Libia 2011: Giornalisti britannici sono accusati da un gruppo di miliziani di spionaggio in Libia (ITA-ENG)

The Guardian
[04.03.2012] di Chris Stephen        (trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks)
Due giornalisti britannici, arrestati il mese scorso da un gruppo di una milizia libica, in diretta sfida all’autorità del nuovo governo del paese, sono stati accusati di spionaggio.
La milizia ha inscenato a tarda notte una conferenza stampa in un hotel di Tripoli per svelare ciò che essi hanno definito essere prove di attività improprie.
Gareth Montgomery-Johnson, di 36 anni, e il giornalista Nicholas Davies, di 37, che lavorano per la Press TV iraniana di proprietà statale, sono stati arrestati il 23 febbraio da una milizia di Misurata con sede a Tripoli.
Il dr. Fortia Suleiman, membro di Misrata del Consiglio Nazionale di Transizione che governa la Libia, ha detto che la milizia aveva l’autorizzazione del governo per detenere gli uomini perché [i miliziani] rappresentavano la “Rivoluzione del 17 febbraio“, data in cui è iniziata la rivoluzione libica lo scorso anno.
Faraj al-Swehli

Siamo tutti parte del governo, le milizie e il governo sono insieme“, ha detto Fortia.
I servizi di intelligence di tutto il mondo hanno la facoltà di trattenere i sospetti mentre indagano su di loro“.
Ha citato l’esempio del comandante della milizia di Tripoli, Abdul Hakim Belhaji, che è stato arrestato dagli Stati Uniti nel 2004, accusato di terrorismo, in un’operazione nella quale, ha detto Belhaji, la Gran Bretagna era complice.
La detenzione dei due uomini ha già suscitato le proteste di Amnesty International, che ha chiesto che il governo libico prenda in custodia gli uomini e chiami la milizia a renderne conto.
In una conferenza stampa a volte incoerente, Fortia, affiancato da miliziani in mimetica, ha mostrato ciò che ha riferito essere materiale sospetto, trovato sui due uomini. Ciò includeva un bendaggio da campo in un involucro nero che ha affermato essere sospetto in quanto “made in Israele” ed elenchi dei membri della milizia di Tripoli uccisi negli scontri dello scorso anno.
Inoltre ha mostrato, che erano state trovate, ancora addosso agli uomini, fotografie di miliziani libici in pose da combattimento, una fotocopia di un permesso di soggiorno iraniano in uno dei passaporti degli uomini e quello che sembra essere una scaletta di un montaggio televisivo. Alla domanda su cosa vi era di sospetto negli oggetti, Fortia ha detto che sarebbero state necessarie “ulteriori indagini“.
La milizia ha poi proiettato un filmato trovato nei computer dei due uomini, consistente in ciò sembrava essere un filmato che mostrava i due uomini ballare in piazza dei Martiri di Tripoli sopra una colonna sonora musicale.
Avevano anche materiale pornografico“, ha detto Fortia.
Ha detto di aver informato i ministeri degli interni e della difesa della Libia e di non aver ricevuto alcuna lamentela circa la loro decisione di continuare a detenere gli uomini. “Tutti [i ministeri] sanno ciò che fanno“.
Nessun ministero dispone di un ufficio stampa e nessun funzionario era disponibile per un commento domenica notte.
Abbiamo la totale responsabilità della sicurezza a Tripoli“, ha detto Faraj al-Swehli, il comandante della milizia.
Fortia ha detto che gli uomini sarebbero rimasti in detenzione presso l’ex accademia militare femminile sul lungomare di Tripoli e che sarebbero state necessarie ulteriori indagini per determinare se fossero spie.
E ‘troppo presto per decidere. Questo è un qualcosa che sarà stabilito dopo ulteriori investigazioni“.
Swehli ha detto: “Dobbiamo proteggere la Rivoluzione del 17 febbraio e non tutti coloro che portano una macchina fotografica sono in realtà dei giornalisti.”
Il loro annuncio provocherà preoccupazione tra i diplomatici, già preoccupati per l’incapacità delle autorità libiche di frenare le milizie, dopo la pubblicazione di un filmato che mostra una milizia compiere atti vandalici in un cimitero di guerra britannico.
La milizia di Swehli la scorsa settimana ha visto il suo principale posto di controlllo a Misurata attaccato da altre milizie del Consiglio militare della città, che la accusavano di tenere prigionieri sotto detenzione illegale.
Per lunedì sono previste a Tripoli proteste da parte dei cittadini contro la presenza continua nella città di milizie di Misurata e di altre unità provenienti dall’esterno della capitale libica, che dicono essere una minaccia per la sicurezza.
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  • British journalists accused by militia group of spying in Libya
Two British journalists arrested last month by a Libyan militia group in a direct challenge to the authority of the country’s new government have been accused of spying.
The militia staged a late-night press conference in a Tripoli hotel to unveil what they said was evidence of improper activities.
Gareth Montgomery-Johnson, 36, and reporter Nicholas Davies, 37, who work for Iran’s state-owned Press TV, were arrested 23 February by a Misrata militia based in Tripoli.
Dr Suleiman Fortia, a Misratan member of Libya‘s ruling National Transitional Council, said the militia had government authority to hold the men because they represented the “February 17 Revolution”, the date on which Libya’s revolution began last year.
“We are all part of the government, the militias and government are together,” said Fortia. “Intelligence services around the world have the authority to hold onto suspects while they are investigating them.” He cited the example of Tripoli’s militia commander, Abdul Hakim Bilhaj, who was detained by the United States in 2004 accused of terrorism in an operation Bilhaj has said Britain was complicit.
The detention of the two men has already prompted protests from Amnesty International, which has demanded that the Libyan government take custody of the men and call the militia to account.
In a sometimes rambling press conference, Fortia, flanked by camouflaged militiamen, showed what he said was suspicious material found on the two men.
This included a field dressing in a black wrapper which he said was suspicious because it was “made in Israel” and lists of Tripoli militia members killed in clashes last year.
Also presented were still photographs found on the men of Libyan militiamen in combat poses, a photocopy of an Iranian residence permit in one of the men’s passports and what appeared to be a television editing script. Asked what was suspicious about the items, Fortia said “further investigation” would be necessary.
The militia then screened footage found in the two men’s computers, consisting of what appeared to be home movies showing the two men dancing in Tripoli’s Martyr’s Square over a music soundtrack.
“They also had pornography,” said Fortia.
He said he had informed Libya’s interior and defence ministries, and had received no complaints about their decision to continue detaining the men. “They [the ministries] all know what they are doing.”
Neither ministry has a press office and no officials were available for comment on Sunday night.
“We have the total responsibility for security in Tripoli,” said Faraj al-Swehli, the militia commander.
Fortia said the men would remain in detention in the former women’s military academy on Tripoli’s beachfront and that more inquiries would be needed to determine if they were spies. “It is too early to decide. This is something that will be proved after further investigations.”
Swehli said: “We have to protect the 17 February Revolution and not everyone who carries a camera is really a journalist.”
Their announcement will cause concern among diplomats already worried about the inability of Libya’s authorities to rein-in militias, following the release of video footage showing a militia near Benghazi vandalising a British war graves site.
Swehli’s militia last week saw its main checkpoint in Misrata attacked by other militias of the city’s military council, who accused it of holding captives in illegal detention.
Protests are planned for Monday by Tripoli citizens against the continued presence in the city of militias from Misrata and other units from outside the Libyan capital, who they say are a threat to security.

http://www.guardian.co.uk/world/2012/mar/04/british-journalists-accused-spying-libya

I collaborazionisti sono un elemento centrale della nuova politica statunitense

Intervista a CX36 Radio Centenario del sociologo americano, il Prof. James Petras da New York, USA.  Lunedi 31 ottobre 2011. www.radio36.com.uy

Chury: Petras Come stai?

Petras: Bene, siamo sfuggiti ad una bufera di neve che ha colpito le altre regioni qui intorno con più di 20 centimetri di neve. Una cosa rara in questa epoca, ma siamo sfuggiti e siamo felici. Nel frattempo voglio discutere oggi una visione strategica di ciò che sta accadendo di fronte al conflitto in Medio Oriente e oltre.

Chury: Molto bene, Petras, se vuoi iniziamo con questo argomento.

Petras: Ora alcuni commentatori annunciano quella che chiamano “la nuova dottrina Obama”. Vogliono fare una distinzione con il periodo iniziale di Obama, nel quale egli ha continuato i progetti coloniali dell’ex presidente Bush con un grande esercito in una guerra di terra sia in Afghanistan che in Iraq con molteplici impegni economici e militari. Questa politica dei primi due anni di Obama ha reso più profonde diverse questioni. In primo luogo, la crisi interna, il problema del disavanzo finanziario. In secondo luogo, una maggiore opposizione all’interno degli Stati Uniti, che, in terzo luogo, non hanno potuto consolidare il loro potere. La presenza nord-americana è stata un importante punto di conflitto e di attrito.

A fronte di questa situazione, dopo due anni e mezzo di fallimenti abbiamo visto di recente una serie di misure tra cui in primo luogo, l’idea del ritiro delle truppe dall’Iraq. Tra pochi mesi le truppe statunitensi lasceranno l’Iraq, perché sono già 8 anni che stanno là, non sono riusciti ad ottenere un sostegno popolare e hanno prodotto enormi perdite economiche nord-americane.
Il secondo problema è il fatto che non è possibile fare progressi in Afghanistan. Un altro problema è che sono costretti a ritirare le truppe nell’anno 2014. In terzo luogo, gli Stati Uniti hanno perso una grande influenza su altre regioni come l’Asia, America Latina e altrove.

Per tutte queste ragioni stanno ora annunciando una nuova politica. In primo luogo si cercherà di raggruppare le forze militari in paesi del Golfo come Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, ecc.
Cioè, userà queste piccole città e le isole come trampolini di lancio che accoglieranno circa 20.000 o più soldati, non in combattimento attivo, ma semplicemente come supporto per la cooperazione dei governi della regione. Hanno imparato che l’era dei grandi guadagni territoriali con grandi eserciti non funziona. Questa è la conclusione che essi hanno maturato dalla loro politica in Iraq e Afghanistan.

In secondo luogo, si praticano più guerre marittime e in particolar modo aeree utilizzando velivoli senza pilota. Il vantaggio è che non richiedono eserciti di terra, nè richiedono costi enormi e nè si traducono in un gran numero di perdite.

Essi si basano più su guerre con missili aerei per indebolire qualsiasi posizione.

E in terzo luogo, si cercano di piazzare collaborazionisti locali, traditori, opportunisti e soprattutto le canaglie del mondo, trafficanti di droga, come in Afghanistan, fondamentalisti come in Libia, delinquenti, assassini e qualsiasi persona che si presti alle politiche degli Stati Uniti. Come possiamo vedere in Libia, nel saccheggio e nel terrore che sta accadendo dentro il paese, cosa che riflette che le uniche forze sulle quali gli Stati Uniti possono contare sono quelle che potremmo chiamare la spazzatura della società, teppa sottoproletaria che si presta al saccheggo del paese.

Hanno annunciato oggi che nel Museo della Banca centrale, che è in possesso di una collezione di antichità della Grecia, monete romane e greche sono state rubate durante la presenza dei collaborazionisti degli Stati Uniti a Bengasi. Bengasi era l’epicentro della contro-rivoluzione contro Gheddafi e già a maggio presero semplicemente il controllo della banca e rubarono tutte le monete e gli oggetti d’antiquariato e li vendettero in Egitto. Questo è il tipo di persona. Ora a Misurata stanno uccidendo chiunque fosse associato con il governo di Gheddafi. E può essere un qualsiasi cittadino che semplicemente non è stato coinvolto con la teppa che era contro Gheddafi. Si sta in un regime di terrore.


Ma voglio illustrare questo per dimostrare che i collaborazionisti, che sono un elemento centrale della nuova politica degli Stati Uniti, insieme con i monarchi più dispotici del Golfo, sono il genere di persone con le quali gli Stati Uniti cercano di rafforzare la propria presenza dalla periferia. Perché hanno già perso l’influenza diretta che avevano in Iraq. Non possono distruggere o attaccare l’Iran. E ora in Siria hanno montato un’opposizione con la collaborazione di molti fondamentalisti e il sostegno di gruppi regionali contro la Siria. Questa politica di incoraggiare la ribellione con un misto di forze reazionarie, è l’altro elemento di questa politica.

E il quarto punto è l’uso di numerose forze speciali, che sono un tipo di squadroni della morte che vengono inviati ad uccidere i leaders di un movimento che si opponga ai regimi filo-americani, come ora in Uganda dove hanno una brigata di 500 soldati americani.

Ora, cosa significa tutto questo in un quadro più grande?
Ciò significa, in primo luogo, che Obama ritiene di non avere la minima possibilità di continuare le grandi guerre dell’era Bush. L’economia non può sostenerle, il pubblico non è disposto a sopportare guerre prolungate e le forze che sostengono gli Stati Uniti non possono consolidare un impero, possono unicamente distruggere un governo esistente come abbiamo visto in Libia; è quello che stanno cercando di fare in Siria e ciò che stanno facendo in Somalia, e così via. Gli Stati Uniti si definiscono da questo momento a partire dalle loro alleanze con le forze più reazionarie del mondo. Dico questo in relazione a quanto è stato detto 20 anni fa, quando avevano qualche monarca costituzionale, e qualche dittatore più o meno presentabile.

Adesso stanno lavorando con il peggio del peggio e cercano a partire da questo di mantenere per lo meno una presenza. Una presenza temporanea, congiunturale, perché sapete che in Libia questa miscela di forze fondamentaliste, delinquenti, mafiose, non ha alcuna possibilità al di là del saccheggio delle risorse naturali, del petrolio, cosa che è già in atto da due mesi quando hanno firmato i contratti di sfruttamento. In ogni caso il panorama nord-americano che cerca di definire una presenza, rappresenta una ritirata dai piani degli anni 90 quando crollò l’Unione Sovietica. L’idea che gli Stati Uniti potessero dominare le principali fonti di ricchezza,  il Medio Oriente e l’Asia. Tutto ciò è stato ora ridotto nel mantenere solo le basi militari vicino ai luoghi dove hanno fallito. Hanno fallito in Iraq, è ora stanno con i piccoli paesi assolutisti del Golfo. Hanno fallito in Afghanistan e in qualche modo cercano di mantenere una presenza con la forza marittima al largo delle coste dell’Asia. Hanno fallito in Nord Africa, dove hanno rovesciato il governo stabile di Gheddafi e hanno imposto un regime che non ha alcun futuro.
E ora stanno cercando di costruire un ricambio con la giunta militare in Egitto e un governo di cambiamento in Tunisia.

Questo è il quadro, poi, della dottrina Obama, che è l’adattamento alle proprie debolezze. Dire che è una dottrina non è corretto. E’ realmente un’improvvisazione a fronte dell’incapacità interna a sostenere queste guerre esterne. Ecco alcuni commenti sul quadro strategico degli Stati Uniti.

Il secondo punto che vorrei discutere brevemente, perché è un grande problema, è il nuovo autoritarismo in tutto il mondo. Ricordo che in passato, quando i movimenti popolari si sentivano sfruttati, esclusi, mettevano su dimostrazioni, scioperi generali, in alcuni casi, costringendo i leaders ad andare al tavolo delle trattative dove i governanti in una forma o nell’altra, senza ritirare i grandi progetti reazionari, decidevano che dovevano modificarli, facendo alcune concessioni. Al posto di bloccare i salari, un aumento inferiore al tasso di inflazione, piuttosto che licenziare 5.000 dipendenti, riducevano il numero a 2000 con il pensionamento anticipato. E’ stato un braccio di ferro tra movimenti popolari e governi reazionari, conservatori o quello che erano.

Ora vediamo qualcosa di molto diverso, perché i movimenti continuano con le loro forme di lotta: marce, scioperi generali, dimostrazioni estese e ripetute, ma in cambio i governanti non sentono il bisogno di sedersi e trattare o negoziare, nè vogliono sentire nulla. Semplicemente raddoppiano il numero dei poliziotti, utilizzano più gas lacrimogeni e fanno pressioni affinchè si sottomettano o vadano in prigione. Questo cambiamento, che può essere visto in tutte le parti del mondo, è parte di ciò che io chiamo il nuovo autoritarismo. E non stiamo parlando di dittature, perché le dittature non negoziavano, semplicemente reprimevano e costringevano alla clandestinità i sindacati e imponevano con la forza la loro politica. Con il passaggio ai regimi elettorali vedemmo un cambiamento in questo senso.
Non un grande cambiamento in politica economica, ma la volontà di negoziare e vedere fino a che punto si poteva arrivare ad un accordo.

Ora i governanti “elettorali”, sia socialdemocratici, liberali, conservatori, laburisti, chiunque siano, non vogliono negoziare nulla, non accettano alcuna modifica, non abbassano le esigenze dei sacrifici. E mi sembra che, di fronte a questo cambiamento, di fronte al nuovo autoritarismo, i movimenti popolari debbano riflettere e pensare a come trattare questo ritorno alla politica delle dittature sotto una facciata di sistema democratico elettorale. Vale a dire, i regimi attuali eletti nelle elezioni, agiscono come le dittature del passato in relazione alle esigenze delle rivendicazioni popolari.

Come si spiega questo? Penso che la crisi economica sia così profonda che il margine per la trattativa che esisteva in passato non abbia più la stessa struttura politica. La crisi è così grande ormai, non c’è modo di negoziare concessioni. E in secondo luogo, vi è un atteggiamento più belligerante dentro la classe dirigente. Non vogliono sacrificare i profitti per raggiungere accordi. Quindi il problema non è solo politico, ma che ora le classi dirigenti non sono realmente disposte a fare concessioni. In terzo luogo, vi è un indebolimento della leadership sindacale e dei rappresentanti popolari che non sono disposti ad andare più lontano dalla politica di resistenza del passato. Di fronte a questo quadro dobbiamo pensare a cosa c’è come alternativa.

Questo fine settimana siamo andati a New York ad occupare Wall Street. In realtà è molto esagerata la forza e ciò che la rappresenta. Tutti gli studiosi / commentatori passano lì nelle tende, vedono gente occupare la piazza, fare discorsi, osservazioni, ma poi tornano a casa. Devo dedurre che tutti gli intellettuali, i commentatori, gli studiosi stiano esagerando su quello che è un movimento molto modesto, con poche prospettive politiche. E le più grandi debolezze le trasformano in virtù. Non ha prospettive e dicono che è molto plurale. Non ha una leadership politica efficace, dicono che è un nuovo modo di fare politica.

Dobbiamo mettere in prospettiva ciò che esiste ora. In un certo senso rappresenta un passo positivo in un deserto come quello che abbiamo qui negli Stati Uniti, qualsiasi espressione di opposizione al capitalismo è molto positiva. Ma ora, dopo un mese, si è in stallo. Semplicemente non cresce ed essi stanno soffrendo il freddo e la neve, ieri, con un certo coraggio, ma non hanno alcuna forza sociale significativa oltre quelli che si sono accampati.
Nessun bancario va a fare uno sciopero di solidarietà e paralizza Wall Street.

Non sono come i manifestanti in Argentina che hanno paralizzato il trasporto per costringere il governo a modificare politica. C’è poco se confrontiamo quello che sta succedendo con i sindacati e l’occupazione di Wall Street in relazione ai movimenti contro il risanamento in Argentina del 2001-2003. Essi non hanno alcun potere di paralizzare le attività economiche, meno ancora di rovesciare governi.
Messa in questa prospettiva non dovremmo essere troppo trionfalistici per ciò che sta accadendo.

En el este, sur y oeste de Libia aplastantes derrotas al invasor extranjero OTAN – Alqaeda

<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Al Manchiya</strong></span> [07.10.2011] – Arriva la notizia di manifestazioni in diversi luoghi anche ad Al Manchiya e a Tripoli con le bandiere verdi.<br /> Ad Al Manchiya i ratti golpisti hanno aperto il fuoco e ucciso Ibrahim Arhoma mentre sfilava in prima fila nella manifestazione sventolando con orgoglio la propria bandiera nazionale rivoluzionaria.</p> <p><a href="http://allainjules.com/2011/10/07/libye-dernieres-nouvelles-du-front-07-10-2011/"><em>http://allainjules.com/2011/10/07/libye-dernieres-nouvelles-du-front-07-10-2011/</em></a></p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><a href="http://resistencialibia.info/?p=1121"><em>http://resistencialibia.info/?p=1121</em></a></span></span></p> <p style="text-align:justify;"><strong>Tripoli</strong> [07.10.2011] – Secondo nuove notizie, almeno due mercenari della Nato sono morti nella Piazza Verde per opera della resistenza Libia. Ciò si è verificato nel bel mezzo di pesanti combattimenti che si sono svolti a Tripoli tra le diverse fazioni della NATO, e secondo rapporti non confermati il comandante dei mercenari, Abdel Akhim Belhaji, a Tripoli è stato circondato da un’opposta fazione ribelle.</p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><a href="http://ozyism.blogspot.com/2011/10/at-least-2-nato-mercenaries-killed-by.html"><em>http://ozyism.blogspot.com/2011/10/at-least-2-nato-mercenaries-killed-by.html</em></a></span></span></p> <p style="text-align:justify;"><a href="http://resistencialibia.info/wp-content/uploads/2011/10/francotirador-mira.jpg"><img class="size-full wp-image-1114 aligncenter" src="http://resistencialibia.info/wp-content/uploads/2011/10/francotirador-mira.jpg" alt="" width="448" height="339" /></a><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"><br /> </span></span></p> <p style="text-align:justify;"><span class="rg_ctlv"><span class="rg_hl" style="width:304px;height:166px;"> _____________________________________________________________________________________</span></span></p> <ul> <li><strong>Herman Morris – Libya News Update</strong> [07.11.2011]</li> </ul> <p><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0"><br /> </a><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0">

</a></p> <p><strong>___________________________________________________________________________________________</strong></p> <ul> <li><strong>Protest In Brussels against NATO attack on Libya, NATO Crimes In Libya</strong><strong><br /> </strong>[07.10.2011]</li> </ul> <p><strong><br />
</strong></p> <p>_______________________________________________________________________________________</p> <ul> <li><strong>Continuano i saccheggi dei liberatori golpisti in Libia [06.11.2011]</strong></li> </ul> <p><a href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0"><br /> </a><a id="rg_hl" href="http://www.google.it/imgres?q=NO+PASARAN%21+guerra+civil+36&um=1&hl=it&biw=1366&bih=633&tbm=isch&tbnid=T6nvuxDUTIn9TM:&imgrefurl=http://guerracivilespagnola.blogspot.com/&docid=acOYfdF-VGJ1oM&w=400&h=218&ei=4WmPTs6aG4iQ0AX73_kW&zoom=1&iact=hc&vpx=165&vpy=166&dur=2361&hovh=166&hovw=304&tx=261&ty=137&page=1&tbnh=105&tbnw=193&start=0&ndsp=22&ved=1t:429,r:0,s:0">
</a></p> <p><strong>_____________________________________________________________________________________________________</strong></p> <p><strong><br /> </strong></p> <p><a href="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg"><img class="size-full wp-image-2297 aligncenter" title="Libia-no-se-rinde" src="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg" alt="" width="500" height="670" /></a><a href="https://gilguysparks.files.wordpress.com/2011/10/libia-no-se-rinde.jpg"><br /> </a>_____________________________________________________________________________</p> ” data-medium-file=”” data-large-file=”” />

Chury: Guarda Petras, ho ricevuto in questo momento un’informazione che puoi valutare per l’importanza che può avere. L’organizzazione dell’Unesco ha ammesso la Palestina come membro a pieno titolo al termine di una votazione. Naturalmente, con i voti contrari degli Stati Uniti e di Israele, ma è interessante notare con 52 astensioni, tra le quali vi è il Messico. Ha molta rilevanza questo fatto nell’aspirazione della Palestina a essere nelle Nazioni Unite?

Petras: Ciò che gli Stati Uniti cercano di usare è la minaccia di tagliare i fondi e la sua quota di finanziamento. Israele è uno stato razzista che ha semplicemente la sua forza nel movimento sionista mondiale con tutti i suoi multimilionari che la sostengono e con l’influenza sul Congresso nord-americano. Ma è un’altra espressione del declino degli Stati Uniti che devono utilizzare il veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, minacciare e fare pressioni su altri paesi che per lo meno rifiutano le aggressioni degli Stati Uniti. Le Nazioni Unite continuano ad essere un’istituzione molto corrotta con il coreano in carica ora, che è un tipo educato sotto l’occupazione statunitense.

Non ho da pensare cose troppo positive in relazione alle Nazioni Unite. Le Nazioni Unite non riflettono il reale equilibrio delle forze nel mondo. Per esempio la Cina è una minoranza, ma è la seconda economia del mondo. Ci sono molti paesi, come in America Latina, che non tengono un riflesso nelle Nazioni Unite. Ieri Correa, presidente dell’Ecuador, ha fatto una protesta contro il discorso di una rappresentante della Banca Mondiale accusandola di istituire un ricatto. Le istituzioni internazionali riflettono maggiormente la potenza del passato degli Stati Uniti e non sono regolate alle nuove realtà, alle nuove correlazioni di forze emergenti nel mondo.

 

http://www.lahaine.org/index.php?blog=3&p=57168

Preso da: https://gilguysparks.wordpress.com/2011/11/02/i-collaborazionisti-sono-un-elemento-centrale-della-nuova-politica-statunitense/