità fiscale (potrebbe fare aumentare il rapporto debito/pil), sia sul fronte della solvibilità di istituti finanziari e fondi pensione. Queste dinamiche “potrebbero avere un ampio effetto negativo su settori pubblici e privati già indeboliti, rendendoli più vulnerabili ad altri shock e potenzialmente minando la stabilità finanziaria”. Il che, evidentemente, potrebbe “complicare gli sforzi fatti in risposta alle attuali difficoltà fiscali”. Quindi, ciò che serve secondo il FMI, è “una combinazione di aumento dell’età pensionabile di pari passo con l’aumento dell’aspettativa di vita, più alti contributi pensionistici e una riduzione dei benefit da pagare“.
Quello che non è detto esplicitamente dal Fmi è che questa longevità va ridotta (è “desiderabile, ma costosa”) per aiutare gli “investitori professionali” a trovare degli asset più affidabili.
Sul fatto che la maggiore longevità comporti costi maggiori non ci può essere dubbio. Oltre una certa età un essere umano non ouò e non deve essere obbligato a lavorare, quindi la collettività si deve assumere l’onere del suo mantenimento in vita in condizioni dignitose (nulla di straordinario, è previsto anche dalla Costituzione). La questione non riguarda insomma se la longevità sia un costo o no, ma esclusivamente quale parte della società devono pagare questo costo. Per il Fmi lo devono pagare soltanto i lavoratori dipendenti (“più alti contributi pensionistici“) e i pensionati stessi (“più alti contributi pensionistici“, ossia pensioni ancora più basse). E se neanche questo basta – e non può bastare, se dal pagamento del prezzo vengono esentati gli “investitori professionali” e tutte le classi dirigenti di ogni ordine e grado – allora non resta che tagliare drasticamente tutti gli istituti di welfare che hanno fin qui sostenuto l’allungamento delle aspettative di vita.

Preso da: http://quifinanza.it/soldi/il-fmi-ha-trovato-la-soluzione-alla-crisi-economica-dovete-morire-prima/63665/

FMI: “Come abolire il contante contro la volontà popolare”

Un paper firmato da un’analista del Fondo Monetario Internazionale ha messo in luce gli effetti macroeconomici dell’abolizione del contante nell’economia

Abolizione del contante e tracciabilità di tutti i pagamenti: ci risiamo. Le spinte in questo senso sono aumentate vertiginosamente negli ultimi mesi. Se da un lato la tracciabilità completa sarebbe un’arma letale nei confronti dell’evasione fiscale, dall’altro va affrontata la ritrosia della maggioranza di contribuenti e cittadini, che spesso preferisce l’utilizzo del denaro fisico: vuoi per ragioni di privacy, vuoi per la percezione più chiara delle spese effettuate in rapporto a quanto resta in tasca.

A riportare la questione agli onori delle cronache un paper firmato dall’analista del Fondo Monetario Internazionale, Alexei Kireyev, ha messo in luce gli effetti macroeconomici dell’abolizione del contante nell’economia, suggerendo anche ai governi una serie di step per arrivare a godere dei “benefici” di questo traguardo.
Secondo l’analista, “l’uscita completa dal contante dovrebbe essere organizzata per gradi. Il de-cashing andrebbe costruito su passi iniziali largamente non contestati come l’abolizione delle banconote di grosso taglio, il piazzamento di tetti sui valori delle transazioni in contanti e il reporting dei movimenti dei contanti attraverso I confini nazionali”. In seguito dovrebbero intervenire “incentivi per l’apertura di depositi trasferibili”.
In ogni caso “i tentativi di imposizione del de-cashing (l’abolizione del contante) per decreto andrebbero evitati dato l’attaccamento personale al contante”; l’analista, proseguendo con i suoi suggerimenti, afferma che “in particolare le autorità, attraverso il de-cashing” debbono far alleviare il sospetto che questo sia “un tentativo di controllare tutti gli aspetti della vita delle persone, compreso l’uso del denaro, o di spingere il risparmio verso le banche”. Meglio puntare ad azioni che si avvalgono di “scelte individuali” basate su “considerazioni di costo-beneficio”.
In India il governo Modi ha già tolto dalla circolazione le banconote di grosso taglio, provando il caos. Dopo New Delhi, potrebbe toccare ad altre nazioni in Australia e in Europa.
Le analisi espresse, come sempre in questi casi, rappresentano le idee personali dell’autore e non quelle ufficiali del Fmi. Eppure è chiaro da tempo che per contribuire all’efficacia politica monetaria e per aiutare l’afflusso del risparmio nelle banche, si sta spingendo verso una campagna di compressione dell’uso del contante.

Preso da: http://quifinanza.it/soldi/fmi-come-abolire-il-contante-contro-la-volonta-popolare/115830/?ref=libero

DIO IN TERRA ED IMPERATORE DEL MONDO

martedì 10 dicembre 2013

 

Nathaniel Charles Jacob 4° Barone De Rothschild

L’Imperatore del Mondo è… Jacob Rothschild!..

Jacob Rothschild, in realtà si chiama per esteso: Nathaniel Charles Jacob 4° Barone De Rothschild!

Nathaniel Charles Jacob 4° Barone De Rothschild, massimo esponente del Ramo Inglese del Casato della Famiglia Rothschild, è l’attuale Capo Supremo della Dinastia Rothschild ! …

La Dinastia Rothschild, detta anche Casa Rothschild o anche più semplicemente Famiglia Rothschild, è la Famiglia che detiene le più grandi ricchezze del mondo in quanto è al vertice di una piramide finanziaria  che:
– in modo diretto od indiretto è l’azionista di maggioranza della Bis di Basilea, che è la Banca Centrale di quasi tutte le banche centrali del Mondo,
– è in modo diretto od indiretto l’azionista di maggioranza di tutte le principali banche centrali del mondo comprese lo Fmi, la Bm, la Fed, la Bce, la Banca d’Inghilterra, la Banca di Francia, la Banca d’Italia, la Banca di Germania, etc., etc., etc., che, benché figurino apparentemente come banche “pubbliche”, sono in realtà sostanzialmente ed anche formalmente delle banche <>, in cui i rispettivi governi e stati, di regola, non sono gli azionisti di maggioranza ed anzi contano meno di niente.
A questo proposito, come controprova, basta fare una sia pur minima ricerca, anche solo sui relativi siti internet ad esempio della Fed, della Bce, etc. per verificare la natura eminentemente… privata… della loro composizione azionaria.

La Dinastia Rothschild, detta anche Casa Rothschild o anche più semplicemente Famiglia Rothschild, è la Famiglia che detiene non solo le più grandi ricchezze del mondo, ma anche la più grande autorità religiosa ebraica nel mondo intero!

Infatti, il capostipite della suddetta famiglia Rothschild: Meyer Amschel primo ad assumere il cognome “Rothschild”,… pur essendo nato il 23 febbraio 1744, al numero 148 della Judengasse (la “via degli Ebrei”), in cui si trovava la bottega del padre, nel ghetto di Francoforte, figlio del “ferramenta” Amschel Moses Rothschild (detto “Bauer” che in tedesco significa “contadino”), così come il nonno Moses Callman) – che esercitava anche l’attività di cambiavalute,… in realtà, tramite appunto suo padre e suo nonno paterno, discendeva da un’antica famiglia di rabbini e predicatori ashkenazi di Worms (nata dall’unione dell’antichissima dinastia dei rabbini Hahn – Elkan con quella altrettanto antica degli Worms, anch’essi rabbini dello stesso rango).

Si tenga presente che gli Hahn, Elkan, o Elkann, a differenza dei “Levi”, che a suo tempo era il cognome dei sacerdoti di rango minore nel primo e nel secondo Tempio di Gerusalemme, sono un perfetto equivalente del tipico patronimico ebraico: Coen, Coin, Coan, Cohn, Cain, Kan, Ken, Kin, Kon, Kun, Kuhn, Bendit, Benedetto, De Benedetti, etc. tutti cognomi perfettamente equivalenti della stessa medesima famiglia che la tradizione vuole discendente dalla casta dei sacerdoti ereditari più alti in grado negli uffici religiosi del popolo ebraico fin dal tempo di Mosè e poi sia nel primo che nel secondo Tempio di Gerusalemme fin dal tempo del re Salomone).

Per quanto sopra, e poi anche per la sua accorta politica di apparentamenti opportunamente selezionati, la Famiglia Rothschild, ha progressivamente cumulato anzitutto e senz’altro la più alta autorità laica e religiosa all’interno della setta giudaica, farisaica, talmudica, sabbatiana, frankista, che è la più importante tra le sette in cui si suddivide l’etnia Kazara Askenazita, ovvero la cosiddetta “Tredicesima Tribù”, che rappresenta il 90% della Comunità Ebraica Mondiale!…

Infine è giunta via via a tale prestigio che la maggior parte della Comunità Ebraica Mondiale… da più di 250 anni, riconosce ed accetta di diritto e di fatto, come suo vero e proprio Supremo e Sovrano ed Ereditario Capo Religioso e Laico, appunto  il Capo della Dinastia Rothschild.

Il Capo della Dinastia Rothschild, o Capo di Casa Rothschild, o Capo della Famiglia Rothschild, o più brevemente Capofamiglia Rothschild,… assume dunque tale… carica…  di Capofamiglia, secondo una plurisecolare, ed anzi secondo una plurimillenaria, consolidatissima tradizione, non per elezione,…. ma, come abbaimo già accennato, per diritto dinastico ed ereditario!…

Inoltre,,… secondo un identico, rigidissimo e più che consolidato meccanismo ereditario, l’attuale Capofamiglia Rothschild cumula nella sua persona anche altre importantissime cariche che, almeno in apparenza, esulano completamente dallo stretto ambito religioso ed etnico della nazione ebraica, infatti egli è anche:…
– Capo ereditario supremo della setta degli Illuminati!…
– Capo ereditario supremo del Movimento Sionista Mondiale, ispirato, finanziato e fondato a suo tempo, tramite Theodor Herzl e Max Nordau, da Lionel Rothschild, zio dell’attuale Jacob Rothschild!…
– Capo ereditario supremo del Gran Kahal (Consiglio) Ebraico Mondiale
– Capo ereditario supremo, infine, di quasi tutta la Massoneria Mondiale!…

In particolare, il Movimento Sionista Mondiale, che egemonizza totalmente lo Stato di Israele, garantisce alla Famiglia Rothschild,  in Palestina, il libero e totale esercizio della Proprietà Privata  e del Possesso  Personale, Diretto e Concreto di tutti i beni mobili ed immobili appunto del Capo della Famiglia Rothschild e della stessa Dinastia Rothschild per mezzo dello Stato di Israele.
Il che non è per niente un fatto ordinario e da poco, in quanto la Famiglia Rothschild è specificamente proprietaria privata diretta ed indiretta:… di oltre l’85 % dei terreni e degli immobili di tutta la Palestina, ovvero, in sostanza ed in pratica, di quasi tutto il territorio dello Stato di Israele.

Lo Stato di Israele è dunque praticamente la proprietà privata e personale, civile e militare più vistosa, concreta, importante e decisiva di tutte le proprietà della Famiglia Rothschild!
Facendo un parallelo esplicativo e rivelatore, detto Stato di Israele rappresenta di fatto il “Potere Temporale” del Capo della Famiglia Rothschild,… allo stesso similare ed equivalente modo in cui lo Stato Pontificio, detto anche Stato Vaticano o semplicemente il Vaticano, rappresenta il “Potere Temporale” del Papa, Capo della Comunità Cattolica o Chiesa Cattolica Apostolica Romana del Mondo intero!…

Ma lo Stato di Israele, anche se, nel suo genere,  è certamente qualcosa di unico, preziosissimo, importantissimo ed insostituibile nel quadro dell’insieme delle proprietà Rothschild, non è però affatto la più grande delle proprietà private e personali della Famiglia Rothschild sparse per tutto il Mondo, infatti sempre la Famiglia Rothschild è anche proprietaria privata e personale di un complessivo, vero e proprio… Impero Economico e Spirituale Globale Mondiale!

L’Impero Globale Mondiale della Famiglia Rothschild, che a suo tempo nacque e si sviluppò più di 250 anni fa come ” Novus Ordo Seclorum ” o “Nuovo Ordine Mondiale”, attualmente:
– controlla il 98% di tutte le Banche Centrali che emettono moneta nel mondo!…
– controlla più del 95% di tutti i mass media del Mondo,…
– possiede oltre il 70% di tutte le ricchezze del mondo,…

http://it.wikipedia.org/wiki/Rothschild

Si stima che le ricchezze complessive in possesso di Casa Rothschild ammontino al 70 % di tutte le ricchezze del mondo intero e che attualmente disponga, direttamente od indirettamente, di ricchezze  complessive per  non meno di 700 triliardi di dollari, ovvero… << 700’000 miliardi di dollari >>!…

<< 700’000 miliardi di dollari >>, sono una somma talmente grande che forse non è facile, a tutta prima, comprenderla bene! e allora,… per dare la possibilità di capire meglio l’ordine di grandezza del suddetto importo, può essere opportuno tenere a mente che : …

– Il prodotto globale lordo annuale del mondo intero è… “solo”… 50’000 miliardi di dollari!…

– il prodotto interno lordo annuo degli Stati Uniti è… “solo”… 15’000 miliardi di dollari!…

– il prodotto interno lordo annuale dell’Italia è… “solo”… 2’000 miliardi di dollari!…

<< 700’000 miliardi di dollari >>,… che è l’ammontare della più grande proprietà, privata e personale e, o pubblica di tutto il Mondo e di tutta la Storia del Mondo e dell’Umanità,… sono quindi proprietà privata e personale diretta e o indiretta di una unica e sola persona, ovvero del Capofamiglia  della Famiglia Rothschild, ovvero del Capo di Casa Rothschild,… ovvero  di Nathaniel Charles Jacob 4° Barone De Rothschild che è l’attuale Capo Supremo della Dinastia Rothschild, conosciuto meglio come Lord Jacob Rothschild, o più semplicemente come… Jacob Rothschild …

In conclusione:…

– in quanto Capofamiglia della Dinastia Rothschild,…

– in forza del possesso della sua proprietà privata  e personale, enormemente più grande di qualsiasi altra al Mondo,…

– in conseguenza del suo incredibile potere spirituale connesso al suo capeggiare sostanzialmente la Massoneria Mondiale e connesso anche all’assolutamente imparagonabile cumulo: di massime cariche di comando, di innumerevoli massimi titoli al vertice di svariate importantissime organizzazioni, istituzionali  e non istituzionali, mondiali e nazionali, globali e locali, pubbliche e private, materiali e spirituali, laiche e religiose, massime e minime, etc., etc., etc.,…

– analogamente ai suoi predecessori, fino compreso il suo antenato Mayer Amschel Rothschild (17441812), banchiere e fondatore della dinastia, più di 250 anni fa, che lo fu ritenuto e proclamato per primo,…

–  assolutamente mai in termini pubblici formali e di pubblico diritto, almeno fino ad ora, e mai apertamente di fronte ad estranei qualsiasi, ma sempre e solo in modi pubblicamente velati, coperti, impliciti, sostanziali e di fatto… nei rapporti con i suoi innumerevoli vassalli, sudditi, subalterni e dipendenti degli svariati organismi di cui è a capo a livello locale e globale, ma  anche infine nei rapporti con moltissimi altri soggetti in tutto il Mondo, i quali sono, a vario titolo, suoi seguaci, ammiratori e o comunque simpatizzanti,…

– normalmente sempre e solo in via strettamente riservata …  o comunque comunicata, o meglio… rivelata… anzitutto e solo a parte dei familiari immediati e più stretti,… ma solo in termini quasi sempre rigorosamente e solo a voce, ossia orali, simbolici, ristretti e limitati e con gradualità diverse ed attentamente dosate e differenziate a secosnda dei soggetti;..  poi, successivamente… rivelata,… ma in minor misura, a tutti gli altri parenti più lontani nella Famiglia medesima;… e poi, a scalare,… rivelata… fuori dalla Famiglia, solo a parte dei membri più elevati della Corte che ruota attorno alla Dinastia stessa;… e poi ancora successivamente in misura ancor minore… rivelata… solo a parte degli amici e dei vassalli più fidati;… ed infine in modo più lieve, variegato e sfumato, lasciata intendere… solo  ad una parte limitata dei conoscenti più sicuri e fidati della cerchia esterna alla Corte di Famiglia,….

– soprattutto in termini segreti, esoterici, rivelati in modi formali, e ritualizzati solo nei rapporti con i pochi membri della cerchia ristretta dei cortigiani più vicini al capofamiglia e che sono i veri e propri iniziati più addentro ai misteri della sua dinastia,

– analogamente agli antichi imperatori cesaropapisti, specie d’Oriente, che erano considerati… dei,… prima che uomini,…

Jacob Rothschild,…

è per l’appunto: considerato, proclamato, riverito, venerato e letteralmente … adorato… come:…

– Dio in Terra!…

ed…

– Imperatore del Mondo…

C.v.d.

– Alcuni minimi ulteriori riferimenti:

http://www.npg.org.uk/collections/search/portraitLarge/mw08771/Nathaniel-Charles-Jacob-Rothschild-4th-Baron-Rothschild

https://www.facebook.com/pages/Rothschild-la-Bestia-che-domina-il-mondo/222171081153857?fref=ts

https://www.facebook.com/groups/180334335345041/

http://en.wikipedia.org/wiki/Jacob_Rothschild,_4th_Baron_Rothschild

http://en.wikipedia.org/wiki/Rothschild_family

Preso da: http://appunti2008.blogspot.it/2013/12/limperatore-del-mondo-20131210-07.html

La conferma che Gheddafi fu ucciso per il progetto “dinaro d’oro panafricano”.

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Moammar Gadhafi
Le guerre dell’imperialismo contro i non allineati. La Libia di Gheddafi era una minaccia del sistema occidentale perché voleva rendere indipendente e ricca l’Africa attraverso il dinaro d’oro. Per questo motivo è stato ucciso Muammar Gheddafi e distrutta una nazione. Nicolas Sarkozy arrivò a definire la Libia una “minaccia alla sicurezza finanziaria del mondo”. Comprendi queste parole?
Cosa dicono quei quattro disperati libici, o presunti tali, che manifestavano in giro per l’Europa contro il colonnello Gheddafi? Cosa pensano adesso della distruzione della loro nazione? Sono felici? Sicuramente il colonnello non sarà stato un santo, come tra l’altro non lo è nessun presidente/governatore/politico/ecc… Però manifestare per la distruzione della propria nazione è semplicemente da malati mentali. L’imperialismo, l’occidente tutto è contro la vita. Il Nuovo Ordine Mondiale, a cui la maggioranza non crede, e ci trova pure da ridere, passa attraverso la distruzione e la morte di chi è indipendente. Alla speculazione non interessa una banana della vita della gente. Basta vedere quante guerre sono state causate dal 1900 ad oggi. Non passa giorno che non scoppi una nuova guerra. Eppure dovremmo affogare nel BENESSERE più sfrenato. Ed invece viviamo in un mondo di sofferenza. Anche gli occidentali stessi, che si credono liberi, soffrono ogni giorno sempre più. Siamo tutti sempre più schiavizzati.

Gli occidentali credono di pulirsi la coscienza facendo beneficenza e volontariato. Sono sempre stato contro questi strumenti perché sono dell’idea che ognuno debba essere indipendente. Mi sta bene la solidarietà ma far sentire inferiore gli altri è solo un’altra trovata occidentale che si sentono superiori sempre e comunque.
Non dimentichiamo che le guerre che portiamo in giro del mondo con la scusa di portare la democrazia nei paesi dittatoriali ci rende complici attraverso un silenzio assordante che fa davvero molta paura. Fintato tocca agli altri chissenefrega!
Guarda caso vengono colpiti sempre e comunque le nazioni che non sono filo-imperialiste. Chi non si piega ai loro voleri viene criminalizzato. Viene ritenuto un pericolo. Viene definito dittatore ecc…
Speriamo che il passato serva finalmente per un futuro migliore. Ognuno di noi deve agire nel proprio quotidiano. Solo così possiamo evolverci e liberarci da questo cappio che ci sta strangolando sempre più tutti quanti.
Non ci resta che attendere tante NORIMBERGHE!! Chi ha tramato e continua a tramare contro la collettività deve pagare salatamente.
Seguono i passaggi più importanti dell’articolo pubblicato sul blog aurorasito: Email di Hillary, dinari d’oro e Primavera araba
Blumenthal scrive a Clinton, “Secondo le informazioni sensibili disponibili a questa fonte, il governo di Gheddafi detiene 143 tonnellate di oro e una quantità simile in argento… l’oro fu accumulato prima della ribellione ed era destinato a creare una valuta panafricana basata sul dinaro d’oro libico. Questo piano era volto a fornire ai Paesi africani francofoni un’alternativa al franco francese (CFA)
L’attuale guerra tra sunniti e sciiti o lo scontro di civiltà sono infatti il risultato delle manipolazioni degli Stati Uniti nella regione dal 2003, il “divide et impera”. Nel 2008 la prospettiva del controllo sovrano in un numero crescente di Stati petroliferi africani ed arabi dei loro proventi su petrolio e gas causava gravi preoccupazioni a Wall Street e alla City di Londra. Un’enorme liquidità, migliaia di miliardi, che potenzialmente non potevano più controllare. La primavera araba, in retrospettiva, appare sempre più sembra legata agli sforzi di Washington e Wall Street per controllare non solo gli enormi flussi di petrolio dal Medio Oriente arabo, ma ugualmente lo scopo era controllarne il denaro, migliaia di miliardi di dollari che si accumulavano nei nuovi fondi sovrani.
Nel 2009 Gheddafi, allora Presidente dell’Unione africana, propose che il continente economicamente depresso adottasse il “dinaro d’oro”. Nei mesi precedenti la decisione degli Stati Uniti, col sostegno inglese e francese, di aver una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per aver la foglia di fico del diritto alla NATO di distruggere il regime di Gheddafi, Muammar Gheddafi organizzò la creazione del dinaro-oro che sarebbe stato utilizzato dagli Stati africani petroliferi e dai Paesi arabi dell’OPEC per vendere petrolio sul mercato mondiale. Al momento Wall Street e City di Londra erano sprofondati nella crisi finanziaria del 2007-2008, e la sfida al dollaro quale valuta di riserva l’avrebbe aggravata. Sarebbe stata la campana a morto per l’egemonia finanziaria statunitense e il sistema del dollaro. L’Africa è uno dei continenti più ricchi del mondo, con vaste inesplorate ricchezze in minerali ed oro, volutamente mantenuto per secoli sottosviluppato o preda di guerre per impedirne lo sviluppo. Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale negli ultimi decenni furono gli strumenti di Washington per sopprimere un vero sviluppo africano. Gheddafi invitò i Paesi produttori di petrolio africani dell’Unione africana e musulmani ad entrare nell’alleanza che avrebbe fatto del dinaro d’oro la loro valuta. Avrebbero venduto petrolio e altre risorse a Stati Uniti e resto del mondo solo in dinari d’oro. In qualità di Presidente dell’Unione africana, nel 2009 Gheddafi presentò all’Unione Africana la proposta di usare il dinaro libico e il dirham d’argento come unico denaro con cui il resto del mondo poteva comprare il petrolio africano. Insieme ai fondi sovrani arabi dell’OPEC, le altre nazioni petrolifere africane, in particolare Angola e Nigeria, creavano i propri fondi nazionali petroliferi quando nel 2011 la NATO bombardava la Libia. Quei fondi nazionali sovrani, legati al concetto del dinaro d’oro di Gheddafi, avrebbe realizzato il vecchio dell’Africa indipendente dal controllo monetario coloniale, che fosse sterlina, franco francese, euro o dollaro statunitense. Gheddafi attuava, come capo dell’Unione africana, al momento dell’assassinio, il piano per unificare gli Stati sovrani dell’Africa con una moneta d’oro negli Stati Uniti d’Africa. Nel 2004, il Parlamento panafricano di 53 nazioni aveva piani per la Comunità economica africana, con una moneta d’oro unica entro il 2023. Le nazioni africane produttrici di petrolio progettavano l’abbandono del petrodollaro e di chiedere pagamenti in oro per petrolio e gas; erano Egitto, Sudan, Sud Sudan, Guinea Equatoriale, Congo, Repubblica democratica del Congo, Tunisia, Gabon, Sud Africa, Uganda, Ciad, Suriname, Camerun, Mauritania, Marocco, Zambia, Somalia, Ghana, Etiopia, Kenya, Tanzania, Mozambico, Costa d’Avorio, oltre allo Yemen che aveva appena scoperto nuovi significativi giacimenti di petrolio. I quattro Stati africani nell’OPEC, Algeria, Angola, Nigeria, gigantesco produttore di petrolio e primo produttore di gas naturale in Africa dagli enormi giacimenti di gas, e la Libia dalle maggiori riserve, avrebbero aderito al nuovo sistema del dinaro d’oro. Non c’è da stupirsi che il presidente francese Nicolas Sarkozy, che da Washington ricevette il proscenio della guerra contro Gheddafi, arrivò a definire la Libia una “minaccia” alla sicurezza finanziaria del mondo .
Nelle prime settimane della ribellione, i capi dichiararono di aver creato una banca centrale per sostituire l’autorità monetaria dello Stato di Gheddafi. Il consiglio dei ribelli, oltre a creare la propria compagnia petrolifera per vendere il petrolio rubato, annunciò: “la nomina della Banca Centrale di Bengasi come autorità monetaria competente nelle politiche monetarie in Libia, e la nomina del governatore della Banca centrale della Libia, con sede provvisoria a Bengasi“.
Robert Wenzel del Economic Policy Journal, osservò, “non ho mai sentito parlare di una banca centrale creata poche settimane dopo una rivolta popolare. Ciò suggerisce che c’è qualcos’altro che non una banda di straccioni ribelli e che ci sono certe piuttosto sofisticate influenze“.
Il sogno di Gheddafi di un sistema basato sull’oro arabo e africano indipendente dal dollaro, purtroppo è morto con lui. La Libia, dopo la cinica “responsabilità di proteggere” di Hillary Clinton che ha distrutto il Paese, oggi è lacerata da guerre tribali, caos economico, terroristi di al-Qaida e SIIL. La sovranità monetaria detenuta dal 100% dalle agenzie monetarie nazionali statali di Gheddafi e la loro emissione di dinari d’oro, è finita sostituita da una banca centrale “indipendente” legata al dollaro.  Nonostante ciò, va notato che ora un nuovo gruppo di nazioni si unisce per costruire un sistema monetario basato sull’oro. Questo è il gruppo guidato da Russia e Cina, terzo e primo Paesi produttori di oro nel mondo. Questo gruppo è legato alla costruzione del grande progetto infrastrutturale eurasiatico della Nuova Via della Seta della Cina, comprendente 16 miliardi di fondi in oro per lo sviluppo della Cina, decisa a sostituire City di Londra e New York come centri del commercio mondiale dell’oro. L’emergente sistema d’oro eurasiatico pone ora una serie completamente nuova di sfide all’egemonia finanziaria statunitense. Questa sfida eurasiatica, riuscendo o fallendo, deciderà se la nostra civiltà potrà sopravvivere e prosperare in condizioni completamente diverse, o affondare con il fallimentare sistema del dollaro.

Perchè hanno ucciso Gheddafi 2.0

Oggi risulta difficile guardare con ottimismo tanto al futuro del progetto quanto a quello del popolo libico. Per la loro democrazia dovevano eliminare quel “cattivo dittatore” che sognava di dare acqua gratis a tutti per mille anni, a quel “cane rabbioso” che voleva rendere verde come la bandiera della Libia il deserto più arido al mondo, ed oggi, dopo le bombe di pace, dopo la morte di Mu’Ammar Gheddafi, la Libia è un inferno, e l’Africa ed il medioriente intero hanno perso quello straccio di stabilità che il Rais riusciva, nonostante tutto, a garantire.

di Luca Pinasco – 23 ottobre 2014

È doveroso dissociarsi dal delittuoso oblio della memoria promosso con le menzogne dalla propaganda nostrana, è doveroso riabilitare e mantenere vivo il ricordo di un leader che sognava libertà per il suo popolo, è doveroso raccontare le criminali azioni eseguite dalla NATO per impedirglielo. Ecco perchè dopo aver descritto i motivi che hanno spinto le nazioni alleate ad abbattere con la forza il regime di Mu’Ammar Gheddafi, tra i quali i suoi tentativi di liberare la Libia e l’Africa tutta dalle dipendenze occidentali nella politica, nell’economia e nella tecnologia, ho deciso di continuare con la serie di articoli “Perchè hanno ucciso Gheddafi?”.
Risale al lontano 1953, casualmente, durante la ricerca di giacimenti petroliferi nel deserto a sud della Libia, la scoperta di enormi bacini d’acqua fossile accumulati durante il periodo della glaciazione. Dopo il colpo di stato del 1 settembre 1969, ai danni di re Idris e Hasan, giudicati dal popolo libico troppo filo-occidentali e poco curanti del benessere della nazione, il nuovo governo Jamahiriyya guidato da Gheddafi ha avuto tra i primi obiettivi quello di nazionalizzare le compagnie petrolifere e di utilizzare i relativi proventi al fine di fornire l’ acqua potabile, considerata un diritto, a tutto il paese.
Così, nei primi anni di governo fu concepita la titanica opera “Great Man Made River” che vide luce nel 1984, quando Gheddafi pose la prima pietra per la costruzione del tubificio a Brega. Da allora iniziarono gli scavi per la costruzione di un enorme fiume artificiale con lo scopo di desalinizzare e trasportare 6.500.000 metri cubi di acqua potabile al giorno dai bacini del deserto fino alle città. Per realizzarlo furono costruiti più di 500.000 tubi in calcestruzzo, migliaia di chilometri di autostrade, sui quali i camion da trasporto hanno percorso in totale una distanza superiore al doppio di quella dalla terra al sole, per realizzare tutto ciò fu sostenuta dal governo libico una spesa totale di oltre 35 miliardi di dollari. Fu tale la maestosità di quest’opera che ancora oggi è definita dai libici “L’ottava meraviglia del mondo”. Il progetto si componeva di cinque fasi, tre delle quali sono state completate prima della guerra del 2011. Nel 1996 durante l’inaugurazione d’apertura della seconda fase Gheddafi disse: “Questa è la più grande risposta all’ America e tutte le forze del male che ci accusano di essere coinvolti con il terrorismo. Siamo preoccupati solo della pace e del progresso. L’America è contro la vita e spinge il mondo verso l’oscurità”.
Il Great Man Made River, non solo ha migliorato molto la qualità della vita di tutti i cittadini libici, fornendo acqua dolce in quantità in uno dei luoghi più aridi della terra, dunque la disponibilità di dissetare se stessi, il bestiame, di lavarsi e radersi quotidianamente, ma ha creato le condizioni per lo sviluppo e la diversificazione di un’economia basata soltanto sul commercio d’idrocarburi, favorendo la nascita di un ampissimo spazio di produzione alimentare, coltura di cereali, frutta, verdura, alimenti per animali, in pieno deserto, dando al paese sia la possibilità di sganciarsi dal fabbisogno esterno di acqua e alimenti, che un posto di primato nell’ agribusiness, diventando competitor di grandi multinazionali e di stati leader nel settore come Israele o California. Oltretutto grazie alle competenze specializzate sviluppate dai cittadini libici durante la costruzione del progetto, la Libia è diventata un paese leader anche nella progettazione idrogeologica, ed ha cercato di utilizzare tali competenze per favorire altri stati africani.
Invece di appoggiare questo progetto con tutti i vantaggi che ne derivavano per l’Africa, enti sovranazionali come la Banca Mondiale, le Nazioni Unite ed il Fondo monetario internazionale, sfruttando un contesto globale dove il fabbisogno di acqua è soddisfatto per poco più di metà della popolazione, il consumo aumenta più che proporzionalmente rispetto alla crescita demografica e le riserve d’acqua diminuiscono insieme ai terreni agricoli, a partire dagli anni 90, hanno spinto gli stati a forme sempre più aggressive di privatizzazione, monopolizzazione e conseguente tariffazione delle risorse idriche. Questo genere di politiche rientrano nello schema di asservire i popoli attraverso il controllo delle loro risorse, cosa al quale Gheddafi ha sempre cercato di opporsi in tutti i settori, dall’ energetico al finanziario, dal militare all’alimentare.
Il resto è storia. Il progetto ha raggiunto la sua terza fase quando, durante la guerra in Libia, nonostante il governo abbia avvertito che “se il Great Man Made River venisse danneggiato, sarebbe una catastrofe umanitaria ed ambientale”, il 22 luglio 2011, i padroni occidentali hanno effettuato gli ormai consueti “bombardamenti umanitari” a Berga, distruggendo il principale tubificio per la manutenzione delle strutture e un importante luogo di fornitura d’acqua attraverso gasdotto. Oggi risulta difficile guardare con ottimismo tanto al futuro del progetto quanto a quello del popolo libico. Per la loro democrazia dovevano eliminare quel “cattivo dittatore” che sognava di dare acqua gratis a tutti per mille anni, a quel “cane rabbioso” che voleva rendere verde come la bandiera della Libia il deserto più arido al mondo, ed oggi, dopo le bombe di pace, dopo la morte di Mu’Ammar Gheddafi, la Libia è un inferno, e l’Africa ed il medioriente intero hanno perso quello straccio di stabilità che il Rais riusciva, nonostante tutto, a garantire.

LA TERRIBILE CRONISTORIA DELL’OMICIDIO DI GHEDDAFI

14 ottobre 2016

Il pezzo di Jean Paul Pougala del 14 aprile 2011 su Pambazuka News titolava “Le bugie dietro la guerra occidentale in Libia” descrive come l’Africa inizialmente avesse sviluppato il proprio sistema di comunicazioni transcontinentali comprando un satellite il 26 dicembre 2007: l’African Development Bank aveva sborsato 50 milioni di dollari dei 400 necessari, la West African Development Bank ne aveva aggiunti 27. La Libia aveva contribuito con 300 milioni, rendendo l’acquisto possibile. Pougala scrive quando tutto è già in opera, il nuovo sistema “connetteva tutto il continente a livello telefonico, radiofonico e televisivo, oltre ad altre applicazioni tecnologiche come la telemedicina e l’insegnamento a distanza”.
Dopo 14 anni di perdite di tempo del FMI e della Banca Mondiale, la generosità del leader libico Muammar Gheddafi aveva permesso l’acquisto, che aveva evitato alle nazioni africane di richiedere un prestito di 500 milioni per avere accesso ad un satellite ed aveva privato le banche occidentali di potenziali miliardi in prestiti ed interessi.. al tempo, Gheddafi stava anche cercando di creare un sistema bancario trans africano basato sull’oro, per liberare il continente dai vincoli finanziari con il FMI e la Banca Mondiale – questo avrebbe gravemente danneggiato i due predatori.

Fin dal 2003 Gheddafi aveva lavorato sodo per ristabilire la sua reputazione di finanziatore del terrorismo, rinunciando a qualsiasi futuro supporto alle organizzazioni terroristiche e creando un fondo per le vittime dei voli Pan Am 103 e UTA 772, entrambi abbattuti da attacchi terroristici, dei quali si sospettava un finanziamento libico. Il 10 dicembre 2007 Gheddafi si era recato in Francia per un incontro con il Presidente Nicolas Sarkozy.
Durante il loro incontro dell’11 dicembre all’Eliseo, Gheddafi E Sarkozy avevano siglato accordi per un valore di 15 miliardi di dollari riguardo forniture militari e la costruzione di una centrale nucleare, ma ciò che più contava oltre al commercio era già in agenda. In un report del 12 marzo 2012, il consorzio di giornalismo investigativo Mediapart dichiarava “Secondo informazioni contenute in un report confidenziale preparato da un esperto francese di terrorismo e finanziamenti al terrorismo stesso, la campagna elettorale presidenziale del Presidente Sarkozy del 2007 aveva ricevuto almeno 50 milioni di euro di fondi neri dal regime del dittatore libico Muammar Gheddafi”. Documenti diffusi da Mediapart l’11 settembre 2016 confermano che le relazioni finanziarie tra Sarkozy e Gheddafi risalivano almeno al 10 dicembre 2006.
(Appena diffuse queste informazioni nel 2012 Sarkozy aveva negato di aver ricevuto denaro libico come finanziamento – pratica illegale in Francia, che lo avrebbe potuto condurlo al carcere – e aveva tentato di denunciare Mediapart. Tuttavia, parte un’investigazione ufficiale sulla condotta di Sarkozy era trapelata sul sito di Mediapart e le prove riconducevano direttamente al fatto che il Presidente francese aveva ricevuto il denaro).
Gheddafi aveva capito che a causa dell’iniziativa del satellite e della sua proposta di un sistema bancario panafricano (delle quali sicuramente l’occidente era a conoscenza), la sua popolarità presso i leader occidentali era in terribile calo, tanto da renderlo un possibile obiettivo di un “cambio di regime”, perciò aveva sperato che finanziando il leader francese si sarebbe comprato un’assicurazione sulla vita. Nel frattempo aveva fatto del suo meglio per apparire come un uomo di stato pro-occidente. Nell’agosto del 2008 Gheddafi aveva firmato accordi con gli USA formalizzando la compensazione per le vittime del terrorismo di stato e nel settembre 2008 Condoleeza Rice aveva visitato la Libia e dichiarato che le relazioni tra le due nazioni stavano entrando in una “nuova fase”.
Nel febbraio 2009, però, Gheddafi era stato eletto Presidente dell’Unione Africana e per la prima volta aveva reso pubblica la definizione “Stati Uniti d’Africa” e aveva suggerito la possibilità di un sistema bancario panafricano. (Profeticamente il 12 marzo 2009 Sarkozy aveva introdotto la Francia nella NATO, violando una tradizione risalente ai tempi di De Gaulle). Successivamente, in Agosto del 2009, Abdelbaset Ali al-Megrahi – pregiudicato per aver partecipato al bombardamento del volo Pan Am 103 – fu rilasciato dal carcere in Scozia ed accolto come un eroe al suo ritorno in Libia, più tardi lo stesso anno la Libia aveva siglato un accordo con la Russia per l’acquisto di 1.8 miliardi di dollari in armi. Questi eventi non migliorarono la posizione di Gheddafi agli occhi dei leader occidentali.
Per di più, il piatto era molto ricco. Prima della caduta di Gheddafi, la Libia aveva riserve liquide per 150 miliardi di dollari, oltre alle 143 tonnellate di oro nelle casseforti di Gheddafi. Come aveva scritto Pougala “[Larga parte di questo denaro] era stata accantonata come contribuzione libica per tre progetti fondamentali che sarebbero serviti a dare l’ultimo tocco alla Federazione Africana – la African Investment Bank a Sirte, Libia, la creazione, nel 2011, del Fondo Monetario Africano, e la creazione della Afrcan central Bank ad Abuja in Nigeria, che iniziando a stampare valuta africana avrebbe suonato un requiem per il franco CFA, attraverso il quale Parigi aveva tenuto al giogo vari stati africani per più di 50 anni”.
Il 7 giugno 2016, Bob Fitrakis scrive su Black Opinion:
le vere ragioni dell’attacco sono state spiegate da uno dei più famosi sicari economici statunitensi, John Perkins.
Perkins spiega che l’attacco alla Libia, come quello all’Iraq, ha a che fare solo con il controllo delle risorse, non solo petrolio, ma anche oro. La Libia ha il più alto standard di vita in Africa. Secondo il FMI, la Banca Centrale Libica è al 100% di proprietà statale. Il FMI stesso stima che la banca abbia riserve in oro per quasi 144 tonnellate.
La NATO è andata in Libia come un moderno pirata per saccheggiarne l’oro. I media russi, oltre a Perkins, hanno scritto che il panafricanista Gheddafi, l’ex Presidente dell’Unione Africana, sosteneva che l’Africa avrebbe usato l’abbondante oro presente in Libia e Sud Africa per creare una valuta africana basata sul dinaro aureo.
È significativo che nei mesi che hanno portato alla risoluzione dell’ONU che ha permesso agli USA ed ai loro alleati di invadere la Libia, Muammar al-Gheddafi parlava apertamente della creazione di una nuova valuta che avrebbe rivaleggiato con dollaro ed euro. Infatti questi invitava le nazioni africane e musulmane ad unirsi in un’alleanza che avrebbe dato vita alla nuova valuta, il dinaro aureo, la forma principale di scambio internazionale. Avrebbero venduto petrolio e altre risorse in dinari aurei.
Nel dicembre 2010, una rivoluzione in Tunisia abbatté il governo. In seguito, nel 2011, incominciarono le “Primavere arabe”: rivolte popolari in Oman, Yemen, Egitto, Siria e Marocco. Mentre queste avevano portato al cambio di regime in Tunisia, in Egitto erano state brutalmente soppresse, mentre in Siria e Yemen avevano scatenato guerre civili non ancora estinte. Quelle in Oman e Marocco si erano spente da sole.
In Libia le cose stavano diventando quasi buffe,. A partire dal 15 febbraio 2011, una serie di proteste che chiedevano la cacciata di Gheddafi iniziò a scoppiare in Libia. Il 20 febbraio 2011 si parlava di 300 civili morti e del fatto che Gheddafi avesse sguinzagliato l’aviazione contro i dissidenti a Tripoli. Sarkozy a quel punto aveva trovato il modo di salvare i suoi amici banchieri e di coprire i finanziamenti illegali ricevuti da Gheddafi. Il 10 marzo 2011 Sarkozy decise di riconoscere come governo libico il “Consiglio Nazionale di Transizione”, l’ombrello sotto cui operavano i ribelli, e dichiarò l’istituzione di una no-fly zone, nel caso in cui Gheddafi avesse deciso di utilizzare armi chimiche contro la propria popolazione.
In un report del Guardian dell’11 marzo 2011:
La decisione unilaterale di Sarkozy di riconoscere il consiglio di transizione della Libia come legittimo rappresentante del popolo libico era grossolanamente prematuro. “Sarkozy sta agendo da irresponsabile” aveva avvermato un diplomatico europeo.
Mark Rutte, Primo Ministro olandese, affermò “La trovo una mossa folle da parte della Francia. Fare un passo avanti e sostenere ‘Riconosco un governo di transizione’ a sfregio di ogni pratica diplomatica non è la giusta soluzione per la Libia”
Il 19 marzo 2011 Sarkozy diresse i caccia francesi in missione contro la Libia e ordinò alla portaerei Charles de Gaulle di recarsi in acque libiche. I Francesi non erano soli. Prima nella stessa settimana – il 15 marzo – un F15 statunitense si era schiantato in Libia. Il 29 marzo gli USA avevano confermato che A-10 Warthog e elicotteri d’assalto A-130 erano stati inviati in Libia. Il 16 aprile il giornalista Jeremy Scahill, intervistato a The Eld Show:
Scahill: gli agenti della CIA sul campo in Libia sono in stretta relazione con i ribelli. Questa, come ha detto il Colonnello Jacobs, è la normalità. Ciò che mi preoccupa maggiormente è che sicuramente ci sono già operazioni speciali statunitensi sul territorio, che si preoccupano di marchiare gli obiettivi che dovranno essere colpiti dagli attacchi aerei. Ed, devo dirti che lo scenario di cui parli – quando parli di armare i “combattenti per la libertà”, mi porta alla mente le disastrose guerre sporche degli anni ’80, cioè, gli USA che vengono direttamente coinvolti in una guerra su territorio libico, con un pugno di ribelli … questi non hanno addestramento militare. Voglio dire, tu mi sta dicendo che gli USA sono nettamente schierati con una delle due parti di una guerra civile.
Il 7 giugno 2016 Fitrakis scrive:
… in un documento del Dipartimento di Stato declassificato, inviato ad Hillary il 2 aprile 2012, l’assistente Michael Blumenthal conferma che Perkins aveva ragione e che l’attacco sulla Libia non aveva nulla a che fare con il fatto che Gheddafi potesse essere una minaccia per la NATO o gli Stati Uniti, ma che l’unico obiettivo era razziarne l’oro.
Il governo libico possiede 143 tonnellate d’oro e una quantità simile di argento. Nel tardo marzo 2011, queste riserve vennero spostate a Sabha (verso il confine sud occidentale con Niger e Ciad); Blumenthal aveva informato la Clinton, sottolineando l’importanza di quell’oro, che veniva accumulato come riserva per la creazione di una valuta panafricana legata al dinaro aureo libico. Questo piano avrebbe permesso ai paesi francofoni africani di avere un’alternativa al franco francese (CFA).
Blumenthal rivela la ragione dell’attacco NATO e del saccheggio imperiale francese, l’intelligence francese è venuta a conoscenza di questo piano poco dopo lo scoppio della ribellione, questa è stata una delle ragioni che ha spinto il Presidente Sarkozy a sferrare l’attacco.
5 erano le ragioni della guerra illegale della NATO contro la Libia. Secondo Blumenthal Sarkozy cercava: a. di ottenere una maggiore fetta della produzione libica di petrolio, b. di aumentare l’influenza francese in nord africa, c. di migliorare la sua posizione in Francia, d. di fornire all’esercito francese un modo di mettersi in luce, e. di soddisfare la preoccupazione dei suoi consiglieri nei confronti del piano a lungo termine di Gheddafi, di soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa francofona.
È ovvio che Blumenthal avesse inteso il bisogno di Sarkozy di proteggere i banchieri francesi dal piano di Gheddafi, ma sicuramente non poteva avere idea dell’ulteriore motivo – eliminare le prove del proprio coinvolgimento nei finanziamenti illegali. Va altresì notato – e sottolineato – che nessuna delle ragioni elencate nell’e-mail di Blumenthal potrebbe giustificare un’invasione di uno stato sovrano.
Il 30 marzo 2011 il governo britannico espulse 5 diplomatici dall’ambasciata libica, visto che le relazioni tra Libia e occidente continuavano a peggiorare. Nei mesi successivi la guerra imperversò in tutta la Libia. Ad un certo punto si promosse una tregua tra governo libico e Consiglio Nazionale di Transizione (NTC), che non durò e in agosto la nazione era nuovamente messa a ferro e fuoco dalla guerra civile.
Dopo il 31 marzo 2011 gli USA avevano applicato la no-fly zone sui cieli libici, apparentemente per aiutare una rivolta legittima e togliere dal suo trono un dittatore sanguinario, ma i risultati degli attacchi andarono ben oltre il cambio di regime di Gheddafi. Il 18 giugno 2011 la NATO ha attaccato il Grande Fiume Artificiale, un enorme progetto per l’irrigazione che portava l’acqua ad immense distese aride. I caccia colpevoli di questo crimine non solo hanno distrutto un pezzo vitale delle infrastrutture libiche, ma il 22 luglio hanno fatto a pezzi anche l’unica fabbrica che poteva costruire i pezzi per le riparazioni necessarie. Questa mossa malvagia non aveva alcuno scopo, se non quello di punire tutta la popolazione libica.
Aiutati e sostenuti dalle potenze occidentali, i “ribelli” assediarono Tripoli e il 21 agosto 2011 la città cadde nelle mani dell’NTC. Gheddafi e il suo staff volarono immediatamente a Sirte. Poco dopo le 8 di sera il 20 ottobre 2011, con i “ribelli” che incalzavano, Gheddafi tentò di abbandonare Sirte su un convoglio di 75 veicoli, ma la sua fuga fu scoperta da un velivolo della RAF. Un drone predator statunitense guidato da qualcuno seduto nel deserto del Nevada lanciò i primi missili contro il convoglio, lo stesso fece il velivolo della RAF. 10 veicoli furono distrutti. Gheddafi sopravvisse all’attacco, ma fu immediatamente catturato dall’NTC, che lo aveva trovato in un canale di drenaggio. Gheddafi su crivellato di colpi e una baionetta gli fu infilata nel retto.
Prima della morte di Gheddafi la Libia era una nazione stabile, se non una tradizionale nazione stato. Secondo un report intitolato “La Libia di Gheddafi era la più prospera democrazia africana” di Garikai Chengu, apparso il 12 gennaio 2013 “La Libia era divisa in innumerevoli piccole comunità che di base si comportavano come piccoli stati autonomi all’interno di uno stato più grande. Questi avevano il controllo sui propri distretti e potevano prendere una serie di decisioni tra cui come allocare gli introiti della vendita di petrolio. All’interno di questi mini-stati, i tre principali organi della democrazia libica erano Comitati Locali, Congressi Popolari e Consigli Rivoluzionari Esecutivi”. Chengu spiega come i Comitati Locali facessero riferimento ai Congressi del Popolo, che poi passavano le decisioni ai Consigli Rivoluzionari Esecutivi, creando così un consenso diffuso sulle decisioni che riguardavano tutta la popolazione. “La democrazia diretta in Libia utilizzava la parola ‘elevazione’ più che ‘elezione’, ed evitava le campagne politiche, che sono una caratteristica tipica dei partiti e beneficiano solo delle promesse elettorali. A differenza dell’occidente, i Libici non votavano solo ogni 4 anni per il Presidente e un parlamento centrale che prendesse tutte e decisioni per loro. Tutti i Libici prendevano decisioni riguardo la politica interna, quella estera e quella economica.” Rovesciare Gheddafi ha fatto a pezzi un sistema di governo che aveva funzionato bene – e tranquillamente – per quasi 50 anni.
Sarkozy rimane un uomo libero. Deve ancora essere perseguito per aver ricevuto illegalmente denaro libico per finanziare la propria campagna elettorale e per aver scatenato una guerra illegale per coprire la propria relazione illegale con Gheddafi.
Molto è stato scritto circa la catastrofe caduta sulla Libia a seguito dei criminali attacchi francesi e statunitensi – 400.000 persone strappate alle proprie case, violenze e repressioni, la creazione di un nuovo stato fantoccio in seguito ad un’iniziativa di politica estera degli USA. Ma il vero danno è stato arrecato all’Africa stessa, se la proposta di Gheddafi di un sistema bancario trans africano fosse giunta a compimento, quello sfortunato continente per la prima volta in secoli avrebbe avuto una vera libertà e una vera indipendenza a portata di mano, una circostanza che le potenze occidentali non si sarebbero potute permettere. Libertà e giustizia non hanno mai fatto parte dell’agenda occidentale.
La sera del 20 ottobre 2011, durante un’intervista alla CBS alla notizia della morte di Gheddafi, il Segretario di Stato Hillary Clinton si lasciò scappare una battuta con il suo staff, affermando “Siamo venuti, abbiamo visto, lui è morto”, poi applaudì e rise fragorosamente. Questa rimane la più vile e degradante immagine di sempre di un membro del governo USA.
Chris Welzenbach è uno scrittore (“Downsize”), che per anni è stato membro del Walkabout Theater di Chicago. Può essere contattato a incoming@chriswelzenbach.com.

Fonte: www.counterpunch.org
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Preso da: http://www.informarexresistere.fr/2016/10/14/la-terribile-cronistoria-dellomicidio-di-gheddafi/