BHL è il suggeritore di Sarkozy nell’abbattimento di Gheddafi. E, strapagato, predica in Italia

Va in pagina Henry-Lèvi, il grande imbonitore francese, quello che ha creato il caso della Libia a danno soprattutto dell’Italia

 di Mario Sechi Il Foglio – List.it 

L’assemblea del Pd. Due settimane dopo il 4 dicembre, Renzi continua a fare Renzi. Irride gli avversari come se fosse arrivato primo; propone sistemi elettorali senza aver esplorato prima un minimo consenso parlamentare; dice un’ovvietà («ho perso») e svolge un trattatello di sociologia della sconfitta preso dalla libreria delle sedute di autocoscienza del Pd; parla di periferie prendendo in giro quelli che lo facevano prima di lui; naturalmente si discute di Sud con tono grave e pensoso; i ggiovani no, non ci hanno votato proprio; è tutta colpa del webbe ‘che l’abbiamo lasciato agli altri; dai che rifacciamo il Mattarellum, cribbio; ripete di fronte al pubblico le sciocchezze che i suoi collaboratori gli scrivono sull’America; si avvia al finale e dalla sala arriva un monito, un memento, un’intimazione, la cosa che se fai un’allegra riunione della sezione Rosa Luxemburg con l’iPhone 7 proletario non può essere taciuta: l’ambiente! urlano dalla sala e lui, nel pieno della fase 3×2, rassicura: parlo volentieri anche di quello. Una sana coscienza verde ci vuole.

L’assemblea del Pd. Un funerale retorico che ha avuto un solo gigantesco acuto: Giachetti che ritrova per un attimo il fu Giachetti pannelliano e con una manovra di puro dadaismo radicale spara a vocali larghe un profondo «avete la faccia come il culo!» rivolto alla minoranza dem. È stato il momento politico più alto e significativo dell’assemblea del Pd. Il lutto c’è, l’elaborazione no, la sconfitta resta. Il futuro? È sempre domani. Buona giornata.
Da non perdere. Cosa c’è di imperdibile sui quotidiani? In prima pagina quelli di via Solferino hanno rotativizzato il filosofo del conflitto, Bernard-Henry Lèvi, quello che si immagina infallibile spettrografo dei nostri tempi, quello che comincia il suo ennesimo definitivo articolo sul nostro tempo citando un poeta che egli sente vicino a se stesso (René Char, un combattente) e sulla mattanza di Aleppo lancia la sua vibrante protesta. Perché lui, il grande filosofo, questo separatore di ioni dello zeitgeist, si vergogna di tutto e tutti per noi, che altruismo. Non risparmia nessuno, l’indignato, neppure la scrittura che espone così brillantemente il suo pensiero. Bombardano Aleppo.
Ecco un passaggio che testimonia l’originalità della sua prosa: «Effetto della «de-realtà»? Alla fine ci siamo assuefatti alla sofferenza degli altri? O ci troviamo forse ai giochi circensi? L’inconfessabile compiacimento nel veder agonizzare degli omuncoli laggiù, mentre noi, dalle tribune, ci dimentichiamo di alzare il pollice?». Il compiacimento è tutto suo, in questo do di petto che sale dalla sofferenza dei caffé di Saint-Germain-des-Prés, Paris.
Felix Roma. Titolo su Repubblica: «Corruzione per appalti scuole e strade in due municipi: arresti e perquisizioni a Roma». Che fare? Niente, rileggere Flaiano: «Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura».
Auto di lusso. Sul Corriere l’articolo interessante lo scrive Federico Fubini. Mettete in fila i redditi oltre i 120000 euro e le auto di lusso, scoprirete il magico mondo dell’Italia in supercar: «Il ritratto di un paese nel quale i modelli di auto in circolazione dal costo di almeno 100 mila euro risultano di un terzo più numerosi dei redditi Irpef di fascia alta: sono 349.453 mila contro 269.093 dichiarazioni dei redditi elevate. In alcune regioni, specie nel Mezzogiorno e a Nord-Est, il surplus di modelli di lusso rispetto ai redditi di livello più alto è addirittura fuori da ogni scala spiegabile in un sistema dove prevale l’applicazione della legge».

Preso da: http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2140648&codiciTestate=1&sez=notfoundG&testo=libia&titolo=Va%20in%20pagina%20Henry-Lèvi,%20il%20grande%20imbonitore%20francese,%20quello%20che%20ha%20creato%20il%20caso%20della%20Libia%20a%20danno%20soprattutto%20dell%27Italia

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Le fake news come arma al servizio del potere

5 gennaio 2017

da Zenit
L’anno nuovo sembra essersi aperto con una sindrome che sta contagiando diversi ambienti, quella delle cosiddette “fake news”, le notizie false.

Il leader del M5S, Beppe Grillo, invoca la necessità di formare improbabili giurie popolari con il compito di controllare la veridicità delle notizie diffuse da stampa e tv. Facebook ha elaborato un software che avrebbe la capacità di segnalare agli utenti le notizie ritenute inattendibili. C’è poi chi, come il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, propone un’agenzia statale di vigilanza.
Quest’ultima idea ha suscitato diverse critiche. Molti la paragonano a quegli uffici statali, tipici dei totalitarismi, che hanno il compito di controllare ogni pubblicazione e sequestrare quelle potenzialmente pericolose o esplicitamente ostili al potere. Altri ancora, più in vena letteraria, agitano l’accostamento con il ministero della Verità del libro 1984, di George Orwell.
Tra questi c’è Vladimiro Giacchè, economista e filosofo, presidente del Centro Europa Ricerche, autore de La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea (nuova ed. aggiornata 2016). ZENIT lo ha intervistato.

***
Cosa non la convince della proposta di Pitruzzella?

Mi sembra una proposta sbagliata e pericolosa. Sbagliata per molti motivi. Perché oggi le fake news non passano soltanto attraverso la rete ma anche attraverso i media tradizionali. Perché la menzogna veramente pericolosa non è il singolo enunciato falso, ma la falsa cornice interpretativa generale che viene offerta per certi fatti. E perché spesso la menzogna non si presenta come tale: pensiamo alle mezze verità (per cui ti parlo degli atti di violenza dell’aggredito, ma non ti dico che si sta difendendo da un aggressore), a quello che non ci viene detto (pochi giorni fa un rapporto sulla povertà in Germania è stato depurato dal governo di alcune frasi “spiacevoli”), agli eufemismi che consentono di rendere la verità meno brutta (“uso della forza” per parlare della guerra, “interrogatori rafforzati” al posto di “tortura”, e così via). Ma è anche una proposta pericolosa, perché adombra una sorta di controllo governativo o paragovernativo sulla rete, che può facilmente tradursi nella chiusura di siti non graditi a chi è al potere.
Qualcuno sta coniando un nuovo termine per indicare la nostra epoca: post-verità. Di orwelliano c’è anche la neo-lingua? Quanto è importante il potere delle parole?

Le parole sono importantissime. Harold Pinter diceva che “il linguaggio viene adoperato per tenere a distanza il pensiero”. Questo avviene tutti i giorni, e proprio attraverso i termini chiave del nostro lessico politico. Basti pensare alla metamorfosi che hanno conosciuto parole come democrazia o riforma. Quanti ancora associano al termine democrazia il concetto di “potere del popolo”, che poi dovrebbe essere il suo significato letterale? Angelo Panebianco ha denunciato anni fa che la stessa “democrazia rappresentativa” (concetto comunque già più ristretto di quello di democrazia) “a voler essere realisti, è poco più di un sistema di oligarchie in competizione”. Ancora più clamoroso il caso di una parola come “riforma”. Un tempo le “riforme” indicavano provvedimenti di legge per migliorare la condizione delle persone. Oggi le “riforme” indicano tagli allo Stato sociale e alle pensioni.
Anche complottista è un termine coniato in modo artificiale? Magari per screditare chi la pensa in modo non allineato…

I complottisti ci sono davvero, e ci sono sempre stati. Ma spesso hanno lavorato al servizio del potere: ad esempio i Protocolli dei savi di Sion, un documento falso costruito per dimostrare un presunto complotto degli ebrei, fu opera della polizia segreta zarista. Oggi spesso si usa il termine contro chi mette in dubbio che alcune “verità” del potere siano realmente tali. Anni fa si diede del complottista a chi sosteneva che la famosa fialetta con le armi chimiche di Saddam agitata da Powell all’assemblea dell’Onu fosse una messinscena. All’epoca tutti i principali giornali, anche in Italia, presero per buono quel falso vergognoso. È chiaro che in rete girano molte notizie inventate di sana pianta, ma in genere si attirano il discredito che meritano. E comunque la pericolosità delle sciocchezze sulle scie chimiche è ben diversa da quella delle menzogne sulle armi di distruzione di massa di Saddam, che sono servite a scatenare una guerra in cui sono morte centinaia di migliaia di persone.

Nel libro “La fabbrica del falso” afferma che “la menzogna è il grande protagonista del discorso pubblico contemporaneo”. Lei ha citato le fialette di antrace agitate da Colin Powell. Qualche altro eclatante esempio?

C’è l’imbarazzo della scelta. Praticamente tutte le più recenti guerre sono state giustificate e vendute all’opinione pubblica attraverso la costruzione di fake news e la loro diffusione attraverso i grandi media. A sostegno della prima guerra in Iraq si disse che i soldati di Saddam aveva staccato la corrente alle incubatrici degli ospedali di Kuwait City, per giustificare la seconda – come abbiamo detto – si tirarono fuori le armi di distruzione di massa, in Libia ci hanno fatto vedere fosse comuni che erano normali cimiteri, per di più fotografati mesi prima. È importante capire che in tutti questi casi la falsa notizia è funzionale a costruire una cornice interpretativa (il dittatore cattivo, pericolo per l’umanità, ecc.): una volta recepita questa interpretazione, le persone collocheranno entro di essa le altre notizie che ricevono, dando meno importanza – o non prendendo in considerazione – quelle che la contraddicono. Ad esempio, nel caso della Siria, i monasteri e le chiese distrutti dai cosiddetti “ribelli” e non dalle truppe governative.
Facebook ha elaborato un software per individuare e segnalare agli utenti le notizie inattendibili. Questo lavoro di vigilanza è affidato alla Poynter Institute, società finanziata dalla fondazione Open Society di George Soros. C’è il rischio che il controllore non sia propriamente super partes…

Sarebbe divertente applicare il software alla notizia che Facebook ha elaborato un software per segnalare le notizie inattendibili: se il software è ben fatto, dovrebbe segnalarla come inattendibile. Scherzi a parte, trovo molto significativo che fondazioni nate (a loro dire) per diffondere gli ideali delle “società aperte” contro i “totalitarismi” finiscano poi per farsi promotrici… della chiusura delle società aperte. E per di più facendo uso di algoritmi e altri strumenti automatici. Non mi sembra un passo avanti. Più in generale, credo che lo stato di salute dei paesi del “libero Occidente” sia ben definito dal ruolo conferito a uno speculatore di borsa che, dopo aver tratto profitto per decenni dalla destabilizzazione dei mercati finanziari, ora con i soldi così guadagnati si dedica a destabilizzare regimi che non gli piacciono e a promuovere “rivoluzioni colorate”.
Eppure fino a ieri ci era stato insegnato che la verità non esiste, che è un retaggio oscurantista medievale, che tutte le opinioni sono uguali e relative. Non evince anche Lei una contraddizione?

La contraddizione c’è eccome. Ma entrambi gli atteggiamenti rappresentano una scorciatoia. Quando si è in difficoltà perché non si riesce a confutare le argomentazioni di qualcuno, spesso si gioca la carta del relativismo, mettendo sullo stesso piano tutte le opinioni (la propria, infondata, e quella altrui, più fondata). Ma anche l’accusa di costruire fake news o di credere ad esse è una via di fuga: in questo caso, dal fatto che non si riesce ad imporre il proprio punto di vista, pur avendo dalla propria parte tutti o quasi gli organi di informazione “ufficiali”. Questo apre un problema gigantesco: chi è legittimato a decidere se una notizia è vera o falsa, e a comminare sanzioni su questa base? In realtà, il fatto di ritenere che non esista qualcosa come la Verità assoluta non impedisce di demistificare un enunciato falso. Ma a mio giudizio questo può e deve emergere dal libero confronto delle opinioni. E deve riguardare tutti i media.
Chi può decidere quando una notizia è falsa?

Ciascuno di noi, se è posto in condizione di esercitare il ragionamento e di verificare contenuti e contesto della presunta notizia. Però, per chi non si occupa professionalmente di queste cose, la possibilità di ragionare è resa complicata dalla velocità con cui le notizie si susseguono e la verifica dei contenuti dalla difficoltà di accesso alle fonti. Precisamente a questo dovrebbero servire i professionisti dell’informazione: a renderci disponibili notizie quanto più possibili verificate, basate su fonti attendibili e riferite con onestà. Come sappiamo, purtroppo le cose spesso non vanno così. È per questo che occorre che ciascuno di noi eserciti in prima persona il proprio senso critico. Nella “Fabbrica del falso” parlo di “strategie di resistenza”, che vanno dalle demistificazione del linguaggio usato per dare certe notizie all’utilizzo delle incongruenze presenti nel discorso ufficiale. Meglio adoperare queste strategie che far decidere a un’agenzia statale se una notizia è vera o falsa.

Preso da: http://www.complottisti.com/le-fake-news-arma-al-servizio-del-potere/#

Stragi “islamiche”. Per marketing israeliano

Mentre i media sollevano il polverone  utile ai mandanti, e sviluppano la “narrativa”  conseguente , mi limito a sottolineare solo tre o quattro dati  su Amri.

  1. Il calibro ridicolo, un .22, della sua arma. Con  la quale il terrorista ritiene opportuno sparare ai due agenti, dando così loro la  motivazione   legale per “rispondere al fuoco” (capirai, ne ha”ferito uno”) e freddarlo immediatamente. Nemmeno ferirlo, ma farlo secco subito.
    L'orrendo squarcio prodotto sulla giacca dell'agente ferito dal cal.22.
    L’orrendo squarcio prodotto sulla giacca dell’agente ferito dal cal.22.
  2. Il piazzale Primo Maggio dove è stato fulminato è a 300 metri dal Centro Islamico di via Tasso, dove c’è movimento continuo giorno e notte. Ma soprattutto, dove probabilmente il tunisino ha bussato o provato a bussare ad alcune porte che conosceva e riteneva ‘sicure’ (non aveva nemmeno ricambi d’abito), e che può aver trovato “chiuse”.
  3. Il TIR polacco – mi indica un amico – prima di andarsi a schiantare a Berlino aveva fatto un carico alla OMM srl. In  via Cesare Cantù 8, a Cinisello. Ossia a un chilometro dal piazzale della Stazione di Sesto dove Amri ha trovato la morte.
  4. Dunque, Amri si è fatto ammazzare là dove il camion polacco era partito  per il suo ultimo viaggio; e forse dal punto in cui anche lui era  venuto.  Siamo sicuri che all’andata, oltre alle merci da portare a Berlino, il polacco non portasse anche Amri, caricato anche lui a Cinisello? Spesso i guidatori di TIR caricano clandestini dietro compenso.


(un amico, Nuke the Whales, mi fa notare quanto segue:
Caro Blondet, e se la realtà fosse che il buon Samri non si sia mai mosso da Milano? Questo spiegherebbe molte cose, magari è rimasto rinatato in un buco per poi scoprire di essere accusato di essere un terrorista. per poi incappare “casualmente” in un controllo.
Sì, mi sembra più plaudibile. A “viaggiare ” e giungere a Berlino possono essere stati i suoi documenti di identità,  per  incastrarlo.  Come ho fatto  a non pensarci ?)
Infine il video in cui Amri si dichiara vendicatore dell’IS e bla bla bla. E’   firmato dalla solita e nota sigla  (che i media hanno generalmente nascosto):SITE di  Rita Katz.amri-site
A mio parere è una firma. Secondo me, bisognerebbe indagare se l’organizzazione che sta dietro la sigla  SITE fa’ fare questi video a gente che ha condannato alla morte jihadista, e che convince con qualche soldo. Compito facile, si tratta di marginali
Da  valutare insieme alle altre  che rendono la strage di Berlino così simile a quella di Nizza il 14 luglio.
Anche qui, alla strage è presente un israeliano, Shlomo Shpiro. Un esperto di terrorismo, docente di “terrorismo” (sic) nell’università Bar-Illan di Tel Aviv, uomo dei servizi, decorato per non si sa quali meriti da Shimon Peres nel 2010.
Naturalmente i nostri  quattro lettori ricordano che a Nizza, proprio nel momento, si trovava il fortunato giornalista tedesco Richard Gutjahr,  marito di Einat Wilf, deputata israeliana, estremista e interna ai servizi.  Ma non basta: colui che ha fatto il video più completo sulla sparatoria degli agenti francesi che, di notte, circondano il camion del terrorista, è un ebreo:  Ynet News (l’agenzia dei coloni)  lo chiama Silvan Ben Weiss.  Il suo vero nome (o il  suo altro nome) è Sylvain Ben-ouaich.  Uno che ha lavorato  come uomo della security per la ditta vinicola Baron Edmond de Rotschild, nonché, per 12 anni, per lo Israel Export Institute, una agenzia del governo sionista, che è stata a lungo diretta da Rafi Eitan, un leggendario dirigente del Mossad.
(Per vedere il suo video e il suo profilo di fanatico israeliano, qui:
http://www.egaliteetreconciliation.fr/Nice-l-homme-qui-a-filme-l-assaut-des-policiers-est-issu-d-une-agence-gouvernementale-israelienne-40567.html).
Ricordo   che anche il giorno della strage “islamista” di Charlie Hebdo, il primo video col telefonino fu preso – da chi? Nelle prime ore, si disse: da Amchai Stein. Nientemeno che il vicedirettore della tv israeliana Channel 1, che si disse, s’era rifugiato sul  tetto. Poi la notizia è scomparsa, e si è dichiarato autore del video tale Martin Boudot, giornalista di agenzia, precario,  che dice di essere andato a trovare quel giorno l’agente di guardia a Charlie Hebdo, suo amico di sempre . Che  quel giorno  non c’era.

Anche al Bataclàn

bataclan
Il sangue è ancor fresco quando la foto è stata scattata

Anche nella spaventosa strage del Bataclàn  c’è stata una “firma”  israeliana. E’in quella che pare esser l’unica foto dell’interno  del teatro, sparso di cadaveri tra fiumi di sangue, un’immagine orrenda che, dopo, è  stata mostrata solo sfocata.  Chi ha diffuso per primo quella foto? La fonte più strana: Israel Hatzolah, il gruppo  – con sede a Gerusalemme –  di soccorritori ultra-sionisti che, spesso, vediamo intervenire (con la kippah e i cernecchi) a portare i feriti in attentati in Israele.  Ma come mai uno dei volontari si trovava all’interno del Bataclàn subito dopo la strage?
israeel-hatzolah
(per tutti i particolari  vedere qui: http://www.panamza.com/151215-bataclan-jerusalem/).

Così informati, torniamo al nostro esperto che era a Breitscheidplatz  pochi minuti prima che avvenisse la strage.   Lo ha raccontato il Juedische Allgemeine, giornale ebraico di Berlino:
http://www.juedische-allgemeine.de/article/view/id/27336
Lo stesso giornale poi intervista l’esperto, e gli chiede: “Cosa la Germania può imparare da Israele” nella lotta al terrorismo islamico?

Shlomo Shpiro - consulente anche della NATO per il terrorismo (come farlo?).
Shlomo Shpiro – consulente anche della NATO per il terrorismo (come farlo?).

http://www.juedische-allgemeine.de/article/view/id/27345
“Fare  come Israele”,   “impariamo da Israele”, è il leitmotiv  che è risonato anche dopo la strage di Nizza.
“Facciamo come in Israele. Ognuno diventi sentinella “ Dureghello  (presidente della Comunità ebraica romana). Civiltà in pericolo. Va > alzata l’attenzione da parte di tutti” di Filippo Caleri (Il Tempo, > 18 luglio 2016)_
“Finalmente, con anni di ritardo, molti comprendono in Italia e in   Europa che l’unico modo per ridurre – non per annullare – la minaccia terroristica è imparare dagli israeliani, che convivono da sempre con  un terrorismo islamico feroce, ma sanno contrastarlo e contenerlo come  nessuno al mondo” (Meno comfort e privacy valgono il prezzo della  libertà”  Carlo Panella (il  famoso neocon)  (Libero, 21 luglio 2016):
“Dovete tutti sentirvi parte di un esercito in guerra di Fausto  Carioti (Libero, 21 luglio 2016): «…
“Sicurezza negli aeroporti: perché adottare il sistema israeliano ”  di  Gabriele Mirabella (Voci di Città, 22 luglio 2016).
Sono solo alcuni dei titoli che sono apparsi sui media italici subito dopo l’attentato di Nizza  (potrei mettercene dozzine).  Quanto agli articoli, il tono è- come definirlo? – pubblicitario.  Sono  consigli per  gli  acquisti della   insuperabile security che Israele ha sviluppato nella repressione alla resistenza palestinese. Ecco un esempio di pubblicità.
L’efficacia di questo sistema risiede principalmente nell’abilità di  un personale di sicurezza altamente qualificato più che nell’utilizzo  accentuato dei body scanner o di qualche altro macchinario  all’avanguardia. Poco importa se i passeggeri sono costretti ad   attendere tre ore prima di imbarcarsi, passando attraverso ben cinque  livelli di sicurezza, se ciò significa assicurare l’incolumità  fisica di fronte alla minaccia globale del terrorismo…”.
E pullulano   ditte (start up) che vendono la sicurezza  alla israeliana con grande successo, tutte fatte da ex militari o mossadiani. Una di queste   appartiene a Marco Carrai,  l’amico israeliano di Matteo Renzi, o il suo “controllo”….   Ma non precorriamo i  tempi.
E’ certo che  la  security israeliana  – ovviamente creata e gestita da “ex” agenti del Mossad  dotati di esperienza  repressiva –   è un gran business. O può esserlo, se nell’opinione pubblica  europea si crea un  sufficiente allarme per il terrorismo. “Dovete tutti sentirvi parte di un esercito in guerra”, e allora chiederete al governo di comprare  il know how israeliano.  A caro  prezzo, ma che importa? Ne va  della  vostra vita.
Ora non fatemi dire che coloro che  propongono la rinomata juden-security  possono benissimo anche provocare gli attentati terroristici – come forma di marketing.  E che il Mossad lo sa e può fare senza il minimo scrupolo, come ha già dimostrato più volte nella storia.  Se avete questa idea, io me ne dissocio con forza.
Mi limito a ricordare  che pochi mesi prima della strage islamica del 14 luglio,  Olivier Rafowic, colonnello della riserva di Tsahal,   si trovava a Nizza con una “equipe  israeliana” proprio per “valutare”  la sicurezza della città; l’ha trovata scarsa, e quindi ha proposto al Comune  un  ottimo sistema di juden-security chiavi-in-mano.
L’ha spiegato lo stesso colonnello   Rafowic alla tv i24, israeliana- francese:
http://www.egaliteetreconciliation.fr/Un-colonel-de-Tsahal-et-son-equipe-ont-evalue-la-securite-de-Nice-il-y-a-quelques-mois-40565.html

Si doveva anche tenere un congresso di israeliani, proprio a Nizza. Un convegno internazionale sulla sicurezza  e le sue falle, più volte rimandato, e infine cancellato dopo la strage del 14 luglio. Guardate qui gli organizzatori:
http://niceglobalforum.org/
Boaz Ganor, il rettore della Lauder School of Government and Diplomacy at the Interdisciplinary Center.   Fondatore e direttore esecutivo International Policy Institute for Counter-Terrorism,  è anche membro della  Israel’s National Committee for Homeland Security Technologies.
Un lettore del sito  francese  ha commentato: “Sembra la Mafia che propone ‘protezione’ a  un commerciante,   che se non paga il pizzo  trova le vetrine del negozio rotte…”.  Ma è un’idea mostruosamente cospirativa e antisemita, da cui tutti noi  ci dissociamo con forza.
Forse  questo articolo richiederà un’altra puntata, sul lato  italiano della cyber security.
Per intanto buon Natale  a tutti, e godetevi la narrativa mediatica.

Originale, con video: http://www.maurizioblondet.it/stragi-islamiche-marketing-israeliano/

Il maggiore propalatore di ‘notizie fasulle’ è la CIA

29 novembre 2016

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 28/11/2016
I media corporativi statunitensi, manovrati dall’ultima versione della vecchia operazione d’influenza dei media della CIA Mockingbird, ridicolmente accusano la Russia di generare “false notizie” per influenzare le elezioni presidenziali degli USA. In un articolo sul Washington Post collegato alla CIA, del 24 novembre 2016, il giornalista Craig Timberg affermava: “la sempre più sofisticata macchina della propaganda della Russia, tra cui migliaia di botnet, squadre di ‘troll’ e reti di siti web e account sui social-media, ripresa e amplificata dai siti di destra su Internet, ritrae Clinton come una criminale affetta da problemi di salute potenzialmente fatali che si preparava a cedere il comando della nazione a un’oscura cabala di finanzieri globali”. L’articolo del Post è degno della propaganda della CIA generata al culmine dell’operazione Mockingbird, durante la Guerra Fredda. Contrariamente a ciò che il Post riferiva sugli account di destra sui legami di Hillary Clinton con “un’oscura cabala di finanzieri globali”, la candidata democratica alla presidenza e suo marito, tramite il fondo oscuro noto come Fondazione Clinton, è strettamente legata a vari “oscuri finanzieri globali”, tra cui dirigenti di Goldman Sachs e JP Morgan Chase. La cabala dei Clinton era più a suo agio nelle riunioni segrete di gruppi come Bilderberg, Bohemian Club e Council on Foreign Relations, di quanto non lo fosse con i sindacati e gli studenti. Il Post chiaramente alimenta il suo scadente articolo sulle “notizie false” russe con i soliti noti detrattori della Russia e bocchini della CIA, tra cui The Daily Beast; l’ex-ambasciatore a Mosca Michael McFaul; Rand Corporation (per cui scriveva ponderose analisi un certo Giulietto Chiesa. NdT); Elliott School of International Affairs della George Washington University; Foreign Policy Research Institute di Philadelphia e un sito chiamato “PropOrNot.com”, o “Is It Propaganda o no?”, collegato non solo ai siti russofobi finanziati da George Soros, ma anche ad agenti della disinformazione della CIA come Snopes.com (il sito-faro del CICAP e dei “cacciatori di bufale” in Italia. NdT). L’articolo del Post non è altro che pubblicità per PropOrNot.com, che si autodefinisce “Servizio d’identificazione della Propaganda dal 2016”.
L’operazione d’influenza dei media contro la Russia sembra una creazione del team di contro-informazione dell’Ufficio dei programmi d’informazione internazionali del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. La squadra, istituita dall’amministrazione di George W. Bush, è la risurrezione dell’US Information Agency (USIA) dalla Guerra Fredda; l’ufficio d’informazione creato per contrastare la disinformazione “sovietica”. La verità della questione è che molte delle notizie di TASS, Radio Mosca e Novosti, marchiate “disinformazione sovietica” dall’USIA, nei fatti erano rapporti genuini sulle operazioni segrete della CIA, tra cui omicidi politici, guerra biologica e contrabbando di armi e droga. Oggi, i megafoni multimediali della CIA e di Soros sostituiscono i media sovietici, nello scopo di discreditarli, con RT e Sputnik News. Nel 2013, Amazon firmò un contratto da 600000000 di dollari con la CIA per fornire servizi di cloud computing all’agenzia. Il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, è anche il proprietario di The Washington Post. Considerando la lunga stretta relazione tra il giornale e la CIA, il Post è l’ultimo media che dovrebbe scrivere sulle notizie false. Nel 1981, il Post pubblicò una notizia falsa sul tossicodipendente di 7 anni “Jimmy”. Non solo la storia era falsa, ma il vicecaporedattore del Post, Bob Woodward, dell’infame Watergate, presentò la storiella di Jimmy al comitato del Premio Pulitzer. La giornalista del Post che scrisse il pezzo, Janet Cooke, ricevette il Pulitzer, per poi restituirlo dopo che la storia fu scopert a falsa. Cooke fu licenziata, ma Woodward, da tempo propalatore dell’intelligence degli Stati Uniti, la mantenne al posto. E questo su Washington Post e notizie false.
Nel suo pezzo sulle “notizie false”, il Post riporta una “lista nera” di presunti “siti di notizie false” creata dalla misteriosa PropOrNot.com. L’articolo sulla rivista Fortune di Mathew Ingram, del 25 novembre 2016, giustamente critica l’acriticità del Post verso PropOrNot.com. Ingram ha scritto: “l’account Twitter di PropOrNot, che twitta e ritwitta russofobia da varie fonti, esiste solo da agosto. E un articolo che annuncia il lancio del gruppo sul suo sito web è dello scorso mese”. E’ molto probabile che PropOrNot.com sia una creazione del socio del cloud computing del padrone del Washington Post, la CIA. PropOrNot.com si autodefinisce un gruppo di “cittadini americani che si occupa di varie questioni e dalle varie competenze, tra cui esperienza professionale in informatica, statistica, ordine pubblico ed affari per la sicurezza nazionale”. Vi sono più che sufficienti dipendenti della CIA che possiedono tale “esperienza professionale”. PropOrNot.com ha pubblicato un elenco che avrebbe fatto sentire il decaduto senatore Joseph McCarthy, il fornitore delle “liste rosse” di comunisti negli anni ’50, molto orgoglioso. PropOrNot.com elenca 200 siti che definisce “notori spacciatori di propaganda russa”. Nella lista vi sono StrategicCulture.org, Globalresearch.ca, Drudgereport.com, Counterpunch.com, Wikileaks.com, Wikileaks.org, Wikispooks.com, Zerohedge.com e Truthdig.com. RT.com e Sputniknews.com appaiono pure. Ma non ci sono sulla lista i media notoriamente dediti a diffondere falsità come New York Times, USA Today, NBC News, CBS News, The New Republic, CNN e Atlanta Journal-Constitution. Scandalosamente, la lista nera include UssLibertyVeterans.org, un sito web gestito dai sopravvissuti dell’attacco aeronavale israeliano, intenzionale e non provocato nel 1967, alla nave dell’intelligence degli Stati Uniti “USS Liberty”, nel Mediterraneo orientale. L’attacco uccise 34 marinai e personale dell’intelligence statunitensi, alla cui memoria il sito web, in parte, è dedicato. L’inclusione del sito dei veterani “suggerisce fortemente il coinvolgimento dei vari agenti filo-israeliani e neo-con che prosperano nei numerosi think tank non-profit di Washington DC e che possono essere associati a PropOrNot.com”.
L’inclusione di alcuni “siti di odio” suprematisti nella lista PropOrNot.com ricorda la tattica dell’ingannevole “Southern Poverty Law Center” (SPLC) di Montgomery, Alabama. Il centro che non è né del “sud”, né dedito ai poveri, avendo 175 milioni di dollari in banca e due edifici a Montgomery, definiti dai critici “Palazzi sulla povertà”. Il Washington Post cita spesso i funzionari del SPLC quando attaccano il neopresidente Donald Trump e i suoi consiglieri. PropOrNot.com utilizza una metodologia molto soggettiva per la sua lista nera: “non importa se i siti elencati di seguito sono stati consapevolmente diretti e pagati da agenti dei servizi segreti russi, o se addirittura sapevano di riecheggiare la propaganda russa in ogni aspetto: se soddisfano tali criteri, sono per lo meno degli ‘utili idioti’ in buona fede dei servizi segreti russi, e sono degni di ulteriore esame”. E per chi PropOrNot.com propone l’immissione sulla sua lista nera e loro “ulteriore esame”? Forse vuole che CIA, National Security Agency, Federal Bureau of Investigation o US Cyber Command li molestino violando il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Altri presunti siti di “propaganda” russa della lista nera sono Infowars.com, Intrepidreport.com, Intellihub.com, Informationclearinghouse.info, Corbettreport.com, Moonofalabama.org, Floridasunpost.com, Opednews.com, Oilgeopolitics.com, Gatesofvienna.net, Blackagendareport.com, Mintpressnews.com, AHTribune.com, Thefreethoughtproject.com, Consortiumnews.com, Washingtonsblog.com, Asia-pacificresearch.com, Filmsforaction.com (che sostiene i diritti dei nativi americani), Thirdworldtraveler.com ed Activistpost.com. Molti siti hanno qualcosa in comune: hanno sostenuto Trump presidente. Il Washington Post sosteneva appieno Hillary Clinton, il che rende la lista nera, in parte, niente di più che l’uva acerba del Post e dei suoi “esperti” anonimi di PropOrNot.com. PropOrNot.com ha anche inserito nella lista alcuni noti siti di disinformazione, come superstation95.com, che pretende di essere una stazione radio di New York; baltimoregazette.com e veteranstoday.com. Questo con l’effetto d’infangare i siti legittimi associandoli a cazzari e cyber-truffatori. Due membri dell’amministrazione Reagan, il direttore dell’Ufficio Gestione e Bilancio David Stockman (Davidstockmanscontracorner.com) e l’assistente per la politica economica del segretario al Tesoro Paul Craig Roberts (Paulcraigroberts.org) ritrovano i loro siti sulla lista nera, oltre all’ex-candidato presidenziale repubblicano Ron Paul (Ronpaulinstitute.org).
La lista nera evidenziata dal Washington Post sembra essere più l’elenco della censura creata dalla mancata amministrazione di Hillary Clinton. Che il Post si accanisca a censurare altri media semplicemente ignorandone il contenuto, è vergognoso oltre ogni immaginazione. Se un qualsiasi media debba chiudere per via delle azioni contrarie al pubblico interesse, è il Washington Post per aver grossolanamente distorto le notizie e ingannato il pubblico dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Se si cercano “notizie false” si vada dal complesso d’intelligence-aziendale. Dalle notizie ufficialiste sulle fasulle armi di distruzione di massa irachene all’assunzione dal Pentagono della società di pubbliche relazioni inglese Bell Pottinger, per creare notizie false sugli attacchi terroristici in Iraq, all’uso del gruppo dei “caschi bianchi” per pompare storie fasulle sul governo siriano, i grandi media rigurgitano “notizie false” alimentate dall’onnipresente infrastruttura da guerra psicologica dell’intelligence degli Stati Uniti.
Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post

Jeff Bezos, padrone di Amazon e Washington Post: Per 600 milioni di dollari, Amazon va a letto con la CIA
La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Pronto il piano Macron-Sanchez contro l’Italia

di  Luciano Lago

Gli esponenti della finanza mondialista preparano un piano per contrastare l’ascesa dei governi populisti in Europa.
In queste settimane sembra certo che i maggiori esponenti del mondo finanziario stiano pianificando le loro mosse per contrastare l’ascesa dei movimenti populisti in Europa ed in particolare per erodere il consenso del nuovo governo italiano Conte/Salvini e del governo austriaco, che sono quelli di recente saliti alla ribalta in Europa grazie all’ondata populista/sovranista che ha scosso le acque ferme della sinistra egemone, ribaltando la situazione politica europea.

La stessa Germania corre il rischio di tornare alle elezioni e vedere una ascesa della AfD che ricalca i temi sovranisti ed anti immigrazione del partito dell’Austria e della Lega in Italia. Una situazione di “allarme rosso” per le centrali mondialiste.
L’idea è quella di correre ai ripari e utilizzare le grandi leve finanziarie e mediatiche di cui dispongono i sostenitori del gobalismo per rovesciare la situazione.

Non è un caso che si siano incontrati riservatamente il 27 Giugno  il nuovo primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, con il finanziere speculatore George Soros per discutere di questa situazione.  Vedi: Encuentro secreto: Para que se reuniò Pedro Sanchez…

Non è un mistero che sono allo studio misure  prese in sintonia fra i governi di Spagna e Francia  per mettere in minoranza il Governo Italiano ed evitare che venga fermato il piano di migrazioni accuratamente seguito e finanziato da Soros e dalle sue organizzazioni. Emmanuel Macron è il perno di questo piano, l’uomo dei Rothshild vuole essere al centro dell’attenzione, il solerte esecutore.
In questo momento le navi delle ONG stanno predisponendo una raccolta straordinaria di profughi sulle coste libiche per mettere in difficoltà le guardia coste della Marina Libica ed obbligare le navi della Marina Militare italiana ad intervenire.

Non è escluso che si vada predisponendo un apposito naufragio di qualche barcone, con relativo bilancio di affogati, per responsabilizzare il governo italiano del mancato intervento e gettare una campagna di discredito sul governo e sul minstro Salvini, facendo appello alla violazione dei diritti umanitari.

Il controllo dei media di cui dispongono le centrali mondialiste permette loro di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e distorcere i fatti. Si preparano gruppi di giornalisti da imbarcare per documentare la inumanità del governo italiano ed creare la campagna di accuse. Saranno in prima fila Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa e gli inviati della RAI. Mentana farà una trasmissione straordinaria sulla 7 ed in TV appariranno Roberto Saviano, ospite di “Che Tempo Fa” di Fabio Fazio, per lanciare le sue invettive contro Salvini. Non mancheranno Formigli, la Gruber, Furio Colombo, Vittorio Zucconi e altri “prestigiosi” opinionisti nel partecipare al coro di accuse contro Salvini ed il Governo.

Il ministro Matteo Salvini dovrà andare in Parlamento per giustificarsi di fronte agli attacchi concentrici di tutte le oppposizioni e non mancherà anche un “alto” messaggio di Papa Bergoglio incentrato su necessità di accoglienza ed integrazione delle masse dei migranti.
Tutto sarà come da copione per mettere il nuovo governo sulla graticola delle accuse e si cercherà di creare un cuneo fra la Lega ed i 5 Stelle, facendo affidamento sull’anima mondialista del movimento. Possiamo scommetterci che questo sarà il prossimo sviluppo degli avvenimenti.

Naturalmente sembra escluso che, nel dibattito e nelle analisi, qualcuno voglia realmente fare luce su chi muove queste masse di migranti dall’Africa incentivando gli spostamenti, perchè lo fa e quali siano le sue finalità.
Non si tratta soltanto di business e della catena di interessi che lega le varie mafie, le ONG, gli scafisti e le Cooperative allo sfruttamento del fenomeno.

Macron con Attali

Parlare solo di questo aspetto è riduttivo e non offre un quadro completo della situazione. Non si spiegherebbe perchè personaggi come Soros o come Attali (gruppo Rothshild) siano interessati di per se stessi a favorire il fenomento del business delle migrazioni, vista la enorme disponibilità finanziaria di cui dispongono.

Lo abbiamo scritto altre volte: le migrazioni sono un’arma di utilizzo per finalità geopolitiche che consentono una destabilizzazione silenziosa e graduale dell’assetto sociale di alcuni paesi. Le migrazioni permettono di sradicare le culture autoctone, sostituire popolazioni originarie, creare una società multiculturale, abolire il sentimento identitario e di appartenenza di una popolazione. In prospettiva di deve andare verso una abolizione degli Stati Nazionali e la creazione di un nuovo Ordine Mondiale gestito da acumi organismi sovranazionali.

Gli esponenti dell’ideologia mondialista come Macron e come Attali, come Soros, sono ben consapevoli di questo e lo hanno anche dichiarato in vari discorsi pubblici, il superamento della cultura francese, di quella italiana o spagnola, l’avvento di una nuova morale relativista, l’obiettivo della società multiculturale, lo sradicamento della famiglia e dei valori tradizionali. Vedi: Jacques Attali e il Nuovo Ordine Mondiale

Le oligarchie mondialiste non nascondono i loro obiettivi, i discorsi sono chiari ed evidenti basta andare a leggerseli.

Fonte:https://www.controinformazione.info/pronto-il-piano-macron-sanchez-contro-litalia/

ISIS: Mandanti, registi e attori del “terrorismo” internazionale

ISIS: Mandanti, registi e attori del “terrorismo” internazionale [by Paolo Sensini]

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Terrorismo e Isis: da tempo sui mezzi d’informazione non si parla d’altro, anche in seguito agli ultimi attentati in alcune capitali europee. Concetti declinati in tutte le maniere possibili e immaginabili, soprattutto riferendosi alle guerre combattute nel Vicino e Medio Oriente.

Ma conosciamo tutta la verità? Abbiamo davvero tutte le informazioni per esprimere un giudizio preciso? Quelle che leggiamo sui giornali o ascoltiamo in tv corrispondono alla realtà dei fatti oppure sono menzogne? È possibile che gli uomini di governo dell’occidente stiano sfruttando il terrorismo, che non cessano di calunniare come se fosse l’origine di tutti i mali, per ottenere un potere straordinario nei confronti della società?

Che cos’è dunque il cosiddetto terrorismo internazionale (Al-Qa’ida, ISIS, Jabhat al-Nusra, Boko Haram, al-Shabaab, etc.)? Ma, soprattutto, chi ne trae beneficio?

Sono queste le domande fondamentali a cui il libro diPaolo Sensini, dopo aver vagliato un’imponente mole di materiali e documenti originali, risponde per la prima volta in maniera esaustiva e completa.
E lo fa mettendo finalmente in luce la totalità degli aspetti che riguardano i mandanti, i registi, gli attori e le pratiche di quella che definisce come strategia del caos.
In questo scenario anche l’Islam e le sue centrali ideologiche, su cui si sono versati fiumi di parole senza mai toccare il cuore del problema, assumono un significato e dei contorni molto più chiari e definiti. Ne emerge così un quadro sconvolgente, ma allo stesso tempo necessario, per capire e orientarsi nel mare tempestoso in cui ci troviamo a vivere.

paolo-sensini-damasco-2012-warpress_infoPaolo Sensini

Paolo Sensini, storico ed esperto di geopolitica, è autore di numerosi libri tra cui Il «dissenso» nella sinistra extraparlamentare italiana dal 1968 al 1977 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2010), Libia 2011 (Jaca Book, Milano 2011), Divide et Impera, Strategie del caos per il XXI secolo nel Vicino e Medio Oriente (Mimesis, Milano 2013) e Sowing Chaos. Libya in the Wake of Humanitarian Intervention (Clarity Press, Atlanta 2016). Suoi scritti sono apparsi su varie riviste italiane ed estere.

Libro disponibile in libreria a questo link

(http://www.ariannaeditrice.it/punti_vendita.php)

oppure on-line nei formati Book e Ebook:

Isis – EBOOK

(http://www.ariannaeditrice.it/prodotti/isis-epub)

Isis – LIBRO [BOOK]

(http://www.ariannaeditrice.it/prodotti/isis)

Preso da: https://libyanfreepress.wordpress.com/2016/09/30/isis-mandanti-registi-e-attori-del-terrorismo-internazionale-by-paolo-sensini/

A proposito di bufale: 2016, I neonati venezuelani nelle scatole di cartone e la manipolazione dei media italiani

DI ATTILIO FOLLIERO
linterferenza.info
Che strano! Un paio di settimane fa, esattamente l’8 settembre scorso, la figlia di una nostra amica ha partorito un bel bambino in un ospedale pubblico di Caracas, la “Maternidad Santa Ana” (foto a lato), situato nel quartiere di San Bernardino.
Questo quartiere di Caracas è famoso per essere uno dei “quartieri bene” della città: vivono persone con un alto livello economico, ospita importanti ospedali e cliniche private, ministeri ed uffici pubblici; con l’adiacente quartiere de “La Candelaria” condivide anche le sedi delle più importanti banche ed istituzioni finanziarie del paese.


Foto tratte da Internet
 Io e mia moglie per questa lieta occasione, la nascita di questo bambino, l’8 settembre scorso siamo entrati in questo ospedale pubblico. In questo momento in Venezuela ci sono problemi economici, con file davanti ai negozi ed alle farmacie per la scarsità di cibo e medicine; con giornali e TV, almeno quelli che simpatizzano con i partiti oppositori al governo, che parlano di problemi negli ospedali, inclusi quelli dedicati alla maternità; a dire il vero lo hanno sempre fatto, anche quando non c’erano problemi veri.
Comunque dovendo entrare in un ospedale pubblico mi aspettavo di trovare una struttura con dei problemi, con camere affollate e pazienti obbligati a portarsi da casa le medicine, come era in Italia ancora alla fine degli anni sessanta, come magistralmente descritto nel famoso film “Il medico della mutua” con Alberto Sordi o nei vari film comici di Pierino e Lino Banfi, che trattavano, appunto in chiave comica, le tematiche della disastrosa sanità pubblica in Italia.
Invece no! Questo ospedale pubblico di Caracas, dedicato alla maternità, ed in cui sono entrato per la prima volta per questa lieta occasione, mi è sembrato un buon ospedale, che non aveva niente da invidiare ad una clinica privata in cui qualche tempo prima aveva partorito una nipote di mia moglie. Ho commentato questa mia impressione positiva con mia moglie e con la neo-mamma che eravamo andati a trovare e che si è mostrata totalmente soddisfatta del trattamento ricevuto.
Con mia moglie ci siamo anche soffermati a vedere “incantati” i neonati nelle loro culle e francamente non ho notato niente di strano; i neonati erano in culle ed incubatrici assolutamente normali, esattamente come nel reparto maternità dell’ospedale “Casa sollievo della sofferenza” di San Giovanni Rotondo, o degli Ospedali Riuniti di Foggia, che in tante liete occasioni ho vistato quando ero in Italia.

Chiunque potrebbe confondere questa stanza dell’ospedale “Maternidad Concepcion Palacio” con una stanza di un ospedale italiano. O non è vero?

La cattiveria, la manipolazione e la disinformazione dei media italiani  
Poi, con immensa meraviglia guardo la foto dei neonati posti in scatole di cartone in un ospedale dell’oriente venezuelano. La notizia di questi bambini nelle scatole di cartone ha prontamente fatto il giro del mondo ed ovviamente anche i media italiani non hanno perso la ghiotta occasione di parlare, anzi sparlare del Venezuela. Tutti i media italiani come avvoltoi si sono avventati sulla presa e quindi felici e contenti hanno potuto fare un grande banchetto, hanno potuto parlare male – come fanno sempre – del Venezuela.

Il Corriere della sera

Preso da: http://comedonchisciotte.org/neonati-venezuelani-nelle-scatole-cartone-la-manipolazione-dei-media-italiani/ 

I MEDIA MENTONO! ECCO COME FUNZIONA IL SISTEMA DELL’INFORMAZIONE

La maggior parte delle persone, a livello globale, danno per certo che le TV e i Giornali ci raccontino sempre verità certe. Si da per scontato che se lo dicono in TV è vero di sicuro..
Ma siamo così sicuri che quello che i media ci raccontano tutti i giorni sia vero?
Il Giornalista tedesco, Marko Josilo, in un intervista rivela quello che sto per scrivere.
Il Giornalista di guerra ci dice come i mezzi di comunicazione fanno la guerra. Le guerre in Iraq, Libia, Afghanistan, Siria, quelle guerre con un’infintà di morti..Ci dice che in realtà sono state guerre finanziate, internazionalmente gestite, che furono iniziate e legittimate grazie alla manipolazione dell’opinione pubblica ed al lavaggio del cervello attraverso i mezzi di comunicazione..
Dott. Udo Ulfkotte


Su questo argomento un altro Giornalista tedesco, il Dott. Udo Ulfkotte, ci spiega come i servizi segreti influenzano i giornalisti. Tutti i principali mezzi di comunicazione informano a favore degli USA e contro la Russia, dice Ulfkotte. Questo si vede sempre più chiaramente, basta guardare come i Russi vengono sempre evidenziati come i “cattivi”, gli USA sono i “buoni”, si vede chiaramente da che parte stanno i principali mezzi di comunicazione.
E perchè è così? C’è qualcuno con una mitraglia dietro nella Redazione e li obbliga a fare questo? No.
E’ molto semplice, i giornalisti più importanti, centinaia di loro, appartengono ad organizzazioni transatlantiche come il “German Marshall Fund of United States” al quale io stesso sono affiliato, continua il Giornalista, o l’Aspen Insitute, Atlantik-Brucke (Ponte Atlantico), potrei citarne molti altri.
Queste organizzazioni e molte altre sono state fondate dagli USA dopo la Seconda Guerra Mondiale nella Guerra Fredda, molte volte con l’appoggio del servizio di intelligence degli Stati Uniti.
Ed avevano, e hanno ancora, il compito di creare un ambiente favorevole agli USA, tra la popolazione tedesca, per esempio stanno per aiutare e preparare, guerre Nordamericane, guerre di risorse e per assecondarle ed accompagnarle nei mezzi di comunicazione.
E questo lo stanno facendo e non solo si vede nella crisi in Siria, questo si è visto in tutte le guerre per le risorse naturali in Africa, questo si vede nelle cosiddette rivoluzioni nel Vicino Oriente che, come dicono, portano la democrazia.
Possiamo vederlo dalla Libia fino all’Egitto dove non è cambiato niente dopo queste rivoluzioni ma i gli USA hanno ottenuto il loro scopo che è quello di rovesciare questi regimi.
putin-and-obama
Come procedono queste organizzazioni?
Invitano i giornalisti a venire negli Stati Uniti e li , secondo il mio punto di vista, io stesso l’ho vissuto, continua Ulfkotte, gli fanno il lavaggio del cervello. Io stesso fui invitato dal German Marshall Fund of the United States.
Mi hanno pagato tutto, per ogni giorno ho ricevuto denaro in contanti, mi hanno dato le chiavi di una Limusine, potevo viaggiare in aereo dove volevo, potevo parlare con qualunque politico, impresario etc…potevo fare quello che volevo ed i servizi degli USA erano a mia disposizione.
Ed affinchè continuassi a seguire questo lavaggio del cervello mi hanno adulato con incredibili regali.
Quindi è chiaro che poi parli positivamente degli Stati Uniti perchè non si nota come uno sia corteggiato ed integrato in una rete, cioè uno si converte accuratamente in un NOC.
NOC significa “Non official Cover”(Copertura non ufficiale).
Cioè, se ad uno lo scoprono come NOC, gli USA possono sempre dire, questo non è dei nostri, non l’abbiamo contattato, l’ha fatto per suo conto…
Direi che con tutte queste rivelazioni è ovvio che qualcuno controlla i Media e quel qualcuno può dire le proprie menzogne e la sua propaganda come “informazione” alla popolazione.
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Continua il discorso anche Chris Hedges, Giornalista statunitense vincitore del premio Pulitzer, la cosa bella è che la stampa non ha ostacoli, non ha limiti, può dire quello che vuole, può dire la verità al potere..
In realtà, i limiti sono sommamente stretti, per esempio e specialmente in temi di sicurezza Nazionale. Lavorai per 15 anni nel New York Times ed il modello da seguire a livello non ufficiale è non offendere in modo significativo quelli dai quali dipendiamo finanziariamente, come gli inserzionisti o gli accessi, che hanno potere.
E’ incredibilmente facile manipolare il pubblico, attraverso forme di propaganda e dei mezzi di comunicazione.
Un esempio sarebbe l’ISIS.
Li attaccano militarmente con droni, con missili cruiser, con missili hellfire.
Queste persone sonio state abbrutite, centinaia di migliaia di morti, milioni di rifugiati.!
Noi abbiamo decapitato molte più persone, includendo bambini, che quelle che l’ISIS ha decapitato mai.
Ma non vediamo questo, non vediamo gli effetti della nostra brutalità e della nostra violenza. Vediamo la reazione a questa brutalità e violenza, per questo motivo non comprendiamo essenzialmente che l’abbrutito diventa il brutale.
Noi non comprendiamo che questi personaggi sono la nostra stessa creazione, e questo è pericoloso perchè è il fallimento della stampa una stampa che funzioni…
E comprendere non è giustificare, non lo giustifico, ma dobbiamo comprenderlo.
Dobbiamo comprendere quello che stiamo facendo e dobbiamo comprendere gli effetti di quello che stiamo facendo, conclude Hedges.
Letto queste interviste la mia domanda è d’obbligo, non è urgente mettere in discussione la fiducia verso i media e i giornalisti, per impedire questa manipolazione spudorata, e cercare altri media alternativi per conoscere la verità su quanto accade?
di Sergio T. – HTM
Fonte: hackthematrix

Preso da: https://ununiverso.it/2016/09/12/i-media-mentono-ecco-come-funziona-il-sistema-dellinformazione/

VIDEOCORSO PER SMASCHERARE LE BUFALE DI GUERRA

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Tu dammi le fotografie e io ti darò la guerra” tuonava l’editore William Hearst al suo fotografo Frederick Remington che, nel 1898, non trovava a Cuba nessuna scena che giustificasse una invasione USA.
Da allora molte cose sono cambiate, ovviamente in peggio. E oggi, secondo Sheldon Rampton – già autore di un libro che ha fatto scuola – soltanto negli USA, le organizzazioni governative e gli istituti, organizzazioni e fondazioni ad esse aggregate spenderebbero annualmente più di un miliardo di dollari per promuovere, tramite la Rete, le guerre dell’Impero. Un lavoro condotto, spesso con maestria, da legioni di giornalisti, pubblicitari, esperti in video… e che gli ignari utenti della Rete (un miliardo e mezzo di persone solo Facebook) provvedono a diffondere in ogni dove.

Per cercare di arginare questo fiume di menzogne, pochi attivisti NoWar e qualche giornalista ancora onesto si industriano nell’analizzare e smascherare le “bufale” che – sopratutto dopo la guerra alla Libia del 2011 – ci vengono tutti i giorni propinate. E per far crescere questa fondamentale rete di controinformazione Sibialiria ha realizzato un videocorso che illustra alcuni segreti di bottega per smascherare queste bufale.
Qui sotto le prime due puntate.

La Redazione di Sibialiria

Alcuni link per analizzare bufale segnalate nella seconda puntata
“Aerei siriani lanciano bombe al Cloro”
“I Barili Bomba di Assad”
“Cecchini di Assad si allenano sparando su donne incinte”
“Sarin sganciato da missili siriani a Goutha”
“Panetteria bombardata a Halfaya”
“Fosse comuni di Gheddafi”
“Scuola colpita dal napalm dell’aviazione di Assad”
“Il bambino nell’ambulanza”
“Donne in gabbia vendute come schiave dall’ISIS”

9 settembre 2016
Fonte: sibialiria.org

Originale con 2 video: https://desertoepace.wordpress.com/2016/09/14/videocorso-per-smascherare-le-bufale-di-guerra/

Occidente fariseo

Molte sono state e sono le bugie degli organi d’informazione circa la situazione in Siria. L’obiettivo? Sempre il solito. La conquista delle coscienze e del consenso. E a riguardo non si può dire che questo: il nostro è un Occidente fariseo, dove la menzogna tiene banco di prova. Sta alla vera stampa invertire la narrativa Neocon della guerra.

di Claudio Davini – 10 settembre 2016 

Narrativa manichea: ecco il marchio di fabbrica di certa stampa occidentale. Soprattutto per quel che riguarda l’apologetica dei conflitti scatenati dagli Stati Uniti. Non sono trascorsi troppi anni da quando Colin Powell, segretario di Stato Usa nel 2003, agitava in mondovisione una boccettina da un grammo d’antrace per mostrare come la guerra d’Iraq fosse l’impresa dei giusti contro il male. Sappiamo tutti com’è andata a finire: armi di distruzione di massa inesistenti e Paese devastato. Storia simile per la Siria. Sin dall’inizio del conflitto, Bashar al-Assad – legittimo Presidente della Nazione – è stato dipinto come il diavolo fatto persona, mentre i cosiddetti ribelli moderati sono stati presentati nelle vesti della bontà più sincera. E forse a nulla vale ricordare ciò che la Decima Brigata ha fatto al pilota russo atterrato col paracadute su suolo siriano dopo che il suo caccia era stato abbattuto da un F-16 turco.

Molte sono state le bugie degli organi d’informazione circa la situazione in Siria, tanto che farne una lista completa richiederebbe battute per un saggio più che per un articolo. Escludendo il ritornello sulle armi chimiche – il cui utilizzo da parte del Governo non è mai stato provato, mentre è stato dimostrato l’uso che ne hanno fatto i ribelli qaedisti – alcune delle più clamorose menzogne riguardano la battaglia di Aleppo, decisiva per l’esito della guerra e per lo stesso futuro di Bashar al-Assad, che vincendo si ritroverebbe in una posizione di forza nei negoziati internazionali. Si è scritto ovunque che il secondogenito di Hafiz al-Asad sta assediando la sua capitale, ma questo non è vero che in parte: se fino a luglio erano le forze governative con l’aiuto dei Russi a bloccare completamente l’accesso ai quartieri est della città lardellati di terroristi, non si può certo dire che ad assediare Aleppo siano state le stesse forze governative. Sono stati invero i ribelli jihadisti ad aver circondato la Bigia, dopo esser penetrati in Siria dal confine turco nell’estate del 2012. Si sono poi accusati i Russi di aver impedito la fuga dei civili dai quartieri est: un’altra frottola. Infatti, prima che i ribelli qaedisti rompessero a luglio l’accerchiamento dei quartieri est – come ha ricordato Gian Micalessin su IlGiornale.it – sia i Russi che i soldati della Repubblica garantivano il libero passaggio a tutti i civili che desiderassero abbandonare la zona ribelle e a tutti quei militanti che fossero pronti ad arrendersi. Per non parlare dell’accusa, rivolta al Presidente Bashar al-Assad, di tenere sotto scacco un’intera città d’oppositori sostenuti dalla maggioranza sunnita del Paese. Se così fosse, Aleppo, città di quasi due milioni di abitanti in larga parte sunniti, sarebbe dovuta cadere ormai da un pezzo.
Detto questo, non resta che compatire l’ipocrisia dei MogheBoys: di coloro che hanno pianto lacrime di coccodrillo sulla foto di Omran Daqneesh – il piccoletto siriano coperto di sangue e polverume. E non solo in quanto zimbelli del pietismo mediatico degli Organi d’Infarinatura McMondiani. Ma anche perché incapaci d’avvedersi della burla quotidiana dei vari Teletruffa e FuffaPost, e quindi d’affrancarsene. Poveri piccini, vittime della guerra! Ecco il ritornello che i Me(r)dia fischiettano quotidianamente. Il motivetto col quale i creduloni sciacquano la loro buona coscienza. Nondimeno, dobbiamo domandarci: chi beneficia di questa fantasiosa della guerra in Siria? Di certo ne traggono vantaggio Arabia Saudita, Qatar e Stati Uniti, che dopo aver finanziato i ribelli jihadisti e non esser però riusciti a rovesciare il legittimo governo del Presidente Bashar al-Assad non possono vendere al mondo la versione del vincitore, e debbono quindi distogliere l’attenzione dalle loro gravi responsabilità. Per farlo, come s’è visto, non esitano ad imbracciare le armi della guerra mediatica, una guerra per la conquista delle coscienze e del consenso. E a riguardo non si può dire che questo: il nostro è un Occidente fariseo, dove la menzogna tiene banco di prova. Sta dunque alla vera stampa sbugiardare le miriadi di non banali verità sulla situazione in Siria, condite d’un voluto pressappochismo circa i risultati conseguiti dalle Forze Armate della Federazione Russa e dalle Forze Armate siriane contro l’Isis. Sta dunque alla vera stampa evitare che si butti giù la pillolina lava panni dell’antiputinismo aprioristico e dei posatissimi gentilissimi pacatissimi ribelli moderati. Sta dunque alla vera stampa invertire la narrativa Neocon della guerra in Siria. E questo, in nome della verità.

Preso da: http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/occidente-fariseo/