Era il sogno di Muammar Gheddafi: fornire acqua fresca a tutti i libici e rendere la Libia autosufficiente nella produzione alimentare.

I libici la chiamavano l’ottava meraviglia del mondo. I media occidentali lo hanno definito il capriccio e il sogno irrealizzabile di un cane rabbioso. Il “cane rabbioso” nel 1991 aveva profeticamente detto circa la più grande impresa di ingegneria civile nel mondo:

 

 

“Dopo questo risultato, le minacce americane contro la Libia raddoppieranno. Gli Stati Uniti inventeranno delle scuse, ma la vera ragione sarà la volontà di fermare questo progetto, per tenere il popolo libico assoggettato”.

Il sogno di Gheddafi

 

Era il sogno di Muammar Gheddafi: fornire acqua fresca a tutti i libici e per rendere la Libia autosufficiente nella produzione alimentare. Nel 1953 la ricerca di nuovi giacimenti petroliferi nei deserti del sud della Libia ha portato alla scoperta non solo di riserve petrolifere importanti, ma anche di grandi quantità di acqua dolce negli strati profondi del sottosuolo. Delle quattro antiche falde acquifere che sono state scoperte, ognuna aveva capacità stimate tra i 4.800 e i 20.000 chilometri cubi. La maggior parte di questa acqua si è raccolta nelle falde tra 38.000 e 14.000 anni fa, anche se alcune sacche sono da ritenersi solo di 7.000 anni.

Dopo che Gheddafi e i Liberi Ufficiali Uniti presero il potere con un golpe incruento contro il corrotto re Idris, durante la rivoluzione di Al-Fateh nel 1969, il governo della Jamahiriya nazionalizzò le compagnie petrolifere e spese gran parte dei proventi del petrolio per sfruttare l’approvvigionamento di acqua dolce dalle falde acquifere del deserto, costruendo centinaia di pozzi.  Furono create grandi aziende agricole nel sud della Libia per incoraggiare le persone a stabilirsi nel deserto. Risultò che la maggior parte delle persone però preferiva la vita nelle zone costiere settentrionali.

Pertanto successivamente Gheddafi concepì un piano per portare invece l’acqua alle persone. Il governo della Jamahiriya libica ha condotto gli studi di fattibilità iniziali nel 1974, e nel 1983 fu istituita l’Autorità del Grande Fiume Artificiale. Questo progetto finanziato interamente dal governo è stato programmato in cinque fasi, ognuna delle quali avrebbe realizzato un sistema autonomo, che alla fine avrebbe potuto formare un sistema integrato. Poiché l’acqua nella Libia di Gheddafi è stata considerata come un diritto umano, non vi è stato alcun onere a carico del popolo e non sono stati necessari prestiti internazionali per la spesa di quasi 30 miliardi dollari del progetto.

Nel 1996, durante l’apertura della fase II del progetto del Grande Fiume Artificiale​​, Gheddafi disse:

Questa è la risposta più grande all’America e a tutte le forze del male che ci accusano di coinvolti nel terrorismo. Noi siamo solo coinvolti nella pace e nel progresso. L’America è contro la vita e il progresso, e spinge il mondo verso l’oscurità”

 

 

Lo sviluppo e la distruzione

 

Al tempo della guerra guidata dalla NATO contro la Libia nel 2011, tre fasi del progetto Grande Fiume Artificiale ​​sono state completate. La prima e più importante ha fornito due milioni di metri cubi di acqua al giorno lungo una conduttura di 1.200 km da Bengasi a Sirte, ed è stata formalmente inaugurata nell’agosto del 1991. La fase II fornisce un milione di metri cubi di acqua al giorno per la fascia costiera occidentale e per Tripoli. La fase III prevedeva l’espansione del sistema esistente e di fornire Tobruk e la costa con un nuovo sistema di pozzi.

I “fiumi” sono una rete di 4000 chilometri di tubi in cemento di 4 metri di diametro, sepolti sotto le sabbie del deserto per evitare l’evaporazione. Ci sono 1.300 pozzi, 500.000 sezioni di tubo, 3.700 chilometri di strade e 250 milioni di metri cubi di scavo. Tutto il materiale per il progetto è stato prodotto localmente. Grandi serbatoi immagazzinano l’acqua e stazioni di pompaggio controllano il flusso verso le città.

Le ultime due fasi del progetto avrebbero dovuto unire tutta la rete di distribuzione. Una volta che fosse completata, l’acqua di irrigazione dal grande Fiume Artificiale avrebbe consentito di ottenere circa 155.000 ettari di terra da coltivare. Come disse Gheddafi, il progetto renderebbe il deserto verde come la bandiera della Jamahiriya libica.

 

 

Nel 1999 l’UNESCO aveva accettato l’offerta della Libia di finanziare il Premio Internazionale dell’Acqua Grande Fiume Artificiale, un riconoscimento che riguarda importanti lavori di ricerca scientifica sul consumo d’acqua nelle zone aride.

Molti cittadini stranieri lavoravano in Libia al Progetto Grande Fiume Artificiale. Ma dopo l’inizio del cosiddetto bombardamento umanitario della NATO contro il paese nord -africano nel marzo 2011, la maggior parte dei lavoratori stranieri sono tornati a casa. Nel luglio 2011 la NATO non solo ha bombardato il Grande Fiume e le sue condutture di alimentazione nei pressi di Brega, ma ha anche distrutto la fabbrica che produce i tubi per ripararlo, dando la motivazione che era stato utilizzato come “un deposito militare” e che “razzi sono stati lanciati da lì”. Sei guardie di sicurezza della struttura sono stati uccise durante l’attacco della Nato, e la fornitura di acqua per il 70 % della popolazione, sia per uso domestico che per l’irrigazione, è stata compromessa creando danni alle infrastrutture vitali della Libia.

 

 

Le ultime due fasi del Grande Progetto Fiume Artificiale ​​erano state programmate per proseguire nel corso dei prossimi due decenni, ma la guerra della NATO in Libia ha compromesso il futuro del progetto e il benessere del popolo libico.

Un documentario tedesco mostra la dimensione e la bellezza del progetto.

 

 

Le guerre dell’acqua

 

Acqua fresca e pulita, così come era previsto per i libici dal Grande Fiume Artificiale, è essenziale per tutte le forme di vita  In questo momento il 40 % della popolazione mondiale ha scarsità o non ha accesso all’acqua potabile, e questa cifra in realtà dovrebbe passare al 50 % entro il 2025 . Secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite del 2007, il consumo mondiale di acqua raddoppia ogni 20 anni, più del doppio del tasso di crescita della popolazione umana. Allo stesso tempo, ogni anno la maggior parte dei grandi deserti di tutto il mondo sta diventando più grande e la quantità di terra agricola utile in molte aree sta diventando sempre più piccola, mentre i fiumi, i laghi e le principali falde acquifere sotterranee di tutto il mondo si stanno esaurendo – tranne che nella Libia di Gheddafi.

 

 

Alla luce della situazione attuale, la distruzione della NATO del Grande Fiume Artificiale è stato qualcosa di più di un semplice crimine di guerra. Il Programma delle Nazioni Unite 2007 prevedeva una cosiddetta “partecipazione agli utili dell’acqua”, che promuove attivamente la privatizzazione e la monopolizzazione delle forniture idriche mondiali da parte delle multinazionali. Nel frattempo la Banca Mondiale ha recentemente pianificato una politica di privatizzazione dell’acqua e la tariffazione dell’acqua a pieno costo, con uno dei suoi ex amministratori, Ismail Serageldin, che ha affermato: “Le guerre del 21 ° secolo saranno combattute per l’acqua“.

In pratica questo significa che le Nazioni Unite, in collaborazione con la Banca Mondiale, prevedono di garantire che le risorse idriche siano a loro disposizione, e che, una volta ottenuto il controllo totale di queste risorse, esse possano essere utilizzate dalle nazioni a cui appartengono solo dietro pagamento. I prezzi saliranno mentre la qualità dell’acqua diminuirà, e le fonti di acqua dolce diventeranno meno accessibile proprio a coloro che ne hanno un disperato bisogno. In poche parole, uno dei modi più efficaci per asservire il popolo è quello di prendere il controllo delle loro esigenze quotidiane di base e di eliminare la loro autosufficienza.

Come questo si riferisca alla distruzione della NATO nel luglio 2011 del Grande Fiume Artificiale ​​di Gheddafi può essere bene illustrato dalla dialettica hegeliana, popolarmente nota come il concetto di Tesi > Antitesi – > Sintesi. In questo caso, bombardando l’approvvigionamento idrico e la fabbrica di tubi, un problema è stato creato con un secondo fine, vale a dire ottenere il controllo della parte più preziosa delle infrastrutture della Libia. Successivamente una reazione sotto forma di una diffusa esigenza immediata è stata provocata a causa del problema, dal momento che il 70 % dei libici dipendeva dal Grande Fiume per gli usi domestici, nonché per l’irrigazione del terreno. Un mese dopo la distruzione del Grande Fiume più della metà della Libia era senza acqua corrente. In definitiva una soluzione predeterminata è stata imposta: per avere accesso ad acqua fresca, gli abitanti del paese devastato dalla guerra non hanno avuto altra scelta che dipendere completamente e, quindi, ad essere schiavi, del governo installato dalla NATO.

Un governo “democratico” e che “ha portato la democrazia”, che è salito al potere attraverso l’uccisione di decine di  migliaia di libici, di “bombe umanitarie”, e che ha rovesciato e assassinato il “dittatore” il cui sogno era quello di fornire acqua fresca per tutti i libici gratis .

La guerra è ancora la pace, la libertà è ancora la schiavitù.

 

da Globalresarch – Traduzione di Sonia S. per civg.it

 


 

La Libia del dittatore Gheddafi, OGGI finalmente libera e democratizzata

Un messaggio senza parole, rivolto a persone rette ed eticamente integre – Enrico Vigna

 

 

MA C’E’ UN’ALTRA LIBIA CHE NON CI RACCONTANO

Un comandante della Resistenza libica verde

 

Enrico Vigna, ottobre 2015

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=769%3Aera-il-sogno-di-muammar-gheddafi-fornire-acqua-fresca-a-tutti-i-libici-e-rendere-la-libia-autosufficiente-nella-produzione-alimentare&catid=2%3Anon-categorizzato&Itemid=300

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La Libia e Sarkozy.

Voglio riportare questo rticolo di Sergio Mauri, per ripetere come era la Libia prima dell’ aggressione NATO/RATTI, anche se l’ autore poteva risparmiarsi certe considerazioni su Gheddafi e Saddam. ( come al solito dove sono le prove?)

La Libia e Sarkozy.

sarkozydi-Sergio Mauri
Sto rileggendo un articolo interessante sull’argomento Libia, a firma Alessandra Nucci, su Italia Oggi del 18 febbraio scorso. L’articolo s’intitolava “La Libia distrutta da Sarkozy“. Il sottotitolo recitava: “Assicurava la libertà di culto.
Nessun libico fuggiva“. E’ ovvio che certe posizioni non vadano prese come oro colato, ma vale la pena, ogni tanto, rileggere il pensiero di chi fa parte della classe dominante, anche se in posizioni subordinate. La stampa, i media, sono integrati in quel sistema con cui decidono insieme di che cosa parlare, come parlarne, chi invitare ai talk-show e quali limiti imporgli. Ma comunque, ciò che mi incuriosisce di più è che certi atteggiamenti e certe posizioni politiche non nascono in qualche strano gruppuscolo, ma vengano elaborati direttamente nelle stanze del potere e poi dati in pasto all’opinione pubblica.
Cominciamo:

Nella Libia di Gheddafi le donne erano emancipate e l’economia era fiorente, la scuola e la sanità erano gratuite e di qualità, a Tripoli c’era un vescovo e una cattedrale. Ma nel 2011 l’attacco della NATO, guidato dall’aeronautica di Sarkozy, fu fatto passare come atto umanitario.

Più avanti si cita il parametro ISU (l’indice di sviluppo umano), che misura il reddito, l’alfabetizzazione e l’aspettativa di vita.

Al 31 dicembre del 2010 la Libia risultava il primo degli stati africani e il 53° nel mondo. Il paese di Gheddafi aveva scuole, ospedali, università, case popolari a bassissimo prezzo, un inizio di industrie.

Gheddafi aveva favorito lo sviluppo agricolo

con una condotta che preleva l’acqua da sotto il deserto e la porta a 900 chilometri di distanza.

Di certo, ma come nell’Afghanistan pre-talebano e sovietizzante e nell’Iraq di Saddam (che non era certo un campione di umanità), Gheddafi fu in grado di abolire la poligamia e di favorire con delle leggi apposite la parità nel matrimonio.

Nel 2010 la disoccupazione in Libia era inesistente, il paese aveva il tasso di disoccupazione più basso dell’Africa e del mondo.

Forse i dati erano un pò taroccati, ma di sicuro la Libia era messa meglio, sotto quel profilo, di tanti altri paesi dell’area. Poi c’è la questione dell’immigrazione che salto pari pari poiché, come immaginate, si dice che Gheddafi era l’argine al fenomeno. Ed è vero, peccato che trattasse quegli esseri umani come gente senza alcun diritto elementare. Si affronta poi la questione della libertà religiosa che Gheddafi (e qui sottoscrivo) garantiva anche ai non-musulmani.

I 100mila cristiani, tutti stranieri, avevano libertà di culto e di riunione. Quando si rese conto che per gli ospedali e i dispensari che andava costruendo non aveva ancora le infermiere necessarie, Gheddafi chiese a Giovanni Paolo II di inviargli delle suore. Alla sua morte in Libia c’erano infatti circa 80 suore e 10mila infermiere cattoliche.

Di certo Gheddafi fu capace di controllare l’islamismo. Un pò come in quasi tutti i paesi del Medioriente.

A Tripoli funzionava un comitato di saggi islamici che preparava in anticipo il testo dell’insegnamento religioso del venerdì, scrive Piero Gheddo, missionario del PIME, lo mandava a tutte le moschee del paese; ogni imam doveva leggere solo quel testo, senza aggiungere né togliere nulla, pena la perdita del posto.

Inoltre

A Tripoli c’era e c’è tuttora una cattedrale. L’Arabia Saudita, grande alleata dell’Occidente, ospita più di un milione di cattolici, operai impiegati nell’industria petrolifera, ma devono stare attenti a nascondere i segni del cristianesimo e chiese non ce ne sono.

Senza poi parlare dei tentativi di scongiurare la guerra attraverso la mediazione del nunzio apostolico Giovanni Innocenzo Martinelli, dell’Unione Africana e della Lega Araba. Di cui sentiamo parlare, di tanto in tanto, i radicali italiani.

Preso da: https://sergiomauri.wordpress.com/2015/09/26/la-libia-e-sarkozy/

LA VERITA’ SULLA LIBIA DI GHEDDAFI

19 giugno 2015

Il rais libico ha sempre utilizzato i proventi del petrolio in favore della popolazione: è stato uno dei pochi a farlo.
Solitamente al popolo arrivano le briciole ed i soldi entrano a camionate nei conti correnti di pochi eletti. In Libia non era così. Vediamo il livello dello stato sociale offerto da Gheddafi, cosa che da ora in poi la Libia potrà solo sognare…

Di Veritanwo
1 – L’elettricità nella Libia di Gheddafi era gratuita per tutti: non c’erano bollette da pagare.
2 – Le banche libiche erano di proprietà dello Stato, che godeva della sovranità monetaria. Uno dei pochi al mondo a non avere una banca centrale controllata dai privati. Le banche erogavano prestiti ai cittadini, in ragione delle loro capacità di rimborso e/o delle esigenze progettuali, senza nessun interesse. Il debitore restituiva il capitale e non un centesimo in più.
3 – La casa era considerato un diritto umano: un tetto veniva garantito a tutti. Stessa cosa la fornitura elettrica.
4 – Le coppie di sposi ricevevano dallo Stato un fondo di 60.000 dinari, pari a circa 50.000 dollari americani, per acquistare una casa e avviare la propria famiglia. Tale cifra in Libia era sufficiente per un discreto appartamento. Le famiglie facoltose potevano aumentare il budget, già sufficiente per una casa.
5 – Sanità e Scuole erano efficienti e gratuite per tutti. Quando Gheddafi salì al potere, il 75% dei cittadini libici erano analfabeti. Il rais è riuscito ad alfabetizzare, negli ultimi anni del suo regime, oltre l’80% della popolazione.
6 – Agevolazioni per l’imprenditoria agricola. Per agevolare ed incentivare le imprese agricole il regime aveva stanziato cospicui finanziamenti, e le imprese agricole oltre a ricevere un terreno adeguato da coltivare, ottenevano gratuitamente dal governo anche le attrezzature.
7 – Nel caso che un cittadino non potesse ricevere cure adeguate nel sistema sanitario libico, per esempio a causa di patologie rare, lo stato provvedeva a finanziare le cure all’estero, provvedendo anche alle spese di soggiorno.
8 – La mobilità dei cittadini è importante per lo sviluppo di un paese. Per questo motivo il governo libico incentivava l’acquisto di automobili pagando il 50% dell’acquisto.
9 – Il prezzo del carburante in Libia oscillava intorno a 0,10$ per litro.
10 – La Libia non aveva debiti esteri, l’alta finanza e le dinastie di banchieri che controllano tutto l’occidente e non solo pertanto non lucravano sulla pelle dei libici, inoltre la Libia di Gheddafi aveva riserve monetarie pari a 150 miliardi di dollari!
11 – Lo stato incentivava fortemente il percorso di studi universitario, tanto che se dopo la laurea lo studente non riusciva ad inserirsi lavorativamente, lo stato gli garantiva un sussidio pari allo stipendio medio della professione che dovrebbe svolgere. Ovviamente sussidi per disoccupati erano previsti anche per le altre categorie.
12 – Una percentuale dei profitti derivanti dal settore petrolifero veniva suddivisa tra i cittadini, che periodicamente ricevevano un bonifico dal governo. Una realtà unica, e potete stare sicuri che queste ricchezze che venivano distribuite tra la popolazione ora finiranno nei conti alle Cayman di qualche multinazionale del petrolio..
13 – Quando introdusse il “bonus bebè”, molto probabilmente Berlusconi si ispirò al suo amico dell’epoca Gheddafi, che premiava le neomamme con un assegno di 5.000 dollari americani per incentivare le famiglie a procreare.
14 – Il pane in Libia costava pochi centesimi di dollaro al kg.
15 – Grazie alle politiche incentivanti sopra citate, il 25% dei giovani libici è laureato.
16 –Gheddafi ha bonificato e reso coltivabili ampie porzioni di terreno, costruendo il più grande impianti di irrigazione mai costruito, definito “Great Manmade River Project”, è riuscito a portare acqua e rendere idonee all’agricoltura regioni desertiche. Questo, unito alle politiche incentivanti sopra descritte, mirate a rendere più autonoma possibile la Libia anche dal punto di vista alimentare.
Ora la Libia è terreno di battaglia, contesa tra i miliziani filo-Isis, le forze governative riconosciute dall’Onu e altre formazioni jihadiste che operano nella zona. Bombe, devastazione, attentati, guerriglia e bombardamenti stanno provocando molte vittime e distruggendo tutto.
Ma non ci sono problemi, cari libici, arriveranno i classici “aiuti” per ricostruire… e gettare le basi di una moderna colonia, dove al posto della frusta c’è un estratto conto a saldo negativo: il debito.
Gli alleati si spartiranno i giacimenti di petrolio, lasciando le briciole alla popolazione, ricostruiranno il paese facendolo indebitare e trasformeranno la Libia in una delle tante colonie, dove la popolazione – generalmente povera – viene controllata da regimi autoritari, sempre che non abbiano i soldi necessari per corrompere, pagare un viaggio clandestino, e sbarcare in Europa…
Fino a quando c’era Gheddafi, era difficilissimo imbattersi in profughi libici. La popolazione stava bene, ed i soldi del governo erano spesi molto meglio di come vengono spesi in occidente. Ma sopratutto, la Libia era libera dalla zavorra del debito, che all’Italia costa 100 miliardi di euro all’anno solo a titolo di interessi! Una marea di soldi che vengono aspirati dall’economia reale e regalati ai grandi speculatori, che li useranno per comprare il paese stesso strozzato dal debito a prezzo di saldo…
Veritanwo
http://veritanwo.altervista.org/sedici-cose-che-i-libici-non-vedranno-mai-piu/

Preso da: http://terrarealtime.blogspot.it/2015/06/la-verita-sulla-libia-di-gheddafi.html

Libia: dieci cose su Gheddafi che non vogliono farti sapere

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Siovhan Cleo Crombie per urbantimes

Che cosa pensi quando senti il nome del Colonnello Gheddafi? Un tiranno? Un dittatore? Un terrorista? Beh, un cittadino della Libia potrebbe anche non essere d’accordo, ma vogliamo che sia tu a decidere.
Per 41 anni, fino alla sua morte, nell’Ottobre del 2011, Muammar Gheddafi ha fatto delle cose davvero sorprendenti per il suo Paese e ha cercato ripetutamente di unire e rendere più forte il continente africano.
Così, nonostante ciò che puoi aver sentito per radio o visto attraverso i media o la televisione, Gheddafi ha fatto cose rilevanti, che poco si addicono all’immagine di quel “feroce dittatore” dipinto dai media occidentali.
Ecco dieci cose che Gheddafi ha fatto per la Libia che probabilmente non conosci…
1. In Libia la casa era considerata un diritto umano naturale.
Nel Libro Verde di Gheddafi c’è scritto: ”La casa è un bisogno fondamentale sia dell’individuo che della famiglia, quindi non dovrebbe essere proprietà di altri”. Il Libro Verde di Gheddafi è la filosofia politica dell’ex leader, fu pubblicato per la prima volta nel 1975 allo scopo di essere letto da tutti i Libici ed era inserito anche nei programmi nazionali d’istruzione.
2. L’istruzione e le cure mediche erano completamente gratuite.
Sotto Gheddafi, la Libia poteva vantare uno dei migliori servizi sanitari del Medio Oriente e dell’Africa. Inoltre, se un cittadino libico non poteva accedere al corso di formazione desiderato o a un particolare trattamento medico in Libia, erano previsti finanziamenti per andare all’estero.
3. Gheddafi ha effettuato il più grande progetto di irrigazione del mondo.
Il più grande sistema di irrigazione del mondo, conosciuto anche come il grande fiume artificiale, fu progettato per rendere l’acqua facilmente disponibile per tutti i Libici in tutto il Paese. Fu finanziato dal governo Gheddafi e si dice che lo stesso Gheddafi lo abbia definito “l’ottava meraviglia del mondo”.
4. Tutti potevano avviare gratuitamente un’azienda agricola.
Se qualunque Libico avesse voluto avviare una fattoria, gli veniva data una casa, terreni agricoli, animali e semi, tutto gratuitamente.
5. Le madri con neonati ricevevano un sussidio in denaro.
Quando una donna libica dava alla luce un bambino, riceveva 5.000 dollari USA per sé e per il bambino.
6. L’elettricità era gratuita.
L’elettricità era gratuita in Libia. Ciò significa che non esistevano bollette dell’elettricità!
7. Benzina a buon mercato.
Durante il periodo di Gheddafi la benzina in Libia costava solo 0,14 dollari USA al litro.
8. Gheddafi ha innalzato il livello dell’istruzione.
Prima di Gheddafi solo il 25% dei Libici era alfabetizzato. Questa cifra è stata portata fino all’87% con un aumento del 25% dei laureati.
9. La Libia aveva la propria banca di Stato.
La Libia aveva una propria banca di Stato, che ha fornito ai cittadini prestiti a tasso zero per legge, e non aveva debito estero.
10. Il dinaro d’oro.
Prima della caduta di Tripoli e della sua prematura scomparsa, Gheddafi stava cercando di introdurre un’unica moneta africana legata all’oro. Seguendo le orme del defunto grande pioniere Marcus Garvey, che per primo coniò il termine di ”Stati Uniti d’Africa”, Gheddafi voleva iniziare il commercio con il solo dinaro africano d’oro – una mossa che avrebbe gettato nel caos l’economia mondiale.
Il dinaro è stato ampiamente osteggiato dalle ‘élites’ della società odierna. E chi potrebbe biasimarle? Le nazioni africane avrebbero finalmente avuto il potere di uscire dal debito e dalla povertà per commerciare solo con questo bene prezioso. Avrebbero potuto finalmente dire “no” allo sfruttamento esterno e pagare quanto ritenevano giusto per le risorse preziose. Si è detto che il dinaro d’oro è stata la vera ragione per la ribellione guidata dalla NATO, nel tentativo di rovesciare un leader dal linguaggio molto chiaro.
Dunque, Muammar Gheddafi era un terrorista?
Pochi potrebbero rispondere in modo del tutto corretto a questa domanda; ma fra chi può farlo, sicuramente c’è chi è vissuto sotto il suo regime. In ogni caso, sembra abbastanza evidente che Gheddafi, nonostante la fama negativa che circonda il suo nome, ha fatto molte cose positive per il suo Paese. E questo è qualcosa che dovresti cercare di ricordare nei tuoi giudizi futuri.
Questo eccentrico video documentario racconta una storia interessante, anche se piuttosto diversa, da quella che crediamo di sapere.
Allora, cosa ne pensi?

(Traduzione di M. Guidoni)

© Agenzia stampa Infopal
E’ permessa la riproduzione previa citazione della fonte “Agenzia stampa Infopal – http://www.infopal.it”

Preso da: http://www.infopal.it/libia-dieci-cose-gheddafi-non-vogliono-farti-sapere/

Libia 2011: A tu per tu con… Yvonne Di Vito

Pubblicato il: 10 marzo, 2012

A tu per tu con… Yvonne Di Vito

Guerra di Libia: un anno dopo
a cura di Andrea Fais


Circa un anno fa cominciavano le operazioni militari contro la Libia di Gheddafi, a seguito del consiglio di guerra riunitosi a Parigi per fare un riassunto delle menzogne raccolte nei due mesi precedenti a proposito di quanto stava avvenendo nel Paese mediterraneo. I bombardamenti della Nato sono andati avanti per tutta l’estate fino a settembre inoltrato, distruggendo città, abitazioni civili, scuole, ospedali, condutture idriche, pozzi, cantieri e quant’altro. In base alla risoluzione n. 1973 l’intervento occidentale avrebbe dovuto proteggere la popolazione. In realtà ha provocato migliaia di vittime e la deflagrazione etnica, sociale e politica di una nazione che, prima della guerra, era tra le più prospere dell’Africa. Tu, che per lavoro eri in contatto con alcuni libici e hai conosciuto proprio il Colonnello Gheddafi, sei stata in Libia durante quei travagliati mesi. Un anno dopo qual’è il ricordo personale di quei momenti?
Questa domanda va a toccare un tasto per me dolente. Ho vari ricordi che si accavallano in un mix di sensazioni che vanno dal dolore alla rabbia, dalla nostalgia al senso di impotenza per non aver potuto fare di più in quello che è stato uno degli episodi più bui e scorretti della storia moderna. Prima dell’inizio dell’aggressione, non vedrei altri termini per definirla, avevo già delle idee abbastanza chiare sulla Nato, sulle “pseudo operazioni umanitarie”, e su tutti i loschi interessi che vi girano intorno. Sapevo quanto alcune operazioni degli ultimi anni fossero giustificate solo dall’“oro nero” o da meri interessi di controllo geo-strategico, sapevo quanto alcune situazioni venissero sfruttate ma ero così ingenua da non arrivare ad ipotizzare rivolte costruite. Ero contraria alla guerra perché pensavo che la violenza non avrebbe potuto risolvere alcun problema, neanche laddove vi fosse realmente stato un problema da risolvere, ma in una rivoluzione “costruita” e “sovvenzionata” da una regia occulta è evidente doppiamente quanto tutto sia stato sbagliato fin dall’inizio. Prima che la Libia, un Paese Sovrano, fosse aggredita non avrei mai pensato di vivere in un mondo così malato da portare alla distruzione una nazione con bombe così intelligenti da uccidere migliaia di persone. Ho dei ricordi meravigliosi della Libia e dei Libici, ricordi che porterò sempre nel cuore, insieme a terribili e amari ricordi della mia ultima visita di luglio/agosto 2011. Quando la Libia era libera l’ho visitata in tutte le sue regioni apprezzandone le incredibili bellezze, dal paesaggio del Sahara che toglie il respiro con le sue dune alte centinaia di metri, ai siti patrimonio dell’Umanità come Leptis Magna o Sabratha; ho avuto modo di stringere sinceri rapporti di amicizia con le persone del posto, con alcune ho un legame speciale. I Libici sono ospitali, hanno il cuore puro, sono gioviali e aperti, sono coraggiosi e dignitosi come hanno dimostrato nella loro eroica resistenza.
A distanza di mesi il ricordo invece della Libia sotto assedio è vivo come il giorno in cui sono ripartita da Tripoli il 5 agosto. Ricordo che la mia volontà di dare un piccolo contributo nella diffusione della Verità su quanto stesse accadendo era più forte della paura; ora ripensando a quanto accaduto ed alla luce di tutte le terribili efferatezze commesse dai ribelli contro chiunque si sia opposto, mi sento di essere stata incosciente.
Ricordo il sinistro ronzio degli aerei che sorvolavano il cielo di Tripoli, ricordo il cielo illuminarsi al passaggio dei missili (che sembravano stelle cadenti invece portavano solo morte), e dopo qualche secondo dei terribili boati, i vetri tremavano. In tutto questo ero colpita dalla popolazione che cercava, nonostante tutto, di mantenere un propria quotidianità continuando a svolgere le normali attività quali il lavoro, le passeggiate al suq, le gite in spiaggia, ma giorno dopo giorno era sempre più difficile continuare a “vivere” perché a poco a poco tutto diventava più difficile.
Ricordo ancora oggi i singoli volti e le voci delle tante persone che ci fermavano per strada e ci chiedevano disperatamente “perché tutto questo?!” implorandoci di fare qualcosa e raccontandoci le loro disgrazie, a qualcuno erano morti dei propri cari, in alcuni casi bambini molto piccoli e la loro sofferenza era tangibile nell’aria, non riuscivo a trattenere le lacrime. Avremmo fatto qualunque cosa per aiutarli ma non avevamo nessuna voce in capitolo in quella guerra ingiusta e dalle dimensioni spropositate.
Ho migliaia di ricordi di quei giorni, di tanti accadimenti, delle visite nei vari siti bombardati, di sensazioni e particolari apparentemente insignificanti; ho tenuto anche un Diario del viaggio perché non volevo dimenticare tanti episodi. Ricordo di essere rimasta molto colpita dalle folle oceaniche che si riunivano nelle piazze delle varie città (Tripoli, Zlitan, di Janzour…), erano folle smisurate, cariche di pathos, di entusiasmo, l’amore per il proprio Leader era assoluto e incondizionato ed io ero così arrabbiata nel pensare che la loro voce non potesse arrivare al mondo: i mass media non erano interessati o meglio non potevano dare spazio a milioni di persone. Con questo non voglio dire che tutti indistintamente volessero Gheddafi, sicuramente ci saranno state soprattutto in Cirenaica, persone che avrebbero voluto un cambiamento (nessuno può piacere a tutti, anche addirittura icone storiche di pace ganno subito critiche) ma la stragrande maggioranza dei libici era molto attaccata al proprio Leader e doveva essere rispettata. Ero molto dispiaciuta per loro, non solo per i miei amici più stretti ma per tutte quelle persone che avevo avuto modo di conoscere in quei giorni. Alcuni libici, uomini e donne, erano tornati da altri Paesi, Paesi in cui vivevano da anni per difendere la propria patria. Io ero dispiaciuta per tutti loro, provavo un’immensa tenerezza perché mi rendevo conto che delle grandi potenze guerrafondaie volevano la loro fine e la lotta era troppo impari nonostante il loro coraggio. Provavo e provo una stima incredibile per queste persone. Mi chiedevo e mi chiedo tuttora cosa avrei fatto io al loro posto; avrei avuto il coraggio di imbracciare un’arma e scendere in strada a difendere il mio Paese?! Provavo pena per loro ma allo stesso tempo invidiavano ciò che avevano nel cuore e mi sentivo anche io parte di qualcosa di bello e forte. Questo è ciò che forse più mi è rimasto dentro e mi ha cambiato. Nella nostra società, spesso priva di veri ideali, dove il massimo del pathos emerge nei derby calcistici, ho inverosimilmente invidiato queste persone che seppure in difficoltà estrema erano ricche di una grande passione, i loro occhi ardevano di Vita e di Amore. Anche il nostro Paese ha avuto grandi uomini che hanno combattuto per l’Unità e per renderlo speciale quale è, ma tante forze poi hanno remato contro. Tornando alla Libia: ogni giorno succedeva qualcosa di terribile e sempre più ravvicinato, nuovi morti, la distruzione della Tv, del “Grande Fiume”.
Ricordo che verso gli ultimi giorni avevamo la sensazione che stesse per succedere qualcosa di terribile, il muro di omertà era aumentato insieme alla pesantezza dei bombardamenti e iniziavano a girare notizie false per preparare il terreno e determinate mosse. Alessandro, mio marito, ha insistito perché partissi, lui si sarebbe trattenuto altri 2-3 giorni. Ricordo di aver lasciato Tripoli con la morte nel cuore consapevole che nulla sarebbe stato più come prima, che non avrei più rivisto alcune persone a me care, che la Libia non sarebbe stata più la stessa e così è stato. A distanza di mesi ripenso a quei luoghi: a Tripoli e al suo progresso costruito negli anni spazzato via in un attimo ; a Sirte, un tempo ridente seppur semplice cittadina sul mare, ridotta allo spettro di se stessa, una città fantasma, senza vita.
Ricordo l’espressione di Alessandro di ritorno dalla spedizione a Zlitan con i giornalisti dopo aver visitato delle case bombardate ed aver trovato due bimbi morti da poco mentre dormivano nelle loro camerette, non lo avevo mai visto così sconvolto, ho visto con lui le foto ed il video che documentava il tutto e sono rimasta in silenzio per ore. Non dimenticherò mai cosa abbiamo provato, la voglia di urlare la nostra rabbia, quel giorno ho visto in un’ottica diversa il mondo intero. Ci arrivano tante notizie terribili, a volte per autodifesa ci si crea una sorta di corazza e si soffre di meno per cose a noi lontane, quando le tocchi con mano non puoi più chiudere gli occhi e rimanere indifferente. Ho in questo Paese paradossalmente alcuni dei ricordi più belli e più atroci di tutta la mia vita.

Non sono mancate le accuse e gli attacchi personali per aver riportato su vari network, alcune verità chiaramente scomode o non allineate alla versione retorica fornita dai principali mezzi di comunicazione occidentali, che quasi quotidianamente ci raccontavano di un fronte dei ribelli “eroico” e di un Gheddafi “criminale”, in uno scenario di distorsione della realtà ormai risaputo quando abbiamo a che fare con gli interventi della coalizione atlantica. Hai avuto altri attacchi personali nel frattempo?
Avendo riportato senza veli quanto osservato nella mia spedizione in Libia, al mio rientro sono stata bersaglio di numerosi attacchi personali di varia natura, intensificatisi soprattutto in seguito all’intervista rilasciata all’emittente Russia Today. Ho ricevuto diverse mail di offese e minacce, anonime e non, sul mio sito http://www.libyanfriends.com; messaggi su facebook, aggressioni da parte di “pacifisti” durante una manifestazione.
Ricordo tante accuse di cattivo gusto e senza un filo logico, altri che contestavano la mia posizione ma aperti ad un confronto, tante falsità scritte su vari blog senza minima cognizione di causa per lo più da privati, dall’ignoranza dilagante, che passavano le loro giornate tra dibattiti scontati e luoghi comuni. Non ho dato peso a tutto ciò e dopo un po’ smisi anche di leggerli. Ciò che mi ha lasciata particolarmente perplessa è stato l’accanimento da parte di alcuni “giornalisti” di note testate nazionali. La mia versione li aveva senza dubbio infastiditi soprattutto quando accennava alle scorrettezze dei mezzi di informazione, ma pur disprezzando il loro gioco mi sono sempre limitata a riportare quanto avessi visto esprimendo un mio parere sul ruolo della disinformazione in questa guerra, senza attaccare i singoli. Di rimando ho subito da loro “avvertimenti” non troppo velati, veri e propri insulti di basso livello, fastidiosi atteggiamenti da comari contraddistinti da gergo di dubbio gusto e osservazioni fuori luogo che andavano oltre il caso concreto con un astio e una rabbia fuori misura. Parecchi amici erano preoccupati e mi raccomandavano di espormi di meno, non tanto per l’incolumità fisica ma per altre possibili ritorsioni di varia natura.
Negli ultimi mesi la situazione è stata molto più tranquilla poiché l’attenzione sulla Libia è diminuita drasticamente: la missione si è conclusa, la “democrazia” è stata “importata” ed ora sono tutti dediti a “salvare” altri Paesi come la Siria. Grazie alla Nato ed a personaggi quali Jalil, oltre alle migliaia di morti, la Libia non è più un paese unito, la Tripolitania, la Cirenaica ed il Fezzan si stanno frammentando; la quotidianità è contraddistinta da guerriglia quotidiana tra opposte milizie armate, faide tribali interne e giustizia sommaria. I mass media ormai ignorano quasi il problema.
Gli italiani che odiavano Gheddafi hanno avuto il macabro e atteso spettacolo e tutte le atrocità passate ed in corso nel paese non rappresentano più un problema. Immagino passeranno in questi giorni il loro tempo ad accusare Assad basandosi su quattro notizie ascoltate in tv o a scannarsi su chi debba uscire dall’Isola dei Famosi. Da parte di coloro cui realmente stavano a cuore la Libia e la Verità c’è ancora un grande immutato interesse e una spiccata sensibilità per i recenti accadimenti e per il futuro del paese. Vorrei sottolineare che se da una parte ho avuto degli attacchi, allo stesso tempo mi ha fatto molto piacere ricevere invece tantissime manifestazioni di stima e affetto da parte di persone da tutto il mondo, oltre che ovviamente Libici, soprattutto Africani in generale, tanti Serbi che si sono congratulati per il mio coraggio (per me semplice e dovuta cronaca dei fatti); mi hanno raccontato le loro personali esperienze di vita sottolineando le profonde motivazioni per cui amassero il Colonnello.
Per molti cittadini in Occidente ormai è un “tiranno decaduto”, ma in realtà sappiamo che Muammar Gheddafi ha incarnato uno spirito rivoluzionario capace di sconfiggere la decadente monarchia di Idris I e ridare una dignità sociale alle masse, progettando sempre in grande i suoi piani per riportare i popoli arabi e i popoli africani ad una condizione di pari dignità con i popoli dell’Occidente. Che ricordi hai del Colonnello Gheddafi?
Il mio personale ricordo di Gheddafi è quello di una persona estremamente intelligente e sagace, rispettosa, vera, legata alla sua Terra ed al suo Popolo, coraggioso, orgoglioso delle sue origini beduine, aperto al dialogo con il prossimo e soprattutto molto umile. Al nostro primo viaggio in Libia siamo stati accolti nella sua tenda dove ci è stata offerta una cena tipica e semplice, la stessa che mangiava lui con latte di cammello e datteri. Mentre lo attendevamo siamo andati a visitare le centinaia di cammelli e cammellini che circondavano il complesso.
Quando lui è entrato ci ha salutato ed il suo primo gesto è stato sostituire la propria poltrona con una sedia di plastica (le stesse che avevamo noi) per farci capire che noi eravamo importanti quanto lui. In Libia l’ospite è trattato con grande rispetto. Questo gesto ci ha profondamente colpito così come vedere la semplicità di tutto ciò che lo circondava. La sua quotidianità non era lussuosa come in molti possono pensare e lui non aveva nulla a che vedere con l’atteggiamento arrogante che contraddistingue molti altri politici. Era interessato a far conoscere ai giovani di altri Paesi la sua cultura, la sua bellissima terra, mostrare quanto la donna fosse libera ed evoluta rispetto ad altri Stati arabi. Scherzava su episodi che gli raccontavamo, rideva guardando con noi le foto dei nostri viaggi, nel vedere le nostre immagini versione tuareg o la nostra interprete un po’ attempata guidare la jeep sulle dune del Sahara… (conoscendo la sua passione per le foto gli abbiamo regalato un fotolibro con bellissimi scorci del Paese). Una volta in occasione di una festa nazionale era previsto un incontro con degli artisti provenienti dalla Costa d’Avorio, andammo anche noi ma non ci fu tempo a sufficienza da dedicarci, Alessandro però mentre usciva gli fece consegnare un oggetto che avevamo fatto fare appositamente per lui (una maglia della Roma con il n° 41 sulla schiena, il numero di anni in cui era al Governo nel 2010), lui lo aprì da lontano e tra le guardie del corpo, confusione e persone varie ricordo che cercò il nostro sguardo tra la folla per farci capire che l’aveva ricevuta e che apprezzava…
Un altro piccolo gesto arrivato dritto al cuore perché nessuno senza una spiccata sensibilità potrebbe mai avere una simile attenzione. Era interessato a confrontarsi con noi ed avere un parere su temi importanti come la religione e la società islamica ma non si tirava indietro davanti a discussioni di attualità, o a qualunque altro argomento; nei vari discorsi ho notato che coglieva al volo riferimenti e modi di dire anche tipici della nostra cultura. Una volta ad esempio gli stavamo raccontando quanto scalpore avesse fatto la sua visita in Italia susseguita da giorni e giorni di polemiche, accennammo ai giornalisti cui piace “ricamare” sopra i fatti… l’interprete ancora non capiva e lui già sorrideva e commentava con aria complice la nostra battuta.
Alcune sue cugine ci raccontavano che stretto legame avesse con la sua famiglia, con i suoi figli e soprattutto con i suoi nipotini, dicevano che per Aisha fosse importantissimo che ogni settimana passassero del tempo tutti riuniti anche perché i bimbi adoravano il nonno e lui adorava loro. Solitamente parlava in arabo, noi in italiano e l’interprete traduceva ma quando voleva accertarsi che tutto andasse bene o volesse un parere su un determinato tema senza voler rischiare “interferenze” parlavamo direttamente in inglese. Si preoccupava sempre che non avessimo avuto alcun tipo di problema o disagio negli spostamenti e che tutti ci avessero trattato con rispetto. Amava fortemente la sua gente come la sua gente amava lui, spesso viaggiava e faceva 3-4000 km in auto nel deserto per arrivare in paesi del centro africa, aveva l’aereo di stato ma voleva andare in auto, gli piaceva fermarsi lungo la strada a parlare e mangiare dividendo il cibo con le mani come si usa nella cultura beduina, “se il mio cibo lo divido con te e te lo passo con le mani significa che sei un mio amico” e lui lo era per milioni di africani, libici e non.
Quando giravo per la Libia (non parlo solo di Tripoli ma anche della Cirenaica) mi capitava di fermarmi a parlare con le persone, a Tripoli a causa della passata colonizzazione molte persone anziane soprattutto negozianti parlavano un po’ di italiano, con altri prima che io iniziassi a studiare arabo c’era una totale impossibilità di comunicazione e ricordo che loro per farmi capire andavano a prendermi qualcosa che ricordasse il leader o mi mostravano la foto sul cellulare. I malpensanti possono credere che lo facessero perché noi eravamo suoi ospiti ma non è così perché prima (e sottolineo “prima”) la Libia era un Paese sicurissimo per cui capitava di uscire da sola e andare magari al suq. Le persone vedevano Gheddafi come il loro Leader, come il giovanissimo e coraggioso ufficiale che nel 1969 fece cadere la monarchia filo-occidentale di Idris e liberò il Paese dagli invasori portando la Libia per mano in un processo di crescita e benessere sociale, economico e culturale. Negli anni passati la mia opinione di lui era molto diversa, prima di conoscerlo personalmente, prima di andare nella sua terra, prima di parlare con la sua gente, pensavo fosse uno sbruffone, un dittatore, una persona altezzosa… poi come a volte capita, conosci le persone e ti rendi conto che le tue idee non sono realmente “tue” ma sono quelle che ti mettono in testa gli altri, sono quelle che creano i media per chi si accontenta di un’informazione superficiale.
Ognuno di noi ha il diritto ed il dovere di andare oltre le versioni ufficiali, di documentarsi per non rischiare non solo di studiare una Storia non vera ma anche di vivere una Realtà costruita. Ho raccontato e ricordato la parte buona che conosciamo di lui, poi magari conosciamo anche qualche difetto caratteriale (chi non li ha?! Ma c’è già una fila lunghissima di chi voglia raccontare malignità spesso anche inventate ad arte su di lui). E’ normale che sia così, perché tutto servirà a dimostrare che se l’Occidente ha esagerato in qualche modo… in fondo era giusto! Se invece uscisse che era un brav’uomo o forse un Eroe… meglio non pensarci! Non è mia intenzione santificarlo, avrà fatto degli errori (a mio avviso non più gravi di quelli commessi da tanti altri politici…) certamente però più in buona fede. Le drammatiche immagini della sua morte ci hanno feriti, si è trattato di un brutale assassinio, l’inevitabile e annunciato epilogo di un’aggressione coloniale travestita da intervento umanitario. Siamo molto tristi perché oltre a Gheddafi è morta la Giustizia, con il suo omicidio si è oltrepassata una soglia importante, un mondo con un minimo di coscienza non avrebbe mai potuto permettere una simile atrocità, non avrebbe mai sbattuto su teleschermi e prime pagine il macabro “trofeo”. La cosa che ci fa più male è continuare a sentire le calunnie dei suoi ex collaboratori corrotti, dei politici opportunisti, o dei media che per mesi hanno bovinamente abbassato la testa al governo di turno per non perdere il proprio “posticino” di lavoro. Questo non è giusto! Non è giusto per un “Uomo” con la U maiuscola che per anni ha fatto l’Impossibile per il benessere non sono della Libia ma dell’intera Africa. Voglio ricordare solo alcuni punti come la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, la costruzione di ospedali, scuole, case, università (tutto gratuito), la costruzione dell’ottava meraviglia del Mondo il “Great Man Made River”, erogazione gratuita di medicinali ed elettricità, assenza di debito pubblico, prestiti senza interessi (gli interessi sono considerati illegali)… potrei continuare nell’elenco per giorni.
Per l’Africa ha finanziato molti progetti di modernizzazione, come l’acquisto del primo satellite africano assicurando la copertura universale all’intero continente per la telefonia. Non è giusto soprattutto per tutti quei milioni di libici che lo sostenevamo ed i cui diritti sono stati calpestati. Su questo mondo siamo solo di passaggio e ciò che conta è lasciare il segno, Gheddafi fa fatto la Storia, è morto con immenso onore da Martire, nel tempo non potrà non emergere la Verità. Il suo ricordo arde nel cuore dei libici che continuano a combattere per la Libertà… che prima o poi riconquisteranno.E’ solo questione di tempo. Da parte mia continuerò a dare il mio piccolo piccolo contributo affinché si faccia luce sulla Verità e affinché la coscienza del mondo si svegli… solo così si potrà togliere carta bianca a delinquenti ufficializzati che manovrano il mondo.
Prima di questo evento che, non dubitiamo, ha certamente sconvolto la tua vita o i tuoi affetti, che pensavi della cultura occidentale e, soprattutto, del modo di fare informazione specialmente nel campo delle relazioni internazionali e dei reportage dai teatri di guerra? Come è cambiata la tua percezione dell’informazione in questi ultimi tredici mesi?
Premetto che quando iniziai Scienze della Comunicazione presi giornalismo perché consapevole di quanto l’informazione fosse ormai alla base delle nostre vite. Pian piano mi accorsi che l’ambiente giornalistico in Italia poco avesse a che vedere con i miei ideali del cd. “giornalismo d’inchiesta”, imparziale e autonomo, così mi specializzai in altre forme di comunicazione “Impresa e Responsabilità sociale”. Ero consapevole che la notizia venisse sempre confezionata ad arte ma non pensavo si potesse costruire e manovrare come è stato fatto in Libia. Questo evento mi ha fatto capire concretamente quanto i giornalisti siano obbligati a seguire le linee guida delle loro testate che a loro volta seguono delle direttive politiche. L’unica informazione “vera” arriva ormai solo dalle testate di informazione “indipendenti” o giornalisti che lasciano una strada “certa” per diventare degli “outsider”.
Questa guerra, definita dallo stesso Lucio Caracciolo come “collasso dell’informazione”, è stata un susseguirsi interminabile di bugie e omissioni. Le “balle mediatiche” hanno a mio avviso giocato un ruolo cruciale nel conflitto al pari dei missili. Alcuni esempi a ritroso: Al Jazeera (tv fortemente interessata) accusa Gheddafi di aver bombardato le folle ed aver gettato i cadaveri in fosse comuni. La “notizia” fa il giro del mondo giustificando la necessità di un intervento Nato per “proteggere i civili”. Non fa il giro del mondo invece la smentita. Nessuna foto o video di questo massacro di migliaia di persone, nessun testimone, nessun segno di distruzione: i satelliti militari russi che hanno monitorato la situazione fin dall’inizio non hanno rilevato nulla. Non sarebbe il primo esempio storico di un “finto massacro”, Timisoara docet. Negli stessi giorni i media italiani intervistano finti libici che, radunati davanti l’Ambasciata di Via Nomentana, affermano in un dialetto dall’impresso accento tunisino che Gheddafi stesse bombardando il suo popolo, che la Libia non aveva università, ospedali, che i libici morissero di fame. Nessun giornalista ha obiettato che la Libia fosse il paese africano con miglior rapporto posti/letto popolazione; con delle bellissime e organizzatissime università gratuite, con il più alto reddito pro-capite ecc. Le notizie dilagavano non verificate rincorrendosi velocemente. Gheddafi nel suo discorso del 2 marzo chiese all’ONU di inviare ispettori per verificare cosa accadesse realmente nel Paese, ha aperto ai giornalisti affinché potessero informare l’opinione pubblica sui fatti; la risposta dei governi ex amici ci sembrò al contrario assolutamente non di dialogo e di chiarimento bensì di sfida.
I giornalisti entrano nel Paese, i ribelli così fotogenici nelle riprese mentre sparacchiano in aria con i loro mitragliatori a bordo dei pickup. Sono perfetti, questo è il loro ruolo, farsi riprendere dai media mentre la vera guerra verrà giocata dagli aerei Nato con i loro quotidiani sistematici e pesanti bombardamenti. Il tutto con l’ausilio di forze di terra, la cui presenza è stata ammessa solo a fine conflitto. In Libia, c’erano milioni di persone che cercavano di far sentire la propria voce, milioni di persone che quotidianamente si riunivano nelle Piazze urlando “Allah, Muammar, Libya ua bas!” ovvero Allah, Muammar Gheddafi, la Libya e basta! Ma tutto questo “non poteva essere trasmesso” così come anche ora i media non ritengono sia doveroso mandare in onda cosa oggi stiano vivendo in Libia ovvero un regime del terrore. La caccia agli uomini neri, libici o lavoratori migranti, da torturare e ammazzare; le abitazioni, gli esercizi commerciali ed i musei saccheggiati, le donne stuprate.
La notizia della morte di Khamis Gheddafi è stata data per certa circa 5-6 volte. La notizia della presa di Tripoli è stata preparata a tavolino. Ci vengono mostrati cadaveri di lealisti spacciati per ribelli, orrori negli ospedali, sangue ed il tutto viene attribuito all’Orco Gheddafi, i militari dell’esercito libico che stanno perdendo la Vita per difendere il proprio Paese vengono additati come delinquenti, non si parla di tutte le persone massacrate dai “Giovani rivoluzionari”. Ci viene propinata solo la testimonianza di una parte, spesso con ragazzi con perfetto accento anglo-americano. I medici lamentano “non c’è acqua per lavare via il sangue…” forse anche questa è una colpa di Gheddafi o è colpa della Nato che ha bombardato il Grande Fiume lasciando la gente a morire di sete? Le masse hanno bovinamente recepito la versione confezionata dai media mainstream come un film senza pensare che fosse girato sulla pelle, sul sangue, sul dolore e le speranze di un popolo. Ricordo che quando alle manifestazioni per la pace a Roma erano presenti gli studenti libici, ho chiesto ad alcuni tg come mai non volessero sentire il loro parere e mi è stato risposto “perchè tanto non lo manderebbero, sprecheremmo soltanto pellicola…” Alcuni giornalisti con aria rassegnata mi hanno risposto sinceramente “noi non possiamo trasmettere queste versioni”, “non possiamo mandarlo in onda”, “è già deciso come andrà”. Abbiamo visto giornalisti commuoversi davanti a delle vittime innocenti, riprendere il tutto e poi non poter diffondere queste immagini… Quando eravamo al Rixos ascoltavamo e registravamo le conferenze di Mussa Ibrahim, lui comunicava i bollettini di guerra ed il punto di vista del governo libico; dopo 5 minuti in Italia arrivavano notizie opposte. Alcuni giornalisti da veri trasformisti hanno cambiato ripetutamente versione, a fine conflitto gli Stati Uniti hanno ammesso che le loro spie infiltrate erano proprio dei giornalisti. Cosa altro dire ancora?!
Sono a dir poco disgustata nonché spaventata al pensiero. Manovrando l’informazione è possibile creare dei falsi storici, cambiare per sempre il corso ed il ricordo degli eventi. Non dobbiamo permettere tutto ciò. La libertà di pensiero e di espressione va di pari passo con il diritto e la necessità di essere informati correttamente. E’ un circolo vizioso: dando una versione distorta di un qualcosa si manipola l’opinione pubblica e con il benestare dell’opinione pubblica si ha carta bianca per qualunque operazione. Se le persone fossero state realmente informate si sarebbero indignate e non sarebbe stato possibile distruggere in questo modo un Paese nella totale indifferenza.
Non ho più alcuna fiducia nelle informazioni che mi arrivano, in Libia ho avuto un accesso privilegiato per poter capire cosa stesse realmente accadendo. Non sempre si ha questa possibilità ma sono convinta che con un minimo di spirito critico e di osservazione e soprattutto “andando a cercare la notizia” invece di essere suoi bersagli indifesi, sarebbe molto semplice scoprire palesi incongruenze. Al giorno d’oggi abbiamo la fortuna di avere internet, con pochissimo tempo e risorse chiunque può approfondire una determinata tematica e scambiare informazioni non filtrate con l’altra parte del mondo. Forse ancora per poco perché non sarà difficile a breve il controllo totale dei contenuti, già ora vengono censurati i maggiori social network. Questa esperienza mi ha cambiato radicalmente, sono ormai una persona disincantata, forse anche troppo scettica ma non commetterò più lo sbaglio di dare per scontato nulla di ciò che mi viene propinato. A Tripoli con l’ausilio dell’Ufficio stampa, di fonti locali, di interviste e delle nostre visite dirette abbiamo raccolto hard disk pieni di documenti, ci abbiamo lavorato per giorni per poter fare un dossier di denuncia completo e ricco, ad ottobre ci è sembrato ormai tutto inutile ed abbiamo messo da parte il progetto. A distanza di mesi lo abbiamo ripreso e lo stiamo concludendo, è il minimo che potessimo fare ovvero continuare a batterci per ciò in cui crediano con la forza, il coraggio e la passione di cui gli amici libici sono stati e sono tuttora un grande e glorioso esempio.
Solo se le coscienze si risveglieranno sarà possibile cambiare cambiare direzione. Perchè, come in “Think Different”, “solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero”.

Mahmoud Jibril e il progetto di ridistribuzione della ricchezza di Gheddafi

Il Colonnello Muammar Gheddafi simboleggia molte cose per molte differenti persone nel mondo. Che si ami o si odi il leader libico, sotto di lui la Libia si è trasformata da uno dei paesi più poveri sulla faccia della terra al paese con i migliori standard di vita in Africa.

5 novembre 2011

Per usare le parole del professor Henri Habibi:

“Quando la Libia ottenne la sua indipendenza dalle Nazioni Unite il 24 dicembre 1951, fu descritta come una delle nazioni più povere e maggiormente arretrate del mondo. La popolazione all’epoca non superava 1,5 milioni di abitanti, era analfabeta per oltre il 90% e non aveva esperienza politica o di know-how. Non c’erano università e solo un numero limitato di scuole secondarie che erano state istituite sette anni prima dell’indipendenza” [1].

Gheddafi aveva molti grandi progetti. Molti di questi erano di natura pan-africana, inclusa la formazione degli Stati Uniti d’Africa.

Il Progetto pan-africano di Gheddafi

Il Colonnello Gheddafi iniziò la costruzione del Grande Fiume Fatto dall’Uomo. Si tratta di un imponente progetto per trasformare il deserto del Sahara e invertire il processo di desertificazione in Africa. Il Grande Fiume, con i suoi piani di irrigazione, fu pensato anche per aiutare il settore agricolo in altre parti dell’Africa. Questo progetto è stato uno degli obbiettivi vittime degli attacchi NATO in Libia.

Gheddafi aveva anche previsto istituzioni finanziarie pan-africane indipendenti. La Libyan Investment Authority e la Libyan Foreign Bank sono stati attori importanti nella creazione di queste istituzioni. Attraverso di esse, Gheddafi è stato determinante nel creare la prima rete satellitare dell’Africa, la RASCOM (Regional African Satellite Communication Organization) per ridurre la dipendenza africana da poteri esterni [2].

Si pensa che il suo coronamento sarebbe stata la creazione degli Stati Uniti di Africa. Questa entità sopranazionale sarebbe stata creata attraverso l’African Investment Bank, l’African Monetary Fund e, infine, l’African Central Bank. Tutte queste istituzioni erano viste con ostilità dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal FMI e dalla Banca Mondiale.

Il progetto di redistribuzione della ricchezza di Gheddafi

Gheddafi aveva un progetto di redistribuzione della ricchezza all’interno della Libia. Fonti del Congresso americano in un rapporto al Congresso lo confermano. Il 18 febbraio 2011, nel rapporto si legge:

“Nel marzo del 2008 (il Colonnello Gheddafi) aveva annunciato l’intenzione di sciogliere la maggior parte degli organi amministrativi e di istituire il Programma di Distribuzione della Ricchezza per cui i proventi del petrolio sarebbero stati erogati ai cittadini con cadenza mensile per permettergli di amministrarli personalmente, in collaborazione e tramite i comitati locali. Citando le critiche del popolo riguardo gli assolvimenti del governo in un lungo discorso a tutto il paese, (egli) ha affermato ripetutamente che lo Stato tradizionale sarebbe presto “morto” in Libia e che il controllo diretto dei cittadini sarebbe stato realizzato attraverso la distribuzione dei proventi derivati dal petrolio. (Esercito), affari esteri, sicurezza e modalità di produzione del petrolio, ha riferito, sarebbero rimasti sotto la responsabilità del governo nazionale, mentre altri settori sarebbero stati eliminati. Nei primi mesi del 2009 i Congressi Popolari di Base Libici hanno analizzato gli emendamenti variazioni alle proposte e il Congresso Generale del Popolo ha votato per prorogare gli adempimenti” [3].

Il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza, insieme alla creazione di un sistema politico anarchico, fu visto come una vera e propria minaccia dagli USA e dall’UE e da un gruppo di funzionari libici corrotti. In caso di successo avrebbe creato disordini politici nelle popolazioni di tutto il mondo. All’interno, molti funzionali libici erano al lavoro per ritardare il progetto.

Perché Mahmoud Jibril ha aderito al Consiglio di Transizione

Tra i funzionari libici che si sono opposti a questo progetto e lo hanno guardato con orrore c’è Mahmoud Jibril. Jibril era stato posto in carica da Saif Al-Islam Gheddafi. A causa della forte influenza e dei suggerimenti di Stati Uniti e Unione Europea, Saif Al-Islam ha scelto Jibril per trasformare l’economia libica e imporre riforme economiche neoliberiste.

Jibril sarebbe diventato il capo di due istituzioni della Jamahiriya Araba Libica, il Consiglio Nazionale di Pianificazione della Libia e il Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico. Mentre quest’ultimo era un ministero normale, il primo avrebbe effettivamente messo Jibril in una posizione superiore a quella del Primo Ministro – l’Ufficio del Segretario Generale del Comitato Popolare della Libia. Jibril, a tutti gli effetti, è stato una delle forze che hanno spalancato le porte alla privatizzazione e alla povertà in Libia.

Circa sei mesi prima dell’inizio dei conflitti in Libia, Mahmoud Jibril incontrò Bernard-Henry Lévy in Australia per discutere la formazione del Consiglio di Transizione con lo scopo di rimuovere Gheddafi [4]. Descrisse il Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi come “folle” nei rapporti e nei documenti del Consiglio Nazionale per lo Sviluppo Economico della Jamahiriya Araba Libica [5]. Jibril era convinto che le masse non erano adatte a governare sé stesse e che un’élite avrebbe dovuto avere il controllo del destino e della ricchezza di ogni nazione. Ciò che Jibril aveva in mente era ridimensionare il governo e licenziare una larga parte del settore pubblico, in cambio di un aumento dei regolamenti governativi in Libia. Citava sempre Singapore come perfetto esempio di stato neo-liberista. È probabile che incontrerà Bernard-Henry Lévy anche a Singapore, dove aveva l’abitudine di recarsi regolarmente.

Quando i problemi sono scoppiati a Bengasi, Mahmoud Jibril è andato al Cairo, in Egitto. Ha detto ai suoi colleghi che sarebbe ritornato presto a Tripoli, ma non aveva intenzione di ritornare. In realtà è andato al Cairo per incontrare i dirigenti del Consiglio Nazionale siriano e Lévy. Lo stavano tutti aspettando per coordinare gli eventi in Libia e in Siria. Questa è una delle ragioni per cui il Consiglio di Transizione ha riconosciuto il Consiglio Nazionale siriano come legittimo governo della Siria.

Mahmoud Jibril è oggi Primo Ministro del Consiglio di Transizione libico. L’opposizione di Jibril al Progetto di Redistribuzione della Ricchezza di Gheddafi e il suo atteggiamento elitario sono tra le ragioni della sua cospirazione nei confronti di Gheddafi e del suo contributo alla formazione del Consiglio di Transizione. Questo funzionario dell’ex regime, che è stato sempre un aperto sostenitore dei dittatori arabi nel Golfo Persico, è davvero un rappresentante del popolo?

Mahdi Darius Nazemroaya
28 ottobre 2011.


Mahdi Darius Nazemroaya è un Sociologo e Ricercatore Associato del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG) di Montréal. Si è specializzato sul Medio Oriente e sull’Asia Centrale. E’ stato in Libia per oltre due mesi ed è stato Corrispondente Speciale per Flashpoints. Ha rilasciato articoli sulla Libia in collaborazione con discussioni radio di Cynthia McKinney di Freedom Now, uno show trasmesso alle 17.00 PST, il sabato, su KPKF, Los Angeles, California.

 


[1Henri Pierre Habib, Politics and Government of Revolutionary Libya (Montmagny, Québec: Le Cercle de Livre de France Ltée, 1975), p. 1.

[2Regional African Satellite Communication Organization, “Launch of the Pan African Satellite,” 26 luglio 2010.

[3Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya Christopher M. Blanchard and James Zanotti, “Libya: Background and U.S. Relations,” Congressional Research Service, 28 febbraio 2011,” Congressional Research Service, 18 febbraio 2011, p. 22.

[4Discussioni private avute con i collaboratori di Mahmoud Jiribil in Libia e all’estero..

[5Documenti interni privati del National Economic Development Board.


La Libia aggredita per favorire Israele.

di Corrado Belli

Si scopre che anche Israele ha aveva tanto bisogno che la Libia venisse aggredita, uno dei tanti motivi validi oltre al Petrolio e altri risorse che si trovano nel sottosuolo della Libia, ..esatto.. l’ACQUA, la Libia ha una immensa riserva di acqua nel suo sottosuolo, con i ricavati dalla vendita del Petrolio e altre risorse commerciali aveva quasi ultimato il progetto che da decenni porta avanti per rendere il deserto in una terra fertile per poter vendere i suoi prodotti a tutta l’Africa senza che ci sia stato bisogno di “aiuti umanitari” all’Americana o all’Inglese come Francese, naturalmente sarebbe stato un duro colpo per Israele non poter fare affaroni con gli stati Africani alla quale gli è stato pure negato il far da sé nell’agricoltura, naturalmente imposto dalla Monsanto.

La Libia ha una riserva di acqua pari a 35.000 Kilometri cubi a 100 metri di profondità, una gigantesca riserva di acqua che copre un’area grande quanto tutta la Germania, un valore inestimabile che avrebbe assicurato ai cittadini acqua per i prossimi 50 anni e anche di più al costo zero, mentre per avere acqua dolce la Libia doveva dissalare l’acqua di mare al costo di 3,75 Dollari al metro cubo.
La realizzazione di questo immaginabile progetto cominciò nel 1980 ed è durato 30 anni, era quasi al completamento e ciò avrebbe significato una “Rivoluzione verde” oltre che a un pericolo per lo più inesistente per Israele, con questo progetto la Libia non avrebbe più avuto bisogno di importare generi alimentari, sarebbe stata capace di autogestirsi e non solo, avrebbe rifornito altri stati africani e ad un costo molto minore, Gheddafi sarebbe uscito dal controllo della Banca Mondiale e dal “IWF” che controllano tutta l’economia mondiale.

Ma adesso la Libia è vittima di una crociata dei ladroni Occidentali come Sarkozy, Obama, Cameron & Co., naturalmente per ottenere ciò hanno da anni movimentato alcune tribù del luogo, la Francia ha avuto un ruolo determinante assieme all’Inghilterra, mentre davanti facevano bella faccia, da didietro davano pugnalate, anche la UE ha approfittato del “Dittatore“ Gheddafi per ampliare la sua politica di corruzione nei Paesi Arabi “traditori” che adesso si sono schierati dalla parte del potente, ma non capiscono che sono dei perdenti dal momento che i portatori di pace e democrazia entreranno nei loro paesi e in Libia per piantare le loro basi con nuovi Tiranni e Dittatori vistiti con la bandiera Multicolore e la scritta “PEACE”.

Non per caso Israele ha annunciato di fabbricare altri 500 case in Palestina e guarda caso proprio il giorno che la Libia è stata aggredita, ora il Primo ministro Netajihau chiede con spavalderia che la stessa aggressione venga fatta nei confronti dell’IRAN, poi sarà la volta dell’Europa e statene ben certi che lo farà, lui stesso ha detto che vuole l’Islamizzazione dell’europa cosi come vuole che la Libia venga data in mano ai Radicali Islamisti, con questa scusa ha un motivo in più di portare avanti il progetto della Grande Israele, naturalmente il mister Sarkozy è d’accordo essendo figlio di Zingaro Sionista Ungherese, agente della CIA e presidente della Grande Nation, non per questo sin dal primo giorno dall’aggressione alla Libia i Talebani assoldati dagli Inglesi/USA e Francia sventolavano la bandiera Francese gridando… Viva la Francia, certo ..la Francia viva e loro a breve morti perché non capiscono quanto siano Criminali coloro che li hanno spronati alla “loro” rivoluzione.

Nel frattempo lo sterminio dei Palestinesi è ricominciato alla chetichella, tanto sono tutti impegnati con la Libia, cosa volete che siano 10/100/1000 o 5000 morti in più… sono arabi cari meschini politici che dichiarate.. non siamo in guerra, stiamo solo facendo le prove per la Pasquetta sganciando Uova di Pasqua ai civili Libici.

Passiamo alla Libia nei fatti concreti.

La stessa ONU dichiarava nel 2010 che la Libia ha la più alta aspettativa di vita in tutta l’Africa, ”Human Development Index”, che le sue ricchezze venivano distribuite alla popolazione in pari parti, ha un’assistenza Medica gratis per i suoi cittadini, la migliore e organizzata assistenza medica e sociale del continente, sia le vedove che gli orfani percepiscono la Pensione, ha un sistema veramente Sociale, si basa sulla Costituzione fatta nel 1977, questa Costituzione viene chiamata “la Grande Libica –Arabica Socialista popolare – Jamahirija”, il 97% della popolazione si riconosce all’Islam.

Tutto questo vuol dire Dittatura? Quale Stato in Europa non avrebbe difeso la sua costituzione se messa a repentaglio da una piccola parte della Popolazione e per giunta finanziata da qualche Nazione Estera? L’Italia di sicuro NO.

L’aggressione alla Libia ha carattere Politico, privato e depravato capitanata da un Criminale come Sarkozy per favorire lo Stato di Israele ormai fuori controllo grazie ai sciacalli Occidentali che aspettano di sbrandellare chi veramente vuole essere libero e fuori dal loro controllo.

INDEX delle Nazioni UNITE sullo standard di vita in Africa.

Da notare che l’Inghilterra non stà tanto meglio della Libia e nemmeno il Portogallo che è la patria di Barroso, tanto ci tiene ai suoi connazionali.

Inoltre stiamo assistendo alla più schifosa e abominevole PROPAGANDA PRO_GUERRA DA PARTE DEI MEDIA EUROPEI, SEMBRA CHE SIAMO RITORNATI NEL 1939/1945.

NON STIAMO IN GUERRA … signor Napolitano, ci dica dove stiamo, sia lei che il guerrafondaio La Russa e il Sionista Frattini.

Corrado Belli

Fonte:http://www.mentereale.com/articoli/la-libia-aggredita-per-favorire-israele

Pubblicato anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/02/la-libia-aggredita-per-favorire-israele.html

Un progetto grandioso per l’acqua nei villaggi della Libia

Un progetto grandioso per l’acqua nei villaggi della Libia
[18.10.2011] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks

 

Il grande fiume artificiale, il più grande e ambizioso progetto della Jamahiriya, è una rete di condotte che rifornisce aree che prima ne erano prive e la parte settentrionale industriale, dell’acqua potabile più pura della Libia attraverso serbatoi di acque sotterranee dalle oasi, situate nella parte meridionale del paese. Secondo gli esperti indipendenti, è il più grande progetto di ingegneria del mondo attualmente esistente. Misconosciuto progetto, dovuto al fatto che i media occidentali difficilmente hanno riferito su di esso, e nel frattempo, il progetto è giunto al costo di costruzione più grande del mondo: il progetto al termine costerà 25 miliardi di dollari.
File:Great Manmade River. Libya.jpg

Gheddafi iniziò a lavorare sul progetto negli anni 80, e all’inizio dei combattimenti attuali, egli lo stava praticamente implementando.

E questo fatto suggerisce certamente un pensiero,  il controllo sulle risorse idriche sta diventando il fattore più importante nella politica mondiale. L’attuale guerra in Libia è la prima guerra per l’acqua potabile?

Il funzionamento del fiume artificiale si basa sulla raccolta dell’acqua in 4 serbatoi di acqua enormi situati ad Hamada, nelle oasi di Kufra, Morzuk e Sirt e contenenti circa 35000 chilometri cubi di acqua artesiana. Il volume d’acqua potrebbe coprire completamente il territorio di un paese come la Germania, con la profondità dei serbatoi sarebbe di circa 100 metri. E, secondo studi recenti, l’acqua dalle fonti libiche artesiane sarà sufficiente per quasi 5000 anni.

Грандиозный водный проект Каддафи

Inoltre, questo progetto di acqua in scala può essere giustamente chiamato “l’ottava meraviglia del mondo”, perché fornisce il trasporto di 6,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno attraverso il deserto.
Il progetto “fiume artificiale” non è paragonabile a quello fornito dai leader sovietici in Asia centrale per irrigare i campi di cotone e che ha portato al disastro del lago Aral. La differenza fondamentale con il progetto di irrigazione libica è che per l’irrigazione dei terreni agricoli è utilizzato praticamente l’inesauribile vena sotterranea piuttosto che una fonte d’acqua superficiale, facilmente soggetta a notevoli danni in un breve periodo di tempo. I tunnel di trasporto dell’acqua sono stati costruiti attraverso l’uso di 4 mila chilometri di tubi di acciaio, seppelliti nel profondo della terra. L’acqua dai bacini artesiani viene pompata da 270 falde a diverse centinaia di metri di profondità. Un metro cubo di acqua cristallina delle cisterne sotterranee libiche, considerando tutti i costi di produzione e trasporto e deposito allo stato libico costa solo 35 centesimi, che è all’incirca paragonabile con il costo di un metro cubo di acqua fredda in delle principali città della Russia, ad esempio a Mosca. Se, tuttavia, si prende in considerazione il prezzo di un metro cubo di acqua potabile nei paesi europei (circa 2 euro), si stima che il valore delle scorte di acqua artesiana nei serbatoi sotterranei libici è complessivamente di quasi 60 miliardi di euro. Se si considera che tale importo continua a salire, come prezzo di risorsa, può essere di interesse addirittura più importante del petrolio; tenendo conto che al petrolio si può studiare un’alternativa.

 

Грандиозный водный проект Каддафи

Qui ci sono le date chiave nella storia dell’irrigazione libica del progetto “grande fiume artificiale”, nel 2008, il Guinness lo ha riconosciuto come il più grande del mondo:

• 3 Ottobre 1983 — è stato convocato il Congresso generale del popolo della Libia e ha tenuto una sessione straordinaria, nel quale è stato annunciato dell’inizio del finanziamento del progetto.
• 28 Agosto 1984 — il leader della Libia depone nell’iniziare la costruzione del progetto, la prima pietra.
• 26 Agosto 1989 — inizia la seconda fase di costruzione del sistema d’irrigazione.
• 11 Settembre 1989 — l’ acqua entra nel serbatoio di Agedabia.
• 28 Settembre 1989 — l’ acqua entra nel serbatoio Grand Omar Muktar.
• 4 Settembre  1991 — l’ acqua entra nel serbatoio Gardabiya.
• Agosto 28, 1996 — inizio della distribuzione quotidiana dell’acqua dal fiume artificiale a Tripoli.
• 28 Settembre 2007 — l’acqua arriva a Gariân.

Грандиозный водный проект Каддафи

È interessante notare che, parlando a una commemorazione dell’anniversario dell’inizio della costruzione del fiume, il 1 ° settembre 2010, Al-Gheddafi disse:
Ora che questo risultato del popolo libico è diventato chiaro, la minaccia degli Stati Uniti contro il nostro paese doppia!
Inoltre, alcuni anni fa, Gheddafi aveva dichiarato che il progetto di irrigazione libico sarebbe stato “la risposta più grave all’America, che accusa costantemente la Libia del terrorismo islamista.

[liberamente tratto da http://topwar.ru/7735-grandioznyy-vodnyy-proekt-kaddafi.html]

e preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/10/19/un-progetto-grandioso-per-lacqua-nei-villaggi-della-libia/