Così hanno ridotto la Libia; così vogliono ridurre la Siria

9 ottobre 2015

WE CAME, WE SAW, HE DIED
we came we saw he died
C’è un pezzo della storia dei nostri giorni che mostra, simbolicamente, l’arroganza impietosa ed il cinismo con cui l’Occidente ha generato l’attuale disastro Mediorientale; è  un video di cui riportiamo solo la parte finale.
È il 20 ottobre del 2011 e Hillary Clinton, allora Segretario di Stato, sta per iniziare un’intervista televisiva quando viene raggiunta dalla notizia della “morte” del leader libico Muammar Gheddafi.


La reazione della signora è l’emblema dell’irresponsabilità di una classe politica che sta facendo dei danni irreparabili. La Clinton, nel fuori-onda, esulta, non riesce a trattenere la sua contentezza; poi, davanti alla giornalista che sta per intervistarla, con l’entusiasmo di chi sa che ha vinto la sua guerra personale, esclama, parafrasando nientemeno che Giulio Cesare: “we came, we saw, he died” (siamo venuti, abbiamo visto e lui è morto), convinta che la storia avrebbe appuntato a lei e al suo Governo l’ennesima medaglia da “liberatori”.
In quel momento, secondo la retorica dei politici umanitari, un bieco dittatore era stato eliminato e i musicanti delle orchestrine occidentaliste suonavano le loro serenate sulla nuova Libia che sarebbe nata democratica e libera
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ECCO LA NUOVA LIBIA!
Schermata 2015-10-09 alle 00.51.30
Bene, ora guardate quest’altro video, agghiacciante. E’ la prima parte di un documento eccezionale pubblicato su ViceNews.
Sono le immagini di un campo profughi alle porte di Tripoli, gestito dalle milizie jihadiste, i famosi “ribelli moderati” armati e finanziati dagli americani, che ormai controllano buona parte della Libia.
Sono scene incredibili, racconti impressionanti di persone fuggite dal Sudan, dalla Nigeria, dal Ciad e arrivati, attraverso il deserto, in Libia nel viaggio della speranza che per molti di loro è finito lì. Donne e bambini distrutti dalle violenze e dalla paura, uomini denutriti o disidratati; insomma profughi veri non come molti di quelli che arrivano da noi armati di iPhone, occhiali Ray-Ban e perfetto inglese.
Le immagini mostrano come sono trattati: picchiati, frustati, lasciati senza acqua e senza cibo dentro veri e propri lager; usati come mezzi di scambio dalle milizie locali che gestiscono la nuova tratta degli schiavi.
Ecco, questa è la nuova Libia liberata dalle bombe della Nato.
UNA GUERRA SPORCA
Ancora oggi, emergono particolari inediti su come sia stata manipolata la verità sulla Libia e come quella guerra sia una vergogna di cui l’America e l’Occidente rischiano di pagare un prezzo salatissimo.
L’ultima inchiesta in questi giorni: Fox News ha reso pubbliche le mail che documentano come, fino al giorno prima dell’inizio dei bombardamenti Nato, Saif Gheddafi, il figlio del rais, abbia cercato disperatamente di contattare la Casa Bianca per trovare una soluzione pacifica alla guerra civile; una resa che garantisse una transizione democratica vera al suo paese in cambio della cessione del potere. Tutto inutile. La Clinton e Obama volevano quella guerra, volevano abbattere Gheddafi ben sapendo che non c’era nessuna pianificazione democratica per la Libia, ma solo il caos (lo abbiamo raccontato in questo video)
LE MANIPOLAZIONI DELLA CIA
Mesi fa siamo stati tra i pochi in Italia (forse unici) a raccontare un’altra inchiesta: quella secondo cui il Dipartimento di Stato americano e la Cia avrebbero manipolato i report sulla Libia per convincere la Casa Bianca (e il mondo) che Gheddafi stava violando i diritti umani e imporre l’intervento militare. Questo nonostante le organizzazioni umanitarie (Amnesty International in primis) avessero dichiarato che non era vero e che semmai erano i ribelli filo-americani a compiere fucilazioni di massa, torture, deportazioni. Ed al Pentagono (cioè i militari di scuola realista che erano contrari alla guerra) cercavano di convincere Obama che era una follia abbattere Gheddafi.
MENESTRELLI DOVE SIETE?
Ora, di fronte a quelle immagini di profughi, dove sono i grandi intellettuali, i menestrelli delle bombe umanitarie che sui media occidentali ci spiegavano che armando i leggendari “ribelli moderati” (una delle più fantasmagoriche invenzioni hollywoodiane applicata alla politica), noi avremmo consegnato la Libia alla democrazia e alla libertà e difeso i diritti umani? Si sono forse nascosti per la vergogna? No, si sono semplicemente spostati di 2000 km; in Siria, a raccontare le stesse scemenze e a propagandare le stesse menzogne.
Perché quello che è avvenuto in Libia lo si è cercato di riprodurre in Siria con lo stesso identico schema. C’è una lucida volontà di annientamento di paesi sovrani, dietro la retorica umanitaria di chi è alleato a dittature più orribili e repressive di quelle che governano quei paesi.
Per depredare una nazione delle sue ricchezze bisogna ridurla in macerie e cancellare ogni autorità legittima e sovrana. Questo volevano le centrali di potere a cui Washington, Londra e Parigi si sono piegate. Questo hanno fatto in Libia. Questo hanno provato a fare in Siria; ma, qui, per ora, i loro piani non stanno funzionando.

Su Twitter: @GiampaoloRossi

Preso da: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2015/10/09/cosi-hanno-ridotto-la-libia-cosi-vogliono-ridurre-la-siria/#

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La Libia e Sarkozy.

Voglio riportare questo rticolo di Sergio Mauri, per ripetere come era la Libia prima dell’ aggressione NATO/RATTI, anche se l’ autore poteva risparmiarsi certe considerazioni su Gheddafi e Saddam. ( come al solito dove sono le prove?)

La Libia e Sarkozy.

sarkozydi-Sergio Mauri
Sto rileggendo un articolo interessante sull’argomento Libia, a firma Alessandra Nucci, su Italia Oggi del 18 febbraio scorso. L’articolo s’intitolava “La Libia distrutta da Sarkozy“. Il sottotitolo recitava: “Assicurava la libertà di culto.
Nessun libico fuggiva“. E’ ovvio che certe posizioni non vadano prese come oro colato, ma vale la pena, ogni tanto, rileggere il pensiero di chi fa parte della classe dominante, anche se in posizioni subordinate. La stampa, i media, sono integrati in quel sistema con cui decidono insieme di che cosa parlare, come parlarne, chi invitare ai talk-show e quali limiti imporgli. Ma comunque, ciò che mi incuriosisce di più è che certi atteggiamenti e certe posizioni politiche non nascono in qualche strano gruppuscolo, ma vengano elaborati direttamente nelle stanze del potere e poi dati in pasto all’opinione pubblica.
Cominciamo:

Nella Libia di Gheddafi le donne erano emancipate e l’economia era fiorente, la scuola e la sanità erano gratuite e di qualità, a Tripoli c’era un vescovo e una cattedrale. Ma nel 2011 l’attacco della NATO, guidato dall’aeronautica di Sarkozy, fu fatto passare come atto umanitario.

Più avanti si cita il parametro ISU (l’indice di sviluppo umano), che misura il reddito, l’alfabetizzazione e l’aspettativa di vita.

Al 31 dicembre del 2010 la Libia risultava il primo degli stati africani e il 53° nel mondo. Il paese di Gheddafi aveva scuole, ospedali, università, case popolari a bassissimo prezzo, un inizio di industrie.

Gheddafi aveva favorito lo sviluppo agricolo

con una condotta che preleva l’acqua da sotto il deserto e la porta a 900 chilometri di distanza.

Di certo, ma come nell’Afghanistan pre-talebano e sovietizzante e nell’Iraq di Saddam (che non era certo un campione di umanità), Gheddafi fu in grado di abolire la poligamia e di favorire con delle leggi apposite la parità nel matrimonio.

Nel 2010 la disoccupazione in Libia era inesistente, il paese aveva il tasso di disoccupazione più basso dell’Africa e del mondo.

Forse i dati erano un pò taroccati, ma di sicuro la Libia era messa meglio, sotto quel profilo, di tanti altri paesi dell’area. Poi c’è la questione dell’immigrazione che salto pari pari poiché, come immaginate, si dice che Gheddafi era l’argine al fenomeno. Ed è vero, peccato che trattasse quegli esseri umani come gente senza alcun diritto elementare. Si affronta poi la questione della libertà religiosa che Gheddafi (e qui sottoscrivo) garantiva anche ai non-musulmani.

I 100mila cristiani, tutti stranieri, avevano libertà di culto e di riunione. Quando si rese conto che per gli ospedali e i dispensari che andava costruendo non aveva ancora le infermiere necessarie, Gheddafi chiese a Giovanni Paolo II di inviargli delle suore. Alla sua morte in Libia c’erano infatti circa 80 suore e 10mila infermiere cattoliche.

Di certo Gheddafi fu capace di controllare l’islamismo. Un pò come in quasi tutti i paesi del Medioriente.

A Tripoli funzionava un comitato di saggi islamici che preparava in anticipo il testo dell’insegnamento religioso del venerdì, scrive Piero Gheddo, missionario del PIME, lo mandava a tutte le moschee del paese; ogni imam doveva leggere solo quel testo, senza aggiungere né togliere nulla, pena la perdita del posto.

Inoltre

A Tripoli c’era e c’è tuttora una cattedrale. L’Arabia Saudita, grande alleata dell’Occidente, ospita più di un milione di cattolici, operai impiegati nell’industria petrolifera, ma devono stare attenti a nascondere i segni del cristianesimo e chiese non ce ne sono.

Senza poi parlare dei tentativi di scongiurare la guerra attraverso la mediazione del nunzio apostolico Giovanni Innocenzo Martinelli, dell’Unione Africana e della Lega Araba. Di cui sentiamo parlare, di tanto in tanto, i radicali italiani.

Preso da: https://sergiomauri.wordpress.com/2015/09/26/la-libia-e-sarkozy/

Guerra e bugie: rapinare la Jugoslavia, tutto cominciò lì

21/3/2015

Guai se la denuncia del nazifascismo, risuonata nel 70° anniversario della liberazione di Auschwitz, serve a depistare l’opinione pubblica dall’altro fascismo, il “nostro”, fondato sulla menzogna che giustifica le peggiori, sistematiche aggressioni. Per esempio la Libia di Gheddafi, travolta dopo la decisione di costituire una banca africana e una moneta alternativa al dollaro. E la Jugoslavia, rasa al suolo dopo la decisione della Germania di riconoscere i separatisti: inaccettabile, per la nascente Eurozona, la sopravvivenza di un grande Stato multientico con l’economia interamente in mani pubbliche. E avanti così, dalla Siria all’Ucraina, fino alle contorsioni terrificanti del cosiddetto Isis, fondato sulle unità di guerriglia addestrate dall’Occidente in Libia contro Gheddafi, poi smistate in Siria contro Assad e quindi dirottate in Iraq. Possiamo chiamarlo come vogliamo, dice John Pilger, ma è sempre fascismo. E’ il “nostro” fascismo quotidiano. «Iniziare una guerra di aggressione», dissero nel 1946 i giudici del tribunale di Norimberga, «non è soltanto un crimine internazionale, ma è il crimine internazionale supremo». Se i nazisti non avessero invaso l’Europa, Auschwitz e l’Olocausto non sarebbero accaduti.

«Se gli Stati Uniti e i loro vassalli non avessero iniziato la loro guerra di aggressione in Iraq nel 2003, quasi un milione di persone oggi sarebbero vive, e lo Stato islamico, o Isis, non ci avrebbe in balìa delle sue atrocità», scrive Pilger in una riflessione ripresa da “Come Don Chisciotte”. I nuovi “mostri” sono «la progenie del fascismo moderno, svezzato dalle bombe, dai bagni di sangue e dalle menzogne, che sono il teatro surreale conosciuto col nome di “informazione”». Infatti, «come durante il fascismo degli anni ‘30 e ‘40, le grandi menzogne vengono trasmesse con la precisione di un metronomo grazie agli onnipresenti, ripetitivi media e la loro velenosa censura per omissione». In Libia, nel 2011 la Nato ha effettuato 9.700 attacchi, più di un terzo dei quali mirato ad obiettivi civili, con strage di bambini. Bombe all’uranio impoverito, Misurata e Sirte bombardate a tappeto. L’omicidio di Gheddafi «è stato giustificato con la solita grande menzogna: stava progettando il “genocidio” del suo popolo». Se gli Usa avessero esitato, disse Obama, la città di Bengasi «avrebbe potuto subire un massacro che avrebbe macchiato la coscienza del mondo». Peccato che Bengasi non sia mai stata minacciata da nessuno: «Era un’invenzione delle milizie islamiche che stavano per essere sconfitte dalle forze governative libiche».

Le milizie, scrive Pilger, dissero alla “Reuters” che ci sarebbe stato «un vero e proprio bagno di sangue, un massacro come quello accaduto in Ruanda». La menzogna, segnalata il 14 marzo 2011, ha fornito la prima scintilla all’inferno della Nato, definito da David Cameron come «intervento umanitario». Molti dei “ribelli”, segretamente armati e addestrati dalle Sas britanniche, sarebbero poi diventati Isis, decapitatori di “infedeli”. «Per Obama, Cameron e Hollande – scrive Pilger – il vero crimine di Gheddafi era l’indipendenza economica della Libia e la sua dichiarata intenzione di smettere di vendere in dollari Usa le più grandi riserve di petrolio dell’Africa», minacciando così il petrodollaro, che è «un pilastro del potere imperiale americano». Gheddafi aveva tentato con audacia di introdurre una moneta comune in Africa, basata sull’oro, e voleva creare una banca tutta africana per promuovere l’unione economica tra i paesi poveri ma dotati di risorse pregiate. «Era l’idea stessa ad essere intollerabile per gli Stati Uniti, che si preparavano ad “entrare” in Africa corrompendo i governi africani con offerte di Clinton e Blaircollaborazione militare». Così, “liberata” la Libia, Obama «ha confiscato 30 miliardi di dollari dalla banca centrale libica, che Gheddafi aveva stanziato per la creazione di una banca centrale africana e per il dinaro africano, valuta basata sull’oro».

La “guerra umanitaria” contro la Libia aveva un modello vicino ai cuori liberali occidentali, soprattutto nei media, continua Pilger, ricordando che, nel 1999, Bill Clinton e Tony Blair inviarono la Nato a bombardare la Serbia, «perché, mentirono, i serbi stavano commettendo un “genocidio” contro l’etnia albanese della provincia secessionista del Kosovo». L’ambasciatore americano David Scheffer affermò che «circa 225.000 uomini di etnia albanese di età compresa tra i 14 e i 59 anni potrebbero già essere stati uccisi». Sia Clinton che Blair evocarono l’Olocausto e «lo spirito della Seconda Guerra Mondiale». L’eroico alleato dell’Occidente era l’Uck, Esercito di Liberazione del Kosovo, «dei cui crimini non si parlava». Finiti i bombardamenti della Nato, con gran parte delle infrastrutture della Serbia in rovina – insieme a scuole, ospedali, monasteri e la televisione nazionale – le squadre internazionali di polizia scientifica scesero sul Kosovo per riesumare le prove del cosiddetto “olocausto”. L’Fbi non riuscì a trovare una singola fossa comune e tornò a casa. Il team spagnolo fece lo stesso, e chi li guidava dichiarò con rabbia che ci fu «una piroetta semantica delle macchine di propaganda di guerra». Un anno dopo, un tribunale delle Nazioni Unite sulla Jugoslavia svelò il conteggio finale dei morti: 2.788, cioè i combattenti su entrambi i lati, nonché i serbi e i rom uccisi dallUck. «Non c’era stato alcun genocidio. L’“olocausto” era una menzogna».

L’attacco Nato era stato fraudolento, insiste Pilger, spiegando che «dietro la menzogna, c’era una seria motivazione: la Jugoslavia era un’indipendente federazione multietnica, unica nel suo genere, che fungeva da ponte politico ed economico durante la guerra fredda». Attenzione: «La maggior parte dei suoi servizi e della sua grande produzione era di proprietà pubblica. Questo non era accettabile in una Comunità Europea in piena espansione, in particolare per la nuova Germania unita, che aveva iniziato a spingersi ad est per accaparrarsi il suo “mercato naturale” nelle province jugoslave di Croazia e Slovenia». Sicché, «prima che gli europei si riunissero a Maastricht nel 1991 a presentare i loro piani per la disastrosa Eurozona, un accordo segreto era stato approvato: la Germania avrebbe riconosciuto la Croazia». Quindi, «il destino della Jugoslavia era segnato». La solita macchina stritolatrice: «A Washington, gli Stati Uniti si assicurarono che alla sofferente Pilgereconomia jugoslava fossero negati prestiti dalla Banca Mondiale, mentre la Nato, allora una quasi defunta reliquia della guerra fredda, fu reinventata come tutore dell’ordine imperiale».

Nel 1999, durante una conferenza sulla “pace” in Kosovo a Rambouillet, in Francia, i serbi furono sottoposti alle tattiche ipocrite dei sopracitati tutori. «L’accordo di Rambouillet comprendeva un allegato B segreto, che la delegazione statunitense inserì all’ultimo momento». La clausola esigeva che tutta la Jugoslavia – un paese con ricordi amari dell’occupazione nazista – fosse messa sotto occupazione militare, e che fosse attuata una “economia di libero mercato” con la privatizzazione di tutti i beni appartenenti al governo. «Nessuno Stato sovrano avrebbe potuto firmare una cosa del genere», osserva Pilger. «La punizione fu rapida; le bombe della Nato caddero su di un paese indifeso. La pietra miliare delle catastrofi era stata posata. Seguirono le catastrofi dell’Afghanistan, poi dell’Iraq, della Libia, della Siria, e adesso dell’Ucraina. Dal 1945, più di un terzo dei membri delle Nazioni Unite – 69 paesi – hanno subito alcune o tutte le seguenti situazioni per mano del moderno fascismo americano. Sono stati invasi, i loro governi rovesciati, i loro movimenti popolari soppressi, i risultati delle elezioni sovvertiti, la loro gente bombardata e le loro economie spogliate di ogni protezione, le loro società sottoposte a un assedio paralizzante noto come “sanzioni”. Lo storico britannico Mark Curtis stima il numero di morti in milioni. «Come giustificazione, in ogni singolo caso una grande menzogna è stata raccontata».

La modella Vanessa Hessler, le menzogne sulla Libia, i ricatti occupazionali, i piloti, i lavoratori aeroportuali e le scie chimiche

novembre 2011

Come ci conferma il Corriere della sera del 1 novembre 2011, la la compagnia telefonica tedesca «Alice» ha rescisso il contratto con la modella Vanessa Hessler, in seguito ad una intervsita della ragazza al settimanele “Diva e Donna”.
La Hessler, che era stata fidanzata per 4 anni con uno dei figli di Gheddafi, ha dichiarato:
«I suoi fratelli e la sua famiglia non sono così come vengono descritti, sono persone normali (…) Non si deve credere a tutto quello che viene detto. Noi – Francia e Gran Bretagna – abbiamo finanziato i ribelli. […]

Queste persone non sanno quello che fanno (…) In questo momento mi disgusta tutto, tranne la Libia»
Di fronte alla richiesta dell’azienda di “ritrattare” quelle parole la ragazza ha opposto il suo rifiuto.


Questa storia è decisamente istruttiva, in quanto mostra che:
1) viviamo in un mondo in cui esprimere la propria opinione costa caro, e le pressioni possono arrivare fino al licenziamento
2) la modella Hessler molto probabilmente conosceva la Libia meglio di tanti giornalisti che si sono scagliati contro il “despotico regime di Gheddafi” favorendo così l’intervento bellico della NATO in Libia; se non ha cambiato idea nemmeno di fronte a quelle pressioni molto probabilmente costei sa che i mass media ed i politici hanno mentito clamorosamente sulla Libia (con questo non sosteniamo l’idea che il regime di Gheddafi fosse altamente democratico, ma se è per questo, non lo è nemmeno quello di Monti come non lo era quello di Berlusconi)

3) tutto sommato la bella modella può probabilmente permettersi per il momento di sopportare la rescissione di un contratto e prendere qualche altro ingaggio da favola (a meno che il sistema dello show-business non voglia punirla ulteriormente per lo “sgarro” fatto ai danni dei soliti poteri forti), ma altri lavoratori nelle sue stesse condizioni non potrebbero avere la stessa libertà di scelta.
In particolare ci riferiamo ai lavoratori aeroportuali, ai piloti, alle hostess, agli stewart, ai controllori di volo, ai lavoratori dell’ENAV, i quali si trincerano dietro un rigoroso “no-comment” quando si chiede loro un parere sulla questione delle “scie chimiche”.
Sappiamo per certo che in quell’ambito qualcuno è stato minacciato appena ha detto due parole di troppo, che qualcuno schifato da quanto è costretto a fare (o ad avallare) non vede l’ora di andare in pensione, che qualcun altro ha paura di sentire nominare le due fatidiche parole “scie chimiche”, al sentire le quali si dilegua all’istante.
Leggendo l’opuscolo Low cost che tratta dell’inquinamento da aerei nelle prossimità degli aeroporti scopriamo come alcune compagnie Low cost affittino molti dei propri dipendenti dalle agenzie di lavoro interinali e che i contratti di queste persone danno ben poche garanzie; pensate che una persona che svolge un lavoro così precario possa ribellarsi, denunciare le scie chimiche, con sulla testa un simile ricatto occupazionale?
E pensate che un pilota che si ribelli allo scempio delle scie chimiche, che si decida a dire qualche parola di troppo, avrebbe ancora possibilità di trovare un lavoro come pilota? Se è vero come è vero che le scie degli aerei sono ormai arrivate a coprire il cielo di intere regioni è evidente che tutte le persone che hanno a che fare con gli aerei sono a conoscenza della questione, che tutti gli aeroporti e tutte le torri di controllo sono in qualche misura coinvolti, che la manovra è coordinata a livello nazionale ed internazionale, e che una persona che abbia il coraggio di denunciare la faccenda non solo rischia il licenziamento da parte dell’azienda con cui lavora, ma rischia pure di non essere più assunto in nessun’altra azienda del settore.
Se è vero come è vero che ci sono aerei low cost (dal costo di pochi euro più le tasse) che partono quasi vuoti mentre le aziende che li gestiscono non sono ancora fallite, sembra evidente che ci siano sovvenzioni nascoste per chi monta dei diffusori di scie chimiche sugli aerei di linea. Con aziende che vivono di fondi neri elargiti da chi gestisce l’operazione scie chimiche, il livello del ricatto occupazionale sale alle stelle.

Nota bene: la pubblicità di Alice mostra un inequivocabile ostentazione (altro che messaggi subliminali di un tempo) del famoso “occhio che tutto vede” tipico simbolo che rimanda sia ai cosiddetti “illuminati”, che al progetto orwelliano (ormai in fase di piena attuazione) di una società che spia ogni movimento dei cittadini-sudditi.
La moneta elettronica tanto caldeggiata da Monti e persino dalla Gabanelli (conduttrice di Report, ben nota per il suo sostegno al CICAP e la sua presa di posizione negazionista nei confronti delle scie chimiche) serve ad un progetto di monitoraggio di qualsiasi transazione fatta dal cittadino che vede spiato ogni suo acquisto dopo che sono già state spiate tutte le sue conversazioni telefoniche e telematiche (via echelon), spiati i suoi gesti dalle telecamere disposte ad ogni angolo della strada, tracciati i suoi movimenti tramite il telefonino che si porta addosso. In ultima istanza si accelera un processo che va in direzione del microchip come “bancomat/carta di credito/carta di identità” da impiantare in ogni essere umano.
Che poi tale provvedimento serva a ridurre l’evasione fiscale è a dir poco discutibile, per i motivi giustamente indicati nel suo blog da Salvatore Tamburro (che ci auspichiamo prima o poi riesca a collegare il signoraggio e la moneta elettronica alle scie chimiche ed al microchip).
PS: su un recente articolo del Corriere si cita un congresso di psichiatria nel quale si discute delle “innovative” pillole con nanochip incorporato per verificare che il “paziente” (ovvero la persona torturata e drogata dalla psichiatria) assuma la sua razione quotidiana di veleni. In alternativa un nuovo farmaco a lento rilascio creato con l’aiuto della nanotecnologia (del quale ovviamente non sappiamo quali possano essere gli effetti avversi). L’articolo informa che anche per i malati di cuore sono in arrivo le pillole col nanochip.
Se volete crete pure che le coincidenze siano casuali, ma se ci riflettete bene sopra …
Pubblicato da corrado
http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/11/la-modella-vanessa-hessler-le-menzogne.html

Preso da: http://apocalisselaica.net/la-modella-vanessa-hessler-le-menzogne-sulla-libia-i-ricatti-occupazionali-i-piloti-i-lavoratori-aeroportuali-e-le-scie-chimiche/

LA VERITA’ SULLA LIBIA DI GHEDDAFI

19 giugno 2015

Il rais libico ha sempre utilizzato i proventi del petrolio in favore della popolazione: è stato uno dei pochi a farlo.
Solitamente al popolo arrivano le briciole ed i soldi entrano a camionate nei conti correnti di pochi eletti. In Libia non era così. Vediamo il livello dello stato sociale offerto da Gheddafi, cosa che da ora in poi la Libia potrà solo sognare…

Di Veritanwo
1 – L’elettricità nella Libia di Gheddafi era gratuita per tutti: non c’erano bollette da pagare.
2 – Le banche libiche erano di proprietà dello Stato, che godeva della sovranità monetaria. Uno dei pochi al mondo a non avere una banca centrale controllata dai privati. Le banche erogavano prestiti ai cittadini, in ragione delle loro capacità di rimborso e/o delle esigenze progettuali, senza nessun interesse. Il debitore restituiva il capitale e non un centesimo in più.
3 – La casa era considerato un diritto umano: un tetto veniva garantito a tutti. Stessa cosa la fornitura elettrica.
4 – Le coppie di sposi ricevevano dallo Stato un fondo di 60.000 dinari, pari a circa 50.000 dollari americani, per acquistare una casa e avviare la propria famiglia. Tale cifra in Libia era sufficiente per un discreto appartamento. Le famiglie facoltose potevano aumentare il budget, già sufficiente per una casa.
5 – Sanità e Scuole erano efficienti e gratuite per tutti. Quando Gheddafi salì al potere, il 75% dei cittadini libici erano analfabeti. Il rais è riuscito ad alfabetizzare, negli ultimi anni del suo regime, oltre l’80% della popolazione.
6 – Agevolazioni per l’imprenditoria agricola. Per agevolare ed incentivare le imprese agricole il regime aveva stanziato cospicui finanziamenti, e le imprese agricole oltre a ricevere un terreno adeguato da coltivare, ottenevano gratuitamente dal governo anche le attrezzature.
7 – Nel caso che un cittadino non potesse ricevere cure adeguate nel sistema sanitario libico, per esempio a causa di patologie rare, lo stato provvedeva a finanziare le cure all’estero, provvedendo anche alle spese di soggiorno.
8 – La mobilità dei cittadini è importante per lo sviluppo di un paese. Per questo motivo il governo libico incentivava l’acquisto di automobili pagando il 50% dell’acquisto.
9 – Il prezzo del carburante in Libia oscillava intorno a 0,10$ per litro.
10 – La Libia non aveva debiti esteri, l’alta finanza e le dinastie di banchieri che controllano tutto l’occidente e non solo pertanto non lucravano sulla pelle dei libici, inoltre la Libia di Gheddafi aveva riserve monetarie pari a 150 miliardi di dollari!
11 – Lo stato incentivava fortemente il percorso di studi universitario, tanto che se dopo la laurea lo studente non riusciva ad inserirsi lavorativamente, lo stato gli garantiva un sussidio pari allo stipendio medio della professione che dovrebbe svolgere. Ovviamente sussidi per disoccupati erano previsti anche per le altre categorie.
12 – Una percentuale dei profitti derivanti dal settore petrolifero veniva suddivisa tra i cittadini, che periodicamente ricevevano un bonifico dal governo. Una realtà unica, e potete stare sicuri che queste ricchezze che venivano distribuite tra la popolazione ora finiranno nei conti alle Cayman di qualche multinazionale del petrolio..
13 – Quando introdusse il “bonus bebè”, molto probabilmente Berlusconi si ispirò al suo amico dell’epoca Gheddafi, che premiava le neomamme con un assegno di 5.000 dollari americani per incentivare le famiglie a procreare.
14 – Il pane in Libia costava pochi centesimi di dollaro al kg.
15 – Grazie alle politiche incentivanti sopra citate, il 25% dei giovani libici è laureato.
16 –Gheddafi ha bonificato e reso coltivabili ampie porzioni di terreno, costruendo il più grande impianti di irrigazione mai costruito, definito “Great Manmade River Project”, è riuscito a portare acqua e rendere idonee all’agricoltura regioni desertiche. Questo, unito alle politiche incentivanti sopra descritte, mirate a rendere più autonoma possibile la Libia anche dal punto di vista alimentare.
Ora la Libia è terreno di battaglia, contesa tra i miliziani filo-Isis, le forze governative riconosciute dall’Onu e altre formazioni jihadiste che operano nella zona. Bombe, devastazione, attentati, guerriglia e bombardamenti stanno provocando molte vittime e distruggendo tutto.
Ma non ci sono problemi, cari libici, arriveranno i classici “aiuti” per ricostruire… e gettare le basi di una moderna colonia, dove al posto della frusta c’è un estratto conto a saldo negativo: il debito.
Gli alleati si spartiranno i giacimenti di petrolio, lasciando le briciole alla popolazione, ricostruiranno il paese facendolo indebitare e trasformeranno la Libia in una delle tante colonie, dove la popolazione – generalmente povera – viene controllata da regimi autoritari, sempre che non abbiano i soldi necessari per corrompere, pagare un viaggio clandestino, e sbarcare in Europa…
Fino a quando c’era Gheddafi, era difficilissimo imbattersi in profughi libici. La popolazione stava bene, ed i soldi del governo erano spesi molto meglio di come vengono spesi in occidente. Ma sopratutto, la Libia era libera dalla zavorra del debito, che all’Italia costa 100 miliardi di euro all’anno solo a titolo di interessi! Una marea di soldi che vengono aspirati dall’economia reale e regalati ai grandi speculatori, che li useranno per comprare il paese stesso strozzato dal debito a prezzo di saldo…
Veritanwo
http://veritanwo.altervista.org/sedici-cose-che-i-libici-non-vedranno-mai-piu/

Preso da: http://terrarealtime.blogspot.it/2015/06/la-verita-sulla-libia-di-gheddafi.html

La donna ai tempi di Gheddafi

8 agosto 2015 Cristina Di Giorgi

Pienezza di diritti e rispetto delle diversità e del ruolo particolare dell’altra ‘metà del cielo’
Per conoscere la situazione della Libia di oggi, basta sfogliare le pagine dei quotidiani o quelle virtuali dei siti internet di informazione. Il quadro che ne emerge è tutt’altro che roseo. a 4 anni dall’ invasione dei NATO/RATTI tutti concordano che in Libia si stava meglio prima.
Lo hanno confermato tutti coloro che hanno risposto alle domande di Lorenzo Cremonesi, che ha pubblicato su Il Giornale un reportage nel quale a parlare sono coloro “che vivono sulla propria pelle la pesante quotidianità di un Paese frammentato in una miriade di tribù etnico – religiose e conteso tra due governi clan. Senza dimenticare i miliziani dell’Isis, disseminati a sud nel deserto”.

Il crollo del regime di Gheddafi sembra dunque aver lasciato dietro di sé soltanto macerie. Il Rais infatti,era a suo modo riuscito a mettere in pratica un progetto politico determinato, delineato chiaramente nel “Libro Verde” (pubblicato tra il 1975 e il 1979). L’obiettivo della pubblicazione era quello di “illustrare la ‘Terza Via Universale’, che per il Colonnello rappresentava il superamento del capitalismo e del comunismo – scrive Sebastiano Caputo – in un contesto storico che vedeva ancora la Guerra fredda tra il blocco occidentale e quello sovietico”. Sulla base di questo principio fondamentale, il modello politico di Gheddafi (la Jamahirya) si delineava nella compenetrazione di diversi elementi, tra cui il socialismo arabo, il concetto di nazione intesa come culla della propria storia, cultura e tradizione e il ritorno ad un islam fondato sulla lettura diretta del Corano, senza quindi alcuna intermediazione.

In questo contesto, con buona pace del femminismo politico di stampo occidentale, il ruolo riservato alle donne appare tutt’altro che marginale. Non è infatti “un caso che Gheddafi dedicò a loro – scrive Caputo – il capitolo più lungo e poetico dell’intero manoscritto. Nell’allora universo libico la donna era considerata uguale all’uomo nella misura in cui possedeva gli stessi diritti, con una nota di riguardo alla legge naturale che ha sancito una differenza sostanziale nella costituzione biologica”. Stesse possibilità degli uomini dunque, senza che per ottenere qualcosa siano costrette a trasformarsi in uomini, rinunciando alle loro particolari caratteristiche fisiche, psicologiche e spirituali. Che non significa privazione della libertà ma rispetto delle differenze. “La donna libica era madre, educatrice, padrona di casa – ricorda ancora Caputo – ma anche lavoratrice e guerriera. Molte infatti sono diventate celebri nel 2011 per aver imbracciato i fucili contro i ribelli sostenuti dall’Occidente o per far parte delle ‘amazzoni’, la leggendaria guardia del corpo del Raìs, composta interamente da donne e vestita con il basco rosso e la divisa kaki. Altre invece hanno semplicemente condotto una vita degna e femminile libera da qualsiasi contaminazione e delirio femminista occidentale”. Un movimento quest’ultimo che, seppure nato sulla base di più che legittime rivendicazioni, si è in seguito deteriorato fino a divenire uno strumento di tipo ideologico e politico (in senso negativo) che poco o nulla sembra avere a che fare con gli interessi reali delle donne.

Rispetto alle quali Gheddafi conclude: “ignorare le differenze naturali tra l’uomo e la donna e confondere i loro ruoli è un atteggiamento del tutto incivile, contrario alle leggi naturali, distruttivo per la vita umana e causa reale di infelicità nella vita sociale dell’essere umano. Le società industriali in quest’epoca hanno adattato la donna al lavoro nei suoi aspetti più materiali rendendola come l’uomo, a scapito della sua femminilità e del suo ruolo naturale nella vita, relativamente alla bellezza, alla maternità e alla tranquillità. Ebbene esse sono società incivili, società materialistiche e barbare”.

Adattameto dall’ originale: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/esteri/868299/La-donna-ai-tempi-di-Gheddafi.html

Gheddafi lo aveva predetto:”Se vado via io Libia ai terroristi e Mediterraneo in caos”.

16 febbraio 2015

gheddafi libia profezie

Gheddafi lo aveva predetto:”Se vado via io Libia ai terroristi e Mediterraneo in caos”.Ecco di seguito la sua intervista UFFICIALE al Corriere Della Sera del 7/03/2011 ,la quale vi farà capire tante cose…

Cosa succede?

«Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».
Da dove vengono queste cellule di Al Qaeda?

«I leader vengono dall’Iraq (ISIS), dall’Afghanistan o anche dall’Algeria. E dal carcere di Guantanamo sono stati rilasciati alcuni prigionieri».
Come possono convincere i giovani di Bengasi a seguirli?

«I giovani non conoscevano Al Qaeda. Ma i membri delle cellule forniscono loro pastiglie allucinogene, vengono ogni giorno a parlare con loro fornendo anche denaro. Oggi i giovani hanno preso gusto a quelle pastiglie e pensano che i mitra siano una sorta di fuoco d’artificio».
Pensa che tutto questo sia pianificato?

«Sì, molto. Purtroppo, gli eventi sono stati presentati all’estero in modo molto diverso. E’ stato detto che si sparava su manifestanti tranquilli… ma la gente di Al Qaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti! Ciò non ha niente a che vedere con quanto è successo in Tunisia o in Egitto! Qui, gli unici manifestanti sono quelli che sostengono la Jamahiriya».
Quando ha visto cadere, in poche settimane, i regimi di Tunisia e Egitto, non si è preoccupato?

«No, perché? La nostra situazione è molto diversa. Qui il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo. Oggi noi fronteggiamo Al Qaeda, siamo i soli a farlo, e nessuno vuole aiutarci».
Quali opzioni le si offrono?

«Le autorità militari mi dicono che è possibile accerchiare i gruppuscoli per lasciare che si dileguino e per portarli pian piano allo sfinimento. Questa è gente che sgozza le persone. Che ha tirato fuori i prigionieri dalle carceri, distribuendo loro le armi, perché andassero a saccheggiare le case, a violentare le donne, ad attaccare le famiglie. Gli abitanti di Bengasi hanno cominciato a telefonare per chiederci di bombardare quella gente».
Le inchieste delle organizzazioni umanitarie parlano di 6.000 morti. Contesta questa cifra?

(Risata). «Le porto un esempio. C’è un villaggio abitato da meno di mille persone, compreso il segretario del comitato popolare. E’ stato detto che lui era in fuga verso l’estero. Invece, era qui, con me, sotto la mia tenda! E’ stato detto che c’erano stati 3.000 morti in questo villaggio che ne conta 1.000, e resta un luogo tranquillo, dove la gente non guarda nemmeno la tv».
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha preso una risoluzione contro la Libia…

«Non è competente per gli affari interni di un Paese. Se vuole immischiarsi, che invii una commissione d’inchiesta. Io sono favorevole».
Dal 1969 lei ha conosciuto 8 presidenti americani. L’ultimo, Barack Obama, dice che lei deve «andarsene» e lasciare il Paese…

«Che io lasci cosa? Dove vuole che vada?».
Cosa si aspetta oggi?

«Che Paesi come la Francia si mettano al più presto a capo della commissione d’inchiesta, che blocchino la risoluzione dell’Onu al Consiglio di sicurezza e che facciano interrompere gli interventi esterni nella regione di Bengasi».
Quali interventi?

«So che esistono contatti semi-ufficiali, dei britannici o di altri europei, con personaggi di Bengasi. Abbiamo bloccato un elicottero olandese atterrato in Libia senza autorizzazione».
I piloti sono vostri prigionieri?

«Sì, ed è normale».
A sentir lei, tutto va bene».

«Il regime qui in Libia va bene. E’ stabile. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione, a Bin Laden, a gruppuscoli armati. Migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia. Bin Laden verrà ad installarsi nel Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e in Pakistan. Avrete Bin Laden alle porte». (nel 2001 la minaccia era Bin Laden,quindi Al Qaeda che oggi si è unita all’ ISIS)
Lei agita lo spettro della minaccia islamica…

«Ma è la realtà! In Tunisia e in Egitto c’è il vuoto politico. Gli estremisti islamici già possono passare di lì. Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi.(*) Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Non lo consentirò!».

Come volevasi dimostrare: caduto Gheddafi la Libia è caduta nel caos, e oggi i terroristi dell’ISIS sono arrivati sino alle coste occidentali della regione.

E giusto per farvi capire quanto profetiche sono le parole di Gheddafi riportiamo una notizia di qualche giorno fa:
Degli uomini armati su un barchino hanno minacciato una motovedetta della Guardia Costiera italiana che stava soccorrendo un’imbarcazione con migranti a bordo, a circa 50 miglia da Tripoli. Gli uomini armati hanno intimato agli italiani di lasciare loro l’imbarcazione dopo il trasbordo dei migranti. E così è avvenuto. Il personale della Guardia Costiera a bordo delle motovedette che fanno operazioni di ricerca e soccorso migranti nel canale di Sicilia non è armato.

Gli ultimi italiani rimpatriati da Tripoli hanno dichiarato che a Tripoli l’ISIS c’è già da tempo. Ora fate uno più uno per capire chi fossero gli “uomini armati sul barchino”.

 L’ennesima politica disastrosa di un occidente imperialista ed assassino.

The Rocket: la berlina disegnata da Gheddafi

Rocket - la berlina disegnata da Gheddafi

È stata presentata in Libia al summit dei capi di stato africani, ma ha il cuore italiano. A realizzarla, infatti, è stata un’azienda torinese, la Tesco Ts, specializzata in prototipi e componenti.

Stiamo parlando di The Rocket, l’auto voluta dal colonnello Gheddafi in persona. Ha stilato una lista di dieci punti fondamentali nella progettazione, tra i quali ci sono design innovativo, utilizzo di materie prime locali, confort e sicurezza. Persino le forme affusolate e appuntite nel frontale e nella coda sono state suggerite dal leader libico.

“Il Razzo” ( rocket) è lungo 5,5 metri, largo 1,8 ed è spinto da un sei cilindri di tre litri, che lo fa scattare da 0 a 100 km/h in meno di 7 secondi. Negli interni, abbelliti da pelli e marmi provenenti da Tripoli, si notano quattro posti individuali dotati di ogni comodità.

Per ora esistono solamente due prototipi, ma non è escluso che in futuro The Rocket possa entrare in produzione, utilizzando una piattaforma fornita da altri costruttori. Agli specialisti di Torino, infatti, Gheddafi ha chiesto anche questo.

Durante l’incontro fra i trenta capi di Stato giunti a Tripoli per partecipare al summit africano, è stata presentata la “Rocket”, coraggiosa berlina disegnata addirittura dal leader libico Moammar Gheddafi. Secondo i collaboratori impegnati nello sviluppo, l’auto rappresenta «il futuro dell’industria automobilistica libica », e rispetta dieci indicazioni (design innovativo, elevati standard di confort e sicurezza, utilizzo di materie prime locali) fornite dallo stesso colonnello.

Modellata dal vento desertico, dalle estremità acuminate per ridurre la superficie d’impatto in caso di urti frontali – con altre Rocket, ovvio –, la quattro posti dissimula la sua origine sabauda: i suoi 5.5 metri di carrozzeria sono stati trasformati in lamiera dalla Tesco Ts, azienda torinese specializzata in componentistica e costruzione di prototipi. Ed ora? Gheddafi è convinto di poterne avviare il ciclo produttivo, dovendo prima risolvere il problema relativo alla piattaforma. Il propulsore, invece, sarà un sei cilindri 3.0 di cilindrata con 230 cavalli di potenza massima, limitati (0-100 in 7 secondi) da un peso complessivo di 1.860 chili.

con informazioni da: http://www.autoblog.it/post/21909/the-rocket-la-berlina-disegnata-da-gheddafi

Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato, Guida ed Esercito di Saïf al-Islam Kadhafi

Mentre la NATO ha deliberatamente falsificato il dossier libico per arrogarsi il diritto di distruggere la Libia e assassinarne la Guida per gettarla nel caos, Sayf al-Islam Gheddafi rimane l’unica personalità capace di unire rapidamente le diverse tribù. Liberato di recente, ha scritto questo memorandum per esaminare la situazione giuridica del suo Paese.

| Tripoli (Libia)

Questo memorandum mira ad identificare ciò che il popolo libico ha subito negli ultimi sei anni. Questi crimini sono stati commessi in nome dell’interventismo umanitario, della protezione dei civili, dell’introduzione della democrazia e della prosperità. Le forze della NATO, con l’aiuto di certi Stati arabi e di certi libici, attaccarono la Libia con tutti i mezzi a disposizione. Le giustificazioni avanzate erano false quanto quelle per l’invasione dell’Iraq nel 2003. Fu la distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una nazione pacifica. Questa nota tenta di presentare tali crimini alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle ONG, al fine di sostenere la Libia e il suo popolo negli innumerevoli sforzi per ricostruire questo piccolo Paese.

Libia al crocevia: l’inizio

L’agonia della Libia iniziava il 15 febbraio 2011, quando alcuni cittadini si riunirono per protestare in modo pacifico contro l’incidente nella prigione di Abu Salim. La dimostrazione divenne rapidamente ostaggio dei gruppi jihadisti come il Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG). Questi elementi attaccarono le stazioni di polizia e le caserme di Derna, Bengasi, Misurata e Zuiya per rubare le armi e utilizzarle nella guerra pianificata contro il popolo libico e il suo governo legittimo. Tali azioni furono accompagnate dalla propaganda di al-Jazeera, al-Arabiya, BBC, France24 e altri che incoraggiarono i libici ad affrontare la polizia che cercava di proteggere edifici pubblici e proprietà private da attacchi e saccheggi.

Scene di orrore si videro per le strade, i ponti e contro le indifese forze di sicurezza su cui i manifestanti commisero crimini contro l’umanità. Membri delle forze di sicurezza, militari e di polizia furono massacrati, i loro cuori furono strappati dai corpi e fatti a pezzi; uno spettacolo di brutalità selvaggia. Ad esempio, il primo giorno dei disordini, il 16 febbraio 2011, nella città di Misurata i cosiddetti manifestanti pacifici uccisero e bruciarono un uomo, Musa al-Ahdab. Lo stesso giorno a Bengasi, un agente di polizia fu ucciso e smembrato [1]. Questa barbarie fu commessa da elementi che usavano carri armati, mitragliatrici e cannoni antiaerei a Misurata, Bengasi e Zuiyah [2]. Queste scene sono ben documentate e possono essere viste su YouTube [3] e Internet.

Così, si ebbero dozzine di vittime contrariamente a quanto riportato dai media menzogneri. Secondo al-Jazeera, al-Arabiya e gruppi di opposizione libici, alla fine del 2011 il numero di persone uccise era di 50000. Tuttavia nel 2012 il governo di Abdarahim al-Qib annunciò che il numero di vittime registrate tra il 17 febbraio 2011 e la fine della guerra nell’ottobre 2011, era di 4700, incluse le morti naturali [4]. Nonostante il numero elevato di vittime menzionate dalle statistiche, i loro nomi ed identità non vengono riportati e nessuna famiglia ha chiesto di essere compensata dal governo.

La propaganda e le bugie che accompagnarono le accuse contro i militari non si fermarono all’inflazione del numero di vittime, ma affermarono che il regime usò aerei militari per attaccare i civili, ordinò massacri all’esercito e alle forze di sicurezza [5], col Viagra trovato nei carri armati [6], e fece ricorso a mercenari africani e algerini e subendo la diserzione dei piloti a Malta [7]. Alcuna di tali accuse è stata dimostrata finora e non corrispondono a verità. Le indagini di Nazioni Unite, Amnesty International e Human Rights Watch [8] non hanno confermato alcuno degli 8000 rapimenti segnalati dall’opposizione libica. In realtà, tali accuse furono fabbricate e non hanno credibilità. Allo stesso modo, l’accusa di utilizzare i Mirage della base aerea di al-Withy, nell’estremo ovest della Libia, per attaccare i civili di Bengasi ignoravano il fatto che questi aerei non potevano rientrare considerando il consumo di carburante. È impossibile per questo tipo di aereo attaccare obiettivi a 1500 km e rientrare senza rifornimento ed esistono basi aeree presso Bengasi che potevano essere utilizzate dal governo libico, se necessario. Allo stesso modo, il presunto Viagra trovato nei carri armati esce dallo stesso cilindro: la Libia aveva un esercito giovane, professionista e morale, che non pensava a commettere tali crimini e non aveva bisogno del Viagra per badare ai propri desideri sessuali. Queste storie sono semplicemente disinformazione come i sette minuti necessari alle armi di distruzione di massa irachene per attaccare l’occidente. Oggi, la questione irachena e libica fanno ridere i popoli di Iraq, Libia, Stati Uniti ed Europa. (Relazione di Amnesty International [9]).

La Corte Internazionale di Giustizia (ICC)

L’ICC [10] emise un mandato d’arresto nel 2011 contro Muammar Gheddafi, Sayf al-Islam Gheddafi [11] e Abdallah Senussi, accusati di reati contro l’umanità. Nonostante la gravità del crimine, l’ICC non svolse alcuna indagine sul campo e tracciò le conclusioni ed individuò i responsabili a due settimane dalla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il calendario dato al procuratore non fu presentato e comunque non ebbe il tempo per specificare le accuse. A tal fine, Ahmad al-Jahani, coordinatore del CNT nel CPI-Libia dichiarò che “il caso dell’ICC contro la Libia è puramente politico perché la NATO chiese al Consiglio nazionale di transizione (NTC) di elaborare l’elenco dei funzionari da accusare di crimini contro l’umanità”. Il CNT nominò al-Jahani per la preparazione di tale elenco con circa dieci nomi, tuttavia l’ICC ne perseguì solo tre. Al-Jahani inoltre aggiunse che tutte le accuse erano fabbricate. Ribadì il suo punto di vista durante l’incontro con Sayf al-Islam e l’assicurò che la giustizia libica non poteva condannarlo. Al-Jahani aggiunse che con la sua squadra l’aveva fatto perché sapeva che era persa in anticipo e che l’aveva perseguita per implicare Sayf al-Islam in casi finanziari e di corruzione.

Al-Jahani giustificò le sue fabbricazioni e menzogne affermando che sono (legalmente) legittime in guerra (dichiarazione di al-Jahani documentata il 1° gennaio 2012 e al tribunale di Zintan).

L’ICC adottò il doppiopesismo nella guerra alla Libia e nell’intervento della NATO. Accusò figure politiche libiche di crimini inventati ignorando il massacro barbaro di Muammar Gheddafi [12] e suo figlio Muatasim da parte delle milizie sostenute dalla NATO [13]. L’unica reazione dell’ICC fu far cadere le accuse contro Muammar Gheddafi dopo la morte. Tuttavia, l’ICC persisteva, dato che i media documentarono l’omicidio, non c’era bisogno di ulteriori prove per processare i responsabili. L’ICC poteva facilmente arrestare i responsabili politici e diplomatici nelle varie capitali europee. Una posizione simile fu presa dall’ICC contro Abdallah Senussi dopo che fu rapito in Mauritania dal governo libico [14]. La Corte semplicemente smise di chiederne l’estradizione. Nemmeno ne seguì la violazione dei suoi diritti, né il trattamento inumano subito nella prigione della milizia, anche se era detenuto da noti jihadisti del Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Il direttore della prigione non era altri che il capo del LIFG Abdalhaqim Bilhadj.

Bilhadj è noto a CIA e governi occidentali. La CIA l’arrestò dopo la fuga da Kandahar, interrogato ed estradato in Libia nel 2002 con l’accusa di terrorismo [15]. Nel 2009, lui e membri del LIFG furono liberati dalla prigione in base alla legge di amnistia generale. [16] Il passato terroristico di Bilhadj parla da sé. Nel 1994-1997 ordinò la strage di 225 persone. Nel 1997 ordinò l’omicidio dei turisti tedeschi Steven Baker e Manuela Spiatzier. Tuttavia, assunse un’alta carica in Libia. Fu ministro della Difesa e Sicurezza a Tripoli, direttore generale delle prigioni libiche e come tale direttamente responsabile della detenzione di Abdallah Senussi. Informato dei crimini di Bilhadj, l’ICC espresse la certezza che al-Senussi fosse in buone mani e ne sostenne il processo in Libia.

La NATO e i paesetti del Golfo ignorarono le attività terroristiche di Bilhadj e lo riconobbero capo politico e militare e affarista. Ha il maggiore canale televisivo nel Nord Africa, la più grande compagnia aerea della Libia, un cementificio, proprietà in Spagna e Turchia e un aeroporto privato a Tripoli. Questo aeroporto però viene usato per trasportare terroristi dalla Libia alla Siria. Questi terroristi ricebvettero160 miliardi di dollari nel 2010.

Bilhadj e altri sono responsabili dell’uso improprio dei beni della Libia e della fine del piano di sviluppo della Libia da 200 miliardi di dollari, secondo la Banca mondiale. Bilhadj è un esempio della vita sontuosa dei signori della guerra quando i comuni cittadini libici sprofondano nella povertà estrema.

Violazioni dei diritti umani da parte delle milizie

I capi militari e i signori della guerra hanno commesso crimini spregevoli contro l’umanità, distruggendo città e infrastrutture vitali negli ultimi sei anni, tra cui:
- persone bruciate vive o sottoposte alle forme più terribili di tortura.
- prigionieri politici, agenti di sicurezza e soldati bruciati vivi a Misurata.
- soprattutto, le milizie organizzano il traffico di organi umani prelevati dai prigionieri.
- nel contesto della complessa scena politica libica, Daish ha aggiunto altre atrocità massacrando, crocifiggendo e schiacciando persone.

Una pulizia razziale ed etnica senza precedenti, un genocidio commesso contro cinque città libiche e la loro popolazione. Il 55% dei libici è stato costretto a fuggire dal proprio Paese negli Stati vicini. Inoltre, a Bani Walid furono bruciate centinaia di case [17] come altre nella città di Warshafana [18], la città di Sirte fu rasa al suolo [19], le aree residenziali di Bengasi [20] e Derna furono bombardate. Persino Tripoli, città cosmopolita, subì la pulizia etnica e razziale, in particolare nelle zone leali a Muammar Gheddafi.

Oltre alle violazioni sistematiche dei diritti umani, le milizie e i loro capi distrussero infrastrutture cruciali [21]. Nel luglio 2014 incendiarono l’aeroporto di Tripoli e la flotta aerea nonché i serbatoi di petrolio [22] [23] [24] [25].

Nonostante le azioni distrutte e le torture brutali delle milizie, la comunità internazionale e gli organi delle Nazioni Unite ignorarono tali crimini e non processarono tali signori della guerra [26].

Le atrocità delle milizie della NATO e libiche contro civili e figure pubbliche

Gli aerei della NATO colpirono i civili in varie città, come Zlitan, Sirte, Surman, Tripoli e Bani Walid. A sud di Zlitan e precisamente a Majir [27], 84 famiglie, in gran parte donne e bambini, furono uccise a sangue freddo dagli attacchi aerei della NATO di notte. [28] I media mostrarono corpi di bambini e di una donna, Minsyah Qalefa Hablu, tagliata a metà, estratti dalle macerie. Altri morirono in questo scenario inquietante. In un altro caso, la famiglia di Qalid Q. al-Hamadi fu colpita dagli attacchi aerei della NATO in casa, uccidendo i figli. [29] Inoltre, la famiglia al-Jafarah fu uccisa a Bani Walid [30], quando la NATO ne bombardò la casa durante il mese santo del Ramadan. Per non parlare del bombardamento ben documentato del convoglio di Muammar Gheddafi a Sirte e dell’assassinio del figlio Sayf al-Arab nella casa di Tripoli [31].

Le violazioni dei diritti umani, gli omicidi sistematici e la tortura contro i civili libici continuano dopo che le milizie presero il controllo della Libia. Le vittime erano civili che non avevano partecipato alla guerra. La maggioranza era anziana e non poteva portare armi. Il comico popolare Yusif al-Gharyani fu arrestato e torturato dalla milizia di al-Zuiyah.

La milizia di Misurata arrestò e torturò l’ex-muftì 80enne Shayq Madani al-Sharif [32] perché non approvò e sostenne l’intervento della NATO [33]. Il famoso cantante Muhamad Hasan fu brutalizzato e messo agli arresti domiciliari [34]. Altri, come l’economista Abdalhafid Mahmud al-Zulaytini, furono processati e condannati a lunghi periodi di carcere. Allo stesso modo, il presidente del Soccorso Islamico, Dr. Muhamad al-Sharif, fu condannato a un lungo periodo di carcere. Il direttore delle dogane e il responsabile dell’addestramento del Ministero degli Interni furono condannati a lunghi periodi di reclusione con altri condannato a morte o a vari periodi di carcere. Sembra assurdo che queste personalità siano accusate di traffico di stupefacenti, tratta di esseri umani, stupro, oltre a 17 altri capi di accusa [35]. La domanda è, come avrebbero potuto riunirsi per commettere tali crimini per nove mesi?

Dopo che la Nato misero tali milizie al governo, altri crimini terroristici furono commessi contro i cittadini libici e stranieri. Un copto fu ucciso dal battaglione di Misurata [36], altri a Sirte [37], molti operai cristiani etiopi furono uccisi [38], l’insegnante anglo-statunitense Roni Smith fu assassinato a Bengasi nel 2014 [39], il personale della Croce Rossa di Misurata fu ucciso [40], fu commesso un attentato contro l’ambasciata francese a Tripoli [41], e in particolare l’ambasciatore statunitense fu ucciso a Bengasi nel 2012 [42].

Tutte le suddette vittime furono segnalate da Human Rights Watch e, in alcuni casi, la NATO ne ammise la responsabilità. Tuttavia, l’ICC chiuse un occhio e non indagò su tali crimini malgrado i vari organi nazionali e internazionali chiedessero l’apertura di un’indagine trasparente. L’ICC ha fallito sulla guerra in Libia. Non produsse un unico mandato di arresto contro i capi delle milizie e delle forze della NATO. Sembra che la politica deliberata dell’ICC sia ignorare questi crimini comprovati e concentrarsi solo su accusa e processo di Sayf al-Islam.

Per quanto riguarda la famiglia di Muammar Gheddafi, l’ICC non è seria, come nel caso delle torture di Saadi Gheddafi, di cui il procuratore dell’ICC sostenne la prosecuzione dell’inchiesta. Tuttavia, un video mostrò che veniva picchiato durante l’interrogatorio. La stessa procedura si applica al caso Abdallah Senussi, dove il procuratore della ICC disse che deve ancora deliberare sulla sua condanna a morte (pronunziata in Libia). Una dichiarazione simile fu fatta dal predecessore riguardo il bombardamento e l’assassinio di Muammar Gheddafi e di centinaia di persone nel suo convoglio. L’ICC non è mai stato serio verso i crimini commessi dalle milizie contro migliaia di libici. Il suo unico interesse è silenziare la voce di Sayf al-Islam ed eliminare ogni possibile leadership.

Gli Stati membri della NATO e gli staterelli del Golfo dovrebbero essere considerati responsabili del caos creato in Libia dal 2011. Intervennero in Libia col pretesto che Muammar Gheddafi massacrasse il popolo. La scena di un leader che uccide il proprio popolo ricorda Tony Blair sull’Iraq. Disse nel 2016 che era “la cosa giusta da fare e che se Saddam fosse rimasto al potere durante la primavera araba avrebbe massacrato i ribelli” [43]. Di conseguenza, dei Paesi sono stati distrutti, migliaia di persone sfollate e proprietà nazionali derubate. Come risultato dell’intervento militare della NATO in Libia, Muammar Gheddafi, i suoi figli e migliaia di libici sono stati uccisi e milioni di persone sfollate.

Sei anni dopo, la stabilizzazione della Libia è ben lungi dall’essere raggiunta. In breve, le milizie libiche si combattono e le forze militari dei Paesi occidentali affiancano le varie milizie. La Francia rimane militarmente implicata e perse tre soldati a Bengasi nel luglio 2016 uccisi dai gruppi che sostenne nella rivolta del 2011. Parigi aveva allora chiamato la rivolta “rivoluzione” da sostenere. Se questo credo era vero, perché continua la guerra oggi? E perché 700 persone sono state uccise? Perché il personale del consolato statunitense è stato ucciso a Bengasi? Perché l’occidente ignora la barbarie del Daish, che sgozza a Sirte, Misurata e Derna?

La risposta a quest’ultima domanda è chiara, questi criminali furono sostenuti dall’occidente nel 2011 perché combattessero il governo, apostata secondo le loro dichiarazioni. Perché il Daish indossava la stessa uniforme dei soldati libici, e chi gliel’ha data? Perché i membri del Daish ricevono uno stipendio dal ministero della Difesa Libico? La risposta a queste domande va trovata preso il vero capo del Paese, Bilhadj, Sharif, il Gruppo di combattimento islamico libico e i loro sodali del Congresso Nazionale. Chi governa oggi la Libia è ben noto al popolo libico e a certe ONG internazionali. Finora la Libia è ancora controllata dai gruppi jihadisti e l’occidente li appoggia nonostante i crimini commessi contro la Libia e il suo popolo.

Non è strano che i Paesi occidentali, dalla Norvegia al Canada a Nord, da Malta all’Italia a Sud, per non parlare di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Sudan e Marocco, si siano associati all’aggressione militare contro i civili che non gli erano ostili, contro Sayf al-Arabi, Muammar Gheddafi e la famiglia Quaylidi e le 84 vittime innocenti di Majir? Mentre questi stessi Stati sono pazienti e tolleranti col Daish a Sirte, Misurata e Bengasi, sopportano gli attentati nelle città francesi e belghe. Tuttavia, gli Stati membri della NATO e i loro alleati dovrebbero attaccarli e bombardarli come fecero in Libia nel 2011.

Infine, oltre a tale serie di crimini, gli Stati occidentali scelsero come leader libico il criminale di guerra responsabile della distruzione di Bani Walid e dell’uccisione dei suoi figli, Abdarahman Suihli. Nominò primo ministro il nipote Ahmad Mitig [44], direttrice generale agli Esteri la nipote Nihad Mitig [45] e il cognato Fayaz al-Saraj nuovo primo ministro. Inoltre, Abdarahman Suihli si accordò con Abdalhaqim Bilhadj, capo del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), per partecipare con gli islamisti alle elezioni presidenziali. Tuttavia, in Libia è ben noto che se le elezioni dovessero essere tenute oggi, tali persone non avrebbero garantito il voto, neanche dalle proprie famiglie. La popolarità di Bilhadj apparve nelle elezioni generali quando ottenne solo 50 voti nel quartiere Suq al-Jumah, che ha 250000 abitanti.

Durante questo tempo e durante la stesura di queste pagine, la popolazione delle città della Libia, inclusa la capitale Tripoli dove abita un terzo della popolazione, soffre di carenza di acqua, vive nel buio a causa dei blackout, ed è priva di strutture mediche e mezzi per soddisfare le esigenze umane di base. Secondo l’ONU, il 65% degli ospedali ha smesso di funzionare [46]. Mentre il dinaro libico è crollato e la produzione di petrolio sceso da 1,9 milioni di barili al giorno a 250000 barili. [47] Acuendo le sofferenze del popolo libico, le strade principali sono interrotte dalle operazioni militari e dal banditismo, oltre ai bombardamenti da Derna ad est di Sirte, da ovest di Bengasi ad Aghedabia. Le notizie quotidiane più comuni sono sequestri di persona e traffico di armi vendute su Internet.

In conclusione, dobbiamo ringraziare i nostri fratelli di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Sudan, Tunisia, Lega araba, NATO, Unione europea e tutti coloro che hanno trasformato la Libia in uno Stato fallito. Dopo la liberazione dei prigionieri islamici e altri, la Libia è diventata un’area che ospita le più grandi prigioni private. Un Paese che attirava investitori da tutto il mondo è diventato uno Stato esportatore di migranti, inclusi propri cittadini. Il 55% della popolazione è migrata e rifugiata all’estero. Uno Stato che riuniva i migliori esperti legali e costituzionali del mondo, che poté forgiare una costituzione nuova e moderna, è ora divenuta un’area governata da 1500 milizie. E infine uno Stato in cui il furto era considerato strano e insolito è divenuto luogo in cui corpi umani mutilati e decomposti vengono scaricati quotidianamente per le strade, evento divenuto banale in tutto il Paese.

Commento al rapporto Herland:
Sayf al-Islam Gheddafi e l’ICC

Prima della rivolta, Saiy al-Islam era l’architetto della nuova Libia. Presentò la sua nuova visione della Libia libera dalle carceri politiche, legata alla Carta dei Diritti Umani, alla distribuzione di ricchezza e prosperità e alla democrazia [48]. Intraprese riforme politiche ed economiche con cui i prigionieri islamisti acquisirono la libertà, venendo riabilitati e integrati nella società libica. Dopo la violenta rivolta in alcune città, le fonti locali confermano di aver aiutato gli sfollati in tutto il Paese, liberando i prigionieri della rivolta e protetto la popolazione di Misurata dai combattimenti, o di Bengasi fuggiti dalle zone dei combattimenti.

Invocò e sostenne gli sforzi di pace per risolvere la guerra. Secondo le fonti locali, chiese all’amministrazione dell’Università di Sirte di stampare 5000 volantini e distribuirli col convoglio pacifico partito per Bengasi, osservando i diritti umani. Invitò l’esercito a rispettare le regole d’ingaggio, proibendo l’uso della forza contro i manifestanti, secondo il capo della centro operativo dell’esercito nel marzo 2011, Maresciallo Hadi Ambarish, fatto prigioniero dai miliziani di Zintan, che lo torturarono e gli negarono la cure mediche fino a morire di cancro in carcere nel 2014 [49].

Nonostante gli sforzi inesorabili per la pace di Sayf al-Islam Gheddafi, gli aerei della NATO cercarono di assassinarlo, uccidendo o ferendo 29 suoi compagni. [50] Inoltre, perse delle dita e subì diverse ferite. Tuttavia, l’ICC non indagò su tale attacco aereo e non ne supervisionò i cinque anni d’isolamento. [51] Inoltre, l’ICC persisteva nel chiederne l’arresto e il processo dopo che fu condannato a morte da un tribunale libico nella prigione di al-Hadaba, guidato da Qalid al-Sharif, uomo di Bilhaj.

Perciò l’istruzione è ingiusta, l’archiviazione del caso è l’unico passo che va approvato. Si potrebbe sostenere che il caso nella sua interezza dovrebbe essere abbandonato, soprattutto dopo l’assassinio del procuratore generale a Bengasi e la fuga della maggior parte dei pubblici ministeri, mentre subivano enormi pressioni dalla milizia. In queste circostanze, gli argomenti dell’ICC sono che la sua condanna a morte non fu applicata e che pertanto dovrebbe essere arrestato e imprigionato nella prigione di al-Hadaba.

Tuttavia, il ministero della Giustizia libica si appellò contro la condanna a morte per via del processo sleale, in un tribunale nel carcere controllato da al-Sharif, che ha il potere su giudici e magistrati. Tuttavia, l’ICC continuò a chiedere un nuovo processo e ignorò il fatto che Sayf al-Islam era detenuto presso la prigione di Zintan e che il tribunale di Tripoli lo processò per teleconferenza. L’ICC dovrebbe rispettare la legge libica ed essere consapevole che una persona non va processata due volte per il presunto stesso reato. Ma scopo dell’occidente e dell’ICC è sbarazzarsi di Sayf al-Islam Gheddafi come fecero col padre Muammar Gheddafi e i fratelli.

È giunto il momento che l’ICC abbandono il doppiopesismo e aiuti il popolo libico nello scopo di salvare il proprio Paese da tali milizie e costruire una nuova Libia dove vigano diritti umani, prosperità, lo sviluppo e stato di diritto. Chiediamo anche all’ICC di abbandonare la pretesa che Sayf al-Islam sia estradato e processato a L’Aja.

L’ICC dovrebbe riconoscere e rispettare la legge di amnistia generale del ministero della Giustizia libico. Sayf al-Islam Gheddafi dovrebbe poter assumere il proprio ruolo nella lotta per una nuova Libia democratica. A tal proposito, e dopo che gli Stati occidentali comprenderanno i propri errori, dovrebbero collaborare coi libici e le ONG sincere per processare le milizie e i loro capi per il bene della pace e della riconciliazione.

Traduzione
Alessandro Lattanzio
(Sito Aurora)

Preso da: http://www.voltairenet.org/article198566.html

Libia: dieci cose su Gheddafi che non vogliono farti sapere

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Siovhan Cleo Crombie per urbantimes

Che cosa pensi quando senti il nome del Colonnello Gheddafi? Un tiranno? Un dittatore? Un terrorista? Beh, un cittadino della Libia potrebbe anche non essere d’accordo, ma vogliamo che sia tu a decidere.
Per 41 anni, fino alla sua morte, nell’Ottobre del 2011, Muammar Gheddafi ha fatto delle cose davvero sorprendenti per il suo Paese e ha cercato ripetutamente di unire e rendere più forte il continente africano.
Così, nonostante ciò che puoi aver sentito per radio o visto attraverso i media o la televisione, Gheddafi ha fatto cose rilevanti, che poco si addicono all’immagine di quel “feroce dittatore” dipinto dai media occidentali.
Ecco dieci cose che Gheddafi ha fatto per la Libia che probabilmente non conosci…
1. In Libia la casa era considerata un diritto umano naturale.
Nel Libro Verde di Gheddafi c’è scritto: ”La casa è un bisogno fondamentale sia dell’individuo che della famiglia, quindi non dovrebbe essere proprietà di altri”. Il Libro Verde di Gheddafi è la filosofia politica dell’ex leader, fu pubblicato per la prima volta nel 1975 allo scopo di essere letto da tutti i Libici ed era inserito anche nei programmi nazionali d’istruzione.
2. L’istruzione e le cure mediche erano completamente gratuite.
Sotto Gheddafi, la Libia poteva vantare uno dei migliori servizi sanitari del Medio Oriente e dell’Africa. Inoltre, se un cittadino libico non poteva accedere al corso di formazione desiderato o a un particolare trattamento medico in Libia, erano previsti finanziamenti per andare all’estero.
3. Gheddafi ha effettuato il più grande progetto di irrigazione del mondo.
Il più grande sistema di irrigazione del mondo, conosciuto anche come il grande fiume artificiale, fu progettato per rendere l’acqua facilmente disponibile per tutti i Libici in tutto il Paese. Fu finanziato dal governo Gheddafi e si dice che lo stesso Gheddafi lo abbia definito “l’ottava meraviglia del mondo”.
4. Tutti potevano avviare gratuitamente un’azienda agricola.
Se qualunque Libico avesse voluto avviare una fattoria, gli veniva data una casa, terreni agricoli, animali e semi, tutto gratuitamente.
5. Le madri con neonati ricevevano un sussidio in denaro.
Quando una donna libica dava alla luce un bambino, riceveva 5.000 dollari USA per sé e per il bambino.
6. L’elettricità era gratuita.
L’elettricità era gratuita in Libia. Ciò significa che non esistevano bollette dell’elettricità!
7. Benzina a buon mercato.
Durante il periodo di Gheddafi la benzina in Libia costava solo 0,14 dollari USA al litro.
8. Gheddafi ha innalzato il livello dell’istruzione.
Prima di Gheddafi solo il 25% dei Libici era alfabetizzato. Questa cifra è stata portata fino all’87% con un aumento del 25% dei laureati.
9. La Libia aveva la propria banca di Stato.
La Libia aveva una propria banca di Stato, che ha fornito ai cittadini prestiti a tasso zero per legge, e non aveva debito estero.
10. Il dinaro d’oro.
Prima della caduta di Tripoli e della sua prematura scomparsa, Gheddafi stava cercando di introdurre un’unica moneta africana legata all’oro. Seguendo le orme del defunto grande pioniere Marcus Garvey, che per primo coniò il termine di ”Stati Uniti d’Africa”, Gheddafi voleva iniziare il commercio con il solo dinaro africano d’oro – una mossa che avrebbe gettato nel caos l’economia mondiale.
Il dinaro è stato ampiamente osteggiato dalle ‘élites’ della società odierna. E chi potrebbe biasimarle? Le nazioni africane avrebbero finalmente avuto il potere di uscire dal debito e dalla povertà per commerciare solo con questo bene prezioso. Avrebbero potuto finalmente dire “no” allo sfruttamento esterno e pagare quanto ritenevano giusto per le risorse preziose. Si è detto che il dinaro d’oro è stata la vera ragione per la ribellione guidata dalla NATO, nel tentativo di rovesciare un leader dal linguaggio molto chiaro.
Dunque, Muammar Gheddafi era un terrorista?
Pochi potrebbero rispondere in modo del tutto corretto a questa domanda; ma fra chi può farlo, sicuramente c’è chi è vissuto sotto il suo regime. In ogni caso, sembra abbastanza evidente che Gheddafi, nonostante la fama negativa che circonda il suo nome, ha fatto molte cose positive per il suo Paese. E questo è qualcosa che dovresti cercare di ricordare nei tuoi giudizi futuri.
Questo eccentrico video documentario racconta una storia interessante, anche se piuttosto diversa, da quella che crediamo di sapere.
Allora, cosa ne pensi?

(Traduzione di M. Guidoni)

© Agenzia stampa Infopal
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