20 OTTOBRE 2011 : IL GIORNO DELLA VERGOGNA

20 OTTOBRE 2011 : IL GIORNO DELLA VERGOGNA – 20 OTTOBRE 2015 : IL RICORDO E LA LOTTA (ALLAH, MUHAMMAR WA LIBYA WA BAS!)

“Se colui che vuol conoscere la verità verrà a trovarmi io lo guiderò senza fatica su questa strada, non forzandolo a sposare le mie idee, ma facendogliele vedere con chiarezza così che egli non possa evitare di riconoscerle”

                                                              ‛Abd al-Qādir al-Jazāʾirī

SONO TRASCORSI QUATTRO ANNI  DALL’ASSASSINIO DEL LEADER DELLA JAMAHIRIYA ARABA DI LIBIA ( o almeno così ci hanno ordinato di credere)

Nella nebbia dell’informazione dobbiamo ricordarlo, come dobbiamo ricordare il popolo libico , il suo orgoglio e la sua dignità nel resistere all’aggressione della NATO e dei suoi cani del Qatar, i pazzi sauditi e tutti i servi sciocchi che hanno pensato di nascondersi all’ombra di un colonialismo di ultima generazione.

Muammar wa bas  – solo Muammar  Tripoli, Piazza Verde 1 Luglio 2011

La ragazza libica che in Piazza Verde in quell’eroica – e maledetta  – estate esponeva il suo augurio al leader è l’immagine di apertura che dedico a Muammar Al Gheddafi, ed alla sua memoria.

Un anno fa un altro blogger dedicava al leader della Jamahiriya il filmato che segue. La colonna sonora è quella che ricorda un altro eroe leggendario della resistenza al colonialismo imperiale della metà del ‘900 : Ernesto Che Guevara. Ebbene difficilmente si sarebbe potuto trovare un testo più pertinente, più aderente alla vicenda umana e storica dell’ispiratore della rivoluzione “bianca” del 1° settembre 1969,
ebbene non avete idea di quanti veri e propri imbecilli siano insorti per rivendicare quasi la proprietà di quel testo ad una fantomatica sinistra, per fare distinguo da ignoranti e creduloni schierati con quanti hanno preferito leggere  – con evidente pruderie voyeuristica mischiata ad una ingenuità devastante – le mirabolanti gesta “erotiche” delle sedicenti prede del “feroce tiranno”. Decisamente il web è un ambiente in cui l’ignoranza trova il massimo rifugio. Ed i luoghi comuni pure.

Il Libro Verde, semplice quanto devastante riflessione in merito alla idiozia della democrazia rappresentativa, manifesto della democrazia diretta, manifesto – questo si, nei fatti – di un vero socialismo. Snobbato dagli storici e dai radical-chic che nemmeno si son degnati di leggere gli scritti di “un beduino della Sirte”, più comodo pontificare sul tiranno e sulle sue pretese devianze. L’enciclopedia Treccani nelle parole di una tale Dottoressa  Saura Rabuiti   lo definisce così  : “…un uomo arcigno, che dà udienza in una tenda regale, vestito con abiti stravaganti e sgargianti, spesso avvolto nell’ampio mantello ricamato dei Berberi..” la messa a giorno dell’articolo, guardacaso è del maggio 2011…

Nel 1996, Gheddafi aveva emesso un ordine di cattura internazionale per un mestatore internazionale di provenienza saudita, tale Osama Ben Ladin, le sue indicazioni furono ignorate, come ricordava un certo senatore Andreotti, che di misteri ne conosceva parecchi. In questo filmato le interviste.

Concedo solo un modesto beneficio del dubbio a V.V. Putin, in merito alla questione libica, in mancanza di uno scambio di opinioni diretto e personale sull’argomento (le opinioni dei media non hanno sostanza, oppure sono illazioni o propaganda). Perché se la questione si dovesse risolvere in una meschina mossa strategica, se cioè il leader russo fosse di fatto restato a guardare in attesa – alla meglio – di un indebolimento di Gheddafi e quindi per ciò avrebbe evitato di porre il veto alla vergognosa risoluzione ONU n° 1973 del maledetto 17 marzo 2011, se così fosse una gran parte di responsabilità della tragedia mediorientale e nordafricana (ma il perimetro del caos è assai più vasto) andrebbe a ricadere su di lui.

In compenso in questo articolo non appariranno immagini dei veri e dichiarati criminali, dei ruffiani piccoli e grandi, dei lacchè dell’impianto coloniale che hanno circondato la Libia, assediandola con la più poderosa coalizione militare della Storia, la vergogna della Storia. I loro volti qua non trovano spazio, per loro è degna forse solo la latrina della Storia.

Quella Storia dai più fraintesa per ciò che sui libri i vincitori hanno – da sempre – celebrato, quella Storia che per noi è un quotidiano come lo è stato – il nostro contemporaneo – il momento drammatico di quei mesi del 2011, allorché ci sentimmo impotenti dinanzi alla fabbrica delle menzogne e all’esibizione dell’ignoranza e della credulità più stupida e politicamente corretta.
Quella Storia sverginata da veri e propri CRIMINALI, della politica e dell’informazione, i servi, i veri e propri cani da guardia del mostro coloniale.

E quanti sono i giornalisti, gli storici che hanno perduto l’occasione della vita: essere partecipi della Storia contemporanea, non supini esecutori di un ordine dattiloscritto! Mi viene a mente lo Zucconi con la sua “Carovana dei tiranni” ne i Quaderni del Liceo Orazio, allorché perde un’ottima occasione per scendere – lui – dal carrozzone dei Quisling e dei lustrascarpe del potere.

Nella tarda primavera del maledetto 2011 una commissione internazionale si recò in Libia per verificare le informazioni che – da Londra, Tunisi e da Parigi – venivano veicolate da sedicenti organizzazioni democratiche di sana dissidenza contro il “regime del tiranno” Gheddafi. I risultati di di queste missioni di Fact Finding non sono mai stati portati a conoscenza di una opinione pubblica rintronata dalla propaganda sui fantasiosi bombardamenti sulla folla, sugli inesistenti campi di fosse comuni. I politicanti di tre quarti della sinistra libertaria (quelli che non hanno saputo riconoscere un Che Guevara contemporaneo, troppo storditi dai videogames e dagli I-Phone, dai piagnucolii dei Bersani ) credono ancora alle novelle su Lockerbie e di Abu Salim , per la cronaca le ossa fotografate nella “fossa comune” descritta ai media dai mercenari qaedisti erano ossa di animali, non di uomini, una delle bufale subito smentite dal semplice buonsenso. Paradossalmente infatti – se mi è concesso, pur col rispetto dovuto alle decine di migliaia di libici e di lavoranti neri ammazzati dai ribelli qaedisti e dai fiancheggiatori mercenari – una delle vittime è stata proprio l’intelligenza dei cosidetti “occidentali” che si sono bevuti le panzane più inverosimili messe in giro da questi veri e propri delinquenti.
Qua di seguito il filmato della Fact Finding Commission.
Nella sua ultima estate il Colonnello Gheddafi volle ancora sfidare la cieca violenza del terrorismo internazionale americano, lo vediamo girare per Tripoli affacciato al tetto del suo Land Cruiser, unico statista a permettersi l’auto non blindata.
Intanto, oggi l’Impero premia i suoi servi, l’ultimo Nobel per la Pace (e in fin dei conti come ho già scritto altrove un premio nato sulla dinamite non può che andare a chi è strutturale all’uso della medesima) è andato ai soci tunisini della disinformazione, i soggetti che garantirono l’esistenza proprio in tripoli di una morgue con circa 450 oppositori, dando il via alla canea della stampa mercenaria.

Ma a noi piace ricordare l’immagine di quella mano di donna in Piazza Verde, con le parole scritte con l’Hennè  :  Muammar wa bas

E non dimentichiamo nemmeno chi – ancora oggi – senza copertura mediatica porta avanti la propria Resistenza, che vergogna che i tanti “resistenti” italiani non abbian preso posizione con questa gente. Forse perché alla fin fine gli italiani come i francesi, i tedeschi, gli inglesi, sono fondamentalmente presuntuosi e così razzisti da non riconoscere a dei beduini, a dei musulmani, il diritto di esser fieri, orgogliosi di una identità, di una patria?

Originale, con altre immagini e video: http://www.trasversal-mente.blogspot.it/2015/10/20-ottobre-2011-il-giorno-della.html

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Dalle fosse comuni in Libia alle armi chimiche in Siria: storia delle bufale in Medio Oriente

Dalla Libia alla Siria, di bufale ne sono state raccontate parecchie: l’ultima è quella sull’uso delle armi chimiche a Idlib da parte di Assad.

Si disse poi che anche a Tripoli vi era stata una massiccia rivolta, sanguinosamente repressa dal regime, che nel frattempo stava portando nel paese con appositi voli aerei dei mercenari dall’Africa nera. Solerti testimoni e giornalisti raccontarono che ben sette aerei da caccia avevano sorvolato in circolo la Piazza Verde a bassa quota colpendo gli insorti: peccato che ciò non fosse tecnicamente possibile per degli aerei del genere, e che in tutta la piazza non si vedesse un solo segno d’arma da fuoco. In seguito vennero fatte trovare delle “fosse comuni” in cui gli uomini di Gheddafi, sempre secondo la stampa araba ed occidentale, avevano seppellito le vittime della repressione: e invece era il cimitero dove venivano sepolti gli animali dello zoo di Tripoli.

Su Gheddafi, naturalmente, non mancarono anche bufale postume, certamente le più odiose, che gli attribuivano una lussuria fuori dal comune, al punto da far sguinzagliare i suoi poliziotti alla ricerca di ragazzine da portarsi a letto, o ancora quella secondo cui la figlia Anna non sarebbe morta nel bombardamento americano di Tripoli del 1986, ma tenuta nascosta al mondo per farlo credere a tutti. Sul bunker di Bab al Aziziya fiorì tutta una serie di leggende accuratamente alimentate dai nostri media, che ancor oggi talvolta resistono nell’opinione di qualche passante malgrado siano poi state sempre e regolarmente dimostrate come totalmente infondate.
Insomma, già sulla Libia se ne raccontarono così tante, di balle, da far subito capire quale china stesse prendendo il mondo dell’informazione in rapporto alle cose arabe e mediorientali. Infatti nel frattempo era cominciata anche la crisi in Siria, e pure in quel caso se ne stavano raccontando di tutti i colori.
In Siria vi erano state proteste pacifiche e spontanee, stimolate da quanto visto in Tunisia e in Egitto. Ma ben presto, soprattutto dal confine iracheno ma anche dal Libano e dalla Turchia, entrarono gruppi di uomini armati e non identificati che iniziarono ad attaccare le guardie frontaliere e le forze di polizia. Il clima cominciò rapidamente a farsi incandescente, ma l’aumento della tensione venne subito attribuita sempre e comunque al governo siriano da parte dei soliti media occidentali e panarabi. Poichè, però, a differenza della Libia in questo caso la Russia e la Cina non permettevano ad alcuna coalizione occidentale d’intervenire in Siria, si cominciarono ad escogitare espedienti sempre più raffinati. Così l’anno dopo, nel 2012, già Obama accusava Assad di “aver oltrepassato la linea rossa” usando armi chimiche contro la popolazione e i ribelli. S’arrivò ad un passo dallo scontro non soltanto fra la Siria e la coalizione occidentale a guida franco-anglo-americana, ma soprattutto fra quest’ultima e la Russia che aveva già schierato le proprie forze davanti alle coste siriane, oltre ad essere presente a Latakia e a Tartous. Alla fine gli occidentali capirono che i russi non scherzavano, e seppur a malincuore decisero di mollare la spugna.
Continuò però l’operazione di continuare a bruciare la Siria dall’interno e dall’esterno, ricorrendo stavolta all’ennesima novità sul fronte mediorientale, l’ISIS. Assecondando l’espansione di quest’ultimo, gli occidentali e le petromonarchie del Golfo presero due piccioni con una fava: l’Iraq, che s’era avvicinato un po’ troppo all’Asse della Resistenza, si ritrovò invaso fino ed oltre Mosul, e subì un cambio di governo che fornì la sua “normalizzazione” politica; la Siria, che già faticava contro gli uomini dell’Esercito Libero Siriano e di al Qaeda, si ritrovò con un nuovo fronte e le sue forze cominciarono a trovarsi sempre più in difficoltà. Era la scusa, per gli occidentali, per intervenire finalmente in Siria e in Iraq: con la scusa di bombardare l’ISIS, spesso e volentieri invece le forze aeree francesi e statunitensi colpivano gli uomini dell’Esercito Arabo Siriano di Damasco e quelli di Hezbollah. Così, grazie ai bombardamenti di Stati Uniti e Francia, l’ISIS anzichè perdere terreno ne guadagnava sempre di più, mentre le forze siriane continuavano a perdere mordente.
L’intervento russo smontò e smascherò anche quest’ennesima bufala: in sole due settimane il Califfato perse il 40% del proprio territorio. Questo semplicemente perchè la Russia colpiva realmente gli obiettivi dell’ISIS anzichè quelli siriani e di Hezbollah. In più occasioni, a partire da quel momento, la Russia fornì all’opinione pubblica riprese scattate dai suoi satelliti spia, che mostravano chiaramente quali fossero gli obiettivi dell’ISIS da colpire e perchè gli occidentali non li avessero colpiti. Giustamente, i nostri media preferirono sempre glissare.
Poi c’è stato il caso di Aleppo: poichè i bombardamenti per strappare la città al Califfato erano condotti dai russi e dai siriani, ogni giorno i media occidentali e panarabi s’inventavano qualche nuovo ospedale bombardato. Aleppo, la seconda città siriana per importanza, aveva sicuramente più di un ospedale, ma a dar retta alla narrazione dei nostri media le strutture ospedaliere erano addirittura decine e decine. Sul fronte iracheno, invece, i bombardamenti fatti dalle forze statunitensi su Mosul non causavano nessuna vittima, e men che meno veniva colpito alcun ospedale: qualcosa d’incredibile, ma del resto è noto come le bombe americane siano “intelligenti”.
L’ultima bufala è quella che sta circolando in questi giorni, secondo cui Assad avrebbe nuovamente usato le armi chimiche a nord di Idlib, con un bilancio rapidamente salito a 72 vittime. Anche in questo caso l’accusa è formulata dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, notoriamente una sola persona residente a Londra e legata a doppio filo ai ribelli del Consiglio Nazionale Siriano e dell’Esercito Siriano Libero. Nessuno in Occidente, nè tra i media nè tra i governi, ha pensato di dubitare di quest’accusa, attribuendo immediatamente ad Assad quest’ennesima ed infamante responsabilità. Il punto, però, è che ormai l’esercito siriano non dispone più di armamenti chimici, come da accordi presi dopo il 2012. Mosca ha subito smentito le accuse occidentali, come del resto già aveva fatto il governo siriano attraverso l’agenzia SANA, e il Ministero della Difesa russo per voce del Generale Maggiore Igor Konashenkov ha specificato che s’è trattata dell’esplosione di un arsenale chimico di proprietà proprio dei ribelli, colpito dalle forze aeree siriane. Quel tipo di gas, il sarin, era già stato usato dai ribelli ad Aleppo, oltre ad essere contrabbandato anche in Iraq, cosa che denuncia le pericolose contiguità fra quest’ultimi ed il Califfato. Ma di questo, come di tante altre cose, i nostri media e i nostri governi preferiscono non parlare.

La Guerra in Libia è una Operazione CIA Studiata già 30 Anni Fa

sabato 3 settembre 2011

La Guerra in Libia è una Operazione CIA Studiata già 30 Anni Fa? Chi Sono i Ribelli?

La campagna di disinformazione è iniziata in febbraio, come risaputo sono state dette molte falsità al pubblico, sia per quanto riguarda la natura della rivolta sia per quanto riguarda la reazione del governo libico ad essa. Mentre i carri solcavano le strade libiche, e i jet volavano nei cieli la battaglia si faceva più dura e i mercenari di Al Qaeda mossero guerra contro l’esercito libico, i media corporativi in tandem con gli stati membri della NATO si preparavano ad intervenire, ritraendo una rivolta costituita da attivisti pacifici che venivano crivellati dai colpi delle mitragliatrici e bombardati dagli aerei. Ci sono ora le prove che confermano che tali atrocità non sono mai avvenute, ma l’Onu citando questa disinformazione ha autorizzato l’intervento della NATO.


La natura stessa dei ribelli Bengasi è stata presentata in maniera ingannevole al pubblico. In realtà, erano una miscellanea di estremisti e mercenari, molti dei quali avevano combattuto di recente in Iraq e in Afghanistan contro le forze Usa. Questi mercenari, pagati dalla CIA e dall’MI6 negli ultimi 30 anni (vedi linea del tempo), vengono raffigurati come “una forza politica indigena” di opposizione al governo libico. Recentemente è stato rivelato che il comandante dei ribelli che hanno tentato la conquista di Tripoli altro non è che Abdelhakim Belhadj, una pedina di Al Qaeda che venne precedentemente catturato in Malesia, torturato dalla Cia a Bangkok, in Thailandia nel 2003, prima di saltar fuori di nuovo in Libia dove sta ora combattendo per conto della NATO.

Un’altra via in cui è stata propagata disinformazione è stato il tentativo di rappresentare Gheddafi come un pazzo vagabondo che, nonostante la denigrazione, si rivelò essere uno dei pochi capi di stato “sinceri” sul conflitto che assediava la sua nazione. Dalle sue prime dichiarazioni sul fatto che la rivolta fosse fomentata dall’esterno e che fosse coinvolta Al Qaeda, alle affermazioni ormai certe del fatto che la ribellione servisse per inaugurare una nuova occupazione straniera assieme alla depredazione delle risorse della Libia, aveva colto nel segno.

Quello a cui stiamo assistendo in Libia è una di aggressione orchestrata da finanziatori/capi corporativi per i loro interessi. Hanno cospirato apertamente sul fatto di effettuare una campagna di conquista militare ed economica in tutto il Medio Oriente (e oltre), includendo il Nord Africa e specificamente anche la Libia. Dal discorso di Wesley Clark nel 2007, all’articolo del Newsweek del 1981, ci sono state consegnate delle confessioni firmate sul fatto che sono i “nostri” governi i veri nemici da cui l’umanità si deve liberare, mascherano la loro agenda con la sottile patina della giustificazione morale. Ancora una volta, dobbiamo impegnarci ad individuare i veri interessi che hanno messo in moto questo conflitto, guardando dietro i leader militari e politici meri esecutori della “politica internazionale”. (Fonte)



Chi sono i ribelli libici?


Intervista (di Ami Goodman per Democracy Now) a Gilbert Achcar, professore alla Scuola di Studi orientali e africani a Londra, autore di molti libri, il più recente si intitola:  “Gli Arabi e l’Olocausto”. 



Amy Goodman –   Benvenuto a Democracy Now, Professor Achcar.Può dirci che cosa succede oggi in Libia?

Gilbert Achcar – Salve, Amy . E’ un piacere parlare con lei. Quello che avviene in Libia è  quello che lei ha descritto. Non ne so molto di più. Fondamentalmente la battaglia continuerà fino a quando non cattureranno  Gheddafi e sottometteranno le rimanenti città che sono a favore di Gheddafi o dominate dalle forze pro-Gheddafi. Per quanto sappiamo dai notiziari, si stanno svolgendo intensi negoziati con la gente di queste città perché si faccia tutto pacificamente; un portavoce ha anche parlato dei ribelli che stanno prendendo il controllo di Sirte, questo si vedrà in seguito.

Amy Goodman – Il pezzo che lei ha scritto si intitola: La cospirazione della NATO contro la rivoluzione libica. Ci spieghi.

Gilbert Achcar – Naturalmente cospirazione è tra virgolette perché cito delle persone che la chiamano cospirazione, ma il punto è che non è una cospirazione. E’ uno schema molto chiaro che si è sviluppato fin dall’intervento della NATO e da quando si è capito che sarebbe stato un intervento  con una prospettiva più lunga, che gli schemi erano in effetti costruiti perché la guerra continuasse, in un certo senso, per non far precipitare la conclusione, e allo stesso tempo tentando di arrivare a una specie di accordo tra il regime di Gheddafi e i ribelli. La situazione fino all’ultimo periodo è stata questa.

 Fino a poche settimane fa la squadra della NATO guidata dal Regno Unito che aveva  preparato un progetto per la Libia, stava  insistendo – sapete che hanno una specie di ossessione per l’esempio dell’Iraq quando l’amministrazione Bush ha smantellato lo stato Baathista di  Saddam Hussein quando gli Stati Uniti  invase il paese. Di solito le fonti occidentali attribuiscono il disastro in cui l’invasione dell’Iraq si è trasformata a questo atto iniziale e quindi l’ossessione della NATO è stata proprio di evitare che si ripetesse questo stesso tipo di situazione in Libia e di fare un patto tra i baroni tra del regime di Gheddafi e la ribellione.

Fino a pochi giorni fa il Financial Times in un suo editoriale diceva che i ribelli non dovevano attaccare Tripoli e il pretesto era che ci sarebbe stato un bagno di sangue. Fortunatamente non è accaduto e l’idea di non attaccare Tripoli e di cercare di fare un patto con Tripoli  c’è sempre stata e lo scoglio  che lo  ha impedito  è stata proprio  la testardaggine stessa di Gheddafi, perché non c’era modo che i ribelli accettassero un patto per mantenere Gheddafi in una posizione ufficiale di potere, e non c’era modo che egli accettasse di dimettersi..

Amy Goodman – Chi sono i ribelli, Gilbert Achcar?

Gilbert Achcar – Chi sono i ribelli? Questa è una domanda da un miliardo di dollari. Perfino nei circoli della NATO  si fanno la stessa domanda. Il fatto è che sappiamo che esiste il Consiglio Nazionale transitorio, ma anche riguardo a questo abbiamo informazioni limitate. Non ci sono notti tutti i suoi membri e si annunciano nuovi membri  in rappresentanza delle  restanti le aree, compresa Tripoli. Ci sono un misto di liberali, dei membri del regime precedente e figure tradizionali che rappresentano le componenti tribali e regionali del paese.

Quello che possiamo giudicare è il programma emesso dal CNT in termini di programma politico;  e quello che sappiamo sembra un piano democratico per una transizione democratica. Promettono di organizzare due turni di elezioni, uno per l’assemblea  costituente, che elaborerà  una bozza di costituzione, e un secondo uno basato sulla costituzione che eleggerà il governo. Promettono (sono molto scettico al riguardo), che tutti i membri del CNT non entreranno in questa arena elettorale per i due turni elettorali.  Si vedrà.

 Per quanto riguarda il programma economico che è rappresentato nel gabinetto attuale del CNT, si trovano persone che avevano già questo ruolo sotto Gheddafi per la supervisione di  riforme neo-liberali nel paese, quindi nulla di molto originale ci si deve aspettare al riguardo. Non è una rivoluzione socialista, nessuno  ha mai avuto alcuna illusione riguardo a questo.

Detto ciò, però, quando pensiamo ai ribelli come persone che  combattono, quando pensiamo come le masse che abbiamo visto domenica sera a Tripoli arrivare in gran numero a Piazza dei Martiri che  una volta si chiamava Piazza Verde, ebbene, allora si trova un panorama del tutto eterogeneo, direi che la grandissima maggioranza di queste persone  non hanno avuto un background politico in passato, comprese le persone armate, la maggior parte di loro, di chi sta dalla parte dei ribelli, prima erano dei civili. Non erano militari.  La maggior parte di queste persone dopo 42 anni di dittatura, senza una vera vita politica genuina nel paese, sono difficili da descrivere politicamente. Bisogna aspettare e vedere che cosa verrà fuori quando nel paese ci sarà una vera lotta politica, come quelle di cui siamo testimoni e che si svolgono in Egitto e in Tunisia, due paesi dove i dittatori sono stati spodestati.

Amy Goodman –  Come mai la NATO ha scelto di lavorare con questi gruppi di  ribelli, invece che con altri?

Gilbert Achcar – Non c’era molta scelta, quando molte nazioni del mondo riconoscono un CNT e sentite la gente che dice che: “Il Consiglio non è stato eletto”. Come poteva essere eletto? E’ una situazione di insurrezione e ci si arrangia con quello che si ha. Non pretendevano di restare per sempre nel paese. Dall’inizio si sono chiamati a interim o di transizione;  hanno detto che avrebbero organizzato le elezioni e avrebbero poi abbandonato la scena; hanno perfino detto che non tutti i membri del CNT si candideranno nei due turni elettorali, quindi non c’è nessuna alternativa in Libia alla al governo di Gheddafi tranne questo CNT.

Rimane da vedere che cosa accadrà dal punto di vista politico. In Egitto  Mubarak è stato destituito, ma chi ha preso il potere? I militari,e in effetti in quel senso ciò che accade ora in Libia è una trasformazione più radicale del regime in confronto a ciò che c’è in Egitto. In quel paese, infatti, a parte la punta dell’iceberg che è stata messa da parte, cioè Mubarak e i suoi compagni, l’esercito,  fondamentalmente, ha ancora il controllo ed è stato la spina dorsale  del regime fin dall’inizio, dagli anni ’50. Ora invece in Libia, sebbene ci siano membri del regime tra i ribelli, le strutture del regime,  cominciando dall’esercito, che con Gheddafi era piuttosto un gruppo  di milizie private e di guardia pretoriana, e che comprendeva anche i mercenari, tutto questo si sta sbriciolando, sta crollando; abbiamo visto come è crollato a Tripoli sebbene non sia ancora tutto finito.

Amy Goodman – Ieri Democracy Now ha parlato con Phiyllis Bennis, dell’Istituto per gli studi politici,   che ci ha detto che il controllo del petrolio libico  da parte delle potenze occidentali è stata una parte cruciale di questo conflitto.

Phyllis Bennis – “Non si tratta dell’accesso al petrolio; questo sarà sul mercato mondiale e ne sarà parte.  Si tratta del controllo, il controllo dei termini di quei  contratti. Riguarda il controllo di quantità che sono stati “gonfiate” in tempi diversi.      Riguarda il controllo dei prezzi. Riguarda il controllo di quella risorsa fondamentale”

Amy Goodman –  Parliamo di molte compagnie petrolifere diverse:  la francese Total, le compagnie statunitensi  Marathon Hess, ConocoPhillips., e molte altre. E’interessante che il governo dei ribelli libici abbia detto alla Reuters  in un’intervista che avrebbero onorato tutti i contratti concessi durante il periodo di Gheddafi, compresa quello con  compagnie cinesi. Gilbert Achcar, la sua risposta?

Gilbert Achcar – E’ assolutamente ovvio che il petrolio è stato un fattore chiave nell’intervento della NATO; se  la Libia non fosse stato un paese produttore di petrolio, non sarebbero intervenuti, è assolutamente ovvio. Il problema, ora, come lei ha appena detto, non è quello di avere accesso a un territorio che era al di là dell’accesso occidentale. Fondamentalmente tutti gli interessi occidentali sono stati rappresentati in Libia, tutte le più importanti compagnie petrolifere occidentali hanno fatto contratti con il regime libico e il CNT ora dice che onorerà questi contratti con tutte le nazioni. Questo fondamentalmente significa che  i guadagni, a questo livello,non possono essere enormi. Naturalmente, se ci saranno nuove concessioni e nuovi contratti, saranno privilegiati a fare affari, le nazioni che hanno appoggiato i ribelli dall’inizio,  come ha detto il CNT.

 Penso però che ci sia una cosa ancora più importante: il futuro mercato. C’è stata infatti grande distruzione, molte infrastrutture devono essere ricostruite, e naturalmente le compagnie occidentali, cominciando da quelle statunitensi,  britanniche e francesi, avranno grande interesse ad accedere a questo mercato. Naturalmente la NATO ha un incentivo, c’è una questione di interesse dietro questo intervento e niente altro.

Però tra questo e credere che la NATO ha ora il controllo della Libia c’è una grande differenza. Anche se consideriamo paesi come l’Iraq e l’Afghanistan dove ci sono truppe di terra della NATO – in Iraq la loro presenza è stata massiccia ed è durata molto tempo – non erano comunque in grado di controllare il paese. Come volete che faccia la NATO a controllare la Libia da lontano, senza truppe sul terreno? Ecco perché persone come Richard Haass, del Consiglio per le relazioni estere, chiedono a Washington di mandare truppe di terra; questa è una cosa che è stata risolutamente rifiutata dai ribelli di loro volontà;  essi chiedono copertura aerea, protezione aerea; sono stati categorici nel rifiutare qualsiasi forma di intervento operato da truppe di terra e sono ancora largamente su queste posizioni; proprio di recente hanno perfino  dichiarato ufficialmente che non permetteranno alla NATO di stabilire nessuna base nel paese e possiamo vedere molti segnali, come per esempio dire che non consegnerebbero  Gheddafi o i suoi figli alla Corte Penale Internazionale, ma che vorrebbero che fossero  processati in Libia; questo quindi  mostra le limitazione – qualsiasi cosa sostengano a Washington, a Londra o a Parigi della loro reale influenza sulla situazione libica; hanno avuto un’influenza e ne avranno ancora, anche se limitata,  finché le forze di Gheddafi saranno là e fino a quando continuerà la guerra, ma appena tutto questo svanirà, allora l’influenza che hanno diminuirà tantissimo.

Amy Goodman –  Molte grazie per essere stato con noi.

Ricordo del 2011: i liberatori della Libia, Sarkozy, Cameron ed Erdogan si congratulano con i mercenari della NATO

Retrocediamo fino al 2011 e ricordiamo come i “liberatori” della Libia, Sarkozy, Cameron ed Erdogan si congratulavano allora con i terroristi mercenari della NATO:
Quando il Presidente della Francia Francois Hollande richiama per la “neutralizzazione” di Bashar al-Assad, il britannico Ministro della Difesa Michael Fallon annunciava  preparativi per sospingere l’ISIS verso la Siria (…) “per mantenere le nostre strade sicure qui in casa”, dichiarava.

le-figaro-16-september-20111Allo stesso modo il turco Erdogan proclamava ai media che “Aleppo potrà trasformarsi nella 82a provincia della Turchia”; vale la pena ricordare che nel Settembre del 2011, gli esponenti europei,  il francese presidente Nicolas Sarkozy, il primo ministro britannico David Cameron ed il presidente turco Recep T. Erdogan, visitarono la Libia da poco occupata dai terroristi mercenari della NATO.

Le Figaro, 16 September 2011

The Guardian, 15 September 2011Cameron poses with terrorist ISIS
“Questo va più in avanti della Libia; questo è un momento in cui la primavera araba potrebbe trasformarsi in una estate araba e potremo vedere la democrazia anche in altri paesi. Credo che voi stessi potrete dare un esempio agli altri per quello che questo potrà significare”. (Il primo Ministro britannico David Cameron, in una conferenza stampa congiunta assieme al presidente francese, Nicolas Sarkozy, e quello della Libia, “Presidente” Mustafa Abdul Jalil, presso l’Hotel Corinthia, Trípoli, 15 Settembre, 2011   – The Guardian, 15 Settembre 2011

“Sapete quello che stavo pensando mentre camminavo per le strade di Tripoli e i corridoi dell’Ospedale? “Dice il presidente francese Hollande. “Stavo sognando che un giorno i giovani siriani avranno la stessa opportunità come quella di cui i giovani libici stanno usufruendo oggi giorno, e che un giorno anche loro possano dire: “la democrazia e la rivoluzione pacifica sono per noi”. Per questo forse la cosa migliore che posso fare è dedicare la nostra visita alla città di Tripoli per tutte quelle persone che hanno una speranza per la Siria, che un giorno potrà diventare un paese liberoi”. (Il presidente francese Nicolas Sarkozy alla conferenza stampa congiunta con il primo ministro Cameron in Libia ed il presidente libico, Mustafa Abdul Jalil, presso l’Hotel Corinthia, Trípoli, (15 Septiembre 2011)

Cameron Sarkpsy in LybiaLe operazioni militari in Libia condotte dalle coalizione Erdogan con pres. LibicoNATO (inclusa l’Italia) sono state effettuate dal Marzo all’Ottobre del 2011 per attaccare obiettivi all’interno del territorio libico ed annientare le forze lealiste del regime di Gheddafi. Le operazioni di terra furono condotte appoggiandosi sulle milizie jihadiste organizzate dai servizi di intelligence della NATO, le stesse che poi furono successivamente utilizzate anche in Siria per rovesciare il governo di Bashar al-Assad (operazione ancora in corso).

Il risultato ottenuto da quelle operazioni è stata la distruzione di basi militari, depositi ed infrastrutture,  la totale destabilizzazione del paese, oggi in preda al caos ed alla guerra civile.

Fonte: Syrian Freepress

Nelle foto a sinistra: David Cameron, Nicolas Sarkozy, il neopresidente libico Mustafa Abdul Jalil

Nella foto a destra: il presidente turco Erdogan abbraccia il neo presidente libico (verrà spodestato pochi giorni dopo)

Preso da: http://www.controinformazione.info/ricordo-del-2011-i-liberatori-della-libia-sarkozy-cameron-ed-erdogan-si-congratulano-con-i-mercenari-della-nato/

GHEDDAFI E GLI ALTRI.

5 Marzo 2011

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/
La terra è tua madre, lei ti diede la nascita dal suo ventre. E’ colei che ti allattò e ti alimentò. Non disubbidire a tua madre e non tosare i suoi capelli, tagliare le sue membra, lacerare la sua carne, o ferire il suo corpo. Devi solamente aggiustare le sue unghie, fare che il suo corpo sia pulito da ogni lordura. Darle la medicina per curare ogni sua malattia. Non mettere pesi gravosi sopra la sua mammella, fango o cemento sopra le sue costole. Rispettala e ricorda che se sei troppo aspro con lei, non ne troverai un’altra. Non distruggere la tua dimora, il tuo rifugio, o ti perderai.
(Muammar Gheddafi).
Forse è per questo che gira con una tenda. Mentre il nostro viaggia da Arcore in Grazioli in Certosa in castelli in Santa Lucia e costruisce Milano 2 e C.A.S.E.

C’è qualcuno in giro che s’è chiesto perché mai quasi tutti i governanti, i progressisti, rivoluzionari, antimperialisti del Sud del mondo, America Latina in testa, pur non negando critiche al Gheddafi degli ultimi 10 anni sotto ricatto occidentale, si schierano a difesa del legittimo governo libico e del suo leader e denunciano le mire imperialiste di una “comunità internazionale” che da vent’anni, con la scusa dei dittatori e con l’uso di provocatori e provocazioni, assalta e massacra popoli,
stende sul mondo una cappa di miseria sul quale danzano alcune migliaia di ultraricchi, svuota libertà e diritti democratici, sociali, culturali, avvia ovunque Stati di polizia intrecciati alla criminalità organizzata, traffica in droga e armi, distrugge la possibilità di istruirsi e informarsi? C’è qualcuno che pensa che questi siano peggiori di Bush, Cheney, Obama, D’Alema, Fassino, Berlusconi, Netaniahu, Calderon, Karzai, Al Maliki, i golpisti killer dell’Honduras?
Coerenze. Voto bipartisan, salvo IDV, per la missione afghana nel 2010. Missione dei 36 “professionisti” italiani caduti e dei 34mila raid aerei all’anno (il doppio rispetto al 2007), per 25 miliardi e mezzo di euro tra Afghanistan, lotta ai pirati somali (in difesa di pesca di frodo e scarico di rifiuti tossici europei), Unifil, addestramento di ascari vari…62 milioni alla ricostruzione. “Per il buon nome del paese” (Pinotti, PD). Da promuovere ora in Libia
I vernacolari del “Campo Antimperialista“, collaudato il loro pluralismo nell’unione antimericana con i neonazisti di Franco Freda, manifestata la loro chiaroveggenza politica con orgasmatici applausi al trapanatore iracheno-iraniano di resistenti e sunniti, Moqtada, perfezionano la missione schierandosi “con l’insurrezione popolare” in Libia. Loro vestale, Emma Bonino, ancora zuppa di sangue serbo, iracheno, afghano.
Potenza dell’ignoranza. Andrea Camilleri, Luigi Ciotti, Cristina Comencini, Magherita Hack, Dacia Maraini, Moni Ovadia, Igiaba Scego, firmano un appello “Fermiamo il massacro in Libia”. Come si compromette una vita onorata. In arrivo anche gli amici del giaguaro, Saviano, Fazio, Santoro, tutto il PD, il papa, Sgrena, l’intera celebrata “società civile” in marcia per “promuovere i diritti culturali delle popolazioni contro dirigenti corrotti e venduti”. Sono bravi, chiedono di sfasciare ma senza sparare troppo.
Dall’inizio del 2011 Israele ha rapito e incarcerato 80 bambini palestinesi nella Gerusalemme Est occupata e stuprata dai coloni carburati da Obama. Ne invade le case di notte e se li porta via. Innumerevoli sono le denunce di tortura e abusi sessuali. Ieri ad altre 22 famiglie della città è arrivato l’ordine di demolizione delle loro case. Parlarne? Ma se sono riusciti anche a occultare i 500 bambini terroristi sterminati da Piombo Fuso…
Al Jazira pompa le balle dei “ribelli democratici”. Gli editoriali di Al Jazira sono gestiti da agenti dei servizi segreti con targa BBC. Al Jazira trasmette ogni singola patacca del defunto Bin Laden, senza controlli di autenticità, favorendo la “guerra al terrorismo”. E’ dal Qatar che gli Usa lanciarono l’invasione dell’Iraq, visto che Turchia e Arabia Saudita rifiutarono. E’ un pollaio che si fa difendere dal capo volpe
Al Jazira inventa bombardamenti aerei di Gheddafi (smentiti da tutti, compresi i satelliti russi), il delegato libico al Tribunale dell’Aja offre in pasto ai media e ai Obama 10mila morti, subito confermati da Al Jazira (e poi il Tribunale smentisce di avere tale delegato). Ma come, l’emittente del Qatar non era anti-israeliana? Sì, ma filo-americana e, da tv pagata dall’emiro, anche filo-monarchica, ovunque qualche stronzo risusciti un re.
In Sudan, distretto di Abyei, 70 ammazzati e villaggi rasi al suolo perchè il Sud secessionista grazie a USraele, UE, comboniani e Vaticano vuole anche quella regione assegnata al Nord. C’è quel po’ di petrolio che è rimasto al Sudan libero. Se possono somalizzare la Libia, vuoi che non ci provino con il Sudan che, oltre agli idrocarburi, ha il Nilo? Già tengono Etiopia, Ruanda, Uganda, Kenya. Per l’Eritrea, a forza di trattamento alla Saddam, si avvicina l’ora. Usraele ueber alles anche in Africa.
Centinaia di migliaia di iracheni manifestano nel “Grande Giorno della Collera” in tutto il paese “restituito alla democrazia”, ma non a luce, acqua, pane, scuola, vita. Vengono abbattuti come mosche in città militarizzate, sotto coprifuoco e proibite ai giornalisti. Il popolo di Mosul ha cacciato il generale fantoccio con i suoi 450 sgherri. Ovunque vengono costretti alla fuga governatori fantoccio installati dagli occupanti e loro sicari. La rivolta è in prima linea contro l’occupazione, causa di tutto. Ne avete sentito niente?
La Libia si difende da reazionari salafiti e monarchici ansiosi di Occidente e neoliberismo, chiamati “patrioti”. I governatori di Wisconsin, Ohio, Idaho e altri Stati Usa si difendono da centinaia di migliaia di manifestanti che assediano da settimane i palazzi del potere contro leggi neoliberiste che eliminano sindacati, contratti, diritti, chiamati “estremisti”. Un’insurrezione di lavoratori nel cuore dell’impero. Visto come ci si avventano i media?
L’ONU sanziona la Libia e fa scattare orde distruttrici su ordine Usa. L’ONU classifica il Messico primo al mondo per violazioni dei diritti umani. Mortalità materna 5 volte superiore a quella degli altri paesi. Con 35mila ammazzati in quattro anni si muore di più che in qualsiasi paese non in guerra. 2.500 donne uccise all’anno per reprimere l’opposizione e disintegrare il tessuto sociale con la psicosi della paura. 170 incarcerate per aborto con pene fino a 25 anni. 20mila migranti scomparsi o uccisi ogni anno. Zitti, da lì arrivano la droga per il mercato Usa e i dollari per le sue banche, dollari con i quali si finanziano le campagne elettorali dei presidenti. I cinque Stati Usa che risultano i massimi riciclatori di denaro da droga sono i cinque Stati che contribuiscono maggiormente alle campagne presidenziali.
Obama, vindice del diritto internazionale, decide che urge abbattere il leader di un paese sovrano. Non è interferenza. E’ democrazia ai tempi dei Berlusconi e di tutti i masochimbecilli della “sinistra”. Curioso: quelle del governo sono “milizie” e “mercenari” “che “sparano sulla folla”, quelle dei ribelli con istruttori Blackwater sono “truppe” e “volontari”, quando non “civili inermi” (con tanto di RPG e cannoni moderni). Mentre Karzai in Afghanistan e al Maliki in Iraq hanno truppe e gli altri sono “terroristi”. E dal sole piove e di notte ci si abbronza.
‎2010: 10mila afghani, all’80% civili, uccisi da USA e Isaf (160mila mercenari nella più lunga e costosa guerra dell’era democratica), 712 militari occupanti, migliaia di contractors, di cui 36 italiani, morti per le lacrime tossiche del mandante La Russa. 1000 civili pakistani, fatti passare per “taliban”, massacrati dai droni Cia nell’alleato Pakistan. Bombe Cia-Mossad a tutto spiano nelle moschee e città pakistane per destabilizzare un paese dal popolo ostile. Exit strategy di Obama svaporata e quattro enormi basi permanenti annunciate. Ma che mascalzone quel Gheddafi!
Nello Stato di Chihuahua hanno appena ucciso tre famigliari di una donna, Maria Magdalena Reyes Salazar, che si batteva per la giustizia per l’assassinio di suo figlio. Poi le hanno incendiato la casa. I narcos minacciano di sgozzare i bambini di un asilo a Ciudad Juarez. Qui sono state uccise in gennaio-febbraio 79 donne, il 32% in più rispetto ai due mesi del 2010. Quando qualche biasimo al presidente complice o un bell’ “intervento umanitario”?
Israele, che detesta gli anti Ben Ali, anti-Mubaraq, anti-Saleh, anti-Abdallah, adora (infiltra) i “rivoluzionari”, anche un po’ linciatori, di Bengasi. Portatrice, come questi, di diritti umani e democrazia, ha ammazzato altri tre palestinesi a Gaza e ha raso al suolo per la 20esima volta un villaggio beduino nel Sinai, 19 volte ricostruito, per far spazio ai coloni. Chiede ai beduini il costo degli smantellamenti
Antropologia imperiale, ovvero quando le facce spiegano. A Tehran le belle gnocche “verdi” ingioiellate e fresche di stilista. A Brega, Cirenaica, dove lealisti e ribelli si contendono il terminale petrolifero, i “rivoluzionari libici” di Anno Zero. Una turba barbuta armatissima, parossistica, schiumante, urlante in una specie di ballo di S.Vito alla salafita “Allah u Akbar”. Del tutto simile a studenti, operai, donne, poveri del Cairo e Tunisi…
Le lotte nelle piazze arabe sono una lotta transnazionale di proporzioni epiche. Si combatte per dignità, diritti, giustizia e sovranità. Sono lotte che non possono prescindere della consapevolezza del nemico: l’imperialismo globalizzante che sta attaccando la Libia che quelle lotte le aveva vinte. L’ordine globale vive o muore con la rivoluzione pan-araba. Ne fa parte il popolo libico, non chi lo frantuma.
Fidel Castro: “La campagna colossale di bugie sparse dai mezzi di comunicazione di massa, ha creato una grande confusione nell’opinione pubblica mondiale. Passerà del tempo prima di poter ricostruire ciò che è successo realmentre in Libia e di separare i fatti reali dai falsi che sono stati diffusi”. Già, nel frattempo le armate barbare passeranno sulla nostra coscienza nel viaggio verso Tripoli.
Il ”satrapo” Gheddafi, che non ha manco un palazzo d’oro o ville in Sardegna e Santa Lucia. L’ONU pone la Libia al primo posto nel Continente per Indice di Sviluppo Umano, reddito, longevità, istruzione, sanità (tutti gratuiti), distribuzione della ricchezza, la più bassa mortalità infantile, la maggiore partecipazione popolare al potere. Il Libro Verde garantisce la proprietà della terra a chi la lavora e della casa a chi ci abita. Coinvolge i lavoratori nella gestione delle aziende. Ogni decisione politica è presa dai Comitati Popolari e dal Congresso del popolo. Ma la burocrazia era corrotta e faceva affari con i capitalisti. Come a Cuba. Allora diamo addosso a Gheddafi, più tardi a Cuba, noi del popolo sovrano e benestante grazie alla “porcata” di Calderoli, la modernità di Marchionne, la gentilezza di Maroni, il patriottismo di La Russa, la sobrietà di Berlusconi, il socialismo di Bersani. Sono nostri i diritti umani!
Gheddafi ha sottratto la sua gente al vampirismo neoliberista e alle basi Usa, ha sempre avversato i monarchi arabi venduti, ha sostenuto la liberazione di Nicaragua, Cuba, Angola, Mozambico, Sudafrica, Palestina, baschi, irlandesi, ha preso uno spezzatino tribale e ne ha fatto una nazione moderna laica, si batte per l’unità africana. Ma i suoi burocrati erano corrotti e lui pazzo. Diamogli addosso.
Quando Gheddafi, dal solito “bunker” alla Hitler, articolato in ristoranti sul mare, palazzi di congressi e piazze pubbliche, accusa Al Qaida, sa bene cosa dice. Al Qaida in Afghanistan, in Kossovo e Bosnia, Cecenia, Yemen, Somalia, Maghreb, Latinoamerica, Europa. Sempre un bonus per l’imperialismo e un’inculata per arabi e musulmani. Possibile che l’illuminante “cui prodest” non interessi nessuno?
Hanno sequestrato decine di miliardi del “tesoro di Gheddafi“. Fondi del commercio estero del governo libico depositati in banche occidentali. In vista del furto del petrolio finora negato agli Usa, la criminalità organizzata “comunità internazionale” esegue una rapina con scasso (di sicari armati locali) dei beni di un popolo cui i futuri fantocci garantiranno sopravvivenza con Marchionne e narcotraffico. 700 miliardi, invece, Obama li ha cavati dai cittadini per darli alle banche che li avevano rovinati. In 40 miliardi di euro si calcola il “tesoro” del guitto mannaro, questo sì personale.
Il presidente Chavez che, per demonizzare due disobbedienti, era stato inventato ospitante di Gheddafi, ha espresso solidarietà a Gheddafi contro le belve imperialiste. Ha detto: “Sarei un codardo se, sulla base di falsità, condannassi chi è stato mio amico“. Uomo vero. Berlusconi e Frattini, nella tomba dei morti viventi, hanno avuto un sussulto.
La balla risolutrice per i genocidi imperiali: “Il dittatore ha massacrato il proprio popolo”. Chi non interverrebbe umanitariamente, vero D’Alema, Prodi, Berlusconi? Così con le false stragi di Milosevic a Sarajevo e in Kosovo, con i massacri di curdi e sciti da parte di Saddam, con lo sterminio di donne per mano taleban. Ma mai con le Torri Gemelle, il metrò di Londra, il treno di Madrid. Ma quelli li ha fatti Al Qaida, mica i loro governi.
Tre commandos dei marines olandesi, cioè Nato, sono sbarcati dalla nave “Tromp” a Sirte, tuttora in mano libica, per innescare la rivolta anche lì. Le truppe regolari li hanno catturati. E’ spontanea un’insurrezione “Allah u Akbar”, guidata a Bengasi da istruttori e armatori Usa-Nato, coperta da false stragi mediatiche di Gheddafi, incitata dalla moglie di colui che sbranò la Jugoslavia, zeppa di commandos imperiali?
Provasto a normalizzare con militari e fantocci le potenziali rivoluzioni anti-globalizzazione in Egitto e Tunisia, scatenati i secessionisti salafiti in Libia e berberi in Algeria, la Libia, che contrattava alla pari con il mondo e respingeva gli Usa, è bella e incastrata. Si torna, come in Jugoslavia, a mafia-narco-statarelli, come ai bei tempi del colonialismo. Qui Cirenaica, Tripolitania e Fezzan a sbranarsi per gli sghignazzi e il petrolio Usa
Cirenaica come Kosovo. “Consiglieri” Usa a Bengasi stanno già ponendo le fondamenta per una nuova base Bondsteel da cui intervenire sull’Africa tutta, in culo a UE, Cina e Russia. Prima la creazione di una quinta colonna di invasati e banditi islamici, poi le false stragi di Slobo e Gheddafi sovrapposte a quelle vere degli ascari, quindi criminalizzazione del “dittatore”, bombe e squartamento del paese. La globalizzazione funziona. Oddio, se la dovrà vedere con Attac e I Social Forum. Paura!!!
Frattini, amico di Mubaraq, Ben Ali e gaglioffi sanguinari vari, manichino Standa, baciatore di deretani arcoriani, a nome del baciatore di anelli sollecita Piombo Fuso su Gheddafi. Meglio del moralista Chavez.Astuto! Le sanzioni Usa-UE hanno messo sotto scacco Eni, Finmeccanica, banche, cordate varie. Con un colpo gli Usa fanno fuori Libia e Italia, nel giubilo dei nostri media, sinistri e destri. E il guitto mannaro offre le basi d’attacco, come D’Alema con il Kosovo. Taffazzi al posto di Mattei. Che scaltri! Appunto masochimbecilli.

Fonte:http://www.stampalibera.com/?p=23447

La vera arma di distruzione di massa é la democrazia

domenica 16 settembre 2012

La vera arma di distruzione di massa é la democrazia

Marco Cedolin

Uno dei tratti salienti che hanno caratterizzato l’ultimo decennio é senza dubbio l’esportazione della democrazia occidentale, omologata secondo il modello americano e veicolata ovunque sia stato possibile, spesso in maniera coatta e con l’ausilio delle bombe.
Dopo la “democraticizzazione” dell’Europa dell’Est, intervenuta come corollario del crollo dell’Unione Sovietica e del mito del comunismo, per realizzare la quale é stata necessaria solamente qualche “spinta” data al momento giusto nel luogo più consono (da Ceausescu a Milosevic sarebbero molte le storie da raccontare e sulle quali riflettere) da parte dell’amministrazione USA, dei suoi padroni e dei suoi servi é maturato il convincimento che si dovesse proseguire sulla strada intrapresa raddoppiando gli sforzi e sostituendo le spintarelle con veri e propri schiaffoni.
Prima é toccato all’Afghanistan  di Bin Ladin, reo di essere stato scelto come caprio espiatorio degli auto attentati dell’11 settembre, assaporare il dolce gusto delle bombe e della democrazia….

Poi all’Iraq di Saddam Hussein, reo di possedere armi di distruzione di massa tanto ferali quanto inesistenti, venire investito da una tale dose di democrazia quale era sufficiente a riportare indietro il paese di almeo un secolo.
Poi alla Libia di Gheddafi, accusato di sterminare il proprio popolo, come accuratamente documentato nei filmati girati ad Hollyvood e nel Qatar, subire una democratica caccia all’uomo, portata con l’ausilio dei missili Tomahawk che hanno distribuito la democrazia in maniera equanime radendo al suolo buona parte del paese.
Infine alla Siria di Assad, dove fortunatamente la democrazia fatica ad affermarsi e per ora alligna solamente fra le orde di mercenari che massacrano donne e bambini, aiutati nel proprio lavoro dagli uomini dei corpi speciali dei paesi occidentali e dall’arsenale di armi di distruzione di massa che l’Occidente distribuisce loro in maniera più o meno ufficiale.
Mentre nel frattempo la democrazia sbocciava anche nella Tunisia di Ben Ali e nell’Egitto di Mubarak, fortuntamente in maniera meno impetuosa, grazie alla disponibilità dimostrata dai due “dittatori” a lasciarsi deporre senza combattere, nell’ambito di quelle che sono state veicolate nell’immaginario collettivo come rivolte popolari.
Oggi nell’Afghanistan democratico si vota come negli USA (e come negli USA occorre qualche mese per portare a termine lo spoglio delle schede), ma le donne, sia quelle che non hanno più il burka sia quelle che ancora lo portano, vengono regolarmente sterminate dai droni statunitensi mentre vanno a fare la legna o quando partecipano ad un matrimonio o quando devono recarsi all’ospedale a partorire. In Afghanistan la democrazia si specchia quotidianamente nella guerra permanente, nelle stragi di civili, in un paese ancora più devastato di quanto non lo fosse prima, dove l’unica novità sono i centri commerciali nuovi fiammanti dedicati agli operatori occidentali e all’elitè al servizio degli USA ed il rifiorire delle coltivazioni di oppio che gli anti democratici talebani avevano eliminato.
Oggi nell’Iraq democratico, che si é ormai lasciato alle spalle gli “anni bui” di Saddam Hussein, quando il paese era all’avanguardia nella regione, sia sotto il profilo tecnologico ed economico, sia sotto quello dei diritti umani e delle donne, come testimoniato dagli stessi rapporti dell’ONU, si vive in una sorta di polveriera senza senso nè costrutto. Composta da città stato dominate da bande tribali e da un governo fantoccio eletto dall’amministrazione a stelle e strisce. Senza che esistano più un tessuto industriale e una capacità produttiva degne di questo nome. Senza che il paese abbia più un qualche peso economico, con la popolazione costretta a vivere fra le macerie di un tempo che fu ed a morire alla disperata ricerca di cibo all’interno di qualche mercato dove quotidiamente deflagrano autobomba prive di pietà ma sempre molto ricche di democrazia.
Nella Libia democratica e libera non c’é più il petrolio “di Gheddafi” a sostenere una politica socialista attraverso la quale garantire una vita dignitosa alla gran parte dei cittadini. Ci sono solo macerie condite con l’uranio impoverito, intorno alle quali aggirarsi con la speranza di riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena, lotte intestine, morti ammazzati ed un futuro da declinare nel segno della miseria.
Come si può evincere da una semplice osservazione della realtà, depurata dalla mistificazione dei media mainstream che inseriscono ogni paese “liberato” all’interno di una bolla di oblio mediatico dalla quale nulla filtra più, la democrazia é allo stato attuale delle cose l’unica vera arma di distruzione di massa, della quale l’Occidente fa un uso smodato, ben conoscendone le devastanti potenzialità.

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Pubblicato il: 28 gennaio, 2012

Resistenza libica e ipocrisia occidentale

Un evento importante e atteso si è verificato in Libia. I leader della Resistenza hanno parlato della creazione di un governo provvisorio in Libia. Le persone di tutto il mondo, che compongono la comunità mondiale, hanno atteso questo momento. Ora il nostro compito è quello di chiedere ai governi dei nostri paesi di revocare il riconoscimento del regime di occupazione del CNT perché essi non sono i rappresentanti legali della nazione libica, e iniziare relazioni diplomatiche con il vero governo libico. Questo governo è stato varato in via temporanea fino alla completa liberazione della Libia dagli invasori della NATO.

Dopodiché i Comitati Popolari di diversi livelli verranno ripristinati e continueranno a governare la Libia come era prima dell’invasione del febbraio
2011. Ovviamente tutti gli errori riscontrati verranno presi in seria considerazione per evitare ulteriori alibi per un nuovo intervento. I media mondiali (in particolare la Reuters), attraverso i loro agenti (ratti), cercano di diffondere menzogne attraverso fonti web, affermando che i presidenti degli Stati Uniti, della Francia e della Russia stanno organizzando un vertice per discutere della situazione in Libia e, in particolar modo, di concedere a Saif Al-Islam di divenire Primo Ministro della Libia con una essenziale continua
presenza di aziende occidentali in Libia. E’ chiaro che il loro obiettivo è quello di creare caos informativo e nascondere le notizie riguardanti il rilancio del governo della Jamahirya libica; colpire Saif,la Resistenza e tutto
il popolo libico che vuole scegliere i propri leader. Barack Obama e Nicolas Sarkozy sono dei criminali.
Le forze militari dei loro paesi stanno prendendo parte al saccheggio della Libia e all’eliminazione dei civili, un crimine in corso da quasi 11 mesi. La propaganda mondiale continua a cercare di creare un’immagine di operatori di pace come se stessero ignorando i propri interessi personali nel distruggere paesi ricchi di risorse minerali. Uno scopo ulteriore di questa disinformazione è quello di sminuire la lotta libica contro gli occupanti. I media mondiali cercano di nascondere questa lotta che si è diffusa già in tutta la Libia. Nella parte orientale della Libia, la tribù Obeydi, che in un primo momento ha partecipato alla guerra al fianco degli occupanti, ha liberato dai ratti e tenuto la città di Tobruck. La tribù supporta la rivolta contro il CNT e contro gli occupanti.
La tribù Al-Zintan, dal novembre 2011, vale a dire dall’arrivo di Saif al Gheddafi nella città di Zintan,combatte nelle fila della Resistenza libica. Ciò significa che le tribù sono unite nella lotta contro gli invasori. I media mondiali nascondono le informazioni riguardanti le operazioni di successo della Resistenza libica. Vengono dipinti come attacchi terroristici. Per esempio, hanno citato il caso dell’addetto francese al CNT, il cui assassinio è stato commesso dai patrioti della Resistenza libica e l’attacco ai mercenari francesi in cui è rimasto ucciso un ex soldato francese. L’intera operazione è stata definita attacco terroristico ed è stato sottolineato che il CNT ha arrestato un sospettato.
I media mondiali ricalcano esattamente la propaganda nazista, che chiamava i partigiani russi banditi. Le squadre delle SS catturavano civili in modo casuale e chiedevano ai locali di consegnare i partigiani altrimenti minacciavano di giustiziare gli ostaggi. Esattamente lo stesso accade in Libia. Gli squadroni della NATO e del CPM hanno creato una serie di campi di sterminio per la tortura dei membri della Resistenza e terrorizzando la popolazione libica, in stretta collaborazione con in traditori interni. Video di torture si diffondono attraverso YouTube come nel febbraio-marzo i video del linciaggio dei libici dalla pelle nera. Gli amministratori del sito web hanno eliminato solo i video dei crimini commessi dalla NATO e da Al-Qaeda. Quando i media mondiali iniziano a diffondere disinformazione per far sembrare la Resistenza compromessa,dovrebbe significare che ogni libico dovrebbe continuare a lottare, perché quando i leader dei paesi sostenitori del terrorismo affermano attraverso i media che vogliono la pace, è chiaro che essi vogliono avere un pò di riposo e raggruppare le loro forze.
E’ essenziale continuare la guerriglia contro gli invasori con lo stesso passo e accordando con la strategia generale. Ora, mentre viene creato il governo provvisorio libico, è essenziale che tutte le persone e organizzazioni intelligenti garantiscano il supporto ad esso e chiedano ai governi dei propri
paesi di riconoscere questo governo come unico e legittimo rappresentante del
popolo della Jamahirya libica.
Traduzione di Enrico Siddera

Fonte: http://english.pravda.ru//hotspots/terror/18-01-2012/120272-Libyan_Resistance_and_western_hypocrisy-0/

http://www.statopotenza.eu/2016/resistenza-libica-e-ipocrisia-occidentale

Anche su: http://marionessuno.blogspot.it/2013/03/resistenza-libica-e-ipocrisia.html

NOTIZIE NON ALLINEATE SULL’OCCUPAZIONE DELLA LIBIA (gennaio 2013)

14/1/2013
da Libyasos
Benghazi: Attentato contro il console italiano, salvato dall’auto blindata. Manifestazione per chiedere all’emiro del Qatar: “Chi ha ucciso il generale Younes Abdelfateh?”. Violenti scontri nelle vie della città. I cittadini chiedono un esercito e una forza di polizia. Ordigno contro “stazione di polizia”, quattro feriti. Un giocatore della selezione è stato trovato morto in circostanze misteriose. Un mercenario libico originario della città è stato ucciso ad Aleppo, aveva 21 anni e studiava ingegneria.
Tripoli: Miliziani di Zintan hanno attaccato la sede del centro ippico.
Derna: Saccheggiato l’edificio della Libyan Airlines.
Bani Walid: La tribù Warfala ha inviato un documento al “ministro degli interni e della difesa” chiedendo che i “mercenari” e i “terroristi” “ribelli della NATO” si ritirino dalla città.
Zawiya: “Ribelli della NATO” hanno distrutto l’auto di una studentessa che si dichiarava leale alla Libia verde. La raffineria è chiusa a causa di uno sciopero dei dipendenti pubblici. “Ribelli della NATO” hanno fatto un sit nella città di Zawiya, chiedendo vestiti.
Tunez – Libia: Chiuso il valico di frontiera al confine tra Tunisia e Libia, dove i tunisini lanciano pietre contro i libici e i loro veicoli.
Alcuni “ribelli della NATO” si disperano per la loro rivoluzione, gridando contro il Qatar e la Francia e chiedendosi come un paese piccolo come il Qatar possa controllare la Libia.
Controversie tra bande di Misurata e Cirenaica, alcuni vogliono avere tutto il potere e il controllo della Libia, gli altri sono accusati di consegnare il paese al Qatar.
Il “traditore” Moussa Koussa, ex Ministro degli Esteri di Muammar Gaddafi, che disertò per fuggire a Londra, che si trasformò in un informatore chiave per la NATO/Qatar/CNT, ha visto il Qatar recepire un ordine di cattura tramite l’Interpol.
Nuovo video dei combattenti della resistenza verde.

La bandiera verde è la bandiera dei combattenti libici. Nel periodico «La Domenica del Corriere» del 12/11/1911 è descritta la battaglia tra i muyahidin libici musulmani e l’84° Reggimento di Fanteria dell’esercito italiano: come si vede nell’illustrazione e come si legge nella didascalia [Battaglia del 26 ottobre nell’oasi di Tripoli: l’8° compagnia del dell’84° fanteria conquista agli arabi la bandiera verde del profeta], i Mujahideen innalzavano la bandiera verde.

8-9/1/13
Da libia-sos.blogspot.ch
Tripoli: Scontri a Tripoli oggi (9/1/13), uccise 5 persone [breakingnews.sy]. Assalto alla residenza del premier a Tripoli, dopo una manifestazione violenta di un gruppo armato che ha attaccato la sede del ministero degli Interni, le strade di accesso all’edificio sono chiuse. Scontri in altre zone della città, bruciati pneumatici nelle strade, interruzione di energia elettrica in vari quartieri. Rapito il capo della sicurezza colonnello Mohammed Hadi Agayloshi.
Sabha: un capo dei “ribelli” Mohammed Maqrif fugge ad un attentato predisposto dalla resistenza. Segnalata la mancanza di bombole di gas, che sono vendute solo dai mercenari a 25-30 dinari l’una.
Ajdabiya: Un gruppo di giovani ha distribuito volantini che annunciano una rivolta a Bengasi, Derna e Tobruk per il giorno 15/2/13.
Tayhunah: Morti quattro membri dell’”Esercito” sulla strada tra Bani Walid e Tarhunah per incidente stradale.
Bengasi: Rapito il colonnelo Abdul Qadir Bahour (che era passato con i “ribelli”). Lunedì una forte esplosione ha scosso la città di Bengasi, l’esplosione è avvenuta nei pressi della casa di uno dei sospettati dell’attacco all’ambasciatore USA, il comandante della disciolta brigata “Obaid Abi”.
Misurata: Ritrovati circa 400 corpi di giovani arrestati e condotti nelle carceri di Misurata, presumibilmente uccisi dalle torture inflitte in carcere.
Kufra: Morte 3 persone Tabu dopo la sparatoria da una macchina sconosciuta. Scontri tra giovani Tabu e Azwaip, due morti.
Tunisia-Libia: Scontri al confine tra esercito tunisino e milizie armate libiche presso il valico di frontiera di Ras Jedir. Mustafa Abdul Jalil, ex presidente del “Consiglio nazionale di transizione” è scappato in Tunisia, nonostante il divieto ordinato da un tribunale militare che lo indaga per l’omicidio del generale Abdel-Fattah Younis.
Sirte: Uomini armati di Misurata hanno cercato di entrare a Sirte sul lato sud, ma sono stati sorpresi da un altro battaglione della Brigata dei Martiri. Un’autobomba è esplosa all’esterno di una radio popolare locale.
Sabratha: Uditi colpi di mortaio.

1-4/1/2013
da somaliasupport3
L’intero sud della Libia è stato dichiarato zona militare. Segnalati massacri compiuti nella Libia meridionale e scontri al confine, impiego di aerei per bombardare spostamenti di persone o supposti sostenitori della resistenza.
Bani Walid: La resistenza della Jamahiriya ha attaccato Al-Madar Telecoms.
Bengasi: Abdelsalam al-Mahdawi, comandante della polizia, è stato sequestrato da uomini armati il 3/1. Un corpo ritrovato successivamente faceva pensare all’uccisione del capo della polizia ma la notizia è stata negata dalla procura.
Combattimenti tribali continuano su base giornaliera a Sabha, Zawiyah, Nafusa, Zintan, Zliten e Ajdabiyah.
Sabha: Un massacro è in corso a Menshiyah, dove missili RPG sono lanciati contro le abitazioni civili. 6 persone uccise durante scontri. Ucciso dalla resistenza verde un terrorista legato ad Al Qaeda. Pesanti combattimenti tra la tribù Awlad Suleiman da un lato e le tribù Gaddafa, Tabu e Tawaragah, dall’altro. Un bambino di 4 anni portato a Tripoli in coma colpito da un proiettole nel quartiere Gorda di Sabha. 3 civili assassinati vicino alle loro abitazioni.
A Nafusa le milizie Zintan si sono scontrate con tribù vicine, segnali morti e feriti.
A Zawiyah le raffinerie rimangono chiuse in seguito a proteste. Manca carburante a Tripoli.
Ajaylat: Una persona è rimasta uccisa in scontri tra miliziani e popolazione della città, molti cittadini arrestati (sequestrati) dalle milizie.
A Kufra le milizie hanno sostenuto di aver attaccato anche con gli aerei i fedeli a Gheddafi.
Scontri vicino al confine con il Chad, uccisi molti miliziani, si accusano i fedeli a Gheddafi.
Le milizie passano al setaccio vecchie registrazioni di manifestazioni a favore di Gheddafi per cercare e colpire i partecipanti.
Sono molte le famiglie che non mandano a scuola o in altri luoghi le ragazze e temono per la loro vita anche facendole restare a casa. Molti sono rimasti senza denaro e senza lavoro, perla paura di uscire e rimanere uccisi.
Attaccato edificio del GNC dopo la richiesta alle milizie di entrare nel corpo della polizia.
Spari contro un’auto di funzionari del GNC a Tripoli.
Si dimette il “ministro degli esteri”: “non vivrò in Libia a causa della cattiva sicurezza nel paese”.

CHI SONO I VERI MERCENARI IN LIBIA

set 24, 2011

CHI SONO I VERI MERCENARI IN LIBIA

Almeno 40 incursori delle SAS inglesi e altrettanti legionari francesi. Più un centinaio di istruttori egiziani, una ventina forniti dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, una dozzina di bulgari e, dulcis in fundo, una decina di italiani. In tutto 300 uomini, forse di più. Sono questi i numeri reali, stimati al ribasso, delle forze speciali “alleate” che stanno aiutando i ribelli libici ed hanno già avuto un ruolo determinante nella conquista di Misurata, Zintan, Zawiya, e Tripoli. A rivelarli è un rapporto appena uscito del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra, che conferma le indiscrezioni già uscite sulla stampa internazionale ma aggiunge, oltre ad una analisi militare assai accurata, tutta una serie di dettagli nuovi e per certi versi inquietanti, Da cui  si evince che i veri mercenari presenti in Libia non sono quelli reclutati da Gheddafi – alla prova dei fatti ne hanno ucciso o catturato poche centinaia – bensì quelli messi in campo dalla Nato, in palese contrasto con  la risoluzione 1973 dell’Onu, che autorizzava sì’ l’intervento “umanitario” in Libia ma vietava espressamente l’uso di forze di terra e l’occupazione militare del territorio.
Secondo il RUSI il ruolo delle forze speciali alleate è stato esteso, massiccio e determinante. Innanzitutto nell’addestramento dei ribelli all’uso dei più sofisticati sistemi d’arma, ma anche nel coordinamento delle operazioni sul terreno, nel lavoro di intelligence e infine nell’infiltrazione in zone sotto il controllo dei lealisti. La presa di Tripoli, in particolare, sarebbe stata preparata per quattrolunghi mesi dalle SAS inglesi; e senza questo aiuto, sottolinea il RUSI,  difficilmente si sarebbe realizzata nei tempi brevi e nelle modalità poco cruente con cui è avvenuta.

Dal Rapporto risulta infine che le Sas inglesi erano attive a Bengasi già dal 23 febbraio, il che vuol dire una settimana dopo l’inizio della rivolta e un mese prima che la Nato decidesse ufficialmente di intervenire. Insomma, pare proprio che i ribelli abbiano avuto dei “padrini” assai premurosi, e da subito. Forse ancor prima che diventassero dei ribelli.

Preso da: http://www.amedeoricucci.it/chi-sono-i-veri-mercenari-in-libia/

I mercenari in Libia ci sono davvero

di Piero Pagliani – 08/04/2011

Ma come? Non era Gheddafi ad avere i mercenari? Certo, è saltato fuori che i “mercenari neri” erano immigrati che lavoravano in Libia. Già, perché su un totale di 6 milioni di libici c’erano 2 milioni di immigrati. Un po’ come dire 20 milioni di immigrati in Italia. In massima parte provenienti dall’Africa nera, e odiati dai “rivoluzionari” che si sono dedicati nelle zone da essi controllate a rastrellamenti casa per casa, torture, uccisioni e stupri (una ragazza eritrea che su LA7 stava testimoniando queste violenze è stata azzittita da Gad Lerner: non disturbare il manovratore). Se questi sono i “mercenari” di Gheddafi, bisogna però ammettere che in Libia mercenari ce ne sono veramente e saranno sempre di più.

Ce lo rivela il Corriere della Sera. Eccone uno stralcio:

«I costi dell’operazione sarebbero coperti da alcuni paesi arabi, come il Qatar e gli Emirati, che già partecipano alla missione. Il ricorso ai “privati” potrebbe aggirare l’ostacolo – diplomatico e politico – che impedisce l’uso di forze di terra. È chiaro che i “contractors” sono una foglia di fico ma che almeno sul piano legale consentirebbe agli alleati di assistere in modo diretto i nemici di Gheddafi. Lo schema potrebbe essere il seguente: il comitato libico ingaggia ufficialmente i mercenari e i paesi arabi pagano il conto mentre la coalizione sovraintende all’operazione. Come hanno segnalato molti esperti l’offensiva Nato senza il ricorso ai soldati l’offensiva è destinata a raggiungere risultati parziali. E i ribelli, per ora, non sono in grado di fare da soli.»

Un solo breve commento: si capisce bene perché abbiamo subito definito “inaccettabile” la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza. Per prima cosa perché ha fatto piazza pulita dei principi base dell’ONU stessa che vietano espressamente di intromettersi negli affari interni di un altro stato. Si può intervenire solo se un Paese attacca o ne minaccia un altro. In secondo luogo perché lasciava ai volenterosi la possibilità di fare qualsiasi cosa, senza consultarsi con l’ONU e senza nemmeno un comando unificato: la casa delle libertà, insomma. È tuttavia difficile cercare di provare che autorizzi anche un’invasione da terra. Ma niente paura: ci pensano i mercenari, quelli veri!

Preso da: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=38278