Verità, propaganda e Manipolazione dei Media : Come gli Stati Uniti mantengono l’Illusione

[27.08.2011]                    (trad. di Levred per GilGuySparks)

Non è mai stato così importante avere fonti e voci di informazione indipendenti e oneste. Siamo, come società, innondati e sopraffatti da una marea di informazioni e da una vasta gamma di fonti, ma queste fonti d’informazione, in generale, sono al servizio di interessi  potenti e degli individui che li posseggono. Le principali fonti di informazione, sia per il consumo pubblico che ufficiale, sono i principali media, media alternativi, università e think tanks.
Il media mainstream è il più evidente nelle sue tipiche parzialità e manipolazioni.
Il  media mainstream è posseduto direttamente da grandi corporation multinazionali, e attraverso i loro consigli di amministrazione sono collegati con una pletora di altre grandi aziende mondiali e con gli interessi dell’elite.  Un esempio di queste connessioni può essere visto attraverso il consiglio di Time Warner.
Time Warner possiede Time Magazine, HBO, Warner Bros., e CNN, tra molti altri. Il consiglio di amministrazione comprende individui passati o attualmente affiliati  con: il Council on Foreign Relations (il Consiglio per le Relazioni Estere), il Fondo monetario internazionale (FMI), il Rockefeller Brothers Fund, Warburg Pincus, Phillip Morris, e AMR Corporation, e molti altri.
Due delle più stimate fonti di notizie negli Stati Uniti sono il New York Times (chiamato “paper of record” cioè “giornale di riferimento”) e  il Washington Post. Il New York Times ha nel suo consiglio gente che era in passato o lo è attualmente affiliata con Schering-Plough International (farmaceutici), il John D. e Catherine T. MacArthur Foundation, la Chevron Corporation, Wesco Financial Corporation, Kohlberg & Company, The Charles Schwab Corporation, eBay Inc., Xerox, IBM, Ford Motor Company, Eli Lilly & Company, e gli altri. Difficilmente [può dirsi] un bastione di imparzialità.

E lo stesso si potrebbe dire per il Washington Post, che ha nel suo consiglio: Lee Bollinger, il presidente della Columbia University e presidente della Federal Reserve Bank di New York, Warren Buffett, investitore finanziario miliardario, presidente e amministratore delegato della Berkshire Hathaway; e gli individui associati con (in passato o attualmente): la Coca-Cola Company, New York University, Conservation International, il Council on Foreign Relations, Xerox, Catalyst, Johnson & Johnson, Target Corporation, RAND Corporation, General Motors, e il Business Council, tra gli altri.
[CNN-CIA] È importante anche occuparsi di come i media mainstream si intreccino, spesso di nascosto in segreto, con il governo. Carl Bernstein, uno dei due reporter del Washington Post che ha trattato lo scandalo Watergate, ha rivelato che c’erano più di 400 giornalisti americani che avevano “in segreto svolto incarichi per la Central Intelligence Agency.” Interessante il fatto “che l’uso di giornalisti è stato tra i mezzi più produttivi di raccolta di intelligence alle dipendenze della C.I.A.” Tra le organizzazioni che hanno collaborato con la C.I.A. ci sono stati “l’American Broadcasting Company, la National Broadcasting Company, l’Associated Press, la United Press International, la Reuters, Hearst Quotidiani, Scripps-Howard, la rivista Newsweek , il Sistema Mutual Broadcasting, il Miami Herald e il vecchio Evening Post e il New York Herald-Tribune”.

Di gran lunga le più importanti di queste relazioni, secondo i funzionari della C.I.A., sono state quelle con il New York Times, la CBS e Time inc. La C.I.A. ha anche eseguito un programma di formazione “per insegnare ai suoi agenti a essere giornalisti”, che hanno “poi messo all’interno dei principali organi di informazione” con l’aiuto di chi li gestiva.
Questi tipi di relazioni sono proseguite nei decenni successivi, anche se forse più di nascosto e silenziosamente di prima. Per esempio, è stato rivelato che nel 2000 durante i bombardamenti Nato del Kosovo, “diversi ufficiali provenienti dal Quarto Gruppo per le Operazioni Psicologiche a Fort Bragg hanno lavorato nella divisione notizie nel quartier generale di Atlanta della CNN.“ Questa stessa struttura dell’esercito dedicate alle PSYOP S. ha “piazzato storie nei media statunitensi a supporto delle politiche sul Centro America dell’amministrazione Reagan”, cosa che è stata descritta dal Miami Herald come una “vasta operazione di guerra psicologica del tipo che l’esercito conduce per influenzare una popolazione in territorio nemico.” Questi ufficiali dell’esercito, settore operazioni psicologiche, hanno anche lavorato al contempo presso la National Public Radio (NPR). L’esercito americano ha, infatti, e aveva, un forte rapporto con la CNN.

Nel 2008, è stato riportato che il Pentagono ha condotto una grande campagna di propaganda, usando generali in pensione ed ex ufficiali del Pentagono per presentare una buona immagine delle politiche dell’amministrazione in tempo di guerra.
Il programma è partito all’inizio della guerra in Iraq nel 2003 ed è continuato nel 2009.
Questi ufficiali, presentati come “analisti militari” mentre parlano rigurgitano posizioni governative e spesso siedono nei consigli degli appaltatori militari, avendo quindi un interesse acquisito riguardo agli argomenti che essi sono portati ad “analizzare”.
Le più grandi associazioni filantropiche negli Stati Uniti hanno spesso usato le loro enormi ricchezze per cooptare le voci del dissenso e dei movimenti di resistenza in canali che sono sicuri per i poteri costituiti.
Come McGeorge Bundy, ex presidente della Ford Foundation, una volta disse: “Tutto ciò che la Fondazione fa è rendere il mondo sicuro per il capitalismo”.
Esempi di questo sono filantropi come la fondazione Rockfeller, Ford Foundation e il John D. e Catherine T. MacArthur Foundation che forniscono un immenso sostegno finanziario e organizzativo alle organizzazioni non governative. Inoltre, i media alternativi sono spesso finanziati dalle stesse fondazioni, che ha l’effetto di influenzare l’orientamento delle cose trattate così come il soffocamento dell’analisi critica.

Tutto questo ci porta al Centre for Research on Globalization (CRG) e a Global Research.

In veste di istituzione che agisce come centro di ricerca così come fonte di notizie alternative attraverso il sito web www.globalresearch.ca, il CRG è di ventata una voce indipendente necessaria per cercare di farsi largo tra tutta la propaganda e la disinformazione.

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Mentre l’obbiettivo è quello di espandere e aiutare a diffondere queste informazioni importante e necessarie a un maggior numero di persone, Global Research ha bisogno di affidarsi ai lettori per sostenere l’organizzazione.

Grazie, cari lettori, per il vostro aiuto infaticabile.

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Grazie ancora.

 

http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23868

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/27/verita-propaganda-e-manipolazione-dei-media-come-gli-stati-uniti-mantengono-lillusione/

La rapina del secolo: l’assalto dei «volenterosi» ai fondi sovrani libici

Manlio Dinucci torna sugli aspetti sottolineati nelle nostre colonne, all’inizio della guerra in Libia: le potenze coloniali “volontarie” si sono appropriate dei colossali investimenti esteri dello stato Libico. Il denaro congelato nelle banche occidentali, minacciava il monopolio della Banca Mondiale e del FMI, finanziando dei progetti di sviluppo nel Terzo Mondo. Continua a “girare” (non più nella forma di investimento, ma di garanzie bancarie), questa volta a favore degli occidentali.
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La Banca Centrale della Libia
L’obiettivo della guerra in Libia non è solo il petrolio, le cui riserve (stimate in 60 miliardi di barili) sono le maggiori dell’Africa e i cui costi di estrazione tra i più bassi del mondo, né il gas naturale le cui riserve sono stimate in circa 1.500 miliardi di metri cubi. Nel mirino dei «volenterosi» dell’operazione «Protettore unificato» ci sono anche i fondi sovrani, i capitali che lo stato libico ha investito all’estero.

I fondi sovrani gestiti dalla Libyan Investment Authority (Lia) sono stimati in circa 70 miliardi di dollari, che salgono a oltre 150 se si includono gli investimenti esteri della Banca centrale e di altri organismi. Ma potrebbero essere di più. Anche se sono inferiori a quelli dell’Arabia saudita o del Kuwait, i fondi sovrani libici si sono caratterizzati per la loro rapida crescita. Quando la Lia è stata costituita nel 2006, disponeva di 40 miliardi di dollari. In appena cinque anni, ha effettuato investimenti in oltre cento società nordafricane, asiatiche, europee, nordamericane e sudamericane: holding, banche, immobiliari, industrie, compagnie petrolifere e altre.
In Italia, i principali investimenti libici sono quelli nella UniCredit Banca (di cui la Lia e la Banca centrale libica pos-siedono il 7,5%), in Finmeccanica (2%) ed Eni (1%): questi e altri investimenti (tra cui il 7,5% dello Juventus Football Club) hanno un significato non tanto economico (ammontano a circa 4 miliardi di euro) quanto politico.
La Libia, dopo che Washington l’ha cancellata dalla lista di proscrizione degli «stati canaglia», ha cercato di ricavarsi uno spazio a livello internazionale puntando sulla «diplomazia dei fondi sovrani». Una volta che gli Usa e la Ue hanno revocato l’embargo nel 2004 e le grandi compagnie petrolifere sono tornate nel paese, Tripoli ha potuto disporre di un surplus commerciale di circa 30 miliardi di dollari annui che ha destinato in gran parte agli investimenti esteri. La gestione dei fondi sovrani ha però creato un nuovo meccanismo di potere e corruzione, in mano a ministri e alti funzionari, che probabilmente è sfuggito in parte al controllo dello stesso Gheddafi: lo conferma il fatto che, nel 2009, egli ha proposto che i 30 miliardi di proventi petroliferi andassero «direttamente al popolo libico». Ciò ha acuito le fratture all’interno del governo libico.
Su queste hanno fatto leva i circoli dominanti statunitensi ed europei che, prima di attaccare militarmente la Libia per mettere le mani sulla sua ricchezza energetica, si sono impa-droniti dei fondi sovrani libici. Ha agevolato tale operazione lo stesso rappresentante della Libyan Investment Authority, Mohamed Layas: come rivela un cablogramma filtrato attra-verso WikiLeaks, il 20 gennaio Layas ha informato l’ambasciatore Usa a Tripoli che la Lia aveva depositato 32 miliardi di dollari in banche statunitensi. Cinque settimane dopo, il 28 febbraio, il Tesoro Usa li ha «congelati». Secondo le dichiarazioni ufficiali, è «la più grossa somma di denaro mai bloccata negli Stati uniti», che Washington tiene «in deposito per il futuro della Libia». Servirà in realtà per una iniezione di capitali nell’economia Usa sempre più indebitata. Pochi giorni dopo, l’Unione europea ha «congelato» circa 45 miliardi di euro di fondi libici.
L’assalto ai fondi sovrani libici avrà un impatto particolar-mente forte in Africa. Qui la Libyan Arab African Investment Company ha effettuato investimenti in oltre 25 paesi, 22 dei quali nell’Africa subsahariana, programmando di accrescerli nei prossimi cinque anni soprattuttto nei settori minerario, manifatturiero, turistico e in quello delle telecomunicazioni. Gli investimenti libici sono stati decisivi nella realizzazione del primo satellite di telecomunicazioni della Rascom (Re-gional African Satellite Communications Organization) che, entrato in orbita nell’agosto 2010, permette ai paesi africani di cominciare a rendersi indipendenti dalle reti satellitari sta-tunitensi ed europee, con un risparmio annuo di centinaia di milioni di dollari.
Ancora più importanti sono stati gli investimenti libici nella realizzazione dei tre organismi finanziari varati dall’Unione africana: la Banca africana di investimento, con sede a Tripoli; il Fondo monetario africano, con sede a Yaoundé (Camerun); la Banca centrale africana, con sede ad Abuja (Nigeria). Lo sviluppo di tali organismi permetterebbe ai paesi africani di sottrarsi al controllo della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, strumenti del dominio neocoloniale, e segnerebbe la fine del franco Cfa, la moneta che sono costretti a usare 14 paesi, ex-colonie francesi. Il congelamento dei fondi libici assesta un colpo fortissimo all’intero progetto. Le armi usate dai «volenterosi» non sono solo quelle dell’operazione bellica «Protettore unificato».