Agela Algaml presidente del Consiglio sociale Werfalla: “La Libia non ha bisogno di una soluzione esterna”

Di Vanessa Tomassini.

“Ciò che è importante per i cittadini libici che soffrono delle complicazioni delle guerre, in particolare per coloro che sono stati costretti a lasciare le proprie case, è un cessate il fuoco di fatto. E’ importante l’impegno dei partiti nell’annunciare la loro decisione di cessare il fuoco. Crediamo in una soluzione raggiunta dai libici, dalla volontà libica, senza internazionalizzazione o dettatura di Paesi stranieri”. A dirci questo è Agela Algaml, presidente del Consiglio sociale della tribù Werfalla, una delle più grandi in Libia. Algaml parlando del vertice di Berlino ci dice: “Una soluzione che sia motivata dall’interesse libico e non basato sull’accordo e l’armonia degli interessi dei paesi stranieri. In ogni caso, speriamo che Berlino non sia un incontro come Roma e Parigi. Speriamo che riesca a frenare come minimo gli interventi stranieri, e che la Libia venga lasciata ai libici, e che non sarà limitato a coloro che si sono incontrati a Skhirat e nelle asce da combattimento altre volte, poiché un ampio segmento del popolo libico è stato assente a Skhirat ed è stato però gettato dai partecipanti nelle guerre e nel loro flagello”.

-Cosa ne pensa della decisione del presidete turco Recep Tayyip Erdogan di inviare truppe in Libia su richiesta del Governo di Accordo Nazionale?

“Il nostro rifiuto delle interferenze straniere è assoluto e riguarda qualsiasi Paese. La dichiarazione di intervento della Turchia sucita provocazione, condanna e scontro con essa. Tratteremo le truppe turche come forze invasori dei territori libici. Questa è la nostra prima e ultima parola, per quanto riguarda coloro che hanno preso questa decisione, si può dire molto, ad esempio, Erdogan ha potuto procedere verso l’attuazione di questa decisione solo dopo l’approvazione del Parlamento turco, il parlamento libico ha discusso questa domanda e ha presentato la sua approvazione per l’arrivo di queste forze?”.

Nei giorni scorsi è stata avanzata l’idea di una forza d’interposizione Onu a guida italiana in Libia. Come vede un’iniziativa simile?

“Vorremmo che il settimo oggetto venga rimosso dallo Stato libico, anzichè rafforzare la tutela con forze di monitoraggio esterne o internazionali perchè gli interventi codificati si trasformeranno come gli interventi stranieri del 2011”.

Il presidente del Parlamento libico aveva anche chiesto all’Egitto e ad altri Paesi arabi di intervenire. La Libia ha davvero bisogno di un intervento esterno per raggiungere una soluzione?

“La Libia non ha bisogno di un intervento esterno come soluzione, ma non ha bisogno di interferenze esterne da alcuni Paesi perchè questo è il principale problema, che separa e impedisce i comuni denominatori tra i libici divergendo i loro interessi poichè gli interessi nani dei partiti locali ruotano nell’orbita di quei Paesi”.

Qual’è la situazione sul terreno riguardo al processo di riconciliazione?

“La riconciliazione rimane un obiettivo da raggiungere inevitabilmente, non importa quanto gravi siano le crisi, e non importa quale intervento cerchi di renderlo un obiettivo impossibile o fantasioso. Ha i suoi tempi, i suoi strumenti e le sue fasi che lo precedono. Se verrà lasciato ai libici gestire i loro affari lontano da ogni interferenza negativa alla fine ci sarà la riconciliazione, che prevede diverse fasi dalla convivenza alla consegna in giudizio dei detenuti o il loro perdono per le riparazioni e via dicendo”.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/01/20/agela-algaml-presidente-del-consiglio-sociale-werfalla-la-libia-non-ha-bisogno-di-una-soluzione-esterna/

Moussa Ibrahim: “Siamo contrari alla Conferenza di Berlino, è il gioco del caos”

Di Vanessa Tomassini.

Berlino – Tunisi, 19 gennaio 2019. Mentre vanno avanti proprio in queste ore i colloqui tra il premier del Governo libico di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj, e il comandante in capo del Libyan National Army (LNA), Khalifa Haftar, con i capi di Stato e di Governo che li sostengono, abbiamo raggiunto Moussa Ibrahim, politico libico nominato Ministro dell’Informazione nel marzo 2011 da Muammar Gheddafi e portavoce delle forze pro-Gheddafi durante la guerra civile del 2011.

Comment of Moussa Ibrahim, Gaddafi Government Spokenperson in 2011, to Speciale Libia in occasion of the Berlin Conference on Libya (ENG)

“Noi in Libia siamo contrari alla Conferenza di Berlino, perchè crediamo che sia solamente un gioco che l’Occidente sta portando avanti per prolungare la crisi in Libia. L’occidente fa sempre lo stesso gioco, introducendo il caos nel Paese attraverso l’invasione militare o le sanzioni economiche, o attraverso le pressioni politiche, o approfittando del conflitto religioso e tribale. L’occidente ha lavorato per anni per gestire questa crisi per salvare la sua agenda, di egemonia politica e sfruttamento economico. Potete pensare a quello che è accaduto in Iraq, Siria, Somalia, Venezuela e in Libia. E’ lo stesso gioco ovunque. Lo abbiamo chiamato il gioco del caos: introdurre il caos e gestire il caos”. Ha detto Moussa Ibrahim.

Il portavoce del Governo Gheddafi nel 2011 ha aggiunto che “La Conferenza di Berlino non è altro che una tecnica di gestione del caos. L’occidente ha avuto molte altre conferenze negli ultimi anni, in Cairo, in Palermo, a Ginevra, a Skhirat in Marocco. In queste occasioni l’occidente ha sempre proposto democrazia, diritti umani, pace, stabilità, sviluppo economico, ma non le hanno mai consegnate perchè il caos e la fragilità della Libia è ciò che l’occidente vuole. Perchè quando la Libia è debole allora l’occidente può depredare la sua ricchezza nazionale, cioè il gasolio. Può essere sicuro che la Libia non si solleverà mai contro i piani dell’occidente, come ha fatto Gheddafi e il suo Governo per decenni. Può essere sicuro che la liberazione delle correnti come il panifranismo, il panarabismo, che stavano fiorendo sotto Gheddafi per decenni, queste culture non accadranno più in Libia. Quindi l’occidente potrà usare la Libia per estendere la sua influenza nella regione nordafricana, nel bacino mediterraneo, nonchè nella regione africana, considerando che la Libia ha grandi influenze nella profondità del Continente africano”.

Moussa Ibrahim ha sottolineato inoltre, durante il nostro incontro, che “noi del Movimento verde di Resistenza in Libia non saremo soddisfati con questo gioco. La Conferenza di Berlino è solo un altro step in questa direzione caotica. Noi crediamo che la soluzione debba essere intra libica e condotta sul suolo libico, sotto la supervisione dell’Unione Africana perchè noi siamo africani e l’Unione Africana non ha queste agende imperialiste per la Libia. Noi crediamo che localmente in Libia ci sono istituzioni credibili che possono garantire una soluzione come il Libyan National Army, che ha già liberato la maggior parte del territorio libico e la Conferenza tribale che include la maggioranza delle tribù e delle città libiche. Noi abbiamo inoltre un grande numero di politici, la cui maggioranza è d’accordo sui termini di base della negoziazione e del dialogo. L’occidente sa che una soluzione interna è possibile ed ecco perchè sta cercando di prevenirla, prolungando la crisi intervenendo a Tripoli affinchè le milizie islamiste sopravvivvano all’attacco dell’esercito libico ed inventando queste conferenze per allontanare la soluzione e per fare in modo che le cosidette soluzioni arrivino dall’esterno. Noi, cara Vanessa, stiamo resistendo alla Conferenza di Berlino e rifiutiamo qualsiasi soluzione proposta, in quanto non sono proposte genuine e non rappresentano la volontà, le spirazioni e i bisogni del popolo libico”.

Per quanto concerne il ruolo dell’Italia, Moussa Ibrahim, ha dichiarato: “L’Italia è un’altra potenza europea in cerca della ricchezza nazionale libica, in cerca di influenza politica in Libia, e in cerca di competizione con altre potenze europee nell’area del Mediterraneo, inclusi il gas e la questione migratoria nel Mediterraneo. L’Italia ha deciso di stare, e questo è importante che il popolo italiano sappia, con le milizie islamiste, i terroristi veri, che terrorizzano il mondo, gli europei, ovunque, in qualsiasi città e continente e in Europa stessa. Perchè questo è il lato che stava perdendo la battaglia”.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/01/19/moussa-ibrahim-siamo-contrari-alla-conferenza-di-berlino-e-il-gioco-del-caos/?fbclid=IwAR0xnfx0zk-WyjCszCu_b0hq67HUt09zRFF_kOJ4I_a4B5YOKIE9AGZPsG4

Nino Galloni: il Mes è una follia, ma il tradimento risale al 1981

25 novembre 2019.
Alto tradimento, da parte di Giuseppe Conte, se ha firmato un accordo segreto sul Mes che espone gli italiani al rischio di dover sostenere di tasca propria l’eventuale “ristrutturazione” del debito pubblico? «Se Conte avesse stipulato un patto segreto contro il suo paese, il reato di alto tradimento dovrebbe essere accertato dai magistrati competenti».
Lo afferma l’economista Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, richiamando l’allarme lanciato da Paolo Becchi. Per Galloni, «Becchi ha sollevato una questione reale, ma il problema – sottolinea – è dimostrare che questi accordi ci siano stati». In ogni caso, aggiunge, «le grandi decisioni di politica economica, come il divorzio del 1981 tra Tesoro e Bankitalia, non sono mai passate per il Parlamento». Galloni sgombra il campo da un equivoco: non è stata “l’Europa” a mettere nei guai l’Italia. E’ stata la classe dirigente italiana a smontare l’industria pubblica e svendere quella privata. «A quel punto, Francia e Germania hanno fatto dell’Italia una colonia a vantaggio dei loro interessi», ma solo dopo la decisione dell’Italia di rinunciare a valorizzare il proprio grande potenziale economico.
A Galloni, il Mes sembra «una follia», letteralmente: «Dato che il credito privato è più elevato del debito pubblico, allora i privati pagheranno la differenza?». Assurdo, visto che «chi compra i titoli di debito sta dando risorse allo Stato». Quanto all’ex Fondo salva-Stati, ora Meccanismo Europeo di Stabilità (creato per assicurare fondi ai governi, senza più moneta sovrana, nel caso il mercato non comprasse i loro bond), Galloni è netto: «Non si può decretare la depenalizzazione per un istituto come il Mes», i cui funzionari non rispondono alle leggi dei paesi membri. «Casomai, gli Stati avrebbero dovuto accordarsi sull’istituzione di un tribunale penale europeo per le questioni monetarie, finanziarie e tributarie», sostiene l’economista.
«Sarebbe stato coerente con la Costituzione italiana, laddove parla di limitazioni della sovranità (ma certo non contro la logica del diritto, depenalizzando reati commessi da qualcuno che è al di sopra della legge)». Aggiunge Galloni: «Se tutta questa manfrina sul Mes serve a introdurre nel sistema la categoria del “legibus solutus”, cioè del sovra-sovrano, è chiaro che siamo tornati indietro dal punto di vista della civiltà».

Conte con Moscovici

Il problema però non è di oggi, ricorda Galloni: innanzitutto, «i partner Ue hanno sottoscritto accordi basati su parametri che non tenevano conto del fatto che l’economia potesse andare male: si riteneva che l’Ue e l’euro, di per sé, avrebbero garantito una crescita costante, attorno al 2% annuo». Poi c’è stata la doccia fredda del 2009, eppure le premesse allarmanti non mancavano: i tassi di sviluppo negli anni ‘70 erano altissimi, ma sono calati già negli anni ‘80. Negli anni ‘90 sono ulteriormente scesi, e così negli anni duemila, fino a crollare negli ultimi anni. L’economia è in crisi, ma i parametri Ue sono ancora quelli della crescita presunta.
«In base al principio “ad impossibilia nemo tenetur”, questi parametri sono annullabili». In una situazione recessiva, che senso ha limitare ancora il deficit al 3% del Pil, e il debito pubblico al 60% del prodotto interno lordo? «Non si era prevista una situazione di crisi e recessione? Male: allora l’accordo era mal fatto, quindi bisogna modificarlo».

Moscovici con Soros

Comunque, ragiona Galloni, «riguardo al parametro debito-Pil, quelli che firmarono per l’Italia ai tempi di Maastricht non lo sapevano, che il debito italiano aveva superato il Pil già da anni? Perché sono andati a firmare che il debito pubblico doveva scendere sotto il 60%, quando già era al 115%?». Secondo l’economista, «sarebbe stato meglio dire: debito pubblico e debito privato non possono superare il 400%».
In quel caso, oltretutto, noi italiani «saremmo “virtuosi” insieme alla Germania, mentre oggi tutti gli altri paesi sono oltre il 400%, se si somma il debito dello Stato a quello delle famiglie e delle imprese». In altre parole, «noi siamo le pecore nere solo per il debito dello Stato, ma si sa che grossomodo il debito pubblico corrisponde alla ricchezza privata».
Vie d’uscita, a parte le polemiche sul Mes? Per Galloni, «qui bisogna mettersi intorno a un tavolo seriamente – Italia, Francia e Germania in primis – e dire: rispettiamo solo i parametri che abbiano un senso (e questi non ne hanno: lo sanno pure i sassi). E che siano parametri espressi da organi che sanno di cosa stanno parlando, e non da politici che vanno a svendere i loro paesi».
(Fonte: video-intervento di Nino Galloni su YouTube registrato con Marco Moiso il 20 novembre 2019).

Preso da: https://www.controinformazione.info/nino-galloni-il-mes-e-una-follia-ma-il-tradimento-risale-al-1981/

A letto col Terzo Reich: L’alleanza nascosta degli USA con la Germania nazista contro l’Unione Sovietica.

www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – storia – 18-11-19 – n. 729
https://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/custjm18-022070.htm
A letto col Terzo Reich: L’alleanza nascosta degli USA con la Germania nazista contro l’Unione Sovietica.
Michel Chossudovsky | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare 13/11/2019
La Germania nazista dipendeva in larga misura dalle forniture di petrolio della statunitense Standard Oil.

Nell’immagine: Adolf Hitler con Prescott Bush, nonno dell’ex Presidente USA George W. Bush.
Prescott Bush era un socio della Brown Brothers Harriman & Co e direttore della Union Banking Corporation, che aveva stretti rapporti con gli interessi delle imprese tedesche, come la Thyssen Steel, grande compagnia coinvolta nell’industria degli armamenti del Terzo Reich.
“… Nuovi documenti, declassificati [nel 2003], dimostrano che, anche dopo che l’America era entrata in guerra [8 dicembre 1941] e quando già esistevano significative informazioni sui piani e sulle politiche dei nazisti, egli [Prescott Bush] lavorò e fece guadagni con società strettamente legate alla finanza tedesca, la quale supportò economicamente l’ascesa al potere di Hitler. E’ stato anche evidenziato come il denaro ricavato da queste transazioni avesse aiutato a costruire la ricchezza e la fortuna della famiglia Bush, nonché a fondare la sua dinastia politica” (The Guardian, September 25, 2004).
Senza il sostegno degli USA alla Germania nazista, il Terzo Reich non sarebbe stato capace di dichiarare guerra all’Unione Sovietica. La produzione di petrolio della Germania era insufficiente per poter scatenare una grande offensiva militare. Durante tutto il conflitto, il Terzo Reich fece affidamento su regolari forniture di greggio da parte della Standard Oil, nelle mani della famiglia Rockfeller.

I principali produttori di greggio nei primi anni quaranta erano: gli Stati Uniti (50% della produzione globale di petrolio), l’Unione Sovietica, il Venezuela, l’Iran, l’Indonesia e la Romania.
Senza una regolare fornitura di petrolio, la Germania non sarebbe stata in grado di porre in essere l’Operazione Barbarossa, che venne lanciata il 22 giugno 1941. L’invasione dell’Unione Sovietica aveva la finalità di conquistare e prendere il controllo delle risorse petrolifere dell’Unione Sovietica nel Caucaso e nelle regioni del Mar Caspio: il petrolio di Baku.
La domanda mai posta. Da chi ha avuto il petrolio la Germania?
Già prima del dicembre 1941, il petrolio texano veniva spedito in Germania con regolarità. Sebbene la Germania fu in grado di sintetizzare il carbone in benzina sintetica, tale produzione si rivelò insufficiente. Inoltre, le risorse petrolifere di Ploesti, in Romania (sotto il controllo nazista fino al 1944) erano minime. La Germania nazista dipese largamente dalle forniture statunitensi della Standard Oil.
L’attacco di Pearl Harbor (7 dicembre 1941) avvenne appena sei mesi dopo il lancio dell’operazione Barbarossa (Luglio 1941). Gli Stati Uniti entrarono nella Seconda Guerra Mondiale dichiarando guerra al Giappone ed alle altre potenze dell’Asse.
La normativa sui commerci col nemico del 1917, ufficialmente applicata a seguito dell’ingresso degli Usa nella Seconda guerra mondiale, non impedì alla Standard Oil of New Jersey di vendere petrolio alla Germania nazista. Ciò avvenne nonostante il Senato americano avesse messo nel 1942 la Standard Oil sotto inchiesta.
Sebbene le spedizioni di greggio proveniente direttamente dagli USA fossero state ridotte e contingentate, la Standard Oil avrebbe venduto il suo petrolio tramite triangolazione con paesi terzi. Il petrolio statunitense fu spedito alla Francia occupata tramite la Svizzera, e dalla Francia fu spedito in Germania.
“… per la durata della Seconda Guerra Mondiale la Standard Oil, all’interno degli accordi che Teagle aveva supervisionato, (1) continuò a fornire di petrolio la Germania nazista. Le spedizioni vennero effettuate attraverso la Spagna, le colonie della Francia di Vichy nelle Indie Occidentali e la Svizzera”
Dovrebbe essere evidenziato che una larga fetta della domanda di petrolio della Germania nazista fu soddisfatta dalle spedizioni del Venezuela, il quale, all’epoca, era di fatto una colonia USA.
Il presidente del Venezuela sostenuto dagli USA al tempo della guerra, il Generale Isaías Medina Angarita, (al potere dal maggio 1941 all’ottobre 1945) fu messo lì per proteggere gli interessi petroliferi degli USA, così come per consentire il “commercio col nemico” sin dall’inizio dell’entrata in guerra degli USA nel dicembre 1941.
John D. Rockefeller Jr. possedeva un pacchetto azionario di controllo della Standard Oil corporation, ma il secondo più grande azionista era l’impresa chimica tedesca IG Farben, attraverso la quale la compagnia statunitense ha venduto ai nazisti oltre 20 milioni di dollari in benzina e lubrificanti. E la filiale venezuelana della medesima impresa USA ha spedito oltre 13.000 tonnellate di greggio in Germania, ogni mese, greggio che la possente industria chimica del Terzo Reich ha immediatamente trasformato in benzina.
Mentre il governo di Medina Angarita, su pressione di Washington, rimase ufficialmente neutrale sin dai primi momenti di Pearl Harbor (7.12.1941), ma di fatto allineato agli USA che avevano rotto ogni relazione colla Germania nazista, i traffici di greggio dal Venezuela verso la Germania non subirono interruzioni. Con una svolta piuttosto insolita (al limite del ridicolo) il Venezuela dichiarò guerra alla Germania nel febbraio 1945, quando il conflitto era ormai giunto al suo termine.
Senza queste spedizioni di greggio assicurate dalla Standard Oil e dai Rockfeller, la Germania nazista non sarebbe stata in grado di realizzare la propria agenda militare. Senza carburante, l’apertura del fronte orientale del Terzo Reich e l’Operazione Barbarossa probabilmente non avrebbero avuto luogo, salvando milioni di vite. Il fronte occidentale, con l’occupazione militare di Francia, Belgio e Paesi Bassi, ne avrebbe altrettanto subito conseguenze.
L’amministrazione di F.D. Roosevelt avrebbe potuto adottare severe sanzioni contro la Standard Oil, con il fermo intento di rafforzare il blocco contro la Germania nazista.
Ma gli Stati Uniti non pensavano alla pace: l’obiettivo taciuto era non soltanto quello di distruggere l’Unione Sovietica, ma anche quello di minare il ruolo della Gran Bretagna come potenza imperiale.
Togliamoci ogni illusione. Senza le spedizioni di greggio assicurate dalla statunitense Standard Oil e dalle sue affiliate, l’intero disegno imperiale della Germania nazista non avrebbe potuto essere intrapreso.
Non puoi dichiarare una guerra senza benzina.
Gli Stati Uniti sono andati a letto col nemico per tutta la Seconda guerra mondiale.
L’obiettivo degli USA era quello di distruggere l’Unione Sovietica.
Guardando avanti al 2019
L’Unione Europea ha recentemente adottato una risoluzione intitolata “Importanza della Giornata europea del ricordo per il futuro dell’Europa” che rafforza una precedente dichiarazione del 23 dicembre 2008.
La risoluzione afferma che la Seconda guerra mondiale:
“è iniziata come immediata conseguenza del noto patto di non aggressione nazisovietico del 23 agosto 1939…e dei suoi protocolli segreti, attraverso I quali due regimi totalitari condivisero il fine della conquista del mondo e divisero l’Europa in due zone di influenza”.
Questa è una proposizione assurda che distorce la storia. Asserisce che la Germania nazista e l’Unione Sovietica fossero alleati.
Nega il fatto che l’Unione Sovietica sia stata la vittima dell’aggressione nazista, la quale ha avuto come risultato l’uccisione di più di 25 milioni di sovietici (più del 10 per cento della popolazione).
La risoluzione capovolge la realtà storica. L’Unione Sovietica ha giocato un ruolo centrale sia nella sconfitta dei nazisti che in quella dei giapponesi. Inoltre vi è ampia prova che gli USA andarono a letto col nemico, con il più ampio fine di distruggere l’Unione Sovietica e uccidere la sua popolazione.
Le spedizioni di greggio alla Germania nazista (fino al 1944) furono volte a sostenere l’Operazione Barbarossa di Hitler, la quale provocò milioni di morti. Sotto questo profilo, gli Stati Uniti furono complici dei crimini di guerra commessi, sostenendo le ambizioni militari della Germania nazista.
L’ampio disegno della cooperazione tra USA e nazisti
Vendere carburante alla Germania nazista fu solo una delle diverse strategie contemplate dagli USA.
Gli interessi commerciali statunitensi continuarono a cooperare colle imprese naziste anche dopo Pearl Harbor.
Nessun tentativo venne posto in essere per vietare alla Ford di mantenere i suoi interessi e contatti coi tedeschi nella Francia occupata, neppure venne proibito alla Chase Bank o alla Morgan Bank di mantenere aperte le proprie filiali nella Parigi occupata. Si riporta che la Reichsbank e il Ministro nazista dell’Economia fecero esplicita promessa a certuni amministratori di compagnie statunitensi che le loro proprietà non sarebbero state toccate dopo la vittoria del Fuhrer. In tal modo, i capi di queste imprese, come si suol dire oggi, potevano lanciare un dado col sei su ogni faccia. Qualunque parte avesse vinto la guerra, i poteri che veramente controllano le nazioni non sarebbero stati ostacolati.
“Cancellare l’Unione Sovietica dalle mappe”
Già nel corso del 1942 (all’apice della Seconda guerra mondiale), era stato contemplato un attacco nucleare contro l’Unione Sovietica. Secondo un documento segreto (declassificato) ed emesso il 15 settembre 1945 (5 settimane dopo Hiroshima):
“il Pentagono ha previsto di fare saltare in aria l’Unione Sovietica con un attacco nucleare coordinato diretto contro le sue maggiori aree urbane… Il Pentagono ha stimato che sarebbero state necessarie un totale di 204 bombe atomiche per “cancellare l’Unione Sovietica dalle mappe”. I bersagli dell’attacco nucleare erano individuati nelle 66 maggiori metropoli. (Per maggiori dettagli vedi Michel Chossudovsky, Global Research, 10 dicembre 2017)
Una singola bomba atomica lanciata su Hiroshima il 6 agosto 1945 ebbe come conseguenza la morte immediata di più di 100.000 persone. Immaginate cosa sarebbe potuto accadere se 204 bombe atomiche fossero state lanciate su tutte le maggiori aree urbane dell’Unione Sovietica. Questo progetto diabolico, formulato quando gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica erano ancora alleati, è equivalente ad un vero e proprio genocidio.
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(1) Gli accordi di Achnacarry sono stata un’intesa stipulata il 17 settembre 1928 tra Henry Deterding, direttore generale della Royal Duch Shell, Walter C. Teagle, rappresentante della Standard Oli Company, e Sir John Cadman, dirigente della Anglo-Persian Oil Company (successivamente British Petroleum). Tale accordo era finalizzato a stabilire zone di estrazione e prezzi di vendita del greggio affinché non ci fosse concorrenza, bensì cooperazione tra le compagnie. Successivamente alle prime tre compagnie petrolifere si aggiunsero Mobil, Chevron, Gulf e Texaco. Le compagnie petrolifere aderenti all’accordo in seguito furono conosciute anche come le sette sorelle.(  Note storiche sugli accordi di Achnacarry nel volume “Le fonti dell’energia: Storia e prospettive”, di Maurizio Godart, UTET-De Agostini, 2014).
 

L’europa tomba dei popoli

di Antonella Policastrese

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Non si placa il vento della protesta che sta scuotendo l’Europa della finanza e delle banche. Risulta sempre più chiaramente che da quando siamo entrati nell’euro, i popoli hanno perso la loro sovranità e qualsiasi decisione presa per scrollarsi di dosso il giogo della dittatura, finisce con un nulla di fatto. Austerità, tagli, rassicurazioni ai pochi che l’organismo centrale della BCE vigila e controlla sull’eurozona. Draghi è intervenuto nel parlamento europeo giovedì 12 novembre, affermando che in caso di bisogno il QE potrà essere prorogato anche  dopo settembre 2016,  e rassicura sullo stato delle banche greche che a suo dire non sono al collasso. Intanto in Grecia nel silenzio assordante dei media, c’è stato lo sciopero generale contro Tsipras per protestare contro l’austerità ed una Troika che continua a chiedere ancora sacrifici “lacrime e sangue” per i Greci spolpati vivi. Si continua a non voler capire che la gente comune è al tracollo ed anche nel parlamento europeo un esponente  irlandese ha ribattuto a Draghi che la BCE non è un vigile del fuoco capace di buttare acqua sul   fuoco di una crisi che si estende a macchia d’olio nei paesi dell’Eurozona.

 E che le cose stiano così  lo dimostra quanto sta succedendo in Catalogna e nello stesso Portogallo. In Catalogna  Rajoy va giù duro, minacciando il presidente catalano Artur Mas e la presidente del parlamento Carme Forcadell di ripercussioni sul loro governo, se insisteranno a portare avanti il programma della secessione. Madrid minaccia Barcellona, che vuole tenere conto del risultato di elezioni votate in massa dalla gente, per staccarsi dalla Spagna. Senza tener conto della volontà decisionale di tanti elettori, Rajoy, ha presentato ricorso accolto  dalla corte costituzionale, per bloccare il processo verso l’indipendenza della Catalogna. Il presidente spagnolo ha affermato che ci saranno decisioni dure per chiunque attenti all’unità della Spagna, o meglio di una Spagna simile all’impero asburgico dentro l’Europa delle dittocrazie e delle monarchie assolutistiche. Non sappiamo cosa succederà e se verranno mandati i carri armati di staliniana memoria per fermare l’anelito di libertà, che serpeggia tra le popolazioni di un’Europa che ha fallito in pieno il suo mandato . Grecia, Catalogna, Portogallo. Anche in questo paese le acque sono agitate, con l’opposizione socialista ed i partiti di sinistra che hanno tolto la fiducia  al governo di centro destra, facendolo cadere. I motivi della protesta sempre gli stessi:  si lotta contro l’austerità chiedendo il ripristino dell’indicizzazione delle pensioni, sussidi per le famiglie povere, ripristino di quattro giornate festive. Ovunque si sta male ,  ed è diventato insopportabile sentir pronunciare solo la parola “Sacrifici”, mentre le disuguaglianze si allargano a dismisura,pochi detengono la maggioranza della ricchezza globale e  Draghi ripete il mantra che l’euro è irreversibile e non si torna indietro. Comodo e facile, per chi lavora per le società dell’alta finanza ignorare  i bisogni di popolazioni a rischio estinzione per povertà e misure draconiane che non ledono di sguincio gli speculatori, i profittatori gli usurpatori di diritti e di democrazia. Un benessere promesso che si è rivelato essere tale per le banche studiate e monitorate 24 h su 24, mentre la realtà fa a pugni con statistiche contraddittorie stilate ad arte, per mantenere sulle poltrone i referenti dell’impero centrale. Paradossi, incongruenze.  Mentre continua l’innalzamento dei muri per la slavina dirompente rappresentata dai migranti e si investono quattrini, per dare vita a sistemi di governi schiavisti, l’Italia vive di mezzi d’informazione di regime che lavorano a fare il lavaggio del cervello distraendo la popolazione dai fatti che contano per favorire le elite che hanno nelle loro mani potere e soldi. In Italia hanno inventato el Renzie che non essendo stato eletto, continua a ripetere che siamo fuori dalla crisi, che il nostro paese è migliore della Germania e che le sue riforme da collasso cardiocircolatorio ci porteranno in auge. Peccato che solo noi non ce ne siamo accorti.

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Antonella Policastrese

Preso da: http://www.ilsovranista.it/leuropa-tomba-dei-popoli/

Un silenzio fragoroso circonda l’adesione (senza dibattito) dell’Italia alla EI2

 

  • 4 ottobre 2019
  • di
  • A due settimane dall’annuncio di Palazzo Chigi un silenzio fragoroso avvolge l’adesione dell’Italia all’European Intervention Initiative (EI2), proposta da Emmanuel Macron nel settembre 2017 e costituita a Parigi il 25 giugno 2018 al di fuori sia dagli ambiti NATO sia della PESCO (Cooperazione Strutturata Permanente nel settore della Difesa) prevista dai Trattati dell’Unione Europea.
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    Un annuncio “sospetto”, reso noto sul sito della Presidenza del Consiglio meno di 24 ore l’incontro a Roma tra il premier Giuseppe Conte e il presidente Macron, che solo il giorno dopo è stato ripreso dal sito internet del ministero della Difesa. La notizia è infatti comparsa sul sito internet della Difesa il 20 settembre mentre già il giorno prima era su quello di Palazzo Chigi.

    Il ministro Lorenzo Guerini ha giustificato l’adesione all’EI2 sostenendo che “questa iniziativa è nata da una forte volontà politica e intende rafforzare la UE e la NATO, entrambe indispensabili a garantire la sicurezza dell’Europa e degli europei” ma in realtà l’European Intervention Initiative non solo non rafforza PESCO e NATO ma persegue l’obiettivo di Parigi di sviluppare uno strumento militare multinazionale europeo, ma sotto comando francese, per far fronte a crisi militari e calamità naturali sia a livello di analisi e pianificazione sia di intervento sul campo.
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    Pur senza voler ribadire i dettagli espressi in un precedente editoriale è impossibile non notare che dopo 15 giorni dall’annuncio dell’adesione italiana né Palazzo Chigi né il ministero della Difesa hanno ritenuto di fornire dettagli e motivazioni di questa scelta al Parlamento o quanto meno alle commissioni Difesa di Camera e Senato.
    Del tutto assenti inoltre (o non pervenute) valutazioni e osservazioni dal ministero degli Esteri che pure sull’adesione a un trattato internazionale, pur se di tipo militare, dovrebbe dire la sua.
    Invece di chiarimenti istituzionali ce ne sarebbe davvero bisogno specie se si tiene conto che l’assenso del Parlamento è necessario per l’adesione a trattati internazionali.
    La EI2 ha incontrato da un lato lo scetticismo di Washington e degli ambienti NATO ma anche della Germania, che pur avendo aderito all’iniziativa vede con sospetto le mire di leadership militare continentale di Parigi e certo non apprezza il tentativo di mantenere legata la Gran Bretagna, potenza nucleare, a una Difesa europea di cui Berlino intende assumere la leadership, come dichiarato nel Libro Bianco 2016 dall’allora ministro della Difesa Ursula von der Leyen, oggi presidente della Commissione Europea.
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    Dall’altro va tenuto conto che i due precedenti governi italiani hanno guardato con sospetto l’ambigua iniziativa francese.
    Nelle scorse settimane il generale Vincenzo Camporini e Michele Nones, dell’Istituto Affari Internazionali, avevano raccomandato in una lettera aperta al nuovo ministro della Difesa l’adesione italiana alla European Intervention Initiative circa la quale, nel giugno 2018, i ministri Moavero Milanesi (Esteri) ed Elisabetta Trenta (Difesa) non nascosero dubbi e perplessità.
    “Esiste un accordo in Europa che si chiama PESCO, e l’EI2 altro non fa che prendere i Paesi che vi aderiscono più la Gran Bretagna e dargli una missione simile”, disse la titolare della Difesa. “È un’iniziativa parzialmente europea”, da guardare con “cauta e doverosa prudenza” aggiunse il ministro degli Esteri.
    Lo stesso ministro Trenta non aveva escluso “la possibilità di aderire in un secondo momento” ma se le valutazioni del nuovo esecutivo sono mutate sarebbe il caso di spiegarlo.
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    Certo è legittimo (anzi, per nulla sorprendente dopo quello che si è visto nelle ultime settimane) che il governo Conte 2 esprima valutazioni e preferenze diametralmente opposte all’esecutivo precedente guidato dallo stesso Giuseppe Conte ma un’informativa alle Camere è quanto meno doverosa e un ampio chiarimento è atteso dalla prevista audizione in commissione Difesa del ministro Guerini, chiamato a illustrare le linee programmatiche del suo ministero.
    Chiarimento necessario anche a sgombrare il campo dalle altrettanto legittime sensazioni che l’adesione di Roma all’EI2, se non motivata da esigenze politico-strategiche o da chiare contropartite chieste a Parigi, rientri nella ormai ben nota politica filo-francese (secondo molti di eccessiva sudditanza) a cui il PD, oggi tornato nella maggioranza di governo, ci ha già abituato.
    Difficile poi non notare come l’improvvisa adesione italiana alla iniziativa di Macron sia immediatamente consequenziale alla visita del presidente francese a Roma, rafforzando così l’impressione che Conte abbia semplicemente obbedito immediatamente alla richiesta dell’inquilino dell’Eliseo.
    @GianandreaGaian
    Foto:  AFP, Difesa.it e Governo.it

    Preso da: https://www.analisidifesa.it/2019/10/un-silenzio-fragoroso-circonda-ladesione-senza-dibattito-dellitalia-alla-ei2/

 

70° della Repubblica popolare Cinese: la cancellazione della storia

L’arte della guerra

Breve analisi della situazione geopolitica

Pubblicato

Prima di godersi il quadro geopolitico generale che lentamente sta prendendo forma è necessario fare un saltino indietro di qualche mese, ed esattamente dal 30 maggio al 2 giugno all’hotel Montreux Palace di Vaud in Svizzera. Nella cittadina elvetica affacciata sul lago di Ginevra, si è svolto l’annuale incontro segreto del Gruppo Bilderberg.

Quest’anno tra gli ospiti italiani, a parte l’immarcescibile Lilli Gruber, ha fatto la sua apparizione anche il figliol prodigo Matteo Renzi, il quale è stato invitato dall’élite per ricevere ordini sul prossimo governo italiano e sulla crescente e pericolosa ondata di populismo in Italia.
Ma andiamo per ordine: alle ultime elezioni parlamentari del 4 marzo 2018, il popolo ha votato e in cattedra sono saliti due partiti agli antipodi: Lega e Movimento 5 stelle!
Tutto ovviamente secondo copione, tutto secondo la scriteriata legge elettorale, che impedisce de facto un governo stabile.

Ma il Sistema forse non aveva calcolato l’inarrestabile consenso popolare ottenuto da Matteo Salvini, dettato solo da un profondo malessere generale: della serie la gente iniziava ad avere le palle piene di un Sistema parassitario e mafioso. Così sempre più persone hanno iniziato a seguirlo e soprattutto a credergli. In pratica si stava alimentando un sentimento nazionalista (definito dai media sovranismo), cosa pericolosissima per il Sistema! Pericolo che doveva essere fermato quanto prima.
Anche perché la massoneria franco-tedesca (rappresentata dalla doppia M: Merkel-Macron) non poteva permettere che l’Italia tornasse ad essere la locomotiva economica quale era prima dell’euro; dovevano impedire che tornasse a competere con le loro industrie.

A febbraio 2019 al G7 a Davos, Giuseppe Conte (uomo vicino al vaticano) viene pizzicato dalle telecamere a chiedere aiuto alla Merkel. Quindi abbiamo il premier di uno stato “democratico” che chiede aiuto alla massoneria tedesca, proprio quella che sta affossando l’Italia!
Ma tutti i sondaggi continuavano ad essere a favore di Salvini, mentre i pentastellati perdevano punti costantemente, per cui necessitavano interventi anche dall’interno…
Inizia così il boicottaggio del M5S: politica di totale ostruzionismo nei confronti delle proposte leghiste, come la chiusura dei porti, flat tax, grandi opere, ecc.
L’operazione chirurgica della «Sea Watch» è un esempio illuminante per chi ha ancora il cervello funzionante. Il Sistema ha pagato una squinternata ragazza tedesca per compiere una missione che diventerà la testa di ariete per la distruzione del nemico leghista: doveva prelevare immigrati dalle coste libiche (come fanno tutte le ong) per trasportarli in Italia in barba alle leggi nazionali e internazionali. Doveva proprio violare le leggi, per scatenare la reazione di una parte del governo…

Oggi sappiamo – come ha rivelato l’ex capo dei servizi segreti tedesco Maassen – che la comandante Carola è stata inviata (e pagata) dalla Germania per volontà della stessa Merkel.
Stiamo parlando di un gravissimo incidente diplomatico, di cui nessuno però ha sottolineato la portata, forse perché non viviamo in un paese democratico e sovrano.
I capetti del M5S sapevano benissimo di andare contro gli interessi degli italiani e dello Stato, ma stavano eseguendo gli ordini che arrivano dall’alto. In premio avrebbero ricevuto potere, soldi e qualche poltroncina…
Ricordiamo che il M5S è nato all’ombra del giustizialismo di Tangentopoli, è il topolino partorito dalla Piramide: il classico movimento «anti-sistema» creato dal Sistema stesso, nato con lo scopo di assorbire e convogliare la rabbia, il malcontento sempre più crescente tra milioni di italiani.
Proprio per questo compito furono cooptati Beppe Grillo e la Casaleggio associati.
Era cruciale incanalare il malessere della gente, dando l’illusione del “cambiamento”…
Non ha molto senso a questo punto sapere se Salvini era consapevole o meno di tutto questo diabolico disegno, perché TUTTI fanno parte del meccanismo.
Va detto a onore del vero che la governance del paese era sempre più difficile a causa dei conflitti interni tra le forze politiche (Lega e M5S), per non parlare delle contromanovre e boicottaggi degli stellini: ma può essere questa una valida motivazione per far cadere il governo?
Ovviamente Salvini ha ricevuto ordini ben precisi di togliersi di mezzo al momento opportuno!
Ma mentre il Movimento di Grillo ha ricevuto ordini dalla cricca europea, dalla massoneria che gestisce la finanza internazionale, Salvini da chi li ha ricevuti? Sicuramente non dalla medesima parte, perché egli era inviso proprio per quello che stava smuovendo a livello di pancia degli italiani, quindi cosa rimane? Forse l’America di Trump.
Possiamo dire qualsiasi cosa su The Donald, ma non che con la sua elezione presidenziale non si siano scompigliate tutte le carte del gioco della politica e dell’economia.
Non erano mai venuti fuori così tanti scandali di pedofilia come in questo periodo, e non può essere una banale coincidenza. Piaccia o non piaccia The President è consigliato da personalità potenti e molto astute…

Trump infatti non doveva essere eletto perché il «Deep State» («Potere profondo», il «Sistema», il «Governo ombra») che comanda da decenni aveva puntato su Hillary Clinton.
La Clinton è una marionetta del Sistema, mentre Trump no, per questo è pericolosissimo.
Tornando in Europa, il 22 gennaio 2019 sempre la cricca franco-tedesca ha firmato un trattato di cooperazione tra i due paesi, detto «Trattato di Aquisgrana», proprio per consolidare gli impegni europeisti e contrastare l’America.
La risposta minacciosa della Casa Bianca non si è fatta attendere: dazi all’industria automobilistica tedesca Volkswagen che potrebbero costare all’azienda qualcosa come 2,5 miliardi di euro all’anno, e dazi ai vini francesi. Mossa a dir poco geniale!
A ottobre c’è anche la Brexit che metterà a dura prova non solo Francia e Germania ma l’intera unità d’Europa! Boris Johnson sembra mettercela tutta per portare fuori dalla gabbia europea il Regno di Sua Maestà, e nonostante il fortissimo ostruzionismo interno, dovrebbe farcela!

Qui da noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso governativo, togliendo una volta per tutte il velo di Maya dell’illusione, è stata il voto in Europa del M5S a favore di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione Europea. La candidata guarda caso proprio della Merkel e Macron.
L’unica spiegazione plausibile del perché il Movimento ha appoggiato la tedesca, era perché doveva farlo. Punto.
Arriviamo ai primi di settembre con la ridicola votazione interna al Movimento, mediante la «Piattaforma Rousseau», un programma privato gestito e controllato da Grillo e Casaleggio.
Il risultato era scontato e infatti quasi l’80% dei votanti “avrebbe” detto SI al tradimento degli ideali grillini con l’unione tra i due partiti che più si odiavano. Ma gli ordini sono ordini e pur di spegnere il risveglio delle coscienze del popolo italiano bisognava che passasse il SI.
Sicuramente hanno “ritoccato” i risultati (per giunta arrivati dopo ben 1 ora dal termine, cosa questa assurda per una consultazione elettronica, ma aveva bisogno di un po’ di tempo per “correggere” gli errori…) perché moltissimi grillini non erano e non sono d’accordo!
Ma grazie a questa falsa votazione, il M5S è riuscito ad evitare al popolo sovrano nuove elezioni e far tornare al governo (senza che nessuno li abbia votati, come gli ultimi 4 governi) il PD, cioè il partito più indecente che ci sia, quello delle banche, dell’immigrazione di massa, delle massonerie, corporazioni e cooperative. Il partito collegato a Renzi, uomo gestito dal Gruppo Bilderberg
Va detto a questo punto che a livello geopolitico europeo è in atto una guerra senza frontiere tra vari gruppi di Potere…
Un centro è certamente rappresentato dalle massonerie franco-tedesche, quelle che hanno strutturato a loro immagine e somiglianza la carta e i diritti dell’Unione europea.

Poi c’è la City di Londra e l’America che rappresentano due potenti centri nevralgici (la City, Wall-Street e la massoneria RSAA), ultimo ma non per importanza, il polo vaticano dei gesuiti.
Non è a caso che tutti i politicanti alla fine devono sempre passare a ricevere il consenso dalla «monarchia assoluta» gesuitica…

Quindi tedeschi e francesi vogliono a tutti i costi mantenere il controllo sull’Europa, aprendo la strada alla ricchissima Cina. E non a caso la «Via della seta» è un progetto multimiliardario finanziato dai cinesi, ma anche da vari paesi tra cui l’Italia. Si tratta di un corridoio commerciale, appoggiato anche dal nuovo governo PD-M5S, che spalancherebbe le porte al mondo «Made in Cina». Ma all’America una simile apertura non va giù, e proprio per questo stanno lavorando anche sotto banco, per impedirne la realizzazione.
La clessidra che scandisce il tempo a disposizione del “governo della vergogna” è stata girata, e tra scandali internazionali come spygate, pedofilia, pedosatanismo e altri…ne vedremo delle belle prossimamente su questo canale…

LA PERSECUZIONE DEI SERBI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

1 gennaio 2016,

di Renzo Paternoster –
La storia dei serbi è costellata di lotte contro l’oppressione e l’assimilazione. Una sfida che nel corso della storia ha portato ai patimenti della schiavitù imposta dall’Impero Ottomano, poi all’ostilità criminale degli Ùstascia, per finire, alla controversa guerra scoppiata con la dissoluzione della Jugoslavia.
La storia della Serbia, e in particolare la storia del XX secolo, è scritta col sangue di un popolo maltrattato per motivi etnici, politici e religiosi. Un Paese da sempre crocevia degli interessi delle potenze mondiali e vittima dei regimi succedutesi nel tempo.
Tracce di primi insediamenti nell’attuale Serbia risalgono alla Preistoria. Nel X secolo l’Imperatore Costantino Porfirogenito nel De Administrando Imperio citava la “Servia” (si tratta di un artefatto dell’alfabeto cirillico, in cui la “b” in cirillico è tradotta in latino con “v”).
Organizzati in piccoli principati guidati da uno župan (giuppano), il popolo serbo subì tra il VII e il XII secolo il dominio dei grandi imperi vicini: prima i Bizantini, poi i bulgari di Simeone, poi di nuovo l’impero Bizantino. In questo periodo, tra tutte le entità territoriali serbe, due emersero politicamente: il principato di Zeta (o Zenta) e il principato di Raška, (traslitterato anche come Raschka o Rassa). Il primo è considerato antesignano del moderno Montenegro, il secondo è territorialmente e nazionalmente il nocciolo da cui, grazie al župan Stefano Nemanja (1117-1199), si svilupperà il regno di Serbia.
Tra l’871 e l’875 la Nazione serba si converte al Cristianesimo, anche grazie all’opera di rinnovamento spirituale dei missionari Cirillo e Metodio. Più tardi i sovrani serbi della famiglia Nemanja, cambiando politica verso l’esterno, convertono la nazione stabilmente all’Ortodossia con la creazione di una Chiesa autocefala.
Alla fine del 1400 le regioni serbe sono conquistate dagli ottomani. Da allora e fino alla formazione del Principato di Serbia (1830), il popolo serbo resta soggetto ai Turchi. Nonostante la severa dominazione ottomana, la società serba conserva la specifica individualità nazionale, assieme alla propria religione ortodossa. Nell’Età moderna, la Serbia è riconosciuta a livello internazionale dal Congresso di Berlino del 1878.
Dopo il primo conflitto mondiale, nel 1918 si forma il “Regno dei Serbi, Croati e Sloveni”, che comprende la Croazia, la Bosnia, l’Erzegovina, la Vojvodina, l’entroterra sloveno, la penisola dell’Istria, parte della Venezia Giulia e la Dalmazia. Si tratta di uno Stato molto debole, composto di elementi eterogenei e tante differenti realtà, prima fra tutte la religione. Questa unione politica “strana” nasce dai timori della Croazia e della Slovenia di perdere i propri territori in favore dell’Italia, vincitrice della guerra mondiale. La nuova entità politica è posta sotto la dinastia regnante serba del principe Alessandro Karađorđević. A seguito di dissidi politici interni tra croati e serbi, e dopo l’uccisione di Stjepan Radić, leader del Partito Contadino Croato, ferito mortalmente il 20 giugno 1928 da un deputato montenegrino, durante una seduta del Parlamento del Regno, il reggente Alessandro Karađorđević sospende la Costituzione e il Parlamento, mette al bando i partiti nazionali, dichiara decaduto il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni e proclama la nascita del Regno di Jugoslavia. Alessandro suddivide il territorio a tavolino, creando dei distretti (banovine), senza dunque tener conto delle differenze nazionali. In questo modo pensa di superare le distinzioni tra i popoli che compongono il nuovo Regno. Questo scontenta i nazionalisti croati, che si organizzano in un movimento indipendentista, la “Organizzazione Rivoluzionaria Croata Ùstascia” (Ustaša – Hrvatska revolucionarna organizacija). Il termine “ùstascia” (in croato ustaša) proviene dal verbo ustati o ustajati che significa “insorgere, risvegliare”.
Belgrado dopo i bombardamenti dell'aprile 1941

Belgrado dopo i bombardamenti dell’aprile 1941

Mentre in Europa la Germania di Hitler inizia a disgregare militarmente il vecchio ordine politico, il Regno di Jugoslavia, attraverso il principe reggente Pavle (Paolo) Karađorđević, firma l’adesione al Patto Tripartito (25 marzo 1941). In verità, in un incontro segreto tra Hitler e il principe Paolo, tenutosi a Berchtesgaden il 4 marzo, il reggente jugoslavo aveva vincolato l’adesione al Patto Tripartito alla promessa del Führer di non invadere il Regno di Jugoslavia.
Quando arriva a Belgrado la notizia che il reggente ha firmato un’alleanza con Hitler e Mussolini, scoppia una rivolta e i militari serbi revocano l’adesione al Patto. Pochi giorni dopo, un colpo di stato da parte di vertici militari serbi, guidati dal cugino di Paolo, Pietro II, mettono fine alla reggenza del principe Karađorđević. Hitler prende come un affronto personale la rivolta contro il principe reggente Paolo. Non solo. Il colpo di stato fa saltare l’inizio dell’“Operazione Barbarossa”, il programma d’invasione nazista dell’URSS previsto originariamente per il 15 maggio 1941. La reazione tedesca si concretizza nell’operazione “Castigo”, consistente nell’invasione nazista dei Balcani. La conquista del regno di Jugoslavia comincia con un bombardamento a tappeto sulla città di Belgrado la mattina del 6 aprile 1941. In breve tempo – solamente undici giorni – l’esercito nazista conquista la Jugoslavia. Il Regno è del tutto smembrato: gli italiani prendono parte della Slovenia (provincia di Lubiana), della costa dalmata della Croazia e il Kosovo del Sud, i tedeschi occupano due terzi della Slovenia e larga parte della Serbia, compreso il Nord del Kossovo, l’Ungheria incorpora parte delle Vojvodina e della Slavonia, la Bulgaria si impadronisce della Macedonia. Ciò che resta diventa Stato Indipendente di Croazia (in croato Nezavisna Država Hrvatska). Proclamato il 10 aprile 1941, questa nuova entità politica comprende la Croazia, senza l’Istria e la Dalmazia, tutta la Bosnia-Erzegovina e una parte della Vojvodina (Sirmie). Il controllo del nuovo Stato croato è subappaltato in favore della “Organizzazione Rivoluzionaria Croata Ùstascia”, guidata da Ante Pavelić, ex deputato al Parlamento nazionale di Belgrado nel 1927, che assume il titolo di Poglavnik (condottiero, duce).
Per il popolo serbo inizia un pietoso calvario che si protrae per tutta la guerra.
Il regime italiano di occupazione è duro e crudele: molti partigiani e civili, specialmente quelli di origine serba, sono uccisi o internati in campi di concentramento. Ancora più dura è l’occupazione tedesca in Serbia, considerata dai nazisti abitata da un popolo di razza inferiore. Il governo collaborazionista albanese del Primo ministro Mustafà Kruja, invece, mette in pratica politiche atte a costringere i serbi a lasciare il Paese e a sterminare quelli che si rifiutavano di farlo. Nella regione della Vojvodina, che stata concessa da Hitler all’Ungheria, a occuparsi della persecuzione dei serbi (ma anche degli ebrei e degli zingari) sono soprattutto la minoranza tedesca locale (Volksdeutsche). La Croazia di Pavelić adotta brutali misure repressive sull’opposizione interna, con speciale “cura” per i serbi residenti nel Paese.
Junkers Ju 87 Stuka in volo sul Montenegro

Junkers Ju 87 Stuka in volo sul Montenegro
L’odio viscerale dei nazisti contro i serbi è palese sin dall’inizio dell’“Operazione Castigo”, come la chiamò furiosamente il Führer: ventiquattro ore di seguito di bombardamenti a tappeto da parte della Luftflotte 4 della Luftwaffe sulla città di Belgrado, con un bilancio drammatico di 17mila civili uccisi. Conquistata la Serbia, i nazisti si abbandonarono a spietati crimini contro i civili, con saccheggi, violenze sessuali, deportazioni ed esecuzioni sommarie.
Il Comando militare-amministrativo nazista in Serbia, guidato dall’ufficiale Harald Turner, che affiancava e controllava le autorità civili serbe collaborazioniste, da subito si preoccupa della “questione ebraica”, un problema collegato a quello partigiano serbo. All’inizio dell’invasione era già stato creato l’Einsatzgruppe der Sicherheitspolizei und des Sicherheitsdiensts für Serbien, unità operative militari addestrate per l’annientamento di ebrei, zingari e partigiani.
Proprio i partigiani, molto attivi fin dall’inizio dell’occupazione nazista, diventano un grosso problema per i nazisti. Per tagliare il sostegno dei civili serbi alla lotta partigiana, è creato dai nazisti un “Governo di salvezza nazionale serbo” (Vlada Nacionalnog Spasa Srbije), guidato dal generale serbo Milan Nedić, ex Ministro dell’Esercito e della Flotta nel Regno di Jugoslavia. Il governo è ovviamente sotto il comando militare tedesco. Nedić collabora con i nazisti, consentendo l’apertura di campi di concentramento, la creazione di una Gestapo serba e di una legione militare serba, la Serbisches SS-Freiwilligen Korps (Corpo di Volontari Serbi delle SS).
Nonostante questo, i serbi rispondono con una strenua resistenza, che scatena a sua volta feroci rappresaglie sulla popolazione civile. Nelle direttive del Capo di stato maggiore Wilhelm Keitel e del generale plenipotenziario per la Serbia Franz Böhme, si fissano precise quantità di persone arrestate da fucilare come rappresaglia: cento serbi per ogni tedesco ucciso e cinquanta per ogni ferito.
A ogni azione partigiana serba, dunque, corrisponde una smisurata reazione nazista. Una delle più sanguinose rappresaglie è portata a compimento nella città Kragujevac, nella Serbia centrale, tra il 20 e il 21 ottobre 1941. La ritorsione è decisa per gli attacchi partigiani nelle città di Čačak, Valjevo e Gornj Milanovac, che avevano causato la morte di dieci soldati tedeschi e il ferimento di altri ventisei: almeno cinquemila persone sono fucilate, ma nelle testimonianze a carico dei responsabili durante il processo di Norimberga si è parlato di almeno settemila e trecento vittime; altre diecimila sono arrestate.
Camion camera a gas utilizzato nel campo di Sajmište

Camion camera a gas utilizzato nel campo di Sajmište
La politica concentrazionaria adottata dai nazisti nell’Europa centrale, è ripresa anche nei territori balcanici occupati. In Serbia si aprono così numerosi campi di concentramento e di sterminio per ebrei, rom e serbi. Tra questi i campi di Niš, Šabac, Čačak, Smederevska Palanka, Stari Trg, Kruševac, Zasavica, Pančevo, Banjica, Sajmište.
Gli “ospiti” di questi campi, sono in maggior misura ebrei e rom, principalmente donne, bambini e anziani, visto che la maggior parte degli uomini è soppressa quasi subito. Se molti campi sono creati a modello di quelli polacchi, quindi con forni crematori, in alcuni si fa ricorso a metodi alternativi, come quello dei Gaswagen, traducibile dal tedesco come “camion del gas”, in pratica autocarri cassonati dove stipare da cinquanta a cento persone, in cui è fatto confluire il gas di scarico del motore che uccide le persone alloggiate al suo interno con l’azione del monossido di carbonio.
Alle persecuzioni naziste sul popolo serbo, si aggiungono gli scontri armati tra i partigiani comunisti serbi e forze nazionaliste serbe, che porta la regione sull’orlo della guerra civile, cosa che ovviamente fa comodo agli occupanti tedeschi.
Decapitazione con una sega di un civile serbo da parte Ustascia

Decapitazione con una sega di un civile serbo da parte Ustascia
La nuova Croazia di Ante Pavelić, imbevuta di fanatismo religioso (cattolico) e impregnata di un nazionalismo esasperato, si spande su oltre il 40% del territorio dell’ex Regno di Jugoslavia ed è abitata, oltre dai croati, anche da serbi, musulmani, zingari, ebrei e tedeschi, tutti considerati alieni al nuovo Stato. Tuttavia il nuovo regime concede alla comunità tedesca lo status privilegiato di minoranza, “soprassedendo” sulla presenza dei musulmani. Tutte le altre etnie devono essere in parte eliminate fisicamente (istrebljenje), in parte “convertite” al cattolicesimo, in parte espulse. Sfortunatamente i serbi erano troppi per essere convertiti o scacciati in tempo dalla Croazia, così iniziò la “santa macelleria” ùstascia, “santa” perché attuata anche in nome del Dio cattolico che, paradossalmente, è lo stesso Dio ortodosso.
Il 19 aprile del 1941 sono promulgate le prime leggi razziali, il 30 aprile è emanato un decreto mirante a difendere “la razza ariana e l’onore del popolo croato”, per creare un nuovo spazio vitale “pulito” in una Nazione genuinamente croata. Con questo decreto legge è stabilito che il diritto di cittadinanza nello Stato Indipendente di Croazia spetta solo a «colui che è di origine ariana […]. Ebrei e serbi non sono cittadini dello Stato Indipendente Croato, ma appartenenti allo Stato […]. Solo gli ariani godono dei diritti politici». In altri decreti razziali è stabilito che a serbi, ebrei e nomadi è proibita la circolazione sui marciapiedi e la frequentazione dei luoghi pubblici, dei negozi e dei ristoranti, mentre sui mezzi di trasporto sono affissi degli avvisi con scritto: «Vietato ai serbi, ebrei, zingari e cani». Un decreto stabilisce la “riconoscibilità” dei non ariani: così se agli ebrei tocca essere “marchiati” con la stella gialla a sei punte (la stella di Davide), cucita sulla manica della giacca, i serbi sono obbligati a portare, infilata al braccio, una fascia identificativa di colore blu con la lettera P, come pravoslavni, cioè ortodossi.
Oltre la dignità, ai serbi è sottratta la loro identità: l’alfabeto cirillico è proibito, la denominazione “cristiani serbo-ortodossi” è sostituita con “fede greco-orientale”.
A parte il più bestiale massacro della popolazione compiuto spesso porta a porta, per molti serbi, come anche per ebrei e rom, si aprono le porte dei campi di concentramento.
Sono settantuno i campi di concentramento disseminati per tutta la Croazia, la Bosnia e l’Erzegovina. Tra i più grandi campi di concentramento ùstascia ci sono quelli di Dakovo, Gospic, Danica, Jastrebarsko, Loborgrad, Gornja Rijeka, Tenja, Sisak, Kerestinec, Kruščica, Lepoglava, Caprag, delle isole Arbe e Pago, di Jasenovac. Questi campi sono strutturati in più sottocampi.
Internati nel campo di Sajmiste

Internati nel campo di Sajmiste
Jasenovac è il terzo campo nazi-fascista di concentramento per dimensioni, dopo Auschwitz e Buchenwald, di tutta la Seconda Guerra mondiale. Si trattava di un complesso di cinque campi diversi, collegati fra loro, dove si consuma la maggior parte della storia dei serbi residenti in Croazia.
I lager ùstascia del complesso di Jasenovac si trovavano esattamente al centro dello Stato Indipendente di Croazia, vicino alle rive del fiume Sava, a un centinaio di chilometri a sud-est di Zagabria, nei pressi dell’attuale confine croato-bosniaco.
Per metodo delle esecuzioni e per il sadismo dei carcerieri, i crimini consumati nel sistema concentrazionario di Jasenovac oltrepassano ogni immaginazione umana. A parte la morte procurata da armi da fuoco, considerato un beneficio rispetto ad altri modi di essere giustiziati, a Jasenovac si muore con metodi davvero inumani: con coltelli, asce, seghe, martelli e spranghe, per annegamento, arsi vivi, per fame e per sete, per freddo e per esposizione alle infezioni. Particolare e gradito attrezzo di morte ùstascia è lo srbosjek, in serbo-croato vuol dire “tagliaserbo”: una specie di guanto di pelle con incorporata una lama ricurva, che permetteva di sgozzare con più facilità e sveltezza. Lo srbosjek diviene lo strumento di competizioni sadiche da parte degli ùstascia all’interno dei campi di concentramento: colui che riesce a uccidere il maggior numero di prigionieri nel minor tempo con questo coltello riceve un premio. A Jasenovac, durante una di queste macabre competizioni, Petar “Pero” Brzica, uno studente del Franciscan College of Široki Brijeg in Erzegovina e membro della confraternita dei crociati, ha raggiunto la quantità enorme di 1.360 prigionieri serbi uccisi.
A Jasenovac a dispensare la morte crudele sono anche dei frati francescani: Miroslav Filipovic-Majstorovic, soprannominato “Fra Diavolo”, e Vicko Rendic, entrambi diressero per un certo periodo il campo.
Altri uomini di Chiesa partecipano ai massacri contro i serbi in tutta la Croazia ùstascia. Il ricercatore Mario Aurelio Rivelli ne riporta centotrentotto [cfr. il suo, Ho un elenco di 138 preti e frati massacratori ùstascia, in «Adista», 5 luglio 2003]. Tra questi, i più famosi, oltre a Miroslav Filipovic-Majstorovic e Vicko Rendic, sono il prete Bozidar Bralo, consigliere della famigerata Crna Leggija (Legione Nera), che dopo i massacri dei serbi usa ballare la danza nazionale croata attorno ai cadaveri, oppure il gesuita Dragutin Kamber, capo della polizia di Doboj, in Bosnia, che pretende la sua partecipazione allo sterminio dei serbi ortodossi, oppure ancora i sacerdoti Ilija Tomas e Marko Hovko, che partecipano alla bestiale uccisione di 559 serbi, tra cui anche donne e bambini, a Prebilovici e a Surmanci in Herzegovina.
Particolare “premura” è rivolta verso i capi e gli ecclesiastici della Chiesa Ortodossa Serba, i primi a essere colpiti dalla furia ùstascia.
Il vescovo Platon Jovanović di Banja Luka (Bosnia) è ucciso assieme a suo figlio e al suo confratello padre Dusan Jovanović dopo atroci torture al villaggio di Vrbanja. Il metropolita Sarajevo, l’arcivescovo Petar Zimonić, è torturato e gettato in un pozzo assieme ad altri cinquantacinque preti ortodossi. L’Arcivescovo Dositeo di Zagabria è arrestato e torturato crudelmente, tanto da renderlo irriconoscibile dopo il suo trasferimento a Belgrado, dove muore per le ferite riportate. Il vescovo Sava Trlaic di Plaski, dopo essere stato torturato è condotto sul monte Velebit e gettato in un burrone assieme a numerosi altri serbi. Padre Branko Dobrosavljevic di Veljun è costretto a recitare le preghiere per i morti a suo figlio ancora vivo e poi ad assistere alla sua esecuzione, quindi è poi torturato e ucciso anche lui. Tutta la fraternità del monastero di Žitomislići, vicino Mostar, in Herzegovina, è trucidata e gettata in un pozzo. L’intero complesso sacro è poi demolito e bruciato. Moltissimi altri membri della Chiesa ortodossa serba sono torturati e poi trucidati.
Quasi tutte le chiese ortodosse sono distrutte, incendiate e convertite anche in stalle. Pure i cimiteri ortodossi non sono risparmiati dalla furia distruttiva ùstascia.
Finita la Seconda Guerra Mondiale, la Serbia è inglobata fino al 2006 nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Sotto Tito, la popolazione serba si ritrova ancora divisa fra le varie repubbliche della Confederazione jugoslavia. Pure in questa nuova realtà politica l’atteggiamento persecutorio verso la popolazione serba è durissimo: i serbi, secondo il maresciallo Tito, sono colpevoli di aver accettato con troppa benevolenza l’invasore tedesco e, soprattutto, sono troppo filo-sovietici. Per questo vanno isolati, “convertiti” e, se recidivi, uccisi.
La storia è avida di giustizia verso i serbi, perché la tragedia che si è consumata nei Balcani durante la Seconda Guerra Mondiale non ha ancora trovato il giusto spazio nella storiografia: se per alcune vittime c’è un eccesso di memoria, per altre c’è un eccesso di oblio, come se esistesse una graduatoria del male dell’uomo sull’uomo. Fatta eccezione per il grande monumento del lager principale di Jasenovac, un enorme “Fiore di Pietra” dello scultore Bogdan Bogdanović inaugurato nel 1966, per la scultura chiamata “Pioppo dell’Orrore”, posizionata all’interno del campo di concentramento ùstascia nel villaggio di Donja Gradina, e alcune piccole placche commemorative in qualche altro campo di concentramento, fuori i Balcani solo l’Holocaust Memorial Museum di Washington e l’Holocaust Memorial Park di New York ricordano la tragedia dei serbi durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure il numero totale delle vittime serbe dei nazisti e degli ùstascia è compreso tra 950.000 e 1,8 milioni.
Ogni progetto di sterminio in massa rappresenta il trionfo del male, la celebrazione di un arbitrio che si fa norma in un determinato regime politico, rientrando nella legalità giuridica e morale di quel regime. Ogni progetto di sterminio rappresenta una forma di barbarie. Per questo la storia non si costruisce sull’oblio parziale della memoria, perché ogni compimento del male continua a uccidere quando è ricoperto dal velo dell’oblio.
Per saperne di più
Ćirković S.M., I Serbi nel Medioevo, Jaca Book, Milano 1992.
Ćirković S.M., I Serbi. La storia del popolo che nell’angolo più tormentato dell’Europa, ha sempre diviso i giudizi del mondo occidentale, ECIG, Genova 2007.
Cox J.K., The History of Serbia, Greenwood Press, 2002 (orig. 1964).
Morača P., “I crimini commessi da occupanti e collaborazionisti in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale, in Collotti E. (a cura di), L’occupazione nazista in Europa, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Editori Riuniti, Roma 1964, pp. 517-552.
Pavlowitch S.K., Serbia. The History Behind the Name, Hurst & Company, London 2002.
Rivelli M.A., Ho un elenco di 138 preti e frati massacratori ùstascia, in «Adista», 5 luglio 2003.
Scotti G., Kragujevac: la città fucilata, Ferro, Milano 1967.
Serfes N., Serbian Martyrology. Commemoration of the new martyrs of the Serbian land, in The Orthodox Word, August 28, 1999, http://www.serfes.org/orthodox/serbianmartyrs.htm
Skoro G., Genocide over the Serbs in the Independent State of Croatia. Be Catholic or Die, Institute of Contemporary History, Beograd 2000.
Staffa G., I personaggi più malvagi della Chiesa. Dalla Santa Inquisizione all’Olocausto, la crudeltà si annida tra le pieghe millenarie del clero, Newton, Roma 2013.

I terroristi dell’UCK saranno mai processati?


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L’ex primo ministro kosovaro, Ramush Haradinaj, è stato arrestato dalla giustizia francese all’aeroporto di Basilea-Mulhouse e poi rimesso in libertà sotto controllo giudiziario. La Serbia ne chiede l’estradizione per i crimini commessi negli anni Novanta, quando Haradinaj faceva parte dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK).

Il Kosovo è uno Stato creato dalla NATO, ma non è riconosciuto dalla comunità internazionale.
L’UCK, che è stato formato dalla NATO partendo dalla mafia albanese, ha condotto in Jugoslavia una campagna di terrorismo cieco, provocando una repressione indiscriminata di Belgrado che servì alla NATO per giustificare la guerra. Gli ufficiali dell’UCK furono addestrati in Turchia dal KSK tedesco per conto dell’Alleanza atlantica. [1]

A distanza di 17 anni, dovrebbe vedere la luce un tribunale penale internazionale per giudicare i crimini commessi dall’UCK. I crimini imputati alla Serbia sono stati invece immediatamente puniti.
La NATO, non potendo provare i crimini contro l’umanità imputati al presidente Slobodan Milosevic, lo fece assassinare nel 2006 nella sua cella, dopo diversi anni di processo senza esito. La sua morte preannunciò quelle di Saddam Hussein e di Muammar Gheddafi, anche loro vittime della NATO.
Ramush Haradinaj è già stato giudicato nel 2007 dal Tribunale internazionale per l’ex-Jugoslavia. L’intelligence NATO si rifiutò di comunicare alla procuratrice Carla Del Ponte la documentazione su Haradinaj in suo possesso. Oltre una decina di testimoni a carico furono assassinati prima di comparire davanti alla Corte. Per cui, alla fine, Haradinaj fu assolto.
Se una giurisdizione ad hoc nascesse ora, il primo imputato sarebbe l’attuale presidente kosovaro Hashim Thaci. Nell’attesa, la Serbia chiede giustizia.
Durante l’udienza per la messa in stato d’accusa, Ramush Haradinaj ha insultato i magistrati francesi, accusandoli di essere al servizio del defunto presidente Milosevic. Il suo avvocato, Rachel Lindon, ha invocato l’incompetenza di Belgrado, adducendo che il suo cliente è già stato giudicato all’Aia. L’accusa ha però osservato che, tenuto conto della morte dei testimoni, il primo processo non ha potuto deliberare sull’insieme dei crimini.
L’estradizione di Ramush Haradinaj in Serbia richiede il consenso del governo francese.

[1] KSK: Kommando Spezialkrafte, corpo di truppe scelte dell’esercito tedesco, creato il 1° aprile 1996. Il suo organico, formalmente segreto, è stimato in 1.100 soldati. Ndt.

Preso da: https://www.voltairenet.org/article194933.html