Bufale mainstream sull’epidemia di coronavirus in Iran

Contropiano
L’epidemia di coronavirus sta mettendo a nudo, in maniera obiettiva e senza alcuna possibilità di replica, i danni apportati dalle privatizzazioni ai Sistemi Sanitari Nazionali, la debolezza della narrazione dell’utilità pubblica del “privato” e la natura antipopolare e speculativa che ha assunto l’Unione Europea. Solo pericolosi estremisti del Libero Mercato possono continuare a sostenere privatizzazioni e/o l’utilità della UE.

Ci hanno raccontato per anni, da Berlusconi in poi, che gli ospedali erano un ricettacolo di nullafacenti, una spesa inutile, un costo che non potevamo più permetterci. Ed allora, tutti si sono scagliati sul Sistema Sanitario Nazionale, tagliando, regionalizzando, privatizzando, convenzionando e chiudendo. Il risultato è che quella che fino a 20 anni fa era tra le migliori Sanità del Mondo adesso registra la mortalità più alta per Coronavirus.
Bufale mainstream sull'epidemia di coronavirus in Iran

Nessuna scusante, nessun appello. L’unica sarebbe requisire la Sanità privata, ri-statalizzare il servizio sanitaria, assumere in massa e nazionalizzare la produzione di farmaci e macchinari. Ma purtroppo non sembra quella la strada intrapresa, al contrario si procede ancora sulla via del privato che continuerà a fare affari sulla salute dei cittadini.

E poi c’è l’UE che anche in questo caso, da questo orecchio non ci sente. Non darà alcun aiuto vero. Nessuna agevolazione, nessuna concessione a sforamenti: l’ideologia dell’ultraliberismo e del rigore europeista non deve essere messa in discussione per qualche migliaio di morti!

Ancor più se di un paese “cicala” come l’Italia, dove si campa anche troppo per i gusti della BCE.

Come se non bastasse, nel bel mezzo dell’epidemia in Europa, gli Stati Uniti inviano 30.000 soldati e centinaia di carri armati, per l’esercitazione NATO “Defend Europe 20”, in chiave anti-russa.

Come se non bastasse ancora arriva l’aiuto cinese: respiratori, mascherine e medici super specializzati. Si inizia a rompere un po’ il pregiudizio che si ha sulla Cina e sui cinesi, popolo che secondo alcuni governatori ed alcuni giornalisti con l’alito di grappa alle 9 di mattina, mangiano topi vivi, dormono in stanza con i maiali, buttano i morti nell’immondizia.

Lo smacco c’è, inutile negarlo. Ed allora si deve stroncare sul nascere qualunque “prurito”. Il messaggio che deve passare tra i cittadini è che non bisogna azzardarsi nemmeno a pensare di poter uscire dalla UE, perché fuori c’è solo morte e fame. E se si bazzica con la Cina si fa la fine… dell’Iran!

E’ infatti iniziata una campagna di denigrazione mainstream di questo paese mediorientale.

Non stiamo parlando di personaggi del bar prestati alla politica o al giornalismo. Ma di televisioni nazionali, di giornalisti “di sinistra” e di giornali di primo piano. La tesi, “accreditata” dalle testimonianze di oppositori al “regime” iraniano che dal loro salotto a Londra o New York riescono ad avere un punto di vista privilegiato sulla situazione del loro Paese d’origine, è di un “Olocausto”. Si presenta uno scenario di fosse comuni, di morti ammassati su una superficie pari a due campi da calcio (precisione incredibile) e di gente che muore sul marciapiede di fronte all’ospedale senza essere soccorsa, nemmeno si trattasse degli Stati Uniti!

Eppure i numeri ufficiali dicono di un numero di contagiati in calo, che la mortalità non è in situazione critica e, soprattutto, che i guariti sono 5.400 contro i 2.800 italiani. “E allora il regime mente!”.

E non basta constatare che nemmeno i media dei più acerrimi nemici dell’Iran (BBC e CNN) ne facciano menzione: gli italiani ci credono, quasi ad “autoconsolarsi” del fatto che siamo il Paese che probabilmente avrà più contagiati e più morti a fine epidemia, purtroppo.

In realtà la situazione, a quanto vedono con i propri occhi amici e parenti iraniani residenti a Teheran, Karaj, Shiraz (informazioni di prima mano di persone non legate agli Ayatollah), è ben diversa.

Certo, ci può essere un modo diverso e meno esteso per fare tamponi, dunque i numeri potrebbero essere più alti, come altrove del resto, ed i decessi di pazienti con pesanti patologie pregresse potrebbero anche essere ascritti alle patologie principali. Forse. Sicuramente anche lì, principalmente nel focolaio di Gilan, come tra l’altro in Lombardia, la Sanità sta avendo grossi problemi di intasamento. Ma una cosa è certa: lo Stato sta provando a contenere l’epidemia impiegando tutte le sue forze e certo non sta facendo morire per strada i cittadini.

Lo Stato iraniano, tramite polizia e pasdaran distribuisce gratuitamente in strada mascherine e guanti monouso, ci sono sanificazioni notturne, con soluzioni di acqua ed ipoclorito sparate sui muri, sui bancomat, ovunque. C’è un servizio di call center pubblico che chiama a casa i cittadini chiedendo se qualcuno in famiglia presenta sintomi, dando consigli e se necessario visitando a domicilio. Alcuni ospedali sono stati completamente evacuati dai pazienti normali che sono stati sistemati in altri ospedali, anche privati, precettati dallo Stato che contribuisce alle spese del paziente e sono stati istituti ospedali pubblici solo per pazienti affetti da coronavirus.

C’è da notare che i pazienti di Coronavirus sono curati gratuitamente a spese dello Stato in controtendenza al fatto che la Sanità iraniana prevede un contribuito molto elevato da parte del cittadino anche per i salva-vita (e questo è uno dei paradossi in un Paese in cui è tutto nazionalizzato, dalle pompe di benzina ai negozi di tappeti) il che si spiega anche col fatto che le sanzioni non hanno permesso all’Iran di acquistare brevetti e farmaci a prezzi accessibili dall’estero.

Non è stato necessario dichiarare il lockdown perché i cittadini hanno autonomamente deciso di mettersi in quarantena per contenere il virus e chi necessita di andare a lavorare, specialmente nei posti pubblici, vengono monitorati con la misurazione della temperatura all’entrata ed all’uscita dal posto di lavoro.

C’è inoltre un piccolo indennizzo per le famiglie che hanno un familiare che si è ammalato di Coronavirus. Si è anche concesso i domiciliari a molti detenuti che rischiavano di essere contagiati. Iran: 70.000 indultati. Italia: 0 indultati, 14 morti e centinaia di feriti dalla repressione statale.

Insomma, per quanto si possa concordare o dissentire con le misure intraprese dal governo iraniano, non si può certo pensare ad un paese che scava fosse per ammonticchiarci i morti. Questa è una narrazione utile a chi vuole spostare l’attenzione dal problema italiano e da quello della UE. E l’immaginario collettivo, di molti occidentali (anche di parecchi compagni), vede l’Iran come una sorta di retaggio del medioevo islamico.

In realtà si tratta di un Paese, certo, in sofferenza, ma anche industrializzato, con uno stato sociale, con un sistema pensionistico (vige “Quota 90”, 60 anni di età, 30 di contributi) con le parabole a vista che trasmettono la tv americana con tolleranza delle autorità nonostante lo stato di assedio, con un diritto e con delle garanzie per i detenuti, con dei partiti politici di centro, di destra e di “sinistra” (virgolette sono d’obbligo dato che la sinistra iraniana è per l’occidentalizzazione dei costumi e per concessioni sull’hijab, ma è anche per capitolare all’egemonia della UE e degli USA e per le privatizzazioni selvagge. Da questo punto di vista tutto il Mondo è Paese per le “sinistre”).

L’Iran è inoltre un Paese dove la condizione della donna, è molto migliore di quello che si possa pensare. Le donne iraniane sono libere ed emancipate, lavorano quasi tutte e tutte hanno una istruzione. Nulla a che vedere con il vero medioevo islamico, l’Arabia Saudita, che invece ci teniamo stretta come alleato politico e militare.

Sarebbe probabilmente il caso per gli italiani di smetterla di abboccare ai diversivi diffusi a piene mani da chi ci ha ridotto alla condizione attuale e di concentrarsi su quello che tra l’altro la Storia dimostra riuscirci meglio: riuscire ad invertire la tendenza nel momento in cui sembriamo più deboli.

Preso da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bufale_mainstream_sullepidemia_di_coronavirus_in_iran/82_33704/

COVID-19: All Truth Has Three Stages

Larry Romanoff

First, it is ignored.

Second, it is widely ridiculed.

Third, it is accepted as self-evident.

With COVID-19, we have now entered Stage 2. At first, the media ignored the claims and accumulating mountain of evidence that the virus originated in the US. But the spread of information and restatements of evidence from all sides, including in the US itself, has become too intense and now the claims are being openly ridiculed in the Western media.

Briefly, Chinese virologists discovered conclusively that the original source of the virus was not China, nor Wuhan, nor the seafood market, but had in fact been traced to the US, the most probable scenario being that the virus might have originated at the US Military’s bio-weapons lab at Fort Detrick (which was shut down by the CDC in July, because of outbreaks), and brought to China during the World Military Games.

Also, Japanese and Taiwanese virologists arrived independently at the conclusion – that the virus could have originated in the US.

The Americans did their best from before the beginning to deflect culpability by crafting tales of bats, snakes, pangolins, the seafood market, the Wuhan University being a bio-weapons facility (which it is not), and the CIA tale leaked through the VOA and Radio Free Asia that the virus leaked from that university. They stated (factually) that Chinese researchers had participated (7 years ago) in similar virus research funded by the US NIH, thus somehow insinuating Chinese culpability, ignoring that the prior research was irrelevant to current events.

I must say the Americans have proven to be very skillful in grabbing the microphone first, to create an “official” narrative of a current event while flooding the media with sufficient finger-pointing to preclude a gullible public the time to logically assemble the pieces on their own.

They ignored the very real fact that few nations would either create or release a biological weapon that attacks primarily itself. They ignored too, the geopolitical likelihood of an ”end game” – that a virus is a powerful weapon of economic warfare, able to do to China’s economy what a trade war could not do.

Casual readers tend to ignore the fact that, in the American mentality, there are many solid geopolitical reasons to attack China, Iran, and Italy, the remaining countries merely constituting unfortunate collateral damage.

Many virus articles containing this and similar information had been published by second-tier internet news sites, some articles gaining enormous readership with hundreds of thousands of downloads and much re-posting. Many of these articles have been translated into 6 or 7 languages and published on websites all around the world. Simultaneously, many posts were made on Chinese social media speculating on the odd circumstances and long chain of unusual coincidences that led to the virus outbreak in Wuhan.

One of the articles referred to above, was translated and posted on Chinese social media and gathered 76,000 comments in the first 8 hours. Eventually, the major Chinese media outlets made the same claims – that the virus could have originated in the US and that the Americans were engaging in a massive cover-up.

Then, Zhao LiJian, a spokesman for China’s Foreign Ministry, made the story official, through a number of posts on US social media. One major media article, this in the NYT, noted that “Zhao’s remarks were spread on China’s most prominent social media platform, Weibo . . . [and] had been viewed more than 160 million times, along with screenshots of the original Twitter posts.

It seems LiJian’s Twitter posts, being essentially an official source that could not easily be ignored, claiming the virus was brought to China from the US during the Military Games, and demanding an explanation from the US, were receiving too much public attention to be ignored. All of the above created sufficient political pressure to force the Western media to respond. And of course they responded by ignoring the facts of the message and trashing the messenger.

On March 12, the UK Guardian ran a story claiming China was “pushing propaganda” about the virus coming from the US. (1) On March 13, the New York Times ran a similar story of a “China coronavirus conspiracy” of false claims about the source of the virus. (2) Then, on March 14, ABC News ran a story titled “False claims about sources of coronavirus cause spat between the US, China”, in which it ridiculed China and the claims of a US-virus. (3)

The Seattle Times published a version of the story, stating, “China is pushing a new theory about the origins of the coronavirus: It is an American disease . . . introduced by members of the U.S. Army who visited Wuhan in October. There is not a shred of evidence to support that, but the notion received an official endorsement from China’s Ministry of Foreign Affairs, whose spokesman accused American officials of not coming clean about what they know about the disease.” (4) The UK Independent published their own version of “China’s conspiracy theory” (5), as did CNN (6).

The ABC article claimed that “Assistant Secretary David Stilwell gave [Chinese] Ambassador Cui Tiankai a “very stern representation of the facts,” claiming Cui was “very defensive” in the face of this “official” American assault. The US State Department is quoted as having said, “We wanted to put the [Chinese] government on notice we won’t tolerate [conspiracy theories] for the good of the Chinese people and the world.”

Following that, the Washington Post, Bloomberg, and half a dozen other press wires and media outlets have contacted this author for interviews, eager for an opportunity to trash this ‘conspiracy theory’ at its source. The US Embassy in Beijing also “reached out” to the author “to talk about it”.

If the public information campaign and the resulting political pressure can continue, we will eventually enter stage three where the media will begin admitting first the possibility, then the likelihood, then the fact, of the US being the source of the “China” virus.

Larry Romanoff is a retired management consultant and businessman. He has held senior executive positions in international consulting firms, and owned an international import-export business. He has been a visiting professor at Shanghai’s Fudan University, presenting case studies in international affairs to senior EMBA classes. Mr. Romanoff lives in Shanghai and is currently writing a series of ten books generally related to China and the West. He can be contacted at: 2186604556@qq.com. He is a frequent contributor to Global Research.

Notes

(1) https://www.theguardian.com/world/2020/mar/12/conspiracy-theory-that-coronavirus-originated-in-us-gaining-traction-in-china

(2) https://www.nytimes.com/2020/03/13/world/asia/coronavirus-china-conspiracy-theory.html

(3) https://abcnews.go.com/Politics/false-claims-sources-coronavirus-spat-us-china/story?id=69580990

(4) https://www.seattletimes.com/nation-world/china-spins-tale-that-the-u-s-army-started-the-coronavirus-epidemic/
https://www.ccn.com/did-coronavirus-originate-in-america-chinese-media-pushes-conspiracy/

(5) https://www.independent.co.uk/news/world/americas/coronavirus-start-originate-conspiracy-china-us-wuhan-cdc-robert-redfield-a9398711.html

(6) https://www.ccn.com/did-coronavirus-originate-in-america-chinese-media-pushes-conspiracy/

Source: https://libya360.wordpress.com/2020/03/19/covid-19-all-truth-has-three-stages/

Dalla preparazione al golpe boliviano fino alla nomina come presidente ad interim della senatrice Anez

di Vincenzo Imparato
lunedì 18 novembre 2019

Continuano a essere giorni molto difficili in Bolivia dopo che l’accusa di brogli alle elezioni del 20 Ottobre hanno scaturito il golpe a danno dell’ormai ex presidente Evo Morales. Nei giorni successivi alle accuse si sono registrate numerose manifestazioni da parte dell’opposizione e della classe medio-borghese (la cosiddetta parte “bianca”, come definita dai boliviani) nei confronti di Morales.


In queste ore invece, stiamo assistendo a vere e proprie rivolte molto più violente da parte di migliaia di manifestanti anti-golpe. Ieri circa 20.000 indigeni erano in marcia verso La Paz.

La preparazione al golpe
Già dallo scorso luglio gli Stati Uniti hanno messo in atto una precisa strategia golpista che avrebbe previsto l’accusa di brogli durante i conteggi. La strategia dei media e dei social network, le numerose campagne di “fake news” verso il presidente, la manipolazione di alcuni settori strategici della società boliviana (universitari, medici, attivisti ambientali), avevano già originato un clima molto ostile verso Morales ancor prima delle elezioni. La corruzione di alti vertici militari molto vicini al presidente, ha rappresentato il perno principale per ribaltare il governo una volta sopraggiunta l’accusa di brogli. Da tutto questo l’opposizione ne è uscita molto rafforzata.
D’altro canto, le pressioni da parte dell’ambasciata USA verso l’autorità elettorale boliviana “TSE” (Tribunal Supremo Electoral), avrebbero avuto come obiettivo di segnalare presunte e infondate irregolarità durante lo spoglio.
La notte di chiusura delle urne
Dopo la articolata fase di manipolazione, tutto è iniziato nella stessa notte delle votazioni. Vari problemi logistici dovuti alla comunicazione del primo spoglio, hanno causato il blocco dei terminali di conteggio per circa per 23 ore.
Il sistema boliviano, attraverso il “TSE” prevedere la pubblicazione del risultato finale delle elezioni attraverso due conteggi. 
Il primo “quick count” è un sistema adottato da molti paesi latinoamericani per poter comunicare i primi risultati, seppur indicativi, ai media del Paese. Il secondo “official count” è quello che decreta i risultati ufficiali delle elezioni.
Dopo i risultati del primo conteggio, l’opposizione che ancora non si era sbilanciata, ha atteso la pubblicazione del report da parte dell’Organizzazione degli Stati Americani “OAS” (finanziata per metà dal governo degli Stati Uniti con l’obiettivo di essere un forum politico per assicurare la soluzione ai problemi politici e rinforzare le democrazie e i diritti dell’uomo, http://www.oas.org/en/). L’istituto dichiarava la scarsa autenticità del primo conteggio, non specificando però come questo avrebbe potuto influire sul risultato finale del secondo, trattandosi appunto di due spogli differenti.
In poche parole, il report sosteneva la presenza di alcune difformità riguardo i trend dei risultati del primo e secondo spoglio.

Successivamente al report dell’OAS, viene pubblicato anche quello del Center for Economic and Policy Research (CEPR) dove sostiene che l’accusa è totalmente di parte e infondata. Afferma l’inesistenza di qualsiasi tipo di difformità dei trend tra i due spogli.
Il CEPR sostiene che al primo conteggio erano stati presi in considerazione solo l’83.85% dei seggi e che il partito di Morales era in vantaggio di soli 7 punti percentuali sull’opposizione (ricordiamo che secondo il sistema elettorale Boliviano il presidente Morales sarebbe stato eletto con un distacco superiore di 10 punti) semplicemente perché non erano ancora stati conteggiati i voti delle zone rurali della Bolivia: aree geografiche con un forte consenso a favore del MAS. Come in tutte le ultime elezioni, lo spoglio per quelle aree avviene in un secondo momento a causa delle difficoltà logistiche e strutturali del territorio.
Inoltre, l’istituto dichiara che “nessun organismo ha dimostrato concretamente la presenza di brogli alle elezioni del 20 Ottobre. Sia il primo che secondo spoglio, non hanno mostrato cambi significanti nei trend di votazioni”, sottolineando che nessun dato dimostra come il blocco tra il primo e secondo conteggio abbia potuto alterare il risultato finale. (http://cepr.net/images/stories/reports/bolivia-elections-2019-11.pdf?v=2).
La conseguenza delle accuse
La pubblicazione dell’OAS, bensì non dimostrasse nessuna chiara evidenza di brogli, ha avuto una grossa influenza sui media boliviani e su tutta l’opinione pubblica. L’opposizione capitanata da Luis Fernando Camacho, grazie al supporto militare, ne ha approfittato mettendo in atto una vera e propria rivolta civico-poliziesca dirigendosi a Palazzo Quemado (sede della presidenza della repubblica boliviana) per rovesciare il governo presieduto da Morales.
La classe medio-borghese, che da anni è inasprita dalle politiche di Morales, accusa il presidente di non aver colmato in modo meritocratico le posizioni del nuovo potere da lui definito egualitario. Incolpa Morales di esser diventato sempre più “statista” e di aver favoreggiato l’ascesa delle classi contadine danneggiando quelli che prima facevano parte delle cosiddette “classi alte” del Paese. In sostanza sostiene che l’assolutismo sia sempre più presente negli alti ranghi della società boliviana.
Dopo le varie accuse internazionali e le continue proteste pianificate a tavolino, Morales dichiara la disponibilità per un nuovo conteggio anche con la supervisione dell’OAS e di un numero di governi esteri a garanzia. Carlos Mesa (l’altro candidato alle presidenziali) ha però pubblicamente rigettato la proposta manifestando di non accettare nessun tipo di doppio controllo deciso da una sola controparte in gioco.
A pochi giorni dalle continue rivolte e dopo numerosi feriti, Il capo delle forze armate ha velatamente imposto a Morales, in diretta tv, di lasciare la Presidenza e il Paese per “la pace e la stabilità della Bolivia”. Comunicava la mancanza di supporto da parte di tutto il corpo militare.
Morales lascia così la Bolivia rifugiandosi in Messico, dove riceve asilo politico dal governo di sinistra in carica. Ancora, dopo nomina come presidente ad interim della senatrice di opposizione Jeanine Anez del partito Unidad democratica, ha dichiarato la stessa essere “una autoproclamazione”, sostenendo il golpe come “il più subdolo e nefasto della storia”.
Sotto il silenzio generale di tutte le principali potenze mondiali (Unione Europea compresa), Trump si è schierato a supporto dell’opposizione giudicando il golpe una “vittoria per la democrazia”.
Da qui sono quindi partite tutte le violente rivolte anti-golpe a cui stiamo assistendo in queste ore. Rivolte che contano l’adesione di migliaia di manifestanti con numerosi morti e feriti annessi. Numeri che di certo non sorprendono visto l’alto consenso alle urne (47%) della popolazione boliviana nei confronti del presidente Evo Morales.
Foto di John Mounsey da Pixabay 

Preso da: https://www.agoravox.it/Dalla-preparazione-al-golpe.html

AGGIORNAMENTO SITUAZIONE IN BOLIVIA. Colpo di Stato, ma il legittimo Presidente, Evo Morales, in esilio in Messico, resisterà, in nome del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

13 novembre 2019.

Il 20 ottobre, in Bolivia, il socialista Evo Morales – forte dei suoi successi in campo sociale, economico e politico (drastica riduzione della povertà, dell’analfabetismo, forte aumento del PIL) – aveva vinto per un terzo mandato, le elezioni presidenziali, con il 47% dei consensi. Una cifra che, per la legge elettorale boliviana, avendo battuto il suo avversario di oltre 10 punti percentuali, gli ha garantito la rielezione, senza passare per il ballottaggio.
Ad ogni modo, l’opposizione di centro e di centrosinistra, guidata da Carlos Mesa, ovvero lo sconfitto delle presidenziali con il 35,%% dei consensi, ha sin da subito tentato di fomentare la piazza contro il Presidente eletto.
Nel corso dei giorni si è addirittura arrivati ad una escalation di violenza, con poliziotti ammutinati e gruppi paramilitari guidati dall’opposizione, con il concorso di gruppi razzisti e di estrema destra, pronti a organizzare un golpe per defenestrare Morales. Gruppi che hanno occupato le sedi della tv statale “Bolivia Television”, della radio statale “Radio Patria Nueva” e quella della Confederazione del sindacato dei contadini , catturando e intimidendone i giornalisti, oltre che dando alle fiamme le case di due governatori socialisti e della sorella del Presidente Morales.
Anche qui, come in Venezuela, il copione è il medesimo: destra, centro e centrosinistra uniti – in forme antidemocratiche – contro il socialismo che ha vinto le elezioni e, in tutti questi anni, ha garantito pace sociale e prosperità civile.
Uno scenario che ricorda, peraltro, il colpo di Stato in Cile contro il Presidente socialista Allende, guidato dal dittatore Pinochet nel 1973 e sostenuto dagli Stati Uniti d’America e dagli economisti liberali della “Scuola di Chicago”.
Anche in questo caso, la cacciata di Morales, farebbe comodo agli USA, i quali vorrebbero – come in Venezuela e nel resto dell’America Latina – che a comandare ritornassero le multinazionali statunitensi e i ricchi oligarchi liberal capitalisti.
Una situazione allarmante e pericolosa per la democrazia boliviana, di cui i grandi media parlano poco o nulla, ma segnalata con forza dal Papa dei cattolici Bergoglio, il quale, ha immediatamente esortato a un clima di pace. Pace richiesta immediatamente dal Presidente Evo Morales, il quale, nonostante sia risultato il vincitore, ha annunciato nuove elezioni e il rinnovo dei componenti del Supremo Tribunale elettorale.
Il Presidente Morales ha così richiesto la cessazione di ogni forma di violenza e il rispetto delle famiglie, delle proprietà, delle autorità e di ogni settore sociale. “Tutto ciò che abbiamo in Bolivia è l’eredità del popolo boliviano, possiamo farci del male, quindi chiedo a tutti di garantire una convivenza pacifica, di garantire la fine violenza per il bene di tutti “, ha dichiarato Morales, il quale, costretto dai golpisti a lasciare il Paese, ha ricevuto – nei giorni scorsi – asilo politico in Messico, grazie all’invito del presidente socialista Andres Manuel Lopez Obrador. “Voglio dare il benvenuto a Evo Morales e alla sua delegazione in Messico. E’ un giorno di allegria perché l’asilo che si offre a Morales è effettivo e in Messico sarà protetto”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard.
Evo Morales, ringraziando il Presidente Obrador, ha altresì dichiarato che continuerà la sua lotta per il ritorno in patria e per rivendicare la sua vittoria elettorale, contro gli usurpatori. Morales ha peraltro fatto riferimento all’autoproclamatosi Presidente della Bolivia, ovvero alla deputata liberale Jeanine Anez Chavez, la quale, oltre a rappresentare l’oligarchia ricca e il fondamentalismo evangelico, ha espresso – nei “social” – giudizi razzisti nei confronti della comunità indigena boliviana.
“Si è consumato il golpe più subdolo e disastroso che la storia ricordi. Un senatore di destra si è autoproclamato Presidente del Senato e poi Presidente ad interim della Bolivia senza un quorum legislativo, circondato da un gruppo di complici e guidato da settori della polizia e delle forze armate che reprimono il popolo con la violenza”, ha dichiarato Evo Morales, facendo presente che la Anez Chavez si è autoproclamata Presidente in un Parlamento nei quale la maggioranza assoluta dei deputati, ovvero quelli del Movimento al Socialismo, si è rifiutata di partecipare al voto in aula per la sua proclamazione, di fatto, disconoscendola.
Appoggio al Presidente eletto Evo Morales è giunto immediatamente dai governi di Venezuela, Nicaragua, Uruguay, Argentina, Cina, Russia, e Siria, mentre gli USA meditano di utilizzare tale colpo di Stato per tornare nuovamente a destabilizzare i legittimi governi socialisti di Venezuela e Nicaragua.
Il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, ha dichiarato a proposito della volontà di Trump di rovesciare i governi socialisti dell’America Latina: “Volete lo scontro ? Andremo a questo scontro per la pace, la Patria, la sovranità e per la rivoluzione bolivariana del Venezuela”. Ed ha aggiunto: “La vittoria ci appartiene e lo dimostreremo nelle strade con la nostra unione civico-militare”.
Sostegno a Evo Morales anche dal cantautore britannico Roger Waters, cofondatore dei Pink Floyd, il quale – attraverso un video pubblico – gli ha espresso solidarietà politica e umana e totale contrarietà al golpe liberale in corso.
Il socialismo latinoamericano non soccomberà, nemmeno questa volta.
L’amore del socialismo e della democrazia popolare prevarrà anche questa volta, sull’odio dei più ricchi, dei razzisti, dei sostenitori della violenza e dell’autoritarismo liberal capitalista.
Luca Bagatin

 
Preso da: http://amoreeliberta.blogspot.com/2019/11/aggiornamento-situazione-in-bolivia.html

Rivolta contro la repressione in Iraq… nel (quasi totale) silenzio dei media mainstream

4/11/2019

Scontri e ancora scontri in Iraq, con una fase intensissima, da inizio ottobre, di proteste e rivolte sociali contro la repressione dei diritti e le enormi disuguaglianze socio-economiche. Ma i media italiani ne parlano assai poco…

Rivolta contro la repressione in Iraq... nel (quasi totale) silenzio dei media mainstream
Da inizio ottobre in Iraq è iniziata una nuova fase di proteste sociali, gradualmente sostenute da una porzione sempre più vasta parte dell’opinione pubblica e dai principali sindacati:quello degli insegnanti ha lanciato uno sciopero generale di quattro giorni, quello degli avvocati incita alla disobbedienza civile, mentre gli studenti occupano molte università nelle province del Centro-Sud e sono scesi nelle piazze in centinaia di migliaia.
Gli scontri a Baghdad si concentrano sul ponte sul Tigri che porta alla Zona Verde, «simbolo fisico e politico del potere che si barrica e non ascolta» scrive NENA, l’agenzia di stampa il cui acronimo sta per Near East News Agency.
«La più alta autorità sciita del paese, l’Ayatollah al-Sistani, dopo aver condannato la brutalità della repressione, ha avvertito i governi stranieri di non sfruttare la protesta, nenia nota in Medio Oriente dove ogni mobilitazione è tacciata di influenze esterne» prosegue NENA. «Appena 24 ore prima a parlare era stato il presidente iracheno, Barham Saleh: il premier Adel Abdul-Mahdi è pronto a dimettersi (se esiste un’alternativa) e ad andare a nuove elezioni. Non prima, ha aggiunto Saleh, di una riforma elettorale. Ma non è questo che chiedono gli iracheni che da inizio ottobre sfidano la durissima repressione di polizia e milizie sciite: non vogliono elezioni per rieleggere l’identica classe dirigente ma uno stravolgimento politico, una costituzione non settaria e l’uscita dall’agone politico delle forze religiose».
Il movimento che oggi sta protestano in Iraq «è nato da giovani disoccupati che rifiutano il sistema politico costituito dal 2003, chiedono fine della corruzione e delle quote settarie nella politica irachena, esigono posti di lavoro e redistribuzione della ricchezza» spiega l’associazione “Un ponte per…”. «Per strada anche moltissime donne, a volte protette da cordoni di giovani uomini, a volte alla testa dei cortei».
Dalla nuova intensificazione delle proteste, il numero totale delle vittime civili pare sia di oltre 250 e la violenza si sta intensificando.
«Difensori dei diritti umani da tutto il paese sono stati minacciati e intimiditi, o uccisi come Safaa al-Sarai a Baghdad – aggiunge “Un ponte per…” – Un’operatrice sanitaria è stata arrestata mentre curava i pazienti in un’ambulanza, un medico chirurgo mentre operava in ospedale, vari bloggers nelle loro case anche nelle città sunnite in cui la gente non osa manifestare, per paura di una repressione ancor più violenta. Gli uffici di molti giornali e televisioni sono stati devastati da raid delle milizie e i giornalisti picchiati, un avvocato è stato ucciso mentre andava ad incontrare un manifestante suo cliente. Almeno trenta difensori dei diritti umani sono misteriosamente scomparsi, altri sono stati giustiziati a casa loro come una giovane coppia di Bassora. Nelle giornate trascorse dal 25 ottobre – il nuovo “giorno della rabbia” proclamato dai manifestanti per chiedere ormai le dimissioni del governo – l’altissimo numero di vittime non fa che accrescere la partecipazione al movimento e la disobbedienza civile anche da parte di famiglie con bambini».
«Il 26 ottobre il governo ha decretato la pena capitale per chi inciti alla lotta armata sui social media, ma internet è piena di video che manifestano la creatività e la nonviolenza delle proteste – prosegue l’associazione – Alcuni membri delle Forze Antiterrorismo e della polizia locale hanno cercato di proteggere i ragazzi e spesso non è chiaro chi controlli la repressione. Il governo iracheno ha già promesso importanti riforme politiche ed economiche ma la popolazione non lo ritiene credibile ed è altamente insoddisfatta delle prime inchieste ufficiali sull’uso eccessivo della forza tra esercito e polizia».

Preso da: http://www.ilcambiamento.it/articoli/rivolta-contro-la-repressione-in-iraq-nel-quasi-totale-silenzio-dei-media-mainstream

Il Califfo, film Cia tra fiction e realtà

È un prodotto ben confezionato. Al termine di una vasta operazione speciale in cui è stata utilizzata un’arma inconfessabile, è bene inscenare la morte di chi ne è stato il simbolo. È il modo migliore per cancellarne le tracce nella memoria collettiva. Dopo la morte di Bin Laden, ecco quella di al-Baghdadi.

| Roma (Italia)

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«È stato come guardare un film», ha detto il presidente Trump dopo aver assistito alla eliminazione di Abu Bakr al Baghdadi, il Califfo capo dell’Isis, trasmessa nella Situation Room della Casa Bianca. Qui, nel 2011, il presidente Obama assisteva alla eliminazione dell’allora nemico numero uno, Osama Bin Laden, capo di Al Qaeda. Stessa sceneggiatura: i servizi segreti Usa avevano da tempo localizzato il nemico; questi non viene catturato ma eliminato: Bin Laden è ucciso, al Baghdadi si suicida o è «suicidato»; il corpo sparisce: quello di Bin Laden sepolto in mare, quello di al Baghdadi disintegrato dalla cintura esplosiva. Stessa casa produttrice del film: la Comunità di intelligence, formata da 17 organizzazioni federali. Oltre alla Cia (Agenzia centrale di intelligence) vi è la Dia (Agenzia di intelligence della Difesa), ma ogni settore delle Forze armate, così come il Dipartimento di stato e quello della Sicurezza della patria, ha un proprio servizio segreto.


Per le azioni militari la Comunità di intelligence usa il Comando delle forze speciali, dispiegate in almeno 75 paesi, la cui missione ufficiale comprende, oltre alla «azione diretta per eliminare o catturare nemici», la «guerra non-convenzionale condotta da forze esterne, addestrate e organizzate dal Comando».
È esattamente quella che viene avviata in Siria nel 2011, lo stesso anno in cui la guerra Usa/Nato demolisce la Libia. Lo dimostrano documentate prove, già pubblicate sul manifesto.
- Ad esempio, nel marzo 2013 il New York Times pubblica una dettagliata inchiesta sulla rete Cia attraverso cui arrivano in Turchia e Giordania, con il finanziamento di Arabia Saudita e altre monarchie del Golfo, fiumi di armi per i militanti islamici addestrati dal Comando delle forze speciali Usa prima di essere infiltrati in Siria [1].
- Nel maggio 2013, un mese dopo aver fondato l’Isis, al Baghdadi incontra in Siria una delegazione del Senato degli Stati uniti capeggiata da John McCain, come risulta da documentazione fotografica [2].
- Nel maggio 2015 viene desecretato da Judicial Watch un documento del Pentagono, datato 12 agosto 2012, in cui si afferma che c’è «la possibilità di stabilire un principato salafita nella Siria orientale, e ciò è esattamente ciò che vogliono i paesi occidentali, gli stati del Golfo e la Turchia che sostengono l’opposizione» [3].
- Nel luglio 2016 viene desecretata da Wikileaks una mail del 2012 in cui l’allora segretaria di stato Hillary Clinton scrive che, data la relazione Iran-Siria, «il rovesciamento di Assad costituirebbe un immenso beneficio per Israele, facendo diminuire il suo timore di perdere il monopolio nucleare» [4].
Ciò spiega perché, nonostante gli Stati uniti e i loro alleati lancino nel 2014 la campagna militare contro l’Isis, le forze dello Stato islamico possono avanzare indisturbate in spazi aperti con lunghe colonne di automezzi armati.
L’intervento militare russo nel 2015, a sostegno delle forze di Damasco, rovescia le sorti del conflitto. Scopo strategico di Mosca è impedire la demolizione dello Stato siriano, che provocherebbe un caos tipo quello libico, sfruttabile da Usa e Nato per attaccare l’Iran e accerchiare la Russia. Gli Stati uniti, spiazzati, continuano a giocare la carta della frammentazione della Siria, sostenendo gli indipendentisti curdi, per poi abbandonarli per non perdere la Turchia, avamposto Nato nella regione.
Su questo sfondo si capisce perché al Baghdadi, come Bin Laden (già alleato Usa contro la Russia nella guerra afghana), non poteva essere catturato per essere pubblicamente processato, ma doveva fisicamente sparire per far sparire le prove del suo reale ruolo nella strategia Usa. Per questo a Trump è piaciuto tanto il film a lieto fine.

[1] « Arms Airlift to Syria Rebels Expands, With Aid From C.I.A. », par C. J. Chivers and Eric Schmitt, The New York Times, March 14, 2013. “Miliardi di dollari in armi contro la Siria”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 21 luglio 2017.
[2] “John McCain, maestro concertatore della “primavera araba“, e il Califfo ”, di Thierry Meyssan, Traduzione Luisa Martini, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 18 agosto 2014.
[3] Rapport de l’Agence de Renseignement militaire aux divers services de l’administration Obama sur les jihadistes en Syrie (document déclassifié en anglais), 12 août 2012.
[4] « New Iran and Syria », Hillary Clinton, December 31, 2012, Wikileaks.

Preso da: https://www.voltairenet.org/article208166.html

Greta Thunberg: Falso Profeta della Crociata dei Bambini

Greta thunberg mural bristol

I lettori di SOTT molto probabilmente sanno che sono nel “business dei profeti” da oltre 25 anni. Non è stato facile. Nonostante una “Hit List” più lunga di entrambe le mie braccia, mi sento ancora una Cassandra.

Non ho scritto niente per il pubblico consumo da parecchi anni ormai, a parte la pubblicazione sul nostro forum, e il motivo è principalmente il “Complesso Cassandra” appena menzionato. Mi sono resa pienamente conto che non c’è nulla che possa essere fatto per trasformare la folle discesa dell’umanità in una quasi estinzione. Inoltre, a partire dai primi giorni quando avviai il mio progetto, sono stati intrapresi vigorosi sforzi per sopprimere i miei avvertimenti e togliermi dal palcoscenico, per così dire.

Siccome non sono riusciti a farlo, è arrivata poi attraverso la censura globale imposta da Google, Facebook, Twitter e dai media mainstream che hanno finalmente raggiunto il loro obiettivo. SOTT.net aveva 6 milioni di lettori al mese – ora siamo fortunati se ne abbiamo 2 milioni. I riferimenti da FB e Twitter erano la nostra principale modalità di connessione; ora sono svanite nell’oblio.

Ad ogni modo, non sono ancora morta e tutto sta procedendo come previsto riguardo al nostro progetto profetico – L’Esperimento Cassiopaea – e abbiamo una buona idea di come andranno a finire le cose.

Ma Greta Thunberg non ne ha idea. E la propagazione della sua ignoranza è letteralmente criminale, poiché essendo una partecipante volontaria, anche se poco più di una bambina, fa di lei una criminale. Non se ne rende conto, ovviamente, perché le è stato fatto il lavaggio del cervello – come l’hanno fatto ad un’intera generazione di bambini su questo pianeta; ma quando mai non mai è stato così? Le parole cambiano, ma la melodia è la stessa: manipolazione e controllo dell’umanità è il nome del gioco.

Profeta contro Profeta

greta prophet house fire

Lasciate che vi racconti una piccola e divertente storia del Vecchio Testamento che ho parafrasato più di 30 anni fa.

Tanto tempo fa c’erano due re di due piccoli regni imparentati per matrimonio. Il primo re decise di fare visita al cognato, il secondo re. Quando arrivò per la sua visita, fu accolto dal secondo re che aveva preparato ogni sorta di delizie e divertimento.

Dopo molte feste e allegria, il secondo re disse a suo cognato, il primo re, che era incline a considerare tutti i suoi beni come reciproci e sperava che il primo re ricambiasse il pensiero. Questo ha reso il primo re un po’ nervoso e si chiedeva a che cosa tutto questo stava portando – e non ci ha messo molto per scoprirlo. Il secondo re voleva fare la guerra contro uno dei suoi vicini per prendere le sue terre e saccheggiare, ma, per farlo, aveva bisogno di aiuto. Sapeva che suo cognato non aveva tali ambizioni, e lo stava ammorbidendo per chiedere il suo aiuto.

Il primo re fu un po’ sorpreso da questa richiesta e chiese se potessero chiamare qualche profeta per sapere se questo piano fosse la strada giusta da seguire. Il secondo re chiamò volentieri 400 profeti. Tutti loro, ad un uomo, raccomandarono il piano e lodarono la perspicacia e l’ambizione del loro re. Ma, il primo re era ancora a disagio – c’era qualcosa che non lo convinceva. Ha chiesto se non ci fosse un ultimo profeta da consultare. Come si è scoperto, c’era, ma il secondo re ha avvertito il primo re di non aspettarsi molto da questo individuo, perché c’era odio tra di loro e questo cattivo sentimento ha reso quest’ultimo profeta scettico contro qualsiasi piano del secondo re. Dopo aver assassinato completamente il carattere dell’ultimo profeta, lo chiamò.

Certo, l’ultimo profeta ha contraddetto tutti i 400 profeti e ha detto al secondo re che sarebbe morto se fosse andato in battaglia. Per punire questa maleducazione, il secondo re fece gettare in prigione l’oracolo offensivo per pensare alla sua audacia fino al ritorno dei re e dell’esercito. Insistendo che la sua profezia era vera, l’ultimo profeta ha commentato al re che sarebbe certamente stupito del loro ritorno.

Ma, il malvagio secondo re aveva un piano. Dopo aver convinto il cognato ad accompagnarlo, si mise d’accordo per andare in battaglia vestito come un soldato comune, mentre il suo parente avrebbe indossato le sue vesti da re.

Come si è scoperto, i soldati nemici erano stati istruiti a cercare e uccidere immediatamente solo il secondo re. Nel corso della battaglia, i soldati nemici inseguirono l’unico uomo vestito da re e, scoprendo che non era l’uomo che stavano cercando, divennero furiosi e frustrati e uccisero il soldato comune più vicino, che era il secondo re malvagio. La profezia si avverò.

Ci sono diverse lezioni importanti in questa storia. La prima è che la profezia è inesorabile a meno che non vengano apportate modifiche fondamentali nell’attività e nella direzione. Non si può ingannare la Realtà Quantistica! Il secondo è: la vera profezia si manifesta molto spesso nella stessa proporzione descritta in questa storia: 400 a 1. Una terza – e non meno importante – lezione è che la gente raramente vuole sentire la verità perché è difficile rinunciare ai giochi mentali e alle razionalizzazioni. E, infine, il modo più semplice per evitare la verità è quello di assassinare l’oratore o il suo personaggio.

La storia di Giona illumina il lato opposto della medaglia. Come ricorderete, Giona era stato chiamato a profetizzare la distruzione sulla città decadente e peccaminosa di Ninive. Ha fatto bene il suo lavoro (dopo essere stato sufficientemente motivato da una meditazione forzata nel canale alimentare di un grosso pesce.) Con sorpresa di Giona, i Nineviti si pentirono e cambiarono le loro abitudini e, di conseguenza, la catastrofe fu annullata! Invece di essere felicissimo, Giona fu mortificato. Gli parve di essere stato preso in giro. Era così umiliato che se ne andava in giro tener il broncio tutto infuriato. Dio ha avuto una piccola chiacchierata con lui e ha sottolineato che c’erano altri scopi per l’illuminazione profetica – vale a dire, il pentimento e il cambiamento.

Nel presente abbiamo profeti moderni – statistici e vari scienziati – che proiettano tendenze e probabilità. Nella maggior parte dei casi, sia negli affari pubblici che privati, le decisioni si basano su questo tipo di dati. Poiché questi moderni metodi “divinatori” si basano su masse di statistiche che riflettono atti puramente materiali, la qualità elevante di un ideale non è né considerata né proiettata. Di conseguenza, le previsioni su cui la nostra cultura ha inquadrato le sue attività si traducono in una vera evoluzione – che è una spirale inesorabile di degrado e decadenza.

In questo senso, le previsioni escatologiche possono servire da trampolino di lancio verso la consapevolezza, che può servire ad attivare quelle aspirazioni superiori, che poi possono agire in maniera attenuante sugli eventi futuri. Se un numero sufficiente di persone diventa consapevole che qualcosa di terribile sta per accadere, a meno che non si cambiano le nostre abitudini, può creare la necessaria elevazione degli ideali che servirebbe ad alterare le realtà quantistiche.

Quando ho iniziato a pubblicare le trascrizioni dell’Esperimento Cassiopeo, ho avuto ingenuamente l’idea che la gente avrebbe capito che se non ci fosse stato un cambiamento globale degli atteggiamenti fondamentali verso la realtà, l’umanità si sarebbe trovata su una nave che sarebbe affondata.

Ma quel cambiamento di atteggiamenti fondamentali non si è verificato; infatti, difficilmente posso immaginare un mondo più impantanato nelle menzogne e nell’illusione di quello attuale. Ma non sono stupita. Lo avevo previsto 30 anni fa.

Gurdjieff aveva una storia che descrive esattamente quello che sta succedendo con i Liberali, Sinistra/Democratici/ Riempite lo spazio vuoto con il partito pro-establishment simile del vostro paese:

“C’è un racconto orientale che parla di un mago molto ricco che aveva molte pecore. Ma allo stesso tempo questo mago era molto cattivo. Non voleva assumere pastori, né voleva erigere una recinzione sul pascolo dove pascolavano le sue pecore. Le pecore, di conseguenza, spesso vagavano nella foresta, cadevano nei burroni, e così via, e soprattutto scappavano, perché sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelliccia e questo non gli piaceva.

Finalmente il mago trovò un rimedio. Ipnotizzò le sue pecore e suggerì loro prima di tutto che erano immortali e che non veniva fatto loro alcun danno quando venivano scuoiate, che, al contrario, sarebbe stato molto buono per loro e persino piacevole; in secondo luogo, suggerì che il mago era un buon maestro che amava così tanto il suo gregge che era pronto a fare qualsiasi cosa al mondo per loro; e, in terzo luogo, suggerì loro che se qualcosa sarebbe successo a loro non sarebbe successo proprio allora, in ogni caso non quel giorno, e quindi non dovevano preoccuparsi. Inoltre il mago suggerì alle sue pecore che non erano affatto pecore; ad alcune di loro suggerì che erano leoni, ad altre che erano aquile, ad altre che erano uomini e ad altre che erano maghi.

E dopo questo, tutte le sue preoccupazioni e timori per le pecore finirono. Non scapparono mai più, ma attesero tranquillamente il momento in cui il mago avrebbe richiesto la loro carne e le loro pellicce”.

Descrive con precisione la condizione attuale delle grandi masse dell’umanità. Per risvegliarsi, prima di tutto bisogna rendersi conto che si è in uno stato di sonno. E, per rendersi conto che si è effettivamente in stato di sonno, bisogna riconoscere e comprendere appieno la natura delle forze che operano per mantenere l’uomo nello stato di sonno, o ipnosi. È assurdo pensare che questo può essere fatto cercando informazioni dalla fonte stessa che induce l’ipnosi. Gurdjieff ha continuato a dire:

“Teoricamente (un uomo può svegliarsi) ma praticamente è quasi impossibile perché appena un uomo si sveglia un attimo e apre gli occhi, tutte le forze che lo hanno fatto addormentare iniziano ad agire contro di lui con energia decuplicata e lui si riaddormenta immediatamente, spesso sognando di essere sveglio o pronto a svegliarsi”.

E’ nel risveglio dell’umanità che sta la speranza di mitigare i disastri profetizzati. Per porre fine alle condizioni che hanno operato per portare l’umanità alle deplorevoli condizioni attuali, esse devono essere esposte e comprese. Il Falso Profeta – la forte illusione dell’errore – deve essere superato.

“Attenti ai falsi profeti che si presentano davanti a voi vestiti come pecore, ma dentro di loro sono dei lupi divoratori. Li riconoscerete pienamente dai loro frutti. La gente raccoglie l’uva dalle spine o i fichi dai cardi? … Un albero sano non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo può dare frutti buoni”. (Matt. 7:15,23)

Mentre tutti ammetteranno facilmente che probabilmente c’è troppa violenza in televisione e su Internet e che l’incessante pubblicità è probabilmente una vera assurdità, pochissime persone hanno una reale concezione della precisa natura e dell’estensione dell’influenza ipnotica dei media. Ancora meno persone hanno un’idea degli scopi che stanno dietro a questo fenomeno. Wallace e Wallechinsky scrivono nel People’s Almanac:

“Dopo la seconda guerra mondiale, la televisione fiorì… Psicologi e sociologi sono stati coinvolti per studiare la natura umana in relazione alla vendita; in altre parole, per capire come manipolare le persone senza che essi si accorgessero. Dr. Ernest Dichter, presidente dell’Istituto per la ricerca motivazionale ha fatto una dichiarazione nel 1941… ‘L’agenzia pubblicitaria di successo manipola le motivazioni e i desideri umani e sviluppa un bisogno di beni che un tempo il pubblico non conosceva – e che forse non era nemmeno desideroso di acquistare.

Discutendo l’influenza della televisione, Daniel Boorstin scrisse: ‘Qui finalmente c’è un supermercato di esperienze surrogate. Una programmazione di successo offre intrattenimento – con il pretesto dell’istruzione; istruzione – con il pretesto dell’intrattenimento; persuasione politica – con il fascino della pubblicità; e pubblicità – con il fascino del dramma.’

“La televisione programmata non solo serve a diffondere l’acquiescenza e la conformità, ma rappresenta un approccio deliberato dell’industria.”

A parte il fatto che la televisione e la “cultura dello schermo” in generale si è dimostrata estremamente dannosa per i bambini e che ora si ritiene che la maggior parte degli aspetti degradanti della società possa essere attribuita ai valori decadenti rappresentati dai media, vi è un effetto più profondo e più insidioso sulla psiche umana. Come accennato sopra, si tratta di una manipolazione pianificata e deliberata per diffondere l’acquiescenza e la conformità e per ipnotizzare le masse per sottometterle all’autorità dello schermo.

Ad Allen Funt, conduttore di uno spettacolo popolare, Candid Camera, una volta è stato chiesto quale fosse la cosa più inquietante che aveva imparato sulle persone nei suoi anni di rapporto con loro attraverso il suo show. La sua risposta era agghiacciante nelle sue ramificazioni: “La cosa peggiore, e lo vedo più e più volte, è la facilità con cui le persone possono essere comandate da qualsiasi tipo di autorità, o anche dalle autorità meno importanti. Un uomo ben vestito sale sulla scala mobile e la maggior parte delle persone si voltano e cercano disperatamente di salire anche loro… Un giorno abbiamo messo un cartello sulla strada, ‘Delaware oggi chiusa’. Gli automobilisti non l’hanno nemmeno messo in discussione. Invece hanno chiesto: ‘La Jersey è aperta?'”.

Si sta formando un’immagine di una società deliberatamente indotta ad essere condizionata dalla televisione, inadeguata in termini di istruzione e creatività, propensa ai disordini sociali e alla decadenza. È evidente che i media hanno il compito di diffondere queste condizioni.

GQ magazine greta thunberg

Sembrerebbe che i padroni della motivazione, nell’interesse dei loro clienti industriali, pianificano la programmazione per creare condizioni sociali vantaggiose, cosa che di fatto potrebbero fare. È evidente che l’autorità finale sulla programmazione mediatica è nelle mani degli inserzionisti, sostenuti dalle industrie i cui prodotti e idee vengono venduti. Con tutti gli input psicologici a cui hanno accesso, sembrerebbe che costringerebbero la programmazione a correggere le condizioni sociali che costano loro denaro. Oltre 25 miliardi di dollari all’anno vengono spesi per insegnare ai lavoratori a leggere e scrivere, dopo essersi laureati dagli effetti combinati di un sistema scolastico pubblico e la programmazione televisiva.

E’ accettato che il fiorente crollo sociale, che costa anche a questi giganti industriali ingenti somme di denaro, è per lo più attribuibile alle frustrazioni e alle insoddisfazioni generate dalla falsa visione della realtà presentata attraverso i media. Perché non usano le loro risorse finanziarie per sostenere i padroni della motivazione per capire come presentare la programmazione che potrebbe portare a cambiamenti positivi nelle persone? Può essere che le condizioni della società, compresa la risposta programmata ai “minimi segni di autorità”, siano pianificate? Qualcuno vorrebbe suggerire che le cifre e gli studi relativi all’influenza dannosa della programmazione non sono a loro disposizione e che non si rendono conto che gli costa denaro? Se è così, allora sono troppo stupidi per essere arbitri dei nostri valori e dovremmo ignorarli del tutto. Se non è così, allora dobbiamo presumere che ci sia un obiettivo dietro a questa manipolazione.

Ci sono molte prove a sostegno dell’idea che questo scopo, o l’oggetto di questa manipolazione, è quello di creare una discordanza psicologica e sociale sufficiente a permettere l’istituzione di un governo totalitario su richiesta del popolo. Si ipotizza inoltre che le “élite super ricche” cerchino di controllare il mondo intero da dietro le quinte ed è a questo scopo che essi hanno il controllo e finanziano le varie azioni che appaiono alle masse come “incidenti” politici e internazionali. F.D.R. ha detto: “In politica non succede mai niente per caso; se succede, si può scommettere che è stato pianificato! Ed egli occupava la posizione giusta per poter saperlo.

Ci sono molte prove a sostegno dell’idea che le guerre sono fomentate e combattute per ridistribuire questi equilibri di potere finanziario dietro le quinte e che, sebbene i nostri padri, fratelli, nonni, zii, cugini e figli muoiono in queste azioni, sono solo giochi di “Relazioni Internazionali”, giocati da coloro i cui soldi e la cui posizione danno loro poco altro con cui occupare il loro tempo o intelligenza.

C’è, tuttavia, una conseguenza di questa partita di scacchi globale che non è evidente né ai giocatori né alle pedine.

La Realtà Ideologicamente Fabbricata contro la Realtà Oggettiva

Ammettiamolo, la vita su questo pianeta, grazie agli elementi patologici che sempre tendono a salire al potere, non è mai stata facile o molto piacevole. Ma ora le cose stanno davvero peggio di come lo erano ai tempi di Sodoma e Gomorra poco prima che un’apparente esplosione di una cometa in atmosfera le cancellasse dalla mappa, o la leggendaria Atlantide alla vigilia della distruzione. Ed è questo che dovrebbe farci riflettere. George Santayana, nella sua opera The Life of Reason scrisse: “Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo”. Ma i Liberali/Sinistra sono impegnati a “revisionare” e riscrivere la storia, guidati dalle loro ideologie postmoderniste/marxiste, che fondamentalmente sono poco più di “Tu crei la tua realtà”. I fatti concreti della fisica classica che operano nel mondo delle onde collassate sono stati eliminati e sostituiti dall’idea delirante che l’incertezza quantistica può essere applicata alla dura realtà.

Mentre il cervello interagisce con il suo ambiente, i circuiti sinaptici si combinano per formare mappe sinaptiche del mondo percepito dai sensi. Queste mappe descrivono piccoli segmenti di quel mondo – forma, colore, movimento – e queste mappe sono sparse nel cervello. Mentre la rete sinaptica del cervello si evolve, a partire dalla nascita – o anche prima – queste mappe elaborano le informazioni simultaneamente e in parallelo. Sulla base delle nostre mappe sinaptiche del mondo, siamo in grado di avere una visione più o meno oggettiva della realtà.

La fisica classica afferma che il futuro esiste già, così come il presente e il passato. Tutto ciò che può accadere è già accaduto. Ma per qualche motivo sconosciuto le nostre menti possono sperimentare il futuro solo un pezzo alla volta in quello che chiamiamo presente.

La fisica quantistica, invece, sostiene che non possiamo mai prevedere il futuro con assoluta certezza. Il futuro non esiste ancora in un unico stato definito. L’incertezza quantistica non ci nega tutte le conoscenze sul futuro. Ci dà gli strumenti per fare previsioni, ma solo in termini di probabilità.

Bohr e altri importanti fisici della Scuola di Copenhagen sostengono che la realtà oggettiva è un concetto ambiguo a livello quantico. In fisica, la nostra conoscenza arriva solo quando misuriamo effettivamente qualcosa, e anche allora il modo in cui decidiamo di eseguire la misurazione influenza i risultati che otteniamo.

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Porre la stessa domanda in modi diversi può dare risposte apparentemente contraddittorie, ma nessun esperimento fornisce di per sé informazioni contraddittorie. Alcuni esperimenti mostreranno gli elettroni come onde, mentre altri li mostreranno come particelle. In nessun esperimento singolo gli elettroni mostrano simultaneamente un comportamento ondulatorio e particellare. Bohr ha definito tale fenomeno come complementarità.

La meccanica quantistica lascia l’osservatore incerto sulla natura reale della realtà. Sono davvero onde o particelle? Non lo sappiamo e nessun esperimento ce lo dirà. Rilevare uno degli attributi esclude automaticamente la conoscenza dell’altro.

L’universo ha molti possibili stati o potenzialità future rappresentate dalla funzione d’onda. La funzione d’onda collassa costantemente nel presente, poiché i molti stati possibili diventano un unico stato man mano che il presente si dispiega e le possibilità diventano realtà.

Molti individui hanno deciso che questa Incertezza Quantistica significa che potete “creare la vostra realtà” in base a ciò che credete, o a seconda di ciò a cui prestate la vostra attenzione. Questa è un’idea popolare tra le folle New Age, ed è in realtà il fondamento della maggior parte delle religioni, che se ne rendano conto o meno.

Il nostro universo sembra essere fatto di materia/energia e di coscienza. La materia/energia di per sé “preferisce”, come sembra, uno stato caotico. La materia/energia non ha un concetto di “creazione” o “organizzazione”. È la coscienza che dà vita a questi concetti e con la sua interazione con la materia spinge l’universo verso il caos e il decadimento o verso l’ordine e la creazione.

Questo fenomeno può essere modellato matematicamente e simulato al computer utilizzando l’EEQT (Event Enhanced Quantum Theory). Non sappiamo se l’EEQT modella con esattezza l’interazione della coscienza con la materia, ma è probabile che lo faccia perché sembra descrivere correttamente i fenomeni fisici meglio della semplice meccanica quantistica ortodossa o delle sue teorie rivali (meccanica Bohmiana, teoria GRW ecc.).

Ciò che impariamo dall’EEQT può essere descritto in termini semplici come segue:

Chiamiamo il nostro universo materiale “il sistema”. Il sistema è caratterizzato da un certo “stato”. È utile per rappresentare lo stato del sistema come punto su un disco. Il punto centrale del disco, la sua origine, è lo stato di caos. Potremmo anche descriverlo come “Potenziale Infinito”. I punti sul confine rappresentano “stati puri” dell’essere, cioè stati con “conoscenza pura”. Nel mezzo sono presenti stati misti. Più lo stato è vicino al confine, più puro, più è “organizzato”.

Ora, un “osservatore” esterno, una “unità di coscienza”, ha qualche idea – forse accurata, forse falsa o intermedia – sullo “stato reale” del sistema, osservando e percependo il sistema secondo le conoscenze che possiede. L’osservazione, se prolungata, fa “saltare” lo stato del sistema. In questo senso, si “crea la propria realtà”, ma il diavolo, come sempre, è nei dettagli.

I dettagli sono che lo stato risultante del sistema sotto osservazione può essere più puro, o più caotico, a seconda della “direzione” del salto. La direzione del salto dipende da quanto oggettiva – quanto vicina alla realtà dello stato attuale – è l’osservazione.

Secondo l’EEQT, se le aspettative dell’osservatore sono vicine allo stato effettivo del sistema, questo salta, il più delle volte, in uno stato più organizzato e meno caotico.

they live billboards

Vedi segni dappertutto, ma sei sicuro di leggerli correttamente?

Se, invece, le aspettative dell’osservatore sono vicine alla negazione dello stato reale (cioè, quando le credenze dell’osservatore non sono vere secondo lo stato EFFETTIVO, ergo, la realtà oggettiva), allora lo stato del sistema, generalmente, salterà in uno stato più caotico, meno organizzato. Inoltre, di norma, ci vorrà molto più tempo per compiere tale salto.

In altre parole, se la conoscenza dello stato reale da parte dell’osservatore è vicina alla verità, allora l’atto stesso di osservazione e verifica provoca un salto in tempi brevi, e lo stato risultante è più organizzato; puro. Se la conoscenza dello stato attuale da parte dell’osservatore è falsa, allora di solito ci vuole molto tempo per causare un cambiamento nello stato del sistema, e lo stato risultante è più caotico.

In breve, chiunque “creda” nel tentativo di “creare la realtà” diversa da quello che è effettivamente, contribuisce all’aumento del caos e dell’entropia. Se le vostre convinzioni sono ortogonali alla verità, non importa quanto fortemente ci crediate, siete essenzialmente in conflitto con il modo in cui l’Universo vede se stesso, e – posso assicurarvelo – non vincerete questa gara. State invitando la distruzione su voi stessi e tutti coloro che si impegnano in questo esercizio di “fissare l’universo” secondo le vostre convinzioni.

D’altra parte, se siete in grado di vedere l’Universo come si vede egli stesso, obiettivamente, senza preconcetti, e con l’accettazione della realtà e risposte appropriate per come le cose sono veramente, allora diventate più “allineati” con l’energia creativa dell’universo e la vostra stessa coscienza diventa un trasduttore dell’ energia di ordine, e le vostre azioni sono congruenti con lo stato effettivo della realtà. La vostra energia di osservazione, fornita incondizionatamente, accompagnata dalle azioni appropriate, può portare ordine nel caos, può creare attraverso un potenziale infinito.

Greta Thunberg: Falso Profeta, Artefice del Caos

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La crociata dei bambini del 1212 si è conclusa in un disastro

Ieri ho visto il video di questa giovane donna patetica, con problemi psicologici e mentali mentre si rivolgeva all’ONU (non è una bambina, ha 16 anni e la Sinistra/Liberale sostiene che dovrebbe fare sesso se lo vuole oppure cambiare il suo sesso se lo vuole, quindi smettiamola di chiamarla bambina!)

Thunberg è stata presentata come il nuovo Profeta del Destino e dell’Oscurità. A parte il fatto che le sue buffonate mi ricordano la crociata dei bambini del 1212 (leggete quello che è successo a loro), della povera e mentalmente disagiata Giovanna d’Arco, e persino dei poveri figli sfruttati di Joseph Goebbels, che sono stati uccisi dai loro genitori quando si trovarono di fronte alla fine dei loro sogni liberal/nazisti di dominio globale, sono piuttosto indignata che ai liberali di oggi è stato permesso di diffondere le loro illusioni a tal punto da spaventare i giovani di essere vivi.

Ho ottenuto qui una trascrizione del discorso di Thunberg e ora lo commenterò. Ha risposto così alla domanda: “Qual è il tuo messaggio per i leader mondiali?

“Il mio messaggio è che vi stiamo osservando”

Non ha senso osservare qualcosa se non sai cosa stai cercando o come identificarlo. Greta e i suoi marionettisti non sono in grado di farlo; hanno vissuto troppo a lungo nel loro mondo postmoderno CLTPR (crea la tua propria realtà) per avere un’idea di quello che sta succedendo veramente in questo mondo e di come sono stati manipolati. Greta ha continuato:

“E’ tutto sbagliato. Non dovrei essere qui. Dovrei tornare a scuola dall’altra parte dell’oceano. Eppure tutti voi vi rivolgete a noi giovani per speranza. Come osate!”

E’ vero, non dovrebbe trovarsi “lì”. Ma non si ferma nemmeno a pensare al fatto che “nulla in politica accade per caso”. Lei è semplicemente uno strumento di chi spinge l’umanità in uno stato di caos affinché i controlli totalitari siano accettati dalle masse umane per ottenere la pace.

“Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote. Eppure sono uno dei fortunati. La gente soffre. La gente sta morendo. Interi ecosistemi stanno crollando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa, e tutto ciò di cui si sente parlare è denaro e fiabe di una crescita economica eterna. Come osate!”

Sì, è vero che i maestri di manipolazione di questo mondo hanno “rubato i sogni” a tutti gli abitanti del pianeta, ma non proprio come la pensa Greta; la cosa peggiore ancora è che non si rende conto di essere uno strumento per rubare ancora più sogni a più persone!

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Sì, le persone soffrono e muoiono e gli ecosistemi stanno crollando, ma non ha nulla a che fare con le attività tecnologiche umane e ha tutto a che fare con i cicli naturali determinati dal Sole e da altre influenze cosmiche. Sì, è probabilmente vero che ci stiamo dirigendo verso un’estinzione di massa – che è già in corso – solo che non ha nulla a che fare con le azioni fisiche degli esseri umani, e molto di più con le azioni e gli atteggiamenti psichici, psicologici e mentali l’uno verso l’altro. L’atteggiamento stesso di Greta è un esempio degli stati psicologici che stanno portando il caos sul nostro pianeta. Le preoccupazioni di Greta per quanto riguarda il denaro, la crescita economica, ecc. sono sbagliate. Nessuna delle idee dei Cultisti del riscaldamento globale su come risolvere l’inesistente problema del riscaldamento provocato dall’uomo (RGA) farà nulla per cambiare la costante marcia del cambiamento climatico verso un’era glaciale, e, di fatto, causerà sofferenze molto più gravi di quelle che esistono attualmente sul nostro pianeta; le cose non farà che peggiorare.

“Per più di 30 anni, la scienza è stata chiarissima. Come osate continuare a distogliere lo sguardo e venire qui dicendo che state facendo abbastanza, quando la politica e le soluzioni necessarie non si vedono ancora da nessuna parte.”

Qui è dove le convinzioni di Greta sono totalmente ortogonali alla VERITÀ. La scienza NON è stata “chiarissima” per 30 anni, essendo la scienza un altro strumento della politica postmoderna e marxista almeno per tutto questo tempo, se non di più. Per quanto riguarda l’esistenza o meno di soluzioni su come affrontare un’era glaciale, sono d’accordo sul fatto che non c’è nulla in vista.

Ma forse era stato progettato dai burattinai dietro i tirafili di Greta. Sarebbe una teoria di cospirazione suggerire che, da qualche parte ai vertici, sanno che sta per accadere un’era glaciale e NON il riscaldamento globale, e che tutto ciò che quest’ultimo è stato progettato per fare è far sì che gli scienziati corrotti togliessero lo sguardo dalla verità e contribuire al caos finale che si verificherà quando il Rimbalzo Glaciale si abbatterà improvvisamente su di noi?

Sarà qualcosa come se il mondo intero si preparasse per un viaggio su un’isola tropicale e finisse invece in Antartide.

“Dite che ci ascoltate e che capite l’urgenza. Ma per quanto triste e arrabbiato io sia, non voglio crederci. Perché se aveste veramente compreso la situazione e continuaste a non agire, allora sareste malvagi. E mi rifiuto di crederci.”

Greta si sbaglia: i Maestri Burattinai dell’inganno dietro l’intera truffa del riscaldamento globale sono certamente il Male con la M maiuscola, quindi, ancora una volta, le sue convinzioni sono ortogonali alla Verità.

“L’idea popolare di dimezzare le nostre emissioni in 10 anni ci dà solo il 50% di probabilità di rimanere al di sotto di 1,5 gradi [Celsius], e il rischio di innescare reazioni a catena irreversibili al di fuori del controllo umano”.

Di nuovo, Greta sta credendo alle bugie. La verità è che l’era glaciale può essere ritardata o attenuata dalle emissioni di carbonio e non dovremmo preoccuparci affatto di esse. Questa è roba da “vestirsi per l’isola tropicale”.

“Il cinquanta per cento può essere accettabile per voi. Ma questi numeri non includono i punti di ribaltamento, la maggior parte dei cicli di feedback, il riscaldamento aggiuntivo nascosto dall’inquinamento atmosferico tossico o gli aspetti di equità e giustizia climatica. Si appoggiano inoltre sulla mia generazione assorbendo centinaia di miliardi di tonnellate di CO2 dall’aria con tecnologie che esistono a malapena”.

“Quindi un rischio del 50% è semplicemente inaccettabile per noi, noi che dobbiamo convivere con le conseguenze.

“Per avere il 67% di probabilità di rimanere al di sotto di 1,5 gradi di aumento della temperatura globale – le migliori probabilità date dal [Intergovernmental Panel on Climate Change] – il mondo doveva emettere circa 420 gigatonnellate di CO2 a partire dal 1° gennaio 2018. Oggi questa cifra è già scesa a meno di 350.

Come osate fingere che questo problema possa essere risolto con la solita attitudine di “affari come sempre” e alcune soluzioni tecniche? Con gli attuali livelli di emissioni, il bilancio di CO2 rimanente sarà completamente eliminato in meno di 8 anni e mezzo”.

Oh si, sono proprio sicura che quest’informazione sia uscita dal cervello di questa ragazza con problemi mentali!

record snow new england

Quello che abbiamo visto negli ultimi inverni è solo un assaggio di quello che verrà… e resterà…

Ovviamente sta riportando cifre e affermazioni promesse dai sostenitori del RGA, il tutto basato su un fondamento di false supposizioni, in particolare sul fatto che l’aumento dei livelli di CO2 nell’atmosfera causa – piuttosto che essere correlati – condizioni meteorologiche sempre più estreme. La truffa del riscaldamento globale non è sicuramente la verità – non si avvicina nemmeno alla realtà oggettiva. E’ così gravemente distorta che qualsiasi azione intrapresa per contrastarla è garantita per produrre risultati opposti: maggiore degrado ambientale, maggiore disuguaglianza e maggiore impreparazione ai cambiamenti climatici!

Ho una notizia per te, Greta: speriamo che gli attuali tassi di emissioni di carbonio aiutino a prevenire l’era glaciale – anche se dubito che sia possibile. Già appaiono i segni che ci rimasto poco tempo prima che il silenzio dei ghiacci torni a scendere su vaste aree del globo, la produzione agricola ne soffrirà, le persone moriranno di fame, le malattie dilagheranno su popolazioni deboli e affamate e molto probabilmente fino al 75% della popolazione del pianeta morirà di una cosa o l’altra dovuta ad un’era glaciale. È già successo prima, succederà di nuovo, e tutte le ere glaciali sono precedute da periodi di riscaldamento globale.

“Non verranno presentate soluzioni o piani in base a queste cifre, perché questi numeri sono troppo scomodi. E non si è ancora abbastanza maturi per dirlo così com’è.

“Ci state deludendo. Ma i giovani cominciano a capire il vostro tradimento. Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. E se scegliete di deluderci, io dico: Non vi perdoneremo mai.

“Non vi permetteremo di farla franca. Proprio qui, proprio ora è dove tracciamo la linea di demarcazione. Il mondo si sta svegliando. E il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno.

Grazie”.

Infatti, l’ondata di cambiamenti è già qui, ma Greta e i suoi agenti non hanno idea della vera natura di quest’onda, né dei preparativi psichici e psicologici necessari per poter cavalcarla. Arrabbiati con le persone, la società e la creazione stessa, hanno messo in posizioni di autorità attivisti adolescenti vegani, malnutriti e immaturi che cercano di generare un clima di vendetta, e così si sono allineati con le forze della distruzione.

Qui possiamo menzionare la crociata dei bambini, dove migliaia di bambini hanno marciato per salvare Gerusalemme dagli infedeli e sono finiti nei mercati degli schiavi di Costantinopoli.

Beh, qui abbiamo 400:1. Io scommetto sull’era glaciale e faccio i miei piani di conseguenza. Greta e i suoi maestri burattinai possono fare i bagagli per l’isola tropicale, se lo desiderano, io sto comprando mukluks e scarponi da neve.

La crociata dei bambini di oggi e l’isteria incipiente che essa suscita è una falsa profezia.

Attenzione!

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Laura Knight-Jadczyk (Profile)

Laura Knight-Jadczyk, nativa della Florida da sette generazioni, è una storica/mistica e autrice di 14 libri e numerosi articoli pubblicati sulla stampa e su internet. È la fondatrice di SOTT.net e l’ispiratrice dell’Esperimento Cassiopaea. Vive in Francia con il marito, un fisico matematico polacco, Arkadiusz Jadcyk, con quattro dei suoi cinque figli, una famiglia allargata, otto cani, cinque uccelli ed un gatto.

Preso da: https://it.sott.net/article/2065-Greta-Thunberg-Falso-Profeta-della-Crociata-dei-Bambini

F-35: la sconfortante immaturità del governo sulla Difesa

Roma, 12 ott – Con l’entrata in scena del governo giallofucsia ritorna alla ribalta il dibattito sull’F-35. Non lo fa in modo pacato, ma con un intervento a gamba tesa direttamente sulla caviglia di tutti gli addetti del settore che, sinceramente, ne avrebbero fatto volentieri a meno. E così politici, mass media e gli immancabili social abbondano di grandi esperti che ci regalano amenità alla stregua di: “meno F-35, più scuole ed ospedali”.

Ecco a cosa serve l’F-35

Lo scenario è sconfortante: “A cosa serve un caccia multiruolo di 5a generazione se non sappiamo neanche controllare le nostre coste?”, si domanda il cittadino medio. Evidentemente, tralasciando l’ingenuità di considerare un F-35 un strumento di pattugliamento costiero, dimentichiamo di prendere in considerazione il progressivo ritorno agli scenari convenzionali ed ai “grandi blocchi” che stanno subentrando ai cosiddetti “scenari asimmetrici”. Succede che, quando uno dei “Grandi” la smette di molestare un popolo disperato a caso, ma si ritrova a confrontarsi “tra pari”, la deterrenza e la superiorità tecnologica diventano fondamentali. Oggi, i “Grandi” non parlano più di guerriglia ed IED ma di Anti Access/Area Denial (A2/AD). Se non sapete di che si tratta, provate a chiederlo ai russi o ai cinesi.

Ebbene, spiace informarvi che, in questo dominio e tralasciando L’F-22 Raptor, l’F-35 è attualmente l’unico a garantire superiorità informativa e versatilità operativa. Se a qualche russofilo è venuto in mente il Su35 o il cinese J31, sappiate che ad oggi (piaccia o meno) sarebbero nell’altro blocco. In definitiva, a meno di non aver preso in considerazione quanto su detto, risparmiateci la tortura.

L’F-35 e il bilancio della Difesa

Lo sconfortante panorama italiano è stato sapientemente descritto da Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, grande conoscitore del comparto e già consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Interpellato sull’argomento ha definito l’attuale dibattito come “sintomo dell’ immaturità politica di cui soffre tutta la Difesa”. Con i sovranisti al governo, “in rotta di collisione con Bruxelles e con l’asse franco-tedesco, la decisione di completare il programma aveva una sua chiara validità per evitare, in una condizione di braccio di ferro con la Germania, di litigare anche con Washington. In sintesi, il ragionamento era: l’America sostiene la nostra politica sovranista, noi compriamo gli F-35. Eppure – chiosa Gaiani – questa scelta non è stata fatta.”
La situazione è poi peggiorata con l’attuale esecutivo ed in particolare con il M5S, il cui atteggiamento è stato sapientemente comparato a quello dell’estrema sinistra che attacca “tout-court” il bilancio difesa ed i suoi punti più mediaticamente esposti: “Dire che gli investimenti per velivoli di quinta generazione potrebbero essere utilizzati per costruire asili nido, o che quelli per una portaerei potrebbero andare a favore di campi-scuola per disabili è fuorviante. Il bilancio della Difesa serve alla Difesa, così come i bilanci di altri dicasteri servono alle rispettive funzioni”.
“Oggi – osserva – il governo è decisamente più orientato verso un’Europa a trazione franco-tedesca. Il problema è dunque diverso, e lo abbiamo notato con il segretario di Stato Mike Pompeo, venuto qui per ricordarci che le politiche protezionistiche contro Airbus (che, va ricordato, non è un’azienda italiana, ma che anzi è spesso rivale delle nostre aziende di settore se escludiamo Mbda) colpiranno anche il nostro Paese. C’è dunque da chiedersi – dice Gaiani – che politica vogliamo attuare, ed è innegabile che ci siano spazi per negoziare i dazi al made in Italy in connessione con il completamento del programma. Tuttavia, non c’è stata né una valutazione tecnica, operativa e finanziaria sulla sostenibilità del programma, né una valutazione politica sul suo utilizzo in chiave di difesa dai dazi americani. Ripeto: navighiamo a vista, privi di una strategia militare d’impiego e di una valutazione sui vantaggi della commessa in Italia, anche relativa ai posti di lavoro che, sebbene minori rispetto a quanto previsto all’inizio, rischiano di ridursi ancora”.
Ebbene sì: l’altro importantissimo aspetto della questione è legato ai ritorni industriali, con meno ali prodotte per Leonardo ed un appeal minore per quei Paesi che avrebbero ancora voglia di venire a Cameri a produrre i loro aerei. Risultato: una marea di posti di lavoro saltati. E pensare che “l’estromissione della Turchia dal programma determina anche l’uscita della sua capacità di produzione di alcune componenti, e ciò potrebbe offrirci opportunità per nuovo lavoro”.
Quello di certa politica (e media affini) è stato definito un vero e proprio ritardo culturale sulla Difesa: “Ricordo che, nel 2007, quando mandammo una serie di mezzi da combattimento e droni disarmati in Afghanistan, ci fu un politico dell’estrema sinistra che criticò l’invio del velivolo perché chiamato Predator. Una cosa simile – ci ricorda sempre Gaiani – è avvenuta sul “uso duale sistemico” promosso come mantra dal precedente ministro della Difesa. Se non c’è la capacità politica di accettare il fatto che le Forze armate servono per difendere i confini e gli interessi nazionali, ed eventualmente per combattere (cosa per cui devono essere preparate), resteremo a un livello di immaturità. Abbiamo un’incapacità di fondo di buona parte della politica ad accettare le Forze armate per quello che istituzionalmente sono”.
Prima di accordarsi ad un certo “ritardo culturale” ci si dovrebbe chiedere: “Quale futuro vogliamo per l’Italia?
Aldo Campiglio

Preso da: https://ilprimatonazionale.it/esteri/f-35-sconfortante-immaturita-governo-difesa-133436/

I tentacoli di Israele si allungano

Strategic Culture, 6 agosto 2019 (trad. ossin)
I tentacoli di Israele si allungano
Brian Cougley
Il 23 luglio, alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, un voto schiacciante ha condannato il movimento BDS [Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni], che si propone di esercitare pressioni sul governo israeliano perché «rispetti il suo obbligo di riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e si conformi pienamente alle prescrizioni del diritto internazionale:
1. Mettendo fine all’occupazione e alla colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellando il muro
2. Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza
3. Rispettando, proteggendo e promuovendo il diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare nelle loro case e riacquistare i loro beni, come stabilito nella risoluzione 194 delle Nazioni Unite».
Il presidente Donald Trump, come lo erano stati tutti i suoi predecessori, è ospite fisso dei meeting dell’AIPAC
Non v’è nulla di moralmente o legalmente discutibile in alcuno di questi proponimenti. Ma il Congresso degli Stati Uniti non si preoccupa di moralità né di legalità, quando siano incompatibili con la loro politica verso Israele che, come ha chiarito il rappresentante Lee Zeldin a New York, si fonda sulla convinzione che «Israele è il nostro migliore alleato in Medio Oriente; un simbolo di speranza di libertà, circondata da minacce esistenziali». Fox News ha detto che la risoluzione di condanna «è stata sollecitata dall’AIPAC, l’influente lobby israeliana a Washington», cosa che spiega molte cose, giacché l’AIPAC, [American Israel Public Affairs Committee] è un’organizzazione potentissima, dotata di tasche profonde e mani prodighe.
A febbraio 2019, The Intercept notava che l’«AIPAC, sul suo sito Web, raccoglie adesioni al suo ‘Club del Congresso’, impegnandosi a versare almeno  5 000 dollari ogni tornata elettorale, in favore degli aderenti». Nel film intitolato The Lobby, Eric Gallagher, un alto responsabile dell’AIPAC dal 2010 al 2015, racconta a un giornalista di Al Jazeera che l’AIPAC ottiene risultati. Un’intercettazione segreta ha rivelato che «…riuscire a ottenere 38 miliardi di aiuti militari per Israele è importante, ed è quello che l’AIPAC riesce a fare. Tutto quello che l’AIPAC fa è finalizzato a influenzare il Congresso».
L’AIPAC influenza il Congresso e altre istituzioni in modo estremamente efficace, fino al punto di riuscire a ottenere che Al Jazeera non trasmettesse la versione inglese di The Lobby. Il direttore dei programmi di inchiesta di Al Jazeera, Clayton Swisher, ha detto che vi sono state pressioni «di lobbisti israeliani di Washington che minacciavano di fare in modo che il Congresso classificasse la rete Al Jazeera come  ‘agente straniero’ e di accusare falsamente di antisemitismo gli autori del documentario». E basta questo: la semplice accusa di antisemitismo costringe chiunque a grattarsi la testa, ruotare gli occhi, e a farsi da parte.
E’ accaduto così che il giorno prima che il Congresso condannasse un’iniziativa diretta a premere perché Israele riconosca i diritti dei Palestinesi e rispetti il diritto internazionale, gli Israeliani realizassero un’operazione di distruzione mirata specificamente contro i diritti dei palestinesi, e contraria al diritto internazionale. Secondo la BBC, 200 soldati israeliani e 700 poliziotti, carichi di armi pronte all’impiego, sono stati dispiegati nel villaggio palestinese di Wadi Houmous alle 22 del 22 luglio, con bulldozer e scavatrici che hanno proceduto alla distruzione di case palestinesi.
L’amministrazione USA non ha mosso obiezioni. Il suo twittatore in capo aveva chiaramente espresso il suo punto di vista su Israele il 16 luglio, quando aveva annunciato che le quattro deputate donna del Congresso, non bianche, ch’egli odia in modo addirittura nevrotico, sono «un gruppo di comuniste che odiano Israele», e che «parlano di Israele come se fosse uno Stato criminale e non una vittima in quella regione». Per contro, l’Unione europea ha stabilito che «la politica di colonizzazione, ivi comprese le iniziative prese in questo contesto, come i trasferimenti forzati, le espulsioni, le demolizioni e le confische di case, è illegale dal punto di vista del diritto internazionale. Conformemente alle posizioni assunte da lunga data dalla UE, attendiamo che le autorità israeliane fermino immediatamente le demolizioni in corso». Ma comunque non cambierà nulla, visto che non c’è alcuna possibilità che gli Stati Uniti o il Regno Unito sostengano delle azioni a tutela del diritto internazionale, quando questo viene violato da Israele.
La Gran Bretagna sta per uscire dalla Unione Europea, quindi non ha voce in capitolo nella politica europea, ma non può comunque accettare critiche a Israele, giacché il Partito conservatore al potere promuove un’organizzazione chiamata «gli amici conservatori di Israele» (CFI), che raggruppa circa l’80% dei deputati conservatori.
Boris Johnson, il nuovo Primo Ministro britannico discepolo di Trump, è un fervente militante del CFI che lo ha sostenuto nella sua candidatura alla testa del Partito conservatore. Il 23 luglio, i presidenti del CFI Stephen Crabb, deputato, e Lord Pickles, insieme al presidente onorario Lord Polak, hanno dichiarato: «Dalla sua opposizione al boicottaggio dei prodotti israeliani quando era sindaco di Londra, fino al ruolo determinante svolto, da ministro degli Esteri… Boris ha una lunga storia di amicizia con Israele e la comunità ebraica. Il signor Johnson ha continuamente mostrato il suo appoggio risoluto… reiterando il suo profondo attaccamento a Israele e impegnandosi a essere un campione degli ebrei in Gran Bretagna e nel mondo».
Uno dei primi incarichi ministeriali conferiti da Johnson è stato alla signora Priti Patel al posto di segretario agli Interni. Costei si era dovuta dimettere dal Gabinetto della prima ministra Theresa May nel novembre 2017 dopo essere stata colta in flagrante mendacio, cosa non inabituale per lei, ma stavolta particolarmente rilevante. Come ebbe ad annunciare la BBC: «Priti Patel si è dimessa a seguito delle polemiche a proposito di Israele», scusandosi con la Prima Ministra «per le riunioni non autorizzate tenute in agosto con alcuni politici israeliani – compreso il Primo Ministro Benjamin Netanyahu – di cui si è avuta successivamente notizia. Ma è emerso poi che aveva tenuto altre due riunioni in settembre non in presenza di funzionari governativi». Non solo questo, ma in una intervista alla stampa «aveva fatto falsamente intendere che il Ministro degli Affari esteri, Boris Johnson, e il Foreign Office erano al corrente delle sue riunioni in Israele».
E’ uno di quei fatti che hanno suscitato tante risate nel corso delle meravigliose serie della BBC «Yes Minister» e «Yes, Prime Minister» : Ho sbagliato; dà una falsa impressione; è in prigione per avere raccontato menzogne.
Ed è decisamente strano che l’insigne Lord Polak, quello stesso che ha dichiarato che Boris Johnson è «amico di Israele», abbia accompagnato Patel in tredici delle quattrodici riunioni coi responsabili israeliani ad agosto e settembre. Cosa diavolo avranno fatto?
Ovviamente lei non aveva alcun timore di doversi dimettere per avere raccontato bugie, dal momento che Boris Johnson aveva dichiarato alla BBC : «Priti Patel è da tempo un’ottima collega e amica, una segretaria di Stato di prima classe per lo sviluppo internazionale. Lavorare con lei è stato un vero piacere, e sono certo che abbia un grande futuro davanti a sé». L’uomo ha il dono della profezia.
Poi Johnson ha nominato Michael Gove cancelliere del ducato di Lancaster, che è una strana nomina che conferisce grande potere e quasi nessuna responsabilità. Gove era stato apertamente sleale con Johnson all’epoca della prima competizione per la leadership, in quello che il Daily Telegraph aveva definito un «tradimento spettacolare», ma tutto è stato perdonato giacché, come dicono «gli amici conservatori di Israele», egli ritiene che l’antisionismo e l’antisemitismo siano «due facce della stessa medaglia», che significa che chiunque critichi la persecuzione dei Palestinesi da parte dei nazionalisti di Israele è un antisemita. Egli ritiene che «il criterio che consente di giudicare un popolo civile è che esso sia al fianco del popolo ebraico e al fianco di Israele. E’ un piacere stare col popolo ebraico, E’ un dovere stare al fianco di Israele».
I Palestinesi non ottengono alcun sostegno dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna quando le loro case vengono rase al suolo dai bulldozer, Non possono aspettarsi alcuna critica da parte di Washington o di Londra quando i loro figli vengono uccisi a Gaza dai soldati israeliani.
La Cisgiordania, tra Israele e la Giordania, è stata conquistata da Israele nella guerra del 1967 in Medio Oriente. Poi è stata annessa Gerusalemme est. Il diritto internazionale definisce le due zone come territori occupati. Per quanto tale circostanza venga ignorata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, è interessante constatare che il 30 luglio, in Canada, in una sentenza di portata minore, ma rivelatrice, un giudice ha deciso che il vino prodotto nelle colonie ebraiche della Cisgiordania non dovranno portare etichette con la menzione «prodotto in Israele» giacché, logicamente, le colonie si trovano in territorio palestinese.
Ma non servirà a niente dirlo a Donald Trump, esperto di vino israeliano, o al Congresso statunitense, o a qualsiasi membro del Partito conservatore britannico al potere, perché il diritto internazionale non ha alcun valore, quando si hanno altre priorità.

Come si manipola la storia attraverso le immagini: il #GiornodelRicordo e i falsi fotografici sulle #foibe

di Piero Purini / Purich*
con la collaborazione del gruppo di lavoro «Nicoletta Bourbaki»

1. UN GIORNO A DANE, SLOVENIA, 31 LUGLIO 1942
Guardate questa foto:
La famigerata foto
Un plotone d’esecuzione in divisa, cinque fucilati di schiena che attendono la scarica.
Guardate quest’immagine:
Bastia Umbra, giorno del ricordo 2011


E quest’altra:

Signum

E questa ancora:

Fano
Ce ne sono molte altre simili nei manifesti che pubblicizzano iniziative per il Giorno del ricordo.
A questo punto vi sarete convinti: i fucilati, chiaramente, sono italiani che vengono uccisi dalle truppe jugoslave.
La foto viene messa in onda nella trasmissione Porta a porta condotta da Bruno Vespa per la giornata del ricordo del 2012. Ospiti in studio, tra gli altri, gli storici Raoul Pupo e Alessandra Kersevan.
Bruno Vespa difende l'indifendibile
In quella trasmissione però emerge, con enorme disappunto di Bruno Vespa, che la foto non mostra la fucilazione di vittime italiane da parte dei feroci partigiani titini. Tutt’altro. Alessandra Kersevan fa notare che la foto ritrae la fucilazione di cinque ostaggi sloveni da parte delle truppe italiane durante l’occupazione italiana della Slovenia (1941-1943). Bruno Vespa attacca furiosamente la signora Kersevan (non si sa perché altri ospiti vengono definiti professore o professoressa, titolo che spetterebbe di diritto anche a questa ricercatrice storica); Raoul Pupo interviene sulla questione solo quando viene interpellato direttamente dalla Kersevan e conferma che il contenuto dell’immagine è completamente opposto a quanto viene fatto passare nella trasmissione. Quando è costretto a prendere atto che la foto ritrae effettivamente ostaggi sloveni fucilati da un plotone d’esecuzione italiano, il conduttore si giustifica dicendo che l’immagine è tratta da un libro sloveno.
Bruno Vespa non porgerà mai le proprie scuse alla professoressa Kersevan per il madornale errore.
In effetti la fotografia è stata scattata nel villaggio di Dane, nella Loška Dolina, a sudest di Lubiana. Si sa anche il giorno in cui la foto fu scattata, il 31 luglio 1942, e addirittura i nomi dei fucilati:
Franc Žnidaršič
,
Janez Kranjc
,
Franc Škerbec
,
Feliks Žnidaršič
,
Edvard Škerbec
.

Come nella Wehrmacht e nelle SS, anche nell’esercito italiano si documentavano stragi e crimini, salvo tenerli nascosti negli anni successivi per confermare il (finto) cliché del «bono soldato italiano».

Il rullino di cui la fotografia faceva parte viene abbandonato dalle truppe italiane dopo l’8 settembre 1943 e finisce nelle mani dei partigiani. Nel maggio del 1946 la foto (insieme ad altro materiale che testimonia la Lotta di liberazione jugoslava ed i crimini di guerra italiani e tedeschi in Slovenia) viene pubblicata a Lubiana nel libro Mučeniška pot k svobodi («La travagliata strada verso la libertà»).
Nello stesso anno, sempre a Lubiana, viene pubblicato – stavolta in italiano  – un altro libro sullo stesso tema, Ventinove mesi di occupazione italiana nella provincia di Lubiana: considerazioni e documenti, a cura di Giuseppe Piemontese.
Da quest’ultimo libro è tratta questa pagina, che riporta la foto con la didascalia: «…e un ufficiale si diletta a fotografare…»
Foto con didascalia
…che è la continuazione del commento ad un foto pubblicata accanto: «Prima di venir fucilati devono scavarsi la fossa». Non è la stessa fucilazione ma sono gli stessi fucilatori, è un’esecuzione di ostaggi nella vicina Zavrh pri Cerknici, avvenuta quattro giorni prima.
Costretti a scavarsi la fossa

La stessa immagine però è passata sul Tg3 riferita alle vittime delle foibe:

Tg3

In un’altra pubblicazione – Tone Ferenc, La provincia “italiana” di Lubiana. Documenti 1941-1942, Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Udine 1994 – si trova la didascalia con tutte le informazioni necessarie a identificare la fucilazione di Dane:

toneferenc
Eppure non basta: si continuano a presentare i cinque ostaggi sloveni della foto come italiani vittime degli slavocomunisti.
In alcuni casi l’uso della foto nei manifesti della Giornata del ricordo scatena reazioni internazionali: a protestare contro il clamoroso errore (ammesso e non concesso che non si tratti di una bufala voluta) è addirittura il Ministero degli esteri sloveno che segnala al Comune di Bastia Umbra l’uso improprio della fonte. Altre volte lettere giungono da storici indipendenti come Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi e Sandi Volk. Le reazioni sono spesso di scuse (con la conseguente rimozione del materiale iconografico da siti on line), ma in alcuni casi – quali quella dell’assessore alla cultura di Bastia Umbra Rosella Aristei – si procede ad un’improbabile giustificazione dell’uso della foto come denuncia simbolica della violenza, esecrabile in tutte le sue varie forme.
La vicenda della foto di Dane ha il suo apice in una lettera di protesta spedita direttamente al presidente Napolitano da parte di Miro Mlinar, Presidente dell’Associazione dei combattenti per i valori della lotta di liberazione nazionale di Cerknica (Slovenia), offeso dal fatto che l’immagine fosse stata addirittura pubblicata impropriamente sul sito del Ministero degli interni italiano. Purtroppo non abbiamo lo screenshot del sito del Ministero, tuttavia la lettera di Mlinar è reperibile qui.
Il Presidente dell’Associazione dei combattenti slovena sostiene che è stata proprio la pubblicazione sul sito ufficiale italiano a giustificare in seguito l’uso scorretto della foto, facendola diventare uno strumento improprio per aizzare l’odio verso il popolo sloveno. Per questo suggerisce a Napolitano di spostare la data del Giorno del ricordo al 10 giugno, «data del vero inizio delle tragedie del popolo italiano.» A quanto mi risulta il primo presidente proveniente dal partito italiano che più aveva contribuito alla Resistenza non si è nemmeno degnato di rispondere a Mlinar.
Per la vicenda delle false attribuzioni della foto di Dane rimando a questo dossier  e ringrazio Ivan Serra e lo staff del sito diecifebbraio.info per la minuziosa ricostruzione della bufala e delle sue implicazioni internazionali.
In qualche modo, tuttavia, la vicenda dell’abuso della foto di Dane arriva fino ai media nazionali. Finalmente, pochi giorni fa, se ne occupa un articolo sull’Espresso, grazie ad un post pubblicato proprio qui su Giap:
L'Espresso
Si spera che con questo passaggio su un periodico a diffusione nazionale finalmente Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič ed Edvard Škerbec possano avere la giustizia e la collocazione storica che si meritano.
2. FUCILATI MONTENEGRINI SPACCIATI PER «VITTIME DELLE FOIBE»
Le bufale legate alla giornata del ricordo non si limitano alla fucilazione degli ostaggi di Dane. Ecco qui un altro esempio:
Partigiani montenegrini spacciati per morti italiani
ed ancora un altro:
A fare il savutello si rischia la figurazza
Nell’intento di chi ha utilizzato queste foto, la prima rappresenterebbe un gruppo di italiani uccisi dai titini e la seconda un partigiano che prende a calci un povero prigioniero italiano.
Anche in questo caso invece la realtà è un’altra (già le divise dei due militari della seconda immagine non lasciano dubbi che si tratti di un soldato e di un ufficiale italiano): entrambe le foto fanno parte dello stesso rullino e documentano la fucilazione di ostaggi e partigiani in Montenegro, occupato dall’esercito italiano dall’aprile del 1941 all’8 settembre 1943. Ne esiste la sequenza completa (sul sito criminidiguerra.it ), qui le tratteremo una per una perché ogni fotogramma contiene particolari che smentiscono si tratti di italiani.
I prigionieri montenegrini sono presi a calci da un soldato italiano riconoscibile dalla divisa mentre vengono portati sul luogo della fucilazione:
calci
Poi i prigionieri sono schierati davanti al plotone d’esecuzione. Che non si tratti di italiani è intuibile dal copricapo del terzo e del quinto condannato da sinistra che indossano la tipica berretta montenegrina. Quattro ostaggi alzano il pugno chiuso, evidente testimonianza che – almeno quei quattro – sono partigiani comunisti. L’uomo al centro della foto, accanto a quello che mostra il pugno, indossa il berretto partigiano, la cosiddetta “titovka”.
ostaggipugnichiusi
Parte la scarica (italiana)…
Parte la scarica
Gli ostaggi sono morti. E’ la stessa foto che illustra la notizia del Giorno del ricordo a Cernobbio, ma ora sappiamo che sono vittime montenegrine degli italiani e non italiani vittime degli jugoslavi.
Ostaggi uccisi

L’ufficiale italiano, la cui mano si intravede in alto a sinistra, spara il colpo di grazia ai fucilati. Anche in questa foto c’è un particolare che conferma il fatto che le vittime non sono italiane: uno dei morti calza le tipiche babbucce serbo-montenegrine, le opanke.

Colpo di grazia
L’ultima foto del rullino:
ultimafotoostaggi
3. NUMERO D’INVENTARIO 8318
Altra foto che non rappresenta vittime delle foibe, ma che viene fatta passare come tale:
La follia titiana
Fin da subito di questa foto non mi hanno convinto diversi particolari: il paesaggio non è per nulla istriano o carsico, le divise non sembrano assolutamente divise “titine” o anche di partigiani non inquadrati in formazioni regolari, i cadaveri sono troppi e troppo “freschi” per essere stati estratti da una foiba. Nel caso in cui non si trattasse di vittime estratte da una foiba ma di un’esecuzione sommaria da parte degli jugoslavi, colpisce invece il fatto che i morti sembrano essere tutti maschi e che non ci sia tra loro nemmeno una persona in divisa (dal momento che, nella vulgata fascista e neofascista sulle foibe, nel 1943 sarebbero stati eliminati tutti coloro che potevano essere considerati funzionari dello Stato italiano, compresi dunque militari e pure donne).
Dopo innumerevoli supposizioni (Katyn? Stragi di ebrei nel Baltico?), grazie alla solerzia di un giapster, Tuco, troviamo l’originale. Si trova nell’archivio dell’Armata Popolare Jugoslava a Belgrado. Eccola:
Dal museo di Belgrado
Che si tratti di una stampa dal negativo è chiaro dalla pulizia e dalla definizione dell’immagine: in nessuno dei siti italiani che riportano la foto, questa è così nitida e i dettagli così visibili. Ma ciò che è più interessante è quel che c’è scritto dietro. Il sito, infatti, riporta anche il retro della foto, dove ogni archivio fotografico segnala le note e la descrizione relativa all’immagine.
Il retro della foto
La traduzione è la seguente: «Numero d’inventario 8318. Crimine degli italiani in Slovenia. Negativo siglato A-789/8. Originale: Museo dell’JNA a Belgrado»
Dunque non si tratta, nemmeno in questo caso, di vittime delle foibe, ma piuttosto del contrario: vittime slovene uccise dall’esercito italiano.
Ciò che è impressionante è la velocità con cui su internet un’immagine diventa virale (e dunque “vera”): cercando nel web il 10 febbraio alle otto di sera, quest’immagine – secondo le mie modeste conoscenze informatiche – appariva sette volte, tutte e sette associata al descrittore “foibe”. Due giorni dopo (giovedì 12 verso le 23.00) la foto era reperibile su ben 103 siti, a dimostrazione dell’incredibile potenza moltiplicativa di Internet, pur trattandosi di una bufala.
4. SI PARLA DEL «DRAMMA DEGLI INFOIBATI» E SI MOSTRA UN UFFICIALE DELLE SS MA FORSE LA STORIA E’ ANCORA PIU’ ASSURDA
Su internet si trova anche la seguente immagine:
Dal sito Ragusa Giovani

Immagine generalmente associata al massacro degli ufficiali polacchi a Katyn, alla liquidazione degli Shtetl in Polonia ed Ucraina, alle uccisioni delle foibe, addirittura ad esecuzioni da parte austro-ungarica di prigionieri catturati durante la disfatta di Caporetto nel 1917. Non ho trovato un archetipo, ma escludo tanto Katyn quanto le foibe in quanto non esistono testimonianze fotografiche delle esecuzioni ed in entrambi i casi non avrebbe avuto senso spogliare le vittime. L’attribuzione più plausibile mi sembra quella dell’eliminazione di prigionieri (russi?) in qualche villaggio dell’est o in un campo di concentramento, vista anche la divisa del boia, che sembra essere delle SS-Totenkopfverbände (Testa di morto), reparto adibito alla custodia dei campi nazisti.

Divisa SS
[N.d.R. Su questa foto, vedi la discussione qui sotto con intervento di Nicoletta Bourbaki.]
5. BRUNO VESPA CI RICASCA: I PARTIGIANI IMPICCATI A PREMARIACCO
Torniamo ora a Bruno Vespa. Oltre a non essersi mai scusato ufficialmente con Alessandra Kersevan per l’errore (?) dei fucilati di Dane, nella trasmissione dedicata alla Giornata del ricordo di quest’anno (2015), mentre sta parlando di «esecuzioni sommarie a Trieste», manda in onda questa foto:
Chiaramente lo spettatore ignaro viene indotto a pensare che si tratti di italiani impiccati dai partigiani titini. Invece non è così: come nel caso di Dane, Vespa mostra in un contesto un’immagine che è esattamente l’opposto. Si tratta infatti di partigiani friulani (più uno goriziano ed uno sloveno) impiccati a Premariacco in Friuli il 29 maggio del 1944. Anche i nomi delle vittime di questa strage sono conosciuti:
Sergio Buligan, 18 anni;
Luigi Cecutto, 19 anni;
Vinicio Comuzzo, 18 anni;
Angelo Del Degan, 18 anni;
Livio Domini, 18 anni;
Stefano Domini, 19 anni;
Alessio Feruglio, 19 anni;
Aniceto Feruglio, 17 anni;
Pietro Feruglio, 18 anni;
Ardo Martelossi, 19 anni;
Diego Mesaglio, 20 anni;
Mario Noacco, 20 anni;
Mario Paolini, 18 anni,
tutti di Feletto Umberto.
Inoltre:
Ezio Baldassi di San Giovanni al Natisone, 16 anni;
Guido Beltrame di Manzano, 60 anni;
Sergio Torossi di Corno di Rosazzo, 17 anni;
Antonio Ceccon di Dogna, 19 anni;
Luigi Cerno di Taipana, 21 anni;
Bruno Clocchiatti di Corno di Rosazzo, 17 anni;
Oreste Cotterli di Udine, 41 anni;
Agostino Fattorini di Reana del Rojale, 24 anni;
Dionisio Tauro di Chions, 41 anni;
Guerrino Zannier di Clauzetto, 25 anni;
Mario Pontarini o Pontoni;
Luigi Bon di Gorizia, 35 anni;
Jože Brunič di Novo Mesto.
Ecco la foto non deturpata dal logo della trasmissione di Vespa:
premariacco
Dal momento che in contemporanea ci fu un’esecuzione collettiva anche a San Giovanni al Natisone e non è perfettamente chiaro quali dei partigiani elencati sopra siano stati uccisi a Premariacco e quali a San Giovanni, pubblichiamo qui di seguito anche la foto dei caduti per la libertà di San Giovanni al Natisone, sperando in questo modo di evitare preventivamente che si insulti anche la loro memoria (anche considerando che l’Anpi di Udine, pochi giorni dopo la bufala di Bruno Vespa, ha tolto dal proprio sito foto e riferimenti ai martiri del 29 maggio. Speriamo si tratti di un caso.)
[N.d.R. Nei commenti a questo post viene spiegato l’arcano: «il sito dell’ANPI di Udine ha cambiato non solo server, ma anche piattaforma (da Drupal a WordPress); in ragione di ciò tutti i link interni devono essere editati a mano.»]
Caduti per la libertà di San Giovanni al Natisone
6. CHE C’ENTRA SREBRENICA CON LE FOIBE?
C’è poi l’articolo de «Il Piccolo» di Trieste che sarebbe esilarante se non trattasse di un argomento, anzi due, così macabro e doloroso.
I morti di Srebrenica spacciati per infoibati italiani
Il sottotitolo della foto reca la dicitura: «L’esumazione di una parte dei cadaveri rinvenuti in una foiba». Peccato che la foto sia a colori, gli esumatori indossino jeans e sia evidente come l’immagine sia di decenni più recente. Facendo una rapida ricerca su internet si trova l’originale: è una fossa comune nel villaggio di Kamenica in Bosnia, nel Cantone di Tuzla, in cui sono stati sepolti musulmani bosniaci dopo la deportazione da Srebrenica.
srebrenica
L’errore è così grossolano che il giornale nel giro di poche ore sostituisce la foto con questa (che si riferisce effettivamente al recupero di corpi dalla foiba di Vines, 1943):
Vines, 1943
7. LA «VERA STORIA» CON COPERTINA FALSA
Passiamo poi ad uno dei taroccamenti più evidenti dell’intera vicenda “foibe”, che richiama alcuni dei luoghi comuni più triti sulla bestialità dei partigiani, la sanguinarietà truculenta e la partecipazione delle partigiane (le terribili “drugarice”) alle azioni più violente. Si tratta della copertina del libro Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, di Giuseppina Mellace, edito da Newton Compton.
Il libro di Giuseppina Mellace
Nella copertina si vede un trio (ad occhio: un partigiano e due partigiane) nell’atto di sgozzare una vittima (presumibilmente un povero italiano). Anche qui però il taroccamento è palese. La foto originale infatti è questa:
cetnici
Anche in questo caso si assiste ad un totale ribaltamento del senso dell’immagine. I carnefici della foto infatti sono una Crna trojka (“Terzetto Nero”), unità četniche, cioè appartenenti all’esercito nazionalista serbo. Si trattava di una sorta di tribunale volante che aveva il compito di eliminare collaborazionisti dell’occupatore. Con l’evolversi della guerra e con l’avvicinamento di Draža Mihailović ai tedeschi, le Crne trojke si dedicarono sempre più all’esecuzione sommaria di partigiani comunisti, di simpatizzanti del movimento partigiano e dei loro familiari. Che si tratti di četnici e non di partigiani è facilmente deducibile dall’abbigliamento: anziché la bustina partigiana (la cosiddetta titovka, già citata nel caso dei fucilati montenegrini), gli individui fotografati sul libro della Mellace hanno in testa una šajkača, il tipico copricapo serbo, utilizzato dai nazionalisti serbi.
Qui di seguito la differenza tra una titovka (che peraltro è sempre ornata da una stella rossa) e una šajkača (che solitamente ha in fronte uno scudo con l’aquila serba, decisamente più grande, come si può notare dal copricapo del četniko in piedi al centro della foto).
copricapi

Il fatto poi che siano četnici esclude che le due persone in piedi siano donne: è noto che i nazionalisti serbi portavano i capelli lunghi alle spalle.

Inoltre che la vittima non sia un italiano è nuovamente intuibile dalle calzature, che sono – come nel caso di alcuni dei fucilati del Montenegro – opanke, cioè le babbucce tipiche della Serbia e del Montenegro.
8. MORTI NEI LAGER NAZISTI E FASCISTI SPACCIATI PER… INDOVINATE COSA?
Per taroccare le immagini relative alla Giornata del ricordo non si è disdegnato di utilizzare anche i campi di concentramento e sterminio nazisti.
Il Comune di Brisighella (ma a grandi linee mi pare che l’utilizzo della foto sia più diffuso) commemora le foibe con questa foto:Bergen Belsen
…che in realtà è una foto di cadaveri nel campo di Bergen-Belsen; mentre su alcuni siti e addirittura in un manifesto della Provincia di Foggia appare quest’altra foto di bambini in un campo nazista…
foggiataroccans
…spacciata – non si capisce bene in che modo – per una foto relativa alle foibe.
Sempre in tema di campi di concentramento ecco un’altra foto clamorosamente sbagliata:
Arbe / Rab
In realtà si tratta di un deportato croato nel campo di concentramento italiano dell’isola di Arbe.L’immagine è addirittura sulla copertina di un libro di Alessandra Kersevan:
Lager italiani

Ancora una volta le fotografie utilizzate per la Giornata del ricordo girano la verità storica di 180°, presentando le vittime come aguzzini e viceversa.

9. FRANCESI IN FUGA DA HITLER SPACCIATI PER ESULI ISTRIANI
Non basta, manca l’esodo. Ecco qui una foto che negli ultimi tempi ha girato parecchio su internet: una bambina e la sua famiglia scappano dall’occupazione jugoslava di una città istriana.

La foto usata dal PD

Ma ecco la sorpresa:

Fleeing Hitler

La didascalia dice: «Bambini fuggono dall’avanzata di Hitler nel 1940». Si tratta di una foto scattata nel giugno del 1940 quando le truppe del Reich invasero la Francia. Dunque sbagliata la collocazione (non Istria, ma Francia), sbagliato l’anno (non 1945-47, ma 1940), sbagliato l’invasore (non Tito, ma Hitler).
La foto si trova addirittura sulla copertina di questo libro di Hanna Diamond, storica e francesista, docente all’Università di Bath in Inghilterra, ma come ben si sa, raramente in Italia si prendono in considerazione gli studi stranieri…

Fleeing Hitler - il librp
10. BRIGANTI INFOIBATI
Appare su un sito la seguente foto di infoibati:
Briganti infoibati
Peccato che queste vittime delle foibe siano state uccise circa ottant’anni prima, e non dall’esercito jugoslavo, bensì da quello italiano. Infatti è una delle tante foto che le armate sabaude scattavano ai cadaveri dei briganti appena uccisi, nell’intento di dimostrare la semibestialità delle masse rurali meridionali, di documentarlo con scientificità lombrosiana e di assecondare il gusto morboso dell’epoca. Al di là dell’errore marchiano (ma ci siamo abituati) in questo caso è interessante vedere la genesi dell’errata attribuzione che dimostra la superficialità assoluta con cui molti scelgono la documentazione fotografica da allegare agli articoli. L’immagine, infatti, è evidentemente tratta da quest’altro sito, in cui appaiono tre foto di briganti uccisi, stigmatizzando il fatto che esista la Giornata del ricordo per gli infoibati, ma non per le vittime della lotta al brigantaggio.

11. DOVEROSE RIFLESSIONI
Colpisce il fatto che, mentre per le foibe manca una documentazione fotografica delle uccisioni e le immagini relative al recupero dei corpi sono abbastanza rare (il che potrebbe essere un ulteriore riscontro che le effettive uccisioni nelle cavità carsiche furono relativamente poche, nell’ordine di grandezza delle centinaia e non delle migliaia), immagini dell’esodo sono invece piuttosto diffuse, soprattutto di quello da Pola, ma in occasione della Giornata del ricordo non si disdegna di adoperarne di fasulle. Perché?
Una parte di responsabilità va sicuramente attribuita al fatto che spesso queste ricorrenze sono organizzate (o pubblicizzate graficamente) da persone senza una sufficiente preparazione storica, quando non del tutto estranee all’ambito. Mi pare possibile che le foto vengano selezionate in base all’impatto emotivo che possono suscitare su chi le guarda e dunque non si vada troppo per il sottile. La foto dell’esodo “francese” ha in primo piano un’adolescente dall’espressione spaventata, che sicuramente è un elemento di grande presa emotiva e ha l’effetto di rappresentare l’esodo istriano per quello che non è stato: una fuga disordinata da un invasore sanguinario (come invece lo fu quella dei profughi francesi dalla Wehrmacht) invece che un processo migratorio sviluppatosi nell’arco di un decennio abbondante, come i dati statistici permettono di rilevare.
Tuttavia ciò che colpisce di più è il fatto che la maggior parte dei falsi che siamo riusciti a smascherare presenti un totale ribaltamento del contenuto: sono foto che mostrano vittime slovene (o croate o partigiane) uccise dagli italiani, ma vengono presentate come l’opposto, italiani vittime delle violenze slavocomuniste.
Una spiegazione “tecnica” potrebbe essere quella che gli addetti al reperimento del materiale si siano limitati a digitare su Google qualcosa tipo “Jugoslavia”, “crimini” o “vittime” e “italiani” e senza accorgersi siano capitati in siti dove vengono documentate le violenze italiane in Jugoslavia: l’utilizzo di quelle immagini sarebbe dunque semplicemente un errore di superficialità. Se è vero che la cura nella corretta identificazione delle immagini fotografiche è significativamente inferiore a quella riservata ad altre tipologie documentali, nel caso delle immagini delle foibe questa pessima pratica sembra quasi essere la norma.
Non mi sento però di escludere che questa totale inversione sia invece dolosa: che si tratti di un atto volontario nato proprio per instillare on line confusione e il dubbio che le foto delle vittime della resistenza siano effettivamente tali (e rendere questo dubbio virale attraverso l’incredibile forza di replica di internet), o forse più semplicemente per provocare, offendere e screditare la memoria della Lotta di liberazione jugoslava.
Un altro aspetto che salta agli occhi ricercando in questo campo è la carenza di immagini testimonianti la repressione violenta degli italiani ad opera dell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo, se confrontate alle foto esistenti di violenze italiane in Jugoslavia, decisamente più numerose e dettagliate. D’altra parte ciò è fisiologico: i popoli jugoslavi subirono un’invasione che provocò un numero enorme di vittime. La Jugoslavia ebbe un milione di morti su una popolazione di quindici milioni (cfr. John Keegan, Atlas of the Second World War); nella provincia di Lubiana vi furono 30.299 vittime su una popolazione totale di 336.300 abitanti (9% degli abitanti). Nella Venezia Giulia, invece, il numero delle vittime “italiane” dell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo arriva a poche migliaia (contando anche coloro che morirono in prigionia di stenti e malnutrizione, cosa che accadeva anche nei campi di prigionia angloamericani), tra cui alcune centinaia di “infoibati”. Non lo dico io ma il rapporto della Commissione storica italo-slovena, che certo non si può accusare di “titoismo”.
A dispetto della risonanza mediatica che viene data alle foibe e alle vicende del confine orientale, si trattò di un episodio minore e periferico in quell’immane catastrofe che fu la seconda guerra mondiale.
L’attribuzione a sé da parte italiana di questo materiale iconografico potrebbe semplicemente mascherare la consapevolezza di non averne o di averne pochissimo e di volersi opportunisticamente appropriare di quello dell’avversario per colmare le proprie lacune, in un’epoca come quella odierna in cui le immagini contano di più dei concetti.
L’idea che alla base di questi errori vi sia un opportunismo di questo tipo viene in qualche modo confermata anche dall’analisi di chi sono gli autori. Se nel caso di singoli utenti di Facebook o di blogger che arricchiscono con immagini i propri commenti, l’errore in buona fede può sicuramente starci; nel caso di giornalisti, di grafici o di impiegati comunali che cercano materiale fotografico per la Giornata del ricordo l’errore mi sembra possibile, ma abbastanza più grave. Del tutto ingiustificabile invece risulta un’attribuzione sbagliata quando si tratta di media a diffusione nazionale e di opinion maker come Bruno Vespa, oppure di istituzioni pubbliche nazionali, come nel caso del sito del Ministero degli interni denunciato da Mlinar. Un ultimo caso in questo senso è stata la foto allegata ai tweet per il 10 febbraio di quest’anno della Camera dei deputati…

Il tweet della Camera dei Deputati

…e del presidente della Camera Laura Boldrini:

Il tweet di Laura Boldrini

L’originale di questa foto si trova alla Sezione storia della Biblioteca Nazionale e degli studi di Trieste (Narodna in študijska knjižnica – Odsek za zgodovino). A quanto ne so è stata pubblicata solo una volta, nel libro di Jože Pirjevec Foibe. Una storia d’Italia (Einaudi 2009). La foto completa è questa:

aidussina

Si noti la didascalia presente sotto la foto.
Non appena alcuni utenti segnalano via tweet la falsificazione, lo staff comunicazione di @montecitorio e @lauraboldrini si affretta a rimuovere la foto da twitter scusandosi per l’errore ma, considerando che quell’immagine è stata pubblicata solo ed esclusivamente con una didascalia che ne spiega con chiarezza il contesto, è difficile pensare che il suo utilizzo per raffigurare le foibe sia dovuto soltanto a un’ingenuità. Ciò che inquieta è che siano le stesse istituzioni dello Stato a prestarsi a questo gioco, ma dal momento che la Giornata del ricordo è diventata uno dei pilastri della creazione di una mitologia collettiva nazionale italiana e della memoria condivisa, non stupisce che il travisamento della realtà storica e delle immagini venga portato avanti anche ad alto livello politico.
Il materiale fotografico è documentazione storica. Dovrebbe essere utilizzato come tale, con rigore e consentendo a chi lo guarda di avere tutte le informazioni che gli permettano di utilizzarlo al meglio: che cosa mostra la foto, dove è stata scattata, quando, da chi, dov’è conservata. Dovrebbe essere uno strumento per capire meglio gli avvenimenti storici, per poter comprendere gli eventi non solo attraverso la lettura, il racconto e la riflessione, ma anche attraverso la vista. L’utilizzo che invece si è fatto del materiale fotografico che abbiamo preso in esame è l’opposto di questo. Le immagini sono state utilizzate (e manipolate) per colpire le emozioni e non la ragione, sono state usate come santini della vittima di turno, come oggetti devozionali, reliquie con le quali esprimere e consolidare la propria fede, sono state manipolate per dimostrare l’esatto opposto di ciò che rappresentano. E, come buona parte delle reliquie, si sono dimostrate false.
A noi il compito di resistere, continuando a segnalare le manipolazioni della storia e a contrastare l’omologazione e il pensiero unico.
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* Piero Purini (Trieste, 1968) si è laureato in storia contemporanea all’Università di Trieste sotto la guida del prof. Jože Pirjevec. Ha poi frequentato corsi di perfezionamento post laurea presso l’Università di Lubiana e quindi ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università di Klagenfurt sotto la guida del prof. Karl Stuhlpfarrer. Si occupa principalmente di movimenti migratori, di spostamenti di popolazione e di questioni legate all’identità e all’appartenenza nazionale: il fatto di aver studiato in Italia, Slovenia ed Austria gli ha permesso di analizzare la storia di una regione etnicamente complessa come la Venezia Giulia in una prospettiva più internazionale ed europea. È autore dei libri Trieste 1954-1963. Dal Governo Militare Alleato alla Regione Friuli-Venezia Giulia (Trieste, Circolo per gli studi sociali Virgil Šček – Krožek za družbena vprašanja Virgil Šček, 1995) e Metamorfosi etniche. 
I cambiamenti di popolazione a Trieste, Gorizia, Fiume e in Istria. 1914-1975 (KappaVu, Udine 2010; nuova edizione: 2014). Per Giap ha scritto il saggio Quello che Cristicchi dimentica.  Magazzino 18, gli «italiani brava gente» e le vere larghe intese (febbraio 2014). Affianca all’attività di storico anche quella di musicista.
Nicoletta Bourbaki è l’eteronimo usato da un gruppo di inchiesta su Wikipedia e le manipolazioni storiche in rete, formatosi nel 2012 durante una discussione su Giap. Con questa scelta, il gruppo omaggia Nicolas Bourbaki, collettivo di matematici attivo in Francia dal 1935 al 1983.