Lo stupro di una donna non ebrea è bottino di guerra.

Lo stupro di una donna non ebrea è bottino di guerra.

Copertina: Shmuel Eliyahu, il rabbino capo di Safad (al centro), ha giustificato la violenza sulle donne non ebree e il massacro di civili palestinesi durante la guerra. (Mercaz HaRav)

David Sheen (*), The Electronic Intifada 1 settembre 2017

É emerso che un importante rabbino israeliano abbia sostenuto il genocidio a Gaza affermando  inoltre che i soldati possono stuprare durante la guerra.

Shmuel Eliyahu, capo rabbino di Safad nel presente d’Israele, approvò lo stupro da parte delle forze armate in un articolo del 2002 che è passato in gran parte inosservato.

Scrivendo su Kipa.co.il, un popolare sito di lingua ebraica per gli ebrei religiosi, Eliyahu ha sostenuto che i soldati israeliani perderebbero la loro motivazione a vincere la guerra se non autorizzati a violentare le donne non ebree.

I commenti furono fatti cinque anni prima che Eliyahu raccomandasse a Israele di usare una forza massiccia a Gaza.

Nel 2007 ha affermato che Israele “deve uccidere 100.000, anche un milione” di persone a Gaza se fosse necessario per impedire ai combattenti palestinesi della resistenza di sparare i razzi.

I commenti di Eliyahu del 2002 sulle violenze sono stati evidenziati in un recente messaggio di Facebook di Ruhama Weiss, un accademico di Gerusalemme.

“Non indebolire il suo spirito”

In una rubrica chiamata “Chiedi al rabbino”, Eliyahu suggerì che una legge biblica autorizzerebbe la violenza sessuale in determinate circostanze. Stava rispondendo a una domanda – apparentemente da parte di uno dei lettori del sito – sul fatto che le donne possano essere considerate come “bottino di guerra”.

Secondo Eliyahu, un soldato israeliano dovrebbe essere soggetto a pochi vincoli, se necessario, quando combatte una guerra.

“Ora è il momento di combattere e non si dovrebbe predicargli  moralità”, scrisse. “Fallo a casa, prima della guerra, e non nel bel mezzo della guerra. Non indebolire il suo spirito. Se gli proibisci una donna bellissima dalla quale è affascinato, lui penserà  a lei e probabilmente si arriverà al punto in cui  il popolo ebraico sarà sconfitto. Cosa si guadagna da questo?”

Eliyahu interpretava una scrittura biblica con questo significato “se brucia in te, prendi una bella donna”, giustificando così la violenza durante la guerra.

Tale punto di vista è in contrasto con il diritto internazionale. Il Tribunale penale internazionale ha confermato che l’uso di stupri nel conflitto armato è un crimine di guerra.

Dopo aver giustificato la violenza sulla donna, Eliyahu continua a incolpare la vittima, chiedendosi se “sia stata creata apposta per farsi desiderare e poter incriminare il soldato”. Eliyahu implicava persino che queste vittime di stupro dovessero essere grate di non essere uccise o tenute in schiavitù sessuale per il resto della loro vita.

“Notare che la sua vita è stata risparmiata durante la guerra”, ha scritto. “Non è nemmeno tenuta prigioniera con una spada. Non potrà vivere con lei, come uno vive con le donne e poi venderla come schiava. Lui la libera! Libera come un uccello!!”

Protagonista di bigottismo

La rivelazione che Shmuel Eliyahu ha dato tali riprovevoli consigli non dovrebbe sorprendere.

Il pastore israeliano di 60 anni, il cui stipendio è pagato dallo Stato,  ha creato la sua figura come il  principale bigotto del paese, incitando contro i palestinesi indigeni, i rifugiati africani, le comunità gay e lesbica di Israele e persino contro gli ebrei laici .

È stato indagato dalle autorità israeliane per presunto incitamento al razzismo – anche se poi non è stato perseguito.

Nel 2010, Eliyahu scrisse un editto religioso che vieta agli ebrei di vendere o addirittura affittare proprietà a persone non ebraiche.

Eliyahu fece pressioni su di un residente locale di Safad, un sopravvissuto all’Olocausto nazista di 89 anni,  perché smettesse di affittare stanze della sua casa ai cittadini palestinesi di Israele studenti del collegio locale. L’uomo alla fine chiese agli studenti di lasciare l’abitazione dopo avere ricevuto minacce per telefono riguardo l’incendio della sua casa se non lo avesse fatto.

Eliyahu è un figlio dell’anziano Mordechai Eliyahu, che fu capo rabbino d’Israele dal 1983 al 1993.

Quando tale carica rimase vacante nel 2013, Jewish Home – un partito profondamente coinvolto nel movimento dei coloni israeliani – sollecitò che fosse Shmuel Eliyahu ad occuparla. Jewish Home è parte della coalizione di governo di Israele.

Il suggerimento di proporre Eliyahu assomiglia allo stesso con cui venne proposto in passato Eyal Krim, ora rabbino capo dell’esercito israeliano.

Nel 2003, anche Krim  sancì lo stupro durante la guerra nella rubrica “Chiedi al rabbino” per Kipa.co.il.

L’anno scorso la sua nomina come rabbino capo dell’esercito è stata ritardata di una settimana. Infuriati dalle sue osservazioni sullo stupro, alcuni politici di sinistra si opposero alla sua nomina con un appello all’alta corte  israeliana; il loro appello fu respinto.

Durante quel breve ritardo, Krim ricevette il pieno sostegno di oltre 150 rabbini militari, nonché di ministri al governo del partito della  Jewish Home.

Negli ultimi anni, numerosi ministri della Jewish Home sono stati accusati di crimini sessuali. In un caso le accuse  furono esaminate da un forum di rabbini, affiliato con il partito, che decise di archiviare il caso.

Il capo di quel forum rabbinico era Shmuel Eliyahu.

 

trad. Invictapalestina.org

Fonte: https://electronicintifada.net/content/rabbi-who-urged-gaza-genocide-excused-rape-soldiers/21566

(*) David Sheen è uno scrittore e regista indipendente. Nato a Toronto, in Canada, Sheen vive a Dimona. Il suo sito web è http://www.davidsheen.com e può essere seguito su Twitter: @davidsheen.

Preso da: https://www.invictapalestina.org/archives/29721

Consiglio supremo delle tribù: “nessun processo politico senza la sconfitta di milizie e terroristi”

Di Vanessa Tomassini.

Il Consiglio Supremo delle Tribù e Città libiche ha emesso domenica 9 febbraio una dichiarazione con cui accusa il capo della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), Ghassan Salamé, di sostenere il Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Dopo aver seguito il suo operato, il Consiglio “è arrivato alla convinzione che Ghassan Salamé lavora come capo della Comunità internazionale per sostenere il governo di Al-Sarraj e non per sostenere il popolo libico”. Afferma la dichiarazione aggiungendo che “l’inviato del Segretario Generale delle Nazioni Unite ha sempre pubblicato rapporti pieni di errori a favore del Governo di al-Wefaq, il che dimostra che non è neutrale”.

Il Consiglio Supremo delle Tribù e Città libiche rivela che la Fratellanza Musulmana “pur essendo una minoranza in Libia, vede assegnata la metà dei seggi all’incontro di Ginevra, mentre la stragrande maggioranza del popolo libico non è rappresentata affatto. Il che comporterà il riciclaggio dei Fratelli e delle organizzazioni terroristiche sulla scena dopo che i libici si sono pronunciati e li abbiano fatti uscire sconfitti alle elezioni tre volte di fila”.

La dichiarazione ricorda inoltre che i libici hanno affrontato i fratelli musulmani con la forza militare quando questi hanno rifiutato i risultati delle elezioni nel 2014, indicando che un “mistero” circonda il metodo del processo di pace nella scelta dei 14 mebri delle delegazioni a Ginevra, che escludono “le componenti attive e influenti che costituiscono la stragrande maggioranza della scena libica”.

La dichiarazione ha criticato la partecipazione degli ebrei in una seduta della riunione di Ginevra, “ignorando il fatto che gli ebrei se ne andarono volontariamente nel 1948 e l’ultimo se ne andò volontariamente più di mezzo secolo fa, in risposta alla chiamata della loro terra presunta, abbracciarono il pensiero sionista, rinunciando alla cittadinanza libica e occupando beni immobili dei palestinesi”.

“Ghassan Salamé ha risposto al desiderio di una persona che ha annunciato che avrebbe fatto lo sciopero della fame in un hotel e ha trascurato il desiderio di milioni di libici che avevano espresso i loro sentimenti nelle arene, nelle conferenze e negli incontri. Non ha prestato attenzione ai milioni di libici che erano stati tagliati fuori da cibo, acqua e medicine dalle milizie di Al-Sarraj che sostiene”. Aggiunge il documento riferendosi allo sciopero della fame annunciato nei giorni scorsi da Raphael Luzon, presidente dell’Unione ebrei di Libia, recentemente intervistato da Speciale Libia, prima di incontrare Ghassan Salamè e la sua vice Stephanie Williams.

Fatta questa ampia premessa, il Consiglio supremo delle tribù e delle città libiche annuncia quanto segue:

  • rifiuta categoricamente di partecipare o incontarare Louzon o qualsiasi altro sionista in qualsiasi riunione relativa alla questione libica.
  • non aderirà ai risultati di nessun incontro a cui partecipano persone come Raphael Louzon o qualsiasi altro sionista che afferma di rappresentare una componente che non esiste in Libia
  • le forze armate arabe libiche (LNA) sono lo strumento per attuare la volontà del popolo libico,
  • non si può parlare di un percorso politico o di una visione politica prima di disarmare le milizie, sconfiggere il terrorismo ed espellere i mercenari,
  • la soluzione deve essere libica e avvenire sul suolo libico, con l’amministrazione libica, attraverso un incontro globale a cui partecipino tutti i libici senza esclusione, emarginazione, favoritismo, intimidazione o ignoranza,
  • Annuncia una fase introduttiva che conduce a una fase permanente una volta che le forze armate arabe libiche hanno stabilito il controllo dell’intero territorio libico.

Preso da: https://specialelibia.it/2020/02/09/consiglio-supremo-delle-tribu-nessun-processo-politico-senza-la-sconfitta-di-milizie-e-terroristi/

Tribes of Libya Denounce UN Rep Gassan Salame’ for Breach of Trust, Theft and Collusion (Eng+Arab).

Submitted by JoanneM on

The Great tribes of Libya have demanded that the UN representative for Libya, Mr. Gassan Salame” of Lebanon, be removed from his representation of Libya. Mr. Salame” is not a Libyan and was appointed to purely help with the political solution for peace in Libya. He has overstepped his authority and has invited a man who lived in Libya some 50 + years ago and is a Khazarian Zionist. Mr Salame” introduced Mr. Raphael Luzon to speak for the people of Libya at the UN. Mr. Luzon claims he is a Libyan Jew and demands that he be recognized as a Libyan citizen.

According to his website, Mr. Luzon says about himself:

“Raphael N. Luzon I was born in Bengasi, Libya. Thrown out of Libya after a bloody progrom during the “Six Day War”, he moved in 1967 to Rome, Italy, where he lived for 27 years. He then moved to live in Israel for 6 years (1995-2001).”

Anybody who looks up or remembers the “6 day war” will remember that Israel did a sneak attack on Egypt destroying their air force – “The Egyptians were caught by surprise, and nearly the entire Egyptian air force was destroyed with few Israeli losses, giving the Israelis air supremacy. Simultaneously, the Israelis launched a ground offensive into the Gaza Strip and the Sinai, which again caught the Egyptians by surprise. After some initial resistance, Nasser ordered the evacuation of the Sinai. Israeli forces rushed westward in pursuit of the Egyptians, inflicted heavy losses, and conquered the Sinai.”

The reason Mr. Luzon chose to leave was because he supported Israel and their attack on Arab countries. He left voluntarily.

This man Mr. Luzon was invited back to Libya to view his families graves and home and was met by Ghadafi who treated him with respect. Today he is demanding that 3rd generations Jews born and living in Israel be allowed to come back visit Libya and he wants to be paid for any money that was lost by any Jew when they left Libya. He calls himself the Palestinians of Libya all the while defending Israel in their genocide and theft of Palestine and her people. Quote Mr. Luzon: “To this day, I do not know where my uncle and my grandmother were killed. They are buried somewhere, and we were never given a chance to say a prayer over their graves. What are you talking about? A passport? I don’t care about a passport. Give me my right! Afterwards, we will give the Palestinians their rights.”

Shame on you Mr. Luzon, it is no wonder the Libyan tribes have issued the following statement about you to Mr. Gassam Salame:
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To Mr. Ghassan Salama / Head of the International Support Committee for Libya

The Libyan people have been most offended by your suspicious actions by meeting Mr. Rafael Luzon stating he is the representative of the Libyan Jewish community.

Perhaps you are unaware that this sect left VOLUNTARILY from Libya, in stages, after the establishment of the Zionist entity (Israel) in 1948, and the last of them left after the Six-Day War, June 1967, at the instigation of the International Jewish Agency. And it is not as they falsely claim that their exit was the time of the late leader Muammar Gaddafi, – may God have mercy on him

And this sect denounced its Libyan nationality and acquired the nationality of the countries in which it resided, such as the Zionist entity (Israel), Italy and America. If this door opens to all entities that have origins in Libya, then be ready to meet representatives from many countries. Fayoum. And the lake. And Burj Al Arab is derived from the Arab Republic of Egypt. In addition to the south of Tunisia, southwestern Algeria, northern Niger and Chad..these number is estimated in millions.

What you have done is considered outside of your assigned tasks which are limited to providing support to solve the political problem in Libya.

And that solving the Jewish issue is the sole responsibility of the Libyans, it is possible to open its file and set controls for it after the stability of the state and building its constitutional institutions in the presence of a government and parliament elected by the people.

Finally, I warn you against the consequences of your provocative actions against the Libyan people. Their patience has reached its end. Specifically since you did not help the Libyan people, your actions worsened the situation throughout your appointment, which is close to three years . It is proven that you wasted the Libyan people’s money, estimated at 250 (two hundred and fifty million dollars) annually, and fortunately for you, you are the only one who lives in peace.

And peace be upon those who follow guidance

Ali musbah Abo Sobheah
Chairman of the Supreme Council of the tribes, cities and villages of Fezzan

Released to Mr. Gassan Salame’ UN representative
8/2/2020
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In Arabic:
على مصباح أبوصبيحة إجتهد و وصل إلى قرار قاطع مع المجلس الأعلى للقبائل الشريفة، و قرروا الأتي:-
—-رسالة مفتوحة—.
الى السيد غسان سلامة /رئيس لجنة الدعم الاممي لليبيا
بعد التحية.
ان اكثر ما أساء الشعب الليبي من اعمالك المشبوهة لقاؤك برفائيل لوزون بصفته كممثل لطائفة اليهود الليبين.
ولعلك تجهل ان هذه الطائفة خرجت من ليبيا طواعيةو على مراحل بعد انشاء الكيان الصهيوني سنة 1948 وآخرهم خرج بعد حرب الايام الستة يونيو 1967 بتحريض من الوكالة اليهودية العالمية. وليس كما يدعون زورا وبهتانا‘ ان خروجهم كان زمن الزعيم الراحل معمر القذافي رحمه الله
و هذه الطائفة تنازلت عن جنسيتها الليبية واكتسبت جنسية البلدان التي اقيمت بها مثل الكيان الصهيوني وإيطاليا وأمريكا.. واذا فتح هذا الباب لكل الكيانات التي لها اصول بليبيا فكن على استعداد لمقابلة ممثلين عن محافظات. الفيوم. والبحيرة. وبرج العرب ومطروح من جمهورية مصر العربية. بالاضافة الي الجنوب التونسي وجنوب غرب الجزائر وشمال النيجر وتشاد..وهؤلاء يقدر عددهم بالملايين..
*ان ماقمت به يعد خارجا عن اختصاصاتك المكلف بها والتي تنحصر في تقديم الدعم لحل المشكلة السياسية في ليبيا.- الا اذا كانت لك اختصاصات سرية غير معلنة-.. كما يعد ذلك تعد على السيادة الوطنية.. وزيادة في تأزيم المسالة الليبية وإطالة امد حلها..
وان حل ألمسألة اليهودية من اختصاص الليبيون وحدهم يمكن فتح ملفها ووضع ضوابط لها بعد استقرار الدولة وبناء مؤسساتها الدستورية في وجود حكومة وبرلمان منتخبين من الشعب..
* ختاما احذرك من مغبة تصرفاتك المستفزة للشعب الليبي. والتى بلغت منتهاها. خاصة وانك لم تزيد المسألة الليبية الا سوءا وطوال فترة وجودك التى قاربت على الثلاثة سنوات.. فيكفيك مااهدرته من اموال الشعب الليبي والمقدرة ب. 250 مائتي وخمسين مليون سنويا .. وغادر بسلام غير مأسوفا عليك.

والسلام على من اتبع الهدى

على مصباح ابوسبيحة
رئيس المجلس الاعلى لقبائل ومدن وقرى فزان

صدر بالشاطئ
8/2/2020

Manifestazioni in Libano contro le interferenze statunitensi

25 novembre 2019.
Diverse manifestazioni hanno avuto luogo negli ultimi due giorni in Libano per protestare contro le interferenze degli Stati Uniti negli affari interni libanesi.
L’ultima è avvenuta questa domenica 24 novembre, con migliaia di persone radunate non lontano dall’ambasciata americana, ad Awkar, a est di Beirut.
Nel corso della protesta, i manifestanti hanno bruciato bandiere americane e israeliane, oltre alla foto di Jeffrey Feltman, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Libano.
Durante un’audizione di martedì 19 novembre, davanti alla sottocommissione parlamentare per gli affari esteri per il Medio Oriente, il Nord Africa e il terrorismo internazionale, Jeffrey Feltman aveva lasciato intendere che i libanesi devono affrontare due opzioni: seguire la politica di allineamento agli USA o affrontare il caos sobillato da Washington.
Jeffrey Feltman, sottosegretario del Dipartimento di Stato americano che fungeva anche da ambasciatore di Washington in Libano, aveva recentemente parlato di una possibile guerra civile se le forze armate libanesi avessero fatto ricorso al disarmo del movimento di resistenza di Hezbollah con la forza.
Durante la dimostrazione svoltasi ad Awkar, i seguenti slogan sono stati notati sugli striscioni contrassegnati o cantati dalla folla, tra cui:
“Gli Stati Uniti e Israele sono una cosa sola
“Smettete di interferire nei nostri affari, dannati imperialisti americani.”
“Non c’è modo di vivere nell’umiliazione. Rivoluzione contro gli Stati Uniti ”.
“Non rinunceremo al nostro paese per Israele”, recitava un cartello;
“Palestina, ti supporteremo a morte.”
“No alle interferenze nel mio paese”.
“Feltamn, stai zitto.”
Venerdì, in un’intervista con Reuters, il vice segretario generale di Hezbollah, lo sceicco Naim Qassem, ha affermato che gli Stati Uniti rappresentano l’ostacolo più importante per la formazione di un governo in Libano.

Libano Manifestazioni

“Il primo ostacolo nella formazione del governo sono gli Stati Uniti, perché vorrebebro un governo che sui allineato a loro e noi vogliamo invece un governo che sia in linea con il popolo libanese”, ha detto.
Funzionari statunitensi sono stati in diretto contatto con politici e funzionari libanesi, ha dichiarato lo sceicco Qassem, dicendo: “Lasciamoci soli in modo da poter giungere a un’intesa tra di noi. Più intervengono, più tempo richiederà la soluzione. “
Un altro dirigente del consiglio esecutivo di Hezbollah, lo sceicco Ali Damoush, ha affermato che il movimento di resistenza distingue tra le giuste richieste dei manifestanti e gli schemi politici di coloro che stanno sfruttando il movimento di protesta di massa per raggiungere i propri obiettivi.
“Ora è chiaro che gli Stati Uniti e i loro alleati si sono infiltrati nei ranghi del movimento di protesta e stanno cercando di guidarlo. Loro stanno sostenendo un complotto politico che vogliono imporre al Libano. Le questioni economiche e di corruzione in Libano sono le loro ultime preoccupazioni “, ha detto Damoush.

Hezbollah, reparti in parata

La crescita in Libano è precipitata a seguito di un interminabile stallo politico e di una crisi economica negli ultimi anni.
Il paese ospita 1,5 milioni di rifugiati siriani e la loro presenza è spesso accusata di aver fatto pressioni sull’economia già in difficoltà.
La disoccupazione si attesta a oltre il 20 percento, secondo i dati ufficiali.
Questo ha determinato le proteste in cui si sono inseriti agitatori infiltrati dai servizi di intelligence di Stati Uniti e Arabia Saudita.
https://www.presstv.com/Detail/2019/11/24/612027/Lebanese-protesters-rally-against-US-intervention-in-their-domestic-affairs
Fonti: sito Al Manar Press Tv
Traduzione: Luciano Lago

Preso da: https://www.controinformazione.info/manifestazioni-in-libano-contro-le-interferenze-statunitensi/

Stati Uniti, Israele coinvolti nell’uccisione di manifestanti iracheni: il leader di Asaib

24 novembre 2019.
Il leader del gruppo iracheno Asaib Ahl al-Haq, che fa parte delle forze di mobilitazione popolari del paese o Hashd al-Sha’abi (milizie sciite), afferma che Washington e Tel Aviv sono membri di “una terza parte” che è stata alla base di molte uccisioni morti durante i recenti disordini in Iraq.
Qais al-Khazali ha detto a Dijlah TV, un canale televisivo satellitare iracheno con base ad Amman, sabato che il comitato istituito per indagare sulla violenza è solo un organo amministrativo, e quindi non è in grado di identificare la “terza parte” responsabile dell’uccisione di manifestanti.
Ha sottolineato che “Israele e gli Stati Uniti hanno un ruolo importante nell’animare la terza parte”.
Khazali ha inoltre affermato che l’inchiesta sulle morti in Iraq non dovrebbe essere limitata alla questione di chi abbia ucciso i manifestanti, ma anche di esaminare chi ha “facilitato” la strada per gli assassini e chi ha dato loro l’ordine.

All’inizio di ottobre, in diverse città irachene sono scoppiate proteste di strada a causa della disoccupazione e della mancanza di servizi di base.
I raduni sono ripresi il 25 ottobre dopo una pausa di circa due settimane, ma hanno preso una svolta violenta, con alcuni partecipanti che hanno vandalizzato la proprietà pubblica e aperto il fuoco sui manifestanti durante il caos.
Oltre 300 persone sono state uccise nei disordini in Iraq dal 1 ° ottobre, secondo la commissione per i diritti umani del parlamento iracheno.
All’inizio di questo mese, il ministro della Difesa iracheno Najah al-Shammari ha dichiarato al canale in lingua araba di France 24 che un “terzo” è dietro le riprese dei manifestanti iracheni.
Una terza parte sta sparando ai manifestanti iracheni, afferma il ministro della difesa del paese, citando bombole di fumo importate illegalmente.
“Le forze di sicurezza nazionali irachene non sono quelle che stanno uccidendo i manifestanti”, ha detto Shammari, “c’è un terzo che uccide i manifestanti per spingere i manifestanti a scontrarsi con le forze di sicurezza per diffondere instabilità in Iraq”.
Tutti i sospetti puntano sui servizi di intelligence di USA e Israele che avrebbero sobillato i disordini, le violenze ed avrebbero infiltrato agenti provocatori all’interno delle manifestazioni per estremizzare la situazione fino ad un punto di non ritorno.
Si tratta di una tecnica già usata da USA e Israele in vari scenari, con l’obiettivo di arrivare ad un cambio di regime e far mettere sotto accusa il governo di Baghdad, criticato da Washington per essere troppo favorevole ai legami con l’Iran.

forze di mobilitazione popolari o Hashd al-Sha’abi

La visita in Iraq di Pence suscita critiche
Sabato, il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence ha fatto una visita senza preavviso in Iraq, dove il suo viaggio nella regione semi-autonoma del Kurdistan ha suscitato rabbia nelle reazioni dei politici iracheni.
Nota: Si sa che Pence è un ultra sionista favorevole alle politiche di Israele ed in particolare è noto che gli ambienti dell’Amministrazione Trump vedevano con favore la creazione di una entità curda indipendente nella regione del Kurdistan e che lo stesso progetto è attentamente sostenuto da Israele che spera così di ottenere un indebolimento dei maggiori paesi arabi.

Tuttavia il tentativo di autonomia del Kurdistan è stato stroncato sul nascere dall’intervento delle forze irachene ed in particolare dalle forze di mobilitazione popolari o Hashd al-Sha’abi. Questo ha frustrato i piani di Washington e Tel Aviv che attualmente sembra abbiano prescelto la tecnica della sobillazione e destabilizzazione interna del paese per far recidere i profondi legami che l’Iraq ha con la Repubblica Islamica dell’Iran.Fonte: Press Tv
Traduzione e nota: Luciano Lago

Preso da: https://www.controinformazione.info/stati-uniti-israele-coinvolti-nelluccisione-di-manifestanti-iracheni-il-leader-di-asaib/

“Le guerre di Siria”: resistenza, istruzioni per l’uso

I tentacoli di Israele si allungano

Strategic Culture, 6 agosto 2019 (trad. ossin)
I tentacoli di Israele si allungano
Brian Cougley
Il 23 luglio, alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, un voto schiacciante ha condannato il movimento BDS [Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni], che si propone di esercitare pressioni sul governo israeliano perché «rispetti il suo obbligo di riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e si conformi pienamente alle prescrizioni del diritto internazionale:
1. Mettendo fine all’occupazione e alla colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellando il muro
2. Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza
3. Rispettando, proteggendo e promuovendo il diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare nelle loro case e riacquistare i loro beni, come stabilito nella risoluzione 194 delle Nazioni Unite».
Il presidente Donald Trump, come lo erano stati tutti i suoi predecessori, è ospite fisso dei meeting dell’AIPAC
Non v’è nulla di moralmente o legalmente discutibile in alcuno di questi proponimenti. Ma il Congresso degli Stati Uniti non si preoccupa di moralità né di legalità, quando siano incompatibili con la loro politica verso Israele che, come ha chiarito il rappresentante Lee Zeldin a New York, si fonda sulla convinzione che «Israele è il nostro migliore alleato in Medio Oriente; un simbolo di speranza di libertà, circondata da minacce esistenziali». Fox News ha detto che la risoluzione di condanna «è stata sollecitata dall’AIPAC, l’influente lobby israeliana a Washington», cosa che spiega molte cose, giacché l’AIPAC, [American Israel Public Affairs Committee] è un’organizzazione potentissima, dotata di tasche profonde e mani prodighe.
A febbraio 2019, The Intercept notava che l’«AIPAC, sul suo sito Web, raccoglie adesioni al suo ‘Club del Congresso’, impegnandosi a versare almeno  5 000 dollari ogni tornata elettorale, in favore degli aderenti». Nel film intitolato The Lobby, Eric Gallagher, un alto responsabile dell’AIPAC dal 2010 al 2015, racconta a un giornalista di Al Jazeera che l’AIPAC ottiene risultati. Un’intercettazione segreta ha rivelato che «…riuscire a ottenere 38 miliardi di aiuti militari per Israele è importante, ed è quello che l’AIPAC riesce a fare. Tutto quello che l’AIPAC fa è finalizzato a influenzare il Congresso».
L’AIPAC influenza il Congresso e altre istituzioni in modo estremamente efficace, fino al punto di riuscire a ottenere che Al Jazeera non trasmettesse la versione inglese di The Lobby. Il direttore dei programmi di inchiesta di Al Jazeera, Clayton Swisher, ha detto che vi sono state pressioni «di lobbisti israeliani di Washington che minacciavano di fare in modo che il Congresso classificasse la rete Al Jazeera come  ‘agente straniero’ e di accusare falsamente di antisemitismo gli autori del documentario». E basta questo: la semplice accusa di antisemitismo costringe chiunque a grattarsi la testa, ruotare gli occhi, e a farsi da parte.
E’ accaduto così che il giorno prima che il Congresso condannasse un’iniziativa diretta a premere perché Israele riconosca i diritti dei Palestinesi e rispetti il diritto internazionale, gli Israeliani realizassero un’operazione di distruzione mirata specificamente contro i diritti dei palestinesi, e contraria al diritto internazionale. Secondo la BBC, 200 soldati israeliani e 700 poliziotti, carichi di armi pronte all’impiego, sono stati dispiegati nel villaggio palestinese di Wadi Houmous alle 22 del 22 luglio, con bulldozer e scavatrici che hanno proceduto alla distruzione di case palestinesi.
L’amministrazione USA non ha mosso obiezioni. Il suo twittatore in capo aveva chiaramente espresso il suo punto di vista su Israele il 16 luglio, quando aveva annunciato che le quattro deputate donna del Congresso, non bianche, ch’egli odia in modo addirittura nevrotico, sono «un gruppo di comuniste che odiano Israele», e che «parlano di Israele come se fosse uno Stato criminale e non una vittima in quella regione». Per contro, l’Unione europea ha stabilito che «la politica di colonizzazione, ivi comprese le iniziative prese in questo contesto, come i trasferimenti forzati, le espulsioni, le demolizioni e le confische di case, è illegale dal punto di vista del diritto internazionale. Conformemente alle posizioni assunte da lunga data dalla UE, attendiamo che le autorità israeliane fermino immediatamente le demolizioni in corso». Ma comunque non cambierà nulla, visto che non c’è alcuna possibilità che gli Stati Uniti o il Regno Unito sostengano delle azioni a tutela del diritto internazionale, quando questo viene violato da Israele.
La Gran Bretagna sta per uscire dalla Unione Europea, quindi non ha voce in capitolo nella politica europea, ma non può comunque accettare critiche a Israele, giacché il Partito conservatore al potere promuove un’organizzazione chiamata «gli amici conservatori di Israele» (CFI), che raggruppa circa l’80% dei deputati conservatori.
Boris Johnson, il nuovo Primo Ministro britannico discepolo di Trump, è un fervente militante del CFI che lo ha sostenuto nella sua candidatura alla testa del Partito conservatore. Il 23 luglio, i presidenti del CFI Stephen Crabb, deputato, e Lord Pickles, insieme al presidente onorario Lord Polak, hanno dichiarato: «Dalla sua opposizione al boicottaggio dei prodotti israeliani quando era sindaco di Londra, fino al ruolo determinante svolto, da ministro degli Esteri… Boris ha una lunga storia di amicizia con Israele e la comunità ebraica. Il signor Johnson ha continuamente mostrato il suo appoggio risoluto… reiterando il suo profondo attaccamento a Israele e impegnandosi a essere un campione degli ebrei in Gran Bretagna e nel mondo».
Uno dei primi incarichi ministeriali conferiti da Johnson è stato alla signora Priti Patel al posto di segretario agli Interni. Costei si era dovuta dimettere dal Gabinetto della prima ministra Theresa May nel novembre 2017 dopo essere stata colta in flagrante mendacio, cosa non inabituale per lei, ma stavolta particolarmente rilevante. Come ebbe ad annunciare la BBC: «Priti Patel si è dimessa a seguito delle polemiche a proposito di Israele», scusandosi con la Prima Ministra «per le riunioni non autorizzate tenute in agosto con alcuni politici israeliani – compreso il Primo Ministro Benjamin Netanyahu – di cui si è avuta successivamente notizia. Ma è emerso poi che aveva tenuto altre due riunioni in settembre non in presenza di funzionari governativi». Non solo questo, ma in una intervista alla stampa «aveva fatto falsamente intendere che il Ministro degli Affari esteri, Boris Johnson, e il Foreign Office erano al corrente delle sue riunioni in Israele».
E’ uno di quei fatti che hanno suscitato tante risate nel corso delle meravigliose serie della BBC «Yes Minister» e «Yes, Prime Minister» : Ho sbagliato; dà una falsa impressione; è in prigione per avere raccontato menzogne.
Ed è decisamente strano che l’insigne Lord Polak, quello stesso che ha dichiarato che Boris Johnson è «amico di Israele», abbia accompagnato Patel in tredici delle quattrodici riunioni coi responsabili israeliani ad agosto e settembre. Cosa diavolo avranno fatto?
Ovviamente lei non aveva alcun timore di doversi dimettere per avere raccontato bugie, dal momento che Boris Johnson aveva dichiarato alla BBC : «Priti Patel è da tempo un’ottima collega e amica, una segretaria di Stato di prima classe per lo sviluppo internazionale. Lavorare con lei è stato un vero piacere, e sono certo che abbia un grande futuro davanti a sé». L’uomo ha il dono della profezia.
Poi Johnson ha nominato Michael Gove cancelliere del ducato di Lancaster, che è una strana nomina che conferisce grande potere e quasi nessuna responsabilità. Gove era stato apertamente sleale con Johnson all’epoca della prima competizione per la leadership, in quello che il Daily Telegraph aveva definito un «tradimento spettacolare», ma tutto è stato perdonato giacché, come dicono «gli amici conservatori di Israele», egli ritiene che l’antisionismo e l’antisemitismo siano «due facce della stessa medaglia», che significa che chiunque critichi la persecuzione dei Palestinesi da parte dei nazionalisti di Israele è un antisemita. Egli ritiene che «il criterio che consente di giudicare un popolo civile è che esso sia al fianco del popolo ebraico e al fianco di Israele. E’ un piacere stare col popolo ebraico, E’ un dovere stare al fianco di Israele».
I Palestinesi non ottengono alcun sostegno dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna quando le loro case vengono rase al suolo dai bulldozer, Non possono aspettarsi alcuna critica da parte di Washington o di Londra quando i loro figli vengono uccisi a Gaza dai soldati israeliani.
La Cisgiordania, tra Israele e la Giordania, è stata conquistata da Israele nella guerra del 1967 in Medio Oriente. Poi è stata annessa Gerusalemme est. Il diritto internazionale definisce le due zone come territori occupati. Per quanto tale circostanza venga ignorata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, è interessante constatare che il 30 luglio, in Canada, in una sentenza di portata minore, ma rivelatrice, un giudice ha deciso che il vino prodotto nelle colonie ebraiche della Cisgiordania non dovranno portare etichette con la menzione «prodotto in Israele» giacché, logicamente, le colonie si trovano in territorio palestinese.
Ma non servirà a niente dirlo a Donald Trump, esperto di vino israeliano, o al Congresso statunitense, o a qualsiasi membro del Partito conservatore britannico al potere, perché il diritto internazionale non ha alcun valore, quando si hanno altre priorità.

Un’unità israeliana segreta ha distrutto documenti sui massacri contro i palestinesi

Un rapporto rivela l’esistenza di un’unità segreta del Ministero della Difesa israeliano che per anni ha cercato e distrutto documenti che collegavano le forze ebraiche ai massacri commessi contro i palestinesi quando lo Stato di Israele fu fondato nel 1948.

Un'unità israeliana segreta ha distrutto documenti sui massacri contro i palestinesi

Il reportage è stato realizzato dal giornalista israeliano Hagar Shezaf e pubblicato oggi dal quotidiano Haaretz.L’inchiesta fornisce un gran numero di testimonianze sui massacri e l’espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi dalle loro case in una vasta operazione di pulizia etnica.

Rivela, inoltre, anche l’esistenza di un’unità segreta del Ministero della Difesa che passa attraverso gli archivi di tutto il paese per rimuovere e distruggere sistematicamente tutti i tipi di documenti storici, e anche le copie di altri documenti, che hanno a che fare con la Nakba, “Catastrofe” causata dai paramilitari ebrei nel 1948.

Uno dei documenti rubati dall’unità segreta israeliana era una copia di un documento originale che lo storico israeliano Benny Morris citava in un articolo pubblicato nel 1986 che descriveva l’espulsione di massa dei palestinesi nel 1948.

Il documento in questione successivamente è scomparso dagli archivi in ??modo tale che in seguito gli storici non sono riuscite a trovarlo e di conseguenza la tesi dell’espulsione forzata dei palestinesi perse forza.

Questo documento compromettente, così come molti altri documenti, è stato rubato dall’unità segreta del Ministero della Difesa israeliano.

Yehiel Horev, il direttore della sicurezza del ministero, ha fatto riferimento alla distruzione da parte dell’esercito di documenti compromettenti, dicendo: “Il problema viene esaminato sulla base del fatto che [i documenti storici] possono danneggiare le relazioni e la difesa estera di Israele.

 

 

Questi sono i criteri ed è un problema che è ancora rilevante.”

Fonte: Haaretz
Notizia del:

Israele contro i venezuelani

Il 24 giugno 2019 in Venezuela hanno tentato un nuovo colpo di Stato. Thierry Meyssan rileva che era rivolto sia contro l’amministrazione di Nicolás Maduro sia contro il suo oppositore, il filo-USA Juan Guaidó. Inoltre, secondo le registrazioni di conversazioni fra i complottisti, il golpe era supervisionato dagli israeliani.

| Damasco (Siria)

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Il 24 giugno 2019 Nicolás Maduro e Juan Guaidó avrebbero dovuto essere rovesciati a beneficio di Raúl Baduel.
Il 24 giugno 2019 in Venezuela c’è stato un ennesimo tentativo di colpo di Stato. Tutti i responsabili sono stati arrestati e il ministro dell’Informazione, Jorge Rodríguez, ha diffusamente spiegato in televisione annessi e connessi della vicenda. Sui media, il tentativo di sedizione è stato offuscato dal malore in tribunale di uno dei suoi capi e dalla successiva morte in ospedale. I fatti sono comunque particolarmente indicativi.


A differenza dei precedenti, questo complotto era da 14 mesi sorvegliato da un’unità dell’intelligence militare, formata dall’intelligence cubana. In questo lasso di tempo gli agenti venezuelani hanno infiltrato il gruppo e sorvegliato le comunicazioni audio e video. L’intelligence è in possesso di 56 ore di registrazioni, che sono inconfutabili prove.
Parecchie delle persone arrestate erano implicate in complotti precedenti, sicché è difficile ritenere quest’operazione separata dalle precedenti, sponsorizzate dalla CIA.

«Non c’è futuro né per l’opposizione né per il governo»

Il complotto era diretto sia contro il presidente costituzionale Nicolás Maduro sia contro l’autoproclamatosi presidente Juan Guaidó e finalizzato a portare al potere un terzo uomo, il generale Raúl Isaías Baduel.
Baduel, ex capo di stato-maggiore ed ex ministro della Difesa, fu sollevato dall’incarico dal presidente Hugo Chávez, cui si era ribellato, e nel 2009 si mise a capo dell’opposizione. Fu però accertato che aveva sottratto denaro pubblico. Giudicato colpevole, fu condannato a sette anni di reclusione, che ha scontato. Durante il mandato del presidente Maduro fu nuovamente messo in carcere, dove tutt’ora si trova. Un commando avrebbe dovuto liberarlo e portarlo alla televisione nazionale ad annunciare il cambio di regime.
Il fatto di promuovere un terzo presidente conferma la nostra analisi, pubblicata due anni fa [1]: il fine degli Stati Uniti non è rimpiazzare il regime bolivariano con uno più mansueto, ma distruggere le strutture statali del Paese. Secondo la prospettiva USA, né la maggioranza nazionalista né l’opposizione filo-USA possono sperare in un futuro.
I venezuelani che appoggiano Guaidó, sicuri che il sostegno statunitense li porterà alla vittoria, oggi devono ricredersi. L’iracheno Ahmed Chalabi e il libico Mahmoud Gibril sono stati rispediti nei loro Paesi con i bagagli dei GI’s. Non hanno mai sperimentato il destino cui speravano di essere destinati.
Allo stadio attuale del capitalismo finanziario transnazionale, le classiche analisi del XX secolo, secondo cui gli Stati Uniti preferiscono governi vassalli a governi loro pari, sono superate. È la dottrina Rumsfeld/Cebrowski che imperversa dal 2001 [2] e che ha già devastato il Medio Oriente Allargato e oggi si abbatte sul Bacino dei Caraibi.
Secondo le registrazioni dell’intelligence venezuelana, il complotto non era organizzato dagli Stati Uniti, benché probabilmente da loro sovrinteso, ma dagli israeliani. Negli ultimi 72 anni la CIA ha organizzato un incredibile numero di “cambiamenti di regime” per mezzo di “colpi di Stato” o “rivoluzioni colorate”. Per garantirne l’efficacia, l’Agenzia non esita ad affidare identiche missioni contemporaneamente a diverse unità, persino a subappaltare operazioni. È spesso il caso del Mossad, che a sua volta affida ad altri i propri servizi.
Quattro anni fa in Venezuela ci fu un altro tentativo di colpo di Stato. L’operazione prevedeva molti assassinii e una manifestazione che avrebbe dovuto assaltare il palazzo presidenziale di Miraflores. TeleSur dimostrò che il tentativo era inquadrato da stranieri appositamente arrivati la vigilia della manifestazione. Non parlavano spagnolo. Il percorso della manifestazione fu perciò misteriosamente disseminato di graffiti con la stella di Davide e istruzioni in ebraico.

Israele in America Latina

Il ministro Rodriguéz ha per prudenza evitato di pronunciarsi pubblicamente sui mandanti degli israeliani a capo del complotto del 24 giugno, ossia se agivano o meno in nome del proprio Paese. Numerosi precedenti dimostrano che si tratta di un’ipotesi plausibile.
I servizi segreti israeliani hanno iniziato a svolgere un ruolo in America Latina nel 1982. In Guatemala il presidente giudeo-cristiano Efraín Ríos Montt [3] massacrò 18 mila indiani. Mentre Ariel Sharon invadeva il Libano, nella sua ombra il Mossad proseguiva in Guatemala gli esperimenti sociali condotti dal 1975 nel Sudafrica dell’apartheid: creare bantustan per i maya; un modello che sarà applicato anche ai palestinesi, dopo gli Accordi di Oslo del 1994. Contrariamente a una lettura positiva degli accadimenti, il fatto che il primo ministro Yitzhak Rabin abbia sovrinteso agli esperimenti sociali in Sudafrica [4] non depone a favore della sua buona fede, quando a Oslo si è impegnato a riconoscere uno Stato palestinese demilitarizzato.
Negli ultimi dieci anni i servizi segreti israeliani: – hanno “autorizzato” la società “privata” israeliana Global CST a dirigere l’operazione “Jaque” (2008) per liberare Ingrid Betancourt, ostaggio delle FARC colombiane [5]; – hanno inviato cecchini in Honduras per assassinare i leader delle manifestazioni per la democrazia, seguite al colpo di Stato del 2009 contro il presidente costituzionale Manuel Zelaya [6]; – operando dall’intero della Banca Centrale, della Sicurezza dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, nonché del Senato, hanno attivamente partecipato al rovesciamento della presidente del Brasile Dilma Rousseff (2016).
Inoltre, le Forze di Difesa israeliane hanno: – affittato una base sottomarina in Cile; – inviato migliaia di soldati nella proprietà di Joe Lewis nella Patagonia argentina per seguire stage di addestramento di due settimane [7].

Documenti allegati

Al-Watan #3181
(PDF – 177.9 Kb)
[1] Vídeo : « Thierry Meyssan : El plan de Estados Unidos contra America latina » (entrevista con Russia Today), 22 de Mayo de 2017.
[2] The Pentagon’s New Map, Thomas P. M. Barnett, Putnam Publishing Group, 2004. “Gli Stati Uniti e il loro progetto militare mondiale”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 24 agosto 2017.
[3] Il generale Efraín Ríos Montt era evangelico. Non si definiva “cristiano”, bensì “giudeo-cristiano”. NdlR.
[4] “Mandela e Israele”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 9 dicembre 2013.
[5] “Israele aumenta la sua presenza militare in America Latina”, Traduzione Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 3 novembre 2009.
[6] « Le SouthCom prend le pouvoir dans un État membre de l’ALBA », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 29 juin 2009.
[7] “Qual è il progetto di Israele in Argentina?”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 dicembre 2017.Preso da: https://www.voltairenet.org/article206904.html

I Fratelli Mussulmani sono assassini

Continuiamo la pubblicazione del libro di Thierry Meyssan, “Sotto i nostri occhi”. In questo episodio l’autore narra la creazione di una società segreta egiziana, i Fratelli Mussulmani, nonché la rifondazione fattane dai servizi segreti britannici dopo la seconda guerra mondiale. Poi ci racconta come l’MI6 abbia usato i Fratelli Mussulmani per compiere assassinii politici in Egitto, ex colonia della Corona.

| Damasco (Siria)

Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.

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Hasan al-Banna, fondatore della società segreta dei Fratelli Mussulmani. Si hanno scarse notizie sulla sua famiglia; si sa solo che erano orologiai, mestiere in Egitto riservato alla comunità ebraica.

Le “Primavere arabe” vissute dai Fratelli musulmani

Nel 1951 i servizi segreti anglosassoni costituiscono, a partire dall’antica organizzazione omonima, una società politica segreta: i Fratelli musulmani, usati a più riprese per assassinare figure che si oppongono e poi, dal 1979, come mercenari contro i sovietici. Nei primi anni novanta sono integrati nella NATO e nel 2010 si tenta di metterli al potere nei paesi arabi. I Fratelli musulmani e l’ordine sufita della Naqshbandiyya sono finanziati – con almeno 80 miliardi di dollari l’anno – dalla famiglia regnante saudita, cosa che lo rende uno degli eserciti più importanti al mondo. Tutti i capi jihadisti, compresi quelli dell’ISIS, appartengono a questo apparato militare.

I Fratelli musulmani d’Egitto

Durante la prima guerra mondiale scompaiono quattro imperi: il Reich tedesco, l’Impero austro-ungarico, la Santa Russia zarista e la Sublime porta ottomana. I vincitori, del tutto privi del senso della misura, impongono ai vinti le loro condizioni. Così, in Europa, il Trattato di Versailles sancisce condizioni inaccettabili per la Germania, considerata l’unica colpevole del conflitto. In Oriente, lo smembramento del Califfato ottomano è destinato a originare conflitti: alla Conferenza di San Remo (1920), in base all’accordo segreto Sykes-Picot (1916), il Regno Unito è autorizzato a stabilire la patria ebraica della Palestina, mentre la Francia può colonizzare la Siria (che all’epoca comprendeva l’attuale Libano). Tuttavia, in ciò che resta dell’Impero ottomano, Mustafa Kemal Atatürk si ribella sia contro il Sultano che ha perso la guerra, sia contro gli occidentali che occupano il suo paese. Alla Conferenza di Sèvres (1920) il Califfato viene diviso, con la conseguente creazione di ogni genere di nuovo Stato, tra cui il Kurdistan. Ma la popolazione turco-mongola della Tracia e dell’Anatolia insorge, mettendo Kemal al potere. Alla fine, la Conferenza di Losanna (1923) traccia i confini odierni rinunciando al Kurdistan, organizzando l’esodo dei popoli e provocando così più di mezzo milione di morti.
Ma proprio come in Germania Adolf Hitler mette in discussione il destino del suo paese, in Medio Oriente un uomo si oppone alla nuova divisione della regione. Un insegnante egiziano fonda un movimento per ripristinare il Califfato che gli occidentali hanno sconfitto e smembrato. Quest’uomo è Hasan al-Banna, l’organizzazione i Fratelli musulmani (1928).
Il Califfo, in linea di principio, è il successore del Profeta cui tutti devono obbedire; un titolo molto ambito. Si succedono diversi importanti lignaggi di califfi: Omayyadi, Abbasidi, Fatimidi e Ottomani. Il futuro Califfo dovrà essere colui che conquisterà tale titolo, in questo caso la “Guida suprema” della Fratellanza che s’immagina padrone del mondo musulmano.
La società segreta si diffonde in fretta, proponendosi di lavorare dall’interno per ripristinare le istituzioni islamiche. Gli adepti devono giurare fedeltà al fondatore sul Corano e su una spada o una pistola. L’obiettivo della Fratellanza è puramente politico, benché espresso in termini religiosi. Né Hasan al-Banna, né i suoi successori si riferiranno mai all’Islam come una religione o evocheranno la spiritualità musulmana. Per loro l’Islam è solo un dogma, una sottomissione a Dio e un modo per esercitare il potere. Ma evidentemente gli egiziani che appoggiano la Fratellanza non la percepiscono in questi termini, la seguono perché sostiene di appellarsi a Dio.
Per Hasan al-Banna la legittimità di un governo non si misura in base alla sua rappresentatività – come si fa per i governi occidentali –, ma dalla capacità di difendere lo “stile di vita islamico”, ossia quello dell’Egitto ottomano del XIX secolo. I Fratelli non crederanno mai che l’Islam abbia una propria storia e che lo stile di vita dei musulmani possa variare sensibilmente da regione a regione e da epoca a epoca. Non penseranno mai neanche che il Profeta abbia rivoluzionato la società beduina e che lo stile di vita descritto nel Corano non rappresenti altro che una fase. Per loro le regole giuridiche del Corano – la Sharia – non corrispondono quindi a una determinata situazione, ma dettano le leggi immutabili su cui il potere può fondarsi.
Il fatto che la religione musulmana sia stata spesso trasmessa a colpi di spada giustifica – per la Fratellanza – l’uso della forza. I Fratelli non ammetteranno mai che l’Islam possa essere diffuso tramite l’esempio: ciò non impedisce comunque ad al-Banna e alla Fratellanza di concorrere alle elezioni, e perderle. Se condannano i partiti politici non è perché si oppongono al multipartitismo, ma perché, separando la religione dalla politica, cadrebbero nella corruzione.
La dottrina dei Fratelli musulmani corrisponde all’ideologia dell’“Islam politico”, che in francese – così come in italiano – si definisce “islamismo”, una parola che oggi va molto di moda.
Nel 1936 Hasan al-Banna scrive al primo ministro Mustafa al-Nahhas per chiedere: – “Una riforma della legislazione e l’unione di tutti i tribunali sotto la Sharia; – il reclutamento militare per istituire un servizio volontario sotto la bandiera del jihad; – il collegamento dei paesi musulmani e la preparazione per la restaurazione del Califfato, applicando l’unità richiesta dall’Islam”.
Durante la seconda guerra mondiale la Confraternita si dichiara neutrale, anche se in realtà si trasforma in un servizio d’intelligence del Reich. Ma con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, quando le sorti del conflitto sembrano ribaltarsi, fa il doppio gioco e ottiene finanziamenti dagli inglesi per fornire informazioni sul “nemico” tedesco. In tal modo la Fratellanza si mostra completamente priva di principi e puramente opportunista a livello politico.
Il 24 febbraio 1945 i Fratelli sfidano la sorte e uccidono, in piena seduta parlamentare, il primo ministro egiziano. Ne consegue una violenta escalation: la repressione nei loro confronti e una serie di omicidi politici, fino ad arrivare all’uccisione del nuovo primo ministro – il 28 dicembre 1948 – e, per rappresaglia, dello stesso Hasan al-Banna, il 12 febbraio 1949. Poco tempo dopo una corte marziale condanna alla detenzione la maggior parte dei Fratelli e ne scioglie l’associazione.
Fondamentalmente, questa organizzazione segreta non era altro che una banda di assassini che aspirava a prendere il potere mascherando la propria cupidigia dietro il Corano. La sua storia avrebbe dovuto chiudersi qui.

La fratellanza riformata dagli Anglosassoni
e la pace separata con Israele

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Nonostante lo abbia negato, Sayyd Qutb era massone. Il 23 arile 1943 ha pubblicato sulla rivista al-Taj al-Masri (la “Corona d’Egitto”) un articolo dal titolo Perché sono diventato massone.

La capacità della Confraternita di mobilitare le persone e di trasformarle in assassini non può che incuriosire le grandi potenze.
Due anni e mezzo dopo lo scioglimento, gli anglosassoni formano una nuova organizzazione riutilizzando il nome di “Fratelli musulmani”. Approfittando della detenzione dei capi storici, l’ex giudice Hasan al-Hudaybi viene eletto Guida suprema. Diversamente da quanto si possa credere, non vi è alcuna continuità storica tra la vecchia e la nuova Fratellanza, ma si viene a sapere che un’unità della vecchia società – l’“apparato segreto” – era stata accusata da Hasan al-Banna di perpetrare gli attentati di cui negava la responsabilità. Questa organizzazione dentro l’organizzazione era così segreta che non fu mai influenzata dalla dissoluzione della Fratellanza, restando quindi a disposizione del suo successore. Ma la Guida decide di disconoscerla, dichiarando di voler raggiungere gli obiettivi in modo pacifico. È difficile definire con esattezza cosa sia successo all’epoca tra gli anglosassoni – che volevano ricreare l’antica società segreta – e la Guida, che riteneva giusto riguadagnarsi il seguito delle masse. In ogni caso, l’“apparato segreto” è talmente forte che l’autorità della Guida viene spazzata via a favore di quella di altri capi della Fratellanza. Si apre una vera e propria guerra intestina: la CIA vi pone a capo Sayyid Qutb [1], il teorico del jihad, che la Guida ha condannato prima di concludere un accordo con l’MI6.
È impossibile definire con precisione i reciproci rapporti di subordinazione, in primo luogo perché ciascuna filiale estera ha autonomia propria, poi perché le unità segrete all’interno dell’organizzazione non dipendono più necessariamente né dalla Guida suprema né dalla Guida locale, ma talvolta direttamente da CIA e MI6.
Nel secondo dopoguerra, gli inglesi cercano di riorganizzare il mondo in modo da tenerlo fuori dalla portata dei sovietici. Nel settembre 1946, a Zurigo, Winston Churchill propone l’idea degli Stati Uniti d’Europa e, secondo lo stesso principio, lancia la Lega araba. In entrambi i casi, si tratta di unire una regione escludendo la Russia. Dall’inizio della Guerra fredda gli Stati Uniti d’America, a loro volta, creano associazioni per sostenere queste mosse a loro vantaggio: il Comitato americano per l’Europa unita e gli American Friends of the Middle East [2]. Nel mondo arabo, la CIA organizza due colpi di Stato, prima a Damasco a favore del generale Husni al-Za’im (marzo 1949) e poi con gli Ufficiali liberi al Cairo (luglio 1952). Si tratta di sostenere i nazionalisti che si presumono ostili ai comunisti, ed è con tale spirito che Washington invia in Egitto il generale delle SS Otto Skorzeny e in Iran il generale nazista Fazlollah Zahedi, accompagnati da centinaia di ex ufficiali della Gestapo per guidare la lotta al comunismo.
Skorzeny purtroppo modella la polizia egiziana nel solco di una tradizione di violenza: nel 1963 sceglierà CIA e Mossad per rovesciare Nasser. Zahedi creerà invece la SAVAK, la polizia politica più crudele a quel tempo.
Se Hasan al-Banna aveva disegnato l’obiettivo – ossia assumere il potere manipolando la religione – Qutb definisce il mezzo: il jihad. Dopo che i seguaci avranno ammesso la superiorità del Corano, si potrà contare su di lui per formare un esercito e mandarlo a combattere. Qutb sviluppa una teoria manichea, distinguendo ciò che è islamico rispetto a ciò che è “oscuro”. Per CIA e MI6 questa “operazione” può permettere di utilizzare i seguaci per controllare i governi nazionalisti arabi e poi destabilizzare le regioni musulmane dell’Unione Sovietica. La Fratellanza si trasforma in una fonte inesauribile di terroristi accomunati dallo slogan: “Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad la nostra via. Il martirio la nostra suprema speranza”.
Il pensiero di Qutb è razionale, ma non ragionevole. Diffonde sempre la stessa retorica Allah/Profeta/Corano/jihad/martirio che non lascia spazio a discussioni, dunque impone la superiorità di tale logica sulla ragione.

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Il presidente Eisenhower riceve alla Casa Bianca una delegazione della società segreta (23 settembre 1953).

Quando la CIA organizza un convegno presso l’Università di Princeton sulla “situazione dei musulmani in Unione Sovietica”, si presenta l’occasione per ricevere negli USA la delegazione guidata dal capo dell’ala militare dei Fratelli musulmani, Said Ramadan. Nel suo rapporto, l’agente della CIA incaricato di monitorarli rileva che Ramadan non è un estremista religioso, ma piuttosto un fascista; un modo per sottolineare il carattere esclusivamente politico dei Fratelli musulmani. Il convegno si conclude con un ricevimento alla Casa Bianca organizzato dal presidente Eisenhower, il 23 settembre 1953: l’alleanza tra Washington e il jihadismo viene così siglata.

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Da sinistra a destra: Hassan al-Banna diede in sposa la propria figlia a Said Ramadan e designò quest’ultimo proprio successore. Dal matrimonio nacquero Hani (direttore del Centro Islamico di Ginevra) e Tariq Ramadan (che sarà titolare della cattedra di studi islamici contemporanei all’università di Oxford).

La CIA, che ha ricreato la Fratellanza contro i comunisti, la utilizza prima di tutto per aiutare i nazionalisti. Al tempo l’Agenzia è rappresentata in Medio Oriente da antisionisti del ceto medio che ben presto vengono estromessi a favore di alti funzionari anglosassoni e puritani, provenienti dalle grandi università e pro-Israele. Washington entra dunque in conflitto con i nazionalisti e la CIA mette la Fratellanza contro di loro.

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Said Ramadan e Abdul Ala Mawdudi furono gli animatori di una trasmissione settimanale di Radio Pakistan, stazione creata dal britannico MI6.

Said Ramadan ha comandato alcuni combattenti della Fratellanza durante la breve guerra contro Israele nel 1948; inoltre, ha aiutato Abul Ala Maududi a creare l’organizzazione paramilitare del Jamaat-e-Islami in Pakistan: si è trattato allora di costruire un’identità islamica per gli indiani musulmani in modo che fosse fondato un nuovo Stato, ovvero il Pakistan. Il Jamaat-e-Islami redigerà anche la costituzione pakistana. A quel punto, Ramadan sposa la figlia di Hasan al-Banna e diventa il capo del braccio armato dei nuovi “Fratelli musulmani”.
Mentre in Egitto i Fratelli partecipano al colpo di Stato degli Ufficiali liberi del generale Muhammad Naguib – Sayyid Qutb è il loro agente di collegamento –, ricevono l’ordine di eliminare uno dei loro leader, Gamal Abd el-Nasser, entrato in contrasto con Naguib. Non solo falliscono, ma il 26 ottobre 1954 Nasser prende il potere, sopprimendo la Fratellanza e mettendo ai domiciliari Naguib. Sayyid Qutb sarà impiccato pochi anni dopo.
Vietata in Egitto, la Fratellanza si ritira nei regni wahhabiti (Arabia Saudita, Qatar ed Emirato di Sharja) e in Europa (Germania, Francia, Regno Unito e la neutrale Svizzera). Ogni volta vengono accolti come agenti occidentali che combattono contro l’alleanza nascente tra nazionalisti arabi e Unione Sovietica. Said Ramadan riceve un passaporto diplomatico giordano e si trasferisce a Ginevra nel 1958, da dove dirige la destabilizzazione del Caucaso e dell’Asia centrale (Pakistan, Afghanistan e valle di Fergana in Unione Sovietica). Prende il controllo della commissione per la costruzione di una moschea a Monaco di Baviera, che gli permette di sorvegliare quasi tutti i musulmani in Europa occidentale. Con l’aiuto del Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia – abbreviato con la sigla inglese AMCOMLIB –, cioè la CIA, crea Radio Free Europe/Radio Liberty, una stazione finanziata direttamente dal Congresso degli Stati Uniti per diffondere il pensiero della Fratellanza [3].
Dopo la crisi del Canale di Suez e il drastico cambio di alleanze di Nasser all’indirizzo dei sovietici, Washington decide di sostenere illimitatamente i Fratelli musulmani contro i nazionalisti arabi. A un alto dirigente della CIA, Miles Copeland, viene inutilmente assegnato il compito di scegliere una personalità della Fratellanza in grado di svolgere – nel mondo arabo – un ruolo equivalente a quello del pastore Billy Graham negli Stati Uniti. Bisognerà aspettare fino agli anni ottanta per trovare un predicatore di egual rilievo, l’egiziano Yusuf al-Qaradawi.
Nel 1961 la Fratellanza si collega a un’altra società segreta, l’Ordine Naqshbandı, una sorta di massoneria musulmana che mescola iniziazione sufi e politica. Uno dei suoi teorici, l’indiano Abu Hasan Ali al-Nadwi, pubblica un articolo sulla rivista dei Fratelli. L’Ordine è antico e presente in molti paesi: in Iraq il gran maestro non è altri che il futuro vicepresidente Izzat Ibrahim al-Douri, che sosterrà il tentato colpo di Stato della Fratellanza in Siria nel 1982 e la “campagna del ritorno alla fede” organizzata dal presidente Saddam Hussein per dare nuovamente un’identità al suo paese dopo l’istituzione della no-fly zone degli occidentali. In Turchia l’Ordine avrà un ruolo più complesso: responsabili saranno sia Fethullah Gülen (fondatore dell’Hizmet), sia il presidente Turgut Özal (1989-1993) e il primo ministro Necmettin Erbakan (1996-1997), a capo del Partito della Giustizia (1961) e del Millî Görüs¸ (1969). In Afghanistan, gran maestro sarà l’ex presidente Sibghatullah Mojaddedi (1992). In Russia, con l’aiuto dell’Impero ottomano, nel XIX secolo l’Ordine aveva fatto insorgere Crimea, Uzbekistan, Cecenia e Daghestan contro lo zar. Fino alla caduta dell’URSS non si avranno più notizie di questo ramo, come pure nel Xinjiang cinese. La vicinanza dei Fratelli e dei Naqshbandı viene studiata di rado, data l’opposizione di principio degli islamisti alla mistica e agli ordini sufi in generale.

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La sede saudita della Lega Islamica Mondiale, il cui budget nel 2015 è stato superiore a quello del ministero saudita della Difesa. Primo acquirente mondiale di armi, l’Arabia Saudita le fa pervenire alle organizzazioni dei Fratelli Mussulmani e dei Naqshbandi attraverso la Lega.

Nel 1962 la CIA incoraggia l’Arabia Saudita a creare la Lega musulmana mondiale e a finanziare la Fratellanza e l’Ordine contro i nazionalisti e i comunisti [4]. Questa organizzazione viene inizialmente finanziata dall’ARAMCO (Arabian-American Oil Company). Tra i venti fondatori vi sono tre teorici islamici di cui abbiamo già parlato: l’egiziano Said Ramadan, il pakistano Sayyid Abul Ala Maududi e l’indiano Abu Nasal Ali al-Nadwi.
Di fatto i sauditi, che improvvisamente si ritrovano a possedere un’enorme liquidità grazie al commercio del petrolio, diventano gli sponsor dei Fratelli nel mondo. In loco la monarchia crea un sistema scolastico e universitario in un paese in cui quasi nessuno sa leggere e scrivere. I Fratelli si devono adattare alle tradizioni dei loro ospitanti. Infatti, la fedeltà al re impedisce loro di giurare davanti alla Guida suprema. In ogni caso si organizzano in due filoni attorno a Muhammad Qutb, fratello di Sayyid: i Fratelli sauditi da un lato e i “sururisti” dall’altro. Questi ultimi, sauditi, cercano di compiere una sintesi tra ideologia politica della Fratellanza e teologia wahhabita. Questa setta, cui aderisce la famiglia reale, segue un’interpretazione dell’Islam nata dal pensiero beduino, iconoclasta e antistorico. Finché Riad dispone di petrodollari, lancia anatemi contro le scuole musulmane tradizionali che, a loro volta, ritengono eretica tale sintesi.
In realtà, la politica dei Fratelli e la religione wahhabita non hanno nulla in comune, ma sono comunque compatibili. Sennonché il patto che lega la famiglia dei Saud ai predicatori wahhabiti non può esistere con la Fratellanza: l’idea della monarchia di diritto divino si scontra infatti con la brama di potere dei Fratelli. Si decide quindi che i Saud sosterranno i Fratelli di tutto il mondo, purché questi ultimi si astengano dal fare politica in Arabia Saudita.
L’appoggio dei wahhabiti sauditi alla Fratellanza inasprisce la rivalità tra l’Arabia Saudita e gli altri due Stati wahhabiti, il Qatar e l’Emirato di Sharja.
Dal 1962 al 1970 i Fratelli musulmani prendono parte alla guerra civile nello Yemen del Nord, tentando di restaurare la monarchia al fianco di Arabia Saudita e Regno Unito contro nazionalisti arabi, Egitto e URSS; un conflitto che anticipa ciò che avverrà nel mezzo secolo successivo.
Nel 1970 Gamal Abd el-Nasser giunge a un accordo tra le fazioni palestinesi e re Husayn di Giordania, ponendo fine al “settembre nero”. Però muore la sera del vertice della Lega araba, che ratifica l’accordo: ufficialmente per un attacco cardiaco, ma molto probabilmente per omicidio. Nasser ha tre vicepresidenti: uno di sinistra – estremamente popolare –, uno di centro – ben noto –, e un conservatore, scelto su richiesta di Stati Uniti e Arabia Saudita, Anwar al-Sadat. A seguito di pressioni enormi, il vicepresidente di sinistra si dichiara non meritevole della carica, il vicepresidente centrista preferisce rinunciare alla vita politica e al-Sadat viene così nominato candidato dei nasseriani. È un dramma per molti paesi: il presidente sceglie un vicepresidente tra i concorrenti per ampliare la base elettorale, ma se questi lo sostituisce quando muore, ne distrugge l’eredità.
Al-Sadat, che ha operato per conto del Reich durante la seconda guerra mondiale e professa grande ammirazione per il Führer, è un militare ultra-conservatore, un alter-ego di Sayyid Qutb in veste di intermediario tra la Fratellanza e gli Ufficiali liberi. Al momento della sua ascesa al potere, libera i Fratelli che Nasser ha imprigionato. Il “presidente credente” è alleato della Confraternita nell’islamizzazione della società – la “rivoluzione correttiva” –, ma suo rivale in caso di tensioni politiche. Questo rapporto ambiguo è dimostrato dalla creazione di tre gruppi armati che non nascono da scissioni della Fratellanza, ma sono unità esterne a essa obbedienti: il partito di liberazione islamica, il Jihad islamico (dello sceicco Omar Abdel Rahman) e il “Takfir” (letteralmente “scomunica e immigrazione”). Tutti affermano di applicare le istruzioni di Sayyid Qutb. Armato dai servizi segreti, il Jihad islamico sferra attacchi contro i cristiani copti: lungi dal calmare la situazione, “il presidente credente” accusa di sedizione gli stessi copti e ne imprigiona il papa insieme a otto vescovi. Alla fine, al-Sadat interviene nella guida della Confraternita e parteggia per il Jihad islamico contro la Guida suprema, che fa arrestare [5].
Su indicazione del segretario di Stato americano, Henry Kissinger, convince la Siria a unirsi all’Egitto per attaccare Israele e ripristinare i diritti dei palestinesi. Il 6 ottobre 1973 i due eserciti attaccano su due fronti Israele durante la festa dello Yom Kippur. L’esercito egiziano attraversa il Canale di Suez, mentre i siriani sferrano attacchi dalle alture del Golan. Tuttavia, al-Sadat non schiera che una parte della difesa antiaerea e arresta l’esercito a 15 chilometri a est del canale, mentre gli israeliani si avventano sui siriani che si ritrovano catturati e gridano al complotto. Soltanto quando le truppe israeliane sono mobilitate e l’esercito siriano circondato, al-Sadat ordina alla propria armata di riprendere l’avanzata, interrompendola poi per negoziare il cessate il fuoco. Considerando il tradimento egiziano, i sovietici – che hanno già perso un alleato con la morte di Nasser – minacciano gli Stati Uniti e chiedono il cessate il fuoco immediato.

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Ex agente di collegamento tra gli “Ufficiali liberi” e la Confraternita, insieme a Sayyid Qutb, il “presidente credente” Anwar al-Sadat avrebbe dovuto essere proclamato dal parlamento egiziano “sesto califfo”. Nella foto, questo ammiratore di Adolf Hitler siede alla Knesset, a fianco dei partner Golda Meir e Shimon Peres.

Quattro anni dopo, seguendo il piano della CIA, al-Sadat si reca a Gerusalemme e decide di firmare una “pace separata” con Israele a scapito dei palestinesi. E così si sigla l’alleanza tra Fratellanza e Israele. Tutti i popoli arabi condannano il tradimento e la Lega araba estromette l’Egitto, trasferendo la sede ad Algeri.

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Responsabile dell’“Apparato segreto” dei Fratelli Mussulmani, Ayman al-Zawahiri (capo attuale di Al Qaeda) organizza l’assassinio del presidente Sadat (6 ottobre 1981).

Washington decide di voltare pagina nel 1981. Il jihad islamico ha il compito di liquidare al-Sadat – diventato ormai inutile –, che viene assassinato durante una parata militare, mentre il Parlamento si prepara a proclamarlo “Sesto Califfo”. Nella tribuna d’onore, 7 persone rimangono uccise e 28 ferite ma, seduto accanto al presidente, il vicepresidente – il generale Mubarak – si salva. È l’unico nella tribuna d’onore a indossare un giubbotto antiproiettile. Succede al “presidente credente” e la Lega araba può così tornare al Cairo.
(segue…)

La traduzione italiana del libro è disponibile in versione cartacea.
[1] “Sayyd Qutb era massone”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 29 maggio 2018.
[2] America’s Great Game: The CIA’s Secret Arabists and the Shaping of the Modern Middle East, Hugh Wilford, Basic Books (2013).
[3] A Mosque in Munich: Nazis, the CIA, and the Rise of the Muslim Brotherhood in the West, Ian Johnson, Houghton Mifflin Harcourt (2010).
[4] Dr. Saoud et Mr. Djihad. La diplomatie religieuse de l’Arabie saoudite, Pierre Conesa, préface d’Hubert Védrine, Robert Laffont (2016).
[5] Histoire secrète des Frères musulmans, Chérif Amir, préface d’Alain Chouet, Ellipses (2015).