ECCO ALCUNE DELLE PROVE CHE C’È L’USAID DIETRO ALLE MANIFESTAZIONI CONTRO LUKASHENKO IN BIELORUSSIA

Il 6 agosto, tre giorni prima delle elezioni presidenziali in Bielorussia e delle proteste che ne sono seguite, le agenzie di politica estera americane hanno concluso un accordo su “organizzazione di eventi e logistica per USAID-Bielorussia”.

L’appaltatore nell’ambito del contratto è il Centro di studi lituano sull’Europa orientale, secondo “fdps.gov” – il registro degli appalti pubblici degli Stati Uniti. In precedenza, nell’ambito dello stesso contratto statale, gli oppositori bielorussi sono stati formati in Lituania e il centro menzionato è quello che ha ospitato la candidata presidenziale dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya. In questo contesto, USAID in Bielorussia potrebbe presto essere chiuso.

USA, Ucraina e Lituania sono chiaramente gli organizzatori delle manifestazioni contro Lukashenko.

L’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale (USAID) riferisce simultaneamente al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, al Presidente degli Stati Uniti e al Consiglio di sicurezza nazionale. Secondo la carta del contratto statale, il cliente diretto era la filiale ucraina di USAID. La filiale bielorussa di USAID è elencata come la parte finanziatrice. Il contraente è “Rytų Europos studijų centras”, ovvero il Centro di studi sull’Europa orientale (CESE).

La descrizione del lavoro è breve: “Organizzazione di eventi e logistica per USAID / Bielorussia”. L’importo del finanziamento per questo scopo non è specificato.

Nella prima fase dello stesso contratto statale, la descrizione del lavoro era più dettagliata: nel settembre 2018, USAID-Bielorussia ha ordinato la consegna e la formazione di attivisti dal Centro di studi sull’Europa orientale a Vilnius: “USAID / Bielorussia avrà bisogno di supporto logistico portare gli attivisti bielorussi a Vilnius durante diversi round di incontri nell’autunno del 2018-inizio primavera 2019. Il team avrà bisogno di supporto per organizzare gli incontri / viaggi / alloggio per i partecipanti bielorussi “. L’importo della commissione è $ 35.600.

La seconda e la terza fase del lavoro nell’ambito di questo contratto statale sono datate settembre e novembre 2019 – con una breve descrizione: “… Pianificazione e logistica degli eventi per USAID / Bielorussia”, e ancora una volta USAID-Ucraina è stata coinvolta come parte del contratto. Le date di “acquisizione” sono il 25 settembre e il 18 novembre 2019.

È interessante notare che nell’autunno del 2019 si sono svolte numerose manifestazioni in Bielorussia sullo sfondo della campagna elettorale parlamentare bielorussa – ad esempio, il 16 novembre (il giorno prima delle elezioni), si è tenuta una marcia con striscioni come “E il il re è nudo! “.

Pertanto, le azioni su larga scala dell’opposizione bielorussa sono chiaramente correlate per date con i le direttive statunitensi, e gli eventi di agosto hanno dato luogo ad altre manifestazioni- cioè, l’attuazione pratica delle conoscenze acquisite dagli attivisti in Lituania.

Il 6 agosto 2020, l’opposizione ha pianificato una manifestazione su larga scala nel Parco dell’amicizia dei popoli di Minsk, ma il fatto che fosse stato dato ordine di spostarla si è saputo solo il 5 agosto e il 6 agosto Tikhanovskaya ha annullato questo evento. Risulta che gli Stati Uniti nell’ultimo contratto di stato hanno registrato i preparativi non per una manifestazione alla periferia di Minsk, ma per le proteste post-elettorali.

Altri importi dell’USAID a favore del Centro Studi sull’Europa dell’Est sono stati elargiti non in base a contratti statali vincolanti, ma sotto forma di sovvenzioni. Il CESE di Vilnius conduce da tempo propaganda contro Aleksandr Lukashenko e funge da sostegno a Svetlana Tikhanovskaya, fuggita in questa città l’11 agosto. Il lituano Seimas l’ha riconosciuta come presidente della Bielorussia. È nei locali del CESE che è stata scattata la famosa foto di Tikhanovskaya con il famoso tecnologo delle rivoluzioni Bernard-Henri Levy. Lo stesso francese ha ammesso nel suo articolo per il Wall Street Journal che il leader dell’opposizione bielorussa non lo ha impressionato. L’ha definita insolita e ha detto che oltre al servizio di sicurezza lituano, la ragazza è assistita anche da un attivista di Freedom House, un’organizzazione senza scopo di lucro che lavora per il governo degli Stati Uniti da molti anni.

Sulla carta, USAID, fondata nel 1961 dal presidente John F. Kennedy, ha obiettivi nobili. Nei paesi in via di sviluppo, l’agenzia è impegnata nella riduzione della povertà o nell’affrontare le conseguenze della pandemia di coronavirus, come in Bielorussia. Negli ultimi decenni, l’organizzazione si è anche affermata come conduttore della politica estera degli Stati Uniti – questo strumento di “soft power” è stato più volte preso a letto con gli organizzatori delle rivoluzioni colorate. L’USAID è stato un attore chiave nel recente tentativo di colpo di stato in Venezuela. L’agenzia ha anche sostenuto parte dell’opposizione dietro la tentata rivoluzione colorata in Nicaragua nel 2018. USAID ha finanziato anche la diffusione di notizie false contro le autorità cubane sui social network. E alcuni anni fa, si è scoperto che ha pagato milioni di dollari ai politici afgani per cambiare alcune leggi.

Nel febbraio 2019, USAID ha annunciato l’inizio della cooperazione con l’esercito e l’intelligence per promuovere gli interessi della “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti. Stiamo parlando delle forze speciali statunitensi, dell’FBI e di altre organizzazioni. Eritrea, Ecuador, Cuba e Bolivia hanno espulso USAID dai loro territori e gli uffici delle ONG in molti altri paesi sono in fase di chiusura. Le attività dell’agenzia nella Federazione Russa sono state bandite nel 2012 dopo le dolorose manifestazioni di migliaia di persone presso il Cremlino. Il motivo dell’espulsione è stata la fuga di 60 MB di corrispondenza elettronica tra l’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale e rappresentanti dell’opposizione russa. Inoltre, è stata approvata una legge che impone alle ONG straniere di registrarsi come agenti stranieri.

Ma i membri delle ONG locali ad essa associate hanno preso parte attiva alle cosiddette proteste pacifiche.

In precedenza, “Oktagon” ha scritto di un consorzio di difensori dei diritti umani bielorussi e ucraini impegnati nel conteggio dei casi di tortura nella Repubblica – un certo numero di attivisti sono strettamente associati a USAID e Freedom House. Tra le ONG c’erano quelle che diffondevano falsi sui manifestanti uccisi dalla polizia e altri argomenti simili.

Secondo il servizio “GovTribe”, più di 7 milioni di dollari sono passati attraverso la filiale bielorussa di USAID nel 2016-2020. Se le autorità bielorusse riterranno provato il legame di USAID con le proteste, chiuderanno l’ufficio dell’agenzia di Minsk e sarà più difficile per Washington lavorare con gli attivisti della Repubblica.

Aleksandr Kolesnikov

https://www.stalkerzone.org/washington-documented-its-miss…/

Bizzi: «Governi pagati da OMS e FMI per imporre il lockdown»

Sono uno storico, uno scrittore e un giornalista freelance. È dallo scorso mese di gennaio, con l’introduzione in Italia dello stato d’emergenza da parte del governo di Giuseppe Conte, che mi sento in guerra, letteralmente catapultato notte e giorno in una trincea. Mi sento in guerra non certo contro un “virus” o un nemico invisibile, ma contro un governo totalmente eterodiretto da forze e poteri molto pericolosi che hanno messo in scena un vero e proprio colpo di Stato globale, finalizzato alla progressiva riduzione e cancellazione della democrazia, della libertà e dei diritti civili, alla repressione di qualsiasi dissenso e all’instaurazione di una dittatura mondiale tecnocratico-sanitaria che definire di stampo orwelliano sarebbe un complimento. Tale piano, che va avanti indisturbato già da molti anni e che si pone purtroppo anche altri obiettivi molto più pericolosi, ha coinvolto la maggior parte dei governi mondiali e alcuni europei in particolare. Non tutti i governi europei si sono approcciati all’Operazione Corona nello stesso modo, anche se, almeno nella fase iniziale, l’hanno generalmente sostenuta, anche perché sapevano che sarebbe stata funzionale a un reset finanziario globale dal quale non volevano rischiare di restare esclusi.

in alcuni paesi scandinavi, in Svizzera, in Croazia e – in parte – anche in Germania, questa operazione è venuta presto a scontrarsi con la solidità dei sistemi democratici e ci sono stati notevoli ripensamenti, se non addirittura dei chiariNicola Bizzitentativi di smarcamento. In altri paesi, come ad esempio in Italia, Spagna, Francia, Serbia e Bulgaria, l’operazione è stata invece portata avanti con maggiore forza e violenza. Questo è potuto avvenire sia per via di crescenti pressioni internazionali che grazie a sostanziosi incentivi economici provenuti da organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tutti i governi europei erano stati messi al corrente già dal mese di settembre del 2019 di cosa sarebbe successo, e hanno ricevuto enormi finanziamenti clandestini (nel senso di non ufficialmente dichiarati): una vera e propria pioggia di denaro, non certo destinata a finanziare e potenziare la sanità e gli ospedali, ma esclusivamente per dichiarare il lockdown e garantirne la tenuta attraverso un massiccio potenziamento delle forze dell’ordine.

Non sono in grado di sapere quale sia l’esatto ammontare di questi finanziamenti, anche perché sono stati sistematicamente coperti da segreto di Stato, e perché sono stati diversi da paese a paese. A rompere la diga è stato il presidente della Bielorussia Aljaksandr Lukashenko, che notoriamente si è sempre rifiutato di adottare nel suo paese alcuna misura di emergenza, di lockdown o di “distanziamento sociale”. In una riunione del governo bielorusso ha dichiarato di aver ricevuto una cospicua offerta in denaro (92 milioni di dollari) da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, affinché facesse «come in Italia». Offerta che, dopo il secco no di Lukashenko, sarebbe stata in poche settimane addirittura decuplicata: ben 940 milioni di dollari, questa volta offerti dal Fondo Monetario Internazionale, accompagnati dalla medesima richiesta: chiudere tutto e fare “come in Italia”. Non a caso, dopo questa coraggiosa presa di posizione, Lukashenko è stato demonizzato dalla “comunità Aljaksandr Lukashenkointernazionale”, è stato accusato di brogli elettorali e stanno tentando di rovesciarlo con una ridicola e meschina rivoluzione “colorata” finanziata da criminali come George Soros e alimentata da personaggi di squallore, servi del potere globalista, come Bernard-Henri Lévy.

Cosa si sarebbe impegnato a fare esattamente Aleksandar Vučić per quei soldi? Ho contatti nell’ambiente dell’intelligence, sia in Italia che in altri paesi, e mi hanno confermato che il governo italiano ed altri governi europei, incluso quello della Serbia, hanno ricevuto e accettato questi finanziamenti occulti. Non posso sapere con certezza come Aleksandar Vučić li abbia impiegati, ma so che in Italia sono stati destinati al potenziamento delle forze dell’ordine per la gestione e la tenuta del lockdown e per corrompere i media, affinché mantenessero alto il clima di paura per il “virus”. Molto probabilmente la stessa cosa è accaduta in Serbia, ma deve essere il popolo serbo a pretendere e a ottenere la verità. Se ci sono ancora in Serbia politici con le mani libere, devono trovare il coraggio di chiedere al loro governo quanto denaro ha realmente ricevuto e come lo ha speso. Sono stato uno dei primi giornalisti al mondo a denunciare tali questioni attraverso il sito www.databaseitalia.it. I popoli hanno il diritto di conoscere la verità.

Finanziamenti segreti per adottare il lockdown e per appoggiare la psy-op dell’Operazione Corona sono stati offerti alla maggior parte delle nazioni, a dimostrazione del fatto che si è trattato di un vero e proprio colpo di Stato globale. Questo è accaduto in Canada, Australia, America Latina, Medio Oriente, Asia e Africa. Molti leader africani, in particolare i presidenti Il serbo Aleksandar Vucicdella Tanzania, del Burundi e del Madagascar hanno pubblicamente denunciato questi tentativi di corruzione e hanno preso le distanze dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dimostrandosì così molto più liberi e coraggiosi dei leader europei. Sicuramente tutti i paesi dell’Europa Sud-orientale hanno raggiunto simili accordi, compresi Romania, Bulgaria, Albania, Montenegro e Macedonia, ma non conosco gli importi di tali finanziamenti. In Grecia e a Cipro ci sono state maggiori resistenze politiche, e la Chiesa Ortodossa ha avuto molto peso nella difesa della democrazia e della libertà dei cittadini. Questa è una guerra contro i nostri diritti, contro la democrazia e per la distruzione della nostra stessa civiltà. Tutti i popoli d’Europa devono ribellarsi e lottare per il proprio futuro.

(Nicola Bizzi, “Sapevano del coronavirus dallo scorso autunno, il presidente serbo Vučić ha preso i soldi”, da “Database Italia” del 7 settembre 2020. «Sono passate poche settimane da quando il suo articolo in esclusiva per “Databaseitalia.it” ha fatto il giro del mondo», scrive Davide Donateo ricordando la denuncia di Lukashenko sottolineata da Bizzi, «scoperchiando il sistema con cui il Fmi è riuscito a “convincere” i governi ad entrare in lockdown, seguendo il modello italiano». In un’intervista rilasciata per l’importante sito serbo “Srbin.info”, Bizzi ha alzato la posta rivendicando la veridicità di ogni parola di quell’articolo, aggiungendo ulteriori dettagli. «Amo molto la Serbia, parlo la vostra lingua e ho studiato la vostra storia», dice Bizzi, editore di Aurola Boreale, rivolgendosi ai serbi. «Ho vissuto a lungo nel vostro paese negli anni ’90 e ho avuto l’onore di conoscere e incontrare Slobodan Milošević», aggiunge. «Ero molto amico di Dragoš Kalajić, un grande intellettuale, artista e patriota, e ho lavorato con lui per difendere nel mondo l’immagine e l’onore della Serbia»).

https://www.libreidee.org/2020/09/bizzi-governi-pagati-da-oms-e-fmi-per-imporre-il-lockdown/

Contributo illuminante al pezzo:

Il momento in cui il presidente serbo A. Vucic apprende da Trump che  lui sta per spostare  l’ambasciata della Serbia in Israele,  a Gerusalemme:

https://twitter.com/carlbildt/status/1302339768538324994

Preso da: https://www.maurizioblondet.it/idee-libre-friends-libre-news-recensioni-segnalazioni-bizzi-governi-pagati-da-oms-e-fmi-per-imporre-il-lockdown/?fbclid=IwAR2nd66ZgOFtdea8pR7gcwUwB_OAoDaVrTel45XV9ZGGVLU4I2ZVtoJeySQ

The COVID-19 Plandemic Is An Experiment In Manipulating The World

16 June 2020

The COVID-19 Plandemic Is An Experiment In Manipulating The World

To be clear, the virus is real…but the hype surrounding the “plandemic” was the first successful global experiment in how to control huge masses or even the entire planet if needed.

To be clear, the virus is real. It is deadly for some categories of the population, but probably 80-90% of those who contracted it have no symptoms at all, though some do display very mild, cold-like symptoms. Still, for about 10% of the infected, there are complications, particularly for the elders and those with multiple life-threatening health issues.

Statistically, if you compare it to Spanish Flu, Swine Flu, or Bird Flu, it isn’t much worse, nor has it taken more lives.

But the hype surrounding the “plandemic” was the first successful global experiment in how to control huge masses or even the entire planet if needed. It was well engineered and mastered. It was scientifically evaluated and used all previously acquired knowledge of human psychology and nature. It targeted the vulnerable minds in a hypnotic way, disarming the entire population in their resistance attempt against totalitarianism and utter state/government power over any individual and the masses as well.

I am shocked at how the entire planet voluntarily and defenselessly accepted the crushing of all constitutions and laws, their imprisonment in their own homes, the destruction of their small businesses, social distancing, and how they are zombified to use useless face coverings and gloves in blind obedience to the authorities.

Nothing, absolutely nothing, in this so-called pandemic can justify the lockdown of the entire planet, destroying whole countries’ economies, destroying all their small businesses, destroying human lives, and destroying the future. The consequences will be deadly, far-reaching, long-running, and worse than any pandemic in recent human history.

The “plandemic” countermeasures are the greatest scam, hoax, and human rights infringement in recent human history, and the story behind it leaves open the door for governments to prolong this “state of emergency” indefinitely, varying and adopting measures as they find fit.

It wasn’t the virus, but the plandemic agenda, that changed the face of this planet forever, and I am really afraid that it is irrevocable, leading us to a dystopian world that I wouldn’t like to live in.

As I wrote 3 years ago:

“This civilization will decay into an autocratic, fascist, totalitarian system to control the entire Earth’s population, with such a firm grip on our necks that we could put up a sign from Dante’s Inferno “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” (“Abandon all hope, ye who enter here”). Either that, or we will burn in the nuclear furnace. The clock is ticking, and our time is running out.”

This article is a republication of Slobodan Solajic’s Facebook post that was edited by OneWorld for clarity and shared with his permission

New York, morti perchè? IL VIRUS SIAMO NOI ! Eliminare i vecchi, neutralizzare i giovani, domare il resto

Fulvio Grimaldi
3 maggio 2020

New York, morti perchè?
IL VIRUS SIAMO NOI !
Eliminare i vecchi, neutralizzare i giovani, domare il resto

Hanno sbagliato, o voluto sbagliare, tutto

“ I pazienti deceduti avrebbero sofferto le conseguenze delle prime diagnosi sbagliate. Covid 19 è una malattia infiammatoria vascolare sistemica… addirittura i respiratori avrebbero peggiorato l’esito della malattia…” (Maria Rita Gismondo, direttore microbiologia clinica e virologia del ‘Sacco’ di Milano)

New York: intubati da morire

Ma forse si va oltre al sadismo. Da New York arrivano testimonianze raggelanti su cosa succede in certi ospedali ad anziani intubati e ventilati. Siamo all’orrore. Già da varie fonti mediche, che nessuno ha potuto accusare di fake news, erano arrivati dubbi sulle terapie applicate a chi veniva sospettato di covid-19 e quindi di patologia polmonare. Diversi professionisti avevano asserito che si trattava invece di malattia del sangue con l’esito frequente di trombi letali, contro la quale la ventilazione forzata non era idonea, anzi poteva, con l’eccesso della pressione, provocare danni e perfino morte.

Ora, a partire da un’infermiera che, per non subire rappresaglie nel proprio ospedale, ha chiesto a una collega, Sara N.P., di un’altra struttura, di denunciare quanto ha visto con i propri occhi, la vicenda ha atterrito gli Stati Uniti. Secondo il suo racconto i pazienti anziani venivano fatti morire in massa proprio per l’errata applicazione del ventilatore, nei termini illustrati anche in Italia. La denuncia è stata ripresa dal dr. Cameron Kyle-Sydell del Maimonides Medical Center di N.Y., che ha confermato come i respiratori artificiali provocassero gravi danni ai pazienti, stroncando gli alveoli dei polmoni. Una nota di sospetta corruzione arriva dal dr. Scott Jensen, senatore del Minnesota, secondo cui gli ospedali che impiegano i respiratori ricevono dal ministero il triplo dei fondi rispetto agli altri. Infine, dall’Italia il dr. Giampaolo Palma, cardiologo con vent’anni al Centro Trombosi di Salerno, ribadisce come questo virus attacchi i vasi sanguigni e solo in seconda istanza i polmoni.

Secondo i denuncianti, la pratica degli ospedali di N.Y. di attaccare qualsiasi paziente affetto da coronavirus alle macchine ventilatrici, avrebbe provocato un numero altissimo di decessi. Praticamente saputi e voluti, afferma l’infermiera. L’esclusione immediata di tutti i parenti da qualsiasi contatto con i malati, subito dopo il ricovero, e la loro morte in assenza di testimoni esterni, sarebbe da ricondurre a questa pratica. E forse anche certi numeri in esponenziale crescita. Ma poi, come diavolaccio si conciliano la distanza di un metro tra potenziali contagiati in strada, o nel negozio, e quella di un metro, anche due, negata tra parenti e morenti? Non casca forse l’asino anche qui? E’ fattuale: agli operatori dell’operazione cambiamondo Covid-19 occorrono morti, tanti morti. Ed è altrettanto fattuale che dall’antro da cui sono usciti questi operatori è uscito di tutto, il peggio di tutto.

La migliore di loro: “hanno sbagliato tutto”

E se non fosse bastata la mia piccola ricerca, ecco che sul Fatto Quotidiano del 3 maggio esplode l’atomica di Maria Rita Gismondo, virologa numero uno d’Italia in quanto direttrice di virologia e microbiologia clinica all’ospedale pubblico più rinomato: “Il Sacco” di Milano. E’ la luminare già aggredita con diffida dal noto dr. Burioni (San Raffaele) per aver detto che il Covid-19 le pareva poco più di una normale influenza. Scrive oggi la Gismondo, denunciano il danno inflitto dalle terapie della ventilazione universamente adottate e confermando esplicitamente la scoperta di New York: “L’ipotesi italiana è confermata anche dagli Usa…Sars coV2 colpisce soprattutto i vasi sanguigni, impedendo il regolare afflusso del sangue, con formazione di trombi. La polmonite ne è solo una delle conseguenze”. La cura in questo caso sono gli antinfiammatori, mentre la ventilazione spacca i polmoni e uccide. Si sapeva? Si faceva? “E’ una vera rivoluzione”, conclude Gismondo. Verrà ascoltata? Verrà bruciata sul rogo? Chi appiccherà il fuoco, Roberto Burioni? Bill Gates? Voi che dite?

Ma è mai possibile che, di fronte a un’ipotesi, un dubbio, con tanti elementi e testimoni alla sua base, alla luce di tanti morti soffocati dai ventilatori in tutto il mondo, non si scateni un dibattito internazionale, a tutti i livelli, su chi abbia ragione, tra coloro che insistono a intubare e a nascondere i morenti ai loro cari e viceversa, e quelli che invocano e praticano altre terapie, meno invasive e rischiose?

https://www.corriere.it/…/quella-relazione-pericolosa-tutti… Questo è il link a un articolo del Corriere della Sera, subito rimosso.

La conclusione è una sola. Cosa ci si deve aspettare da chi ha ridotto la distanza tra ricchi e poveri a quella tra la galassia e il pianeta Terra, da chi, sotto copertura di menzogna, frode e altosonanti valori come democrazia, antifascismo e diritti umani, percorre il mondo come un’ininterrotta esplosione termonucleare, cancella al suo passaggio nazioni intere, Stati sovrani, devasta, distrugge, contamina, infliggendo sofferenza e ingiustizia come neanche nelle epoche più buie e terrificanti della storia umana? E prepara, servendosi di una muta di ratti mediatici per le opportune diffamazioni, fake news, manipolazioni, quell’aggressione alle potenze indocili, Russia, Cina, che renderà tutti gli olocausti succedutisi nella Storia umana, comprese ere glaciali cadute di corpi celesti, diluvi universali, un incidente di percorso?

Prima gli anziani, costosi, improduttivi, dotati di memoria….

“Dal di che nozze e tribunali e are
dier alle umane belve esser pietose…”

file:///C:/Users/Fulvio/AppData/Local/Packages/microsoft.windowscommunicationsapps_8wekyb3d8bbwe/LocalState/Files/S0/3/Attachments/APPELLODELLACULTURA[32047].pdf

Un appello relativo all’argomento del prossimo paragrafo, gli anziani mandati al macero, lanciato dalla scrittrice Donatella Bisutti, firmato da molti e pubblicato sui media. Da diffondere.

Abbiamo assistito all’eliminazione dei vecchi tramite assembramento di infetti nelle case di riposo, intubazioni letali a chi poteva essere curato con eparina o clorochina, come incomincia a succedere da noi e altrove, alla faccia dei bonzi sanitari che, grazie al vaccino, aspettano di farsi depositi di Paperoni e califfati tipo quelli del Golfo. Abbiamo visto i nuovi Mengele, Alan Dulles e Shimon Peres, dell’eugenetica costringerli a morire in casa per interruzione delle cure, tutte sospese, mancanza di moto, aria, sole, socialità, per depressione, infarti, perfino inedia. Pulizia generazionale di deboli, improduttivi e costosi che avevano tuttavia la grave colpa di infettare il Nuovo Ordine Mondiale con il patrimonio della memoria di cose, nomi, valori, libertà.

E poi al danno, se così si può definire, l’insulto. Alla persona che muore e che, su falsi pretesti, in maniera sadica viene privato del conforto dei suoi brani di vita affettiva nei momenti del freddo che gela il midollo. Alle persone consanguinee, con-affettive, che si vedevano negate la vicinanza del massimo reciproco bisogno. Nessuno a cui ribadire che ci è cara la sua vita, nessuno da cui farsi accompagnare in un passaggio che, da solo, vuol dire orrore. Da Antigone, da quando eravamo animali pre-umani, la morte, come la nascita, misteri insondabili che ogni civiltà ha affrontato con ritualità sacra, era onorata, alleviata, accompagnata.

Poi i bambini e ragazzi, improduttivi, costosi, pericolosi

Ma tocca anche ai giovani. Non di morire. I feldmarescialli hanno bisogno di turnover. Ai giovani tocca di non rompere, come sarebbe nella loro natura di incontaminati dalla vista chiara e, come troppe volte è stato nella Storia, di agenti di cambiamenti radicali, catastrofici per le élites dell’epoca. Tocca ammazzarli, nel senso di decerebrarli, da piccoli. Tutti ricordano di cosa accadde cinquant’anni fa in quasi tutte le strutture dell’istruzione, dalle medie, con ragazzini e adolescenti, alle università dei ventenni e, poi, nelle fabbriche e nei quartieri, con tutta una generazione. Se non nelle fondamenta, il palazzo dell’élite tremò nei vetri e nelle pareti. Ne sono ancora terrorizzati.

Sfumata l’operazione AIDS, di negazione della sessualità conquistata in quegli anni, scoperchiata da guerre e sanzioni a classi e nazioni la “guerra al terrorismo”, hanno capito che dovevano colpire alla radice della vita. Per neutralizzare i caratteri vitali, la forza, la curiosità, l’intelligenza delle nuove generazioni, bisognava ridurne l’“assembramento”, sempre gravido di intemperanze e minacce. Impedire l’associarsi, l’incontrarsi, l’organizzarsi, che a una generazione danno un carattere, addirittura una fisionomia, comune, rabbie e aspirazioni condivise, come succede nelle rivoluzioni, con la ricchezza delle sue diversità e sfaccettature. Un sognare, sentire, pensare, volere che produce forza di massa.

Per prima cosa era necessario disgregare i corpi portatori di tale comunità, separarli, isolarli. Compito delle piattaforme digitali. Rapporti che da fisici, con suoni, occhi, odori, contatti, espressioni, all’asettico del virtuale. Virtuale da smartphone e reti social, autocelebrativo nell’immagine, a compenso di un’identità che, senza confronti con la realtà fisica, diventa incerta, minimalista; semplificata, infantile, nel linguaggio. L’apoteosi delle chat, del pensiero breve e, dunque, della comunicazione corta. Fine del crescere dell’uno sull’altro, con l’altro, per l’altro, ad arrampicarsi insieme, legati, sulla roccia che ha in cima la maturità. Conferma di una gerarchia famigliare ossificata e patriarcale, che poi dovrà rafforzarsi nei rapporti sociali e di classe. Un rapporto dogmatico e quindi autoritario, negatore della dialettica e della contestazione.
Come quello dei monopolisti della Scienza. Che controllano l’OMS pagandola, non diversamente dall’organismo ONU che sovrintende al digitale, Internet Governance Forum (IGF). Da chi è composto? Dai governi, per forza, dalle piattaforme dettaleggi e dettacensura di Silicon Valley e dalla “società civile”. Cosiddetta, perché composta dalle grandi ONG, tipo Medici Senza Frontiere, Save the Children, Open, generosamente finanziate dalle stesse piattaforme e pure da Soros. Conflitti d’interesse. Nessuno. Come quelli dell’OMS.

Scuola o centro di addestramento?

Poi l’eliminazione della scuola, luogo deputato alla formazione, tanto attraverso l’apprendimento didattico quanto a quello autogestito nella comunità di ragazzi che si crea e che ne alimenta l’opera collettiva, anche la resistenza, nei confronti degli adulti e l’affinamento piscofisico reciproco attraverso l’amicizia, l’amore, l’emulazione, il conflitto. Un fronte di forza e di responsabilità fondato sullo scambio. Negato, ne riduce i membri alla solitudine, alla debolezza, al blocco del processo evolutivo e formativo. Nessuna comunicazione e nessun insegnamento virtuale, la scuola telematica con i suoi elementi degenerativi di isolamento e solipsismo, può sostituire anche in minima parte, anzi, la linfa vitale del confronto diretto nella comunità. E neppure il rapporto discente-docente, fatto com’è di espressioni, vibrazioni sensoriali e intellettive, fascino, direi, forzando, di elettromagnetismo, potrà mai essere restituito dalla freddezza disumanizzante di uno schermo.

Scuola di classe

O vogliamo scordarci di cosa avesse già provocato, con gli strumenti del digitale appositamente prodotti, la defisicizzazione della realtà esterna e conseguente annichilimento di quella interna che con essa dialoga, e non solo visivamente. Smartphone e tablet tanto comodi, tanto utili e tanto appositamente pensati e diffusi per analfabetizzarci in termini di comprensione della complessità e della sua riduzione a sintesi. Ora questa improbabile ministra dell’Istruzione, Azzolina, prevede, per la ripresa, una scuola spaccata a metà. Come una pianta, un edificio, una vita qualsiasi, che nelle sue parti divise non è più niente di ciò che era. Metà in classe e metà al computer da casa. Due forme non tanto alternative, ma contrapposte, di procedere alla formazione di donne e uomini adulti e coscienti. Ne usciranno due categorie che non avranno nulla da dirsi. Una più dotata, l’altra profondamente disabilitata. E così, nella più importante occasione di socializzazione dei ragazzi, si ricreano le diseguaglianze che la Scuola era chiamata ad annullare. E’ lotta di classe dall’alto verso il basso. Vigliacca, perché se la prende con i meno armati. E una volta di più, il sistema è riuscito a dividere la società. E a imperare. Lo scopo di tutto quello che ci succede non è forse questo?

Resta da dire dei bambini che, dopo due mesi in gabbia, a sfondarsi di Lego e diseducarsi con disneyani filmati di animali, simpatici e degni di affetto solo nella misura in cui paiono esseri umani travestiti da cerbiatto, o orso, o passero, possono uscire con mamma o papà. Un giretto, ma non incontrarsi tra loro, non andare sull’altalena, o sullo scivolo e correre e fare capriole, in gara con i compagni. Non sanno mantenere le distanze, i bambini! In qualche modo colpevoli, mentre ancora odorano di latte materno. Una bella partenza per la crescita da anchilosati nei muscoli e nel cuore, mamma e papà-dipendenti, soli. Ammazzarli da piccoli, appunto.

Originale: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2861332593955278&id=117480098340555&__xts__[0]=68.ARAFehGX5wadcjPbu0Tztd2P3ESoGo16gy7XhsRZnF-fkElzTdH7QdNb1TIbrZnSsplfidx5bw91kB3dvRAOiYqkWK42tM7Y61-A3TEsGsAtIDiI0PEwXdznnZXn8CKLWnes0-mXFPK44OKBe85IgAwoRckkpsfiu9ZZsxm3pPWyC7lfKToWQsYTWxpUK7LgIefx3CtNlbUfAcZqMXSOe7cjUByia4icdvDrHp0074L0fv7DLW7_tQUiWr2qYQtLtP2p8lLbHm2iJYG3L2gF42EypQLVYnuHuBPmrM59FI8uK_TFmQHcjqXmV0Ek5lTkTQZIPxYmkMhz3taZ68Qw8Re02g&__tn__=H-R

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Libertà contro diritto alla salute (pubblica). Come ci hanno privati della dignità trasformandoci in “malati” con la scusa dell’emergenza sanitaria
coronavirus con sfondo rosso e cerchi

Avv. Maurizio Giordano – La dichiarazione dello “stato di emergenza” nel gennaio di quest’anno in seguito all’epidemia da “coronavirus” ha portato a partire dal 12 marzo all’adozione da parte del Governo di misure estremamente restrittive delle libertà personali nei confronti dei cittadini su tutto il territorio nazionale. Misure suggerite dal cosiddetto “Comitato tecnico scientifico” sul modello cinese che inizialmente sarebbero dovute durare 2 settimane, prorogate poi di volta in volta fino al 4 maggio 2020. La campagna mediatica “unidirezionale” che ha preparato e accompagnato queste misure ha di fatto avuto l’effetto di scatenare il panico tra i cittadini, convincendoli sostanzialmente della necessità di tali misure per tutelare la salute di tutti -in particolare degli anziani- inducendoli ad accettare senza alcuna resistenza una limitazione delle proprie libertà personali che non ha precedenti nella storia repubblicana.

Il silenzio assordante degli intellettuali e dei giuristi

La cosa che personalmente più meraviglia è che la versione veicolata dai media volta a suscitare il terrore del virus abbia praticamente convinto tutti, senza distinzione di istruzione o ceto sociale, senza che da nessuna parte si sollevassero dubbi o obiezioni. Nessuna voce si è levata nemmeno da parte di giuristi, magistrati o avvocati – anche loro completamente soggiogati dalla paura e pronti a rinunciare a qualunque diritto pur di avere salva la pelle – se non per appoggiare la linea governativa. Pochissime le voci critiche come quella del costituzionalista Michele Ainis o del noto giurista nonché professore di diritto internazione Ugo Mattei, che hanno messo in guardia del pericolo che l’accentramento dei poteri nelle mani del Presidente del Consiglio, pur in una situazione di emergenza, stante la latitanza del Parlamento e delle forze politiche, potesse rappresentare un pericoloso precedente per la democrazia. La maggioranza dei giuristi comunque si è allineata con la posizione governativa. Anche eminenti costituzionalisti quali ad esempio Gustavo e Vladimiro Zagrebelsky hanno sostanzialmente avvallato il sacrificio della libertà personale in nome di un diritto posto a loro giudizio ad un livello superiore quale quello alla salute, proprio in forza di un principio di “solidarietà effettiva” sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Quello che qui si vuole analizzare è se tale sacrificio sia davvero legittimo in una società democratica ed in ogni caso se l’epidemia che stiamo affrontando possa effettivamente costituire una emergenza tale da giustificarlo – anche da un punto di vista costituzionale – valutando in tal caso se le misure di contenimento “del virus” possano considerarsi adeguate e proporzionate al risultato che si vuole ottenere.

Emergenza sanitaria: riserva di legge e violazione dell’art. 3 Cost.

Nel nostro ordinamento costituzionale non è previsto espressamente lo “stato di emergenza”. La dichiarazione di uno stato di emergenza è prevista unicamente da una fonte legislativa (Decr. Lgs n. 1/2018 – Codice della Protezione Civile) la quale attribuisce poteri straordinari al Presidente del Consiglio che può procedere anche in deroga alle disposizioni di legge ma nei limiti e secondo i criteri indicati nella dichiarazione e nel rispetto dei principi dell’ordinamento giuridico e solo per un tempo massimo di 12 mesi.

Se è vero che il Presidente del Consiglio può derogare alle disposizioni di legge, è pur vero che per restringere diritti costituzionalmente garantiti occorre procedere con atti aventi forza di legge. Senza prendere ora in considerazione i singoli diritti sospesi, si prenda a modo di esempio quelli che forse in questa situazione vengono più in rilievo come la libertà personale (art. 13 Costituzione) e la libertà di circolazione (art. 16 Costituzione). Sono questi stessi articoli a prevedere la possibilità di stabilire dei limiti al loro esercizio per motivi di sanità o sicurezza, ponendo però una espressa “riserva legge”. Molti giuristi si sono infatti posti il problema se fosse possibile incidere sui diritti dei cittadini mediante semplici Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (i famosi DPCM). Ed infatti, dopo queste critiche, Conte ha saggiamente corretto il tiro adottando la forma del Decreto Legge, il quale è almeno sottoposto ad un controllo successivo del Parlamento. Ad ogni modo, anche se attraverso un atto avente forza di legge, occorre che la limitazione delle libertà personali sia sorretta da un’effettiva situazione di emergenza (sanitaria o di sicurezza pubblica).

C’è poi da chiedersi se le norme di contenimento non violino l’articolo 3 della Costituzione. Infatti, “rimanere a casa” non è evidentemente uguale per tutti e pone le famiglie italiane in una posizione di palese ingiustizia sociale. Non tutti infatti possono godere di appartamenti spaziosi, con balconi ampi, giardini condominiali ed una situazione economico/familiare idilliaca. La realtà italiana è costituita per lo più di famiglie numerose, con figli a carico, costrette a vivere in un monolocale in affitto senza balcone o cortile, con problemi economici, che vivono situazioni problematiche (di salute o di violenza, ad esempio) al loro interno. Oppure di persone anziane che vivono da sole, impossibilitate a muoversi neanche per fare la spesa perché inabili o malate, che non possono godere dell’assistenza dei parenti a causa proprio di queste norme.

Emergenza sanitaria politica … non emergenza da Coronavirus

Il fatto che in questi mesi l’Italia, e molti altri paesi del mondo, abbia dovuto affrontare una situazione di emergenza è innegabile. Nessuno può mettere in dubbio il sovraccarico degli ospedali e l’aumento dei morti soprattutto in alcune regioni soprattutto del nord che sono state l’epicentro dell’epidemia. Il problema è stabilire la natura di questa emergenza. Questa situazione è dovuta al virus o alle scelte politiche passate che hanno smantellato la sanità e all’inadeguatezza del sistema sanitario – basato soprattutto su un sistema accentrato sugli ospedali piuttosto che su un’attività sul territorio oltre che ridotto in una condizione di totale mancanza di mezzi e risorse – ad affrontare una pandemia? La risposta a questa domanda è fondamentale perché ci può mostrare se la soluzione politica adottata sia adeguata e soprattutto proporzionata al risultato che voleva ottenere ovvero il contenimento della diffusione della pandemia.

Ragioniamo sui numeri

Al 15 aprile 2020 il numero dei morti per coronavirus comunicato dalla Protezione civile è di circa 21.000 persone. Si premette già che questo numero non corrisponde al numero reale dei morti per coronavirus. Infatti comprende tutti i morti (cui è stato riscontrato il virus, ma che avevano anche altre patologie e che sono morti per altre cause). Infatti dai dati dell’Istituto Superiore della Sanità alla data del 13 aprile i morti solo per coronavirus senza altre patologie erano solo 53. E’ evidente che in genere una persona di solito non muore “sana”, perciò anche tra i morti che avevano più patologie vi sono certamente tanti ove il coronavirus è stato la causa “determinante” della morte. In ogni caso bisogna certamente ridimensionare il “numero totale dei morti” fornito dalla Protezione Civile. Ora, bisogna osservare come tale numero sia viziato non solo per eccesso ma anche per difetto. Infatti in Italia fino ad oggi sono stati fatti solo pochissimi tamponi e molte persone sono morte senza che gli sia mai stato diagnosticato il virus. Molti comuni hanno infatti cominciato a fare un’analisi delle risultanze anagrafiche, e nelle zone più colpite (come Brescia e Bergamo ad esempio) è risultato che il tasso di mortalità del mese di marzo era del 300 % superiore a quello del marzo dell’anno scorso. [1]

Ad ogni modo, ammettiamo pure che i numeri totali di morti siano quelli comunicati o siano addirittura superiori. Vediamo allora quali sono i numeri della mortalità relativi agli anni precedenti. Il presidente dell’ISTAT, dott. Blangiardo, ha comunicato qualche settimana fa i numeri della mortalità dell’anno scorso: 647.000 morti (in linea con gli anni precedenti). Andiamo ad analizzare le cause nel dettaglio. Gli ultimi dati aggiornati disponibili sono relativi al 2017: 230.000 morti per malattie cardiocircolatorie, 180.000 morti di tumore, 53.000 morti per malattie respiratorie (663 morti per complicazioni dovute ad influenza e 13.516 per polmonite). [2]

Certamente 21.000 morti per coronavirus sono sempre un numero enorme.

Ma se lo confrontiamo con i dati rilasciati dall’Istat non arriva nemmeno al numero che ogni anno abbiamo per morti di malattie respiratorie (53.000). E non è nemmeno lontanamente paragonabile al numero di morti per malattie cardiocircolatorie e per tumore! Se poi lo paragoniamo al numero di decessi giornalieri (650.000/365 pari a 1.772 decessi al giorno) il confronto diventa decisamente impari. La cosa davvero sorprendente è che il numero di decessi che si verificano ogni anno per infezione presa in ospedale è pari a 49.000 decessi, quasi uguale al numero di decessi per malattie respiratorie. E’ una strage sottovalutata, osserva il Dott. Walter Ricciardi dell’Istituto Superiore di Sanità, visto che l’Italia conta il 30 % di tutte le morti per infezione ospedaliera nei 28 Paesi UE e che in 13 anni (dal 2003 al 2016) il tasso di mortalità è raddoppiato, riguardando prevalentemente individui anziani dai 75 anni in su (Ansa – 15.05.2019). Alla luce di questi dati, possiamo davvero definire questo virus un’ emergenza? O c’è forse qualcosa che non funziona nel sistema sanitario, considerando anche che il fenomeno delle morti per infezione ospedaliera è facilmente sovrapponibile a quello delle morti per coronavirus -sia perché riguarda prevalentemente le persone anziane sia per la modalità di trasmissione in ospedale ? [7]

Risulta evidente pertanto come l’obiezione di chi sostiene che i sacrifici che stiamo facendo li facciamo soprattutto per gli anziani “che rappresentano un valore per il nostro Paese dal momento che questo virus colpisce prevalentemente loro” sia un’affermazione puramente pretestuosa. Occorre piuttosto chiedersi se la strategia adottata dal Governo sia davvero riuscita ad evitare il decesso degli anziani che voleva evitare o non sia invece semplicemente una risposta propagandistica dettata da panico ed inadeguatezza. Quanti anziani sono morti nelle case di riposo per infezioni ivi contratte perché le regioni hanno disposto presso di esse lo spostamento dei pazienti covid e perché i sanitari ivi operanti non adottavano le opportune precauzioni? (ed è di questi giorni la notizia dell’apertura di un’inchiesta penale della magistratura a carico delle Istituzioni della Regione Lombardia originata proprio da questa situazione – ma la stessa cosa è avvenuta anche nelle altre Regioni) Quanti anziani sono morti da soli in casa, abbandonati perché i parenti non potevano andare a trovarli, o perché malati senza essere assistiti dalle strutture sanitarie o solo perché avevano paura di andare in ospedale ove temevano di contrarre il virus? Quante persone, tra cui molti anziani, hanno contratto il virus proprio in ospedale, dove il virus ha in effetti cominciato a diffondersi nelle regioni del nord? Quante persone sono morte perché a causa del terrore mediatico hanno sovraffollato gli ospedali invece di essere curati a casa dove ancora adesso si continua a non fare tamponi? Quante persone sono morte per altre patologie perché tutti gli interventi e le terapie non urgenti sono state sospese per il coronavirus? QUANTE PERSONE SONO MORTE E MORIRANNO ANCORA A CAUSA DELLA CURA?

Quando la cura uccide il paziente e la politica schizofrenica

Ci si trova ora in una situazione che ha dell’assurdo. Se si accende la televisione, in qualunque programma si potrà vedere qualche giornalista o politico che parla di aiuti europei, di Mes o di euro bond, prefigurando che ove l’Europa non aiutasse l’Italia le conseguenze economiche per gli italiani potrebbero essere drammatiche. Ma chi è il responsabile di questa situazione? Gli italiani o il Governo, che ha costretto gli italiani a sospendere ogni ‘attività lavorativa (tranne quelle essenziali) e a rinchiudersi a casa “pur in assenza di una reale emergenza alla luce dei dati appena menzionati”? Ora politici, giornalisti ed intellettuali cominciano a rendersi conto di dover fare i conti con le conseguenze delle scelte effettuate. Ma chi ha sostenuto questa scelta a testa bassa alimentando una campagna mediatica a senso unico dove ogni voce che cantava fuori dal coro veniva censurata? Di certo non gli italiani che sono stati di fatto obbligati ad accettare una cura che si è loro imposto con il terrore virus e la retorica del “lo facciamo per il bene di tutti”. Ma adesso chi paga? Naturalmente questa sciagurata scelta -da loro subita e non liberamente decisa- la pagheranno gli italiani. E non solo dal punto di vista economico. Perché la crisi economica che è alle porte porterà non solo tante persone a ritrovarsi disoccupate e a chiudere l’attività, ma le porterà anche verso la depressione, la malattia e la morte. Proprio quello che si voleva evitare con la cura. Confindustria prevede un calo del Pil del 10% nei primi 2 trimestri rispetto all’anno scorso e del 6 % su base annuale. Cifre da brivido. Se un Paese decide di intraprendere una strada del genere deve averne anche le risorse e non usare solo la retorica dell’altruismo. Anche perchè in primo luogo non è detto che la cura sia stata veramente utile, se è vero che i morti sono dovuti più all’inefficienza del sistema sanitario che al virus. In questo caso tutti i miliardi che si sono persi fermando il Paese sarebbero potuti essere meglio utilizzati proprio per migliorare la sanità. Prima non lo si è mai fatto perché il Paese ha sempre avuto un gigantesco debito pubblico e anzi ogni anno i vari Governi che si sono succeduti hanno continuamente drenato soldi dalla sanità, e proprio questo ha condotto alla situazione attuale. Ora sarà ancora più difficile investire nella sanità perché ci si trova con meno soldi di prima e perchè tutti i soldi che si sarebbero potuti meglio utilizzare per risolvere l’emergenza sono stati dissipati inutilmente bloccando il paese. Una soluzione come il Lock-down la può attuare un paese come la Cina che è una potenza mondiale (oltre che una dittatura) o come la Germania che è il paese con l’economia più forte a livello europeo. Ma un paese “con le pezze al culo” come l’Italia non se lo può permettere, senza essere poi essere costretta ad andare a mendicare inascoltata in Europa e senza avere poi sulla coscienza la vita di milioni di italiani. In secondo luogo, questa scelta effettuata dal Governo otterrà certamente l’effetto contrario. Non solo non eviterà la perdita di vite umane, ma causerà nei mesi a venire molti più morti di quelli che avrebbe dovuto evitare proprio per i problemi economici e sociali derivanti dalla cura.

Principio di proporzionalità: bilanciamento tra libertà e salute

Il principio di proporzionalità rappresenta un principio costituzionale generale che costituisce un limite all’esercizio del potere pubblico, in particolare in tema di limitazione di diritti costituzionalmente garantiti, sotto il triplice profilo dell’idoneità, della necessità e dell’urgenza. La limitazione di un diritto costituzionalmente tutelato sarebbe illegittima ove fosse carente sotto uno di questi tre profili. Ora, qual è lo scopo delle misure di restrizione delle libertà personali se non appunto evitare la diffusione del virus in modo da tutelare la salute di tutti i cittadini? Bisogna pertanto operare un bilanciamento tra libertà personali e diritto alla salute alla luce del principio di proporzionalità.

Appare pertanto evidente come -seppure la restrizione delle libertà personali ed il blocco economico possa ritenersi necessario ed urgente nel brevissimo termine per evitare di collasso del sistema sanitario attribuibile ad errori organizzativi, di gestione dell’epidemia e politici di cui già si è detto- tale soluzione non può affatto ritenersi percorribile nel lungo termine in quanto inadeguata ad ottenere il risultato prefissato che è evitare la diffusione del virus e preservare la salute delle persone. E’ stato ampiamente dimostrato infatti che i contagi avvengono soprattutto negli ambienti chiusi, nell’ambito familiare e negli ospedali. Impedire alle persone di uscire di casa non sembrerebbe dunque la soluzione più intelligente. Come neanche fermare il paese per le inevitabili conseguenze economiche e sociali che determinerebbe. La lotta contro l virus non può essere demandata alla quarantena forzata o al lock-down. Occorre accompagnare le misure di contenimento prese sull’onda dell’emergenza con un piano di controllo effettivo ed isolamento dei contagiati sul territorio e con la predisposizione di misure atte a consentire per il resto il normale svolgimento della vita lavorativa e sociale. Invece ancora adesso, dopo mesi di emergenza e di arresti domiciliari, le persone continuano ad essere lasciate a se stesse in casa senza assistenza né controlli, senza che venga effettuato alcun tampone per verificare la presenza del virus ed accertarne successivamente la guarigione. Quindi a cosa è servito fermare il Paese e gli italiani? Questo è il comportamento di uno Stato serio? Questo atteggiamento vanifica di per sé tutte le misure adottate e tutto il sacrificio fatto dagli italiani. Non per l’irresponsabilità di alcuni, ma per l’inadeguatezza dello Stato, centrale e regionale. Perché in tal modo le misure di contenimento non contribuiranno affatto a fermare la diffusione del virus, che si arresterà per conto proprio dal momento che secondo alcune stime ha ormai già infettato più di 1/3 della popolazione. Eh, ma non ci sono le risorse per fare tamponi a tutti e per controllare le persone sul territorio, di solito si risponde a questa obiezione. Ma se non ci sono le risorse non ci si avventura per questa via. Non si può chiedere alle persone di rimanere a casa limitando la loro libertà personale per tutelare la salute pubblica se poi non si effettuano tamponi e non le si assiste. Perché è solo in questo modo che si può tutelare effettivamente la salute pubblica, e non a parole. Solo le persone positive al test devono essere messe in quarantena fino alla guarigione. Non si può lasciare le persone in balia di se stesse. Sia perché possono anche morire in casa senza che mai sia loro diagnosticato il virus oppure potrebbero infettare i familiari i quali andando in giro diffonderebbero ulteriormente il virus rendendo inutili le misure di contenimento oppure potrebbero andare in giro loro stesse essendo ancora infette dopo essere guarite (o essendo infette senza saperlo) mettendo a rischio la salute pubblica.

A questo punto c’è sempre il sapientone che osserva: facile criticare, ma cosa avresti fatto tu, quale soluzione avresti proposto? Come se quella della clausura e del lock-down fosse l’unica soluzione possibile. Uno stato serio fa tamponi a tappeto su tutta la popolazione o comunque sulle persone che risultano infette tenendo traccia dei contatti, isolandoli ed assistendoli in strutture apposite o a casa loro. Esattamente come hanno fatto in Corea del Sud ed in Germania. Invece qui da noi ancora adesso, fatte le debite eccezioni, la situazione è rimasta praticamente invariata: si continuano a fare pochi tamponi, senza isolare ed assistere adeguatamente le persone infette, lasciando tutta la responsabilità della loro salute e delle eventuali conseguenze sulla salute pubblica sulle loro spalle. E questo nonostante sia passato più di un mese da quando i cittadini sono stati posti in quarantena forzata e questa situazione sia già stata denunciata da molti medici. La restrizione delle libertà personali può ritenersi legittima solo per un tempo determinato e solo ove sia strettamente necessaria per la salvaguardia della salute dei cittadini. Ma una soluzione di ripiego non può diventare una soluzione “permanente” al solo scopo di deresponsabilizzazione della classe politica (che in tal modo può giustificarsi dicendo di aver fatto tutto il possibile, addossando la colpa ai cittadini che irresponsabilmente non hanno seguito le disposizioni e non sono stati a casa), in mancanza di una seria strategia politica volta a contenere la diffusione del virus, la cui palese mancanza di fatto rende inutili le misure adottate per i motivi appena ricordati. Una misura temporanea dettata da un momento iniziale di panico (stare a casa) non può diventare “la strategia” di lotta contro l’emergenza sanitaria, perché “non si sa cosa fare” o non si hanno le risorse. Allo stesso modo, non si può obbligare tutti i cittadini a sospendere le loro attività lavorative se poi non si è in grado di mettere in campo misure effettive ed immediate (e non solo a parole) per sostenere le imprese ed i lavoratori dal punto economico e fiscale. [3] [4]

E se gli esperti avessero sbagliato?

C’è poi un altro punto da considerare. E se il collasso del sistema sanitario fosse dovuto non solo ad errori politici e gestionali, ma anche ad errori di diagnosi di medici e virologi? E’ vero che, come ripetono i virologi ad ogni domanda che gli si pone, di questo virus conosciamo poco. E forse per questo fin dall’inizio hanno detto tutto e il contrario di tutto, contraddicendosi persino con se stessi. A quanto pare però, dalle autopsie che sono state fatte di recente in Italia (oltre 50 autopsie, più di qualunque altro paese nel mondo), emergerebbe una realtà diversa da quella che i virologi pensavano. I morti di covid sarebbero morti per insufficienza respiratoria dovuta non a polmonite virale interstiziale, quanto piuttosto a “trombo-embolia” innescata sempre dalla risposta infiammatoria eccessiva del sistema immunitario. Si sta infatti adesso sperimentando la cura con l’eparina, noto fluidificante del sangue, in combinazione con il cortisone (anti-infiammatorio) che sta avendo ottimi risultati in molti ospedali anche nelle situazioni più compromesse. In questo caso però, osservano i medici che hanno fatto questa scoperta, la terapia intensiva, l’intubazione ed i respiratori non solo sarebbero stati inutili, ma addirittura letali contribuendo significativamente al decesso dei pazienti (9 morti su 10 ricoverati in terapia intensiva). Avremmo risparmiato molte morti e si sarebbe evitato di sovraccaricare inutilmente il sistema sanitario e le terapie intensive dei vari ospedali. E quindi ci avrebbero tenuti a casa per cosa? [5]

Considerazioni finali

E’ evidente che alla luce di quanto detto le misure di contenimento adottate dal Governo appaiono non solo incostituzionali ma anche inadeguate, irrazionali e addirittura controproducenti ottenendo proprio l’opposto del risultato che si proponevano. Perché è vero che in questo momento, come dicono gli esperti, la curva dei contagi si sta appiattendo. Ma ciò è dovuto solo in minima parte alla quarantena forzata e al lock-down, anche per tutte le inefficienze che si sono rilevate. Come rilevano alcune stime infatti il contagio riguarderebbe ormai da 1/3 ai 2/3 della popolazione italiana, dunque è ragionevole pensare che prima o poi si sarebbe comunque arrestato. Le misure adottate invece genereranno povertà, crisi sociale e psicologica, esasperazione della gente e certamente più morti in prospettiva di quelli che si volevano evitare. Il fatto è che è l’approccio fondamentale ad essere sbagliato. Non si può certo pensare di sconfiggere un virus rimanendo chiusi in casa come topi. Quando verrà un altro virus (e verrà certamente) o un’altra crisi planetaria cosa faremo? Continueremo a stare chiusi in casa e fermeremo di nuovo tutto? La reazione iniziale di comprensibile panico non può diventare la strategia per affrontare l’epidemia. Invece sembra che tutti improvvisamente abbiano perso il buon senso ed il senso delle proporzioni. Come se la paura generata dai media per far accettare ai cittadini la linea politica adottata dal Governo, abbia cominciato ad un certo punto ad auto-alimentarsi contagiando anche coloro, giornalisti e politici, che l’avevano generata. Ciò è successo per varie ragioni, non solo economiche ma anche psicologiche. Dal punto di vista economico c’è chi ha visto in questa situazione di emergenza l’occasione di un guadagno personale (come Urbano Cairo -proprietario di LA7 e del Corriere della Sera- che in un video ai suoi dipendenti esultava perché con il fatto che gli italiani erano obbligati a stare a casa gli affari stavano andando a gonfie vele come non accadeva dal 1996, con un + 30 % di introiti pubblicitari televisivi e di vendita dei giornali di cui è proprietario) o una prospettiva di guadagno futuro (si pensi solo al business gigantesco della vendita delle mascherine che verranno acquistate dall’estero o prodotte in Italia, dei medicinali contro il virus e dei vaccini che si cercheranno di rendere obbligatori). Dal punto di vista psicologico, si è creata una situazione che la psicologia cognitiva chiama di “decisione in stato di incertezza” che produce sempre una serie di bias (errori) decisionali e comportamentali. Inizialmente, sono entrati in gioco due principi psicologici fondamentali, quello della “riprova sociale” e dell'”autorità”. Non sapendo come comportarsi, la politica ha semplicemente “imitato” la soluzione adottata da chi stava affrontando il medesimo problema, ritenendo più praticabile, in assenza di risorse finanziarie e sanitarie, la soluzione cinese. Nel farlo si è completamente affidata all’autorità di un team di esperti. Tale soluzione però poteva difficilmente adattarsi ad un contesto democratico. Pertanto è iniziato un bombardamento mediatico atto a instillare nei cittadini il terrore per il virus, con quotidiani bollettini di guerra, in modo da convincerli della gravità della situazione e che stare a casa fermando tutto il Paese fosse l’unica soluzione per salvarsi, facendo loro accettare senza alcuna protesta una restrizione delle proprie libertà mai vista nella storia repubblicana. Ciò ha fatto leva su uno dei maggiori bias che governa la mente umana che fa sì che le persone siano più motivate dalla paura di perdere qualcosa che dall’idea di guadagnare qualcosa. E cosa si ha più paura di perdere della salute? Inoltre si è utilizzata la retorica della “guerra contro il virus” utilizzando il principio cardine della manipolazione di massa che è la “difesa contro un nemico” reale o immaginario, che in questo caso era il virus. Da questo punto in poi la situazione ha cominciato ad alimentarsi da sola in virtù del “consistency bias” in base al quale chi prende una decisione o mette in atto un comportamento, anche se successivamente si rende conto di sbagliare, in genere continua a perseverare nell’errore, perché il costo anche emotivo di cambiare la propria decisione sarebbe troppo alto e vorrebbe dire ammettere di avere torto. Perciò gli stessi giornalisti e politici si sono auto-convinti che le scelte effettuate erano giuste e necessarie.

Tutto questo impone una riflessione fondamentale.

Siamo sicuri che il diritto alla salute sia un diritto superiore agli altri diritti costituzionalmente garantiti, di fronte al quale questi ultimi possono venire sacrificati, come affermano taluni illustri costituzionalisti? La Costituzione Italiana si fonda sui principi della resistenza e dell’antifascismo. Milioni di persone durante la seconda guerra mondiale ha dato la loro vita per la libertà. Siamo sicuri che una vita senza libertà sia anche una vita “dignitosa” degna di essere vissuta? La democrazia è un fenomeno giovane ed estremamente delicato, perché sensibile alla manipolazione e alla propaganda di coloro che detengono il potere ed il controllo dei media. La storia insegna che è molto facile perdere le libertà faticosamente conquistate, rinunciandovi a poco a poco senza accorgersene. Come la rana bollita che non si accorge di essere in pentola se si aumenta gradualmente il calore. Due dei concetti più pericolosi in democrazia sono quello di “emergenza” e “bene comune”. Perché chi decide cosa è emergenza e cosa è bene comune? Molto spesso dietro queste parole si nasconde una tipica manovra di manipolazione che fa leva al tempo stesso sulla paura, sul senso morale, sull’altruismo, sul senso di colpa. Mentre in genere l’emergenza ed il bene comune coincidono con gli interessi personali di chi sta cercando di manipolarci. “Devi farlo per gli altri…per gli anziani…per i bambini. Devi rimanere a casa per il bene di tutti. Se esci sei un criminale… sei un irresponsabile…metti a rischio la salute delle persone. Ci dobbiamo sacrificare per il bene di tutti”. Solo se non ci facciamo paralizzare dalla paura, attraverso un analisi critica dei fatti -che non si ferma ad un passivo assorbimento della narrazione che viene proposta dai media- possiamo renderci conto del tentativo altrui di manipolarci e di convincerci che le cose siano diverse da quanto ci viene raccontato per indurci a prendere decisioni e mettere in atto comportamenti contrari ai nostri stessi interessi. Ed una delle strategie più efficaci per convincere le persone è proprio quella di far loro credere che quello che stanno facendo “è nel loro interesse”.

In conclusione, lo scrivente non crede che rinunciare alle nostre libertà anche temporaneamente in nome della salute sia una soluzione auspicabile, anche perché in un Paese come il nostro -dove l’emergenza è la regola- ciò costituirebbe un pericoloso precedente per la democrazia. I giuristi dovrebbero essere i primi difensori delle libertà democratiche, la coscienza critica del Paese, e non vittime anche loro come gli altri cittadini della paura, della propaganda e della manipolazione mediatica. Alcune sere fa, nella trasmissione di Fabio Fazio, il virologo Burioni ha detto che in futuro quando usciremo da casa dovremo tutti abituarci a considerarci dei “malati”. Credo purtroppo che non stesse scherzando, perché è questa la direzione verso cui stiamo andando, se non correggiamo al più presto la rotta. Abbiamo rinunciato alla nostra libertà e dignità in cambio della mera sopravvivenza. Abbiamo abdicato alla democrazia piegandoci alla dittatura della cosiddetta “scienza” affidando a quest’ultima il potere di decidere delle nostre vite. E questo nonostante la medicina non sia una scienza, ma un arte, e non possa fornire alcuna certezza. Cosa che dovrebbe essere abbastanza evidente a tutti in questo periodo, dal momento che nessuno dei virologi, ormai diventati star del piccolo schermo, è mai riuscito fare alcuna previsione che si sia rivelata esatta sul virus, dicendo tutto e il contrario di tutto a seconda dell’evolversi della situazione (esattamente come fanno i mentalisti e i ciarlatani). Nemmeno Burioni ha fatto eccezione, dal momento che a febbraio diceva che non c’era da preoccuparsi e che il virus non sarebbe mai arrivato in Italia, contraddicendosi continuamente su tutto. Solo su una cosa sono tutti d’accordo: che dobbiamo lavarci le mani e dobbiamo restare a casa. Possibile che non ci sai un giurista, salvo le poche eccezioni già ricordate, che abbia il coraggio di far sentire la sua voce contro questa continua erosione della libertà delle persone e “medicalizzazione” della società? Perché è proprio compito dei giuristi, degli avvocati e dei magistrati tutelare non solo la legalità ma anche i principi posti alla base del nostro ordinamento, con particolare riguardo alla libertà individuale dei cittadini che ne costituisce il cardine, opponendosi contro ogni tentativo di limitazione di tale diritto. Non è solo una questione di principio, ma di sostanza. Una società democratica poggia le sue fondamenta sulla libertà e non vi può essere diritto superiore ad esso. Cosa deve ancora succedere prima che ci svegliamo? Hanno già sospeso la liberta di circolazione, evitando così il pericolo di manifestazioni di protesta. Stanno cercando di limitare il diritto di espressione, istituendo il “Comitato della Verità” di Orwelliana memoria presso il Governo che con la scusa del controllo delle fake-news effettuerà una censura nei confronti di tutte le notizie e le opinioni divergenti da quelle ufficiali. Stiamo per arrivare al controllo della libertà di espressione attraverso un processo di sottomissione psicologica. In Lombardia è già obbligatorio infatti l’uso delle mascherine e il Presidente della Regione Piemonte Cirio ha già annunciato che da maggio saranno obbligatorie anche in Piemonte. Di qui immaginare l’estensione dell’obbligo a tutta l’Italia è cosa facile. Utilizzare la mascherina ha una doppia valenza psicologica: da un lato significa considerarsi “malati” dall’altro è il simbolo di un “bavaglio” imposto al cittadino, esattamente come in Cina. Questo vuol dire che per uscire saremo tutti obbligati a indossare una mascherina, un bavaglio, un guinzaglio. Siamo davvero tutti così spaventati da accettare tutto questo tranquillamente come se nulla fosse? Quello che non sono riusciti a fare gli Ottomani in secoli di storia, cioè l’islamizzazione del mondo occidentale, è riuscito a farlo l’ignoranza, la visione miope e l’avidità di una classe politica corrotta. Perché solo qualche mese fa tutti, compresi gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, dicevano che le mascherine erano del tutto inutili, se non certe mascherine particolari e solo per gli operatori sanitari. Ora stiamo acquistando tonnellate di mascherine, quindi a qualcuno dovremo pur venderle, e dunque sono diventate obbligatorie. Questo è il mondo in cui vogliamo vivere? Un modo in cui per uscire di casa o per avere contatti sociali dovremo indossare una mascherina? Nessuno a nulla da dire in proposito? Stiamo riportando le lancette dell’orologio della civiltà e della psicologia indietro di secoli. Dobbiamo immediatamente renderci tutti conto che dobbiamo cambiare registro, perché continuando in questo modo stiamo distruggendo non solo il tessuto economico, ma anche quello sociale e psicologico del Paese. Dobbiamo abituarci tutti all’idea che con questo virus -così come con tanti altri virus ed emergenze- ci dovremo convivere, adottando certo tutte le misure necessarie, ma non sicuramente cercando di evitarlo sigillando la nostra vita in una bolla ermetica impermeabile a ogni contatto o chiudendoci in casa e fermando l’attività del Paese. E non sicuramente rinunciando alla nostra libertà per vivere una vita in salute ma senza dignità come vorrebbero i virologi[6]

Riferimenti:

1) Dati ISS 13 aprile 2020;

2) Rapporto mortalità ISTAT;

3) Salizzoni: Regione Piemonte per la gestione confusa;

4) Ricolfi: ci tengono chiusi in casa perché incapaci di gestire l’epidemia;

5) Adnkronos: tante morti per trombo embolia;

6) video Urbano Cairo (https://youtu.be/102aZb5tEC8)

7) Ansa: morti per infezioni ospedaliere.

Avv. Maurizio Giordano

diritto civile e di famiglia

via Cavour 6 – 10024 Moncalieri (TO)

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Bufale mainstream sull’epidemia di coronavirus in Iran

Contropiano
L’epidemia di coronavirus sta mettendo a nudo, in maniera obiettiva e senza alcuna possibilità di replica, i danni apportati dalle privatizzazioni ai Sistemi Sanitari Nazionali, la debolezza della narrazione dell’utilità pubblica del “privato” e la natura antipopolare e speculativa che ha assunto l’Unione Europea. Solo pericolosi estremisti del Libero Mercato possono continuare a sostenere privatizzazioni e/o l’utilità della UE.

Ci hanno raccontato per anni, da Berlusconi in poi, che gli ospedali erano un ricettacolo di nullafacenti, una spesa inutile, un costo che non potevamo più permetterci. Ed allora, tutti si sono scagliati sul Sistema Sanitario Nazionale, tagliando, regionalizzando, privatizzando, convenzionando e chiudendo. Il risultato è che quella che fino a 20 anni fa era tra le migliori Sanità del Mondo adesso registra la mortalità più alta per Coronavirus.
Bufale mainstream sull'epidemia di coronavirus in Iran

Nessuna scusante, nessun appello. L’unica sarebbe requisire la Sanità privata, ri-statalizzare il servizio sanitaria, assumere in massa e nazionalizzare la produzione di farmaci e macchinari. Ma purtroppo non sembra quella la strada intrapresa, al contrario si procede ancora sulla via del privato che continuerà a fare affari sulla salute dei cittadini.

E poi c’è l’UE che anche in questo caso, da questo orecchio non ci sente. Non darà alcun aiuto vero. Nessuna agevolazione, nessuna concessione a sforamenti: l’ideologia dell’ultraliberismo e del rigore europeista non deve essere messa in discussione per qualche migliaio di morti!

Ancor più se di un paese “cicala” come l’Italia, dove si campa anche troppo per i gusti della BCE.

Come se non bastasse, nel bel mezzo dell’epidemia in Europa, gli Stati Uniti inviano 30.000 soldati e centinaia di carri armati, per l’esercitazione NATO “Defend Europe 20”, in chiave anti-russa.

Come se non bastasse ancora arriva l’aiuto cinese: respiratori, mascherine e medici super specializzati. Si inizia a rompere un po’ il pregiudizio che si ha sulla Cina e sui cinesi, popolo che secondo alcuni governatori ed alcuni giornalisti con l’alito di grappa alle 9 di mattina, mangiano topi vivi, dormono in stanza con i maiali, buttano i morti nell’immondizia.

Lo smacco c’è, inutile negarlo. Ed allora si deve stroncare sul nascere qualunque “prurito”. Il messaggio che deve passare tra i cittadini è che non bisogna azzardarsi nemmeno a pensare di poter uscire dalla UE, perché fuori c’è solo morte e fame. E se si bazzica con la Cina si fa la fine… dell’Iran!

E’ infatti iniziata una campagna di denigrazione mainstream di questo paese mediorientale.

Non stiamo parlando di personaggi del bar prestati alla politica o al giornalismo. Ma di televisioni nazionali, di giornalisti “di sinistra” e di giornali di primo piano. La tesi, “accreditata” dalle testimonianze di oppositori al “regime” iraniano che dal loro salotto a Londra o New York riescono ad avere un punto di vista privilegiato sulla situazione del loro Paese d’origine, è di un “Olocausto”. Si presenta uno scenario di fosse comuni, di morti ammassati su una superficie pari a due campi da calcio (precisione incredibile) e di gente che muore sul marciapiede di fronte all’ospedale senza essere soccorsa, nemmeno si trattasse degli Stati Uniti!

Eppure i numeri ufficiali dicono di un numero di contagiati in calo, che la mortalità non è in situazione critica e, soprattutto, che i guariti sono 5.400 contro i 2.800 italiani. “E allora il regime mente!”.

E non basta constatare che nemmeno i media dei più acerrimi nemici dell’Iran (BBC e CNN) ne facciano menzione: gli italiani ci credono, quasi ad “autoconsolarsi” del fatto che siamo il Paese che probabilmente avrà più contagiati e più morti a fine epidemia, purtroppo.

In realtà la situazione, a quanto vedono con i propri occhi amici e parenti iraniani residenti a Teheran, Karaj, Shiraz (informazioni di prima mano di persone non legate agli Ayatollah), è ben diversa.

Certo, ci può essere un modo diverso e meno esteso per fare tamponi, dunque i numeri potrebbero essere più alti, come altrove del resto, ed i decessi di pazienti con pesanti patologie pregresse potrebbero anche essere ascritti alle patologie principali. Forse. Sicuramente anche lì, principalmente nel focolaio di Gilan, come tra l’altro in Lombardia, la Sanità sta avendo grossi problemi di intasamento. Ma una cosa è certa: lo Stato sta provando a contenere l’epidemia impiegando tutte le sue forze e certo non sta facendo morire per strada i cittadini.

Lo Stato iraniano, tramite polizia e pasdaran distribuisce gratuitamente in strada mascherine e guanti monouso, ci sono sanificazioni notturne, con soluzioni di acqua ed ipoclorito sparate sui muri, sui bancomat, ovunque. C’è un servizio di call center pubblico che chiama a casa i cittadini chiedendo se qualcuno in famiglia presenta sintomi, dando consigli e se necessario visitando a domicilio. Alcuni ospedali sono stati completamente evacuati dai pazienti normali che sono stati sistemati in altri ospedali, anche privati, precettati dallo Stato che contribuisce alle spese del paziente e sono stati istituti ospedali pubblici solo per pazienti affetti da coronavirus.

C’è da notare che i pazienti di Coronavirus sono curati gratuitamente a spese dello Stato in controtendenza al fatto che la Sanità iraniana prevede un contribuito molto elevato da parte del cittadino anche per i salva-vita (e questo è uno dei paradossi in un Paese in cui è tutto nazionalizzato, dalle pompe di benzina ai negozi di tappeti) il che si spiega anche col fatto che le sanzioni non hanno permesso all’Iran di acquistare brevetti e farmaci a prezzi accessibili dall’estero.

Non è stato necessario dichiarare il lockdown perché i cittadini hanno autonomamente deciso di mettersi in quarantena per contenere il virus e chi necessita di andare a lavorare, specialmente nei posti pubblici, vengono monitorati con la misurazione della temperatura all’entrata ed all’uscita dal posto di lavoro.

C’è inoltre un piccolo indennizzo per le famiglie che hanno un familiare che si è ammalato di Coronavirus. Si è anche concesso i domiciliari a molti detenuti che rischiavano di essere contagiati. Iran: 70.000 indultati. Italia: 0 indultati, 14 morti e centinaia di feriti dalla repressione statale.

Insomma, per quanto si possa concordare o dissentire con le misure intraprese dal governo iraniano, non si può certo pensare ad un paese che scava fosse per ammonticchiarci i morti. Questa è una narrazione utile a chi vuole spostare l’attenzione dal problema italiano e da quello della UE. E l’immaginario collettivo, di molti occidentali (anche di parecchi compagni), vede l’Iran come una sorta di retaggio del medioevo islamico.

In realtà si tratta di un Paese, certo, in sofferenza, ma anche industrializzato, con uno stato sociale, con un sistema pensionistico (vige “Quota 90”, 60 anni di età, 30 di contributi) con le parabole a vista che trasmettono la tv americana con tolleranza delle autorità nonostante lo stato di assedio, con un diritto e con delle garanzie per i detenuti, con dei partiti politici di centro, di destra e di “sinistra” (virgolette sono d’obbligo dato che la sinistra iraniana è per l’occidentalizzazione dei costumi e per concessioni sull’hijab, ma è anche per capitolare all’egemonia della UE e degli USA e per le privatizzazioni selvagge. Da questo punto di vista tutto il Mondo è Paese per le “sinistre”).

L’Iran è inoltre un Paese dove la condizione della donna, è molto migliore di quello che si possa pensare. Le donne iraniane sono libere ed emancipate, lavorano quasi tutte e tutte hanno una istruzione. Nulla a che vedere con il vero medioevo islamico, l’Arabia Saudita, che invece ci teniamo stretta come alleato politico e militare.

Sarebbe probabilmente il caso per gli italiani di smetterla di abboccare ai diversivi diffusi a piene mani da chi ci ha ridotto alla condizione attuale e di concentrarsi su quello che tra l’altro la Storia dimostra riuscirci meglio: riuscire ad invertire la tendenza nel momento in cui sembriamo più deboli.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bufale_mainstream_sullepidemia_di_coronavirus_in_iran/82_33704/

COVID-19: All Truth Has Three Stages

Larry Romanoff

First, it is ignored.

Second, it is widely ridiculed.

Third, it is accepted as self-evident.

With COVID-19, we have now entered Stage 2. At first, the media ignored the claims and accumulating mountain of evidence that the virus originated in the US. But the spread of information and restatements of evidence from all sides, including in the US itself, has become too intense and now the claims are being openly ridiculed in the Western media.

Briefly, Chinese virologists discovered conclusively that the original source of the virus was not China, nor Wuhan, nor the seafood market, but had in fact been traced to the US, the most probable scenario being that the virus might have originated at the US Military’s bio-weapons lab at Fort Detrick (which was shut down by the CDC in July, because of outbreaks), and brought to China during the World Military Games.

Also, Japanese and Taiwanese virologists arrived independently at the conclusion – that the virus could have originated in the US.

The Americans did their best from before the beginning to deflect culpability by crafting tales of bats, snakes, pangolins, the seafood market, the Wuhan University being a bio-weapons facility (which it is not), and the CIA tale leaked through the VOA and Radio Free Asia that the virus leaked from that university. They stated (factually) that Chinese researchers had participated (7 years ago) in similar virus research funded by the US NIH, thus somehow insinuating Chinese culpability, ignoring that the prior research was irrelevant to current events.

I must say the Americans have proven to be very skillful in grabbing the microphone first, to create an “official” narrative of a current event while flooding the media with sufficient finger-pointing to preclude a gullible public the time to logically assemble the pieces on their own.

They ignored the very real fact that few nations would either create or release a biological weapon that attacks primarily itself. They ignored too, the geopolitical likelihood of an ”end game” – that a virus is a powerful weapon of economic warfare, able to do to China’s economy what a trade war could not do.

Casual readers tend to ignore the fact that, in the American mentality, there are many solid geopolitical reasons to attack China, Iran, and Italy, the remaining countries merely constituting unfortunate collateral damage.

Many virus articles containing this and similar information had been published by second-tier internet news sites, some articles gaining enormous readership with hundreds of thousands of downloads and much re-posting. Many of these articles have been translated into 6 or 7 languages and published on websites all around the world. Simultaneously, many posts were made on Chinese social media speculating on the odd circumstances and long chain of unusual coincidences that led to the virus outbreak in Wuhan.

One of the articles referred to above, was translated and posted on Chinese social media and gathered 76,000 comments in the first 8 hours. Eventually, the major Chinese media outlets made the same claims – that the virus could have originated in the US and that the Americans were engaging in a massive cover-up.

Then, Zhao LiJian, a spokesman for China’s Foreign Ministry, made the story official, through a number of posts on US social media. One major media article, this in the NYT, noted that “Zhao’s remarks were spread on China’s most prominent social media platform, Weibo . . . [and] had been viewed more than 160 million times, along with screenshots of the original Twitter posts.

It seems LiJian’s Twitter posts, being essentially an official source that could not easily be ignored, claiming the virus was brought to China from the US during the Military Games, and demanding an explanation from the US, were receiving too much public attention to be ignored. All of the above created sufficient political pressure to force the Western media to respond. And of course they responded by ignoring the facts of the message and trashing the messenger.

On March 12, the UK Guardian ran a story claiming China was “pushing propaganda” about the virus coming from the US. (1) On March 13, the New York Times ran a similar story of a “China coronavirus conspiracy” of false claims about the source of the virus. (2) Then, on March 14, ABC News ran a story titled “False claims about sources of coronavirus cause spat between the US, China”, in which it ridiculed China and the claims of a US-virus. (3)

The Seattle Times published a version of the story, stating, “China is pushing a new theory about the origins of the coronavirus: It is an American disease . . . introduced by members of the U.S. Army who visited Wuhan in October. There is not a shred of evidence to support that, but the notion received an official endorsement from China’s Ministry of Foreign Affairs, whose spokesman accused American officials of not coming clean about what they know about the disease.” (4) The UK Independent published their own version of “China’s conspiracy theory” (5), as did CNN (6).

The ABC article claimed that “Assistant Secretary David Stilwell gave [Chinese] Ambassador Cui Tiankai a “very stern representation of the facts,” claiming Cui was “very defensive” in the face of this “official” American assault. The US State Department is quoted as having said, “We wanted to put the [Chinese] government on notice we won’t tolerate [conspiracy theories] for the good of the Chinese people and the world.”

Following that, the Washington Post, Bloomberg, and half a dozen other press wires and media outlets have contacted this author for interviews, eager for an opportunity to trash this ‘conspiracy theory’ at its source. The US Embassy in Beijing also “reached out” to the author “to talk about it”.

If the public information campaign and the resulting political pressure can continue, we will eventually enter stage three where the media will begin admitting first the possibility, then the likelihood, then the fact, of the US being the source of the “China” virus.

Larry Romanoff is a retired management consultant and businessman. He has held senior executive positions in international consulting firms, and owned an international import-export business. He has been a visiting professor at Shanghai’s Fudan University, presenting case studies in international affairs to senior EMBA classes. Mr. Romanoff lives in Shanghai and is currently writing a series of ten books generally related to China and the West. He can be contacted at: 2186604556@qq.com. He is a frequent contributor to Global Research.

Notes

(1) https://www.theguardian.com/world/2020/mar/12/conspiracy-theory-that-coronavirus-originated-in-us-gaining-traction-in-china

(2) https://www.nytimes.com/2020/03/13/world/asia/coronavirus-china-conspiracy-theory.html

(3) https://abcnews.go.com/Politics/false-claims-sources-coronavirus-spat-us-china/story?id=69580990

(4) https://www.seattletimes.com/nation-world/china-spins-tale-that-the-u-s-army-started-the-coronavirus-epidemic/
https://www.ccn.com/did-coronavirus-originate-in-america-chinese-media-pushes-conspiracy/

(5) https://www.independent.co.uk/news/world/americas/coronavirus-start-originate-conspiracy-china-us-wuhan-cdc-robert-redfield-a9398711.html

(6) https://www.ccn.com/did-coronavirus-originate-in-america-chinese-media-pushes-conspiracy/

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/03/19/covid-19-all-truth-has-three-stages/

Dalla preparazione al golpe boliviano fino alla nomina come presidente ad interim della senatrice Anez

di Vincenzo Imparato
lunedì 18 novembre 2019

Continuano a essere giorni molto difficili in Bolivia dopo che l’accusa di brogli alle elezioni del 20 Ottobre hanno scaturito il golpe a danno dell’ormai ex presidente Evo Morales. Nei giorni successivi alle accuse si sono registrate numerose manifestazioni da parte dell’opposizione e della classe medio-borghese (la cosiddetta parte “bianca”, come definita dai boliviani) nei confronti di Morales.


In queste ore invece, stiamo assistendo a vere e proprie rivolte molto più violente da parte di migliaia di manifestanti anti-golpe. Ieri circa 20.000 indigeni erano in marcia verso La Paz.

La preparazione al golpe
Già dallo scorso luglio gli Stati Uniti hanno messo in atto una precisa strategia golpista che avrebbe previsto l’accusa di brogli durante i conteggi. La strategia dei media e dei social network, le numerose campagne di “fake news” verso il presidente, la manipolazione di alcuni settori strategici della società boliviana (universitari, medici, attivisti ambientali), avevano già originato un clima molto ostile verso Morales ancor prima delle elezioni. La corruzione di alti vertici militari molto vicini al presidente, ha rappresentato il perno principale per ribaltare il governo una volta sopraggiunta l’accusa di brogli. Da tutto questo l’opposizione ne è uscita molto rafforzata.
D’altro canto, le pressioni da parte dell’ambasciata USA verso l’autorità elettorale boliviana “TSE” (Tribunal Supremo Electoral), avrebbero avuto come obiettivo di segnalare presunte e infondate irregolarità durante lo spoglio.
La notte di chiusura delle urne
Dopo la articolata fase di manipolazione, tutto è iniziato nella stessa notte delle votazioni. Vari problemi logistici dovuti alla comunicazione del primo spoglio, hanno causato il blocco dei terminali di conteggio per circa per 23 ore.
Il sistema boliviano, attraverso il “TSE” prevedere la pubblicazione del risultato finale delle elezioni attraverso due conteggi. 
Il primo “quick count” è un sistema adottato da molti paesi latinoamericani per poter comunicare i primi risultati, seppur indicativi, ai media del Paese. Il secondo “official count” è quello che decreta i risultati ufficiali delle elezioni.
Dopo i risultati del primo conteggio, l’opposizione che ancora non si era sbilanciata, ha atteso la pubblicazione del report da parte dell’Organizzazione degli Stati Americani “OAS” (finanziata per metà dal governo degli Stati Uniti con l’obiettivo di essere un forum politico per assicurare la soluzione ai problemi politici e rinforzare le democrazie e i diritti dell’uomo, http://www.oas.org/en/). L’istituto dichiarava la scarsa autenticità del primo conteggio, non specificando però come questo avrebbe potuto influire sul risultato finale del secondo, trattandosi appunto di due spogli differenti.
In poche parole, il report sosteneva la presenza di alcune difformità riguardo i trend dei risultati del primo e secondo spoglio.

Successivamente al report dell’OAS, viene pubblicato anche quello del Center for Economic and Policy Research (CEPR) dove sostiene che l’accusa è totalmente di parte e infondata. Afferma l’inesistenza di qualsiasi tipo di difformità dei trend tra i due spogli.
Il CEPR sostiene che al primo conteggio erano stati presi in considerazione solo l’83.85% dei seggi e che il partito di Morales era in vantaggio di soli 7 punti percentuali sull’opposizione (ricordiamo che secondo il sistema elettorale Boliviano il presidente Morales sarebbe stato eletto con un distacco superiore di 10 punti) semplicemente perché non erano ancora stati conteggiati i voti delle zone rurali della Bolivia: aree geografiche con un forte consenso a favore del MAS. Come in tutte le ultime elezioni, lo spoglio per quelle aree avviene in un secondo momento a causa delle difficoltà logistiche e strutturali del territorio.
Inoltre, l’istituto dichiara che “nessun organismo ha dimostrato concretamente la presenza di brogli alle elezioni del 20 Ottobre. Sia il primo che secondo spoglio, non hanno mostrato cambi significanti nei trend di votazioni”, sottolineando che nessun dato dimostra come il blocco tra il primo e secondo conteggio abbia potuto alterare il risultato finale. (http://cepr.net/images/stories/reports/bolivia-elections-2019-11.pdf?v=2).
La conseguenza delle accuse
La pubblicazione dell’OAS, bensì non dimostrasse nessuna chiara evidenza di brogli, ha avuto una grossa influenza sui media boliviani e su tutta l’opinione pubblica. L’opposizione capitanata da Luis Fernando Camacho, grazie al supporto militare, ne ha approfittato mettendo in atto una vera e propria rivolta civico-poliziesca dirigendosi a Palazzo Quemado (sede della presidenza della repubblica boliviana) per rovesciare il governo presieduto da Morales.
La classe medio-borghese, che da anni è inasprita dalle politiche di Morales, accusa il presidente di non aver colmato in modo meritocratico le posizioni del nuovo potere da lui definito egualitario. Incolpa Morales di esser diventato sempre più “statista” e di aver favoreggiato l’ascesa delle classi contadine danneggiando quelli che prima facevano parte delle cosiddette “classi alte” del Paese. In sostanza sostiene che l’assolutismo sia sempre più presente negli alti ranghi della società boliviana.
Dopo le varie accuse internazionali e le continue proteste pianificate a tavolino, Morales dichiara la disponibilità per un nuovo conteggio anche con la supervisione dell’OAS e di un numero di governi esteri a garanzia. Carlos Mesa (l’altro candidato alle presidenziali) ha però pubblicamente rigettato la proposta manifestando di non accettare nessun tipo di doppio controllo deciso da una sola controparte in gioco.
A pochi giorni dalle continue rivolte e dopo numerosi feriti, Il capo delle forze armate ha velatamente imposto a Morales, in diretta tv, di lasciare la Presidenza e il Paese per “la pace e la stabilità della Bolivia”. Comunicava la mancanza di supporto da parte di tutto il corpo militare.
Morales lascia così la Bolivia rifugiandosi in Messico, dove riceve asilo politico dal governo di sinistra in carica. Ancora, dopo nomina come presidente ad interim della senatrice di opposizione Jeanine Anez del partito Unidad democratica, ha dichiarato la stessa essere “una autoproclamazione”, sostenendo il golpe come “il più subdolo e nefasto della storia”.
Sotto il silenzio generale di tutte le principali potenze mondiali (Unione Europea compresa), Trump si è schierato a supporto dell’opposizione giudicando il golpe una “vittoria per la democrazia”.
Da qui sono quindi partite tutte le violente rivolte anti-golpe a cui stiamo assistendo in queste ore. Rivolte che contano l’adesione di migliaia di manifestanti con numerosi morti e feriti annessi. Numeri che di certo non sorprendono visto l’alto consenso alle urne (47%) della popolazione boliviana nei confronti del presidente Evo Morales.
Foto di John Mounsey da Pixabay 

Preso da: https://www.agoravox.it/Dalla-preparazione-al-golpe.html

AGGIORNAMENTO SITUAZIONE IN BOLIVIA. Colpo di Stato, ma il legittimo Presidente, Evo Morales, in esilio in Messico, resisterà, in nome del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

13 novembre 2019.

Il 20 ottobre, in Bolivia, il socialista Evo Morales – forte dei suoi successi in campo sociale, economico e politico (drastica riduzione della povertà, dell’analfabetismo, forte aumento del PIL) – aveva vinto per un terzo mandato, le elezioni presidenziali, con il 47% dei consensi. Una cifra che, per la legge elettorale boliviana, avendo battuto il suo avversario di oltre 10 punti percentuali, gli ha garantito la rielezione, senza passare per il ballottaggio.
Ad ogni modo, l’opposizione di centro e di centrosinistra, guidata da Carlos Mesa, ovvero lo sconfitto delle presidenziali con il 35,%% dei consensi, ha sin da subito tentato di fomentare la piazza contro il Presidente eletto.
Nel corso dei giorni si è addirittura arrivati ad una escalation di violenza, con poliziotti ammutinati e gruppi paramilitari guidati dall’opposizione, con il concorso di gruppi razzisti e di estrema destra, pronti a organizzare un golpe per defenestrare Morales. Gruppi che hanno occupato le sedi della tv statale “Bolivia Television”, della radio statale “Radio Patria Nueva” e quella della Confederazione del sindacato dei contadini , catturando e intimidendone i giornalisti, oltre che dando alle fiamme le case di due governatori socialisti e della sorella del Presidente Morales.
Anche qui, come in Venezuela, il copione è il medesimo: destra, centro e centrosinistra uniti – in forme antidemocratiche – contro il socialismo che ha vinto le elezioni e, in tutti questi anni, ha garantito pace sociale e prosperità civile.
Uno scenario che ricorda, peraltro, il colpo di Stato in Cile contro il Presidente socialista Allende, guidato dal dittatore Pinochet nel 1973 e sostenuto dagli Stati Uniti d’America e dagli economisti liberali della “Scuola di Chicago”.
Anche in questo caso, la cacciata di Morales, farebbe comodo agli USA, i quali vorrebbero – come in Venezuela e nel resto dell’America Latina – che a comandare ritornassero le multinazionali statunitensi e i ricchi oligarchi liberal capitalisti.
Una situazione allarmante e pericolosa per la democrazia boliviana, di cui i grandi media parlano poco o nulla, ma segnalata con forza dal Papa dei cattolici Bergoglio, il quale, ha immediatamente esortato a un clima di pace. Pace richiesta immediatamente dal Presidente Evo Morales, il quale, nonostante sia risultato il vincitore, ha annunciato nuove elezioni e il rinnovo dei componenti del Supremo Tribunale elettorale.
Il Presidente Morales ha così richiesto la cessazione di ogni forma di violenza e il rispetto delle famiglie, delle proprietà, delle autorità e di ogni settore sociale. “Tutto ciò che abbiamo in Bolivia è l’eredità del popolo boliviano, possiamo farci del male, quindi chiedo a tutti di garantire una convivenza pacifica, di garantire la fine violenza per il bene di tutti “, ha dichiarato Morales, il quale, costretto dai golpisti a lasciare il Paese, ha ricevuto – nei giorni scorsi – asilo politico in Messico, grazie all’invito del presidente socialista Andres Manuel Lopez Obrador. “Voglio dare il benvenuto a Evo Morales e alla sua delegazione in Messico. E’ un giorno di allegria perché l’asilo che si offre a Morales è effettivo e in Messico sarà protetto”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard.
Evo Morales, ringraziando il Presidente Obrador, ha altresì dichiarato che continuerà la sua lotta per il ritorno in patria e per rivendicare la sua vittoria elettorale, contro gli usurpatori. Morales ha peraltro fatto riferimento all’autoproclamatosi Presidente della Bolivia, ovvero alla deputata liberale Jeanine Anez Chavez, la quale, oltre a rappresentare l’oligarchia ricca e il fondamentalismo evangelico, ha espresso – nei “social” – giudizi razzisti nei confronti della comunità indigena boliviana.
“Si è consumato il golpe più subdolo e disastroso che la storia ricordi. Un senatore di destra si è autoproclamato Presidente del Senato e poi Presidente ad interim della Bolivia senza un quorum legislativo, circondato da un gruppo di complici e guidato da settori della polizia e delle forze armate che reprimono il popolo con la violenza”, ha dichiarato Evo Morales, facendo presente che la Anez Chavez si è autoproclamata Presidente in un Parlamento nei quale la maggioranza assoluta dei deputati, ovvero quelli del Movimento al Socialismo, si è rifiutata di partecipare al voto in aula per la sua proclamazione, di fatto, disconoscendola.
Appoggio al Presidente eletto Evo Morales è giunto immediatamente dai governi di Venezuela, Nicaragua, Uruguay, Argentina, Cina, Russia, e Siria, mentre gli USA meditano di utilizzare tale colpo di Stato per tornare nuovamente a destabilizzare i legittimi governi socialisti di Venezuela e Nicaragua.
Il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, ha dichiarato a proposito della volontà di Trump di rovesciare i governi socialisti dell’America Latina: “Volete lo scontro ? Andremo a questo scontro per la pace, la Patria, la sovranità e per la rivoluzione bolivariana del Venezuela”. Ed ha aggiunto: “La vittoria ci appartiene e lo dimostreremo nelle strade con la nostra unione civico-militare”.
Sostegno a Evo Morales anche dal cantautore britannico Roger Waters, cofondatore dei Pink Floyd, il quale – attraverso un video pubblico – gli ha espresso solidarietà politica e umana e totale contrarietà al golpe liberale in corso.
Il socialismo latinoamericano non soccomberà, nemmeno questa volta.
L’amore del socialismo e della democrazia popolare prevarrà anche questa volta, sull’odio dei più ricchi, dei razzisti, dei sostenitori della violenza e dell’autoritarismo liberal capitalista.
Luca Bagatin

 
Preso da: http://amoreeliberta.blogspot.com/2019/11/aggiornamento-situazione-in-bolivia.html

Rivolta contro la repressione in Iraq… nel (quasi totale) silenzio dei media mainstream

4/11/2019

Scontri e ancora scontri in Iraq, con una fase intensissima, da inizio ottobre, di proteste e rivolte sociali contro la repressione dei diritti e le enormi disuguaglianze socio-economiche. Ma i media italiani ne parlano assai poco…

Rivolta contro la repressione in Iraq... nel (quasi totale) silenzio dei media mainstream
Da inizio ottobre in Iraq è iniziata una nuova fase di proteste sociali, gradualmente sostenute da una porzione sempre più vasta parte dell’opinione pubblica e dai principali sindacati:quello degli insegnanti ha lanciato uno sciopero generale di quattro giorni, quello degli avvocati incita alla disobbedienza civile, mentre gli studenti occupano molte università nelle province del Centro-Sud e sono scesi nelle piazze in centinaia di migliaia.
Gli scontri a Baghdad si concentrano sul ponte sul Tigri che porta alla Zona Verde, «simbolo fisico e politico del potere che si barrica e non ascolta» scrive NENA, l’agenzia di stampa il cui acronimo sta per Near East News Agency.
«La più alta autorità sciita del paese, l’Ayatollah al-Sistani, dopo aver condannato la brutalità della repressione, ha avvertito i governi stranieri di non sfruttare la protesta, nenia nota in Medio Oriente dove ogni mobilitazione è tacciata di influenze esterne» prosegue NENA. «Appena 24 ore prima a parlare era stato il presidente iracheno, Barham Saleh: il premier Adel Abdul-Mahdi è pronto a dimettersi (se esiste un’alternativa) e ad andare a nuove elezioni. Non prima, ha aggiunto Saleh, di una riforma elettorale. Ma non è questo che chiedono gli iracheni che da inizio ottobre sfidano la durissima repressione di polizia e milizie sciite: non vogliono elezioni per rieleggere l’identica classe dirigente ma uno stravolgimento politico, una costituzione non settaria e l’uscita dall’agone politico delle forze religiose».
Il movimento che oggi sta protestano in Iraq «è nato da giovani disoccupati che rifiutano il sistema politico costituito dal 2003, chiedono fine della corruzione e delle quote settarie nella politica irachena, esigono posti di lavoro e redistribuzione della ricchezza» spiega l’associazione “Un ponte per…”. «Per strada anche moltissime donne, a volte protette da cordoni di giovani uomini, a volte alla testa dei cortei».
Dalla nuova intensificazione delle proteste, il numero totale delle vittime civili pare sia di oltre 250 e la violenza si sta intensificando.
«Difensori dei diritti umani da tutto il paese sono stati minacciati e intimiditi, o uccisi come Safaa al-Sarai a Baghdad – aggiunge “Un ponte per…” – Un’operatrice sanitaria è stata arrestata mentre curava i pazienti in un’ambulanza, un medico chirurgo mentre operava in ospedale, vari bloggers nelle loro case anche nelle città sunnite in cui la gente non osa manifestare, per paura di una repressione ancor più violenta. Gli uffici di molti giornali e televisioni sono stati devastati da raid delle milizie e i giornalisti picchiati, un avvocato è stato ucciso mentre andava ad incontrare un manifestante suo cliente. Almeno trenta difensori dei diritti umani sono misteriosamente scomparsi, altri sono stati giustiziati a casa loro come una giovane coppia di Bassora. Nelle giornate trascorse dal 25 ottobre – il nuovo “giorno della rabbia” proclamato dai manifestanti per chiedere ormai le dimissioni del governo – l’altissimo numero di vittime non fa che accrescere la partecipazione al movimento e la disobbedienza civile anche da parte di famiglie con bambini».
«Il 26 ottobre il governo ha decretato la pena capitale per chi inciti alla lotta armata sui social media, ma internet è piena di video che manifestano la creatività e la nonviolenza delle proteste – prosegue l’associazione – Alcuni membri delle Forze Antiterrorismo e della polizia locale hanno cercato di proteggere i ragazzi e spesso non è chiaro chi controlli la repressione. Il governo iracheno ha già promesso importanti riforme politiche ed economiche ma la popolazione non lo ritiene credibile ed è altamente insoddisfatta delle prime inchieste ufficiali sull’uso eccessivo della forza tra esercito e polizia».

Preso da: http://www.ilcambiamento.it/articoli/rivolta-contro-la-repressione-in-iraq-nel-quasi-totale-silenzio-dei-media-mainstream