Il Califfo, film Cia tra fiction e realtà

È un prodotto ben confezionato. Al termine di una vasta operazione speciale in cui è stata utilizzata un’arma inconfessabile, è bene inscenare la morte di chi ne è stato il simbolo. È il modo migliore per cancellarne le tracce nella memoria collettiva. Dopo la morte di Bin Laden, ecco quella di al-Baghdadi.

| Roma (Italia)

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«È stato come guardare un film», ha detto il presidente Trump dopo aver assistito alla eliminazione di Abu Bakr al Baghdadi, il Califfo capo dell’Isis, trasmessa nella Situation Room della Casa Bianca. Qui, nel 2011, il presidente Obama assisteva alla eliminazione dell’allora nemico numero uno, Osama Bin Laden, capo di Al Qaeda. Stessa sceneggiatura: i servizi segreti Usa avevano da tempo localizzato il nemico; questi non viene catturato ma eliminato: Bin Laden è ucciso, al Baghdadi si suicida o è «suicidato»; il corpo sparisce: quello di Bin Laden sepolto in mare, quello di al Baghdadi disintegrato dalla cintura esplosiva. Stessa casa produttrice del film: la Comunità di intelligence, formata da 17 organizzazioni federali. Oltre alla Cia (Agenzia centrale di intelligence) vi è la Dia (Agenzia di intelligence della Difesa), ma ogni settore delle Forze armate, così come il Dipartimento di stato e quello della Sicurezza della patria, ha un proprio servizio segreto.


Per le azioni militari la Comunità di intelligence usa il Comando delle forze speciali, dispiegate in almeno 75 paesi, la cui missione ufficiale comprende, oltre alla «azione diretta per eliminare o catturare nemici», la «guerra non-convenzionale condotta da forze esterne, addestrate e organizzate dal Comando».
È esattamente quella che viene avviata in Siria nel 2011, lo stesso anno in cui la guerra Usa/Nato demolisce la Libia. Lo dimostrano documentate prove, già pubblicate sul manifesto.
- Ad esempio, nel marzo 2013 il New York Times pubblica una dettagliata inchiesta sulla rete Cia attraverso cui arrivano in Turchia e Giordania, con il finanziamento di Arabia Saudita e altre monarchie del Golfo, fiumi di armi per i militanti islamici addestrati dal Comando delle forze speciali Usa prima di essere infiltrati in Siria [1].
- Nel maggio 2013, un mese dopo aver fondato l’Isis, al Baghdadi incontra in Siria una delegazione del Senato degli Stati uniti capeggiata da John McCain, come risulta da documentazione fotografica [2].
- Nel maggio 2015 viene desecretato da Judicial Watch un documento del Pentagono, datato 12 agosto 2012, in cui si afferma che c’è «la possibilità di stabilire un principato salafita nella Siria orientale, e ciò è esattamente ciò che vogliono i paesi occidentali, gli stati del Golfo e la Turchia che sostengono l’opposizione» [3].
- Nel luglio 2016 viene desecretata da Wikileaks una mail del 2012 in cui l’allora segretaria di stato Hillary Clinton scrive che, data la relazione Iran-Siria, «il rovesciamento di Assad costituirebbe un immenso beneficio per Israele, facendo diminuire il suo timore di perdere il monopolio nucleare» [4].
Ciò spiega perché, nonostante gli Stati uniti e i loro alleati lancino nel 2014 la campagna militare contro l’Isis, le forze dello Stato islamico possono avanzare indisturbate in spazi aperti con lunghe colonne di automezzi armati.
L’intervento militare russo nel 2015, a sostegno delle forze di Damasco, rovescia le sorti del conflitto. Scopo strategico di Mosca è impedire la demolizione dello Stato siriano, che provocherebbe un caos tipo quello libico, sfruttabile da Usa e Nato per attaccare l’Iran e accerchiare la Russia. Gli Stati uniti, spiazzati, continuano a giocare la carta della frammentazione della Siria, sostenendo gli indipendentisti curdi, per poi abbandonarli per non perdere la Turchia, avamposto Nato nella regione.
Su questo sfondo si capisce perché al Baghdadi, come Bin Laden (già alleato Usa contro la Russia nella guerra afghana), non poteva essere catturato per essere pubblicamente processato, ma doveva fisicamente sparire per far sparire le prove del suo reale ruolo nella strategia Usa. Per questo a Trump è piaciuto tanto il film a lieto fine.

[1] « Arms Airlift to Syria Rebels Expands, With Aid From C.I.A. », par C. J. Chivers and Eric Schmitt, The New York Times, March 14, 2013. “Miliardi di dollari in armi contro la Siria”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 21 luglio 2017.
[2] “John McCain, maestro concertatore della “primavera araba“, e il Califfo ”, di Thierry Meyssan, Traduzione Luisa Martini, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 18 agosto 2014.
[3] Rapport de l’Agence de Renseignement militaire aux divers services de l’administration Obama sur les jihadistes en Syrie (document déclassifié en anglais), 12 août 2012.
[4] « New Iran and Syria », Hillary Clinton, December 31, 2012, Wikileaks.

Preso da: https://www.voltairenet.org/article208166.html

Greta Thunberg: Falso Profeta della Crociata dei Bambini

Greta thunberg mural bristol

I lettori di SOTT molto probabilmente sanno che sono nel “business dei profeti” da oltre 25 anni. Non è stato facile. Nonostante una “Hit List” più lunga di entrambe le mie braccia, mi sento ancora una Cassandra.

Non ho scritto niente per il pubblico consumo da parecchi anni ormai, a parte la pubblicazione sul nostro forum, e il motivo è principalmente il “Complesso Cassandra” appena menzionato. Mi sono resa pienamente conto che non c’è nulla che possa essere fatto per trasformare la folle discesa dell’umanità in una quasi estinzione. Inoltre, a partire dai primi giorni quando avviai il mio progetto, sono stati intrapresi vigorosi sforzi per sopprimere i miei avvertimenti e togliermi dal palcoscenico, per così dire.

Siccome non sono riusciti a farlo, è arrivata poi attraverso la censura globale imposta da Google, Facebook, Twitter e dai media mainstream che hanno finalmente raggiunto il loro obiettivo. SOTT.net aveva 6 milioni di lettori al mese – ora siamo fortunati se ne abbiamo 2 milioni. I riferimenti da FB e Twitter erano la nostra principale modalità di connessione; ora sono svanite nell’oblio.

Ad ogni modo, non sono ancora morta e tutto sta procedendo come previsto riguardo al nostro progetto profetico – L’Esperimento Cassiopaea – e abbiamo una buona idea di come andranno a finire le cose.

Ma Greta Thunberg non ne ha idea. E la propagazione della sua ignoranza è letteralmente criminale, poiché essendo una partecipante volontaria, anche se poco più di una bambina, fa di lei una criminale. Non se ne rende conto, ovviamente, perché le è stato fatto il lavaggio del cervello – come l’hanno fatto ad un’intera generazione di bambini su questo pianeta; ma quando mai non mai è stato così? Le parole cambiano, ma la melodia è la stessa: manipolazione e controllo dell’umanità è il nome del gioco.

Profeta contro Profeta

greta prophet house fire

Lasciate che vi racconti una piccola e divertente storia del Vecchio Testamento che ho parafrasato più di 30 anni fa.

Tanto tempo fa c’erano due re di due piccoli regni imparentati per matrimonio. Il primo re decise di fare visita al cognato, il secondo re. Quando arrivò per la sua visita, fu accolto dal secondo re che aveva preparato ogni sorta di delizie e divertimento.

Dopo molte feste e allegria, il secondo re disse a suo cognato, il primo re, che era incline a considerare tutti i suoi beni come reciproci e sperava che il primo re ricambiasse il pensiero. Questo ha reso il primo re un po’ nervoso e si chiedeva a che cosa tutto questo stava portando – e non ci ha messo molto per scoprirlo. Il secondo re voleva fare la guerra contro uno dei suoi vicini per prendere le sue terre e saccheggiare, ma, per farlo, aveva bisogno di aiuto. Sapeva che suo cognato non aveva tali ambizioni, e lo stava ammorbidendo per chiedere il suo aiuto.

Il primo re fu un po’ sorpreso da questa richiesta e chiese se potessero chiamare qualche profeta per sapere se questo piano fosse la strada giusta da seguire. Il secondo re chiamò volentieri 400 profeti. Tutti loro, ad un uomo, raccomandarono il piano e lodarono la perspicacia e l’ambizione del loro re. Ma, il primo re era ancora a disagio – c’era qualcosa che non lo convinceva. Ha chiesto se non ci fosse un ultimo profeta da consultare. Come si è scoperto, c’era, ma il secondo re ha avvertito il primo re di non aspettarsi molto da questo individuo, perché c’era odio tra di loro e questo cattivo sentimento ha reso quest’ultimo profeta scettico contro qualsiasi piano del secondo re. Dopo aver assassinato completamente il carattere dell’ultimo profeta, lo chiamò.

Certo, l’ultimo profeta ha contraddetto tutti i 400 profeti e ha detto al secondo re che sarebbe morto se fosse andato in battaglia. Per punire questa maleducazione, il secondo re fece gettare in prigione l’oracolo offensivo per pensare alla sua audacia fino al ritorno dei re e dell’esercito. Insistendo che la sua profezia era vera, l’ultimo profeta ha commentato al re che sarebbe certamente stupito del loro ritorno.

Ma, il malvagio secondo re aveva un piano. Dopo aver convinto il cognato ad accompagnarlo, si mise d’accordo per andare in battaglia vestito come un soldato comune, mentre il suo parente avrebbe indossato le sue vesti da re.

Come si è scoperto, i soldati nemici erano stati istruiti a cercare e uccidere immediatamente solo il secondo re. Nel corso della battaglia, i soldati nemici inseguirono l’unico uomo vestito da re e, scoprendo che non era l’uomo che stavano cercando, divennero furiosi e frustrati e uccisero il soldato comune più vicino, che era il secondo re malvagio. La profezia si avverò.

Ci sono diverse lezioni importanti in questa storia. La prima è che la profezia è inesorabile a meno che non vengano apportate modifiche fondamentali nell’attività e nella direzione. Non si può ingannare la Realtà Quantistica! Il secondo è: la vera profezia si manifesta molto spesso nella stessa proporzione descritta in questa storia: 400 a 1. Una terza – e non meno importante – lezione è che la gente raramente vuole sentire la verità perché è difficile rinunciare ai giochi mentali e alle razionalizzazioni. E, infine, il modo più semplice per evitare la verità è quello di assassinare l’oratore o il suo personaggio.

La storia di Giona illumina il lato opposto della medaglia. Come ricorderete, Giona era stato chiamato a profetizzare la distruzione sulla città decadente e peccaminosa di Ninive. Ha fatto bene il suo lavoro (dopo essere stato sufficientemente motivato da una meditazione forzata nel canale alimentare di un grosso pesce.) Con sorpresa di Giona, i Nineviti si pentirono e cambiarono le loro abitudini e, di conseguenza, la catastrofe fu annullata! Invece di essere felicissimo, Giona fu mortificato. Gli parve di essere stato preso in giro. Era così umiliato che se ne andava in giro tener il broncio tutto infuriato. Dio ha avuto una piccola chiacchierata con lui e ha sottolineato che c’erano altri scopi per l’illuminazione profetica – vale a dire, il pentimento e il cambiamento.

Nel presente abbiamo profeti moderni – statistici e vari scienziati – che proiettano tendenze e probabilità. Nella maggior parte dei casi, sia negli affari pubblici che privati, le decisioni si basano su questo tipo di dati. Poiché questi moderni metodi “divinatori” si basano su masse di statistiche che riflettono atti puramente materiali, la qualità elevante di un ideale non è né considerata né proiettata. Di conseguenza, le previsioni su cui la nostra cultura ha inquadrato le sue attività si traducono in una vera evoluzione – che è una spirale inesorabile di degrado e decadenza.

In questo senso, le previsioni escatologiche possono servire da trampolino di lancio verso la consapevolezza, che può servire ad attivare quelle aspirazioni superiori, che poi possono agire in maniera attenuante sugli eventi futuri. Se un numero sufficiente di persone diventa consapevole che qualcosa di terribile sta per accadere, a meno che non si cambiano le nostre abitudini, può creare la necessaria elevazione degli ideali che servirebbe ad alterare le realtà quantistiche.

Quando ho iniziato a pubblicare le trascrizioni dell’Esperimento Cassiopeo, ho avuto ingenuamente l’idea che la gente avrebbe capito che se non ci fosse stato un cambiamento globale degli atteggiamenti fondamentali verso la realtà, l’umanità si sarebbe trovata su una nave che sarebbe affondata.

Ma quel cambiamento di atteggiamenti fondamentali non si è verificato; infatti, difficilmente posso immaginare un mondo più impantanato nelle menzogne e nell’illusione di quello attuale. Ma non sono stupita. Lo avevo previsto 30 anni fa.

Gurdjieff aveva una storia che descrive esattamente quello che sta succedendo con i Liberali, Sinistra/Democratici/ Riempite lo spazio vuoto con il partito pro-establishment simile del vostro paese:

“C’è un racconto orientale che parla di un mago molto ricco che aveva molte pecore. Ma allo stesso tempo questo mago era molto cattivo. Non voleva assumere pastori, né voleva erigere una recinzione sul pascolo dove pascolavano le sue pecore. Le pecore, di conseguenza, spesso vagavano nella foresta, cadevano nei burroni, e così via, e soprattutto scappavano, perché sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelliccia e questo non gli piaceva.

Finalmente il mago trovò un rimedio. Ipnotizzò le sue pecore e suggerì loro prima di tutto che erano immortali e che non veniva fatto loro alcun danno quando venivano scuoiate, che, al contrario, sarebbe stato molto buono per loro e persino piacevole; in secondo luogo, suggerì che il mago era un buon maestro che amava così tanto il suo gregge che era pronto a fare qualsiasi cosa al mondo per loro; e, in terzo luogo, suggerì loro che se qualcosa sarebbe successo a loro non sarebbe successo proprio allora, in ogni caso non quel giorno, e quindi non dovevano preoccuparsi. Inoltre il mago suggerì alle sue pecore che non erano affatto pecore; ad alcune di loro suggerì che erano leoni, ad altre che erano aquile, ad altre che erano uomini e ad altre che erano maghi.

E dopo questo, tutte le sue preoccupazioni e timori per le pecore finirono. Non scapparono mai più, ma attesero tranquillamente il momento in cui il mago avrebbe richiesto la loro carne e le loro pellicce”.

Descrive con precisione la condizione attuale delle grandi masse dell’umanità. Per risvegliarsi, prima di tutto bisogna rendersi conto che si è in uno stato di sonno. E, per rendersi conto che si è effettivamente in stato di sonno, bisogna riconoscere e comprendere appieno la natura delle forze che operano per mantenere l’uomo nello stato di sonno, o ipnosi. È assurdo pensare che questo può essere fatto cercando informazioni dalla fonte stessa che induce l’ipnosi. Gurdjieff ha continuato a dire:

“Teoricamente (un uomo può svegliarsi) ma praticamente è quasi impossibile perché appena un uomo si sveglia un attimo e apre gli occhi, tutte le forze che lo hanno fatto addormentare iniziano ad agire contro di lui con energia decuplicata e lui si riaddormenta immediatamente, spesso sognando di essere sveglio o pronto a svegliarsi”.

E’ nel risveglio dell’umanità che sta la speranza di mitigare i disastri profetizzati. Per porre fine alle condizioni che hanno operato per portare l’umanità alle deplorevoli condizioni attuali, esse devono essere esposte e comprese. Il Falso Profeta – la forte illusione dell’errore – deve essere superato.

“Attenti ai falsi profeti che si presentano davanti a voi vestiti come pecore, ma dentro di loro sono dei lupi divoratori. Li riconoscerete pienamente dai loro frutti. La gente raccoglie l’uva dalle spine o i fichi dai cardi? … Un albero sano non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo può dare frutti buoni”. (Matt. 7:15,23)

Mentre tutti ammetteranno facilmente che probabilmente c’è troppa violenza in televisione e su Internet e che l’incessante pubblicità è probabilmente una vera assurdità, pochissime persone hanno una reale concezione della precisa natura e dell’estensione dell’influenza ipnotica dei media. Ancora meno persone hanno un’idea degli scopi che stanno dietro a questo fenomeno. Wallace e Wallechinsky scrivono nel People’s Almanac:

“Dopo la seconda guerra mondiale, la televisione fiorì… Psicologi e sociologi sono stati coinvolti per studiare la natura umana in relazione alla vendita; in altre parole, per capire come manipolare le persone senza che essi si accorgessero. Dr. Ernest Dichter, presidente dell’Istituto per la ricerca motivazionale ha fatto una dichiarazione nel 1941… ‘L’agenzia pubblicitaria di successo manipola le motivazioni e i desideri umani e sviluppa un bisogno di beni che un tempo il pubblico non conosceva – e che forse non era nemmeno desideroso di acquistare.

Discutendo l’influenza della televisione, Daniel Boorstin scrisse: ‘Qui finalmente c’è un supermercato di esperienze surrogate. Una programmazione di successo offre intrattenimento – con il pretesto dell’istruzione; istruzione – con il pretesto dell’intrattenimento; persuasione politica – con il fascino della pubblicità; e pubblicità – con il fascino del dramma.’

“La televisione programmata non solo serve a diffondere l’acquiescenza e la conformità, ma rappresenta un approccio deliberato dell’industria.”

A parte il fatto che la televisione e la “cultura dello schermo” in generale si è dimostrata estremamente dannosa per i bambini e che ora si ritiene che la maggior parte degli aspetti degradanti della società possa essere attribuita ai valori decadenti rappresentati dai media, vi è un effetto più profondo e più insidioso sulla psiche umana. Come accennato sopra, si tratta di una manipolazione pianificata e deliberata per diffondere l’acquiescenza e la conformità e per ipnotizzare le masse per sottometterle all’autorità dello schermo.

Ad Allen Funt, conduttore di uno spettacolo popolare, Candid Camera, una volta è stato chiesto quale fosse la cosa più inquietante che aveva imparato sulle persone nei suoi anni di rapporto con loro attraverso il suo show. La sua risposta era agghiacciante nelle sue ramificazioni: “La cosa peggiore, e lo vedo più e più volte, è la facilità con cui le persone possono essere comandate da qualsiasi tipo di autorità, o anche dalle autorità meno importanti. Un uomo ben vestito sale sulla scala mobile e la maggior parte delle persone si voltano e cercano disperatamente di salire anche loro… Un giorno abbiamo messo un cartello sulla strada, ‘Delaware oggi chiusa’. Gli automobilisti non l’hanno nemmeno messo in discussione. Invece hanno chiesto: ‘La Jersey è aperta?'”.

Si sta formando un’immagine di una società deliberatamente indotta ad essere condizionata dalla televisione, inadeguata in termini di istruzione e creatività, propensa ai disordini sociali e alla decadenza. È evidente che i media hanno il compito di diffondere queste condizioni.

GQ magazine greta thunberg

Sembrerebbe che i padroni della motivazione, nell’interesse dei loro clienti industriali, pianificano la programmazione per creare condizioni sociali vantaggiose, cosa che di fatto potrebbero fare. È evidente che l’autorità finale sulla programmazione mediatica è nelle mani degli inserzionisti, sostenuti dalle industrie i cui prodotti e idee vengono venduti. Con tutti gli input psicologici a cui hanno accesso, sembrerebbe che costringerebbero la programmazione a correggere le condizioni sociali che costano loro denaro. Oltre 25 miliardi di dollari all’anno vengono spesi per insegnare ai lavoratori a leggere e scrivere, dopo essersi laureati dagli effetti combinati di un sistema scolastico pubblico e la programmazione televisiva.

E’ accettato che il fiorente crollo sociale, che costa anche a questi giganti industriali ingenti somme di denaro, è per lo più attribuibile alle frustrazioni e alle insoddisfazioni generate dalla falsa visione della realtà presentata attraverso i media. Perché non usano le loro risorse finanziarie per sostenere i padroni della motivazione per capire come presentare la programmazione che potrebbe portare a cambiamenti positivi nelle persone? Può essere che le condizioni della società, compresa la risposta programmata ai “minimi segni di autorità”, siano pianificate? Qualcuno vorrebbe suggerire che le cifre e gli studi relativi all’influenza dannosa della programmazione non sono a loro disposizione e che non si rendono conto che gli costa denaro? Se è così, allora sono troppo stupidi per essere arbitri dei nostri valori e dovremmo ignorarli del tutto. Se non è così, allora dobbiamo presumere che ci sia un obiettivo dietro a questa manipolazione.

Ci sono molte prove a sostegno dell’idea che questo scopo, o l’oggetto di questa manipolazione, è quello di creare una discordanza psicologica e sociale sufficiente a permettere l’istituzione di un governo totalitario su richiesta del popolo. Si ipotizza inoltre che le “élite super ricche” cerchino di controllare il mondo intero da dietro le quinte ed è a questo scopo che essi hanno il controllo e finanziano le varie azioni che appaiono alle masse come “incidenti” politici e internazionali. F.D.R. ha detto: “In politica non succede mai niente per caso; se succede, si può scommettere che è stato pianificato! Ed egli occupava la posizione giusta per poter saperlo.

Ci sono molte prove a sostegno dell’idea che le guerre sono fomentate e combattute per ridistribuire questi equilibri di potere finanziario dietro le quinte e che, sebbene i nostri padri, fratelli, nonni, zii, cugini e figli muoiono in queste azioni, sono solo giochi di “Relazioni Internazionali”, giocati da coloro i cui soldi e la cui posizione danno loro poco altro con cui occupare il loro tempo o intelligenza.

C’è, tuttavia, una conseguenza di questa partita di scacchi globale che non è evidente né ai giocatori né alle pedine.

La Realtà Ideologicamente Fabbricata contro la Realtà Oggettiva

Ammettiamolo, la vita su questo pianeta, grazie agli elementi patologici che sempre tendono a salire al potere, non è mai stata facile o molto piacevole. Ma ora le cose stanno davvero peggio di come lo erano ai tempi di Sodoma e Gomorra poco prima che un’apparente esplosione di una cometa in atmosfera le cancellasse dalla mappa, o la leggendaria Atlantide alla vigilia della distruzione. Ed è questo che dovrebbe farci riflettere. George Santayana, nella sua opera The Life of Reason scrisse: “Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo”. Ma i Liberali/Sinistra sono impegnati a “revisionare” e riscrivere la storia, guidati dalle loro ideologie postmoderniste/marxiste, che fondamentalmente sono poco più di “Tu crei la tua realtà”. I fatti concreti della fisica classica che operano nel mondo delle onde collassate sono stati eliminati e sostituiti dall’idea delirante che l’incertezza quantistica può essere applicata alla dura realtà.

Mentre il cervello interagisce con il suo ambiente, i circuiti sinaptici si combinano per formare mappe sinaptiche del mondo percepito dai sensi. Queste mappe descrivono piccoli segmenti di quel mondo – forma, colore, movimento – e queste mappe sono sparse nel cervello. Mentre la rete sinaptica del cervello si evolve, a partire dalla nascita – o anche prima – queste mappe elaborano le informazioni simultaneamente e in parallelo. Sulla base delle nostre mappe sinaptiche del mondo, siamo in grado di avere una visione più o meno oggettiva della realtà.

La fisica classica afferma che il futuro esiste già, così come il presente e il passato. Tutto ciò che può accadere è già accaduto. Ma per qualche motivo sconosciuto le nostre menti possono sperimentare il futuro solo un pezzo alla volta in quello che chiamiamo presente.

La fisica quantistica, invece, sostiene che non possiamo mai prevedere il futuro con assoluta certezza. Il futuro non esiste ancora in un unico stato definito. L’incertezza quantistica non ci nega tutte le conoscenze sul futuro. Ci dà gli strumenti per fare previsioni, ma solo in termini di probabilità.

Bohr e altri importanti fisici della Scuola di Copenhagen sostengono che la realtà oggettiva è un concetto ambiguo a livello quantico. In fisica, la nostra conoscenza arriva solo quando misuriamo effettivamente qualcosa, e anche allora il modo in cui decidiamo di eseguire la misurazione influenza i risultati che otteniamo.

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Porre la stessa domanda in modi diversi può dare risposte apparentemente contraddittorie, ma nessun esperimento fornisce di per sé informazioni contraddittorie. Alcuni esperimenti mostreranno gli elettroni come onde, mentre altri li mostreranno come particelle. In nessun esperimento singolo gli elettroni mostrano simultaneamente un comportamento ondulatorio e particellare. Bohr ha definito tale fenomeno come complementarità.

La meccanica quantistica lascia l’osservatore incerto sulla natura reale della realtà. Sono davvero onde o particelle? Non lo sappiamo e nessun esperimento ce lo dirà. Rilevare uno degli attributi esclude automaticamente la conoscenza dell’altro.

L’universo ha molti possibili stati o potenzialità future rappresentate dalla funzione d’onda. La funzione d’onda collassa costantemente nel presente, poiché i molti stati possibili diventano un unico stato man mano che il presente si dispiega e le possibilità diventano realtà.

Molti individui hanno deciso che questa Incertezza Quantistica significa che potete “creare la vostra realtà” in base a ciò che credete, o a seconda di ciò a cui prestate la vostra attenzione. Questa è un’idea popolare tra le folle New Age, ed è in realtà il fondamento della maggior parte delle religioni, che se ne rendano conto o meno.

Il nostro universo sembra essere fatto di materia/energia e di coscienza. La materia/energia di per sé “preferisce”, come sembra, uno stato caotico. La materia/energia non ha un concetto di “creazione” o “organizzazione”. È la coscienza che dà vita a questi concetti e con la sua interazione con la materia spinge l’universo verso il caos e il decadimento o verso l’ordine e la creazione.

Questo fenomeno può essere modellato matematicamente e simulato al computer utilizzando l’EEQT (Event Enhanced Quantum Theory). Non sappiamo se l’EEQT modella con esattezza l’interazione della coscienza con la materia, ma è probabile che lo faccia perché sembra descrivere correttamente i fenomeni fisici meglio della semplice meccanica quantistica ortodossa o delle sue teorie rivali (meccanica Bohmiana, teoria GRW ecc.).

Ciò che impariamo dall’EEQT può essere descritto in termini semplici come segue:

Chiamiamo il nostro universo materiale “il sistema”. Il sistema è caratterizzato da un certo “stato”. È utile per rappresentare lo stato del sistema come punto su un disco. Il punto centrale del disco, la sua origine, è lo stato di caos. Potremmo anche descriverlo come “Potenziale Infinito”. I punti sul confine rappresentano “stati puri” dell’essere, cioè stati con “conoscenza pura”. Nel mezzo sono presenti stati misti. Più lo stato è vicino al confine, più puro, più è “organizzato”.

Ora, un “osservatore” esterno, una “unità di coscienza”, ha qualche idea – forse accurata, forse falsa o intermedia – sullo “stato reale” del sistema, osservando e percependo il sistema secondo le conoscenze che possiede. L’osservazione, se prolungata, fa “saltare” lo stato del sistema. In questo senso, si “crea la propria realtà”, ma il diavolo, come sempre, è nei dettagli.

I dettagli sono che lo stato risultante del sistema sotto osservazione può essere più puro, o più caotico, a seconda della “direzione” del salto. La direzione del salto dipende da quanto oggettiva – quanto vicina alla realtà dello stato attuale – è l’osservazione.

Secondo l’EEQT, se le aspettative dell’osservatore sono vicine allo stato effettivo del sistema, questo salta, il più delle volte, in uno stato più organizzato e meno caotico.

they live billboards

Vedi segni dappertutto, ma sei sicuro di leggerli correttamente?

Se, invece, le aspettative dell’osservatore sono vicine alla negazione dello stato reale (cioè, quando le credenze dell’osservatore non sono vere secondo lo stato EFFETTIVO, ergo, la realtà oggettiva), allora lo stato del sistema, generalmente, salterà in uno stato più caotico, meno organizzato. Inoltre, di norma, ci vorrà molto più tempo per compiere tale salto.

In altre parole, se la conoscenza dello stato reale da parte dell’osservatore è vicina alla verità, allora l’atto stesso di osservazione e verifica provoca un salto in tempi brevi, e lo stato risultante è più organizzato; puro. Se la conoscenza dello stato attuale da parte dell’osservatore è falsa, allora di solito ci vuole molto tempo per causare un cambiamento nello stato del sistema, e lo stato risultante è più caotico.

In breve, chiunque “creda” nel tentativo di “creare la realtà” diversa da quello che è effettivamente, contribuisce all’aumento del caos e dell’entropia. Se le vostre convinzioni sono ortogonali alla verità, non importa quanto fortemente ci crediate, siete essenzialmente in conflitto con il modo in cui l’Universo vede se stesso, e – posso assicurarvelo – non vincerete questa gara. State invitando la distruzione su voi stessi e tutti coloro che si impegnano in questo esercizio di “fissare l’universo” secondo le vostre convinzioni.

D’altra parte, se siete in grado di vedere l’Universo come si vede egli stesso, obiettivamente, senza preconcetti, e con l’accettazione della realtà e risposte appropriate per come le cose sono veramente, allora diventate più “allineati” con l’energia creativa dell’universo e la vostra stessa coscienza diventa un trasduttore dell’ energia di ordine, e le vostre azioni sono congruenti con lo stato effettivo della realtà. La vostra energia di osservazione, fornita incondizionatamente, accompagnata dalle azioni appropriate, può portare ordine nel caos, può creare attraverso un potenziale infinito.

Greta Thunberg: Falso Profeta, Artefice del Caos

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La crociata dei bambini del 1212 si è conclusa in un disastro

Ieri ho visto il video di questa giovane donna patetica, con problemi psicologici e mentali mentre si rivolgeva all’ONU (non è una bambina, ha 16 anni e la Sinistra/Liberale sostiene che dovrebbe fare sesso se lo vuole oppure cambiare il suo sesso se lo vuole, quindi smettiamola di chiamarla bambina!)

Thunberg è stata presentata come il nuovo Profeta del Destino e dell’Oscurità. A parte il fatto che le sue buffonate mi ricordano la crociata dei bambini del 1212 (leggete quello che è successo a loro), della povera e mentalmente disagiata Giovanna d’Arco, e persino dei poveri figli sfruttati di Joseph Goebbels, che sono stati uccisi dai loro genitori quando si trovarono di fronte alla fine dei loro sogni liberal/nazisti di dominio globale, sono piuttosto indignata che ai liberali di oggi è stato permesso di diffondere le loro illusioni a tal punto da spaventare i giovani di essere vivi.

Ho ottenuto qui una trascrizione del discorso di Thunberg e ora lo commenterò. Ha risposto così alla domanda: “Qual è il tuo messaggio per i leader mondiali?

“Il mio messaggio è che vi stiamo osservando”

Non ha senso osservare qualcosa se non sai cosa stai cercando o come identificarlo. Greta e i suoi marionettisti non sono in grado di farlo; hanno vissuto troppo a lungo nel loro mondo postmoderno CLTPR (crea la tua propria realtà) per avere un’idea di quello che sta succedendo veramente in questo mondo e di come sono stati manipolati. Greta ha continuato:

“E’ tutto sbagliato. Non dovrei essere qui. Dovrei tornare a scuola dall’altra parte dell’oceano. Eppure tutti voi vi rivolgete a noi giovani per speranza. Come osate!”

E’ vero, non dovrebbe trovarsi “lì”. Ma non si ferma nemmeno a pensare al fatto che “nulla in politica accade per caso”. Lei è semplicemente uno strumento di chi spinge l’umanità in uno stato di caos affinché i controlli totalitari siano accettati dalle masse umane per ottenere la pace.

“Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote. Eppure sono uno dei fortunati. La gente soffre. La gente sta morendo. Interi ecosistemi stanno crollando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa, e tutto ciò di cui si sente parlare è denaro e fiabe di una crescita economica eterna. Come osate!”

Sì, è vero che i maestri di manipolazione di questo mondo hanno “rubato i sogni” a tutti gli abitanti del pianeta, ma non proprio come la pensa Greta; la cosa peggiore ancora è che non si rende conto di essere uno strumento per rubare ancora più sogni a più persone!

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Sì, le persone soffrono e muoiono e gli ecosistemi stanno crollando, ma non ha nulla a che fare con le attività tecnologiche umane e ha tutto a che fare con i cicli naturali determinati dal Sole e da altre influenze cosmiche. Sì, è probabilmente vero che ci stiamo dirigendo verso un’estinzione di massa – che è già in corso – solo che non ha nulla a che fare con le azioni fisiche degli esseri umani, e molto di più con le azioni e gli atteggiamenti psichici, psicologici e mentali l’uno verso l’altro. L’atteggiamento stesso di Greta è un esempio degli stati psicologici che stanno portando il caos sul nostro pianeta. Le preoccupazioni di Greta per quanto riguarda il denaro, la crescita economica, ecc. sono sbagliate. Nessuna delle idee dei Cultisti del riscaldamento globale su come risolvere l’inesistente problema del riscaldamento provocato dall’uomo (RGA) farà nulla per cambiare la costante marcia del cambiamento climatico verso un’era glaciale, e, di fatto, causerà sofferenze molto più gravi di quelle che esistono attualmente sul nostro pianeta; le cose non farà che peggiorare.

“Per più di 30 anni, la scienza è stata chiarissima. Come osate continuare a distogliere lo sguardo e venire qui dicendo che state facendo abbastanza, quando la politica e le soluzioni necessarie non si vedono ancora da nessuna parte.”

Qui è dove le convinzioni di Greta sono totalmente ortogonali alla VERITÀ. La scienza NON è stata “chiarissima” per 30 anni, essendo la scienza un altro strumento della politica postmoderna e marxista almeno per tutto questo tempo, se non di più. Per quanto riguarda l’esistenza o meno di soluzioni su come affrontare un’era glaciale, sono d’accordo sul fatto che non c’è nulla in vista.

Ma forse era stato progettato dai burattinai dietro i tirafili di Greta. Sarebbe una teoria di cospirazione suggerire che, da qualche parte ai vertici, sanno che sta per accadere un’era glaciale e NON il riscaldamento globale, e che tutto ciò che quest’ultimo è stato progettato per fare è far sì che gli scienziati corrotti togliessero lo sguardo dalla verità e contribuire al caos finale che si verificherà quando il Rimbalzo Glaciale si abbatterà improvvisamente su di noi?

Sarà qualcosa come se il mondo intero si preparasse per un viaggio su un’isola tropicale e finisse invece in Antartide.

“Dite che ci ascoltate e che capite l’urgenza. Ma per quanto triste e arrabbiato io sia, non voglio crederci. Perché se aveste veramente compreso la situazione e continuaste a non agire, allora sareste malvagi. E mi rifiuto di crederci.”

Greta si sbaglia: i Maestri Burattinai dell’inganno dietro l’intera truffa del riscaldamento globale sono certamente il Male con la M maiuscola, quindi, ancora una volta, le sue convinzioni sono ortogonali alla Verità.

“L’idea popolare di dimezzare le nostre emissioni in 10 anni ci dà solo il 50% di probabilità di rimanere al di sotto di 1,5 gradi [Celsius], e il rischio di innescare reazioni a catena irreversibili al di fuori del controllo umano”.

Di nuovo, Greta sta credendo alle bugie. La verità è che l’era glaciale può essere ritardata o attenuata dalle emissioni di carbonio e non dovremmo preoccuparci affatto di esse. Questa è roba da “vestirsi per l’isola tropicale”.

“Il cinquanta per cento può essere accettabile per voi. Ma questi numeri non includono i punti di ribaltamento, la maggior parte dei cicli di feedback, il riscaldamento aggiuntivo nascosto dall’inquinamento atmosferico tossico o gli aspetti di equità e giustizia climatica. Si appoggiano inoltre sulla mia generazione assorbendo centinaia di miliardi di tonnellate di CO2 dall’aria con tecnologie che esistono a malapena”.

“Quindi un rischio del 50% è semplicemente inaccettabile per noi, noi che dobbiamo convivere con le conseguenze.

“Per avere il 67% di probabilità di rimanere al di sotto di 1,5 gradi di aumento della temperatura globale – le migliori probabilità date dal [Intergovernmental Panel on Climate Change] – il mondo doveva emettere circa 420 gigatonnellate di CO2 a partire dal 1° gennaio 2018. Oggi questa cifra è già scesa a meno di 350.

Come osate fingere che questo problema possa essere risolto con la solita attitudine di “affari come sempre” e alcune soluzioni tecniche? Con gli attuali livelli di emissioni, il bilancio di CO2 rimanente sarà completamente eliminato in meno di 8 anni e mezzo”.

Oh si, sono proprio sicura che quest’informazione sia uscita dal cervello di questa ragazza con problemi mentali!

record snow new england

Quello che abbiamo visto negli ultimi inverni è solo un assaggio di quello che verrà… e resterà…

Ovviamente sta riportando cifre e affermazioni promesse dai sostenitori del RGA, il tutto basato su un fondamento di false supposizioni, in particolare sul fatto che l’aumento dei livelli di CO2 nell’atmosfera causa – piuttosto che essere correlati – condizioni meteorologiche sempre più estreme. La truffa del riscaldamento globale non è sicuramente la verità – non si avvicina nemmeno alla realtà oggettiva. E’ così gravemente distorta che qualsiasi azione intrapresa per contrastarla è garantita per produrre risultati opposti: maggiore degrado ambientale, maggiore disuguaglianza e maggiore impreparazione ai cambiamenti climatici!

Ho una notizia per te, Greta: speriamo che gli attuali tassi di emissioni di carbonio aiutino a prevenire l’era glaciale – anche se dubito che sia possibile. Già appaiono i segni che ci rimasto poco tempo prima che il silenzio dei ghiacci torni a scendere su vaste aree del globo, la produzione agricola ne soffrirà, le persone moriranno di fame, le malattie dilagheranno su popolazioni deboli e affamate e molto probabilmente fino al 75% della popolazione del pianeta morirà di una cosa o l’altra dovuta ad un’era glaciale. È già successo prima, succederà di nuovo, e tutte le ere glaciali sono precedute da periodi di riscaldamento globale.

“Non verranno presentate soluzioni o piani in base a queste cifre, perché questi numeri sono troppo scomodi. E non si è ancora abbastanza maturi per dirlo così com’è.

“Ci state deludendo. Ma i giovani cominciano a capire il vostro tradimento. Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. E se scegliete di deluderci, io dico: Non vi perdoneremo mai.

“Non vi permetteremo di farla franca. Proprio qui, proprio ora è dove tracciamo la linea di demarcazione. Il mondo si sta svegliando. E il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno.

Grazie”.

Infatti, l’ondata di cambiamenti è già qui, ma Greta e i suoi agenti non hanno idea della vera natura di quest’onda, né dei preparativi psichici e psicologici necessari per poter cavalcarla. Arrabbiati con le persone, la società e la creazione stessa, hanno messo in posizioni di autorità attivisti adolescenti vegani, malnutriti e immaturi che cercano di generare un clima di vendetta, e così si sono allineati con le forze della distruzione.

Qui possiamo menzionare la crociata dei bambini, dove migliaia di bambini hanno marciato per salvare Gerusalemme dagli infedeli e sono finiti nei mercati degli schiavi di Costantinopoli.

Beh, qui abbiamo 400:1. Io scommetto sull’era glaciale e faccio i miei piani di conseguenza. Greta e i suoi maestri burattinai possono fare i bagagli per l’isola tropicale, se lo desiderano, io sto comprando mukluks e scarponi da neve.

La crociata dei bambini di oggi e l’isteria incipiente che essa suscita è una falsa profezia.

Attenzione!

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Laura Knight-Jadczyk (Profile)

Laura Knight-Jadczyk, nativa della Florida da sette generazioni, è una storica/mistica e autrice di 14 libri e numerosi articoli pubblicati sulla stampa e su internet. È la fondatrice di SOTT.net e l’ispiratrice dell’Esperimento Cassiopaea. Vive in Francia con il marito, un fisico matematico polacco, Arkadiusz Jadcyk, con quattro dei suoi cinque figli, una famiglia allargata, otto cani, cinque uccelli ed un gatto.

Preso da: https://it.sott.net/article/2065-Greta-Thunberg-Falso-Profeta-della-Crociata-dei-Bambini

F-35: la sconfortante immaturità del governo sulla Difesa

Roma, 12 ott – Con l’entrata in scena del governo giallofucsia ritorna alla ribalta il dibattito sull’F-35. Non lo fa in modo pacato, ma con un intervento a gamba tesa direttamente sulla caviglia di tutti gli addetti del settore che, sinceramente, ne avrebbero fatto volentieri a meno. E così politici, mass media e gli immancabili social abbondano di grandi esperti che ci regalano amenità alla stregua di: “meno F-35, più scuole ed ospedali”.

Ecco a cosa serve l’F-35

Lo scenario è sconfortante: “A cosa serve un caccia multiruolo di 5a generazione se non sappiamo neanche controllare le nostre coste?”, si domanda il cittadino medio. Evidentemente, tralasciando l’ingenuità di considerare un F-35 un strumento di pattugliamento costiero, dimentichiamo di prendere in considerazione il progressivo ritorno agli scenari convenzionali ed ai “grandi blocchi” che stanno subentrando ai cosiddetti “scenari asimmetrici”. Succede che, quando uno dei “Grandi” la smette di molestare un popolo disperato a caso, ma si ritrova a confrontarsi “tra pari”, la deterrenza e la superiorità tecnologica diventano fondamentali. Oggi, i “Grandi” non parlano più di guerriglia ed IED ma di Anti Access/Area Denial (A2/AD). Se non sapete di che si tratta, provate a chiederlo ai russi o ai cinesi.

Ebbene, spiace informarvi che, in questo dominio e tralasciando L’F-22 Raptor, l’F-35 è attualmente l’unico a garantire superiorità informativa e versatilità operativa. Se a qualche russofilo è venuto in mente il Su35 o il cinese J31, sappiate che ad oggi (piaccia o meno) sarebbero nell’altro blocco. In definitiva, a meno di non aver preso in considerazione quanto su detto, risparmiateci la tortura.

L’F-35 e il bilancio della Difesa

Lo sconfortante panorama italiano è stato sapientemente descritto da Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, grande conoscitore del comparto e già consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Interpellato sull’argomento ha definito l’attuale dibattito come “sintomo dell’ immaturità politica di cui soffre tutta la Difesa”. Con i sovranisti al governo, “in rotta di collisione con Bruxelles e con l’asse franco-tedesco, la decisione di completare il programma aveva una sua chiara validità per evitare, in una condizione di braccio di ferro con la Germania, di litigare anche con Washington. In sintesi, il ragionamento era: l’America sostiene la nostra politica sovranista, noi compriamo gli F-35. Eppure – chiosa Gaiani – questa scelta non è stata fatta.”
La situazione è poi peggiorata con l’attuale esecutivo ed in particolare con il M5S, il cui atteggiamento è stato sapientemente comparato a quello dell’estrema sinistra che attacca “tout-court” il bilancio difesa ed i suoi punti più mediaticamente esposti: “Dire che gli investimenti per velivoli di quinta generazione potrebbero essere utilizzati per costruire asili nido, o che quelli per una portaerei potrebbero andare a favore di campi-scuola per disabili è fuorviante. Il bilancio della Difesa serve alla Difesa, così come i bilanci di altri dicasteri servono alle rispettive funzioni”.
“Oggi – osserva – il governo è decisamente più orientato verso un’Europa a trazione franco-tedesca. Il problema è dunque diverso, e lo abbiamo notato con il segretario di Stato Mike Pompeo, venuto qui per ricordarci che le politiche protezionistiche contro Airbus (che, va ricordato, non è un’azienda italiana, ma che anzi è spesso rivale delle nostre aziende di settore se escludiamo Mbda) colpiranno anche il nostro Paese. C’è dunque da chiedersi – dice Gaiani – che politica vogliamo attuare, ed è innegabile che ci siano spazi per negoziare i dazi al made in Italy in connessione con il completamento del programma. Tuttavia, non c’è stata né una valutazione tecnica, operativa e finanziaria sulla sostenibilità del programma, né una valutazione politica sul suo utilizzo in chiave di difesa dai dazi americani. Ripeto: navighiamo a vista, privi di una strategia militare d’impiego e di una valutazione sui vantaggi della commessa in Italia, anche relativa ai posti di lavoro che, sebbene minori rispetto a quanto previsto all’inizio, rischiano di ridursi ancora”.
Ebbene sì: l’altro importantissimo aspetto della questione è legato ai ritorni industriali, con meno ali prodotte per Leonardo ed un appeal minore per quei Paesi che avrebbero ancora voglia di venire a Cameri a produrre i loro aerei. Risultato: una marea di posti di lavoro saltati. E pensare che “l’estromissione della Turchia dal programma determina anche l’uscita della sua capacità di produzione di alcune componenti, e ciò potrebbe offrirci opportunità per nuovo lavoro”.
Quello di certa politica (e media affini) è stato definito un vero e proprio ritardo culturale sulla Difesa: “Ricordo che, nel 2007, quando mandammo una serie di mezzi da combattimento e droni disarmati in Afghanistan, ci fu un politico dell’estrema sinistra che criticò l’invio del velivolo perché chiamato Predator. Una cosa simile – ci ricorda sempre Gaiani – è avvenuta sul “uso duale sistemico” promosso come mantra dal precedente ministro della Difesa. Se non c’è la capacità politica di accettare il fatto che le Forze armate servono per difendere i confini e gli interessi nazionali, ed eventualmente per combattere (cosa per cui devono essere preparate), resteremo a un livello di immaturità. Abbiamo un’incapacità di fondo di buona parte della politica ad accettare le Forze armate per quello che istituzionalmente sono”.
Prima di accordarsi ad un certo “ritardo culturale” ci si dovrebbe chiedere: “Quale futuro vogliamo per l’Italia?
Aldo Campiglio

Preso da: https://ilprimatonazionale.it/esteri/f-35-sconfortante-immaturita-governo-difesa-133436/

I tentacoli di Israele si allungano

Strategic Culture, 6 agosto 2019 (trad. ossin)
I tentacoli di Israele si allungano
Brian Cougley
Il 23 luglio, alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, un voto schiacciante ha condannato il movimento BDS [Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni], che si propone di esercitare pressioni sul governo israeliano perché «rispetti il suo obbligo di riconoscere il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e si conformi pienamente alle prescrizioni del diritto internazionale:
1. Mettendo fine all’occupazione e alla colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellando il muro
2. Riconoscendo i diritti fondamentali dei cittadini arabo-palestinesi di Israele alla piena uguaglianza
3. Rispettando, proteggendo e promuovendo il diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare nelle loro case e riacquistare i loro beni, come stabilito nella risoluzione 194 delle Nazioni Unite».
Il presidente Donald Trump, come lo erano stati tutti i suoi predecessori, è ospite fisso dei meeting dell’AIPAC
Non v’è nulla di moralmente o legalmente discutibile in alcuno di questi proponimenti. Ma il Congresso degli Stati Uniti non si preoccupa di moralità né di legalità, quando siano incompatibili con la loro politica verso Israele che, come ha chiarito il rappresentante Lee Zeldin a New York, si fonda sulla convinzione che «Israele è il nostro migliore alleato in Medio Oriente; un simbolo di speranza di libertà, circondata da minacce esistenziali». Fox News ha detto che la risoluzione di condanna «è stata sollecitata dall’AIPAC, l’influente lobby israeliana a Washington», cosa che spiega molte cose, giacché l’AIPAC, [American Israel Public Affairs Committee] è un’organizzazione potentissima, dotata di tasche profonde e mani prodighe.
A febbraio 2019, The Intercept notava che l’«AIPAC, sul suo sito Web, raccoglie adesioni al suo ‘Club del Congresso’, impegnandosi a versare almeno  5 000 dollari ogni tornata elettorale, in favore degli aderenti». Nel film intitolato The Lobby, Eric Gallagher, un alto responsabile dell’AIPAC dal 2010 al 2015, racconta a un giornalista di Al Jazeera che l’AIPAC ottiene risultati. Un’intercettazione segreta ha rivelato che «…riuscire a ottenere 38 miliardi di aiuti militari per Israele è importante, ed è quello che l’AIPAC riesce a fare. Tutto quello che l’AIPAC fa è finalizzato a influenzare il Congresso».
L’AIPAC influenza il Congresso e altre istituzioni in modo estremamente efficace, fino al punto di riuscire a ottenere che Al Jazeera non trasmettesse la versione inglese di The Lobby. Il direttore dei programmi di inchiesta di Al Jazeera, Clayton Swisher, ha detto che vi sono state pressioni «di lobbisti israeliani di Washington che minacciavano di fare in modo che il Congresso classificasse la rete Al Jazeera come  ‘agente straniero’ e di accusare falsamente di antisemitismo gli autori del documentario». E basta questo: la semplice accusa di antisemitismo costringe chiunque a grattarsi la testa, ruotare gli occhi, e a farsi da parte.
E’ accaduto così che il giorno prima che il Congresso condannasse un’iniziativa diretta a premere perché Israele riconosca i diritti dei Palestinesi e rispetti il diritto internazionale, gli Israeliani realizassero un’operazione di distruzione mirata specificamente contro i diritti dei palestinesi, e contraria al diritto internazionale. Secondo la BBC, 200 soldati israeliani e 700 poliziotti, carichi di armi pronte all’impiego, sono stati dispiegati nel villaggio palestinese di Wadi Houmous alle 22 del 22 luglio, con bulldozer e scavatrici che hanno proceduto alla distruzione di case palestinesi.
L’amministrazione USA non ha mosso obiezioni. Il suo twittatore in capo aveva chiaramente espresso il suo punto di vista su Israele il 16 luglio, quando aveva annunciato che le quattro deputate donna del Congresso, non bianche, ch’egli odia in modo addirittura nevrotico, sono «un gruppo di comuniste che odiano Israele», e che «parlano di Israele come se fosse uno Stato criminale e non una vittima in quella regione». Per contro, l’Unione europea ha stabilito che «la politica di colonizzazione, ivi comprese le iniziative prese in questo contesto, come i trasferimenti forzati, le espulsioni, le demolizioni e le confische di case, è illegale dal punto di vista del diritto internazionale. Conformemente alle posizioni assunte da lunga data dalla UE, attendiamo che le autorità israeliane fermino immediatamente le demolizioni in corso». Ma comunque non cambierà nulla, visto che non c’è alcuna possibilità che gli Stati Uniti o il Regno Unito sostengano delle azioni a tutela del diritto internazionale, quando questo viene violato da Israele.
La Gran Bretagna sta per uscire dalla Unione Europea, quindi non ha voce in capitolo nella politica europea, ma non può comunque accettare critiche a Israele, giacché il Partito conservatore al potere promuove un’organizzazione chiamata «gli amici conservatori di Israele» (CFI), che raggruppa circa l’80% dei deputati conservatori.
Boris Johnson, il nuovo Primo Ministro britannico discepolo di Trump, è un fervente militante del CFI che lo ha sostenuto nella sua candidatura alla testa del Partito conservatore. Il 23 luglio, i presidenti del CFI Stephen Crabb, deputato, e Lord Pickles, insieme al presidente onorario Lord Polak, hanno dichiarato: «Dalla sua opposizione al boicottaggio dei prodotti israeliani quando era sindaco di Londra, fino al ruolo determinante svolto, da ministro degli Esteri… Boris ha una lunga storia di amicizia con Israele e la comunità ebraica. Il signor Johnson ha continuamente mostrato il suo appoggio risoluto… reiterando il suo profondo attaccamento a Israele e impegnandosi a essere un campione degli ebrei in Gran Bretagna e nel mondo».
Uno dei primi incarichi ministeriali conferiti da Johnson è stato alla signora Priti Patel al posto di segretario agli Interni. Costei si era dovuta dimettere dal Gabinetto della prima ministra Theresa May nel novembre 2017 dopo essere stata colta in flagrante mendacio, cosa non inabituale per lei, ma stavolta particolarmente rilevante. Come ebbe ad annunciare la BBC: «Priti Patel si è dimessa a seguito delle polemiche a proposito di Israele», scusandosi con la Prima Ministra «per le riunioni non autorizzate tenute in agosto con alcuni politici israeliani – compreso il Primo Ministro Benjamin Netanyahu – di cui si è avuta successivamente notizia. Ma è emerso poi che aveva tenuto altre due riunioni in settembre non in presenza di funzionari governativi». Non solo questo, ma in una intervista alla stampa «aveva fatto falsamente intendere che il Ministro degli Affari esteri, Boris Johnson, e il Foreign Office erano al corrente delle sue riunioni in Israele».
E’ uno di quei fatti che hanno suscitato tante risate nel corso delle meravigliose serie della BBC «Yes Minister» e «Yes, Prime Minister» : Ho sbagliato; dà una falsa impressione; è in prigione per avere raccontato menzogne.
Ed è decisamente strano che l’insigne Lord Polak, quello stesso che ha dichiarato che Boris Johnson è «amico di Israele», abbia accompagnato Patel in tredici delle quattrodici riunioni coi responsabili israeliani ad agosto e settembre. Cosa diavolo avranno fatto?
Ovviamente lei non aveva alcun timore di doversi dimettere per avere raccontato bugie, dal momento che Boris Johnson aveva dichiarato alla BBC : «Priti Patel è da tempo un’ottima collega e amica, una segretaria di Stato di prima classe per lo sviluppo internazionale. Lavorare con lei è stato un vero piacere, e sono certo che abbia un grande futuro davanti a sé». L’uomo ha il dono della profezia.
Poi Johnson ha nominato Michael Gove cancelliere del ducato di Lancaster, che è una strana nomina che conferisce grande potere e quasi nessuna responsabilità. Gove era stato apertamente sleale con Johnson all’epoca della prima competizione per la leadership, in quello che il Daily Telegraph aveva definito un «tradimento spettacolare», ma tutto è stato perdonato giacché, come dicono «gli amici conservatori di Israele», egli ritiene che l’antisionismo e l’antisemitismo siano «due facce della stessa medaglia», che significa che chiunque critichi la persecuzione dei Palestinesi da parte dei nazionalisti di Israele è un antisemita. Egli ritiene che «il criterio che consente di giudicare un popolo civile è che esso sia al fianco del popolo ebraico e al fianco di Israele. E’ un piacere stare col popolo ebraico, E’ un dovere stare al fianco di Israele».
I Palestinesi non ottengono alcun sostegno dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna quando le loro case vengono rase al suolo dai bulldozer, Non possono aspettarsi alcuna critica da parte di Washington o di Londra quando i loro figli vengono uccisi a Gaza dai soldati israeliani.
La Cisgiordania, tra Israele e la Giordania, è stata conquistata da Israele nella guerra del 1967 in Medio Oriente. Poi è stata annessa Gerusalemme est. Il diritto internazionale definisce le due zone come territori occupati. Per quanto tale circostanza venga ignorata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, è interessante constatare che il 30 luglio, in Canada, in una sentenza di portata minore, ma rivelatrice, un giudice ha deciso che il vino prodotto nelle colonie ebraiche della Cisgiordania non dovranno portare etichette con la menzione «prodotto in Israele» giacché, logicamente, le colonie si trovano in territorio palestinese.
Ma non servirà a niente dirlo a Donald Trump, esperto di vino israeliano, o al Congresso statunitense, o a qualsiasi membro del Partito conservatore britannico al potere, perché il diritto internazionale non ha alcun valore, quando si hanno altre priorità.

Come si manipola la storia attraverso le immagini: il #GiornodelRicordo e i falsi fotografici sulle #foibe

di Piero Purini / Purich*
con la collaborazione del gruppo di lavoro «Nicoletta Bourbaki»

1. UN GIORNO A DANE, SLOVENIA, 31 LUGLIO 1942
Guardate questa foto:
La famigerata foto
Un plotone d’esecuzione in divisa, cinque fucilati di schiena che attendono la scarica.
Guardate quest’immagine:
Bastia Umbra, giorno del ricordo 2011


E quest’altra:

Signum

E questa ancora:

Fano
Ce ne sono molte altre simili nei manifesti che pubblicizzano iniziative per il Giorno del ricordo.
A questo punto vi sarete convinti: i fucilati, chiaramente, sono italiani che vengono uccisi dalle truppe jugoslave.
La foto viene messa in onda nella trasmissione Porta a porta condotta da Bruno Vespa per la giornata del ricordo del 2012. Ospiti in studio, tra gli altri, gli storici Raoul Pupo e Alessandra Kersevan.
Bruno Vespa difende l'indifendibile
In quella trasmissione però emerge, con enorme disappunto di Bruno Vespa, che la foto non mostra la fucilazione di vittime italiane da parte dei feroci partigiani titini. Tutt’altro. Alessandra Kersevan fa notare che la foto ritrae la fucilazione di cinque ostaggi sloveni da parte delle truppe italiane durante l’occupazione italiana della Slovenia (1941-1943). Bruno Vespa attacca furiosamente la signora Kersevan (non si sa perché altri ospiti vengono definiti professore o professoressa, titolo che spetterebbe di diritto anche a questa ricercatrice storica); Raoul Pupo interviene sulla questione solo quando viene interpellato direttamente dalla Kersevan e conferma che il contenuto dell’immagine è completamente opposto a quanto viene fatto passare nella trasmissione. Quando è costretto a prendere atto che la foto ritrae effettivamente ostaggi sloveni fucilati da un plotone d’esecuzione italiano, il conduttore si giustifica dicendo che l’immagine è tratta da un libro sloveno.
Bruno Vespa non porgerà mai le proprie scuse alla professoressa Kersevan per il madornale errore.
In effetti la fotografia è stata scattata nel villaggio di Dane, nella Loška Dolina, a sudest di Lubiana. Si sa anche il giorno in cui la foto fu scattata, il 31 luglio 1942, e addirittura i nomi dei fucilati:
Franc Žnidaršič
,
Janez Kranjc
,
Franc Škerbec
,
Feliks Žnidaršič
,
Edvard Škerbec
.

Come nella Wehrmacht e nelle SS, anche nell’esercito italiano si documentavano stragi e crimini, salvo tenerli nascosti negli anni successivi per confermare il (finto) cliché del «bono soldato italiano».

Il rullino di cui la fotografia faceva parte viene abbandonato dalle truppe italiane dopo l’8 settembre 1943 e finisce nelle mani dei partigiani. Nel maggio del 1946 la foto (insieme ad altro materiale che testimonia la Lotta di liberazione jugoslava ed i crimini di guerra italiani e tedeschi in Slovenia) viene pubblicata a Lubiana nel libro Mučeniška pot k svobodi («La travagliata strada verso la libertà»).
Nello stesso anno, sempre a Lubiana, viene pubblicato – stavolta in italiano  – un altro libro sullo stesso tema, Ventinove mesi di occupazione italiana nella provincia di Lubiana: considerazioni e documenti, a cura di Giuseppe Piemontese.
Da quest’ultimo libro è tratta questa pagina, che riporta la foto con la didascalia: «…e un ufficiale si diletta a fotografare…»
Foto con didascalia
…che è la continuazione del commento ad un foto pubblicata accanto: «Prima di venir fucilati devono scavarsi la fossa». Non è la stessa fucilazione ma sono gli stessi fucilatori, è un’esecuzione di ostaggi nella vicina Zavrh pri Cerknici, avvenuta quattro giorni prima.
Costretti a scavarsi la fossa

La stessa immagine però è passata sul Tg3 riferita alle vittime delle foibe:

Tg3

In un’altra pubblicazione – Tone Ferenc, La provincia “italiana” di Lubiana. Documenti 1941-1942, Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Udine 1994 – si trova la didascalia con tutte le informazioni necessarie a identificare la fucilazione di Dane:

toneferenc
Eppure non basta: si continuano a presentare i cinque ostaggi sloveni della foto come italiani vittime degli slavocomunisti.
In alcuni casi l’uso della foto nei manifesti della Giornata del ricordo scatena reazioni internazionali: a protestare contro il clamoroso errore (ammesso e non concesso che non si tratti di una bufala voluta) è addirittura il Ministero degli esteri sloveno che segnala al Comune di Bastia Umbra l’uso improprio della fonte. Altre volte lettere giungono da storici indipendenti come Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi e Sandi Volk. Le reazioni sono spesso di scuse (con la conseguente rimozione del materiale iconografico da siti on line), ma in alcuni casi – quali quella dell’assessore alla cultura di Bastia Umbra Rosella Aristei – si procede ad un’improbabile giustificazione dell’uso della foto come denuncia simbolica della violenza, esecrabile in tutte le sue varie forme.
La vicenda della foto di Dane ha il suo apice in una lettera di protesta spedita direttamente al presidente Napolitano da parte di Miro Mlinar, Presidente dell’Associazione dei combattenti per i valori della lotta di liberazione nazionale di Cerknica (Slovenia), offeso dal fatto che l’immagine fosse stata addirittura pubblicata impropriamente sul sito del Ministero degli interni italiano. Purtroppo non abbiamo lo screenshot del sito del Ministero, tuttavia la lettera di Mlinar è reperibile qui.
Il Presidente dell’Associazione dei combattenti slovena sostiene che è stata proprio la pubblicazione sul sito ufficiale italiano a giustificare in seguito l’uso scorretto della foto, facendola diventare uno strumento improprio per aizzare l’odio verso il popolo sloveno. Per questo suggerisce a Napolitano di spostare la data del Giorno del ricordo al 10 giugno, «data del vero inizio delle tragedie del popolo italiano.» A quanto mi risulta il primo presidente proveniente dal partito italiano che più aveva contribuito alla Resistenza non si è nemmeno degnato di rispondere a Mlinar.
Per la vicenda delle false attribuzioni della foto di Dane rimando a questo dossier  e ringrazio Ivan Serra e lo staff del sito diecifebbraio.info per la minuziosa ricostruzione della bufala e delle sue implicazioni internazionali.
In qualche modo, tuttavia, la vicenda dell’abuso della foto di Dane arriva fino ai media nazionali. Finalmente, pochi giorni fa, se ne occupa un articolo sull’Espresso, grazie ad un post pubblicato proprio qui su Giap:
L'Espresso
Si spera che con questo passaggio su un periodico a diffusione nazionale finalmente Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič ed Edvard Škerbec possano avere la giustizia e la collocazione storica che si meritano.
2. FUCILATI MONTENEGRINI SPACCIATI PER «VITTIME DELLE FOIBE»
Le bufale legate alla giornata del ricordo non si limitano alla fucilazione degli ostaggi di Dane. Ecco qui un altro esempio:
Partigiani montenegrini spacciati per morti italiani
ed ancora un altro:
A fare il savutello si rischia la figurazza
Nell’intento di chi ha utilizzato queste foto, la prima rappresenterebbe un gruppo di italiani uccisi dai titini e la seconda un partigiano che prende a calci un povero prigioniero italiano.
Anche in questo caso invece la realtà è un’altra (già le divise dei due militari della seconda immagine non lasciano dubbi che si tratti di un soldato e di un ufficiale italiano): entrambe le foto fanno parte dello stesso rullino e documentano la fucilazione di ostaggi e partigiani in Montenegro, occupato dall’esercito italiano dall’aprile del 1941 all’8 settembre 1943. Ne esiste la sequenza completa (sul sito criminidiguerra.it ), qui le tratteremo una per una perché ogni fotogramma contiene particolari che smentiscono si tratti di italiani.
I prigionieri montenegrini sono presi a calci da un soldato italiano riconoscibile dalla divisa mentre vengono portati sul luogo della fucilazione:
calci
Poi i prigionieri sono schierati davanti al plotone d’esecuzione. Che non si tratti di italiani è intuibile dal copricapo del terzo e del quinto condannato da sinistra che indossano la tipica berretta montenegrina. Quattro ostaggi alzano il pugno chiuso, evidente testimonianza che – almeno quei quattro – sono partigiani comunisti. L’uomo al centro della foto, accanto a quello che mostra il pugno, indossa il berretto partigiano, la cosiddetta “titovka”.
ostaggipugnichiusi
Parte la scarica (italiana)…
Parte la scarica
Gli ostaggi sono morti. E’ la stessa foto che illustra la notizia del Giorno del ricordo a Cernobbio, ma ora sappiamo che sono vittime montenegrine degli italiani e non italiani vittime degli jugoslavi.
Ostaggi uccisi

L’ufficiale italiano, la cui mano si intravede in alto a sinistra, spara il colpo di grazia ai fucilati. Anche in questa foto c’è un particolare che conferma il fatto che le vittime non sono italiane: uno dei morti calza le tipiche babbucce serbo-montenegrine, le opanke.

Colpo di grazia
L’ultima foto del rullino:
ultimafotoostaggi
3. NUMERO D’INVENTARIO 8318
Altra foto che non rappresenta vittime delle foibe, ma che viene fatta passare come tale:
La follia titiana
Fin da subito di questa foto non mi hanno convinto diversi particolari: il paesaggio non è per nulla istriano o carsico, le divise non sembrano assolutamente divise “titine” o anche di partigiani non inquadrati in formazioni regolari, i cadaveri sono troppi e troppo “freschi” per essere stati estratti da una foiba. Nel caso in cui non si trattasse di vittime estratte da una foiba ma di un’esecuzione sommaria da parte degli jugoslavi, colpisce invece il fatto che i morti sembrano essere tutti maschi e che non ci sia tra loro nemmeno una persona in divisa (dal momento che, nella vulgata fascista e neofascista sulle foibe, nel 1943 sarebbero stati eliminati tutti coloro che potevano essere considerati funzionari dello Stato italiano, compresi dunque militari e pure donne).
Dopo innumerevoli supposizioni (Katyn? Stragi di ebrei nel Baltico?), grazie alla solerzia di un giapster, Tuco, troviamo l’originale. Si trova nell’archivio dell’Armata Popolare Jugoslava a Belgrado. Eccola:
Dal museo di Belgrado
Che si tratti di una stampa dal negativo è chiaro dalla pulizia e dalla definizione dell’immagine: in nessuno dei siti italiani che riportano la foto, questa è così nitida e i dettagli così visibili. Ma ciò che è più interessante è quel che c’è scritto dietro. Il sito, infatti, riporta anche il retro della foto, dove ogni archivio fotografico segnala le note e la descrizione relativa all’immagine.
Il retro della foto
La traduzione è la seguente: «Numero d’inventario 8318. Crimine degli italiani in Slovenia. Negativo siglato A-789/8. Originale: Museo dell’JNA a Belgrado»
Dunque non si tratta, nemmeno in questo caso, di vittime delle foibe, ma piuttosto del contrario: vittime slovene uccise dall’esercito italiano.
Ciò che è impressionante è la velocità con cui su internet un’immagine diventa virale (e dunque “vera”): cercando nel web il 10 febbraio alle otto di sera, quest’immagine – secondo le mie modeste conoscenze informatiche – appariva sette volte, tutte e sette associata al descrittore “foibe”. Due giorni dopo (giovedì 12 verso le 23.00) la foto era reperibile su ben 103 siti, a dimostrazione dell’incredibile potenza moltiplicativa di Internet, pur trattandosi di una bufala.
4. SI PARLA DEL «DRAMMA DEGLI INFOIBATI» E SI MOSTRA UN UFFICIALE DELLE SS MA FORSE LA STORIA E’ ANCORA PIU’ ASSURDA
Su internet si trova anche la seguente immagine:
Dal sito Ragusa Giovani

Immagine generalmente associata al massacro degli ufficiali polacchi a Katyn, alla liquidazione degli Shtetl in Polonia ed Ucraina, alle uccisioni delle foibe, addirittura ad esecuzioni da parte austro-ungarica di prigionieri catturati durante la disfatta di Caporetto nel 1917. Non ho trovato un archetipo, ma escludo tanto Katyn quanto le foibe in quanto non esistono testimonianze fotografiche delle esecuzioni ed in entrambi i casi non avrebbe avuto senso spogliare le vittime. L’attribuzione più plausibile mi sembra quella dell’eliminazione di prigionieri (russi?) in qualche villaggio dell’est o in un campo di concentramento, vista anche la divisa del boia, che sembra essere delle SS-Totenkopfverbände (Testa di morto), reparto adibito alla custodia dei campi nazisti.

Divisa SS
[N.d.R. Su questa foto, vedi la discussione qui sotto con intervento di Nicoletta Bourbaki.]
5. BRUNO VESPA CI RICASCA: I PARTIGIANI IMPICCATI A PREMARIACCO
Torniamo ora a Bruno Vespa. Oltre a non essersi mai scusato ufficialmente con Alessandra Kersevan per l’errore (?) dei fucilati di Dane, nella trasmissione dedicata alla Giornata del ricordo di quest’anno (2015), mentre sta parlando di «esecuzioni sommarie a Trieste», manda in onda questa foto:
Chiaramente lo spettatore ignaro viene indotto a pensare che si tratti di italiani impiccati dai partigiani titini. Invece non è così: come nel caso di Dane, Vespa mostra in un contesto un’immagine che è esattamente l’opposto. Si tratta infatti di partigiani friulani (più uno goriziano ed uno sloveno) impiccati a Premariacco in Friuli il 29 maggio del 1944. Anche i nomi delle vittime di questa strage sono conosciuti:
Sergio Buligan, 18 anni;
Luigi Cecutto, 19 anni;
Vinicio Comuzzo, 18 anni;
Angelo Del Degan, 18 anni;
Livio Domini, 18 anni;
Stefano Domini, 19 anni;
Alessio Feruglio, 19 anni;
Aniceto Feruglio, 17 anni;
Pietro Feruglio, 18 anni;
Ardo Martelossi, 19 anni;
Diego Mesaglio, 20 anni;
Mario Noacco, 20 anni;
Mario Paolini, 18 anni,
tutti di Feletto Umberto.
Inoltre:
Ezio Baldassi di San Giovanni al Natisone, 16 anni;
Guido Beltrame di Manzano, 60 anni;
Sergio Torossi di Corno di Rosazzo, 17 anni;
Antonio Ceccon di Dogna, 19 anni;
Luigi Cerno di Taipana, 21 anni;
Bruno Clocchiatti di Corno di Rosazzo, 17 anni;
Oreste Cotterli di Udine, 41 anni;
Agostino Fattorini di Reana del Rojale, 24 anni;
Dionisio Tauro di Chions, 41 anni;
Guerrino Zannier di Clauzetto, 25 anni;
Mario Pontarini o Pontoni;
Luigi Bon di Gorizia, 35 anni;
Jože Brunič di Novo Mesto.
Ecco la foto non deturpata dal logo della trasmissione di Vespa:
premariacco
Dal momento che in contemporanea ci fu un’esecuzione collettiva anche a San Giovanni al Natisone e non è perfettamente chiaro quali dei partigiani elencati sopra siano stati uccisi a Premariacco e quali a San Giovanni, pubblichiamo qui di seguito anche la foto dei caduti per la libertà di San Giovanni al Natisone, sperando in questo modo di evitare preventivamente che si insulti anche la loro memoria (anche considerando che l’Anpi di Udine, pochi giorni dopo la bufala di Bruno Vespa, ha tolto dal proprio sito foto e riferimenti ai martiri del 29 maggio. Speriamo si tratti di un caso.)
[N.d.R. Nei commenti a questo post viene spiegato l’arcano: «il sito dell’ANPI di Udine ha cambiato non solo server, ma anche piattaforma (da Drupal a WordPress); in ragione di ciò tutti i link interni devono essere editati a mano.»]
Caduti per la libertà di San Giovanni al Natisone
6. CHE C’ENTRA SREBRENICA CON LE FOIBE?
C’è poi l’articolo de «Il Piccolo» di Trieste che sarebbe esilarante se non trattasse di un argomento, anzi due, così macabro e doloroso.
I morti di Srebrenica spacciati per infoibati italiani
Il sottotitolo della foto reca la dicitura: «L’esumazione di una parte dei cadaveri rinvenuti in una foiba». Peccato che la foto sia a colori, gli esumatori indossino jeans e sia evidente come l’immagine sia di decenni più recente. Facendo una rapida ricerca su internet si trova l’originale: è una fossa comune nel villaggio di Kamenica in Bosnia, nel Cantone di Tuzla, in cui sono stati sepolti musulmani bosniaci dopo la deportazione da Srebrenica.
srebrenica
L’errore è così grossolano che il giornale nel giro di poche ore sostituisce la foto con questa (che si riferisce effettivamente al recupero di corpi dalla foiba di Vines, 1943):
Vines, 1943
7. LA «VERA STORIA» CON COPERTINA FALSA
Passiamo poi ad uno dei taroccamenti più evidenti dell’intera vicenda “foibe”, che richiama alcuni dei luoghi comuni più triti sulla bestialità dei partigiani, la sanguinarietà truculenta e la partecipazione delle partigiane (le terribili “drugarice”) alle azioni più violente. Si tratta della copertina del libro Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, di Giuseppina Mellace, edito da Newton Compton.
Il libro di Giuseppina Mellace
Nella copertina si vede un trio (ad occhio: un partigiano e due partigiane) nell’atto di sgozzare una vittima (presumibilmente un povero italiano). Anche qui però il taroccamento è palese. La foto originale infatti è questa:
cetnici
Anche in questo caso si assiste ad un totale ribaltamento del senso dell’immagine. I carnefici della foto infatti sono una Crna trojka (“Terzetto Nero”), unità četniche, cioè appartenenti all’esercito nazionalista serbo. Si trattava di una sorta di tribunale volante che aveva il compito di eliminare collaborazionisti dell’occupatore. Con l’evolversi della guerra e con l’avvicinamento di Draža Mihailović ai tedeschi, le Crne trojke si dedicarono sempre più all’esecuzione sommaria di partigiani comunisti, di simpatizzanti del movimento partigiano e dei loro familiari. Che si tratti di četnici e non di partigiani è facilmente deducibile dall’abbigliamento: anziché la bustina partigiana (la cosiddetta titovka, già citata nel caso dei fucilati montenegrini), gli individui fotografati sul libro della Mellace hanno in testa una šajkača, il tipico copricapo serbo, utilizzato dai nazionalisti serbi.
Qui di seguito la differenza tra una titovka (che peraltro è sempre ornata da una stella rossa) e una šajkača (che solitamente ha in fronte uno scudo con l’aquila serba, decisamente più grande, come si può notare dal copricapo del četniko in piedi al centro della foto).
copricapi

Il fatto poi che siano četnici esclude che le due persone in piedi siano donne: è noto che i nazionalisti serbi portavano i capelli lunghi alle spalle.

Inoltre che la vittima non sia un italiano è nuovamente intuibile dalle calzature, che sono – come nel caso di alcuni dei fucilati del Montenegro – opanke, cioè le babbucce tipiche della Serbia e del Montenegro.
8. MORTI NEI LAGER NAZISTI E FASCISTI SPACCIATI PER… INDOVINATE COSA?
Per taroccare le immagini relative alla Giornata del ricordo non si è disdegnato di utilizzare anche i campi di concentramento e sterminio nazisti.
Il Comune di Brisighella (ma a grandi linee mi pare che l’utilizzo della foto sia più diffuso) commemora le foibe con questa foto:Bergen Belsen
…che in realtà è una foto di cadaveri nel campo di Bergen-Belsen; mentre su alcuni siti e addirittura in un manifesto della Provincia di Foggia appare quest’altra foto di bambini in un campo nazista…
foggiataroccans
…spacciata – non si capisce bene in che modo – per una foto relativa alle foibe.
Sempre in tema di campi di concentramento ecco un’altra foto clamorosamente sbagliata:
Arbe / Rab
In realtà si tratta di un deportato croato nel campo di concentramento italiano dell’isola di Arbe.L’immagine è addirittura sulla copertina di un libro di Alessandra Kersevan:
Lager italiani

Ancora una volta le fotografie utilizzate per la Giornata del ricordo girano la verità storica di 180°, presentando le vittime come aguzzini e viceversa.

9. FRANCESI IN FUGA DA HITLER SPACCIATI PER ESULI ISTRIANI
Non basta, manca l’esodo. Ecco qui una foto che negli ultimi tempi ha girato parecchio su internet: una bambina e la sua famiglia scappano dall’occupazione jugoslava di una città istriana.

La foto usata dal PD

Ma ecco la sorpresa:

Fleeing Hitler

La didascalia dice: «Bambini fuggono dall’avanzata di Hitler nel 1940». Si tratta di una foto scattata nel giugno del 1940 quando le truppe del Reich invasero la Francia. Dunque sbagliata la collocazione (non Istria, ma Francia), sbagliato l’anno (non 1945-47, ma 1940), sbagliato l’invasore (non Tito, ma Hitler).
La foto si trova addirittura sulla copertina di questo libro di Hanna Diamond, storica e francesista, docente all’Università di Bath in Inghilterra, ma come ben si sa, raramente in Italia si prendono in considerazione gli studi stranieri…

Fleeing Hitler - il librp
10. BRIGANTI INFOIBATI
Appare su un sito la seguente foto di infoibati:
Briganti infoibati
Peccato che queste vittime delle foibe siano state uccise circa ottant’anni prima, e non dall’esercito jugoslavo, bensì da quello italiano. Infatti è una delle tante foto che le armate sabaude scattavano ai cadaveri dei briganti appena uccisi, nell’intento di dimostrare la semibestialità delle masse rurali meridionali, di documentarlo con scientificità lombrosiana e di assecondare il gusto morboso dell’epoca. Al di là dell’errore marchiano (ma ci siamo abituati) in questo caso è interessante vedere la genesi dell’errata attribuzione che dimostra la superficialità assoluta con cui molti scelgono la documentazione fotografica da allegare agli articoli. L’immagine, infatti, è evidentemente tratta da quest’altro sito, in cui appaiono tre foto di briganti uccisi, stigmatizzando il fatto che esista la Giornata del ricordo per gli infoibati, ma non per le vittime della lotta al brigantaggio.

11. DOVEROSE RIFLESSIONI
Colpisce il fatto che, mentre per le foibe manca una documentazione fotografica delle uccisioni e le immagini relative al recupero dei corpi sono abbastanza rare (il che potrebbe essere un ulteriore riscontro che le effettive uccisioni nelle cavità carsiche furono relativamente poche, nell’ordine di grandezza delle centinaia e non delle migliaia), immagini dell’esodo sono invece piuttosto diffuse, soprattutto di quello da Pola, ma in occasione della Giornata del ricordo non si disdegna di adoperarne di fasulle. Perché?
Una parte di responsabilità va sicuramente attribuita al fatto che spesso queste ricorrenze sono organizzate (o pubblicizzate graficamente) da persone senza una sufficiente preparazione storica, quando non del tutto estranee all’ambito. Mi pare possibile che le foto vengano selezionate in base all’impatto emotivo che possono suscitare su chi le guarda e dunque non si vada troppo per il sottile. La foto dell’esodo “francese” ha in primo piano un’adolescente dall’espressione spaventata, che sicuramente è un elemento di grande presa emotiva e ha l’effetto di rappresentare l’esodo istriano per quello che non è stato: una fuga disordinata da un invasore sanguinario (come invece lo fu quella dei profughi francesi dalla Wehrmacht) invece che un processo migratorio sviluppatosi nell’arco di un decennio abbondante, come i dati statistici permettono di rilevare.
Tuttavia ciò che colpisce di più è il fatto che la maggior parte dei falsi che siamo riusciti a smascherare presenti un totale ribaltamento del contenuto: sono foto che mostrano vittime slovene (o croate o partigiane) uccise dagli italiani, ma vengono presentate come l’opposto, italiani vittime delle violenze slavocomuniste.
Una spiegazione “tecnica” potrebbe essere quella che gli addetti al reperimento del materiale si siano limitati a digitare su Google qualcosa tipo “Jugoslavia”, “crimini” o “vittime” e “italiani” e senza accorgersi siano capitati in siti dove vengono documentate le violenze italiane in Jugoslavia: l’utilizzo di quelle immagini sarebbe dunque semplicemente un errore di superficialità. Se è vero che la cura nella corretta identificazione delle immagini fotografiche è significativamente inferiore a quella riservata ad altre tipologie documentali, nel caso delle immagini delle foibe questa pessima pratica sembra quasi essere la norma.
Non mi sento però di escludere che questa totale inversione sia invece dolosa: che si tratti di un atto volontario nato proprio per instillare on line confusione e il dubbio che le foto delle vittime della resistenza siano effettivamente tali (e rendere questo dubbio virale attraverso l’incredibile forza di replica di internet), o forse più semplicemente per provocare, offendere e screditare la memoria della Lotta di liberazione jugoslava.
Un altro aspetto che salta agli occhi ricercando in questo campo è la carenza di immagini testimonianti la repressione violenta degli italiani ad opera dell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo, se confrontate alle foto esistenti di violenze italiane in Jugoslavia, decisamente più numerose e dettagliate. D’altra parte ciò è fisiologico: i popoli jugoslavi subirono un’invasione che provocò un numero enorme di vittime. La Jugoslavia ebbe un milione di morti su una popolazione di quindici milioni (cfr. John Keegan, Atlas of the Second World War); nella provincia di Lubiana vi furono 30.299 vittime su una popolazione totale di 336.300 abitanti (9% degli abitanti). Nella Venezia Giulia, invece, il numero delle vittime “italiane” dell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo arriva a poche migliaia (contando anche coloro che morirono in prigionia di stenti e malnutrizione, cosa che accadeva anche nei campi di prigionia angloamericani), tra cui alcune centinaia di “infoibati”. Non lo dico io ma il rapporto della Commissione storica italo-slovena, che certo non si può accusare di “titoismo”.
A dispetto della risonanza mediatica che viene data alle foibe e alle vicende del confine orientale, si trattò di un episodio minore e periferico in quell’immane catastrofe che fu la seconda guerra mondiale.
L’attribuzione a sé da parte italiana di questo materiale iconografico potrebbe semplicemente mascherare la consapevolezza di non averne o di averne pochissimo e di volersi opportunisticamente appropriare di quello dell’avversario per colmare le proprie lacune, in un’epoca come quella odierna in cui le immagini contano di più dei concetti.
L’idea che alla base di questi errori vi sia un opportunismo di questo tipo viene in qualche modo confermata anche dall’analisi di chi sono gli autori. Se nel caso di singoli utenti di Facebook o di blogger che arricchiscono con immagini i propri commenti, l’errore in buona fede può sicuramente starci; nel caso di giornalisti, di grafici o di impiegati comunali che cercano materiale fotografico per la Giornata del ricordo l’errore mi sembra possibile, ma abbastanza più grave. Del tutto ingiustificabile invece risulta un’attribuzione sbagliata quando si tratta di media a diffusione nazionale e di opinion maker come Bruno Vespa, oppure di istituzioni pubbliche nazionali, come nel caso del sito del Ministero degli interni denunciato da Mlinar. Un ultimo caso in questo senso è stata la foto allegata ai tweet per il 10 febbraio di quest’anno della Camera dei deputati…

Il tweet della Camera dei Deputati

…e del presidente della Camera Laura Boldrini:

Il tweet di Laura Boldrini

L’originale di questa foto si trova alla Sezione storia della Biblioteca Nazionale e degli studi di Trieste (Narodna in študijska knjižnica – Odsek za zgodovino). A quanto ne so è stata pubblicata solo una volta, nel libro di Jože Pirjevec Foibe. Una storia d’Italia (Einaudi 2009). La foto completa è questa:

aidussina

Si noti la didascalia presente sotto la foto.
Non appena alcuni utenti segnalano via tweet la falsificazione, lo staff comunicazione di @montecitorio e @lauraboldrini si affretta a rimuovere la foto da twitter scusandosi per l’errore ma, considerando che quell’immagine è stata pubblicata solo ed esclusivamente con una didascalia che ne spiega con chiarezza il contesto, è difficile pensare che il suo utilizzo per raffigurare le foibe sia dovuto soltanto a un’ingenuità. Ciò che inquieta è che siano le stesse istituzioni dello Stato a prestarsi a questo gioco, ma dal momento che la Giornata del ricordo è diventata uno dei pilastri della creazione di una mitologia collettiva nazionale italiana e della memoria condivisa, non stupisce che il travisamento della realtà storica e delle immagini venga portato avanti anche ad alto livello politico.
Il materiale fotografico è documentazione storica. Dovrebbe essere utilizzato come tale, con rigore e consentendo a chi lo guarda di avere tutte le informazioni che gli permettano di utilizzarlo al meglio: che cosa mostra la foto, dove è stata scattata, quando, da chi, dov’è conservata. Dovrebbe essere uno strumento per capire meglio gli avvenimenti storici, per poter comprendere gli eventi non solo attraverso la lettura, il racconto e la riflessione, ma anche attraverso la vista. L’utilizzo che invece si è fatto del materiale fotografico che abbiamo preso in esame è l’opposto di questo. Le immagini sono state utilizzate (e manipolate) per colpire le emozioni e non la ragione, sono state usate come santini della vittima di turno, come oggetti devozionali, reliquie con le quali esprimere e consolidare la propria fede, sono state manipolate per dimostrare l’esatto opposto di ciò che rappresentano. E, come buona parte delle reliquie, si sono dimostrate false.
A noi il compito di resistere, continuando a segnalare le manipolazioni della storia e a contrastare l’omologazione e il pensiero unico.
___
* Piero Purini (Trieste, 1968) si è laureato in storia contemporanea all’Università di Trieste sotto la guida del prof. Jože Pirjevec. Ha poi frequentato corsi di perfezionamento post laurea presso l’Università di Lubiana e quindi ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università di Klagenfurt sotto la guida del prof. Karl Stuhlpfarrer. Si occupa principalmente di movimenti migratori, di spostamenti di popolazione e di questioni legate all’identità e all’appartenenza nazionale: il fatto di aver studiato in Italia, Slovenia ed Austria gli ha permesso di analizzare la storia di una regione etnicamente complessa come la Venezia Giulia in una prospettiva più internazionale ed europea. È autore dei libri Trieste 1954-1963. Dal Governo Militare Alleato alla Regione Friuli-Venezia Giulia (Trieste, Circolo per gli studi sociali Virgil Šček – Krožek za družbena vprašanja Virgil Šček, 1995) e Metamorfosi etniche. 
I cambiamenti di popolazione a Trieste, Gorizia, Fiume e in Istria. 1914-1975 (KappaVu, Udine 2010; nuova edizione: 2014). Per Giap ha scritto il saggio Quello che Cristicchi dimentica.  Magazzino 18, gli «italiani brava gente» e le vere larghe intese (febbraio 2014). Affianca all’attività di storico anche quella di musicista.
Nicoletta Bourbaki è l’eteronimo usato da un gruppo di inchiesta su Wikipedia e le manipolazioni storiche in rete, formatosi nel 2012 durante una discussione su Giap. Con questa scelta, il gruppo omaggia Nicolas Bourbaki, collettivo di matematici attivo in Francia dal 1935 al 1983.

LIBIA E IRAN, L’IRRESISTIBILE LEGGEREZZA DEI MEDIA: Alberto Negri arrabbiato

Iran e Libia. Ecco chi ci minaccia davvero: le bufale dell’informazione manipolata. Se ne sono accorti anche i maggiori giornali americani, non i nostri. Oggi paghiamo pesantemente il prezzo dei nostri errori: ma i nostri media fanno finta di ignorarli.
Alberto Negri a raffica tra Fb e il Manifesto e Remocontro pestando duro come al suo solito.

Assaggio. Perché l’Italia non
ci becca mai in politica estera

Il motivo è semplice: vengono accreditati come esperti persone mai viste da nessuna parte in 30 e passa anni di guerre. Ma come fanno a conoscere i posti, cosa pensa la gente, l’indole degli abitanti? Mistero. E i politici, di solito sprovveduti mai stati oltre i confini nazionali, gli danno pure retta, senza nemmeno leggere i rapporti degli ambasciatori, relegando la Farnesina a una scatola vuota guidata da un ectoplasma. I modesti risultati, Libia compresa, li vedono tutti.

Inganno e memoria labile

L’irresistibile leggerezza dei media. Alla fine la gente ci crede pure che sia l’Iran ad avere violato l’accordo sul nucleare del 2015. Come ripetono ogni giorno tv e giornali in un bombardamento mediatico pari a quello che investe la tragedia libica dei migranti con affermazioni tendenziose. Teheran ha violato ora l’intesa in maniera quasi simbolica -dopo anni in cui 15 rapporti dell’Aiea ne hanno confermato la piena adesione- per lanciare un avvertimento all’Europa che lascia colpevolmente nelle mani di Trump le chiavi della pace e della guerra.

L’insostenibile leggerezza dei media

L’insostenibile leggerezza dei media è inaccettabile. L’Iran minaccia di uscire dell’accordo sul nucleare: questo è il ritornello. È stato Donald Trump non solo a rendere carta straccia l’accordo ma anche ad applicare sanzioni all’Europa e a tutti coloro che commerciano con Teheran.
All’Iran hanno fatto la guerra nel 1980 (un milione di morti) e quando nel 2014 è comparso l’Isis a combattere i jihadisti in Siria e Iraq c’erano gli iraniani (e i curdi) non gli americani e gli europei che con le monarchie del Golfo usavano gli estremisti contro Assad. Chi ha fatto gli attentati in Europa? Non gli iraniani ma i jihadisti ispirati dall’ideologia retrograda degli alleati dell’Occidente.

E ora per coprire questi fallimenti e tenere in piedi le monarchie del Golfo e Israele bisogna fare la guerra all’Iran. Ecco chi ci minaccia davvero: le bufale dell’informazione manipolata. Se ne sono accorti anche i maggiori giornali americani, non i nostri.
«Vista la politica americana degli ultimi decenni i leader iraniani sono stati matti a non sviluppare un armamento nucleare come deterrenza», scrive sul New York Times John Mearsheimer, professore di scienze politiche all’Università di Chicago, conosciuto per un saggio sulla lobby israeliana negli Stati uniti e per un altro dedicato alla grande illusione del liberismo.

In realtà oggi Trump e il suo cerchio magico, il segretario di Stato Pompeo e quello alla sicurezza Bolton, stanno minacciando l’esistenza stessa dell’Iran come stato sovrano, scrive Mearsheimer. Mentre lo strangolano economicamente e impongono a tutto il mondo le sanzioni contro Teheran, i bravi ragazzi della Casa Bianca si vantano di negoziare con la Corea del Nord e Trump, attraversando il confine del 38° parallelo, non ha fatto altro che legittimare l’arsenale atomico di Kim Jong-un. Una mossa che serve a un’altra legittimazione: quella per l’Arabia saudita del principe assassino Mohammed bin Salman di possedere la sua atomica, un arsenale limitato ma di “prestigio” da far convivere accanto alle testate di Israele. È lo schema di “pace” cui vogliono arrivare gli Stati uniti: un terrore generalizzato sui cui regnare sovrani.

In fondo alla scala i sovranisti italiani

In fondo alla scala, ultime ruote del carro, vengono i sovranisti italiani, cittadini di un protettorato americano che promette di durare all’infinito. Sono i più beceri di tutti perché si stanno allineando sulle posizioni Usa contro l’Iran dopo che Teheran aveva promesso nel 2015, 30 miliardi di euro di commesse all’Italia. L’idea è che gli Stati uniti di Trump li sosterranno in Europa se schiereremo le navi militari a «difesa» dei porti. Anche se tutti ritengono assai improbabile che affonderemo gommoni di migranti e navi delle Ong. I nostri militari non sono così stupidi.

Paghiamo però pesantemente il prezzo dei nostri errori. Ma i nostri media fanno finta di ignorarli. All’errore di non dissociarsi dal bombardamento contro Gheddafi nel 2011 ne abbiamo aggiunto un altro ancora più esiziale. Abbiamo concesso le nostre basi a francesi, inglesi e americani e poi ci siamo uniti ai raid. Bombardavamo il nostro maggiore alleato, sperando forse che gli altri, come accadde già nei Balcani nel ’99, non se ne accorgessero: stavamo andando incontro alla peggiore sconfitta dalla seconda guerra mondiale con un altro storico tradimento. La decisione fu presa dal presidente Napolitano mentre il premier Berlusconi, allora indebolito e incerto, si affidò al Quirinale.

La guerra a Gheddafi ha avuto due conseguenze. La prima è che nessuno stato europeo e del Mediterraneo ha più creduto a una sola parola dell’Italia in politica estera: abbiamo perso ogni credibilità. E infatti ci hanno trattato a pesci in faccia, dalla Francia all’Egitto, agli Usa. La seconda conseguenza è stata che in sede internazionale non abbiamo potuto reclamare ad alta voce contro i responsabili della disgregazione della Libia. Mentre la Germania, dopo avere accolto un milione di profughi siriani, spingeva l’Europa a pagare Erdogan per tenersi 3 milioni di rifugiati, la Libia veniva lasciata nel caos.

Quindi abbiamo subito un altro contraccolpo. I nostri alleati hanno sostenuto il generale Haftar che si oppone al governo di Tripoli: un’altra fregatura perché di fatto l’Italia appoggia i Fratelli Musulmani che tutti osteggiano, tranne Turchia e Qatar. Altro che navi da guerra, è venuta l’ora di autoaffondarci nel Mediterraneo in un dignitoso silenzio dei politici e dei media.

 

Libia e Iran, l’irresistibile leggerezza dei media: Alberto Negri arrabbiato

Libia e Iran, l’irresistibile leggerezza dei media: Alberto Negri arrabbiato

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La versione ufficiale del crollo del WTC N° 7 è un cumulo di macerie

5 settembre 2019.

PAUL CRAIG ROBERTS
paulcraigroberts.org
Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università dell’Alaska, guidato dal Dr. Leroy Hulsey, dal Dr. Zhili Quan e dal Professor Feng Xiao del Dipartimento di Ingegneria Civile, Università di Scienza e Tecnologia di Nanchino, ha reso pubblici ieri, per un commento pubblico, i risultati di uno studio di quattro anni sul crollo del World Trade Center Building n° 7, l’11 settembre 2001. Questa è la prima indagine scientifica sul crollo dell’edificio.Ecco la conclusione:
La principale conclusione del nostro studio è che il fuoco non ha causato il crollo del WTC 7 l’11 settembre, contrariamente alle conclusioni del NIST e delle società di ingegneria private che hanno studiato il crollo. La conclusione secondaria del nostro studio è che il crollo del WTC 7 è stato un collasso globale, che ha comportato il cedimento quasi simultaneo di tutti i pilastri dell’edificio.”

Notate tre cose: (1) ci sono voluti 18 anni per ottenere una vera indagine sulla distruzione di un edificio di cui erano stati accusati dei terroristi mussulmani, (2) l’unico modo in cui si può verificare il “cedimento quasi simultaneo di tutti i pilastri dell’edificio” è attraverso una demolizione controllata e (3) questo straordinario risultato non è stato riportato dai media di regime.
In altre parole, lo studio è già stato destinato al Buco della Memoria. Questo è il modo in cui opera The Matrix. Questo è il motivo per cui c’è bisogno di questo sito web. L’unico scopo dei notiziari stampati e televisivi è quello di programmarvi in modo che seguiate pedissequamente l’agenda di chi vi governa. Quelli che seguono i notiziari della TV, ascoltano la National Public Radio o leggono i giornali vengono programmati per essere automi senza cervello.
http://action.ae911truth.org/o/50694/t/0/blastContent.jsp?email_blast_KEY=1403010 
Leggete ora questa dichiarazione dei Commissari dei Vigili del Fuoco di Franklin Square and Munson [del 24 luglio 2019].
Considerando che gli attacchi dell’11 settembre 2001 sono indissolubilmente e per sempre legati a Franklin Square e ai vigili del fuoco del Dipartimento di Munson;
Considerando che, l’11 settembre 2001, mentre operava presso il World Trade Center di New York City, il vigile del fuoco Thomas J. Hetzel, badge # 290 della Hook and Ladder Company # 1, Franklin Square e Munson Fire Department di New York, rimaneva ucciso durante lo svolgimento delle sue funzioni, insieme a 2.976 altri soccorritori e civili;
Considerando che, i membri del Dipartimento dei Vigili del fuoco di Franklin Square e Munson erano stati chiamati a collaborare alle successive operazioni di salvataggio, recupero e pulizia del sito del World Trade Center, cosa che aveva provocato a molti di loro malattie potenzialmente letali a causa della respirazione delle tossine venefiche presenti nel sito;
Considerando che il Consiglio dei Responsabili del Distretto dei Vigili del Fuoco di Franklin Square e Munson riconosce la natura significativa e convincente della petizione posta all’attenzione del procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York riferentesi a crimini federali non perseguiti commessi presso il World Trade Center l’11 settembre 2001, invita il procuratore degli Stati Uniti a presentare tale petizione ad uno speciale Gran Giurì ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti e 18 USC SS 3332 (A)
Considerando che, le prove schiaccianti presentate in detta petizione dimostrano oltre ogni dubbio che esplosivi e/o materiali incendiari pre-impiantati – non solo gli aerei e gli incendi conseguenti – avevano causato la distruzione dei tre edifici del World Trade Center, uccidendo la stragrande maggioranza delle vittime di quel giorno;
Considerando che le vittime dell’11 settembre, le loro famiglie, la popolazione di New York City e la nostra nazione meritano che ogni crimine relativo agli attacchi dell’11 settembre 2001 sia indagato con il massimo rigore e che ogni persona responsabile sia portata di fronte alla giustizia;
ORA PERTANTO, SI DEVE DECIDERE che il Consiglio dei Responsabili del Distretto dei Vigili del Fuoco di Franklin Square e Munson sostenga pienamente un’indagine federale completa del gran giurì e un procedimento giudiziario per tutti i reati connessi agli attacchi dell’11 settembre 2001, nonché ogni sforzo di altre entità governative per indagare e scoprire tutta la verità che circonda gli eventi di quel giorno orribile.
Paul Craig Roberts
Fonte: paulcraigroberts.org
Link: https://www.paulcraigroberts.org/2019/09/04/the-official-story-of-the-collapse-of-wtc-building-7-lies-in-ruins/
04.09.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Preso da: https://comedonchisciotte.org/la-versione-ufficiale-del-crollo-del-wtc-n-7-e-un-cumulo-di-macerie/

Chernobyl. Eroi dimenticati e traditi, o una nuova campagna antirussa e antisovietica?

Scritto da Enrico Vigna

agosto 2019

 

Improvvisamente, al di là di righe commemorative o occasionali, negli ultimi mesi su tutti i media occidentali è dilagata una marea di servizi, articoli, analisi, denunce degli errori della dirigenza dell’ex URSS ( che ci sono stati sicuramente), della “vergogna” per aver dimenticato e abbandonato i sopravvissuti, in particolare gli eroi, i “liquidatori”. Come sempre ondate di falsità e menzogne, alcune, come sempre, persino banali e surreali.

Sicuramente un ruolo propulsore l’ha avuto la miniserie televisiva “Chernobyl” di Craig Mazin, la quale come tutte le produzioni televisive o cinematografiche, trasmettono forti emozioni ai telespettatori, soprattutto se fatte bene dal punto di vista artistico. E questa di Mazin era ben fatta, toccante e struggente, peccato però che il contesto storico e il punto di vista che viene trasmesso e indotto, ha finalità che vanno molto al di là della miniserie. Infatti a partire da essa, giornalisti, esperti, studiosi e politicanti di varie tendenze, si sono buttati a capofitto per fomentare sottili odi e sentimenti anti sovietici, pochi sono stati quelli che hanno cercato letture e riflessioni circa questa tragedia, approfondendo magari la questione del “nucleare”, criticamente o favorevolmente, ma almeno in profondità e scientificamente sul controverso e delicato tema. Leggendo o ascoltando gli interventi di questi mesi, alla fine un osservatore ne esce con sentimenti minimo di avversione al sistema sovietico, se non di disprezzo alla società sovietica nel suo insieme, arrivando poi ovviamente all’oggi, attaccando la Russia attuale e il suo presidente Putin, cinici e responsabili di aver dimenticato e tradito coloro che hanno perso la vita sul momento o dopo lunghe malattie, lasciandoli soli e ai margini della società.

 

Si può capire che la reazione di una persona normale e non informata, non possa che essere di disprezzo e  sdegno verso una società di questo tipo e i suoi dirigenti. Questo io penso, sentendo reazioni intorno a me, è stato il risultato, che era anche, a mio parere, il vero obbiettivo politico.

Sarebbe bene che tutti questi scribacchini senza morale e etica, con le loro lauree e professionalità scellerate, e le loro agiate vite piatte e comode, cercassero di capire l’orrore di questa tragedia e scrivessero e operassero per impedire le continue nuove guerre innescate nel mondo, dimenticando che ci sono centinaia di tali centrali nucleari in tutto il mondo, e soprattutto centinaia di BASI MILITARI con armi nucleari, compresa l’Italia e una Terza Guerra Mondiale sarebbe l’ultima per tutta l’umanità. Le loro lauree e professionalità avrebbero così un senso per l’umanità…ma è difficile rinunciare a lauti stipendi e comode vite, occorrerebbe una coscienza etica e sociale.

Spero che questo mio lavoro di ricerca e documentale possa aiutare a conoscere la realtà dei fatti, ma soprattutto la situazione nella società russa di coloro che, per dovere o volontariamente, sono stati gli “EROI” della tragedia di Chernobyl. Non eroi in senso mitologico, ma semplici uomini che per senso del dovere etico e sociale, hanno donato o usato le proprie vite per “GLI ALTRI” loro concittadini. Capisco quanto sia difficile, se non impossibile, citare questo valore e sentimento nel nostro mondo occidentale. Ma continuo a credere che solo sulla base di alcuni valori di fondo sociali, etici, di fratellanza e politici, le nuove generazioni potranno cercare di cambiare lo stato attuale di questo insano mondo.

Immagine correlata

Trentatre anni fa, il 26 aprile 1986, si verificò un drammatico incidente nella centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina, vicino alla cittadina di Pripyat, abitata da circa quarantamila persone, perlopiù dalle famiglie dei lavoratori della centrale, divenuta poi una “città fantasma”.

Nella quarta unità si verificò un’esplosione. Il reattore andò completamente distrutto, la spaventosa nube radioattiva copriva un vasto territorio di Ucraina, Bielorussia, Russia, oltre 200 mila chilometri quadrati. L’incidente fu considerato il più grande del suo genere nella storia dell’energia nucleare, anche se molti incidenti nucleari del secolo scorso avvenuti in paesi occidentali, sono spesso stati minimizzati nella loro reale portata distruttiva dai governi e dai media, ma certamente Chernobyl è stata una tragedia di dimensioni immani nella storia dell’umanità e del nostro pianeta.

Per dovere di cronaca riporto che nell’ex URSS non furono poche le voci, con relative indagini, che denunciavano addirittura un sabotaggio,pianificato per minare e destabilizzare l’Unione Sovietica. Ma non furono mai trovate prove sufficienti e tutto andò nell’oblio.

Ancora oggi i calcoli relativi alle vittime, non sono  definitivi, tuttavia il numero totale dei morti secondo le stime più ufficiali è di 600 mila persone, di cui 4mila persone morte per cancro o malattie del sangue immediatamente dopo l’incidente. Vi sono poi le persone decedute di cancro nei paesi limitrofi, i bambini nati nel 1986 da genitori esposti alle radiazioni che hanno ereditato il cancro. Per questo, il numero totale di decessi dopo l’incidente è incalcolabile.

Una fatto spesso tralasciato, che può dare idea della portata di questo incidente, è l’atto eroico di tre subacquei sovietici, uno ucraino Alexei Ananenko e due russi Valery Bespalov e Boris Baranov, che molto probabilmente hanno salvato una grande parte dell’umanità

 

Questi tre eroi che volontariamente, a costo della propria vita, si avventurarono a scendere nelle camere allagate del quarto reattore per evitare una seconda esplosione e salvare un’altra grande parte di umanità. Secondo molti esperti, la forza distruttiva della seconda esplosione avrebbe superato la prima esplosione di dieci volte. Nel 2009, la Scuola di Studi Russi e Asiatici fornì una stima delle conseguenze approssimative di ciò che sarebbe accaduto se non fosse stata impedita la seconda esplosione: “se il nucleo di fusione del reattore avesse raggiunto l’acqua, l’esplosione avrebbe distrutto metà Europa e reso Europa, Ucraina e alcuni altri paesi, oltre la Russia disabitati per migliaia anni… “.

Sotto le 185 tonnellate di materiale nucleare fuso c’era un serbatoio con cinque milioni di litri d’acqua.

Gli ingegneri sovietici consci della spaventosità della situazione, svilupparono immediatamente un piano: fu deciso che, attraverso le camere allagate del quarto reattore, dovessero andare tre sommozzatori e quando avessero raggiunto il refrigerante, dovevano aprire un paio di valvole di intercettazione per scaricare completamente l’acqua affinché il nucleo del reattore non la toccasse.
Era l’unico piano corretto, rimaneva solo di trovare tre “volontari suicidi”. Tutti avevano capito che chiunque andasse in quella miscela radioattiva avrebbe avuto una vita molto breve: poteva essere di alcune ore o alcuni giorni.
Tre uomini si offrirono volontari. Questi erano l’ingegnere anziano Alexey Ananenko, l’ingegnere di livello medio Valery Bespalov e il supervisore del turno Boris Baranov. Dovevano essere tre perché uno doveva tenere la lampada subacquea, gli altri due aprire rapidamente le valvole.
Quando il giorno successivo i sommozzatori si immersero nella pozza mortale, la piscina era completamente buia e la luce della lanterna impermeabile del supervisore del turno veniva periodicamente spenta, funzionando con discontinuità per non consumarne le scorte. Dopo qualche tempo, individuarono le valvole di drenaggio. Non senza difficoltà, nel buio pesto, quando la lanterna era già esaurita, i sommozzatori aprirono le due valvole e l’acqua si riversò e la piscina cominciò a svuotarsi rapidamente.
Quando i tre coraggiosi uomini tornarono in superficie, furono accolti come eroi.
Grazie al loro coraggio e sacrificio si riuscì a evitare la seconda esplosione e salvare le vite di milioni di persone sul pianeta.
Durante i giorni seguenti, gli eroi iniziarono a mostrare sintomi inevitabili e inconfondibili della malattia da radiazioni e dopo poche settimane, tutti e tre morirono.
Furono sepolti in bare di piombo con coperchi sigillati. I loro corpi privi di vita erano intrisi di radiazioni.

Infatti l’acqua era usata nella centrale elettrica come un vettore di calore e l’unica cosa che separava il nucleo del reattore di fusione dall’acqua era una spessa lastra di cemento. Il nucleo fuso bruciando lentamente attaccava questa lastra, andando verso l’acqua in un flusso incandescente di metallo radioattivo fuso. Se fosse passato, il nucleo di fusione del reattore avrebbe toccato l’acqua causando una ulteriore massiccia esplosione di vapore portatore di contaminazione radioattiva. Il risultato di questa esplosione termonucleare avrebbe potuto essere la radiocontaminazione di quasi tutta l’Europa

L’incidente di Chernobyl è stato un disastro indescrivibile, ma senza gli sforzi e le vittime dei tre coraggiosi, poi decorati come Eroi dell’Unione Sovietica, si sarebbe trasformato in un disastro davvero inimmaginabile.

L’operatore video della TV sovietica, che riprendeva le operazione dei tre sub, successivamente morì.

Secondo le versioni ufficiali, le cause della tragedia di Chernobyl sono state delle prove da parte di tecnici per nuovi sistemi, a seguito delle quali si sono verificati un’esplosione e un incendio in uno dei quattro reattori nucleari. A quel punto il reattore cominciò a sciogliersi e il conseguente disastro fu quello di diventare il più grande incidente nella storia dell’umanità nella storia dell’energia atomica, sia in termini di danni economici che di numero di vittime. Cinque giorni dopo l’esplosione, il 1° maggio 1986, gli esperti fecero una terribile scoperta: la zona attiva del reattore esploso di Chernobyl si stava ancora sciogliendo. Il nucleo conteneva 185 tonnellate di combustibile nucleare e la reazione nucleare continuava a velocità terrificante.

 

 

Chi sono i “Liquidatori” . Gli Eroi di Chernobyl

Una definizione che indica partecipanti e volontari preposti specificatamente alla rimozione e eliminazione delle conseguenze di incidenti di gravità massificate. Relativamente alla tragedia di Chernobyl, si è calcolato che hanno preso parte alla “liquidazione” tra le 600.000 e 900.000 persone, coinvolte nei lavori in una zona di 30 chilometri e per moltissimi di loro la salute è rimasta minata per effetto delle radiazioni.

Il simbolo dei liquidatori è l’alfa (α), beta (β) e raggio gamma (γ) passanti attraverso una goccia di sangue

A causa del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 ci sono stati innumerevoli problemi relativi a dati relativi all’incidente, al trattamento economico e sociale delle famiglie delle vittime, delle cure sanitarie per i partecipanti, dei riconoscimenti, siccome provenienti da diversi paesi, per lo più da Ucraina, Bielorussia, Russia e Kazakistan, ma anche dalle altre ex repubbliche sovietiche. Per questo un numero definito delle vittime, non è mai stato certificato. Secondo alcuni fisici bielorussi che avevano lavorato sul reattore numero 4, “circa 100.000 liquidatori sono ormai morti” tra il milione di partecipanti. Cifra che concorda all’incirca con quella data da Vyacheslav Grishin, un rappresentante dell’Unione Chernobyl (un’organizzazione che unisce i liquidatori provenienti da tutto la CSI e gli Stati baltici). Oltre ai liquidatori sopravissuti colpiti dalle radiazioni e sottoposti a cure sanitarie e controlli periodici, calcolati in centinaia di migliaia.

L’assistenza statale sovietica fino al 1991, ai sopravvissuti e alle famiglie dei morti, ma ancora oggi mantenuta e spesso accresciuta in Russia come negli paesi ex sovietici, è consistita al di là delle decorazioni (che significano comunque anche un riconoscimento economico perenne per gli insigniti), in compensazioni economiche e una accurata e gratuita assistenza sanitaria e sociale ad essi come a tutta la popolazione dell’area in questione. Riconoscimento di pensioni e facilitazioni economiche, precedenza del diritto alla casa, dell’istruzione per i figli, di canali preferenziali per il lavoro, così come lavori adeguati alle condizioni di salute di ciascun liquidatore. Riconoscimento a periodi di ristabilimento in sanatori. Tutti aspetti tuttora in vigore in Russia come in quasi tutte le altre ex Repubbliche sovietiche, dalla Bielorussia alla Moldavia, dal Kazakistan all’Armenia e altre. Per quanto riguarda l’Ucraina la situazione è più complessa e deficitaria, seppure i liquidatori e gli abitanti ucraini, hanno sempre goduto di riconoscimenti anche superiori, per alcuni versi alle altre Repubbliche per ovvi motivi oggettivi, In questi anni seguenti al golpe di EuroMaidan, e di “ritrovate democrazia e libertà”, le cose sono decisamente peggiorate e lo stato ucraino, spesso non adempie alle convenzioni relative alle vittime e ai liquidatori di Chernobyl. Lo attesta per esempio il fatto che l’Associazione vittime di Chernobyl  è continuamente in piazza, al fianco di tutte le proteste antigovernative a Kiev come nelle altre città ucraine per rivendicare e difendere i propri diritti. Gravi problematiche vi sono soprattutto nei Paesi baltici, in particolare in Estonia, dove 200 liquidatori, che lì vivono, da anni lottano per ottenere quei riconoscimenti a loro riconosciuti fino al 1991 dall’ex URSS , oggi negati perché nella nuova legislazione estone “democratizzata”, la Costituzione dell’Estonia, si afferma che lo Stato può solo fornire assistenza ai cittadini che sono “discendenti legali” di cittadini estoni residenti sul suo territorio nell’intervallo tra gli anni  1918-1940, in quanto non viene riconosciuta l’esistenza dell’Unione Sovietica e le sue leggi….

 Riconoscimenti ai liquidatoripartecipanti dell’incidente di Chernobyl

I primi riconoscimenti andarono ai dipendenti della stazione dell’incidente dell’unità di emergenza della centrale, civili e militari. Essi immediatamente furono impegnati nel scollegare apparecchi, nelle analisi dei detriti, nella rimozione di incendi di attrezzature e altri lavori svolti direttamente nella sala del reattore, nella sala turbine e in altri locali una. Il numero delle vittime dirette al momento dell’incidente fu di 31 persone, uno dei quali ucciso subito nell’esplosione, uno è morto subito dopo l’incidente per lesioni multiple, gli altri morti entro poche settimane dopo l’incidente da ustioni, radiazioni e malattie da radiazioni acute.

Tra i liquidatori un ruolo preponderante con costi altissimi lo ebbero soldati e ufficiali dell’Armata Rossa, così come 300 agenti della polizia di Kiev, tra i primi a giungere sui luoghi contaminati, oltre ai militari del presidio a guardia della zona intorno a Chernobyl; al personale medico e sanitario da tutta l’URSS; una immensa forza lavoro proveniente da tutte le Repubbliche sovietiche (compresi militari), che fu destinata alla decontaminazione e pulizia della zona prima della costruzione del sarcofago; lavoratori edili e il personale delle unità speciali militari-costruzione del Ministero, impiegati nella costruzione del sarcofago di cemento Shelter che ricoprì e blindò l’unità distrutta, un muro di protezione profondo 30 metri e una diga sul fiume Pripyat, oltre agli edifici abitativi dei liquidatori e dell’esercito. Minatori  che scavarono un tunnel di 136 metri sotto il reattore. Tra essi vi erano camionisti, esperti scientifici sovietici e personale del governo e dei Ministeri dell’Energia e della Salute in particolare.

In particolare i Vigili del fuoco sovietici pagarono un tributo di vite altissimo, oltre a distinguersi in atti eroici per arginare gli effetti della sciagura.

I primi 5 Eroi di Chernobyl che dettero la vita. Nella loro storia, al loro nome siano onorati e identificati  TUTTI gli eroi di Chernobyl!

Questi cinque liquidatori furono i primi a combattere l’incendio nella centrale nucleare, ricevettero  postumi la decorazione di “Eroe dell’Ucraina” e dell’”URSS”.

Nikolay Vashchuk, comandante dei Vigili del fuoco. Il suo reparto posò quantità di  manichette antincendio sul tetto della centrale nucleare. Operò ad alta quota in condizioni di altissimi livelli di radiazioni, temperatura e fumo. Grazie alla sua determinazione e del suo reparto, la diffusione del fuoco verso la terza unità di potenza fu rallentata e poi interrotta.

Vasily Ignatenko , anch’egli comandante. Fu tra i primi a scalare il tetto di un reattore in fiamme. Affrontò gli incendi in alta quota da 27 a 71,5 mt. Vasily fu portato fuori dal fuoco dai suoi compagni Nikolai Vashchuk, Nikolai Titenko e Vladimir Tishuru, dopo che perse conoscenza.

Alexander Lelechenko, vice capo del dipartimento elettrico della centrale nucleare. Dopo l’esplosione, proteggendo i più giovani elettricisti, egli stesso andò nella sala dell’elettrolisi tre volte. Se non avesse spento l’attrezzatura, la stazione sarebbe esplosa come una bomba all’idrogeno. Dopo aver ricevuto assistenza medica, corse nuovamente verso l’unità di potenza

Nikolay Titenok, pompiere. Non avendo idea di cosa lo aspettasse, arrivò, come i suoi compagni, in camicia, senza alcuna protezione dalle radiazioni. Pezzi di grafite radioattiva furono gettati via con semplici stivali e guanti di tela. A causa dell’alta temperatura, furono costretti anche a levarsi le maschere antigas già nei primi 10 minuti. Senza tale dedizione, l’emissione di radiazioni sarebbe molto più grande. Morì sul posto.

Vladimir Tishura, vigile del fuoco anziano. Era tra coloro che operarono nella sala del reattore dove c’era il livello massimo di radiazioni. Mezz’ora dopo, i primi vigili del fuoco furono colpiti. Cominciarono a mostrare vomito, “abbronzatura nucleare”, la pelle fu rimossa dalle mani. Ricevettero dosi di circa 1000-2000 μR / ora e più (la norma è fino a 25 μR).

 

 

I VIGILI del FUOCO sovietici…

Monumento ai Vigili del fuoco di Chernobyl. “A coloro che hanno salvato il mondo!”

Questo monumento si trova vicino alla caserma dei pompieri di Chernobyl, dalla quale, nella notte del 26 aprile 1986 partirono i primi Vigili del fuoco. Il monumento è molto modesto, realizzato e finanziato dai liquidatori stessi e con lo stesso calcestruzzo da cui è stato costruito il Sarcofago Shelter. Orgogliosa la dedica  “A coloro che hanno salvato il mondo“. Qualcuno ha scritto che è un po’ troppo enfatico, ma sono quelli che non sanno o non hanno sentito, che non sono stati toccati dalla tragedia del più terribile incidente causato dall’uomo sul pianeta…

Alcune righe specifiche devono essere dedicate al valore e alla eroica dedizione altruista dimostrate da questi uomini.

Esattamente sette minuti dopo l’allarme, i Vigili del fuoco sovietici dell’unità locale, arrivarono sul luogo dell’esplosione della centrale nucleare ed iniziarono la loro lotta mortale contro il fuoco. Il dipartimento locale ha immediatamente iniziato a posare manichette antincendio sul tetto della centrale nucleare, lavorando ad alta quota e sul fronte diretto dell’incendio, esponendosi così ai più alti livelli di radiazioni, temperatura e fumo. Fu solo grazie alla determinazione ed al coraggio dei vigili del fuoco che la diffusione del fuoco verso la terza unità di potenza fu limitata e poi impedita Erano comandati dal Maggiore del servizio interno Leonid Petrovich Telyatnikov. Accanto a lui, nella prima fila dei vigili del fuoco, c’erano i comandanti delle guardie dei vigili del fuoco e 23 luogotenenti del servizio interno della centrale, da veri comandanti dettero ordini chiari e risoluti, andando personalmente nei punti più pericolosi. Quei pochi uomini in attesa delle altre forze in arrivo, fecero una vera impresa, al prezzo della loro vita, rallentando il divampare del fuoco e salvando migliaia di altre vite umane. Ma la dose delle radiazioni ricevute fu molto alta. Quattro di essi morirono sul posto, mentre ai Luogotenenti Viktor Kibenk e Vladimir Pravik fu assegnato postumo al titolo di Eroi dell’Unione Sovietica.

Le loro azioni furono poi subito coordinate dal Tenente colonnello e capo del dipartimento operativo-tattico del Ministero degli Affari interni dell’URSS Vladimir Maksimchuk, giunto immediatamente da Mosca.

Dopo aver valutato la situazione, Maksimchuk scelse l’unico metodo corretto e possibile per affrontare il fuoco in quella situazione e i vigili del fuoco entrarono nella zona di pericolo in gruppi  di cinque persone, lavorando lì per non più di 10 minuti, e poi immediatamente rimpiazzati da un altro gruppo. Vladimir Mikhailovich stesso prese parte personalmente alla ricognizione sul luogo del fuoco, poi per quasi 12 ore non lasciò la prima linea del fuoco e, rinunciando alle sue ultime forze, essendosi esposto alle radiazioni, calcolò quale attacco di schiuma era necessario per spegnere le restanti sacche di fuoco. Le abili azioni di Maksimchuk salvarono più di trecento persone. Le tattiche da lui adottate in quel drammatico frangente per estinguere gli incendi negli impianti nucleari non erano mai state adottate in precedenza e in seguito divennero proprietà della comunità mondiale dei vigili del fuoco. Ma in quelle ore in prima linea con i suoi uomini, sprezzante della propria incolumità e vita, da vero comandante, Maximchuk ricevette una dose enorme di radiazioni, circa 700 roentgens. Con gravi ustioni da radiazioni sulle gambe e nel tratto respiratorio, fu portato all’ospedale dell’Esercito sovietico a Kiev, dove gli furono diagnosticati pochi anni di vita, subì diverse operazioni difficili, ma continuò a dirigere grandi operazioni di estinzione di grandi incendi in Russia. Nel 1989 fu colpito da un cancro alla tiroide e allo stomaco. Nel 1990, Vladimir Maksimchuk ottenne il titolo di “Maggiore Generale del Servizio Interno”, e nello stesso anno fu nominato Primo Vice Capo del Corpo dei vigili del fuoco del Ministero degli affari interni dell’URSS. Il 22 maggio 1993 morì.

Nel 2003, il decreto del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha insignito Vladimir Mikhailovich Maksimchuk del titolo postumo di Eroe della Russia

Nel 1986, Leonid Telyatnikov lavorava come capo dei vigili del fuoco sovietici presso la centrale nucleare di Chernobyl. Nel giro di pochi minuti dopo l’esplosione, lui, insieme a una squadra di 29 vigili del fuoco, si precipitò sul luogo dell’esplosione. “…quando arrivammo sul posto, vidi le rovine, coperte da lampi di luci, che ricordavano i Bengala. Poi notammo un bagliore bluastro sulle rovine del quarto reattore e macchie di fuoco sugli edifici circostanti. Quel silenzio e le luci tremolanti provocarono in noi sensazioni terribili…” ha raccontato. Pur comprendendo tutto il pericolo, Telyatnikov e i suoi uomini si arrampicarono due volte sul tetto della sala macchine e il compartimento del reattore per estinguere l’incendio. Era il punto più alto e più pericoloso. Grazie a questa azione – il fuoco non si diffuse ai blocchi vicini e fu poi vinto. Leonid ricevette una dose di radiazioni di 520 rem, quasi mortale, ma sopravvisse. Nel settembre del 1986, il 37enne Telyatnikov ottenne il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica e fu insignito dell’Ordine di Lenin. Fu anche decorato con la Stella d’oro dell’eroe sovietico. Dopo i trattamento sanitari, continuò il suo servizio e divenne generale. Ma la malattia non si fermò. Morì nel dicembre 2004.

 

Putin: il messaggio di ringraziamento agli Eroi “liquidatori” di Chernobyl

https://www.notizienazionali.it/archivi/immagini/2016/C/Chernobyl-liquidator-Putin.jpg

Senza il loro lavoro ed eroismo le conseguenze dell’esplosione sarebbero state molto più dannose

Nella cerimonia in occasione dei trent’anni della tragedia di Chernobyl, il presidente russo ha ricordato e ringraziato coloro che intervennero e operarono subito dopo l’incidente nucleare.

“ Trent’anni fa, il 26 aprile 1986, la centrale nucleare di Chernobyl subì una dei  peggiori e più drammatici incidenti tecnologici della storia.
Chernobyl ha insegnato una lezione importante per il genere umano, con le sue ripercussioni e conseguenze che ancora si fanno aspramente sentire e che colpiscono la natura, l’ambiente e la salute umana. 
                      

Tuttavia, la portata di quella tragedia avrebbe potuto essere incommensurabilmente più grande, se non fosse stato per il coraggio e la dedizione senza precedenti dei Vigili del Fuoco, del personale militare, degli esperti e gli operatori sanitari e tutti coloro che hanno eseguito il loro dovere professionale e civico, con onore di cittadini.

Molti di loro hanno sacrificato la propria vita per salvare gli altri.

Per diritto conquistato sul campo della loro vita, consideriamo i soccorritori che hanno partecipato nell’intervento in questa terribile catastrofe, veri eroi e rendiamo omaggio  e onore alla sacra memoria di coloro che sono morti. Di fronte a coloro che hanno partecipato alla liquidazione e sono morti a causa dell’incidente, dobbiamo chinare il capo per onorare la loro memoria cara…

Dobbiamo apprezzare profondamente gli sforzi compiuti dai superstiti per sostenere le famiglie dei loro colleghi e compagni caduti e le loro attività pubbliche per non far cadere nell’oblio il loro sacrificio….

Essi hanno lottato coraggiosamente contro questo disastro, in eccezionali condizioni di difficoltà e rischi immensi per la loro propria via- Molti di loro l’hanno persa e oggi noi riconosciamo che ciò che voi avete fatto, i rischi che avete corso, le conseguenze patite per il vostro lavoro non sono ancora pienamente conosciute…

Io ho appena visto il documentario su questa tragedia dell’Accademico Legasov, che mi ha aiutato a capire cosa è realmente accaduto lì e così ho semplicemente capito che coloro che intervenivano lì non pensavano a sé stessi ma soltanto che il disastro doveva essere fermato a qualsiasi costo…e in quella estrema situazione il loro immenso senso di responsabilità ha salvato un gran numero di vite…Oggi ho l’onore di consegnarvi queste decorazioni di stato. Esse sono consegnate a voi come riconoscimento del vostro servizio all’umanità e ve le consegno con un grande senso di rispetto e gratitudine. Grazie e complimenti!”  –   V. Putin, 26 aprile 2016

Eroi di Chernobyl, onorati o dimenticati?

In queste foto e immagini ciascuno dotato di proprio intelletto e pensiero può rispondere da sé a questo interrogativo, subdolamente fatto filtrare da media “mainstream” occidentali.

 

In queste foto invece come si rappresenta la memoria storica perenne  per le nuove generazioni

 

Dopo Chernobyl, per i lavoratori, gli abitanti locali evacuati, i liquidatori e le loro famiglie fu fondata la nuova città di Slavutich.

L’audacia e il valore degli eroi, semplici uomini sovietici a Chernobyl, sarà per sempre, insieme ai pompieri sovietici, come esempio eterno di coraggio, professionalità e lealtà al loro dovere e al  proprio popolo.

A cura di Enrico Vigna, CIVG – agosto 2019

Preso da:  http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1583:chernobyl-eroi-dimenticati-e-traditi-o-una-nuova-campagna-antirussa-e-antisovietica2&catid=2:non-categorizzato

Brasile: il giudice Sergio Moro ha diretto la strategia mediatica contro Lula

Nuove rivelazioni di The Intercept

Brasile: il giudice Sergio Moro ha diretto la strategia mediatica contro Lula

L’attuale ministro della Giustizia, Sergio Moro, mentre era giudice nell’inchiesta Lava Jato ha diretto la strategia mediatica dei procuratori contro l’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. A renderlo noto è ancora una volta The Intercept.

Subito dopo aver interrogato Lula per più di cinque ore, Moro, ordina rapidamente di andare all’attacco facendo passare la linea che le dichiarazioni dell’ex presidente siano piene di contraddizioni.

“Forse, domani, dovresti preparare un comunicato stampa che spieghi le contraddizioni tra la sua testimonianza e il resto delle prove o con la sua testimonianza precedente”, dice Moro a Carlos Fernando dos Santos Lima, procuratore capo che si occupa del caso.

Sotto il sistema giudiziario brasiliano, il giudice e l’accusa sono tenuti a operare in modo indipendente per garantire un processo equo. Eppure Moro interferisce direttamente sul caso dettando la strategia mediatica dei pubblici ministeri.

Immediatamente il pubblico ministero invia un messaggio al suo team dei media suggerendo un drastico cambiamento nella strategia tipica della comunicazione della squadra. Fino a quel momento, non avevano mai commentato pubblicamente il processo.

 

 

Mentre l’ufficio stampa sconsiglia di adottare questa strategia, il procuratore capo della task force Lava Jato, Deltan Dallagnol, interviene per sostenere il piano.
Il giorno successivo tutte le principali testate brasiliane riportano la dichiarazione esatta che spingeva l’agenda di Moro al pubblico sulle presunte “contraddizioni” nelle risposte di Lula.

Inoltre The Intercept rivela che Moro parla con Dallagnol per impedire le indagini sull’ex presidente di destra Fernando Henrique Cardoso, ignorando le prove che la sua fondazione ha raccolto tangenti dalla controllata di Odebrecht Braskem. L’obiettivo di Moro è quello di non “rovinare qualcuno il cui sostegno è importante”.

Le nuove rivelazioni irrompono in un Brasile già in subbuglio politicamente dopo che la prima inchiesta di The Intercept ha mostrato come tutta la vicenda che coinvolge Lula sia stata pianificata per impedire che l’ex presidente e il suo partito potessero tornare al potere. Una strategia che ha poi spianato la strada al fascio-liberista Jair Bolsonaro. Il giudice Sergio Moro sarebbe poi entrato nella squadra di governo di Bolsonaro in qualità di ministro della Giustizia.

Notizia del: 19/06/2019

Il filtro delle ‘Fake news’ NewsGuard sotto inchiesta per legami con azienda promoter della propaganda saudita

Saudis

© Reuters/Suhaib Salem

Una nuova App, che pretende di servire da baluardo contro la “disinformazione” aggiungendo “classifiche di fiducia” ai siti di notizie, ha collegamenti a una società di pubbliche relazioni che ha ricevuto quasi 15 milioni di dollari per promuovere informazione pro-Saudita nei media americani, riporta Breitbart.

NewsGuard e il suo losco comitato consultivo – composto da amanti della verità come Tom Ridge, il primo capo della sicurezza nazionale, ed ex direttore della CIA Michael Haydenè stato sottoposto a verifica dopo che Microsoft ha annunciato che l’applicazione sarebbe stata integrata nei suoi browser mobili. Un esame più attento degli investitori quotati in borsa della società, tuttavia, ha rivelato nuove ragioni per essere sospettosi di questo autodichiarata crociata contro la propaganda. Come ha scoperto Breitbart, il terzo investitore di NewsGuard, Publicis Groupe, possiede una società di pubbliche relazioni che ha ripetutamente operato con l’Arabia Saudita.

Dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, Riyadh ha arruolato Qorvis Group, una sussidiaria di Publicis, nella speranza di smentire le accuse che il regno avesse chiuso un occhio – o addirittura promosso – al terrorismo. Tra marzo e settembre 2002, l’Ambasciata Reale dell’Arabia Saudita ha pagato Qorvis 14,7 milioni di dollari, per far partire una aggressiva campagna mediatica per prendere di mira i consumatori americani. Come parte della campagna, Qorvis ha impiegato una litania di tattiche discutibili, compresa l’esecuzione di annunci pro-Saudi sotto il nome di un gruppo di attivisti, Alliance for Peace and Justice. Successivamente, l’FBI ha fatto irruzione negli uffici dell’azienda nel 2004, dopo che Qorvis era sospettato di aver violato le leggi sul lobbismo estero.

Tra il 2010 e il 2015, si ritiene che Qorvis abbia ricevuto milioni di dollari per continuare a ripulire l’immagine del regno saudita negli Stati Uniti. L’accelerazione è arrivata proprio quando i sauditi hanno lanciato la loro guerra devastante contro lo Yemen. Infatti, Qorvis ha creato un intero sito web – operationrenewalofhope.com – per promuovere la guerra guidata dai sauditi nello Yemen, secondo il sito di notizie The Intercept.

L’azienda ha anche inserito con successo storie Riyadh-friendly in importanti pubblicazioni americane, tra cui un op-ed del 2016 del ministro degli esteri saudita Adel al-Jubeir, che è stato pubblicato da Newsweek. Il titolo gridava spavaldamente: “I sauditi combattono il terrorismo, non credere al contrario”.

Tutto questo è piuttosto straordinario, considerando che NewsGuard si propone come un’applicazione che aiuta i consumatori di notizie a determinare “se un sito web sta cercando di fare la cosa giusta o se invece ha un’agenda nascosta o pubblica consapevolmente falsità o propaganda”.

Gli utenti dei social media hanno rapidamente seguito la storia, evidenziando i molteplici livelli di ironia e umorismo.

Mi chiedevo perché il loro slogan fosse “decapitare coloro che diciamo vendere notizie false”, ha scherzato un utente di Twitter.

Eppure, il co-fondatore di NewsGuard Steven Brill ha insistito sul fatto che Qorvis e la sua casa madre non hanno alcun controllo sull’applicazione.

“Publicis non ha nulla a che fare con il contenuto o le operazioni di NewsGuard e ha una piccola partecipazione nell’azienda”, ha detto Brill a Breitbart.

Se guidare l’applicazione è una responsabilità riservata esclusivamente al comitato consultivo, NewsGuard probabilmente non andrà molto meglio: Uno dei membri del consiglio, Richard Stengel, è un ex redattore capo della rivista Time e un ex funzionario del Dipartimento di Stato che è stato soprannominato il “capo propagandista” del governo degli Stati Uniti..

Fedele alla forma, Stengel ha ammesso apertamente durante una tavola rotonda l’anno scorso che “Non sono contro la propaganda”, e “Ogni paese la fa e la deve esercitare sulla propria popolazione e non penso necessariamente che sia così terribile”.

Preso da: https://it.sott.net/article/2042-Il-filtro-delle-Fake-news-NewsGuard-sotto-inchiesta-per-legami-con-azienda-promoter-della-propaganda-saudita