“In Libia, un regime che non rappresenta le tribú della Jamahiriya” ~ Intervista di Roberta Barbi a Paolo Sensini

ratto acrobatico

I primi raid degli Stati Uniti sulla città libica di Sirte hanno già provocato “pesanti perdite” tra i jihadisti dello ‘Stato islamico’ e hanno consentito alle truppe locali di farsi strada via terra, conquistando il quartiere centrale di Al-Dollar. I raid, autorizzati da Obama, erano stati chiesti dal governo di Tripoli, ma Mosca tuona: sono illegali. La Francia, intanto, promette maggiore collaborazione con al Sarraj. Per capire cosa sta avvenendo in Libia, Roberta Barbi ha sentito Paolo Sensini, storico e scrittore esperto dell’area.


Paolo Sensini – “In Libia, non c’è un governo che rappresenti la totalità delle tribù, dei gruppi, delle formazioni che sono lì: c’è il governo di unità nazionale a Tripoli, voluto dall’Onu – appoggiato sostanzialmente dalle forze di Misurata, che si sono avvicinate molto dappresso a Sirte – e ci sono le forze invece che fanno riferimento al generale Khalifa Haftar, a Tobruk, che è appoggiato da Egitto e Francia. Anch’egli sta spingendo e si è avvicinato a Sirte. Gli americani sono intervenuti ottemperando a un patto che era già implicito nell’investitura di al Sarray.”
Roberta Barbi – L’apertura di un nuovo fronte di guerra da parte degli americani può essere interpretata come una volontà di accelerare la lotta al terrorismo?
Paolo Sensini – “È chiaro che c’è una volontà di intervenire, ma c’è il fatto che la Russia non è assolutamente favorevole a questi tipi di intervento, non c’è un appoggio. E c’è il fatto, per esempio, che Khalifa Haftar – il generale in contrasto con il governo di unità nazionale di Tripoli – pochi giorni fa, si è recato a Mosca. C’è una volontà di imporre un intervento preciso a guida americana e, sul piatto della bilancia, il fatto che gli americani hanno intenzione di rientrare all’interno di quello scenario.”
Roberta Barbi – È stato detto che i raid andranno avanti “fino a che la Libia lo richiederà” e specificato che saranno raid di precisione condotti con droni. Quante vite costerà questa operazione?
Paolo Sensini – “Questo lo vedremo, poi, a cose fatte. Tutte le promesse degli interventi chirurgici che c’erano in passato, che abbiamo visto, non si sono poi rivelate tali: hanno fatto, cioè, tantissimi morti.”
Roberta Barbi – Il governo di Tripoli ha fatto richiesta ufficiale di intervento agli Stati Uniti. Il premier libico, sostenuto dall’Onu, al Sarray, lo ha confermato, ma ha anche ribadito che il suo esecutivo rifiuterà ogni tipo di ingerenza straniera senza mandato: è un riferimento alla Francia che, peraltro, in una telefonata del ministro Ayrault, ha ribadito di voler rafforzare la sua cooperazione con Tripoli?
Paolo Sensini – “Ayrault e la Francia, che non hanno riconosciuto il governo di Tripoli, collaborano con Haftar. C’è una politica del doppio binario francese. È ovvio che c’è una contrapposizione. C’è una scollatura tra coloro che sono intervenuti ed è ovvio che ciascuno ha delle mire precise. La Francia vede nella Libia una cassaforte energetica e quello che a loro interessa di più è la possibilità di proiettarsi nel Sahel, che sono le aree che trafficano commercialmente e hanno come moneta nazionale il franco CFA, che è una moneta di pertinenza francese.”
Roberta Barbi – La Farnesina ha salutato positivamente l’intervento e ha fatto sapere in merito all’uso della base di Sigonella che valuterà se questa sarà richiesta. Come si configura il ruolo dell’Italia?
Paolo Sensini – “Non valuterà. È implicito con gli americani che nel momento in cui verrà richiesta Sigonella, immediatamente verrà data la possibilità di utilizzarla. Si discuteva verso la fine dell’anno che l’Italia sarebbe potuta intervenire e l’operazione sarebbe stata auspicabilmente a guida italiana. In realtà, l’Italia, come già era avvenuto nel 2011, guarda dalla finestra, non interviene e accetta passivamente tutto quello che le accade.”
Roberta Barbi – Per l’Italia un intervento in Libia è particolarmente “risolutivo”, perché da lì parte il 90% dei migranti che arrivano sulle nostre coste…
Paolo Sensini – “Certo che sarebbe risolutivo, ma non c’è alcuna capacità, alcuna intraprendenza e iniziativa da parte dell’Italia. Non c’è nessuna volontà di intervenire concretamente e si aspetta che gli eventi procedano in un modo o nell’altro.”

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Gheddafi, il Libro Verde e l’attualità del suo pensiero

 In questo mese di giugno, Mu’Ammar Gheddafi avrebbe compiuto 76 anni; precisamente il 7 giugno, se gli anglo-franco-statunitensi non avessero pianificato il suo massacro nell’ottobre del 2011. Dopo la sua morte, la Libia si è trasformata in un Paese atomizzato in brigate armate che si contendono il potere attraverso tre sistemi di governo, di cui uno solo riconosciuto dalla comunità internazionale, ovvero il governo di Tobruk, di tipo nazionalista nasseriano. Gli altri due sono il governo di Tripoli, diretto dai partiti islamici moderati, e lo Stato Islamico dell’ISIS a Sirte. Lo scenario che viene presentato in Libia è quello di una balcanizzazione del Paese dove ormai nel cielo non splende più il verde di una volta.
Il verde è il colore e il titolo del libro pubblicato da Gheddafi nel 1975: il Libro Verde in cui è racchiuso il suo pensiero politico. Sintetizziamo in questa sede i tratti salienti dell’opera del Raìs; il Libro Verde critica i sistemi di governo democratici composti da partiti e parlamenti. Il voto non rappresenta la volontà popolare, ma quella del partito che raccoglie più voti. Esso non rappresenta il popolo, ma solo una parte formata dai rappresentanti in parlamento che tutelano gli interessi economici del partito. Per il Raìs, il partito è come un clan, che persegue il suo “familismo amorale”. Per Gheddafi, la vittoria di un candidato che ha ottenuto il 51% dei voti, è una falsa democrazia, perché il restante 49% degli elettori sarà governato da un governo che non ha scelto. La vera democrazia è l’Agorà greca, fondata attraverso la partecipazione diretta del popolo.
Gheddafi, nella sua critica al sistema democratico, fondò la Jamahiriyya, un governo fondato dalle masse popolari attraverso Congressi e Comitati Popolari. Un tipo di governo conforme alla società libica basata sulle tribù. Il Libro Verde spiega la funzione dei Congressi e dei Comitati Popolari; il popolo si divide in Congressi Popolari eterogenei per classe sociale, quindi rappresentanti di tutta la società, e non di una parte di esso. I Congressi Popolari formano i Comitati Popolari che si occupano dell’amministrazione governativa, e dirigono i vari settori istituzionali della società. Essi sono responsabili del loro operato dinanzi ai Congressi Popolari che controllano le azioni dei comitati. Una volta all’anno si riunisce il Congresso Generale del Popolo, dove si riuniscono i direttivi dei Congressi Popolari e dei Comitati Popolari. Con la Jamahiriyya, il popolo esercita democraticamente il suo reale diritto di governo, invece dei politicanti di professione in parlamento.
Per quanto riguarda il sistema economico, il Libro Verde delinea i principi della Terza Teoria Universale, alternativa sia al capitalismo che al socialismo reale. Per il Gheddafi ogni lavoratore deve essere considerato non un salariato, ma un produttore del suo lavoro. Quindi ognuno deve lavorare per sé oppure in aziende autogestite dai lavoratori medesimi, ove ciascuno è produttore e socio alla pari. Le istituzioni hanno come scopo il soddisfare i bisogni della società. Inoltre il popolo non deve possedere più di quanto gli sia necessario per vivere, per eliminare ogni forma di ingiustizia sociale dovuta dall’accumulazione della ricchezza. Il Libro Verde specifica chiaramente che si può essere proprietari di una sola abitazione e di un mezzo di trasporto.
Il Libro Verde è senza dubbio un’opera panafricana. Propone infatti l’indipendenza del continente africano dall’imperialismo occidentale. Gheddafi si fece promotore di una possibile Unione Africana, un movimento panafricano avente come obiettivo una maggiore autonomia del continente nel contesto della geopolitica globale. Un progetto scomodo per chi considera l’Africa un territorio da controllare e sfruttare.
Il Libro Verde è un opera da annoverare tra quei testi politici utili per la costruzione dell’Eurasia comunitarista, insieme alla “Quarta Teoria Politica” di Dugin, il “Terzo Reich” di Moeller Van der Bruck, e “L’Europa: un impero di 400 milioni di uomini” di Jean Thiriart. Mu’Ammar Gheddafi è stato un leader che ha posto la sovranità nazionale della Libia al dì sopra della sua stessa vita, lottando con dignità fino agli ultimi istanti di lucidità; ferito al volto, braccato dalle orde selvagge, dagli sbandieratori delle “primavere arabe”, che hanno smembrato il verde della Jamahiriyya in un puzzle di sangue che rimarrà indelebile nella coscienza del popolo libico.

L’anticomunismo di Muamma’r Gheddafi

di Lorenzo Centini
Muammar Gheddafi (7 Giugno 1942 – 20 Ottobre 2011) è stato di sicuro una delle figure del mondo arabo più peculiari e più fondanti nella costruzione di una etica e pratica politica araba. Sia che lo si voglia inserire nelle categorie “personalistiche” del Nasserismo, sia che si voglia leggere la Jhamayryya come esperimento ideologico e politico a se stante, è indubbio che il regime di Gheddafi, al netto di contrapposte simpatie, sia diventato, e sia tutt’ora un punto di riferimento per molti antimperialisti nel mondo.
Salito al potere nel 1969 e rovesciato a seguito dei primi atti della Guerra Civile Libica iniziata nel 2011, Gheddafi ha pertanto vissuto gli ultimi 15 anni di contrapposizioni bipolare, disarmato tuttavia di una arma ideologica adoperata spesso da altri ideologi arabi, il panarabismo. Gheddafi sale al potere solo un anno prima della morte di Nasser (1970) e non fa in tempo a caldeggiare la solidarietà araba che prima il Settembre Nero (1970 – 1971) e dopo gli accordi di Camp David (17 Settembre 1978) rompono per sempre l’idillio di una unità araba effettivamente percorribile.
Di qui la “confusione” ideologica gheddafiana, diretta figlia della mancanza di punti di riferimento internazionali di Tripoli. Dopo aver vanamente sostituito il panarabismo col panafricanismo («Sono Asia, è un’altra cosa» disse negli anni ’90, riferendosi ai paesi Mediorientali con cui pure aveva imbastito la RAU, Repubblica Araba Unita) e a questo venature di panislamismo, Gheddafi dai primi duemila virò verso un gorbaciovismo che lo riabilitasse agli occhi dell’Occidente.

Muammar Gheddafi con Wojciech Jaruzelski (1923 – 2014)

L’ideologia di fondo che mosse Gheddafi e il suo regime, sviluppata sia negli anni della permanenza nell’esercito sia successivamente al 1969, e’ espressa soprattutto nel “Libro Verde”, edito in 3 parti nel 1975. In questo libro il Colonnello delinea quella che lui stesso definisce “Terza Teoria Universale”, e che nella volontà di Gheddafi doveva costituirsi come il terzo incomodo tra Comunismo Sovietico e Capitalismo Americano.
Il mondo arabo non era peraltro nuovo a queste sintesi provocatorie: la “Carta Nazionale” promulgata dal governo Nasseriano nel 1962 era chiaramente diretta a costruire un “Terzo Mondo arabo” opposto tanto all’URSS che agli USA. Così sintetizza il suo contenuto ideologico Albert Hourani:

Il programma di riforma sociale veniva giustificato alla luce dell’idea di uno specifico”socialismo arabo”, un sistema a metà tra il marxismo, che propugnava la lotta di classe, e il capitalismo, che voleva dire il primato degli interessi individuali e la dominazione delle classi che detenevano i mezzi di produzione. Nel “socialismo arabo” si pensava che la società nel suo complesso si raccogliesse intorno ad un governo che perseguisse gli interessi di tutti”[1]

 Tenendo presente l’influenza che la teoria nasseriana ebbe su quella di Gheddafi, ben si comprende come i germi di un “terzismo” ideologico già si potessero subodorare.

Gheddafi e la teoria del Partito

La presa del potere di Gheddafi avviene in una Libia monarchica fortemente puntellata dalle ex potenze coloniali. Come in tutte le altre società arabe il rapido inurbamento, la scoperta del petrolio come principale fonte di riscatto economico e l’accentramento delle terre coltivabili in poche mani, di solito quelle di capitalisti legati alla famiglia regnante e alle predette forze coloniali, anche in Libia  le sparute avanguardie sociali si concentrano nell’esercito. Con tempi e modalità differenti si può dire che Gheddafi segua gli exploit politici dei generali in Egitto, Siria, Iraq.
Tale velocità con cui la Libia è entrata nella periferia dello sviluppo industriale non disarticola, peraltro, l’impalcatura tribale della stessa, che resiste e si va a sommare, assieme alle differenze sociali, religiose, ortocentriche (campagna contro città), alle cause che rendono il popolo libico paricolarmente diviso, mancante di una etica nazionale e di una coscienza nazionale.
Proprio per reagire a tale condizione, Gheddafi prende di mira proprio il concetto di “Partito” come di entità di uguali dento allo stato, che implicitamente lo divide, lo indebolisce e lo blocca. L’organicismo panarabo e panislamico che già Gheddafi trova tanto nel Corano che nelle esperienze irachene e nasseriane impone alla sua riflessione di non concepire altro soggetto storico che “il popolo”, per antonomasia indivisibile e non frazionabile.
Questo lo porta a scrivere:

“Tutti i sistemi politici sono il risultato della lotta di vari apparati per giungere al potere. La lotta può essere pacifica od armata, come la lotta delle classi, delle sette, delle tribù dei partiti o degli individui. Il suo risultato è sempre la vittoria di uno strumento di governo, sia esso un individuo, un gruppo, una classe, un partito, e la sconfitta del popolo, od in altri terminila sconfitta della vera democrazia”[2]

e ancora:

“Quando una classe, un partito, una tribù od una setta domina la società, ci troviamo di fronte ad un regime dittatoriale. 
[…] Nessun partito o coalizione di partiti può tuttavia comprendere l’intero popolo; per questo il partito od una coalizione di partiti non è che una minoranza rispetto alla massa dei non aderenti”[3] 

 Da tali citazioni ben si comprende dove l’organicismo politico conduca la riflessione sullo Stato di Gheddafi. Egli, che si trova davanti una società largamente tribale e non urbanizzata (ne’, e si capisce, industrializzata) non concepisce alcuna rappresentanza democratica al di fuori del tutto, che è per sua natura quai ontologica trascendente dalla classe, o dalla religione o dalla “cricca”.
L’organicismo politico di Gheddafi risponde ad una società circondata dalla modernità ma che non ha i mezzi (come invece li aveva l’Egitto di Nasser, il quale, largamente urbanizzato, mostrava i segni dei conflitti di classe) per strutturarsi, se non richiamandosi alla “Unità”. Parole d’ordine simili, ma variate “a sinistra” si trovano, peraltro, anche nelle opere di Michel Aflaq (1910 – 1989)[4], padre ideologico del partito Ba’ath, o intese come antidoto al panarabismo (per il vero nazionalismo siriano) in Antun Saade (1904 – 1949)[5].
Partito, classe o setta sono per Gheddafi veri attentati alla vera democrazia, che per il Colonnello altro non può essere se non diretta (nelle fasi dal basso), vincolante e partecipata. Rifiutando di riconoscere l’esistenza di classi Gheddafi non riconosce quindi la base del marxismo come teoria sociale: in questo caso il suo rifiuto del marxismo è quindi il rifiuto della Teoria della Lotta di classe, la qual cosa lo accomuna al Fascismo della prima ora (che riconosceva l’esistenza delle classi ma che ne desiderava la collaborazione) e, appunto, al socialismo arabo non marxista.

Ancora sulla classe, Gheddafi adopera anche un frasario cinese per criticare la reale strutturazione classista sovietica, che lui considera appannagio di burocrati, intesi come nuova borghesia. In questo, appunto, Gheddafi utilizza una tematica della critica maoista a Breznev, ripendendo le tesi sulla “rinascita del conflitto di classe” anche dopo la fine del dominio borghese. Così si esprime Gheddafi:

“La base materiale della società è instabile perchè è anche sociale. Il sistema di governo di una base materiale unica potrà stabilirsi, forse, per un certo periodo di tempo, ma è destinato a scomparire non appena emergono , all’interno della base materiale unica, i nuovi livelli materiali e sociali.
Ogni società in cui vi è conflitto di classi è stata in passato una società composta da un’ unica classe; in seguito alla inevitabile evoluzione delle cose, questa classe ha generato le altre”[6]

e ancora:

“Ogni classe che diviene l’erede della società ne eredita allo stesso tempo le caratteristiche. Se, per esempio, la classe operai annientasse tutte le altre, diverrebbe l’erede della società; diverrebbe, cioè, la base materiale e sociale della società. 
[…] Con il passare del tempo,le caratteristiche delle classi eliminate emergono all’interno della classe operaia e a queste caratteristiche corrispondono determinate attitudini ed opinioni.
La classe operaia si trasformerebbe, a poco a poco, in una società diversa, avente le stesse contraddizioni della vecchia società”[7]

Gheddafi quindi adopera (non è dato sapere quanto coscientemente) mezzi ideologici maoisti per invalidare la stessa legittimità dello stato sovietico, vale a dire la finalità storica della vittoria del proletariato. Per Gheddafi questa vittoria non è ne’ finale ne’ positiva in se, dato che la vittoria di una classe su un’altra è comunque una sconfitta per la totalità del popolo.
Al contrario dei maoisti, tuttavia, tale contrasto non è sanabile: non auspica, come i maoisti, un approfondimento della lotta di classe dentro lo stato sovietico, dato che, al contrario dei maoisti, non accetta la natura di classe della società e della Storia.

Il tradizionalismo e l’Islam

Seppur fattivamente ispirato da esperienze laiche come quelle egiziane ed irachene, Gheddafi fonderà il nuovo stato su principi esplicitamente islamici.
Alla base di ciò sta ancora la nozione di “legittimità” di cui Gheddafi si fa partecipe. Egli dice:

“La vera legge di una società è costituita dalla tradizione e dalla religione. Ogni tentativo di elaborarla al di fuori di queste due fonti è inutile e illogico”[8]

Per il Rais, dunque, l’Islam non è un fondo culturale da cui attingere idee di ricostruzione etica in accordo con una forma socialista (o addirittura marxista) dell’economia, come invece proposto con accenti diversi da Ali Shariati od altri pensatori. Per Gheddafi la “Tradizione” (che è dei due lemmi quello più “a destra”) è l’unica fonte di potere legittima, ed essa è sempre in accordo con la religione islamica. Gheddafi quindi non intende l’Islam (e la tradizione) come possibile fondo culturale, ma, in senso radicale, come unico fondamento della società.
Ripete più avanti:

“La religione, quindi, è una conferma del diritto naturale. Le leggi non religiose sono creazioni dell’uomo contro l’uomo. Esse sono pertanto ingiuste, poichè non derivano da questa fonte naturale costituita dalla religione e della tradizione”[9]

Da sinistra a destra: Hedi Bacchouche, Ben Ali e Gheddafi

Fuori dalla normativa tradizional-religiosa sta quindi il caos e l’antiumanesimo. Non a caso il libello propagandistico pubblicato dallo Stato libico nel 1973 per commemorare il quarto anniversario della presa del potere di Gheddafi si intitoli “Holy war against Communism”. Quell’aggettivo, “Holy”, “Santo, sacro” è indicativo che il maggior problema che si ravvisa nel Comunismo Sovietico non è tanto una organizzazione economica radicale (che Gheddafi sostanzialmente insegue almeno fino alla Infitah del 1993) ma la totale negazione della continuità religione/tradizione – Diritto Naturale.

Nel solco del tradizionalismo, tuttavia, l’Islam di Gheddafi è comunque non reazionario e non conervatore, in termini sociali. Gheddafi adopera l’Islam in modo abbastanza disinvolto (tanto che i chierici meccani lo dichiareranno “kafir”, “infedele”) e ricorda che Islam è, in politica, prima i tutto generica giustizia sociale: if we were to restrict ourselves to the support of Muslims only, that would be an example of bigotry and selfishness: True Islam is the one that defends the weak, even if they are not Muslims”[10]
Gheddafi, col suo islam ex post, si troverà di fronte l’opposizione dell’islam radicale, promosso in Libia soprattutto da successive espressioni della Fratellanza Musulmana. Il moltiplicarsi delle sigle della resistenza radicale al regime di Gheddafi (su tutte lo scontro civile dal 1995 al 1998 tra le forze governative e la LIGC sui monti vicino a Derna) divenne consistente dopo l’esperienza antisovietica in Afghanistan negli anni ’80.
Ciò che differenzia l’Islam della Fratellanza (e di altre sigle) e quello di Gheddafi è il contenuto sociologico. Mentre per la Fratellanza, ispirata dalle teorie sociali di Sayyd Qutb (1906 – 1966) intendeva semplicemente, in una prospettiva etimologicamente reazionaria, riportare le condizioni sociali ad un passato legalitario individuato nei primi secoli dell’Islam, Gheddafi maneggia il messaggio coranico in senso progressivo e formalmente “democratico” per scardinare ciò che vi era di troppo retrivo nella società libica che bloccava la nazionalizzazione delle masse.

Si può quindi dire che Gheddafi si collochi tra una interpretazione “socialistica” (ma non socialista) dell’Islam, volto alla creazione di una nazione tradizionale ed etica, ed un islam conservatore “terzomondista”, volto soprattutto a formare una etica del terzo polo.

Conclusioni: Gheddafi era un antimperialista radicale

Come abbiamo visto Muamma’r Gheddafi ed il suo regime politico sono stati connotati da teorie e conclusioni del tutto anticomuniste nella teoria. Si potrebbe continuare questo novero aggiungendo alcune posizioni assunte dal regime gheddafiano, e li ricorda bene Fred Weston:

” During the same period, however, Gaddafi was very clear in expressing his anti-Communism. In 1971, he sent a plane full of Sudanese Communists back to Sudan where they were executed by Nimeiry[…]. 
The Nixon administration, in spite of Gaddafi having expelled US bases, saw him as a beneficial influence in the Arab world, precisely because of his anti-communism. This was expressed also on the international arena. Initially Gaddafi was not pleased at Egypt’s close relationship with the Soviet Union. In the Yemen he was for unification of the North and South, but on the basis that the South should abandon its pro-Moscow stance. He supported Pakistan against India in the 1971 war on the basis that India was aligned with the Soviet Union”[11]

 Il rifiuto del socialismo e del marxismo passa in Gheddafi quindi da questi nodi:

1) Il rifiuto di riconoscere la natura di classe delle relazioni interstatuali e l’adesione ad un organicismo politico formale e totale

2) L’adesione a principi religiosi e tradizionalistici esclusivi e rifiuto di letture radicali della tradizione politica islamica

3) Adesione alle teorie maoiste e postmaoiste sulla riproduzione delle classi sociali in condizione di socialismo e giustificazione in tal modo del proprio antisovietismo

Detto ciò si potrebbe concludere, come appunto fa Weston, che la missione imperialista in Libia nel 2011 non sia stata altro che la volontà dei centri di potere occidentali di replacing him with someone even more subservient they did not hesitate in seizing the opportunity”[12].

Anche ammettendo purtuttavia la natura piccolo-borghese e conservatrice, in termini idelogici, del regime gheddafiano, è impossibile non vederne gli oggettivi meriti antimperialistici. Il regime di Gheddafi, ha, negli anni, adempiuto ai doveri reali della sua posizione tra i “Non-allineati”: dalla difesa della causa palestinese, appoggio alle lotte di rivendicazione nazionale (ETA,IRA, ecc), unità con altri paesi arabi e islamici nella decostruzione delle narrazioni salafite e wahabbite, collegamento economico con il COMECON e disponibilità al commercio con l’Unione Sovietica.
Nella pratica il governo di Gheddafi garantì al popolo libico una libertà dallo sfruttamento neocoloniale, che, ad esempio, leader come Ben Alì o Anwar Sadat non hanno garantito. Seppur anticomunista Gheddafi non disdegnò mai la collaborazione paritaria con l’URSS, e si guadagnò sul campo la coerenza antimperialista con il bombardamento reaganiano del 1986.

La cecità ideologica dimostrata da alcuni marxisti nel supportare la destituzione violenta di Gheddafi o semplicemente nel non schierarsi col Colonello quando Londra, New York e Parigi si sono unite contro di lui è dovuta alla incapacità di vedere nel nazionalismo radicale, anche quando non socialista, un momentuum “progressivo”.
Una analisi a ritroso della ideologia gheddafiana dimostra che il nazionalismo radicale (quello cioè che rompe con le parole d’ordine della borghesia media e grande locale) ha in se le forze politiche di essere martire delle forze globali della sovversione capitalista. Il “totalitarismo spurio” (ben diverso dai “sultanismi” in cui pure i geopolitologi borghesi vorrebbero inserire la Libia di Gheddafi) è una forma politica che garantisce la sopravvivenza di una forza socialiste reale. Forza che è invece messa a repentaglio dalla imposizione dell’imperialismo.

Solo nell’involucro indipendente e nazionalista il socialismo può sopravvenire, altrimenti esso diventa immediatamente una forza antimperialista pura. Questo, spesso, i comunisti italiani non lo hanno capito.

[1] Albert Hourani, “Storia dei popoli arabi”, Londra, 1991 
[2] Muamma’r Gheddafi, “Il libro verde. Prima Parte: la soluzione del problema della democrazia”, Tripoli, 1975, Pg 8.
[3] Ibidem, Pg 19
[4] Michel Aflaq, “On the way of resurrection”, Damasco, 1943
[5] Antoun Sa’ade, “La genesi delle nazioni”, 1935
[6] Muamma’r Gheddafi, “Il libro verde. Prima Parte: la soluzione del problema della democrazia”, Tripoli, 1975, Pg 21
[7] Ibidem, Pg 20
[8] Ibidem, Pg 32
[9] Ibidem, Pg 34
[10] Riportato in “The situation in Lybia”, di Vladimir Kudelev, uscito su “Journal of Russia in Global Affairs”, 2007
[11] Fred Weston, “The nature of Gaddafi Regime – Historical Background Notes”, uscito su In defence of Marxism il 6/04/2011
[12] Ibidem

Preso da: http://ruberagmen.blogspot.it/2016/05/lanticomunismo-di-muammar-gheddafi.html

Cose che NON è dato sapere sulla Libia: 2016, La resistenza antimperialista libica alza le bandiere della Jamahirija

La resistenza antimperialista libica alza le bandiere della Jamahirija

I mass media europei, per ciò che riguarda la Libia, si sono sempre premurati di occultare la presenza di un vasto movimento anti-NATO ispirato all’esperienza della Jamahirija del colonello Gheddafi.
L’eclettico leader libico dopo il 1969 avviò una profonda modernizzazione che trasformò un agglomerato di tribù in uno Stato indipendente e sovrano. Il suo governo – utilizzando categorie più comuni per noi occidentali – poteva essere definito come progressista, e per molto tempo fu giustamente ostile all’imperialismo nord-americano.
Gheddafi, forte del sostegno dei popoli africani, voleva fare della Libia un modello efficace per tutti i paesi del martoriato continente nero. L’imperialismo statunitense – seguito a ruota da quello britannico e francese – non poteva tollerare tale ambizioso e progressista progetto. L’Africa – seppur in una prospettiva a metà strada fra il democratico-borghese e il (sia pun bon certo compiutamente) socialista – seguendo il percorso tracciato dal Colonnello, si sarebbe finalmente emancipata dalla morsa colonialista.

Il fatto che la figlia del colonnello, Aisha Gheddafi, sia a capo del movimento anti-NATO è eloquente: il popolo libico conserva un buon ricordo del suo leader storico ed è pronto a battersi con le armi in pugno per riconquistare l’unità e l’indipendenza perdute. Le parole di Aisha non lasciano spazio al dubbio ‘Il mio nome mi da il dovere ed il diritto di essere all’avanguardia di questa guerra’ 1. Eancora ‘Siamo pronti per combattere fino alla morte e in questa battaglia i terroristi dovranno affrontare tutta la nazione’. Questa donna coraggiosa è disposta ad andare fino in fondo raccogliendo la bandiera della Jamahirija; per quanto ci riguarda non possiamo fare altro che appoggiarla con gli esigui mezzi di cui disponiamo.
Ovviamente, in una situazione come questa, la sinistra ‘’made in Usa’’ è solita nascondersi dietro i media di regime: in Italia, da SeL fino ai falsi trotskisti del PCL, forze politiche ambigue ed opportuniste, hanno appoggiato i ‘’ribelli’’ armati dalla CIA e dalle petromonarchie spacciando per ‘’rivoluzione sociale’’ una aggressione imperialista subappaltata ai collaborazionisti e ai vassalli locali.
Dall’altra parte, i gruppetti vetero stalinisti così come i velenosi rossobruni, esaltano il regime mercenario di Tobruk, vera garanzia per gli Usa ed i governi europei. I campisti fuori tempo massimo e i rossobruni sono troppo inclini al collaborazionismo per compromettersi e stare dalla parte di un autentico movimento di liberazione nazionale, quindi optano per la scelta del ‘’meno peggio’’ all’interno del campo borghese. Questa volta però gli è andata male: il duo Khalifa Haftar-El Sisi ( il dittatore egiziano che gli fa da garante ), paiono dei perfetti cani da guardia al seervizio dell’imperialismo e non certo dei ‘’nazionalisti indipendenti’’.
Nessun giornalista ‘’di regime’’ italiano ha descritto l’opposizione dei libici alla divisione, su basi etniche, della propria nazione. Il giornalista di sinistra Enrico Vigna scrive: ‘’Da Bani Walid, al Golfo della Sirte, a Sabha, la Resistenza Verde guida e organizza il popolo libico perché si ribelli di fronte alle sentenze di morte della cricca islamista tripolina’’ 2. Fra le richieste dei dimostranti c’è il rilascio di Saif al-Islam condannato a morte da un Tribunale fantoccio instaurato a Tripoli.
Continua Vigna: ‘’I video diffusi in rete da un sito di informazione della Resistenza verde libica, mostrano Saadi Gheddafi, figlio del defunto Colonnello Muammar, mentre viene torturato in un carcere delle milizie islamiste di Tripoli. Le immagini mostrano Saadi, ex calciatore, vestito con una tuta verde mentre bendato in una stanza del carcere di Al Hadba ascolta spaventato le urla di alcuni detenuti provenire da un’altra stanza. Poi viene schiaffeggiato e torturato con colpi sulle piante dei piedi’’ 3. E’ questa la democrazia che la sinistra europea vuole ? 4
Il progetto degli Usa e dei suoi alleati è chiaro: dividere la Libia in tanti mini-Stati su basi etniche e religiose. Nel fare ciò, gli imperialismi statunitense ed israeliano ( come sempre Israele entra in gioco ), hanno accolto un inaspettato alleato: le popolazioni berbere.
Israele appoggia il separatismo etnico dei berberi
I popoli berberi, storicamente, si sono sempre schierati con l’imperialismo israeliano e la destra sionista contro gli Stati arabi indipendenti. In Algeria, i Makisti affermano che la politica algerina sia ‘’imperialistica’’ a partire dal periodo successivo alla Rivoluzione guidata dal grande leader anticolonialista, Ben Bella. Questa pagina di storia è alquanto scomoda per la ‘falsa sinistra’ occidentale che ha sostituito la lotta di classe coi particolarismi (a) etnici, (b) religiosi e (c) di genere, cedendo alle mode culturali atlantiche.
Nella regione della Cabilia nel 2012 le iniziative congiunte ‘’berbero-sioniste’’ furono di grande interesse. Leggiamo un Comunicato di Makhlouf Idri, portavoce di Anavad – Martedì 22 maggio 2012, riportato dall’Osservatorio internazionale per i diritti.
‘’Il presidente del Governo provvisorio della Cabilia (regione dell’Algeria, abitata soprattutto da berberi, ndt), Mehenni Ferhat, accompagnato dal Ministro delle relazioni internazionali, Lyazid Abid, sono in visita ufficiale dal 20.5.2012 in Israele.
E’ in corso una agenda fittissima di incontri politici e diplomatici. Fin dal suo arrivo a Gerusalemme, la maratona della delegazione della Cabilia è cominciata con l’accoglienza da parte dell’ambasciatore israeliano in Mauritania, Ygal Carmon, nella sede del MEMRI (Middle East Media Research Institute).
Stamattina la delegazione è stata ricevuta dalla Knesset dal suo vice presidente Danny Danon, col quale vi è stata uno scambio di idee sulla situazione in Cabilia e la condizione in cui è costretto il popolo della Cabilia da parte del regime razzista di Algeri.
La reazione del portavoce del Ministero degli Esteri algerino mal nasconde la negazione da parte del regime algerino della nazione Cabila che aspira ad essere padrona del proprio destino ed alla libertà.
La missione in Israele proseguirà fino al 25 maggio 2012’’
Come da copione i berberi hanno appoggiato attivamente la distruzione della Libia popolare del Colonnello Gheddafi: ‘’I Makisti, dopo avere sostenuto l’aggressione USA-arabo-sionista della Libia, aiutati da un “CNT” composto da rinnegati la maggior parte dei quali viene dalla NED/CIA – e adesso il medesimo complotto è contro la Siria – ecco i nostri apprendisti traditori, futuri CNA, adottare gli stessi atteggiamenti e tattiche, ricorrendo per ingannare ai falsi alibi “identitari” come strumento di sovversione, eseguendo le direttive dei loro padroni, per seminare il caos e la divisione, spingere alla sollevazione e al disordine la categoria più patriottica della popolazione’’ 5
Il MAK ha invitato i berberi libici a lottare contro il governo ‘’gheddafiano’’ definendolo ‘’infame dittatura’’, eppure l’OSSIN ci aveva messi in guardia ( Osservatorio internazionale dei diritti ): ‘’Il MAK vive e dipende dal sionismo. I Makisti appoggiano i traditori del CNT libico perché assomigliano loro. Il MAK è filo-sionista per interesse, ma anche per convinzione nel caso di alcuni leader, e per ignoranza nel caso dei seguaci’’. Questi mercenari chiamano ‘’infame dittatura’’ un governo che ha accolto oltre due milioni di migranti africani, dandogli casa e lavoro. Quale dittatura si premura di edificare uno Stato sociale ed antirazzista?
Arrivati a questo punto dobbiamo chiederci qual è il ruolo delle organizzazioni berbere che operano culturalmente in Europa, essendo, quest’ultime, da molti anni, distanti anni luce dalle legittime istanze del martoriato popolo palestinese. Dietro la valorizzazione della ‘’cultura autoctona’’, dei particolarismi filosofici e della ‘’lingua degli antenati’’ si cela lo spettro del separatismo etnico?
La poetessa berbera Malika Mazan che ha pubblicamente esaltato il sionismo, con spirito islamofobo ed arabofobo – “Sono i sionisti che sono ostili agli arabi, o sono gli arabi che sono ostili a tutti i popoli liberi?” – ha voluto esprimere una opinione comune ai vertici delle organizzazioni berbere, ben finanziate ed inserite nelle lobby ‘’culturali’’ ed accademiche? Purtroppo pare proprio che il filosionismo sia una tendenza diffusa fra questi cultori della libera espressione artistica e filosofica, i cantori dei particolarismi ( etnici ) pronti a fare da megafono ad un violento Stato imperialista.
La formazione del movimento antimperialista guidato da Aisha Gheddafi, è una garanzia contro tutti i piani imperialisti e razzisti che minano alle fondamenta il progetto unitario già a suo tempèo intrapreso da statisti come Ben Bella, Nasser e, che piaccia o no, anche dal fondatore della Jamahirija un’ esperienza, tutto sommato, positiva e da rivendicare.
http://www.controinformazione.info/aisha-gheddafi-si-schiera-a-capo-della-resistenza-in-libia-contro-la-nato-e-contro-i-terroristi/
http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=833:libia-i-libici-manifestano-nelle-strade-in-solidarieta-con-gli-eroi-della-jamahirija-e-della-rivoluzione-verde-condannati-a-morte-dal-tribunale-delle-milizie-terroriste-a-tripoli&catid=2:non-categorizzato
http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=834:appello-di-safia-farkash-vedova-di-muammar-gheddafi-sulle-torture-di-suo-figlio-saadi-gheddafi&catid=2:non-categorizzato
http://www.ossin.org/algeria/1176-la-cabilia-e-la-strategia-sionista

Preso da: http://www.linterferenza.info/esteri/3419/

Era il sogno di Muammar Gheddafi: fornire acqua fresca a tutti i libici e rendere la Libia autosufficiente nella produzione alimentare.

I libici la chiamavano l’ottava meraviglia del mondo. I media occidentali lo hanno definito il capriccio e il sogno irrealizzabile di un cane rabbioso. Il “cane rabbioso” nel 1991 aveva profeticamente detto circa la più grande impresa di ingegneria civile nel mondo:

 

 

“Dopo questo risultato, le minacce americane contro la Libia raddoppieranno. Gli Stati Uniti inventeranno delle scuse, ma la vera ragione sarà la volontà di fermare questo progetto, per tenere il popolo libico assoggettato”.

Il sogno di Gheddafi

 

Era il sogno di Muammar Gheddafi: fornire acqua fresca a tutti i libici e per rendere la Libia autosufficiente nella produzione alimentare. Nel 1953 la ricerca di nuovi giacimenti petroliferi nei deserti del sud della Libia ha portato alla scoperta non solo di riserve petrolifere importanti, ma anche di grandi quantità di acqua dolce negli strati profondi del sottosuolo. Delle quattro antiche falde acquifere che sono state scoperte, ognuna aveva capacità stimate tra i 4.800 e i 20.000 chilometri cubi. La maggior parte di questa acqua si è raccolta nelle falde tra 38.000 e 14.000 anni fa, anche se alcune sacche sono da ritenersi solo di 7.000 anni.

Dopo che Gheddafi e i Liberi Ufficiali Uniti presero il potere con un golpe incruento contro il corrotto re Idris, durante la rivoluzione di Al-Fateh nel 1969, il governo della Jamahiriya nazionalizzò le compagnie petrolifere e spese gran parte dei proventi del petrolio per sfruttare l’approvvigionamento di acqua dolce dalle falde acquifere del deserto, costruendo centinaia di pozzi.  Furono create grandi aziende agricole nel sud della Libia per incoraggiare le persone a stabilirsi nel deserto. Risultò che la maggior parte delle persone però preferiva la vita nelle zone costiere settentrionali.

Pertanto successivamente Gheddafi concepì un piano per portare invece l’acqua alle persone. Il governo della Jamahiriya libica ha condotto gli studi di fattibilità iniziali nel 1974, e nel 1983 fu istituita l’Autorità del Grande Fiume Artificiale. Questo progetto finanziato interamente dal governo è stato programmato in cinque fasi, ognuna delle quali avrebbe realizzato un sistema autonomo, che alla fine avrebbe potuto formare un sistema integrato. Poiché l’acqua nella Libia di Gheddafi è stata considerata come un diritto umano, non vi è stato alcun onere a carico del popolo e non sono stati necessari prestiti internazionali per la spesa di quasi 30 miliardi dollari del progetto.

Nel 1996, durante l’apertura della fase II del progetto del Grande Fiume Artificiale​​, Gheddafi disse:

Questa è la risposta più grande all’America e a tutte le forze del male che ci accusano di coinvolti nel terrorismo. Noi siamo solo coinvolti nella pace e nel progresso. L’America è contro la vita e il progresso, e spinge il mondo verso l’oscurità”

 

 

Lo sviluppo e la distruzione

 

Al tempo della guerra guidata dalla NATO contro la Libia nel 2011, tre fasi del progetto Grande Fiume Artificiale ​​sono state completate. La prima e più importante ha fornito due milioni di metri cubi di acqua al giorno lungo una conduttura di 1.200 km da Bengasi a Sirte, ed è stata formalmente inaugurata nell’agosto del 1991. La fase II fornisce un milione di metri cubi di acqua al giorno per la fascia costiera occidentale e per Tripoli. La fase III prevedeva l’espansione del sistema esistente e di fornire Tobruk e la costa con un nuovo sistema di pozzi.

I “fiumi” sono una rete di 4000 chilometri di tubi in cemento di 4 metri di diametro, sepolti sotto le sabbie del deserto per evitare l’evaporazione. Ci sono 1.300 pozzi, 500.000 sezioni di tubo, 3.700 chilometri di strade e 250 milioni di metri cubi di scavo. Tutto il materiale per il progetto è stato prodotto localmente. Grandi serbatoi immagazzinano l’acqua e stazioni di pompaggio controllano il flusso verso le città.

Le ultime due fasi del progetto avrebbero dovuto unire tutta la rete di distribuzione. Una volta che fosse completata, l’acqua di irrigazione dal grande Fiume Artificiale avrebbe consentito di ottenere circa 155.000 ettari di terra da coltivare. Come disse Gheddafi, il progetto renderebbe il deserto verde come la bandiera della Jamahiriya libica.

 

 

Nel 1999 l’UNESCO aveva accettato l’offerta della Libia di finanziare il Premio Internazionale dell’Acqua Grande Fiume Artificiale, un riconoscimento che riguarda importanti lavori di ricerca scientifica sul consumo d’acqua nelle zone aride.

Molti cittadini stranieri lavoravano in Libia al Progetto Grande Fiume Artificiale. Ma dopo l’inizio del cosiddetto bombardamento umanitario della NATO contro il paese nord -africano nel marzo 2011, la maggior parte dei lavoratori stranieri sono tornati a casa. Nel luglio 2011 la NATO non solo ha bombardato il Grande Fiume e le sue condutture di alimentazione nei pressi di Brega, ma ha anche distrutto la fabbrica che produce i tubi per ripararlo, dando la motivazione che era stato utilizzato come “un deposito militare” e che “razzi sono stati lanciati da lì”. Sei guardie di sicurezza della struttura sono stati uccise durante l’attacco della Nato, e la fornitura di acqua per il 70 % della popolazione, sia per uso domestico che per l’irrigazione, è stata compromessa creando danni alle infrastrutture vitali della Libia.

 

 

Le ultime due fasi del Grande Progetto Fiume Artificiale ​​erano state programmate per proseguire nel corso dei prossimi due decenni, ma la guerra della NATO in Libia ha compromesso il futuro del progetto e il benessere del popolo libico.

Un documentario tedesco mostra la dimensione e la bellezza del progetto.

 

 

Le guerre dell’acqua

 

Acqua fresca e pulita, così come era previsto per i libici dal Grande Fiume Artificiale, è essenziale per tutte le forme di vita  In questo momento il 40 % della popolazione mondiale ha scarsità o non ha accesso all’acqua potabile, e questa cifra in realtà dovrebbe passare al 50 % entro il 2025 . Secondo il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite del 2007, il consumo mondiale di acqua raddoppia ogni 20 anni, più del doppio del tasso di crescita della popolazione umana. Allo stesso tempo, ogni anno la maggior parte dei grandi deserti di tutto il mondo sta diventando più grande e la quantità di terra agricola utile in molte aree sta diventando sempre più piccola, mentre i fiumi, i laghi e le principali falde acquifere sotterranee di tutto il mondo si stanno esaurendo – tranne che nella Libia di Gheddafi.

 

 

Alla luce della situazione attuale, la distruzione della NATO del Grande Fiume Artificiale è stato qualcosa di più di un semplice crimine di guerra. Il Programma delle Nazioni Unite 2007 prevedeva una cosiddetta “partecipazione agli utili dell’acqua”, che promuove attivamente la privatizzazione e la monopolizzazione delle forniture idriche mondiali da parte delle multinazionali. Nel frattempo la Banca Mondiale ha recentemente pianificato una politica di privatizzazione dell’acqua e la tariffazione dell’acqua a pieno costo, con uno dei suoi ex amministratori, Ismail Serageldin, che ha affermato: “Le guerre del 21 ° secolo saranno combattute per l’acqua“.

In pratica questo significa che le Nazioni Unite, in collaborazione con la Banca Mondiale, prevedono di garantire che le risorse idriche siano a loro disposizione, e che, una volta ottenuto il controllo totale di queste risorse, esse possano essere utilizzate dalle nazioni a cui appartengono solo dietro pagamento. I prezzi saliranno mentre la qualità dell’acqua diminuirà, e le fonti di acqua dolce diventeranno meno accessibile proprio a coloro che ne hanno un disperato bisogno. In poche parole, uno dei modi più efficaci per asservire il popolo è quello di prendere il controllo delle loro esigenze quotidiane di base e di eliminare la loro autosufficienza.

Come questo si riferisca alla distruzione della NATO nel luglio 2011 del Grande Fiume Artificiale ​​di Gheddafi può essere bene illustrato dalla dialettica hegeliana, popolarmente nota come il concetto di Tesi > Antitesi – > Sintesi. In questo caso, bombardando l’approvvigionamento idrico e la fabbrica di tubi, un problema è stato creato con un secondo fine, vale a dire ottenere il controllo della parte più preziosa delle infrastrutture della Libia. Successivamente una reazione sotto forma di una diffusa esigenza immediata è stata provocata a causa del problema, dal momento che il 70 % dei libici dipendeva dal Grande Fiume per gli usi domestici, nonché per l’irrigazione del terreno. Un mese dopo la distruzione del Grande Fiume più della metà della Libia era senza acqua corrente. In definitiva una soluzione predeterminata è stata imposta: per avere accesso ad acqua fresca, gli abitanti del paese devastato dalla guerra non hanno avuto altra scelta che dipendere completamente e, quindi, ad essere schiavi, del governo installato dalla NATO.

Un governo “democratico” e che “ha portato la democrazia”, che è salito al potere attraverso l’uccisione di decine di  migliaia di libici, di “bombe umanitarie”, e che ha rovesciato e assassinato il “dittatore” il cui sogno era quello di fornire acqua fresca per tutti i libici gratis .

La guerra è ancora la pace, la libertà è ancora la schiavitù.

 

da Globalresarch – Traduzione di Sonia S. per civg.it

 


 

La Libia del dittatore Gheddafi, OGGI finalmente libera e democratizzata

Un messaggio senza parole, rivolto a persone rette ed eticamente integre – Enrico Vigna

 

 

MA C’E’ UN’ALTRA LIBIA CHE NON CI RACCONTANO

Un comandante della Resistenza libica verde

 

Enrico Vigna, ottobre 2015

Preso da: http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=769%3Aera-il-sogno-di-muammar-gheddafi-fornire-acqua-fresca-a-tutti-i-libici-e-rendere-la-libia-autosufficiente-nella-produzione-alimentare&catid=2%3Anon-categorizzato&Itemid=300

La donna ai tempi di Gheddafi

8 agosto 2015 Cristina Di Giorgi

Pienezza di diritti e rispetto delle diversità e del ruolo particolare dell’altra ‘metà del cielo’
Per conoscere la situazione della Libia di oggi, basta sfogliare le pagine dei quotidiani o quelle virtuali dei siti internet di informazione. Il quadro che ne emerge è tutt’altro che roseo. a 4 anni dall’ invasione dei NATO/RATTI tutti concordano che in Libia si stava meglio prima.
Lo hanno confermato tutti coloro che hanno risposto alle domande di Lorenzo Cremonesi, che ha pubblicato su Il Giornale un reportage nel quale a parlare sono coloro “che vivono sulla propria pelle la pesante quotidianità di un Paese frammentato in una miriade di tribù etnico – religiose e conteso tra due governi clan. Senza dimenticare i miliziani dell’Isis, disseminati a sud nel deserto”.

Il crollo del regime di Gheddafi sembra dunque aver lasciato dietro di sé soltanto macerie. Il Rais infatti,era a suo modo riuscito a mettere in pratica un progetto politico determinato, delineato chiaramente nel “Libro Verde” (pubblicato tra il 1975 e il 1979). L’obiettivo della pubblicazione era quello di “illustrare la ‘Terza Via Universale’, che per il Colonnello rappresentava il superamento del capitalismo e del comunismo – scrive Sebastiano Caputo – in un contesto storico che vedeva ancora la Guerra fredda tra il blocco occidentale e quello sovietico”. Sulla base di questo principio fondamentale, il modello politico di Gheddafi (la Jamahirya) si delineava nella compenetrazione di diversi elementi, tra cui il socialismo arabo, il concetto di nazione intesa come culla della propria storia, cultura e tradizione e il ritorno ad un islam fondato sulla lettura diretta del Corano, senza quindi alcuna intermediazione.

In questo contesto, con buona pace del femminismo politico di stampo occidentale, il ruolo riservato alle donne appare tutt’altro che marginale. Non è infatti “un caso che Gheddafi dedicò a loro – scrive Caputo – il capitolo più lungo e poetico dell’intero manoscritto. Nell’allora universo libico la donna era considerata uguale all’uomo nella misura in cui possedeva gli stessi diritti, con una nota di riguardo alla legge naturale che ha sancito una differenza sostanziale nella costituzione biologica”. Stesse possibilità degli uomini dunque, senza che per ottenere qualcosa siano costrette a trasformarsi in uomini, rinunciando alle loro particolari caratteristiche fisiche, psicologiche e spirituali. Che non significa privazione della libertà ma rispetto delle differenze. “La donna libica era madre, educatrice, padrona di casa – ricorda ancora Caputo – ma anche lavoratrice e guerriera. Molte infatti sono diventate celebri nel 2011 per aver imbracciato i fucili contro i ribelli sostenuti dall’Occidente o per far parte delle ‘amazzoni’, la leggendaria guardia del corpo del Raìs, composta interamente da donne e vestita con il basco rosso e la divisa kaki. Altre invece hanno semplicemente condotto una vita degna e femminile libera da qualsiasi contaminazione e delirio femminista occidentale”. Un movimento quest’ultimo che, seppure nato sulla base di più che legittime rivendicazioni, si è in seguito deteriorato fino a divenire uno strumento di tipo ideologico e politico (in senso negativo) che poco o nulla sembra avere a che fare con gli interessi reali delle donne.

Rispetto alle quali Gheddafi conclude: “ignorare le differenze naturali tra l’uomo e la donna e confondere i loro ruoli è un atteggiamento del tutto incivile, contrario alle leggi naturali, distruttivo per la vita umana e causa reale di infelicità nella vita sociale dell’essere umano. Le società industriali in quest’epoca hanno adattato la donna al lavoro nei suoi aspetti più materiali rendendola come l’uomo, a scapito della sua femminilità e del suo ruolo naturale nella vita, relativamente alla bellezza, alla maternità e alla tranquillità. Ebbene esse sono società incivili, società materialistiche e barbare”.

Adattameto dall’ originale: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/esteri/868299/La-donna-ai-tempi-di-Gheddafi.html

Libia 2015: Non solo jihadisti. Parla un leader della resistenza nazionale

mussa ibrahim

La testimonianza di Mussa Ibrahim, ultimo portavoce della Jamahiriya libica

Leonor Massanet Arbona | lahaine.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Ero a Tripoli, in Libia, come osservatrice straniera nel giugno 2011. Sono stata testimone della maggior parte delle cose esposte da Mussa Ibrahim e di molte altre che non spiega. Ho potuto constatare personalmente che là erano presenti i giornalisti dei media internazionali del mondo intero e che NON informavano su quanto stava accadendo. Erano testimoni diretti. Hanno fotografato, filmato e visto la realtà che però non hanno mai pubblicato.

Ho assistito a come ogni giorno gli aerei della Nato entravano in Libia, lanciavano bombe sulle città e poi se ne andavano. Non ricevevano la risposta libica e non so se sia possibile immaginare che cosa significa sganciare bombe su una città popolata come Tripoli, i morti, l’onda d’urto, la distruzione… ogni giorno gli aerei arrivavano su Tripoli all’alba per poi ritornavi all’inizio mattinata. Era impossibile per qualsiasi libico riposare per più di quattro ore consecutive.

Molte associazioni e gruppi internazionali giunsero in Libia per essere testimoni diretti di ciò che stava accadendo, come l’associazione degli avvocati del Mediterraneo. Dopo aver vissuto una aggressione come quella di cui sono stata testimone in Libia, non potrò più avere fiducia nei media, né nei politici e governi che hanno sostenuto e occultato qualcosa di così disumano, crudele e aberrante… Gli inviati di Rt e Telesur erano lì e posso attestare che informavano e per quanto ne so, hanno sempre detto la verità.

Conferenza stampa 2014

Parole di Mussa Ibrahim, ultimo portavoce della Jamahiriya libica, membro del Movimento nazionale popolare libico che lavora congiuntamente al Consiglio di tutte le tribù e città libiche per tentare di trovare una soluzione alla situazione libica successiva all’attacco della Nato e alle sue conseguenze. Parla in nome di 622 politici libici che si trovano in Libia e in esilio e che rappresentano la Resistenza verde, in difesa della riconciliazione di tutti i libici, dello sviluppo e dei diritti umani.

Apparteniamo a tutta la Libia e sosteniamo tutti i libici che non appoggiano la Nato, né i criminali, i fondamentalisti, gli assassini, coloro che stanno torturando, emarginando, cambiando le leggi per esiliare i libici…

Cerchiamo il vostro sostegno per estendere la nostra realtà. Nel 2011 sono stato il responsabile per la comunicazione con i media internazionali. Ho cercato di fare del mio meglio, ma i veri eroi sono coloro che hanno perso la vita sotto le bombe della Nato o nelle prigioni di al-Qaeda. La sofferenza della Libia ha avuto inizio con l’attacco straniero in seguito ad una risoluzione delle Nazioni Unite che si basava su cinque punti:

1. Secondo i documenti ufficiali dell’Onu, sarebbero stati 10.000 i manifestanti uccisi a Bengasi durante i primi giorni. Tuttavia, il Consiglio nazionale di transizione, con a capo Abdul Jalil, ha pubblicamente ammesso, e si possono anche ascoltare le sue parole su internet, che ciò non è corrisponte al vero. Era noto che il governo libico della Jamahiriya aveva dato ordine di non intervenire nelle manifestazioni.

2. Secondo i documenti ufficiali della Nato, Gheddafi avrebbe distrutto diverse aree di Tripoli come Suk al Juma, Fashlum ed altre. Più di un migliaio fra giornalisti e osservatori internazionali hanno visitato e visto con i loro occhi, potendo filmare e parlare con la gente e pertanto provare che ciò non era vero, che queste zone erano in condizioni del tutto normali.

3. Secondo i documenti ufficiali dell’Onu, più di 8.000 donne libiche sarebbero state violentate dall’esercito libico nelle prime tre settimane del conflitto, ma quando hanno cercato di dimostrarlo, non sono stati in grado di trovarne neanche una.

4. Secondo i documenti ufficiali dell’Onu, la Jamahiriya contava su 35.000 mercenari africani. Non era vero e non avrebbero mai potuto dimostrarlo. Tuttavia ciò è stato usato dalla Nato per uccidere migliaia e migliaia di libici neri e, ovviamente, una volta morti non hanno più potuto dichiarare nulla. Il massacro più terribile è stato compiuto nella città libica di Tawerga, dove i suoi cittadini che non sono stati uccisi ancora non possono tornare alle loro case.

5. Secondo i documenti ufficiali dell’Onu, l’esercito libico della Jamahiriya si attestava a Bengasi per prepararsi a placare le proteste con le armi e a radere al suolo la città. Secondo il documento ufficiale delle Nazioni Unite, la Nato doveva intervenire per fermare l’esercito e salvare la vita dei libici. Tuttavia la realtà è che il governo libico della Jamahiriya stava tenedo colloqui diretti con i rappresentanti di Francia e Stati Uniti per dimostrare e assicurare che l’esercito libico non sarebbe entrato a Bengasi. Il governo della Jamahiriya aveva ordinato all’esercito di non intervenire in alcun modo nelle manifestazioni. La Libia ha fatto l’errore di fidarsi della parola di Francia, Stati Uniti e Inghilterra che non sarebbero intervenuti. La Nato ha mentito. E’ entrata in Libia e per prima cosa ha attaccato ed eliminato le truppe che si erano accampate fuori Bengasi.

La Nato è intervenuta sulla base di queste cinque menzogne

La Jamahiriya libica ha cercato di organizzare una “Fact Finding Mission” (Commissione di studio dei fatti) e a tal scopo furono chiamati tutti i principali media del mondo come Bbc, New York Times, Rt, Telesur… Inoltre furono invitati osservatori internazionali provenienti da tutto il mondo affinché vedessero la realtà.

I media internazionali risposero di non essere in grado di compiere una ricerca sul campo (“fact finding mission”) perché:

1. Non avevano stanziamenti a questo scopo.
2. Non possedevano il materiale adeguato.

L’Unione africana cercò di creare una Commissione per la “Fact Finding Mission”, ma non le è stato consentito.

Tutti questi fatti sono stati ignorati dai media internazionali e dai politici.

Ora sappiamo perché siamo stati aggrediti: per la posizione che la Libia occupava in Africa, con il sostegno all’Unione africana, il lavoro per il Mercato comune africano e per l’Unione araba, con l’aiuto ai popoli oppressi…

Tutto questo ha portato all’attacco occidentale alla Libia, poiché essi non desiderano un’Africa indipendente.

In questo momento, il problema maggiore dei libici è rappresentato da:

1. Gli esuli. Secondo il governo tunisino vi sono 1,5 milioni di rifugiati libici in Tunisia. Il governo egiziano indica che nel paese sono presenti 1,25 milioni di rifugiati libici, oltre a tutti quelli in Algeria, Niger e in molti altri paesi.

Secondo le nostre stime tuttavia, ci sono approssimativamente 2 milioni di libici rifugiati all’estero. Ricordiamo che la Libia aveva una popolazione di 6 milioni di persone, il che significa che il 30% dei libici è stato costretto ad abbandonare il proprio paese e sta soffrendo.

2. Il controllo della Libia da parte di estremisti come quelli di al-Qaeda. Costoro hanno il denaro, le armi, contano sull’appoggio esterno e su migliaia di mercenari. In questo momento, i peggiori terroristi al mondo, ovvero le superstar del terrorismo mondiale sono in Libia.

Il più importante terrorista internazionale è Abdul Hakim Bilhaj. E’ stato in Somalia, Iraq, Afghanistan, in carcere a Guantanamo e in Libia. Nel settembre del 2011, quando la Nato entrò a Tripoli, Bilhaj fu messo a capo della sicurezza. E’ stato pagato dall’Occidente per lavorare in alcune imprese, diventando così milionario. Si è messo un vestito ed ora è ricevuto dai governi occidentali. Oltre a Abdul Hakim Bilhaj, in Libia è presente l’élite del terrorismo.

3. In questo momento ci sono 35.000 prigionieri politici, detenuti in carceri illegali e sconosciute. Sono stati torturati, maltrattati, in violazione di tutti i diritti umani. Ci sono anche intere famiglie imprigionate. Ogni settimana da queste carceri escono corpi senza vita. Alcuni sono direttamente sepolti, mentre altri vengono restituiti alle famiglie.

4. La balcanizzazione della Libia. Stanno cercando di dividere la Libia in tre parti. I fondamentalisti non ambiscono ad un paese forte, ma vogliono paesi piccoli e deboli per poter meglio agire.

Noi libici non solo piangiamo la Libia, ma cerchiamo soluzioni per non essere “colonizzati”. Ci affidiamo a un dialogo che includa tutti i libici, con l’eccezione di fondamentalisti e mercenari della Nato.

Il dialogo continua, lavoriamo duramente per questo. Sarebbe molto più facile se non ci fosse stato l’intervento occidentale.

La maggior parte dei libici sogna il ritorno di questi ultimi 42 anni di Jamahiriya. Questo non significa affermare che tutto era perfetto. C’erano molti problemi, ma li potevamo risolvere noi libici e stavamo lavorando per risolverli.

Conferenza stampa in inglese:

Verita’ scomode

Pubblicato: Venerdì, 27 February 2015 09:22
Scritto da Nicola Gottardi

Sembra impossibile da capire per noi occidentali, ma Al Kattafy e’ stato anche “guida” di un governo che ha tentato di dare la Democrazia, con pieni Diritti, a tutti gli abitanti e di risollevare e unire l’Africa .

Cose che i nostri governanti, spacialmente gli oligarchi massonico-finanziari, non gradirono.
Tra i suoi successi , anche l’estrazione ( e la distribuzione) di acqua fossile, trovata sotto il deserto nell’interno della Libia, con conseguente diritto degli abitanti al terreno agricolo. Acquedotto pagato con la nazionalizazione del petrolio, cosa invisa a statunitensi e francesi.
Il governo precedente , infatti, viveva a Roma con i soldi ricevuti dagli USA per sfruttare il sottosuolo Libico.

La Libia, in quel periodo, era il paese piu’ povero dell’Africa e con Gheddafi divenne di gran lunga il piu’ ricco e il meglio governato di tutto il continente.

Il filosofo, autore del “libro Verde” che spiega come i nostri governi ci spremono, ha dovuto portare il peso di un infamia interminabile (e delle bombe) per aver dimostrato che i “banchieri”, i governi, i sindacati “occidentali”, ingannano e spolpano la popolazione.

Il crimine di Al Kattafy e’ stato costituire uno Stato che dava invece di prendere come i nostri.
La sua Jamahiriya non tassava, non faceva debito pubblico, dava reddito di cittadinanza, casa, aziende agricole, educazione e cure ospedaliere in qualsiasi luogo del mondo.

Ha comunque sbagliato su un punto, il voler lasciare sostanzialmente inalterata la vecchia cultura di zona. In sostanza molti libici hanno traversato i 42 anni del governo ispirato alle visioni di Al Kattafy senza capire quale privilegio stavano vivendo e quali responsabilita’ avevano acquisito. Questo anche perchè risultava difficile creare una cultura nuova ed unica in un territorio diviso in tribù beduine e molto vasto.

Negli ultimi anni tento’ di passare direttamente alla cittadinanza l’amministrazione del reddito del petrolio facendosi nemici tra i suoi burocrati.
E’ bene ricordare che nel rapinarlo i nostri governi, oltre a violare le leggi dell’ONU e ad impiegare i giornalisti come spie e calunniatori, hanno rubato, senza tante mascherature, le ingenti riserve di soldi e oro accantonate dal popolo Libico.

E continuano a predare nel caos costruito ad arte per assicurarsi petrolio e gasdotti, rischiando di creare una polveriera internazionale.

Ma la storia che vogliono insegnarci pare diversa, come sempre.

Verità scomode da nascondere.

Preso da:

http://www.trentino-suedtirol.ilfatto24ore.it/index.php/blogger/nicola-gottardi/2162-verita-scomode

Come l’Occidente desiderava installare per forza Haftar in Libia

ita + eng
Come l’Occidente desidera installare per forza Haftar in Libia: il Times ( Gran Bretagna) : Haftar si sta preparando a marciare verso la capitale Tripoli
il Times britannico ha detto Giovedi che il Maggiore Generale Khalifa Belqasim Haftar, è stato accettato dalla Camera dei Rappresentanti a Tobruk al servizio nell’esercito libico, infine si è dichiarato disposto a lanciare un’offensiva di terra per liberare Tripoli. **** (Quello che non dicono è che Haftar non ha qualità di leadership, tutta la pulizia degli estremisti di Bengasi è stato fatto dalle tribù d’onore e dei civili di Bengasi mentre Haftar era a chilometri da tutti i combattimenti a Bengasi. Gran Bretagna, USA e Francia vogliono fare Haftar un eroe. non dimentichiamoci che è un uomo della CIA che ha combattuto contro la Jamahiryia per rovesciare Gheddafi, aveva anche la sua milizia. Dal 2011 al febbraio 2014 ha reso la vita di libici un inferno, fino a che USA , Regno Unito e Francia hanno deciso che non possono avere uno stato fallito così hanno finanziato Haftar, per inventare un colpo di stato in febbraio 2014, che nessun cittadino libico lo prese sul serio ed è stato condannato da tutti i libici, a questo punto si rifugiò a casa del Ambasciatore Deborah Jones a Tripoli è rimasto lì fino a che (USA / CIA) lo potevano prendere da Tripoli e lo spediremo via a Bengasi, dove gli sono state date tutte le forniture militari, aerei, consulenti, PR ed uomini dell’ ” esercito nazionale” che lo hanno seguito ed ha reso il secondo colpo di stato in maggio 2014.
 Haftar è stata assistito dai suoi PR e dai consiglieri dell’ esercito di fare una dichiarazione in cui si ammette che la rivoluzione Jamahirya è stata la vera rivoluzione e senza spargimento di sangue. Il 17 Feb non è una vera e propria rivoluzione, perché hanno usato un intervento straniero che ha concluso con bombardamenti NATO . Questo può ingannare i libici per un paio di settimane, perché nella prima difficoltà che Haftar ha incontrato con Ansar Al Sharia è scappato fuori Bengasi e le tribù hanno assunto il controllo . Quindi, per favore non lasciatevi ingannare che Haftar sta facendo tutto il lavoro. Nessuno dei leader delle Tribù è con lui l né il governo confinato in Tobruk. Il PM Thani è un ottimo diplomatico e la FUKUS ha insistito sul fatto che, se si vuole avere un paese con pace e piuttosto si dovrà lasciare Haftar prendere l’iniziativa e questo è ciò che hanno fatto. In realtà Haftar ha solo poche centinaia di soldati che lo proteggono, mentre le tribù d’onore sono quelli che combattono e puliscono del paese.)
Haftar ha detto che il suo governo riconosciuto a livello internazionale si è affidato a lui, sotto la guida della missione il primo ministro Abdullah al-Thani per scovare i militanti islamisti , ha detto: “Molte migliaia di soldati si preparano a entrare nella capitale, gestito da milizie all’alba della Libia “, secondo il giornale.
È interessante notare che il generale di Haftar,ha lanciato da metà maggio l’ operazione dignità a Bengasi, in Libia orientale, che è controllata degli islamisti, e ha promesso di sradicare loro da ogni angolo del paese.
È interessante notare che la Libia è testimone di una lotta tra milizie rivali, sia a livello politico, governata dai due governi e due parlamenti, Uno il governo della Camera dei rappresentanti ” eletti” e riconosciuto a livello internazionale in Tobruk, a Tripoli l’altro governo guidato da Omar Hassi, la Conferenza nazionale
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How the West want to Install by force Haftar in Libya:Britain’s Times: Haftar preparing to march to the capital Tripoli
Britain’s Times newspaper said on Thursday that Major General Khalifa Haftar, has been accepted by the House of Representatives in Tobruk to service in the Libyan army, finally declared its readiness to launch a ground offensive to liberate Tripoli. ****(What they are not saying is that Haftar has no leadership qualities, all the cleaning of extremists in Benghazi has been done by the Honorable Tribes and the Benghazi civilians while Haftar was kilometers away from all the fighting in Benghazi. Britain, USA and France want to make Haftar a hero. Lets not forget he is a CIA asset who fought against the Jamahiryia to topple Qaddafi he also had his own Militia. From 2011 till February 2014 he made the lives of Libyans a living hell till the USA, UK AND FRANCE decided that they can not have a failed state so they financed Haftar to invent a coup de tat in February 2014 which no Libyan citizen took him seriously and was condemned by all Libyans at this point he took refuge at the house of the Ambassador Deborah Jones in Tripoli he stayed there till they(USA/CIA) could take him out of Tripoli and ship him off to Benghazi where he was given all of the army supplies, planes, advisors, PR and got through to some of the National Army who followed him and made the second coup de tat in May 2014. Haftar was advised by his PR and army advisors to make a statement where he admits that the Jamahirya revolution was the real revolution & bloodless. The 17 Feb is not a real revolution because they used foreign intervention which concluded by NATO bombing us. This fooled the Libyans for a few weeks, because in the first difficulty that Haftar encountered with the Ansar Al Sharia he escaped out of Benghazi and THE TRIBES TOOK OVER. So please do not be fooled that Haftar is doing all the work. None of the Tribe leaders trust him and neither the government in Tobruk. The PM Thani is a very good diplomat and the FUKUS has insisted that if you want to have a country with peace and quite you will have to let Haftar take the lead and that is what they have done. In reality Haftar has only a few hundred soldiers who are protecting him while the Honorable Tribes are the ones who are fighting and cleaning the country.)
Haftar said, which its internationally recognized government entrusted to him under the leadership of Prime Minister Abdullah al-Thani mission to flush out militants from among Islamist backed by Libya, said: “Many thousands of soldiers are preparing to enter the capital, run by militias dawn of Libya,” according to the paper.
It is noteworthy that Major General Haftar, launched since mid-May dignity process in Benghazi, eastern Libya, to be cleared of the Islamists, and vowed uproot them from every corner of the country.
It is noteworthy that Libya is witnessing a fight between rival militias, and at the political level, governed by the two governments and Parliaments, One the government of the House of Representatives elected and internationally recognized in Tobruk, in Tripoli the other government led by Omar Hassi, the National Conference of the year.
Source: http://libyaagainstsuperpowermedia.org/2014/11/28/how-the-west-want-to-install-by-force-haftar-in-libyabritains-times-haftar-preparing-to-march-to-the-capital-tripoli/

1 Settembre 1969 – La sola vera rivoluzione in Libia.

in questa data storica, voglio pubblicare un post di un ragazzo Libico ( o almeno così si definisce) non sono daccordo con alcune sue osservazioni ( Gheddafi, morto, e sui numeri dei ribelli) ma ancora una volta lasciamo che a parlare siano i libici.
1 Settembre 1969 – Una rivoluzione in Libia porta il colonnello Muammar Gheddafi al potere. Di fatto, in Libia, oggi è festa nazionale. Lo sapevate?

Forse è ora di porsi qualche domandina sulla Libia, Gheddafi e quanto abbiamo visto in Tv, dall’esplosione delle “primavere arabe” al brutale omicidio del colonnello. Però, prima, è necessario un piccolissimo riassunto della storia della Libia dalla rivoluzione che portò Gheddafi al potere fino a quella che lo uccise. Sarò breve, promesso 🙂 LEGGETE TUTTO ATTENTAMENTE, CI SONO COSE CHE NON VI HANNO DETTO IN TV…

Dal giorno dell’indipendenza, il 24 dicembre 1951, in Libia regnava Re Idris I Senussi, un re molto legato a Stati Uniti e Gran Bretagna (secondo alcuni un vero e proprio fantoccio carrotto al servizio degli inglesi) che deludeva fortemente i sostenitori del nazionalismo arabo e del panarabismo (il movimento che voleva l’unione dei paesi arabi senza più guerre). Malato e bisognoso di cure, decise di abdicare a favore del nipote Sayyid Hassan il 5 settembre 1969. Pochi giorni prima del passaggio di consegna dei poteri, il 1 settembre 1969, mentre si trovava in Turchia per curarsi, un gruppo di ufficiali “nasseriani” guidati da Gheddafi, giovane capitano di 27 anni (poi autopromosso colonnello) presero il potere con un colpo di stato. All’epoca era il più giovane Capo di Stato al mondo.
La Libia fu ribattezzata Repubblica Araba di Libia – fu adottata fino al 1979 (anno in cui Sadat firmò la pace con Israele) una bandiera con gli stessi colori dell’Egitto e furono avviate una serie di nazionalizzazioni delle imprese e dei possedementi stranieri. Inoltre furono effettuate riforme (aumentati salari minimi, diminuti i salari dei ministri, costruiti ospedali e scuole) e restaurata la legge islamica. La piena sovranità politica permise al governo libico di impiegare le entrate delle grandi imprese petrolifere nello sviluppo di infrastrutture nel Paese. Nel 1970 i beni degli italo-libici furono confiscati, e gli stessi cittadini furono costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del 1970. Da questa confisca si salvarono solo ENI e FIAT. Furono inoltre chiuse le basi militari statunitensi e britanniche. La politica di sviluppo del territorio perseguita da Gheddafi permise di realizzare, oltre ai miglioramenti nelle infrastrutture in ogni campo, il “Grande fiume artificiale”, un’imponente opera idraulica che attraverso lo sfruttamento dell’acqua contenuta in laghi sotterranei, forniva acqua potabile a una popolazione in continua crescita. La Giamahiria (repubblica delle masse) sarà proclamata il 2 marzo 1977. Nel 1977, grazie ai maggiori introiti derivanti dal petrolio, Gheddafi poté dotare il suo Stato di nuove strade, ospedali, acquedotti e industrie. Sull’onda della popolarità, nel 1979 rinunciò a ogni carica politica, pur rimanendo l’unico leader del paese con l’appellativo di “guida della rivoluzione”. Nel febbraio 2011 scoppiano delle sommosse popolari a cui segue un conflitto armato che vede opposte le forze fedeli a Gheddafi agli insorti del Consiglio Nazionale Libico. Il 19 marzo, a seguito della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, comincia un intervento militare con lo scopo di tutelare la popolazione civile libica. All’intervento hanno preso parte gli Stati appartenenti alla NATO tra cui Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Italia e Canada, e alcuni paesi arabi: Qatar e Emirati Arabi Uniti.Dal marzo molti Stati, a partire dalla Francia, hanno riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione come unico rappresentante del popolo libico; altri Stati hanno stabilito legami diplomatici con il CNT mantenendo tuttavia un rapporto con il governo di Gheddafi. Il 17 ottobre 2011 cade l’ultima città lealista pro-Gheddafi di Beni Ulid. I gheddafiani sono ormai asserragliati in poche zone nei dintorni di Beni Ulid e Sirte e la Libia si può considerare quasi interamente liberata dal regime di Gheddafi.Il 20 ottobre 2011 viene catturato e ucciso nella sua città natale di Sirte Mu’ammar Gheddafi, portando di fatto alla caduta del suo regime e alla fine della guerra.

Eppure… ci sono alcune domande che secondo me sarebbe legittimo porsi, anche se oramai è troppo tardi per riportare le cose com’erano.

Cominciamo col dire in cosa consisteva la Jamahirya, ovvero il “governo delle masse” che Gheddafi mise in piedi nella Repubblica di Libia. Vi faccio una lista:

•Elettricità domestica gratuita per tutti ■
•Acqua domestica gratuita per tutti ■
•Il prezzo della benzina era di 0,08 euro al litro. ■
•Il costo della vita in Libia era molto meno caro di quello dei paesi occidentali. Per esempio il costo di una mezza baguette di pane in Francia costa più o meno 0,40 euro, quando in Libia costava solo 0,11 euro.
•Le banche libiche accordavano prestiti senza interessi
•I cittadini non avevano tasse da pagare e l’IVA non esisteva.
•Lo stato investiva per creare nuovi posti di lavoro
•La Libia non aveva debito pubblico, quando la Francia aveva 223 miliardi di debito nel Gennaio 2011, che sarebbe il 6,7% del PIL. Questo debito per i paesi occidentali continua a crescere
•Il prezzo delle vetture (Chevrolet, Toyota, Nissan, Mitsubishi, Peugeot, Renault…) era al prezzo di costo
•Per ogni studente che voleva andare a studiare all’estero, il governo attribuiva una borsa di 1 627,11 Euro al mese.
•Tutti gli studenti diplomati ricevevano lo stipendio medio della professione scelta se non riuscivano a trovare lavoro
•Quando una coppia si sposava, lo Stato pagava il primo appartamento o casa (150 metri quadrati)
•Ogni famiglia libica, previa presentazione del libretto di famiglia, riceveva un aiuto di 300 euro al mese
•Esistevano dei posti chiamati « Jamaiya », dove si vendevano a metà prezzo i prodotti alimentari per tutte le famiglie numerose, previa presentazione del libretto di famiglia
•Tutti i pensionati ricevevano un aiuto di 200 euro al mese, oltre la pensione.
•Per tutti gli impiegati pubblici in caso di mobilità necessaria attraverso la Libia, lo Stato forniva una vettura e una casa a titolo gratuito.
•Nel servizio pubblico, anche se la persona si assentava uno o due giorni, non vi era alcuna riduzione di stipendio e non era richiesto alcun certificato medico
•Tutti i cittadini della libia che non avevano una casa, potevano iscriversi a una particolare organizzazione statale che gli attribuiva una casa senza alcuna spesa e senza credito. Il diritto alla casa è fondamentale in Libia. E una casa deve essere di chi la occupa.
•Tutti i cittadini libici che volevano fare dei lavori nella propria casa potevano iscriversi a una particolare organizzazione, e questi lavori erano effettutati gratuitamente da aziende scelte dallo Stato.
•L’eguaglianza tra uomo e donna era un punto cardine per la Libia, le donne avevano accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.
•Ogni cittadino o cittadina della Libia poteva entrare a far parte della vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, in un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA (iniziando dal Congresso popolare di base, permanente, fino ad arrivare al Congresso generale del popolo, il grande Congresso nazionale che si riuniva una volta all’anno)
Se vi è sfuggito qualcosa, è perché tutto questo vi è stato tenuto nascosto… Ma voi siete ancora convinti che sia una “dittatura” quindi vi invito a porvi le seguenti domande:

1.Perchè un terribile dittatore come Gheddafi, permetteva l’utilizzo illimitato di Facebook nonostante l’azienda che si occupava del servizio era di proprietà di suo figlio (Lybian Telecom & Technology)? In fondo poteva controllare qualsiasi server e bloccare sul nascere qualsiasi rivoluzione, giusto?
2.Ammettiamo che Gheddafi fosse sbadato e che avesse lasciato libero accesso ad internet e per di più a Facebook. La “giornata della collera” del 17 febbraio, fu organizzata su Facebook e in pochissime ore l’evento raccolse l’adesione di più di 30.000 iscritti. C’è qualcosa che non quadra.. xD Se i libici erano così poveri, come potevano permettersi tutti questi computers? Considerate che i partecipanti sono aumentati in numero esponenziale (almeno secondo la versione ufficiale).
3.Ok… in Libia qualcuno ha prestato migliaia di computers ad altri libici che però, secondo le informazioni arrivate in Italia sul regime, dovrebbero essere quasi tutti analfabeti… Eppure non solo hanno commentato e scritto altri posts, ma erano iscritti a Facebook e hanno diffuso gli inviti! D: La domanda è: ma allora non erano analfabeti?
4.Mettiamo il caso che la Libia fosse al primo posto per il tasso di alfabetizzazione (com’era di fatto prima della “primavera araba”). Avevano quei privilegi, non pagavano nulla, Gheddafi non aveva potere e avevano diritto di parola… ma allora perché è scoppiata una rivoluzione? E sopratutto, dov’era la dittatura?
5.Perché nella pagina di Wikipedia sulla storia della Libia non si parla dell’attacco sferrato dalle forze statunitensi guidate da Ronald Reagan “contro obiettivi militari” del 1986 che uccise la figlia di Gheddafi?
6.Perché nessuno racconta che gli italiani che vivevano in Libia prima dell’arrivo di Gheddafi, portarono gruppi etnici e popolazioni “sospette” in zone insalubri, campi di prigionia di massa, emigrazione forzata e messa al confino dei possibili oppositori, fucilazioni di massa, bombardamenti e mitragliamenti di villaggi e accampamenti nemici o supposti tali (anche con l’uso di gas tossici), avvelenamento di pozzi, sterminio delle greggi e, ovviamente, sradicamento delle popolazioni dalle zone che si intendeva dare ai coloni italiani? Era il “posto al sole” degli italiani e non si studia nei libri di scuola, controllate voi stessi.
7.Perché le manifestazioni pro-Gheddafi che contavano milioni e milioni di sostenitori non sono mai state mostrate nelle nostre TV?
8.Perché un terribile dittatore come Gheddafi aveva deciso di creare una Banca Africana senza tassi di interesse (eliminando il debito pubblico, lo stesso che è causa della nostra crisi)? In fondo poteva farsi i cazzi suoi e fottersi i soldi delle banche…
9.Perché i beni di Gheddafi sono totalmente scomparsi dai titoli di giornale? Eppure andavano restituiti al popolo libico, se davvero egli li aveva sottratti, giusto?
10.Perché se la Jamahariya era una democrazia diretta, la NATO ha attaccato la Libia per restaurare la democrazia? D:

Vi lascio con queste domande, e con una risposta che potrebbe prendervi un po’ di tempo, ma che vale la pena vedere… E’ un documentario di un italiano che ha portato alla luce fatti nascosti dal mainstream media, comprese interviste ai “ribelli libici” in cui affermano di non essere libici o di essere stati costretti e minacciati e riprese dove si mostrano le manifestazioni pro-Gheddafi (da noi censurate).

Per non dimenticare…

http://vimeo.com/31188912

Preso da: http://dennypaintstheworld.tumblr.com/post/30622710996/1-settembre-1969-una-rivoluzione-in-libia-porta