La donna.

Dal Libro Verde, di Muammar Gheddafi.

La donna è un essere umano e l’uomo è un essere umano. Su ciò non esiste
disaccordo né dubbio alcuno. La donna e l’uomo, dal punto di vista umano,
ovviamente sono uguali. Fare una discriminazione tra uomo e donna sul piano
umano è un’ingiustizia clamorosa e senza giustificazione. La donna mangia e
beve come mangia e beve l’uomo. La donna odia e ama come odia e ama
l’uomo. La donna pensa, apprende e capisce come pensa, apprende e capisce
l’uomo. La donna ha bisogno di alloggio, di vestiario e di mezzo di trasporto
come ha bisogno l’uomo. La donna ha fame e ha sete come ha fame e ha sete
l’uomo. Ma allora perché esiste l’uomo e perché esiste la donna? Certo la
società umana non è formata soltanto da uomini o soltanto da donne, ma da
entrambi, ossia da uomo e donna assieme per legge di natura. Perché non
sono stati creati solo uomini oppure solo donne? Qual’è inoltre la differenza
tra uomini e donne, ossia fra l’uomo e la donna? Perché il creato ha richiesto
la creazione dell’uomo e della donna, il che si realizza con l’esistenza di
entrambi, e non dell’uomo soltanto, o della donna soltanto? Deve
assolutamente esservi una necessità naturale a favore dell’esistenza di
entrambi, e non soltanto dell’uno, o soltanto dell’altra.

 Dunque ciascuno dei
due non è l’altro, e fra i due vi è una differenza naturale, la cui prova è
l’esistenza dell’uomo e della donna assieme nel creato. Ciò di fatto significa
che per ciascuno dei due esiste un ruolo naturale che si differenzia
conformemente alla diversità dell’uno rispetto all’altro. Dunque è
assolutamente necessario che vi sia una condizione che ciascuno dei due vive,
e in cui svolge il suo ruolo diverso dall’altro. E tale condizione deve differire da
quella dell’altro, in ragione del diverso ruolo naturale proprio di ciascuno. Per
riuscire a comprendere tale ruolo, rendiamoci conto della differenza naturale
esistente fra la costituzione fisica dell’uomo e quella della donna, ossia quali
sono le differenze naturali tra i due: la donna è femmina e l’uomo è maschio.
La donna conformemente a ciò – come dice il ginecologo – ha le sue regole,
ovvero arrivata al mese è indisposta, mentre l’uomo per il fatto che è maschio
non ha le regole e di abitudine non è mensilmente indisposto. Questa
indisposizione periodica, cioè mensile, è un’emorragia. Vale a dire che la
donna, per il fatto che è femmina, è naturalmente soggetta ad una emorragia
mensile. Quando la donna non ha le sue regole è gravida. E se è tale, per la
natura stessa della gravidanza, è indisposta per circa un anno, ovvero

impedita in ogni attività naturale finché non partorisce.

Quando poi partorisce o quand’anche abortisce, è colpita dai disturbi
conseguenti ad ogni parto o aborto. Invece l’uomo non diviene gravido e di
conseguenza, per natura, non è colpito dai disturbi da cui è colta la donna per
il fatto che è femmina. La donna dopo il parto allatta l’essere che aveva
portato in sé. L’allattamento naturale dura circa due anni. Ciò significa che il
bambino è inseparabile dalla donna ed ella è inseparabile da lui, tanto che
sarà impedita da svolgere la sua attività e direttamente responsabile di un
altro essere umano: è lei che lo assiste nell’adempimento di tutte le funzioni
biologiche, e senza di lei egli morrebbe. Invece l’uomo non diviene gravido e
non allatta. E qui termina la spiegazione del medico. Questi dati naturali
creano differenze congenite, per le quali non è possibile che l’uomo e la donna
siano eguali. Esse di per sé costituiscono la reale necessità dell’esistenza, del
maschio e della femmina, cioè dell’uomo e della donna. Ciascuno dei due nella
vita ha un ruolo o una funzione diversa dall’altro, in cui non è assolutamente
possibile che il maschio subentri alla femmina: ossia non è possibile che
l’uomo assolva a queste funzioni naturali in luogo della donna. E’ degno di
considerazione che tali funzioni biologiche sono un peso gravoso per la donna,
che le impone uno sforzo ed una sofferenza non trascurabili. Ma senza dette
funzioni cui ella adempie la vita umana finirebbe: si tratta dunque di funzioni
naturali, non volontariamente scelte né obbligatorie, ma piuttosto necessarie,
la cui sola alternativa sarebbe la fine totale della vita del genere umano. Esiste
un intervento volontario contro la gravidanza, che costituisce l’alternativa
della vita umana; esiste un intervento volontario parziale contro la gravidanza;
esiste l’intervento contro l’allattamento. Essi però sono tutti anelli di una
catena di azioni contrarie alla natura della vita, culminanti nell’uccisione, ossia
nel fatto che la donna uccida se stessa nella sua essenza per non ingravidare,
non procreare e non allattare. Il che rientra negli interventi artificiali contro la
natura della vita rappresentata dalla gravidanza, l’allattamento, la maternità e
il matrimonio, salvo il fatto che essi ne differiscono nel grado. La rinuncia al
ruolo naturale della donna nella maternità, ossia che gli asili nido si
sostituiscano alla madre, è l’inizio della rinunzia alla società nella sua
dimensione umana e della sua trasformazione in società puramente biologica
e in vita artificiale. Separare i bambini dalle madri ammassandoli negli asili
nido è un’operazione che li rende pressoché pulcini, perché gli asili nido sono
qualcosa che rassomiglia alle stazioni di sagginamento in cui si ammucchiano i
pulcini dopo la covata. Infatti solo la maternità naturale conviene alla
costituzione dell’essere umano, è compatibile con la sua natura e confacente

alla sua dignità.

Vale a dire che il bambino va educato dalla madre e deve crescere in famiglia
in cui vi sono amore materno, paterno e fraterno e non in una sorta di
stazione come quella per allevare il pollame. Anche i polli tuttavia hanno il
bisogno della maternità come fase naturale, al pari dei rimanenti figli
dell’intero regno animale. Perciò allevarli in stazioni simili agli asili nido è
contro la loro crescita naturale, e persino la loro carne si accosta
maggiormente a quella preparata su base industriale che a quella di
allevamento spontaneo. La carne degli uccelli di allevamento (mahattàt) non è
gustosa e talora non fa nemmeno bene, poiché i rispettivi volatili non stati
allevati in modo naturale, ossia a riparo della maternità naturale. Invece i
volatili ruspanti sono più appetitosi e sostanziosi, poiché sono cresciuti grazie
alla maternità naturale e nutrendosi in modo naturale. In quanto ai senza
famiglia e ai senza tetto, la società ne è tutore. E’ solo per costoro che la
società dovrebbe istituire gli asili nido etc. E’ meglio che di essi si curi la
società, piuttosto che individui che non sono i loro padri. Se si facesse un
esperimento empirico per conoscere l’inclinazione naturale del bambino fra la
madre e il centro di puericultura, il bambino propenderebbe per la madre,
certo non per l’altro. E dato che la predilezione naturale del bambino è per la
madre, ella è dunque il riparo naturale e giusto dell’allevamento. Perciò
indirizzare il bambino all’asilo nido anziché lasciarlo alla madre è una
coercizione ed è un abuso contro la sua libera tendenza naturale. In tutte le
cose la crescita naturale è quella sana in piena libertà. Che si faccia dell’asilo
nido una madre è un atto coercitivo contrario alla libertà della crescita
corretta. I bambini sono condotti all’asilo nido forzatamente, oppure per il
fatto che li si raggira e per la loro semplicità infantile. E poi essi vi sono inviati
per cause puramente materiali, e non sociali. Ma, tolti i mezzi coercitivi
adottati nei loro confronti e la semplicità infantile, essi rifiuterebbero l’asilo
nido e starebbero attaccati alle loro madri. La sola giustificazione per questa
operazione innaturale e inumana è che la donna si trovi in una situazione
incompatibile con la natura, ovvero che sia costretta all’adempimento di
obblighi sociali e contrari alla maternità. La natura della donna le comporta un
ruolo diverso da quello dell’uomo, per poter adempiere al quale ella deve
porsi in una situazione diversa rispetto all’uomo. La maternità è funzione della
femmina, non del maschio. Perciò è naturale che i figli non vengano separati
dalla madre. Qualunque provvedimento che li separa dalla madre è abuso,
tirannia e dispotismo. La madre che rinuncia alla maternità verso i suoi figli
contravviene al suo ruolo naturale nella vita, ed occorre che le vengano

garantiti i diritti e le condizioni adeguate mancanti.

Sono egualmente l’abuso e il dispotismo che obbligano la donna a espletare il
suo ruolo naturale in circostanze innaturali, mettendola in una situazione di
contrasto intrinseco. Se la donna rinuncia al suo ruolo naturale del parto e
della maternità essendovi costretta, sono esercitate su di lei tirannia e
dispotismo. La donna bisognosa di un lavoro, che la renda incapace di
assolvere alla sua missione naturale, non è libera essendovi costretta dal
bisogno, perché nel bisogno la libertà scompare. Vi sono circostanze
appropriate e anche necessarie perché sia agevolato alla donna
l’adempimento della sua missione naturale, diversa da quella dell’uomo.
 Fra esse quelle che si confanno ad una persona indisposta, oppressa dalla
gravidanza, ossia dal portare in grembo un altro essere umano capace che la
deblita sul piano della capacità materiale. In una delle fasi della maternità è
ingiusto che la donna venga messa in una situazione non confacente a tale
stato: come il lavoro fisico, che per lei equivale a una sanzione corrispondente
al suo tradimento umano della maternità. Ed equivale anche a un tributo che
ella è costretta a pagare per entrare nel mondo degli uomini, che certo non
sono del suo stesso sesso. Si è convinti – compresa lei stessa – che la donna
svolga il lavoro fisico esclusivamente di una spontanea volontà, ma di fatto
non è così. Ella vi adempie solo perché la dura società materialistica l’ha
messa in circostanze di forza maggiore, senza che lei se ne rendesse
direttamente conto. E non le resta altra via che assoggettarsi alle condizioni di
tale società, mentre è convinta di lavorare per sua libera scelta. Ma ella non è
libera di fronte a una siffatta regola che sosterrebbe: “fra uomo e donna non
vi è differenza in nessuna cosa”. L’espressione “in nessuna cosa” è il grande
inganno nei confronti della donna. Distrugge infatti le condizioni a lei
appropriate e indispensabili: condizioni necessarie e di cui ella deve senz’altro
godere dinanzi all’uomo, in conformità alla sua natura che le ha predisposto
un ruolo da svolgere nella vita. L’eguaglianza fra l’uomo e la donna nel portare
pesi mentre ella è gravida è ingiustizia e crudeltà, come lo è l’eguaglianza fra
di loro nel digiuno e nella fatica mentre ella allatta. E’ ingiustizia e crudeltà
l’eguaglianza fra di loro in un lavoro sporco che sfigura la bellezza di una
donna, privandola della sua femminilità. E’ anche ingiustizia e crudeltà
addestrare la donna ad un programma che, di conseguenza la conduce allo
svolgimento di un lavoro non confacente alla sua natura. Fra l’uomo e la
donna non esiste differenza sul piano umano: a nessuno dei due è lecito
sposare l’altro senza il suo libero consenso, né sciogliere il matrimonio senza
un equo arbitrato che lo ratifichi, o senza l’accordo delle due volontà

dell’uomo e della donna al di fuori dell’arbitrato.

Oppure che la donna si sposi senza che vi sia accordo sullo scioglimento, o che
l’uomo si sposi senza che vi sia accordo sullo scioglimento. La donna è la
padrona della casa perché la casa è una delle condizioni appropriate e
necessarie a lei che è incinta, è indisposta, procrea ed assolve alla maternità.
La femmina è padrona del riparo della maternità, cioè la dimora, anche nel
mondo degli altri animali diversi dall’uomo. Per la sua natura il suo dovere è la
maternità, ed è un arbitrio privare i figli della madre o privare la donna della
casa. La donna non è altro che femmina. Femmina significa che essa ha una
natura biologica diversa da quella dell’uomo, per il fatto che egli è maschio. La
natura biologica della femmina, diversa dal maschio, ha assegnato alla donna
caratteristiche differenti da quelle dell’uomo sia nella forma sia nell’essenza.
L’aspetto della donna è diverso da quello dell’uomo perché ella è femmina,
così come ogni femmina fra gli esseri viventi, animali e vegetali, è diversa dal
maschio sia nella forma sia nell’essenza. Questa è una realtà naturale
indiscutibile. Il maschio nel regno animale e vegetale è stato creato forte e
rude per natura, mentre la femmina nei vegetali e negli animali è stata creata
bella e delicata per natura. Queste sono realtà naturali ed eterne con cui sono
stati creati gli esseri viventi chiamati uomini, animali, piante. In ragione di tale
diversa costituzione e delle leggi naturali, il maschio svolge il ruolo del forte e
del rude non per costrizione, ma perché è stato creato così. Invece la femmina
svolge il ruolo del delicato e del bello non per sua libera scelta, ma perché è
stata creata così. Questa regola naturale è la giusta norma, per il fatto che da
un lato è naturale e dall’altro è la regola fondamentale della libertà, dato che
le cose sono state create libere e che qualunque intervento contrario alla
regola della libertà è un arbitrio. Non attenersi a questi ruoli naturali e
trascurarne i limiti significa trascurare e corrompere i valori della vita stessa.
La natura è stata ordinata così per trovarsi in armonia con l’ineluttabilità della
vita fra l’essere e il divenire. L’essere vivente, allorché è creato vivente, è un
essere che necessariamente vive finché non muore. La durata dell’esistenza
tra il principio e la fine si basa su una legge costitutiva e naturale, in cui non vi
è possibilità di libera scelta né di coercizione, ma è naturale, è la libertà
naturale. Negli animali, nei vegetali e nell’uomo è necessario che vi siano
maschio e femmina per il realizzarsi della vita fra l’essere e il divenire. E non è
solo sufficiente che l’uomo e la donna esistano, ma bisogna anche che
svolgano il loro ruolo naturale per il quale sono stati creati. E ciò deve
avvenire con piena capacità. Se esso non è compiuto perfettamente, significa

che nel corso della vita vi è un difetto, conseguente a chissà quale circostanza.

E questa è la situazione oggi vissuta dalla società quasi ovunque al mondo,
come risultato della confusione fra il ruolo dell’uomo e quello della donna:
vale a dire in seguito ai tentativi di ridurre la donna in uomo. In armonia con la
natura costitutiva ed i suoi scopi, l’uomo e la donna devono sempre eccellere
nel loro ruolo. Altrimenti sarebbe la regressione, l’atteggiamento in contrasto
con la natura e distruttivo della regola della libertà, ed in contrasto con la vita
e con la sopravvivenza. E’ necessario che ciascuno dei due adempia al ruolo
per il quale è stato creato, senza rinunciavi; poiché il rinunciarvi, sia pure in
parte, si verifica solo per circostanze di forza maggiore, ovvero in una
situazione anomala. La donna che rifiuta la gravidanza e il matrimonio, oppure
l’ornamento e la leggiadria per motivi di salute, rinuncia al suo ruolo naturale
nella vita per la circostanza di forza maggiore della salute. La donna che rifiuta
la gravidanza e il matrimonio oppure la maternità etc. a causa del lavoro,
rinunzia al suo ruolo naturale per una circostanza egualmente di forza
maggiore. La donna che rifiuta la gravidanza, il matrimonio o la maternità etc,
senza alcuna causa concreta, rinuncia al suo ruolo naturale per una circostanza
di forza maggiore dovuta alla deviazione ideale rispetto alla regola della
natura costitutiva. Così non è possibile che la femmina o il maschio rinuncino a
svolgere il loro ruolo naturale nella vita, se non in circostanze innaturali,
contrarie alla libertà e minatorie per la sopravvivenza. Perciò è necessaria una
rivoluzione universale che elimini tutte le condizioni materiali che
impediscono alla donna l’espletamento del suo ruolo naturale nella vita, e che
le fanno svolgere i compiti dell’uomo perché sia pari a lui nei diritti. Questa
rivoluzione avverrà inevitabilmente, specie nelle società industriali, come
reazione dell’istinto di sopravvivenza, ed anche senza il bisogno di qualche
provocatore alla rivoluzione, come per esempio “Il Libro Verde”. Tutte le
società oggi guardano alla donna né più né meno che come ad una merce.
L’Oriente guarda ad essa come oggetto di godimento suscettibile di vendita e
di compera. L’Occidente guarda ad essa come se non fosse femmina. Indurre
la donna a svolgere il lavoro maschile è un’ingiusta aggressione contro la
femminilità di cui è stata naturalmente dotata per uno scopo naturale
necessario alla vita. Infatti il lavoro maschile cancella le belle fattezze della
donna con cui la natura costitutiva ha voluto che appaia perché svolga un
ruolo diverso da quello del lavoro confacente a chi non è femmina. E’
esattamente come i fiori, creati per attirare i grani del polline e per produrre le
semenze: se li eliminassimo finirebbe il ciclo delle piante nella vita. E’ proprio
l’abbellimento naturale della farfalla, degli uccelli e delle restanti femmine

degli animali che serve a questo scopo vitale naturale.

Se la donna svolge il lavoro maschile deve allora trasformarsi in uomo,
rinunziando al suo ruolo e alla sua bellezza. La donna ha pieni diritti, anche
senza essere costretta a trasformarsi in uomo e a rinunziare alla sua
femminilità. La conformazione fisica, per natura diversa fra l’uomo e la donna,
implica che differiscono anche le funzioni degli organi, diversi nella femmina
rispetto al maschio. Il che comporta a sua volta una differenza del loro intero
modo di essere : differenza di temperamento, di psiche, di nervi e di aspetto
fisico. La donna è tenera. La donna è bella. La donna ha facile il pianto. La
donna ha paura e generalmente, in conseguenza della conformazione
naturale, la donna è delicata, mentre l’uomo è rude. Ignorare le differenze
naturali tra l’uomo e la donna e confondere i loro ruoli è un atteggiamento del
tutto incivile, contrario alle leggi naturali, distruttivo per la vita umana e causa
reale di infelicità nella vita sociale dell’essere umano. Le società industriali in
quest’epoca hanno adattato la donna al lavoro nei suoi aspetti più materiali
rendendola come l’uomo, a scapito della sua femminilità e del suo ruolo
naturale nella vita, relativamente alla bellezza, alla maternità e alla
tranquillità. Ebbene esse sono società incivili, società materialistiche e
barbare. E’ stolto e pericoloso per la civiltà umana imitarle! Perciò il problema
non è che la donna lavori o non lavori. Questo è uno sciocco modo
materialistico di porre la questione. Occorre che la società procuri il lavoro a
tutti i suoi individui abili e bisognosi, uomini e donne. Ma ogni individuo deve
lavorare nel campo che gli si confà, senza essere forzato sotto arbitrio a fare
ciò che non gli si addice. E’ sopruso e dispotismo che i bambini si trovino nelle
condizioni di lavoro degli adulti. E’ anche sopruso e dispotismo che la donna si
trovi nella condizione di lavoro degli uomini. La libertà è che ogni essere
umano apprenda le cognizioni che gli si confanno, e che lo qualificano ad un
lavoro che gli si addice. Invece il dispotismo è che l’essere umano apprenda le
cognizioni che non gli si confanno e lo conducono a un lavoro che non gli si
addice. Il lavoro che si confà all’uomo non è sempre quello che si addice alla
donna, e le cognizioni che si confanno al bambino non sono quelle che si
addicono all’adulto. Non vi è differenza nei diritti umani fra l’uomo e la donna
e fra l’adulto e il bambino, ma non vi è eguaglianza completa fra loro per i doveri cui devono assolvere.

Libya: Before and After Muammar Gaddafi

15 January 2020

Nine years after the military intervention, led by the North Atlantic Treaty Organization (NATO) to overthrow Colonel Muammar al-Gaddafi, Libya remains trapped in a spiral of violence involving armed groups, sectarian, ethnic groups and external interference that have led the country into absolute chaos.

Libyan leader Muammar Gaddafi attends a wreath-laying ceremony in Victory Square in central Minsk, November 3, 2008.

 

On Oct. 20, 2011, amid protests supported by the governments of the United States and the European Union, an armed uprising that plunged the country into a civil war, the Libyan leader was captured and brutally murdered by the rebels.

Being one of the most prosperous countries in the African continent, thanks to its vast oil fields, after the fall of Gaddafi, the North African country was divided between rival governments in the east and west, and among multiple armed groups competing for quotas of power, control of the country and its wealth.

Gaddafi ruled for 42 years, leading Libya to a significant advance in social, political and economic matters that were recognized and admired by many African and Arab nations at the time. Despite his controversial government, Gaddafi came to represent an important figure for anti-imperialist struggles for his position mainly against the U.S. and the policies carried out from Washington on the Middle East.

It is for this reason, his life and death became pivotal events in Libya and key to understand the current situation.

Libya Before Gaddafi

After World War II, Libya was ceded to France and the United Kingdom, and both countries linked it administratively to their colonies in Algeria and Tunisia.

However, the U.K. favored the emergence of a monarchy controlled by Saudi Arabia and endorsed by the U.N., the Senussi dynasty, which ruled the country since its “independence” in 1951 under the monarchy of King Idris I, who kept Libya in total obscurantism while promoting British economic and military interests.

When oil reserves were discovered in 1959, the exploitation of wealth did not translate into benefits for the people. According to political analyst Thierry Meyssan, during the monarchy, the nation was mired in backwardness in education, health, housing, social security, among others.

The low literacy rates were shocking, according to Meyssan, only 250,000 inhabitants of the four million could read and write.

But it was in 1969 that the Senussi dynasty was overthrown by a group of officers led by Colonel Muammar al-Gaddafi who proclaimed true independence and removed the dominant foreign forces from the country.

One of Gaddafi’s immediate policies was to share the benefits and wealth to all Libyans.

Libya With Gaddafi

Since Gaddafi took power, oil has been the main resource in the hands of the leader of the newly proclaimed Libyan Arab Republic. The triumph of the 1969 revolution marked a paradigm shift, moving the new government to use its oil income to boost redistributive measures among the population, generating a new model of economic and social development for the country.

According to analysts, among the measures of “economic sovereignty” which drove Gaddafi’s policies were the nationalization of various Western oil companies such as British Petroleum (BP) and the creation of the National Oil Corporation (NOC), which characterized the configuration of a more socialist model.

Throughout Gaddafi’s tenure, ambitious social programs were launched in the areas of education, health, housing, public works and subsidies for electricity and basic foodstuffs. These policies led to a substantial improvement in the living conditions of Libyans, from being one of the poorest countries in Africa in 1969 to being the continent’s leader in its Human Development Index in 2011.

In fact, the United Nations Development Programme (2010) considered Libya a high-development country in the Middle East and North Africa. This translated status meant a literacy rate of 88.4 percent, a life expectancy of 74.5 years, gender equality, among several other positive indicators.

 

At the national level, Gaddafi was able to deal with two central dilemmas characteristic of Libyan society, on the one hand, the difficulty of exercising control over the tribes, and, on the other, the fragmentation of society into diverse and sometimes opposite tribal and regional groups.

Gaddafi had the ability to hold together these territories with little connection to each other. It is estimated that there are about 140 tribes in the Libyan territory, each with different traditions and origins.

At the international level, Pan-Arabism should be highlighted with the confrontation opened to the United States due to the opposition that Gaddafi exerted on the influence of this country, reaching closer ties with other Arab countries to carry out common policies of rejection of Washington’s policies on the Middle East and Africa.

The Libyan leader worked to strengthen ties with neighboring countries such as Egypt, Morocco, Syria, Tunisia, Chad, among others, as well as maintaining close relations with countries like France and Russia. Gaddafi also connected with Latin American countries such as Venezuela and Cuba, which led him to cultivate an extensive network of contacts and uncomfortable influence for Europe and the U.S.

By the time of his killing, Libya had the highest GDP per capita and life expectancy on the continent. Fewer people lived below the poverty line than in the Netherlands.

The Fall of Gadaffi

The citizen protests that began in Tunisia in December 2010 (Arab Spring) arrived a month later in neighboring Libya, although in a different way, as the mass and popular demonstrations that characterized Tunisia and Egypt were not replicated. In contrast, in Benghazi, where the anti-Gaddafi movement focused, Islamists groups predominated.

Some political analysts agree that in Libya there was never a mass movement on a national scale like the other countries, nor was there popular support to overthrow Gaddafi’s government.

However, the uprisings in Benghazi were enough for the U.N. Security Council and NATO to intervene on behalf of the Responsibility to Protect (Resolution 1973) and launched a bombing campaign between March and October 2011 that had a decisive impact on the assassination of Gaddafi.

According to Meyssan, NATO’s interference in the internal affairs of Libya and the overthrow of Gaddafi were not the result of a conflict between Libyans but to a long-term regional destabilization strategy for the whole group the Middle East.

Nine years after his death, residents in the chaos-wracked country’s capital have grown to miss the longtime leader as the frustrations of daily life mount.

“I hate to say it but our life was better under the previous regime,” Fayza al-Naas, a 42-year-old pharmacist told AFP in 2015, referring to Gaddafi’s rule. A sentiment shared by many Libyans, including those who opposed him at some point.

The economically and socially stable Libya under the Gaddafi versus a fragmented country, without a government, devastated by attacks, bombings, and continuous clashes, is the result of the NATO invasion in 2011. A conclusion that many regret supporting almost a decade later.

Source: https://www.telesurenglish.net/analysis/Libya-Before-and-After-Muammar-Gaddafi-20200115-0011.html

Appello del Consiglio della tribù Gheddafi al Governo di Accordo Nazionale

Di Vanessa Tomassini.

Il Consiglio sociale della tribù Gheddafi (o Qaddafha) ha emesso un comunicato l’11 gennaio 2020 indirizzato al Governo di Accordo Nazionale, con base a Tripoli, con cui chiede alle autorità libiche di rispettare i giudizi e gli accordi intercorsi per il rilascio dei propri giovani detenuti nelle prigioni di Tripoli. “Possa Dio onnipotente testimoniare la nostra sincerità nel momento in cui affermiamo la nostra fiducia nell’integrità della magistratura libica, nonostante tutto ciò che è accaduto e sta accadendo, nonchè la nostra dipendenza dalla magistratura per accertare la verità, in particolare per quanto riguarda i casi dei detenuti che erano stati arrestati, sullo sfondo degli eventi del 2011. Grazie a Dio non siamo rimasti delusi da questa istituzione”.

Afferma il documento, aggiungendo che “il patriottismo è stato puntuale e aderisce ai principi di giustizia, nonostante tutti gli ostacoli che assediano le autorità, compresa la divisione e l’amara sofferenza con le milizie, oltre alle interferenze esterne nella questione relativa a quanto sta accadendo. Il Consiglio Sociale della tribù Gaddafa ha deciso di procedere con l’approccio legale. Il Consiglio sociale si è affidato a notabili e specialisti, per seguire i casi delle persone estranee ai fatti con le autorità competenti, in coordinamento con i consigli sociali delle tribù che li hanno detenuti. Abbiamo chiaramente sentito l’onestà nel trattare con noi dalla maggior parte degli organismi del Governo della Riconciliazione, oltre al rispetto e all’apprezzamento. Ciò ha comportato la risoluzione di molti casi e il rilascio di molti detenuti”.

Come anticipato da Speciale Libia, la dichiarazione conferma che “il più recente di questi sforzi è stato l’incontro tra il Consiglio sociale e il Ministro degli Interni, il cui obiettivo principale era discutere il fascicolo della tribù Gaddafa”. Il Consiglio aggiunge che “tuttavia, non abbiamo trovato una spiegazione convincente o una giustificazione legale per quanto segue: primo, la continua ingiusta detenzione del cittadino Saadi Muammar Gheddafi, la cui vita era nelle mani della milizia degli imam, che lo detiene arbitrariamente dopo la sentenza d’innocenza del tribunale emessa il 2 febbraio 2018, specialmente dopo che è stato recentemente trasferito dalla sua prigione della milizia della forza deterrente del Ministero degli Interni, secondo quanto riferito personalmente dal ministro degli Interni durante la riunione”.

“Secondo – prosegue, il Consiglio non ha trovato spiegazione per – l’incapacità di rilasciare Naji Harir al-Gheddafi, così come i suoi compagni coinvolti nello stesso caso. Terzo, perchè non rilasciare il cittadino Saad Masoud al-Gheddafi, nonostante l’emissione di una sentenza del tribunale di assoluzione su di lui, e completate tutte le procedure legali ad esso correlate. Quarto, la continua detenzione e ritardo nel contenzioso riguardante i cittadini Ahmed Mohamed Ibrahim Gheddafi, Mansour Daw Ibrahim Al-Gheddafi, Walid Abdel-Qader Denon Al-Gheddafi, Attia Mujahid Faraj Al-Gheddafi”. Il Consiglio sociale dei Gheddafi non comprende i perchè di questi ritardi visto e considerato che la Corte Suprema ha deciso di accogliere i ricorsi contro le sentenze emesse, “che sono state riesaminate di nuovo e alla luce delle circostanze anormali in cui sono state condotte, le indagini, le torture, le accuse maligne e le confessioni ottenute con la forza, ha rivelato che alcun crimine era stato commesso”.

Il Consiglio conclude invitando “tutte le autorità competenti del Governo di Al-Wefaq a desistere dalla politica di discriminazione praticata contro di noi, a rispettare i giudizi e ad agire di conseguenza. A liberare i nostri figli innocenti o a informarci sulle reali ragioni alla base della loro continuata ingiusta detenzione, in violazione delle disposizioni di legge”. Il Consiglio tribale ricorda alle autorità del Governo di Accordo Nazionale, guidato dal premier Fayez al-Serraj, che le sue autorità competenti “hanno la responsabilità di eventuali danni nei loro confronti, nelle circostanze dell’attuale guerra”.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/01/14/appello-del-consiglio-della-tribu-gheddafi-al-governo-di-accordo-nazionale/?fbclid=IwAR1QTzmJyAX8NNqzM9nzdY8HdcoAmq__hC1LLwmCFk43IJ5MEqXhMlODMGU

La Francia manipolata

Proseguiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi. In questo episodio l’autore ci mostra come la Francia post-coloniale sia stata reclutata da Regno Unito e Stati Uniti per unirsi alle loro guerre contro Libia e Siria. Queste due potenze l’hanno però tenuta all’oscuro del progetto “primavera araba”. Troppo impegnati a sottrarre fondi, i dirigenti francesi non si sono accorti di nulla. Quando si sono resi conto di essere stati esclusi dalla progettazione, la loro reazione è stata puramente comunicazionale: hanno tentato di farsi passare per gli ammiragli dell’operazione, senza preoccuparsi delle conseguenze dei maneggi dei partner.

| Damasco (Siria)

Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.

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Il Regno Unito ha manipolato la Francia trascinandola nelle proprie avventure in Medio Oriente Allargato, senza rivelarle che vi si stava preparando, insieme agli Stati Uniti, sin dal 2005.

LA PREPARAZIONE DELLE INVASIONI IN LIBIA E SIRIA

Ancor prima dell’ufficializzazione della nomina da parte del Senato, il futuro segretario di Stato Hillary Clinton contatta Londra e Parigi per condurre una doppia operazione militare nel “Grande Medio Oriente”. Dopo il fiasco in Iraq, Washington reputa impossibile utilizzare le proprie truppe per un’operazione del genere. Dal suo punto di vista, è giunto il momento di rimodellare la regione – ossia ridisegnare gli Stati i cui confini erano stati definiti nel 1916 dagli imperi inglese, francese e russo (la “Triplice Intesa”) – per imporre linee di demarcazione favorevoli agli interessi degli Stati Uniti. L’accordo è noto con il nome dei delegati inglese e francese Sykes e Picot (il nome dell’ambasciatore Sazonov è stato “dimenticato” a causa della rivoluzione russa). Ma come convincere Londra e Parigi a mettere in discussione il proprio patrimonio se non promettendo di concedere loro di ricolonizzare la regione? Da qui la teoria della “leadership da dietro le quinte” (leading from behind). Tale strategia viene confermata dall’ex ministro degli Esteri di Mitterrand, Roland Dumas, che dichiarerà in TV di essere stato contattato da inglesi e statunitensi, nel 2009, per sapere se l’opposizione in Francia fosse a favore di un nuovo piano coloniale.

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Su istigazione degli Stati Uniti, Francia e Regno Unito firmano gli accordi di Lancaster House. Una clausola segreta prevede la conquista di Libia e Siria. l’opinione pubblica tuttavia ignora l’accordo tra Londra e Washington sulle future “primavere arabe”.

Nel novembre 2010 – ossia prima della cosiddetta “Primavera araba” – David Cameron e Nicolas Sarkozy firmano a Londra gli accordi di Lancaster House [1]. Ufficialmente, è un modo per creare sinergie tra gli elementi della Difesa – anche nucleari – e poter realizzare economie di scala. Benché sia un’idea decisamente bizzarra, alla luce degli interessi divergenti dei due paesi, l’opinione pubblica non capisce cosa si stia tramando. Uno degli accordi riunisce le “forze di proiezione” – da intendersi come forze coloniali – delle due nazioni.

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Operazione “Southern Mistral”: lo strano logo del Comando delle operazioni aeree. Il reziario non protegge l’uccello della libertà, bensì lo imprigiona nella rete.

Un allegato agli accordi precisa che il corpo di spedizione franco-britannica avrebbe condotto la più grande esercitazione militare congiunta nella storia dei due paesi – tra il 15 e il 25 marzo 2011 – sotto il nome di “Southern Mistral”. Il sito web della Difesa specifica che lo scenario di guerra prevede un bombardamento a lungo raggio per aiutare le popolazioni minacciate da “due dittatori del Mediterraneo”.

È proprio il 21 marzo che AFRICOM e CENTCOM – comandi regionali delle forze armate statunitensi – scelgono come data per l’attacco congiunto di Francia e Regno Unito nei confronti di Libia e Siria [2]. È il momento giusto, gli eserciti anglo-francesi sono pronti. Visto che le cose non vanno mai come previsto, la guerra contro la Siria viene rimandata e Nicolas Sarkozy – nel tentativo di colpire per primo – ordina alle sue forze di attaccare solamente la Libia, il 19 marzo, con l’operazione “Harmattan” (traduzione in francese di “Southern Mistral”).

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L’ex compagno di Gheddafi, Nuri Massud El-Mesmari, ha disertato il 21 ottobre 2010. Si è messo sotto la protezione dei servizi segreti francesi.

La Francia crede di avere un asso nella manica: il capo del protocollo libico Nuri Masud al-Masmari, che ha disertato e chiesto asilo a Parigi. Sarkozy è convinto che l’uomo sia un confidente del colonnello Gheddafi e che possa aiutarlo a identificare chi è pronto a tradirlo. Purtroppo, il “chiacchierone” conosceva gli impegni del colonnello, ma non partecipava alle riunioni [3].

Pochi giorni dopo la firma degli accordi di Lancaster House, una delegazione commerciale francese si reca in visita alla Fiera di Bengasi con funzionari del Ministero dell’Agricoltura, i capi di France Export Céréales e France Agrimer, i dirigenti di Soufflet, Louis Dreyfus, Glencore, Cani Céréales, Cargill e Conagra. Lì gli agenti della DGSE che li accompagnano incontrano in segreto alcuni militari per preparare un colpo di Stato.

Avvertita dagli Stati Uniti, Tripoli arresta i traditori il 22 gennaio 2011. I libici credono di essere protetti dalla nuova alleanza con Washington, quando dall’America si stanno invece preparando a condannarli a morte. I francesi, dal canto loro, si ritrovano costretti a tornare all’ombra del Grande Fratello statunitense.

Mentre i francesi si adoperano per predisporre l’invasione della Libia, gli statunitensi avviano la loro operazione, di portata decisamente superiore rispetto a quanto comunicato al loro agente Sarkozy. Non si tratta soltanto di detronizzare Muammar Gheddafi e Bashar al-Assad – come in effetti gli avevano fatto credere –, ma tutti i governi laici in vista di una sostituzione con i Fratelli musulmani. Iniziano così dagli Stati amici (Tunisia ed Egitto), lasciando gli inglesi e i francesi a occuparsi dei nemici (Libia e Siria).

Il primo focolaio si accende in Tunisia. In risposta al tentato suicidio di un venditore ambulante – Mohamed Bouazizi, il 17 dicembre 2010 – esplodono proteste contro gli abusi della polizia e, successivamente, contro il governo. La Francia, che crede siano state spontanee, si offre di dotare la polizia tunisina di attrezzature antisommossa.

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Nicolas Sarkozy e Michèle Alliot-Marie, all’oscuro del progetto anglosassone delle “primavere arabe”, mentre in Tunisia sta iniziando la “rivoluzione dei gelsomini”, negoziano con la famiglia del presidente Ben Ali la vendita di un aereo ufficiale, di cui si sono appropriati.

Nicolas Sarkozy e il ministro degli Interni Michèle Alliot-Marie nutrono piena fiducia in Zine El-Abidine Ben Ali, con il quale intrattengono “affari” personali. Dopo essersi fatti costruire ed equipaggiare un Airbus A330 come aereo presidenziale, hanno rivenduto i due vecchi velivoli destinati ai viaggi ufficiali. Uno degli A319 CJ è stato oscuramente rimosso dagli inventari e ceduto alla società tunisina Karthago Airlines, di proprietà di Aziz Miled e Belhassen Trabelsi (fratello della moglie di Ben Ali) [4]. Nessuno sa chi sia stato il fortunato beneficiario della transazione. Dopo la fuga del presidente Ben Ali, il velivolo sarà recuperato e venduto a una società di Singapore e, successivamente, alla Turchia.

Mentre si occupano della sua protezione, Nicolas Sarkozy e la Alliot-Marie restano increduli quando ricevono la richiesta del presidente Ben Ali di atterrare e rifugiarsi a Parigi. L’Eliseo fa appena in tempo ad annullare l’invio di un aereo cargo per il trasporto delle attrezzature di polizia che sono state promesse – aereo che sta aspettando sulla pista a causa delle lungaggini burocratiche della dogana – e quindi ad allontanare l’aereo del presidente decaduto dal suo spazio aereo.

Nel frattempo, in Egitto, l’ingegnere informatico Ahmed Maher e la blogger islamista Esraa Abdel Fattah invitano a manifestare contro il presidente Hosni Mubarak il 25 gennaio 2011, “giorno della rabbia”. Subito sostenuti dalla televisione del Qatar, Al Jazeera, e dai Fratelli musulmani, danno il via a un movimento che, con l’aiuto delle ONG della CIA, destabilizza il regime. Le manifestazioni si svolgono ogni venerdì – all’uscita dalle moschee –, a partire dal 28 gennaio, sotto il comando dei serbi “addestrati” dal promotore delle “rivoluzioni colorate”, Gene Sharp. L’11 febbraio Nicolas Sarkozy scopre da una telefonata del proprio patrigno – l’ambasciatore statunitense Frank G. Wisner – che, su istruzione della Casa Bianca, ha convinto il generale Mubarak a ritirarsi.

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Arrivato per partecipare alla riunione di lancio delle “primavere arabe” di Libia e Siria, il

La CIA organizza allora un incontro segreto al Cairo dove il presidente Sarkozy invia una delegazione che comprende il lobbista Bernard-Henri Lévy, ex amante di Carla Bruni e Ségolène Royal. Il Fratello musulmano Mahmud Gibril, il secondo uomo del governo libico a entrare nel locale, ne esce come capo dell’“opposizione al tiranno”. Tra i siriani presenti si annoverano, in particolare, Malik al-Abdah (già della BBC, ha creato Barada TV con il denaro della CIA e del Dipartimento di Stato) e Ammar al-Qurabi (membro di una serie di associazioni di difesa dei diritti umani e fondatore di Orient TV) [5].

È appena iniziata la guerra contro Libia e Siria.

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Mostrandosi sulla piazza Verde di Tripoli il 25 febbraio 2011, Gheddafi denuncia un attacco alla Libia da parte dei terroristi di Al Qaeda e proclama fieramente che, insieme al popolo, si batterà fino alla fine, pronto a far scorrere “fiumi di sangue” e a sacrificare sé stesso. Annuncia che saranno distribuite armi ai cittadini per difendere la patria in pericolo. La propaganda atlantista lo accuserà di voler far scorrere il sangue del popolo libico.

L’INIZIO DELLA GUERRA CONTRO LA LIBIA

La stampa occidentale assicura che la polizia libica ha represso una manifestazione a Bengasi, il 16 febbraio 2011, sparando sulla folla. Così il paese insorge – riporta sempre la stampa – e le autorità sparano su qualsiasi cosa si muova. Dal paese cercano di fuggire circa 200 mila lavoratori immigrati, che le TV mostrano in attesa ai valichi di frontiera. Muammar Gheddafi – che appare tre volte sullo schermo – parla senza mezzi termini di un’operazione architettata da Al Qaida, dicendosi disposto a morire da martire. Poi denuncia la distribuzione di armi al popolo per versare “fiumi di sangue”, sterminare questi “ratti” e proteggere il paese. Le frasi, estrapolate dal contesto originale, vengono diffuse dalle reti occidentali, che le interpretano come un annuncio non della lotta al terrorismo, ma della repressione di una presunta rivoluzione.

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Presi dal panico, gli operai neri dell’Est della Libia cercano di fuggire prima che la Jamahiriya sia rovesciata. Sono convinti che, ove gli Occidentali ristabilissero il vecchio regime, sarebbero ridotti in schiavitù. Secondo l’ONU, si riversano alle frontiere in decine di migliaia.

A Ginevra, il 25 febbraio, il Consiglio delle Nazioni Unite ascolta con sgomento la testimonianza della Lega libica per i diritti umani. Il dittatore è impazzito e “massacra il suo popolo”. Anche l’ambasciatore del Pakistan ne denuncia la violenza. Di colpo, la delegazione ufficiale libica entra nella stanza, conferma le testimonianze e si dichiara solidale con i concittadini contro il dittatore. Viene approvata una risoluzione, poi trasmessa al Consiglio di sicurezza [6], che adotta nell’immediato la Risoluzione 1970 [7], sotto il capitolo VII della Carta che autorizza l’uso della forza, stranamente pronta da diversi giorni. La questione viene posta all’esame della Corte penale internazionale e la Libia finisce sotto embargo. Quest’ultima misura è immediatamente adottata ed estesa all’Unione Europea. In anticipo rispetto agli altri paesi occidentali, Sarkozy dichiara: “Gheddafi deve andarsene!”.

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L’ex ministro della Giustizia, Musfafa Abdel Gelil, (qui con BHL), che aveva fatto torturare le infermiere bulgare, diventa capo del governo provvisorio.

Il 27 febbraio gli insorti a Bengasi creano il Consiglio nazionale di transizione libico (CNLT), mentre, lasciando Tripoli, il ministro della Giustizia, Mustafa Abdel Gelil, crea un governo provvisorio. Entrambi gli organi, controllati dai Fratelli musulmani, si uniscono per dare un’apparenza di unità nazionale. Subito le bandiere dell’ex re Idris spuntano a Bengasi [8]. Da Londra, suo figlio S.A. Mohammed El Senussi si dice pronto a regnare.

Non riuscendo a convincere tutti i membri del CNLT ad appellarsi agli occidentali, Abdel Gelil nomina un Comitato di crisi che gode di pieni poteri ed è presieduto dall’ex numero due del governo di Gheddafi, Mahmud Gibril, di ritorno dal Cairo.

A Parigi si ammira il modo in cui Washington gestisce gli eventi. Eppure, contraddicendo le informazioni provenienti da Bengasi e dalle Nazioni Unite, diplomatici e giornalisti a Tripoli assicurano di non presagire nulla che possa far pensare a una rivoluzione. Ma poco importa la verità, se le apparenze sono propizie. E così il “filosofo” Bernard-Henri Lévy persuade i francesi che la causa è giusta, assicurandosi di aver convinto lo stesso presidente della Repubblica a impegnarsi per la libertà dopo l’incontro con i libici “rivoluzionari”.

L’esercito francese preleva Mahmud Gibril e lo conduce a Strasburgo, dove egli chiede al Parlamento europeo l’intervento “umanitario” occidentale. Il 10 marzo Nicolas Sarkozy e il premier inglese David Cameron scrivono al presidente dell’Unione Europea per chiedere di riconoscere il CNLT al posto del “regime” e per imporre una no-fly zone [9]. Con perfetta coordinazione, il deputato verde francese Daniel Cohn-Bendit – agente d’influenza degli Stati Uniti dal maggio ’68 – e il liberale belga Guy Verhofstadt, riescono – il giorno stesso – a far adottare dal Parlamento europeo una risoluzione che denuncia il “regime” di Gheddafi e invita a prendere il controllo dello spazio aereo libico per proteggere la popolazione civile dalla repressione del dittatore [10]. Sempre lo stesso giorno, il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, rende noto il lavoro in corso sugli strumenti tecnici necessari per l’attuazione della no-fly zone.

Il 12 marzo la Lega araba vota a favore della no-fly zone nonostante l’opposizione di Algeria e Siria.

Unica stonatura in questo concerto unanime è la Bulgaria che, memore del fatto che Abdel Gelil aveva coperto le torture alle infermiere bulgare e al medico palestinese, rifiuta di riconoscere il CNLT. Da parte sua, l’Unione africana è fortemente contraria a qualsiasi intervento militare straniero.

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Il Libro Verde di Muammar Gheddafi.

La Jamahiriya Araba Libica è organizzata secondo i principi del Libro Verde di Muammar Gheddafi, estimatore dei socialisti libertari francesi del XIX secolo, Charles Fourier e Pierre-Joseph Proudhon. Il colonnello ha così ipotizzato uno Stato minimo che si rivela però incapace di difendere il popolo dagli eserciti imperialisti. Inoltre, ha affidato allo Stato il compito di soddisfare le aspirazioni dei beduini: un mezzo di trasporto, casa e acqua gratis. Così ognuno possiede un’auto propria, mentre il trasporto pubblico è di fatto riservato agli immigrati. In occasione del matrimonio, a ciascuno viene donato un appartamento, ma talvolta è necessario aspettare tre anni prima che la casa sia costruita, per poi potersi sposare. Si eseguono enormi lavori per attingere acqua da falde millenarie nelle profondità del deserto. Nel paese regna la prosperità, il tenore di vita è il più alto rispetto a tutto il continente africano. Ma, in materia di istruzione, si fa molto poco: anche se le università sono gratuite, la maggior parte dei ragazzi lascia presto gli studi. Muammar Gheddafi ha sottovalutato l’influenza delle tradizioni tribali: tre milioni di libici conducono una vita agiata, mentre due milioni di immigrati africani e asiatici sono al loro servizio.

Il 19 marzo si incontrano a Parigi 18 nazioni (Germania, Belgio, Canada, Danimarca, Emirati Arabi Uniti, Spagna, Stati Uniti, Francia, Grecia, Italia, Iraq, Giordania, Marocco, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Qatar e Regno Unito) e 3 organizzazioni internazionali (Lega araba, Unione Europea e ONU) per annunciare l’intervento militare imminente [11]. Poche ore dopo, la Francia scavalca i partner e attacca per prima.

In Siria la situazione è diversa e procede più lentamente. Gli appelli a manifestare del 4, 11, 18 e 25 febbraio e del 4 e 11 marzo a Damasco non sortiscono alcun effetto. Anzi, è in Yemen e in Bahrein che il popolo scende in piazza senza alcun invito.

Nello Yemen i Fratelli musulmani – tra cui la giovane Tawakkul Karman, che in seguito vincerà il Nobel per la Pace – danno il via a una “rivoluzione”. Ma, come nel caso della Libia, il paese si fonda su un’organizzazione tribale, per cui non è possibile disporre di una lettura prettamente politica degli eventi.

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Nicolas Sarkozy dà istruzioni a Alain Bauer per contrastare la rivoluzione in Bahrein.

Su richiesta del re del Bahrein, l’esercito saudita arriva nel minuscolo regno che ospita la V Flotta statunitense per “ristabilire l’ordine”. Il Regno Unito invia il torturatore Ian Anderson, che aveva fatto meraviglie nella gestione della repressione in epoca coloniale – ossia, prima del 1971 – mentre, per riorganizzare la polizia, la Francia invia Alain Bauer, consigliere per la sicurezza del presidente Sarkozy ed ex responsabile per l’Europa della NSA statunitense in Europa ed ex gran maestro del Grand Orient de France [12].

Il caos si propaga per contagio, ma resta ancora da far credere che siano stati i popoli a ispirarlo e che l’obiettivo sia l’instaurazione della democrazia.

(Segue…)

Traduzione
Alice Zanzottera
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

La traduzione italiana del libro è disponibile in versione cartacea.

[1] « Déclaration franco-britannique sur la coopération de défense et de sécurité », Réseau Voltaire, 2 novembre 2010.

[2] “Washington cerca il sopravvento con “l’alba dell’odissea” Africana”, di Thierry Meyssan, Traduzione di Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 20 marzo 2011.

[3] “Sarkozy manovra la rivolta libica”, di Franco Bechis, Libero, 23 marzo 2011.

[4] « Un avion présidentiel dans la 4e dimension », par Patrimoine du Peuple, Comité Valmy , Réseau Voltaire, 6 mars 2011.

[5] Rapporto dell’intelligence estera libica.

[6] « Résolution du Conseil des droits de l’homme sur la situation en Libye », Réseau Voltaire, 25 février 2011.

[7] « Résolution 1970 et débats sur la Libye », Réseau Voltaire, 26 février 2011.

[8] « Quand flottent sur les places libyennes les drapeaux du roi Idris », par Manlio Dinucci, Traduction Marie-Ange Patrizio, Réseau Voltaire, 1er mars 2011.

[9] « Lettre conjointe de Nicolas Sarkozy et David Cameron à Herman Van Rompuy sur la Libye », par David Cameron, Nicolas Sarkozy, Réseau Voltaire, 10 mars 2011.

[10] « Résolution du Parlement européen sur le voisinage sud, en particulier la Libye », Réseau Voltaire, 10 mars 2011.

[11] « Déclaration du Sommet de Paris pour le soutien au peuple libyen », Réseau Voltaire, 19 mars 2011.

[12] « La France impliquée dans la répression des insurrections arabes », Réseau Voltaire, 3 mars 2011.

Ad otto anni dall’assassinio di Muammar Gheddafi

Scritto da Enrico Vigna

20 OTTOBRE 2011 – 20 OTTOBRE 2019  –   Per NON dimenticare

 

“Il Colonnello Gheddafi e’ stato il piu’ grande combattente per la liberta’ dei popoli, del nostro tempo”. Nelson Mandela, un uomo che di liberta’…se ne intendeva!

Le sue ULTIME VOLONTA’

In nome di Dio clemente e misericordiosoQuesta è la mia volontà. Io, Muammar bin Mohammad bin Abdussalam bi Humayd bin Abu Manyar bin Humayd bin Nayil al Fuhsi Gaddafi, giuro che non c’è altro Dio che Allah e che Maometto è il suo profeta, la pace sia con lui. Mi impegno a morire come un musulmano.

Se dovessi essere ucciso, vorrei:

Non essere lavato alla mia morte ed essere interrato secondo il rito islamico ed i suoi insegnamenti, con i vestiti che portavo al momento della mia morte. Essere sepolto nel cimitero di Sirte, a fianco della mia Famiglia e della mia Tribù. Vorrei che la mia famiglia, soprattutto donne e bambini, fossero trattati bene dopo la mia morte. Vorrei che il Popolo Libico salvaguardi la propria identità, le sue realizzazioni, la sua storia e l’immagine onorevole dei suoi antenati e dei suoi eroi, e che non sia intaccato nell’essenza di Uomini Liberi.

Il popolo libico non dovrebbe dimenticare i sacrifici delle persone libere e migliori. Invito i miei sostenitori a continuare la resistenza, e a combattere qualsiasi aggressore straniero della Libia, oggi, domani e sempre.

I popoli liberi del mondo devono sapere che avremmo potuto contrattare e svendere la nostra causa in cambio di una vita personale sicura e agiata. Abbiamo ricevuto molte offerte in questo senso, ma abbiamo scelto di essere al nostro posto, al fronte a combattere, come simboli del dovere e dell’onore. Anche se noi non vinceremo oggi, offriremo una lezione alle generazioni future perche’ esse possano vincere domani, perchè la scelta di proteggere la nazione è un onore e la sua svendita sarebbe il più grande tradimento, che la storia ricorderebbe per sempre.

Che sia trasmesso il mio saluto ad ogni membro della mia famiglia ed ai fedeli della Jamahiriya, nonché ai fedeli che ovunque nel mondo ci hanno sostenuti con il loro cuore.

Che la pace sia con voi tutti.         

Mouammar El Kadhafi          

Sirte, 17/10/2011

–  ( da BBC )  –

                                                                                                             

Muammar Gheddafi, Leader della Rivoluzione: un testamento storico e politico

“ In nome di Allah, il Benevolo, il Misericordioso …

 Per 40 anni, o magari di più, non ricordo, ho fatto tutto il possibile per dare alla gente case, ospedali, scuole, e quando aveva fame, gli ho dato da mangiare convertendo anche il deserto di Bengasi in terra coltivata.

 Ho resistito agli attacchi di quel cowboy di nome Reagan, anche quando uccise mia figlia, orfana adottata, mentre in realtà cercando di uccidere me, tolse la vita a quella povera ragazza innocente.

Successivamente aiutai i miei fratelli e le mie sorelle d’Africa soccorrendo economicamente l’Unione africana, ho fatto tutto quello che potevo per aiutare la gente a capire il concetto di vera democrazia in cui i Comitati Popolari guidavano il nostro paese; ma non era mai abbastanza, qualcuno me lo disse, tra loro persino alcuni che possedevano case con dieci camere, nuovi vestiti e mobili, non erano mai soddisfatti, così egoisti che volevano di più, dicendo agli statunitensi e ad altri visitatori che avevano bisogno di “democrazia” e “libertà”, senza rendersi conto che era un sistema crudele, dove il cane più grande mangia gli altri.

Ma quelle parole piacevano, e non si resero mai conto che negli Stati Uniti, non c’erano medicine gratuite, né ospedali gratuiti, nessun alloggio gratuito, nè l’istruzione gratuita o pasti gratuiti, tranne quando le persone devono chiedere l’elemosina formando lunghe file per ottenere un zuppa; no, non era importante quello che facevo, per alcuni non era mai abbastanza.

Altri invece, sapevano che ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che abbiamo avuto dai tempi di Saladino, che rivendicò il Canale di Suez per il suo popolo come io rivendicai la Libia per il mio; sono stati i suoi passi quelli che ho provato a seguire per mantenere il mio popolo libero dalla dominazione coloniale, dai ladri che volevano derubarci.

Adesso la maggiore forza nella storia militare mi attacca; il mio figliuolo africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, prendere le nostre case gratuite, la nostra medicina gratuita, la nostra istruzione gratuita, il nostro cibo gratuito e sostituirli con il saccheggio in stile statunitense, chiamato “capitalismo”, ma tutti noi del Terzo Mondo sappiamo cosa significa: significa che le corporation governano i paesi, governano il mondo, e la gente soffre, quindi non mi rimangono alternative, devo resistere.

E se Allah vuole, morirò seguendo la sua via, la via che ha arricchito il nostro paese con terra coltivabile, cibo e salute e ci ha permesso di aiutare anche i nostri fratelli e sorelle africani ed arabi a lavorare con noi nella Jamahiriya libica.

Non voglio morire, ma se succede per salvare questo paese, il mio popolo e tutte le migliaia che sono i miei figli, così sia.

 

Che questo testamento sia la mia voce di fronte al mondo: che ho combattuto contro gli attacchi dei crociati della NATO, che ho combattuto contro la crudeltà, contro il tradimento, che ho combattuto l’Occidente e le sue ambizioni coloniali, e che sono rimasto con i miei fratelli africani, i miei veri fratelli arabi e musulmani, come un faro di luce, quando gli altri stavano costruendo castelli.

Ho vissuto in una casa modesta ed in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non spesi follemente il nostro tesoro nazionale, e, come Saladino, il nostro grande leader musulmano che riscattò Gerusalemme all’Islam, presi poco per me.

In Occidente, alcuni mi hanno chiamato “pazzo”, “demente”, però conoscono la verità, ma continuano a mentire ; sanno che il nostro paese è indipendente e libero, che non è in mani coloniali, che la mia visione, il mio percorso è, ed è stato chiaro per il mio popolo : lotterò fino al mio ultimo respiro per mantenerci liberi, che Allah Onnipotente ci aiuti a rimanere fedeli e liberi,                                           

Colonnello Muammar Gheddafi, 5 aprile 2011

 

(Tradotto dal Professor Sam Hamod – Information Clearing House)  –  5 aprile 2011

         

Libia: a otto anni dalla “liberazione”. Cosa ha portato la guerra della NATO?           

A otto anni dalla “liberazione” dal “regime” di Gheddafi, imposta dalla cosiddetta “ coalizione dei volonterosi” occidentale ( leggasi, al di là di retoriche e demagogie, paesi aggressori e NATO) può essere illuminante, per capire di quante menzogne e falsità mediatiche ci nutrono, fare un punto sulla situazione nel paese e sul livello di violenza e terrore nella realtà della vita quotidiana del popolo libico. Soprattutto può aiutare a riflettere sulle manipolazioni usate per fare le “guerre umanitarie” e per i diritti umani, e appurarne i risultati nel concreto della vita dei popoli.

Un paese in una situazione di caos generalizzato e caduto in una devastazione sociale che Gheddafi aveva predetto, scivolato inesorabilmente verso la guerra civile.
La Libia di oggi è un territorio senza più alcuna legalità, sprofondato in una logorante guerra civile, controllato da attori esterni. Questo a detta di osservatori  internazionali, esperti, giornalisti, testimoni sul campo e persino ONG come Human Right Watch, anche l’ONU negli ultimi rapporti redatti dalla sua missione in Libia (UNSMIL), ha denunciato l’uso sistematico della tortura, dello stupro, di omicidi, di indicibili e feroci atrocità perpetrate nelle prigioni e nei siti a disposizione delle milizie e delle bande criminali che controllano il paese, usati. Un paese teatro di una guerra tra un governo fantasma, quello di Al Sarraj, posizionato su una portaerei, stante l’insicurezza della capitale, e sostenuto da bande criminali jiahdiste che si sono insediate in alcune aree e non sono disposte a cedere i loro poteri banditeschi, e il governo di Tobruk in Cirenaica, guidato dal generale Haftar col suo Esercito Nazionale Libico e un governo laico, che da alcuni mesi ha circondato la capitale libica, ma ancora non è riuscito a spazzare via il governo tripolino, anche a causa del sostegno internazionale delle potenze occidentali che lo sostengono.

Ogni milizia ha creato una ”giustizia privata”, ogni gruppo di mercenari possiede una prigione privata dove rinchiudere e torturare i propri detenuti, oltre a sfruttare le risorse libiche di cui si sono impadronite.

Queste centinaia di piccole bande e milizie che gestiscono il potere anche solo su quartieri o piccoli villaggi rendono la vita alla popolazione un inferno. Infatti impongono leggi loro, vessazioni, tassazioni inique, violenze sistematiche. Si può immaginare la quotidianità e la vita dei civili e delle famiglie libiche.

Altrochè diritti umani, libertà o democrazia, l’unico obiettivo della NATO e dell’occidente era la distruzione della Jamahiriya araba, libica e socialista e del suo leader, non assoggettati agli interessi economici e militari occidentali; la loro vera colpa  era di cominciare a richiedere il pagamento del petrolio non più in dollari ma in oro; cercare di fondare una nuova moneta comune africana aurea, chiamata “Dinaro africano; oppure il finanziamento con i guadagni del petrolio libico, di un Fondo Monetario Africano, liberando così i paesi africani e poveri del mondo, dallo strozzinaggio del Fondo Monetario Internazionale? O forse la continua e intensa campagna gheddafiana che era intesa a rafforzare e consolidare sotto tutti gli aspetti ( politici, economici, militari e culturali) l’Unità Africana come strumento fondamentale di difesa e di emancipazione dei paesi africani?

 

Una vera e propria balcanizzazione e parcellizzazione della Libia, senza regole o leggi statali rispettate da alcuno, un paese dove non si è potuto varare neanche una Costituzione.

Dalle donne alla popolazione nera, dai lealisti della Jamahiriya ai cristiani, dagli stranieri ai non praticanti dell’islam più fondamentalista, tutti loro oggi in Libia sono perseguiti, vessati, possibili obiettivi di queste bande che hanno in mano la nuova Libia, sotto la copertura “legale” di governo fantasma. Ma tutto questo ormai non interessa più a nessuno, in primis a coloro che premevano sul governo italiano di allora, della assoluta necessità di intervenire per “liberare” il popolo libico, come in Afghanistan, in Iraq, in Jugoslavia, in Somalia, in Yemen, poi in Siria. Da buoni “grilli parlanti”, vivono tranquilli una vita al caldo, con internet, vacanze, crisi personali o psicologiche passeggere, qualche problema di denaro, mai abbastanza per loro vite agiate. Come mi disse una vecchia amica jugoslava: “ma perchè si occupano di noi, del nostro paese, dei nostri problemi, dei nostri governi…sono un problema nostro, non di intellettuali, giornalisti, politici o pacifisti italiani o occidentali. Forse non avete  problemi e cercate una occupazione?”.

Il 17 marzo 2011, il Consiglio di sicurezza, con la risoluzione 1973, aveva autorizzato la NATO ad intervenire “per proteggere i civili e le aree civili sotto minaccia di attacco in Libia.”

Misuriamo il successo della missione della NATO consultando i dati:

Nel 2010, sotto il “regime di Muammar al-Gaddafi” c’erano in Libia:
3.800.000 libici
2,5 milioni di lavoratori stranieri
6,3 milioni di abitanti.

Oggi,
1.900.000 di libici sono in esilio mentre ,
2,5 milioni di immigrati hanno lasciato il paese per sfuggire alle aggressioni razziste.
Sono rimaste circa 1,8 milioni di persone.  

Secondo il  Rapporto annuale Mondiale sulla schiavitù “ Slavery Global Index “, in Libia nel 2018  sono documentati  i casi di 48.000 persone che vivono come schiavi moderni nel paese, quasi 100.000 sono in una condizione di semi o probabile schiavitù. Secondo questo Rapporto oggi la Libia è classificata come il paese dove si ha la maggiore presenza di  “schiavitù” di tutto il  Nord Africa. Questo rapporto annuale è prodotto dalla “Walk Free Foundation” una fondazione antischiavista, che ha collocato la Libia al 68° posto in una lista di 162 paesi inclusi nello studio, che definisce anche la figura delle moderne figure di schiavitù di una popolazione. Essa assume molte forme ed è conosciuta con molti nomi, spiegano i responsabili del rapporto. “Sia che si tratti di traffico di esseri umani o di lavoro forzato, di schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, le vittime della schiavitù moderna vedono negata la propria libertà e sono usati, controllati e sfruttati da un’altra persona o organizzazione a scopo di lucro, di sesso  o per l’esercizio del dominio o del potere

 

Ma in Libia, dopo oltre otto anni è ancora ben presente il fantasma di Gheddafi e le radici della Jamahiriya

Quando la NATO ha ucciso Gheddafi e occupato il paese nel 2011, speravano che il potere socialista della Jamahiriya che l’aveva guidata sarebbe morto e sepolto. Una speranza che presto sarebbe stata smantellata.
Ci sono stati diversi momenti durante la distruzione della Libia da parte della NATO che avrebbero dovuto coronare simbolicamente la supremazia occidentale sulla Libia e le sue istituzioni e, di conseguenza, su tutti i popoli africani e arabi: ad esempio la “caduta di Tripoli” nel mese di agosto 2011. Cameron e Sarkozy facevano discorsi di vittoria il mese successivo; il linciaggio di Muammar Gheddafi è venuta subito dopo. Oltre a questo, la condanna a morte che fu emessa contro il figlio di Gheddafi,  Saif al-Gheddafi nel 2015. Ma questa mossa è rimasta insoluta, dopo che Saif era stato catturato dalla milizia di  Zintan, poco dopo che suo padre e suo fratello erano stati uccisi dagli squadroni della morte della NATO alla fine del 2011. Ma il 12 aprile 2016 Saif fu liberato in conformità con una legge di amnistia approvata dal parlamento di Tobruk l’anno precedente. E da allora Saif al Gheddafi, successore politico designato di Muammar Gheddafi e riconosciuto da tutte le grandi Tribù libiche come un leader in grado di ricomporre e unire la Libia e far cessare l’occupazione straniera e la guerra civile, compito al quale da allora si è dedicato, girando in clandestinità le varie regioni libiche per ottenere il mandato di guidare una nuova Libia, riscattando questa realtà di oggi devastata e cruenta.
La cosa più importante circa la sua liberazione, favorita e possibile grazie al generale Haftar, e (questo è innegabile e non va nascosto) al di là di tutte le altre contraddizioni rappresentate dal capo dell’ENL, è quello che essa rappresenta: il riconoscimento, da parte delle nuove autorità elette della Libia, che non c’è futuro per la Libia senza il coinvolgimento del movimento della Jamahiriya e dei suoi legami profondi nella popolazione libica. E infatti se ci saranno future elezioni Saif si è già detto disposto a presentarsi alle elezioni.

 

 

Noi non ci arrenderemo. Noi vinceremo o moriremo, perché questa non è la fine! Voi ci combatterete, ma dovrete combattere anche le nostre future generazioni,fino a che la Libia non sarà libera!     

A cura di Enrico Vigna /CIVG

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1628:ad-otto-anni-dall-assassinio-di-muammar-gheddafi&catid=2:non-categorizzato

La Libia è stata liberata? Da che cosa? Per condurla dove e come?

Malta
Cosa accadrà se le forze di invasione non lasciano la nostra terra? Se l’esercito degli Usa e degli altri rimarrà sulla nostra amata patria? Se le loro aziende e le loro ambasciate rimarranno aperte, la bandiera Americana ben esposta? Rimarremo in silenzio? Potete immaginarlo?
Finalmente “Siamo liberi”.    (Se l’ISIS o l’UE non arriveranno prima!)
Mentre l’instabilità politica e la sicurezza in deterioramento hanno complicato i loro sforzi, gli Usa si impegnano ad addestrare le forze di sicurezza del Paese, forze che, ovviamente, avevano precedentemente distrutto insieme con la Nato.
“Gli Usa, e I loro alleati della Nato costruiscono l’esercito spalleggiatore libico, a spese della Libia. Gli Usa si impegnano ad addestrare le Forze di sicurezza libiche”, dichiara il Dipartimento statunitense della Difesa, aggiungendo che “la Libia sta pagando per l’addestramento, che dovrebbe richiedere otto anni”. Vedete, gli Usa hanno già detto che si prenderanno la loro fetta di torta!

E adesso, a che punto siamo!
Presto potrebbero essere strette altre due catene, l’UE e l’ISIS!
Nel Marzo 2008 Muammar al – Gheddafi prese la parola al summit della Lega araba a Damasco per pronunciare uno dei suoi discorsi.
Tra le altre cose, indirizzò ai capi di Stato un ammonimento profetico, accusandoli di avere avvallato il rovesciamento e la seguente esecuzione di Saddam Hussein. “Una Potenza straniera occupa un Paese arabo e impicca il suo leader mentre noi restiamo a guardare ridendo…”. Gheddafi tuonò: “Il vostro turno arriverà presto!” Il pubblico scoppiò a ridere. Le telecamere inquadrarono in sala il padrone di casa, il Presidente siriano Bashar Al-Assad, mentre sorrideva. Gheddafi proseguì imperterrito: “Perfino voi, gli amici dell’America. Anzi, noi – noi, gli amici dell’America. L’America potrebbe essere d’accordo con la nostra risata, un giorno.” Ci furono ulteriori risate. Chi ride ora?
Quale profezia! Quelli che adesso ridono sono i distruttori di quel Paese, anche se sembra che non saranno loro a ridere per ultimi.
Con l’uccisione sommaria del Col. Gheddafi, almeno due cose sono state rubate al popolo libico . Uno era la giustizia, di dare all’uomo la possibilità di difendersi contro tutte le accuse.                             E in secondo luogo, se trovato colpevole, assicurare che ottenesse una pena adeguata per le sue azioni dopo, naturalmente, avere assicurato una corretta valutazione, con un bilancio veritiero e completo delle sue (non quello che gli altri hanno fatto in suo nome) normative amministrative e dei risultati per il suo paese. Sono sicuro che ogni libico onesto, sincero e amante del suo paese, avrebbe senza dubbio voluto questo. Ma è stata negata al popolo libico!
Dopo tutto, non è questo che la presuntuosa e ipocrita ECHR predica costantemente, mentre guarda comodamente dall’altra parte quando i suoi indesiderabili vengono assassinati.
Molto probabilmente, voi pensate di sapere il motivo per cui gli Stati Uniti e i paesi occidentali invasero e la Libia e Gheddafi. O credete alla menzogna che la popolazione libica si sia rivoltata contro il regime di Gheddafi. O pensate che la ragione fosse il petrolio! In ogni caso, è con queste spiegazioni che ci hanno foraggiati. E non sono la verità! La copertura delle notizie da parte dei media occidentali è stato semplificata e fuorviante.
Gli USA e la NATO avevano già distrutto la maggior parte delle infrastrutture di Iraq e Afghanistan prima di mettere gli occhi sulla Libia. Così, che cosa sta realmente succedendo e chi vogliono prendere in giro?
Le potenze occidentali hanno fomentato la ribellione contro Gheddafi e la hanno sostenuta attraverso la NATO e le Nazioni Unite. Volevano sbarazzarsi di Gheddafi e lo hanno rimosso dal potere.
Forse Gheddafi era lontano dalla perfezione (chi non lo è?) Ma, certamente, ebbe una visione di grandezza per la Libia e l’Africa. Anche se la sua logica di base era semplice, il suo piano avrebbe palesemente mostrato la vulnerabilità delle potenze occidentali. Gheddafi ha fronteggiato il loro potere. Ha affrontato lo status quo degli “Imperi”. Ha chiesto una maggiore potenza per i paesi africani, nonché una maggiore potenza per i paesi più piccoli della Nazioni Unite. Ha proposto e ha insistito su un nuovo modo di procedere che avrebbe ridotto la capacità di uno o pochi paesi a dominare il mondo.
Questo è il punto. Il popolo libico ha avuto il più alto tenore di vita di una nazione africana (lo so, ero lì), ma Gheddafi ha smesso di accettare banconote della Federal Reserve ed euro per il suo petrolio e ha chiesto di essere pagato in oro. Ha quindi cercato di ritirare il suo oro dalle casseforti a Londra e New York. Non era una cosa che Rothschild, oppure qualsiasi altro paese capitalistico occidentale, avrebbero  permesso che accadesse.                                                                                          Aveva così intenzione di sostenere il dinaro d’oro e aveva accordi con altre nazioni in Africa di basare i loro interscambi sul dinaro, piuttosto che l’euro o il dollaro. Il suo unico errore fu parlarne con altri leader troppo presto. Avrebbe dovuto farlo e basta! Tuttavia, credo che l’errore più grande che ha fatto sia stato quello di avvicinarsi amichevole ad alcuni politici occidentali, confidando in personaggi perfidi come Sarkozy (chiedetegli del sostegno di Gheddafi verso la sua campagna elettorale e sul ruolo determinante del suo paese nella sua cacciata e uccisione), per citare un esempio.
Quanto sono male informati, come ad esempio Anthony Manduca, che ha definito l’era Gheddafi come “una brutale dittatura di 42 anni”. La Libia è stata devastata. Tutti i progressi economici ottenuti durante 42 anni di potere di Gheddafi sono stati buttati via e sono seguite  la morte, la violenza, la miseria, il caos … ciò che ora è la Libia. Robert Gates, l’allora segretario alla Difesa, ha dichiarato che solo un pazzo avrebbe rovesciato Gheddafi. Ma, amico mio, bisogna sapere che l’avidità non ha limiti!
Spodestare Gheddafi non è stata opera solo degli statunitensi. Non avevano cercato invano di ucciderlo all’inizio bombardando la sua capitale, Tripoli? Era ben voluto dal suo popolo. Sapevate come era la Libia prima di Gheddafi? Ma questa è un’altra cosa. I suoi problemi li aveva con i cartelli bancari internazionali, che hanno usato i loro tirapiedi per sistemarlo. Ucciderlo ha aiutato la gente comune di qualche Paese? La guerra in Libia è stata una battaglia per l’Africa!
Per non commettere errori bisogna capire che una volta sconfitti Gheddafi e la rivoluzione libica da parte di questo conglomerato opportunistico di reazionari e razzisti, le forze progressiste di tutto il mondo e il progetto panafricano hanno subito una grande sconfitta e una battuta d’arresto. Quando i bombardamenti alleati della Libia iniziarono nel 2011, l’amministrazione Obama respinse un’offerta di Muammar Gheddafi per avviare negoziati, per abdicare e persino per accettare l’esilio dalla Libia, (egli ritirò perfino le sue forze da diverse città libiche, come segno di buona fede), come testimonia un ex ufficiale di Marina degli Stati Uniti, il quale affermò di essere stato predisposto a gestire la vicenda.
Al contrario gli Usa decisero di fornire armi ai “ribelli”, cioè alle milizie locali libiche affiliate ad Al Qaida e alla Fratellanza musulmana. Così si è consumato l’apice dell’ipocrisia occidentale.
Mustafa Abdul Jalil-, un ex alto funzionario del regime di Gheddafi, aveva dichiarato che i poteri che appoggiavano i ribelli avrebbero ricevuto un accesso preferenziale alla risorse petrolifere della Libia. “I nostri amici che sostengono questa rivoluzione avranno le migliori occasioni nei contratti futuri in Libia“, ha detto. Un altro motivo per l’Occidente di raccogliere i suoi guadagni illeciti (ottenuti con la morte). Molto probabilmente, la loro debolezza li terrà in un continuo stato di servitù, se non la schiavitù, agli imperi dominanti! Nessuno dei paesi che hanno partecipato agli attacchi illegali Libia ha mai avuto a cuore il popolo libico. La loro unica preoccupazione era il ‘commercio’ e il ‘commercio’, in altre parole significa: ‘Quanto grande sarà la mia fetta di torta dopo la rimozione di Gheddafi e la disintegrazione della Libia?’ Gli Stati Uniti possono continuare a guidare l’operazione dalle retrovie in modo efficace, sollecitando gli europei a sostenere un onere commisurato ai loro interessi.
Mentre gli occhi del mondo sono sulla lotta contro l’ISIS in Iraq e in Siria, un altro problema molto reale è ora la Libia, un paese nel caos, per dirla con leggerezza.                                                                           Siamo tutti ancora in attesa che si realizzi la previsione di Manduca, che “il mondo sarà sicuramente un posto migliore senza di Gheddafi” e che vi saranno “buone notizie per Malta!”
Tutto quello che so è che la questione Libia è un cattivo presagio e che l’eliminazione di Gheddafi è stata la più grande tragedia per l’Occidente.
Lo spirito di Gheddafi non deve mai morire!
“Il nome di ‘riforma’ copre semplicemente ciò che cela un processo di furto del patrimonio nazionale”.
Aleksandr Solzhenitsyn
Traduzione di Andrea B. per civg.it

La Libia è stata liberata? Da che cosa? Per condurla dove e come?

Malta

Cosa accadrà se le forze di invasione non lasciano la nostra terra? Se l’esercito degli Usa e degli altri rimarrà sulla nostra amata patria? Se le loro aziende e le loro ambasciate rimarranno aperte, la bandiera Americana ben esposta? Rimarremo in silenzio? Potete immaginarlo?

Muqtada al Sadr

 

 

Finalmente “Siamo liberi”.    (Se l’ISIS o l’UE non arriveranno prima!)

Mentre l’instabilità politica e la sicurezza in deterioramento hanno complicato i loro sforzi, gli Usa si impegnano ad addestrare le forze di sicurezza del Paese, forze che, ovviamente, avevano precedentemente distrutto insieme con la Nato.

“Gli Usa, e I loro alleati della Nato costruiscono l’esercito spalleggiatore libico, a spese della Libia. Gli Usa si impegnano ad addestrare le Forze di sicurezza libiche”, dichiara il Dipartimento statunitense della Difesa, aggiungendo che “la Libia sta pagando per l’addestramento, che dovrebbe richiedere otto anni”. Vedete, gli Usa hanno già detto che si prenderanno la loro fetta di torta!

 

E adesso, a che punto siamo!

Presto potrebbero essere strette altre due catene, l’UE e l’ISIS!

Nel Marzo 2008 Muammar al – Gheddafi prese la parola al summit della Lega araba a Damasco per pronunciare uno dei suoi discorsi.

Tra le altre cose, indirizzò ai capi di Stato un ammonimento profetico, accusandoli di avere avvallato il rovesciamento e la seguente esecuzione di Saddam Hussein. “Una Potenza straniera occupa un Paese arabo e impicca il suo leader mentre noi restiamo a guardare ridendo…”. Gheddafi tuonò: “Il vostro turno arriverà presto!” Il pubblico scoppiò a ridere. Le telecamere inquadrarono in sala il padrone di casa, il Presidente siriano Bashar Al-Assad, mentre sorrideva. Gheddafi proseguì imperterrito: “Perfino voi, gli amici dell’America. Anzi, noi – noi, gli amici dell’America. L’America potrebbe essere d’accordo con la nostra risata, un giorno.” Ci furono ulteriori risate. Chi ride ora?

Quale profezia! Quelli che adesso ridono sono i distruttori di quel Paese, anche se sembra che non saranno loro a ridere per ultimi.

Con l’uccisione sommaria del Col. Gheddafi, almeno due cose sono state rubate al popolo libico . Uno era la giustizia, di dare all’uomo la possibilità di difendersi contro tutte le accuse.                             E in secondo luogo, se trovato colpevole, assicurare che ottenesse una pena adeguata per le sue azioni dopo, naturalmente, avere assicurato una corretta valutazione, con un bilancio veritiero e completo delle sue (non quello che gli altri hanno fatto in suo nome) normative amministrative e dei risultati per il suo paese. Sono sicuro che ogni libico onesto, sincero e amante del suo paese, avrebbe senza dubbio voluto questo. Ma è stata negata al popolo libico!

Dopo tutto, non è questo che la presuntuosa e ipocrita ECHR predica costantemente, mentre guarda comodamente dall’altra parte quando i suoi indesiderabili vengono assassinati.

Molto probabilmente, voi pensate di sapere il motivo per cui gli Stati Uniti e i paesi occidentali invasero e la Libia e Gheddafi. O credete alla menzogna che la popolazione libica si sia rivoltata contro il regime di Gheddafi. O pensate che la ragione fosse il petrolio! In ogni caso, è con queste spiegazioni che ci hanno foraggiati. E non sono la verità! La copertura delle notizie da parte dei media occidentali è stato semplificata e fuorviante.

Gli USA e la NATO avevano già distrutto la maggior parte delle infrastrutture di Iraq e Afghanistan prima di mettere gli occhi sulla Libia. Così, che cosa sta realmente succedendo e chi vogliono prendere in giro?

Le potenze occidentali hanno fomentato la ribellione contro Gheddafi e la hanno sostenuta attraverso la NATO e le Nazioni Unite. Volevano sbarazzarsi di Gheddafi e lo hanno rimosso dal potere.

Forse Gheddafi era lontano dalla perfezione (chi non lo è?) Ma, certamente, ebbe una visione di grandezza per la Libia e l’Africa. Anche se la sua logica di base era semplice, il suo piano avrebbe palesemente mostrato la vulnerabilità delle potenze occidentali. Gheddafi ha fronteggiato il loro potere. Ha affrontato lo status quo degli “Imperi”. Ha chiesto una maggiore potenza per i paesi africani, nonché una maggiore potenza per i paesi più piccoli della Nazioni Unite. Ha proposto e ha insistito su un nuovo modo di procedere che avrebbe ridotto la capacità di uno o pochi paesi a dominare il mondo.

Questo è il punto. Il popolo libico ha avuto il più alto tenore di vita di una nazione africana (lo so, ero lì), ma Gheddafi ha smesso di accettare banconote della Federal Reserve ed euro per il suo petrolio e ha chiesto di essere pagato in oro. Ha quindi cercato di ritirare il suo oro dalle casseforti a Londra e New York. Non era una cosa che Rothschild, oppure qualsiasi altro paese capitalistico occidentale, avrebbero  permesso che accadesse.                                                                                          Aveva così intenzione di sostenere il dinaro d’oro e aveva accordi con altre nazioni in Africa di basare i loro interscambi sul dinaro, piuttosto che l’euro o il dollaro. Il suo unico errore fu parlarne con altri leader troppo presto. Avrebbe dovuto farlo e basta! Tuttavia, credo che l’errore più grande che ha fatto sia stato quello di avvicinarsi amichevole ad alcuni politici occidentali, confidando in personaggi perfidi come Sarkozy (chiedetegli del sostegno di Gheddafi verso la sua campagna elettorale e sul ruolo determinante del suo paese nella sua cacciata e uccisione), per citare un esempio.

Quanto sono male informati, come ad esempio Anthony Manduca, che ha definito l’era Gheddafi come “una brutale dittatura di 42 anni”. La Libia è stata devastata. Tutti i progressi economici ottenuti durante 42 anni di potere di Gheddafi sono stati buttati via e sono seguite  la morte, la violenza, la miseria, il caos … ciò che ora è la Libia. Robert Gates, l’allora segretario alla Difesa, ha dichiarato che solo un pazzo avrebbe rovesciato Gheddafi. Ma, amico mio, bisogna sapere che l’avidità non ha limiti!

Spodestare Gheddafi non è stata opera solo degli statunitensi. Non avevano cercato invano di ucciderlo all’inizio bombardando la sua capitale, Tripoli? Era ben voluto dal suo popolo. Sapevate come era la Libia prima di Gheddafi? Ma questa è un’altra cosa. I suoi problemi li aveva con i cartelli bancari internazionali, che hanno usato i loro tirapiedi per sistemarlo. Ucciderlo ha aiutato la gente comune di qualche Paese? La guerra in Libia è stata una battaglia per l’Africa!

Per non commettere errori bisogna capire che una volta sconfitti Gheddafi e la rivoluzione libica da parte di questo conglomerato opportunistico di reazionari e razzisti, le forze progressiste di tutto il mondo e il progetto panafricano hanno subito una grande sconfitta e una battuta d’arresto. Quando i bombardamenti alleati della Libia iniziarono nel 2011, l’amministrazione Obama respinse un’offerta di Muammar Gheddafi per avviare negoziati, per abdicare e persino per accettare l’esilio dalla Libia, (egli ritirò perfino le sue forze da diverse città libiche, come segno di buona fede), come testimonia un ex ufficiale di Marina degli Stati Uniti, il quale affermò di essere stato predisposto a gestire la vicenda.

Al contrario gli Usa decisero di fornire armi ai “ribelli”, cioè alle milizie locali libiche affiliate ad Al Qaida e alla Fratellanza musulmana. Così si è consumato l’apice dell’ipocrisia occidentale.

Mustafa Abdul Jalil-, un ex alto funzionario del regime di Gheddafi, aveva dichiarato che i poteri che appoggiavano i ribelli avrebbero ricevuto un accesso preferenziale alla risorse petrolifere della Libia. “I nostri amici che sostengono questa rivoluzione avranno le migliori occasioni nei contratti futuri in Libia“, ha detto. Un altro motivo per l’Occidente di raccogliere i suoi guadagni illeciti (ottenuti con la morte). Molto probabilmente, la loro debolezza li terrà in un continuo stato di servitù, se non la schiavitù, agli imperi dominanti! Nessuno dei paesi che hanno partecipato agli attacchi illegali Libia ha mai avuto a cuore il popolo libico. La loro unica preoccupazione era il ‘commercio’ e il ‘commercio’, in altre parole significa: ‘Quanto grande sarà la mia fetta di torta dopo la rimozione di Gheddafi e la disintegrazione della Libia?’ Gli Stati Uniti possono continuare a guidare l’operazione dalle retrovie in modo efficace, sollecitando gli europei a sostenere un onere commisurato ai loro interessi.

Mentre gli occhi del mondo sono sulla lotta contro l’ISIS in Iraq e in Siria, un altro problema molto reale è ora la Libia, un paese nel caos, per dirla con leggerezza.                                                                           Siamo tutti ancora in attesa che si realizzi la previsione di Manduca, che “il mondo sarà sicuramente un posto migliore senza di Gheddafi” e che vi saranno “buone notizie per Malta!”

Tutto quello che so è che la questione Libia è un cattivo presagio e che l’eliminazione di Gheddafi è stata la più grande tragedia per l’Occidente.

Lo spirito di Gheddafi non deve mai morire!

 

“Il nome di ‘riforma’ copre semplicemente ciò che cela un processo di furto del patrimonio nazionale”.

Aleksandr Solzhenitsyn

Traduzione di Andrea B. per civg.it

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_multicategories&view=article&id=612:la-libia-e-stata-liberata-da-che-cosa-per-condurla-dove-e-come&catid=25&Itemid=139

Il popolo Libico festeggia i 50 anni della grande rivoluzione di Al Fateh.

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il primo Settembre è l’anniversario della rivoluzione di Al Fateh in Libia, con cui il colonnello Muammar Gheddafi prendeva il potere, senza sparare un solo colpo, e sostenuto dal popolo Libico nel 1969.

Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti, anni di successi, progressi in tutti i campi nonostante gli embarghi internazionali ed i vari tentativi occidentali di fermare la rivoluzione. Fino al 2011 quando la NATO ed i sui servi/alleati decideva di bombardare la Libia, e di occuparla, oggi dopo 8 anni il popolo Libico è ancora li, nella sua  terra, e festeggia i 50 anni della sola, vera unica, rivoluzione.

in questo articolo le foto ed i video delle celebrazioni a Bani Walid, Ghat, Sabha: http://libyanwarthetruth.com/libya-celebrates-50th-anniversary-great-al-fateh-revolution

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Qui invece i saluti della famiglia del Leader Muammar Gheddafi rivolti a chi ha avuto il coraggio di manifestare nonostante i divieti: http://za-kaddafi.org/node/47375

Non dimentichiamo che il “grande liberatore” Haftar ha arrestato 3 giovani verdi a Bengasi, che si preparavano a celebrare, ed ha dispiegato un intero battaglione per evitare manifestazioni.

Qui invece, possiamo leggere il messaggio che Saif Al Islam ha inviato al popolo Libico in occasione dei 50 anni della rivoluzione: http://za-kaddafi.org/node/47376

In Cameroon  i membri del CRI ( comitati rivoluzionari internazionali), Hanno celebrato la ricorrenza: https://www.facebook.com/cri.europe/posts/2199337993509597?__xts__%5B0%5D=68.ARCGxy5DiKXzaGYqzN1Zg7eykziPK-Cz_UeS2SaEQpzPydWL_WBzt5CnX7WO9xlcLc5ne18DFaJ4JytIqBbTtPNDkvXLPReQKekVdejjD19iyw3K62EEhrlOt5JCUoyz6nU4EFItI0P4tCgmwa13wDALjj0ySH1ziC3-QCv8WzMWzKZ2ec4fEbPO_Odqr3KDoAyMnDM7GoarhcrldyyGvRfLEhTxhk223fW4zbdzY3qpON8m68VZ20QvQFCnh89TgZ3MEIT4CCBmTWvThSW1IzZMMPOlYUXUCVt77rqdXxrpq9TsuwB0xSFcMsL2d2iNZhkTMJ-yktxXSVQLpZGPRvugfg&__tn__=-R

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Le foto sono solo alcune di quelle che si possono trovare sui social, vengono da Bani Walid e sono prese dalla pagina facebook del CRI.

1 settembre 1969. 1 settembre 2019, 50 anni della rivoluzione di Al Fateh.

Oggi sono 50 anni esatti da quando nel 1969, un giovane colonnello Libico, Muammar Gheddafi, ed alcuni ufficiali liberi, prendeva il potere in Libia, con un colpo di stato incruento, senza sparare un solo colpo.
Dopo anni il corrotto re Idris veniva cacciato, e si apriva un grande futuro per il popolo Libico. Futuro che venne distrutto militarmente nel 2011 dagli “esportatori di democrazia”, quelli della NATO e servi vari.
A 50 anni dal 69 è importante ricordare cosa il popolo Libico con la guida del Leader Muammar Gheddafi aveva ottenuto. è importante ricordarlo soprattutto ora che la Libia ed altri paesi sono stati distrutti, ricordare perchè un altro mondo è stato possibile.


1 – Non vi è alcun bolletta elettrica in Libia; l’elettricità è gratuita per tutti i cittadini.
2 – Non vi è alcun interesse sui prestiti, le banche in Libia sono di proprietà dello Stato e i prestiti concessi a tutti i suoi cittadini hanno, a norma di legge, lo zero percento di interesse.
3 – Avere una casa è considerato un diritto umano in Libia.
4 – Tutti i novelli sposi in Libia ricevono  60 mila dinari (US $ 50.000) da parte del governo per acquistare i loro primo appartamento contribuendo così all’avvio della famiglia.
5 – Istruzione e cure mediche sono gratuite in Libia. Prima di Gheddafi solo il 25 per cento dei libici erano alfabetizzati. Oggi, la cifra è dell’83 per cento.
6 – Se un libico volesse intraprendere una carriera agricola, riceverebbe terreni agricoli, una casa in campagna, attrezzature, sementi e bestiame per avviare la propria attività, il tutto gratuitamente.
7 – Se i libici non fossero riusciti a trovare il sistema medico o scolastico di cui avessero avuto bisogno (in Libia), ci sarebbero stati dei fondi governativi per andare all’estero e non solo, avrebbero ottenuto mensilmente US $ 2.300 / al mese per indennità di alloggio e auto.
8 – Se un libico compra una macchina, il governo sovvenziona il 50 per cento del prezzo.
9 – Il prezzo del petrolio in Libia è di $ 0,14 per litro.
10 – La Libia non ha un debito estero e le sue riserve monetari sono pari a $ 150 miliardi (ora congelate).
11 – Se un libico non è in grado di trovare lavoro dopo la laurea lo stato paga l’equivalente dello stipendio medio per la professione. (ciò vale anche per le professioni per cui non serve una laurea)
12 – Una parte degli introiti derivanti dalla vendita del petrolio libico viene accreditato direttamente sui conti bancari di tutti i cittadini libici.
13 – Una madre che dà alla luce un bambino riceve 5.000 dollari USA.
14 – 40 pagnotte di pane in Libia costano $ 0,15.
15 – Il 25 per cento dei libici è laureato.
16 – Gheddafi rese possibile il più grande progetto mai sperimentato al mondo di irrigazione, conosciuto come il Great Manmade River project, al fine di rendere disponibile più facilmente l’acqua nella regione desertica.

La vita di Mu’Ammar Gheddafi raccontata nel romanzo di Andrea Sammartano. Articolo e intervista di Luca Bagatin

sabato 13 aprile 2019

La vita di Mu’Ammar Gheddafi raccontata nel romanzo di Andrea Sammartano. Articolo e intervista di Luca Bagatin

Questa è la storia dell’umile beduino della tribù dei Quadhadhfa, figlio di umili beduini del deserto libico. Suo padre combatté contro l’invasore fascista – durante la Seconda Guerra Mondiale – e lui stesso, all’età di sei anni, a causa dell’esplosione di una mina risalente al periodo bellico, rimase ferito a un braccio e due suoi cugini persero la vita.
E’ la storia di come questo umile beduino del deserto, animato di ideali rivoluzionari, laici, socialisti autentici che ebbe modo di scoprire attraverso i suoi studi, divenne l’emancipatore e il leader – dal 1969 sino alla sua barbara uccisione, nel 2011 – della Libia.
E’ la storia di Mu’Ammar Gheddafi, il Rais che – con un colpo di stato antimonarchico, senza alcuno spargimento di sangue, guidato da lui e altri 12 militari di umili origini – il 1 settembre 1969, proclamerà la Gran Jamahirya Araba Libica Popolare Socialista, spazzando via il Re corrotto e la sua corte, servile nei confronti di Gran Bretagna e USA; nazionalizzando le risorse del Paese a beneficio della comunità e dando il via a una repubblica delle masse, ovvero a una forma di democrazia diretta, sulla base degli insegnamenti di Rousseau e di Proudhon.
Gheddafi era ispirato dalla rivoluzione sociale e socialista dell’egiziano Nasser e, come Nasser, il suo ideale era quello di unificare i popoli arabi in una grande repubblica laica, socialista, sovrana, antifondamentalista e antimperialista. Non allineata né all’imperialismo USA né all’Unione Sovietica e con un sistema socio-politico alternativo sia al capitalismo che al comunismo, come peraltro già avvenuto decenni prima nell’Argentina di Juan Domingo Peron.
Quella di Gheddafi è la storia di un umile beduino diventato leader e simbolo di lotta socialista, laica e panafricana. Un umile beduino che – come ebbe egli stesso a scrivere nella sua raccolta di racconti “Fuga dall’inferno e altre storie” – amava le campagne e detestava le città; amava l’ambiente e la ricchezza della terra e rifuggiva l’urbanizzazione; amava le masse, ma detestava la tirannia della maggioranza; amava la sua religione, ma rifuggiva dalle superstizioni e dal fondamentalismo che generava guerre e divisioni.
Sulla base di tali suoi ideali utipici, ma allo stesso tempo concreti, nel 1975, redasse persino un “Libro Verde”, nel quale li mise nero su bianco, sviluppando quella che chiamerà Terza Teoria Universale (vedi http://amoreeliberta.blogspot.com/2015/09/il-libro-verde-di-muammar-gheddafi.html).
La storia di questo umile beduino è raccontata dallo scrittore Andrea Amedeo Sammartano, egli stesso nato a Tripoli, in Libia, nel 1950. Andrea Sammartano lo fa nella forma del “racconto autobiografico”, laddove a ripercorrere la sua autobiografia è lo stesso Gheddafi, attraverso le parole di Sammartano, il quale immagina il Rais libico – costretto a rifugiarsi nel condotto idrico per sfuggire ai bombardamenti della NATO, nel 2011 – mentre riesamina la sua vita.
“Chiudo gli occhi due secondi, miei poveri detrattori. Ecco a voi il mio cammino inviolato”, edito da Italic (www.italicpequod.it), è il racconto della vita di Gheddafi. Dall’infanzia sino alla maturità e all’atroce morte, nelle mani dei suoi nemici, con il concorso di USA (guidati dal tanto ingiustamente osannato Obama), Francia, Gran Bretagna e NATO intera, che non hanno avuto pietà per l’unico simbolo dell’argine contro il fondamentalismo islamico e unico simbolo moderno dell’unità dei popoli africani liberi e sovrani, uniti nella bandiera della laicità e del socialismo.
Il romanzo/racconto di Sammartano, scritto con uno stile letterario piuttosto aulico e forbito, è uno scritto che ricostruisce – con dati storici alla mano – la vita di un uomo considerato, spesso a torto, controverso e, forse non a caso, rivalutato da molti post-mortem. Un po’ come accaduto, peraltro, ad uno dei suoi contemporanei e con il quale ebbe rapporti di amicizia, ovvero al già Presidente del Consiglio italiano, il socialista Bettino Craxi. Altro amico dei popoli e dei Paesi liberi e sovrani, la cui triste fine politica non coincise affatto con la fine del suo pensiero e del suo ricordo, nella mente di coloro i quali lo hanno sostenuto e hanno compreso la lungimiranza della sua azione. Lungimiranza e visione oggi del tutto assente nella prospettiva dei politici odierni, sia italiani che europei.
Questo di Andrea Amedeo Sammartano è il suo secondo romanzo. Nel 2012, pubblicò infatti “Festa grande alla Dahara”, che ha suscitato l’interesse della Stony Brook University e della Hofstra University di New York.
Romanzo ove l’autore si racconta in terza persona, figlio di colonialisti italiani in Libia, il quale cerca in tutti i modi di integrarsi fra i libici. Anche quando sarà costretto a lasciare la Libia, con l’avvento al governo di Gheddafi, nessuna amarezza o risentimento lo toccherà. Rimane infatti in lui l’amore per quella terra e la comprensione che ogni popolo nasce libero e non può mai essere colonizzato e soggiogato da nessun altro popolo.
Andrea Sammartano
Ho avuto la possibilità di intervistare Andrea Sammartano, relativamente alle sue opere.
Luca Bagatin: I due romanzi che hai scritto sono ambientati in Libia, tua terra natia. Cosa ricordi della tua infanzia in quella terra ?
Andrea Sammartano: Alla luce della mia esperienza di vita in Italia, Paese nel quale risiedo dal 1970, potrei affermare di non avere ricordi della vita trascorsa in Libia e tento di spiegare perché.. La mia nascita e poi la mia residenza in Libia durata diciannove anni, hanno determinato all’interno del mio sentire un cambio di identità totale. Da italiano in quanto figlio di italiani e di conseguenza della loro cultura, mi sono trasformato nel corso degli anni in un libico. Cosa ha causato questo totale cambio di identità ? In primo luogo aver saputo molto precocemente la verità nascosta per molto tempo sulla crudeltà della colonizzazione italiana in Libia. Questa ha provocato la forte necessità di una richiesta di perdono, prima nei confronti di tutti i libici con i quali avevo a che fare ogni giorno, e poi nei confronti di tutto il popolo libico. L’unico modo che ho ritenuto fosse valido per raggiungere lo scopo, è stata la mia completa integrazione negli usi, nei costumi e, aspetto più importante, nel loro modo di sentire. In definitiva sposare la loro cultura. Scusa questa lunga premessa alla domanda, ma forse attraverso questa, riuscirò a farti comprendere come mi sono cimentato a vivere qui in Italia come se fossi stato sempre in Libia, quindi evitando, non sempre riuscendoci, i ricordi che oltre a provocare nostalgia non rappresentano la realtà.
Luca Bagatin: Gheddafi, una volta diventato leader della Libia e avendola liberata da ogni colonialismo, esproprierà gli italiani – giunti in Libia per volere del Duce – dei propri beni e delle proprie attività economiche. Tu stesso, come racconti anche nel primo romanzo, sei figlio di colonialisti italiani. Come hai vissuto l’abbandono di quella terra ? Cosa ne pensi di quella decisione presa da Gheddafi, oltre che colonialismo italiano in Libia ?
Andrea Sammartano: La decisione di Gheddafi di espellere i cittadini italiani in Libia nel 1970 è derivata da numerose circostanze. Ne citerò per brevità solo tre. La prima riguarda la crudeltà dimostrata durante la colonizzazione dall’esercito italiano. La seconda il comportamento di indisponibilità del governo italiano nel momento in cui Gheddafi ha chiesto il riconoscimento del nuovo Stato libico e l’indennizzo dei danni provocati dall’invasione coloniale. La terza concerne la supponenza culturale della maggior parte dei residenti italiani in Libia nei confronti dei libici. Credo di rispondere a tutte le tue domande aggiungendo che ho ritenuto legittime le considerazioni che hanno portato Gheddafi a espellere la comunità italiana.
Luca Bagatin: Hai deciso di scrivere un romanzo su Gheddafi, attraverso un ipotetico racconto autobiografico scritto da Gheddafi stesso. Come mai questa scelta ?
Andrea Sammartano: Sono partito dalla condizione più oggettiva possibile. Ho scritto sulla vita e sul pensiero di Muammar al Gheddafi sulla scorta di un lungo studio del suo operato e, grazie a fortunate e numerosissime interviste effettuate presso l’Università di Perugia dove risiede la più consistente comunità libica in Italia. Con un pizzico di presunzione ritengo il contenuto del libro non così ipotetico.
Luca Bagatin: Chi era, secondo te, Mu’Ammar Gheddafi ? Quale la sua eredità politica ?
Andrea Sammartano: Uno dei rivoluzionari più coerenti dei nostri giorni. Riguardo alla sua eredità politica, la Libia ha rappresentato uno Stato unito, sovrano e rispettato in tutto il mondo solamente sotto il suo regime. Aggiungo il tentativo di proporre una democrazia diretta. La realizzazione di una emancipazione scolastica dopo un esagerato analfabetismo. L’emancipazione femminile. Il basso costo della vita ma, sopra tutto, il contrasto spietato al consumismo dilagante nei paesi arabi e la difesa dei valori culturali e religiosi della Libia. Il suo evidente panafricanismo. Aspetti che lo ha portato alla sua condanna a morte.
Luca Bagatin: La Libia, dal 2011, è nel caos. Oggi ancor più di prima. Cosa ne pensi dell’attuale situazione ?
Andrea Sammartano: La Libia è dilaniata nel suo tessuto interno dal sopravvento delle realtà libiche legate a interessi stranieri come ai tempi della Monarchia defenestrata da Gheddafi.
Luca Bagatin: Stai lavorando a un nuovo romanzo o pensi comunque di scriverne un terzo ?
Andrea Sammartano: Sto lavorando con uno storico libico alla stesura di un saggio storico sulla Libia.
Luca Bagatin