Montenegro, contrabbando, traffici umani, riciclaggio e droga

12 dicembre 2010.
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Avevamo già scritto delle pericolose relazioni internazionali del nostro premier, prima ancora che ci arrivasse da WikiLeaks la conferma di come le stesse venissero viste dal governo americano.
Quello di cui ancor oggi poco si è parlato, ma che abbiamo l’impressione diverrà presto di grande attualità, è la strana alleanza che ha visto Berlusconi sponsorizzare l’ingresso del Montenegro nell’Unione Europea.
Il 4 gennaio, 2001, Dusanka Pesic Jeknic, rappresentante della missione commerciale del Montenegro a Milano, in Italia, parlava al telefono nella sua casa nel sud-ovest della città, con Milo Djukanovic, che a quel tempo era presidente del Montenegro ed è oggi ancora l’attuale Primo Ministro del piccolo Stato balcanico.

Un potere ventennale che inizia quando si avvicina ad esponenti “liberali” della Lega dei Comunisti, poi mutata in Partito Democratico Socialista (DPS).
Durante la guerra in ex Jugoslavia, l’attuale Primo Ministro montenegrino supporta le potenze occidentali offrendo rifugio agli oppositori di Milosevic.
Inutile dire che non si fa niente per niente e così in cambio dei favori ricevuti, la comunità internazionale fa finta di non vedere i traffici nei quali è coinvolto l’alleato.
Traffici, come quello del contrabbando, che portano Djukanovic ad intrattenere rapporti anche con organizzazioni criminali come Sacra Corona Unita e Camorra.
Le procure di Napoli e Bari, iscrivono al registro degli indagati un nome eccellente: Milo Djukanovic!
Le accuse nei confronti del cinque volte premier montenegrino, vengono poi archiviate per difetto di giurisdizione poiché Djukanovic gode dell’immunità diplomatica riservata ai capi di Stato, di governo e ai ministri degli Esteri degli Stati sovrani.
Per comprendere meglio cosa è accaduto e come uomini vicini ad organizzazioni criminali possano godere dell’immunità diplomatica, è opportuno leggere il libro di Antonio Evangelista, ‘La torre dei crani’, e quello che scrive Pino Arlacchi nella sua prefazione al libro.
Ma torniamo al 4 gennaio, 2001, quando la bellissima Dusanka, soprannominata “Duska”, da Milano parlava con Milo Djukanovic.
“Il mio piccolo gattino … divento pazza senza di te…. Ti amo, gattino mio “.
Argomento della conversazione l’Amore.
Ma solo di amore parlava la bella “Duska” con il suo ‘gattino‘ (attuale premier del Montenegro)?
No. Le trascrizioni delle sue telefonate, registrate dalla polizia italiana per 20 mesi, narrano di contrabbando e criminalità ed entrano a far parte delle centinaia di migliaia di documenti depositati dal procuratore della Repubblica di Bari.
Qui, nel capoluogo della regione Puglia, sulla sponda del Mare Adriatico, di fronte il Montenegro i pubblici ministeri Giuseppe Scelsi e Eugenia Pontassuglia terminano la loro lunga inchiesta su Djukanovic, Jeknic, e altri sei montenegrini e serbi e sette italiani presumibilmente legati alla criminalità organizzata. Le accuse a carico del gruppo, oltre gli altri reati, sono di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato al contrabbando di sigarette.
I pm, non sanno ancora che il faldone di 409 pagine di relazioni della DIA, grazie all’immunità diplomatica, diverrà solo carta straccia.
I pm, sanno soltanto che hanno tra le mani un’inchiesta su quella che potrebbe essere una delle più grandi operazioni di contrabbando negli ultimi anni, arricchita da casi di corruzione, testimoni assassinati, e un miliardo di dollari in contanti riciclato attraverso banche svizzere.
Il contrabbando di tabacco, diventato impresa di stato nel Montenegro, vede in Milo Djukanovic l’ideatore della nuova Tortuga.
È infatti noto che il Montenegro per le sue vie di contrabbando attraverso il cuore dei Balcani, durante la disgregazione della ex Jugoslavia, ha permesso al crimine organizzato di prosperare.
Alleato e sostenitore in Europa, il premier italiano Silvio Berlusconi, che lo ha anche lodato nel corso di una visita di Stato a Podgorica.
Secondo l’accusa italiana, dal 1994 al 2002, durante la lunga permanenza in carica di Djukanovic, il Montenegro è stata la base per il contrabbando di sigarette in Italia, con un volume di affari stimato in miliardi di vecchie lire ogni mese.
Le accuse, riguardavano inizialmente 15 persone. Tra questi: Djukanovic; Dusanka Jeknic, un ex ministro delle Finanze del Montenegro; dirigenti della società montenegrina MTT, presumibilmente istituita per controllare il contrabbando; un mafioso italiano e un uomo d’affari serbo. Nel mese di marzo 2009, i pubblici ministeri hanno dovuto rilevare che Djukanovic era protetto da immunità diplomatica.
Il giudice Rosa Calia Di Pinto, riteneva che la storia di questa “guerra mafia” si estendesse in 10 paesi: non solo l’Italia e il Montenegro, ma anche la Serbia, Croazia, Grecia, Germania, Svizzera, Cipro, Paesi Bassi, Liechtenstein, Aruba, e gli Stati Uniti.. Due testimoni chiave e altre cinque persone coinvolte nel caso erano già state assassinate.
In Svizzera intanto veniva avviata una seconda indagine sulla Montenegro connection.
Secondo le autorità elvetiche, dal 1990 fino al 2001-più di 1 miliardo di US $ provenienti dal contrabbando di tabacco sono stati riciclati dalla criminalità organizzata italiana. La mafia avrebbe pulito il suo denaro sporco dal Montenegro attraverso i broker e cambiavalute sede a Lugano, Svizzera, e lo avrebbe depositato in banche svizzere.
Nonostante l’intervento di Berlusconi, i funzionari incaricati all’allargamento dell’UE, che hanno riesaminato l’ammissione del Montenegro, non potevano non tener conto di come Djukanovic che gode d’immunità diplomatica, sia stato e sia attualmente a capo di un paese che per anni è stato amministrato al di fuori dello Stato di diritto.
Numeri da capogiro quelli del contrabbando, se come scrive Ratko Knezevic nella sua tesi per la London Business School, il governo montenegrino guadagnava fino a $ 700 milioni l’anno con il commercio illegale di sigarette.
Knezevic, va precisato che fin da ragazzo è stato amico di Djukanovic e gli ha fatto anche da testimone di nozze.
Gli investigatori italiani che hanno seguito la pista del denaro della ” Montenegro connection”, si chiedono ancora dove sono finiti i soldi, chi li ha movimentati, chi li ha riciclati, chi li possiede adesso.
Tutto lavoro e tempo sprecato. Grazie all’immunità diplomatica, Djukanovic e soci, che hanno avuto enormi somme di denaro ottenuto illegalmente e depositato nelle banche della Svizzera, di Monte Carlo e di Cipro, la faranno franca.
Un fiume di denaro entrato nelle tasche dei trafficanti di esseri umani, dei contrabbandieri, dei trafficanti di stupefacenti, al quale nessuno potrà risalire.
Ma non soltanto di traffici si parla nella vicenda montenegrina.
Infatti, uno degli aspetti più importanti, è quello del riciclaggio di qualcosa come 2 milioni di dollari ogni settimana.
I giudici della Svizzera italiana, sono concordi nell‘affermare che “fondi della Camorra e Sacra Corona Unita sono stati infiltrati nel sistema bancario svizzero tramite cambiavalute. Il denaro ha attraversato la frontiera in Svizzera tramite corrieri che hanno trasportato enormi quantità di denaro contante. A Lugano, i fondi della mafia sono stati depositati in conti bancari di persone fisiche e di società di intermediazione …. Grazie alle licenze esclusive e la raccolta di tasse di transito sul contrabbando di sigarette, i governanti del Montenegro hanno avuto la possibilità di ottenere profitti dal traffico illecito di sigarette …. A partire dai primi anni 1990 fino agli inizi del 2001, quasi l’intero flusso di fondi derivanti dal contrabbando di sigarette del Montenegro, erano gestiti dalla camorra e dalla Sacra Corona Unita, attraverso il mercato finanziario svizzero. Durante questo periodo, più di un miliardo di dollari sono stati riciclati “.
Dal 1997 al 2000: oltre un miliardo di marchi tedeschi, 726.000 dollari, 136.000 franchi svizzeri, austriaci e circa 65.000 scellini. L’uomo che avrebbe progettato tutto questo è stato Stanko “Cane” Subotić, un uomo d’affari vicino a Djukanovic. Attraverso la sua società, la Dulwich, Subotić potè “riciclare i proventi dei reati di associazione.
La rivista croato Nacional, pubblicò un’intervista con Sretko Kestner, un operatore locale del tabacco..
Kestner è un ex partner di Subotić, l’uomo dietro al denaro trasferito in aereo a Cipro dal Montenegro, e sapeva molto. C’è Djukanovic- ha detto al mondo- dietro il traffico di sigarette attraverso gli amministratori del MTT in Montenegro. Quando gli investigatori della DIA cercarono Jeknic nell’appartamento di Milano nel luglio 2003. Jeknic era fuggito temendo il peggio.
Ma lasciò una miniera d’oro: agende personali, appunti, libri e rubriche telefoniche con i numeri di Milo Djukanovic, di suo fratello, e di un certo “Cane”, presumibilmente il soprannome di Stanko Subotić. Inoltre, tra le note: i codici di due aerei utilizzati per portare i contanti a Cipro, un numero di telefono e il nome di un corriere greco.
Per comprendere meglio quanto Arlacchi ha scritto nella prefazione al libro di Antonio Evangelista, su come grazie alla comunità internazionale gruppi criminali possono oggi godere di immunità diplomatica, è necessario conoscere la scia di sangue della “Montenegro connection”:
– Goran Zugic, consulente di sicurezza dell’allora Presidente Djukanovic, è stato ucciso il 31 maggio 2000.
– Vladimir Bokan. Un uomo d’affari serbo assassinato ad Atene il 7 Ottobre, 2000. Durante il 1980, erano di proprietà di Bokan alcuni negozi al dettaglio, compresa una boutique di Belgrado dove “Cane” Subotić era stato un sarto prima di diventare un perno del contrabbando e di lavorare per Djukanovic. Secondo gli inquirenti italiani, Bokan era stato legato al contrabbando di tabacco in Montenegro.
– Darko Raspopovic. Anziano membro della direzione della polizia del Montenegro. Raspopovic è stato ucciso l’8 – 1 – 2001, a Podgorica. Aveva eseguito indagini sulla criminalità dei colletti bianchi e nel 2000 aveva già rischiato di essere ucciso quando una bomba aveva fatto esplodere la sua auto.
– Baja Sekulic. L’ex guardia del corpo e aiutante di “Cane” Subotić, è stato assassinato il 30 maggio 2001, a Budva, Montenegro, sulla costa adriatica.
– Orazio Porro, , assassinato il 25 marzo 2009. Porro, arrestato nel 1998 in Montenegro dove era stato uno dei capi del traffico di sigarette, era diventato un informatore e per un certo tempo è stato inserito in un programma di protezione dei testimoni.
– Zugic, Bokan, Raspopovic, Sekulic sono stati citati nelle indagini di Bari, ma non sono mai stati convocati. Il caso è diverso per altri due testimoni chiave assassinati, entrambi giornalisti:
– Dusko Jovanovic. Editore di Dan, un quotidiano montenegrino pro-Milosevic, è stato ucciso il 27 maggio 2004, mentre era nella sua Peugeot 406. Il suo giornale aveva riportato storie prima della rivista settimanale croato Nacional.. Attraverso i suoi inquirenti, Scelsi avvicinò Jovanovic e gli chiese se avresse fornito una testimonianza nell’inchiesta italiana. Jovanovic accettò, ma non arrivò mai a Bari.
– Ivo Pukanic. Editore del Nacional, è stato interrogato da Scelsi il 18 luglio 2002. Ma “Puki”, il suo soprannome, non potrà mai testimoniare. È stato assassinato il 23 Ottobre, 2008. Ucciso da un’auto-bomba a Zagabria, vicino gli uffici del Nacional.
Dovremo attendere nuove rivelazioni di WikiLeaks che spieghino il perchè dell’interesse tutto italiano a far entrare il Montenegro di Djukanovic nell’UE, o basterà leggere quanto pubblicato già dalla stampa estera e da chi, come Evangelista, ha vissuto di persona quello che è accaduto nei balcani?
Gian J. Morici

Preso da: http://www.lavalledeitempli.net/2010/12/12/montenegro-contrabbando-traffici-umani-riciclaggio-e-droga/

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”IL CARA DI MINEO ERA UNA BASE OPERATIVA DELLA MAFIA NIGERIANA”. MA SUI GIORNALONI NON C’È TRACCIA DELLA NOTIZIA

”IL CARA DI MINEO ERA UNA BASE OPERATIVA DELLA MAFIA NIGERIANA”. MA SUI GIORNALONI NON C’È TRACCIA DELLA NOTIZIA – 10 ARRESTI DI LATITANTI IN FRANCIA E GERMANIA, CON L’AGGRAVANTE DELL’ASSOCIAZIONE DI STAMPO MAFIOSA. LA LORO BASE ERA IL CENTRO SICILIANO PER I MIGRANTI – SE NE PARLA SU ‘GIORNALE’, ‘LIBERO’, VERITA” E ‘QN’. ZERO SU ‘REPUBBLICA’, ‘CORRIERE’, ‘STAMPA’, ‘MESSAGGERO’ ECC. FORSE PERCHÉ L’ULTIMA CIRCOLARE BUONISTA IMPONE DI DERUBRICARE LA MAFIA NIGERIANA A ”FAKE NEWS INVENTATA DAGLI XENOFOBI”?


31.03.2019

1. DIECI LATITANTI NIGERIANI ARRESTATI IN FRANCIA E GERMANIA

MAFIA NIGERIANA MAFIA NIGERIANA

 (ANSA) – Una decina di cittadini nigeriani, tutti latitanti in Italia e considerati appartenenti ad un’organizzazione criminale che per diverso tempo ha operato in Sicilia, sono stati arrestati in Francia e Germania dalla Polizia in collaborazione con le forze di polizia francesi e tedesche. Il soggetto ritenuto a capo dell’organizzazione, Happy Uwaya, e un’altra persona, sono stati arrestati a Parigi, mentre gli altri sono stati bloccati a Nancy, Marsiglia, Nizza e, in Germania, a Ratisbona.

I nigeriani sono tutti destinatari di un mandato di arresto europeo in seguito all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania il 26 gennaio scorso perché ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di droga, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo.

intorno al cara di mineo intorno al cara di mineo

Secondo le indagini della squadra mobile di Catania e dello Sco apparterrebbero ad un’organizzazione criminale nigeriana diffusa in vari paesi europei ed extraeuropei, di matrice cultista chiamata ‘Vkings’ o ‘Supreme Vikings Confraternity’. I dieci avrebbero tutti fatto parte della cellula siciliana che operava a Catania e nella provincia e aveva la base nel Cara di Mineo. Nel centro, stando alle indagini, più volte ci sarebbero stati degli scontri con altri gruppi per mantenere il predominio tra le comunità straniere.
2. I TENTACOLI DELLA MAFIA NIGERIANA SULL’ ITALIA
C’è un capo pentito dei Maphite – gang tra le più organizzate e pericolose in Italia, chiamata anche famiglia vaticana – che quando decide di pentirsi vive a Bologna, ha un regolare permesso e fa il commerciante. Ma un giorno si confida con il suo pastore – così racconta agli investigatori dell’ inchiesta Athenaeum di Torino – e rinnega il passato. Rinnega l’ appartenenza alla mafia nigeriana, rischiando la vita.
Era nel Cop, Council of professors, uno degli organismi di vertice del secret cult. Svela riti, gerarchie e affari della cupola nera. Padrona del traffico di droga – dalla cocaina alla marijuana, scambiata con gli albanesi -, della prostituzione e della tratta di esseri umani, della clonazione di carte di credito e della falsificazione di documenti. Uomini di strada e colletti bianchi. Machete e iPhone. I vertici di solito sono immigrati in regola.

immigrati nel cara di mineo immigrati nel cara di mineo

Scopri don, forum e famiglie, un linguaggio che pare copiato da noi. E un legame storico delle confraternite – nate nelle università nigeriane, c’ è chi si spinge indietro fino agli anni Cinquanta – con la politica, in Africa. La crudeltà come metodo per avere rispetto. Riti violenti e simboli, i nuovi affiliati dei Maphite – gli Omi brother, che per entrare pagano e in cambio devono incassare pestaggi e torture – si vestono di verde. Si combattono o si alleano con gli altri: Supreme Eiye, Vikings, Black Axe, tra i piccoli Blue Queen, al femminile.
Tutti sono tenuti al vincolo del segreto. La casa madre è in Nigeria.
È una rete mondiale. Muove un fiume di denaro, che torna in patria fuori dai circuiti bancari, ad esempio con l’ hawala, noi traduciamo avallo, la parola in arabo significa trasferimento. È un antichissimo sistema musulmano codificato nel Corano e parente delle nostre lettere di cambio, privati che si accordano con altri privati in ogni parte del mondo, così si possono trasferire capitali in un giorno.

mafia nigeriana mafia nigeriana

Sotto i riflettori Castel Volturno (Caserta) – ‘capitale’ di valenza europea – e il centro richiedenti asilo di Mineo (Catania), base operativa dei Vikings. Quel che ti aspetti di meno, invece, è l’ insediamento nel centro-nord, dalle Marche al Piemonte, dall’ Emilia Romagna alla Lombardia al Veneto. Fenomeno invece descritto perfettamente nelle indagini dell’ operazione Athenaeum, centinaia di pagine d’ inchiesta che scandagliano la presenza della piovra nera in Italia. Gianni Tonelli, oggi parlamentare della Lega, torna agli inizi della sua carriera di poliziotto. Quando da giovane agente a Ferrara si trovò a indagare su una certa ‘madame’ che gestiva un traffico di ragazze. Allora il fenomeno era ignorato, «m’ immaginavo che quel nome indicasse reverenza e rispetto.
Invece è un ruolo ben definito nell’ organizzazione. Erano i primi segnali, era l’ 88. Compresi che c’ era una rotazione, venivano sequestrati i passaporti. La madame viveva a Firenze, faceva la spola con la Nigeria. I colleghi della Toscana arrivarono in fondo, ma l’ indagine era sempre per sfruttamento della prostituzione. Quindi la conclusione è questa: la mafia nigeriana opera da trent’ anni in Italia. Non abbiamo voluto vederla.

mafia nigeriana mafia nigeriana

E questa miopia si è ripetuta anche a Castel Volturno. Abbiamo considerato i nigeriani coinvolti vittime della camorra, invece era una guerra tra i nostri e la nuova organizzazione che voleva conquistare fette di territorio».
In effetti. La piovra ha messo radici, da nord a sud, spesso derubricata a problema di ordine pubblico, la polemica politica ha annebbiato i fatti. Perché, come chiariva fin dal 2016 la relazione della Dia, «i gruppi criminali nigeriani operano su buona parte del territorio nazionale, comprese le regioni ove risulta forte il controllo della criminalità endogena, come nel caso della Campania e della Sicilia».
Già allora si annotava che a Palermo «sono state registrate cointeressenze tra gruppi criminali ed esponenti di Cosa Nostra finalizzati alla gestione del narcotraffico». Questo è quello che gli investigatori hanno accertato fino ad oggi. Ma un’ organizzazione così imponente, dove sarà arrivata, nel frattempo? Qual è la parte di questa storia che ancora ignoriamo?

AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA

3. «DROGA E PROSTITUZIONE, IL BUSINESS NERO»
Rita Bartolomei per ”il Giorno – la Nazione – il Resto del Carlino”
Lotito, commissario, dirige la squadra anti tratta della polizia locale in Procura a Torino, realtà unica in Italia. Appena nominato consulente nella Commissione Bicamerale antimafia come esperto della cupola nera.
«Abbiamo iniziato a indagare su questo fenomeno nel 2012, quando è partita l’ operazione Athenaeum. Siamo all’ appello, la sentenza di primo grado ha comprovato il 416 bis».
L’ associazione mafiosa.
«Il punto vero. Perché prima di usare questa parola, mafia nigeriana, bisogna arrivare al giudizio, altrimenti sono solo ipotesi investigative, a volte può essere uno scontro tra gruppi. Vedo due rischi, quello di banalizzare ma anche di generalizzare».
Che cosa ha accertato l’ inchiesta?

AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA

«Una guerra tra due gruppi mafiosi, si chiamano secret cults, Eiye e Maphite. Abbiamo intercettato 500mila telefonate. Si scontrano per il dominio del territorio.
Ognuna ha capi, vice, in un’ organizzazione piramidale».
Cambiano gli affari?
«No, tutte si occupano più o meno delle stesse cose: tratta di esseri umani, prostituzione, traffico internazionale di droga, truffe su carte di credito clonate. Ma sono in conflitto tra loro, per la supremazia».
La prima volta che è stata riconosciuta la mafia nigeriana in Italia.
«Nel 2006, l’ indagine era sempre della procura di Torino, riguardava i Black Axe e gli Eiye, sentenza passata in giudicato. Nel 2008 l’ aggiunta di ‘mafia straniera’ nel codice».
La mappa della piovra nera in Italia.

AFFILIATO ALLA MAFIA NIGERIANA AFFILIATO ALLA MAFIA NIGERIANA

«Non è concentrata solo al sud come si pensa, ma molto radicata anche dal centro al nord. Bologna, Ravenna, Milano, Padova, Verona, Torino… Diciamo che dall’ Emilia in su, tutte le regioni.
A Bologna i Maphite facevano le riunioni più importanti, in alberghi a 4-5 stelle».
I riti di affiliazione.
«Cruenti. Bastonate, calci, pugni…Chi resiste, deve bere pozioni, gin, sangue, erbe. Sono miscugli, intrugli. È una loro usanza tribale».
Gli omicidi.
«Stanno bene attenti a non commetterne. Le ritorsioni più importanti, le fanno nel loro Paese d’ origine. Si ricordano di essere in Europa. Poi certo, ci può essere qualche scheggia impazzita».
C’ è una parte che ancora dobbiamo capire?
«Più passa il tempo e sono radicati, più possono avere contatti con le nostre mafie autoctone. O allargarsi ad esempio al traffico delle armi. Ma queste sono solo ipotesi».
Chi arriva sui barconi è mosso anche dalla mafia nigeriana?
«Sicuramente in parte sì. Poi c’ è il poveretto che decide di scappare.

BLITZ CONTRO LA MAFIA NIGERIANA BLITZ CONTRO LA MAFIA NIGERIANA

Non è così scontato che tutto sia collegato. Sicuramente gran parte delle persone arrivano qui perché la mafia nigeriana le fa arrivare.
Le madame fanno venire le giovani. Poi ci sono i ragazzi, magari occupati nello spaccio della droga al minuto».
Un esercito: quanti sono?
«Dalle nostre indagini, solo gli affiliati ai Maphite sono tra le 4 e le 5mila persone».
Fenomeno sottovalutato?
«Penso di sì. Bisogna colpire i capi. Forse solo così si riesce a debellare un’ organizzazione che non è italiana, è mondiale».

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Ucraina: la costituzione di uno stato ultranazionalista nel cuore dell’Europa

Un ottimo documentario pubblicato da VOXKOMM https://www.youtube.com/watch?v=l8HXoZwfp6o&bpctr=1542738812&fbclid=IwAR2D6EYUwZm1xFfZ_wfJggPzRPA7KSmDcqr1ZvCQ2AJbGBKvJFkCYsg34dE  ha messo in risalto le responsabilità degli imperialismi USA ed UE nel sostegno alle forze neonaziste ucraine con l’obiettivo (cito testualmente): ‘’La costituzione di uno Stato ultranazionalista nel cuore d’Europa’’ 1. Il tutto rappresenta ‘’una base di supporto e di addestramento per l’estrema destra di tutto il mondo ’’, operazione di sciacallaggio a cui hanno partecipato, spalleggiati dalla intelligence corrotta, anche i neofascisti italiani, con la presenza di Francesco Fontana, manutengolo del guru Gabriele Adinolfi e dello stragista Stefano delle Chiaie. L’organizzazione CasaPound si è confermata parte di una internazionale della criminalità organizzata, tollerata purtroppo aldilà di ogni limite legale. Su questi argomenti si è scritto in abbondanza (giustamente), la pecca, dal punto di vista dell’analisi inerisce al, troppe volte sottovalutato, ruolo di Israele nella costruzione di un regime ultranazionalista, baluardo del neocolonialismo occidentale in funzione antirussa. La presenza israeliana nel golpe ucraino e nei pogrom anti-russi è un elemento, a dir poco, decisivo.
Il canale russo Sputnik riporta lo sforzo di quaranta attivisti israeliani i quali si sono rivolti alle autorità giudiziaria per chiedere la fine delle esportazioni di armi al regime di Kiev: “Un gruppo di oltre 40 attivisti per i diritti umani ha presentato un esposto alla Corte Suprema, chiedendo lo stop alle esportazioni di armi israeliane verso l’Ucraina. Sostengono che le armi vengono usate da forze che elogiano apertamente l’ideologia neonazista,” — scrive Haaretz; “Sebbene queste armi siano ora puntate contro i russi, occorre tener conto della significativa probabilità che in futuro vengano utilizzate verso altri obiettivi, compresi attacchi ai membri delle minoranze in questo Paese”, si legge nell’esposto degli attivisti 2. La parte finale del testo mi sembra eloquente, rileggiamo: ‘’occorre tener conto della significativa probabilità che in futuro vengano utilizzate verso altri obiettivi, compresi attacchi ai membri delle minoranze in questo Paese’’. Tutto ciò potebbe lasciar presupporre un giro – illegale – di armi dai neonazisti ucraini ai coloni sionisti, con tanto di gemellaggio fra le due destre radicali: quella ucraina (nazifascista) e quella ebraica (sionista).

Uno squadrista di Settore Destro insieme ad una sostenitrice di Israele

La propaganda del Battaglione Azov mostra fucili Tavor, dalla licenza israeliana, nelle mani dei nazisti antisemiti di Settore Destro, malgrado le proteste dei pacifisti israeliani. Il governo israeliano trama sulla pelle degli ebrei anti-militaristi, appoggiando ‘’una base di supporto e di addestramento per l’estrema destra di tutto il mondo ’’, una estrema destra più nazista che fascista del tutto subalterna e funzionale alla geopolitica americana. La questione è diventata di pubblico dominio grazie ai giornalisti di The Electonic Intifada, quindi Asa Winstanley ha documentato come: ‘’La propaganda online di Azov Battalion mostra fucili Tavor dalla licenza israeliana nelle mani del gruppo fascista, mentre attivisti israeliani per i diritti umani protestavano contro le vendite di armi all’Ucraina che finirebbero alle milizie antisemite. In una lettera “sulle licenze per l’Ucraina” ottenuta da The Electronic Intifada, l’agenzia per le esportazioni di armi del ministero della Difesa israeliano afferma di “prestare attenzione alle licenze” agli esportatori di armi “in pieno coordinamento col ministero degli Esteri ed altre entità governative” 3. Sionismo e neofascismo hanno un orizzonte strategico comune, non si tratta di mera tattica politica. L’analista Max Blumenthal ha documentato, in modo estremamente dettagliato, l’antisemitismo dei golpisti ucraini: ‘’Secondo The Telegraph, Biletskij nel 2014 scrisse che “la missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le razze bianche del mondo in un’ultima crociata per la sopravvivenza. Una crociata contro gli untermenschen guidati dai semiti”. In un campo di addestramento militare per bambini l’anno scorso The Guardian notò diversi istruttori Azov con tatuaggi nazisti e razzisti, tra cui svastiche, il teschio delle SS e la scritta “White Pride”. Un miliziano di Azov spiegava a The Guardian che combatte la Russia perché “Putin è ebreo”. Parlando con The Telegraph, un altro elogiava Adolf Hitler, dicendo che l’omosessualità è una “malattia mentale” e la dimensione dell’Olocausto “è una grave domanda”’’. Ciononostante, Biletskij (fondatore del Battaglione Azov) riconosce al sionismo il merito di essersi “impegnato a ripristinare l’onore della razza bianca”, promulgando leggi che vietano di ‘‘mescolare le razze’’. Non soltanto gli USA, la Gran Bretagna e la UE, anche Israele è ossessionata dalla russofobia al punto da finanziare una ondata antisemita mondiale. I fascisti antisemiti italiani, a partire proprio da CasaPound, hanno legami di qualche tipo con il MOSSAD israeliano?

Grande Israele o Grande Khazaria?
Il giornale israeliano The Times of Israel, giornale di centro-sinistra con diversi giornalisti fuoriusciti da Haaretz, pubblicò nel 2014 un importante documento che rivela il sogno dell’estrema destra ebraica: ricostituire il Regno della Khazaria contro la Russia ortodossa.
Che cos’è la Khazaria? Ce lo spiega lo storico della sinistra ebraica (critica verso il sionismo), Shlomo Sand: ‘’Questo impero medievale dimenticato occupava un’area enorme, dal Volga alla Crimea e dal Don all’attuale Uzbekistan. Scomparve dalla Storia nel secolo XIII quando i Mongoli invasero l’Europa distruggendo tutto al loro passaggio. Migliaia di Khazari, fuggendo dalle orde di Batu Khan, si dispersero nell’Europa Orientale. La loro eredità culturale fu insperata’’ 4. Per altri storici come Marc Bloch ed Arthur Koestler i khazari vanno identificati con gli aschenaziti le cui comunità, differenziandosi dai sefarditi, ebbero un ruolo determinante nella pulizia etnica della Palestina storica. In questo modo, il sionismo aschenazita ha deturpato la storia ebraica spingendo le comunità giudaiche dell’est Europa su posizioni politiche intolleranti e proto-coloniali. Diversi studiosi – come ad esempio James Petras – definiscono lo Stato d’Israele uno Stato neofascista, alludendo a questa (triste) parabola.
Per il giornalista Wayne Madsen, Israele vorrebbe costituire uno Stato neo-ebraico, o meglio neo-sionista, nel cuore dell’Europa 5 e ideologicamente russofobo. Un progetto che cammina parallelamente alla sovversione neofascista sostenuta da USA ed UE. Ancora una volta, imperialismo e fondamentalismo religioso (evangelico e sionista) mettono a repentaglio la pace nel mondo. Un piano eversivo destinato, vista la portata della Resistenza filo-russa, al fallimento. Un fallimento che potrebbe portare ad un declino del mondo unipolare a dominio USA. La russofobia è una “malattia” dalle radici antiche che ha sempre portato conseguenze nefaste, come la storia insegna.

https://www.youtube.com/watch?v=l8HXoZwfp6o&fbclid=IwAR1iMnKhLetaNsiKpipd9k-I8z-DlrAAmhgMp_TW4fqfYQagTSYrhIWPezU&bpctr=1542904084
https://it.sputniknews.com/mondo/201807096216024-neonazismo-Azov-paramilitari-diritti-umani-Donbass/?fbclid=IwAR0wUWitwf7MSvKN1Ajsgmfg42K4CYF0qXx5aeePmgKmRM8N05Jx_sNbLsA
http://aurorasito.altervista.org/?p=1361&fbclid=IwAR0mCJXtUdxmMhEu-wFQ_ikRg6uLIdkaYuxdnZBmKfaz8UWPGcZHANRGsw4
http://unmondoimpossibile.blogspot.com/2016/06/linvenzione-del-popolo-ebraico-di.html
https://www.strategic-culture.org/news/2014/12/03/israel-secret-plan-for-second-israel-in-ukraine.html?fbclid=IwAR1_4gm4EyyzwdAg8jHs1pVdh5oifiell7l9dk0vr-LjG6vo3GAYZqgKF44

i “successi” dei sinistrati 2017: La mafia in Libia manovra gli sbarchi: con chi negozia Minniti?

23 agosto 2017

di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

 

“Un gruppo armato guidato da un ex boss della mafia decide se, quando, come e perché le imbarcazioni piene di migranti lasciano la Libia per dirigersi in Italia. Quanto emerge dalle testimonianze rese all’agenzia Reuters è scandaloso e avvalora quanto denunciamo da tempo.
Lo abbiamo scritto nero su bianco nella relazione del Parlamento europeo sulla tutela dei diritti fondamentali in Europa, lo abbiamo evidenziato anche nella relazione sulla lotta alla criminalità organizzata: la mafia si infiltra in tutte le fasi della gestione dell’immigrazione, dalle partenze in Libia agli sbarchi in Italia. Lo abbiamo visto con Mafia Capitale, ma anche con le recenti indagini sul Cara di Crotone. Dove non c’è lo Stato, ecco che subentra la mafia a colmare il vuoto.

Questa nuova testimonianza dell’agenzia Reuters è forse ancora più inquietante. Racconta come si sono momentaneamente fermate le partenze dalla Libia. Dopo l’accordo di collaborazione raggiunto dall’Italia con il governo di Tripoli di Fayez al-Sarraj, sulle spiagge libiche sono spuntati “centinaia di civili, poliziotti e membri dell’esercito” guidati da un “ex boss della mafia”. Sono loro a bloccare per il momento le partenze dei migranti. Cosa vogliono in cambio? C’era la mafia dietro l’ondata massiccia di migranti arrivati negli ultimi anni e c’è la mafia anche adesso che il flusso è momentaneamente rallentato. Chi finanzia e con quali soldi questo gruppo armato dai dubbi confini? Con chi ha negoziato Minniti? Con chi ha preso accordi?
Dobbiamo togliere alla mafia e a tutte le sue ramificazioni il business dell’immigrazione. Il nostro obiettivo è sbarchi zero grazie a una gestione europea e nazionale dell’immigrazione e a una politica che contribuisca a sradicare le cause profonde dell’immigrazione forzata”.

Preso da: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/08/la-mafia-in-libia-ma.html

Di chi è la Repubblica Italiana?

10 giugno 2008

Da quanto andremo ad illustrare, la Repubblica Italiana non è certo ‘cosa nostra’… perché se davvero fosse nostra, ovvero di tutti i cittadini italiani, non si fonderebbe su dei “segreti”. “Segreti” su questioni della massima importanza, la cui esistenza configura una Repubblica sostanzialmente ‘cosa loro’.
“Loro” sono ovviamente gli Stati Uniti, che nel lontano biennio 1943-45 hanno effettuato la conquista dell’Italia, eufemisticamente chiamata “Liberazione”. “Liberazione” da noi stessi, tant’è vero che dopo oltre sessant’anni non se ne sono più andati. Potevano farlo dopo la fine dell’URSS, visto che il “problema” era il Comunismo, ma non l’hanno fatto.
L’Italia è, infatti, ‘cosa loro’, anche se gli italiani non lo devono percepire.
L’occupazione di consistenti porzioni del territorio nazionale da parte di uno Stato estero (malgrado ci abbiano informato che, dall’11 settembre 2001, “siamo tutti americani”) ed il suo mantenimento vita natural durante è possibile grazie a clausole – segrete, appunto – pudicamente definite “accordi”, che giustificano la presenza, sul territorio nazionale, di basi ed installazioni militari USA e NATO (oltre 100).
Questo è il “segreto dei segreti” – altrimenti definibile la “madre di tutte le menzogne” – della “Repubblica Italiana”. Tutti gli altri “segreti” (la “strategia della tensione”, le BR, le “trame nere”, Gladio, le “stragi di Mafia”, “Mani Pulite”, il “terrorismo islamico”ecc.) sono una conseguenza logica del “segreto dei segreti”. Pretendere la verità su questo punto non è una cosa “di destra”, “di centro” o “di sinistra”. È semplicemente una cosa sensata, da “patrioti”, se la parola “patria” non avesse assunto per i più – a causa della sua indebita appropriazione da parte di collaborazionisti e della concomitante svalutazione generata da una pseudocultura votata all’autodenigrazione – un significato distante da quello originario.

A questo punto ci sarà chi pensa che l’aver perso l’Italia una guerra – malgrado alcune conseguenze “negative” – sia stato in fondo un fatto “positivo” solo perché così il Fascismo, il “Male assoluto”, è stato sconfitto. A chi la pensa così, basta rispondere che, Fascismo o non Fascismo, l’Italia è stata occupata, tale occupazione non è mai finita (né accenna a finire), e con questo fatto tutti gli italiani devono fare i conti, in maniera sempre più evidente, prima che la crisi epocale del c.d. “Occidente” (che significa Europa distolta dal suo naturale complemento geografico, politico, economico, storico e culturale che è l’Eurasia per venire inglobata nell’Occidente, a guida anglo-americana) ci travolga in maniera irrimediabile. Ristabilire la verità sul “principale segreto della Repubblica Italiana”, sulle clausole segrete che impongono un’occupazione che sembra non finire mai, è un favore che gli italiani devono fare innanzitutto a se stessi, pena la scomparsa pura e semplice come popolo e nazione.
Ma veniamo a questi famosi (si fa per dire) “accordi” a proposito delle basi e delle istallazioni logistiche USA e NATO in Italia:
a) le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943;
b) le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi);
c) il ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949;
d) il ‘Bilateral Infrastructure Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento);
e) il Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962);
f) Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972;
g) il ‘Memorandum d’intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995;
h) Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001.
Questi, i principali Comandi USA da cui dipendono le varie basi ed installazioni logistiche (USA e NATO, in Italia):
– Task Force 137 (Naval Forces Eastern Atlantic) (Naples, Italy)
– Army Prepositioned Stock 2 (APS-2) (Mechanized Infantry Brigade (-)) (Netherlands, Luxembourg, Belgium, Norway, Italy)
– South East European Task Force (SETAF) (Vicenza, Italy)
– 173rd Airborne Brigade (Vicenza, Italy (Deploys to Iraq – Early 2007)
– 22nd Area Support Group (Caserma Ederle, Italy)
– 31st Fighter Wing (F-16CG/DG) (Aviano AB, Italy)
– 401st Air Expeditionary Wing (KC-135E/R, U-2?) (Aviano AB, Italy)
– 16th Air Expeditionary Task Force (Aviano AB, Italy)
– US Naval Forces in Europe (NAVEUR) (Naples, Italy)
– Sealift Logistics Command Europe (SEALOGEUR) (Naples, Italy)
– Task Force 63 (6th Fleet Service Force) / Naval Surface Group Mediterranean (Gaeta, Italy)
– Task Force 67 (6th Fleet Maritime Surveillance and Reconnaissance Forces (MARSURVRECFORSIXFLT)) / Fleet Air Mediterranean (FAIRMED) (Naples, Italy)
– Task Force 69 (6th Fleet Submarine Force Mediterranean) / Submarine Group 8 (Naples, Italy)
Questo, naturalmente, senza contare i Comandi Intelligence dipendenti dalla NSA (National Security Agency), e, dulcis in fundo, le 90 testate nucleari statunitensi stoccate fra Ghedi ed Aviano ed il più che probabile armamento atomico imbarcato sui mezzi, anche sottomarini, della Sesta Flotta statunitense di stanza a Napoli e Gaeta, che in materia è vincolata alla direttiva del “neither confirm or deny policy” (non confermare né smentire la presenza di atomiche a bordo).
Vi pare poco? Vogliamo ancora parlare di “Repubblica Italiana”?
Che cosa c’è da “festeggiare”, mentre la gran parte di un Paese – quella che lavora, e non per gli stipendi di quelli che “festeggiano” il 2 giugno – sprofonda nell’immiserimento economico, nell’abbrutimento sociale e culturale, nella disperazione verso un futuro che mette solo l’angoscia?
A sollevare un po’ il morale di un popolo che ne sta vedendo di tutti i colori non bastano più i soliti filmetti americani, il solito rimbambimento della droga televisiva zeppa di programmi ideati negli Stati Uniti per “di-vertire” il pubblico e non farlo pensare, le mezze verità delle trasmissioni “d’approfondimento” e “di denuncia” dove si parla e si parla ma non si arriva mai a nulla.
Gli italiani devono sapere la verità, e siccome non gliela può dire nessuno che si è compromesso con ‘cosa loro’ gliela diciamo noi. La “Repubblica Italiana” non è quello che sembra: l’Italia è una nazione occupata. O-c-c-u-p-a-t-a!
Non è difficile tenersi bene a mente questa parola, ogni volta che si cerca di raccapezzarsi in qualche problema “irrisolvibile”. Non è difatti superfluo osservare che – dalla spazzatura in Campania all’eterna “lotta alla Mafia”, passando per altri mille problemi “irrisolvibili” – la soluzione per risollevare la nostra martoriata Italia dal baratro in cui scivola giorno dopo giorno è la riconquista della libertà, dell’autodeterminazione, dell’indipendenza e della sovranità politica, economica, culturale e militare. Senza tutto ciò è perfettamente inutile discutere di tutto il resto, dai politici “italiani” all’economia “italiana”, per non parlare del miserevole stato della cultura “italiana”, o dell’“informazione”, succubi – senza eccezione alcuna, dai “salottini” televisivi alle testate “indipendenti”, passando per gli “intellettuali organici” – degli interessi di chi ci occupa da sessant’anni con il supporto di collaborazionisti locali “di destra”, “di centro” e “di sinistra”.
In questa situazione, pensare di risolvere qualsiasi cosa è semplicemente folle. Sarebbe come discutere dell’arredamento della propria casa e della sua tappezzeria quando qualcuno vi si è infilato dentro, occupa la camera da letto, non ci lascia usare il bagno uscendone solo per pulirglielo e svuota il frigorifero pretendendo che noi gli facciamo la spesa! Si penserebbe ancora di vivere in casa propria?
Prima si capisce tutto questo e meglio è, per il bene di tutti. Prima della fine.
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Bibliografia:
A.B. Mariantoni, Dal “Mare Nostrum” al “Gallinarium Americanum” – Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente
A.B. Mariantoni, Basi americane in Italia: una messa a punto
[Fonte: cpeurasia.eu, pubblicato con il titolo Il segreto di Pulcinella della Repubblica Italiana]

Preso da: https://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/06/10/di-chi-e-la-repubblica-italiana/

MAFIA ESERCITO DELLA C.I.A., SPUNTANO LE PROVE

di   Giuseppe Barcellona
22 marzo 2017

Nel 1942 la guerra pendeva dalla parte dei nazifascisti, il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt non dormiva sogni tranquilli; i sottomarini di Hitler erano appostati poco fuori la baia di Hudson pronti a silurare qualunque convoglio che dall’America partisse a sostegno degli alleati d’oltreoceano, i cittadini della grande mela osservavano preoccupati l’ammasso di ferraglia e residui oleosi che si estendeva lungo tutta la baia, testimonianza dell’efficacia militare dei nazisti probabilmente supportati da un’efficace rete di spionaggio di immigrati tedeschi e soprattutto italiani, specie quelli di origine siciliana che avevano in mano la flottiglia di pescatori del porto.
Quando venne appiccato un incendio all’interno della baia al transatlantico Normandie (foto), il presidente andò su tutte le furie, convocò il comandante della Marina Militare Haffenden e fu categorico: “A qualunque costo dobbiamo cambiare il corso della guerra”.


Haffenden convocò gli informatori dei servizi segreti i quali all’unisono gli indicarono i mangia spaghetti quali responsabili dei recenti eventi bellici, erano loro a rifornire gli U-Boot nazisti appostati poco fuori le acque territoriali americane ed i pescatori quasi tutti siciliani a fornire indicazioni sulla data di partenza dei vari convogli.
Il porto di New York era tutto in mano alla mafia siciliana, Lucky Luciano (foto apertura), il capo dei mammasantissima, era stato arrestato ed erano stati presi provvedimenti durissimi verso l’organizzazione criminale che poteva vantare centinaia di migliaia di affiliati e fiancheggiatori in tutto il Nord America; questa era la vendetta dei siculo americani verso il governo degli Stati Uniti.
Haffenden aprì immediatamente un canale con Lucky Luciano e si pervenne ad un accordo segreto; immediatamente fu smantellata la rete di spionaggio e nessun sommergibile tedesco si avvicinò più alla rada del fiume Hudson; in cambio la mano nera americana vide allentarsi il cappio del governo centrale.

Mafia made in USA

Cominciò così il connubio mafia-servizi segreti americani e quando l’estate successiva si dovette pianificare lo sbarco alleato in Europa i vertici militari americani non ebbero dubbi sulla scelta; in Sicilia le famiglie mafiose avevano radici solide ed attendevano con ansia la fine del fascismo per tornare ai fasti di un tempo; quando Lucky Luciano chiamò a raccolta tutte le famiglie d’America e di Sicilia fu un plebiscito di consensi e lo sbarco, pianificato dagli Yankee con l’ausilio di migliaia di picciotti fu un successo.
In cambio di questo appoggio il governo americano promise il governo dell’isola, la nomina di sindaci, funzionari, amministratori appartenenti alle famiglie mafiose; un segno di riconoscenza verso i padrini ma anche la costituzione di un avamposto americano nel mediterraneo in previsione della disputa con l’Unione Sovietica di Stalin.
Erano i tempi in cui il braccio destro di Winston Churchill definì il maresciallo Tito “Un mascalzone, ma il nostro mascalzone” ed il leader britannico liquidò le rimostranze di un suo funzionario sul futuro dei Balcani così “Ha per caso intenzione di trasferirsi in Jugoslavia nei prossimi anni?”
Insomma a qualunque costo si doveva fermare l’avanzata rossa in Europa, così nacque in Italia il connubio Democrazia Cristiana-mafia, un progetto anticomunista costantemente supportato dai vari governi stelle e strisce che sarebbe durato fino alla caduta del muro di Berlino; in questa operazione segreta (ma non tanto) che durò quasi quarant’anni gli americani hanno sperimentato le tecniche di infiltrazione in un paese straniero, concetto poi esteso ad altre nazioni dove gli americani hanno esteso la loro influenza, spesso con azioni militari più eclatanti.
In Italia grazie alla mafia sono riusciti ad arrivare alla politica, ancora oggi molti si chiedono come è stato possibile un così stretto connubio tra due realtà che in teoria avrebbero dovuto essere antitetiche, a distanza di anni sono arrivate le ammissioni da parte degli uomini della C.I.A., ed in una certa parte sono spuntati i documenti che comprovano questa scottante verità.
William Colby ex capo della C.I.A. in una intervista rilasciata a Gianni Bisiach ha riconosciuto l’incredibile errore del governo americano che ha stretto rapporti troppo stretti con l’organizzazione criminale italiana condizionando in negativo la storia del paese, segnatamente della Sicilia.
“Noi abbiamo avuto rapporti con la mafia, questo è stato un terribile errore”, la clamorosa ammissione dell’ex capo C.I.A. riscrive la storia, il potere enorme concesso alla mafia nell’immediato dopoguerra è stato il terreno di coltura di una pletora di criminali che hanno insanguinato l’isola del mediterraneo condizionandone in negativo lo sviluppo e la storia, i Bontate, i Riina, i Provenzano, i Badalamenti, i Leggio, si formano in quegli anni di impunità garantita per legge dallo stato italiano.
Si, per legge, oggi possiamo affermarlo.
Sepolta tra cumuli di polvere, dimenticata (volutamente) negli archivi segreti, riaffiora dal passato il documento incriminante, quello che ha condannato a morte la Sicilia e con essa l’Italia ad un quarantennio di mafia e di connubio tra istituzioni e malavita e del quale ancora oggi non riusciamo a liberarci, perché dopo la Democrazia Cristiana venne un imprenditore milanese ed i successori di costui coinvolti in scandali di corruzione infinita sembrano gli ideali continuatori di una storia che cominciò tanti anni fa.
Ne parlò il presidente della Commissione Antimafia Carraro il 20 giungo 1974 rivolgendosi al ministro degli esteri Aldo Moro: “La commissione è stata informata dell’esistenza di un documento, fino ad ora non reso pubblico, che sarebbe allegato all’articolo 16 del trattato di armistizio (l’armistizio lungo) stipulato nel 1943 tra l’Italia e le potenze alleate. Poiché detto documento- che conterrebbe l’indicazione di numerosi elementi mafiosi cui sarebbe stata assicurata l’impunità- si rivela di enorme interesse ai fini della ricostruzione del fenomeno mafioso in Sicilia …, la Commissione ha deliberato di acquisirlo agli atti”.
Si fa riferimento all’armistizio siglato da Badoglio ed Eisenhower il 29 settembre 1943 a Malta, ma dalla ricerca negli archivi che ne susseguì si scoprì la strana mancanza di questa postilla, ovviamente da allora non se ne parlò più, la carriera di Carraro venne stroncata all’istante.
Ma nel trattato di pace stipulato a Parigi nel febbraio 1947 l’articolo 16 imposto dagli Stati Uniti recita così: “L’Italia non perseguirà, ne disturberà i cittadini italiani, particolarmente i componenti delle Forze Armate, per il solo fatto di avere, nel corso del periodo compreso tra il 10 giungo 1940 e la data dell’entrata in vigore del presente Trattato, espresso la loro simpatia per la causa delle potenze Alleate ed Associate od avere condotto un’azione a favore di detta causa”.
Il riferimento ai civili e non ai soli militari non lascia dubbi, si tratta dei mafiosi e di tutta la pletora di massoni, ex-fascisti ed anticomunisti riuniti dai servizi segreti americani nel complotto anticomunista.
L’impunità di cui ha goduto la mafia è presto spiegata, quella stessa impunità che oggi hanno ereditato i politici italiani, specie quelli coinvolti negli scandali legati alla corruzione; dunque non deve sorprendere l’andazzo delle cose italiche, in Italia l’impunità è legge, il nostro paese è una vasta area criminale dove gli americani in mezzo secolo e le multinazionali oggi imperversano indisturbate.
Negli anni che seguirono il dopoguerra la C.I.A. (costituita daTruman nel 1947, riformando l’Office of Strategic Services, ndr) fidelizzò i picciotti della mafia anche in altre operazioni militari e paramilitari, celeberrima l’operazione Mongoose nota anche come The Cuban Project dove è provato il coinvolgimento di un piccolo esercito di picciotti che avrebbero dovuto spazzare via Fidel Castro; l’operazione fallì miseramente e John Fitzgerald Kennedy abbandonò sull’isola i siculo americani che vennero successivamente rimpatriati in cambio di viveri, trattori e medicine.
La mafia se la legò al dito. Nella ricostruzione di Gianni Bisiach nel suo libro “Il presidente, la lunga storia di una breve vita” sono evidentissime le prove che collegano l’assassinio di tutti e due i Kennedy alla mala siciliana, segnatamente nelle figure dei boss Sam Giancana e Charles Nicoletti; si tratta di personaggi legati a doppio filo alla C.I.A. opportunamente tolti di mezzo assieme ad un’infinità di testimoni morti in circostanze strane poco prima di deporre nelle aule dei tribunali.
Si arriva al Golpe Borghese in Italia nel 1970, vi sono prove certe del coinvolgimento della mafia nelle operazione militari del golpe fallito, prove innegabili nel libro di Camillo Arcuri, Colpo di Stato; si parla di migliaia di picciotti armati di tutto punto; da chi?
Si arriva alle stragi del 92, due magistrati siciliani stavano arrivando alle alte sfere del connubio stato mafia, l’esplosivo utilizzato in ambedue le stragi era di tipo militare e di produzione americana o inglese; un’altra incredibile coincidenza.
Fonte: Difesa On Line

Preso da: http://www.controinformazione.info/mafia-esercito-della-c-i-a-spuntano-le-prove/